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Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 la società europea vive un periodo di radicale cambiamento dal punto di vista

industriale, tecnologico, politico ed economico. Per mezzo della rivoluzione industriale e scientifica nuove scoperte
come l’elettricità, l’automobile, i servizi domestici vengono accolte dalla società con entusiasmo, tanto che l’intera
civiltà europea subì un’ epocale trasformazione. Con le industrie che forniscono e vendono il prodotto alle persone, la
società va sempre di più a fondarsi su valori di mercato e di denaro, con il costante arricchimento dei pochi gruppi
capitalistici che si servono del lavoro delle classi meno abbienti.
Gli intellettuali come vivono questa situazione? La maggior parte di loro non condividono il processo di
modernizzazione, vedono nella modernità la malattia che avrebbe portato l’uomo alla catastrofe. Molti degli intellettuali
provengono da classi sociali medio-borghese e tanti hanno vissuto in prima persona il fenomeno della declassazione
sociale, ma tutti sono legati da un ideale comune: farsi portavoce dei cambiamenti sociali attraverso la letteratura.
- Non tutti i poeti si trovano in contrasto con il progresso tecnologico-scientifico, è il caso di G. Carducci. Egli esalta il
ruolo della scienza e della tecnologia, garanti di una condizione di vita migliore per l’uomo. Questo orientamento
progressista lo porta a condividere gli ideali espressi dal Positivismo, e a rifiutare la Chiesa e il Papa, promotori di una
visione metafisica e antiprogressista della realtà. Si sviluppa così nel pensiero di Carducci un forte anticlericalismo
espresso in molte sue opere. L’Inno a Satana è il poema che più di tutti esprime il suo disprezzo verso il clero, un
poema dove l’autore oppone una concezione positivistica della realtà alla visione oscurantista della chiesa.
 - Negli stessi anni della pubblicazione dell’Inno a Satana nel nord-Italia nasce la Scapigliatura.  Gli Scapigliati si
considerano dei ribelli, lottano contro il progresso moderno che stava avanzando anche in Italia nella seconda metà
dell’800. La loro visione del mondo e il loro stile di vita prendono spunto dai Bohemiens, ossia artisti che sostituiscono
la vita regolare ed ordinata co un ritmo di vita disordinato e zingaro in segno di protesta alla società moderna che li
aveva emarginati. Principale esponente della Scapigliatura è stato Emilio Praga che nel 1878 pubblicò una raccolta di
poesie intitolata Trasparenze. Al suo interno una poesia nominata “La strada ferrata” riesce a descrivere esattamente lo
stato d’animo dell’artista nei confronti della modernità. Da questa poesia emerge un atteggiamento bivalente dell’autore
nei confronti del progresso. Da una parte la concezione che la modernità possa in qualche modo unire i popoli che
accoglieranno con bisogno il progresso, dall’altra la consapevolezza che un mondo nuovo, fondato su una rivoluzione
industriale e tecnologica, avrebbe distrutto inevitabilmente le bellezze appartenenti al mondo passato.
- Sempre nei primi anni dopo l’Unità di Italia si sviluppa nel Meridione un movimento letterario che acquisì notorietà
anche nel panorama Europeo. Si tratta del Verismo , il cui maggior esponente è senza dubbio Giovanni Verga. Egli si
avvale della letteratura per rappresentare in maniera più oggettiva possibile le classi sociali, dalle più povere alle più
benestanti. Nel 1878 Verga pubblica Rosso Malpelo, un racconto che tratta di un ragazzo di miniera malvisto da tutti e
costretto a lavorare in condizioni disumane. In questo brano l’autore tenta di riprodurre fedelmente la realtà proletaria
nella sua miseria e povertà attraverso l’ausilio di un linguaggio scabro e popolare. L’obiettivo dello scrittore è dare al
lettore l’immagine esatta dell’ambiente contadino nella sua miseria e scabrosità, senza interventi soggettivi (come
avviene invece nel Naturalismo di Zola).
- In Francia sono due le correnti che si affacciano alla nuova realtà industriale con uno spirito puramente negativo, e
sono il Simbolismo ed il Decadentismo. Sono due movimento che presentano numerose caratteristiche in comune,
tant’è che si tende a far confluire l’una nell’altra.
I simbolisti sono coloro che adottando un linguaggio poetico suggestivo ed evocativo, rifiutano la visione razionale e
oggettiva del mondo in favore di una realtà visionaria e onirica: la realtà delle sensazioni. Essi dunque montano la
parola di molteplici significati attraverso le analogie, tentano di esprimere l’inesprimibile, l’indefinito, l’ignoto,
attraverso una poesia fatta di percezioni uditive, visive, tattili. La poesia diventa con i simbolisti espressione di quella
realtà profonda che si cela dietro all’oggettività delle cose.
Il poeta più significativo di questa corrente è sicuramente C. Baudelaire. Egli incarna la figura del poeta maledetto
bohemien che reagisce alla declassazione sociale per mezzo del mondo borghese con modi di vita irregolari e zingari,
talvolta con atteggiamenti violenti su se stessi e sugli altri. Nel poemetto “Perdita d’aureola” egli esprime al meglio la
condizione del poeta nell’epoca industriale, un poeta che ha perso “l’aureola, cioè quella dignità quasi spirituale che
caratterizzava la figura del poetà prima dell’avvento della borghesia industriale.
- In Italia il poeta che più si avvicina al movimento simbolista è Giovanni Pascoli, con la sua poetica “del fanciullino”.
Come i simbolisti, Pascoli cerca di esprimere in poesia quella realtà misteriosa che va oltre l’oggettività scientifica del
mondo. Egli vuole accedere all’essenza segreta delle cose, tenta di esprimere una realtà ignota attraverso un linguaggio
poetico allusivo e simbolico. In molte sue poesie è evidente l’influenza dei simbolisti, soprattutto nell’utilizzo della
parola per esprimere percezioni sensitive. La poetica di Pascoli viene definita come “la poetica delle piccole cose”, una
poesia che si avvale di soggetti semplici (un fiore, un arano, un assiuolo) per esprimere l’immensità misteriosa della
realtà.  Così Pascoli diventa quel fanciullino che si relaziona con il mondo per la prima volta, ed è proprio con questo
atteggiamento di evasione in luoghi misteriosi che l’autore reagisce al disagio della modernità.
- Parallelamente al mito del fanciullino, anche d’Annunzio risponde alla nuova realtà moderna e lo fa in maniera
opposta a Pascoli. Con il mito del superuomo d’Annunzio affronta l’era moderna con un atteggiamento eroico ed
attivistico. I suoi personaggi dei romanzi del superuomo esaltano i valori della lotta, della potenza, della forza per
abbattere il mondo borghese. L’idea del superuomo che conduce la nazione verso la gloria e la potenza è in stretta
relazione con l’ideologia politica che d’Annunzio sviluppa nell’era post-unitaria, ovvero il desiderio di una politica
imperiale ispirata al modello dell’antica Roma.
- Con l’inizio del nuovo secolo e il cambiamento epocale della società, la letteratura italiana ed europea muta
radicalmente con le cosiddette avanguardie storiche. Il termine “avanguardia” viene usato in materia militare per
riferirsi a quella pattuglia di soldati che con coraggio avanza davanti all’esercito. E l’arte del ‘900 (letteratura, musica,
pittura) si definisce arte d’avanguardia poiché si pone davanti a tutta l’arte del passato, superando gli schemi artistici e
stilistici ottocenteschi. Per quanto riguarda la poesia futurismo, ermetismo e crepuscolarismo, elaborano tre modi
diversi di fare arte; la letteratura invece scopre nuovi orizzonti con Svevo e Pirandello.
Il Futurismo guidato da Marinetti elabora una nuova concezione di arte poetica legata alla nuova società moderna. I
futuristi reagiscono al cambiamento moderno esaltando il mito della macchina e rifiutando ogni realtà appartenente al
passato. Nel “Manifesto della letteratura futurista” Marinetti spiega come i futuristi si atteggino in maniera violenta al
mondo passato, promuovendo la distruzione dei musei e biblioteche. Avendo una visione meccanica e attivistica del
mondo, i Futuristi concepiscono una poesia lontana dagli schemi metrici tradizionali, ma una poesia frammentaria in cui
le parole non seguono una logica grammaticale.
- Negli anni successivi al Futurismo si sviluppa in Italia una corrente d’avanguardia identificata con il termine
“ermetismo”. A differenza dei futuristi, i poeti ermetici non volevano interagire con il mondo esterno, al contrario, essi
volevano rifugiarsi, proteggersi. La poesia ermetica è una poesia introspettiva, in cui l’artista non solo si distacca dalla
realtà esterna, ma ha accesso a un luogo misterioso, quasi spirituale: la realtà interiore. Attraverso la poesia, il poeta
medita con se stesso sul destino dell’uomo e del mondo, si chiude nella propria soggettività rifiutando ogni relazione
con la realtà esterna. Eugenio Montale è colui che più di tutti incarna la figura del poeta ermetico che si affida
esclusivamente alla propria anima interiore. Nelle sue poesie egli esprime il mal di vivere che prova nei confronti della
realtà. La sua visione del mondo si distacca completamente dalla visione decadente di Pascoli e D’Annunzio, che
consideravano l’uomo e la natura come due entità fuse insieme, in stretta relazione fra loro. Montale al contrario
esprime nelle sue poesie un disagio esistenziale dato dall’impossibilità dell’uomo di fondersi con la natura, e lo fa
attraverso un linguaggio puramente evocativo ed introspettivo.
Per quanto riguarda la narrativa italiana Svevo e Pirandello sono coloro che più di tutti svilupparono un senso
espressivo nuovo e di grande rilievo nella cultura letteraria novecentesca.
- Svevo riflette sulla mentalità dell’uomo novecentesco, propone una vera e propria indagine sociale attraverso il genere
del romanzo psicologico. I suoi protagonisti sono quasi sempre degli inetti, ossia uomini psicologicamente deboli,
incapaci di agire all’interno di un mondo che pretende delle scelte e delle decisioni da parte loro. Tante volte l’inetto
agisce per mezzo dell’inconscio, compie delle scelte involontarie determinanti (es. richiesta di matrimonio di Zeno
Cosini a una donna che manco amava), ed è così che si autoinganna giustificando le proprie scelte per non cadere nel
senso di colpa. Ne “La Coscienza di Zeno” è evidente il percorso psicologico e narrativo che intraprende Svevo in tutto
il romanzo. Zeno incarna perfettamente la figura dell’inetto disadattato che non è in grado di stare al mondo a causa
della sua inettitudine. Il rapporto di Zeno col padre è significativo per capire le condizioni psicologiche del protagonista.
All’inetto debole insicuro Zeno si contrappone la figura solida e sicura del padre, ed è proprio per questo motivo che nel
profondo della sua coscienza traspare un sentimento di odio nei confronti della figura paterna. Ma Zeno non accetta
questi impulsi aggressivi verso il padre, elabora delle auto giustificazioni, degli autoinganni per non sentirsi in col. E’
così Zeno vive la propria vita, in costante conflitto con la propria coscienza.
- Pirandello è un altro scrittore che ragiona in termini narrativi sulla condizione esistenziale dell’uomo novecentesco.
Egli riflette sulla crisi individuale dell’uomo nella società moderna, un uomo costretto ad assumere un ruolo sociale
(avvocato, imprenditore, operaio, padre di famiglia), e di conseguenza privato della propria libertà individuale.
In molti suoi romanzi mette in luce questa crisi dell’io elaborando personaggi e protagonisti caratterizzati da un senso di
solitudine e sofferenza, che reagiscono alla “trappola sociale” con la pazzia e la fuga nel mondo immaginario.
In altri suoi romanzi affronta il tema della spersonalizzazione dell’io  facendo ricorso a un’altra realtà contemporanea
che contribuisce alla meccanizzazione dell’uomo moderno: il trionfo della macchina.
Nei Quaderni di Serafino Gubbio operatore Pirandello elabora una visione pessimistica nei confronti della macchina
(contrariamente per esempio ai Futuristi che la esaltavano) facendo riferimento all’immagine della macchina da presa
dell’industria cinematografica: come la macchina cinematografica blocca il continuo divenire della vita in una pellicola,
la società moderna organizzata in apparati e ruoli sociali imprigiona l’uomo vietandogli la propria natura vitalistica.