Sei sulla pagina 1di 7

La fame nervosa: impariamo

a conoscerla per provare a


vincerla
​Dr.ssa Sarah Meli

Gli studiosi del comportamento alimentare definiscono con il termine “​fame

nervosa​” (​eating emozionale​) quella particolare situazione in cui le

persone tendono a mescolare le emozioni con l’assunzione di cibo e ad

usare il cibo per far fronte alle emozioni che incontrano ogni giorno.

In realtà tale agito non è prerogativa solo di chi ha problemi di sovrappeso,

tutti noi raramente mangiamo solo per soddisfare la fame biologica e per

nutrirci.

La fame nervosa è caratterizzata da

vari stili alimentari e diverse sono le

motivazioni ed emozioni che spingono

a mangiare, spesso in grande

quantità, per far fronte a situazioni di

noia, di ansia, di rabbia o di tristezza.

La relazione tra alimentazione ed

emozioni è ormai provata, per quanto è bene sottolineare che la fame

nervosa non sempre dipenda da seri problemi psicologici o da conflitti

interiori; infatti anche le emozioni legate alle normali attività di vita


quotidiana possono rappresentare la premessa per l’assunzione smodata di

cibo.

Diverse sono quindi le emozioni che ci spingono verso il cibo, facendoci

sentire completamente privi di controllo, definendo degli stili alimentari

tipici; per tanto avremo il mangiatore triste, quello ansioso, quello solo,

quello annoiato, quello arrabbiato e infine quello celebrativo.

Tu che stai leggendo questo articolo, in quale ti riconosci? Hai

qualche dubbio? Mangiatore triste o arrabbiato?

Per agevolarti nella tua identificazione, proverò a spiegare in modo

dettagliato i diversi stli alimentari…e soprattutto a suggerirti qualche

rimedio, perché se è vero che non si ha controllo sulla fame nervosa, non è

detto che non si possa imparare a controllare la mancanza di controllo!!!

Mangiatore triste

Tendi a mangiare di più quando sei triste. La tristezza trova origine da

un’analisi realistica di un fatto spiacevole, di una perdita o di una delusione

e rappresenta la risposta fisiologica dell’organismo ad uno di questi eventi.

Si tratta di una sensazione spiacevole, che però può anche rivelarsi utile

per aggiungere profondità al significato della vita e, dopo un po’, si ritorna

alla normalità. In preda a questa emozione sei spinto ad usare il cibo come

“ciucciotto”, ovvero come consolazione o come sostitutivo di un piacere che

non vivi.

La soluzione​. Prova a scrivere su un foglio almeno cinque cose che ti

rendono felice al di là del cibo. Inizia a metterne in pratica una; troverai


gioie alternative alla tavola, dimenticando poco per volta l’appetito. Un altro

aiuto può essere dato dall’esercizio fisico continuativo, che genera un

miglioramento del tono dell’umore, anche nel caso in cui ti nascondi dietro

pensieri del tipo “non sono uno sportivo” o “è troppo faticoso”. Non è

necessario che tu ti iscriva in palestra, gli effetti benefici si hanno anche

soltanto camminando con frequenza e conducendo una vita più attiva.

Mangiatore ansioso

Tendi a mangiare di più quando sei in preda all’ansia, specialmente se

l’ansia deriva dall’apprensione o dalla preoccupazione per un evento futuro

che sarà spiacevole o pericoloso. Al fine di alleviare i sintomi di agitazione,

tensione ed irrequietezza, ti rifugi nel cibo.

La soluzione​. Prova a identificare i pensieri e le circostanze che creano

l’ansia e tenta di modificare in modo razionale il tuo atteggiamento

mentale, ovvero tieni presente che la tua ansia non è determinata

dall’evento in sè, ma piuttosto dai tuoi pensieri nei confronti dell’evento.

Scrivi su un foglio tre possibili alternative su come potresti fronteggiare

l’evento al fine di abbassare l’ansia e tenta di metterne una in pratica. In

questo modo sentirai di avere maggior controllo sulle tue emozioni.

Mangiatore annoiato

Tendi a mangiare di più quando sei annoiato, il cibo diventa l’unico mezzo

per poter interrompere la noia. Se sei una casalinga, ti sarà certamente

capitato, dopo aver terminato le faccende domestiche, di ritrovarti con del


tempo libero e allora ecco che la tentazione sale…ed è facile ritrovarsi a

riempire la noia con il cibo. Ovviamente anche chi lavora non è esente da

questo stile alimentare, cosa altro sono le pause durante l’orario lavorativo,

se non un break per interrompere la noia, sostituita al bar con caffè e

brioche?!

La soluzione​. Dato che si tende a mangiare di più nei momenti della

giornata in cui non si ha niente di interessante da fare, ciò che può esserti

utile è programmarti delle attività piacevoli, non impegnative e, quando

questo non è possibile, cerca di svolgere le attività noiose in un luogo dove

il cibo non è facilmente disponibile.

Mangiatore solo

Tendi a mangiare di più quando sei solo, usi il cibo come il sostituto di

qualcosa che ti manca, generalmente un affetto: un amico, un compagno o

qualcuno con cui condividere il tuo tempo.

La soluzione​. Se ti capita di passare molto tempo in casa da solo, crea un

ambiente pieno di luci, di profumi, di musica, insomma un ambiente più

accogliente possibile. Anche se non ti è facile prendere l’iniziativa, cerca di

invitare più spesso gli amici a mangiare: se la casa è piena, mente e

stomaco saranno più occupati.

Mangiatore arrabbiato

Teendi a mangiare di più quando sei in preda alla rabbia, espressa sotto

forma di risentimento, gelosia o frustrazione. Ci sono due stili alimentari del


mangiatore arrabbiato:

1. i sentimenti di rabbia derivano dal fatto che non riesci ad ottenere ciò

che desideri e, quindi, mangi per scaricarti e per sfogarti;

2. il mangiare in maniera esagerata è l’espressione della rabbia e non un

modo per ridurla; pensa ad esempio al caso di una donna, che

arrabbiata con il proprio partner perché ha espresso dei commenti

negativi sul suo corpo o sul suo comportamento alimentare, sfoga il

suo risentimento mangiando sotto gli occhi del partner, quasi a fargli

un dispetto.

La soluzione​. Nel primo caso bisogna che tu impari a gestire la rabbia,


scaricandola nella giusta direzione, quindi affrontando la situazione che la

ha ingenerata; nel caso in cui non sia possibile, puoi sempre ricorrere

all’attività fisica, la quale gioverà certamente al tuo tono dell’umore, senza

scatenare il senso di colpa susseguente all’attacco di fame nervosa.

Nel secondo caso, bisogna che tu capisca che mangiare per provocare

irritazione nel tuo interlocutore, danneggia solo te stesso; sei tenuto a

mangiare in modo corretto per te stesso e non per sfidare o per far piacere

agli altri e soprattutto impara a parlare apertamente del tuo peso e del tuo

comportamento alimentare con chi ti sta intorno, ancor di più con chi ti

critica.

Mangiatore celebrativo

Tendi a mangiare di più quando sei in compagnia, ti è difficile prendere

parte ad un evento senza mangiare o bere in eccesso…quasi come se fosse


impossibile divertirsi senza abusare con il cibo.

La soluzione​. Premesso che le occasioni sociali (feste, aperitivi, ecc.ecc.)

sono fatte per incontrare gente e non per mangiare del cibo superfluo,

prima di prendervi parte organizza il tuo piano alimentare, considerando

che ti sarà difficile rispettarlo nella sua integrità e quindi per evitare di

"sgarrare" completamente, puoi scegliere apriori di inserire un alimento a

cui certamente non sai rinuncare. Preparati all'evento...altrimenti il rischio

può essere che di fronte al primo sgarro, tu ti dica "va bene, per oggi la

dieta è andata!".

Dieta e fame nervosa.

E’ molto importante che una persona che si trovi nella situazione di dover

seguire una dieta, impari a distinguere la fame nervosa da quella biologica;

per fare questo può essere utile individuare se si può associare il proprio

comportamento alimentare con gli stili sopra indicati. ​Ti sei riconosciuto?

Per rendere più obiettivo questo esercizio ti consiglio di tenere un diario,

almeno per una settimana, e ogni volta segnare:

● cosa mangi;

● quando mangi;

● perché hai mangiato (motivazione che ti ha portato a…);

● che pensieri, emozioni hai in quel momento o che cosa è accaduto per

farti sentire così.

E’ utile valutare con una scala da 1 a 10 la fame.

Lo scopo del diario è di diventare maggiormente consapevoli del proprio


rapporto con il cibo; risulterà così possibile distinguere la reale sensazione

di fame dalla voglia di cibo, stimolata da sensazioni altre, ma non da un

appetito biologico.

Per concludere, voglio sottolineare l’utilità di affiancare alla dieta l’attività

fisica, questa, oltre a migliorare il tono dell’umore e quindi a ridurre gli

episodi di fame nervosa, contribuisce anche a ridurre la fame biologica.