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G. BERRUTO M. CERRUTI, LA LINGUISTICA.

UN CORSO INTRODUTTIVO (UTET 2011)

CAP. 8 CENNI DI STORIA DELLA DISCIPLINA


8.1 FINO ALLOTTOCENTO
La linguistica ritenuta una disciplina relativamente giovane. Ancor pi giovane la linguistica generale, il cui atto
di nascita (1916) si fa coincidere con la pubblicazione postuma del Cours de linguistique generale di Ferdinand de
Saussure.
Sin dallantichit, tuttavia, sempre esistito un pensiero linguistico sviluppato, con ampie speculazioni sulla natura
e il posto del linguaggio verbale nella cultura.
Liste di morfemi prodotte dagli Egizi testimoniano gi lesistenza di un sapere sulle lingue, ma solo col pensiero
filosofico greco classico che si ha avr un primo corpo sistematico delle dottrine sulla lingua e con la cultura
indiana del V sec. a.C. le prime descrizioni grammaticali su una lingua.
Un posto di rilievo ai primordi della storia della linguistica nelle due principali direzioni, filosofica e grammaticale,
hanno il Cratilo di Platone (IV sec. a.C), dedicato alla discussione della natura e dell'uso del linguaggio, e il
grammatico indiano Panini (IV sec. a.C.).
Ai Sofisti, che sostenevano l'assoluta convenzionalit del rapporto fra le parole e le cose (il problema
dell'arbitrariet dei segni costituisce una questione basilare perennemente dibattuta nel pensiero linguistico),
discutendo dei nomi e della loro attribuzione alle cose, porta vari argomenti pro o contro il fatto che i nomi alle
cose vengano dati o per natura (physei) o per consuetudine (the) o per posizione (convenzione, thsef).
Platone sembra propendere comunque per una visione in cui c' un rapporto non meramente convenzionale fra il
mondo delle idee, gli oggetti e le parole, essendo il linguaggio il rispecchiamento di immagini mentali delle cose.
A Panini si deve un'approfondita descrizione grammaticale basata su categorie e principi che in parte sembrano
anticipare metodi e assunti formali dello strutturalismo del Novecento. L'Astadhyayi di Panini fornisce infatti
un'analisi principalmente fonologica e morfologica del sanscrito mediante un sistema di regole e operazioni che
combinano elementi di base in sequenze via via pi complesse.
Nel periodo fra il III sec. a.C. e il II sec. d.C. si formava e sviluppava in Cina un'elaborata tradizione filologica di
analisi e commento dei caratteri dell'alfabeto cinese e del loro rapporto con parole e significati. Nella Grecia
classica, intanto, fondamentali riflessioni sul linguaggio contrassegnano il pensiero di Aristotele, che sostiene,
rispetto allidealismo platonico, la totale convenzionalit del linguaggio (presente anche nella cultura cinese coeva).
Ad Aristotele si deve una prima embrionale teoria delle principali 'parti del discorso' (fondata sulla distinzione
basilare fra nome, noma, e verbo, rhma), della flessione e dei casi grammaticali. Del resto, linguisti di fatto erano
gi gli ignoti elaboratori dell'alfabeto greco, il primo che utilizzi lettere indipendenti per le consonanti e per le
vocali, e quindi presupponga implicitamente un'analisi segmentale completa dei foni che costituiscono la catena
parlata.
Ai grammatici greco-latini si deve la fissazione delle nozioni fondamentali che rimarranno il fulcro della trattazione
grammaticale, in particolare la classificazione delle cosiddette parti del discorso (partes orationis) in otto categorie,
coincidenti con le nove (cfr. 3.4) in seguito riconosciute.
Ad Alessandria d'Egitto furono attivi Dionisio Trace (170-90 a.C.), autore della Tchn grammatik (Arte della
grammatica) e Apollonio Discolo (II sec. d.C.), che per primo utilizz il termine sintassi (gli altri termini relativi ai
livelli di analisi oggi praticati, fonetica, fonologia, morfologia, semantica, e lo stesso linguistica risalgono a non pi
in l dell'Ottocento).
Durante i 'secoli bui' dell'Alto MEDIOEVO vanno comunque menzionate l'opera di Isidoro di Siviglia (560-636),
autore di venti libri di Etymologiae che, partendo dalla spiegazione (spesso fantasiosa) dell'origine etimologica
delle parole, forniscono una summa enciclopedica delle conoscenze del mondo antico, la prosecuzione della
trattatistica grammaticale di impronta greco-latina (Giuliano di Toledo) e, soprattutto, nella tradizione non
occidentale, l'importante attivit dei grammatici arabi delIVIII sec., che Sibawayhi riassunse nel Kitab, il Libro
per antonomasia, grammatica concepita per insegnare la lingua araba a chi non la sapeva.
Nei primi secoli del secondo Millennio le riflessioni e speculazioni sul linguaggio ripresero vigorosamente, favorite
dalla riscoperta di Aristotele, fino a sfociare fra il XIII e il XIV sec. nella cosiddetta 'grammatica speculativa',
praticata da un gruppo di filosofi (Boezio di Dacia, Radulphus Brito) attivi fra Parigi, Bologna e Erfurt (in
Turingia), detti anche modisti, dal titolo dell'opera di Tommaso di Erfurt, Tractatus de modis significandi seu
Grammatica speculativa (c. 1310). La teoria grammaticale dei modisti vede le parole manifestarsi mediante i loro
modi di significare, che ne attualizzano la specificazione semantica in relazione ai diversi contesti.

Un posto significativo nel pensiero linguistico del Medioevo spetta anche a Dante Alighieri, sia per le assunzioni di
matrice aristotelica mediate dalla filosofia scolastica presenti in pi punti del Convivio (e in qualche passaggio della
Divina Commedia) circa la compresenza necessaria nel linguaggio di una componente naturale e di una
componente culturale, sia soprattutto per la prima panoramica dei dialetti italiani tracciata nel De vulgari
eloquentia (1304-08).
Nel XVI sec. si assiste in tutta Europa a un fiorire di trattatistica grammaticale, anche in connessione coi processi
di emancipazione e standardizzazione delle lingue volgari.
Mentre da un lato le rimeditazioni della grammatica del latino consentono ad autori come l'italiano Giulio Cesare
Scaligero (1484-1558), il francese Pierre de la Rame (Petrus Ramus; 1515-1572) e lo spagnolo Francisco Snchez
(Franciscus Sanctius; 1523-1601) riflessioni teoriche che riprendono aspetti del pensiero dei modisti e preparano il
terreno ai successivi sviluppi razionalisti, dall'altro vengono prodotte le prime grammatiche del volgare toscano
(L.B. Alberti 1437-41, G.F. Fortunio, 1516), dello spagnolo (castigliano; A. de Nebrija, 1492) del francese (J.
Dubois), del portoghese (F. de Oliveira, 1536), dell'inglese (W. Bullokar, 1586), del tedesco (L. Albertus, 1573).
Il SEICENTO un secolo altamente significativo per la storia del pensiero linguistico, giacch vi si innestano le
radici dei principi di fondo che caratterizzano ancora oggi la moderna linguistica scientifica.
L'importanza della Scuola giansenista di Port-Royal e del razionalismo cartesiano stata per es. sottolineata dallo
stesso Chomsky: A. Arnauld e A. Lancelot nella loro Grammaire generale et raisonne (1660), propongono una
teoria grammaticale che sia generale, vale a dire universale, valida per tutte le lingue, e ragionata, cio basata
sullo stretto rapporto fra pensiero e linguaggio.
Il Seicento anche caratterizzato da uno spiccato interesse per la documentazione di lingue esotiche, Gi a met
Cinquecento l'erudito svizzero Conrad von Gessner aveva del resto raccolto sotto il titolo Mithridates (dal nome di
Mitridate Eupatore, 132-63 a.C, re del Ponto, noto come il pi famoso poliglotta dell'antichit) dati su circa 130
lingue diverse, illustrandole con 22 versioni del Poter Noster in altrettante lingue; opera che inaugura una serie di
raccolte poliglotte dei secoli successivi.
Con questo filone documentario di lingue esistenti va di pari passo l'interesse per la progettazione e creazione di
lingue artificiali 'filosofiche', valide per la comunicazione universale. Il nome pi insigne qui quello del Gottfred
von Leibniz (1646-1716), che sulla base di un progetto di sistemazione generale del sapere universale lavor a una
sorta di scomposizione dei concetti in elementi basici da combinare fra loro mediante un calcolo, la characteristica
universalis, che doveva servire da fondamento per un'unica lingua simbolica valida per tutti. Leibniz associ questa
speculazione a una teoria del linguaggio che mette in primo piano la componente della motivazione naturale dei
segni linguistici.
Altro tentativo secentesco di creazione ili una tassonomia concettuale in generi e specie a cui far corrispondere
larticolazione formale delle parole di una lingua universale quello dell'inglese John Wilkins. Una voce rilevante
nel pensiero linguistico della seconda met del Seicento anche quella del filosofo inglese John Locke (16321702), fautore di una teoria semantica empiristica che mette in primo piano la concezione della lingua come
strumento pratico e afferma con decisione la radicale arbitrariet della relazione fra nomi e significati.
Nel pensiero linguistico del SETTECENTO, in cui occupa una posizione centrale il dibattito sulle origini del
linguaggio, si incontrano posizioni significative. Il pensiero storicistico italiano ha conferito notevole importanza
alle idee sul linguaggio di Giambattista Vico (1668-1744), nettamente contrarie al razionalismo e al
convenzionalismo, e a sostegno del radicamento spontaneo del linguaggio nella natura umana.
Lo sviluppo del linguaggio si innesta nella storia in stretta associazione con la retorica e la poesia (per Vico la
lingua sempre una creazione individuale) secondo tre tappe fondamentali: una lingua primordiale, divina, una
lingua degli eroi e una lingua del volgo.
Alla questione dell'origine del linguaggio si ricollega il filosofo illuminista tienne Bonnot de Condillac (17141780), che formula una sua teoria dell'arbitrariet e convenzionalit volontaria del segno rispetto alle idee, e
sottolinea il valore della condivisione sociale del linguaggio.
Condillac discute anche ampiamente la questione del genio delle lingue (i 'caratteri' intellettuali che le diverse
lingue manifestano); a tale dibattito contribuisce significativamente Melchiorre Cesarotti (1730-1808) col Saggio
sopra la filosofia delle lingue (1786), mentre il filosofo tedesco Johann Gottfried Herder (1744-1803) sviluppa tesi
sull'origine del linguaggio che riecheggiano idee di Vico e rappresentano i prodromi dell'ideologia romantica.
Sul finire del secolo, lo studioso tedesco Johann Christoph Adelung (1732-1806) continua la tradizione dei
Mithridates con un'opera in 4 volumi contenente informazioni su un gran numero di lingue e la traduzione del
Pater Noster in quasi cinquecento idiomi.

8.2 DALLOTTOCENTO AI GIORNI NOSTRI


8.2.1 LA LINGUISTICA OTTOCENTESCA
II passo decisivo per la nascita della nuova disciplina preparato gi alla fine del Settecento, con il riconoscimento
e l'affermazione su base comparativa della parentela fra il sanscrito e le lingue europee (William Jones, 1786).
La scoperta e lo studio sistematico, attraverso il metodo storico-comparativo, della parentela fra le lingue sono
favoriti in questo periodo sia dalle conoscenze sempre pi ampie di lingue diverse, sia dall'affermarsi del pensiero
romantico che esalta i nessi fra lingua, popolo e nazione. Il terreno cos preparato per i lavori di studiosi come il
danese Rasmus Rask (1787-1832) e il tedesco Franz Bopp (1791-1867), la cui Vergleichende Grammatik
(Grammatica comparata) del sanscrito, persiano avestico, greco, latino, gotico e tedesco (1833) lo fa considerare
il fondatore della linguistica storico-comparativa, che in Italia verr chiamata 'glottologia'.
In Germania lo sviluppo degli studi di linguistica comparativa portano al pieno riconoscimento della famiglia
linguistica indoeuropea (indogermanica nel mondo germanofono). Nei primi decenni dell'Ottocento vi sono attivi
i fratelli Grimm, i fratelli Schlegel e August Schleicher (1821-1868) che, ispirandosi alla teoria dell'evoluzione di
C. Darwin, concepisce le lingue come un organismo naturale e propone un modello di albero genealogico delle
lingue indoeuropee, elaborando inoltre, una prima classificazione tipologica in lingue isolanti, agglutinanti e
flessive.
Alla tipologia linguistica da un contributo significativo anche Wilhelm von Humboldt (1767-1835), che coltiva
anche interessi che chiameremmo antropologico-idealistici, basati sul modo in cui la forma interiore delle lingue
(innere Sprachform) si riflette nelle loro caratteristiche strutturali.
La seconda met dell'Ottocento vede un notevole sviluppo della fonetica. A partire dalla scoperta delle leggi
fonetiche, la propensione allo studio fonetico e l'analisi storico-comparativa sfociano nelle impostazioni dei
cosiddetti 'neogrammatici' , scuola sorta a Lipsia fra il 1870 e il 1880 (A. Leskien, K. Brugmann, H. Osthoff) che si
ispira a un'ideologia positivista e psicologista, Una figura notevole di questo periodo Hermann Paul, che unisce
all'approccio analitico dei neogrammatici l'attenzione per costruzioni teoriche complessive; il suo Principi della
storia linguistica (1880) costituisce una delle prime opere di inquadramento critico generale.
Alla temperie neogrammatica va anche riportata la figura del padre della linguistica italiana, Graziadio I. Ascoli
(1829-1907), che fond nel 1873 lArchivio glottologico italiano, la prima rivista italiana di linguistica, e elabor la
teoria del 'sostato', basata sull'influsso delle lingue soccombenti sulle lingue che le hanno sostituite.
Una posizione decisamente contraria al positivismo meccanicistico dei neogrammatici invece espressa da Hugo
Schuchardt (1842-1927), che propone un orientamento storicista attento a cogliere le differenti manifestazioni
della vita delle lingue nella societ e nella cultura e fonda la tradizione di studio delle lingue pidgin e creole (cfr.
6.1), e, unitamente a J. Schmid, contrappone al modello dell'albero genealogico di Schleicher la 'teoria delle onde',
secondo cui la differenziazione delle lingue avverrebbe non per ramificazioni lineari successive ma per via di
cambiamenti che si propagano come onde concentriche.
Ma la linguistica di fine Ottocento per l'interesse verso le questioni teoriche, che aprono la strada alla nascita
della vera e propria linguistica generale. Prospettive interessanti per la loro 'modernit si trovano in Georg von der
Gabelentz, grande studioso di lingue orientali e in William Dwight Whitney (1827-1894), fondatore della
linguistica americana, il cui The Life and Growth of Language (1875) anticipa molte vedute 'moderne', concependo
la lingua come fatto sociale, e preparando il terreno a Saussure con l'introduzione del concetto di sistema. Lo
studioso polacco Jan Ignacy Baudouin de Courtenay (1845-1929) a sua volta pone le basi per la distinzione tra
fonetica e fonologia e la definizione del concetto di fonema. Gli studi di fonetica compiono grandi passi in avanti
ad opera dell'inglese Henry Sweet (1845-1912) e del francese Paul Passy (1859-1940): l'Associazione Fonetica
Internazionale da quest'ultimo fondata elaborer nel 1888 la prima versione dell'Alfabeto Fonetico Internazionale.
Analoghi progressi compiono gli studi di semantica, ad opera soprattutto del francese Michel Bral (1832-1915).
8.2.2 IL NOVECENTO
Il 1916 convenzionalmente considerato la data di nascita della linguistica generale. Quando fu pubblicato
postumo il Cours de linguistique generale di Ferdinand de Saussure (1857-1913), tratto dagli appunti dei suoi
allievi all'Universit di Ginevra.

Punti cardine della nuova linguistica generale concepita da Saussure sono: una chiara separazione fra lo studio dei
mutamenti linguistici (diacronia) e lo studio dello stato in cui una lingua si presenta (sincronia); l'assunzione della
nozione di 'sistema' (in cui tout se tient) come concetto centrale per la considerazione della lingua; la
corrispondente rilevanza della nozione di 'struttura' quale manifestazione del sistema (da qui, il termine
strutturalismo per indicare l'insieme delle scuole di linguistica postsaussuriane); la basilare distinzione fra unit
astratte e elementi concreti della lingua; la riflessione continua su 'che cosa fa il linguista'. Saussure inoltre
considerato uno dei fondatori, assieme all'americano Charles Sanders Peirce (1839-1914), della disciplina detta
semiologia o semiotica.
Negli stessi anni in cui Saussure era attivo a Ginevra, in America Franz Boas inaugurava la linguistica
antropologica; in Europa l'indoeuropeista Antoine Meillet sviluppa una considerazione della lingua in direzione
sociologica; Otto Jespersen, in una direzione molto diversa da quella di Saussure, sostiene una concezione
psicologistica ed evoluzionistica che vede nel passato di una lingua i motivi della sua struttura.
Ci volle dunque tempo perch la svolta segnata da Saussure costituisse il terreno di coltura delle scuole di
linguistica poi chiamate 'strutturaliste' e che hanno segnato il progresso della disciplina fra gli anni Venti e
Sessanta del XX secolo. Si tratta essenzialmente della Scuola di Praga, della Scuola di Copenaghen e dello
strutturalismo americano.
Il Circolo linguistico di Praga (fondato nel 1926) costituisce uno sviluppo dei principi strutturalisti in direzione
principalmente funzionalista. Tra i suoi studiosi, fra cui S. Karccvskij e V. Mathesius, spiccano soprattutto Nikolaj
Trubeckoj, che elabora compiutamente il concetto di fonema come unit distintiva e caratterizzata per
opposizione, e Roman Jakobson, uno degli esponenti della scuola formalista di critica letteraria, che contribu poi
in maniera fondamentale alle elaborazioni teoriche della Scuola di Praga. Dal 1941 negli Stati Uniti giunse alla
teorizzazione di un modello delle funzioni della lingua, divenuto basilare, e allinventario generale di dodici tratti
distintivi inerenti ( 2.2.2), costituiti ciascuno da una coppia oppositiva, di validit universale, all'interno del quale
ogni lingua opera una scelta per dare luogo al proprio sistema fonematico (teoria poi sviluppata da M. Halle e N.
Chomsky).
Pi direttamente connessa con gli assunti saussuriani la cosiddetta Scuola di Copenaghen, che ha una posizione
particolare in ragione del suo orientamento verso una trattazione formale e astratta, quasi algebrica. Fra i suoi
rappresentanti spicca Louis Hjelmslev (1899-1965), i cui Prolegomena a una teoria del linguaggio (1943) sono un
tentativo di fondare una rigorosa teoria della lingua come una totalit autosufficiente, non riducibile ad alcun altro
tipo di fenomeno. La teoria di Hjelmslev, nota anche come Glossematica, ha influenzato significativamente gli
sviluppi recenti della linguistica pi attenti ai principi epistemologici che essa deve seguire.
Relativamente indipendente rispetto agli sviluppi strutturalisti invece mile Benveniste (1902-1976), influente
studioso francese che ha prodotto fini analisi di linguistica generale.
In America, una scuola strutturalista si forma come una delle eredit dell'opera di Edward Sapir (1884-1939). Il
caposcuola dello strutturalismo americano considerato Leonard Bloomfield (1887-1949), che in Language
(1933), di impronta fortemente neopositivistica, mira ad analizzare meccanicisticamente la lingua sulla sola base
comportamentale empiricamente verificabile, prescindendo dalle funzioni, dal significato, dall'intenzione dei
parlanti.
Il concetto di funzione ha invece una notevole importanza nello strutturalismo europeo, costituendo dapprima una
delle costanti di riferimento della Scuola di Praga, e informando poi l'opera di Andr Martinet.
Con Martinet, siamo gi nel pieno della seconda met del Novecento, quando l'eredit strutturalista in Europa si
stempera e si sviluppa in molteplici direzioni. Una delle pi rilevanti appunto la 'linguistica funzionale', il cui
rappresentante pi noto lo studioso inglese Michael A. K. Halliday (1925-), principale esponente della Scuola di
Londra, o 'neofirthiana', che si rif all'insegnamento di J. R. Firth (1890-1960) condividendo una 'teoria contestuale'
del linguaggio, secondo cui la funzione in un contesto fondamentale per determinare le strutture della lingua.
Un'altra importante corrente funzionalista la scuola di Amsterdam, con un'impostazione pi formale.
Personalit notevole darea tedesca della seconda met del secolo, fu Eugenio Coseriu (1921-2002), un linguista
specialista di lingue romanze che ha saputo associare prospettive strutturaliste a un solido storicismo.
Sia Halliday che Coseriu vengono a trovarsi per aspetti rilevanti su posizioni contigue a quelle della
sociolinguistica (lo studio della lingua calata nella societ e negli usi dei parlanti), che proprio negli anni Sessanta
si stava profilando come un settore a s stante. Sono di quegli anni in America i primi importanti studi sul terreno

di William Labov (1927-), che in breve diventer il maggiore studioso della variazione linguistica. Allo sviluppo
della sociolinguistica contribuiscono molto anche gli studi di etnolinguistica e linguistica antropologica di Dell H.
Hymes (1927-2009), che ne condividono l'attenzione primaria per la lingua come fatto sociale.
Intanto nel 1957 usciva in America un volumetto, dal titolo Syntactc structures, destinato a segnare una nuova era
nella linguistica generale. Il suo autore, Noam Chomsky (1928-), operante al MIT di Boston, diverr ben presto il
linguista pi influente e pi noto dei nostri tempi.
Pur condividendo alcuni assunti formali dello strutturalismo, Chomsky costituisce per molti aspetti una rivoluzione
nella linguistica, che ora viene vista non pi come una disciplina prevalentemente storica o descrittiva, ma come
una vera scienza predittiva, che studia il linguaggio come una facolt mentale dotata di una sua specificit. Si pone
quindi lobiettivo di spiegare come questa funzioni nel generare infinite possibilit combinatorie a partire da un
insieme finito di elementi primari, riflettendo la competenza linguistica innata dei parlanti nativi. Tale corrente di
studi si chiamer infatti dapprima 'grammatica generativo-trasformazionale' e poi semplicemente 'grammatica
generativa'.
La linguistica chomskyana affronta lo studio del linguaggio da una prospettiva rigorosamente formalista e intende
porsi in radicale opposizione allo strutturalismo e ad ogni altra corrente della linguistica che privilegi
induttivamente i dati empirici.
Ispirandosi a modelli matematizzanti e biologico-mentalisti, Chomsky vede il linguaggio come una facolt mentale
basilarmente innata, inscritta nel patrimonio genetico dell'uomo, e con una sua organizzazione autonoma da
studiare con metodi rigorosamente deduttivi.
Anche se i fondamenti generali e gli obiettivi scientifici sono rimasti pressoch invariati, la teoria generativa ha
conosciuto significativi riorientamenti di indirizzo, dalla 'teoria standard' della fine degli anni Sessanta alla
cosiddetta 'teoria dei principi e parametri'1 degli anni Ottanta sino al pi recente 'programma minimalista'.
Questo, assieme all'altissimo grado di sofisticazione tecnica raggiunto, fa s che sia molto difficile per coloro che
non partecipano dall'interno al programma di ricerca generativo impadronirsi dei suoi risultati con piena cognizione
di causa, tale che si progressivamente creato un solco fra la linguistica generativa e gli altri modi di fare
linguistica che ancora oggi appare assai netto. A ci si aggiunga che gli studiosi della scuola generativista tendono
ad ignorare totalmente i risultati raggiunti nei vari campi dagli studi linguistici condotti secondo altre prospettive.
All'orientamento formalista della linguistica generativa, che vede il linguaggio come riflessione del pensiero e le
strutture della lingua come costrutti formali indipendenti dalla funzione, si contrappongono tuttora le varie correnti
funzionaliste, che considerano il linguaggio come strumento di comunicazione e le strutture correlate con le
funzioni. Tale concezione in genere fatta propria dalla linguistica tipologica, che cerca di chiarire quali siano i
meccanismi potenziali e attuati del linguaggio, e quindi che cosa sia universale e cosa sia variabile nella struttura
delle lingue.
Assunti funzionalisti sono alla base anche di teorie pi particolari, come la 'morfologia naturale' di Wolfgang U.
Dressler (1939-), la 'sintassi funzionale-tipologica' dell'americano Talmy Givn, la 'sintassi naturale' di John
Haiman, che tendono a ridurre la portata del postulalo dell'arbitrariet del segno (cfr. 1.3.2) vedendo la struttura
delle lingue come riflettente i caratteri del mondo o dell'utente. Nel quadro funzionalista rientra anche la cosiddetta
construction grammar (A. Goldberg), di recente diffusione.
Non mancano, nel panorama odierno, teorie di impianto formale che si discostino o meno dagli assiomi del
generativismo: da un lato abbiamo infatti la 'grammatica cognitiva' dellamericano R. Langacker (1942-), la
'grammatica lessicale-funzionale' (J. Bresnan), la 'grammatica relazionale' (D. Perlmutter), la word grammar (R.
Hudson); dall'altro, invece, su un versante fortemente logicizzante, la 'grammatica categoriale', algoritmo
sviluppato da logici, e la 'grammatica di Montague' (dal nome di un logico matematico).
Come si pu intuire, il panorama odierno della linguistica generale molto mosso e variegato, talch non esiste pi
studioso che possa dominare con la dovuta profondit pi campi anche solo un po' diversi da quelli che pratica
abitualmente. Ad aumentare la complessit del quadro occorre infine tener presente che sono nate e si sono
sviluppate aree disciplinari al confine della linguistica generale quali la sociolinguistica, la psicolinguistica, la
linguistica antropologica o etnolinguistica, la pragmatica linguistica, la linguistica acquisizionale, la linguistica applicata,
la linguistica matematica e computazionale, la neurolinguistica, ecc. ecc. ecc. ecc.

o Government and Binding, Reggenza e legamento, dal nome di due delle principali nozioni spiegare per spiegare la
grammaticalit o agrammaticalit delle frasi.