Sei sulla pagina 1di 16

FONETICA E FONOLOGIA.

(Pietro Maturi. I suoni delle lingue. I suoni dell’Italiano. Introduzione alla fonetica.)

A/A 2019-2020. Corso Linguistica Generale.


Prof. Nicoletta Puddu


INTRODUZIONE
1_ Linguistica e Scienze Foniche.
Le Lingue umane sono complessi sistemi di segni dotati di SIGNIFICANTE e
SIGNIFICATO , cioè di una manifestazione segnica come le parole scritte o pronunciate e
di una rappresentazione mentale di tale segno.
La parola parlata è composta di unità foniche, cioè di suoni prodotti dalla voce
umana, queste unità non sono considerate segni poiché sono prive di significato.
Es.: nel segno grafico e sonoro P-A-N-E (pane) i singoli fonemi non sono portatori di
alcun significato
FONEMI: Oggetto di studio delle Scienze Foniche, sono le unità minime in cui
possiamo scomporre le parole, considerate nella loro forma orale.
Con questo piccolo numero di unità possiamo creare migliaia di parole reali o
virtuali.

2_ Fonetica e Fonologia.
I fonemi sono una seria di elementi costitutive che tendono a ripresentarsi in
combinazioni sempre diverse per formare tute le parole di una lingua.
Per quanto concerne l’italiano abbiamo una forma scritta e una orale.
FORMA SCRITTA: tutte le parole sono formate da una combinazione di 21/26
lettere alfabetiche.
FORMA ORALE: tutte le parole vengono articolate con poche decine di suoni.
Il conteggio dei suoni all’interno di una parola è diverso in base alla disciplina di
riferimento.

FONETICA: in fonetica due suoni oggettivamente diversi sono, e vanno contati,


come due suoni/foni distinti. (manco: n velare; mando: n dentale).
FONOLOGIA: per la fonologia se due suoni, pur oggettivamente diversi, non
possono essere usati per distinguere due parole diverse allora si considerano varianti di
uno stesso fono. (mando pronunciata con n velare o dentale non muta di significato).

1
In fonetica parliamo di FONI cioè unità minime ricavate in base al principio della
diversità: mentre in fonologia parliamo di FONEMI cioè di unità foniche individuate in
base la principio della distintività.

Articolazione Interna della Fonetica.


La fonetica si occupa della descrizione dei suoni delle lingue in modo OGGETTIVO,
attraverso i foni (fenomeni acustici) prodotti dal nostro apparato fonatorio, ce si
trasmettono per mezzo di onde sonore attraverso l’aria e che vengono ricevuti
dall’apparato uditivo e dal cervello di un ascoltatore.
Esistono 3 diverse branche della fonetica:
• FONETICA ARTICOLATORIA: che studia la fase di produzione dei foni;
studia i movimenti degli organi dell’apparato fonatorio e le posizioni che questi
assumono per ottenere i vari foni.
• FONETICA ACUSTICA: che studia la trasmissione dei foni per mezzo dell’aria e
la composizione delle onde sonore.
• FONETICA UDITIVA/PERCETTIVA: che studia la ricezione dei foni ovvero
studia la reazione dell’apparato acustico ai foni e le aree di decodifica cerebrali
preposte.

3_ La Trascrizione Fonetica.

Oralità e scrittura.
Le lingue sono sistemi primariamente orali perché:
• nella vita delle lingue la forma parlata si è sviluppata per prima e in maniera
naturale, mentre la della scrittura richiede un processo di alfabetizzazione;
• ogni individuo apprende sempre la lingua nativa prima nella forma orale.
• alcune varietà linguistiche (dialetti) solitamente non raggiungono una forma
scritta.

Trascrizioni descrittive e prescrittive.


Lo studio della fonetica ha come oggetto l’oralità ma per poter trasmettere le sue
conoscenze scientifiche usa la forma scritta, poiché necessita di un sistema coerente e
scientifico per trascrivere i vari foni.
Con la TRASCRIZIONE FONETICA si rappresentano graficamente i suoni dei
singoli foni/ sillabe/ parole/ frasi… attraverso l’uso di un particolare sistema di simboli:
gli ALFABETI FONETICI che ci permettono di rappresentare le differenze di suono.

2
La trascrizione fonetica si esegue entro parentesi quadre [], mentre la trascrizione
fonologica entro barre oblique //.
Ogni trascrizione fonetica può partire da diversi punti:
• Da Una Forma Fonica Reale: cioè da una specifica sequenza di suoni prodotta
oralmente da un individuo in un dato momento. Queste sequenze sono dette repliche/
token. In questo caso parleremo di TRASCRIZIONE DESCRITTIVA attraverso un
attento ascolto della sequenza fonica e con un’accurata rappresentazione, al fine di
documentare comportamenti e usi fonici.
• Da Una Forma Fonica Ideale: cioè da una sequenza di suoni tipica di una varietà
linguistica indipendentemente dalle sue realizzazioni concrete. Tali sequenze prendono
il nome di type/tipo. In questo caso parleremo di TRASCRIZIONE PRESCRITTIVA/
NORMATIVA che si usa per precisare una norma fonetica, cioè che una determinata
pronuncia fonetica si ritiene valida e corretta

Le trascrizione fonetiche possono essere usate per rappresentare suoni di varietà


linguistiche prive di forma scritta, o per avere una resa grafica senza ambiguità in caso di
lingue che dispongono di forma scritta.

Ortografia e Fonetica.
L’ortografia nacque con lo scopo di trasferire sulla carta i suoni del parlato,
attraverso il principio della CORRISPONDENZA BIUNIVOCA tra suoni e lettere
dell’alfabeto, per cui a ogni suono corrisponde un carattere grafico; ma oggi questa
biunivocità non è più vera perché a una rappresentazione grafica ortografica possono
corrispondere diversi suoni.
L’alfabeto è nato e si è sviluppato, per le varie lingue europee, da quello latino. ma
poiché in certe varietà linguistiche esistevano suoni non rappresentati da quell’alfabeto si
sono resi necessari adattamenti grafici con l’introduzione di nuovi segni ad hoc (gruppi di
due o più lettere per indicare un solo suono…).
Altro problema legato all’ortografia sta nella sua immobilità mentre la lingua parlata
muta e si evolve.

Trascrizioni Larghe e Strette.


Le trascrizioni fonetiche si distinguono per il grado di accuratezza in
TRASCRIZIONI LARGHE e TRASCRIZIONI STRETTE.
La prima indica una trascrizione più rapida e approssimativa, mentre l’altra indica
una trascrizione più accurata e precisa.

3
L’Alfabeto Internazionale IPA.
Gli studiosi linguistici hanno nel tempo avuto la necessità di un sistema di
trascrizione fonetica che rappresentasse tutte le lingue raccolte; dapprima si utilizzarono
sistemi diversi per le diverse lingue, poi nel 1886 l’Association Phonetique des
Professeurs d’Anglais creò l’API o IPA(International Phonetic Alphabet).
L’IPA è un sistema di trascrizione in continua evoluzione ed è composto da simboli
ripresi dall’alfabeto latino, greco, inglese e da simboli creati ad HOC.
Per le trascrizioni in videoscrittura si usa invece l’alfabeto SAMPA (Speech
Assessment Methods Phonetic Alphabet).

CAP.1 I SUONI DELLE LINGUE


1. Lettere e foni.
La forma fonica di una parola precede la forma scritta sia sul piano storico che
individuale; con forma fonica s’intende un insieme di elementi sonori detti FONI.

2. Meccanismi Della Fonazione.


La fonetica si occupa di studiare la configurazione anatomica degli organi coinvolti
nella fonazione, tale configurazione prende il nome di meccanismo della fonazione.

Anatomia dell’Apparato Fonatorio.


L’apparato fonatorio è formato da un insieme di organi del corpo umano che
partecipano alla produzione dei suoni delle lingue.
Gli organi coinvolti appartengono all’apparato respiratorio e a quello digerente, che
con il tempo hanno subito un processo evolutivo delle loro funzioni primarie( funzione
vitale).
L’apparato respiratorio partecipa alla fonazione con:
• POLMONI E DIAFRAMMA (MATRICE): che mettono in movimento l’aria e la
spingono verso l’esterno;
• BRONCHI E TRACHEA: che incanalano il flusso di aria egressiva (aria
espiratoria) verso la laringe;
• LARINGE: l’aria qui incontra le PLICHE VOCALI poste all’interno della
GLOTTIDE; è qui che si produce la voce.
• FARINGE: è un organo che appartiene all’apparato respiratorio e a quello
digerente; qui l’aria che ha attraversato la glottide prosegue all’esterno attraversando la
cavità orale;

4
• CAVITÀ NASALI: permettono al flusso d’aria egressivo di uscire attraverso il
naso o la bocca.

L’apparato digerente partecipa alla fonazione con:


• FARINGE: che come già detto appartiene anche all’apparato respiratorio;
• PALATO MOLLE/VELO PALATINO: che è la parte posteriore del palato priva
di struttura ossea che sta inerte o si sposta all’indietro per occludere tratto faringeo o le
cavità nasali;
• UGOLA: è una propaggine del palato molle sospesa al centro e nella parte
posteriore della cavità orale;
• LINGUA: occupa la parte centrale della cavità orale ed è composta da una radice
fissata in basso ai muscoli del collo, un dorso e un’apice mobili che assumo varie
posizioni e forme durante l’articolazione fonetica:
• PALATO DURO: parte che sovrasta il cavo orale, con una struttura ossea a
forma di cupola;
• ALVEOLI DENTALI: parte posteriore delle gengive che fa da transizione tra il
palato e le gengive;
• DENTI: di questi solo gli incisivi inferiori e superiori contribuiscono alla
produzione fonetica;
• LABBRA: sono la parte più esterna dell’apparato digerente e assumono diverse
posizioni nelle fasi di articolazione dei vari foni.

Gli organi che partecipano alla fonazione si distinguono poi in ARTICOLATORI


FISSI e ARTICOLATORI MOBILI: quelli mobili sono la lingua, le labbra, la laringe con
le pliche vocali e il velo palatale.

La Voce.
La laringe e la lingua sono tra i più importanti tra gli organi articolatori.
Ricordiamo che nella laringe il ruolo fonatorio lo svolge la glottide, al cui interno ci
sono le PLICHE VOCALI (comunemente dette CORDE VOCALI).
La laringe ha forma tubolare e fa passare per l’aria dalla trachea alla faringe; la
GLOTTIDE si trova nella zona centrale della laringe ed è circondata da cartilagini e
ricoperta di mucose; ai lati della glottide troviamo due pieghe che sono appunto le
PLICHE VOCALI, unite alla base della laringe attraverso le CARTILAGINI
ARITENOIDI.

5
Lo spazio tra le due pliche vocali prende il nome di RIMA VOCALE, o RIMA
GLOTTIDALE, e può essere aperto o chiuso perché le pliche vocali si aprono e si
chiudono in sequenze rapidissime producendo delle vibrazioni, che corrispondono a ciò
che chiamiamo VOCE/SONORITÀ.
Se nell’articolazione fonatoria c’è vibrazione produciamo vocali o consonanti sonore,
mentre in assenza di vibrazione produciamo consonanti sorde.

Modi e Luoghi di Articolazione.


Abbiamo detto che il meccanismo vocale si ha con l’attivazione della vibrazione
glottidale: interrompendo momentaneamente e ripetutamente il passaggio del flusso
espiratorio si produce la voce.
Se l’aria invece passa dai polmoni all’esterno senza incontrare alcun ostacolo non si
produce alcun suono, ma normale respirazione.
Ma quando l’aria arriva alla glottide e da qui in poi incontra degli ostacoli siamo in
presenza di diverse articolazioni sonore, per cui parleremo di luogo o modo di
articolazione e vibrazione o assenza di vibrazione sonora.
• MODO DI ARTICOLAZIONE: cioè come si realizza l’ostacolo al flusso d’aria;
• LUOGO DI ARTICOLAZIONE: cioè dove l’aria incontra l’ostacolo.
Questi 2 elementi sono necessari per distinguere e classificare i suoni delle lingue.

Modi di Articolazione.
Gli organi mobili dell’apparato fonatorio (lingua, labbra, velo palatale e laringe)
quando sono nella loro posizione di riposo non interrompono il flusso d’aria egressivo; le
interferenze all’aria espiratoria avvengono quando uno di questi organi si sposta verso un
altro organo fonatorio causando quelli che chiamiamo MODI DI ARTICOLAZIONE che
producono suoni/foni:
• OCCLUSIVI: foni prodotti con una momentanea e breve occlusione del canale
fonatorio che viene poi forzato dal passaggio dell’aria producendo un suono esplosivo.
Abbiamo quindi due fasi: occlusione ed esplosione (T/P/B/D).
• FRICATIVI: c’è un avvicinamento degli organi fonatori senza che questo causi
un’occlusione del canale; qui l’aria riesce da una stretta fessura causando un suono di
frizione (S/Z);
• AFFRICATI: sono suoni causati da due organi che occludono il canale ma al
passaggio del flusso d’aria espiratorio si aprono meno violentemente, questo modo
articolazione produce una sequenza di occlusione e frizione. Questi foni si
trascrivono foneticamente con il doppio segno (occlusivo + fricativo).

6
• NASALI: sono foni prodotti con un’occlusione orale e il palato velare che resta
abbassato per far passare aria dalle cavità nasali. Questi sono foni deboli. (N/M)
• LATERALI: qui c’è occlusione completa la l’aria riesce a passare dai due lati
della cavità orale. (L)
• APPROSSIMANTI: c’è un’occlusione simile a quella che si ha per i suoni
fricativi ma qui lo spazio da cui fuoriesce l’aria è più ampio, per cui non c’è vera e
propria frizione; questi suoni sono detti semivocali o semiconsonanti.
• VIBRANTI: c’è una brevissima occlusione completa del canale seguita da una
breve e debole esplosione e daccapo in una sequenza rapidissima che produce foni
vibrati, che possono essere mono o polivibranti (R).

Luoghi di Articolazione.
I vari modi di articolazione possono avvenire in diversi tratti dell’apparato fonatorio
così possiamo individuare vari LUOGHI DI ARTICOLAZIONE.
• LABIALI/BILABIALI: sono foni che si articolano attraverso il contatto o
l’avvicinamento delle labbra. I foni più diffuso sono gli occlusivi e i nasali (P/B/M).
• LABIODENTALI: qui il labbro inferiore si avvicina agli incisivi superiori,
producendo foni fricativi labiodentali (V) e nasali labiodentali.
• DENTALI/ALVEOLARI: i foni sono prodotti con l’apice della lingua che si
avvicina o tocca gli alveoli dentali o la parte interna degli incisivi superiori. Nel primo
caso parliamo di foni apico-alveolari, nel secondo di apico-dentali. Questi suoni sono
fricativi (D/TH inglese)
• POST-ALVEOLARI/PRE-PALATALI: il flusso d’aria s’interrompe per
l’accostarsi della lingua alla parte del palato dietro gli alveoli. Sono foni fricativi e
affricati (GG).
• RETROFLESSI: l’apice della lingua si innalza e viene portata all’indietro così che
la parte della lingua successiva all’apice sfiori parte anteriore del palato. Sono foni
tipici di variazioni linguistiche come il dialetto siciliano.
• PALATALI: il dorso della lingua si arcua verso il palato duro; sono foni nasali e
laterali (GN); si chiama articolazione DORSO-PALATALE.
• VELARI: l’articolazione DORSO-VELARE si ha con il dorso della lingua che si
avvicina al velo palatale; sono foni occlusivi, fricativi, nasali. (C)
• UVULARI: il dorso della lingua va verso l’ugola (r francese di Paris); parliamo di
articolazione DORSO-UVULARE.

7
• FARINGALI: la parte posteriore del dorso della lingua si avvicina alla parete
posteriore della faringe; con questa articolazione si producono foni tipici della lingua
araba.
• LARINGALI/GLOTTIDALI: l’articolazione avviene nel tratto laringeo con le
pliche vocali che non si chiudono del tutto e lasciano passare l’aria producendo un
suono di frizione. Sono fricative sorde e sonore (H inglese di home).

Durata dei Foni.


I foni sono prodotti da una successione di movimenti e fasi articolatorie in una
successione di altri foni.
Ogni fono ha un inizio, una durata e una fine; la durata è il tempo che passa dal
momento in cui gli organi si spostano per creare l’articolazione e il momento in cui
l’abbandonano per crearne uno nuovo.
La durata varia:
• in funzione della velocità dell’eloquio, per cui maggiore sarà la velocità
dell’eloquio minore sarà la durata del fono;
• in base alle caratteristiche del fono, così le vocali hanno durata maggiore delle
consonanti.
Nella trascrizione fonetica l’allungamento di un fono si trascrive con doppia
consonante o ː per le vocali.

3. CLASSIFICAZIONE DEI FONI.

Vocali e Consonanti.
La produzione fonetica può avvenire in presenza o assenza di vibrazione (vocali/
consonanti sonore o sorde) e in presenza o assenza di ostacolo post-laringeo: assenza
ostacoli=vocali che sono prodotte da vibrazione; ostacolo post laringeo= consonanti che
producono un rumore in quel tratto.
Le consonanti possono essere sorde quando non c’è vibrazione glottidale, o sonore
quando c’è vibrazione glottidale in contemporanea.
Quando sono assenti vibrazione e ostacoli abbiamo semplice espirazione silenziosa.

Foni Vocalici.
Abbiamo detto che i foni vocalici si producono in assenza di ostacoli superiori e
presenza di vibrazione laringea, ciononostante esistono configurazioni articolatorie che
coinvolgono labbra, lingua e velo del palato tipiche delle articolazioni vocaliche.

8
La Lingua.
Il dorso e la punta della lingua si muovono all’interno del cavo orale con grande
libertà; tali movimenti danno vita a diverse configurazioni del cavo orale che producono i
foni vocalici.
La lingua fa dei movimenti verso l’alto e il basso (in verticale), e avanti e indietro( in
orizzontale).
Con i movimenti verticali avremo vocali:
• Basse/Aperte;
• Medio Basse/Semi Aperte;
• Medio Alte/Semi Chiuse;
• Alte/Chiuse.
Con i movimenti orizzontali produrremo vocali:
• Anteriori
• Centrali
• Posteriori
La combinazione di movimenti orizzontali e verticali da vita a 12 posizioni che sono
alla base di uno schema vocalico chiamato TRAPEZIO VOCALICO.

Le vocali anteriori producono suoni palatali; quelle posteriori foni velari e le vocali
centrali foni pre-velari.
Le 8 vocali laterali sono dette vocali cardinali, perché sono le articolazioni vocaliche
più diffuse nelle lingue europee.

Labbra.
Le vocali cardinali anteriori (a/, /ɛ/, /e/, /i/) sono non labializzate/Aprocheile/
distese;

9
le vocali cardinali posteriori (/u/, /o/, /ɔ) sono vocali labializzate/Procheile/
arrotondate.
Ma possiamo anche pronunciare vocali anteriori arrotondate e vocali posteriori
distese.
Ci sono poi le vocali secondarie che sono tipiche delle lingue europee come il
francese, l’inglese e il tedesco. (y/ ø/ œ/ ʊ/ ʌ/ æ).
La ə è la vocale centrale per eccellenza, lo schwa ebraico.

Velo Palatale.
Durante la fonazione il velo palatale è solitamente in posizione arretrata per non fare
entrare l’aria nelle cavità nasali e far uscire l’aria dal cavo orale.
In alcune varietà linguistiche, come nel francese, ci sono delle vocali nasali che
vengono indicate con il segno diacritico della tilde (~).

I Dittonghi.
I dittonghi sono foni costituiti da due foni vocalici consecutivi all’interno della
stessa sillaba (au/uo/ ai/ ie).

Segni Diacritici Per le Vocali.


I segni diacritici servono per precisazioni di pronuncia/luogo di articolazione.

Foni Consonantici.
L’articolazione consonantica si classifica in base tre parametri:
• Modo di articolazione: descrive come gli organi si muovono per ostacolare il
passaggio dell'aria determina la differenza tra vocali e consonanti.
• Luogo di articolazione: descrive in quale tratto tra la glottide e le labbra si ha
l'ostacolo al passaggio del flusso d’aria.
• Assenza/ presenza di sonorità: riguarda la presenza o meno di vibrazione
laringea; si permette di individuare consonanti sorde o sonore.

Modi di articolazione luoghi di articolazione li abbiamo elencati in precedenza, qui


vedremo quali consonanti articolano, secondo la tabella IPA.

• CONSONANTI OCCLUSIVE: sono consonanti momentanee e si articolano in:


1. Occlusive bilabiali: consonante sorda [p], consonante sonora [b];
2. Occlusive alveolari: consonante sorda [t], consonante sonora [d];

10
3. Occlusive retroflesse: consonante sorda [ʈ], consonante sonora [ɖ]; si trova in
variazioni linguistiche dialettali come il siciliano;
4. Occlusive palatali: consonante sorda [c], consonante sonora [ɟ];
5. Occlusive velari: consonante sorda [k], consonante sonora [g];
6. Occlusive uvulari: consonante sorda [q], consonante sonora [G]; si incontrano
sporadicamente come le consonanti retroflesse e palatali;
7. Occlusive glottidali: un'unica consonante sorda [ʔ] detta colpo di glottide che
troviamo in varietà linguistiche come il tedesco e l’arabo.

• CONSONANTI FRICATIVE: sono le più numerose e sono consonanti continue.


1. Fricative bilabiali: consonante sorda [c], consonante sonora [β];
2. Fricative labiodentali: consonante sorda [f], consonante sonora [v];
3. Fricative dentali: consonante sorda [θ], consonante sonora [ð]; è il th inglese
nelle due varianti;
4. Fricative alveolari: consonante sorda[ s]; consonante sonora [z];
5. Fricative pre-palatali: consonante sorda [ʃ], consonante sonora [ʒ];
6. Fricative palatali: consonante sorda [ç], consonante sonora [ʝ];
7. Fricative velari: consonante sorda [x], consonante sonora [ɤ];
8. Fricative uvulari: consonante sorda [χ], consonante sonora [ʁ];
9. Fricative faringali: consonante sorda [ħ], consonante sonora [ʕ];
10. Fricative glottidali: consonante sorda [h], consonante sonora [ɦ]

• CONSONANTI AFFRICATE: vengono indicate con il doppio simbolo


dell’occlusiva e della fricativa.
1. Affricate Labiodentali: consonante sorda [pf];
2. Affricate Alveolari: consonante sorda [ts], consonante sonora [dz]
3. Affricate Pre-palatali: consonante sorda [tʃ], consonante sonora [dʒ].

• CONSONANTI NASALI: nella tabella IPA sono segnalate solo le consonanti


nasali sonore.
1. Nasali Bilabiali: consonante sonora [m];
2. Nasali Labiodentali: consonante sonora [ɱ];
3. Nasali Alveolari: consonante sonora [n̪ ];
4. Nasali Palatali: consonante sonora [n];
5. Nasali Velari: consonante sonora [ŋ]
6. Nasali Retroflesse: consonante sonora [ɳ]

11
7. Nasali uvulari: consonante sonora [ɴ].

• CONSONANTI LATERALI: sono solo sonore con la sola eccezione della laterale
alveolare.
1. Laterali Alveolari: consonante sorda [ɬ], consonante sonora [ɮ];
2. Laterali Palatali: consonante sonora [ʎ[;
3. Laterali Velari: consonante sonora [ʟ].

• CONSONANTI VIBRANTI: sono consonanti sonore e possono essere


monovibranti o polivibranti.
1. Vibranti Alveolari: consonante sorda [r], consonante sonora [ɾ] monovibrante.
2. Vibranti Retroflesse: consonante sonora [ɽ];
3. Vibranti Uvulari: consonante sonora [ʀ] (erre francese).

• CONSONANTI APPROSSIMANTI: sono consonanti sonore.


1. Approssimanti Labiodentali: consonante sonora [ʋ];
2. Approssimanti Alveolari: consonante sonora [ɹ]:
3. Approssimanti Palatali: consonante sonora [j];
4. Approssimanti Velari: consonante sonora [ɰ].

Segni Diacritici Per Le Consonanti.


Sono segni che servono per indicare una modifica nell’articolazione standard di una
consonante. Tra i più usati ci sono.
[°] si pone sotto il simbolo fonetico per indicare desonorizzazione;
[ ̬] si pone per indicare una sonorizzazione di consonanti sorde;
[ʰ] indica la presenza di una leggera aspirazione.

4. OLTRE IL SEGMENTO
Aspetti di fonetica intersegmentale.
L’analisi dei foni è l’analisi dei segmenti minimi parlati.
L’analisi del contatto tra i foni all’interno della sequenza parlata è chiamata
FONETICA INTERSEGMENTALE, mentre l’analisi degli aspetti fonici di unità più
ampie dei foni prende il nome di Fonetica Soprasegmentale.

12
La COARTICOLAZIONE.
I foni, all’interno della catena parlata sono condizionati dai foni che li precedono e
che li succedono.
Tale fenomeno di condizionamento prende il nome di COARTICOLAZIONE.
La coarticolazione indica quel fenomeno per cui i movimenti articolatori cambiano
in relazione ai foni precedenti e successivi.
La coarticolazione può produrre così due effetti:
• ASSIMILAZIONE DI SONORITÀ: che può essere PREGRESSIVA quando
riguarda l’assimilazione articolatoria dal fono precedente al successivo, o
REGRESSIVA quando si ha assimilazione dal fono successivo al precedente.
• RADDOPPIAMENTO SINTATTICO: che è un fenomeno tipico dell’italiano
standard e di alcune varianti regionali del centro-sud (raddoppiamento consonante
iniziale: a casa= [a kkasa]).

Il Tempo
La sequenza del parlato è inoltre condizionata dalla velocità di eloquio (che si
misura in foni al secondo).
In fonetica la velocità di eloquio si distingue con la terminologia musicale allegro e
lento.
ALLEGRO: sequenza parlata veloce dove il fenomeno della coarticolazione è molto
netto; il parlato in questo caso è IPOARTICOLATO e presenta una maggiore
semplificazione dei nessi vocalici e consonantici, e un indebolimento di foni e sillabe.
LENTO: Sequenza parlata lenta dove l’articolazione è minima e il parlato è
IPERARTICOLATO, come accade nella lettura ad alta voce, nella dettatura…

La Fonotassi.
Tutti i foni sono inseriti in sequenze di varia lunghezza che vanno a formare unità
più complesse dotate di significato (morfemi, sillabe, parole…).
Questo principio combinatorio però è limitato da regole e princìpi precisi e prende il
nome di Fonotassi.
Noi tutti siamo dotati di un’inconsapevole sensibilità fonotattica che ci permette di
riconoscere una serie di foni come possibili parole appartenenti alla propria lingua
(impergerio, amavido…) anche se prive di significato/inventate e altre invece come
assolutamente estranee e impossibili(sfnt, brgs…).
Questo accade perché ogni lingua ha delle REGOLE di RESTRIZIONE che fissano
il numero massimo di consonanti all’inizio di una parola e il numero massimo di vocali

13
consecutive, o che stabiliscono che una determinata categoria di foni non può precedere o
succedere a un’altra categoria di foni (es.:in italiano una fricativa alveolare non può
precedere un’affricata alveolare= szr)

Fonetica Soprasegmentale.
La fonetica soprasegmentale studia i fenomeni della lingua posti al di sopra del
segmento/foni.
Parte fondamentale di questo studio è la sillaba; nella catena parlata si produce
un’alternanza tra movimenti di apertura e chiusura del canale fonatorio (apertura: vocali;
chiusura: consonanti).
Tra le vocali alcune saranno più aperte di altre ( basse, medio basse…) e tra le
consonanti alcune saranno più chiuse di altre (occlusive, fricative…): esiste quindi una
scala di apertura detta SCALA DI SONORITÀ INTRINSECA.

Aperte Vocali Basse


Vocali Medio-Basse
Vocali Medio-Alte
Vocali Alte
Approssimanti
Vibranti
Laterali
Nasali
Fricative
Chiuse Occlusive

Da questa classifica si capisce come ogni parola sia data da un’alternanza di foni
aperti e chiusi.

[k o p e r t o]
voc voc voc

vibr

occl occl occl

14
Questo andamento altalenante corrisponde alla STRUTTURA SILLABICA della
parola.
In fonetica la sillaba è l’unità intermedia tra il fono e la parola.

[k o - p e r - t o]
Ogni sillaba inizia con un minimo di apertura e finisce al minimo successivo; ogni
sillaba ha un picco massimo di apertura in corrispondenza della vocale.
Il picco vocalico della sillaba prende il nome di NUCLEO SILLABICO, ciò che lo
precede si chiama TESTA sillabica e ciò che viene dopo CODA sillabica.
NUCLEO + CODA = RIMA SILLABICA

Le sillabe si classificano in sillabe aperte e sillabe chiuse.


Le SILLABE APERTE sono senza coda, cioè terminano per vocale;
le SILLABE CHIUSE sono provviste di coda, cioè terminano per consonante.

Accento Di Parola.
L’accento di parola indica la preminenza di una sillaba sulle altre; in una parola
plurisillabica c’è sempre una SILLABA TONICA, cioè prodotta con maggior evidenza
delle altre che sono SILLABE ATONE.
In IPA l’accento va messo prima della sillaba tonica [|].
La produzione della tonicità può essere distinta secondo tre parametri:
• INTENSITÀ: è la forza articolatoria, il maggior volume sonoro con cui si
producono le sillabe;
• ALTEZZA: acutezza o gravità della voce; è caratteristico degli accenti musicali;
• DURATA: è la lunghezza vocalica del nucleo sillabico, di norma l’accento va
sulla vocale più lunga.
Gli accenti si dividono in:
• ACCENTI MOBILI: come quello italiano; l’accento si può spostare e mettere su
ogni sillaba;
• ACCENTI FISSI: come quello francese che va sempre sull’ultima sillaba.

In parole di quattro o più sillabe abbiamo oltre la sillaba tonica, altri accenti detti
accenti secondari e queste sillabe prendono il nome di sillabe semitoniche; in IPA si
segnala con un il trattino verticale in basso a sinistra della sillaba semitonica.

15
Intonazione.
L’intonazione di frase è data dall’intensità, dall’altezza e dalla durata e ha una
funzione pragmatica.
L’intonazione ci permette di chiarire se stiamo articolando un’affermativa,
un’interrogativa, un’esclamativa, etc…

16

Potrebbero piacerti anche