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LETTERATURA

ITALIANA
Lirica italiana dell’800
Triade dei romantici Triade dei poeti della nuova Italia
-Foscolo -Carducci
-Manzoni -Pascoli
-Leopardi -D’Annunzio

in Italia la lingua letteraria risulta in generale separata dalla lingua parlata, in specie la
poesia si serve di una lingua a parte, e distinta dalla prosaica, ovvero di un linguaggio
poetico distinto e proprio. Questo perché l’Italia non era ancora un paese unito e
quindi l’italiano nacque come lingua scritta usata solo dagli intellettuali, mentre per la
comunicazione parlata restava l’uso esclusivo dei dialetti. Solo quando il paese sarà
unificato, ci sarà la nascita di una nuova società e quindi la necessità di una nuova
lingua che verrà usata sia per la comunicazione scritta che quella parlata.

Quando una lingua nazionale, diffusa e condivisa, non c'era ancora, la lingua letteraria non
aveva un termine propriamente sociale, dunque esterno, con cui rapportarsi, ma doveva di
necessità svilupparsi sulla sua tradizione.
Questo portò a delle conseguenze:
alla ricchezza intellettuale e allo spessore storico.
la tendenza alla polimorfia, ossia il proliferare di varianti alternative per la medesima forma.
Caratteristiche della lingua della poesia:
Morfologia
Presenza di alcuni nominativi latini (imago, polve)
Forme enclitiche libere (sentomi = mi sento)
Fonetica
Monottongo al posto del dittongo (core,novo)
Apocope vocalica= troncamento della parte finale della parola (amor), per conferire ritmo
più rapido alla poesia e ridurre la misura sillabica
Sistole
Diastole (avanzamento dell’accento)
Dieresi

Lo sviluppo del linguaggio poetico ottocentesco va inteso nel suo contesto, un contesto
che, comprende quanto stava accadendo nello stesso periodo alla lingua della prosa.
Questa, fin dal 700, aveva cercato di rinnovare i propri istituti, sia aprendosi al
vocabolario della modernità, sia adottando una sintassi lineare nell'ordine delle parole.
Nell'Ottocento poi, il movimento modernizzante si declina nella ricerca di una lingua
nazionale.
La lingua nazionale inizia a diffondersi nella società e ad assumere il profilo di una lingua
moderna. E’ questo l'orizzonte verso cui converge la prosa del secondo ottocento,
sottoponendosi dunque a un sostanziale cambio di paradigma
SCAPIGLIATURA
La scapigliatura fu un gruppo artistico e letterario sviluppatosi nell'Italia settentrionale a
partire dagli anni sessanta dell'Ottocento; ebbe il suo epicentro a Milano e si andò poi
affermando in tutta la penisola. Il termine fu proposto per la prima volta da Cletto Arrighi
(anagramma di Carlo Righetti) nel suo romanzo La scapigliatura e il 6 febbraio,
pubblicato nel 1862, ed è la libera traduzione del termine francese bohème (vita da
zingari), che si riferiva alla vita disordinata e anticonformista degli artisti, parigini,
riconosciuti per la loro capigliatura anarchica descritta nel romanzo di Henri Murger,
Scènes de la vie de Bohème (1847-1849). Contro il romanticismo italiano maggioritario
(Manzoni, Berchet, D'Azeglio), recuperarono le suggestioni del romanticismo straniero e
diffusero il gusto del naturalismo francese nascente e del maledettismo alla Baudelaire,
anticipando verismo e decadentismo. È il primo movimento letterario che in Italia presenti
le caratteristiche delle avanguardie europee moderne. Sul piano morfologico la lingua del
movimento si mantiene entro il perimetro della tradizione, allineandosi senza scarti alla
media della poesia coeva. Mentre se ci fermiamo al decennio della scapigliatura in senso
stretto, le risultanze sono le solite: i monottonghi core, foco, novo, loco; i gruppi clitici
apocopati tipo: nol; il pronome; la prima persona degli imperfetti in -a come: io aiutava,
dava, donava; gli imperfetti senza -v come: cingea, fallìa, vedean

L’ambiente sociale in cui si colloca è quello della nascente società industriale, della
frenetica vita cittadina, in cui è presente la contrapposizione tra una borghesia avida
di denaro e potere e la nascente classe operaia.

Per questo il movimento polemizza contro la classe politica, ritenuta indegna


moralmente per la corruzione ed infedele ai grandi valori di libertà e giustizia del
Risorgimento, ma anche contro la letteratura e l’arte, considerate lontane dalla realtà
della vita e bisognose di una totale rifondazione nei principi e nei metodi.
Carducci, Pascoli e D'Annunzio sono la triade dei poeti della nuova Italia. Per i tre poeti,
l’antico non coincide solo con il mondo classico, greco e romano, ma coinvolge anche le fasi
della civiltà e della cultura italiana, dunque le origini due-trecentesche, cercando di
recuperare un’archeologia dell’antico con forme meno ovvie, più lontane dai clichés
tradizionali, con la ricerca di parole e di varianti uscite dall’uso, estranee non solo alla lingua
comune ma anche al codice poetico fissato dalla tradizione. I tre poeti dimostrano di captare
i segnali della modernità, soprattutto in D'Annunzio e in Pascoli la coscienza linguistica
arriva ad aprirsi a mondi fino a quel momento inesplorati: i linguaggi speciali, i dialetti, la
creatività lessicale, la lingua grigia della comunicazione informale.
CARDUCCI
Utilizza un classicismo che non nega ma asseconda e potenzia le articolazioni.
Per lui la tradizione è una sostanza culturale dal valore universale e bisogna rispettarne
esattamente le coordinate formali, di metrica e di lingua. Il suo scopo era quello di riportare in
vita i temi classici attraverso suggestioni del tutto nuove.
PASCOLI
Myrice, la sua prima raccolta poetica. E dunque a metà degli anni 90 che un Pascoli ormai
quarantenne arriva a mettere a punto il proprio modello di poesia. L'autore comincia ad esporre
le sue idee in alcuni scritti critici e teorici, disegnando una poetica che proprio nella lingua trova
uno dei suoi perni. Al tema è dedicato il saggio più noto dell'estetica pascoliana, il Fanciullino del
1987, che associa questa determinatezza alla visione propria sia del bambino sia dell'antichità
del mondo contadino, in quanto realtà che hanno mantenuto la percezione infantile delle cose,
in opposizione all’uomo adulto, moderno e colto, che l’ha invece perduta. Quella del fanciullino è
una percezione oggettuale del mondo, dunque comporta una piena adesione, diciamo irriflessa,
alla vita naturale, e si esprime in un linguaggio egualmente oggettuale, ossia preciso, specifico,
capace di trasmettere il senso concreto delle cose, di restituire la voce primigenia degli esseri
di natura, contro la lingua grigia, inespressiva perché generica e astratta, della modernità.
D’Annunzio
• componente lessicale tanto ricca nel numero di lemmi quanto rara nella loro selezione
• arcaismi lessicali e provenienti da volgarizzamenti
• grecismi
• monottonghi (aspetto fonomorfologico)
• formati polisillabici (innumerevole, impetuosamente)

D'Annunzio sottopone la metrica a una riforma radicale sia con l’introduzione di versicoli
polimetrici, rimati su cadenze ritornanti e riuniti nella cosidetta strofa lunga; sia
nell’apparato delle rime, che da un lato sono spesso surrogate dal nuovo Istituto
dell’assonanza, dall'altro si dislocano volentieri al di fuori della posizione canonica di fine
verso, per dar luogo a catene di richiami interni, fluide e serpeggianti.
Cultura dell’800 basata sulla
contraddizione
-

due novità sostanziali; 1) nella cultura ottocentesca si avverte un nuovo atteggiamento


degli intellettuali nei confronti del popolo che porterà la riscoperta novecentesca del
dialetto come lingua ancestrale, segreta, rivelatrice, dunque intrinsecamente poetica. 2)
sul piano linguistico, la nuova letteratura dialettale deve fare i conti con l'avanzamento
progressivo della lingua italiana ormai nazionale, nel campo che tradizionalmente
costituiva un dominio quasi incontrastato delle varietà regionali, ossia il mondo
variegato dell'oralità di cui territori vengono erosi. I due punti messi insieme,
configurano una realtà contraddittoria perché la forte attenzione dei poeti nei confronti
dei dialetti, sembra andare di pari passo con la crisi inarrestabile dei dialetti medesimi
come lingue primarie, diffuse nella società,
Capitolo 3 AVANGUARDIE movimenti letterari e artistici che propugnano
nuove poetiche in contrasto con la tradizione
Le avanguardie del primo Novecento
Nel primo quindicennio del 900 crepuscolari, futuristi, e vociani inaugurano una nuova
storia poetica, segnando un punto di non ritorno con i codici poetici del passato. L'arco
cronologico entro cui è composta la produzione crepuscolare è ampio di circa un decennio
- 1904/1911 (chiuso da Gozzani)

CREPUSCOLARISMO
I poeti crepuscolari costituiscono una nuova lingua, di cui sono evidenti vari fenomeni di
migrazione interna e di stereotipizzazione.
Rispetto alla poesia del secondo ottocento, il codice è meno rispettato, meno automatico, Il
monottongo prevale sul dittongo, si tende a scrivere anima e non alma, aria e non aere,
uccello, uccelletto o uccellino e non augello. Nel 1906 compare il verso libero, la sintassi si
fa più prosastica, e di monottonghi e simili rimane ben poco. Con mezzi e fini diversi i
crepuscolari abbassano decisamente il prezzo culturale del linguaggio poetico.
SINTASSI
una paratassi antieloquente e prosastica; un aumento della dialogicità; un uso sopra la
media dei fenomeni di ripetizione in contrasto con il vecchio imperativo della varatio.
Quanto al primo aspetto, la semplificazione paratattica è priva quasi del tutto di fenomeni
retorici di compenso, quali inversioni e iperbati, ed è al contrario interessata da un uso fitto
della punteggiatura e da altri dispositivi di frammentazione nella della linea della frase, così
che la tradizionale musicalità del verso viene meno o diventa qualcos'altro.

Sono molti i tu a cui il soggetto si rivolge, e non importa che siano veri tu come.
Sono frequenti le frasi interrogative, spesso finte domande,
gli appelli al lettore, le inserzioni al discorso diretto e tutte le varie forme testuali tipiche del
discorso orale.
Gozzano è un maestro, e basta il titolo della sua seconda raccolta, Colloqui, a provarlo. La
sua strategia è la seguente: ambientare e costringere i suoi dialoghi dentro un reticolo
metrico molto rigido e artificiale, pieno di rime, di enjambement e delle più varie sfasature tra
sintassi e metrica. E’ una scelta in cui il dialogo e il parlato diventano non strumenti di
comunicazione genuina, bensì, quasi, di falsificazione dei rapporti.

Gozzano si rivolge al lettore in modo colloquiale è quasi amichevole anche se il linguaggio


risulta essere aulico, forbito ed elegante, che è una linea opposta a quella percorsa da
Corazzini.
I temi e le situazioni grosso modo non mutano, è invece opposta l’interpretazione linguistica
e stilistica degli stessi. Gozzano fondò la sua poesia sull'urto, o choc, di una materia
psicologica, frusta, apparentemente adattata ai soli toni minori, con una sostanza verbale
ricca, gioiosa, estremamente compiaciuta di sé. Da qui, è capace di mischiare la lingua
quotidiana borghese e il suo parlato con i reperti della grande tradizione lirica.
FUTURISMO

Nel Futurismo ideologia e linguaggio costituiscono due punti inscindibili e


interconnessi. Il linguaggio, più che riflettere e accompagnare un'ideologia, è esso
stesso ideologia. La “bibbia” del Futurismo è costituita dalla serie dei manifesti
tecnici di Filippo Tommaso Marinetti, fondatore e abilissimo manager del
movimento.

La sintassi è essenziale, perspicua e improvvisativa, perché sostenuta da una


trama costante di forma imperativa, e nutrita da un lessico violento e iperbolico.
SINTASSI
Contro la ridicola e vecchia sintassi infatti occorre disporre i sostantivi a caso,
come nascono. E’ la cosiddetta antiregola delle parole in libertà la quale più che
promuovere una divisione interna dello spartito discorsivo, proclama una totale
abolizione della sintassi in quanto tale. Ciò comporta la soppressione di parti
tradizionalmente e naturalmente fondamentali del discorso ovvero: gli aggettivi, gli
avverbi, le congiunzioni, le declinazioni verbali a tutto favore del verbo all'infinito.
Strettamente correlata ai punti suddetti, è la rivoluzione che interessa la parte non
verbale del discorso, ovvero la punteggiatura.

Dalla matematica il Futurismo prende pure i numeri, scrivendoli significativamente


non in lettere ma in cifre.
I numeri, sintetizzano la nuova bellezza del futurismo. Hanno infatti il dono della
sintesi, della velocità, dell'essenzialità e, ovviamente, della precisione.
ESPRESSIONISMO

L'espressionismo è un'avanguardia del primo novecento, quella di maggiore


impatto e complessità, e rappresenta al meglio lo stato di crisi dell'uomo moderno.
Ebbe dimensione Europee e fu di tipo transartistico. Ciò che unisce e
caratterizza alla radice il movimento è l’immediata conversione dei contenuti nella
forma: tutto ciò che è tensione e violenza morale e, contemporaneamente,
violenza e tensione di lingua e stile.

E’ fondamentale tenere presente che il poeta vociano non ama la media misura,
ma è portato ad esagerare, e dunque accumula, estremizzando ciò che è già
estremo. Dunque non un verbo un aggettivo soltanto, ma più spesso due o tre
consecutivamente.
iterazioni forzate e insisti parallelismi, e risulta sempre stipato e pressato. I suoi
tratti peculiari sono senz'altro la sovrabbondanza, l'attenzione, la disarmonia e il
disordine. Si considerano altre tipicità sintattiche vociane come i periodi molto
lunghi, l’uso anomalo, più espressivo che logico, della punteggiatura, che a volte
non c’è e a volte c'è anche troppo, un complicato ordine delle parole, cioè
iperbati, epifrasi, inversioni e così via. Un ultimo aspetto centrale della poesia
vociano-espressionistica è la violenza operata sui significati standard e sulla
percezione normale della realtà. Da qui l'uso intensivo della metafora.
SABA
Saba cresce progressivamente a partire dagli anni venti. L’esordio ufficioso risale infatti
addirittura al 1903, con la pubblicazione in forma privata di il mio primo libro di poesie; quello
ufficiale sarà Poesie e Coi miei occhi.
Saba è dunque contemporaneo di crepuscolari, vociani e futuristi, ma da questi è sideralmente
distante.
I suoi testi al contrario sono facili da capire o parafrasare, sembrano non oltrepassare il limite
del naturalismo ottocentesco. Il loro oggetto è l'analisi e la descrizione di se stesso e la
rappresentazione dei personaggi e delle realtà esterne.
è fedele all’endecasillabo, al settenario e alla rima. La sua arretratezza viene spiegata in origine
con il fatto che Saba è nato e ha sempre abitato a Trieste, città in ritardo al trend culturale
nazionale, dove l'italiano, venendo dopo il tedesco, non era una lingua viva e di uso quotidiano.

Saba è come un narratore o un drammaturgo: la sua poesia è fatta di vari personaggi spesso
nominati per nome e cognome, di luoghi determinati, ed è governata da una spiccata
percezione cronologica del tempo. L'articolazione del testo procede attraverso una chiara
successione di frasi brevi; e spesso animata e strutturata dai dialoghi
L’antinovecentismo viene rappresentato da Pasolini, Penna, Bertolucci e Caproni. Gli ultimi
tre sono avvicinabili per i seguenti comuni denominatori: le loro poesie consistono perlopiù
in descrizioni figurative o in brevi o brevissimi scorci narrativi. Linguisticamente sono poco
o niente trasgressivi, ma optano per la più parte per un vocabolario medio e comune,
integrandolo, senza creare dislivelli di registro, con le tristi parole del repertorio poetico
tradizionale. Per quanto riguarda Penna e Caproni, si aggiunga che la superficiale
normalità nella loro lingua va a dispetto di un contenuto o di una psicologia senz'altro
trasgressivi. Sono tutti, infine, poeti fortemente metrici, tutti usano spesso o
sistematicamente la rima.

PENNA:
ambienti realistici bassi come gli orinatoi, osterie e stazioni, periferie anonime, e figure
maschili, dettagli fisici, il sesso, la sigaretta e così via.
BERTOLUCCI:
Il lessico è medio comune, quasi mai piegato ai limiti della norma. Non si serve mai o quasi
dell'analogia moderna ed ermetica,
similitudini esplicite
CAPRONI:
è un poeta extraermetico.
Ogni testo risulta infatti ancorato a una determinata e concreta situazione storico-
geografica e personale. Sono pertanto sempre esplicitamente definiti i personaggi e gli
interlocutori, le coordinate temporali e spaziali. Il lessico si attesta di nuovo sul livello medio
e colloquiale, con un vivace ma perfetta fusione di fine e di popolare. Il metodo è, dunque,
un po' quello di Saba, ma la pressa sul reale di Caproni è più critica e aspra, tanto da
attivare nella lingua una certa componente espressionista. Caproni poeta del tatto, e
soprattutto dell'olfatto, cioè non di quell'organo più contemplativo e poeticamente
tradizionale
che è la vista.
l’antiermetismo di Cesare Pavese.

Il primo fattore di diversità, sta nell’evidente e totalizzante natura prosastica di poesia


racconto. Da qui una prima ricaduta formale: i testi sono lunghi o molto lunghi, e altrettanto i
versi, sempre ben oltre il confine endecasillabico. I temi della raccolta sono propri di una
poesia non aristocratica, e verranno non a caso riversati nella futura produzione narrativa.
Ecco allora la vita quotidiana del Langhe, la fame e il lavoro nei campi, gli amori difficili, e poi il
tema dell'emigrazione, la tensione tra città e campagna i personaggi come prostitute e
ubriachi. Il risultato finale sarà un italiano a fondo dialettale o perlomeno parlato.
CAPITOLO 5
MONTALE
La poesia di Montale è un processo di sperimentazione continua, dove ogni traguardo
diventa il punto di partenza per le tappe successive.
per lui il linguaggio è un mezzo di cui il soggetto si serve per avvicinarsi al reale e
denunciarlo nei suoi fenomeni. Soprattutto da D'Annunzio Montale ricava alcune
costanti del suo sistema stilistico, a partire dalla zona del lessico adibita alla
descrizione della natura marina.

La novità più significativa delle Occasioni, da ogni punto di vista, è dato dall'
introduzione di un personaggio femminile dominante, colei che nella Bufera sarà
denominata con lo pseudonimo mitologico di clizia. L'attenzione al femminile era già
evidente nei testi di intersezione tra gli ultimi ospiti e le prove più antiche delle
occasioni. Ma certo è con Clizia che questa dimensione diventa centrale e,
soprattutto, assume evidenti funzioni strutturali, attivate dal suo ruolo di visiting angel.

Altri campi semantici implicati dalla funzione femminile sono gli elementi atmosferici
che rimandano la sua appartenenza celeste, i tratti angelici, la musica e la danza. La
bufera, come suggerisce il titolo, è anche altro. Clizia rimane centrale ma non è più
esclusiva, viene affiancata da altre donne, e in particolare dalla volpe, rappresentante
di un amore sensuale e montano.
Sul piano lessicale c’è l'apertura quasi incondizionata alla lingua del presente. Il lessico
montano, con larghe concessioni ai forestierismi: pedigree, almanacchi, breakfast. Il
lessico burocratico e politico sindacale: stato civile, ministro dei tabacchi, sciopero
generale, cartella esattoriale eccetera. Tuttavia l'elemento più pervasivo è il linguaggio
intellettuale, o pseudo-tale: epoché, inappartenenza, forma ed essenza eccetera. A
tutto questo si oppone il polo di una lingua quotidiana, domestica, non sorvegliata:
scarruffata, pennello da barba, cianfrusaglie eccetera.
Capitolo 6
Il secondo dopoguerra. La svolta degli anni Sessanta
il secondo dopoguerra segna una nuova apertura della poesia alle istanze della società e
della storia, con ciò che ne consegue dal punto di vista linguistico. il lessico è abbassato
in direzione della lingua comune; la sintassi non si allontana dalla prosa, fino all'uso di
anacoluti, che polivalenti e altri errori simili, per riprodurre i modi del parlato incolto e
proletario, ma anche per riflettere nella lingua la ribellione al potere alle sue regole, alle
sue gerarchia. Non si rinuncia alla poeticità, o alla metafora, il che significa plurali
indeterminati, astratto per il concreto, uso improprio delle preposizioni, il di comparativo
metaforico.

Ma una seconda fase si ha a partire dalla seconda metà degli anni 50, anno in cui al
trauma della guerra si sostituisce quello della nuova espansione economica, del boom
neo capitalistico, che trasformerà il volto dell'Italia, le strutture sociali, il costume, la
mentalità, e, non ultima, la lingua. Al nuovo clima la poesia risponde in modi diversi. Di
Pasolini interessa la produzione che ha il suo punto d'avvio nelle ceneri di Gramsci del
1957 proseguendo con la religione del mio tempo del 1971 e poesia in forma di rosa del
1964, terminando con Trasumanar e organizzar del 1971. La nuova maniera pasoliniana
unisce, ereticamente, le situazioni e i linguaggi dell’attualità - cioè lessico ipotetico,
gerghi, plurilinguismo - con un codice lirico che recupera, in funzione antiermetica e
antinovecentesca, modi stilistici e metrici inattuali: la forma del poemetto di discendenza
pascoliana, la terzina dantesca, la fedeltà alla rima e all’endecasillabo, un andamento del
discorso che conosce retoriche degne di Carducci o D'Annunzio.

Con la pubblicazione di Nuove questioni linguistiche, si annunciava la nascita di una


nuova lingua italiana, più tecnologica che letteraria. Uscito nel 56, Laborintus di
Edoardo Sanguineti rappresenta il momento di massima rottura e sperimentalismo
linguistico nella storia della poesia italiana.
Testo sanguinetiano
Il testo sanguinetiano non ha una sintassi, cioè non ha un ordine, e non comunica niente se
non la propria schizofrenia linguistica. il lessico coincide con la lingua d'uso contemporanea,
senza limitazioni, senza estetismi, ma anche senza esasperazioni plurilinguistica e abbattimenti
forzati. La matrice neoavanguardista si coglie nelle logiche strane del montaggio testuale,
dunque nella sintassi, che nelle sue regolarità evidenzia quanto c'è di insensato e violento nel
linguaggio e quindi nelle relazioni sociali e umane. Quella della neoavanguardia è solo una delle
posizioni espresse dalla poesia italiana negli anni 60. Il suo estremismo provoca molti
oppositori. Tra questi Pier Paolo Pasolini in vari interventi degli anni 60 stigmatizzava quella
scrittura così radicalmente rivoluzionaria come, in ultima analisi un'operazione
sostanzialmente innocua. La poesia degli anni 60 sancisce la crisi definitiva dei paradigmi
precedenti. Un vero e proprio processo contro i fondamenti logici linguistici della vecchia
tradizione ermetica è istruito da Luzzi a partire da Nel magma, libro d’avvio della produzione
degli anni 60 e 70. La parola magma sintetizza l'avventura e tutta nuova immersione della
propria storia privata, esistenziale e intellettuale, nella storia contemporanea e non più gli
scenari senza tempo, cioè naturali o preindustriali, ma la città contemporanea, l'Italia del boom
economico con le sue metonimie più significative: uffici, bar, grand hotel, appartamenti
borghesi, e poi sale cinematografiche, scompartimenti di treni e mutando le persone, muta
anche la lingua, che diventa più reale, e appunto va verso la prosa e verso il parlato.
nulla resta delle tecniche ermetiche. libertà sintattica e metrica: all’endecasillabo subentra
l’informale metrico, con versi-riga molto lunghi.
Sereni
Il processo di inclusione di linguaggi della contemporaneità si conferma e si rafforza, anche in
ragione di un'apertura ulteriore e più diretta agli eventi e alle cronache della storia più recente:
l'invasione della Cecoslovacchia nel 1968, la guerra del Vietnam, gli anni di piombo del
terrorismo. nel 1965, venne pubblicato il terzo libro di Vittorio Sereni. Anche in Sereni, come
in Luzzi, l'angolo lirico soggettivo si allarga per comprendere l'intero panorama
contemporaneo: la città metropolitana, luoghi e figure del neocapitalismo, il mondo del lavoro,
temi politico ideologici-culturali eccetera. Quanto gli aspetti linguistici e stilistici nel loro
complesso, il nuovo libro segna anche una crisi del codice lirico, realizzando quelle aspettative
ben presenti nella riflessione teorica dell'autore. Sereni pensava infatti a una poesia che
potesse nascere dal bisogno di figure, di elementi narrativi, a una poesia in cui poesia e
narrativa si toccano, e non ha quasi più senso tenerle distinte. Come in Luzi, l'aspetto lessicale
è, nell'insieme, solo parzialmente importante.
Ci saranno:
• molti ma
• incisi e parenti per contraddire o confermare quanto già detto
• interrogative
• tecnica di ripetizione
Sono tratti linguistici che mimano il parlato, ed espedienti che la fonologia chiama variazioni di
chiave, usati per dinamizzare e diventare la linea discorsiva.
È una poesia che va verso la lingua della prosa, verso l’oralità o verso il romanzo o il teatro,
creando continui intrecci, frizioni e doppi fondi tra la lingua lirica e prosastica. Il lessico invece
riguarda la gran parte del vocabolario corrispondente a quello dell’uso quotidiano e del parlato.
Particolarmente significativa è inoltre l'entrata massiccia di lemmi e locuzioni attinenti dalle
lingue speciali e settoriali dalla politica e dell'economia, dalla medicina ai più svariati settori
scientifico-tecnologici.
Capitolo 7

Il Sessantotto, costituisce un vero e proprio spartiacque, simbolico e non solo, per la storia
poetica italiana e portò i poeti di nuova generazione al rifiuto dei principi della lingua poetica
precedente. La scena poetica compresa tra gli anni 70 e sarà contrassegnata da fattori di
novità quali neocapitalismo e neoconsumismo, scolarizzazione di massa, avvento della
società della comunicazione e dello spettacolo, con conseguente crisi o emarginazione di
valori culturali che avevano costituito lo strato di riferimento dei poeti precedenti. Anche la
lingua degli italiani subisce una serie di ulteriori mutamenti, importanti e irreversibili.
I connotati sono:
• la tendenza a una lingua sempre più informale, sempre meno distinta dalla prosa e dalla
lingua comune.
• dall'altra, la tendenza a una poesia che si può sì riusare modi e tecniche riferibili alle
scuole del passato, ma sistematicamente e senza rispetto.

Gli anni 70 segnano il trionfo del surrealismo di massa.

De Angelis, è tra i poeti più significativi dell'ultimo novecento, e si può consolidare come
capofila di un gruppo di poeti che sono stati definiti neoermetici o neo-orfici, anche sulla
base di richiami espliciti a poeti visionari o ermetici come Campana, Luzzi, Bigongiari.
De Angelis
Le indicazione di massima sulla poesia di De Angelis si possono osservare nei rapporti e
nei caratteri identitari dell'ermetismo storico, cioè nell’ oscurità, nell’indeterminatezza, nella
preziosità linguistica. Egli tiene solo il primo di quei caratteri, l'oscurità, mentre gli altri
risultano addirittura negati. Il vocabolario è infatti tutto concretezza espressiva, di uso
quotidiano, cioè prosaico, contemporaneo. Lo si vede nell'uso intenso che fa del parlato e
della tecnica del dialogo, dei discorsi diretti o riportati, che spesso aprono i testi. Un ultimo
aspetto importante della scrittura di De Angelis, e che immediatamente diventa un fatto di
koinè linguistica per molta poesia degli ultimi decenni, interessa il testo del suo insieme. Il
quale è costruito secondo principi che apertamente contraddicono le regole standard della
questione della coerenza, con una conseguenza inevitabile: sono testi di cui è difficile capire
il senso anche se, diversamente dalle pagine dello sperimentalismo, un senso e una trama
sembrano senz'altro esistere.

Anni 80
Gli anni 80 sono un punto di svolta, la poesia selvaggia sparisce e non viene più
antologizzata. In generale, la lingua della nuova poesia ritorna ad affiancarsi dialogicamente
alla tradizione che gli anni 70 avevano in qualche modo negato o fatto finta di negare.
Rispetto alla neoavanguardia degli anni 60, i testi sono di gran lunga più leggibili, i
fenomeni di distorsione linguistica, tanto nel lessico che nella sintassi, diminuiscono
sensibilmente, ma sostanzialmente non muta la vecchia idea del mistilinguismo babelico
come mimesi critica della crisi sociale e antropologica. La riduzione al semplice, il tentativo
di assottigliare il più possibile la dimensione soggettiva a favore di una poesia che possa
essere di tutti e parlare a tutti, acquistano un significato ulteriore all'interno di esperienze
poetiche che si confrontano con i grandi autori della tradizione novecentesca.
Il canto popolare pg 13
È stato scritto nel 54
Suggerisce qualcosa in più sull’ideologia politica di pasolini
Populismo
Ci aiuta a capire di te di popolo in modo semplice e un po’ retorica
Troppe da nove versi regolari
Schema rimante a B a B CD CD C
Ricorrere a delle forzature sintattiche, un andamento ottocentesco e Carducciano per
semplificare il messaggio (dimensioni arcaizzante)
Il tema principale è la tradizione popolare che resiste alla modernizzazione del paese, si
ancora ai suoi valori
È una rappresentazione ideologica della realtà che muterà (vedi Italia oggi)
Nomina la città di Ivrea perché in quegli anni fu il simbolo di una modernità che avanza
attraverso una visione alternativa di capitalismo perché è la sede di Olivetti. Questa
azienda tenta nell’esperimento di creare una fabbrica modello che non aliena gli operai
anzi li aiuta e assiste: sanità spazi ricreativi e servizi culturali
Secondo Pasolini il popolo è privato della cultura.

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