Sei sulla pagina 1di 28

LINGUISTICA E PRAGMATICA DEL LINGUAGGIO.

Unintroduzione
PARTE PRIMA: LA VARIETA DEL LINGUAGGIO
1.
Lingua, lingue e linguaggi

1. Introduzione
Sistema lingua: rimanda alla nozione di CODICE, cio un insieme di corrispondenze che associa un insieme
di elementi ad un altro.
SEMIOTICA: disciplina che studia i sistemi dei segni e della comunicazione.
necessaria una distinzione fra LINGUAGGIO NATURALE e LINGUAGGIO NON NATURALE (es.
linguaggio di programmazione.
La LINGUA ha una doppia valenza:
1. Linguaggio umano in generale;
2. Sistema linguistico specifico.
La LINGUISTICA lo studio scientifico del linguaggio. Loggetto della linguistica molto complesso per
varie ragioni:
- per la sua naturalezza difficile da analizzare;
- per la quantit di tematiche interne e di correlazioni con altre discipline;
- per lo spessore della riflessione storica.
2. Le propriet della lingua
La lingua ha delle caratteristiche essenziali, cio universali.
Chomsky: il linguaggio sembra essere una propriet unica della specie umana.
ARBITRARIETA/ICONICITA: il rapporto tra parole e cose si pu considerare motivato, necessario oppure
del tutto casuale.
De Saussure: fondatore della linguistica moderna il segno linguistico composto da un SIGNIFICANTE,
limmagine acustica, e da un SIGNIFICATO, il concetto.
Larbitrariet rimanda a una concezione di sostanza amorfa a cui viene imposta una forma. Nel caso della
lingua sono due i tipi di sostanza che vengono strutturati: il SUONO e il PENSIERO.
Es. Onomatopee: parole che riproducono un suono grado molto elevato di iconicit pur essendo anche
esse arbitrarie. Sono diverse a seconda della lingua.
DOPPIA ARTICOLAZIONE: ogni lingua si struttura su due livelli:
- prima articolazione: unit dotate di significato;
- seconda articolazione: unit pi piccole prive di significato.
Le unit della seconda formano le unit della prima. Ci risponde ad un principio di ECONOMIA
FUNZIONALE. Abbiamo migliaia di parole formate da un numero limitato di suoni.
ONNIPOTENZA SEMANTICA: possibile produrre nuove corrispondenze sfruttando le possibilit
combinatorie della doppia articolazione.
TRASPONIBILITA DEL MEZZO: la lingua pu sfruttare vari mezzi/canali: scritto/orale.
RIFLESSIVITA: il linguaggio umano pu parlare di se stesso.

LINEARITA: la lingua pu disporre i suoi elementi in successione temporale. per una successione
stabilit convenzionalmente (ogni lingua diversa).
RICORSIVITA: possibilit di applicare la stessa procedura un numero di volte teoricamente infinito. Es.
aggiungere aggettivi a oltranza ad un sintagma nominale.

3. Le funzioni della lingua


La classificazione pi conosciuta delle funzioni della lingua quella di JAKOBSON. Parte dalla relazione
MITTENTE-MESSAGGIO-DESTINATARIO e aggiunge altre tre componenti della comunicazione:
CONTESTO, CONTATTO, CODICE.
Quindi a queste sei componenti vengono accoppiate sei funzioni: REFERENZIALE, EMOTIVA,
CONATIVA, FATICA, METALINGUISTICA.
REFERENZIALE: riguarda il messaggio e comprende latteggiamento verso il referente e lorientamento
verso il contesto.
EMOTIVA: riguarda il parlante un espressione dei suoi stati danimo ed una presentazione dello stato
di cose secondo una prospettiva soggettiva.
POETICA: corrisponde al messaggio e caratterizza anche la lingua non letteraria e tutte le espressioni
linguistiche.
CONATIVA: riguarda lascoltatore. E attiva quando il mittente si rivolge esplicitamente a questo, attraverso
il modo imperativo, i verbi o i pronomi e aggettivi possessivi o i pronomi personali alla seconda persona, o il
punto interrogativo. La comunicazione mira a ottenere un'adesione di pensiero e/o una risposta d'azione.
FATICA: La funzione consiste in quella parte della comunicazione atta al controllo del canale attraverso cui
si stabilisce la comunicazione, con espressioni mirate appunto alla verifica del suo funzionamento, come
quando al telefono si dice pronto? o quando si fanno le prove del microfono e degli amplificatori prima di
uno spettacolo. Lo scopo quello di stabilire, mantenere, verificare o interrompere la comunicazione.
METALINGUISTICA: riguarda il codice linguistico utilizzato. La lingua stessa diventa il centro della
riflessione uno strumento scientifico.
ALTRI MODELLI: Michael A. K. HALLIDAY individua 7 funzioni (strumentale, regolativa, interazionale,
personale, euristica, immaginativa rappresentativa) e 3 macro-funzioni fondamentali:
- IDEATIVA: il modo in cui formiamo ed esprimiamo le idee;
- INTERPERSONALE: il modo in cui intratteniamo rapporti con gli altri;
- TESTUALE: modo in cui strutturiamo le relazioni in un testo.
AUSTIN: problema delle funzioni della lingua, partendo dalla nozione di performativo.
ROBINSON: rende pi complesso lo schema di Jakobson, aggiungendo altre funzioni.
1.4. Le lingue storiche
1.4.1 Il numero delle lingue e dei parlanti
LINGUA o linguaggio umano: facolt di comunicare verbalmente mediante sistemi linguistici.
LINGUE: insieme di tutte le lingue e culture rappresentate nel passato e nellattualit sulla terra.
Quante sono le lingue? La risposta difficile anche per i parametri usati, che includono:
- la definizione usata per distinguere tra lingua e dialetto;
- lestinzione delle lingue;
- continua sparizione di lingue ormai parlate da poche persone.
Le lingue sono circa 6mila.

Ci sono diverse classificazioni: ESTERNA basata sul numero dei parlanti; INTERNA basata su
raggruppamenti internamente omogenei (prospettiva linguistica).
NUMERO DEI PARLANTI: i parametri utilizzati non sono sempre molto chiari (es. inclusione dei parlanti
della lingua come seconda lingua). Per la maggior parte delle lingue i parlanti non corrispondono a confini
nazionali.
PROSPETTIVA SOCIOLOGICA: diversa nozione di lingua, basata sulla gerarchizzazione derivante da
elementi politici e sociali: lingua ufficiale e lingua nazionale. Ufficialmente possono esistere pi lingue
nazionali (bilinguismo, plurilinguismo); lingue diverse possono avere riconoscimenti ufficiali diversi
(diglossia pidgin: lingua indigena + lingua colona; creolo: deriva da antichi pidgin).
1.4.2 Classificazioni delle lingue su base interna
Le lingue sono raggruppate in base a principi strutturali interni (isomorfi) e distinte secondo tre metodi:
1. AREALE: parametro geografico. AREA: vicinanza tra le lingue interessate. AREA LINGUISTICA:
presenza di pi lingue parlate nel medesimo contesto geografico, ma non immediatamente imparentate.
Le lingue storiche hanno sviluppato punti di contatto e di interferenza tra di loro. Per essere un area
linguistica deve innanzitutto essere CULTURALE e STORICA.
2. GENEALOGICA: si tratta di parentela genetica.
Metodo comparativo: stabilire lesistenza di un collegamento. Il lessico fondamentale per fare ci. Centrale
la nozione di FAMIGLIA: insieme di lingue che derivano dalla stessa lingua madre (es. Indoeuropeo). Nel
caso delle lingue isolate non possibile dimostrare una parentela con altre.
3. TIPOLOGICA: si basa sui TIPI LINGUISTICI, modelli di descrizione delle lingue storico-naturali e non
su quelle esistenti. Questo tipo di classificazione si distingue ulteriormente in:
- A BASE FONOLOGICA: il parametro fondamentale il TONO, laltezza del suono. In alcune ha valore
distintivo.
- A BASE MORFOLOGICA: classificazione non rigida. Si distinguono lingue:
a. ISOLANTI: ogni parola composta da un solo morfema.
b. FLESSIVE: le relazioni grammaticali si esprimono tramite morfemi in cui pi categorie
semantico-funzionali si concentrano.
c. AGGLUTINANTI: ogni parola ha tanti affissi quante sono le relazioni grammaticali.
d. POLISINTETICHE: morfemi sia lessicali che grammaticali vengono giustapposti nella stessa
parola che pu assumere il valore di enunciato.
- A BASE SINTATTICA: il parametro principale lordine delle parole. Ci sono due tipi fondamentali:
lingue SVO e lingue SOV.
fondamentale la nozione di UNIVERSALI LINGUISTICI, che sono le propriet che contraddistinguono
ogni lingua storico-naturale.
UNIVERSALE ASSOLUTO: tutte le lingue hanno vocali orali, ma non tutte hanno vocali nasali.
UNIVERSALI IMPLICAZIONALI: pi diffusi. Sono caratterizzati da relazioni condizionali di tratti. Es. se
una lingua ha una propriet x, sicuramente ha una propriet y.
Lordine delle parole pu essere fisso (inglese) oppure libero (latino). In italiano la posizione sintattica
corrisponde ai ruoli semantici: il sogg. in prima posizione e logg. Dopo il verbo.
In lingue con ordine relativamente libero ci sono modi per mettere in rilievo certi elementi. Es. dislocazione.
2.
Le dimensioni di variazione
2.1 Una eterogeneit ordinata
Ogni lingua storica presenta variet e sottosistemi pi o meno divergenti. La sociolinguistica ricerca le regole
sottostanti a queste variabili.

Sulla nozione di ADEGUATEZZA della variet pertinente alla situazione duso si impernia lindividuazione
di un diverso tipo di competenza, quella comunicativa, valorizzata e sfruttata in particolare nella prospettiva
pragmatica Verschueren e Betuccelli Papi pongono al centro della definizione di pragmatica proprio la
nozione di ADATTABILITA.
Per analizzare le variazioni, si deve tenere conto delle nozioni di IDIOLETTO (l'insieme degli usi linguistici
caratteristici e propri di un singolo individuo o di un piccolo gruppo di parlanti.), REPERTORIO
LINGUISTICO, COMUNITA.
Le variazioni riguardano sia il livello individuale e quindi gli usi linguistici individuali (perpetua diversit
uso idiolettico) sia il repertorio linguistico, cio linsieme delle risorse linguistiche possedute dai membri di
una comunit linguistica. Con comunit linguistica sintende linsieme di individui che hanno a disposizione
lo stesso repertorio linguistico. Non del tutto omogeneo ma un insieme di variet di lingua.
Cinque dimensioni di variazione: DIACRONICA, DIATOPICA, DIAFASICA, DIASTRATICA
DIAMESICA.
2.2. La variazione diacronica ed il problema del mutamento
E necessario separare lo studio sincronico (stato della lingua in un dato momento) da quello diacronico
(trasformazione dei sistemi nel tempo tra due punti). La lingua cambia ma perch?
FATTORI ESTERNI: eventi come migrazioni, invasioni, dominanza di un centro unico o di una determinata
classe sociale. Una lingua straniera pu imporsi su quella indigena in base ad unespansione politica.
FATTORI INTERNI: principio di minimo sforzo. Effetti della frequenza e dellanalogia; pressione verso la
creazione di simmetrie, riempimento di lacune, semplicit, chiarezza.
Se una lingua presenta variazioni sia DIASTRATICHE (di tipo sociale) sia DIFASICHE (tipo di stile)
probabile che avverr un mutamento. Quindi il sistema linguistico dinamico, soggetto a spinte innovative
ma anche conservatrici.
Occorre considerare anche gli aspetti strutturali, i rapporti tra i vari elementi. Per studiare le variazioni
diacroniche sono disponibili due metodi:
- FILOLOGICO: analisi dei documenti scritti;
- RICOSTRUZIONE con metodo comparativo.
Un fenomeno particolare la GRAMMATICALIZZAZIONE: un morfema originariamente libero acquisisce
una funzione puramente grammaticale. Es. habeo dictum ho detto.
2.3 La variazione diatopica e il problema della lingua
Una variazione diatopica ha origine spaziale e dipende dalla distribuzione geografica e dallarea di
appartenenza dei parlanti.
Prendiamo in considerazione la situazione sociolinguistica italiana: si ha presenza di innumerevoli dialetti,
che sono le variet locali di una lingua e gli ITALIANI REGIONALI, caratterizzati da pronunce e
intonazioni diverse, strutture sintattiche particolari, usi diversi dallitaliano. Le spinte innovative riguardano
soprattutto il parlato.
2.4 Variazione diafasica
Riguarda il registro e i livelli duso della lingua, in relazione alle diverse situazioni interazionali. Bisogna
distinguere la nozione di registro da quella i sottocodici. I registri sono una variet di variazioni diafasiche
dipendenti dal carattere dellinterazione e dai ruoli assunti dal parlante e dal destinatario. I sottocodici invece
sono variazioni dipendenti dallargomento del discorso. Il registro rimanda ad una situazione pi o meno
formale. Le sue variazioni riguardano fonetica e livelli della lingua. I sottocodici sono limitati al tipo di
argomento del discorso (es. linguaggi settoriali).
La capacit di usare registri e sottocodici adeguati alla situazione comunicativa in cui si inseriti corrisponde
alla nozione di ADEGUATEZZA (fondamentale in pragmatica).
Ci sono casi in cui c la tendenza ad attenersi a un repertorio unico, soprattutto tra i giovani.

2.5 Variazione diastratica


Riguarda le differenze relative allo strato sociale e alla collocazione e identit sociale degli utenti. Alcuni
aspetti:
- Ruoli sociali e livello di istruzione: le differenze erano pi accentuate nei secoli scorsi. Il divario si
attenuato ma si possono ancora distinguere livelli diversi di uso della lingua.
- Caratteristiche socio-culturali del gruppo di appartenenza: il gruppo etnico e la classe generazionale
possono incidere sul comportamento linguistico. Si intrecciano con i ruoli sociali.
- Et: si sono analizzate preferibilmente le variet giovanili pi propense ai cambiamenti rapida
obsolescenza. La lingua degli anziani soggetta ad un invecchiamento. Ci sono modifiche tra adulti
e bambini.
- Sesso: stereotipato.
- Competenze specifiche in un dato settore.
2.6 La variazione diamesica e il continuum scritto-parlato
E fondamentale la distinzione tra orale e scritto: le loro funzioni sono spesso diverse e rispecchiano le
diverse esigenze della comunit o del singolo.
riconosciuta la priorit del parlato sullo scritto dal punto di vista:
- FILOGENETICO poich la lingua parlata precede quella scritta;
- ONTOGENETICO poich lacquisizione della lingua parlata precede lo scritto;
- PRASSI: la comunicazione si effettua principalmente oralmente;
- SOCIOCULTIRALE: lorale evidenzia lorganizzazione e linterazione sociale e culturale;
- INTERNO poich la lingua parlata dispone di mezzi paralinguistici solo parzialmente trasferibili
nella lingua scritta.
Esiste un parlato canonico?
SITUAZIONE CANONICA DELLENUNCIAZIONE: rapporto uno-a-uno, canale vocale-uditivo,
alternanza dei turni del parlante, stessa situazione comunicativa.
Vi sono tre macro-tratti situazionali:
- mezzo fonico-acustico
- contesto extralinguistico comune nel momento dellenunciazione
- compresenza di parlante e interlocutore
A questi tre sono associati corrispettivi linguistici specifici: (incolla schema p. 40)

Ad una concezione dicotomica (orale/scritto; formale/informale) sono subentrate una dimensione SCALARE
e una PROTOTIPICA, secondo cui la variet specifica risulta pi o meno centrale o periferica rispetto alla
situazione canonica. Rende conto di diversi tipi di parlato e di scritto adeguata alle varie forme miste di
comunicazione (computer, smartphone).

Anche le caratteristiche tipologiche dei testi incidono sulla particolare produzione linguistica, accentuando
diverse variazioni come pi parlanti, pi ascoltatori senza diritto di parola, etc

3.
Discreto e continuo
3.1 Il continuum della lingua
Una propriet in pi della lingua la DISCRETEZZA: un elemento discreto se nettamente individuabile
e separato dagli altri elementi tramite limiti ben definiti senza gradi intermedi. Un fenomeno continuo se
parte di un flusso ininterrotto il limite tra un elemento e laltro non sono ben definiti.
La discretezza del linguaggio umano evidente a livello fonologico: unopposizione distintiva permette di
distinguere un fono dallaltro. Se la forma delle categorie discreta, la sostanza continua.
CONTINUUM in sociolinguistica fa riferimento allinadeguatezza nel cogliere e descrivere le variazioni
linguistiche in tutte le sue dimensioni non ci sono confini netti tra una variazione e laltra. C unarea di
sovrapposizione. quindi pi corretto, in pragmatica, parlare non di categorie ma di SCALE.
3.2. Categorie e classificazioni
I confini tra le classi non sono netti. Il termine CATEGORIA pu indicare due cose: la classe o il genere
degli oggetti, oppure concetto o significato.
Il nostro lessicalizzare (dare un nome alle cose) significa raggruppare oggetti per somiglianze o differenze.
Le categorie lessicali fanno parte dellinsieme di categorie che utilizziamo nei nostri processi cognitivi. Eco:
la tassonomia non d ordine, ma guida allazione.
Il punto di vista specifico e il contesto incidono sulla categorizzazione. Ci che viene ritenuto saliente
(copioni, frames) responsabile per una specifica categorizzazione.
Uno dei pi importanti problemi della categorizzazione il concetto di vaghezza dei confini categoriali.
Searle: vaghezza sia nelle categorie concettuali sia nei significati lessicali. Anche larticolazione fonica dei
fenomeni presenta confini sfumati. La vaghezza dipende anche dallabilit dinamica di rappresentazione che
varia da individuo a individuo e allinterno di uno stesso individuo.
Bisogna raggiungere un equilibrio tra sistematicit a livello analitico ed adeguatezza alluso effettivo.
I mezzi di classificazione tradizionali (Condizioni Necessarie Sufficienti = CNS) non sono pi adatto.
Modelli pi idonei sono quello delle SOMIGLIANZE DI FAMIGLIA (Wittegensteiniano) e il modello
PROTOTIPICO.
Il primo mette in evidenza le sovrapposizioni ai bordi. Mentre il secondo risponde di pi alla classificazione
di elementi continui. Il nucleo centrale lo spazio categoriale in cui i membri condividono il numero
maggiore di tratti caratterizzanti. Ci sono diversi parametri per stabilire il prototipo: tendenza centrale della
categoria, frequenza, grado di differenziazione.
4.
I livelli della lingua
4.1 Premessa
Due distinzioni: langue/parole; competenza/esecuzione.
LANGUE: sistema linguistico sottostante al comportamento linguistico di una comunit linguistica.
Corrisponde alla lingua della collettivit.
PAROLE: attualizzazione della langue. Esecuzione linguistica concreta realizzata da un individuo.
COMPETENZA: sistema di regole che consente di produrre e comprendere un numero infinito di frasi
diverse. di tipo comunicativo, testuale ed emotiva. individuale.

ESECUZIONE: atto di realizzazione concreto nel comportamento linguistico reale, definito dallinsieme
delle restrizioni che caratterizzano gli usi della competenza.
4.2 Fonetica, fonologia
4.2.1 La produzione di suoni
Il suono viene prodotto dallemissione di un flusso daria che passa attraverso le crde vocali. Si distingue fra
FONAZIONE (attribuzione di sordit o sonorit alla corrente respiratoria) e ARTICOLAZIONE (creazione
di una speciale conformazione dellapparato fonatorio orale distinzione fra consonanti e vocali).
CONSONANTE: caratterizzate da ostruzioni al passaggio dellaria:
VOCALI: impedenza del flusso daria.
Le consonanti vengono classificate in base al LUOGO DI ARTICOLAZIONE e al MODO DI
ARTICOLAZIONE. Le vocali sono individuate in base a ANTERIORE/POSTERIORE e ALTO/BASSO.
Altri parametri per la classificazione delle vocali sono la posizione delle labbra, la durata, la nasalizzazione.
Sono meno numerose delle consonanti, difficile descriverne la posizione, tendono a sovrapporsi tra loro e a
variare secondo laccento regionale. Sono portatrici sia di accento che di tono.
4.2.2 Foni e fonemi
Il numero dei possibili suoni potenzialmente infinito, ma ogni lingua ne codifica un numero limitato.
FONO: suono concreto.
FONEMA: rappresentazione astratta del fono, priva di significato. //
COPPIA MINIMA: elementi che permettono, attraverso la prova di commutazione, di individuare due
diversi fonemi. Es. pane/cane /p/ e /k/.
ALLOFONO: modo diverso di realizzare lo stesso fonema. Si distingue fra varianti libere (/r/ e /R/) e
varianti combinatorie (/n/ e //).
Bisogna parlare di suoni di contesto, dato che subiscono linfluenza di altri suoni quando le parole sono
combinate. Si parla di
- cancellazione/inserzione: eliminazione o aggiunta di uno o pi suoni in una sequenza;
- riduzione/rafforzamento: un suono diventa pi debole (eliminazione di una doppia) o pi forte
(raddoppiamento di una consonante singola);
- assimilazione: due suoni contigui tendono a conseguire caratteri comuni;
- dissimilazione: elementi articolatori comuni tendono a differenziarsi.
FONETICA: studia la realizzazione fisica dei foni. Pu essere articolatoria, acustica, percettiva.
FONOLOGIA: studio della funzione linguistica dei suoni allinterno di una lingua.
4.2.3 Tratti soprasegmentali
Sono elementi simultanei ad una sequenza di suoni caratterizzano una lingua.
ACCENTO: in italiano distintivo sbito/subto (accento sillabico). Fa emergere il nucleo di una sillaba
(vocale) che pu essere preceduta da una testa e seguita da una coda.
TONO: le vocali ne sono le portatrici variazione della frequenza di vibrazione delle corde vocali.
INTONAZIONE: melodia dellenunciato. Fondamentale per la comprensione.
RITMO: ricorrenza nella lingua parlata di segmenti accentati (forti) e segmenti non accentati (deboli).
PROSODIA: variazione dei vari tratti soprasegmentali.
4.2.4 Grafemi, trascrizioni, alfabeti
Ci possono essere realizzazioni concrete pi o meno diverse dello stesso fono vari sistemi di scrittura. Il
pi importante lAPI (alphabet phontique international).
4.3 Morfologia
4.3.1 Introduzione
Studia la struttura interna delle parole (il parlante medio ne ha unintuizione che non corrisponde alluso
tecnico in linguistica).
LESSEMA: unit astratta corrispondente per esempio a gatto o in riferimento alle varie forme del lessema
stesso.

MORFEMA: unit minima dotata di senso. Si distinguono in GRAMMATICALI (morfemi veri e propri) e
LESSICALI (lessemi). Si ha unulteriore distinzione fra morfemi LIBERI (non scomponibili) e morfemi
LEGATI (-a, -o per femminile e maschile).
4.3.2 Morfologia derivazionale e flessionale
MORFOLOGIA DERIVAZIONALE: definire le regole con cui vengono formate le parole nuove. Nella
formazione delle parole complesse si distingue tra composizione (coinvolge due morfemi/lessemi) e
derivazione (lessema/morfema libero + affisso).
- COMPOSIZIONE: due lessemi liberi vengono uniti insieme per formare un composto. Pu essere
trasparente (salvagente) oppure opaco (maggiordomo).
- DERIVAZIONE: parola complessa si forma con laggiunta di affissi (dolce+mente).
MORFOLOGIA FLESSIONALE: si considera la forma delle parole in relazione ai diversi valori e funzioni
che possono assumere in determinate lingue (genere, numero, persona, caso, modo, aspetto, etc.).
La morfologia infatti opera nel lessico e nella grammatica.
4.4 Sintassi
4.4.1 Introduzione
Studia la combinazione delle parole in gruppi di parole (SINTAGMI) o in una frase (ENUNCIATO).
Enunciato: unit grammaticale e concettuale composta da elementi disposti in ordine sistematico un
apprendimento graduale.
La grammaticalit o agrammaticalit di una combinazione sintattica pu essere valutata da qualsiasi parlante
nativo di una lingua.
VALENZA: rapporto fra predicato e gli elementi che lo accompagnano. Pu essere zerovalente,
monovalente, bivalente, trivalente.
I RUOLI SEMANTICI degli elementi di un enunciato sono AGENTE (compie lazione) e PAZIENTE
(subisce lazione). Vi sono possibili schemi di evento:
- esistenza di una persona/oggetto;
- azione, avvenimento relativo allagente;
- il possesso;
- movimento/percorso fisico;
- risultati di uno stato derivante da una trasformazione.
Ci che noi esprimiamo verbalmente organizza il nostro pensiero.
4.4.2 Sintagmi e frasi
SINTAGMI: gruppi di parole composte da una TESTA appartenente ad una determinata categoria
grammaticale SN, SV, SA, SP.
SINTAGMA SEMPLICE: costituito solo da una testa.
SINTAGMA COMPLESSO: la testa accompagnata da altri elementi. Es. determinanti, modificatori (agg.)
o complementi.
Quindi una frase (F) ha un ordine gerarchico: da costituenti pi bassi si arriva costituenti pi alti.
Una frase pu essere graficamente rappresentata da DIAGRAMMI AD ALBERO o da PARENTESI
EICHETTATE (in questo caso si ha una struttura lineare, non gerarchica, in cui si utilizzano COSTITUENTI
FUNZIONALI DI BASE s-v-o-c).
Si distingue fra frasi semplici e frasi complesse (pi frasi semplici coordinate o subordinate fra loro).
Si hanno pi modalit frasali: dichiarativa, imperativa, esclamativa. I vari tipi di frasi si possono suddividere
i base a complessit, dipendenza, polarit (aff/neg), diatesi (att/pass), segmentazione.
4.5 Lessico e semantica
4.5.1 Componenti del lessico. Creazione ed organizzazione lessicale
Il vocabolario comune di una lingua va tra le trenta e le cinquanta mila parole. Il LESSICO pu essere
espanso continuamente, sia per motivi esterni di contatto fra diverse lingue sia per motivi interni di
evoluzione culturale. Una forma linguistica si forma a partire da una forma gi esistente. Ogni lingua prende
in prestito termini da unaltra lingua estremamente ricettive.

Il lessico in continua evoluzione per la necessit di dare un nome a cose nuove, a nuove scoperte e per
venire incontro a nuovi bisogni comunicativi.
Nella creazione lessicale, si distingue fra tre situazioni:
- SITUAZIONE DI SPECIALIZZAZIONE: quadro socio-professionale;
- SITUAZIONE DI VOLGARIZZAZIONE: soggetti esperti si rivolgono a soggetti meno esperti;
- SITUAZIONE DI QUOTIDIANITA: scambio al di fuori del quadro tecnico-professinale.
La creazione lessicale riguarda sia la forma (morfologia) sia il senso (semantica) delle parole e si pone fra le
esperienze esterne, le elaborazioni cognitive individuali e sociali e il codice lingua.
Strettamente correlata alla creazione di lessico la sua organizzazione: un CAMPO LESSICALE linsieme
di parole che nominano cose tutte appartenenti allo stesso dominio concettuale (es. pranzo, coazione, cena
campo dei pasti).
4.5.2 Il problema del significato
Approcci di studio diversi: strutturalista, post-strutturalista, generativista, cognitivista, filosofico-analitico.
Stretto intreccio fra semantica e pragmatica.
4.5.2.1 Relazioni di senso e forme di rappresentazione del significato
La categorizzazione del
lessico avviene in base a relazioni di senso i cui processi sono stati individuati dalla semantica strutturalista.
Sono stati individuati dei PRINCIPI DI ORDINAMENTO:
- GRADAZIONE: alcuni gruppi di parole possono essere disposti in scala;
- SINONIMIA: parole diverse con significato uguale;
- ANTONIMIA: due lessemi con significati opposti;
- IPERONIMIA/IPODIMIA: relazioni di inclusioni: un superordinato raccoglie al suo interno dei
subordinati.
Un altro approccio strutturalista quello dellANALISI COMPONENZIALE che si basa sui tratti semantici
che differenziano il significato di una parola da quello di unaltra.
il senso di ogni lessema analizzato in un insieme di componenti di senso pi generali, alcuni dei quali
saranno comuni a parecchi lessemi diversi nel vocabolario (es. per uomo: maschio, adulto, umano).
Allinterno della famiglia di teorie corrispondente alla SEMANTICA COGNITIVA intesa come teoria della
comprensione sono state proposte diverse forme per rappresentare il significato:
- MODELLI MENTALI
- RETI SEMANTICHE
- FRAMES
- SPAZI MENTALI
La PROSPETTIVA SEMIOTICA integra tre dimensioni:
- Intralinguistica relazioni interne al sistema lingua
- Cognitivo-inferenziale
- Deittico-referenziale
4.5.2.2 Significato e riferimento
mediato dal significato:
significato

Il rapporto tra significante e referente non diretto, ma

significante

referente TRIANGOLO SEMIOTICO

Ma i filosofi KRIPKE e PUTNAM ritengono che non c mediazione tra segno e referente, ma che ci sia un
rapporto diretto. Ci riguarda i nomi propri, i nomi di sostanza e le specie naturali e negano il contenuto di
pensiero associato ad unespressione, concependo come diretto il rapporto tra un nome e il suo referente.
A differenza dei linguaggi formali, che presentano rigide corrispondenze tra forme e significati, il linguaggio
naturale presenta diversi tipi di ambiguit:
- sintattica
- lessicale
- semantica
- pragmatica

4.5.2.3 Alcune distinzioni


Sono rilevanti in semantica.
- SENSO E RIFERIMENTO: il RIFERIMENTO di unespressione corrisponde a ci a cui il senso si
riferisce, cio lentit concreta o astratta a cui lentit linguistica rimanda; il SENSO corrisponde al modo in
cui viene dato il riferimento.
- USO E MENZIONE: una parla viene USATA come occorrenza di riferimento in un discorso (Socrate era
un filosofo); viene MENZIONATA nel caso non si parli della cosa stessa ma della parole (Socrate ha sette
lettere).
- DISTINZIONE USO REFERENZIALE/ATTRIBUTIVO: USO REFERENZIALE rimanda ai casi in cui il
parlante conosce ci di cui si parla, associa il significante ad un referente; USO ATTRIBUTIVO: il parlante
non ha in mente nessun esempio particolare.
Es. R: Lassassino di Smith pazzo.
A: luomo capace di sollevare questo masso pi forte di un bue.
- DIZIONARIO E ENCICLOPEDIA: il DIZIONARIO costituisce linsieme circoscritto delle conoscenze
linguistiche costitutive del significato; lENCICLOPEDIA linsieme generale delle conoscenze relative al
mondo in una data comunit.
- CONOSCENZE/CREDENZE CONDIVISE: vengono date per scontato allinterno di uninterazione.
4.5.3 Relativit linguistica e semantica interculturale
La concettualizzazione di una lingua (grammatica) pu variare radicalmente da lingua a lingua in tutti gli
aspetti della linguistica. Dal punto di vista lessicale, variano il numero di parole culturalmente specifiche, il
numero di parole utilizzate per uno stesso concetto, la categorizzazione. La lingua che parliamo influenza il
nostro modo di pensare?
disputa UNIVERSALISMO: il pensiero prende forme uguali per tutto il genere umano
RELATIVISMO: determinismo.
Vi una prevalenza del relativismo ipotesi Sapir-Whorf. Whorf studia aspetti dellebraico e delle lingue
dei nativi americani: associa le differenze strutturali di una lingua a differenze nel modo di percepire e
concepire il mondo. La relativit linguistica ha avuto forme diverse di formulazione ed stata recepita in
diversi settori, in particolare nellantropologia.
Una posizione diffusa quella di un compromesso tra i due estremi delluniversalismo e del relativismo, tra
che pensa che le differenze nella concettualizzazione linguistica giochino un ruolo centrale nel linguaggio e
nel pensiero e chi le considera marginali: la maggior parte dei concetti linguistici sono lingua-specifici ma
esiste un numero (limitato) di universali linguistici in tutte le lingue. A questo proposito si parla di
PRIMITIVI SEMANTICI: componenti elementari comuni a tutte le lingue come io, tu, dire, fare, perch, no.
4.6 Oltre la frase
4.6.1 La nozione di testo
E ununit di danalisi indipendente sia dalla misura sia dal canale utilizzato.
Schmidt: il testo un insieme di enunciazioni tematicamente coerente e avente una riconoscibile funzione
comunicativa. Lanalisi linguistica si sposta dunque dalla frase a livello di testo con la linguistica testuale.
Un tipo particolare di testo lIPERTESTO, che ha una struttura non sequenziale tipicamente interattiva che
permette diversi cammini correlati a diversi legami.
Correlata al testo la nozione di INTERTESTUALITA: ogni testo un insieme di citazioni implicite o
esplicite, e di allusioni ad altri testi.
I TIPI DI TESTO sono stati definiti come classi di testo con caratteristiche specifiche e determinati scopi.
quindi una classificazione collegata allinterazione e alle credenze/conoscenze dei partecipanti rispetto ad
essa. Per definire un tipo testuale necessario tenere conto delle funzioni di un testo nella comunicazione e
degli scopi dei partecipanti.
Werlich: individua cinque tipi di testo: narrativo, descrittivo, espositivo, regolativo, argomentativo.
De Beaugrande e Dressler la riducono a tre: narrativi, descrittivi e argomentativi.
Schmidt elabora invece una gerarchia, dove al livello pi alto c il TIPO di discorso (scientifico, letterario),
nei livelli inferiore si hanno i TIPI DI REALIZZAZIONE DEL DISCORSO (monologo, dialogo), i TIPI DI
TESTO (narrativo, espositivo, argomentativo). Ci aiuta a distinguere tra GENERE DISCORSIVO, stabilito
in base alla funzione e al tipo di ambito comunicativo (letteratura, cinema, etc.) e tipo specifico di testo
(romanzi rosa, gialli, saggi, fil sentimentali, etc.).

10

Sabatini ha stabilito uninteressante distinzione tra testi vincolanti e non vincolanti, in base al vincolo
interpretativo che lega emittente e destinatario nel patto comunicativo: la diversit dei tipi di testo dipende
pi o meno direttamente dai diversi gradi di rigidit introdotti nel patto comunicativo, secondo che il senso
del messaggio debba essere costruito dalle due parti con maggiore o minore univocit.
4.6.2 Coesione e coerenza
La COESIONE riguarda i singoli mezzi linguistici della testualit. Un testo legato al suo interno tramite
pronomi, referenti testuali, anafore, etc.
Anafora: uso di un pronome per fare riferimento allo stesso referente di un termine precedente (catafora:
riprende un elemento successivo).
Vi sono tre tipi di coesione:
- SINTATTICA: ripresa di un antecedente tramite pronome;
- SEMANTICA: la ripresa utilizza un sinonimo o iperonimo;
- PRAGMATICA: la ripresa mediata da quella che definita lenciclopedia. Es. Einstein trascorse
parte delladolescenza a Pavia. Linventore della relativit fece una marcia fino a Genova.
Si parla di ANAFORE CONCETTUALI quando si riprende con il pronome plurale un antecedente testuale
al singolare (si stabilisce un rapporto tra un membro individuale e uno collettivo). possibile utilizzare
questo tipo di anafora perch si basa su notizie di tipo pragmatico.
La coesione da sola non garantisce coerenza.
COERENZA: propriet che distingue i testi da un insieme casuale di frasi. Si tratta di un rapporto semantico
tra enunciati.
Bisogna prendere in considerazione due aspetti:
INTEGRAZIONE: concerne lunit di senso globale del testo. una propriet extralinguistica e riguarda le
relazioni tra i vari eventi evocati.
NON CONTRADDIZIONE: non violare i rapporti interni ad un testo congruit.
4.6.3 La struttura dellinformazione
Larticolazione sintattica e testuale di un enunciato correlata allarticolazione dellinformazione, incentrata
sullorganizzazione dellinformazione data (topic) vs. linformazione nuova (comment). Linformazione che
viene trasmessa attraverso il messaggio pu essere distinta in due parti, la prima prende il nome di TEMA e
si riferisce alla parte conosciuta; la seconda invece il REMA, la parte nuova.
Questa per non una distinzione netta. Infatti il tema pu selezionare uno dei possibili sensi compresenti
nella parte tematica dellenunciato. La dicotomia tema/rema corrisponde ad altre dicotomie utilizzate in altre
prospettive e livelli di analisi: topic/commenti, dato/nuovo; presupposto/focus.
A seconda della rilevanza che si vuole dare ad un elemento, linformazione si distribuisce diversamente.
Quindi la strutturazione dellinformazione non riflette sempre quella sintattica, grammaticale, semantica,
tematica.
La grammatica organizza linformazione, distinguendo fra quella data e quella nuova. Mette in evidenza il
saliente. La SALIENZA pu essere:
- SINTATTICA in base allorganizzazione sintattica;
- TESTUALE relativa alla vicinanza del proferimento;
- SITUAZIONALE in base allaccessibilit del contesto extralinguistico;
- COGNITIVA in base alla prototipicalit.
A livello di organizzazione dellinformazione, parliamo di ICONICITA: la struttura linguistica sembra
riprodurre le sequenze in base alle quali viene organizzata a livello mentale linformazione da trasmettere.
Come per esempio quando si colloca la protasi (se) prima dellapodosi.
Unaltra funzione importante nellorganizzazione dellinformazione lINTONAZIONE.
Passando al livello del discorso, la presentazione del topic, cio largomento del discorso, dipende anche dal
tipo di testo specifico, in quanto viene condizionata da specifiche costrizione contestuali.
Nella strutturazione del testo ha grande importanza anche linterpretazione dellinterlocutore, lettore, il quale
aggiunge del suo in base alle proprie conoscenze/credenze.
4.6.4 Grammatica emergente

11

E un processo continuo di strutturazione e risistematizzazione, che si adatta continuamente alluso. Si


formano strutture e processi cognitivi durante linterazione discorsiva. Incidono fortemente quindi gli
elementi soggettivi. quindi un adattamento costante della struttura linguistica alle esigenze discorsive.
5.
Gli strumenti danalisi
5.1 Dati e teoria
Che cosa sono i fatti linguistici? Essi sono difficilmente determinabili perch:
- peculiarit della lingua, per cui nella lingua stessa coincidono il metalinguaggio e loggetto il
livello di osservazione strettamente intrecciato con la descrizione;
- ambiguit del dominio di riferimento interno (nel caso della prova fonetica) o esterno (altri domini
per identificare un elemento) alla lingua.
In una prospettiva pragmatica si ricorre a DATI REALI. La pragmatica si concentra sugli usi della lingua
legati al contesto se ne verifica ladeguatezza.
Vi sono due tipi di dati:
- esempi, giudizi, etc.
- dati reali: basati sullanalisi dei testi.
Per quanto riguarda la quantit dei dati da analizzare si deve distinguere fra RICERCA QUALITATIVA, in
cui la dimensione del campione irrilevante, e RICERCA QUANTITATIVA, la dimensione del campione
deve essere statisticamente rilevante.
Nella raccolta dei dati reali importante tenere a mente il paradosso dellosservatore: la misura di un
fenomeno introduce una perturbazione nel fenomeno stesso.
Incide molto anche lo scopo della ricerca. Vi sono diversi tipi di copertura dei dati: cronologica, regionale,
sociolinguistica, generica.
5.2 Descrittivo/prescrittivo
Grammatica: prescrittiva, normativa stabilisce una gerarchia di valori e forme corrette. Le deviazioni
dalle norme vengono considerate errori (sistemici, occasionali).
Linguistica: descrittiva, esplicativa.
In una prospettiva pragmatica la nozione di correttezza stata sostituita da quella appropriatezza.
5.3 Linguistica e oltre
La linguistica divisa in vari settori a seconda dellinteresse specifico. La linguistica generale tende a
comprenderli tutti. Pi delloggetto di studio, a differenziare i diversi campi sono le metodologie danalisi.
Cambiano gli strumenti analizzati. Fa parte delle scienze cognitive.

12

PARTE SECONDA: LA PROSPETTIVA PRAGMATICA


1.
Nascita e sviluppo della pragmatica
1.1 Che cos la pragmatica?
Ebbe rapido sviluppo nel XX secolo. Pu essere definita tanto un fenomeno da studiare (linterazione della
struttura linguistica con i principi delluso linguistico), quanto un tipo d ricerca (lo studio delluso della
lingua in contesto).
Nelle parole di Levinson il termine pragmatica comprende gli aspetti della struttura linguistica che
dipendono dal contesto sia i principi duso e comprensione della lingua che hanno poco o niente a che fare
con la struttura linguistica. Pi che parlare di una teoria pragmatica, si parla di prospettiva pragmatica.
1.2 Confluenze sulla nascita della pragmatica
Charles W. Morris: definisce la pragmatica come lo studio della relazione dei segni con gli interpretanti.
Pragmatismo americano Peirce sottolinea il valore interpretativo e inferenziale della conoscenza.
Per la formazione della pragmatica vi sono stati contributi da parte di discipline come la linguistica, la
psicologia, la filosofia e la sociologia.
1.2.1 Sfondo linguistico
1.2.1.1 Strutturalismo
Domina linizio del xx secolo. subentrato alla grammatica comparativa. Il
rappresentante pi importante Ferdinand DE SAUSSURE, che afferma che ogni lingua un sistema
relazionale in cui tutto collegato (tout se tient).
Nel termine struttura troviamo due aspetti:
- sistema di elementi dipendenti gli uni dagli altri;
- sistema formale che sostiene le manifestazioni concrete della lingua.
Mentre Saussure privilegi la LANGUE sulla PAROLE, alcuni studiosi come Coserlu si occuparono anche
della parole.
Si possono distinguere tre tendenze principali allinterno dello strutturalismo:
- Scuola di Praga
- Glossematica
- Scuola americana di Bloomfield
Lo strutturalismo non riuscito a risolvere due problemi irrisolti:
- operare una revisione dellipotesi monolitica della lingua, cio priva di variazione;
- indagare linterdipendenza di diverse strutture allinterno della stessa lingua.
1.2.1.2 Funzionalismo
Agli inizi strettamente legato allo strutturalismo.
Tre concetti fondamentali: FUNZIONI, CONTESTI, ATTI.
Il linguaggio prima di tutto uno strumento di interazione sociale tra individui. La struttura linguistica
strettamente legata ai bisogni comunicativi. Utilizza nozioni come marcatezza/frequenza,

13

naturalezza/salienza. Alcuni rappresentanti del funzionalismo sono Jakobson, Martinet e la scuola francese,
Hopper, etc.
1.2.1.3 Grammatica generativa
Soppianta il paradigma strutturalista. Esponente maggiore
Chomsky. Prevale lattenzione sulla competenza rispetto allesecuzione, in unidealizzazione basata sul
concetto di comunit linguistica omogenea.
Chomsky promuove una visione autonoma della lingua il linguaggio umano unoggetto biologico.
Il concetto di lingua naturale possibile viene caratterizzato tramite la Grammatica Universale, che
comprende anche una serie di parametri aperti che sono fissati in modo diverso da lingue diverse. I principi
generali della G.U. vengono quindi realizzati o parametrizzati nelle varie lingue storico-naturali, in modo da
rendere conto delle variazioni e delle caratteristiche diverse.
SEMANTICA GENERATIVA: vengono affrontati problemi come quelli riguardanti la semantica logica.
Ogni teoria della lingua per Chomsky deve fornire necessariamente un legame fra suono e significato, fra
rappresentazioni fonetiche e rappresentazioni delle propriet logiche di parole e frasi.
1.2.1.4 Linguistica testuale
Coserlu. Loggetto peculiare della linguistica non lenunciato ma il
resto. La linguistica testuale ha finito con lidentificarsi con la teoria pragmatica del testo.
Conte distingue tre momenti:
- Analisi di regolarit che trascendono i limiti dellenunciato singolo;
- Costruzioni di grammatiche testuali;
- Trattamento dei testi nel loro contesto pragmatico.
Co-testo: regolarit interne al testo.
Contesto: insieme di condizioni, esterne al testo, della produzione del testo, della ricezione del testo,
dellinterpretazione del testo.
1.2.2 Sfondo filosofico
Alla nascita della pragmatica hanno contribuito:
- empirismo logico
- filosofia del linguaggio ordinario
- semantica logica
- filosofia della mente
EMPIRISMO LOGICO: Circolo di Vienna. Influenzato da matematici e logici. Concepiva la filosofia come
lavoro di chiarificazione concettuale. Aveva come scopo la costruzione di una lingua scientifica.
FILOSOFIA DEL LINGUAGGIO ORDINARIO: corrente della filosofia analitica inglese. Non si cercava di
costruire una lingua logica ideale basata su strutture formalizzabili. Si utilizza la lingua ordinaria, con una
scrupolosa opera di campionatura linguistica per analizzare, riformulare, risolvere problemi filosofici. Vuole
dimostrare che molti problemi filosofici riguardano luso della lingua. una ricerca di significato/verit
allinterno delle frasi (Austin).
FILOSOFIA ANALITICA: tendenza ad un lavoro minuzioso di chiarificazione. Mostra interesse per gli
aspetti formali della lingua pi che per la loro storicit, lapplicazione di procedure logiche della ricerca
semantica, in particolare nella semantica logica basata sulle condizioni di verit
SEMANTICA LOGICA: basata sulle condizioni di verit di un enunciato: il significato di un enunciato
dichiarativo identificato con le sue condizioni di verit cio con le condizioni per cui lenunciato vero.
fondamentale il paradigma dominante, risultato dalla congiunzione di tre tesi, due positive e una negativa
1. il significato di un enunciato dichiarativo si identifica con le sue condizioni di verit
2. il valore semantico di unespressione complessa dipende funzionalmente dai valori semantici dei
suoi costituenti
3. immagini, rappresentazioni o altri enti mentali eventualmente associati alle espressioni linguistiche
non sono i significati delle espressioni.
1.2.3 Sfondo psicologico
Buhler.
PSICOLINGUISTICA EX-SOVIETICA: metteva in rilievo linterazione tra la lingua intesa come attivit
linguistica e la strutturazione sociale.
Subisce linfluenza dellapproccio terapeutico della comunicazione

14

Due assiomi:
1. Non si pu non comunicare: infatti la comunicazione sia verbale sia non verbale;
2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo
classifica il primo ed quindi metacomunicazione. In ogni atto di comunicazione si distingue un
contenuto vero e proprio e un aspetto relativo alla relazione che la comunicazione stessa stabilisce
tra le persone interagenti.
1.2.4 Sfondo sociologico
Due tradizioni: una legata alla scuola sociologica, laltra alla linguistica etnometodologia,
sociolinguistica.
Esponenti della sociologia americana sono Hymes e Labov.
ETNOMETODOLOGIA: si studiano le espressioni linguistiche nella situazione comunicativa nel suo
complesso. Si analizzano i modi in cui i partecipanti ad un evento comunicativo categorizzano, costruiscono
e interpretano levento stesso. Si suddivide fra analisi della conversazione e analisi del discorso.
2.
Contesto e deissi
2.1 Contesto e contesti: vaghezza e complessit
2.1.1 La nozione di contesto
E un argomento dibattuto.
Lo strutturalismo lo definisce un insieme di entit (cose o eventi) correlate in un certo modo; queste entit
hanno ciascuna un carattere tale che altri insiemi di entit possono essere connessi dalla stessa relazione.
Senza il contesto spesso non riusciremmo a dare un senso n alle nostre parole/azioni, n a quelle degli altri.
In ogni situazione sfruttiamo il contesto per dire o per fare qualcosa, ma anche per capire ci che viene fatto
o detto. Il valore di ci che diciamo cambia a seconda del contesto. Per individuarlo sono stati utilizzati
diversi approcci: filosofico, antropologico, sociolinguistico, etnometodologico, linguistico, psicologico, etc.
2.1.2 Le componenti e le proposte di classificazione
Malinowski fu il primo a parlare di CONTESTO DI SITUAZIONE, individuandone le componenti
fondamentali: i caratteri pertinenti dei partecipanti, lazione verbale, lazione non verbale, gli oggetti
pertinenti e leffetto dellazione verbale.
Etnometodologo americano Hymes specific le componenti del contesto e cre lacronimo SPEAKING. In
italiano PARLANTE:
- Partecipanti o persone;
- Risultati;
- Atti;
- Localizzazione;
- Agenti strumentali;
- Norme dinterazione e dinterpretazione;
- Tipi;
- Espressione.
Lewis individua particolari coordinate che costituiscono gli INDICI rispetto ai quali si deve giudicare della
verit di una frase:
- mondo possibile
- tempo
- luogo
- parlante
- uditorio
- oggetto indicato
- discorso precedente
Givon distingue tre tipi di contesto in base al FOCUS:

15

FOCUS GENERICO: condivisione del mondo e della cultura, a partire dallo stesso lessico;
FOCUS DEITTICO: condivisione della situazione enunciativa che comprende la deissi vera e
propria, le relazioni socio-personali e gli scopi dellatto linguistico;
FOCUS DEL DISCORSO: condivisione del cotesto, inteso come conoscenza del discorso
immediatamente precedente e delle inferenze relative.

2.1.3 Contesto globale/locale


Una terza posizione, intermedia tra chi considera il contesto configurato a priori (Firth) e chi lo considera
attivato nel corso dellinterazione (Sperber), propone due livelli di contesti interagenti.
GLOBALE: in relazione ad alcune componenti date, prevalentemente sociolinguistiche, di una determinata
situazione enunciativa.
LOCALE: relativo alle componenti, sia di tipo cognitivo che linguistico.
Le componenti locali vengono attivate nel corso dellinterazione e diventano rilevanti per risolvere
ambiguit, stabilire linterpretazione, etc. In alcuni casi si fa ricorso a conoscenze e alle credenze condivise,
senza necessariamente esplicitarle, ma ricorrendo allimplicito.
Alcuni fenomeni linguistici dimostrano chiaramente la loro dipendenza contestuale: a partire dagli indicali,
la metafora, la ripetizione dialogica.
2.2 La deissi
2.2.1 Che cos la deissi
DEISSI: codifica le relazioni tra lingua e contesto nelle sue varie componenti: chi parla, con chi, collocando
oggetti ed eventi nello spazio, nel tempo e nel discorso stesso. Ci sono diversi tipi di deissi:
- deissi personale
- deissi temporale
- deissi spaziale
- deissi sociale
Si tratta di innumerevoli marche di presenza: chi, dove, quando
Rendono evidenti i legami tra i vari elementi dellenunciazione in modo economico e versatile. Sono sempre
presenti. I deittici sono centrali nellacquisizione della lingua materna, poich sono legati alla situazione
enunciativa. Sono i primi ad apparire nel linguaggio infantile.
La deissi si rileva in assenza: la mancanza di espressioni deittiche pu rendere ambiguo e difficilmente
comprensibile un enunciato. Partecipano con ci dellarbitrariet del segno, nel senso che i rapporti
allinterno del sistema vengono stabiliti in modo convenzionale.
In ogni produzione linguistica entrano in gioco fattori soggettivi e contestuali, mettendo in rilievo dati
elementi secondo la prospettiva scelta.
La deissi si configura attorno ad un centro io, qui, adesso persona/luogo/tempo
Nellinterazione faccia-a-faccia la deissi relativa al contesto denunciazione tipicamente egocentrica il
parlante al centro. Come mezzi deittici si usano vari tratti grammaticali direttamente legati alle circostanze
enunciative.
Filmore distingue fra un utilizzo gestuale, simbolico e anaforico della deissi.
GESTUALE: consiste nel riferimento fisico controllo audio-visivo-tattile dellevento comunicativo.
SIMBOLICO: coinvolge la sola conoscenza di parametri fondamentali dellevento comunicativo.
ANAFORICO: rimanda ad una parte del discorso/testo stesso e pu essere interpretato correttamente solo
riconoscendo la coreferenzialit dellespressione.
2.2.2 Tipi di deissi
2.2.2.1 Deissi personale
La categoria grammaticale della persona dipende dai ruoli dei
partecipanti allinterazione e dalla loro grammaticalizzazione in una lingua particolare.
- prima persona io,noi inclusione del parlante.
- seconda persona tu,voi a cui ci si rivolge.
- terza persona non partecipa direttamente allevento comunicativo.

16

Anche il genere e il numero categorizzano la deissi personale. La deissi personale plurale pu condurre a
varie forme di inclusione/esclusione. Il noi sia inclusivo sia esclusivo dellinterlocutore. Pu anche
riguardare il parlante stesso.
2.2.2.2 Deissi spaziale
Si riferisce alle posizioni e ai punti di ancoraggio spaziale di un
evento comunicativo. Pu coincidere o meno con il centro deittico.
Qui coincide. Stabilisce anche ladesso temporale.
Nel caso non coincida, i vari tipi di deissi possono essere specificati in modo assoluto o relativo:
- assoluto: la posizione indicata rispetto ad altri punti fissi;
- relativo: ci si riferisce alla posizione dei partecipanti al momento dellenunciazione.
Il parametro centrale della deissi spaziale la distanza/vicinanza del parlante, dellascoltatore, di un oggetto
o persona. I deittici spaziali vengono usati anche per quella che stata chiamata DEISSI EMPATICA (es.
questo empatia; quello antipatia).
2.2.2.3 Deissi temporale
Grammaticalizza la relazione tra il tempo della situazione che viene
descritta o a cui si fa riferimento e il punto zero temporale del contesto deittico. Il punto zero il momento in
cui il parlante produce lenunciato e coincide con quello spaziale faccia-a-faccia mentre negli altri casi il qui
e ora non coincidono.
PARADOSSO DI CALVET: relativo ai giornali. Il tempo di scrittura e il tempo di lettura non coincidono.
La determinazione temporale pragmatica in quanto la tolleranza dellespansione temporale pu essere
pi o meno elevata: molto bassa quando importante che quellazione venga compiuta in un momento
preciso; elevata quando serve da rassicurazione generica.
La deitticit del tempo essenziale in quanto ncora ogni enunciato ad un contesto di enunciazione: in
genere, un verbo che non sia marcato rispetto al tempo si riferisce al tempo dellenunciazione ed indica
simultaneit deittica tra tempo dellenunciazione e tempo dellevento (presente indicativo).
Per analizzare la deissi temporale occorre tracciare la distinzione fra TEMPO FISICO (time) e TEMPO
LINGUISTICO (tense). Per situare il tempo di un evento dobbiamo fare riferimento sia al TEMPO
DELLENUNCIAZIONE sia la TEMPO DEL RIFERIMENTO (punto o periodo di riferimento per levento
o la condizione descritta nellenunciato e indicato con R).
Con lintroduzione di R si risolve in parte il problema della sovrabbondanza dei tempi verbali.
Per quanto riguarda i mezzi deittici, la marca temporale sul verbo uno dei fattori principali che assicurano
che tutte le frasi, nel momento in cui sono pronunciate, sono ancorate deitticamente ad un contesto di
enunciazione. Altri mezzi deittici temporali sono le UNITA DI MISURA DEL TEMPO (giorno, notte, mesi,
stagioni, anni calendariali).
Alcuni termini possono essere solo deittici domani.
Aspetto/modalit non sono concetti deittici, cio non fanno riferimento al contesto di enunciazione.
ASPETTO: modo in cui viene presentato lo svolgimento dellazione (vari tipi: perfettiva, imperfettiva,
compiuto, aoristico, etc.).
MODALITA: atteggiamento del parlante verso levento (deontica che comporta un grado di volont;
epistemica che riguarda il grado di verit assegnato ad un enunciato e comporta giudizio).
2.2.2.4 Deissi del discorso/testuale
La deissi del discorso quella forma di deissi con cui il
parlante fa nei discorsi riferimento al discorso stesso. Vi luso di elementi lessicali/grammaticali che
indicano o si riferiscono a qualche parte/aspetto del discorso in corso. I termini deittici sono tratti dalla deissi
temporale e spaziale. Nella deissi testuale il cotesto funge da contesto: il parlante d istruzioni allascoltatore
per individuare un referente intratestuale; nella situazione il referente extratestuale. La deissi testuale non si
identifica con lanafora, anche se entrambe compiono un rinvio al cotesto. La deissi testuale si pu
considerare una tecnica di organizzazione del testo.
2.2.2.5 Deissi sociale
Serve a grammaticalizzare nella struttura linguistica informazioni sociali
relative ai partecipanti. Codifica delle differenze e identit sociali relativamente ai ruoli dei partecipanti e
agli aspetti dei ruoli sociali. Il centro deittico lo status sociale.
Si distingue fra una forma relazionale (varia in base al parlante e alle sue relazione specifiche), che dipende
dal tipo di relazione sociale tra il parlante e la persona/entir a cui si riferisce, e una forma assoluta (non
varia), riservata a parlanti/riceventi autorizzati.

17

La deissi sociale pu essere codificata a vari livelli del sistema linguistico ed occorre conoscere bene una
cultura per individuare le varie forme di deissi sociale.
3.
La teoria degli atti linguistici
3.1 Premessa
3.2 Austin e gli atti linguistici
3.2.1 Introduzione
Risente linflusso di:
- Aristotele e i filosofi antichi per quanto riguarda la nozione di contesto;
- Empirismo inglese: il pensiero deve essere ancorato alla concretezza dellesperienza tangibile
quotidiana;
- Frege per il concetto di verit;
- Wittgenstein per le nozioni di gioco linguistico e di somiglianze di famiglia.
3.2.2 Come fare cose con le parole
3.2.2.1 Contro la fallacia descrittiva
Austin si proponeva di demolire la concezione positivista
della lingua secondo la quale le basi per la comprensione degli enunciati sono le condizioni di verit. La
critica austiniana al concetto di asserzione si articola in due livelli:
- le asserzioni sono sottoposte a condizioni di felicit tanto quanto i performativi
- la nozione astratta e schematica di verit deve essere spiegata nel quadro di una considerazionedel
linguaggio come azione correlata alla situazione e alle convenzioni specifiche.
3.2.2.2 La nozione di performativo
Scommetto, prometto, dichiaro, non descrivo unazione
ma la compio. Non mi limito a descrivere qualcosa che sta nel mondo esterno, ma agisco su di esso.
Austin chiama questo tipo di enunciati PERFORMATIVI, poich si esegue unazione nellatto stesso di
preferire lenunciato.
Li contrappone ai CONSTATIVI che corrispondono allasserzione.
Affinch lazione vada a buon fine, deve essere proferito in CIRCOSTANZE APPROPRIATE. Se le
condizioni del performativo non sono rispettate si avr un performativo INFELICE. Si ricava che le
condizioni non sono di verit/falsit ma di felicit/infelicit.
Austin analizza in modo approfondito le condizioni di infelicit:
1. COLPI A VUOTO: latto preteso ma nullo: ad esempio, invocazioni indebite, esecuzioni
improprie.
2. ABUSI: latto ostentato ma vacuo. Lenunciato viene formulato senza sincerit oppure avviene in
seguito ad una rottura dimpegno.
Il contesto essenziale per stabilire la verit o la falsit di unasserzione. I constativi possono essere felici o
infelici, non solo veri o falsi, in almeno tre dei modi in cui unasserzione d per implicita la verit di certe
altre asserzioni:
- implica logicamente
- d per implicito
- presuppone
Austin nella sua ricerca stabilisce la FORMA CANONICA DEL PERFORMATIVO:
- prima persona singolare
- forma attiva
- indicativo presente
Questo criterio non n necessario n sufficiente per individuare tutti e solo gli enunciati performativi.
Performativi espliciti: rendono chiara la forza illocutoria di un enunciato, cio quale atto illocutoro stamo
eseguendo nel proferire quellenunciato.
3.2.2.3 Locuzione, illocuzione, perlocuzione

Distinzione in tre dimensioni delluso della frase:

18

- LOCUTORIO: atto di dire qualcosa, equivale a pronunciare una certa frase con un certo senso e
riferimento;
- ILLOCUTORIO: corrisponde allatto nel dire, equivale al modo in cui deve essere interpretata;
- PERLOCUTORIO: corrisponde allatto col dire, ci che otteniamo o riusciamo a fare con le parole.
3.2.2.4 Un programma di teoria del linguaggio
Lidea iniziale di performativo viene superata
allinterno di una teoria globale degli atti linguistici. Ci che si era posto inizialmente come teoria
riguardante un solo tipo di enunciati (performativi) viene estesa a tutti i tipi di enunciato tutto il
linguaggio azione. Ci che rimane della distinzione iniziale :
- con lenunciato constativo facciamo astrazione dagli aspetti illocutori
- con lenunciato performativo prestiamo la massima attenzione alla forza illocutoria del linguaggio.
Ogni atto linguistico presenta gradi diversi di performativit e constativit. In tutti possiamo trovare la
nozione di felicit/infelicit, verit/falsit, una forza illocutoria, un significato.
LATTO TOTALE NELLA SITUAZIONE LINGUISTICA TOTALE il solo fenomeno reale che in ultima
analisi siamo impegnati a spiegare. Austin individua cinque classi generali di forza illocutoria:
- verdettivi
- esercitivi
- commissivi
- comportativi
- espositivi.
3.3 La teoria di Searle
3.3.1 Introduzione
Risente linflusso di Austin, Grice, Frege, Wittgenstein e Chomsky, di cui condivide lidea che le scienze del
linguaggio devono esplicitare le regole sottostanti alla competenza del parlante.
Privilegia quindi la langue sulla parole. Concepisce la lingua come strumento di comunicazione. Parlare una
lingua consiste nel compiere degli atti.
Il rapporto complesso tra linguaggio e azione non viene per esplorato totalmente, per cui la teroia del
linguaggio di Searle non pu essere considerata una teoria dellazione. Gli atti linguistici non vengono
inseriti allinterno dellinsieme di azioni compiute dalluomo. Il linguaggio viene separato, viene considerato
unattivit distinta rispetto allinsieme delle attivit cognitive umane.
Nella concezione di lingua di Searle trovano ampio spazio le tematiche del RIFERIMENTO e del
SIGNIFICATO. Per quanto riguarda la CONVENZIONALITA, Searle influenzato da Austin. Invece,
rispetto all INTENZIONALITA, rimanda a Grice intenzione riflessiva.
3.3.2 Contenuto proposizionale e forza illocutoria
Searle introduce la nozione di PRINICPIO DI ESPRIMIBILITA: qualunque cosa significata pu essere detta
data qualsiasi forza illocutoria possibile deve esistere un verbo performativo tale da esprimerla
esplicitamente.
Searle d per scontata la distinzione fra forza illocutoria (F) e contenuto proposizionale (P) di un enunciato.
La forza illocutoria il risultato di alcune componenti e lo scopo illocutorio, o ragione dessere di un certo
tipo di illocuzione, una di queste: fa parte, ma non coincidono, della forza illocutoria.
Il problema di Searle quello di individuare i diversi tipi di F e di proporne una classificazione ragionata,
distinguendoli in determinate categorie o tipi-base. Quindi quanti tipi di atti illocutori esistono?
Searle parte dallanalisi della promessa e individua 12 DIMENSIONI che permettono di differenziare un atto
linguistico da un altro. Le pi significative sono:
- SCOPO/RAGIONE DESSERE DI UN ATTO: tentativo di indurre lascoltatore a fare qualcosa;
- DIFFERENZE RELATIVE ALLA DIREZIONE DEL VETTORE DI ADATTAMENTO TRA
PAROLE E MONDO: tramite lillocuzione si tende ad adattare ci che viene detto al mondo, come
nel caso delle asserzioni; il vettore di adattamento sar quindi indicato con una freccia verso il basso.
Ma nel caso delle promesse e delle richieste si adatta il mondo a ci che viene detto, quindi viene
indicato con un a freccia verso lalto;
- DIFFERENZE RELATIVE AGLI STATI PSICOLOGICI ESPRESSI: il parlante, eseguendo un atto
illocutorio con un contenuto proposizionale, esprime un atteggiamento, uno stato psicologico verso il
contenuto proposizionale stesso;

19

DIFFERENZE RELATIVE ALLENERGIA O INTENSITA CON CUI PRESENTATO LO


SCOPO ILLOCUTORIO: lo stesso scopo illocutorio pu essere presentato in modo rafforzato o
mitigato;
- Influsso che le differenze relative allo status o posizione del parlante e dellinterlocutore possono
esercitare sulla forza illocutoria dellenunciato per esempio il comando di un superiore avr
maggior peso;
- DIFFERENZE TRA QUEGLI ATTI CHE PER ESSERE ESEGUITI RICHIEDONO ISTITUZIONI
EXTRA-LINGUISTICHE E QUELLI CHE NON LE RICHIEDONO: perch alcuni atti abbiano
valore bisogna ricoprire una certa carica.
Searle prosegue operando una distinzione fra regole REGOLANTI (regolano forme di comportamento gi
esistenti come mangiare il pollo con le mani) e regole COSTITUTIVE ( regolano, creano e definiscono
nuove forme di comportamento).
Il discorso delle regole si intreccia con quello dei FATTI ISTITUZIONALE (matrimonio, processi, etc.).
3.3.3 La tassonomia di Searle
Lo studioso compie una classificazione degli atti illocutori:
- RAPPRESENTATIVI: lo scopo di impegnare il parlante in misure diverse alleffettivo darsi,
realizzarsi di qualcosa e alla verit dellespressione stessa. Comprende la maggior parte degli
espositivi e dei verdettivi. Lo stato psicologico espresso la credenza;
- DIRETTIVI: lo scopo consiste nel fatto che costituiscono dei tentativi da grado diverso da parte del
parlante di indurre lascoltatore a fare qualcosa: comandare, chiedere, consigliare, etc. Lo stato
psicologico il volere;
- COMMISSIVI: lo scopo impegnare il parlante in misure diverse ad assumere una certa condotto
futura: lo stato psicologico espresso lintenzione;
- ESPRESSIVI: lo scopo di esprimere lo stato psicologico specificato nella condizione di sincerit
riguardante le circostanze specificate nel contenuto proposizionale;
- DICHIARAZIONI: la caratteristica qualificante di questa classe particolare che la felice
esecuzione di uno dei suoi componenti produca la corrispondenza tra contenuto proposizionale e
realt dire fare, come nelle dichiarazioni.
3.3.4 Gli atti linguistici indiretti
Leffetto illocutorio viene raggiunto facendo riconoscere allascoltatore la sua intenzione di produrlo.
Un atto illocutorio viene eseguito indirettamente attraverso lesecuzione di un altro.
Es. Puoi passarmi il sale. domanda sulla capacit di fare qualcosa. Negli atti linguistici indiretti il parlante
comunica allascoltatore pi di quello che egli effettivamente non dica, in quanto fa assegnamento sul
bagaglio di cognizioni, sia linguistiche sia non linguistiche, sulle facolt di ragionare e di trarre inferenze di
cui dispone lascoltatore.
3.4 Gli atti linguistici dopo Searle
Nello sviluppo della ricerca successiva, nel rapporto tra filosofia del linguaggio e pragmatica, si sono sempre
pi approfonditi due punti centrali solo in parte presenti nelle prime formulazioni della teroia degli atti
linguistici:
CONTESTUALIZZAZIONE della nozione di forza illocutoria nellindagine dei vari tipi di comportamento
sociale e culturale ha preso uno spazio significativo nella ricerca pragmatica: si sono approfonditi in
particolare gli effetti del linguaggio nellambito delle relazioni interpersonali.
COMPLESSITA DEGLI INDICATORI DI FORZA ILLOCUTORIA, che sempre stata pi considerata
come una configurazione complessiva di operatori.
A partire da Austin sono stati considerati indicatori di forza illocutoria il modo del verbo, il tipo di frase e
altri elementi lessicali.
4.
Grice e gli sviluppi successivi
4.1 Premessa
Tratti essenziali della teoria: principio di cooperazione, massime, nozione di implicatura, significato.

20

4.2 Significato naturale e non naturale. Significato del parlante e significato dellenunciato
Una prima distinzione operata da Grice tra SIGNIFICATO NATURALE (n-) e SIGNIFICATO NON
NATURALE (nn-).
Nel caso di n- il rapporto tra il segno e loggetto a cui si riferisce regolare, non arbitrario. Nel caso di nn-, il
rapporto arbitrario, convenzionale ed equivale alla nozione di comunicazione intenzionale.
Una seconda distinzione riguarda SIGNIFICATO DEL PARLANTE e SIGNIFICATO DELLENUNCIATO
ci che vuol dire il parlante e ci che vogliono dire le parole.
Opera una distinzione anche tra SIGNIFICATO LETTERALE e SIGNIFICATO NON LETTERALE, tra
quanto viene detto e quanto viene fatto intendere lIMPLICITO. Per la prima volta si parla in modo
sistematico del non-detto.
4.3 Principio di cooperazione e implicature
La teoria di Grice una teoria sul modo in cui si usa la lingua tra agenti razionali. Infatti considerazioni
razionali guidano la condotta della conversazione.
Quindi il contributo alla conversazione deve adeguarsi allo scopo condiviso dello scambio stesso e rispettare
il tempo relativo alla richiesta stessa. Si instaura quindi un PRINCIPIO DI COOPERAZIONE: il contributo
alla conversazione deve adattarsi a quanto richiesto.
Il principio regolato dalle cosiddette MASSIME:
- QUANTITA: dare un contributo tanto informativo quanto richiesto;
- QUALITA: tenta di dare un contributo che sia vero;
- RELAZIONE: bisogna essere pertinenti;
- MODO: bisogna essere chiari.
Sebbene ci si impegni a rispettare il principio di cooperazione le massime possono essere violate. Esse non
sono regole, ma punti di orientamento. Quando non vengono rispettate, gli ascoltatori ricercano un livello pi
profondo, non esplicito. Si estrapolano credenze, pensieri, affermazioni, non espliciti nellenunciato. Si
ricorre quindi alle IMPLICATURE, che avviene quando c la violazione di una delle massime.
Le parole sono generalmente vaghe e influenzate dai contesti in cui si collocano.
Grice distingue fra:
- implicatura CONVENZIONALE: dipende esclusivamente dallimpiego di certe parole;
- implicatura CONVERSAZIONALE: deducibile a partire dal significato letterale dellenunciato.
Anche se non sempre aderiamo alle massime, tutte le volte che possibile ci che diciamo viene interpretato
come conforme alle massime ad un certo livello.
Si pu soddisfare una massima in vari modi:
- vilandola
- uscendo dal raggio dazione della massima
- ci si trova di fronte ad un conflitto, non riuscendo a soddisfare una massima
- burlandosi della massima in questo caso la massima viene sfruttata
Limplicatura derivata da ci che non viene detto. Mette in atto una serie di operazioni mentali per
recuperare le informazioni che il parlante intende far conoscere.
4.4 Dopo Grice
4.4.1 Premessa
Grice nei suoi scritti ha proposto una teoria del non-detto incentrata sulla distinzione significato del parlante/
significato dellenunciato e sulla nozione di implicatura.
Ma sono rimasti alcuni problemi fondamentali riguardanti il numero e limportanza delle massime.
4.4.2 Atlas, Levinson e il problema dellimplicito
In alcuni casi troviamo in un enunciato una quantit di informazione superiore a quella che effettivamente
esso contiene, in contrasto con la massima della quantit, secondo la quale non si potrebbe fare
unaffermazione pi forte.
Il principio di informativit racchiude quindi le altre massime e rende conto del vasto uso dellimplicito. Il
programma di Atlas e Levinson un programma di riduzione, di minimizzazione delle massime meno
dici pi dici. Linterlocutore abituato ad estrapolare al massimo. Raramente ci si ferma al significato

21

letterale ma si attribuiscono al palante intenzioni e credenze superiori rispetto a quelle espresse


esplicitamente.
Viene introdotta anche la nozione di PRESUPPOSIZIONE: proposizione la cui verit viene assunta come
garantita nellasserzione di una proposizione linguistica. limitata a certe inferenze semantiche o
pragmatiche che si possono isolare tramite alcuni test linguistici specifici. Sono stati individuati alcuni
ATTIVATORI di presupposizioni:
- descrizioni definite
- verbi fattivi
- verbi implicativi
- verbi di cambiamento di stato
- verbi iterativi
- verbi di giudizio
- proposizioni temporali
- frasi scisse
- ipotetiche controfattuali
Le presupposizioni possono essere lessicali o pragmatiche (la distinzione tra ci che detto e ci che non
detto scontato).
4.4.3 La logica della cortesia
Lakoff mette in rilievo la crucialit delle condizioni duso e individua due regole della competenza
pragmatica:
- sii chiaro
- sii cortese
Esse possono coincidere anche se nel vivere quotidiano si trovano spesso in conflitto. In questo caso si
privilegia la cortesia.
La logica della cortesia comporta delle regole che noi seguiamo inconsapevolmente, in modo tale da
mantenere rapporti positivi con gli altri.
Tre regole della cortesia:
1. Non ti imporre
2. Offri delle alternative
3. Metti il destinatario a suo agio, sii amichevole
Per stabilire cortesia/scortesia dobbiamo riferirci a due aspetti fondamentali: latto in questione e le regole
specifiche di una data comunit/cultura.
Per quel che riguarda il primo elemento Goffman aveva chiamato MERCE FRANCA quelle azioni o
informazioni che costano poco allinterlocutore (chiedere lora), mentre altre azioni sono pi faticose
(portare fuori la spazzatura), sono coperte da tab sociali o violano la privacy dare/chiedere informazioni
unimposizione minore rispetto al dare ordini o fare richieste, anche a seconda che lazione vada a
beneficio o scapito del destinatario.
Leech sviluppa il ruolo interpersonale del principio di cooperazione presupponendo una MASSIMA DEL
TATTO, che ha due aspetti:
1. minimizza il costo per lascoltatore
2. massimizza il beneficio per lascoltatore
E un mezzo per evitare in conflitti.
Mantenendo la forma grammaticale invariata (imperativo) si pu tracciare una scala di azioni in cui cortesia/
scortesia variano in relazione al beneficio/costo per linterlocutore.
La forma grammaticale diventa rilevante quando si tratta di un atto non cortese, svantaggioso per
linterlocutore, che deve essere mitigato tramite meccanismi linguistici formule fisse di cortesia insieme
al condizionale, interrogativa modale.
Per quanto riguarda laspetto culturale della cortesia si fa riferimento al modello Brown/Levinson. centrale
la FACCIA come identit interazionale immagine di s.
Pu essere NEGATIVA (corrisponde allautonomia, alla volont di mantenere il proprio territorio) oppure
POSITIVA (personalit che coinvolge gli altri).
Individuano tre strategie di cortesia:
- POSITIVA: espressione della solidariet

22

NEGATIVA: espressione delle limitazioni


OFF RECORD: il restare vago
A ciascuna di queste strategie corrispondono determinati mezzi linguistici che possono variare da una lingua
allaltra. I modi di articolare le strategie di cortesia passano nella struttura della lingua e diventano parte della
grammatica.
emergono i principi universali sottostanti
la sistematica interazionale basata larga misura su principi universali
Ma la loro applicazione varia di cultura in cultura.
Lakoff, Brown e Levinson sono stati accusati di avere una visione occidentocentrica.
Si pu formulare un principio generale: per ogni tipo di restrizione sullutilizzazione della lingua
reciprocamente accettata dai partecipanti esiste un insieme corrispondente di inferenze potenziali dovute al
fatto che il parlante rispetti o violi la restrizione. La cortesia fondamentalmente un fenomeno sociale che
coinvolge una complessa rete di interazioni tra differenti identit sociali e differenti sistemi di regole.
4.4.4 La teoria della pertinenza
Sperber, Wilson modello inferenziale della comunicazione, basato su un processo mentale per mezzo del
quale da un insieme di premesse si ricavano una o pi conseguenze. Un ambiente cognitivo si costituisce
come un insieme di ipotesi, dove alcune possono essere pi utilizzate di altre.
La PERTINENZA coinvolge un giudizio contestuale, che rende utilizzabile un enunciato in una determinata
situazione. Nel corso dellinterazione vengono attivate varie componenti che diventano mano a mano pi
rilevanti allo scambio per stabilire linterazione. Caratterizzano ogni interazione con differenti gradi di
effetto contestuale.

5.
Quando dire interagire
5.1 Prospettive danalisi
Negli studi linguistici si passati dallatto linguistico isolato allo scambio verbale. Si ha quindi una
prospettiva pi ampia.
5.1.1 Lanalisi del discorso
Lanalisi del discorso (AD) ha avuto una ripresa significativa nel corso del XX secolo. A differenza
dellanalisi della conversazione (AC) in cui il metodo induttivo, lAD si basa su un metodo deduttivo. Sulla
base di regole di concatenazione e di unit del discorso lAD individua sequenze ben formate.
Sono modelli pi linguistici che sociologici in cui viene privilegiata la semantica.
5.1.1.1 La scuola americana
Labov-Fanshel formulano un modello di AD relativo alla
strutturazione del discorso terapeutico. Vi sono due aspetti importanti:
- POLIFUNZIONALITA: la maggior parte delle proposizioni rappresentano due o pi atti linguistici;
- relazioni tra il flusso del discorso e il piano dellazione il comportamento conversazionale si svolge su
due piani
a. ci che si dice testo, elementi linguistici, etc.
b. ci che si fa interazione nel suo complesso
Questi due piani sono connessi da regole di interpretazione e produzione.
Una preoccupazione centrale quella di rendere esplicita lanalisi intuitiva che tutti noi compiamo
automaticamente, mettendo in rilievo delle regole che sono obbligatorie e formali. Vedi esempi p. 193
Lunit di analisi latto linguistico nellinterazione verbale. Sono quarantaquattro raggruppati in 4 gruppi:
- metalinguistico
- rappresentazioni
- richieste
- sfide

23

Questa analisi stata applicata alla segmentazione in parti di un testo narrativo


- orientamento
- sviluppo narrativo
- valutazione
- coda
5.1.1.2 La scuola europea
Vi furono molteplici contributi, come quelli da parte della scuola di
Ginevra, che elabor un modello strutturalista sviluppando una sintassi del discorso.
Vi fu anche una teoria sociologica e linguistica che oper una generalizzazione dei processi di
organizzazione conversazionale di tutte le forme di discorso e una generalizzazione dei principi di
organizzazione gerarchica dalla struttura della frase alla struttura del discorso e lutilizzazione del concetto
intuitivo di felicit/infelicit.
Viene effettuato uno studio approfondito dei CONNETTORI PRAGMATICI, analizzati diacronicamente e
sincronicamente. Questo studio correlato allARGOMENTAZIONE, cio la relazione tra uno o pi
argomenti e una conclusione. importante la polarit dellargomentazione: pu esserci coorientazione
oppure orientamento opposto tra argomenti.
Centrale anche il concetto di TOPOS (sillogismo, deduzione naturale). Non sono obbligatori, anche se
vengono applicati diffusamente.
La scuola inglese presenta forti legami con la tradizione linguistica. Si d un orientamento sociolinguistico e
socioculturale alla lingua. I metodi usati sono quelli dellAC: si ricorre a dati reali. Molti studiosi inglesi
confluiscono nellanalisi critica del discorso.
5.1.1.3 Lanalisi critica del discorso e il rapporto lingua/potere
La Critical Discourse Analysis
(CDA) un ponte tra lanalisi linguistica dei testi e le teorie sociali sulla relazione tra lingua e potere. I modi
in cui comunichiamo sono influenzati dalle strutture e dalle forze delle istituzioni comunicare una
pratica sociale. La lingua i mezzo privilegiato di controllo sociale POTERE DELLA PAROLA. Essa
rafforza e crea legami.
Un altro modi di esercitare il potere attraverso la parola la RICONTESTUALIZZAZIONE, ovvero i riuso
di una citazione di un altro discorso, modificandola in vari modi a seconda della nuova applicazione. il
caso dei mezzi di comunicazione di massa.
5.1.2 Lanalisi della conversazione
Impronta sociologica, si basa su dati reali raccolti e analizzati con un approccio empirico.
ETNOMETODOLOGI AMERICANI: metodi etnici. Vi attenzione tra micro-ambiente e produzione
linguistica, para-linguistica e non verbale. Produce analisi dettagliate e problematiche.
Alcuni studiosi sottolineano le propriet sequenziali (quindi lavvicendamento dei turni) e presentano le
unit di costruzione dei turni. La maggior parte degli scambi di turno avvengono in modo ABABAB, quindi
in un alternarsi regolare grazie al punto di rilevanza transizionale (PRT). Esso il luogo in cui si interviene
senza sovrapposizioni. Lo scambio tra i parlanti avviene secondo delle regole di selezione ricorsive.
FORMATO CONVERSAZIONALE DI PRODUZIONE: relativo ai ruoli di partecipazione, alla
conduzione dello scambio e alla gestione e cambio di topic. Sono propri dello scambio faccia-a-faccia. Il
formato di produzione della conversazione aiuta a costruire le identit dei parlanti e le loro posizioni sociali.
Nozione di sequenze complementari: saluti/saluti, domanda/risposta. Sono tipicizzate perch fanno parte di
routine e convenzioni.
Particolarmente studiati in AC sono le aperture/chiusure di un dato scambio interazionale, i problemi relativi
alla correzione e ai meccanismi di riparazione.
5.1.3 Punti di convergenza e problemi di trascrizione
I punti su cui AC e AD convergono sono:
- luso di dati reali
- la centralit della nozione di turno
- la nozione di sequenza
- la nozione di preferenza
- il formato di produzione

24

Un altro tratto in comune il ricorso a convenzioni di trascrizione, che sono diversa dal sistema grafico di
ciascuna lingua. Le problematiche riguardano tre componenti:
- La LINEARIZZAZIONE dello scritto, in contrapposizione alle modalit tipicamente parallele del
parlato e del flusso della conversazione. Bisogna rappresentare i cambi di turno.
- La PRODUZIONE DI SUONI in relazione ai tratti soprasegmentali che devono essere segnalati
nello scritto.
- Una GUIDA PER IL LETTORE che necessita di una serie di informazioni relative al contesto sia
locale che globale.

Elenco p. 205

5.1.4 La ricerca sul dialogo


Tutto il parlare si basa su uno scambio dialogico. Ci si rivolge luno allaltro. Si cominciano gli studi sul
dialogo. Si pone lattenzione a oggetti diversi: parlato, scritto, lingua quotidiana, lingua letteraria, sistemi
semiotici anche distanti dalla lingua.
Bazzanella elabora un modello prototipo con diversi tratti:

Gli elementi centrali del dialogo sono quindi:


- interattivit faccia a faccia, due persone, turni, negoziazione
- intenzionalit
5.2 Aspetti dellinterazione verbale

25

5.2.1 Comprensione, negoziazione, co-produzione


COMPRENSIONE: processo difficile e faticoso. tipicamente scalare:
- comprensione
- comprensione scalare
- fraintendimento
- non comprensione
ci che rende difficile la comprensione di un argomento il contrasto tra la comprensione dellargomento e
ci che la maggior parte delle persone vuole vedere.
Nella comprensione gioca soprattutto il riconoscimento: linsieme di patterns da applicare in circostanze
nuove, sfruttando al massimo le informazioni contestuali. Nellinterazione faccia-a-faccia la comprensione
segue molte strade verbali e non e spesso si riescono a superare gli ostacoli grazie alle informazioni
contestuali.
NEGOZIAZIONE: centrale nellinterazione. Due persone negoziano il significato di ci che dicono e la loro
relazione: si verifica una co-costruzione del significato e i ruoli convenzionali e sociali si intrecciano e in
molti casi si arriva ad un compromesso. La comprensione quindi unattivit costruttiva.
5.2.2 Tratti contestuali e sviluppo conversazionale
Tre caratteristiche fondamentali del dialogo:
- sequenzialit
- interattivit
- dinamicit
Sono dati dal contesto sia locale sia globale, insieme ad altre componenti paralinguistiche.
5.2.2.1 Setting
Tempo, spazio, mezzo fisico di trasmissione. Nella situazione canonica di
trasmissione lo spazio e il tempo coincidono. Ma molte interazioni dialogiche sono invece caratterizzate
dalla mancanza di sincronia temporale e di condivisione spaziale.
TEMPO: continuum parlato/scritto e vari generi possibili correlati ai tratti misti indotti dalle nuove
tecnologie.
SPAZIO: l sua mancata condivisione impedisce per lo pi utilizzazioni relative alla possibilit di controllo
visivo nel caso della radio, del telefono, della comunicazione mediate del computer.
MEZZO DI TRASMISSIONE: le restrizioni relative allaspetto fisico/tecnico agiscono anche se non
rigidamente. Si ha una fase iniziale in cui avviene lidentificazione. Un aspetto particolare delle
conversazioni telefoniche lo sfruttamento di indici prosodici. Inoltre altra caratteristica la permanenza,
propria dello scritto. Rientra nel mezzo di trasmissione anche il codice/lingua utilizzato e il registro
maggiore o minore familiarit. La COMMUTAZIONE DI CODICE luso che i parlanti bilingui o
multilingue fanno di due o pi lingue in un unico evento linguistico.
5.2.2.2 Partecipanti/agenti
Variano anche in relazione al grado di coinvolgimento e
responsabilit dellinterazione, che pu avvenire tra persona-persona, persona-computer, persona-macchina.
Oltre alle caratteristiche individuali, incidono sullinterazione anche le caratteristiche sociolinguistiche, le
relazioni reciproche, simmetriche o asimmetriche., lo status di partecipazione interazionale e
conversazionale, le credenze e le conoscenze.
Le norme culturali della societ cui si appartiene influenzano sia le forme di produzione linguistica che la
possibilit di comprensione vicendevole. Tra i parametri occorre ricordare anche il numero degli
interlocutori: soglia di due stabilita dalla situazione prototipica superata ad esempio dalle conversazioni in
famiglia.
5.2.2.3 Tipo di interazione
Strettamente correlato al tipo di testo o al genere discorsivo. Si
possono avere interazioni simmetriche, dove il ruolo paritario, oppure interazioni asimmetriche, in cui il
ruolo strutturalmente sbilanciato a favore di uno dei membri: viene evidenziata e mantenuta tramite la
gestione tematica, lavvicendamento dei turni e il tipo di segnali discorsivi.
Gli scopi dellinterazione sono stabiliti su base sociale, soprattutto nei casi di interazioni asimmetriche,
poich la finalit pi esterna e ritualizzata. Gli scopi si intrecciano strettamente con il grado di

26

convenzionalizzazione (alto negli incontri di servizio) e di istituzionalizzazione (basso nelle interazioni


simmetriche). Vi pu inoltre essere uno scopo collettivo oppure individuale.
Il compito realizzato per raggiungere un dato scopo della interazione, incide in modo significativo sulle
modalit di produzione linguistica: chiacchere, richiesta di informazioni, dialogo terapeutico. Condiziona
anche la scelta dellargomento: il suo cambiamento pu segnalare una modifica del tipo di interazione. Il
formato conversazionale di produzione (FCP) si qualifica secondo il tipo di interazione, riflettendosi
nellalternanza dei turni e nella struttura della partecipazione. Molte variabili entrano in gioco in uno
sviluppo conversazionale.
5.2.3 Un fenomeno particolare: i segnali discorsivi
La lingua estremamente sensibile al contesto. I segnali discorsivi non appartengono alla stessa categoria
grammaticale, hanno significati e funzioni diversi. Sono quegli elementi che assumono dei valori che
servono a connettere elementi frasali interfrasali, extrafrasali, a sottolinere la strutturazione del discorso, ad
esplicitare la collocazione dellenunciato in una dimensione intrapersonale, ad evidenziare processi cognitivi
in corso (ahem, allora, giusto, no, insomma).
complessit e funzionalit della classe: lo stesso SD pu assumere funzioni diverse a seconda della
posizione; non possibile attribuire una sola funzione ad uno specifico SD.
Tratti generali degli SD:
- esteriorit al contenuto proposizionale: non contribuiscono al significato e non incidono sulle
condizioni di verit
- strettamente correlati alla situazione enunciativa
- spesso servono a indicare tratti modali, atteggiamenti emozionali o stati psicologici
E possibile una classificazione secondo tre macrofunzioni: interazionali, metatestuali, cognitive.

Unulteriore classificazione in base allet del gruppo di appartenenza, allindividuo, alla zona geografica,
al mezzo e ai tipi di testo.
Il valore degli SD pu essere stabilito solo in relazione alluso che se ne fa in uno specifico contesto.
5.3 Lingua e complessit
5.3.1 Composizionalit pragmatica
Intende suggerire una direzione di ricerca per analizzare le varie componenti che intervengono per costruire
la forza illocutoria dellatto linguistico totale. Un enunciato va inteso considerando una serie di parametri:
- contenuto proposizionale
- contesto globale e locale
- latteggiamento del parlante
- il livello interazionale
Gli SD sono un caso evidente di questa esigenza. Anche la funzione dei diminutivi varia a senconda dellatto
linguistico.
Vengono individuati i seguenti parametri per la loro analisi:
- relazione parlante-interlocutore
- illocuzione rispettiva
- massima di cortesia applicabile
- contesto immediato della forma diminutiva
- semantica della forma base a cui aggiunto il suffisso
es. passivo: configurazione di micro-funzioni e di parametri che tengono conto di sintassi, testualit e livello
interazionale: registro, tipo di testo, animatezza, inanimatezza, definitezza, indefinitezza, syntactic priming,
presenza di pronomi di prima o seconda persona, prevalenze lessicali.

27

5.3.2 Piste di ricerca interdisciplinari e prospettiva cognitiva


Ricerca riguardante la metafora, che il risultato di una forte convergenza di competenze disciplinari. La
metafora un processo cognitivo di elaborazione e ampliamento della conoscenza. Consiste nella
modificazione reciproca di due domini concettuali diversi.
Si in grado di individuare le analogie in base al radicamento culturale e contestuale. Evidenzia un processo
di scoperta e di crescita.
Studio dellumorismo: coinvolge limplicito e il frame. Limplicito essenziale per la costruzione delleffetto
comico poich crea attese ed inferenze nellinterlocutore in base al frame che viene ribaltato.
Lumorismo predispone ad una determinata interpretazione. un processo metaforico e paradossale. Infatti,
come nella metafora, i piani coinvolti si scambiano e in alcuni casi oscillano da un dominio allaltro. Si
scontrano con le convenzioni dominanti e creano logiche alternative aspetti imprevisti.
La buona riuscita sottolineata dalla collisione e convergenza tra gli interlocutori, che riconoscono il
ribaltamento del frame.
Studio dei colori: ricerca sulla terminologia. Parte dal dibattito terico tra universalismo e relatisvismo e sulla
tematica della categorizzazione.
Dimensione emotiva che pervade il linguaggio rapporto passione-ragione. una dimensione nel suo
complesso rimossa in linguistica. Nello sviluppo conversazionale le emozioni sono soggette a fluttuazioni
rilevanti, dovute a elementi rilevanti e a tratti contestuali a priori, al gioco di azione comunicativo condotto
da tutti i partecipanti.
5.3.3 La lingua come sistema complesso
Auto-organizzazione: emerge insieme ai malfunzionamenti del sistema. Anche essi sono fattori di
mutamento e di ristrutturazione.
Ridondanza garantisce effetti di sicurezza e prevedibilit. Meccanismo di compensazione allinterno del
sistema.

28