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SOCIOLINGUISTICA

INTRODUZIONE Le prime manifestazioni di questo campo della linguistica le troviamo negli studi di Dialettologia ( in Grecia, in Italia, etc). Questo significa che in Grecia ma soprattutto in Italia abbiamo avuto studi molto importanti su Dialettologia, [tra i pi importanti studiosi D'Ascoli ( 19o sec, famosolinguista importantissimo, fondatore dell'Archivio Glottologico italiano, una rivista molto importante), atte Bartoli, Triandafillidis, Valiakakos ] e di geografia linguistica che una disciplina che studia i modi di parlare a secondo della differenza del luogo geografico ( Italia,Francia ) / Gillieron, grande dialettologo francese ] La S-L non una scienza nuova, sono per nuovi il nome stesso di Socio-Linguistica e i principi teorici basati cio su teorie pi moderne. Il termine Socio-Linguistics fu usato nel 1953.Nel 1970 poi usciva il testo basilare di Fishman nel quale si ponevano i principi teorici di questa specializzazione. Egli poneva le quattro "W" who speaks what language to whom and when Importanza in questa disciplina hanno: chi parla quale lingua a chi e dove, quando noi capiamo che in questa disciplina importante il parlante who = il parlante Un importante contributo scientifico alla disciplina si deve a Gaetano Berruto che un socio-linguista importantissimo ( prof, all' universit di Torino). Egli ha aggiunto altre " W " , il come, il perch e il dove. Inoltre in base alle recenti aquisizioni teoriche, cio delia teoria della comunicazione ( teoria di Jacobson, la lingua comunicazione ), Berruto sottolinea anche il fatto che la lingua non solo un sistema di codice astratto, ma uno strumento fondamentale di comunicazione usato da comunit sociali. Quindi c' questa novit importante, che non si parla pi di individuo emittente, ricevente etc. Quindi Berruto, ancora di pi, sottolinea la dimensione sociale della lingua. Che cos' la Socio-Linguistica? una specializzazione che studia la dimensione sociale del linguaggio, 1 rapporti fra societ e la lingua. Il problema : A) che la societ non un insieme omogeneo e di conseguenza anche la lingua e B) parlare di rapporti fra lingua e societ in maniera cos semplice non ci fa capire se la lingua che influenza la societ se la societ che influenza la lingua. A)La societ non omogenea perch costituita da persone con diversa estrazione sociale, formazione etc. Questa differenziazione sociale spiegata da alcuni come insieme di gruppi sociali, mentre altri linguisti,sociologi,studiosi e intellettuali di impronta marxista parlano di classi. A un certo punto per questi concetti vengono revisionati dallo stesso Berruto il quale parla di comunit . E poi, visto che la societ differenziata, anche la lingua di conseguenza lo . La S-L quindi studia questa differenza, questa variet linguistica ( principio fondamentale della Socio-Linguistica ). B)La S-L quindi si occupa della lingua in rapporto alla differenziazione sociale. Abbiamo gi una specificazione di questo studio. Si occupa per anche di stabilire se la lingua che si adatta a questa differenziazione se la lingua che crea la differenziazione. molto importante esaminare anche il potere che la lingua ha, di influenzare la organizzazione sociale. In una societ omologata dal punto di vista sociale come la odierna evidente che il linguaggio ha il potere di determinare dei comportamenti e dei cambiamenti sociali. Questo avviene grazie anche allo sviluppo tecnologico dei mass-media che svolgono una funzione sociale di tipo livelatrice etc. Questo processo avviene quotidianamente in maniera sotterranea. Per in passato , in molte societ a regime totalitario, avveniva in maniera sistematica come politica linguistica. LA VARIET LINGUISTICA Ogni lingua soggetta al principio di variabilit. Abbiamo gi visto nella storia della lingua, come le lingue varino nel tempo. Vedremo ora che la lingua pu variare oltre che nel tempo anche secondo altri fattori. Per la precisione varia nello spazio, ali' interno di una classe sociale e in diverse situazioni sociali. Questi fattori di variazione determinano 5 ( cinque) principali tipi di variet: A)ll tempo ( le variet diacroniche ) B)Lo spazio ( variet diatopiche ) C)La societ ( variet diastratiche ) D)!l contesto comunicativo ( variet diafasiche ) E)ll canale comunicativo ( variet diamesiche) LA VARIETA LINGUISTICA. (Dettagliamente) A)il tempo, ci da le variet diacroniche p.es. italiano volgare, italiano

standard ( varie lingue attraverso il tempo ) B) lo spazio, ci da variet diatopiche. Sono i dialetti, le lingue regionali, Greco del nord e di Atene, Greco regionale, italiano regionale, l'italiano fuori d'Italia cio l'italiano degli emigranti che un tipo piuttosto omogeneizzato,le minoranze linguistiche ( sono lingue di gruppi etnici non che hanno cittadinanza italiana. Sono riconosciute dalla costituzione 11 p.es. minoranza linguistica germanofonajILadino che parlano nel FriuliVenezia,i grecofoni, gli albanofoni etc ).ll fattore geografico quello che influenza di pi . Variet diatopiche sono i dialetti, anche le lingue minoritarie. P.es. nel Trentino -Alto Adige ( Sud Tirollo ) abbiamo una minoranza germanofona. In questa zona abbiamo elementi tedeschi molto influssi sufi' italiano e anche parlanti germanofoni. In Val D'Aosta ( confine con la Francia, abbiamo una minoranza linguistica che parla l'occitano ( forma del francese provenzale medievale). Un'altra minoranza linguistica albanofona si trova nelle Marche, Abruzzo in Calabria e in Sicilia ( sono presenti anche in Grecia, ). Poi ci sono i grecofoni in Calabria e Puglia. Queste sono popolazioni etnicamente italiane e linguisticamente di lingua greca. Queste sono le minoranze linguistiche. Poi esistono le comunit linguistiche minoritarie, p.es. quelle dell'Africa settentrionale. Sono comunit di emigrati e sono diverse dalle minoranze linguistiche. I primi sono italiani, I secondi emigrati ( in Italia si sviluppa ultimamente l'insegnamento dell'italiano come lingua seconda, rivolta agli emigrati ). Esiste anche l'italiano fuori d'Italia ( p.es. USA) che ha forme curiose d'italiano, C) la societ ci da le variet diastratiche. Sono le variet linguistiche che si sviluppano all'interno della societ. La societ non omogenea ma divisa in strati,in gruppi, in classi (secondo la teoria marxista). Sono variet diastratiche perch rappresentano gruppi sociali diversi p.es. It. Popolare che si parla nelle citt, "in giro per l'Italia", al nord e al sud ed caratterizzato da molte forme dialettali , non molto vicino alla grammaticali, p.es. una intervista a una persona, la quale non parla in dialetto ma cerca di parlare in It , con errori perche traducono dal loro dialetto (p.es. usano l'ausiliare avere con verbi di moto, non usano giusti plurali, non usano il congiuntivo perche non esiste nel It popolare ). In greco si incontra soprattutto con il non uso del genitivo. Altro esempio quello del gergo ( che non mai uno in nessuna lingua ) p.es. il gergo dei ladri, , che assomiglia all'italiano furbesco, gerghi giovanilli ( differenziazione l'et ). La caratteristica dei gerghi la segretezza, cio trasformano le parole in modo che non vengono riconosciute ( ). Una di queste forme Ngr la che la lingua degli omossessuali, per non farsi capire da tutti gli altri. Altro tipo di questa variet, la lingua rom degli zingari. Un'altro tipo di variet diastratica sono le lingue speciali, le lingue professionali. Sono caratterizzate da un lessico particolare, scientifico e omogeneo, p.es. la lingua degli avvocati ( con molte forme latine ), dei medici, etc. D) il contesto comunicativo ci da le variet diafasiche. Quale differenza tra lingua formale informale. In questo caso parliamo di "registro" (to yfos). p.es. il professore che in classe ha un registro formale, quando esce di classe ha un registro pi informale con gli studenti. E) il canale comunicativo ci da le variet diamesiche. Abbiamo l'italiano scritto e parlato, e fra questi due c' differenza. Per esempio, nell' It. parlato usiamo spesso il "che" mentre nello scritto useremo "quale" perch pi chiaro, elegante. Nel Greco lo chiamiamo poudismos. Il mezzo ( perci diamesica ) la scrittura. Un'altra forma di It diamesico quello trasmesso. La comunicazione ha delle regole. In questo caso il mezzo la radio, la televisione etc. Nella radio p.es, tu non vedi il tuo interlocutore, devi attuare delle strategie diverse ( che tipo di lingua usa quello che parla nella radio per attirare la mia attenzione?). Ci sono poi nella radio alcune trasmissioni molto volgari attirano l'attenzione dei giovani con interiezioni, cose di cattivo gusto, parole sciocanti. Nel calcio non solo la lingua che usiamo, il lessico, ma anche il modo con il quale usano la voce, parlano velocemente, tagliano le parole, usano determinate parole, non solo tecniche ma un gergo particolare, per attirare l'attenzione. Concetti teorici fondamentali per la varieta. A questo punto dopo aver esaminato i vari tipi di variet dell'lt, chiariamo alcuni concetti teorici fondamentali: Prima, il concetto di repertorio linguistico. Esso l'insieme di tutte queste variet di cui sopra, che il parlante italiano ha a sua disposizione ( concetto di Berruto ). Ci significa che il parlante italiano medio pu conoscere contemporaneamente pi di una di queste variet p.es. conosce l'italiano standard, forse anche il dialetto, sicuramente l'italiano trasmesso,etc. In pi conosce anche una lingua minoritaria. Il repertorio varia se uno conosce la lingua scritta, evidente che un parlante tanto pi completo, maturo, quanto pi vasto il suo repertorio. Fino ad ora abbiamo parlato del parlante e abbiamo definito un nuovo modo di rappresentare l'identit linguistica. Per esempio parliamo di " parlante italiano " e non di "italiano". Il primo ( parlante italiano ) un concetto scientifico-linguistico, il secondo ( italiano ) politico. Communita linguistica Vediamo ora che cosa significa comunit linguistica. Non infatti scientificamente corretto parlare di stati, etc, ma di comunit. La comunit linguistica formata da tutti i parlanti che si considerano portatori di una stessa lingua, che usano in maniera interattiva uno stesso codice linguistico e che condividono le stesse regole linguistiche ( esempio, quando vado in un funerale e dico congratulazioni e non condoglianze, sono distratto oppure non ho capito i contesti che si usano queste espressioni). La comunit linguistica non coincide necessariamente con una comunit sociale ma pu essere inclusa esclusa. Parliamo infine di lingue in contatto, quando gli stessi parlanti usano codici linguistici diversi ( fainomeno glossikhs epafhs ), esempio , uno della Tracia, particolarmente istruito parla greco ma anche turco, pur essendo Greco a tutti gli effetti. Ci possono essere persone provenienti da un altro stato per bilingui a tutti gli effetti,

hanno due codici linguistici etc. Per esempio la comunit degli svedesi in grecia, i qualli parlano in una maniera diversa lo svedese rispetto a\quello che si parla in Svezia, perch il contatto con il greco influenza il loro modo di parlare. Ugualmente gli albanesi che vivono in grecia.Quindi le lingue in contatto , questo bilinguismo crea molti e interessanti sviluppi. Norma - Condividere le stesse regole linguistiche Fin ora abbiamo esaminato - il repertorio -le comunit linguistiche e infine esaminiamo -la norma, la quale risponde alla domanda: che significa condividere le stesse regole linguistiche? Per entrare in questa comunit linguistica grecofona io devo conoscere le regole di questa lingua. Non basta studiare le regole grammaticali e quindi parlare una lingua correttamente per considerarsi membri di una comunit linguistica. Bisogna invece conquistare la norma. La norma il risultato di un processo storico di adattamento di una comunit linguistica e si basa sull'uso concorde di determinati comportamenti linguistici. Ogni lingua stabilisce la propria norma la quale comprende i processi attraverso il tempo. . Alla base c' un accordo. Per esempio, la grammatica greca dice che non posso dire " ". Questa una norma per la grammatica. Se io voglio considerarmi parte della comunit linguistica di Salonico dovr parlare cos. Altrimenti non sar membro di questa comunit linguistica ( rapporto con la psicolinguistica). Quindi la norma l'insieme di regole di comportamento sociale in cui tutti si riconoscono ( anche i gesti fanno parte). Usiamo queste definizioni scientifiche perch le definizioni tradizionali di origine , di cittadinanza, etc, non sono chiare dal punto di vista linguistico. Questo perch nella lingua non ci sono confini. Cosa e il continuo? Noi abbiamo il repertorio. E la situazione linguastica al interno passiamo passiamo da una varieta del repertorio all altra. E la situazione reale della lingua. Un altro aspetto del continuo e l uso contestualizzato della lingua. Il raddopiamento morfosintatico che avviene quando collociamo lr parole nell enunciato. Un altro caratteristico e l intonazione. (epitonismos)

I dialetti italiani Il termine dialetto pu essere usato con diverse accezioni: a. variet parlata della lingua nazionale, cio una semplice variet del codice (in questo senso usato nella letteratura linguistica internazionale a proposito dei dialetti dell'anglo-americano, dei dialetti tedeschi e via dicendo); b. codice distinto dalla lingua nazionale, che, anche se storicamente imparentato con questa, non una sua filiazione o degenerazione; e. strumento di comunicazione linguistica di ambito e impiego demograficamente pi ristretto rispetto alla lingua: questa definizione neutra, basata su criteri sociolinguistici, permette di operare sia quando il dialetto una variet del codice lingua, sia quando un codice diverso. In riferimento all'ambito italiano si applicano generalmente queste ultime due definizioni, tenendo presente anche il fatto che la distinzione fra lingua e dialetto non pu avvenire su basi strutturali, ma solo dal punto di vista semiolo-gico, funzionale, pragmatico e testuale. Le aree dialettali. Un punto di riferimento importante nella ripartizione dell'Italia dialettale rappresentato dalla linea La SpeziaRimini, corrispondente approssimativamente alla catena montuosa degli Appennini, che separa con chiarezza i dialetti toscani da quelli settentrionali. Pi complessa l'individuazione di aree dialettali pi ristrette sulla base dell'analisi delle varie isoglosse (linee ideali che uniscono i punti in cui si verifica il medesimo fenomeno fonetico): esistono infatti raggruppamenti areali diversi per ogni tratto linguistico esaminato, ed sempre un problema stabilire quali tratti considerare accomunanti e quali ignorare come eccezioni. In questo capitolo lasceremo da parte, per il loro status di variet romanze autonome pi che di veri e propri dialetti, il friulano e il sardo, che abbiamo inserito fra le lingue delle minoranze etnolinguistiche. Ci occuperemo invece delle tre aree dialettali fondamentali: a. settentrionale, a sud delle Alpi e a nord degli Appennini; b. toscana, delimitata dall'Appennino, dalla costa tirrenica e, in passato, dalle zone malariche del Tevere; e. centro-meridionale, a sud del Tevere, fino alla punta estrema della penisola e alla Sicilia. Ognuna di queste aree pu essere ulteriormente suddivisa, in base a tratti linguistici che le accomunano, in subaree pi limitate: I dialetti Italiani (le aree dialettali)

Abbiamo 3 gruppi fondamentali: DIALETTI SETTENTRIONALI Gallo-italici ( piemontesi, lombardi, liguri, emiliano-romagnoli) Veneti Istriano DIALETTI TOSCANI Centrali (fiorentino, senese) Occidentali (pisano,, lucchese, pistoiese, livornese) Orientali (aretino-chianaiolo) Meridionali DIALETTI CENTRO-MERIDIONALI Dell Italina Mediana (marchigianni, umbri, laziali (romanesco) Meridionali intermedi (abbruzzesi, pugliesi settentrionali, molisani, campani, lucani) Meridionali estremi (calabresi, pugliesi meridionali, siciliani) DIALETTI SETTENTRIONALI Sono compresi sotto questa denominazione i dialetti dell'area a nord degli Appennini che si suddividono, in base alle proprie intrinseche caratteristiche, in due sottogruppi: quello dei dialetti gallo-italici nella zona nordoccidentale (fra cui si annoverano il piemontese, il lombardo, il ligure, e i dialetti emiliano-romagnoli) e quello dei dialetti veneti nella zona nord-orientale. Un terzo ceppo dialettale settentrionale, l'istriano (che ha le caratteristiche di un dialetto preveneto arcaico), rimasto solo in pochi paesi della zona intorno a Trieste e si pu dire in estinzione. Al di fuori dell'area settentrionale sopra gli Appennini, si trovano ancora dei dialetti gallo-italici arcaici in Basilicata e nella Sicilia nord-orientale (residuo delle colonie gallo-italiche) e delle isole linguistiche liguri in Sardegna. Sulla costa adriatica fra Cattolica e Ancona, esistono invece dei dialetti gallopiceni che costituiscono il momento di passaggio dai dialetti romagnoli a quelli marchigiani, e quindi dall'area geolinguistica dei dialetti gallo-italici a quella dei dialetti centro-meridionali. Fenomeni vocalici dei dialetti veneti: (Settentrionali) Per quando riguara il vocalismo i dialetti veneti seguono uno sviluppo affine al toscano: -mancanza di vocali turbate - fermezza delle vocali finali - mantenimento dei dittonghi ie- -uo- in sillaba libera - assenza di metafonesi - conservazione delle vocali in sillaba debolmente accentata DIALETTI TOSCANI Nell'area corrispondente approssimativamente alla regione Toscana, racchiusa fra gli Appennini a nord-est, dal mare a ovest e in passato dalle zone malari-che a sud, si distinguono diverse variet dialettali chiaramente caratterizzate anche se non cos distanti fra loro come nel caso dei dialetti centro-meridionali. Raccolte attorno ai vari centri urbani, ancora oggi linguisticamente memori delle passate lotte per il predominio di epoca Trecentesca e Rinascimentale, si riconoscono le variet toscane di Firenze, Siena, dell'area occidentale (Pisa, Lucca, Pistoia, Livorno) e di quella di Arezzo e della Val di Chiana, di cui descriveremo alcuni tratti nei paragrafi di questo capitolo dedicati alle variet regionali. Elementi toscani arcaici si trovano ancora nei dialetti della Corsica nord-occidentale, mentre la zona sudoccidentale presenta caratteri affini al sardo, precedenti alla penetrazione toscana. Dialetti Toscani fenomeni conservativi (latino>toscano>italiano) Il carattere in linea di massima conservativo del toscano e da attribuire alla mancanza di un sostrato che potesse riemergere nelle parlate locali, all'isolamento della Toscana per ragioni geografico-politiche, e al fatto che questa regione era stata immune dalle innovazioni della Romania settentrionale fin dall'epoca di Diocleziano, trovandosi al di sotto della linea La Spezia-Rimini. I dialetti toscani hanno dunque mantenuto alcuni tratti del latino che sono poi passati nell'italiano, restando invece estranei a certi fenomeni innovativi che hanno interessato altri dialetti. Nei dialetti toscani infatti non sono presenti i seguenti tratti: - vocali turbate (dialetti gallo-italici); - caduta delle vocali atone finali (dialetti gallo-italici); - scempiamento delle geminate (dialetti settentrionali); - metafonesi (dialetti gallo-italici e centro-meridionali); - vocali indistinte (dialetti meridionali); - assimilazione dei nessi -nd- -mb- > -nn- -mm- (dialetti meridionali). Fenomeni innovativi (toscano > italiano). In altri casi, invece, i dialetti toscani si sono dimostrati innovativi rispetto al latino, e hanno trasmesso all'italiano tali innovazioni:

- anafonesi, fenomeno tipico del fiorentino, che vede il passaggio di I ed u brevi del latino ad ed u (invece che ad e ed o secondo la regola generale) in certi contesti fonetici (prima di nasale seguita da velare [nk ng], prima di nessi consonantici palatali [ji A]): FAMILIA(M) > famiglia (ma fuori di Firenze fame-glia); PUGNU)(m) > pugno (ma fuori di Firenze pogno). Si tratterebbe secondo alcuni di un fenomeno di forte conservazione linguistica, secondo altri di uno sviluppo posteriore di questo tipo: latino I breve > latino volgare e > fiorentino i latino U breve > latino volgare o > fiorentino u; - passaggio -ri- > -i- (come nel suffisso -arius > -aio); - desinenza dell'indicativo presente I persona plurale uniformata in -iamo (rispetto alle quattro desinenze latine -AMUS, -EMUS, -IMUS, -IMUS): tre desinenze sopravvivono invece nel dialetto romano {cantamo, potemo, udimo), quattro nel rumeno, mentre il francese ha avuto una uniformazione affine all'italiano (-ons). Tratti specifici toscani. II fenomeno toscano pi caratteristico, che non passato all'italiano standard, la gorgia, cio la spirantizzazione delle occlusive sorde [p t k] e delle affricate prepalatali [ts d3], oltre a un generale indebolimento delle occlusive sonore [b d g] in posizione intervocalica, tanto all'interno di parola che in fonetica sintattica (posizione iniziale relativa) con diversi gradi di marcatezza secondo le aree geografiche, la cultura dei parlanti, il grado di informalit o di trascuratezza della situazione comunicativa. La gorgia, che interessa anche la pronuncia delle variet regionali toscane, un fenomeno che non ha riscontri nel mondo romanzo: l'attribuzione all'influsso del sostrato etrusco (lingua ricca di suoni aspirati) stata esclusa da Rohlfs (1963) anche per il fatto che alla gorgia estraneo il Lazio settentrionale, nonostante fossero anche qui presenti gli influssi etruschi. Inoltre sembra che la pi antica attestazione sia relativamente tarda, essendo stata rilevata in un'opera del Cinquecento del senese Claudio Tolomei. Sub-aree dialettali toscane. Nell'area toscana si possono riconoscere quattro sub-aree caratterizzate pi dagli influssi esterni che da caratteri autonomi attivi (Devoto/Giacomelli, 1972: 65)': - centrale, corrispondente al fiorentino (il meno raggiunto da caratteri non genuinamente toscani) e al senese; - occidentale che mostra qualche legame con i dialetti liguri (livornese, pisano, lucchese) e con l'emiliano (Carrara e la Lunigiana) - orientale, di Arezzo e della Val di Chiana, che subisce influenze comuni ai dialetti dell'Umbria nord-occidentale; - meridionale, a sud del Monte Amiata, con influssi dal Lazio. DIALETTI CENTRO-MERIDIONALI La vasta zona genericamente denominata "centro-meridionale" comprende i dialetti usati dagli abitanti dell'area a sud degli Appennini (con esclusione della Toscana) e nella Sicilia. Si tratta di dialetti notevolmente diversi fra loro, sia a causa della distanza geografica (basti confrontare l'umbro e il pugliese meridionale, il romano e il calabrese, il napoletano e il siciliano), sia a causa di altri fattori: questo il caso dei dialetti limitrofi della Puglia settentrionale e meridionale (la penisola salentina), le cui forti diversit sono state attribuite al diverso sostrato (italico nel nord, greco nel sud) e al diverso ambiente socioculturale (longobardo nel nord, bizantino nel sud). Dialetti dell'Italia mediana. (Centro-meridionali) La sezione dell'Italia mediana comprende i dialetti marchigiano, umbro e laziale, caratterizzati da: - mancanza di vocali indistinte [a]; - isoglossa a > e; - alcuni fenomeni di metafonesi; - passaggio -AA- > -jj- e -li- > -/'-: italiano figlia I marchigiano ['fijja], italiano olio I umbro ['ojo]; - passaggio -/- > -r- sia nel corpo della parola, sia in fonetica sintattica: italiano colpa I romanesco ['korpa], italiano il pane I romanesco [er'pane]. Il dialetto di Roma (romanesco) rappresenta un caso sui generis, data la forte penetrazione toscana, iniziata fin dall'epoca in cui i Papi del Rinascimento cominciarono ad attorniarsi di persone di tale origine (letterati, artisti, ecc). Inoltre, Roma ha subito attraverso i secoli drastiche riduzioni di popolazione, a cui hanno fatto seguito ogni volta delle fasi di ripopolamento. Si pu dire perci che qui si sviluppata nel corso degli anni una variet basata sul toscano sovrapposto ad un sostrato romano, che si diffusa poi in tutto il Lazio a partire dal 1870, dato il rinnovato prestigio di Roma capitale: un vero e proprio dialetto dell'italiano, cio una sua derivazione, non un dialetto del latino al pari degli altri dialetti italiani (tranne il toscano) e delle altre lingue romanze. Rari esempi di dialetti pi vicini al romanesco autoctono sopravvivono ancora in certe zone della campagna romana. Dialetti meridionali intermedi. (centro-meridionali) La sezione meridionale intermedia (Abruzzo, Puglia settentrionale, Molise, Campania, Lucania) presenta dei dialetti caratterizzati dalla riduzione a vocale indistinta [a] della vocale in sillaba debolmente accentata (it. pronto I napoletano ['pronta]) e da una grande ricchezza e variet di dittonghi metafonetici. Dialetti meridionali estremi. La sezione calabro-sicula (che comprende Calabria, Sicilia e la penisola salen-tina) caratterizzata da: - mancanza di vocali indistinte [a];

diversa metafonesi; mancanza della riduzione dei nessi -nd- > -nn- e -mb- > -mm-; riduzione -e- > -i-: candela [kan'dila], sole ['suli]; realizzazione cacuminale di -ll- e -tr-: cavallo [ka'vaddu], padre ['patte].

LA TASSONOMIA DELLE LINGUE 1. Lingua materna. E la lingua che ognuno apprende in modo naturale e spontaneo dal contesto familiare in cui nasce e cresce. Di solito e la lingua ufficiale del paese in cui si vive ma in altri casi puo essere la lingua di un gruppo sociale o etnico (p.e. puo coincidere con il dialetto in molte aree) 2. Lingua Nazionale. E la lingua che puo essere diversa da quella materna e che costituisce il mezzo di communicazione all interno di una nazione (p.e. italiano standard non e la prima lingua dei dialettofoni e degli appartenenti alle minoranze linguistiche all interno dell italia albanesi). la lingua nazionale di solito costituisce l evoluzione di un tipo linguistico che ha acquistito nel tempo un maggior prestigio rispetto ad altri (p.e., italiano standard trae origine dalla tradizione letteraria del 300 del Toscano) 3. Lingua Straniera. E la lingua non presente nel territorio in cui essa e insegnata. (p.e. l inglese in Italia). 4. Lingua Seconda. E linguo diversa dalla materna presente nel territorio- che viene appresa attraverso lo studio a cio finallizzato o all interno dell ambiente sociale in cui si vive (p.e., la lingua del paese in cui si reca per motivi di lavoro o di studio). 5. Lingua Uno. E la lingua materna o la lingua acquistita per prima (nelle comunita multilingue, lingua uno e quella che il bambino avverte come piu in sintonia con lui). 6. Lingua etnico: E la lingua delle minoranze linguistiche. Si differenzia dal dialetto perche e riconosciuta ufficialmente in altri paesi. 7. Lingua minoritaria: E la lingua delle minoranze linguistiche. essa gode di un particolare statuto giuridico e si salda geograficamente con la stessa lingua parlata oltre confine (p.e. tedesco / Alto Adige, francese / Vale d Aosta) 8. Lingua classica: E una lingua parlata e usata in epoche a noi lontane, che viene insegnata nelle scuole. Ha, in genere, un rudo di prestigio nel panorama educativo. Il suo insegnamento presenta due caratteristiche: a) e il tipo grammaticale, b) e cannotato da una marcata prescrittivita.