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APPUNTI LINGUISTICA GENERALE

FONETICA E FONOLOGIA
Anna Accademico 2019/2020
Prof.ssa Nicoletta Puddu

FONETICA E FONOLOGIA.
Entrambe queste discipline fanno parte di uno dei livelli di analisi della lingua; analisi che
hanno a che fare con la proprietà della DOPPIA ARTICOLAZIONE: per cui l’analisi
verterà o sul significante o sul significato.
Sia la fonetica che la fonologia si occupano dell’analisi del mero significante.

FONETICA: Scienza che studia i suoni prodotti dagli esseri umani; analizza il significamte
senza considerare i suoi rapporti con il significato.
La fonetica studia i FONI: unità di analisi della fonetica.

La Fonetica si divide in tre ambiti di studio:


1. FONETICA ARTICOLATORIA: studia il processo di produzione dei suoni linguistici;
studia la produzione di foni; studia e descrive l’apparato fonatorio, il processo
fonatorio e li classifica secondo criteri e termini specifici.
2. FONETICA ACUSTICA: studia la composizione fisica dei suoni in quanto onde sonore
che si propagano attraverso l’aria.
3. FONETICA PERCETTIVA/UDITIVA: studia e descrive il modo in cui il nostro
apparato uditivo percepisce i suoni e il modo in cui questi vengono elaborati dalle aree
preposte del nostre cervello.

LINGUA SCRITTA E LINGUA PARLATA.


La lingua scritta e la lingua parlata differiscono per certi aspetti: le lettere scritte sono
elementi discreti giustapposti, mentre la catena del parlato è un CONTINUUM in cui è
difficile individuare e isolare i singoli foni.
La catena parlata può essere di vari tipi: più lento o più veloce a seconda del contesto
sociale in cui ci troviamo.

APPLICAZIONI DELLA FONETICA.


La fonetica ci aiuta nella descrizione delle caratteristiche fonetiche delle lingue, ed è
inoltre applicata in altri ambiti come la foniatria, audiologia e logopedia; in ambito
giuridico si usa la fonetica come base dell’acustica forense utile per le intercettazioni
ambientali; si usa inoltre nell’interazione verbale uomo-macchina; e infine è applicata
nella psicologia della percezione uditiva.

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APPARATO FONOARTICOLATORIO.
Con il termine apparato fonoarticolatorio s’intende l’insieme delle strutture anatomiche e
degli organi che gli esseri umani utilizzano per parlare, per produrre foni.
L’apparato fonoarticolatorio è formato da un insieme di organi che appartengono
all’apparato digerente e respiratorio, per cui gli esseri umani parlano ed emettono suoni
sfruttando organi preposti ad altre funzioni.

Alla base di questo apparato ci sono i POLMONI, il DIAFRAMMA e i BRONCHI da cui


parte l’aria espiratoria; questo tratto dell’apparato è detto MANTICE.
Dai POLMONI l’aria arriva alla LARINGE, che è il tratto in cui nasce la voce (da qui il
nome VOICE BOX in inglese) perché qui si trova la GLOTTIDE, al cui interno ci sono le
PLICHE VOCALI, dette anche CORDE VOCALI.

Le PLICHE VOCALI che sono rivestite di mucosa sono due estroflessioni delle opposte
pareti della laringe; sono unite nella parte anteriore e sulla parte posteriore sono collegate
alle CARTILAGINI ARITENOIDI; quando respiriamo le due pliche restano separate per
permettere il passaggio dell’aria, lo spazio tra le due PLICHE VOCALI è detto RIMA
GLOTTIDALE/VOCALE.

Giunta nella LARINGE dunque l’aria incontra le PLICHE VOCALI e da lì raggiunge la


faringe per poi passare alla cavità orale o nasale.
La FARINGE è un organo in comune all’apparato digerente e respiratorio ed è il primo
tratto visibile dell’apparato fonatorio.

Subito dopo la FARINGE, in corrispondenza delle cavità nasali abbiamo il VELO


PALATINO o PALATO MOLLE, che si alza e si abbassa per separare la faringe dalla cavità
orale.
Durante la deglutizione il velo palatino si sposta all’indietro per chiudere il passaggio alle
fosse nasali.
Dal PALATO MOLLE pende l’UGOLA, visibile in fondo al cavo orale.

La CAVITÀ ORALE comprende:


LINGUA
PALATO DURO

ALVEOLI
DENTI
LABBRA
CAVITÀ NASALE

La LINGUA è l’organo fondamentale per parlare e per la fonazione; è l’organo più mobile
dell’apparato fonatorio e si divide in RADICE, DORSO, APICE/PUNTA.

Il PALATO DURO è una cupola ossea che separa la cavità orale da quella nasale.

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Gli ALVEOLI sono la parte gengivale posteriore ai denti.

I DENTI contribuiscono al processo fonatorio solo con la parte posteriori degli incisivi.

Le LABBRA sono un organo mobile e contribuiscono alla fonazione con la loro posizione:
aperte, chiuse, distese, arrotondate.

ORGANI MOBILI: Pliche Vocali, Velo Palatino, Lingua, Labbra.


ORGANI FISSI: Faringe, Palato duro, Alveoli, Denti.

IL MECCANISMO DELLA FONAZIONE.


Durante il processo della fonazione l’aria proveniente dai polmoni viene spinta fuori
attraverso la laringe, la faringe, la cavità orale o nasale e le labbra.
Per poter produrre suono l’aria deve incontrare degli ostacoli; il primo ostacolo che
incontra sono le PLICHE VOCALI, che si muovono in contrazioni di apertura e chiusura
producendo delle VIBRAZIONI che producono suono.
Questo meccanismo di vibrazione è detto anche MECCANISMO LARINGEO, che si
ottiene in seguito all’accumulo di aria a ridosso delle PLICHE VOCALI; aumentando, la
pressione sub-glottidale fa aprire le corde vocali e l’aria riesce a passare e le pliche vocali
si richiudono.
LA FONAZIONE é DUNQUE UN MOVIMENTO DI APERTURE E CHIUSURE, IN
SEQUENZE VELOCISSIME CHE PROVOCANO LA VIBRAZIONE DELLE PLICHE
VOCALI.

Questo meccanismo laringeo può essere ATTIVO o INATTIVO; se è attivo avremo la


vibrazione e la produzione di foni sonori, quando è inattivo non ci sarà vibrazione e ci
sarà la produzione di suoni sordi.

ALTRE MODALITÀ DI ATTIVAZIONE LARINGEA.


Il MORMORIO è prodotto dalle pliche vocali tenute insieme in maniera molto debole e
solo nella parte anteriore; il BISBIGLÌO invece è prodotto dalle pliche vocali serrate che
non vibrano facendo passare l’aria da una fessura posteriore.

VOCALI E CONSONANTI
Oltrepassato l’ostacolo delle pliche vocali l’aria raggiunge finalmente la faringe e da qui la
cavità nasale o la cavità orale, ma anche qui il flusso d’aria egressivo può incontrare altri
ostacoli e allora si avrà la produzione di FONI CONSONANTICI; se invece l’aria
egressiva passa senza alcun ostacolo post-faringeo produrremo dei FONI VOCALICI che
sono sempre FONI SONORI 8perché prodotti con vibrazione laringea).

I FONI CONSONANTICI se prodotti con ostacolo superiore saranno FONI SORDI come
la [s] in sale e saranno FONORI SONORI se prodotti con ostacolo laringeo e vibrazione
delle pliche come la [z] di rosa.

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La produzione fonatoria oltre ad essere egressiva può essere anche:
INGRESSIVA cioè si producono dei suoni sfruttando l’aria inspiratoria;
AVULSIVA con cui si producono foni sfruttando l’aria ingressiva;
EIETTIVA in cui i foni sono prodotti attraverso la riduzione o l’ampliamento della cavità
sopralaringea.

FONETICA ARTICOLATORIA SEGMENTALE: si occupa dello studio e della descrizione


dei foni in ISOLAMENTO.
Ogni fono è prodotto attraverso l’IMPOSTAZIONE che coincide con il momento in cui gli
organi si preparano ai vari movimenti articolatori, la TENUTA quindi il moneto
dell’articolazione fonatoria e la SOLUZIONE cioè il momento in cui gli organi liberano la
posizione di un fono per prepararsi alla successiva o al silenzio.

LA TRASCRIZIONE FOENTICA.
La trascrizione dei foni richiede diversi simboli dal nostro normale alfabeto ortografico; la
trascrizione fonetica opera una segmentazione della sequenza fonica continua in unità
discrete associandovi simboli grafici univoci.
Nell’alfabeto tradizionale abbiamo due grafemi che possono rappresentare un solo suono
o viceversa.
Per ovviare a queste incongruenze e avere una maggiore precisione e adattabilità a tutte le
lingue, nel XIX secolo è stato creato in Francia l’alfabeto fonetico internazionale (API/
IPA).
IPA: International Phonetic Alphabet è in continuo aggiornamento, l’ultimo
aggiornamento risale al 2015.

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TRAPEZIO VOCALICO.

Come già detto, la produzione vocalica è caratterizzante da vibrazione laringea e
assenza di ostacoli superiori nella cavità orale.
Per questo motivo le vocali vengono classificate in base alla posizione della lingua e
delle labbra.
La lingua, organo mobile per eccellenza, può eseguire dei movimenti in alto (mov.
verticali), e in basso e avanti e indietro (mov.orizzontali) restando sempre a una distanza
minima dal velo palatino, senza occludere il passaggio dell’aria.
In base a questi movimenti si è schematizzata la produzione vocalica con la figura di
un trapezio.

All’interno del trapezio vocalico è possibile immaginare un numero teoricamente


infinito di punti, ma per convenzione si individuano 12 punti/posizioni.
L’articolazione delle vocali seguirà la diverse classificazioni, secondo il grado di
innalzamento della lingua avremo
Vocali Aperte/Basse
Semi-Aperte/Medio Basse
Semi Chiuse/ Medio Alte
Chiuse/ Alte
Secondo il grado di avanzamento della lingua distingueremo tra:
Vocali Anteriori
Centrali
Posteriori

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Tutte le vocali sono poi caratterizzate dalla posizione delle labbra e in tal caso
parleremo di VOCALI ARROTONDATE o vocali labializzate o vocali procheile quando
sono prodotte attraverso una protrusione labiale, e di VOCALI DISTESE o vocali non
arrotondate o vocali aprocheile.
In alcune lingue, come il francese, sono poi presenti anche delle vocali nasali.

I DITTONGHI.
Con il termine DITTONGO indichiamo un suono vocalico che cambia timbro
durante la sua produzione in modo che la fine sia differente dalla vocale iniziale; questo
cambio di articolazione è dovuto al cambio di posizione degli organi articolatori che
scivolano da una posizione all’altra.
I dittonghi possono essere composti da una vocale più una semivocale o
approssimante [j w] e parleremo allora di DITTONGHI DISCENDENTI o SEMIVOCALI;
o possono essere formati da un approssimante [j w] e più una vocale e avremo dei
DITTONGHI ASCENDENTI o SEMICONSONANTI.
I dittonghi non vanno confusi con gli iati: lo iato è l’incontro di due vocali che
restano distinte [p o e t a] mentre il dittongo è un’unica emissione sonora di due
vocali [p je d e].
[wo v o] [m aj] [k aw z a] [p je n o]

CONSONANTI.
Quando articoliamo delle consonanti l’aria passa attraverso la cavità orale
incontrando diversi ostacoli.
Gli ostacoli dipendono dal modo in cui gli organi fonatori si avvicinano tra loro e dal
luogo in cui questo avvicinamento avviene.
Parleremo quindi di MODO di ARTICOLAZIONE e LUOGO di ARTICOLAZIONE.
A questi parametri classificatori va aggiunto anche la presenza o assenza di
VIBRAZIONE.

MODO DI ARTICOLAZIONE: riguarda il come si chiude il canale fonatorio; in che


modo gli organi fonatori si muovono per bloccare il passaggio dell’aria.

LUOGO DI ARTICOLAZIONE: è il luogo; dove si crea l’ostacolo al flusso d’aria


egressivo; si classificano in foni in base a quale punto tra la glottide e le labbra si crea
l’ostacolo.

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PRESENZA/ASSENZA DI VIBRAZIONE: ci permette di classificare i foni
consonantici in base alla presenza o meno del meccanismo laringeo e di distinguere
consonanti SORDE o SONORE.

MODI DI ARTICOLAZIONE.
Classifichiamo, seguendo il modo di articolazione, diverse consonanti:

Consonanti OCCLUSIVE: qui si ha un blocco completo del canale seguito da una


brusca fuoriuscita dell’aria; si producono suoni detti esplosivi; queste consonanti sono
tutte MOMENTANEE. [t d p b k g]

Consonanti FRICATIVE: l’avvicinamento tra gli organi provoca un’occlusione


minima e l’aria passa provocando un suono di frizione [s z f v ]; queste sono consonanti
continue

Consonanti AFFRICATE: qui si ha un’occlusiva iniziale che termina con una


fricativa [ts dz t∫ dʒ]

Consonanti NASALI: qui l’ostacolo è nella cavità orale e l’aria continua a passare dal
naso [n m ]; sono consonanti continue

Consonati LATERALI: l’ostacolo qui è centrale e l’aria passa dai lati della lingua [l];
sono consonanti continue

Consonanti VIBRANTI: c’è una debole occlusione che provoca suoni mono o poli-
vibranti [r R]; sono consonanti continue.

Consonanti APPROSSIMANTI: sono suoni a metà tra consonanti e vocali con la


lingua e il palato vicine ma che non si toccano [j w]

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LUOGHI DI ARTICOLAZIONE.
Secondo il luogo di articolazione distinguiamo diversi foni consonantici.
Consonanti BILABIALI: il labbro superiore e inferiore si toccano.

Consonanti LABIODENTALI: il labbro inferiore sfiora gli incisivi superiori.

Consonanti DENTALI: l’apice della lingua sfiora la parte posteriore degli incisivi
superiori [t s]

Consonanti ALVEOLARI: l’apice della lingua va sugli alveoli [∫ z]

Consonanti POSTALVEOLARI/PREPALATALI: la lingua tocca la parte posteriore


degli alveoli.

Consonanti RETROFLESSE: tipiche di alcune varianti linguistiche come il dialetto


siciliano; si articolano arcuando la lingua verso il palato anteriore

Consonanti PALATALI: si articolano con il dorso della lingua contro il palato [c ɲ ʎ]

Consonanti VELARI: suoni consonantici che si articolano con il dorso della lingua
contro il velo palatale [k g ŋ].

Consonanti UVULARI: si articolano con il dorso della lingua che va verso


l’ugola [q araba]

Consonanti FARINGALI: prodotte con la radice della lingua verso la faringe


(suoni tipici delle lingue semitiche)

Consonanti GLOTTIDALI/LARINGALI: sorgente del suono/rumore


consonantico avviene nella glottide; sono consonanti dette anche “colpo di glottide”

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SEGNI DIACRITICI.
Per le vocali i più comuni sono:
[˜] tilde per nasalizzazione
[+] per indicare articolazione più avanzata rispetto alla vocale cardinale
[ -] per indicare un’articolazione più arretrata rispetto alla cardinale
[°] puntino basso sotto simbolo fonetico indica una perdita totale o parziale di
sonorità
[ˇ ] sotto simbolo fonetico indica sonorizzazione sorda
[‘] indica l’aspirazione

FONETICA ARTICOLATORIA INTERSEGMENTALE


Nella catena parlata i foni sono concatenati in rapida successione e per
questo sono soggetti a fenomeni di COARTICOLAZIONE: questo fa si che gli
organi si stanno disponendo in una posizione articolatoria conservino in parte la
configurazione precedente e si stanno anche già preparando per la configurazione
successiva.
Questo fenomeno dipende dall’INTERAZIONE tra la funzione
NEUROMOTORIA del sistema nervoso e l’INERZIA degli organi articolatori.
La COARTICOLAZIONE è influenzata dalla velocità dell’eloquio e può
essere EGRESSIVA o PROGRESSIVA.

Fenomeni di COARTICOLAZIONE molto diffusi sono:


L’armonia vocalica
La METAFONESI o UMLAUT: fenomeno di coarticolazione per cui l’apertura
vocalica finale influenza la vocale centrale [bElla] [belli]; va segnalato che poiché le
vocali non hanno valore distintivo in ogni variante regionale si hanno diversi
fenomeni di coarticolazione.
La SONORIZZAZIONE: detta anche FRICATIZZAZIONE vede la
realizzazione sonora di consonanti sorde quando queste sono in posizione
INTERVOCALICA. [n o t a t o]
L’ASSORDIMENTO: qui abbiamo consonanti sonore che vengono articolate
come sorde quando si trovano vicino ad altre consonanti sorde [a b s i d e]
La NASALIZZAZIONE: quando abbiamo una consonante nasale vicino a
vocale, viene nasalizzata anche la vocale per evitare di alzare e ribassare il velo
palatale.[a n a f o r a]

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Il VOICE ON SET TIME: descrive fenomeno articolatorio per cui quando si ha
una consonante sorda vicino a vocale passiamo da una apertura minima a una
massima del canale, in questo caso le corde vocali iniziano a vibrare dopo e si ha
una sorta di aspirazione (inglese e calabrese).

La COARTICOLAZIONE comporta un’ ASSIMILAZIONE del luogo di


articolazione. [amfora]

LA FONOTASSI.
Ogni lingua ha regole interne che ci permettono di individuare possibili parole
associabili alla propria lingua.
Queste regole variano da lingua a lingua e nel corso della storia.
Ci sono REGOLE DI RESTRIZIONE che riguardano il numero di vocali e consonanti
consecutive che una lingua ammette, queste possibilità di nessi consonantici e vocalici
sono scelte arbitrarie di ogni lingua.

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FONETICA ARTICOLATORIA SOPRASEGMENTALE.
La fonetica soprasegmentale si occupa di quei fenomeni fonetici che si possono
osservare solo considerando l’intera sequenza e valuta la durata- intensità e altezza.
Si occupa di fenomeni che si possono valutare solo in modo relativo.

DURATA VOCALICA.
La durata delle vocali può essere più o meno lunga.
Alcune lingue hanno la durata vocalica come caratteristica distintiva. (inglese)
In italiano tale durata non ha valore distintivo ma la durata è legata alla sillaba,
dunque vocali in sillaba aperta tonica non finale hanno una durata lunga.
[k a° s a] [ k a s s a]

DURATA CONSONANTICA
Per trascrivere le consonanti lunghe/doppie ci sono due alternative: raddoppiare il
simbolo consonantico [k k ] o utilizzare due puntini dopo la consonante che deve
raddoppiarsi [k:]
La trascrizione fonetica usando il raddoppio fonetico è più appropriata perché ci
permette di indicare/individuare più facilmente la vocale breve o lunga.

RICORDIAMO CHE SILLABE CHE TERMINANO PER VOCALE sono SILLABE


APERTE e SILLABE CHE TERMINANO PER CONSONANTE sono SILLABE CHIUSE.

In italiano sono sempre lunghe [∫ ɲ ʎ ts dz] quando sono in posizione intervocalica


[a∫ ∫ a] [ ba ɲ ɲ o] [z b a ʎ ʎ o] [r a dd z o] [f o ʎ ʎ o] [p i ɲ ɲ a]
Invece in italiano sono sempre brevi [ z ɱ]

ALTEZZA
L’altezza e data dal numero di cicli di apertura e chiusura delle pliche vocali nella
produzione fonica al secondo.
Questa è calcolata come FREQUENZA FONDAMENTALE (Fo) in Hertz (Hz) che
varia da uomo (85-155) a donna (165-255) a bambini (250- 400)
La variazione della frequenza determina l’intonazione della frase.

INTENSITÀ.
Più alta è la pressione dell’aria espiratoria contro l’ostacolo maggiore sarà l’intensità
del fono. Ma tutti i foni a parità di pressione d’aria si collocano su una scala di apertura.

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Tale scala di apertura è detta SCALA DI SONORITÀ INTRINSECA.
La disposizione dei foni lungo la catena parlata produce un’alternanza di suoni
aperti e chiusi.

La scala di sonorità intrinseca ci p utile per suddividere in sillabe; ricordando che


una sillaba FINISCE PRIMA DEL MINIMO DI CHIUSURA SUCCESSIVO.

LA SILLABA.
La sillaba è un’unità prosodica sorpasegmentale formata da 1 o più foni attorno ad
un picco di intensità; che in italiano è rappresentato da un fono vocalico; questo picco di
intensità è caratterizzato da un NUCLEO, una TESTA e una CODA, nucleo e coda
formano la rima sillabica.
Ogni sillaba comincia con un minimo di apertura e finisce prima del minimo
successivo.

Il nucleo è la parte fondamentale della sillaba, senza nucleo


non possiamo avere sillaba; mentre possiamo avere sillabe
prive di testa o di coda come in [a/p e].
Quindi possiamo avere sillabe composte dal solo NUCLEO,
che può essere anche un dittongo.
In altre lingue il nucleo può essere consonantico (es. inglese).

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ACCENTO DI PAROLA.
Ogni parola di almeno due sillabe ha una sillaba tonica e almeno una o più sillabe
atone.
L’Accento di Parola ci serve per individuare la prominenza di una sillaba sulle altre.
In IPA l’accento si trascrive [‘] e si mette prima della sillaba accentata.
[‘p a p a] [p a ‘p a].
La sillaba tonica ha una DURATA maggiore rispetto alle atone, e viene prodotta con
una maggiore intensità; le lingue che utilizzano questo tipo di accentazione sono definite
lingue ad ACCENTO INTENSIVO O DINAMICO; in altre lingue la sillaba tonica è
prodotta con una maggiore altezza, per cui avrà un tono maggiore delle altre,
quest’accentazione è tipiche di alcune lingue asiatiche come il vietnamita.
L’accento di parola può essere MOBILE, come in italiano o FISSO come nella lingua
francese dove la sillaba tonica è sempre quella in finale di parola.

In parole formate da quattro o più sillabe oltre alla sillaba tonica, ne esistona altre
con accento secondario. [|funtsjo ‘narjo]

ISOCRONIA.
L’ISOCRONIA SILLABICA indica la tendenza di una lingua ad assegnare uguale
durata a sillabe che hanno lo stesso ruolo (tipico delle lingue romanze e dell’italiano); qui
il RITMO delle frasi serve a mantenere le sillabe toniche alla stessa distanza
L’ISOCRONIA ACCENTUALE è invece la tendenza di una lingua a mantenere un
intervallo temporale costante tra due sillabe toniche consecutive (ritmo tipico delle lingue
germaniche).

INTONAZIONE
L’intonazione è la variazione di frequenza di vibrazione delle corde vocali in
funzioni dichiarative, interrogative, per contrasto o per enfasi.
In italiano la frase dichiarativa ha un contorno intonazionale discendente, mentre
l’interrogativa ha un contorno intonazionale ascendente, con variazioni tra le interrogative
si/no che hanno un contorno intonazionale più ascendente delle interrogative -ch.

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FONOLOGIA.
Attraverso l’analisi delle lingue si rivelano differenza sonore tra esse che hanno funzione
comunicativa, cioè hanno valore distintivo a livello del significato.
Questi FONI che si oppongono ad altri foni per distinguere e formare parole con diversi significati
si chiamano FONEMI.

I FONEMI sono l’unità minima di seconda articolazione del segno linguistico dotati di valore
distintivo; più esattamente i FONEMI sono una classe astratta di foni dotata di valore distintivo.
Un esempio di fonema è nasale velare [ŋ] che in italiano non ha valore distintivo in quanto compare
solo come fenomeno coarticolatorio della nasale [n] che precede una velare; mentre il inglese [ŋ] ha
valore distintivo [s i n] [s i ŋ] per cui [n] e [ŋ] sono due fonemi che si oppongono.

Quindi dal punto di vista della distinzione Saussuriana tra langue e parole possiamo dire che il
FONO è parte della parole cioè della realizzazione concreta della lingua e il FONEMA è appartiene
alla langue in quanto parte del sistema linguistico.

PROVA DI COMMUTAZIONE.
Per identificare una coppia di fonemi si ricorre alla PROVA DI COMMUTAZIONE che si esegue
sostituendo un solo fonema nella stringa di segmenti di una parola, se la sostituzione crea una
nuova parola, i due foni allora appartengono a due fonemi in opposizione tra loro.

Se queste due parole si differenziano per un solo fonema allora saranno chiamate COPPIA
MINIMA.
Dunque una Coppia Minima è formata da due parole uguali in tutto tranne che per un fonema al
posto di un altro in una certa posizione.
UNA COPPIA MINIMA IDENTIFICA SEMPRE UNA COPPIA DI FONEMI.
“semel fonema, semper fonema”.
In base al RENDIMENTO FUNZIONALE di ogni fonema avremo più o meno COPPIE MINIME;
ad esempio [p] e [k] sono Fonemi ad Alto Rendimento perché con questi fonemi riusciamo a
individuare un gran numero di coppie minime; mentre i fonemi [n] e [ŋ] inglesi hanno un BASSO
RENDIMENTO.

Non tutti i foni sono fonemi, spesso un fonema ha diverse realizzazione sonore ma senza valore
distintivo, questi fonemi si chiamano ALLOFONI (gli allofoni sono spesso presenti nelle parlate
regionali come il caso del fonema [r] e delle sue varie articolazioni sonore in [R]….(le cosiddette
erre mosce).
Esistono ALLOFONI a VARIANTE CONTESTUALE cioè una variante che appare solo in alcuni
contesti come le variazioni della [n] in italiano.
Gli ALLOFONI a VARIANTE COMBINATORIA occorrono in distribuzione complementare: cioè
in alcuni contesti è ammesso l’uso dell’uno o dell’altro allofono.

Il linguista russo Trubeckoj, padre della fonologia e della classificazione dei fonemi, definisce tali
unità distintive attraverso alcuni TRATTI DISTINTIVI.
Tale teoria, dopo la sua morte, verrà poi ripresa e perfezionata da Roman Jakobson.
In questa teoria il fonema è visto come un INSIEME DI PROPRIETÀ FONOLOGICAMENTE
PERTINENTI DI UNA FORMA FONICA.
La teoria dei TRATTI DISTINTIVI analizza i fonemi in base ad alcune caratteristiche articolatorie
che diventano tratti distintivi di quei fonemi e che aiutano dunque a classificarli in maniera

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economica; attraverso questa classificazione è possibile individuare opposizioni di fonemi
pertinenti.
Per Trubeckoj i Tratti Distintivi si presentano in nodi/fasci ognuno quali definito Fonemi; dunque
secondo questa teoria un fonema è un FASCIO DI TRATTI FONETICI DISTINTIVI CHE SI
REALIZZANO IN SIMULTANEA.


Questa teoria trova la sua prima formulazione in Preliminary to Speech Analysis di Jackobson,
Halle e Fant; in questa fase individuano 12 tratti distintivi che vengono raddoppiati nella
riformulazione, del 1968, di Chomsky e Halle The Sound pattern of English.

RICAPITOLANDO…

La FONETICA studia la REALIZZAZIONE CONCRETA DEI FONI, la SOSTANZA DEI SUONI


dal punti di vista della PAROLE, poiché applica una PROSPETTIVA ESTERNA ALLA LINGUA
attraverso l’uso di concetti e modi dell’ANATOMIA e della FISICA.

La FONOLOGIA studia la FUNZIONE dei SUONI nella LINGUA, studia la FORMA DEI SUONI
dal punto di vista della LANGUE, adottando una PROSPETTIVA INTERNA alla LINGUA con
l’uso di concetti e modi propri della LINGUISTICA.

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LA FONOLOGIA DELL’ITALIANO STANDARD.
Con ITALIANO STANDARD si indica un livello della lingua fissato in termini normativi che non
corrispondono ad alcuna varietà regionale; tutti gli standard linguistici sono modificati attraverso
l’uso.

LE VOCALI TONICHE

In italiano,
l’articolazione vocalica
non ha la classica forma
a trapezio poiché non
utilizziamo tutti i foni
vocalici in esso
contenuti, ma solo sette
vocali toniche e cinque
vocali atone

In italiano il VOCALISMO si basa sulla REGOLA DI COMPENSAZIONE per cui una SILLABA
TONICA APERTA IN POSIZIONE NON FINALE è SEMPRE LUNGA.
Si ha una sorta di compensazione vocalica per sopperire alla mancanza di una cosa consonantica.
Al contrario le cinque vocali atone sono sempre brevi.
Nei DITTONGHI (in italiano sono 12 dittonghi ascendenti) il picco sillabico è sempre nella vocale.

LE CONSONANTI DELL’ITALIANO STANDARD

In italiano oltre alle consonanti presenti nella tabella IPA aggiungiamo le affricate [ts dz t∫ dʒ] e
l’approssimante labiodentale [w].

Le OCCLUSIVE: possono essere brevi o lunghe, e sono sei [t d p b k g]; le occlusive velari davanti
a foni palatali dovrebbero essere trascritte con [c j].

Le FRICATIVE sono brevi o lunghe e in italiano sono [f v s z ∫ ]; [z] sempre breve; [ ∫ ] sempre
lunga in posizione intervocalica.
[s] e [z] sono FONEMI dell’italiano standard ma si comportano come allofoni nelle varietà
regionali.
Inoltre [s] è sempre presente ad inizio parola e dopo consonante; mentre [z] è sempre presente
davanti a consonate sonora.

Le AFFRICATE in italiano standard sono due coppie [ts dz] e [t∫ dʒ]; ]ts dz] sono sempre lunghe
mentre [t∫ dʒ] sono brevi, ma lunghe quando sono in posizione intervocalica.

Le NASALI [m n ɱ ɲ ŋ]: [m n] sono fonemi e [ɱ ŋ] sono allofoni di n: [ɱ] si usa davanti a


labiodentali, [ŋ] si usa davanti a consonanti velari.
[ɲ] (gn) è sempre lunga quando in posizione intervocalica.

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Le LATERALI [l] sia breve che lunga e[ ʎ] sempre lunga in posizione intervocalica.

Le VIBRANTI in italiano abbiamo l’alveolare [r] che può essere breve o lunga.

Le APPROSSIMANTI [j w] sono sempre brevi.

LA STRUTTURA DELLA SILLABA IN ITALIANO.


Nella sillaba, in italiano c’è sempre un elemento vocalico; la sillaba può essere con o senza testa,
con o senza coda, ma mai senza nucleo vocalico.

L’ACCENTO DI PAROLA
In italiano tendenzialmente sulla penultima sillaba e queste parole sono dette PAROLE PIANE o
PAROSSITONE.
Se l’accento cade sull’ultima sillaba avremo PAROLE TRONCHE; quando l’accento cade sulla
terzultima sillaba le parole si definiscono SDRUCCIOLE; con accento sulla quartultima sillaba
BISDRUCCIOLE e con l’accento sulla quintultima TRISDRUCCIOLE.
In alcuni casi l’accento in italiano può avere valore distintivo [‘k a p i t a n o] [k a p i t a ’n o].
L’ACCENTO SECONDARIO di norma si trova in nomi composti e cade solitamente sulla
posizione originaria del composto.

FORME CLITICHE E PAROLE FONETICHE.


Di norma i monosillabi sono privi di accento ma all’interno della catena parlata si possono
comportare come MONOSILLABI DEBOLI/CLITICI quando si uniscono alle parole adiacenti, o
come MONOSILLABI FORTI che mantengono la loro autonomia;
in entrambe le situazioni i monosillabi sono PAROLE FONETICHE.
La PAROLA FONETICA è una sequenza di sillabe che indipendentemente da analisi morfologiche
o semantiche si comporta se fosse un’unica parola.

FENOMENI FONOSINTATTICI DELL’ITALIANO STANDARD


L’ELISIONE consiste nella perdita della vocale finale di una parola quando anche la successiva
inizia per vocale.
Il RADDOPPIAMENTO SINTATTICO si ha in inizio di parola, tranne se iniziano in [s z], con
monosillabi forti (re), con i bisillabi [qwa ss o tt o], tutte le parole tronche.

APPUNTI LINGUISTICA GEN. FONETICA E FONOLOGIA 17


APPUNTI LINGUISTICA GEN. FONETICA E FONOLOGIA 18