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Glottologia - Bologna

01.10.2012

Il termine glottologia un calco della parola tedesca Sprachwissenschaft, ossia scienza del linguaggio. L'approccio allo studio linguistico essenzialmente di due tipi: Sincronico = identifica la lingua come processo naturale Diacronico = premette un'evoluzione e un'analisi storiche del linguaggio (storico = empirico) Operando una sintesi tra queste due linee teoriche, potremmo dire che le lingue sono organizzazioni arbitrarie dell'esperienza naturale del linguaggio. Solitamente, tra due diverse lingue non vi una corrispondenza biunivoca a livello lessicale, cos come non automatico che le categorie grammaticali (modo e tempo verbale, persona, numero ecc.) si presentino identiche.

Fonetica/ Fonologia

La fonetica quella branca della linguistica che studia la sostanza dell'aspetto semantico costituito dal suono di una parola; la fonologia invece indica la forma, e dunque l'organizzazione, delle articolazioni linguistico - lessicali. I sistemi fonologici delle lingue sono diversi tra loro. Prendiamo come esempio la parola testa: ha un proprio particolare significato, ma si possono operare delle sostituzioni cambiando le lettere che la costituiscono --> T E S T A / T A S T A / R E S T A --> le lettere determinano il significato della parola, si dice perci che hanno funzione distintiva.

Fonema = in un sistema fonologico, un elemento che ha funzione distintiva: per questo che tra le varie lingue non c' spesso corrispondenza fonetica, perch alla base non c' corrispondenza fonologica.

Linguaggio verbale

Due sono le sue caratteristiche principali:

Riflessivit = De Mauro denota questa propriet come la principale in un linguaggio che si definisca verbale: per spiegare un oggetto linguistico, la lingua usa se stessa. Questo fenomeno prende il nome di metalinguaggio, e in sintesi si parla di metalinguisticit riflessiva. Il metalinguaggio non solo di tipo scientifico, ne esiste anche uno comunemente usato. Logonimo = termine con cui, nella lingua comune, si indicano aspetti propri dello studio linguistico (o metalinguistico): es. dire, parlare, ma anche sentire, comprendere (l'atto linguistico infatti di per s un procedimento comunicativo, al locutore si accosta implicitamente l'interlocutore). Lo studio interlinguistico dei logonimi ha portato ad identificare espressioni metaforiche per indicare l'atto linguistico (es. parlare fuori dai denti). Articolazione linguistica = nel metalinguaggio scientifico, anch'essa una caratteristica del linguaggio verbale. Ad esempio, la voce verbale prendo gi una combinazione articolata della radice prend- e della desinenza -o. Si segue un criterio di economia, che di fatto gerarchico, in quanto la radice mi d il significato lessicale, la desinenza quello grammaticale. Le lingue organizzate in struttura articolata hanno di solito una doppia articolazione: la prima risiede nel livello di analisi degli elementi dotati di significato, la seconda di quelli che ne sono privi. Il primo a teorizzare la doppia articolazione del linguaggio fu A. Martinet, francese dell'epoca del funzionalismo (seconda met del XX secolo).

Tipologia linguistica / Linguistica storico-comparativa

La tipologia linguistica si pone come scopo quello di trovare gli universali linguistici, forme semantiche o morfologiche comuni alle varie lingue, oppure quello di classificarne la diversit (in questo caso serve un criterio di classificazione - es. morfologico - e si dividono le lingue in tipi).

Il metodo storico-comparativo invece individua gli aspetti comuni tra le lingue, quali si sono manifestati ad una analisi storica (che tiene conto in quanto tale dell'evoluzione naturale del linguaggio). Questo metodo si molto diffuso nell'ambito dell' indoeuropeistica.

Es. dal punto di vista tipologico, l' inglese moderno molto diverso da quello antico, ma nell' ottica storico-comparativa (che ha come fondamento la fonetica) si pu affermare per esempio che l'inglese una lingua germanica.

02.10.2012

Le caratteristiche del segno linguistico La linguistica nasce all'inizio del XIX secolo: la riflessione metalinguistica occidentale ha le sue radici nella Grecia antica. Lepschy scrive un volume di storia linguistica orientale, in cui si percepisce come netta la diversit di orientamento al livello del rapporto significante/significato. Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, Ferdinand de Saussure, uno svizzero di Ginevra, tiene dei corsi di linguistica, i cui appunti vengono raccolti dai suoi studenti in un volume dal titolo Cours de linguistic general - 1916. Suo il merito di aver dato avvio alla cosiddetta filologia saussuriana. Forte impatto in ambiente accademico: in quel periodo era in voga la linguistica storica, priva per di una sezione di approfondimenti nel campo dell'indoeuropeistica. Un aspetto linguistico individuato da Saussure il segno linguistico, che ha una doppia valenza: Significante = espressione Significato = contenuto Tra queste due articolazioni del segno linguistico c' un legame convenzionale e arbitrario. Icona = l'espressione riproduce immediatamente il contenuto/ si parla di segno iconico Indice = il rapporto tra espressione e contenuto di contiguit/ segno indessicale Simbolo = il rapporto espressione - contenuto arbitrario/ segno simbolico L'arbitrariet indubbia, altrimenti non esisterebbero lingue diverse; pu non essere assoluta, ma relativa, e in certi casi limitata. L'opposto di arbitrario motivato. 3

Metafora = un segno iconico; esiste una metafora vera e propria, percepita e compresa dagli interlocutori, e una metafora morta, che risulta incomprensibile.

03.10.2012 La fonologia nasce dall'arbitrariet linguistica, e indica il modo in cui le diverse lingue utilizzano le potenzialit fonatorie. Uno studio fonologico che si proponga come generale necessariamente contrastivo. Fono (o suono) = unit di analisi della fonetica Fonema = unit di analisi della fonologia Il sistema di scrittura alfabetico, in cui i fonemi sono delle lettere, port i primi linguisti tedeschi (verso la met del XIX secolo) a utilizzare indifferentemente i termini Laut (suono) e Buchstabe (lettera); ma il collegamento non cos automatico. Ad esempio, si consideri la lettera C in italiano: CASA / CENA > due lettere, un unico suono (questo vale anche per la lettera G, o per il digramma TH inglese). E ancora, in latino, il segno V indica di volta in volta il suono |v| e |u|. La scrittura alfabetica non certo l'unica esistente. Ma che cos' la scrittura? Si potrebbe definire cos: Scrittura = rappresentazione grafica del processo linguistico. Con il passaggio dall'oralit alla scrittura, nasce anche la riflessione metalinguistica. Il segno linguistico anch'esso doppiamente articolato: ha un aspetto di espressione e uno di contenuto (in base al quale distinguiamo tra icone, indici, simboli). Per classificare le diverse modalit di scrittura, di norma si risale all'unit di analisi: Unit linguistica (o di analisi) = contenuto del segno grafico/ consonante, vocale, sillaba ecc. Elenco dei principali tipi di scrittura Scrittura alfabetica = la sua unit minima la lettera, quella massima invece la sillaba. Scrittura sillabica = le sue unit linguistiche prendono il nome di sillabogrammi: a un solo segno corrisponde una sillaba. Hanno scritture sillabiche il miceneo - lineare B - e il cipriota. Problemi di traslitterazione/ necessit di regole grafiche La scrittura sillabica presuppone un segno grafico solo per una sillaba; la vocale ha un proprio segno nel caso in cui costituisca una sillaba isolata.

Esempi A/STE > nella traslitterazione sillabica diventa A - Se - Te. Sul piano della fonetica generale, possibile sia A/STE che AS/TE (dipende dalle convenzioni e dalle regole che ogni lingua pone per quanto riguarda la corretta divisione in sillabe). ST = nesso (o gruppo) consonantico. PSI/CHE > Pi - Si - Che PA/STA > Pa - Sa - Ta (I, A = vocali quiescenti) AR/TE > A - Ra - Te (sillaba AR- > a = attacco / r = coda) Al contrario: A - To - Ro - Qo (in miceneo) diventa anthropos (in greco) Consonante N (nasale) > tautosillabica; appartiene alla stessa sillaba della vocale A Digramma consonantico TH (occlusiva aspirata) > eterosillabica Suono P in greco = esito del mutamento della labiovelare (per questo nella traslitterazione sillabica si trova -Qo) Anche la scrittura ha la sua evoluzione, come la lingua; ma le due cose non vanno di pari passo/ ne un esempio la rotacizzazione della sibilante in latino. Scrittura logografica = il suo segno il logogramma; il suo contenuto una parola in una determinata lingua > unit di prima articolazione/ es. nella frase ho 6 mele, 6 un logogramma. NB: dire ideogramma in luogo di logogramma non propriamente corretto: l'ideogramma sottolinea la natura iconica del segno logografico. Scrittura pittografica = a un determinato segno corrisponde un'idea (dunque pi parole); es. il simbolo del sole con i raggi pu significare sole, calore, estate ecc. Procedimento acrofonico = dal simbolo del sole, passando per la trascrizione fonetica, si avr So in una traslitterazione sillabica, S in una alfabetica. Materia fonica = segni prodotti dall'apparato fonatorio umano.

08.10.2012 Fonetica La scienza della fonetica articolata e suddivisa in due grandi rami:

Fonetica articolatoria = studia l'articolazione dei suoni da parte dell'apparato fonatorio umano (dal punto di vista fisico) Fonetica acustica = caratteristiche acustiche della fonazione (studio sulle onde sonore, la sequenza delle quali genera i foni). Il primo strumento per misurare le onde era lo spettrografo, che produceva gli spettrogrammi. importante tenere conto della relazione locutore - interlocutore, la quale non pu prescindere da una corretta ricezione acustica; spesso la percezione uditiva viene corretta e immediatamente alterata dalle modalit di articolazione fonologica dell'ascoltatore (es. il locutore dice bne, e l'interlocutore pu comprendere bne/ in questo caso la trascrizione porterebbe al medesimo risultato). [P] = con l'uso della parentesi quadra viene indicato il fono P (consonante occlusiva bilabiale sorda) <P> = se le parentesi sono uncinate, si considera un'unit grafica (lettera Pi)

Apparato fonatorio (vedi scheda) L'aria espiratoria viene espulsa dai polmoni, attraversa la trachea e arriva nella laringe; qui ci sono le corde vocali: se rimangono aperte non si hanno vibrazioni, e dunque i suoni emessi saranno sordi (es. [P] di pane); se invece si avvicinano e vibrano, si otterranno dei suoni sonori (es. [B] di bene). Consonanti / Vocali Le vocali sono sempre sonore; le consonanti invece si distinguono in sorde e sonore. Alcune consonanti (come la <S>) possono essere dell'uno o dell'altro tipo, altre invece (<N> , <R>, <L>) sono solo sonore, e vengono dette sonoranti, altre ancora sono sonore ma hanno la corrispondente sorda (<D> - <T>). La fondamentale differenza tra vocali e consonanti risiede nel fatto che - nella produzione del l'articolazione delle vocali - l'aria non viene bloccata in alcun modo. Alfabeto fonetico internazionale (IPA) = nasce dalla necessit di superare le difficolt che le diverse ortografie pongono: un sistema convenzionale che permette di trascrivere tutte le caratteristiche dei foni (NB. questo non l'unico alfabeto fonetico: ad esempio, negli studi di dialettologia esiste un'altra proposta di sistema codificato).

Anche l'alfabeto fonetico, come la lingua, deve seguire un principio di economia: per questo abbiamo dei simboli base, a cui si aggiungono dei segni diacritici che apportano alcune modifiche. Consonanti (vedi scheda) Tre variabili articolatorie: Modo di articolazione (colonna verticale) Luogo o punto di articolazione (colonna orizzontale) Vibrazione delle corde vocali (consonanti sonore/sorde) In base al movimento dei muscoli dell'apparato fonatorio, possiamo suddividere le consonanti secondo il luogo di articolazione: Glottide = glottidali (o laringali) Faringe = faringali Ugola = uvulari Velo pendulo (o palatino) = velari Palato = palatali Alveoli = alveolari Denti = dentali / interdentali Labbra = labiodentali / bilabiali

Un dittongo un digramma formato da due vocali appartenenti ad un'unica sillaba (es. BAITA dittongo discendente, perch l'intensit del suono sulla vocale <A> / UOMO - dittongo ascendente, secondo la vecchia classificazione; in realt, la <U> considerata una consonante approssimante).

09.10.2012 Vocoidi / Contoidi La lingua caratterizzata dalla variazione, per questo prende il nome di diasistema. Ognuno di noi parla una lingua diversa, anche a seconda delle circostanze, delle competenze e dei campi in cui il 7

linguaggio naturale si trova a svolgere la sua funzione. Con riferimento al metalinguaggio, necessario avere una competenza multipla: dunque, risulta importante accostare questi due termini specifici ai pi comuni vocali e consonanti (il primo a introdurli fu uno studioso americano, Pike, in un saggio del 1943). L'uso dei sostantivi vocoide e contoide si applica a uno studio di fonetica articolatoria, ma se queste strutture sono inserite in una categoria linguistica chiusa (vedi i saggi di Whorf) bene dire vocali e consonanti. (Riprende) Consonanti occlusive = l'aria espiratoria viene bloccata (occlusione) per un momento. Es. [P] = occlusiva secondo il modo di articolazione; gli organi fonatori in gioco entrano in contatto. C' un'occlusione, e l'aria espiratoria viene bloccata per un attimo. Poich in questo caso gli organi che entrano in contatto sono le due labbra, secondo il luogo di articolazione, definiamo il fono [P] una consonante bilabiale, sorda perch non sussiste vibrazione delle corde vocali. [T] di tetto = occlusiva dentale sorda (in italiano) / occlusiva alveolare sorda (in inglese) Consonanti fricative = gli organi in gioco nella fonazione si accostano senza bloccare del tutto il passaggio dell'aria > frizione. Es. [F] = fricativa per modo di articolazione: c' una frizione tra arcata dentale superiore e labbro inferiore; labiodentale per luogo di articolazione; sorda. [S] di sera = la punta della lingua (apice) si avvicina agli alveoli dei denti > fricativa alveolare sorda. Consonanti approssimanti = si differenziano dalle fricative per la distanza degli organi fonatori: nelle approssimanti, questi sono pi distanti. Pi la lingua in alto verso il palato, pi il suono chiuso. Es. se dico [I] pronuncio una vocale chiusa; se dico ieri, la distanza tra la lingua e il palato pi piccola rispetto a quella che ho pronunciando la vocale; se dico fille, pronuncio una consonante [L] fricativa palatale. [I], ieri e fille hanno tutte lo stesso luogo di articolazione (il palato) ma hanno diverso modo di articolazione: la consonante approssimante di ieri una via di mezzo tra una vocale e una consonante (si definisce ance semiconsonante). Iato = es. sciare / lo ottengo quando due vocali sono accostate ma appartengono a due sillabe diverse. Nella parola iato, divisa in due sillabe (ia-to) la sillaba ia ha una coda vocalica, e un attacco consonantico. Dittongo = se due vocali sono accostate in un'unica sillaba. Il picco di sonorit della sillaba (unit di seconda articolazione) quasi sempre una vocale. Es. mai - la [I] funge da coda della sillaba (NB una sillaba che ha una coda consonantica si definisce chiusa, se la coda vocalica invece si dice aperta). In trascrizione fonetica, il dittongo ai si indica con un segno diacritico > un archetto verso il basso sottoposto alla vocale [I]. Consonanti nasali = l'aria espiratoria fuoriesce dalle fosse nasali. Il modo di articolazione nasale si realizza anche in diversi punti di articolazione (non solo bilabiale, alveolare e palatoalveolare): 8

quando la nasale precede una consonante, per effetto di coarticolazione, ha lo stesso luogo di articolazione di quest'ultima. Es. dente (nasale dentale), inferno (nasale labiodentale), ancora (nasale velare). Consonanti laterali = dentali, alveolari, palatali (trigramma gli > un unico suono > un unico simbolo), velari (non in italiano/ es. francese -ail al plurale -aux; come possibile? Vuol dire che c'era una pronuncia velare > la grafia spia del mutamento fonetico). Consonanti vibranti = la loro articolazione consiste nel susseguirsi di pi chiusure e aperture del canale vocale, che producono una vibrazione; tipiche vibranti sono le varie qualit di [R]: apicalialveolari (in cui vibra lapice della lingua appoggiato agli alveoli degli incisivi superiori, come in rosa); uvulari (come [R] francese). Consonanti affricate = quando un parlante ad esempio di Firenze dice zio, si possono identificare due componenti distinte per una sola unit monofonologica: un momento di occlusione e uno di frizione, in cui la consonante pronunciata la fricativa corrispondente per quel luogo di articolazione (NO nesso consonantico). Le consonanti affricate sono omorganiche (= stesso punto di articolazione) Es. se un latino diceva quis, inizialmente pronunciava [K] + una consonante labiovelare [V] = KW. L'esito del mutamento della labiovelare pu essere [C], [P], come nel greco omerico boukolos (bovaro) e aipolos (pastore), oppure una consonante approssimante. Usando l'alfabeto fonetico, necessario usare un segno diacritico per indicare le affricate: ts con un archetto sovrapposto o sottoposto. Anche i foni [C] e [G] deboli sono delle consonanti affricate (non pi dentali ma alveopalatali / paleoalveolari). Per antichisti = in certi casi notiamo che il digramma ei indica un suono [E], esito di allungamento di compenso. Se dico peisomai, e lo confronto con peitho, ho immediata comprensione della differenza tra la radice con la dentale peith- e il tema peis- usato per il futuro. Il verbo essere (emi, dove la e/ ei una [E] lunga) in sanscrito asmi, e in latino sum - esito di apofonia es - s. Eimi dunque non ha dittongo, solo digramma, la [E] lunga chiusa (diverso dal suono indicato dalla eta). Perch allungamento di compenso? Partendo dalla forma esmi, il greco tende a semplificare il nesso consonantico: quando ho una [S] seguita da una nasale, la fricativa cade e per conservare la quantit della sillaba, la [E] diventa ei. In eolico si trova emmi. Pasa, con [A] lunga = da pantja, che diventa panta, cade la nasale e per mantenere la quantit della sillaba, la [A] si allunga. In eolico c' paisa. Tous = da tons, cade la nasale/ in eolico tois.

10.10.2012 9

Consonanti sonoranti / Consonanti ostruenti Il punto di articolazione della [C] di che di poco pi avanzato della [C] di cane. In italiano, la velare propria dei fonemi: davanti a [E] e [I] ho le varianti combinatorie deducibili dal contesto, sempre un po' pi deboli dei fonemi veri e propri. Es. centum: dal latino all'italiano la velare si anteriorizza, cambia modo e punto di articolazione. Anche quis - tis - sis (sis arcadico-cipriota) o que - te- cia (cia sanscrito). Variante combinatoria = luogo di articolazione che deriva dalla consonante che segue. Allofono = termine tecnico che indica la variante combinatoria di un fono. Una nasale labiodentale un allofono. Variante libera = pronuncia diversa della [R] di vero, che non dipende dal contesto (quindi non dalla consonante che segue) ma dalle caratteristiche della lingua del parlante (variante idiolettica). Prefissoide/ Suffissoide = morfemi lessicali che non si trovano in una parola libera, ma che costituiscono il primo o il secondo termine di un composto. Ci che nasce come un prefissoide o un suffissoide pu - grazie al fenomeno della lessicalizzazione - diventare parola singola (es. fono, euro). / Il fenomeno inverso la grammaticalizzazione. In latino esisteva la laterale e anche l'allofono laterale-velare: [L] pinguis e [L] exilis. Es. il verbo volo (vult, velim): mutamento fonetico e > o se questa vocale era seguita da una laterale-velare. Velle: esito dell'assimilazione tra laterale e fricativa alveolare (desinenza dell'infinito latino: -se) Es. oliva un prestito dal greco elaiwa > approssimante che indica la conservazione del digamma + mutamento fonetico tipico del latino (il digramma ai si monottonga) = il mutamento e > o avvenuto prima di quello ai > i.

15.10.2012 Dopo vocale anteriore: consonante fricativa palatale Dopo vocale posteriore: consonante fricativa alveolare (es. Buch - libro) Come mai ad una consonante che ora riconosciamo come occlusiva alveolare sonora corrisponde in tedesco una fricativa alveo-palatale? [G] diventa ch ( > Ich) Fricativa glottidale: comunemente detta aspirazione (se sorda); nella storia della lingua latina c' stato un momento in cui, su modello greco, si aspiravano pi vocali possibile, anche se non ce nera bisogno (ipercorrettismo). 10

La nascita di alcune consonanti affricate nelle lingue germaniche spesso deriva da una modifica di precedenti occlusive: anche nel lessico italiano a volte cos (es. zolla - variante dialettale tolla > vuol dire che questo termine un retaggio di una mescolanza con una lingua germanica. / es. tappo - in lessico medico zaffo, che anche il tappo delle botti) Queste sono parole di prestito, e la fonetica aiuta a risalire alla loro origine. I Goti parlavano il gotico, i Longobardi un dialetto altotedesco, in cui delle precedenti occlusive sono diventate delle affricate (es. apple che in tedesco Apfel) > forma con affricata: longobarda / forma con occlusiva: gotica.

Consonante occlusiva aspirata = da non confondere con una fricativa (chiamata in passato spirante); un'occlusiva seguita da un'aspirazione (in italiano si trova come allofono). Si dovrebbe scrivere il simbolo dell'occlusiva corrispondente con un segno diacritico a forma di h (es. - in caratteri latini phero)/ in sanscrito si ha l'occlusiva sonora (quindi bhar), in latino c' la fricativa.

Vocali Trapezio vocalico = idealmente lo si potrebbe inserire nella cavit orale, perch indica dei punti equidistanti in cui si pronunciano le vocali principali. Sui lati del trapezio ci sono altri simboli (per gli allofoni di una particolare lingua). Sui lati orizzontali sono indicati i luoghi di articolazione in riferimento alla posizione della lingua rispetto al palato (vocali centrali, posteriori/velari e anteriori/palatali). I lati verticali indicano i diversi punti di apertura della cavit orale > inversamente proporzionale all'altezza della lingua. Es. [A] vocale aperta bassa / [U] vocale chiusa alta. Perch trapezio? Perch le vocali posteriori hanno sempre lo stesso luogo di articolazione, mentre quelle anteriori sono un po' pi anteriori man mano che diventano chiuse. Esistono due vocali definite anteriori alte/chiuse. Qual l'altra variabile articolatoria che serve? L'arrotondamento delle labbra (es. vocale / NB se in francese dico nui non ho una vocale ma una consonante approssimante): c' una componente labiale. Quindi le vocali si distinguono in labializzate e non labializzate. Questa definizione preferibile rispetto a vocali arrotondate: si possono infatti avere labializzazione e protrusione, o solo una delle due. Vocale procheila/aprocheila = indica la maggiore o minore protrusione delle labbra. In greco, il suono <> si trova solo in attico, negli altri dialetti non c' la vocale labializzata. In latino, a un certo punto viene introdotta la lettera y per indicare i grecismi. Quando un suono come <> in una parola di prestito, il parlante pu pronunciarlo esattamente solo se conosce bene la 11

lingua d'origine (nessuno dice men, pi usata la pronuncia menu). Il dubbio che forse il latino possa aver avuto in una sua fase il sonus medius , ad esempio in quei casi di doppia grafia: maximus / maxumus, libet / lubet... Una vocale pu essere definita orale oppure nasalizzata: queste ultime si trascrivono col segno delle vocali orali con il segno diacritico della nasalit (tilde). In italiano, la vocale nasalizzata un allofono: si trova quando una vocale seguita da una consonante nasale tautosillabica (es. bimbo, punto, tanto). Vocali brevi/lunghe = se si prende a esempio la lingua latina, si trovano delle parole che hanno uguale grafia, ma in cui la durata delle vocali diversa (es. venit presente/ venit perfetto). In italiano invece, la lunghezza dei suoni vocalici dipende dal contesto (allofoni) > quando ho una sillaba aperta accentata, come in pala, la vocale lunga / se la stessa vocale accentata in sillaba chiusa, es. palla, breve. NB in posizione finale, ad esempio am, la vocale breve; le sillabe atone sono sempre brevi.

16.10.2012 Con le vocali centrali, la posizione della lingua intermedia rispetto a quella che essa assume pronunciando le vocali anteriori e posteriori. La <e> rovesciata si chiama schwa > vocale centrale dal tono indistinto, utile nella riflessione in ambito di indoeuropeistica (es. verbo essere > in latino est - in greco - in sanscrito asti - nelle lingue germaniche mutamento fonetico in <i>). padre / pater / / father / pitar (sanscrito): questa [I] che compare in area indo-iranica (a volte si trova anche ptar) fu un ostacolo per gli indoeuropeisti, che ipotizzarono una possibile origine da un iniziale schwa, vocale che Saussure catalog meglio nei suoi studi linguistici. / datus / status Nel sistema fonologico italiano, la differenza tra vocale semi-chiusa e semi-aperta pu essere un problema solo se questa si riscontra in sillaba accentata (es. bene - c' chi portato a segnare il simbolo di vocale anteriore chiusa e chi invece aperta, ma solo nella prima sillaba - la [E] della seconda sillaba sicuramente chiusa).

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Di solito, si tende a considerare come elementi di seconda articolazione solo le vocali e le consonanti (perch vengono visualizzate immediatamente nella catena fonica). Ma c' un altro aspetto a cui fare attenzione, e che si manifesta diversamente dalle vocali e dalle consonanti: Es. Penso che i milanesi abitino a Milano / Ieri ho visto in vetrina un bell'abitino > la sequenza fonica la stessa, ma la parola abitino assume due funzioni morfo-sintattiche diverse. Le unit foniche come l'accento, la quantit o l'intonazione - quelle che non si identificano nella catena fonica lineare - si definiscono soprasegmentali (perch indicate con un segno posto sopra alla sequenza fonica), o prosodiche. Accento = ad+cantus, calco del greco . Saussure aveva ragione quando defin il segno linguistico come lineare: abbiamo per una limitazione, posta da queste unit foniche soprasegmentali; la catena fonica lineare come interrotta. La possibilit di utilizzare l'accento con funzione distintiva data dalla sua posizione libera / alcune lingue invece hanno un'accentazione fissa (es. francese, quasi sempre accentato sull'ultima sillaba). In latino > ago, in composti adigo, adactus - facio, conficio ma confectus > Lachmann (filologo) ragion sulle radici fac- e ag- / la [A] di ag- lunga perch seguita da una sonora (sonora + sorda = sorda + sorda + allungamento della vocale precedente > ag-tus diventa ac-tus). In trascrizione fonetica, l'accento si indica con un trattino verticale posto prima dell'attacco della sillaba accentata - pane > 'pane

Fonologia Per un certo periodo, i termini fonetica e fonologia venivano considerati sinonimici, ma in realt non lo sono. In ambito francese, alcuni giovani studiosi di inizio '900, ad esempio Grammont e Mellier, parlarono gi del sistema dei suoni come un tutto che si tiene (strutturalismo). Da che cosa dipendono le differenze tra le lingue? Non certo dalla modalit di produzioni dei suoni, piuttosto dall'abitudine articolatoria (propria di ogni singolo sistema fonologico): in questi termini si espressero i linguisti che per primi coniarono il termine fonologia. Se si parte dall'idea che la lingua esiste per svolgere una determinata funzione, si portati ad analizzare anche la funzione dei singoli elementi che la compongono - sia per quanto riguarda le unit di prima articolazione, sia per quelle di seconda articolazione. Ambito della scuola di Praga: i pi noti linguisti di questo circolo sono Jakobson e Trubeckoj, che scrissero in tedesco i Fondamenti di fonologia (cfr. testo in fotocopia).

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Rappresentazione linguistica / Lingua = l'accento pu aiutare a riconoscere le parole (funzione culminativa) > infatti, se dico mi piace, in realt pronuncio una parola sola, perch mi un fonema clitico > quindi mipice. Funzione delimitativa = quella del colpo di glottide che indica l'inizio di una parola (in tedesco), o dell'accento in quelle lingue che hanno accentazione fissa sull'ultima sillaba. Funzione distintiva = quella che distingue le diverse unit fornite di significato. Es. ho mal di testa > la consonante occlusiva dentale sorda distingue l'unit di prima articolazione testa. La funzione distintiva quella fondamentale nel sistema fonologico di una lingua.

17.10.2012 Opposizione distintiva = viene definita in ambito fonologico, e si riscontra ad esempio tra /P/ ~ /T/. L'unit fonica con valore distintivo si chiama fonema, sempre considerando un singolo sistema fonologico (es. quello dell'italiano) / Se si individuano delle coppie minime, come patto-tatto, che differiscono per un solo elemento fonico, si pu attribuire quest'ultimo all'inventario dei fonemi dell'italiano. I fonemi si indicano con le parentesi oblique: /P/ ~ /T/. Un'opposizione tra occlusiva sorda e occlusiva sonora, in italiano, ad alto rendimento funzionale; una a basso rendimento funzionale invece quella tra fricativa alveolare sorda e corrispondente sonora ([S] di sera e [S] di rosa). Esiste la possibilit di operare uno studio fonologico con lo scopo di analizzare l'evoluzione della lingua > se posso pensare a un mutamento fonologico, presumo che la perdita di un fonema avvenga per quanto riguarda le opposizioni a basso rendimento funzionale; analizzando il mutamento linguistico, lo si pu interpretare a posteriori come dovuto a determinate condizioni strutturali di partenza (non si arriva per ad una previsione esatta del mutamento fonologico). Ad esempio, il principio di economia in campo lessicale pu determinare dei mutamenti - come nel caso di omofonia; ma questo non un assunto generale che mi porti a una regola fissa. Grammaticalizzazione = certi elementi di prima articolazione, che hanno valore lessicale, perdono questa valenza e assumono valore grammaticale (es. verbi ausiliari nelle forme perifrastiche > Luigi andato > il verbo essere non ha pi il suo valore lessicale / Non l'ho mica detto > mica un termine grammaticalizzato). Quando il verbo essere funge da copula, non ha valore predicativo (proprio invece del nome del predicato): infatti, in altre lingue, la funzione copulativa espressa in modo diverso > russo - frase nominale (Luigi bello), lingue semitiche - forma avverbiale (Luigi lui bello). A volte, anche alcuni verbi di movimento hanno valore grammaticale ma non lessicale di per s (es. omerico ' - si mosse per andare). 14

Classificazione delle opposizioni (vedi scheda) Opposizioni bilaterali, quando la base di comparazione (insieme delle propriet che i due termini dell'opposizione hanno in comune) propria soltanto dei due termini dell'opposizione Opposizioni plurilaterali, quando la base di comparazione propria anche di altri elementi del sistema Opposizioni proporzionali Opposizioni isolate Opposizioni privative, come quella fra /T/ e /D/: infatti, al primo fonema manca una caratteristica, un tratto, che invece il secondo fonema possiede. Quando si parla di tratto, si usa un termine che, soprattutto quando serve a indicare una netta distinzione, sinonimo di marca; /D/ un fonema marcato, perch ha la caratteristica di sonorit, /T/ invece non marcato. Se in un sistema fonologico ho la serie delle occlusive sonore, come tendenza generale ho anche le sorde > la marca di sonorit implica la presenza dei corrispondenti fonemi sordi (criterio di marcatezza) / Implicazione che si riscontra anche a livello morfologico = i sistemi morfologici delle lingue sono diversi; come i fonemi hanno funzione distintiva in fonologia, e creano coppie di opposizione, cos i morfemi sono l'unit minima distintiva in ambito di morfologia. Categorie grammaticali > in particolare il numero esemplifica bene i rapporti di marcatezza e implicazione - se penso al rapporto tra singolare e plurale, mi rendo conto che l'elemento non marcato il plurale (e per esempio in inglese si aggiunge una <s>) / NB il singolare del collettivo si chiama singolativo: nel rapporto tra collettivo e singolativo, quest'ultimo l'elemento marcato (chicco marcato / grano non marcato). In pi, ci si accorge che anche il campo d'uso dell'elemento non marcato maggiore rispetto a quello dell'elemento marcato (in greco si pu avere il soggetto al duale e il verbo al plurale, ma non posso trovare un duale in luogo di plurale - allo stesso modo, anche la relazione tra congiuntivo e ottativo legata da un rapporto di marcatezza, tanto vero che nell'evoluzione del latino l'ottativo decaduto). Opposizioni graduali, quando i termini sono contrassegnati da un diverso grado della stessa propriet Opposizioni equipollenti Opposizioni costanti, se noto che non c' alcuna restrizione che regola l'opposizione fonologica tra due fonemi distinti, all'interno del sistema (ad eccezione di quella tra vocoide chiuso e vocoide semiaperto > in sillaba atona, l'opposizione tra vocale semichiusa e vocale semiaperta si neutralizza > in posizione di neutralizzazione importa poco come venga pronunciata la vocale). Quando si descrive un'opposizione fonologica, quello che interessa la funzione svolta dai fonemi; 15

da un punto di vista funzionale, ci che rimane valido in una eventuale opposizione distintiva la base di comparazione, comune alla <E> chiusa e alla <E> aperta. Arcifonema = in una posizione di neutralizzazione, ci che mantiene una possibilit di funzione distintiva (base di comparazione); da un punto di vista strettamente articolatorio, l'arcifonema si definisce con la variante semichiusa, pronunciata un po' pi aperta (pi marcata). Es. occlusiva palatale, in che meno marcata che in chian (allofoni) / Es. se in tedesco si trova una sonora <D> in fine di parola, si pronuncia come la sorda <T>, per esito di neutralizzazione dell'opposizione fonologica > la funzione del fonema non cambia, si ha un arcifonema che si realizza con la variante sorda (che l'elemento non marcato nella coppia di opposizione). [media-tenue = sonora-sorda] In latino, l'opposizione tra vocale lunga e vocale breve fonologica (in italiano rappresenta una variante combinatoria) / c' un caso in cui si pu individuare una posizione di neutralizzazione: vocalis ante vocalem corripitur. Digramma <GN> = la pronuncia latina sarebbe potuta essere quella di una nasale velare (come la forma -ing in inglese) > se questo vero, si trova una coppia minima tra agnus e annus. 22.10.2012 Nella fonologia di Jakobson e in quelle successive, il fonema sempre di pi si presenta come un insieme di tratti (non come singolo elemento); i tratti distintivi si riscontrano all'interno di una serie di caratteristiche proprie del fonema > [P] si oppone a [B] per il fatto di essere una consonante occlusiva bilabiale sorda, ma a parte questo entrambe hanno gli stessi tratti. Per questo possibile raffigurare i suoni consonantici con uno schema di tipo cartesiano (ma in una matrice jakobsoniana ci sono tratti che nella matrice IPA non sono presenti: pi compatto, pi diffuso ecc. / sono tratti acustici). Un fonema altro non che una classe di foni: se dico rana e tana, ho una coppia minima che mi consente di inserire la vibrante nel sistema fonologico dell'italiano; la vibrante per ha a sua volta delle varianti libere (palatale-uvulare). Trascrizione fonetica = occorre tenere conto dei tratti distintivi del fonema, ma anche del contesto: in questo modo, la trascrizione sar stretta, e pi precisa. C' anche la possibilit di fare una trascrizione fonetica larga, che pi si avvicina alla realt fonologica (quindi, se scrivo ancora, posso anche non indicare la nasale velare, e usare il simbolo dell'alveolare). Mutamento fonetico / Mutamento fonologico Anche in riferimento all'evoluzione diacronica della lingua si osservano dei mutamenti: ho un mutamento fonetico quando nel tempo c' una perdita o un'acquisizione di determinate articolazioni fonatorie; certi mutamenti fonetici possono causare dei mutamenti fonologici (es. 16

perdita o acquisizione di coppie di opposizione > dal latino all'italiano, nel sistema fonologico, si sono persi alcuni fonemi - anzich avere due fonemi ho due allofoni). / es. da tectum si ha tetto: assimilazione (fonetica sintattica = se dico in pace, pronuncio impace > questi fenomeni si chiamano sandhi - parola sanscrita che significa 'fuso insieme'). 23.10.2012 La variazione la caratteristica di ogni lingua storica; i tipi di variazione riscontrabili sono (riflessione di Coseriu sul mutamento linguistico): Diacronico - variazione nel tempo Diatopico - nello spazio Diastratico - differenze sul piano socio-linguistico (es. latino scritto e sermo vulgaris) Diafasico - variazione stilistica Diamesico - la variazione dipende dal mezzo che veicola l'espressione linguistica Spesso vi una coesistenza di variazioni (arcaismi, rusticismi ecc.) / in latino il dittongo <EI> si monottonga, e diventa <I> lunga; la variante intermedia in <E> lunga comunque attestata (come nelle commedie di Plauto > giochi di parole come quello tra era - padrona - e ira). Quindi la storia di un mutamento linguistico deve tenere conto di tutti i diversi tipi di varianti. Un mutamento fonetico riguarda l'articolazione dei foni; certi mutamenti fonetici riguardano determinati foni indipendentemente dalla posizione che occupano nella parola, a volte invece ci sono delle restrizioni. Quando si cominciato a riflettere sul mutamento linguistico, gli studiosi indagarono le cause del mutamento fonetico: la principale da individuare empiricamente nell'articolazione fisica dei foni da parte dell'apparato fonatorio umano. Nell'800 si spiegava questo fatto con il principio di economia (quindi necessit di utilizzare meno i muscoli dell'apparato fonatorio). Assimilazione = un fono acquisisce un tratto di un altro fono presente nella stessa parola (sia per quanto riguarda elementi contigui, sia per quelli distanti) / factum > fatto, nesso kt > tt (assimilazione progressiva completa, perch la prima consonante che muta il tratto distintivo, e l'esito un nesso consonantico di due consonanti uguali) / in molte lingue si riscontra il passaggio dal nesso consonantico nasale+dentale a quello nasale+nasale: nd > nn (assimilazione regressiva completa) / nt > nd (assimilazione parziale) / Variante sostratica = ad esempio, in Campania si tende a sonorizzare il nesso <NT>: questo un retaggio del sostrato osco, in cui si diceva operannum in luogo di operandum.

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Dilazione = assimilazione di elementi a distanza (definizione marcata, nel rapporto assimilazione/dilazione). interessante quando riguarda le vocali, e si distinguono due fenomeni: Metafonia - definizione data dai primi comparativisti e germanisti - calco del tedesco Umlaut. La metafonia pi diffusa quella palatale (es. se dico Buch - libro, pronuncio una fricativa velare; se dico Bcher - libri, pronuncio una fricativa palatale - il suono si anteriorizza / ci sono casi di Umlaut anche nell'inglese > foot-feet, perch in origine si aveva una forma foti) / NB il simbolo per indicare che la vocale <U> labializzata la dieresi, che in tedesco si dice proprio Umlaut. Apofonia = esempio di metafonesi, di base un fenomeno morfologico e non fonetico. Calco del termine tedesco Ablaut (il corrispondente semantico di um ab) / Spesso, fermandosi a un livello sincronico, si pu riscontrare l'apofonia anche dove, con un'analisi diacronica, non la si troverebbe (es. vol/vel di velle - volo ma velim, risultato della caduta dell'approssimante, che si comporta in modo diverso davanti alla laterale) Armonia vocalica = questo fenomeno caratterizza le lingue agglutinanti (es. turco), che hanno parole piuttosto lunghe perch le categorie grammaticali vengono indicate come aggiunte a un nucleo centrale, portatore di significato / Es. gl (rosa), al plurale gller; at (cavallo), al plurale atlar > si riscontrano due allomorfi, selezionati in base a regole fonetiche: se il nucleo semantico presenta una vocale anteriore, anche il suffisso avr una vocale anteriore; se invece la vocale del nucleo centrale/posteriore, si utilizzer il morfema di conseguenza. / Es. anche l'ungherese una lingua agglutinante, e se si pensa al tedesco Herzog (duca) e al serbo-croato Herzeg, evidente che questa parola passata da una lingua all'altra mediata dall'ungherese. Dissimilazione = es. in francese, marmo si dice marbre, in inglese marble > marmore - marmre (sincope) - marmbre (epentesi) - marbre (semplificazione) > perdita di un tratto distintivo di un fonema, in questo caso passaggio da una vibrante a una laterale. Dissimilazione preventiva > si inserisce nell'ambito di un mutamento fonetico (che ha un inizio e una fine nel tempo) - in latino si verific il fenomeno del rotacismo, che per non interess parole come causa (che aveva la fricativa alveolare sorda, divenuta sonora) o miser (che ha un originale tema in -o > miseros) / NB se prima della vibrante c' una vocale non succede niente, se c' una consonante viene inserita una vocale che non etimologica (miser > miseros / ager > agros) / es. quaerere, che ha come corrispondente fonetico in italiano chiedere: nel pronunciare rapidamente la parola, la ripetizione di suoni uguali non comoda, e dunque uno dei due foni muta, mantenendo il luogo di articolazione (palatoalveolare).

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Interversione (o inversione) = mutamento nell'ordine delle lettere che compongono le parole > formaggio (latino formaticu), in francese fromage / fabula, che ha come esito sia favola che fiaba: attestata una forma secondaria fabla (variazione diastratica) che in seguito a interversione diventa flaba (cos anche per la parola orecchio, esito del mutamento auricola-oricla - monottongazione di <AU> + elisione della vocale interconsonantica). Tratto morfologico tipico del latino volgare: forma comune del sermo humilis ("fenomeno carsico"), con desinenza del diminutivo che designa il sostantivo primitivo. Metatesi = tipo di interversione che interessa due lettere contigue / , (e non > metatesi quantitativa) / scintilla, in francese tincelle - in sardo istinchidda > dobbiamo presumere un'interversione dal latino scintilla-stincilla. Sincope = caduta di una vocale interna in sillaba atona / dal latino calidu si ha l'italiano caldo. Apocope = caduta di una vocale in fine di parola. Morfonologia = campo di studio linguistico comprendente elementi di morfologia e di fonologia.

Nessi consonantici Un nesso consonantico pu rimanere tale, o portare a una semplificazione per ragioni di economia: es. fulmine, dal latino fulmen > ma se operiamo un'analisi etimologica sincronica (detta anche statica o grammaticale o sincronologica), e cio risalendo al sostantivo primitivo individuando le motivazioni grammaticali (es. suffisso diminutivo), notiamo un suffisso -men (che in greco -) unito a una radice ful- che indica il fulgore > quindi si ipotizza un'iniziale forma *fulgmen, con successiva perdita di un elemento fonico e semplificazione del nesso consonantico. Anaptissi = inserimento di una vocale non etimologica in posizione interconsonantica / es. in latino diventa Hercules. Epentesi = inserimento di una consonante in un nesso consonantico / Es. francese marbre: dal latino marmore, sincopato marmre - nesso <mr>, che favorisce un mutamento fonetico in <mbr> / , - epentesi del delta / > da una forma , che diventa in seguito all'epentesi dell'occlusiva bilabiale sorda. Evoluzione dei dittonghi Dittongo lungo > diventa un dittongo breve per abbreviazione di una delle due vocali

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Dittongo breve > tende a monottongarsi, con la caduta della semivocale / es. rosae, da rosai [a:i], la vocale <I> destinata a perdersi / EU > OU > [O] lunga chiusa > [U] lunga chiusa - abdeucit > abdoucit > abdocit > abducit / OI > EI > [E] lunga chiusa > [I] lunga chiusa - doivos > deivos > devos > divos NB: l'esito del dittongo OI in latino pu anche essere OI > OE > [O] lunga chiusa > [U] lunga chiusa - in corrispondenza di unum, in un'epigrafe (iscrizione IX, volume I del CIL, seconda edizione) abbiamo una forma oino / coeravere in luogo di curavere. Mutamento fonologico Alla base ha sempre un mutamento fonetico. Possiamo individuare tre processi di mutamento fonologico: Se si acquisisce in diacronia un'opposizione fonologica che prima non c'era > fonologizzazione Se si perde un'opposizione > defonologizzazione Se rimane l'opposizione fonologica tra due fonemi, ma cambia il tratto distintivo > rifonologizzazione (es. in francese opposizione [A] posteriore / [A] anteriore diventa opposizione [A] breve / [A] lunga)

30.10.2012 Morfologia Quando si parla di morfemi si ha la percezione che alcuni di essi siano liberi (come bar) e alcuni legati. Ci sono poi morfemi che vanno a costituire parole complesse che possono essere composte o derivate. In morfologia si individuano dei morfemi grammaticali detti affissi: sono i prefissi, gli infissi e i suffissi; vi poi ununit morfologica detta circonfisso, in cui il prefisso e il suffisso costituiscono unit funzionale. / Prefissoidi e suffissoidi sono morfemi slegati, che hanno un significato se presi singolarmente > soggetti a un processo di lessicalizzazione. Il termine fonema da intendersi anche come elemento comprendente una classe di foni (es. fonema nasale) Non c corrispondenza biunivoca tra morfo (che designa la variante di morfema attraverso cui si realizza la funzione del morfema stesso) e morfema: morfo assume una funzione segmentale e corrisponde al sistema funzionale. Isomorfismo = caratteristica delle lingue agglutinanti - per indicare un valore grammaticale si usa un segmento (corrispondenza biunivoca forma-funzione). Es. lupos > il morfema flessivo s indica 20

contemporaneamente le categorie grammaticali genere, numero e caso / nelle lingue agglutinanti invece (come nel turco), si ha un segmento per indicare il genere, uno per il numero e un altro ancora per la funzione logica. Allomorfismo = un unico valore funzionale pu sovrapporsi a diversi segmenti. Es. articolo maschile singolare, che pu essere il, lo o l a seconda dei differenti contesti fonici. In greco questo fenomeno detto suppletivismo. Morfema zero = si ha in situazioni in cui esiste la funzione grammaticale, ma non espressa dal segmento fonico. Morfo > forma Morfema > funzione

Architettura della lingua Rapporti associativi (o paradigmatici): costituiscono dei paradigmi, classi associative nella mente del parlante / es. insegnare-imparare (insegn- e impar- sono i lessemi tra cui il locutore pu scegliere) Rapporti sintagmatici Saussure divide latto linguistico in due componenti: langue (ossia la possibilit di astrazione, al cui livello si collocano i rapporti associativi / aspetto sociale, momento di potenziale, sistema di riferimento a disposizione del parlante rapporti in absentia) e parole (realizzazione concreta dellatto linguistico del parlante, in cui si riscontrano dei rapporti sintagmatici tra i vari elementi dellenunciato rapporti in praesentia) Sintagma = deriva da sunta@sswmettere insieme I rapporti sintagmatici quindi sono di tipo esclusivo, quelli paradigmatici invece sono di tipo associativo. Saussure utilizza delle metafore o delle similitudini per esprimere concetti di metalinguaggio; per spiegare i rapporti sintagmatici e paradigmatici utilizza limmagine del tempio greco: Il rapporto tra la colonna e larchitrave sintagmatico Il rapporto tra una colonna dorica e una ionica paradigmatico

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Le parole derivate possono essere denominali (se derivano da un nome), deverbali (se derivano da un verbo) o parasintetiche (come imbiancare ed ingiallire, che non derivano propriamente n da un verbo n da un sostantivo). Parole composte Pi una lingua grammaticale (es. tedesco, greco, sanscrito) e pi tende a utilizzare parole composte (Wortbildung formazione di parole) Composti copulativi = per comprendere la natura del composto, bisogna scomporlo nei vari segmenti che o costituiscono (es. cassapanca > cassa+panca) / Il termine acropoli deriva dal greco, e significa citt alta: il rapporto tra aggettivo (che funge da genitivo) e nome funzionale Composti determinativi = parole in cui i segmenti sono legati da rapporti di determinazione (es. pettirosso, pentagramma, Riccardo e tutti i nomi in ardo > da una forma germanica per cuore) Composti possessivi = sono quelli la cui parafrasi una frase possessiva (es. eugenh@v - c il tema di ge@nov a diverso grado apofonico con allungamento tipico del nominativo; tutti gli aggettivi in hv sono composti possessivi; magnanimo = colui che ha un grande animo)

Trascategorizzazione = la classe a cui appartiene il composto diversa dalle classi degli elementi che lo compongono non c quindi lelemento in grado di determinare la classe del composto. Es. il capostazione un capo, ma magnanimo non un animo! I composti che hanno un centro sono chiamati endocentrici (acropoli, capostazione). I composti che non possiedono questo centro sono invece chiamati esocentrici (pettirosso, magnanimo). Questi termini furono coniati da Bloomfield, che per li usava per indicare i sintagmi. I copulativi sono doppiamente endocentrici; i possessivi sono esocentrici, mentre i determinativi possono essere sia endocentrici che esocentrici (portapenne = esocentrico; capostazione = endocentrico).

Classificazione delle lingue Isolanti (inglese) La parola non subisce modificazioni per esprimere i diversi contenuti, quindi spesso molto corta (monosillabica). I contenuti possono essere espressi con lordine delle parole o con degli avverbi.

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Dire che una parola di una lingua isolante sia composta da un solo fonema per non corretto perch le lingue isolanti spesso sono tonali, quindi il tono, avendo funzione distintiva, un tonema. Agglutinanti (turco) La parola piuttosto lunga a causa dellisomorfismo. In turco infatti la parola ellerimde si traduce con nelle mie mani (el = mano; ler = plurale; im = possessivo; de = stato in luogo) Flessive (greco, latino, italiano) La parola viene modificata attraverso affissi o prefissi; inoltre caratterizzata dalla possibilit di variazione attraverso lapofonia. Non c isomorfismo. Incorporanti o polisintetiche (groenlandese, lingue amerindiane) La parola costruita come nelle lingue agglutinanti, quindi molto lunga. La differenza che in queste lingue la parola pu incorporare anche verbi e pi di un morfema lessicale, quindi molto spesso si traduce con unintera frase. 05.11.2012 Il contenuto di un morfema una categoria grammaticale. Le categorie (che non vanno confuse con le categorie logiche, di pensiero) sono il modo con cui le lingue si organizzano. Persona = la risorsa mediante la quale le lingue identificano chi l'emittente e chi il ricevente. La persona una categoria deittica, e pertanto rimanda alla situazione in cui avviene l'atto linguistico. Il contesto pu essere la frase (linguistica interna > bisogna basarsi solo sulla realt grammaticale), oppure anche la realt extra-linguistica (pragmatica > ambito di studio che osserva le scelte linguistiche tenendo conto delle scelte operate dall'emittente) / In quest'ottica, la metafora davvero una malattia del linguaggio? Es. questa tavola rotonda quadrata, questa frase va contestualizzata. Due termini diversi per indicare il contesto linguistico (cotesto) e quello situazionale (contesto). Se io dico questo libro bello, questo un pronome deittico, ed un elemento del contesto, non del cotesto. Terza persona = spesso nelle lingue si nota la tendenza a segnalare la terza persona distinguendola dalla prima e dalla seconda (es. inglese) > un po' meno persona delle altre due. Immaginiamo un enunciato in cui presente il pronome di terza persona: ieri ho visto la mia amica Lucia; lei s che ha un bel cappotto - lei un elemento del cotesto, si riferisce direttamente a la mia amica. Funzione anaforica = viene ripreso un elemento antecedente (es. frase su Lucia) 23

Funzione cataforica = anticipa un elemento successivo nella frase (es. vi dico questo, che dovete studiare) / in latino e in greco, le particelle dichiarative non sono altro che pronomi deittici neutri (quod, ), che hanno subito un processo di grammaticalizzazione cataforica / un pronome doppio, formato dal neutro del relativo e dal neutro dell'interrogativo (mentre in latino quis deriva direttamente da > esito della labiovelare) Quindi la terza persona pu avere sia funzione deittica che funzione forica (cfr. Benveniste) In sanscrito, per dire dar (datasmi), abbiamo un'originaria forma che si traduce con sono un datore (perifrasi) / datasi, tu darai / egli dar semplicemente data (cfr. frase nominale, senza il verbo asmi) La terza persona anche quella della narrazione. Numero = fondamentalmente un quantificatore / Duale: se leggiamo Omero, spesso troviamo il duale , antroponimo che identifica Aiace (anche se gli Aiaci sono due, a volte ci si riferisce ad uno solo > duale ellittico o estensivo) - forma di parale > si designano con il duale due elementi che sono "due per natura" - numero presente nel tocario. Es. i genitori sono per forza due, e in sanscrito ho pitarau (pitar - padre + morfema au del duale). Una lingua che non ha il parale usa il duale, e se non ha il duale usa il plurale (es. Castores - Castore e Polluce / ma in italiano un paio un classificatore, ed un esempio di parale nella frase ho comprato un paio di scarpe) Genere = non c' corrispondenza tra categorie logiche e categorie grammaticali. Apparentemente abbiamo una rispondenza tra genere come categoria e realt, ma non sempre cos. Ad esempio, interessante vedere come viene assegnato il genere alle parole di prestito (come quelle che in italiano derivano dall'inglese, in cui il genere una categoria velata - che si scopre con il contrasto animato/inanimato, o in altre lingue con l'articolo - cfr. "La foresta di piume" o "I sei lati del mondo" - ma anche gli studi di Whorf sulle etnoscienze) / spesso si riconosce il genere accordando nome e aggettivo. Es. il sole e la luna / il mito che ne determina il genere o viceversa? Qualcuno ha notato la tendenza ad usare il genere come denotativo di una polarit (non sempre e non in tutte le lingue per) Caso = nelle lingue flessive, indica il rapporto con la funzione sintattica svolta nella frase. Nominativo / accusativo = siamo soliti pensare al primo come caso del soggetto e al secondo come caso del complemento oggetto. Nelle lingue che conosciamo non c' differenza tra soggetto di verbo transitivo e soggetto di verbo intransitivo, ma in altre lingue (dette ergative) questa differenza c' (es. basco) - il caso assolutivo in queste lingue corrisponde al complemento oggetto e al soggetto di verbo intransitivo, mentre il soggetto di un verbo transitivo (pi "attivo") in caso ergativo. 24

Tempo, modo, diatesi, aspetto, azionalit = categorie proprie del verbo / l'aspetto mi dice ad esempio se un'azione puntuale o durativa - l'azionalit (dal tedesco Aktionsart) denotata da categorie lessicali, es. guardare-vedere. Metafora aspettuale = es. distinzione am/amava; si pensi a tutti i cotesti linguistici che per loro natura preferiscono l'imperfetto al passato remoto (verbali di polizia, giochi di ruolo dei bambini...) Metafora temporale = es. presente storico 06.11.2012 Mutamenti morfologici La nozione di grammaticalizzazione affonda le sue radici nella storia della linguistica (cfr. Michel Bral, Essai de semantique, 1897); la grammaticalizzazione anche un mutamento semantico e subisce un particolare condizionamento sintattico (si inserisce in un contesto di rapporti sintagmatici). In un'epoca in cui prevale un certo paradigma evoluzionistico, prevale anche un certo tipo linguistico. Ma come pu avvenire il passaggio da una lingua isolante a una agglutinante? Proprio mediante la grammaticalizzazione: una parola subisce un processo di desemantizzazione e diventa un affisso. Gi Franz Bopp aveva teorizzato questo processo ("teoria dell'agglutinazione"), ponendo molta attenzione non solo al dato fonetico, ma anche alla morfologia (la sua opera venne definita un'etimologia della grammatica). Alla base della flessione delle pi antiche lingue conosciute ci sarebbe perci un processo di agglutinazione. Nella seconda met dell'800, le ipotesi di Bopp vennero difese con argomentazioni di linguistica generale (anche in ambito statunitense): ad esempio, se osserviamo in sincronia le lingue, senza operare ricostruzioni, risulta evidente che il fenomeno di agglutinazione realmente avvenuto (avverbi che terminano in -mente: grammaticalizzazione dell'ablativo di mens, mentis, che diventa un morfema derivazionale). La grammaticalizzazione ravvisabile nelle lingue vive fu oggetto di studio anche dei neogrammatici, che assunsero come base un'interpretazione uniformista (opposta a quella catastrofista). Meillet sostiene che un esempio di mutamento morfologico anche l'analogia, che invece chiama in causa i rapporti associativi; l'analogia uno di quei processi alla base del funzionamento della lingua (es. *dicete in luogo di dite) / la forma pi antica sempre quella irregolare, che si uniforma per analogia a quella regolare (es. *siem che diventa sim per analogia con simus).

Sintassi La linearit del segno linguistico cela in realt dei rapporti gerarchici; schemi a scatola / ad albero > servono a identificare l'ordine sintattico all'interno dell'enunciato. 25

Sintagma = unit sintattica minima (esistono sintagmi nominali - SN, sintagmi verbali - SV, sintagmi preposizionali, che per natura sono esocentrici > non si trovano isolati, ma sempre inseriti in un cotesto) La differenza tra sintagma e frase la stessa che Bloomfield evidenziava tra composti endocentrici ed esocentrici. Una frase tale se c' la predicazione (ossia un predicato, non sempre non per forza un verbo!) 07.11.2012 Negli anni '60, Greenberg svolse un'analisi tipologica su un campione rappresentativo di lingue, osservando quello che l'orde des mots (SVO,SOV); il suo obiettivo era l'individuazione di universali linguistici, suddivisi in universali assoluti (determinate caratteristiche possedute da tutte le lingue) e universali implicazionali (caratteristiche riscontrabili in una lingua secondo il rapporto di implicazione con altre). Sei combinazioni di questi sintagmi: SVO - SOV - VSO / la posizione dell'oggetto posposta rispetto a quella del soggetto (sembra la pi naturale, ossia originaria, perch la tipologia pi diffusa). Se una lingua SOV, ha una tendenza all'uso di posposizioni (es. casi) e di modificatori antecedenti all'elemento modificato; se SVO presenta preposizioni e modificatori a destra. OVS - OSV - VOS

Tipologia sincronica/diacronica (Sapir, Greenberg) Eugenio Coseriu = riflessione linguistica a partire dalle categorie saussuriane / a proposito del contenuto (cfr. "I falsi problemi della traduzione"), egli usava distinguere tra significato e designazione > le possibili vie sono l'osservazione dell'extralinguistico o dell'intralinguistico. Verbi delocutivi (cfr. Benveniste) = sono quelli che derivano da una locuzione (es. salutare = dire salute) / un atto linguistico pu essere locutivo, illocutivo o perlocutivo. Se io dico Gianni scappa, compio un atto locutivo; se ad esempio la stessa frase pronunciata da un poliziotto e io analizzo la sua intenzionalit (ambito extralinguistico), Gianni scappa un atto illocutivo; se osservo una determinata azione prodotta dal medesimo enunciato - come l'inizio dell'inseguimento - evidenzio un atto perlocutivo. Lessico = onomasiologia / semasiologia > nel primo termine domina il nome, nel secondo il significato; quando opero uno studio onomasiologico, prendo in considerazione un referente, e analizzo quindi come un nome o un campo semantico vengano espressi nelle varie lingue (metodo

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usato in dialettologia); con uno studio semasiologico, invece, parto dal lessema e lo analizzo dal punto di vista del significato (sia in sincronia che in diacronia). Prestiti / Calchi = sono fenomeni che costituiscono la conseguenza dell'interferenza linguistica (oggetto di studio dell'interlinguistica); macrostoria delle lingue. Creolizzazione = creazione di una nuova lingua / terreno di indagine interessante come quello delle lingue "morte". 12.11.2012 Interlinguistica Con questo termine si indica l'insieme di condizioni che favoriscono il contatto tra lingue diverse, e gli effetti che da esso derivano. L'interlinguistica alla base del rinnovamento delle lingue > prestiti, calchi. Fenomeni di interferenza = lingua modello e lingua replica, che si arricchisce con il prestito (forma di imitazione) / vi un'interferenza anche diastraticamente (linguaggi settoriali influenzati dalla lingua comune). Linguaggi settoriali del latino, es. sermo castrensis - molte volte i termini latini sono il risultato di un'interferenza, e derivano dal linguaggio dell'agricoltura (come delirare, lett. uscire dal solco). Se analizziamo il lessico militare latino e quello italiano troviamo molte analogie, come l'uso di derivati e composti, di metafore ecc. Prestito = prendere a prestito (metafora dell'ambito economico) / Quelli che in sincronia sono considerati errori, quando passano dal livello di parole a quello di langue costituiscono un mutamento linguistico (es. analogia) / computer una parola di prestito dall'inglese; ci sono anche dei prestiti casuali, che vengono comunemente utilizzati. Bilinguismo = non sinonimo di diglossia (uso di due variet di lingue in diversi contesti - es. greco moderno - cfr. Ferguson). Lega linguistica = fenomeno di convergenza tra due o pi lingue, dovuto non a cause genealogiche ma geografiche (contatto interlinguistico). Ne un esempio la lega linguistica balcanica, che ha dato avvio a un ambito di studio detto balcanologia = lingue slave meridionali (Jugoslavia - Slavia del sud) + ungherese + rumeno + neogreco + albanese. Il primo a parlare di lega linguistica fu Trubeckoj nel 1928 a l'Aja (us il termine Sprachbund), il quale pensava che l'indoeuropeo originario non fosse una lingua, ma una lega linguistica. Germanicit = caratteristica propria delle lingue germaniche; ma serve una protolingua di base o tedesco e inglese si assomigliano perch l'antico germanico il risultato di un contatto geolinguistico?

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Calco = viene riprodotta la struttura morfologica della parola nella lingua modello (es. Sprachwissenshaft - glottologia) / Se penso a una parola come sport, mi rendo conto che questo anglismo talmente entrato a far parte del lessico italiano da costituire la base per dei composti (es. sportivo) si dice perci che sport un prestito acclimatato (fenomeno di acclimatamento) / Se invece si tende ad adattare la pronuncia del prestito a quella della lingua replica, si ha un fenomeno di integrazione. A volte un'integrazione fonologica anche morfologica (es. brioches che alcune vecchie pronunciano brioscia) / Neutralizzazione lessicale: la parola di prestito arriva a sostituire completamente la parola straniera (es. inglese: nesso consonantico <sk> derivante da un contatto con lingue nordiche - sky) Polarizzazione = ne sono un esempio i germanismi nell'italiano, es. trincare - ma il verbo bere fa comunque parte del lessico italiano / gi Saussure distingueva lingue lessicologiche e lingue grammaticali (come il tedesco, in cui la parola tufo passata dal latino ma diventata Tufstein pietra di tufo) Integrazione grafica = fa s che una parola come nylon venga scritta *nailon. Es. parola inglese debt, prestito dal francese dette; perch compare la [B]? Perch graficamente ci si accosta all'etimologia del latino debitum.

13.11.2012 Prestito diretto = esito di un fenomeno di interferenza, ad esempio in aree di bilinguismo, o quando c' il passaggio dal linguaggio comune a quello settoriale (es. il termine file, che prima indicava soltanto una casella). Prestito a distanza = chi parlava di Sputnik negli anni '70 non conosceva il russo, ma aveva appreso quella parola dai giornali. Prestiti mediati = es. tedesco Herzog che in serbo-croato diventa Herzeg, passando per bocca ungherese. Prestiti di ritorno = es. balcone rimanda alla parola tedesca Balken (trave); ma quando in tedesco trovo Balkon, capisco che avvenuto un doppio passaggio. Il calco invece un fenomeno di imitazione; ne esistono di due tipi Calco strutturale = fuorilegge, ferrovia / il calco strutturale pu essere composizionale o derivazionale (come in latino quei termini filosofici che vengono recuperati dal greco > qualitas,

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calco di ) / il sintagma nominale guerra fredda calco dell'inglese cold war (si definisce sintema) Calco semantico = non la semplice imitazione del significato di una parola straniera (quella sarebbe soltanto una traduzione); ma se ad esempio prendiamo la parola stella, che dall'inglese star ha preso non solo il significato primario, ma anche quello metaforico (stella del cinema), individuiamo un calco semantico / La parola ceca che significa prezzo ha acquisito dal tedesco anche il significato di premio / Il verbo latino tingo un calco del greco , che per ha dato origine anche al prestito baptizo / Background un prestito, retroterra un calco.

Sprachmischung, mescolanza tra le lingue; il contatto interlinguistico contribuisce alla realizzazione di altri fenomeni Prestito sintattico > come nata la forma -ing in inglese? C'entrano le lingue celtiche, che hanno una predisposizione all'uso delle frasi nominali. Prestito morfologico > possibile, ma alla base c' sempre un prestito lessicale; con rapporti associativi basati sull'analogia, i prestiti si "grammaticalizzano" / es. suffisso latino di origine greca -issa (diaconus-diaconissa, morfo diventato produttivo) / quindi il prestito morfologico indiretto, o indotto (fenomeno di induzione). 14.11.2012 Indoeuropeistica / Metodo storico-comparativo Siamo nell'800, la glottologia inizia ad essere concepita come una scienza autonoma, con delle cattedre universitarie (soprattutto a Berlino - von Humboldt). Anche un'opera comparativistica come quella di Bopp si inserisce in una ricerca idealistica dello "spirito linguistico": c' la tendenza all'indagine su una possibile lingua originaria. La linguistica francese si inseriva in un solco di studi pi tradizionale, anche per quanto riguarda le etimologie (sincronica/diacronica); la voce etymologie nell'Enciclopedia illuminista (cfr. Diderot e D'Alembert) risale al 1756, e fu scritta da Turgot, che tra l'altro era un economista. Scoperta del sanscrito: alcuni dei primi comparativisti erano anche i primi idealisti / la conoscenza delle lingue indiane da parte di europei attestata gi a partire da epoche precedenti > 1500, Filippo Sassetti, un viaggiatore, inizi a notare delle somiglianze tra il sanscrito e lingue a lui note (le sue lettere per vennero pubblicate nell'800) / Un missionario tedesco, Roth, scrisse una grammatica sanscrita nel 1664, pubblicata soltanto nel 1988 / Gesuita francese, Coeurdoux /

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Carmelitano austriaco, Paolino da San Bartolomeo, fu autore di opere sul sanscrito (in latino) alla fine del '700. Zendo = antico iranico (lingua dell'Avestico) Nel 1786 un giudice inglese, William Jones, il quale lavorava in una societ di studi induisti, emise una dichiarazione in cui ipotizzava la parentela linguistica tra greco, latino e sanscrito (lingua pi perfetta di tutte). Se si volesse fare un calco latino del termine sanscrito, si avrebbe confectus > cum corrisponde a sam, la radice di facio in area indo-iranica kr, il suffisso -tus -ta > sams-kr-ta Alcuni tra i primi comparativisti furono tentati dal considerare il sanscrito come la lingua madre, quando invece pi che altro una sorella maggiore; lo stesso Schlegel lo dice e lo nega all'interno della sua opera. Questo sanscritocentrismo stato accantonato con la scoperta delle lingue celtiche e anatoliche. Friedrich von Schlegel = nel 1808 scrive la sua opera che ben si inserisce in un contesto humboldtiano, poich analizza la lingua e la sapienza degli Indiani. Influsso dell'anatomia comparata (cfr. Cuvier), e il paragone tra le due scienze reso esplicito dallo stesso autore. Zergliederung = parte costitutiva di un organismo (studio delle radici) / Es. il sscr. danam assomiglia al lat. donum > posso dimostrare che queste due forme storicamente attestate hanno alle spalle un denominatore comune, ricostruibile tramite un'analisi dei mutamenti fonetici / Es. verbo essere > sscr. asti - gr. esti - lat. est - ted. ist - ingl. is > inizialmente i grammatici ricostruivano *asti, ma sbagliato: le ricostruzioni corrette sono *esti o *Hesti. Ricostruzione esterna/interna = esterna se assumo come metro di paragone elementi di lingue diverse, interne se rimango nell'ambito di una stessa lingua > es. rapporto tra relinquo e relictus; nel participio avvenuta una dissimilazione, la labiovelare ha perso la labialit perch seguita da un'occlusiva dentale > ricostruisco *reliq Es. sscr. sacate, lat. sequitur, gr. hepetai (la fricativa alveolare sorda, in greco corrisponde a una fricativa laringale / la labiovelare in gr. d come esito la labiale, in sscr. la velare / la desinenza -te corrisponde perfettamente a -tai)

19.11.2012 Indoeuropeo = in ambito tedesco si usa il termine Indogermanisch > questa definizione entra in uso gi a partire dall'inizio degli studi di linguistica storico-comparativa (ma a Bopp piaceva di pi dire indoeuropeo) Ariano = ovviamente all'inizio dell'800 non aveva una connotazione razzista 30

Franz Bopp = si interess soprattutto alla morfologia, e ipotizz dei fenomeni di grammaticalizzazione che avrebbero dimostrato un indoeuropeo di tipo agglutinante (opera del 1816, versione inglese del 1820) - ricerca sui morfemi flessivi. Bopp scrive anche una grammatica comparativa (1833) di diverse lingue, e con studi successivi dimostra anche l'indoeuropeit del ceppo celtico. Alcuni comparativisti avevano interessi pi legati alla fonetica: sono i primi germanisti che, operando un confronto tra le lingue germaniche e le altre, individuarono dei mutamenti fonetici che si ripetevano sempre uguali. Rasmus Kristian Rask = confrontando le lingue germaniche con le altre indoeuropee (ma NON con il sanscrito), not alcune corrispondenze regolari > es. nella parola per padre, dove in greco e in latino c' una occlusiva bilabiale sorda, nelle lingue germaniche c' una fricativa labiodentale sorda. Queste considerazioni non sono sistematiche, perch il primo che oper un'analisi fonetica dettagliata fu... (vedi scheda) Jacob Grimm = ipotizz dei mutamenti fonetici da una fase indoeuropea al germanico comune. La ricostruzione parte dall'osservazione - *p > f (legge generale ricostruita empiricamente) / Lautverschiebung = mutazione di suoni, individuata dagli studi di Grimm. Alcuni studiosi traducono questo termine con rotazione consonantica, ma una traduzione errata. *p>f *b>p * c > ch Thorn = simbolo con cui si traslittera, da caratteri gotici, la fricativa interdentale sorda. Es. lat. decem, gr. , sscr. dasa, got. taihun (termina in -un perch la desinenza latina -em non originaria! Passaggio *m sonante > a > em > un)

20.11.2012 Lingue italiche, a cui il latino si sovrapposto, creando degli idiotismi. Le conosciamo solo tramite testimonianze epigrafiche (lingue di frammentaria attestazione - Restsprachen, opposte a quelle largamente attestate - Grosscorpusprachen) / Es. esito dell'occlusiva sonora aspirata, in latino d <f> solo all'inizio di parola, in area italica anche in posizione mediana. Ruber / Rufus / Robus = in robus soprattutto > il consonantismo latino, mentre la <o> in luogo di <u> indica una variante diatopica e diastratica. 31

Es. nelle lingue italiche, l'esito della labiovelare un'occlusiva bilabiale sorda (coquina in lat. affiancato dal sinonimo popina). Problema: le sorde aspirate / nel sistema fonologico dell'indoeuropeo, riusciamo a ricostruire le occlusive sonore, sorde e le occlusive sonore aspirate, ma NON le sorde aspirate. In sanscrito per esiste anche la serie delle sorde aspirate! <B> in latino un fonema secondario (bellum in origine era dwellum - dw > b) Una seconda Lautverschiebung venne gi ipotizzata da Grimm (anche perch spesso il tedesco va per conto suo per quanto riguarda i mutamenti fonetici) = interess i dialetti alto-tedeschi, in seguito alla prima Lautverschiebung > es. decem - taihun - zehn Posizione intersonantica = contesto sonoro (tra due vocali o tra vocale e consonante sonora) Verso la fine degli anni '70 dell'800, il danese Verner scrisse un articolo su una rivista di linguistica comparativa tedesca (la famosa KZ) e teorizz la legge che regola la sonorizzazione delle sorde in posizione intersonantica. 21.11.2012 Dialetti greci psilotici = in seguito al passaggio *s > h, perdono l'aspirazione (e dunque il simbolo H che indicava l'aspirazione non serve pi, e diventa una vera e propria lettera) Assibilazione *ti > si = propria di alcuni dialetti greci Risch, Chantraine = saggi sulla lingua omerica. Sscr. veda > Gr. oida (la <e> in sanscrito secondaria, esito di monottongazione di un dittongo in cui la semivocale <i>) Apofonia qualitativa/quantitativa = la loro funzione la stessa (Saussure dimostr che un fenomeno che storicamente si configura come apofonia quantitativa, in origine era un'apofonia qualitativa) - - datus - - status - - factus Verner: la sonorizzazione avviene solo in contesto intersonantico! (sscr. pitr, gr. patr, lat. pter, got. fdar, a. ingl. fathr con <th> sordo, n. ingl. fther con <th> sonoro e ritrazione dell'accento)

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Es. ingl. was/were > dietro was c'era una fricativa alveolare sorda, dietro were una sonora che ha subito rotacismo. Secondo la legge di Verner, l'accento era posizionato sulla <a> di was e sulla seconda <e> di were. I mutamenti fonetici della cosiddetta seconda Lautverschiebung non sono cos diffusi come quelli della prima Lautverschiebung > una prima serie riguarda i luoghi di articolazione labiale, dentale, velare; una seconda invece riguarda solo le dentali. Wenker = uno dei primi studiosi di geografia linguistica (vedi scheda - isoglosse, linee che delimitano territori interessati da mutamenti fonetici diversi) / uno studio di questo tipo suggerisce che non errato pensare che il lessico acquisisce sempre pi importanza > alcune forme che magari avevano inizialmente subito solo la prima Lautverschiebung, lessicalizzandosi, diventano analoghe ad altre che invece erano state interessate anche dalla seconda Lautverschiebung. 26.11.2012 I mutamenti fonetici si sviluppano anche nello spazio. Metafonia (Umlaut) = assimilazione a distanza Apofonia (Ablaut) secondaria = tipica delle lingue germaniche > un'originaria apofonia indoeuropea viene utilizzata anche in altri contesti, perch diventa produttiva (esempio di come il lessico pu influenzare la morfologia) L'apofonia fu studiata da Grimm, a lui dobbiamo la definizione di gradi apofonici: CeC / CoC / CC Nel caso del greco, l'alternanza vocalica originaria - - - - (in questo caso il contesto cambia, perch la coda della sillaba radicale una semiconsonante) binden - band - gebunden (forma di participio - la /u/ esito di un'originaria nasale sonante) Sulla natura dell'apofonia ci fu da subito una querelle tra Grimm e Bopp. Nei lavori di alcuni neogrammatici (es. Osthoff, Brugmann) viene dimostrata la vocalizzazione delle consonanti sonoranti (laterali, vibranti, nasali) > es. radice sanscrita mrta, a cui in latino corrisponde mort; e nelle lingue germaniche murd; in greco ho (esito di epentesi) / in un discorso ricostruttivo si deve necessariamente risalire alla sonante; come esito si ha una sonorizzazione di una vocale che prima indistinta, e poi nelle diverse lingue assume l'uno o l'altro timbro.

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Es. sscr. vrka, lat. vulpes, a.ingl. wulf, n.ingl. wolf, ted. Wolf (legge che interessa il sanscrito: le antiche laterali diventano vibranti sonanti in area indo-iranica) Saussure riconduceva l'apofonia quantitativa a una pi antica apofonia qualitativa > si pensi a , in lat. pater ma in sscr. pitar - la vocale deriva da un grado zero sonorizzato.

27.11.2012 Bopp, Grimm = prima fase dell'indoeuropeistica Pott = professore di Halle, si occup anche di linguistica generale (e fu uno studioso di etimologia: scrisse un articolo sulla diversa denominazione dell'arcobaleno) Schleicher = cfr. paradigma schleicheriano, inserisce il suo modo di intendere la lingua in un clima darwiniano. Saussure dice che Schleicher fece un tentativo ridicolo (essai risible) nel definire la lingua: questo perch Schleicher era un naturalista (contrapposto a Saussure, che invece muoveva da un'interpretazione storicista), e sosteneva che la linguistica doveva occuparsi solo di fonetica e morfologia, non di sintassi (ma questa una finzione metodologica: se io dico che la lingua un organismo naturale, e quindi - in termini biologici - soggetta a evoluzione, il mutamento fonetico diventa uno strumento di differenziazione verticale > da ci nasce la figura che secondo Schleicher pu determinare il modello con cui le lingue si sono sviluppate a partire dall'indoeuropeo: l'albero genealogico - influsso della filologia in ambito linguistico) Schmidt = allievo di Schleicher / geografia linguistica > popoli vicini sono influenzati nel processo di mutamento fono-morfologico. Se si assume una prospettiva del genere, l'indoeuropeo non pi la protolingua, ma un risultato di una lega linguistica (cfr. Trubeckoj, Pisani) Osthoff, Brugmann = terza fase > neogrammaticale Saussure, Bral, Whitney = rappresentano la reazione storicista al naturalismo di Schleicher

Quando si tratta di ricostruzione linguistica, occorre ricordare che esiste un momento interpretativo, che la ricostruzione rispetto alla comparazione: questo modello cambia nel modo in cui si configura l'interpretazione della lingua dello studioso / Due poli: realismo ricostruttivo (es. *Hesti - minimo denominatore comune a cui posso arrivare se confronto le forme storicamente attestate della terza persona singolare del verbo essere; il realismo ricostruttivo mi porta a pensare che questa sia la forma che pi si avvicina a quella della lingua originaria); Hjelsmlev, danese della scuola post-saussuriana > astrattismo/formalismo ricostruttivo, che porta a considerare la

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lingua come una serie di funzioni matematiche (davanti a *Hesti si pensa che il rapporto instauratosi tra le varie lingue indoeuropee sia di tipo storico, ma ci si ferma l). Con i neogrammatici (seconda met dell'800) il centro di riferimento per gli studi di glottologia diventa Lipsia / Paul: pubblica nel 1880 i Principi di linguistica - si ritorna alla sintassi, attenzione agli aspetti psicologici della lingua = i neogrammatici sostenevano l'ineccepibilit del mutamento fonetico, fatti salvi i fenomeni di prestito e l'analogia (nel momento in cui questo procedimento viene chiamato in causa nelle lingue moderne, si autorizzati a pensare che sia avvenuto anche nelle lingue antiche, in base al criterio metodologico dell'uniformismo) Consonanti gutturali (velari, labiovelari, occlusive post-palatali) > vedi scheda

28.11.2012 Secondo la classificazione promossa da Ascoli, le consonanti gutturali sono: Pre-velari pure Labiovelari Velari palatalizzate Oggi nellIPA si utilizzano i seguenti termini: Consonanti occlusive velari /k/ - /g/ Consonanti occlusive labiovelari (o velo labiali) /k/ - /g/ Consonanti occlusive palatali /c/ - //. La consonante /c/ viene anche scritta dagli indoeuropeisti. In italiano la velare palatalizzata sorda [c] si realizza come allofono in che e chi [ce] e [ci]; tra i dialetti italiani, il friulano possiede sia /c/ che //; esempio: cane [can] e gatto [an]. Aver introdotto la nozione di gutturali ci permette di presentare il fenomeno della palatalizzazione, per cui in alcune lingue (chiamate lingue satem) le consonanti velari cambiano punto darticolazione: esso viene spostato pi avanti, sul palato, rispetto al luogo dorigine (velo). Facciamo alcuni esempi: gr. F

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sscr.

ravas-

lat. gr. sscr. avest .

kentum () atam

satm

Mentre il latino e il greco hanno locclusiva velare sorda /k/, il sanscrito e lavestico hanno rispettivamente la fricativa post alveolare sorda // e la fricativa alveolare sorda /s/. Per spiegare questi diversi risultati, si ipotizzata la presenza in indoeuropeo di una consonante velare palatalizzata //, la quale si poi evoluta in /k/ in alcune lingue e in /s/ in altre. Il caso del sanscrito, che presenta invece //, si deve alla maggiore capacit di palatalizzazione propria di questa lingua. Le lingue in cui // diventa /k/ sono state chiamate da uno studioso tedesco, Von Bradke (op. Altertumwissenschaft = Scienza dellantichit) lingue kentum, dallesito latino; le lingue che invece presentano una palatalizzazione di // in /s/ o // sono state chiamate lingue satem, dallavestico. In realt, la distinzione operata da Von Bradke viene oggi rifiutata. Egli, infatti, faceva coincidere la nozione di lingua satem con quella di lingua orientale e lingua kentum con quella di lingua occidentale; le successive scoperte di lingue kentum in area orientale (hittita in Asia minore e tocario nel Turkestan cinese) hanno smentito la sua ipotesi. Lo schema del fenomeno della palatalizzazione delle occlusive velari sorde dallindoeuropeo alle lingue kentum satem il seguente:

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KENTUM */k/ >/k/, /h/ in germ. */k/ > varia a seconda del contesto *// >/k/

SATEM */k/ > /t/ */k/ > /k/ *// > /s/ davanti a e, i davanti a a, u (// in alcuni contesti in sanscrito)

( interessante riportare le forme indoeuropee ipotizzate per gloria e cento: *lew- e *mtm ). Del resto, la palatalizzazione permette di risolvere un altro problema della prima indoeuropeistica: precedentemente, si detto che, in seguito alla scoperta del sanscrito, alcuni studiosi cominciarono a ricostruire forme indoeuropee tenendo conto soltanto del vocalismo sanscrito, considerando tale lingua, per pregiudizio linguistico, come la pi conservativa tra quelle indoeuropee. Si pens persino di considerare la a del sanscrito come conservazione della a indoeuropea, e la e ed o del greco e del latino come derivazioni secondarie della stessa a. */a/ > a e latino e greco o Tale ipotesi ricostruttiva si rivel falsa, e ce lo dimostrano la Legge di Collitz e Saussure. Lo studioso tedesco, insieme al francese Saussure e al connazionale Schmidt, dimostr lesistenza nellindiano antico (e quindi nellindoeuropeo) del timbro vocalico e, che ha provocato la palatalizzazione della precedente consonante gutturale prima che e diventasse a nellindiano antico. Esempio: lat. que gr. sscr. ca (pronuncia: [ta]) sanscrito

dalla forma latina e da quella greca si ricostruisce un tema indoeuropeo *ke. Per lo schema precedente (esito velari palatalizzate in lingue satem), si dimostra lesistenza di una forma antico indiano *ce, la quale si poi evoluta in sscr. ca. La a del sanscrito, quindi, non deriva direttamente dalla forma indoeuropea, ma soltanto un esito secondario di e (che palatalizza k). Ipotesi di Saussure circa lapofonia quantitativa, in cui lo studioso francese sosteneva la derivazione di questo tipo di apofonia da quella qualitativa. In particolare, Saussure pensava che una vocale lunga /e:/ derivasse da una /e/ originaria + un coefficiente sonantico /X/, per cui

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/e:/ < /eX/ Lelemento X si comporterebbe come una semiconsonante (w; j) o come una sonante (r,l,m,n) trovandosi tra due consonanti, a cosiddetto grado zero. In sintesi: se /e:/ < /eX/ allora a grado zero C<X<C con X = coefficiente sonantico, => X diventa vocale breve, nello stesso modo in cui nella apofonia qualitativa - - - il tema in grado zero risulta da una vocalizzazione della semiconsonante /j/ tra e . Saussure ipotizza inoltre che una vocale breve a inizio parola possa derivare da una serie /Xe/ > /-voc. breve/ = /a/. Le ipotesi di Saussure sul coefficiente sonantico vennero poi riprese da uno studioso danese, Mller, esperto di lingue semitiche. Egli ipotizz che X fosse un tipo particolare di consonante: una laringale. Dal 1927 il polacco Kuruowicz si occup della vicenda, dando inizio alla ipotesi delle laringali. Oggi la questione delle laringali piuttosto complessa; comunemente si riconoscono tre laringali, indicate con h1, h2 e h3, che corrispondono ai timbri o, a ed e. Per indicare una laringale in generale, si usa la lettera H. La Bologna, invece, preferisce utilizzare H1, H2 e H3, perch la questione molto controversa e lei preferisce mantenersi in termini generali. Per ipotizzare che le laringali siano consonanti, si fa riferimento al fatto che le consonanti abbiano una certa probabilit di cadere in determinate condizioni, ovvero per sillabazione e accento. A sostegno di questa ipotesi, si citano le forme di padre in alcune lingue indoeuropee: lat. pater gr. sscr. pitravest. ptr

indoeur. *pH2ter

In avestico la vocale cade: forse, quindi, si pu pensare a una laringale consonantica. 03.12.2012 1927 = scoperta dell'ittita, lingua anatolica; il sanscrito inizia a perdere la sua importanza / Kurylowicz not che la terza persona singolare dell'indicativo del verbo essere in questa lingua era eszi - fenomeno di assibilazione: divide in due parti il territorio in cui si parla greco. Nella forma eszi non si notano grosse particolarit, invece in una voce come hanta (collegata etimologicamente al greco e al latino ante) ci si riallaccia alla teoria delle laringali > una vocale lunga esito di vocale + laringale > sono le laringali a dare diverso timbro alla vocale (H1 - e, H2 a, H3 - o). Saussure vedeva la genesi delle vocali brevi radicali a inizio di parola nella caduta di un'originaria laringale / H(1,2,3)e > e-a-o 38

Antica forma di ottativo latino siem, simus - che per analogia diventa sim, simus = se si applica la legge delle laringali, si nota un'apofonia ieH - iH (la laringale cade e allunga la vocale <i> al grado zero) Se inizialmente si ricostruiva *asti, con gli studi sulle laringali si inizi a ipotizzare un *H1esti. Le consonanti laringali hanno sostituito la teoria sullo schwa / Benveniste ricostru l'alternanza di due tipi tematici nella lingua originaria (e legava questa sua ipotesi al concetto di apofonia) = se c'era una radice al grado medio CVC, il primo tipo di tema veniva formato con il grado zero (radice es- ma tema s-); se invece si partiva da un grado zero CC, il suffisso tematico era al grado pieno (radice bl- ma tema bal-) / Es. tema genes- di e tema gnes- di > nel primo caso avrei un suffisso di tipo gen-Hes, nel secondo un gn-eHs. *p > f = posso scriverlo perch un dato di fatto, abbiamo esperienza e prove di questo mutamento proprio delle lingue germaniche / se per io partissi da una consonante diversa da <p>, divenuta <p> in un secondo tempo, entrerei nell'ambito dell'arbitrariet dei modelli interpretativi. Teoria delle glottidali Gamkrelidze e Ivanov (di cui il primo era georgiano > aveva familiarit con le consonanti glottidali doppia occlusione, una glottale e una pi avanzata), e autonomamente anche Hopper teorizzano delle modifiche nel sistema consonantico indoeuropeo: laddove prima si ricostruivano delle semplici occlusive sorde, ora si aggiungono gli allofoni aspirati (vedi scheda) / Questo un modello interpretativo, lo si pu accettare oppure no.

04.12.2012 Indo-Iranico I testi vedici sono databili al II millennio a.C. / distinguiamo delle lingue antiche, medie e moderne sia per quanto riguarda l'indiano sia per quanto riguarda l'iranico. Antico indiano Pnini = grammatico indiano (la sua opera di intitola Adhyy - ossia Gli otto capitoli) Inni vedici = presentano numerose metafore, tratte dal mondo della natura e non solo

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Il termine sanscrito pu essere usato in senso lato per indicare l'antico indiano; ma ad essere pi precisi, vi una distinzione tra vedico e sanscrito. Medio indiano Dialetti pracriti = lingua d'uso, non pi lingua confecta, parlata soltanto dalla classe sacerdotale Dialetto pali = propria del buddismo indiano Neo-indiano Hindi Urdu (in Pakistan) Antico iranico Iran il genitivo plurale del sostantivo arya (lat. alia, dunque indicava una lingua "altra", barbara) Avestico Antico Persiano = lingua dei re Acmenidi (Scita) = identificabile in un'area iranica settentrionale, ma attestata soltanto da antroponimi o toponimi in citazioni di storici greci Medio iranico Pahlavico = lingua ufficiale di un'area occidentale Sogdiano = a oriente Neo-iranico Persiano Kurdo Tratti tipicamente indoiranici: Vocalizzazione in <a> lunga ( > matr) Quando cade la laringale > vocalizzazione in <i> (es. pitr)

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Bartholomae, studioso tedesco - iranista > teorizza un mutamento fonetico tipico delle lingue indoiraniche (legge di Buddha): es. ted. biudan - la radice biud- presuppone un *bheudh > gr. *pheuth - peuth per legge di Grassmann > sscr. *bhodh - bodh, al grado ridotto budh / poich buddha un aggettivo verbale, deriva da budh-ta = la legge di Bartholomae mi dice che occlusiva sonora aspirata + occlusiva sorda danno come esito una occlusiva sonora aspirata geminata. Es. aog(e)da corrisponde a - la radice presuppone un *aogh- > in greco *euch Passaggio dalle laterali alle vibranti

Tocario una lingua centum / Due variet di questa lingua (toc. A / toc. B) - i documenti pervenutici provengono dal Turkestan cinese, e sono testi buddisti. Presenza del suffisso vibrante che caratterizza le desinenze nella formazione del passivo - Norme areali teorizzate da Bartoli: nell'ambito delle lingue romanze, si accorse che in certi casi venivano recuperati vocaboli da un latino arcaico, in altri si riscontravano forme proprie di un latino tardo-volgare / Aree laterali (di cui fa parte il tocario), aree seriori, aree isolate.

Armeno Area caucasica - il termine armeno di origine iranica (antico persiano) / l'armeno presenta molti prestiti dall'iranico, per ragioni storiche > supremazia e dominio dei Parti. Traduzione di testi filosofici greci Lingua satem Troviamo l'aumento come in greco Presenza di una peculiare rotazione consonantica

Lingue anatoliche

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Ittito = tavolette di argilla a caratteri cuneiformi (esiste per anche un ittita geroglifico) l'ittito cuneiforme una lingua centum, quello geroglifico satem. L'indoeuropeit dell'ittito fu dimostrata da Hrozny Luviano Palaico

Lingue slave Divisione in centrale (ceco, slovacco, polacco) - meridionale (bulgaro, sloveno, serbo-croato, macedone, antico slavo) - orientale (russo, bielorusso, ucraino) Lingue satem Molto marcato l'aspetto verbale Tendenza a quello che viene definito il principio della sillaba aperta (es. nei toponimi come Leningrado, grad- un prestito dal tedesco gard- > metatesi per mantenere la sillaba aperta)

Lingue baltiche Lituano Lettone Antico persiano (estinto nel XVIII secolo)

Albanese Ghiego = variet del nord Tosco = variet del sud

Greco 05.12.2012

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Lingue romanze Latino / Lingue italiche (soprattutto osco e umbro) La labiovelare, nelle lingue italiche, perde la velarit e ha esito labiale (es. popina per coquina) Un nesso labiale + dentale, per un processo di assimilazione = NT > ND / ND > NN (es. osco upsannam per operandam) Un nesso bh-, che in latino d <f> a inizio di parola ma <b> in medio, in osco/umbro ha sempre come esito <f> (es. rufus) Il latino utilizza la desinenza pronominale anche per i sostantivi con tema in -o, le lingue italiche invece hanno desinenza -os per il nominativo plurale

Lingue celtiche Celtico continentale = gallico, celtiberico, lepontico Celtico insulare = suddiviso in due gruppi dialettali > gaelico e britannico Gaelico: antico irlandese e scozzese; il pi antico documento rappresentato dalle scritture ogamiche Britannico: lingua della Gran Bretagna prima della conquista romana; a un certo punto si verific una sovrapposizione tra antico inglese e celtico, per cui a livello di sostrato linguistico, il britannico ancora presente nell'inglese moderno. Tre variet di britannico > gallese (o cimbrico), attestato a partire dall'VIII secolo - cornico (in Cornovaglia) - bretone Una <e> lunga originaria diventa una <i> (es. rex diventa rix in gallese) L'occlusiva bilabiale sorda, quando si trova all'inizio di parola oppure in posizione intervocalica, cade (es. porcus in irlandese orc-) La labiovelare sonora ha esito bilabiale (come nel greco , esito di gw-) La labiovelare sorda ha esito diverso a seconda dei due gruppi dialettali > in ambito gaelico si riscontra K, in britannico P (es. quinque, in gaelico

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cig e in gallese pump) - NB: la sequenza kw...kw del latino esito di assimilazione a distanza, originariamente p...kw > gr. , sscr. panca

Lingue germaniche Orientali = gotico; traduzione della Bibbia ad opera del vescovo Wulfila (IV secolo d.C.), originario della Bulgaria Settentrionali = lingue scandinave; iscrizioni runiche / norvegese, svedese, danese, islandese (NB: il finlandese non una lingua indoeuropea!) Occidentali = due variet > tedesco (a sua volta diviso in alto e basso tedesco), anglofrisone Mutazione consonantica (prima Lautverschiebung - e seconda solo per i dialetti alto-tedeschi) Accento dinamico sulla sillaba radicale Flessione dell'aggettivo suddivisa in debole/forte Verbi forti (con coniugazione apofonica) / Verbi deboli (con suffisso -t per il preterito)

Padre Nostro - gotico Quando Wulfila tradusse la Bibbia, non us l'alfabeto runico, che era pagano, ma ne utilizz uno nuovo, quello gotico appunto. Padre Nostro, che sei nei cieli Atta unsar thu in himinam

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Frase nominale: Padre Nostro tu nei cieli Atta = Padre; esempio di ci che un tedesco chiamerebbe Lallwort (parola del linguaggio infantile)

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Unsar = aggettivo possessivo > un- esito germanico di una sonante Thu = esito della prima Lautverschiebung

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Himinam = dativo plurale / il nominativo himins, ma non un tema in nasale, bens in -o (in origine *himinos > *himinas)

Sia santificato il tuo nome

Weihnai namo thein

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Diventi santo il tuo nome, il gotico una un verbo debole derivato dall'aggettivo santo Grecismo grafico (greco itacista) = ei si legge i Weihnai = forma di ottativo - il suffisso in nasale fa assumere un valore di modo dell'azione / polimorfia dei temi del presente, che danno dei diversi valori di azionalit alle radici verbali (es. weihan non significa diventare santo ma santificare)

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Namo = neutro in nasale Thein = nominativo singolare dell'aggettivo possessivo di seconda persona

Venga il Tuo regno

Qimai thiudinassus theins

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Qimai = nesso kw, derivante da un originario tipo *gw- (cfr. lat. venio, gr. ) Thiudinassus = composto astratto derivato da thindans (che significa re); il corrispondente del latino tribunus, con suffisso -nus (in gotico la vocale cade)

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