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Doc.

Fabio Atzori Linguistica Italiana Che cos’è la linguistica italiana

È una disciplina descrittiva con oggetto la lingua che si scrive e parla in Italia nel presente e nel
passato. In Italia la dimensione storica è molto forte perché alle spalle c’è il latino. È necessario
essere curiosi nei confronti della lingua e chiedersi se è possibile retrodatare una data parola. È
molto importante il collegamento fra storia e lingua.

La linguistica generale ha un panorama molto ampio e mette a confronto i vari elementi. La


linguistica italiana, al contrario si concentra su un panorama più ristretto. Le due materie sono
strettamente collegate.

Ultimamente c’è una rivalutazione dei termini dialettali, essi sono infatti un arricchimento delle
conoscenze linguistiche. Ne è un esempio l’AIS (Atlante italo svizzero) 1928-1940. Esso è un
atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale. È presente anche una ricca
versione online.

Breve introduzione ai dizionari

A. Come parlano i dizionari Fra vocabolari appartenenti a diversi secoli si possono notare
somiglianze nelle definizioni, compaiono spesso le stesse parole, c’è una sorta di continuità che
prevale sulle differenze; questo dipende da: l’esigenza di economia sia linguistica (evitare il ricorso
a sinonimi) sia tipografica (un maggiore numero di pagine determina un maggiore costo di stampa e
di revisione), e il recupero di definizioni o parti da dizionari precedenti (è quindi presente un debito
con la tradizione precedente). Possiamo evidenziare alcune edizioni:

 Vocabolario degli accademici della Crusca 1612, da vita alla tradizione, costringe i letterati a
schierarsi pro o contro e quindi viene tenuta in conti da tutti. È stato creato a Firenze ma stampato a
Venezia, ci volevano quindi mesi per stampare ed erano necessari numerosi viaggi fra Firenze e
Venezia per continue consultazioni.

 Dizionario universale critico enciclopedico della lingua italiana 1797 Lucca, l’autore, Federico
D’Alberti di Villanova, era bilingue e unisce gli Accademici della Crusca e la tradizione
lessicografica francese.

 Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana 11^ edizione, essa si distingue per il lavoro di
revisione attuato nel vocabolario, infatti è significativamente diverso dalle edizioni precedenti.

B. Problema dei tecnicismi Il vocabolario degli Accademici della Crusca faceva frequente
riferimento al principio della notorietà e delle definizioni letterarie. Il principio della notorietà
introduce una diversa concezione del lessico da quella odierna; non tutte le parole meritavano lo
stesso trattamento, si parla di gerarchia delle parole. Oggi c’è, invece, una visione paritaria: le
parole vengono tutte descritte e catalogate con lo stesso rigore. Per le definizioni si faceva
unicamente riferimento al modello letterario, cioè il criterio di scelta di esempi si limitava
all’esempio d’autore. Le scoperte scientifiche non vengono rispecchiate, infatti era scarsissima la
presenza di termini scientifici, eppure del vocabolario se ne servivano anche numerosi scienziati,
infatti ad un certo punto diventa inadeguato, specialmente da quando si passa dal latino ad altre
lingue (come ad esempio il francese).

C. Ideologia dei dizionari Non è semplice far emergere l’ideologia di un dizionario; per farlo
bisogna metterli a confronto. Ad esempio: all’inizio la parola “Dio” era
unicamente intesa come Dio Cristiano, mentre dal 1959 si intende Dio di varie religioni. Non tutte
le parole si prestano a far emergere l’ideologia.

Struttura del dizionario dell’uso

Macrostruttura Per Macrostruttura si intende l’insieme di:

 Lemmi: l’ordinamento generale dei materiali che formano il corpo  Introduzione, la quale
spiega le ragioni scelte nel lemmario (l’insieme dei

lemmi)  Le avvertenze per l’uso dell’opera  Le eventuali appendici (sigle, abbreviazioni, etc.…)

Microstruttura È l’insieme degli elementi che compongono un singolo lemma. Esso è composto
dall’entrata di una voce e l’articolo stesso che le è dedicato. Possiamo individuare diverse aree:

 Area lemma o intestazione (maccherone: sostantivo singolare maschile), essa è comprensiva della
suddivisione in sillabe, l’indicazione degli accenti e la classe grammaticale.

 Area semantica o definizione. Se sono presenti più accezioni, esse vengono numerate e
raggruppate per funzione grammaticale inserendo per ognuna, oltre alla definizione, l’esempio
d’uso, i sinonimi e gli alterati, i quali sono a loro volta organizzati in sottolemmi, non sono vere e
proprie unità lessicali nonostante abbiano autonomia semantica. In alcuni casi comprende anche
aree di approfondimento grammaticale.

 Area etimologica e datazione

Marche d’uso Segnalano l’ambito o il registro d’uso. Indicano la frequenza d’uso, il settore
disciplinare di appartenenza, l’uso figurato o estensivo, l’ambito geografico, il tono o registro
espressivo. Ad esempio:

 Ad -> Alta Disponibilità (vocabolario di base)  OB -> Obsoleto  LE -> Letteraria  FO ->
Fondamentale  CO -> Comune  RE -> Regionale

Cosa contiene una definizione

La definizione rende più comprensibile l’oggetto definito, il linguaggio deve essere chiaro e
preciso, come la strutturazione semantica del lessico. Ci sono vari tipi di definizione:

Definizione formale è costruita in forma di perifrasi utilizzando gli iperonimi (ad esempio
l’iperonimo del gatto è felino), seguita da una descrizione che spiega gli attributi che la distinguono
dai i suoi co-iponimi (micio). Essa precede per genus proximum et differentiae specificae.

Definizione sinonimica rinvia ad uno o più sinonimi. È necessario conoscere il termine che funge da
glossa, non è una definizione informativa.

Definizione relazionale interessa gli aggettivi in relazione tra lemma e l’elemento che lo qualifica.
Essi possono postulare il possesso di una certa proprietà, esprimere un’azione o indicare uno stato

Campo semantico le parole collegate sul piano del significato (tazza, coppia, bicchiere, etc…)

Relazione di iponimia mucca > mammifero


Relazione di iperonimia mammifero > mucca

Analisi componenziale parte dell’assioma secondo cui il segno linguistico è costituito da più tratti
semantici che siano sufficienti e necessari ad individuare il valore di quel segno fra gli altri.

Relazione di sinonimia parole che hanno sostanzialmente lo stesso significato. Esso appartiene a
registri diversi della lingua. Non è mai una relazione assoluta, solitamente non si applica per i modi
di dire.

Registro modulazione linguistica in rapporto alla situazione comunicativa.

Relazione di omonimia parole identiche (omofone o omografiche) con significato diverso.

Polisemia stessa identica parola ma con più significati.

Antonimia parole con significato opposto.

Verbi

 Sono polisemici, cioè applicabili ad un maggior numero di contesti (non è possibile una
definizione sinonimica).

 Si esplicano in relazione ad agenti e aggettivi (i sostantivi invece hanno una propria autonomia).

 Hanno una organizzazione gerarchica differente (non è possibile la definizione formale)

Forme grammaticali Per essi si ricorre al metalinguaggio lessicografico, non sono possibili i
sinonimi.

Definitori sono gli elementi che nella definizione lessicografica introducono classi di derivati..

Per far entrare una nuova parola nel dizionario è necessario che essa venga usata quotidianamente e
in maniera diffusa per una lunga durata di tempo.

Tipologie di Dizionari:

Dizionari storici

 Registra e spiega le parole di una lingua così come si presentano nella documentazione storica
(lettere, documenti, saggi e opere, le quali possono essere manoscritte o stampate) in tutta la storia
di una lingua.

 Cita sotto ogni definizione una serie di esempi tratti da testi; l’esemplificazione comincia con
l’esempio più antico.

 È la fonte principale per sapere quando una parola è entrata nella lingua o quando è nata una sua
accezione.

Esempio: Il Grande Dizionario Della Lingua Italiana di S. Battaglia, pubblicato da UTET 1961-
2012. Esso è composto da 21 volumi + 2 supplementi + 1 volume contenente l’indice degli autori.
Man mano si dedica più attenzione alla terminologia scientifica e ai giornali, prima si utilizzavano
solo esempi letterari.

Dizionari dell’uso

 Esso è rivolto a tutti i parlanti e documenta la lingua usata nel determinato momento storico.

 Offre esempi non d’autore, ma nel caso in cui ne faccia utilizzo è segnalato.  Se sono presenti più
accezioni, si parte dalla più comune.  Alcuni dizionari evidenziano le parole ad alta disponibilità,
cioè conosciute da un

parlante medio e, quindi, più adatte per un uso in testi divulgativi.  Si trovano anche molte parole
usate da scrittori del passato; questo a causa della

pesante ipoteca letteraria della linguistica italiana (es. Dante).

Esempio: il Grande Dizionario Italiano dell’Uso (GRADIT) 1999, in sei volumi.

Dizionari etimologici

 L’interesse per l’etimologia non è recente, era già diffuso ai tempi degli Accademici della Crusca.
La parola deriva dal greco étymos, cioè vero, autentico. Non è particolarmente diffuso, non ha un
ampio mercato, è per lo più usato da specialisti.

 Nei dizionari etimologici moderni si utilizza una nuova impostazione che si basa su principi
scientifici dell’etimologia. Si ricostruisce la storia di una parola, la sua “biografia”, dalla più antica
attestazione dei suoi significati.

 La differenza con il dizionario storico: è presente una più ampia documentazione per ogni
significato, ci consente di misurare la fortuna della parola o delle sue accezioni.

Esempi:

 DEI: è il Dizionario Etimologico Italiano, 1952 Firenze, Battisti e Alesio. Fa riferimento anche
alla componente dialettale. Il lemmario è esteso, ma la datazione è approssimativa, indica come
arco di tempo un intero secolo.

 DELI: è il Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, ha lo stesso lemmario dello Zingarelli
minore ed è il più diffuso. È presente una differenziazione netta, anche grafica, fra entrata,
sottolemmi e etimologia; infatti è più facile da consultare. La datazione è puntuale, le date assegnate
sono di prima attestazione, ed è indicata la fonte, per tutte le forme lemmizzate. Gli spogli sono stati
condotti di prima mano, e le indicazioni bibliografiche sono ampie. Spesso però la definizione
fornita dal DELI non coincide con il suo significato documentato; spesso infatti le definizioni
vengono prese direttamente dallo Zingarelli minore, quindi quando quel termine veniva usato non
aveva sicuramente il significato che ci viene fornito, probabilmente era in via di definizione.

 LEI: è il lessico etimologico italiano di Pfister (che è morto). 1984 - non è stato ancora
completato, sono in corso i lavori. L’entrata dei lemmi è costituita dalla voce in latino.

Dizionari dei sinonimi e dei contrari


 Possono sussistere vari rapporti tra le singole unità. Un vocabolo può essere dotato di un
significato più generale rispetto al altri, ed essere quindi l’iperonimo rispetto a uno o più iponimi.

 La tradizione lessicografica italiana ha privilegiato la raccolta dei sinonimi, anche in ossequio al


diffuso precetto stilistico di “evitare le ripetizioni”.

Esempio: Dizionario dei sinonimi della lingua italiana, Tommaseo, 1830

Dizionari metodici

 Chiamato anche sistematico, raggruppa le parole per categoria in base all’affinità delle nozioni
che esprimono, secondo un particolare metodo o sistema

 Viene definito anche analogico, concettuale e nomenclatore

Esempio:

Dizionario analogico della lingua italiana, TEA

Dizionari dei neologismi

Esempi:

 Panzini, Dizionario Moderno 1905, varie edizioni sino al 1965. Curato da Bruno Migliorini. Non
vengono forniti i contesti dei lemmi, quindi non si riesce a collocare il neologismo nel suo ambiente
d’uso. Dagli anni ’80 in poi essi vengono inseriti con una datazione puntuale. (il confronto fra le
varie edizioni di un dizionario serve ai linguisti per misurare l’ingresso di nuove parole.)

 Dizionario di parole nuove, 1964-1984, Cartellazzo Cardinale. Vengono indicati puntualmente:


autore, luogo, data e, inoltre, la parola viene inserita nel suo contesto.

 ONLI, Osservatorio Neologico della Lingua Italiana. È un dizionario online; nella sua banca dati
si possono eseguire ricerche alfabetiche o puntuali. Vi sono inserite anche la banca dati della Crusca
e dei Treccani.

Dizionari specialistici

Esempi:

 Dizionario Medico, Roma, 2003, Cancellera, Antonio e Rossana  Dizionario di Finanza,


Milano, 2001 e 2006, Gabrielli e De Buono

Per una storia dei dizionari

Il Glossario di Monza è un vocabolario per turisti del X secolo, vi sono presenti una sessantina di
lemmi; essi costituiscono una traduzione da una forma romanza, dell’Italia settentrionale
(probabilmente nell’area del medio corso del Po), ad una greco-bizantina.

Magnae derivationes, 1236, Uguccione da Pisa, è sia un vocabolario che un testo etimologico in
latino. Sono presenti dei volgarismi, a volte con funzione di glossa, altre lemmatizzati.
Alla fine del 1400 si sente una forte esigenza di codificazione del volgare in repertori. I primi
esperimenti di compilazioni mono linguistica avvengono in Toscana; proprio in questa regione per
l’alto livello in poesia e prosa. Sono solo degli archivi personali in forma di liste di parole (o
difficili o latinismi). Luigi Pulci scrive il Vocabulista (lista di parole con a fianco un sinonimo).
Leonardo Da Vinci stila solo un elenco di parole fra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI secolo.

Dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili cambia tutto, cambia il modo di concepire uno
strumento:

 Cambia il rapporto che l’uomo ha con i libri; prima esisteva un numero ridottissimo di volumi,
erano molto costosi e quindi tutti i libri che si possedevano erano stati letti e riletti; vengono quindi
allargati gli spogli lessicografici.

 Il dizionario diventa uno strumento sia per leggere (in particolare per i grandi trecentisti, come
Dante, Petrarca e Boccaccio) sia per scrivere (soprattutto per i non toscani).

Elementi in comune a molte opere:

o Fin dal titolo si fa riferimento ad autori oggetto di spoglio e alle loro opere. o Nel titolo vengono
subito indicati i potenziali fruitori dell’operal

Esempio:

Venezia, 1535, Il Decamerone di messer Giovanni Boccaccio con vocabulando etc.…

Rispetto ai dizionari moderni manca la tipizzazione, infatti non sempre i verbi sono all’infinito o i
sostantivi al singolare o vengono date vere e proprie definizioni.

 Napoli 1536, Vocabolario di cinquemila vocaboli toschi, non meno utili e necessari del fuorio
Boccaccio, Dante e Petrarca, nuovamente dichiarati e raccolti da Fabrizio Luna per l’utilizzo di chi
scrive, legge e favella. Vengono indicati sia i fruitori che gli autori spogliati. Il toscano viene
studiato come lingua straniera. Vengono accolti scrittori di provenienza geografica differente sia di
periodi diversi, secondo un modello consapevole di lingua mescolata.

 Cento 1543, Vocabolario di grammatica e ortografia della lingua volgare di Alberto Acharisio
con esposizioni di molti luoghi di Dante, Petrarca e Boccaccio. Esso è successivo al libro di Bembo.
Viene realizzato in edizioni limitate e non è sempre facilmente comprensibile, altri libri hanno più
successo perché traducono in prosa Bembo in una maniera più semplice. Inoltre, essendo un
dizionario dell’uso, non dovrebbe contenere nomi propri di luogo. L’area etimologica è ampia.

Vocabolario della Crusca

1612 diventa il termine di riferimento per opere lessicografiche per un secolo e mezzo.

1623 In un secolo vengono realizzate tre diverse edizione perché ha molto successo ed è usato
anche dagli stranieri per imparare l’italiano.

1691

1729-1738
1863-1923 (incompleta, interrotta alla parola ozono, l’Accademia perde rilievo a causa del
fascismo).

Bembo scrive Prose della Volgar Lingua 1525, i punti cruciali:

 Per lui non esiste una lingua se non esiste anche una corrispondente letteratura (rifiuta la teoria
cortigiana).

 Riconosce la superiorità del fiorentino su ogni altro volgare, si riferisce solo al fiorentino del ‘300
e in particolare ai tre grandi trecentisti, ma esclusivamente al registro scritto che si ricava dalle loro
opere (rifiuta, quindi, Macchiavelli).

 Separazione delle lingue scritte dall’uso popolare (in polemica con i poeti del gruppo
laurenziano).

Esclude totalmente Firenze dal dibattito linguistico del ‘500.

I suoi principi arrivano alla Accademia della Crusca filtrati attraverso Varchi e Salviati, che
reintegrano Firenze.

Varchi fa esperienze culturali fuori Firenze; a Padova frequenta l’Accademia degli Infiammati e
conosce Bembo. Quando introduce il bembismo a Firenze porta una rilettura contraffatta che
affianca all’ideale di lingua scritta il parlato fiorentino (del popolo, non del popolo basso);
all’autorità dei grandi scrittori affianca quella di quelli piccoli.

Salviati accanto a i tre grandi trovano spazio gli scrittori minori. Per lui il ‘300 è l’età d’oro, la
lingua moderna fiorentina attraversa un periodo di decadenza. Il modello rimane lo scritto, però
considera tutto il ‘300, rendendolo modello di lingua.

Quando nasce l’Accademia della Crusca non ha come obbiettivo la creazione di un Vocabolario,
volevano solo affrontare cose leggere. Con l’ingresso di Salviati nella schiera, si indirizzano verso
la realizzazione del vocabolario. La brigata dei crusconi crea sistemi legati alla separazione della
crusca dai fiori di farina (simbologia).

1^ Edizione 1612

Le conseguenze:

1. La presenza, accanto alle 3 corone e ai grandi autori, di autori minori fiorentini del ‘300. Es.
Trattato contro l’avversità della Fortuna d’un nostro antico nominato Arrighetti.

2. Il ricorso a testi a penna, cioè manoscritti inediti non stampati (cronache, diari, testi religiosi, libri
di conti) posseduti da singoli accademici ai quali si attinge per documentare l’uso. Le parole del
fiorentino vivo vengono documentate attraverso gli autori antichi (gli usi del fiorentino moderno
possono essere accolti solo se trovano riscontro nel ‘300).

3. Gli autori fiorentini non del ‘300 accettati: Lorenzo de’ Medici, Berni, Macchiavelli, Salviati.

4. Gli autori non fiorentini e non del ‘300 accettati: Bembo e Ariosto.
Per la creazione del loro vocabolario, viene usato come modello il Dictionarium seu Latinae di
Robertus Stefanus.

Lemmario da segnalare:

Presenze:

 larga presenza di forme dialettali fiorentine e toscane.  voci basse e plebee.  accolti e definiti
anche i latinismi.

Assenze:

 non vengono lemmatizzate forme consuete nell’uso anche se scritte e utilizzate dagli Accademici
nelle definizioni.

 sommaria descrizione delle voci tecnico-scientifiche (ricorso al principio di notorietà).

Struttura della voce:

Vengono meno:

 Distinzioni tra lingua della prosa e della poesia.  Riferimenti ad usi regionali.  Riferimento a
questioni di grammatica.  Per la questione delle etimologie si sceglie di considerare solo quelli che

“abbiano gentilezza e sieno a proposito”.

Vengono uniformati gli articoli, ad esempio:

 Definizioni sinonimiche: per nomi concreti è riportato solo un sinonimo, per nomi astratti è
fornita una serie sinonimica.

 Gli omonimi di diversa categoria grammaticale sono segnalati come tali.

 I participi vengono registrati sotto l’infinito del verbo se non hanno chiaro valore autonomo.

3^ Edizione 1691

È composto da tre volumi, al contrario del primo che ne aveva solo uno. Vengono aumentati i
lemmi, gli esempi e le definizioni delle singole voci. Danno un importante contributo Redi e
Maialotti. Grazie a loro si verifica una apertura al linguaggio scientifico (Galileo entra fra gli autori
spogliati, anche “Il Dialogo”, il quale era stato messo all’Indice; vengono utilizzati in ambito di
architettura militare, caccia e marina i materiali raccolti da Leopoldo de’ Medici attraverso una
inchiesta condotta fra i fornitori di casa de’ Medici.). Redi però compie falsificazioni, conia lui
stesso definizioni ed esempi, riportando che invece sono ricavati da testi due-trecenteschi, si inventa
anche l’autore Sandro da Pippozzo. Lo fa, probabilmente, per favorire l’ingresso di voci moderne
sul lemmario. Viene scoperto solo nel 1916.

4^ Edizione 1729-1738
È l’ultima completa ed è composta da 6 volumi, vengono controllate le citazioni prese da “testi a
penna” o da edizioni ritenute non corrette, a causa delle molteplici critiche vengono attuate norme
più rigorose per gli spogli.

Lemmario:

1. Aumento di parole lemmizzate, che riguarda in particolare le voci affettive, cioè alterati di gusto
tipicamente toscano.

2. Registrati forestierismi comuni nell’uso italiano e che sono documentati con esempi d’autore.

3. Vengono riportate alcune forme dialettali. 4. Aumentano le voci di tipo basso legate al genere
rusticale, ottenute

principalmente attraverso gli spogli di Lippi. 5. Viene posta una maggiore attenzione verso le
necessità d’uso, si evidenziano

quindi le diverse stratificazioni della lingua e i livelli stilistici; vengono introdotte le marche d’uso
con “voce dell’uso”.

6. Vengono introdotti vocaboli dotti di origine greca e latina fra le voci scientifiche; le definizioni
sono più sintetiche rispetto a quelle della 3^ Edizione.

Struttura della voce :

Stabilisce alcuni criteri già codificati nel 1612, soprattutto nell’impiego delle definizioni
sinonimiche, che sono più abbondanti per i concetti astratti, e sull’uso di definitori costanti per
alcuni suffissati con una relativa o con l’infinito sostantivato.

Autori spogliati:

È esteso temporalmente il canone tosco – fiorentino. Fanno il loro ingresso alcuni autori moderni:
Cellini, Neri, Menzini e Salvini.

Viene utilizzato un criterio più rigido per accogliere il lessico tecnico – scientifico; esce dal corpus
degli autori spogliati il Vocabolario Toscano dell’Arte del Disegno, di Baldinucci 1681, il quale è,
invece, molto importante per la terminologia scientifica (accessibile dal sito della Crusca)

Sviluppo dei dizionari nel tempo

Lo sviluppo tecnico – scientifico e la rapida circolazione di conoscenze richiedono strumenti


lessicografici adeguati; viene data una maggiore importanza alla produzione scientifica nelle lingue
nazionali, rispetto alla produzione in latino, che era la lingua franca della scienza. Il latino rimane la
lingua di insegnamento all’università. Nascono i

dizionari di stampo enciclopedico e settoriali. Per ambedue le categorie esistono sia opere originali
che traduzioni.

Dizionari di stampo enciclopedico


 Cyclopaedia, 1747-1754, è la traduzione di un testo inglese, è in più volumi ed è ricchissimo di
terminologia scientifica.

 Francesco d’Alberti di Villanova, il Dizionario Universale critico enciclopedico della lingua


italiana, 1797 – 1805. Esso è ricco di tecnicismi, colma, infatti, la lacuna della Crusca; si serve,
inoltre, di materiali raccolti nel corso di indagini sul campo. Ad esempio, la lettera A contiene circa
200 lemmi in più della 4^ Edizione del Vocabolario dell’Accademia della Crusca. Le marche d’uso
vengono abbondantemente utilizzate per indicare il registro, la distribuzione geografica, il settore
d’impiego e l’appartenenza a classi o gruppo sociali. D’Alberti muore prima della revisione subito
precedente alla stampa.

Dizionario settoriale

 Dizionario del cittadino, traduzione di d’Alberti di Villanova, da un testo francese, 1763. Oltre a
tradurlo si occupa anche di rivederlo e ampliarlo.

 Andrea Pasta, 1769, Voci, modi di dire e osservazioni di toscani scrittori e per la maggior parte
del Redi. Come fonti secondarie utilizza il Decameron e i Vocabolari degli Accademici della
Crusca. Esso è indirizzato ai medici e registra tutte le varianti arcaiche delle voci scientifiche.

Lessicografia del 1800

Esso viene soprannominato il “secolo dei dizionari” poiché si stampano molti dizionari e nascono
nuove tipologie (come il dizionario d’uso e i dizionari dialettali). Il vocabolario inoltre raggiunge
nuovi ceti sociali. Questo suo sviluppo è dovuto a:

 Nel ‘700 si verifica un progressivo allontanamento dal modello fornito dall’Accademia della
Crusca, il quale viene recuperato nel ‘800 come reazione all’influenza francese.

 La produzione lessicografica è influenzata dall’unità politica. L’editore per ridurre i rischi


d’impresa prende le prenotazioni degli acquirenti prima di stampare le copie; l’elenco dei
sottoscritti compare nella prima pagina di esso.

Il primato della lingua francese; ‘700: Secolo Bilingue

a) Un gran numero di persone conosce il francese e lo usa per gli abbozzi, appunti privati e diari
(l’uso non è strumentale ma di gusto; ad esempio Manzoni).

b) C’è una grande circolazione di libri in francese, grazie anche allo sviluppo tecnico – scientifico.

c) Il francese è un intermediario linguistico e culturale; molti libri inglesi e tedeschi arrivano in


Italia attraverso la loro versione tradotta in francese; ad esempio i testi di Franklin (uno dei padri
dell’elettricità).

d) Il francese penetra anche attraverso la moda, il teatro e la cucina.

Un atteggiamento di apertura nei confronti del francese a livello intellettuale e linguistico lo


dimostra Alessandro Verri. Nel 1800 viene pubblicato il Saggio sulla Filosofia delle Lingue di
Melchiorre Cesarotti; il quale sostiene che la lingua non è pura, quindi, non può essere né elegante
né barbara.
Gli atteggiamenti di rifiuto si dividono fra quelli dei “classicisti”, come Pietro Giordani
(atteggiamento più moderato), o quello dei “puristi”, come Antonio Cesari. Quest’ultimo nel 1808
cura una riedizione del Vocabolario della Crusca, “la Crusca veronese”, il quale ha come modello la
4^ edizione della Crusca. Esplora gli autori minori e minimi del ‘300 o parole che erano state
escluse dalla Crusca, quindi è ancora più purista di loro.

Nascono inoltre vocabolari che includono le parole da evitare, come il Lessico della Corrotta
Italianità di Fanfani e Arlia, 1877, il quale include molti francesismi.

Vincenzo Monti si accanisce contro Cesari; fra il 1817 e il 1826 coordina la proposta di alcune
giunte e correzioni al Vocabolario della Crusca. Secondo lui la lingua è un organismo che cambia
nel tempo e bisogna tenere conto della lingua realmente usata, si scrive per i vivi e non per i morti.
L’Accademia della Crusca considera troppi autori minori e opere non attendibili filologicamente,
non considera i termini tecnico – scientifici ed è troppo chiusa verso gli autori non toscani.

Nel 1829 esce il Vocabolario Universale Italiano di Tramater; il quale ha un lemmario esteso
(accoglie anche i nomi propri), saccheggia e prende esempio da D’Alberti di Villanova, abbandona
le definizioni prescientifiche della Crusca.

Tommaseo – Bellini, Lingua Italiana, 1861, Torino

L’editore è piemontese, quindi si è lontani dai centri lessicografici tradizionali. Nasce nel nuovo
clima di unità nazionale e nella presentazione è sottolineato il rapporto lingua – patria. Il lemmario
è abbondante di termini, anche quelli politici e civili. Non viene assolutamente privilegiato il
significato più antico o etimologico, ma quello più comune (come nei dizionari moderni), e il
significato più antico viene comunque documentato. Tommaseo è anche un autore in proprio, è
dalmata e ha una forte personalità, e il dizionario risente dei suoi umori e dei suoi giudizi soggettivi
(ha una smisurata antipatia nei confronti di Leopardi). Grazie alle sue letture estese sono spogliate
molte voci, mancano però le sigle per indicare le opere citate nella Tavola delle abbreviazioni a
causa della mancanza di uniformità e collaborazione dei suoi collaboratori (ci sono ancora vari studi
che cercano di sciogliere tali sigle).

Giorgini – Broglio, Novo Vocabolario della lingua Italiana secondo l’uso di Firenze

Giorgini è il genero di Manzoni; Broglio è l’ex ministro della pubblica istruzione, chiamò Manzoni
a far parte della commissione che aveva come obbiettivo far diventare l’Italiano la lingua degli
Italiani (nel 1861 il tasso di analfabetizzazione era altissimo). Manzoni nella sua relazione propone
di scrivere un dizionario dell’uso basato sul fiorentino e venduto a prezzo politico, questo si
realizzerà nel 1897. Esso ha poco successo perché esce a poca distanza dal Vocabolario della
Lingua Parlata di Rigutini e Fanfani del 1875 (ampia registrazione di termini scientifici, esempi non
d’autore e larga presenza di marche d’uso). Il Giorgini – Broglio usa come modello il Dictionnaire
de l’Académie française del 1694. Aboliscono, quindi, gli esempi d’autore sostituendoli con frasi
anonime e testimonianze dell’uso generale, e nel caso in cui siano esempi d’autore non viene
indicato. Prestano molta attenzione ai registri sia nella definizione che negli esempi (lingua di
situazione) e alla lingua scientifica, dell’arte e dei mestieri. Vengono anche abolite le voci arcaiche.

Manzoni è contrario ai geosinonimi, cioè al fatto che nelle varie zone d’Italia si usino termini
diversi per intendere la medesima cosa, questo fenomeno frena la formazione di una lingua unitaria.
È presente anche un forte problema del lessico tecnico – pratico, si fanno dei tentativi per colmare
questa lacuna, come ad esempio il Vocabolario Metodico e il Vocabolario dell’Arte e dei Mestieri,
entrambi di Giacinto Carena.
Nascono inoltre i dizionari dialettali. Grazie all’unità d’Italia si sviluppa un nuovo interesse per i
dialetti e le tradizioni; l’italiano non viene più considerato corrotto ma pieno di dignità con i suoi
documenti e la sua storia. I dialetti sono un tramite per apprendere la lingua nazionale, le medesime
edizioni sono usate ancora oggi. Ad

esempio, il Vocabolario Francese – Italiano di Cherubini, 1814. Il quale è molto importante per
Manzoni, dato che in famiglia parlava milanese e in società francese.

LIZ, è un corpus di testi. La versione 4.0 ne contiene più di 1000 dalle origini al ‘900, a cura di
Stoppelli e Picchi. Il ‘900 è incompleto a causa dei diritti di autore.

TLIO è il Tesoro della Lingua Italiana delle Origini. È un corpus di testi italiani ante 1375. È uno
strumento per specialisti.

Il Vocabolario di base

Il lessico è l’insieme di parole. Il termine “parola” per i linguisti è ambiguo, preferiscono chiamarla
lessema. Il lessema è l’unità minima che viene considerata in astratto. Si definisce forma tutte le
possibili varianti del lessema. Ci sono due tipi di variazioni: quelli in cui cambia il significante ma
non il significato (ad esempio nella metrica), e quelle in cui cambia sia il significante che il
significato (cane e cani).

L’insieme delle variazioni viene chiamato flessione del lessema (declinazione, coniugazione); esso
può segnalare la funzione del lessema rispetto agli altri della frase e le relazioni con le categorie
previste della grammatica.

Le forme possono essere:

a) Forme semanticamente piene o lessicali, e il loro significato è autonomo dal contesto. Vengono
definite aperte perché la loro quantità è potenzialmente infinita.

b) Forme grammaticali o funzionali, hanno solo una funzione sintattica e dipendono dal testo.
Vengono definite chiuse.

Analisi quantitativa

Quanti lessemi ha l’italiano e come si distribuiscono?

Il Battaglia registra 210000 lessemi, ed ha una prospettiva diacronica.

Il GRADIT ne registra 260000, ed ha una prospettiva sincronica.

Ma se si considerano anche le forme, i numeri aumentano significativamente. Fra i due esiste un


rapporto 1:10, quindi oltre 2 milioni di parole. Alcuni lessemi hanno una sola forma; ad esempio
“essere” ha 51 forme sensibili e 41 composte. Spesso i lessemi hanno più accezioni anche se c’è
solo una entrata.

Vocabolario di base della lingua italiana

È pubblicato nel 1980 ed è il risultato di un percorso iniziato negli anni ’60. Il Centro di calcolo
elettronico dell’università di Pisa scheda un campione di testi italiani scritti articolato in 5 categorie:
testi teatrali, romanzi, copione cinematografico, quotidiani e settimanali, libri per scuole elementari.
Sono stimate 500000 mila parole in totale. Il corpus registra l’italiano scritto e ambisce a coprire il
linguaggio parlato. La schedatura produce una lista di frequenza che non riflette l’uso. Essa ha
permesso di stabilire con quale frequenza ciascuna parola “tipo” compare in un testo, ma non
riflette in automatico l’uso della parola. Mettendo le parole in ordine decrescente si ha una lista di
frequenza (essa va dalla parola più frequente a quella con frequenza 1).

LIF: Lessico Italiano di Frequenza

Creato nel 1971. Le sue prime entrate sono le parole vuote, nonostante siano solo una piccola
percentuale del lessico italiano. Sulla base del LIF viene creata una lista delle parole (5000) in
ordine di uso decrescente (l’uso è legato alla frequenza e alla

dispersione, cioè al numero di testi diversi in cui appare). Le prime 2000 costituiscono il
vocabolario fondamentale ed è il nucleo più importante all’interno del vocabolario di base, sono le
parole che costituiscono più del 90% delle occorrenze in qualunque testo. Per le 3000 parole restanti
si è verificata la loro comprensibilità sottoponendole ad un gruppo di parlanti (ragazzi di terza
media e adulti che non avessero più della licenza media); sono state scartate quelle non comprese da
più di metà dei partecipanti e si arriva a 2750, le quali costituiscono il vocabolario ad alto uso. Ci
sono 2300 parole del vocabolario di alta disponibilità, sono parole che usiamo raramente ma che
capiamo perché legate ad esperienze ben note a tutti.

Questi strumenti sono legati al momento in cui sono costruiti, quindi con il tempo cambiano.

Nuovo Vocabolario di Base

Creato nel 2016, sempre a cura di De Mauro. Attuano uno spoglio elettronico controllato
manualmente di circa 20 000 000 occorrenze in 6 categorie: stampa, saggistica (saggi divulgativi),
testi e manuali scolatici e universitari, testi letterari (narrativa e poesia), spettacolo (copioni
cinematografici e teatrali), comunicazione mediante il computer (chat) e registrazioni di parlato.
Sono stati esclusi i nomi propri, numeri, simboli, ideogrammi ed icone. Le parole di alta
disponibilità sono state sottoposte a studenti universitari.

LIP: Lessico di frequenza dell’Italiano Parlato

È creato nel 1993. Il corpus è di 500 000 parole grafiche. Le registrazioni vengono fatte a Milano,
Torino, Napoli e Roma per un totale di 57 ore di registrazione. Vi è anche una lista di frequenza dei
fonosimboli e polirematiche. Si riscontra il problema della trascrizione. Vengono registrati dialoghi
faccia a faccia e non, monologhi faccia a faccia e non, a presa di parola libera e non.

Si passa da 7 000 parole a 45 000 del vocabolario comune, e rimangono ancora fuori quelle legate
alla professione ed i termini scientifici.

La marca CO all’interno del GRADIT viene usata come sinonimo di corrente: 45-50 mila parole si
trovano nei dizionari monolingue italiani all’estero. Il nostro è più cospicuo perché registra anche le
parole di uso letterario, quindi si arriva a 100-120 mila parole.

Nel DISC il colore azzurro indica i lemmi di base, che sono circa 10 000, e sono considerati di
maggiore disponibilità (più usati). Questi lemmi sono stati individuati con criteri intuitivi, sono una
generica indicazione sui vocaboli che si presumono conosciuti dai parlanti di cultura media e sono
per tutti coloro che comunicano ampiamente con il pubblico, come giornalisti e redattori di testi.
Vocabolario di Base + Vocabolario Comune = Vocabolario corrente

Al Vocabolario corrente vanno aggiunti quei lessemi che:

a) Appartengono agli usi regionali (ca 5 000); non bisogna però confondere l’origine con l’ambito
d’uso, alcune perdono la sfumatura locale e diventano comuni; come ad esempio Cafone che come
uso regionale al Meridione vuol dire contadino, mentre come uso comuno ha quello di persona
maleducata.

b) Appartengono alla dimensione stilistica, cioè usata solo in testi letterali (ca 5 000). c)
Appartengono alla lingua speciale (ca 100 000); come ad esempio la lingua della

medicina. d) Appartengono al dialetto (400 ca), o meglio, sono avvertiti come dialettali.

e) Sono esotismi (ca 10 000) e sono le parole non adattate che provengono da un’altra lingua,
forestierismi non adattati.

f) Sono di basso uso (30 000 ca), cioè vocaboli rari (non necessariamente di uso letterario).

g) Sono obsoleti (20 000 ca), non sono più in uso ma vengono registrati per documentare la lingua.

Vanno aggiunte alle unità lessicali monorematiche (parole singole) le unità polirematiche (ad
esempio vigile del fuoco, sono un insieme di parole che compare sempre insieme).

Analisi Qualitativa

Come si è formato il lessico italiano e quali sono le sue componenti dal punto di vista etimologico?

Esistono 3 categorie:

1. Latinismi 2. Forestierismi o prestiti 3. Parole formate in italiano: neoformazioni o formazioni


endogene (che hanno

origine interna).

Ma alcuni autori aggiungono:

4. Deonomastici, cioè nomi propri trasformati in nomi comuni (perpetua). 5. Voci onomatopeiche,
le quali ci fano capire bene l’arbitrarietà del segno

linguistico.

Nella storia della lingua italiana c’è sempre stato un costante rapporto con le altre lingue. Non è
sempre facile distinguere le tre categorie perché c’è un processo di fusione.

La Lingua Italiana è un profilo storico del 2002 di C. Marazzini, nella 3^ edizione vengono prese
come campione dal Devoto Oli, del 1968, 10 pagine non continue e vengono fatte due verifiche:
una sul campione intero e una solo sulle parole comuni con l’eliminazione delle parole dotte o dei
termini tecnici. Molte parole sono di origine latina.

Latinismi
Sussiste una distinzione interna:

A. Parole che hanno subito mutamenti: 1) dal punto di vista formale, nel significante (evoluzione
fonetica di tradizione popolare o ininterrotta). 2) nel significato (slittamenti semantici).

B. Parole immutate nella forma (significante), tradizione colta.

A1 Nel latino classico la quantità ha valore distintivo (vocale breve o lunga). Nel latino parlato la
differenza si perdeva facilmente e si confondevano i significati, specialmente nelle aree geografiche
dove la lingua già in uso non conosceva questa distinzione. Inoltre, c’è anche la differenza del
timbro: la vocale lunga è chiusa e quella breve è aperta. Quindi quando smette di essere in uso la
differenza della quantità continua quella dell’apertura delle vocali come segno distintivo, si parla
quindi di un sistema a sette vocali (vocalismo tonico). La î si confonde con la “e” lunga e la “o”
lunga con la ”u”. L’accento latino è un accento musicale, l’accento è intensivo, cioè sulla sillaba
accentata si usa una particolare forza articolatoria. Le sillabe con la vocale atona che seguono quella
accentata vedono ridursi di intensità articolatoria; la vocale può anche cadere (caduta vocale
postonica).

VîRIDEM->VERDE î ->E -> postonica che spiega la scarsità di parole italiane accentate sull’ultima
sillaba.

AURUM ->ORO Chiusura dei dittonghi latini. Nell’epoca classica si verificano i primi casi di
chiusura, nell’ VIII secolo il fenomeno è posteriore al dittongamento di “e” in “uo” (dittongamento
toscano); se non fosse già concluso si direbbe UORO invece che ORO

A2 Ampliamento:

 ADRIPARE (giungere a riva) -> ARRIVARE  PARENTES (genitori) -> PARENTI

Restrizione:

 NECARE (uccidere) -> ANNEGARE  PULLUS (cucciolo di qualsiasi animale) -> POLLO

B VIRIDITAS -> VIRIDITA’ è presente nel DISC.

IOD: vedi Serianni Antonelli a pagina 9, lettera alfabeto semitico

Il latino è un serbatoio linguistico, anche se nel tempo la percentuale diminuisce progressivamente;


soprattutto per il lessico intellettuale, che non è legato ad aspetti concreti

Esiste il caso particolare di parole con la stessa base latina ma che ci sono pervenuti
contemporaneamente sia attraverso la trafila dotta che quella popolare e sono chiamate allotropi
(linguaggio chimico per definire forme diverse ma della stessa sostanza). VITIUM -> VEZZO //
VIZIO

NB: Nella linguistica storica la trafila dotta si riferisce solo al mondo in cui è entrata in italiano
(opere). Queste parole entrano nell’uso comune essendo di significa più astratto e generale, è più
adatto a designare la realtà (vizio).

Forestierismi o prestiti
Essi si dividono in:

1. Prestiti di necessità, sono legati all’esigenza di trovare l’etichetta per il nuovo referente (es. patata
< spagnolo; sushi < giapponese; kung fu < cinese)

2. Prestiti di lusso, evidenziano l’economicità del funzionamento della lingua: si prende qualcosa
che esiste già, che è un sinonimo di altri, sono lessemi già presenti nella lingua e sono utilizzati per
ragioni stilistiche (es. Show -> spettacolo; baby-sitter ->bambinaia)

Triangolo semiatico Il significato è collegato sia al significante (gatto), che al referente (l’animale
gatto; essa ci perviene attraverso la cultura del nostro tempo). Ma fra significante e referente non
c’è un rapporto diretto, essi sono mediati dal significato.

I prestiti possono ancora essere:

a) Prestiti integrali, cioè sono assunti dalla lingua senza adattamenti. b) Prestiti adattati o integrati,
cioè parole che l’italiano adatta al suo sistema

foneticamente, graficamente e morfologicamente (es. aggiunta della vocale finale per stabilire il
genere -> beef-steak -> bistecca). I prestiti antichi sono in genere adattati, quelli moderni invece no
a causa di una maggiore diffusione della conoscenza delle lingue.

c) Il calco è un fenomeno per cui la lingua di arrivo imita la struttura della lingua di partenza; esso
si divide in:

1. Calco semantico dove il nuovo significato della lingua straniera si sovrappone o affianca al
significato della parola già esistente (es. opportunità<opportunity; stella del cinema <star).

2. Calco traduttivo o sintattico o strutturale, cioè vengono tradotti i singoli elementi della parola (es.
skyscraper < grattacielo; outlaw < fuorilegge). In italiano si modifica l’ordine determinato +
determinante.

È opportuno classificare all’interno dei prestiti quelli che vengono dal greco, che sono diversi da
quelli che provengono dal latino. I prestiti moderni appartengono alle lingue speciali e giungono in
Italia passando da altre lingue (es. asfissia -> francese).

Prevalentemente i forestierismi nell’italiano derivano da:

I. Francese: il 1700 viene definito il secolo bilingue per i contatti con la langue d’oc e quella d’oil;
sussiste un rapporto di superstrato (quando una lingua domina l’altra; adstrato -> prestigio
linguistico comparato; sostrato -> la lingua dominata è spesso destinata all’assorbimento). I rapporti
sono stretti a causa del commercio, dei pellegrini attraverso la via francigena e il diffondersi dei
modelli letterari, dei poemi cavallereschi e provenzali. Fra il ‘600 e il ‘700 il francese incide sul
lessico italiano (formale e delle strutture grammaticali), c’è una diffusione anche nel triennio
rivoluzionario e nel quindicennio napoleonico. Le immissioni dei francesismi continuano fino al
primo Novecento; s’interrompono con il fascismo e nel dopoguerra vengono surclassati dagli
anglicismi.

II. Inglese: prima del ‘600 sussisteva una moda italianizzante fra la nobiltà inglese. Il rapporto
s’inverte nel Seicento quando Lorenzo Magarotti scrive la Relazione di viaggio in Inghilterra, dove
segna vari anglicismi, utilizza calchi strutturali e semantici, prestiti adattati o integrali. Nel
Settecento ha una scarsa diffusione a causa della presenza del francese. Fra l’Otto e il Novecento si
diffonde grazie alla lingua dei giornali e alla traduzione dei grandi romanzi inglesi. Ma la vera
diffusione degli anglicismi avviene a partire dagli anni ’50 invadendo tutti i settori.

III. Tedesco: è privilegiato l’ambito militare tra il Due e Seicento, sono legati al sacco di Roma, la
lotta fra Guelfi e Ghibellini, i Lanzichenecchi. Fra il Sette e Ottocento viene invaso il lessico
minerario e del costume. Nel Novecento viene privilegiato quello militare, di nuovo, si diffondono i
cavalli di ritorno (parole che passano da una lingua all’altra, cambia il significato e torna alla lingua
di partenza)

IV. Spagnolo: fino al Quattrocento svolge funzione d’intermediario per la diffusione di arabismi
(per riconoscere queste parole bisogna guardare all’articolo fuso con la parola stessa; es. al-
bicocco). Nel 1442, con il dominio aragonese del Meridione, si diffondono parole castigliane. Nel
Cinquecento con Carlo V, la Spagna diventa lo stato più potente e la sua lingua è la lingua straniera
più diffusa in Italia, oggi ne rimane solo una piccola parte. Fra il Sette e Novecento il prestito è
scarso; c’è stata una ripresa negli ultimi decenni dall’America del Sud per le parole legate alla
politica, alla musica, alla danza e alla calcistica.

V. Arabo: ci sono stati rapporti intensi e prolungati, ha fatto da mediatore con diverse lingue, es.
persiano e turco. Nel Medioevo ci sono stati intensi scambi commerciali, la dominazione
musulmana in Sicilia e la cultura araba era molto prestigiosa in campo scientifico; entrano parole
comuni, infatti, nel lessico scientifico e nell’organizzazione politica. Con la caduta di
Costantinopoli in mano ai Turchi nel 1453 c’è una interruzione. C’è stata una ripresa negli ultimi
decenni grazi ai nuovi mezzi di comunicazione; sono entrati neo-islamismi che testimoniano la forte
estraneità culturale.

Neoformazioni o formazioni endogene sono le parole che sfruttano le caratteristiche interne


all’italiano (es. libro + one ->lessema base + affisso). Questi meccanismi consentono di ampliare il
lessico e una certa economicità, si parte da parole note e sono procedimenti facili e naturali; si
suppone che il parlante abbia una conoscenza del rapporto di significato che leghi la parola nuova
alla sua base.

Regole di formazione per aspetto formale e semantico

Meccanismi di formazione delle parole:

1. Derivazione: A) conversione B) suffissazione (più frequente in italiano) C) prefissazione

2. Composizione 3. Composizione neoclassica (è utile distinguerla perché è più simile


all’affissazione

perché entrambe possono causare mutamenti fonetici (regole di riaggiustamento): può essere
cancellata la vocale o la consonante, può verificarsi una assimilazione consonantica.

4. Polirematizzazione o formazione di lessemi complessi

Conversione vengono assegnate categorie grammaticali a lessemi senza modificarne la forma, è


poco usata in italiano.

Verbo -> Nome es. Potere Ma solo se è un infinito pluralizzabile con reggenza nominale
Aggettivo -> Nome es. Pieno

Suffissazione Aggiungono affisso a destra della base, si passa da una categoria all’altra (Idea ->
Ideale) o anche dentro la stessa categoria (Orologio -> Orologiaio). Se settore specifico interno si
parla di alterazione e il significato della base non muta la sostanza ma sono diversi solo alcuni
aspetti: quantità, qualità, giudizio del parlante (Libro -> Librone). La suffissazione a zero sono i
nomi trattati da verbi senza l’aggiunta di un suffisso (Spaccare -> Spacco) o verbi tratti da nomi con
la sola aggiunta di desinenza - ARE (Droga -> Drogare)

Modalità di organizzazione dei derivati:

1) Paradigma a ventaglio: dalla stessa base una serie di derivati. Es. da Lavorare derivano lavoro,
lavoratore, lavorabile, lavorazione etc.…

2) Paradigma di derivazione a cumolo: la derivazione deriva da una serie di trasformazioni


successive. Es. Idea ->Ideale ->Idealizzare -> Idealizzazione.

3) È una combinazione di quello a ventaglio e quello di derivazione a cumulo.

Prefissazione L’affisso viene aggiunto a sinistra della base che può essere semplice o già prefissata
(Decifrabile ->Indecifrabile) e non comporta il cambiamento di categoria (eccetto i prefissati
aggettivali che hanno come base un nome, es. Nebbia - >Antinebbia). I Verbi parasintetici sono un
settore particolare e la base è un nome o un aggettivo a cui viene aggiunto un prefisso e un suffisso
verbale (suffissazione a zero), es. in+brutto+ire -> imbruttire. Esistono diverse classificazioni
possibili secondo il criterio dell’importanza produttiva, cioè un procedimento che in un certo
periodo da luogo a neologismi; affissi numerosi possono rivelarsi poco produttivi in certi periodi: ad
esempio -AIO nel GRADIT è presente in oltre 700 lessemi ed è decresciuto nel ‘900, mentre -ISTA
nel ‘900 era molto produttivo. Secondo questo criterio si classificano in vivi o morti (non sono più
presenti segmentazioni all’interno della parola, il parlante non percepisce più l’affisso, es. rap-ido).
I vivi a loro volta si distinguono in produttivi (appare in formazione di struttura riconoscibile ma
non forma neologismi, es. Nev-icare che non ha avuto

nessun neologismo negli ultimi 50 anni, oppure alp-estre, becch-ime, bis-unto) o non produttivi. I
non produttivi si dividono ancora in regressivi (TRA- era nell’80% delle parole prima del XVI
secolo, -AIO, ufficial-essa, bancarott-iere) o progressivi (alfabet- izzare, agritur-ista, antimissil-
istico, affissaz-ione).

Composizione è l’accostazione di solo due lessemi che vengono trattati come una sola parola
(univerbali), è usata in italiano ma meno che in altre lingue.

Composizione neoclassica Ha elementi che derivano dal latino e dal greco, si parla di confissi (o
semi parole o prefissoidi o suffisso a seconda della posizione nei composti. Appaiono dentro parole
complesse ma hanno un significato pieno (nelle lingue classiche erano vere e proprie parole),
rispetto a prefissi e suffissi. Il determinante è sommato al determinato e può prevedere più di due
elementi es. ERATO + SPLENTO + MANIA. È divisibile in categorie a seconda dell’autonomia
degli elementi (se possono costituire una parola autonoma da soli o no) e la loro posizione
all’interno della parola: composta da due elementi non liberi es. omofobo (nel ‘900 produzione
calante, rimane solo negli ambiti specialistici), elemento libero sommato ad elemento non libero es.
diplomificio (produzione stabile), elemento non libero sommato ad elemento libero es.
oligoelemento (cresce costantemente dato che è più duttile e trasparente, è quindi più facile
indovinare il significato dell’elemento autonomo).
Polirematizzazione Sono sintagmi (gruppi di parole) formati da più unità separate che formano
semanticamente un unico lessema, non si possono inserire altri elementi nella sequenza (NO vigile
coraggioso del fuoco MA coraggioso vigile del fuoco). Di solito la struttura è: nome + preposizione
+ nome (macchina da scrivere) o anche verbo + nome (aver luogo) o locuzioni preposizionali,
congiuntive, avverbiali (al di là, a mano a mano)

Un quadro storico prima dell’italiano

Il latino è una lingua indoeuropea

In aree geografiche ampie ci sono parole che hanno lo stesso significato e forma simile a quella
latina (es. pater), ma questo non si può spiegare con i contatti diretti tra le varie popolazioni. Il
ceppo della parola è molto simile per le lingue celtiche, germaniche, italiche, indo-iraniche, greche
e armene.

Indoeuropeo: è il nome che diamo per ragioni geografiche ad una famiglia linguistica ampia e ben
definita. Area che va dall’Europa, Iran e Afghanistan e arriva a metà del subcontinente indiano. Si
presume che queste lingue siano la continuazione di un’unica lingua comune preistorica parlata
circa 7 mila anni fa. S’ipotizza che il punto di partenza sia stato circa al centro dell’Europa e nel
corso dei millenni le diverse popolazioni abbiano colonizzato una zona sempre più ampia.

Famiglia linguistica : caseificazione di lingue di tipo genealogico, più lingue appartengono alla
stessa famiglia quando fra esse è possibile stabilire un rapporto di parentela che faccia ipotizzare
che derivino da una lingua comune, lingua madre (come l’indoeuropeo). L’etrusco è una lingua
mediterranea e l’umbro una indoeuropea.

In Italia abbiamo popolazioni di origine indoeuropea e mediterranea che vivono a contatto, ma lo


stesso succede anche per popolazioni della stessa famiglia linguistica. Ci sono tre grandi gruppi
linguistici: lingue semitiche, indoeuropee e mediterranee.

Nel latino i rapporti con le popolazioni determinano influenze più o meno grandi sulla lingua, nei
contatti con: etrusco entra la parola populus, catena, taverna; con osco- umbro entra bos (bue),
lupus, bufalus. Tutte parole di uso quotidiano e nessuna intellettuale. Con l’espansione di Roma il
latino s’impone sulle altre lingue indoeuropee

mediterranee; il latino diventa una lingua di superstrato e umbro & etrusco lingue di sostrato.

I rapporti tra le lingue sono differenti a seconda che le due lingue appartengano alla stessa famiglia
linguistica (più interferenze) oppure ad una diversa (meno interferenze). Questo spiega la centralità
linguistica dei volgari toscani, perché sono più fedeli al latino che va a sovrapporsi ad una lingua
non indoeuropea (etrusco).

Date importanti per la linguistica italiana:

 Guerra sociale 91 – 89 a.C. Nel 90 a.C. viene data la cittadinanza romana a tutti gli abitanti della
penisola fino alla linea del Po; nell’89 a.C. viene data, invece, la cittadinanza latina a tutti gli
abitanti fino alle Alpi; il latino va, quindi, a sostituire sul piano giuridico e amministrativo le altre
lingue.
 Riforma di Diocleziano 239 d.C. Egli suddivide l’impero in quattro parti e, quindi, Roma smette
di avere un ruolo centrale e d’innovazione linguistica; nascono diversi dialetti che sono molto
differenti tra il nord (area celtizzata) e il centro-sud (linea La spezia-Rimini).

Quanti sono i latini e cos’è il latino volgare

Il latino classico è solo una porzione della latinità, quello di alcuni grandi autori letterari ed è frutto
di regolarizzazione.

Il latino volgare indica diversi livelli linguistici esistenti del latino che fa riferimento ad una
componente sociolinguistica sincronica (verticale) e una diacronica (orizzontale).

La definizione data da Arrigo Castellani (storico linguista):

1. Distinzione scritto/parlato: il latino parlato è allo stesso livello di quello scritto (continuità), a
questo si avvicina il latino parlato degli aristocratici dell’età repubblicana; al di sotto sta il latino
popolare. Il latino dei colti di età imperiale si avvicinò a quello popolare andando così a creare il
latino parlato o volgare da cui provengono le lingue romanze.

2. Progressiva espansione geografica del latino: nasce il latino delle provincie, la cui omogeneità è
garantita sia dalle forze centripete per i primi due secoli (controllo militare e culturale). In seguito
con il sopravvento delle forme centrifughe si avvia un processo di differenziazione nelle varie
regioni sul quale incideranno le invasioni barbariche.

Il latino volgare comprende:

o Varietà cronologiche, diversi stadi del latino. o Varietà spaziali, ogni regione impara il proprio
latino, il quale è influenzato dalla

lingua parlata in precedenza. o Varietà sociali, legate ai diversi ceti. o Varietà stilistiche, registri che
sono legati alla situazione dell’interlocutore e al

contesto in cui si trova.

Le fonti del latino volgare sono principalmente quelle scritte come iscrizioni, errori dei copisti,
opere tecniche di medicina e agronomia, che non possono discostarsi troppo dal latino data la sua
specificità. Es. Appendix probi è un’opera di un maestro che raggruppa una serie di errori e li
corregge. Oppure scritti di persone poco colte, come diari e lettere, es. itinerarrium egeriae il diario
di una monaca in pellegrinaggio.

I fenomeni che portano alla formazione del latino volgare e al suo progressivo mutare sono spalmati
sui vari secoli. Fino alla fine del VI secolo, il latino della Romania (nome

popolare con cui si indica l’impero e passa ad indicare il dominio romano) era ancora unitario.

Alcuni fenomeni hanno inciso molto sul cambiamento della lingua anche in modo irreversibile:

o Caduta delle consonanti finali (m s t) o Perdita dell’opposizione tra vocali brevi e lunghe

Questi due fenomeni portano al collasso delle declinazioni, il primo porta a confondere i casi, il
secondo fa confondere anche le parole perché la quantità in latino ha valore distintivo.
Conseguenze:

o Ordine del soggetto-verbo-oggetto diventa sempre più vincolante non essendoci più la desinenza a
determinare la funzione che determina ora la posizione.

o Uso di preposizioni abbondante per indicare i rapporti sintattici (nasce un nuovo segnale
morfologico: l’articolo).

La popolazione era ancora convinta di parlare latino. Il latino classico aveva una costruzione
sintetica e il volgare passa ad una costruzione analitica.

Articolo determinativo in latino ILLE, ILLA & ILLUD sono aggettivi dimostrativi. ILLE ha un
significato vicino all’articolo determinativo viene documentato in vari testi (ad esempio l’antica
traduzione latina del vecchio e del nuovo testamento), viene definito articoloide perché ha funzione
intermedia. In greco l’articolo determinativo esisteva. L’articoloide viene attestato anche in
Itinerarium Egeriae (è una attestazione di usi in latino volgare). L’articolo determinativo italiano
singolare si sviluppa nell’accusativo con aferesi della sillaba iniziale e caduta della M finale.

Situazione della penisola italiano dopo la fine dell’Impero Romano d’Occidente 476 d.C.

 Discesa dei Longobardi 593 d.C.: divisione della penisola in zone di diversa influenza culturale e
linguistica; Italia appenninica (azione benedettina e influenza dei Longobardi) e Italia costiera
(legata al mondo greco e bizantino, cioè all’Impero Romano d’Oriente)

 VII-VIII secolo: il processo di frantumazione dell’equilibrio linguistico, ancora sostanzialmente


latino, diventa irreversibile, di pari passo con i cambiamenti politico-istituzionali, culturali,
economici e demografici.

 Discesa dei Franchi dal 733: Carlo viene chiamato in soccorso da Papa Adriano e nel 774
sconfigge Desiderio.

 Penetrazione degli arabi: nel 827 in Sicilia, nell’846 viene saccheggiata parte di Roma. Sotto il
loro controllo ci sono Sicilia, Sardegna e Puglia.

 951: prima discesa di Ottone I di Sassonia, scenderà di nuovo nel 961 chiamato da Giovanni XII

La frammentazione territoriale corrisponde a quella linguistica.

Latino Volgare

Si riferisce a tutte le lingue parlate, e poi scritte, in tutte le situazioni non formali, della vita
quotidiana. La lingua della comunicazione formale era il latino (o grammatica, chiamata così nel
Medioevo), praticato solo da dotti e intellettuali.

Dante con il De Vulgari Eloquentia 1304-1305 afferma che il volgare è naturale e viene appreso da
bambini per imitazione, la grammatica è artificiale e s’impara solo con lo

studio. Individua 14 principali lingue volgari e ne indica la comune appartenenza ad un unico


dominio italiano; è il primo a proporre l’Italia come spazio unitario. Il suo scopo è trovare un
volgare letterario comune, ma nessuno può dirsi illustre, sembrano più fruibili varietà siciliana o
quella bolognese dei poeti della corte di Federico II e di Guinizelli. Ne cerca una priva di tratti
locali e vuole una scelta comune per i letterati: va cercata nella tradizione poetica dai Siciliano agli
stilnovisti, ma questa ricostruzione è condizionata dai testi che Dante legge (toscanizzazione).

Volgari Romanzi

Possiamo considerare due punti di vista:

 I singoli mutamenti dall’inizio dell’era del volgare, II-III secolo.  Utilizzare una soluzione di
continuità nello sviluppo linguistico, quindi non prima

della nascita dei documenti scritti IX secolo

La lingua nasce quando i parlanti la riconoscono come tale, diventano coscienti che non sia più
latino. Esso è registrato nel:

 813 Concilio di Tours esorta a tradurre le omelie in rustica romana lingua per non escludere
nessuno dal messaggio religioso.

 842 Primo documento scritto francese sono i Giuramenti di Strasburgo, l’alleanza fra Ludovico il
Germanico e Carlo il Calvo, sono redatti in romana lingua e theotisoa lingua.

 915 Incoronazione di Berengario, il Senato canta in latino e il popolo risponde in volgare:


bilinguismo.

 999 Papa Gregorio Quinto viene lodato perché si esprime in tre lingue diverse: latino, tedesco e
volgare.

Il processo avviene in tre fasi:

1. Nasce una nuova oralità, la struttura della lingua parlata cessa di essere latina. 2. Presa di
coscienza della diversità dei due sistemi. 3. La nuova oralità viene trasferita nello scritto.

Lo scarto fra italiano e francese:

a) Maggiore resistenza del latino in Italia b) Grande frammentazione politica della penisola c) La
Rinascita Carolingia produce molti effetti in Francia, la politica culturale e

scolastica attuata da Carlo Magno porta al miglioramento della latinità e ci si accorge della distanza
fra il latino scritto e la lingua parlata.

Indovinello veronese: latinismi o forme latine, conservazione della -s, conservazione del nesso -rj-,
regolare la forma semen, assenza di sonorizzazione della -t- in pratalia. Pareba alcuni lo
interpretano come “assomigliava”, altri come “spingere avanti”, altri come “separava”.

Legge Tobler-Mussafia: seguita dalle origini sino al ‘400, stabilisce che l’enclisi (appoggio di
accento alla parola precedente) è obbligatoria: dopo una pausa, all’inizio di un periodo, dopo la
congiunzione e; dopo la congiunzione ma, all’inizio di una proposizione principale successiva ad
una proposizione subordinata.

Placito di Capua è un processo per l’usucapione di una porzione di terre rivendicate dal monastero
di San Benedetto (decisione giudiziale). Non abbiamo una datazione certa, ma è un testo giuridico
quindi sappiamo che c’era la piena consapevolezza di chi scrive la testimonianza, il quale
conosceva il latino, che quella frase non è in lingua latina come

il resto del testo. Potrebbe non essere il primo ma per gli altri testi la datazione non è certa e non si è
certi della consapevolezza di chi scrive. Sao -> probabilmente è una forma comune nelle antiche
parlate compane, appartiene al formulario giuridico. La labiovelare è un fonema costituito da una
velare (sorda o sonora) seguito da una U semiconsonantica (W); questo secondo fono si realizza con
una spinta avanti delle labbra.

Distribuzione dei primi testi in volgare (cronologia e geografia)

Abbiamo tre blocchi:

I. Tarda età longobarda e età carolingia II. Prima età comunale (XI-XII) III. Fine XII e inizio XIII, a
ridosso dell’inizio della tradizione dei discorsi in volgare,

segnano la fine dell’affioramento episodico del volgare e l’inizio di vere e proprie tradizioni
discorsive (primi testi letterari).

C’è una preponderanza di testi nell’area centro-meridionale; nell’area settentrionale sono molto
pochi e nell’area Sarda sono per lo più documenti giuridici. La diffusione è dovuta alle abazie
benedettine lungo gli Appennini e sono centri dove si amministra la giustizia, possiedono migliaia
di ettari, erano comunità con centinaia di monaci e migliaia di persone ruotavano intorno a questo
sistema.

A quali tipologie appartengono questi testi e come possiamo raggrupparli

1) Scritture esposte (testi fatti per essere visti), hanno una fruizione pubblica in spazi aperti e
liberamente accessibili; sono pensati per comunicare (es. Graffito di Commodilla, è il primo
documento del volgare ca metà IX secolo, è un graffito scritto sopra l’intonaco. Ma non è certa la
volontà di usare il volgare, diceva “non dire le orazioni segrete a voce alta”).

2) Testi pratici, prevalgono quelli notarile-giuridico. I placiti di Capua, Sessa, Teano; la


testimonianza di Travale, la Carta Osimana (donazione), la Dichiarazione di Paxia (documento
legato alla successione), il conto navale pisano (precoce alfabetizzazione dei mercanti che hanno la
necessità di scrivere).

3) Testi religiosi in prosa e poesia: formula di confessione umbra, sermoni subalpini, ritmo
cassinese (ritmo allude al fatto che la metrica si accosta alla versificazione ritmica, non esistono
vere strofe, ed è presente il fenomeno dell’anisosillabismo - >irregolarità nella misura dei versi.
Legame con l’oralità acustica e presenza della voce recitante, ricorda le litanie, hanno sempre la
stessa rima).

4) Poesia profana, ritmo bellunese, ritmo lucchese. L’argomento non è religioso, sono brevi testi
inseriti all’interno di un testo latino. I ritmi bellunesi sono in memoria latina che esalta la vittoria di
Belluno e Feltre su Treviso.

Per ogni zona geografica volgare con caratteristiche sue proprie diverse da quelle dei volgari vicini,
prodotti dalla frammentazione linguistica, alcune parole subiscono un’evoluzione fonetica ed in
alcuni casi riemergono le lingue sostrato (policentrismo del territorio).
Perché si diffonde il volgare nello scritto

L’oralità precede la scrittura. Avvengono i seguenti fenomeni:

a) Ascesa dei nuovi ceti sociali che sono ignari del latino: mercanti, banchieri (tenere libri contabili
e scambiarsi informazioni); Alessandra Macin di Strozzi era una donna che sapeva scrivere perché
apparteneva ad una famiglia di mercanti, di

solito le donne erano escluse dall’istruzione e le sue lettere sono anche retoricamente impostate.

b) Danno un importante contributo anche i professionisti, come i notai, che conoscono il latino ma
devono fare i mediatori con cuna clientela che non lo conosce. Ad esempio, gli Statuti di Bologna
nel 1246 prescrivono che i notai debbano essere in grado di leggere e scrivere sia in latino che in
volgare.

c) Nelle confraternite laiche c’erano persone di vari ceti sociali e spesso gli statuti erano scritti in
volgare.

d) La partecipazione alla vita politica da parte dei neonati comuni, spesso redigevano documenti in
volgare, come gli Statuti di Montaguto 1280-97 che prescrivevano che gli ordini fossero scritti in
volgare.

Questo non accade contemporaneamente in tutta Italia; ci sono due variabili: la precocità e la
frequenza delle testimonianze (studio attuato da Andreosa e Renzi); si possono individuare quattro
categorie:

I. Centri in cui le testimonianze appaiono precocemente, XIII secolo, e s’infittiscono


progressivamente, come Venezia, Padova, Bologna e la Toscana.

II. La tradizione volgare emerge più tardi, nel XIV secolo, ma si consolida, come Genova, Treviso e
Napoli.

III. Testimonianze precoci, fra il XII e il XIII secolo, ma la frequenza è ridotta, come Savona,
Milano, Roma e Belluno.

IV. Testimonianze in epoca tarda, XIV secolo, e sporadiche, come il Piemonte, Como, Brescia,
Pavia, il Trentino e Ferrara.

Lingua vs dialetto: è una distinzione convenzionale, se si pensa al fiorentino che è diventato la


lingua nazionale. Le differenze sono che il dialetto ha una diffusione limitata e una minore
importanza politica e prestigio sociolinguistico. Esiste una lingua che riduce a dialetto le altre
lingue solo nel ‘500 quando si crea la questione della lingua, prima è più corretto parlare di volgari.

Poesia lirica è un fenomeno nuovo, quindi il volgare non prende il posto del latino. La produzione
lirica è limitata all’inizio solo ad ambienti ristretti, è molto importante per lo sviluppo del volgare in
Italia. Parliamo dei poeti Siciliani all’inizio del XIII secolo. È il primo volgare che raggiunge
prestigio letterario proponendosi come modello linguistico in un’area più ampia e per un tempo più
lungo (anche dopo la caduta dei siciliani stessi); prende forma un linguaggio poetico italiano, ed
alcune forme arriveranno fino ad inizio ‘900, come core e alma. I siciliani imitano la poesia
provenzale e sostituiscono la lingua usata. Non tutti i poeti sono siciliani e la corte è un ambiente
internazionale. Federico II non torna quasi mai nell’isola, la corte è mobile. È un volgare altamente
raffinato e formalizzato, non dettato da esigenze di naturalità, è coerente con la tematica amorosa e
viene tagliata la tematica provenzale della guerra. Il tessuto è fondamentalmente siciliano ma
vengono introdotte parole di aspetto provenzale per marcare questa discendenza. Si usano forme a
suffisso -anza -enza -agio -ore -ura (canoscenza, coragio). Si parla di provenzalismi semantici, cioè
di voci di forma italiana ma dal significato provenzale (partenza per divisione).

Trasmissione dei testi e toscanizzazione Gianmaria Barbieri nel ‘500 trascrive in un codice (che è
andato perduto) alcuni testi siciliano. Questi ci sono giunti non nella versione originale ma in testi
di canzonieri con differenze significative. I siciliano usano rime perfette, ma nelle trascrizioni
queste rime subiscono varie modifiche legate alla mancata coincidenza fra i due sistemi vocalici
(testi tramandati da codici toscani); ne derivano rime imperfette con vocali diverse o vocali con
gradi di apertura diversi. La rima siciliana è una rima che si ritrova nella tradizione poetica italiana
ed è imperfetta.

Le rime siciliane si trovano anche nel Cinque Maggio di Alessandro Manzoni vv 31-36, rende
omaggio ai poeti siciliani

Petrarca utilizza un linguaggio selettivo, semplifica i vari linguaggi e fa una dura selezione di
Dante, della scuola provenzale e di quella siciliana. Nasce il petrarchismo perché il suo linguaggio
si presta ad essere copiato. Il Canzoniere ha un lessico ridotto di solo 3275 lesemi; la lingua è ben
definita e circoscritta, presenta aspetti fisici (parole con frequenza più alta: mio, io, amore e core),
non entrano determinanti fisici concreti, come labbra e magro, che compaiono una sola volta. Il
linguaggio è semplificato (es. la polivalenza del termine “dolce”, che viene usato in diversi
contesti), si serve di perifrasi e dittologie sinonimiche (dice con precisione poche cose), ritroviamo
numerosi latinismi (alcuni già in Dante, altri, invece, nuovi, ad es. ceruleo), il latino continua ad
essere il serbatoio per la lingua italiana.

La costituzione della tradizione poetica, attuata dai poeti siciliani e da Petrarca, spiega il ritardo
della prosa letteraria. Guido Faba con Parlamenta et Epistola del 1243 attua il primo tentativo di
fondare la tradizione della prosa italiana.

1200 la maggior parte dei testi è in latino, ma abbiamo alcuni esemplari in volgare, come gli Statuti
di Bologna 1300 il latino si usa per la corrispondenza di carattere pubblico e referti medici; il
volgare si usa per la legislazione sanitaria (per le contromisure da attuare per la peste) e il
volgarizzamento di medicina, chirurgia e agricoltura (l’idea di traduzione, cioè di due testi che
corrispondono precisamente, fa fatica ad affermarsi, quindi con il volgarizzamento si tolgono e
aggiungono parti, il rispetto della volontà dell’autore non era ancora affermato). 1400 Si sviluppa
l’Umanesimo, quindi c’è una ripresa del latino ed alcuni letterati scrivono in questa lingua le loro
opere. In volgare vengono redatte scritture commerciali, amministrative e la corrispondenza
diplomatica. 1500 L’insegnamento è in latino (salvo poche eccezioni) e riguarda in particolare la
Filosofia, l’Astronomia, la Medicina (alcuni manoscritti sono in volgare). La Matematica,
l’Architettura e la Metallurgia, essendo destinati anche a chi ha conoscenze pratiche, sono in
volgare.

La fortuna del toscano anche prima di Bembo si spiega con i seguenti fattori:

 Lo sviluppo economico, politico, culturale ed artistico di Firenze nel 1200, il prestigio favorisce la
scelta del toscano come lingua comune per chi scrive.

 La posizione geografica, la centralità delle sue realizzazioni linguistiche, spesso intermedie tra gli
esiti meridionali e quelli settentrionali.
 La maggiore fedeltà del toscano al latino (lingua indoeuropea), il toscano deriva dall’etrusco
quindi è una lingua mediterranea e non indeuropea, e questo permette una minore interferenza fra le
due lingue, e questo viene visto come un aspetto nobilitante.

 Nel 1300 alcuni autori (Dante, Petrarca e Boccaccio) fanno ottenere al toscano il prestigio
linguistico e vengono, quindi, spesso imitati.

I modelli linguistici che risultano praticabili come lingua unitaria prima di Bembo

A. La lingua di koiné (lingua comune super dialettale) dell’ambiente cancelleresco (lettere


diplomatiche, la reciprocità nella corrispondenza fra Stati come fattore di contagio nella
sostituzione latino – volgare). L’accentuato ibridismo fra le due lingue provoca:

1. Una massiccia presenza di latinismi per la grafia, le scelte lessicali e i moduli della prassi
scrittoria cancelleresca.

2. La riduzione dei tratti locali (per avere una maggiore uniformità), con la presenza di forme con
anafonesi e grafie ipercorrette (tendenze settentrionali e scempiamento, come mettere le doppie
anche quando non ci vanno).

Ci si ricollega all’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo 1482-83, può essere considerato
un’applicazione in campo letterario delle Koiné regionali; i luoghi delle Koiné sono Milano,
Mantova, Ferrara, Urbino e Napoli.

B. Poesia toscana tardo quattrocentesca (Lorenzo il Magnifico, Parini). Vengono usate le forme
scartate da Petrarca, come i provenzalismi e i sicilianismi, e convivono con innovazioni tipiche del
volgare contemporaneo, e si aggiunge l’influsso del latino con l’ingresso di molte parole dotte
destinate ad una lunga permanenza. L’aderenza all’imperfetto con finale -o invece che -a (del
fiorentino trecentesco, regolare da Bembo sino a Manzoni). Anche se è presente una preferenza per
la forma viva el, e invece che quella trecentesca il, i. Rimane una lingua selettiva che esclude le
forme sentite troppo popolari. L’italiano alle origini aveva il solo articolo determinativo maschile
“LO”, proveniente dalla base latina ILLUM; per aferesi, caduta -M e passaggio da U a /O/. IL nasce
da LO perché la pronuncia era influenzata dal suono finale della parola che precede, quando questo
è una vocale è facile che LO diventi L. Successivamente si produce l’inserimento di una vocale
d’appoggio che permette di pronunciare da sola la L. Alcuni dialetti settentrionali usano AL o UL.
Il fiorentino due-trecentesco utilizza la vocale d’appoggio + L. EL diventa IL per la chiusura di E in
I quando E è protonica all’interno della frase (protonia sintattica). Nel fiorentino quattro-
cinquecentesco, oltre al fenomeno sopracitato, si diffonde EL e E plurale, esse convivono ad
esempio in Macchiavelli; lui pensa che il fiorentino migliore sia quello di Firenze e quindi troviamo
elementi propri della tradizione e novità che stanno entrando nella lingua.

Il Petrarca Aldino

La stampa ha ampi effetti, porta alla nascita dei dizionari e ad una maggiore diffusione delle opere;
viene normalizzata la grafia, il lessico e la morfologia. Uno dei primi testi ad essere stampati è stato
il Canzoniere di Petrarca nel 1470. Gli editori volevano assicurarsi di vendere le copie, quindi
vengono corretti alcuni elementi per eliminare le particolarità linguistiche dei singoli autori.

Bembo è veneto e ha creato il Petrarca Aldino nel 1501, all’epoca le sue competenze linguistiche
erano ancora in fase di miglioramento. Le novità introdotte dal Petrarca Aldino sono:
 Il libro è piccolo e maneggevole, aveva le stesse dimensioni del nostro tascabile; è in 8° (s’intende
un uso legato alla tecnica tipografica, le dimensioni di un testo erano legate alla possibilità di creare
un foglio e alla dimensione del torchio per impressione; in questo caso il foglio era stato piegato
quattro volte creando otto pagine).

 Le scelte interpuntive: d’ispirazione grecizzante; il sistema era vicino a quello moderno, abbiamo
il punto e virgola, i due punti, il punto, l’accento grave e l’apostrofo (la paternità di quest’ultimo si
ritiene che sia bembiana) per facilitare la lettura del testo.

 Viene usato il carattere corsivo per facilitare la lettura del testo.

La punteggiatura facilita il riconoscimento delle costruzioni lessicali e dei costituenti sintattici del
testo.

Aldino è una sorta di modello per la lingua. Gli interventi di Bembo, che vede gli autografi di
Petrarca ma non sempre li segue, (Petrarca usa termini latineggianti e spesso rivede alcune parti
introducendo delle novità ma non le estende a tutto il testo e Bembo normalizza l’interno testo)
sono:

 Assimilazione dei nessi consonantici BS, CT, MN, PT, X tranne che in alcuni casi eccezionali
quando esso ha funzione distintiva.

 L’uso etimologico rigoroso dell’H, sia in posizione iniziale che in corpo di parola.  L’uso dei
digrammi grecizzanti CH, TH, PH.  L’uso costante del nesso TI + vocale, per rendere l’affricata
dentale.

L’insieme di questi interventi rende un testo diverso da quello di Petrarca; l’Aldino viene usato
come riferimento quindi ha delle conseguenze sulle modalità di scrittura.

La questione della lingua

L’italiano ha un rapporto privilegiato con lo spagnolo ed inizia nel 1559 con la pace di Cateau-
Cambresis, la quale sancisce il predominio spagnolo in Italia. Questo determina la perdita
dell’equilibrio politico e dell’indipendenza. Si aprono discussioni sull’unità linguistica, bisogna
scegliere un volgare con validità nazionale e si apre così la questione della lingua (1508-1530); ci
sono tre posizioni:

1. Arcaizzante: si portano come modello le tre corone trecentesche, sostenuta da Bembo; il quale
scrive le Prose della Volgar Lingua nel 1521. I primi due libri erano già pronti nel 1512, è un’opera
in tre libri in forma di dialogo e il terzo libro è un trattato di grammatica (si fatica a riconoscere le
caratteristiche perché è in forma di dialogo). I Punti chiave sono:

a) Non esiste lingua se non esiste letteratura, quindi rifiuto della teoria cortigiana.

b) Il riconoscimento della superiorità del fiorentino, ma l’opposizione alla tesi fiorentinista, perché
quello del ‘500 è corrotto e quello del ‘300 è puro.

c) La separazione della lingua dello scrittore da quella di uso popolare; polemica con i poeti
laurenziani che erano aperti ai tratti fonomorfologici vivi.
Il modello da prendere come riferimento non è quello che era effettivamente impiegato al tempo dei
grandi trecentisti, ma il registro che si ricava dalle loro opere; per la poesia Petrarca e la prosa
Boccaccio con il Decameron, ma solo l’introduzione generale con periodi molto articolati e l’ampio
uso di subordinate (Bembo non può non riconoscere la grandezza di Dante, ma gli rimprovera il
plurilinguismo e di non essere come Petrarca).

2. Eclettica (cortigiana, italianistica), mira ad un amalgama dei diversi volgari, è più difficile da
spiegare perché è stata sacrificata negli anni. È sostenuta da Vincenzo Colli, Mario Equicola,
Baldassarre Castiglione, Giorgio Trissino. L’obbiettivo è quello di offrire testi che di questa lingua
siano la dimostrazione ed il modello, ma per quella Eclettica mancano i testi, essi sono pochi e
scarsamente autorevoli. La lingua cortigiana si realizza nella corte papale, verso la quale
convergono gli intellettuali da diverse zone d’Italia. Con il sacco di Roma si determina la fine della
corte papale ed essi tornano alle città di origine o si spostano in altre corti. Baldassarre Castiglione
scrive “Cortigiano” nel 1528 ed è un rovesciamento di quello affermato da Bembo nelle Prose della
Volgar Lingua; la base della lingua è