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ELEMENTI DI LINGUISTICA ITALIANA

I. Litaliano contemporaneo e le sue variet


1.1.1
T Non esiste un solo italiano
Litaliano, come tutte le lingue storico-naturali, si realizza in forme diverse a seconda delle varie modalit con cui ne possiamo fare uso, in
relazione alla natura del messaggio, alle sue finalit, alle situazioni nelle quali si attua la comunicazione.
Il codice sempre lo stesso - la lingua italiana - ma la sua concreta attuazione muta per molti aspetti in tutti i suoi livelli, nella pronunc ia, nella
scelta di parole, nelle forme grammaticali, nei costrutti e nello stile. La nostra lingua non perci solo quella ereditata da una secolare tradizione
letteraria, codificata nelle grammatiche e insegnata nelle scuole, nota come italiano standard.
Le variet dellitaliano contemporaneo d ipendo d a 5 fondamentali parametri: diamesia, diastratia, diafasia, diacronia e diatopia.
1.1.2 La diamesia
E il mutamento della lingua s econdo il mezzo fisico.
In una prima approssimazione individua le due fondamentali variet dello scritto e del parlato ( il canale di trasmissione del primo grafico, del
secondo invece fonico e uditivo ).
Il punto di pi alta divergenza, se guardiamo allatto di produzione che la scrittura consente progettazione e controllo mentre il parlato non
permette di revisioni.
Loralit si avvale da parte sua dei mezzi prosodici ( intonazione, velocit, pause ) e dei tratti che si definiscono paralin guistici ( gestualit,
distanza spaziale fra interlocutori ).
Diversa inoltre la posizione del destinatario: se nella scrittura, il testo pu essere ripercorso e approfondito, il parlato invece di natura
sfuggevole o lineare, nel senso che il fruitore pu percepire il messaggio s olo n ellordine nel quale esso viene realizzato.
1.1.3 La diastratia
E la variazione determinata da fattori di tipo sociale, correlata allo status socio -economico di chi usa la lingua. Le variabili pertinenti non sono
costituite esclusivamente da fattori tradizionali come il reddito economico, ma dallincroc io di indicatori di vario tipo: listruzione scolastica, la
consuetudine alla lettura, le altre occasioni di contatto attivo e passivo con la lingua scritta.
Una variet peculiare diastratica la diffusione dellitaliano praticato dal crescente n umero di immigrati.
Si aggiungono inoltre le variet legate al sesso e allet.
1.1.4 La diafasia
E la variazione legata alle situazioni comunicative, alle funzioni e alle finalit del messaggio, al contesto generale nel q uale si compie lo
scambio linguistico, agli interlocutori che ne prendono parte.
Lungo lasse diafasico si distingueranno agli estremi la variet pi formali della lingua e quelle pi informali ( registri l inguistici ).
Si fanno rientrare nella diafasia anche le variet della lingua che definiamo sottocodici, correlati non al contesto comunicativo, ma allargomento
del messaggio ( codice scientifico, moda, sport ecc..).
La differenza tra registri e sottocodici che uno stesso sottocodice pu far uso di registri diversi.
1.1.5 La diacronia
E il parametro di variazione legato alla dimensione cronologica. Tutte le lingue si evolvono nel tempo: litaliano dei giorni nostri non solo
diverso da quello dei tempi di Dante, o del Manzoni, ma si stratifica, nella sua stessa configurazione sincronica, secondo gli usi delle diverse
generazioni.
Es. gli anziani conservano abitudini linguistiche che appaiono ormai in declino come la prostesi ( Isvizzera). Nel linguagg io giovanile si sono
diffuse peculiari nuove abitudini a tutti i livelli del codice a cominciare dalla grafia ( x : per ).
1.1.6 La diatopia
E la variazione determinata dalla dimensione spaziale.
1.2 Lingua, dialetti, italiani regionali
1.2.1 Lingua e dialetti a confronto
Fra lingue e dialetti dal punto di vista scientifico non esiste alcuna differenza: i dialetti al pari della lingua possiedono un lessico e una
grammatica codificabili in vocabolari e trattazioni scientifiche, si prestano ad essere usati con alte finalit letterarie e ad assecondare tutte le
principali funzioni del linguaggio.
Di solito un dialetto usato in unarea pi circoscritta; la sua codificazione descrittiva meno raffinata; la sua terminologia esclude di norma il
vocabolario scientifico e intellettuale e lo muta dalla lingua nazionale.
Soprattutto i dialetti godono di prestigio inferiore rispetto a quello della lingua: vissuto come un simbolo di arretratezza , un ostacolo
allemancipazione sociale e allavanzamento economico, una realt p erci da superare con la conquista dellitaliano.
N.B. Litaliano si fonda sul fiorentino antico e s critto, stilizzato in forme darte dagli autori del trecento.
1.2.2 LItalia dialettale

LItalia dialettale si ripartisce in tre grandi aree, delimitate da tre grandi aree, delimitate da due fasce di isoglosse note come le linee La Spezia Rimini e Ancona - Roma.
Allinterno di queste grandi aree Si individuano altre suddivisioni:
- nord: dialetti gallo-italici e veneti
- sud: aree continentali dal estremo sud pugliese salentino e la calabria peninsulare
Si collocano in aree marginali le parlate della Sardegna e del Friuli, che per sono veri e propri codici autonomi, nellambito delle lingue
neolatine.
1.2.3 I dialetti italianizzati
Sono il risultato dellinflusso dellitaliano sulle parlate locali, in una reazione di superst rato. Daltro lato tendono ad affermarsi parole pure locali
per i tratti fonetici e morfologici, ma pi vicine ai modelli offerti dalla lingua comune, a scapito di voci di pi antica tradizione dialettale oggi in
declino.
1.2.4 Le variet regionali di italiano
Con italiano regionale definiamo invece la variet di italiano, che mostra a tutti i livelli del codice caratteristiche peculiari di unarea geografica.
Non si deve pensare ai confini delle regioni amministrative, poich essi non coincidono sempre con quelli linguistici.
Litaliano regionale consiste in sostanza in una reazione di sostrato, cio in quel meccanismo per il quale subisce la lingua dominante in
precedenza nello stesso territorio ormai in declino.
Oggi le variet nazionali sono bene percepibili nellintonazione, nella pronuncia e nel lessico ( es. bigiare ).
Oggi rispetto al passato, la regionalit pi sfocata, grazie soprattutto allaccellerata circolazione delle produzioni ling uistiche, che ci pone in
contatto quotidiano - tramite i mass media - con le variet regionali e le rende pi familiari alla no0stra sensibilit.
1.2.5 Le minoranze linguistiche ( alloglotte )
- parlate provenzali delle valli del Piemonte
- dialetti franco-provenzali ( val dAosta, Piemonte )
- ladino ( valli presso il gruppo dolomitico del Sella )
- parlate bavaro-tirolesi della cospicua minoranza tedescofona dellAlto - Adige
- dialetti sloveni
- croato ( Molise )
- parlate albanesi ( Calabria )
- dialetti di origine greca ( Salento, Calabria )
- catalano ( Alghero )
A queste lingue di minoranza si pu guardare secondo molteplici prospettive. Dal punto di vista linguistico si distinguono le parlate neolatine (
provenzale, catalano, ladino ) da quelle di altri ceppi ( germanico, slavo, greco, albanese ).
Da quello socio-linguistico si osserva che alcune variet parlate hanno nei rispettivi stati dignit di lingue nazionali; altre hanno invece come
punto di riferimento lingue a loro volta minoritarie ( il provenzale; il franco -provenzale ).
Sotto il profilo storico si distinguono le minoranze autoctone, costituite cio da popolazioni indigene ( valdostani, ladini ) da quelle che si son o
insediate in seguito a movimenti migratori.
A tutti questi alloglotti si deve ormai aggiungere, a partire dagli ultimi decenni de l XX sec., la rilevante presenza di nuovi flussi migratori dai
paesi del Terzo Mondo e d allest Europa.
I nuovi immigrati sono eterogenei per razza, per tradizioni etniche, religiose e anche per il grado di istruzione; nella magg ioranza dei casi
giungono senza una minima competenza di italiano. La conquista dellitaliano alla portata degli extracomunitari che parlano lingue neolatine
che approdano in tempi relativamente brevi a una discreta padronanza della nostra lingua, pur con vistosi fenomeni di interferenza.
Ci crea interlingue instabili, specie nelle prime fasi dellinsediamento, limitate Alla competenza di un manipolo di elementi lessicali e di una
grammatica del tutto rudimentale.
1.3 LItaliano parlato
1.3.1 Caratteri generali delloralit
La variet del repertorio che mostra oggi la maggiore capacit espansiva quella delloralit.
Nel parlato dialogico locutore e ascoltatore sono compresenti, si scambiano i ruoli con alternanza non programmata e con la p ossibilit di
intervenire in vari modi nel messaggio secondo i meccanismi della cosiddetta retroazione o feedback.
Ai tratti inerenti al parlato (linearit, immediatezza, evanescenza del messaggio, uso di tratti prosodici e paralinguistici, compresenza degli
interlocutori, interazione fra parlante e ascoltatore ), litaliano contemporaneo risponde con una serie di strategie ben distinte: non una
grammatica separata d alle lingua s tandard, ma un fascio di particolarit che acquista importanza nellambito della lingua o dierna, in conseguenza
alle rinnovate modalit degli scambi comunicativi.
1.3.2 Sintassi e testualit
Nella sintassi, il parlato predilige un ordine diverso della parole, rispetto a quello non marcato che allinea soggetto, pred icato verbale e
complemento oggetto.
In particolare si accampa una serie di costrutti che obbedisco al fine di mettere a fuoco un elemento nella frase attraverso la sua collocazion e in
prima sede ( TEMA: dato che s i presuppone noto allinterlocutore contrapposto al REMA: elemento informativo nuovo ).

Dislocazione a sinistra: La tematizzazione pi ricorrente


Es. Il giornale lo compra Mario
Lelemento anticipato integrato sintatticamente nella frase, ripreso da un elemento anaforico, per lo pi un pronome person ale (lo) e non
separato da pause.
- Topicalizzazione contrastiva: In assenza di ripresa anaforica, lelemento a sinistra, sottolineato anche da un picco intonativo, ha invece
funzione di rema, veicola cio uninformazione nuova:
Es. Il giornale compra Mario
- Tema sospeso / nominati vo assoluto: lelemento dislocato a sinistra del tutto esterno alla frase, dal punto di vista s intattico e intonativo: non
preceduto da preposizione ed sempre separato da una pausa:[rif. Anacoluti]
Es. La mamma, le ho regalato u no s cialle
Dislocazione a destra: meno frequente; Lelemento a destra gi un dato del discorso, anticipato da un pronome cataforico ( che rinvia a ci
che segue, a destra ) ed preceduto nella pronuncia da una reve pausa:
Es. Lo compra Mario, il giornale.
Per la sintassi del verbo il parlato si caratterizza per la presenza di usi che contraddicono losservanza del dato temporale ( anteriorit/
contemporaneit/posteriorit ):
1. Estensione dellimperfetto indicativo: si deve allesigenza di rappresentare sfumature modali ( Modo: Atteggiamento del parlante nei confronti
del contenuto dellenunciato: es. certezza, probabilit, possibilit, comando, preghiera ecc..).
Si segnala:
- imperfetto fantastico: evoca un atteggiamento immaginario del passato con possibilit che non si poi attuata:
Es. Avremmo potuto far senza timbrare il biglietto; Bravo, poi magari saliva il controllore [che non s alito] e ci toccava pagare la multa
- imperfetto i potetico: sostituisce il congiuntivo imperfetto nella protasi e il condizionale compos to nellapodosi del periodo ipotetico:
Es. Se lo sapevo, n on ci venivo
- imperfetto potenziale: esprime una forma di supposizione
Es. Non capisco cos s uccesso, doveva essere qui alle 9
- imperfetto ludico: quello dei giochi infantili
Es. Dai giochiamo: tu eri il capo degli indiani.
- imperfetto di modestia: vuole rendere meno categorico, il tenore di una richiesta attuale
Es. Vo levo un chilo di mele
- imperfetto epistemico: richiama in previsione del futuro, presupposti o conoscenze o credenze precedenti
Es. Partivano s tasera, ma gli si rotta la macchina
2. Sostituzione del futuro con il presente: ricorre per lo pi in riferimento a eventi di un futuro prossimo e non lontano
Es. Parto domani mattina alle 8
Lestensione del presente sembra rispondere a unesigenza di semplificazione del sistema, non a caso molte perifrasi con valore di futuro si
stanno diffondendo:
- andare/stare/venire + infinito:
Es. Sto a guardare quello che succede
- stare + gerundio:
Es. Sto andando al mercato
Queste s ottolineano non tanto le coordinate temporali dellazione, quanto q uelle aspettuali, la loro imminenza.
- futuro epistemico: esprime congetture in riferimento al presente, dunque con valore modale
Es. Quanti anni ha Mario?Ma, sar sui 30
3. Lindicativo sostituisce il congiuntivo nella lingua parlata e p i in generale, nellitaliano contemporaneo:
- completive soggettive
Es. Mi pare che il raffreddore migliorato
- completive oggettive (specie con i verba putandi )
Es. Penso che vengono domani
- interrogati ve indirette
Es. Non ho capito bene cosa voleva dire
- ipotetiche
Es. Se volevo, riuscivo a superarti
Per quanto riguarda luso dei pronomi:
- uso accettato di lui/lei/ loro come pronomi tonici di terza persona con funzione di soggetto
- uso di gli con valore dativo ( a loro ), anche per esprimere il dativo s ingolare femmin ile
- te con funzione di soggetto
- presenza di pronomi atoni nel parlato con funzione di coesione e rafforzativa a testi evanescenti
- pronomi tonici con funzione deittica ( capacit di riportare dallinterno dellenunciato al contesto esterno ).
Dal punto di vista testuale la lingua della conversazione fa ricorso a una serie di elementi discorsivi, che nulla aggiungono al contenuto delle
proposizioni ma che hanno un ruolo primario nel funzionamento dellinterazione verbale e nellorganizzazione del testo ( allo stesso tempo sono
connettivi testuali ). Per esempio gli intercalari inconsapevoli ( cio/insomma/ comunque ) hanno uffici essenziali per ripre ndere e correggere i
nostri enunciati.

Allo stesso tempo i segnali discorsivi permettono di mantenere vivo il contatto fra gli interlocutori , assecondano cio la f unzione fatica della
lingua, quella che controlla il canale comunicativo.
1.3.3 Il lessico
Il lessico dellitaliano parlato non diverso per natura da quello dello scritto: sono per diversi i meccanismi di selezione, nel senso che il parlato
predilige registri informali ed esclude quello dal sapore pi letterario ( a meno che non sia utilizzato con ironia ).
Sono poi diverse e proporzioni quantitative e le scelte semantiche: la lingua parlata , gi incline alla ripetizione, fa uso di un uso pi ristretto di
voci, rispetto allo standard (es. roba, cosa, tipo/ verbi fraseologici: dare, andare, fare ).
Inoltre il parlato spesso si connota per la coloritura dei toni, attraverso varie modulazioni (diminutivo per esigenze di affettivit/ su perlativo
enfatico/ accrescitivi/ raddoppiamenti/ blasfemia/ espressioni onomatopeiche ).
Fra i procedimenti di formazione delle parole si annota uno spiccato gradimento della lingua orale per i suffissati in -ata (abbuffata/ barcata/
calmata ecc ).
Ricorrono infine nelloralit dei giovani troncamenti affettivi (es. prof./ filo/ disco ).
1.3.4 Alcuni tratti fonologici
- metatesi (es. aeroplano)
-tendenza alla ritrazione dellaccento sulla terzultima sillaba (es. dile, persudere, mllica, rbrica, slubre ), fenomeno riconducibile nella sua
origine a una volont nobilitante.
- fenomeni di allegro: esecuzioni di pronuncia trascurate o veloci per es. le apocopi postconsonantiche ( es. son venuta presto ), le aferesi
sillabiche (es. bastanza : abbastanza / spetta : aspetta ).
1.3.5 Il parlato delle radio e della televisione
Una particolare forma di oralit veicolata dalla radio e dalla televisione per il fatto che raggiunge un pubblico indifferenziato in relazione ai
gradi della diastratia.
Peculiarit:
- direzione a senso unico: lemittente non pu adeguare il suo messaggio alle reazioni del destinatario, che a sua volta assente dal luogo della
produzione linguistica, ha ruolo passivo e non pu intervenire
- settore intermedio della diamesia ( nei programmi con spiccata modalit informativa tipo i notiziari ): corre dallo scritto -scritto al parlatoparlato, nel campo dei testi la cui produzione s critta, ma che s ono d estinati a unesecuzione orale.
Litaliano trasmesso ( variet diamesica della radio e della televisione ) si presenta con uno dei tratti fondamentali del pa rlato, ovvero la sua
fuggevolezza, levanescenza nel tempo. Daltra parte esso accostabile alla scrittura per altri tratti: in quanto passibile di registrazione , pu
essere usufruito pi volte; la sua comunicazione a una sola direzione dallemittente al destinatario; lemittente e il dest inatario non codividono
la stessa situazione spaziale; la comunicazione rivolta a una pluralit di persone molto alta; la comunicazione infine avviene per o pi a partire
dalla scrittura, cio attraverso la lettura di testi preconfezionati.
Questo linguaggio si pome spesso come espressione scritta nellatto della produzione, ma orale per il punto di vista della ricezione: perci si
richiederanno chiarezza e capacit di concisione che devono assicurare la piena comprensibilit richiesta.
Di fatto si osservato che:
- tende a una struttura del periodo semplice ( paratassi e stile nominale )
- il parlato fuori dalle funzioni informative d esempi di unoralit declinata v erso i gradini inferiori della diafasia, fino alla blasfemia;
- emergono i tratti regionali;
1.4 Litaliano popolare
Si tratta dellespressione linguistica propria degli incolti ( analfabeti 2,5% ) e dei semicolti (istruzione scolastica di base, ma senza aver mai
acquisito piena competenza della lingua ).
Litaliano popolare orientato verso il parlato in diamesia e si realizza nei registri inferiori dellasse diafasico, nelle occasioni di min or controllo
formale.
I fenomeni che ne definiscono la fisionomia investono tutti i settori della lingua e devono essere ricondotti allinflusso de lle parlate dialettali e
alla spinta alloralit. Essi inoltre coincidono spesso con le prime variet di apprendimento dellitaliano nei bambini e neg li stranieri alle prime
armi.
Nella scrittura:
- incertezze grafiche: punteggiatura a caso, insicurezza nelle maiuscole, uso errato di h, q, gl, segmentazioni erronee ( es. laradio, lo rigano ),
incertezza nelluso di scempie e doppie.
Nella fonetica:
-riflesso delle abitudini dialettali ( pronuncia molto marcata in diatopia ) (es. pissicologia, arimmetica )
Nella morfologia:
-articolo: estensione delle forme un e il/i davanti a z e s preconsonantica ( es. i spagnoli/ un spazio )
- pronome: uso di ci con valore di dativo maschile e femminile ( es. ci ho dato un ceffone ); possessivo suo riferito alla terza persona plurale ( es.
I rossi hanno speso tutti i suoi risparmi ).
- verbo: diverse formazioni analogiche ( es. facete/ potiamo / dicete ); congiuntivi esemplati dalla prima coniugazione (es. va da/ vadino/ venghi/
venghino ).

Nella sintassi:
-incertezze nelluso delle preposizioni (es. non s ono bravo di cucinare ); ampiezza duso del che polivalente ( una bottiglia che cerano dei vermi
); concordanze a senso ( es. tutto lo stadio lo applaudivano ); periodi ipotetici con doppio condizionale ( es. se sarei ricc o mi comprerei una casa
)e con doppio congiuntivo ( es. se fossi ricco mi comprassi la casa ).
Nel lessico:
-impiego voci generiche (es. roba/ cosa/ fare in fraseologici ); uso dei suffissi: il gradimento per -accio (es. malaccio), lo scambio dei suffissi (
es. sollecitudine per sollecitazione ), cancellazione dei suffissi ( es. la dichiara / la spiega ); malapropismi, ovvero storpiature erronee ( es.
pendice per appendice/ palch per parquet; uso di alcune voci che sono connotate da maggiore espressivit ( es. lavoro/ macello/ mestiere ).
1.4.2 Per una valutazione dellitaliano popolare
La nozione di italiano popolare fu introdotta nel 1970 da Tullio de Mauro e Manlio Cortelazzo, che ne hanno affermato la sost anziale dipendenza
dai sostrati dialettali.
Le loro due formulazioni in apparenza molto simili hanno in s due diverse concezioni:
1- alcuni, a partire dalla convinzione che litaliano comune non esiste, hanno colto nellitaliano popolare il patrimonio di cla ssi sociali portatrici
di una competenza linguistica s ubalterna, ma spontanea e genuina, in grado di sopperire allinesistenza di un italiano comune e da prefigurare
addirittura le linee di tendenza della lingua del futuro.
2- altri, ritenendo litaliano popolare come deviazione rispetto a uno s tandard ben riconosciuto, ne hanno accentuato la natura di variet inferiore,
del tutto marginale nelle dinamiche dellitaliano contemporaneo, che deve essere s radicata in direzione dello standard.
Se proviamo ad ordinare il senso di questi dibattiti osserviamo che:
- la presenza di tratti panitaliani molto modesta, addirittura inconsistente nei settori della fonetica e del lessico; tutti gli studi recenti
ridimensionano ormai la pretesa unitariet dellitaliano popolare.
- le sue radici affondano nei secoli passati, anche se osservabili solo sui reperti scritti, non del tutto rappresentativi, dal momento che litaliano
popolare si manifesta soprattutto nellespressione o rale.
- nei pochi tratti unitari, si possono cogliere delle tendenze che non sono solo dei tempi nostri, ma che percorrono tutta la storia della lingua, pur
emarginate dalla norma grammaticale ( es. che polivalente in Dante).
Per concludere: lestensione dellitaliano a gruppi sociali sempre pi ampi, disabituati per secoli a usufruire della lingua un processo solo
positivo. E si deve riconoscere che in alcuni usi degli strati inferiori emergono tendenze vive da sempre nella lingua, tenut e a freno da una
tradizione grammaticale spesso formalistica.
Che da queste premesse si possa poi identificare nellitaliano popolare di oggi la forma pi avanzata di lingua e addirittura litaliano del domani
azzardato a causa dellunit precaria dellitaliano popolare per via degli influssi regionali.
Daltro canto eccessivo lallarmismo di chi giudica litaliano popolare come un attentato allintegrit della lingua.
1.5 Il gergo
1.5.1 I gerghi storici
E la lingua propria di alcuni gruppi di persone ai margini della societ, che ne fanno uso allinterno della loro cerchia, c on la finalit di
promuovere il senso di appartenenza al gruppo e con il risultato di escludere dalla comprensione gli estranei.
Il parametro fondamentale per individuarlo quello diastratico (lingua parlata) da categorie di bbassa estrazione sociale e collocate alla periferia
del consorzio civile.
Assai risentite in queste categorie, sono la consapevolezza e la rivendicazione di appartenere a unumanit diversa, alternat iva, che si
contrappone alla societ ufficiale per i costumi di vita e per la lingua.
I tratti pi rilevanti sono da ricercare nel lessico, che si forma su basi dialettali e secondo alcuni procedimenti caratteristici: suffisso -oso (es.
fangose per scarpe/ calcosa per strada ); troncamento di parole comuni con varie forme di storpiature ( es. pula/ caramba/ mo rfa ); uso di parole
che iniziano con n o s per esprimere negazione e affermazione ( es. nisba/ siena ); frequente ricorso a metafore 8 es. bruna per notte/ neve per
cocaina ).
1.5.2 I gerghi transitori e altri usi della voce gergo
Si definiscono transitori i gerghi che hanno origine dalla convivenza temporanea in ambienti di segregazione pi o meno coatta, come il carcere,
il collegio o la caserma.
Per il suo carattere transitorio il gergo penetra nel linguaggio dei giovani, della quale costituisce una componente sec ondaria (es. suffissati in oso: palloso/ pizzoso/ incazzoso; cuccare / paglia / allargarsi ecc..).
Negli usi correnti infine alla parola gergo si attribuiscono anche due significati estensivi:
- terminologia specifica di una certa classe o professione
- modo di parlare oscuro e allusivo.
1.6 Litaliano burocraticco
1.6.1 Lessico e sintassi della lingua degli uffici
Carattere costante e tradizionale dellespressione burocratica quello di essere intimidatoria, tale da incutere nel destina tario uno stato di

soggezione che lo induca a ubbidire e a seguire le regole che gli sono rivolte.
Ci contribuisce a spiegare linclinazione a tratti formali che tendono a distanziarsi da quelli pi correnti, in uno sforzo di nobilitazione
espressiva che risponde anche ai modelli del sottocodice della lingua giudica.
-Lessico: sinonimi pretenziosi assunti al serbatoio del latino ( es. obliterare per cancellare/ esazione per pagamento ecc..); locuzioni
sovrabbondanti ( es. dare comunicazione/ procedere allarresto/ sottoporsi alla verifica ); nella formazione delle parole sono graditi i sostantivi
deverbali di grado zero, cio assunti da basi verbali senza alcun suffisso ( es. inoltro/ delega/ affido/ rigetto ), in modo analogo molti verbi si
formano direttamente da nomi o aggettivi con la semplice aggiunta della desinenza allinfin ito o con il suffisso -izzare ( es. evidenziare/
disdettare/ indicizzare/ mobilizzare ); permangono forme antiquate ( es. add/ li/ ella/signoria/onde/ ove/ altres/ test ).
- sintassi: sequenza cognome-nome; pospozione del numerale ( es. di anni 35/ metri 200 ); esteso procedimento di nominalizzazione (es. ai fini
del rilascio dellautorizzazione per lespatrio ); futuro deontico, che esprime dovere, obbligo ( es. la domanda dovr essere presentata ecc.. ).
1.7 Le lingue speciali
1.7.1 Problemi di classificazione
La pluralit di denominazioni ( linguaggi settoriali/ micro lingue / tecno lingue ecc) sintomo di controversie interpretat ive e implica un
fascio di realizzazioni linguistiche eterogenee ( si accomunano infatti i linguaggi tecnico scientifici, le discipline umanistiche, i linguaggi dei
mass media, della pubblicit ecc..
La prima importante distinzione ci offerta dalla nozione di sottocodice, la cui peculiarit proprio il ri ferimento a un determinato ambito
specialistico, che pu essere riferito sia alla materia trattata ( es. algebra/ biologia/ chimica ) sia alla specificit del canale di trasmissione ( es.
linguaggio della tv, della radio, di Internet ).
In linea di principio tutte le lingue speciali si possono realizzare in una vasta pluralit di registri, differenziandosi al loro interno secon do il
parametro della diafasia ( circoscritta verso il basso, linformalit, per le scienze pi sistematiche e codificate e verso lalto, la formalit, per
quelle attivit sociali che non cataloghiamo nellambito delle discipline scientifiche ).
1.7.2 Il lessico
E caratterizzato dalla monosemia, ovvero la caratteristica di un segno di presentare un unico significato specifico. La c orrispondenza fra parola
e significato di norma biunivoca, nel senso che non solo i significanti delle lingue speciali hanno un solo significato, ma anche i significati
sono rappresentati da uno e da un solo significante.
Ci accade per la necessit di precisione denotativa, di una puntualizzazione semantica per la quale i referenti devono essere individuati in modo
esatto.
Di conseguenza il lessico delle lingue speciali sar poi riluttante alla sinonimia, anche se alcune scienze umanistiche sono meno ritrose al
fenomeno ( es. forestierismi-esotismi-stranieresti / tronco-ossitono )oppure si pensi alla lingua dei trasporti ( es. bus -torpedone-corriera-pulman
ecc..).
Dal punto di vista della sua costituzione il lessico si avvale delle stesse possibilit dellitaliano comune ma con alcune significative preferenze:
ricorso a codici stranieri per la circolazione internazionale negli ambiti scientifici; altro codice il latino che ha i suo i campi elettivi nel
linguaggio giuridico e in quello medico. Inoltre incrementa il suo patrimonio linguistico tramite suffissati, prefissati e composti. Fra i percorsi
derivativi pi sfruttati si segnala ladozione di suffissi dotati, nelle singole discipline, di significati specifici (es. -ite/ -oso/ -ico ).
In via di potente espansione laffermazione delle sigle.
1.7.3 Tratti testuali e sintattici
-Ripetizione di una parola a breve distanza
-Ricorso a espressioni introduttive, premesse, presupposti che costituiscono lantecedente logico dellargomento, cui segue la deduzione delle
conseguenze.
-Processo che porta alla cancellazione del verbo, sostituito da locuzioni preposizionali e da sintagmi nominali ( es. processi infiammatori a carico
del palato/ scopr la presenza delle proteine in tutti gli esseri viventi )
-Verbo: presente il pi consono alla descrizione, affiancato dal futuro; fra i modi dominante lindicativo anche se il congiuntivo non
infrequente; luso d el condizionale utilizzato per avanzare congetture che attendono conferma.
-Uso delle persone: uso frequente della terza persona per spersonalizzare
-Uso frequente di forme passive del verbo
1.8 Litaliano standard
1.8.1 La nozione di lingua standard
Intendiamo unespressione dotata di una sostanziale stabilit, garantita dalla codificazione grammaticale , depositata nei vocabolari, capace di
piegarsi alla produzione di qualsiasi tipo testuale, anche di alta astrazione.
In quanto lingua standard ha una funzione unificatrice e al tempo stesso separatrice, in grado di simboleggiare unun identit nazionale diversa
dalle altre; intendiamo infine unespressione non marcata lungo gli assi di variazione, che costituisce il paradigma per lapprendimento degli
stranieri e degli italiani e la pietra di paragone per il giudizio sulle altre variet.
1.8.2 La consistenza dellitaliano standard

Occorre precisare che per la grandissima maggioranza degli italiani lo standard unentit del tutto virtuale. Se si guarda alloralit si constata
che esso posseduto da un numero di parlanti assai ristretto, unelite di professionisti specifici ( attori di cinema e teatro, doppiatori,
annunciatori ) che abbiano seguito appositi corsi di dizione.
Sul piano diamesico del parlato-parlato, lo standard non solo limitatissimo, ma anche marcato lungo lasse diatopico.
Altro il discorso sul fronte dello scritto: la conquista dellitaliano standard scritto conseguita infatti da settori assai pi cons istenti della
popolazione. Nella scrittura media anche la principale delle variazioni, quella diatopica , appare neutralizzata.
Ci identificato, lo standard si pone come riferimento per il modello scolastico ma con unattenzione esclusiva alla scrittura.
In conclusione, quel tanto di standard che possiamo riconoscere nelle esecuzioni linguistiche, risponde in modo esemplare agli svolgimenti
storici della nostra lingua, che si fatta unitaria per tempo, ma a partire dallespressione letteraria e , in linea molto g enerale, solo negli strati alti
della cultura e della societ.
1.9 Linee di tendenza
1.9.1 I tratti in via di espansione
Litaliano vive una situazione di dinamismo: alcuni dei tratti in espansione sono biasimati ddalla norma della tradizione o a ccettati solo a certe
condizioni dai manuali:
- pronomi: uso di lei,lui,loro in funzione di soggetto; gli come dativo plurale; lo come pronome neutro che riprende un predicato o una
proposizione; ci con avere; cosa e che interrogativi; dimostrativi rafforzati con qui e l.
- micro sintassi: costrutti preposizionali con il partitivo ( es. esco con degli amici ); impiego come aggettiv i invariabili di voci appartenenti ad
altre categorie grammaticali ( es. la milano bene/ una giornata no ); uso di come mai interrogativo.
- sintassi: imperfetti modali; presente pro futuro; futuro epistemico e perifrasi sostitutive del futuro; verbi prono minali ( es. stasera mi vedo la
partita ); uso del che polivalente.
Altri costrutti sono in declino: i prostetica; forme eufoniche ad/ed; vi sostituito da ci con valore locativo; uso di codesto /cost/cost; quale come
aggettivo interrogativo e esclamativo.
Tutte queste evoluzioni definiscono un italiano medio, diverso dallo standard tradizionale, ormai ammissibile nel parlato e n egli scritti di media
formalit e non interferito da variet geografiche.
II. Le strutture dellitaliano
2.1.1. Generalit, concetti e termini fondamentali
-Fono: minima entit fonico-acustica della lingua ( prodotto da unonda s onora regolare )
-Fonema: minima entit linguistica con valore distintivo, cio non dotata di significato in s, ma capace di distinguere due p arole dal punto di
vista semantico, cio del significato.
-Fonologia/Fonematica: settore dello studio che tratta dei fonemi
-Fonetica: settore che tratta dei suoni o foni
Naturalmente i repertorio dei foni pi ampio di quello dei fonemi, in quanto ogni fonema anche un fono, mentre non tutti i foni hanno dei
fonemi corrispondenti ( [r] : pu essere standard, oppure uvulare - r moscia: si tratta di due foni diversi ma dello stesso fonema ).
Nelluso scientifico, i foni e la rappresentazione fonetica di una parola vengono indicati tra le parentesi quadre [ ], mentre i fonemi e la
rappresentazione fonologica sono rappresentati tra due sbarre oblique / /.
2.1.2 Il sistema fonologico dellitaliano
Il sistema fonologico di una lingua linsieme dei fonemi che la compongono. Quello dellitaliano standard composto da 30 fonemi: 7 vocali,
21 consonanti e 2 semiconsonanti. Generalmente ci si riferisce allalfabeto d ellAssociazione Fonetica Internazionale (AFI).
- Vocali: fono pronunciato s enza che laria, uscendo dal canale orale, incontri ostacoli e con la vibrazione delle corde vocali. Sono 7 in posizione
tonica: a / aperta / e chiusa / i / o aperta / o chiusa / u .
[a] la vocale di massima apertura, pronunciata con il canale orale completamente aperto, [o aperta],[o chiusa],[u] rappresentano i successivi
gradi di chiusura nella serie delle vocali posteriori o velari, cio pronunciate con la lingua sollevata verso il palato molle ( velo palatino ) e con il
progressivo restringimento delle labbra; [ aperta ], [e chiusa], [i] rappresentano successivi gradi di chiusura delle vocali anteriori o palatali,
cio pronunciate con la lingua sollevata verso la parte anteriore della bocca e verso il palato anteriore.
In posizione atona, cio non accentata, le vocali sono 5 [a],[e],[i],[o],[u].
-Consonanti: fono prodotto dal passaggio non libero dellaria attraverso il canale orale: laria incontra un ostacolo o nella chiusura tot ale
temporanea del canale orale, o nel suo forte restringimento, in modo che si senta il ru more del passaggio forzato dellaria.
Per descrivere e classificare le consonanti necessario considerare tre elementi:
1. Il modo di articolazione: distinguiamo:
- occlusive: consonanti nella cui articolazione il canale orale in una prima fase completamen te chiuso, aprendosi successivamente per lasciar
uscire laria
- continue o costrittive: consonanti articolate attraverso il canale espiratorio parzialmente ostruito ( si dividono in laterali: laria esce
lateralmente alla lingua protesa verso il palato / vibranti: articolate facendo vibrare la lingua sul palato / fricative-spiranti: laria passa
attraverso uno stretto canale, in modo che si determini una specie di fruscio, di sibilo / nasali: pronunciate emettendo laria dalle fosse nasali )
- affricate o semiocclusive: consonanti la cui pronuncia inizia con un suono occlusivo, per poi lasciare posto a un suono continuo.

2. Il luogo di articolazione: distinguiamo:


- bilabiali: pronunciate unendo le due labbra e poi aprendole
- labiodentali: sono interessati il labbro inferiore e i denti superiori
- dentali: la lingua a contatto con la parte interna dellarcata dentale superiore
- alveolari: punta della lingua contro gli alveoli degli incisivi superiori
- velari: pronunciate con la chiusura del velo palatino
- palatali: lingua tocca il palato
3. Grado di articolazione: le consonanti possono essere sorde, quando le corde vocali non vibrano, mentre sono sonore quando le corde sonore
vibrano.
Le consonanti inoltre, rispetto alla loro forza art icolatoria, possono essere brevi ( anche tenui o scempie ) e lunghe ( intense o doppie ), si tratta di
un fenomeno fonetico indipendente dalla sua rappresentazione grafica ( es. in posizione intervocalica sono sempre lunghe [ ],[gn],[t s],[dz],[sc]
mentre sempre breve [z] es.uso ).
-Semiconsonanti: sono due [j](iod) anteriore o palatale e [w](uau) posteriore o velare. Si tratta di foni vicini alle due vocali corrispondent i [i] e
[u]. Le semiconsonanti non possono mai essere accentate e si trovano nei dittonghi ascendenti (composti da semiconsonante e vocale es. ieri /
uomo ), sono considerate semivocali nei dittonghi discendenti ( es. laico/feudo ).
Si definisce iato, invece, un incontro di due vocali che non formano dittongo (es. in assenza di i e u paese, quando queste sono accentate
spia/ paura, dopo il prefisso ri- riammettere ).
E significativo che proprio per i foni che non hanno una precisa corrispondenza nel sistema alfabetico si verifichino le mag giori incertezze di
pronuncia e si riscontrino la pi sensibili discrepanze tra la pronuncia standard e le diverse pronunce regionali:
1. e:
- italiano standard ha suono aperto nel dittongo ie, nei gerundi -endo, nei partici in -ente, nelle forme di prime e terza persona del condizionale e
del passato remoto -etti, nelle parole terminanti nei suffissi -ella/-ello, -enza, -eria(-erio, -estra/-estre/-estro.
Ha suono chiuso invece negli infiniti in -ere, nelle forme del futuro semplice, dellimperfetto indicativo e congiuntivo, nella terminazione
avverbiale -mente, nei suffissi -eccio, -eggio, -ese,-ezza,-mento e nei diminutivi in -etta/-etto.
-variet settentrionale: e pronunciata chiusa in sillaba libera ( es. bne, pota, pide ) e aperta in sillaba chiusa (e s. pazzsco,
bicicltta, stanchzza ) eccetto che davanti a nasale ( es. vnti).
-variet meridionale: ie si pronuncia chiuso, mentre aperto -mente.
2. Fricativa alveolare sorda o sonora in posizione intervocalica
- italiano standard: suono sordo nella maggior parte delle parole, si ha invece il suono sonoro nei passati remoti in -usi/-uso/-isi/-iso, nelle parole
inizianti per es-, nei numerali in -esimo.
-italiano settentrionale: s sempre sonora se intervocalica
-italiano meridionale: s sempre sorda se intervocalica
3. Gorgia fiorentina non compresa in italiano standard: aspirazione delle occlusive sorde intervocaliche [k] ma anche [t].
2.1.3 Fenomeni di fonetica sintattica
- raddoppiamento fono sintattico: pronuncia rafforzata della consonante iniziale di parola, quando questa sia preceduta da determinate parole,
terminanti in vocale, che hanno la propriet di provocare il rafforzamento (es. a ccasa, che vvuoi ), ovvero tutti i monosillabi accentati, tutti i
polisillabi tronchi, alcune parole piane come dove, come, qualche, sopra, ogni, i nomi delle lettere dellalfabeto e delle note musicali.
Questo fenomeno non esiste nelle variet regionali settentrionali.
Nella scrittura a volte v iene riflesso quando le due parole sono s critte unite (es. giammai, soprattutto, davv ero ).
Le ragioni risalgono alla storia della lingua: caduta in alcune parole latine ( es. ad/ et ) della consonante finale, rimasta nella pronuncia come
suoni assimilati alla consonante seguente.
-elisione: caduta di vocali finale davanti a parola iniziante per vocale, rappresentata g raficamente con lapostrofo
- troncamento/apocope: caduta della parte finale di una parola, sia davanti a vocale che davanti a consonante (purch non s pre consonantica, z,
gn, x, ps ) (es. quel cane).
2.1.4 La sillaba
La sillaba costituita da un fonema vocalico o da un insieme di fonemi, pronunciati con ununica emissione di voce. Distingu iamo tra sillaba
aperta, quando finisce in vocale, e sillaba chiusa se finisce in consonante.
2.1.5 Laccento
Laccento in italiano di tipo intensivo, cio conferisce alla sillaba accentata una maggiore intensit o forza articolato ria.
Le sillabe accentate si chiamano toniche, quelle non accentate atone. Le parole italiane sono generalmente accentate sulla penultima sillaba e si
definiscono piane o parossitone; se laccento sullultima sillaba la parola tronca o ossitona; se cade sulla terzultima sdrucciola o
proparossitona.
Le parole prive di accento proprio sono chiamate clitiche: enclit iche se si appoggiano alla parola precedente, unendosi anche graficamente ad
esse ( es. visitale / dirvi ); proclitiche se si appoggiano alla parola che segue ( es. mi vede / lo chiamo ).
Allinterno di una parola laccento non segnato graficamente, ma pu esserlo per evitare ambiguit , quando la parola possiede un omografo
(es. prncipi / princpi; ncora / ancra ).
Quanto alluso dei diversi accenti grafici, laccento acuto viene di preferenza messo sulle vocali chiuse ( es. n / perch ), quello grave sulle

vocali aperte (es. and/ caff ).


Infine ricordiamo che per alcune parole pu esserci una doppia accentazione: questo accade per un gruppo di parole di origine greco - latina che
possono avere laccento dal greco, generalmente proparossitono, oppure dal latino, parossitono ( es. dile/ edle; dema/edma, sclrosi/sclersi
).
2.1.6 Lintonazione
Lintonazione riguarda le modalit di pronuncia di insiemi di parole, detti gruppi tonali (segmento di discorso orale tra due pause, caratterizzato
da un particolare andamento melodico ).
Gli elementi che caratterizzano un gruppo tonale sono:
- tono: frequenza delle vibrazioni delle corde vocali
- distribuzione
- intensit degli accenti
Landamento intonativo di un enunciato viene chiamato tonia; sono state individuate 3 diverse tonie : conclusiva di andamento discendente,
interrogativa di andamento ascendente, sospensiva.
2.2 Morfologia e Morfosintassi
2.2.1 Morfologia e Morfosintassi
Morfologia: settore relativo alla forma delle parole; tra le diverse parti variabili del discorso il verbo quella che presenta la maggiore variazione
morfologica ( poich mantiene la differenziazione latine di forme per le singole persone ).
Morfosintassi: si occupa delle relazioni tra la forma e la funzione, tra la forma e il suo uso in unione con altre parole ( es. Lui: usato come
complemento diretto e indiretto, ma anche come soggetto al posto di egli ).
2.2.2 Le parti del discorso
Sono le categorie fondamentali del sistema morfologico: nome, articolo, aggettivo, pronome, verbo, avverbio, preposizio ne, congiunzione,
interiezione.
Questo schema di derivazione greco-latina stato messo in discussione, in quanto lindividuazione di queste categorie si basa su criteri non
omogenei.
Sulla base di queste considerazioni possiamo individuare questi differen ti criteri:
- criterio logico-contenutistico o semantico - nozionale: si basa sul contenuto di ci che le stesse categorie indicano ( es. per il nome: persone,
animali, cose, concetti/ per il verbo: azioni, stati, modi dessere ).
- criterio funzionale: si basa sulla funzione esercitata dalla parola
- criterio distribuzionale: si basa sulla posizione che la parola occupa rispetto ad altre parole nella frase ( es. preposizion e prima del nome /
avverbio prima del verbo ).
2.2.3 Lart icolo
-Determinativo: designa una classe, una categoria, oppure indica una persona o un oggetto noto gi presente nel contesto precedente.
-Indeterminativo: comprende forme solo singolari e indica un membro di una classe, un oggetto, una persona generica o non anco ra precisato.
Per il plurale si usa alcuni/ alcune; dei/delle.
Litaliano presenta scarse oscillazioni e incertezze: notiamo per che nelle regioni settentrionali larticolo usato davant i al nome proprio di
persona.
2.2.4 Il nome
Varia nel genere e nel numero, la cui distinzione affidata allarticolo e alle preposizioni articolate.
La classificazione dei nomi in base al loro significato prevede la distinzione tra nomi propri che designano un particolare individuo di una specie
o di una categoria, comuni che designano ogni possibile individuo di una specie o categoria, collettivi che designano un gruppo di individui,
concreti che designano oggetti percepibili dai sensi o aiutati da strumenti di percezione, astratti che designano concetti.
Unaltra classificazione che stata aggiunta recentemente tra nomi numerabili ,che indicano oggetti o entit delimitabili, che possono esistere
in una pluralit; non numerabili che indicano sostanze amorfe o materiali considerati genericamente ( es. acqua/ latte/sale; legno/ferro ); nomi
di massa.
Dal punto di vista morfologico ci limitiamo a notare due irregolarit:
- nomi maschili terminanti in -co / -go: possono avere il plurale in -chi/-ghi o in -ci/-gi senza che si possa indicare una regola precisa ( es.
porco/porci; amico/amici ma cuoco/cuochi; fungo/funghi ).
- nomi femminili che escono in -cia/-gia: generalmente al plurale mantengono la i se la consonante palatale preceduta da una vocale ( es.
valigia/valigie ) la perdono se preceduta da una consonante ( es. mancia/mance ) ma con un certo margine di irregolarit.
2.2.5 Aggettivo
E la parte del discorso, variabile nel genere e nel numero, che serve a modificare il nome a cui si riferisce dal punto d i v ista della qualit o della
determinazione.
- Aggettivo qualificativo: pu avere 3 diverse funzioni:

1. Funzione attributiva, se si collega ad un nome ( quel ragazzo allegro )


2. Funzione predicativa, se si collega a un verbo ( quel ragazzo allegro )
3. Funzione avverbiale, se usato al posto di un avverbio (gli piace guidare veloce )
Laggettivo qualificativo pu esprimere il grado in cui la qualit posseduta e quindi pu avere i grado positivo, il grado comparativo, il grado
superlativo.
Generalmente collocato dopo il nome, ma ci sono casi in cui come ornamento post o prima.
-Aggettivo determinativo: rientano in questa categoria i possessivi; i dimostrativi; gli indefiniti; gli esclamativi; i numera li ordinali.
2.2.6 Pronome
Indica una parola che sta al posto del nome, che sostituisce anche unun in frase oppure pu avere la funzione di indicare qualcosa o deittica o
quella di congiungere due proposizioni.
- Pronomi personali
- Pronomi dimostrativi
- Pronomi interrogativi
- Pronomi relativi: collegano le proposizioni tra loro ( forma invariabile che pu avere funzione di soggetto, oggetto/ cui )
2.2.7 Verbo
Pu indicare unazione svolta d al soggetto, uno stato del s oggetto, oppure u na relazione tra il soggetto e il nome del predicato.
Le categorie che ne determinano le forma sono:
- modo: atteggiamento che il parlante assume verso la propria comunicazione e il tipo di comunicazione che instaura con il suo interlocutore:
certezza/affermazione; dubbio; comando ecc
- tempo: indica il rapporto cronologico tra lazione espressa d al verbo e il mo mento in cui viene proferito lenunciato o tra unazione e unaltra.
- persona: determina la flessione morfematica delle forme verbali
- diatesi: esprime il rapporto logico del verbo con il soggetto e il verbo
- aspetto: pu essere definito la categoria grammaticale del verbo che esprime i diversi modi di osservare la dimensione temporale interna alla
situazione descritta dal verbo stesso. Distinguiamo tra aspetto perfettivo ( eventi conclusi: pass. Remoto; pass. Prossimo ) e aspetto imperfettivo (
eventi visti nel loro svolgersi: imperfetto ). I due passati possono essere distinti in perfetto aoristico in cui lazione non ha effetti sul presente
(pass. Rem.) e perfetto compiuto in cui gli effetti perdurano s ul presente (pass. pross.). Per limperfetto distinguiamo tra un aspetto progressivo (
es. mentre mangiavo, ha telefonato ) e un aspetto continuo ( es. da giovane andavo al cinema; stavo dormendo, quando rientrato ).
Sotto laspetto s intattico i verbi possono essere distinti in:
Nelle forme finite:
- predicativi: indicano unazione svolta d al soggetto o uno s tato d i esso.
- copulativi: se collegano il soggetto con un aggettivo o un nome con funzione simile al verbo essere copula ( es. sembrare, ap parire, diventare
ecc..)
Nelle forme non finite ( infinito, participio, gerundio ):
- attributivi: analogamente allaggettivo
- avverbiali: modificando un verbo o una frase ( es. vive sognando )
- referenziale: co me un nome ( es. dormire necessario )
Inoltre possono essere, sempre dal punto di vista sintattico:
- transitivi: hanno un complemento oggetto
- intransitivi: non hanno un complemento oggetto
- ausiliari: verbi che si uniscono ad altri per dare luogo alle forme co mposte ( avere con i verbi transitivi; essere con i ve rbi intransitivi )
- modali o servili: si usano in compos izione con linfinito senza preposizione ( potere, volere, dovere )
Dal punto di vista morfologico distinguiamo:
- verbi regolari: la cui flessione segue la regolarit delle forme per le tre coniugazioni
- verbi irregolari: che presentano irregolarit di flessione, nel passato remoto e nel participio passato
- verbi difettivi: hanno solo alcune forme ( es. ostare/ competere / esimere )
- verbi sovrabbondanti: appartengono a due coniugazioni. Per alcuni di questi verbi la due forme hanno una differenza di significato ( es.
arrossare: rendere rosso / arrossire: diventare rosso ); per altri invece il significato identico ( es. compiere/ compire )
- verbi impersonali: non hanno un soggetto determinato e si usano nella forma della terza persona singolare di modi finiti oppure nei modi
indefiniti. Sono cos i verbi che indicano una condizione meteorologica, ma anche sembrare ( es. mi sembra che tu sia.. Ma an che : mi sembri.. )/
accadere /occorrere.
- verbi riflessivi: sono quelli in cui soggetto e oggetto coincidono ( es. il gatto si lava )
Luso di tempi e modi:
- presente: oltre ad essere usato per indicare unazione contemporanea al mo mento dellenunciazione, viene usato nella lingua s critta come
presente storico.
- passato prossimo: tende a diffondersi a s pese del passato remoto su influenza settentrionale.
- imperfetto: presenta soprattutto nel parlato molti usi che trascendono laspetto temporale, assumendo piuttosto funzioni moda li ( imperfetto
ipotetico, imperfetto irreale, imperfetto ludico; imperfetto di cortesia; imperfetto di pianificazione )
Per quanto riguarda i modi:
- indicativo: modo della realt

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- congiuntivo: modo del dubbio


- condizionale: modo delleventualit
- imperativo: modo del comando
2.2.8 Part i invariabili
- Congiunzioni: hanno la funzione di congiungere tra loro elementi della frase o proposizioni allinterno del periodo. Se congiungono
proposizioni possono essere coordinative o subordinative.
- Preposizioni: oltre ad essere preposte ai nomi possono come le congiunzioni, introdu rre subordinate per solo quelle implicite, cio costruite
con linfinito.
- Avverbio: pu aggiungere significato o modificare il verbo, laggettivo o anche la frase intera.
- Interiezione: ha principalmente una funzione espressiva ed caratteristica soprattutto della lingua parlata, pur ricorrendo anche in quella scritta.
2.3 Sintassi della frase o del periodo
2.3.1 Concetti base e terminologia
- Frase: unit di massima estensione della grammatica, composta di unit inferiori (parole e sintagmi), dotata di senso compiuto e costruita
secondo regole sintattiche
- Proposizione: definibile come unit base della sintassi, allinterno del periodo
- Enunciato: unit di testo; il segmento di testo distinto dal testo da pause-silenzio nel parlato e da segni di interpunzioni forti nello scritto.
2.3.2 La frase semplice: struttura e composizione
-Soggetto: il primo elemento che completa il significato del verbo e concorda con esso dal punto di vista grammaticale. Pu essere espresso ma
anche sottointeso. E opportuno distinguere tra soggetto grammaticale, che indica chi compie lazione e concorda con il verbo e il soggetto
logico che indica chi compie lazione ma pu non coincidere con il soggetto grammaticale.
- Predicato. ci che si dice del soggetto, e indicato lo stato o lazione attribuita ad esso. Pu essere distinto in predicato verbale e in predicato
nominale ( verbi copulativi, perch legano il soggetto a un nome o a un aggettivo )
- Co mplemento oggetto o diretto: ci su cui ricade lazione del sogg etto ed espressa dal predicato, ed a questo legato direttamente, cio senza
preposizione.
- Complementi indiretti: sono gli elementi che completano ulteriormente il significato del predicato verbale e sono introdotti dalle preposizioni (
di termine; di specificazione; di causa; di fine o scopo, di modo; di compagnia; di agente e causa efficiente ecc.. )
- Attributo: aggettivo che qualifica o determina un sostantivo con cui concorda dal punto di vista morfologico
- Apposizione: sostantivo che si aggiunge ad un altro per caratterizzarlo e specificarlo meglio.
2.3.3 La frase semplice: tipologia
A seconda del criterio di analisi si possono distinguere diversi tipi di frase:
- frase verbale: se contiene un verbo in funzione di predicato
- frase nominale priva di verbo in funzione di predicato
- frase ellittica: verbo s ottointeso in quanto presente in una frase precedente ( es. Tino preferisce i fichi, Barbara luva )
Dal punto di vista contenutistico e logico:
- frasi enunciative o dichiarative: contengono unenunciazione, una dichiarazione che pu essere affermativa o negativa ( negativa totale o
parziale )
- frasi volitive: esprimono un comando unesortazione, un desiderio o u na concessione
- frasi interrogative: caratterizzate nel parlato da unintonazione ascendente e nello scritto dalla presenza del punto interrogativo.
- frasi esclamative: caratterizzate nel parlato da unintonazione discendente, nello scritto dal punto esclamativo.
2.3.4 La frase complessa
Il periodo o frase complessa o multipla, composto di frasi legate tra loro secondo differenti modalit, rappresenta una costruzione macrosintattica
fondamentale per le esigenze comunicative cui la lingua deve far fronte.
Le proposizioni di un periodo si distinguono prima di tutto, secondo il loro ruolo, in principali (o reggenti o sovraordinate ) dalle quali dipendono
le secondarie (o dipendenti o subordinate ).
Nella frase complessa le proposizione possono legarsi secondo due modalit principali: la coordinazione ( paratassi: si susse guono sullo stesso
piano senza una gerarchia ) o la subordinazione ( ipotassi)
1. Paratassi: pu essere di diversi tipi:
- coordinazione asindetica: ottenuta con segni di interpunzione; viene chiamata anche giustapposizione.
- coordinazione sindetica: con congiunzione ( polisindetica se collega pi di due proposizioni).
Pu essere: copulati va quando indica un semplice affiancamento ( e/ n ); avversati va e sostitutiva se stabilisce una contrapposizione tra due
azioni ( ma/ per/ invece ); disgiuntiva se pone unalternativa tra le due azioni ( o/ oppure/ ovvero ); conclusiva se introduce una proposizione
che completa o conclude quella precedente ( quindi/ dunque/ perci ); esplicativa o dichiarati va se aggiunge una proposizione che chiarisce o
conferma la precedente ( infatti / cio ); correlativa se avvicina due proposizioni medianti congiunzioni correlative, cio ripetute ( sia..sia/
nn ).
2. Ipotassi: possono essere esplicite se il loro predicato di modo finito o implicite in caso il predicato sia di modo non finito.
La classificazione dei diversi tipi di subordinate pu essere fatta seguendo diversi criteri, in parte, alternativi, in parte combinabili:

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1. Criterio di derivazione greco - latina: si basa sulla funzione logica svolta dalla proposizione. Si individuano perci:
- frasi soggettive: svolgono la funzione di soggetto
- frasi oggettive: svolgono la funzione di complemento diretto
- interrogative indirette
- relative: possono essere avvicinate allattributo e allapposizione
- avverbiali o frasi non-complementari: riconducibili ai complementi indiretti ( causali / finali / consecutive / concessive / ipotetiche / temporali /
modali / comparative /limitative ecc.. ).
2. Criterio basato sul principio della valenza del verbo, che classifica le proposizioni in base al loro rapporto con il verbo:
- argomentali: costituiscono lespansione di uno degli argomenti del verbo della frase principale e comprendono le soggettive, le oggettive e le
interrogative indirette:
- avverbiali: completano quanto espresso nella principale con determinazioni di causa, fine ecc.. comprendono anche le relative.
3. Criterio di ordine formale, che considera la forma dellelemento introduttore d ella proposizione subordinata o la forma de l suo predicato:
- congiuntive: introdotte da una congiunzione subordinante
- interrogative. Introdotte da pronomi e congiunzioni interrogativi
- relative: introdotte dai pronomi relativi
- participiali
- gerundive
- infin itive
Seguendo il primo tipo di classificazione logico elenchiamo i diversi tipi di proposizione:
- soggettive: funzione di soggetto della proposizione reggente; possono dipendere da verbi impersonali ( bisogna/ sembra / avviene ), da
sintagmi composti dal verbo essere alla terza persona singolare uniti a un aggettivo ( vero / bene / ora e cc..) o da verbi usati
impersonalmente ( si vede / si dice / si spera ).
Nella forma implicita sono costituite da un infinito da solo e preceduto dalla preposizione di; nella forma esplicita sono in trodotte da che con
modo indicativo o congiuntivo a seconda del loro significato o dal tipo di sintagma introduttore, che pu esprimere certezza o dubbio.
- oggettive: dirette se corrispondono a un complemento oggetto e oblique se corrispondono a un elemento preposizionale. Dipendono da verbi di
percezione, di affermazione, opinione, desiderio, speranza ecc.. Sono introdotte dalla congiunzione che o pi raramente da come. Il modo pu
essere indicativo, congiuntivo, condizionale in relazione al significato del verbo reggente.
Loggettiva implicita, generalmente con lo s tesso s oggetto della reggente allinfinito, preceduto o meno d alla preposizione di.
- interrogati ve indirette: esprimono una domanda o un dubbio e possono essere distinte dal punto di vista semantico in totali, se la richiesta
riguarda linsieme della frase e la risposta sar un s o no, o parziali, se la richiesta riguarda un solo elemento della frase
- relative: rappresentano la modalit di collegamento proposizionale pi semplice. Sono introdotte da un pronome relativo o da un avverbio
relativo (dove / come ), che richiama un elemento della reggente, denominato antecedente o testa. E importante distinguere tra relative
determinative ( determinanti per il significato della reggente incompleto senza di esse ) e relative appositive o esplicative ( aggiunta di cui la
reggente potrebbe fare a meno senza perdere il nucleo del suo significato ).
La relativa pu assumere una determinata funzione logica: causale, consecutiva, finale, temporale, ipotetica.
- causali: esprimono la causa di cui la principale leffetto
- finali: esprimono il fine, lobbiettivo verso il quale tende lazione espressa nella reggente.
- consecutive: esprimono una conseguenza rispetto al contenuto della principale, la quale rappresenta una premessa.
- concessive: indicano una condizione la cui conseguenza naturale sarebbe normalmente in contrasto con il contenuto espresso nella principale.
- i potetiche o condizionali: esprimono la condizione necessaria per lavverarsi del contenuto della principale, insieme alla quale costituiscono il
periodo ipotetico. La subordinata condizionale viene detta protasi, mentre la principale apodosi. Il periodo ipotetico introd otto da se pu essere di
tre tipi: 1 della realt ( i fatti sono presentati come certi e si usa lindicativo sia in protasi c he apodosi ); 2 della possibilit ( i fatti sono
presentati come possibili e si usa il congiuntivo ); 3 dellirrealt ( i fatti sono presentati come impossibili e si usa il congiuntivo ).
- comparati ve: stabiliscono una comparazione con la principale, con la quale sono in correlazione; possono essere di uguaglianza, minoranza,
maggioranza
- temporali: indicano un evento che in rapporto cronologico con quello della reggente e pu essere di contemporaneit, anteriorit,
posteriorit.
2.4 Interpunzione
2.4.1 Le funzioni della punteggiatura
- funzione segmentatrice-sintattica: consiste nel segmentare il testo distanziando i diversi componenti di esso e nel segnalare le divisioni e i
rapporti sintattici allinterno della frase complessa, cooperando in modo significativo al chiarimento del suo significato ( punto fermo, virgola a
legare; punto e virgola )
- funzione enunciativa: legata a fattori espressivi come riflesso del parlato e a fattori pragmatico - testuali informativi. Rientra in questa funzione
per esempio a separazione del tema di una frase, cio dellelemento informativo pi debole perch noto, rispetto al rema.
- funzione emotivo-intonativa: alcuni segni particolari danno alla frase una particolare linea intonativa.
- funzione metalinguistica: consiste nelluso di determinati segni interpuntori per inserire elementi di spiegazione relativi a parti dellenunciato (
es. parentesi / lineette/ virgole che racchiudono incisi )
2.4.2 La punteggiatura in diversi tipi di testi
E importante notare come luso della punteggiatura varia a seconda del tipo di testo:

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- testi argomentativi: la punteggiatura deve rispondere esclusivamente alla funzione segmentatrice -sintattica e metalinguistica
- testi letterari, creativi: anche presente la funzione enunciativa, che acquista valenza per il carattere stilistico delle opere.
2.4.3 Uso e abuso dei principali segni di interpunzione
Virgola: trova impiego obbligatorio e facoltativo nei seguenti casi:
a) allinterno di una proposizione:
-obbligatoria: a separare gli elementi di una lista priva di congiunzioni
- facoltativa: a separare dagli altri elementi un complemento esteso
b) allinterno di un periodo:
- obbligatoria: tra due o pi proposizioni collegate per asindeto
- opportuna: tra una subordinata che precede una principale e la principale stessa
- obbligatoria: a separare una subordinata posposta che abbia forte autonomia rispetto alla principale
- opportuna: quando non necessaria, con incisi
- opportuna tra due proposizioni coordinate interrotte da congiunzioni come ma / o
c) non deve essere usata:
- tra soggetto e predicato
- tra predicato e complemento oggetto
- prima di proposizioni oggettive
- subito dopo il che introduttore di una proposizione
Punto e virgola: rappresenta uno stacco maggiore della virgola, si usa:
- per separare termini di un elenco se lunghi o complessi o se contengono al loro interno altra punteggiatura.
- per separare proposizioni
Due punti:
- introdurre discorso diretto
- introdurre elementi informativi ed esplicativi.
Punto fermo: rappresenta linterruzione massima allinterno del periodo. Pu avere maggiore o minore valenza separatoria se la frase prosegue
sullo stesso rigo o se segue un a capo.
Puntini di sospensione: devono essere sempre 3:
- indicano una sospensione di varia natura nel discorso
- indicano un cambio di progettazione del discorso
- indicano omissione di una parte del testo che si cita
2.5 Lordine delle parole o topologia e la sintassi marcata
2.5.1. Generalit sullordine delle parole in italiano
Lordine basico, non marcato, quello diretto SVO ( soggetto+verbo+oggetto diretto ) e SVOOI (soggetto+verbo+oggetto diretto+oggetto
indiretto ).
Diverso lordine marcato, quando per ragioni di espressivit o per particolari esigenze comunicative si modifica lo rdine normale, per esempio
enfatizzando un costituente.
2.5.2 Costruzioni dellordine marcato, sintassi marcata
- Soggetto posposto: il soggetto posposto al verbo in determinate situazioni, per espressivit, marcatezza, enfatizzazione, c ontrasto ( es. E
venuto Tino, non Babi ); nelle frasi interrogative, esclamative, esortative con verba dicendi ( es. Ha detto Tino di andare subito ); con determinati
verbi di accadimento inaccusativi ( il cui soggetto ha caratteristiche proprie anche delloggetto ) (es . E arrivato il treno ); per enfatizzare il
soggetto di contro allordine diretto.
- Dislocazione a sinistra: si ha anticipazione, del complemento oggetto, tema gi presente nella comunicazione, mentre linformazio ne nuova la
si pone a destra. Lelemento anticipato diverso dal soggetto prende il nome di tema e lo si pone a sinistra, seguito dal predicato -rema-nuovo a
destra, con una congiunzione sintattica mediante una ripresa pronominale anaforica.
La tematizzazione pi frequente con il compl.oggetto ma si ha anche con altri costituenti: compl. Indiretto ( es. a tuo padre gli ho gi parlato );
complemento predicativo del soggetto ( es. stupido Tino ha sempre dimostrato di esserlo ); intera proposizione ( es. che sare i venuto, te lo avevo
gi detto ).
-Tema libero o sospeso: formato da un costituente con apparente funzione di soggetto, collocato a inizio frase, seguito da una costruzione non
congruente e senza collegamento pronominale ( es. gli asparagi adesso non stagione ). E un costrutto del parlato. Rientra nella categoria
dellanacoluto , delle costruzioni che presentano u ninterruzione, un s alto d al punto di vista della concordanza s intattica.
-Dislocazione a destra: consiste nella collocazione di un costituente in posizione finale, a destra e nella sua anticipazione con un pronome
cataforico ( es. lho gi salutato Tino / li hai tu i biglietti vero? ).
Lelemento gi noto, il tema viene ripetuto, in una s pecie di aggiunta alla frase, che sarebbe gi completa e comprensibile.
-Frase scissa o pseudo scissa: costituita da una prima unit frasale contenente il verbo essere e lelemento focalizzato ( rema ), e una se conda

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proposizione pseudo relativa, in cui si richiama uninformazione in parte presupposta ( tema ) (es. Tino che mi ha detto d i te ).
Ha la funzione di far identificare pi facilmente lelemento nuovo, e di enfatizzarlo, ma anche di spezzare il contenuto, e d i mantenere la
continuit referenziale con il discorso precedente.
2.6 Lessico
2.6.1 Termini base, generalit
Lessico: insieme delle parole di una lingua; rispetto alla grammatica che un sistema chiuso, considerabile come un sistema aperto, c io
passibile di accogliere sempre nuovi elementi.
Sul piano sincronico, il lessico organizzato in classi di parole secondo la grammatica; non pu essere studiato indipendentemente dalla sua
struttura grammaticale e vi uno stretto legame tra lessico e grammatica nella formazione delle parole.
Sul piano diacronico, possibile che avvenga una possibile variazione del rapporto fra i due settori nel tempo: la grammaticalizzazione consiste
nel passaggio di elementi lessicali al sistema grammaticale; la lessicalizzazione il passaggio consiste nel passaggio di un elemento
grammaticale a elemento lessicale (es. cantante: participio pres ente che diventa sostantivo )
2.6.2 Composizione del lessico italiano
E co mposto fondamentalmente da v oci provenienti dal latino, da n eoformazioni e da prestiti.
- Latino: composto da un numero molto alto di parole che provengono dal latino volgare o dal parlato dellepoca imperiale. Queste voci si sono
modificate nel passaggio dal latino allitaliano subendo trasformazioni fonetiche e morfologiche, spesso anche semantiche ( es.
speculum>specchio / domina>donna ).
A queste parole, che possiamo chiamare popolari, fanno riscontro anche altre parole sempre provenienti dal latino, ma derivate per via dotta e
che non hanno subito se non parzialmente modifiche fono -morfologiche che hanno investito le voci popolari (es. sapienza / repubblica/
insetto/pagina ecc..). Per alcune voci latine esistono in italiano gli esiti sia popolari, sia dotti ( es. Vitiu m>vezzo/vizio ; causa>cosa/caus a;
angustia> angoscia/angustia ).
- Neologismi: sono parole nuove, create in momenti diversi della storia linguistica italiana in b ase a diversi tipi e modalit di formazione:
I. neologismi combinatori: si formano per derivazione o per composizione:
-deri vazione: si formano da parole preesistenti nuove parole con elementi aggiunti:
a) prefissi: non comporta cambiamento di categoria di parola; i prefissi nominali e aggettivali ( nomi e aggettivi derivati con prefissi ) si formano
con prefissi provenienti da preposizioni o avverbi ( es. postoperatorio; disfunzione ), con prefissi intensivi ( es. strabello ), con prefissi negativi (
es. incapace; scontentezza ). Tra i prefissi verbali sono comuni gli intensivi ( es. stracuocere; strafare ), o altri con diversi significati, come de-/
dis-s- con valore negativo ( es. destrutturare; slegare ), contro-/contra- ( es. contrapporre ), inter-/intra- ( es. intrattenere ).
Tra i prefissi pi produttivi dellitaliano possiamo citare: anti- ( es. antagonismo; antifascista ), co- (es. cofinanziamento ), de- ( es.
deburocratizzazione ), mega- ( es. meganegozio ), mini- (es. minibomba ), super- (es. superfondo ), iper- (es. ipermoderno ).
b) suffissi: si distinguono in suffissati denominali, deaggettivali, deverbali. Tra i suffissi pi produttivi dellitaliano si possono cit are: -ismo/-ista
(es. sondaggismo; leghista ), -izza-zione (es. mercatizzazione ), -it che indica un processo di astrazione ( es. genitorialit ); tra i suffissi
aggettivali: -ale ( es. cimiteriale ), -ano (es. mondano ), -ese anche sostantivato ( es. computerese ); tra quelli verbali -are ( es. drinkare ), -izzare
(es. cantierizzare; dollarizzare ).
c) prefissoidi - suffissoidi: sono prefissi e suffissi di carattere particolare, che entrano nella formazione di termini tecnico -scientifici, con un
valore pi denso dei normali prefissi e suffissi, e spesso con un pi denso significato.
Tra i prefissoidi: auto- (con significato da s o riferito allautomobile es. automobile; autostrada ), bio - ( relativo alla vita es. bioartificiale o
relativo alla biologia es. biosonda ), tele- ( che indica a distanza es. televisione; telelavoro o alla televisione es. telegiornale).
Tra i suffissoidi: -crazia (es. infantocrazia ), -logia/-logo ( es. trapiantologia; filmologo ), -mania (es. lottomania ), -metro (es. sanitometro ), -poli
(es. megalopoli; tangentopoli; assento poli ).
d) parasintetici: intervento contemporaneo di due affissi (es. de-contestual-izzare).
e)alterati: sono derivati con particolari suffissi che aggiungono al significato di base modificazioni relative alla quantit, alla qualit e al giudizio
del parlante: diminutivi, accrescitivi, peggiorativi ecc..
-composizione: lunione di una o pi parole per formare una parola nuova, un procedimento antico e popolare, oggi in grande espansione per
le esigenze del linguaggio tecnico-scientifico. La lingua italiana preferisce la successione secondo cui lelemento da determinare precede quello
che determina ( determinato + determinante ): tra i co mposti con base verbale citiamo asciugamani; antropofagia. Tra i compos ti con base
nominale vi sono i composti nome + aggettivo come terraferma, o di nome + nome come cartamoneta; cassapanca.
II. Neologismi semantici: si formano attraverso forme preesistenti che possono acquisire nuovi significati ( es. calcolatore ).
III. Unit lessicali superiori o unit polirematiche: si tratta di un accostamento di due o pi parole a formare ununit semantica ( es. ferro da
stiro; permesso di soggiorno ).Lunione di queste parole caratterizzata da rigidit e compattezza, infatti non si pu inserire un elemento al suo
interno. Sono molto diffuse nellambito politico ( es. larghe intese, politicamente corretto; zona di non volo ).
- Arcaismi: sono usati raramente nella lingua comune, dove possono avere un uso scherzoso, ma hanno soprattutto un uso letterario sia in prosa,
sia soprattutto in poesia, come bagaglio del codice poetico o come elemento prezioso per il raggiungimento di effetti stilistici individuali.
Sono forme vicine allorigine latina e possono essere: grafici (es. gennajo), fonetici (es. dimanda), morfologici (es. io ave va ), sintattici (es.
vedevala ), lessicali ( es. poscia; egro ), semantici cio voci che vengono usate in accezioni diverse da quelle che possiedono nella lingua comune
( es. lumi - occhi; cattivo - prigioniero; doglia - dolore ).
-Prestiti: si dividono in prestiti di necessit ( cio parole importate insieme a oggetti o usi di un popolo straniero prima sconosciuti es. caff;
computer ); prestiti di lusso ( cio voci, in un certo modo superflue, motivate dal prestigio del modello straniero es. leade r; weekend ); prestiti
integrati ( cio adattati al sistema fonologico della lingua che acquisisce la voce es. bistecca - beef-steak ; sciampagna - champagne; disco rigido
- hard disk ).
Osservando questo fenomeno antico in prospettiva storica notiamo che la lingua italiana ha assunto nei primi secoli della sua storia molti
gallicismi ( provenzale e francese ), germanismi ( goti, longobardi, franchi), arabismi, ispanismi (500). In epoca moderna forte stata la
presenza dellinflusso francese nel 700-800 in vari campi. Moda, arredamento, cucina, vita sociale, politica. Linflusso inglese in questo

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periodo giunto mediato dal francese ( es. club, sport; coalizione; tennis ). Gli anglicismi poi aumentano dal 900, pervenendo dal grande
impulso del secondo dopoguerra.
Un particolare tipo di prestito interno rappresentato dai dialettalismi o regionalismi.
-Onomatopea: si formano imitando suoni e rumori e con linserimento nella struttura fonomorfologica italiana (es. miagolare; abbaiare; tuffarsi;
ronzio ).
- Nome comune da nome proprio: come avviene nelle antonomasia (nome di un personaggio assunto a simbolo ) (es. cicerone; adone;
cenerentola; bugnami; ampere; watt ecc..).
III. Elementi di testualit
3.1 Testo e tipologie testuali
3.1.1 Che cos un testo
Il testo lunit fondamentale dellattivit linguistica, dotata dei caratteri di unit e completezza per rispondere a una precisa volont
comunicativa. E frutto di un progetto con precisi obbiettivi, un messaggio che assume un senso solo se collocato in una situazione
comunicativa.
La dimensione del testo infatti sempre pi interattiva: da un lato avremo un emittente, dallaltro uno o pi destinatari, ci fa s che alla sua
puntuale definizione e corretta interpretazione siano necessarie precise coordinate extra linguistiche: come v edremo pi avanti, il testo non tale
se non inserito in un contesto pragmatico.
3.1.2 La tipologia tradizionale
Per quanto riguarda i testi letterari esistono tentativi di classificazione che risalgono allantichit. Gli studiosi di reto rica aveva individuato nel
discorso prosastico diverse partizioni: descrizione, narrazione, esposizione,argomentazione.
Tali partizioni tradizionali vengono poi riprese, con aggiunte o riduzioni, nelle recenti tipologie testuali. La pi diffusa tra queste quella
proposta da E.Weirlich che distingue 5 tipi fondamentali di testo:narrativo, descrittivo, espositivo, regolativo, argomentativo.
- testo narrati vo: registra unazione o, nel caso di soggetto inanimato, un p rocesso nello svolgersi del tempo; legato alla matrice cognitiva che
presiede le percezioni temporali.
Gli ambiti del narrativo non includono solo la letteratura ma anche i testi pragmatici (articoli di giornale, biografie, reso conti di viaggi ).
Gli eventi e le trasformazioni raccontati sono disposti in una sequenza che pu coincidere con il progressivo svolgersi del tempo; in questo caso
si avr la coincidenza tra la fabula, cio lordine naturale degli eventi, e lintreccio, cio la reale disposizione degli eventi nel racconto. Non
sempre per si pu avere questa coincidenza: il narratore pu interrompere la successione lineare degli avvenimenti, anticipando o posticipando
parti dellazione (tramite analessi - flashback o prolessi ).
- testo descrittivo: rappresenta persone, oggetti, ambienti in una dimensione spaziale ed correlato alla matrice cognitiva che consente di
cogliere le percezioni relative allo spazio. La descrizione pu essere condotta secondo un criterio spaziale o un criterio lo gico ( es. dal particolare
al generale o viceversa ).
Se la descrizione letteraria ricerca il coinvolgimento emotivo, anche con lesplicitazione della soggettivit dellautore, pi neutre ed oggettive
cercano di essere le descrizioni nei testi pragmatici, specialmente di tipo tecnico.
- testo espositivo: finalizzato allorganizzazione e alla trasmissione di concetti e conoscenze attraverso procedimenti di analisi e di sintesi. E
collegato alla matrice cognitiva che permette la comprensione di concetti generali e particolari, e consente una corretta ana lisi dei primi e una
corretta sintesi dei secondi ( es. lezioni, manuali scolastici, saggi di divulgazione, voci enciclopediche, poesia didattica ),
- testo regolativo: ha lo scopo di indicare regole, dare istruzioni, in modo tale da indirizzare il comportamento del destinatario. E correlato alla
matrice cognitiva che pianifica il co mportamento del futuro (es. leggi, regolamenti, ricette di cucina, regole dei giochi, is truzioni per luso ).I
testi devono essere intesi come provenienti da unautorit, che pu essere tale istituzionalmente o perch le si riconosce una particolare
competenza in una determinata materia.
-testo argomentati vo: ha lo scopo di persuadere di qualcosa il destinatario; deve indurlo ad accettare o a valutare positivamente o
negativamente determinate idee o convinzioni (es. saggi scientifici, recensioni critiche, discorsi politici, arringhe ). Si divide in: tema in cui si
dichiara la propria tesi; argomento favorevole; antitesi; argomenti a favore della tesi; argomento a s favore dellantitesi; c onclusione.
3.1.3 Il vincolo interpretativo come parametro tipologico
Una proposta tipologica diversa stata avanza recentemente da Sabatini: egli propone un modello che si fonda sul principio d i rigidit/elasticit
del vincolo interpretativo posto da chi produce il testo al destinatario.
Il produttore di un testo, nel rivolgersi a un destinatario, guidato da un parametro fondamentale costituito dalla volont di regolarne in modo
pi o meno rigido lattivit interpretativa.
Per mezzo di tale parametro, si individuano tre grandi classi:
-testi molto vi ncolanti : la libert di interpretazione esplicitamente regolata se non ristretta al massimo (es. testi di legge )
-testi mediamente vincolanti: lemittente tempera la necessit di uninterpretazione aderente alla propria, poich intende far raggiungere per
gradi al destinatario uno stadio di conoscenze o posizioni diverso da quello di partenza (es. saggi critici, testi giornalist ici ).
-testi poco vincolanti: al destinatario, dai contorni difficilmente definibili, viene lasciata ampia libert ( es. testi letterari ).
Allinterno di questi 3 macrotipi sono poi individuate delle classi intermedie a seconda delle funzioni particolari che lemittente attribuisce al
proprio atto comunicativo, a loro volta disposte lungo una scala di graduale vincolo.La classificazione tipologica di Sabatini, inoltre, non
prescinde dalla superficie linguistica dei testi. Ogni classe distinta dalla presenza/assenza o dalla neutralizzazione di p recisi tratti linguisti o
testuali ( es. testi vincolanti: ordine di costruzione rigorosamente impostato ed evidenziato; fanno riferimento a precisi principi
[postulati/assiomi] che vengono espressi nel testo o in qualche modo richiamati; fanno uso dei legamenti semantici solo del t ipo ripetizioni o di
sostituenti assolutamente univoci; hanno una punteggiatura che rispetta sempre la costruzione sintattica ).

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3.2 I requisiti del testo


3.2.1 I principi costitutivi di un testo
Chi produce un testo vuole comunicare qualcosa a qualcuno, ma per fare ci deve rispettare i 7 principi costitutivi di un testo: 2 principi relativi
alla veste linguistica ovvero la coesione e la coerenza e 5 principi pragmatici, relativi cio al contesto extralinguistico: intenzionalit,
accettabilit, informativi, situazionali, intertestualit.
-Coesione: consiste ad un primo livello nel collegamento grammaticale di tutte le parti di un testo. Oltre ai rapporti grammaticali e allordine
delle parole, vi sono elementi di varia natura linguistica, che contribuiscono a legare t ra loro le parti del testo; tali elementi vengono detti coesivi
e possono essere distinti in due categorie: forme sostituenti e segnali discorsivi.
a)forme sostituenti: partecipano al fenomeno della foraticit, rimandano cio a espressioni linguistiche precedenti o seguenti ( anafora e
catafora) che ne determinano il riferimento, cos da indicare la continuit tematica del testo. Tra le forme sostituenti rico rdiamo i pronomi, i
nomi, gli aggettivi, i verbi, le perifrasi, tutti quegli elementi che possono prendere il posto di altri gi apparsi nel testo; un ruolo importante
giocato dalla sostituzione giocato dagli iperonimi e dai sinonimi, dai fenomeni di ricorrenza, dai nomi generali.
b) segnali discorsivi: si tratta di elementi che appartengono a varie categorie grammaticali e che, perdendo il loro significato originario, hanno
tra le funzioni primarie di indicare larticolazione del testo, i rapporti tra le sue parti e ancora di collocare il testo in una dimensione
interpersonale nel caso del parlato, in cui il loro uso prevalente. Quando sono usati per legare tra loro le parti di un testo la loro funzione di
connettivi testuali e sono per lo pi collocati allinizio di un enunciato ( tra le altre: congiunzioni; interiezioni; sintag mi verbali es. guarda, il tuo
amico simpatico; sintagmi preposizionali es. in altre parole, io..; espressioni frasali es. Giovanni , come dico, stup ido; avverbi frasali
onestamente, speravo che..).
-Coerenza: consiste nel collegamento logico di tutti i suoi contenuti e nella sua continuit semantica. Possiamo dire che mentre la coesione
riguarda lunit di superficie del testo, la coerenza riguarda il livello profondo, lunit concettuale.
In un testo la coerenza opera a vari livelli: possiamo individuare una coerenza tematica, una logica e una semantica.
Se noi consideriamo un enunciato nella prospettiva dellinformazione, notiamo che scomponibile in parti con diverso statuto comunicativo:
avremo un argomento di cui si sta parlando, il tema, e qualcosa che si dice intorno ad esso, il rema.
Es. Francesca coltiva tulipani: Francesca la parte nota dellinformazione, il tema appunto; coltiva i tulipani invece la parte nuova, ci che
viene detto riguardo a Francesca, il rema.
Lorganizzazione di un enunciato in tema e rema in relazione anche al testo in cui compare, che pu essere analizzato come una sequenza di
coppie tema-rema. A seconda di come si alternano possiamo distinguere 5 tipi di progressione tematica:
- Progressione lineare: il rema di un enunciato diventa il tema dellenunciato s eguente (es. Francesca coltiva i tulipani. I tulipani sono p iante)
-Progressione a tema costante: in una sequenza di enunciati, il tema del primo rimane invariato nei successivi.
- Progressione a temi derivati da un ipertema o da u n iperrema: es. la citt sembrava una citt fantasma. I quartieri erano deserti.Le finestre delle
case senza luci. Lipertema citt del primo enunciato viene progressivamente scomposto nelle sue parti costitutive nei temi degli enunciati
successivi.
-Progressione con sviluppo di un tema o di un rema dissociato: es. Giovanna andr al cinema con Tino e Mauro. Tin preferisce i film dazione.
Mauro preferisce le commedie Il rema del primo enunciato viene scomposto nei due elementi che lo costituiscono i quali diventano a loro volta
temi nei seguenti enunciati.
-Progressione tematica a salti: Ogni enunciato presenta un tema diverso.
Nella realt dei testi i vari tipi di progressione tematica si presentano generalmente insieme.
La progressione tematica partecipa alle strategie di coesione; ma allo stesso tempo riguarda il livello semantico comunicativo ed perci uno
strumento fondamentale della coerenza testuale.Le azioni sono collegate tra loro da rapporti logici: la coerenza, a volte, pu intervenire a
supplire una scarsa coesione.
La coerenza semantica riguarda la compatibilit tra i significati delle parole, dei sintagmi o delle proposizioni.
-Intenzionalit: riguarda latteggiamento del parlante o dello scrivente il quale, nel produrre un testo, vuole che questo risulti tanto coeso e
coerente quanto necessario perch sia adeguato alle proprie intenzioni comunicative.
-Accettabilit: la volont o capacit del destinatario di riconoscere latto linguistico del mittente come testo tanto coeso e coe rente quanto
necessario per intenderne il contenuto comunicativo. Laccettabilit quindi non dipende solo dal testo ma anche e strettamente dal contesto
extralinguistico,sociale e culturale.
-Informativit: il grado di informazione veicolata dal testo; ci che comunica un testo pu giungere atteso o inatteso, gi conosciuto o ignoto
oppure, ancora incerto. Linformativit riguarda in primo luogo il contenuto del testo, ma ha a che fare con i singoli elemen ti linguistici che lo
compongono (es. lapsus riconoscibile senza laggettivo freudiano il cui grado d i informativit risulta nullo) .
-Situazionalit: la dipendenza di un testo dalla situazione in cui prodotto: mutando situazione un testo pu anche aumentare o perdere ril ievo
(es. pericoloso s porgersi di immediata comprensione se posto su un finestrino di un treno ).
-Intertestualit: il rapporto tra un testo con uno o pi testi conosciuti in precedenza (es. da questo mo mento possibile slacciarsi le cin ture di
sicurezza interpretabile solo in relazione a un precedente allacciarsi le cinture di sicurezza )
3.2.3 I principi regolativi
Esprimono il controllo circa luso d ei testi; tali requisiti sono lefficienza, lefficacia e lappropriatezza.
- efficienza: il grado di impegno che un testo richiede nellessere prodotto e correttamente inteso: sar quindi di maggiore efficienza un testo
prodotto con minimo sforzo e interpretato con facilit.
- efficacia: la capacit di un testo di fissarsi nella memoria del destinatario e di creare le condizioni favorevoli al raggiungimento del fine per
cui stato prodotto.
- appropriatezza: laccordo tra i contenuti e limpostazione testuale. E inappropriato ad esempio abusare di termini specialistici rivolgendosi a
un interlocutore ignaro di una data materia; come sarebbe inappropriato rivolgersi a un gruppo di fisici spiegando loro il significato di ogni

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tecnicismo della fisica.


Lappropriatezza ha un ruolo di mediazione tra lefficienza e lefficacia.
3.3 La lingua e il contesto extralinguistico
3.3.1 Gli atti linguistici
Il testo anche o ggetto di studio della linguistica pragmatica. La linguistica pragmatica studia luso del linguaggio interno di una data situazione
comunicativa. Centrale in essa la concezione che parlare sia agire e che quindi ciascuno di noi nel suo commercio linguistico con gli altri
compia degli atti linguistici.
Il punto di partenza della teoria degli atti linguistici va indicato nel filosofo inglese John L.Austin: egli partiva dalla c onsiderazione
dellesistenza di due tipi di enunciati: constativi cio enunciati che descrivono un atto e sono sottoponibili ad una valutazione di verit o falsit; e
enunciati performativi, il cui verbo alla prima persona del presente attivo, per mezzo dei quali non solo non si dice qualcosa, ma si compie
anche unazione. I verbi di tali enunciati sono chiamati performativi poich hanno la propriet di compiere lazione che indicano.
Si notato per che in realt ogni enunciato pu avere una componente performativa, sia pure di gra do o intensit diversi. Ci ha portato al
riconoscimento della compresenza di ogni singolo atto linguistico di tre diversi tipi di atto:
- atto locutorio: ossia il semplice atto di dire qualcosa. Ogni enunciato un atto locutorio in quanto successione di fonemi che formano parole, a
loro volta disposte secondo le norme sintattiche di una data lingua.
- atto illocutorio: cio lazione compiuta nel dire qualcosa. Ogni atto illocutorio dotato di una forza illocutoria, cio la tensione che chi parla
assegna allenunciato, che si manifesta attraverso un s erie di i9ndicatori tra i quali lintonazione o la scelta d ei modi verbali.
3.3.2 Le implicature conversazioniali
Spesso quando si parla non detto tutto esplicitamente. La comprensione delle parole sta nel modo in cui sono pronunciate.
Si deve al filosofo inglese H. Paul Grice una teoria in cui si tenta di offrire una spiegazione complessiva dei casi in cui t ra lettera di un enunciato
e il suo reale significato non vi sia rispondenza: Grice osserva che la nostra conversazione si svolge normalmente secondo un principio di
cooperazione; infatti ogni interlocutore, nello scambio linguistico, da un contributo adeguato al momento, allo scopo e allo rientamento del
discorso.
Affinch i risultati siano conformi al principio di cooperazione devono essere rispettate 4 massime:
-quantit: quantit dellinformazione, prevede che s i dia un contributo tanto informativo, quanto richiesto.
-qualit: prevede che si tenti di dare un contributo che sia vero, quindi non si d ica ci che si crede essere falso.
-relazione: richiede di essere pertinenti-modo: richiede di evitare loscurit di espressione, lambiguit, la prolissit n on necessaria.
In realt in normali scambi linguistici, le 4 massime vengono continuamente violate. Attraverso la loro violazione, si attua unun implicatura
conversazionale, si attiva cio nel destinatario un processo inferenziale che lo porta a comprendere limplicito nellenuncia to.
3.3.3 La deissi
E il fenomeno per cui alcuni elementi linguistici hanno la propriet di mettere in relazione lenunciato con la situazione in cui questo prodotto.
Tali elementi sono detti deittici e la loro corretta interpretazione dipende dalla conoscenza dei partecipanti allatto comun icativo e alla loro
posizione spazio - temporale.
Possiamo distinguere 3 tipi di deissi:
- personale: ci si riferisce a coloro che partecipano alla comunicazione. Si tratta in primo luogo dei pronomi personali, tonici e atoni, di prima e
seconda persona. Pu essere espressa anche tramite la flessione verbale ( es. andiamo indica due o pi persone ); infine lo stesso valore deittico
negli aggettivi e pronomi possessivi di prima e seconda persona singolare e plurale. Non sempre invece sono deittici i pronomi di terza persona,
poich possono occorrere anche in contesti nei quali la loro interpretazione non vincolata alla conoscenza della dimensione spazio - temporale
dellatto comunicativo.
- spaziale: si indica la collocazione nello spazio di chi partecipa allinterazione comunicativ a. Sono deittici spaziali gli avverbi qui/ qua / l/ l, i
pronomi e gli aggettivi dimostrativi.Si dice che vi collegamento positivo quando il deittico esprime vicinanza, negativo qu ando esprime
lontananza.
- temporale: si indica la collocazione nella dimensione del tempo dei partecipanti allatto comunicativo. Sono deittici gli avverbi adesso/ ora/
allora; alcune espressioni che contengono un sintagma di tempo ( es. 4 giorni fa; 3 anni orsono ); i pronomi e aggettivi dimo strativi; i morfemi
verbali del presente ( es. temo ); del passato (es. temei; temevo ); del futuro ( es. temer ).
Linterpretazione d i questi deittici determinata dal momento in cui avviene lenunciazione, che costituisce quindi il centro deittico.
Abbiamo collocato i dimostrativi sia nei deittici spaziali, sia in quelli temporali. Lopzione tra le due interpretazioni dipende da d ue motivi:
- il tipo di sostantivo a cui si riferisce il dimostrativo ( es. in quellanno mi trovavo in Italia ; queste ragioni sono poco convincenti sono
entrambi deittici temporali: il primo ha significato temporale, il secondo, essendo un sostantivo astratto, non pu avere una collocazione fisica).
- nel caso in cui il sostantivo non appartenga alle due categorie citate, linterpretazione del dimostrativo condizionata dal contesto linguistico
ed extralinguistico.
3.3.4 Costrutti marcati
Aspetti pragmatici sono ravvisabili nella scelta dellordine delle parole allinterno di una frase.
Con qualche semplificazione in Italia lordine basico SVO ( sogg + verbo+ ogg ). Talora per lordine non rispettato per esigenze
comunicative e ad esso si preferisce un ordine marcato dei costituenti.
Va detto preliminarmente che una frase pu essere considerata marcata sotto 3 aspetti:
- sotto il profilo fonologico: quando presenta picchi intonativi e non andamento continuo.
- sotto il profilo sintattico: quando lordine basico d ei costituenti non rispettato.

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- sotto il profilo pragmatico: quando alcuni elementi vengono messi in rilievo per determinati fini.
Questi tre tipi di marcatezza non si escludono vicendevolmente, spesso sono compresenti nella stessa frase.
Lordine delle parole pu essere considerato anche dal punto di vista della sua struttura tema -rema: non sempre vi coincidenza tra soggetto tema e predicato - rema; molto spesso le ragioni pragmatiche prevalgono sulla sintassi, dando luogo, a costrutti marcati:
- dislocazione a sinistra: un elemento diverso dal soggetto viene spostato a sinistra dellenunciato, divenendone il tema - dato, ed quindi
ripreso da un clitico nella parte successiva (es. la mela la mangia Tino ).
- tema sospeso: pragmaticamente analogo alla dislocazione a sinistra, ma non vi accordo grammaticale tra lelemento dislocato e il clitico di
ripresa ( es. Tino, non gli parlo da secoli ).
- dislocazione a destra: consiste nellisolare a destra dellenunciato un costituente, che viene anticipato da un pronome clitico ( es. la mangia
Tino, la mela ). Tra gli elementi dislocabili ci sono il compl. Oggetto, un compl. Indiretto, u nintera proposizione. Vi sono due diverse funzioni
pragmatiche in questo costrutto:la prima consiste nella messa in secondo piano del tema noto ( lelemento dislocato ). La seconda si ha invece
quando la dislocazione frutto di un ripensamento: lelemento dislocato viene aggiunto a completamento di un enunciato, per necessit di
chiarezza.
- topicalizzazione contrastiva: un costituente con valore nuovo viene collocato a inizio frase ed pronunciato con enfasi ( es. TINO arrivato
); non prevede la ripresa con il pronome atono.
- frase scissa: vi unenfatizzazione, sia sintattica, sia innovativa, di un elemento, spesso con valore contrastivo, al quale affidata la parte
nuova dellinformazione. Si realizza secondo la struttura. Verbo essere + elemento focalizzato + che con valore intermedio tra pronome e
congiunzione + resto d ella frase ( es. con Tino che d ovete parlare ; era lui che d oveva telefonarti ).
3.3.5 Usi pragmatici del verbo
Alcuni modi verbali, in particolare il congiuntivo e il cond izionale, vedono ridursi i loro ambiti duso, specialmente nel parlato, Ci sta
provocando una progressiva semplificazione verbale. Molto frequentemente vediamo alcuni tempi dellindicativo assumere valori modali, cio
vengono usati per spiegare latteggiamento del parlante e non indicano una relazione temporale come al solito ( vedi futuro epistemico,
imperfetto epistemico, imperfetto irreale, imperfetto fantastico, imperfetto ludico, imperfetto di cortesia ).
3.3.6 Suffissi e intensificazione
Nella conversazione si assiste oggi ad un incremento duso dei suffissi alterativi. Questo porta ad un procedimento, che ha funzione pragmatica,
di intensificazione e di rielaborazione di quanto stato detto in precedenza. Si itera una parola intensificandola per mezzo di un suffisso, e
contemporaneamente s i rielabora quanto detto in vari modi: condividendolo, negandolo, ecc.. ( es. Tino n on bello, bellissimo! ).
IV. Profilo di storia linguistica italiana
4.1 Premessa
Loggetto degli studi della storia della lingua italiana la variazione diacronica della nostra lingua.
Possiamo distinguere 3 fasi:
- dalla frammentazione linguistica medievale al primato fiorentino letterario ( IX-X sec. Primi testi in volgare - fine 300
Dante/Petrarca/Boccaccio ).
- unificazione, norma ed espansione dellitaliano ( fine 300- fine 700 ).
- da lingua letteraria a lingua duso nazionale ( dal primo 800 in poi ).
Questa periodizzazione mette in rilievo i caratteri della storia linguistica italiana, che si possono cos sinte tizzare: litaliano si fo rmato sulla
base di un volgare locale, il fiorentino, che ha acquisito grande prestigio letterario, grazie allopera delle Tre Corone e s i imposto su tradizioni
linguistiche di altre aree, stato codificato grammaticalmente nel 500, diventando la lingua letteraria comune. Alcune circostanze storiche poi
lo hanno portato a primeggiare definitivamente sugli altri dialetti.
Quali sono gli elementi che confermano la concordanza fra italiano e fiorentino letterario trecentesco?
- anafonesi ( e chiusa tonica ed o chiusa tonica passano, rispettivamente a i e u di fronte a n seguita da consonante velare ed e chiusa tonica
passa a i di fronte a nasale palatale gn ed alla laterale palatale gl ( es. familia > famiglia vs familia > fa meglia; fungum >fongo >fungo ).
- dittongazione di / toniche aperte in sillaba libera , cio seguita da una sola consonante (es. piede ; buono vs pede; bono ).
- passaggio di e protonica a i in parole come signore, migliore, nipote.
- passaggio di -ar- protonico in -er- in parole come margherita, comperare e nel futuro dei verbi della I coniugazione ( cantar>canter ).
- passaggio di -rj- intervocalico a -j- in parole come gennaio, notaio.
- estensione a tutte le coniugazioni del morfema -IAMO per la prima persona plurale del presente indicativo.
-condizionale in -EI formato con il perfetto del verbo avere ( cantare + *hebui vs cantara ).
La letterariet rappresenta la marca pi tipica dellitaliano.Vanno per sottolineati due aspetti specifici: il p rimo la differenza di fondo che ha
separato la storia della lingua poetica dalla storia della lingua della prosa. Inoltre fino almeno allunificazione politica vi stato un profondo
divario tra lingua parlata e lingua scritta.
Le conseguenze di questa storia cos particolare sono che la lingua italiana si mantenuta nel tempo relativamente stabile, non ha avuto
evoluzioni radicali come per le altre lingue europee.
4.2 Dalla frammentazione linguistica medievale al primato del fiorentino letterario
4.2.1 La frammentazione linguistica medievale e i primi documenti volgari
Le prime attestazioni, per quanto riguarda testi scritti in volgare, sono da collocare tra il IX - X sec. Ma limpiego del volgare per luso scritto

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non che , lultimo atto di un processo di trasformazione lungo secoli, durante i quali non vi era ancora la consapevolezza di un sistema
linguistico nuovo e autonomo rispetto al latino.
Gi in et imperiale si affermano, nel latino parlato della varie aree, significativi mutamenti, a noi noti attraverso fonti diverse ( iscrizioni,
graffiti, testimonianze di scrittori o di grammatiche che correggono linnovazione come errore ): ad esempio cadono le consonanti finali ( amat >
ama; panem> pane ); si indebolisce il sistema flessivo sui casi e i costrutti con preposizione sostituiscono le forme declinate ( vini > d e vino del
vino ); il dimostrativo ille in funzione anaforica assume funzioni di articolo; si introducono forme perifrastiche con valo re futuro o
condizionale ( amare habeo> amer ; amara habebam /* hebui > amerei ); lordine delle parole con la perdita dei casi non pi libero ma segue
SVO.
Tra il IV-V sec. Laccento qualitativo viene sostituito da quello intensivo: scompare perci la distinzione delle vocali in base alla quantit (
vocali lunghe/ vocali brevi ) e si instaura la distinzione basata sulla qualit ( vocali brevi >vocali aperte/vocali lunghe>vocali chiuse ). Si passa
cos dal sistema vocalico latino a quello italico a 7 vocali toniche ( I lunga > /i/; I breve - E lunga > /e/; E breve > / / ; A lunga e breve > /a/; O
breve > o aperta; O lunga - U breve > /o/; U lunga > /u/.
Esistevano molte variet di latino parlato, diversificate a livello diatopico, diafasico, diastratico, senza contare altri fa ttori importanti di
differenziazione ( sostrato / superstrato ) e queste variet sono il presupposto della grande frammentazione linguistica dellarea, cio la
formazione di volgari locali.
Ad essa contribuirono in modo decisivo i Longobardi ( 568 ) che arrivarono fino al Sud coi ducati di Spoleto e Benevento, e divisero la penisola
politicamente e geograficamente.
Ma il vero e proprio distacco tra la lignua scritta della cultura e il volgare avviene in tempi e modi diversi, non prima del VII-VIII sec., e
presuppone una situazione di diglossia latino-volgare, in cui il volgare la lingua bassa, mentre il latino la lingua alta.
Prima che affiorasse la consapevolezza della separazione, e che si manifestasse lesigenza di scrivere in volgare, troviamo s critture, specie
notarili, in latino rustico, cio in latino venato di volgarismi fonomorfologici, sintattici e lessicali. La scripta l atina rustica rappresenta una sorta
di ponte del latino scritto con le scritture volgari vere e proprie.
Lavvio di scriptae volgari, probabilmente sotto la spinta della riforma carolingia del latino, legato ad ambienti alfabetizzati e a figure
importanti di mediatori linguistici e culturali: i notai che dovevano tradurre e riformulare da una lingua allaltra; i merca nti che sapevano scrivere
e far di conto e usavano il volgare per esigenze pratiche; i religiosi che dovevano farsi comprendere anche dagli illetterati.
Le scriptae volgari presentano tendenze comuni: ibridis mo linguistico; variet e instabilit dovute ai problemi di resa grafica di suoni volgari in
alfabeto latino; forte specificit dellelemento locale ( si parla di plurilinguismo e policentrismo ).
La distribuzione geografica dei testi indica larea mediana ( da Montecassino allUmbria ), in cui ag profondamente la cultu ra monastica
benedettina, come area privilegiata per lattestazione di s criptae g i dal IX-X sec.
In Toscana il primo documento volgare un elenco di spese navali da Pisa del XII sec., mentre pi tardo il Libro dei Conti di un banchiere
fiorentino ( XIII sec.).
Allo stato attuale il pi antico testo volgare lIscrizione della catacomba di Commodilla a Ro ma ( prima met IX sec. ):
-Non dicere ille secrita a bboce-:Non pronunciare le orazioni segrete a voce alta; notevoli sono la rappresentazione grafica del
raddoppiamento fono s intattico e d el betacismo e luso del dimostrativo ille come articolo.
Anche la pi tarda Iscrizione di San Clemente ( fine XI sec. ) risulta in ogni caso una delle pi antiche:
- Falite dereto solo palo Carvonecelle Arbetel Gosmari trite Fili de le pute trite- Spingilo dietro col palo, Carboncello Arbetello,
Gosmari, tirate! Figli delle puttane tirate!; Il testo rilevante per il ruolo di diverso prestigio assegnato al volgare e al latino ( le parole dette
dal santo sono in latino ) e per la caratterizzazione parlata e bassa delle battute in volgare.
Risulta di grande importanza il primo documento che attesta luso consapevole del volgare in un documento u fficiale, il Placito di Capua ( marzo
960 ), con altri documenti volgari della stessa area ( Sessa Aurunca e Teano 963 ). E un verbale s critto in latino su pergamena dal notaio: in esso
il giudice accerta il diritto di possesso da alcune terre da parte del monastero di Montecassino, sulla base di 3 testimonian ze, che vengono
trascritte in formule volgari per 3 volte allinterno del testo in latino notarile:
- Sao ko kelle terre per k elli fini que ki k ontene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti So che quelle terre, entro i confini di cui qui si
dice, trenta anni le possedette il monastero di San Benedetto; il passaggio alla verbalizzazione scritta comporta una perdita di tratti delloralit
spontanea; la prima attestazione della dislocazione a sinistra; da notare gli elementi volgare nella grafia, nella fone tica ( ko > quod che perde la
labiovelare iniziale).
4.2.2 Il volgare nei testi pratici e nei testi letterari in prosa
Laffermazione del volgare si verifica pi precocemente nei testi pratici in Toscana, da cui pervenuta una ricca documentazione gi
duecentesca; e a Venezia ( fine 200 ). Lesistenza di ceti medi alfabetizzati, di una borghesia comunale e mercantile un fattore importante che
sollecita limpiego del volgare per usi notarili, amministrativi, epistolari, memorialistici, tecnici ecc. Esse appaiono dapprima vivacemente
municipali nella coloritura linguistica, poi, nel corso del 300, maggiormente esposte a un processo di conguagliamento regio nale, ma pi
resistenti allespansione del tosco- fiorentino rispetto alla coeva produzione letteraria.
E significativo anche lo spazio che acquista il volgare nellambito della scuola e delluniversit, tradizionalmente legate al latino, ma sensibili
alle nuove esigenze della vita civile e politica: la necessit di impiegare un volgare sovra municipa le e di larga comprensibilit, arricchito degli
artifici dello ornatus e della retorica latina, ben presente nelle formule epistolari volgari.
Fioriscono cos manuali di Ars Dictandi, come la Rettorica di Brunetto Latini. Di grande interesse, sono anche i testi scolastici, glosse, esercizi
grammaticali e di traduzione, anche s e qui la presenza del volgare d i solito s trumentale allapprendimento d el latino.
E noto il ritardo con cui si avviavano in Italia esperienze volgari di prosa letteraria. Nella s econda met del 200, Gu ittone sperimenta con le
sue Lettere morali e religiose una prosa complessa, ricercata, lirica.
Una prosa di narrativa media, a fini didattico-moraleggianti sul modello degli exempla latini, in izia in Toscana a fine 200, con raccon ti di brevi
novelle come i Fiori e vita di filosofi e il Novellino di un anonimo fiorentino.

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Hanno grande fortuna le traduzioni dei romanzi arturiani, frequenti soprattutto in area veneta e toscana: si caratterizzano per formulari et e
ripetitivit di schemi sintattici e di lessico, forte presenza di francesismi.
4.2.3 La formazione della lingua poetica
Gi tra la fine del XII sec. E i primi del XIII si collocano i primi documenti poetici in volgare con qualche intento lettera rio, che rinviano a
unarea culturale che va dalla Toscana, alle Marche, alla Campania: si tratta di Ritmi anonimi, ricollegabili alla letteratura giullaresca come il
Rit mo Laurenziano ( toscano ), il Rit mo marchigiano di SantAlessio, il Ritmo Cassinese ( Montecassino ).
Intorno al 1220 si situano gli inizi della poesia religiosa con il Cantico di frate sole di Francesco d Assisi.
Nel corso del 200 si sviluppa in Italia settentrionale un filone di poesia con finalit didattiche e moraleggianti.
Vediamo ora come si andata formando, gi nel corso del XIII sec., una tradizione unitaria di lingua poetica: la pi antica lirica in volgare
attualmente nota Quando eu stava in le tu cathene(tra 1180 e 1220): lazione di un copista giustifica le mescolanza linguistica di elementi
mediani e settentrionali.
Si inserisce nella tradizione della scuola siciliana, raffinata scuola poetica sviluppatasi attorno alla corte di Federico II: la scuola siciliana
impiega consapevolmente, a fini artistici, il volgare depurato dai tratti linguistici lo cali pi vistosi e nobilitato attraverso il latino e il provenzale.
Temi, immagini e repertorio stilistico sono tratti infatti dalla prestigiosa esperienza trobadorica, gi diffusa in Italia e largamente imitata in
lingua provenzale; nella lirica siciliana abbondano i provenzalismi (es. dottare > temere; miratore > specchio; suffissati in -anza, -enza, -aggio, ore, ura, -mento ; uso di allotropi come piacenza-piacere-piacimento / piet-pietanza-pietade; ricorso a dittologie sinonimiche come temutadottata / crudele e spietata ).
Lalto livello della produzione di poeti come Giacomo da Lentini, Stefano Protonotaro, Guido delle Colonne, Re Enzo, fece si che la loro poesia
fosse subito copiata e imitata soprattutto in Toscana; comera consuetudine, i copisti toscani, trascrivendo i testi siciliani, li adattarono al loro
sistema linguistico, divergente dal siciliano, specie nel vocalismo ( /i/; / /; /a/; /o aperta/; /u/). I copisti diedero ai testi una patina toscaneggiante,
ma conservarono alcuni tratti caratteristici, come lassenza del dittongo in , aperte in sillaba libera ( tipo vne; nva ). Il risultato una lingua
composita, con unevidente coloritura toscana, in cui lassunzione d i tipici sicilianismi ha un intento nobilitante, rispetto al toscano.
Perduti o andati distrutti i manoscritti siciliani, la veste ibrida fu ritenuta quella originale, e come tale imitata nelle s ue caratteristiche gi dai
poeti toscani della cosiddetta scuola di transizione.
Attraverso lanalisi della rima riconosciamo il travestimento toscaneggiante: mentre per i siciliani la rima, su modello provenzale, doveva essere
perfetta, troviamo nei canzonieri rime imperfette, che per tornano perfette se si restituisce loro il vocalismo siciliano (e s. ascoso :
rinchiuso:amoroso > ascusu : rinclusu : amorusu ). Vi inoltre unaltra importante testimonianza: il filologo del 500 Barbieri, trascrisse alcuni
componimenti da un Libro Siciliano non pervenuto fino a noi: Pir meu cori alligraridi Stefano Protonotaro, Allegru cori plenu di Re Enzo e
un frammento di Sio trovassi pietanza. Questo u ltimo testo rilevante in quanto possediamo anche la redazione toscaneggiata.
Limitazione porta al costituirsi di una scuola di transizione, i siculo-toscani. Essi operano in centri diversi come Pisa, Lucca, Arezzo, Siena,
Firenze, ma sono accumunati dallimitazione della maniera siciliana sulla base dei codici toscaneggiati, oltre che da una tecnica scaltrita e dal
gusto dellornato e dei colori retorici ( impiego esibito di s icilianismi; latinis mi, gallicismi; istituzionalit della rima imperfetta).
I poeti dello Stilnovo innovano profondamente le tematiche amorose, immettendovi venature intellettuali e psicologiche ( Cino da Pistoia/
Guinizelli / Cavalcanti/Lapo Gianni/ Dante ), assimilano e trasfigurano le forme linguistiche della lirica siculo-toscana, selezionando i dati della
tradizione ed elaborando una lingua raffinata, antirealistica, illustre nella sua veste espressiva.
Lesperienza stilnovistica di Dante, dalle Rime giovanili alle liriche della Vita Nuova, conferma questi caratteri: progressiva potatura dei
suffissati gallicizzanti e in generale di siciliani e provenzalismi troppo vistosi; la nobilitazione avviene mediante la ridu zione dei tratti locali e di
tutto ci che particolaristico.
4.2.4 Dante e la riflessione sul volgare
E di Dante la prima riflessione storico-teorica sul volgare e sulla tradizione di poesia volgare dai siciliani ai siculo -toscani, allo Stilnovo: il De
Vulgari Elquentia, composto nellesilio tra il 1303 e il 1304, un trattato il latino rimasto interrotto e s conosciuto fino al 500.
Oggetto principale del trattato una ricerca non di lingua, ma di stile poetico, cio del volgare come elaborazione artistic a e come strumento di
comunicazione letteraria di alto livello.
Dante individua 14 variet principali di volgari parlati nella penisola, nessuno dei quali identificato con il volgare illu stre. Si volge quindi pi
esplicitamente alla ricerca e alla definizione di una lingua altamente letteraria: giudica positivamente il siciliano alto. Tuttavia il volgare illustre (
cio raffinato ), cardinale ( perch attorno ai suoi cardini si muovono le variet volgari ), aulico e curiale non si identifica con quello di nessuna
citt italiana, ma in realt appartiene a tuttItalia.
La riflessione si arricchisce nel Convivio, prosimetro di argomento morale e filosofico (1304-1307 ), scritto in volgare, in cui affrontato
piuttosto il problema del rapporto col latino, la lingua di maggior prestigio letterario: nel primo libro giustifica la scelta del volgare come
commento alle sue poesie in quanto pi accessibile a un largo pubblico, dimostrando una scelta linguistica pienamente consa pevole e fiduciosa
nelle possibilit letterarie del volgare nelle parole conclusive dellopera.
4.2.5 Il volgare e le tre corone: Dante, Petrarca, Boccaccio e il primato fiorentino
Dante aveva intuito che per la diffusione del volgare sarebbe stato necessario raggiungere una dignit pari a quella del latino, possibile solo con
limp iego in opere di indiscusso valore letterario e di larga diffusione anche tra i non letterati.
E quanto accadde, grazie soprattutto ai 3 grandi scrittori che contribuirono ad innalzare il fiorentino letterariamente fuori dalla Toscana e a
decretarne il primato tra i volgari della penisola: Dante con la Commedia, Petrarca col Canzoniere, Boccaccio con il Decameron.
- Commedia: non ci sono giunti gli autografi ( dal 1304 al 1321 ), ma abbiamo un numero enorme di copie manoscritte, che documentano la
grande fortuna e popolarit dellopera. Straordinaria la ricchezza espressiva dellopera, in cui il poeta inventa il nuovo metro della terzina e

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sperimenta la pluralit, la mescolanza di stili, non ammessa dallalta lirica, ma giustificata dalle variet di tematich e e situazioni.
Ci si traduce in un vivace plurilinguismo: verticale, perch Dante attinge a tutte le variet grammaticali del fiorentino con una continua
alternanza di registri e una fitta presenza di allotropi; orizzontale perch nel tessuto fiorentino entrano sicilianismi, latinismi,gallicismi. Anche il
lessico presenta caratteristiche simili, scendendo fino ai livelli pi popolari e realistici.
- Canzoniere: lesperienza di Petrarca fu decisiva per lunificazione poetica (1336-38 / 1374 ). Attraverso il suo lavoro di continua
rielaborazione e riscrittura, svolge un ruolo di strenua nobilitazione letteraria del fiorentino, da cui scarta ogni elemento basso e municipale;
mette in atto al tempo stesso, un raffinato lavoro selettivo della tradizione preced ente, dai siciliani allo Stilnovo, di filtraggio e consacrazione
definitiva nella lingua poetica delle forme da lui usate.
Il lessico volutamente circoscritto, mentre abbondano perifrasi vaghe e nobilitanti ( colei che sola a me par donna ); dittologie sinonimiche (
aspro e feroce; consuma e strugge ); riduce drasticamente i gallicismi; vaglia i sicilianismi codificano tipi come core e foc o ma
istituzionalizzando anche le forme alternative tosco-fiorentine; conserva una sola rima siciliana ( voi: altrui ), ma codifica la rima grafica e non
fonica ( core:amore ).
- Decameron: modello fondamentale per la prosa; era rivolto a un pubblico ampio e anche non letterato, prevalentemente femminile, e fu sub ito
diffusa largamente attraverso gli ambienti mercantili.
Alla variet di situazioni narrative corrisponde una straordinaria capacit di variare gli stili e la lingua: una pluralit d i livelli espressi e di variet
linguistiche, dotte e popolari, idio matiche, che si alternano e si intrecciano nellopera, senza sminuirne la base linguistica e fiorentina, la
letterariet di fondo e il gusto p er lornato retorico.
Notiamo la tendenza da un lato verso usi fiorentini medi, dallaltro verso una coloritura formale ed espressionistica. Boccac cio usa infatti, con
intenti talora realistici o di parodia, variet basse di lingua e volgari diversi come il veneto, il genovese, il siciliano. Inoltre s perimenta una serie
di strategie per riprodurre e caratterizzare i registri colloquiali e il parlato, come il che polivalente, lus o ridondante dei pronomi , gli anacoluti, le
concordanze a senso, segnali discorsivi, forme esclamative e di alterati.
Ma Boccaccio spicca soprattutto per lo stile elevato che caratterizza larga parte dellopera, come le cornici e le novelle tragiche della X giornata:
la sintassi complessa, latineggiante, con ampi periodi che si sviluppano mediante accumuli di subordinate, uso di inversion i.
Il modello boccacciano diventa perci una marca distintiva della prosa elevata.
4.3 Unificazione, norma ed espansione dellitaliano
4.3.1 Umanesimo latino e la crisi del volgare
Lespansione del latino trecentesco subisce un rallentamento in et u manistica. Gi con Petrarca e Boccaccio si avvia anche in Italia la riscoperta
e lammirazione per i classici latini e greci, soprattutto della latinit, studiata con rigore filologico grammaticale applicato ai testi e alla lingua.
Nei primi decenni, considerano il latino come la sola lingua elevata, adatta a scopi darte; e manifestano un atteggiamento d ispregiativo e di
rifiuto nei confronti del volgare, ritenuto lingua corrotta, da impiegarsi solo per usi pratici.
Il trionfo del latino ebbe importanti conseguenze: restaurando il latino grammaticale ciceroniano, gli umanisti lo resero, di fatto, scarsamente
utilizzabile per gli usi pratici, e favorivano cos i pi larghi impieghi del volgare in questi ambiti. Dalaltra parte il volgare, emarginato dalla
letteratura, si espandeva in usi scritti epistolari, amministrativi e burocratici, dando luogo a scritture composite, in cu i convivevano, in modo
variabile elementi ormai genericamente regionali, forme latineggianti e toscane ( lingue di koin ). Questa crescita, in assenza di una norma
uniforme e stata chiamata crisi di crescenza del volgare.
Quando poi nel XV sec., il volgare verr riabilitato, saranno gli stessi Umanisti a esigere una regolarizzazione dei testi volgari, recuperando la
lingua letteraria dei grandi modelli fiorentini trecenteschi.
4.3.2 Tendenze innovative e sovra regionali e commistioni col latino
LUmanesimo e il prestigio del latino accelerarono, nonostante tutto, i processi evolutivi del volgare.
Gi fra 300-400 il fiorentino, impiegato in scritture pratiche, comincia ad accogliere fenomeni innovativi: si diffondono forme estranee come
articoli el e per il i o limperfetto in o ( io amavo ).
Fuori la Toscana, le scritture volgari quattrocentesche mostrano una grande variabilit nellimpasto linguistico, ma anche ca ratteri comuni: la
perdita progressiva di elementi troppo caratterizzati in senso locale, la vesta latineggiante, la presenza di una patina toscaneggiante.
La specificit geografica tende dunque a evolvere verso le forme di koin regionali o superregionali, in cui il peso del toscano varia a seconda
del genere e degli scriventi.
Un esempio offerto d allOrlando innamorato di Matteo Maria Boiardo ( 1482-84 ).
E di grande rilievo che il volgare venga usato sempre pi frequentemente nelle cancellerie delle corti, centri importanti non solo culturalmente,
ma per gli sviluppi storico-linguistici.
Le koin cancelleresche, elaborate da funzionari colti, di formazione latina ma aperti alla cultura volgare diventano strumen to di scambi
epistolari e tendono a un conguaglio sovra regionale, appoggiandosi al latino e in misura crescente al toscano.
Vanno sottolineati inoltre libridismo degli usi quattrocenteschi, il peso culturale preponderante del latino e il latineggiamento presente, in
dosaggi diversi, nelle scritture volgari e nei volgarizzamenti del latino, fino a vere e proprie situazioni di mistilinguismo.
Ibridismo e mescidazione di latino e volgare costituiscono le premesse di sperimentazioni letterarie, d i linguaggi costruiti artificialmente e
fondati sulla commistione intenzionale dei 2 codici:
- macedonico: prende il nome dalle Macaronee di Tifi Odasi; ha fini comici e parodistici, gioca sul contrasto alto/basso: metrica e tessuto
linguistico sono latini, entro cui vengono calarti elementi lessicali volgari, parole e sintagmi bassi e plebei, a cui vengon o date desinenze latine (
es. cercabat; magnat ).
- polifilesco: dall Hypnerotomachia Poliphili ( Guerra damore in sogno di Polifilo ); non ha funzioni parodistiche, ma por ta alle estreme
conseguenze certe tendenze della prosa umanistica.
4.3.3 LAlberti e lUmanesimo volgare
Con Leon Battista Alberti si avvia il processo di rivalutazione letteraria del volgare, che va sotto il nome di Umanesimo volgare.

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Egli riprende le tesi di Biondo Flavio: il volgare , nato dalle barbarie, deve riscattarsi facendosi ornatoe copioso come il latino, e apre la via
alla considerazione del volgare come lingua che pu essere regolata, grammaticalizzata e nobilitata se usata da autori dotti, come gi il latino
parlato nellantichit.
A lui si deve una grammatica della lingua toscana nel 1440: il proposito era di mostrare le possibilit del volgare.( NB la prima grammatica di
una lingua moderna ).
AllAlberti si deve anche una gara d i poesia volgare intitolata Certame Coronario (1441).
Con Lorenzo deMedici e il suo circolo letterario il riscatto del volgare si fonda sulla rivalutazione della tradizione linguistica e letteraria tosco
fiorentina, e diviene sicuro strumento della politica medicea ( rif. Co mento di Lorenzo e Epistola che precede la Sillog eAragonese: vere e
proprie esaltazioni del toscano ). I poeti laurenziani usano una lingua composita, aperta al fiorentino contemporaneo e alle sue innovazioni, ma
anche alla tradizione lirica antica e al latineggiamento di stampo umanistico ( es. Morgante di Pulci che fece anche una raccolta di vocaboli per
uso personale ).
4.3.4 Successi del toscano letterario fuori Toscana
Lespansione del toscano letterario ha come centro di propulsione le corti. Questo successo sancito definitivamente dallin troduzione della
stampa a partire dal 1470 a Milano, Mantova e Venezia vengo stampati i classici delle Tre Corone ( Canzoniere, Decameron, Commedia ).
A Napoli, dove alla corte aragonese si sviluppa una poesia petrarchista accanto a esperimenti dialettali, di grande significato lArcadia di
Jacopo Sannazaro, che rappresenta il primo documento di correzione linguistica in direzione toscaneggiante da parte di un autore non toscano,
verificabile attraverso il confronto tra le due redazioni dellopera (1484-86 / 1500 ca. )
4.3.5 Stampa, standarizzazione e norma
La vicenda editoriale dellArcadia di peso sulla tendenza sempre pi decisiva che tra 400 e 500 imposta dalla stampa; il s uo influsso si
articola in 3 direzioni:
- uniformazione delloscillazione della prassi grafica
- diffusione della lingua letteraria e della norma grammaticale
- definitiva sostituzione di un modello fondato s ulloralit con un altro fondato s olo sulla scrittura
Anche se la lingua delle stampe quattrocentesche ibrida, tipografi e revisori editoriali cominciano a porsi il problema di una regolarizzazione
grafica e linguistica dei testi e mostrano, lo sforzo di un adeguamento al toscano letterario.
LA svolta avviene con il sodalizio tra lo stampatore Aldo Manuzio e Pietro Bembo che applic la sua agguerrita esperienza di filologo umanista
alla stampa dei classici volgari: il Canzoniere di Petrarca esce nel 1501 a Venezia e la Co mmedia dantesca nel 1502.
Nel Petrarca aldino, le novit tipografiche ( il carattere corsivo ) e lintroduzione di criteri ortografici ( segni di interpunzione, apostrofo, accenti
) si accompagnano a una veste linguistica che ormai quella su cui Bembo fonder le indicazioni normative delle Prose della volgar lingua (
1525 ).
Il modello boccacciano per la lingua della prosa gi ben presente negli Asolani, dialog o filosofico che scrisse sul finire del 400 e stamp nel
1505: la revisione degli Asolani attesta la tendenza ad abbandonare forme venete e latineggianti ( come giazzo -ghiaccio; fameglia ) in favore
degli usi letterari del 300.
Usc nel 1516 ad Ancona le regole grammaticali della volgar lingua di Giovan Francesco Fortunio, di fatto la prima grammatica volgare a
stampa, ispirata ancora a criteri umanistici e di uso coevo: nonostante la permanenza di incertezze e oscillazioni ebbe un pi largo successo al
pubblico perch la strutturazione manualistica ( a differenza della forma dialogica dellopera di Bembo ) ne facilitava la consultazione ai lettori
meno colti.
4.3.4 Dalla questione della lingua alla definizione della norma letteraria: le Prose della volgar lingua
Accenniamo alle principali posizioni teoriche che fanno da sfondo alle Prose.
- Teorie cortigiane,comuni, italiane: sotto questa etichetta si comprende una variet di posizioni contrarie al primato esclusivo tosco fiorentino e accumunate da unidea di lingua colta ed eclettica, le cui premesse sono le esperienze delle koin sovra regionali usate nelle corti
quattrocentesche.
Il principale teorico fu Colli detto il Calmeta che indicava come modello la lingua usata effettivamente nella corte d i Roma. Anche il Cortigiano
di Baldassar Castiglione propone lideale di una lingua di uomo di corte, nobilmente eclettica e fondata sulluso colto conte mporaneo, lontana
sia dalle affettazioni del fiorentino letterario arcaizzante, sia dal toscano parlato .
Il pi agguerrito esponente della teoria italiana per Trissino: la sua attivit si fonda sulla riscoperta del De Vulgari E loquentia di Dante. La
nozione dantesca di volgare illustre viene fraintesa e interpretata come teroia di lingua mista e composit a, ricavata dalle forme migliori di tutte
le lingue dItaliae viene assunta come fondamento della sua teoria linguistica: la lingua illustre comune era gi stata usata dai grandi autori
come Dante e Petrarca , e non coincideva con il fiorentino, che costituiva solo una parte della tradizione letteraria 8 come voleva dimostrare
basandosi su un esame del lessico ).
-Teorie fiorentiniste e toscaniste: sotto questo nome si comprendono le posizioni teoriche dei sostenitori del fiorentino vivo e del toscano ,
che considerano la regolarit e la bellezza della lingua come dato intrinseco e naturale, e non come fatto dovuto allelabora zione letteraria.
Abbiamo tra loro Machiavelli con il Discorso intorno alla nostra lingua: viene svolta unappassionata difesa de l fiorentino come lingua
naturalmente bella e superiore agli altri volgari; ma soprattutto viene dimostrata, con un serrato scambio dialogico con Dant e, la sostanziale
fiorentinit della Commedia e la continuit del fiorentino trecentesco con quello cinquecentesco ( basandosi su elementi fonomorfologici per
caratterizzare un sistema linguistico e al contrario con minor valore sugli elementi lessicali ).
- Fiorentino classicista e arcaizzante di Bembo: egli difende il prima del fiorentino degli autori trecenteschi: per la poesia Petrarca e per la
prosa Boccaccio, mentre il giudizio su Dante pi limitativo per il forte pluristilis mo della Co mmedia.
Secondo i presupposti classicisti, la lingua un fatto scritto, letterario e retorico, distaccata dal presente e dalluso e collocata in una dimensione
atemporale per poter aspirare alleternit e alluniversalit.
Partendo dalla premessa dellindicazione dei due modelli letterari, Bembo compie un articolato esame stilistico e retorico de i modelli esemplari,
per poi analizzarne le scelte grammaticali, che diventano cos fondamento delle sue indicazioni normative ( es. forma -iamo della 1 pers. Plurale

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indicativo ; forma -a della 1 pers. sing. Imperfetto io amava; pronomi lui/ lei solo per i casi obliqui ecc..).
4.3.7 Diffusione e accettazione della norma letteraria: da lingua toscana a lingua italiana
Dopo 1525 si avvia una ricchissima produzione a stampa di carattere pratico e didattico, di ispirazione bembiana.
Limpegnativo dialogo diventa manuale alfabetico, facilmente consultabile con il Vocabolario grammatica e ortografia de la lingua volgare con
isposizione di molti luoghi di Dante, del Petrarca e del Boccaccio di Alberto Acarisio del 1543.
Fuori dItalia, poi il grande prestigio europeo dellitaliano letterario determina la precoce diffusione della norma bembiana ( Grammaire italienne
compose en francois ).
Le conseguenze di questo imponente processo di normazione, furono di grande rilievo sugli usi letterari: nel giro di pochi d ecenni il fiorentino
letterario trecentesco diventa la lingua studia e imitata da un numero sempre crescente di scriventi italiani: diviene la lingua italiana letteraria.
Ad esempio vediamo la precoce revisione linguistica in direzione bembiana da parte di letterati non toscani d ellorlando furioso e del
Cortegiano.
4.3.8 Canali di diffusione dellitaliano e variet dellitaliano: scritture regionali e scritture s emicolte
Al di fuori delle zone pi alte delluso scritto il processo di adeguamento alla norma della lingua letteraria molto pi complesso e irregolare e
offre un quadro estremamente variegato di oscillazione delluso.
La diffusione del toscano sembra che abbia assunto laspetto di una penetrazione sviluppatasi in maniera lenta e graduale att raverso varie fasi di
incontri a met strada e di compromessi tra il sistema in espansione e i sistemi che lo fronteggiavano.
Litaliano dei testi tecnici e pratici offre molti esempi di questi compromessi e una notevole variet di esiti, dipendente anche dal tipo di cultura
e di formazione di chi scrive.
Negli usi privati di scrittura, nelle lettere, nei libri di memorie, affiorano spesso parole ed espressioni regionali italian izzati ( es. herbioni-piselli;
persichi-pesche; pelizza-pelliccia ).
I settori dominati dai regionalismi sono quelli delle nomenclature domestiche e tecniche, delle arti e dei mestieri.
La perseveranza di tratti marcatamente locali e dialettali connota la scrittura di scriventi poco colti, ad esempio artigiani e bottegai che hanno
imparato a scrivere in modo approssimativo nelle scuole parrocchiali. Le scritture semicolte sono molto diversificate tra loro per lestrema
variabilit nellesecuzione s critta dellitaliano, ma hanno caratteristiche che le accomunano:
- invadenza del parlato nello scritto, fatto che s i traduce nellinterferenza del dialetto a tutti i livelli
- scarsa competenza a livello di grafia e interpunzione e a livello lessicale-semantico
- alternanza di registri diversi: Alto ( ecclesiastico e burocratico ) e basso del parlato dialettale
- uso frequente di parole generiche ( fare; cosa ecc..)
Il grado di standarizzazione perci legato al complesso problema dellalfabetizzazione e ai modi di apprendimento dellitaliano scritto: in certe
zone cont molto la politica religiosa ed educativa della Chiesa ( es. Lombardia con Federico Borromeo con le scuole parrocchiali ).
La crescita dellalfabetismo comporta anche la diffusione di una produzione editoriale di consumo: manuali, stampe popolari, pronostici e
cantari; il filone pi ricco quello di opere religiose e devote che viene enormemente potenziato dopo il Concilio di Trento.
Dunque da un lato si amplia il numero di lettori e scriventi, dallaltro anche la competenza passiva potenziata, in primo l uogo dalla
predicazione in italiano.
4.3.10 Bembo e la cultura fiorentina: Giambullari, Varchi e lAccademia della Crusca
Gli ambienti fiorentini non accolsero favorevolmente le Prose di Bembo, che esaltava il fiorentino letterario trecentesco, ma non accettava il
fiorentino vivo contemporaneo e s minuiva la grandezza linguistica di Dante.
Proprio alla rivalutazione del fiorentino e di Dante si mosse lAccademia fiorentina, da cui a met secolo usc anche la prima grammatica
elaborata in ambiente toscano diretta a non toscani: De la lingua che si parla et scrive in Firenze di Giambullari, pubblicato a Firenze.
La mediazione delle posizioni fiorentiniste con quello di Bembo fu opera di Benedetto Varchi: distinguendo la lingua come fat to vivo e naturale,
dallo stile come elaborazione letteraria, concilier il principio della fiorentinit viva, sul piano della lingua, ponendo in primo pian o la natura
parlata della lingua ma rivendicando lazione regolatrice degli scrittori.
Per tentare di ridare a Firenze il ruolo di legislatrice della lingua venne fondata lAccademia della Crusca (1582), che grazie allattivit
filo logica- letteraria di Leonardo Salviati, comp la grande impresa della compilazione del Vocabolario degli accademici della crusca (Venezia,
1612 ).
Secondo Salviati, affermando la perfezione naturale della lingua fiorentina trecentesca, veniva allargato il canone ristrettissimo del Bembo (
Petrarca e Boccaccio ). Infatti tutte le scritture fiorentine del 300, co mpresi i testi pratici, senza intenti letterari, erano considerate importanti
come documento linguistico, anche se Salviati indicava la norma del buon uso degli scrittori di maggior autorit letteraria, con preferenza per
verso quelli che evitavano uno stile troppo elaborato.
A questi criteri si conformava il Vocabolario che fu il primo grande dizionario delle lingue europee.
4.3.11 Reazioni alla Crusca: i moderni contro gli antichi
Tra i grandi esclusi del Vocabolario ci fu Tasso ( reintegrato alla terza edizione del 1691 ); divent lemblema degli oppositori alla Crusca, che
reclamavano la superiorit dei moderni sugli antichi, e quindi delluso linguistico moderno, contro larcaizzante trecentesco; inoltre
rimproveravano la ristrettezza geografica del canone cruscante, che fondava la norma lessicografica sulluso fiorentino, escludendo voci gi in
uso nel resto dItalia.
Il Vocabolario diventa perci nel 600 baluardo della tradizione, contro gli orientamenti moderni e barocchi, che determinano gli sviluppi del
linguaggio poetico sulla strada gi aperta dal Tasso.
La compiuta sistemazione della poetica barocca fu pi tarda ad opera di Tesauro nel trattato Il Cannocchiale aristotelico (1654), n el quale4 si
codifica la libert e loriginalit espressiva e la novit e levoluzione linguistica. Viene cos legittimata la consapevole evasione dalla norma
linguistica che era stata praticata dai poeti barocchi ( es. forestierismi ).

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La grande spinta antitradizionale riguardava lo stile e il lessico ( uso inedito di metafore, antitesi, enumerazioni ecc.. ), mentre le strutture
metriche e limpalcatura grammaticale restavano n el solco della tradizione precedente.
Ne deriva una inesauribile ricerca di elementi lessicali nuovi e orientati verso lattualit, come nellAdone di Marino (1623) ( lessico scientifico
es. telescopio, occhiale; botanica: ligustro, giacinto; lessico settoriale di equitazione, scherma e danza; esibizione di forestierismi: ispanismi,
francesismi; dialettalismi napoletani, latinismi ).
4.3.12 Galileo e la prosa scientifica: Redi, Magalotti e la III edizione del Vocabolario ( 1691 )
La prosa s cientifica rappresenta la continuit con la tradizione toscana. Le scelte di galileo hanno unimportanza rilevante: lo scienziato, dopo gli
esordi in latino, la lingua internazionale della comunicazione scientifica, opta decisamente per litaliano, spinto da una forte esigenza di
comprensibilit e di divulgazione anche presso i non specialisti.
La prosa galileiana si orienta cos verso la chiarezza e la comprensibilit, ottenute con u na terminologia aliena dalleccess ivo tecnicismo.
Usa procedimenti di riformulazione o glosse per spiegare i termini; cerca di evitare le denominazioni dotte, formate con eleme nti greci o latini,
destinate ad avere fortuna come internazionalismi nella lingua scientifica. La sintassi si snoda senza artificio, con chiarezza ma con un notevole
grado di complessit : Galileo domina la coerenza logica dellargomentazione, mantenendo una forte coesione testuale e istitu zionalizza nella
prosa scientifica una serie di costrutti nominali a scapito del verbo.
La prosa scientifica dellAccademia del Cimento, in particolare di Francesco Redi e Lorenzo Magalotti, punter pi vistosamente sulla
colloquiali toscana, con gusto descrittivo che trapassa facilmente dal rigore della registrazione scientifica al compiaciment o letterario. Entrambi
furono collaboratori della III edizione del Vocabolario della Crusca dove avviene una maggiore apertura alla cultura fiorentina e alla modernit:
la lingua della scienza seicentesca e linserimento di autori non toscani come Sannazzaro, Castiglione e Tasso. Inoltre le voci antiche vengono
segnalate con V.A., per indicare una valore solo documentario e non da imitare.
4.3.13 Rinnovamento ed espansione dellitaliano
Un capitolo fondamentale della nostra storia linguistica riguarda il processo di espansione e trasformazione che investe litaliano tra 600 e 700.
Il processo di rinnovamento della lingua s i verificava in direzione europea, nel senso che era in gran parte linflusso d el francese, la nuova lingua
universale della cultura, a condizionare i mutamenti lessicali e sintattici. Inoltre il rinnovamento avveniva prevalentemente in direzione non
letteraria, perch era legato al grande sviluppo della scienza e della tecnica, esaltate dallenciclopedismo come indispensab ili al progresso e
allutile pubblico.
Litaliano si allarga a nuovi usi non pi letterari, ma giuridici, economici, tecnici e scientifici. Le conseguenze sono impo rtanti: le strutture
tradizionali della prosa s i semplificano, il patrimonio dellitaliano si arricchisce con la nascita di nuove discipline.
La formazione delle nomenclature delle varie discipline con elementi greci e latini, favorisce la convergenza dellitaliano con le altre lingue
europee, attraverso il comune repertorio delle lingue classiche per la formazion e di europeismi lessicali.
Inoltre, anche la lessicografia si rinnova: si pubblicano i primi dizionari specializzati, che registrano le terminologie delle varie aree disciplinari e
si stampano numerose traduzioni di vocabolari specialistici stranieri, soprattutto francesi.
Si fa strada lidea del vocabolario universale che deve accogliere un patrimonio lessicale pi ampio, documentare la variet degli usi anche
pratici, tecnici,scientifici, uscendo dalle ristrettezze del canone tradizionale ( Dizionario universale critico enciclopedico della lingua italiana,
dellabate Francesco DAlberti di Villanuova, 1797-1805; si rif non s olo a fonti scritte, ma alluso vivo ).
Ci sono inoltre nuovi canali di diffusione.
- scuola: in vari stati ( Piemonte, Lombardo - Veneto, Parma, Modena, Napoli ) si sviluppano riforme scolastiche che scardinano la didattica
tradizionale fondata s ul latino e pongono lesigenza dellinsegnamento dellitaliano nelle scuole primarie.
- gazzette, giornali: divulgano la cultura italiana europea a un pubblico non specialista e contribuiscono allo svecchiamento delle strutture
sintattiche e lessicali ( il programma del Caff di spargere u tili cognizioni di carattere pratico e s cientifico ).
Cambiano le idee anche sulla lingua: si fanno strada atteggiamenti innovatori che contrastano lidea di lingua come fatto prevalentemente
artistico e letterario; i letterari del caff rappresentano le posizioni pi radicali, ispirate al razionalismo che esaltava gli aspetti logici e
comunicativi del linguaggio a discapito degli aspetti retorico-letterari, chiedendo che la lingua fosse piegata alle nuove idee. I nuovi modelli
letterari sono i pensatori inglesi e francesi, e autori contemporanei in cui si identificava lideale illuministico del filos ofo rispetto al letterato (
Rinunzia di Alessandro Verri al vocabolario della Crusca ).
4.3.14 Influsso francese e rinnovamento linguistico
Si possono indicare tre frasi di penetrazione dei francesismi:
- seconda met del 600 - primi 700: affermazione di ci che viene dalla Francia nelle usanze e nelle relazioni sociali e processo europeo di
consacrazione come lingua universale.
- epoca illuminista: rinnovamento ideologico e linguistico ( francesismo filosofico, politico economico )
- et rivoluzione e Napoleone: consolidazione del francese a lingua internazionale.
La penetrazione del francese avveniva in settori attinenti alla vita pratica, come labbigliamento, la cucina, larredamento di case e giardini. Ma
questo era dovuto anche alla generale scarsa competenza dellitaliano parlato e della scarsa flessibilit dellitaliano agli usi scritti.
Lespansione del francese oltre che in Piemonte p articolarmente vistosa a Venezia, Milano, Parma, Ro ma e Toscana.
Nel corso del 700 il francese frequentemente usato nella comunicazione letteraria e scientifica, negli scritti privati e nel parlato familiare delle
classi nobili e borghesi.
Il francese a differenza dellitaliano riveste il ruolo di lingua viva, delloralit e della conversazione, come il dialetto; e spesso la scrittura rivela,
attraverso errori e grafie fonetiche, una competenza soprattutto orale.
Il diffuso bilinguismo promuove interferenze lessicali vistose: i romanzi e le storie galanti tradotte dal francese sono un g enere fortunatissimo; le
traduzioni immettono in circolazione traslati francesizzanti ( es. una creatura..che ti adora; una festa cos brillante ) oppure calchi strutturali ( es.
hanno motivo di spaventarsi; essere sul punto di comparire ).
Anche la lingua dei giornali veicolo di interferenze tra le due lingue ( es. articolo di lusso ; caratterizzare; mettere a giorno ecc.. ).
Ma accanto a queste interferenze sostanziose novit di stampo europeo entreno nelle gazzette coi resoconti di nuove scoperte scientifiche ( es.

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ventilatore; scafandro ).
In et rivoluzionaria di stampo francese il nuovo linguaggio politico ( es. cittadino; libert; tirannia; massa; aggiornare; appoggiare, organizzare
ecc..).
Infine si diffonde lavanzata di certi costrutti: frase scissa lui che/ ora che; ripresa di proposizione con cosa/fatto; il tipo lo anaforico
rispetto alla frase che precede. Sullorganizzazione testuale e sintattica influisce soprattutto una costruzione meno comples sa e ipotattica di
quella tradizionale, di stampo boccacciano - bembiano; il clima razionalistico promuove lordine SVO, secondo il modello francese sinonimo di
naturalezza e chiarezza.
4.3.15 Un distinto e s peciale linguaggio. Continuit e specificit della lingua poetica
Il richiamo al buon gusto, dettato dallArcadia gi a fine 600, signific soprattutto rigetto della poesia barocca e recupero del linguaggio poetico
tradizionale, disciplinato per dalle esigenze di chiarezza e semplicit proprie del classicismo razionalista. La lingua della poesia anche quando
accoglie tematiche nuove e proiettate verso lattualit, continua a mantenere la sua specificit, anzi approfondisce la sua distan za dalla lingua in
prosa, caratterizzandosi negli usi grammaticali, negli artifici retorici e nelle scelte lessicali come un distinto e speciale linguaggio.
4.4 Da lingua letteraria a lingua duso nazionale
4.4.1 Lingua comune, identit nazionale e dialetti nel primo 800
Nel corso del 700 gli Illuministi continuano a pensare a u n ammodernamento d ella lingua della tradizione lett eraria comune alle persone colte di
tuttItalia, anche n ella versione pi allargata d i universale lingua italiana.
Lesigenza dellunit della lingua, che deve coincidere con lo strumento vivo della comunit dei parlanti di una nazione, si fa strada chiaramente
solo con le idee romantiche ed affrontata con risolutezza da Alessandro Manzoni, prima di diventare questione prioritaria e ineludibile con il
costituirsi dello Stato Nazionale. Si trattava dunque di recuperare la dimensione unitaria e la funzion e sociale della lingua.
A inizio 800, infatti, il moto di reazione allinfluenza francese, cresciuto con linfluenza napoleonica, determina un recup ero dei valori del
patrimonio letterario linguistico italiano e un culto della lingua come vincolo della na zione. Condividono questi ideali le correnti del purismo e
del classicismo che per si differenziano tra loro nei modelli e negli obbiettivi:
- purismo: caposcuola Antonio Cesari; aspira a una lingua naturale, semplice e popolare; guarda al 300 come il s ecol doro, in cui tutti
scrivevano bene, proponendo di ricorrere a queste scritture anche per trovare i termini nuovi.
- classicismo: spesso ispirato alla teoria della lingua italiana comune dantesco - trissiniana , guarda ai valori artistici, letterari e nazionali della
tradizione linguistica, soprattutto del 500 e nel suo indirizzo pi aperto rivaluta la moderna cultura scientifica e filosofica, da cui ritiene che si
debbano trarre gli elementi indispensabili per un moderato rinnovamento linguistico.
A fronte di queste posizioni, con i nuovi ideali del Romanticismo, affiora decisamente la richiesta di una lingua come strument o sociale, di
comunicazione scritta e parlata, mentre si riflette sui dialetti, studiati e apprezzati come immagine pi vera dei popoli e si rivaluta la letteratura
dialettali.
I dialetti erano visti negativamente dal movimento dei classicisti. E contro i dialetti particolari si poneva anche Manzoni, che pure condivideva
con i romantici il concetto di dialetto come lingua viva e vera: proprio su questa base egli arriver a proporre la lingua viva parlata a Firenze, il
dialetto fiorentino colto, come strumento di unificazione linguistica nazionale.
A questa soluzione, lo scrittore giunge attraverso una lunga riflessione, che accompagna lelaborazione del suo romanzo storico, i Pro messi
Sposi.
4.4.2 Manzoni: dalla lingua per il ro manzo alla lingua per la nazione
Sono 3 le redazioni del romanzo:
- Fermo e Lucia (1821-23), non pubblicato
- I edizione Promessi Sposi (1815-27)
- II edizione Promessi Sposi (1840-45)
La stesura del suo romanzo storico, che poneva al centro della vicenda personaggi popolari, gli fa apparire inadeguata la lin gua della prosa
primottocentesca, e in particolare la sua lingua che definisce un composto indigesto, di toscano letterario, lollardismi, francesismi e altro
ancora.
La lingua del Fermo infatti contrassegnata da un notevole ibridismo e soprattutto dalla presenza di regionalismi lo mbardi.
Dunque Manzoni avverte un problema personale di scrittura, si rende consapevole che in Italia non c uno strumento espressivo a tutti gli usi
parlati e scritti, come invece lo era il francese.
Accantonato labbozzo, Manzoni inizia la stesura della I edizione , cercando d i ottenere maggiore uniformit linguistica fond ata sul toscano della
tradizione letteraria, eliminando i lollardismi e mantenendo per le forme che trovava concordanti con il toscano ( fase tosc ano-milanese).
Il viaggio a Firenze subito dopo la stampa e limmersione nel fiorentino parlato vivo, lo convincono che solo luso vivo, la lingua di una societ
reale di parlanti pu essere il punto di riferimento.
Matura quindi la convinzione che s olo il ricorso alluso fiorentino vivo poteva essere la via per lunificazione linguistica sulla base di una lingua
intera e viva.
Avvia perci la correzione del romanzo in vista della II edizione: il risultato per non perfettamente corrispondente alla teoria, perch la
tendenza non tanto quella di dare una veste fiorentina allopera, quanto piuttosto di attribuirle u na fisionomia linguistica pi moderna e usuale,
eliminando le forme troppo letterarie e sostituendole con gli usi correnti.
Tendenze correttorie:
- eliminazione di lollardismi come : un zucchero; inzigasse > aizzasse; tosa>ragazza
- introduzione di fiorentinismi vivi: giuoco>gioco; muove>move; io aveva> io avevo ecc..
- abbassamento del tono letterario a forme pi colloquiali: g iugnendo>giungendo; cangiando>cambiando; veggio>vedo; picciolo>pic colo ecc..
- eliminazione di doppioni verso maggiore uniformit: fra >tra
Ma laspetto rilevante la conquista di uno stile semplice, attraverso lassorbimento nella struttura del romanzo dei modi d elloralit, che

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pervadono sia i dialoghi sia il narrato: le costruzioni marcate, gli anacoluti, i cambi di progetto ecc..
4.4.3 Dopo lunit: scuola, italofonia e dialettofonia
Manzoni interverr pubblicamente sulla questione della lingua nel 1868, inviando la Relazione sullunit della lingua e i mezzi per diffonderla,
seguita da un Appendice, a Emilio Broglio, ministro della pubblica istruzione del nuovo Regno dItalia.
Lo scrittore ribadisce ladozione del fiorentino vivo come mezzo per sostituire alla selva dei dialetti una sola lingua comune; e soprattutto
indicava le strategie per la diffusione del fiorentino.
La prima proposta era la compilazione di un vocabolario della lingua italiana fondato sulluso vivo di Firenze, a cui occorreva far seguire
vocaboli dialettali, che traducessero in fiorentino i vocaboli delle varie parlate.
Poi pose la scuola al centro del processo di unificazione e diffusione dellitaliano, e riguardava anche la formazione e fiorentizzazione degli
insegnanti e lavvio di uneditoria scolastica specializzata ( in questa proposta si inseriscono libri come Pinocchio di Collodi, Cuore di de
Amicis; Ciondolino di Vamba ).
Le riflessioni di Manzoni si inseriscono nel vivo dei problemi legati alla scuola e allalfabetizzazione post Unit: grazie a llo sforzo per
lallargamento dellistruzione elementare lanalfabetismo, che nel 1861 era del 75%, scende nel 1911 al 40%, mantenendo le punte pi alte nel
Nord Est.
La sola frequenza elementare non poteva tuttavia garantire il p ieno possesso della lingua e diversa era la situazione della T oscana e di Ro ma, per
la vicinanza del dialetto allitaliano letterario, rispetto alle altre aree.
Ai primi del 900 litaliano sta ormai guadagnando terreno anche come lingua duso familiare nelle classe borghesi. Labbandono del dialetto
incoraggiato dalla scuola attraverso i programmi ministeriali, sia attraverso la prat ica della traduzione dal dialetto alla lingua, sia attraverso
leliminazione delle interferenze dialettali dallitaliano degli allievi.
Questa tendenza si rafforza nel periodo tra le due guerre: la politica linguistica del fascismo fu infatti allinsegna d ellostilit ai dialetti,
combattuti come possibile veicolo di rivendicazioni autonomistiche, e di programmatica italianit linguistica. Questo orienta mento si tradusse
nellestirpazione della malerba dialettale nella scuola, oltre che nella repressione delle minoranze etniche e nella lotta ai forestierismi in nome
dellautarchia linguistica.
Solo alla fine degli anni 70, coi nuovi programmi, comincia a farsi strada lattenzione ai dialetti come patrimonio linguist ico e culturale
dellallievo, nellambito di una nuova consapevolezza per la variet del repertorio italiano, e si intensifica la riflessione s ul rapporto tra litaliano
e i dialetti nel percorso didattico.
La Relazione manzoniana suscit molti consensi ma anche critiche: Graziadio Isaia Ascoli critica la pretesa di imporre la lingua di Firenze come
una manica da infilare a un paese come lItalia in cui non cerano le condizioni per realizzare un nuovo modello dallalto normativo, n si
potevano cancellare di colpo le variet dialettali. Solo creando condizioni culturali pi favorevoli, eliminando lanalfabetismo e facendo circolare
pi largamente la lingua letteraria, che rappresentava gi la base comune della lingua, s i sarebbe p otuto diffondere luso de llitaliano.
4.4.4 Una lingua per tutti: fattori di evoluzione dopo lUnit e le linee di tendenza
Gi poco dopo lunificazione, nel 1870, Carlo Tenca aveva fotografato levoluzione degli usi linguistici linstaurarsi di nuo ve abitudini
allitalofonia e le due facce del fenomeno, la rapida italianizzazione del dialetto e lincipiente formazione di italiani regionali parlati; e
soprattutto le trasformazioni socioculturali ed economiche che modificavano il quadro sociolinguistico: oltre alla scuola hanno agito dunque una
serie di fattori socio-economici:
- migrazioni interne,connesse con lurbanizzazione.Il fenomeno prevede labbandono del dialetto provenienza al di fuori degli usi familiari e
lintegrazione linguistica sulla base del dialetto darrivo di maggior prestigio, sottoposto a un cres cente livellamento in direzione dellitaliano
regionale. Dal secondo dopoguerra lintegrazione linguistica avviene in italiano: il salto linguistico si colloca di solito a livello dei figli degli
immigrati, che hanno in genere competenza passiva del dialetto d origine e parlano s olo italiano.
- ondate migratorie verso lestero: tra 800 e 900 che spingono v erso lalfabetizzazione e lapprendimento d ella lingua.
- apparato amministrativo centralizzato: irradia un italiano giuridico e di alta formalit
- servizio militare obbligatorio
- stampa e trasmissioni di massa: 800-900 stampa giornalistica; 1926 radio; 1954 televisione
Dagli anni dellunit a oggi si verificata dunque una radicale evoluzione negli usi linguistici: da una situazione di monolinguismo dialettale, si
arrivata alla situazione attuale di prevalente monolinguismo con diglossia: la maggioranza degli italiani oggi composta d a italofoni con la
competenza di un dialetto, avvertito p er come codice basso rispetto allitaliano, e usato in situazioni comunicative pi limitate.
La tendenza degli ultimi decenni infatti quella di unespansione costante dellitaliano ( o meglio delle sue variet rif. Par 1.2.2); in sintesi
queste sono le linee evolutive:
- litaliano avanza progressivamente sia negli usi familiari sia fuori casa, parallelamente al decremento del dialetto, che perde parlanti e contesti
duso.
- le aree di maggior resistenza nelluso del dialetto continuano a essere il nord est, il sud e le isole; una buona percentuale della popolazione
continua a essere bilingue, e circa il 10 % si esprime solo in dialetto nelle varie situazioni comunicative
- il bilinguismo italiano.dialetto produce spesso nei parlanti fenomeni di commutazione di codice, cio di passaggio dalluso d ellitaliano alluso
del dialetto e viceversa nello scambio conversazionale o nello stesso enunciato.
- una percentuale sempre crescente solo italofona, parla solo italiano (o tuttal pi ha competenza passiva del dialetto): qu esta tende ad
aumentare maggiormente nei medi e grandi centri urbani e progredisce nelle nuove generazioni.
Resta il fatto che in poco pi di 100 anni dallUnit, llitania, dopo essere stato per secoli lingua prevalentemente scritta e letteraria, diventata
la lingua anche parlata almeno dal 90% della popolazione italiana e usata nelle diverse situazioni della vita quotidiana.
Il risultato non certamente la lingua omogenea e fiorentina che si aspettava Manzoni, ma la lingua variegata che tutti oggi usiamo: una lingua
in movimento sottoposta a forti spinte innovative; conta molto il fatto che la letteratura abbia perso ormai da tempo il ruolo di modello
linguistico, ma anche lentrata in gioco di nuove forze e protagonisti: i giornali, i mezzi di co municazione di massa, la pub blicit ecc..
4.4.6 Un bilancio

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La nostra lingua appare dunque, oggi, in trasformazione pi rapida rispetto al passato, dato che sta compiendo in pochi decenni un cammino che
altre lingue europee nazionali hanno gi percorso da alcuni secoli.
Anche la questione linguistica ha assunto nuovi connotati, confrontandosi sempre pi decisamente con gli usi comunicativi e sociali d ella lingua:
il dibattito si spostato piuttosto sul ruolo della scuola e delleducazione linguistica, sullanalisi dello stato attuale dellitaliano e sulle sue
tendenze evolutive, sulla posizione dellitaliano nel contesto europeo e internazionale.
Lincalzare di alcuni fenomeni, come la pressione dellorale sullo scritto e linvadenza e il prestigio dellanglo -americano, che un aspetto
vistoso e recente della storia linguistica novecentesca hanno imposto ai linguisti unun attenta riflessione sullitaliano di oggi: esso va
considerato come lingua in movimento che non sembra per aver reciso i legami con al sua secolare tradizione.
Nellultimo decennio si manifestata lesigenza, a livello teorico e pratico, di un ritorno alla scrittura, nella consapevolezza di un problema
anzitutto di chiarezza comunicativa , che interessa le istituzioni, il linguaggio burocratico e amministrativo.
A livello di educazione linguistica, il problema coinvolge tutto il curricolo scolastico, e ha trovato negli ultimi anni terreno di studio e di
sperimentazione della scrittura professionale agli studenti universitari.
Linflusso straniero, non s embra giustificare eccessivi allarmismi. Il fenomeno appariscente, ma riguarda in realt pi le variet diafasiche ( es.
lingue speciali ) che la lingua duso. Anche i media e i giornali tendono, del resto, a dare unimmagine enfatizzata, pi che oggettiva della
presenza effettiva delle voci di provenienza angloamericana.
Pi a singole parole o a singoli costrutti, occorrer semmai fare attenzione alla sorte dellitaliano come lingua nazionale d i fronte alluso
dellinglese, ormai gi di fatto esclusivo di certi settori ( medico, scientifico), ma anche vero che litaliano diventato negli ultimi anni una
delle lingue pi studiate e imparate allesterno, anche per motivazioni diverse da quelle tradizionali ( legate alla letterat ura, allarte, alla musica,
al turismo ).

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