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Litaliano contemporaneo e le sue variet

L'italiano una lingua storico-naturale, cio:

si realizza in maniera spontanea all'interno di specifiche comunit


etniche, sociali e politiche;

si realizza in forme diverse in relazione alla natura del messaggio, alle


sue finalit e alle situazioni in cui si attua la comunicazione;

Non esiste un solo italiano, ma molteplici variet che possiamo individuare


grazie a cinque parametri fondamentali:
1) La diamesia: legata al mezzo materiale in cui avviene la comunicazione
(parlato o scritto) poich ogni mezzo ha caratteristiche fisiche diverse che
influiscono sulla lingua. Differenze tra scritto e parlato:

hanno un diverso statuto semiotico

vengono utilizzati in condizioni situazionali differenti

diversa vicinanza\distanza comunicativa tra emittente e destinatario dal


punto di vista fisico, psicologico, sociale e culturale

il parlato si avvale dei tratti paralinguistici (distanza spaziale tra gli


interlocutori,della gestualit...), e di fattori di carattere prosodico
(distribuzione dei picchi intonativi all'interno dell'enunciato, l'intonazione,
la velocit di elocuzione, pause ecc.). La sua caratteristica la volubilit
(perch non permanente). Inoltre, il parlato, caratterizzato da
continue esitazioni, correzioni (che, diversamente dallo scritto, non
possono essere cancellate), ricca di interlessicalit (grazie alla presenza
di elementi deittici, cio legati ad una realt extralinguistica nello
scritto non pu essere usata, perch necessita di spiegazioni
approfondite della situazione)

lo scritto gode della fissit e della pianificazione (diversamente dal


parlato micropianificazione o assenza di pianificazione). Nella scrittura i
mezzi propri del parlato si modificano: mezzi prosodici possono essere
rappresentati attraverso la punteggiatura; mezzi paralinguistici non
possono essere tradotti se non in forma diretta, cio descrivendoli in
maniera analitica.

Fra lingua scritta e parlata diversa la concezione del destinatario: chi ha


sotto gli occhi un testo scritto pu riesaminarlo, ripercorrerlo a ritroso, a
differenza del parlato che di sua natura evanescente, fuggevole (il
fruitore pu percepire il messaggio solo nello stesso ordine nel quale esso
viene realizzato). Nel parlato l'io un elemento centrale dell'interesse del
parlante; nello scritto esso tender ad essere meno evidente.

Sintassi parlato\scritto: nel parlato prevale la paratassi, quindi piccole


frasi senza subordinazione poste l'una accanto all'altra (le subordinazioni
pi usate sono che, perch, comunque un insieme molto ristretto).
Inoltre, nel parlato, prevale il carattere dell'implicito, poich gli
interlocutori danno x scontato molte conoscenze ( presente soprattutto
nel parlato spontaneo); al contrario nello scritto tutto esplicitato, si

tende a non dar nulla per scontato.

Piano morfologico: l'utilizzo dei pronomi proprio del parlato, come lo


scorretto uso dei verbi, le dislocazioni, che poi influenzano anche lo
scritto.

Ambito lessicale: il lessico del parlato evita scelte troppo puntuali e


specifiche (si usano parole come, ad esempio, roba, tipo, cosa); nello
scritto si effettuano scelte molto pi puntuali e specifiche, scegliendo
parole generiche e vuote. Nel parlato, inoltre, esistono anche segnali
discorsivi: l'uso di allora come elemento linguistico che pu essere
usato per aprire un testo, non per dire a quel tempo; non lasciando
spazi vuoti (prolungando l'ultima lettera di una parola, o usando parole
nuove che servono per pianificare il nostro discorso tali fenomeni
tendono a scomparire nello scritto).

2) La diastratia:variazione determinata da fattori di tipo sociale, correlata allo


status socio-economico di chi usa la lingua (quindi alla classe sociale, alle
condizioni economiche, al livello di istruzione dei parlanti-scriventi):

L'alta borghesia (imprenditori, dirigenti d'azienda, docenti di alto-medio


livello) padrona di un italiano standard.

I ceti medi, cio la piccola-media borghesia (categoria molto eterogenea,


che comprende impiegati, artigiani, piccoli imprenditori ecc.) sono
portatori di variet vicine allo standard, ma in cui interferiscono
popolarismi, spesso di origine dialettale.

I ceti pi bassi (piccoli proprietari terrieri, contadini, operai) hanno una


competenza attiva del cosiddetto italiano popolare.

3) La diafasia: si intende le variet della lingua determinate dalla situazione


comunicativa, dalle funzioni e dalle finalit del messaggio, dell'argomento
trattato, dalla confidenza che si ha con l'interlocutore ecc. Quindi quegli
elementi che determinano l'utilizzo di registri pi o meno formali o di specifici
sottocodici, infatti nello scritto e nel parlato adottiamo una particolare variet
di codice in relazione al tipo di comunicazione in cui siamo coinvolti. Lungo
l'asse diafasico si possono distinguere due estremi:

le variet pi formali della lingua, quelle delle occasioni comunicative di


maggiore impegno;

quelle pi informali, consentite dall'immediatezza e dalla spontaneit


delle situazioni che non impongono speciali cure espressive

Si delinea cos una scala nella quale trovano posto i vari registri della lingua, da
un massimo ad un minimo di elaborazione formale.
Si fanno rientrare nel parametro della diafasia, di solito, anche le variet della
lingua che definiamo sottocodici, correlati non al contesto comunicativo, ma
all'argomento del messaggio; conosceremo cos sottocodici tecnico-scientifici,
e quelli meno specializzati dello sport, della moda. I sottocodici di distinguono
dai registri poich uno stesso sottocodice pu far uso di registri diversi.
Esiste una differenza fondamentale tra diafasia e diastratia: le variet
diastratiche sono legate all'utente in modo univoco, cio ognuno di noi pu far
uso di una sola variet diastratica (cio quella del ceto sociale di

appartenenza); viceversa le variet diafasiche a cui possiamo ricorrere sono


molteplici, ventaglio di registri (variet diafasiche sono legate all'uso).
4) La diacronia: parametro di variazione legato alla dimensione cronologica,
quindi
l'evoluzione e le mutazioni delle lingue nel tempo (molto pi visibili
nel parlato che nello scritto). Esempi:

molti anziani conservano la prostesi, cio l'utilizzo di i davanti a s


preconsonantica (es:per iscritto),

nel linguaggio giovanile sono diffuse molte innovazioni a partire dalla


grafia (uso di x come abbreviazione di per); nel lessico creazione di molti
neologismi (es cannare).

5) La diatopia: cio la variazione determinata dalla dimensione


spaziale, quindi
in base alla zona di residenza una stessa lingua assume caratteristiche pi o
meno diverse a seconda della situazione in cui viene usata (es: si formano i
dialetti).

Indichiamo ora le diverse variet di italiano:


1) I DIALETTI
I dialetti, al pari della lingua, possiedono un lessico ed una grammatica propria
e vengono utilizzati per rivendicare la propria identit. Le differenze tra lingue e
dialetti, infatti, devono essere ricercate in fattori di carattere storico, sociale e
culturale, piuttosto che in criteri strettamente linguistici:

un dialetto usati in aree piuttosto circoscritte;

la sua terminologia esclude il vocabolario scientifico e intellettuale;

godono, presso la comunit dei parlanti, di un prestigio inferiore rispetto


a quello della lingua.

L'italiano si fonda sul fiorentino antico scritto, stilizzato in forme d'arte dai
grandi autori del Trecento e poi fatto proprio e arricchito dai letterari di tutta la
nazione
Quindi l'italiano, in origine, era uno dei dialetti presenti nella penisola nel
XIIIsec.
L'Italia dialettale si spartisce in tre grandi aree, delimitate da due fasci di
iglosse noti come le linee La Spezia-Rimini e Ancona-Roma (la quale individua il
limite fra le parlate centrali e quelle del mezzogiorno. Possiamo cos
distinguere:

centro Italia: i dialetti centrali risultano pi conservativi delle basi latine


(tra essi primeggiano quelli toscani);

nord Italia: sono presenti i dialetti gallo-italici e quelli veneti;

sud Italia: dove vediamo che la Puglia salentina, la Calabria peninsulare e


la Sicilia possiedono dialetti che hanno caratteristiche comuni.

Gli italiani hanno competenza attiva del dialetto sono meno del 50%.
Oggigiorno, dialetti ed italiano comune, costituiscono i due estremi di una linea
ideale al cui interno si individuano due variet principali:
1)
I dialetti italianizzati: sono il risultato dellinflusso dellitaliano sulle
parlate locali in una reazione di superstrato. Assistiamo cos alla nascita di
nuove parole, dialettali per i tratti fonetici, ma introdotte dalla lingua per
designare nuovi referenti es: il lombardo aceleradur, improntata su
acceleratore.
2)
Gli italiani regionali: cio quelle variet di italiano, soprattutto parlato ma
anche scritto, che mostra a tutti i livelli del codice caratteristiche peculiari di
unarea geografica. Litaliano regionale consiste, in sostanza, in una reazione di
sostrato, ovvero quel meccanismo per il quale la lingua che si afferma in
unarea geografica (litaliano standard), subisce linfluenza della lingua
dominante in precedenza nello stesso territorio, ma ormai in declino (i dialetti).
Oggi le variet regionali di italiano sono percepibili soprattutto nellintonazione:

tipici di alcune variet settentrionali sono, in fonologia, una distribuzione


dei timbri vocalici e e o toniche diverse che nello standard in alcune
aree della Lombardia si riscontrano [o] toniche chiuse in voci come

bosco,sporco che presentano in fiorentino una o aperta; in


morfosintassi generalizzato in tutto il settentrione luso del passato
prossimo al posto del passato remoto, e la presenza dellarticolo
determinativo davanti ai nomi di persona (in particolare in Lombardia e
Trentino).

DellItalia centrale, e in particolare della variet romana, si possono


segnalare: laffricazione della fricativa alveolare [s] [ts] preceduta da
nasale, vibrante o laterale (es: bortsa, poltso); il rafforzamento di [b] (es:
abbile); luso dellindicativo in verbi che esprimono unopinione (es: credo
che viene alle 8). Per la pronuncia tosco-fiorentina si fa riferimento alla
gorgia [ostaholo], la monottongazione di uo (le ova); solo in Toscana
sopravvive il sistema dei pronomi e aggettivi dimostrativi questo,
codesto,quello; utilizzo della formula impersonale della prima persona
plurale (es: noi si usava andare..).

nellItalia meridionale i timbri delle vocali e e o sono in molti casi difformi


rispetto alla pronuncia tosco-fiorentina, con la realizzazione per esempio
(specialmente a Napoli) di e aperte nei suffissati in etto, -mente (es:
cassonetto,utilmente).

A completare il quadro delle variet diatopiche bisogna analizzare le lingue


diverse dallitaliano presenti nel territorio nazionale, cio quelle in uso presso le
minoranze linguistiche (o alloglotte), che sono:

il sardo ed il friulano;

le parlate provenzali delle valli del Piemonte confinanti con la Francia;

i dialetti franco-provenzali, concentrati soprattutto in Valle dAosta;

le parlate ladine, presenti nelle provincie di Trento, Bolzano e Belluno;

le parlate bavaro-tirolesi, proprie dellAlto Adige, concentrate nella


provincia di Bolzano;

i dialetti sloveni della provincia di Trieste;

il croato, importato da emigrati provenienti dalla Dalmazia nel XV sec., e


parlati da poco pi di 2000 persone in alcuni centri del Molise;

le parlate albanesi, importate da antichi movimenti migratori (tra il XV ed


il XVIII sec.), sparse in tutta lItalia meridionale ed, in particolare, in
Calabria;

i dialetti di origine greca, concentrati in alcune localit della Puglia


salentina ed in Calabria, nella zona dellAspromonte;

il catalano, parlato ad Alghero, in provincia di Sassari;

A questi alloglotti, che esistono da secoli nella nostra penisola, si deve


aggiungere , a partire dagli ultimi decenni del XX sec., la presenza dei nuovi
flussi d'immigrazione provenienti dai paesi del Terzo Mondo ( in particolare
dall'Asia, Africa, America Latina) e dal mondo slavo questi, la cui integrazione
linguistica avviene per lo pi attraverso i contatti con i nativi e per il tramite di
radio e televisione (forme di insegnamento della lingua italiana divengono
quindi un compito di assistenza sociale, il quale,per, incontra non poche
difficolt), danno vita a forme di interlingue instabili, specialmente nelle prime

fasi dell'insediamento, limitate alla competenza di un manipolo di elementi


lessicali e di una grammatica rudimentale.
2) L'ITALIANO PARLATO
La variet orale quella che mostra una maggiore capacit espansiva. Nel
parlato dialogico locutore ed ascoltatore sono compresenti, si scambiano i ruoli
con alternanza, e vi la possibilit di intervenire in vari modi nel messaggio
secondo i meccanismi della retroazione (o feedback): autocorrezione,
correzione degli errori altrui, interventi sugli enunciati dell'interlocutore ecc.
L'italiano parlato contemporaneo, specialmente nel settore dell'organizzazione
testuale e sintattica del discorso, possiede una propria fisionomia.
Sintassi e testualit
Nella sintassi della frase il parlato predilige una serie di costrutti che
obbediscono al fine di mettere a fuoco un elemento della frase attraverso la
sua collocazione in prima sede, nella posizione di tema (cio quel dato che si
presuppone noto all'interlocutore, ci di cui si sta parlando, opposto al rema,
l'elemento informativo nuovo). Le tematizzazioni pi ricorrenti sono:

Dislocazione a sinistra: si ha anticipazione, rispetto alla normale


posizione post-verbale, del complemento oggetto quindi, in tale
costruzione, un elemento diverso dal soggetto assume la funzione di
tema\dato ed collocato a sinistra, seguito dal predicato-rema a destra;
l'elemento anticipato ripreso da un elemento anaforico (che rinvia cio
ad un elemento precedente), che , nella maggior parte dei casi, un
pronome personale (lo, ci).

Es: il giornale | lo compra Mario.


Serve a sottolineare enfaticamente un costituente, a tematizzare (cio rendere
tema un elemento che generalmente non lo ).
Un altro caso di dislocazione a sinistra :

Tema libero o sospeso: questo costrutto formato da un costituente con


apparente funzione di soggetto, collocato all'inizio della frase, seguito da
una costruzione non congruente al resto della frase stessa, sia dal punto
di vista sintattico che intonativo

un costrutto del parlato, spiegabile con la mancanza di pianificazione, rientra


nella categoria degli anacoluti (usati nella tradizione grammaticale a indicare
una frattura sintattica nella costruzione della frase).
Es: io,| la mia gamba mi fa male

Dislocazione a destra: consiste nella collocazione di un costituente in


posizione finale, a destra, e nella sua anticipazione con un pronome
cataforico, l'elemento dislocato a destra sempre gi un dato nel
discorso (o tema).

Es: lo compra Mario, | il giornale.


Il costrutto della dislocazione a destra presuppone una condivisione di
conoscenze con l'interlocutore, e ha pi spesso un tono colloquiale; meno
frequente nello scritto di quella a sinistra, e ricorre soprattutto nel parlato, in
conversazioni informali, spesso anche per creare un rapporto di cordialit con il
nostro interlocutore; spesso nasce quando siamo di fronte a dei ripensamenti

(l'ho visto ieri... Giovanni). Altri casi di dislocazione a destra sono:

Frase scissa: costituita da una prima unit frasale contenente il verbo


essere e l'elemento focalizzato, una nuova informazione (cio rematica);
e una seconda proposizione che contiene un'informazione che gi
sappiamo.

Es: Mario,| che compra il giornale.


La utilizziamo quando l'accentuazione enfatica converge sul rema; ci serve per
dividere l'informazione in due blocchi distinti, procedimento che facilit il
parlato.

Particolare tipo di frase scissa quella con il c' presentativo: la frase


divisa in due blocchi, ognuno dei quali monorematico, mentre
l'enunciato di partenza polirematico.

Es: c' un uomo| che canta


Il fine del costrutto quello di spezzare l'informazione in due momenti distinti,
pi semplici, a vantaggio sia dell'interlocutore che del destinatario.

Frase pseudo-scissa: viene collocato prima il tema, quindi l'elemento


noto, e poi il rema, cio l'elemento nuovo.

Es: che mi fa paura | la nebbia.

Che polivalente: viene accettato anche nell'italiano neostandard, consiste


nell'utilizzo del che relativo come pronome indeclinato in enunciati come
Es: la pizzeria che siamo andati ieri sera.

Dal punto di vista della sintassi del verbo il parlato si caratterizza per la
presenza di usi che contraddicono l'osservanza del dato temporale (anteriorit,
contemporaneit o posteriorit dell'evento descritto rispetto al momento
dell'enunciazione). Lo testimoniano fenomeni quali:
La forte estensione nell'oralit dell'imperfetto indicativo, specialmente a
discapito del congiuntivo, che d origine a forme quali:

Imperfetto epistemico: segnala una supposizione non realizzata o che


non pu realizzarsi; Es: dovevo parlarti urgentemente, ora troppo tardi;

Imperfetto irreale: indica la separazione dal mondo reale con la creazione


di un universo immaginario, che pu essere a sua volta distinto in:
-

Imperfetto ludico:tipico del linguaggio infantile, utilizzato nella


preparazione del gioco;

Imperfetto fantastico: usato nelle narrazioni di sogni, oppure per


descrivere un film, cio azioni che sono avvenute una sola volta o per
esprimere fatti gi passati;

Imperfetto di cortesia: si cerca di attenuare la perentoriet di una


richiesta utilizzando l'imperfetto; molto diffuso nell'italiano neostandard. Es:
volevo un caff.

Imperfetto ipotetico: sostituisce il congiuntivo imperfetto, a causa della


sua inesistenza nei dialetti e nelle altre lingue internazionali (dove non esiste o
utilizzato molto poco). Es: se lo sapevo, non ci venivo.
Se l'area dell'imperfetto si espande, quella del futuro,nel parlato, soffre di una

forte contrazione, e la costante affermazione del:

Presente pro futuro: ovvero la sostituzione del futuro con il presente in


frasi come Es: parto domani mattina alle otto;
Tale estensione sembra rispondere ad un'esigenza di semplificazione del
sistema di molte lingue.
Difficilmente possiamo usare il presente profuturo per un'azione che avverr in
un futuro molto prossimo (Es: tra tre anni vado al mare), ma lo possiamo usare
per azioni in cui vi un futuro prossimo di cui siamo sicuri (Es: nel 2061 sar il
bicentenario dell'unit d'Italia).

Futuro epistemico: cio quei futuri che servono ad esprimere un'ipotesi,


hanno quindi un valore epistemico.
Es: quanti anni ha Mario? - mah sar sui trenta.
Tale uso del futuro appare in crescita nell'italiano contemporaneo.
Abbondanti sono anche le osservazioni intorno all'uso dei pronomi:

l'impiego di lui,lei e loro come pronomi tonici di terza persona con


funzione di soggetto (funzione adibita a egli,ella,essi, che nell'oralit
contemporanea sono usciti dall'uso);

del parlato proprio anche gli per esprimere il dativo singolare


femminile;

l'estensione di lui\lei\loro anche per soggetti non umani e, inoltre,


vengono utilizzati come soggetto, mentre una volta volta erano usati solo come
complemento;

egli\ella avevano valore anaforico (cio ripresa di un referente attraverso


un qualsiasi elemento linguistico gode della propriet di aforicit,cio di
rimando), lui\lei\loro un valore deittico (cio di indicazione);

pronomi dimostrativi: i pi utilizzati sono questo\quello, che sostituiscono


ci, che sta progressivamente andando in disuso;

pronomi relativi (che, cui, quale): il quale, la quale vengono soppiantati


da che;

interrogativi (cosa, che cosa): lo standard vuole che cosa, il


neostandard cosa.
Lessico
Il lessico dell'italiano parlato non diverso da quello dello scritto, dal momento
che si attinge allo stesso repertorio; sono per diversi:

i meccanismi di selezione: il parlato privilegia il lessico dei registri


informali, escludendo quello di sapore pi letterario;

le scelte semantiche: la lingua parlata, rispetto allo standard fa uso di un


nucleo pi ristretto di voci, spesso di:
-

significato generico cosa, fatto, dare, andare, fare;


forme di diminutivo come piccola piccola (che nascono da esigenze di
affettivit);

forme che esprimono una nozione temporale molto elastica:


attimino,momentino;

l'utilizzo di superlativi assoluti enfatici, che rispondono a necessit


espressive: come sono sicuro, sicurissimo;

espressioni onomatopeiche, divulgate in particolare dai fumetti: bang,


splash;

fra i procedimenti di formazione delle parole si annota uno spiccato


gradimento della lingua orale per i suffissati in -ata;

ricorrono in particolare nell'oralit dei giovani troncamenti affettivi come


prof, filo.

Alcuni tratti fonologici


Tra gli aspetti fonologici meritano riflessione alcuni fenomeni di

metatesi e la tendenza alla ritrazione dell'accento sulla terzultima sillaba


in una fitta serie di voci: dile, persudere,mllica,rbrica;

forme di aferesi sillabica: bastanza per abbastanza, spetta per


aspetta, somma per insomma, scolta per ascolta;
Il parlato della radio e della televisione
Una particolare forma di oralit quella veicolata dalla radio e dalla
televisione, molto importante nel processo di sviluppo dell'italiano
contemporaneo, per il solo fatto di raggiungere in relazione ai gradi della
diastrasia un pubblico indifferenziato.
Caratteristiche del parlato radiotelevisivo sono:

direzione a senso unico: l'emittente non pu adeguare il suo messaggio


alle reazioni del destinatario, il quale, a sua volta, assente dal luogo della
produzione linguistica, ha quindi un ruolo passivo;

particolarit del linguaggio della televisione: l'oralit radiotelevisiva dovr


essere collocata nel settore intermedio della diamesia che corre dallo scrittoscritto al parlato-parlato, nel campo dei testi la cui produzione scritta ma
sono destinati ad un'esecuzione orale. Infatti, il linguaggio radiotelevisivo, si
pone come espressione scritta nell'atto di produzione, ma orale dal punto di
vista della ricezione.
La fruizione orale e la destinazione ad un pubblico anche basso per
collocazione diastratica sono i due fattori che contribuiscono a dettare alcune
caratteristiche espressive dell'italiano trasmesso. Proprio per questo, al
linguaggio della televisione si richiederanno chiarezza e capacit di concisione,
anche perch chi ascolta l'italiano trasmesso non pu farsi ripetere o spiegare
gli enunciati.

Il linguaggio radiotelevisivo tende a una struttura del periodo semplice,


preferendo la paratassi e lo stile nominale. Negli anni settanta
annunciatori e conduttori seguivano appositi corsi di dizione per avere
una pronuncia corretta, modellata sul fiorentino. Con l'avvento di
emittenti private e la prassi di affidare la conduzione dei telegiornali a
giornalisti di professione, non addestrati alla ortoepia, queste occasioni
sono rarefatte; nonostante ci molti programmi culturali e sceneggiato

prodotti all'estero, i mezzi radiotelevisivi si pongono come punti di


irradiazione di una corretta pronuncia, propria dell'italiano standard.
Questo contemporaneo ingresso nelle nostre case di un modello vicino al
fiorentino e di pronunce regionali, possono concorrere ad un'uniformazione
dell'italiano parlato.
3) L'ITALIANO POPOLARE
Per italiano popolare si intende l'espressione linguistica propria:

degli incolti, cio gli analfabeti;

dei semicolti, cio coloro che, pur avendo avuto un'istruzione scolastica
di base, non hanno mai acquisito piena competenza della lingua italiana. Si
tratta di una fascia della popolazione (che comprende circa il 10% degli italiani
adulti), per la quale si parla di analfabetismo di ritorno o di analfabetismo
funzionale, vale a dire incapacit di comporre e\o intendere in maniera
corretta un testo.
La nozione di italiano popolare fu introdotta nel 1970 da:

Tullio De Mauro, il quale lo definiva il modo di esprimersi di un incolto


che maneggia la lingua nazionale;

e da Manlio Cortelazzo, che lo definiva come il tipo di italiano


imperfettamente acquisito da chi ha per madrelingua il dialetto.
In queste due formulazioni si annidano due diverse concezioni che hanno
portato altri studiosi ad una contrapposizione tra due opposte valutazioni
dell'italiano popolare:
1)
alcuni sostengono l'inesistenza di un italiano comune, cio di una lingua
della nazione;
2)
altri hanno accentuato la natura di una variet inferiore, bassa, che deve
essere superata in direzione dello standard.
Origini dell'italiano popolare
L'italiano popolare ha origine, secondo il De Mauro, dopo l'unit d'Italia e si
sviluppa soprattutto durante il corso del novecento, mentre secondo altri
studiosi gi ben documentabile da secoli, poich presente in diari,
autobiografie e altri testi privi di qualsiasi ambizione letteraria, cio nelle
scritture dei semicolti. Quindi possiamo osservare che:

la presenza di tratti panitaliani (incertezze grafiche, alcuni costrutti


sintattici e strutture testuali) e di malapropismi, sono molto modesti
nell'italiano popolare e risalgono ai sostrati dialettali;

le sue radici affondano nei secoli passati, e il suo utilizzo ha avuto un


forte incremento dopo l'unit d'Italia, quando si sono moltiplicate le occasioni di
contatto con la lingua nazionale (ad esempio, con l'istituzione dell'istruzione
elementare e del servizio militare, e con le migrazioni interne nella penisola);

quindi, l'estensione dell'italiano a gruppi sociali sempre pi ampi,


disabituati per secoli ad usufruire della lingua, un processo positivo, poich
tali parlate sono il frutto del tentativo di impadronirsi della lingua standard;
inoltre si deve riconoscere che in alcuni usi degli strati sociali inferiori
emergono tendenze vive da sempre nella lingua, tenute a freno dalla tradizione

grammaticale e retorica.
Fisionomia dell'italiano popolare
I fenomeni che ne definiscono la fisionomia devono essere ricondotti all'influsso
delle parlate dialettali e alla spinta all'oralit, visibile anche nelle strutture
testuali, che ripetono la difficolt di progettazione del parlato-parlato.
Nella scrittura sono continue le incertezze grafiche: punteggiatura incoerente o
del tutto assente, insicurezza nell'uso delle maiuscole, uso errato di h, di q.
In fonetica i tratti di italiano popolare individuati dagli studiosi sono quasi tutti il
riflesso di parlate dialettali (es: pissicologia e tennica sono tipiche del
mezzogiorno e del settentrione, e sono ,quindi, proprie di parlate regionali la
pronuncia dei meno colti sempre molto marcata in diatopia).
Per la morfologia i tratti che si riscontrano negli incolti e nei semicolti della
penisola (e che sembrano, perci, prescindere dalla variazione diatopica) sono
molteplici:

nell'articolo l'estensione delle forme un e il\i davanti a z e s


preconsonantica;

nell'aggettivo le formazioni irregolari del comparativo e del superlativo


(pi migliore ecc).
Quanto alla sintassi sono continue le incertezze nell'uso delle preposizioni, e
l'ampiezza d'uso del che polivalente e dei temi sospesi.
Il lessico dell'italiano popolare contrassegnato:

dall'impiego delle voci generiche che costellano il parlato (roba, cosa


ecc.);

dai malapropismi, cio storpiature lessicali che minacciano l'italiano


standard, come pndice per appendice.
4) IL GERGO
Pi lontano dall'italiano standard, rispetto all'italiano popolare, si trova la
variet del gergo storico: cio una lingua fatta propria da alcuni gruppi di
persone ai margini della societ, che ne fanno uso all'interno della loro cerchia
con il fine primario di promuovere il senso di appartenenza al gruppo (quindi
quei gerghi che ci hanno lasciato in eredit delle parole). Caratteristiche:
Il parametro fondamentale per individuare un gergo quello diastratico, poich
esso una lingua parlata da categorie di bassa estrazione sociale;
I tratti pi rilevanti dei gerghi storici devono essere ricercati nel lessico, che si
forma su basi dialettali e secondo alcuni procedimenti caratteristici, come:
- l'uso del suffisso -oso;
- il troncamento di parole comuni (es: polizia > pula, carbinieri > caramba);
- il ricorso a metafore (es: neve > cocaina).
Gerghi transitori: sono i gerghi che hanno origine dalla convivenza temporanea
in ambienti di segregazione come carceri, collegi e caserme. Essi non si
configurano come lingue alternative, ma condividono con i gerghi storici, la
funzione di rafforzare l'identit del gruppo. Un gergo di questo tipo il gergo o
la lingua dei giovani, la quale costituita da varie componenti:


l'italiano colloquiale, quindi una variet collocata verso il polo basso della
diafasia, ha per lo pi realizzazione nel parlato;

il gergo tradizionale (quindi i gerghi storici);

il dialetto, che viene utilizzato con funzione ludica, scherzosa e per


rivendicare la propria identit (i pi utilizzati sono il milanese ed il romanesco);

una componente innovativa, poich ci sono parole che ogni generazione


aggiunge al vocabolario, parole che riguardano gli argomenti che si trattano di
pi (es: sfera sessuale). Il meccanismo pi utilizzato per creare tali parole
quello della metafora. Tale lessico serve per creare una barriera nei confronti di
chi non giovane o non del mio gruppo.
5) L'ITALIANO BUROCRATICO
Il linguaggio della burocrazia si configura come un'espressione volta a
informare i cittadini. Caratteristica dell'espressione burocratica quello di
essere un po' intimidatoria, tanto da incutere nel destinatario un certo rispetto
che lo induca ad ubbidire le regole.
-

Lessico: costituito da termini pretenziosi, spesso attinti dal serbatoio del


latino (es: obliterare, istanza); tipiche del linguaggio burocratico sono poi
le locuzioni sovrabbondanti (es: dare comunicazione, procedere
all'arresto), tutte sostituibili da sinonimi monorematici (comunicare,
arrestare); nella formazione delle parole sono graditi i sostantivi
deverbali di grado zero, cio nomi assunti da basi verbali senza alcun
suffisso (es: inoltro, deroga); analogamente molti verbi si formano
direttamente da nomi (es: disdettare,evidenziare).

Sintassi: esteso procedimento di nominalizzazione in formule del tipo in


considerazione di, ai fini di...; frequenza di participi presenti (es: il
dichiarante..).

Il linguaggio burocratico molto simile a quello della giurisprudenza ma,


mentre il discorso giuridico destinato a specialisti, la lingua degli uffici si
rivolge ad un pubblico pi eterogeneo e, spesso, anche i cittadini pi istruiti
trovano severe difficolt nell'interpretazione di tali testi, tanto che alla lingua
burocratica si addebita un alto grado di incomprensibilit (per questo da una
decina di anni sono stati attivati una serie di interventi governativi volti a
imporre un suo rinnovamento).
6) LE LINGUE SPECIALI
Le lingue speciali sono le variet di una lingua usata nella sua interezza da
solamente una parte dei comunicanti. In esse si accomunano spesso linguaggi
tecnico-scientifici, quelli delle discipline umanistiche, dei mass media e delle
pubblicit. Si possono classificare in:
Linguaggi tecnici (specifici)
Linguaggi settoriali: etichetta che comprende sia

lingue del settore

lingue legate al canale di veicolazione (es: linguaggio dei giornali, della


radio, della televisione)
Infatti la specificit non sta in riferimento ad un argomento specialistico, bens

alla specificit della trasmissione


Linguaggi specialisti: non si intende solo la lingua verbale, ma anche altre
tipologie di linguaggio. Es: la chimica costituita da formule, quindi
elevatamente formalizzata, tanto da escludere la componente verbale.
Lingua specialistica: tiene conto solo del linguaggio verbale . L'aggettivo
specialistco ci fa capire che questa variet riferita ad un settore specifico
della comunicazione (es: linguaggio tecnico-scientifico, dei mass media, della
pubblicit ecc.).
Sottocodici
Michele Cortelazzo li ha definiti: variet funzionali di una lingua naturale
dipendente da un settore di conoscenze e una sfera di attivit specialistiche,
usato nella sua interezza da un gruppo di parlanti pi ristretto rispetto ai
parlanti della lingua la cui variet funzionale una variet per rispondere ai
bisogni comunicativi, innanzitutto quelli preferenziali del dato settore
specialistico.
-

Per variet funzionale si intende che ha un fine preciso nella lingua


verbale, che viene applicato in un settore lavorativo specialistico.

Nella sua interezza: universo fatto da un nucleo ristretto di persone.

Tale variet , inoltre, dotata di pi sottoinsiemi Es: lo possiamo pensare come


comunicazione tra medico-medico, medico-paziente (in questo caso il
sottocodice viene fornito non in maniera inondativa, bens progressiva, pezzo
per pezzo, perch l'altro non possiede conoscenze tecniche).
-

Bisogni comunicativi referenziali: cio il sottocodice punta a ci che


extralinguistico.

I sottocodici sono fondamentali per distinguere tra loro le lingue speciali; fanno
parte del codice lingua, i cui componenti appartengono al codice maggiore.
Es:il linguaggio dei giornali porta informazioni sulla realt quotidiana, il
linguaggio giornalistico un sottocodice poich ospita voci specialistiche.
Caratteristiche lessicali:

hanno un lessico denotativo, cio che deve individuare i referenti in


maniera esatta, precisa e senza ambiguit, ci comporta l'esclusione dei
valori connotativi;

il suo lessico tende ad escludere la sinonimia, perch ogni significante ha


un solo significato, quindi il loro lessico tende alla monosemia (ci accade
per i sottocodici della medicina, dello sport, ma non dei mass media);

non esiste la polisemia, molte parole dell'italiano dotate di forte


polisemia specializzano in sottocodici alcune loro accezioni, ciascuna
differente dall'altra ed estranea ai valori correnti;

per determinare la funzionalit del sottocodice sono necessarie:


precisione, oggettivit ed economia;

Come accade per l'italiano standard, anche i sottocodici tendono a creare


nuove parole:
-

utilizzando suffissati, prefissati, composti, che si sono specializzati a


determinare categorie specifiche (Es in medicina il suffisso -ite indica

un'infiammazione stomatite); e con innovazioni semantiche, ovvero


con l'attribuzione di nuovi significati a voci gi presenti nella lingua;
-

ricorrendo alle lingue classiche (latino usato molto nel linguaggio


giuridico e medico,es: ictus) o lingue straniere (inglese utilizzato molto
nel linguaggio della fisica, della biologia, dell'economia, dove spesso
vengono importati prestiti inglesi non adattati);

creando unit polirematiche, cio unit lessicali formate da pi parole Es:


teorema di Pitagora, leggi di Keplero termine eponimo, cio indicano un
fenomeno o una teoria che prende il nome dal suo scopritore;

creazione di sigle Es: tac = tomografia assiale, o acronimi Es:


stagflazione = inflazione+stagnazione, oppure di fenomeni quali la
giustapposizione Es: gammaglobuline due parole che vengono scritte
come se fossero una sola;

Questi tecnicismi non sono fondamentali, ma servono a mantenere alto il


registro.
Caratteristiche sintattiche:
tendenziale scomparsa del verbo, che si riduce a copula (legame) quindi
appare in forma nominale;
-

fra i modi verbali domina l'indicativo;

il verbo tende ad escludere la prima e seconda persona plurale e


singolare;
nell'uso delle persone verbali si tende a servirsi di forme impersonali
diatesi, cio utilizzo del passivo senza espressione dell'agente (estromissione
dell'io parlante perch la scienza cerca di essere oggettiva);
-

spiccata propensione delle lingue speciali per le forme passive del verbo.

Sottocodici particolari
Sottocodici come quelli della medicina e dello sport hanno degli effetti
collaterali perch la loro espansione non contribuisce a mantenere un registro
alto. La loro espansione dovuta al fatto che i medici non entrano in contatto
solamente con altri medici, ma anche con i propri pazienti (quindi devono
adeguare le loro scelte lessicali in base all'interlocutore che hanno di fronte), e
al fatto che il linguaggio tecnico medico il pi diffuso tra i non professionisti,
quindi ha grande estensione nel suo pubblico; ci avviene anche nello sport e
nel pubblico sportivo.
Tale situazione provoca degli effetti collaterali: gli specialisti tendono ad
utilizzare parole diverse per creare un vocabolario diverso dalla lingua comune,
che non sono necessarie, ma servono solamente a mantenere un registro alto.
Il linguaggio scientifico nasce con Galileo. Essendo una lingua nuova, aveva
bisogno di un nuovo vocabolario, costituito da parole e da suggestioni proprie
dell'ambiente in cui viveva terminologia d'arsenale, usata per lo pi in
scienze come la matematica ed molto ridondante, monotona. Inoltre, nel
passato, lo scienziato interveniva con la propria biografia durante il
procedimento scientifico quindi la scienza non sempre ha fatto a meno
dell'io. Oggi la scienza si connota per densit lessicale, cio utilizzo di parole

semanticamente piene rispetto a quello che avviene nella lingua comune.


7) L'ITALIANO STANDARD
Per lingua standard intendiamo l'italiano contemporaneo, cio un 'espressione
dotata di:

stabilit (anche se una lingua flessibile), garantita dalla codificazione


grammaticale, depositata nei dizionari, capace di piegarsi ala produzione di
qualsiasi tipo testuale essendo lo standard, la variet di maggior
prestigio,esso il punto di riferimento, il paradigma per l'apprendimento della
nostra lingua da parte degli stranieri e degli italiani;

flessibilit, poich un'entit linguistica ben dotata di confini ma, al


tempo stesso, disponibile per una possibilit di gioco;

funzione unificatrice: perch in essa si riconoscono, all'interno di una


comunit, parlanti di differenti origini sociali e geografiche;

funzione separatrice: poich lo standard in grado di simboleggiare


un'identit nazionale diversa dalle altre

ereditaria: l'italiano standard rappresenta il punto di arrivo di una


lingua che ha le sue origini nel fiorentino scritto del trecento, che ha
consolidato la sua dimensione parlata solo negli ultimi decenni.
Consistenza dello standard
Per quanto riguarda la lingua parlata, posseduto da un numero ristretto di
parlanti: un lite di intellettuali o, comunque, una stretta cerchia di gruppi
professionali specifici (ad esempio da coloro che hanno frequentato scuole di
dizione);
Questo fenomeno accade perch l'italiano standard subisce soprattutto
l'influenza della lingua parlata, assistiamo cos ad un fenomeno di
ristandardizzazione ( Sabatini lo ha definito italiano neostandard).
Segliano ha evidenziato che l'italiano scritto molto legato allo standard, a
differenza del parlato in cui sono presenti molti fenomeni quali dislocazioni, o
tratti panitaliani come la diffusione e l'utilizzo del passato prossimo al posto del
passato remoto;
Quindi la conquista di un italiano standard scritto conseguita da settori molto
pi ampi della popolazione.
Esiste perci un italiano comune, seppur limitato sull'asse diamesico e
diastratico, poich ne dotato in maniera completa (scritto e parlato)
solamente il 3% della popolazione, probabilmente corrispondente agli strati pi
alti della societ, poich esso prerogativa, soprattutto, delle classi pi istruite.
8) ITALIANO NEOSTANDARD
Essendo la lingua standard uno strumento di comunicazione e interazione tra
gli uomini, non pu essere statica, ma vive una situazione di dinamismo.
Studiosi come Mioni, Sabatini e Berruto hanno analizzato e definito i tratti che
conferiscono una rinnovata fisionomia alla lingua di oggi, fotografandone lo
status attuale. Tali tratti sono:
Per i pronomi diffuso:
o l'uso di lui, lei, loro in funzione di soggetto;

o gli come dativo plurale;


o lo come pronome neutro (es: lo vedo, lo so..);
Per altri tratti della microsintassi:
o l'uso di come mai come interrogativo;
Per la sintassi della frase e del periodo:
o il presente pro futuro, il futuro epistemico;
o il c' presentativo;
o il passato prossimo, promosso dagli italiani regionali del settentrione,
sembra conquistare terreno a scapito del passato remoto e dell'indicativo e,
soprattutto, del congiuntivo.
Di fronte a tutte queste evoluzioni, varie sono le opinioni degli studiosi:

Francesco Sabatini sostiene che, tali evoluzioni, definiscono un italiano


dell'uso medio diverso dallo standard, ma ammesso nel parlato e negli scritti
di media formalit.

Gaetano Berruto sostiene l'opinione di Sabatini, e ha proposto l'etichetta


di italiano neo-standard, intesa a sottolineare la contiguit con lo standard e
l'accettabilit nella norma dei fenomeni della lingua contemporanea, mettendo
in evidenza che la ri-standardizzazione molto attiva sugli assetti
morfosintattici e lessicali rispetto a quelli della fonetica (come sosteneva
Sabatini).

Vincenzo Mengaldo integra altri fenomeni con quelli evidenziati dal


Sabatini, sostenendo che necessario approfondire i tratti dell'italiano medio in
relazione all'asse diafasico, arrivando ad individuare i confini con l'italiano
popolare.

Maurizio Dardano prende le distanze da queste posizioni poich non


attribuisce un'identit autonoma al neo-standard, frutto della mescolanza delle
variet e tipologie testuali, e per la forte incidenza dei mass media.

Luca Serianni, il quale ha composto la pi completa grammatica della


lingua italiana, ha rivendicato la buona salute dello standard tradizionale,
ponendo l'accento sulla riluttanza della lingua scritta ad accogliere tratti
grammaticali che appartengono al parlato (Es: questo e quello sono pronomi
neutri frequenti nel parlato, ma contrastati nelle scritture di media formalit).
Interessante il fenomeno che si sviluppato negli ultimi decenni: la nostra
lingua si modificata grazie alle novit insite nella lingua dei messaggi di posta
elettronica, dei siti web, degli sms, tipologie comunicative che non esistevano,
o comunque che non erano molto sfruttate negli anni ottanta, in cui si
avviarono i dibattiti sull'italiano dell'uso medio e neo-standard: tutte queste
modalit portano con s nuove modalit di scrittura di cui difficile valutare
l'incidenza nell'italiano di oggi.