Sei sulla pagina 1di 907

Informazioni su questo libro

Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google
nellambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo.
Ha sopravvissuto abbastanza per non essere pi protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio
un libro che non mai stato protetto dal copyright o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico
dominio pu variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono lanello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico,
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire.
Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio
percorso dal libro, dalleditore originale alla biblioteca, per giungere fino a te.

Linee guide per lutilizzo

Google orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili.
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro oneroso, pertanto, per poter
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire lutilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa
limposizione di restrizioni sullinvio di query automatizzate.
Inoltre ti chiediamo di:

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per luso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali.
+ Non inviare query automatizzate Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantit di testo, ti
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo luso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto.
+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file essenziale per informare gli utenti su questo progetto
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla.
+ Fanne un uso legale Indipendentemente dallutilizzo che ne farai, ricordati che tua responsabilit accertati di farne un uso legale. Non
dare per scontato che, poich un libro di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un
determinato uso del libro consentito. Non dare per scontato che poich un libro compare in Google Ricerca Libri ci significhi che pu
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe.

Informazioni su Google Ricerca Libri

La missione di Google organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico pi ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web
nellintero testo di questo libro da http://books.google.com
Kh
#. " k
^k 4

-i

fti

iti

i. tei


ai
c-



V

i
600075631 S

t
ANNALI
DF.L

O" 333. 12 T32f ^~*> gt

s~
ANNALI DEL FRIULI
OSSIA

RACCOLTA DELLE COSE STORICHE

APPARTENENTI A QUESTA REGIONE

COMPILATI

Voi. 1.
Contenente i Calli dall'anno 614 avanti Cristo all'anno 1000 dell'era volgar.

UDINE 1858
TIP. TROMBETTI - MURER
Z. niMl'IMXM EDITORE.

2^< ~h~- /oh.


Propriet letteraria.
AI FRIULANI

&f/u vevo den/etnen/o, & tnaaaeoie d/ieia*tze

dotte deteeYe tnae detn/tte atee code /u caie . etceo ' amano

<c? /tate e ca/ao a/fe//o tu Setta e*t cut macaete, no dededeiaSo

e dedeeto Ja maaaeoi aeotta/toddew& a aeeedfo nod/to riett&,

C/odAa o/aStea e meo, dee et anetne aenaet, de veat en~

atane e e cuote ve*i<uceee. atei itaauecjc.a de/iode&eone e e

ct4!v>, e dei tutiea/etace<!k de Setietto, ecOfieceu non edecxwtao aa

a /"tu. at/fo/eaede, com. e Sia iemt/tejUtte* atandeode deane

< d/otea ; /e i ceee memore tnefatano detn/iie caie accecate,

e ceicae de iaccoa&te dieeae-n&rnen/e, onde modaie a n

dfie ea etate ed/eine aua*t/o eddo mete/e /a tecoiaanza e cam-

nuiMUottt aeetelaur. t^/vwoere/tetano, eatave, 6s vecen? eft


en ceee

a/e aomene ea e /emAe (a Staw/deto, acte aeeaa /teto dotte


ene ig e aianefe&ea ;Ae4cne'ac<ew mjjaioMJtj&iSeziLa a >
arit

mo dtna&caie, ctkt/anza, coiaaato e amo4&Sitoy <wiS emt-

fuxttnen: docta/t. && C/oe dunaue, o fatatane, attaen-

66 dt attedia caia a/'ata, to aedeco z/iiedenfe a*bacco/ta

aeMecode node, da meeYa come tnea/to ZoSeva. zZ/eA/w

aua& atxxtYai/a aentanamente attate azwio di detona w&n-

Sa\ e come a/fed/a/o ai aace/ue/ondo jenttmentb cu dama e

ai a/*etib cne C^tAic^cdda ttvode'te cottnazionate /

otauceco di 'TTuuua-wo
AL GENTILE LETTORE

Prestare l' opera propria, qualunque siasi, al santo scopo di


cooperare con que' generosi che a pr de' nostri connazionali
dedicaronsi costantemente, al certo atto di patria carit.
Quindi con tale intendimento anch' io porto, come posso, la
mia pietra al grande ediflzio della Storia nostra.
Eccoti, o gentile lettore, un lavoro di molti anni, che non
saprei dirti come m' abbia bastato l' animo a condurre innanzi.
Non mestieri eh' io accenni le lunghe noje e le molte fatiche
che lo accompagnarono; perch conoscendo quanto ci manca e
come discordi sono gli scrittori nostri, potrai agevolmente da
te medesimo pensarlo. Ho cercato disporlo in ordine cronolo
gico, onde rendere pi facile P ordinamento dei fatti ; e v' inse
riva quanto ho creduto necessario a far conoscere tutto quello
che pu servire allo sviluppo dell' interessante quadro della
Storia Friulana. Perci, nella scarsezza de' nostri documenti,
particolarmente per quest' epoca prima, mi fu d' uopo attingere
a quelle fonti da cui aver si potessero i caratteri occorrevoli a
conoscere i Popoli, le leggi, le religioni, gli usi e costumi, la
morale ed altro di quelle Nazioni che dominarono, o sotto qual
siasi rapporto ebbero influenza sul nostro Friuli; nonch la co
noscenza di quelle cause che furono motrici a render prospere
od avverse le sorti degli avi nostri. Quindi troverai (massima
mente per i primi tempi, in cui essendo meno ricca di fatti la
storia particolare del Friuli, conveniva illustrarla con quelli della
generale) molti articoli sull' argomento tratti da varii accreditati
autori : troverai pure delle cose che ti parranno minute, ma
convinto che alcune volte anco queste servono alla cognizione
delle maggiori, mi parve di non ommetterle.
Il mio desiderio nel raccogliere queste Memorie Friulane,
oltre quello di presentarti riuniti, per quanto mi era possibile,
la maggior parte dei fatti de' nostri Padri, fu pur anche di sol
levare da pesante fatica queir ingegno che un giorno volesse
assumere il grave incarico di tessere la Storia della Patria. Se
si avverasse questo mio desiderio, avrei ottenuto il vero fine
a cui sono dirette le mie fatiche.
cenni
SUGLI

ANTICHI ABITATORI

DEL NOSTRO FRIULI.

Crediamo necessario di far precedere, a questa nostra Rac


colta delle Cose Storiche del Friuli, alcuni cenni sugli an
tichi abitatori di esso, perch possano servire come d' in
troduzione alla medesima. Avremmo desiderato invero di
poter cronologicamente trattare anche quest'antichissima parte
delle cose nostre : ma scarseggiando le fonti, bisogn accon
tentarsi di accennare in complesso quel tanto, che dalle
commcmlcvoli fatiche degli altri ci venne fallo di riunire. '
Speriamo per, che questo sunto potr esser allo a dare una
qualche utile nozione su quo' nostri antenati.

Fra i primi abitatori del nostro suolo si presentano gli


Euganei, poscia i Veneti antichi; e vediamo in secoli
posteriori confondersi il glorioso titolo de' primi con quello ai_ mo, i/niig
de* secondi a). Fino da' tempi i pi remoti, e prima *.*$?"' Ll
dell' arrivo di Antenore, i Veneti, che si devono considerare
come una delle pi vecchie Nazioni d' Italia b), avevano sta- J;}1^,1. fj,n*j
bile dimora ned' eslrema parte dell' Adriatico, n mai furono
espulsi e) ; ed erano riconosciuti per Popolo illustre moli' in- vj?iw/p"r<
nanzi ancora alla Romana potenza d). I confini del loro (1j poihjo i.b. n.
territorio toccavano a scllenlrione le Alpi, a levante il li
mavo, a mozzogiorno le paludi Veronesi, indi il l'o lino al
1
2
mare, abbracciando una delle regioni pi fertili e deliziose
v?"w"a,ioic' d'Italia a). La loro vita pastorale occupavali nella" coltura
dell' ovile, si ne' monti che al piano, in cui vedeansi grandi
w vigilo eco!* Praler'e alternate da selve; e le lane de' Veneti erano ri-
rVp?1onT'il: cercatissime b). Un dialetto dell'Italiano antico formava la
#*?* "" 'oro lingua e); e pi anziani de' vicini Insubri, Cenomani
e Boi, non avevano questa comune con essi, bench acco
di?'i^'ioo W" sfumassero vestire a foggia loro d). Gibavansi usualmente
di una specie d' intriso di farro pesto e sale con acqua, in
r) siimii
in p. 11. e. s. t. cambio del rpane. di erano
e),
Nel correr degli anni, cangiala la vita pastorale, accre
sciuta la popolazione, mirabile per belle forme, aumentala
f) FULVI, e. sop. la civilt, li vediamo r possessori di ricche e commercianti
gtywB.TS, Cllta fj# (i) l> ubert del suolo favori 1' agricol
tura, e rispettata e coltivala produsse abbastanza e vini
?! mcp"'n. sop' grani, cio : miglio, spelta, orzo, panico g), con infiniti
alberi gbiandiferi a mantenimento delle sterminate mandre
v? iF,pa2, la Tuli, di porci da essi nutrite li). Famigerati nell' arte di allevar
cavalli crescevano generose razze, i di cui puledri stimati
' per la loro velocit, venivano ricercali da molli. E non
altra ragione forse potremo cercare degli onori divini cui i
Veneti erano soliti tributare a Diomede, domatore di cavalli,
del quale eroe riporta la favola, aver egli terminato i suoi
p! im^'ubc. s! giorni appo loro ed ivi conseguita l' apoteosi i). (2) La

(i) Este, Adria, Asolo, Padova, Oderzo, Vicenza, Belluno, Feltre,


Concordia, Ceneta. Plinio nomina altre citt de' Veneti nel nostro
Friuli, di gi perite al suo tempo, e sono : Atina e Celina ; della
prima non si ha notizia, ma la seconda dovrebbe essere stata vicina
al rovinoso torrente, ora chiamalo Celina, presso il mont e dentro
terra situata. Nei dintorni, ove sta la nostra distrutta Aquileja, c-
ranvi altre tre citt de' Veneti cio: Tramini, Palsazio e Pellaon,
I) ritingi, e. rop
forse atterrate dai feroci Popoli circonvicini moli' innanzi alla venuta
v i p.'Iiiaiia i'ix de' Galli nella Venezia 1).
(2)
(2) L'
L' antico
antico tempio
tempio didi Diomede, che le Storie ci riportano essere
slato ove ora esiste la chiesa
chi di S. Giovanni di Duino, pu servire
a persuaderci di quanto qui asserisce il Micali
3
caccia pur anco fu costatile occupazione dei Veneti a). ?!VMw.Ven'ec'
probabile che la vicinanza ed i bisogni sociali aprissero
tra questo Popolo e le vicine Colonie Toscane, dopo 1* inva
sione Etnisca (a cui i Veneti non soggiacquero forse per la
topografica loro posizione) alcune comunicazioni : non ebbero
per mai corrispondenza con il mezzod dell' Italia ; e la loro
storia, come quella di tutte le altre Nazioni che tennero la
parte superiore di essa, pu considerarsi puramente dome
stica e locale, sino a che la guerra e le conquiste non
istabilirono nuove convenienze, col propagare in pi largo
spazio le usanze e g' interessi reciproci dei Popoli. L' in
vasione dei Galli, dalla quale si salvarono, educ a sveglia
tezza r ingegno dei Veneti, che seppero trarre profitto
con accortezza dei vantaggi della loro situazione. Ma la
forza dei costumi e l' amore dei palrii luoghi non concessero
ad essi di dimostrare I' energica loro attivit al di fuori
dei proprii confini: e forse possiamo attribuire a questa
cagione, che soli fra g' Itali fossero essi, che non lottarono
coi Romani per la libert, nemmeno ne' momenti in cui la
rera politica, il vantaggio e V onore nazionale avrebberlo ri-
rhincfn K> b) Mkalf. L'Il. ce.
cniesio d;. y'ip. waiiaioi
Le guerre tra questi primi abitatori erano continue, e la
permanente agitazione veniva mantenuta dalla volont dei
Popoli, che giravano costantemente in cerca di quiete o di pane.
Di rado erano crudeli: e siccome facili in essi ad accendersi
le ire, altrettanto estinguevansi facilmente. Consistevano le
guerre per Io pi nel manomettere le messi, nel far prigionieri,
che terminala la guerra ritornavano ai patrii lari e): avendo &"!!!: a."1''
unicamente per iscopo la difesa, o la vendetta, e premio della
vittoria il bottino, la riparazione dei torti, o un tributo d). Wv^gV'1''
Ristretti in numerose aggregazioni, stabilite per l' affinit
di una comune origine, o d' altre locali convenienze , pone
vano \\ maggiore interesse nel custodire i confini (che per
lo pi erano naturali, cio un monte, od un fiume) e la si
4
curczza della comune. indipendenza, che aveva per oggetto il
mantenimento della libert e la civile eguaglianza : e il go
verno guidavasi a modo di repubblica, per cui risiedendo nel
Popolo la podest legislativa, egli riteneva la parte pi impor-
2n*jl'SK' tante di esso a). Vennero in seguilo le alleanze di guerra, le
quali non accaddero che dietro accordo volontario di pi
citt, o comunit, per reciproca difesa dei terrilorii, o per
l'ingrandimento di essi: ed ognuno aveva diritto ai vantaggi
della vittoria, conforme al principio delle leghe federative;
sistema ben accetto a queste popolazioni, in cui la libert
era gelosamente custodita, semplici i costumi, uniformi g' in
teressi, e 1' arte della guerra principalissima, ma, in seguito
allo sviluppo delle idee, accompagnala gloriosamente dalla
M".Ticiiara giustizia e dall'umanit b).
In ogni cilt la somma del governo risiedeva in un Se
nato, ai di cui membri apparteneva il ministero della Re
ligione e degli ufficii civili, interpretando le leggi divine ed
umane. Governavano gli ottimati, e la plebe signoreggiata
dai patrizii e sommessa alla Religione, era nello stato di non
poter far valere i suoi diritti al governo della repubblica:
per al Popolo restando sempre il diritto di suffragio, man
tenne nelle citt un'autorit legale, rimanendo solo in ogni
v1 u v'ti afra m". luogo distinti i patrizii dai plebei e).
La Religione (alla quale erano consacrate pur anco le cime
'!i*a,jw0cni: de' monti e dei colli, le selve, i fiumi, le terme ed altro d)),
come sempre, assicurava.Ia durala dell'ordine politico, ed a
mezzo di essa inculcavansi efficacemente le naturali e civili
obbligazioni della societ, cio 1' amor patrio, il coraggio pub
blico, i sacrifizii di maggior necessit; in fine quelle virl
che sostengono e difendono gli Stati. Perci il regola
mento delle adunanze, il potere di convocarle, la scelta delle
deliberazioni, erano prerogativa essenziale de' ministri del sa
cerdozio, fondala sugli auspicii. La Religione in tutto a-
veva parte : le paci, le alleanze, 1' edificazione delle mura delle

<
n
eitl, il silo delle porte, il pomerio, la distribuzione delle
Trii delle Curie, delle Centurie, gli ordini militari, i fune
rali erauo tutte cose fatte sacre dalla Religione ed avevano
le loro cerimonie. Merc questo felice accordo della Reli
gione colle leggi e coi costumi, mantenevasi la base fonda-
_ , j || .... a) Virali. l.'Mal. pr.
mentale delie citta aj. . n p. 77 aiu io.-;.
I statali di questo Popolo vcrlivano: sulla propriet, sui
malriinonii, sul diritto dei genitori, sulla successione, sulla tutela
e sai diritti dei creditori. La facolt di giudicare era da prima
risenala ai Capi, cio ai Generali, ai Giudici ed ai Ponte
fici del Popolo ; ma poscia vi fu specialmente provveduto, e
troviamo i Pretori ministri di giustizia secondo la legge e 1' e-
l'iil decidere le cause civili e criminali, e in qualche luogo
i Liberti, che cambiavansi ad anno b). i>) ina e. f.
La vita civile basavasi sopra le leggi agrarie: quindi il
diritto di propriet era efficacemente assicuralo, e promosse
wniTano l' industria e la coltura de' campi. Anche a ci
wa provvisto la Religione, facendo che Giove avesse fissali
i termini a' confini dei campi, rendendoli sacri : e vi erano
delle leggi apposite per il proprietario, le quali lo autorizzavano
J poter liberamente disporre delle sue sostanze. Altre leggi
connubii provvedevano e facevano sacre le nozze e invio
labile il matrimonio; e solenni erano le cerimonie e gli au-
spini. La podest padronale era in vigore; ma i servi non
Tennero mai barbaramente degradati con vile oppressione.
E diffatli essi convivevano, si cibavano, e lavoravano co'
padroni, che traltavanli con dolcezza ed equit; perch la
N'aziona era laboriosa e frugale, ed i costumi bastavano
a mantenere la fedelt dei servi. Perci i costumi e la
morale di questo Popolo erano piuttosto l' effetto di savie
istituzioni, che di leggi scritte, 0 promulgate. Tutta la loro
politica economia si occupava ad inculcare in ogni classe
' osservanza degli ordini su cui riposava il gran disegno della
pubblica tranquillit e della conservazione dello Stalo : e lati
e
si mantennero a lungo. Ma la decadenza e la perdila di questi
nostri antenati fu poscia prodotta da nuove e poco sagge in
troduzioni, dal rilassamento degli ordini antichi e dal disprezzo
dei costumi de' maggiori, che pi di ogn' altra cosa accele
rarono la caduta di questo Popolo; il quale laborioso, costu-
luTni'S'j. mato e sagace lasci di s buona memoria alla posterit a).
AMILI DEL FRIULI
OSSIA

RACCOLTA DELLE COSE STORICHE


APPARTENENTI

A QUESTA REGIONE.

Epoca I.
Il dominio dei Romani in Friuli.

Eneti e Trojani, sotto la condotta di Antenore, sbarcano


a) Strattono lili. 13
alle foci del fiume Timavo nell' ultimo seno dell' Adriatico a). pag. 903.
Giapide conduttore degli Ettolii, pochi anni dopo Antenore,
approda alle rive del Timavo, occupa la contrada situata
alla sinistra sponda e le d il suo nome, chiamandola Gi- b) Animimi Slor.
unt. dpIFriuli race,
pidia b) (1). ms. Plrona parto
cron. pag. 1.
GI4 av. Cr. Tarquinio Prisco re. Sotto questo vennero
i Galli in Italia ; e si vuole da alcuni che i Carni sin d' al
lora si stabilissero nelle nostre Alpi, e fossero Galli d' ori
gine e). e) Della Bona. Slr.
c;ioii. pag. 1
599 av. Cr. I Veneti fino dall' anno di Roma \ 65 abita
vano nell' ultimo seno dell' Adriatico, in confine degli Etru-

(1) Giapidi o lapidi Popoli Questi, a detta di Strabone, disnab. iib.ivo.


fi erano un miscuglio ili Galli e tli Illirii, potenti e numerosi a segno mm- v" p-3U-
che. debellati i Carni e g' Istri dai Romani, resistettero alle armi loro,
finch Augusto Cesare li ridusse all' ubbidienza. Il paese della Ja-
pidia, secondo Strabone, cominciava dall' altissimo monte. Albin,
ultimo delle Alpi ; avea per confini verso mezzod il mare, a levante
I fiume Tedanio. ora denominato Zermagna, a ponente il monte Al
ino. Alla parte boreale non si bunno precisi termini de' suoi e) non. j. moti,
rnnfini
toQuni o\e;. ni'll'Arolieop.
ino Trie-
v.ip.jscn.
8
sciti ; tempo in cui le Galliche Nazioni vennero in Italia, e
umm. cii.T't" ci sotto il regno di Tarquinio Prisco a).
400 av. Cr. Celebre mandra di cavalli sul Carso, nelle
vicinanze del Timavo, istituita da Dionigi il vecchio tiran
no di Sicilia, secondo Strabone. Questi ci avverte pure
dei due boschi dedicati I' uno a Diana Etolica, 1' altro a
Giunone Ergiva, e del Tempio di Diomede, presso il Tima-
l>) Della Iona. Str. ,N
cron. pag. 3 VO DJ.

594 av. Cr. I Galli Cenomani, stazionati tra la Senna e


la Loira, entrano in Italia circa l'anno di Roma 500 sotto
la condotta di Elitorio, e s' impadroniscono del Bresciano,
pa/T11111 c' "" Cremonese, Mantovano e Carniola e).
I Veneti, fino dal tempo in cui i Galli Senoni, sotto Brenno,
incendiarono Roma (cos Polibio) erano alleati de' Romani.
Essi invasero le terre dei Galli, appunto quando questi de-
dumonini, e. . vastavano quella citta d)
I Veneti e gli Aquilejesi, come alleati di Roma, spediscono
in di lei soccorso un corpo di truppe contro i Cartaginesi
e) Aniontai, e. . condotti da Annibale, e ci nella seconda .guerra punica e).
Silio Italico, cantando questa guerra, ci viene ammaestrando
su ci con il seguente verso: Nec non cum Va:netis Aqui-
'jre1"'- leja perfurit armis . f) (I).

(1) Convien porre riflesso a ci che scrive il poeta Silio Ita


lico, ove cant della seconda guerra punica, cominciata nel 218
av. Cr. e terminata nel 201: e questo in quel suo verso del libro
8 : Nec non cum Vsnelis Aquileja perfurit armis perch da esso
apprendiamo primo: che i Veneti ed Aquilejesi a quest'epoca erano
di gi alleati dei Romani; secondo: che Aquileja dovea pur essere in
allora citt di qualche possanza e considerazione, tostoch era in
istato di spedir soccorso di genti armate. Quindi, appoggiati a Silio
Italico, che oltre essere rinomato poeta fu pur anche lodevole sto
rico , e siccome console in Roma avea potuto da' pubblici docu
menti trarre esatta contezza de' fatti, noi non sentiremo con Stra
bone, che nel libro V la dice fondata dai Romani; mentre le storie
poco ci riportano che essi siansi occupati intorno ad Aquileja, prima
della spedizione della loro colonia ivi mandata. Ma diremo invece:
9
ni. 550 av. Cr. I Celti (Gallo-Carni) che abitavano all'Adria
tico spediscono ad Alessandro in Babilonia un' ambasciata,
(fa per richiederlo di sua amicizia Strabone VII a). ^'w-T S''
m 304 a. Cr.I Veneti riportano una vittoria contro a' Greci,
mr condotti da Cleonio Spartano, i quali sbarcati alle spiagge della
i fi Venezia, saccheggiavano il paese nell' anno di Roma 450 b). 5&.lclSyl7P^i"u
ai' GTIslri, in tutto il tempo che dur la seconda guerra
punica, fecero man bassa sul territorio Aquilejese e). Jj/S'1*!1 e' ''
fji- 227 av. Cr. Neil' anno di Roma 527 i Veneti fanno lega
>i coi Galli Cisalpini a cagione della legge di Cajo Flaminio
Ite, tribuno della plebe, per la quale i Romani passarono a di*
ridere le terre nel paese dei Galli d). $tTnial e*'
[,-.-. 22G av. Cr. I Veneti, adescati dalle lusinghe de' Roma-
f ni, che loro spedirono appositi ambasciatori, ripassano nell'anno <o mimo m>.
^ diRoma 528 al loro partito, sottraendosi dalla Lega Cisalpina e). l&a^Vtc SSi. 3
223 av. Cr. La Venezia passa sotto il dominio Romano
Dell'anno di Roma 551; cosi c'informa Paolo Manuzio; cio
nell'anno che dai Romani furono vinti tutti i Galli Cisalpini,
fl| essendo Consoli M. C. Marcello e Gneo Cornelio Scipione f). Ut"*" ' * *
Il Manuzio non fa parola che i Veneti fossero soggiogati
dai Romani: quindi motivo di credere, eh' essi siano pas
sali a buoni patti sotto questi dominatori.
217 av. Cr. I Veneti, con tutte le altre genti socie, si die
dero al partito di Annibale, dopo la funesta giornata di Canne
Mi 537 di Roma g). US""**-

ebe que' dominatori (i Romani) ampliassero questa citt, e l'au


mentassero di popolazione Vedi Rampoldi, cronologia universale
P*r le date Liruti, notizie del Friuli voi. I pag. 56, e 189 Lad-
'at Dizionario storico Antonini, storia antica del Friuli ras.
W prof. Pirona pag. 2.
I conflu della Venezia prima della dedizione al dominio
Roma erano: a settentrione la sommit delle Alpi, a levante il
ivo e l' Adriatico; a mezzod il Po e la foce dell' Olio; a pnente
'"""ne Cbiesio h). ^"S^ta.^'
10
21 G av. Cr. I Romani nell' anno di Roma 538 spediscono
un Pretore in Aquileja con un' armata contro i Galli Carni.
D. Postumio Albino, che era stalo eletto a quel posto,
al Lirlo Anto-
llllli DIS. Cit
cit. p. 3.
resta ucciso in una battaglia, come abbiamo da Livio a).
206 av. Cr. La Venezia, circa gli anni di Roma 548, era
gi sommessa nuovamente ai Romani : n essa ebbe parte
b) 1 .il In liti. 32
Anlimml e. 8. p. 6. nella sedizione della Cisalpina b).
202 av. Cr. I Romani cominciarono a porre le loro
magistrature nelle citt Italiche, bench comunemente si
ritenga nell' anno 435 di Roma. Queste magistrature e-
rano Prefetti, che oggid equivalerebbero a un Commis
r) Micall. L'Italia
te. voi. V pag. 131 sario e). .
187 av. Cr. Via Emilia. La strada da Roma a Rimini
sino a Bologna, e da Bologna sino ad Aquileja, nell' anno di
Roma 567 viene fatta lastricare dai Romani, essendo Con
soli M. E. Lepido, e C. F. Cetego; e fu detta Emilia, perch
d) Vaironi! e Slrab.
Anloulnl Bis. cit.
pag. i.
al Console Emilio tocc a presiedervi d).
186 av. Cr. I Galli, in numero di dodici mila, sotto il
consolato di Spurio Postumio Albino, nell' anno di Roma 568,
invadono la Venezia e vi fabbricano un forte 12 miglia lungi
e) Livio Tlb. 39.
Antonini e. s. p. 4.
I) Paolo Fb-tulario. d' Aquileja ; ma tre anni dopo furono scacciali dai Romani e)
Osservazioni intor
no allo notizie di
Oniona, voi. unic.
sendovi Pretore Lucio Giulio f).
pag. 96.
183 av. Cr. Nell'anno di Roma 571 il Senato Romano
segna il decreto, col quale stabilisce di accrescere Aquileja
e di condurvi una colonia militare, onde farla citt di con
fine a freno degl'Islri. Ci successe sotto il Consolato
g) Livio Anto
nini, e. sop. p. i. di Q. Fabio Labeone e nel secondo di M. C. Marcello g).
n) Mattai Wescm-
bi*ll Comm. In Insta 181 av. Cr. Colonia spedila in Aquileja nel 573 h) di
ecc. voi. un. p. 52.
Roma, essendo Consoli P. C. Celejo e M. Bebio Panfilo, con
sistente in tre mila pedoni e quanti cenlurioni e cavalieri
si addicevano al detto numero. Essa venne condotta dai
Ire Triumviri P. Scipione Nasica, C. Flaminio e L. M. Ac-
cidino. Il Senato ordin: fossero consegnali 50 jugeri di
terra ad ogni pedone, 100 ad ogni centurione e 150 ad
4.
ogni cavaliere: porzione che super di mollo quanto accoslu- muniti m dei
..... rriull v. P.189-1H0
omasi in allora a). -Antonini mi.cn.
178 a?. Cr. Manlio Volsone Console Romano nell'anno
di Roma 576 muove col suo esercito contro gl'Istri; e par
titosi d'Aquileja, post i suoi alloggiamenti presso il lago del b) Anton, m^^.
limavo, oggi creduto quello di Pietra-rossa b). H:Tp.iwei
178 av. Cr. Gli Aquilejesi infestali dagl' Istri vengono
sostenuti dai Romani, che noli' anno di Roma 576 spedirono
il Console Gianio con un esercito onde reprimerli. Questi,
dopo molte fatiche, li sconfsse, ed assedi Neazio, loro prin-
.: i ,,< _ . \ e) LItIo Antonl-
opate atta, ove eransi ritirati e). me. . m- 4es
170 av. Cr. In rinforzo della Colonia Aquilejese nell'anno
di Roma 584 spediscono i Romani 1500 famiglie sotto i
Triumviri F. Annio Lusco, P. Decio Subulo e M. Cornelio
d) Livio Anto
Cetego d). nini e. 8. pag. 3.

150 av. .Cr. Gl'Istri ed i Giapidi vengono sottomessi da


C.Sempronio Tuditano nell'anno di Roma 658 e) (I). e)W.-Gruter. Plinio 1 il. 3 0.
p.29

(I) Istri; loro costumi I costumi degli antichi Popoli dcl-


)' L'Ira non furono dissimili da quelli delle altre genti, e particolar-
me de' Celli e de' Germani, e si crede avessero partecipato di que'
dei N'orici, e de' Friulani. Abitavano le foreste, delle quali l' Istria
abbonda, ed altri nelle spelonche, o vicino a un fonte, senza case, e
lo con qualche capanna costrutta di legno e coperta di frondi; in
cb con le loro pecore ed armenti avevano comune 1' albergo, il letto
e il cibo. Cosi i Colchi che vennero ad abitar l'Istria. In seguilo,
difesa da' nemici e dalle fiere, circondarono di fossa le selve e
diedero miglioramento alle loro capanne, rendendole pi solide e
meglio riparate ; preferendo per sempre le spelonche. Cominciarono
poscia ad unire le abitazioni da cui ebbero principio i villaggi, che da
loro chiamaronsi borghi; n vi ricordo che sino al tempo de' Romani
questi Popoli edificassero citt, o castella, le prime delle quali, non
gi Del piano ed in sulla spiaggia del mare, ma sulle cime dei monti
costruirono, per il costante timore di nuovo diluvio. incerto, se
gl'Istri prima di divenir soggetti ai Romani avessero tempj, o se,
per la vicinanza de' Greci, a loro imitazione ne edificassero ai-
cono: ma pare verosimile che al modo degli altri Popoli essi ado
rassero i tronchi e le pietre. Assoggettati dai Romani , ricevet
tero con le leggi di quei dominanti anche il culto de' loro Dei : e
fu allora che fabbricarono tempj e luoghi sacri per venerarli Per
12
11G av. Cr. I Galli Carni vengono sottomessi dal Console
a) Ormer Istor. M. Emilio Scauro nell' anno di Roma 658. Erano collimanti
odi', di Amsler. n.
col territorio Aquilejese e abitarono le Alpi Comiche a).
H3 av. Cr. I Cimbri si sostengono presso Noreja contro
SB*T,"r" il Console C. Carbone b).
HO av. Cr. La legge Giulia nell' anno di Roma G44 fu
emanata dal Console Lucio Giulio Cesare. In forza di essa
viene resa comune la cittadinanza Romana a tulli que'
Popoli, che nella guerra sociale, che in allora durava,
eransi tenuli fedeli a Roma. Sul principio questo privile
gio si estese tra il Rubicone ed il Po; poscia anche di
<OArfon.nH.clt. q(] dd p0 sin{) a,p A,pi cj _ ^

Ai Veneti ed ai Galli fu stabilito di accordare la cit


tadinanza , fino dal tempo che i Romani la concessero
agi1 Itali , e di chiamarli tutti Italiani e Romani , col

<ij Mom tcsctto cui quelle chiese vetuste, effe lutto giorno si vedono sovra la cima
neirAreheot!"- de' monti, probabile fossero anticamente tempj dei gentili, rimasli
/."wT"'^"^ tra que' molti che i cristiani ed il tempo distrussero dj.
(1) Le Alpi orientali. La parte orientale della catena di
montagne chiamate con speciale nome Alpi, venne distinta coi nomi
di Alpi Rezie, Nonch e Gamiche; e quest'ultime, perch pi pros
sime al piano del nostro Friuli, anticamente chiamaronsi Venete,
ed anche Giulie, dal nome di Giulio Gesare. Esse sono quelle ap
punto che terminano verso il Timav'o e da levante e da greco chiu
dono il Friuli Rezie diconsi quelle che presero il nome dai Po-
{ioli Reti che le abitarono e comprendono oggigiorno il Feltrino, il
lellunese ed altri luoghi situali nel Veneto ; nonch i Vescovati di
Trento, di Bressanone, parte del Tirolo ed altro. Queste al set
tentrione ed a levante si congiungono alle Noriche ; al mezzod alle
Carniche Noriche diconsi quelle che dipartendosi dalle Re-
zie, lungo la valle di Pusteria si estendono verso levante e colle
loro sommit dividono il Norico dal paese Carnico a cui stanno
di prospetto Carniche le altre, che incominciando dalle Re
zie sono situate al di qua delle Noriche: e che dalle Tonti del 'ra
gliamento e dalle sorgenti del Savo e del Nalisone prolungarsi
lino a quelle del Fornitone, ora Risano, e del Neuporlo or detto Lu-
o^Anlonlnl e. s. bjaza )_
43
concedere loro dopo qualche tempo pur anche il Jus La
a)Anloninirus. CU.
tin a) (i). pa- 6-

M Comune Romano il padre in sua casa era magistrato


e sacerdote. Pochi ricchi essendo in possesso della piena
cittadinanza, venivano circondati da una turba di schiavi, alle
cui mani abbandonavano lutti i servigi: mentre gli uomini
ili maggior diritto, stando radunati nella citt, lasciavano le
campagne ai soli servi. Siccome poi questa Repubblica,
o Comune Romano, era aristocratico, cosi la politica tendeva
al costante ingrandimento della casta privilegiata, escludendo

(1) Romana Cittadinanza Quando, dopo la guerra Ita


lica, o sociale, fu estesa la Romana cittadinanza a lutti gl'Itali, che giu
stamente la pretendevano, ogni citl fu ascritta ad una delle Trib,
nelle quali era diviso e compreso il Popolo Romano, e ci successe
oegli anni 88 avanti Cristo. Questo diritto conteneva in s l' au
torit della generale convocazione di tutti i cittadini, nota col nome
di Comizj, divisi in Trib; il numero delle quali coli' andar dei
tempi giunse a 55, denominate, o da famiglie o da' luoghi. Gli I-'
Jalici ascritti alla cittadinanza votavano ne' Comizj, in quella Trib
io cui era ascritta la loro Patria. Le Trib dividevansi in rustiche
fi orbane; ma quest' ultime non erano che quattro, ed infinitamente
Mo stimate delle prime, perch composte della feccia di Roma e bJFilfasi.SagRlom-
pr.i i Veneti primi
dtjli artieri b). Le 35 Trib Romane distinguevansi coi seguenti ni. I pag. 12.
nomi: la Palatina, la Suburana, la Collina, 1' Esquilina, la Romilia,
1 Emilia, la Crustumina. la Cornelia, la Fabia, la Galeria, la Lemonia,
la Mentina o Menenia, l' Ocriculana, la Papiria, la Pollia, la Pupilla,
I) Pupinia, la Sergia, la Veientina, la Voltinia, la Claudia, la Stel
lina, la Troroentina, 1' Arnense, la Sabatina, la Pomptina, la Publia,
'a Meda, la Scaptia, l' Oufeutina, la Falcriiia, l' rniense, la Teren-
tina, la Velina, la Quirina. In antichi autori, ed iscrizioni ne tro
viamo i nomi d' altre, cio, Pinaria, Sapinia, Camilla, Cestia, Cluenlia e) Chambers Dta.
w. e). U Jus Latino consisteva nell'aver il diritto nei Comizj di dare universale.
d)WesembecjCnm.
il suffragio dopo i Romani d); nonch di partecipare alla cittadinanza in lai. Jurls p. SO.
Romana e di arrivare alle cariche, quando nel proprio paese aves e) nubbl iii'iim. di
sero esercitato qualche magistratura e). I Latini, fra i cittadini di anlicn. I. Hip. 155.
Roma ed i forestieri, tenevano il posto medio, sino a che tutti gli
Italiani furono chiamati a parte della cittadinanza, conservando le
proprie leggi ed esenzione da tributi; e nelle rassegne de' Censori
'si soli, per legge, avevano il diritto di essere ascritti : per cui nel
Lazio affluiva la maggior parte d' Italia, onde poter ottenere per frode
f ; Cani il SI. unir.
tale ascrizione f ). Bac..lVr.icSl.
li
le inferiori. E nella Comunit non vi aveva parie propria*
mente che F Ordo, ossia le famiglie Senatorie scritte nel*
Y Album, e nelle quali per eredit tramandavasi il potere e
l' amministrazione, in modo, che estinguendosi una, 1' Ordine
medesimo sceglieva, fra le pi cospicue della citt, quella
'liSftS cue dovesse empierne il vuoto a).
Le montagne del Friuli passarono in potere dei Romani
dopo il piano di questa provincia, cio nelf anno 110, o 120
av. Ci\, ossia 60, o 70 anni dopo dedotta la Colonia in A*
ansT-sr? qu'.eja b).
85 av. Cr. Pompeo Slrabone, che da alcuni si crede es
sere stalo a questi tempi Proconsole (1) nella Venezia,
in tempo che si trovava con un esercito al mare Adriatico
(2). - - viene richiamato a Roma nell' anno G69 per difenderla
cjippuno. ne' tumulti civili e). (3).
59 av. Cr. -*- Trieste Questa citl, che un tempo ap*
kLVdeiFM.VS! parleneva al Ducato Friulano d), trasse la sua origine dai
Carni Celtici, o Carnuti. Giulio Cesare la fece Colonia
e) punio 1.3 e ut. Romana e) nell'anno di Roma 695, ed appartenne alla Trib
Pupinia. Il suo nome che deriva dal Celtico, significa em-

(1) Pretore Romano in Friuli Il Friuli, eh' era la prima


parte d'Italia componente la vasta Provincia della Gallia Transpa
dana, siccome provincia dell' Impero Romano fu governata da uu
particolare Pretore fino dall' anno di Roma 558, ossia 216 anni av.
Cr.; il quale per lo pi risiedendo in Aquileja, dopo fatta colonia
t)Lir.NotdeiFt. Romana, dava onoranza alla provincia Aquilejese, che cosi da Livio
voi. i pag. u. e da allri ai den0UQinava m allora il Friuli f ) : ed era paese tutto
mooa v. un. p. Ul HOIliailO g).

(2) Duumviri Romani Navali Furono creati qualche tem


po prima dell' anno 575 di Roma. Erano magistrali che avevano
l' incombenza di guardare con venti navi le spiaggia dell' Adria
tico dalla pirateria degli Istri.
h; Berteli Antico.
u Aquile* p. Sii.
(3) l Musaici chiamali Lilhustrata cominciarono sotto Siila h),
. V ,/ .... '
quindi intorno a quest epoca.

"V
15
porio a). Questo castello o citt viene situala da Slra- ?.' "*" Sb&:
bone nel mezzo della spiaggia marittima degl' Istri, distin
guendola da Tergesta, vico, ossia villaggio, ch'egli pone fra
i gioghi alpini de' Carni, presso ad un fiume, il quale da esso
dipartendosi, dopo il corso di mille stadii mette nel Danu
bio b) (1). b) Stratone llb. 7.
54 av. Cr. Cesare, circa l' anno di Roma 700, conduce
tre. legioni (2) in Aquileja, per poi passar con esse nell'Il-
hrio, dove le pose a quartiere d' inverno e). er*ntoninims.cit.
51 av. Cr. I Giapidi, uniti coi Taurisci e coi Salasi, sac
cheggiano Trieste (Appiano) d). lSSW.".slr-
Forogiulio. Nell'occasione, in cui Cesare svernava le sue
tre legioni in Aquileja, stabili un nuovo Foro, ossia mercato, in
Forogiolio per comodo di quegli abitanti, e gli diede il di lui
nome, che in seguilo si eslese a tutta la provincia Aquilejese.
Sped in essa citt altres una colonia Romana (3) per
popolarla ed accrescerla, e per assicurar P Italia a quella
parte contro le straniere Nazioni, nonch per aumentarvi il

(!) Secondo . il Nicoletti ed il Borio] i Trieste fu ascritto alla e.<;?-p. Mimici.


_ .,v. ' n , ....
fh\
.V Borluli
Trib Pobhua e). Ant.d'Aq.pag.u.
(2) Legioni Romane al tempo della Repubblica consistevano
in 4000 pedoni, in 60 centurioni e in 500 cavalieri f ); numero che rj Lipsie
venne aumentato coli' andar dei tempi.
(Ti) Le Colonie Romane erano formate da coloni venuti da
Roma, che sostenuti dalle armi della metropoli piantavansi sopra il ter- K) canl op_ ^
ritorto conquistato per tenere i vinti in soggezione g). Esse con- J?G(JJBJyJSrt
sideravansi nella citt (Roma) come cosa intrinseca h) ed avevano ;)''"};'* r,'f'
vul. Ili pag 216.
il diritto de' voti, ma non avean parte negli uffizj od onori della
Repubblica i). Due specie di colonie vi erano tra i Romani, al- ijchambcrsniiou
U1IV.
enne mandate o fondate dal Senato; ed altre militari, eh' eran com
poste di vecchi soldati, cagionevoli ed inabili, a cui provvedevasi in
Ul modo, assegnando loro delle terre in compenso dei servigi pre
stali. Le colonie Romane possedevano pur anche il Jus QuirUium,
eh' la stessa cosa che la cittadinanza Romana, perch esso la com
prendeva in s I). I^uV'im"
O
a) paoin Diacono
SI. ite Longobardi
commercio VCi).
/
Quivi
>
egli
D
tenne 1pur anche dei Conventi
- ua . ci.. Ciuridici a) (2).
49 av. Cr. Cesare, ottenuta in Roma la dittatura, confe
risce a tutta la Gallia Cisalpina V intero diritto della citta
dinanza Romana ; e ci negli anni di Roma 705. La con
cesse pur anche interamente ai Transpadani, in ricompensa
d' averlo soccorso in qualit d' ausiliari nella seguita guerra
civile. Questa la vera epoca in cui Forogiulio , Con
cordia (5), Pola ed Aquile ja divennero colonie Romane.
Quest'ultima per, come abbiamo veduto, era divenuta Co-
SH^** Ionia Latina (4) fino dall'anno di Roma 573 b).
Circa l'anno di Roma 705, essendo venuto Cesare in A-

(1) Commercio del Friuli in quesl' epoca L' ubertoso


suolo della Provincia Aquilejese, e particolarmente il territorio d'Aqui-
leja, producendo abbondanza di vino, olio ed altri generi, provvedeva
g' Istri, i Carni, i Giapidi e i Pannoni, popoli Illirici, i quali concorre
vano in folla, per la via di terra, in Aquileja, trasportando sui carri que
I) Stratone Ili). V ste merci e lasciando in cambio schiavi, pecore, pelli ed altri og
|Wg. 328. getti simili e). Commerciava pur esso con i Popoli della Mesia e
dell' Italia, che recavano cera, mele, ferro, pece e quantit di for
maggi, ed altro: ed molto verosimile, ebe i Taurisci vi avessero
portato dell'oro; perch nel Norico eranvi delle miniere di questo
metallo, mentre i fiumi che da quo' luoghi scorrevano somministra
dJSlrab. I.IVp.317
vano arena d' oro d).
(2) Conventi giuridici, ojusdicere in convento, era assemblea
del Popolo d'una provincia Romana, intimata dal Proconsole, o dal Pro
pretore in un tal giorno e nella tal citt. I Governatori, poco dopo
arrivati nella provincia, avean per uso di percorrere le diverse citt,
e indicar l' Assemblea in una di esse. Ivi si pubblicavano gli or
dini del Senato, o del Popolo Romano, e si giudicavano le cause
civili o criminali senza appellazione. Faceansi per lo pi d' in
e) RuMil Mi. eli. verno e in una citt militare o fortificata, per comodo del magi
tom. IV p. 91 e 95 strato che viaggiava con molto seguito e).

ytc?.nm ? (3) Concordia. Questa citt era ascritta alla Trib Claudia f).
(4) Colonie I, sitino si chiamavano cosi ; perch i Coloni Ro
mani, che andavano a popolare altre regioni, perdevano il Jus Quirlium,
cio la piena cittadinanza Romana, ed acquistavano la cittadinanza
'oi.'i'ple. w'ciiiil e denominazione del paese che popolavano g).
17
quileja, apri una strada per passare dal Friuli nella Gallia
per le Alpi Giulie, cosi delle dal di lui nome. Si serv di
essa per condurre nella Gallia le cinque legioni (1)
eoe lev d' Aquileja.
Per assicurare tale strada in quelle inospili situazioni,
fond, a non grande distanza dal Monte Croce, una citt, cui
diede il nome di Giulio Gamico, nome che col tempo si
caBgi in quello di Zuglio a) (2). ^pT^':"1'
41 av. Cr. La Gallia Cisalpina nell'anno di Roma 713,
io (una della legge di Ottaviano, viene dichiarata libera, come
era gi slata prima della guerra Cimbrica b). b) Antonini ivi.
55 av. Cr. Augusto nell'anno di Roma 719, intraprende
la guerra contro i Giapidi, e dopo essersi reso padrone di
Terpono ed Auropeno, assedia Metello, altra loro citt prin
cipale, e la prende; ma rimasto gravemente ferito nella gamba
destra, si fa condurre in Aquileja, ove per curarsi si trat
tiene alcun tempo e). SJEW!:
34 av. Cr. Augusto, dopo aver preso Promoua, nell'anno
di Roma 720, portossi all' assedio di Seltovia capitale della
Libnrnia, ed essendo ivi rimasto ferito in un ginocchio, ri
torn in Aquileja, ove si trattenne sino alla sua guarigio iJ) Svrtonio nella
vita d'Augusto ed
ne d). Appiano AICK-amlr.

(1) Di queste cinque legioni tre, come fu detto, passarono 1' in


terno vicino ad Aquileja, le altre due vennero da Cesare coscritte e) Creare de Bello
io Italia e). gu. iib.i cap. vi.
(2) Giulio Cantico era Municipio in origine; ebbe poscia la
cittadinanza romana a cui fu ascritto, e posto a votare nella Trib
Velina. La sua situazione era appunto ove ora Zuglio nella
Carnia, essendo in questo le reliquie di Giulio Cantico. Ragguardevole
fu esso nella costituzione civile dell' Impero Romano. Ne' tempi
Ji Cristo fu pure distinto nella gerarchia ecclesiastica, avendo suoi
"Vovi sufiraganei alla Chiesa Aquilejese. Di tre di questi vi si
conservarono i nomi e sono : Massenzio, Fidenzio ed Amatore ; a-
'e'a pur anche il suo Capitolo nella Chiesa di S. Pietro, con una
conveniente Prepositura, che ancora sussisteva nel secolo passato f). l/fi-'^aluS
18
Plinio Mb. iv 2T, Nn 'ung' dal Timavo e dalle terme di Monfalcone vi
IH'Ila Bona. Slr. . . j. ,
od. pag. s. era una tintoria di porpora a).
26 av. Cr. Morte di Cajo Cornelio Gallo cittadino di Fo-
rogiulio (nato in Cividale nell'anno 68 av. Cr. ) uomo dei
pi distinti de' suoi tempi. Egli fu celebre poeta, gran
capitano e savissimo politico. Augusto, col titolo di Pre
fetto Augustale, lo destin Governatore della provincia del
l' Egitto, una delle maggiori cariche dell' impero. Si dipor
t egregiamente in tanto grave impegno: ma si crede che
Valerio Largo, invidiando la di lui grandezza, lo calunniasse .
ad Augusto, e che ci fosse la cagione del suo suicidio ;
Not'S'iTdsM Percn di fatto egli si uccise di propria mano in Egitto nel-
$& b" Y anno 43 dell' et sua, e 728 di Roma b).
H av. Cr. Augusto imperatore viene in Aquileja nell'anno
wmep"i>.1*nsn- m Roma 745, come ei fece per alcuni anni. Erode re
<;lus. Miivinlic ani. li /-* j , , i \
jud. ni., io cap. -,. della Giudea si porta ivi per ritrovarlo e).
7 av. Cr. Compartimento dell' Italia fatto da Augusto in
undici regioni. La decima regione era la Venezia, che arri-
c!o,'al,ras,r vava dal Po alle Alpi nostre d).
L' imperatore Tiberio venne a dimorare pure parecchie
volle in Aquileja; e quivi Giulia sua moglie, figlia di Au
gusto, sgravossi di un Aglio maschio, che ancor bambino
l! Ifffl faSf" mori in questa citt e).
Adriatici lidi I lidi Adriatici del nostro Friuli a' tempi
dei Romani, ed anche prima, erano coperti di grossi luoghi,
di numeroso popolo, e resi a coltura; di modo che ove ora
si ravvisano delle paludi, dovevano esservi case e buoni e
fertili campi, se abbiamo a prestar fede alle antiche memorie
. che ci sono tuttavia rimaste. Alla comparsa delle barbare
Nazioni, essi luoghi cambiarono d'aspetto; poich abbandonali
dai loro abitanti, postisi in sicuro nelle lagune, restarono
distrutti e deserti. Credesi pure, con buon fondamento,
clic il mare non poco si allontanasse da questi sili, per le
19
alterazioni cagionate dalle torbide de' fiumi e de' torrenti;
e pi di tulio per mancanza delle necessarie riparazioni a). Jg""'^**.'*'

Anni dell' Era Volgare.

\" I Sacerdoti Augustali furono istituiti dall' impera


tore Tiberio in onore di Augusto nell' anno 767 di Roma &^T"G.,'fc
lo collegio di essi fu posto anche in Aquileja b) (1). diuof.'d'Aq.p.
14 Anno della morte di Augusto avvenuta in Nola nella
Campania il 19 agosto. Dal Formione (fiume Risano) viene
il confine d* Italia esteso sino all'Arsa (in Istria). Vogliono
gli scrittori delle cose di Trieste, che verso questo tempo
fossero stali assegnati in governo a Trieste i Calali, Gami
abitanti nella vallata della Piuca. I Subocrini si ritengono
per abitanti del Carso e). ^ZFi**"'
44 S. Pietro Pontefice Romano 1 ebbe di sde anni
m . m- in j\ d) Ind. cronol. del
24 mesi 5 e giorni 12 d). nanna.
46 S. Marco Evangelista viene mandalo da S. Pietro,
circa 1' anno 46 di Cristo, in Aquileja, ove annunzi la fede
cristiana, e si trattenne fino al 48; indi pass in Roma, con-
ducendo seco S. Ermacora, gi eletto Vescovo dai cristiani
d" Aquileja, per esservi ordinato e ricevere il velo ed il ha- 5? n 'o i^liiS;
1 * , , p, M. E. A. Col. 3 e 13
colo pastorale da S. Pietro* e nel 49 si port in Ales- j^i^e?!; S'.
o ' ! I l- n Stor. del fillrlarchi
sanarla e), scrisse il codice degli Evangelii in Aqui- d'Alexandria.
,--.,,.,. ,. ,,..,,., . . f) ertoli Anlich.
leja f), bench altri vogliano eh egli abbialo scritto prima ^uBcLmcoi.
in Roma e poi 1
in Aquileja
J
e). Mori nell' anno 62 di
c/
nSmioKpi.'H'e
di Muoiano p. 81.
Cristo h). Lasci alla Chiesa Aquilejese, da lui consacrala, SldiX^'iTa

(I) Sci virato era un nome con cui venivano chiamali i Sacer
doti Augustali i ). wa r" c' '
'20
il suo codice degli Evangelii, che di propria mano ivi scrisse
ili lingua latina (1) presso una cappelletti, che tuttod si
tiene in reverenza; essendo rimasta costante tradizione di
^ruJaSv'!i.P: questo fatto fino ad ora a).
Circa r anno di Cristo 48 Claudio imperatore Romano a-
bolisce in Italia le Prefetture, sostituendo i Questori. Esse
avevano l'incombenza sopra il danaro pubblico; indi diede
ai Questori anche fuori di Roma una tal cura, invece degli
s.MtDee7.pn9."' Arconti a cui era prima devoluta b).
Eufemia, Dorolea, Tecla ed Erasma, sotto Nerone, e prima
di S. Ermacora, subirono il martirio in Aquile ja, e furono i
voi. ii. pag. ai. Protomartiri Aquilejesi e).
57 Lino, Toscano da Volterra, 2 Pontefice Romano.
d^rguoecnm.d.1 Sedette anni il, mesi 3 e giorni 12 d).
S. Ermacora primo Vescovo Aquilejese, eletto dai cristiani
d' Aquileja e destinato da S. Marco Evangelista a quella
e) S. Fiorano Fond-
Chiesa, viene da lui condotto a Roma per essere ordinalo,
ui.ciMY.7ip!n2o! e ricevere il bacolo pastorale da S. Pietro, come ottenne e).
(2) Nacque iq Aquileja ed ivi subi il martrio unila-
nB;jl|Ant.p"4. mente a Fortunato il 12 luglio nel 70 di Cristo f). Sedette
v!rSrodAq ""' anni 20 g). Alcuno riporta per esser egli slato eletto al
fgS'if?ei!" Vescovado nell'anno 43 h).
68 Cleto, 3 Pontefice Romano, sedette 9 anni, 4 mesi
e 26 giorni. NB. Sappia il lettore che il Platina nelle Vile
de' Papi pone Cleto prima di Clemente, mentre nell* indice
cronologico fa seguire quello a questo; e qui noi ci siamo

(1) Rendiamo attento il lettore: che S. Gerolamo e S. Agostino


n Zanetti uh Re- ci ammaestrano, aver S. Marco scritto in greco, e non latinamente
Sul'iTm il suo Vangelo i).
(2) Da S. Ermacora a S. Ilario le storie non ci danno i nomi
de' Vescovi della Chiesa Aquilejese, perch i tempi ed il volere de-
gl' imperatori, non v' dubbio, si frapposero alla trasmissione disi
importanti nozioni.

r' \
21
temili alla vita per il numero ordinale, all' indice per la da
rata delta sede. Avvertiamo per, essere discordi i Cronisti
sulla serie cronologica de' primi Papi, si nella progressione,
che nel tempo della loro sede a). ajpiat.vhpj.i
1 ' _ l'api e suo luci. cr.
69 Antonio primo da Tolosa, del partito di Vespasiano
contro Vitellio, persuase 1' esercito illirico a calare per le
Alpi in Italia ; sorprese Aquileja, ove fu accolto con festa
Aitino, Este, Padova, Vicenza e Verona furono in quell' in
10 Ontii SIot. ini.
contro sorprese b). Aquileja poi, Concordia, Opitergio (1 v.luriV Ann.p. 171 -Mnra-
d'Iljlia.

(1) Opitergio (ora Oderzo), citt situata tra la Livenza e la Piave,


negli antichi tempi romani, e vivendo Plinio, era in molla riputa
zione. Fu Colonia Romana, come alcuni vogliono, nella provincia
della Venezia. Lo stato suo era florido e di grande estimazione,
per cui nelle storie di que' tempi trovasi rinomata, e particolarmente
per il suo porto. L' origine di questa cilt ci ignota ; sappia
mo per essere stata ragguardevole per popolazione e per diritti
sotto la Repubblica Romana, e ascritta a quella ciltadinanza, se non
prima, almeno quando Cesare la concesse alle citt della Gallia
Transpadana. Aveva un insigne Municipio co' suoi Magistrati ad-
fcUi alla giurisdizione civile, il collegio dei Seviri, il Sacerdozio
dtfli Augustali e forze navali; i suoi soldati di mare si resero
celebri per essersi sacrificati tra loro un migliajo, onde conser
tarsi fedeli a Cesare, anzich arrendersi alla milizia di Pompeo.
Opitergio vien distintamente nominata da Strabone, da Tolomeo, da
Plinio, da Cesare, da Livio, da Tacilo, da Ammiano Marcellino e da
molli altri accreditati storici antichi. Siccome ogni cilt, cosi que
sta aveva il suo territorio, il quale estendevasi dal mare sino allo
Alpi, donde nasce la Livenza. Nelle guerre civili tra Cesare e
Pompeo la fazione di quest' ultimo ridusse Oderzo a mal partito
distruggendola in gran parte: ma 'da Giulio Cesare t'istaurata, fu
forse a migliore sialo ridotta. Neil' avversa fortuna fu compa
gna ad Aquileja e ad Aitino; poich nell'invasione di Aitila sudi
la stessa sorle. Per si pensa che i suoi abitanti, rimpatriati dalle
isole vicine al tempo di Teodorico re de' Goti, la riparassero in
modo, che servisse poscia di residenza ad alcuni Governatori Ro
mani dell'Impero d'Oriente. Prima, della met del secolo VII fu
questa citt assediata da Rotaci re de' Longobardi, presa a forza e
distrutta; ma venne ancora ristorata dalla diligenza de' suoi cittadini:
per Grimoaldo, parimente re Longobardo, in punizione del tradimento
ivi praticalo dal Patrizio Gregorio, Greco Governatore della mede
sima, nell' uccisione dei due suoi fratelli, prese Oderzo, e la spian
22
a) Uniti Noi. ce.
ed Allino si dichiararono per Vespasiano, e ricevettero pre
voi. Il pag. ':)
sidio dai suoi generali Antonio I ed Arrio Varo a).
69 Le legioni di Ottone imperatore Romano, tosto
successa la di lui morte, vennero in Aquileja, la saccheg
giarono, e con essa la nostra provincia e derubarono la
b) l.irali e. I.T.II
pae. W Muratori
Ann. d'Italia.
zecca Aquilejese b).
Vespasiano acclamalo Imperatore Romano in Aquileja dalle
r) Ecchard St.Hom.
v. Ili p. 315 Li-
rati C S. T. U p. 41
armate e).
77 S. Clemente I, Pontefice Romano, ebbe anni 6, mesi
il Platina. Indice
cronologico
5 giorni 3 di sede di.
84 S. Anacleto, Pontefice Romano, sedette anni i 2, mesi
e) detto i, giorni 9 e)
96 Evaristo Ebreo di Betlemme, 6 Pontefice Romano,
1) detto sedette anni i3 e mesi 3 f).
105 La flotta aquilejese istituita da Trajano con sta
zione in Grado (cio alle Acque Gradale) e giurisdizione dalle
foci dell' Adige sino a quella dell' Arsa. Trajano fa ricostruire
il tempio di Beleno in Aquileja eh' era slato distrutto dalle
fiamme. Concede agli Aquilejesi il diritto alle cariche mu
t) nella Bonastr.
cren. ec. pag. 8 nicipali g).
Aquileja e la nostra provincia fu convertita alla cristiana
h) l.lruli Noi. ec.
voi. II pag. Iti Religione (1) prima del LXX anno dopo Cristo h).

fino dalle fondamenta, e per togliere anco la memoria di essa, divise


il suo territorio, assegnandone parte al Trivigian, parte al Friuli e il
rimanente al Cenedese, e ci circa 1' anno 670. Ora 1' Oderzo di oggi
giorno venne pi tardi fatto costruire 15 miglia dentro ferra, lungi
i ) l. ir oli Vite ec.
v. I p. xi aliami dal mare, in miglior aria e sul fiume Montegano, con gli avanzi stessi
detto Not. ec. dell' antico Opitergio i ).
. I |i. aia allatti

(1) Religione nella Venezia (in Friuli) sotto il dominio romano


fino alla venuta di Alboino re- de' Longobardi. noto ad ognuno
come il culto che seguivasi sotto l' Impero di Roma era quello dei
Gentili. Quivi offrivasi incenso alle seguenti Divinit : Cupido ,
Bacco, Beleno, Bona, Giove tonante. Diana, Silvano, Plutone, Pro-
1 1 Antonini St. ec.
p. Malia Si in ili. serpina, Bellona, Iside, Serapide, Feronia, ai Dei Lari, alle Parche,
s. Plorano od. e.
pac a. alla Speranza e a moli' altri Numi I ). La Religione Cristiana, che

w Il
23
109 Alessandro Pontefice Romano fu il settimo in que
ai Platina. Indice
sta dignit ed ebbe di sede anni 8, mesi 6 e giorni 19 a). cronol.
117 Adriano Imperatore in questo tempo divide la
Gallta Cisalpina in 47 Provincie. Allora rest separato dal
la provincia aquilejese Giulio Gamico, e fu compreso nella
seconda Rezia. Gi ci fatto noto anche per Massenzio
vescovo di quel luogo; perch nella supplica degli scismatici
aquilejesi all' Imperatore Maurizio, bench suffraganeo d'A-
qnileja, egli si sottoscrive Vescovo della seconda Rezia b). b) Antonini nu. clt
pag. IO in Sue.
117 Sisto I 8 Pontefice Romano regn anni 9, mesi
10 e giorni 25 e). cj Platina e. s.
127 Telesforo 9 Pontefice Romano, ebbe IO anni,
8 mesi e 28 giorni di sede d). d) detta

138 Iginio Greco Ateniese 10" Pontefice Romano se


dette anni 4 e). e) della

142 Pio I undecimo Pontefice Romano nacque in A-


quileja e fu figlio di Rufino. Ascese al papato nell' epoca se
pali e sedette anni 11, mesi 4 e giorni 3: zelantissimo
pr la religione di Cristo mori martire in Roma V 11 di

and sottenlrando poco a poco al Gentilesimo, ne' primi secoli della


Chiesa soffr molle persecuzioni. Costantino Analmente le diede pace,
entrando nella medesima, ed essa divenne la dominante nell' Impero
Romano. Siccome allora lasciava piuttosto speranze di temporali van
taggi, cosi moltissimi seguitarono: ma l'unione della di lei santit alla
depravazione de' pagani costumi sliguravala nella sua osservanza.
Quindi i cristiani non praticarono pi g' insegnamenti del Vangelo
come ne' tre primi secoli ; anzi, oltre ai rimasugli dell' idolatria,
l' eresia di Ario trionfava da per tutto sotto l' impero di Costanzo
e sotto quello di Valentiniano III. La Chiesa d' Aquileja, istituita
da S. Marco, fu retta poco dopo da S. Ermagora e dai vescovi che
seguilaronlo ..fJ; , e ai tempi
r di Costantino fu lecito ai Pastori istruire i*ag.
n Antonini
-, , i ....... .W alla ,iic.m>s
i fedeli a tutto loro agio e con la voce e con gli scritti nei dogmi
della loro fede: e la Cristiana Religione giov molto al migliora
mento della morale, ai costumi, e a togliere le tenebre dell' igno
ranza in ,cui erano
- -
i pi illustri filosofi nelle
i si a-
cose di maggior impor- rifila
*) Traboschi sior.
g).\ leti. Ioni. Ilp.
tanza, ne tre primi secoli del Cristianesimo wciima
24
a) Platina viieM.
pag. ri < *
luglio e venne sepolto in Valicano presso S. Pietro a) (1).
Ermete, soprannominato il Pastore, nacque nella citt d'A-
tjuileja nel secolo II. Fu fratello ili Pio I Pontefice Romano e-
mor qualche mese prima di lui nell'anno 161 (2). Vieno
lil Uniti Vito ce.
tul. I cap. 111. consideralo come uomo di dottrina pel secolo in cui visse b).
150 La cristiana Religione, sotto l'imperatore Antonino
e) Antonini iro.cit.
l'.ih'. IO in fine. Pio, si pratic e profess liberamente e).
152 Aniceto, di Umisia villaggio di Soria, 12 Ponte
d) Platina. Indice
tionolog.
fice Romano, sedette anni 9, mesi 8 e giorni 24 d).
163 Concordio Soler, da Fundi, 15 Pontefice di Roma
t- ; dello
sedette anni 7, mesi 11, giorni 18 e).
fJF.o-hant.SI.Rom.
167 Marcomanni Popoli, loro irruzione nel Friuli, ove
vul. IV pag. 130 -
Uniti Noi. ecc. v. pongono lutto a ferro e fuoco f).
Il ag. 56
167 Battaglia data dagl' Imperatori Marco Aurelio e
Lucio Vero ai Popoli Marcomanni e Quadi accampati nelle vici
l) Ei'chard t. sop. nanze di Aquileja, sui quali ne riportarono grande vittoria g).
167 Peste terribile in Aquileja e nell' Italia. Questo
morbo, chi lo dice venuto dall' Etiopia o dall'Egitto, e chi
dal paese de' Parli, portalo dalle milizie di Lucio Vero
in Italia. Fra i luoghi pi desolali fu annoverala Aquileja,
ove non solo furono di passaggio le truppe appestate, ma
vi rimasero durante lo spazio di assai mesi. Tale pesti

li) Su questo Papa dissentono moltissimo gli storici, tanto ri


guardo all' epoca dell' assunzione al Pontificalo, quanto alla durata
del medesimo, perch: Rampoldi nella sua Cronol. tiniv. lo segua
assunto nel 141 di Cristo e gli d Ili anni di sede; Cant, nella sua
Stor. Univ. voi. Cronologia, lo pone Papa dall'anno 156 al 165;
Muratori, Annali d' Italia, dal 142 al 150, dandogli 8 anni di Papato ;
dall' Index Chronologicus Pontificium Roraanorum lo si fa creato
nel 158 con 9 anni, 5 mesi, e giorni 27 di sede. In tanta diffe
renza noi ci siamo attenuti al Platina come autore di credito ; e
perch essendosi occupalo particolarmente delle Vite de" Papi, deve
ritenersi abbia svolto l'argomento con tutta diligenza.
(2) Non si comprende come, in tanta discordanza di epoche sul
Papato di Pio 1 da noi riportata, abbia qui poluto il Liruti assegnare
V anno 161 per la morte di Ermete.
25
lenza, che dur pi anni, fece lacrimevoli e miserandi scempi
in Italia; per cui le campagne rimasero prive di agricoltori,
te citt e le castella spopolale, e le spine ed i boschi creb
a) Ercbard SI. K.
bero su varie contrade. Il morbo si riprodusse anche da t' IV p. 131. -S.
Fiorano Fond. ec.
fi a veni' anni a). p. irnic 157

469 Marco Aurelio e Lucio Vero, che Irovavansi in


Aquileja, ove avean divisalo di attendere la primavera, a ca
gione della peste partirono per Roma, e ci nel mese di
dicembre. In questo viaggio Lucio Vero muore di apoplessia
b) Uniti Noi. re.
sulla via militare Emilia (I) tra Concordia ed Aitino b). y. Il p. 99 Murai.
Ann. d'Italia.

(I) Strade Romane in Friuli Anche il Friuli conia


molti avanzi di vie militari romane. Una di queste percorreva da Aitino
per Concordia in Aquileja e dirigevasi a Costantinopoli. D' Aquileja se
ne staccavano parecchie, alcune dirette verso la Germania, come quella
del Monte-Croce nella Carnia, aperta da' Romani, onde comunicare
eoo la via che dalla Germania metteva a Tolmezzo, Venzone, Ge
mala, Udine ed Aquileja. Altre, attraversando vaste regioni, pene
travano Ano al Mar Nero. La via Poslumia passava forse per il
frinii, poich di questo nome parecchi tronchi esistevano pure da due
o tre secoli fa ; e Torse per lo spazio di 36 miglia dritta e buona
rimane ancora da Codroipo a Gorizia. La Flaminia, cosi delta
perche costrutta sotto Cajo Flaminio, pensasi sia quella, che poco
sopra la bassa regione, pel corso di circa 1G miglia, senza per
correre alcuno de' nostri villaggi, stendesi verso Aquileja, assai
comoda, e dritta percorre da Codroipo a Palma ; la quale, perch in
nalzata ad arte sopra il piano circonvicino, dicesi comunemente Stra-
dalla. Altro pezzo della medesima trovasi pi sotto il villaggio di
Scodovacca e a lato al muro Gemino, e per 6 miglia batte una retta
linea da Scodovacca in Aquileja e) La v a Altinate, che cosi ere- c)ani.Fistola rio Grog.
pag. ! e 21.
desi essere stata chiamata da' Romani quella che da Aitino per A-
quileja conduceva in Oriente. La via Acuzia era la seconda strada,
che avendo principio ad Aitino (tuli' ora esistente al nord di quella
citt e che pu ritenersi almeno in parte per continuazione dell' Ai-
tinaie) conduceva in Aquileja e progrediva verso settentrione: mentre
la prima piegando a levante manteneva la comunicazione tra Aitino
e la Germania senza prender il giro d' Aquileja d). La via Emilia (fatta J) f'JJ'^SJ &
cominciare dal Console M. Emilio Lepido nel 522 di Roma ossia
252 anni av. Cr.) percorreva da Rimini per Bologna ad Aquileja;
lambendo le radici delle Alpi, e facendo il giro delle paludi; met
teva nella via Flaminia, e per 1' Umbria e Toscana giungeva a
Roma. Della via Gemina rimangono ancora le vestigia nel lastri-
20
170 In Aquileja risiedettero quasi continuamente gl'im
peratori Romani, per 5 o 0 anni che dur la guerra contro
a) Uniti Noi. eoe. i Popoli Quadi, Sarmali e Vandali detti Marcomanni a). Aqui
toI. li pag. <s
leja (1) in questi tempi era gi pervenuta presso al colmo
io Antonini ms. cu. della sua grandezza b).

cato che in qualche luogo vedesi spuntare nel basso del fosso che
separa la strada dai campi. Si pu ritenere che venisse cosi chia
mata per essere contigua al muro Gemino il' Aquileja ; quando non
si volesse supporre che fossero state due vie, una di qua e 1' altra
al di l di questo muro, come queir antica da Roma ad Ostia, che
per esser molto frequentata fu, come osserva l'Alberti, divisa in due
da un corso di pietre alquanto pi alte, per una delle quali si andava
e per 1' altra veniasi, schivando l' incontrarsi. La via Gemina quindi,
semplice o doppia eh' ella fosse, doveva sboccare nella via Emilia.
Secondo il Della Bona (Stren. cronol. not. Geogr. pag. 11) la via Ge
mina, ossia doppia, con un ramo presso le fonti del Timavo a-
vrebbe condotto a Trieste e nell' Istria, mentre 1' altro ramo pas
sando 1' Isonzo presso la Mainizza, proseguendo verso Vipacco ,
avrebbe messo a traverso le Alpi per la Hrussizza nella Panno-
nia. Di altre due vie veggonsi le traccie: una quella che da A-
quileja si dirige a S. Egidio, e dai rimasugli di lastricato tuli' ora
sussistenti dicesi pedrata; la quale nelle Carte Capitolari di quat
e) Melchior Gioia. tro secoli fa nominavasi Appia, e fu costruita nel 442 di Roma e).
Stai. voi. I pag. X
E l' altra che da Aquileja si dirige verso la Belligna e principia
dopo il fiume che scorre entro la citt, il quale si vuole sia il Na-
tissa Un' altra via antica e rotabile vi era pure d' Aquileja a
d) Bertoli Ant.d'A. Grado d).
pag. IO, 9 e 201

(1) Aquileja, situata nel Friuli vicino al mare Adriatico, distante


9 leghe all' ovest da Trieste, 23 al nord-est da Venezia ; longitu
dine 31-5', latitudine 45-55' era considerata la pi ricca e la pi
e) BiKurkner Db. mercantile citt di tutta l' Italia e). Assai cose furono dette, e da
GeograOca
molli, intorno all' origine ed alla grandezza di questa nostra citt ;
ma noi procurando di seguire le pi precise, comincieremo col dire
la sua origine esserci ignota. Strabone la vuole di fondazione Ro
mana'; ma Silio Italico ci lascia supporre l'orse non esser tale, (ve
dasi a pag. 10 di quest' opera) Non v' dubbio per essere slata
dai Romani aggrandita, ed aumentata di popolazione negli anni 181
av. Cr. con la .colonia Latina da essi ivi spedita, e col rinforzo di
1500 famiglie mandatele undici anni dopo. Aquileja, la pi gran
de citt dopo Roma, unico e ricchissimo emporio di tutto 1' Occi
dente, era un' antica e doppia colonia Romana. Aveva un porto di
mare capace di flotta, ed eccetto Roma era la sola che avesse
pubblica zecca. Fu citt libera, n mai soggetta ad alcun' altra,
27
70 Marco Aurelio viene batluto da' Popoli Quadi, Sar-
mati e Vandali nei dintorni d' Aquileja (1) la quale cilt

a) Limili Mot. ecc.


e sempre metropoli nella sua provincia, ossia nella decima Regione voi. I pag. SI e S2
<f Italia a) Da alcuni si vuole ascritta alla Trib Velina b), da li) Gianr." op. cil.
toI. Ili pag. 5-
altri alla Trib Mezia e). Ne' primi tempi del cristianesimo era Bertoll Ani. d'Aq.
pag. S e 130
riputata una delle pi amene, magnifiche e popolate citt dell' Im e) Filini Sagg. oc-
pero Romano, piena di giardini, d' acquedotti, di fontane d) con voi. I pag. Ai
un campidoglio e), un ampio anfiteatro, con terme e bagni pub d) S. Fior. Fondai,
ec. pag. 16 alla 19
blici f), mura forti, alte e torreggiate in pi parti, che secondo e) Muli, del Torre
qualche autore giravano 18 miglia all' intorno g), al detto di altri . Ven. An.p. 315
f) Beri. Ani. d'Aq.
solamente 12 h) , contando una popolazione di 120000, a 150000 p. 17 e 251 Anton.
persone i). Conteneva anche un celebre Senato o Collegio di De St.anl. pag. 288
g)ll Cand.ecl ilBprl.
curioni, col nome di Ordine splendidissimo ; il Magistrato dei Qua- e. sopr. pag. 364
fuor tiri juri dicendo 1); un Collegio degli Augustali in). Era sede h) Madritlo Apotog.
Sl.d'Aq. pag. 10
per lo pi del Pretore Romano, che essendo la prima dignit dava I ) Fiorano e aop.
onore alla citt e provincia Aquilejese n). Spessissimo in essa dimora pag. 16 alla 19.
I) dello ItI
rono g' imperatori romani ne' bassi tempi e vi stanziarouole legio m) Antonini SI ani.
ni o). Il suo grande commercio abbracciava oltre l' Italia, l' Illirio, pag. 283.
nj Lirutl e. a. v- 1
la Gallia e la Germania, anche la Grecia, Fenicia, Siria ed Egitto p). pag. is
Questa cilt si mantenne sino negli ultimi suoi tempi florida e ricca, o) Filiali e. a. t. I
pag. 308.
anche quando l' Italia era gi quasi tutta rovinata q) ma sciagurata p) S. Fior. e. aop.
mente uell' anno 452 di Cristo dalla struggitrice mano degli Unni pag. 16 alla 19
q) Filiasi, e. sop.
la barbaramente atterrata, n di essa pi rimane che la memoria T. I p. 308-30
della sua passala grandezza.
(1) Governo pubblico in Aquileja al tempo de' Romani
Aquileja internamente governavasi come le citt libere della Ve
nezia e dell'Italia: cio, reggevasi da s sola, creava i propri Magistrati
e regolatasi con le leggi romane. Per succedeva spessissimo, che per
occasione di guerra, o di qualche importante affare, si portasse ivi
il Magistrato Romano (un Preside) con imperio, cio con militare
comando; ed allora assolutamente in quella regione comandava, e
disponeva' di quelle cose ancora che dal Senato Romano dipendeva
no. Quando poi successe la divisione dell' Italia, falla da Costantino,
, la Venezia form una provincia, e come nelle altre, fu anche in
questa mandato un Governatore con nome di Consolare o di Corret
tore o di Preside. Allorch le colouie entrarono nella cittadinanza
Romana, ebbero voto ne' Comizj e furono tulle dislintamentc ascritte
a qualche Trib, Aquileja era della Velina, ed in essa come nelle
altre trovavansi due ordini di persone cio: Decurioni e Plebe. I
Decurioni erano le principali famiglie , avevano insegne ed orna
menti distinti, e in loro mano stava la somma del governo. Vi
era per un terzo ceto di persone, che stavano tra i curiali e la
plebe e dicevansi Cavalieri ed avevano il cavallo dal Pubblico e
per facolt erano appunto lo slato di mezzo tra i due ceti sopra
28
sarebbe pure stata presa, se le cure di Marco Aurelio, che ivi
a) Bernard, storia
Romana si ritrovava, non l' avessero difesa a).
170 Marco Aurelio vince i popoli Quadi, Sarmali e
li) Ecchanl c. sop.
Vandali, che infestavano Aquileja' (1) e la provincia b)

citati. Questi Cavalieri talvolta sostenevano tolte le dignit della


citt, le quali non davansi solamente ai Decurioni; eccettuato il Duum
virato riservato ad essi particolarmente. Il Magistrato de' Duum
viri Quinquennali era il primo della citt, a cui era concesso lo splen
dore de' fasci. In Aquileja il maggiore magistrato aveva il titolo
di Console. Dopo questo, pare ebe si distinguesse quello della giu
dicatura, che consisteva in Duumviri, due personaggi, oppure in
quattro ; e in Aquileja ve n'erano quattro. Le citt (die si chiama
vano anche Repubbliche) possedevano fondi e capitali, riscuotevano!
imposte e gabelle, ed avevano erario pubblico. I Magistrati delle
citt tenevano il diritto di far imprigionare, ossia avevano il misto
impero; e le citt libere avean anche quello dell'ultimo supplizio,
cio di condannare alla morte, il quale jus era . anche da Aquileja
posseduto. Questa citt era soggetta soltanto al Romano Senato nei
casi di tradimento, di congiura, di venefzio. d' assassinio. Vi erano
in Aquileja, come nelle altre citt della Venezia, Edili, Questori,
Tribuni della plebe e tutti quegli ordini di Magistrature che si ri
trovavano in Roma: essendoch ogni citt libera era un piccolo si
mulacro della capitale. I Popoli Veneti, ed altri ancora, non solo
pe' diritti acquistati in tempo della Repubblica Romana, potevano,
al pari dei veri Romani, ottenere qualunque ufficio e dignit ; ma
per lo spedienle immaginato d' Augusto, potevano da casa loro dar
i voti per 1' elezione dei Magistrati che si creavano in Roma. E ci
lacerasi in questo modo: intorno al determinato giorno in cui si
dovevano tenere nella capitale, Roma, i Comizj, si congregavano (
Decurioni delle altre citt, e raccolti i voti si mandavano a Roma
suggellati, per conferirli coi suffragi del Popolo Romano. Dur
quest'uso fin a tanto che si abolirono i Comizj di Roma, e che Ti
berio trasfer dal Campo Marzio al Senato l' elezione dei Consolr.
Aquileja, come citt libera, oltre al diritto dei snffragr, avendo otte
nuto la piena Cittadinanza Romana (consistente net jus degli onori,
come dice Tacito) godeva pur anche quello, che i suoi Cittadini e-
r)nioninims cu rano falt' capaci di poter sostenere in Roma stessa le principali
p.w,aw.3Mcaoi Magistrature e).

(1) Aquileja, rome viene qualificala da vari autori?


Giuliano la chiama: Emporium opulcntnm: Erodiano la dice: Italia*,
quoddam ad mare sitimi Emporium; Strabone la nomina: geminili
29
e li obbliga ad effettuare la loro ritirala nella Panno-
Lia - (2).
170 (3) Il medico Galeno, nell'inverno seguente all'anno
3 ) Palladio Stor. del
della morte di Lucio Vero, fermossi in Aquileja a) (4) ove B-pETiTi
, . _ ,. i . i , b) tirati Noi. oli.
scrisse vane opere b). Fu egli antecedentemente chiamalo oi. n..M.
in questa citt dai due predetti imperatori ad oggetto di
preservare la loro salute; ed ivi dimor tutti quegli anni che

Bliricararo Emporiiim ; Pomponio Mela le d espressamente l' ag-


|inolo di ricca, dicendo: Natiso non procul a mari di lem allingit r) Madrtsio.Apolcig.
Aquilejaiu e); Erodiano la distingue cosi: Maximam Italia? Urbem; ec. pag. 3K.
Procopio: prajilivitum atque immensam Civitalem magnitudine
insignem, et civium frequentia ; Luitprando: Urbem magnam, atque
immensum in moduin frequentem; Sabelico: alterum post Romam
in Italia lumen ; Volfango Lazio : Roma; acmulam Urbem ; Pancirolo:
primam post Romam in Italia: P. Filippo Ferrari: Roma excepta,
primariam ; il Cardinal Noris: Urbem, Roma excepta, omnium Itali- d) Madnsio e. sop.
rarum primam : Baronio, Ughelli, Tommasini ; alterum Romam ). pag. 31.
II Territorio d' Aquile,} dopo i tempi di Augusto, era
chioso dai seguenti conlini: il Timavo ad oriente; le Alpi a selten- e) Anlonlni ms.cil.
Irione; il Tagliamento all'occidente; e l'Adriatico a mezzod e). pag. B e m

() Proi incie. Sotto g' Imperatopi Romani erano obbli-


plt. con legge espressa, a devolversi ai tribunali del Vicario di
Roma in quanto alle appellazioni, perch questi erano superiori a
quelli delle Provincie: cio a quelle appellazioni che Ulpiuno defi
nisce : Ab inferiori ad superioretn Judicem provocatio e come tali an- H) Madrisio e. sop.
Aan di sua natura ai Vicarj suddetti di Roma e d'Italia f] pag. 110 e 111.
gj Cos la chiama.
Previ nei
r r .. i
Auuilcjcse
TI \
chiamos3 il Friuli, dopo
r
che Aquileja ronotiM ed 'iin
S. Fiorano, lond.
lu falla Colonia Romana g). ec. pag. 83.

(3) Da quest' epoca al 238 niun fatto potemmo raccogliere dalle


Cronache nostre. Quale ne sia la ragione ci ignota; ma ci pare,
e ce ne duole, che non la mancanza di fatti, bens le vicende de'
tempi averci lasciata una tale lacuna.

[i) Aqiiileja godette quattro singolari prerogative , cui altra


citt in Italia, fuor di Roma, non vant mai, cio : di essere citt
libera, di aver celebre porto di mare, una zecca pubblica e di es
sere qualificala in moneta : Felix Aquileja Hor. Rom. I. ( Horreum
ti) I.lrillr Noi. Cit
Romani Imperii h). sol. li pag. i.
50
dur la guerra Marcomanica (1) e particolarmente negli
pag. 6s,63 e 64 inverni aj.
171 Abbondio Eleutero, Greco da Nicopoli, 14 Pon-
J!0noi,oigi,,""ce tefice Romano. Sedette anni 15 e giorni 15 b)
189 Vittore Africano, 15 Pontefice di Roma, sedette
e) delio anni 12, mesi 1, giorni 28 e).
198 Abbondio Zefirino 16 Pontefice Romano, sedette
aj detto anni 20 e giorni 17 d).
217 Tutti i sudditi dell' impero sono dichiarali ciltadi-
e) Dellapag.
cronol. Bona9 Str- *"
ni c/-
pi

218 Domizio Calisto, Romano, 17 Pontefice di Roma,


n piatiu e. aopra sedette anni 5, mesi 1 giorni 15 f).
225 Urbano, Romano, 18 Pontefice di Roma, sedette
) detto anni 7, mesi 7 e giorni 5 g).
251 Calfurnio Poliziano Romano, 19 Pontefice di Ro-
b) detto ma, sedette anni 5, mesi 5 e giorni 2 b).
256 Antero, Greco, Pontefice Romano 20, sedette
i) delio mesi 1, giorni 14 i).
257 Fabio, Romano, 21" Pontefice di Roma, sedette
i jdetto anni 14 e giorni 11 I).
258 Massimino imperatore, unitamente a suo figlio,
marciando coli' esercito contro Aquileja, giunge al fiume I-
sonzo nel giugno o luglio di quest' anno; e trovato demolito
dagli Aquilejesi il ponte di pietra, vi forma un ponte artifi
ciale, mediante i vasi di legno con cui conducevansi le

(1) *larcomaiini e Quad. Onde far la guerra ai Romani si


collegarouo co' Narsci, Ermunduri, Svevi, Sarmati, Latringi, Buri,
Victovali, Sosibi, Sicoboti, Rosolarli, Bastami, Alani, Peucini, Costo-
boci ed altri barbari T oltramonte. Questa guerra, che rec danni
mj Limti e. sopra incalcolabili 'alla Provincia Aquilejese (al nostro Friuli) dur da cin-
. ii p. b, 56 e 62 qUe a sei anni m) Secondo quello che scrive Ammiano Marcellino,
nel lib. 29 cap. 6, erano i Marcomanni arrivati nella provincia Aqui
lejese, e avevano in quest' anno 169 distrutto Opitergio, e Luciano
crooiog.plg.,t' ci narra: quod parum abfu il quin urbs (Aquileja) caperelur n).
i
uve nella cilt. (I) Ci fallo, passa coli' esercito e
siringe d' assedio Aquileja a). (2). Que' cilladini op- <T3) It.Muratori.
anno 238
Ann.

poogouo valorosa resistenza, e uomini, donne, fanciulli, tulli


ri cooperano, gettando dalle mura anche bitumi accesi per
abbruciare le macchine nemiche b). Le donne Aquilejesi si >) Codiano m> . n
troicamente diportaronsi, che recisero sin le chiome per far
le corde mancanti agli archi de' loro guerrieri e). Ammutina- ii&peMMin
lisi poi i soldati nemici, trucidarono Massimino ed il fi
glio sotto le mura d' Aquileja, e cosi ebbe fine quell'assedio d). u>aa

(1) Questo ponte artificiale fu formato con delle botti ossia, con 'AS^^nM.
que' vasi di legno come sopra fu dello e) inventati da' Friulani, $,]* Ullere
come congettura Zanon f). voi. ui pig. n"

(2) Selve e boschi in questi secoli in Friuli. La via che


prese Massimino nella sua spedizione contro Aquileja fu quella della
linea da Adelsberg verso Duino. Quel pianoro era boscoso assai, a
tale che Massimino faceva esplorare le foltissime selve, ed altro,
onde ripararsi dall' insidie che potevano essergli tese. Gl'indigeni
stessi, antichi Popoli, che que' siti abitavano, aveansi a gran fatica
potuto aprire dei sentieri: e ci accadeva alle prime decadi del IV
secolo di Cristo. Da questo si pu dedurre, che anche il nostro
Frinii, specialmente la parte della Venezia verso Aquileja con
finante col Carso, e lungo l' Isonzo, fosse egualmente piena di boschi :
di che n' prova l' immensa selva dal Conte Variento ceduta a Popone g) Filini Sk- eft
Pat. d' Aquileja. Filiasi g) riporta essere stato tutto pieno di selve quel t. I p. MI e VCK.
>uolo della Venezia, laddove ritiratesi le acque e colmate le palu
di ne restava asciutto il terreno; come foltissima selva stava alle
foci ed alle sorgenti del Timavo, e coperte di selve erano la Ja-
pidia e la Liburnia. Le nostre selve vennero rispettate dai Roma
ni, i quali, anche nella floridezza del loro dominio, non erano mai
distruttori di esse, anzi le tenevano in venerazione. I Barbari, in
vasori d' Italia, lungi dal portar disavvantaggio ai boschi, facendo riu
nire le popolazioni nelle cilt e castella, lasciando pi selvaggio il
paese, davano incremento alla maggior vegetazione di essi. Questi
Barbari poi avevano altre occupazioni e ben altri desiderii da quello
di distruggere le foreste di un paese nel quale non fissavano di h) Rosselli nell'Ar-
ebeog. Triest.vol.
mora h). Una selva o bosco di platani stava anticamente poco Ili pag. 6 e 7
lungi d' Aquileja ed era consacrata a Diomede ; perch gli antichi
a'eano costume di render onore agli Dei ed agli Eroi entro all' o- c, Filiasi. Sag. ec-
scnril delle selve i ). toI. I pag. SU
32
Erodiano nel lib. Vili ci descrive la coltura della provin
cia d' Aquileja in questo tempo dicendo: disposti sono gli
alberi ad uguali distanze, e accoppiate sono loro le viti, e
rappresentano un giulivo teatro, sicch sembra tutta quella
TOSft.*SS.f" regione adorna di corone frondeggianti a).
238 Massimo Pupieno imperatore venne in Aquileja,
ove gli furono aperte le porle ricevendolo con plauso. Pochi
d'iu1iTAnmnm d vi si ferm, indi ritorn a Roma b). Aquileja in questo
e; untori e. s. tempo era citt di molto riguardo e) (1).
251 Cornelio, Romano, 22 Pontefice di Roma, sedette
SLSSi,"e' anni 2 mesi 2 e Siorni 2 d)-
252 Novaziano, Romano, sed nello scisma contro Come-
e) detto Ho e).
253 Lucio, Romano, 23 Pontefice di Roma, sedette
i) detto anni 1, mesi 3, giorni 9 f).
255 Stefano, Romano, 24 Pontefice di Roma, sedette
f)aelw anni 2, mesi 1, giorni 24 g).
257 Sisto II, 25 Pontefice di Roma, sedette anni 1,
b) detto mesi 10, giorni 23 h\
260 Dionigio Greco monaco, 26 Pontefice Romano,
u detto sedette anni 10, mesi 5, giorni 5 i).

(1) La citt d' Aquileja aveva il tesoro pubblico, o erario,


ossia tesoro della provincia. Oltre il dinaro che raccoglievasi dai
tributi, si metteva in Aquileja qualche cosa di pi, cio il tesoro
1 1 Madrtsio. ami. particolare della provincia I) Gl'Imperatori Romani elio
ec.fol.uii.plg.41 1, _ t i . ~ ... . .-.
dimorarono in Aquileja furono i seguenti : Augusto, Tiberio,
Vespasiano, Marco Aurelio, Lucio Vero. Diocleziano e Costantino.
Ma Augusto principalmente, che allettato dalla piacevolezza del clima
e dall' amenit del paese, vi si era fermato il primo, e con pi
genio degli altri, 1' aveva ricolmata di privilegi, munita di fortifica
zioni ed abbellita di fabbriche, a grado di essere chiamato Aquile-
jensium Restitutor et Conditor. Siccome Citt Metropoli, sotto
i Romani Imperatori, avea la residenza del Governatore della pro
vincia, il Tribunale supremo, come ogn' altra citt di tal grado; vi
era il concorso d" un' intera Nazione, ed il gi detto tesoro pubblico
pUmhi&'wT' cne vi si custodiva con le milizie che lo guardavano in).
53
270 Claudio II, chiamalo Quinlillo, fratello dell' impe
ratore e dimorante in Aquileja, alla morie del fratello nel
270 renne crealo imperatore con approvazione del Senato:
ma le armate, avendo proclamato Aureliano, Quinlillo, dopo a) o..n,. si. unir.
17 giorni, fu trucidalo dall'esercito, o si uccise a). '<a> *'[>
271 Aureliano imperatore, portandosi nella Pannonia,
passa col suo seguito per Aquileja b). (1) pVl's0"'"' c"'

11) Amore degli sturili e Ielle belle arti in Aquileja


Deprmi secoli dell'Era volgare Riguardo a ci diremo conte
dia il Tiraboschi di altri luoghi : certo non solo i frequenti
rggi, ma il villeggiare che i Romani facevano in queste pro-
tincie (Napoli, Brindisi, Suessa, Benevento) ne' primi secoli di
Cristo, molto doveva concorrere a mantenervi quel!' amore degli
- studi! e delle belle arti, onde liu da' tempi pi antichi erano esse ciTimbNchisior.
famose e) Diremo adunque: se i viaggi continui e le vii- JSjjTaea1' u*'" '" "
legnature de' Romani influirono su que' luoghi in tal modo; quanto
maggiormente i viaggi degli stessi impelatoli e le loro dimore in
Aqoiteja, insieme a grandi di quell' Impero ed a .molti Romani, con
corsero ne' primi secoli dell' Era volgare a mantenere l' amore
fcgli studii e delle belle arti in questa nostra Aquileja e ne' suoi
falerni !

Scienze in Italia dall' Era volgare sino al termine della do


minazione Romana G' Italiani si occuparono della Fisica e
delle scienze naturali, ma con cognizioni empiriche, staccate, senza
sostegno di scienze esatte, e mancanti delle macchine atte a far sco
perte, come fecero i moderni. Le loro raccolte di Storia Natu-
i"ale uon erano n diligenti, n dirette a scientiOco intento. Nella
Geografia, poco coltivata sotto i primi Cesari, d) si distinsero io^i^li'leiii*
con Tolomuieo, che fiori verso il 138, il quale fond scientificamente
questa scienza. Tenevano a vile le Matematiche, perch pie-
starano servizio alle arti meccaniche e). La Filosofia, sotto le v.v p. m aiu m
scuole Stoica ed Epicurea, egoistica e mancante di dottrina, che am
morzava ogni attivit e reputava un vizio la carit, spegnendo ogni
riscere d'amore, e il cui punto pi sublime consisteva nel suicidio f>Can,u c. wr,
f], dai tempi di Augusto Uno a quelli di Adriano fortunatamente is- i" '"
fu poco coltivata. Nei tempi poi degli Antonini e de' seguenti
imperatori la Filosofia fu abbandonata dai Romani, e trattala dai
Greci, e quasi dimenticala sotto gli ultimi imperatori s). La Sto- n'iL'illSi .,' 'JJ
. '. , , , , ,? ' . ' . p. 169 2* 101 e lOO
" 1 slorici del secolo I e 11 scrissero sentenziosamente, con
affettala precisione, e spesso con inintelligibile oscurit. Poscia, fi-
u a Costantino, la Storia soggiacque alle vicende degli altri studii, e
3
7A
271 Felice Romano, 27 Pontefice di Roma, sedette
t) Platina. Ind. cr. anni 4 e mesi 5 a).
' 274 S. Ilario, nativo della Pannonia, venne eletto ve
h I Antonini ras. cit.
pag. 11. scovo d'Aquileja circa questo tempo bj. Dopo aver seduto
e) Tesoro Aquil. anni 10 sotto Domiziano imperatore e Reronio prefello d'Aqui
Rerum Forojul. . I
n 30 p. ~t Are. del
Co. Glov. Alt. di leja e), subi il martirio, unitamente a Felice, Larzio, Taziano
Gorizia
e Dionisio nel luogo detto Ponte, nel silo presentemente della
Mauizza, 12 o 14 miglia sopra Aquileja, sulle rive dell'I
il] Rubefc M E. A.
sonzo, vicino alla strada postale per Gorizia : nel qual luogo
Col.36-Llruli Noi.
ce. i. Il p. eli esisteva un ponte fallo costruire dai Romani d).

circa 1' eloquenza, portando essa l' impronta dei tempi, si pre
senta con disordine e confusione. Da quest' imperatore Ano alla
i ti b od i rov'na dell' Impero Romano, essa non ebbe n chiarezza, n dili-
p.i3s!3n3i8ei56 genza, n esaltezza e). Medicina. Sotto i primi Cesari i suoi
cultori non avevano altro scopo che di oscurare la gloria de' loro
rivali e d' innalzarsi sulle loro rovine. Sotto i seguenti non vi fu
alcuno, che in essa si acquistasse gran nome, quantunque in Roma
fosse venuto e vi dimorasse Galeno, nativo di Pergamo. La me
dicina fu esercitata dai Cristiani dei primi tempi ; e sotto g' im
peratori che abbracciarono il Cristianesimo vennero falle delle
t) Tirai., e. in leggi in suo favore con assai pi saggezza di quello ch'era stato
,1.211 413 339 essi fall0 sotto gl'imperatori gentili f). E qui, prima di dar ter
mine a quest' articolo, diremo, che innanzi alla met del II secolo
le scienze ebbero provvide cure da Antonio Pio, e anteriormente da
Vespasiano. Questi assegn pubblici stipendii in Roma ai professori
di Retorica e di altre scienze: quegli anche in tutte le provincia
dell' Impero accord loro e stipendii e onori. Fiss egli il numero
de' professori che nelle scienze aver dovessero le citt; cio,, nelle
minori, 5 medici, 3 sofisti o retori e 3 grammatici; nelle maggiori
7 medici, 4 retori e 4 grammatici; nelle massime 10 medici, 5
retori e 5 grammalici, esentandoli da vari pubblici servigi: cosi
pure i filosofi, de' quali non fissavasi un numero determinato. Nelle
Gallie e nella Cisalpina (Lombardia), dopo Roma, maggiormente che
il Tirabosch e. i. 'n altri luoghi d'Italia, fiorirono in questi secoli e relori, e poeti
pa6. m efj eruditi g).

Leggi in Italia dall' Era volgare sino al termine della do


minazione Romana Fu Adriano che fece 1' editto perpetuo, con
cui toglieva nella giurisprudenza il diritto che avevano i pretori di
pubblicar nuove leggi: cosa che recava grandissima confusione nel-
V amministrare la giustizia. Ognuno di essi alle antiche ne aggiun-
35
Ti Eulichiano, Toscano da Luna, 28 Pontefice Ro
mano, sedette anni 8, mesi G e giorni 4 a). )rijiim.ind.cr<m.
280 Paolo, cittadino di Concordia, nacque circa il 280.
Visse pi di un cenlinajo d' anni e mori verso la fine del IV
secolo nella citt nativa. Fu uomo dotto, e stimatissimo:
ima si ha per memoria delle sue opere; ma si sa essere
stalo conoscente di S. Girolamo e suo corrispondente nelle
, ,, , . b) Linili. Vile ec.
lettere b). * i p. i*.

gen di nuove ; e spesso ancora, dopo aver pubblicalo una legge


io sol principio della Pretura, un'altra allessa contraria intimavane
dopo alcun tempo; dal che ne sortiva variet ed incertezza ne' giu
dizi!, a tale che i Romani appena sapevano secondo qual legge do e) T'imboschi Slor.
vessero essere giudicali e). Questo editto perpetuo conteneva, a ec. lom. Il p. *3S.
legge permanente, la raccolta delle migliori decisioni de' vecchi d) Millot ist. gen.
pan. ani. voi. VI
editti dei pretori antichi d). Le leggi Romane poi venivano in ge pag. 373.
nerale: sul conservar illesa la propriet, sul render pronta 1' am-
e) Millotlcom.'wp.
Bintstrazione della giustizia, e sulla condotta dei magistrati e) In v. VI pag. 37*374
particolare eranvi delle leggi che abolivano la delazione ; ma quesle f ) Millol com. *op.
voi. VII pag. 220
Mairoiisi sotto Costantino f ); altre contro i pagani e gli eretici g); ^"vS"?.'*'
ti alcune a vantaggio della Religione e del Clero, a favore del
Cristianesimo h); e pi tardi ve n' erano pure a sollievo del Popolo h)deit.ivipag w
per riforma dei costumi i). ijdeu. m^m vm

Arti liberiti! in Italia dall' Era volgare sino al termine
della dominazione Romana Poco amici delle arti furono alcuni
imperatori Romani, cio: Tiberio, Caligola, Claudio. Nerone per le
favori, e Vespasiano e Tito le protessero insieme alle lettere ; pi
ancora Trajano ed Adriano le colmarono del loro favore, cui lar
girono del pari agli artisti. Ci non per tanto sotto g' imperatori
decaddero le arti, bench vi fosse gran copia di pittori, di scultori
e di architetti ; e ne fu il motivo la mancanza di stimoli e di a-
Dor di novit. Sotto il regno degli Antonini fiorirono le Arti feli-
remente ; ma poscia cominciarono a deperire, quantunque Severo
facesse ogni sforzo per sostenerle e dar loro progredimento : e da
Gallieno in poi vennero ad estrema rovina; e bench in que' tempi
si fossero fatti molti lavori d' arte in scoltura, pittura ed architettura,
risentivano essi, quasi tutti, di quella barbarie che le condizioni ge
nerali cominciavano a spargere in Roma. A prova di ci, basta vedere
le medaglie da Gallieno fino a Costantino, che fanno conoscere la roz-
ttaa degli artefici di quell' et, tanto diversa dalla finezza di quella di i) Tirirhi <. ..
Augusto I). Sotto gli imperatori cristiani si lasci d'aver in pregio ^m.hi'so?27'
gli antichi monumenti; ina quantunque le Arti, del pari che le Scienze,
56
283 Cajo da Salona in Dalmazia, 29 Pontefice di Ro
ti riaun..ind.c>n. ma> sedelte anni 12, mesi 4, giorni 6 a)
283 o 284 Grisogono II, dalmata di origine, ven
ne eletto vescovo di -Aquileja, e poco tempo dopo fu de
collalo, correndo la persecuzione dei cristiani sotto Dio-
vgigmw.m. deziano b) (1) (2). Riscontrasi ancora un altro

si accostassero a gran passo verso la loro estrema rovina, pur esse


mai non mancarono in Italia. In quesl' et 1* uso d' innalzar statue
a personaggi famosi eia frequentissimo. Fu anche istituito un ma
gistrato per la conservazione de' monumenti antichi, chiamato Cen
tuno nilenlium rerum, il cui nome fu poi cambiato in quello di
Tribuno e poscia di Conte. Spettava a lui nella notte l'aggirarsi
per la citt con alcuni soldati, onde vigilare che non fossero atterrate,
n rovinate le statue. Lo zelo non ben guidato di alcuni cristiani,
diede motivo ad Onorio di pubblicare una legge con cui vietava :
che sotto pretesto di atterrare g' Idoli e i Tempii, non si atterras
sero le statue, che servivano di ornamento a' pubblici edifizii. Fu
rono quindi anche in questo tempo in pregio le arti; ma non fu
ri Tireuschi stor, ron coltivate felicemente, e il gusto di esse and sempre pi depra-
di.i.iip.48o86, vandosi. Per l'architettura fioriva ancora e).

(1) Sotto Diocleziano e Massimiano s'introdussero delle gravi


Imposte, dm si stabilirono anche nella Venezia; le quali non
consistevano in dinaro, ma in vettovaglie. Le molte tasse, o pen
sioni che si addossarono a questa regione della Venezia, ebbero o-
rigine dalle molte armale che g' imperatori erano obbligati a tenere
nella Cisalpina; dimorandovi essi medesimi frequentemente, onde
frenare le Nazioni barbare che a questa parte minacciavano d' in
di ntonu o. r. vadere l' Italia. Queste tasse durarono presso a poco sullo stesso me-
ps io todo, fino a che Costantino divenne padrone dell' Italia d).

(2) Diocleziano imperatore fu personalmente in Aquileja, e quivi


fece soffrir il martirio a parecchi cristiani, cousegn alle lamme tutti
iLHJjj! s a m i libri e le memorie delle Chiese di Cristo e), e sacrific al Sole ed
ij.% "le m'iti a Mercurio f). Vi si port pure in altri incontri.

Agricoltura; suo stato in Italia dall' Era volgare sino alla


line della dominazione Romana 1 patrizii tenevano la maggior
parte dei terreni cui facevano lavorare dagli schiavi: e il peculio
tratto dallo schiavo, per il permesso risparmio, colando ad interesse
mille loro inani, rcndevali ad un tempo proprielurii, agricoli e bau
37
Grisogono cliiamalo Bisantino, al quale il Tesoro d' Aqui-
leji d 10 anni di sede, e lo fa successore di S. Ilario,
ponendo la sua elezione nel 274 a). Diremo per non cs- Jgfis"1"' ""' r"'
serri nulla di preciso intorno ai tempi di loro assunzione al
vescovato.
284 San Servolo di Trieste sub il martirio in que-
l' ,r ,.. U\ >) Liruli fot. eli.
$1 epoca bj. TOi. u w. n

ch'ieri ; di modo che il territorio da essi posseduto sembrava una


federariooe di piccoli regni. Le guerre civili, cacciati dai fondi i veri
proprieiarii, sostituirono i veterani soldati, che mal pratici massai
presto ipotecando i fondi tornarono alla miseria. Le campagne per
ci inselvatichite caddero in mano del fisco o dei danarosi; e ne
successero i latifondi, ossia pochi ricchi e immensit di miserabili.
Poscia i nuovi padroni, immersi nel lusso, non pensavano che a
godere le loro grandi ricchezze, affittando i beni per quinquennio
i lavoratori nati liberi, che coltivavanli a spesa e pericolo, pagando
perlopi in dinaro, e variatamente secondo il numero degli schiavi
d'era dotato il campo, e con l'incertezza della vendita delle der
rate, inceppata da tante circostanze di monopolii, di distribuzioni
granile per munificenza degl'imperatori, e dai tesori delle vittorie,
che gettali improvvisamente in circolazione, alteravano a capriccio i
J>fzi dei generi al mercato. Pi tardi, difficoltate sempre pi le
affittanze de' terreni ad affittaioli liberi e garanti, venne introdotto
nuovo metodo di economia rurale, mutando lo schiavo in colono
errile, col diritto di menar moglie, tener figliuoli e disporre del
suo peculio, purch pagasse un annuo canone: ma aumentando
Maggiormente la sproporzione tra' poveri e ricchi, a motivo del
l'orribile sistema di finanze, introdotto per i bisogni dello Stato,
nacque timore che il proprietario vendesse gli schiavi, e si stabili,
eoe il colono restasse con la sua discendenza affisso alla gleba; la
'Itisi cosa ribad la schiavit e produsse disuguaglianza nella distri'
fazione de' lavoratori, per cui le campagne in certi luoghi erano r rinll, s( un)t
coltivate, negli altri abbandonate e). N a rinvigorire l'agricoltura v.vp. aooiiinwi
valsero le leggi emanate a suo favore, perch troppo era scaduta <i) Gbc. ubii nj
oell* pubblica opinione d). Il Friuli per era assai fertile di vini ^."ioo111'" T
anche nel li secolo, e si squisiti che trasportavansi nelle cantine
imperiali. Furono i Friulani di que' tempi che inventarono le botti
di legno, come vi sono ragionevoli congetture: ed avranno al certo
avuti anco de' torcoli: ma per qual ragione siano stati questi ab'
bandonati, ed introdotta la pratica d' ammostare co' piedi, non
d'attribuirsi che alle miserie cagionate dai Barbari a questa pro
vincia
"ucla eh \ r) 'Zanon,.
tl. Ili pas.Lettere
Il
38
284 Sotto l'Imperatore Caro (1) succedette un
qualche fatto nella Venezia, per cui ivi fu mandalo Giuliano
mnlZM ,m' c"' Valente come Magistrato Correttore a)
296 Marcellino Romano, 30 Pontefice di Roma, se-
b) nauni. md. cr. dette anni 7, mesi 9 e giorni 26 b).

(1) Quest'imperatore si pretende discenda da Avo, che era cit


tadino d* Aquileja. Nei due anni del suo impero, dal 282 al 284, ri
ri Uniti Noi. del
tornando a Roma, pass per Aquileja sua patria, ove si ferm per
Frmii ni. ii p. 89. pochi momenti e). Il citato Liruli dice anzi ch'egli vi pass nel 282.
Costumi in Friuli sotto la dominazione Romana
Nei primi tempi una colonia mandata dai Romani in Aquileja, pochi
anni dopo accresciuta con nuova spedizione di 1500 famiglie ; po
scia le lunghe dimore in essa fatte dagl' imperatori e dall' immensa
corte che accompagnavali e da tanti nobili e ricchi di quell' Impero ;
i radicali e grandiosi lavori da loro ordinati ed eseguili in Aquileja,
in Forogiulio; l'erezione di Giulio Gamico, le molte e magniGche
vie, la spessa fermata delle Legioni Romane, e. finalmente la Lapi
daria, monumento incontrastabile, ci rendono prova non dubbia, che
i costumi Friulani in questi secoli dovettero essere affatto Romani.
Verremo perci qui descrivendo qualche particolarit dei medesimi.
E.e Vesti Queste erano per lo pi di lana, e furono : la
Tunica, o tonaca, che cingevasi alla vita con una ciutura. Era
stretta e corta; in principio le sole donne adoperavano con le ma
niche, e dopo caduta la Repubblica anche gli uomini. Usavasi pure
la Subucula (camicia), parimente di lana; e solo molto pi tar
di s' accostum portarla di lino. La Toga, pure di lana, di color na
turale, ossia bianchiccio, fu una specie di sopravveste ampia e sciolta,
che serviva ad avvolgere tutta la persona, e pi o meno lunga e fina
secondo il gusto, la qualit ed il lusso di chi la portava. ssa tli-
stinguevasi in Pretesta, Virile, Candida, Trabea, Stola e Palla. La
Pretesta era una toga comune, cinta nell'estremit da un lembo
di porpora, usata dai magistrati maggiori, dai sacerdoti, e in certi
casi anche dai senatori : ma era distintamente 1' abito proprio dei
giovanetti fino all' et di 17 anni, e delle fanciulle sino a che si
maritavano. La Virile, detta anche pura, essendo tutta d' un co
lore, e senza alcun fregio; e libera, perch assumevasi dai giovanetti
quando deponevano la pretesta in tal giorno che solennizzavasi dalle
famiglie con banchetto, al quale invitavansi i parenti e gli amici. La
Trabea, che alcuni confondono con la Clamide, specie di toga
che ebbe tre usi diversi , servendo d' ornamento agli dei, ai re ed
agli auguri. La prima era tutta di porpora; la seconda in parte

,
39
503 Quirino vescovo di Aquileja venne ucciso in que-
i) Pinvmo. Cronol.
sto lempo a). Ecckistica.
503 Fortunato vescovo di Aquileja fu eletto in que-
sl' epoca b). b) dono iti

porporina ed in parte bianca; la terza di porpora e croco, ossia


scarlatto. La Stola era una specie di tonaca con le maniche ; la
qnale giungeva sino ai piedi e apparteneva alle sole femmine. Le
persone di qualit la portavano bianca, e circondata in fondo da un
(regio di porpora. La stola delle donne volgari solea essere negra :
le donne infami comparivano in pubblico abbigliate di colore e il
loro abito era propriamente la toga. La Palla, detta anche pat
ita, era una lunga sopravveste, o manto, che dalle spalle scendeva
ondeggiante sul suolo, ed era ;il>ii,\> di gala per le donne di distin
se. La Candida, era una toga diversa dalla comune, perch
arer il lustro, ossia risplendente, e apparteneva a que' cittadini
the ambivano le magistrature. La Sordida, era una toga comune,
ma verrina e sudicia, con cui i rei e i loro attenenti cercavano di
muovere i giudici a .compassione. Alluper vasi pure in tempo di
pubblica calamit, o per quella di qualche cittadino di merito sin
golare. La Pulla, toga di color nero o grigio scuro, che usavasi
in occasione di privato lutto. Penula e Lacerna furono una
spttie di mantelli s per la pioggia che per il freddo. Il primo era
pi luogo e si portava in campagna, il secondo in citt. Fu usato
anebe dai soldati, e comunemente era di lana. Gl'imperatori lo a-
wano di porpora. La Piet era una toga di porpora e ricamata
io oro, come pure la toga Palmata, che da alcuni chiamasi lu-
*; con la differenza che il ricamo della seconda rappresentava
delle foglie di palma. L' una e 1' altra erano insegna di vincitori,
piando entravano in Roma con la pompa del trionfo. La veste
Trirlinaria fu destinata precisamente per i conviti ; era per or
dinario di color bianco, particolarmente ne' giorni di banchetti so
lenni. La Veste della Milizia comunemente era il Sajo,
io una specie di casacca che giungeva a mezza vita. In tempo di
guerra portavasi anche in Roma. Altre vesti militari erano pure il
Paludamento, la Clamide, la Lena. Il primo era un manto
di porpora, o cremisino, fregiato di ricami d' oro, cui i generali di
armata vestivano nelle spedizioni militari, e talvolta anche i Legati
ed i Tribuni. Poco diversa dal Paludamento era la Clamide, anzi
wn quello il pi delle volte viene confusa. La Lena fu un certo
tabarro grossolano e peloso, poco differente dalla Lacerna, e serviva ^"S'jJ''"^,^
allo stesso uso : portavasi anche in citt nella stagione d' inverno e). *>isii amichi jmu.

Le Scarpe dette Caleei, o Solem furono di due sorta ; le


une al disopra erano di pelle, che stendevasi fino a mezza gamba,
' 40
304 Marcello Romano, 31 Pontefice di Roma, setlelle
.) puiim ind. cr. annj 5f mesi 5^ gjorm- 21 aj.
Secondo il Muratori, ne' suoi Annali d' Italia, il Papa Mar-

coprendola d' ogni intorno a guisa de' nostri stivaletti. Le allre, in


vece della pelle, avevano attaccate da' ambi i lati delle coreggutole
di una certa larghezza, che facendo varii giri sulla gamba, s' incro
cicchiavano per pi riprese senza coprirla intieramente. Essendo per
queste di pelle grossolana e non preparata, si portavano dal basso
b) Compendio clt.
Popolo e da' contadini. Il colore delle scarpe era comunemente nero
p.ia. 209 per gli uomini, e bianco per le femmine b). Bench le scarpe fos
sero comunemente di pelli concie, se ne lavoravano ancora di tulle
le materie alte a renderle pi leggiere e pi arrendevoli : n ba
st che si caricassero di gemme, quando il lusso divenne smodato,
ma si voleva il Pedule (ossia il calzare colle coregginole) d' oro
massiccio. Le cortigiane adopravanle di color rosso. Col tempo gli
>ni"\'i"|iMi'::s-i imperatori furono si gelosi di questo colore, che avendolo riservato
ri Ilio! Slor. di. a s soli, lo permisero alle donne e lo proibirono agli uomini e).

Il Cappello, Plens, aveva la forma di un berretto ed era


riserbato ai Liberti che lo prendevano nell' atto di essere posti in
libert. Gli altri cittadini andavano generalmente con la testa sco
perta, servendosi della toga per ripararsi dall' intemperie. Le donne,
invece del cappello, portavano la Mitra, cio una specie di berretta
d! Compendio CH.
pag. 210 alta, aperta al disopra, e da cui pendevano alcune bende d).
L'uso di radersi la Darli presso i Romani cominci nel V
secolo di Roma ; e d' allora in poi crebbe la vaghezza e la cura di
nutrire la Chioma. Le donne si distribuivano i capegli in varie
trecce, alle quali davano diverse figure, avvolgendole ancora con una
o pi bende. Anche 1' oro e le gemme ebbero luogo fra gli orna
menti donneschi, s riguardo al capo, che ai pendenti delle orecchie
e del collo. I Romani portavano Anello *V oro, e secondo le
loro facolt lo arricchivano anche di gemme ; e ne avevano di pi
pesanti per l' inverno, e di pi leggieri per I' estate. Portavasi nel dito
anullare della mano manca, ed adoperavasi per sigillare le scrit
ture; al qual fine veniva fornito d' una pietra preziosa con qual
f> Compendio e. s.
che incisione atta a lasciare la convenevole impronta sulla carta, o
pag. 210 alla 212 sulle tavolette incerate e).
Il CiboNe' primi tempi veniva da loro preso due volle al gior
no; cio ad una certa ora della mattina, in cui facevano colazioue, e
verso sera allorch pranzavano. Poscia cibaronsi fino cinque volle al
giorno ; cio la mattina con la colazione, consistente in pane, frulla e
cose simili; verso il mezzod con il pranzo che era assai frugale; poco
41
cello entr in sede nell' anno 508, dopo essere siala lungo
tempo vacante la cattedra di S. Pietri).
307 Aquileja era citt ricca di fabbricati grandiosi;

tempo dopo succedeva la merenda, che nella qualit de' cibi era quasi
mile alta colazione. Presso a sera imbandivasi la cena, e la notte era
destinata alla commessaziune, o voglinm dire gozzoviglia riservata agli
sregolati ed ingordi. Per la colazione e la merenda erano usate dai
giovani e da coloro che impiegavansi in faticosi mestieri ; comuni a
timi furono il pranzo e la cena. Nel principio i Romani cenavano
stando a sedere; ma introdotto il lusso asiatico, fu costume di sdrajarsi
in certi letti simili a' nostri canap, i quali presso i ricchi erano fre
giati d" avorio e di preziosi metalli e coperti di porpora o di altro
panno lavorato a ricamo. Cresciuto il lusso, i tettucci tenevansi diversi
secondo le diverse stagioni. La loro grandezza era per due, tre o quat
tro persone, rare volte per un maggior numero. I Convitati vi stavano
ano dopo 1' altro, col dorso sostenuto da guanciali, il rapo alquanto
elevalo, il rimanente del corpo disteso in lungo ed appoggiati sul go
mito sinistro. Se i Ietti contenevano due persone, il luogo pi ono
revole rputavasi il primo o superiore; se tre, quello di mezzo; se
quattro, il pi vicino al primo. La Cena comprendeva tre portate.
Nella prima ponevansi dinanzi ai convitati delle ova, delle more, dei
fratti di mare ed altri si fatti cibi. Nella seconda venivano le vi
vande pi sostanziose e pi Inule, come carni, pesce, volatili ecc.
Vlla lerza pomi, uva, dolci ecc. In questa facevansi delle libazioni
affi Dei Lari col versar un po' di vino in terra, o sulla tavola. I ricchi
preparavate alla cena col lavarsi nel bagno e vestendo 1' abito de
stinalo per la mensa. Levavansi le scarpe e prendevano certe pan
tofole, cui in tempo del convito lasciavano in terra vicino al letto
sa cui giacevano e ripigliavano nel levarsi da tavola. I convitali di
riguardo avevano la libert di condur seco alcuni compagni, che
h dissero Umbra. Era costume che il convitante offrisse a' suoi
commensali una porzione di ci che vi era di meglio nella seconda
mensa 'portata) onde sei recassero a casa. Nei conviti di solennit
gl'invitati portavano il capo cinto. d'una ghirlanda di fiori, e i ca-
pegli unti di odoroso unguento. Tali conviti si facevano ordinaria
mente di notte e duravano talvolta sino a giorno. Il Sale riputa-
vasi presso i Romani cosa sacra, e rilenevasi imminenle qualche di
sgrazia, e profanata la mensa, se sovr' essa fossesi dimenticato di
porlo. Lo stesso avveniva quando lasciavamo sulla tavola, o si ad
dormentavano prima di averlo riposto. Il Vino era tenuto in molta
riputazione, e ne avevano di varie sorta, tenendo per in molto pre
gio il pi vecchio. Conservavano diligentemente in vasi ben chiusi,
annotandovi il nome d' uno de' consoli, sotto i quali era stato infuso,
o qualche celebre avvenimento. Oltre ci, per maturare il vino nuovo,
42
perch in essa rilrovavansi un sontuoso e singolare palazzo
per g' imperai ori, degli anfiteatri, de' teatri, un circo, e
JliLHwNracil' molle piazze per gli spettacoli di corse e giuochi a).

io tenevano esposto al fumo del camino. Finalmente nei solenni e


lieti conviti il sopraintendente alle libazioni era eletto fra i convi-
_
b) Compendio cu.
. tali, e chiamava.ii
, .
il, . re, del
..
banchetto ; veniva estratto a sorte a
. .. .. ' . . .
fig. sii iia i. mezzo del giuoco dei dadi, o degli aliossi b).

Le Mozze Lo sposo, prima delle nozze, inandava alla sua


fidanzata un anello di ferro; le donne, che le acconciavano il capo,
partivano le sue chiome col ferro d' una picca, per ricordarle dover
essa dar alla, luce guerrieri; le era posta sul capo una ghirlanda
di verbena colta da lei medesima, ed allontanandosi dalla casa pa
terna, doveva mostrar di cedere alla violenza. Cinque giovani, chia
mati paraninfi, erano incaricati di levamela. Camminava 1' uno avanti
di lei innalzando la face d' imene, sempre fatta di biancospino; e
quel che le veniva dietro recava le gioje ed i ninnoli, che avevano
trastullato la sua infanzia. La cerimonia del Matrimonio consi
steva nel porre sul collo di coloro che si congiungevano un sim
bolico giogo, donde deriv la parola conjugium. Giunta la donna alla
casa del marito, le si presentava il fuoco e 1' acqua, come per mo
strarle, eh' era essa partecipe della sorte dello sposo; e dopo la
festa si gettavano noci ai fanciulli, come ad indicare che si abban
donavano i giuochi della puerizia. Eranvi tre guise di matrimonio;
per confarreazione, od uso dello stesso pane, per coempzione, o
ci Cauli) Sior. eli. compra
* ,. scambievole,
. . . ,e *per coabitazione d' un anno, senza interni
voi. Reiig. p. tu. zione di tre giorni e).

La lascila Dopo la nascita d' un fanciullo, alcune donne


s' affrettavano ad erigere un altare alla dea Natio, altre l' ornavano di
ghirlande di papaveri, simbolo della riproduzione degli esseri. Re
cavasi il neonato a' piedi di suo padre, che aveva il diritto di togliergli,
o di lasciargli la vita ; presentavasi ai clienti, o ai servi. Il domani, a
constatar la sua nascita, deponevasi una moneta nel tempio di Giu
di cjuii coi n none-Lucina; il nono giorno era inscritto nei registri della trib, e
v>s- m. gli si dava il suo primo nome d).

Le Feste Erano consacrati alle religiose solennit certi


giorni di riposo: e tutti i membri d'ogni Curia erano obbligali ad
assistere ai sacrifizio Le principali feste eran le Ferali, o feste dei
defunti ; le Caristic, o feste di famiglia; le Liberali, o feste di
Bacco ; le Saturnali, durante le quali gli schiavi erano servili
dai loro padroni ; le Ilari, o feste canterale alla gioja, ai gran
pag?*n. tom mp' giuochi, od escrcizii del circo e).
45
507 Costantino Imperatore fece le sue nozze con Fau
sta nella grande e bella Aquileja a). Ci rilevasi anche dal }0ilu"wNilu'

I Fonerai! Le cerimonie per i defunti erano le seguenti.


Giunto 1" infermo agli estremi, gli si schieravano all' intorno i con
giunti, come per riceverne lo spirito; ed uno di essi gli chiudeva
gli occhi tosto spirato: poscia chiamavano ad alta voce replicata-
mente 1' estinto. Indi collocavasi il cadavere sul suolo, e veniva la
vato con acqua calda, asperso d' unguenti, vestito della veste di sua
condizione o dignit, e deposto sopra un letto siili' entrata della
casa, coi piedi volti verso la strada. Solevasi pure in tal occasione
collocare dinanzi al palagio dei grandi un cipresso, albero consecrato
a Plotone. Neil' ottavo di dopo la morte trasportavasi il cadavere
di alcuni parenti, accompagnato dagli altri in abito di duolo, pre
cedalo dall' insegne proprie della sua dignit e dalle immagini degli
antenati, non che da un' ordinaria comitiva dei vari ministri dei
funerali (cio, il EJbitinarius, che vendevate cose necessarie ai
funerali ; il Pollinclor, servo del Libitinario, a cui appartenevasi
l'ungere il cadavere dopo ch'era stato lavato; il Praeeo, ossia
banditore, che con solenne forma invitava il Popolo al funerale ; i
Vespillone, ministri inferiori destinati a trasportare e seppellire
i cadaveri; Ustores, o 1Jstarii, quelli che abbruciavano i ca
daveri delle persone volgari, ed addobbavano con ricchi tappeti e
eoo 1 insegne delle dignit avute quelli de' grandi prima che
fosse appiccato il fuoco alla pira, il che si faceva da' pi stretti
congiunti con la faccia rivolta alla parte opposta ; le Praeflcae,
donne prezzolate per piangere, gridare e far altri contrassegni di do
lore, intuonando anche lugubri cantici, specialmente in tempo delle
esequie ; il Vesignator, primario ufficiale dei funerali, che oltre
al rimanente, ordinava la marcia funebre, e veniva in essa prece
dalo dallo stuolo degli altri ministri vestiti a lutto) ed altre persone
con faci e strumenti musicali. e seguito dai liberti e dal Popolo. Se
il defunto era personaggio distinto, recitatasi in sua lode nel Foro
1 orazione funebre da uno de' pi prossimi parenti. Giunti alla se
poltura, e terminate 1' esequie intorno al feretro, o al rogo, racco-
glievansi nell' urna le reliquie dell' abbruciato cadavere ; dopo di che
il sacerdote
sa spruzzava
- it i d'\ acqua
ri per i treJ volte gli astanti
il con li
asper DIdi i.omniMHim
Comnonillo cu
OH.
sono di rami d olivo b). Prima pero di porre sulla pira il cada- pie. m alia ni.
vere, gli veniva tagliato un dito, che doveva separatamente seppellirsi;
gli si aprivano gli occhi, come per mostrargli il cielo, gli si met
teva in bocca un obolo, e dato fuoco alla pira, venivano col de
funto abbruciati tutti gli oggetti che egli amalo avea e). Seguita 1' a- Ji^w. *' ""'*
toertione, una delle prefiche licenziava la comitiva con la solita for-
oU ilicel. Allora i congiunti e gli amici dell' estinto gli davano
a gran voce un replicato addio ; indi seppellivasi il cadavere, o le
sue ceneri. I funerali de' principi e de' pi distinti magistrati so
44
panegirico dell' anonimo Aquilejesc recitalo da lui pubblica
si Anton, mi. eli. . ,. ,
nb- i( mente dinanzi agli sposi a).

levano onorarsi con lo spettacolo de' gladiatori; e nella milizia con


la corsa di uno stuolo d' armali a cavalla. Oltre alle vittime, di va
rie specie, immolale innanzi al rogo, gettavansi in esso dai circo
stanti diversi aromi ed altri donativi tosto che cravi stalo attaccato
il fuoco. Neil' esequie de' grandi alle volte distribuivansi al Popolo
de* commestibili, fra cui anche delle carni. Quello che qui si
disse lin' ora sui solenni riti dei funerali, praticatasi per i ricchi ;
mentre le persone volgari accostumavasi farle portare alla sepol-
igCoiiPa1ia0i3i"' tura da quattro ignobili ministri detti Vespillones b). Monumenti,
Monumentum o MonimeiUum detto a monendo, ammonendoci i mo
numenti sepolcrali e ricordandoci non solo 1' altrui, ma anco la no
stra mortalit. Ne' primi tempi era uso di fare i sepolcri nelle caso,
e poscia si accostum di farli ne' campi fuori delle citl, onde gua
rentire maggiormente la sanit. II monumento era per legge posta
in luogo incolto; e venne stabilito che il lavoro della coltura non
fosse praticato sovra esso, acciocch non recasse danno con i fetidi
effluvii alla salute de' viventi: ed era perci determinato apposita
mente lo spazio sacro in cui doveva esser posto il sepolcro. Sulle
vie solevano gli antichi Aquilejesi porre i loro monumenti, al modo
dei Romani, onde il passeggiero, vedendo quelle lapidi o tumuli, accor-
??7w fh'oi1' dasse un ricordo, una lacrima, od un saluto alle ceneri ivi sepolte e).
Giuochi e Spettacoli Per gli spettacoli aveasi una smo
dala passione ; specialmente per i sanguinosi combattimenti, hi cui la
destrezza, la forza, il coraggio mostrando il gusto della Nazione, otte
nevano premii ed applausi universali. Eranvi de' giuochi che davansi
regolarmente nel corso dell' anno; ve n' erano pure degli straordinari,
e si chiamavano volivi, tendenli ad ottenere felice esito ad un' impresa,
od a placare gli Dei ne' tempi di calamit. Per questi la spesa veniva-
sostenuta dal governo e faceasi moderatamente. In quanto ai primi,
essendo dati dalle Magistrature, erano sontuosi e vi s' impiegavano
delle somme enormi. Innanzi che avessero laogo questi giuochi, ve
nivano ornate le stpade e le piazze con stoffe preziose, statue e quadri
lungo la via che doveva percorrere la solenne processione che pre-
cedevali; alla quale processione intervenivano i pontefici, i sacerdoti,
gli auguri e tutti quelli che aveano qualche ufficio ne' tempii, ed
. ognuno in abito da cerimonia, e portavansi in pompa le immagini
e le statue degli Dei. Succedevano poi i Giuochi, eh' erano le
corse, i combattilncnti, e le rappresentazioni dram
matiche, in cui vedevasi sfarzosa magnificenza ne' carri, ne' cavalli,
ne' premii destinati ai vincitori, nel numero degli atleti, de' gladia
tori, de' leoni, orsi, tigri, pantere, elefanti e d'ogni sorte d'animali
rari, come pure nulle ricompense che davansi agli attori, ai poeti,
45
309 Massenzio Cesare Augusto, fa coniare moneta in
a) Linitl Noi. ec
Aquileja a) (1). voi. Il pag. 164.
ZW Eusebio, Pontefice Romano, succede a Marcello
b) Muratori limali
e siede solo 4 mesi e mezzo b). d' Italia.

310 Melchiade, Pontefice Romano, termina i suoi gior


ni sul principio del 314 e). e) Muraioli e. top.

312 Costantino imperatore venne col suo esercito dalle


Gallie in Italia contro Massenzio imperatore, intim la resa
alla citt d" Aquileja, (2) e quo' cittadini, dopo qual
d) Nasario nel suo
che resistenza, si sottomisero d). Paueginco

ai musici. Anche i privati che aspiravano alle dignit davano giuochi


e spettacoli al Popolo, essendo questo uno de' mezzi migliori onde e) Milk*. SI. geo.
farsi via alle magistrature e). Vi erano pure i giuochi dome- T.VIp. 143alla US
siici; cio quello della dama, dei dadi, della palla, della trottola,
del troco, il tirar le palle entro un circolo, la mosca cieca ed
altri. I dadi, eh' erano, due o tre, lanciavano colla mano o* col
frittilo sopra 1' alveo. Il fritillo era un bossolo quadrato o cilindrico
ili legno, di corno, o ti' avorio, e 1' alveo dicevasi la tavola. I dadi
erano di osso, di legno e talora di gemme, di cristallo, di piombo.
Il troco era un circolo con inserti vri anelli, che facevasi girare 0 Canili. SI. un.
mediante un elatere o chiave f) . arca. p. U5446

(1) La Zecca; in Aquileja era gi stabilita all'epoca di Co


stantino Imperatore, e fu introdotta nei tempi dell' alto Impe- giLimu.c-namo.
ro g). Le Monete pi antiche romane furono di rame: a queste nota pag. s.
poi succedettero, in diversi tempi, quelle <l' argento e il' oro, nonch
di no composto di varii metalli. Denominavansi Asse, moneta di
rame del peso di 12 oncie, che suddividevasi in iricns la terza
parte, in quadrai la quarta, in sextans la sesta; il Danaro,
moneta d' argento che valeva 10 assi, che dividevasi in quinarius
mezzo danaro, in sextertius quarto di danaro, e in teruncitis
la quarantesima
r. , t ..
parte

del danaro;
ii
1' Amureus,
i
moneta
i i
d'oro
ti
detta
i-^
.,_ ..
n) Compendio cu.
Nolidus che sotto g imperatori valeva 17 danari, ed altri vogliono 25 pag. ss-bi.
hi.' .Dicevasi
|
ancher Aureusi. nummus, che corrispondeva al nostro scudo,
o nonno d oro . i). * i) Muratori e. wp.
ossia ducato, ano n.
(2) Ne' tempi in cui fioriva la grande Aquileja, il suolo Friulano
era molto ubertoso di ulivi. I colli del contado di Gorizia e quelli
di Rosaxzo erano i siti in cui pi abbondavano. Pi tardi si face
va uso di essi anche per dispensarne i rami nella Domenica delle
l'alme (come tutto giorno); ed accosluinavasi porli nei cimiteri 1). "oi'Tpag.1'".
46
312 Nell'istituzione dell'Impero Romano in Oriente
fatta da Costantino, il tributo territoriale divenne il maggiore,
e cominci dal 512, anno della vittoria di Costantino. Esso
si stabiliva di 45 in 15 anni, periodo dello quindi indzio'
r,) Balbo- RI. d'Il.
>ol un. pai 9 ne a) (1).
314 Silvestro, Pontefice Romano, creato in quest'anno,
bl Muntorl. Ann.
d'itili*. succede a Melchiade e muore nell'ultimo di dell'anno 355 b).
e) limi I Noi. co.
tol II pag. 93. 514 Teodoro, vescovo d'Aquileja e). Il Tesoro aqui-
lejese gli d 11 anni di sede, e non lo nomina Teodoro, ma
Teodosio. Egli per nel 514 al concilio d'Arles, tenuto per
ordine di Costantino contro i Donatisti, si sottoscrive: Teo
doro Vescovo d'Aquileja, superiore spirituale sopra la Dal
mazia. Questo santo era Trace d'origine, ed ebbe nell'an
ri) Antonini m
pai- l. tico Norico (2) alcune chiese suffraganee d). Era in
e) Detto (t sede prima del 514 e).
544 Il titolo di Metropolita Ecclesiastico ebbe prin
cipio in Aquileja in questo tempo ; mentre col fatto prin
cipi nel secolo III ; venendo poi incontrastabilmente da tulli
iVp.iMunSji'ssJ: accordalo a S. Valeriano Vescovo Aquilejese nel IV secolo f ).
Ed a comprovazione che questo titolo apparteneva ai vescovi
d'Aquileja nel 514, troviamo l'accennata sottoscrizione del
vescovo S. Teodoro.

(1) Costantino imperatore pot anche prima della vittoria intro


durre l' uso di tali indizioni; per fuor di dubbio che le nuove
indizioni cominciavano il loro corso nel di 1 di settembre, oppure
nel di 24 il" esso mese. Quest' uso per molti secoli dur in Oc
cidente; prevalse poi quello della Curia Romana, che da qualche se
fi) Muratori e. io, colo in qua conta dal 1 di gennaio la novella indizione g).
anno 313.

(2) II Norico Non ignoto che il Norico, comprendendo in


s la Carintia, dove tuttavia sussistono le miniere di frro, veni
va ad essere vicino e sopra Aquileja; e Solva, nella Carintia, era
citt famosa del Norico Mediterraneo, chiamala anticamente Flavium
) Berloli.Anl.ee.
pag. lei Solvente e fu colonia Romana li). Due erano i Norici, cio Riporense
pig"!0" c "p' e Mediterraneo i ). Il Norico antico era quel paese che oggid chia-
UH!.';'pS,-3.n masi Baviera e Tirolo 1).
47
315 Costantino imperatore, ritornando dalla Pannonia,
passa per Aquileja, ove trattenutosi, emana una legge nel di
18 luglio a) diretta ai Consoli, Pretori e Tribuni della Plebe
Romana; la quale poi soltanto alli 5 settembre fu recitala
b) Muratoti. Ina.
nei Senato da Yeltio Rufino prefello della citt b). aa&o 315.

318 Sotto l'imperatore Costantino godettero i cristiani


tranquillissima pace, e s'accrebbero in numero. Allora ven-
. . . . , , , ,. . . . e) Muratori e. top.
nero eretti sontuosi tempj e cinese al vero Iddio e). Anche mosw.
il Friuli ebbe...una lpace-
di circa 30 anni durante il di lui d) Uniti. Noi. ecc.
tegiio d) (1). toi. n pi* i*.
519 L' imperatore Costantino, nel giugno o luglio di
quest'anno, emana delle leggi in Aquileja. Provvido principe,
tendeva maisempre al benessere de' suoi sudditi, mentre
ritrovasi ebe le leggi da lui pubblicate tendevano ad infre
nare 1* imposture degli auguri e degl' indovini, tenuti in som
mo credito dai gentili, e cosi dannosi alla societ; a pro
muovere la piet, la pace, l' umanit col migliorare la coli
amone de" servi, reprimere gli accusatori, togliere le pa
stinale, e provvedere al mantenimento delle strade, degli
. e j i i ,. , e) Muratori e. top
artefici, e de sponsali ed altro e). anno 3.
519 - Agapito vescovo e cittadino di Aquileja, sedette
anm. 13 . .. f ) Uniti come sop.
tj. ni.up.ios e ieri.
320 Costantino imperatore, portandosi dall' Illirico Del
l' Italia, passa per Aquileja nel mese d'aprile, ed ivi pub- ?)r.0tbof.cbn>n.-
,,..,..* Muratori come top.
blica alcune leggi g) (2). annone.

(1) Bcneflri Alcuni Duchi e Conti vennero spedili, sotto


Costantino imperatore, lungo i confini onde difenderli. A questi, sic
come alle loro truppe, furono assegnate le terre limitrofe dei bar
bari, col diritto di poterle trasmettere ai loro eredi, purch portas
sero le armi: e queste terre uominavansi Benelcii. Molti autori h) MHkit. St. eoe
hanno creduto vedere in ci l' origine de' feudi h). .{rfv7ip~i5SEd.Be.
(2) Le leggi benefiche di Costantino continuavano a felicitare i
Popoli. In quesl' epoca infren con esse il rigore de' creditori, i
quali impadronivansi de' beni dei debitori, ordinando fossero rila-
48
321 Costantino imperatore pubblica una legge in A-
quileja contro la magia, che usavasi a danno della vita e
della pudicizia altrui; lasciando per la libert di valersi dei
rimedii superstiziosi, onde curare le malattie, conservare i
beni della terra, o ad altri usi che noti recavano danno a
a) Cod. Teodos. da
nuleflciis llb. 3. chi si fosse a).
521 Co legge di Costantino imperatore fu conceduto
di poter donare per testamento alla Chiesa qual parte si
b) Miiint St. citila
voi. VU pag. 137. volesse dei propri beni b).
328 La sede dell'Impero trasferita a Bisanzio, che
rlIVIIa Bona St.ec.
PK. 11.
due anni pi tardi viene chiamala Costantinopoli e).-
Benedetto, d'origine romana, fu vescovo d'Aquileja.
Successe ad Agapito, come credesi, nel 332, e pare che
d) Urtili. Noi. oc
toI. Il pag. 103. abbia seduto anni 10 d) (1).
336 L' imperatore Costantino, portandosi a Boma per
celebrare i Vicennali del suo Auguslale Impero con solennit,
e) Gotbofredus In
Cbron. passa per Aquileja e quivi si trattiene circa due mesi e).
336 Marco, Pontefice Bomano, fu creato nel gennajo
f ) Muratori. Ann.
d'Italia. di quest'anno, e sedette soli 8 mesi e giorni 20 fj.
556 La divisione dell'Impero Bomano venne fatta in

sciali, qualora il debito venisse pagato in contanti. Stabili privilegi


per chi prendeva moglie, acciocch aumentasse la popolazione. Statiti
che i debitori del fisco non fossero imprigionati nelle segrete, ma
ove da ognuno si potessero vedere, n venissero flagellati, n e-
sposli ad altri supplizii, creati dall' insolenza e dalla crudelt de'
giudici. Corresse la dissolutezza de' costumi e lo sprezzo dell' onest,
fissando pene per il ratto delle vergini, reso comune fra' Romani,
stendendole alle stesse fanciulle, privandole della paterna eredit. Per
frenare la libidine delle donne che proslituivansi agli schiavi, impose
a quelle, la pena di morte, a questi il rogo, privando i figli della suc
cessione e delle dignit. Sollev i detenuti per delitti, ordinando si
desse fine ai processi criminali con la maggior diligenza, fissando
la pena di morte ai ministri delle carceri, che per speranza di gua
dagno, o pel gi ricevuto dai nemici loro, li molestassero; minac
>) Muratori don.
anno 320. ciando della sua indignazione 1 magistrali g).
(1) Vedi nota a pag. FO.
49
quest'anno dall'imperatore Costantino nel modo seguente.
Al suo primogenito Costantino lasci lutto il Paese al di l
delle Alpi, cio le Gallie coli' Alpi Cozie, le Spagne, la Mau
ritania Tingitana e la Bretagna. A Costanzo secondogenito
assegn lutto l' Oriente, la Tracia e Costantinopoli coli' E-
gitlo, meno la porzione gi data ad Annibaliano suo nipote;
cio il Ponto, la Cappadocia e l'Armenia minore. A Costan
te terzogenito diede l'Italia (I) l'Africa e l'Illirico. A
Dalmaziano, altro suo nipote, la Ripa Gotica, ossia verosi
milmente la Dacia nuova, e la Mesia inferiore a). "'ttlSas.*'1"'
357 Giulio, Pontefice Romano, succede a Marco e
moore ai 42 d'aprile dell'anno 352 b). t) deiu a. *n.
340 Costantino II venne ucciso dai soldati di suo fra
tello Costante vicino ad Aquileja, o in essa citt; ed il suo
cadavere fu gettalo nel fiume Alsa o Ausa olio miprlia di- .,
<5C) Liruti. Noi. cit.
stante e). In quest'incontro devast egli orribilmente col JoLf'crwTunw].
ferro e col fuoco la nostra Provincia facendo pretese sulP I-
tatia, non contento della divisione paterna; motivo per cui
mosse l' esercito contro Costante, e minacci d' assedio A-
quileja; ma vinto, ebbe fine miserando, come fu detto d). Ji'-'jg,'8- "i"
Fortunaziano vescovo di Aquileja trasse i natali in Fo-
rogiulio, (S. Girolamo per lo fa di nazione o di origine A-
fricano; e il Dandolo, di genitori Africani, ma nato in Fo-
rogiulio) venne eletto alla cattedra Aquilejese circa l'anno
544, e dopo il vescovo Benedetto: fu uomo di dottrina
considerevole. Si crede abbia seduto anni 20 e sia morlo
verso l" anno 364. Fu costretto a separarsi dalla comunione

(i) ** Venezia, nella divisione dell'Impero falla daCostantino,


divenne Provincia ed occup il primo posto per merito e grandezza
ira le 17 in cui fu divisa la Diocesi d' Italia. Ebbe la citt di Aqui
leja per metropoli, alla quale erano soggette le altre citt. I suoi
-Titilli estendevansi in lunghezza dal Po alle Alpi, in larghezza dal
l' Adda all' antico Illirico, e crebbe dipnoi per l' aggiunta dell' Istria. <0 Madri. Apoi.
e dilatossi sino alla Pannonia e). S' waiiS .""
I
50
di S. Atanasio e sottoscrisse l di lui condanna. Scrisse al
ai unni. iw. cu. cuni commentar sopra i Vangeli, ed ai Vangeli stessi, da
v'iljl. 1051096110 ....... . .. , s /l\
TOideiucaVliveC0' 'Ul "1VIS1 ,n capi, sovrappose gli argomenti a) {*)
547 _ Valente vescovo di Mursa nella Pannonia inferio
re, compagno nell'errore ad Ursacio vescovo ariano, ten
tando occupar sede maggiore, aspir a quella d' Aquileja al
lora vacante; ed ottenuta col una fazione, mosse sedizioso
tumulto popolare, nel quale certo vescovo Vittore, non po
tendo sottrarsi dalla calca, rimase calpestato e mor tre gior
ni dopo. Quest'atto fu riprovato dal Concilio, e venne Va-
SWw**- lente condannato b).
548 S. Atanasio vescovo d'Alessandria era in questo
tempo ospite in Aquileja, e credesi abbia qui dimorato due
anni. Fu egli chiamato con lettere dall' imperatore Costante,
ch'era desideroso di convocare in questa citt un Concilio,
mediante il quale fosse dato fine alla persecuzione degli A-
riani contro S. Atanasio, da loro deposto dalla sede e fatto
esiliare, perch temevanlo, siccome il pi franco, il pi va
loroso oppugnatore dell' arianismo. Ma non trovata uniformila
di volere nel fratello Costanzo, per le mene degli Ariani,
rimase ineffellualo il Concilio. Essendo poi, per affari di stato,
parlilo d' Aquileja l'imperatore, mand lettere ad Atanasio
e) uniti. noi. ni. per Costanzo, favorevoli a riporlo in sede;, e perci parli egli,
. Il p. 110 jalla il* r r * , \
id'i wa-w"' il & vescovo, d' Aquileja, e si diresse alla volta di lioma o;.

(1) Non essendovi certezza intorno alla data dell'elezione di


questo prelato, come certo ch'egli era in sede nel 347, cosi pare
debba essere succeduta. nel detto anno, e dopo il fatto di Valente
vescovo di Mursa in appresso da noi descritto. Ora non indicandoci
le cronache alcun vescovo Aquilejese tra Benedetto e Forlunaziano,
e vedendo accennata nel 547 la vacanza di questa sede, siamo gui
dati a credere, ch'essa rimanesse in tale stato per la morte di Be
nedetto: dal che rileverebbesi aver questi seduto circa anni 15, e
non 10 come fu detto, combinando cos maggior avvicinamento agli
anni 20 assegnatigli dal Dandolo, i quali pure, per error di copista,
,tengonsi per esagerati.
51
348 Sotto il vescovo Fortunaziano, in quest'epoca,
magnificamente venne rifabbricala la Chiesa d'Aquileja a), JWwn'i?11-
In essa solennemente celebravansi le sacre Sinassi, o con
venti ecclesiastici, noncb le pubbliche pie collette, e v'in
tervenivano Io stesso imperatore Costante e S. Atanasio b). wi. P*. ."*'
Il luogo ove fu questa Chiesa, ora detto Belligna ; perch
aranti
, ,. ebe eli
r, , Apostoli
r ve la fondassero, era quivi
* un tempio
* e) Nldllettl. Palr.
dedicato a Beleno e). B.P^olwec' fasc
551 Magnenzio usurpatore perde sulla Drava una for
male battaglia contro Costanzo imperatore, poi si ritir a
riparo in Aquileia; dove il verno e la lentezza del nemico <ii canti, st un*.
gu permisero di afforzarsi d). ^hvrdp^orir.om
552 Liberio, Pontefice Romano, creato a' d 21 giu
gno, muore ai 24 settembre dell' anno 566 e). d'na?,<,ri' 4nn
552 Costanzo mosse nuovo esercito contro F usurpa
tore Magnenzio eh' era in Aquileja, prese anzi lutto un forte
e ben munito castello sulle Alpi Ciulie, credulo dall' usurpa
tore inespugnabile per la guarnigione ivi da lui lasciala , e
eie Marcellino racconta essergli caduto in mano per ma
neggio. Perci, vedendo Magnenzio sconcertale le sue dispo
sizioni, rilirossi d' Aquileja lasciando libera l' Italia a Costanzo.
Di quello che poi avvenne in queste contrade poco si sa f). ')&" no sei
S. Eliodoro vescovo d' Aitino fiori nel secolo IV. Era
cittadino di Aquileja nobile e ricco. Nacque circa il 540;
intervenne al Concilio d'Aquileja, come verr dello, e fu
monaco in quella citt. Era compagno e coetaneo di S. Gi
rolamo e di Rufino, e col primo fece il viaggio in Oriente ;
dimor nella Siria Calcide, ove rilrovavasi ancora nel 572;
indi ritorn in patria. Educ ne' costumi e nelle scienze il
wo nipote Nepoziano. Non havvi alcun dato sull' epoca della
a morte, ma si credo vivesse oltre i 60 anni. Fu dotto
ifcHe lettere greche e Ialine, e lasci un' opera intitolala :
ttruiione per la vita monastica g). Joi^.'/'''
555 Felice, Pontefice Romano In qucsl' anno il
Vi
clero di Roma venne sforzato ad eleggere un altro Ponte
fice, che fu il predetto Felice, attesoch Liberio, ricu
sando con altri vescovi di soscrivere i cinque decreti, venne
dall'imperatore Costanzo mandato in esilio. Disputasi per
a) Muratori, Ann.
tal. anno 353 fra gli eruditi se questo Felice sia o meno vero papa a).
SCO - Giovino generale di Giuliano Cesare devasta con
le sue armate i contorni di Aquileja, i villaggi e la Provin
li) I.iruli.Not.ecc, cia nostra, indi assedia quella citt, la quale valorosamente
v. 11 p. iQ6 ii ns
r- Ammiano Marc, si difende b).
ne' liii. XXI e xxil
Nepoziano, cittadino e monaco d' Aquileja, nipote di
S. Eliodoro, nacque in questa citt circa il 360. Fatto prete
della Chiesa d'Aitino nel 596, mor in quell'anno. Era di
costumi integerrimi, ed amante delle lettere, di cui fu assai
studioso. Ebbe relazione con S. Girolamo, che oi lasci ri
ci Llruli. Vile eco. cordanza della dottrina ed erudizione di lui e).
voi. I p. 82 alla 88
561 Aquileja si rende all' armata di Giuliano impera
dj Linili. Noi. ecc. tore, che invano con lungo assedio cerc impadronirsene:
v' lln.VH alla 177
Mlllot. Stor. eli.
voi. VII pag. iti.
tanto era forte e munita d).
564 Colonne di confine con iscrizione in onore di
Valenliniano, delle quali una venne ritrovata in tempi mo
derni all' Adda, un' altra alle Chiese verso il Tirolo, la terza
e) Della Bona Slr.
crouol. pag. li. a S. Giorgio di Aquileja e).
565 Valenliniano imperatore , visitando alcune citt
d'Italia, viene in Aquileja e vi pubblica delle leggi. In que
f ) Antonini mg. cit. sto tempo era consolare della Venezia Floriano f) (!)

(1) Consolari, sotto g' imperatori Romani, erano Magistrati


nelle provincie e tra questi i pi considerati. Pare che abbiano a-
vuto origine sino dal tempo dell' Impero di Adriano. Erano essi ben
diversi da quelli che veuivan chiamati Viri Consulares per esser
stati antecedentemente insigniti della dignit del Consolato; mentre
i Consolari portavano tal nome senza mai aver occupato il posto
di Consoli ; essendo soliti ricever l' insegne della loro Magistratura
unicamente dal principe. Governavano essi le provincie, e solevauo
rV'K' Manali avere la loro residenza nella citt capitale delle medesime g).

.).)
566 Damaso, Pontefice Romano, crealo in quest' anno
ai Muralo
muore alli 11 dicembre del 384 a). d' nulla.

369 Valeriano vescovo d' Aquileja era uno de' pi


h) Muratori <". <op
insigni prelati dell' Occidente b). Sotto di lui si accrebbe la lum. 11 pag. 496.

giurisdizione della Chiesa quilejese (i), per l'aggiunta di


e) Liruii. Noi. ecc.
alcune provinole Illiriche e). Egli era di Nazione Gallica e voi. Il pag. 121.

successe nella sede a Fortunaziano (cosi S. Girolamo). Purg


il suo gregge dall' infezione ariana, che sotto il suo prede
il) Animimi mi. rlt.
cessore si era sparsa nella Diocesi d). patf. 20.

Consolari comzi!, consularia comitia I Comizi! erano


nn adunanza del Popolo Romano, che si faceva nel Comitium, o nel
Campo Marzio, per 1' elezione de' magistrati, o per deliberare sopra
gli affari importanti della Repubblica. V erano alcuni giorni fissi e
destinati per tali assemblee, chiamati dies comitiales, segnati con una
e nel calendario di Giulio Cesare. Le adunanze comiziali, tenute
per l'elezione de' cousoli, erano chiamate Comitia Consularia; cosi
gli altri Comizii prendeano nomi da quella dignit, o carica che
doveasi creare, sia tribuno, o pontefice, o edile. V erano Ire specie
di Comitia, cio Curiata, Centuriata, e Tributa : distinte cosi per la
manieri onde il Popolo dava i voti, cio per Curie o Parrocchie, per
Trib, o per Centurie. Tra Comitia e Concilia vi la differenza, che
sei primi tutto il Popolo era convocato, ne' secondi solamente una
parte. Il Comitium, od il luogo dove si tenevano ordinariamente
i Comizii, era una loggia o sala grande nel Foro Romano; per lungo
tempo fu aperta nella sommit, per la qual cagione le assemblee
venivano spesso interrotte dall' intemperie: fu perla prima volta
coperta adatto nel tempo della seconda guerra Punica. I consoli
e) Chamhcrs. Hi/Io
ed i tribuni non erano creati nel Comitium, ma nel Campo Marzio e). narlo universale.

(1) 11 Sinodo Costantinopolitano dell'anno 381, nella lettera da


t) Mad risto. Ano).
esso diretta a Damaso, nomina S. Valeriano tra gli altri pi insigni ecc. p. ISO Raro -
metropolitani f); e chiese suffraganee erangli quelle dell' Istria, ? ni. li, Croti. unlv.
epoca del sinodo*
del Norico, della Pannonia, della Venezia, con la Comense, 1' Augii-
stana e quella di Sirmio g). g) Antonini e. rop.
pag. 'i'i-

I Bagni di Monfalcone (di cui Plinio dice : h) < contra Ti* li! Plinio libro II
<mu. 109.
mavum amnem insula parva in mari est cum fontibus calidis qui
pariter rum aestu maris crescimi, minunturque) pare, e non
senza fondamento, siano stati conosciuti e trattati anche negli an
tichi tempi, e che sotto i Romani vi concorressero g' infermi.
54
S. Girolamo, che da qualche tempo risiedeva in Aqui-
f^K Icja, parte per l'Egitto e la Tehaide verso l'anno 5G9 a).
Florenzio, monaco Aquilejese, era amico di Rufino e di
S. Eliodoro, dei quali fu coetaneo. Ebhe commercio episto
lare con S. Girolamo. Si crede eh' egli fosse di nobile e
ricca famiglia, per il largo giovamento che procur con le
sue sostanze a' bisognosi ; e eh' egli passasse lungo tempo
in Gerusalemme, o ne' luoghi vicini, ove avesse fondato un
ricovero per que' molti cristiani che col si portavano. Fu
erudito ed appassionalo nello studio delle Sacre Carle, e
molti codici interessanti egli possedeva su tale oggetto.
Nulla per sappiamo intorno alle sue opere, n sull* epoche
l'iTsb""': de,,a nasc'la e de"a raorle di lui b).
Bonoso, monaco d' Aquileja, nobile di nascila ed istrutto
nelle sacre e profane lettere, fu compagno di S. Girolamo,
di Rufino e di Florenzio; e col primo venne educalo in Roma
solto g' insegnamenti di Donalo. Resliluilosi alla patria, fece
il viaggio nelle Gallie con S. Girolamo, dopo un anno ritor
nando con lui in Aquileja; indi rilirossi ad austera vila in un'i
sola, n si sa se vicino ad Aquileja, o ai lidi della Croazia.
ivi. i pai. ss-n.*- La patria di questo dotto monaco fu quella di S. Girolamo e).
Grisogono, monaco e cittadino d' Aquileja, pass tutta
la sua vita nel monastero di questa citl. Fu di esemplari
costumi ed amico a S. Eliodoro, a Rufino e a S. Girolamo.
Quesl' ultimo, nel 573, dalla Siria Calcide scrivevagli una
lettera, probabilmente col mezzo di S. Eliodoro. Era molla la
stima eh' egli faceva di Grisogono, e strettissima tra loro
1" amicizia. Fu dolio ed accreditalo ne' studii sacri ; venne

Secondo 1' abate Birrini i ruderi che si sono dissotterrati presso


lii"'!^!; .iT'Jf- nuesta ...
sullo sialo del Ti- * .
termale _dimostrano
. .
che col vi era concorso
-.,. * i-
di ammalali ,d).
i
maio op. p. s e 9. INel principio del secolo XVIIl i Bagni di Monfalcone sono stati
rifabbricali per cura di molti di que' terrieri e particolarmente di
iW?* medico e).

tLi*
dello ad un vescovato, ma per la preferenza data ad altra
persona non Io consegui. Nulla ci rimane intorno alle sue
opere, n sull'epoca della sua nascita; ci nolo per che
egit ancora viveva nel 401 a). ^iM'97Vai/wi'.
j'O Rufino prete d' Aquileja riceve il battesimo (1)
tparte da quella citt per l1 Egitto, animato dall'esempio di

(t) L'antico Battistero per immersione esisteva in Aquileja nella


lea detta dei Pagani b). Il Battesimo I primi fedeli erano ^gBm"A"te<:'
battezzati ne' fiumi o in qualche catacomba; dappoi si eressero bat
tista presso le acque, accanto alle chiese parrocchiali, e talora furo
no congiunti a quelle per via di portici, come riscontrasi in Aqui
leja. Facevansi fabbriche a tal uopo di forma ottagona ed anche qua
drata, o rotonda, o a croce, con colonne di valore, a varii ordini
di architettura, con gallerie in alto ed una cappella coli' immagine
del Battista o di S. Pietro battezzante. Nel mezzo appunto era la
'asta, a cui andavasi comunemente per sette gradini, indicanti i
W dello Spirito Santo, e dentro eravi un gradino sul quale sede-
Tw o inginocchiavansi i candidati. Entravano essi decentemente
trad, come si continu fino al 1140; e perci istituivansi diaconesse
a servizio delle donne, alle quali fabbricavansi battisteri distinti. Il
Catecumeno veniva sottoposto a lunghe prove. Mutato il nome,
osserwa la corrugale continenza, il digiuno quaresimale ed altre
^oetue, era esorcizzato, sette volte scrutinato sulla fede; indi a
P< scalzi, fatta la professione, spiegato il Simbolo, cantato il Pater,
'niu dichiarato competente. La domenica delle palme e il gioved
santo gli erano lavati i piedi : al sabato, il vescovo digiuno e ve
stito di bianco lo battezzava pubblicamente. Dopo mondato nel ba-
fo, rivolto ad pccidente, faceva le rinunzie, ed unto il petto e gli
ieri, professava la sua credenza, poi entrava nell' acqua. Allora i
ministri in bianchi arredi gli sommergevano tre volte il capo, e il
'escono gli versava sopra ' acqua, colla formola rituale, indi lo ba-
?*'a: un altro sacerdote gli ungeva la testa col sacro crisma, gli
""poneva il velo bianco, e talora lo cingeva di fiori, di mirto o di
palma, indi gli lavava i piedi, che alcuni neofiti portavano scalzi per
No giorni. Avuta poi dal vescovo una candela, riceveva il corpo e
sangue di Cristo, e i bambini il sangue soltanto : poi latte e miele
e dieci silique (queste chi le reputa monete, chi carrube, chi altro,
<* figure di monete di cera; e forse erano agnus-dei). Recitavasi
?wa il principio del vangelo di S. Giovanni, e il notajo registrava
'I neofito. A tutto assistevano i padrini, garanti della fede e della
condotta di esso ; e talora erano molti per uno solo, tal' altra un
s,,'o per molti. Le vergini levavano al fonte gli orfanelli da esse
5G
San Girolamo di cui era amicissimo. Trasse egli i natali
dalla nobilissima famiglia Tarania circa il 550 nella citt di
Concordia, come ci assicura Palladio vescoro di Elenopoli.
Cresciuto in et, portossi a fare i suoi sludii in Aquileja,
ove divenne condiscepolo del dottore S. Girolamo, con cui
per ebbe delle differenze: ma non egli 1' eretico Rufino,

adottati. Il battezzato per otto giorni schivava solazzi e conversa


zioni, assisteva alla messa, al sermone, alla comunione; portava una
benda sulla fronte per coprir il crisma: scorso quel tempo, depo
neva la veste bianca, ripigliava i calzari ed era benedetto. Solo a
.i) Canlii. Stor. un. pasqua e a pentecoste facevasi questa cerimonia a). Il diritto di
t. Vip. dalla 3
battezzare nei primi tempi dei cristiani apparteneva prima a' vescovi,
poi a' preti e a' diaconi ancora; bench per decoro ed onor della
b) S. Fiorano. Food,
tee. p. M-95. chiesa non senza l' autorit del loro vescovo b).

Religiose cristiane, costumi de' loro vestiti nel IV secolo


ed altro Questo termine di religiose comprendeva quattro stati
cio: Vergini consacrale a Dio; Vergini non consacrate, o devote;
Vedove; e Religiose propriamente dette.
I. La Vergine consacrata a Dio era quella, alla quale per
mano del vescovo pubblicamente imponevasi il velo ; una volta di
color rosso o purpureo, poscia di color nero: e questa per ordinario
era chiamata virgo Dei, virgo sacrala Deo, ancilla Dei, Sponsa Chrisli.
n talvolta le si risparmiava il nome di Religiosa.
II. La Vergine non consacrata non veniva velata dal vescovo, ma
aveva proposto di conservare la sua verginit, o aveva fatto voto senza
solennit e chiaraavasi virgo devola, devota Deo puella': portava veste
di lana nera, e una coperta di testa particolare chiamata Mitra. An
che queste vergini chiamavansi col vocabolo di Religiose.
HI. Le Vedove venivano ammesse e tra le velate e consacrate, e
tra le devote. Tonaca nera, scarpe vili, cingolo di lana e velo al
capo era il loro vestito. Anco queste erano chiamate Religiose, oltre
il vocabolo che dinotava lo stato a cui appartenevano.
IV. Religiose, era il titolo proprio alla quarta specie di mi
nor perfezione di stato. Distinguevansi esse dalle secolari per la
veste di lana nera che usavano portare. Erano ammesse a questo
e) Uniti. V'Ite eli.
lui. I pag. 92-93. stato colle vergini anche le maritate e).

Abiti Ecclesiastici Il Sacrificio che prima consumavasi


bencb lo si abbia creduto, essendo la Siria patria di que
sto. Fece faticoso viaggio e hinga dimora in Oriente e
mor nel 410. Fu padre della Storia Santa nella Chiesa La
tina, uomo di somma piet e di alta dottrina: ed abbiamo di !""!/!?^
lui molte opere accreditate a). -l-ww.wiW
* ' degli uomini IH.
370 Il porto d'Aquileja era frequentatissimo di navi-

privatamente dal vescovo o dal sacerdote nelle prigioni dei martiri,


o salta loro tomba, e sino in camere particolari, non altri assi-
sistendovi che il diacono, dappoi si celebrava solennemente con tutti
i Tescovi e sacerdoti, e con tutto il clero se si poteva : e trovossi ne
cessario d' introdurre a decuro delle chiese i vasi d' oro e d'argento.
Gli ecclesiastici dapprima non vestivano altrimenti de' laici ; ed a-
bito consueto de' cristiani era il mantello filosofico sopra la tunica,
quale con poca variet conservasi oggi dai sacerdoti. Coli' invasione
de' barbari fu smesso l' antico vestimento, e solo gli ecclesiastici
serbarono traccia di esso, per cui trovaronsi addobbati diversamente
dalla connine de' cittadini. 1 vescovi gi nel quarto secolo coprivano
il capo di un berretto o Mitra, ma non prima del Vili fu usata
la mitra alta e bipuntata, n prima del X i pontefici portarono la
Tiara, che era semplice e liscia, finch Alessandro III vi cinse
w corona, a cui Bonifacio Vili ne aggiunse un' altra, e Urbano V
la lena. L' Anello, che distingueva i cavalieri romani, dovette
passar presto come segno di ecclesiastica dignit. Il Pastorale,
figura del vincastro onde il pastore guida i suoi armenti, risale ai
primi tempi, di legno e in forma di gruccia, quale conservasi dai
prelati greci, o ritorto in cima, liscio al mezzo e acuto al calcio.
Il Pallio, ornamento a foggia delle pianete moderne fu ristretto
ad una striscia segnata di croci per distintivo degli arcivescovi.
Anche la Stola forse rappresenta la sopravveste chiamata con quel
nome. L' Orario era un fazzoletto bianco col quale si cingeva il
collo, acciocch il sudore non deturpasse il vestimento, e a tal fine
gli ecclesiastici l' adottarono nelle sacre funzioni. Il Manipolo
viene dalla salvietta che portava al braccio chi serviva alle sacre
mense. La Casula o dalmatica la penula antica con una
specie di tasca quadrata pendente dalla cintura e tutta chiusa in
tondo. Quando al lino sostituirono i fili d' oro, e s' aggravarono di
gemme e ricami, troppo pesante riusciva al sacerdote il tenerla rial
zata sul braccio, talch venne fissa ai lati, e formossene la pianeta.
L' uso che ancora si conserva di alzare questa, allorch il sacerdote
eleva V ostia, inutile vestigio del servizio che V accolito allora pre- b. Cntl slor ,,
stava per necessit b). *.vp.6isaiia65o:
58
gli () orientali, e particolarmente di quelli d'Alessandria
a) Ltratl. Noi. eli.
\oi. ii pag. ii4. e_ dell
Jll * P_:_ _N
Atnca a).

Niceta cittadino d' Aquileja nacque in questa cill, fu


suddiacono e monaco in quel monastero sotto la direzione
del detto vescovo S. Valeriano. Ebbe amicizia con S. Giro
lamo, parti con esso per l'Oriente nel 370, in et non lon
tana di 30 anni, visit Gerusalemme e pertossi air eremo:
ma non chiamato a quella vita, ritorn in Aquileja. Fu fatto
vescovo della Dacia, allora importantissima e vasta Diocesi,
conlenente la Schiavonia, la Bosnia, la Servia, la Bulgaria, la Un
gheria, la Valacchia, la Transilvania e la Moldavia; con popolazio
ni di Dardani, Bessi, Daci, Geti e Scili, genti feroci e barbare :
e risiedeva nella citt di Romaziana, sita al di qua del Danu-

(1) Navigli antichi Le fuste dicevansi Myoperones; i bri


gantini Perones; le picciole fregate Catascopia Prosumice, o Ltmunculi;
le peschereccie Horiw; i piccioli burchielli Lembi; le barche de' fi-
nanziarii Hippaggia; le marchiane Damence; i battelli Scaphee; la
piatta Puris; la barca grossa Faselhis; le grandi navi Circerus; le
galere poi chiamaronsi con pi nomi secondo gli ordini di remi che
portavano, cio Bireme, Trireme, Quadrireme, ecc.; le Zattere Ratei
o Schedia; le picciole barche da fiume Cimba:; le gondole ambular,
b) canoni. Piana 'e nav' ('a car'c0 Onerane; le barche con cui navigavansi i fiumi
aiaro?'6 l>a8 m dentri b). Non pare che le navi da guerra avessero pi d'una vela
per albero. Le galere avevano in mezzo al ponte un albero con vela
quadrata ; e lo abbassavano qualvolta il veuto le costringesse andar
a remi, o quando s' allestissero a battaglia. I vascelli di trasporto,
viaggiando solo a vele, dovevano moltiplicarle per offrire maggior
superficie ai venti. Tre stavano all' albero di mezzo, due ai minori
di poppa e di prora. Per conoscere donde spirava il vento, servi
vate, come noi, di banderuole, o pennoncelli sospesi ad un' astie-
ciuola (stelide) Altre, simili alle nostre fiamme fpterigia) stavano
in vetta agli alberi. I vascelli erano calafatati con stoppa e sparto,
e fuori spalmati con cera, pece e resina ; talora avevano la carena
rivestita con lamine di piombo, attaccate con chiodi di rame. Le
ncore, invenzione degli Etruschi, dapprima erano un sasso forato,
che gettavasi al mare, indi si fecero in ferro con un dente solo; poi
con due. I vascelli si ammanavano con molte ncore, la pi grossa
delle quali chiama vasi sacra, e la pi piccola unca: che avevano la
e) carni, sior.nn. loro grippia (niigiiiaj e i loro cavi (aiuhoravia) detti orai da Livio,
n"m. m-W relinacula da Ovidio, rudente* da Plauto e).
59
bio, non mollo lontana da Scupi. La missione affidala a Ni-
eeta richiedeva fortezza d' animo, menle elevata e bont di
more; e tali qualit egli ebbe unite a grande dottrina e santit
di costumi. Non vi nulla di positivo riguardo alle epoche
della sua uascita e della sua morte: si crede per che non
messe oltre l'anno 420, e che cessasse di vivere in et
ottuagenaria. L' unica opera che di lui si conosca quella
De Bono Psalmodiw. Il nome di questo grande uomo e le
soe opere Tengono facilmente confuse con quelle di Nicea,
cittadino e vescovo d'Aquileja. Egli, Niceta, fu il primo ve
scovo che nella Dacia fosse mandalo a piantare la vigna del
signore a;, mi. ip. xexi.
570 Nella Chiesa Aquilejese s'introduce un proprio
simbolo di fede che fu per secoli conservalo. Principiava :
Credo in Deum Patrem omnipotenlem' invisibilem et impas-
tiouem D . Cr0 Bag ,2.
370 In quest' epoca tanta era l' avarizia degli ecclesia
stici Romani, che giunse all' eccesso, procurando essi, sotto
titolo di devozione, la roba altrui a proprio profitto; e S.
Girolamo di un tale abuso in pi luoghi ne fa menzione,
(/olendosi, non gi della legge che allora fu emanata per
inibirlo, ma del clero, che merilossela con far commercio
della Religione e) (1). fSSiUt

(i) Perseenzion dei cristiani La I fa quella di Ge-


rasalemme. La II sotto Nerone; la quale cominciata nuli' anno 64,
dur fino al 68. La IH sotto Domiziano dal 90 al 96. La IV sotto
Trajano dal 97 al 116. La V sotto Adriano dal 118 al 129. La VI
sotto Antonino il Pio dal 158 al 155. La VII sotto Marco Aurelio
dal 161 al 174. L* Vili sotto Severo dal 199 al '211. La IX sotto
Hassimino dal 255 al 258. La X sotto Decio dal 249 al 251. 1/ XI
sotto Valusiano e Gallieno che dur tre anni e mezzo. La XII sotto
Aureliano dal 275 al 275. La XIII fu la pi crudele di tutte, sotto
Diocleziano dal 505 al 510; dal suo collega Massimiano rinnovata
l'anno 511; e da Licinio continuata nelle provincie a lui soggetto
sino al 515. La XIV stata in Persia sotto il regno di Sapore II
60
371 S. Valeriano interviene al sinodo congregato in
Roma da Papa Damaso contro Ursncio e Valente, capi della
setta ariana, ed in cui fu condannalo Aussenzio di Mila-
j) Antonini m..cft. ) _ (ty

373 I Marcomanni ed i Quadi, Popoli barbari, inva


sero il Friuli, n giov alla nostra provincia la difesa che
Primicerio Marico tent al passo delle Alpi Giulie; mentre
essi vennero per la strada non impedita dell' Isonzo che per
veniva da Lubiana. Assediarono Aquileja in vendetta dell' uc
cisione fatta a tradimento del loro re Gabinio; devastarono
i contorni e la provincia, distrussero la citt di Oderzo ed
Wm. altre citt b). .

I' anno 345. La XV sotto Giuliano nell* anno 562. La XVI sotto Va-
v! v MMala'se: lente dal 566 al 578 e); e fu l'ultima, e successe appunto nel
perodo a cui fu posta questa nota.
(1) Studio sacro in Af uilcja Sotto il vescovo S. \>-
i!'i!i"Taop' ariano era riputatissimo, e S. Girolamo lo loda molto d). L' istituto
della vita monastica dall' Oriente fu portato in Occidente da S. A-
tanasio, e forse da lui il primo monastero in Italia ebbe origine in
Aquileja, quando esule dalla sua chiesa <!' Alessandria dimor quivi
due anni ricettato dal nostro vescovo Fortunaziano. In questo mo
nastero aveva luogo lo studio di cui facciamo parola e in esso gli
allievi venivano ammaestrati nelle scienze religiose e nell' istruzione
cristiana. Attendevano essi allo studio de' Santi Padri e delle sacre
carte, e ad acquistare perfezione ne' costumi, sotto la direzione di
Cromazio, di Eusebio, di Giovino; e ne sortirono dotti e celebri
tomm^*' uom'n' Per scienza e santit e).
Educazione sotto i Romani Nei tempi della Repulr
blica, l'educazione dell' infanzia era affidata interamente alle madri,
che oltre a nutrire i figli da per s stesse, insegnavano loro la lin
gua nativa ed istillavano in essi i primi semi delle sociali virt.
L'uso di provvederli di estranee nutrici, e di abbandonarli all' altrui
direzione, non ebbe luogo se non dopo che 1' affetto e la tenerezza
materna vennero superate dall' amor dei piaceri e dalla mollezza.
Dopo i selle anni circa venivano educali nello spirito e nel corpo :
nel primo, con gli studii delle lettere, dei costumi, delle leggi e del
governo, insinuando loro le massime di religione e di virt, la sog
gezione a' genitori, I' amor della patria e della libert, e lo zelo pei'
61
375 Valentiniano imperatore muore nel d 17 novem
bre di quesl' anno. Eccessive imposte, fatte esigere con ri
gore, esose vie adoperate per accumular dinaro, e mancanza
di clemenza e carit verso i suoi Popoli, gli attirarono 1' odio
generale. E da osservarsi, che da treni' anni addietro di que
sl' epoca, le gravezze de' sudditi dell'Impero Romano ven
nero accresciute del doppio a). S'itMamoriJ7s.n"'
379 Graziano imperatore, ne' primi di luglio, ritor
nando dalla citt di Sirmio per portarsi nelle Gallie, passa
. ... , , b) Gothof. Cbron.
per Aquileja b). cid. n.
380 Graziano imperatore, saputo gravemente amma
lalo Teodosio, e temendo le conseguenze della di lui morte,
parte da Trevigi e viene in Aquileja ne' primi di marzo, e
quivi, avute nuove favorevoli intorno alla salute di quel mo

le leggi: nel 'secondo cogli esercizii della lotta, dell'equitazione, 2S8*ffivffii


della corsa, del nuoto ecc. e). Smesso anche l'uso di affidare i Bom.p.iwaiiaim
fanciulli a qualche onesta matrona che ne coltivasse l' ingegno e il *
cuore, davansi invece a greche fantesche o a schiavi. Restati in
colli fino a' sette anni, mettevano ad imparare il greco, poi il latino
sotto grammatici, che insegnavano non a leggere e scrivere soltanto,
ma ad intendere i poeti per quanto riguarda la forma, ad esercitarsi
in composizioncelle; intanto che altri maestri li addestravano al ballo,
alla musica, alla geometria, reputate necessarie all' oratore. La mi
tologia greca costituiva la base dell' istruzione de' grammatici, che
futilmente tenevansi all' insegnamento de' nomi degli dei, degli eroi,
al quantitativo delle cose loro appartenenti e all' epoca delle na
scite ecc. Da costoro passavano i giovinetti ai retori, gente venale,
ignara della filosofia e delle leggi, ben altri da quegl' insigni oratori
a cui il padre di Cicerone e d' Ortensio commettevano i loro figli
da coltivare coli' esempio ancor pi che coi precetti. Questi invece
al pesante ed enfatico ingegno de' Romani mal s' ingegnavano di
innestare il puerile e parolaio de' Greci. In costoro era comune il
prurito d' arringare, d'. improvvisare, di disputare, ove beato chi pi
valesse di polmoni, e quello di parer eruditi, avviluppare con argo
menti capziosi, sofisticare i classici sulla erudizione o sulla verit;
della filosofia fare un giuoco di sottigliezze; della storia un' accoz
zaglia di particolarit, che adulteravano perfino il vero; della logica
mia schermaglia d' argomentazioni per mutare in vero il falso ; e vi vp.atta*-
della morale un' ostentazione di virt esagerate d). Im.'irSg.si-m
62
narca, si ferma sino alla fine di giugno ; poscia portasi a Sir-
i) Colhof. Chrou.
Cod. Ih. iii io, donde ordina tenersi un concilio in Aquileja a).
381 Teodosio imperatore, ne' primi di maggio ritro-
vavasi in Aquileja, verso il fine di settembre in Trevigi, e
sullo spirare dell'anno nuovamente in Aquileja: e ci racco-
b) Golhof. e. sopra gliesi da iilcune leggi da lui pubblicale b).
381 S. Valeriano vescovo d' Aquileja consacra in ve
e) Antonini ras. clt.
pag. -. scovo di Trento S. Vigilio e).
d) Uniti. Noi. cit.
v! Il p. 133-151-
Hubels M.E.A.Col.
381 Concilio Aquilejese tenuto addi 5 settembre del
St- Delta Bona St. l' anno qui detto d). A questo concilio, che non fu ecumenico,
Crou. pag. l'2.
intervennero 32 vescovi, singolari per scienza e virt, dall'Africa,
dalle Gallie e dall'Italia; ed alla presidenza stavano S. Va
e) Urlili. Vite ecc.
voi. I pag. 73. leriano vescovo d' Aquileja e S. Ambrogio e) (1). Fu
convocato per ordine di Graziano imperatore, ad istanza de
gli ariani Palladio e Secondiano. Ivi questi due campioni
dell' amnistilo intendevano giustificar s medesimi, e dimo
strar chiaramente, esser eglino impegnalissimi per la cattolica
religione ; ma furono confutati con tanta forza, che senten
f ) Uniti e. f. t. I
dosi vinti, e conosciuta da Palladio la condanna che contro
p. 13 detto Noi.
re. v. 11 p. 133-131 di lui da quel consesso ecclesiastico stavasi per pronun
- ertoli. Antich.
(l'Aq. pag. 127. ciare, si appell al giudizio civile f).
384 Valentiniano li imperatore, dopo accaduta la morte
di Graziano, venne da Milano (2) in Aquileja, e nel
g) Gotbof. e. sopra
l'anno appresso pubblic alcune leggi g).

(1) I vescovi che intervennero a questo Concilio furono i se


guenti: Eusebio di Bologna, Limenio di Vercelli, Sabino di Piacen/.a,
Abbondanzio di Trento, Filastro di Brescia, Bassiano di Lodi, Elio
doro d' Aitino, Evenzio di Ticino, Esuperanzio di Tortona, Diogene
di Genova, Anemio di Sirmio, Massimo di Eniona, Felice di Zara,
Costanzo Sciziense, Teodoro Octodurense, Domino Grazianopolita-
no, Amanzio Niciense. I legati mandati da que' delle Gallie furono :
h) Hnboisc. s. col.
Costantio Arausico, Giusto di Lione ; dall' Africa, Felice, e Numidio;
I-M. ed altri nove, de' quali le storie non ci trasmisero i nomi h).

(2) In questi tempi, e prima ancora, il vescovo della sede di


63
384 Il vescovo di Verona, come pure gli altri vescovi
della Venezia, coli' assenso del Pontefice, divengono suffra
a) Antonini mg. cil.
gasti di quello d' Aquileja a). pag. sa.

385 Siricio, Pontefice Romano, eletto nel gennaio del


bl Muratori.
l'anno presente, mor nel di 2G novembre del 598 b). d'Italia.

587 Massimino tiranno, assedia Aquileja, e si pu


congetturare che essa resistesse fino all' anno seguen
e) Muratori e. sop.
te cj (1). anno ;tS7.

Milito e quello della sede d' Aquileja, e scambievolmente quando


manata uno di essi quello che rimaneva, aveva il diritto di consa
crare il nuovo vescovo eletto alla sede che ne era priva d).

(1J Fortificazioni antiche Queste consistevano in alte


e forti mura, costrutte di grandi pietre, disposte per piani orizzontali
e fiancheggiale da eminenti torri, distanti lo une dalle altre quanto
comportava il tiro delle armi da lanciare. Ma essendo il modo Fon
damentale della difesa quello di tener lontano con ogni sorta di
svitamento, e ferir di tiauco gli assalitori, di qui che a bello
studio le mura si facevano tortuose, e similmente le strade che can
terano alle porte della terra, le quali eran doppie per maggior
fe; e di pi fortificate con saracinesche. Ciascuna citt inoltre
ami dentro il suo cerchio una rocca, collocata nel sito pi elevato,
eie poteva servire di sicuro ricovero dopo 1' espugnazione del primo
recinto. Lo scopo degl' ingegneri, essendo in allora 1' arte offensiva
solo intenta a scalzar le mura e farle rovinar col mezzo de' cunicoli,
era quello di tener lontano V effetto di quesf arte, applicandosi sem
pre nei disegni delle loro costruzioni a seguitar le sinuosit naturali
fcl monte, non tanto per piantar le muraglie sul vivo del sasso, e
a' capo dei precipizii, quanto perch il nemico entrando in quelle
erette rimanesse oppresso dal numero dei difensori e dalle armi da e) Mirali. L' Italia
lanciare e). Le fortezze, o citt ad uso di fortezze, dai Romani ai e.v.lll p.tta ili.
tempi della Repubblica, e dagli altri, accostumavansi fabbricare di
"ir non molto esteso anche dopo quell' epoca: che poscia, cambiate
r ) Antonini e. sop.
le circostanze di varie di queste citt, si accrebbero con le borgate f ). pag. '*'..

Fabbriche antiche Molte di esse venivano innalzate


'ori delle mura delle citt, e particolarmente i tempii degli dei
ano esterni; uso che i Romani appresero dagli Etruschi g). Le vie capava
elle citt soleano farsi ristrette, meno alcune principali, e tortuose
a modo di presentare una rete labirintica di angusti viottoli sboc
canti su piazze grandiose circondate da portici. Le case faceansi
folto alte e poco ventilate h). hM.^n.i e. *>P.
64
388 S. Ambrogio ritrovavasi in Aquileja ad oggetto
di consacrare Cromazio in vescovo di quella citt, ed ivi
scrisse quella bella sua lettera all' imperatore Teodosio a
*il^lHUp.'wo-i3l., Milano, piena di zelo, di saviezza e di gravit a). Con essa
cerc fargli rivocare 1' editto da lui emanato contro il vescovo
di Calliuico ed alcuni monaci, che impediti dagli eretici in certa
solenne processione, in vendetta, aveano a quelli incendialo
un tempio: condannando il primo a riedificarlo a proprie
b) Orti- Stor.Eccl. j' i \
ii. v pag. n. spese, i secondi a severa punizione b).
388 Gromazio, vescovo e cittadino d' Aquileja, fa con
sacrato da S. Ambrogio nel 388 o 389, sedette anni 18,
mesi 9 e mori alti 2 dicembre del 407. Egli era vescovo
metropolitano ed uomo di somma dottrina, e piet. Gli am
maestramenti, che sotto la di lui direzione riceveva ne' studii
sacri il clero d' Aquileja, si nelle scienze religiose che nel-
l' esemplarit della vita, procurarono al vescovo ed al celo
gli alti elogi che furongli falli da S. Girolamo; cio Aqui-
p!&numi3 lejenses clerici quasi chorus angelorum habenlur e). Come
prete peror nel Concilio d' Aquileja l' anno 381 con grande
energia contro l' ariano Palladio e lo confuse. Ebbe corri
spondenza letteraria con S. Gregorio, fu amico d S. Giro
lamo e particolarmente di Rufino, e cerc comporre le diffe
renze Ira que' due grandi uomini. Di somma autorit fu
presso l' imperatore Onorio, e giov molto all' amico suo S.

Campagne e strade sotto i Romani, loro stato dif


ferente da quello d' oggid Essendo in allora la vita sociale con
centrata ne' municipii, le campagne n' erano prive. Dalle citt u-
scivano i solerti proprietarii a vigilare la coltura de' campi che fa-
ceano lavorare da buon numero di schiavi; e quella popofazione,
che oggid troviamo sparsa dappertutto, in abitazioni isolate ed in
villaggi, era un fatto ad essi ignoto. Grandi strade in allora l'a
ccano capo soltanto alle citt, e quella rete di picciole che in oggi
il) r.mrni. SI. Gen.
s' incrocicchia in ogni verso era sconosciuta. Tra gli antichi nulla
delia ci.' m Eor.,' vi fu di somigliante a quell'infinito numero di castelli, di villaggi.
Sia t. iS'p2". di chiese, di monumenti dispersi pel paese dal medio Evo in poi d).
Giovanni Crisostomo. In unione a suo fratello Eusebio am
maestr Rufino ne' dogmi cattolici. Abbiamo di lui 48 omelie
che trattano sopra il Vangelo di S. )iatleo, egregiamente
dettate e molto sapienti a). Fu pure padrino del gi detto Jif.'Vap?1. wo
Bufino b). h) Bcrloll. Ani. di
Aq. pag. W.
388 Taziano, che ritro^avasi in Aquileja, viene chia
mato in Costantinopoli a fungere qual successore del de-
fnnlo Ciliegio, la carica di prefetto del Pretorio d1 Oriente
(1) Era egli personaggio di singolare valore e perito nella
guerra e). r) Muratori Ann.
d'il. anno 3X8.
388 Massimo imperatore venne con la sua armata
io iquilej a e s'impossess di essa e di Emona d) (2) Jjjyirati. Noi. ere.
p. 180-1.
Arendo presentilo che Teodosio imperatore preparavasi alla
guerra contro di lui, fortific lutti i passi delle Alpi Giulie,
per le quali dall' Illirio si entra in Italia e). N certo della J^S*""
via che quegli avrebbe battuto, spedi grandiosa flotta, sotto
il comando di Andragazio suo generale, a custodire quella
f) Muratori Ann.
di mare f ). d'it. anno m.

588 - Teodosio imperatore, muove 1' esercito (3)

(i) Prefetto del Pretorio era il capo, o duce delle coorti g) Chamliers. Di
pretoriane destinate alla guardia dell' imperatore g). Comodo elev zionario Unir ere.
questa dignit a prima dell' Impero, unendo al militare comando
della stessa un' autorit civile, cio di ministro di Stato e preside del
Consiglio del principe li). h) Cant. Si. un.
Rac. T.Vp. CT.

(2) Emona dagli antichi, come vogliono molti, fu detta la citt i) Nlcoletll Palr.
Bert.T.H p.* lento
ora chiamata Lubiana i). Secondo il Bertoh Emona fu credula Citta- Are. trieit. v. I
p.49 Fislulario.
nuova nell' Istria. O. su Gemona v.
unico |u,j. 1W.
(5) Eserciti dei Romani La fonte del potere e della
ricchezza Romana erano le armi; talch severissima era la militare
disciplina, e dottrina suprema quella della guerra. La Legione, cosi
detta dal riempirsi d' uomini eletti, si compose prima di 4200, poi
li 12800 uomini; e ciascun console ne levava due. Ogni cittadino, sano
di sua persona, era tenuto alla milizia, se non avesse compiuto 46 anni,
o fatte 16 campagne a piedi, o 10 a cavallo, (u battaglia, i legionarii
stavano disposti in 5 divisioni : primi erano gli astati, indi i principi,
5
6C
contro Massimo tiranno verso Aquileja per la via di terra.
Minore di forze, ma avvalorato dalla fede, vince le di lu
armate ai fiumi Sava e Drava, cala ad Emona, che, o non
ben difesa, o per preceduta intelligenza, aperte le porte, lo
accoglie magnificamente; e a rapide marcie giunge alle mura
d' Aquileja, ove Massimo erasi rinserrato. Vi pone V assedio,
che fu di breve durata, perch o a mezzo di vigoroso assalto,
o in altro modo, poco dopo vi entr la sua armata e s'im
possess del tiranno. Questi, spogliato delle insegne e degli
ornamenti imperiali, e con le mani legate, venne condotto
dinanzi a Teodosio, da cui acremente ripreso per la sua
tirannide e per aver dato a credere essersi usurpato l'Im
pero col di lui assenso, fu condannato al taglio della testa.
Sentenza eh' ebbe esecuzione tre miglia fuori d' Aquileja
nel giorno 28 luglio, o piuttosto nel di 27 agosto di quel
a) Muratori. Ann.
d'Hai, anno 5ss. l'anno a).

poscia i triarii o pilani, in fine i rorarii e gli acccnsi; e ciascuna divisio


ne comprendeva quindici manipoli, due dei quali formavano la centuria,
e trenta di queste la coorte. I manipoli delle due prime linee si
componevano di 120 uomini, di 60 quei della terza : la coorte ne
contava trenta di fronte, dieci di profondit. Armi erano le treccie,
le frombole e il tremendo pilo, giavellotto lungo sette piedi, lan
ciato il quale, colla spada risolvevansi le battaglie. I triarii adopra-
vano un giavellotto alquanto pi lungo, e lancia e sciabola erano
pure le armi offensive della cavalleria: riparavansi con l'elmo, la co
razza e un leggero scudo. Nerbo degli eserciti era la fanteria ; la caval
leria, sebbene formasse talvolta un corpo separato, per lo pi non servi
che a fiancheggiare i pedoni, e la minore abilit dei Romani in
W Canili. Sl.nnlT.
nac. t. IV p. MS.
questa, rese loro difficili le vittorie contro i Numidi e i Parti b).
I rorarii , frombolieri ed arcieri iniziavano la mischia , poi ,
corisumati i projettili, ritiravansi a lato della legione, ed allora gli
astati giocavano de' giavellotti, e mentre i nemici attendevano a li
berarne gli scudi ove s' erano confitti, essi gli assalivano colle spade.
Che se trovavano valida resistenza, subentravano freschi i principi,
da ultimo i triarii. Gli acccnsi componevano il battaglione di de
r.) Canln come s. posito e). L' arruolamento alla milizia aveva luogo nell' et di 17 anni
pap. .
ii) Canln r. sopra compiti, e la capitolazione ne durava 28 d).
f. un. Guerra p.'jo.
Di rado gli eserciti Romani oltrepassavano i 40000 uomini : n
C7
388 Teodosio imperatore, dopo la morie di Massimo,
si trattenne in Aquilcja e vi riordin le cose sconvolte del
l' Impero occidentale. Con suo editto, datato da quella
citt nel 22 settembre, abol tutti gli alti di Massimo a) a)ub.vop.it.
fiottar. In cbr.
Ib. "

e le elezioni di ministri ed ufficiali da lui fatte, riducendo


Je cose al primo loro stato, e ritornando l' Impero d' Occi
dente a Yalenliniano, clic con Giustina sua madre trovavasi
in Aquileja presente a tulli quesli falli: solo riservandosi
parte nel governo di esso, lino a che VaLenliniano fosse ti) Antonini mi. ni.
p. SII Urtili Noi.
giunto all' et di governarlo da s b). ce. . Il p. 184.
389 In quesf anno, secondo il Baronio, Teodosio im
peratore eman l'editto, col quale ordin fossero infranti
talli g' idoli e demoliti i loro tempii ; e ci riporta, che in
quest'occasione fu distrutto il tempio <l" Iside esistente in
e) Bertoli. Ani. di
Aquileja e). Aq. . I p. li.
591 Teodosio e Valenliniano si portano in Aquileja,

al tempo della Repubblica, u quando, sotto g' imperatori, Roma (lu


minava tutto il mondo, ebbero pi di 400,000 guerrieri. I soldati
romani portavano seco, oltre il vivere, i pali per formare la trincea : e
ogni qualvolta si fermavano, immediatamente munivano il campo con
un terrapieno di forma quadrata ed una fossa dieci piedi profonda. Nel
mezzo dell' accampamento tendevasi il padiglione del capitano (prato-
num). attorno disponevansi gli ufficiali, indi i restanti guerrieri, e dal
centro partivano quattro strade rette Ano alle porte schiuse nella trincea.
Gelosamente si celavano i consigli del generale, non meno ai soldati
ebe al nemico. Nelle marcie procedevano in colonne ; ma se teme
vano un attacco, ordinavansi in linea, togliendosi nel centro i ba
gagli. U soldato romano faceva 20, o 24 miglia in cinque ore, con
tutto il suo fardaggio e i pali, del peso in tutto di 60 libbre d). <1) Carni. Si. lini.
Rii-.v.iv p.l;i-i.
Sotto g' imperatori per, l' esercito aveva mutato si nel fondo
che nelle forme : n le legioni conservarono la salda lor massa,
l' armatura robusta e l' irreparabile pilo. Ad alcuni paesi iinponevasi
di offrire truppe, che si esercitavano con la disciplina romana, ma
nelle armi cui erano avvezzi ciascuno secondo la patria e 1' educa
zione. Inoltre ogni legione si menava appresso un treno di 10 grandi
macchine militari e 55 minori, da avventare proiettili, olire 1' occor
ricanti] romosop.
rente per piantare un campo e). v. V p. m-m.
08
ove pubblicano una legge, avendone un'altra pubblicata an
B) \niunhtims. eli.
PUB. 25. che in Concordia a) (1).
594 Eugenio, usurpatore dell' Impero Romano, occupa
con le sue milizie le Alpi Giulie e vi fa molte fortificazioni.
Alcune statue d' oro, o dorate, fece porre sopra i vicini colli
o monti, rappresentanti Giove fulminante, Marte, la dea Vit
toria, consacrate con varie superstizioni a danno di Toodosio
imperatore, che marciava coli' esercito a grandi giornate con
l>) Muratori. Ann.
iinnu :i Uruli.
Noi. ce. T. Il p. 187,
tro di lui b) (2).
394 Teodosio imperatore scende con la sua armata
dalle Alpi Giulie, e forzati i passi di difesa posti dall'usur
patore Eugenio, gli presenta la battaglia nel piano sotto
l'Alpi, vicino al fiume Frigido, ora dello Vipacco ; ma egli
n' ha la peggio. Il giorno seguente rinnova 1' atlacco e
r) Minatori iti
Lumi f\nt. ec. voi.
vince. Condottogli Eugenio da' suoi stessi soldati, gli fa ta
Il pag.lsallal91.
i! : Climi], st. ri.].-,
gliare la lesta e). Questo fatto accadde alti 6 settembre del
v Vip. 232 Eoli.
SI.Rom.v.Vp.396
t-Panv. Cruii.Eccl.
l' anno 394 d). '

(1) Concordia, detta anche Giulia Concordia, situata alle rivo


del limno Lemene, o Romazio, era un' antica citt del Friuli. Della
sua origine non vi sono notizie certe: si congettura, per che nel
tempo in cui i Romani cominciarono ad abitare la nostra provincia,
avesse principio la sua popolazione, ivi chiamata dall' opportunit
del suo porto. Fu colonia Romana, ascritta a quella cittadinanza,
e posta a votare nella nobilissima Trib Claudia. Aveva il suo Se
nato, i decurioni, ossia l' Orda splendidissimus, il pretore, il duum
virato, l'edile, il questore ed il tribuno della plebe; nonch il ma
gistrato dei seviri, ed i cavalieri onorati di cavallo dal pubblico.
11 tempo in cui essa divenne colonia, pare sia quello del Triumvi
rato di Augusto. Celebre era poi la sua pubblica fabbrica d'ar-
) uniti noi. > m' sagittarie, prescelte per la finissima tempra che quegli artefici
. i'p.sasana'212; sapeano dar loro e). Quest' antica ed illustre citt, compagna nella
sventura alla grande Aquileja. fu vittima del furore degli Unni, co
me diremo.
(2) Intorno all' anno presente, ravvivata con energica forza dal
tiranno Eugenio, la morente idolatria fece l'ultimo sforzo contro
XUm. ' sopr' la trionfante religione di Cristo f).
09
594 L' imperatore Teodosio, dopo vinto Eugenio, si
trattenne iu Aquileja, ove era venuto pur anche S. Ambrogio:
al I.irnli. Noi. et.
indi assieme passarono a Milano a). TOl. Il por;, ni.

395 Divisione dell' Impero Romano fatta da Teodosio


ai suoi due figli Arcadio ed Onorio ; assegnando al primo
l'Impero d'Oriente, al secondo quello d' Occidente b) (I). LTvip.1:
598 Anastasio, Pontefice Romano, succede a Siricio,
e muore addi 14 dicembre del 401 e). e) Muratori Ann.
d1 Italia.
Il prete Rufino, dopo 1' anno 398, ritorn in Aquileja
dalla lunga sua dimora nell'Egitto d). d) Hulrcls M. E. A.
Sol. 107.
Circa 1' anno 400, Rufino prete d' Aquileja scrisse la
sua prima apologia e). e) Urtili e., srtpra
voi. Il pag. ||3.
400 L' imperatore Onorio viene in Aquileja e quivi
pubblica alcune leggi f) (2). I ) De veterani* Co
llie. Tl'OuVrs.
400 I Goti entrano- in Italia sotto la condotta del loro

(1) Si comprendeva nell'Impero d'Occidente l'Italia, che suddi-


videvasi in Gallia cisalpina ed in Italia propria. La Gallia cisalpina,
che avea per capitale Milano, era composta della Liguria, della Ve
nezia, della Carnia e dell' Istria gV Spettavano pure all'Occidente Jdil'^veK31
la Rezia (parte della Svizzera e del
et Tirolo), la Vindelicia (la Baviera),
il Norico (la Carintia), la Pannonia (fra il Danubio e l' Inn, la Drava li i Della Bona. Str.
e la Sava), la Liburnia (la Croazia e la Dalmazia) h). Ci firmi, pag. 12.

(2) Avvocati delle chiese, difensori, od economi Nel-


1' anno 400 venne proibito agli ecclesiastici d' ingerirsi nelle cose
temporali. Da quesf epoca ebbero principio primamente gli economi
che agivano per essi, poscia fu cangialo questo nome e sostituito
quello di difensori; ed in ultimo venne usato quello di avvocati.
Questi venivano scelti a piacere dagli ecclesiastici medesimi i). Le TCiLif'p.?. Iiir*
avvocane delle chiese furono istituite per buon fine, cio per la
custodia che i principi ed i signori pi potenti tenevano de' vesco
vadi e delle badie sottraendo i beni dalla violenza de' nobili confi
nanti; e quest'uffzio, con voce barbara, fu detto Mundibundo.
Ma coli' andar del tempo gli avvocati divennero gli usurpatori ed i
tiranni delle chiese, onde riputavasi opera santa Io spogliarsi di
tale diritto per amor di Dio 1). La voe Mundibundo vale protezione, i)*gjjii.An.,Affr
e muuburgo, mundburgo, inalidimmo, mundiburdo, mundio, o unni- '"'
diburdi suona lo stesso m). miRnM*. m. t. <
' col/ ICS;
70
re Alarico, discendente dall' illustro stirpe de' Baiti, e di
Radagaiso re degli Unni. Danno il sacco al territorio d'A-
a) r, i annone . SI. di
quileja, indi si ritirano, conducendo seco le spoglie predale
Napoli r. I p. 91
Antonini mi. Clt. e gran numero d' infelici prigioni a).
Pg. 3*.
401 Innocenzo I, Pontefice Romano, fu creato a' d 21
b| Muratori. Ano.
l'Italia. dicembre e mori ai 12 marzo dell'anno 417 b).
402 Alarico re de' Goti ritorna in Italia e d il gua
sto alla Venezia ; poscia, battuto dall' esercito d' Onorio gui
dalo da Stilicone, chiede pace, che gli viene accordala a
ri Antonini nu. I condizione di lasciar tosto l' Italia e di restituire ai Romani i
pjM-M-MillotSt
feori'MiT prigionieri e).
pag. 402.
Letterati Friulani che fiorirono nel secolo IV: Fortu-
naziano vescovo d'Aquileja, il monaco Grisogono, Valeriano
vescovo d' Aquileja, Nepoziano monaco, Rufino, Eliodoro ve
scovo d'Aitino, Niceta, Cromazio vescovo d'Aquileja, Paolo
di Concordia e Florenzio monaco.
404 Radagaiso con uno stuolo di barbari composto di
Unni, Goti (1) Sarmati ed altre Nazioni, situale al di

(1) Goti Il nome di Goti fu dagli scrittori Romani usalo come


sinonimo del pi antico nome di Geti, Popolo che viveva diggi sulle
rive del Danubio presso il Mar Nero ai tempi di Augusto. Gli scrit
tori Greci considerano i Geti, o Goti, come una trib Scitica. L' ori
gine dei Goti molto oscura ed intralciata. Il pi probabile pare
eh' ei fossero antichissimi abitatori della Scandinavia, e che di l
passassero a popolare le isole del Baltico e le spiaggie vicine, indi
mandassero in Germania colonie, le quali si estesero sul Mar Nero
dalle foci del Danubio a quelle del Don; e che finalmente in queste
nuove dimore e' fossero conosciuti col nome di Geti, e talora presi
per Sciti. Checch ne sia, il nome Gotico mai non venne meno
nella Svezia e vi dura tuli' ora. I Goti orientali furono detti O-
strogotJ, gli occidentali Visigoti. Avvertasi, che sotto il nome
T m generale di Goti venivano in quella spedizione una moltitudine di
mi. xl pajfii'w.' altri barbari d). I Goti coltivatori delle fertili pianure al nord del
Danubio e del Mar Nero erano pi inciviliti che gli altri Popoli di
origine germanica, e cominciavano ad inoltrarsi di buon passo nelle
arti sociali. Lavoravano i campi, coltivavano le arti, ripulivano
il linguaggio, raccoglievano le tradizioni, o cantate, o forse scritte
71
l del Danubio, in numero di pi di 200,000, passa per il
Friuli e lo danneggia gravemente. Questa sua venuta in Ita
lia, nella quale vinse in battaglia Sliliconc, forse fu diretta
a vendicare la rotta che Alarico ricevette dai Romani, o me
glio ad impadronirsi di Roma, onde depredare i tesori che
a) Mura. Ann. d'It.
essa possedeva a). Nel 405 poi fu rotto ed assediato sulle anno 4U Ranip.
Cronac. universale.
balze di Fiesole, e costretto alla resa, fu decollalo b). li, Mun. anno 103.

407 Agostino vescovo di Aquileja eletto in quest' anno, e) Liniii No, ecc.
v. Il p. 1-J3 l'Jt 197.
era Beneventano e sedette anni 19 e). Per i vescovi d' Aquileja Panviiio. Crun.
Ecclesiastica.
che succedettero ad Agostino, della cui elezione non si ha

in lettere Unniche (Runico, termine applicato al linguaggio ed alle


lettere degli antichi Goti, Danesi e u' altre Nazioni settentrionali.
Chambers Dizionario Universale vedi Runico) ov' era serbata memo
ria delle migrazioni e delle antiche imprese loro; teueano colla
Grecia un profittevole commercio, col cui favore il cristianesimo
penetrava fra loro ; ed adottando cognizioni pi elevate e costumi
pi miti, nulla per avevano perduto del loro coraggio e dell' amore
per la libert d). I Goti che stabilironsi in Ispagna chiamaronsi TiTxupa8,l!r,!
Visigoti; quelli che rimasero in l'annoimi ebbero il nome di
Ostrogoti. In Ispagna dominarono 310 anni e). I Balli erano la jK^nVin.'
schiatta reale, eroica, semi-divina de' Visigoti; gli Amali quella de
gli Ostrogoti f). Wi'SkWE-
Gli Unni, affini degli Avari e degli Ungari: che con la lingua
di questi ultimi si spiegano i loro nomi proprii, unico avanzo del
loro parlare. Ne' primi secoli dell' era nostra abitavano essi pi a
mezzod che non ora, e in tempi anteriori stendevansi fino alle rive
dell' Eusino, confusi con tanti altri Popoli nella vaga denominazione
di Sciti. Cui li colloca sulla cosla occidentale del Caspio fra gli
Sili, i Caspii e gli Albanesi ; e chi sulle due rive del Boriitene fra
i Bastami e i Rosolani. Erano essi noti assai prima che nel 57G
piombassero sulle Nazioni indo-germaniche, occupando dal Mar Nero
al Danubio, dilagandosi poi per le proviucie dell' Impero Romano.
Lasciando le favole, che ci dipingono gli Unni figli di demonii, ne
somiglianti ad uomini se non perch favellavano, diremo con Alluma
no Marcellino: esser di una ferocia senza pari; nati appena, solca
tasi loro il viso con un ferro rovente, perch nou mettessero barba,
sicch somigliavano ad eunuchi; tarchiati del resto, vigorose mem
bra, grosse leste, spalle tozze, tanto da scambiarli per bestie ritte
Mille zampe. Vivevano a maniera di selvaggi, sapendo, non che al
tro, neppur cuocer le vivande, ma pascendosi di radici crude o della
72
l'epoca precisa e che scendono sino all'anno 444, diremo
( basali all' antica cronologia dei Patriarchi d' Aquileja ci
tata dal de Rubcis nel fine della sua opera M. E. A.)
che ad Agostino successe Adelfo, eletto circa l'anno 426;
il quale sedette anni 9 e mor verso I' anno 454 ed era
nato in Aitino. Massimo subentr ad Adelfo e si ritiene aver
a) Llnitl.Not. eli. ,. , , n \
ig. 198. egli seduto anni (J a).
407 Gli Aquilejcsi, onde porsi a riparo dalle frequenti

carne d' animali, frollita col tenerla fra la sella ed il cavallo. I pri
gionieri di guerra coltivavano i loro campi e curavano gli armenti ;
n case, n capanne abitavano, considerando ogni ricinto di mura
come un sepolcro, e credendosi mal sicuri sotto un tetto. Abituati
dall' infanzia a freddo, a fame, a sete, spesso mutavano dimora,
trasportando sopra carri tratti da buoi V intera loro famiglia, e le
donne che vi cucivano gli abiti pei mariti, e nutrivano i fanciulli.
Vestivano tele o pelli di martoro, non deponendole finch non ca
devano a pezzi. Elmo in testa, ai piedi uose di becco, e scarpe
tanto rozze da impacciare il passo; onde non ismontavano quasi
mai da' cavalli, standovi di e notte, or cavalcioni, or seduti ; su quelli
mangiavano, radunavansi a Consiglio, bevevano, dormivano abban
donandosi sul collo della cavalcatura. Sul nemico piombavano ur
lando spaventosamente, e se trovavano resistenza, sguizzavano in
dietro, poi come lampi tornavano all' attacco, abbattendo checch si
opponeva. Correndo di carriera, o fuggendo, avventavano freccie colla
punta di osso, dure e micidiali quanto il ferro; da vicino combat
tevano colla scimitarra in una mano, neh' altra un laccio per ac
calappiare il nemico: e nessuno potea ferire colpo prima che un
cavaliero di famiglia privilegiala non n' avesse dato l' esempio. Le
donne talora combatteano anch' esse. Da un secolo erano arrivati
in Europa, eppure non aveano per anco idea dell' arte dello scri
bi oanti. si. onir. vere b).
t. Vip. 89 alla 338 ;

Sarmati; gente Scitica, che dapprima abitavano al di l del


Tanai, poscia si estesero da esso alle montagne della Transilvania
da un lato, e dall' altro verso la foce della Vistola. Erano bruni,
grossi, bassotti, di complessione umida e floscia, poco fecondi. Va
gavano sui cavalli, e le donne e i figliuoli sopra carri coperti di pelli,
spingendo innanzi gli armenti, vivendo di latte, carni, paste e mi
glio, talora del sangue de' loro ronzini. In mancanza di ferro, co
privano l' armadura di ugne e di corno, e nelle battaglie, ove a
piedi non valevano punto, menavansi dietro due o tre cavalli per
saltare all' altro quando 1' uno fosse spossato, e oltre la freccia e
73
invasioni dei barbari, cominciano a fabbricarsi un asilo nella
Ticina Isola. di Grado a) (1). a^montni nn.cn.
408 Rufino, unitamente a S. Melania, dama romana,
si pone in viaggio per la Palestina; ma giunto in Sicilia,
e sopravvenutogli grave incomodo, dimette il pensiero di pro
gredire pi oltre; e dopo due anni di fermata col, ivi
muore b) verso l'anno 410, forse ai 44 di giugno, come si b) detto m
rroil.
creue e;.r"'{ *)
vii,Uniti,
^g.fot.,eiieco.
408 Alarico con grosso esercito passa dalla Pannenia
nel Norico ed arriva sino ad Emona. Manda ambasciatori ad
Onorio in Ravenna a chiedere pagamento dei pretesi suoi
credili per essersi fermato nelF Epiro a requisizione di Sti
licene, ed il risarcimento delle spese per aver condotto il
suo esercito nel Norico: cos e' informa Zosimo. Convien dire
ch'egli non ottenesse il suo intento, pereb dopo qualche
tempo spedisce nuovamente i suoi ambasciatoti, esibendo la
pace ad Onorio, e la sua ritirala in Pannonia, quando, gli fosse
pagalo
r
il dinaro richiesto d):
'
ma non ascoltato dall' impe-
r
<"pag.Antonini e. reo.
34 alla 38.
ratore, muove a danno dell' Italia ; e lasciatesi alle spalle
AgoiJeja, Concordia ed Aitino, si avanza sino alle mura di
Roma e). Ivi raggiunto da Alaulfo suo cognato, il quale, # i*"* 'm""'
bench battuto nella Venezia dalle genti di Onorio, re
cagli soccorso, ed insieme assediano Roma f), e fanno ^sraffiwT

la lancia, avventavano certi lacci corsoi, coi quali accalappiavano il ,


nemico: costringevano anche le donne a combattere; ed ignominiosa
era quella, che non avesse ucciso un nemico. Al dio della guerra,
simboleggiato in una spada, sacrificavano destrieri e uomini g). !!??! vi p.'w.
(1) Grado Castello, o citt eretta dagli Aquilejesi ne" tempi
del Tescovo Agostino per ripararsi dall' incursioni de' barbari. Dalle
Acque dette Gradate fu chiamato Grado. Cosi il Dandolo, Rubeis
M. E. A col 117; Liruti Hot. del Friuli voi. Il pag. 196; Zanetti
del Regno de' Longobardi lib. I pag. 31. Grado Tu porto di Aqui-
leia, e la flotta, che da questa citt denominavasi Aquileiese, slan-
ziava in esso. u). ,ii. i |g. m.
74
provare a quella citt orribile fame e fiera mortalit; per cui
trattatosi 1' accordo, vengono pagale ad Alarico 5000 libbre
a] Muratori. Ann.
d II. anno 408. d' oro, e 30,000 d' argento, e 1' esercito suo si rilira a).
408 I Veneti, intimoriti dalle terribili devastazioni dei
barbari, si ritirano nel fondo dell' Adriatico in certe isole poco
lontane dal Continente. In una di queste, chiamala Rialto, o
Rivo-Alto, che serviva a questi tempi di porlo alla citt di
Padova, viene fabbricata una chiesa che si dedica a S. Gia
como, o Jacopo, con alcune case all' intorno, ed in tal modo
b) Antonini I
pag. 39.
le si d forma di citt b) (1).
412 Ataulfo, andando a fondare il regno de' Visigoti
r) Uniti. Noi. ecc.
toI. Il pag. 226.
nelle Gallie, passa con i suoi barbari per il Friuli e) seco
d) Muratori. Ann.
anno 409 pel fatto
conducendo Aitalo gi prefetto di Roma, e proclamalo im
Mascou. Del fatti
del Tedeac p. 374. peratore d).
417 Zosimo, Pontefice Romano, succede a Innocenzo I
e) Muratori. Ann. e muore a' d 2G dicembre del 418 e).
418 Bonifacio I, Pontefice Romano, succede a Zosimo
nel d 29 dicembre, e muore nel giorno 4 settembre del
f) detto 422 f).
422 Celestino, Pontefice Romano, viene eletto a' d
() dette 10 settembre e muore nel giorno 19 luglio dell'anno 432 g).

(1) Intorno a questa data riportataci dall'Antonini, per la fon


dazione di Venezia (cui varii istorici fissano all'eccidio di Aqui-
leja fatto da Attila) se non precisamente all' anno stesso, molli
autori combinano seco lui nel riferire che al periodo della calata
hJftiriciPallatliltpr.
ror.llb.Xpag. 76. dei Goti in Italia, i Popoli della Venezia ripararonsi nelle Isole del
I ) Teatro univ, t. l' Estuario; e ne prova non dubbia 1' erezione di Grado. Anzi al
Vili pag. KJ.
1 J Brouckner- Db.
geog.T.llp. 459.
cuno riporta l'origine di Venezia all'anno 410 b); chi al 421 i);
Marcolini in Ma-
kcou.Dp fatti ecc.
altri alla venuta dei Goti, ed a quella di Kadagaiso 1); e Cant
p. 138-1.19 -Filiali. stesso, bench la ponga alla gi detta epoca di Attila, pure asserisce,
Sag.v. Hp. 106-107
che al frangersi dell' Impero Romano, i Popoli Veneti erano padroni
delle Isole della Venezia, che poi alla venuta de' Goti, e forse
maggiormente al sopraggiungere de' Longobardi, nuova gente accor
in) Cant. SI. unir reva col per sottrarsi alla servit m). In tanta differenza noi ab
Bue. t. Vili p. 331.
biamo creduto di non omettere questa data portataci dall' Antonini, .
onde il lettore ne faccia quel conto che creder.
75
422 Muore S. Girolamo a). a^f'
423 In sul finire di qucsl' anno, Giovanni primicerio
de' notai si fece proclamare imperatore in Ravenna, e pro
cur presso Teodosio la conferma di tale dignit ; ma non
T ottenne: anzi l'imperatore armossi contro di lui, onde de
porlo dall' usurpalo imperio. Ci saputo, Giovanni spedi nella
Pannonia Ezio suo maggiordomo con molto oro, acciocch
chiedesse ajulo agli Unni, concertando, che all' arrivo del
l' armala di Teodosio avessero ad attaccarla alle spalle, men-
tr' esso sarebbegli venuto di fronte b). <n*an1ia'in'
424 Teodosio II imperatore, riunita poderosa armata
e datone il comando ad Ardaburio e ad Aspare di lui
figlio, la spedi in Italia. Venne con esso Placidia sua zia
e il di lei figlio Yalentiniano in tenera et. Giunta l' ar
mata in Tessalonica, separossi, e la fanteria imbarcata con
Ardaburio fece vela alla volta di Ravenna, ma sbattuta
la flotta da fiera tempesta, si disperse, e il generale con
due galere trasportato al lido fu preso dal tiranno e fallo
prigione. Aspare all'incontro, con la cavalleria, passata la
Pannonia e l'Illirico, sorprese Salona nella Dalmazia e la .
prese a forza. Poscia con Placidia e Valenliniano sollecito
progred, giunse inaspettalo su Aquileja, allora citt delie
pi grandi ed illustri d'Italia, e se ne impadronrc). ej*no.
425 Non tard Aspare a portarsi con l' armata in
Ravenna a liberazione del padre (che per lettere segrete
avvertivalo aver egli maneggiato per impadronirsi di quella
citt), nell'aprile di quest'anno, e dopo un breve attacco,
fece prigione il tiranno, che per tradimento de' proprii uf
ficiali, compri da Ardaburio, cadde nell' inganno. Incatenalo,
lo si condusse in Aquileja, ove su d'un somaro guidato in
giro pel circo, fu fatto ludibrio del popolo, e mozzatagli la
mano destra, venne decapitato sul patibolo d). <i) ietto anno m.
425 Ezio, tre giorni dopo che fu ucciso il tiranno,
non sapendolo morto, giunse con 60,000 Unni presso Aquileja
76
in di lui soccorso, ed attaccata fiera battaglia coli' esercito di
Aspare, si vers molto sangue dall' una e dall' altra parte.
Ma conosciuta da Ezio la fine di Giovanni, tratt 1' accordo
con Placidia e Valentiniano, e P ottenne e fu da essi creato
conte. Poscia con grosse somme d' oro licenzi gli Unni,
3'itMMrar5Ann' che ritornarono l dond' erano venuti a).
425 - Si trattenne Valentiniano con Placidia in Aqui-
leja alcun tempo, a pubblic quivi quattro leggi, una nel 17
luglio, e le altre alli 4 e 6 agosto, e 7 ottobre. Vertivnno
queste sull' obbligo della restituzione, al ceto ecclesiastico
ed ai luoghi sacri, di tutti i privilegi, diritti ed immunit con
cessi da' suoi antecessori. Bandivano i Manichei e gli eretici
scismatici, e pi rigorosamente l' idolatria e superstizione del
paganesimo (1): cui per attirarsi la benevolenza ge
nerale aveva fomentata Giovanni l' usurpatore colla conces-
b) Urtili. Not. ecc. j 1 pi i, i \
T.iip.sauiuHo. sione del libero culto b).
426 Adelfo, vescovo di Aquileja, viene elettri circa
questo tempo. Nacque in Aitino e fu discepolo di S. Elio*
doro vescovo di quella citt. Grisologo in un suo sermone
{"-!! ms-c"' ' '0(*a mo'to Per umilt, sapere, onore e ricchezza e).
432 Sisto IH, venne crealo Pontefice Romano, e suc
cesse a Celestino. La sua morte, secondo il Padre Pagi, ae
di Muratori e. wp. cadde nel d li d'agosto dell'anno 440 d).
454 Intorno a quesl' epoca Massimo succede ad Adelfo
pa-*1in'nl c" sop' De"a sede Aquilejese e).
438 Le leggi romane vennero raccolte dall' imperatore
l^JSf'iS"*)!11' Teodosio li in un codice che porta il di lui nome f).
440 S. Leone, Pontefice Romano, venne crealo a' d

() V ultimo imperatore romano idolatra fu Giuliano che mori


nel 363, dopo il quale l' idolatria si ridusse a poco a poco al Senato
di Roma, alla statua della Vittoria, ivi serbata per qualche tempo
ancora, ed agli abitatori rimasti pi rozzi, men progressivi nelle ter
si <ietto pag. so. ricciuole, ne' pagi, onde furono detti pagani g).
77
ll* settembre, e fu dello il Grande. Secondo il Padre Pagi
egli mor a' di 4 novembre dell1 anno 461 a). aj Muratori. Ann.
444 Gianuario, ossia Gennaro, vescovo d'Aquileja nacque
in Pola nelP Istria e successe a Massimo b). Era in sede diggi Jj'}gta,l"-<*
io questo tempo; ma deve essere sialo elelto poco prima;
sedette un po' pi d' anni 7 e mor nel 451 e). II Dandolo toim"'^:00'
gli assegna anni 8 di sede, perch lo fa elelto nel 443. Se
guendo il de Rubeis nella cronaca antica dell' insigne Capi
tolo di Cividale, lo vediamo nominato sotto il 444. I tempi
detta sede di Gianuario furono travagliatissimi per la Chiesa,
a cagione dell' eresie de' Pelagiani e Manichei che la infe
stavano (1). d) detto pag. SO.
447 Il Pontefice S. Leone scrisse una lettera a Gia
nuario vescovo di Aquileja, ed a Settimio vescovo di Aitino, C)iic>m. uranio
. . , ne' suol Ann. U
contro i Pelagiani che nella Venezia ergevano il capo e). SlsiorlpWSl!
451 Secondo, vescovo di Aquileja, successe a Gianua
rio, era Salico d'origine, tenne la prelatura anni 3 e mori t
nel 454 f). Alla venuta degli Unni lasci la citt d'Aqui- j&Fn>r3*
leja e si rifugi nell'isola di Grado g) (1). $P*u!nlll,c,,op"
S. Colomba, vergine e monaca Aquilejese, in et di
30 anni, fugge in questi tempi da Aquileja per il timore
della venuta di Attila, si ricovera in Osoppo (2) ove

(1) opinione che gli Aquilejesi prima che Attila stringesse


ti' assedio la loro citt fortificassero Grado e trasportassero ivi tutte
le cose preziose, e le reliquie de' santi h). t(M?vJigLM.er*

(2) Osoppo Castello del Friuli, lontano da Udine miglia 16


dalla parte di nord-ovest, che troviamo singolarmente nominato nelle
nostre storie: esisteva diggi a quest' epoca. Esso collocato in mez
zo a vasta pianura sulla cima di un monte formato di viva roc
cia, la di cui sommit presenta un piano regolare, che si estende
quanto si allunga il monte; e nel centro avvi fonte perenne di pu
rissima acqua. Nella sua parte settentrionale veggonsi ancora de'
volli antichissimi che sporgono dagli scavi praticati ; scorgonsi le
vestigia di alcuni' sotterranei falli a scalpello nel vivo masso; e vi
stanno pur anche incavale nel macigno le sepolture in cui pone
78
mor nel 453, come si pu vedere da una lapide ancora
pltT-lliritlisot: esistente col nella piccola chiesa ad essa dedicata, portante
T. Il p. 909-210- ,,,,._
5"p'.8Ea 'a data delli 6 Agosto di quell'anno a).
451 .Ritiratosi Attila vrso l'Illirico, dopo la spavente
vole rotta ricevuta nelle Gallie da Ezio generale de' Romani
e da Teodorico re de' Goti, in cui perdette 180,000 de'
suoi, fu pure di l fatto sloggiare dall' esercito di Marziano
imperatore d'Oriente, e dovette ridursi nelle parli superiori
della Venezia, cio in questa nostra provincia, ove rimase

b) smuralo, mcc. vans' * cadaveri dei personaggi pi riguardevoli. Molte lapide ro-
deiiec<Ke<ienFrT. mane quivi esistenti ci fanno accorti essere stato abitato da quei
cast am. uri Frinii dominatori; e ne daremo i cenni della sua storia nel seguito di
h!ic'I!': m's"'i'ifuiio! questa Raccolta, agli articoli delle epoche ad esso spettanti b).

Oltre Osoppo, antichissimi castelli friulani erano pure


Cornioli*, ilcmaso ora Niinis, Artenia ora Artegna, Rcu-
nia ora Ragogna, Glemona ora Genuina, lbligiiie ora Bilirs
o Billerio. Il Liruli ci riporta che Ragogna e varii altri castelli,
"i! i[JigViw.cl1' prim' ancora della met del secolo VI esistevano in Friuli e) e sono
certamente i qui notati; mentre niun altro tra i nostri castelli pu
vantare come essi un' antichit si remota. Dall' anno 4P2, in cui
vediamo nominarsi Osoppo, si scorge non esservi distanza rimarche
vole sino all' epoca innanzi alla met del secolo VI segnata dal
Liruti per l' esistenza di varii castelli nel suolo Friulano. Sappiamo
pur anche essere stato questo un periodo miserando per la nostra
provincia, il quale difficilmente pu avere dato tempo alla forma
zione di quest' opere grandiose e solidamente costrutte. E ci nota
una sola erezione di tali lavori accaduta intorno a quest' epoca, ed
la Rocca di Monfalcone fatta costruire dal re Teodorico. Ora, se
la storia ci ha lasciato memoria di essa, quale la ragione per
cui non fece parola dei gi detti castelli, se fossero stati eretti circa
a quel tempo? Il tacere degli storici anteriormente e dopo questo
periodo, il nominarli soltanto all' epoca dei Longobardi, il loro ac-
. cennare al Insogno di rinforzo dei medesimi castelli, mentre nulla
parlano per la fortificazione della rocca di Monfalcone; ci lascia
congetturare eh' essi fossero ben pi antichi di quella. Perci cre
diamo di non andar errati dicendo: che questi castelli sussistessero
diggi nel 452, ed aver quindi avuto luogo la loro fondazione sotto il
dominio Romano. Il Palladio dice pure, che Odoacre dalla rotta
ricevuta da Teodorico sarebbesi ricovrato ne' vicini castelli, ma che
paripM.siij.,!C' noi fece, perch trovavansi ruinosi per i passati furori di guerra d).
79
a quartieri d'inverno, attendendo gli ordinali rinforzi, per
poscia uscire in campo nella primavera del 452 come f-
_ _i ,> a) Uniti. Noi. rit.
Ce a) (1 j. voi. U puf. SB.
452 Nella primavera di quest' anno Attila re degli
Unni, con immenso esercito, composto di svariale popola
zioni, Gepidi, Ostrogoti, Marcomanni, Svevi, Quadi, Eruli,
Turcilingi, o Rugi ed altre, oltre i suoi Unni b), venne in SUISSui!'
Friuli per la parte della Gorizia ed assedi Aquileja, allora
citl delle pi riguardeveli, forti e popolate d' Italia. Se por-
Tassi riflesso a queste orde di barbari che sommavano a c)7jnettl MKeg
circa 700,000 uomini e), seguitanti un feroce guerriero, ^''"f,":
sfrenale ed aventi fermo progetto di manomettere, ovunque
passassero, e uomini e cose, si potr formarsi un'idea del
l' orribile desolazione di questa provincia ; ma non per cos
tremenda quanto i falli ce la presentano. Tre mesi (altri
vogliono Ire anni) tenne stretta d'assedio Aquileja, pri
ma Ira le citt d'Italia- a provare il furore di que' bar
bari: ma gli Aqmlejesi mostrarono ai Popoli fortezza d'a
nimo, valore e coraggio, e non cedettero che alla forza,
dopo aver fatta pagare a prezzo di migliaja di vile ne
miche la presa della loro citt. Orrida strage accompagn
f entrala degli Unni in Aquileja , perch gran parte di
<]ue' noslri antenati fu trucidata, molla condotta in ischiavi-
l, e il ferro ed il fuoco distrussero questa citt, illustre
per ogni conio, celebre per le tante resistenze fatte a ""'J""^^,
potenti nemici d). Seguironla nella disavventura Concordia, SSmea?.'*11
Opilergio e) ed Aitino, nonch molti villaggi e castella dalle ejLiniuiTip.m.

(1) Di questo fatto il Muratori ne' suoi Annali d'Italia non ne


parta; ma dice invece, che Attila dall'Italia ritirato svern nella
Pannonia, ed ivi attese i rinforzi. N in altri storici mi riusc leg
gere quanto qui scrive il Liruti. Per, essendo interessante questa
notizia, ho credulo di doverla accennare: ne faccia poi il lettore
il conto che crede.
80
&gFn<L' * alpi alla laguna e)(i)(2). Gli atti eroici che accompagna-
no ordinariamente le catastrofi dei Popoli dimostraronsi pure
ir) Llrnll. Not. cil.
>ul. Il lag. 216. in Aquileja: perch una nobilissima matrona, di nome Dugna b),
di singolare bellezza e pudica, ali1 entrata di que1 barbari,
onde non veder oltraggiala la sua onest, gettossi da un' alta
torre nel fiume Natissa che scorreva sotto le mura d' Aquileja,
SMiMam'r52Ann' ove stava situata la sua casa e). Cosi pure fece Onoria al-
dvoi'.lu%?.n!B6op' tra avvenente matrona Aquilejese d).
455 Bernero I di Strasoldo dalla Franconia provincia
della Germania venne in Friuli, ed allora con scritture auten-
fi M*. del co. Bice, .-ir . ..... ,
di sin, p. 403 (3) tiene tu nominato nobilissimo e potente e).
454 Nicea, o Nicola, vescovo d' Aquileja, elello sotto
la data segnata, era di origine greco, sedette circa 31 o 52
0^VHp"liTft anm e s> crede mancato a vivi nel 485 f ) (4).

lunucoMiop. (d t Citta(1in .di Concordia si rifugiarono nell'isola di Caprulc


PMu'w's'e ora Caorle g) e fondarono quivi una nuova citt h).
Marcantonio Nicoletti nel suo Patriarcato di Raimondo della Tor
re fase. D a pag. 75 dice: Si legge nell'istorie nostre, che quando
Attila, infame peste di quel secolo, insuperbito per li felici suc-
cessi, con tutte le forze sue assalt Aquileja, Foresto d' Este,
principe maggiore d' ogni invidia, et allora quasi solo veramente
italiano per la libert d' Italia animosamente and con una banda
di 500 cavalli per difenderla e liberarla dall' ingiurie de' barbari.
Et avendo congiunto con questi cavalli altri soldati, tra quali fu-
rono: Argo della citt del Friuli, Federico et Alano di Gorizia,
Roberto di Monfalcone, e Romano di Venzone combatt quasi con
un numero inGnito di nemici ecc. mortogli sotto il cavallo maiid
a Dio valorosamente l'anima nel mezzo del campo nemico l'anno
di Cristo 452. Lasciamo al Nicoletti la malleveria di questo
riportalo.
I ) ILlibciv M. E. K.
KtelctaricLMito (2) Forogiulio castello, ora Cividale del Friuli, fu pure distrutto
K.oWmI da Alti,a' ossia kg' Unn'. i" questo tempo i).
Marnano pag. 103.
(3) Questo Manoscritto fu autenticato da Giulio Cesare Flamio. e
Antonio Savorgnano notari imperiali, essendo legalizzate le loro firme
da Antonio conte di Rabatla ambasciatore Cesareo e_;da Federico
Lantieri capitano di Gorizia.
(4) Si vuole che Nicela facesse costruire nel 456 la chiesa di
81
455 Guerra, fame, confusione e disordine affliggono 1' I-
. ! % ) Pillasi. Stt-KX.
lalia a}. wl u pai. 119.
458 S. Leone Papa dirige sua lettera a Niceta ve-
scoto di Aquileja, nella quale, sulla domanda fattagli da questo
nostro prelato, determina : I" che dovessero ritornare a' pri
mi mariti quelle donne che, credendoli morti, erano passate
ad altre nozze; 11 che venisse usata indulgenza e misericordia
con quelli che tratti in ischiavit avevano partecipato de-
gl" Idolotiti, sacrificato agi' idoli e ricevuto nuovo battesimo
fagli Ariani, per salvare la vita. Ordinava pure a Niceta, che
di questa lettera mandasse copia a tulli i vescovi della sua
provincia suoi suffraganei h). ) uniti, noi. .
' D / v.llp. itisi, alla 21 (.
461 Ilario, Pontefice Romano, succede a S. Leone il
Grande. Ei mori nel giorno 21 febhrajo dell' anno 468 e). S'iiaS"0"' AM'
463 Gli Alani Popoli barbari, guidati da Biorgore 0
Biorgo loro re, danneggiano il Friuli. Nel principio dell' anno
successivo vengono sconfini vicino a Bergamo da Ricimero ^np^'^
capitano
1 dell'imperatore
r Severo d)1 \(1).
J ..... "is-caSli.sior8
un.Racv.Vlp.3S7.
468 Simplicio, Pontefice Romano, negli ultimi di fob-
brajo, o ne' primi di marzo, succede a Ilario. Ei mori santo
a' di 2 marzo del 483 e). e) Muratori e. op.
473 Gli Ostrogoti, Popoli barbari, sotto Vuidemiro, 0
...... * r-, i- 1 1 P\ f ) detto. Anno r
Modemiro, loro re entrano in Friuli e lo devastano f). g|" ps-
476 Odoacre, radunati sotto le sue bandiere Eruli,

S. Eufemia nell' isola di Grado, che tutt' ora esiste g). Vedrassi ?ro!Si!,pa7u,i.slr-
per in appresso, che la costruzione della chiesa suddetta viene
da altri attribuita al Patriarca Elia.
(1) Gli Alani abitavano alla destra del Tanai; e lo storico
Marcellino crede che i veri Alani siano i Massageti degli antichi.
Procopio assegna loro il paese tra il monte Caucaso e le porle Caspie.
Erano grandi di statura e ben conformati, educatori di cavalli e
quasi sempre su di essi ; conducevano nei carri le donne, i figliuoli
e gli arnesi. Liberi e di condizione eguale, crudeli in guerra, e
superstiziosi predicevano il futuro a mezzo di frasche d'alberi, ed ) Maou. 1* lam
aveano in disprezzo la morte b). pesisi l'ili '.ni'
G
82
Rugj, Skirri e Turzelingi, Popoli guerrieri e selvaggi, origi
nari! della Pomeriana (Pomerania), i quali avevano preso sog
giorno nei dintorni di Vienna d'Austria, abbandona le rive
?i!,u"wSn'bb' del Danubio, e guadagnato il Norico,- viene in Italia a). Passa
per il Friuli e lo danneggia gravemente, in specialit la por-
viiLiwilif.C0, zine sotto le Alpi b). Prnde Pavia e fa decapitare Oreste
padre dell' imperatore Romolo Momillo. Questo giovinetto

Prima di chiudere quest' epoca del dominio Romano in Friuli,


faremo parola di qualche altro costume da noi fino ad ora non accen-
c) Aniomni ito. cit. nato. I bagni pubblici, per cui aveasi passione singolare sotto
SS". M?p7nesw.' i Romani, esistevano anche in Aquileja e). Furono istituiti ad uso
dei cittadini poveri, anzich pe' ricchi, che avevano hagni proprii
nelle case loro. Tuttavia persone d' ogni classe vi concorrevano in
folla, come a luogo favorito per conversare ed oziare, venendo in
trodotte mediante viglietto d' ingresso, dopo pagato il quoto relativo.
Dalle magnifiche e complicate Terme di Roma sembra che differis
sero, per modificazioni, le architetture dei bagni pubblici di tutte
le citt dell'Impero: ci nulla meno i fabbricati erano grandiosi,
con giardini, portici, trattoria, teatro e librarie. Avevano essi V apo-
dyterium, o sito da spogliarsi, posto all' ingresso de' bagni ; stanza
in cui deponevansi le vesti ad uncini affissi nel muro, all' ingiro
della quale eranvi de' sedili a comodit degli oziosi; ed i bagnanti
ricevevano, o da' proprii schiavi o da quelli che servivano al bagno, e
secondo la loro condizione, un' ampia veste. Passavano indi nel te
pidario, edilizio rotondo e di pulitezza singolare, con sedili di bronzo
all'intorno coperti di morbidi cuscini, deliziosamente riscaldato da
alcuni fornelli mov'ibili ; ma particolarmente dal calore che uscendo
dal laconico girava sotto il pavimento. Coloro che solevano bagnarsi,
spogliatisi, godevano per qualche tempo di queir ambiente artificiale,
e la stanza era fregiata con lusso di ricche decorazioni, pilline ed
altro. Da questa alcuni passavano al sudatorio, che paragonar si po
trebbe ai nostri bagni a vapore, e di l entravano poscia nel bagno
caldo ; altri pi avvezzi a queir operazione e forti abbastanza per
soltoporsi a quel lieve incomodo, a dirittura entravano nel calidario,
u bagno di acqua tiepida olezzante di profumi. Anche i bagni di
acqua fredda accostumaronsi ; ma questi nell" 80 di Cristo erano da
qualche tempo gi fuori di moda. Uscita la persona dal bagno, veniva,
o da' suoi schiavi o da quelli che servivano i pubblici bagni, tolto
ad essa il sudore con una specie di raschiatoio. Raffreddatasi al
quanto, passava nel bagno d' acqua, nel quale eransi sparsi in gran
copia i profumi, ed una pioggia d' acqua fredda, che veniva dalla
parte opposta della stanza, le irrorava la testa e le membra. Avvi
luppatasi poscia in una veste leggera, ritornava nel tepidario. Allora
83
monarca, non osando resistere a tante spaventevoli truppe, si
rende egli stesso al campo di Odoacre, deponendo le armi e la
corona ai piedi del vincitore ; il quale atto e Y innocenza di
Momillo, mossero Odoacre a concedergli in dono la vita, non
per la libert a), assegnandogli G000 monete d' oro all'anno 'ol- " w- n."
erilegandolo nella fortezza di Luculliano sul delizioso promon
torio di Miseno b). In tal guisa nell' anno 47G di Cristo, tolto ^vu/b^'m:

avevano principio veramente i piaceri e le stravaganze de' bagni:


gli schiavi con guastartene (piccoli vasi con piede a collo stretto)
4' ore, d' alabastro e di cristallo tempestate di gemme e contenenti
i fra squisiti unguenti venuti da tutti i paesi del mondo, ungevano
e stropicciavano i loro padroni. La quantit di queste composizioni
untuose adoperate dagli antichi per asciugare la pelle e togliere il
prurito, presso i ricchi, erano innumerevoli. Una dolce musica esc
lamasi nell' adiacente stanza ; e coloro che usavano il bagno con
moderazione, rinfrescati e ristorati da queir armonia conversavano
eoo latto il brio ' uomini che si sentivano come ringiovaniti. Tante
annoditi ne' pubblici bagni erano riunite, che molli de' voluttuosi ni
pulenti passavano la loro vita nei medesimi uscendo dall' istituto gionUd^Vornei1?.
atta sua chiusura, a notte, e rientrandovi di buon mattino tosto cftu'V.'uniJ.'T
fr leniva aperto e). &Vk?K'
Altari e sacri arredi de' Gentili Altari ve n'erano
i stanili, ed altri di circostanza, eretti in qualunque luogo si fosse.
M questi erano quelli che in numero di tre soleano alzarsi per or-
fede' consoli in campo Marzio presso una sponda del Tevere,
ra occasione de' giuochi secolari. La materia con cui formavansi gli
'l'ari era ora il legno, ora la pietra ed anche i frondosi rami e
spiigli congegnati insieme ; n avevano determinata figura, perch
ven'erano di ovali, di rotondi ed anche di quadrati. Ne' giorni
solenni fregiavansi con le foglie di quelle piante che appartenevano
a divinit di cui celebravasi la festa, comprese tutte sotto il ge-
Mneo termine di verbena. Servivano gli altari, oltre all' uso de' sa-
^ficii, anche a raffermare i giuramenti, ed erano inviolabile asilo
per chiunque vi si fosse rifugiato, ancorch reo di grave delitto.Ar-
* sacri I pi comuni tra questi erano; 1" Acerra, specie
* 'aso o cassetta contenente incenso ed altri profumi che abbru-
C|aansi siili' altare. Siiiipulum, o simpusium, a sumcndo, picciolo
''so a lungo manico, che serviva per ordinario a gustare il vino
nerto agli dei. Capis, vaso pi grande e per 1' uso medesimo.
aterra.-, vaso con largo e piano labbro, in cui ricevevasi il sangue
Ila vittima. Gnitus, vaso a lungo collo e stretto, col quale spar
gasi il vino a goccia a goccia. Olla extaris, specie di caldaja,
84
da Odoacre il trono a Romolo Momillo, da altri dello Augu
a) VUller. SI. iiniv.
stolo, fin l'Impero d'Occidente, 1229 anni dopo la fonda
cccik. 87. zione di Roma a). Da qui ha principio il Medio Evo.
470 L'Aquilejese provincia, ossia il nostro Friuli, sim
b)nelLiruii.Dcii mo-
voi. un. p. J.
a qucsl'
l
epoca
l
fu sempre
r
b)' sotto il dominio dell'Imperi

Romano (1).

nella quale in certi sacrifci! cuocevansi le viscere degli animali im


molati, dette in latino exta. Tripns, tripode, arredo di., metallo
poggiante su tre sostegni, sul quale ponevasi l' incensiere, la caldaja
ecc. Candelahrnm, su cui in generale venivano poste lucerne
da olio. Sccespita. lungo coltello con cui scannavansi le vittime
ed estraevansi le interiora. Securis, la scure adoperata per ferirle
SiiSe'n^dqii prima di scannarle. Malleus, martello, destinato in certe occasioni
ulII'pI'ia.iilf'iaV. a percuotere il capo della vittima e).
(I) Governo Romano in Friuli Questa nostra pro
vincia Aquilejese gi dall' anno 216 av. Cr. era governata da' Ro
mani; e si pu accertare che fino ni tempo di Teodorico re de'
Goti dur il loro governo in Friuli : perch, quantunque caduto
I* Impero Romano in Occidente e passata 1" Italia sotto Odoacre,
questi non ebbe tempo di mutare il sistema, n il governo; e Teo
dorico nou ebbe il cuore di farlo, ma volle reggere i Popoli col
medesimo governo, meno pochissime introduzioni da lui fatte. Quindi
conserv magistrati, nomi e la stessa distribuzione di provincie:
perci il prefetto ;!el pretorio, i consoli, i senatori, i patrizii, i conso
lari, i correttori, i presidi, i questori, aggiungendo soltanto i conti, cui
nelle minori citt inviava a render sollecita la giustizia : e per altre
occorrenze pubbliche anche con nome e mansione differente cio: di
canonicarii, possessori, difensori, curiali, lucristani, specialmente pel
nostro Friuli e per l'Istria; i (piali sotto il consolare della Venezia,
TOi.ipw.B-u?' presiedevano alla reggenza de' Friulani d). Dappoich Costantino divise
l' Italia, il governo delle provjncie fu appoggiato a presidi, duci, conti,
w^w.'"!1"1"* correttori e consolari e). E sotto gli ultimi imperatori i governatori
uLtanamptar%uIc; de^e Provincie erano intitolali Duces f).

IHoncte coniate nella zecca in Aqnileja al tempo


dei Romani A. Q. Aquilejw Gonstantini Magni, Constantii. . . A. Q-
0. R. Aqnileja: Obsignata-Tlieodosii Magni; A. Q. PS. Aqttileja Pe
cunia Signala. Gratiani et Valentiniani Jan; AQ. S. Aquile/m Signala.
Costantini Junioris, et Constanti!; AQ. P. Aquilejas Percossa Gonslanlini
M., et Gonstantini ./. P. AQ. Percussa Aquilejus Constanlini M., S.
M. AQ. Signala Moneta Aquilcjw. Cunstanlii, Gratiani. Archadii, ci
jnMrf* e. *.p. Valentiniani g).
85

EPILO GO

Noi vediamo in quest' epoca un Popolo antichissimo, che


dalla vita pastorale gradatamente ascende ali1 agricola e com
merciante e fassi grande e ricco. Religioso e morale, vanta
mia civilt, che sopra eque istituzioni ha fondamento, e
con saggia educazione aspira alle grandi virt sociali. Avve
duto ed energico , tratta la guerra , da umanit non dis
giunta, e conserva per varii secoli, anche allato di con
quistatori potenti, il proprio sialo. Solo preponderanti circo-,
stanze, prodotte dalla variazione de' tempi, dall'introduzione di
notila non saggiamente calcolate, tolsero vita alle antiche
comunanze, e diedero luogo alla decadenza di questo Popolo,
io cui ravvisiamo i vetusti antenati nostri, e del quale le
storie ci lasciarono buona memoria.
Dedicatosi ai Romani, lo vediamo assumere l' impronta del
carattere, dei costumi e delle leggi di quei conquistatori ;
e seguire con essi le fasi dell' incremento e decremen
to della loro morale, de' loro gusti, della loro civilt. Ma
l'aumento del commercio lo do velie solamente al suo ge
nio, alla sua attivit, come mantenne ferma I' impronta
dell' avvedutezza, del coraggio e della forza d' animo ; perch
carattere proprio alla natura di questo Popolo, distinto nella
guerra, forte nella sventura, fedele a' suoi giuramenti, sino
a sacrificarsi anzich divenire spergiuro.
Un' ra novella chiama i Popoli a nuove e sublimi cre
denze, e ne succede lotta tremenda, in cui le passioni del
l' uomo, sostenute da insana religione, deificate ed aventi
80
culto antichissimo basato sul cuore umano, presentano ter
ribile ed ostinata resistenza alla nuova e sana religione,
che fondata sulla carit toglie la sregolatezza e l' ingiustizia
di quelle : lotta che i nostri padri, siccome molti Popoli,
provarono fortemente al cuore, e cui il fanatismo travolse
in orribili stragi, che ebbero line soltanto dopo alcuni secoli,
e quando furono cancellate le potenti impressioni degli an
tichi errori, e si die luogo alla ragione.
In un tale periodo, che abbraccia gran parte di quest' e-
poca, vediamo nella nostra provincia l' ara del paganesimo
allato all' altare del Dio fatto uomo; i sacerdoti ed aruspici
gentili sacrificare ai lor dei, mentre i vescovi e i preti cri
stiani innalzano 1' ostia di pace ad espiazione dei peccali
degli uomini. Qui uno spettacolo di gladiatori pugnanti tra
loro, o in lotta sanguinosa con fiere ; col martiri che la-
sciano la vita ne' tormenti per la fede di Cristo. Da un lato
elevarsi religione divina, fondamento inconcusso del venturo
benessere sociale dei Popoli; dall'altro il paganesimo che
lo scardina e distrugge. Per in questa si lunga serie di
anni, sbattuti da s fieri contrasti, scorgiamo la grandezza
de' nostri padri giungere all'apice maggiore: perch quivi
citt magnifica tra le prime d' Italia, dimora di parecchi im
peratori Romani, svolgimento delle grandi cure dell' Impero,
vivo commercio, fiorita agricoltura, castelli forti, ville amene
e popolate, sviluppo intellettuale, sostenute le arti, eret
te pubbliche vie, tempii, luoghi pii. Perci ricchezze ed
agi, ma uniti al non ben spento barbarismo di que' se
coli, perch, e ci duole il dirlo, sappiamo aver vita la
schiavit ed essere dannata alla gleba gran parte della
popolazione. Troviamo energicamente in vigore il militare
coraggio, per cui in guerra tante vittorie riportale, tanli
assalii inviltamenle respinti ; ove singolari prove di fortezza
d' animo, di amor patrio e di magnanimit dimostransi.
Un'epoca cosi singolarmente distinta ci presenta virt
87
eroiche e peregrine, vizii enormi e delitti orrendi. In sul
principio robustezza di governo, saggia educazione, modera
tezza ne' piaceri, moralit di costumi; poscia afGevolimento,
in fine debolezza nelle leggi, ne' magistrati, educazione cor
rotta, lusso smodato, mollezza effeminata, degradazione ed
avvilimento: per cui accaddero depredazioni di barbari, ti
mori orribili, stragi, devastazioni, schiavit, e per ultimo ro
vina e conquista totale del nostro Friuli fatta dai barbari.
Pochi de' nostri, veramente grandi rimasero in cosi vile
deiezione generale; ma tanto pi mirabili, in quanto non ad
altri che a s soli dovettero la propria elevatezza. E questi,
siccome seme di futura grandezza, furono preservati dalla
Provvidenza, che ne' suoi profondi arcani fssa la sorte dei
Popoli; come vedremo, ne' secoli che verranno, innalzarsi
questo Popolo da s medesimo a stato indipendente, al
quale pi d' ogni altro cooperarono la virt e dottrina del
suo Clero e la preponderanza della Cristiana Religione.
89

EPOCA II.

IL FRIULI SOTTO I BARBARI

OSSIA

gli Ertili, i Goti ed i Longobardi.

476 Il Friuli in quest' anno, dopo circa selle secoli


di dominazione romana, passa per conquista sotto il gover- a)Llrati Not e&
no di Odoacre a), re guerriero, figlio di Edika, gi duce kwii^JrEd&r
de' Rogi, conduttore di barbari, venuti seco lui per la chiesta riportati.
ed accordata ricompensa, a modo di tutti gli altri barbari,
del terzo delle terre d'Italia, della quale divenne padrone
regnando su tutta. Ebbe da Nipote, altro imperatore d' Oc
cidente, superstite in Dalmazia, il grande titolo di patrizio ;
mand in Costantinopoli, all' imperatore Zenone, gli orna
menti imperiali, col detto, bastare ormai un imperatore;
u vest la porpora. Vendic la morte di Nipote, ma ag
giunse la Dalmazia al suo regno, o patriziato. Non mut il
governo, serb in Roma i consoli ed il senato, nelle citt
i governi municipali, le curie (1); tutto il governo

(1) Governi Municipali -Questi ne* primi tempi regge- ,


unsi eoa leggi e magistrati propri! l>j. Dai Romani furono ridotti unir, t. v p. w.
a nulla pi che all'amministrazione civile; e tali erano appunto a
quest' epoca. I barbari, non per generosa indulgenza, ma per igno
ranza, non distrussero ogni forma di governo comunale, lasciando
cosi alla stirpe vinta qualche aspetto di paesano reggimento, ristretto
e precario quanto doveva essere sotto una brutale oppressione.
Tassarsi fra loro per conservare un ponte, una via; eleggere chi ri
scuotesse le gravezze imposte dal vincitore; congregarsi per nomi-
90
romano allato al barbarico (i). N, oltre alle prime occa
sioni della conquista, ed al pigliar il terzo delle terre, sem
bra eh' egli incrudelisse, predasse o tiranneggiasse. Tutto
alBalbo.Slor.d'lt.
vii. unlc. pag. 68. questo ne' 10 primi anni, e fu lodato a).
483 Felice DI, Romano, Parroco del titolo di Facciola,
uomo di eminenti virt, fu creato Pontefice di Roma, e suc
cesse a S. Simplicio. Mor egli nel giorno 24 febbrajo del
li) Muratori. Ann.
d'Italia. 492 b).

nare i parrochi e i vescovi; e qualche altro atto di simigliantc im


e) Canio. Stor. un.
portanza, erano per avventura i soli diritti rimasti alla costituzione
Hac.v.lp. 332-333. cittadina e). La forma di questi governi municipali consisteva in
un' adunanza popolare, in un consiglio pi ristretto detto Ordo dei
decuriones o patres, in due o pi magistrati esecutivi, per lo pi
annui, detti duumviri, triumviri ecc. oltre parecchi tribuni ed ufl-
ij) Bali c..p,. ciali inferiori d).
Curia, ne' primi tempi presso i Romani denotava la decima
e) Chambcrs. Dli.
univurttlc. porzione d' una Trib e). Le Curie presero un tal nome dalla
greca voce Kyria adoperata dagli Ateniesi a significare la radunanza
del Popolo, convocato ad oggetto di prendere qualche pubblica de
terminazione. Le Curie vennero cosi dette anche per la cura che
avevano delle cose sacre, o de' pubblici affari e facevano le loro
f) Compendio eli.
voi. un. pag. il. radunanze ne' comizii f ). Adoperossi il nome di Curia per dinotare
pur anche un luogo di giustizia, un tribunale, una raccolta di giu-
t) flumben e. s. dici, che ora dicesi Corte g).

(1) Governo dei barbari Le costituzioni di questi Po


poli divisi in aristocrazia e democrazia ce le rappresenta Tacito
maravigliosamente in quel detto: che delle cose minori deliberavano
i principi, delle maggiori prima i principi, poi tutti, cio 1' assem
blea universale della gente. E questa 1' origine indubitata di quelle
assemblee, di que' parlamenti moderni, che tra varie vicende si
serbarono, mutarono, si spensero, risuscitarono quasi da per tutto
oramai; con la notevole differenza che non aveva vita in allora la
rappresentazione di pochi deputati eletti da molti elettori,- la quale
non sorse se non dai Comuni. Ognuno assisteva allora per conto suo,
e chi non veniva non era rappresentato. Queste assemblee tenevansi
tra' banchetti (mahl), e cos dissersi in loro lingua Malli ; e in la
tino barbaro poi, or generalmente Concilia, or Piacila dalle deli
berazioni ivi piaciute a tutti, or campi di maggio, o di marzo, dal
l' epoca delle annue convocazioni. Siccome accostumavano, divisero
91
485 Marcelliano, vescovo di Aquileja, fu eletto in que
st'anno; era d'origine Tessalico e successe a Niceta. Dopo
quattro anni di sede, si trasferi in Grado, mantenne tra il
mo Popolo costantemente la fede di Cristo, e sedette anni
49 ai (i)
" / \lJ- )
tuo Cronico.
""idolo nel

Il monastero della Belligna venne fatto costruire dal

il loro territorio in gau fiat, comitato! ital. contado), e a capo


Ma trib che 1' occupava fu un magistrato, capitano in guerra, giu
dice in pace, chiamato graf (comes, conte). Nei giudizii il graf era
assistito ora da alcuni notevoli della trib schoefle fiat, ed ital. sca
tta,'; ora, per la veriticazione del fatto principalmente, da certi gna-
ranii, or detti giurali, che si chiamavano rachimburgi. Le pene, po
che corporali, eran quasi tutte multe imposte al condannato, in pro
fitto, parte del conte e del re, parte dell' offeso, e cbiamavansi Wi-
dergeld, Widrigild, o compensazioni. 11 gau dividevasi in parecchi
iiwrfc fiat, marche, vici) e questi erano abitati poi per lo pi dalle
fare o trib, il capo (furo, baro, barone) in mezzo nel suo castello
(hof. curtis, corte), e gli altri sparsamente all' intorno. Del resto
l'ordine civile subordinato al militare; il graf per lo pi capo di
mille, aveva talora sotto s parecchi di -tali capi detti tungini; il
migTiajo diviso in centinaia (hundreda) ciascuna delle quali aveva
i capo lo schulteis (lai. sclmldacius, scultelus, cenlenarius) ; il cen-
tiajja diviso in decurie, ciascuna delle quali aveva un capo lo tehnter
fiat, iecanus). Ma se queste migliaja, centinaja e decurie fossero di
fare o trib, di famiglie o case, ovvero solamente di militi (heere-
man, arimanni, exercitales, mililes) io noi saprei dir qui, n so che
il sappia con certezza nessuno. Ancora in parecchie delle genti, tra
cai i Longobardi, la decuria non era di 10, ma di 12; onde che il
centinaio era di 144; e il migliajo di 1728. Ad ogni modo e all'in
grosso, per quanto si pu dire in tanta variet e mutabilit di genti
e d'usanze, questo fu quello che si pu chiamare l'ordinamento . fc|ta .. rn
costituzionale consueto dei barbari all' epoca della loro invasione b). roi.uii.pag.u-sL
(1) Liruli asserisce sbagliare il Dandolo negli anni della sede
di questo nostro vescovo, e appoggiato a documenti gli assegna anni
15, Not. del Friuli voi. Il pag. 217. Rubeis M. E. A. col. 162
fa accadere la sua morte all' anno 500 e combina coi 15 anni
di sede riportati dal Liruti. Rubeis stesso col. 157 dice, che si desi
dera la data precisa dell' elezione di Marcelliano, quantunque il Dan
dolo lo ponga appunto nel 485. Si attribuisce a questo prelato la
erezione della chiesa antica parrocchiale di Monfalcone, ora detta la
Madonna Marcelliana. Cosi ci avverte il Della Bona a pag. 15 della
sua Strenna Cronologica.
92
vescovo Marcelliano poco distante dalla citt d' Aquileja, coi
rimasugli di un antico tempio, dai pagani dedicato al dio
Beleno, onde servisse a proprio suo uso, e per P educazione
de' suoi chierici, e Io dot di rendile, e lo orn di reliquie
di Santi. Questo monastero poi, soltanto al tempo di Mas-
Jx'he*~ senz' patriarca d' Aquileja, che lo fece restaurare, fu da
tou!^i"T?4e.d0 'ui concesso per uso di monaci a).
485 Si pu congetturare che in questi tempi, e fino dal
principio del regno di Odoacre, l' Italia, e con essa il nostro
Friuli, godesse vera quiete; mentre le storie non ci ripor
tano avvenimenti di sorte: n per fatti di guerra, n per
mal governo de' Popoli, n per lagnanze della Chiesa; es
sendo tali le forze di Odoacre, che le genti confinanti sta
vano a dovere, non osando oltraggiare gl'Italiani, n tentar
d'i"a,S?.82*8s: fortuna contro di lui b).
487 Odoacre con le sue armate, tra le quali i Popoli
Italiani, passa nel paese de' Rugi, vince Feleto loro re, ap
pellato anche Fava, cui poi fece uccidere; devasta quel
territorio, fa esterminio della Nazione e conduce in Italia
gran numero di prigionieri. Ma Federigo figlio di Fava, ritor
nato ne' suoi domimi, e dato sospetto di nuovi movimenti,
viene attaccato da Onutfo fratello di Odoacre, e costretto
a prender la fuga, ricorre a Teodorico re de' Goti (Ostrogoti)
suo parente, allora in Citt-Nova nella Mesia ; particolarit
da annotarsi, perch da ci prese motivo, o pretesto, Teo-
cj Delio. Anno 7. dorico, di muover guerra ad Odoacre, come vedrassi e).
489 Teodorico degli Amali, detto anche Teoderico, re
degli Ostrogoti, gi statico ed educato nella corte greca,
poi a vicenda capitano ed avversario di essa; un misto di
barbaro e incivilito, un ambizioso, un grand' uomo. Mosso o
dall'ambizione, o dalle sollecitazioni di Federigo re de' Rugi,
o da concessione dell'imperatore d' Orieute, onde liberarsi
di lui, nell'anno precedente a questo, s'incammin alla volta
d' Italia contro Odoacre, con tulli i suoi Goti guerrieri,
05
vecchi, fanciulli, donne, armenti, carri e masserizie; guerreg
gi per via e s' ingross u" altre genti, pass 1' Alpi Cantiche
a) Balbo.Slor.dll.
e giunse all' Isonzo a), nella primavera di quest' anno, po voi. un. pag, <9.

stando il suo accampamento nel sito detto al Ponte (1)


(cos chiamalo perch ivi un tempo fu un ponte di pietre
quadrale, opera bella e vetusta falla erigere dagli antichi im
peratori romani): mentre Odoacre, informalo delle di lui
mosse, allendevalo con potente esercito all' opposta parte del
fiume. Ma ottenuto da Teodorico e sue genti il guado, bench
fieramente contrastatogli dal nemico, attacc sanguinosa bat b) Muratori. Ann.
d II. anno 489 1.1-
taglia, io cui la peggio tocc ad Odoacre, che salvatosi con ruli.IVot.ec.v.llp.
301 alla 306- Bu-
bels. II. E. A. e. 37
fa fuga, ritirossi in Verona b). Questo fallo accadde nel di Bampoldl. Cron.
C) Balbo. St. d'Hai.
27 marzo di quest' anno e) (2). TOl. un. pag. 69.
Neil' occasione della guerra di Teodorico contro Odoacre
incominciarono i vescovi a fortificar castella, perch entro d) Millol.stor. un.
parie ani. voi. VOI
vi si ricoverassero i fedeli d). pag 109.

(1) Enrico Palladio, Iter. Foro-Jul. a pag. 48 e 119 dice: che que
sto ponte di pielre quadrate fu costruito siili' Isonzo, e con un solo
arco, nel sito della Maruzza, vicino a Gradisca, circa 1' anno 167
innanzi Cristo; e fu fatto atterrare nel 237 o 238 dell' era volgare,
da Crispo, che in allora comandava in Aquileja per g' imperatori
romani ; onde maggiormente difendere quella citt dall' invasione di
Massimino. L' Abate Birrini, nel suo opuscolo Indagini sullo stato
del Timao a pag. 29 asserisce , che il ponte di pietre quadrate in
dicato, non sia gi quello del sito della Manizza; ma bens l'altro
ponte sul terreno delle basse di Ronchi di Monfalcone, ove si sup
pone che anlichissimamente passasse I' acqua dell' Isonzo, nel quale
anche al giorno d' oggi scavando si trovano le pietre quadrate de
lti' interrati piloni ili esso ponte ; e che quello della Manizza poi fu
fitto costruire da Costantino imperatore dopo 1' auno 315 dell' era
nostra. Da ci rilevasi essere stati due ponti siili' Isonzo, e bench
ambedue antichi, quello di Rouchi certamente di maggiore antichit.

(2) Bench qui, seguendo il Balbo, abbiamo Gssato il giorno di


questa batlagUa; avvertiamo per che il Liruli lo segna altrimenti,
cio il 1 d" aprile ; il Muratori espone invece essere difficolt di
cj Muralori Op. cil.
iudica rio e).
1)4
Veruca, ossia Rocca di Monfalcone, di cui ancora si
vedono i rimasugli, situata sovra il monte di quella terra,
a) I.imtl. *ot. eli. fu fatta costruire da Teodorico nel 490, o 492 per difendere
t. Il p. 307-Eiir.
Palladio Ber. For.
pag.H-ISFrane.
dall' incursioni l' Italia ; che per la via che sotto vi passa
ValladioSt.es. par.
1 pag. 13-14. avrebbero i barbari, come per lo innanzi, potuto invaderla a).
Secondo alcuni per posta in dubbio questa erezione.
492 Giuslinopoli, oggi Capodistria. fu fabbricata dagl' I-
striani intorno a questi tempi, onde porsi a riparo dagli Schia-
voni, Nazione barbara che dalla Dalmazia pass ad invadere
P Istria. Il nome di Giuslinopoli le fu dato in onore dell' im
b) Antonini ms. clt.
pag. 53.
peratore Giustino b) (1). Cosi il Dandolo.
492 Gelasio, Pontefice Romano, crealo nel di 1 marzo
e) Muratori. Ami.
il' Italia. e morto ai 19 novembre del 496 e).
Circa questi tempi, gli Schiavoni (2) comin
ciarono ad infestare tulio il golfo Adriatico con la pirateria.
Ma i Veneziani armarono tosto contro, ed ebbero favorevoli
d) Antonini e. eop.
pag. 53. successi d).
493 Pace in Friuli sotto il regno de' Goti dal 495
e) i.lniii. Noi. ecc.
toI. Il pag. 309 al 535, spazio di oltre 40 anni e).

cui. IC3-H.' (1) Ginstinnpol, ora Capodistria Secondo il de Rubeis f )


per parrebbe fosse stata fondata piuttosto sotto T imperatore Giu
stino II dal 565 al 578; anzich nel tempo di Giustino I che im
per dal 518 al 527; mentre in allora, regnando Teodorico, non
giscbuniebencar- l)are avesse dovuto denominarsi Giuslinopoli, come dicesi venir
noaatom,i"Iaar hI chiamala in onore di Giustino. Il Schnleben dice: Egida, castello
pag. 3i3?" par' restaurato nel 570 e detto Giustinopoli g).

(2) Neppure questi Popoli Schiavoni ci venne fatto di ritro


varli nominati innanzi all' anno 500 circa di Cristo, in cui fon
li) Itamnnlili. Cren
universale
darono il regno di Polonia h). Se qui I' Antonini, sotto questi
Schiavoni, voglia indicarci i barbari che intorno a quest' epoca in
festarono l'Istria; in allora potremmo, arguire che ci avesse egli
cmrt!'' M' E- A' desunto dal Dandolo i) grave ed antico cronologo: altrimenti con
viene che diciamo, esserci affatto ignota la fonte a cui egli attinse.
Per anche per questo fatto pare abbiasi a ritenere 1' epoca dell'im
peratore Giustino II, come fu detto qui sopra, e non quella ili
Giustino I.
95
494 Il Friuli, e l'Italia sotto il regime di Teodorico a) Muratori. Ann.
d' 11. anno 491.
a) (1). Questo nostro Friuli all'epoca di Teodorico
abbondava di boschi di eccellente legname da costruzione ; e
per di lui ordine, dato a suoi curiali di Forogiulio (dividale)
venivano tagliali, verso pagamento, poscia per il fiume Alsa o
Ausa, non lungi d'Aquileja, erano trasportati nelle altre Pro
vincie. Servirono essi anche a restaurare la rovinata fabbrica
dei bagni d' Apono, ora Abano, sotto la direzione dell' ar
li) Uniti. Noi. (il.
chitetto Aloisio per comando di Teodorico b). voi. il pag. 305-306.

Le poste vennero istituite in Friuli per ordine di Teo-


dorico in questi tempi e furono dette Mansioni. Nel luogo
della Manizza, vicino a Gradisca, presso al fiume Isonzo
(2) fu fatto rifabbricare un sontuoso locale per posta; in
ricordanza della di lui vittoria ivi riportata contro Odoacre.
1 soprastanti a queste poste, o mansioni, dicevansi Lucri-
e) Linili e. !
stani e). lag. 306-907.

(1) 11 (governo di Teodoric in Italia Questo come


quello di Odoacre fu misto, duplice, de' Goti e de' Romani. Serbati
alcuni, cacciati i pi de' barbari precedenti, il loro terzo di terre pass
ai barbari nuovi. I Romani, cio g' Italiani, non par che ne patis
sero; sembra anzi in tutto migliorata la loro condizione, accresciuta
la loro ingerenza. Fu in ciascuna delle grandi citt, aboliti allora o
prima i duumviri, posto un graf goto a governare e giudicare i Goti,
un comes romano i Romani. Del resto leggi e grandi raccomanda-
iwi di esser buoni co' Romani, di vestire, cadrsi, vivere alla ro
mana; monumenti antichi di tutta Italia, que' di Roma principal
mente visitati dal re, fatti serbare, restaurare, altri nuovi, a Ravenna
particolarmente, edificati, papi e vescovi rispettati; rispettata dal re,
e da' suoi barbari tulli ariani, la religione nazionale italiana, che d) Ball. SI. ti' li.
fu dall' origine e sempre la cattolica ti). voi. unico pag. 70.

(2) Isonzo Fiume del Friuli detto in latino Sontius, il quale


percorre lo spazio di oltre 40 miglia italiane dalla sua sorgente alla
'"ce; nasce nelle Alpi Cantiche e scaricasi nell' Adriatico con
due bocche formami la cos della Isola Morosina: il pi grande
dopo il Tagliamento. Questo fiume sotto un tal nome si conosce
e) Anionini tra. eli.
"eli' istorie soltauto dal tempo di Attila in poi e). pag. 245-216.
96
496 Anastasio, Pontefice Romano, fu creato a' di 24
novembre, e fu il li di questo nome. Mori egli nel giorno 17
a) Muratori. Ann.
J Italia. novembre del 498 a).
498 Simmaco, Pontefice Romano, creato nel di 22 no
li) detto. vembre, moriva nel giorno 19 luglio dell'anno 514. b).
Circa l' anno 500 Marcellino successe a Marcelliano
nella sede Aquilejese. Fu d' origine Romano, zelante per la
fede cattolica, e da Grado spesso pass in Aquileja e nella
provincia onde raffermar nella credenza i suoi Popoli. Inter
venne al IV Sinodo convocalo in Roma dal papa Simmaco,
e chiamato palmare dal luogo ove fu radunato. Fu egli,
questo prelato, che restaur non mediocremente la citt di
Aquileja dalle devastazioni di Attila, e ci nel tempo di
e) Liruli. Not. eli. Anastasio I imperatore d' Oriente. Le cronache gli assegnano
v. Il p. 9.43 alla 8
-RulK'K. M. E. A.
col. 162-103. 15 anni di sede e).
502 Molte famiglie in quest' anno vennero ad abitare
ri! Marrani. NiCO-
lettl. Costumi eco. in Friuli da varie provincie ed in ispecialit dalla celebre
m. v. A p. 16 tergo
-Palladio SI. ecc.
parte I pag. 1*. citt di Ravenna d).
502 La Famiglia di Varmo da Ravenna venne in Friuli
e) Marrani. Nicol.
e.J. pag. 16 tergo.
in questo tempo e) (1).

(1) Signori di Varmo Quelli di sopra e quelli di sotto;


l' una e I' altra di queste famiglie di Varmo hanno avuto una stessa
origine coi signori di Pers e coi nobili di S. Daniele nel Friuli,
quantunque abbiano gli stemmi diversi: portando 1' arma rossa e
d' argento Varmo di sopra, S. Daniele azzurra, e d' argento Pers e
Varmo di sotto. #I Varmo vennero da Ravenna innanzi al tempo dei
Longobardi. Le cronache antiche dei signori di Strasoldo raccontano,
che siano discesi da S. Eustachio martire, posciuch un nipote di
esso per nome Felice nato dal figliuolo Agapito dopo il martirio del
padre e dell' avo, essendo fanciullo fu trasportato da Flavio suo
parente da Roma a Ravenna. Di Felice fu pronipote un altro Aga
pito, che fatto patriarca d' Aquileja, ridusse la sua famiglia ad aiu
r; M. Guerra (li. tare in queste parti, ove fabbric i castelli di Varmo e S. Daniele f ).
w. . 1 p. XEI rns.
A noi sembra doversi far uso di sana critica prima di accettare per
vero quanto qui ci riportano le cronache antiche delli signori di
Strasoldo siili' origine di questa famiglia, che vedremo figurare fra
tuia delle principali del Friuli.
97
508 Teodorico esenta dai tributi il Popolo d' Arles,
Delia quarta indizione, in premio della sua fedelt, e de'
danni palili dai Franchi. Manda grani dall' Italia nelle Gallie
a mantenimento dell'esercito, senza, aggravare quella Pro
a) Muratori. Ann.
vincia afflitta per le passate calamit a). d' 1 1. inno MS.

509 Il re Teodorico ordinava al prefetto del pretorio,


che per tutta Italia si facesse compra di legna, come cipressi
e pini, e specialmente che fossero tagliati gli alberi lungo le
rive del Po, ove sapeasi esservene molli, e ci per costruzione
di 100O Dromoni(1). Ordina va pure fossero queste navi ap
prontate in tutto punto nel porto di Ravenna per il 1 3 giugno
di quell'anno. Tale flotta aveva per iscopo, oltre che d'infrenare
l'audacia di Anastasio Augusto, se tentasse con armala navate
saccheggiare le spiagge d' Italia come neh" anno precedente,
quello pur anche di essere pronta contro chi volesse mole
starlo dal lato di mare. Comandava ancora fosse sgombro il
corso del Mincio, dell'Olio, del Serchio, del Tevere, dell'Arno
b) Muratori. Ann.
dalle siepi poste dai pescatori b). d' II. ami 509.

510 La Basilica di Parenzo nell'Istria fu fabbricata nel


e) Canlii. SI. unir.
510 per cura del vescovo Eufrasio, con molli musaici e). Rao. vii p. 513.

511 Un esercito di Gepidi venne assoldato da Teo


dorico e per la via della Venezia spedilo nelle Gallie ad
oggetto di presidiarle. E rimarchevole la paga settimanale fis
sala da Teodorico a questi soldati, cio tre soldi d' oro per
cadauno : moneta poco diversa dai scudi d' oro d' oggidi,
d) Muratori, e. .
anno 511Anloniai
ossiano zecchini d). nu. cu. pag XI.

514 Ormisda, Pontefice Romano, fu consacrato nel di


e) Muratori.
27 luglio e mori nel 523 a' 6 agosto e). d'IUilui.

516 Il genio di Teodorico per le fabbriche diede vita


ad ediOzii grandiosi nelle principali citt ed anche in altre

{I) Uromoii! navi lungbo e veloci da trasporlo, cosi de


nominate ,-ou voce greca. Dovevano essere legni grossi, mentre ca
dauno portava molti remi, senza che si vedessero i rematovi f). 1 ) Dolio anno 5>r).

7
98
minori d'Italia. Il suo governo fece fiorire la mercatura ed
il commercio, per cui in Italia affluivano volonterosi i mer
calanti stranieri. La propriet era guarentita a tale, clie nelle
campagne l' oro e 1' argento, come nelle murate citt, slava
sicuro ; e l' abbondanza in questo periodo fu s grande, che
per un soldo, ossia scudo d' oro, aveansi GO moggia di fru
mento (doveva in allora essere il moggio ben diverso dal
nostro); cosi valevano pure 30 anfore di vino, delle quali ognu
na conteneva 3 moggia. E pure da considerare come in tutta
Italia non chiudevansi mai le porte delle citt in quel tempo,
sicch era libera ai cittadini, di notte e di giorno, 1' entrata
a) Muratori. Ann,
d'Hai, anno 316. e l' uscita senza timore de' malviventi a).
Morto Marcellino vescovo d' Aquileja, gli successe Ste
li) Llnili.Not.'clK
fano di origine milanese nel 521 e sedette anni 42, mesi
rag. SH8 Rubels.
N. E. A. col. 161. 3, giorni 45: cosi il Dandolo b) (4). Questo prelato
ebbe per il primo il titolo di Patriarca tra i vescovi della
gWiff-* sede Aquilejese e) (2j.

(1) Qui il Dandolo non presenta quell' esattezza cui siamo soliti
riscontrale nella sua Cronaca, mentre essa non combina con s
medesima. I 15 anni di sede gi indicati a Marcellino ci dimostrano
incompatibile la data dell' anno 521 per l'elezione di Stefano; ma
non la si pu emendare per mancanza di antichi documenti.
(2) Il titolo di Patriarca fu dato ai vescovi d' Aquileja
>1) Cappelletti. Le circa l' anno 552 o 534. Ebbe principio un tale titolo sotto il
Chiese il' tu. Vili
p.:w-loRobe ine.
s. col. I!H Llrutl
regno de" Goti, i quali avevano costume di chiamare i loro vescovi
e. s. p. 233-2S1. Patriarchi d). Il Fontanini lo poue pure circa questo tempo, o poco
e) l'ontanlnl nis. prima e). In forza dell'editto promulgato dal re Atalarico, in uno
de Cune. Tiid.p.i'J.
degli anni che passarono dal 532 al 534, con cui venne stabilito
intorno alle spese di lite per 1" elezione delle dignit ecclesiastiche;
cio, trattandosi del Romano Pontefice, non pi di 5000 soldi, 2000
per quelle degli altri patriarchi, arcivescovi e metropolitani , e 500
per quelle de' vescovati minori. Perci essendo qui disegnati sotto
1) Muratori Ann.
l' II. -unti 33*2. il nome di patriarchi anche gli arcivescovi e metropolitani f), ve
diamo chiaramente che questo titolo era in allora di gi usalo ; ne
quindi egli nacque per cagione dello scisma Aquilejese, come Ai
creduto e riportalo da molli e dolti uomini, essendo questo acca
t) l.lrull. Noi. ce, duto in epoca posteriore g). Altri per dicono, che Paci" patriarca
v. Il p.Zii-i.--..
li) Cappelloni e. s.
. Mll p (II. d' Aquileja fosse il primo ad appropriarselo li).
99
523 Tempi tristi in Italia dal 525 al 52G. Neil' anuo
523 Giustino imperatore perseguit gli ariani, e Tcodorico
re d'Italia, a rappresaglia, perseguit i cattolici. Quindi ire,
sospetti reciproci tra Goti ed Italiani. Finalmente in agosto
del 326 Teodorico fulmin un decreto per dar le chiese dei
cattolici agli ariani ; ma mori prima del di fissato all' esc-
,.,. \ il Balbo. Stor. d'Il.
giumento a). ri. un. hb- n.
525 Giovanni Pontefice, Romano di nascita, fu eletto
Bel di 15 agosto, e mori, per quanto credesi, a' 18 mag-
' i i - n> i \ ' Muratoci Ann.
glO del 020 b). d* Italia.

524 Dice la cronaca istriana, che ad interposizione


dell'imperatore Giustino, assenziente il re Teodorico, veni-
tsoo in quest' anno istituiti i vescovati di Trieste, di Capo-
distria, di Citt-nuova, di Parenzo, di Cissa, di Pola e di
Pedena e). Ci per non sembra concordare con quanto de- aoDol'.'pagl'*1^
serissimo sotto la data del 525 al 52G.
524 Frugifero, vescovo di Trieste d). dj detto trip, n-
526 Teodorico re d'Italia muore in quest'anno e) e ViKSfflm*
gli succede Atalarico f). unKeWLCron;
526 Felice, IV di questo nome, Pontefice Romano,
succede a Giovanni, e credesi mancasse di vita nel settembre,
0 Dell' Ottobre del 550 g). g) Muratoci. Ann.
Lorenzo, dello Mauro, vescovo di Aquileja, successe
a Stefano. Era di Pola nell'Istria; fu eletto nel 554, sedette
anni 4 e mesi 5. Cosi il Dandolo. Di questo Lorenzo le
li) ItliliiMi. M. E. A.
altre cronache non ne parlano h). coi*iia^i.!cu*r
col. 1M ) Uniti.
Not.cc. T. Il p.*W>.
2!) L' imperatore Giustiniano, fatte raccogliere e com
pre Dell' anno precedente le leggi e decisioni antiche, da
"'("anni, Leonzio, Foca e da altri patrizii e primarii uffi-
i ) Balbo e. . ti. 90
Cia" della sua corte, le pubblica in un nuovo codice i ). ^u,r5"c-*'pra
aO Il Pontefice Romano Bonifazio II succede a Fe
lice IV. Mori secondo alcuni nel 551, e secondo altri ai 17
olloWe del 552 I). dm
oj- Giovanni li, Pontefice Romano, succede a Doni

.
100
fazio II ; e sedette sino al 27 maggio del 555 in cai
al Muratori. Ann. ,,.; \
d- nana. mori aj.
554 Massenzio vescovo di Aquileja, eletto nel 554, ebbe
anni 4 e mesi 5 di sede. I Dittici Cividalesi, monumento
ragguardevole, lo fanno successore di Stefano, in luogo di
Lorenzo o Mauro, del quale non parlano, e gli assegnano
voiM^'rar0' l'epoca stessa di elezione e di sede b) (1).
554 Teodato sposo di Amalasunta, figlia di Teodorico,
-uuTk.'s'p.os: proclamato re d'Italia e regna 2 anni e). Questi ordin
al canonicato, ossia esattore de' tributi nella Venezia, di la-
sciare esenti dalle imposte per quell' anno tutti coloro che in
ragione della scorreria de' Svevi fatta nella Venezia sotto il
suo regno, ne avessero sofferto un danno. Circa questi tem
pi, e forse per la slessa cagione, scarseggiando la nostra
provincia di biade, vino ed altri prodotti, ed avendo i
Forogiuliesi mandato Agostino loro legato, ecclesiastico di
molto inerito , a rappresentare alla corte tale disgrazia,
venne ordinato fosse restituito lutto il frumento ed il
vino si alla citt di Concordia, che a quelle di Aquileja e
A) Ar-'niiinlm*. cil.
pay. 3.V5G. Forogiulio d) (2).
554 L'imperatore Giustiniano, in questo tempo, alle
leggi Romane fa seguire un' aggiunta intitolata Novelle, ed

(1) Questi due vescovi <]' Aquileja, Lorenzo e Massenzio, qui


riportali in un' epoca stessa e con l' eguale durata di sede, pre
sentano un' assurdit storica. Noi non diremo positivamente, bench
il Liruti lo assicuri, quale di questi due nomi, che in sostanza non
possono rappresentare clic una persona sola, appartenga a quel
prelato, che nella sede Aquilcjese fu intermedio a Stefano e Mace
donio ; ma pare che debba essere quello di Massenzio.
(2) Riguardo a quest' articolo dell' Antonini, avvertiamo non com
binare con que' pochissimi autori che parlano su di ci; nullameno.
siccome anco quelli o non assegnano date, o non precisano il re
gnante sotto cui accaddero i falli, ci siamo determinali a seguir lui
anzich allri.
dOl
ea ristretto dello Institutioni: come nell'anno precedente
pubblicava il Digesto o Pandette a) (4). JSw'!!'
535 Agapito, Pontefice Romano, succede a Giovanni
U muore nel di 22 Aprile del 536 b). S'iwS!""1 Ann
536 Vitige re d'Italia, regna sei anni; e muore nel
ci Bamnokli. Ci un.
542 e) (2). UlIIVOtKlk'.

536 Silverio Pontefice Romano, credesi eletto ' nel d


8 giugno del 556. Muore nel giorno 20 giugno del 558 d) utaion e. s.

536 Alcuni monaci venuti dalle Indie portano a Co


stantinopoli delle uova di bachi da seta, onde in tempi pi
Unii, cio verso il line di questo secolo, s' introdusse nella
provincia di Aquileja e nel resto d' Italia l' arte di allevarli
e di trarne la seta e). &JFM: 8,r
538 Gravissima carestia in tutta Italia, e pi ancora
nell'Istria e .Dalmazia, per cui si soffriva orrendamente. Pro
copio, eh' era presente a questi guai, scrive essere slata
Toce costante che fossero in queir anno morti di fame 50,000
aratidini nel solo Piceno, e pi nella Dalmazia ed Istria ;
c die fatti snaturatissimi succedettero f ). \;> Muratori. Ann.
> d il. auitu WS.

(1) Il Corpus .3 ii ri* GusJincanco, essendo voluminoso,


Mi s'adattava alla poca coltura delle et seguenti, ne al poco e
rapedto uso che ne aveano a fare i miseri Italiani, soggetti e poco
""p che schiavi di barbari ; ondech essi usarono varii ristretti
Ilio* via via, e principalnieule quello fallo fare da Alarico pe" Goti
i Spagna. La legislazione Romana, sapientissima ed elegantissima
M particolari, era tutta imperiale ed assoluta nel principe, tutta
ciecameule obbediente e quasi adorante ne' suddili ; pagana per tre
quarti, cristiana qua e l per aggiunta, ella mollo contribu alle
pretensioni di monarchia universale e di dispotismo civile ed ec--
desiastico degli imperatori, onde sorsero poi tante questioni in
m ' secoli che seguirono g), S,^/^
(2) In questo tempo cominciarono le guerre de' Greci contro i
W e durarono circa 17 anni: periodo nel quale l'Italia ebbe or-
"Mi danni e molle delle sue citt provarono sorte infelice; ma
"luna tra esse quanto Napoli e Milano, le quali, dopo lungo assedio
Manie ireuieuda, ebbero saccheggio e strage memoranda. Anche i h)*m Ini m. ril.
Riunii ed Franchi predarono in allora l' Italia h). H'i. *unnu
- Muratori
jX
02
558 Vigilio, Pontefice Romano, succede a Silverio e
muore sul principio dell' anno 555, secondo il Pagi, a dello
fggm. Ann. j; ^ ^ 554 ^
538 Leggesi nella cronaca istriana del D. Kandler, che
Vitige re dei Goti esigesse in quesl' anno dagli Istriani i
generi che dovevano, per costituzione provinciale, pagare alla
crool'3 Bonai6S,r' Pcrs0|fc del principe h).
559 Macedonio, patriarca d' Aquileja, creato in que
sl' anno, di nazione Macedone, uomo di vita pia ed integer
rima e per dottrina stimatissimo. Sedette anni 48, e mori
nel 557. Quantunque riporti il Dandolo, eh' egli fosse in
volto nello scisma successo per la condanna dei tre capi
toli, fatta da papa Vigilio, del concilio Calcedonese , Mace-
$up7an &'!: donio certamente non v'ebbe parte alcuna e). Secondo il Ber-
toli per Io scisma Aquilejese principi sotto questo patriar-
fiaK.ASMusM9o! ca d); ma noi, appoggiati al Liruli diremo, aver avuto prin
cipio soltanto nell' anno 557, quando il patriarca Paolino
e) Uniti e. s. t. Il ' ..... . .
?2MRiia'sui".B' convoco il sinodo scismatico in Aquileja e).>
540 Alcuni luoghi della Venezia, dopo la resa di Ra-
,.,,,, ,
f ) Antonini ms. eli.
venna,' mandano legati

a Belisario e si danno alla devozione
KnoMS.lorl- dell'Impero f).
540 Ildibado, detto anche Ildibaldo, uno de' primarii tra'
,..,
e) Muratori irl
Goti, venne da essi proclamato
1
re d'Italia;' ma fu ucciso
JffSSJptf.'1- nell1 anno seguente g) per vendetta privala.
541 Vitalio, ufficiale di Giustiniano, che comandava in
Trevigi, riunita quanta gente poteva, olire ad un corpo di
Eruli che seco militava, tent battaglia coli' armala di Ildi
bado ; ma rest totalmente disfallo, ed ebbe ventura di sal
ii) Murai. imo mi. vare la vita per la bont del suo cavallo h). La perdila di
questa battaglia fu cagione che la Venezia dovette nuova-
p^n55 ' c* *p* mente assoggettarsi agli Ostrogoti i).
541 Tolila, chiamato Baduilla o Baduella, figlio d'un
fratello dell'ucciso re Ildibado, fu fatto re d'Italia; e bench
giovinetto, era personaggio di gran cuore e di non minore
105
a) Murai, anno MI.
prudenza a). Regn circa dieci anni e mori nel 552 b). li) Rampoldi. Cron.
543 Una peste terribile devasta in quest' anno tutta
I Italia e) (1). e) Huiat. annosi:!.

Circa il 545 gli Slavi o Wcndi invadono la Carintia, e


occupano il tratto a oriente della Drava e della Sava, di
struggendo ivi il cristianesimo d). Restava in quell' occasione d)nohcnaucrp.i.
distrulla la chiesa episcopale di Tiburnia e). 2ron)M>"i6Rlr'
548 Teodeberto re de' Francbi, fatta calare in Italia
n'armala, s'impadron delle alpi Gozie, di alcuni luoghi
della Liguria, e della maggior parte della Venezia f) in ispe- omini. anno w-
cialit verso i monti g). SoiTi^ik'0'
548 Neil' occasione della guerra de' Franchi, durante
la sede del nostro patriarca Macedonio, alcuni vescovi Fran
chi osarono impossessarsi delle tre chiese Beconcnse, di
Tiburnia e d'Augusta soggette alla metropoli d' Aquileja h). jjMW! ** e. .
552 Narsete, generale di Giustiniano, si porla in Italia
contro Tolila, e conduce la sua armata sino a Ravenna per
i lidi dell' Adriatico. Du ci rilevasi, che dopo la scenGtta di
Vilalio, la Venezia inferiore marittima erasi tuli' ora mante-
nula sotto la devozione dell'Impero
Greco,* ovvero ritornata I) Antonini m.rlt.
in quest' ultimi tempi i). I Franchi per padroneggiavano Im'i!?.*!*.
l'alio Friuli 1). ' iWWH*-
552 Tolila re de' Goti, venuto ne' dintorni di Gub
bio, a battaglia con i Greci guidati da Narsete, dopo es
sere stalo de' primi e degli ultimi nel combattimento, muore
ferito nella fuga m). "ff^i"-
552 Teja vien proclamalo re d' Italia in Pavia. Era egli
ano de' capitani principali de' Goti, e fu degno successore
di Tolila n). njiwoius.-i-Ti

fi) Ebbe essa origine in Egitto, si diffuse in ogni parte dell' 0-


n*ate, e percorrendo quasi tutto il mondo conosciuto, dur circa 0) Anton, e..
ji anni o). In Italia restarono si deserte intere citt, da non ve- - Mural- an" 5,:|-
fersi che cani per le vie ed armenti senza guida alla campagna p). ic?!1." vm pnr
553 In una grande battaglia alle falde del Vesuvio
Teja pugna da prode contro l'esercito di Narsete; ma pi
felice di Totila, muore sul campo, dopo aver scambiato 1' un
*ii",uBio,*,'dw' ^P l'a''ro parecchi scudi carichi di aste nemiche a). Fini
con esso il regno de' Goti in Italia, dopo aver durato per
panimi ni mi., ii. lo spazio di G4 anni b). Nobile e forte schiatta per vero
dire fu quella dei Goti, e pi che niun' altra barbara mite
agi' Italiani, onde non merit il mal nome che le rest nella
storia, fatta e rifatta poi sempre coi pregiudizii romani im-
)Bittc...p.ii. periali e) (1).
555 Leutari e Buccellino duci degli Alamanni, gente
idolatra, conosciuto che Teodebaldo re de' Franchi non ac
consentiva a soccorrere i Goti Transpadani, che a lui ricor
sero per liberarsi dai Greci, assunsero essi l'impresa. Per
ci, adunato un esercito di 75,000 tra Alamanni e Franchi,
9Ju52faFl' vennero in Italia d) (2).
554 Nulla opponevasi al poderoso esercito dei duci

(1) 11 Muratori pone all' anno 555 la fine del regno de' Goti
e) Detto anno 53.1. in Italia e) mentre a noi sembra che a quest' epoca sia successa
soltanto la cacciata dell' ultimo rimasuglio di essi.
(2J Franchi, loro armatura Descrive Agatia l' arma
tura de' Franchi, se pur non vuol dire degli Alamanni. Essi qua
si tutti erano fanteria. Non usavano archi, frecce, dardi o lionde.
Al lato destro portavano lo scudo, al sinistro la spada. Presso di
loro non era in uso 1' usbergo, o sia la lorica ; pochissimi porta
vano celata in testa; nudi fino alla cintura, da cui poscia scende
vano calzoni fino a' piedi, fatti di tela di lino, oppure di cuojo.
Portavano anche accette con ferro da due parli aguzzo, e degli an
ioni, specie di alabarde coli' asta di legno, ma quasi tutta coperta
di ferro e non molto lunga, nella cui punta era un acuto ferro con
varie punte, ossieno uncini, che guardavano al basso, e simili agli
ami. Di questi angoni si servivano per lanciarli contro il nemico,
quando erano a tiro. Se colpivano il corpo, ancorch il colpo non
fosse mortale, non se ne poteva sbrigar 1' uomo ferito per cagione
degli uncini. Se li ficcavano negli Scudi, non e' era verso di staccarli,
n di valersi pi d' essi, ed intanto trovandosi disarmato il corpo
t) Dotto anno 554. del ii cinico, o colla scure o con altra asta il finivano l'I
405
Alamanni e Franchi, essendo i Greci assai minori di forze,
e dirisi in molli presidii. Passati quindi dalla Liguria verso
Roma lasciarono le funeste traccie della loro barbarie, per
ch rapirono i vasi sacri, spogliarono i tempii, molti ne di
strussero, altri ne guastarono, e spietatamente trucidarono le
a) Muratori. Ann.
genti della campagna a). Pi che la guerra, 1' intempc- u" II. anuo 351.

rania e le malattie logorarono quest' esercito ; onde Narsele


nella primavera dell' anno stesso pot sconfiggere Buccel-
lino presso Gasilino, mentre Leutari e i suoi perivano sul
Beaaco, presi da paura e da furore, che fu attribuito all' onta
fatta alle cose sacre b). b) Cant. St. unir.
Ilice, t. VII p. 151.
554 Narsele governa l' Italia dalle Alpi alla Calabria
J>*r 15 anni (il Balbo dice per 12 e il Millot per 13 anni).
Eunuco educato al fuso ed ai ginecei, aveva saputo in corpo
affralito serbar un'anima vigorosa; impar nel palazzo l'arte
d inGugersi e di persuadere; fece maravigliare Giustiniano
to' virili suoi concetti, si distinse nelle ambascierie e nella
guerra, tanto da parer degno d'emulare Belisario; e seppe
ispirare terrore ai nemici, e rispetto a' suoi e) (1). e) Detto ItI p. 15*.

(I) Governo di IWarsete in Italia Egli al sommo e sotto


lui un prefetto del pretorio, ambedue probabilmente risiedevano in
Ravenna. Di rettori ed altri governatori di provincie non cenno.
'erosimilmente i ducili continuarono ad essere lutto in ciascuna
folle citt, con territorii pi o meno fatti a caso dalla guerra Sotto
css' i giudici, governatori civili, capi de' corpi municipali, ma nou
letti (]a essi, anzi dati talor forse dai ducili, certo sovente da' \e-
*<'). e perci chiamali dativi. I membri di questi corpi non eran
pi detti decurioni, ma indeterminatamente principali, od anche con-
K, nome vecchio, significazione nuova di magistrali meno potenti
e pi numerosi. Non probabile che il terzo barbarico delle terre
* restituito ai padroni antichi Italiani; ma dovette essere iuca-
Wrato, od anzi distribuito, o preso dai duchi ed altri Greci. Non
11 cenno nella prammatica del 554, cui Giustiniano gran proinul-
lor di leggi fece a riordinar Italia, e che non riordin nulla. Del
"sto, da questa e da tutta la storia vedesi, che fu un governo da
fjnoieri lontani, peggiore sempre di quello de' stranieri stanziatiti.
* 'I pessimo o almeno il pi vergognoso fu, che non seppero nem-
"^n difendere la conquista da stranieri nuovi il). La nostra provincia il) Tullio. SI. ci' II.
\ul. un. pai:. 71-75.
106
555 Pelagio, Pontefice Romano, credesi creato nel-
1' aprile di quest' anno e mor a1 di 5 marzo dell' anno
a) Muratori. Ann.
d'Usila. 5G0a) (1).
557 Paolino, o Paolo, Romano di nascita, fu eletto
patriarca d'Aquileja dal Clero, dal Popolo e dai vescovi
della provincia Aquilejese. Si crede venisse ordinato e con
sacrato a quella prelatura da Vitale vescovo di Milano ;
e nella Chiesa nostra fu egli il primo patriarca scismati
co. Per timore de' Longobardi, nel 568, rifuggiossi con
parte del suo Popolo in Grado, portando seco le sacre
spoglie de' Santi, l'intiero tesoro e gli ornamenti preziosi
b) Llrall. Hot. cri.
T.llp.2f7alla271.
RillMls. M.E. A.
della chiesa d'Aquileja; ed ivi mor nell'anno 569 dopo 12
Col. 203 21.1 214 221
226. anni di sede b).
e) Palladio. St.del 557 Narsete migliora la citt d'Aquileja, facendo ri-
Friuli pari. I n. 18
Valvasone. Cron.
d'Aq. ms. ClconJ
staurare molti edificii, erigere alcune torri, e riedificando
Madrisio. Apologia
d'Aquileja pag. 13. parte delle sue mura e).
557 Sinodo scismatico in Aquileja, detto anche Istria
no. I vescovi della Liguria, quelli della Venezia e dell' Istria,

in quest'epoca form parie d'uno dei dieciotto Esarcati, in cui


dopo Giustiniano fu partito l' Impero Greco. E Narsete cerc porvi
qualche ordine, e resuscitare le spopolate citt col raccogliere i fuor
usciti delle passate terribili circostanze. Per i quindici anni della
dominazione greca avevano colla fiscale oppressione incancrenite le
d) Canili. SI. e. B.
piaghe della nostra patria, cui peste e carestia tolsero fino i ristori
t. VII p. 152 e lffit. della pace d). Morto Giustiniano nel 565, e succedutogli Giustino molto
da meno, questi richiam Narsete; dicesi perch non mandava da
nari in corte; ondech forse debbesi all'eunuco la lode di non a-
verci voluto spogliare del tutto. E dicesi fosse richiamato con quelle
parole vituperose della nuova imperatrice : che tornasse a far filar
f) Dalho. SI. d'Il.
lane nel gineceo ed adiratosi egli perci, chiamasse i Longobardi
Tol. miic. pag- 75. in Italia e).

(1) Qui non ben sicara la cronologia Pontificia, dice il Mu


ratori, non sapendo bene se il papa Vigilio antecessore di Pelagio
morisse nel 554 o nel 555, n in qual giorno seguisse precisamente
>u,c-sop- la sua consacrazione f).
107
furono convocati dal patriarca d' Aquileja Paolino. Ivi, propo
stili condanna dei tre capitoli del concilio Calcedonese(1),
falla Del Costantinopolitano, venne rifiutata, e i capitoli furono
confermati, bench il concilio Costantinopolitano fosse stato
approvalo dalla Sede Apostolica a). Con ci il nostro prelato, ) L,n- rapace,
fallosi capo di partito, trasse seco gran parte de' vescovi
rcini, e fu turbata anche questa provincia dalle dispule di
religione, che durarono lungo tempo b) (2). omi^^*."'
559 Nel luglio ed agosto di quesl' anno tutto 1' 0-
ienle ed Occidente, dice il padre Mabillon, fu stranamente
alilo dalle inuondazioni del mare, dalle tempeste, dai
iranuoti e dalla pestilenza e). #itMKo,r53aAnn'
560 Giovanni III, Pontefice Romano, dopo tre o quat
tro mesi di sede vacante, successe a Pelagio e mor a' d
lo luglio del 573 d). d)D.o.
564 Venanzio Fortunato, distinto tra' letterali del se
colo TI, dopo aver fatti i suoi studii in Ravenna, dove le
tuone lettere erano ancora in onore, sentendosi liberato da una
pwt malattia d' occhi per intercessione di S. Martino vesco
vo ili Tours, pass in questo tempo dall' Italia nella Gallia a
aerare il sepolcro di quel santo, e fiss soggiorno nella citt
di foitiers. Fu carissimo alla regina e monaca S. Radegon-
to. Miime amalo dai vescovi di col e riverito da tulli per la
sua virt ed il suo sapere. Le sue opere in prosa e in versi
sono di gran lume per la storia delle Gallie in questi tem
pi e). Questo santo ed illustre letterato trasse i natali circa ) D" ,nn '

(1) I tre Capitoli Sotto questo nome intendevasi I." gli


ritti di Teodoro Mopsuestano; IL' quelli che Teodoro vescovo di
Gr aveva fatto per confinare gli anatematismi di S. Cirillo Ales-
iJndrino contro Nestorio; III.* una leUera che Ibas vescovo di E- n ncrgier. ni*, di
fessa aveva scritto ad un Persiano chiamato Maris f). tmi edisi.Ecci.
voi. Il I;. 130.

U) Da questo sinodo scismatico ebbe principio il clamoroso sci-


m* Aquilcjese, come fu detto.
108
il 540 nella provincia Aquilejese in un luogo dello Duplavile,
ora S. Salvadore, (1) in riva al Piave, e non lungi da
a) Uniti. Vile ecc.
Ceneda. Fatto vescovo di Poiliers dopo il 17 novembre del
voi. I cap. XII.
b) Canni. SI. unir, 595, successe al vescovo Plalone a). Il Cant pone la sua
cronol. pag. 521.
e) Zanetti un. eli.
T. un. p. 163Ll-
morie nel 609, b) (2) bencb altri la pongano nel 000 e).
ruii come sopra.
5G6 Peste orribile che afflige e quasi deserta la sola
Italia. L' anno preciso non ci noto ; ma Paolo Diacono la
pone circa questi tempi. Tania fu la strage de' Popoli, che
in molli luoghi restarono disabitalc affatto le campagne, n
il) Muratori. Ann.
d' 11. anno 566. vi era chi mietesse le messi, n chi raccogliesse le uve d).
e) Fillasi. I Vcn. ec,
voi. Il rag. 126. Essa infier specialmente nella Liguria e nella Venezia e).
f) Palladio. St.clt.
pari. I pag. 19.
Palladio porta f), che fu desolatoria in Friuli e chiamossi
dell' anguinaia, o, con voce greca, del bubone (5).

(1) II Viviani nella sua traduzione della Storia dei fatti de' Lon
gobardi di Paolo Diacono, dice : Duplavile ora chiamasi Valdobbia-
dene. Per molli illustri scrittori ritengono che il Duplavile sia il
S. Salvadore.
(2) Opere di Venanzio FortunatoScrisse sette vite di santi, voltando
anche in esametri quella di S. Martino fatta da Sulpizio Severo; lettere
teologiche in prosa e 249 componimenti in versi di vario metro per
chiese erette o dedicale, o a nome di Gregorio di Tours, o dirette
a lui e ad altre persone. Dove poetizza, -mostrasi frivolo per lo pi e di
color roseo, fra l' immensa seriet ed importanza di quei tempi. Lo
fanno autore del Simbolo di Sani' Atanasio, del quale diede una spie
gazione. G' inni suoi sono buoni per il tempo eJ armoniosi, con mo
vimento d'immaginazione; mentre la prosa disabbellita da antitesi
e da cadenze rimale. Quando Radegonda ottenne da Giustino impe
ratore un pezzo della vera croce, egli compose il Vexilla regis pru-
deuut ed una elegia disposta in forma di croce, che comincia : Crux
K) Canili. SI. link. mihi certa salus, crux est quam semper adoro g).
R.v.Vll.p.lS3-ll.

(5) Questo morbo aveva principio nell' anguinagle degli uomini


ed in altre parti pi delicate, manifestandosi con alcune glandole a
modo di noci e di datteri, che erano seguitate dall' ardor intollera
Ili Taoio Diacono. bile delle febbri ; cosicch in tre giorni V ammalalo era morto. Che
Stor. ilu' Mintoli.
Ho. Il cap. IV. se per caso taluno passava i tre di, poteva aver speranza di vivere b).
L' Italia in quel tempoafflilta da quest'orrendo malore, spaventata
dalla venuta de' Longobardi era immersa in ubbie, superstizioni e
I ) l.lnill. Noi. ce.
Toi.iiing.no-m. timori terribili i).
109
568 I Longobardi, con tulta la loro Nazione, uomini,
donne, vecchi e fanciulli, carriaggi ed altro, invadono l' Ita a) Muratori. Ann.
il' Hai. ainui l'ifiS
Filisi I Vcn. ecc.
lia, guidali da Alboino, nella primavera di quest' anno a). Tol. Il pag. Vi",.
Varii Popoli dalla Germania e dalla Scizia accorsero loro
compagni alle fatiche ed alla preda; Gepidi, Bulgari, Sarmali,
Bavari ed altri e principalmente 20,000 Sassoni con mogli
e figliuoli b). Batterono la via delle alpi Venete, e dal Mon h) Canili. SI. unir.
R. v.Vll p. 158-1W.
reale (forse Monte Maggiore presso Cividale del Friuli) ca
larono nella Venezia, ove Aquileja, diroccata da Attila, non ci Filianl.c.s. pag.
127 Cant e. .
poteva opporsi loro e). Forogiulio si rese senza resistenza; pag. 159.
d Fillasi. e. sopra
cosi Treviso, Ceneda, Belluno e Feltre d) (1). TOl. li pag. 1?!.

(I) 1 Longobardi che dominarono 1' Italia, gente corag e) Canlii. SI. un.
giosa e guerresca e), non si vuole siano degli stessi cui Strabone Baco. t. VII p. 153.
e Tacito annoverano tra le genti Germane. Secondo Paolo Dia-
wo, i Longobardi o Longobardi in origine furono Goti, o meglio
Gepidi; che questi non sempre si sanno distinguere da quelli.
tennero detti alcune volte anche Winili, ossia vagabondi. Su tali
wgini per haxvi confusione, perch queste genti barbare, prive di
rittori e di storici, mutando assai volte luogo e condizione, usan
ti modo antico, linguaggi semplici, espressivi, e soprannomi va
ri* secondo gli eventi, o le circostanze, fecero si che gli storici
"lini e Greci, ignari dei paesi, de' costumi e della favella de' Bar-
rari, forse prendessero alle volte i soprannomi per nomi di Popoli
' li moltiplicassero e confondessero senza volerlo. Checch sia il
,(Jr", i Longobardi, come gli altri barbari del nord europeo, nei
tempi antichi abitarono la Scizia o Tartaria, indi passarono in Eu
ropa e fissaronsi ora al Baltico, ora al Danubio. Il loro nome comu
nemente suolsi dedurre dalle lunghe barbe che accostumavano porta
re- essendo detti perci Lang-Bacrt. Erano essi idolatri, vestivano pelli
ed abiti di lino a varii colori, radevano la nuca, e due treccie di
"pelli dividevano sulla fronte, che poi lungo 1' orecchio portavano
Pallenti: insomma erano brutte figure, di genio feroce, di costumi
I ) Filiali e. sopri
'"atto burberi e rozzi f ). Tenevano le gambe ravvolte in una sin- t. Il pag. l-X-W.
"olar foggia di usatti, e in piede calzari sparati quasi fino alla som-
Mia del pollice e allacciati con stringhe di cuojo, finch sostituirono
?ji stivali. Forse il sudiciume manteneva tra loro una malattia, qual
*"a si fosse, indicata col nome di lebbra; e chi n' era infetto veniva
espulso di casa e di citt, considerato per morto, interdetto non solo
di disporre de' proprii beni, ma fin dall' usarne al puro manlenimen-
g Canili e sopri
,0 ?) Avanti i dodici anni non permettevano le nozze alle donne pag. 36G-367.
e "vanti i quattordici ai maschi ; e iu generale proibivansi fra et
HO
a!Potonimn.PI. 568 Forogiulio (Cividale) vion preso da' Longobardi
ce. lib. Ilcap. IX
Uniti. Noi. eo. voi.
Il pag. 319.
sotto la condotta di Alboino loro re, diecsi in aprile a). Fo
rogiulio in questi tempi aveva la preminenza su questa nostra
regione, ed era subentrato nel grado di primazia goduto gi
I.) Limi) e. sopra
toI. 1 pag. S6. dalla illustre e grande Aquileja b). Da esso poi prese il
e) Muratori. Ann.
il' It. anno 368. nome la provincia stessa e) (1).
568 Il ducalo del Friuli venne istituito in quest' epoca
d) Lfratl e. opra
voi. Il pag- 31'J. da Alboino re de' Longobardi d). I suoi confini nel piano
eslenderonsi dalla Livenza all'Isonzo, e dall' Adriatico al
Monte Croce nella Carnia; ne' monti abbracciarono il No-
rico-medilerraneo, die ora fa parte della Garintia, piegando
anebe verso l' Adriatico fino al Medalino, monte dell' Istria
e) Palladio. SI. ec.
pari. 1 pag. . bagnalo da quel mare e). Alboino nomin a primo duca il suo
nipote Gisulfo, (2) grande scudiere, (dello Marpabis iu

sproporzionate. Contralte, pi non si scindevano. Per quanto il ma


rito bazzicasse altre donne, la moglie non poteva dargli querela, tua
f) Canto. SI. uni.
se ella avesse peccato, era abbandonata alla vendetta del consorte come
Bac. vol.Vllp.3TJ. il seduttore f). Adoravano essi Freya e Odino, e come tutti i se-
g) Detto ni p. 135. guaci del culto di questo, avevano una nobilt d' origiue divina g).
Convien dire che non si dilettassero gran fatto di caccia, poich ncs-
h) Detto ivi p. a sima legge stanziarono in proposito h).
(1) Il Friuli comincia a chiamarsi Austria in questo secolo
I ) Bulicis. M. E. k.
col. 7. e furono i Longobardi che cos lo nominarono i) distinguendo essi
la parte orientale del loro regno con questo nome, l' occidentale
1 ) Sanflorann. Forai. con quello di Neustria 1 ). 1/ Austria de' Longobardi abbracciava
ec. voi. un. pag. 83.
m) Muratori e. sop.
inno 7'Jl. la provincia della Venezia ed il Friuli ni).
(2) Alcuni accreditati autori pongono Grasolfo a primo duca del
Friuli, anzich Gisulfo; allontanandosi da Paolo Diacono per quel
ut fertur da lui posto nella narrativa della creazione di Gisulfo a
quella dignit, e pi ancora per la lettera di Romano Esarca di
Ravenna diretta a Childeberto re de' Franchi nel 590; dalla quale
rilevasi, che a queir epoca il duca Gisulfo era in giovanile et, per
cui ne verrebbe che nel 5G8, anno dell' istituzione del Forogiuliese
Ducato, non poteva esser egli, Gisulfo, quel Vir per omnia idoneus,
n) Unill e. opra prescelto a quel governo, come scrive il Diacono. Il Liruti n) con
pag. 3 alla 322.
traddice a quest' opposizione e tiene fermo essere Gisulfo il primo
duca del Friuli, e con esso concordano gli scrittori nostri. Noi
non entreremo a stabilire chi in tale differenza colga nel vero; ma
ili
lingua loro) uomo abilissimo in ogni cosa, affidandogli la
citta Forogiuliana e tutto il territorio della medesima, cui
questi govern (1) sino al Gli cio per circa 43 anni.
A di lui richiesta Alboino concessegli quelle Fare , cio

ci pare ebe 1' allontanarsi dal Diacono sia entrare in un laberin-


lo, la di cui uscita Tassi molto diflcile. E in prova di ci propo- aizancin.nciiiiMi.
niamo a lettura il Zanetti medesimo, sostenitore di Grasolfo a), onde ik aw'o 3*iL' '
si posa avere convincimento sulla difficolt a cui noi accenniamo.
(1) Governo dei duchi Longobardi Mentre i duchi
istituiti da Longino erano magistrati civili e militari per ammini
strare il paese secondo le leggi comuni, i trenta o trentasci duchi
Longobardi dominavano, quanto a ragione civile, come donni e pa
droni sul paese occupato, non dipendendo dal re se non ne' delitti
politici e negli affari comuni. Pari fra s di grado, forse in egual
numero in origine di famiglie Longobarde e suddite, poteano de'
loro possessi far ogni voglia ; al morto succedeva il pi prossimo
erede, purch in et maggiore. V" aveano pi tigli? governavano in
sieme. Nasceva disputa fra varii successori ? la decidevano gli eser
citili ilei duca, cio i liberi, senza che il re intervenisse altrimenti
che come giudice supremo della Nazione.
\l duca appartenevano le terre cui avesse conquistato sopra il
nemico, sempre per sotto 1' alto dominio del re, che poteva anche
rotarne la restituzione. Per tali acquisti taluno s* ingrand, fino
a Mitrarsi affatto alla balla del re.
Dipendevano dal duca gli scultasci o centenaria che reggevano
qualche vico, menavano la gente in guerra e profferivano i giudizii.
A questi erano subordinati i decani, capi di dieci o dodici fare, u-
lioni formate per 1' amministrazione, per la guerra e forse, per la
reciproca guarentigia ne' delitti b). Con questo nuovo regime rove h) Canili. St.uniT.
B. y.VII p. 168-167.
sciarono essi in Friuli il governo che trovarono, ed era a foggia
romana, cangiando confini e dignit e). f) Urtili. Noi. ecc.
voi. I pag. SC-
Diritto longobardo Bench stanziati, i Longobardi non
potevano mai smettere il sistema militare, cinti com' erano da nemici;
onde exertus designava la Nazione, ed excrcitalis il libero longobardo,
ossia alla teutonica, arimanno, heermann. Tutti questi alla chiamata
del re dovevano prendere le armi, pena venti soldi, neppure eccettuati i
vescovi. Conseguente era il divieto di mutare .domicilio, foss' anche
entro i conlini del Regno, se non colla propria far, in con minaccia di
pena capitale, quasi fosse un disertare dal proprio reggimento. Tutti
poteano interveire all' adunanza nazionale ove principali discutevano
e deliberavano sui pubblici interessi. Nessuna distinzione fra' liberi d). dl Canio r. nonra
voi. VII pag. 167.
Propriet Non confondasi per quest' ordine col feudale,
e, duchi, arimanni leticano in libero assoluto possesso le terre; e
H2
generazioni o famiglie, che trov di scegliere a suo piaci
mento ; per cui col consenso del re rimasero ad abitar seco
le principali prosapie dei Longobardi: (1) ottenendo pur
anche dalla generosit d'Alboino alcune mandre di generose
a)P,inlo Diacono SI.
cit. imi. IX hi. 11. cavalle a).

]' obbligo del militare non traevano da queste, ma dalla loro qua
lit di liberi; sicch non sarebbe cessato neppure perdendo quelle.
Se il re o il duca affidava un fondo proprio a qualche dipendente,
era prezzo di servigio, non ragione feudale. Talvolta il proprietario
concedeva ad alcuno, vita durante, l' onore, cio il diritto di gover
nare una terra di suo dominio, lasciandogliene godere i fondi ; ma
sebbene il benefiziato fosse tenuto alla fedelt ed a servir coli' anni
al concedente, la condizione sua non differiva da quella de' gaslalili
e degli ordinarli uffizioli dell' esercito. In fine duchi, sculdasci, de
b) Cant. SI. univ.
cani possedevano le terre come ufhziali della Nazione, o vogliam
Rac. t. VII p. 168. dire dell' esercito longobardo b).
Gastaldi Ai poderi della regia camera, che molli erano,
soprintendevano gaslaldi, l'ornili anche d' autorit giudiziale e mili
tare sopra i Romani, e probabilmente anche sopra gli n ri monili a-
bitanli nella citt a loro commessa. Si dice citt, perch alcune ve
ramente formavano parte de' possessi regii; nelle altre pu argo
mentarsi che il gastaldo assicurasse le ragioni dei liberi e i privi
e) canni, e. s. ivi legi riservati a qusti allorch pattuirono la resa e).
Giudizi! Primo diritto e fondamento degli altri, fra i Lon
gobardi come fra gli altri germanici, era la faida, cio il poter fare
vendetta de' proprii o degli oltraggi di parenti e collegati. Come il
governo prese consistenza, tent sostituire l' azione giuridica per
guarentir la propriet e la vita, onde s' introdussero tribunali; ma
questi pure, come tutto il resto, ordinati alla militare, semplici,
spicciativi. Qualunque litigio nascesse fra i membri della centuria
o della decania, discutevasi avanti al capo, che ne riscuoteva le
multe. Negli affari pi rilevanti 1' assemblea della centina giudicava
sotto la presidenza delio sculdascio, o per non raccoglierli tutti,
scieglievasi una thecina di buoni uomini, cio perfetti Longobardi, che
sotto giuramento esaminavano il fatto, rimettendo al magistrato la
applicazione della legge. D' ufficio non si procedeva se non nei casi
in cui il fisco partecipasse alla multa; negli altri voleasi l' istanza del
ri) Canto, iv '. p.i-
1GX-IM. l' offeso o del suo crede d).
(1) Pier Paolo Locntello dice: per questo crederci io che gran
parte della nobilt che oggidi trovasi in Cividale discendesse, o da
ri Pie Pani l.ofii-
lello. Conim. delle quo' Romani che non furono distrutti dai Longobardi, o da Lon-
cmrilicividaloni*.
Plroupart. Ilp.17. gobardi che furono conservali dai Franchi e).
Ilo
568 I Longobardi (I) non s'impadroniscono della
Venezia marittima, ma essa diviene teatro di lunghe e strug-
gitaci contese, trovandosi divisa tra due genti. I Greci, sotto
l'esarcato di Longino, essendo padroni dei mare, facilmente
mantennero pi a lungo la difesa de' luoghi marittimi, ed
perci che in essa non posero piede i barbari (2) e
ir.
Concordia, Oderzo ed Aitino furono immuni dal loro furore a). Sifu"^^
568 Nel cominciar dell' inverno di quesl' auno, cadde
tanta neve nel piano della nostra provincia quanta ne pu
cadere sulla cima de' monti; e nell'annata i prodotti furono
, , . , -, ...... ) Paolo Diacono.
abbondanti a segno da non ricordarne di maggiori b). u cap*s-*" "u
569 A tquesl' epoca erano gi introdotti in Italia i
monasteri per monache di S. Benedetto, ed avevano le loro
i ! i \ e) Muratori. Ann.
abbauesse e). <rn. anm> sta.
569 Probino, patriarca scismatico d' Aquilcja, successe
a Paolo. Egli era Beneventano, fu ordinato in Roma, e in
quest' epoca venne eletto dal Clero e Popolo eh' erasi ri-
foggialo in Grado alla prelatura Aquilejesc. Dopo un anno
e olio mesi di sede fini di vivere in Grado e quivi fu se
polto; cosi il Dandolo, ma Paolo Diacono gli assegna un ^"^J",^
amo solo di sede e lo dice morto in Aquileja d) (5). SteS."*"**

(1) 1 Longobardi, loro condotta riguardo alle scienze ed


alle arti Essi, nemici di ogni coltura abbruciarono in Italia le
librerie, e con quelle i parli de' pi begl' ingegni; atterrarono le
fabbriche antiche meritevoli per forma, costose per materia, sep- ,
pelliroDO le memorie e le leggi romane ; introdussero nuovi alfabeti,
nuove costituzioni, nuovi nomi a' magistrali, nuove Torme di edi- &*utonSto
fizii; essi infine in niun conto tennero i cultori delle lettere, anzi C'^Vil3^ V.
avvilironli disprezzandoli e). mie ak. 3. "
(2) In quest' epoca crebbe assaissimo il concorso degli abitanti
nelle lagune, e quivi aumentala la Societ dei Veneti form il nuovo
Popolo de' Veneziani. Anche la popolazione di Grado, gi da molli
anni introdotta in quel!' estuario, si fece maggiormente numerosa f). ^u^'iST
(3) Parebbe qui doversi seguire il Diacono, siccome la scorta
114
570 Una carestia orribile provavasi in tutta Italia, uni-
3^'afm'in!' 'a,nenlc a spaventosa epizoozia di animali bovini a).
571 Elia, patriarca scismatico d' Aquilcja, ecclesiastico
di ottima condotta e per molta scienza reputato, di nazio
ne greco, fu eletto in quest' anno da que' vescovi suffraga
ne! che allora si ritrovavano in Grado, e dal Clero e Popolo
che in quella ed altre isole dalla terraferma eransi ivi
rifuggiati (1) Risiedeva in Grado a cagione delle inva-
oiplraulisn: sioni che i barbari facevano in Aquilcja b). Sedette anni 15;
mor nel 586 e venne sepolto in Grado nella chiesa di S. ,
lari, i m. m. hulemia e).
573 Alboino re de' Longobardi viene scannato; suo
k ; v.avu'p: 161-02: cede Clefi, che fu assassinalo dopo 18 mesi d), e resta un
interregno di 10 anni, in cui governano i 35, o 30 duchi
e) Panili Dincnnn
iik. u cap. xxm Longobardi e)
574 Benedetto 1, Pontefice Romano, dopo 10 mesi e
5 giorni di sede vacante, succede a Giovanni III e muore
fij uraln. e. f. ne| di 30 lglio dell'anno 578 f)
575 Terribili devastazioni succedevano in Italia; la
quale era per la maggior parte occupala dai Longobardi. Vi
si spogliavano le chiese, si uccidevano i sacerdoti, si distrug
M l'aoln Diae.r. i.
gevano le citt e si spegnevano i Popoli g) (2). Nonper-

migliore di que' tempi: pure l'essersi il Dandolo allontanato da Ini,


ci lascia supporre, eh' egli, grave cronologo, non 1' abbia fatto sema
l'ondate ragioni. .

) Liruii. soi. ai, (1) Anche gran parte della nobilt Aquileiese si trasport col
'"' '""">' ' col patriarca Elia h) '

(2) Le crudelt usate dai Longobardi verso i Popoli d' Italia, e


contro le chiese e sacerdoti cattolici, non accaddero soltanto per
esser eglino barbari e feroci, ma ancora per la diversit di Reli
gione, essendo la maggior parte ariani; mentre alcuni tra essi, e
molti ausiliarii venuti seco loro, seguivano lutt' ora il gentilesimo; e
iMuraMri.c.s. maggiormente poi per la guerra, orribile in allora, resasi pi ina-
aimo 5-8. sprita per la trovata resistenza ne' luoghi forti d' Italia i ).
115
tanto ri furono delle provincie eh' essi non trattarono s cru
delmente, perch ubbidienti e divenute loro proprie, e sono
Ja Venezia, la Liguria, la Toscana, l'Umbria ed altre ancora a). i,ii.Sior!f.lin'
575 Intorno a quest' epoca, la chiesa di S. Eufemia
di Grado ed il palazzo patriarcale vennero falli costruire
da Elia *patriarca Aquileiese.
* Cosi il Dandolo nel suo ero- iSK-pitaii:
SI ce.
if parl.lp.2i
nari I 94
Si.
Capwrllclli. U'
oico b). ch.ec.v. VUlp.Sl*
578 Pelagio II, Pontefice Romano, viene ordinato papa
nel di 50 di luglio; e muore nel giorno 8 febbrajo del
e) Muratori C. .
l'anno 590 e).
d) Il'-lla Bona.Slr.
579 Severo, vescovo di Trieste d). cruuol. jag. 17.

579 Nel giorno 5 novembre di quest' anno Elia pa


triarca d'Aquileja, coli' assenso del pontefice Pelagio li, che
ri sped il prete Lorenzo suo legalo, convoc nella chiesa
di S. Eufemia in Grado un sinodo (I) de' suoi vescovi
suflraganei, al quale ben 20 di essi intervennero (2),
non compreso il patriarca, il legalo apostolico e varii altri
sacerdoti. In esso fu proposta ed accordata la traslazione in
Grado della sede Aquilejese, onde renderla pi sicura nelle

(l Meno il dotto padre de Rubeis, che impugna e nega aver


afuto vita questo simulo Gradense, gli Storici nostri Friulani con
cordi lo riportano; anzi il giudizioso conte Beretta dimostra con
sana critica, non esservi nulla che possa dar motivo a ricredere
nelle note cronologiche, nello stile e nelle soscrizioui del testo
del gi detto sinodo, riportatoci dal Dandolo. L' erudito Liruti poi,
che prende a difendere contro il de Rubeis la verit del fatto, svol
ge la questione con forti argomenti a suo vantaggio. Quindi noi
noo ci siamo permessi di ommettere nella presente Raccolta Cro
nologica questo sinodo di Grado, quantunque ci professiamo am
miratori del vasto sapere del padre de Rubeis.
(2) Vescovi che intervennero a questo sinodo: Marciano di Oderzo,
Leoniano Tiborniense, Pietro di Aitino, Vindemio di Ceneda, Ber
golo di Pavia, Giovanni di Celeja, Clarissimo di Concordia, Pietro
di Eniona, Adriano di Pola, Massenzio Giuliense, Severo Trigesimo
(di Trieste), Solazio di Verona, Giovanni di Parenzo, Arouc Aven
tino, Ingenuo della Rezia li, Agnello di Trento, Vigilio Caravacense,
<*i Rubata e. =. col
Kouleio di Feltre, Marciano di Pedena e).
MG
triste vicende di que' tempi, e fu letto l'assenso e confer
ma medesima contenuta nelle lettere del pontefice ivi esibite
dal suo legato. Venne fatta menzione, protestando loro fede
ed ubbidienza ai quattro Concilii ecumenici di Nicea, Efeso,
Costantinopoli e Calcedonia, secondo la formola accordala
in universale da papa Pelagio: si tacque sui tre capitoli, e
fu determinato, che da quest' epoca la sede metropolitana
d'Aquileja dovesse stabilirsi in Grado, citt che in allora
a) l.iruli. Noi. ril.
v. Il p. Ballassi
venne chiamata Nuova-Aquileja a).
-Palladio. Si. <x.
S. Pietro, chiesa e convento in un' isoletta vicino a
pari. I pai!- )

Grado, era per vergini (io penso esser quello che ancora si
chiama S. Pietro d' Oro, di cui la torre ed i ruderi vedonsi
presentemente) e fu fatto costruire dal patriarca Elia coi ri
masugli di un antico tempio dedicato dai gentili all'idolo
Beleno, particolare divinit degli Aquilejesi, e da essi eretto
SSKS su que' lidi b). Dandolo poi porta aver Elia convertilo il
dUIWbK tempio stesso nel convento suddetto e).
m-m- I Longobardi fino al 583 o 584 usarono in Italia il
modo barbaro di trarre il terzo non in terre separale, ma
in fruiti pagabili da' conquistati, ridotti cosi a servit ter
ritoriale, e poco meno che personale. Stanziativi^ poscia
piegaronsi a modo pi mite; cio vollero il terzo, non pi
in fruiti, ma in terre, per cui molti Italiani rimasero terri
torialmente liberi. Ad ogni modo, civilmente e politicamente,
sotto questi barbari, essi divennero pi servi che non sotto

%i2:-l a* Goti d). .


584 Barhana, isola aderente a Grado. La chiesa
dicala alla Vergine Maria, ed il convento per monaci ven-
MS.V nero falli costruire in quest'anno dal patriarca Elia; e tu e
SII denominata dal nome del suo primo abate detto Barbano ej.
585 (i) Il castello chiamato Alle due Torri, situato no

(1) 585 In questo tempo la lingua latina comincia a non p' cs


K:!?:0"- sere la volgare In Italia f).
117
long d'Aquileja, e clic poscia fu detto Strassolilo, (1)
tenne edificato in questo tempo coi ruderi della' citt di
a) milaitln. Ri.ee.
Aquileja per difesa da nuove incursioni a). pan. i |iap. '&.

585 Autari re dei Longobardi figlio di Clefi, regna


ti) RampoUi Cut).
arai 4 e muore nel 590 b). unlv.

586 (2) Severo patriarca scismatico d'Aquileja suc


cesse ad Elia e ili eletto in quest' anno. Egli era da Ra rlRubrii. M. E. A.
col. 255 e -Pal
venna, sedette anni 21 e giorni 31 e mori nel G07 e). la (lluc.s. |*.:16Li-
ruii.N.Y.Illp.:ieis.
587 Il patriarca d' Aquileja Severo viene colto im
provvisamente, armala mano, in Grado da Smaragdo esarca
di Ravenna ; il quale impossessatosi di lui e dei vescovi
Serero di Trieste, Giovanni di Parenzo, e Vindemio di Ce-
oeda, con violenza li condusse in Ravenna e ve li tenne
(!) Muratori Ann.
per un anno d). d It. anno 387.

(1) Perch posseduto dai discendenti di Bernero di Strassau.


(2j Sotto quest' anno 58C il padre Pagi porta avere il papa
Pelagio scritto una lettera ad Elia Arcivescovo d' Aquileja e suoi
suflragaiei per rimuoverli dallo scisma. 11 Muratori per pare che.
la ponga nel 584. Quale che si sia il vero, per certo che essa
non ottenne l'intento; che anzi Elia co' suoi vescovi dell'Istria ve
dendo esser loro indirizzate preghiere dal ponteGce, insuperbirono
maggiormente e spedirono risposta a Roma per loro messi, ordinando
di Dulia aggiungere a voce a quanto conteneva la lettera. Tuttavia
ilppa nuovamente scrisse a quei vescovi scismatici; ma indurati,
tennero fermo nella loro opinione. E Paolo Diacono ci fa sapere, che
Elia non volle accettare i tre capitoli del concilio Calcedonese co
me condannati nel V Concilio, dicendo, che gli arcivescovi di Aqui
leja non voleano comunicare con quelli che aveanli condannati e). e) Detto. Anno SW.
Pelagio per si volse a Smaragdo esarca di Ravenna, onde mettere
a dovere Elia arcivescovo d' Aquileja e capo de' scismatici in Italia.
Quegli vess non poco 1' ostinato prelato, minacciandolo ancora di
maggiori disgusti; perlocch Elia ricorse all' imperatore, pregandolo
pazientasse sino a che l'ossero ritolte a' Longobardi le citt di re
sidenza de' suoi suffraganei; mentre allora seco loro recherebbesi in
Costantinopoli, per dar fine a quella divisione secondo il giudizio di
lui. Per cui Maurizio Augusto ordin a Smaragdo di non mole
stare alcuno di que' vescovi per questo motivo. In tale stato era
lo scisma d' Aquileja, quando avvenne la morte dell' arcivescovo, ossia
patriarca EU a f). fi nel lo. Annotti.
MS
588 Passa per il Friuli, sollo la condotta di Evino
duca di Trento, 1' esercito spedito dal re Autari contro 1' I-
stria, sulla quale, saccheggiata ed incendiata, fece grosso bot
tino. Nel ritorno prese un'isola delta Amarina nelle parli
di Monfalcone, in Friuli (1). Questa spedizione ebbe luo
go, perch la provincia dell'Istria mantenevasi tutt' ora fe
dele all'Impero Greco: e tale fu il terrore degl' Istriani, che
al Muralori. Ann.
furono obbligali, onde togliersi quel flagello, a cacciarlo a
ii'n Limi !i88-Pal-
laiJio pari. 1 p. 38. forza d' oro, ollenendo la pace, ossia una tregua d' un anno a).

588 A Severo prelato Aquilejese e suoi suffraganti,


detenuti sotto vigile guardia in Ravenna, tocc provare molli
disagi, e minaccie d' esilio, sino a che s' indussero ad ac
cettare il quinto Concilio generale, e a comunicare con Gio
vanni arcivescovo cattolico di Ravenna; ed allora ottennero
la libert. Ma tornati a Grado, n il Popolo n gli altri
m a*"1 c" ' vescovi vollero riceverli b).
588 Nella terra di Marano, in Friuli, situala sul lido
dell'Adriatico, si convoc un sinodo scismatico (2) dai

(1) Su che fonti appoggi il Palladio la presa di quesl' isola noi


e) Paulo Diacono.
noi sappiamo. Sarebbe forse uno scambio colla Comacina del lago
11 -il 1:1'. Iti cap.
MV||,
di Como riportata da Paolo Diacono? e).
(2) Intorno a questo sinodo scismatico hannovi varie opinioni snl-
r interpretare il testo riguardo al luogo ove fu convocato, nonch
confusione sulle particolarit e sull' accordarsi de' vescovi che v" in
tervennero. In quanto al luogo, venne esso interpretato: Maniaco, Ma
riano, Marano, dicendolo anche sinodo Maranense, da Eniona, ossia
Citt-Nova, terra dell' Istria. Per i migliori critici pensano, che debba
il) Villani IraJ.cit.
vi. I pag. 156-1:77.
leggersi Marano d). Circa ai vescovi poi, le parole di Paolo Diacono
non lasciano ben intendere se si accordarono in quel Concilio. Pare
che abiurassero lo scisma i seguenti: il vescovo di Aitino, quello di Con
cordia, di Sabione, di Trento, di Verona, di Vicenza, di Trevigi, di
Feltre, di Asolo, di Belluno; e che con Severo patriarca, il quale di
fendeva i tre capitoli del concilio Calcedouese, avessero comunione
Severo vescovo di Trieste, Giovanni di Parenzo e Vindeniio di Ce-
neda. Ma ci non sussiste, perch sappiamo che furono poscia pi
che mai pertinaci nello scisma i vescovi di Sabione, di Belluno, di Con
f) auralori e. s. cordia, di Trento, di Verona, di Vicenza e di Trevigi e).
110
rescovi della Venezia sotto la diocesi d' Aquileja a), al quale vi^p^Mi6,
inleirennero i seguenti: Pietro d'Aitino, Chiarissimo di Con
cordia, Ingenuino di Sabione, Agnello di Trento, Juniorc di
Verona, Oronzio ili Vicenza, Ruslico di Trevigi, Fontejo di
Fellre, Agnello di Asolo e Lorenzo di Belluno, e furono
dieci b). In esso il patriarca Severo esibi la confessione e b) Dello luogo cit.
detestazione del suo errore commesso in Ravenna comu
nicando coi condannatori dei tre capitoli e), e ritrattossi in e).1 II.Muratori.
anno 'XX
Ann.

iscritta, protestando di rimaner fermo ne' primi sentimenti ;


l*r cui que' vescovi nuovamente lo ricevettero nella loro
ttiifflUica comunione d). H) Limili e. sopra
voi. Il paK. 1M
>$S Nel novembre di quest' anno le provincie della
Wia e della Liguria, anzi tutte le regioni d' Italia, furono
innondate da tale un diluvio, accompagnato da orrendi tuoni,
r!ie dopo P universale credesi non esservi ricordo d' uno mag
are. I fiumi ed i torrenti travolsero seco assaissimi poderi
f fille, con disfacimento delle strade e de' campi e ne nac- e) Paolo Diacono
iue grande mortalit d' uomini ed animali e). E i Longo op. rll. lilt. Ili f.1).
XXIII Muratori i'.
sop. uiuiu 3'J.
bardi dominatori dell' alta Venezia, sapendo danneggiala la
parte bassa della medesima, eh' era in possesso dei Greci,
non curarono pi di chiudere gli aperti argini de' fiumi, ac-
'iocch maggiormente fosse devastata. E forse la decadenza
'ii varii luoghi della bassa Venezia ebbe principio da tale
ento: quindi il basso Padovano, il Polesine e tutto il mar
gine della laguna n' ebbero danni gravissimi f ). I ) Filiali. Sue. or.
voi. Ilpag. 12-'-l30.
590 Teodolinda sposa Agilulfo, duca di Torino, a palio
cta si facesse cristiano g) (1). oj KampoMi. Cro
no! universale-

(I) Agilulfo fu il primo de' Longobardi che ad istanza dulia sposa


*ticesse cristiano. Il di lui esempio venne seguito dai trentasei
!*ui Longobardi in Italia. Teodolinda fu la quarta regina il di cui
indente sul cuore dello sposo abbia fatto nascere in que' tempi
"sudditi una religiosa rivoluzione li), conducendo i Longobardi, N^resco Nicol, m*.
^ ariauismo che professavano alla fede cattolica i ). w " i'a"'" Mar*,
tergou 36,
120
590 Ad accrescere le calamit d' Italia sopraggiunsc
in quest'anno ferissima pestilenza, che priv di vita iniiii-
merabile moltitudine di persone, infierendo particolarmente
in Roma; e vittima della medesima fu pure papa Pelagio li,
a) Murai uri. Ann
d'it. anno 590. morto alli 8 febbrajo a).
590 Gregorio I, cio il Magno, Pontefice Romano,
succede a Pelagio li e muore nel giorno 12 marzo del
b) Dolio l'anno 604 b).
590 Da una lettera di S. Gregorio papa, diretta a tutti
i vescovi d' Italia, sappiamo che il re Aulari nella solennit
pasquale di quest' anno eman quel!' empio editto con cui
proibiva che si battezzassero nella fede cattolica i figliuoli
e) Dello de' Longobardi e).
591 Agilulfo duca di Torino, gi cognato di Autari,
uomo gagliardo e bellicoso e si per 1' aspetto che per l'animo
attissimo al reggimento del principato, sul cominciar del no
vembre dell'anno precedente fu nominalo alla real dignit;
ma poscia nel mese di maggio di quest'anno, unitisi in as
semblea i Longobardi, fu egli dall' assenso universale confer
iti Paolo
i. ni e.Dlap. SI. mato , re in. Milano
.... d).. (1).
...
ed. xxxv.
591 Grave siccit afflige V Italia, perch dal gennajo al
settembre di quest' anno non cadde pioggia, e fu scarsissimo
il raccolto. Anche le locuste guastarono fortemente il terri
torio di Trento, divorando la foglia degli alberi e le erbe

Le altre tre furono: Clotilde in Francia, Ingolda nella Spagna e Berta


'SSSSH1 cron- neir Inghilterra e).

I) Dello (I) Rampoldi f) lo fa coronato in Monza con la corona d'oro


cerchiata internamente di ferro, ordinata da Teodolinda; la quale po
scia ebbe il nome di corona ferrea ; bench il Muratori ci dica : chi
scrive che egli fu coronato in Milano con la corona ferrea non
rf Muratori e. aop. assistito da documento o testimonianza alcuna dell' antichit g)- "
anno Vii. Liruti poi ci avvisa essere stato nel maggio del 591 pubblicamente
acclamato re Agilulfo, e coronato all' uso Longobardo con la tradi-
wiMiMlBifu z'one dell' asta o lancia h).

121
de" prati, lasciando per intatti i grani. Questo flagello si
riprodusse anche nell' anno seguente a). a) Muratori. Ann.
d'it. anno 591.
591 Peste terribile in Italia, specialmente in Ravenna
e neir Istria, cbe attacc pur anche la citt di Narni b). An bj Detto
e) Paolo Mac. St.
che a Grado infier orribilmente e). Il Liruli la chiama pe clt.ro>. lVeap.IV.

sle inguinaria d). d) Llruti. Piot.'ec.


voi. Il pag. 3SH.
591 0 in questo, o nel seguente anno, Arigiso, o Ari
chi succede a Zoltone nel Ducato di Benevento, ed man
dato a quella dignit dal re Agilulfo. Arichi nacque in Fo
rogiulio e fu avo dello storico Paolo Diacono, ed aio dei e) Paolo Diac. e. .
lib. IVcap. U 3
figliuoli di Gisolfo duca Forogiuliese a cui era parente e) Muratori e. Bop.
anno 592.
D papa Gregorio scrisse a lui un' epistola, con la quale rac
comandavagli volesse dar soccorso al suddiacono Sabino in
combenzato di far tagliare, dalle parli de' Bricci, alcune travi
f ) Paolo Diac. e. a.
che doveano servire per le chiese de' beali Pietro e Paolo f ). lib. IV cap. io.

596 Neil' anno presente vengono condotti per la prima


Tolta in Italia alcuni cavalli selvatici, e bufali (1), che g) Paolo Diac . e. i.
lib IV eap. XI
furono oggetto di maraviglia agi' Italiani g). Muratone s. anno

597 La guerra Ira' Longobardi e Greci, ossia sud


diti del Romano Impero, durava tuttavia in Italia; ed es-
seoo confusi i confini delle due diverse giurisdizioni,
thu diffcile che vi succedessero delle ostilit fra le
farti. Mantennero i Greci sino a quesf epoca il loro do
minio non solo nell'Esarcato di Ravenna e Ducalo Roma-

(1) Ai tempi di Strabone, come osserva il Gibbon b) erasi per- j'1jJ0}*on "*
-il ; v la razza dei cavitili della Venezia, ond' che mancavano al
l'Italia questi quadrupedi al tempo della venuta dei Longobardi.
Questa la cagione, per cui Alboino lasci a G istillo in Friuli pa
recchie man dre di generose cavalle (vedi sopra a pag. 112). Una
di queste mandre si ha contezza essere stata collocata presso i colli
di Butrio, ora Burri, non lungi da Cividale e da Udine. In seguito i
Longobardi introdussero anco i cavalli selvatici qui nominati. Quanto
ai bufali, pe' quali facevano le maraviglie g' Italiani, probabile che
Paolo, per errore inveterato, abbia dato il nome di bubalus all' urvs.
o toro selvaggio del settentrione, e cui i Germani dicono Urochs i ). liu uSTH? u&
122
no (1) ma in Cremona, Padova e particolarmente in
altre citt marittime. N si pu intendere come i Longobardi,
pi poderosi de' Greci, non formassero il blocco o 1' assedio
a) Muratori. Ann. * * . . , . .
d ii. anno 597. fa queste citta, che tanto intcrnavansi ne loro Stali a).
599 Fra il re Agilolfo, o Agilulfo, e Callinico esarca
t) Detto. Anno 599. di Ravenna fu finalmente conchiusa la pace b). Moltissimo
cooper ad ottenerla l'instancabile paciere, il papa Gregorio
I, grande per virt, pi grande per la sua viva carit verso
i Popoli sofferenti. Fu egli che preg Agilolfo, acciocch or
dinasse a' suoi duchi non guastassero la pace fatta, ma fosse
conservata fedelmente. Sappiamo ancora, che in questi tempi
il re Longobardo non molestava i cattolici; anzi i vescovi
aveano convenevole libert di esercitare il loro ministero, e
e) Detto comunicare colla sede Romana e).
599 Il vescovato e chiesa Capritana, o Caprulana, o
di Caorle ebbero la loro origine circa questo tempo. Di ci
ne rende consapevoli S. Gregorio con le due sue lettere di
rette una a Callinico, l' altra a Mariuiano vescovo di Ravenna.
A quesl' ultimo egli scrive, che venuti a lui il vicedomino
od il difensore della chiesa di Caorle narrarongli, esser
giunto dalla Pannonia in un castello chiamato Nuove, non
lungi da Caorle, certo Giovanni vescovo ed aver quivi fissato
residenza. Ma violentemente caccialo dal Popolo, altro in
vece sua fu ordinato, coli' obbligo di risiedere, non nel castello
delle Nuove, ma nell' isola Capritana, cio Caorle, soggetta

(1) Nelle citt Italiane tuli' ora soggette all' impero Greco vi
doveva essere in quest' epoca il visconte e di conseguenza il conte.
Il nome di visconte si trova adoperato in questi secoli; e nell'anno
598 lo sappiamo usato, come vedesi in Mauro visconte di Terracina.
Tale titolo, o dignit, dur molti secoli dopo che i governatori di
una citt erano appellali Comites, conti. Il visconte fungeva la mansione
di loro luogotenente e chiamavasi perci vicecomes, che in italiano
fu detto viceconte e poscia visconte; cos pure usavasi in Francia.
I Longobardi, bench dassero ai loro governatori il nome di giu-
<i) Detto. Aimo 598. dici, pure alcune volte li chiamavano conti d).
123
alla Tasta in allora diocesi d' Aquileja. Questi, siccome suf-
fraganeo Aquilejese, venne persuaso ad entrare nello scisma,
dal qual errore per ravvedutosi, ricorse all' esarca, onde ot
tenere la sua riunione alla chiesa Romana; ci eh' ei fece.
Ma non fermo, ricade nel partilo contrario e si allontan dal-
l' isola. Questa ragione spinse il Popolo di Gaorle ad inviare
al pontefice i sunnominati coli' incarico di chiedere li prov
vedesse di un vescovo. Perci io vi dico, seguita il santo
pontefice a Mariniano, se il vescovo assentatosi ama ritor-
wre, semprecch viva nelF unit della Chiesa Cattolica, re
stituitelo alla sua sede ; nel caso contrario, createne un altro
cattolico,
.
che risieda in quell'
*
isola, cui io IO
pongo sotto la vo- a)T'lluniti, noi. cu.
p.Mdaiianoo
slra giurisdizione sino a che durer lo scisma Aquilejese a). wJu&ia'!ii.A
600 Gli Sciavi, ossia Schiavi (1) o Schiavimi, che
avevauo gi comincialo ad entrare in Italia, minacciano

(I) Questi Sciavi, o Slavi, che con Cant noi diremo gli Slavi
Aali del mai- Nero, nel 527 compaiono a settentrione della Dacia,
toste al modo degli altri barbari infestarono la Mesia e l' Illiria,
'Incordo forse co' Bulgari, nel 5(i8; soggiogati poi dagli Avari, do-
'rtlero seguirne le imprese, sino a che questi rimasero sconftti
'unum a Costantinopoli, nel 626. Gli Sfcvi diedero mano ai Romani;
< cacciati i loro antichi signori dalle rive della Sava, piantaronsi
all'interna Illiria, consenziente Eraclio. Avvezzi a vivere sotto ca
tarie, o in grotte, distruggevamo quante citt occupassero, e le
mine di Scardona, Naroua, Solona, Epidauro rimasero monumenti
di loro Terit.
Le tradizioni ci presentano gli Slavi per gente tranquilla, tutta
lavoro e casa, che "fissava dimora tosto che nel passaggio trovasse
conveniente luogo, inoffensiva a' vicini, industre sui campi, ed ospi
tale a segno, che qualora partivano per un viaggio, lasciavano la porla
schiusa, legna sul focolare, provvigione nella dispensa: belli del resto
quanto robusti e mirabilmente snelli del corpo. Eppure dai loro
fotti ci appajono tremendi guerrieri, e gente fiera, che convertita la
stiva e la ronca in lancie e spade, divennero formidabili ai vicini,
malevoli, scaltriti, crudeli. Dopo la battaglia piaceansi di torturar il
Prigioniero, dilettandosi degli spasimi di esso ; dopo il mercato assa
livano il merciajolo, togliendogli per forza il danaro datogli per patti.
Tiranni domestici, nessuna pena infliggevano all' uccisore d' una don
na; il marito concavasi nel letto, mentre le mogli giacevano nude
124
Solona citt dell'Istria, il di cui vescovo era Massimo Que
sti barbari, gi impadroniti di buona parte deU" illino, rico
noscevano per loro signore Cacano re degli Avari, o almeno
dipendevano molto da lui. Con esso, per assicurarsi da' ne
mici esterni, Agilulfo conchiusc pace in Milano a mezzo dei
di lui ambasciatori ; onde poter battere g' interni, come fece,
contro Zangrulfo duca di Verona, Gaidolfo duca di Bergamo
l Muratori. Ann.
il'II. anno 600, e Vernecausio in Pavia cui vinse e pun a).
600 La peste affligge Ravenna e la spiaggia dell'A
b) Detto driatico b).
601 Padova viene assediata da Agilolfo re de' Longo
bardi, in vendetta del rapimento praticato in Parma, quan
tunque sussistesse la pace o tregua fatta tra i Longobardi ed
i Greci, dall' esarca Callinico delle persone di Godescalco e
sua moglie, di lui figlia. Forte difesa present la citt e
lungamente sostenne l'assedio; ma dovette cedere, e bench
e) Detto. Anno COI. innocente, fu incendiata, e vennero atterrate le sue mura e].
dj Detto. Annoimi. 601 La peste infierisce crudelmente in Verona d).
In questo tempo ritornarono dalla Pannonia, ossia Un
gheria, gli ambasciatori Longobardi che aveano confermata

all' intorno sul pavimento; e quando egli moriva dovevano uccidersi o


bruciarsi con esso; uso che in Polonia continu fin al X secolo e
in Russia anche pi tardi.
La loro religione tiene anch' essa delle asiatiche; e la luce e le
tenebre vi simboleggiano il bene e il male, per modo che bianco
(bielo) significa glorioso, favorevole: nero (cerno), crudele, pericoloso.
Dall' ente supremo Zvantervith ( aspetto santo) o tiglava (trinit), o
dispensiero della luce, dipendono minori deit, parte nere, parte
bianche; queste benefiche pei loro consigli, malefiche quelle per
magica potenza e sinistre suggestioni: e idoli e sacerdoti e tempii
avevano nelle citt e nelle foreste. Veneravano anche la natura, e
fonti e quercie sacre interrogavano.
La loro lingua, bench da alcuni per il cumulo di consonanti
offerto dagli scritti loro siano indotti a crederla stranamente dura,
soavissima, pieghevole all' accento della passione, maschia e soda,
e) Canili. SI. nniT.
R.t.viib. ti a 16. popolare e forbita, e ricchissima nella sua grammatica e).
125
la pace con Cacano re degli Unni chiamati Avari (1).
Venne pure seco loro un di lui ambasciatore incaricalo di
passare in Francia, per indurre quel re a mantenere la pace
co' Longobardi, stante la lega difensiva fatta dagli Avari con
essi. Tale era la forza di Cacano che imponeva all' impera-
tore, ed esigeva rispetto anche dai re di Francia. a). a] Muratori. Ann.
d lt. anno GOL
601 Agilulfo incendia gli antichissimi bagni d'Abano,
e guasta le insigni fabbriche col innalzate dai Romani e
b) Fillasl. sa*, ec.
ristaurate da Teodorico b). voi. Il >ag. 110.
li D'i Il forte castello di Monselice nel Padovano, cre
dulo inespugnabile perch fondato su di un' erta rupe, e che
lino a questi tempi erasi mantenuto all' ubbidienza dell' Im
pero, venne in potere de' Longobardi, probabilmente dopo ci Murai, e. f. anno
602 Za netti. Rei.
un ostinato blocco d). do' Long. pag. 167.

602 L' Istria, provincia che si mantenne costantemente


fedele al Greco Impero, venne invasa da' Longobardi, i
(piali in unione agli Avari venuti dalla Pannonia, ed agli
StUvi calali dall' Illirico, devastarono quelle contrade con sae
d) Murai, e. *. anno
tta ed incendii e). mi Uniti Noi.
di. t. u p. m-sa.
605 In quest' anno Gaidoaldo duca di Trenlo e Ci-

(I) GIS Avari, spossessati delle loro terre Uraliane dai Tu-Kiu,
sorti dagli avanzi degli Yung-nu, nel 550 passarono il Volga ; e le
lue loro trib degli Uar e dei Kunni, indicate per lo pi col
Dome comune Uarkoniti, penetrarono in Europa, assumendo il te
muto nome di Avari. Accostatisi nel 557 alle falde del Caucaso,
utile terre degli Alani e de' Circassi, si diressero, col mezzo de'
'oro ambasciatori, all' imperatore Giustiniano in Costantinopoli, of
frendogli di porsi a suo servizio per difendere e distruggere i
nemici del Romano Impero, chiedendo in guiderdone sussidii e pos
sessioni. Non ardi Giustiniano rifiutarli, anzi carichi di doni li ri
mand, slimolandoli contro i nemici dell'Impero; onde, passato il
Tanai e il Ilorislene, penetrarono nel cuore della Germania, e s' as-
sisero siili' Elba e sul Danubio. Quando la loro ambascieria si pre
not in Costantinopoli, come fu detto, que' cittadini uscirono ad
ammirarne le strane forme, e quei capegli cascanti in lunghe treccie
sulle spalle, e annodali con nastri e). LSTit+&
126
sulfo duca di Forogiulio, gi disgiunti per lo innanzi dai
ni, vrap. xxvii?. l'alleanza d'Agilulfo, furono da esso richiamati alla pace a).
Neil' inverno precedente all' anno della morte di S.
Gregorio papa il freddo fu si forte in Italia, che dissecc le
viti, e nella state seguente il caldo si eccessivo, che inaridi
li) Muratori. Ann.
quasi
1
tutte le messi ; e le poche

rimaste furono consunte
Kg.S^Two: dalla voracit de' topi e dal vento brucione b).
C04 Firmino vescovo di Trieste scismatico ritorna in
quest' anno alla comunione cattolica per esortazione del papa
e] Bolla Bona. SI. n mj s
cfonoi.pag. 20. Gregorio Magno e).
604 Muore in quest'anno, ai 12 marzo, il pontefice
d)Mur. e. s. an.SO.
S. Gregorio,
D'I
e l' Italia perde in lui un uomo Ogrande 1per
v^MiVin note: scienza e virt, e per doli <T animo e di cuore singolari d).
e)pia|ina.vnee. q|j succede Sabiniano nel di 1 settembre e) (1).
604 Sabiniano, Pontefice di Roma, successe a Grego
rio I il Magno, e credesi consacrato addi 13 settembre e
rj Muratori e sop. mor nel giorno 22 febbrajo del 606 f).
604 Pace, o tregua fatta in questo tempo tra V esarca
Smeraldo ed i Longobardi per la durata d' un anno, eh' ebbe
g) Detto. Anno mi. il suo principio nel mese di novembre g).
605 Nel novembre dell' anno presente termin la tre
gua tra i Greci e i Longobardi ; ma 1' esarca Smeraldo, tro
vandosi in difficili circostanze, tratt nuovamente per la con
ferma di essa, e l'ottenne per un anno ancora; per col-
b) Delio. Anno 603. 1' Csboi'SO di dodici mila Solili il" (ITO 11).
606 Gisulfo duca del Friuli nel lungo suo governo, rifor
malo il desolato paese, riedific particolarmente Castel Venere,
pari.YpaM.0 ' che poscia fu chiamato S. Vito olire il Tagliamenlo i) (2).

(1) Si vuole ebe Sabiniano abbia ordinato fossero distinte le ore


per dire nelle
1' officio nelle chiese, e di continuo
fosse siintrodotto
tenessero1' leuso
lampade
Ui*im'pag!cio9; accese medesime 1) nonch delle
uiiiv.v. un. p. si campane wj.
(2) Per la verit di questo riportato ne lasciamo la mallevali
al Palladio da cui lo trassimo.
127
607 Bonifazio, III gi eletto Pontefice Romano, fu con
sacrato nell' anno suddetto e in questo pur anche cess di
, . a) Muratori. Ann.
vivere ai. d'iuiia.
607 Di?isione della chiesa d' Aquileja in due patriar
cati, accaduta a cagione dello scisma b) (I) Successa la TOi.u?pai,Vo:
morte del patriarca Severo (2) i Longobardi dominatori
del Friuli vedeano di mal occhio il benessere de' Veneti
nell' estuario, e sollecitarono i vescovi scismatici a porsi sot
to la loro prolezione. AH' incontro T esarca di Ravenna avea
per iscopo di eleggere un patriarca, che mettesse fine allo
scisma; perci in Grado fu eletto Gandiano o Candidiano a
quella dignit. Protestarono que' vescovi contro la fatta ele-
one, e coli' assenso del re e di Gisulfo duca del Friuli,
elessero in loro patriarca Giovanni abate, che portossi a
risiedere in Aquileja, allora in qualche modo rifabbricala e). ?0''m pig?5i.ec'
Cosi successe la divisione della chiesa Aquilejese, restando
a quella di Grado patriarca ortodosso, a quella d' Aquileja
scismatico. Questo fatto fu sorgente d' un odio implacabile

(1) Accreditati autori pongono sotto V anno G06 la divisione di


questa chiesa. Noi per, vedendo i migliori scrittori nostri, e quei
medesimi che abbiamo contro, essere concordi nel fissare 1' anno
586 per l'elezione del patriarca Severo; osservando che niuno si
oppone riguardo agli anni 21 di sua sede riportatici dal Dandolo;
e riscontrando nell' indice cronologico dei patriarchi Aquilejesi, po
sto nell' appendice all' opera M. E. A del padre de Rubeis, fissato
l'anno 607 per l'elezione dei due patriarchi contemporanei, suc
cessori a Severo, epoca che concorda pienamente cogli anni dell' e-
lezione e della sede di questo patriarca e che fissa il vero anno
delia divisione, della detta chiesa, fummo indotti ed abbiamo cre
duto nostro dovere di annotarla, appoggiati anche a varii autori
delle cose nostre, sotto 1' anno 607.
(2) da osservarsi a questo luogo, che alcuni cronologisti fanno
succedere a Severo il patriarca Marciano. Cosi si nota nella cronica
l'I bandolo, e nella storia ms. de' patriarchi di Grado di Giacomo
Yalvasone. Ma il Muratori, colla scorta di altri dotti uomini, esclude
Marciano dal patriarcato di Grado d). &.Yj?j!ai.TS.
128
che dur pi secoli Ira gli abitatori del continente e quelli
iffwflif delle isole, fomentato dai due prelati rivali a).
607 Giovanni abate patriarca d' Aquileja, scismatico,
fu eletto in questo tempo, come dissimo, sedette anni 12
iUM%?.Vn' e mor m Aquileja nel 619 b).
607 Candidiano, o Candiano, patriarca ortodosso di
Grado, venne eletto in quest' epoca, come fu detto. Era Ri-
minese e nativo della terra di Candiano. Sedette anni 5, e
e) Detto Iti. IIIOI' circa il 612 C).
608 Bonifazio IV, Pontefice Romano, dopo 10 mesi
ed alcuni giorni di sede vacante, addi 25 agosto fu assunto
nella sedia di S. Pietro e venne a morte nel di 7 di mag-
Vana"0''" Ann' S' dell'anno 615 d).
611 Smeraldo esarca di Ravenna venne richiamalo a
Costantinopoli da Eraclio imperatore, e sostituitogli Giovanni
Lemigio Patrizio. Credesi ci succedesse, o perch consi
deralo creatura di Foca, o perdio riconosciuto abbisognare
in Italia d' un uffiziale di sua maggior confidenza. Il nuovo
esarca, falla residenza in Ravenna, tratt tosto di pace o
tregua d'un anno col re Agilulfo, e l'ottenne a dinaro: solo
n.ezzo rimasto all' indebolito Impero Greco contro la potenza
e) Detto. Anno 6u. Longobarda, onde assicurar quivi la quiete delle sue citt e).
611 Gli Avari, o Unni, popoli barbari, infidi alleati
{uHr!fc5:"ii'p.IB de' Longobardi, sotto la condotta di Cacano loro re muovono
TOi.aviiW ra!' ad una terribile invasione nel Friuli f), e vi entrano dalla
g) Palladio. SI. eli. , j ti n \
pan. ipag. . parte della Gorizia g).
611 Gisulfo primo duca del Friuli, dopo 43 anni di
governo e residenza in Forogiulio, sentendo in quest' anno
avvicinarsi la spaventevole venuta degli Avari, ordin che
tutte le castella del suo ducalo fossero fortificate, acciocch
servissero di rifugio anche agli abitatori della campagna, che
fiJ;'S;,c-fTl11 vi si ripararono h). Paolo Diacono nomina fra queste Cor-
mona, Nomaso, Osoppo, Artenia, Reunia, Ghemona ed Ibli-
gene (vedasi in quest' opera a pag. 78). Egli, il duca, riuniti
129
intanto tutti que' Longobardi che gli fu possibile, coraggioso
si port ad affrontare i nemici ed attacc battaglia. Pu
gnarono da prodi i Longobardi, ma sopraffatti da forze mag
giori, quasi tutti, con Gisulfo, caddero spenti sul campo.
Dopo la vittoria, infierirono quo' barbari sul territorio Friu
lano con saccheggi ed incendii, e posero assedio al Foro di JJjp2JJJ-t|f!L
Giulio, oggid Cividale del Friuli a) (1). up*: "' T'

(1) Intorno all' origine di Forofriulio, ora Cividale del Friu bJNIeolctti.Daeato
del Fr. t. uh. p. G
li, nulla diremo , perch non s' hanno fatti pienamente prova ms. Cron. di tur.
Varcatone di Ma
li b). certo per , eh' esso il vecchio Forogiulio descritto niaco ms.
sella Geografia di Tolommeo con topografica precisione, indicandolo e) Nlrolctti e. sop.
appunto sotto a' monti alle rive del Natisone ove tuli' ora sussiste e). pag. 6.
Che Giulio Cesare fosse quegli che v* introdusse il Foro o Mercato
e gli desse il nome, un fatto storico gi da noi riportato; ma che
egli ne sia stato 1' edificatore, non lo possiamo asserire ; anzi col
Nicolelti e con altri siamo condotti a credere, che prima di Giulio
d) Detto pag. 7-8.
Cesare questa citt avesse principio d). Di Ila ili il Biondo da Forl e) Il Biondo. L'I
e) porta: esser quella citt che nel 185 avanti Cristo fabbricarono talia illustrata.
i Galli nella provincia della Venezia non molto lungi d' Aquleja. ti Plinio lib. Ili
E PUaio dice f) che lontano 12 miglia d' Aquileja fu disfatta una citt cap. XIX.
i H. Claudio Marcello, contro la volont del Senato. Lo stesso suo
nome, die procede da origine celtica, ci lascia luogo a congetturare g) Vlvlanl. Traditi,
tssere stata probabilmente edificata da' Galli g). Pier Paolo Loca- eli. noi. I pag. mi.
telh poi nel suo Commentario delle cose di Civirial del Friuli li) li) Ms. Pinma pan.
11 pag. 16.
a merle aver essa citt appartenuto alla Repubblica Romana,
iodi per successione a quegli imperatori. Checch ne sia di vero
''! ci, noi sappiamo che noli' anno i'.l avanti Cristo fu da Giulio
Cesar* aggregala alla cittadinanza dei Romani, e divenne colonia
Romana ( vedasi a pag. 10 di quest' opera) ascritta alla Trib
Seapzja i ). Poche citt invero ebbero, come questa, tanto svariate I ) Urlili e. sopra
voi. 1 pag. 212.
denominazioni, perch sino al termine dell' Vili secolo fu chia
mata Forum Julii. Sotto Carlo Magno cominci a nominarsi Ci
nta* Forojuliana, Oppidum Forijulii, e Caslrum Forojuliensp. Dopo
Carlo Maguo Cividale continu a dirsi Civilas Forojuliana. A' tempi
di Carlo il Grasso i sapuli la nominavano Forum Julii. Anche nel
1015 si chiamava Civilas Fori Julii. Per verso il 1195 si trova
nominala Civilas Austria, e Austria Civitas, ed anche Civilas Fori
Imiti qua dicitur Austria. In qualche instrumento viene chiamala so
lamente Civitas; ma allora era capo di lutto il paese, o provincia.
Dalla quale denominazione poi per abbrevialura di lingua, come ac
costumano i Friulani, si form Civitat e Cividal, che in seguito la I ) Fonlanlni. Delle
dolcezza della lingua Italiana mut in Cividale 1 ). .Maaiadcp.au.21.
Questa citt, secondo le antiche cronache friulane, fra le quali
9
130
OH Cacano co' suoi Avari assedia Forogiulio, o divi
dale, alla di cui difesa, dopo l'accaduta morte del duca Gi-
sulfo, stava Romilda di lui moglie, che ivi erasi rinchiusa
coi proprii figli: ma come dall'alto degli spaldi vide il Ca
cano, lasciva od ambiziosa, pens acquistarsene 1' amore col
tradimento, e sped esibendogli la citt e tutto, s' e' le pro
mettesse sposarla. Promise egli; ottenne la citt, che mand
a sterminio, e men schiavi gli abitanti, cui poscia, non
mantenendo la fede data di depositarli sui confini della Pan-
nonia, fece uccidere tutti, meno le donne ed i fanciulli,

iviTianLTradu*. una reputatissima scritta da Jacopo Valvasone di Maniaco, fu di-


cit. voi. i pag. strutta tre volte a); e Nicol Ciancino ci riporta le due prime, cio
!\nt^iuVJ;!,7M!,''|quella degli Unni, e quella degli Ostrogoti, indi la dice ordinata da
&nlrfun.'pl'iw! Alboino re de' Longobardi b). Da ci rilevansi precisamente le tre
accennate distruzioni, quando vi si aggiunga la pi terribile di tutte,
quella degli Avari. Dalle due prime non sembra per che questa
citt venisse totalmente atterrata, ma che conservasse sino a que-
st' ultima distruzione la sua forma Romana; divenendo poscia affat
to Longobarda. La moltitudine di gente poi ivi raccolta e ricove
rata, all' occasione dell' assedio fattole da Cacano, ci lascia sup-
Juiv"Urg. 23i!p' porre aver essa avuto un' importanza ed una vastit considerevole e).
Siccome citt e colonia Romana, Forogiulio fu decorata di tutte
le magistrature e dignit religiose, civili e militari volute dalle
leggi e dalle costumanze di que' dominatori: perci (ed i monumenti
lapidarli tutt' ora esistenti ce lo comprovano) sappiamo aver essa
avuto il magistrato principale, de' Quatuorviri juridicendo, un col
legio di sacerdoti, dal quale veniva eletto il pontefice quinquennale,
altro collegio di sacerdoti Augustali e de' Seviri, il Flamine Augii-
stale, l'ordine de' cavalieri Equo publieo ornati, equites; ed essendo
Forogiulio colonia militare, non v' dubbio aver avuto l' ordine dei
decurioni o senatori, ai quali per lo pi si conferivano le prefetture
'li^UTauim.' civ''i e militari d). Molto qui potrebbesi dire sulla storica rino
manza di quest' antichissima citt, sui decorosi tregi che la distin
sero per dignit religiose e civili, molto sui pregevoli documenti ch'ella
possiede, sulla lunga residenza patriarcale in essa, siili' istituzione e
merito della sua insigne collegiata, sugli antichi suoi monasteri, sulle
persone distinte per scienze e virt, sulle sue istituzioni civili, sul
valore militare, ed altro ad essa spettante: ma ci riserviamo nel
seguito di questa nostra raccolta, a riportare tutto quello che ci si
render possibile di raccorre, disponendo gli oggetti alle loro epo'
che relative.
31
a) ViTiaiii. Trattar,
che furono divisi fra que' barbari a); poi, come ebbe pos cit. voi. i pag. i.

seduta Romilda una Dotte, l' abbandon alla brutalit di do


dici suoi, indi la f' impalare dicendo: Ben ti stia un tal
marito . Assai diverse le costei figliuole si sottrassero alla
libidine nemica fingendosi puzzolenti b) (1). b) Cant Slor. un.
B.Y.YUp.H3-m.
611 Ritornarono gli Avari a' paesi loro, senza pensare
a fissar piede in Italia; n si sa se '1 facessero, o per op
posizione praticata loro dal re de' Longobardi, o per loro
volont, nulla dicendone le storie e). e) Muratori. Ann.
a' li. anno 611.

fi) I figli di Gisulfo, primo duca del Friuli e di Romilda sua


moglie, erano Tasone, Cacone, Rodoaldo, Grimoaldo, e questi due
ultimi ancor fanciulli. Inteso il maligno disegno degli Avari, imm
urano tosto su' cavalli, pensando alla fuga; ma uno di loro, dubi
tando che il fratello Grimoaldo, perch piccino, non potesse tenersi
fermo sul corridore, deliber d' ammazzarlo, anzich cadesse in schia
vit. Neil' atto che sollev la lancia per ferirlo, il fanciullo piangendo
esclam: Ah! non mi pungere, che so ben reggermi sul cavallo. E
V altro allora allungata la mano, lo prese per un braccio e lo pose
salta groppa ignuda del cavallo, per cui pot fuggire assieme co'
sani fratelli. Veduto ci gli Avari, prestamente g' inseguirono; ma
elossimi gli altri, il solo Grimoaldo fu colto da un di coloro, il
?wJe vedutolo in tenera et e bello di forme, con occhi raggianti
e Monda capigliatura, sparsa sugli omeri, non deguossi d' ucciderlo,
ma volle serbarlo ad uso di servitore. Riconducendolo esultante agli
alloggiamenti, cruccia vasi il fanciullctto di esser fatto prigione, e
reno d* ardimento, sguainata la picciola sua spada, colpi nella testa
Avaro che seco il traea e lo fece capitombolare da cavallo. Allora
Grimoaldo, dato volta al suo destriero, fuggi di galoppo e si ricongiunse
ai fratelli; e raccontata loro la sua liberazione e la morte dell' ini il) Paolo Miao. Op.
mico, lutti d'inenarrabile allegrezza furon ricolmi d). clt. I.IVc.XXXMll
Le figlie poi di Gisulfo e Romilda erano quattro, una delle quali
chiamavasi Appa ed una Gaila, delle altre due non si sanno i nomi.
Queste non la disonest della madre ma 1' amor della castit se
guitando, per non esser violate dagli Avari, si ascosero sotto la
fascia, fra le mammelle, carni di polli crude, che dal calore putre
fatte esalavano un fetidissimo odore; sicch gli Avari accostandole,
n potendo soffrir quel fetore, che credeano naturale, le fuggivano
bestemmiando e dicendo che tutte le Longobarde eran marcie. Esse
poi, vendute in diverse provincie, hanno ottenuto nozze quali alla
nobilt loro si convenivano; essendo che una di loro, per quanto
si dice, divenne moglie del re degli Alemanni, e l'altra del re di
ci Dello. Trail. VI.
Baviera e). MIlIV.ll'.ill-itt.
i52
Pare che a qucsl' anno appartenga l' irruzione . degli
Sciavi falta nell'Istria, soggetta all'Impero Greco, dove ta
gliarono a pezzi le truppe Cesaree e commisero orrendi
d'it.niL "' saccheggi a). Liruti poi riporta, che nell'anno 6H, o circa,
viuu'pag?'00' gli Schiavi continuavano a distruggere la flagellala Istria b).
612 Morto Gisulfo duca Forogiuliese, i suoi figliuoli
Tasone e Cacone presero il governo di quel Ducato (1)
cj unni e. s.p. . circa quest'anno e). Questi al loro tempo possedettero la
regione degli Schiavi che chiamasi Zelia (2) fino al
luogo detto Medaria. Quindi fino al tempo del duca Ratchi i
cKupwfs: medesimi Schiavi pagarono un tributo ai duchi Forogiuliani d).
612 Epifanio patriarca di Grado successe in questo
^ paolo ntac.^ib. tempo a Candiano. Era per l' innanzi primicerio .(5) dei
iiiraio6?xc"'To1' notai. Sedette anni uno e mori circa il 613 e).
612 In Italia l'esarca Giovanni ottenne dal re Agilolfo
f ) muratori e. sop. n p . I . i e \
aiMooii tosse contermala la tregua anche per un anno t).
612 L'Italia godeva sotto il re Agilolfo una pace in-
g) Beno. vidiabile g).

(1) Le Dncce Longobarde si nominavano dalle citt e non


ehc.S,TatpDM: dalle provincie h).

(2) Zelia Altri Aglia, e Cagelia. Tolommeo la chiama Celia


(lib. 2. 14). Plinio Celeja (lib. 5. 24J. Ora detta contea di Cilla, ed
situata nella Slina alla sinistra della Sava, quaranta miglia di-
mSSItTp'I! stante da Lubiana, verso Levante i ). Il Liruti per asserisce che
questa Zeglia, o Zelia, sia la latinamente detta Vallis Julia conl-
nante col Ducato del Friuli e a cui si va per la strada di Giulio o
Zuglio, distante ben cento miglia dalla Stiria e dalla contea di
nuupag!: c"' Cilla 1 ). Anche lo storico Marcantonio Nicoletta nel suo ms. 11 Du-
' cato del Friuli, pag. 83, dice esser la Zeglia parte della Germania
vicina alle alpi Giulie, e perci detta Giulia, e corrottamente Zeglia
da un lumie del medesimo nome.
(5) Primiccrins, primo di qualunque ordine Suppongono
alcuni che 1' origine di questa voce sia da prima cera, significando
il primo personaggio iscritto nella tavola cerata. Vedi questa ed al-
"olYpas.' sb!op' tre opinioni nel Dul'resne alla detta voce va).
613 Seguita l'Italia a godere la pace per la tregua
che ad anno si andava confermando tra' Greci e Longo
bardi; e sappiamo che quelli (o l'esarca di Ravenna) pa
gavano annualmente ai Longobardi un tributo di tre centi-
naja d'oro, somma che accostavasi a 14400 doble a). d'iKraei^""'
613" Durava tuttavia in Milano, nella Venezia e in altri
luoghi, lo scisma fra i cattolici, accettando i pi di essi il
quinto concilio generale, ed altri rigettandolo. E premendo
il re A gii olio che fosse lolla questa discordia, per ordine suo
S. Colombano scrisse lettera al papa Bonifacio IV, supplican-
. , , i-i% bl Detto- anelli
dolo interponesse la sua autorit onde cessasse lo scisma b). J^Si.1' u,lic"
6l Cipriano patriarca di Grado successe ad Epifanio.
En di Pola nell' Istria. Fu creato circa quest' epoca, e dopo
a*er seduto anni 15, mor in Grado, e venne sepolto nella
chiesa di S. Eufemia cattedrale di queir isola l' anno 628 e). >i. ni w- '" '
613 0 in questo o nell'anno seguente, il re Agone,
ossia Agilolfo, spedi ambasciatori a Clotario re de' Franchi,
tre nobili Longobardi, Agiolfo, Pompeo e Gautone; onde a-
bolire l'annuo tributo di 12000 soldi d'oro, che sino dal
tempo de' duchi pagavano i Longobardi ai Franchi. Seppero
essi, con un regalo di 1000 soldi d'oro per cadauno, gua
dagnare i tre ministri di quel re ; e fatta offerta, che fu
accettata , di pagare in una volta la somma di 56000
soldi d* oro, posero fine al tributo. In quest' occasione fu pure
stipulato un trattato di pace ed amicizia perpetua tra i Fran
chi ed i Longobardi d). aJW"-
615 Agilolfo re de' Longobardi, detto anche Agone,
pervenuto alla regia dignit nel novembre del 590 ; muore
m questo tempo dopo 25 anni di regno. Principe di gran
nlore, di molla prudenza, che am la pace pi che la
prerra, e si rese singolarmente glorioso, perch fu il primo
tea i re Longobardi ad abbracciare la cattolica religione; il
cbt valse non poco a richiamare dall' arianismo la Nazione
Longobarda e). e)De"9
134
615 Adoloaldo figlio di Agilulfo succede al padre nel
regno Longobardo: nato nel 60*2, e proclamato re nel 604,
tuttavia in et incapace a reggere i Popoli, perci abbiso-
9Lumiitm' gnevo'e della tutela di sua madre Teodelinda a).
615 Grandi tremuoti si fecero sentire in Italia, e vi
si aggiunse ancora il fetente morbo 'della lebbra. Non sa-
prebbesi dire, se questo malore fossevi incognito per {'in
nanzi, ovvero raro; ma sappiamo che ne' secoli susse
guenti continu con forza in tult' Italia e fuori, in modo che
poche citt Italiane erano prive di lazzaretti per raccogliere
gl'infelici affetti di questa malattia s ributtante ed attacca-
"i1*"0 Uccia b) (1).
Diodato, Deusdedit, sessantesimo Pontefice di Roma, oc-
eul"" mm "5 cuPa 'a se^e ^a' ^9 novembre 615 agli 8 novembre 618 e).
616 In questi tempi l'Italia godeva un'invidiabile pace,
mantenuta da Teodelinda, che nella minorit del figlio non
amava la guerra, e dall' esarca di Ravenna, che vedendo
l' Impero d' Oriente sconvolto dai Persiani, non trovava il
<j) dciio imo 616. suo conto a far movimenti d).
616 In quest'anno, o nel precedente, successe in Ra
venna una rivoluzione , in cui caddero uccisi 1' esarca
Giovanni Lemigio e tutti i giudici che seco avea condotti
nella venuta all'Esarcato. I Ravennati procedettero ad un tal
fatto, o per la superbia di Lemigio e mali trattamenti da
lui usati, o per gli esorbitanti aggravii loro imposti. Infor

mi) A questo luogo crediamo pure di dover accennare altra ma


lattia, che peggiore della gi detta afflisse per molto tempo l'Italia,
l' elefantiasi. Questo era un morbo, le di cui reliquie per lungo
spazio si mantennero in Italia e vi duravano ancora uel secolo VII;
n da maravigliarsi se anche in Aquileja potesse esistervi, aven
do essa commercio con tanti paesi da quel male imbrattati. Que
sto morbo a differenza della lebbra eh' una scabrezza esteriore
che diftondesi, a fior di pelle e che fa crosta peggio che scabbia ,
flli vofut;' s> *nterna ass!U P' ne"a carne rosicando e serpeggia a guisa i
ruuu.cu- tui. unic \
pag. 7 alla 81. Cancro Cj.
135
raatone Eraclio, sped losto in Ravenna 1' eunuco Eleuterio,
patrzio ed esarca, il quale sollecitamente attirato rigoroso pro
cesso contro gli uccisori di Giovanni, mand molti alla scure.
E qui convien dire, che g* Italiani trovavansi a condizione ,, Muni(or,. Ann.
ben migliore sotto i Longobardi che sotto i Greci a). FiuaVsgg.2!!.
616 Tasone e Cacone duchi del Friuli, circa questo
tempo (1) vengono uccisi a tradimento in Opitergio
(2) ora Oderzo, per ordine di Gregorio patrizio che co
mandava in quella citt, allora spellante all'Impero Greco.
Dest invidia la loro crescente grandezza, e Gregorio con
artifiziose e larghe promesse, in ispccialit di lasciarsi erede
Tasone per la grata ricordanza dell' avuta amicizia col padre,
li sedusse a recarsi col. Ma giuntivi, furono chiuse le porte,
ed assalili a furor di popolo e' vennero falli a pezzi; non per
senza aver prima venduta ben cara la loro vita, siccome
prodi quali erano. Il capo di Tasone fu portato a Gregorio, il
quale, a mantenimento della promessa fatta, gli tagli i primi
peli della barba (3) essendo inviolabile consuetudine tra

(1) Discordano gli storici intorno all' epoca di questo fatto, po-
radolo alcuni nell' anno 655, altri nel GI circa. Noi ci siamo de
terminati a seguire quest' ultimi, perch sembrano combinare con
Paolo Diacono. Anche il Nicoletti b) pare voglia accennare a quest' e- Jag'.'s'!"1 ms' c"'
poca. Rendiamo perci attento il lettore, onde ne faccia queir uso che
creder meglio.

(2) Opitergio, siccome la pi popolata citt, e ragguardevole pel


soo porto, era in quest' epoca residenza del governatore dell' Im
pero il' Oriente, che ancora signoreggiava alcune citt del nostro
Ll ~\ e) Uniti. Not. ecc.
litorale e). ,0i. i pag. m.

(5) Adriano Valesio nelle note al Berengario spiega difesamente


questo rito di radere ai giovanetti la prima volta la barba ; che pra-
ucavasi eziandio dagli antichi cristiani. I parenti e gli amici condu-
cevano in chiesa il giovinetto, dove era raso per mano del sacerdote
ed anca del vescovo, i quali intanto recitavano un' allusiva orazione.
I grandi poi sceglievano qualche personaggio di alta dignit per lo
stesso ufiizio; onde intendevasi che colui il quale recideva la prima
barba ad un giovane, lo prendesse per figlio adottivo d). cliVn.u'igrai:
156
a)Nler>lcttlm.eit.
pa*. 83-X4Uniti. i Longobardi di raffermare e irrevocabilmente stabilire sol
Noi. ce. t. 111. 30
e 31Palladio. SI.
oc. pari. Ip. i'J-.'W.
tanto colla solennit di quest' allo 1' elezione d' un erede a).
616 Grasulfo fratello a Gisulfo duca del Friuli fu co
li) Llroli e. s. voi.
Ili pag. 31. stituito in quest' anno a presidente del Ducalo b) e succes
e) Molse. SI. dei
[lominli slrail.ln II.
voi. DI rag. 151.
sore di Tasone e Cacone e).
616 Grimoaldo e Rodoaldo figli di Gisulfo duca del
Friuli, per non essere soggetti al regime del loro zio Gra
sulfo, fuggono nuovamente, e per la via di mare riparano in
Benevento. Quivi furono accolli con vivo affetto ed adottati
per figli da Arida Forogiulicse, duca Beneventano loro ajo
d) Paolo Mae. I. IV
p. YLILlrutl e. s.
voi. Ili pag. 31-3-2. e parente d).
616 Agrestino, monaco Lussoniese, predica in Aquileja
c) Palladio e. . p.
1 p. 49Zanetti op.
cil. Tol.un. p.S86.
il Manicheismo e) (1).
616 In questi tempi nel Regno Longobardo ammini-
stravasi con rettitudine la giustizia, ed esigevansi dai Popoli
le sole contribuzioni necessarie al sostegno dello Stato e del
r 1 Zanetti e., voi.
unic. pag. 218.
reale decoro f). Anche la cattolica religione, a cui profes-
savasi credenza, veniva onorata nel culto esterno, seguitando
gj Cantii. SI. unir.
v. Vlldinac.p.172
Zanetti cs.p.220. 1' erezioni di chiese, di monasteri e di luoghi pii g).
619 Marziano, patriarca scismatico d' Aquileja, successe
h) Urtiti e. I. toI.
Ili pag. 8.
a Giovanni nel 619, sedette anni 9 e mor l'anno 628 h). Fu
molto amato da Arioaldo re de' Longobardi, da cui ottenne
i ) Palladio pari. I
pag. Si favori ed accrescimento di autorit nel suo Patriarcato i).
619 Bonifazio V successe nel Papato a Deusdedit nel
1 ) Muratori Ann.
d:ll.aiinl6|-.li.'l'.-ii. 25 dicembre e mor alli 22 oltobre dell'anno 625 1).
619 Eleuterio patrizio ed esarca di Ravenna, bench

(1) Riconosciuto che la data qui fissata dal Palladio a questo


fatto non combina coiranno 620 circa, assegnatogli dal Muratori,
m) Zanelli e. sop. dal Zanetti m) e da altri , ci facciamo dovere di avvertirne il lettore
pag. 221-228.
a sua direzione; ed accenniamo che il Muratori non parla di Mani
cheismo. Soltanto dice, che Agrestino aftezionossi allo scisma Aqui-
lejese, e che scrisse lettera piena di riprensioni e di veleno al santo
n) Muratori e. sop.
anno 6.
abate di Bobio Aliala n). E noi diremo esservi dell' incertezza sul
preciso anno in cui accadde il fatto.
437
eunuco, pens farsi signore d'Italia ed imperatore, e forse
lo stato delle cose d' Oriente ve lo determinava. Cominci
la ribellione in Ravenna, e prima che Bonifazio V fosse ordi
nato pontefice, si diresse coli' esercito alla volta di Roma
per ottenerne l'intento. Ma giunto alla terra di Luciuolo,
che credesi posta fra Gubbio e Cagli, i soldati ravveduti del
loro errore lo uccisero, e la sua testa fu inviata, entro un
sacco, a Costantinopoli. Ad Eleuterio successe noli' Esarcato
di Ravenna Isacco di nazione Armena a). Smi-uLio w.
619 Nell'anno precedente fu gran terremuoto in Roma,
indi una peste, o forte epidemia, che trasse al sepolcro non
poca parte del Popolo b). ) Detto. Annosi*
621 In quest'epoca i Ducati e le Contee sotto i Lon
gobardi erano piuttosto Governi che Feudi (1) come

(1) I Feudi Le prime istituzioni feudali in Italia vengono


attribuite ai Longobardi. I Fendi semplici censitali, che pagan
dosi alla corte del duca, si dissero anche affitti di corte , si vogliono
fosii storici Friulani istituiti da Gisulfo primo duca del Friuli: e secon- _
4o4 Sartori, sembra fossero da lui imposti ai Friulani in riconosci
mento dell' alto dominio che per diritto di guerra avevavi sopra acqui
stato, togliendo norma dai benefizii militari de' Romani, eh' erano
soggetti a tributo. Questi fitti o corrisponsioni continuarono ad esser
pagati anche a' patriarchi, che successero ai Longobardi nel dominio
del Friuli ; e vuoisi (lasser l' annua rendita di 200mila zecchini d' oro; fe^ee^'onic!
che. cessati i patriarchi, seguitaronsi a pagare al Veneto Governo e), w- *' "
Sotto il regime dei 3G duchi Longobardi, crudele interregno di
10 anni, la maggior parte de' pubblicisti riconoscono 1' essenza, per
cosi dire, de' feudi introdotta in Italia; perch rassodati e reso il
loro potere ereditario, distribuirono come cosa propria le terre
ai loro aderenti, amici e clienti, esercitarono ogni sorta di sovrano
diritto, ed a guisa di re conferirono i benefizii dietro il giura
mento di fedelt detto il vassallaggio, e l' omaggio richiesto
dalla natura stessa del feudo d). ^a^.0- !opra
I benefizii, che in allora si videro apparire per la prima volta,
erano specie di propriet territoriale opposta a quella dell' allodio,
che vale bene libero, conferita in usufrutto a titolo di ricompensa,
per la quale il possessore era tenuto verso il signore all' adempi
mento di obblighi e servigi detcrminati e). ejDctiop.too-iot.
Fino a Carlo Magno la feudalit non ebbe regolare ordinamento.
Era un'istituzione fluttuante: e sebbene i codici de' Visigoti e de'
138
oggid, n i figliuoli potevano pretendere la successione in
essi. Se vi succedevano (cosa che cominci comunemente a
praticarsi qualora i figli erano capaci di governo, n aveano
demeriti) ci proveniva da mera grazia ed arbitrio del re
) Muratori Ann
d' It. anno 621. sovrano a).
625 Onorio I, Pontefice di Roma, dall'ottobre o no-
b)D.uo annoi vembre dei 623 aip oltobre del 638 b).
625 Adoloaldo, dopo IO anni di regno, voltato il cer
vello, impazzi: perci fu cacciato dai Longobardi (1) e in
suo luogo venne sostituito Arioaldo ; ma dei fatti di questo
^^w'Si re a noi non giunse alcuna notizia e).
625 Diviene re d'Italia Arioaldo, anteriormente duca
di Torino, marito a Gundeberga, figlia degli amati Agilulfo
e Teodelinda, che cadutale in sospetto fu chiusa in una
d) Bali, st. dit. torre ; giustificala
Yol.un.'pag.Hl. D
poi
r
e liberata per
r
un combattimento sin-
S SniMv.cap' go'are d). Arioaldo mori dopo 12 anni di regno e).
628 Rimaste vacanti, per la morte dei loro prelati,
le sedi d'Aquileja e di Grado, a quest'ultima fu eletto For
tunato, nativo di Pola ; e ci per maneggio de' Longobardi,
quantunque quell' isola fosse soggetta al Greco imperatore.
Questi, egualmente che i patriarchi d'Aquileja, teneva per il
quinto Concilio generale. Scoperto scismatico, il clero Gra-
dese ed i vescovi dell' Istria, fedeli alla Chiesa Romana, gli
si sollevarono contro : quindi, vedendosi mal sicuro, e temendo
d'esser fatto prigione dall'esarca di Ravenna, spogliata la

Longobardi contenessero parecchie disposizioni sui feudi, erano esse


per molto lontane dall' aver un carattere preciso; anzi potean dirsi
fluori. si. ecc. feudi privati e parziaU f)

(i) Secondo il Muratori, la disgrazia di Adoloaldo avvenne dopo


la morte di sua madre Teodolinda, che il Rampoldi pone nel 624 e
di cui il Diacono non ne fa alcun cenno. La causa della espulsione di
questo giovane re ignota agli storici, se pur non si volessero avere
Sl.noioT.'ipTsi'. per buone le fole spacciato da certi cronachisti g).
439
chiesa di Grado di lutti i suoi vasi ed arredi preziosi, come
pure varie chiese parrocchiali e parecchi spedali dell'Istria, fug
gi col rapilo tesoro a Gormona, Cormons, (1) castello del

(1) Il Castello di Cormons Uno do' pi antichi ino-


munenti che ricordi il nostro Friuli certamente il Castello di Cor
mons. Era posto sopra la grossa terra che porta lo stesso nome,
su ti' uno de' pi elevati colli della nostra provincia, su cui tutt'ora
se ne vedono i rimasugli all' altezza di 274 metri sopra il livello
del mare, appunto su queir ordine di colline che estendonsi fin quasi
alla fiorente Gorizia.
Nulla pu dirsi intorno alla sua fondazione, perch le storie non
ne fanno parola; mentre all'incontro ne affastellano tante sull'eti
mologia del suo nome da non poterne precisare la vera. Egli per
certo, che oltre a 12 secoli addietro trovasi nominato nella storia di
questa provincia: cio nel Gli dell'era volgare, quando Gisulfo pri
mo duca del Friuli lo fece fortificare assieme ad altri castelli del
suolo Friulano, acciocch potessero in esso rifuggiarsi dalla fiera
incursione degli Avari gli antichi abitatori di quo' contorni, come
fecero.
Da questo fatto chiaramente si conosce aver avuto il castello di
Coraons vita anteriore alla dominazione longobardica: e quindi ri
tengalo dover esso appartenere al numero di que' varii castelli, che
estmno nella nostra patria prima della met del secolo VI. N ci
parrebbe andar lungi dal vero chi ponesse la sua esistenza a' tempi
dell'Impero Romano.
La topografica posizione, la forte e grandiosa sua forma, lo re
sero uno dei pi importanti castelli della nostra provincia; per cui
lo scorgiamo scelto, per oltre un secolo, cio dal 628 al 737. all' in
teressante oggetto di guarentire la sicurezza di quella sede, che ve
dremo divenire la dominatrice del Friuli, servendo di riparo alla
residenza di sette patriarchi Aquilejesi da Fortunato a Calisto. Dopo
quest' epoca si luminosa, che costituisce la maggiore sua gloria, a-
Tendogli formalo una rinomanza storica da gareggiare co' principali
luoghi del Friuli, lo vedremo passare sotto un cosi lungo silenzio
da non ricordarlo per cinque secoli. E quantunque seguiremo i pa
triarchi <1' Aquileja nei loro passi al principato temporale del Friuli,
e li scorgeremo giungere al loro apice nel 1024, nulla ci verr fatto
di poter dire di lui. Per, e crediamo di non errare, potrassi fon
datamente dedurre, che a quest' epoca siasi da fissare il vero pas
saggio del castello di Cormons sotto il dominio de' patriarchi Aqui
lejesi: mentre ci cade in pensiero, che anteriormente potesse essere
di regia ragione, anzich di patriarcale diritto.
440
Friuli sotto il dominio Longobardo. Quivi con tale bottino,
forse resosi meritevole presso quei scismatici, lo sappiamo
fatto da essi capo della sede Aquilejese allora vacante, come
si disse, per la morte di Marziano. Sedette anni 20 o 21,

Tra i fatti di maggior importanza, riguardo al castello di cui


scriviamo, non v' dubbio sarebbe da poter riportare quello del
quando e come accadesse il suo passaggio dal dominio dei pa
triarchi al potere dei conti di Gorizia. Ma niun dato, ninna me
moria ci riportano gli storici nostri ; quindi siamo costretti a tacere
ove avremmo desiderato parlare. Nullameno parrebbe che un tal
fatto avvenisse nel secolo XIII, allorch cresciuti in potenza i conti
Goriziani, li vedremo lottare costantemente co' patriarchi, onde man
tenere o riconquistare alternativamente il possesso di si importante
castello, che poi da oltre la met del secolo stesso si trover
fermo in possesso di que' conti fino all' estinzione della loro prin
cipesca famiglia. Dopo ci lo vedremo passare sotto la dominazione
dell'imperiale Casa d'Austria, per convenzioni da essa anterior
mente stipulate con que' conti; e sostenere molti fatti di guerra
contro la Veneta Repubblica, e divenir soggetto a prese, e riprese
degli Austriaci e de' Veneti sino alla sua atterrazioue fatta dall' ar
mata Veneziana nell'anno 1511.
Siccome castello di sovrano dominio, Io si vedr essere munito
e guardato per comando del principe, ponendosi sotto i patriarchi,
alla di lui custodia una persona nobile a tempo indeterminato a vo
lere del sovrano, coli' obbligo del giuramento di custodirlo fedelmente
ad onore del patriarca contro ognuno, tenerlo pronto ed aperto alla per-
*oiTuiic"pg.qMl sona di lui e de' suoi nunzii e restituirlo tosto che fossegli ricercato a).
Sotto i conti Goriziani aflilavasi egualmente ad un nobile fedele e di
stinto, che rinunziava poi la custodia a mani del conte, e venivagli
sostituito nuovo soggetto. Nel seguito di questa raccolta verr detto
come alcune illustri famiglie tenessero feudo d' abitanza in questo
castello e tra esse i Dorimbergo, gli Ungrispacb, i Castelnuovo, gli
Sbruglio, i Ribisini ed altre ancora.
Finalmente nel suo lungo periodo Io vedremo seguire pur esso
le fasi de' tempi, ed essere con essi il pi delle volte sede di pre
potenza e di barbarismo; quando forse in poche altre riparo all'in
nocenza oppressa e ricetto alla sventura. De' primi fatti, cosi noi fosse,
ne abbiamo i tristi dati che ce Io ricordano, perch e sotterranei e
trabocchelli vi esistono ancora, e sott' uno di questi parecchi scheletri
umani, non molto, dissolterraronsi ; mentre de' secondi si deside
rano tutt'ora le memorie che lo comprovino.
441
e fu egli il primo Ira i prelati cT Aquileja a trasferire la re- ^{{^,,]|Vm
sidenza patriarcale nel castello di Cormons a) (1). *.%??3ii5i!
G28 Primigenio, patriarca di Grado, ortodosso, eletto
in questo tempo da papa Onorio I, fu uomo cattolico e buon
pastore. Egli era della corte del pontefice e dell' ordine de'
suddiaconi regionarii. Venne sovvenuto dall'imperatore Era
clio con molto dinaro e regalato della cattedra lavorata in
avorio, usala dall' evangelista S. Marco quando era vescovo in
Alessandria. Questo patriarca, nato in Arezzo, fu per il primo
insignito del pallio arcivescovile. Sedette anni 20, mesi 5, i'iHpWSV!!:
giorni 7, e mori nel 648 b). A Primigenio si attribuisce la si-m. p"t' p'
traslazione de' corpi di S. Errnacora e Fortunato dai confini
$ Aquileja all' isola di Grado e). Il Palladio poi riporta: Sotto o*-
lo slesso Primogerio, che anche con tal nome fu chiamato
'jji'slo patriarca, furono di nuovo trasportati a Grado i corpi
de1 Santi Eruiagora vescovo d' Aquileja, e Fortunato martiri,
melatigli da una donna Aquilejese nomata Alessandra, e
aascosti con gran venerazione nella chiesa maggiore di quella

(1) Riguardo al tempo in cui la sede Aquilejese fu occupata da


Fortuuato e dai tre suoi successori, qui sotto nominati, lino all' e-
poca certa nella quale sedeva il patriarca Pietro, riscontriamo uno
spazio di 70 anni, cio dal G28 al 698. Nelle nostre cronache e negli
autori che parlano della sedi; patriarcale in questo periodo, non avvi
eniua precisione. Secondo il Liruti troviamo avere anni 9 di sede For-
itinjio; 14 Felice; 10 Giovanni II e 10 Giovanni III: ma ripartite in .
tal modo queste sedi, vi rimane un vuoto .di 27 anni e). Secondo il fri pi, itv. *
Cappelletti poi sappiamo aver seduto 20, o 21 anno Fortunato; 14 Fe
lice; 17 Giovanni II e 18 Giovanni III, riparto che ci d precisamente
completo lo spazio degli anni 70 surriferito f). Quindi, in mancanza ii!vXw,-'.
di documenti che comprovino le precise epoche delle elezioni e
ielle morti di questi quattro patriarchi, noi seguiremo il Cappelletti
aoiicli gli altri.

(2) A' tempi di Primigenio, il patriarca di Grado era vescovo pur


anche, delle isole circonvicine, con 1' unione delle quali a poco a poco
si componeva e prendeva aumento la nobilissima citt di Venezia g). ',)inottSi?r'c'M?'
142
La morte di Arioaldo re de' Longobardi pare sia ac
caduta nel 636, dopo 12 anni di regno; per, secondo il
Muratori, esiste un' antichissima cronichelta, da lui data in
luce nelle Antichit Italiane, che dice aver egli regnato sol-
VXSfair tanto 10 anni a).
636 Rotari duca di Brescia, ossia Crotario o Grotario,
venne da Cundeberga (1) vedova di Arioaldo, col voto
de' suoi sudditi, scelto a marito e fatto re de' Longobardi.
Scendeva egli dalla nobile stirpe di Arado, e lo accenna da s
medesimo, essendo cura particolare de' Longobardi l' aver
in pregio quella che chiamasi nobilt di sangue. Fu di setta
ariana, principe di gran valore, ed amante della giustizia ;
nonch il primo raccoglitore delle leggi Longobardiche. Re
to Detto anno KK in r i \
Km. gno anni lo e mesi 4 b).
637 Rotari co' suoi fatti di rigore e di sangue contro
i nobili Longobardi, che contrastalo aveano la sua elezione,
o mostraronsi pertinaci a non riconoscerlo per re, si rese
e) Detto mio sn. temuto, e rimise in vigore la decaduta disciplina militare e).
637 Circa questi tempi Dagoberto re de' Franchi de-

(1) Giudizi! di Dio Il Muratori, accennando la liberazione


della regina Gtindeberga, che pare esser succeduta nel 628, rac
conta: essendo stata proposta la prova del Giudizio di Dio onde
riconoscere se essa fosse innocente o rea, fu scelto il duello, che
successe tra il difensore ed il suo accusatore, in cui morto questo,
Gundeberga fu liberata dalla carcere. In que' tempi d' ignoranza,
seguita il Muratori, erano pur troppo in uso non solo i duelli, ma
anche le prove dell' acqua fredda o bollente, e della croce e de'
vomeri infuocati ed altre ancora; coli' intima persuasione che Dio,
protettore dell' innocenza, fosse tenuto a dimostrare la falsit del-
d) Detto anno 63i l'imputato delitto, usando miracolo a salvezza dell' innocente d).
ejTiraboschi.stor. Questa superstiziosa e barbara maniera di provare l'innocenza fu
ton'i'iuMg %."*'' introdotta in Italia dai Longobardi e); e la Chiesa ne' tempi di cui
parliamo ammetteva tali superstizioni, anzi aveva preci e riti appo-
f) nano, sior.ee. siti, che precedevano la prova di questi Giudizii ili Dio f). E qui
.2ip.M9aiia3w. Cl pare p0ter asserire, che il fatto del Giudizio di Dio per la libe
razione di Gundeberga possa contarsi tra i primi atti di tale super
stizione usati in Italia.
145
pillava uomini ilolli alla compilazione ed ordinamento delle
leggi de' Franchi, degli Alamanni e de' Bojari, oggid Ba
varesi, Popoli a lui soggetti. Queste leggi principiate da Teo
dorico figlio di Clodoveo il grande, migliorate da Cliildo-
berto II e Clptario II, furono perfezionate da questo re Da-
goberto I a). Interessa il conoscere V origine di queste leggi d'i"a'^rKn*im'
e seguirne il loro incremento, perch u' tempi che ver
ranno le vedremo essere usate anco in Italia.
638 Neil* ottobre di quest' anno muore il Papa Ono
rio I E qui si vuol rammentare, dice il Muratori, che a
questo pontefice dovuta la gloria di aver estinto per
< qualche tempo Io scisma della chiesa di Aquilcja, almeno
iteli" Istria, con aver finalmente que' vescovi accettata la
condanna dei tre capitoli, e il Concilio quinto generale, ed
esser tornati all' obbedienza della sede Apostolica . Se
guila poi : certo nondimeno, che non dur questa unione,
perch al Concilio Romano dell' anno G79 non intervenne
to' suoi suffraganti il vescovo d' Aquileja, ma solamente
Agatone vescovo di Grado, che s' intitolava vescovo d' A-
qttileja b). ) Detto anno MS.
640 Finalmente Severino di nazione Romano fu con
sacrato pontefice nel d 28 maggio; ma dopo due mesi e
due giorni mor il primo di agosto di quest' anno, lasciando
fama di zelante e caritatevole papa. Gli successe, dopo quasi
cinque mesi di sede vacante, Giovanni IY d' origine Dal
mata e). 0) Detto inno 610.
641 Eraclio imperatore muore nel marzo di quest' an
no; il Pagi pretende nel d undecimo di febbrajo; e gli suc
cedono i suoi figli Eraclio Costantino e Eracleona , nati,
quello da Eudossia, questo da Martina sua seconda moglie;
e da lui egualmente dichiarati, con testamento, successori
al trono, con ordine ad entrambi di onorare Martina qual
madre ed imperatrice. Ma Eraclio neppur quattro mesi so
pravvisse al padre, e si disse morto di veleno datogli dalla
144
matrigna e da Pirro patriarca di Costantinopoli ; quella per
ch voleva solo al trono suo figlio, questo perch Icmevalo
contrario in punti di religione, da esso patriarca sostenuti
^juSnoiit""" siccome gran difensore del monotelismo a). Per a tanto
delitto non fu larda la pena. Sollevossi il Popolo, ed Era-
cleona e Martina, dopo aver dovuto creare Augusto il figlio
dell' estinto e vederlo coronato, deposti dal trono e mutilali,
essa nella lingua egli nel naso, furono cacciati in esilio. E
Pirro spaventato dalla popolare sommossa, lasciate le sacre
vesli e rinunziala la dignit, prese la fuga; e fu eletto in
ti Deuo suo luogo Paolo patriarca b).
641 Opitergio, ora Oderzo, citt posta fra Forogiufio
e Tarvisio, che sino allora non era caduta in mano de'
MtwfromH>p Longobardi, fu presa e distrulla dal re Rolari e). Liruli
dice esser questa la seconda distruzione della citt di 0-
W8L* derzo d)-(l).
641 Morto Arichi duca di Benevento, dopo aver tenuto
il ducato per anni 50 (la di lui morte, dal Muratori ne' suoi
Annali d'Italia, viene posla nel 641) Ajone suo figliuolo fu
fatto duca de' Sanniti, a cui Rodoaldo e Grimoaldo come a
ilaM6!ac'w'" maggior fratello in tutlo ubbidirono e). Era egli di mente
inetta a regger i Popoli, perch avendolo il padre per l'in*

(1) Opitergio o Oderzo venne fallo smantellare e distruggere


dalle fondamenta dal re Rotali in vendetta dell' assassinamento de'
Uil'm'pag"'.'"" nostri duchi Tasone e Cacone f). 11 Muratori non ne dice il perch.
Secondo il Dandolo in quest' anno 641 Magno vescovo di Opi
tergio, uomo santo, sarebbesi ritirato con il suo Popolo in un' isola
della Venezia per fuggire dai Longobardi, ed avrebbe fondato una
citt col nome di Eraclea, fissandovi la sua dimora coli' autorit
del papa Severino e del patriarca di Grado Primigenio. II Muratori
per non ammette l'epoca segnata, e ritiene che Eraclea fosse fon
data prima di queir anno : ma non indica il tempo in cui ci suc-
IniwMi0'1 *" sop' cedesse g). Caduto Oderzo, con altre citt, in mano de' Longobardi^
fu in tale occasione che i Popoli di terra ferma concorsero iu folla
nel centro delle lagune, e castella, e citt, e borgate furono quivi
h) Filiali. Sap. ec. ,,iiu h\
voi. u rag. in. eielle nj.
145
nanzi inviato a Pavia, onde render omaggio a Rolari , nel
viaggio volle visitar l' esarca e vedere le grandezze di Raven
na. Ora comunemente fu credulo, che i Greci in tale occasio
ne gli dessero una bevanda, per cui alle volte rimaneva privo
di senno, e d' allora in poi non fu pi sano di mente. Quindi
Arichi prima di morire raccomand al Popolo Rodoaldo e
Grimoaldo tgli di Gisolfo, o Gisulfo, gi duca del Friuli,
dicendoli pi idonei al governo che non suo figlio a). Da ci il $EwEkw!t'
Muratori ne deduce, che l' elezione di que' duchi dipendesse
dal Popolo, e la conferma dal re.
642 Essendo rotta la tregua fra i Romani e' Longo
bardi, come abbiamo veduto, e continuando Rolari le sue
conquiste, Isacco esarca di Ravenna un la maggior truppa
possibile, onde assalire i Longobardi ed opporsi ai loro pro
gressi : ma attaccala battaglia presso il fiume Panaro, ne
ebbe la peggio, restando estinti 8000 Romani e fugati gli
altri b). '') Uclin anno M2-
642 Muore in quest' anno il papa Giovanni IV, degno
Mode per la sua singolare carit, la quale si estese anche
sull'Istria e Dalmazia, riscattando con somme di danaro, a
E'fo di Martino abate, molli di quegli abitanti condotti
gi in ischiavit dagli Schiavoni, i quali con varie scorrerie
"evano infestalo quelle provincie. Anzi da credere, che la
Dalmazia in questo tempo, se non tutta, almeno in parte ad
essi soggiacesse e). ) wiio.
642 Teodoro, greco d' origine, viene creato pontefice
nel d 24 novembre e succede a Giovanni IV d). djuciio.
642 Rodoaldo, figlio di Gisolfo gi duca del Friuli,
"Mio il duca Ajone iu quest'anno, viene proclamato duca
di Benevento e). e] Dono.
643 Rotari re de' Longobardi vedendo prevalere 1' op
pressione de' forti sopra i deboli, a cagione del difetto
so sistema che luti' ora durava nel Regno, cio di go
mmarsi con leggi non iscritte, ossia piuttosto con usi e
in
14G
consuetudini che con leggi, ide di raccogliere ed ordinare
queste usanze. Perci, col consiglio e consenso de' grandi,
dei giudici e dell' esercito, presi in esame tali usi e consue
tudini, qual nuovo Solone, togliendo in essi il superfluo, e-
mondando il vizioso, sostituendo il mancante, li ridusse in
un codice di leggi scritte cui intitol editto; il quale poscia
d'iuPuS tu."' servi siccome base della legislazione longobardica a) (1).

( I ) Legislazione longobardaIl codice di Rotari fu com


posto sulle prime di 390 ordinanze; in processo di tempo venne au
mentato di 193 articoli. Questa legislazione, che puniva di morte il
furto e l'adulterio, fu men severa per riguardo agli omicidii. Il grande
vassallo, per cui opera o istigazione accadesse la morte d' un uomo
libero, non poteva essere citato ai tribunali, se quella uccisione gli
era stata comandata dal re : tanta si fu la fiducia di quei Popoli
nella giustizia del loro capo! Chiunque avesse chiamato il nemico
negli Stati, o abbandonata la patria, o favorita l' altrui migrazione,
non isfuggiva la pena capitale. Se un gran vassallo si faceva reo di
trame contro il re, la legge lo dichiarava esposto a perdere la vita.
Varia era la gravezza delle pene, secondo i luoghi ove le colpe veni
vano commesse: perch un medesimo delitto poteva essere assog
gettato ad un' ammenda di 40 soldi, o di 900 soldi, o alla morte,
secondo che era stato commesso in una chiesa, nell' assemblea del
Popolo, o nel palagio reale. Le leggi militari punivano coli' estremo
supplizio chi concitava 1' esercito contro il capo, o i soldati a tra
scurare i proprii doveri, o abbandonava nella mischia i suoi fratelli
d' armi. Mentre il generale eletto dalla Nazione regolava ogni mili
tar movimento, era uffizio del gastaldo, nominato dal re, 1' ammi
nistrare la giustizia, e il curare il buon ordine interno dell' esercito:
TOMi'lSg.nwn! queste due autorit sorvegliavansi reciprocamente b).
Le leggi dei Longobardi, concedendo loro molti privilegi so
pra i Romani domiciliati nel Regno, posero fra' due Popoli alcu
ne distinzioni gravose ai secondi ; onde il seduttore di una schia
va longobarda pagava un' ammenda tripla di quella cui soggiaceva chi
subornata avesse una schiava romana. Ogni donna era per legge
affidata, o alla tutela speciale di qualche cittadino, o immediatamente
a quella del principe. L' uomo libero, che prendeva in moglie una
schiava, condaunavasi a capitale supplizio, se prima d' incontrare le
spfoporzionalc nozze, non la purificava con certe formalit, per le
quali intendevasi rigenerata. Non fu fatta distinzione fra lo schiavo
e l' animale domestico ; onde l' aver percossa una giumenta pre
gnante, o una schiava incinta, assoggettava il colpevole alla mede
sima ammenda, che poi era doppia per chi strappava la coda a un
147
644 Isacco esarca di Ravenna si crede morto in que
st'anno, e successogli Teodoro patrizio eunuco chiamato Cai-
liopa. Altri vogliono, che Giovanni Calliopa succedesse ad
a) Muratori. Ann.
bacco a). il' lui. anno li.

645 L' Italia in questo tempo godeva una quiete mi


rabile a cagione della pace, o tregua, stabilita fra i Romani

-.avallo. Gli uomini liberi si dividevano in baroni, uomini di medio


cre condizione, e affrancati (aldiones). Si suddivisero questi in ful-
jreti, uomini cbo solamente potevano disporre della propria persona,
e amond, i quali avevano in oltre facolt di possedere e usare a
la grado delle cose possedute. Grandi vantaggi conced la legge
figli nati di nozze legittime, e contratte fra persone d' ugual con
dizione {fulbornet, proporzionale): se per unico era il tglio legit
timo, i naturali avevano diritto ad un terzo della paterna eredit.
Nella classe degli schiavi venivano distinti i domestici (ministeriales) ai
quali era stata data qualche educazione; i fattori di campagna (massa
ro); i lavoratori (rusticani). Uffzio degli ultimi era la coltivazione dei
terreni e la cura delle mandrie. I buoi, le pecore, le capre, i ma-
jali avevano custodi separati per ciascuna specie, dei quali custodi
altri erano maestri, altri novizii (discipuli.) Gli schiavi domestici go
vernavano i cigni, i falcoui, i daini, animali tutti allevali nei recinti b) Mtlller. SI. unii,
dei signori b). vi. Upag. 111-118.
I legislatori longobardi nulla stabilivano per riguardo alla co
stituzione politica del loro paese; studiandosi, non v' ha dubbio,
che le leggi proteggitrici delle persone e degli averi dei cittadini
oon dipendessero dalla forma del governo. La monarchia longo
barda era elettiva e). e) Detto pag. 118.
Al falsatore di monete, o di carte, amputavasi la mano. Era spesso
introdotto il giuramento per prova decisiva in cause civili e crimi
nali. L' accusata d' adulterio purgavasi con dodici sacramentali ( 12
persone che giuravano la sua innocenza ) e il marito la riceveva. d) Canili. SI. univ.
Ila,- v, MI, [. .Siti
tra ammessa la prova del duello. Permessi i doni ai magistrati, 317 Dello U'gbl.
parche il re ne avesse la sua parte d). nag. 331.
Alcune di queste leggi attestano la cognizione del diritto romano:
come il peculio castrense e semiscastrensc del tglio di famiglia;
I" emancipazione degli schiavi in difesa ; la prescrizione di tren-
t anni per legittimare la propriet e i diritti ; !' impedire la vendila
V lumi di minori, fuorch in estrema necessit e autorizzati dal
o) Dello nacc. o[.
podice e). VII pai!. 317.
Con frequenti ordini era provveduto all' onest femminile. Chi per
wrada tentava una libera, componeva, ossia pagava un' ammenda di
'WO soldi; altrettanto chi sforzava una donna a sposarlo; ed era iiiul-
*lo chi tardava due anni a menarla dopo gli sponsali. Gli adulteri
148
e' Longobardi; ed il credito di Molari teneva in dovere gli
S- ii"aauo e*?." Unni, gli Avari e gli Scliiavoni a).
645 Platone patrizio si crede succedesse nclP Esar
ti) Bello.
calo di Ravenna a Giovanni Calliopa b).
647 Muore dopo cinque anni di governo Rodoaldo
duca di Benevento, a cui per elezione del Popolo Lougo-

potevano essere uccisi dall' oltraggiato, qualora non fossero stali


puniti dalla legge. Francheggiavano la peccatrice il consenso o il
comando del marito. Chi diceva meretrice, o strega, ad una libera,
era ritenuto scellerato, e doveva giurare con venti testitnonii averlo
fatto per impeto di collera, e doveva compensare con venti soldi,
o sostenere il suo detto col duello, nel quale soccombendo doveva
pagar la multa impostagli dal giudice. Non era ammesso a cariche
chi nasceva da nozze disuguali. I pupilli dovevano affidarsi agli a-
ci Canili.:
'vu'p.'mtSm! gnati o cognati, e i nobili all' immediata tutela del re e).
I tgli erano chiamati in eguale porzione all' eredit del padre, che
aveva piena podest su loro, ma non poteva privameli, salvo se l' a-
vessero battuto, minacciato nella vita, o se avessero tentato la ma
trigna. Se non vi erano figli, succedevano i parenti fin al settimo grado,
senza distinzione di sesso, escluso sempre il fisco. Le femmine par
tecipavano del pari all' eredit, n si conoscevano fedecommessi. Te
stamenti non usavansi, e chi in mancanza di prole voleva disporre di
sue facolt, doveva farlo per contratto (thinx). La sorte d' alcun figlio
poteva esser dal padre migliorata di un terzo, se ne avesse due,
d' un quarto se tre, e cosi in proporzione ; ma ci non aveva luogo
coi nati da secondo letto, viva la madre. Poteva anche prediligere
,1) Dello pas. 318. |a figlia ,1).
Insieme per a leggi provvide altre ne appajono improntate di
barbarie e d'ignoranza. Rotari riprovala credenza alle streghe; ma
proibisce ai campioni, quando combattono, il recar addosso erbe, od
altri maletizii. La pena di morte si prodigava agli schiavi, mentre i
liberi potevano ricomprarsi a danaro sino dell' omicidio premeditato,
e dell' invasione armata. Nelle composizioni, ossiano ammende, fu
posto divario anche fra l' Italiano e il Longobardo, fra l' uomo e
la donna. Chi uccideva un aldio altrui pagava sei soldi ; per un servo,
o un ministeriale pratico di casa, soldi cinquanta; per un servo
rustico, sedici; per un servo bifolco, venti; pel porcajo che avesse
sotto di s due o tre allievi, soldi cinquanta : per g' inferiori, venti
cinque. La vita d'un servo redimevasi per quaranta soldi d'oro, mentre
duecento ne valeva quella del libero. Tre soldi scontavano 1' aborto
procuralo ad una cavalla, o ad una serva; indifferenza naturale l dove
la multa compensi il danno del padrone, non 1' offesa recala alla
c)DciioMi8-3t. societ o all' umanit e).
149
bardo Ai sostituito Grimoaldo suo fratello, uomo bellicoso e
i) Muratori. Ann.
di gran senno, figlio di Gisolfo gi duca del Frinii a). d Itili, aiiiiu 617.

648 Massimo, patriarca di Grado, ortodosso, succede


a Primigenio. Era dalmata di nazione, uomo di- scienza e
piet considerevoli. Chiamalo in Roma dal papa Martino
I, nel G49, intervenne al concilio Laterancnsc, ivi celebralo

La composizione era la pena pi generale ; ma poich spesso il


reo non avea di clic pagarla, ne furono sostituite delle altre, come le
prigioni sotterranee, il tondere, marchiar con ferro rovente, flagel
lare. Delle multe un terzo toccava ai giudici, e doppie erano quelle b) Canili. SI. nnlT.
pagate per sentenza del re b). Race. v. vii p. dio.
Sebbene fosse alla vendetta privata sostituita l' azione dei tribu
nali, questi, come tutto il resto, furono ordinati alla militare, sem
plici, spicciativi. Nei litigi nati in casi civili, semplicissime erano le
forinole proposte. Ognuno doveva comparir in persona, tranne gli
orfani, le vedove, e cbi facesse constare della propria insufficienza;
ai quali, permettente il re, deputavasi un avvocato. Prove positive
fornivano g' istromenti scritti, l' asserzione dei testimonii giurati, e
b prescrizione. Se non ne risultasse lume, spesso rimettevasi la
cassa al duello e). e) Dello p. 3(9-).
11 falso testimonio condannavasi ad un compenso, di cui il prin-
tipt toccava met, met la parte lesa; e se fosse stato impotente a
pagarlo, davasi schiavo all' offeso. Sotto Rota ri la prescrizione era di
aqae anni; Grimoaldo la prolung a trenta, e varie modificazioni
fi s' introdussero dappoi.
A quattro giorni era ristretto il tempo per terminare le liti in
prima istanza, a sei in seconda, a dodici per recarle al supremo giu
dizio del re. Difettavano queste leggi nella troppa ristrettezza dei
fissati termini per le liti, nell' essere mal determinate le competenze
de' vani tribunali, nella soverchia frequenza dei ricorsi al re e nel
non aver fissato un termine, dopo il quale fosse imposto silenzio ai
litiganti d). d) Dello p.XH>-:BI.
Quanto ai criminali, l'arresto del reo si faceva dai decani o
saltarli, che lo traducevano allo scuhlascio, e questi lo consegnava
al giudice. Il malfattore scoperto in casa poteva esser arrestalo da
chicchcfosse ed anche ucciso. Se alcuno avesse legato un libero senza
ordine del re, o senza buona ragione, doveva dargli due parti del prezzo
di sua vita. Il giudice interrogava il reo: se non purgavasi, lo con
dannava. Non v' menzione di sevizia di pene, se non che ai falsarli,
come si disse. Il ladro pel primo furto subiva due o tre anni di
carcere sotterraneo, e se non aveva di che compensare, veniva con
segnato al derubato, che ne facesse il suo talento; al secondo il
giudice lo tosava, lo batteva e lo marchiava in fronte e in faccia;
150
> contro i Monotelili, in cui fu condannato I1 errore di quegli
eretici. Massimo pure sottoscrisse quella condanna, parl a
favore del quinto Concilio generale e contro i tre capitoli
del Calcedonese (i) Tenne questa prelatura anni 20 e
lmMws^ mo" nel 668 in Grado, ove fu sepolto nella chiesa di S.
l)eisM.F..A.Col.303. n c >
- Muraioli Aim. ^uremia a).
d'Hai, anno 619. '
648 Costante imperatore, verso la fine di quest' anno,
pubblica il suo Tipo consistente in un editto, nel quale, col
prelesto di quetare le turbolenze insorte nella Chiesa di Dio
per la controversia intorno alle due volont di Ges Cristo,
comand clic a niuno, da li innanzi, fosse lecito disputare
su quest' argomento, n sostenere una o due volont ed o-
perazioni, sotto pena ai vescovi, cherici, monaci e laici, di
anraTis"' c 80p' perdere le loro dignit se non ubbidivano b).
G49 Muore il papa Teodoro nel di 13 di maggio, dopo
aver sostenuto con energica dignit la dottrina della Chiesa,

al terzo lo vendeva fuori di provincia. singolare che il furto non


*!*vuY>i: s' redimesse, ma si l'omicidio ci.
La donna rissosa veniva decalvata e frustata pel vicinato. I beni
de' condannati passavano ai figliuoli. La negligenza de' giudici era
punita, ora con multe da dividersi tra il fisco e la parte danneggiata,
ora coli' obbligo di saldare del suo al chieditorc il credilo per cui
aveva portato istanza. Le leggi longobarde durarono in vigore pi
che tutte le altre barbare, sicch fin nel 1451 trovansi professioni
di legge longobarda. Il Canili per crede soltanto per rispetto alla
a) Detio pag.358. natura di certi possedimenti d).
Gli abitanti delle citt erano gravati di doppia imposta, cio una
e) dciio pig. ra. tassa diretta (salutes) ed una sull' industria e).

(1) singolare, che tanto il Liruti, quanto il de Rubeis, riportino,


appoggiati al Dandolo: che Massimo patriarca di Grado abbia fon
dato il monastero di Barbana, dopo ch'essi medesimi, attingendo alla
stessa fonte, ci additarono il patriarca Elia per fondatore di quel
cenobio. Non v' dubbio quindi, che o nell'uno o nell' altro luogo
havvi errore nello scritto del cronista veneto. 11 Palladio per asse
gna ad Elia questa fondazione, e nulla dice che possa appartenere
a Massimo; cosi pure il Cappelletti recente storico delle chiese
d'Italia. Perci noi riterremo fermo il gi detto a pag. 116 n
attribuiremo a Massimo 1' erezione di quel monastero.
151
ed ha per successore Martino da Todi, che si crede consa
crato nel giorno quinto di luglio a). Questo papa Teodoro ^iKnoswI"
fa il primo ad esser qualificato sommo pontefice, e V ultimo
die i vescovi d' Occidente chiamarono fratello b). &M!pcsS:
649 Felice patriarca di Aquileja, scismatico, succede a -
Fortunato in questo tempo e). Nei 14 anni della sua sede clSTvm'pli':
il Frinii prov una pace singolare d). plr??^^.011'
649 Olimpio, cameriere dell' imperatore Costante, fu
inviato esarca in Italia. Teneva egli incombenza di portar
seco il Tipo gi pubblicato, onde farlo approvare e soscri-
vere dai vescovi d' Italia e dai sudditi dell' Impero, e per
suadere 1' esercito ad accettarlo. Che se presso quest' ulti
mo avesse sortito l' intento, s'impossessasse del papa Martino;
se no, dissimulasse sino a che sufficiente esercito rendesse
possibile ci che la persuasiva e le minaccie non ottenessero.
Giunto in Roma, trov che celebravasi il Concilio Latera-
nense. Us tutti i mezzi, sino a procurare uno scisma, onde
adempire la sua missione. Ma trovato fermezza nel pontefice .
e m' prelati, fedelt ad essi nel Popolo Romano, tornarono
vuoti i suoi maneggi, e continu l' anatema profferito contro
;i f - i \ e) Muratori e. sop
il iipo imperiale e). anno e.
652 La morte di Rotari re de' Longobardi accadde
in quest'anno; e tuttoch di setta ariana, venne seppellito
presso la basilica di S. Giovanni Battista in Monza f). rj Detto anno k.
652 Teodoro Calliopa, esarca di Ravenna per la se
conda volta, vi dura sino al 666 g). fi^i'A0
652 Rodoaldo figlio del re Rotari fu fatto successore
al padre nel regno Longobardo h); ma vi dur pochi me- d\t"T\v'PAroT.
si i) (diconsi VI) perch venne ucciso dal marito di una Uu^pag'-g'."'
donna, alla quale egli aveva usata violenza 1). Un*"8!ric',op'
655 Ariberlo, di Nazione bavara, e cattolico, figlio del
duca Gundoaldo, fratello della buona regina Teodelinda, fu
dai Longobardi eletto a loro re, e successore a Rodoaldo.
E qui d" annotare, come lo scettro longobardo pass a mani
152
di un individuo bavarese e di religione cattolica; la qual
cosa ci lascia supporre, che la maggior parte dei Longo
i Muratori. -\ un
ii' Hai. anno a. bardi avesse gi abbraccialo il catlolicismo a).
654 Eugenio, di nascita romano, commendevole per
carattere e per costumi, nel d 8 settembre di quest'anno
venne creato pontefice (1) vivente tult'ora il papa Mar
tino I, deposto ed esiliato nella Crimea dall'imperatore Co
li) Dello anno 631. stantino, detto Costante, b).
G57 Vitaliano, nativo di Segna nella Campania, alti
30 luglio di quest' anno successe ad Eugenio nella sede pon
tificia, rimasta vacante un mese e 29 giorni dopo la morte
e) Detto anno (37. del suo antecessore, accaduta nel di primo di giugno e).
6G1 Muore in quest' epoca Ariberto re de' Longobardi,
nel nono anno del suo regno, ed sepolto nella chiesa di
S. Salvatore da lui fabbricala fuori della porta occidentale
il) Detto anno 661. di Pavia d). Di questo re non si ha altro, se non che fu
gran fondatore di chiese, e che lasci, con esempio unico
e) Balbo. SI. il' li.
vul. un. pag. 81-83. ne' Longobardi, diviso il regno tra i due giovani suoi figli e)
Berlarido, o Pertanto, e Godeberto, o Gundeberlo, asse
gnando a ciascuno la sua parte; per cui questi risiedette
in Pavia, quegli in Milano. Ma tale divisione diede luogo
f ) Muratori (i. sop. in seguilo a gravi dissensioni tra loro f).
anno 661.
6G1 Morto in quest' anno Grasolfo duca del Friuli,
g) Llrull. Not. eli.
:illpJ3.-Rubcls
M. E. A. apponi!. Agone succede nel Ducato g) (2).

nam M| Cmn (1) Eugenio fu il terzo vscovo nominato a Roma dal sovrano
uinv!"1vpun.'p.'in! senza consultare la volont del Popolo b).

(2) Il Muratori pone questo fatto nel 651, e dice: non si sa in


qual anno accadessero le mutazioni di governo nei Ducati del Friuli
e di Spolcti. Solamente abbiamo da Paolo Diacono, che regnando
Costante imperatore, da lui appellato Costantino, nipote d' Eraclio
Augusto, venne a morte Grasolfo duca del Friuli, zio paterno di
Grimoaldo duca di Benevento, e che in quel Ducato succedette A-
gone ecc. Poi continua: ignoto per altro il tempo in cui il sud
detto Agone diede principio al suo governo del Friuli ecc.: indi
153
662 Cresciute grandemente le differenze fra i due fra
telli Bertarido e Godeberto, vennero alle mani per volersi
detronizzare: anzi quest' ultimo appoggiossi a Grimoaldo
duca di Benevento, promettendogli in moglie una sua sorella,
se gli desse ajuto. Non fu tardo il Beneventano a cogliere
la favorevole occasione d' impadronirsi del Begno Longobardo,
e raccolta poderosa armata, ed attivati maneggi onde ot
tenere l'intento, recossi a Pavia. Ivi abboccatosi con Go
deberto, abbracciandolo, il senti coperto della lorica, (1)

seguita: ma giacch noi seppe Paolo Diacono, n pur si pu esigere a, ,,, Ann.
che io lo sappia a). Non v' dubbio che senza una guida sicura diui.umowi.
non si pu chiarire questo punto della storia nostra; pure, facendo
riflesso all' anno 661 riportato dal Sigonio e dal de Rubeis per la Kf.,%",^0-
morte di Grasolfo e riscontrando che il Nicoletti b), il Palladio e), j^'f1-.^ ec-
e il Cidonio d), segnano breve il Ducato di Agone successore di <f) zanraroiocyiio-
r ir ,.' i, nnm < IMO. Allliq. CWIlal.
wasolfo, la di cui morte viene posta sotto 1 anno 663, contessiamo fot. r.un. p. \*a.
di non poter combinare la detta brevit sostenuta dai citati autori,
con la data 051 assegnata dal chiarissimo Muratori. Quindi ci siamo
terminati a seguire l' opinione dei pi. ponendo questo fatto nel
W. mzich nel 651, allontanandoci in ci dal dottissimo Modenese,
cui sapere per altro ci fu e sar sempre una delle scorte
per questa nostra raccolta.
(t) Armi ed armature sotto i Longobardi e i barbari in
Italia Le offensive erano la spada, il giavellotto, l'alabarda, la
ww; per difensive il solo scudo e). Il Muratori poi nella disser- ?0|T?v"!Iig.nioers
kaone XXVI porta: per anch'essi ebbero spade, sciabole, fionde,
dardi, mazze, lancie, archi e saette, loriche, scudi, clini, corazze,
-tali e il resto dell' armatura che anticamente si usava. Usavano
inche tende e padiglioni, e quasi tutti g' istrumenti da espugnare
otti e fortezze adoperati dai Greci e dai Romani f). ci'i.lom.'Tp. S:
La legge longobarda imponeva che il soldato fosse coperto di
Jnmdura pesante, caschetto. collana, corazza, stivaletti di ferro, largo
scudo e che dovesse combattere con lancia, spada, stocco, ascia, cui
N la cavalleria abbandon. Nel capitolare dell' 815 9 viene or
dinalo che il pedone abbia lancia, scudo, arco con due corde di ! cani*, si. unir.
ambio e dodici freccie g). Sotto i Longobardi ogni libero era ob- jLg*us? T- MVI'
Migato alla milizia, e ogni duca o gastaldo doveva condurre all' e-
rcito i suoi dipendenti, potendo per lasciare a casa sei fra quelli
ce possedessero cavallo, servendosi di questi cavalli pei trasporti;
e dieci di bassa condizione, perch tre giorni per settimana lavo
rer le terre del signore h). Mneiiop.2n-2ifi.
154
per cui, toltone pretesto, trasse la spada e l' uccise : dopo di
che occup il Regno. Berlarido, sentita la Gne del fratello, si
diede alla fuga e lasciossi addietro la moglie Rodelinda e il
picciolo Cuniberto suo figlio, i quali caddero prigioni e ven
nero esiliati a Benevento da Grimoaldo; il quale fattosi pro
clamare re de' Longobardi, nella Dieta di Pavia, onde as
sodarsi sul trono, volle in moglie la sorella di Godeberto,
promessale per patti da esso cosi infedelmente adempiti.
Dell'infelice Godeberto rimase un figlio, chiamato Ragim-
berlo o Ragumberlo, fanciullo di poca et, che da1 fedeli
servi di quel re fu posto a salvamento e segretamente al-
d'iKM'""' levato; e del quale non se ne cur punto Grimoaldo a). E
qui giova, che la storia riporti l'abborrito nome dell'infa
me maneggiatore di si vile tradimento, che cost la vita
a Godeberto, la perdita del regno ad ambi i figli di Ari-
berto, e una macchia incancellabile al nome di Grimoaldo.
Questi fu Garihaldo duca di Torino, il quale spedito dal suo
re a chiedere ajulo al Beneventano, propose invece al medesimo
che s' impossessasse del Regno Longobardo, e ne diresse le
trame onde ottenerne l' intento. Ma dopo consumati tanti mi
sfatti, non ne god il frutto il fellone; perch da un pa-
toi. Si pu. In. reute di Godeberto, in una chiesa di Torino, venne ucciso b).
663. Costante imperatore giunge in Italia, egli il solo
tra' greci monarchi che vi venisse, ma a nulla fu buono,
i^sg1:.1'" se non a spogliarla e). Assedi Benevento, e per tema di
Grimoaldo, se ne parti alla volta di Napoli, battuto per via
sul fiume Calore da Micola conte di Capua. Arrivato in Roma
il mercordi 5 luglio, fu accollo magnificamente dal papa
Vitaliano e dal clero. Vi si trattenne 12 giorni, poscia si di
resse nuovamente a Napoli, indi a Reggio di Calabria, dopo
aver tolto a Roma tutti i bronzi che la ornavano, fino le
tegole di metallo che coprivano la chiesa di S. Maria ai
ann'fS!0- Tcffm Martiri, cio la Rotonda d).
nniT. v.Xllp. 363. '
663 La morte di Agone duca del Friuli successe in
155
quest anno a). Fu egli il quarto de nostri duchi, e il suo ^"Ifi^A8^"'^
breve governo viene gradevolmente ricordato, perch dur
costante la pace. Dal di lui nome la casa sua fu chiamata
Agonia, o di Agone, e per oltre due secoli si mantenne florida
in Forogiulio, ora Gividale, sino ai giorni di Paolo Diacono,
che volle ricordarla nella storia de' Longobardi b). SIsTm^pV
665 Lupo, o Lupone, uomo ambizioso e di pessimo
talento, marito a Ermilenda, venne dal re Grimoaldo fatto
faci del Friuli e successe ad Agone. Tosto che fu entrato
m (pel governo, si diresse al saccheggio di Grado, isola lut-
l ora soggetta al greco dominio. Portatosi col con un corpo
cavalleria, battendo una strada costruita anticamente dalla
parte del mare, poich ebbe saccheggiata la citt, rap e
seco trasport i tesori della chiesa Aquilejese. In quel torno,
assedialo Benevento dall' imperatore Costante, il re Longo
bardo dovendo recarsi in soccorso del figlio, lasci il duca
Cupone a custode del reale palazzo in Pavia. Questi, rite
nuta disuguale la lotta, suppose perdente Grimoaldo; perci c. Viao mc m
i diede all' abuso di potere, e insolentemente vess quella rwf$it?7ou
. It, , r ili-. P-M9- Detto Noi.
u nel! assenza del re. Ma sapendolo di ritorno, e conscio k"'A.^. mT*
talle male sue azioni, pass in Forogiulio e ribellossi a SJf'npln-ff
r . ' r D netti op. cu. y.nn.
urimnaliln r\
"imudlUO C;. p.
li,388
eli.-p.Niroldli
88-89.

663 Giovanni II, patriarca scismatico d'Aquileja, suc


cede io quest' anno a Felice, ed occupa la sede sino al 680 d). ^.Tvlu'^.^:
664 Lupo duca del Friuli si ritira in Forogiulio a ri
paro dello sdegno di Grimoaldo, e si ribella contro di lui. Que
sto re, volcudo scansare la guerra civile, e trarne vendetta,
inneggi secretamente con re Cacano degli Avari, acciocch
'rinata mano entrasse nella Ducea e punisse il ribelle. Non
M Cacano a prestarsi a ci, e mosse poderoso esercito
u volta del Friuli. Per Lupo, co' suoi Forogiuliesi, nulla
emendo lo scontro, attacc ardimentoso, in un luogo detto
'rame, la pugna, nella quale per tre giorni la sorte si mo-
l"J favorevole al valore friulano, in guisa che nel terzo
156
di, rotto l'immenso esercito di Cacano, riportava il duca ricco
bottino. Ma nella quarta giornata si grande fu la massa e
l' impeto de' nemici al novello attacco, che i Friulani, sopraf
fatti dal numero, presero la fuga. Non cosi Lupo, che a
quella preferendo la morte, dopo prodigi di valore, cadde
estinto sul campo. I fuggitivi ripararonsi ne' castelli pi
forti abbandonando la campagna al furore di que' barbari,
che saccheggiarono ed incendiarono gran parte del nostro
Friuli. Intanto Grimoaldo, ottenuto P intento, ordinava all'A
varo cessasse di danneggiare pi oltre quel Ducato e si ri
tirasse; ma Cacano davagli risposta breve e risoluta: aver
conquistato il Friuli, volerlo tenere. Perci il re Longobardo
trov necessario di usare la forza onde cacciarlo, e raccolta
buona parte delle sue truppe, accampossi di fronte al nemico.
Col, venuti a lui alcuni ambasciatori dell' Avaro, li tratten
ne qualche giorno, e frattanto, con singolare stratagemma,
fece loro parer grande il poco suo esercito, mostrando ogni
d un continuo passare di truppe, che per mentili abiti ed
armi differenti sembrando altre, erano sempre le stesse. Qtiin-
fKv'xxlxx di, sorpresi della sterminala grandezza dell' esercito Longo-
e XXI - Nlcolettl ... . ,,.,., /-.
-urllif'Ki9?: bardo, si partirono, lenendo ordine di dover dire a Cacano,
Muratori. Ann. diT.
anno wr>Palladio.
levasse il campo l
e tornasse d'ond'era venuto, o verrebbe
knetifopi'cu^oT cacciato a forza. Il che eseguirono; e l'Avaro, avvertilo del
un. |. MI alla mi . n r> >
ctibTs"m'e'a' Periclt rilirossi nella Pannoma a).
G64 Bertarido, profugo in Ungheria, trovossi coslrclio
a partire da col per ordine del re, a cui Grimoaldo avea
dichiarato la guerra se il tenesse. Nella dura circostanza,
ei volse i suoi passi all' Italia e si die in braccio al nemi
co. Grimoaldo lo accolse, lo provvide e gli giur sicurt.
Cadutogli poscia in sospetto, per le dimostrazioni di affet
to fattegli da' cittadini, n' ebbe gelosia e timore, che si ac
crebbe per la calunnia, e divenuto sleale, medit la per
dila di quell'infelice. Ma sventala la trama per l'accortezza
del fedele Unulfo, e per l' affetto del proprio cameriere, fuggi
157
Gertarido e riparossi in Francia. Caduti in mano del re i
complici della fuga, e sentito il parere de' grandi, che dan-
naranli a morte, egli, diverso da questi, li grazi non solo,
aia quo ne prese a suo servigio, 1' altro colm di doni. Dopo
alcun tempo richiestili dello stalo loro, seppe il re ascoltare
con calma la risposta: cio amar meglio morire col profugo,
'he non vivere altrove nelle delizie; e lungi dal dimostrarsene
offeso, accord loro seguissero Bertarido e seco portassero
il buono e il meglio de' doni avuti. Questi alti magnanimi,
che stanno a paragone con quelli de' pi illustri Romani,
renderebbero degno Grimoaldo de' maggiori elogi : ma l' as- ,, p,,,, ,<.. ,,.
assinio di Godeberto, e l' usurpato trono, macchia che MSri.'Ann.diT.
* r anno 66 Zanem
oscura ogni sua grandezza a). aSia'ii "' pag'
664 Successa la morte di Lupo duca del Friuli, Var-
iifl'riilo suo figlio volle tentare la successione a quel Ducato;
ma temendo le forze di Grimoaldo, rifuggissi presso la
baione Schiava in Carnunlo, che corrottamente chiamavano
l iraniano, ora Carinlia. Ritornalo poscia alla testa degli
Sttfi, volendo con la forza riacquistare il Ducalo, i Fo- bipaok.uiac.iib.
..... -i i, Vcsp. XXIl-Bu-
ropofiesi gli vennero contro e 1 uccisero presso il castello j^B^1]^
JiAemas (1) posto in vicinanza di Forogiulio b) (2). ?5S.ant- "^ *

(1) lemaso, ora Nimis, castello che stava posto fra i due
torrenti Torre e Corno, o Cornapo; nove miglia a ponente di Civi- oiviTianiirad.cii.
Me e). Di questo antico castello niuna memoria ci venne fatto di ^'^.Tujufil
raccogliere, se non la sua denominazione ed il sito ove era posto;
nonch aver esso servito di riparo ai Forogiuliesi neh" invasione de
si Avari l' anno 6H.

(2) Abbiamo posto questo fatto sotto 1' anno 6C4, appoggiati e. so -palldio p.
^ de Rubeis, al Palladio ed allo Schnleben d): per il Mu- if.fl^mp'IS!
"lori ne' suoi Annali d' Italia lo annota nel 666, confessando di
in averne 1' epoca certa. Il Zanetti poi e) lo crede succeduto e- 'li^m^'1'
^niente nel 66C, adducendo essere troppo breve lo spazio di un
ma per 1' elfettuanicnlo dei fatti accaduti dalla rivolta di Lupo alla
morie di Varnefrido. Noi confessiamo di non vedere la diflicolt ri
portala dal Zanetti, e troviamo invece esser questi falli di tale na-
m
So*?- "tiiii 664 Veltari da Vicenza, uomo benigno, viene costi-
pag.%.1 tuito duca del Friuli e vi governa dolcemente a).
9StmmT' 665 Grave pestilenza in quest'anno afflige l'Italia b).
666 Gregorio esarca di Ravenna succede a Teodoro
t,aft
crwi.
Calliopa nell'Esarcato e).
667 Circa questi tempi il re Grimoaldo diede in mo
glie a suo figlio Romoaldo duca di Benevento, Teoderada
figliuola di Lupo gi duca del Friuli, da cui ebbe Grimoal
di Paolo Dlac. Uh.
do II, e Gisolfo, che poscia
r
furono duchi di Benevento, ed
SffliffiB; Anelli ossia Arigiso d) (4).
667 Opilergio, ora Oderzo, bench citt gi dipen
dente dal dominio Longobardo, viene dal re Grimoaldo falla
distruggere fino dalle fondamenta, in vendetta del tradimen
to ivi praticato nella morte de' suoi fratelli Tasone e Ca
ci taratori c.sop. cone e); ed acciocch non restasse memoria di essa, ne
m.raii.Not.M.v. divide anco il suo territorio, assegnandone parte a Cividal
bKv*c!mvm di Friuli, parte a Trivigi, e parte a Ceneda f). Distrusse
pure Forumpopilii, ora Forlimpopoli, dipendente dai Greci,
perche que' cittadini aveanlo travagliato nel suo passaggio
per Benevento ed aveano pi volte maltrattalo i suoi mes
si. (2) Fu nel sabbato santo, che Grimoaldo piom-

tura, da collegarsi rapidamente nella loro successione, e quindi a-


ver potuto effettuarsi nello spazio assegnato dagli autori a cui
noi abbiamo attinto, e tanto pi in quanto sappiamo essere costume
pag^n^Niottl ^ei barba" il non dilazionare la vendetta. E qui dobbiamo aggiun-
ms.cit.Y.un.p.iB. gere esservi degli autori ebe riportano g): aver dato mano a Var-
nefrido nella sua mozione al possesso del Ducato Friulano, oltre gli
Schiavi, anche varii fuorusciti Opitergini ; ma di ci nulla dicendone
il Diacono, non sapremmo indicare la fonte da cui trassero la notizia.

(1) Il Zanetti vuole che sia un anacronismo del Diacono quello di


far seguire il maritaggio di Teodrada e Romoaldo dopo la morte di Lupo
b) Zanetti op.eit. duca del Friuli, e porla fosse gi avvenuto nel 6C2, cio l'anno innan-
toi. un. pag. a.' zi all' assedio di Benevento h). Il Muratori per nulla dice su questo.

(2) Per messi, missi, ne' tempi barbarici intendevansi gli aniba-
loiViiupMlr4o;ct' sciatori, come si ha nelle leggi de' Franchi ed altrove i).
159
li su quella citt, appunto nel tempo, in cui secondo il co
starne il' allora, si amministrava ai fanciulli il solenne bat
tesimo nella chiesa maggiore (1) e trasse barbara
vendetta di Opitergio affogando nel sacro fonte sino i diaconi
battezzanti, e disfacendo talmente la citt, che a' tempi del ^ Pa0io me ub.
Diacono era ancor quasi vuota d'abitatori a) (2). vifr-M"^
068 Stefano II patriarca ortodosso, in questo tempo
successe a Massimo nella sede patriarcale di Grado. Era di
Faremo nell'Istria; sedette anni 5 mesi 2 e manc di vita
nel 673 b). Ebbe sepoltura nella cappella di S. Giovanni in ^FsfSffi*'
Grado, fabbricata da lui nella chiesa di S. Eufemia e). JW0 "^ '
668 Sulla fine del settembre di quest' anno l'imperatore
Costantino, detto Costante, essendo in Siracusa, venne ucciso
nel bagno; perch le sue azioni aveangli attirato l'odio
universale de' Popoli. Mecezio si fece proclamare successore
l trono, mentre Costantino Pogonato, primogenito di Costante,
dal padre dichiarato imperatore sino dal 654, assunse
i. i- i i ,^ d) Muraioli. Ann.
le redini del governo dj. **
W>8 Il re Grimoaldo aggiunge delle leggi al codice di
Ritiri, cio, la prescrizione treutennaria, colla quale veniva
.Mentita la libert e la propriet ; frena 1' abuso de' duelli
H giudizio di Dio, smodatamente attivati presso i Longo
bardi; ed ammette il giuramento, o il combattimento a giu
stificazione della donna accusata d'infedelt, o di attentato
alla vita del marito e). ' DcUo-

(1) Nella Chiesa primitiva accostumavasi amministrare solennemente


d battesimo in soli due sabbati dell'anno, cio in quello che pre
levala Pasqua, e in quello della Pentecoste. Nella Chiesa Greca
K e in qualche altro luogo, fu introdotto 1' uso di amministrarlo
^ebe nel giorno dell' Epifania. A' tempi del Diacono quindi tro-
mnio questo metodo ancora in uso e vediamo praticarlo anche f, aBettl ,.
toi diaconi f). i. un.p.a&a*;

(2) Questo fatto ci ajuta maggiormente a rilevare il carattere di


^imoaldo.
160
S. Michele Arcangelo, antica Abazia in Ccrvignano, si
crede fondala verso il 668. Era essa situata in un luogo
chiamato un tempo Gerveniana o Serviana, ora Cervignano,
posto sul fiume Ausa, a 3 o 4 miglia da Aquileja, e clic
atteso il suo commercio gode qualche considerazione in Friuli.
Ivi presentemente non si trova vestigio di quest' Abazia,
quando che non fosse il titolare della chiesa parrocchiale,
ora S. Michiele. La sua fondazione credesi fatta dal re Gri-
moaklo, quindi dopo la met del secolo VII, e prima del-
?ffi^'ia% l'Abazia di Sesto a) (1).
668 Romoaldo duca di Benevento, morto l' imperatore
Costante, in vendetta dell' assedio contro di lui sostenuto,
s'impossessa a forza di Taranto e di Brindisi co1 loro ter-
MnS!E'M!!n' ritorii, ed accresce il suo Ducato b).
669 Costantino Pogonato, con poderosa flotta compo
sta di genti fatte venire dall' Istria, dall' Italia, dalla Sardegna
e dall' Africa, prende Siracusa, e vi fa trucidare 1' usurpatore
cj ceno anno 660. Mecezio, indi ritorna a Costantinopoli e).
670 Gli Schiavi, o Schiavoni, dominatori della vicina
Carinlia, avendo inteso che Vettari duca del Friuli erasi
portato in Pavia, unironsi onde assaltare il castello dei Fo-
rogiuliani, Cividale, e si accamparono nel luogo detto Bro-

(1) Cervenana, o Serviana (Cervignano) Abazia o mo


nastero di San Michele Arcangelo A questa e al suo abate, nel
912 il re Berengario, sotto la data di Pavia, conferma tutto ci che
possedeva per donazioni di principi e privati, conoscendo che i do
cumenti comprovanti erano stati abbruciati nelle incursioni degli
Ungheri, detti in allora Pagaui, accadute dall' anno 900 ni 911
Intorno poi all' origine di questo monastero e sua antichit ci som
ministra congettura la carta di fondazione dell' abazia di Sesto, e-
stesa nell' anno 762, nelle cui soscrizioni leggesi la firma di Orso
{irete e monaco dell' Arcangelo Michele, che ad istanza di Erfone
a sottoscrisse; oltrech in line della stessa trovasi ricordato, che la
terza delle quattro copie della medesima viene consegnata alla
custodia di Vittoriano abate del monastero del S. xVrcangelo Mi
ti) Uniti e. opra clielc di
dGl
os. (i) Ritornato poi inaspettatamente il duca ed avu
to F annunzio della loro venuta, prese seco venticinque uomini
e marci loro contro. Quelli, vedendolo venire con si poco
numero, motteggiaronlo dicendo : ecco il patriarca che viene
coi chierici contro di noi. Ma Vettari, avvicinatosi al ponte
del Natisone (2) oltre il quale erano essi attendali, e
levatosi l'elmo, fu tosto riconosciuto dagli Schiavi, per cui
atterriti, e divulgalo nel campo il suo nome, pensarono pi
alla fuga clic alla battaglia. Allora il duca venuto loro sopra
coi pochi soldati che aveva, ne fece cotanta strage, che di ) paui me. m.
sOOO appena alcuni poterono salvarsi a) (3). SinS'ra." "'""'
670 0 1' ignoranza aveva fondalo solido piede in Ita
lia a questi tempi, o le guerre civili furono cagione della

(1) Broxas, di cui nulla seppero n il Cluverio, ne gli altri geo


grafi, ood pu esser altro che il luogo detto ora dagli Schiavi, Brixa
oBrischa, e ancor pi volgarmente Brischis. Sta alla destra del
Salisene, sei miglia sopra Cividale. Mini petto a questo sito, sull' altra
r'" I fiume, veggonsi i frammenti di un antico castello, e nei
^toii si trovarono recentemente parecchie armi barbare ed os
asi A. uomini e di cavalli; le quali cose tutte insieme si accor
dati illustrare perfettamente la descrizione del nostro autore.
l'i presso, nel seno del monte, v' una grotta profondissima, en-
':" la quale fu eretta una chiesa in onore di S. Giovanni, che chia- b) vii Lini lui. cit.
"asi S. Giovanni dell' Antro b). yi. u pag. 36

,'-! L' incertezza del Cluverio intorno al luogo del castello di


frwas fece malamente congetturare, che il ponte del Natisone fosse
1 ' antico ponte romano in vicinanza di Terzo nel basso Friuli ; ma
-ti'lu il testo dello storico, il ponte da esso indicato non poteva
Ksere distante dal Castello di Broxas, perci, considerato anche at-
"almenle il corso del Natisone, si vede chiaro non poter essere
resto che il ponte pure antichissimo posto fra Cividale e S. Pietro
gli Schiavi, un miglio distante da quest' ultimo luogo. quello il
untine estremo che divide la Schiavouia dal Friuli, e dove, anche
I di d' oggi, passano tutti gli Schiavi di quelle alpi per discendere
all'Italia e). e) Delti, t. Il p. ;r.

. ''<) L' esagerazione usala dal Diacono nel riferire questo macello
(>s smodata, che non occorre avvertire il lettore sulla poca ve
nta dell' esposto,
il
102
perdila di gran copia d'antiche memorie: perch qui, non
un leggendario, non una vita de' vescovi e degli ottimi mo
naci Italiani: e se non fossero rimasti que' pochi lumi che
raccolse il Diacono, saremmo tutt' ora al huio intorno alle
J it'S0u%*n'1- cose nostre di quest'epoca a).
671 Il re Grimoaldo in quest' anno, essendo nove giorni
eh' erasi fatto aprire la vena, stando nei suo palazzo e vo
lendo colpire una colomba, tir d' arco con forza, per cui
spezzatasi la vena, mori dopo nove anni di regno. Fu prin
cipe che non ebbe la benevolenza de' sudditi, perch te
muto da tutti, e vendicativo, si mantenne sul trono pi col
rigore che coli1 amore ; e perch i Longobardi non gli sep
pero mai perdonare I' usurpo dell' altrui corona. A rincontro
era uomo gagliardissimo di membra, ardilo nell' imprese e
di un' avvedutezza singolare; portava folta barba ed era cal
vo di testa. Si ritiene fosse di religione cattolica, perch fu
sepolto nella basilica del Bealo Ambrogio da esso fabbricala
in Pavia. Si sparse anche il grido, che i medici propinassero
a Grimoaldo il veleno nelle medicine, e cos lo privassero
li) Paolo Ptiic. lib
v cau. xxxui tostamente di vita b). Rimase di lui, e della figlia del re
Ariberlo sua moglie, un figliuolo, chiamato Garibaldo, in te
ri Muratori e. sop
anno 611. nera et; il quale fu proclamalo re de' Longobardi e) e regn
rr-pla- tre mesi d).

Costumi ed, usi sotto i longobardi


Compre e vendite Pi spesso che i Franchi facevano
essi atto scritto delle vendite, specificandovi la cosa alienata e il
prezzo, aggiungendovi la guarentigia sotto la penale del doppio ; ma
f) Canili. SI. unir.
llacv.Vlln.136l. non di rado usavano i simboli della tradizione (I' impossessare) e).
Di questi simboli faremo parola all' articolo sui costumi ed usi dei
Franchi.
Eiaiincchild Singolare fra loro era il Launechild, compen
so che il donalo dava al donatore ; una veste, un pallio, un anello
d' oro, un cavallo, un pajo di guanti, o danaro, di che ricorrono e-
empii Cn al XIH secolo; poi sul finire, in luogo della veste, non
facevasi clic porgerne il lembo al donatore. Rotari ordin che se il
103
671 Berlarido, sapula la morie di Grimoaldo, venne
di Francia, dove esulava, cacci il nipote Garibaldo dopo
Ire mesi di regno, e regn egli questa volta 1 7 anni ;
pio, mansueto, gran fondatore di monasteri, del resto ozioso
a). Alla sua venuta mand tosto a Benevento, e richiam a) Rullio. SI. (I* II.
voi. un. pan;. 88.
li moglie Rodelinda e il figliuolo suo Cuniberto b). Berla- b) Paolo Dino llli.
V cap. XXXIII.
rido, educalo alla scuola dell' avversa fortuna, fu compassio
ci Muratori. Ami.
nevole, umile ed amatore del povero e). d* 11. anno CTI.

donalo fosse chiesto dal donatore a provare d' aver corrisposto il


JUKchild, giurasse averlo dato; se no restituisse il Fcrquido,
ivi l'equivalente. Liutprando dichiar insussistente la donazione
ma il Launechild, e la tingazione (donazione solenne) eccettuati
ti) Canlii. SI. unir.
i doni a chiese o luoghi pii come redenzione dell' anima d). Rac. v. VII |.. .I.
Superstizione e Idolatria Essi credevano, che certe
donne ingojassero gli uomini, di che il legislatore Rotari, li rim
provera e). Professavano la legge di Cristo, ma ritenevano tuttavia e)pag.Di-tio JS.
rome *ip.

'lei riti gentileschi, come lungamente pur anche fecero i Popoli


Franchi. Cio, aveano in uso di adorare la vipera, di cui ciascuno
in teneva l' immagine in casa. Riguardavano per cosa sacra un
qualche albero, a cui pare che facessero do' sacrifizii o de' voti.
Attaccavano anche a' suoi rami un pezzo di cuojo, e correndo a
cavallo a briglia sciolta gittavano all' indietro dei dardi a quel cuojo,
i beato chi ne poteva staccare un pezzetto : egli sei mangiava con
t ) Muraioli e. .op.
gran divozione f ). anno 663.
Tutela l soli liberi entrando nell' esercito, donne, fanciulli,
wi non dipendevano dai capi militari, ma restavano sottomessi
il pi prossimo parente, o al signore che ne era tutore e ga
nn*. Mundio chiamavasi dai Longobardi si fatta prolezione,
tumulilo chi ne era esente, Jtlundwal chi ne aveva il diritto
spra altri II Mundualdo era obbligato a difendere e proieg-
we il suo tutelato, e chiedere per lui soddisfazione, come godeva
- ammende che fossero a questo dovute g). gJCanluv. s.p.a*.
Condizione della Donna Era perpetua la dipendenza delia
^nna h), n usciva mai dal mundio; era tutelala dal padre, dallo ni. h) Muratori. Pi*s.
TOl. III.
*. o dal fratello sinch in capelli ( (turche alle fanciulle non si
*wrciavano le chiome fino al matrimonio) i). Il Mundualdo ven- IJCanlc s.p.aw.
""> la donna al marito, che ne diveniva tutore ed erede ; se ve-
*<>, passava sotto la tutela del pi prossimo di lui parente I); i ) dciio pa. 21.
Ire chiamavasi la donna soggetta a tutela sotto un inuudualdo m) Moki1. Slor. dei
ivlanque m). Dote propriamente non era costituita, ma ne lenr- ilominii slrdii.in II.
Tol. MI pati. ISG.
' vece il Faderilo, il Mciiu e il Morghcngcuio. Il pri-
siguilica eredit paterna (vater-erde) i; davasi dal genitore e dai
104
072 Nel di 27 Gennaro muore il Pontefice Vitaliano,
dopo aver governalo lodevolmente la Chiesa di Dio per 14
anni e mezzo; e gli succede ai 22 aprile Adeodato di
nazione Romano, gi monaco nel monastero di S. Erasmo
a! Muratori, Ann.
d' II. imnu 672. sul monte Celio a).
073 Agatone di Giustinopoli nell' Istria, ortodosso, fu
eletto a patriarca di Grado, successe a Stefano II e sedette
li) Rubcn.il. E. A.
cui. :t03 e 309. anni 12 b). Invitato dal papa Agatone in Roma al Concilio

fratelli a piacer loro alla sposa per quetarla d'ogni pretensione al


retaggio. Il Mefo (medio, met) era un libero dono che il marito
faceva alla donna avanti le nozze, consistente per lo pi in campi
o servi, diverso dal limitili, prezzo stipulato per ottenere la tu
tela della donna, e che davasi al immdualdo. Questo talora giungeva
sino a venti soldi; ma Liutprando limitollo a tre, mentre egli me
desimo restrinse il Mcfio a 400 dinari pei giudici ed altri magnali,
500 pei nobili, per gli altri quel di meno che volessero. 11 Morghen-
gehio (Morgeng;ab) o dono mattutino, facevasi dallo sposo do
po la prima notte, e fu istituito per render la fanciulla pi gelosa di
custodire quelle primizie che ne la rendessero meritevole. Ma poich
i primi trasporti recavano taluni a donare fin l' intera facolt, e
questa restava alla donna se sopravviveva, Liutprando volle che lo
sposo non potesse obbligare pi d' un quarto dell' aver suo, come
e) Canili. SI. unir.
B.T.viip.jH-ra. vietava il far altri regali oltre i predetti e). Qualora la donna non
avesse avuti parenti consanguinei, o dopo vedova si fosse riscossa
dalla tutela col restituire met della dote, o il tutore 1' avesse accu
sata d' impudicizia, o voluto costringerla a nozze ingrate, o prima
de' dodici anni, o attentalo alla vita e all' onore di essa, o chiama
tala strega, ponevasi sotto il mundio del re, il cui gastaldo perce
piva il prezzo in caso si maritasse, o porzione dell' eredit se mo
risse. Perch poi il muudualdo non abusasse della debolezza del
sesso, era legge che quando una donna vendesse alcun suo posse
dimento coli' assenso del marito, intervenissero al contralto due o
d) ueiio p. 288-289. tre parenti di essa per impedire ogni frode, ogni violenza d. Pare
che le Fanciulle andassero coi capegli sciolti sulle spalle, ma
cJi.voMpag.236; verosimilmente con qualche nastro legati al fluire del capo e).
f ) Delio pag 237- C(l usavano portare camiciuole di lino strette alla vita f).
Manomissione de' servi o schiavi Questa era di due sorla;
la prima quando uno dichiarato Amund, cio fuor di ogni tu
tela del padrone; l'altra quand' Q'ulfreal, cio disobbligato
soltanto de' servigi di corpo; il primo andava sciolto affatto, l'altro
restava obbligato verso il padrone come verso fratello e parenti,
talch quegli ne diventava crede. Essendo le armi segno di libert.
iti lenulo nel G79 conlro i Monolcliti, intervenne co' suoi
sufTraganci. La sottoscrizione di questo patriarca a quell' atto
solenne, che sta esposta cosi: Sanctae Aquilejensis Ecclese
Episcopi, e la consimile di Massimo suo antecessore, oltre
ad essere singolare, fu pure sorgente di molti abbagli a'
scrittori di conto; per cui vennero confusi i prelati di Grado
con quelli d" Aquileja e supposta l' estinzione dello scisma
, , . . a) Lirnli. Noi. eli.
che luti ora sussisteva a). ' f- i-n.

anticamente affrancavasi lo schiavo, o servo, dai Longobardi col


consegnargli una freccia e sussurrargli alcune parole patrie al-
V orecchio. Ito tari introdusse la formalit romana di rimettere 1' A-
mand ad un' altra persona che lo conducesse sopra un crocicchio
e dicessegli Va per la via che vuoi . Il re poteva render libero
uno per Impans. Altre volte infine non faceasi che alleggerire la
serrila, rendendolo aldio, al che non occorreva se non la scritta.
Minia legge tornava a servit il liberto ingrato; ma per ovviare a
ci, Astolfo permise che il patrono potesse tutta la vita riserbarsi
i servigi del liberto. Altri s' emancipavano entrando nel clero o in
un convento, ove, almeno secondo la regola di san Benedetto, non
rao per nulla distinti dai liberi. Il legislatore talvolta prescrisse
wte cautele e limiti nell' ammetter agli ordini gli schiavi. Soltanto
dopo la cerimonia dell'emancipazione l'uomo acquistava piena pro-
prati di s stesso; ma anche allora, se moriva senza credi, gli
cedeva l'antico mondualdo b). h)CvM'' o^aT
1 Mobili godevano libert, propriet, giurisdizione; gli Ari- ,T ' '*
anni libert e propriet; i Ccnsuarii la sola libert, senza
obbligo di militare, ma venivano alienati col fondo stesso su cui
wevano e). C) nono pg. mk
1 Tributarli I coloni tributaria, o censuali, che non ba
stando a tutelare da s la propria libert, cercavano la protezione
Monsignore, cedendogli i proprii beni, salvo d' usarne pagando un
censo e prestando al loro padrone alcuni servigi di corpo od atti
di rispetto, legali sovente a non maritarsi fuor dalle tenute del signo-
"' e questi erano a cui essi dovevano omaggio e fedelt, li forniva
talvolta, non della terra soltanto, ma anche degli strumenti rurali, del
bestiame, e d' ogni occorrente ; onde venne che potesse alla morte
jrcl massaro, prelevare alcuno de' suoi mobili, o qualche capo di
bestiame d). d)Deitop.2s:-2w
Gli Scialavi, o servi erano, o per nascita, o per degra-
jzione. Chi nasceva da schiavo, o schiava, tale rimaneva: il li-
kro lo diveniva per obnoxiazione volontaria o forzata. Volontaria,
>e vendevasi per aver il necessario alla vita o ai vizii, od oiferivasi
don
073 Sembra , che in questi tempi , nel mese di
marzo, si mirasse nel ciclo un1 inusitata cometa, la quale
costernando i Popoli rec tal terrore, che cominciossi a te
li mori a., mere il finimondo a).
UM. anno Q-ft. '
674 Il pacifico governo del re Bertarido faceva pro
vare all'Italia una mirabile quiete. Egli, in pace coi Romani,

a monastero o chiesa (oblali): forzata, quando, non essendo in grado


di pagare un' ammenda, abbandonavasi all' arbitrio degli offesi, o di
chi gli prestava la somma; e cosi il vinto nelle guerre, o chi cor
rompeva il sangue con basse nozze. Vi erano anche i Ministe
riali, o servi domestici e varii di grado secondo il padrone, quindi
pi ragguardevoli quei delle chiese (ecclesiastici) e del re (fiscalini)
ai quali ultimi era permesso di divenire conti di distretto; talch
anche persone libere si ponevano a servizio del re, e formossi la
classe dei Ministeriali liberi, e tra questi correva una tal
quale gradazione, e il primo di loro chiamato maggiordomo, diri
geva pure l'amministrazione dei beni del padrone. Gli schiavi in
alcuni rispetti erano cose, in altri persone. Nei contratti intorno ai
poderi entravano come cose, come persone l ove aveano il diritto
di possedere il civanzo de' frutti, dopo pagato il censo, di accre
scere il peculio, di ereditare, di comprare e talvolta di avere anche
schiavi proprii, ma tutto per privilegio. Il valore de' servi era in
iiicantiVSMin^ proporzione dell' abilit b).
p' Coloni I veri coloni, condannati alla gleba, erano affatto
privi della libert. Tale generazione avea pi d'ogn' altra sofferto nelle
invasioni; venivano saccheggiati, portati via, per cui la condizione loro
peggior, mentre quella de' schiavi immegliavasi, sicch vennero a
confondersi con questi. Generalmente dovevano al padrone tre gior
nate per settimana ; ma la prepotenza, comune in quel tempo,
cj netto pag. a, gli aggravava assai di pi e).
Giuochi A riserva de' giuochi militari, de' quali si dilet
tava molto la Nazione Longobarda, altri indarno se ne cercherebbero
%. wulpag.% m quell3 gente. Pare eh' essi consistessero in finte battaglie d), nella
scherma, nel maneggio delle armi, in cavalcare, scagliar aste, dardi
e saette, opporre lo scudo ai colpi nemici ed assuefarsi ad ogni as
salto che potesse, o nelle private tenzoni, o nelle pubbliche guerre,
e) Detto v. i p. 9. accadere e).
La l*cna lei battere era usata sotto i Longobardi. Gli
uomini liberi erano battuti con bastoni, i servi col flagello, ossia
t j Detto pag. so. colla sferza T).
Eredit Sotto questi dominatori non esistevano primo
geniture, maggioraschi e fideicommissi ; essi vennero ne' secoli
0 Detto pag. M5. posteriori g). In quanto a eredit vedasi a pag. 148 di questa Race
167
non attendeva che a reggere con giustizia e soavit i suoi
Popoli, ed a promuovere, come principe cattolico, nuovi esempii
di piet : ed hassi fondamento di credere che in quesl' e-
poca il resto de' Longobardi ariani si inducesse al grembo
della vera Chiesa a). a) Mumior Ann.
111. annu
a 61 i.
676 Nel d 26 giugno termin i suoi giorni il papa

Sponsali Nello sposalizio usavasi dar 1' anello, aulici is-


suao costume, e sembra che si adoperasse per coprire gli sposi
i velo, il quale veniva sostenuto negli angoli da quattro uomini.
Questo velo dicevasi anche pallium. In oltre, per mano de' sacer
doti, si mettevano in capo ad essi le corone di Dori elevale a guisa
torri. Accoslumavasi pure, come oggid, dagli sposi il darsi la
mano destra per segno del reciproco possesso e della fedelt e
concordia che doveva regnare tra loro. La pena stabilita da Astolfo
re de' Longobardi contro chi si permetteva di lordare h comitiva
dello sposalizio, ci fa conoscere come le maritate venissero condotte
b) Muratori: 1)1".
eoo pompa solenne alla casa del marito b). Oli. v. I p. 238-239.
Caccia I Longobardi, ed i Franchi, ponevano la loro glo
ria nell' uso delle armi e nella bravura, siccome ancora la prin-
(ipal ricreazione e divertimento nella caccia. Tenevano essi, perch
Popoli settentrionali, 1' antico uso ed istituto del cacciare quale il
pi chiaro e nobile trattenimento; e non solo i re ed i grandi, ma
io stesso volgo degli uomini liberi lo praticava; e tanta era l' inclina-
rione a ci, che i cherici e vescovi stessi non se ne sapevano astene
re. Perci molti Concilii vietarono questa usanza alle persone sacre.
I re poi erano si perduti dietro tale esercizio, che anche in tempo
di guerra attendevano a cacciare. La caccia passava per eredit ne'
figli e nipoti, e trovasi appunto per questa ragione non di rado men
zionata nelle leggi de' Longobardi. A questo fine, tenevano gli anti
chi re boschi e selve, ove richiudevano le fiere, circondandole parte
di muro, parte di pali o fosse e). Il Cant per ci riporta: con- c)t>oti.)p..ios-m.
mcii dire, che i Longobardi non si dilettassero gran fatto della
caccia, poich nessuna legge stanziarono in proposito . Noi pure
riteniamo che i Franchi avessero maggior trasporlo per essa ; ma
col Muratori diremo tuttavia che si occupassero non poco della
medesima anche i Longobardi.
Gli uccisori come redimevansi? Rifuggiati in una chiesa, sot-
trieransi alla pena con far la seguente penitenza imposta dai
preti. Cio, cinti di legami di ferro e mezzo nudi, oppure in altro
abito da penitenti, dovevano andare in pellegrinaggio ai luoghi dove
riposavano i corpi de' pi rinomati Santi. Bastava questo per sod
disfare alla chiesa e al re. Cos fece 1' uccisore di Grimoaldo pria
cip* di Beueveulo d). djn.-itop.xFi-s
108
Adeodato, pontefice lodevole per animo benigno ed umilia,
caritatevole co' poveri, liberale col clero, al quale diede la
Roga, regalo solito a farsi da' pontefici nell' assunzione, ma da
lui accresciuto grandemente (1) Ebbe a successore nel
$ iimmih> papato Dono, di nazione Romano, e figlio di Maurizio; il quale
"'i^'pSgfm si crede consacrato nel di primo novembre di quesl' anno a).

La codardia fu temuta e disprezzata dai Longobardi. La spa


da era un sacrosanto arnese per questo Popolo, perch poneva la
sua maggior gloria nel valore, e ciascuno amava di esser bravo, o
almeno di goderne il concetto. Cosi alto poggiava allora questa pre
tensione, che niun' ingiuria sorpassava quella di chiamare una per
sona col termine Argo,, che' suonava poltrone o codardo. Le leggi
bl Muratori, fl'm.
stesse avevano dovuto provvedere, onde evitarne le tristi conseguen
cil. voi. I pag. 308. ze, affiggendo grave multa a chi lo adoperasse b).
I conuubii criminosi praticavansi sotto i Longobardi, per
cui Luitprando proibivali con apposita legge, come con altra prov
<) Canio. SI. unir. vedeva contro i mezzani ed i mariti che vendevano le proprie don
Ilac. v. VII p.173. ne; nonch riguardo alle monache che pretendevano marito e).
I funerali. Da alcune leggi longobarde contro gli spogliatoli
de' sepolcri si deduce, che fosse fra essi in uso il seppellire i ca
daveri de' ricchi con grandi ornamenti e molto oro. Le persone di
ri) Muratori. Dlss.
e. s. pag. :lin. bassa sfera portavansi alla sepoltura vestite co' loro soliti abiti d).
Quando poi alcuno in qualche lontana parte, o in guerra, o in qua
lunque altra siasi maniera fosse morto, i suoi consanguinei acco
stumavano piantare una pertica fra i loro sepolcri, in cima della
3uale mettevano una colomba fatta di legno rivolta dove era morto
loro diletto: e ci, affinch si potesse sapere da qual parte ripo
e) Paolo inai', lib.
V rap. XXXIV. sasse il defunto. Questo luogo si chiamava alle pertiche e).
Le faide dicevansi le nimicizie private Queste erano in uso
presso i Longobardi, ma venivano vietate, allorch le offese ed in
giurie non poteano chiamarsi gravi. Per metter freno a tali picciole
guerre, il re ordinava che il reo potesse riscattarsi dall' ira de' ne
mici coli' esibire loro danaro, e questo era tassato. Per, se il reo
si rifiutava di darlo, o 1' offeso non 1' accettava, interponevasi il re, ad
f) Muratori. DlM.
et. pag. 311-314.
oggetto di ovviare che" le discordie non precipitassero in eccessi f).
Talora l' intero burg, o la far era responsabile in solido delle colpe
de' suoi soci e partecipe delle multe, e quindi armavasi per so
fi Canto, e. sopra
pag. 331.
stenerli g).
(1) Questo papa Adeodato fu il primo che nelle sue lettere us
la forinola salulem et apostolicam benediclionem, ed il primo che dat
le sue lettere cogli anni del suo pontificato, ed introdusse la co-
SLVTSXl'pluS: stumanza di suggellarle col piombo h).
G9
676 Neil' estale di quest' anno, e dopo la morte del
papa Adeodato, tante furono le pioggie e s stranamente di
rotte, ed accompagnate da spessi fulmini, che a ricordanza di
ijue" virenti nulla ebbesi di consimile. Ne venne la morte di
molti uomini ed animali; e la durata di esse fu tale, che non
si pot battere il grano, ed i legumi tornarono a nascere nei
Campi a). a) Muratori. Ann.
tra mi <T II. inno 676.
6/8 Teodoro II, esarca di Ravenna, succede a Gre
gorio
"
nell'Esarcato e vi dura sino al G87 b).I m canti st. nnir.
Cr. V. XII p. 287.
678 Chiuse i suoi giorni nel di H di aprile il papa
Dono, uomo di molla piet ; ed ascese al soglio pontifcio
il monaco Agatone Siciliano, personaggio fornito di rare
Urli] C. e) Marolorl e. iod.
eia anno ***"
678 Cuniberto figlio del re Bertarido venne dal padre
associalo al trono d' Italia, dopo convocata la Diela generale
d avutone il consenso de' Popoli dj. d) ""o "p-
678 A Veltari successe Laudari nel Ducato del Friuli , _
e dar breve tempo e). Fu detto anche Laudaro f ). Il Ni- '^u'uTv^.
ttti dice: Laundhari nella cill ducale dal consenso
1 anime di lutti gli ordini ottenne l'insegne della Du-
* chea Forogiuliense g) e il suo governo fu pacifico e K)NHieiiiiiu cu.
lodevole.
678 Rodoaldo fu creato duca del Friuli dopo Laudari
^o parente, di cui non si sa la morte. Questi per dimo
iala indole benigna avrebbe avuto pacifico governo; ma
I insidie de' suoi lo travagliarono fortemente, a segno che
m Ansfrido di Reunia, o Ragogna, gli fu tolta la Ducea.
" usurpatore per venne severamente punito dal re Curii-
tato h) come vedrassi. -nSuc.^:
679 Nel marted di Pasqua a' di 5 aprile di quest' an-
". il papa Agatone convoc in Roma il pi celebre e pi
numeroso tra i Concilii che furono tenuti contro i Monote-
'lu'>in cui fu esposta la credenza della Sede Apostolica e
d> tulle le chiese d' Occidente intorno alle due nature unite
no
ma non confuse in Cristo, e alle due volont distinte ma
non discordi. A questo intervennero 125 vescovi d'Italia e
a) Muratori Ann. Sicilia, tra i quali anche Agatone patriarca di Grado co1 suoi
d'll.annoS79-U- * . .
rntiiNot.cii.T.iu suflraganei, come fu detto a pag. 165 a).
679 Lo slato delle buone lettere era depresso in I-
talia dopo l' occupazione fatta da' Longobardi, e V ignoranza
b) Muratori e. sop. faceva rimarchevoli progressi b) (1).
SLDel)?J,<5J,s,r' 680 Gaudenzio vescovo di Trieste e).
cron. pag. la. /
680 Giovanni III, patriarca scismatico d' Aquileja suc
cede in quest' anno a Giovanni II nella sede patriarcale A-
S.W?Sft.? quilejese d).
680 Orrida pestilenza afflisse le citt di Roma e di
Pavia, per cui gli abitanti di quest' ultima fuggiti alla cam
pagna ed ai monti lasciarono spopolata la citt; e nelle
ani",o?ric'sop' piazze di Pavia crebbero l'erbe e).
680 Pare, che Alachi duca di Trento turbasse in
quest' anno la pace che godevasi sotto il regno di Berta-
rido e Cuniberto : perch insorta, e vinta coli' armi , la
contesa tra lui e il conte o governatore della Baviera, i di
cui confini estendevansi allora sino a Bolzano nel Tirolo,
insuperbi, e cozzatala col suo re si fortific in Trento, ove
assediato da Berlarido diede rotta al di lui esercito e lo
costrinse alla fuga. Cuniberto che lo amava, seppe nullame-
no ottenergli perdono, poscia anche il ducalo di Brescia.
Ma Berlarido, cui l' esperienza avea ammaestrato, diceva al

(1) Stato Ielle Scienze sotto i Longobardi Della Fisi


ca e studii naturali non eravi quasi notizia, cosi pure della
Geografia. Le Matematiche erano in uno stato infelice, e se
vi fu qualche coltivatore di esse, venne creduto mago, perch que
sta scienza fu confusa coli' Astrologia. La Filosofia fu trascu
rata del tutto; la Storia egualmente, e meno alcune vite di Santi
e la cronaca di qualche monastero, non si trova autore che la tratti.
La Medicina non fu curata e non si ha notizia di chi si distin-
cKnr.nf.v-. guesse in essa f).
171
figlio: tu vuoi covare la serpe nel seno; e verificossi il
detto, come si vedr a). d^*MuorAnn'
682 Muore in quest' anno il papa Agatone che vie
ne annoverato fra' Santi. Vac per pi mesi la Sede A-
postolica, e finalmente Leone II, Siciliano d' origine, nel
17 agosto venne creato pontefice e consacrato da tre ve
scovi, come accostumavasi anche po' papi antecedenti. Fu
breve il suo papato, essendo passato tra' beati ai 3 lu
glio del 683. Era uomo addottrinato ed amatore de' po
veri b). b) Dello anno 082-
683 La monastica disciplina fiorisce in Francia, Inghil
terra ed Irlanda, e a quell'esempio si rinnova in Italia e) (1). cj Dotto annosa
684 Benedetto II, prete Romano, fu eletto pontefice
e si crede consacrato il 26 giugno. Fu persona dotta, cari
tatevole e fornita di molle virt d). <i) etto inorai.
685 Cristoforo, patriarca ortodosso di Grado, successe
ad Agatone in quest' anno, o piuttosto nel 683. Era nativo
della citt di Pola ne 11" Istria ; fu prelato amante della carit
e solerte per l' erezione di templi e luoghi pii. Sedette anni
32 e mor nel 715 o 717 in Grado, e fu sepolto nella
chiesa di S. Giovanni Evangelista ej. c'iTmm't!?.
685 Muore il pio imperatore Costantino Pogonato, os
sia Barbato, e gli succede suo figlio Giustiniano II, erede
dell'Impero, ma non delle virt del padre f). nnora5ortc"'"p'
685 Il papa Benedetto II cess di vivere il di 7

(i) Monasteri! Vestito d' una badessa del tempo di S. ,,, Muratori. di.
Adelmo, vissuto intorno l'anno 680 g) Vestiva questa una sot- fL^*** T0'"
tona, subuccula, di tela fina di color violetto, di sopra una tunica
di scarlatto a maniche larghe e una cuffia di seta vergata; scarpe
i" piedi di ptlle rossa; capelli arricciati coi ferri le cascavano
slla fronte e sulle tempia; e un soggolo, assicurato sopra il
c?po con nastri, scendcvale attorno al seno', poi dietro ondeg
giava fin a terra; le unghie aveva tagliate a punta, sicch parevano
artigli di falco li). fc^'vi:
172
maggio di quest' anno, e venne posto nel numero de' Sanli.
Giovanni V, d'origine Siria, subentr al papato. Era uomo
di fermezza singolare, scienziato e moderatissimo nelle sue
a) Muratri. Ann. Q,;ftn; a\
d' II. anno 685. aZIOHl aj.
686 Morto a di 2 d' agosto il papa Giovanni V, fu
eletto a pontefice (1) dopo due mesi e 18 giorni, il
prete Conone, Trace di nascita, venerabile vecchio, religioso,
b) Detto anno 686. verace, di aurea semplicit e di quieti costumi b).
687 Mancato Teodoro nell' Esarcato di Ravenna, gli
successe in quella dignit Giovanni patrizio, di soprannome
e) Dello anno 687. Platyn e).
687 Mori il papa Conone nel giorno 21 settembre, e
dj Detto. fu eletto a pontefice il prete Sergio nato in Palermo d).
688 11 re Bertarido cessa di vivere in quest' an
no: cos Paolo Diacono. Il Muratori poi, per non discor
dare con esso, pone la morte di questo re sotto la data
segnata ; ma a cagione d' un diploma da lui veduto soggiunge:
perci pare quasi certo che Bertarido prima del novem-
e) Detto anno ss. bre dell'anno 686 fosse mancato di vita e). Successegli
Ui^rlU."- suo figliuolo Cuniberto f).
690 Alachi duca di Trento e di Brescia, fellone al
suo re Cuniberto, portossi co' suoi al ponte della Livenza,
48 miglia distante da Cividale, in aspettazione delle milizie
Forogiuliesi che alla spicciolala si portavano in ajulo del re;
e facevate giurare di non combattere contro di lui. Nulla-
meno nella battaglia che Cuniberto ebbe con esso verso

(1) Elezioni de' Papi In questi tempi non solo il clero,


ma anche il Popolo ed i militi, ossia l' ordine uobile e militare,
si in Roma che nelle altre citt accostumava concorrere all'elezio
ni Muratri c.son. ne del sacro pastore s). Riunivansi i ceti in apposito luogo e no-
minavano il pastore ; se v insorgeva differenza, veniva appianai
a mezzo di pacieri.
175
Como, egli, il duca, rest morto sul campo nel silo detto
hi Coronata a) (1). #%&**
695 Quantunque nella guerra fra il re Cuniberto e
l'usurpatore Alaclii, il Ducato del Friuli avesse avuto molta
parte, pure il Diacono non fa menzione che vi si fosse involto
Rodoaldo duca di questa contrada b). Dice per, che dopo bj Detto armo 6w.
quella guerra, trovandosi questo duca, lontano da Foro-Giulio,
Ansfrido venne dal Castello di Ragogna (2) e senza ac-
consenlimeulo del re usurp quel Ducalo. Ci saputosi da Ro
doaldo, riparossi in Istria, dove montata una nave, salp per
Ravenna, e di l portossi in Ticino (Pavia) al re Cuniberto e), vi r*fiuc' llb-
693 L' ambizioso Ansfrido, non pago di possedere l' u-
stirpalo Ducato Forogiuliese, medit d' impossessarsi del trono
Longobardo ed attiv la rivolta contro Cuniberto; ma cattu
rato in Verona, fu condotto dinanzi al re, che fattigli ca
vare gli occhi, lo condann all' esiglio d). ") "etto.
693 Dopo questi fatti, il Ducato del Friuli venne dato
in governo ad Adone, o Aldone fratello di Rodoaldo, il quale
lo resse per un anno e sette mesi col solo titolo di conser
vatore del luogo: n si sa perch Rodoaldo ne restasse e-
e) DettoMuratori
seluso e). come sopra.

(i) A questa pugna non intervenne 1' esercito de' Friulani atteso
il fatto giuramento: ma tosto che fu attaccata, ritorn al proprio flpaoloDte Dtac. Iib.
|>aese f). Vcap.xix

(2) Ragogna, o Reunia, castello posto ne' monti alle rive


^l 'ragliamnto 16 miglia distante da Udine dalla parte di N. 0.
Di questo , come degli altri antichissimi castelli del Friuli , ci
ignota 1" origine; certo per eh' esso appartenne al nume
ro di quelli che sussistevano nella nostra provincia innanzi alla
met del secolo VI, e sappiamo che servi di riparo ai Forogiuliesi
nella terribile venuta degli Avari l'anno 611. Nel seguito poi di
questo nostro lavoro, alle epoche relative, daremo que' pochi cen
ni eh' abbiamo potuto raccogliere intorno ad esso. Avvertiamo
per, che ci accadr ritornare su quest' argomento quando, nel II
diurne della presente Raccolta, faremo parola della famiglia di
"agogna.
474
694 La semplice credulit, figlia dell' ignoranza, re
gnava in questi tempi sotto i Longobardi in Italia, e non
solo nel volgo, ma nel sovrano e ne' grandi; e ben poco
ci volea in allora a far credere sovrannaturali gli eventi di
a) Muratori. Ann. , %
.r . anno cu. natura a).
695 Circa questo tempo, morto in Forogiulio Aldone,
o Adone, governatore del Friuli e gi prefetto del palazzo,
fu crealo duca Ferdolfo, nativo dalle parli della Liguria,
%acTvi7.xxiv uomo altero e lubrico di lingua b).
695 La condotta di Giustiniano II imperatore gli pro
cura l'odio de' sudditi, per cui detronizzalo e mutilato nel
naso, venne caccialo in esiglio in Ghersena citt della Crimea
da Leonzio suo generale, che fu anche proclamato impe
lo Moric,0,' ratore e).
696 Tranquilla pace godevasi in Italia sotto il buon
il) Dello anno 696. re Cuniberto d).
697 Ragione delle controversie che spesso avea co'
Longobardi la popolazione delle isole, ond' era composta
la Venezia, Cristoforo patriarca di Grado co' vescovi suoi
suffraganei, il clero, i tribuni, i nobili e la plebe crearono
nella citt d'Eraclea il primo loro Doge, che fu Paoluccio;
dando, gli autorit di convocare il consiglio, di costituire tri
buni della milizia e giudici per le cause, oltre ad altri alti di
governo per quel Popolo, gi in allora cresciuto di mollo
e) Detto anno 697. per le genti di terra-ferma ivi concorse e). '
698 Pietro, patriarca scismatico d'Aquileja, era in sede
in questo tempo. Nulla dicendo le cronache di altri patriar
chi scismatici fra Giovanni III e Pielro, pare che questi a
quello succedesse ; ma 1' anno preciso ci ignoto. Ci non
dimeno gli si assegnano 15 anni di sede, e lo si fa morto nel
f ) HuM. M. E. A. .,,,.., . i, ri, . ~ ,
NoVTmVa)-!! '"' Ab)uro lo scisma e si riun alla Chiesa Romana fj.
698 Lettere, loro condizione infelice. In questi tempi
1* Italia non aveva n scuole, n maestri; solo qualch' igno
rante grammatico insegnava nelle citt un cattivo Ialino, e
175
cosi faceano per lo pi i parroclii nelle ville. Negli strumenti
d'allora riscontratisi molti sollecismi e barbarismi, senza
che si possa penetrare in ebe stato fosse la lingua volgare
de' Popoli Italiani. Rarissimi erano coloro ebe scrivessero
libri; e per gran tempo niuno fu che registrasse gli avve
nimenti e la storia del suo secolo, a tale, che se quella
scritta da Paolo Diacono non ci fosse rimasta, V Italia igno
rerebbe la storia di que' tempi a) (1). tiiX'm-
698 In questo tempo fu fatto un sinodo in Aquileja,
il quale per l' ignoranza della fede rifiut di riconoscere
il quinto Concilio universale, Gnch istruito dalle salutari
ammonizioni del beato pontefice Sergio , deliber di ac
consentirvi insieme colle altre chiese di Cristo b). Con vixivc",'b-
ci si estinse affatto il clamoroso scisma Aquilejese e), ma SWu'kgV''
rimasero i due patriarchi d1 Aquileja e di Grado d). ffiLSeST* c""op'
698 Lo scisma clamoroso Aquilejese termin nel 698
sotto il patriarca Pietro, essendo comincialo formalmente nel
377, quando Paolino patriarca convoc il sinodo scismatico c)mu>eis.M.E.A.
1 l . . , ... . ,r> . COl.310e3-LI-
m Aquileja; sicch la sua durata fu di circa 140 anni e). JS"^'1 TOl
698 L'imperatore Leonzio detronizzato da Absimaro
che gli fa mozzare il naso, indi relegato in un monastero tj nampoidi. crai.
. .. _ eli. v. un. p. 190
della Dalmazia in luogo detto Delmato f). Motori e ..anno
700 Muore Cuniberto re de Longobardi, sovrano a-
malo da tutti. Era egli leggiadro, buono e prode, e marito
kI Ermclinda Anglo-Sassone. Gli succede Liutberlo suo fi
gliuolo ancor fanciullo g). ^Plv?
701 Ragimberto duca di Torino, figliuolo del re Go-
deberto, con poderosa armata venne alla volta di Pavia, onde
detronizzare Liulberto. Ansprando tutore di questo giovine

(I) Linguaggio longobardo I Longobardi parlavano


ti tedesco, e si accostavano nel loro linguaggio pi all'antico sas- b) Filippo Mou. si.
>... _u - i\ dei doni, slr in li.
"ne che non ali antico idioma teutonico li). voi. iiiptg.i;;.
176
re, spalleggialo con ogni forza da Kulan duca di Bergamo,
lo incontra ne' dintorni di Novara ; ma data la battaglia, fu
perdente, e salvossi colla fuga assieme a Liulberto. Ragim-
berlo quindi s' impadron di Pavia e del Irono Longobardo;
ma dur poco, perch moriva prima dello spirare dell' anno,
lasciando il regno ad Ariberlo II suo figlio che seguilo a
S'u.'Sm'joi. ' disputarlo con Liutberto a).
701 Cess di vivere il papa Sergio il d 7 settem
bre (cos crede il Pagi) e venne annoveralo fra' Santi. Fu
liberale verso le chiese e mollo dilat la fede di Cristo,
specialmente nella Germania. Subentr al papato Giovanni
VI, di nazione Greca, consacrato nel d 28 ottobre di que-
m Detw. st' anno b).
702 L'imperatore Tiberio Absimaro manda esarca in
e) Detto anno im. Italia Teofilalo patrizio e gentiluomo della sua camera e).
702 Liulberto, appoggiato da Ansprando suo ajo, cerca
con ogni possa di ricuperare il perduto regno ; ed Ottone,
Tazone e Molari, duchi di varie citt, lo spalleggiano. Por
tatisi con T armata solto Pavia, successe battaglia, nella quale
Liulberto cadde nelle mani di Ariberlo, che poscia lo fece
affogare in un bagno ; ed Ansprando riparossi nella furie
dj Delio. is0|a del [ago di Como d).
703 Il re Ariberto mosse contro l' isola di Como, ma
Ansprando non attese lo scontro, e colla fuga salvossi per
la Rezia in Baviera, ove venne accollo cortesemente. L' ira
di Ariberlo piomb sopra la di lui famiglia e' suoi parenti,
e Sigibrando suo figlio, Teoderata sua moglie e la figlia
Arona o Aurona furono crudelmente trattati. Al primo ven
nero cavati gli occhi, alle altre recisi il naso e I1 orecchie.
Il solo Liutprando figlio minore fu salvo, perch giovinetto,
e rimandato al padre, per cui si sollev quel cuore oppres-
ej Detto amo 703. so da tanta sventura e).
705 Il pontefice Giovanni VI muore ai 9 gennajo di
quest' anno, e viene eletto Giovanni VII, Greco d' origine,
177
erodilo ed eloquente, il quale fu consacralo il d primo
di mvnn a\ Win 'ori. tan.
ni marzo a). # u. anno 703.
705 L* imperatore Giustiniano II, gi rilegato nella
Crimea, si procura la fuga e ricupera il trono. La disav
ventura non lo ammans, ma Io inaspri, e le crudelt da lui
commesse sono tali da farne orrore b). u Detto.
705 Ferdolfo, duca del Friuli, uomo vanaglorioso, a-
ugnando la gloria di vincere gli Schiavi, rec grave danno
a s ed a' Forogiuliesi. Maneggi con alcuni di quella Na-
aone, onde facessero delle scorrerie sul territorio Friulano
e l'ottenne. Piombarono quindi gli Schiavi sulle greggi e sui
pastori che pasceanle ne' loro confini e trasportarono grosso
bottino. A reprimere tanta audacia il rettore del luogo,
0 Sculdais, uomo nobile e valoroso, si pose ad inse
rirli, ma non li pot raggiungere. Nel ritorno gli si
fece contro Ferdolfo, che domandogli, che ne fosse avvenuto
di que' predoni: a cui rispondeva Argait, che cos quegli
chiamavasi, essere fuggiti. Sdegnato il duca, proruppe: qual
prodezza mai potresti fare tu, cui viene da Arga il nome di
Argait ? e l' altro, valorosissimo qual era, punto da tanta
ingiuria, rispondevagli : voglia Dio che n io n tu, 0 Fer
dolfo, esciamo da questa vita prima che gli altri conoscano
chi di noi due pi meriti il nome d' Arga ( che in quella
lingua suonava poltrone 0 codardo). E poich ebbersi dette
queste villane parole, avvenne che dopo non molli giorni
ritornasse pi ingrossato l' esercito degli Schiavi, gi prepara
lo dai premii dati loro da Ferdolfo. Ed avendo piantato sulla
pi alla cima del monte gli alloggiamenti, onde si rendesse
difficile 1' accostarsi a loro, sopraggiunse il duca Ferdulfo e cir
cuito quell' accampamento disponeva l' attacco. Allora Argait,
ili cui parlammo, volse parola al duca dicendo : ricordali che
lo. mi dicesti poltrone e da nulla, e che con vile parola mi
chiamasti Arga. Or dunque Tira di Dio cada sopra quello
Ji noi che V ultimo s' accoster a questi Schiavi. Ci dello,
12
178
volse il cavallo per la scoscesa erta del monte e si spinse
contro il nemico. Ferdollb, tenendo a vile Tessere da meno di
quello, seguilollo in que' dirupi e cosi fece F esercito. Ma
inoltratisi, furono bersaglio de' nemici, che pi con le pietre
che con F armi quasi tutti li uccisero. E quivi sciaguratamen
te, per una vana contesa, morirono Ferdulfo e lo Sculdais,
con tanti uomini valorosi, e peri con essi tutta la nobilt
Friulana (1) Il solo Munichi Longobardo, il quale fu
padre di Pietro duca del Friuli, e di Orso duca di Ceneda,
pot salvarsi con lo scampo, per cui ottenere giovogli ardire
e sorte: perch, precipitato da cavallo, gli fu addosso uno
Schiavo, che gli leg le mani con una fune; ma egli, cosi
legalo, lolla all' assalitore la lancia e percossolo, gettossi
n) Paolo Diac Ilb. , ,. . , _
cip xxiv. pe dirupi e fuggi a) (2).
705 (5) Il Ducalo del Friuli in questi tempi sembra

(1) La Nobilt del Friuli La vecchia nobilt del Friuli,


ritiene lo storico Marcantonio Nicoletti, essere molto pi illustre e
celebre di quello che comunemente si pensa, e ci perch le no
zioni di essa ci mancano a ragione dell' ignoranza, la quale regnan
do in que' tempi, tese un velo sulle azioni della medesima. Per
sappiamo che di quest' antica friulana nobilt alcuni membri suc
cessero alla Ducea, alcuni ascesero al Regno Longobardo, e fu essa
bi umidii, cost. cagione che l' Italia ritornasse quasi all' antico splendore dell' Im-
i-leg.
voi. A ile'Forl.
pag. 18. ma. nBPn
Pero L\
DJ.
(2) Il Liruti ritiene successo questo fatto ne' dintorni di Giulio
Carnico e riporta eh' essa citt fosse in tale incontro affatto dis-
e) Liruti. Not.ece. trutta e il suo vescovo Fidenzio si rifuggisse in Forogiulio. Lo
e'benV'iir^M" Schnleben poi lo dice accaduto intorno ad Emona, ora Lubiana e).
Nulla per ne dice il Diacono riguardo al sito ove avvenisse.
Non segnando epoca il Diacono a questo fatto, noi l' abbiamo
d) Limti. Not. cit. posto sotto l' anno 705, seguendo il Sigonio e lo Schnleben. 11 Mu-
s"ili'ff"cbSi!c!mp! ratori stesso accusa l' incertezza delle date riguardo ai duchi del
Si'S^nrfrali Friuli e lo pone nel 700. Il Liruti poi lo crede accaduto, o sul
c.TV ii |ii8. ss> finire del secolo VII, o sul principio dell' Vili d).
(5) Avvertiamo il lettore di aver qui posto l' anno 705, anzi
ch il 700 assegnalo dal Muratori; e ci per tenere l'ordine de'
179
non abbracciasse altre cill, e che alla sola di Forogiulio,
oggid Cividale del Friuli, si restringesse.a) Qui per troviamo d'it"^'
di osservare quanto viene annotato (1).
705 (2) Successa la morte di Ferdulfo, o Ferdolfo,
fa creato duca del Friuli Corvolo, ma dur poco tempo ;
poich avendo offeso il re, gli fu levato il governo e ven
dergli cavali gli occhi b) (3). vi Paolo noe. Iib.
cap. XXV.

705 - Pemmone fu crealo duca del Friuli circa que


sto tempo. Era uomo di molto ingegno e cittadino di Belluno,
donde parli per sedizione da lui ivi suscitata. Fu figlio a
Bellione e discendente dalla nobile famiglia Remona, delta
poi della Pietra. Ebbe a moglie Ratberga, non bella ma
saggia donna (cui il Palladio vuole sorella di Corvolo duca
del Friuli, ed il Muratori, stando al senso del Diacono,
dice contadina di nascita ) che sollecit il marito a lasciarla
e a prendere altra moglie pi conveniente al decoro di tanto
duca. Ma egli, saggio, stimavala e se la tenne; ebbe da lei
tre figli, cio Ralchis, Ratcait ed Aristulfo, o Astolfo, che

h secondo il Sigonio e lo Scbdnleben. L' alterazione di questa


ita poi torna affatto indifferente, stante l' oggetto eh' essa tratta.

(1) A ci che qui espone il Muratori ci pare di dover dire, che


e Aquileja e Concordia, bench decadute come ci noto, tut-
Mji in allora portavano il nome di citt ed appartenevano alla
Ducea Forogiuliese, ci che pure credesi di Giulio Carnico. Circa poi il
territorio di questo Ducato, convien dire fosse esteso ; mentre anco
li parte del circondario d' Opitergio, assegnato dal re Rotari al
Fwogmlio, ce lo comprova.

(2) Anche per questa data abbiamo seguito lo Schnleben ed il


Sigonio.
(3) 11 Nicoletti dice, che Corvolo fu fedele ed inclinato al re
uiilprando, che la calunnia fu cagione dell' infelice sorte che gli
cadde; e che il re ne avesse pentimento della condanna precipi-
kta su qnest' infelice, e ne facesse severa punizione de' calunnia-
[ri
In;'
e). Non sappiamo
rr. ....
in vero d'onde
, ,
abbia
, ..
ci tratto
j
il Nicoletti. ms.
ONcoIcih nuca;.
cil. ii. 100-101,
"Diacono non ci da il nome del re; e Lmtprando non occupava
a quesf epoca il trono.
180
JiSxvK&jfc poscia divennero uomini valorosissimi, ed elevarono a gran
?&^ loria dell'umilt della madre a).
Wnorla. _ Pcmmone duca dei Friuli nel principio del suo go-
verno raccolse i figliuoli di tulli i nobili morti nella batta
glia contro gli Scbiavi, e li aliment assieme co' suoi, nel
lo stesso modo che se fossero stati da lui medesimo gene-
MB:* rati b) (4).
707 Pass ad altra vita il papa Giovanni VII il di
:iin.Tnlw%f'm' 17 ottobre, e rest vacante la sede per tre mesi e).
708 Sisinnio, nato in Soria, uomo di petto e solerte
per la conservazione di Roma, fu creato papa ; ma podagroso
mori, avendo tenuto soltanto venti giorni il pontificato. Nel
d 25 marzo gli successe Costantino, anch' egli della Sona,
d) Detto mne io, pontefice di rara mansuetudine e di singolare bont d).
709 Un pacifico e buon governo godevano in questo
,, domo anm, 7. tempo i Popoli d'Italia sotto il regime longobardo e).
710 _ Giovanni patrizio, soprannominato Ilizocopo, sue-
tj nono annoilo. ceo<e a Teofilato nell' Esarcato f).
711 All'imperatore Giustiniano II, per nuova rivolta
de' suoi Popoli, venne da un colpo di sciabola tagliata la
testa. Fu egli cattivo figlio di ottimo padre; sedotto dallo
spirilo di vendetta, procurossi la propria rovina: ma la sua
morte liber l' umanit d' un crudele monarca. Successe a
g) Delio annoili, lui il nuovo imperatore Filippico g).
7H Sereno, patriarca d'Aquileja, uomo semplice e
tulio dedito al servizio di Cristo, succede in questo tempo
a Pietro nel reggimento della chiesa Aquilejese (2)

(1) Sarebbe desiderabile, che questo duca avesse lasciato in re-


uoUfJ'SI'p.iS: taggio una tale virt ai posteri illustri del paese da^ui governato n).
(-2) Sotto Sereno patriarca, il pontefice Gregorio li separ i due
Patriarcati d' Aquileja e di Grado, e ci per togliere ogni contesa
tra loro; concedendo a quello di Aquileja i vescovi suffragane! di
181
Ebbe la sua residenza nel castello di Cormons, siccome i
suoi antecessori da Fortunato in poi. Ad istanza di Luil-
prando re de' Longobardi, il pontefice Gregorio II gli con
cesse il pallio arcivescovile della chiesa d' Aquileja vecchia
(cosi detta per distinguerla da quella di Grado chiamata
Aquileja nuova ) non prima a que' vescovi accordato. Mor ,, Paoll) Dac llh
. w^ . - i, min mIm J , VIC.XXXIN 0 XI.V
egli nel Forogiulio circa Fanno 71 G o 717, avendo tenuto -rui,poile.a.c.
la sede 5 o 6 anni a) (1). PWKillJ
,i A i* i i li n ! un pats. KK.
/12 Ansprando, dopo 9 anni eh era in bando nella Ba
lera, ottenne da quel re, Teudeberlo, un grosso esercito,
e passato in Italia pugn con Ariberlo II. Accadde che que
sto re, volendo fuggire in Francia, caricossi d' oro, e pas
sando a nuoto il Ticino, nella notte che segu quella balla-
glia, affog per il peso del metallo. Allora Ansprando fu
proclamato re de' Longobardi; ma regn soltanto tre mesi.
Era uomo eccellente e di singolare saggezza b) (2). *} S^vv."1'
712 Luitprando, giovane di grandi speranze, succede
nel trono Longobardo ad Ansprando suo padre e regna anni
"I. Fu egli che diede il nome al piede statuario, oggid
chiamalo piede Liprando e). <) netto- namn.
... ,,. ri... . , , ,. Cnm.T. un.p.W3.
/13 L imperatore tilippico seguace del monotelismo,

lena-ferma sino al Mincio, a quello di Grado i Vescovi dell'Istria, pa^^^t ^


di Caorle, di Torcello e di Cliioggia d). pani i p. M-za-
Per doglianze di Donato patriarca di Grado, de' vescovi dell'I- "*" " "
stra suoi suffragatici, e del duca di Venezia, il pontefice Gregorio
'1 scrisse una forte lettera al patriarca d' Aquileja Sereno, ordinan
dogli di non estendere la sua autorit oltre i confini longobardi; $ Kn%<r":
Salir ne scrisse ai ricorrenti e): ma sulle date delle medesime p^l'^i.c"',,'UI1'
dissentono gli storici. /

(1) Intorno agli anni dell' elezione e della durata di questo pa


triarca discordano gli storici. Noi per abbiamo seguito il Diacono;
wh il Muratori dica mancarci V anno preciso della sua morte f ). LLnTrai0'' c sop'

(2) In questi tempi, sotto i Longobardi in Italia, il Popolo ra


mmollissimo le pelliccio g). M netto annoili.
182
per congiura di alcuni senalorijnella vigilia della Pentecoste,
venne deposto da Ruffo, primo cavallerizzo, e privato della
vista, ma lascialo vivere. Artemio, col nome di Anastasio,
fu eletto e coronato imperatore. Fu uomo versatissirao negli
a) Muratori. Ann.
.IMI. anno 713. affari, e dotto e zelante della vera dottrina della Chiesa a).
713 Luilprando, o Liutprando, re de' Longobardi, unita
mente a tutti i giudici, ossia conti o governatori delle citt, non
ch co' suoi fedeli e col Popolo, aggiunge delle nuove leggi
a quelle di Rotari e di Grimoaldo. E qui d' annotare come
in allora non si stabilissero n si pubblicassero leggi senza
li) Dello.
la Dieta del Regno e l'approvazione de'. Popoli b).
715 Pass a miglior vita il pontefice Costantino nel
d 8 aprile di quest' anno, lasciando di s gloriosa memoria.
Gli successe Gregorio II Romano di nascita, ordinato papa
il 19 maggio; uomo dotto, di costumi eccellenti e di animo
e) Detto anno "15. fermo e).
e) Della Rona.Slr.
cron. pag. ti. 715 Gregorio vescovo di Trieste dj.
715 Paoluccio, duca di Venezia, procur a s ed al
suo Popolo r amist di Liutprando re de' Longobardi, ed
ottenne diploma in cui concedeansi ai Veneti varie esenzioni
nel Regno Longobardo, ed indicavansi pur anche i confini
di Eraclea, ossia Cittanova, posta fra l' uno e l' altro domi
e) Muratori e. sop.
anno 715. nio, dalla Piave maggiore alla Piavicella e) . (1).
Il Vescovato di Mantova, per sollecitazione del re Liut
prando, venne dal pontefice Gregorio II levato al metropo
litano di Ravenna e passalo sotto la dipendenza della Chiesa
r ) Palladio. SI. eli.
pari. I pag. 68.
Aquilejese, retta dal patriarca Sereno f).
716 > L'imperatore Artemio, chiamalo Anastasio, for
nito di doli alle a formare la felicit de' suoi sudditi, venne
costretto a deporre la corona e si fece monaco. Ci successe

(1) certo che le isole componenti Venezia erano escluse dal


I > Moratori e. sop. Regno de' Longobardi gj.
anno 715.
183
per rivolta delle truppe, clic proclamarono al trono Teodosio,
esattore delle pubbliche gabelle, il quale releg a Salonichi
il deposto sovrano a). !*i2'm'. Min.
<f;it. anno "Vi.
Calisto patriarca d' quileja, coli' assenso del re Liut-
prando, ascese a quella prelatura circa il 716 o 717. Era b)nm.c*..M.F..A.
Arcidiacono della Chiesa Trevigiana e personaggio insigne b). v^p!^' '"''
Non si conosce l'anno della sua morte; per l'elezione di
Sigualdo suo successore essendo accaduta circa il 762, ci
rende consapevoli esser egli mancato a' vivi in quel tempo :
sicch avrebbe seduto anni 45, 0 poco pi ne) (-1).-l e)TOl.llliog.es.
unni. noi. ni.
/17 Gli Schiavi in grosso numero infestano il piano
del Friuli e si accampano in un luogo detto Lauriano, (Lau-
riana); ma assalili dal duca Pemmone col suo esercito, nel
quale eravi gran numero della giovent da lui fatta allevare,
furono rotti e ricacciati nelle loro contrade d). (2) De' ^^^m.011'
Longobardi il solo vecchio Sigualdo rest morto, perch im
prudentemente volle esporsi ne' tre replicati assalti, quan
tunque ammonito dal duca a frenare l' impeto suo, mosso dal
desiderio di vendicare la morte de' suoi due figli avvenuta

(1) molta l'incertezza delle epoche riguardo a questo patriar- 0) Ura(l m c)t
ta. Il Liruti lo fa ascendere alla sede nel 726 e), il Muratori nel Toi.iiipa'g.soes.
723 f), il Palladio nel 729 g); n il Diacono ci fa parola del- annoda0' e'sop'
l'anno h). In questo nodo intricato ci siamo appigliati alla crono- nart.aVapaK. <68SI>'
logia de' patriarchi Aquilejesi posta nell'appendice all'opera del viwploxiv' "b"
de Rubeis M. E. A.

(2) Questo fatto, riportato dal Diacono senza data, ma di seguito


all'elezione di Calisto a patriarca d' quileja, c'induce ad attenerci
al Palladio, che lo fissa nel 717. epoca da noi seguita per 1' eie-
rione di Calisto. N ci troviamo discordare col Diacono stesso,
perch i giovani allevati da Pemmone, che presero parte a que
sta pugna, se voglionsi considerare dell' et di 5, 06 anni quan
do successe il fatto della morte di Ferdulfo e de' loro padri nel
'05, li troveremo avere a questo tempo 17 0 18 anni; e quindi
afti a poter far parte della milizia, tanto pi in quanto i costumi
li quel Popolo, affatto guerriero, faceva si che s'iniziassero per tem
po > giovani ai militari esercizii.
m
nel fallo di Ferdulfo. Perniinone, poich ebbe ucciso gran
quantit di nemici, temendo perdere alcuno de' suoi nella
mischia, stipul la pace cogli Schiavi; e da quel tempo
costoro cominciarono oguor pi a paventare delle armi de'
v^ptoxLvc' "b- Friulani a) (1).
717 i Coli' intervento ed assenso de' primati e del Po
polo, Liutprando, anco in quest' anno, fece nuova aggiunta
alle leggi Longobarde; e i Popoli sotto quel regime gode
vano invidiabile pace, perch la giustizia era amministrala
li) Muratori Ann
d' li. anno IH. con vigore b).
717 Muore Paoluccio Anafesto primo duca di Venezia,
e) Sito* Gk. Carlo.
dopo aver tenuto per 20 anni il dominio, e viene eletto a
ms. delle famiglie
Veneziane Mura- suo successore Marcello Tegagliano d'Eraclea e).
lori e. sop.
Donato patriarca di Grado successe a Cristoforo nel
715 o nel 717, ebbe delle differenze con Sereno patriarca
d'Aquileja, sedette circa anni IO e mor nel 727 o 729 e
il) Palladio. SI. eli.
Rari. I p. 65 e fu fu sepolto nella chiesa di S. Eufemia in Grado dj (2)
ubeis. M.E.A.C.36
11 Palladio lo pone patriarca nel 717: noi per confessiamo
non esservi precisione riguardo all' epoca di sua elezione e
della sua prelatura. Il Muratori, appoggiato al Dandolo, pone
e) Muniorl e. sop.
anno 725. la sua morte nell' anno 725 e).
720 Costantino Copronimo nel giorno di Pasqua il

(1) Laurlana Di questo luogo non si ha notizia partico


lare, l'or similitudine, di nome si potrebbe credere essere il villag
gio che oggi chiamasi La variano; ma essendo esso posto alla parte
meridionale della citt di Udine, non pu supporsi che tanto innan
zi fossero iti gli Schiavi, mentre il duca Pemmone risiedeva nel
M&Ti* Forogiulio f).
(2) Da alcuno si vuole che Donato patriarca fosse della famiglia
Gradenigo: noi non Io asseriremo. Troviamo per, ebe questa
famiglia proveniente d' Aquileja, facesse fabbricare la chiesa di Gra
do, e che sia stata una tra le dodici elettrici del primo doge di
g)siros e. sopra Venezia g). Il Palladio pure ci riporta che i Gradenigo eressero in
h) palladio e. sop. Grado un cospicuo tempio dedicalo a S. Giovanni li).
185
31 marzo, venne dall'imperatore Leone Isauro, suo padre,
a) Muratori. Ann.
associato all'Impero e fatto coronare Augusto a). d'it. anno 1
ZanotlioiKCit. voi.
un. pag. 529.
721 Essendo mancanti le leggi de' Longobardi sui
contratti, sulle successioni, e su molti altri oggetti; n vo
lendo essi adattarsi alle leggi imperiali, con cui lasciavano
si guidasse la Nazione Italiana a loro soggetta ; il re Liut-
praodo aggiunse in quest'anno undici nuove leggi alle pre
cedenti b) (1). b) Muratori e. sop.
anno 721.
721 Gregorio II celebra in Roma un Concilio, in cui
sotto pena di scomunica furono proibiti i matrimonii con
persone consacrale a Dio, o che doveano conservare la castit,
perch i mariti di lor consenso avevano preso gli ordini dei
presbiterato, o diaconato e). e) Detto.

722 Il corpo delle leggi longobarde venne accre


sciuto in questo tempo dal re Liulprando con ventiquattro
nuove leggi; dalle quali si conosce chiaramente, che i de
creti fatti nel Concilio Romano sui matrimonii illeciti, l' anno
antecedente, dovettero essergli slati comunicati da quel pon
tefice d) (2). d) Dello anno 722.

(!) Contenevano: che ai contratti delle donne dovessero inter


venire i loro parenti e il giudice. Essendo sotto i Romani proibito
si servi lo sposare donne libere, perch la libert era una specie
'li nobilt, e di questa i Longobardi facendone gran conto, fu ac
rilato dalla legge il farne vendetta di tali matrimonii; ma se non
fse praticata entro Io spazio di un anno, si la donna che lo schiavo
divenissero servi del re e del suo fisco. Fu provveduto alla negli
genza de' giudici nella spedizione delle cause, nonch ad altri
^colamenti per l' amministrazione della giustizia e per l' indennit
fe' Popoli e). ci Detto anno 721

(2) Con queste nuove leggi proibivansi i Matrimoni! illc-


*ni; cio era vietato alle fanciulle, o donne che avessero preso l' a-
l*to monastico, il tornare al secolo e maritarsi, ancorch non fossero
'Ole consacrale dal sacerdote (forse in allora prendendo l' abi
to seguiva un qualche voto di castit ; perch altrimenti questa
legge sarebbe stata ben durai sotto varie penali nel caso che mancas-
Kro: cosi pure contro chi le avesse sposate ed i mundoaldi o lu
18G
723 Il dominio dei re Longobardi arrivava in questi
tempi fino al castello ossia alla citt di Magia nella Germania.
d)itManrraAnn" Sarebbe da vedere, se questo luogo fosse situato nel Tirolo a).
724 Gl'Iconoclasti, distruttori delle immagini, si fan
no numerosi in Oriente sotto la protezione dell'imperatore
SraJiSB: Leone Isauro b)-
La chiesa di S. Giovanni Battista in Forogiulio, ora
chiamata di S. Martino, oltre il fiume Natisone, era sotto
il duca Pemmone in istato di ruina ; sicch egli, prima
delle differenze avute con Calisto patriarca, la fece re
staurare, e la decor di un altare di marmo con iscrizioni e
bassirilievi, sovrapponendovi ricca e bella croce d'oro. Le rozze
iscrizioni in barbaro latino ci fanno accorti che il detto duca
restaur questa chiesa, (1) e che il di lui figlio Ralchis

tori eh' avessero dato 1' assenso per tali nozze. Queste leggi veni
vano anche contro chi sposava delle parenti, o rapiva le altrui don
ne. Provvedevano riguardo a' servi, o schiavi fuggitivi, onde fos
sero presi, fissando pene ai ministri di giustizia, se trascuravano l'arre-
, sto e I" avviso a' padroni. Questi servi, che noi chiamiamo schiavi,
erano in uso presso i Longobardi, come in addietro presso i Greci
ed i Romani. Se ne servivauo per far lavorare le terre e pe' servigi
di casa e de' negozii. Restavano sotto il loro dominio tutti i figliuoli
e discendenti dei medesimi, ed a misura del buon servigio da essi
prestato a' padroni, venivano fatti liberi; e specialmente ci prati cava si
verso i meritevoli, allorch i padroni discreti e pii venivano a morte.
Non v' dubbio essere stato per i padroni utile e comodo l'avere il co
mando su gente cosi soggetta, che non poteva staccarsi dal servigio
sotto rigorosissime pene, e il far proprio ogni guadagno de' servi, dando
loro soltanto il vitto e vestito, e lasciando ad essi solo un qualche pe
culio. Ma grave incomodit doveva esser pur anche il tener dietro a
costoro, se maltrattati fuggivano da' padroni, e il dover render conto alla
nnoTa ' ' S0p' giustizia de' loro eccessi e soddisfare pe' misfatti che commettevano e).

(1) Stato delle Arti sotto i Longobardi in Italia Le orti


aveano infelice stato. La rozzezza di tali conquistatori non per
metteva amore, n gusto per le arti. Di pi, le aspre e continue
guerre produssero ad un tempo duo effetti funesti, cio smarrimento
di gran copia di lavori eccellenti, che destavano ammirazione ed
emulazione ; minorazione del numero degli artefici, perch quasi ces
sate le speranze degli onori e de' premii, per la scarsezza di muni
187
cooper anche nel dono di quell'altare. A benefcio della ai HiiIipi-. M.K A.
COU19-M0-331-M8
medesima influ pure Ralberga moglie di Pemmone a). I.irill Noi. .eli.
vul.lllpas.m-tiS
724 Liutprando pubblica in quest' anno il sesto libro
delle sue leggi, e ci nel principio di marzo ; nel qual
tempo dovevano forse tenersi le Diete del Regno, men
tre vediamo succedersi le varie emanazioni di queste leg

Scema ne* principi, venne meno la gara del meglio. Pur troppo in
questo periodo perirono i monumenti per rovine ed incendii; e la
rozzezza de' Longobardi non fu meno dannosa all' Italia che l' in
gordigia dei Greci. I Longobardi per avvivarono lo studio delle
belle arti e particolarmente 1' Architettura, ma lo fecero conio
poterono. Non vi fu quasi alcuno dei loro re, che non facesse in
nalzare un qualche edifzio, cio fnonastcrii, chiese e palazzi ; ma la
loro architettura, mancante di proporzioni, di buone regolarit nel dise
b) TiralxKchl. Rlor.
gno e' di buon gusto, ci dimostra andar essa tutto giorno peggiorando b). ec.t. Ili p.U> 15.1
Questi dominatori non recarono seco io Italia un sistema d'arte,
n architetti; anzi se alcuno ne troviamo mentovato, di nome Ita
liano: e i natii lavoravano secondo i tipi che avevano sott' occhio ;
ma nel lungo tempo che i Longobardi dominarono l' Italia, mai non
s'avvisa alcun progresso, talch i loro edifizii del 600 poco variano
da quelli del XI secolo, quando fecero luogo ai Normanni, Popolo
tarilo progressivo. Le leggi longobarde parlano replicatamente dei
Magistri comaciui, muratori comaschi. L' esterna distribu
zione delle fabbriche, particolarmente delle facciate, lo stile dei ca
pitelli con figure d'uomini e d'animali stranissimi, i pilastri di rin
forzo, le esili colonne prolungate dal pavimento fino al sommo del
l' edilizio, passando da un piano all' altro senza interruzione di archi,
di travature o cornici, mostrano un far nuovo d' architettura, somi
gliante alle costruzioni usitate alla fine dell' Impero Romano in Oc
cidente, che poi divenne generale. Le torri longobardiche tenevano
del fare ciclopico. Quelle di Ascoli, che si vedono ancora, hanno
nna porta quadrala a cui sovrasta un frontone triangolare forato an
e) Canlii. SI. nnlT.
ch' esso e). cosa nota, che i Longobardi fabbricavano general R.V.VIlp. WfieMK
aiuais. Slor. di.
mente in legno d). Sotto di essi esercitavasi la Scultura, ma voi. Ili pag. 311.
rozza ed informe. La Pittura non si estinse in Italia nemmeno
in questi tempi; cosi neppure i lavori a Mosaico: ed ambedue questi
rami delle arli furono fatti sussistere per opera de' pontefici e de' ve
scovi, che g' impiegarono neh" ornamento delle chiese e degli edi
fizii proprii. E di ci ai papi, particolarmente riguardo alla pittura,
devono gl'Italiani l'obbligo loro; n si dimentichi pure la coope
razione prestata dai monasteri! e dalle abazie. I Longobardi stessi,
nelle provincie in cui dominavano, davano esercizio alla pittura;
e Teodolinda nel suo palazzo in Monza fece dipingere alcune im-
188
g in quel torno. Cerilo e due sono le da lui pubblicate
a) II.
<]' Muratori. Ann.
anno Hi. in quest' anno a) (1).
726 L' imperatore Leone Isauro emana V editto, che
vieta il culto delle sacre immagini, e ordina che vengano tolte
da tutti i luoghi soggetti all' Impero Romano, chiamando i-
b) netto anno 7w. dolatria il venerarle b).
72G Mancato di vita Marcello duca di Venezia, venne
sostituito in suo luogo Orseolo, ovvero Orso Ipato, uno de'
nobili della citt d'Eraclea, personaggio di grande prudenza
e valore; ma che fu ucciso nel 737, undici anni dopo lu
c&t0"slT0Sop- sua elezione e).
727 Paolo patrizio fu inviato esarca in Italia coli' in

prese de' Longobardi: come pare si crede che essi osassero di far
dipingere i loro ritratti; mq si questa, come le arti tutte, venne
di Tiraboschi ator. infelicemente trattata nel tempo della dominazione Longobarda d).
cft.l.uip.imiBS
Fabbriche al tempo de' Longobardi in Italia In esse usa-
vasi molta rozzezza, e purch le case bastassero a contenere chi
v' avea da abitare, e fossero lavorale con forte muro, scala e tetto,
c't.'Exxiv.'*' con 'e necessarie camere, il muratore aveva fatto il suo dovere e).
Nelle riparazioni delle citt usavano essi circondarle di nobili, so
lide, mura e torri con varie porte e con fortificazioni d' ogni sorte
xi rag ira'*' a'zate contro il nemico f). Molte case anco nelle citt erano co
perte di assicelle di legno, fermate con chiodi, o di paglia; abbon
ai "tT^KJjsB aauaov' Pero anche quelle fatte con calce e mattoni g).
(1) Venivano esse leggi intrno a varii oggetti, cio: sulla sn-
perstizione, perch tra i Longobardi, bench la Nazione avesse
abiurato l'arianismo e seguitasse la religione cattolica, nullaineno
eranvi non pochi che conservavano le superstizioni del paganesimo.
Ricorrevano questi agli indovini, agli aruspici, ed aveano qualche
albero appellato da loro Santo, o Santivo, dove venivano fatti de'
sacrifizi!, nonch delle fontane ebe adoravano. Perci Liutprando,
re cattolico, proib sotto rigorose pene tali superstizioni, bandi gli
indovini ed incantatori, incaricando i ministri di giustizia a vigilare
su ci. Proibivano il monacarsi alle vedove prima che fos.e
passato l' anno dopo la morte del marito, quando non ne avessero
ottenuto licenza dal re. Disapprovavano il duello, pel cosi detto Giu
dizio di Dio, consuetudine radicata ne' Longobardi come presso gli
V iranno'11"1' a'tl' PPh settentrionali h).
189
carico di procurare la morte del pontefice Gregorio II, per
ch contrario agli alti di Leone Isauro, apertamente in guer-
i. ,. I- \ a) Muratori. Imi.
ra eoo la religione cattolica a). d'u.annoTmc'K
728 Ucciso l' esarca Paolo, in un conflitto successo
ira i partili dell' imperatore e del pontefice, subentr nel*
l'esarcato Eulichio patrizio eunuco, gi slato per l' addietro
ia quella dignit b). Detto anno m
728 Lo stalo d'Italia in questo tempo era torbido,
tumultuoso, per vertenze di religione tra il greco imperato
re ed il pontefice di Roma. I maneggi de' Greci astuti, con
tinui, il papa, vigilante e sagace, forti i partiti, le opinioni,
altre vacillanti, altre ferme, ed i fatti resoluti : ma superava
il pontefice ; e se da lui non frenali i Popoli, inculcando i
doveri verso il sovrano, l' Impero Greco avrebbe perduta
l'Italia e) ({). o) Detto.

(1) Popoli Italiani di terra-ferma, loro condizione e stato


ne' secoli Vili, IX e X Erano questi inchiodati a quel suolo in
cui nacquero, da cui ne ritraevano con larghi sudori scarsa ricom-
jiensa e un pane stentato; menavano una vita monotona, le loro
idee erano ristrette, grette le abitudini, simpatie che non si allarga
vano oltre il campicello, e quel bisogno radicandosi, assumeva forma
ili alte Ilo. Erano inerti, avvezzi a sudar per altrui; dignit personale
non avevano, non prestigio di libert ; la tirannide non li scuoteva,
bevano i signori di mezzo a questo Popolo agricoltore un colale
spirito il* indipendenza che non era .libert, avevano alterezza che
loro veniva dall' abbiezione di coloro che li attorniavano d). TOi*?v^w0*wcl''
Comniereio sotto i Longobardi in Italia Non v' dubbio
non esservi tempo in cui non siavi stato tra i Popoli Italiani ed i
regni confinanti, specialmente colle Nazioni orientali, un qualche
commercio. Imperciocch dall' Oriente si portavano gli aromi e varie
tele e panni e bambagia ed altro che qui non poteasi sperare. L' l-
flia poi inviava ne' paesi settentrionali vino, olio e diverse mani
fatture. Come fosse esercitata la mercatura sotto i Longobardi, non
' pu conoscere per la scarsezza di memorie. Per essi portavansi
alle ere di Parigi, ove negoziavano con Sassoni, Provenzali, Spa-
guuoli ed altre genti Franche e). Trovasi pure che nel secolo VIII Stomi.Vii mh!
i Veneziani facessero l' inumano ed abbominevole commercio di
schiavi; e sembra verosimile che essi avanzassero gli altri Popoli
190
729 Morto Donalo patriarca di Grado, Pietro vescovo
di Pola per intrusione s'impossess di quella dignit; ma dal
pontefice venne dichiarato indegno dell' una e dell' altra sede,
sebbene poscia per preghiere del Clero e de' Popoli della
Venezia e dell' Istria fosse restituito al suo Vescovato. Ascese
al Patriarcato di Grado Antonio monaco Benedettino abaie
di S. Trinit di Brondolo nella diocesi di Chioggia, che mor
nel 749, dopo aver seduto quasi 20 anni, e fu sepolto nella
a) Palladio St. eli. i- j- o
iiart.ipog.n. chiesa di S. e e
Eufemia a).\
751 Cess di vivere il papa Gregorio II il di H
febbrajo di quest' anno. Fu gran pontefice e gran principe, ed
il primo tra i papi ad essere indipendente. Gli successe Gre
gorio III pochi giorni dopo. Egli era di Nazione Siriaca, uo-
b) Muratori Ami mo dotto, esemplare per virt, amatore del povero e riscat-
f-rSi% tatore degli schiavi b) (1).

& "uffft Sfa ne'la mercatura per la via di mare e). Egli certo poi, che in qoe'
tempi la commissione, eh' la forma pi consueta d' oggi giorno,
non accostumavasi ; mancavano le poste e la corrispondenza non
concatenavasi, n i fabbricatori affidavano merci a negozianti da ven
d) Cantu. Si. unir.
dere

a conto.. : e la mercatura
. i\
doveva essere esercitata rpersonalmente
toi. xui m- o a mezzo di commessi d).
Agricoltura sotto i Longobardi in Italia Poche memo
rie abbiamo intorno a quest' interessante oggetto. Il Muratori pero
ce ne d qualche cenno. Ripiena di boschi e paludi era l'Italia,
particolarmente vicino ai fiumi del Regno Longobardo; e le torbide
che questi trascinavano seco forinavan delle prominenze in que' din
torni, sulle quali veniva eretta da' villani una qualche capanna co
perta di canne palustri o di paglia, ad oggetto di fermarvisi per la
pesca, e d' arare porzione di quel terreno tosto asciugato. Non ab
bondavano i contadini come oggid, mentre non solo ne' monti, ma
anche nel piano troppo frequenti erano le selve. In varie parti per
le campagne trovavausi coltivate e fertili, per le popolazioni che i
tempi di pace avevano richiamate nelle citt e ne' villaggi; e le
quali eransi occupate ad arginare i fiumi, a seccare le paludi ed a
sradicare i boschi. Coltivavansi in allora quasi tutti que' grani e
legumi che noi usiamo, nonch" le viti e gli ulivi; e le terre venivano
S!ssMjSIo'xiv: affittale o concesse a livello e).

() Al tempo di questi pontefici e del re Liutprando sursero in


m
731 Giovanni I vescovo di Trieste a). ftS*'
732 Il papa Gregorio III con sua lettera invita Anto
nino, o Antonio, patriarca di Grado ed i suoi vescovi suf-
hganei al Concilio ch'ebbe luogo in Roma b). >) Detto m-
732 Antonio patriarca di Grado e Giovanni arcivescovo
ili Ravenna intervennero al Concilio tenuto in Roma sotto que-
si' epoca dal papa Gregorio III, contro g' iconoclasti, nel
quale fu scagliata la scomunica su chiunque deponesse, di
struggesse, profanasse, o bestemmiasse le sacre immagini.
Novantatre vescovi d' Italia formarono l' unione di questo
Concilio, e tra essi, i principali furono il patriarca Gradese
e liI arcivescovo v,Ravennate
.
e).* C) Muratori. Ann.
<nt. anno m
734 Il pontefice Gregorio III, con sua lettera scritta in
ijuest'anno a Calisto patriarca d' Aquileja, ordinavagli resti
tuisse al Patriarcato di Grado certe tenute, o isole, chia
mate Centenarie, e Massioni, concesse dai prelati Gradesi al
monastero di Barbana e da lui per lo innanzi abusivamente
tolte, le quali

tosto restitu d).' Il Palladio ci riporta

pur

ijiMM-urii
Hot voi. Ul p. 60.
"lidie, essersi Calisto portalo in Grado e aver saccheggiata
quell'isola e). Gli altri storici per non sappiamo che parlino pw- tv-V"'
li questo fatto.
734 Tornado, famiglia Aquilejese, passa in questo
tempo in Venezia, e fu ascritta fra le nobili. Si eslinse nel
I85 f ). '> "e"0 PM. 69-
734 Barbarigo, famiglia da Trieste, portossi ad abi
tare in Venezia e fece parte di quella nobilt g). Detto.
736 Il re Liutprando fu attaccato, in quest' anno, da
grave malattia, per cui i Longobardi, temendo morisse, nu
trono la Dieta, e di comune consenso elessero a loro re

Italia le prime citt e i primi papi indipendenti, non meno che i


Comuni di quattro secoli dopo, e si viddero le prime loro Confede
razioni: ma vi surse puranehe il primo ricorso de' papi ai Franchi, h)BilU)0 S1 d,
nuoti stranieri, fatto da Gregorio IH b). v.un. p.Kaiuw:
192
Ilprando, ossia Ildebrando, di lui nipote : ma risanatosi, Lini-
prando ebbe a male un tal alto; per, prudente siccome egli
era, accett per collega il nipote, e cominciossi ad annotare
^iu^otk^ negli atti gli anni di regno anco d' Ilprando a).
736 Obelerii, famiglia Aquilejese, passa in questo tem
po, in Venezia ove nobilmente vivendo si eslinse neh" anno
LI Palladio. SI. cil. 001 i.\
part. I pag. 69. Boi D).
La famiglia Pipino d' Aquileja dopo l'anno 734 por-
tossi ad abitare in Venezia, fu ascritta tra le nobili e si e-
e) Dono. stinse nel 4225 e).
737 Per civile discordia insorta fra i Veneti, rest
ucciso Orso loro duca, n potendosi accordare sulla nuova
elezione, fu convenuto dare ad anno il governo ad un mae
stro de1 militi, generale d' armala; e Domenico Leone venne
mE?m? *" "*' il primo nominato a quella carica d).
737 Amatore, vescovo di Giulio Carnico, ora Zuglio
nella Gamia, successore a Fidenzio risiedeva in Forogiulio,
coli1 assenso di que' duchi come fece il suo antecessore ; ma
intorno a questo tempo fu da Calisto patriarca d' Aquileja
e) Uniti. Noi. voi. .in > . . ii j-
ia rswa scacciato dalla sua abitazione, e dalla citta o castello di
tfgtBr- "b- Forogiulio e).
737 Calisto patriarca, non potendo abitare in Aquileja,
come i suoi antecessori da Fortunato in poi, per le scor
rerie de' sudditi del Greco Impero dimoranti nelle isole della
Venezia e dell'Istria, stavasi in Gormone, ora Gormons, o
suo castello. Spiacendo per a lui, chiaro per nobilt, che
fosse stato scello quel luogo per residenza de' patriarchi,
anzich Forogiulio ; e vedendo nella sua diocesi un vescovo
abitare nella citt col duca e co' Longobardi, mentre egli,
patriarca, doveva vivere in luogo inferiore e tra la plebe,
colla occasione che il duca Penimene era assente dalla citt,
ri paolo Mac. b. portossi in Forogiulio, cacci il vescovo Amatore, si sta-
w'riTs'-LinTti bili nella sua abitazione, e fiss in tal modo la residenza
Noi v.llIp.lM-124
ctkwSwm.' K-A" patriarcale Aquilejese in quella citt f).
195
757 Al duca Pemmoue spiacque il fatto del patriarca
Calisto contro il vescovo Amatore, e riuniti molli nobili Lon
gobardi prese il patriarca, e condottolo al castello Ponzio,
(I) posto sopra il mare, voleva fosse precipitato
nelle acque. Tuttavia noi fece ; ma ivi Io tenne imprigionalo,
facendogli provare per qualche tempo l' amaro pane del
a) Paolo Diac. lib.
dolore a). VI. e. 1.1Murai.
ami. (l'IUiiuoTn
737 Il re Liutprando, saputo il contegno del duca
Pemmone verso il patriarca Calisto, adirossi fortemente, e
toltogli il Ducato, Io diede al di lui tglio Rateili. Deliber
quindi Pemmone di fuggire co' suoi nella patria degli Schiavi;
ma Rateili suo figlio il trattenne, e colle preghiere intercesse
presso il re il di lui perdono, e lo torn nella grazia reale.
Onde Pemmone, sulla fede datagli che non gli sarebbe fallo
alena danno, si diresse al re con tutti quo' Longobardi coi
quali avea preso consiglio. Allora Liutprando, sedendo in
tribunale, e concedendo a Rateili Pemmone e gli altri due
figliuoli Ratcait ed Arislulfo, comand si mettessero dietro
al suo seggio, poscia ordin che fossero catturati tulli coloro
che a Pemmone aveano aderito. Inasprito per ci Arislulfo,
n polendo frenarsi, sguainata la spada, volle ferire il re;
lo trattenne Ralchi, e furono quindi imprigionali per lungo
tempo tutli que' Longobardi, meno Tasemar, o Ersemaro,
il quale con la spada, bench inseguito da molli, si difese;
e rifugiatosi nella, basilica di S. Michele, ebbe l' impunit
dall'indulgenza del re b). b) Detti e. sopra

737 Ratchis, figlio di Pemmone, fu fallo duca del


Friuli e). Sul principio del suo governo, cio nel 757 o 758, <) Muratori e. son.

(t) Dai contrassegni del sito qui dati da Paolo Diacono si deduce
chiaramente essere questo 1' antico castello l'unno, lauto celebrato da
<l) Vivimi traci, olt.
Plinio. Deduco dunque per certo, che Ponzio, Ponlium, sia orrore mi II \ag. in.
'togli amanuensi, e che si debba leggere Pucinum A), Pucinio, che i) \irolcml traccici
V'r. p. 76. nis. eli.
c"si diiamavasi anticamente la Rocca di Prosccco e), Zarton. Leti. TOl.
111. p. 104.
io
194
non volendo i Popoli Schiavi pagare a lui il tributo loro
imposto da Penamene e da' suoi antecessori, mosse guei-
.) imiti, km. cu. ra ad essi, li vinse pi volte, e devast e saccheggi la
sol. Ili pap:. 11C. .,, r, i lt m ,'
p^ioS!""150"' regione da loro abitala a), cio la Carniola b). Il Muratori
i'j Muratori. Ann. * >- c\ \
a1 II. anno 139. pone CIO liei 10\f C).
757 Liberato il patriarca Calisto dalla sua prigionia,
ritorn in Forogiulio, e fece ivi fabbricare la chiesa e bat
tistero di S. Giovanni (ci attesta la cronaca de' patriarchi
o) Dctio anno 737. d' Aquileja) d). 11 Liruli poi espone, che restituitosi Calisto
in Forogiulio, dopoch fu uscito dal carcere, fece erigere
una sontuosa chiesa, ed alla medesima congiunse quella di S.
Giambattista ove stava il battistero per immersione, all' uso
ci E" a' Duc' di tuie' tempi. Anche il Nicoletti e) riporta: Et in grazia
de' Longobardi innalz due chiese, 1' una alla Vergine, e
l'altra a S. Giovanni Callista, con un baltisterio di mar-
mo di olio angoli et archi di composilura barbara . Fece
pur anche costruire il palazzo (1) per s e successori
presso la gran chiesa da lui fondata; il quale dur pi se
coli, e venne atterrato nel 1555 per ivi innalzare il nuovo

(1) Il Palazzo patriarcale di C;i listo in Cividale fu Tatto


fabbricare dal detto patriarca dopo l' anno 737. Era sontuoso e
conteneva ben 80 stanze, gran parte lavorate a mosaico, oltre la
magnifica sala che servi poscia ad uso de' Parlamenti generali,
e die fu decorata con tutte le insegne dell' antica nobilt. Avea
coiti e giardini, e nelle prime eravi una fontana che usciva da eie-
ga/ile vaso di marmo, la quale fu restaurata nel 1293, e le sue
scuderie stavano di rimpelto al duomo ora esistente. Un pozzo pro
fondo apparteneva a quella fabbrica. Esso stato chiuso pnr oltre
dm; secoli; e nel 24 aprile del 1785, in occasione che rinnovavansi i
selciati della citt, venne scoperto; ed quello che attualmente si
adopera aduso pubblico, e trovasi situato dietro il presbiterio del duomo
di Cividale. Quest' antico palazzo di Calisto fu ampliato da Gregorio
Monlelongo patriarca d' Aquileja ; e la sua situazione era precisa
mente ove sta ora il pubblico palazzo della pretura. Venne alter-
i,i'iiecosck!ii civ^: rato ne" anno 1555, perch minacciava rovina. Conteneva esso nel
Mi\m F p' Mt,r suo 'nlerno anche le prigioni per il clero f). Lo Slurolo, da cui
abbiamo tratto questi cenni, appoggia il fatto riferito alle opere del
INicoletti e del Locatello.
195
palazzo pretorio, tult' ora esistente come verr a suo luogo
a) Liruli. Hot. cil.
discorso a) (a). . Ili p. 62 alla 65-

L' antico battistero per immersione, tuli' ora esistente


nel duomo di Cividale, di forma ottangolare, tulio in marmo,
chiuso da sei Iati e da due aperto, l'uno per il battezzante,
l'altro per il catecumeno, opera Longobarda delle pi sin
golari ed insigni. Fu fatto costruire dal patriarca Calisto,
dopo il fatto accaduto tra lui e Pemmone duca del Friuli.
Lo contornano varie iscrizioni dettate in barbaro latino, cui
noi ommelliamo per brevit, e pereb riportale da varii
scrittori nostri. Questo battistero fu rinnovato da Sigualdo b) mibeis.M.E. A.
col. 321 - Urlili.
patriarca d' Aquile ja successore a Calisto b). Nol.Y. Ip. 225-926.
- v. Ili l>. G2-63.

La chiesa di S. Giovanni in Cividale fu ornala bella


mente da Calisto patriarca, dopo le differenze da lui avute
c) Rulli'* M.E. A.
col duca Pemmone e) (2). cui. 321-322.
Il castello de' duchi Longobardi esisteva in Cividale.
Intorno ad esso dice il Nicoletti : ritenersi per certezza
< infallibile che il convento di S. Francesco alle rive pen
denti del Nalisone sia fondato sulle mine del castello
ducale d) Il fabbricato del convento e la chiesa dedicata |W",*c,t
a quel Santo esistono tuttora.
738 Felice Cornicola, in quest'anno maestro de' mi
liti, governa Venezia. Uomo umile e pacifico, che rimise la

(i) Da quanto qui fu detto, risulta essere state a quel tempo


in Cividale due chiese dedicate a S. Giovanni, una molto antica, la
quale, per essere in istato di rovina, fu restaurata dal duca Pem
mone, ed era posta oltre il fiume Natisone, ove oggid esisti*,
la chiesa di S. Martino; 1' altra fabbricata dal patriarca Calisto nelle.
ir-inanze della magnifica chiesa collegiale ora sussistente in quella
citt.

(2) Da ci che si disse riguardo a queste chiese, ci pare, che il


"II' ornamento qui indicalo spetti alla nuova chiesa di S. Giovanni,
Telia da questo patriarca, anzich all' antica fatta restaurare da
Pemmone: mentre non da dubitarsi, che essendo egli il fondatore,
siasi data cura di ornarla decorosamente e bellamente.
11)0
concordia tra quel Popolo, ed ottenue clic Diodalo, figlio
dell' ucciso duca Orso, fosse liberato dall' esilio e se no
ai Minatori. Ann. M ...
n'it. ani.,, 738. tornasse in patria a).
739 In questi 4empi colava ogni di nelle chiese e u' mo
nasteri una gran quantit di stabili, pr redemptione aniimv
mcw. E perch la brama d' ingrandire l' origine delle citt
e delle famiglie pass talvolta anche ne' monaci, per dare
maggior rinomanza alla fondazione de' loro monasteri, spac-
\>> ceno anno -a, ciarono per gran personaggi i fondatori dei medesimi b).
759 Il re Liutprando, giunto in Oderzo, citt della
Marca Trivigiana, riparala in parte dalle passate rovine, com
pose le differenze insorte tra Giovanni conte (1) e Va
lentino vescovo di Geneda. Vertivano esse riguardo a molli
beni e castella conferiti dai re Longobardi ai vescovi di
Ccncda, nel territorio posto tra i fiumi Livenza e Piave ; e
da quo' vescovi investiti ad altri vassalli, onde difendessero

fi) Conti li Ccncda La famiglia dei conti di Cencda


il' origine Longobarda , si mantenuta sempre in Friuli tra le
prime, e da essi provennero i conti di Prata, ed i conti di
Porca e Brag;ncpa, cosi denominati dagli altri castelli, cui
ora abitano. Nel generale Parlamento fra i feudatarii hanno in
ogni tempo conservato il primo luogo. Essi conti di Ceneda con
cessero la giurisdizione al vescovo di quella citt: poscia inve
stirono della medesima i signori da Camino, che si fecero molto
iiPaiiaiim pan i Sra,,di e potenti. Esercitarono 1' avvocazia della chiesa cattedrale di
pag. i6-7i. Concordia ed ebbero molte altre prerogative e). Altri poi riporta, essere
oscura l' origine della famiglia de' conti Porcia e Prata per la re-
-V,,V 'i,.'''';'''.,'mnl mola sua antichit; saperla Gorente a' tempi de' Longobardi . ned essere
mni':V',r' .il'w'in improbabile, che con essi venisse dalla Germania, e credersi pro-
ai'lo'iii"" '' WJ' vomrc dai Geldiasicambri d). Quale si sia il vero, per certo,
eh' essa una delle pi antiche ed illustri famiglie d' Italia, singo
larmente distinti) nelle dignit ecclesiastiche, civili e militari, nelle
scienze e nelle lettere. Essa porla due slemmi, uno bianco; e rosso
n porca ra.Giroi. ed il pi antico; l'altro co' gigli d'oro accordatole dal re di
'o?Viicpag?'73.!'' Francia e). Lo stipite poi di questa famiglia ci si presenta nel conte
Giovanni qui sopra indicato, a cui nel 731), per determinazione del
re Liutprando, venne concessa l' investitura di tanti castelli e beni,
alla quale da altri si aggiunge, che dallo stesso re nell' anno me
li Kmnimoe.sop. desimo l'osse egli investito dol feudo di conto della citt di Ceneda f ).
197
il Vescovato. Al tempo di tale quistione parte ili essi beni
erano posseduti da quel conte, e particolarmente i castelli e
cortine (i) di Zumellc, Valmarino, Serravalle, Frcgogna
CorJignano, Cavolano, Forminica e Reggenzuolo ; e perci
nacque quel litigio, che fu agitato anche innanzi al patriarca
Calisto, ma non deciso. Determin quindi il re Liutprando,
che il vescovo rinnovasse al conte l'investitura de' medesi
mi beni, mantenendo in tal modo le ragioni e dell' uno e
dell' altro. Si celebr il 3 aprile I* istrumcnlo dell'accordo,
scritto per mano di Filippo gran cancelliere del re a). a) Pallailiu pari. I
psg. 70.
739 Diodalo, figlio del duca Orso, in compenso del
l'ingiurie e de' danni in addietro sofferti, venne crealo in
quest'anno maestro de' militi, cio governatore di Venezia b). ^ Murainri Ann.
740 Liutprando re de' Longobardi (2) mosse col

(I) Corti e cortine Col nome di corti, dice il Muratori, signi


ficavano gli antichi un aggregato di poderi, che formava un' intiera vil
la, con chiesa dove si amministravano Sacramenti al Popolo. Sovente
in esse corti si trovava anche il castello. E continuando, l'autore slesso
dice: Ne' vecchi tempi per corti intendevasi 1' unione di molli po
deri, anzi un castello; di modo che molte terre e castella de' no
stri tempi erano allora appellate corti, ed alle volte anche terre di $ "p.Tjo'c *&
riguardo comprendevansi otto tale denominazione e). -Dolio Ann. anno
10!.

\) I Popoli Italiani soggetti ai Longobardi quando divennero


territorialmente liberi? Sotto Liutprando essi possedettero terre,
mentre prima in dubbio se ci fosse; e quindi nell'epoca di
<l) tallio, si. ir li.
questo re essi furono territorialmente liberi d). voi. un. pas. tu.

Linguaggio usato dai Popoli d' Italia al tempo de' Lon


gobardi Il Latino era il linguaggio eh' essi usavano : cosi ci ri r>) Paolo Dinr. lili.
vraip XXIX-Mn
portano il Diacono ed il Muratori e). Se poi nel parlare del Popolo JS'porsjc,SM' " "
riscontravasi qualche voce latina alterata, essa proveniva dalla cat
tiva sua pronuncia, per la distanza in cui ritrovavasi dalla genie
colla, o per condizione, o per sito. Ed infatti se cost avesse esi
stito a' tempi de' Longobardi un linguaggio volgare italico, come
da alcuni si vuole, questi dominatori sarebbersi certamente servili
di quello per pubblicare le proprie leggi, anzich usare il latino,
quanto pur si voglia guasto e corrotto, come fecero nei loro codici.
l'i pi ; se pel corso di parecchi secoli furono in Italia quasi del
198
suo esercito contro Spoleto e Benevento, donde passando
nella Pentapoli, mentre dirigevasi dalla citt di Fano al
Foro Sempronio ( Fossombrone ) gli Spoletani congiuntisi
ai Romani in una selva, che sta a mezzo del cammino,
danneggiarono grandemente il suo esercito. Allora il re pose
nella retroguardia Rateili duca del Friuli ed Astolfo suo
fratello colle genti Forogiuliane. Ma sopra di loro precipi
tati gli Spoletani ed i Romani ne ferirono parecchi : se non
che Rateili con suo fratello ed alcuni altri valorosissimi,
sostenendo tutto il peso di quella battaglia, e fortemente
combattendo, uccisi molti nemici, salvarono s ed i loro, ec
cetto alcuni pochi feriti. Avanzatosi un gagliardissimo Spo
etano, detto Bertone, chiamando fortemente per nome Rat-
chi, lutto armato gli venne sopra. Ma Ratchi con un colpo
lo gett da cavallo. E mentre i suoi stavano li per ucciderlo,
egli colla solita sua piet volle lasciarlo fuggire. Onde co
stui colle mani e coi piedi strascinandosi carpone, entrato
nella selva, scamp. D' altra parte essendo sopra un certo ponte
venuti alle spalle di Astolfo due fortissimi Spoletani, egli rivol
ta la punta della lancia e feritone uno all' indietro, Io tra-
ajvwanitrad.cit.
liti, vi cao. lvi, balz nell'acqua.
Poi subitamente scagliatosi
o contro Pal
Muratori Ann.
d'It. anno HI tro, P uccise e Io sommerse col suo compagno nel fiume a).
740 Gioviano, o Giuliano ipato, cio console imperiale,
uomo nobile e cospicuo per molte virt, fu governatore di
b) Muratori e. sop
anno 740. Venezia in quest' anno b).
741 Muore l'imperatore Leone Isauro ai 18 giugno,
lasciando un abbominevole nome, per la guerra da lui intra
presa contro le sacre immagini. L'Impero rimane a suo

tallo estirpate le lettere e sepolti nelle tenebre tulli i latini scrit


tori, da chi dunque appresero i Longobardi, se non dal Popolo par
to yiviam e, mg. ]anle a redigere in latino le predette leggi e) ? Ci non pertanto, se
pag. a . ^^^ esisteva un volgare italico comune, opiniamo che esistessero
parecchi volgari, da cui ebbero origine gli attuali dialetti.
499
figlio Costantino Copronimo, principe peggiore e pi crudele
del padre. Egli in sul principio per corse pericolo di
perdere e vita e trono, per sollevazione di Arlabasdo suo
cognato che fu proclamato imperatore. Per cui si rese fuggitivo
io allora, poi ripresa lena venne alla volta di Costantinopoli
ed ebbe uno scontro col suo rivale; ma non tenendosi ivi si-
n .... |, . , a) Muratori. Ann.
coro, nlirossi a svernare nella citta u Arnoria a). d'imi, anno ni.
741 Il papa Gregorio III cess di vivere sulla fine del
novembre di quest'anno: ottimo pontefice, la di cui piet e
munificenza lo fecero desiderato. Dopo quattro giorni di
$ede vacante, fu assunto al pontificalo Zaccaria di nazione
Greco, uomo di tutta bont, amatore del Clero e del Popo
lo, clemente e liberale anebe co' suoi nemici b). iijdcuo.
741 Giovanni Fabriciaco fu fatto maestro de' militi e
governatore di Venezia, ma non pot compiere l' anno di
suo governo, pereb i Veneziani lo deposero e gli cavarono
gli occhi e). e)*110-
742 Nella citt di Terni, appartenente al Ducato di
Spoleto, successe un abboccamento tra il pontefice Zacca
ria ed il re Liutprando. Questi, per la dolce e commovente
eloquenza del papa, non solo restitu le quattro citt, due anni
innanzi occupate, facendogliene donazione in iscritto : ma con*
cedette lutto ci che gli fu chiesto da Zaccaria, cio ridon alla
Chiesa il cos detto Patrimonio, ossia i poderi della Sabina,
treni' anni avanti stati tolti, e i patrimonii di Narni, d' Osi-
roo, d'Ancona e di Numana, con la Valle chiamala Grande
nel territorio di Sutri; e don tulli i prigionieri falli nelle
Provincie Romane e in Ravenna. In questa circostanza il re
Liutprando conferm pure la pace col Ducato Romano per 20
anni avvenire d). Il Dalbo dice essere stata conchiusa una djDeiiomiwiw.
tregua di 20 anni tra il re Liutprando dall' una, ed il papa
e le citt Italiane dall' altra, continuala per 5 anni da Rai-
chi duca del Friuli e re d' Italia, ma poscia rotta da lui nel 749 e). <) "mim. si. a-n.
r ' voi. un. pag. 83.
742 Artabasdo, o Artabaso, dominante in Costantino-
200
poli, dichiar imperatore e collega Niceforo suo figliuolo e
d'iia",anio -."' lo fece coronare dal patriarca Anastasio a).
742 Coli' elezione di nuovo duca cangiarono i Veneti
il loro governo eh' era ad anno, perch incomodo e dannoso
al Popolo. Venne posto in quella dignit Deusdedit figlio
dell'ucciso duca Orso, insignito dall'imperatore di Costan
te Detto. tinopoli col titolo d' ipato, ossia di console imperiale b).
743 L' imperatore Costantino Copronimo il di 2 no
vembre vinse Arlabaso o Artabasdo, e Niceta o Niceforo di
lui figlio; e fattili acciecare, li fece sugli asini condurre a
cj Detto ma. 7i3. scherno per il circo, colla faccia volta alla coda e).
743 11 re Liutprando riun gran corpi di truppe
per battere l' Esarcato di Ravenna e la Pentapoli, dipenden
ti dall' Impero Greco, mentre i suoi capitani aveano gi espu
gnale varie citt: per cui Eulichio, patrizio ed esarca, si
volse al pontefice, e quest' uomo di pace intervenne tosto
presso Liutprando, ma nulla ottenendo, cerc personalmente
di muovere il re, acciocch non opprimesse 1' esarca e resti
tuisse le citt tolte. Ottenne fossero restituiti due terzi de'
territori!, riservandosene un terzo il re per sua guarentigia
sino al ritorno degli ambasciatori da lui spedili in Costan-
i) netto. tinopoli d).
744 La morie del re Liutprando successe in questo
anno, se pure non accaduta nel precedente. Mor egli dopo
31 anno e 7 mesi di regno senza discendenza. Uomo pio,
sagace, amalor di pace, potente in guerra, clemente, casto,
limosiniere, buon parlatore, legislatore, e bench illetterato,
e) Detto .inno "it,
e WPaulo niar . da eguagliarsi ai filosofi e).
liti. VI cap. l.VIII.
744 Ildebrando re de' Longobardi, nipote a Liutpran
do, (1) rest al governo del Regno per selle mesi; ma

(1) La memoria del re Luitprando ed Ilprando fu conservata in


un arco, di opera Longobarda, steso a terra nel duomo di Cividalc
201
essendo in odio a' Popoli, po' vizii suoi, gli fu tolto lo
.il Muratori. Ann.
scettro che venne conferito a Ralchis, o Rachis duca del Friuli a). il' Itili, anno "41.

744 Rachis figlio di Pemmone duca del Friuli, e duca


ei medesimo, prima del settembre di quest'anno fu creato
re de' Longobardi, succedendo ad Ildebrando e regn 6 anni.
Si fece monaco in Monte Cassino circa il 750. Ebbe a mo
glie Tassia, ed ebbe una figlia di nome Rolrade, o Ratrade;
le quali ad esempio di lui, circa il tempo medesimo, si fe
ltro monache nel monastero di Piombariola da esse fondato, b) DelloHampol-
ili Cnm. univ.v. un.
p. 196LInill. Noi.
Rachis fu uomo valoroso e ragguardevole b). ec. toI. in p. iti

744 II papa Zaccaria, tosto che seppe 1' assunzione


Jet duca Rachis al trono Longobardo, raccomandossi a lui
per la pace d'Italia ed ottenne una tregua di 20 anni e). e) Muratori C. un.

744 Anselmo, .il Santo, viene crealo duca del Friuli.


Govern il Ducato per 5 o 6 anni, indi fatto monaco, fond
nel luogo chiamato Fanano 22 miglia lungi da Modena, un
monastero con un ospizio, o xenodochio, ove riceveva ed
alloggiava i viaggiatori; perch in que' tempi non accoslu-
mavansi alloggi da soldo. Mori nel marzo dell' anno 803 e il) Llroll. Noi. eli.
t. Ili n. 131-lWeSW
fu fratello a Gisellrutle consorte d'Astolfo d). (4) Il Palladio nari. I.
p. TO 6 93-M.
monastero di Fanano venne eretto circa il 750 e). e) Muratori. Ann.
d'ilal. inno ISO.
745 La tregua falla dal re Rachis coi Greci lascia
tranquillila all' Italia in quest' anno f). f) Detto Anno 715.

'luminello alla porta del cimitero, ma quesl' arco non si trova pi.
fw esisteva ai tempi di Pier Paolo Locatello, nel secolo XVI, a-
'endone egli lasciato questo cenno g), gjsiirtoii.Ant.ee.

(1) S. Anselmo duca del Friuli, e fondatore del monastero di


Fanano, fu poscia autore e primo abate dell' insigne monastero di h) Mralor|. c, t
Rantola parimente situato nel ducato di Modena h). Il Muratori "<> ?
<i riporta pur anche essere successa la morte di S. Anselmo nel
$03 ed aver egli fondato altri monaslerii, per cui sotto la sua di
rczine trova valisi ben 1144 monaci, senza i novizii. Il qui accen
nato monastero di INonantola, per monaci di S. Benedetto, venne iiuroiie. .toi.
Walo da questo nostro duca S. Anselmo nel 752 i ). S.l.'f7L
202
745 Il re Racliis fa compilare da valenti giureconsulti
jlMM.prt.1 ,e ,eggi de, Regno Long0i,ar(lo a).
745 A gravi calamit furono sottoposti V Occidente e
F Oriente, per la terribile pestilenza che secondo Teofane (in
Chronog. ) ebbe principio in Sicilia e Calabria, pass in Gre
cia e giunse in Costantinopoli, con strage incredibile de' Po-
d'iu""ino"'7i6,In' poli, continuando anche alcun anno dopo b).
74G Nel d primo di marzo il re Rachis pubblic nuo
ve leggi coli' aggiungerle all' editto,* cio alle altre dei re
Longobardi. Nella quinta veniva proibito sotto pena della
vita a chiunque lo spedire messi a Roma, Ravenna, Spoleto,
Renevento, in Francia, Raviera, Alemagna, Grecia ed Avaria,
cio nella Pannonia, ossia Ungheria, allora abitala dagli Unni
e) Detto. Avari : e ci per gelosia di stato e). *
748 I Veneziani in questi tempi, particolarmente il
Popolo della citt di Venezia, attendevano alla mercatura na
vigando e trafficando nell' Oriente e nell' Africa. Furono essi
che intorno a quest' epoca comprarono in Roma un gran
numero di servi, ossia schiavi cristiani d' ambi i sessi, per
venderli in Africa ai Saraceni. Ma il buon pontefice Zacca
ria proibi tosto l' infame traffico, restitu ai mercanti Vene
ti Denomino 7is. zjanj j[ prezz0 esborsato, e rese liberi quegli infelici d).
749 Iu quest' anno fu rotta la tregua accordala dal
re Rachis alle citt italiane dipendenti dal Greco Impero.
Per colpa di chi ignoto, (1) ma sappiamo che quel re
si port all' assedio di Perugia, minacciando le citt della
Penlapoli, delle quali pare che alcuna fosse da lui occupata.
A quest'alto il pontefice Zaccaria, con parte del suo Clero
e coi pi ragguardevoli Romani, portossi a Perugia, e co' doni
e colla sua eloquenza plac il re e lo indusse a levare l'as-

riPun!1.'1' 0) Il Balbo e) la dice rotta da Rachis, come abbiamo riportato


a pag. 199.
203
dio. Non basta: tanta fu l'influenza della cristiana parola
di Zaccaria, che Rachis lasci il trono e si fece monaco a). d^SPnSi'jt"'
749 Astolfo fratello di Rachis venne fatto re de' Lon
gobardi, ed ai 4 di luglio di qucsl' anno occupava gi il
Irono ) oj dciw.
749 La famiglia Vardadadio Aquilejese pass ad ahi-
lare in Venezia, ove si estinse l'anno 1329 e). <=) wamo. su ec.
749 In Italia in questi tempi eravi una grande smania
di monacarsi d).
<i)Tol.s". st. SS.
un. pag. <r h.
749 Emiliano, patriarca di Grado, successe ad Antonio.
Egli era della Romagna ed arcidiacono Gradese. Sedette anni
' mori nel 757 e fu tumulato nella chiesa di S. Eufemia
ui uriuu ej. i pari. I pag. Wel*.
750 Pi che in altri tempi dilatavasi in Italia in que
sto [orno l'ordine monastico di S. Renedctto f). In*1mric',Bp'
750 Dagli storici e cronologi, in quest' anno, comin-
ciossi a contare cogli anni dell'era volgare g) (1). Siwf^fSS'p^TaS:
751 L' imperatore Costantino Copronimo, a cui nel-
I anno precedente era nato un figlio, che fu nominalo
Leone, nel giorno della Pentecoste di quest' anno lo dichia
r Angusto e collega nell' Impero, e lo fece coronare da A-
naslasio falso patriarca di Costantinopoli h). niraroif10' sop"
751 Pietro figlio di Mutichio, o Munichio, e fratello di
Orso duca di Ccneda, venne fatto in questo tempo duca del ii?!xx}'p!"wi
frinii e successe a S. Anselmo i). (2) Di questo Pietro erompa."'

(1) La carta. Neil' anno 750 dell' era volgare pare si comm
esse a trovare una carta fatta con cotone pesto e ridotto come
"a pasta. Chiamavasi Carta bombicina, ed era adoperata nel.' Im- , Mot S|0r dL
ptro orientale 1 ). voi. ni pi kb.

(2) Nella serie dei duchi del Friuli posta nell' Appendico del
l' opera M. E. A. del de Rubeis, di seguito a S. Anselmo riscon
tai i nomi di Aristolfo o Astolfo, e quello d' Irprando: ma non
trovando niun' epoca, n alcun indizio del loro reggimento in quel
Ducato, nulla possiamo dire di essi.
204
duca del Friuli ci ignota l'epoca della morie; ma sap
piamo aver egli concorso co' suoi Friulani ncll' esercito Lon
gobardo alla presa di Ravenna fatta dal re Astolfo; ed alle
j)Nicoieuims.cn. ostilit da quello attivate contro il Ducato Romano a).
L'ambizioso Astolfo re de' Longobardi nel 751, o 752,
desideroso di accrescere il suo Regno con ci che ancor
restava in Italia ai Greci imperatori, ostilmente invase l'E
sarcato di Ravenna ed occup quella citt; dirigendo poscia
le sue armi contro il Ducato Romano e le citt a quello
spettanti. Fu un inconsideralo passo l' impresa d' Astolfo
contro il Ducato Romano ; perche necessit lo sviluppo della
crescente influenza papale, che ricorse per appoggio a' po
tenti e trovollo in Francia ; per cui ebbe principio la deca
denza del Regno Longobardo, che vedremo durare ancora
icrr Per pchi anni- b) (*)
752 L'ottimo papa Zaccaria pass a miglior vita il
di 14 marzo, lasciando di s buona memoria. Venne dello
pontefice Stefano prete; ma nel terzo giorno dopo, non es
sendo ancora consacralo, mor. A quesli il Baronio ed il
Panvino diedero il nome di Stefano II ; ma il Sigonio e gli
altri moderni, con pi ragione, perch non consacrato, lo
escludono dal catalogo de' papi. Da li a dodici giorni altro
Stefano di Nazione Romana fu dal Clero e dal Popolo eletto
pontefice, e venne consacrato. Riserbarono a questo, gli altri
vecchi storici, il nome di Stefano II ; e noi col Platina lo
SuSfJiSu?' diremo Stefano III detto II e). Fu uomo di grande merito per
t) Muratori e sop. virt, piet e singolare fermezza d) (2).

(1) Su questo fatto, che viene collocato nel 752 dal Muratori,
egli ci avverte: poter appartenere non senza fondamento all'anno
precedente, e ci appoggiato alle note di un diploma del re Astolfo,
dal quale rilevasi che ai 4 luglio del 751 egli signoreggiava lla-
c)Dito. venna e che Eulicuio, ultimo degli csarchi, era fuggito e).
(2) Il papa Stefano III, detto li, fu il primo che introdusse 1" uso
uniY"Tl*u^p?'m: di farsi portare sulle palle dagli uomini nelle solenni cerimonie I ).
205
I,' Istria in sino a questi tempi dipendente dal Greco
Impero, venne presa da Astolfo re de' Longobardi nel 751
o 752, sicch a quell' Impero non rimasero in Italia, che le
lajune di Venezia, Roma, Napoli con altre citt di quella a) ma, si. r n.
. . 0. ... . ... tol. un. pae. 83-86.
manna, e la Sicilia a) (1).- JnRSom"-
752 Fine dell'Esarcato di Ravenna, il quale, per so
stenere con barbaro fasto e greca fede un vano simulacro
Ji Romano Impero, tribol l' Italia per 184 anni. E con ci
i Greci cessarono di dominare in Roma b). IL^T^'m*!:
752 Il papa Stefano HI, detto II, vedendo i passi del
i! Astolfo innoltrarsi a danni del Ducalo Romano, sped a
lui ambasciatori forniti di eloquenza e di regali per ottenere
la pace, la quale fu conchiusa e giurata per 40 anni. (2)-*-
Non dur essa per neppur 4 mesi, perch Astolfo, rompendo
la Tede data, infest nuovamente i Romani, minacci il papa
e pretese un soldo d' oro a testa da ogni persona di quel
Ducato, protestando di voler sottomettere Roma al Regno suo:
per cui nuovi ambasciatori gli mandava il pontefice, onde pr-
turare la pace; ma nulla ottennero e). e) Muratori e. *.
752 Non picciolo numero di monasteri fondaronsi in
Italia in questi tempi d). <<) Detto.
752 Lo sconsigliato imperatore Costantino Copronimo
iutieri al massimo grado contro le sacre immagini e). e) netto.
753 Continuando le violenze di Astolfo contro il Du
calo Romano, il pontefice in ogni modo cercava ajuto dal
greco imperatore, adopcravasi presso Astolfo, il quale

(1) Il Liruti asserisce non essere mai stata l'Istria in potere


'i Longobardi f ); non appoggia per il suo detto n a documnti Uu p!'iSi ii
i* ad autori.

(2) Da quanto' fu detto finora vediamo, clic quantunque i Greci


imperatori tenessero in Itoma i loro ministri, nullameno la prin-
r'I'ale autorit del governo stava in mano de' ponlcGci, che ne reg
imano la citt ed il Ducalo g). t) Muratori e. sop.
206
viemmaggiormenle inaspriva e minacciava, ed implor il
divino soccorso ; ma tulio in vano. Allora ricorse in Francia
e trov appoggio, perch invilato a quella corte, partiva,
il 14 agosto, accompagnato dalle lagrime e dalle benedizioni
del Popolo. Giunto in Parigi, .coron in re di Francia Pi
pino e i supi due figli Carlo e Garlomano, ed ottenne che
^Sto^: i Francesi movessero guerra ad Astolfo a) (1).
754 Astolfo re de' Longobardi, pertinace nel rifiutare
le trattative di accomodamento riguardo al Ducalo Romano
proposte da Pipino re di Francia e dal pontefice, acceler
la calata de' Franchi in Italia. Sapulo poi essere gi ai
confini del Regno alcuni corpi di truppe francesi, fece aprire
la chiuse e portossi ad assalirle ; ma quelle, bench minori di
numero, furono maggiori di forza, e vinsero. Astolfo con
pericolo di vita appena pot salvarsi fuggendo, e ritira-
tosi in Pavia, vi si fortific. Ma giunto il potente esercito di-
.Pipino, strinse vigorosamente d'assedio quella citt: ed al
lora lo sconsigliato re de' Longobardi, vedendosi a mal par
tilo, segretamente mosse parola di pace, ed a mezzo del
l' ottimo papa, che volea la di lui correzione non la rovina,
pol ottenerla; sotto la condizione per, con giuramen
to, di restituire Ravenna e le altre citt occupate, dando
ostaggi al re di Francia per la promessa data. Ci seguito,
Pipino rientr ne' suoi Stali, ed il pontefice si restitu in
t) Detto. ann.iM. Roma b).
755 Lo sleale e non giudizioso Astolfo, anzich adem
piere le promesse falle, irruppe nuovamente in sul princi
piare dell' anno, se pure non fu nel giugno, contro il Ducalo
, Romano; assedi Roma e la torment con assalti, ne de
vast i contorni, ed asport i corpi de' Santi che giacevano

(1) In tale circostanza sappiamo aver il papa intavolato il trattalo,


che Ravenna col suo Esarcato fosse donata alla chiesa Romana,
e) Detto, anzich restituita all' Impero e).
207
nelle chiese fuori della citt. Il papa Stefano III, detto II,
invi tosto i suoi legati in Francia a partecipare a Pipino il
procedere di Astolfo e l' infelice condizione di Roma. Ma
tardando il soccorso, peggiorava lo slato della citt; ed il
pontefice scrisse una lettera in nome di S. Pietro al re, a'
suoi figli ed alla Nazione Francese, nella quale si finge, che
l'Apostolo li chiami alla difesa di Roma, promettendo loro
il paradiso se vi accorressero, minacciandoli dell' inferno se
mancassero. Pipino, riunito perci un forte esercito, mosse alla
volta d'Italia; ed Astolfo lasci Roma e marci ai confi
ni del Regno per opporsi ai Francesi. Ma questi, passale le
alpi, assediarono nuovamente Pavia ; e sulla fine dell' anno
Astolfo fu costretto a conchiudere una pace vergognosa, per
ch dovette chiedere perdono, restituire tulle le citt .al
papa, aggiungendovi Gomacchio (che siccome non inchiusa
per lo innanzi nell' Esarcalo, dovea appartenere a' Longo
bardi) e pagare grossa somma di danaro a). Altri voglio- JiRS'is,''
no ancora fosse obbligalo a cedere a Pipino un terzo del
tesoro regio, ed a contribuirgli un annuo tributo di 12000 li) Balbo. SI. d'It.
-.SO-Cantii. Slor.
soldi d'oro b). Ek!CT.VUp.M2.

755 Anche V imperatore Costantino Copronimo sped


ambasciatori al re di Francia onde muoverlo contro Astolfo,
e procurare la restituzione dell' Esarcato al Romano Impero;
ma prevenuti dal pontefice, ebbero risposta da Pipino: aver
fallo dono di quella contrada a S. Pielro, cio alla Chiesa
Romana, n egli cangiare la parola data. Poscia, essendo
Pipino ritornato in Francia, Fultrado abate del monastero
di S. Dionisio diede, a nome dello stesso re, il solenne e
perpetuo possesso di si grandiosa donazione in iscritlo al
pontefice, deponendo sufi' altare di S. Pielro in Roma le
chiavi delle citt donate e) (1). e) Muratori e. p

(t) Dominio temporale lei papi In questo tempo e


i>ile principio ebbe la dominazione temporale dei papi ebe come
206
vieuimaggiormenle inaspriva e minacciava^
divino soccorso ; ma tulio in vano. Allorr ^
e trov appoggio, perch invitato a
.
il 44 agosto, accompagnato dalle lag'^ "
del Popolo. Giunto in Parigi, .coror|
pino e i suoi due Agli Carlo e^ e
S'iIIm: i Francesi movessero guerra a*"! f %%\%
754 Astolfo re de' Lor^| * * \ I
le traltalive di accomodami I ' % &* %
proposte da Pipino re di* f^ ' &-?.&
f*l
la calata de' Franchi $ ^.
conflni del Regno alci | 5 a ^ s> ^
la chiuse e portoss / g: g a a. . ^
numero, furono jf '-g *' *
pericolo di vii?:;^i y - >
losi in Pavia, j^ f
Pipino, strir/:, ?
lora lo se/*
lito, seg:
1' ottii^'
pot
lo
1
fi .a sovranit
.untino fece a papa
..innate possessioni. Gi
-, ventitre patrimoni! in Italia,
. esercitavano qualche atto di bovi
t) bciio. ann.' 0 giurisdizione. Questa donazione di Pi-
u i principi della terra d), e conteneva le se-
svenila. Rimini, Pesaro, Fano, Cesena, Sinigaglia, Jesi
,>oli, Forl, Castel Sussubio, Montefeltro, Acerraggio, Mont<
.o, Serra, Castel San Mariano, Bobro, Urbino, Cagli, Luceolo
jubbio, Comacchio, e Narni; non Roma, die di nome reggevas
sotto l' imperatore, di fatto da se sotto al papa e sotto il re franco
. s.p-80. patrizio coli' ambiguo nome di Repubblica romana e). Seguita poi i
Muratori: questo a mio credere il primo esempio di dominii tenv
porali con giurisdizione dati alle chiese e a' acri pastori, del quale
approfittarono in seguito gradatamente le altre chiese, procurandosi
,) Muratori C.sop. simjij signorie f).

) muli Noi. cit.


voi. Ili pag. 118. (I) Desiderio, dice il Liruti g), non fu duca dell' Istria come li

r*
209
bbc grandi difficolt a superare, perch
onaco, prclcndcva nuovamente al Re-
".orse al pontefice, promettendo d'a-
\ restituzione di alcuue citt non
Il papa energicamente intromes-
%
are al chiostro, ottenne fosse
3
Longobardi la guerra civile:
a) Muratori. Ann.
II' anno susseguente a). d1 Hai. anno T56.

*% 'calo di Venezia, venne


^^ osto in quella dignit
%\% di due tribuni da e-
li) Dello

de' Longobardi,
"74 Carlo-Magno
'a corona ed
e) Llrnli. Noi. CU.
T. Ili p. ltt-1-13-
Uuraloricomcsop.
III, del
inca, par-
. di lui fratello,
.aio il contrario partito,
oriio, col nome di Paolo I. Tosto
egli ed il Popolo Romano fermi nella
ri) Muratori e. sop.
-.usa tra lui ed il fratello suo predecessore d). anno 157.

.oiliano patriarca di Grado successe ad Emi


e) Palladio. Steli,
gra Lucchese e prolonotario dello slesso Emiliano e). nari. I pag. 71.

jwlelte poco, n si ha V epoca della sua morte.

qualifica il Dandolo, e forse nemmeno ili Toscana, come alili lo vo-


?liono: per questo nostro autore non adduce storico appoggio che
astenga il suo dello.
i) Rampolrii. Cron.
(1) Il llauipoldi f). con allri, pone questo fatto nel 75G, ma il uni v . \ . un. p. I9K.
'inni g) cori delle ragioni lo (issa nel 757. Di egual parere pure K) Lindi e. solici
nag. US alla Ili.
'| Muratori li); quindi seguendo questi autori abbiamo assegnalo li) Miir.-iiori o. stop-
anno Tifi.
' >noo 757 al principio del regno di Desiderio ; per avveniamo
mancarci nelle storie la precisione su ci.
14
208
755 Deusdedit doge di Venezia, mentre era per eri
gere fortissimo castello al porlo del Brenta, venne ucciso
dal Popolo per congiura mossa da Galla, uomo scellerato,
Huralorl Ann. il 1ua'e portatosi a Malamocco occup la sede ducale ; ma
d lui. anno 755. yj jurQ p0CQ> come gj yefa^ gj

756- Mor in quest'anno Astolfo re de' Longobardi,


dicesi per una caduta di cavallo cacciando. Fu egli uno di
quegli uomini che avventali alle cose facili, avviliti dalle dif-
' ficili, pajono mandali apposta da Dio quando vuol perdere i
Regni. Nullameno, bench perdute le conquiste e divenuto
b) Balbo, si. crii, tributario, trasmise al successore intiero ne' limiti antichi il
'' ""'''"'" Regno Longobardo b): per snervato dall'annuo tributo, dal
contatto di potenti nemici, che potean esser mossi a farne
conquista, e dalla decadenza nella pubblica opinione.
756 L' elezione del successore di Astolfo, che mor
senza figli maschi, diede motivo a forti discussioni nella Dieta
c)Deuopag.tn- de' principi Longobardi; e Desiderio, allora duca dell'Istria
ia.tig.iH. e da altri credulo duca di Brescia e di Toscana e) (1)

capi della Chiesa non avevano posseduto fin allora veruna sovranit
un sogno di tarda composizione il dono che Costantino fece a papa
Silvestro; ma vero che i papi aveano sterminate possessioni. Ci*
al tempo di Gregorio Magno contavano ventitre patrimonii in Italia,
e varii in altri luoghi, su' quali esercitavano qualche atto di sovra
nit; e sui coloni aveano giurisdizione. Questa donazione di Pi-
. i?viii"pRo-$o pino per li colloc fra i principi della terra d), e couleneva lo se
guenti citt: Ravenna, Rimini, Pesaro, Fano, Cesena, Sinigaglia, Jesi,
Forlimpopoli, Forl, Castel Sussubio, Montefeltro, Acerraggio, Monte
Lucaro, Serra, Castel San Mariano, Robro, Urbino, Cagli, Luceolo.
Gubbio, Comacchio, e Narni; non Roma, che di nome reggevasi
sotto l' imperatore, di fatto da s sotto al papa e sotto il re franco
e) Balbo e. .p. 86. patrizio coli' ambiguo nome di Repubblica romana e). Seguita poi il
Muratori: questo a mio credere il primo esempio di domimi tem
porali con giurisdizione dati alle chiese e a' .sacri pastori, del quale
approfittarono in seguito gradatamente le altre chiese, procurandosi
r) Muratori e. sop. simili signorie f).

JuiI'iiu^h"' (1) Desiderio, dice il Liruti g), non fu duca dell' Istria come lo
209
aspirando al trono, ebbe grandi difficolt a superare, perch
Riieliis gi re, indi monaco, pretendeva nuovamente al Re-
jno. Perci Desiderio ricorse al pontefice, promettendo d'a
derire a' suoi voleri, e la restituzione di alcune citt non
anco adempita da Astolfo. Il papa energicamente intromes
sosi, obblig Rachis a ritornare al chiostro, ottenne fosse
latto re Desiderio, e scans tra' Longobardi la guerra civile:
a) Muratori. Ann.
ma tutto ci dovette succedere nell' anno susseguente a). d' Hai. anno 156.
756 Galla, usurpatore del Ducato di Venezia, venne
orbato e cacciato dal Popolo; e fu posto in quella dignit
Domenico Monegario, coli' introduzione di due tribuni da e-
leggersi ad anno b). b) Dello.

757 li) Desiderio proclamalo re de' Longobardi,


succede ad Astolfo e regna 18 anni. Nel 774 Carlo-Magno
suo genero lo fa prigione in Pa^ia e gli toglie la corona ed
e) Liruli. Noi. cit.
il Regno e) come si vedr. T.lll p. IM-IW-
Muralori come Hip.
757 Mori il 24 aprile il pontefice Stefano HI, del
lo II, benemerito a' Romani ed alla Sede Apostolica, par
ticolarmente nel temporale. Paolo diacono di lui fratello,
tipo 35 giorni di sede vacante, superalo il contrario partito,
tenne consacralo papa il 29 maggio, col nome di Paolo I. Tosto
comunic al re Pipino esser egli ed il Popolo Romano fermi nella
A) Muratori e. sop.
lega di pace gi conchiusa tra lui ed il fratello suo predecessore d). anno 157.

757 Vitelliano patriarca di Grado successe ad Emi


r) Palladio. SI. eli.
liano. Era Lucchese e prolonotario delio slesso Emiliano e). pari. I pag. li.

Sedette poco, n si ha l' epoca della sua morte.

'palifica il Dandolo, e forse nemmeno di Toscana, come altri lo vo


cino: per questo nostro autore non adduce storico appoggio che
tenga il suo detto.
(I) U Rampoldi f). con altri, pone questo fatto nel 75G, ina il ui^T^'p0:
wuti g) con delle ragioni lo fissa nel 757. Di egual parere pure ^gL m'aita li
jj Muratori li); quindi seguendo questi autori abbiamo assegnato jjj^"^0" c- "*
'simo 757 al principio del regno di Desiderio; per avvertiamo
bacarci nelle storie la precisione su ci.
14

v
210
758 Il re Desiderio non mantiene la parola data della
restituzione di alcune citt al pontefice Stefano: per cui il
suo successore Paolo I si rivolge al re di Francia. Muove
anche grossa armata contro i duchi di Spoleto e Benevento,
i quali, datisi a Pipino, oratigli divenuti ribelli. Passa per le
citt della Pentapoli ed a ferro e a fuoco devasta i raccolti
e le sostanze di quegli abitanti, e cosi de' Ducati suddetti;
imprigiona il duca Spoletino ed assedia in Otranto quello
di Benevento. Poscia maneggia perch il Greco imperatore
spedisca un esercito in Italia, promettendo unirsi a lui per
ricuperargli Ravenna. Si abbocca col pontefice in Roma, ove
pregato di restituire a S. Pietro le citt d' Imola, Bologna.
Osimo ed Ancona, accampa pretesa fossergli prima rimessi gli
ostaggi Longobardi eh' erano in Francia: indi fa delle scor
rerie sul territorio Romano 'e minaccia il Pontefice. - In tale
stato erano le cose in Italia, per cui il papa Paolo I ricorse
nuovamente alla Francia, acciocch con la forza obbligasse
S'iuTSm tT' il re Desiderio al dover suo a).
Giovanni da Trieste, precettore di grammatica, fu fal
lo patriarca di Grado e successe a Vitelliano nel 758 o 759.
iwrt!l!*p.,)'Hc %'. Lo vedremo poi dopo 44 anni di sede aver fine miserando b).
La Famiglia de' Discovertini Aquilejese, nel 758 o
759, si porta ad abitare in Venezia, e viene aggregata a quella
d netto pag. il. nobilt. Si estinse nel 1437 e).
La famiglia Aoldi Aquilejese, V anno 758 o 759 passa
a domiciliare in Venezia e viene aggregata a quella nobilt.
d) Detto tri. g esiinse neI 1432 d).
759 Continuano le doglianze del papa Paolo I al re
di Francia contro Desiderio, e le sollecitazioni onde sia ri
chiamalo al dovere. Pipino per non sped armate in Italia,
bens invi suoi messi per trattare col re Longobardo; e
le trattative efieltuaronsi in gran parte nell'anno sussc-
e (Muratori e. sop. mintilo p"\
anno 159 gULIIU, L). _

i)f.roii.
nciiapile.nona.
*v,
str. 759 Giovanni II vescovo di Trieste f).
*
211
760 Paolo, diacono di Aquileja, fioriva in questo tem
po. Nacque in Forogiulio, o Cividale del Friuli, circa il 720,
da Varnefrido e Teodelinda Longobardi di quella citt;
d'una famiglia agiata secondo que' tempi e quattro et pri
ma stabilita col. Fu accreditato nelle scienze civili ed ec
clesiastiche ed uno dei maggiori ingegni del suo tempo.
Era addetto al ministero sotto il re Rachis; e come si crede
siche sotto Astolfo. Fu intimo consigliere del re Desiderio
e suo cancelliere, e venne tradotto con quest' ultimo prigio
niero in Francia. Ivi acquist la benevolenza di Carlo-Magno,
aa cadutogli in sospetto, venne esiliato nelle isole Diomedee,
ora Tremili, nel!' Adriatico. Fuggi a Benevento, ove venne a-
micuevolmente accolto da Arichi e da sua moglie Adelperga,
figlia ii Desiderio. Allora si fece monaco in Monte Cassino. La
sci molle opere, tra cui la storia de' Longobardi, interes
sante perch unica. Trasse i primi rudimenti delle lellere,
e come credibile nella sua slessa cilt, alla scuola di Fla-
... . . , . ... a) I.inili. Noi. iil.
"ano, il quale a que giorni v insegnava grammatica a). v.wp.ioeaiiaii.
fo pure discepolo di Pietro da Pisa, grammatico famoso,
' di un certo Felice. Paolo Diacono tent pi volle di ri
stabilire 1" indipendenza della sua Nazione dai Franchi. Pare
Ae s' immischiasse in una congiura ordita contro Carlo-
Sagno. Accusato e trailo in faccia ai tribunati, protest non
avergli le sventure della Patria mutali i sentimenti. I giudi
ci lo condannarono a perdere gli occhi e le mani ; ma Carlo-
Magno gli fece grazia dicendo: dove troveremo noi una mano
me quella per scrivere la storia b)? II Diacono, nel Conci- in^OT?!:
'io Lateranense congregalo dal pontefice Stefano III inter
ine col titolo di consigliere del re Desiderio e di Sigualdo
filriarca d' Aquileja, e fu tra quelli che posero in iscritto
terminazioni..... . /-.
di quella universale .
Congregazione e). (1
,,
) <") Martelli. Vila
auira?l063>c<i'e^*:

(I) Questo dotto ed illustre scrittore, le di cui virt lo resero


212
La morte di Paolo si crede successa il 15 aprile dell'anno
a) l,M uh. Noi. ('il.
Vili. Ili pOK. Iti. 709 a).
7G0 Le differenze tra il pontefice Paolo 1 ed il re
Desiderio vengono composte a mezzo di Remedio, e d' Au-
lario duca, inviali da Pipino a trattare; i quali assieme coi
messi di Desiderio si portano per le citt a fine di liqui
b) Muratori. Ann.
u"!lul. anno ~W. dare le Giustizie (1) della Chiesa Romana b).
Godevasi tranquillit in Friuli sotto il patriarca d' Aquileja
Calisto e Giovanni patriarca di Grado: perch il secolare dominio

venerabile, fu uno di quegl' ingegni, che superiori al loro secolo, de


stano l' ammirazione de' contemporanei, ottengono la slima de' po
steri. Egli, reputatissimo per bont di cuore e per doti d'animo,
am costantemente la propria Nazione, nulla ommeltendo per la sua
gloria ; e seppe mostrare il vero carattere dell' uomo grande, cio
fermezza e coraggio nella sventura.
Vuoisi da alcuno, eh' egli sia stato de' primi istruttori di Carlo
e ) Tiralwsrhi. Stnr.
ni voi. Ili p. Hi. Magno e). Le opere che Paolo ci lasci sono le seguenti ; 1. Storia
de' vescovi di Pavia; 2. Vite de' vescovi di Metz; 5. Vita di S. Ar
nolfo vescovo di Metz; 4. Omeliario o Lezionario; 5. Omelia sopra la
vita ed atti di S. Benedetto; C. Due poemetti sulla vita e miracoli
di S. Benedetto; 7. Due poemetti sulle vite di S. Scolastica e di S.
Mauro; 8. Vita di S. Gregorio Magno; 9. Vita di S. Cipriano vescovo
e martire, vita di S. Germano patriarca di Costantinopoli, vita di
S. Pietro di Damasco; 10. De vita et miraculis Patrum Emerilcntium;
11. Sylloge Chronologica; 12. Discorsi sopra i Vangeli; 13. Commen
tario sulla regola di S. Benedetto; 14. Inni sacri; 15. Inno pel mar
tire S. Mercurio; 1G. Inno sull' Assunzione della B. V. che comincia
Quii possit ampio fumine praepotens ecc. 17. Inuo sopra S. Gio.
Ballista che comincia Ut queant laxis resonare fibris ecc. 18.
Epitalio sul sepolcro d' Ildegarda moglie di Carlo-Magno; 19. Epilalio
sopra la tomba di Botaido figlia di Pipino; 20. EpitaGo sui sepolcri
di Adelciile ed lldcgarde figlie di Carlo-Magno; 21. Epilafio sopra il
sepolcro d'Arichi duca di Benevento; 22. Continuazione di Eutropio da
Valentino e Valente fino a Giustiniano; 25. De Gestis Longobardorum
lib. VI; 24. Compendio dei venti libri De Vcrborwn significatione <i\
ri) Yiviani Irai), cri.
S. Pompeo Festo; 25. De Caroli Magni majoribus et de rebus Pipi'
*; "i'| 'ix'1 '' ""' et Caroli Magni; 20. Epistola ad Abalem Thcudemarum d).
m j ila lxi

(1) Sotto il nome di giustizie; inlendonsi b>:ni patrimoniali ed


rj Muratoli e. mp. allodiali, non gi luoghi giurisdizionali e).
213
era rollo placidamente, dopo le gravi turbolenze militari
trascorse; e le cose ecclesiastiche procedevano felicemente
a) Palladi" si CU.
a vantaggio della cattolica religione a). pari. I pag. li.

761 A' Greci stava a cuore il perduto Esarcato, e


nutrendo la brama di riaverlo, essi posero in alto tutta
la finezza de' loro raggiri : per cui il pontefice Paolo I ed
il re Desiderio, tra' quali sembra fossero quetali i litigi, sta
bilirono un abboccamento in Ravenna, onde concertare il modo
li) Muratori. Ano.
d' opporsi alla malizia loro b). d'Hai, anno "61.
Pare che circa questi tempi sia avvenuta la morte del
patriarca Aquilejese Calisto. Il Palladio ci lasci intorno a
lui queste parole: Nel lungo corso durante cui resse il Patriar
cato, sop le turbolenze gravissime del medesimo, orn la sua
chiesa con molte reliquie di Santi per l' addietro smarrite,
port la sede patriarcale in Forogiulio, come fu detto; ed ivi
termin i suoi giorni santamente e gloriosamente impie
gali e) (1). e) Palladio e. sop.

Sigualdo, patriarca d' Aquileja, cittadino Forogiuliese,


cospicuo per nobilt, perch appartenente alla discendenza
del re Grimoaldo, era gi in sede nell' anno 7G2, vi dur il) RiuVis.M.E.A.
rol.MiWi iSi*
coloni. Vita er. nis.
rca anni 14 e mori verso il 776 d). (2) Per sugge c.it.patf.2 Urtili
lolla inuiici. |i. lin.
stione del re Desiderio usurp le prerogative del Patriarcato
Cradese, consacrando i vescovi dell' Istria, come gi sottoposti
alla sua obbedienza, non curando le lagnanze di Giovanni d) Mpololtl pc. n.
fil p ter. Palladio
patriarca di Grado, n V emenda comandata dal pontefice e). n. 71-75 Platini!
Vile cc.v.un.p. 182.

(t) Avvertiamo il lettore aver qui dovuto, per la storica verit,


alterare l' asserto del Palladio, sostituendo la citt di Forogiulio
'quella di Udine dn lui indicata, ed ommelteiido gli anni dello sede,
perch appoggiati a quanto dissimo a pag. 185, troviamo differenza
nel numero.

(2) Intorno agli anni dell' elezione, della sede e della morte di
luesto patriarca, le memorie storiche non ci presentano precisione;
Per le date che abbiamo qui indicato ci parvero le pi esatte.
214
762 Il papa scrisse al re Pipino, facendogli conoscere
come i Greci fossero in movimento e minacciassero di ostilmen
te procedere contro Ravenna ed il Ducato Romano: per cui se
gli raccomandava, disponesse Desiderio a soccorrerlo, e co
mandasse a' Popoli di Spoleto, di Benevento e di Toscana
ftiff.wm' facessero egualmente a) (1).
762 L' imperatore Costantino Copronimo seguita la per
secuzione delle sacre immagini e di chi difendeale, particolar
mente contro i monaci, sino a proibire che nessuno abbrac
ciasse rislituto monastico. 11 papa procura con ogni modo siano
w Detto. rimesse in venerazione, ma i suoi mezzi riescono inutili b).
Sesto, abbazia per monaci di S. Benedetto, con chiesa
dedicata alla Vergine, al Ballista e all'Apostolo Pietro, fu
fondata dai tre fratelli Longobardi Erfone, Anto o Anione, e
Marco, signori de' principali del Friuli e tgli diPillrude moglie
a Pietro duca Friulano. Quest' abbazia ebbe le sue fondamenta
nel loro castello di Sesto, situato sulle rive del picciolo fiume,
un tempo chiamato Ebdago, ora Beghena, non lontano dal
castello di Cordovalo, 6 miglia a levante da Concordia e sotto
quella Diocesi. Fu essa dolala con ampio patrimonio, per
ch, con carta di donazione dell' anno 762, lasciarono i
fondatori tutte le rendite che possedevano in pi di 30
ville sparse nella provincia, e intorno a Seslo tutto il ter
ritorio dal Tagliamento alla Livenza, che oggid contiene
oltre 22 villaggi, e molti altri luoghi nella parte montuosa
del Friuli. L' abbazia di Sesto crebbe poscia in tanta possanza,
per larghe donazioni avute, che contava possesso e signo
ria su pi di 50 castella, senza altri beni, diritti e do
mimi: per cui, non mollo dopo il 1155, essa non riconosceva
che il dominio dell' imperatore, dal quale avea ottenuto la
piena libert ed immunit temporale; come nello spirituale,

(I) Il Muratori assegna a questo scritto l'anno 762, ma ci ag


e) netto. giunge se pur non fu nell' antecedente e).
215
che la sola dipendenza
*
dalla Sede Apostolica
r.
a). L'...
abate di p'SVev.v"'
291Dello Vile rit.
Sesto (i) aveva sotto la sua direzione ed amministrazio- m.,e?'abooTrsb'.'s'
ne anche il monastero di Salto b).> (2) \ t
A suo tempo r
),H- n,:.
voi. II! P3g. 60.
iedrassi in seguito l' incremento di quest' abbazia.
Salto, monastero per monache di S. Benedetto, egual
mente che quello di Sesto, venne fondato dai tre figli di
Piltrade Erfone, Anto o Antone, e Marco, sulle rive del
torrente Torre nella loro corte, o castello di Salto, circa
G miglia distante da Forogiulio, ove oggid esiste piccola
villetta chiamata Salto. Questo monastero da essi eretto pel
ritiro della loro madre, e provveduto riccamente nel 762 con
la slessa carta di donazione con cui dottarono 1' abbazia di
Sesto, cio con la met de1 beni in essa indicati, fu poscia
trasferito in Forogiulio sotto il titolo di monastero di S.
Maria in Valle, tuttora esistente in quella citt e) (5) ^ffife!"^:
col nome di Monastero Maggiore.

( 1 ) Neil' anno 762 Silvestro fu il primo abate di Sesto d). <i) cappelloni, op.
' ' ' CU. voi. IX p. SJ.

(2) L* abate di Sesto veniva eletto dai monaci di quel con


vento, e solo nel caso di discordanza la superiorit e decisio
ne del patriarca d' Aquileja prevaleva. Da quest' abate dipendeva
il monastero di Salto, da cui col consenso del detto patriarca ve
niva eletta la badessa; e su questa e sulle monache avea l'abate
ispezione e presidenza, presentando con ci in Friuli l'esempio
d'una doppia abbazia in due separati monasterii, l'uno per monaci
l'altro per monache, sotto un solo abate ad ambidue presidente.
In quanto al vivere secondo la regola che professavano e 1' uno e
l'altro di questi conventi, s generalmente che individualmente ap
partenevano alla spirituale giurisdizione del patriarca Aquilejese, sino
a che non fu disposto altrimenti e). vuTAWi: S

(3) Della vita monastica e sua influenza al tempo de'


Longobardi in Italia Fino al IX secolo quasi tutti i monasteri
^Europa seguirono la regola di S. Benedetto f). Questa conteneva ^^"viV-S'
'3 capitoli, di cui 9 sui doveri morali e generali; \7> sui doveri re
nosi; 29 sulla disciplina, sui falli, e sulle pene ecc.; 10 sull' ammini
strazione interna; 12 su varii soggetti, come i viaggi, l' ospitalit ecc.:
cio 9 capitoli di codice morale; 13 di codice religioso; 29 di pe-
216
764 Nel gennnjo e febbrajo di quest' anno il freddo
fu rigidissimo in Oriente ed in Occidente, a segno che i fiumi
ftu. m wT' agghiacciarono e sul mare di Costantinopoli si carreggiava a).
764 Congiuratosi il Popolo Veneziano, cacci dal go
verno il duca Domenico Monegario e lo priv degli occhi.
A quella dignit venne in Malamocco proclamato Maurizio
nobile d'Eraclea, distinto per le sue imprese, e perch sep
pe poscia restituire la concordia e la pace fra i discordi
') "etto. cittadini b).
765 Essendo seguita in Roma una grande traslazione di
corpi santi per lo zelo di papa Paolo I, furono con pi fer
vore in quesl' anno dai Franchi e dai Tedeschi fatte

ti. Ta?p! sn'im'. naie; *0 di politico e). La regola prescriveva il lavoro di mano a
certe ore del giortio, e l;i pi fiorita agricoltura vodeasi ne' dintorni
de' conventi, i piali erano per lo pi isolali; a certe altre la pia
lettura e la preghiera, che se povert ne< essilava, diminuivasi per
dar luogo al lavoro. Era determinato chi avesse ad obbedire e a
comandare; chi copiar libri, chi predicare, chi vigilare il granajo,
la vendemmia, la cucina, chi accogliere i pellegrini o visitare g' in
fermi, chi intuonare salmi, chi far la scuola. Ne' primi tempi i mo
naci Benedettini vestivano abito quale accostumavasi nel paese ; ma
poscia ne adottarono uno nero e sciolto, a maniche larghe e gran
di, con cappuccio sul capo che terminava in una punta al di
dietro. In sul principio non usavano chiese nel monastero, e le
domeniche ascoltavano messa alla parrocchia : sotto i Longobardi
.il nrnio n sa- Per0 c' e nof0 cne ess' 'e aveano, e tra le altre ne una prova
!'.^g'ik<m" 1* abbazia di Sesto in Friuli d).
I conventi in quei tempi, contro quello che oggi ci figuriamo, di
venivano centri di attivit e asili della libert. Dicono : erano for-
se braccia sottratte al lavoro . Erano forse braccia, io dico, tolte
al delitto e all' assassinio ; e gi gran cosa dee parere l' incatenare
le passioni e spegnere il vizio in tempi in cui non v' avea prigioni,
ergastoli, polizia e l' altro corredo de' Popoli colti, n si credea ne
cessario che il governo intervenisse in tulio, su tutto. Il mondo
non aveva ricoveri, non unione o sicurezza: dove convenire, dove
discutere tranquillainenlc? dove meditare sopra di s e degli alni?
Ed ecco i monasteri offrivano una vita tutta sociale, tutta operosa
per isvolgcre l' intelletto, propagare le idee, discutere, ineditare, i-
struire. Mentre da per tulio regnavano la prepotenza e le spade, cia
scun monastero gelosamente conservava una costituzione sua parli
217
istanze alla Sede Romana per ottenere e corpi e reliquie
di santi; ed appunto in questi tempi gli Annali Ecclesiastici
a ) Muratori. Ann.
annotano alcune strepitose traslazioni a). d'Hai, anno 765.

766 Maurizio vescovo di Trieste b). li) Della Bona.str.


cron. l'ali. 83.
767 Mori il papa Paolo I a' di 29 giugno; e fu uomo me
ritevole per pie ed illustri azioni. Venne introdotto nella se
de pontificia il laico Costantino, fratello a Tolone duca o
governatore di Nepi; il* quale a forza volle fosse eletto e
consacrato, come successe. Tenne questo intruso un anno e
e) Monitori e. sop.
un mese il Pontificalo, ma poscia venne espulso e). anno 7C7.

708 Il falso pontefice Costantino fu cacciato merc


Cristoforo primicerio e Sergio sacellario, i quali ricorsero al
re Desiderio; e venne eletto al Papato Stefano IV detto III,
d) Ucito anno TSB
prete di S. Cecilia, che fu consacrato il 7 agosto d). Platina. Vite cu.
voi. un. pag. 132

colare od eleggeva i proprii superiori ed ufficiali, senza impaccio


di re o baroni; ad esse comunanze molli aspiravano partecipare
senza affatto legarvisi, come i ibrasticri in antico invocavano la cit
tadinanza di Roma; e borghesi e signori oflrivansi al convento (olitali);
faceansi registrare nel ruolo di quello per godere delle preci nella
vita spirituale e dei privilegi nella temporale; e morendo voleano aver
indosso l' abito di quel!' ordine, ed essere sepolti nella chiesa o nel
cimitero de' monaci. Le poche cognizioni di quest' epoca perpetua
rono ne' chiostri e da essi uscirono utili invenzioni. I monaci vi-
veano sobrii, ospitali, e il loro esempio valea a mitigare la ferocia
e) Canili, si. uni
di que' barbari tempi e). .v.1p.t05a0Z

I lliiiiicipii sotto il dominio Longobardico non erano per lo


meno protetti da leggi scritte, quantunque pnja che veramente
esistessero. Infatti i doveri di essi si cominciavano a notare nelle leggi
longobardiche, vedendosi in una legge di Lotario, che al Popolo ap
parteneva il risarcimento delle strade, dei ponti e talvolta anche
del palazzo regio ; lo che manifesta che i inunicipii dovevano godere
di bni stabili e che il prodotto d'imposte e di dazii era a loro
vantaggio, e che avevano tuttavia magistrali ed adunanze generali,
e ci nel IX secolo- ancora f). r ) Mnltf. Stor. di.
voi. Ili pag. 418.

Monete Longobarde Il soldo de' Longobardi non si


sa se fosse d' oro o d' argento, reale o ideale. Reale era il Tre-
uiissi.v terza parte del soldo. Forse erano quelle rozze moneto
218
708 Pipino re di Francia mori ai 24 settembre di
quest'anno; fu principe glorioso, avveduto e di fermo carattere.
Lasci diviso il suo Regno tra i due suoi figli Carlo, che
a) Muratori. Ann.
d'ilal. anno 16. poscia fu detto Magno, e Carlomanno a).
770 Desiderata, o Ermengarda, figlia a Desiderio re
de' Longobardi, per maneggio di Bertrada o Berla moglie
del re Pipino, divenne sposa di Carlo-Magno suo figlio: ma
questa infelice fanciulla dovea attestare colle sue sventure
che i Regni non si maritano, mentre neh" anno seguente
venne da lui ripudiata e rimandata al padre, per isposarc
b) Detto an.770-77t
Canti. St. un. R.
. Vili p. 3193323.
Ildegonda o Ildegarda b).

con S. Michele da una parte, e dall' altra il busto del re, che si
e) Canti e. sonni trovano ne' musei, ma tanto logore che non si pu valutarne il
toI. VII pag. 283. peso. Delle migliori nessuna eccede la met d' uno zecchino e). Il
Liruti asserisce che monete ile' re Longobardi, le quali avessero corso
in Friuli, non ne vide alcuna; ma sapersi esser fatta da loro co
niare moneta in oro, argento e rame seguendo la consuetudine e
l'esempio delle imperiali romane de' bassi tempi, simile all' in
circa alla costantinopolitana d' allora. Quella in oro chiamavasi Soldo,
che dividevano in Semissis ossia la met, e in Tremissis ossia un
terzo. I Tremissis suddividevano in 8 monete d' oro dette Silique,
delle quali ognuna valea la vigesima quarta parte del soldo. Per
le monete poi in argento ed iti rame, nonch riguardo al peso di
d) Llroll. nello mo quelle d' oro, egli non espone che congetture, le quali noi ommettia-
nete tv. toI. unte,
pag. 13 alla 17. mo : ma chi amasse saperle potr leggere 1' opera sua d).
Paravcredi e Veredi suona pubblico aggravio; per il quale
erano tenuti gli uomini delle provinole di somministrar cavalli, tanto
da cavalcare che da soma, per condurre i bagagli, allorch il re
e la sua corte, e i messi regi o conti ed altri pubblici ministri,
passavano per il paese. Sotto i re Goti, Longobardi e Franchi dur
e) Muratori. Disi,
cil.v.lp. ~" quest' uso, e a spese de' sudditi e).
IMansionatico Era questo un aggravio, accostumato an
che ne II' ottavo secolo, che si sosteneva dai sudditi, concorren
do a contribuire le vettovaglie all' esercito regio mentre ritrovavasi
ri Nlcolettl. Vita
di S. Paolino ms. in quartiere. Tale aggravio venne poscia chiamato Stanzia ().
Stratone Sotto il regno de' Longobardi era questo un
uffzio, che consisteva nel servir il suo signore nel salir a cavallo e nel
guidar questo perla briglia, ovunque gli andasse a grado di portarsi. Que
s) Zanetti. Op. eli.
voi. un. pag. 31. st'uffzio si chiamava auche alle volte Equislralore o Protostratorc g)
219
771 - Muore repentinamente ii re Carlomanno in que
sto tempo. Il di lui fratello Carlo-Magno usurpa i suoi Slati ;
e la vedova regina Gilberga, coi due figli superstiti, si ri
para presso il re Desiderio, per timore che il cognato non
Ann.
cercasse privarli della' patema eredit a). S'ilfifuSom!
771 Irene, moglie di Leone IV Augusto, diede alla luce
ud figlio, che fu nominalo Costantino e divenne poscia im
peratore d' Oriente b). b) Deito.
772 Anselberga, figlia del re Desiderio, fondatrice e
badessa del monastero di S. Giulia di Brescia, chiede a Si-
gualdo patriarca d' Aquileja l'immunit da qualunque eccle
siastica servit pel suo convento, il potere di far ordinare
da qual vescovo gli paresse i chierici ad esso servienti, ed
il diritto di eleggere la propria abbadessa dal corpo di quel
l'istituto senza intervento di alcun' altra autorit. E' tutto
ci accordavale Sigualdo col diploma H ottobre del 772
in Ticino, ossia Pavia, mentre trovavasi alla corte del re
Desiderio e di Adelchisio e)' (1).v '
ciLjraii.Noi.cn.
Tot- Ili pag. 81-82.
772 Il re de' Longobardi nelF epoca segnata, perso
nalmente affligeva il Clero ed il Popolo dell'Istria; e face
va che que' vescovi dipendessero dal patriarca d' Aquileja,
Sigualdo, per la loro ordinazione; mentre pe' canoni erano sog
getti a quello di Grado. Per ci Giovanni patriarca Gradese
si rivolse a papa Stefano IV, dello III, il quale scrisse a quei ve-

La Venezia, cio quella ch'era soggetta al dominio greco,


durante il regno de' Longobardi si dovette abbandonare a s stessa
ed era retta da un duca, o da un capo delle milizie, magister mi-
d) Molsi. Stor.clt.
litom d). Il duca veniva eletto a vita dal Popolo, senza abolire i Jui"^"!?1,
wmizii n il pubblico voto e). Jfixpo ?"
(1) Intorno a questo tempo, mentre non erano trascorsi do
dici anni dalla fondazione del monastero l Sesto, il re
Adelchisio, figlio di Desiderio, don a quest'abbazia cento staja di
segala e cinquanta porci, che annualmente pagavano quei di Sacco
'a Trivigiaua alla camera regia, e gran tratti di terra con ronchi
selve in Cermasles, in Rivarotla e Biberos f). J!tmi!" mfn
220
scovi; ma infruttuosamente, stando essi costanti all'unione
de' Longobardi. Questo grave danno recato alla chiesa di
Grado, e la intollerabile prepotenza longobarda nell' Istria,
mosse Maurizio doge di Venezia e console imperiale a man
dare ambasciatori al pontefice, onde ottenere pi efficaci ri-
medii a favore del patriarca di Grado: ma per la morte del
a) Muratori. Ann.
d'iul. anno TU. papa la loro spedizione non ebbe effetto in allora a).
772 Il pontefice Stefano IV, detto III, muore nel prin
cipio di febbrajo, e gli succede Adriano I, distinto per virt
b) Detto. e figlio a Teodolo console e duca b) (1).
772 Il re Desiderio, saputa 1' elezione del papa Adria
no I, invia ambasciatori per confermar pace ed amicizia seco-
lui. Ma il pontefice chiedeva loro: qual fidanza si potesse
prestare ad un principe, che prometteva con giuramento e
non teneva la parola; indi rammemorava gli atti inumani
commessi per suggestione di Desiderio contro Cristoforo o
Sergio primati della Chiesa ; e la di lui risposta data ai
messi del papa Stefano chiedenti la restituzione delle Giu
e) Dello. stizie che spellavano alla Chiesa Romana e).
772 Il re de' Longobardi occupa Faenza, il Ducalo
di Ferrara e Comacchio, luoghi donati a S. Pietro dal ro
Pipino e da' suoi figli. Lagnavasi il papa, e lo esortava alla
restituzione ; ma Desiderio rispondevagli : voler prima abboc
camento secolui. Il motivo era d' indurre il pontefice
ad ungere e riconoscere per re i figli di Carlomanno, dei
quali egli, Desiderio, erasi fallo difensore: palrocinio che fu
causa di sua rovina. Nulla ottenne dal papa, perch a
questi troppo stava a cuore di non spiacere a Carlo-Ma
gno unico suo sostegno. Perci, inasprito Desiderio, ir
ruppe nuovamente contro gli Slati della Chiesa Romana,
entr coli' esercito nel territorio di Sinigaglia, di Montefeltro,

il) Canili. St. unir.


Hac. . Vili p W3. (1) Il Cand lo dice duca di Roma d).
221
d'Urbino e di Gubbio, dove furono commessi saccheggi, incen-
a) Muratori. Ann.
dii ed omicidii, e s'intern sino ai confini di Roma stessa a). il' lui. anno 772.

Sconsigliato procedere, consimile a quello di Astolfo, a cui


diede si dura lezione Pipino re de' Franchi, che avrebbe
pure dovuto ammaestrare Desiderio, se da saggio considerava
le tendenze e la potenza di Carlo, e gli elementi eterogenei
eh' esistevano nello Slato suo, per il cattivo sistema politico
del Regno Longobardo (1).

(1) Il Sistema politico de' Longobardi puossi considerare


come una Federazione sotto un re elettivo capo della Nazione; a
formar la quale dignit, sotto Autari, i Duchi Longobardi, in gene
rale Assemblea, accordaronsi di dare met delle loro entrate: ma
in altre cose questi duchi agivano da sovrani ne' loro Ducati, fa
cendo guerre e conquiste per proprio conto. Le leggi e gli atti del re
abbisognavano della sanzione del Popolo o dell' esercito, vocaboli
che si usavano come sinonimi. Il re era il supremo giudice, il coman
dante supremo, ma non era il legislatore assoluto. G' Italiani, ossia i
natiti conquistati, e formanti parte del Regno Longobardo, erano ri
guardati come una schiatta di vinti; non del tutto come g' Iloti di
Sparla, ma non possedevano diritti politici, n i diritti civili de'
conquistatori ; non voce nell' Assemblea de' dominanti, n appello
contro i capricci de' signori Longobardi. Vivevano tra loro secondo
la legge romana, ma ne' litigi co' Longobardi venivano giudicati
da' giudici e dalle leggi di que' conquistatori. Debole quindi era
il sistema politico de' Longobardi, prima per il loro re elettivo , poi
perch lo Stato era diviso tra tanti duchi quasi indipendenti ; quindi
perch esso stabiliva un' inferiorit avvilitiva tra loro e i natii coltivatori
del suolo; in fine perch i re Longobardi mai non seppero o vollero
accordarsi lealmente colla gerarchia di Roma, il cui potere veniva
sempre pi crescendo tra g' Italiani, si nel dominio de' Longobardi
che nelle altre parti d' Italia. I papi di fatto erano la tutela e la
speranza dell' oppressa popolazione Italiana ; e ci contribuisce a
spiegare la facilit con cui Carlo-Magno distrusse in Italia la do
minazione Longobarda. I Longobardi non pagavano imposizioni; le
pagavano g' Italiani, onde questi erano gli aggravati, vale a dire
li) Timi rn ini. v. XIII
g" imposti b). ng. 132-133.

Il Longobardo lineato lei Frinii, come quelli di Spoleto


e di Benevento, era Ducato sovrano con debole vincolo di dipendenza
dal Regno, e forse con solo omaggio al re. Esso ha una storia sua
propria, n termin con la conquista del Regno de' Longobardi fatta
da Carlo-Magno ; perch sappiamo Berengario essere duca del Friuli
222
773 Tulli i nembi s' accumulavano contro a alla
reggia di Pavia, fatta refugio de' nemici di Carlo-Magno.
a) Balbo. St. d" II- S' aggiunse l' imprudenza, che sembra stoltezza, di Deside
voi. un. pag. in.
b) Muratori. Ann.
il' lui. anno 773. rio a), come abbiamo veduto. Il papa ricorse a Carlo b), ne
questi si fece aspettare. Tenne il campo di marzo in Ginevra;
e quindi, diviso l' esercito in due e mandata per il Gran San
Bernardo 1' una parte, di cui non si sa altro, egli stesso
coli' esercito principale scese per la via gi solita del Mon-
cenisio e della Novalesa; e venne alle solite chiuse, tra il
monte Caprasio e il Pircheriano. Ivi erano, dietro le for
tificazioni innalzate a sbarra, il vecchio Desiderio e il gio
vane e prode Adelchi fi g i u o I suo, re egli pure associato al
padre. Combattessi molte volte; Adelchi a cavallo colla maz
za d'armi facea prodezze, macello di Franchi. Dicesi Car
lo-Magno trattasse gi d'accordi, od anche d'indietreggiare;
quando, fosse per cenno d' un giullare, o d' un diacono di
Ravenna mandatovi apposta, o per tradimento d' alcuni in
fami Longobardi, o meglio per perspicacia di Carlo-Magno;
ad ogni modo ei metteva una schiera per le gole laterali e
non guardale di Giaveno, intorno al Pirchiriano, e cosi pren
deva alle spalle i Longobardi, che se ne spaventarono e fug
girono sbaragliali. Chiusersi i due re e i grandi in Pavia e
Verona, e Carlo-Magno assedi la prima fin dal giugno, e
e) Balbo c. s. nag.
tn-st. prese la seconda al fine dell' anno 773 e).
774 Ritornato Carlo-Magno dinanzi a Pavia, cui, por

nel 888. Dopo questo non riscontriamo pi duchi; e sembra che


TOiTxupag'TiS: 1' autorit loro si trasportasse ne' patriarchi d' Aquileja d). Sembra
ancora che il Ducato del Friuli, a' tempi di Rodgando ultimo suo
duca Longobardo, fosse d' un' estensione ragguardevole, e che ab
bracciasse anche la Marca Trevigiana (parrebbe meglio detto citt
e) Cbambers. Diz
e territorio Trivigiano, anzich Marca; mentre le Marche non fu
uni, t. V p. 238. rono anteriori a Carlo-Magno istitutore di esse e), parte della Li-
burnia e s' internasse molto nella Carintia e nella Carniola confinanti
tjLiraii. noi.li.cu. col
vi. Ili pag. "" Friuli
1,,u" fi.>'
223
Utosi a Rom.i (1) lasciava stretta d'assedio, la prese a) Balbo. SI. d'Il.
voi. un. pag. SS.
finalmente nel maggio o giugno di quesl' anno a), e s' im
padron del Regno Longobardo in Italia, (2) il quale avea
durato circa 206 anni, con la non interrotta successione di 2G re
b) l.lnill. Noi. cit.
bj. (5) j- Desiderio ed Ansa, re e regina spogliati, furono voi. Ili pag. Ito.

mandali in Francia, dove vissero in pie opere e forse mo


naci ; Adelchi, o Adelgiso, si rifuggi in Costantinopoli, prese il
nome greco di Teodoro, e tornato da venturiero in Italia, fu
famoso nelle fiabe del medio evo, e fallo illustre a' di no
stri dal Manzoni e). e) Balbo e. sopra.

(1) Mentre Carlo-Magno visitava le chiese di Roma, i di lui sol


dati scorrevano vittoriosi I' alta Italia, empiendola di concussioni e
di stragi , commettendo ogni abbominio, mentre pure si davano per di Ramponi. Cren.
difensori della Chiesa e liberatori il" Italia d). unir. pag. 199-200.

(2) L' abate Anselmo, gi duca del Friuli, poi santo, probabile
fosse uno di quelli che agevolarono a Carlo-Magno la conquista del
Regno Longobardo, maneggiando presso i suoi congiunti e le fazioni
contrarie al re Desiderio, essendo slato da questo caccialo in esilio, e) Doratori. Ann.
perch contrario alla sua ascesa al trono e). d' Hai. anno 774.

(5) Cosi cadde, con poca gloria come aveva signoreggiato, la


Nazione Longobarda. La quale tenutasi, finch domin, pi che le
altre barbare diverse, divisa dagl' Italiani, si mescol, si confuse
con essi nella comune servit. Distrutta l' esistenza politica indi
pendente, non distrutte n cacciate le schiatte di lei, molte leggi,
molte usanze ne rimasero per parecchi secoli, mollo sangue nelle
vene, molle parole nella lingua e ne' dialetti di quasi tutta Italia
fino ad oggi. E u rimane il nome ad una grande e ricca provincia
t ) Balbo C sopra.
Italiana f).
Costituzione dell' Italia Neil' ottavo secolo le grandi
citt dell' Italia erano governate dai duchi. Presiedevano questi ai
tribunali, composti di vescovi, abati, conti, cavalieri e signori. Giu
dicavano le cause personali giusta la legge della Nazione a cui ap
parteneva l'accusato; tutte l'altre, che riguardavano beni immobili,
presero a norma le costituzioni della provincia, ove gli stessi beni p) Miller 5h unir,
voi. Il pag. 163.
m trovavano situati g).
224

EPILOGO

Nel riassumere le vicende del Popolo Friulano, in que-


st' epoca seconda lo troviamo primo tra gF Italiani a provare i
terribili effetti delle orride incursioni e conquiste dei barbari,
l' espulsione de' primi fatta da altri barbari, l' introduzione
di altri ancora, e la loro prepotente dominazione con un
governo di violenza. Questo Popolo, spogliato de' suoi mo
numenti e delle sue grandezze, inceppato dalla confusione
delle leggi, interrotto nelle proprie costumanze, influenzato
alla demoralizzazione e alla barbarie; viveva, ne' primi e
lunghi periodi delle invasioni di queste genti barbare, una
vita orribile, accompagnata dalla perdita di persone e di cose
carissime, e dei diritti pi sacri. Pi tardi, cadeva in un'a
patia compassionevole, gravissima tra le sventure di un Po
polo ; nullameno conserv una certa energia personale sua
propria, ed il carattere di civilt, per quanto lo comporta
vano que' tempi di efferata barbarie: e meno le perso
nali virt ed i propri! difetti, non ebbe n merito n biasimo
nelle glorie e nei vizii de' conquistatori ; ma, migliore di essi,
influ ad incivilirli. E tutto ci durava (se si eccettuano al
cuni periodi di lucido intervallo sotto qualche re o duca
meno barbaro) sino a che la civilt de' vinti rese civili i
vincitori, e le schiatte fornicatisi in una.
In parecchi periodi della terribile epoca, a cui accenniamo suc
cessero in Friuli ripetute e tremende lotte di guerra, nelle quali
i nostri mostrarono valore; accaddero distruzioni di citt e
di castella, con dispersione di Popolo, alternale da molti anni di
pace. Successero mutazioni di governi; v'ebbero gravezze, e
gravezze esorbitanti, fu prezzolata la giustizia, non v' era sicu
rezza personale, n propriet guarentita; dominando una viva
fede, s'eressero tempii e monasteri, e non per tanto i dispareri
di religione, erano molli, nonch pregiudicale le coscienze ed
eccessiva la superstizione ; niuno sviluppo inlellelluale, quasi
scomparse le scienze, avvilite le arli, l' agricoltura ed il
commercio. Non era visla, n scopo di associazione, tutto
individuatila, ognuno a s, nulla alla Nazione, perch essa
non avea n rappresentanza, n nome, divenuta interamente
schiava e senza speranze. Lo dignit, g' impieghi, i lucri
agli invasori; le gravezze, le servit a' Friulani.
La sola gerarchia ecclesiastica veniva distinta, perch as
sociala ad una potenza cui i barbari non seppero, n pote
vano distruggere ; ma anco questa intorbidata da lolle dis
dicevoli, e da uno scisma <hc la degradava.
Le nuove istituzioni, le nuove leggi, le diverse costu
manze, i mutali bisogni, ci presentano il nostro Popolo sol In
un aspetto ben differente da quello di prima. Troviamo quin
di la di lui vita ridursi, nell' epoca presente, alla sola fa
miglia; perci il sentimento per essa divenir vivo ed ener
gico, il pensiero interamente vlto alle cure domestiche, la
donna assumere una maggiore importanza, i figli formare le
uniche speranze : e malgrado la prepotenza e gli svariali
capricci de' padroni, svilupparsi tra essi, i servi ed i di
pendenti coltivatori del suolo, una reciproca tendenza sorla
dalle abitudini e dai bisogni.
A lutto ci diede vita il sentimento della propria perso
nalit, mosso dalle tristi circostanze de' tempi. Sapea l' in
dividuo nulla poter fondare sulla Nazione, ma tulio dover
ripetere da s stesso; e tale conoscenza svilupp il senti-
mento del valore individuale. Ora, se per attivarsi abbisogn
15
226
d' appoggiarsi alla violenza ed alla forza, anzich al vero
ed al giusto; fu per questo il solo, I1 indispensabile mezzo alto
a tener vivo il coraggio di un Popolo oppresso e ad elevarlo
a stato migliore. E se tale sentimento lo scorgiamo se
mente di molli e gravi mali alla societ, sino a che non fu
guidato da un equo e ragionevole sistema, lo vedremo po
scia divenire principio alla liberazione dei Popoli ed al loro
incivilimento.
227

EPOCA III.
I FRANCHI
OSSA

il Friuli sotto Carlo-Magno


e suoi successori.

774 Terminalo il Regno de' Longobardi in Italia, so


pravviveva per il loro nome, perch Carlo s' intitol re de'
Longobardi ; e sebbene nella prima calata ei recasse 1 soliti
guai della guerra, presto fren l'impelo brutale de' suoi
guerrieri: n conducendo seco una gente nuova, gli fu me
stieri spogliare gli antichi possessori a), come neppure mut #.^vi%sJ13k
i durili lil >) B81 Sl- d'n>
774 Rodgando, Roticauso, o Rodogaiso Longobardo
duca del Friuli successo a Pietro nel Ducato, credesi sotto
il re Desiderio o forse a' tempi d'Astolfo, fu confermato 6j unni. km. a.
duca dal re Carlo-Magno e) (I). rofa M E A
775 L' imperatore Costantino Copronimo, nella sua
spedizione contro i Bulgari, giunto con la flotta solto il ca
stello di Strongilo, vi muore il 14 settembre, lasciando ab
ominevole memoria di s per la persecuzione falta alle
sacre immagini. Rest successore nel!' Impero Leone IV suo
figlio marito d' Irene d). tra,tUr

CI) Reggeva questo duca con podest quasi illimitata il Ducato


nel Friuli, regione di alta importanza, per poco che si voglia con
siderare ch'essa era la chiave d'Italia per i Popoli Slavi e). "> "?.'?'''",."'
228
775 Il Papa Adriano I diresse sua lettera a Carlo-
Magno, nella quale rendevalo avvertito: aver penetrato clic
Ildebrando duca di Spoleto, Arigiso duca d Benevento,
Rodgando duca del 'Friuli, e Reginaldo duca di Chiusi
aveano tramala una congiura con Adelgiso, o Adelchi figlio
di Desiderio, e fissalo che questi nel prossimo marzo ve
nisse con flotta Greca onde assalire Roma e rimettere
il Regno de' Longobardi in Italia. Quindi egli, il pon
tefice, chiedeva pronto ajuto a Carlo, e lo invitava a
a) Muratori. Ann.
d'Hai, uno 775. Roma a).
776 Carlo-Magno, pressato dal pontefice, ritorna in
Italia, per moli di sollevazione che quivi manifeslaronsi; ne'
quali Rodgando o Rndgauso duca del Friuli figurava innanzi
agli altri. Contro costui diresse Carlo il suo esercito, pugn
e vinse. E siccome il duca, perii primo, scosse l'obbedien
b) Dello anno 77*
Molse Slor. eli.
za al nuovo signore, pag il fio sotto la scure della mal tentala
voi. Ili pag. mi.
r) Nicolctti. Il Due. intrapresa b) nella citt ducale unitamente a Felice suo fra
del Pr. ms. T. mi.
p. 111-11* Dello tello, ed ai ribelli Goticauso e Guiselperlo e) (1).
vita di S. Paol. n.
aut. p. 4 a tergo.
77G Il re Carlo-Magno, essendo in Forogiulio, fece co
noscenza col nostro dottissimo S. Paolino, allora ivi precet
tore pubblico di letteratura, h que' tempi chiamalo gram
d) Uniti. Noi. eit. matico d) (2).
voi i pag. l.
776 Il Ducato del Friuli, dopo la sconfitta e la morte
del ribelle Rodgando, venne ridotto a nuovo modo di reggi
mento dal re Carlo-Magno. Ci egli fece in Forogiulio, al
lora capitale del Friuli, istituendo uua Prefettura o Presi-

(1) Le mogli di questi ribelli furono Gorimberga, Beralda, e


Brunicbilda, le quali, avuta da Carlo la vita in dono, vissero ritirate
nel servigio di Dio; ma Lupone figlio di Felice, condotto in Francia,
e) nkoi. vita e. . mori prigione e).
(2) Il Muratori riporta al 781 la conoscenza di S. Paolino con
Carlo-Magno, e pone in dubbio l' anno 776 per la sua elezione a
patriarca. Noi per, stando appoggiati al De Rubeis, al Liruti ed al
Nicoletli, 1' abbiamo posta nel 776.
229
deiua, o Marca, (i) alla cui direzione pose un duca,
o marchese; e in ogni cilt slabili un conle, che quella go
a) l.iruh Sul .il.
vernasse ed il suo terrilorio. Questi duchi e conti vennero . Ili p. 119 - Ru-
bels. M. E. A. col.
36i e MGMuratori
scelti di Nazione francese a). Impose, cosi si crede, alcune Diss. T.lp. SWJ.

leggi necessarie al paese, alcune lev perch soverchie e


barbare, moder la strettezza de' servi, raccomand calda-
mente le chiese, ed ordin il Parlamento Friulano (2)
come faceasi in Francia, e dal quale dipendeva la somma
li) Niooleui. VII*
di tutto il governo b). di S.l'aol. ms.cil.
pag. fi tergo.
776 Il Ducato del Friuli venne unito da Carlo-Magno
al Regno di Francia e) e gli aggiunse la Sliria e la Ca e) Detto p. 9 tergo.

nnila d). d) Detto ivi.

776 Carlo-Magno, dopo vinto Rodgando duca ribelle,


prescelse a patriarca d' Aquileja il nostro S. Paolino, es
sendo seguila intorno a questo tempo la morte del patriarca
e) l.iruli. Neil. eli.
Sigualdo e). toI 111 rag. ts-tn.
776 S. Paolino patriarca d' Aquileja venne eletto a
questa dignit nell' anno segnalo. E tradizione eh' egli

(1) La Marca del Friuli, stabilita da Carlo-Magno, non lo


fu tanto per tener questa Contrada pi fortemente sotto la sua sog
gezione, quanto per tutelare con altre Marche l' Italia dall' irruzione
degli Arabi. Questa Marca era stata unita alla Carintia. La Croazia e la
Dalmazia dei Franchi veniva governata da un principe slavo, vassallo
di Carlo-Magno, subordinato al duca o al conte margravio del Friu
li. I contini di queste due Provincie si estendevano dalle coste del
Golfo Adriatico nella Liburnia e nella Giapidia degli antichi, dalle
montagne della Carinola e del Porto di Fiume lino verso il fiume
f) Mots.Slor. oit.
Celina f). Anche il Muratori ci riporta: Solamente dappoich . Ili p. 313 l 317.
Carlo-Magno conquist il Regno d' Italia fu da lui istituita la Marca
del Friuli e al governatore di essa conferito il titolo di duca e poi
di marchese . Abbracciava essa le circonvicine citt, acciocch colle
loro forze potesse quel principe resistere ai Greci, Slavi ed Avari
confinanti al Friuli. Fu poi col tempo appellata anche Marca di Trevigi,
e marca di Verona, perch in quella citt fissarono i marchesi la loro
resilienza; e per renderla pi forte, fu aggiunto anche il Ducato della
Ci Muratori Dm.
Carintia g). Cil. . I p. 38-3.

(2) Intorno al Parlamento Friulano faremo parola al secolo XI.


'230
fosse d'origine friulano e nativo della villa di Premariacco;
sebbene si desiderino ancora i documenti che ci comprovino.
Fu uomo di lettere (1) e per costumi e santit cospicuo.
Intervenne in Francia nel 789 al Concilio d' Aquisgrana, e
vi figur non solo come patriarca d' Aquileja, ma v' ebbe il pri
mo luogo come legalo apostolico, e si pu dire cbe egli
diresse quel Concilio, che fu quasi opera sua. Fu anche nel
792 al Concilio di Uatisbona, e nel 794 a quello di Francfort,
ove 500 vescovi si convocarono, e cbe fu detto grande e ple
nario Concilio, in cui figur molto la dottrina e santit del
patriarca Paolino. Egli, dopo la vittoria riportata da Carlo-
Magno sulla Sassonia, si rec col e predic energicamente
la fede di Cristo. Al suo ritorno nel Patriarcato, dimor per
alquanti mesi nella Carintia ed ivi fece egualmente, impar
tendo anche il battesimo a molti individui. Questo patriarca,
dopo il Concilio di Francfort, accompagn Carlo-Magno a
Parigi; ed ivi con Paolo Diacono e con altri dotti ajut a
dar forma e leggi allo Studio di Parigi, che successe pe' suoi
lavori scientifici nel luogo di quello d'Atene. Paolino successore
di Sigualdo nel seggio Patriarcale d' Aquileja, sedette anni 26 e
mor nel 802 in Forogiulio citt di sua residenza, ove venne
sepolto nella cappella di S. Paolino, che da lui prese il nome,
ed apparteneva al palazzo patriarcale antico di Calisto. Le sue
ossa riposano in un'arca di marmo, e con decreto del 1578
verniero deposte nell' aitar maggiore della chiesa della col
legiata di Cividale; indi nel 1716 furono traslocate come in
deposilo all' aliare di S. Donato della chiesa medesima. Poscia

(1) Le Opere di S. Paolino sono: Il libro di Esortazione


al nostro duca Enrico scritto nell' anno 795 e che venne erroneamente
attribuito a S. Agostino, ossia: De salutaribus Documenlis, cbe cosi
chiamasi in latino. Compose degli Inni, cio: Petrus beativi calenarum
laqueos; e la seconda parte: 0 Petrus, Petra Ecclesia; altro: Felix per
omues, Festina mundi cardines. S. Paolino fu un oratore de' pi ec-
i' uap^'v'!'1' celienti de' suoi tempi, e poeta sacro assai considerato a).
231
nel 1734 riconosciute solennemente, e lattane memoria, nel a RubeU. M. E. A.
CL 385 e 387-Ll-
di 26 gennaio vennero collocale sotto il coro di quella col rull. Not.ec. t. II.
p. 8*-89 105-1061
legiata iiell' altare intitolalo della Piet, ove tuli' ora esistono. Llrutl Noi. eli.
T. I. pag. 2X3-218.
NicolMti. Viti
S. Paolino flu i suoi giorni agli 11 gennajo del 802 come ce. bis. p. 10, SO a
4!>Muratori. Ann.
fa detto a). d'Hai, anno 802

776 Carlo-Magno, subito dopo punito il ribelle Rod-


gaudo duca del Friuli, si rec in Aquileja, ove venne in
contrato dal patriarca Paolino, dal Clero e dagli amba
sciatori di tutta la provincia. Ivi, coni1 era suo costume,
b) Nlooletti. e. 9.
rese grazie a Dio per la vittoria riportata b). ma. pag. 5 tergo.
776 Ritrovandosi Carlo-Magno in Forpgiulio, ove si
trattenne dal 14 aprile al 17 giugno e), volle in un giorno e) Llruli. Noi. ec.
voi. Ili pag. 86.
di festa, dopo la messa, divertirsi cacciando; e perci portossi
co' suoi cortigiani ne' boschi di quo' contorni. Il tempo era
freddo e di pioggia e Carlo avea indossato la sua pelliccia
di pecora, mentre i grandi ed i nobili del suo seguilo ve
stivano gli abiti pi sontuosi e le pi delicate pelliccie (1)
Ritornali dulia caccia, il re si pose, ad un gran fuoco, e con
esso i suoi cortigiani, onde riscaldarsi ed asciugarsi. Allora
i|ue' begli abili e quelle morbide pelliccie molli d' acqua e
gi laceri dai bosco, finirono di guastarsi. Nel mattino se-

(1) Mercatura press i Veneziani I Veneziani pi


die le altre genti tendevano alla mercatura. Neil' anno 776 giunsero
alcuni de' loro mercanti in Pavia nel mese innanzi al fatto della
caccia su esposto, ed aveano portato dal Levante gran copia di
galanterie, e specialmente stoffe, tele ricamate e pelli fine. Ivi i
uobili della corte di Carlo-Magno comprarono da quelli gli abiti e
(e pelliccie sontuose di cui lem ino parola d). Le pelliccie erano molto # ^rmm
Muratori. m
Ann.

in uso in Italia in questo tempo, come lo furono per pi secoli e). c) Dcito.
Continuavano pure l' inumano iranico di schiavi conducendoli sino
alla costa settentrionale dell' Africa, sede in allora de' Saraceni.
Erano quegl' iufelici, branchi di prigionieri da guerra che dalle con
trade slave, germaniche ed anche dall' interno dell' Italia si slrap-
farauo, e che, per cavarne maggior prezzo, secondando le voglie
'le' couiiiiiltenti, mutilavansi rendendoli eunuchi. Involavano alle volte
auebe gli uomini liberi e i loro figli f). l.'nSg.M:
guenlc ordinava Carlo si presentassero tulli quei nobili cac
ciatori eoa le vesti adoperate il giorno innanzi, e chiese loro
quale abito fosse pi ulile e prezioso; il suo che costavagli
ai liruu. Noi.cit. un soldo, ed era rimasto bianco ed illeso, oppure i loro,
v. Hip. 1W-H9-
ra kua'i "' comPn. a SI caro prezzo, e che , 11 .. i
am a nulla pi valevano a).
77G Marcario, o Marquard, duca o marchese del Friuli,
si imi .m. k. \. venne istituito da Carlo-Magno nell'anno 776, e successe a
cui Dtti ed appeiiil. ... . , "
tamii, si. unir. Ko(lllrnilflo l I 1 1 l
voi. Vili pag. 3S9. D<"'UU V) yij.

776 Lavariano, villaggio nel Friuli, fu donalo da Carlo-


Magno a S. Paolino il 17 giugno, con tutti i beni godu
ti e posseduti per l' innanzi da Valdando figlio d' Iimnonu
(2) signore di quel luogo, e situali in Friuli, e devo
luti al fisco per esser egli stato ribelle assieme col duca Rod-
gando : con la condizione per, che mancando S. Paolino,
?ii! lrp?Niwc" restassero que' beni alla Chiesa e) da lui governata.
777 1 Veneziani, in ricompensa del buon governo di
Maurizio loro doge, dichiarano il di lui figlio Giovanni col
lega nel Ducato e suo successore. Questo fu il primo caso
in cui Venezia avesse due dogi ad un tempo ; ma che fu
uuiiu"morl c *>|1' poscia ripetuto e produsse perniciosi effetti d).
e) Uniti. Noi. eli.
778 11 castello di Forni situato nella Carnia venne
Fii'i'.'iion^Vranfc donato all' Abbazia di Sesto in Friuli da un duca detto Mas-
Livi, iiiiiriscr.se- .. _ i .,, il a . . ,.
Anaiunu1 Te5C0V0 silone o Masselhone e) con la villa posta nelle Alpi dulie o

(i) II Liruti crede, che un certo Masselliti fosse successo a Rod-


gantlo nel Ducalo del Friuli; e ci egli dice esser comprovato da
fi unni noi ce un 3tl ('' donazione a favore della batlia di Sesto fatto dal detto
v. hi. i5i m. duca Massellione sotto la data 778 f). Altri ritengono che que
ir) Florio, dui. sui- sto Massillone fosse duca della Carnia ed avesse residenza in
Amliiro-si'iroto Giulio Gamico g). Nel primo caso a noi sembra che il Massellione
ms. v. c. p. ti. (jUj nominato sia uno scambio, per errore di copista, con Tassillone
tinca di Baviera fondatore di molti monasteri e dotatore de' mede
simi, principe il di cui Stato confinava col Ducato Forogiuliese.
Nel secondo poi non ci noto che la Carnia abbia mai avuto duca;
come sappiamo che Giulio Carnico iu que' tempi giaceva rumato.
h) Modelli. VHa
icrg"* i,ul-p-3 (2) H Nicoletta lo nomina Vualdando di Mimoiie Longobardo h).
235
Carniche, con lutli i diritti, rendile, masnada, e miniere
,. a) Llrnti. Noi. eli.
dj ferro e di rame a). ^ EaSfc
Bealo era abate dell'Abbazia di Sesto in questo tempo . b). PS."ei co.an-
1 . Ho Frangipane.
778 Carlo-Magno con due eserciti passa i Pirenei e
guerreggia contro i Saraceni in Ispagna, s' impadronisce di
Pamplona e d' altre citt e vi si rinforza nel suo dominio.
Ritornando verso Francia, ed essendo le sue truppe sulle
cime de' Pirenei e ne' passi stretti d' una valle, vengono
attaccale da una fiera imboscala di Guasconi e rimane di
sfalla la retroguardia, in cui eranvi i suoi paladini ed alcuni
reggimenti Longobardi e). SfiuSSim"
778 La regina Ildegarde moglie a Carlo-Magno diede
alla luce due figli, cio Lotario e Lodovico; il primo mor
da li a due anni, il secondo Io vedremo re d' Aquitania e po
scia imperatore d). djDeuow.
778 Pini, famiglia di Caorle, si trasferisce in Venezia.
Fu ascritta a quella nobilt e si estinse l'anno 1288 e). JtflTpSlWS'.
778 Trivigiano, famiglia d' Aquileja, passa a Venezia
e viene aggregala a quella nobilt. Pare che di essa si for
massero due rami, porcile sappiamo avere due armi od in
segne, una colle bende azzurre e d' oro con la sbarra rossa,
l'altra con bende negre e d' oro con sbarra vermiglia f). ijneiiohi.
779 L' Istria in questo tempo dovea, almeno in parte,
essere ritornala in potere de' Greci, mentre a Maurizio ve
scovo di quella provincia, per sospetto che egli meditasse
tradirla a Carlo-Magno, furono cavati gli ocebi. Quesl' in
felice, recatosi a Roma, fu dal papa rimandalo e raccoman
dato a Marcano duca del Friuli, nonch a Carlo, onde fosse
restituito alla sua chiesa g). llXrm!it **
780 Accadde in quest'anno la morte del greco impe
ratore Leone IV, persecutore delle sacre immagini non meno
che il padre. Ebbe a successore Costantino suo figliuolo,
giovanetto di dieci anni , per cui Irene di lui madre ne as
sunse la tutela II). ) Dello inno 7W.
254
781 1/ Italia in quesl' anno godeva tranquilli-
a) Muratori, ino.
la, a). (l.
...
e nai. judo "si.
781 Beato, abate di Sesto, ottiene dal re Carlo-Magno
il diploma di conferma della donazione fatta a quell1 Abbazia
da Adelcliisio, e gi da noi menzionata in questa Raccolta
li) l.inlli. Noi Cil. a ,Virr 99D li)
vii. Ili pag 71. a Pao- Z4U ")
783 Muore la regina Ildegarde nel di ultimo d' aprili;,
in et di 2C anni, lasciando tre figlie e Ire figli. I nomi di

(1) Stato Ielle lettere in Italia In questo tempo trova-


vansi le lettere involte in una somma ignoranza. Eccettuata Roma, ove
sempre furono in credito, e Benevento che sotto Arigiso le coltivava,
in quasi tutte. le altre citt, meno una tintura di grammatica, di cui i
pai rothi erano maestri nelle castella e qualche altro nelle citt, le
e; Muraionc ho scienze e le belle arti giacevauo in un miserabile stato e).

I Franchi Questi non erano una nuova Nazione venuta


dalla Palude Meotide, o da qualsiasi altro paese, per stabilirsi
nella Germania, ma bens erano una lega o confederazione di
varie Nazioni germaniche, unite contro i Romani per non cader
sotto la loro soggezione, e che si conoscevano fino dal primo
secolo dell' ra volgare sotto il nome di Ingavoni o Istevoni. 11
nome di Franchi suona fiero, intrepido, orgoglioso, crudele; e
sotto esso si comprendono que' Popoli che furono conosciuti in
remoti tempi, cio gli Attuarli, i Cimavi, i Urutleri, i Salii, i
Frisii, i Cauci, gli Amsivarii e i Catti. I limiti della Francia pri
mitiva chiamata Teutonica, o orientalo, sono difficili a stabilirsi
in modo positivo. Pure credono i geografi poter dimostrare, che
confinassero a settentrione coli' oceano, ad occidente coli' oceano e
col Meno, e all'oriente col Wesero: che fossero propinqui a loro
d) ws sior.eH. dal lato di mezzogiorno gli Alemanni, dal lato di levante i Turingi
hip. 195 aii i ja qUeUo di settentrione i Sassoni ed i Frisii d). I Franchi erano
coraggiosi sino alla ferocia, arditi sino alla temerit, scarsi di fede,
larghi il' ospitalit. Parlavano una lingua teutonica; erano colossali di
statura; capelli rossi aveauo raccolti sulla fronte; rasi la uuca e il viso,
eccetto alcuni pennacchi di barba ben pettinala; occhi glauchi colla
pupilla bianca e scintillante; indossavano tuniche di pelo che da
vano appena al ginocchio, strette alla vita da un largo cingolo,
donde pendeva pesante spada ; ampio scudo proteggeva il loro cor
po, e si compiacevano di rotare e lanciare le francischc, accer
tando ove colpirebbero e di quanto penetrerebbero nel corpo del ne
mico, sul quale talora avventavansi a salti. Sono il Popolo che, fra
gli altri barbari, conserv pi lungo il dominio e pi polente, oc
235
questi: erano Carlo primogenito destinalo a re di Francia, Pi
pino re iT Italia, e Lodovico re d' Aquilania. Carlo-Magno tu
sconsolato per questa perdita, ma nullameno, tanta era
la sua incontinenza, che non mollo dopo pass ad altre noz-
n , \ a) Muratori. Ann.
ze sposando r astraila a). nui. nuora.
787 Maurizio, doge di Venezia, cessa di vivere, e Gio-

cupando il primo luogo Tra i Regni sorti dalla distruzione dell' Im


pero, conservandolo sotto i Carolingi, poi ricuperandolo ai tempi b)Cinttl.Si.imiT
moderni b). Essi soli ricevettero il cristianesimo dalla Chiesa Latina, me. v vi .'m-m
cio nella sua forma compiuta, nella sua sublime poesia. Posti al
settentrione della Francia, nell' angolo maestrale dell' Europa, i
Franchi tennero forte contro i Sassoni pagani, ultimi venuti dalla
Germania, e contro i Visigoti ariani, e finalmente contro i Saraceni,
tutti nemici della divinit di Ges Cristo. Non senza ragione dunque
ire francesi portarono il nome di figli primogeniti della Chiesa e). ?i.ui n'issa ras'
Costumi ed usi lei Franchi Portavano calzari
dorali, con legacci tricolori; le cosce ravvolte in fasce a scac
chi, e soli' esse dei lini d' un solo colore, variati con opera artifi
ciosissima; quindi la camicia glizzina, e di sopra il pendaglio delia
spaila ; in l.ie un pallio bianco, o verde quadrilungo, io modo che,
posto addosso, dietro ed avanti dava sino al piede, ai lati sino al
ginocchio. Nella destra un bastone col pome d' oro o d' argento ce
sellato, e con un terribile calzuolo. Trovasi pure che portassero
scarpe di cuojo rosso, a cui per certe correggiuole di pelle era attac
cata una suola di legno, e che aguzzandosi secondo I' ordine delle
dita, vi si adattavano cosi a sesto, che la destra non potea servire
al pie sinistro ;i due quartieri del tomajo non erano cuciti che al
calcagno, sul davanti tagliati a sghembo verso la parte superiore,
dove si veniva a legare al piede. L' arte di lavorar calze co' ferri
era sconosciuta. Usavano calzoni e pollicele. Quelle di volpe, d' a-
gnello, d' ariete furono abbandonate alla plebe, cercando invece le
grigie e vaje e bianche spoglie degli zibellini, delle martore e del
l' armellino. Il nome di superpelliceum dato alla cotta, accenna al
l'uso de' preti di portare pelliccie, del che rimangono tracce nelle
almuzie prelatizie e nella cappa magna d). t!vu|J&.w3B!
Capigliatura Poca o nessuna barba aveauo i Franchi, e
spesso i mustacchi soltanto, e raccorcie le chiome, lasciando la
gran zazzera come distintivo ai re della prima razza ; quei della
seconda la tagliavano in tondo. II primo radersi era una solennit
a cui assisteva un padrino; e obbrobrioso ripulavasi il costringervi e)0ei,B vo, v
altri e). ib. an.
23G
vanni suo figlio, gi collega nella ducale dignit, continua da
s solo a reggere que' Popoli, tenendo la sua residenza in
Malamocco; ma Fu ben differente dal padre si nelle parole
SMSBSE-m"- che ne' fatti a).
787 Carlo-Magno condusse da Roma in Francia parec
chi cantanti da chiesa, onde col insegnassero il canto Gre-

Oli sponsali tra i Franchi accordavansi col bevere i fidan


zali dalla coppa stessa; e il padre presentando al futuro la sposa,
diceva: Ti d mia figlia, perch sia tua dunna e tua felicit, per
custodire le lue chiavi, e partecipare al letto e ai beni tuoi; in
nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo; e gli a-
stanti rispondevano: Cosi sia . La domenica seguente essa era
presentata ai parenti futuri, ove i due amanti facevano la bella do
menica, liberamente favellando. La mattina delle nozze, lo sposo
co' suoi veniva dalla fanciulla, ove eransi raccolti congiunti e amici;
bussava iteratamele alla chiusa porta, e quivi succedeva un dialogo
ritmico fra que' di dentro e gli avveniticci, finche compariva la sposa;
e 1' amante la cingeva col simbolico nastro. Essa non si spiccava
dalla casa paterna senz' avere, come Sacontala, carezzato i buoi
ed i cavalli, dato beccare 1' ultima volta al pollame, salutate le ca
mere e gli attrezzi, memori della tranquillit e delle indefinite in
quietudini verginali; poi col doppio corteo s'avviava alla casa del
marito. Gli uomini per lo pi erano a cavallo armali e con la spada
ignuda, per difenderla dai rivali, e da quelli che mal comportassero
di vedere una bella fanciulla uscire dal paese e dalla far.
Il sacerdote, che appi dell' altare benediceva i consorti, gettava
fiori sul loro capo; ed essi deponevano siili' altare I' oblazione del
pane e del vino. Poi tutti recavansi alla cappella della Vergine Ma
dre, succeduta alla dea Nealennia che, nell' et pagana, riscuoteva
gli omaggi delle spose, e che era rappresentata col velo sul viso,
un cane allato, e reggendo un canestro di fruita. Col i parenti ri
cevevano all' altare una conocchia benedetta, e la porgevano alla
sposa che ne traeva qualche filo, ad indicare il lavoro cui sentitasi
destinala.
Reduci alla magione, trovavano turba di convitati ; bancheltavasi,
e allo sparecchio le fanciulle presentavano alla sposa un mazzolino
e un piccione, poi s' inluonava l' inno maritale. Condotti gli sposi
al talamo, beveasi alla prosperit di quelle nozze; poi avuta la be
nedizione dai genitori, la sposa riceveva il bacio e un voto da tutti
gli astanti.
Al domani, in abito di duolo, assistevano ad una messa di suf
fragi pei parenti defunti, associando la letizia col pianto, le giuje
ACvnp.373a'i75: della generazione colla meditazione severa delle tombe b).
237
goriano. Cos pure trasse dalla stessa citt alcuni maestri
di grammatica e di abaco, che poi dilatarono per la Francia
lo studio delle lettere a). S^iRS; to."'
788 Gli Unni, o Avari, radunali due eserciti, invadono
con uno la Bojaria, o Baviera, con l' altro si portano a de
predare il Friuli. A questi oppose Carlo-Magno due altri

La caccia Fra gli spassi, il grandissimo era la caccia del


l'orso e del cinghiale, esercizio di forze e simulacro di guerra.
Gran pregio annettevano i Franchi Salici a questo divertimento;
mentre rilevasi dalle loro leggi venir fissata l' enorme multa di
mille ottocento danari a chi uccideva un falcone. La caccia con que-
sii animali fu poi per tutta Europa estesa dai Normanni b). Vedasi n.T.vup.'as?8ss.
in questa Raccolta a pag. 167.
Vopisco ci dipinge i Franchi con tetri colori. Per lui nessuna
Nazione fu mai pi sleale, n pi pronta a farsi beile della data
fede e dei giuramenti ; nel che s' accordano con esso Procopio e
Salviano, quantunque 1* ultimo renda laude alla loro cortesia. Tutto
al contrario S. Bernardo encomia il religioso rigore con cui osser
vavano i loro giuramenti. Non v' per alcuno che non affermi pe
ricolosa la loro vicinanza. Eginardo storico di Carlo-Magno sembra
averne rilevato il carattere con quelle parole: Io eleggerei vo- Jj !iml,nf SSSF
lentieri un Franco per amico, non inai per vicino e). ?ii!ui %g. sa0'"
Durante la pace, non avendo i Franchi altra professione che
l'agricoltura e il governo degli armenti, i vincitori di Vitichindo a
costo di sudori dirompevano le sterili glebe del nord, e difendeva
no le loro mandrie dalla voracit delle fiere. Con que' costumi cia
scuno bastava a s stesso. Non vi era la perfezione della nostra
industria, ma ogni Franco, individualmente preso, sapeva condursi
meglio che ciascuno di noi. Il nostro secolo ha una pi grande va
riet di idee; essi avevano altitudine a maggior numero di cose.
Pu dirsi eh' essi possedevano ci che veramente costituisce la li
bert personale, la cui base s' appoggia a due punti : abbisognare
del minor numero di cose possibile, ed esser atti ad eseguirne il
numero parimenti maggiore d). "n'^'no""

Governo e leggi dei Franchi Essi adottarono il


reggimento monarchico, quantunque non si credessero obbligati a
rispettare il diritto della successione ereditaria. L' istituzione della
legge Salica una prova che i capi delle principali trib Franche
solevano talvolta congregarsi e decidere del comune interesse. Sif
fatta legge fu prima corretta da Clodoveo, poscia pubblicata dal re
bagoberto. I Merovingi permisero a ciascuna delle conquistale Na-
238
eserciti, che falla grande strage di (pie' barbari, li vinsero
"ii110!1' e '* cacciarono da ambedue quelle provincie a). Il Balbo
pure ci riporta : Ebbesi a respingere poi un' invasione di
) aJto^- ^n- Unni-Avari dalla Baviera e dal Friuli b).
e; nella Bona. st. 788 Fortunato degli Anlinori vescovo di Trieste e).
cron. pag. 25.
Pipino re d' Italia, nel 789, o 790 caccia i Greci dal-
T.'mT'iMess. '' Istr'a e conquista quella provincia d) (1).
790 L' imperatore Costantino, figlio d' Irene, si libera
dalla tutela della madre e governa da s l' Impero d' 0-
ftSRS&JT "ente e)
791 Enrico, o Errico, duca e marchione, o marchese

zioni, anzi ad ogni famiglia di conservare le sue antiche istituzioni.


Gli stessi Romani non furono esclusi da tale privilegio, e nelle
contestazioni tra individui di Nazione diversa V accusatore doveva
m"!!0^6*' semPre trattare la sua causa dinanzi al tribunale del reo f).
''*"'"' La ferocia de' Franchi, naturalmente vendicativi, determin col
danaro il valore del sangue profuso. Quello degli Antrustioni, che
rappresentavano 1' ordine pi distinto tra i Franchi, valutossi 601)
monete d'oro; quello di un nobile provinciale 300. L'uccisione di
un Franco di media condizione ne costava 200. Un Romano si po
teva assassinare francamente per 100 ed anche per 50. I capi della
Nazione sufficientemente ignoranti sostenevano il carico di giudici.
L' accusato poteva giustificarsi producendo un certo numero di te
stimonio i quali deponessero in favore della sua innocenza. Tale nume
ro esigevasi proporzionato alla gravit del delitto, G2 testimonii ba
stavano per l'assoluzione d'un assassinio; ma quando si sospetti)
della fede d' una regale consorte, non ci vollero meno di 500 testi
monii, perch la prole venisse riguardata come legittima. Nei giiulizii
l' autorit pi decisiva direnne quella dei duelli, introdotti nella
gj Detto m. Gallia dai Borgognoni g).

fi) Il Liruti asserisce aver i Longobardi danneggiata e mole-


h) Lira e. mra slata l' Istria, ma mai signoreggiata prima di questo tempo h). 11 Mu-
w- ratorj p0j ce ia (iimost,ra riconquistata dal re Pipino, probabilmente
nell' anno 788 unitamente alla Liburnia, ed aver fallo parte nella
nm'vlu* c' sop" spedizione contro gli Unni, anche il duca dell'Istria i) ('Vedasi in
questa Raccolta a pag. 205 e 235) che secondo il de Rubeis
sappiamo nominarsi Giovanni, ed essere stato assunto a quella
Uib!m'"i''e"a' Ducea da Carlo-Magno I).
239
(1) del Friuli, succede a Marcano. Era di chiara pro
genie e valente guerriero. Nacque in Strasburgo, o Argentina
sul Reno. Combatt contro gli Unni e ne riport vittorie e
ricco bottino. Fu amicissimo di S. Paolino patriarca d' A-
quileja, e mori combattendo contro gli Unni nel 799: cosi a)'Riil><>is.M.E.A.
col. 362 e 369 1.1-
si crede a). Alcuni pensano per, che sia stato ucciso a tra rutl. Noi. Oli. T. Ili
pag.157. 159 e 160.
dimento in Tarsatico citt marittima della Liburnia b). b) Unii! e. sopra
toI. HI pax. 61.
Nlcolelll Due. del
791 Enrico duca del Friuli nel settembre di quesl' an Fr.ms.cll- p. 121.

no co' suoi Friulani e colle milizie mandate da Pipino, ac


compagnato pur anco da S. Paolino patriarca d' Aquileja,
diede battaglia agli Unni, e ne fece orrido macello e) (2). e) l.imli c- sopra
T.III pag.l58-l!W.
792 Carlo-Magno accorda al Clero d' Aquileja il di-
rillo di poter eleggere il suo prelato; edagli abitatori delle
terre della chiesa Aquilejese P immunit (3) e franchi-

(1) Conti, ciuchi, marchesi Sotto Carlo-Magno, conti


si dicevano quelli che governavano una citt ed il suo territorio, duchi
quelli che reggevano un' intera provincia, ove molte citt, pi conti,
ed altri luoghi cospicui si trovavano da essi dipendenti. Marchese poi
altro non vuol dire, se non comandante un corpo di milizie, la di
cai mansione era di custodire e difendere i contini di una provincia.
Poteva quindi il titolo di marchese combinarsi si con un duca come
con un conte, quando o 1' uno o 1' altro di questi avesse presie
duto alla difesa di un paese di confine; perch allora avendo per
ispezione apposita la custodia de' confini, ne veniva di conseguenza
d) Muratori. Dlss.
che fosse chiamato marchese d). Clt. Iodi. I p. fi-is.

(2) Il Nicoletti annota, che anco i Friulani sotto il valoroso loro


duca Enrico cooperarono alla vittoria contro i Sassoni riportata dalle
armate di Carlo-Magno e). In questo fatto il Nicoletti pone il nome e) Medici II. VII
cil. nu. pag. 10.
del Duca Enrico, che in queir epoca contro quei barbari non sap
piamo essere stato in tale dignit. Per avvertiamo, che questo no
stro autore, n ci noto su quale appoggio, fa succedere Enrico
al ribelle Rodgando nel Ducato del Friuli, n fa parola del duca
Marcano; sicch i fatti accaduti sotto questo pare vengono da lui a
luello attribuiti f). f|).Nicoleltl.niDuc.
ce. ms- v. un. p. 113

(3) L* immunit La concessione delle immunit fino dai


primi tempi del dominio franco in Italia, fu la via con la quale
si cerc scemare la potenza dei conti, accrescendo all' opposito quella
dei vescovi e dei monasteri, dei quali Carlo-Magno voleva cattivarsi
240
gi da qualunque gravezza verso la Camera reale; meno quando
Carlo od i suoi figli venissero in Italia e accadesse guerra
in Friuli. Questo privilegio fu dato in Ratisbona il 4 ago*
^uiE'WSSinS: st0 dell'anno segnato, a contemplazione del patriarca S.
cletti.' Vita clf. Dni:nn -i
me. ani. pag. 15-16. rSOIMO a).
792 Le famiglie d'Aquileja: Giulii, Leucari, Giusi,
Lugnani, Barbati, Borselli, e da Concordia quella dei Co
stantini, partono dalle loro citt, si trasferiscono in Venezia,
e vengono ascritte a quella nobilt. Ivi tutte si estinsero,
wrr 1awg re'"" trattone i Ghisi cos ci riporta nel suo tempo il Palladio b).
793 Fiera carestia afflige l' Italia e si estende anche
<") Muratori. Ann. n tt< \
d'ini, anno 783. alla l' rancia Cj.
794 S. Paolino patriarca d'Aquileja, celebrando messa
o salmeggiando nel coro della chiesa d' Aquisgrana, vide
avanzarsi tre personaggi, e passatogli innanzi il primo, cinese

per ogni modo l' animo. Consisteva questo diritto nel far libero in
gran parte dalla giurisdizione del conte quel territorio che al ve
scovo o al monastero spettava, ed in questo 1' autorit del conte
si ristringeva alle sole cause criminali di maggior rilievo. Per
Carlo-Magno neh" 803 dava facolt al conte di ciascuna provincia di
poter reclamare dal vescovo o dall' aliate un reo che si fosse rifu
giato nel territorio immune per giudicarlo. Il territorio che godeva
di questi diritti era esso slesso chiamato immunit. I diritti ebe
altrove esercitavansi dal eonte, nelle immunit ecclesiastiche si
esercitavano da un giudice particolare, che prendeva nome gene
rale di avvocato. Eleggevasi a quest' officio un uomo libero di buon
nome, laico e non chierico, e capace cosi di prestar giuramento
per la Chiesa, e di rappresentare e patrocinare al cospetto del
conte, sedente in tribunale, quegli uomini che, compresi nel terri
torio immune, vi fossero tradotti per le cause gi dette, e riserbale
V.StmlSk, alla giurisdizione del conte d).
Nelle immunit di maggiore estensione questi due uffizii erano
commessi a persone differenti: nel qual caso a colui, che invece del
vescovo o dell' abate esercitasse la giurisdizione del conte, veniva dato
il nome di Vicetlomiuo o Visilomiii. (vicedominus). Pretesero
alcuni che al vicedomino o vicario del vescovo o dell' abate, fosse
dato anche il nome di visconte proprio del vicario del conte; ma
questa conghieltura appare distrutta dalle parole dell' infaticabile
Muratori.
241
ad un chierico chi fosse? Ebbe in risposta: Carlo primogenito
di Carlo-Magno; ed il patriarca si tacque, e quegli pass ol
ire. Poscia, con comitiva di cortigiani, venne Pipino; ed il
nostro prelato, sapulo esser egli il re d' Italia, lo onor ca
vandosi il berretto ; e quegli senza fermarsi progred. Per
ultimo avanzatosi Lodovico re d' Aquitania, inginocchiossi
all'altare e divolamente preg. Udito il di lui nome, S. Pao
lino alzossi dalla sedia, corse ad abbracciarlo, e quel prin
cipe riverentemente corrisposegli. Recatosi poi il patriarca
all'udienza di Carlo-Magno, gli fu chiesto da quel monarca
quale fosse il motivo per cui crasi egli dimostrato cosi
parziale verso il terzo suo figlio. Perch, rispondevagli
S. Paolino, se Dio vuole che uno di questi abbia a succe
dervi nelP Impero, Lodovico certamente il pi adattato.
E cosi successe come egli predisse a). SiEuESl; m?'
794 Muore la regina Faslrada, donna crudele, Fran
ca di nazione; e Carlo-Magno nell' anno stesso passa a
nuove nozze con un1 Alemanna di nome Liulgarda, da cui
non ebbe figli b). m Detto.
795 Avenluradi famiglia Aquilejese si trasferisce in

Ogni territorio, il quale era immune da qualunque giurisdizione


esterna, ed era direttamente soggetto al vescovo, chiamavasi Corp
anto. o Corpi santi, secondo eli' era maggiore il numero delle
immunit. Da tutti gli antichi documenti storici apparisce come il
Santo protettore di alcun luogo, ed al quale era dedicata alcuna chiesa
monaslerio, venisse considerato come vero padrone e signore dei
tani e degli innumerevoli servi della sua Chiesa; laddove ai tempi
"ostri, secondo lo spirito della giurisprudenza romana e della ra
gione, il dominio si tiene essere non presso il santo, ma pres30 la
chiesa medesima, la quale perci in questo vieue ad essere consi
derata siccome persona civile. Quindi ogni lesione dei beni della
chiesa lenevasi siccome un' offesa direttamente fatta ni Santo ni ((itale
era consacrata, e le possessioni ed i vassalli della chiesa dicevausi
possessori e vassalli del Santo. Onesto il motivo per cui i coulini
lei beni delle chiese erano segnati appunto con pilastri e con tet-
'oiui. sui quali era effigiala la immagine del Sauto tutelare, che
'liede origine al suindicato nome di Corpo santo e). vV'iTi.js'Vt"
10
24'2
riiwuiD pani Venezia e viene ascritta a quella nobilt. Si estinse nel IH 8 a).
795 Cessa di vivere il papa Adriano I nel d del san
to Natale : prudente ed insigne pontefice, ascritto fra' Santi
e benedetto nella memoria de' posteri ; perch liberale colla
Chiesa, a cui accrebbe il dominio temporale, soccorrevole
coli' indigenza, e ristauratore di Roma. Successe nel Papato
Leone III eletto nel giorno di S. Stefano e consacrato il d
'liKm' seguente. Uomo pio ed amatore del povero b).
796 Enrico duca del Friuli co' suoi Friulani pugna
contro gli Unni, assedia Ringo loro capitale, se ne impos
sessa, e trasporta seco il ricco tesoro ivi ammassato da
que' barbari in varii tempi cou le rapite spoglie de' vi
cini. Reduce, trasporta in Aquisgrana la maggior parte di
quello e ne fa consegna a Carlo-Magno, che lo distribuisce
riurau.Mi.di. a" suoi baroni cherici e laici, e molta parte ne invia in dono
Sw,M"Ci0''' a' Romano pontefice e) (1).
79G Concilio tenuto nella citt di Forogiulio, convo
calo dal patriarca S. Paolino nella chiesa maggiore dedicala
alla Vergine Maria, che in allora faceva le veci della metro
poli Aquilejese; al quale intervennero i vescovi e prelati
'al patriarca suflraganei. Furono confermati nel medesimo
i dogmi cattolici riguardo ai misteri della SS. Trinit e
dell'Incarnazione; fu stabilita la riforma de' costumi del clero;
si provvide all'autorit del metropolitano sopra i suoi suf
fragane! ; si trailo soli' inviolabilit de' matrimonii ; si stabili
la chiusura dei monasteri per le sacre vergini, e sopra le

(1) Il Muratori pone questo fatto nel 795, non per positiva-
niente; e noi, seguendo varii autori, lo abbiamo Ossalo al 796. Il Li-
roti poi asserisce Carlo-Magno aver disposto del tesoro di Ringo
anche a vantaggio delle metropolitane del suo vasto Impero, tra le
quali furono comprese le nostre due 1' Aquilejese o Forogiuliese, e la
Gradcse. Su ci parlano gli altri storici, ma in diverso modo; cio
die la munificenza di quel monarca le beneficasse alla sua morte,
non gi con parte del predetto tesoro, bens con le proprie prezio
se suppellettili.
243
fesle fu ordinato dovessero cominciare all' ora di vcspero,
o quando suonava il segno, del quale ancora se ne tiene
costumanza ne' nostri villaggi. Fu pure fssalo ordinamento
ai I.irull. Noi. M.
sul pngar le decime (1) o primizie. Il nome de' pre Tijl.llln.9fia5-
Bubcb. M. E. A.
col. 3ff7Muratori.
lati che sedettero in questo Concilio, ignoto a). Ann. anno 196.

796 Lodovico re d' Aquitania, terzo figlio di Carlo-Ma


glio, prende in moglie Ermeugarda figliuola d' Ingrammo
conte o duca, nipote di Crodegano vescovo di Metz. Anche
Pipino re d' Italia, gi in et di ventun' anno, era in questi
tempi ammogliato: ma gli storici non ci conservarono il no
me di quella regina b). li) Muratori e wp

797 Il Greco imperatore Costantino era venuto in o-


dio a molli, perch sino dal genuajo del 795, sacrilegamente
avea ripudiala Maria sua moglie legittima, (2) sfor

(l Le Decime ancora al tempo di S. Paolino patriarca d'Aqui-


leja venivano percepite pur anche dai soldati; e ci per una legge
dei Longobardi, che sotto il titolo di decima obbligava ad alloggiare
e cibare i soldati ; del qual obbligo erano gravati miche i sacerdoti e). C) Nlcolelll. Vita
cll.ms.p.lt tergo.
(2) Il matrimonio in questi tempi non aveva ancora fon
damenti stabili a sacrosanti come oggid, e un' amante veniva riguar
data siccome legittima consorte, ancorch 1' uomo che le professava
affetto fosse ammogliato. Carlo-Magno aveva contratto nove matrimo-
Qii, e ninno erasi levato a fargliene rimprovero. Non cosi tacque la
Chiesa sotto il pontefice Nicol nel 865, che dopo un processo di 15
anni costrinse Lotario II a riprendere la sua prima moglie Teulherga.
Da Carlo-Magno a Lotario II i tempi erano veramente mutali d). di Mono. SI.OII.T.
Ili pag. 380-381.

Alcune lefjjji di Carlo-.llagno in Italia, che si credono pub


blicate dopo 1' anno 787 noi, non avendo precisione nella da
to, le esponiamo prima che spiri quest' Vili secolo, e sono: 1. Vie
ne comandato, che chiunque tiene spedali per pellegrini debba farne
huon governo: altrimenti il vescovo ne abbia cura. II. proibito ai
kiei il tener parrocchiali. III. Siccome abitavano iu Italia varie Na-
iioui, cio Longobardi, Francesi. Bavaresi, viene ordinato siano tulli
giudicati secondo la loro legge. Dal che riscontrasi essersi quivi gi
introdotta e pra.icata la variet delle leggi. IV. Ntlle composizioni dei
tei la terza partii dei danaro dovuta ai conti, ossia governatori
*klle cilt, gli altri due terzi al regio fisco. V. Viene proibito ai conli
I obbligare ad alcun loro privalo servigio gli uomini liberi.VI. 1 servi
fuggitivi devono ritornare, ed essere restituiti ai loro padroni e). animTto.0,'c" wp'
244
zandola a farsi monaca; indi nell' agosto di quell'anno sposa
va pubblicamente Teodata cameriera della deposta Augusta, di
cui perdutamente erasi innamoralo. I monaci perci gli si sca
gliarono contro ed influirono a render V imperatore maggior
mente odiato. Egli, inasprito, ne esiliava i capi, e rendevasi
ancor pi detestalo. La di lui madre Irene, donna oltre ogni
dire ambiziosa, colta occasione dello sconvolgimento, si fece
ceulro della congiura contro il figlio ; il quale essendo preso e
privato dagli occhi nel di 15 maggio di quest' anno, essa nuo
vamente imper, richiamando i monaci esiliati e ponendo pace
' iiTaluw *7n"' nella chiesa di Costantinopoli a). Ma la tranquillit e l'or
dine ristaurato, non toglie ad essa l' orrido nome di snatu
rata madre.
798 S. Paolino, patriarca d' Aquileja, (1) essen
do persona di molta riputazione, fu dall' abate Alenino (chia
mato anche Fiacco Albino) sollecitato a scrivere, siccome
lui, in difesa della dottrina della Chiesa, confutando lo scrit
to maligno di Felice vescovo d'Urgel; locch egli fece in
tre libri, a cui aggiunse in versi un simbolo o regola
b) nmio ann. 79. della fede b).
798 Godevasi pace in Italia in questo tempo, e il Ro
mano pontefice impiegava le arti alla rinnovazione delle
cj Peno. chiese di Roma e).
799 Enrico duca del Friuli, valoroso ed intrepido guer
.1) Bi.li.'kM E. A. riero, muore combattendo contro irli
D . Unni
. . ; (2)
\ ' altri
SVrliT.nlVe per vogliono a tradimento m Tarsalica citta marillima del-
iwg.'T. """ la Liburnia, come abbiamo detlo d).-

(\) Questo patriarca ebbe gravissima questione per diritti di giu


risdizione sulla Carinlia coli' Arcivescovo di Salisburgo. Su questa
lite scrissero parecchi storici, e In dissero Unita nel 798, ma invece
rUcl'i'sMM. Ia vedremo continuata sino all' 811 e).
(-2) Gli Unni ai tempi di Carlo-Magno mantennero per 50 anni
la guerra insolentemente contro i Francesi, e ne prov molli danni
245
799 Contro il pontefice Leone HI si congiur in Ro
ma da alcuni infami, per renderlo muto e privo di vista. Ai
25 aprile, facendo egli la solenne processione delle litanie
maggiori, fu assalito da una scellerata banda di armati, i di
cui capi erano Pasquale primicerio e Campulo sacellario; i
quali sacrilegamente lo atterrarono, cercarono mutilarlo e
lasciarono intriso nel proprio sangue. Fu soccorso e posto in
sicuro, poscia difeso dal duca di Benevento. Part alla volta

anche il nostro Friuli, bench difeso bravamente da Enrico duca


Forogiulcse, sostenuto dai Friulani e dai Franchi a). Congetturano cu. un. p. i a ss
l'Eccardo ed il de Hubeis, che questo Enrico potesse essere lo
slesso, che Unrnco, oppure padre di Unnico conte, il cui figlio ve-
rardo a suo
. tempo
.. ' varassi reggere
oo la, ,Marca del Friuli,' ed essere hi
. , Muratori.
, , Ann.
.
stalo padre di Berengario imperatore b). <> imi. anno twi.

Lo spirito cavalleresco Verso il 700 questo spirilo s' in


trodusse in Europa ad imitazione de' musulmani di Spagna e de'
semidei della Grecia. Le persone che vollero imitare quo' semidei,
furono chiamali dal loro modo di vivere cavalieri erranti. Surti al
modo slesso, aveano non diversi costumi : reprimevano essi i
malandrini, difendevano le donne e rapivanle, uccidevano e ruba
vano non in diversa maniera da quella che in tempi a noi pi vi
cini usarono Cartouche in Francia, Angiolino del Duca a Napoli, ed
il Fatutto a Milano, i quali toglievano mille scudi ad un ricco per ci namnoi.ii. e.
dividerne dieci con mille poveri e). m'i-sm"'1"1 ''"*

Aldi, Aldioni o Aldiani (Liti, Leti o Leudi in Francia) era


no mezzi servi e mezzi liberi, sicch la loro dipendenza consisteva in
poche decime da pagarsi al signore e nell' offrirgli qualche servigio
personale ). vi: ?w '";si.!.
Liberi uomini, Buoni nomini, RacBlmfcurghi ,
Arimaiiiii pajono appartenere alla classe delle genti d' arme ve
nate al tempo della conquista; erano anch'essi coloni e non ave
vano titolo di nobili, in ci differendo dai vassalli e valvassori ; pos
sedevano piccole terre allodiali e coltivavano anche altri terreni di
signori loro superiori senza averne abbiezione; pare anche secondo
il Du-Cange, che essi dovessero porsi sotto la protezione d' alcuno,
n fosse loro permesso vivere a seconda delle loro voglie. L'uomo
libero doveva recarsi alla guerra col suo signore; serviva a piedi e
a cavallo, ed in questo solo caso chiamavasi Milite. Una grave ar
240
li Paderbona, onde abboccarsi con Carlo-Magno; ivi fa ac
colto con ogni magnificenza e venera/ione, indi ritorn
^ Muratori Ann. trionfante in Roma a).
d' II. anno 799. '
799 Cadolao, marcinone o marchese del Friuli, suo
i>eiTiE-A cesse ad Enrico in questo tempo, e fu valoroso. Govern
SiLi.t?27?iu c>rca veni' anni il Ducato, e mori noi 819 b). Il ISicolelti
pag. XJ6.' .
poi nel suo manoscritto intitolalo il Ducalo del Friuli a
pag. 113 ci riporta: die Cadbolo ovvero Caditoi alo, fran
cese d' origini; successore ad Enrico nella Ducea del Friuli,

matura completa copriva lui ed il cavallo; armava la deslra di lan


cia, o di spaila, o di stocco, o di azza, e tutte queste armi doveva
cingere o sospendere all' .licione della sella ; aveva pur sempre due
cavalli, uno dei quali serviva a condurlo da un luogo all' altro ; v' era
poi il cavallo di battaglia e questo era il pi addestralo ed il mi
gliore: quindi il modo traslato d'inforcare il cavallo di battaglia, per
accingersi alla pugna. Era permesso ai Liberi di potersi trasferire
da un luogo all'altro, ma nel dominio del re, ed una legge riportata
dal Muratori ce lo dice: Migrare quo voluerinl, altamen intra domi-
vii. I pag. U%. mum ch

La Popolazione ilei Friuli^'nel SOO di Cristo era


l^aot'p.'wiw comPosta dl Longobardi. Romani (Italiani), Goti ed Avari d).
Rosazzo, ora abbazia in Friuli L' abbazia di S. Pietro di
Rosazzo situata sopra un colle amenissiuio verso levante alla sinistra
del fiume Natisone, discosta da dividale circa 6 miglia. Essa
ebbe i suoi principii verso 1' auno 800 di Cristo, sotto 1' Eremita
Alemanno, ebe fra que' boschi ritirossi e vi costru un oratorio e una
cella. La santit della di lui vita coli' andar de' tempi resasi nota e la
piet de' fedeli convertirono tutto ci in un monastero per canonici
di S. Agostino, cretto nel 958 o 967; i quali amoti da Uldarico o
Voldarico patriarca d' Aquileja, furono sostituiti i monaci di S. Be
nedetto, a cui vennero dati e redditi e privilegi e giurisdizioni, ac
cresciuti possia da Pellegrino patriarca Aquilcjese, nonch dai conti
di Gorizia loro benefattori.
Nel 1120 ritrovasi Gaudenzio abate di Rosazzo, che fu discepolo
di beato Geroldo primo padre di questo convento, e giov molto al
detto monastero. Fu egli, che nel monumento de' duchi situato in
quel chiostro, seppell la madre di Enrico duca d' Austria, Iledricli,
e Demolii conlesse di Gorizia. Nel 1200 circa, fu fabbricalo in Rosazzo
1' ospitale di S. Egidio, con la dotazione di molti beni a ricovero de'
247
(autore citalo Vita di S. Paolino Patriarca pag. 35 tergo) si
crede fosse slato ' un animo crudele ed implacabile ; men
tre in una Dieta tenuta nella citt d'Aquisgrana Linderisio
duca della Pannonia inferiore gli diede accusa di crudelt
appresso Lodovico Pio imperatore, ma questa per non fu
ammessa. Non pertanto Cadliolato, forse in pena de' suoi de
meriti (seguita il Nicoletli) da fatale ma subitanea ed im-
provvisa frza soprappreso si spogli infelicemente dell' a-

poveri e de' leprosi, istituito da Pellegrino patriarca d' Aquileja con


picciola chiesa dedicala a quel santo. Nel l'28G Corrado abbate del mo
nastero di Rosazjo accrebbe quel convento e di celle e di statuti circa
il vivere di que" monaci. Monsignor Guerra nel suo Ozio Forogiuliexn
ci riporta essere stato distrutto dagli Ungheri questo convento; ma
non vi pone la data. Correndo 1' anno 1305. Giovanni abbate rinnov
in gran parte il fabbricato di questo monastero, che gi nel 1573
spettava al temporale dominio della Comunit di Cividale, come sap
piamo da molte definizioni della stessa sidle armi d.i guerra, quali
bombarde, balestre ed altro occorrevoli alla difesa del medesimo.
Devastato poi il Friuli dalle guerre, e caduta la mimasi ica di
sciplina, il convento di Rosa/zo fu cangiato in commenda dal papa
Martino V e nel 1423 fu da lui nominato in primo abbate e commen
datario il cardinale Colonna suo nipote. Sotto Pietro Dandolo, IV
commendatario nel .1496, furono confermali i predetti privilegi. Nel
secolo XV, infierendo la guerra, qnest' abbazia venne in parie ab
bruciata, e Matteo Giberto, VII commendatario, la riedific. An/i nel
1530 ritrovasi che il detto Giberto, il quale era vescovo di Verona,
ordinava appunto a Venceslao Bojani eli Cividale, che faceva pur di
lui conto, eseguisse la fabbrica stabilita in itosa/.zo, e fosse questa
condotta a segno tale da poter fare sufficiente mostra di s alla gente
che la festa di S. Pietro concorreva aita fiera in tal luogo. a) valvassino. Om.
r.uorr.1. Ol. F'ir.
t. xxvi n. :m -
L'abbazia di Rosazzo fu di diritto pontificio sino all'anno 1752, Rilh'i". ME.A.enl.
indi di diritto regio all' arcivescovo di Udine in perpetuo conferita ; rsCTi- HG<i Sllirolo.
Dello coso del Fr.
e l'anno 1763 fu eretta al titolo di marchesato sotto il dominio TOl. A ovul. Fp.is.
della Repubblica Veneta a). La ricca donazione che venne fatta al 312 Limi I. TNot.
T. IV p. 97-38.
monastero di Rosazzo dal patriarca Voldarico, verr annotata alla
sua epoca relativa 1095, cosi quella di Marquardo duca di Carinlia,
ed altro che. la risguarda. A' giorni dello storico Palladio qnest' ab b) Palladio. SI. oli.
bazia era officiata da' padri di S. Domenico b). pari. I pag. 171.

L Idioma romanzo comincia ad essere posto in uso in Ita


lia persiuo
r
negli

alti pubblici,
l '
e ci verso l'anno 800 di Cristo e),
J
e) animili, e.
unir. v. tip. p. 40ii.
248
nima nell'809. Et la Ducca per ordine di Lodovico pass
a Baldcrico come dirassi. Il Palladio pur anche su que-
si' argomento ci narra, che fatta da Carlo-Magno in Tersaco
la vendetta contro gli uccisori del nostro duca Enrico, ri
condusse il suo esercito in Friuli, e fermatosi alcuui giorni
in Udine ( leggasi Forogiulio, ora Cividale), provvide quivi
all'ottimo governo della provincia. Elesse ad Enrico per
successore nel Ducalo Cadolaco di nazione Francese, ebe
aveva militalo sotto le insegne del morto duca; guerriero
d'ingegno e di valore singolare, molto amato da Carlo, ed
^rt^M-Sk0"- ai Forogiuliesi assai gradito a).
I letterati Friulani che fiorirono nel secolo Vili furono
Paolo Diacono Aquilejese e S. Paolino patriarca d' Aquileja.
800 La regina Liulgarde, moglie a Carlo-Magno, mal
ferma di sua salute, muore nella citt di Tours, mentre accom-
Muiniowo!1' pagnava il marito che avea intrapreso il viaggio d'Italia b).
800 Carlo-Magno venne iti Italia per punirvi i per
secutori del papa Leone III e vendicare la morte di Enrico
duca del Friuli; e pare non senza passar di concerto col
<) Detto. pontefice, ond' essere coronalo imperalore e).
800 Giunse in Roma il re Carlo-Magno il 24 no
vembre, e nel giorno del S. Natale, nella Basilica Vaticana
dopo la messa solenne, fu dal pontefice Leone III coronato
imperatore de' Romani, ed unto coli' olio sacro in unione
al re Pipino di lui figliuolo in mezzo alle acclamazioni del
d) octto. Clero e del Popolo d).
800 I molivi per cui il pontefice, il Senato ed il
Popolo Romano determinarousi ad incoronare imperatore il
re Carlo-Magno furono: I. perch una donna reggeva
allora sotto il titolo d' imperatrice, e quindi volcano essi
riprendere l'antico loro diritto ed eleggersi un imperatore;
II. perch i Greci non il bene, ma il male sludiavansi
fare ai Romani; III. perch la dignit imperiale, anzich
il titolo di patrizio, portava una specie di diritto, almeno di
249
enore, se non di giurisdizione, sui re e Regni d' Occi-
a) Muratori. Ann.
dente a). d'itai.mnow.
800 Carlo-Magno, essendo in Roma noli' inverno di
quest'anno, applicossi, siccome. era suo costume, a stabilire
il buon governo de' Popoli, togliendo gli abusi introdotti e
formando alcuni Capitolari, ossia Leggi (i) che servis
sero al Regno d' Ralia come giunte al Codice de' Lon
gobardi b); e riform con nuovi statuii le cose ecclesias- dwKiInlno m"'
liebe e). e) Nlcoletti.Vita ili
S. Paol. ms. p.:n.

(I) Legnai li Carlo-Slagno in Italia Queste leggi aveano


per iscopo di revocare alla pubblica podest gli elementi elio eranselc
sottratti, le propriet pubbliche e le private, gli uomini liberi ed i
servi. Il legislatore lasci pertanto ad ogni Nazione componente la
Popolazione d' Italia le sue leggi, modificandole e supplendovi con
disposizioni opportune.
Sui connubi! e divorzi! fu provveduto, onde toglierne la fa
cilit si perniciosa alla moralit pubblica e alla privata.
Sulla Religione. Venne inibita la venerazione de' Martiri di
dubbia memoria. Fu decretalo che nessuno credesse non essere lecito
di piegare Dio in tutte tre le lingue (e qui pare che 1' autore voglia
alludere alle lingue latina, francese ed alemanna); la predica al
basso Popolo sia falla intelligibile; e vengano minacciate le stolte
e inumane superstizioni. Pei Sassoni poi statu: non doversi cre
dere esservi streghe o stregoni, n abbruciare individui creduti tali,
n mangiare, o darne mangiare la carne, sotto pena di morte.
Sulla mendicit Siccome 1' aristocrazia veniva usurpando
i beni de' liberi e persino le pensioni vitalizie concesse dal re ai
vassalli, ed i poveri lagnavansi de' frequenti bandi di guerra e de'
servigi personali imposti dai conti anche a dispetto delle leggi; i
quali riducendoli a miseria costringevali a darsi colla roba e la vita
ai signori per ottener trattamento pi dolce, e diventar servidori:
perch i poveri tornassero a carico di que' tali che gli aveano falli,
obbliga ciascuno a mantenere quelli che nacquero sul benefizio suo,
proibendo la mendicit. \
Stili 'inumano traffico di solila.! Ordina vengano
cacciati dalle sue provincie e dal territorio papale lutti i mercadanli
d) Canili. Slnr. rll.
Veneti A). B. v. VIII|>.:K8-38U

Leggi repressile e penali. I compensi vennero accre


sciuti, atteso l' aumento delle ricchezze e delle accuse. Sugli schiavi
250
801 L' ospitale di S. Giovanni, eretto dal duca Rodai-
do nella citt del Friuli, con tulle le sue adiacenze; lo
spedale di S. Maria in Organo presso le mura di Verona;
e la chiesa di S. Lorenzo di Buja in Friuli con ogni sua
pertinenza, vengono donali o concessi da Carlo-Magno al
patriarca S. Paolino ed alla Chiesa Aquilejese. Con lo slesso di
ploma quel monarca esenta lutti i luoghi e le ville, gi appar
tenenti alla Chiesa d'Aquileja, dalla giurisdizione de' giudici
secolari; cosicch questi non possano pi oltre ne giudicare,

mitig le pene e stabili che nessuno perisse se non in forza della


legge. Sui Sassoni, per oggetto di politica, prodigava la morte
statuendo che fossero ad essa soggetti per ogni violazione di ordine,
per ogni pratica idolatra. Infren gli attentati de' nobili, proibeudo
le unioni che col nome di gilde stringevano fra s, talvolta sotto
aspetto di devozione e carit. Ai liberi fu vietato legarsi per giu
ramento ad altri che al re e al signor loro naturale, per utilit di
a) Canili, SI. nnlv. anello :\)

Procedura Criminale. La procedura criminale poco dif


feriva dalla civile Pubbliche le aeeuse, e ciascuno poteva
denunziar i delitti e domandarne il castigo. L" inquisizione
non era data senza accusatore, di cui prima esaminavasi la con
dotta ; anzi non era ascoltalo, se il delitto non constasse, e non
n' esistesse il corpo. I masnadieri poteansi arrestare senza
forma di processo, ed ogni cittadino dover dar mano a la cattura.
La cauzione era ammessa; e chi la prestava non era tenuto a
Errgione, nemmeno per ordine del re, fuorch in casi di violenza,
a condanna non avea luogo, se non convinto il reo: nel caso
dubbio rimetleasi alla giustizia Divina. Il delitto dovea essere
provato o per confessione del reo, o per prove testimoniali. I ghin
dici non poteano essere scelti da classe inferiore all' imputato, cosi
i tcstimonii ed i congiurati. Testimoni! voleansi 72 contro un
vescovo, 40 contro un sacerdote e pi o meno contro i laici, se
condo il grado. Spesso il giuramento bastava loro a far uno
innocente o reo: e perci richiedevansi probi e del vicinato e do-
veano deporre digiuni. I duelli giudiziari! inibiti. Armi in
tempo di pace era proibito portarne. Il giudice dovea saper a me
moria la legge, il conte che presiedeva alla giustizia non poteasi
divagare alle caccie. Lo spergiuro e falsificatore d' un do
cumento erano soggetti al taglio della destra. Il visconte che
perdonasse, o facesse grazia ad un condannalo, era soggetto a subire
la pena a quello dovuta.
251
u condannare, n esigere pubbliche gravezze, ma ci spetti ;? {-1V-s-
solamenle al patriarca a). (i) A contemplazione dei uim-in-in-
ineriti di questo patriarca, Carlo-Magno concesse al Patriar
cato d'Aquileja tutte le amplissime giurisdizioni spirituali, che
lungo il Savo e la Mura, furono fino alla caduta del Pa
triarcato suddetto governale sotto la legge canonica dagli
arcidiaconi patriarcali; concessegli pur anche molle pre
minenze temporali nel Friuli, nell' Istria e nella Germa
h)Nlcolelll. Vita di
nia b) (2). S.PoLp. 39 tergo.

Vennero conservate le penali dei vani popoli, le lordalio, il


prezzo del sangue: anzi furono rese obbligatorie le composizioni coll'in-
fliggere l' esiglio o la prigione a chi vi si ricusasse; talch il diritto pri
valo della vendetta rimase trasferito nella societ. Oltre il riguardo
alle consuetudini, Carlo-Magno forse fu costretto a conservarle,
perch essendo le composizioni gran parte delle entrate del fisco, 1* a-
e) Cint. SI. nnrf.
bolirle avrebbe scomposto l' ordine delle finanze e). K.T. Vif
Vili p.391-392

Amministrazione del Regno sotto Carlo-Magno L'I


talia, siccome gli altri Regni dell' Impero, fu divisa in varie Legazioni
(missatica), dette talora bucali, e ciascuna in Contadi, rispondendo
per lo pi alla divisione ecclesiastica.
Non vi furono pi maggiordomi. Venne ristretta la potenza
IICtnlo/SI.unlT.
dei duchi collo istituire i conti d). ilac. t. V .375.

I conti serbavano gli stessi poteri pubblici come sotto i Me


rovingi; erano capi militari e civili del loro distretto, non distinti fra s
che per l'ampiezza di quello; la preminenza de' margraiii o
coati della frontiera, nasceva unicamente dalle forze maggiori richie-

(1) La Podest temporale de' patriarchi d' Aquileja in


Friuli cominci in questo tempo, cio nell' 801 o 802 con la con
cessione surriferita. Questi furono i principi], dopo i quali a tanta
grandezza e podest vennero i nostri prelati: anzi il Linai preten e) Llrall. Noi. eli.
de che da tale epoca i patriarchi d' Aquileja cominciassero ad essere Tlll.lll |W1! 101
Wrolptti VII! di S.
principi e signori temporali di una parte del Friuli e). Ptol. nu. p. Il ter.

(2) Rendiamo attento il lettore che questa data 801 non del
tulio comprovata: nullameno 1' abbiamo posta avendola accennata il
Liruli; per come lui avvertiamo, che i fatti qui annotali potreb
bero essere accaduti in altra data, e forse sotto l' anno 802.
252
802 Nieeforo patrizio e logotetn generale, nomo avaro
e tiranno, si fa proclamare imperatore di Costantinopoli;
rinserra Irene nel palazzo, e con arte ricavatogli ove fosse
il tesoro, in ricompensa la esili in un monastero di Lesbo,
8^SuXK>'r- oggid Metelino, ove nell'anno seguente mori a).
802 Grado viene preso e saccheggiato dai Veneziani,
i quali fatto prigione il patriarca Giovanni, l' uccisero col
precipitarlo d' un1 alta torre. Ci successe perch questo pa
triarca rifiutossi di consacrare Cristoforo Dannalo in vescovo

ste dalla loro posizione. Tale carica, non ereditaria e talvolta neppur
vitalizia, obbligava a fedelt verso il re, ad usare giustizia verso i sud
diti a tenor delle leggi e delle costumanze, a punire i malfattori, pro
leggere gli orfani le vedove, ed a riscuotere le tasse debite al fisco. Di
retta giurisdizione nini ;i vini no essi che sulla citt di loro residenza,
presiedevano ai placiti de' liberi e degli scabini; dirigendo
la procedura e raccogliendo i voti di questi, i quali erano veri giudici;
esponevano il fallo in discussione e le prove; indicavano il tenor
della legge seguita dai contendenti; e definivano la questione che i
giudici doveano risolvere; udita poi la decisione di questi, profferi
vano la sentenza e ne procacciavano I* adempimento. Adunque so
stenevano le funzioni del pubblico ministero e del presidente: ina
il giudizio restava agli seabini eletti dal Popolo fra' proprielarii
del paese, Franchi o Romani, equivalenti ai decurioni degli antichi
i vh'p'.otmw Municipii: che se fossero trovati indegni, il conte li deponeva b).
Molto sminuzzata era la giurisdizione, giacch sotto le leggi ger
maniche pu dirsi che ciascun ufficiale pubblico ne avesse una par
ticella, fin agi' intendenti dei beni regii. Nelle citt e nelle borgate
v' erano vicari! ; nelle campagne centenari! e decani, costi
tuiti sopra un maggiore o minor numero; ma qualora si trattasse
della libert e della propriet de' cittadini, ai conti era serbata la
sentenza. Chi avesse voluto potea richiamarsi, secondo le cause e le per
sone, o alla corte del conte palatino per le meno importanti, o al
re od al suo consiglio ; infine le pi rilevanti recavansi all' Assem-
o neiio P. 3WOT. blea generale e).
Carlo, volendo che la regia autorit fosse presente a lutto, diede
maggior regola, importanza e generalit ai messi regi!, legati
del trono. Ne sceglieva per lo pi due per provincia fra i vescovi,
e gli abati, i conti o i duchi (misti majnres) perch accompagnati
da altri inferiori (missi minores) avessero la suprema ispezione del
l' amministrazione pubblica, la razione d' un messo regio consisteva
253
di Castello di Venezia, bench il principe e doge Giovanni
Galliajo,
*
nonch _ I' imperatore
r
Niceforo gliene
D
avessero fatto )d' lui.
Muratori. Ann.
anno SOI
istanza a). Altri poi dicono essere accaduta 1' uccisione jS^V-^
di questo patriarca per aver egli ripreso il doge Giovanni "' p- 103-
e il doge Maurizio di lui figlio sulle molle loro iniquit bj. bj Muratori e. op.
802 Sinodo provinciale convocato in Aitino da S. Pao-

ordinariamente in quaranta pani, lue prosciutti, un porcellino o un


agnello, quattro polli, venti ova, nove staja di vino, due misure di
cervogia, due moggia di giano. Principale loro incarico era di ren
dere giustizia, o procurare la rendessero i pubblici ufficiali, i conti,
gli avvocati, i centenari!, gli scalimi; e far ragione dei richiami che
contro di questi fossero recali. A lai uopo scorreano quattro volte
l'anno la loro missatica, convocando ai piacili i vescovi, abbati e
conti di quella legazione, gli avvocati ecclesiaslici, vassalli e cente
e) Canili. St. unir.
nari!, ed alcuni scabini e probi viri e). R.t.VUIp.377.

Assemblee provinciali In queste esaminavansi dapprima


gli affari ecclesiastici, poi la condotta degli uftziali pubblici, indi
gli altri negozii: rivedevansi le sentenze delle curie o dei tribunali
inferiori, se mai fosse negata giustizia ; si bilanciava 1' amministra
tone de' beneGzii e delle ville regie, e si riceveva il giuramento
de' giovani cittadini. Ivi pure pubblicavansi le nuove leggi ed regola
menti; e veniva proposto ci che convenisse fare o correggerejiel meglio
del paese, onde i messi ne recassero contezza al re. Come nelle anti
che Assemblee di Germania, i messi o i conti proponevano e il Popolo
nominava i visconti, gli avvocati, gli scabini, gli selliteli, i nodari. Alle
Assemblee poteva comparire ogni possidente, buon rimedio all' ambi
zione dei leudi; se non che coli' accumularsi delle ricchezze in mano
de' pochi, diminuivasi l'importanza degli uomini, venendo un solo gen
tiluomo a rappresentare i tanti spropriati. La classe dei nobili
tra composta dei grandi dell' Impero, ecclesiastici o secolari, posses
sori de' pi larghi allodii. Seguiva la seconda classe dei minori
proprietarii liberi ; nella terza erano i liberti ([rilassi) che fin
alla quarta generazione non godevano la pienezza dei diritti civili,e che
-li antichi loro padroni dovevano prestazioni e servigi. Gli schia
vi rimanevano senza diritti civili, ma non senza personale liber
ta; e fra essi con lavatisi i liti che aveano un possesso, e solo
doveano al signore un censo e alcuni servigi; i lasci che lavora
lo pel padrone, ma che serbavano le proprie economie; i coloni
0 contadini, e i servi proprii, attaccali gli uni e gli altri alla gleba, il; CanlSI. in.it.
sebbene a condizioni differenti d). B.v. Vili. p. 378- 379

Assemblee generali Tali Assemblee venivano radunate da


254
lino patriarca d' Aquileja, che a presiederlo venne da Roma,
ove in allora ritrovavasi. Cos ci riporta il Palladio : ma
i paliamo stor.dfi il Lirut pone in dubbio, che questo Concilio sia stalo con-
Frlu. par. I. p. 96. ... . > .. i i it
Uniti. No), clt. gregato dal detto patriarca a), dicendo che nelle tre copie
T.IH.p.103-104.
della carta di questa sinodica, come la chiama l'autore in
dicato, ritrovasi incertezza, dice egli; perch in una, la so-

Carlo-Magno frequentemente, e forse due volte ciascun anno, unni' au


tunno in cui si preparavano le materie da trattare, nell' altra pi so
lenne che aprivasi in maggio. Se da principio, come dicemmo, o-
gni libero e proprietario di un allodio aveva diritto d' assistervi,
col dilatarsi dell' Impero riusc difficile a tutti, impossibile a molti
il valicare le Alpi e i Pirenei per recarsi sul Reno e sulla Mosa.
Presto dunque non vi comparvero che i grandi vassalli della corona,
cio i signori laici ed i prelati, i conti e i magistrati. Di questi
convien dunque intendere, allorch si parla del Popolo che v' inter
veniva e che approvava ripetendo tre volte placet; poich non
vediamo che la moltitudine vi fosse rappresentala, se Don dai ve
scovi eletti dal Popolo, e dagli scalimi, dodici dei quali ne doveva
condurre ciascun conte. Ci che ne riferisce Incmaro arcive
scovo di Reims, ci darebbe indizio che le Assemblee fossero una
mera formalit, dai membri slessi creduta un peso ; e clic Carlo-
Magno vi esponesse i capitolari gi da lui stabiliti, ina per pura
notizia e perch non dicessero di venire indarno. La proposizione
dunque, o come ora diciamo l' iniziativa, era serbata all' imperatore;
quantunque probabile sia, che g!' intervenuti potessero proporre
quanto credevano opportuno, e domandare 1' abrogazione di ci ebe
spiacesse. Comunicata la legge, discutevasi, a norma dell' importanza,
linch il principe, vedute le deliberazioni, decideva secondo la sapienza
ricevuta da Dio. La Dieta dunque Consiglio e nulla pi ; sebbene
le l'orinole con cui si pubblicavano le leggi, diano a credere necessaria
al loro vigore l' approvazione del Popolo e dei grandi, come pure
ad ordinare 1' armamento generale dei liberi, oltre il decidere delle
cause maggiori, e massime dei casi di alto tradimento, secondo
l' istituto germanico. Accettata che fosse una legge, il cancelliere
ne dava copia ai messi regii e agli arcivescovi, perch la pubbli
cassero nelle Assemblee provinciali. Le unioni si tenevano all' aria
aperta, se il tempo consentiva ; altrimenti in edifizii, ove quelli che
avevano voce rimanevano distinti dalla folla. L' imperatore intanto
riceveva i doni che, per antichissima consuetudine, vi si recavano; sa
lutava le persone pi ragguardevoli, discorreva con coloro che in altri
tempi non vedeva, interveniva alle commissioni particolari ogniqual
volta vi fosse desiderato, trattenendosi come da pari a pari sulle pio
255
prascriUa chiama re Carlo-Magno, nell' allra soltanto impe-
ntore; e nella terza vaticana, non havvi vestigio del nome
della citt d'Aitino, come non v' memoria che si sappia
di questo Concilio a). W&5T
Orso patriarca d' Aquileja, dopo la morte di S. Paolino
a?renuta nell'-802, (i) successe verso questo tempo nella

poste che v" erano dibattute quanto a lungo si volesse, e stando i


laici separati dagli ecclesiastici. Specialmente approfittava Carlo delle
Assemblee per aver contezza del paese donde ciascuno veniva, se il
Popolo vi stesse di mala voglia e irrequieto, e perch, come si
comportassero i magistrati, quale la natura dei paesi confinanti. A-
dunque le Assemblee d" allora non avevano a fare colle Camere le
gislative de' nostri tempi; atteso che riunivansi quando e dove il
re volesse, discutevano le proposte di esso, da esso aspettavano la
sanzione; inculi* egli, anima di tutto, si valeva di quelle come d' ef
ficace mezzo di governo, per ottenere notizie, trasmettere ordini,
impegnar i signori a sostenere leggi, state almeno in apparenza prof- t,) carni. st. unir.
ferite da loro b). r.(t. vuip.jw
1 capitolari Da questo concorso dell' imperatore coi ba
roni e cogli ecclesiastici qui sopra esposto uscirono le leggi co
nosciute sotto il nome di capitolari, perch in capitoli divise. Er
rerebbe grossolanamente chi assimilasse i capitolari a un codice
qualsivoglia di gente barbara o colta. Vanno sotto quel generico
nome le antiche leggi nazionali rivedute, e le nuove fatte o nelle
Assemblee generali, o da soli ecclesiastici, o da laici soli, o dal solo
imperatore; alcuni estratti di questi pubblicati per luoghi e circo
stanze particolari ; atti di concilii ; brani di canonica giurisprudenza ;
giudizii e decreti sopra casi speciali, che poteano poi servire di
nonna al diritto. Alcuni sono istruzioni che Carlo dava a' suoi com
missari! nello spedirli a sindacare; o risposte alle costoro inchieste,
o a conti e vescovi sopra le difficolt insorte nell' amministrazio
ne; altri sono semplici alti politici, come nomine, raccomandazio
ni, grazie;
mestica e). o di amministrazione economica vuoi pubblicaF o do- ,Tl w

(1) Alcuni autori, e con essi il Liruti ed il Nicolelti, pongono


el 804 la morte del patriarca Paolino ; noi per basati al Mura
tori ed al de Rubeis abbiamo creduto doverla Cssare all' anno 802.
Prima poi di chiudere i fatti di quest' anno annotiamo quello che
avremmo desiderato potere scrivere in serie cronologica (cio un fat
to per noi interessante, riportato dal Nicoletta sotto quest' epoca)
250
sede Aquilejese. Dovrebbe aver seduto circa 8 anni; pure
le cronache non gliene assegnano che 5, e mori intorno al
l' 810 o 811. Fu sepolto nel duomo della citt di Gividale,
e di ci ne prova la lapide del suo monumento che an-
!?* Abpeirt: cora s' ede a). (1) Anch' egli reclam i suoi diritti
y cappelletti. u> metropolitici sulle chiese d' Istria b).
803 Venne conchiuso trattato di pace tra l' impera
tore Niceforo, col mezzo de' suoi ambasciatori, e Carlo-Magno:
nel quale trattalo furono fissati i confini dei loro possessi in
Italia, restando a Carlo Roma col Ducalo Romano e lutto il
Regno de' Longobardi, ossia d'Italia, coli' Istria, Liburnia e
Dalmazia. Venezia poi colle isole adiacenti rest esclusa, e
ai Muraiori. Ann. Grado rimase sotto la DO/
d" Hai. anno 03.
greca giurisdizione a).
803 Fortunato da Trieste, secondo di questo nome,

se le principali circostanze clic lo compongono si combinassero con


gli avvenimenti generali del 802 e fossero accennale da altri: ed
il seguente. Gli Unni nel HI anno dell' Impero di Carlo-Magno,
cio nel 802, quantunque fortemente riparate le strette delle Alpi,
le superano e scendono nel piano del Friuli, incrudeliscono contro
ogni sesso ed .et ed incendiano quasi tutte le chiese. Il patriarca
S. Paolino, pieno di cordoglio per si barbarici fatti, ritirasi nella citt
del Friuli, Cividale, e ricorre a Carlo-Magno dimostrandogli il danno
solverlo dalla Chiesa Aquilejese: per cui il pio e generoso monarca,
col consenso del papa Leone III, in risarcimento concede alla no
stra Chiesa 6 vescovati, cio di Concordia di Cencda, e nell' Istria
quelli di Citlanova, di Rovigno, di Pedeua e di Tarsalo, i quali gi
r) Niruieiii vita <ii per antiche ragioni appartenevano alla consacrazione della Chiesa
&%? * d'Aquileja e).
(I) Anche riguardo all'elezione di Orso patriarca Aquilejese dis
sentono gli storici, e ci in conseguenza della discordanza che
sussiste sull' epoca della morte del suo antecessore S. Paolino. Ai-
tenendoci al de Rubeis ed alla serie cronologica de' patriarchi Aqui-
lejesi posta nell' appendice alla sua opera M. E. A. noi 1' abbiamo
segnata sotto V anno 802. Il Palladio invece pone quivi, anzich Orso,
un Urbano patriarca che confessiamo non sapere donde egli l' ab
bia tratto. Il Liruli poi ci avverte aver Orso patriarca avuto delle
dissensioni colla Diocesi di Salzburgo al contine della sua Diocesi
con quella.
257
parente dell'ucciso patriarca Giovanni, fu dello patriarca di
Grado, e venne insignito del pallio da papa Leone HI. Poco
stette fermo nella sua sede questo prelato, perch meditando
randella dell' iniquit slata commessa verso il suo anteces
sore, congiur contro i dogi di Venezia: ma scoperto, fuggi
da Grado e ritirossi in Francia solto la protezione di Carlo-
Magno, ove lo sappiamo abbate del monastero di Moyens Moti-
tiert nella provincia di Berry a). Secondo il Palladio poi, 5m" uliSi" oT
mori egli nel 824 dopo 21 anno di sede, e fu nipote del
patriarca Giovanni suo antecessore b). p^ipl'iuiSS:
S. Agata, chiesa in Grado, atterrata dal mare, venne
nuovamente eretta dal patriarca Fortunato li e). ejociioivi pania.
S. Pellegrino, chiesa in Grado, distrutta da quegli abi
tanti per tema de' Francesi, fu rinnovata dal patriarca For
tunato II, il quale orn pur anche la sua cattedrale di molle
reliquie e di ricchi addobbi d). d) amo w.
803 In quest' anno, dopo tanle rivolte e lunghe guer
re, fu data pace alla Sassonia. Promisero i Sassoni d' abban
donare il paganesimo, e d'abbracciare la cristiana religione:
n Carlo-Magno impose loro alcun tributo; ma obbligolli a
pagar la decima pel mantenimento del Clero, e all' obbedien
za de' conli, ossia dai giudici e messi eh' egli inviava al loro
governo, lasciando per ad essi le proprie leggi e) (1). e) mori* **.

({) In Italia s' introduce in questo secolo, e il Muratori Io an


nota nel 803, il costume o abuso il' impossessarsi de' Benefizii
ecclesiastici o secolari; in Francia vi esisteva anteriormente (). n; vno
Benefizi! da Beneficium (vedasi breve cenno anche a pag. 47).
I Romani chiamavano Beneficia le terre distribuite ai soldati vete
rani per ricompensarli. I Benefizii erano, a quanto pare, terre stac
cate dai possessi regi e concedute ai cortigiani e favoriti dei re
> guiderdone dei servigi resi. I benefizii non chiedevano omaggio
da prestare, non erano in origine ereditarli, n pagavano tributi;
< varia per 1' opinione che si ha sulla loro durata. Sostengono al
enai che fossero rivocabili a piacere del principe; altri che confe
riti a vita, addivenissero poscia ereditarii ne' maschi e talor nelle
n
'258
804 Fuggiaschi molli nobili Veneziani in Trevigi, gi
ilalP anno anteceJente, per tema dei dogi, quivi tennero se
creta intelligenza coi rimasti in Venezia, e per loro con
siglio fu eletto doge Obelerio tribuno : locch inleso da-
g* indegni dogi Giovanni e Maurizio, salvaronsi con la fuga,
questi in Francia, quegli in Mantova. Obelerio fu accolto
dal Popolo solennemente e intronizzalo in Malamocco, dove
allora dovea esservi la principale residenza di que' dogi. Da
l a non mollo ottenne pure dal Popolo fosse Beato suo
fratello assunto a eguale dignit e dichiarato suo collega
a) Muratori. Ann.
ci' Hai. .111110 KM. nel ducalo a).
I>) Della Bona. SI.
crai. nag. SS.
804 Leone vescovo di Trieste b).

femmine coli' andar del tempo. A noi pare che veramente fossero
rivocabili in principio; poi, salvo il caso di fede mancata o di de
litto qualunque, fossero a vita reversibili in altri, ma che final
mente la cresciuta preponderanza dei signori sulla regia autorit li
mutasse in possessi ereditarii od in feudi. Cosi il Benefizio intorno
al Xt secolo si chiam Feudo, e siccome i Bcnefizii si davano di pre
ferenza ai vassi o nobili che servivano in corte, o combattevano
presso il re, principi, vescovi, e grandi baroni, col tempo la parola
Vasso e 1 assalto signific beneficiario o feudatario. Sappiamo che
anche il Clero eh' ebbe terre le cambi in BeneOzii per entrar nel-
c) Mois stor cu '* ord'ne politico: poi mut i Benefizii in Feudi per entrar nel-
v. i nag- a-aii! 1' ordine feudale e). Benefizii cbiauiaronsi pur anche le cariche, le
dignit, le collette, le elemosine, le decime e le prestazioni d' ogni
genere. Benefizii in Friuli ve n* erano sino dal tempo di Carlo-
?ii?'iTS.I7f: *" Magno, e il diploma 21 dicembre 8H ce lo comprova d). Vedi a
pag. 2G6.
1/ Erilianiin Era questa un' istituzione Francica, per la
quale ogni uomo libero, sotto il regime di quella Nazione, era te
nuto a prestare il servigio militare. Carlo-Magno impose l' obbligo
del servigio militare, come dissimo, ad ogni uomo libero, ai posses
sori di allodii, o di henelzii; e quest' obbligo fu regolato in ragione
dei loro possedimenti. Anche i possedimenti ecclesiastici vi anda
vano soggetti. Chiunque negava di servire era multalo di 60 soldi,
mentre sotto Botati la multa non era che di 20; e se per caso non
li avesse avuti cadeva sotto la servit del re fino a tanto che avesse
pagato, od altri per lui, questa somma. Chi avviatosi all' esercito
disertava, incorreva nella pena di morte e nella confisca di tutti i
804 La oill di Mantova venne decorata in quesl' an
no di vescovato dal pontefice Leone III, il quale essendo iv
rre Gregorio primo vescovo di quella citt a) (1). dMiT'Inin' Ann.
d'Ila!, anno Mi.
804 Il papa Leone III nel Concilio di Aquisgrana ot
tenne dall' imperatore Carlo-Magno, che le chiese dell' Istria,
sulle quali S. Paolino patriarca d' Aquileja aveva accampalo
i suoi diritti metropolitici, fossero restituite alla sede patriar
cale di Grado, alla quale aveano appartenuto sino dai tempi
della divisione delle due sedi b). ^ mT'ix'p.u1:
805 Giovanni duca dell'Istria, gi mandalo a quel
governo da Carlo-Magno, aggravava di esorbitanti imposi-

sooi beni. Quesf obbligo di seguitar l'esercito, a cagione delle guerre


lontane di Carlo-Magno, serviva a gettar nella miseria tutta una
famiglia, e per le spese necessarie a preparatisi, e per l'abban
dono tingi' interessi comuni. Il soldato era tenuto a procacciarsi
lutte 1' armi, le quali consistevano in una lancia ed uno scudo, o
in un arco e due corde con dodici frecce. Di pi dovea portare seco
provvigione di viveri bastevoli lino a che avesse raggiunto 1' esercito :
poich si davano tre mesi di viveri al soldato, ma soltanto dopo
il passo della Loira quando marciava verso i Pirenei e la Spagna,
e dopo il passo del Reno quando marciava verso 1' Elba o contro
> Sassoni. Ogni possessore di tre inansi, o anche di un numero mag
giore, era obbligato a seguitar I' Eribanno in persona; i possessori di
un manso o di due si associavano per Tornire d' armatura e di
tutto l' occorrente uno dei loro, di modo tale che tre inansi riuniti
insieme dovessero sempre mandare all' esercito un cavaliero. I po-
wi che non avevano terre, ma possedevano solo beni mobili del
valore di cinque soldi, dovevano associarsi in sei per armare e mail
er all'esercito un uomo che avesse le qualit e le bisogne occor
renti. Carlo-Magno per nel 805 proib ai vescovi ed agli ab
bati di anda'e in persona alla guerra co' loro armigeri, come per
lo innanzi facevano: con la condizione che mandassero i loro uo
mini ben armati sotto gli ordini di capi la nomina de' quali ri
servasi V imperatore e). Simpatia Sa

(1) Facciamo osservare che a pag. 182 abbiamo gi riportato,


^poggiati al Palladio, essere il Vescovato di Mantova divenuto suf-
faganeo della Chiesa d' Aquileja ancora sotto Sereno patriarca. Co-
me poi ci si possa combinare con quanto qui espone il Muratori,
nl sappiamo. Certo quesl' autore medesimo, bench asserisca non
essersi scoperto fin' ora vescovo di Mantova pi antico del nominato
'200
zioni il Popolo a lui soggetto; per cui esso fece ricorso a
quel monarca. A prenderne ispezione col mandava Carlo i
suoi messi imperiali Ivone prete, Cadolaco nostro duca del
Friuli, ed Ajone parimente conte Friulano. Questi convoca
rono ivi una Dieta de' principali ecclesiastici e secolari della
provincia; tra i quali, per quanto in essa possedeva, v'interven
ne anche Fortunato patriarca di Grado, esule dalla sua patria.
V' erano poi i vescovi di quelle citt Teodoro, Lione, Slau-
razio, Stefano e Lorenzo e censessantadue signori Istriani.
Informati i messi imperiali di quanto pagava l' Istria sotto
g' imperatori greci, decisero, che le nuove imposte del duca
Giovanni fossero abolite, e nulla venisse contribuito di pi
a) riniti. Noi. eli.
di quanto contribu vasi sotto i Greci; somma questa che non
liilKiSi oltrepassava annualmente le 354 marche a).
806 Carlo-Magno divide fra' suoi tre figli la vasta
sua Monarchia. Concede a Lodovico terzogenito tutto il trat
to di paese meridionale posto fra i confini d' Italia e di Spa
gna. A Pipino suo secondo figlio tocc il Regno d' Italia col-
P Istria e la Dalmazia, e parte dell' Alemagna, cio quasi
tutta la Baviera, provincia di grande estensione, ed un tratto
della Pannouia e Schiavonia. A Carlo primogenito lutto il
rimanente della Francia espresso coi nomi d' Austria e di
Neuslria, e quasi tutta la Borgogna colla Valle d'Aosta, la
naLinno 808."' Turiiigia, la Sassonia, la Frisia e la Svevia b).
806 Fortunato patriarca di Grado, gi fuggito in Fran
cia, ritorn in Istria. Sappiamo aver egli fatta istanza a Car
lo-Magno per venir ad abitare in Pola e governar quella

Gregorio, si fa maraviglia e seguita dicendo: rimane sempre un


motivo di stupore cqpie una si illustre citt cominciasse cosi tar-
di ad aver questo decoro, e senza sapersi chi dianzi la governasse
o) Mito anno mi. nello spirituale e). Dallti quali parole pare debba dirsi, essere
pur egli in dubbio su questa notizia risguardante 1' origine del Ve
scovato di Mantova.
261
chiesa vacante. Su ci Carlo ne scrisse al papa, che rispon-
devagli : Aderire, semprecch il patriarca, quando accadesse
fosse rimesso nella sua sede di Grado , lasciasse intatti
e liberi tutti i beni e diritti della chiesa di I'ola in la
tore del vescovo che a quella potesse esser eletto. Sog
giungeva poi, aver informazione non buona di questo pa
triarca e quale di persona mal provveduta di costumi eccle
siastici a). a) Muratori. nn.
d'Hai, anno 806.
80G Ne' regolamenti che Carlo-Magno fece in Italia
fo anco quello della zecca, cio il privilegio e diritto di bat
ter moneta (). Per il Ducalo del Friuli essa aveva il

(1) La moneta usata sullo Carlo-Magno e l' Impuro Francico


ili Italia era la seguente. 11 snido d' oro, corrispondente sotto
li prima stirpe dei Carolingi a 40 denari d' argento, pesava grani 85
ed era di 3(17 maggiore dello zecchino veneziano: equivalerebbc og
gid ad austriache L. 15 centesimi 7 2(4 circa. Il fremisse, cio
la terza parte del soldo d' oro, in oggi equivalente ad austriache
L5.2 1/2. Il soldo ti' argento, ridotto da Carlo-Magno nel
l'anno 801 a 20 per libbra, anzich a 22 come prima, pesava 77
carati de' nostri, ed era composto di 12 danari ed ammontava,
equiparato al valore di oggid, ad austr. L. 3. 37 2(4 ossia a mezzo
scudo della croce veneziano. Il danaro d' argento, eh' era la
dodicesima parte del soldo, pesava carati 6 1|2 circa corrispondente
ad austr. I. , cent. 28. La lira, moneta ideale contenente o equiva
lente a 20 soldi, ovvero a 20 danari d' argento. Due qualit di lire
ideali si usavano, una di soldi d'argento, l'altra di danari dello
stesso metallo, questa 12 volte minore di quella, ma facilmente pi
b) Uniti. Delta mo
adoperala nel commercio e ne' contratti, perch la pi comoda b). neta, un. p|S3a27
Il C.ml poi ci riporta, che la lira e il soldo non erano monete
effettive, ma solo i danari. Dice pur anche, che una lira d' ar
gento era un marco e mezzo, cio 78 lire d' oggi. Avendo riguardo
alla lega, viene ragguagliala la lira di Carlo-Magno a lire 72 e). e) Canta. SI. uni?.,
Rac. v. Vili p. m.

Modo di stimare il danaro del tempo di Carlo-Magno.


12 paui da libbra valevano 1 danaro ; I moggio di frumento 12 ,
danari; scudo e lancia, un bue o sei moggia 2 soldi; una veste
semplice, o cinque buoi, o trenta moggia 10 soldi; una spada, o
un pugnale, Ire buoi e mezzo, ossia venlun moggia 7 soldi ; una
corazza, sei buoi, o treulasei moggia 12 soldi ; un elmo, tre buoi,
o dieciolto moggia t> soldi d). d) Dello Iti.
262
suo luogo iti Trevigi. In questo secolo, o nei seguente, anche
Sniii!"uno so?."- i dogi di Venezia cominciarono a coniare moneta a).
807 Le minacele o controversie mosse da Pipino re
d' Italia, che sempre tendeva a nuovi acquisti, e forse ma
neggi segreti di Fortunato patriarca di Grado, eh' erasi dalo
in braccio a' Francesi, facevano durare ed accrescevano le
dissensioni gi insorte tra il Popolo di Venezia e le citt
marittime della Dalmazia. La corte di Costantinopoli, vigile
su' suoi diritti in quelle parti, spedi Nicela patrizio con un'ar
mata navale che si ferm in Venezia. Quivi stando il greco
comandante tratt di tregua col re Pipino e la conchiuse
sino al mese d' agosto, dopo di che si restitu a CoStanti-
li) licito anno W7. nopoll 11).

807 Al patriarca Fortunato riusc finalmente di far


ritorno alla sua chiesa di Grado, dopo aver placato lo sde
gno de1 suoi compalriolti; ma giunta in soccorso de' Vene
ziani la ilolla greca, questo patriarca nuovamente scapp in
e) Dem. ivi. Francia per timore di quella e).
807 Pietro abbate di Sesto, il primo di questo nome
SWWSta lra ^ue6,i abbali d)-
807 Nel di 4 di luglio, giorno di giovedi, indizione
,h C(j(!ire
, di|iloni.
, XV Pietro Diacono fa donazione delle cose sue site nel Vico
l'^ruoL"""'"' o Porgo Leproso e in Pertica a Pietro abbate di Sesto e).
807. Niceta patrizio presenta ad Obelerio doge di Vene
zia la patente di spalarlo imperiale. Il doge Bealo suo fra
tello per consiglio de' Veneziani ritorna in .Costantinopoli col
patrizio Nicola seco conduceudo Cristoforo vescovo di Oli-
vola ( di Venezia ) e Felice tribuno banditi da col perch
creduli del partilo de' Franchi. Bealo fu ricevuto onorevol
mente dall' imperatore INiceforo, ed essendo sialo decoralo
(lei titolo d' ipato, se ne ritorn lieto in patria. Ambedue
poi questi dogi ottennero dal Popolo, che Valentino lor ter-
fivtiTiiori
ami wi(,
c.rop. zo fratello fosse anch' egli
o
costituito doge
o
f)./
808 Carlo-Magno ordinava in quest'almo si cosimi-
203
sero molle uavi e si tenessero pronte in tulli i fiu
mi della sua Monarchia che mettevano in mare, onde
opporsi quando che fosse alle incursioni de' Normanni;
(i) avendo questi gi negli anni addietro comin
ciato ad infestare colle loro navi armale i litorali della
al Muratori. Ann.
Francia a). il' lui. anno so*.
809 Alipat famiglia d' Aquilejn trasferi nell' anno pre
sente la sua dimora in Venezia, dove ascese alla carica tri
b) Palladio, si. ril.
bunizia, e si eslinse nel 1249 b). pari. I pag. ivi.

809 Fece gran rumore la teologica quistione, mossa da


mi monaco in Gerusalemme, sul procedere dello Spirilo Santo
non solo dal Padre, ina anche dal Figlio. Su questa fu te
nuto un Concilio in Aquisgraua, e venne rimessa la decisione
al pontefice Romano, che gravemente occupossene; ma non
accord che il Filioque fosse aggiunto al simbolo della Fede,

fi) 1 Normanni Sotto questo nome, significante uomini del


Nord, venivano allora indicati i Danesi e gli Svedesi, ed da credersi
lutti gli abitanti verso il Baltico, e parte probabilmente anche della
Russia. Si diedero que' barbari alla pirateria scorrendo i mari della
Gran Bretagna, e nella Germania e Gallia; e trovando solletico a quel
l'infame mestiere tuttod aumentavano le loro forze, in modo, che
essendo in poco numero sulle prime