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LINGUISTICA GENERALE

SOCIOLINGUISTICA
Domande aperte
Cosa si intende per code-switching?
Si definisce code-switching quel processo mediante il quale il medesimo interlocutore o
interlocutori diversi, passano da una varietà linguistica all’altra nel corso della
conversazione. Il passaggio è connesso a variazioni di tipo pragmatico o sociolinguistico.

Cosa si intende per code-mixing?


Si definisce code-mixing quel processo mediante il quale all’interno di un medesimo
enunciato si alternano elementi linguistici di due o più varietà linguistiche.

Che cos’è un calco linguistico?


Per calco si intende quel processo mediante il quale una parola straniera viene tradotta
utilizzando elementi già esistenti nella lingua di arrivo (i.e. calco strutturale o di
traduzione – es. grattacielo (skyscreaper) oppure quando una data parola, ad esempio
dell’italiano, assume come secondo significato quello di una parola straniera (i.e. calco
semantico – es.autorizzare con s.to di “permettere” dal francese ‘autoriser’).

Che cos’è un prestito linguistico?


PerPRESTITO linguistico si intende quel processo mediante il quale una parola di una
data lingua viene accolta nel lessico di un’ altra. Il prestito può essere classificato in
base all’ aspetto fonetico e morfologico, in base alla funzionalità e in base alla lingua di
provenienza. Partendo dall’ aspetto fonetico e morfologico si distinguono:
(a)PRESTITI non integrati, cioè quelle parole straniere che entrano in una lingua senza
subire mutamenti nella forma, come ad esempio la parola lager (dal tedesco moderno, e
(b) prestiti integrati o adattati, cioè quelle parole straniere che vengono adattate al
sistema fonologico e morfologico della lingua di arrivo, come ad esempio la
parola bistecca dall’ inglese beefsteack. In base alla loro funzionalità i prestiti si
classificano in (a) prestiti di necessità, cioè quei prestiti legati all’introduzione di un
nuovo concetto o oggetto per il quale la lingua di arrivo non ha a disposizione un
corrispettivo linguistico, come ad esempio per le parole caffè o patata.
(b)PRESTITI di lusso, cioè quei prestiti che hanno dei corrispettivi linguistici nella lingua
di arrivo, ma sono ugualmente utilizzati per motivi di registro o stile, come ad esempio
la parolaleader al posto di ‘capo’ oppure la parola summit al posto di ‘incontro al
vertice’. Infine, in base alle lingue di provenienza, i prestiti si distinguono
principalmente per anglismi, ispanismi, slavismi, gallicismi, latinismi, germanismi,
grecismi, arabismi.
Che cosa si intende per lingua creola?
Per lingua creola si intende una lingua che nel corso del tempo è divenuta lingua
materna,che viene appresa coma prima lingua da una comunità da una data comunità di
parlanti e che ha una propria grammatica e un proprio lessico.

Che cosa si intende per lingua pidgin?


Una lingua pidgin è una lingua nata come mezzo di comunicazione tra persone di diversa
lingua madre, trovatesi a contatto (solitamente in situazioni di colonizzazione). È una
lingua semplificata sia nel lessico che nella grammatica.

Spiegate in cosa consiste il bilinguismo, fornendo degli esempi.


Il termine bilinguismo si riferisce sia alla presenza di due lingue nella stessa comunità
linguistica (ad esempio italiano e tedesco in Trentino-Alto Adige), sia alla capacità di un
parlante di usare correttamente due lingue o comunque più di una lingua; infatti, spesso
si usa il termine bilinguismo anche nei casi di plurilinguismo, cioè di possesso di più di
due lingue. Si parla poi di bilinguismo primario se entrambe le lingue sono state
acquisite come materne, di bilinguismo secondario se solo una è la lingua materna e
l’altra è stata appresa dopo. Si può definire bilinguismo (o plurilinguismo) la coesistenza
di almeno due varietà, nessuna delle quali si è specializzata per usi specifici, e che
quindi possono essere usate entrambe in tutte le situazioni comunicative. Semplificando
molto, si possono distinguere quattro tipi di bilinguismo, in base ai rapporti reciproci tra
le lingue e le comunità parlanti: si ha un bilinguismo monocomunitario quando
praticamente tutti i parlanti di una comunità sono bilingui o plurilingui: ad esempio in
Val d’Aosta tutti gli abitanti conoscono sia il dialetto valdostano sia l’italiano sia il
francese; si ha bilinguismo bicomunitario quando la comunità è divisa in due parti,
abbastanza separate tra di loro, ciascuna delle quali usa una sola lingua al proprio
interno e l’altra solo nei rapporti con i membri della seconda sotto-comunità: ad
esempio il Belgio, diviso in due comunità, una parlante il vallone (variante del francese)
e l’altra parlante il fiammingo (una varietà germanica).
Gli altri due tipi non hanno ricevuto una etichetta definitoria, e sono costituiti da
sovrapposizioni dei primi due. Vi sono situazioni, come ad esempio quella di molti paesi
africani, in cui una parte non indifferente della popolazione condivide uno stesso
bilinguismo monocomunitario, mentre la maggior parte della comunità resta separata in
parti linguisticamente estranee. In altri casi il rapporto è piuttosto di inclusione che di
sovrapposizione: tutti i parlanti condividono una lingua, molti ne condividono due, come
ad esempio inglese e francese in Canada, spagnolo e catalano in Spagna.

Indicate quali elementi distinguono il bilinguismo dalla diglossia:


La differenza tra bilinguismo e diglossia, a prescindere dalla padronanza linguistica,
consiste nel fatto che la diglossia prevede una precisa funzionalizzazione della lingua da
parte di interi gruppi che adottano 2 o più varietà linguistiche, l’una con uno statuto
socio-culturale più alto, l’altra più basso. Il bilinguismo, invece, è il possesso di 2 o più
varietà linguistiche, almeno in competenza passiva, e non riguarda la comunità ma il
singolo. Con il termine bilinguismo si indica la capacità del parlante di padroneggiare 2
lingue in qualsiasi circostanza sociale; con diglossia, invece, si intende l’uso
complementare delle lingue parlate. Vengono generalmente individuate 4 situazioni:
bilinguismo con diglossia: si padroneggiano entrambe le lingue ma vengono utilizzate in
modo complementare; bilinguismo senza diglossia: entrambe le lingue vengono utilizzate
senza differenza di ambito sociale; diglossia senza bilinguismo: ad es. le classi alte si
avvicinano maggiormente all’italiano standard, mentre quelle basse prediligono il
dialetto o le varietà regionali; né diglossia, né bilinguismo, situazione più ideale che
reale. In entrambi i casi si tratta di competenza multipla. La differenza sta nel fatto che
nel bilinguismo si ha una padronanza di più codici, che sono considerati allo stesso livello
e, quindi, utilizzati indifferentemente. Nel caso della diglossia, invece, le lingue sono
utilizzate con una particolare funzionalità, perché una è considerata più “elevata”
dell’altra.

Spiegate il rapporto tra lingua e dialetto


Se due varianti linguistiche sono in un rapporto di mutua comprensibilità e condividono
la stessa identità nazionale, saranno due dialetti della stessa lingua. Un dialetto può
assurgere a status di lingua se possiede un sistema grafico, una letteratura ecc. e se
risponde al criterio della sovranazionalità. La lingua e il dialetto derivano entrambe
dalla stessa lingua madre, condividono circa l’80% del lessico (infatti, i parlanti riescono
a comprendersi) ed infine hanno una letteratura in comune. La lingua, però, è sovra-
regionale; è parlata dai ceti medio-alti ed è scritta e codificata in base ad un corpus
riconosciuto di opere letterarie. Il dialetto non è un codice secondario, ma un sistema di
segni a tutti gli effetti, ha un proprio lessico con delle regole. La differenza principale
tra lingua e dialetto è di natura socio-culturale. La lingua e il dialetto sono, da un punto
di vista semiotico-espressivo, equivalenti, ma essi differiscono dal punto di vista sociale.
Il dialetto, infatti, è legato a particolari contesti (colloquiale, familiare, informale) ed è
usato per conferire enfasi all’enunciato. La lingua invece, nel senso di lingua standard,
differisce dal dialetto per prestigio sociale, gamma di usi, grado di codificazione ecc.

Indicate la differenza tra competenza comunicativa e competenza


linguistica
Sono le competenze di un parlante che ha un proprio repertorio linguistico. La
competenza è astratta e invariante, ciò che l’individuo sa, mentre l’esecuzione è ciò
che l’individuo fa. La competenza linguistica è la competenza fonologica, morfologica,
sintattica innata, ma non la capacità di applicare correttamente le norme linguistiche.
La competenza comunicativa, invece, è la competenza che un parlante ha di adattare il
proprio codice alle varie situazioni, cambiando lo stile. La competenza comunicativa è,
in sostanza, il saper usare una lingua di cui abbiamo competenza linguistica. La
competenza comunicativa consiste nella capacità di un individuo di utilizzare stili e
registri appropriati alla situazione comunicativa, mentre la competenza linguistica
riguarda le conoscenze linguistiche della lingua, ossia competenza fonologica,
morfologica, sintattica, semantica. La competenza riguarda l’individuo in quanto
soggetto competente della propria lingua nativa in svariati ambiti. La competenza
linguistica consiste nella capacità di riconoscere più o meno intuitivamente delle frasi
agrammaticali, delle parole non correttamente accordate e, in generale, tutto ciò che
riguarda l’ambito prettamente linguistico. La competenza comunicativa, invece, non si
ferma solo a questo, ma include la capacità di un individuo di utilizzare espressioni
linguistiche in modo adeguato alle diverse circostanze comunicative.

Indicate in cosa consiste la competenza morfologica di un parlante dandone


qualche esempio
La competenza morfologica di un parlante consiste nella sua capacità di comprendere le
caratteristiche morfologiche di un determinato sistema linguistico in modo da
riconoscere e produrre certe formazioni come ben formate morfologicamente all’interno
di una determinata lingua. Essa riguarda dunque non solo la conoscenza di lessemi
esistenti, ma anche la capacità di formare e capire nuovi lessemi secondo certe regole:
ad esempio l’avverbio italiano dolcemente è ben formato dal punto di vista del
meccanismo morfologico dell’italiano che prevede che a partire da un aggettivo (in
questo caso dolce) con l’aggiunta del suffisso –mente si produca un avverbio. La
competenza morfologica riguarda la competenza di un parlante relativamente alle
parole della propria lingua. Per esempio, un parlante italiano sa che in italiano le parole
finiscono in vocale, tranne poche eccezioni (per esempio non, del, per ecc.) e quelle di
origine straniera (per esempiobar, sport, ecc.). Oltre a ciò un parlante italiano sa che
parole come cane, gatto, sedia, velocemente, ecc. appartengono alla lingua italiana
mentre di fronte a una parola come Hund (che vuol dire “cane” in tedesco) egli si
accorgerà subito che si tratta di una parola non italiana. Magari non sarà in grado di dire
di che lingua si tratta, ma saprà dire con certezza, ad esempio per la presenza
della h iniziale che è inusuale nelle parole dell’italiano, che si tratta di una parola che,
per l’appunto, non appartiene al codice linguistico dell’italiano. Invece, nel caso in cui
un parlante italiano sia posto di fronte a una parola come cricetile o colombile (parola
non attestate nella lingua italiana), probabilmente dirà che si tratta di formazioni
possibili della lingua italiana anche se non le ha mai sentite
prima. Cricetile e colombile saranno riconosciute come parole possibili dell’italiano
perché si tratta di sequenze di sillabe già conosciute e di forme che somigliano ad altre
parole ben note della lingua italiana, qualicanile e porcile che si riferiscono a un luogo
in cui vengono allevati rispettivamente cani e maiali. Infine, un parlante italiano sa
formare parole nuove secondo certi meccanismi di derivazione, per esempio
da collocare sa formare collocazione, da allacciare allaccio, da veloce velocemente,
ecc., così come sa che a partire per esempio da un verbo può formare parecchie forme
flesse (per esempio, da amare formerà amavo, amerei,aveste amato, amando ecc.).

Qual è la differenza tra competenza attiva e passiva?


Possiamo distinguere due momenti all’interno della competenza dei parlanti: un
momento cosiddetto "produttivo" e un momento cosiddetto "ricettivo" e, all’interno di
ciascuno di essi, possiamo individuare due sottoparti, così che arriviamo a quelle che
la glottodidattica ha chiamato le quattro abilità verbali (in inglese verbal skills):
1. il parlare;
2. lo scrivere;
3. l’ascoltare e comprendere le parole dette da altri;
4. il leggere e comprendere le parole scritte da altri.
Le prime due sono abilità relative alla produzione e riguardano la competenza
cosiddetta attiva, le seconde due sono abilità relative alla ricezione e riguardano la
competenza cosiddetta passiva. Definiremo quindi uso produttivo delle parole e delle
frasi il dire o parlare in senso stretto e lo scrivere, e uso ricettivo delle parole e delle
frasi ciò che facciamo ascoltando o leggendo. I parlanti di una lingua storico-naturale
possono essere padroni delle parole e delle costruzioni di essa in due modi:
1. il primo modo è la capacità di comprendere una lingua quando questa è usata da
qualcun altro e a questo livello parliamo di competenzapassiva;
2. il secondo modo è la capacità effettiva di un parlante di usare certi
elementi,certe costruzioni di una determinata lingua e a questo livello parliamo
di competenza attiva.
Per esempio, tutti i parlanti non toscani hanno una competenza passiva
dell’aggettivo/pronome dimostrativo codesto o del verbo mi garba, nel senso che
quando li sentono usare li comprendono pur non usandoli mai.

Spiegate la nozione di repertorio linguistico


Il repertorio linguistico è l’insieme dei codici e delle varietà che un parlante conosce e
sa usare, per cui comprende anche ciascuna delle varietà della lingua a cui il parlante
appartiene, che sono: quella diacronica (la lingua parlata in un determinato momento
storico), quella diatopica (da greco diá “attraverso” e tópos “luogo”, cioè quella che
dipende dalla zona geografica di provenienza) quella diafasica (quella che dipende dal
contesto d’uso e include i registri -formale ed informale- e i sottocodici-lingua della
medicina, dell’informatica, ecc…), quella diastratica (che dipende dalla classe sociale di
appartenenza, dal livello culturale o di scolarizzazione, dall’età, dal sesso), quella
diamesica (che dipende dal mezzo usato per comunicare, e che quindi include la lingua
scritta e quella orale). A seconda della situazione comunicativa, il parlante può scegliere
tra queste varietà. La nozione di repertorio linguistico è una nozione sociolinguistica e si
riferisce all’insieme delle varietà di lingua usate in una comunità linguistica. In
particolare, ci si riferisce alla gamma delle risorse linguistiche possedute in misura
diversa dai membri della comunità. Ad esempio, il repertorio della comunità linguistica
italiana include l’italiano con tutte le sue varietà, i dialetti con le loro varietà, le lingue
di minoranza o alloglotte (il sardo, il ladino, il tedesco in Alto Adige ecc.) con le loro
varietà.

Cosa si intende per variazione diafasica?


La variazione diafasica consiste in una variazione del livello di accuratezza del parlato
che il parlante adopera a seconda della situazione, ossia in un colloquio di lavoro si
userà un parlato più formale e scandito, mentre se ci si trova al bar con gli amici, si
userà un parlato più trascurato e, semmai, il proprio dialetto. La variazione diafasica è
una variazione socio-linguistica che consiste nel fatto che il parlante cambia lo stile e il
suo registro linguistico a seconda della situazione comunicativa. Ad esempio, uno
studente si rivolge in modo diverso ad un professore e ad un familiare.

Spiegate le nozioni di variazione e di varietà di lingua


Lo spazio linguistico è un insieme di dimensioni di variazione che una lingua può avere.
Una lingua può avere una variazione diamesica, legata al canale di comunicazione, come
la lingua parlata diversa da quella scritta; una variazione diatopica, legata al luogo (ad
es. ingl. vacation - holiday); una variazione diacronica, legata all’evoluzione nel tempo;
una variazione diafasica legata al contesto (formale/informale), all’argomento e alla
relazione esistente tra i parlanti; una variazione diastratica, legata all’età, al sesso, al
livello di istruzione di un parlante. A seconda del contesto linguistico, il parlante usa una
varietà di lingua adatta alla situazione comunicativa. Parliamo di ‘variabilità della
lingua’ o ‘variazione della lingua’ quando intendiamo mettere l’accento sul come la
lingua al proprio interno varii, sul fatto dinamico che presenta delle differenze; invece
la ‘varietà’ è piuttosto il risultato o la dimensione statica del processo e implica,
all’interno di un continuum, il riconoscimento di categorie discrete.
Distinguiamo i seguenti e fondamentali tipi di varietà di lingua:
(I) varietà diacroniche: sono quelle relative al mutamento di una lingua attraverso il
tempo; l’analisi diacronica si occupa di capire da che cosa viene e, in prospettiva, che
cosa diventa un elemento linguistico, come cambiano singole funzioni grammaticali e
singoli significati;
(II) le varietà diatopiche (o geografiche, in cui il criterio di riconoscimento è la
distribuzione territoriale, geopolitica dei parlanti). Sono varietà diatopiche, ad esempio,
gli italiani regionali (l’italiano veneto, lombardo, romano o siciliano), le varietà
metropolitane (come il cockney, l’inglese parlato dai ceti popolari di Londra) e le lingue
coloniali (l’inglese d’Australia, il francese del Marocco, lo spagnolo di Buenos Aires o il
portoghese brasiliano).
(III) le varietà diastratiche (o sociali, in cui il criterio di riconoscimento è la posizione
sociale, lo strato e il gruppo sociale di appartenenza dei parlanti). Sono varietà
diastratiche, ad esempio, gli italiani popolari (cioè le varietà di italiano
imperfettamente appreso, come seconda lingua, da persone che hanno come lingua
madre un dialetto, e che variano comprensibilmente anche in funzione del dialetto di
partenza), le varietà etniche di inglese come il Black English (l’inglese dei neri
dell’America metropolitana) e i gerghi, come il canting degli emarginati dell’Inghilterra
nel Cinquecento o il lunfardo dei bassifondi argentini tra Ottocento e Novecento.
(IV) le varietà diafasiche (o situazionali, in cui il criterio di riconoscimento è la diversità
delle situazioni comunicative). Le varietà diafasiche, a loro volta, si possono distinguere
in varietà di codice (o sottocodici), legate all’argomento di cui si sta parlando, e varietà
di registro, legate invece a componenti come il contesto, la formalità, i rapporti tra i
vari interlocutori (ad esempio le gerarchie). Sono esempi di varietà diafasiche, pertanto,
i sottocodici professionali presenti in molte lingue, come l’inglese della medicina o
l’italiano della critica d’arte; allo stesso titolo, rientreranno nelle varietà diafasiche i
vari stili coi quali, in funzione della situazione, si può comunicare lo stesso messaggio: si
prega di non riagganciare per non perdere la priorità acquisita / resti in linea.

Date una definizione di lingua pidgin e di lingua creola


Quando due comunità hanno necessità di comunicare (spesso per motivi economici e
commerciali) e non dispongono di una lingua comune, creano una lingua pidgin, cioè una
lingua formata da elementi di entrambi i gruppi, dal lessico semplificato e pratico. In
genere, queste lingue si estinguono con la fine dei rapporti che le hanno generate, ma
se questi proseguono e una nuova generazione nasce avendo la lingua pidgin come lingua
madre, si avrà la nascita di una lingua creola. La convivenza all’interno di comunità
linguistiche di occasioni di scambio tra parlanti alloglotti, come ad esempio quelle che si
trovano nei porti e negli empori commerciali delle nazioni coloniali e post-coloniali, ha
portato nel corso dei secoli alla formazione di vere e proprie “lingue di contatto”. I due
tipi principali di varietà di contatto sono le lingue pidgin e le lingue creole. Si definisce
pidgin una lingua di contatto, nata e sviluppatasi in ambiti coloniali per scopi
comunicativi relativamente ristretti, quali appunto l’interscambio commerciale o
militare (lo stesso lessema inglese pidgin proviene probabilmente dalla pronuncia cinese
dell’ingl. business ‘affare, commercio’), e che non ha mai raggiunto lo status di lingua
materna, ma si continua ad apprendere esclusivamente come seconda lingua da parte di
parlanti che hanno lingue materne diverse da essa. I pidgin di tutto il mondo presentano
degli elementi comuni a livello di semplificazione strutturale e di strategie di
formazione dei lessemi, tanto che si è avanzata l’ipotesi che le somiglianze nella
struttura grammaticale dei pidgin siano dovute alla condivisione di caratteristiche
linguistiche universali. Quando un pidgin si consolida nel tempo e nella comunità
parlante, estendendo la propria sfera comunicativa oltre gli iniziali ambiti ristretti, può
arrivare ad essere trasmesso come lingua materna. Le lingue di contatto giunte a questo
stadio si definiscono creoli, o lingue creole.
Spiegate che cos’e la variazione diamesica
La variazione è una caratteristica comune a tutte le lingue, che possono variare in base
al tempo, allo spazio, rispetto alla situazione comunicativa in cui ci si trova e rispetto
alle condizioni sociali. La variazione diamesica è la variazione della lingua in relazione al
mezzo usato per comunicare (per esempio e-mail, telefono, etc.).

Domande chiuse
Quale delle seguenti definizioni si riferisce alla diglossia e quale
al bilinguismo.
1. “[…] indica sia la presenza di due lingue nella stessa comunità
linguistica (ad esempio italiano e tedesco in Trentino-Alto
Adige), sia la capacità di un parlante di usare correntemente
due lingue o comunque più di una lingua.”
(cfr. Breve Dizionario di Linguistica, F. Casedei)
BILINGUISMO

2. “[…] compresenza in una comunità linguistica di più lingue o


varietà di lingua che si differenziano per l’ ambito d’ uso e per il
prestigio di cui godono nella comunità.”
(cfr. Breve Dizionario di Linguistica, F. Casedei)
DIGLOSSIA
Indicare quale dei seguenti gruppi di parole è un caso di prestito e quale è
un caso di calco:

1. guardacoste, lotta di classe


CALCO

2. leader, cacao, kamikaze


PRESTITO

Indicare quale dei seguenti gruppi di parole è un caso di prestito e quale è


un caso di calco:

1. Stalinismo
Prestito

2. Realizzare
Calco semantico

Quale delle seguenti definizioni si riferisce alla competenza linguistica e


quale alla competenza comunicativa.
1. La capacità che un parlante ha di utilizzare stili e registri
appropriati alla situazione comunicativa.
COMPETENZA COMUNICATIVA

2. Il complesso di conoscenze linguistiche della lingua che un


parlante ha, cioè competenza fonologica, morfologica,
sintattica, semantica.
COMPETENZA LINGUISTICA

Quali delle quattro attività verbali (‘verbal skills’) riportate di seguito si


riferiscono alla competenza attiva e quali alla competenza passiva:

1. ascoltare e comprendere le parole dette da altri, leggere e


comprendere le parole scritte da altri.
COMPETENZA PASSIVA

2. parlare e scrivere
COMPETENZA PASSIVA

Quale delle seguenti definizioni si riferisce alla variazione diastratica e


quale alla variazione diamesica.

1. Questo tipo di variazione ha a che fare col mezzo usato dal


parlante per comunicare: scritto, parlato, telefonato (etc.)
VARIAZIONE DIAMESICA

2. Questo tipo di variazione è connessa alla stratificazione sociale


del parlante.
VARIAZIONE DIASTRATICA

Quale delle seguenti definizioni si riferisce alle lingue pidgin e quale alle
lingue creole.

1. Lingua di contatto nata come mezzo di comunicazione tra


parlanti di diversa lingua madre. Ha finalità strumentale e
deriva dalla mescolanza di elementi indigeni e della lingua
straniera che si sovrappone.
LINGUA PIDGIN

2. Lingua di contatto che, nata con finalità strumentale al fine di


consentire una comunicazione tra parlanti di diversa lingua
madre, estende la propria sfera comunicativa divenendo lingua
materna.
LINGUA CREOLA

Domande multiple
Il cockney è un caso di:
• Varietà diatopica
Il Black English, l’ inglese parlato dagli Afroamericani, è un caso di:
• Varietà diastratica

Quando due varietà di lingua sono usate in maniera complementare e una


delle due ha uno statuto culturale “alto”, mentre l’altra “basso”, siamo
davanti a un caso di:
• Diglossia

Quale delle seguenti variazioni è legata al contesto e all’argomento?


• Variazione diafasica

La parola samovar è un caso di:


• Prestito

La parola grattacielo è un caso di:


• Calco

La parola bistecca è un caso di:


• Prestito

Quale coppia tra quelle che seguono è una manifestazione della variazione
diafasica:
• Siediti! / Si accomodi, prego.

L'espressione Bigiare la scuola (diffusa nell'Italia settentrionale col


significato di 'marinare') è un caso di:
• Variazione diatopica

Domande libere
Fornite un esempio di calco semantico in lingua italiana e uno in una lingua
straniera a vostra scelta.
Un esempio di calco semantico, presente nella lingua italiana, è la parola “realizzare”
che dall’inglese ha assunto il significato, in senso figurato, di “comprendere
esattamente”. Un esempio di calco semantico in lingua spagnola è la parola “ratón”
che, dall’inglese ‘mouse’, ha assunto un secondo significato, cioè di “periferica del
computer che consente di spostare un cursore e dare un comando premendo un
pulsante.”

Fornite almeno tre esempi di prestiti da due lingue straniere a vostra


scelta, presenti nella lingua italiana.
• Prestiti dall’ inglese: check-up, sport, rock.
• Prestiti dal russo: balalaika, troika, stalinismo.
• Prestiti dal tedesco moderno: lager, leitmotiv, valzer.
• Prestiti dallo spagnolo: flotta, sigaro, torero.
• Prestiti dal francese: menù, cravatta, gilet.

Fornite almeno tre esempi di prestiti adattati (o assimilati) da qualsiasi


lingua presenti nella lingua italiana.
Prestiti adattati nella lingua italiana: sci da ‘ski’ (dal norvegese), balcone da ‘balko’ (dal
longobardo), ingaggiare da ‘engager’ (dal francese)

Fornite almeno tre esempi di calco strutturale (o calco di traduzione) in


lingua italiana.
Esempi di calchi strutturali in italiano:
• grattacielo da ‘skyscreaper’ (ing.)
• autogoverno da ‘self-government’ (ing)
• lotta di classe da ‘klassenkampf’ (ted. moderno)

Fornite almeno tre esempi di prestiti non adattati integrati da qualsiasi


lingua presenti nella lingua italiana.
Prestiti non integrati nella lingua italiana: lager (dal tedesco moderno), balalaika (dal
russo),jeans (dall’inglese d’America).

Fornite un esempio di bilinguismo monocomunitario.


Si ha bilinguismo monocomunitario quando parlanti di una medesima comunità sono
bilingui o plurilingui. È il caso della Valle d’ Aosta, dove tutti gli abitanti conoscono e
parlano l’ italiano, il dialetto valdostano e il francese.

Fornite almeno un esempio di comunità diglottica.


Si ha diglossia quando in una medesima comunità si verifica la compresenza di due
varietà linguistiche, di cui una è utilizzata per scopi comunicativi ufficiali ed è elevata a
rango di lingua letteraria, mentre la seconda è utilizzata solo nella comunicazione
quotidiana, non ufficiale, familiare. Un esempio di diglossia, oggi, è presente in Grecia
dove alla varietà ufficiale katharévousa si affianca la varietà parlata dimotikì.

Fornite un esempio di varietà diatopica in Italia


Le varietà diatopiche sono legate alla collocazione geografica del parlante. In Italia,
sono esempi di varietà diatopiche il lombardo, il siciliano , il veneto o il romano.

SEMIOTICA
Domande aperte
Spiegate la differenza tra indici, icone e simboli
• Indice: segno in cui il significante è legato al significato da un rapporto di
causa/effetto.
• Icona: segno in cui il significante è legato al significato per somiglianza.
• Simbolo: segno in cui tra il significante e il significato sono legati da una relazione
di arbitrarietà.
Gli indici sono dei segni in cui il significante è legato al significato da un rapporto di
causa/effetto (per esempio un’orma sulla sabbia). Le icone sono segni che hanno una
relazione diretta col loro significato e, per alcuni versi, lo riproducono (le icone del
desktop di un PC). I simboli sono quei segni che rimandano al loro significato per
convenzione sociale o per i valori condivisi in una società (la bandiera nazionale o il nero
come segno di lutto).

Spiegate la nozione di segno


Una prima e generica definizione di segno è quella per cui vi è una relazione a due
termini (diadica) tra un’espressione A (un’entità materialmente percepibile) e un
contenuto B (qualcosa che cogliamo con la nostra mente grazie alla mediazione di A). Il
segno (sia esso di natura verbale, gestuale, mimica ecc.) è costituito dunque dall’unione
di due fatti distinti, per cui siamo di fronte a un’entità in cui un certo contenuto è
messo in correlazione con una determinata modalità espressiva. La capacità di usare
segni è un aspetto che caratterizza tutto il mondo animale: si servono di segni non solo
gli esseri umani ma anche i gatti, i cani, gli uccelli, le api ecc. Nel caso delle lingue
verbali troviamo: a) al livello dell’espressione, il significante, ossia, la classe astratta di
suoni a cui possiamo ricondurre tutti i possibili suoni che produciamo o udiamo; b) al
livello del contenuto, il significato, ossia la classe astratta di sensi o significazioni cui
sono riconducibili tutti i singoli e concreti sensi, o significazioni, che produciamo e
comprendiamo al di là dei loro singoli e specifici valori presenti in ciascun atto
comunicativo. Anche negli altri tipi di segni abbiamo una situazione analoga, in quanto a
un determinato contenuto (per esempio “obbligo di svolta a destra” nella segnaletica
stradale) è sempre associata una determinata espressione fisica (in questo caso un
cartello tondo con sfondo blu e una freccia bianca rivolta verso destra percepibile con la
vista) comprensibile unicamente all’interno del codice della segnaletica stradale. In
tutti i segni il piano del significante è indissolubilmente legato al piano del significato.
La nozione di segno è centrale sia per la semiotica che per la linguistica. A una prima
approssimazione un segno può essere definito come qualcosa che sta per qualcos’altro:
la luce verde del semaforo segnala che si può passare, uno starnuto è segno che abbiamo
un raffreddore, la parola gatto sta per il significato “gatto” ecc. Quando parliamo di
segno linguistico ci riferiamo all’unione indissolubile di significato (grosso modo il
concetto) e significante (i suoni che lo esprimono). Saussure ha sottolineato
l’arbitrarietà del rapporto tra significante e significato, cioè il fatto che la maggior
parte delle parole non deve la propria forma alla natura di ciò che designa: infatti, lo
stesso concetto può essere espresso mediante segni linguistici completamente diversi
nelle diverse lingue.
Spiegate la nozione di articolazione del segno, fornendo un esempio
L’articolazione è la proprietà di un codice che prevede segni scomponibili in parti,
ognuna delle quali porta una parte del significato del segno. Ad esempio nel codice
numerico il segno 25 è costituito dalle parti 2 e 5 che sono portatrici rispettivamente dei
significati “due decine” e “più cinque unità”; invece nel codice del semaforo ogni segno
(luce rossa, gialla, verde) è globale, cioè non è articolato e si oppone come un tutto agli
altri segni. L’articolazione è legata alla posizionalità, ossia quella proprietà per la quale
la diversa posizione delle parti produce differenze di significato (come nei segni 25 e
52). Un codice articolato che sfrutta la posizione dei suoi elementi è una combinatoria
che può dar luogo a un numero infinito di segni. All’interno del segno linguistico
possiamo distinguere due livelli di articolazione:
I) quello cosiddetto di prima articolazione, in cui un segno linguistico può essere
analizzato in più parti, ciascuna costituita sempre da un’espressione e da un contenuto e
la quale, a sua volta, può essere riutilizzata con lo stesso significato per formare altri
segni, come nel caso della parola italiana cavallo che è scomponibile in due ‘pezzi’ o
segni più piccoli, cavall- e –o, dotati ciascuno di un suo significato (rispettivamente
“grande quadrupede domestico, con lunghi arti, testa allungata, criniera e folta coda,
allevato soprattutto per la cavalcatura o come animale da tiro” e “maschile/singolare”)
e che possono trovarsi, col medesimo significato, in altre parole (ad esempio cavall-a,
cavall-aio, cavall-aro, cavall-eria, cavall-ino ecc.; gatt-o, top-o, puledr-o, tavol-o, lett-
o, ecc.). Tali segmenti dotati comunque di espressione e contenuto costituiscono le
unità minime di prima articolazione e, come tali, non possono essere ulteriormente
scomposte in unità che siano dotate di significante e significato.
(II) quello cosiddetto di seconda articolazione, in cui viene analizzata esclusivamente
l’espressione linguistica, giungendo all’individuazione di unità prive di un contenuto
proprio: si tratta di ‘pezzi’ di significante privi di significato autonomo e che possono
combinarsi insieme per costituire le unità di prima articolazione. Per esempio la parola
cavallo è scomponibile nei suoni (rappresentati poi nella scrittura per mezzo di lettere)
c, a, v, a, l, l, o che non veicolano un contenuto, quindi non sono a loro volta segni e che
costituiscono le unità minime di seconda articolazione.
Le unità minime di prima articolazione saranno chiamate morfemi e le unità minime di
seconda articolazione fonemi. La possibilità di applicare entrambe queste procedure è
considerata una proprietà specifica delle lingue storico-naturali ed è detta normalmente
doppia articolazione.

Quali sono le proprietà che distinguono una lingua storico-naturale da un


calcolo?
Ciascun segno è un’associazione tra un contenuto mentale e l’espressione usata per
manifestarlo. Nel caso del segno linguistico, l’espressione è costituita dai suoni verbali
concreti, emessi da un parlante nella produzione di un messaggio, e questi suoni
concreti, sempre variabili e diversi tra loro, vengono ricondotti a schemi astratti, i
fonemi, che sono costanti e la cui conoscenza, condivisa da tutti i parlanti, permette la
comprensione reciproca nonostante la variabilità dei singoli foni. I fonemi a cui viene
ricondotta una sequenza di foni costituiscono il significante. Il significato, invece, è una
classe astratta di accezioni, di sensi, e, in quanto tale, permette la comprensione tra i
parlanti, anche se ciascuno di essi può attribuire un senso diverso ad una parola. In altre
parole, il significante corrisponde a ciò che Hjelmslev chiamava forma dell’espressione,
e il significato alla forma del contenuto.
Nel caso dei segni linguistici il livello (o strato) della forma dell’espressione è costituito
da una sequenza astratta di suoni – una serie di fonemi - presente nella lingua che i due
partecipanti all’atto comunicativo utilizzano nei loro scambi comunicativi; nel caso della
lingua scritta, invece, dai grafemi, ossia da una sequenza di unità funzionali minime sul
piano della lingua scritta. Tale sequenza (sia nel caso dei fonemi che in quello dei
grafemi) è detta, riprendendo un termine coniato da Saussure, il significante del segno,
ossia una classe astratta di suoni cui sono riconducibili tutti i suoni che produciamo e
comprendiamo, al di là di tutte le loro concrete realizzazioni individuali: tale classe
astratta di suoni, o significante, fa parte del sistema di riferimento, sociale e astratto,
comune a tutti i parlanti di una comunità linguistica (Saussure chiama langue tale
sistema sociale e astratto di riferimento) e di cui tutti i parlanti si servono per
comunicare tra loro: consideriamo ad esempio il caso della parola italiana cara che può
essere pronunciata o nella maniera standard oppure con la cosiddetta erre moscia, senza
che si creino incomprensioni in quanto entrambe le due diverse realizzazioni sono
riconducibili alla stessa parola: in tal modo abbiamo un rapporto tra qualcosa che varia
(la pronuncia standard di cara o quella con la erre moscia) e qualcosa che non varia, che
è invariante, ossia il significante /'ka.ra/ sul piano della langue. Le due realizzazioni di
cara (quella con la pronuncia standard e quella con la erre moscia) sono – e qui
introduciamo l’altro termine introdotto da Saussure insieme a langue – due atti di parole
diversi, due realizzazioni linguistiche prodotte da singoli parlanti, due attualizzazioni
diverse delle possibilità che sono offerte in potenza dalla langue. Il livello (o strato)
della forma del contenuto è invece costituito dal concetto astratto che la lingua
utilizzata nell’atto comunicativo prevede per la sequenza di fonemi (o di grafemi, gesti
ecc.) usata come espressione. Tale concetto è chiamato da Saussure il significato del
segno, è una nozione che fa parte della langue e costituisce una classe astratta di sensi
o di significazioni cui sono riconducibili tutti i singoli e concreti sensi, o significazioni,
che produciamo e comprendiamo al di là dei valori specifici che attribuiamo loro in ogni
singolo atto comunicativo. Consideriamo ad esempio il famoso caso – riportato da
Saussure nel Corso di linguistica generale – dell’enunciato La guerre, je vous dit, la
guerre, in cui la parola guerre può comunicare valori di volta in volta diversi a seconda
di colui che la usa, e dunque per qualcuno vorrà dire trionfo, potere, supremazia ecc.,
per qualcun altro distruzione, dolore, morte ecc., tuttavia, anche se non potremo mai
avere accesso a tutte le associazioni psicologiche legate alla parola guerre, ci sarà
sempre sul piano della langue qualcosa di invariante, un insieme di valori a livello di
significato (per esempio “lotta armata tra due o più stati o tra fazioni di uno stesso
stato”) cui ricondurre tutti i possibili sensi di guerre.
Consideriamo i codici costituiti da segni articolati di numero infinito e con possibilità di
sinonimia. Prendiamo ad esempio i numeri naturali, in cui, dato un qualsiasi numero, è
sempre possibile aggiungere una nuova unità e passare al numero immediatamente
successivo. Ad esempio al numero 27 posso aggiungere 1 e ottenere 28, poi di nuovo 1 e
ottenere 29 e così via all’infinito. Inoltre siamo in presenza di segni articolati: la
cifra 27 sarà scomponibile in 7 (che indica le unità) e 2 (che indica le decine). La
cifra 27 può essere poi espressa attraverso espressioni sinonimiche, ossia espressioni che
hanno lo stesso valore sul piano del contenuto ma differiscono per quanto riguarda il
piano dell’espressione: così 27 avrà come sinonimi i
segni 20+7, 21+6, 22+5, 14+13, 12+15, 3x9, ecc. Più grande sarà un numero, maggiore
sarà il numero dei segni sinonimici in grado in esprimere la stessa quantità numerica,
tuttavia, per quanto grande un numero possa essere, a un certo punto si arriverà sempre
a individuare tutti i possibili sinonimi del numero di partenza e dunque diremo che siamo
in presenza di una sinonimia predicibile e calcolabile.
Qualcosa di analogo accade nel caso delle lingue: anche qui i segni linguistici sono
scomponibili in unità di significato più piccole, come accade ad esempio nel caso
di cane, in cui abbiamo due elementi, uno (can-) legato al significato della parola in
questione e l’altro (-e) che indica il singolare maschile. Le parole di una lingua poi,
proprio come i numeri, sono di numero illimitato: nessuno, nemmeno il dizionario più
aggiornato, è in grado di stabilire con precisione il numero di parole di una lingua
perché, in virtù del principio di creatività costantemente all’opera in tutte le lingue, il
numero di vocaboli di una lingua cresce di continuo, per adattarsi alle esigenze e ai
bisogni sempre nuovi della comunità di parlanti che parlano una determinata lingua.
Infine, anche le lingue così come i calcoli presentano il fenomeno della sinonimia, per
cui uno stesso contenuto può essere espresso da due o più parole diverse che possono
essere sostituite l’una all’altra senza alterare il valore del contenuto che vogliamo
esprimere: consideriamo ad esempio il caso dell’aggettivo minuto che, se riferito a una
persona o al fisico di una persona, può essere sostituito da sinonimi
quali gracile, mingherlino, delicato ecc., così che a partire dall’enunciato Laura è una
ragazza molto minuta, si potranno avere come enunciati sinonimici Laura è una ragazza
molto gracile, Laura è una ragazza molto mingherlina, Laura è una ragazza molto
delicata ecc. L’aggettivo minuto, però, può essere usato anche in riferimento a una cosa
e in questo caso avrà come sinonimi piccolo, minuscolo, microscopico ecc., per cui si
potranno avere enunciati sinonimici quali Bisogna spezzare le mandorle in pezzetti
minuti, Bisogna spezzare le mandorle in pezzetti minuscoli, Bisogna spezzare le
mandorle in pezzetti microscopici ecc. Le due serie di sinonimi non sono intercambiabili
l’una con l’altra, e dunque non si potranno usare gli stessi sinonimi per riferirsi ora a una
persona ora a una cosa: ad esempio, non si potrà dire Bisogna spezzare le mandorle in
pezzetti molto gracili, perché gracile è sinonimo di minuto solo in riferimento alle
caratteristiche di una persona; analogamente non si potrà dire Laura è una ragazza
molto microscopica (o potremo dirlo solo in usi traslati) perché microscopico è sinonimo
diminuto solo in riferimento a una cosa.
A differenza di quanto accade nei calcoli, dunque, nelle lingue non è possibile stabilire a
priori quali saranno i sinonimi di una parola in tutti i suoi possibili contesti d’uso. Mentre
nel caso dei calcoli è indifferente che si usi 22+5 o 10+17 per riferirsi al numero 27, nel
caso delle lingue non solo non si può stabilire un numero finito di sinonimi di un
vocabolo (proprio perché le lingue si evolvono di continuo e quindi possono sorgere nuovi
sinonimi di una stessa parola), ma bisogna valutare caso per caso, a seconda del
contesto d’uso (quindi, nell’esempio appena visto, a seconda che ci riferiamo a una
persona o a una cosa), qual è di volta in volta il sinonimo appropriato di una determinata
parola. Diremo quindi che sia i calcoli che le lingue sono definibili come codici
semiologici a segni articolati, di numero illimitato, ordinabili in modi infiniti, con
sinonimia, con l’accortezza, però, di specificare la natura della sinonimia, che sarà
predicibile e calcolabile a priori nel caso dei numeri e impredicibile e incalcolabile a
priori nel caso delle parole di una lingua.

Spiegate le nozioni di significante e di significato


Ciascun segno è un’associazione tra un contenuto mentale e l’espressione usata per
manifestarlo. Nel caso del segno linguistico, l’espressione è costituita dai suoni verbali
concreti, emessi da un parlante nella produzione di un messaggio, e questi suoni
concreti, sempre variabili e diversi tra loro, vengono ricondotti a schemi astratti, i
fonemi, che sono costanti e la cui conoscenza, condivisa da tutti i parlanti, permette la
comprensione reciproca nonostante la variabilità dei singoli foni. I fonemi a cui viene
ricondotta una sequenza di foni costituiscono il significante. Il significato, invece, è una
classe astratta di accezioni, di sensi, e, in quanto tale, permette la comprensione tra i
parlanti, anche se ciascuno di essi può attribuire un senso diverso ad una parola. In altre
parole, il significante corrisponde a ciò che Hjelmslev chiamava forma dell’espressione,
e il significato alla forma del contenuto. Nel caso dei segni linguistici il livello (o strato)
della forma dell’espressione è costituito da una sequenza astratta di suoni – una serie di
fonemi - presente nella lingua che i due partecipanti all’atto comunicativo utilizzano nei
loro scambi comunicativi; nel caso della lingua scritta, invece, dai grafemi, ossia da una
sequenza di unità funzionali minime sul piano della lingua scritta. Tale sequenza (sia nel
caso dei fonemi che in quello dei grafemi) è detta, riprendendo un termine coniato da
Saussure, il significante del segno, ossia una classe astratta di suoni cui sono
riconducibili tutti i suoni che produciamo e comprendiamo, al di là di tutte le loro
concrete realizzazioni individuali: tale classe astratta di suoni, o significante, fa parte
del sistema di riferimento, sociale e astratto, comune a tutti i parlanti di una comunità
linguistica (Saussure chiama langue tale sistema sociale e astratto di riferimento) e di
cui tutti i parlanti si servono per comunicare tra loro: consideriamo ad esempio il caso
della parola italiana cara che può essere pronunciata o nella maniera standard oppure
con la cosiddetta erre moscia, senza che si creino incomprensioni in quanto entrambe le
due diverse realizzazioni sono riconducibili alla stessa parola: in tal modo abbiamo un
rapporto tra qualcosa che varia (la pronuncia standard di cara o quella con la erre
moscia) e qualcosa che non varia, che è invariante, ossia il significante /\'ka.ra/ sul
piano della langue. Le due realizzazioni di cara (quella con la pronuncia standard e
quella con la erre moscia) sono – e qui introduciamo l’altro termine introdotto da
Saussure insieme a langue – due atti di parole diversi, due realizzazioni linguistiche
prodotte da singoli parlanti, due attualizzazioni diverse delle possibilità che sono offerte
in potenza dalla langue. Il livello (o strato) della forma del contenuto è invece costituito
dal concetto astratto che la lingua utilizzata nell’atto comunicativo prevede per la
sequenza di fonemi (o di grafemi, gesti ecc.) usata come espressione. Tale concetto è
chiamato da Saussure il significato del segno, è una nozione che fa parte della langue e
costituisce una classe astratta di sensi o di significazioni cui sono riconducibili tutti i
singoli e concreti sensi, o significazioni, che produciamo e comprendiamo al di là dei
valori specifici che attribuiamo loro in ogni singolo atto comunicativo. Consideriamo ad
esempio il famoso caso – riportato da Saussure nel Corso di linguistica generale –
dell’enunciato La guerre, je vous dit, la guerre, in cui la parola guerre può comunicare
valori di volta in volta diversi a seconda di colui che la usa, e dunque per qualcuno vorrà
dire trionfo, potere, supremazia ecc., per qualcun altro distruzione, dolore, morte ecc.,
tuttavia, anche se non potremo mai avere accesso a tutte le associazioni psicologiche
legate alla parola guerre, ci sarà sempre sul piano della langue qualcosa di invariante,
un insieme di valori a livello di significato (per esempio “lotta armata tra due o più stati
o tra fazioni di uno stesso stato”) cui ricondurre tutti i possibili sensi di guerre.

In che consiste la doppia articolazione delle lingue storico-naturali?


Le lingue sono doppiamente articolate perché scomponibili in unità di I e II
articolazione: le unità di I articolazione sono i morfemi, cioè le unità minime dotate di
significato; le unità di II articolazione sono i fonemi, unità non dotate di significato
proprio, ma capaci di distinguere significati.

Spiegate la nozione di arbitrarietà


L’arbitrarietà è un concetto semiotico che rimanda a scelte attuate per convenzione. I
codici arbitrari sono codici caratterizzati da nessun tipo di somiglianza tra espressione e
contenuto. L’arbitrarietà si oppone all’iconicità, in quanto i codici iconici si
caratterizzano per una somiglianza tra espressione e contenuto. L’arbitrarietà, da una
parte genera codici più complessi, dall’altra favorisce la SEMIOPOIESI, ovvero la capacità
di formazione di nuovi segni. L’arbitrarietà è una proprietà del linguaggio verbale
secondo la quale non c’è somiglianza tra il significato e il significante. Questo rapporto è
stabilito per semplice convenzione. Il limite all’arbitrarietà è l’iconicità, dove c’è
somiglianza tra il significato e il significante (es: le parole onomatopeiche). Dal punto di
vista dell’ordine dell’espressione e del contenuto, abbiamo i codici iconici e quelli
arbitrari. In questi ultimi non c’è nessun grado di somiglianza tra contenuto ed
espressione. I codici arbitrari implicano l’acquisizione da parte dell’utente del codice e
la capacità di assegnare ad un contenuto l’espressione appropriata. L’arbitrarietà ci dice
che non esiste nessuna legge di natura che ci obbliga ad associare ad un determinato
significante un corrispettivo significato. Infatti, nelle diverse lingue, con diversi
significanti ci si può riferire allo stesso significato. Individuiamo, però, diversi gradi di
arbitrarietà, poiché vi sono segni che sono meno immotivati di altri. Per esempio, il
francese vingt è un segno immotivato, ma dix-neuf non lo è in egual misura, poiché il
suo significato “diciannove” è composto da quello dei suoi costituenti, dix (“dieci”)
e neuf (“nove”).

Spiegate in cosa consiste il rapporto arbitrario tra forma e sostanza


dell’espressione e fornitene un esempio
La sostanza dell’espressione è costituita da materiale fonico, o, per meglio dire, da
tutta la gamma di suoni che l’apparato fonatorio degli esseri umani è in grado di
produrre e che l’apparato uditivo è in grado di percepire. Tale materiale, però, viene
‘formato’ dalle diverse lingue in maniera diversa: ad esempio, in italiano la porzione di
sostanza fonica che è compresa tra il suono [a] e il suono [e] è distinta in due aree ben
precise in quanto ci sono coppie di parole che si distinguono proprio in quanto lì dove
una presenta il suono [a], l’altra presenta il suono [e] come nel caso di ['san.to] e
['sen.to] o di ['tan.to] e ['ten.to]. In arabo invece possiamo pronunciare la
parola kitāb “libro” sia come [ki.'ta:b] che come [ki.'teb] senza che questo dia luogo a
due parole distinte ma solo a due pronunce diverse della medesima parola. Possiamo
quindi dire che l’italiano e l’arabo ‘ritagliano’ o ‘formano’ in maniera diversa la stessa
porzione di sostanza fonica o che la stessa porzione di sostanza fonica viene ‘formata’
diversamente nelle due lingue e questo sulla base dell’arbitrarietà tra forma e sostanza
dell’espressione. L’arbitrarietà tra forma e sostanza dell’espressione o, altrimenti detto,
l’arbitrarietà nell’organizzazione interna del significante, è nota anche come
arbitrarietà formale delle lingue. Malgrado tutti gli uomini dispongano di un medesimo
apparato per produrre i suoni linguistici così come di un medesimo sistema percettivo, i
suoni usati nelle lingue umane sono diversissimi. In alcune lingue dell’Africa australe, ad
esempio, alcuni suoni che nella nostra cultura svolgono un ruolo paralinguistico sono
invece integrati nel sistema dei suoni utilizzati da lingue diverse: per esempio lo
schiocco della lingua con cui spesso i bambini indicano i passi del cavallo o il rumore
prodotto dalla lingua sulla parte superiore dei denti (lo schiocco della lingua sui denti
con un rumore tipo tsss) che molti popoli del Mediterraneo, tra cui gli italiani del Sud,
usano come negazione. Ma si possono dare anche casi in cui suoni fisicamente molto
simili sono organizzati diversamente dalle singole lingue. Vediamo a questo proposito il
ruolo svolto dall’accento: in italiano l’accento può collocarsi in una delle ultime tre
sillabe di una parola, e alcune coppie (o terne) di forme si distinguono esclusivamente
per la posizione dell’accento: si pensi a àncora e ancóra, sùbito e subìto, o
a càpito, capìto e capitò ecc. In francese invece l’accento ha una posizione fissa e cade
sull’ultima delle sillabe accentabili di una parola: pertanto non ci possono essere coppie
di parole distinte soltanto dalla posizione dell’accento. Si pensi ancora alla lunghezza
dei singoli suoni: in molte lingue questa è utilizzata per distinguere tra parole diverse. In
italiano, per esempio, solo nei suoni consonantici (e non in tutti i casi) la differenza di
lunghezza consente di differenziare da sola due parole: ad esempio in coppie
come casa / cassa, fato /fatto; al contrario la differenza tra una vocale lunga e una
breve non può svolgere la medesima funzione. In inglese si ha una situazione quasi
opposta: la differenza di lunghezza vocalica può distinguere tra parole diverse, come
avviene nelle coppie beat “battere” / bit “pezzettino”, fool “pazzo” / full “pieno”.
Questa proprietà della lunghezza vocalica si manifesta però solo sotto accento (dunque
in posizione cosiddetta tonica), mentre in posizione atona (ossia nel caso di vocali o
sillabe non accentate) tutte le vocali sono molto brevi. La lunghezza consonantica
invece, contrariamente a quanto avviene in italiano, in inglese non differenzia due
diverse parole. In latino classico era attestata una soluzione ancora più complessa: la
lunghezza aveva funzione distintiva sia per quanto riguardava le vocali (toniche e
atone), sia per molte consonanti: troviamo così, da un lato, coppie di parole
come pǎlus (con vocale tonica breve) “palude” / pālus (con vocale tonica lunga) “palo”
e Romǎ (con l’ultima vocale atona e breve) che è un nominativo, ovvero svolge la
funzione di soggetto nella frase / Romā (con l’ultima vocale atona e lunga), al caso
ablativo, cioè significa più o meno “da Roma” in cui parole di significato diverso si
distinguono per la diversa lunghezza delle vocali e, dall’altro, coppie di parole
come anus “donna vecchia” / annus “anno” in cui è la lunghezza consonantica a
distinguere parole di significato diverso.

Spiegate che cosa vuol dire che il linguaggio è biplanare:


Il linguaggio si dice biplanare in quanto mette in relazione due diversi piani: il piano del
contenuto, che corrisponde ai contenuti mentali che ogni parlante ha, e il piano
dell’espressione, attraverso il quale i contenuti mentali prendono forma. Diciamo che il
linguaggio è biplanare (o rivela biplanarità) perché è costituito, per l’appunto, da due
piani distinti, quello dell’espressione e quello del contenuto. Immaginiamo, come dice
Saussure, di paragonare una lingua a un foglio di carta, dove il pensiero è il recto e il
suono è il verso: come nel caso del foglio di carta non si può ritagliare il recto senza
ritagliare nello stesso tempo il verso, così nella lingua (Saussure in questo caso parla
delle lingue, ma lo stesso esempio può essere valido anche per altri sistemi
comunicativi) non si può isolare né il suono dal pensiero, né il pensiero dal suono. Gli
elementi dei due ordini si combinano insieme e danno luogo a ‘porzioni’ biplanari
costituite da una determinata sequenza fonica associata a un determinato contenuto:
siamo di fronte a una prima e generica definizione di segno, per cui vi è una relazione a
due termini (diadica) tra un’espressione A (un’entità materialmente percepibile) e un
contenuto B (qualcosa che cogliamo con la nostra mente grazie alla mediazione di A).

Spiegate la differenza tra la nozione di langue e quella di parole


La langue si muove nel regno dell’invarianza, quindi sul piano astratto e, per
Saussure, ha una dimensione sociale, cioè è la lingua condivisa e il sistema di
riferimento di un’intera comunità linguistica. Viceversa la parole, che si muove
nel regno della variabilità, è la singola realizzazione concreta, l’atto linguistico
individuale che trova fondamento nella langue. Ferdinand de Saussure, nel suo Corso di
Linguistica Generale (1916) distinse tra la langue, un insieme di abitudini linguistiche che permettono ai parlanti di capire
e farsi capire, e la parole, l’atto di realizzazione concreto. Quindi, la langue si colloca a livello astratto, in quanto
rappresenta un sistema linguistico, di riferimento collettivo, che si trova nella nostra mente. Grazie alla langue si realizza
l’atto concreto individuale e variabile della parole. Secondo la definizione di Saussure, la langue è una sorta di codice di
riferimento collettivo, cui far riferimento per produrre atti di parole. La langue quindi è sociale e astratta. La Parole, invece,
è l’uso individuale di questo codice ed è, quindi, soggettiva e concreta.
Indicate la differenza tra langue e competenza
La nozione di langue è stata introdotta da Saussure nel Corso di linguistica generale e
rappresenta un sistema di riferimento astratto, collettivo, sociale, invariabile, che è
depositato nella comunità linguistica cui si appartiene. La nozione di competenza è stata
introdotta da Chomsky e riguarda tutto ciò che un parlante sa della propria lingua ed è
individuale. Al di là delle singole, variabili e individuali realizzazioni foniche e di
contenuto, i parlanti di una lingua possono comprendersi fra loro perché esiste a un
livello astratto, a un livello cosiddetto di langue (in termini saussuriani) qualcosa di
invariabile e di oggettivamente condiviso tra coloro che appartengono a una medesima
comunità linguistica, ossia il livello dei significanti, da un lato, e quello dei significati,
dall’altro, a cui, ogni volta che produciamo o comprendiamo un enunciato, siamo in
grado di ricondurre rispettivamente i suoni e le significazioni che produciamo o
comprendiamo. La nozione di competenza, enunciata da Noam Chomsky, è
prevalentemente concentrata sulla lingua in quanto codice separato dai suoi utenti e dai
suoi contesti d’uso, caratterizzandosi soprattutto come teoria della competenza
sintattica di un parlante-ascoltatore ideale, considerato senza far riferimento alle
funzioni del linguaggio e alla situazione di enunciazione. La nozione di competenza
linguistica introdotta da Chomsky si riferisce,in sostanza, all’insieme delle conoscenze
relative a una lingua che un parlante, anche a livello inconscio, possiede.

Spiegate la nozione di pertinenza e datene un esempio


Ogni lingua opera delle classificazioni di esperienza, seleziona ad esempio significati
associandoli ad un determinato gruppo di suoni. Nell’operare queste classificazioni, ogni
lingua definisce dei tratti pertinenti, tratti che operano delle differenze. La
pertinentizzazione è il processo tramite il quale si stabiliscono ed individuano questi
tratti pertinenti. In italiano è pertinente, ad esempio, la differenza fonologica tra [e] e
[a], quindi la parola “pare” sarà diversa dalla parola “pere”. In arabo, invece, non si
riconosce questa differenza. La parola libro può essere identificata sia con [kitɛb] che
con [kitab]. In inglese, invece, è pertinente la differenza tra [i] e [i:] (allungamento
vocalico), infatti [ʃip] (ship)≠[ ʃi:p](sheep). La pertinenza riguarda il concetto di
distintività. È pertinente tutto ciò che ha una funzione distintiva del significato. La
pertinenza è collegata all’arbitrarietà. Infatti, l’italiano rende pertinente la lunghezza
consonantica (es. pala-palla / tuta-tutta / casa-cassa), mentre l’inglese rende
pertinente la lunghezza vocalica (es. ship-sheep). Il concetto di pertinenza ha a che fare
con quelli di importanza e di distinzione. Sono definiti tratti pertinenti quei tratti che
hanno un’importanza in un determinato sistema linguistico, che svolgono una funzione e
che hanno la capacità di attuare una distinzione. Ad esempio, in inglese la lunghezza
vocalica è un tratto pertinente, in quanto attua distinzioni tra parole, ad es. [ʃip]
(ship)≠[ ʃi:p](sheep). In italiano, al contrario, la lunghezza vocalica non è un tratto
pertinente.

Spiegate le nozioni di sincronia e di diacronia


Le nozioni di sincronia e diacronia sono generalmente legate ai cambiamenti linguistici,
considerando o meno la variabile del tempo. Uno studio linguistico che tiene conto dei
cambiamenti della lingua nel corso del tempo viene detto diacronico. I cambiamenti
linguistici possono però essere analizzati anche in modo sincronico, ovvero escludendo la
variabile del tempo e considerando eventi simultanei.La dicotomia tra sincronia
(termine formato a partire dal greco antico σʋσ, sýn “con, insieme” e
χρόνος, khrónos “tempo”) e diacronia (termine formato a partire dal greco antico
διά, diá “per, attraverso” e χρόνος, khrónos “tempo”) non è una distinzione
cosiddetta in re, non riguarda la lingua, ma definisce i due fondamentali punti di vista a
partire dai quali può essere intrapreso lo studio di una qualsiasi lingua storico-naturale.
Il punto di vista sincronico consiste – come afferma Saussure - nell’analisi dei “rapporti
tra cose coesistenti” senza considerare l’intervento del tempo. Il punto di vista
diacronico, invece, riguarda un tipo di analisi diversa, in cui “è possibile considerare una
cosa alla volta”, considerando tutti i fenomeni di un certo stadio linguistico con i loro
cambiamenti.
Ciascun fatto linguistico potrà dunque essere analizzato su due dimensioni fondamentali:
• l’asse della sincronia o della simultaneità, che ci permette di cogliere la funzione
che un elemento linguistico (un suono, un elemento grammaticale, lessicale ecc.) ha in
rapporto agli altri elementi con cui coesiste (a questo proposito parliamo di analisi
sincronica);
• l’asse della diacronia o delle successioni, che ci permette di cogliere sia la
provenienza di un elemento linguistico sia la direzione in cui esso si evolve (a
questo proposito parliamo di analisi diacronica).

Spiegate la nozione di metalinguisticità


Parliamo di metalinguisticità per riferirci alla proprietà che solo le lingue storico-
naturali possiedono di parlare sia di loro stesse che di altri tipi di codici: si tratta della
cosiddetta riflessività o anche autonimia, o ancora capacità metalinguistica riflessiva. Si
tratta di una proprietà centrata sul codice e che si realizza nella cosiddetta funzione
metalinguistica, la quale si manifesta sin dalla più tenera infanzia quando un bambino si
interroga sul significato o la forma delle parole della propria lingua (ad esempio quando
chiede Cosa significa ‘trambusto’? o ‘Commovente’ si scrive con due ‘m’?) e, in
generale, in tutte le occasioni in cui ‘riflettiamo’ sulla nostra lingua o su qualsiasi altro
tipo di codice. A questo proposito definiamo metalinguaggio o metalingua un linguaggio
usato per descriverne un altro, detto lingua-oggetto: ad esempio, nel caso in cui
spieghiamo in italiano un’equazione di secondo grado, diremo che il linguaggio-oggetto
sarà costituito dal codice matematico e il metalinguaggio dalla lingua italiana; così se
diciamo In tedesco l'articolo determinativo al plurale è sempre ‘die’, il linguaggio-
oggetto sarà costituito dalla lingua tedesca e il metalinguaggio dalla lingua italiana o
ancora, se diciamo La parola italiana ‘banco’ è costituita da due sillabe linguaggio-
oggetto e metalingua coincideranno, in quanto stiamo usando l’italiano (come
metalinguaggio) per descrivere un fenomeno della lingua italiana (intesa come
linguaggio-oggetto). Col termine ‘metalinguisticità’ ci riferiamo alla proprietà di una
lingua di parlare di se stessa. Si chiama metalinguaggio o metalingua un linguaggio usato
per descriverne un altro, detto linguaggio-oggetto o lingua-oggetto; ad esempio, nel
descrivere in italiano una formula matematica usiamo la lingua italiana per parlare del
linguaggio-oggetto costituito dal codice matematico. Una delle proprietà semiotiche più
importanti delle lingue verbali è la capacità di funzionare da metalinguaggi di se stesse,
di avere se stesse come contenuto, come oggetto di descrizione e spiegazione; ad
esempio in frasi come Che vuol dire australopiteco?, Ho detto pasta non basta, Cane è
maschile singolare, sia il linguaggio-oggetto (australopiteco, pasta, basta, cane) che il
metalinguaggio sono costituiti dalla lingua italiana. Si tratta della capacità
metalinguistica riflessiva, riflessività o autonimia che è una proprietà esclusiva delle
lingue storico-naturali.

Spiegate la differenza tra sintagmatico e paradigmatico


I rapporti sintagmatici si instaurano tra elementi compresenti nella stessa frase e si
dicono, perciò, rapporti in praesentia. I rapporti associativi o paradigmatici riguardano
gli elementi sull’asse paradigmatico e sono detti in absentia, perché riguardano
l’elemento e la sua relazione con gli altri elementi che sarebbero potuti essere al suo
posto nell’asse sintagmatico. Secondo una terminologia che risale a Saussure, l’asse sul
quale sono disposti gli elementi linguistici selezionati è detto asse sintagmatico; il
magazzino di memoria dal quale vengono selezionati gli elementi da disporre
sintagmanticamente è detto asse paradigmatico. Quindi, gli enunciati si formano
selezionando gli elementi dall’asse paradigmatico e disponendoli sull’asse sintagmatico
insieme ad altri elementi dello stesso livello. Sintagmatico e paradigmatico sono due
termini coniati da F. de Saussure. Il primo indica i rapporti che si stabiliscono tra i vari
elementi in una frase (asse della linearità, dunque in praesentia); l’altro si pone
sull’asse verticale e indica i rapporti tra l’elemento scelto dal parlante e tutti gli altri
elementi che potrebbero trovarsi nella stessa posizione (in absentia).

Commentate brevemente la seguente frase tratta dal Corso di linguistica


generale di F. de Saussure: “Così vingt (venti) è immotivato, ma dix-
neuf(diciannove) non lo è in egual grado, perché evoca i termini di cui si
compone e altri che gli sono associati, per
esempio dix (dieci), neuf (nove), vingt-neuf(ventinove), dix-
huit (diciotto), soixante-dix (settanta) ecc.”
Questa frase è relativa ad uno dei pilastri dello studio saussuriano, ovvero il principio di
arbitrarietà, secondo il quale le lingue verbali sono arbitrarie, o meglio immotivate, cioè
in esse non c’è corrispondenza naturale tra significante e significato. Ma in questo caso
la frase è riferita in particolare al principio di arbitrarietà relativa, secondo il quale non
tutti i segni sono totalmente immotivati. È il caso, questo, dei numeri composti,
appunto relativamente arbitrari in quanto devono il loro significato ai numeri che lo
compongono. Questa frase può essere spiegata attraverso il concetto di arbitrarietà. Le
lingue verbali sono arbitrarie perché presentano dei segni in cui non vi è nessun legame
naturale tra il significato e il significante. Ma anche nelle lingue verbali, come in alcuni
codici, vi sono tracce di iconicità, rappresentate, ad esempio, dalle onomatopee (che
riproducono fonicamente dei suoni reali) o i raddoppiamenti sintattici. Così, mentre
vingt è, per Saussure, del tutto arbitrario, dix-neuf lo è di meno, in quanto presenta una
traccia di iconicità, perché all’idea della quantità rappresentata dal diciannove vi è la
rappresentazione delle componenti del segno, anche se, presi singolarmente, dix e neuf
sono arbitrari. Con questa frase, Saussure, padre della linguistica moderna, allude al
concetto di arbitrarietà. L’arbitrarietà è un vincolo convenzionale tra espressione e
contenuto; essa si oppone alla motivazione. Infatti, non esiste alcuna motivazione di
tipo logico perché al significante venti debba corrispondere il numero che esso
rappresenta, ma è il risultato di una convenzione. Nel caso di diciannove, invece, si ha
un livello di motivazione maggiore, in quanto è correlato agli elementi componenti.

Illustrate il rapporto tra semiotica e linguistica


Per Saussure la linguistica va considerata come una parte di una scienza più generale
che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale. A tale disciplina Saussure dà il
nome di semiologia (in francese sémiologie) e il compito del linguista sarà di definire ciò
che fa della lingua un sistema speciale nell’insieme dei fatti semiologici. Per semiotica o
semiologia si intende lo studio dei segni e dei sistemi di comunicazione. Semiologia è
stato coniato da Saussure per indicare una scienza generale dei segni, che aiuti a capire
la particolare natura della lingua confrontandola con altri «sistemi di segni che
esprimono idee» (riti, galateo,segnali militari ecc.). Per Saussure infatti la lingua è solo
uno di tali sistemi benché il più importante, dunque la linguistica in quanto studio
scientifico del linguaggio e delle lingue è parte della semiologia.
Spiegate la differenza tra arbitrarietà verticale e arbitrarietà orizzontale
L’arbitrarietà verticale è quella tra significato e significante, nel senso che non esiste
alcuna motivazione per cui ad un determinato significante, come g-a-t-t-o, debba
corrispondere a quel determinato contenuto, ossia, il concetto che abbiamo in mente
associato a quei suoni. L’arbitrarietà orizzontale, invece, è quella esistente tra tutti i
significati e tutti i significanti. Nel mondo esistono tante e diverse lingue a
dimostrazione della validità e della pervasività del principio di arbitrarietà: se i segni
linguistici non fossero arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte
molto simili, ma proprio la diversità delle lingue ci dimostra che non è così e che ogni
lingua, per dir così, ‘ritaglia’ o suddivide in un modo che le è proprio la sostanza o
materia del contenuto, così il concetto o la nozione “gatto” è reso in italiano per mezzo
della parola gatto, in francese con chat, in inglese con cat, in tedesco con Katz, in
spagnolo con gato, in turco con kedi, in swahili con paka ecc. Analogamente, parole
simili in lingue diverse non designano cose o concetti simili: ad esempio in italiano la
parola bello si riferisce al concetto “bello”, ma ci sono in altre lingue parole simili
foneticamente a bello che significano tutt’altra cosa, dal latino bellum che vuol dire
“guerra”, all’inglese bell che vuol dire “campana”, al turco belli che significa
“evidente” ecc. L’esistenza di nomi diversi per uno stesso concetto mostra che non c’è
alcun vincolo naturale e necessario tra il significante e il significato di un segno (a
questo proposito si parla di arbitrarietà verticale o semplicemente di arbitrarietà). Se
invece guardiamo al modo in cui ciascuna lingua classifica, ‘ritaglia’, per dir così, le
forme dei significanti all’interno del piano dell’espressione e le forme dei significati
all’interno del piano del contenuto, ci accorgiamo che sono arbitrari non solamente i
rapporti tra ciascun significante e ciascun significato, ma anche, all’interno di ciascuno
dei due piani, quelli tra un significante e gli altri significanti e quelli tra un significato e
gli altri significati (a questo proposito si parla di arbitrarietà orizzontale). Per esempio,
l’italiano organizza autonomamente e diversamente dalle altre lingue il proprio piano
del significante di modo che, ad esempio, la lunghezza vocalica non è una distinzione
pertinente, per cui se noi pronunciamo la parola mano ora con la a breve, ora con la a
lunga non otteniamo due parole diverse, ma due realizzazioni foniche di una stessa
parola. Un discorso analogo si può fare per quanto riguarda i rapporti tra significati: in
italiano usiamo la parola nipote per riferirci al figlio (o alla figlia) del figlio o della figlia
oppure al figlio (o alla figlia) del fratello o della sorella, mentre una lingua come
l’inglese distingue tra il figlio (grandson) o la figlia (grand-daughter) del figlio o della
figlia, e il figlio (nephew) o la figlia (niece) del fratello o della sorella.

Spiegate che cosa sono le lingue dei segni e in che cosa differiscono dalle
lingue verbali
Col termine 'lingue dei segni'ci riferiamo ai sistemi di comunicazione usati dai non udenti
che comunicano fra loro 'con i gesti', ma si tratta di gesti e di codici ben diversi da quelli
usati dagli udenti. I gesti usati dagli udenti servono o da accompagnamento del parlato
oppure, nel caso dei sistemi gestuali dei vigili, dei direttori d'orchestra ecc., sono
costituiti da segni non articolati, hanno un potenziale semantico piuttosto limitato e
inoltre non usano i segni in frasi sintatticamente più complesse, mentre, nel caso delle
lingue dei segni, abbiamo a che fare con dei sistemi linguistici che si realizzano
attraverso la modalità visivo-gestuale: si tratta di vere e proprie lingue costituite da
segni articolati, hanno un lessico molto ricco e potenzialmente infinito, proprio come le
lingue verbali, e, infine, hanno delle precise regole sintattiche per costruire frasi e
discorsi. Ma, a differenza delle lingue verbali che sono costituite da parole, le lingue dei
segni sono codici di tipo visivo-gestuale costituite a partire da particolari tipi di segni:
qui usiamo il termine segno non in senso semiotico più generale, ma per riferirci a delle
particolari configurazioni di gesti articolati in uno spazio ben preciso rispetto a colui che
li produce (detto il segnante). Tali segni vengono prodotti infatti in uno spazio compreso
tra il bacino del segnante fino all'altezza della sua testa, senza mai andare oltre.
Per 'lingua dei segni' si intende il codice gestuale usato da una comunità di sordomuti,
come l'ASL (American sign language) e la LIS (Lingua italiana dei segni). Le lingue dei
segni sono oggi ritenute vere e proprie lingue, equivalenti a quelle verbali, dalle quali si
differenziano perchè non usano il mezzo fonico e per altri tratti, ma con le quali
condividono aspetti essenziali nella semantica, nella sintassi e nei modi di variazione
diacronica e diatopica.

Spiegate che cosa sono gli universali linguistici


Le lingue del mondo sono differenti tra loro, ma, essendo delle realizzazioni concrete
diverse dell’unica facoltà di linguaggio, queste differenze non sono illimitate. Pertanto
esistono delle caratteristiche che le lingue hanno in comune, dette universali linguistici.
Essi possono essere di due tipi: universali linguistici essenziali, che derivano dalla
nozione stessa di lingua, e universali sostanziali o empirici o oggettivi. Tra i primi c’è il
principio della biplanarità che è un principio semiotico generale e quindi riguarda tutti i
codici, mentre tra i secondi c’è, per es., il possesso di almeno due categorie lessicali
comuni, cioè il nome e il verbo, e anche principi come quello della ricorsività e della
dipendenza dalla struttura.
Gli universali linguistici sono degli elementi presenti in tutte le lingue del mondo e che
riguardano alcune caratteristiche proprie del linguaggio umano: fra questi ricordiamo la
ricorsività (ossia la possibilità di costruire frasi sempre nuove inserendo, in una frase
data, un’altra frase, poi quest’ultima in un’altra frase ancora ecc.) e la dipendenza
dalla struttura (ossia il fatto che le frasi non sono organizzate come una semplice
successione di parole in cui la forma di una parola è determinata dalla forma della
parola, o delle parole, più vicine, ma in molti casi la forma delle parole può essere
determinata da quella di altre parole anche molto distanti tra loro e quindi è necessario
considerare tutta la struttura della frase).

Spiegate che cos’e un codice e fornite esempi di codici di tipo diverso


Il codice è un sistema di segni, un sistema di corrispondenza tra piano dell’espressione e
piano del contenuto. I codici possono essere iconici quando tra i due piani c’è un
rapporto di somiglianza; arbitrari quando tra i due piani non vi è nessun rapporto di
somiglianza.
Il codice è un sistema di comunicazione che relaziona il piano del contenuto con quello
dell’espressione. È un insieme di possibilità la cui realizzazione è il messaggio, che passa
da un emittente a un ricevente. In base alla relazione tra ordine dell’espressione e
ordine del contenuto i codici si dividono in iconici e arbitrari: sono iconici quei codici in
cui vi è una qualche somiglianza tra espressione e contenuto. Ne sono esempi i
diagrammi e gli istogrammi, le simbologie usate nelle guide turistiche, ecc; nei codici
arbitrari non vi è invece alcuna analogia tra espressione e contenuto, la relazione tra
espressione e contenuto non è cioè motivata né da una somiglianza né da una necessità
intrinseca. L’esempio più immediato di codice arbitrario è fornito proprio dalle lingue
verbali.
Spiegate la differenza tra la nozione di lingua e quella di linguaggio
Il linguaggio può essere definito come la facoltà di associare due ordini di elementi:
contenuti mentali (piano del contenuto) e realtà (piano dell’espressione); si può dire che
il linguaggio sia la capacità comune a tutti gli esseri umani di creare un sistema di
comunicazione, mentre la lingua è la forma specifica che questo sistema di
comunicazione assume nelle diverse comunità linguistiche. Inoltre il linguaggio, essendo
una capacità, è un termine utilizzato singolarmente, mentre il termine lingua può essere
utilizzato al plurale perché esistono diverse lingue.
La lingua è un sistema articolato su più livelli, è un codice di corrispondenze tra
espressione e contenuto. Non è un blocco monolitico, è stratificato verticalmente
(variazione diastratica) in base alla differenza sociale dei parlanti; orizzontalmente
(variazione diatopica) per quanto riguarda le differenze dialettali; comprende poi una
variazione diafasica, che riguarda il livello di formalità e il grado di accuratezza e di
controllo che si utilizzano nell’atto del parlare, e, infine, una variazione diamesica, che
concerne il mezzo utilizzato per comunicare. Il linguaggio è la naturale capacità umana
di utilizzare il sistema di segni costituito dalla lingua. Possiede caratteristiche che sono
valide per tutti gli esseri umani: carattere congenito, immutabile, universale, non viene
appreso e non viene dimenticato, associa i due piani di espressione e contenuto, pur
imponendo limitazioni nell’associazione degli stessi.

Domande chiuse
Sulla base del titolo di queste due opere, dire quale di esse si occupa di lin-
guistica diacronica e quale di linguistica sincronica:
1. L'apofonia nell’indoeuropeo
LINGUISTICA SINCRONICA

2. Lo sviluppo dell’articolo nelle lingue romanze


LINGUISTICA DIACRONICA

Quali dei seguenti studi si occupa di linguistica diacronica e quale di lingui-


stica sincronica?
1. Evoluzione dei casi nelle lingue germaniche
LINGUISTICA DIACRONICA
2. Lo studio dell’accordo tra nome e aggettivo in francese
LINGUISTICA SINCRONICA

Quali dei seguenti studi si occupa di linguistica diacronica e quale di lingui-


stica sincronica?
1. Analisi dell’evoluzione di forme grammaticalizzate nelle lingue romanze
LINGUISTICA DIACRONICA
2. Studio della posizione del soggetto e dell’oggetto nell’italiano contemporaneo
LINGUISTICA SINCRONICA
Quali dei seguenti studi si occupa di linguistica diacronica e quale di lingui-
stica sincronica:
1. La declinazione dell’aggettivo in latino
LINGUISTICA SINCRONICA
2. Comparazione delle lingue germaniche: analisi e teoria del protogermanico
LINGUISTICA DIACRONICA

Quali dei seguenti studi si occupa di linguistica diacronica e quale di lingui-


stica sincronica:
1. La declinazione dell’aggettivo in latino
2. Comparazione delle lingue germaniche: analisi e teoria del protogermanico
Tutto questo indica una innata competenza semantica

I parlanti di una determinata lingua sono in grado di:


1. Riconoscere se una parola appartiene alla loro lingua oppure a una lingua stra-
niera;
2. Formare parole nuove a partire da parole già esistenti tramite l’utilizzo di affissi.
Tutto questo indica una innata competenza morfologica

I parlanti di una determinata lingua sono in grado di:


1. Riconoscere quali suoni appartengono alla propria lingua, distinguendoli così da
quelli appartenenti ad una lingua straniera;
2. Operare in maniera intuitiva e automatica cambi di accento (amíco, amichévole);
3. Pronunciare in maniera corretta le diverse parole e i diversi suoni che le compon-
gono.

Tutto questo indica una innata competenza fonologica

I parlanti di una determinata lingua sono in grado di:


1. Formulare un numero potenzialmente infinito di frasi, ad esempio una frase inter-
rogativa a partire da una semplice frase dichiarativa;
2. Comprendere il significato di frasi mai sentite prima.
Tutto questo indica una innata competenza sintattica

Indicate alcune caratteristiche proprie del linguaggio umano

Discretezza, ricorsività, dipendenza dalla struttura.


Domande multiple
Cos'è la dimensione sintattica di un segno:
La relazione di un segno con altri segni

Cos'è la dimensione pragmatica di un segno:


La relazione di un segno con gli utenti del codice.

In italiano è pertinente la lunghezza consonantica, in inglese è pertinente la


lunghezza vocalica. Questa affermazione è un esempio di:
Arbitrarietà tra forma e sostanza dell'espressione.

L'italiano articola la porzione di sostanza fonica che sta fra [a] ed [ε] in due
aree distinte [a] ed [ε], mentre in arabo questa porzione di sostanza fonica
non riceve lo stesso trattamento: ad esempio, possiamo pronunciare indi-
stintamente [kita:b] e [kit ε:b] 'libro'. Si tratta di un caso di:
Arbitrarietà tra forma e sostanza dell'espressione

In turco su è un nome e vuol dire 'acqua', mentre in italiano è una preposi-


zione e vuol dire 'sopra'. Si tratta di un caso di:
Arbitrarietà tra forma e sostanza del contenuto

In italiano distinguiamo tra braccio e mano e tra gamba e piede, mentre in


cèco (la lingua slava occidentale parlata nell'attuale Repubblica Cèca) si
hanno le forme ruka 'braccio, mano' e noha 'gamba, piede'. Si tratta di un
caso di:
Arbitrarietà tra forma e sostanza del contenuto

Un grafico con l'andamento della produzione di un industria è un segno:


Iconico
Per noi italiani il suono [r] è diverso dal suono [l] ma in giapponese questa
differenza non esiste (e quindi un giapponese può non percepire la diffe-
renza tra [r] e [l]). Si tratta di un caso di:
Arbitrarietà tra forma e sostanza dell'espressione

In italiano il concetto di 'nero' è espresso dalla parola nero, in latino invece


era espresso da ater e niger. Si tratta di un caso di:
Arbitrarietà tra forma e sostanza del contenuto

Ai quattro termini italiani mente, anima, animo, spirito corrispondono in in-


glese i tre termini mind, soul, spirit e in francese i due termini esprit e
âme. Si tratta di un caso di:
Arbitrarietà tra forma e sostanza del contenuto

Domande libere
Fornite un esempio di arbitrarietà tra forma e sostanza del contenuto.
Ogni lingua categorizza diversamente la sostanza del contenuto (come quella
dell’espressione), dando forma diversa alla variabilità a-morfa dell’esperienza. È possi-
bile, quindi, che uno stesso ambito esperienziale trovi codifica diversa nelle diverse lin-
gue: ad esempio, l’italiano distingue (forma) attraverso 3 segni (bosco, legno, legna) lo
stesso contenuto esperienziale cui l’inglese e il francese si riferiscono con un unico se-
gno (ingl. wood; fr. bois) e il tedesco con due (Holtz e Wald).

Spiegate cosa si intende per competenza morfologica fornendo degli


esempi.
Per competenza morfologica si intende ciò che il parlante sa circa le parole della propria
lingua. Il parlante sa formare parole nuove attraverso affissi o per conversione, p. es.
studio, studiare, studente oppure piacere (verbo) - il piacere (sostantivo), e formare pa-
role composte come contachilometri. Sa che a partire dalla forma infinitiva di un verbo
si possono formare forme flesse. Sa inoltre distinguere le parole della propria lingua sia
da quelle straniere (che quindi non sente come appartenenti alla propria lingua) sia da
quelle impossibili da realizzare nella sua lingua.
Spiegate cosa si intende per competenza fonologica fornendo degli esempi.
Per competenza fonologica si intende ciò che il parlante sa circa i suoni della propria lin-
gua. Ad esempio un italofono sa che suoni come [b, p, k, d, s] sono suoni della lingua
italiana, mentre [ʒ] del francese juste o [θ] dell'inglese thing non lo sono. Sa che per
formare il plurale di medico il suono [k] diventa [ʈʃ] (i.e. medici). Sa dividere le parole in
sillabe e identificare la posizione dell’accento. Sa che nel formare una nuova parola per
affissazione l'accento cambia (es. differire -differimento). Inoltre conosce le incoerenze
del sistema grafico della propria lingua: ad esempio sa che in italiano al grafema < s >
può corrispondere sia il suono /s / che /z/ come in schivo [skivo] e sgradito [zɡradito].

Spiegate cosa si intende per competenza semantica fornendo degli esempi.


La competenza semantica di un parlante sta nel saper riconoscere il significato delle pa-
role e delle frasi della propria lingua e il saper creare relazioni semantiche tra queste
(i.e. sinonimia o antonimia), es. sereno / felice e felice vs. triste. Sa che la sinonima
completa non è possibile. Inoltre il parlante sa distinguere diversi tipi di ambiguità come
quella lessicale (es.una gamba fratturata) e quella sintattica (es. la gamba del tavolo).
Infine comprende i rapporti che intercorrono tra le parole all’ interno di un enunciato:
per esempio in Maria si veste “si” è riferito a Maria (cioè Maria veste se stessa), mentre
in Maria la veste “la” non si riferisce a Maria (cioè Maria veste qualcun altro).

Spiegate cosa si intende per competenza sintattica fornendo degli esempi.


La competenza sintattica concerne le regole della sintassi conosciute dal parlante. Il
parlante sa che si possono formare vari tipi di frase (dichiarativa, interrogativa, nega-
tiva, attiva e passiva): p. es. Luca mangia un gelato - - Luca mangia un gelato? - - Luca
non mangia un gelato - - Il gelato è mangiato da Luca. Il parlante sa sia comprendere sia
costruire un gran numero di frasi mai sentite o proferite prima e ne intuisce la gramma-
ticalità o agrammaticalità (p. es. Penso di mangiarlo - - è grammaticale, ma * Lo penso
di mangiare - - è agrammaticale). Dato che il numero di frasi che si possono costruire in
una lingua è molto vasto, altrettanto vastissime sono le conososcenze sintattiche che un
parlante possiede.
Fate un esempio di arbitrarietà linguistica
Un esempio di arbitrarietà in linguistica può essere costituito dai nomi usati per indicare
i colori, che non sono assegnati per uno specifico "motivo", ma in base a convenzioni
della lingua. Non vi sono quindi rapporti di necessità tra il termine "blu" e il colore che
indica.

Fate un esempio che spieghi il concetto di icona nell’ambito della semiolo-


gia.
Le icone sono segni motivati analogicamente ed intenzionali, ossia prodotti con l’intento
di riprodurre le caratteristiche di un oggetto designato. Un esempio di icona può essere
una cartina geografica, una fotografia, un ritratto.

Fate un esempio che spieghi il concetto di indice nell’ambito della semiolo-


gia
Gli indici sono segni motivati naturalmente e non intenzionali. Un esempio può essere il
fumo avvistato in lontananza che indica la presenza di un fuoco da qualche parte, op-
pure una persona che starnutisce, il che può indicare che essa soffre di allergia o che ha
il raffreddore.

Fate un esempio che spieghi il concetto di simbolo nell’ambito della semio-


logia.
I simboli sono segni motivati culturalmente ed intenzionali; il rapporto dei simboli con
l’oggetto cui sono legati è definito da una legge, da una convenzione prestabilita. Sono
esempi di simboli il colore nero che indica il lutto (ma nei paesi orientali, è convenzione
che sia il colore bianco ad indicare il lutto); la bandiera rossa su una spiaggia che indica
che il mare è agitato ed è altamente rischioso farsi il bagno.

FONETICA ARTICOLATORIA SEGMENTALE


Domande aperte
Descrivete brevemente il meccanismo fono-articolatorio.
Il meccanismo fono-articolatorio coinvolge sia organi dell’apparato respiratorio che or-
gani dell’apparato digerente. L’aria accumulata nei polmoni con l’inspirazione viene so-
spinta verso l’alto dal movimento diaframmatico, sale lungo i bronchi e la trachea, passa
per la laringe, giunge alla glottide, dove ci sono le pliche vocali, attraversa la faringe e
raggiunge la cavità orale, superando il velo del palato, che, se abbassato, può deviare
parte del flusso d’aria anche nelle cavità nasali, producendo così un suono nasale so-
noro. Nella cavità orale gli organi articolatori assumono diverse configurazioni che con-
tribuiscono alla produzione dei diversi suoni vocalici e consonantici.
Spiegate brevemente in cosa consiste e come funziona il meccanismo larin-
geo ed indicate la sua relazione con la produzione dei suoni linguistici.
Il meccanismo laringeo consiste in una serie di cicli di apertura e chiusura della glottide.
L’aria incontra come ostacolo le pliche vocali e si pone a ridosso della glottide produ-
cendo una pressione sub-glottidale. Quando questa è maggiore della forza muscolare, la
glottide si apre; dopo la prima fuoriuscita d’aria, la pressione sub-glottidale diminuisce
e le pliche si richiudono. Nella normale fonazione si danno diversi cicli di apertura/chiu-
sura delle pliche vocali che determinano una ‘vibrazione’, I foni prodotti con attivazione
del meccanismo laringeo sono le vocali e le consonanti sonore.
Indicate quali sono i principali organi articolatori e descrivete brevemente il
loro ruolo nell’articolazione dei suoni linguistici.
I principali organi articolatori sono: le pliche vocali, che determinano la sonorità o meno
di un fono; il velo palatino, che in base alla sua posizione determina i suoni nasali e
orali; la lingua, che in base ai suoi movimenti determina i vari punti e modi di articola-
zione; gli alveoli che a contatto con l’apice della lingua determinano i punti di articola-
zione; i denti (incisivi) che, a contatto con le labbra, danno luogo ad altri punti di arti-
colazione; le labbra, che in base ai vari movimenti possono determinare vocali labializ-
zate e non e consonanti labiali.
Indicate in quali modi possono essere classificati e definiti i suoni linguistici
e datene almeno un esempio.
I suoni vocalici sono sonori per definizione e possono essere classificati, in base alle posi-
zioni della lingua, in anteriori, posteriori, centrali, alti, medio-alti, medio-bassi, bassi, o
in base all’arrotondamento delle labbra, in labializzati o non (/u/=posteriore, alta, non
labializzata). I suoni consonantici possono essere classificati in base al modo di articola-
zione (occlusivi, fricativi, affricati, nasali, laterali, vibranti, approssimanti), al luogo di
articolazione (bilabiali, labiodentali, dentali, alveolari, post-alveolari, palatali, velari,
laringali, faringali) e alla sonorità. Per esempio, /k/= occlusiva, velare, sorda.
Indicate cosa e quali sono i modi d’articolazione.
I modi di articolazione costituiscono diverse modalità di articolazione dei suoni, classifi-
cate e definite in base al tipo e grado di ostruzione del cavo orale conseguenti alle con-
figurazioni degli organi articolatori. L’ostruzione maggiore è determinata dall’occlusione
che comporta una chiusura completa del cavo orale in un qualche punto, alla quale se-
gue una fase di esplosione, cioè di fuoriuscita di aria improvvisa e rumorosa (modo oc-
clusivo). Un’ostruzione di grado inferiore, in cui gli organi articolatori si avvicinano in
qualche punto determinando la formazione di un canale molto stretto attraverso cui
l’aria fuoriesce producendo attrito, è detta frizione (modo fricativo). La sequenza di una
fase di occlusione e di una di frizione determina una affricata (modo affricato). L’abbas-
samento del velo palatino permette un passaggio d’aria nella cavità nasale (oltre che in
quella orale, determinando un’articolazione nasale (modo nasale). Rapide e ripetute fasi
successive di occlusione e rilascio determinano una vibrazione (modo vibrante).
Un’ostruzione centrale, costituita dalla posizione tesa della lingua, che lascia aperti i
canali tra lingua e guance, determina un’articolazione laterale (modo laterale). Infine,
un avvicinamento poco pronunciato degli organi articolatori in qualche punto lascia
l’aria libera di filtrare senza produrre rumore alcuno e determina un’articolazione ap-
prossimante (modo approssimante), intermedia tra la modalità vocalica (completamente
libera) e l’ostruzione consonantica (per questo le approssimanti sono dette anche semi-
vocali o semi-consonanti).
Spiegate cosa sono i luoghi di articolazione ed elencatene i principali.
I luoghi di articolazione sono uno dei parametri di classificazione dei foni e fonemi di
una lingua (insieme ai modi di articolazione, modi di fonazione e sonorità). Essi corri-
spondono a punti dell’apparato fonatorio in cui gli organi articolatori creano un qualche
tipo di ostruzione (es. occlusione, frizione, ecc…) che produce suono. I principali sono
(partendo dal lato anteriore del cavo orale): bilabiale o labiale, labiodentale, dentale,
alveolare (pre/medio/post-)palatale, velare. Altri: interdentale, uvulare, faringale, la-
ringale, labiovelare.

Descrivete il modo di articolazione “affricato” fornendo degli esempi di di-


versi luoghi di articolazione in italiano e in una lingua straniera a vostra
scelta.
Nel modo di articolazione affricato gli organi articolatori si avvicinano fino a provocare
un’occlusione, ma, a differenza del modo occlusivo, si allontanano con meno violenza,
producendo una frizione come nel modo fricativo. In italiano le affricate si possono
avere nel luogo di articolazione alveolare con i fonemi /ts/ e /dz/ e nel luogo articola-
torio pre-palatale con i fonemi / tʃ / e / dʒ /. In altre lingue le affricate sono poco pre-
senti: lo spagnolo, ad esempio, ha solo il suono /tʃ/ l’inglese /tʃ/ e /dʒ/.
Indicate quali sono i parametri di descrizione e classificazione dei suoni vo-
calici.
Le vocali si definiscono e classificano rispetto alle posizioni della lingua all’interno del
cavo orale, lungo due assi perpendicolari. Ci sono vocali alte, medie e basse, rispetto
all’asse verticale, anteriori, centrali e posteriori, rispetto all’asse orizzontale. Inoltre le
vocali possono essere arrotondate o non arrotondate se sono accompagnate o meno da
protrusione delle labbra.
Spiegate brevemente i concetti di fonazione, articolazione e coarticola-
zione
La fonazione è il fenomeno di produzione di foni, ovvero di suoni. Questi suoni, però,
vengono articolati, quindi modificati in diverso modo e in diversi luoghi dell’apparato fo-
natorio. Abbiamo, dunque, i modi di articolazione, ovvero gli assetti che i vari organi fo-
natori assumono nella produzione dei suoni, e i luoghi di articolazione, ovvero i punti del
cavo orale in cui i foni si modificano. La coarticolazione è il fenomeno di modificazione
dei foni quando sono prodotti in concatenazione.
Spiegate la differenza tra fonazione ed articolazione
La differenza tra fonazione e articolazione riguarda principalmente la porzione di appa-
rato fisiologico coinvolta nella produzione dei suoni. La fonazione è il processo di produ-
zione di suono che coinvolge polmoni, diaframma e meccanismo laringeo che modulano
l’aria in espirazione; dà luogo a suono indistinto. L’articolazione è il processo di diffe-
renziazione di suoni attraverso le configurazioni articolatorie del cavo orale ottenute dal
posizionamento degli organi articolatori fissi (palato, denti, alveoli, velo) e mobili (lab-
bra, lingua); dà luogo a suoni linguistici distinti.
Descrivete brevemente il fenomeno della coarticolazione, facendo degli
esempi.
Il fenomeno della coarticolazione è un fenomeno di fonetica intersegmentale per cui,
lungo la catena parlata i foni s’influenzano l’uno con l’altro. Questo è dovuto ai movi-
menti e agli atteggiamenti degli organi articolatori, che avvengono in rapida successione
durante il processo di fonazione. Un esempio di coarticolazione è l’assimilazione del
luogo di articolazione: ad es., la parola “manco” è pronunciata con [ŋ] velare, mentre la
parola “mando” con [n] alveolare. In queste parole, la “n” è influenzata dal fono che se-
gue.
Spiegate in cosa consistono i fenomeni di ipoarticolazione e coarticolazione
L’ipoarticolazione è un fenomeno che riguarda il parlato abituale e consiste in una sotto-
specificazione articolatoria di ogni singolo suono (rispetto ad una iperarticolazione che si
manifesta nella produzione del suono fuori da contesto, per esempio in condizioni di la-
boratorio). La coarticolazione è l’articolazione contigua di più foni, i quali si modificano
reciprocamente. Questo tipo di fenomeno può riguardare sia il parlato iperarticolato che
quello ipoarticolato. Un caso di coarticolazione che riguarda il parlato iperarticolato è il
caso dell’UMLAUT (metafonia) in tedesco: un gruppo di vocali, diverse per altezza, ante-
riorità e labializzazione, in alcuni casi modificano la loro articolazione. Es: Fall / die
Fälle. Un caso coarticolazione del parlato ipoarticolato riguarda i gruppi consonantici,
che si possono assimilare. Es.: [kwesto] / [kwesso].

Domande chiuse
Considerate le parole presenti nelle espressioni seguenti e rispondete alle
domande: non è tardi - entrate in macchina - giovedì gnocchi
a. Ci sono parole tra quelle date nell\'esercizio in cui non ci sono foni sordi? Se sì,
quali?
Si, in giovedì non ci sono foni sordi.

b. Ci sono parole tra quelle date nell'esercizio in cui ci sono foni affricati? Se sì, quali?
Si, giovedì.

c. Quanti e quali diversi foni nasali compaiono nelle parole dell'esercizio?


n,m,gn.

Considerate le parole presenti nelle espressioni seguenti e rispondete alle


domande: La ragazza è dolce e forte - Mi ha fatto molto piacere
-Quanti e quali sono i foni sordi?
ts, tʃ, f, t, f, tt, p

-Ci sono parole tra quelle date nell'esercizio in cui ci sono foni affricati? Se sì, quali?
Ragazza, dolce , piacere

-Quanti e quali diversi foni labiali compaiono nelle parole dell'esercizio?


m,p
Considerate le parole presenti nelle espressioni seguenti e rispondete alle
domande:
L’ho detto venti volte - C’è un forte vento di scirocco
a. Ci sono parole tra quelle date nell'esercizio in cui non ci sono foni sordi? Se sì, quali?
Io, ho , un , di.

b. Ci sono parole tra quelle date nell'esercizio in cui ci sono foni fricativi? Se sì, quali?
Venti, volte, forte, vento, scirocco.

c. Quali diverse vocali posteriori compaiono nelle parole dell'esercizio?


O, u.

Considerate le parole presenti nelle espressioni seguenti e rispondete alle


domande:
Quanto costa l’anello di brillanti? - Per grazia ricevuta
a. Ci sono parole tra quelle date nell'esercizio in cui non ci sono foni sordi? Se sì, quali?
Lo, anello, di.

b. Ci sono parole tra quelle date nell'esercizio in cui ci sono foni velari? Se sì, quali?
Quanto, costa, grazia.

c. Quanti e quali dittonghi compaiono nelle parole dell'esercizio?


Wa, ja.

Nei seguenti insiemi di parole, identificate e sottolineate quelle che comin-


ciano con un suono che ha le caratteristiche specificate di volta in volta:
a. Consonante sonora: caffè, tè, vino, birra, latte, whisky, gin, rum.
Vino, birra, latte, whisky, gin, rum.

b. Fricativa sorda: stupido, sciocco, geniale, veloce, fantastico


Stupido, sciocco, fantastico.

c. Occlusiva sonora: rosso, giallo, verde, blu


Blu.

d. Affricata: zucchero, saccarina, sciroppo, giulebbe


Zucchero, giulebbe.

e. Consonante labiale: Paolo, Barbara, Franco, Maria, Laura, Walter


Paolo, Barbara, Maria.
Indicate e sottolineate, entro ciascun gruppo di parole, quella che inizia
con un suono che non appartiene alla stessa classe degli altri
a. Fabio, Sergio, Claudio, Walter

b. Mario, Nino, Toni, Maura

c. Zosimo, Giorgio, Gaetano, Cinzia

d. Anna, Elena, Isabella, Iole, Orietta, Ulisse

e. Paolo, Sergio, Claudio, Franco, Giorgio

Quale caratteristica hanno in comune i suoni iniziali delle parole di ciascun


gruppo?
a. Marco,Nausicaa, Gneo
Sono suoni nasali.

b. Sandro, Franco, Walter


Sono suoni fricativi.

c. Teo, Donatella, Nadia


Sono suoni dentali.

d. Christian, Gaia, Carla


Sono suoni velari.

Indicate nelle seguenti frasi:


a. l’Italia s’è desta
1. quali sono i foni consonantici sonori
2. quali sono i foni occlusivi
3. quali sono le vocali anteriori
4. quali sono i foni sordi
5. quali sono i foni dentali/alveolari
6. quali sono i dittonghi
7. quali sono le vocali posteriori
8. quali sono i foni fricativi
9. quali sono i foni affricati
b. Comprerò un panino al prosciutto
1. quali sono i foni consonantici sonori
2. quali sono i foni occlusivi
3. quali sono le vocali anteriori
4. quali sono i foni sordi
5. quali sono i foni dentali/alveolari
6. quali sono i dittonghi
7. quali sono le vocali posteriori
8. quali sono i foni fricativi
9. quali sono i foni affricati

c. Silvia ha fatto cinque esami in dieci mesi


1. quali sono i foni consonantici sonori
2. quali sono i foni occlusivi
3. quali sono le vocali anteriori
4. quali sono i foni sordi
5. quali sono i foni dentali/alveolari
6. quali sono i dittonghi
7. quali sono le vocali posteriori
8. quali sono i foni fricativi
9. quali sono i foni affricati

d. Torna subito a casa


1. quali sono i foni consonantici sonori
2. quali sono i foni occlusivi
3. quali sono le vocali anteriori
4. quali sono i foni sordi
5. quali sono i foni dentali/alveolari
6. quali sono i dittonghi
7. quali sono le vocali posteriori
8. quali sono i foni fricativi
9. quali sono i foni affricati

e. Orgoglio e pregiudizio
1. quali sono i foni consonantici sonori
2. quali sono i foni occlusivi
3. quali sono le vocali anteriori
4. quali sono i foni sordi
5. quali sono i foni dentali/alveolari
6. quali sono i dittonghi
7. quali sono le vocali posteriori
8. quali sono i foni fricativi
9. quali sono i foni affricati

f. uscirò al più presto


1. quali sono i foni consonantici sonori
2. quali sono i foni occlusivi
3. quali sono le vocali anteriori
4. quali sono i foni sordi
5. quali sono i foni dentali/alveolari
6. quali sono i dittonghi
7. quali sono le vocali posteriori
8. quali sono i foni fricativi
9. quali sono i foni affricati
g.

1. l, d
2. t, d
3. c
4. t, s
5. t, l, d, s
6. ja
7. Nessuno
8. s
9. Nessuno
h.
1. m, r, n, l
2. k, p, t
3. e, a, i
4. k, p, ∫, tt
5. r, n, l, tt
6. Nessuno
7. o, O, u
8. _
9. Nessuno
i.
1. l, v, n, z, m, d, m
2. tt, k, d,
3. i, e, a,
4. s, f, tt, t∫, k
5. s, tt, z, n, d
6. ja, we, je
7. o
8. s, f, z
9. t∫
j.
1. r, n, b
2. t, b, k
3. i
4. t, s, k
5. t, r, n, s, z
6. Nessuno
7. o, u,
8. s, z
9. Nessuno
k.
1. r, g, ŋ, dʒ, d
2. g, p, d
3. e, i
4. p, ts
5. r, d, ts
6. jo
7. o, u
8. Nessuno
9. dʒ, ts
l.
1. r, l,
2. p, t
3. i, a, ɛ
4. ʃ, p, s, t
5. r, l, s, t
6. ju
7. u, θ, o
8. ʃ, s
9. Nessuno
.

Definite le seguenti vocali secondo i tratti indicati nella matrice, segnalan-


doli con un ‘+’, come nell’esempio riportato alla prima riga:
anteriore centrale posteriore alta medio-alta medio-bassa bassa labializzata
u + + +
i + +
æ+ +
ɔ + + +
ʌ + +
a + +
e + +
ɛ + +
y + + +
Ø+ + +
o + + +

Definite i seguenti foni secondo modo e luogo di articolazione e sonorità

modo luogo sonorità

[m] nasale bilabiale sonora

[k] occlusiva velare sorda

[tʃ] affricata palatale sorda

[ɛ] vocale anteriore mediobassa sonora

[ʎ] laterale dentale sonora

[ʃ] fricativa palatale sorda

[ʎ] laterale palatale sonora

[ŋ] nasale velare sonora

[r] vibrante dentale sonora

[θ] fricativa interdentale sorda

[f] fricativa labiodentale sorda

[dz] affricata alveolare sonora

Scegliendo, oltre all’italiano, almeno due lingue straniere tra francese, in-
glese, tedesco, spagnolo, portoghese, russo, riempite con i simboli dell’IPA
(Alfabeto Fonetico Internazionale) le caselle delle articolazioni frica-
tive presenti nel sistema fonetico della lingua scelta (non tutte le combina-
zioni sono possibili):

Lingua: ITALIANO

fricative bilabiali labiodentali dentali alveolari prepalatali palatali velari uvulari glottidali

sorde f s ∫

sonore: v z ʒ

Dare la descrizione articolatoria (modo, luogo di articolazione e sonorità)


dei seguenti foni:
1. [d] Occlusiva alveolare sonora
2. [ɱ] Nasale Labiodentale sonora
3. [f] Fricativa Labiodentale sorda
4. [ʃ] Fricativa Postalveolare sorda
5. [l] Laterale alveolare sonora
6. [ts] Affricata dentale sorda
7. [s] Fricativa alveolare sorda
8. [w] Approssimante labio-velare sonora
9. [z] Fricativa alveolare sonora
10. [r] Vibrante alveolare sonora
11. [k] Occlusiva velare sorda
12.[dʒ] Affricata postalveolare sonora
13. [b] Occlusiva bilabiale sonora
14. [j] Approssimante palatale sorda

Indicate sul trapezio vocalico la posizione delle seguenti articolazioni voca-


liche accompagnate dal simbolo fonetico:
a.

1. anteriore medio-alta non arrotondata


2. posteriore bassa non arrotondata
3. centrale medio-alta non arrotondata
4. anteriore bassa non arrotondata
5. posteriore alta arrotondata
6. anteriore alta arrotondata

Domande multiple
In quale delle seguenti parole è presente una nasale bilabiale?
a. Lana

b. Bandito

c. Monaco X [\'mɔ:nako]

In quale delle seguenti parole NON è presente un’ occlusiva alveolare so-
nora?
a. Tentativo X [tenta\\\'ti:vo]

b. Bandiera

c. Bendato

In quale delle seguenti parole NON è presente una fricativa alveolare sonora?

a. Sberla

b. Schivo X [\'ski:vo]

c. Sdegno

In quale delle seguenti parole è presente una fricativa alveolare sorda?


a. Sciame

b. Scherzo X [\'skertso]

c. Sbocco

In quale delle seguenti parole NON è presente un’ occlusiva alveolare so-
nora?
a. Cocco X [\'kokko]

b. Bandito

c. Dado

In quale delle seguenti parole è presente una laterale palatale?


a. Lana

b. Paglia X [\'paʎʎa]

c. Luce

In quale delle seguenti parole è presente una fricativa postalveolare sorda?


a. Laccio

b. Sciame X [\'ʃa:me]

c. Lusso

Quale delle seguenti consonanti è una nasale palatale?


a. [ɱ]

b. [ɲ] X [ɲ]

c. [ɳ]

Quale delle seguenti consonanti è un’ approssimante palatale?


a. [W]

b. [j] X [j]

c. [ɥ]

Quale delle seguenti consonanti è un’ affricata alveolare sorda?


a. [ts] X [ts]
b. [dz]

c. [ʃ]

Quale delle seguenti consonanti è una fricativa velare sorda?


a. [x] X [x]

b. [h]

c. [ɣ]

Quale delle seguenti vocali è alta, anteriore, non arrotondata?


a. [i] X [i]

b. [Ι]

c. [e]

Quale delle seguenti vocali è medio-bassa, posteriore, arrotondata?


a. [o]

b. [u]

c. [ɔ] X [ɔ]

Quale delle seguenti vocali è medio-bassa, anteriore, non arrotondata?


a. [ɛ] X [ɛ]

b. [e]

c. [Ι]

Domande libere

Fornite almeno 4 esempi di parole che iniziano con una consonante occlu-
siva bilabiale sonora in lingua italiana e almeno in altre due lingue a vostra
scelta.
Esempi di parole che iniziano con consonante occlusiva bilabiale sonora [b] in:
italiano: bacio [\\\'ba:ːʧo], balcone [bal\\\'ko:ne], bambino [bam\\\'bi:no], barattolo
[ba\\\'rattolo]
francese: brasserie [bʀa\\\'ˈsʀi], bout [bu], bœuf [bœf], bonjour [bõ\\\'ˈʒuʀ]
inglese: beauty [bjuːˈtΙ] , bear [beə] , blow [bləʊ], bite [baΙt]
spagnolo: bonito [boˈniːto], bolsa [ˈbolsa], bola [ˈboːla], bajo [ˈbaːxo]
russo: бить [bit ʲ] , брать [brat ʲ], бунт [bunt], бурда [burˈda]
tedesco: Backe [ˈbakə], baden [ˈba:dən], Bagger [ˈbagər], Bakterie [bakˈteːriə]

Fornite almeno 4 esempi di parole che iniziano con consonante fricativa la-
biodentale sonora in lingua italiana e almeno in altre due lingue a vostra
scelta.
Esempi di parole che iniziano con consonante fricativa labiodentale sonora [v] in:
italiano: vernice [ver\\\'ni\\\'ʧe] , vela [\\\'ve:la], voglia [\\\'voʎʎa], viaggio [\\\'viaddʒo]
francese: voici [vwa\\\'si], voir [vwaʀ], vouloir [vul\\\'waʀ], vie [vi]
inglese: vague [veΙɡ], vain [veΙn] , very[\\\'verΙ], violent [\\\'vaΙələnt]
russo: вот [vot], всегда [bseg\\\'da], видеть [bi\\\'det ʲ], внук [vnuk]
tedesco: Vase [\\\'va:zə], Velo [\\\'ve:lo], venetisch [ve\\\'ne:tΙʃ], Vene [\\\'ve:nə]

Fornite almeno 4 esempi di parole che iniziano con una consonante fricativa
postalveolare sorda in lingua italiana e almeno in altre due lingue a vostra
scelta.
Esempi di parole che iniziano con consonante fricativa postalveolare sorda [ʃ] in:
italiano: sciroppo [ʃΙ\\\'rɔppo], sceriffo [ʃe\\\'riffo], sciarpa [\\\'ʃarpa], sciame [\\\'ʃa:me]
francese: chère[ʃɛʀ], chouette [ʃwet], chou [ʃu], chauffer [ʃo\\\'fe]
inglese: sugar [ʃʊ:gər], shine [ʃaΙn], shy[ʃaΙ], shame [ʃeΙm]
russo: школа [\\\'ʃko:la], шить [ʃit ʲ], шрифт [ʃrΙft], шум [ʃum]

Fornite almeno 4 esempi di parole che iniziano con una conso-


nante nasale bilabiale in lingua italiana e almeno in altre due lin-
gue a vostra scelta.
Esempi di parole che iniziano con consonante nasale bilabiale [m] in:
italiano: madre [\\\'ma:dre], mio [mio], monaco [\\\'mɔ:nako], modesto [mo\\\'dɛsto]
francese: mère [mɛʀ], moi [mwa], mon [mo], madame [ma:dam]
inglese: mother [\\\'mΛ:ðə(r)] , my [maΙ], morning [\\\'mɔ:nΙɳ] , main [meΙn]
spagnolo: manual [ma\\\'nwal], marinero [mari\\\'ne:ro], matar [ma\\\'tar], mesa
[\\\'me:sa]
russo: мел [mel], мать [mat ʲ], мир [mir], мешать [meˈʃat ʲ]
tedesco: Magen [ma:gən], Magnat [ma\\\'gna:t], Magnet [ma\\\'gne:t], Mahl [\\\'ma:l]

Fornite almeno 4 esempi di parole che iniziano con una consonante laterale
alveolare in lingua italiana e almeno in altre due lingue a vostra scelta.
Esempi di parole che iniziano con consonante laterale alveolare [l] in:
italiano: lana [\\\'la:na], liquido [\\\'li:kwido], lungo [\\\'lungo], largo [\\\'largo]
francese: limage[li\\\'maʒ], livrer [li\\\'vʀe], lapin[la\\\'pɛ], lavage [la\\\'vaʒ]
inglese: low [ləʊ] , light[laΙt] , lane [leΙn] , lake [leΙk]
russo: лов [lov], лишь [liʃ ʲ], лицо [li\\\'tso], лук [luk]
tedesco: Lache [\\\'laxə], laden [\\\'la:dən], Ladung [la:dʊŋ], lagern [la:gərn]

Fornite almeno 4 esempi di parole che iniziano con una consonante occlu-
siva alveolare sonora in lingua italiana e almeno in altre due lingue a vostra
scelta.
Esempi di parole che iniziano con consonante occlusiva alveolare sonora [d] in:
italiano: dente [\\\'dɛnte], dozzina [dod\\\'dzi:na], dado [\\\'da:do], dosso [\\\'dɔsso]
francese: devoir [dvwaʀ], dans [dã], droite [dʀwat], dès [dɛ]
inglese: done [dʌn], down [daʊn], drive [draΙv], drink [drΙɳk]
russo: дочь [dotʃ ʲ], дать [dat ʲ], два [dva], доклад [daklad]
tedesco: Dach [dax], dahin [da\\\'hΙn], dagegen [da\\\'ge:gən], Dame [\\\'da:mə]

Fornite almeno 4 esempi di parole contenenti una vocale anteriore semia-


perta in lingua italiana e almeno in un’altra lingua a vostra scelta.
Esempi di parole che iniziano con vocale anteriore semiaperta [ɛ] in:
italiano: pèsca [\\\'pɛska], parente [pa\\\'rɛnte], dente [\\\'dɛnte], docente [do\\\'ʧɛnte]
francese: aide [ɛd], laine [lɛn], haine [ɛn], aiese [ɛz]

Fornite almeno 4 esempi di parole contenenti una vocale posteriore


chiusa in lingua italiana e almeno in altre due lingue a vostra scelta.
Esempi di parole che iniziano con vocale posteriore chiusa [u] in:
italiano: frutta [\\\'frutta], umore [u\\\'mo:re], unico [u:niko], curva [\\\'kurva]
francese: soupe [sup], vouloir [vul\\\'waʀ], source [suʀs], pour [puʀ]
russo: зуɓ[zub], утро[utra], фрукт [frukt], дума [\\\'duma]

Fornite almeno 4 esempi di parole contenenti una consonante laterale pala-


tale in lingua italiana e possibilmente in almeno un’ altra lingua a vostra
scelta.
Esempi di parole che iniziano con consonante laterale palatale [ʎ] in:
italiano: aglio [\\\'aʎʎo], raglio [\\\'raʎʎo], paglia [\\\'paʎʎa], egli [\\\'eʎʎi]
spagnolo: lleno [\\\'ʎeno], llueve[\\\'ʎweve] , llave[\\\'ʎave], llorar[ʎo\\\'rar]

Fornite almeno 4 esempi di parole contenenti una consonante fricativa al-


veolare sonora in lingua italiana e almeno in altre due lingue a vostra
scelta.
Esempi di parole che contengono consonante fricativa alveolare sonora [z] in:
italiano: sdrucciolo [\\\'zdruttʃolo], sgarbato [zgar\\\'ba:to], sdentato [zden\\\'ta:to],
sdegnoso [zdeɲ\\\'ɲoso]
francese: magasin [maga\\\'zɛ], rose [ʀoz], rosaire [ʀ\\\'ozɛʀ], occasion [ɔka\\\'zjõ]
russo: завод [za\\\'vod], зуɓ[zub], заɓор[zabor], зять[zjat ʲ]
tedesco: Saccharin [zaxa\\\'ri:n], Sache [\\\'zaxə], sacht [\\\'zaxtə], sagen [\\\'za:gən]

FONETICA SOPRASEGMENTALE
Domande aperte
Spiegate in cosa consiste la differenza tra fonetica segmentale e sopraseg-
mentale e date un esempio di tratti di entrambe.
La fonetica segmentale studia l’articolazione dei singoli foni (es. il luogo e il modo di ar-
ticolazione di consonanti e vocali), mentre la fonetica soprasegmentale studia fenomeni
che sono al di sopra del singolo segmento e che riguardano l’intera sequenza (es. la lun-
ghezza, l’accento, la sillaba, l’intonazione, il tono).
Indicate brevemente in cosa consiste la dinamica prosodica e quali sono le
sue funzioni:
La dinamica prosodica consiste in un insieme di fenomeni ritmici e melodici che struttu-
rano il piano intonativo di una sequenza. Essa comprende la successione degli accenti
lessicali (stress) e frasali (accents) e il profilo melodico (tonale) della sequenza. Contri-
buisce a veicolare il ‘significato dell’enunciato’ attraverso la delimitazione di gruppi in-
formativi (unità tonali). Le funzioni principali sono: indicare la modalità dell’enunciato
(funzione grammaticale), focalizzare gli elementi più importanti del messaggio attra-
verso la messa in rilievo (prominenza; funzione testuale).
Descrivete brevemente i principali elementi prosodici delle lingue.
I principali elementi prosodici sono: l’accento (lessicale o di frase), il tono, l’intona-
zione, il ritmo, la velocità d’eloquio. L’accento consiste in una prominenza di una sillaba
sulle sillabe adiacenti e può essere di tipo dinamico (o intensivo) e melodico (o musi-
cale). Il tono è la variazione di altezza di una sillaba, che può avere (in alcune lingue)
carattere distintivo. L’intonazione è l’andamento tonale nella stringa (o enunciato) che
contribuisce a dare significato all’enunciazione. Il ritmo è l’insieme dei fenomeni che
avvengono sul piano temporale ed è costituito essenzialmente da alternanze regolari di
sillabe forti e deboli. La velocità d’eloquio è un altro fattore temporale che consiste nel
numero di sillabe prodotte nell’unità di tempo.

Cosa sono e a cosa servono i parametri fonetici di durata, altezza e inten-


sità.
Sono parametri di produzione, percezione e descrizione dei fatti prosodici. La durata
può essere definita come l’intervallo temporale impiegato per l’articolazione di un
suono. Essa varia da suono a suono. L’intensità è la quantità d’energia adoperata du-
rante la fonazione. L’altezza è la frequenza di vibrazione delle pliche vocaliche. Le loro
contemporanee variazioni contribuiscono alla produzione di tutti gli accenti, lessicali e
frasali, perché determinano la prominenza di una particolare sillaba su quelle adiacenti.
Una sillaba tonica è infatti mediamente più lunga e più intensa delle adiacenti atone e
mostra variazioni significative di altezza tonale.
Spiegate cos’è l’accento da un punto di vista fonetico ed illustrate i princi-
pali tipi d’accento
L’accento è un fenomeno di prominenza articolatoria ed acustica su una sillaba di una
sequenza. Dal punto di vista articolatorio corrisponde ad un aumento di pressione
dell’aria e di vibrazione delle corde vocali; dal punto di vista acustico si manifesta con
un aumento di durata, frequenza e intensità sul nucleo sillabico. L’accento può essere
dinamico se corrisponde soprattutto a variazioni di durata e intensità, melodico se corri-
sponde soprattutto a variazioni di altezza (o tono). Si parla di accento lessicale (ingl.
stress) per indicare la prominenza di una sillaba all’interno di ogni singola parola, di ac-
cento di frase (ingl. accent) per indicare la prominenza di una sillaba (e di una parola) in
una sequenza più o meno corrispondente ad un’unità sintattica. L’accento è un feno-
meno prosodico relativo; può pertanto corrispondere a diverse gradazioni: si parla, per
esempio, di accento lessicale primario (la prominenza maggiore) e secondario (una pro-
minenza minore, a volte necessaria per la produzione di sequenze molto lunghe).
Spiegate le differenze tra accento dinamico e accento melodico
L’accento dinamico viene individuato dall’intensità, cioè la quantità di energia con la
quale una sillaba viene articolata (il volume della voce) e dalla durata sillabica. La sil-
laba che si trova in corrispondenza del picco più elevato viene chiamata tonica ed è pro-
minente rispetto alle altre. L’accento melodico o musicale viene distinto dall’altezza
della voce, ossia dalla velocità con cui vibrano le pliche vocali.

Spiegate cos’è una sillaba e come è strutturata al suo interno, facendo degli
esempi.
La sillaba è un’unità prosodica costituita da uno o più foni, agglomerati attorno ad un
nucleo di sonorità (ossia una vocale nella maggior parte delle lingue). La sillaba può
avere una testa (ossia una o più consonanti che possono precedere la vocale) e una coda
(ossia una consonante che può seguire la vocale). Le consonanti in testa e in coda si di-
spongono secondo alcuni principi generali: il principio della scala di sonorità, il principio
dell’incipit massimo.
Spiegate la differenza tra sillaba aperta e sillaba chiusa, fornendo almeno
un esempio.
Una sillaba è un’unità prosodica costituita da uno o più foni agglomerati intorno ad un
picco d’intensità, costituito da una vocale che da sola può essere il nucleo della sillaba.
Quando il nucleo è preceduto da un attacco, ossia la testa della sillaba, ma non ha coda
(non è seguito da altro materiale linguistico) avremo una sillaba aperta (es: [pa.ne]). Al-
trimenti, una sillaba è chiusa quando presenta una coda (es: [pas.ta]). Dunque, è aperta
se termina per vocale, chiusa se termina per consonante.
Che cos’è l’intonazione di frase e a cosa serve.
L’intonazione è un fenomeno soprasegmentale che distingue i vari tipi di frase. Una
frase dichiarativa avrà un andamento discendente; le frasi interrogative sì/no un anda-
mento ascendente; le interrogative di tipo “wh” un andamento mediamente ascendente.
Tuttavia, è solo l’ultima parte della frase, a partire dall’ultima sillaba tonica, ad essere
caratterizzata dall’intonazione. La parte restante ha lo stesso andamento in ogni frase,
ed è detta declinazione. Il punto in cui termina la declinazione ed inizia l’intonazione è
detto turning point.
Spiegate che cos’è la durata di un fono.
La durata di un fono riguarda l’estensione temporale della sua articolazione. La durata
di un suono può essere breve o lunga. Per esempio in italiano le vocali toniche non in
fine di parola e in sillaba aperta tendono ad essere più lunghe delle vocali atone (es.
[pa:pa]); le palatali [ʃ, ɲ, ʎ] e le affricate alveolari [ʦ ʣ] in posizione intervocalica o tra
una vocale e un’approssimante (es. [aʃ:a], [vits:io], [raɲ:o]) sono sempre lunghe. Nelle
trascrizioni, la durata maggiore di un fono, per le consonanti, è indicata o dal simbolo
[:] o dalla ripetizione del simbolo consonantico, oppure semplicemente dal simbolo [:],
per le vocali. Inoltre la durata di un fono può avere valore distintivo: es. [fa:to] vs.
[fat:o].
Spiegate cos’è \"la scala di sonorità intrinseca\" e a cosa serve.
La scala di sonorità va intesa come la classificazione dei suoni in base al loro grado di so-
norità (o apertura). Il valore massimo viene assegnato alle vocali e quello minimio alle
consonanti occlusive. La scala di sonorità permette definire la struttura e l’organizza-
zione dei suoni all’interno di una sillaba: il nucleo sillabico ha la massima sonorità (vo-
cale). Essa cresce nella testa sillabica man mano che ci si avvicina al nucleo e decresce
in coda sillabica man mano che ci si allontana dal nucleo.
1. Descrivete il fenomeno dell’intonazione e le sue funzioni.
L’intonazione è la complessiva dinamica melodica dell’enunciato. È dovuta a va-
riazioni di tono all’interno dell’enunciato (cioè di altezza o frequenza del suono).
Le principali funzioni dell’intonazione sono: indicare la modalità di frase (interro-
gativa, dichiarativa, imperativa, ecc..) o il valore pragmatico dell’enunciato, indi-
care i raggruppamenti sintattici e mettere in rilievo un elemento presente
nell’enunciato (topicalizzazione, focus).

Spiegate cosa sono i "fenomeni fonosintattici" ed indicatene i princi-


pali (in italiano e/o in una lingua straniera a vostra scelta)
I fenomeni fonosintattici sono fenomeni fonetici che si verificano al confine tra
due parole. In italiano sono fonosintattici alcuni fenomeni come:
- raddoppiamento (o rafforzamento) fonosintattico, che consiste nella gemina-
zione, in alcune varietà dell’italiano e in alcuni contesti, della consonante iniziale
di una parola (es. ho[ff]atto, a[rr]oma);
- elisione, ossia la cancellazione obbligatoria della vocale finale di una parola se
seguita da un’altra parola che inizia per vocale (es. quell’anno, un’amaca);
- troncamento, ossia la cancellazione facoltativa di [e] e [o] finali, davanti a con-
sonante (es. andar via, far presto).
-inserzione (o epentesi) della "d" eufonica in ad, ed, od.

Domande chiuse
Indicate quali consonanti in italiano sono sempre brevi.
In italiano sono sempre brevi le approssimanti[ j, w ], la fricativa [z] e le nasali [ ɱ , ɳ ].

Indicate quali consonanti in italiano sono sempre lunghe.


In italiano sono sempre lunghe le palatali [ ʃ , ɲ , ʎ ] e le affricate alveolari [ts, dz]
quando sono in posizione intervocalica o tra vocale e approssimante.
Indicate quando una vocale tonica in italiano è lunga e quando è breve.
In italiano le vocali toniche tendono a essere più lunghe quando sono finali di sillaba, per
esempio [ka: sa], mentre brevi se non si trovano in finale di sillaba[kanto] oppure se si
trovano a fine di parola [tʃitˈta].

Indicate in quali casi si verifica, in italiano, il rafforzamento sintattico.


Il rafforzamento (o raddoppiamento) sintattico consiste nella geminazione della conso-
nante iniziale di una parola in particolari contensti. In italiano il rafforzamento sintat-
tico si può verificare nei seguenti casi:
1. la consonante iniziale di parola è preceduta da polissilabi tronchi, es. andò
via [an\' dov\' via];
2. la consonante iniziale di parola è preceduta da forme verbali, sostantivi, agget-
tivi, pronomi e avverbi monosillabici terminanti in vocale, es. che fai [kef\' fai];
3. la consonante iniziale di parola è preceduta da alcuni bisillabi piani, es. qualche
volta [\'kwalkev\' vɔlta];
4. la consonante iniziale di parola è preceduta da preposizioni e congiunzioni termi-
nanti in vocale, es. a casa [ak \' ka:sa].

Indicate quali delle seguenti definizioni si riferisce all’ intensità e quale


all’accento.
1. Fenomeno per cui una sillaba è messa in rilievo e acquista prominenza uditiva ri-
spetto alle altre della sequenza.
ACCENTO
2. Caratteristica prosodica di un suono legata alla quantità di energia con cui è arti-
colato, alla pressione dell’aria sugli organi fonatori.
INTENSITA’

Indicate quali delle seguenti definizioni si riferisce all’ intensità e quale


all’accento.
1. Fenomeno per cui una sillaba è messa in rilievo e acquista prominenza uditiva ri-
spetto alle altre della sequenza.
DURATA
2. Caratteristica prosodica di un suono legata alla quantità di energia con cui è arti-
colato, alla pressione dell’aria sugli organi fonatori.
FREQUENZA

[η] [ʃ] [θ] [p] [r] [f] [u] [dz] [a]

1 9
p 2 dz 3 ʃ 4 f 5 θ 6 r 7 ɲ 8 u a
a. Mettete in ordine crescente i seguenti foni secondo la scala di sonorità:

c.

[ε] ʃ] [u] [ts] [η] [a] [j] [k]

1 k 2 ts 3 ʃ 4 ɲ 5 j 6 u 7 ɛ 8 a

Indicate quali tra le seguenti strutture sono sillabe possibili dell’italiano,


fornendo un esempio per ciascuna di esse:

Struttura Possibile Esempio

CCV x tra-ma

CV x le-go

V x a-mo

VC x al-tro

VCC

Indicate quali delle seguenti strutture sillabiche risultano impossibili in ita-


liano e spiegatene il perché:

Struttura Impossibile Spiegazione

CCV

VC
C x la sillaba ha sempre un nucleo vocalico

CV

VCC x due consonanti in coda non sono possibili

CCVC

CVCC x due consonanti in coda non sono possibili

CVCV x ci sono due vocali, quindi due nuclei, qundi sono due sillabe

Indicate quali tra i seguenti sono parametri soprasegmentali:


a. Testo
1. Accento XX
2. altezza
3. coarticolazione

b. Testo
1. occlusione
2. intensità XX
3. velo palatino

Indicate quale delle seguenti affermazioni è falsa.


In italiano, le nasali[ɱ , ɳ ] sono sempre lunghe Nota- falso: le nasali sono sempre
brevi

Indicate quale delle seguenti affermazioni è falsa.


Per le consonanti occlusive e affricate le variazioni di durata riguardano la fase di esplo-
sione Nota- falso: per le consonanti occlusive e affricate le variazioni riguardano la fase
di occlusione.

Indicate quale delle seguenti affermazioni è falsa.


Le vocali toniche finali di parola tendono a essere più lunghe Nota– falso: le vocali to-
niche finali di parola tendono a esser più brevi.

Una sillaba che ha coda è detta:


Sillaba chiusa
Una consonante affricata lunga può essere trascritta:
Ripetendo solo il primo simbolo del digramma. Es. [ts] --> [tts]

Nel punto più alto della scala di sonorità si collocano:


Le vocali

Nel punto più basso della scala di sonorità si collocano:


Le occlusive

a. Secondo una scala di sonorità decrescente, quale di queste sequenze


NON è errata?
[b, d, g, p, t, k] [ts, dz, tʃ, dʒ]

[ts, dz, tʃ, dʒ] [b, d, g, p, t, k] XXX

Secondo una scala di sonorità decrescente, quale di queste sequenze NON è


errata?
a. [e, o] [i, u] XXX

b. [i, u] [e, o]

Secondo una scala di sonorità decrescente, quale di queste sequenze NON è


errata?
a. [ l, ʎ ][ m, n, ɲ, ɱ, ɳ ]

b. [ m, n, ɲ, ɱ, ɳ ] [ l, ʎ ] XXX

Quale delle seguenti affermazioni è vera:


Esistono lingue in cui il nucleo della sillabila può essere costituito da una consonante.

Quale delle seguenti parole contiene solo sillabe APERTE:


a. Colto

b. Mare XXX

c. Andiamo

Quale delle seguenti parole contiene solo sillabe APERTE:


a. Bravo XXX
b. Partire

c. Pappa

Domande libere
Fornite degli esempi di parole contenenti solo sillabe aperte in italiano.
Dicesi sillaba aperta una sillaba priva di coda. Alcuni esempi di parole formate solo da
sillabe aperte, in italiano, sono: casa, mare, tara, bara, caro, filo.

Fornite esempi contrastivi di vocali toniche lunghe in posizione finale di sil-


laba aperta e vocali toniche brevi in posizione finale di parola, in italiano.
capire [ka\' pi:re] - città [tʃit\' ta] - volò [vo:lo] - salutare [salu\' ta:re]

Fornite esempi di parole contenenti sillabe sia chiuse che aperte in italiano.
Esempi di parole formate sia da sillabe chiuse che aperte: concavo, carpito, cervo, sal-
pare.

Fornite almeno due esempi di rafforzamento sintattico in italiano con con-


sonante iniziale di parola preceduta da preposizioni e/o congiunzioni termi-
nanti in vocale.
Esempio di rafforzamento sintattico con consonante inziale di parola preceduta da:
- congiunzione terminante in vocale: e poi [ep\' pɔi]
- preposizione terminante in vocale: tra poco [trap\' pɔ:ko]

Fornite almeno due esempi di rafforzamento sintattico in italiano con con-


sonante iniziale di parola preceduta da polisillabi tronchi.
Esempi di rafforzamento sintattico con consonante iniziale di parola preceduta da poli-
sillabi tronchi:
- volò via [vo\' lov\' via]
- tuonò forte [two\' nof \' fɔrte]

Fornite almeno due esempi di rafforzamento sintattico in italiano con con-


sonante iniziale di parola preceduta da forme pronominali.
Esempi di rafforzamento sintattico in italiano con consonante iniziale di parola prece-
duta da pronomi:
- tu bevi [tub\' bevi]
- tu mangi [tum\' mandʒi]

Fornite almeno un esempio di rafforzamento sintattico in italiano con con-


sonante iniziale di parola preceduta da aggettivo terminante in vocale.
Esempio di rafforzamento sintattico in italiano con consonante iniziale di parola prece-
duta da aggettivo terminante in vocale:
- blu cupo [bluk\' ku:po]
- blu chiaro [bluk\' kjaro]

Fornite almeno due esempi di consonate palatale lunga [ʎ] in posizione in-
tervocalica o tra vocale e approssimante.
La consonante palatale [ʎ] in italiano è lunga quando si trova in posizione intervocalica o
tra vocale e approssimante.
Alcuni esempi: agli [aʎʎi] , egli [eʎʎi].

Fornite almeno due esempi di affricate alveolari lunghe in posizione inter-


vocalica o tra vocale e approssimante.
Le consonanti affricate alveolari [ts , dz] sono lunghe quando si trovano in posizione in-
tervocalica o tra vocale e approssimante. Alcuni esempi: ozio[ˈɔttsjo], azoto
[ad\'dzɔto], precipizio [pretʃi\'pittsjo].

Fornite un esempio di vocale tonica lunga.


Le vocali toniche, in italiano, sono lunghe quando si trovano a fine di sillaba (ma non di
parola).
Alcuni esempi: come [\'ko:me], cera [\'tʃe:ra], cane [\'ka:ne], incudine [in\'ku:di:ne].

TRASCRIZIONE FONETICA
Domande aperte
Qual è la differenza che intercorre tra trascrizione fonetica e traslittera-
zione?
La trascrizione fonetica ricorre ai simboli dell’alfabeto fonetico al fine di rappresentare
la forma fonica di una parola, di un enunciato o di un fono. La traslitterazione consiste
invece nel rendere una data parola o enunciato in un sistema grafico differente rispetto
a quello di partenza. Ad esempio si parla di trascrizioni di parole greche o arabe (si-
stema grafico di partenza) in alfabeto latino (sistema grafico di arrivo). Nella traslittera-
zione non è il valore fonetico degli elementi grafici che viene tenuto in considerazione,
quanto piuttosto la corrispondenza tra le unità grafiche dei due sistemi presi in esame.

Spigate in cosa consistono le incoerenze nel sistema grafico dell’italiano.


Fornite degli esempi.
Nella lingua italiana non c’è sempre corrispondenza univoca tra il sistema fonetico e
quello grafico.
Ciò dà luogo ad alcune incoerenze di quest’ ultimo. Tali incoerenze riguardano:
1. la corrispondenza di un solo suono per due distinti grafemi (es. casa [ka.sa] - que-
sto [kwe.sto]);
2. la corrispondenza di due suoni diversi per lo stesso grafema (es. sera [se.ra] - rosa
[ro.za] )
3. la corrispondenza di tre suoni per un unico grafema (es. nodo [nɔ.do] – gnomo
[ɳɔ.mo] – gonfio [goɱfio])

Indicate quali sono i principali utilizzi della trascrizione fonetica.


Mediante una trascrizione fonetica è possibile operare una trascrizione scritta delle
caratteristiche foniche di un determinato enunciato, rappresentare la pronuncia
delle singole parole presenti in un dizionario, trascrivere il parlato in ricerche su un
dato territorio, nonché riportare le caratteristiche foniche anche di quelle varietà
che hanno un uso in prevalenza orale (come i dialetti locali). Infine è possibile dare
indicazioni di valori fonetici in ricerche di fonetica acustica e indicare i suoni lingui-
stici in logopedia, fisiologia e patologia del linguaggio.

Da chi e a quale scopo fu messo a punto l’IPA?


L’ IPA (International Phonetic Alphabet) fu realizzato tra il XIX e il XX secolo dai due fo-
netisti P. Passy e D. Jones, con l’ intento di trascrivere foneticamente enunciati di una
qualsiasi lingua, indipendentemente dal sistema grafico di questa. A tal fine, l’IPA è co-
stituito da un inventario di elementi grafici e segni diacritici con un’ interpretazione il
più possibile univoca dal punto di vista articolatorio.

In cosa consiste la differenza tra una “trascrizione larga” e una “trascri-


zione stretta”?
La differenza tra un tipo di “trascrizione larga” e una “stretta” consiste nel voler tra-
scrivere le caratteristiche rilevanti dal punto di vista fonologico (i.e. trascrizione larga o
fonologica) oppure di voler rendere, attraverso la trascrizione, ogni dettaglio fonetico
mediante un uso sempre più dettagliato di segni diacritici (i.e. trascrizione stretta o fo-
netica).
Illustrate i principi alla base dell’alfabeto IPA e date qualche esempio
dell’uso dei suoi simboli.
L’alfabeto IPA è un alfabeto fonetico internazionale che classifica i foni in base al modo
di articolazione (il modo in cui gli organi fonatori si dispongono per la fonazione), il
luogo di articolazione (il punto in cui l’aria proveniente dai polmoni modifica il suo per-
corso nel cavo orale) e la sonorità (l’attivazione o meno del meccanismo laringeo). Il
fono [p], ad esempio, è un’occlusiva bilabiale sorda. L’alfabeto fonetico si basa sul prin-
cipio di corrispondenza biunivoca di simboli grafici e suoni: a ciascun suono corrisponde
uno e un solo simbolo e a ciascun simbolo uno e un solo suono. I simboli di questo alfa-
beto sono universali e permettono così di conoscere la pronuncia di lingue diverse me-
diante gli stessi segni. Al contrario, un alfabeto ortografico non prevede corrispondenza
biunivoca tra lettere e suoni, cosicché ad una lettera possono corrispondere più suoni e
ad un suono più lettere. Esempi: lettera “g”: può avere valore di occlusiva velare sorda
in “gatto” o di affricata palatale in “gelo”. La stessa affricata palatale viene scritta
come “gi + vocale” in casi come “giallo”. L’alfabeto IPA usa il simbolo /k/ nel primo
caso e /dʒ/ nel secondo e terzo caso. Contemporaneamente, lingue diverse utilizzano
convenzioni grafiche diverse, per cui lo stesso suono può essere rappresentato da lettere
differenti a seconda della lingua: ‘ch’ nello spagnolo ‘chico’ e nell’inglese ‘chunk’ e ‘c’
nell’italiano ‘cesto’ hanno lo stesso valore fonico; viceversa ‘c’ nello spagnolo ‘celo’ e
nell’italiano ‘cielo’ hanno diverso valore fonico.
Discutete brevemente i principi che sono alla base della trascrizione fo-
netica.
In una trascrizione fonetica viene associato ad ogni suono un unico simbolo, che è valido
per tutte le lingue attestate. Una trascrizione fonetica può essere descrittiva se descrive
la pronuncia di una parola o di una stringa più lunga da parte di un individuo o di una co-
munità; può essere normativa se descrive il modo in cui deve essere pronunciata quella
sequenza fonetica. Una trascrizione fonetica può essere più o meno precisa (stretta o
larga) a seconda del grado di dettaglio che si vuole raggiungere.

Spiegate in cosa consiste la differenza tra un alfabeto fonetico ed uno orto-


grafico.
La differenza di base tra alfabeto fonetico e alfabeto grafico risiede nella
simbologia utilizzata. I simboli dell’alfabeto fonetico corrispondono univo-
camente a un suono (fono). Non vi è quindi ambiguità. Ciò consente di tra-
scrivere i foni di tutte le lingue, indipendentemente dal sistema di scrit-
tura. I simboli dell’alfabeto grafico (i grafemi), allo stesso modo dei fo-
nemi, hanno valore distintivo nella scrittura, ma non c’ è corrispondenza
biunivoca tra grafemi e fonemi. Si pensi al suono [f] in inglese il quale può
essere scritto come <f> (fly ‘volare), <ph> (Philadelphia), <gh> (enough ‘ab-
bastanza’).

Mettendo a confronto la trascrizione ortografica e quella fonetica delle


parole indicate in tabella nelle diverse lingue, commentate l’uso e i prin-
cipi su cui si basa l’alfabeto fonetico IPA:
lingua ortografia trascrizione fonetica ortografia trascrizione fonetica
Italiano: chiesa [\'kjɛsa] sciame [\'ʃaɪːme]
Francese: cheval [ʃəʹval] ceux [sø]
Inglese: science [\'saɪəns] chain [tʃeɪn]
Spagnolo: cielo [\'θjelo] casa [\'kasa]
Tedesco: süden [\'syːdən] kalt [\'kalt]
Portoghese: chà [\'ʃa] baixo [\'baiʃu]
Uno dei principi su cui si fonda l’IPA, e che emerge dagli esempi portati nella tabella, è
la biunivocità: ad ogni suono corrisponde un solo simbolo grafico dell’ IPA, così come ad
ogni simbolo grafico corrisponde un solo suono. Ciò consente di leggere (e pronunciare)
correttamente singole vocali e consonanti; o sequenze di due grafemi, come ad esempio
il digramma <ch> che, a seconda della lingua, è realizzato foneticamente in maniera dif-
ferente: [k] come nell’italiano chiesa [kjesa], [ʃ] come nel francese cheval [ʃə’val] e nel
portoghese chà [‘ʃa], [tʃ] come nell’inglese chain [tʃeIn]; o infine sequenze di più gra-
femi, come il trigramma <sci> che è pronunciato [ʃ] in italiano, per esempio in sciame
[‘ʃa:me], e [s] in inglese, per esempio in science [‘saɪns].

Domande chiuse
Illustrare i casi in cui nelle parole seguenti più lettere dell’alfabeto corri-
spondono ad un unico suono:
a. Sciocchi - sci, cch

b. Hanno visto - ha

c. Ignoranti -gn

Scegliendo almeno due lingue straniere, date la trascrizione fonetica delle


seguenti parole:
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
munir contrary Внук lecho Liebe

my\'niʀ] [\'kɔntrəri] [vnuk] [\'letʃo] [\'li:bə]

Scegliendo almeno due lingue straniere, date la trascrizione fonetica delle


seguenti parole:
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
coté other Певец leccion weg

[kɔ\'te] [\'ʌðə] [pevjetz] [lek\'θjon] [vɛk]

Scegliendo almeno due lingue straniere, date la trascrizione fonetica delle


seguenti parole:
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
bonnet mastery Вкус prontitud Kalb
[bɔ \'nɛ] [\'ma:stəri] [vkus] [pronti:tuð] [kalb]
Indicate quali sono i simboli fonetici corrispondenti, nella lingua italiana,
a ciascun grafema indicato.
Grafema lingua Simbolo fo-
italiana netico IPA

[k] es. [\'ka:ra]


<c>
[tʃ] es. [\'tʃi:na]

[e] es. [\'se:ra]


<e>
[ɛ] es. [\'rɛtto]

[o] es. [\'so:lo]


<o>
[ɔ] es. [\'kɔ:sa]

Indicate quali sono i simboli fonetici corrispondenti, nella lingua italiana, a


ciascun grafema indicato.
Grafema lingua italiana Simbolo fonetico IPA
<s> [s] es [\’se:ra] [z] es [\'rɔ:za]
<g> [g] es [\’ma:go] [dʒ] es [\’mandʒa]

<z> [ts] es [\’rattsa] [dz] es [\’meddzo]


Indicate a quali grafemi corrispondono in italiano i seguenti simboli fone-
tici:
Simbolo fonetico IPA Grafema lingua italiana
[k] <c> +a,o,u - es casa <ch> -es chiesa <q> -es quando
[ʎ] <gl> -es egli
[ʃ] <sc> -es sciocco es scettro

Indicate a quali grafemi corrispondo in italiano i seguenti simboli fonetici:


Simbolo fonetico IPA Grafema lingua italiana
[ɲ] <gn> -es gnomo
[dʒ] <g> -es mangia es genio
[tʒ] <c> -es mancia es mance

Scegliendo almeno due lingue straniere oltre all’italiano, indicate a quale


suono corrispondono le lettere iniziali sottolineate in ciascuna parola.
a.

lingua lettera suono

Italiano: chiesa [ch] [c] [tʃ] [k]

Francese: cheval [k] [ch] [∫] [ç]

Inglese: science [S] [s] [sc] [tʃ]

Spagnolo: ciel [s] [ʃ] [θ] [tʃ]

Tedesco: süden [S] [dz] [s] [z]

Portoghese: chà [S] [tʃ] [k] [ch]

Russo: центр(centr) [ç] [tʃ] [ʃ] [ts]

b.

lingua lettera suono

Italiano: quando [ch] [c] [q] [k]


Francese: ceinture [ʃ] [s] [tʃ] [ç]

Inglese: sugar [ch] [s] [ʃ] [sc]

Spagnolo: jersey [ʒ] [dʒ] [x] [k]

Tedesco: Zahl [ts] [dz] [z] [tʃ]

Porto-
gelo [dʒ] [ʒ] [g] [ʃ]
ghese:

Russo: җивой [ts] [tʃ] [ʃ] [ʒ]

b.

lingua lettera suono

Italiano: gelato [g] [ʒ] [dʒ] [x]

Francese: jolie [ʃ] [g] [ʒ] [dʒ]

Inglese: joke [ʒ] [g] [dʒ] [ʃ]

Spagnolo: jersey [ʒ] [dʒ] [x] [k]

Tedesco: Zahl [ts] [dz] [z] [tʃ]

Porto-
gelo [dʒ] [ʒ] [g] [x]
ghese:

Russo: җивой [ts] [tʃ] [ʃ] [ʒ]

Date la trascrizione fonetica di almeno due delle seguenti parole: Italiano:


sbirciare - Inglese: ring - Spagnolo: jefe - Tedesco: Stein - Francese: homme
- Portoghese: vinho
Italiano sbirciare zbirʼtʃaːre
Inglese ring ɹɪŋ o rɪŋ
Spagnolo jefe ʼxefe
Tedesco Stein ʃtaɪn
Francese homme ɔm
Portoghese vinho ʼviɲu

Scegliendo almeno due lingue straniere, date la trascrizione fonetica delle


seguenti parole:
1. Francese: aubergine [obeɹʒim]
2. Inglese: joke [dʒoːk]
3. Spagnolo: quién [ kjen]
4. Tedesco: Schule [∫u¹lə]

Domande multiple
Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: la maglietta buona

la.maʎ.ʼʎɛt.tab.ʼbwo.na

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: conterò fino a dieci

kon.te.ʼrɔf.fi.nad.ʼdje.tʃi

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: in fretta e furia


iɱ.ʼfret.tef.ʼfu:.rja

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: il libro di Pietro


il.ʼlib.bro.di.ʼpjɛ.tro

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: si è fatto tardi


sjɛf.ʼfat.to.ʼtar.di

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: la cena è pronta


la.ʼtʃeː.nep.ʼpron.ta
Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: dieci e lode
ʼdje.tʃel.ʼlɔː.de

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: gita in barca


ʼdʒiː.ta.im.ʼbar.ka

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: la botte piena


lab.ʼbot.te.ʼpje.na

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: tutto bene


ʼtut.tob.ʼbɛː. ne

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: fazzoletto


fat.tso.ʼlɛt.to

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: vado a casa


ʼva:.dak.ʼka:.sa

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: fa bene


fab.ʼbɛ:.ne

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: la cucina nuova


la.ku.ʼtʃi:.na.ʼnwo.va

Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile: è a scuola


ʼɛas.ʼkwo:.la
Indicate quale è la trascrizione fonetica possibile : ancora più buono
aŋ.ʼkɔ:.rap.pjub.ʼbwo.no

Indicate la trascrizione fonetica giusta delle seguenti parole e sequenze: co-


sto
ʼkos.to

Indicate la trascrizione fonetica giusta delle seguenti parole e sequenze:


liuto
ʼlju.to

Indicate la trascrizione fonetica giusta delle seguenti parole e sequenze:


non ho sonno
no.nɔs.ʼsɔn.no

Domande libere
Scegliendo almeno due lingue, date la trascrizione fonetica delle se-
guenti parole:
a)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
fermer advice яблоко cosechar dezimal

b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
engager fix здесь costillas Devise

a)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
[fɛʀ\'me] [əd\'va:is] [\'jablaka] [kose\'tʃa:r] [detsi\'ma:l]

b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
[ɒga\'ʒe] [fiks] [zd\'ies] [kos\'ti:ʎas] [de\'vi:zə]

Scegliendo almeno due lingue, date la trascrizione fonetica delle seguenti


parole:

a)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
blanche balloon жду ofrecer Kachel

b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
Salut name царь sanidad Magazin

a)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
[blɒʃ] [bə\'lu:n] [\'ʒdu] [ofre\'θer] [\'Kaxəl]

b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
[sa\'ly] [neim] [tzar] [sani\'ða:ð] [maga\'tsi:n]

Scegliendo almeno due lingue, date la trascrizione fonetica delle se-


guenti parole:
a)

Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco


famille that играть vivir mager

b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
eau vision вижу hecho deutsch
a)

Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco

[fa\'mij] [ðæt] [i\'grat ʲ] [bi\'βi:r] [\'ma:gər]

b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
[o] [\'vi:ʒən] [\'vi:ʒu] [\'e:tʃo] [dɛΥtʃ]

Scegliendo almeno due lingue, date la trascrizione fonetica delle seguenti


parole:
a)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
dans battle фамилия agua Dezigramm

b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
Que finish мать sueño Sache

a)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
[dɒ] [\'bætl] [fa\'mi:lia] [\'aɣwa] [de:tsi\'gram]

b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
[kə] [\'fΙ:nΙʃ] [matʲ] [\'swe:ɲo] [\'za:xə]

Scegliendo almeno due lingue, date la trascrizione fonetica delle seguenti


parole:
a)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
manager houses хорошо deducción Tachometer
b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
terre love сын esqueleto Wagen

a)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
[mɒʒe] [\'haʊzΙs] [xərɐ\'ʃo] [deðuk\'θjon] [taxo\'me:tər]

b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
[tɛʀ] [lʌv] [sɨn] [eskeˈleːto] [ˈvaːgən]

Scegliendo almeno due lingue, date la trascrizione fonetica delle seguenti


parole:
a)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
soin same письмо estación Tablett

b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
enfant brother бить forzar Tag

a)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
[swɛ] [seim] [pisʲmɐ] [estaˈθjon] [taˈblɛːt]

b)
Francese Inglese Russo Spagnolo Tedesco
[ɒfɒ] [ˈbrʌːðə] [bɨtʲ] [forˈθar] [taːk]

Date la trascrizione fonetica (nella vostra pronuncia di parlato spontaneo


informale) e fonologica del seguente enunciato:
1. Guadando il fiume in piena
2. A carnevale ogni scherzo vale
3. L\'estate sarà torrida e afosa
4. L\'ho battuto dieci volte
5. Non sta né in cielo né in terra
6. Giocare a guardie e ladri
7. Non mi piace andare a ballare
8. Maria dovrebbe stare più attenta in classe

guadando il fiume in piena


FONETICA ɡwa.ʼdan.dil.ʼfju.mim.ʼpje.na
varianti accettate: ɡwa.ʼdan.do.il.ʼfju.me.im.ʼpjɛ.na
FONOLOGIA/ɡwa.ʼdan.do/ /il/ /ʼfju.me/ /in/ /ʼpjɛ.na/

Date della seguente frase la trascrizione fonologica e quella fonetica:


1. Odio l\'inizio dell\'anno
2. Luigi incontrerà al congresso gli studenti
3. Arriva ancora più tardi d) l’ho visto improvvisamente
4. Piangeva giorno e notte
5. Luigi fa tutto quello che gli si chiede
6. Incontriamoci a Salerno
7. Quanto costa l’anello di brillanti?
8. Per grazia ricevuta
9. Sciopero dei mezzi pubblici
10. Buonanotte e sogni d’oro
11. Claudia dovrebbe leggere di più
12. Non mi piacciono i dolci e i biscotti
13. La ragazza è dolce e forte
14. Mi ha fatto molto piacere
15. L’ho detto venti volte
16. C’è un forte vento di scirocco
17. Non è tardi
18. Entrate in macchina
19. Giovedì gnocchi
20. Legato mani e piedi
21. Ti amerò fino ad ammazzarti
22. E’ bello ciò che piace
23. Ho fatto il pieno di benzina
24. Camminare fa bene al cuore e alla linea
odio l’inizio dell’anno
FONETICA ʼɔ:.djo.li.ʼnit.tsjo.del.ʼlan.no
FONOLOGIA /ʼɔ:.djo/ /l/ /i.ʼnit.tsjo/ /dell/ /ʼan.no/

Scegliendo almeno due lingue straniere, date la trascrizione fonetica delle


seguenti parole:
a)
Francese Inglese Spagnolo Tedesco
chaud leader cerrar schweigen
ʃο \'lidə:(r) ser:rar \'ʃvaigen

b)
Francese Inglese Spagnolo Tedesco
lumière thinking ecologìa sprachen
lymjƐr \'θɪŋkɪŋ ecologìa sprachen

FONOLOGIA
Domande aperte
Indicate in cosa consiste il fenomeno dell’assimilazione, fornendo degli
esempi.
L’assimilazione fa parte della fonetica soprasegmentale e rappresenta uno degli effetti
della coarticolazione. Si ha assimilazione vocalica o consonantica quando un modo o
luogo di articolazione viene esteso da un fono ad un altro, e più precisamente da un
fono a quello che lo segue (assimilazione progressiva) o da un fono a quello che lo pre-
cede (assimilazione regressiva). Nel primo caso potremmo avere, ad esempio, la sonoriz-
zazione del fono /s/ in /z/ nel plurale inglese dopo una consonante sonora. Un esempio
del secondo caso, invece, è la velarizzazione del suono /n/ in /ŋ/ se seguito da velare.
Spiegate la differenza tra fonetica e fonologia, fornendo qualche esem-
pio
La fonetica studia la sostanza dell’espressione, cioè i foni, che sono i suoni emessi con-
cretamente quando si parla e che sono variabili e sempre diversi. Siamo al livello di ciò
che Saussure chiamava “parole” e Chomsky “performance”. La fonologia studia i fonemi,
cioè le classi astratte di suoni sempre costanti, a cui vengono ricondotti i singoli foni, e
che sono la forma dell’espressione (siamo a livello di “langue” o “competenza”). Al li-
vello fonetico, quindi, appartengono gli allofoni, e, al livello fonologico, i fonemi. I vari
tipi di /r/ in italiano, per esempio, sono allofoni dello stesso fonema perché non servono
a ‘distinguere’ significati; /r/ ed /l/ invece sono fonemi diversi perché distinguono cop-
pie minime di parole (russo-lusso).
Spiegate cos’è il sistema fonologico di una lingua
Il sistema fonologico di una lingua rappresenta la classificazione dei suoni fatta da ogni
lingua a un livello astratto. In effetti, di tutta la sostanza fonica dell’espressione pro-
dotta dall’apparato fonatorio, ogni lingua sceglie un numero di suoni, chiamati a svol-
gere una funzione distintiva, vale a dire i fonemi. Quindi, il sistema fonologico rag-
gruppa i fonemi di una lingua, che si possono ricavare attraverso l’applicazione delle re-
gole di Trubeckoj: se due suoni di una lingua non possono scambiarsi tra loro senza pro-
vocare cambio di significato, sono fonemi diversi; se possono scambiarsi senza provocare
cambio di significato sono allofoni in variazione libera (non condizionati); se compaiono
sempre in posizioni diverse sono allofoni in distribuzione complementare (condizionati).
Indicate quali sono i criteri per distinguere un fonema da un fono (o allo-
fono.)
Un fonema si distingue da un allofono per il suo carattere distintivo a livello di sistema
(langue). Quindi, se due suoni distinguono coppie minime di parole (es:palla--panna)
sono fonemi, se invece danno solo origine a ‘pronunce’ diverse della stessa parola
(roma-ɾoma-ʁoma) sono allofoni di uno stesso fonema.
Spiegate la differenza tra fonema, fono e allofono, fornendo qualche esem-
pio.
Il fonema è la più piccola unità di II articolazione e non reca significato. Il fonema ap-
partiene al livello astratto della lingua, mentre il fono è la realizzazione concreta di un
fonema. L’allofono è una variante libera o combinatoria di un fonema, es. livello fonolo-
gico astratto /s/, livello fonetico concreto [s] e [z]. Le fricative alveolari sorde e sonore
sono le realizzazioni concrete del fonema italiano /s/, ma sono anche due allofoni di
uno stesso fonema.
Spiegate cosa sono gli allofoni in distribuzione complementare e datene un
esempio.
Gli allofoni sono varianti del fonema. Quando due suoni di una lingua, che sono simili dal
punto di vista articolatorio, non ricorrono mai nelle stesse posizioni, sono considerati va-
rianti combinatorie di uno stesso fonema, perché sono obbligati in una certa posizione, e
si dice siano in distribuzione complementare: es. fonema /s/, allofoni [s] davanti a con-
sonanti sorde ([stupido])e [z] davanti a consonanti sonore ([zdentato]).
Spiegate cos’è un fonema e cosa sono i tratti distintivi, fornendo almeno un
esempio.
Il fonema è un segmento fonico che non ha significato ma contribuisce a differenziare
dei significati, quindi ha valore distintivo (es. pena/pera). I tratti distintivi sono quelle
caratteristiche che contraddistinguono ogni fonema e che vengono usate dalle lingue per
la pertinentizzazione dei suoni a livello fonologico. Sono anche quei tratti che sono alla
base delle classificazioni articolatorie per modi e luoghi di articolazione. Per esempio ‘la
sonorità’ di un fono, la lunghezza, la labializzazione, ecc… sono tratti distintivi.
Date una definizione di “coppia minima” fornendo almeno un esempio in
italiano ed in una lingua straniera a vostra scelta
Una coppia minima è formata da due parole di significato diverso che differiscono per un
solo fonema (es. pala/palla, tanto/tasto, tanto/canto; in inglese, invece, [ʃip] e [ʃi:p]).
Il concetto di coppia minima è alla base di una delle 3 regole di Trubeckoj per ricono-
scere i fonemi di una lingua.
Spiegate la nozione di “pertinenza” in fonologia, fornendo degli esempi.
La nozione di pertinenza è operante a livello di classificazione linguistica. In fonologia si
riferisce alla scelta dei tratti in base ai quali vengono classificati i suoni del livello fone-
tico per creare il ‘sistema’ fonologico tipico di ogni lingua. Dal momento che questa
scelta è arbitraria, ogni lingua pertinentizza tratti diversi e costituisce perciò il proprio
sistema fonologico diverso da quello di altre lingue. Ad esempio, il francese sceglie di
pertinentizzare il tratto di nasalità delle vocali (presente a livello fonetico-coarticolato-
rio in molte lingue) costituendo un sistema a 16 vocali nel quale sono incluse, con carat-
tere distintivo, le vocali nasali.
Indicate le principali differenze tra il sistema fonologico dell’italiano e
quello di una lingua straniera a vostra scelta.
Il sistema fonologico di una lingua isola l’inventario di fonemi di una lingua. Ogni lingua
ritaglia autonomamente il proprio sistema fonologico. Il sistema fonologico italiano pre-
vede 30 fonemi (23 consonanti e 7 vocali). Il francese, invece, ritaglia differentemente
(ad es., prevede 16 fonemi vocalici, solo 2 fricative, nessuna affricata, benché presenti
la fricativa uvulare, assente in italiano).
Spiegate cos’e’ la lunghezza fonologica e come si manifesta foneticamente.
La lunghezza fonologica è un possibile tratto distintivo dei suoni di una lingua. Può ri-
guardare sia suoni vocalici che consonantici. Foneticamente si riferisce alla durata tem-
porale con cui sono realizzati i suoni, che possono essere lunghi (durata maggiore) o
brevi (durata minore). Se tali differenze fonetiche di durata danno luogo a fonemi di-
versi, e quindi a parole diverse, allora si parla di lunghezza fonologica. In quanto feno-
meno fonologico è dunque diverso da lingua a lingua. In italiano, per esempio, è la lun-
ghezza consonantica ad avere valore distintivo: due parole si differenziano per la pre-
senza di una consonante lunga o breve (es. [pa:pa] vs. [pap:a]); in inglese invece è la
presenza di vocali lunghe o brevi ad avere valore distintivo (es. [shIp] ‘nave’ vs. [shi:p]
‘pecora’).

Domande chiuse
Quale delle seguenti descrizioni si riferisce al fonema e quale al fono?
1. “[si tratta di] ogni suono che può essere prodotto dall’apparato fonatorio umano,
descrivibile in base a determinate caratteristiche articolatorie e acustiche.”
Breve dizionario di Linguistica, F. Casedei
FONO

2. “È un’ unità astratta portatrice di un certo valore nel sistema linguistico e che
può essere realizzata concretamente da suoni fisicamente diversi.”
Breve dizionario di Linguistica, F. Casedei
FONEMA

Indicate quale delle seguenti definizioni si riferisce alla distribuzione com-


plementare, quale alla distribuzione sovrapposta e quale alla distribuzione
coincidente.
1. in tutti i contesti in cui compare l’elemento A compare anche l’elemento B e vice-
versa.
DISTRIBUZIONE COINCIDENTE

2. in tutti i contesti in cui compare l’ elemento A è escluso l’ elemento B e vice-


versa.
DISTRIBUZIONE COMPLEMENTARE

3. i contesti in cui compare l’ elemento A si sovrappongono solo in parte quelli in


cui compare l’elemento B e viceversa.
DISTRIBUZIONE SOVRAPPOSTA
Dire se le seguenti coppie di parole costituiscono una coppia minima op-
pure no, dandone la trascrizione fonetica:
timbro – cimbro ['timbro] ['tʃimbro]
lesione – lezione [le'zjone] [let'tsjone]
pasta – pesto ['pasta] ['pesto]
dado – rado ['dado] ['rado]
cono – tono ['kɔ:no] ['tɔ:no]
già – là [dʒa] [la]
Formano coppia minima: a ; d ; e ; f

Dire se le seguenti coppie di parole costituiscono una coppia minima oppure


no, dandone la trascrizione fonetica:
rotto – rosso ['rotto] ['rosso]
gatto – gallo ['gatto] ['gallo]
molletta – bolletta [mol'letta] [bol'letta]
pasto - petto ['pasto] ['pɛtto]
carta – sarta ['karta] ['sarta]
bosco – losco ['bɔsko] ['losko]
Formano coppia minima: a ; b ; c ; e
Dire se le seguenti coppie di parole costituiscono una coppia minima oppure
no, dandone la trascrizione fonetica:
visto – misto [\'visto] [\'misto]
pollo – collo [\'pollo] [\'kɔllo]
bacio – cacio [\'ba:tʃo] [\'ka:tʃo]
palla – panna [\'palla] [\'panna]
luna – duna [\'lu:na] [\'du:na]
Formano coppia minima: a ; d ; e ; f

Indicate quale delle seguenti definizioni si riferisce all’ allofonia condizio-


nata e quale alla variazione libera.
1. La scelta delle varianti non è legata al contesto linguistico, e queste possono es-
sere reciprocamente sostituibili in tutti i contesti.
VARIAZIONE LIBERA

2. La scelta delle varianti è legata al contesto linguistico.


ALLOFONIA CONDIZIONATA

Completate le seguenti proporzioni:


u:o=i:e f : v = ts : dz t:d=p:b d:n=b:m b:m=g:ŋ
l:n=ʎ:l

e:o=ɛ:ɔ tʃ : ʃ = dʒ : ʒ ŋ:n=k:d i:y=e:ø s: z = t : d


ʌ:ɔ=ɛ:œ

Scegliendo almeno due lingue straniere oltre all’italiano, dite se le pa-


role in corsivo formano o meno coppia minima con la parola in grassetto:
Lingua si no si no
Italiano: gallo gatto x giallo x
Spagnolo: pecho peso x perro x
Francese: taux beau x mot x

Inglese: cheap sheep x chip x


Tedesco: Satt Sant x Rad x

Portoghese. Talho talão x talco x

Dire se le seguenti coppie di parole costituiscono una coppia minima oppure


no, dandone la trascrizione fonetica:
1. anello - agnello
2. panca - stanca
3. razza - razzia
4. taglia - maglia
5. lascio - lasciò
6. molle-moglie
Le coppie di parole 4 - 5 formano coppie minime.
1. [anɛllo] [aɲɲɛllo]
2. [panka] [stanka]
3. [’rattsa] [rat’tsia]
4. [taʎʎa] [maʎʎa]
5. [’laʃ.ʃo] [laʃ’ʃ]
6. [mɔlle] [moʎʎe]

Dire se le seguenti coppie di parole costituiscono una coppia minima oppure


no, dandone la trascrizione fonetica:
1. male - maglie
2. matta - maglia
3. fori - fogli
4. sbaglio - sballo
5. maggio - magio
6. cena - scena
Le coppie di parole 2 - 4 - 5 formano coppie minime.
TRASCRIZIONE FONETICA
1. [male] [maʎʎe]
2. [matta] [maʎʎa]
3. [fɔri] [fɔʎʎi]
4. [zbaʎʎo] [zballo]
5. [maddʒo] [madʒo]
6. [tʃɛna] [ʃɛna]

Prendete in considerazione i suoni [p] e [b] delle seguenti forme e determi-


nate se sono allofoni di uno stesso fonema o se rappresentano due fonemi.
Se allofoni, determinate la distribuzione complementare; se fonemi, deter-
minate il contrasto.
1 pahki ‘parzialmente’ 6 ua:bame:u ‘egli vede lui’
2 ni:sosa:p ‘dodici’ 7 na:be:u ‘uomo’
3 ta:nispi: ‘quando’ 8 a:bihta:u ‘mezzo’
4 paskua:u ‘prateria’ 9 nibimohtan ‘io cammino’
5 asaba:p ‘filo’ 10 si:si:bak ‘papere’
Sono in distribuzione complementare: 1 fonema
/p/ -> /b/ V__V
p #__V V__# C__V
Sono allofoni di uno stesso fonema perché sono in distribuzione complementare: nelle
forme fornite non c’è un esempio in cui i due suoni appaiono nello stesso contesto.
[b] appare sempre e solo tra due vocali
[p] in fine di parola dopo una vocale (2 e 5); all’inizio di parola prima di una vocale (1
e 4); all’interno di parola fra una consonante e una vocale (3).
[p] è dunque la variante non fonologicamente condizionata, mentre la sonorità di [b]
può dipendere dal contesto intervocalicoSono allofoni di uno stesso fonema perché sono
in distribuzione complementare: nelle forme fornite non c’è un esempio in cui i due
suoni appaiono nello stesso contesto.
[b] appare sempre e solo tra due vocali
[p] in fine di parola dopo una vocale (2 e 5); all’inizio di parola prima di una vocale (1
e 4); all’interno di parola fra una consonante e una vocale (3).
[p] è dunque la variante non fonologicamente condizionata, mentre la sonorità di [b]
può dipendere dal contesto intervocalico.

Confrontate le seguenti forme della lingua ebraica (indicate in trascrizione


fonologica) e rispondete alle domande seguenti:
Forme contenenti [v], [b] Forme contenenti [f], [p]

bi.'ka ‘lamentò’ li.'tef ‘colpì’

mug.'bal ‘limitato’ 'se.fer ‘libro’

a.'var ‘ruppe (masc.)’ ʃa.'taf ‘lavò’

ʃav.'ra ‘ruppe (fem.)’ pa.'ra ‘vacca’

ʔi.'kev ‘ritardò’ mit.'paxat ‘fazzoletto’

ba.'ra ‘creò’ ha.ʔal.'pim ‘le Alpi’

a. [v] e [b] sono fonemi distinti o allofoni?


ALLOFONI
b. la regola che determina la distribuzione di [b] e [v] è la stessa che de-
termina quella di [p] e [f]?
SI
c. data la forma hid__ik nello spazio vuoto potrebbe stare [v], [b], op-
pure entrambe o nessuna delle due?
[b] CF.MUGBAL
d. data la forma __ana nello spazio vuoto potrebbe stare [f], [p], oppure
entrambe o nessuna delle due?
[p] CF.PARA

Domande multiple
La parola gotta (got + to) è un caso di:
Assimilazione totale progressiva

La parola irrazionale (in + razionale) è un caso di:


Assimilazione totale regressiva

La parola imbalsamare è un caso di:


Assimilazione parziale regressiva
La parola sgarbato [zgarˈbato] è un caso di:
Assimilazione parziale regressiva

La parola sgarbato [zgarˈbato] è un caso di:


Assimilazione parziale progressiva

La parola sbollire [zbolˈlire] è un caso di:


Assimilazione parziale regressiva

Indicare quali, tra le seguenti coppie di parole, formano coppie minime.


Francese Inglese Italiano Spagnolo Tedesco

a glisser - gloser doubt - down motto - lotto afamar - afanar Vier - viel

b seul - tel owl - own collo - bollo loncha - lonja Kalb - Gelb

GRUPPO A

Indicare quali, tra le seguenti coppie di parole, formano coppie minime.


Francese Inglese Italiano Spagnolo Tedesco
Comédien -
a said - said notte - botte castigo - castizo Stück - Glück
comèdon
b gober - goder hurt - heart rana - rara mozo - moyo Stock - Stuck

GRUPPO B

Indicare quali, tra le seguenti coppie di parole, formano coppie minime.


Francese Inglese Italiano Spagnolo Tedesco
a voir - gloire stout - stow tastiera - pastiera nutria - nutrir fechten - Stechen
b part - tare love - dove ecco - etto nueva - nuera Kind - Rind

GRUPPO B

Indicare quali, tra le seguenti coppie di parole, formano coppie minime.


Francese Inglese Italiano Spagnolo Tedesco
a tarin - marin vain - vague penuria - peluria llano - lleno Wand - Hand
b godet - gober Poll - pool bosco - losco estadia - estadio Bach - Rauch

GRUPPO A

Quale delle seguenti coppie É una coppia minima?


a. ciocca / fiocca

b. goccia / doccia
c. gialla / pialla

d. ghiro / giro XXX

Quale delle seguenti coppie É una coppia minima?


a. giaccio / ghiaccio

b. Giove / piove

c. ciglia / chiglia XXX

d. calco / raglio

Quale delle seguenti coppie NON É una coppia minima?


a. piaccio / ghiaccio

b. piaccio / giaccio XXX

c. giaccio / caccio

d. calco / calcio

Quale delle seguenti coppie NON É una coppia minima?

a. giallo/gallo

b. giostra/mostra XXX

c. giù/su

d. gesto/resto

Quale delle seguenti coppie NON É una coppia minima?


a. raglio/raggio

b. muro/giuro

c. moglie/doglie XXX

d. mano/meno

Domande libere
Individuare almeno una coppia minima per ciascuna delle seguenti opposi-
zioni.
1. /n / /s/
2. /r / /s/
3. /r/ /m/
4. /a/ /o/
5. /m/ /s/
6. /r/ /l/
/k/ /t/
/n / /s/ (cane - case) [\'ka:ne] [\'ka:se]
/r / /s/ (pero - peso) [\'pe:ro] [\'pe:so]
/r/ /m/ (ratto - matto) [\'ratto] [\'matto]
/a/ /o/ (pazzo - pozzo) [\'pattso] [\'pottso]
/m/ /s/ (mito – sito) [\'mi:to] [\'si:to]
/r/ /l/ (pari - pali) [\'pa:ri] [\'pa:li]
/k/ /t/ (vasca – vasta) [\'vaska][\'vasta]

Individuare almeno una coppia minima per ciascuna delle seguenti op-
posizioni.
1. /n/ /r/
2. /d/ /z/
3. /l/ /s/
4. /l/ /n/
5. /d/ /r/
6. /f/ /t/
7. /t/ /ts/
/n/ /r/ (cono – coro) [\'ko:no] [\'ko:ro]
/d/ /z/ (vado – vaso) [\'va:do] [\'va:zo]
/l/ /s/ (limone – Simone) [li\'mo:ne] [si\'mo:ne]
/l/ /n/ (pelle – penne) [\'pɛlle] [\'pɛnne]
/d/ /r/ (dito – rito) [\'di:to] [\'ri:to]
/f/ /t/ (finto – tinto) [\'finto] [\'tinto]
/t/ /ts/ (pitta – pizza) [\'pitta][\'pittsa]

Individuare almeno una coppia minima per ciascuna delle seguenti opposi-
zioni.
1. / b / / p /
2. / ɲ / / ʎ /
3. / s / / r /
4. / dʒ / / tʃ /
5. / k / / t /
6. / g / / s /
7. / t / /s /

1. /n/ /r/ (cono – coro) [\'ko:no] [\'ko:ro]


2. /d/ /z/ (vado – vaso) [\'va:do] [\'va:zo]
3. /l/ /s/ (limone – Simone) [li\'mo:ne] [si\'mo:ne]
4. /l/ /n/ (pelle – penne) [\'pɛlle] [\'pɛnne]
5. /d/ /r/ (dito – rito) [\'di:to] [\'ri:to]
6. /f/ /t/ (finto – tinto) [\'finto] [\'tinto]
7. /t/ /ts/ (pitta – pizza) [\'pitta][\'pittsa]

Formate una coppia minima con ognuna delle parole che seguono.
1. Rete
2. occhio
3. riccio
4. anno

5. rete – rese [\'Rete] [\'rese]


6. occhio – oppio [\'ɔkkjo][\'ɔppjo]
7. riccio – ritto [\'rittʃo] [\'ritto]
8. anno – asso [\'anno][\'asso]

Formate una coppia minima con ognuna delle parole che seguono.
1. sposa
2. pasto
3. bile
4. tra
5. sposa – spola [\'spɔ-:za][\'spɔ-:la]
pasto – tasto [\'pasto][\'tasto]
6. bile – pile [\'bi:le][\'pi:le]
7. tra – tre [\'tra][\'tre]

Identificare le unità di prima e di seconda articolazione presenti nei se-


guenti enunciati:
1. Sapore di sale sapore di mare
2. Guarda il mare quanto è bello
3. Mangia una mela acerba
4. Ieri abbiamo visitato due mostre
5. Non è possibile pedalare sotto il sole del mattino
6. Il treno per Roma parte alle sette del mattino
7. Bisogna smettere di fare continuamente sforzi inutili.
Guarda il mare quanto è bello
Prima: guard- a il mar-e quanto e bell-o
Seconda: /g/ /w/ /a/ /r/ /d/ /a/ /i/ /l/ /m/ /a/ /r/ /e/ /k/ /w/ /a/ /n/ /t/
/o/ /č/ /b/ /e/ /l/ /l/ /o/

Trovate almeno 3 parole che formino coppia minima con le seguenti parole:
1. furbo
2. gesto
3. chino
4. maggio
5. porto
6. lancia
7. sere
8. furbo: turbo, furto, furba
9. gesto: mesto, gesta, lesto
10. chino: fino, chilo, vino
11. maggio: saggio, matto, masso
12. porto: porta, torto, posto
13. lancia: pancia, landa, lanci
14. sere: seme, pere, sete

Inventate 5 coppie minime di parole:


1. con cambio d\'accento
2. con cambio di fono iniziale
3. con cambio di timbro vocalico
4. con cambio di consonante interna

1. con cambio d’accento: sùbito/subìto, sémino/semìno, nùmero/numerò, lé-


gami/legàmi, marìto/maritò, capìto/capitò, làvati/lavàti, càpitano/capitàno,
pòrto/portò, fìni/finì
2. con cambio di fono iniziale: gatto/matto, falla/palla, basta/pasta, male/sale,
giallo/gallo

3. con cambio di timbro vocalico: venti/vɛnti, mostro/mɔstro, luna/lana, misto/mo-


sto, pelle/palle
4. con cambio di consonante interna: arto/alto, madre/magre, legame/letame, af-
fogare/affogate, sesto/sento

Scegliendo almeno due lingue straniere, formate una coppia minima con
ognuna delle parole che seguono.
Francese Inglese Spagnolo Tedesco
1 Greffe 1 Bag 1 Vatio 1 Keller
2 Huile 2 Pack 2 Velar 2 mein
3 Père 3 Keep 3 Llano 3 Wand
4 Rouge 4 Vein 4 Caso 4 Mauer
5 Clou 5 While 5 Secado 5 Haus
6 Clou 6 Foot 6 Caza 6 Bild
7 Quoi 7 Mail 7 Lomo 7 Wagen
8 Raison 8 Lady 8 Mirar 8 Welle
9 Faible 9 Feel 9 Vender 9 Wonne

Individuare almeno una coppia minima per ciascuna delle seguenti opposi-
zioni.
1. /a/ /e/
2. /e/ /ɛ/
3. /d/ /f/
4. /l/ /s/
5. /k/ /d/
6. /k/ /p/
7. /b/ /l/
8. male - mele
9. pésca - pèsca
10. doglie - foglie
11. lana - sana
12. cado - dado
13. cane - pane
14. bava - lava
MORFOLOGIA
PRINCIPI GENERALI
Domande aperte
Indicate le caratteristiche principali e le differenze tra lingue di tipo fles-
sivo e lingue di tipo agglutinante.
Nelle lingue di tipo flessivo, come l’italiano e in generale le lingue romanze, le categorie
flessionali (tempo, modo, genere, persona…) sono in genere espresse da un’unica desi-
nenza (es. amare-amavo: modo, tempo, persona: “-avo”). Se la flessione è interna alla
parola, parliamo di introflessione. Nelle lingue di tipo agglutinante, come il turco, ogni
categoria flessionale presenta un elemento proprio per ogni categoria flessionale. Così,
se “adam“ (uomo) sarà reso al plurale con “adam-lar”, nel caso in cui, oltre al numero,
cambiasse anche il caso, ci sarebbe un’altra particella, oltre a quella del plurale, a desi-
gnare, ad es. un genitivo

Spiegate secondo quali principi classifichiamo le lingue in isolanti,


agglutinanti e fusive fornendo almeno un esempio per ciascuno di questi
tipi.
La suddivisione delle lingue in isolanti, agglutinanti e fusive è detta tipologia
morfologica. Questa classificazione ha raggruppato le lingue secondo il tipo strutturale a
cui appartengono, dividendole in tipi sulla base della morfologia di ciascuna. Tra i tipi
morfologici individuati ci sono: le lingue isolanti (come il cinese e il vietnamita), che
mancano quasi del tutto di morfologia, e le cui relazioni grammaticali sono espresse
dall’ordine delle parole e da alcuni modificatori isolati; inoltre, ad ogni morfema
corrisponde una parola; le lingue agglutinanti (come il turco), in cui coincidono morfi e
morfemi e una parola ha tanti suffissi diversi quante sono le relazioni grammaticali che
bisogna esprimere; le lingue fusive (come l’italiano e la maggior parte delle lingue
europee), in cui più morfemi possono corrispondere ad un solo morfo, che, quindi, può
esprimere diverse relazioni grammaticali, come il genere ed il numero nei nomi, modo,
tempo, numero, persona nei verbi.

Con l’aiuto di esempi spiegate le nozioni di morfema e di allomorfo.


Un morfema è l’unità più piccola della lingua dotata di significato. L’allomorfo è la rea-
lizzazione concreta del morfema. Infatti, il morfema è collocato a livello astratto, di
langue, mentre l’allomorfo a livello concreto, di parole. Es: -s è il morfema utilizzato
per la formazione del plurale in inglese, ma è rappresentato nel concreto da 3 allomorfi
(-s–z –iz).

A cosa serve l’analisi in morfemi?


L’analisi in morfemi serve per capire la struttura interna di una parola; aiuta a capire se
una parola è composta, se è derivata per prefissazione o suffissazione. L’analisi in mor-
femi è la scomposizione della parola in morfi lessicali, derivazionali e grammaticali.
Definite la nozione di allomorfo in relazione con quella di allofono.
L’allomorfo è la concreta realizzazione di un morfema, ad esempio, in parole come im-
possibile, illimitato, irreale, i prefissi che aggiungiamo alle parole per formare il signifi-
cato antonimo (=contrario) sono tutti allomorfi dello stesso morfema e dipendono dal
contesto fonologico, ossia dal suono iniziale della parola. In fonologia, gli allofoni sono
le diverse realizzazioni concrete di un fonema, ad esempio, se pronunciamo la parola-
caro con una r uvulare, detta alla francese, quella r è un allofono in variante libera del
fonema /r/. Questa diversa pronuncia della parola non contribuisce a distinguere signifi-
cati.
Ricorrendo a degli esempi definite le nozioni di allomorfia e di suppletivi-
smo indicandone i tratti in comune e le differenze.
Si ha allomorfia quando 2 morfi hanno forma simile e stesso significato; si dice allora che
2 morfi sono allomorfi dello stesso morfema, come, ad es, [re-] e [ri-] in reinte-
grare e rientrare.
Il suppletivismo si differenzia dall’allomorfia perché tra i 2 morfi intercorre esclusiva-
mente una relazione semantica, mentre la forma è completamente differente, come, ad
es., idrico (idr-), acquatico (acqu-); ippico (ippic-), cavalleria (cavall-).
Le coppie acqua / idrico, vado / andiamo costituiscono esempi di quale
tipo di fenomeno morfologico? Rispondete alla domanda fornendo anche
altri esempi analoghi.
Queste coppie rappresentano un fenomeno di suppletivismo, vale a dire quando, in una
serie morfologicamente omogenea, si trovano radicali diversi che intrattengono evidenti
rapporti semantici senza evidenti rapporti formali. Si ha un suppletivismo forte quando
c’è l’alternanza dell’intera radice (es: Chieti / teatino ); debole quando tra i membri
della coppia c’è una base comune riconoscibile, e la differenza è di singoli segmenti fo-
nologici (Arezzo / aretino). Altri esempi possono essere maiale/suino, cavallo/ip-
pico/equestre. In entrambi i casi di suppletivismo (forte o debole) il rapporto morfolo-
gico va memorizzato in quanto tale, mentre l’allomorfia viene motivata fonologica-
mente.

Indicate un esempio di morfema libero e uno di morfema legato.


Un esempio di morfema libero è la parola inglese boy (ragazzo), che può occorrere da
sola perché dotata di significato proprio, mentre il suffisso -s che in inglese serve per
formare il plurale dei nomi, è morfema legato, in quanto non può occorrere da solo.
Che cosa è un morfema?
Un morfema è la più piccola unità linguistica dotata di significato. La realizzazione di un
morfema è un morfo. I morfi possono essere lessicali, se definiscono un’entità o gram-
maticali, nel caso indichino una relazione grammaticale. Questi ultimi possono avere di-
versi significati a seconda del contesto. (Es. la preposizione di: la casa di Gianni, la
casa di legno, la casa di ieri, ecc…). Possono inoltre essere liberi o legati, nel caso in cui
compaiano solamente uniti ad un altro morfema.
Ricorrendo a degli esempi definite le nozioni di lessema e di forma di cita-
zione.
Il lessema è l’unità astratta che ha un significato autonomo (es. brutt-). E’ una parola
vista nella sua interezza sia dal punto di vista del significato che della forma, ma non at-
tualizzata nel discorso. Le forme di citazione sono le forme di entrata che troviamo nei
vocabolari. Sono i lemmi. La lemmatizzazione permette di ricondurre una parola (forma
grammaticale) al proprio lemma (amavo -> amare –lemma). In un vocabolario troviamo
quindi lemmi (forma di citazione) e non forme flesse, che invece troviamo in un testo.

Quali sono i criteri in base ai quali sono classificati gli affissi?


Gli affissi sono classificati in base alla posizione che occupano nella parola che vanno a
modificare. I prefissi sono collocati a sinistra, come in “dis-piacere” e i suffissi sono col-
locati a destra, come in “dolce-mente”. Esistono anche degli infissi che si inseriscono
all’interno di una parola, come, ad esempio, “cant-icchi-are”, ma è un procedimento
molto raro in italiano.
Indicate i tratti in comune e le differenze tra flessione e derivazione. Ri-
spondete fornendo degli esempi.
Flessione e derivazione sono entrambe due processi morfologici. La flessione aggiunge
alla parola di base delle informazioni relative a genere, numero, caso, tempo, modo,
persona, aspetto, diatesi. La derivazione, invece, aggiunge alla radice degli affissi, se-
condo i procedimenti di prefissazione, suffissazione e infissazione (quest’ultimo processo
non interessa produttivamente l’italiano). La derivazione spesso può cambiare la catego-
ria lessicale della parola di base, soprattutto nel caso della suffissazione.

Indicate con l’aiuto di esempi le principali caratteristiche che differenziano


gli affissi flessivi dagli affissi derivazionali.
Sia la derivazione che la flessione sono processi morfologici. La differenza sta nel fatto
che mentre la derivazione crea parole nuove, la flessione fornisce informazioni che
riguardano il genere, il numero, il caso, la persona, il modo, il tempo, l’aspetto, la
diatesi. Un esempio di affisso flessivo può essere bello / bella, in questo caso abbiamo
informazioni sul genere (maschile vs. femminile). Un altro esempio amo / amò ci dà
informazioni sul tempo. Gli affissi derivazionali portano informazioni semantiche e di
solito determinano un cambio nella categoria lessicale, ad esempio il suffisso –
mente trasforma aggettivi in avverbi (es. veloce-mente), il suffisso –ista forma nomi di
agente (bar-ista).

Indicate le caratteristiche in comune e quelle che differenziano i processi di


composizione e di derivazione.
La derivazione e la composizione sono entrambi processi morfologici che creano parole
nuove. Mentre la derivazione forma nuove parole a partire da una forma legata e da una
forma libera, la composizione utilizza due forme libere. Come dimostrano gli
esempi analcolico e spazzacamino, il primo inizia col prefisso “an-“ e termina col mor-
fema libero “alcolic-“, il secondo presenta due forme libere, “spazza” e “camino”.
Definite la nozione di parola evidenziandone la problematicità.
La nozione di parola è problematica perché può essere considerata da diversi punti di vi-
sta. Dal punto di vista ortografico, è parola ciò che è compreso tra due spazi bianchi.
Dal punto di vista fonologico, è parola ciò che è definito dalla presenza di un accento.
Dal punto di vista morfologico, la parola è definita in base alla sua struttura interna,
mentre dal punto di vista sintattico è definita secondo la sua valenza esterna. Bloom-
field, inoltre, la definisce come la forma libera minima, cioè che può essere enunciata
da sola, e ne dà dei criteri per l’individuazione .

L’inglese è una lingua particolarmente complessa dal punto di vista della


tipologia morfologica. Per ciascuno dei casi seguenti indicate il tipo
morfologico (o i tipi morfologici) di cui sono esempio:

a. (I) begin ‘(io) comincio’ / (I) began ‘(io) cominciai’ / begun ‘comin-
ciato’
INTROFLESSIVO

b. wolf ‘lupo’, cub ‘cucciolo’ > wolf cub ‘lupacchiotto’


ISOLANTE

c. play ‘giocare’, -ed {PASSATO} > played ‘(io) ho giocato’


AGGLUTINANTE
La parola bulgara junak ‘eroe’ può essere segmentata come segue:
jun {EROE} + ak {MASCHILE}+{SINGOLARE}
In base a questa forma, a quale tipo morfologico può essere ascritto il
bulgaro?

FUSIVO O FLESSIVO

Individuate i morfi lessicali, i morfi grammaticali derivazionali, i morfi


grammaticali flessivi nel seguente enunciato:

Bisogna smettere di fare continuamente sforzi inutili.


a. Morfi lessicali
Bisogn- mett(e)- di fa- continu- forz- util-

b. Morfi grammaticali derivazionali


s- -mente s- in-
c. Morfi grammaticali flessivi
-a -ere –(a)re -i -i

Segmentate linearmente le seguenti parole in morfi, distinguendo i morfi


in:
a. portatori di significato lessicale (L);
b. portatori di significato derivazionale (D);
c. portatori di significato flessivo (F):
1. fornaio
2. caratterizzazione
3. antifascismo
4. tipico
5. spudoratamente
6. imbufalirsi
1. forn- L ai- D -o F
2. caratter- L izza- D –zion- D -e F
3. anti- D -ism- D fasc- L -o F
4. tip- L –ic- D -o F
5. pudor- L s- D -at- -(a)mente D
6. bufal- L im- D ir- F –si F

Segmentate morfologicamente i seguenti enunciati ungheresi, basandovi


sulla traduzione italiana fornita, e elencate i morfi individuati:
a. a várban nel castello
b. a túróban nella ricotta
c. várok castelli
d. a várra sul castello
e. a túróra sulla ricotta
f. a várból dal castello
g. a túróból dalla ricotta
h. Elenco morfi individuati
a. a vár-ban
b. a túró-ban
c. vár-ok
d. a vár-ra
e. a túró-ra
f. a vár-ból
g. a túró-ból
h. -ok plurale, -a singolare / determinativo, -ban locativo “dentro”, -ra locativo
“su”, - ból locativo “da

Indicate per ciascuna delle parole seguenti i morfi portatori di significato


lessicale, quelli portatori di significato derivazionale e quelli portatori di
significato flessivo:
a. pianista
b. intimidiva
c. coraggiose
d. tipico
e. spudorati

f. pianista less: pian derivaz: ist fless a


g. intimidiva less: timid derivaz: int fless i-v-a
h. coraggiose less: coraggi- derivaz: os fless e
i. tipico less: tip derivaz: ic fless o
j. spudorati less: pudor derivaz: s fless a- t-i

Indicate quali delle seguenti coppie costituiscono casi di allomorfia, e,


nel caso di allomorfia, indicate gli allomorfi:

allomorfia allomorfi

bellezza – bruttezza no

imburrare – incremare sì im- / in-

miseria – nobiltà no

anormale – analcolico sì a- /an-

altezza – bassezza no

reintegrare – rientrare sì re- / ri-

rifiatare – rettificare no

leoncino – gattino sì -cino /- ino


allomorfia allomorfi

impossibile - inatteso si im- / in-

utile - inutile no

padre - figlio no

anormale – analcolico sì a- /an-

rientrare - reintegrare sì re- / ri-

regalare - ritornade no

allomorfia allomorfi

alto - basso no

pronuncia - pronunzia sì -cia / -zia

freddo - caldo no

condurre - comparire sì con- /com-

Nelle serie seguenti individuare gli esempi di allomorfia, indicando in cia-


scun caso il morfo di riferimento:
a. asociale, asistematico, acritico, astemio, associato, analfabeta, antipatico, anab-
bagliante, antistress
ALLOMORFIA DI A-NEGATIVO (ALFA PRIVATIVO)

b. includere, introdurre, immigrare, intempestivo, indurre, imporre, interpretare


ALLOMORFIA DI IN-DIREZIONALE
Individuare, tra le forme seguenti, i casi di allomorfia, indicando sia il
morfo di riferimento sia il processo linguistico che spiega la varia-
zione: iperbole, incredibile, intero, irriducibile, iroso, ispanico, illeggibile,
ippolito, impossibile, ittita, invivibile.

Forme allomorfiche: incredibile, irriducibile, illeggibile, impossibile, invivibile.


Morfo di riferimento: in+ [negativo]
Processo linguistico: assimilazione

Qui di seguito sono elencate alcune forme verbali in swahili, con le loro tra-
duzioni in italiano. Segmentare in morfi ciascuna forma, ed elencare i morfi
individuati e il loro significato.
1. ninakusikiati sento
2. anawasikia li sente
3. unanisikia mi senti
4. anatusikia ci sente (= sente noi)
5. unawasikia li senti
6. ninamsikia lo sento (= sento lui)
7. ninakisikia lo sento (= sento ciò)
8. ninawasikiali sento
9. anakusikia ti sente
10. anamsikia lo sente (= sente lui)

+sikia sentire
ana+ terza persona singolare soggetto
+ku+ seconda persona singolare oggetto
+wa+ terza persona plurale oggetto
nina+ prima persona singolare soggetto
una+ seconda persona singolare soggetto
+ni+ prima persona singolare oggetto
+m+ terza persona singolare oggetto
+tu+ prima persona plurale oggetto

Comparando il significato delle parole seguenti, tratte da una lingua agglu-


tinante, individuare il significato dei morfemi sev-, -mek, -in- e –dir-:
a. sev-mek ‘amare’ (forma base all’infinito)
b. sev-in-mek ‘rallegrarsi’ (riflessivo)
d. sev-dir-mek ‘far amare’ (causativo)
e. sev-in-dir-mek ‘far rallegrarsi’ (causativo del riflessivo)

• sev- base lessicale [amare]


• -in- marca del riflessivo
• -mek marca dell’infinito
• -dir- marca del causativo

Analizzare morfologicamente le seguenti parole:


a. dimenticato, mangiavo, attendisti, incompatibile commentavano, ico-
nicità, pescecane, coraggiosamente, loderò, combattivo, linguistica,
immangiabile, saldatore, attendista, redistribuzione
b. cantante, calcolatrice, scadente, ipersensibilità, congelamento, anti-
fascismo, andamento, mangiavano, lavoratore, rielaborazione
c. perdemmo, predestinazione, camminavamo, friggitrice, andatura, ri-
deranno, storicista, mangiona, infallibilità, cavatappi, paralume
d. vinceremo, antieconomico, grattacielo, accendisigari, immangiabile
e. #dimentic+at+o#
#mangi+a+v+o#
#attend+ist+i#
#in+compat+i+bil+e#
#comment+a+v+ano#
#icon+ic+ità#
#pesc+e+can+e#
#coraggi+os+a+mente#
#lod+er+ò#
#combatt+iv+o#
#lingu+ist+ic+a#
#im+mangi+a+bil+e#
#sald+a+tor+e#
#attend+ist+a#
#re+distribu+zione+e#
f. #cant+a+nt+e#
#calcol+a+tric+e#
#scad+e+nt+e#
#iper+sens(+)ibil+ità#
#con+gel+a+ment+o#
#anti+fasc+ism+o#
#and+a+ment+o#
#mangi+a+v+ano#
#lavor+a+tor+e#
#ri+elabora+zion+e#

g. #perd+emmo#
#pre+destin+a+zion+e#
#cammin+a+v+amo#
#frigg+i+tric+e#
#and+a+tur+a#
#rid+er+anno#
#stor+ic+ist+a#
#mangi+on+a#
#in+fall+i+bil+ità#
#cav+a+tapp+i#
#par+a+lum+e#

h. #vinc+er+emo#
#anti+econom+ic+o#
#gratt+a+ciel+o#
#accend+i+sigar+i#
#im+mangi+a+bil+e#

In base ai nomi dei numerali ‘uno’, ‘due’ e ‘tre’, indicare quali tra le lingue
seguenti sono geneticamente imparentate:
Turco: bir – iki – üç
Kelo: lo:di - wa:ti – ede
Turkmeno: bir – iki - uch
Badaga: ondu – eradu - mu:ru
Azerbagiano: bir – iki – üç
Molo: le:di - wa:di - odo
Kannada: ondu – eraDu – muuru

Turco, Turkmeno, Azerbagiano


Kelo, Molo
Badaga, Kannada

Quale tra le seguenti lingue è meno coerente dal punto di vista tipolo-
gico:
a. Aramaico: Verbo-Oggetto, Preposizioni, Nome-Genitivo, Nome-Ag-
gettivo
Norvegese: Verbo-Oggetto, Preposizioni, Genitivo-Nome, Aggettivo-
Nome
b. Ewe: Verbo-Oggetto, Posposizioni, Genitivo-Nome, Nome-Aggettivo
Malese: Verbo-Oggetto, Preposizioni, Nome-Genitivo, Nome-Agget-
tivo
Norvegese
Ewe

Indicare quale delle seguenti lingue è meno coerente dal punto di vista ti-
pologico e indicare la ragione della propria scelta:
a. Bari: Verbo-Oggetto, Preposizioni, Nome-Genitivo, Nome-Aggettivo
Estone: Verbo-Oggetto, Posposizioni, Genitivo-Nome, Aggettivo-Nome
b. Finnico: Verbo-Oggetto, Posposizioni, Genitivo-Nome, Aggettivo-Nome
Aramaico: Verbo-Oggetto, Preposizioni, Nome-Genitivo, Nome-Agget-
tivo
c. Turkana: Verbo-Oggetto, Preposizioni, Nome-Genitivo, Nome-Aggettivo
Zoque: Verbo-Oggetto, Posposizioni, Genitivo-Nome, Aggettivo-Nome
d. Cinese: Verbo-Oggetto, Posposizioni, Genitivo-Nome, Aggettivo-Nome
Albanese: Verbo-Oggetto, Preposizioni, Nome-Genitivo, Nome-Agget-
tivo
e. Didinga: Verbo-Oggetto, Preposizioni, Nome-Genitivo, Nome-Aggettivo
Ewe: Verbo-Oggetto, Posposizioni, Genitivo-Nome, Nome-Aggettivo
f. Albanese: Verbo-Oggetto, Preposizioni, Nome-Genitivo, Nome-Agget-
tivo
Finnico: Verbo-Oggetto, Posposizioni, Genitivo-Nome, Aggettivo-Nome
g. Kanuri: Oggetto-Verbo, Posposizioni, Nome-Genitivo, Nome-Aggettivo
Zapoteco: Verbo-Oggetto, Preposizioni, Nome-Genitivo, Nome-Agget-
tivo
h. Sumerico: Oggetto-Verbo, Posposizioni, Nome-Genitivo, Nome-Agget-
tivo
Hindi: Oggetto-Verbo, Posposizioni, Genitivo-Nome, Aggettivo-Nome

a. La lingua meno coerente è l’estone, in quanto il sintagma verbale ed il sintagma


adposizionale hanno la struttura ‘testa-complementi/modificatori’, mentre il sin-
tagma verbale ha la struttura ‘complementi/modificatori-testa’.
b. La lingua meno coerente è il finnico, che utilizza la matrice ‘testa-comple-
menti/modificatori’ nel sintagma verbale e la matrice ‘complementi/modifica-
tori-testa’ nei sintagmi adposizionale e nominale.
c. La lingua meno coerente è lo zoque, in quanto utilizza il principio ‘testa a sini-
stra’ nel sintagma verbale e il principio ‘testa a destra’ negli altri costrutti.
d. La lingua meno coerente è il cinese, in quanto adotta la matrice ‘testa-comple-
menti/modificatori’ nel sintagma verbale e la matrice ‘complementi/modifica-
tori-testa’ nei sintagmi adposizionale e nominale.
e. La lingua meno coerente è l’ewe, in quanto ricorre al principio ‘testa a sinistra’
nel sintagma verbale ed la principio ‘testa a destra’ altrove.
f. La lingua meno coerente è il finnico, che adotta lo schema ‘testa-comple-
menti/modificatori’ nel sintagma verbale e lo schema ‘complementi/modifica-
tori-testa’ altrove.
g. La lingua meno coerente è il kanuri, che utilizza lo schema ‘modificatori/comple-
menti-testa’ nei sintagmi verbale e adposizionale e lo schema ‘testa-modifica-
tori/complementi’ nel sintagma nominale.
h. La lingua meno coerente è il sumerico, in cui i sintagmi verbale e adposizionale
obbediscono al principio ‘modificatori/complementi-testa’, mentre il sintagma
nominale è organizzato in base al principio ‘testa-modificatori/complementi’.

Indicare tre gruppi linguistici appartenenti alla famiglia indoeuropea:


romanzo, slavo, germanico, baltico, celtico…

Indicare quale fenomeno morfologico spiega formazioni come bevere (in


luogo di bere), piangio (in luogo di piango), leggio (in luogo di
leggo), ando (in luogo di vado):
Analogia

Fare un esempio di calco e un esempio di prestito:


calco: it. grattacielo – ing. skyscraper
prestito: stop, sport, bar…

Ordinare dal più iconico al più arbitrario i seguenti segni linguistici:


a. chicchirichì b. gallo c. portachiavi d. piano piano
chicchirichì; d. piano piano; c. portachiavi; b. gallo

Indicare quale o quali delle seguenti affermazioni è o sono scorretta/e:


a. è sempre possibile ascrivere una lingua ad un tipo linguistico; FALSA
b. le lingue storico-naturali tendono ad essere tipologicamente miste;
VERA
c. la tipologia linguistica consente di dividere tutte le lingue del mondo
in pochi tipi; FALSA
d. nella tipologia basata sull’ordine dei costituenti, il parametro essen-
ziale è la posizione reciproca di testa e modificatori/complementi.
VERA
Distinguere tra le seguenti forme italiane gli esempi di alternanza (morfolo-
gicamente giustificata) e gli esempi di suppletivismo:
a. pecora/ovino SUPPLETIVISMO
b. oro/aureo ALTERNANZA
c. vado/andiamo SUPPLETIVISMO
Individuare tra le seguenti coppie di parole gli esempi di alternanza (A) e
suppletivismo (B):
a. favola/affabulazione A
b. acqua/idrico B
c. cavallo/equestre B
d. tuono/tonante A
Distinguere tra le seguenti forme italiane gli esempi di alternanza (A) e
gli esempi di suppletivismo (B):
a. Arezzo/aretino A
b. cavallo/equestre B
c. uomo/omino A

Indicate quale tra i seguenti non è un esempio di suppletivismo:


Testo
latino fero, fers, tuli, latum, ferre ‘porto, porti, portai, portato, portare’
italiano buono - migliore - ottimo
francese je vais – nous allons ‘io vado – noi andiamo’
begin – began – begun ‘comincio, cominciai, cominciato’
inglese SUPPLETIVISMO

Indicare i criteri che concorrono alla definizione di parola:


MOBILITA’ – ISOLABILITA’ – COESIONE INTERNA – PAUSABILITA’

Nelle forme seguenti individuare eventuali morfi discontinui:


a. a) francese Je ne sais pas
io NEG so NEG / ‘non so’ MORFO DISCONTINUO

b) neerlandese Morgen gaan we niet naar school


domani andiamo noi NEG a scuola / ‘domani non an-
diamo a scuola’

c) irlandese Ní itheann Séan iasc


NEG mangia Sean pesce / ‘Sean non mangia pesce’

Si consideri l’ordine dei costituenti nelle seguenti costruzioni del turco:


a. babanïn evi
del padre la casa / ‘la casa del padre’
Hasan öküzü aldı
Hasan bue comprò / ‘Hasan comprò il bue’

In base a queste forme, quale dei due ordini appare come non marcato in turco?
a) Testa + Modificatori/complementi
b) Modificatori/complementi + Testa XX

Domande multiple
In relazione agli esempi seguenti, a quale tipologia morfologica appartiene
l\'estone?
jalg {GAMBA}+{NOMINATIVO}+{SINGOLARE}
jala {GAMBA}+{GENITIVO}+{SINGOLARE}

a. isolante

b. agglutinante

c. flessivo XXX

d. incorporante

In relazione agli esempi seguenti, a quale tipologia morfologica appar-


tiene l\'estone?
ilm {mondo}+{NOMINATIVO}+{SINGOLARE}
ilmad {mondo}+{NOMINATIVO}+{PLURALE}
ilma {mondo}+{GENITIVO}+{SINGOLARE}
ilmade {mondo}+{GENITIVO}+{PLURALE}

a. isolante

b. agglutinante XXX

c. flessivo

d. incorporante

In relazione agli esempi seguenti, a quale tipologia morfologica appartiene


il latino?
am-o {amare}+{INDICATIVO}+{PRESENTE} {I SINGOLARE}
am-as {amare}+{INDICATIVO}+{PRESENTE} {II SINGOLARE}

a. isolante

b. agglutinante

c. flessivo XXX

d. incorporante

In relazione agli esempi seguenti, a quale tipologia morfologica appartiene


l\'inglese?
to play giocare
a play gioco
to come in entrare
to come out uscire

a. isolante XXX

b. agglutinante

c. flessivo

d. incorporante

In relazione agli esempi seguenti, a quale tipologia morfologica appartiene


l\'italiano?
la buona torta / le buone torte
sono, sei, è, siamo, siete sono
dai una cosa a lei / dagliela

a. isolante

b. agglutinante

c. flessivo XXX

d. incorporante

a. In base agli esempi seguenti, indicare il tipo morfologico a cui appar-


tiene la lingue in questione
no-kali no-kali-mes
mio-casa / mia casa mio-casa-PL / mie case
isolante

b. Agglutinante XXX

c. flessivo

d. incorporante

La parola inglese shops è composta:


a. da due morfi liberi
b. da un morfo libero e da un morfo legato XXX
c. da due morfi legati
d. da un unico morfo libero
Indicate la parentesizzazione corretta di: regolarmente

a. [ [ [ regolar] + ment ] +e ]

b. [ [ re+ [ gola] +r ] +mente ]

c. [ [ [ regol ] +ar ] +mente ] XXX

Indicate la parentesizzazione corretta di: ristorazione


a. [ [ [ [ ristor ] a ] zion ] e ] XXX

b. [ ri [ stor [ a [ zion ] e ] ] ]

c. [ [ [ [ ri [ stor ] a ] zion ] e ] ]

d. [ ri [ stor [ a ] zion ] e ]

Indicate la parentesizzazione corretta di: individuabile


a. [ [ [ [ individu ] a ] bil ] e ] XXX

b. [ in [ [ dividu [ a ] bil ] e ] ]

c. [ [ in ] divi ] du [ a [ bil [ e ] ] ]

d. [ [ [ [ in[ divid ] ua ] bil ] e ] ]

Indicate la parentesizzazione corretta di: impareggiabile


a. [ im [ [ [ [ [ par ] eggi ] a ] bil ] e ] ] XXX

b. [ [ im [ [ [ pareggi ] a ] bil ] e ] ]

c. [ [ [ im [ pareggi ] a ] bil ] e ]

d. [ im[ [ [ [ pare ] ggi ] a ] bil ] e ]

Indicate la parentesizzazione corretta di: lucidatura


a. [ [ [ [ lucid ] a ] tur ] a ] XXX

b. [ luci [ [ datur ] a ] ]

c. [ lucid [ a ] [ tura ] ]

d. [ lucida [ tur [ a ] ] ]

Indicate la parentesizzazione corretta di: spegnimento


a. [ [spegni] + mento] XXX

b. [ [s + [pegni] ] + mento]

c. [s + [ [ pegni] + mento] ]

d. [s + [ [[ pegni] +] mento] ]

Indicate la parentesizzazione corretta di: fantasista


a. [ [ [fantas] +ist]+ a] XXX

b. [ [ [ [ [fant]+a] +s]+ist]+ a]

c. [ [fantas] +ista]

Indicate la parentesizzazione corretta di: velocemente

a. [ [ [veloce] +ment]+ e]

b. [ [veloce] +mente] XXX

c. [ [ [veloc]+e] +mente]

Quale delle seguenti caratteristiche è tipologicamente coerente con una


lingua con ordine basico OV?
a. Nome-Aggettivo

b. Preposizioni

c. Relative prenominali XXX

d. Nome-Genitivo

Indicare se la seguente affermazione è corretta?


è sempre possibile ascrivere una lingua ad un tipo linguistico
a. corretta
b. scorretta XXX

Indicare se la seguente affermazione è corretta?


la tipologia linguistica consente di dividere tutte le lingue del mondo in pochi tipi

a. corretta
b. scorretta XXX

Domande libere
Fare un esempio di calco e un esempio di prestito
calco: it. grattacielo – ing. skyscraper
prestito: stop, sport, bar…

Indicate un esempio di morfema libero e uno di morfema legato in una lin-


gua a vostra scelta.
es: it. morfema libero: di, voi, ieri, etc
morfema legato: -i in libri
es: ing. morfema libero: town, you, tree, etc
morfema legato: -s in boys

Utilizzando lo schema del quarto proporzionale, proporre un esempio di for-


mazione analogica:
(io) lodo : lodare = X : andare X = (io) ando (formazione analogica, vs. (io) vado)

Fornire un esempio per ciascuna delle differenti categorie lessicali, anche


dette parti del discorso
Nome: virtù, passeggiata, amore, etc..
Verbo: colpire, sognare, mangiare, etc..
Aggettivo: verde, simpatico, grande, etc..
Pronome: io, lei, ci, etc..
Articolo: il, la, uno, etc..
Preposizione: di, con, tra, etc..
Avverbio: lentamente, presumibilmente, subito, etc..
Congiunzione: e, ma, o, etc..
Interiezione: ahi! ehi!, etc.

Fate un esempio di forma di citazione in italiano e in un’altra lingua a vo-


stra scelta:
La forma di citazione è la forma di una parola che si può trovare comunemente in un di-
zionario e viene anche detta lemma; essa è una sorta di \"rappresentante\" di tutte le
forme flesse che una determinata parola può assumere. In italiano, ad esempio, la forma
di citazione dei verbi è per convenzione quella dell’infinito ( amai -> amare); la forma di
citazione dell’aggettivo è il maschile singolare ( strani, strana -> strano). In latino, in-
vece, la forma di citazione in uso nei dizionari è la prima persona dell’indicativo pre-
sente (amo).

Fornite un esempio di morfema libero e di morfema legato in italiano e in


una lingua a vostra scelta:
In italiano. Morfema libero: giorno, pace, dominio, cioccolata, etc..
Morfema legato: -i in giorni; -re in mangiare, etc..
In inglese. Morfema libero: girl, house, cat, etc..
Morfema legato: -s in girls, etc..

Fornite un esempio di suppletivismo in italiano e in una lingua a vostra


scelta:
Il suppletivismo si ha quando in una serie morfologicamente omogenea le radici della pa-
role mutano in forme che non sembrano intrattenere rapporti formali con le loro forme
originali, pur intessendo con esse rapporti semantici. Un esempio di suppletivismo si ha
nella declinazione del verbo andare: possiamo avere infatti sia forme come andiamo,
che come vado, andammo etc...; come anche parole come acqua - idrico, cavallo -
equestre. In inglese un esempio è il paradigma del verbo andare, go - went - gone. Un
esempio in latino è il paradigma del verbo fero, fers, tuli, latum, ferre.

MORFOLOGIA FLESSIVA
Domande aperte
Dare una definizione delle nozioni di “paradigma” e di “classi di flessione”.
Il paradigma è l'insieme delle forme flesse che un lessema appartenente a parti del di-
scorso variabili assume per esprimere distinti valori delle categorie grammaticali. Le
classi di flessione sono le suddivisioni in cui si raggruppano i lessemi appartenenti alle
parti del discorso variabili in una lingua. Si suddividono in coniugazioni e declinazioni.

Dare una definizione del concetto di “sincretismo” e fornire un esempio.


Si parla di sincretismo quando all'interno di un paradigma due (o più) celle diverse, cor-
rispondenti a diversi valori delle stesse categorie grammaticali, hanno lo stesso signifi-
cante. È il caso delle tre persone del singolare del congiuntivo presente in italiano, ad
esempio del verbo “dire”: che io dica, che tu dica, che egli dica, le quali nonostante ab-
biano forma uguale sono usate per indicare rispettivamente la prima, la seconda e la
terza persona (cfr. indicativo presente: io dico, tu dici, egli dice).

Fornire una definizione del concetto di “morfema grammaticale”.


I morfemi grammaticali fanno parte di una sottocategoria del concetto generale di
morfema insieme ai morfemi lessicali. Hanno come significato i valori delle categorie
grammaticali espresse obbligatoriamente in una lingua. Il loro numero è generalmente
nell\'ordine delle decine.

Fornire una definizione del concetto di “classi di partizione”.


Nei paradigmi dei verbi italiani riscontriamo dei sottoinsiemi che raggruppano elementi
che hanno lo stesso comportamento morfologico. Tale comportamento non è riconduci-
bile a fenomeni di allomorfia fonologicamente condizionata ma si spiega con l\'apparte-
nenza di alcuni elementi del paradigma (come la seconda e terza persona dell\'indicativo
presente, le prime tre persone e la terza persona plurale del congiuntivo presente e la
seconda persona singolare dell\'imperativo) a classi di partizione diverse rispetto al resto
del paradigma. La differenza fonologica tra le classi di partizione può arrivare fino al
suppletivismo, come nel presente indicativo del verbo andare.

Elencare i diversi processi di realizzazione delle forme flesse.


Le forme flesse possono originarsi per sottrazione, aggiunta (di affissi o materiale sopra-
segmentale), raddoppiamento o sostituzione.

Spiegare in che modo si ottengono forme flesse attraverso il processo di


“sostituzione”.
La realizzazione di forme flesse nel caso della sostituzione non aggiunge né sottrae ma-
teriale linguistico dalla base del lessema. La differenza fra le due forme dipende dalla
sostituzione di parte del materiale della base, quindi le due forme sono di lunghezza
pressoché uguale. Possiamo citare come esempio il plurale di alcuni nomi inglesi (foot e
feet, tooth e teeth).

Spiegare in cosa consiste la regola di cancellazione di vocale in italiano.


La regola di cancellazione di vocale è un processo di allomorfia condizionata fonologica-
mente che riguarda le vocali non accentate in posizione finale di morfema seguite da
un\'altra vocale. Il processo si può rappresentare con la seguente formula: V[-acc] →
Ø/____+ V
Un esempio di applicazione della regola è la prima persona singolare del presente indi-
cativo di amare, dove il morfo lessicale soggiacente ama + il morfo grammaticale di
prima persona singolare + o dà luogo alla forma amo e non *amao.

Indicate quali sono le principali categorie flessive dell’italiano fornendo al-


meno un esempio per ciascuna.
Le categorie flessive sono insiemi di morfemi flessivi, a cui è associata una variazione di
significato. L’insieme delle categorie flessive, grazie alle quali una parola assume valore,
si chiama pacchetto morfemico. Per esempio, nel pacchetto morfemico del nome, sono
contenuti i valori di genere e numero. Le categorie flessive sono: caso, genere, numero,
persona, tempo, modo, aspetto. In italiano, le categorie flessive vengono generalmente
espresse da morfi cumulativi, che, attraverso un solo valore esprimono più categorie, a
differenza dei tipi morfologici agglutinanti.

Indicate quali sono le principali categorie flessive del verbo in italiano,


fornendo almeno un esempio per ciascuna.
Le categorie flessive del verbo sono: persona (io mangio, tu mangi), numero (singolare o
plurale), tempo (presente, futuro), modo (indicativo, congiuntivo), diatesi (attiva o
passiva), aspetto (continuativo, perfettivo).

Domande chiuse
Distinguere i casi di suppletivismo e quelli di allomorfia morfologicamente o
fonologicamente condizionata nei seguenti esempi:
1. ho - avevo
2. vengo - veniamo
3. va - andiamo
4. muoio - moriamo
5. è - siamo
6. esco – uscite

• Allomorfia: b, d
• Suppletivismo: a, c, e, f
Analizzare i paradigmi delle seguenti forme verbali dell\'italiano e stabilire
in base a quale fenomeno si riscontrano allomorfie al loro interno:
Andare Uscire Finire
vado esco finisco
vai esci finisci
va esce finisce
andiamo usciamo finiamo
andate uscite finite
vanno escono finiscono

La prima e la seconda persona plurale differiscono dalle altre in base alle classi di
partizione, un fenomeno di allomorfia non condizionata fonologicamente che riguarda
differenze fonologiche di varia entità nel paradigma del presente indicativo di alcuni
verbi italiani.

Indicate quale tra i seguenti non è un esempio di suppletivismo:


• polacco: dobry - lepszy - najlepszy ‘buono, migliore, ottimo’
• inglese: begin – began – begun ‘comincio, cominciai, cominciato’
XXX
• italiano: cattivo – peggiore - pessimo
• francese: je vais – nous irons ‘io vado – noi andremo’

Osservando gli esempi dati, determinare quale processo morfologico è


utilizzato per la formazione del plurale:
Singolare Plurale
Warlpiri kurdu kurdukurdu
Warlpiri kamina kaminakamina
Saho rado radod

Il plurale delle forme date è prodotto mediante raddoppiamento parziale e totale.

Segmentate linearmente le seguenti parole in morfi, distinguendo i morfemi


flessivi:
a. oxen ox-en
b. wolves wolv-es
c. gewissen ge-wiss-en
d. tu veras vera-s
e. école éco-le
Indicate i suffissi delle seguenti forme verbali ungheresi, e spiegate da
cosa dipende la distribuzione degli allomorfi:
(Considerate che i grafemi ö ed ü corrispondono a vocali anteriori arro-
tondate)

e:rtek io capisco tuds tu sai ül egli siede

tudok io so mondas tu dici mond egli dice

repülök io volo üls tu siedi repül egli vola

ülök io siedo repültök voi volate seret egli ama

se- noi amiamo ültök voi sedete repül- essi volano


retünk nek

e:rtünk noi capiamo serettek voi amate seret- essi amano


nek

tudnak essi sanno

1 sing. –ek, -ok, -ök 2 sing. -s, -as, 3 sing. =


1 pl. –unk, -ünk 2 pl. –tek, -tök 3 pl. –nek, -nak
Radice con vocale anteriore suffisso con vocale anteriore e, ö, ü
Radice con vocale posteriore suffisso con vocale posteriore o od a

Esaminate i dati seguenti tratti dallo Isleta Zatopeco, una lingua parlata in
Nuovo Messico, e rispondete alle domande che seguono:
[temiban] io andai [mimiay] egli stava andando
[amiban] tu andasti [tewanban] io venni
[temiwe] io sto andando [tewanhi] io verrò

a. Indicate i morfemi che corrispondono alle seguenti categorie grammaticali e signifi-


cati lessicali:

b. Con quale tipo di affissi sono indicati i morfemi di soggetto?

c. Con quale tipo di affissi sono indicati i morfemi di tempo?

d. Come diresti le seguenti espressioni in Isleta:


egli andò io andrò tu stavi venendo
a.
io te passato ban passato progressivo miay
tu a futuro hi andare mi
egli mi presente progressivo we venire wa

b. prefissi

c. suffissi

d. egli andò mimiban


io andrò temihi tu stavi venendo amimiay

Separate dal tema nominale i suffissi che indicano genere maschile, femmi-
nile, neutro. Spiegate i motivi delle variazioni nella forma dei suffissi e indi-
cate quale processo fonologico è illustrato nei dati seguenti:

maschile femminile neutro

1 uosmi uosma uosme

2 yasni: yasna: yasne:

3 novi: nova: nove:

4 bieli biela biele

5 mili: mila: mile:

6 buolni buolna buolne

7 mierni mierna mierne

8 hravi: hrava: hrave:

9 priestvitni: priestvitna: priestvitne:

10 čierni čierna čierne

Il suffisso ha vocale lunga dopo tema con vocale corta. Il suffisso ha vocale corta dopo
tema con dittongo.
Dissimilazione.
Indicare gli elementi di coesione che compaiono nel sintagma nominale ‘il
mio libro preferito’.
Accordo tra il nome libro e i suoi modificatori (il; mio; preferito) .

Separate i morfemi che significano aspetto transitivo dai temi verbali che
sono usati per indicare aspetto intransitivo. Considerate le variazioni dei
temi e fornitene una spiegazione. Indicate quale processo fonologico è illu-
strato nei dati seguenti:

intransitivo transitivo intransitivo transitivo

1 lako lakova 7 tau taura

2 sina sinana 8 soli solia

3 ndambe ndambeta 9 kere kerea

4 taa taata 10 bili bilina

5 kila kilaa 11 sau sauma

6 lewa lewaa 12 toro toroya

Cancellazione di consonante in posizione finale che appare quando è seguita da vocale.

Domande multiple
Nel sintagma nominale italiano i bambini dispettosi la testa bam-
bini proietta il pacchetto morfemico {MASCHILE+PLURALE} sull'articolo e
sull'aggettivo. Questo fenomeno prende il nome di:
a. reggenza
b. controllo
c. accordo XXX
d. governo
Nel sintagma nominale italiano la mia maglia preferita la testa ma-
glia proietta il pacchetto morfemico {MASCHILE+SINGOLARE} sui propri
modificatori. Questo fenomeno prende il nome di:
a. reggenza
b. controllo

c. accordo XXX

d. governo

In quale dei seguenti gruppi di parole c'è una parola priva di morfi flessivi?

a. vino, giocattolo, allegre

b. feroce, amichevole, bianco

c. inutili, facilmente, faticoso XXX

d. andava, nevica, inefficace

In quale dei seguenti gruppi di parole c'è una parola priva di morfi flessivi?
a. casa, città, porta XXX

b. bello, amichevole, rosso

c. agile, faticoso, pulito

In quale dei seguenti gruppi di parole c'è una parola priva di morfi flessivi?
a. largo, presto, tardo XXX

b. brutto, amichevole, rosso

c. agile, faticoso, pulito

d. rotto, sano, bello

Delle due seguenti frasi quale esprime aspetto perfettivo e quale imperfet-
tivo?
Quando ero studente amavo la linguistica (e la amo ancora adesso)
a. perfettivo

b. imperfettivo XXX

Delle due seguenti frasi quale esprime aspetto perfettivo e quale imper-
fettivo?
Quando ero studente amavo la linguistica (e ora la detesto)
a. perfettivo XXX

b. imperfettivo
Delle due seguenti frasi quale esprime aspetto perfettivo e quale imper-
fettivo?
Ho già letto il libro
a. perfettivo XXX

b. imperfettivo

Delle due seguenti frasi quale esprime aspetto perfettivo e quale imper-
fettivo?
Sto mangiando la pizza
a. perfettivo

b. imperfettivo XXX

Delle due seguenti frasi quale esprime aspetto perfettivo e quale imper-
fettivo?
Ho già mangiato la pizza
a. perfettivo XXX

b. imperfettivo

Domande libere
Fare un esempio di realizzazione di forme flesse per sottrazione.
Realizzazione della forma maschile singolare degli aggettivi in francese a partire dal
femminile singolare:
Maschile Femminile
bon bonne

Fare un esempio di realizzazione di forme flesse per sostituzione.


La forma plurale ‘uomini’ del lessema italiano ‘uomo’.

Fare un esempio di realizzazione di forme flesse per aggiunta di suffisso.


La formazione del plurale in inglese
Singolare Plurale
dog dogs
bottle bottles
jewel jewels
Elencare almeno due esempi di applicazione della Regola di cancellazione
di vocale in italiano.
La prima persona singolare del verbo mangiare:
mangia + o
mangiØ + o
mangio
E l'elisione dell'articolo determinativo seguito da lessema che inizia per vocale:
la + aula
lØ + aula
l'aula

Fare un esempio di polimorfia in una lingua a vostra scelta.


Il participio passato dei verbi italiani PERDERE e SEPPELLIRE che presentano le doppie
forme perso e perduto e sepolto e seppellito.

Fare un esempio di sincretismo in una lingua a vostra scelta.


Il paradigma del verbo inglese ‘to put’ che presenta lo stesso significante nelle tre forme
del paradigma:
Presente Passato Participio
put put put

Scrivere una forma flessa e una parola derivata a partire dal lessema lavo-
rare.
es. forma flessa: lavoriamo, lavorai
parola derivata: lavoratore, lavorazione, lavorabile

Scrivere una forma flessa e una parola derivata a partire dal lessema la-
vare.
es. forma flessa: lavò, laveremo
parola derivata: lavatrice, lavaggio

Scrivere una forma flessa e una parola derivata a partire dal lessema gio-
care.
es. forma flessa: giocherai, giocavamo
parola derivata: giocatore, ingiocabile

Scrivere una forma flessa e una parola derivata a partire dal lessema maci-
nare.
es. forma flessa: macinavate, macineremo
parola derivata: macinazione, macinino

MORFOLOGIA DERIVAZIONALE
Domande aperte
Definire il concetto di Regola di formazione dei lessemi (RFL).
Le regole di formazione dei lessemi sono delle norme che si applicano a diverse classi
lessicali per la formazione di nuovi lessemi. Le RFL spiegano la capacità dei parlanti di
produrre nuovi lessemi. Ogni RFL non si applica indistintamente ad un qualsiasi lessema
esistente ma si applica a un dominio limitato di lessemi che vengono definiti “base”.
Una RFL non può applicarsi al di fuori della sua base.

Definire il concetto di Conversione.


La conversione è un processo attraverso cui avviene la derivazione di un lessema a par-
tire da un lessema appartenente a una diversa parte del discorso, senza ricorrere all'ag-
giunta di alcun affisso derivazionale. Un esempio di tale fenomeno può essere il les-
sema ride ‘cavalcata’, derivato per conversione dal verbo to ride ‘cavalcare’.

Definire il concetto di parasintesi.


La parasintesi è un processo derivazionale in cui concorrono allo stesso tempo prefissa-
zione e conversione. Si applica a particolari verbi che derivano da verbi e aggettivi: tali
verbi non hanno subito prima né deverbalizzazioni o denominalizzazioni, né presentano
un corrispondente nome o aggettivo prefissato. Si ritiene quindi che i due processi av-
vengano contemporaneamente nella produzione di tali verbi. Ad esempio possiamo ci-
tare i verbi italiani INGIALLIRE e INARIDIRE.

Dare una definizione del concetto di riduzione.


La riduzione porta alla formazione di lessemi più brevi rispetto alla base di partenza. Si
tratta sostanzialmente di forme abbreviate che diventano più utilizzate del lessema
completo dal quale derivano, fino al punto da essere percepite come lessemi autonomi.
È il caso delle parole italiane moto, auto e foto, derivate da motocicletta, automobile e
fotografia. Lo stesso processo interviene quando una sigla prende il posto del suo refe-
rente per intero, come TV per televisione.
Dare una definizione del concetto di parole macedonia.
Le parole macedonia sono lessemi formati a partire non da basi o morfemi di lessemi già
esistenti, ma da loro sottoparti. La terminologia inglese per questo fenomeno è blend.
Possiamo prendere proprio dall'inglese numerosi esempi di parole macedonia come cy-
borg (cybernetic + organism), brunch (breakfast + lunch) e smog (smoke + fog).

Definire il concetto di mozione.


La mozione è un processo derivazionale che conia nuovi nomi a partire da lessemi
designanti esseri della stessa specie ma di sesso diverso. Per ottenere nuovi lessemi
attraverso la mozione possono essere usati tutti i tipi di RFL a seconda della lingua presa
in esame. In italiano sono molto comuni la suffissazione (suffissi -essa e -trice, come
in dottoressa e attrice) e la conversione, effettuata applicando marche di genere
diverse da quelle del lessema di partenza (mammo, ministra, sindaca).

Spiegare in cosa consistono le restrizioni generali alle RFL e valutarne l'ef-


fettiva validità.
Le RFL non sono applicabili in tutte le condizioni, ma hanno dei limiti. Le due restrizioni
generali che riguardano tutte le regole di formazione di lessemi sono: il principio del
blocco e l'ipotesi della base unica. Il principio del blocco impone che non venga formato
un nuovo lessema da una base nel caso che esista già un termine per designare lo stesso
significato. L'ipotesi della base unica prevede che le singole RFL si applichino a basi ap-
partenenti sempre alla stessa parte del discorso. Queste restrizioni hanno però mostrato
di non avere validità assoluta, essendo possibili delle eccezioni.

Qual è la differenza tra la produttività qualitativa e quantitativa di una RFL?


La produttività qualitativa si identifica come l'effettiva capacità della RFL di creare
nuovi lessemi. La produttività quantitativa designa invece la produttività della regola in
termini di numero di nuove formazioni in un determinato periodo. Il fatto che una RFL
sia produttiva in italiano non implica necessariamente che un gran numero di nuovi les-
semi vengano prodotti a partire da essa.

Definire e mettere in contrasto le nozioni di numerosità e frequenza dei les-


semi derivazionali.
La numerosità dei lessemi prodotti a partire da una data regola di formazione indica il
numero dei nuovi lessemi creati con essa. La frequenza d\'uso dei lessemi può variare in
base al “successo” del neologismo. È così che RFL che non possono vantare un\'alta pro-
duttività quantitativa hanno un'alta frequenza solo perché hanno generato parole che
poi sono diventate parte del lessico ad alta frequenza della lingua, mentre RFL estrema-
mente produttive possono dar vita a un'ampia serie di lessemi a bassa frequenza.

Indicate quali sono i principali tipi di significato espressi dai suffissi deriva-
zionali dell’italiano.
Un suffisso come –aio, che è abbastanza produttivo, aggiunto ad un nome, forma un
nome che significa “persona che vende X”, dove X è il nome radice. Per esempio, li-
braio, benzinaio, lattaio. Il suffisso –bile permette di formare aggettivi deverbali che si-
gnificano “che si può X”, dove X è ciò che indica il verbo. Per esempio, comprensi-
bile, lavabile, predicibile. Il suffisso –tore, aggiunto ai verbi, permette di formare nomi
di professioni o nomi d’agente, come ricercatore, conduttore, amministratore, o agget-
tivi come risparmiatore, ammaliatore, ecc..

Domande chiuse
Individuare nella serie di parole che segue, in base a parametri morfologici,
l’intruso o gli intrusi spiegando le ragioni della propria scelta:
a. descrivere, destinare, deridere, decifrare, depistare, destreggiarsi
b. riscrivere, prevedere, superuomo, ricattare, ipergenerare, incorrere
c. rigirare, ripartire, ripensare, ricattare, riprendere, riservare
d. ragazzetto, soggetto, sacchetto, progetto,cerchietto, giardinetto
e. altura, mungitura, andatura, pesatura, bruttura, infarinatura
f. perfetta, piccoletta, maledetta, brunetta, vecchietta, furbetta
g. collana, collegare, coraggio,corresponsabile, colonna, contadino

h. destinare e destreggiarsi, uniche forme dell’elenco in cui non compare il prefisso


de-
i. ricattare perché è l’unica forma che sincronicamente non può essere analizzata
come parola prefissata
j. ricattare e riservare in cui non compare il prefisso ri
k. soggetto... progetto. perché non sono diminutivi
l. altura, bruttura perché non sono nomi di azione derivati da verbi
m. maledetta e perfetta perché non contengono il suffisso derivazionale -etta
n. collegare e corresponsabile perché sono gli unici due derivati con il prefisso con-

Indicate quali sono i morfi derivazionali presenti nelle parole seguenti:


a. doloroso -oso
b. piacevole -evole
c. ingiallire in-
d. transoceanico trans-; -ico
e. amabile -bil-
f. pauroso -os-
g. detassazione de-; -zion-
h. precolombiano pre-;-ian-
Indicate qual è la categoria della base e i morfi derivazionali dei seguenti
derivati, scegliendo almeno una lingua straniera (esempio: virtuoso solu-
zione: _Nome__-oso__)
a. Inglese
Particularly Agg -ly
Cellular Nome -ar
Owner Verbo -er

b. Francese
Disgrace Nome -dis
Investigation Verbo –(a)tion
Colonnade Nome -ade

c. Spagnolo
Movible Verbo -ible
Simulación Verbo –(a)ciòn
Proverbial Nome -al

d. Tedesco
Empfindlich Verbo -lich
Stimmung Verbo -ung
Räumlich Nome -lich

Indicate qual è la categoria della base e i morfi derivazionali dei seguenti


derivati, scegliendo almeno una lingua straniera
(esempio: virtuoso soluzione: _Nome__-oso__)

a. Inglese
Possesive Verbo -ive
Leader Verbo -er
Safety Nome -ty
b. Francese
Rougir Agg -ir
Traducteur Verbo -teur
Agréable Verbo –(a)ble

c. Spagnolo
Encomiable Verbo –(a)ble
Hermandad Verbo -dad
Tramar Nome -ar

d. Tedesco
Lehrer Verbo -er
Trinkbar Verbo -bar
Arbeitlos Nome -los

Indicate quali sono i morfi derivazionali nelle parole seguenti scegliendo,


oltre all’italiano, almeno una lingua straniera:
a. Italiano
Fantasioso -oso
Amichevole -evole
Pazzesco -esco
Alcolico -ico

b. Inglese
Freedom -dom
Brotherhood -hood
Faithfully -ly

c. Francese
Ménage -age
Notation -(a)tion
Fleuriste -iste

d. Spagnolo
Humanidad -idad
Escritura -(i)tura
Simpleza -eza

e. Tedesco
Nördilich -lich
Stimmung -ung
Zärtlichkeit -keit

Indicate quali sono i morfi derivazionali nelle parole seguenti scegliendo,


oltre all’italiano, almeno una lingua straniera:
a. Italiano
Lavoratore -tore
Morboso -oso
Rifondazione ri-;-zione

b. Inglese
Immaturity in(m)-; -ity
Movement -ment
fashionable -able

c. Francese
Ménage -age
Méthodique -ique
Incommodité in-;-ité

d. Spagnolo
Meditación -(a)ciòn
Criminalidad -idad
Simpleza -eza

e. Tedesco
Freiheit -heit
Unterliegen unter-
Raucher -er

Indicate qual è la categoria della base dei seguenti derivati:


1. doloroso Nome
2. amministrazione Verbo
3. burlesco Nome
4. utilità Aggettivo
5. pauroso Nome
6. inutile Aggettivo
7. informazione Verbo
8. utilizzabile Verbo
A partire dagli esempi, indicate in che modo cambia il significato della
parola base con l’introduzione dei suffissi –aio, -iere, -ista, -ino

forno fornaio

banca banchiere

piano pianista
posta postino

I suffissi servono a formare nomi di agente a partire da nomi. Il contributo semantico


alla derivazione è quello di indicare un essere umano che compie abitualmente
un’azione che ha a fare con quanto indicato dal nome di base.

A partire dagli esempi in (a) e in (b), che indicano rispettivamente parole


ben formate (a) e mal formate (b), scrivete quali sono le caratteristiche
della base degli aggettivi in –bile

(a) lavabile (b) *sembrabile

guardabile *intervenibile

apribile *entrabile

mangiabile *uscibile

VERBI TRANSITIVI

Scegliendo almeno una lingua straniera, spiegate il processo di derivazione


per ciascuna delle parole qui di seguito, indicando la categoria della base e
la categoria delle parole derivate
a. Inglese
favourite
leader
commitment

b. Francese
rougir
traducteur
désacraliser

c. Spagnolo
encomiable
hermandad
tramar
d. favourite suffissazione –ite da verbo a aggettivo
leader suffissazione –er da verbo a nome
commitment suffissazione –ment da verbo a nom

e. rougir suffissazione –ir da aggettivo a verbo


traducteur suffissazione –teur da verbo a nome
désacraliser prefissazione dé- da verbo a verbo

f. encomiable suffissazione –(a)ble da verbo a aggettivo


hermandad suffissazione –dad da nome a nome
tramar suffissazione –ar da nome a verbo

Indicate le tappe derivazionali che portano alla formazione delle seguenti


parole e motivate la vostra decisione:

es. individuabile:
1. individuo
2. individuare
3. individuabile

a. lavorazione
1. lavorare
2. lavorazione
b. inutilizzabile
1. utile
2. utilizzare
3. utilizzabile
4. inutilizzabile
c. inutile
1. utile
2. inutile
d. ospedalizzazione
1. ospedale
2. ospedalizzare
3. ospedalizzazione
e. autista
1. auto
2. autista
Domande multiple
Quale tra i seguenti è un caso di derivazione?
a. Città

b. Felice

c. Argomento

d. Velocità XXX

Quale tra i seguenti lessemi non è un caso prefissazione?


a. Impronunciabile

b. Invisibile

c. Indecente

d. Inglese XXX

Quale tra i seguenti lessemi non è un caso di suffissazione?


a. Velocemente

b. Totalità

c. Contemporaneo XXX

d. Barista

A quale categoria appartengono i seguenti lessemi derivazionali: libreria,


birrificio, granaio, cartoleria?
a. Nomi d'agente denominali

b. Nomi di luogo denominali XXX

c. Nomi d'agente deverbali

d. Nomi di luogo deverbali

A quale categoria appartengono i seguenti lessemi derivazionali: acquoso,


popolare, libresco, estivo?
a. Aggettivi denominali XXX

b. Aggettivi deverbali

c. Aggettivi d'agente denominali


d. Aggettivi di qualità deverbali

A quale categoria appartengono i seguenti lessemi derivazionali: annaffia-


toio, asciugatrice, frullatore, contatore?
a. Nomi d'agente denominali

b. Nomi di qualità deverbali

c. Nomi di strumento deverbali XXX

d. Nomi deaggettivali

Quale dei lessemi seguenti si può considerare “intruso” in base a para-


metri morfologici?
a. Riesaminare

b. Rivedere

c. Ricattare XXX

d. Reiterare

A quale categoria appartengono i seguenti lessemi della lingua in-


glese: counselor, learner, politician, chemist?
a. Nomi deverbali

b. Nomi d'agente XXX

c. Nomi d'azione

d. Nomi di luogo

Indicare quale dei seguenti esempi indica in caso di allomorfia:


a. impagliare – infilare XXX

b. altezza – bassezza

c. libertà – calamità

d. caldo – fresco
In shona, lingua bantu centro-orientale, dal morfo lessicale legato komana
{RAGAZZO} si possono derivare le forme mukomana ragazzo, vakomana ra-
gazzi, kakomana ragazzino, tukomana ragazzini, zigomana ragazzone, ecc...
In base ad esse, si può dire che lo shona utilizza principalmente processi
morfologici di
a. prefissazione XXX

b. infissazione

c. suffissazione

d. composizione

Domande libere
Indicare la provenienza linguistica di lessemi italiani contenenti le sequenze
di fonemi /gm/ e /ps/ e fornire degli esempi.
Gli unici lessemi contenti tali gruppi fonetici sono derivati dal greco. Esempi di lessemi
che presentano queste sequenze sono Psicosi e Dogma.

Fornire un esempio di lessema derivato mediante mozione in una lingua a


vostra scelta.
Inglese: widower ‘vedovo’, derivante da widow ‘vedova’.
Tedesco: tigerin ‘tigre femmina’, derivante da tiger ‘tigre maschio’
Italiano: presidentessa, da presidente

Fornire tre esempi di parole italiane formate con suffisso derivazionale con
valore di agente.
Ad esempio insegnante, macellaio, tassista, bagnino, imbianchino

Fornire tre esempi di parole italiane con il suffisso -tà e esporne il signifi-
cato.
Ad esempio parità, felicità, libertà. Il suffisso deriva nomi indicanti qualità a partire da
aggettivi.

Spiegare il fenomeno del potenziamento tra affissi derivazionali fornendo


un esempio.
A causa delle restrizioni delle regole di formazione dei lessemi, quando due affissi
concorrono alla formazione di uno stesso lessema non tutte le combinazioni sono
possibili. Alcune associazioni non sono permesse, altre si trovano in rapporto di
solidarietà, ovvero alcuni lessemi tendono a comparire uniti nel processo di derivazione.
Quest\'ultimo caso viene detto potenziamento. Un esempio è il processo che avviene nel
lessema organizzazione, in cui sono presenti a un tempo i suffissi -izzare e –zione.

Indicate con l’aiuto di esempi i suffissi che servono a formare nomi astratti
in italiano e in un’altra lingua a vostra scelta.
Suffissi che in italiano formano nomi astratti sono ad esempio:
-zione (es. formalizza-zione; concretizza-zione);
-tà (es. varie-tà; capaci-tà; liber-tà; regolari-tà)
Suffissi che in inglese formano nomi astratti sono ad esempio: -tion (es. formula-tion;
communica-tion).
1. I suffissi che generalmente servono a formare nomi astratti sono ad esempio i suf-
fissi deverbali, che trasformano un verbo in nome. Esempi di suffissi in italiano
per formare nomi astratti sono : -ità ; -zione. In spagnolo: -ción (revolu-ción)
2. In italiano: bello > bellezza libero > libertà vero > verità lento> lentezza bello>
bellezza
3. In inglese: polite > politeness conscious > consciousness

Elencare almeno tre parole contenenti la base legata di origine latina -fugo.
Callifugo, vermifugo, ignifugo, centrifugo, etc.

Elencare almeno tre parole contenenti la base legata di origine latina frig-,
frigor-
Frigido, frigorifero, frigorifico, frigorigeno, etc..

Elencare almeno tre parole contenenti la base legata di origine


greca foto- (attenzione a non confondere la forma greca foto-, che significa
\"luce\", con l’omografo accorciamento foto, derivante da \"fotografia\")
Fotoelettrico, fotovoltaico, fotofobia, fotone, etc..

Fornite un esempio di prefissazione, di infissazione e di suffissazione in ita-


liano e in una lingua a vostra scelta:
Italiano
Prefissazione: sognato -> trasognato
Infissazione: mangiare -> mangiucchiare
Suffissazione: veloce -> velocemente
Inglese
Prefissazione: make -> remake
Infissazione: fucking -> un-fucking-believable
Suffissazione: load -> loaded
Tedesco
Prefissazione: bekannt \"conosciuto\" -> unbekannt \"sconosciuto\"
Infissazione: anfangen \"cominciare\" -> angefangen \"cominciato\"
Suffissazione: Freund \"amico\" -> Freundschaft \"amicizia\"

COMPOSIZIONE
Domande aperte
Indicate secondo quali criteri possono essere classificati i composti.
I composti possono essere: endocentrici, esocentrici o dvandva. Gli endocentrici sono i
composti che hanno la testa. Ad esempio: capostazione, la testa è capo perché ha gli
stessi tratti semantici e categoriali dell’intero composto. Gli esocentrici sono i composti
che non hanno la testa, come:pettirosso, pellerossa, senzatetto, portalettere. Se infatti
proviamo ad analizzare senzatetto vediamo che né “senza” né “tetto” condividono le
caratteristiche dell’intero composto. “Senza” è una preposizione, mentre l’intero
composto è un nome [+] umano [+] maschile e “tetto” è un nome [-] umano [+]
maschile. I nomi dvandva, invece, sono i composti che hanno due
teste,come cassapanca e capomastro.

Fornite una definizione e un esempio di composto endocentrico e di compo-


sto esocentrico.
Un composto è endocentrico quando la testa è nel composto (es:capostazione= “capo” è
la testa del composto). Un composto è esocentrico quando è privo di testa (es:dormive-
glia= il dormiveglia non è né un “dormi”, né un “veglia”).

Indicate in cosa si distinguono i composti dai sintagmi.


Il composto è il prodotto di regole morfologiche, mentre il sintagma è il prodotto di re-
gole sintattiche. Il composto si differisce dal sintagma per 2 criteri principali:
1. la non inseribilità al suo interno di altro materiale linguistico. Non possiamo inse-
rire altro materiale all’interno del composto:ferro da stiro (non possiamo inserire,
ad esempio, un aggettivo: “ferro caldo da stiro”), mentre, in un sintagma, questo
si può fare: es. produzione scarpe, possiamo inserire altro materiale, come ad es.
“produzione estiva scarpe”;
2. opacità rispetto ai processi sintattici (al suo interno non possono entrare regole
sintattiche).
Indicate quali sono i principali tipi di composti fornendo un esempio per cia-
scun tipo.
I principali tipi di composti, per quanto riguarda le categorie lessicali delle basi, possono
essere nome+nome, come cassapanca, nome+aggettivo, come camposanto, agget-
tivo+nome, come bassorilievo, verbo+nome, come lavapiatti, aggettivo+aggettivo,
come agrodolce e verbo+verbo, comefuggifuggi. I composti di cui è possibile ricavare la
testa, perché è contenuta al suo interno, sono detti “endocentrici”, come capostazione.
Viceversa, i composti di cui non è possibile desumere la testa perché è un referente
esterno, sono detti “esocentrici”, come pettirosso. Inoltre, ci sono i composti
“dvandva”, caratterizzati da 2 teste, come capomastro.

Domande chiuse
Indicare nei seguenti composti gli endocentrici (A) e gli esocentrici (B):
camposanto A
caposquadra A
cassaforte A
gentildonna A
pellerossa B
pescecane A
pettirosso B
portacenere B

Indicare nei seguenti composti gli endocentrici (A) e gli esocentrici (B):
scuolabus A
sottoaceto B
sottoscala B
uomoradar A
senzatetto B
trenomerci A
scala mobile A
lavapiatti B

Domande libere
Elencate almeno quattro composti italiani, indicando per ciascuno la cate-
goria lessicale dei costituenti ( V = verbo; N = nome; A = aggettivo; Avv =
avverbio; P = preposizione).
Buttafuori (V+Avv); manomettere (N+V); biancospino (Avv+N); sottopassaggio (P+N)

Fate un esempio di composto endocentrico e di un composto esocentrico.


Endocentrico: capostazione, camposanto, etc
Esocentrico: dormiveglia, purosangue, etc
SINTASSI
PRINCIPI GENERALI
Domande aperte
Cosa si intende per grammaticalità e accettabilità della frase?
Una frase si definisce grammaticale se rispetta le regole grammaticali della lingua in cui
è formata (indipendentemente dal senso). Ad esempio I miei maglie non è grammaticale
in quanto la regola dell’ accordo è violata, mentre Il cane spiccò il volo lo è pur non
avendo senso.
L’accettabilità invece riguarda l’effettiva comprensibiltà della frase da parte del par-
lante, indipendentemente dalla sua grammaticalità. Ad esempio, nonostante la frase Ho
rimasto a casa il libro sia grammaticalmente scorretta, è comprensibile dai parlanti.

Cosa si intende per agrammaticalità?


Dato che la linguistica è una disciplina descrittiva (e non normativa), per frase agramma-
ticale non si intende che una frase sia scorretta , bensì che questa sia avvertita come
mal formata dal parlante, indipendentemente dal suo grado di istruzione. Ad esempio:
un parlante riconoscerà che * Lo credo di aprire dopo è agrammaticale rispetto a Credo
di aprirlo dopo, in quanto il pronome clitico “lo” va unito al verbo della frase dipen-
dente e non a quello della principale.

Spiegate il criterio della stabilità interna della parola.


La stabilità interna di una parola consiste nell’ordine rigido e costante dei morfi che la
compongono. Ad esempio la parola cane è composta da can + e il cui ordine è e sarà
sempre questo e non il contrario (es. can + e). Lo stesso vale per parole composte,
come capotreno(che non sarà * trenocapo).

Spiegate il criterio della non interrompibilità delle parola.


La non interrompibiltà di una parola consiste nel non poter inserire altro materiale lin-
guistico tra le unità (morfi) che la compongono. Nella parola ad esempio, cane non è
possibile inserire nulla tra can – ed – e.

Spiegate che cos’è la ricorsione (o ricorsività) e illustratelo con un esempio.


La ricorsione è una regola che può essere applicata ad una precedente applicazione di se
stessa. Es: a livello di sintagma, la mamma dell’amico di Luigi; a livello di frase, la ripe-
tizione di una frase relativa.

Date una definizione della nozione di soggetto e predicato indicandone le


più frequenti caratteristiche sintattiche e semantiche.
Il soggetto e il predicato, dal punto di vista sintattico, sono funzioni svolte dai vari sin-
tagmi. Dal punto di vista semantico, il soggetto è colui che compie l’azione, quindi
l’agente. Non sempre agente e soggetto coincidono: in una frase attiva sì, in una passiva
no. Invece, il predicato è l’affermazione di qualcosa riguardo a qualcos’altro, cioè il sog-
getto.

Spiegate la differenza tra le nozioni di accordo e reggenza fornendo degli


esempi.
L’accordo (o concordanza) è una relazione che si instaura tra due o più parole, all’interno di una
frase, che esprimono la stessa o le stesse categorie flessionali.
Ad esempio: La bella casa; I ragazzi (plur.) corrono (plur).
La reggenza è una relazione morfologica e sintattica in base alla quale, all’interno di una frase,
una parola richiede obbligatoriamente che le parole con cui ha un rapporto sintagmatico abbiano
una determinata forma.
Ad esempio: il verbo comprare richiede obbligatoriamente un complemento oggetto (es. Compro
un libro); in russo il verbo "sprašivat`" (‘domandare per sapere’) richiede che il nome che segue
sia al caso genitivo e preceduto dalla preposizione "u".

Spiegate la differenza tra le nozioni di soggetto, agente e tema.


Le nozioni di soggetto, agente e tema sono utilizzate a seconda del livello di analisi
della frase.
A livello sintattico (o grammaticale) con "soggetto" ci si riferisce all’argomento che è ob-
bligatoriamente in accordo per persona e numero con il verbo. A livello semantico si
parla di "agente" per indicare colui che compie l’azione. Infine, a livello comunicativo si
utilizza il termine "tema" in riferimento a ciò di cui si parla.

Cosa si intende per categorie lessicali?


Le categorie lessicali, definite anche parti del discorso, sono classi di parole che
condividono certe caratteristiche morfologiche, sintattiche e semantiche. Si distinguono
in: aggettivo, articolo, avverbio, congiunzione, nome, preposizione,pronome, verbo. Le
categorie lessicali non sono propriamente universali, ossia la loro presenza può variare
da lingua a lingua. Esistono dunque categorie lessicali ‘maggiori’, ossia quelle che
esistono in gran parte delle lingue (per esempio aggettivo, nome, preposizione, verbo)
ed altre ‘minori” (come l’articolo).

Cosa si intende per categorie grammaticali?


Le categorie grammaticali sono delle ‘opzioni’ di una lingua, relative a un dato con-
cetto: ad esempio la categoria di numero in italiano prevede la distinzione, ergo ‘op-
zione’, tra singolare e plurale, in quanto uno esclude l’atro. Tali categorie sono espresse
per mezzo di morfi flessivi, detti ‘marche’. Le categorie grammaticali sono inoltre ele-
menti che ogni parlante tiene in considerazione nella costruzione di una frase. Tali cate-
gorie sono: aspetto, caso, diatesi, genere, modo, numero, persona, tempo. Una catego-
ria grammaticale è definita ‘sistematica’ se in una data lingua viene applicata in (quasi)
tutte le forme che la prevedono (es. il numero in italiano); è invece definita ‘isolata’ se,
in una data lingua, si manifesta in modo sporadico (es. il caso in italiano).

Domande chiuse
Spiegate perché la seguente sequenza di parole è ambigua: la cattura
La può essere o un articolo determinativo femminile singolare, o un pronome personale
clitico femminile singolare. Cattura può essere o un nome femminile singolare, o un
verbo all’indicativo presente di 3° persona singolare.

Dite a che categoria appartengono le seguenti parole e se si tratta di una


categoria funzionale o lessicale.
1. felice
2. questo
3. e
4. con
5. gli
6. mangio
7. tu
8. allegramente
aggettivo – lessicale
determinante -funzionale
congiunzione – funzionale
preposizione – funzionale
determinante – funzionale
verbo – lessicale
pronome – funzionale
avverbio – lessicale
Dite a che categoria appartengono le parole seguenti e se si tratta di una
categoria variabile o invariabile:
1. un
2. in
3. astuto
4. se
5. quello
6. oggi
7. ci
8. mangirare

1. determinante – variabile
2. preposizione – invariabile
3. aggettivo – variabile
4. congiunzione – invariabile
5. determinante – variabile
6. avverbio – invariabile
7. pronome – invariabile
8. verbo – variabile

Stabilite quanti lessemi sono contenuti nelle seguenti frasi:


1. màngiatelo
2. mangiàtelo
In màngiatelo sono presenti 3 lessemi, cioè mangia, te , lo: i pronomi clitici te e lo-
possono anche precedere il verbo (es. te lo mangi).
In mangiàtelo sono presenti 2 lessemi, cioè mangiate e lo: il pronome clitico lo può
anche precedere il verbo (es. lo mangiate).

Dite a quale categoria appartengono le parole sottolineate negli esempi:


1. con calma PREPOSIZIONE
2. questa casa DETERMINANTE(DIMOSTRATIVO)
3. la matita NOME
4. la compro PRONOME
Dite a quale categoria appartengono le parole sottolineate:
1. spettacolo interessante AGGETTIVO
2. ci conto PRONOME
3. parli troppo VERBO
4. domani parto AVVERBIO
Indicate quanti e quali lessemi sono contenuti nelle seguenti frasi:
1. Luca me lo regala
2. Regalamelo
In Luca me lo regala sono contentuti 4 lessemi: un nome (Luca), un verbo (com-
pra) e due pronomi clitici (me, lo).
In Regalamelo sono contenuti 3 lessemi: un verbo (regala) e due pronomi clitici
(me, lo).

Dite a quale categoria appartiene la parola basso presente nei seguenti


enunciati:
1. L’aquilone volò basso
2. Un ceto basso
3. Suona il basso da due anni
In:
1. basso è avverbio
2. basso è aggettivo
3. basso è nome.