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LE LINGUE NEL MONDO

Capitolo 1

Tra i vari repertori che danno


informazioni sulle lingue parlate oggi
nel mondo, il più citato è l’
Ethnologue , secondo cui le lingue
viventi sono circa 7000.
QUANTE SONO LE LINGUE DEL MONDO?
-La distribuzione delle lingue rispetto ai parlanti non è omogenea:
omogenea sono 8 le
lingue con più di 100 milioni di parlanti nativi (cinese, spagnolo, inglese,
hindi, bengalese, portoghese, russo, giapponese). Più del 40% dell’umanità
ha come lingua madre una di queste. Il 52% delle lingue è invece parlata da
comunità piccole.

-Si definiscono lingue transglottiche o superlingue (l’inglese in occidente e


l’arabo nel mondo islamico) quelle lingue che servono per comunicare tra
nazioni e stati linguisticamente diversi.
-Si definiscono lingue ufficiali quelle lingue che in uno Stato sono un
riferimento per la giustizia, l’amministrazione, l’istruzione, la stampa, la
cultura e la scienza.
MINORANZE LINGUISTICHE IN ITALIA
• Le lingue riconosciute ufficialmente dallo Stato italiano sono una quindicina. Sono 55 milioni gli
italofoni e varie le comunità alloglotte (cioè che parlano una lingua diversa da quella ufficiale
dello Stato). Molte minoranze linguistiche sono state riconosciute solo con la legge 482 del
1999.

• Il numero delle lingue è superiore a quello degli Stati che sono 226.
• Gli europei sono abituati all’idea di «una nazione, uno Stato e una lingua». Ricordiamo che
Alessandro Manzoni affermava che la nascente nazione d’Italia doveva essere così.
Concezione sbagliata, tanto che oggi gran parte della popolazione mondiale usa normalmente
più di una lingua (rapporto tra Stati e lingua 1:27)
• Se in ogni Stato si usano in media 27 lingue, cade la possibilità di considerare il monolinguismo).

• LINGUE E GEOGRAFIA: La distribuzione delle lingue non è omogenea




Le zone più ricche di lingue sono quelle vicine all’Equatore.

• Vi è un’ipotesi per spiegare questo: la glottodiversità quanto la biodiversità è legata a fattori


climatici ed economici. Ma sembra più credibili che la diversità linguistica sia dovuta a uno
sviluppo in senso divergente e convergente:
• Divergenza: basta pensare al Medioevo, quando la frammentazione dell’Impero romano
d’Occidente portò anche la frammentazione del latino che ne aveva costituito il cemento.
Nacque una molteplicità di lingue dovuto ai rari contatti linguistici tra le regioni in cui si
formarono nuovi modelli locali.
• Convergenza: quando la rivoluzione industriale e l’urbanizzazione provocarono mobilità sia
all’interno che all’esterno degli stati. L’italiano diventò solo dopo l’unificazione del 1861 lingua
nativa di milioni di persone grazie ai fattori dell’industrializzazione tra cui istruzione gratuita e
obbligatoria o diffusione della radio e televisione. La convergenza linguistica è un fenomeno
ormai compiuto anche nelle zone di antica industrializzazione.
DIALETTI lingua propria di un numero limitato di parlanti
I dialetti sono ristretti geograficamente e privi di letteratura. Il significato di dialetto nelle lingue europee
non ha lo stesso significato, ad esempio in inglese dialect è riferito alla varietà sociale e non geografica.
Perciò bisogna: individuare un dialetto in relazione alla lingua corrispondente. Dal punto di vista
strutturale non ci sono differenze tra lingua e dialetti (differenza è nel lessico).

LINGUE SCRITTE la scrittura non è un complemento necessario della comunicazione linguistica. Si può
avere parlato senza scritto, ma non il contrario. Lingua orale e quella scritta non si evolvono di pari passo,
infatti attraverso una lingua scritta non si può acquisire la lingua materna. Nonostante ciò da quando la
scrittura si è sviluppata (nel IV millennio a.C.) ha pervaso la storia dell’umanità. Le lingue scritte sono
circa 2000 (indizio: traduzioni della Bibbia in più di 2000 lingue)

LINGUE DEI SEGNI vere e proprie lingue acquisite come lingue materne. Esistono circa 114 lingue dei
segni. I segni sono costituiti da gesti articolati in uno spazio preciso dal segnante e sono organizzati in
cheremi, dal greco «mano».
LINGUE VIVE e LINGUE MORTE
• Le lingue morte o scomparse sono quelle che hanno espresso culture importanti e
lasciato dunque una gran quantità di documentazione scritta (il greco o latino). La
linguistica storica è quella disciplina che studia l’evoluzione delle lingue nel tempo.
La ricostruzione linguistica si basa su lingue attestate perciò non è possibile risalire
oltre l’epoca dei testi più antichi (le prime forme di scrittura risalgono a più di 5.000 anni fa!)
• Molte lingue sono oggi estinte e per alcune vengono messe in atto, dai governi, politiche per evitare questa
scomparsa.

• CLASSIFICAZIONE DELLE LINGUE è diventato argomento di ricerca scientifica. (Dante
nel De vulgari eloquentia offre la prima classificazione dialettale dell’Italia).
• Esistono 2 tipi: la classificazione genealogica distingue le lingue in base al grado di
parentela, suddivide in alberi genealogici, raggruppando in famiglie, gruppi e
sottogruppi ((es. italiano= gruppo neolatino della famiglia indoeuropea)
• La classificazione tipologica: distingue le lingue in base alle loro caratteristiche
interne e le raggruppa in tipi. Abbiamo la tipologia morfologica che raggruppa le
lingue in un tipo fusivo, agglutinante o isolante. La tipologia sintattica distingue le
lingue secondo l’ordine degli elementi nella frase, le SVO come l’italiano dalle SOV
come il turco. La tipologia fonologica studia le differenze dei suoni nelle lingue (es.
accento/ vocali breve e lunghe).

CLASSIFICAZIONE AREALE : lo studio delle caratteristiche comuni delle lingue
non imparentate, ma vicine geograficamente.
es. lingue della regione balcanica (indoeuropee ma gruppi diversi) come il rumeno hanno sviluppato l’uso
dell’articolo determinativo che non esisteva in latino.
-Leghe linguistiche gruppo di lingue che
si trova in questa situazione.
Oggetto della linguisticale LINGUE del mondo.

• LINGUA sistema simbolico proprio della specie umana diversa da comunità a comunità,
trasmessa per via culturale e non ereditata biologicamente.
• Ferdinand Saussure parlava della facoltà di linguaggio posseduta dalla nascita= consente di
acquisire in modo naturale la lingua materna (L1). Questa facoltà fa parte del nostro corredo
biologico ed è trasmessa per via ereditaria, mentre le altre lingue che si apprendono dipendono
dall’ambiente in cui siamo inseriti (trasmissione culturale)= possiamo perciò definire le lingue
storico-naturali.
• Le lingue sono proprie della specie umana: gli animali hanno infatti altre forme di comunicazione
studiate dalla zoosemiotica e nessuna specie animale ha sviluppato lingue che si avvicinano a
quelle umane.
• Le lingue presentano 2 caratteristiche la molteplicità infatti sono diverse da comunità a
comunità e l’arbitrarietà dei segni linguistici (proprietà di riferirsi alla stessa realtà usando segni
diversi).
• Lingua codice usato da una comunità e comunità gruppo umano accomunato da una lingua. Le
lingue sono diverse da individuo a individuo , infatti non esistono due persone della stessa
comunità le cui lingue individuali (idoletti) non presentino una minima differenza.
• Chomsky distingue la lingua individuale propria di un individuo dalla lingua comunitaria
appartenente ad una società.
COSA STUDIA LA LINGUISTICA? LINGUE oggetto e fine
• Le lingue possono essere studiate in modi e per fini diversi. In generale le lingue
sono studiate per comunicare, ciò che distingue il linguista è il fatto che studia
le lingue in sé per sé, infatti la linguistica studia le lingue come fine (object).
• I dati del linguista sono: i testi orali o scritti [un testo è una classe amplissima di
oggetti che costituisce la materia della linguistica]—ricostruzioni e giudizi dei
parlanti.

• La linguistica ha come scopo quella di fornire agli studiosi un metodo attraverso il
quale descrivere le lingue parlate dall’umanità nel corso della storia.

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