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Alberese Archaeological Project Monograph Series 1

Diana Umbronensis
a Scoglietto
Santuario, Territorio e
Cultura Materiale
(200 a.C. 550 d.C.)
a cura di

Alessandro Sebastiani, Elena Chirico,


Matteo Colombini e Mario Cygielman

Archaeopress Roman Archaeology 3


Archaeopress
Gordon House
276 Banbury Road
Oxford OX2 7ED
www.archaeopress.com

ISBN 978 1 78491 052 5


ISBN 978 1 78491 053 2 (e-Pdf)

Archaeopress, Ministero dei Beni e delle Attivit Culturali e Turismo,


Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana and the individual authors 2015

Cover picture: African lamp recovered during the excavations


photo by Paolo Nannini (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana)
Immagine di copertina: lucerna di produzione africana rinvenuta durante gli scavi
foto di Paolo Nannini (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana)

Le foto e i disegni riprodotti in questo volume sono stati effettuati, dove non diversamente specificato, dagli autori dei
singoli capitoli. Le foto aeree dei siti di Alberese e del catalogo delle lucerne sono di Paolo Nannini (Soprintendenza per
i Beni Archeologici della Toscana).

Il presente volume stato realizzato grazie al finanziamento dellEnte Cassa di Risparmio di Firenze

All rights reserved. No part of this book may be reproduced, stored in retrieval system,
or transmitted, in any form or by any means, electronic, mechanical, photocopying or otherwise,
without the prior written permission of the copyright owners.

Printed in England by Hollywell Press Ltd, Oxford

This book is available direct from Archaeopress or from our website www.archaeopress.com
Contenuto

Elenco degli autori iii


Presentazioni iv
Gabriella Poggesi e Andrea Pessina, Emilio Bonifazi, Marco Locatelli, Lucia Venturi
Introduzione vii
Lo Scoglietto nel paleo-paesaggio della piana di Grosseto 1
Antonia Arnoldus-Huyzenveld e Carlo Citter
Le indagini archeologiche di et romana nel territorio di Alberese 12
Alessandro Sebastiani
Diana e la religione romana 23
Elena Chirico
Periodo I
Et Ellenistica e Repubblicana (II secolo a.C. I secolo a.C.) 26
Edoardo Vanni
Periodi II - III
Dal Primo Impero al Regno di Commodo (Fine I secolo a.C. Ultimo quarto del II secolo d.C.) 40
Alessandro Sebastiani e Elena Chirico
Periodo IV
Et Severiana - Tarda Et Imperiale (Fine del II secolo d.C. - Met del IV secolo d.C.) 54
Elena Chirico e Matteo Colombini
Periodi V VII
La piena et tardoantica (Fine del IV secolo d.C. Met del VI secolo d.C.) 60
Alessandro Sebastiani
Periodo VIII
Il Medioevo e lEt Moderna (Met del VI secolo d.C. XX secolo d.C.) 68
Alessandro Sebastiani
I reperti ceramici 70
Stefano Ricchi
La suppellettile da illuminazione 114
Massimo Brando
Catalogo lucerne 144
Massimo Brando
I reperti vitrei 225
Elisa Rubegni
I reperti numismatici 244
Massimo De Benetti
Small Finds 279
Elisa Rubegni
I resti umani individuati nella cisterna a Scoglietto analisi preliminari 298
Veronica Aniceti
I reperti faunistici 306
Veronica Aniceti
I piani pavimentali dellarea religiosa di Scoglietto 320
Mario Cygielman
I reperti marmorei 327
Mario Cygielman

i
I bolli laterizi 338
Mario Cygielman
Lepigrafe di Diana Ombronense alla foce del fiume Ombrone (Alberese-Grosseto) 340
Mario Cygielman
Lager Rusellanus e la citt di Rusellae dalla romanizzazione allet imperiale III secolo a.C. II secolo d.C. 343
Elena Chirico, Matteo Colombini e Mariagrazia Celuzza
Lager Rusellanus e la citt di Rusellae nel periodo tardoantico (200-549 d.C.) 358
Alessandro Sebastiani e Maria Grazia Celuzza
Ancora su Rutilio Namaziano e larcheologia delle coste tirreniche 367
Maria Grazia Celuzza
Diana e Iside a Scoglietto 375
Mario Cygielman
Paesaggi etruschi, romani e tardo antichi lungo la via Aurelia: larea di Talamone 380
Nicoletta Barocca
Conclusioni 394
Elena Chirico, Matteo Colombini, Alessandro Sebastiani e Mario Cygielman

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Periodo I
Et Ellenistica e Repubblicana
(II secolo a.C. I secolo a.C.)

Abstract: During the excavations at Scoglietto, a small rectangular shrine built on a different orientation to the main tem-
ple structures was discovered on the western part of the hill. From preliminary observations it was considered to belong to
the first phase of occupation. In summer 2011, an excavation was carried out to investigate this shrine and its relationship
to the other structures and to clarify the first phase of the sanctuary. The excavations revealed a small temple in antis with
an associated temenos. The ceramic assemblage and stratigraphic analysis suggest that this belonged to the Hellenistic
phase and was probably utilized as the principal temple. During the Early Imperial period, when a larger temple was built
on the other side of the hill together with other structures, the settlement plan was completely redesigned and the shrine
converted into a small treasury with the religious focus shifting towards the main temple. Maintaining continuity with this
we propose that the deity formerly venerated at Scoglietto was the Etruscan Artumes and that the small shrine was the
first aedes belonging to this goddess. The presence of a quantity of lamps has been interpreted as the result of chthonic
and nocturnal rites typical of the cult of Diana Triformis.

Il contesto particolare Il saggio di approfondimento effettuato nel corso della


campagna di scavo 2011 stato effettuato tra la parte
Una delle problematiche pi complesse emerse nel corso orientale del sacello e i vani di servizio (ambiente I, II,
degli scavi condotti tra il 2009 e il 2011 sul promontorio IV e VII) e a sud di questi tra la sezione est-ovest e larea
dello Scoglietto, si dimostrata sin da subito quella di del pronao, questultimo conservato solo parzialmente
definire nel dettaglio le prime fasi di occupazione del a causa di profondi sconvolgimenti avvenuti nellarea.
sito. Dopo che lo scavo 2009 aveva messo in luce nella Loperazione era strategicamente giustificata dalla
sua interezza il tempio medio imperiale, le campagne presenza di un bacino stratigrafico chiuso ben delimitato,
successive si sono concentrate sul resto del promontorio e dalla presenza nellangolo sud-ovest di una sezione
per cercare di intercettare ulteriori tracce di occupazione. occasionale e di un muretto moderno (Fig. 2). Ad una
Contemporaneamente alle strutture di servizio prospicienti valutazione preliminare il contesto non avrebbe dovuto
al grande tempio verso nord, nella parte occidentale del presentare difficolt interpretative trattandosi di depositi
promontorio stato intercettato un tempietto in antis con dabbandono e, nella pi felice delle ipotesi, di cantiere/
diverso orientamento rispetto allimpianto generale. La sua fondazione.
peculiarit spaziale ne rivelava sin da subito la sostanziale
anteriorit rispetto allimpianto principale o quantomeno Il contesto generale
lestraneit del sacello rispetto alla progettazione unitaria
dello spazio sacro santuariale (Fig 1). Se calato nel suo contesto generale il diverso orientamento
del sacello rispetto alla fase primo-imperiale e poi
Lanteriorit suggerita dal diverso orientamento stata severiana di monumentalizzazione dellarea (Periodo V)
poi confermata dallo scavo parziale condotto allinterno si accordava perfettamente con quello di un lacerto di
della cella. Lesiguo interro ha comunque permesso di muro individuato nella prima campagna di scavo del 2009,
preservare loriginario livello pavimentale su cui ci siamo sopravvissuto allimpianto di fondazione ovest del tempio
arrestati in vista anche di unauspicata valorizzazione principale. Ci che restava di questa struttura acquistava
del sito. Sul fondo della cella sono state rinvenute una ad uno sguardo pi attento un significato sfuggito
nicchia, tamponata in un secondo momento, quello che precedentemente, divenendo con tutta probabilit il relitto
stato identificato come un thesaurus, due statue femminili delloriginario temenos che cingeva il tempietto in antis.2
acefale in marmo ed un piccolo basamento in situ. Lipotesi di un precedente complesso sacrale organizzato
Successivamente, lattenzione si rivolta allarea esterna intorno al sacello prendeva cos forma nella sua piena
alla cella allo scopo di precisare le fasi edilizie del sacello estensione.3 Al momento della costruzione del grande
e la sua relazione topografico-funzionale rispetto alle altre tempio il muro del temenos sembra essere stato obliterato
strutture individuate sulla collina di Scoglietto tra il sacello in larga parte: unasportazione volontaria per limpianto
e lo sviluppo successivo del complesso santuariale, il cui delle nuove fondazioni. E non poteva essere altrimenti
tempio stato attribuito a Diana Umbronensis in base al visto che il temenos occupava per intero quasi tutta la
ritrovamento di una epigrafe.1 sommit dellaltura.4 Nella parte orientale della collina
la stessa opera di destrutturazione del temenos originario
1
Questa identificazione si basa sul ritrovamento di uniscrizione con
dedica a Diana Umbronensis datata alla fine del I secolo a.C., si veda 2
Cygielman, Chirico, Colombini, Sebastiani 2010, pp. 42-43.
Cygielman 2007 e da ultimo Cygielman 2013 . Sulla supposta continuit 3
Per lattribuzione del culto a Diana Cygielman, Chirico, Colombini,
tra il culto tributato a Diana a Scoglietto nella prima et imperiale Sebastiani 2010, p. 50; e da ultimo Cygielman 2013.
a cui certamente il tempio principale dedicato e le prime possibili 4
Se ricostruiamo ipoteticamente il temenos in tutta la sua estensione
manifestazioni religiose sul sito legate alla costruzione del sacello, si sulla base del lacerto di muro individuato sotto il tempio principale e da
veda infra. noi interpretato come un suo relitto, vedremo come vi sia uno spazio

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Periodo I Et Ellenistica e Repubblicana

Fig. 1: Pianta delle strutture del Periodo I

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Fig. 2: Larea di scavo tra il sacello e gli ambienti del santuario imperiale

sembra essere avvenuta al momento della costruzione con il contesto circostante. Ad un ipotetico mutamento
del complesso santuariale che costituisce la sostruzione di funzione del sacello come probabile thesaurus6 in et
principale dei vani di servizio.5 Non tuttavia da escludere primo-imperiale (Periodo II), garanzia imprescindibile
che larea in questione, e in questo caso particolare il per la sua conservazione e la sua integrit fisica in un
temenos, fosse gi in parte o del tutto abbandonata o in contesto cultuale ed edilizio completamente cambiato,
disuso. contribuivano una serie di elementi: il ritrovamento di
un deposito votivo contenente dieci monete databili tra
Il quadro della sequenza cronologica relativa alla Augusto e Domiziano (US 335),7 la gi ricordata statuetta
costruzione del sacello, del relativo temenos e il momento del in marmo lunense ritrovata allinterno della cella databile
loro abbandono e della loro probabile rifunzionalizzazione con qualche margine di incertezza al pieno II sec. d.C.,
si chiarivano man mano che si moltiplicavano le relazioni

di manovra limitato per nuove costruzioni che non implichino una sua 6
Sul significato del termine thesaurus (gr. ) riferito a piccoli
rimozione. monumenti destinati alla raccolta di offerte monetali in un santuario
5
Sullinterpretazione, lanalisi dei dati di scavo del grande tempio e (opferstock), Graeven 1901; Ziehen 1936; Kaminski 1991; Crawford
sulla possibile attribuzione delledificio principale al culto di 2003, p. 70; Sinn 2005, p. 123; Torelli 2005, pp. 354-355. Per una
Iside/Serapide, Cygielman, Chirico, Colombini, Sebastiani 2010. cronologia dei thesauri dellItalia databili per lo pi tra III secolo a.C.
Lespletazione di liturgie specifiche connesse al culto della dea avrebbe e I sec. a.C. si veda Crawford 2003, p. 73-80. Crawford elenca 25 casi
richiesto spazi ben suddivisi e riconoscibili. Questa attribuzione deriva certi di cui la grande maggioranza proviene dallItalia centrale e 7 casi
proprio dal confronto con lorganizzazione spaziale e contestuale ritenuti incerti. A questi si possono aggiungere, oltre al thesaurus da
di aree santuariali attribuite con certezza alla dea Iside e collegabili Volsinii (Ranucci 2009, p. 118 con bibliografia), i recenti rinvenimenti di
alla navigazione (Mogontiacum e il santuario della colonia romana di Ardea (Di Mario 2007, pp. 71-73; ID. 2008: 33) e Tivoli. Per un primo
Industria lungo il fiume Po). La presenza di numerose lucerne sarebbe tentativo di censimento e tipologizzazione Catalli, Scheid 1994, p. 60.
infine da ricondurre ai riti notturni di nascita e morte dedicati alla Pur non rientrando a pieno nelle tipologie elaborate da KAMINSKI 1991:
divinit. In un complesso santuariale extraurbano dedicato ad Artemide 72 e 147-177 e Catalli, Scheid 1994, p. 58, 61, il thesaurus rinvenuto
nella citt di Dion ai piedi dellOlimpo, si hanno con certezza le prove di rappresenta sicuramente un atto rituale intenzionale del medesimo segno
questa metamorfosi, in cui dal culto di Artemide si passa a quello di Iside semantico. Come ricorda Crawford 2003, p. 84: the list of thesauri
Lochia, non attraverso unassimilazione di prerogative tra le due divinit, could probably be extended almost indefinitely proprio intendendo la
quanto piuttosto attraverso una pi radicale sostituzione (Giuman 1999b, polisemia delle forme per una medesima funzione rituale.
p. 438. Per la diffusione dei culti orientali in Etruria si veda da ultimo 7
Per lanalisi delle monete rinvenute si veda De Benetti in questo
Francocci 2006. volume.

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Periodo I Et Ellenistica e Repubblicana

secondo criteri formali (panneggio, attributi etc.) e una precedente edificio di culto (US 434).9 Un dato certo
seconda statuetta su basamento originario raffigurante che la zona immediatamente prospiciente la cella e posta
forse Iside/Serapide In et primo e medio imperiale lintero allinterno del pronao dimezzato risulta al momento attuale
complesso santuariale viene completamente ripensato larea che ha restituito il maggior numero di frammenti
nellorientamento e nelle sue relazioni funzionali e spaziali, ceramici databili con certezza e che equivale per noi alla
sia in rapporto alle strutture preesistenti della collina che pi intensa attivit (si veda Tab. 1). Larea come abbiamo
in rapporto al paesaggio. Il polo attorno cui si strutturano gi sottolineato, aveva un interro di alcuni centimetri e
gli edifici diventa quello che poi sar il grande tempio risultava fortemente sconvolta da interventi di et moderna
severiano tuttora visibile, non pi orientato come il sacello seguiti alla costruzione di un muro di contenimento che
ma rivolto verso il Fiume Ombrone e la citt di Rusellae.8 attualmente divide in due larea. Nonostante ci, sono
In questa fase di fermento edilizio per lintera area, quello state individuate una serie di occupazioni riferibili ad una
che doveva essere lantico centro di culto non fu obliterato fase tarda, testimoniate dalla presenza di numerose buche
come il temenos, ma rispettato ed inglobato nella nuova di palo (US 408; 410; 412; 437; 438; 457) e concentrate
planimetria, ripensato con nuovi attributi dal punto di tra il sacello, lambiente VII e IV e la sezione sud-ovest.
vista topografico e probabilmente sacrale. Restavano da Tale occupazione va attribuita con ogni probabilit ad
chiarire dunque le prime fasi di occupazione dellarea a un momento di abbandono dellarea o comunque ad una
cui il sacello doveva appartenere e la sequenza esatta di sua rioccupazione occasionale con altri scopi (abitativi
fondazione/rifunzionalizzazione/abbandono dellarea. e produttivi), nel momento in cui gli edifici dovevano
aver perso completamente la loro funzione originaria. A
Lo scavo e la sequenza stratigrafica tale orizzonte vanno anche riferite le numerose buche di
palo installatesi sopra la pavimentazione in opus spicatum
Lo scavo dellarea pressoch trapezoidale, ha permesso della piazzetta antistante ledificio di culto e allinterno
di raggiungere le fondazioni esterne sacello-thesaurus dellambiente IV, direttamente ricavate nel pavimento
chiarendone la cronologia iniziale e contribuendo a in opus signinum. Alcune di queste buche in particolare
delineare questo primo momento di occupazione. Lipotesi (US 410, profonda 15 cm e US 412, profonda 12 cm),
che si trattasse delledificio pi antico della collina stata individuate nella zona tra il thesaurus lambiente IV e
confermata dal ritrovamento di numerosi frammenti lambiente VII, cos come i tue tagli davanti al pronao (US
appartenenti a anfore greco-italiche associati a vernice 437), di cui uno ricavato direttamente nel muro esterno del
nera di tipo Campana A, fissandone limpianto agli inizi pronao, suggeriscono limpianto di due probabili tettoie
del II secolo a.C. come indicano i reperti ceramici relativi (Fig. 3). Questa serie di attivit vanno poste a nostro
al periodo repubblicano (Tab. 1). Lo scavo ha interessato avviso in connessione con i due scassi speculari ricavati
anche larea antistante ledificio sacrale e linterno del nella zona trapezoidale tra il muro esterno del sacello
pronao andando a intercettare la sequenza stratigrafica e lUSM 274 dellambiente IV, per limpianto di pali
qui presente e mettendo in luce la planimetria dellintero pertinenti ad un ingresso. Lipotesi che in questa fase
edificio, rivelando come la parte occidentale del pronao di occupazione venga ricavato in questarea uno spazio
risulti totalmente assente. Di questa assenza non siamo al chiuso sfruttando proprio la planimetria degli edifici. Non
momento in grado di dare una spiegazione convincente: da escludere che nel momento in cui il grande tempio
non sono state infatti individuate unit stratigrafiche fu smantellato e rioccupato da una Grubenhus nella
negative che possano farci pensare ad attivit di spoglio zona della cella,10 in questarea si impiantino una serie di
o di distruzione. Questo potrebbe dipendere dallesiguit strutture di servizio. Di difficile interpretazione risultano
dellinterro o dallo sconvolgimento seguito ad attivit essere alcuni interventi accorsi nellarea. Ad esempio non
antropiche successive o a qualche tipo di smottamento chiara la funzione dei due scassi effettuati tra il sacello
geopedologico (al di sotto della collina non sono stati per e gli ambienti di servizio, forse per ottenere uno spazio
individuati resti pertinenti a questo tipo di avvenimento). adibito a magazzino o a stalla.11
Unaltra ipotesi difficilmente dimostrabile attraverso
confronti puntuali e che rappresenterebbe un unicum, 9
La connessione tra il rito dei piacula e la presenza di thesauri ben
potrebbe essere quella di una soluzione costruttiva documentata sia archeologicamente (sintesi ora in Ranucci 2009) che
attraverso le fonti letterarie ed epigrafiche (in thesauris reposuerunt
concepita al momento delledificazione del sacello o ac piaculare sacrum fecerunt, LIV. XXIX 21, 4). La pratica risulta ben
unaggiunta successiva. Al momento nessuna ipotesi attestata in Italia per il periodo qui preso in esame (Cato. De agr. 140;
sembra escludere con certezza laltra. Allinterno del Scheid 1990, p. 555 per un commento del passo). Tuttavia se le fonti
epigrafiche e letterarie ci indicano una consuetudine diffusa rispetto ai riti
pronao sono stati rinvenuti una serie di strati di abbandono espiatori in luoghi di culto a lunga continuit insediativa ripetuti anche
e crollo che coprivano uno strato ricco di frammenti pi volte durante lanno, dal punto di vista del record archeologico risulta
ceramici pertinenti a vasi e coppette in vernice nera disposti pi difficile una loro certa identificazione (per il rito in dettaglio Broise,
Scheid 1993). La natura duplice dei piacula (offese fatte o ancora da
principalmente lungo langolo SE: molto probabilmente i fare) riguarda anche i lavori di ristrutturazione e non solo di fondazione.
resti di un pi antico deposito votivo posto allingresso del soprattutto unespiazione per ci che di sacrilego potrebbe avvenire
sacello o al suo interno e in connessione con un piaculum durante i lavori (incendi e profanazioni di ogni sorta). Se la presenza di
un thesaurus associabile ad un piaculum la sua assenza non significa la
espiatorio in seguito alla distruzione e/o modifica del mancanza di un qualche rito espiatorio.
10
Chirico, Sebastiani 2010.
8
Per il recente ritrovamento di una struttura portuale non lontano da 11
Tale interpretazione potrebbe essere suggerita dalla planimetria dello
quella che doveva essere la foce del fiume Ombrone si veda Sebastiani, spazio individuato, ma anche dalla natura del contesto. Questo ha restituito
Chirico, Colombini, Cygielman 2012. infatti una quantit esigua di indicatori archeologici se confrontato

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Tab. 1: Tabella dei rinvenimenti ceramici ascrivibili al Periodo I

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Periodo I Et Ellenistica e Repubblicana

Fig. 3: Buche di palo rinvenute allesterno del sacello

Fig. 4: Apprestamento di malta aggettante sul lato NE del sacello

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Fig. 5: Particolare di un basolo del lastricato esterno (probabile via di accesso)

Unulteriore riflessione merita la sequenza relativa Altrettanto chiara risulta la posteriorit dellambiente II,
desumibile dalle relazioni tra strutture murarie, intonaci e successivamente addossato allambiente I e alla serie di
riseghe di fondazione. Nonostante lo scavo avesse come edifici di servizio pertinenti al Periodo III, Fase A. La
obiettivo quello di precisare la datazione del sacello mancanza di riseghe di fondazione della stessa tipologia
rispetto alla strutturazione principale del complesso riscontrata per gli altri ambienti, ne suggerisce lestraneit
santuariale, le fondazioni e la sua messa in opera fino alla non solo di cantiere ma progettuale.
roccia vergine, larea ha restituito una complessit sia di
occupazione sia di fasi inaspettata. Lo studio dei pochi Lunica alternativa ci pare possa essere per il momento
materiali e la strutturazione di una stratigrafia relativa quella di una serie di fasi edilizie susseguitesi in maniera
basata su un interro piuttosto esiguo, non danno ragione di frenetica in tutta larea:
una situazione ben pi sincopata e complessa desumibile
invece da una prima analisi delle sequenze murarie che 1. Un primo impianto prevedeva sicuramente il sacello
ci promettiamo di studiare in dettaglio successivamente. e il temenos che racchiudeva laera sacra. Non da
Una volta raggiunta la fondazione del sacello apparso escludere la presenza di altre strutture ed occupazioni
chiaro come ledificio che ci si presentava in pianta e da che al momento non sono state riconosciute e che con
cui provenivano la statua e il tesoretto, era un rifacimento ogni probabilit sono state completamente obliterate
successivo che si impiantava esattamente sui muri di un dagli interventi successivi (periodo VII). In questa fase
precedente sacello. Questo risulta evidente dal muro est larea esterna allaedes doveva prevedere un piazzale
del sacello, che sembra impiantarsi su una fondazione ad lastricato, ipotizzabile grazie al rinvenimento di un
essa non pertinente. In questo momento la fondazione basolo, unica traccia di una eventuale pavimentazione
doveva essere rasata in parte e coperta di terra. Questo la cui estensione per ci sfugge del tutto (US 462, Fig.
spiegherebbe come mai il muro in questione sia aggettante 5).
rispetto alla fondazione nel punto messo in luce da un 2. Laccesso allaerea doveva avvenire da sud-est,
saggio di approfondimento (Fig. 4). attraverso un sentiero che ancora oggi rimane in parte
utilizzato. Il dato pi significativo resta comunque
con quelli delle aree circostanti. Studi etnografici suggeriscono che lorientamento delledificio, unico marker della collina
il paradosso della discontinuit tra intensit di vita e presenza di in questo periodo.
deposito archeologico, pu essere risolto se consideriamo il fatto che
dove loccupazione pi continuativa, la prolungata manutenzione Successivamente sembra seguire una fase edilizia
degli ambienti provoca dispersione e rarefazione di tracce duso, con intensa che sconvolge lassetto dellintera collina. Una
la conseguenza che solo nei siti a frequentazione periodica questi due rifunzionalizzazione ed una monumentalizzazione
momenti tendono a coincidere in maniera significativa (sul tema anche
Barker 1990; Migliavacca 1991). Questo stato messo bene in evidenza che danno vita ad un nuovo orientamento dellarea,
da Vidale 2004, pp. 98-99 per gli accampamenti pastorali stagionali del di cui fanno parte gli edifici di servizio, il grande
Wyoming. Si veda su questo punto anche le analisi di Huntsinger, Forero, tempio e la cisterna. Un profondo sconvolgimento
Sulak 2010, pp. 9-36; Salzman 1999, pp. 31-36. Un contesto simile
stato registrato per la fattoria etrusca di Podere Tartuchino (Perkins, la cui natura ancora resta da chiarire (periodo VI): il
Attolini 1992), dove assieme alla presenza di quello che con tutta nuovo sforzo edilizio potrebbe essere il prodotto di
probabilit doveva essere un recinto per animali, si assiste allassenza unazione progettuale antropico/funzionale tesa a
totale di reperti faunistici. In alcune grotte del Carso lassenza di livelli
archeologici stata interpretata invece come lesito dellasporto continuo riqualificare lintera collina secondo criteri qualitativi
di terra ad uso di concime (Montagnari Kokelj, Boscarol, Peretti 2012). completamente nuovi o in conseguenza a qualche

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Periodo I Et Ellenistica e Repubblicana

evento di natura geopedologica, a smottamenti della dellimpianto di servizio. Queste diversit non sono a
collina sopravvenuti in seguito al mutamento della nostro avviso riferibili a fasi di cantiere. probabile
linea di costa che hanno in qualche modo forzato al che siano sopraggiunte nuove esigenze cultuali,
nuovo impianto.12 Risulta comunque chiaro che il produttive o abitative che abbiano richiesto laggiunta
nuovo orientamento dellintera area sacra sia lindice di di un ulteriore ambiente decenni dopo la progettazione
trasformazioni sopravvenute in tutte il comprensorio. e ledificazione dellarea. Nella fase di ristrutturazione
Mutate gerarchie economiche, cultuali e sociali incorse severiana (Periodo IV), in cui la planimetria generale
nel territorio potrebbero aver stimolato un simile dellarea si oramai cristallizzata (o addirittura nella
progetto. Se prima il piccolo tempietto sembra aver fase precedente) probabile che il sacello sia stato
avuto un carattere assimilabile ai santuari rurali, adesso completamente obliterato o pi probabilmente che, gi
il nuovo complesso monumentale inserito in un ridotto a rudere, sia stato in qualche modo rispettato
contesto di ristrutturazioni che coinvolgono anche la ma non rifunzionalizzato
vicina citt di Roselle, verso cui appare essere orientato.13 3. Infine tra V e met VI secolo (Periodo VII), quando si
Inoltre essendo su alto podio molto probabile che impiantano sulla collina tutta una serie di frequentazioni
fosse visibile proprio dal mare con mutate funzioni sporadiche ed occasionali che riutilizzano gli edifici
percettive su un ampio unareale. Da non sottovalutare in varie forme,16 nella zona del sacello oramai
inoltre il fatto che tutta la ristrutturazione dellarea, non completamente in rovina, si impiantano delle tettoie e
solo in questo periodo, ma lungo tutta la storia del sito, delle attivit a carattere precario e di sussistenza.17
abbia sempre rispettato e in alcuni momenti integrato
lantico sacello nord-occidentale.14 La costruzione Il sacellum Dianae, per la sua continuit insediativa,
dellambiente II desta al momento qualche problema rappresenta sicuramente ledificio pi complesso
interpretativo per una serie di motivi. Nessun dato dellintera collina, almeno dal punto di vista delle fasi di
archeologico ci induce a credere sulla sua posteriorit vita: non si pu escludere anche una continuit funzionale
rispetto alle altre strutture. Il pavimento dellambiente, rispetto a qualche tipo di culto rurale,18 non pi gestito
infatti, viene datato con una certa sicurezza tra la da unautorit religiosa o centrale, ma frutto di pratiche
fine del I e gli inizi II sec. d. C.15 Tuttavia alcune spontanee di una o pi comunit insediate nelle vicinanze.
differenze costruttive e osservazioni stratigrafiche tra La sua presenza ha comunque segnato in maniera definitiva
le strutture, contribuiscono a ipotizzarne una qualche e continuativa la topografia sacra di tutta la collina.
posteriorit rispetto alla fase principale di costruzione
Alcune riflessioni a margine
12
Bellotti, Caputo, Evangelista, Garzanti, Pugliese, Valeri, 2004.
13
L infatti si doveva trovare il porto di Roselle o un qualche tipo di
struttura secondaria per lo scarico e limmagazzinamento momentaneo
La messa in luce del sacello ha evidenziato la complessit
delle merci provenienti dal mare, che poi venivano trasportate lungo il delle fasi di vita del sito di Scoglietto pur nella sua
fiume o via terra. Questo risulta con tutta evidenza dallo scavo dello limitata estensione. Questa non una novit per uno scavo
Spolverino, dove queste strutture sono venute alla luce proprio in
prossimit della foce, da ultimo Sebastiani 2012.
archeologico la cui cifra distintiva proprio laddensarsi
14
Si conoscono in Italia operazioni di ristrutturazione e rifondazione di in pochi metri cubi di terra di una fitta e variegata rete di
templi, con cambi anche drastici dellorientamento (si vedano alcuni relazioni temporali e spaziali, tradotti in azioni antropiche
esempi in Colonna 1985 e Ceccarelli, Marroni 2011). Solitamente per
queste trasformazioni implicano sconvolgimenti edilizi notevoli degli
e naturali, attivit, permanenze e obliterazioni. Ci che
antichi edifici che di norma sono inglobati o obliterati completamente sorprende il mutamento topografico repentino delle
dai nuovi interventi. A Satricum ad esempio, tralasciando la capanna di strutture del promontorio di Scoglietto che supponiamo
culto di prima met dell VIII secolo a.C., si conosce un sacello del VII
secolo a.C. e una successiva fase arcaica con cambio di orientamento
debba aver avuto delle conseguenze di qualche tipo sulle
delledificio, che oblitera interamente le fasi precedenti (Guidi 2000; funzioni cultuali praticate pur nella persistenza delle
Cifani 2010 con bibliografia). Nel nostro caso la continuit del sacello strutture fisiche. Se seguiamo lipotesi di un culto di Iside-
dal punto di vista costruttivo e topografico, totale e continua nel
tempo, il che ci deve far riflettere su altri tipi di continuit di cui esso
Serapide presente agli inizi del III secolo d.C. sulla collina,
testimonianza (cultuale?): si deve cio tener conto dellimportanza come il risultato di un sincretismo religioso tra un pi
rivestita dal culto in esso praticato, o comunque ragionare in termini antico culto di Diana e la diffusione lungo la costa tirrenica
di investimento simbolico ed intensit di appropriazione messo in
atto dalle comunit che hanno interagito con quelle vestigia e che per
qualche ragione ne hanno preservato il ricordo. Un confronto puntuale 16
A queste stesse modalit occupazionali a carattere intermittente e
con Scoglietto potrebbe essere rintracciato nel santuario di Grasceta dei precario, vanno ricondotte quelle della grotta dello Scoglietto,
Cavallari, posto nel punto di valico della medievale via della Dogana, immediatamente sotto al sito e quella della grotta di Spaccasasso sul
che attraversando i Monti della Tolfa giungeva fino a Viterbo (Stefanini versante interno dei monti dellUccellina, indirizzate verso attivit agro-
1966). Il complesso, datato intorno al III secolo a.C., comprendeva un silvo-pastorali (Vaccaro 2007).
tempio con recinto in opera poligonale ed interamente porticato (Torelli 17
Nella vicina citt di Cosa sono state individuate occupazioni simili a
1980), un naiskos a cella unica probabilmente in antis, e nella zona scopo di auto sussistenza tra IV e VI secolo d.C., con limpianto di stalle,
esterna, anche un sacello minore con lo stesso orientamento. Nellangolo fienili e piccoli granai nellantico arx della citt (Carandini, Cambi 2002,
nord-orientale dellarea stato poi rinvenuto un edificio con pianta ad U p. 243, Fentress, Clay, Hobart, Webb 1991; Fentress 2003) e nel foro (c.d.
ed orientamento diverso che non ha confronti diretti con altre aree sacre Eastern Height): The evidence from the forum thus points to peasant
italiche [] pur riflettendo impostazioni non ignote ad altre aree in et dwellings, with cultivation in its immediate area, and perhaps some
ellenistica, Colonna 1985, p. 156. animal husbandry, Cirelli, Fentress 2012, p. 102.
15
Una serie di laterizi bollati appartenenti alle figlinae dei Gobati, 18
Sulla classificazione dei santuari in rapporto alla citt e alla loro
permettono di inquadrare ledificazione del complesso al periodo ubicazione nel territorio, ancora utile Colonna 1985; per la loro funzione
flavianeo. Per i bolli si veda Bloch 1967, p. 66, per i confronti CIL XV. di marker territoriale si veda Guzzo 1987 e ora Zifferero 1995; per la
2210; CIL XIV, 4089.38; CIL XIV 6737, gi in Chirico, Sebastiani 2010, funzione aggregativa dei santuari rurali in relazione al popolamento,
p. 3 n. 7. Letta 1992.

33
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di culti orientali,19 resta comunque da chiarire levoluzione frequentava la collina nellantichit di un precedente
di una simile assimilazione. Allo stato attuale delle ricerche culto. La persistenza del sacello dunque sta a significare
risulta chiaro che il tempietto in antis e il suo temenos anche unassenza percepita dai nuovi frequentatori del
rappresentano il primo nucleo cultuale della collina. Quale santuario: una continuit fisica che anche distanza e
fosse la divinit venerata nel sacello difficile da stabilire differenza rispetto ad un passato non pi chiaramente
(forse una Artumes etrusca?). Sicuramente a partire decifrabile. La conservazione cio di qualcosa di cui si
dallet primo imperiale si registra sul sito la presenza di ignora la funzione ma di cui si percepisce lantichit e di
Diana, la dea protettrice di fiumi, saline e specchi dacqua cui si vuole conservare il ricordo. Che il culto di Diana
interni pi che la Diana degli animali e dei boschi.20 Con dunque sia originariamente presente sulla collina non ci
tutta probabilit il tempio principale deve aver ospitato la dato sapere. Se in epoca etrusca sulla collina si sia venerata
statua di culto di questa dea. in questo momento che il una Artumes ipotizzabile seguendo altri percorsi: uno a
sacello potrebbe veder mutata la sua funzione in thesaurus, carattere intrinseco o emico, postulando cio una forte
diventando cio manifestazione di un culto pi antico tendenza conservativa legata alle manifestazioni cultuali
oggetto di offerte e venerazione. La statuetta rinvenuta al in generale ed uno a carattere etico-contestuale riflettendo
suo interno, appartiene sicuramente al tipo dellArtemis su base comparativa sulla diffusione del culto di Artemide
Elaphebolos, diffuso in Etruria a partire almeno dal in Etruria.22 A Roselle certamente attestato un culto di
IV secolo a.C.21 e potrebbe rappresentare lespressione Artumes da uniscrizione di offerente sul fondo di una
iconica della volont di preservarne il ricordo del divino kylix attica.23 La forma del possessivo artmsl, insieme
(sicuramente femminile) e la percezione da parte di chi allattribuzione della kylix al Pittore di Marlay, datano
al terzo venticinquennio del V secolo a.C. (440-430
19
Cygielman, Chirico, Colombini, Sebastiani 2010, pp. 48-51. La a.C.) confermando la precoce attestazione di un culto
probabile attribuzione, come gi ricordato, si basa su analogie strutturali dedicato ad Artemide nellarea in esame, in linea con
e topografiche e sul ritrovamento di un numero considerevole di lucerne,
probabile indizio di rituali notturni direttamente connessi con il culto altre attestazioni in Etruria (a Tarquinia, Veio, Gravisca,
di Iside (rituali che comunque non sarebbero del tutto incompatibili con Cerveteri).24 Sul poggio di Talamonaccio, nellestremo sud
un culto di Diana/Hecate). Ad Aricia accanto a Diana erano venerate dei Monti dellUccellina,25 le attivit frenetiche di sterro e
anche altre divinit: Virbio, la ninfa Egeria, cui era dedicata una fonte
tuttora attiva situata sotto Nemi, e durante let imperiale, Iside e scavo condotte tra il 1877 e il 1887 portarono alla luce una
Bubastide, divinit egiziane assimilate a Diana, il cui culto attestato parte dellantico abitato etrusco, rivelando la presenza di
dal rinvenimento di uniscrizione, oltre che da oggetti di culto (Ghini case private e di un santuario.26 Tra i numerosi materiali
1997, pp. 335-337; Moltesen 1997, pp. 211-220; Moltesen 2009, p. 364).
Tuttavia al momento lunica attestazione certa di un culto resta quella recuperati si segnalano una serie di 13 bronzetti votivi
attribuibile a Diana, grazie al ritrovamento dellepigrafe dedicata da un provenienti da un generico ripostiglio Vivarelli-Strozzi.27
servo dellimportante famiglia senatoria degli Haterii (Quintus Haterius Tra di esse stata riconosciuta una statuetta raffigurante
Servos) a Diana Umbronensis (Cygielman 2007, 2013). Leach 2006: pp.
1-18 per la nota tomba di questa famiglia a Roma, a Centocelle. Sul culto la dea Artemide datata tra la fine del IV e inizi III secolo
di Diana con particolare riferimento al culto di Scoglietto, Hansen in a.C.28 La presenza di una statuetta votiva non permette
questo volume. di attribuire il culto del santuario di Talamonaccio in
20
Attestazioni di culti e rappresentazioni di Diana come la pi classica
divinit protettrice degli animali, non mancano in Etruria. A Veio-
Portonaccio a partire dalla fine del VI secolo a.C. si registra un culto 22
Nielsen, Rathje 2009 sulla diffusione del culto di Artemide in Etruria.
di Artemide testimoniato da uniscrizione, Colonns 2002, pp. 147- Per il contesto in esame si vedano nello specifico le considerazione a pp.
149. A Murlo stato rinvenuto ad esempio un kyathos sulla cui ansa 276-277. Gli autori non sono del tutto persuasi che liscrizione attesti in
rappresentata limmagine della dea fenicia Pothnia Teron identificata maniera incontrovertibile un culto di Artemide a Roselle, The inscription
in alcuni con Artemide, Berkin 2003, fig. 13. E tuttavia in Etruria la [] only shows that Artumes has received a small gift, p. 277. Tuttavia
presenza di Diana appare pi legata al mondo delle acque. Forse non la presenza sul fondo dello stesso frammento di due efebi potrebbe
direttamente con i fiumi (liscrizione di Scoglietto rappresenta un caso confermare tale ipotesi visto il legame tra la divinit e i riti di passaggio,
eccezionale, tanto da far riflettere sul fatto se lUmbro delliscrizione sia Giuman 1999, p. 126.
da riferirsi allomonimo fiume o lasci intendere invece la provenienza del 23
Museo archeologico e di arte della Maremma, Inv. 25275. Mazzolai
culto), ma certamente con le acque nel loro senso pi ampio, soprattutto 1960, p. 141, n. 11 sul ritrovamento nella zona della Tempelterrasse;
le sorgenti. Sempre a Veio in localit Campetti una dedica a Diana Mangani 1978 sulliscrizione; Maggiani 1997, p. 23 per le considerazioni
databile al II secolo d.C. sarebbe da connettere ad un santuario posto nelle iconografiche e contestuali. Per lattribuzione della kylix al Pittore Marlay
vicinanze di una sorgente e di una piscina presso cui si svolgevano riti Beazley 1963, p. 1276, per le considerazione linguistiche Colonna 1975,
di purificazione, da ultimo Fusco 2008-2009, p. 477 con bibliografia. Si p. 219. La forma artms deriverebbe dal dorico e il possessivo
segnalano per lEtruria settentrionale le seguenti iscrizione con dediche artmsl sarebbe confrontabile con quello di altre divinit terminanti in s
a Diana: Siena (CIL XI 1818); Bolsena (CIL 2682a; 2683); Chiusi (CIL come selvansl o fuflunsl.
3198 = ILS 3249 = AE 1997, 363); e naturalmente a Ansedonia-Cosa (AE 24
Johnson, Pandolfini 2000, pp. 17-19; Cristofani 2001, pp. 269-269;
2003, 629), per la cui discussione si rimanda a Fentress 1997, p. 45. Nielsen, Rathje 2009, p. 261.
bene comunque ricordare che un attributo non esclude o pregiudica la 25
Von Vacano 1985 in generale sulle vicende che interessarono la baia;
possibilit di venerare una divinit nelle sue molteplici forme. Fedeli 1993 sul materiale protostorico; Ciampoltrini 2011 sulle alterne
21
Su cui insiste molto Zuchtriegel 2011 p. 7, Only in the fourth vicende degli scavi condotti nellarea. Per le riflessioni sul tempio di
century BC does Artemis come to be more regularly associated with deer Talamonaccio come doppio topograficamente speculare a Scoglietto
and hunting. Le due statuette rinvenute, inquadrabili ancora una volta in si veda Barocca in questo volume. con ogni probabilit il golfo di
un orizzonte di I-II secolo d.C., appartengono certamente alla canonica Talamone, pur nella complessit delle sue fasi abitative, a costituire,
iconografia alla greca di Diana cacciatrice. La straordinaria somiglianza almeno fino al III secolo d.C., il polo attrattivo per il controllo delle
dei tratti e della forma del panneggio (kiton) tra le sue statuette, fa pensare rotte verso e da Roma, Ciampoltrini 2011, p. 23. dal golfo di Talamone
che siano il prodotto di un medesimo artigiano. dunque probabile che che Domitio Enobarbo armer nel 48 a.C. sette navi reclutando liberti e
le due raffigurazioni si riferiscano alla medesima divinit, cio Diana, coloni del posto (Caes. Bell. Civ. 1.56).
vista la ricercata volont di non differenziare in alcun modo le due 26
Gamurrini 1888; Talamone 1982 per i dati del frontone e delle fasi
statuette. Lunico tratto distintivo tra i due pezzi, la forte dinamicit con costruttive.
cui rappresentata in un caso Diana, nellatto di estrarre la freccia dalla 27
Questi bronzetti votivi sono ora conservati al Museo Giovanni
faretra, e dunque appoggiata a quello che sembra essere un albero (o una Fattori di Livorno (Inv. 608-619; 506).
palma?), mentre nellaltro si avverte la staticit della posizione di riposo. 28
Bentz 1992, pp. 80-81 (Tav. 20, fig. 100; Inv. Museo Fattori n. 616).

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Periodo I Et Ellenistica e Repubblicana

maniera incontrovertibile ad Artemide. Tanto pi che altre regione pianeggiante vicina alla citt di Cosa, nel triangolo
divinit pi blasonate si contendono lattribuzione (Tinia o fertile della valle dOro, tra i primi rilievi collinosi e il
Hercle?). Tuttavia stato fatto notare che il rinnovamento mare, mentre quelli dei Domitii a nord della penisola di
della decorazione architettonica del tempio cittadino Orbetello, sulla costa settentrionale del Monte Argentario,
intorno alla met del II sec. a.C., con la scelta di nuovi temi lungo il tombolo della Giannella e in una vasta porzione
figurativi (lepisodio dei Sette contro Tebe su un lato, forse della bassa valle dellAlbegna (oltre che allisola del
una scena argonautica sullaltro),29 pu star a significare Giglio).34 Le testimonianze in nostro possesso ci inducono
la presenza di un qualche culto di tipo oracolare sul ad essere cauti sulla possibile estensione a nord di
promontorio, anche in relazione allaffioramento di vapori, Talamone dei praedia di questa famiglia. Ci che certo
di possibile impiego mantico, proprio in corrispondenza per lo meno uninfluenza economica di qualche tipo
del tempio.30 Potrebbe benissimo trattarsi della Diana come dimostra il ritrovamento nel sito del porto fluviale
triformis nelle vesti di dea infera, lunare e cacciatrice di Spolverino sullOmbrone posto a pochi chilometri di
(Hecate, Luna, Diana),31 connessa ai riti di passaggio, con distanza da Scoglietto, di un mattone bollato di una delle
le zone liminali e di transizione. figlinae dei Domitii.35 Ed possibile dunque che siano
stati ancora una volta i Domitii a ri-fondare (o a fondare
Loccupazione della collina dello Scoglietto come ex novo?) e dare nuovo impulso ad un culto di Artemide-
risulta materialmente percepibile dai dati in nostro Diana. Non solo perch in questo periodo (cio durante
possesso, coincide senza ombra di dubbio con lavanzare la media et imperiale) la famiglia dei Domitii sembra
della conquista romana verso il nord dellEtruria. Che essere la sola in grado di prodursi in uno sforzo edilizio
dunque la struttura religiosa di Scoglietto si impianti su tale da promuovere la costruzione di un nuovo tempio con
unoccupazione precedente, non trova al momento nessun annesse strutture,36 ma anche e soprattutto per il rapporto
dato archeologico certo e rappresenta solo unipotesi ed privilegiato che questa famiglia sembra riservare al culto
una suggestione rispetto al solido panorama fornito ancora di Diana.37
una volta dal modello della romanizzazione,32 intendendo
il ruolo decisivo di Roma nelle dinamiche di popolamento La Diana dellOmbrone certamente la dea che sovrintende
di un territorio e nella capacit, come nel nostro caso, alle zone di conflitto, ai territori di passaggio, la dea dalle
di attivare (o riattivare) poli (cultuali) attrattori. La propriet curative legata alle sorgenti, allacqua come
presenza di un culto di Diana nel comprensorio pur non elemento primordiale di rinascita e guarigione.38 la dea
costituendo una novit deve essere inquadrato per nel pi
vasto panorama del nascere di una trama di progressivi 34
Sulla presenza dei Domitii Ahenobarbi in questa parte dellEtruria, si
interessi economici in questa parte dellEtruria promossi veda Manacorda 1980, pp. 174-181. Manacorda sottolineava proprio la
continuit dei praedia dei Domizi fino alla loro probabile assimilazione
da Roma. Tali interessi saranno garantiti attraverso potenti nel patrimonio imperiale, avvenuta tra Nerone e Domiziano. La famiglia
famiglie senatorie, che al volgere della tarda repubblica dei Domitii attestata soprattutto da iscrizioni di liberti e servi, segno
gestiranno direttamente e senza intermediari alcune dei forti interessi commerciali ed economici nel territorio. I loro praedia
sembrano giungere almeno fino a Talamone (Ciampoltrini, Rendini
importanti attivit economiche. Dopo lingresso definitivo 2000), mentre a Sud di Orbetello-Cosa sembrano prevalere le propriet
nellarea di influenza romana allinizio del III secolo dei Sestii, gli altri grandi proprietari senatori, attivi nel comprensorio.
a.C.,33 due saranno le grandi famiglie di proprietari terrieri
35
Sul ritrovamento si veda Sebastiani, Chirico, Colombini, Cygielman
2012, p. 5.
presenti sul territorio a partire almeno dallet cesariana, 36
Si fa riferimento qui proprio al periodo VI (vedi infra), quando la
i Sestii e i Domitii Ahenobarbi. Attraverso lanalisi delle collina subisce il primo significativo riassetto edilizio. Sempre
testimonianze epigrafiche si tende generalmente ad seguendo Manacorda 1980 proprio fra Nerone e Domiziano che si
intensificherebbe la presenza dei Domitii nellarea. Recenti indagini di
identificare i praedia dei Sestii nellager Cosanus, nella superficie restituiscono per il contesto in questione un quadro insediativo
pi dinamico e vitale rispetto alla crisi insediativa che sembra colpire il
29
Per la successione dei temi figurativi e per uno studio puntuale delle vicino ager Cosanus. (Carandini, Cambi 2002, pp. 218-227. La persistenza
terrecotte architettoniche Von Freytag Loeringhoff 1977; Talamone 1982. di forme insediative dalle caratteristiche pi dinamiche e dunque pi
30
Ciampoltrini 1995, p. 292. adattive rispetto a crisi economiche di sistema, sarebbe dovuta alla loro
31
Sugli aspetti cultuali molteplici legati a Diana e allassimilazione e al struttura produttiva pi conservativa, ovvero basata principalmente su
passaggio dalla greca Artemide alla Diana romana, si veda da ultimo attivit silvo-pastorali. Da questo punto di vista il comprensorio in esame
Greene 2007, pp. 112-120. rappresenterebbe uninterfaccia tra il modello schiavistico-mercantile
32
Senza voler scendere nel dettaglio in un dibattito che annovera delle ville cos presente nellagro cosano e nellEtruria meridionale e
studiosi illustri e conta oramai una mole mastodontica di pubblicazioni quello della piccola fattoria rurale tipico dellEtruria settentrionale (su
ed interventi sullargomento, si rimanda per una bibliografia esaustiva questo tema da ultimo Vaccaro 2008). Quale che sia la portata della
sul tema della romanizzazione e per una messa a punto della questione a crisi rurale o urbana, per capire se vi sia o meno unautorit forte locale
Janniard, Traina 2006. Qui si ricorder solo, che il dibattito sulla validit tale da promuovere nuove iniziative edilizie nel territorio, non bisogna
o meno del paradigma della romanizzazione, ha assunto nel tempo varie dimenticare che parlare di Domitii significa in questo periodo parlare di
forme, partendo dalla discussione sullimperialismo romano, che data Roma e dellimperatore.
dallinizio del secolo scorso, proseguendo fino ai nostri giorni sulle 37
Carlsen 2009 ha indagato attraverso lanalisi di alcune dediche
orme dei subaltern studies, i quali tendono in sintesi, a valorizzare la epigrafiche, il legame tra la presenza dei Domitii Ahenobarbi in Oriente
molteplicit di quei punti di vista periferici e non dominanti. Legemonia e il controllo di alcuni santuari dedicati alla dea greca Artemide a
esercitata dal centro del potere, che la si consideri in senso gramsciano partire dalla seconda met del II secolo a.C. (a Efeso, a Samo e a Delo)
o nel suo aspetto coercitivo di monopolio della violenza (weberiano), concludendo che it seems more the result of coincidence than of any
un fattore da cui non si pu prescindere e di cui la manifestazione family or religious devotion, p. 378. E tuttavia ci che non sembra essere
materiale solo un flebile riflesso da decriptare. una coincidenza il controllo da parte dei membri di questa famiglia di
33
Di cui la data della presa di Roselle nel 294 a.C. rappresenta solo la santuari posti in luoghi strategici per garantire al meglio i propri interessi.
manifestazione pi diretta e visibile di unegemonia che probabilmente Per le vicende della famiglia Carlsen 2006.
procedeva in maniera indiretta ma non per questo meno incisiva gi da un 38
Basti ricordare qui i Fontes Clusini nominati da Orazio (Epist. 1,15,
secolo (Liv. 10, 4, 5-7; 5, 12), Harris 1971, p. 61. 8-9) e identificati con San Casciano dei Bagni (Chellini 2002, pp. 145-151)

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della transizione tra il selvaggio e lantropico, tra il coltivato un complesso palinsesto di significati cultuali, sociali ed
e lincolto e dunque legata allacqua come elemento di vita economici che riflettono le metamorfosi del paesaggio.
ma anche di sopraffazione e morte.39 Una transizione che DallArtemide greca dea delle nascite, dei boschi e degli
ha nel nostro caso un sapore palustre, tra lacqua dolce del animali, alla Diana romana, dea di transizione, infera e
fiume e quella salmastra e acquitrinosa della laguna, che celeste a un tempo, riflesso di un paesaggio instabile ed in
comincia al volgere del II secolo d.C. ad emettere i primi perenne mutazione, fino ad Iside divinit completamente
nefasti miasmi.40 Il santuario dello Scoglietto ci appare rivolta verso il mare, cifra forse di un entroterra divenuto
oramai ostile.
per limportanza rivestita da luoghi simili nella cultura romana. Larea
santuariale in localit Acquasanta/Poggio Sillene a Chianciano Terme Edoardo Vanni
vicino Chiusi (frequentata tra VI e III secolo a.C.) e in prossimit di una
sorgente termale ha restituito i resti di una biga con cavallo sormontata
da una divinit identificata con Tiiur/Diana Luna (Bonamici 2003, pp. Bibliografia
50-55). Secondo Bonamici il santuario di Poggio Sillene non sarebbe
altro che una sorta di trasposizione del santuario di Diana Nemorense
di Ariccia. Il passaggio da lArtemide greca alla Diana romana sembra
Amorosos A., De Grossi Mazzorin, J., Di Gennaro, F.,
rispecchiarsi in questi differenti attribuiti, dalla protettrice dei boschi alla 2000, Sepoltura di cane (IX-VIII sec. a.C.) nellarea
dea infera e lunare. Sul santuario federale dedicato a Diana presso Aricia perimetrale dellantica Fidenae (Roma), in Atti 3
e sul suo significato cultuale ad esso associato (e sul sacerdozio del Rex
Nemorensis) si scritto e si continua a scrivere molto a cominciare dal
Convegno Nazionale di Archeozoologia, Siracusa, pp.
classico ramo doro di Frazer 1922; per orientarsi nella bibliografia si 311-27.
segnala ora Rasmus Brandt, Leander Touati, Zahle 2000 e Ghini, Diosono Arnoldus-Huyzenveld A., 2007, Le trasformazioni
2012, questi ultimi anche per gli aspetti archeologici del santuario; da
ultimo Greene 2007 per lanalisi del rituale e del significato del santuario.
dellambiente naturale della pianura grossetana.
39
Sul ruolo di Diana come dea della transizione tra zone acque dolci e Dati geologici e paleo-ambientali, in C. Citter, A.
salate, Ciacci, Firmati 2009, p. 27. A Roma sullAventino era presente Arnoldus-Huyzenveld (a cura di), Archeologia urbana
un santuario di Diana dalla met del VI secolo a.C. dedicato da Servio
Tullio (LIV. 1.45; DH. AR. 4.26; sulla presenza di Diana allemporion
a Grosseto I. la citt nel contesto geografico della
tiberino COARELLI 1988). Non lontano dal luogo denominato Salinae. Bassa Valle dellOmbrone, Firenze, pp. 41-61.
A Kition nellisola di Cipro si conosce a partire dal VI secolo a.C. un Barker G., 1990, Archaeological survey and
Artemision dove alla dea associata lepiclesi di paralia, prossima
alla costa, ovvero allacqua salata (Gras 1995, p. 27). Nello specifico
ethnoarchaeology in the Cicolano Mountains, Central
sullutilizzazione delle saline lungo la costa tirrenica tra Populonia e Italy. Preliminary results, in R. Maggi, R. Nisbet,
lager Cosanus da ultimo Carusi 2008; Celuzza 2002, p. 107. Lutilizzo G. Barker (a cura di), Archeologia della pastorizia
del sale sempre stato un elemento decisivo per il popolamento di questa
parte della costa tirrenica sin dallet del Bronzo (Negroni Catacchio,
nellEuropa Meridionale, Atti della Tavola Rotonda
Miari 1991-1992; Negroni Catacchio,, Cardosa 2002). Sul tombolo della Internazionale- Chiavari 22-24 Settembre 1989, Rivista
Feniglia a sud del promontorio di Orbetello di recente stato individuato di Studi Liguri, 56, 1-4, pp. 123-38.
un insediamento del primo Ferro dedicato allutilizzo industriale di
questa risorsa, Negroni Catacchio 2006, pp. 497-500.
Beazley J. D., 1963, Attic red-figure vase painters, Oxford.
40
Sul tema spinoso della diffusione della malaria nellantichit si veda Bellotti P., Caputo C., Davoli L., Evangelista S.,
per lItalia Sallares 2002, pp. 192-200 in particolare sulle zone umide Garzanti E., Pugliese F., Valeri P., 2004, Morpho-
della Toscana ed in generale per lEuropa Sallares, Bouwman, Anderung
2004. Sulla possibilit di individuare la presenza della malaria attraverso
sedimentary characteristics and Holocene evolution of
lanalisi di alcuni indicatori patologici provenienti dallo scavo di resti the emergent part of the Ombrone River delta (southern
antropologici, come la iperostosi porotica associata alla -talassemia da Tuscany), in Geomorphology, 61, pp. 7190.
febbre malarica, Soren 2003. A tal proposito si vedano i dati provenienti
dallo scavo della necropoli di met V secolo d.C. di Lugnano in Teverina
Bentz M., 1992, Etruskische Votivbronzen des Hellenismus,
in Umbria (Soren, Fenton, Birkby 1995; Soren, Soren 1999, pp. 461- Firenze.
465), dove una serie di sepolture di bambini sono state interpretate come Berkin J., 2003, The Orientalizing Bucchero from the
la prova della presenza della malaria. Per la presenza della malaria in
Etruria sin dallepoca repubblicana Fabbri 2004-2005. che ne ipotizza
Lower Building at Poggio Civitate (Murlo), Boston.
una precoce diffusione basandosi sulla distribuzione degli ex-voto Biserni B., Van Geel B., Reconstruction of Holocene
poliviscerali come indicatori di malattie legate alle febbri malariche. palaeoenvironment and sedimentation history of the
La questione acquista per il nostro contesto una valenza ancor pi
significativa alla luce delle gravi conseguenze che il sorgere della
Ombrone alluvial plain (South Tuscany, Italy), in
malaria ebbe sulla demografia del territorio, sicuramente accertate per Review of Palaeobotany and Palynology, 136, pp. 16-
let basso medievale e moderna. In questa prospettiva la storia ecologica 28.
del comprensorio andrebbe maggiormente indagata attraverso lo studio
puntuale del grande protagonista ignorato di questa parte dellEtruria
Bloch H., 1968, I bolli laterizi e la storia edilizia romana,
che lantico lago Prile, ricostruendone in dettaglio lestensione e le Roma.
varie trasformazioni da laguna dolce a salmastra o da lago a laguna. Bonamici M., 2003, I bronzi del santuario di Sillene a
Per una ipotetica estensione per lepoca romana e medievale Stea,
Tenerini 1996 e da ultimo sullevoluzione da lago a laguna Arnoldus-
Chianciano Terme, in Lacqua degli dei. Immagini di
Huyzenveld 2007; Citter, Arnoldus-Huyzenveld 2011, pp. 35-38. Sulla fontane, vasellame, culti salutari e in grotta. Catalogo
transizione della laguna da ambiente salmastro ad ambiente dolce che della mostra, Montepulciano, pp. 45-55.
favorisce la diffusione del P. vivax e del P. falciparum si veda Biserni,
Van Geel 2005; in generale per le caratteristiche del paleo-ambiente
Arnoldus-Huyzenveld e Citter in questo volume. Per il nostro contesto
sar utile ricordare che nella villa di Settefinestre nel vicino entroterra
cosano, lo scavo di una piccola necropoli installatasi nella villa oramai nel II secolo d.C. in rapporto alla sua salubrit, il recente ritrovamento
ridotta a rudere, ha restituito un individuo affetto da una serie di patologie nel santuario rurale di Veio-Campetti, di uniscrizione votiva ad Ercole e
(cribria orbitalia e iperostosi porotica), che gli studiosi hanno ricondotto alle Fontes, datata proprio nella prima met del II secolo d.C., di un tale
alla presenza di -talassemia viste le buone condizioni di alimentazione Caius Sulpicius Liscus guarito da un attacco di febbre terzana (maligna?),
desumibili dalle alte percentuali di stronzio e zinco (Mallegni, Fornaciari Fusco 2008-2009, p. 475; AE 2008, 527, p. 233: Herculi et / Fontibus /
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