Introduzione alla linguistica generale: cos’è la lingua?
La lingua è un prodotto della civiltà, costituito da norme e convenzioni costruite.
Una lingua prima di essere scritta deve essere parlata: prima nasce la lingua e poi si sviluppa
la sua scrittura; esistono civiltà le cui lingue non hanno raggiunto il passo della scrittura.
Il greco classico dispone di tre parole fondamentali per indicare la lingua:
➢ Glotta: si intende l’atto fisiologico di parlare.
Una delle punizioni più gravi del mondo antico era quella di tagliare la lingua a chi
aveva il potere di trascinare le folle poiché si capiva l’importanza del parlare.
➢ Phoné: vuol dire suono, anche a livello musicale.
Per i greci la musica era una lingua composta da delle lettere: le note musicali; anche
noi vediamo le note sotto la forma di un alfabeto.
Con questa indicavano anche la varietà linguistica che caratterizzava la Grecia.
➢ Dialektos: indica la lingua orale, articolata, della quotidianità, del parlato.
Esiste la filosofia del linguaggio che mette sul piano filosofico il concetto stesso di
lingua, poiché è estremamente complesso da definire.
Erodoto è considerato il padre della storia, poiché fondò la disciplina storica raccontando
della guerra più importante dell’epoca, quando l’esercito dell’Impero persiano, che
ammontava a un milione di soldati, stava per conquistare la Grecia.
Tutti pensavano che la Grecia avrebbe perso, anche gli stessi greci, eppure non fu così poiché
il potentissimo esercito persiano venne sconfitto nella battaglia di Platea.
Tutti si chiedevano come mai avessero vinto i greci e, secondo Erodoto, durante una riunione
tra greci vi fu un oratore che esortò alla fratellanza, all’unione e al valore del popolo greco,
facendo leva sulla comunanza linguistica, sanguigna e culturale.
Che cos’è, invece, la linguistica? (Primo modulo)
È la scienza che studia il modo in cui una lingua è formata, la sua struttura, le relazioni
presenti tra diverse lingue. Lo scienziato che si occupa di ciò è chiamato linguista.
Innanzitutto non è detto che il linguista sappia parlare le lingue che tratta, teoricamente
potrebbe non saperne neanche una, visto che studia la sua formazione, non la grammatica.
Con Erodoto abbiamo anche visto quanto la lingua influenzi la storia e la letteratura, ma il
linguista analizza esclusivamente le strutture e forme delle lingue, e le relazioni fra loro.
Che cos’è la glottologia? (Secondo modulo)
Sia glottologia che linguistica etimologicamente significano studio della lingua.
Il suffisso -logia (logos) indica lo studio di qualcosa, “glotta” significa lingua.
Nonostante significhino la stessa cosa, linguistica e glottologia si occupano di due aree
differenti: la glottologia studia, infatti, l’evoluzione delle lingue antiche, come sono diventate
nel tempo, da cosa derivano le lingue che parliamo oggi.
Prendendo in considerazione le lingue indoeuropee siamo arrivati a costruire una genealogia
delle lingue, sapendo da quale lingua derivano diverse lingue. È utile la metafora dell’albero.
Linguistica teorica ed applicata
La linguistica generale si occupa di studiare scientificamente la lingua, e si divide in due
macrogruppi: linguistica teorica (studia elabora le teorie principali di una lingua) e linguistica
applicata (applica le teorie della linguistica teorica e si occupa dei ruoli che hanno altre
discipline, come psicologia o sociologia, in linguistica).
Le linguistiche teoriche sono: fonetica, fonologia, morfologia, sintassi, pragmatica.
Cos’è la fonetica?
La fonetica è lo studio di tutti i suoni che possono essere prodotti dall’essere umano. (foni)
Cos’è, invece, la fonologia?
La fonologia è lo studio dei suoni nelle varie lingue.
I suoni possono avere significati diversi nelle differenti lingue o possono essere assenti: ad
esempio l’H aspirata in inglese non esiste in italiano.
Il repertorio di suoni (fonema) varia quindi da lingua a lingua.
Cos’è la morfologia? (eng: word formation/morphology)
Studia la costruzione delle parole: “linguistica” è una parola più lunga di “lingua”, quel pezzo
in più è ciò che studia la morfologia, fa vedere come si formano le parole.
Cos’è la sintassi?
Usando le parole formiamo delle frasi, attraverso le quali articoliamo un pensiero: la sintassi
studia la struttura della frase.
Cos’è la semantica?
Le parole e le frasi devono avere un senso; la semantica studia il loro significato.
Cos’è la pragmatica?
La pragmatica studia la realtà linguistica, non servendosi dell’atto fonetico in sé, bensì
andando ad analizzare il ruolo delle espressioni facciali, del movimento del corpo (gesticolare
le mani) durante una conversazione.
Grammatica e linguistica: il ruolo non giudicante della linguistica
La grammatica, al contrario della linguistica, si avvale di strette regole invalicabili.
La linguistica, invece, si occupa di studiare la lingua come fenomeno vivente, non come
un’entità fissa, studia il parlato dei parlanti senza pregiudizi, analizzando la lingua come
fenomeno così com’è: la grammatica italiana dice che se mettiamo l’articolo determinativo
davanti ad un nome proprio è un errore, nonostante ciò un milanese lo fa; allo stesso modo un
siciliano sbaglia quando dice ‘‘chiamare a’’ poiché il verbo ‘‘chiamare” è transitivo.
La grammatica ci direbbe “stanno sbagliando”, il linguista dice “studio quello che
effettivamente le persone dicono” poiché la lingua è un prodotto del parlato in evoluzione.
Introduzione alla fonetica e fonologia
Come già citato la fonetica prende in studio i foni (indicati tra “[”), ovvero tutti i suoni
riproducibili dal corpo umano; il repertorio di foni che costituiscono una lingua è detto
fonema (indicato tra “/”): è importante questa definizione poiché ogni lingua ha un fonema
diverso, e non esiste una lingua che sia caratterizzata dalla presenza di tutti i foni esistenti.
Se ad una coppia di parole sostituiamo un fono e continuano ad avere significato, esse
costituiscono una coppia minima, es: pane, cane.
Cos’è l’IPA?
L’International phonetic alphabet (IPA) o alfabeto fonetico internazionale raggruppa tutti i
foni esistenti al giorno d’oggi: in questo modo, per convenzione, è possibile scrivere la
pronuncia di una parola in maniera universalmente riconosciuta da tutti i linguisti del mondo
attraverso dei simboli; ad ogni simbolo corrisponde un suono.
L’IPA nasce durante la Prima guerra mondiale per decifrare i messaggi in codice in radio;
dopo la guerra questo metodo è stato raffinato dai linguisti attraverso delle convenzioni
poiché reputato utile, ed è aperto a nuovi aggiornamenti.
Ogni fono è caratterizzato da tre parametri:
➢ Modo di articolazione: quanta aria passa dai polmoni alla bocca.
➢ Luogo di articolazione: organi coinvolti nella produzione del suono.
➢ Qualità di articolazione: se sono presenti vibrazioni (sonorità, con il coinvolgimento
delle corde vocali) o meno.
[K]
Occlusiva: l’aria viene bloccata.
Velare: la lingua viene a contatto col velo palatino, andando a bloccare il passaggio dell’aria.
Sorda: le corde vocali non vibrano durante la pronuncia di questo fono.
[V]
Spirante: l’aria passa attraverso la bocca e fuoriesce da essa.
Labiodentale: la lingua viene a contatto con le labbra e coi denti.
Sonora: le corde vocali vibrano durante la pronuncia di questo fono.
Sappiamo che l’emissione di un suono parte dalla vibrazione delle corde vocali, ma per
pronunciare un fono abbiamo bisogno che la lingua (unico organo mobile della bocca)
colpisca altri organi dell’apparato respiratorio; l’insieme di organi adibiti alla produzione
fonetica è chiamato apparato fonatorio, e si compone dei seguenti organi:
(andando dall’esterno verso l’interno)
● Labbra: suoni labiali (b)
● Denti: suoni dentali (d)
● Alveoli (posizionati dietro gli incisivi): suoni alveolari (t)
● Palato (palato duro): suoni palatali (ʧ)
● Velo palatino (palato molle): suoni velari (k)
(da qui in poi la lingua italiana non possiede foni nel proprio fonema)
● Ugola (organo a forma di goccia in fondo alla bocca): suoni uvulari
● Faringe: suoni faringali
● Epiglottide: suoni glottali
● Laringe (all’interno della quale sono presenti le corde vocali): oggi non esistono suoni
laringali ma anticamente probabilmente sì.
● Lingua: certamenta l’organo più importante, divisa in tre parti (apice, dorso, radice).
Modo di articolazione
Ha a che fare con il passaggio di aria; analizziamo i modi di articolazione partendo dai suoni
che rilasciano meno aria a quelli che ne rilasciano di più.
➔ Modello occlusivo: costituito da un primo momento di occlusione (i due luoghi di
articolazione che congiungono e bloccano il passaggio dell’aria), e da un secondo
momento di rilascio dell’aria improvviso dove avviene una sorta di esplosione. (TA)
➔ Fricativo (o spirante): i due luoghi di articolazione sono a contatto ma non
occludono totalmente il passaggio dell’aria, la quale passando da una piccola fessura
produce una frizione/un rumore. (SSS, FFF)
➔ Affricativo: a metà dell’occlusione e del fricativo. Quando facciamo le affricate noi
effettuiamo un'occlusione; i due luoghi di articolazione chiudono l’aria, ma anziché
lasciarla di botto, la rilasciano come nelle fricative. (CH)
➔ Nasale: l’aria passa dal naso poiché i due luoghi di articolazione bloccano il
passaggio di essa nella cavità orale.
➔ Laterale: i due luoghi di articolazione occludono il passaggio diretto dell’aria, che
passa ai lati determinando una fuoriuscita della saliva ai lati della lingua. (LLL)
➔ Vibrante: i due luoghi di articolazione occludono e rilasciano ripetutamente il
passaggio dell’aria. (RRR) Esistono monovibranti (la R in inglese, in tree) e
polivibranti (la R italiana).
➔ Approssimante: i due luoghi di articolazione sono vicini (approssimanti) ma non si
toccano e l’aria passa. (UO)
Nella tabella vi sono diverse caselle:
● Quelle grigie indicano quei suoni che il corpo umano non è il grado di produrre;
● Quelle bianche con il simbolo indicano quei suoni che il corpo umano è in grado di
produrre e sono presenti in almeno una lingua del mondo;
● Quelle vuote indicano dei suoi che teoricamente possono essere prodotti dall’uomo
ma non fanno parte di alcuna lingua conosciuta.
Cos’è un segmento?
In linguistica una concatenazione di foni, che formano parole, le quali formano frasi, è
definita come segmento.
Cosa sono gli elementi soprasegmentali?
Durante la pronuncia fonetica di un segmento o di una parola, avviene simultaneamente la
produzione di altri elementi detti soprasegmentali:
● Nasalizzazione: pane.
● Accento (esistono accenti primari e secondari): guardo, guardò.
● Durata (esistono durate lunghe, brevi, ed extra brevi): papa, pappa.
● Separazione (di piede, quando si prende il respiro; di unità intonativa, a fin di frase)
● Sillabazione
● Sinalefe (unisce la vocale alla fine di una parola con la seguente se inizia con vocale)
Cosa sono lingue intensive e tonali?
Per capire la differenza tra questi due tipi di lingue, è necessario partire dal concetto di
prominenza: una sillaba può essere più prominente (più forte) rispetto ad un’altra in base a:
● Intensità (volume)
● Tonalità (altezza del suono: grave o acuto)
● Durata (tempo)
● Timbro (qualità del suono)
Queste quattro caratteristiche appartengono ad ogni lingua del mondo, però, nelle lingue
intensive i tratti più specifici sono l’intensità e la durata, invece in quelle tonali saranno la
tonalità e il timbro.
L’italiano e la maggior parte delle lingue europee sono intensive (focalizzate sull’intensità e
sulla durata dei suoni); nonostante ciò la maggior parte delle lingue del mondo sono tonali
(ad esempio il cinese, il quale distingue quattro toni diversi).
La lingua italiana, oltre ad essere una lingua intensiva, è costituita da un accento mobile:
teoricamente, è possibile che l’accento cada su ogni sillaba.
In francese, invece, vi è l’accento fisso sull’ultima sillaba; in polacco l’accento è fisso sulla
penultima; in ungherese l’accento è fisso sulla prima.
L’accento in lingua italiana è fonematico (si scrive durante la trascrizione fonematica) poiché
è mobile, di conseguenza non essendo fisso non si sa dove cade, quindi è necessario segnarlo.
Nelle lingue costituite da un accento fisso, esso non viene trascritto poiché dato per scontato.
L’accento primario italiano
Nonostante l’accento sia mobile, tendenzialmente in italiano le parole sono piane: l’accento
cade sulla penultima sillaba (cane, tenda, sapone)
Le parole in italiano possono essere:
● Piane (accento sulla penultima sillaba)
● Ossitone (accento sull’ultima sillaba): papà, città
(d’ora in poi sempre più rare)
● Sdrucciole (accento sulla terzultima sillaba): comodo, contami, lavalo
● Bisdrucciole (accento sulla quartultima sillaba): ditemelo
● Trisdrucciole (accento sulla quintultima sillaba): recitamelo
L’accento secondario italiano
Quando vi è una parola composta (data dall’unione di una coppia di parole: ferrovia,
cavatappi) o una parola costituita da quattro o più sillabe (funzionario, internazionale),
durante la trascrizione fonetica è necessario segnare un accento secondario.
➢ Nella parola composta ‘ferrovia’ l’accento primario cade sulla sillaba ‘-via’; l’accento
secondario cade sulla sillaba ‘fe-’ poiché è più alto della sillaba ‘-rro’ ma più basso
rispetto alla sillaba ‘-via’
➢ Nella parola ‘internazionale’ l’accento primario cade sulla sillaba ‘-na-’; l’accento
secondario cade sulla sillaba ‘In-’ poiché è più alta della sillaba ‘-ter-’ ma più bassa
della sillaba ‘-na-’.
L’intonazione italiana
Come abbiamo detto, l’italiano essendo una lingua intensiva è basata sulla durata e
sull’intonazione, questo perché foneticamente siamo in grado di scrivere una frase che, detta
con intonazioni diverse, può assumere significati completamente diversi:
● Frase affermativa: fuori piove.
● Frase interrogativa: fuori piove?
● Frase esclamativa: fuori piove!
La lingua inglese, ad esempio, è sprovvista di questa caratteristica, e per differenziare i
diversi tipi di frasi (affermative, interrogative, esclamative) fa ricorso a regole sintattiche
assenti in italiano:
● Frase affermativa: It rains outside,
● Frase interrogativa: Does it rain outside?
● Frase esclamativa: It does rain outside!
Cosa sono le varianti contrastive?
In fonologia, se ad una parola si sostituisce un fonema (lo si varia), è probabile che quella
parola non venga più intesa da un madrelingua, che venga intesa ma considerata errata, o che
sia considerata corretta.
Ad esempio: se inizialmente intendo dire la parola /‘tatto/ e sostituisco il fonema [t] col
fonema [p] otterrò /’patto/, di conseguenza un madrelingua italiano non riuscirà mai a capire
che con ‘patto’ si intende ‘tatto’, poiché sono due parole con significati totalmente diversi, e a
livello fonetico i suoni [t] e [p] non si somigliano.
Questi tipi di variazioni vengono dette contrastive.
Cosa sono gli allofoni o varianti libere?
Quando, invece, ad una parola sostituiamo un fonema e un madrelingua riesce a coglierne il
significato, si parla di varianti libere o allofoni.
Chi ha la R moscia [ʁ], ad esempio, a livello fonetico pronuncia un altro suono rispetto a chi
pronuncia la R regolarmente, eppure viene compreso lo stesso.
I parlanti madrelingua ne sono consapevoli e si accorgono immediatamente del fenomeno,
notando per esempio che la parola /‘tempo/ è pronunciata a Milano con una /e/ (e chiusa) e
con una /ɛ/ (e aperta) a Palermo.
Tuttavia, questa variazione fonologica non compromette la comprensione del vocabolo.
Cos’è la complementary distribution o varianti di posizione?
Ci sono contesti in cui si verifica sempre una variazione fonetica: questo fenomeno è noto
come complementary distribution o varianti di posizione.
↪ Es: in inglese il dittongo /eɪ/ si pronuncia sempre diversamente in base alla qualità di
articolazione della consonante che segue:
➔ Se la consonante che succede è sonora, il dittongo /eɪ/ che precede avrà una durata maggiore.
➔ Se la consonante che succede è sorda, il dittongo /eɪ/ che precede avrà una durata minore: /ĕɪ/.
Es: save → /seɪv/ → il fonema /v/ è sonoro, quindi il dittongo /eɪ/ ha una durata maggiore.
Es: safe → /seɪf/ → il fonema /f/ è sordo, quindi il dittongo /eɪ/ durerà di meno → [sĕɪf].
sonora: made → [meɪd]
sorda: mate → [mĕɪt]
sonora: maze → [meɪz]
sorda: mace → [mĕɪs]
sonora: Abe → [eɪb]
sorda: ape → [ĕɪp]
sonora: Haig → [heɪɡ]
sorda: ache → [ĕɪk]
Complementary distribution nell’american english
Nell’american english (AmE) esistono delle varianti di posizione che si verificano spesso in
determinati contesti (non sempre).
➢ La vocale seguita dall’occlusiva bilabiale sorda /p/ sarà spesso aspirata.
↪ Es: pen → [pʰɛn]
↪ Es: pan → [pʰæn]
↪ Es: pin → [pʰɪn]
!) Vi sono delle eccezioni, come in spin [spɪn] e paternal [pəˈtɜ˞nl]̩: non c’è l’aspirazione.
➢ Se l’occlusiva alveolare sorda /t/ è circondata da due vocali, e la seconda non è accentata,
diverrà spesso (non sempre) la monovibrante sonora /ɾ/.
↪ Es: data → /ˈdeɪtə/ → [ˈdeɪɾə]
↪ Es: better → /ˈbɛtə˞/ → [ˈbɛɾə˞]
↪ Es: eating → /ˈitɪŋ/ → [ˈiɾɪŋ]
In ‘guilty’ [ˈɡɪltɪ]: il fonema /t/ rimane invariato: non si trasforma in /ɾ/ poiché la lettera ‘t’
non è circondata da due vocali.
!) In Attend, invece, il fonema /t/ rimane invariato poiché l’accento cade sulla seconda
vocale, quella seguente alla lettera t: [əˈtɛnd].
Complementary distribution in spagnolo
Anche in spagnolo sono presenti delle varianti di posizione; tra le più conosciute vi è la
trasformazione dell’occlusiva dentale sonora /d/ in fricativa dentale sonora /ð/ nel caso in cui:
➢ La lettera ‘d’ è in mezzo a due vocali:
↪ Es: dado → /ˈdado/ → [ˈdaðo]
In ‘donde’ [ˈdonde] (dove) non avviene la trasformazione poiché la lettera ‘d’ non è
circondata da due vocali.
Tuttavia in ‘de donde’ (da dove) il fonema /d/ è tra due vocali (/e/, /o/), di conseguenza la
trasformazione avviene: de donde → [deˈðonde].
➢ Un altro caso in cui vi è la trasformazione dell’occlusiva dentale sonora /d/ in fricativa
dentale sonora /ð/ è quando la lettera d è a fine parola:
↪ Es: usted → /usted/ → [uˈsteð, uˈʰteð]
↪ Es: Madrid → /maˈdrid/ → [maˈðɾið]
↳ variante libera
Come si fa un’analisi fonologica?
Per effettuare un’analisi fonologica (vale a dire, l’analisi dei fonemi di una lingua) vi sono
cinque passaggi da seguire:
1. Il linguista cerca di raccogliere molte parole per poterle analizzare.
2. Il linguista evidenzia i foni presenti nelle parole raccolte.
3. Si individuano le coppie minime e si distinguono i fonemi in contrastivi e allofoni.
4. Si individuano le varianti libere e di posizione.
5. Si scrive la tavola fonematica, contenente tutti i fonemi della lingua trattata.
Prendendo in considerazione la lingua dell’Amazzonia delle Ande della comunità
seminomade Cashinahua / Kashinawa (tra Perù e Brasile), è possibile effettuare l’analisi
fonologica seguendo i vari passaggi.
Primo passaggio: il linguista parte per l’America latina e riesce a raggruppare le seguenti
parole, ricavandone la traduzione.
Secondo passaggio: il linguista elenca tutti i foni presenti nella lingua da analizzare.
Terzo passaggio: il linguista sa che ogni lingua è caratterizzata da coppie minime; in questo
caso ha messo al lato sinistro della figura sottostante dei foni che se intercambiati all’interno
di una parola compongono parole esistenti con significati diversi (fonemi contrastivi).
Il primo esempio riportato nell’immagine è la coppia minima [p] - [b].
Se al suffisso -aka aggiungiamo i prefissi p- e b-, otterremo due parole esistenti con
significati diversi: paka (bamboo); baka (pesce).
Per questo motivo i fonemi [p] e [b] sono detti contrastivi.
Evidenziati in rosso vi sono quelle coppie di fonemi che non costituiscono una coppia
minima: [d] e [ɾ] ad esempio.
Nella lingua parlata dalla comunità Kashinawa è impossibile che scambiando i foni [d] e [ɾ],
vengano composte almeno due parole esistenti.
Quarto passaggio: il linguista indaga nei particolari della lingua, andando alla ricerca di
varianti libere e di posizione. Nella seguente immagine si vede una particolarità: i fonemi [ɾ]
e [β] sono sempre intervocalici (si trovano sempre tra due vocali), questo perché i fonemi [b]
e [d] non sono mai intervocalici, perché quando lo sono si trasformano nei fonemi [ɾ] e [β],
che acquisiscono la terminologia di varianti di posizione.
Leggi fonologiche:
➢ /b/ → [β] / V_V (il fono /b/ si trasforma in fonema [β] quando è intervocalico).
↪ [+occl, +bilab, -son] → [+fric] / [+voc] __ [+voc]
➢ /d/ → [ɾ] / V_V(il fono /d/ si trasforma in fonema [ɾ] quando è intervocalico).
↪ [+occl, +alv, -son] → [+appr] / [+voc] __ [+voc]
Quinto passaggio: il linguista ricapitola tutto il processo effettuato, estendendo una tavola
fonetica contenente tutti i fonemi che caratterizzano la lingua, le varianti e leggi fonologiche.
Fonemi della lingua Kanishawa:
Varianti di posizione della lingua Kanishawa: [β] [ɾ]
↪ Leggi fonologiche:
➢ /b/ → [β] / V_V (il fono /b/ si trasforma in fonema [β] quando è intervocalico).
↪ [+occl, +bilab, -son] → [+fric] / [+voc] __ [+voc]
➢ /d/ → [ɾ] / V_V(il fono /d/ si trasforma in fonema [ɾ] quando è intervocalico).
↪ [+occl, +alv, -son] → [+appr] / [+voc] __ [+voc]
Morfologia (Morphology, Word Formation)
Come già anticipato; più foni (catena fonica) formano parole, e la morfologia è quella scienza
che studia proprio la formazione delle parole.
È una branca della linguistica fondamentale poiché le lingue del mondo sono classificate in
base alla loro morfologia: quando pensiamo ad una lingua pensiamo alle sue parole.
L’unità minima della parola e della morfologia è il morfema.
Esistono due tipi di morfemi, i quali hanno funzioni diverse:
● morfema lessicale (crea nuovi sostantivi, spesso astratti)
● morfema grammaticale (crea una classe grammaticale, come le desinenze delle
persone nei verbi)
Morfemi lessicali
L’inglese è una lingua ricchissima di morfemi lessicali, proprio come la maggior parte delle
lingue germaniche (es: Internationalisation è un morfema lessicale poiché
Internazionalizzazione è il sostantivo astratto di internazionalizzare).
In realtà nella parola “Internationalisation” sono presenti diversi morfemi (parti della parola):
➢ si parte da Nation, che è la base poiché è l’unica parola che da sola ha significato;
➢ + “al” per creare un aggettivo (suffisso che vuol dire appartenente a qualcosa) =
national appartenente a una nazione;
➢ + “inter” (aggettivo prefisso che vuol dire tra: mette in relazione in questo caso più
nazioni);
➢ + “isa” suffisso verbale (dà un ruolo attivo al sostantivo, facendolo diventare verbo;
cambia la parte del discorso);
➢ + “tion” suffisso che rende verbo un sostantivo.
Anche se gli stessi morfemi (al, inter, isa, tion) sono ripetuti in diverse parole inglesi, ci sono
delle regole, un ordine che devono rispettare nella catena morfemica.
Es: il sostantivo Tranquillizer è costituito da:
❖ Tranquill (aggettivo)
❖ + “ise” suffisso verbale che si attacca ad aggettivi: in questo modo cambia la parte
del discorso e il suo significato.
❖ + “er” suffisso che indica la persona che compie l’azione: il verbo diventa sostantivo.
!) L’aggiunzione di morfemi non è concessa a tutte le parole (sempre in inglese, ad esempio,
nonostante sia possibile passare da tranquill (adj) a tranquillise (v), non è possibile passare da
better (adj) a betterise: il procedimento è corretto, ma è una parola non esistente, non usata.
L’aggiunzione di morfemi all’interno di una parola costituisce un affisso.
Esistono tre tipi di affissi:
● Gli affissi all’inizio di una parola prendono il nome di prefissi,
● Gli affissi al centro di una parola prendono il nome di infissi;
● Gli affissi alla fine di una parola prendono il nome di suffissi.
Morfemi grammaticali
Non sono presenti in tutte le lingue (come ad esempio in quelle scandinave), ciononostante
l’italiano dispone di molti morfemi grammaticali.
Prendendo in esempio il verbo amare: le desinenze delle diverse coniugazioni dei modi, dei
tempi verbali e delle persone rappresentano dei morfemi grammaticali, e capiamo che si
riferiscono alla stesso verbo poiché la radice rimane inalterata.
Es: amiamo, amasti, amerò, che essi amino, amato, amavate.
↪ (morfemi grammaticali sottolineati)
Prendendo in considerazione il morfema iamo (in amiamo), esso ha un significato preciso,
poiché indica la prima persona plurale, del modo indicativo, tempo presente, del verbo amare.
Non vengono considerati morfemi lessicali poiché non cambiano la parola e non mutano
neppure la parte del discorso: sempre verbi rimangono, semplicemente danno delle
informazioni in più relative all’azione in questione (noi amiamo è un azione/un verbo diverso
da essi amarono, però sempre di provare amore si tratta: i morfemi grammaticali ci
forniscono informazioni in più che ci permettono di capire meglio un contesto).
Combinare morfemi grammaticali a nostro piacimento è infattibile: in genere per esprimere
un’azione nella sua completezza è abbastanza il morfema grammaticale, come nel caso di
amiamo: sappiamo che siamo noi a star amando, al presente; a volte, però, ciò non è possibile
poiché alcuni morfemi si ripetono ed è necessario scrivere il soggetto accanto al verbo.
Come spesso capita al congiuntivo, ci può essere confusione se il soggetto viene omesso: ad
esempio, ‘che ami’ non dà molte informazioni poiché potrebbe essere:
● che IO ami …
● che EGLI ami …
● io so che TU ami …
Per questo motivo, per distinguere i vari significati che uno stesso morfema può avere, a volte
è necessario mettere il soggetto accanto al verbo.
Classificazione tipologica
Questo tipo di classificazione è utilizzata dai linguisti per classificare tutte le lingue del
mondo, poiché ciascuna di esse rientra in questi tre gruppi, in base alla loro prevalente
morfologia (nessuna lingua ha un certo tipo di morfologia al 100%, poiché le lingue non sono
scienze esatte, di conseguenza hanno diverse sfumature linguistiche, talvolta anche errori,
poiché le lingue sono ideate dagli uomini). Vi sono lingue:
● Isolanti: hanno una morfologia ridotta; l’esempio classico è la lingua cinese,
costituita da logogrammi (un simbolo/logogramma corrisponde ad una parola; l’idea
che in cinese, invece, fosse composto da ideogrammi è ormai superata, poiché ogni
simbolo non corrisponde necessariamente ad un’idea o un’immagine).
Il nostro ‘ti amo’ è il corrispondente cinese di ‘io amare tu’ (wŏ ài nĭ) poiché ogni
morfema cinese è isolato: non è coniugato. In cinese, ad esempio, per esprimere
un’azione che accadrà si aggiunge alla frase una parola che esprime il tempo futuro,
ma i verbi non hanno coniugazione, sono sempre all’infinito.
Ciononostante il cinese ha degli elementi morfologici, ma sono piuttosto pochi.
● Agglutinanti: un morfema ha una sola funzione grammaticale: i morfemi si attaccano
uno di seguito all’altro come avviene in turco o in ungherese.
Esempio pratico in ungherese:
➔ Haz: casa
➔ Haz-ak: case | ak: morfema che determina la forma plurale di casa.
➔ Haz-ban: nella casa | ban: morfema che determina un complemento di luogo.
➔ Haz-ak-ban: nelle case
● Flessive: un morfema ha più funzioni grammaticali.
La lingua flessiva per eccellenza è il latino (sono flessive le lingue indoeuropee in
generale, tra cui naturalmente il latino e le lingue romanze da esso discendenti).
Le lingue flessive (inflected languages) sono costituite da declinazioni di sostantivi e
aggettivi, e coniugazioni verbali.
Col termine inglese ‘inflection’ si fa riferimento ad una flessione della parola, vale a
dire nell’atto pratico, alle declinazioni e alle coniugazioni presenti in una lingua.
Ritornando alla definizione di lingua flessiva (lingua in cui un morfema ha più
funzioni grammaticali), un esempio pratico per capirne il concetto può essere la
parola latina ‘Bonus’ → Il morfema ‘-us’ ha ben tre funzioni grammaticali:
➢ Caso: nominativo (soggetto);
➢ Genere: maschile;
➢ Numero: singolare.
In italiano la parola ‘Case’ → il morfema ‘-e’ indica due funzioni grammaticali:
➢ Genere: femminile;
➢ Numero: plurale.
Anche l’inglese è una lingua flessiva, seppure in piccola parte poiché non dispone di
coniugazioni verbali o strutture morfologiche complesse; eppure è dotata di
paradigmi, forme che determinano il genere e il numero di una parola.
Ad esempio, nella parola ‘Actress’ (attrici) il morfema ‘-ress’ indica:
➢ Genere: femminile.
➢ Numero: plurale
Prendendo in considerazione la parola ‘amamus’ (noi amiamo):
➔ ‘Am-’ è la radice (o lessema): è la parte invariabile della parola e le dà significato.
➔ ‘-A-’ è la vocale tematica;
➔ ‘-Mus’ è la desinenza: morfema grammaticale variabile; in questo caso indica la
prima persona plurale (noi) del verbo amare (= amiamo).
La vocale tematica è usata per collegare i morfemi tra loro e per costruire il tema/l’argomento
di una parola, che in questo caso è quello del presente: ‘Ama’, essenziale, poiché è proprio
sul tema del presente che in latino si costruisce il passato ed il futuro:
➔ Amavi (io amavo);
➔ Amabo (io amerò).
In parole lunghe è possibile contare più vocali tematiche.
!) In inglese la radice è chiamata ending, ma spesso essa include la vocale tematica.
Ending: vocale tematica + desinenza: gli inglesi non fanno differenza tra le due cose.
Cos’è l’affissazione?
Nelle lingue flessive è solito vedere parole costituite da affissi (⬑ vai a morfemi lessicali); il
processo di aggiunzione di affissi ad una parola è detto affissazione.
La parola latina ‘Attingebam’ (io toccavo) contiene tutti e tre tipi di infissi:
❖ ‘Ad-’: prefisso che indica la direzione, il movimento verso qualcosa, l’avvicinamento.
❖ ‘-Tig-’: radice del verbo toccare, parte del verbo invariata nelle varie coniugazioni.
❖ ‘-N-’: infisso che indica il tema del presente;
❖ ‘-E-’: vocale tematica che indica il presente.
❖ ‘-Ba-’: suffisso che indica il tempo dell’imperfetto;
❖ ‘-M-’: morfema che indica la prima persona singolare, attivo.
Cos’è la derivazione?
Quando attraverso l’aggiunzione di un affisso si riesce a creare una parola nuova con un
significato diverso da quello della parola da cui deriva, in linguistica si parla di derivazione.
➢ (ing.): see (vedere) → foresee (prevedere) | aggiunzione prefisso;
➢ (ing.): mother-in-law → mothers-in-law | aggiunzione infisso;
➢ (ing.): thought (pensiero) → thoughtless (spensierato) | aggiunzione suffisso;
➢ (ted.): sprechen (parlare) → versprechen (giurare) | aggiunzione prefisso;
➢ (ted.): sprechen → gespräch (conversazione; ‘ge-’ prefisso astrattivo)
➢ (ted.): schön (bello) → schönheit (bellezza; ‘-heit’ suffisso astrattivo)
➢ (ted.): Sklave (schiavo) → versklaven (schiavizzare)
↪ Qui il procedimento è inverso: si parte da un sostantivo (schiavo) ai suoi derivati,
poiché la parola ‘Sklave’ non può essere scomposta; inoltre, storicamente deve
nascere prima lo schiavo, e poi la parola che esprima il concetto di schiavizzare.
In genere non è così poiché prima si pensa all’azione quotidiana (es: ‘parlare’) e poi si pensa
alla necessità di trovare parole dello stesso campo semantico come conversazione o relatore.
La derivazione (derivation) è una forma di affissione: sfrutta il processo di aggiunzione di
affissi alla parola base per crearne una nuova; spesso affissione e derivazione coincidono.
Cos’è la composizione?
Per formare nuove parole, oltre alla derivazione esiste un altro processo linguistico chiamato
composizione (compounding; comporre vuol dire mettere insieme).
↪ Minimo due elementi (parole) vengono uniti, formandone uno nuovo che avrà un
significato diverso rispetto ai due elementi precedenti, presi singolarmente.
Venendo prese in considerazione due parole, si parla di principio binario della
composizione/composizione binaria; inoltre, c’è una logica dietro l’accostamento di parole:
non si può comporre un elemento con due parole prese totalmente a caso. (Es: scarpalibro)
Un esempio di parola composta è ‘Capostazione’, costituita da ‘Capo’ + ‘Stazione’.
A livello semantico, ‘Capostazione’ ha un significato diverso rispetto a ‘Capo’ e ha poco a
che fare con ‘Stazione’; ciononostante l’accostamento di questi due elementi che poco hanno
in comune, formano una nuova parola con un significato proprio.
Le parole composte hanno una struttura sintattica, ed ogni lingua ha un sistema sintattico
diverso: nel caso delle parole composte è possibile fare una distinzione tra lingue romanze e
lingue germaniche.
↪ Ogni parola composta è costituita da una testa/un focus, vale a dire l’elemento più
importante della parola: nelle lingue romanze vi è una dislocazione a sinistra del focus; nelle
lingue germaniche, invece, vi è una dislocazione a destra del focus, anche attraverso il
genitivo sassone.
Nella parola ‘Capofamiglia’ il focus è a sinistra, perché l’italiano essendo una lingua romanza
ha, appunto, una dislocazione a sinistra del focus, di conseguenza tutti gli elementi a sinistra
nelle parole italiane composte rappresentano il focus.
In tedesco, invece, la parola ‘Capofamiglia’ viene tradotta in ‘Hausherr’:
Haus (Casa) + Herr (Signore) = Signore della casa.
Mentre in italiano il focus era a sinistra (Capofamiglia), in tedesco è a destra (Hausherr).
Lo stesso discorso del tedesco naturalmente vale anche per l’inglese, poiché appartengono
alla stessa famiglia linguistica (lingue germaniche).
Es. Capo del dipartimento (sx) | Department head (dx)
Es. Padrone della casa | Landlord
Es. Camera da letto | Bedroom
Es. Testa di cazzo | Dickhead
Es. Piano del criminale | Criminal’s plan
Anche l’islandese ha una dislocazione a destra:
Es. Ufficio turistico | Skemmtiferðamaður-skrifstofa
Le lingue slave, invece, hanno una dislocazione mista: in alcune parole il focus è dislocato a
sinistra come nelle lingue romanze, in altre parole a destra, come in quelle germaniche.
Composti endocentrici ed esocentrici
Vi sono diversi tipi di composti, ed essi vengono classificati in base alla loro struttura.
➢ Un composto viene detto endocentrico quando l’elemento principale è all’interno della
parola, di conseguenza uno dei due elementi è la testa/il focus.
↪ Es: Capostazione.
➢ Un composto viene detto esocentrico quando l’elemento principale è all’esterno della parola,
di conseguenza nessuno dei due elementi (né A, né B) è la testa/il focus.
↪ Es: Pelle rossa; con quest’espressione ci si riferisce ai nativi/indiani d’America: persone
con la pelle rossa. La parola ‘persone’ sarebbe la testa, ma non è presente in ‘Pelle rossa’, di
conseguenza è un composto esocentrico.
Come ultimo esempio, anche ‘Caschi blu’ (soldati dell’ONU) è un composto esocentrico
poiché il focus (soldati) non è presente nel composto.
Tipi di composti endocentrici (nomi in sanscrito)
A=secondo elemento; B=testa (sintassi inglese: la testa è B perché la dislocazione è a dx)
● Composto determinativo o tatpuruṣa: B appartiene ad A
↪ Es: housewife (a wife for the house: la casalinga è a servizio della casa, appartiene
a quell’ambiente, ha un ruolo al suo interno).
● Composto bahuvrihi: è un aggettivo, spesso usato nei cognomi.
↪ X (persona a caso) possiede le qualità di AB.
Es: Richard Lionheart. (Richard è coraggioso: ha un cuore da leone).
● Composto karmadharaya: B è qualificato da A
↪ Es: blackboard (lavagna).
↪ Black è un aggettivo che qualifica board: rende la tavola nera = una lavagna.
● Composto copulativi o dvandva: sia A che B qualificano il composto:
↪ Es: pianoforte (strumento musicale che suona sia piano che forte);
↪ Es: cassapanca (è una cassa che se chiusa diventa una panca).
Cos’è un allomorfo?
Come si è discusso in precedenza, un allofono è una variante di morfema che non cambia il
significato della parola → he needs: sia che la ‘s’ venga pronunciata sorda [s] o sonora [z],
tutti i nativi anglofoni capiranno il significato che intende trasmettere il parlante, che in
questo caso è: lui ha bisogno.
Un allomorfo, invece, è una realizzazione fonetica diversa della stessa realtà astratta.
Una realtà astratta non è altro che un contesto, e all’interno di esso vi possono essere diverse
realizzazioni.
↪ Es (ing.): nest - nests | bird - birds | box - boxes | goose - geese | sheep - sheep | ox - oxen|
[s] [z] [iz] [i] [ən]
Tutte le parole sovrastanti sono dei sostantivi nella loro forma singolare e plurale.
Spesso alle scuole elementari ci viene insegnato che costituire la forma plurale dei sostantivi
in lingua inglese è un procedimento semplice, poiché basta aggiungere il suffisso -s alla fine
di ogni sostantivo nella sua forma singolare.
Questo viene fatto per facilitare l’apprendimento delle basi della lingua inglese per i bambini.
Dopo qualche anno, però, quando è necessario studiare più approfonditamente la disciplina,
si scopre che ciò è sbagliato: in inglese esistono svariati modi per costituire la forma plurale
dei sostantivi, e spesso si parla erroneamente di plurali diversi.
I plurali ‘diversi’ non esistono, piuttosto esistono allomorfi di plurale: il plurale è inteso
come una categoria / un contesto / una realtà astratta, e vi sono diverse realizzazioni,
come quelle evidenziate nell’esempio sovrastante.
Stessa cosa vale per il passato dei verbi in inglese: sail - sailed | catch - caught
[d] [t]
Questi due verbi (sailed, caught) sono allomorfi di passato, poiché il passato è visto come
una realtà astratta, un gruppo pieno di sfaccettature e realizzazioni diverse, dette allomorfi.
sailed [d] - sang [æ] - thought [ɔːt] - flew [u] - did [ɪd]
↪ Questi verbi non sono ‘diversi passati’, bensì sono tutti verbi facenti parte dello stesso
contesto, che è il passato.
Vengono definiti allomorfi di passato poiché il passato è uno, è una realtà astratta,
all’interno della quale vi sono tante realizzazioni, tutte valide, e spesso molto diverse fra loro.
In italiano è possibile individuare questo fenomeno (allomorfia) quando si fa riferimento alla
formazione dei contrari: inaccessibile [in] , irrealizzabile [ir], impossibile [im],
disinformativo [is, iz], scontento [s], apolitico [a], analcolico [an].
↪ Queste non sono diverse forme di negazione, bensì sono tutti allomorfi (diverse
realizzazioni fonetiche) dello stesso contesto (negazione nominale).
Cos’è il suppletivismo?
In linguistica il suppletivismo (suppletion) è un fenomeno per cui, nell'ambito di uno stesso
paradigma, le diverse forme derivano da radici diverse.
Supplire in italiano vuol dire colmare, rimediare ad una mancanza; intuitivamente, il
suppletivismo è un mezzo per rimediare alle mancanze morfologiche di una lingua.
I paradigmi sono l’insieme delle forme di un verbo nelle varie coniugazioni, ed esistono
paradigmi dei verbi irregolari (verbi forti) in lingue come l’inglese e il tedesco.
Es. (ing.): eat | ate | eaten
Es. (ted): essen | aß | gegessen
I verbi evidenziati vengono a supplire la mancanza di morfemi: i verbi irregolari sono definiti
così poiché non seguono delle regole morfologiche attraverso le quali si possono costituire le
forme delle coniugazioni espresse nei paradigmi (come ad esempio avviene col verbo play,
aggiungendo come da regola il suffisso -ed: played); per questo motivo è stato necessario
creare nuove forme verbali con morfemi diversi nello stesso paradigmi (es: eat, ate), per
supplire alla mancanza della forma verbale, in questo caso del verbo mangiare, al passato.
Suppletivismo nel verbo andare
In italiano il fenomeno del suppletivismo è possibile trovarlo nel verbo andare:
Indicativo presente Chi studia l’italiano come seconda o terza lingua, sa che
l’indicativo presente dei verbi della prima coniugazione (-are)
Io vado
come parlare, si forma attraverso la rimozione della desinenza
Tu vai ‘are’ e l’aggiunzione dei suffissi: -o, -i, -a, -iamo, -ate, -ano.
Egli va Però, applicare questa semplice regola al verbo andare risulta
davvero problematico nonostante grammaticalmente dovrebbe
Noi andiamo essere perfetto: la coniugazione del verbo andare all’indicativo
presente non è: io ando, tu andi, egli anda (nonostante così
Voi andate dovrebbe essere) eppure è: io vado, tu vai, egli va, noi andiamo,
voi andate, essi vanno. Totalmente irregolare.
Essi vanno
Andando nel dettaglio: se dalla coniugazione del verbo andare all’indicativo presente leviamo
le desinenze, otteniamo quattro radici diverse: vad, va, van, and.
Gli studiosi di linguistica antica e glottologia hanno studiato questo fenomeno e ci dicono che
sul piano storico, il latino medievale aveva due parole per esprimere il concetto che la parola
italiana ‘andare’ ha: andare e vadare.
Subentra qui il principio di economia linguistica (economicità della lingua): avere due verbi
per esprimere pressoché lo stesso concetto è scomodo, di conseguenza è stata una migliore
opzione mescolarli insieme, ed è così che in italiano la coniugazione del verbo andare
all’indicativo presente ha radici totalmente diverse, che derivano dai verbi latini.
Nonostante ciò, nessuno sa il perché i verbi siano stati mescolati in questo modo: le prime tre
persone singolari e l’ultima persona plurale con la radice del verbo vadare, e le prime due
persone plurali con quella del verbo andare, e non il contrario.
Non c’è una risposta e molto probabilmente non lo sapremo mai.
Suppletivismo nel verbo essere
Il verbo dove si riscontra maggiormente il fenomeno linguistico del suppletivismo nella
lingua italiana è il verbo essere:
Indicativo presente Io sono
Passato remoto Io fui
Participio passato Stato
Sono morfemi tutti diversi tra loro,
Non ci sono leggi della fonetica storica che possono dire che derivano dalla stessa parola.
Questi tre parole devono derivare da parole diverse, poiché hanno tre radici distinte
L’indicativo presente e il passato remoto del verbo essere (‘sono’ e ‘fui’) derivano dal
Protoindoeuropeo (PIE): è una forma ricostruita di una lingua preistorica, dalla quale
discendono tutte le lingue indoeuropee, tra cui, naturalmente, l’italiano:
● Sono: (radice PIE: *h₁es-): indica l’esistenza: io sono inteso come io esisto.
● Fui (radice PIE: *bʰuh₂-): indica il nutrimento: inteso come esistenza nel senso più
materiale (da questa radice deriva anche la parola ‘fisica’ che anch’essa ha che fare
con il mondo materiale).
● Stato (radice PIE: *steh₂-) è il participio passato del verbo stare (usato in italiano
come participio passato del verbo essere). Il suo significato originario è lo stesso del
verbo stare odierno: trovarsi in un posto.
➢ Nel caso del verbo ‘andare’ il suppletivismo morfologico è relativo alle persone (io
vado, noi andiamo); invece, nel caso del verbo ‘essere’ il suppletivismo è relativo ai
tempi verbali (io sono, io fui).
Suppletivismo negli aggettivi (comparativi e superlativi)
In lingue come l’italiano, inglese, il tedesco (ed altre ancora) è possibile osservare questo
fenomeno anche tra gli aggettivi, in particolar modo facendo attenzione ai gradi
dell’aggettivo: forma base, comparativi e superlativi assoluti.
In italiano il comparativo di maggioranza si ottiene attraverso l’aggiunzione di ‘più’ prima
dell’aggettivo; il superlativo, invece, attraverso l’aggiunzione del suffisso -issimo.
Anche in inglese e in tedesco vi sono delle regole per la formazione di comparativi e
superlativi, eppure in tutte e tre le lingue vi sono delle eccezioni in comune:
● buono, migliore, ottimo: morfologicamente sono parole totalmente diverse fra loro.
↪ derivano da tre radici latine differenti.
● good, better, best: good deriva da una radice, mentre better e best da un’altra.
● gut, besser, am besten: stessa discorso dell’inglese.
Contatto linguistico
➔ Un grande aspetto della linguistica è ciò che riguarda il fenomeno di ampliamento del
lessico delle lingue del mondo, attraverso il cosiddetto ‘Contatto linguistico’.
➔ Il contatto tra popoli e culture diverse, avvenuto principalmente attraverso il
commercio e le guerre, ha consentito alle lingue un arricchimento.
➔ Questo avviene principalmente per la necessità di parole nuove: spesso le lingue, per
svariati motivi, hanno una parte del lessico più sviluppata rispetto ad un’altra lingua
(ad esempio, le lingue del nord Europa dispongono di più parole sofisticate per
descrivere il clima freddo e il modo in cui il ghiaccio di rompe o la neve cade), di
conseguenza, le lingue che entrano in contatto, mancando di determinati concetti
tendono a prendere in prestito le parole nuove, reputate utili.
➔ Un grande studioso del contatto linguistico è il linguista Yaron Matras.
Quando una parola straniera entra a far parte di un’altra lingua, vi sono due possibilità:
1. Calco linguistico (calque, loan translation), si divide in morfologico e semantico.
2. Prestito linguistico (borrowing, loanword), nonostante sarebbe meglio dire adozione
anziché prestito, visto che non c’è un ritorno, un qualcosa in cambio, verso la lingua
che ‘presta’ la parola.
Cos’è il calco morfologico?
Il calco morfologico, generalmente, è la traduzione letterale della parola di partenza,
mantiene le strutture linguistiche della lingua di arrivo.
Es. (lat.): computare (calcolare) → computer (eng.)
Es. (eng.): mouse → ratón (spagn.)
Es. (ted.): Eisenbahn → ferrovia
↪ [quest’esempio è particolare poiché, come già è stato discusso, nella lingua tedesca la
dislocazione è a destra, di conseguenza il focus è ‘bahn’; in italiano, la dislocazione
dovrebbe essere inversa, quindi a sinistra, però, essendo una traduzione letterale la
dislocazione rimane uguale a quella tedesca]
Es. (eng.): air conditioned → aria condizionata
↪ [in quest’esempio, invece, vi è un errore di traduzione: to condition in inglese significa
creare una condizione, in questo caso, c’è la condizione che un locale sia sottoposto ad aria;
in italiano, invece, il verbo condizionare significa influenzare, che non ha nulla a che vedere
con l’aria condizionata. Questo, di conseguenza, è un calco grammaticalmente insensato]
Vi sono dei calchi morfologici, invece, dove la traduzione letterale non viene interamente
rispettata, ma il concetto che si intende esprimere rimane preservato.
Es. (eng.): skyscraper (cielo + grattare) → Wolkenkratzer (ted: nuvola + grattare)
Nelle seguenti lingue, invece, la traduzione letterale viene preservata:
➢ greco: uranoxistis (cielo + grattare) | ita: grattacielo (grattare + cielo)
➢ russo: neboskrëb (cielo + grattare)
Cos’è un calco semantico?
Un calco semantico è quando vi è una traduzione letterale della parola di partenza, integrando
i significati di partenza nella lingua di arrivo.
Es. (eng.): realize (capire, rendersi conto) | Es. (ita): realizzare (avverare)
↪ grazie al contatto con la lingua inglese, in italiano il verbo realizzare non ha più come
significato quello di realizzare un sogno (avverare), bensì anche quello di realizzare il senso
di una conversazione (capire), che viene dal verbo inglese to realize.
Cos’è il prestito linguistico?
Il prestito linguistico è quando una parola entra direttamente da una lingua A a una lingua B.
Es. (eng.): meeting, film, humour, mail, surf, match.
↪ Queste parole estere (in linguistica vengono definite allotrie) sono presenti nella lingua
italiana quotidiana.
Sembrano identiche, e a livello morfologico lo sono, eppure non sono del tutto identiche:
● Vi è una differenza fonologica: inglesi e italiani pronunciano in maniera totalmente
le parole sovrastanti.
● Vi è una differenza semantica: in inglese la parola ‘meeting’ significa incontro; in
italiano, invece, essa assume un significato più specifico: incontro di lavoro.
Le stesse parole, nella lingua originale hanno un significato generico, mentre nella
lingua d’arrivo assumono un significato più specifico.
● Un’altra grande differenza è che le parole in inglese non hanno un genere; in italiano,
invece, qualsiasi parola ha un genere ed è accompagnata da un articolo che lo
esprime: il meeting, il film, lo humour, il/la mail, il surf, il match.
● I linguisti si sono chiesti il perché ci venga da dire ‘il meeting’ e non ‘la meeting’:
hanno ipotizzato che inconsciamente pensiamo alla traduzione italiana, in questo caso
incontro, di genere maschile, e per questo associamo l’articolo maschile a meeting.
● L’altra grande differenza è il numero: in inglese le parole originarie della lingua hanno
un plurale (film, films; match, matches); in italiano, invece, esiste esclusivamente il
plurale invariato delle parole allotrie: è scorretto dire ‘ho guardato due films’.
Cos’è la sintassi generativa?
La sintassi è la disciplina che studia le funzioni della struttura della frase.
Innanzitutto, la parola sintassi deriva dal greco e significa schieramento: anticamente i greci
si schieravano in falange oplitica, dove ogni soldato aveva un ruolo ben definito, per una
questione di ordine e di efficienza.
Lo stesso concetto vale per la frase o proposizione: è costituita da diverse parti, e ognuna di
esse ha un ruolo, il procedimento che consente di riconoscere i componenti di una
proposizione è l’analisi logica.
L’unità minima autonoma della frase è il sintagma.
Es: Pietro è affezionato a Paolo → I sintagmi sono tre:
➔ Pietro: soggetto
➔ è affezionato: predicato nominale
➔ a Paolo: complemento di termine
Teoria della linguistica generativa di Chomsky
Un linguista chiamato Noam Avram Chomsky negli anni ‘50 rivoluzionò la linguistica e la
sintassi, attraverso una teoria da lui fondata, chiamata teoria della linguistica generativa.
Innanzitutto, generare in matematica vuol dire chiarire, definire, mettere in ordine.
Per capire la teoria di Chomsky è necessario mettere in chiaro alcuni concetti:
❖ [4 = 2² = 2×2 = 2+2]
↪ Dal punto di vista funzionale è possibile affermare che queste quattro operazioni sono la
stessa cosa, poiché il risultato è uguale.
↪ Dal punto di vista formale, invece, queste quattro operazioni non sono la stessa cosa
poiché vengono utilizzati processi diversi (addizione, moltiplicazione, esponenti, ecc.)
➢ La lingua (dialektos) è un prodotto della civiltà, costituito da norme e convenzioni costruite.
➢ La facoltà di parlare, invece (glotta), ha a che fare con l’apparato fonatorio; si entra qui
negli aspetti clinici della linguistica (linguistica clinica).
➢ La capacità di costruire una lingua ha a che fare con i processi anatomici e mentali
dell’essere umano, ed è qui che entra in gioco la linguistica generativa.
La mente umana ragiona per concetti binari, per opposizione.
Es: uomo e donna; sole e luna; buono e cattivo; bianco e nero.
Anche la lingua funziona alle stesso modo: è costituita da una struttura superficiale e una
struttura profonda:
● La struttura superficiale di una lingua è costituita dalle parti del discorso
(sostantivi, verbi, aggettivi, avverbi, ecc…)
↪ ciò, però, non è abbastanza poiché è possibile costruire frasi senza senso, ad
esempio ‘Giovanni (sogg.) spruzza (pred. verb.) il pane (c. ogg) amabilmente (avv.)’.
● La struttura profonda di una lingua ha a che fare con il concetto di competence
(competenza) e di performance (esecuzione: la funzione strumentale di una lingua):
secondo Chomsky la competence è la capacità inconscia innata di creare e
riconoscere le frasi.
Chomsky contro il comportamentismo
Prima di Chomsky (all’inizio del ‘900) era diffusa in tutto il mondo la scuola di pensiero
chiamata comportamentismo (teorizzata da John Watson): un bambino riesce a parlare
attraverso l’ascolto verso i propri genitori quando conversano.
La teoria comportamentista secondo Chomsky era errata per diverse ragioni:
● Innanzitutto i bambini non parlano esclusivamente le parole insegnategli dai genitori,
poiché inventano parole nuove.
● I bambini hanno la capacità inconscia di parlare (chiamata grammaticabilità), poiché
se il comportamentismo fosse vero, i bambini non imparerebbero parole nuove visto
che non le riconoscerebbero neanche.
Tecnicamente, il potere generativo (innato; innatismo di Chomsky) della lingua è infinito: è
possibile, teoricamente, riuscire a formare frasi infinite: ‘’E venne il macellaio, che uccise il
toro, che bevve l’acqua, che spense il fuoco, che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che
morse il gatto, che si mangiò il topo, che al mercato mio padre comprò‘’
↪ Questa frase rende l’idea che potenzialmente una qualsiasi proposizione potrebbe
continuare all’infinito ed essere grammaticalmente corretta.
L’abilità di creare frasi infinite, secondo Chomsky, non va appresa poiché è innata in noi.
Ricapitolando, secondo Chomsky la lingua:
● È una facoltà innata (i bambini riescono a parlare al di fuori da ciò che insegnano i genitori)
● Un madrelingua ha la capacità di intuire se la struttura sintattica della frase è corretta o meno
(grammaticabilità)
● Queste caratteristiche sono indipendenti dalla cultura: anche se un bambino appartiene alla
cultura italiana poiché i genitori sono italiani ed è lì che nasce, se viene cresciuto in Cina sarà
madrelingua cinese e riuscirà ad acquisire la grammaticalibiltà in cinese.
● Il potenziale della lingua è infinito: le frasi possono non finire mai ed essere corrette.
● L’abilità di creare una lingua è ciò che distingue gli umani dagli animali; essendo che ogni
persona ha l’abilità di creare parole nuove, intuire se la sintassi è corretta o meno, si parla di
Universal grammar (UG).
Struttura superficiale: le parti del discorso
Per individuare le parti del discorso, è necessario analizzarlo; vi sono tre tipi di analisi del
discorso: analisi grammaticale, logica e del periodo.
L’analisi grammaticale si concentra sulle singole parole, classificando le parti del discorso,
quella logica si occupa di definire la funzione di un sintagma (se un sostantivo svolge il ruolo
di soggetto o complemento oggetto…), l’analisi del periodo si occupa di riordinare le
proposizioni in base al macro-significato della frase (principale, coordinata, subordinata…)
Prendendo in considerazione l’analisi grammaticale: in questo tipo di analisi si attua una
differenziazione tra parti del discorso variabili, e parti del discorso invariabili.
È importante il concetto di flessione: possono essere flesse / coniugate le parti del discorso
variabili, mentre quelle invariabili sono fisse, non cambiano.
Parti del discorso variabili
● Verbi (io amo, tu ami, egli ama)
● Nomi (gioco, giochi)
● Articoli (uno, una / lo, la)
● Aggettivi (bello, bella)
● Pronomi (questo gioco è suo / questa caramella è sua)
Parti del discorso invariabili
● Preposizioni (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra)
● Congiunzioni (e, ma, anche, o, inoltre…)
● Avverbi (infinitamente, dolcemente)
● Interiezione (Mh…, Ah! Oh!)
● Numerale (uno, due, tre…)
Categorie sintattiche
Le categorie appena elencate (verbi, nomi, avverbi) sono indicate nei seguenti modi:
● Verbo / Verb (V)
● Verbo modale / Modal (Mod / T)
● Nome comune / Noun (N)
● Determinante / Determiner (D)
↪ (articoli, pronomi, aggettivi pronominali, nomi proprio)
● Aggettivo / Adjective (Adj)
● Preposizione / Preposition (P)
● Congiunzione / Coordinator (Coord)
● Avverbio / Adverb (Adv)
● Numerale / Numeral (Num)
● Negazione / Negation (Neg)
● Complementatore / Complementizer (C)
↪ (connettivi subordinanti: se, qualora, nel caso in cui, affinché, poiché)
Nella frase ‘[Marco] [mangia una mela]’ troviamo:
● La proposizione principale / Head ‘Marco’
● La proposizione subordinata / Predicate ‘mangia¹ | una mela²’
In quest’esempio è possibile vedere la dipendenza grammaticale tra proposizione principale e
subordinata: la principale sta sola, mentre la subordinata è costituita da sintagmi, i quali
dipendono tra loro e hanno una struttura binaria.
Nella frase: ‘[Marco] [mangia una mela] [dopo il lavoro in ufficio]’:
● ‘una mela’ è un’informazione in più che viene data.
Si sa che Marco deve mangiare, e adesso sappiamo con specificità cosa: una mela.
Essendo che questa informazione aggiuntiva è legata direttamente alla principale, sarà
chiamata ‘argomento / complement’.
Gli argomenti / complements dipendono dalla testa (head / principale) e sono essenziali in
una frase.
● L’ultima parte della frase (dopo il lavoro in ufficio) è un’informazione in più che
viene data, ma del tutto superflua: inizialmente si sapeva che Marco doveva mangiare
una mela, e la frase aveva un senso compiuto e completo; adesso, invece, si sa dove
con specificità quando e dove mangerà.
Questo tipo di informazione è detta ‘aggiunto / adjunct’.
Gli aggiunti / adjuncts sono espansioni superflue e non sono dipendendo dalla principale.
Alberi sintattici / Lezione 13
Linguistiche applicate: etnolinguistica e sociolinguistica
Queste due discipline fanno parte della branca delle linguistiche applicate, poiché entrano in
contatto con altre materie.
● Nel primo caso, la linguistica entra in contatto con l’etnologia e l’antropologia
culturale: lo studio delle etnie e di aspetti culturali riguardanti l’uomo, come la
religione, i rapporti famigliari, la magia.
Per questo motivo, etnolinguistica e antropologia del linguaggio sono la stessa cosa.
● Nel secondo caso, la linguistica entra in contatto con la sociologia (lo studio dei
gruppi sociali), dando vita alla sociolinguistica.
Etnolinguistica / Antropologia del linguaggio
➢ I conflitti etnici, difatti, sono anche conflitti linguistici: basti pensare alla questione
serbo-croata (il serbo e il croato sono pressoché la stessa identica lingua, semplicemente
trascritta con due alfabeti diversi, eppure la Croazia pensa che la propria lingua sia
radicalmente diversa dal serbo e da altre lingue slave, generando così delle tensioni che
partono da un discorso linguistico, ma che sfociano nell’ambito della politica).
➢ Innanzitutto, come è già stato spiegato, l’etnolinguistica ha a che fare con l’etnologia: questa
parola deriva da ‘etnico’ → ‘popolo’; l’etnolinguistica, quindi. si occupa di analizzare gli
aspetti linguistici di un qualsiasi popolo.
Spesso, erroneamente, si tende a immaginare l’etnolinguistica come un qualcosa di esotico; in
realtà questa disciplina analizza tutte le lingue, incluse l’italiano, il francese, l’inglese…
➢ Con Antropologia del linguaggio si intende dire la stessa cosa, ed è importante sottolineare
‘linguaggio’, poiché con ciò si indica non solo la lingua, ma l’intero sistema linguistico
(anche della pragmatica, ad esempio).
Rapporto tra natura e cultura
Spesso si confondono questi due termini: natura e cultura.
Con ‘natura’ si intende ciò con cui nasciamo, che non ha a che fare con la nostra volontà o
con una nostra scelta: la genetica, la fisiologia, la fonazione, l’ambiente.
Questi sono fattori che non scegliamo ma di cui disponiamo involontariamente.
Con ‘cultura’ si intende il patrimonio imparato (processo artificiale dell’uomo) e condiviso;
di conseguenza la cultura è un nostro prodotto, così come la lingua.
La lingua è un prodotto culturale, poiché è creata dall’uomo, così come la scultura, la
letteratura, la pittura, la musica…
Per fare un accenno all’etnolinguistica, è possibile prendere in esempio le lingue artiche, o
per meglio dire le lingue eschimo-aleutine: sono lingue che fanno parte della stessa famiglia
linguistica, poiché tutte loro hanno un vastissimo vocabolario per indicare il meteo o altri
fenomeni atmosferici geologici, che hanno a che fare col vento, la neve o il ghiaccio.
➔ yupik: lingua parlata in Alaska e Siberia.
➔ kalaallisut: lingua parlata in Groenlandia.
➔ inuktitut: lingua parlata in Alaska, Canada e Groenlandia.
Es. (yupik): la parola ‘nuyleq’
⤓
‘ghiaccio rotto che comincia a espandersi, pericoloso per camminarci sopra’
● I popoli parlanti queste lingue nordiche, oltre ad avere dei concetti nuovi, hanno anche un
concetto diverso di vita e di morte: ad esempio, quando una persona cade nell’acqua gelida
viene lasciata morire poiché non è più utile alla comunità, è già considerata morta nel
momento stesso in cui cade in acqua, poiché secondo la loro concezione di vita, essa è legata
alla necessità dell’ambiente, all’utilità.
↪ (antropologia culturale)
Sociolinguistica
La sociolinguistica ha a che fare sia con la linguistica che con la sociologia.
Essa si occupa della diversità linguistica all’interno dei rapporti sociali, dei registri linguistici.
Il modo in cui le persone parlano tra loro varia in base al contesto di cui fanno parte o in cui
si trovano: una persona non istruita parlerà diversamente rispetto ad una persona colta, i
bambini parleranno tra loro in un modo; un ragazzo parlerà in un altro modo ad un
professore; un professore, a sua volta, parla in un modo diverso agli studenti; due
imprenditori comunicheranno tra loro in un altro modo ancora.
Cos’è la diglossia?
La diglossia è un concetto linguistico che esprime la compresenza di due lingue che hanno
funzioni sociali diverse. I parlanti sanno quando utilizzarle. [Di (due) glossia (lingua)] greco.
Es: quanti sono i parlanti nativi (L1) di arabo?
Vi sono due risposte distinte, entrambe valide, a questa domanda:
● 274 milioni
● 0
Quale arabo?
➔ 274 milioni è una risposta valida, poiché esistono 274 milioni di parlanti dell’arabo fuṣḥā,
considerato l’arabo ‘standard’ / istituzionale, usato esclusivamente al telegiornale, nei libri e
nei giornali; è l’arabo che è studiato dagli studenti di arabo a scuola o all’università.
Nonostante ciò, questa lingua nella vita quotidiana non è parlata da nessuno, o meglio, tutti
coloro che parlano arabo la conoscono, ma nessuno la usa poiché risulterebbe davvero strano,
e fuori contesto. Troppo aulico, un po’ come se gli italiani parlassero l’italiano di Dante.
➔ 0 è l’altra risposta valida, poiché se si pensa all’arabo standard, nessuno lo parla.
La lingua che i parlanti arabi utilizzano sono dei dialetti (che spesso variano da Stato a
Stato), usata il 100% delle volte nei film, negli SMS e durante le conversazioni.
L’arabo fuṣḥā è la lingua scritta (nei libri o nei giornali, è solo nel caso in cui vi siano
annunci statali, come al telegiornale); la lingua parlata sono i vari dialetti di arabo presenti,
a volte diversissimi tra loro (per questo motivo arabo fuṣḥā è utilizzao al telegiornale,
cosicché tutta la popolazione araba capisca).
I laureati in arabo non capirebbero nulla in una conversazione tra parlanti nativi di arabo,
poiché loro non lo parlano, e sentendo qualcuno usarlo durante una semplice chiacchierata
molto probabilmente lo prenderebbero in giro perché sembrerebbe inadeguato.
Culturalmente, bisogna fare una distinzione tra arabo e islam: gli arabi non sono musulmani,
o meglio, non sono tutti musulmani.
In Egitto, ad esempio, si parla l’arabo (dialetto egiziano) eppure sono cristiani.
Gli arabi parlano una lingua che non scrivono e scrivono/leggono una lingua che non parlano.
↪ le due lingue hanno funzioni sociali diverse.
Cos’è il bilinguismo?
Anche il termine bilinguismo etimologicamente significa [Bi (due) linguismo (lingua)], però
ha un significato diverso: compresenza di due sistemi linguistici o di due lingue, e dal
contatto diretto nascono le lingue ibride.
Cos’è una lingua Pidgin?
Spesso, durante la colonizzazione, avviene un fenomeno molto interessante in linguistica: i
colonizzatori parlano la loro lingua madre, la quale spesso è diversa rispetto alla lingua che
parla il popolo colonizzato. Ciò porta alla nascita di lingue Pidgin.
Con lingue Pidgin si intende una lingua ufficiale, nata dalla miscelazione di due lingue che da
tempo sono entrate in contatto, e per necessità (commerciale, più che altro) si crea una lingua
che somiglia ad entrambe.
Cos’è una lingua creola? (Creolo)
Quando una lingua Pidgin diventa la lingua ufficiale, la lingua madre (L1) diventa una lingua
creola; questo è il caso del papiamento, la lingua ufficiale delle antille olandesi, nata in
seguito alla colonizzazione degli olandesi e dei portoghesi.
Il papiamento è una lingua caratterizzata da un’ampia influenza linguistica: l’olandese, il
portoghese, lo spagnolo e l’inglese.
Naturalmente, nei territori conquistati facevano insegnare la lingua del conquistatore.
Nel caso in cui più popoli colonizzano durante la storia una regione, prevale la lingua con più
prestigio.
● Nel papiamento, tra l'altro, è possibile vedere la società maschilista all’epoca della
colonizzazione: la parola signora in papiamento si dice ‘senora’ (simile al
portoghese), la parola signore si dice ‘meneer’ (simile all’olandese).
Questo ci dice che gli uomini conquistatori (che rappresentavano la ruling class
dell’epoca) hanno integrato il modo di dire uomo della loro lingua (l’olandese) nei
territori conquistati, ma continuavano a chiamare le signore nella lingua originale del
territorio appena colonizzato, per sembrare più integrati e poter sposare le donne
locali (politiche matrimoniali).
Varietà di lingua in sociolinguistica: (dia: attraverso) greco
Diatopia: variazione linguistica presente tra un posto e l’altro (tópos: luogo) greco
Es: grembiule (Milano) | fardale (Messina)
Diacronia: variazione linguistica nel tempo (khrónos: tempo) greco
Es: 2023 → truccarsi | anni ‘50 → imbellettarsi
Diastratia: varietà linguistica all’interno degli strati sociali (strátos livello) greco
Es: dare del Lei, dare del tu.
(In giapponese cambia addirittura la morfologia a seconda del ceto di appartenenza e del genere delle
persone con cui si parla)
Diamesia: varietà dei mezzi comunicativi (mésos: mezzo) greco
Es: orale, scritto, disegno (ci sono diversi modi in cui possiamo esprimere un concetto in
linguistica: se vogliamo usare le parole a voce, se intendiamo scrivere o disegnare)
Diafasia: varietà del registro comunicativo (phásis: voce) greco
Es: whatsapp, tesi di laurea, gergo (a seconda del contesto nel quale in interloquisce, cambia
anche il registro comunicativo: una tesi di laurea non sarà mai scritta come un messaggio o
come quando si parla in gergo in famiglia)
Livelli stilistici in lingua italiana
● Italiano standard: lingua formale, scritta.
È la lingua ideale, ufficiale; nata dopo l’unità d’Italia; è una lingua artificiale ed ha
una sua dizione.
● Italiano regionale (A): formale, orale.
È l’italiano standard d’uso: parlato nelle varie regioni, caratterizzato dalla diversità
degli accenti dei parlanti di lingua italiana.
● Italiano regionale (B): informale, orale/scritto.
È l’italianizzazione del dialetto; nato in seguito all’unità d’Italia.
● Dialetto: informale, orale.
È la lingua esclusiva del posto, della regione. È nato nell’Italia preunitaria.
➔ Es: napoletano
Approfondimento sulle linguistiche applicate
● Sociolinguistica: studia la variazione della lingua in base al contesto sociale.
● Psicolinguistica: studia i processi mentali legati all’uso della lingua.
● Etnolinguistica: studia la relazione tra la cultura di un popolo e la lingua.
● Geolinguistica: studia la distribuzione geografica delle lingue e delle loro
caratteristiche nel mondo.
● Neurologuistica: studia le parti del cervello e la loro funzione in ambito linguistico e
comunicativo.
● Biolinguistica: studia i modi di apprendimento dei sistemi comunicativi in natura, sia
degli uomini che tra gli animali.
● Glottologia (linguistica storica): studia l’evoluzione della lingua nel tempo.