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Vincenzo DAurelio

Riflessioni storiche e geografiche sulle origini e sullo sviluppo della genealogia delle famiglie

DAurelio
nel territorio salentino

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PUBBLICAZIONE PRIVATA Scritta da me Vincenzo DAurelio

Iniziato il 4 ottobre 2005 e terminato il 31 luglio 2008

La cultura un bene di tutti e deve essere libera ed accessibile, per tale motivo queste righe possono essere riprodotte ed inserite in altra pubblicistica. Lautore chiede soltanto che sia menzionato nei riferimenti bibliografici.

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In copertina: da Archivio Metropolitano di Otranto Caietanus dAulirio Regius Vicarius

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Ringraziamenti
Durante la scrittura di queste mie amate note ho potuto contare sullaiuto di tante persone che hanno lasciato un segno indelebile nel mio cuore per la passione e lumilt con le quali hanno saputo istruirmi in questo arduo compito. In particolare ringrazio il dott. Giovanmaria Ammassari di Lecce grazie al quale con pazienza e puntualit di ricerca ha reso possibile il ritrovamento e la trascrizione di tutti quegli atti anagrafici interessati alla genealogia dAurelio, alla professoressa dott. Marilisa Morrone di Marina di Gioiosa Jonica che con la sua dotta preparazione storica ed archeologica mi ha prodotto la trascrizione della Santa Visita del 500 di Uggiano la Chiesa, al fantastico dott. Comm. Lorenzo de Bellis di Rutigliano che come una valanga mi ha istruito e fatto amare la storia di questo nostro bel Mezzogiorno, a tutti gli iscritti del forum dellIstituto Araldico e Genealogico Italiano sapienti cultori di storia e di Antica Scientia ed in particolare, uso il loro nickname, al moderatore dott. Guido5 per il suo contributo nella traduzione latina del giuramento matrimoniale di Rosario DAurelio, ad Antonio p.v.g. per il suggerimento del fantastico motto dellArma della famiglia dAurelio, a Lucio81 di Roma per la blasonatura della stessa arma con la preziosa consulenza di Fra Eusanio da Ocre, ed infine a Ferrante Mancini Lucidi di Subiaco specialista in araldica vaticana per il dono dellArme degli Aureli di Subiaco. Spero di non aver dimenticato nessuno e se questo successo anche per Voi un sentito ringraziamento di cuore. Con affetto e sincera stima. Vincenzo DAurelio

Maglie, 31 luglio 2008

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Alla mia famiglia, a mia moglie Nunzia e a nostro figlio Marco

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Una questione di metodo


Quando si conduce una ricerca genealogica e araldica spesso ci si imbatte in un enormit di informazioni, specialmente se si utilizza Internet, dalle quali molto difficile estrarre ci che serve da ci che invece non ha nessun nesso logico e storico con la famiglia. In particolare mi riferisco a tutti quei documenti di catasto onciario, registri dei battesimi e dei matrimoni, nonch ogni altro documento storico e database accessibile da me consultato, nei quali spesso per gli individui elencati viene scritto oltre al nome e cognome anche la paternit. Quando ci si imbatte nella paternit di Aurelio gli individui sono indicati come ad es. Antonio Mestre dAurelio ossia il figlio di Aurelio Mestre e questo non ha nessuna attinenza con il cognome DAurelio visto che il cognome dellindividuo menzionato Mestre. Considerando che nei documenti medievali impossibile evitare il fenomeno lanalfabetizzazione molto difficile legare il cognome DAurelio al figlio dAurelio o interpretare le varianti che un cognome pu subire e capirne i collegamenti con ci che potrebbe servirti (Aurlerio, Aulerio, Aureli, DAurello, DAurillo, Daurelio sino allinfinito).Fra questa enorme montagna di documenti in cui si realizzano le diverse varianti della cognomizzazione, ho preso solo alcuni esempi di legati ai DAurelio per i quali mi riservo ogni eventuale grado di parentela o legame. Questa parentesi non per scusare il fatto che ogni ricerca e ogni risultato pu in qualunque momento essere contraddetto o dimostrato diversamente ma perch quando in passato non si goduto di una certa nobilt o comunque di uno stato elitario, molto raro ritrovare documenti che ne descrivano la vita. Ancor peggio il caso che se non esiste nobilt, non esiste sicuramente ricchezza e propriet e pertanto nei catasti impossibile ritrovare documentazioni relative ai possedimenti. Restano solo eventuali registri parrocchiali difficilmente consultabili relativi a battesimi, morti e matrimoni.Lo scopo delle mie osservazioni non quello di ricercare una nobilt perduta o un riscatto nei confronti della societ moderna attraverso il richiamo alle vestigia di una antica famiglia nobiliare ma si tratta solo della curiosit di un individuo che vuole cercare nella storia le proprie origini.Penso che per tale scopo lo scrittore Goethe avesse interpretato al meglio questo sentimento che riassunto in poche righe lo defin come quel senso di soddisfazione che si prova quando si parla con qualcuno dei propri avi e di avere la consapevolezza di essere lultimo anello di una lunga catena. La storia del cognome DAurelio racchiude la storia dei due pi grandi fenomeni migratori dellItalia meridionale: la transumanza e l emigrazione verso gli USA, intrisi dellamore per la natura e la semplicit della vita rurale che per tanti anni ha rappresentato il volano delle economie salentine. ~ 11 ~

E questo amore per la mia terra, per la semplicit, per lorgoglio di essere meridionale, per il senso di appagamento che si prova riscoprendo i tratti veri e puri della gente di campagna con la loro laboriosit e dedizione alla famiglia e alla fede che mi spinge sempre pi a ricercare in questo cognome lessenza vera della spiritualit contadina. Non a caso il grande pittore Jean Francois Millet, ispiratore di molte opere del Van Gogh, nel suo quadro Le spigolatrici del 1857, espresse al meglio il sentimento della sacralit dei gesti delle masse contadine, cos come nel seminatore di Van Gogh del 1880, nel quale latto del contadino che semina raffrontato al predicatore delVangelo, egli stesso dunque seminatore della parabola 1. E in questa poesia, in questa vera e pura essenza della vita che deve essere interpretata la ricerca delle origini dei DAurelio che seppur non nobili negli averi, nobilissime nel sentimento del lavoro, della famiglia e della fede.

Jean Francois Millett, Le spigolatrici, 1857 Parigi Muse dOrsay

Van Gogh, Ed. Artbook 2006

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Maiorum gloria posteris lumen est


(La gloria degli antenati luce nei posteri)

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Parte Prima
Cenni storici e geografici generali sullorigine del cognome dAurelio nellipotesi abruzzese e romana

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L origine dei cognomi in Italia


Lorigine dei cognomi come identificativo di una famiglia risale agli antichi romani. Nei tempi arcaici era presente il solo nome, infatti gi negli ultimi secoli della Repubblica, i romani distinguevano le persone libere con tre nomi (tria nomina): il praenomen, paragonabile al nostro nome; il nomen, pi importante che distingueva la famiglia o gens dappartenenza; successivamente per distinguere le famiglie che appartenevano ad uno stesso ceppo si aggiunse il cognomen, una sorta di soprannome di famiglia. Con la caduta dellImpero Romano ogni persona fu individuata dal solo nome personale di battesimo. Tra il X e lXI sec. a seguito dellavvento del cristianesimo, delle invasioni barbariche in Italia e con la crescita della popolazione , divenne sempre pi difficile distinguere un individuo da un altro. Per tale motivo risult nuovamente necessario distinguere tra loro gli individui appartenenti alla stessa discendenza. La necessit non fu tanto quella di identificare individualmente un soggetto quanto riuscire a distinguere una famiglia da unaltra e ci era necessario particolarmente nei commerci. Nacque cos il cognome moderno che poteva essere originato dal nome paterno o materno, da un soprannome, dalla nazione o dalla localit di provenienza, dal mestiere o dalla professione. Luso dei cognomi, prerogativa delle famiglie pi ricche ed agiate, si estese nel 1200 anche agli strati meno abbienti della popolazione ma ci volle oltre un secolo affinch in Italia si diffondesse capillarmente. Per certo ad apparire per primi furono i cognomi delle famiglie nobili della citt di Firenze e della Repubblica di Venezia intorno al X secolo cos come scrisse Andrea Dandolo nella sua Cronica, in cui identific Angelo Particiaco doge di Venezia nellanno 809 insieme ad altre famiglie quali i Candiano, Orseoli ed altri 2. Il Concilio Vaticano di Trento del 1564 sanc definitivamente lobbligo per i parroci di tenere un registro ordinato dei battesimi con nome e cognome al fine di evitare matrimoni tra consanguinei. Il cognome divenne da questo momento ereditario da padre in figlio. Lortografia definitiva dei cognomi esiste da molto poco, da circa la seconda met del XIX sec. ed dovuta soprattutto alla diffusione pi omogenea dell alfabetizzazione delle popolazioni. In precedenza nessuna anagrafe badava al caso di tre fratelli che potevano chiamarsi Aurelio, Aureli e Aurellio, cosicch tra il Battesimo, il matrimonio ed il decesso, il cognome poteva essere scritto in tre diversi modi. A volte persino sullo stesso documento, tra la firma e la redazione dellatto, il cognome poteva essere scritto in modo differente pur riferendosi sempre allo stesso soggetto.

L.A. MURATORI, Dissertazioni sopra le antichit italiane, Tomo I dissertazione numero 42 Ed. G. Pasquali , Milano, 1751

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La radice del cognome DAurelio

Il cognome DAurelio fa parte della tipologia dei cosiddetti patronimici. Questa categoria, diffusa in molte culture dEuropa, identificano un individuo con la connessione ad unaltra persona, generalmente il padre e molto raramente alla madre. Ci significa che questo cognome si sdoppia in De Aurelio ossia la gente di Aurelio. Per gente si intenda la discendenza dellavo Aurelio. Lapostrofo la rappresentazione della trasformazione dal cognome espresso in lingua arcaica o latina al volgare medioevale o italiano antico. Laffermazione che il cognome rappresenti una passata paternit trova conforto nelluso della chiusura del vocabolo finale in -0 cos come vuole la regola grammaticale della lingua latina relativa al genitivo maschile. Il cognome Aurelio compare una delle prime volte a Venezia intorno al XI sec. come variante dellantico cognome latino Aurellius. Questa variante successivamente dar la cognomizzazione DAurelio della quale oggi rimane tra la popolazione veneta una traccia molto labile. Letimologia del nome Aurelio deriva, secondo alcuni linguisti, dalla radice sabina Ausel, nome di una divinit che venne venerata dagli etruschi come dio del sole. Ad uso dei latini Aurelio significava come laurora o splendente in quanto composto dalla parola latina aurum (oro) e dalla parola greca elios (sole). Unantica famiglia romana, facente parte del gruppo della cosiddetta gens Sabina, portava questo nome, nella fattispecie la gens Aurelia a cui il popolo romano aveva offerto un terreno per fare sacrifici al sole. Lorigine del nome Aurelio comunque, non deve essere confusa con la discendenza dei DAurelio nel Salento, pone per le basi che fecero da fondamento tra la cultura romana e le prime popolazioni italiche. Nellaraldica spagnola e francese esistono tracce del cognome DAurelio e viene indicato come la variante mediterranea del cognome Aurelia.

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Le omonimie del cognome DAurelio

La base della ricerca onomastica sul cognome DAurelio rappresentata dalla sua etimologia che, come gi descritto, trova la sua collocazione nelle antiche gens sabine e nel nome Aurelius delle famiglie gentilizie della Repubblica Romana per lappunto indicate come gens Aurelia. Limportanza di questo nome in et romana si deve al grande Marco Annio Catilo Severo (161 -180 d.C.) meglio conosciuto come limperatore Marco Aurelio il quale venne insignito di questo nome secondo la formula Nomine Marco Annio Catilio Severo est in matrimonio nomen Marcum Annium Verum accepit. Cum imperator factus est nomen Marcus Aurelius Antoninus ei datus est. La diffusione invece avvenne nel 212 d.C. allorch venne promulgata dallimperatore Caracalla, appartenente alla famiglia degli Aureli, la cosiddetta Costitutio Antoniniana per mezzo della quale i liberti o patrizi che avevano la possibilit di usufruire in qualche modo dei nuovi diritti dettati dalla suddetta costituzione, poterono tra laltro liberamente fregiasi del nome della gens alla quale limperatore appartenne 3. Successivamente diverse influenze a carattere storico e geografico, hanno contribuito a determinare la formazione del cognome DAurelio con il risultato di una diffusa omonimia che testimonia come i diversi ceppi regionali non siano nemmeno lontanamente collegati da un qualche ramo di parentela. Oltre alla persistente omonimia devono anche considerarsi le varianti del nome le cui pi diffuse sono attualmente quelle di Aureli e di Aurelia. Aureli tipico della fascia centrale dItalia che comprende Marche, Abruzzo e Lazio, Aurelia quasi unico ed la forma errata di Aurelio che ha ceppi nel cosentino, nel napoletano, nel foggiano, nel tarantino, nel palermitano e nel veneziano. Nelle Marche il cognome Aurelio la variante del cognome originario DAugrelio documentato per la prima volta in Alessandria nel 1740, nella zona del cunese Aurelio la variante del cognome originario Aurely, trasformato successivamente in italiano Aureli, legato ad una delle quattro famiglie militari di Benevagienna, conti di Torricella. Nellarea umbra la traccia del cognome Aurelio nella forma latina Aurelius gia documentata nellanno 1572 allorch negli elenchi degli scolari dello Studio di Perugia, attuale Universit degli Studi di Siena, compare tra le matricole dellanno suddetto il nome di Gaspar Aurelius proveniente dalla provincia romana, ipotizzando per provincia romana sicuramente larea laziale. NellArchivio di Stato di Napoli appare invece in un documento del 1794, relativamente ad Atti di aspiranti in medicina con certificati di esame, il nome di Vincenzo dAurelio nato a Montenero di Bisaccia, Molise, e
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M. COGLIANDRO, Archeologia Gnostica in Le pitture dell'ipogeo di Aurelio Felicissimo

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proveniente da Capitanata (area foggiana o Foggia) 4. Ancora il Noya di Bitetto autore del Blasonario generale di Terra di Bari 5 annota una casata Aurelio nobile in Altamura tacendo ogni altra indicazione. E esistita anche unantica famiglia laziale dal cognome Aureli originaria di Trevi che dal XVI secolo inizi ad utilizzare uno stemma in cui unaquila sorante fissa, con fare particolarmente fiero, accompagnato da unombra di sole nascente nel cantone destro dello scudo (pari al dire nellangolo superiore sinistro di chi guarda). Detta arma compare sulla parete esterna di una casa privata della cittadina laziale, ove questa famiglia forse ebbe origine, accoppiata allinsegna cardinalizia di Rodrigo Borgia, abate commendatario di Subiaco poich Trevi fece parte di questa Abbazia dal sec. XVI al sec. XX. Si potrebbe continuare ancora a narrare ulteriori famiglie Aurelio 6 e Aureli sino a citare nel 1292 quel Alessandro dAurelio ...di famiglia gi fatta cristiana riportata nel libro VII dellopera di Orosio Adversus Paganus . Per quanto detto risulta ovvio che si tratta di mere omonimie che non riconducono ad uno stesso ceppo familiare bens giusto dire che il cognome ha avuto, come afferma la maggior parte dei genealogisti, uno sviluppo locale e autoctono. Nel caso del ceppo salentino, il cognome dAurelio ha avuto una variante in DAlerio a causa di un errore commesso dallufficiale dellanagrafe del comune di Uggiano la Chiesa nel primo settecento. Variante tra laltro subito corretta e riportata alla forma originaria di DAurelio come si attesta in documenti ufficiali successivi, dove, per completezza, risultato anche citato un antenato dAurelio ma lo stesso firmava in atto notarile de Valerio.

Schedario Onomastico dellArchivio di Stato dei dottori di Napoli; Inventario 29 Blasonario generale di Terra di Bari aut. Noya di BitettoMola di Bari 1912 6 Si potrebbero citare in provincia di Rieti nellanno 1793 nel borgo si Sigillo la famiglia di Domenico DAurelio e gli eredi di Paolo Aureli [Fonte: Censuazione e Concessione in Enfiteusi del Territorio di Vallemare alla Universit di Borbona da parte della Real Corte di Napoli Copia dellatto di Enfiteusi perpetuo a pro Comune di Borbona della Real Corte di Napoli del di 17 Giugno 1793 Notar Lopez 23 Maggio 1879 - Trascrizione di Roberto Mancini, 1993.
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La diffusione geografica in Italia


Uno dei primi interrogativi al quale ho voluto rispondere in questa mia breve ricerca, stato quello di poter conoscere la diffusione sul territorio italiano del cognome DAurelio. Consultando gli elenchi telefonici dItalia ho potuto constatare che la presenza del cognome cognome rilevante nellItalia centrale, particolarmente in Abruzzo e nel Sud Italia, precisamente nella penisola salentina . Tali dati rappresentati sulla cartina dItalia alla pagina seguente, pone subito in evidenza la grande concentrazione di nuclei familiari fam con il cognome DAurelio nella zona che va dalla provincia di lAquila alla provincia di Pescara e Chieti. Oltre al maggior numero di nuclei evidente che gli stessi risultano anche i pi numerosi, composti mediamente da un numero di famiglie comprese tra 10 e 50. Immediatamente dopo, nel Salento, e precisamente nella zona a sud di Lecce sino a Otranto, esiste la seconda maggiore concentrazione con nuclei composti da 5 a 10 famiglie. E il caso successivamente del Lazio e della Lombardia con nuclei molto pi piccoli e poco significativi. Un interpretazione migliore del dato rilevato lo si osserva in un solo colpo docchio su di una cartina in cui ogni provincia colorata pi o meno intensamente in funzione della concentrazione dei nuclei familiari presenti. A questo punto la ricerca si focalizzata sulle due province evidenziate in scuro e precisamente nella zona di Pescara e del Salento. Osservando meglio la cartina, in funzione delle estensioni territoriali delle province in rapporto rapp al nucleo delle famiglie DAurelio presenti, ci che assume particolare rilevanza la provincia di lAquila e precisamente la zona denominata Marsica ove, caso vuole, esiste un paesello denominato Lecce nei Marsi.Questa zona mi ha incuriosito notevolmente mente in funzione della sua storia e della vicinanza al Lazio. Gli interrogativi sono aumentati a dismisura quando osservando la colorazione da Pescara verso Otranto mi sono reso conto che i nuclei presenti ~ 22 ~

andavano via via diminuendo sino a zero verso il Gargano per poi prepotentemente ricrescere nel Salento. Inoltre in Puglia la presenza dei DAurelio esclusivamente circoscritta alle provincie di Lecce, Brindisi e Bari. Ragionandoci sopra e cercando di trovare risposta nei principali avvenimenti avv storici che hanno caratterizzato lItalia meridionale dal 1200 d.C. posso affermare che nella storia del cognome DAurelio sono racchiusi i due grandi fenomeni migratori pi grandi della storia: la transumanza e lemigrazione verso gli States tra il 1900 ed il 1940 (il cosiddetto sogno americano).

Il supporto della storia della transumanza ed il supporto visivo della distribuzione geografica della cognomizzazione DAurelio conduce inesorabilmente allaffermazione secondo la quale il cognome sia stato originato negli Abruzzi e precisamente nella zona della Marsica e che lo stesso per via dei grandi fenomeni migratori sia stato diffuso nel Salento.Ad avvalorare lidea di un ceppo del cognome DAurelio originato nellAbruzzo nell o meglio nella Marsica, basta riflettere sulla tabella che segue, nella quale interrogando per tutti i comuni dAbruzzo la presenza del cognome esatto risultato che quasi il 90% della cognomizzazione presente nei soli comuni di Pescara e Ortucchio chio (provincia di lAquila, nella Marsica) . E opportuno pensare che la presenza nel Pescarese sia stata derivata dai fenomeni migratori che hanno visto i contadini abbandonare le campagne per dirigersi verso le citt. Sintetizzando quanto esposto possiamo proseguire tenendo ben a mente ~ 23 ~

lorigine latina del nome Aurelio, la posizione geografica della Marsica e i movimenti migratori della transumanza.

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DAurelio pastori, commercianti e colonizzatori


Allalba della civilt italica, gli Abruzzi furono abitati dalla popolazione dei sanniti. Dediti all attivit di pastorizia furono questi a dare origine alla transumanza e alla viabilit da nord a sud Italia attraverso quelli che furono denominati tratturi. i. Il legame storico del nome latino Aurelio con la lingua osca dei sanniti, ben lontana da quella latina, risiede in quel processo di civitas che i romani molto facilmente inculcarono alle popolazioni bruzie. La transumanza oltre ad essere un fenomeno che he comportava lo spostamento di greggi e pastori verso i pascoli del sud Italia, fu anche un fenomeno che permise la nascita di nuovi insediamenti sulle vie della migrazione destate. Curiosamente la pi bella spiegazione irrazionale al fenomeno della transumanza ransumanza pu essere Cavaliere Sannita fornita da una cerimonia detta Ver Sacrum nella quale, al fine di allontanare i cattivi presagi, tutti i maschi nati in primavera erano dedicati al dio Mamerte. Nella primavera successiva, questi, dovevano lasciare i loro villaggi villaggi e seguire un animale guida (cervo, cinghiale, lupo) che gli avrebbe indicato dove fondare un nuovo villaggio e prosperare.Un esempio di questa civilt e dei suoi sviluppi storici la Marsica nello specifico Lecce nei Marsi, zona in cui pi evidente la diffusione della cognomizzazione DAurelio. Tra laltro lindicazione dellaraldica spagnola in merito alla quale DAurelio non altro che la variante mediterranea del cognome spagnolo Aurelia, lega doppiamente questo luogo al ceppo dellavo Aurelio. Lecce nei Marsi dal X al VI sec. a.C. stato abitato da civilt italiche. Dai cognomi della popolazione loca sembra evidente linfluenza spagnola e i ritrovamenti archeologici nel 1976 di un piedistallo con epigrafe che fa riferimento ad un dono di 10.000 10.00 sesterzi fatto da un militare di Tiberio alla popolazione, avvalora la storicit della dominazione romana. Se la transumanza stato il veicolo del cognome DAurelio nel Salento di notevole importanza ricordare che nel territorio della Marsica passava uno dei pi grandi tratturi di transumanza per il Tavoliere delle Puglie, ancora oggi percorribile. Quanto allidea della migrazione della popolazione dalla Marsica verso il pescarese utile considerare che Lecce nei Marsi nel medioevo era situato pi a monte ove ora sono le rovine di Lecce Vecchio (Litium (Litium) e che nel XVIII sec. il grosso della popolazione migr a valle. Ci che i fatti storici della ~ 25 ~

transumanza dimostrano come questa sia strettamente collegata allo spostamento di persone, animali e merci verso il Sud Italia. Dimostrando storicamente questi spostamenti, fa da corollario che la giunta e diffusione nel Salento del cognome DAurelio si sia avuta grazie a questi pastori abili nellallevamento, proprietari degli animali, abili commercianti, nonch spesso fondatori di nuove colonie. Il Salento, in particolare la strada statale 611 detta Litoranea, lesempio della viabilit delle transumanze. Infatti proprio qui che terminava la Regia dogana della mena delle pecore . Passando da Torre Specchiolla per Torre Chianca sino ad arrivare a Frigole, tutti esempi di piccoli insediamenti, non si pu non notare labbondanza di vigneti, piccole pinete e lussureggianti pascoli. La meraviglia del posto e la freschezza delle acque del bacino dellIdume, fece si che in passato i tratturi della transumanza dei pastori abruzzesi avessero proprio questo luogo come ultima destinazione 7.Nel periodo massimo di sviluppo ed uso dei tratturi gli stessi raggiungevano una estensione di circa 3.000 km collegando lAquila con il Tavoliere delle Puglie. Lungo i tratturi si sviluppavano chiese, opifici, taverne e fiorenti centri abitati. I pastori abruzzesi oltre alla cura del gregge si impegnavano in diverse attivit tra cui fiorenti scambi commerciali.

Il Quotidiano, 10 febbraio 2006

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Uno sguardo alla geografia del Salento


Come gi descritto, la presenza del cognome DAurelio nel basso Salento riconducibile, come le testimonianze storiche dei tratturi dimostrano, allo spostamento dei pastori abruzzesi verso Terra dOtranto. Questa affermazione trova conforto quando nella mia ricerca ho focalizzato sulla cartina geografica i paesi della provincia di Lecce in cui risultavano i fuochi (nuclei familiari) dei de DAurelio. La presenza circoscritta, come evidenziato dalla linea scuro, nellarea che va da Maglie verso Otranto e da questa per Uggiano la Chiesa, Giurdignano e marginalmente Minervino di Lecce. Il fuoco principale risultato in Giurdignano, essendo lo stesso cognome il terzo pi diffuso nel paese, e nella citt di Maglie. A parer mio, il ceppo del DAurelio salentino da ricercarsi per in Uggiano la Chiesa e non in Maglie. Il motivo risiede nel fatto che i fuochi magliesi dei DAurelio sono stati sta generati tutti dalla famiglia di Rosario DAurelio (seconda met del 1800) originario di Otranto. La prosperit della discendenza ha generato molti nuovi nuclei ma tutti agganciati al Rosario. Al contrario in Uggiano la Chiesa dove a ugual cognome corrispondono corrispondono ceppi differenti. A valor del vero, attualmente, non esiste nessun collegamento di parentela tra i DAurelio di Maglie con quelli di Giurdignano o Uggiano la Chiesa. Questo dimostra ancora una volta che i ceppi siano stati diversi anche se anticamente anticam riconducibili tutti esclusivamente ad uno. La narrativa della transumanza ci descrive come nel 1447 Alfonso dAragona abbia istituito la Dogana della mena delle pecore nella citt di Foggia in modo da regolamentare il territorio adibito al pascolo nel Tavoliere delle Puglie ed introitare le tasse dai proprietari delle greggi attraverso il pagamento dei diritti di passaggio. Una parte consistente dei terreni non compresi nelle locazioni e considerati locazioni straordinarie si trovavano in terra dOtranto dOtranto e comprendevano tutta la penisola Salentina. I proprietari delle greggi dellAbruzzo attraverso la fitta rete di tratturi e tratturelli (il tratturello la perpendicolare del tratturo) conducevano, nel periodo invernale, il proprio bestiame nel tavoliere tavo delle ~ 27 ~

Puglie 8. I tratturi di maggiore importanza nel Salento , come riportato nella cartina sotto, secondo le ipotesi sulla viabilit messapica e romana degli studiosi Uggeri e Jurlaro, erano la via Appia che conduceva a Taranto, la Taranto-Otranto detta Limitone dei Greci e la Traiana. Osservando la cartina di pagina 15 si nota che la presenza dei cognomi DAurelio diffusa in un crescendo che va dalla provincia di Bari a quella di Brindisi per terminare nel suo picco massimo alla provincia di Lecce. Il percorso tracciato ricalca profondamente il percorso di due antiche vie messapiche; la prima che arriva dal centro Italia sino a Brindisi detta via Minucia e la seconda che parte da Brindisi sino ad Otranto detta via Sallentina. I resti di questultima oggi percorribile e importante via del centro, si pu ancora vedere a Muro Leccese. E proprio per questa strada, per i pastori che non passavano da Taranto, che i nostri avi discesero lAbruzzo per Terra dOtranto.

Antica viabilit salentina secondo Uggeri

I. PALASCIANO, Le lunghe vie erbose, Ed. Capone.

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Riflessioni sulla transumanza storica e sulla latinit di Aurelius

Quando si descrive la transumanza nei suoi riflessi storici, geografici ed economici il tutto viene a identificarsi come un evento che segn esclusivamente i rapporti tra le zone montuose dellAbruzzo e il Tavoliere delle Puglie e precisamente larea pianeggiante tra la citt di Foggia e la provincia di Bari. Con questo falso presupposto, suffragato da numerose testimonianze storiche come i tracciati dei tratturi ancora visibili, risulta difficile tenere in piedi la tesi secondo la quale il cognome DAurelio nel Salento sia potuto provenire dalle genti abruzzesi in forza della transumanza. Storicamente, come gi descritto, Roma imperiale nel periodo augusteo aveva conquistato larea abruzzese incluso il Molise, Molise, la quale si identificava come il Regio IV Samnium.

Regio IV Samnium Philip Cluver 1624

Questarea fu abitata da diverse popolazioni locali tra le quali i Vestini nellarea del pescarese ed i Marsi, acerrimi nemici dei romani, nell aquilana. ~ 29 ~

Tra tutte queste trib locali assunse grande importanza la popolazione dei Sabini tanto che le altre genti abruzzesi vennero considerate minori e dette sabelliche, cos come il Regio IV fu anche chiamato Sabina et Samnium. Ricordando che il nome Aurelio ha avuto origine dalla tradizione sabina relativa alladorazione della dea Ausel possiamo provare storicamente come la traccia pi antica di questo nome sia da riportare proprio in questi luoghi. Gli autori antichi avevano opinioni diverse in merito allorigine dei Sabini. Catone, in un frammento di Antichit Romanae tramandatogli da Dionigi di Alicarnasso, affermava che i Sabini presero lorigine del proprio nome da Sabino, figlio dell antica divinit Sancus e provenivano dalla regione di Amiternum ai piedi del Gran Sasso. Secondo lo storico Gallio invece, questa popolazione discendeva dalleroe spartano Sabus ed era proprio per questa origine spartana che si poteva giustificare la bellicosit dei Sabini e i luoghi aspri scelti per dimorare. Il greco Zenodato di Tresene credeva che i Sabini fossero una popolazione di origine umbra che fu scacciata dalla regione da essi abitata e si dimorarono poi intorno a Rieti. Per Strabone infine, nella sua Geografia , i Sabini sarebbero un popolo antichissimo ed autoctono. Qualunque sia lorigine comune lidea che fosse un popolo valoroso e guerriero, cos come scrisse Plinio il Vecchio gentium vel fortissimorum Italiae, le genti di pi valore dItalia, tanto che anche lo storico Fabio, afferm che i romani conobbero la ricchezza per la prima volta allorch divennero signori dei Sabini 9. Rimanendo nel periodo augusteo, la storia ci dice ancora che questa popolazione fu dedita alla pastorizia e soleva spostarsi con i loro greggi, durante lanno, verso pascoli abbondanti e floridi. La tradizione della transumanza abruzzese quindi, come veicolo di genti ed animali, era gi un fatto evidente allepoca di Roma imperiale. Difatti la pastorizia, gi in questepoca, fu lattivit principale a scapito dellagricoltura. Essendo lAbruzzo una terra aspra e montuosa sostanzialmente inadatta allagricoltura, la stessa era generalmente indirizzata allautosostentamento e in alcuni casi non era sufficiente ad assicurare il nutrimento della stessa popolazione locale. Questa fu sicuramente la ragione della spinta allemigrazione delle popolazioni osche dellItalia centrale alla ricerca di terre pi fertili nel sud. Lantica pratica della transumanza gi in epoca imperiale ben descritta su unantico rilievo romano rinvenuto a Sulmona. In conclusione questo testimonia il duplice rapporto storico delle genti sabelliche e quindi di quelli che poi furono in periodo romano gens Aurelia, con lorigine abruzzese e con il rapporto degli stessi in merito allattivit transumante. Fatto sta che in questo caso indubbia unorigine, diremmo quasi ariana, dei dAurelio come appartenenti al ceppo delle gens Italiae e non delle gens barbariche giunte in Italia a seguito di guerre ed invasioni. Per quanto descritto si solo ragionato storicamente sul movimento
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Universit di Bologna; Spazi geografici della storia romana: lItalia.

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migratorio verso la Puglia settentrionale e sullorigine geografica delle genti alle quali probabilmente appartennero i DAurelio, lasciando in ombra la causa storica che gener un itinerario transumante dallAbruzzo verso il Salento. Per spiegare ci bisogna riprendere quanto leconomista Giuseppe Rosati scrisse nel 1792 nellintento di illustrare la storia dellattivit della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia.

Rilievo di Sulmona

Lautore riferisce, come gi accennato, che sin dalla tarda antichit risalente al tempo dei greci, la Puglia fu il luogo in cui calavano i pastori degli Abruzzi e di altri luoghi per pascolarne i terreni nellinverno per poi riprendere la strada del ritorno in primavera. Questa attivit non fu indifferente ai romani che sottomisero le popolazioni pugliesi e diedero lavvio a quel processo di civitas tipico dellimpero. Per questo motivo limpero romano rivolse particolare attenzione al Tavoliere costituendo un fondo di pubblica rendita e contestualmente proteggendo lagricoltura che era il mezzo di sostentamento dei romani stessi. Maggiore attenzione per, fu riservata allallevamento poich da questa industria riceveva un dazio calcolato in funzione del numero di capi che costituivano il gregge da svernare. Questo sistema fiscale si port avanti sino agli ultimi anni del periodo post-unitario allorch con la discesa dei francesi di Napoleone, la Regia Dogana delle Pecore, fu soppressa. Il rapporto tra allevatori ed agricoltori fu sempre ricco di tensioni, tanto che uno dei principali compiti della dogana era quello di dirimere le diatribe tra le due fazioni attraverso uno speciale Tribunale. Il motivo dei dissidi risiedeva nel fatto che gli allevatori, forti dellinteresse fiscale dello Stato, avevano il sopravvento sulle terre da pascolare a discapito dellagricoltura che vedeva giorno per giorno ridursi gli spazi coltivabili. Poich i contadini continuavano a denunciare la carenza di spazi coltivabili e di controparte i pastori richiedevano sempre maggiori pascoli, attraverso una serie di cosiddette Reintegre, la corte spagnola nei diversi periodi di dominiazione del sud Italia, individu altre terre oltre al Tavoliere, dette locazioni, da destinare alla transumanza. A tal riguardo, continua il Rosati, alla morte di Ferdinando il Cattolico successe nel 1516 Carlo V che attraverso il suo vicer Don Pedro de Toledo cerc di organizzare i territori dei pascoli. In particolare al reggente Francesco Revertera fu dato il compito di individuare e fare una stima dei ~ 31 ~

territori da destinare al pascolo nonch calcolare se questi fossero sufficienti definendo contemporaneamente i pascoli di cui la corte poteva usufruirne in per perpetuo e quelli da utilizzare temporaneamente. A seguito di questa indagine conoscitiva furono identificate ventitr locazioni nel Tavoliere, da Foggia verso la provincia di Bari, alle quali ne vennero aggiunte ulteriori venti per le quali la corte poteva disporre in perpetuo. Al di fuori del Tavoliere la stessa corte possedeva ulteriori pascoli che prendeva dai privati, ai quali veniva riconosciuto un compenso, e che destinava dopo una trattativa commerciale ai pastori che a loro volta la riconsegnavano a primavera. Questi pascoli erano, dice lo scrittore: la locazione di Barletta, lerbaggio di Torre di Mare, i demani di monte Scaglioso, la difesa di San Marco de Lupini nei demani di Palagiano, .. la locazione di Terra dOtranto 10. Quindi storicamente possibile affermare che la discesa dei pastori transumanti nel Salento sia avvenuta non prima della reintegrazione di Carlo V e pertanto, se risultasse provata la teoria secondo la quale i dAurelio del Salento fossero legati alla transumanza abruzzese, si pu indubbiamente affermare che gli stessi si siano impiantati in Terra dOtranto successivamente allanno 1548, anno in cui venne individuata detta Locazione. Tale periodo anche supportato da un documento del 23 dicembre 1560 riportato nel Libro de diverse consulte della Regia Camera , nel quale si parla della locazione straordinaria di Terra dOtranto e che per supporto alla tesi viene riportato nelle sue parti salienti. Il presidente della Camera Sommaria Francesco Revertera discute con il vicer di Spagna, il duca DAlcal, in merito a dei pascoli che sono stati sottratti alla pastorizia per venire incontro alle esigenze degli agricoltori residenti che non hanno campi a sufficienza per garantire il proprio sostentamento. Il vicer ovviamente, per i forti interessi economici della Corona di Spagna, non pienamente daccordo: ..Quanto a quello che sua Maest dice ala misura che se fa de la Puglia se trov che per uso dei capi se lassorno seimila carri de terreni, et che la Regia Corte non reintegr pi che 129 carri senza quello dAndria,et che pare essere preiudicio et inconveniente dehaverli dati 500 de terreno saldo contra la forma antiqua per li 129 reintegrati, se risponde che il dare de detti 500 carra si fatto per aiuto, et subsidio del Regno per causa de tutti li campi de Puglia non bastivano al bisogno del vitto .., et non son dati che abbiano ad essere perpetui deli massari ma per seminarli per certi anni solamente fra il qual tempo se spera che cesseranno le carestie, et che il Regno se reduca at fertilit et abondantia, che in tal modo come si fatto non pare che sia preiudicio ne inconveniente dela regia Corte perch la detta reintegratione fo fatta principalmente in le locationi ordinarie in le quali consiste il principal pascuo e buon governo, et menutentione de dettta regia Dogana. In le quali locationi ordinarie non si toccato come si detto et la reintegratione loro stata molto pi quantit del
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G. ROSATI, Per lintelligenza del Sistema Doganale - Foggia 1792

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li detti 129 carri, ma li detti 500 carri che sono dati at coltura sono dele difese extraordinarie solite et non fanno danno alcuno alla detta regia Dogana, perch restano tutti laltri extraordinarj soliti e laltri laltri extraordinarj insoliti che molti in li quali se ponno locare commodissimamente molto pi summa de pecore che non importano li detti 500 carri et questo tanto in Puglia, Capitanata et Terra di Bari, come in Terra dOtranto, et Basilicata per li quali lochi chi se estende la Dohana .. 11. Risulta improbabile oggi trovare i luoghi precisi di Terra dOtranto riservati ai pascoli transumanti poich gli stessi sarebbero stati discontinui e ricadenti in diversi zone del Salento. Pertanto, non possibile accertare accertare se i luoghi di presenza del cognome dAurelio fossero aree di pascolo ma sicuramente dimostrato che la transumanza non fu unesclusiva del Tavoliere ma anche, seppur molto pi ridotta, della Puglia meridionale. Certamente, vista larea

Antica viabilit nel Salento

Impressione dartista sulla Puglia peninsulare del V sec. A.C.

fortemente tracciata dai tratturi e dalle masserie, la transumanza nel Salento si attu nel vicino bacino dellIdume in unarea che protende sullAdriatico nella zona del Raguccio a pochi chilometri da Alimini, luogo ricadente a sua volta nelle aree di Uggiano iano la Chiesa, Giurdignano, Otranto e Minervino di Lecce,
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Affari diversi della Camera Sommaria, Vol. 21 Libro de diverse consulte della Regia Camera a Sua Eccellenza per affittare molte terre salde, et restopie, per dare a coltura et sono dal anno 1560 avanti sino al 1590 circa, fonte: Archivio di Stato di Napoli.

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dove ritroviamo le pi antiche tracce della patronimia Aurelio del Salento. A chiusura del quadro storico e alla luce dei movimenti migratori che portarono i DAurelio nel Salento, utile analizzare quale fu la presunta viabilit percorsa dai nostri antenati. Questi giunsero nel Salento percorrendo antiche strade romane, chiamate successivamente tratturi, che univano lAbruzzo alla Puglia. Il fenomeno della transumanza si accompagna alla persistenza dei percorsi seguiti dalle greggi che rappresentavano parte integrante del sistema territoriale e che condizionarono contemporaneamente lo sviluppo della viabilit interna e la nascita di nuovi insediamenti umani. I tratturi nel Salento consistevano in vie longitudinali interne parallele alla costa e collegate con la dorsale appenninica. Nel Salento assunsero particolare importanza il tratturo tarantino e quello martinese. Questi incrociavano vie trasversali istmiche collegando le sponde opposte del mare Adriatico ed il mare Jonio. Il tratturo martinese, in particolare, quello che secondo me stato percorso dai dAurelio poich, insieme al tratturo tarantino, costituiva la via pi breve per litinerario Lucania - Calabria. Si ricorda che il Salento venne chiamato in antichit Calabria. A tal proposito la penetrazione dei pastori transumanti nel cuore del Salento viene testimoniata anche dal fatto che una parte del tratturo martinese si propose come la via pi diretta fra le aree dellAlta Murgia e la Penisola Salentina, mentre in un altro documento il tratturo viene indicato come la strada che conduce da Napoli a Lecce. Per tali motivi possiamo sicuramente credere che gli avi dei DAurelio siano pervenuti dagli Abruzzi con le greggi transumanti e che abbiano percorso il tratturo martinese per giungere nel centro del Salento dove successivamente si stanziarono. Lo stanziamento degli stessi storicamente dimostrabile con il fatto che la scomparsa della transumanza gener loccupazione di interi tratti dei tratturi che comport, da parte dei pastori, lo sviluppo di una nuova cultura economica che sostitu lallevamento transumante con forme di allevamento stanziale fortemente integrate con lagricoltura. Tutti i villaggi intorno ad Otranto hanno avuto nel corso dei secoli uneconomia strettamente incentrata sullagricoltura e lallevamento, attivit chiaramente testimoniata dalla presenza di antiche masserie.

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Storie di personaggi
Da un consulto araldico con la societ europea di genealogia relativamente al cognome DAurelio in Italia risultato che intorno al 1700 a Venezia una ricca famiglia di commercianti facente capo a Giuseppe DAurelio si fregiasse dello stemma di seguito riportato sulla sinistra 12. Pur non potendosi dimostrare il collegamento con la discendenza salentina o abruzzese, fatti salvi gli stretti rapporti commerciali di Venezia con Otranto durante il Medioevo, interessante interpretare laraldica dello stemma. Spesso questo vessillo veniva utilizzato dai cavalieri nei tornei ed era uso esporli nelle vicinanze delle locande presso le quali alloggiavano a dimostrazione della loro dimora. Ogni

stemma era accompagnato da una frase che ne indicava il motto di famiglia. In questo caso Quis ut Deus starebbe a significare colui che schierato con Dio a testimonianza di un cavaliere difensore della fede. Altro stemma di natura nobile quello riportato sulla destra appartenuto al patriziato subalpino per il quale non esiste una corrispondenza di parentela con la patronimica salentina 13 .La scelta dei colori negli stemmi non un caso ma simboleggiano virt e caratteristiche strettamente ricollegabili alla famiglia. Il bianco dello stemma divenuto successivamente argento, metallo nobile, per enfatizzare il carattere di nobilt della famiglia stessa. Nobilt che spesso non era stata donata dal sovrano ma una nobilt popolarmente riconosciuta per labilit e la prosperit della famiglia nel commercio. Lazzurro araldico nello stemma, uno smalto di colore blu. A causa della sua relazione con il cielo, lazzurro simboleggia tutte le virt pi elevate e, tra quelle spirituali, devozione, fedelt, castit, giustizia, santit. Per le qualit mondane simboleggia bellezza, nobilt, fortezza, fermezza incorruttibile, vigilanza, vittoria, perseveranza, ricchezza, amor patrio, buon augurio, fama gloriosa.
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Araldis Europe, 2005 A. MANNO, Patriziato Subalpino - Torino 1895-1906

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Nei tornei indicava la gelosia.Largento araldico, invece, simboleggia la Luna. Tra le virt spirituali simbolo di purezza, verginit, innocenza, umilt, verit, giustizia, temperanza, equit. Per le qualit mondane simbolo di amicizia, clemenza, gentilezza, sincerit, concordia, allegrezza, vittoria ed eloquenza. Il leone la fierezza e la forza, mentre le stelle sono una simbologia strettamente collegata alla storia della famiglia a noi attualmente sconosciuta. Anche nella Calabria del settecento nel paese di Castrovillari, consultando gli archivi di Stato relativamente ai documenti notarili ho trovato un nesso del cognome DAurelio con la nobile famiglia Capparelli. In particolare il soggetto degli atti ha una doppia cognomizzazione, Capparelli DAurelio, come in uso nelle famiglie nobili del settecento. Di seguito si trascrivono i documenti ritrovati 14:
Atto di vendita Archivio di Stato di Castrovillari; Notaio Angelo Raimondo; 1787; f. 15 (26 marzo 1787); Acquaformosa Mastro Giuseppe Capparelli DAurelio vende a Francesco Buono di Matteo quanto segue: un terreno coltivato con vigna, ulivi, fichi ed altri alberi da frutto in Contrada delle Creti, Territorio di Altomonte, delimitato a sud con un altro possesso del nominato Giuseppe, a nord con la strada che costeggia il possedimento, a est con Antonio Capparelli Malescia e altri confinanti. Da pagarsi annualmente una tassa pari ad uno stoppello di grano in beneficio dei successori del deceduto D. Antonio Campilongo di Altomonte. Si vende per 27 ducati, cine stimato da Antonio Capparelli Malescia. Atto di vendita Archivio di Stato di Castrovillari; Notaio Angelo Raimondo; 1789; ff. 61 (11 dicembre 1789) Vendita di una propriet di Giuseppe Capparelli DAurelio a Erina Buono di Acquaformosa. Giuseppe possiede un piccolo terreno della grandezza circa di due stuppellate, coltivato con tre ciliegi, otto gelsi neri ed un albero di pero in Contrada dietro lOrto delli Monaci, limitato a nord con Andrea Capparelli DAurelio, a sud con altri possedimenti del suddetto Giuseppe oltre ad altri confinanti. La vendita della propriet convenuta in 11 ducati, come stimato da Giovanni Buono. Atto di vendita Archivio di Stato di Castrovillari; Notaio Angelo Raimondo; 1790; f. 19 (17 novembre 1790) Mastro Giuseppe Capparelli DAurelio di Acquaformosa vende una propriet a Domenico Buono DAgostino descritto come segue. La propriet si trova in Contrada comunemente chiamata Dietro lOrto delli Monaci, con alberi di ciliegio, gelsi e altri alberi, grande di circa mezza tombolata; confina a nord con la propriet di Andrea DAurelio, a est con con lOrto (giardino coltivato) delli Monaci, a Sud con il suddetto Domenico e ad est con altri confinanti. Egli vende questa propriet per venire incontro alle sue necessit e specialmente per soddisfare la dote della figlia Dorotea sposata in Porcile. Inoltre egli rinuncia sin da ora per la sua propriet, allonere del pagamento della tassa annuale di cinque grana in favore della Convento. Egli vende il tutto per 18 ducati e promette di informare Dorotea della transizione. I testimoni e sottoscrittori di questo contratto sono M,co Vincenzo Capparelli, D. Luca Arciprete Buono, Francesco Raimondo, Mastro Vincenzo Cortese, Gabriele Di Turi, Domenico Mezzanotte.

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Archivi di Stato di Castrovillari; atti notarili degli Arberesh di Calabria

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Testamento Archivio di Stato di Castrovillari; Notaio Angelo Raimondo; Raimondo; 1791; ff. 88 9 (13 febbraio 1791) Giuseppe Capparelli DAurilio, nella sua casa sita in Contrada della Piazza, nomina sua erede universale sua moglie Domenica Mele. Dopo la sua morte, lintera eredit dovr essere divisa tra i suoi figli Vincenzo e Giovanna in parti uguali. Egli stabilisce che la sua figliola Rosa riceva la sua dote, e che non richieda nessuna altra cosa. Sua figlia Dorotea dovr ricevere sei ducati come sua eredit. Egli inoltre stabilisce che il Reverendo D. Costantino non pu alienare enare il Patrimonio Sacro a chiunque ne abbia il piacere, ma egli deve alla sua morte lasciare lintero patrimonio in favore di suo fratello e di sua sorella Giovanna.

In questi atti troviamo il riscontro alle difficolt incontrate nella ricostruzione storica torica del cognome DAurelio specialmente se riferite allanalfabettizzazione che comportava la variazione dei cognomi. Infatti in tutti gli atti di vendita ci si riferisce al cognome DAurelio ma nel testamento si nomina il cognome DAurilio, pur trattandosi trattand sempre dello stesso soggetto. Continuando a consultare i diversi documenti storici, relativi alla cognomizzazione DAurelio in Calabria, mi sono trovato di fronte ad un torriere di Albidona che veniva indicato come Francesco dAurelio. Essendo un personaggio vissuto intorno al 1600 ho ritenuto opportuno che questa fosse la forma di cognomizzazione DAurelio considerando che lobbligo del cognome fu sancito nel 1540 dal Concilio Vaticano di Trento. La storia della torre di Albidona15 si intreccia con le incursioni da parte dei pirati musulmani originari della Siria e delle coste africane che attorno al 1500 flagellarono le Torre di Albidona coste della Calabria. Don Pedro de Toledo, vicer di Spagna, dispose la costruzione di torri per la difesa difesa delle coste ricorrendo alla forza lavoro, prestata obbligatoriamente in modo gratuito, degli abitanti dei territori interessati. Queste torri furono denominate Torri Cavallare perch fornite di uomini a cavallo che erano deputati alla vigilanza. Costoro dividevano la costa in sezioni percorrendola da un lato allaltro segnalando a suon di corno o con spari di archibugio, il pericolo agli abitanti dei villaggi e ai torrieri altri.I cavallari restavano in carica tre anni e facevano capo al torriero. In questo sto contesto sorge la Torre di Albidona. Nei secoli la torre ha mutato nome da Torre del piano del Monaco nel 1601 a Torre dAlvidonia nel 1792 fino a Torre Marina nel 1938. I torrieri si intervallarono dal 1568 con Francesco Naso sino al 1668, anno in cui si registra lultimo terriero,
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Archivio Universit degli Studi di Calabria; Facolt di Lettere e Filosofia - Relazione di Archeologia Cristiana di Vittoria Aurelio.

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Francesco DAurelio. Restando in argomento storico e precisamente dopo il decennio francese in localit Casalanza ricadente in Terra del Lavoro meglio indicata come lodierna Campania, il 20 maggio 1815 fu stipulato tra lesercito austriaco e quello napoletano del Murat, il trattato cosiddetto di Casalanza che pose fine al decennio napoleonico nel regno che era stato di Ferdinando di Borbone, spodestando definitivamente Gioacchino Murat, Re di Napoli, il cui esercito dopo la sconfitta avuta a Tolentino era ormai in fuga. La convenzione fu sottoscritta per i napoletani da Pietro Colletta, plenipotenziario del generale in capo Michele Carascosa e per gli austriaci da Adamo de Neipperg, plenipotenziario in capo del generale Federico Bianchi, insieme a Lord Burghersh, ministro plenipotenziario di sua maest britannica presso la corte di Toscana. Questo avvenimento storico letto in una dimensione privata ci dice che la casa ove fu ratificato il trattato, temporaneamente requisita dagli austriaci, sorgeva su unantica masseria della quale il barone Biagio Lanza aveva fatto una residenza di campagna. La casa faceva parte di un complesso comprendente anche una taverna ed una cappella e si trovava a tre miglia da Capua in localit Spartimento di Roma, detta anche Torre Lupara, nel comune di Pastorano in provincia di Caserta. In questo luogo nellanno 1568 don Ippolito Lanza patrizio capuano e poi Regio Capitaneo della Citt di Foggia, acquist la masseria Vecchia, per atto del notar Giacomo Sabino di Capua, da Tommaso dAurelio, detto di Rinaldo, per poi sottoporla a fedecommesso ovvero ad un diritto di maggiorasco.

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Il sogno americano

Nei primi quindici anni del 1900, circa 470.000 abruzzesi lasciarono la loro terra emigrando verso gli Stati Uniti, il Brasile, lArgentina ed il Venezuela poich questi paesi costituivano lunica alternativa alla povert ed alla miseria. La discendenza dei ei DAurelio non fu immune, come gi anticipato, a questo enorme fenomeno migratorio ed infatti oggi, specialmente negli States, esiste una presenza rilevante della cognomizzazione.

Come si pu notare dalla colorazione, la maggiore concentrazione con i nuclei pi significativi icativi si trova nella zona di New York, York, zona principale di approdo delle navi italiane. Proprio al cospetto della statua della libert, in Ellis Island, si trova ancora oggi lufficio registrazione registrazione dei passeggeri che sbarcarono negli USA. Si tratta di un archivio storico enorme, accessibile on line, nel quale si ~ 39 ~

ritrovano nel dettaglio tutte le liste passeggeri con nomi, cognomi, porti italiani di partenza e nomi delle navi, oltre a tantissime altre informazioni relative al viaggio. Spulciando lelenco interminabile dei passeggeri non si pu fare a meno di notare che il fenomeno migratorio ha colpito esclusivamente i DAurelio dAbruzzo e non i nuclei familiari presenti nel Salento per i quali la migrazione stata maggiormente concentrata verso lEuropa, principalmente verso la Svizzera, tra gli anni 1940 e 1975. New York non stata lunica citt in cui i DAurelio si integrarono con le nuove comunit italiane ma dalla lettura del Censimento Federale degli Stati Uniti del 1920 si evincono presenze anche nellOhio e in Pennsylvania. La spiegazione del movimento migratorio verso gli USA del DAurelio abruzzese ci data dalla storia 16. Allindomani dellUnit dItalia la situazione economica dellAbruzzo era tra le pi difficili del nostro paese. Gli strumenti principali di integrazione New York, sbarco di una famiglia abruzzese economica rimanevano quelli della transumanza verso la Puglia. Nel 1806 lemanazione della legge con cui si diede inizio alla vendita delle terre del Tavoliere segn il punto di non ritorno della crisi gi in atto della transumanza. Lintensificazione della produzione agricola danneggi leconomia pastorale abruzzese ed inoltre lalto frazionamento delle terre coltivate, la bassa produttivit delle terre disboscate, linsufficienza dei redditi ed un sistema di tassazione oppressivo portarono allabbandono della montagna abruzzese. Diversamente, la zona abruzzese che si affaccia sullAdriatico assistette ad uno slancio di vitalit delleconomia grazie alla diffusione dellappoderamento parziario, delle colture legnose, e pi in generale, di unagricoltura intensiva indirizzata alle necessit di mercato. Per tale motivo molta gente si spost dallinterno dellAbruzzo verso il Pescarese, come successo per i DAurelio portati da Ortucchio verso Pescara, ma larrivo del grano russo, americano ed indiano sul mercato italiano che fece precipitare il prezzo del 30%, condizion leconomia abruzzese indirizzandola verso la crisi agraria della seconda met del XIX sec. Da questo punto iniziano le traversate oceaniche in massa; si pensi che il 90% dellintera emigrazione abruzzese stata diretta verso il continente americano e che sul totale degli emigranti italiani il 40% veniva dal Mezzogiorno dItalia. Ancora una volta la storia dei movimenti migratori d Abruzzo fornisce un supporto
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Societ e Territorio di L. CAffuri; Bollettino del Soc. Geografica Italiana, Roma. Serie XII, vol. VII (2002)

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alla tesi secondo cui il ceppo dei DAurelio sia stato generato nella zona montuosa della Marsica intorno al paese di Ortucchio. Il collasso della transumanza e il conseguente impoverimento della montagna abruzzese, gener i primi emigranti infatti la minore minore fertilit di queste terre ha fatto si che contadini e pastori fossero particolarmente pronti a spostarsi nelle pi ricche pianure. Come si detto, laffrancamento del Tavoliere nel XIX sec. ebbe un peso rilevante nel dissesto della pastorizia in quanto rese queste zone non non accessibili alla transumanza e destinate invece alla coltivazione

agricola. Per tale motivo affermabile che il ceppo dei DAurelio del Salento sia pervenuto in Terra dOtranto molto prima della seconda met dellOttocento in concomitanza comitanza con il culmine dellemigrazione delle genti aquilane che nel 1882 raggiunse il 74%. Come anticipato gli archivi di Ellis Island forniscono dettagliatamente i nomi degli emigranti italiani e le relative destinazioni dimbarco e di sbarco. Questo storico storico archivio ancora oggi considerato dai genealogisti come il punto di partenza per la ricerca dello zio ~ 42 ~

dAmerica. Pur vero che lemigrazione dei DAurelio fu un fatto tipicamente abruzzese ma a completamento di quella che fu la storia di unantica gens g italica utile incuriosirsi e dare uno sguardo ai nostri DAurelio negli States. La ricerca ha dato i seguenti nominativi:

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Da questelenco, visualizzando il dettaglio, vengono fornite ulteriori informazioni come nel caso dei seguenti nominativi selezionati:

Nome: Cognome: Nazionalit: Ultimo luogo di residenza: Data di arrivo: Et allarrivo: Sesso: Stato civile: Nome della nave del viaggio: Porto di partenza: Numero dimbarco:

Ambrogio DAurelio Italiana, Sud Italia Ferentino (FR) 20 marzo 1903 26 anni M Coniugato Attivita Napoli 0023

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Nome: Cognome: Nazionalit: Ultimo luogo di residenza: Data di arrivo: Et allarrivo: Sesso: Stato civile: Nome della nave del viaggio: Porto di partenza: Numero dimbarco:

Pasquale DAurelio Italiana N.D. 2 Maggio 1895 29 anni M Coniugato Kaiser Wilhelm II Napoli 0727

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La Kaiser Wilhelm II di Pasquale DAurelio

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Nome: Cognome: Nazionalit: Ultimo luogo di residenza: Data di arrivo: Et allarrivo: Sesso: Stato civile: Nome della nave del viaggio: Porto di partenza: Numero dimbarco:

Vincenzo DAurelio Italiana, Sud Italia Biscuti, prov. Teramo. 22 febbraio 1909 26 anni M Coniugato Luisiana Napoli 0010

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La Patria di Gaetano DAurelio

Fu costruita da La Senna Cantieri del Mediterraneo, in Francia nel 1913. Peso: 11.885 tonnellate; 512 piedi di lunghezza, 59 piedi di larghezza. Tre potenti motori ad elica alimentati a carbone e due camini. Velocit di crociera 161 nodi. Capacit: 2.240 passeggeri di cui 140 in prima classe, 250 in seconda classe, 1.850 in terza classe. Tre ponti e due coperte. Costruita su commessa della Fabre Line, compagnia di bandiera francese, nel 1913 fu nominata Patria. Svolgeva il servizio Mediterraneo - New York e nel 1952 fu disarmata.

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Il Re dItalia di Vincenzo DAurelio

Fu costruita nel 1907 da Sir James Lang & Sons Ltd., di Sunderland, Inghilterra. Peso: 6.560 tonnellate; 430 piedi di lunghezza, 52 piedi di larghezza. Tre potenti motori ad elica alimentati a carbone e due camini. Velocit di crociera 14 nodi. Capacit: 2.020 passeggeri di cui 120 in prima classe, 1.900 in terza classe. Due ponti e due coperte. Costruita su commessa del Loyd Sabaudo, compagnia di bandiera italiana, nel 1907 fu chiamata Re dItalia. Svolgeva il servizio Italia - New York e Italia - Sud America. Nel 1929 fu disarmata in Italia.

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La Luisiana di Vincenzo DAurelio

Fu costruita nel 1905 dalla Societ Esercizio Bacini, di Riva Trigoso, Italia. Peso: 4.983 tonnellate; 381 piedi di lunghezza, 47 piedi di larghezza. Tre potenti motori ad elica alimentati a carbone e due camini. Velocit di crociera 14 nodi. Capacit: 1.625 passeggeri di cui 25 in prima classe, 1.600 in terza classe. Due ponti e due coperte. Costruita su commessa del Loyd Italiano, compagnia di bandiera italiana, nel 1905 fu chiamata Luisiana. Svolgeva il servizio Italia New York. Nel 1917 fu colpita ed affondata in Spagna da un sottomarino tedesco.

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Le dure condizioni dellinterminabile viaggio

Spaghetti a bordo

Viaggio sul ponte

Visita medica

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Descrizione della lista di imbarco n. 9 a pag. 45 rigo 23 Nave S.S. Attivit arrivata nel porto di New York il 20 marzo 1903 Ambrogio DAurelio di anni 26 sesso maschio, sposato. Ultima attivit svolta contadino, sa leggere e scrivere. Nazionalit Italiana, provenienza Ferentino (FR). Porto di sbarco previsto New York, destinazione finale New York, possiede biglietto per New York. Biglietto valido e pagato solo per se stesso, possiede 10 dollari americani ed la prima volta che arriva negli Stati Uniti. Viaggia insieme allamico Brughetti Francesco da Ferentino. Non mai stato in prigione e non ha mai avuto problemi con la giustizia. Non poligamo, non ha un contratto di lavoro negli Stati Uniti. E in buone condizioni fisiche e mentali e non presenta deformazioni e menomazioni. Descrizione della lista di imbarco n. 5 a pag. 46 rigo 6 Arrivato nel porto di New York il 5 aprile 1903 Famiglia di Salvatore DAurelio destinazione Mailborg Street 34, New York per la quale non possiede il biglietto. Biglietto del viaggio in nave pagato da se stesso. Possiede 126 dollari americani. E la prima volta che arriva negli Stati Uniti. Non mai stato in prigione e non ha mai avuto problemi con la giustizia. Non poligamo, non anarchico, non ha un contratto di lavoro negli Stati Uniti. E in buone condizioni fisiche e mentali, e non presenta deformazioni e menomazioni. Altezza un metro e sessanta circa, carnagione naturale, colore castano dei capelli e degli occhi. Nessun segno particolare. Nato in Italia nel paese di Poloti (PE). Descrizione della lista di imbarco n. 5 a pag. 46 rigo 7 Arrivato nel porto di New York il 2 maggio 1895 Pasquale DAurelio di anni 29, sesso maschio, sposato. Ultima attivit svolta contadino. Cittadinanza italiana, nato in Italia. Citt di destinazione dopo larrivo Boston. Allarrivo intende protrarre soggiorno. Sulla nave soggiorna nel IV compartimento insieme a Santo Antonio di anni 17. Entrambi hanno un solo bagaglio. ~ 52 ~

New York, Archivio di Ellis Island

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New York, Archivio di Ellis Island

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Conclusione con uno sguardo allArgentina


Come gi descritto, la storia dellemigrazione transoceanica post Unit dItalia, non fu solo un fenomeno diretto verso gli Stati Uniti dAmerica ma anche verso lAmerica Latina, particolarmente verso lArgentina ed il Brasile. In particolare si ritrovano tracce tracce del cognome DAurelio nelle liste dimbarco dei passeggeri diretti verso lArgentina. Lelenco ritrovato contiene i seguenti nomi:

per i quali, con un grado di dettaglio inferiore rispetto a quello americano, possibile accedere ad informazioni relative allet, alla provenienza, al destino, alla religione ecc Se ne elencano di seguito solo alcuni:

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Cognome: DAurelio Nome: Elena Paternit: sconosciuto Et: 21 anni Sesso: Femminile Stato civile: coniugata Professione: lavandaia Religione: cattolica Porto dimbarco: Napoli Nave imbarcata: Manilla Data di arrivo: 27 luglio 1890 Istruzione: sa leggere e scrivere Classe assegnata: terza

Cognome: DAurelio Nome: Costantino Paternit: probabile Et: 16 anni Sesso: Maschile Stato civile: celibe Professione: agricoltore Religione: cattolica Porto dimbarco: Genova Nave imbarcata: Mendoza Data di arrivo:17/11/ 1907 Istruzione: analfabeta Classe assegnata: terza

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Una curiosit
Lattore Guido Guidi in arte Jhonny Dorelli deve il suo nome ad una curiosa casualit. A soli nove anni raggiunge a Broadway il padre Giovanni, emigrato anni prima negli States. Jonny, prosecutore della tradizione del teatro di Caruso, si esibisce in America con il nome di Nino DAurelio che storpiato dalla pronuncia americana diventa qualcosa di molto simile a Dorelli. Rispettoso della genesi del suo nuovo nome darte, diversi anni dopo Giorgio/Jhonny si presenta al grande pubblico americano come un talento tutto italiano filtrato attraverso gli stilemi degli intrattenitori di spettacolo statunitensi .

Le varianti principali del cognome DAurelio


Come gi descritto, i cognomi spesso hanno subito delle variazioni ortografiche che ne hanno cambiato radicalmente il significato. Oltremodo, era uso presso le famiglie pi nobili, creare con il cognome italiano un cognome alla francese dando luogo a nuovi francesismi che etimologicamente non hanno nessuna radice. Le principali varianti italiane del cognome DAurelio ritrovate, scritte indistintamente con o senza lapostrofo, sono: DAurelia, DAureli, DAurilio, DAusilio, DAurelli, Deurilio, Deuselio, DArelio, DAurelea, DAurielio, Diaurelio, Dioralio, DAurello, Darolio, DAurela, Dausilio, Laurelio, Dorelia, Dorolio, Darilio. Alcune varianti francesi sono invece: Dourelli, Daurelle, Toureliou. Altre varianti americanizzate: Deoroly, Daurel.

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Parte Seconda

Del casato napoletano dei De Aurilia del Seggio di Porto e di Montagna

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Presupposti linguistici
La lettura dei protocolli notarili conservati presso lArchivio di Stato di Lecce e presso lArchivio Metropolitano di Otranto, pone in chiara evidenza come il cognome DAurelio, al pari di altri cognomi, abbia subito nel corso dei secoli delle variazioni. La forma attualmente conosciuta come DAurelio ebbe a partire dai documenti pi antichi, XVII-XVIII sec., una diffusissima forma in DAlerio17. Nello stesso periodo compare la variante De Aulerio e DAulirio18. Successivamente negli stessi nuclei familiari si us contestualmente DAlerio, DAurelio e De Aurelio19. Come gi scritto, questa tipologia di varianti, ebbe modo di realizzarsi per la diffusa analfabetizzazione della popolazione nonch a frequenti errori di trascrizione dei cognomi spesse volte solo pronunciati e mai scritti di proprio pugno e ancor pi per le influenze della lingua greca nel lessico delle popolazioni meridionali, salentino in particolare. Certamente ci fu qualcuno che si rese conto che la forma esatta fosse De Aurelio e sicuramente chi se ne accorse fu proprio lantenato Vito DAurelio (17051790), definito dal notaio Angelo Accoto di Minervino, homo viri litterato20, il cui padre, Antonio (1660-1732), era cognominato DAlerio. Se questa presa di coscienza stata la risultate di una correzione agli errori perpetuati nel tempo, si pu immaginare che lantico cognome napoletano De Aurilia non fosse altro che un ulteriore variante che si assorb nel cognome DAurelio salentino. Molte famiglie nobili napoletane ebbero modo di stabilirsi nel Salento per diversi motivi di carattere economico, politico o per propriet donate dai sovrani ai propri capitani degli eserciti regi per i meriti avuti in battaglia o ancora per semplici acquisti di feudi. Ad esempio le famiglie Capece, Caracciolo, Del Balzo, Pignatelli, Orsini, Protonobilissimo ed altri sono tutti chiari esempi di famiglie feudali napoletane stabilitesi in Terra dOtranto.
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Archivio di Stato di Lecce fondo Archivi Notarili segnatura 113/1 del Notaio Antonio Valletta di Uggiano la Chiesa, anno 1694 -1749: c. 31 [il 02 Agosto 1694, Censis pro Antonio DAlerio di Uggiano Ecclesiae]. 18 Archivio Metropolitano di Otranto - Fondo: Protocolli Notarili Volume di prot. : Protocolli Notarili Notaio Sansonetti Leonardo Brazzi Anno : 1723, 01 Aprile, Trattasi di una dell ultimo foglio scritto del volume di protocollo notarile. Su questo foglio solitamente venivano riportate queste formule scritte dai verificatori o controllori dei protocolli notarili. Queste firme, quindi appartengono ai verificatori il cui compito era quello di verificare la correttezza e lautenticit dei protocolli notarili, in base alle vigenti disposizioni legislative (Prammatiche). 19 Archivio di Stato di Lecce fondo Archivi Notarili, Serie Protocolli notarili di Uggiano La Chiesa segnatura 60/1 del Notaio Manieri Marcello di Minervino di Lecce, anni 1676 1683: fol. 47 [1678, 7 Agosto /Censis pro Reverendo Capitolo Casalis Jurdignani 7 Agosto in Casalis Jurdignani = Costituiti in nostri presentia Leonardo de Aurelio, subdiacono Caetano de Aurelio e Fran(ce)sco de Aurelio padre e filius de Jurdignano stanti(bu)s di(ct)i subdiacono Caetano e Francesco cum consensum dic(ti) Leonardi patris]. 20 Archivio di Stato di Lecce fondo Archivi Notarili segnatura 60/3 del Notaio Angelo Accoto di Minervino, anno 1732 -1741: c. 34 -38 [Regio Giudice ai Contratti da febbraio ad agosto 1741, Viti de Aurelio viri litterati].

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Per ottenere una corretta comparazione lessicale tra la forma Aurilia e Aurelio bisogna tenere conto di quanto larcheologia afferma e cio che la lettera I venne talvolta usata in luogo della E cos come Aurilia per Aurelio21. Tale affermazione trova conforto nellopera sulla storia dei Seggi di Napoli di Camillo Tutini22 il quale nella sezione dedicata alla casa dAurilia del Seggio di Porto e di Montagna esordisce scrivendo non lasciando di ricordare in quanto al nome esser questa famiglia variamente, secondo le alterationi della lingua nominata da Scrittori, impar che Aurilia, Orilia, Auriglia, Uriglia e hora pi comunemente Origlia trovasi pronunciata . In effetti il cognome Aurilia fin con lesser pronunciato Origlia e ci si riscontra in una novella intitolata Ser Gianni Caracciolo23 dove il Protonotario Gorrello identificato in Gurrello Origlia mentre, lo stesso, in una lapide posta nel retro dellaltare della chiesa di SantAnna dei Lombardi a Napoli, Gurrello si identifica Aurilia. D. O. M. Gurrello Auriliae Nepol. hujus Regni Logothete, et Protonotario, summae apud Ladislaum Regem, ob fidem eximiam, auctoritatis, adeo ut septem filios Comites viderit, fortunatissimus, idemque pientissimus, qui aedes has construxit, patrimonio donato. Ordo Olivetanus Pietatis ergo F.C.24 Il Tutini conferma unaltra ipotesi importante gi fatta e cio quella su unorigine latina sia del cognome che della famiglia. L autore oltre alla conferma ottenuta citando un autore latino di nome Antonino Augusto Ambrogio Caleppo per il verbo Aurelia, ne spiega anche il motivo in questi termini essendo che per molto tempo prima trovasi nelle antiche memorie questa gente in Napoli con decoro di nobilt che da pi vicino luogo, e da Roma tiri lantica sua origine, impero ch sappiamo varie trasmigrazioni di famiglie in questa citt esser fatte, non solo per le dilitie, e commodit del paese che invitavano i nobili romani allo stantiarvi, ma perch listorie naccennano, che Napoli fosse egli Municipio, e poi Colonia, e ne tempi pi bassi leggiamo, chavendo i Gotti distrutta Roma molte famiglie cedendo alle invasioni, e furia de Barbari si ricoverassero in Napoli, e per diversi luoghi in Terra di Lavoro; che insieme col nome hanno conservato lo spendore e lantica chiarezza. Una di esse la Casa dAurilia, essendo la medesima con lAurelia, poich quel poco di variet cagionato dal dialetto de Greci, la cui favella h lungo tratto Napoli conservata, oltre che anco secondo gli intendenti della lingua latina, la voce Aurelius si diriva dal Sole, del cui nume questa gente erano Sacerdoti; e per bene alludere al nome del Sole
L. RUSCONI Dizionario Universale Archeologico Artistico Tecnologico Tip. C. Favale & Co. Torino 1859 22 C. TUTINI DellOrigine e fundazion de Seggi di Napoli Napoli, 1754 23 ANONIMO Due episodi della storia del Medio Evo dItalia Milano 1839 24 Mons. P. SARNELLI Vescovo di Bisceglie, Nuova Guida de Forestieri Napoli, 1782
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Aurilios e non Aurelius grecanicamente, fa di mestieri, cotal vocabulo si pronuncij. Ho bench tutto questo con pi prove si potrebbe confermare e fr le molte memorie, che potrei addurre della antica gente Aurelia rapportar solamente linscrittione dun marmo riferito dal nostro Capaccio25, perch si veda la prerogativa, cha tenuta in Napoli, e quanto verisimilmente fin quei tempi habbia potuto spanderli e conservarli anco in altri luoghi di Terra di Lavoro, il che non si de ponere in dubbio, lincrittione:
M. AVRELIO PELAGIO PATRONO COLONIAE NEAPOLITANAE PIENTISSIMO. Item. M.AVRELIO ANTON. AVGVSTO PATRONO INDVLGENTISSIMO ORDO POPVLVSQ. NEPOLITATVS.D.D.26

Ma venendo alle memorie pi vicine, ritroviamo questa famiglia fiorire circa gli anni 99227 Allora queste righe potrebbero essere definitive per asserire che la gens Aurelia giunse a Napoli da Roma e che la stessa abbia dato origine alla casata DAurilia ovvero allOriglia. Notiamo per che si tratta di un cognome al femminile e non al maschile come il caso di Aurelio. I documenti antichi ci dimostrano ancora una volta che siamo di fronte ad una variante e proprio a proposito della famiglia Aurilia lo stesso Tutini riferisce che nellArchivio del Monastero di San Marcellino a Napoli, esiste questo documento in cui compare il cognome Aurilio invece di Aurilia e che si riporta integralmente: Tancredus Sicilia, Et Italiae Rex, Etc(etera) Die 16 Dece(m)bris. 11 Indic(iones). 1191 Neap(olis). Imilla filia quond(am) Ioannis cognomento de Conti, Et quond(am) Domina Drosa, quae fuit filia quond(am) D(omi)ni Ioannis cognomento Aurilio viro suo per absolutionem de Nobilioribus hominibus de Platea Portae Novensis confirmat Monasterio SS. Marcellini, Et Petri terra(m) in loco Pazzinni relicia(m) per Lucia(m) Conti, quae fuit uxor quond(am) Domini Ioannis Accipaccio.28 Di controparte riporta anche un documento con la variante al femminile:

Si veda nota n. 49 e n. 50 C. Tutini, op. cit. Capaccio nel libro II, cap. 8 fogli 59 e 65 27 C. Tutini, op. cit. Nel Monastero di San Sebastiano nellIstrumento del 992 signato n. 40 28 C. Tutini, op. cit. p. 71- Tandredi Re di Sicilia, dItalia ecc. Giorno 16 dicembre, 11ma indizione. Napoli anno 1191. Imilla figlia del fu Giovanni de Conti e fu Domina Drosa che fu figlia del fu Domino Giovanni Aurilio, qui presente per assoluzione degli uomini nobili del Seggio di Porta Nova, conferma il Monastero di San Marcellino e Pietro situato in localit Pazzinni a favore di Lucia Conti moglie del fu Domino Giovanni Accipaccio.
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Regnante Carolo II, Hierusalem, Et Siciliae, Rege Etc. Die 2 Aprilis 7 Indic(iones) 1294. Loysius, Paulus, Petrus, Orlandus, Orberius, Et Rainaldus Aurilia uterini germane filij Domini Oyaldi Auriliae, Et Dominae Simonae habentes absolutionem de nobilioribus hominibus de Summa platea vendunt Gregorio Cimino terram foris Flavij Cambrano29. Attualmente si pu affermare che il cognome Aurilia tipico del napoletano e dellavellinese30 mentre Aurilio pur restando sempre in Campania, tipico del casertano. Unulteriore conferma che il cognome in passato fosse nella forma Aurelio o Aurilio testimoniata da un altro testo antico dellautore Giulio Cesare Capaccio31, che a proposito della fondazione della citt di Pozzuoli in un passo recita Due anni dopo (556 d.C.) nel Consolato di Gaio Cornelio, e Quinto Minutio, Gaio Aurilio Tribuno della plebe f una legge, che cinque Colonie si deducessero nella contrada del mare, due alla bocca del fiume Vulturno, una Pozzuolo, una Salerno, e una Bussento, e far ci furo eletti quei Triumviri, chil magistrato essercitavano per tre anni 32. Bisogna tra le altre cose non dimenticare che la forma al femminile in latino si riferiva alla pluralit e pertanto Aurelia era la comunit legata ad Aurelio singolare. Da queste argomentazioni storiche e linguistiche che possono essere valide per costruire una teoria su un collegamento tra la forma cognominale dei DAurelio nel Salento con quella napoletana dei De Aurilia sembra quanto mai opportuno valutare se ci siano state presenze del cognome napoletano in terra dOtranto.

C. Tutini, op. cit. p. 72 Regnante Carlo II, Re di Gerusalemme, Sicilia ecc. Giorno 2 aprile, 7ma indizione, Anno 1294. Aloisio, Paolo, Pietro. Orlando,Orberio, e Rinaldo Aurilia fratelli figli di Domino Oialdo Aurilia, e Domina Simona avuta lassoluzione degli uomini nobili del seggio di Summa, vendono a Gregorio Cimino un terreno detto Fore Flavi situato a Cambrano. 30 In un atto del gennaio 1282 si pu leggere Philuppus Aurilia vendit Domino Ludulfo Capuano Terram in loco Fracta Majoris 31 Giulio Cesare Capaccio segretario della citt di Napoli nel XVII sec. 32 G.C. CAPACCIO, La vera antichit di Pozzuolo Napoli 1607 p. 47

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Tracce in Terra dOtranto


Le dominazioni spagnole nel Regno di Napoli succedutesi sino al XVIII secolo hanno influenzato sia la lingua che i costumi della gente meridionale. Dal punto di vista linguistico molte parole ispaniche sono comuni alla lingua italiana essendo entrambe le lingue di origine neolatina e per questa ragione Aurelio un nome proprio molto diffuso sia nella Spagna che nellItalia e come tale anche in forma di cognome patronimico. Diversi studiosi hanno creduto che il cognome Aurelio fosse la variante spagnola dellitaliano Aurelia o della forma errata Aurilia ed infatti nellArchivio di Simancas al capitolo riservato ai Titulos y Privilegios de Neapoles sono iscritti: AURILIA, Csar Confirmacion en forma de la ampliacion concedida en Neapoles del oficio del Credenciero del Fundaco de la Sal de la ciudad de Salerno por otra vida ms desnus de la suya. Aranjuez, 2 de mayo 1662 S.P. 220-329 v. AURILIA, Lucio Concesion a vu favor de la futura suscesion en uno de los officio de la medida del vino de la ciudad de Napoles, que llaman de la Mazacona, el primero que vacare, con la condicion que se indica. Madrid, 16 de agosto 1652 S.P. 210 185. Il Tutini smentisce questa teoria asserendo che ha creduto Francesco Elio Marchese seguito da Fra Luigi Contarino, che detta casa venisse dalle Spagne nellanno 1297 al tempo che, Robeto terzogenito di Carlo II, che dopo gli successe nel Regno, si spos con Violante sorella del R dAragona Il Summonte, & il Costanzo scrissero, che di Francia passasse con Carlo I alla conquista del Regno, ma ne meno pu questa sussistere, essendo che per molto tempo prima, , trovasi nelle antiche memorie questa gente in Napoli . In effetti ci che scrive il Tutini non pu essere contraddetto poich la casata che pass di Francia, quali militi al seguito degli Angioni nel XIII sec. e poi trasferitasi a Cava de Tirreni, non fu quella degli Origlia ma quella degli Orilia la cui arma, tra laltro, del tutto diversa. In Terra dOtranto ci riferisce il linguista Gerhard Rohlfs, il cognome Origlia fu presente in Galatone e deriva da Arma degli Orilia unantica famiglia di Otranto33. Il cognome DAurelio deriva proprio da questa zona del Salento ed facile
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G. ROHLFS, Dizionario Storico dei Cognomi Salentini (Terra dOtranto) Ed. Congedo, 1982

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convincersi che possa esserci la dimostrazione genealogica che si tratti dello stesso patronimico. A dimostrazione di quanto affermato dal Rohlfs stato ritrovato negli Archivi della Parrocchia di San Pietro e Paolo di Galatina, un documento del 1564 relativo al Mansionario del Capitolo Metropolitano di Otranto Giovan Donato Origlia che cos recita: cominciando dal tempo, che ne furono pubblicati gli Ordini et Decreti del Sacrosanto Concilio Tridentino dal Reverendo Vicario Generale dOtranto il signor Abbate Cola Cacuzio, et Prothonotario Apostolico, con intervento et per bocca del Magnifico Maestro Giovan Donato Origlia Assessore della Metropolitana Audientia, dentro la Chiesa di S. Pietro di detta terra, nel mese di ottobre dellanno del Signore 1564.34 NellArchivio di Stato di Napoli conservato un testo in cui si riferisce di Bernarda Origlia, detta Verdella, figlia del citato Gurrello, Giacomo terzo figliuolo del medesimo conte [Francesco II della Ratta], hebbe per quel che a lui toccava del Conte Baldassarre suo fratello Torre di Padule, e Suplessano in terra dOtranto Hebbe costui due mogli: la prima fu Caterina della Marra figliuola di Riccardo, di cui hebbe egli tre figliuoli, cio Diego, Sandolo, e Marco; la seconda fu Verdella Origlia, con le cui doti compr la terra di Durazzano dal Conte Baldassarre suo fratello, e con lei fe tre altri figliuoli, cio Cola, Carlo e Gorrello35. Dallalbero genealogico dei Della Ratta si legge che questo Giacomo (morto nel 1422), tra i vari privilegi, fu anche Signore di Supersano, Torrepaduli e Specchia e che Baldassarre suo fratello (morto nel 1436) fu invece conte di Alessano, Signore di Ugento dal 1399 e feudatario di Tricase nel 1412 che spos Caterina Origlia anchella figlia di Gorrello 36. Il Tutini nellopera gi pi volte citata, ricorda Orlando de Aurilia, appartenente alla nobile casata napoletana, familiare Arma Della Ratta dellImperatore di Costantinopoli e Cameriero della Regina Giovanna I. Sotto il regno di re Ladislao nel 1390 fu nominato Signore del Castello di Santa Susanna in Terra dOtranto e spos Petronilla Scrignara dalla quale nacquero Pietro, Gurone, Giacomo, Erroi, e Pierluigi37. In Terra dOtranto quindi rilevabile la presenza del cognome Aurilia e pi precisamente nella forma De Aurilia almeno dal 1390. Che questa forma si sia diffusa a partire dal XV sec. appare evidente se si allarga lindagine in Terra di Bari dove si ritrova nel 1449 il Vescovo di Canne e di Nazareth Jacopo de Aurilia che aveva sede apostolica in Barletta. Sempre in questa citt e nello stesso periodo appare una tal Angelella de Aurilia badessa del Monastero di
Archivio della Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo in Galatina, Atti Anagrafici, Libri baptizatorum,Vol. III, anni 1564-1576, c. 1r. 35 F. CAMPANILE, Le armi dei Nobili Napoli, 1610 36 Genealogie delle famiglie nobili accessibili al sito www.sardimpex.com di Davide Sham 37 Nel registro del R Roberto foglio del 1322 c.f. 159, et in quel di Ladislao foglio del 1390 fol. 37, et in quel di Giovanna II del 1415 f. 146, e in Monte Oliveto nella cascia delli Origli instrumenti del 1434.
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Santo Stefano ora chiesa di San Ruggiero 38. Jacopo De Aurilia dalla genealogia descritta dal Tutini diretto discendente della casata Aurilia di Napoli ma lo stesso non si pu dire della badessa Angelella. Il XV secolo un periodo molto particolare per Terra dOtranto ed in particolare per il basso Salento poich , a seguito della caduta di Otranto ed il saccheggio della penisola salentina da parte dellarmata turca nel 1480, linsicurezza delle citt e delle coste della penisola otrantina spinse gli abitanti verso i paesi vicini dellentroterra dellentroterr portando con se tutti i processi commerciali di cui Otranto era detentrice. Tali paesi ebbero un grande slancio Arma Vescovile di Giacomo de Aurilia economico tanto che nel corso del Cinquecento vi fu una presenza stabile di numerosi commercianti provenienti da tutto il regno e specialmente, , di mercanti baresi e napoletani. Le esigenze e limportanza dellattivit svolta da questi commercianti li costrinse a stabilirsi, assieme alle proprie famiglie, definitivamente in queste terre dando lavvio ad un nuovo processo di riorganizzazione sociale sociale che la vivacit economica del tempo imponeva. Quindi molto probabile che fu questa la motivazione principale con la quale un ramo degli Aurilia si insedi nel Salento spinto da forti interessi commerciali legati principalmente alla produzione del lino e dellolio. Confrontando le antiche presenze del cognome in Terra dOtranto a partire dalla provincia di Brindisi con Orlando De Aurilia di Torre Santa Susanna, in provincia di Lecce con la famiglia Origlia di Otranto e in Terra di Bari con Jacopo e Angelella lella De Aurilia di Barletta, con i dati attuali della diffusione in Puglia di cui alla cartina di pagina 15, , si ottiene una perfetta corrispondenza dei luoghi tanto da indurre ad affermare che il cognome De Aurilia sia lo stesso identico di DAurelio tenendo tenendo tra laltro presente che i blasonari annotano una nobile famiglia Aurelio in Altamura. I dati di diffusione sullintero territorio pugliese indicano che su un totale di 258 individui campionati ben 28 sono presenti in provincia di Bari di cui 16 a Barletta, Barl 11 in provincia di Brindisi, 153 in provincia di Lecce di cui 100 tra Otranto, Uggiano La Chiesa, Minervino di Lecce e Maglie. E quanto mai documentato che il cognome DAurelio nel corso dei secoli si sia modificato tanto da arrivare a trovare un dotto dotto antenato salentino che al principio del secolo XVIII si firm Caietanus dAulirio Regius Vicarius, molto simile alla forma Auliria ossia alla forma ottenuta trasponendo le lettere di Aurilia. Se questo fu il casato napoletano che gener la discendenza in Terra dOtranto bisognerebbe credere che lultimo discendente degli Origlia, Antonio Maria, documentato dal Tutini come vivente sul finire del Seicento, sia il pi vicino alla generazione salentina. Da un documento depositato presso lArchivio di Stato ato di Napoli relativo ad un memoriale contro limposta di
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A. VITRANI e F. PINTO , Barletta stemmi di famiglie nobili - Ed. Citt di Barletta , 2001

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bollo datato a Napoli il 3 febbraio 1640, appare tra i nobili firmatari proprio Antonio Maria. Questo impone due riflessioni. La prima che lultimo Origlia documentato vivesse stabilmente in Napoli e non nel Salento essendo ascritto tra i nobili del Seggio di Porto e che qui form la sua discendenza sposando una Capecelatro. La seconda che in Napoli, in virt dei documenti di Simancas prima riportati, nello stesso periodo di fine Seicento, fossero gi diffuse due varianti dello stesso cognome largamente riconosciute e cio quella del ramo nobile Origlia e quello plebeo degli Aurilia. Sempre nel Seicento il cognome dAlerio si diffondeva nel Salento con Antonio DAlerio e pertanto il ceppo a cui rapportare lintera discendenza salentina dovrebbe farsi risalire non tanto al ramo pi famoso del Protonotario Gorrello Aurilia di cui fa parte Antonio Maria, bens a quello del Vescovo Jacopo de Aurilia al cui ramo appartenne Orlando signore di Torre Santa Susanna, pur essendo entrambi i rami collegati allo stesso ceppo napoletano.

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Cronologia della genealogia DAurelio

I sec. d.C.

Le gens sabelliche sono conquistate dai Romani;

60 d.C. si diffonde a Roma la gens Aurelia; 212 d.C. Constitutio Antoniniana, limperatore Caracalla
autorizza i patrizi romani a utilizzare il nome Aurelio;

III IV sec.

Roma invasa dai Goti, alcune famiglie di patrizi si rifugiano a Napoli tra le quali gli Aurilia;

XIV-XV sec. La transumanza dallAbruzzo verso il Tavoliere delle Puglie si


intensifica; Il governo del Regno di Napoli ne determina una prima regolamentazione; Nasce la locazione straordinaria della transumanza in Terra dOtranto; Sacco di Otranto del 1480-81, fuga della popolazione verso linterno della penisola salentina;

XVI sec.

Il commercio salentino attira numerosi commercianti di Bari e di Napoli; Si creano nuovi insediamenti di famiglie di mercanti Nascita di numerosi feudatari di famiglie napoletane in Terra dOtranto;

XVII sec.

Primi documenti in cui si trova il cognome dAurelio nella provincia di Terra dOtranto tra Giurdignano e Uggiano la Chiesa;

XVIIIXIX sec. Insediamento della discendenza magliese dei DAurelio in


Uggiano la Chiesa e trasferimento successivo nella citt di Otranto;

1896-7

Insediamento dellattuale discendenza nella citt di Maglie

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Il Vescovo Giacomo de Aurilia


Dallalbero genealogico descritto dal Tutini questo Jacopo de Aurilia, uomo di eccellenti qualit, corrisponde a Giacomo, nobile napoletano dellordine dei frati minori francescani, figlio di Gurone e diretto discendente di Orlando Signore di Torre Santa Susanna in Terra dOtranto. Che il nome di questo Vescovo sia stato pi volte confuso dagli studiosi di fine ottocento lo si deve anche ai documenti antichi come ad esempio uno strumento di pagamento del 1524 disposto dal papa Clemente VII (1478-1534) 1534) e indirizzato in a Girolamo dAurilia, allepoca Nunzio Apostolico della citt di Napoli, con il quale si impose il pagamento delle decime sulle prebende canonicali della Collegiata di San Pietro Caveoso di Matera 39. Ci che storicamente interessa di questo personaggio pe non tanto il suo vero nome bens limportanza che ebbe nellambito ecclesiastico e specialmente quando fu Arcivescovo della Metropoli diocesana di Nazareth. La storia ci Alfonso V documenta Giacomo de Aurilia dal tempo in cui re Alfonso V dAragona possedeva possedeva un castello a Canne nel quale risiedeva con il figlio naturale Ferdinando I. Di questi fu istitutore Giacomo che ricopriva gi la carica di Consigliere personale del sovrano padre. Per questo motivo il 25 maggio del 1449 venne consacrato a XXIII Vescovo Vescovo di Canne ricoprendo tale carica sino allunidici luglio 1455. Nello stesso anno morendo lArcivescovo di Nazareth Marino Ursino, Giacomo de Aurilia venne consacrato per larcidiocesi nazarena, il cui episcopato aveva gi da diverso tempo sede a Barletta, tta, unendo in tal modo sotto ununica autorit, anche per intercessione del papa Callisto III (1378-1458), (1378 1458), il titolo di Vescovo di Canne e 40 Arcivescovo di Nazareth . Tale carica la ricoprir sino al 1483 e gli far acquisire straordinaria notoriet sia tra tra i regnanti di Napoli che presso la Santa 41 Sede ed in particolare presso il papa Paolo II (1417-1471) (1417 . Larcidiocesi di Nazareth, che Giacomo fece dotare di numerosi privilegi ecclesiastici e reali,
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Rev.do Don Francesco Paolo Volpe, Memorie Memorie storiche profane e religiose sulla citt di Matera Matera Stamperia Simoniana, Napoli 1818. Girolamo DAurilia fu Nunzio Apostolico di Napoli nel 1524 e discendeva da Gorrello protonotario del Regno di Napoli sotto Ladislao il Magnanimo mentre Giacomo o Jacopo de Aurilia era discendente da Orlando signore di Torre S. Susanna in Terra dOtranto. 40 Gi l11 dicembre 1424 il papa Martino V (1417-1431) (1417 31) aveva soppresso la sede vescovile di Canne e deciso la sua unione alla sede arcivescovile di Trani ma ci poi non avvenne. Soltanto nel 1455 la sede di Canne fu unita allarcidiocesi di Nazareth con sede a Barletta. Lunione di queste diocesi venne confermata fermata anche dalle bolle del 3 luglio 1521 del pontefice Leone X (1513-1521) (1513 1521) e del 3 novembre 1534 del papa Paolo III (1534-1549). 1549). 41 Cesare Orlandi, Delle citt dItalia e sue isole adiacenti / Compendiose notizie sacre e profane , Tomo III Perugia, Stamperia Augusta - 1774

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come detto ebbe sede a Barletta, gi ricadente prima del 1455 nella diocesi di Trani, poich nel 1187 quando il sultano dellEgitto Saladino conquist Gerusalemme e tutto il suo Stato, i vescovi nazareni Letardus e Gervasi si rifugiarono nel Borgo di SantAntonio di questa citt che era ben difesa e base sicura per le spedizioni in Terra Santa. Gerusalemme nel corso degli anni si altern al dominio dei cristiani e dei musulmani42 sino a quando nel 1327 sotto assedio saraceno larcidiocesi di Nazareth fu trasferita definitivamente in Puglia. Da questo momento larcidiocesi di Nazareth, eletta poi a Metropoli, divenne luogo del Regno di Napoli e pur essendo in Barletta fu indipendente dalla diocesi di Trani e direttamente soggetta al papa. Per accogliere questa arcidiocesi larcivescovo Gilberto Bernardino nella seconda met del XVI sec. riedific dalle fondamenta la Cattedrale di Santa Maria di Nazareth e vi fu collocata la reliquia della Croce di Cristo. Secondo lUghelli nella sua Italia Sacra al tomo VII, il primo arcivescovo con sede stabile a Barletta si ebbe nel 1265 ed essendo in Nazareth nato Cristo, la stessa ebbe in concessione dal papa Clemente VII il privilegio con il quale si autorizzava larcivescovo nazareno ad essere preceduto durante i suoi spostamenti dal pallio e dalla croce di Cristo. Tale concessione comport le proteste accese dei vescovi di Trani che considerando Barletta ricadente ancora nella loro giurisdizione, intendevano beneficiare dello stesso privilegio. Tale non fu mai concesso a Trani e fu sentenziato definitivamente nel 1647 quando la Sacra Rota ne riconobbe luso ed il diritto esclusivo allarcivescovo di Nazareth 43. Larcidiocesi di Nazareth nel momento in cui venne unificata con quella di Canne riun sotto la giurisdizione del suo Vescovo Giacomo dAurilia numerosi beni che si estendevano in terre e citt diverse ricadenti in diverse diocesi ed arcidiocesi pugliesi, calabre, campane e lucane anche se se ne ignorano ancora le effettive consistenze. Da ci si pu evincere la causa che port larcidiocesi ad essere elevata al grado di Metropoli nonch il coinvolgimento della struttura ecclesiastica e laicale a sostegno dellarcidiocesi nazarena per le politiche di alleanze temporali portate avanti dalla Santa Sede per fronteggiare la costante minaccia musulmana 44. Nel 1491 Giacomo de Aurilia mor ma nel 1484 gli era gi succeduto il nobile napoletano Giovanni Maria Federici che nello stesso anno della morte di Giacomo fu sostituito da Giovanni Maria Podericus sino al 1510. Con la Bolla pontificia De Ulteriorii papa Pio VIII (1761 1830) nellanno 1818 fu ordinata la soppressione della diocesi di Nazareth e Canne unendola allArcivescovado di Trani.

La prima crociata (1095-1099) promossa dal papa Urbano II (1088-1099) si concluse con la presa di Gerusalemme e la creazione di diversi stati cristiani in Oriente. La seconda crociata (1147-1149) venne indetta dal pontefice Eugenio III (1145-1153) dopo la riconquista di Edessa da parte dei musulmani. Predicata dal cistercense Bernardo da Chiaravalle fu condotta dallimperatore Corrado III (1093-1152) e dal re di Francia Luigi VII (1121-1180). 43 Gaetano Moroni Romano, Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni, Vol. XLVII Venezia, Tip. Emiliana - 1848 44 G. Bresc Bautier, Le possessioni delle chiese di Terra Santa nellItalia del Sud, in AA.VV. Roberto Guiscardo e il suo tempo Ed. Dedalo - Bari, 1991

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La nobilt napoletana ovvero il casato di Gorrello Origlia Protonotario del Regno di Napoli
Il pi illustre e nobile rappresentante della famiglia Aurilia, ricordato da un po tutti gli storici del XVIII XIX sec., dal Giannone al Costanzo, senza dubbio il patrizio napoletano Gorrello Aurilia. Nato nella prima met del 1300 da Pietro governatore di Sulmona e Tesoriere della Regina Giovanna II, appartenne allo stesso ceppo familiare del Vescovo Giacomo Aurilia. Protagonista di numerose battaglie al fianco di re Ladislao il Magnanimo prima e Alfonso V dAragona poi, assunse grande prestigio e gloria presso la corte di Napoli dalla quale gli fu riconosciuto lambito titolo di Gran Protonotario del Regno nonch quello di Consigliere e Carlo III di Durazzo Re di Napoli Vicario di Re Carlo III e Luogotenente del gran Cameriero. Essendo di famiglia nobile eredit vaste propriet in Terra del Lavoro ma anche da s ne ottenne altre sino alla Toscana divenendo una delle famiglie pi potenti dellintero Regno di Napoli. Il fratello Urbano che non ebbe discendenza, fu anchegli illustre con i titoli di Maggiordomo di Casa Reale, Consigliere di Re Ladislao, Signore delle terre di Baiano, di Dragone, di Ricigliano, di San Zagarisi, di Contursi, Signore e Conte di Alife, Maresciallo del regno di Giovanna II e Ambasciatore al Concilio di Costanza dove venne eletto Papa Martino V. Prestigio e fama comportarono inevitabilmente invidie da parte di altri nobili napoletani che avvallandosi dei repentini cambiamenti di governo che il Regno di Napoli sopport per tutto il XV-XVI sec., determin lesilio dellintera famiglia Aurilia e la perdita di titoli e possessi. Al fine di inquadrare meglio la vita di Gorrello necessario narrare gli eventi alla luce degli accadimenti che caratterizzarono lo scenario politico del Regno di Napoli tra la fine del 300 e la prima met del 400. Ladislao di Durazzo detto Ladislao I di Napoli detto il Magnanimo fu lultimo il Magnanimo discendente maschio della principale dinastia degli Re di Napoli Angioni. Conosciuto anche come Ladislao di Durazzo, per via della madre la regina Margherita, fu figlio di Carlo III e divenne nel 1386 re di Napoli allet di dieci anni sotto la reggenza della madre. Con la morte di Carlo III il Regno di Napoli era precipitato nel caos e la debole reggenza della regina Margherita fece perdere il trono al figlio del quale se ne impossess Luigi II dAngi. Nel 1399, ormai ventrienne, Re Ladislao si lanci alla riconquista di Napoli approfittando della guerra che re Luigi sosteneva contro i principi pugliesi. Per il il durazzesco era giunto il momento di imporsi ~ 73 ~

come unico e legittimo sovrano di Napoli e per perseguire il suo obiettivo, una volta entrato in citt e fatto fuggire re Luigi in Francia, non esit a perseguitare tutti i simpatizzanti filo-angioni. filo angioni. Al principio del XV sec. re Ladislao o si affermava come capo politico e militare di straordinario temperamento e di spregiudicata indole. La sua prima preoccupazione fu quella di consolidare il suo potere su Napoli a spese dei baroni che non esit a perseguire commissionando lassassinio di molti di essi. Domate le insidie interne, Ladislao volse ben presto la sua attenzione allesterno del regno e cominci a sognare di costruire un grande stato che comprendesse lintera penisola italiana. Quest idea lo port ad espandere i confini del regno occupando anche lo Stato Pontificio e tentando di riscattare il trono dUngheria che era stato di suo padre 45. Sono questi gli anni della storia del Regno di Napoli in cui compare Gorrello Aurilia nella schiera dei milites fidati di re Ladislao. Re Ladislao nellintento di conquistare Napoli invi presso il papa Bonifacio IX Gurrello Origlia essendo il Regno di Napoli vassallo dello stato del pontefice e quindi soggetto alle sue decisioni ed era lo stesso papa a legittimare il sovrano sul regno. Gorrello fece notare al papa che continuando ad assediare Re Luigi per poi fuggire allarrivo dei rinforzi angioini non avrebbe portato mai al successo di re Ladislao e la guerra sarebbe continuata senza mai terminare. Lalternativa L migliore per poter conquistare Napoli era quella di poterla dominare dal mare poich avendo lamicizia delle citt di Capua e di Aversa, dalle quali terre giungevano a Napoli grano, orzo, vino, pane, legna e Luigi II dAngi Re di Francia ogni altra necessit, si poteva ridurla urla alla fame. La nobilt napoletana in questo modo non avrebbe potuto sostenere il popolo che di conseguenza avrebbe invocato a gran voce Ladislao re di Napoli . Lappoggio del Papa giunse immediato e le forze durazzesche cominciarono a pattugliare il mare are di Napoli vigilando che nessuna nave potesse portare sussidio alla citt. Re Luigi di contromossa affid ai suoi baroni pi fidati il compito di uscire da Napoli per via terrestre e rifornirsi di ogni sorta di viveri, e specialmente dalla Calabria e dalla dalla Basilicata, che segretamente giungevano in citt. Alcuni nobili di Napoli cominciavano a presagire che re Ladislao avrebbe conquistato la citt e per questo, al fine di aver salva la vita e i privilegi acquisiti con gli angioini, costituirono una delegazione delegazione che tratt con Ladislao la resa della citt. Deputati del Durazzo a ricevere questa delegazione furono Gorrello nominato gran Protonotario, Salvatore Zurlo gran Siniscalco, Gurello Carafa Marescalco del Campo e Giovanni Spinello uomo di saggio consiglio. onsiglio. Le condizioni dettate dai nobili, principalmente privilegi e salva la
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Pietro Giannone, Istoria civile del Regno di Napoli Vol. VIII in cui contenersi la polizia del regno sotto Angioini ed Aragonesi Societ Tipografica de classici italiani Milano, 1823

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vita, furono accettate ed intanto re Luigi and nel Principato di Taranto ad incontrare Raimondello Orsini nel quale sperava di trovare lappoggio del suo esercito per sconfiggere Ladislao. LOrsini rifiut di appoggiare langioino poich lo stesso principe di Taranto riteneva in cor suo pi opportuno che tra i due sovrani ci fosse un debole equilibrio politico che gli permettesse di preservare il suo piccolo principato. Per questo la scusa di non avere denari per sostenere una guerra contro Ladislao indign profondamente re Luigi che alla giunta della notizia che Napoli si era arresa e re Ladislao, da Taranto stessa si imbarc e scapp in Francia. Con questa manovra politica Raimondello Orsini ottenne riconfermato da Re Ladislao il privilegio sul Principato di Taranto. A Napoli tutti i nobili, anche quelli che avevano appoggiato re Luigi e che ancora simpatizzavano per egli, furono convocati dal nuovo re per bocca di Gurrello Origlia che propose al parlamento una tassazione secondo le loro ricchezze per sostenere il sovrano nella gestione del regno. A questa congregazione di nobili non si present Raimondello Orsini il quale, essendo stato lui uno dei motivi principali della sconfitta di Luigi dAngi, credeva giusto che a tassarsi dovevano essere solo i nobili che avevano sostenuto langioino. Re Ladislao sentitosi offeso di non aver ricevuto il giuramento di fedelt dal principe di Taranto mosse contro di lui e appena giunto alle porte di Taranto lo stesso Orsini si inginocchi al re consegnando la sua fedelt e quella del suo esercito intero. Il re vinto da questa cortesia perdon lOrsini e qualche anno dopo, nel 1398, gli don Otranto, Nard, Ugento, Gallipoli, Oria, Ostuni, Mottola e Martina Franca. A testimoniare la concessione di tale privilegio furono chiamati Goffredo di Marzano, Gurrello Origlia, Salvatore Zurlo e Giannotto Stendardo. Alcuni esponenti della nobilt napoletana, quali la casa dei Sanseverino, speravano in un ritorno degli angioini sul trono di Napoli e per tale motivo erano elementi di instabilit nel regno di Ladislao. Per ovviare a ci il sovrano decise la persecuzione e luccisione di molti nobili e ridistribu le propriet di questi ai suoi fedeli servitori tra i quali Gurrello al quale gli f donato il contado di Cajazzo e di Corigliano di Caserta. Nel 1406 mor Raimondello Orsini e il principato fu lasciato alla moglie Maria DEnghien. Ladislao volle approfittare di questa debole reggenza nel Principato di Taranto e cerc di sottometterlo ma i tentativi di conquistarlo con le armi furono vani. Decise allora di cambiare tattica avviando una serie di negoziati con i quali si cerc di congiungere il Re a nozze con la principessa, cosa che riusc. Il matrimonio, era il terzo per Ladislao, si ebbe nel 1407 e con questo il sovrano assunse personalmente il titolo di Principe di Taranto sottraendolo a Giovanni Antonio Orsini, figlio legittimo di Raimondo e Maria DEnghien. I propositi espansionistici di Re Ladislao non si fermarono alla conquista di Taranto anzi progett di conquistare lo Stato Pontificio. Sistemato il suo esercito, il Durazzo si approssim a Roma contro papa Gregorio XII ma qui trov la forte resistenza del popolo romano capeggiata da Paolo Orsino e dalle truppe di re Luigi II dAngi insieme a diversi capitani di ventura tra i quali quale il famosissimo Braccio da Montone. Lesercito di re Ladislao ~ 75 ~

contava tredicimila cavalli e quattromila fanti capeggiati tra gli altri da Raimondo e Roberto Origlia, figli di Gorrello, ed un numero infinito di Cavalieri e gentiluomini napoletani pronti a sacrificare la propria vita. Lo scontro si ebbe a Cipriano e lesercito di re Luigi rest vittorioso costringendo alla ritirata in San Germano di re Ladislao. Numerosi condottieri furono fatti prigionieri e tra questi Raimondo Origlia. Lesercito angioino con i suoi condottieri di ventura non sferrarono mai lattacco finale tanto che Ladislao invece di ritirarsi nel suo regno nel castello di Capua pens bene di ricompattare il suo esercito e di tentare un nuovo attacco. I mercenari non ricevendo la paga da parte dellangioino e vedendo che il papa non inviava i denari necessari pensarono bene di lasciare liberi i prigionieri napoletani sequestrando loro armi e cavalli restituiti poi a fronte di un riscatto di otto o dieci ducati. In poco tempo re Ladislao ebbe riarmato il suo esercito ed invi Pietro Origlia, padre di Gorrello, insieme a trecento fanti per controllare il passo di Cancello dove progettava di sferrare il secondo attacco allangioino. Re Luigi preoccupato di questo stato di cose and a trovare Papa Gregorio XII a Bologna per avere i denari da dare al proprio esercito ma quando giunse dal papa lo trov preoccupato per via del Concilio di Costanza dove limperatore dAustria Sigismondo aveva pensato di riunire oltre a Gregorio anche gli antipapi Benedetto XIII e Giovanni XXIII per porre fine allo scisma che da diverso tempo feriva la Chiesa. Il Concilio di Costanza doveva portare allelezione di un solo papa con la destituzione degli altri due e per tal motivo Gregorio XII consigli a re Luigi II di rimandare la guerra a tempi migliori. Langioino vedendosi abbandonato dal pontefice si ritir sconfitto in Provenza dove pochi anni dopo mor. Il papa sapendo che prima o poi Ladislao avrebbe invaso il suo stato pens di trattare la pace cosa che gli riusc dietro corresponsione di ottantamila fiorini. Il Concilio di Costanza si protrasse per molto tempo e Ladislao pens bene di rompere la pace per tentare una nuova conquista dello stato del papa. Appoggi per tale progetto un tal Francesco de Vico che gi si era ribellato al Papa in Roma movendo contro Braccio da Montone che aveva ricevuto lincarico di vigilare sullo stato della Chiesa. Re Ladislao part allassedio e Braccio di Montone fuggendo scrisse al papa Gregorio XII che il sovrano aveva rotto la pace. I fedelissimi del papa, tra cui Paolo Orsino, cercarono di difendere Roma in attesa del ritorno del Pontefice ma poich lo stesso tardava a rientrare si pens ad arrendersi. A tal punto re Ladislao ebbe campo libero ed entr a Roma. A seguito di questa occupazione il sovrano pens di liquidare a buon prezzo molte delle terre del papa ai suoi fedeli seguaci. Gorrello Origlia ricevette pi di sessanta terre e castelli che furono divise tra i suoi figli in numero non inferiore a otto per ognuno. Tale potenza e fasto di Gorrello dur molto poco e cio sino a quando non sopraggiunse la morte di re Ladislao , forse per avvelenamento, al quale

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successe la sorella Giovanna II che spogli lOriglia di ogni bene e privilegio costringendolo allesilio 46. La morte del sovrano fu un evento tragicissimo per tutti quei nobili napoletani che seguivano larte della guerra. Re Ladislao pagava molto bene i suoi eserciti e donava tantissimo a chi gli era fedele, per questo alla sua morte venendo meno le paghe i suoi uomini caddero in confusione e si ritirarono nei propri domini o si arruolarono sotto diversi capitani di ventura. Lintero esercito quindi si sciolse e molte terre conquistate dal Durazzo, Roma inclusa, furono perse o rioccupate facilmente da altri conquistatori. Il triste declino della casata de Aurilia ebbe quindi inizio intorno allanno 1414, anno di incoronazione della regina Giovanna II e furono questi gli anni in cui Gorrello pens smaniosamente di vendicarsi al fine di riscattare la sua misera fine. Gridata regina da tutti i napoletani, Giovanna II condusse una vita allinsegna della sregolatezza e della passione per i propri amanti in un turbinio di guerre ed alleanze con il sovrano di Francia Giovanna II Luigi III dAngi ed il sovrano di Spagna Alfonso V Regina di Napoli dAragona. Quando fu nominata regina, perch ricordiamo che re Ladislao non ebbe una discendenza legittima, contrasse il primo matrimonio con Guglielmo dAustria che mor subito dopo. Nello stesso periodo la sovrana ebbe il suo primo amante, certo Pandolfello Alopo, uomo di bassissima estrazione sociale che per la sua condizione non era ben voluto dai sudditi napoletani. Gli amanti della regina ebbero sempre grande influenza su di lei tanto che lo stesso Pandolfello fu nominato Gran Cameriero. La corte e la nobilt napoletana, anche per risolvere la relazione con Pandolfello, consigliarono vivamente la regina di contrarre matrimonio per assicurare una discendenza legittima nel regno e la scelta cadde su Giacomo II di Borbone conte di La Marche. Re Giacomo, subito dopo le nozze, fece uccidere Pandolfello costringendo la regina a riconoscerlo come re di Napoli. La prepotenza di Giacomo e la vita segregata che faceva condurre a Giovanna II suscit i malumori della nobilt napoletana e gli stessi capeggiati da Ser Gianni Caracciolo riuscirono a far scappare Giacomo in Francia riportando il regno di Napoli in mano alla regina Giovanna II. Ser Gianni dopo questa liberazione divenne il favorito della regina e diede inizio a quella che passer alla storia come la pi celebre e discussa delle relazioni della sovrana. Egli acquisir nel tempo enorme prestigio e potere, alla stessa stregua di un sovrano di Napoli, e verr nominato Gran Siniscalco. Giovanna II organizz il suo regno e riemp la sua corte di belli e valorosi giovani tra i quali Urbano Origlia. Volendo Ser Gianni consolidare il suo potere e garantirsi tutta linfluenza sulla regina, con diversi espedienti allontan tutti quei nobili che
Angelo di Costanzo, Istoria del Regno di Napoli nella quale si raccontano i fatti pi importanti dalla morte dellImperadore Federico II fino a tempi di Ferdinando I dAragona Stamperia di G. Gravier Napoli, 1769
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potevano ostacolare i suoi ambiziosi progetti e tra questi nobili ci fu Urbano che per la sua bellezza e valore otteneva sempre pi facilmente i favori della corte. Urbano per tale motivo fu inviato come ambasciatore in Germania al Concilio di Costanza dove, come anticipato, fu concluso lo scisma dOccidente con lelezione di papa Martino V. Le relazioni tra il papato ed il regno di Napoli furono regolate sin dalle origini da un rapporto di vassallaggio verso Roma e ci aveva portato molti pontefici a svolgere un ruolo attivo nelle vicende politiche del regno. In virt di questa signoria feudale della Chiesa, su istigazione di ser Gianni, la regina neg laiuto a papa Martino V che aveva bisogno di sostegno economico per la ricostituzione del suo esercito. Incollerito da questo atteggiamento il papa coinvolse lesercito di Luigi III dAngi che prontamente mosse contro il regno di Napoli. Di controparte la regina chiese lappoggio di Alfonso V dAragona al quale gli fu promesso di essere adottato divenendo il legittimo successore al trono. Quando Alfonso fu nel regno mosse contro lesercito dellangioino conquistando terre e castelli tra i quali assedi Acerra che era allora posseduta da Pietro Origlia. Malgrado la forte resistenza Acerra fu consegnata allaragonese e Pietro Origlia fu spodestato di ogni diritto ed autorit. Lassedio di Napoli da parte delle truppe di Luigi III dAngi venne interrotto proprio allarrivo delle navi aragonesi ed il papa stnco della guerra lunga ed infruttuosa tra la fazione angioina e quella aragonese, fece ritirare lesercito francese e Alfonso dAragona non ebbe problemi ad entrare a Napoli. I rapporti tra laragonese e la regina Giovanna si incrinarono sin da subito poich il re mostr una sfacciata aspirazione al potere assoluto e non faceva mistero del suo odio profondo per Ser Gianni Caracciolo. Il culmine di questo odio si ebbe quando la regina rifugiatasi a Castel dellOvo mentre Alfonso regnava in Castel Capuano, volendo spodestarla, mosse lassedio a Castel dellOvo ma incontr una forte resistenza capeggiata da Ser Gianni. La stessa regina si riavvicin a Luigi III e promettendo di adottarlo in cambio del suo aiuto per liberarsi di Alfonso che nel frattempo dovette lasciare il regno di Napoli per ritornare nella sua terra a reprimere gli scontri che erano insorti tra i suoi fratelli aragonesi ed il regno di Castiglia. Gli anni seguenti del regno di Giovanna II furono caratterizzati da un clima di pace con Luigi dAngi che stimato e benvoluto dalla corte e dai sudditi, dimor nella Calabria in attesa della chiamata al trono. La regina restava a Napoli dove tutto il potere politico era di fatto nelle mani di ser Gianni. Con Luigi III relegato in Calabria per il Caracciolo gli altri ostacoli alla sua ascesa erano ancora Giacomo Caldora ed il principe Orsini di Taranto. La soluzione fu quella di far sposare le sue due figlie una con il figlio del Caldora, Antonio e laltra con il fratello del principe di Taranto, Gabriele donando anche il contado di Acerra tolto agli Origlia. Consolidati i suoi poteri scacci dal regno tutte le altre famiglie nobili napoletane che potevano ancora contrastarlo e tra queste le odiate famiglie Origlia, Mormile, Costanzo e Zurlo. Si trattava di famiglie che avevano combattuto con re Ladislao e che tra laltro erano state compagne darmi di Ser Gianni e del Caldora durante ~ 78 ~

loccupazione dello Stato Pontificio ma grazie al Caracciolo queste furono rese povere e depredate di ogni terra e castello nei cui possedimenti fece subentrare i suoi fedeli. La sfrenata ambizione del Caracciolo, sempre pi avida di potere e ricchezze, cominci ad irritare la regina stanca di essere sottomessa da questuomo. Opportunamente consigliata dalla sua corte ed in particolare dalla cugina, la duchessa di Sessa Covella Ruffo, il 19 Agosto 1432 Giovanna II fece eseguire lassassinio di Ser Gianni Caracciolo nelle stanze di Castel Capuano durante le nozze del figlio Trojano con Maria Caldora, altra filia di Giacomo. Per Luigi III dAngi il momento della sua ascesa al trono di Napoli era giunto ma nel novembre del 1434 mor a Taranto 47. Giovanna ormai anziana e senza discendenza, dispose nel proprio testamento che alla sua Renato I dAngi Re di Napoli morte, avvenuta il 2 febbraio 1435, la corona passasse al fratello di Luigi III ossia a Renato I dAngi segnando la fine della dinastia dei Durazzo sul Regno di Napoli.

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Op. citata nota n. 63

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Le sette cariche del Regno di Napoli

Nel medioevo il sovrano esercitava i suoi poteri amministrativi avvalendosi della collaborazione di sette dignitari. Durante lesercizio delle loro funzioni, gli stessi indossavano un mantello di porpora rosso foderato con pelliccia di ermellino. Le cariche, in ordine di importanza, erano le seguenti:

I.

Gran Conestabile detto anche Gran Maestro della Milizia, Prefetto


pretorio e Generale luogotenente del re nelle guerre. Era il comandante in capo dellesercito, difendeva i confini del regno e stabiliva lordine interno con il compito di dirimere eventuali dispute tra i nobili. La sua insigne era, oltre a quella del proprio casato, due bastoni posti in croce di SantAndrea.

II.

Gran Giustiziere. Esercitava la giustizia penale e civile nel regno ed


era a capo di tutti i tribunali. Il suo luogotenente era il Reggente della Vicaria che presiedeva la Corte della Vicaria in Castel Capuano.

III.

Grande Ammiraglio

detto anche Generale del mare. Era il capo

delle forze armate del regno. Difendeva le coste del regno dalle incursioni nemiche e garantiva la libera navigazione delle flotte mercantili. Esercitava la sua giurisdizione su tutte le genti del mare nominando i giudizi che sentenziavano nella Cappella Reale. Nominava in ogni provincia un Vice Ammiraglio. La sua insigne erano due fanali oppure due ancore poste in croce di SantAndrea. IV.

Gran Camerlengo detto anche Camarlingo o Camerlingo. Era colui


che riscuoteva le tasse ed sopraintendeva alle finanze del regno dovendo tener conto di tutte le entrate e le uscite. Il suo luogotenente presiedeva il tribunale della Camera Sommaria dove venivano discusse le cause relative al fisco. La sua insigne era, oltre a quella del proprio casato, due chiavi poste in palo.

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V.

Gran Protonotario detto anche Logotera. Era colui che parlava in


nome del sovrano nei pubblici parlamenti e custodiva tutti i suoi scritti. Ricopriva la carica di presidente del Sacro Consiglio ed era a capo della Segreteria regia. Essendo un grande diplomatico era anche il primo degli ambasciatori del re e nominava notai e giudici. Tra le sue funzioni vi era anche quella di legittimare i nati al di fuori del matrimonio. La sua insigne era un libro aperto.

VI.

Gran Cancelliere. Era il custode dei regi sigilli e ricopriva la carica


di Segretario del re sottoscrivendo negoziati, decreti e tutti gli atti demanati dal sovrano. Tra le sue cariche vi era anche quella di nomina dei dottori di tutte le facolt universitarie. La sua insigne era una ghirlanda doro.

VII.

Gran Siniscalco.

Era il pi anziano servitore del re e fungeva da

ministro della casa. Sottoposto al Gran Conestabile era anche detto Maestro di Campo e Maggiordomo della casa reale. Essendo il supremo ufficiale preposto alla tavola, provvedeva al vitto del re e di tutta lintera corte. Avendo pienissimi poteri di gestione dei beni e delle propriet lo rendevano di fatto un vicer. La sua insigne era, oltre a quella del proprio casato, una coppa di Leocorno.

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La vendetta e la conversione di Gorrello


La famiglia Origlia con lascesa di Ser Gianni Caracciolo aveva perduto ogni bene e titolo e lodio di Gorrello verso il Gran Siniscalco era tale che matur in se un grande desiderio di vendetta. Tutto questo avvenne attorno allanno 1425, anno in cui gli spagnoli di Alfonso V furono costretti a ritirarsi in Spagna. Durante la breve alleanza di Giovanna II con Alfonso dAragona, Pietro Origlia padre di Gorrello, possedeva la citt di Acerra e stando allora dalla parte di Luigi dAngi, nella contesa tra langioino e laragonese fu spogliato di questa citt e mandato in esilio dove mor. Tutto ci avvenne nel 1421 e Gorrello fatto prigioniero da Giacomo Caldora, che militava allora con il capitano di ventura Braccio da Montone al fianco dellaragonese, fu dallo stesso scampato alla morte e allesilio. Accoltolo in casa propria, Gorrello fu compagno di Antonio figlio del Caldora di pochi anni pi grande ed ebbe modo di conoscere laltra figlia Maria. Successivamente Gorrello abbandon la casa del Caldora divenendo prima paggio e poi scudiero di Alfonso V sinch nel 1424 Giacomo Caldora si alle nelle file di Luigi dAngi al fianco di Giovanna II dalla quale ottenne la carica di Gran Conestabile del Regno. Con il Caldora passato nelle file angioine, Gurrello si ritrov nemico essendo egli rimasto fedele allaragonese. Come ogni storia cavalleresca anche in questa c la figura della bella amata ossia Maria Caldora innamorata di Gorrello. Questi dopo aver abbandonato la casa di Giacomo per seguire re Alfonso in Spagna, si ritrov Governatore del Castello Nuovo in Napoli, ultima roccaforte aragonese nel regno di Giovanna II. Spinto da un grande desiderio damore si imbarc segretamente il 4 luglio 1431 per Salerno dove incontr presso il Monastero di Santa Rita lamata Maria con la quale si promisero amore eterno. Durante questo viaggio che port Gorrello da Castel Nuovo a Salerno lanonimo 48 dal quale ho raccolto questa storia, ne da una descrizione dettagliata delle fattezze scrivendo Bello era ogni tratto del suo volto, vivaci ed appassionati gli occhi, nera la capellatura, che in due folte e lunghe ciocche spartita in sulla fronte scendevagli sin sulle spalle il tacito giovinetto, scorgendo il nocchiero prontamente corse ad ajutarlo, e alzato in piedi, adoperandosi in quellopera col barcajuolo appariva di bella e prestante statura, quantunque non giunta al vigor pieno della virilit. Il far suo sciolto e sicuro dimostravano in lui la pi facile disposizione a qualunque esercizio del corpo, e una perizia prematura di qualunque arte manuale propria di quelli che conducono una vita avventurosa nel mondo. Lo stesso anonimo non tralascia nel suo dettagliato racconto la descrizione di luoghi e persone, nonch la descrizione del suo abbigliamento Vedendo il suo giovane compagno quanto landasse a rilento, e quanto poco valesse Raffaello (n.d.a. il
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Anonimo, Due episodi della storia del Medio Evo dItalia presso Giovanni Resnati, Milano, 1839

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nocchiere) a vincere da se la furia crescente delle acque, posta gi una sopravveste di panno ceruleo, che scendevagli sino alle ginocchia, ristretta a fianchi, con due lunghe e larghe maniche aperte dinanzi, che non vestivano le braccia, e cadevano dietro le spalle terminando in acua punta; e disposta parimenti una cintura di cuojo che sotto portava con un pugnale al lato manco . Ora lanimo di Gorrello era pieno damore per Maria Caldora nel cui amore aveva riposto le speranze di una vita migliore ma lombra di Ser Gianni Caracciolo era sempre su di lui pronta a disfargli ogni sogno e speranza. I Caldora e i Caracciolo rappresentavano le due famiglie pi potenti del regno di Napoli e come tale Ser Gianni pens di consolidare tale prosperit con un allenza matrimoniale da farsi tra suo figlio Trojano e Maria. La salvezza della famiglia Caldora era in questo matrimonio, nessuno poteva contrastare il potere del Caracciolo, e per tale motivo Maria dovette accettare ricusando la promessa fatta allOriglia49. Grandi festeggiamenti si ebbero per questo matrimonio tanto che la popolazione di Napoli vedeva questo evento come il matrimonio di un re. La festa si ebbe nel castello di Capua, gi residenza della regina, e un altro evento doveva segnare la vita del Caracciolo. Giovanna II, come gi precedentemente scritto, stanca delle pretese di Ser Gianni e del suo incontrastato potere, di concerto con la cugina Covella Ruffo duchessa di Sessa pensarono bene, con laiuto di alcuni congiurati tra cui Ottino Caracciolo ed il Marino Boffa, di uccidere lamante Ser Gianni proprio durante questa cerimonia nunziale. Alla festa era anche presente in gran segreto Gorrello che qui aveva incontrato un suo vecchio amico detto Raimondaccio, capitano dellesercito del Caldora. Gorrello in questa occasione voleva lavare col sangue i torti subiti sfidando a duello Trojano Caracciolo. I due con la mediazione del Raimondaccio si incontrarono nel giardino del Castello di Capua e si parlarono cos: Chi siete voi, a questora, in questo luogo mi richiedete a segreto colloquio? Io sono il vostro pi mortale nemico. Voi? Io non vi conosco e non so davervi offeso. Io vi odio Trojano, e se a ragione io vi odii, vi basti sapere che io sono Gorrello Origlia. Voi Gorrello Origlia? e non sarebbe

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Op. citata nota n. 66 p. 90 in fatto il Caldora perdon di buon grado alla Maria laffetto che essa confess di notrir da gran tempo per Gorrello Origlia. Cofess, che a quel giovanetto avea anchegli posto amore, che aveva sperato trarre dal fondo della sventura, in cui era caduto, il rampollo duna delle pi nobili case, e forse farlo suo genero un d; ma non volerlo permettere la fortuna dichiarata troppo costantemente avversa al misero Origlia, che la medesima fortuna pra le offreva tal sorte che sarebbe pazzia ricussarla, che perci avea irrevocabilmente deciso di unirla con Trojano Caracciolo.

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Una menzogna vorreste dire? E vana questarte Trojano per deludere le furie dellodio, che magita in seno. Ho io bisogno di mentire per dirvi che vodio, vabomino, e che voglio vendetta? Voi Gorrello Origlia, qui? Si, qui alla festa delle tue nozze. Tu non credevi che Gorrello, fra tanti Origlia diserti e spenti dalla rabbia di tuo padre, lunico scampato dalla sua persecuzione or tanto ardisse di venir a sturbar le tue gioje? Ma sappi, che non per le antiche offese, ma per una recente ingiuria vengo a proporti di spegnere nel tuo sangue o nel mio il giusto nostro odio Taci, ancora una volta Gorrello; noi siamo nemici mortali e a dritto, ben fai di sfidarmi a duello, n io me ne schermir. Dove e quando vorrai tu stabilire lo scontro? Adesso; in questo medesimo punto sotto le mura della Chiesa di San Giovanni a Carbonara Fra due ore dunque, ti prometto desser al luogo stabilito al duello. Per lodio dun Caracciolo lo giuro. Maffido alla parola di un Caracciolo La sfida era lanciata e Gorrello sotto la protezione del Raimondaccio e del Caracciolo si avvi nottetempo verso il luogo del duello in attesa di sedare la sua sete di vendetta che da diversi anni lo tormentava. Nellattesa che lodiato Trojano arrivasse, nel castello di Capua, per mano dellassassino detto Squadra, Ser Gianni Caracciolo venne ucciso e i congiurati daccordo con la regina ed il capitano Pontedera arrestarono Trojano e i suoi fedeli. Gorrello mentre attendeva sul luogo del duello vide arrivare da lontano salmeggiando una bara portata da quattro monaci. A quella improvvisa apparizione lOriglia si sent stranamente commosso e non riusciva a comprendere come mai quei salmi cos pieni di pace potessero colpire cos tanto il suo cuore trepidante di ira e di odio. Appena il feretro giunse alla sua portata, come affascinato da quel lutto, si pose dietro al corteo funebre e con esso entr nella chiesa di San Giovanni. Aveva curiosit di sapere chi fosse quel defunto ma anche tanta paura poich pur avendo visto tanti morti non aveva mai assistito al rito della sepoltura. Questo rito, che gi di per se impietosiva chiunque, ancora di pi si amplificava nellanimo di Gorrello che assisteva in quelle ore della notte in una chiesa tenebrosa fra i sepolcri di altri defunti. Immemore di ogni altra cosa che angosciava il suo spirito e rimanendo immerso in una profonda meditazione osservava lo spettacolo della fine delluomo alla quale tutti prima o poi si giunge. In quella bara, pensava Gorrello, si estinguono tutte le ~ 85 ~

ambizioni, gli odii, i rancori e le vendette ma come pu morire uno che porta con s nella tomba la rabbia ed il desiderio dellaltrui rovina? Su questo pen-

Duello tra due cavalieri a cavallo

siero scoppi in un forte pianto e rimase in meditazione per lungo tempo finch non giunse Raimondaccio. Gli disse che Trojano non tardava allappuntamento e che non sarebbe mai venuto al duello essendo stato arrestato a seguito delluccisione di Ser Gianni. Lo stesso Raimondaccio gli disse che il feretro che lui osservava era proprio quello del Gran Siniscalco e che lamata Maria era stata portata via da alcune donne donne dopo essere svenuta. Gorrello inorridito da quanto accaduto pensava alle strane vicende della sua vita, attonito considerava come egli aveva desiderato mille volte vendicarsi del Caracciolo e ora come una disposizione venuta dal cielo era stato condotto condot ad assistere alla sepoltura dellodiato nemico. Ricordava quelle ispirazioni pacifiche e quel senso di amore che il rito funebre aveva suscitato nellintimo del suo cuore per il peggiore dei suoi nemici. In questo turbinio di pensieri alz gli occhi piangenti angenti al cielo e soffocato da un profondo pensiero religioso ringrazi Dio per averlo scampato dallessere incriminato tra gli assassini del Caracciolo. Iddio la vendetta, misero colui che colle proprie mani vuole vendicarsi! esclam. Gorrello si sentiva in cuor suo radicalmente cambiato, il cielo gli aveva ad un tratto svelato la verit della vita e per questo decise di indossare labito monacale e ritirarsi per sempre a vita religiosa ... Qui, in questa Chiesa dove un raggio di sole mi colp, ho risoluto di fermarmi ancora per qualche tempo. Lascer poscia questi lidi; altro cielo altre terra vedr ~ 86 ~

Gorrello, infelice vivr ma non empio e scellerato. Il mondo e gli uomini non meritano che per essi si meditino o si compiano delitti. Io volea una vendetta, ve perch fremeva dessere sventurato al cospetto de miei nemici. Io caduto dallaltezza a cui salirono i miei, mi sdegnava della mia umilt al confronto dellaltrui insultante fortuna Iddio umili il superbo pi che non avea potuto costui abbassare loppresso ma Dio che umilia ed esalta! E vanit la potenza degli uomini e quaggi tutto menzogna. Qui non desidero e non ispero pi nulla. Furono queste le parole della conversione di Gorrello con le quali si conged dallamico e compagno darmi Raimondaccio. Raimondaccio. Dopo molte lacrime e preghiere si confess con un frate della stessa chiesa e spogliate le vesti da cavaliere appese pugnale e spada allaltare coprendosi con un rozzo saio. Si imbarc poco dopo per la Terra Santa dove and pellegrino al Santo to Sepolcro e ritornato in patria fonder a Napoli il monastero di Monteoliveto oggi conosciuto come Chiesa di SantAnna dei Lombardi 50. Narra la storia che questo monastero sia esser stato costruito da Gorrello Aurilia per accogliere i frati olivetani e ci ancor oggi testimoniato da una iscrizione posta dietro laltare maggiore di questa chiesa ch e gi riportata a pagina 52. . La storia di Sepolcro a Monteoliveto questo annesso monastero, come le vicende intime del Gorrello, una storia di conversione ione e di pentimento. I monaci olivetani vestivano labito bianco per devozione alla Vergine e portavano linsegna della croce santa di Monteoliveto. Questi monaci nacquero nellanno 1407 a Siena ed erano nobili di questa citt che, stanchi delle guerre e degli scismi della chiesa, mossi dallo Spirito Santo si aggregrarono a Monteoliveto spogliandosi di ogni bene. La loro vita era eremitica e dedita esclusivamente a servire fervidamente Dio con orazioni e digiuni. Molti giovani cittadini senesi seguirono lesempio di questi monaci che cominciarono a crescere di numero tanto da attirare lattenzione del pontefice il quale, giudicandoli come divina pianta, e non dhumano consiglio , approv la loro vita e gli diede la regola di San Benedetto oltre a monasteri m e privilegi. Vuole la tradizione che gli stessi monaci custodissero la reliquia di un pezzo di Croce di Cristo e i capelli della Vergine Maria. Questo monastero ebbe numerosi privilegi, si contavano nel 1560 circa seimila ducati di entrate
50

Lanonimo narrando epicamente, come vuole la tradizione del poema cavalleresco, questa storia ha romanzato un po tutto il contenuto (colloqui, descrizioni di luoghi ecc ) ma i riferimenti storici relativi a luoghi, persone ed avvenimenti sono realmente accaduti tanto da essere riscontrabili nella diffusissima storiografia del Regno di Napoli tra cui quella del Costanzo e del Giannone citate nelle note e nella biografia del presente volume.

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lanno che furono nuovamente accresciuto con Alfonso II dAragona e con i donativi di Gorrello Aurlia. Questa chiesa fu destinata ad accogliere le spoglie di diversi familiari dellOriglia ed in particolare nella prima cappella quando si entra dalla parte destra vi un piccolo sepolcro anticamente coperto da un velluto nero, dedicato a Isabella Origlia. Sullo stesso inciso lepitaffio 51: Hisabella Oriliae. Cui nunquam et tantillum Querelam dedimus; Superstites novem filij. Matre optimae. Vixit Ann. LVII Obijt M.D.XXXVII.52 Che nella chiesa ci fosse la cappella della famiglia Origlia lo documenta anche il Monsignor Pompeo Sarnelli nella sua Nuova Guida de Forestieri 53 che scrive Nella cappella della famiglia Origlia si veggono bellissime figure tonde di terra cotta, colorite con grandissima vivacit, delle quali limmagine di Nicodemo vero ritratto di Giovanni Pontano; laltra di Giuseppe, ritratto di Giacopo Sannazzaro, altri due ritratti dAlfonso II e di Ferrante il figliuolo, Re di Napoli, laltre rappresentano le tre Marie, e S. Gio: Evangelista, tutto fatto da Modanino da Modena eccellentissimo scultore, il quale fior negli anni di Cristo 1450, in circa . Insieme a questa cappella erano visibili anche altre cappelle di nobilissime famiglie napoletane quale quella dello stesso re Alfonso II dAragona con le opere del Vasari e dellAretino, dei Ligoria con le sculture di Giovanni Nola, dei Toloso con i dipinti del Penturchio discepolo del Perugino, del cardinale Pompeo Colonna vicer del Regno di Napoli e via dicendo. Queste sepolture oltre alle gesta e allintera storiografia fin qui scritta non fa altro che confermare quanto nobile fosse questa famiglia de Aurilia e come il tempo abbia steso un velo scuro sui ricordi di questi avi che a noi spetta far ricordare e mai dimenticare.

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Pietro de Stefano, Descrittione dei luoghi sacri della citt di Napoli Napoli, 1560 Ibidem 69. Ad Isabella Orilia, alla quale mai pur una minima querela abbiamo dato; nove figli rimasti allottima madre. Visse anni cinquantasette e mor nellanno mille cinquecento trenta sette. 53 P. Sarnelli, Nuova guida de forestieri Napoli, 1782

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Affresco con i Monaci a Monteoliveto

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C. Mininieri Riccio, Studi storici su fascicoli angioini Ed. Alberto Detken, Napoli, 1863

Gli appunti ai documenti angioini tratti dal De Lellis

Raymundo de Ursinis Nolano, et Palatino Comiti Magistro Iustitiario Regni Siciliae Consiliario Collaterali, concessio Terrae Octayani in perpetum pro servitiis, quae fuit Ioannis Auriliae de Neapoli militis Rebellis nostri, investientes Ioanellum Iosep de Nola Secretarium et familiarem dicti Comitis. Sub anno 1422. Actum Neapoli praesentibus magnifici set nobili bus Sir Ianne Caraczolo milite Comite Avellini, Magno Senescallo, Algiasio de Ursinis Cancellario Regni Siciliae Collateralibus Consiliariis, Basco Spinello Senescallo, et Gualtiero Viola magistro hostiario hospitii nostri de Neapoli militi bus (p. 41).

Nel notamento de beni feudali devoluti alla Regia Corte sotto il regno di Carlo I dAngi, e propriamente nellanno 1278, leggesi: In Neapoli domus quae fuit
Dominae Iacobae Cutonae in loco qui dicitur Mercatum prore Ecclesiam sancti Stephani ad Arcum; Domine quae fuit Iacobi de Aquino proditoris in Platea Saliti, in qua consueti hospitari dominus Petrus de Bellomonte Comes Montis Caveosi, in qua sunt Cellarium unum magnum, et alia duo parva cum curti, et iardinello, ac balneo, in qua sunt camere 7. Stabulum unum, coquina una, guarda casa una; iuxta damos illorum Sisincule, et Thomasii Auriliae, Auriliae quae locari posset pro an(nui) unc(iam) 2. Sed non locatur quia hospintatur in ea magnates Curiae, et propterea non inveniuntur Conductiores; Item Casamentum in pendino Patris-Sanae quod fuit domini Ioannis de Procida favore quondam Principis Tarentini, quod Cenalia de Ianuario de Neapoli occupaum tenuit (p. 56). Nobili Gurello Orilia de Neapoli legumdoctori Magistro, Rationali ac locumtenenti Magni Camerarii Consiliario privilegium quod eius ann(ua) provisio unc(iam) 75 pro gagiis in perpetuum solvendae super Cabella platea maioris Neapolis et dohanae. Sub anno 1387 - (p. 19).

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Nobili Gurello Auriliae de Neapoli LL.D. Magistro Rationali locumtenenti Magni Camerarii Consiliario, assensus super venditione Civiatis Calvi et castri Rochette in Terra Laboris ei facta per magnificos Guillelmum militem Consiliarium et Marinum de Lagonissa eius filium pro pretio unc(iam) 1500 cum inserta forma instrumenti venditionis quam Civitatem et Castrum dicti de Lagonissa emerunt a nobili bus Nicolaum de Prassicio de Argentio, et Nicolaum de Rocca exequtores testamti quondam Magnifici iacobi Extandardi militis Regni Siciliae Marescalli. Qui Marescallus in eius testamento legavit dictis Guillelmo et Marino marito, et filio respectivi Magnificae Sabellnciae Extandarde eius sororis dote set promissas unc(ie) 1500 pro quibus se obligavit corrispondere usum fructum ad rationem unc(iam) 6 et tari 20 pro quolibet centenario unciarum ipsarum pro quolibet anno, in anno 1388, pro quo credito fuerunt eis venditae et assignatae dictae Civitas et Castrum qui praedictus Iacobus Extendardus exequtores ordinavit speciales dominos Ducem et Ducissam Suessae, Comitem Alifiae Magnum Comerarium, Nicolaum de Prassicio de Argentio, Nicolaum Piczulum de Rocca, et alios. In anno 1402 (p. 39).

Gurrello Origlia nel 1399 era vice camerario del Regno e maestro razionale. In questo anno compro il casale di Crispano in tenimento di Aversa (fol. 154). E nellanno seguente 1400 il Casale di Marianella in tenimento di Marigliano. Nel 1403 i casali di S. Antimo, Savignano, Pupone, Arbusto, e Casacellara E nel 1402 le citt di Calvi ed il castello di Rocchetta. (p. 53). Nel 12 ottobre del 1407 Gurello Origlia di Napoli milite e consigliere del Collaterale, era gi Logoteta e Protonotario del Regno. Lo era tuttavia nel 12 ottobre del 1408 . (p. 68).

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ALBERO GENEALOGICO
Dal 900 al 1700 circa
famiglia

De Aurilia

del Seggio di Porto e di Montagna nella Citt di Napoli

1) Gregorio (900)
a) Giovanni dominus (992) i) Landolfo (1057) =Isabella Capuano (1) Gregorio (1088) (a) Leone(1130) =Maria Capece (i) Pietro (1197) =Altruda Gaetana 1. Giacomo 2. Tommaso soldato di gran valore di Re Ladislao a. Giovanni (1387) i. Luigi (1422) ii. Marino (1483) iii. Alfonso (1528) iv. Giovanni Maria v. Alfonso dottore in Legge 3. Roberto 4. Giovanni (1272) =Marotta di Sicula = Gailtelgrima Caracciola a. Cesario milite (1275 + 1283) i. Aialdo II (1347) ii. Antonio (1384) Mastro di Casa, Cameriero di Carlo III, Capitano di Guerra di Ladislao b. Oialdo = Simona Barrile i. Luigi (1301) Cavaliere di Re Carlo II =Isabella Carmignana ii. Pietro (1353) Governatore di Sulmona,Tesoriere della regina Giovanna II (1370) = Verdella Castagnola iii. Gurrello (1393) Consigliere di Re Carlo III, Luogotenente del gran Cameriero, Prothonotario del Regno, Vicario di Carlo III = Clementia Mele iv. Pietro Conte di Caiazza e di Acerra, Signore di Ottaviano, Squilo, Mignano, Rocca pipi rozzi, Maranola, Castello Onorato, Campello, Casal Scauli, Scarasea, santo Antimo, Campoli, Sesto, Gioia, Striano = Beatrice Sanframondi dei Conti di Cervito v. Antonello Stefano (linea estinta) vi. Giacomo (linea estinta) vii. Francesco (linea estinta) viii. Luigi (linea estinta) ix. Caterina (linea estinta) x. Roberto Conte di Brienza, Santa Agata, Signore di Camerota, Sala, Sansa, Casella, Campora, Crispano, S. Aitoro di Capua, Sasso, Trentola, Loriano e Sagliano. Cameriero di re Ladislao = Maria Manganella = (X) Loria xi. Errico Conte di Brienza, Signore di Camerota = Valentina Morra dei Signori di Sanseverino xii. Giovanni Nicola Signore della Terra del Volturno = Carmosina di Tocco dei Signori di Montemileto xiii. Adriana = Don Guglielmo di Montalto Cavaliere di San Giacomo xiv. Giovanni Andrea Signore di Fossacieca = Adriana Mastroiodice

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Gurrello Signore di Fossacieca e di Faicchio = Aurelia Venata xvi. Giulio Cesare = Clarice Carafa xvii. Diversi figli xviii. Antonio Maria = Geronima Carbone xix. Fra' Gennaro Cavaliere Gerosolimitano xx. Fra' Giovanni Andrea Cavaliere Gerosolimitano xxi. Carlo xxii. Antonio Maria II Cavaliere xxiii. Odoardo xxiv. Giovannella = Amerigo Sanseverino = Roberto Gattola xxv. Gurrello xxvi. Raimondo (1407) Consigliere di Stato e Cameriero di re Ladislao, Signore di S. Mauro, Casal di Principe, S. Maria del Fosas, Alvignano, Arnone, Pistiicci e Montealbano = Caterina Colonna dei Signori di Riofrigido xxvii. Carlo caro alla regina Giovanna I e II = Giulia Cecinella xxviii. Antonio xxix. Francesco Maggiordomo di Re Federico d'Aragona, Signore di Pisticcio e Montalbano = Isabella Caracciolo xxx. Giovanni Francesco morto nella campagna di Roma contro il duca d'Alba contro Paolo IV xxxi. Vincenza = Don Marcello Silva xxxii. Isabella = Francesco di Molignana Signore di Pomigliano xxxiii.Portia = Paolo Altomare di Aversa xxxiv.Ruggero xxxv. Aniello Cameriero di re Ladislao ,Mastro Razionale della Gran Corte ,Conte di Alvito, Signore di Mastrati, Pettorana e Savignano xxxvi.Giovanni Cameriero di re Ladislao, Conte di Alise, Signore di Pomigliano, Ottaviano, Mariglianella e Arnone = Giovannella della Lagonessa xxxvii. Galasso Signore di Campora, Mariglianella, Pandarano, San Martino e Pomigliano xxxviii. Troiolo Signore di Campora, Mariglianella, Pandarano, San Martino e Pomigliano xxxix. Bernardo Cameriero di re Ladislao, Conte di Potenza, Signore di Caianello, Marzanello, Corneto, Roscigno, Pupone, Arbusto, Casacellare, Ricigliano, Contursi e Santo Zangarisi = Giovannella Manganella xl. Antonio Regio Consigliero = Soliana Severina = Caterina Mannoccia xli. Giovannella = Antonio di Gennaro Presidente della Camera di Santa Chiara xlii. Paolo = Adriana Pappacoda xliii. Girolamo (1525) Nunzio Apostolico di Napoli xliv. Giovanni Battista xlv. Ippolita xlvi. Salvatore = Emilia Puderica xlvii. Giovanni Maria xlviii. Andrea xlix. Francesco Conte di Lauria l. Bernarda detta Verdella = Riccardo Filangiero Conte di Avellino = Giacomo della Ratta dei Conti di Caserta li. Caterina = Baldassarre della Ratta Conte di Caserta lii. Ginevra = Giacomo di Costanzo Conte di Nicastro Urbano (1411) Maggiordomo di Casa Reale, Consigliere di Re Ladislao, Signore delle terre di Baiano, di Dragone, di Ricigliano, di San Zagarisi, di Contursi,

xv.

liii.

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c. d. e. b) Pietro dominus (992)

Signore e Conte di Alife, Maresciallo del regno di Giovanna e Ambasciatore al Concilio di Costanza liv. Gregorio lv. Roberto lvi. Orlando familiare dell'Imperatore di Costantinopoli, Cameriero della Regina Giovanna, Signore del Castello di Torre S. Susanna in Terra d'Otranto (1390) = Petronilla Scrignara lvii. Pietro (1419) = Margherita Arcamone lviii. Galeazzo lix. Troiano lx. Nicola Antonio Regio Consigliero = Isabella vedova di Alfonso di Gennaro Signore di Nicoterra lxi. Gurone = Margherita Sannazzara lxii. Annibale Ambasciatore e soldato valoroso del Duca Alfonso di Calabria lxiii. Giacomo Vescovo di Canne e Arcivescovo di Nazareth Consigliere di Re Ferdinando I lxiv. Giacomo lxv. Uerroi lxvi. Pierluigi soldato valoroso di Re Renato lxvii. Elisabetta lxviii. Maria = Francesco Carafa madre del cardinale Oliviero Carafa lxix. Paolo lxx. Pietro lxxi. Orberio lxxii. Rinaldo lxxiii. Oliviero Landolfo Filippo Marino

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La tradizione dellArma di famiglia


Per comprendere appieno limportanza e la portanza storica e sociale degli stemmi di famiglia necessario conoscere la storia degli scudi e dellaraldica. Come anticipato lo studio degli stemmi o blasoni o arma di famiglia o insegne, relegato alla cosiddetta araldica. Essa , detta in antico Nobilissima Nobilissima Armorum Scientia, , la disciplina che analizza, descrive e paragona gli stemmi distintivi di comunit, di famiglie e di singoli individui. Etimologicamente, araldica deriva dal termine araldo e a sua volta dal germanico germanic hariwald che significa inviato, messo. Gli araldi erano coloro che si occupavano di comporre stemmi, li studiavano e severamente controllavano la propriet delle attribuzioni individuali o familiari quali titoli, predicati ed insegne. Nel medioevo gli g stessi erano pubblici ufficiali, di estrazione nobile o allatto della loro nomina nobilitati, al servizio presso le corti di sovrani, di feudatari e di ordini cavallereschi. Nei tornei era loro il compito di provvedere al regolare svolgimento della gara ga e a proclamare il vincitore, in guerra avevano anche il compito di proclamare la guerra o la pace, la resa o l armistizio. Quando durante un torneo faceva il suo ingresso un cavaliere, l araldo suonava il corno il cui atto in tedesco antico era detto blazen ossia soffiare soffiare nel corno. Da questa consuetudine Arma della famiglia de Aurilia del sec. XV derivata la terminologia di Altare maggiore nella ella Chiesa di San Ruggero a Barletta blasone ad indicare lo stemma. L uso dello stemma o insegna ha un origine antichissima. Gli egizi usavano insegne per riconoscere l autorit civile e militare, militare, i re greci dinanzi a Tebe per indicare i prncipi partecipanti allassedio di Troia, Giulio Cesare portava sullo scudo una farfalla e un granchio, simboli di velocit fulminea e sagace lentezza in battaglia, Augusto aveva come stemma una sfinge, Pompeo un leone con la spada in pugno, Mecenate una rana ecc... Anche nella Bibbia si ~ 97 ~

fa menzione di insegne di famiglia, nel libro dei Numeri 2, 2 scritto: gli Israeliti si accamperanno ciascuno vicino alla sua insegna con i simboli dei casati paterni; si accamperanno di fronte a tutti intorno alla tenda del convegno.... Successivamente nel periodo carolingio con la nascita della cavalleria lo stemma ha assunto oltre al suo significato di identificazione individuale anche quello di identificazione familiare. La prima apparizione di principi e di regole araldiche si fa risalire al XII secolo per necessit dell araldo di caratterizzare e individuare univocamente un certo individuo. Infatti in tempo di pace, l insegna permetteva di riconoscere i partecipanti ai tornei, in tempo di guerra consentiva di riconoscere i combattenti chiusi in armature pressoch identiche a quelle degli altri cavalieri. Una semplice effige sullarmatura come ad esempio una croce colorata, permetteva di distinguere la nazionalit del singolo cavaliere, ma nel fragore della battaglia, nel turbinio della lotta, bisognava sapere con certezza quali cavalieri si distinguevano per coraggio, o quelli che, al contrario, evitavano il combattimento per vilt o, ancora, chi fossero quelli catturati o feriti e chi perdeva la vita nella mischia. Fino a quando furono usati gli elmi a bacinetto, questi, lasciando scoperto il

Riproduzione e blasonatura dellArma della famiglia de Aurilia

viso, pur con qualche difficolt permettevano il riconoscimento del cavaliere ma quando cominciarono ad essere usati gli elmi a becco di passero, a celata, a cancello, non vi fu modo di individuare il combattente. Si pens allora di porre un segno distintivo per ciascun cavaliere, un simbolo che fosse adottato esclusivamente da un guerriero, il quale da quel momento sarebbe stato identificato a mezzo delle insegne che portava sul suo scudo, sullelmo, sulla sopravveste o sulla gualdrappa del proprio cavallo. Per far ci si rispolverarono gli elementi che caratterizzavano le famiglie, cio quei simboli che ancora non costituivano uno stemma e che soltanto allora furono legati indissolubilmente al cavaliere; un binomio che diede origine all araldica, la quale venne a porre ordine in un complesso e variopinto universo simbolico. Non tutti i cavalieri disponevano per di insegne di famiglia. Il ~ 98 ~

novello cavaliere senza stemma avto aveva lo scudo di un solo colore, il cosiddetto scudo o tavola di aspettazione , e attendeva di caricarlo con gli elementi che si ritenevano via via pi pertinenti ed opportuni. Alcuni cadetti delle grandi famiglie portavano lo scudo con le insegne familiari coperto da un velo e potevano scoprirlo solo dopo unazione valorosa. Il cavaliere vittorioso in battaglia aveva il diritto di fregiarsi delle insegne catturate al nemico vinto, ponendole sul proprio scudo. Come le imprese militari, anche quelle amorose costituirono presto elemento di distinzione; i cuori spesso facevano bella

Riproduzione del 1694 dellArma della famiglia de Aurilia con elmo da Nobile

mostra sullo scudo del cavaliere innamorato, cos come le rose, le colombe, le fiamme, la fornace, le frecce; tutti simboli dell amore ardente. Ben presto, per, le figure in uso, sebbene assai numerose, non furono pi sufficienti ad esprimere il moltiplicarsi dei cavalieri e si dovettero perci creare nuove forme di distinzione. La croce, ad esempio, assunse le forme pi svariate e le colorazioni pi disparate e nel blasone cominciarono ad entrare nuove figure quali draghi, unicorni, sirene, grifoni, animali fantastici e mostruosi che verranno successivamente definiti chimerici. Con il trascorrere del tempo altre figure si aggiunsero a quelle in uso e si cominci a fare ricorso alle partizioni che raccoglievano nello scudo pi elementi. Alcuni assunsero emblemi corrispondenti al nome, detti oggi stemmi parlanti, altri nomi corrispondenti all emblema ed in effetti luso della stemma grossomodo contemporaneo e in alcuni casi precedente a quello del cognome. Un perfetto ~ 99 ~

gentiluomo doveva essere in grado di riconoscere dallo stemma il nome di famiglia del guerriero, ravvisarne la personalit, le azioni di guerra a cui aveva preso parte, le imprese memorabili compiute da lui o dai suoi avi. Lo stemma era quindi sia carta di identit dellindividuo, sia memoria storica delle imprese da lui compiute, alla stessa stregua una sorta di biglietto da visita . Solo dal 1390, in Inghilterra, il diritto di portare un certo stemma divenne ereditario. Tuttavia la maggior parte degli stemmi venivano semplicemente assunti, senza essere concessi da una qualche autorit. Quando nel 1500 cominciarono a scomparire sia i tornei, sia gli elmi chiusi, gli usi sportivi e militari degli stemmi divennero meno importanti e laraldica divenne quasi un arte decorativa, le insegne furono incise su portoni, ricamati su tappezzerie, istoriati in vetrate e incisi su argento. Su proposta del visconte Mathieu de Montmorency, il 19 giugno 1790 la Assemblea Costituente francese sanc l abolizione delle insegne, dei titoli nobiliari, delle livree, delle decorazioni e cos via. Fra il 1791 e il 1792 diversi decreti stabilirono di eliminare tutti gli stemmi ovunque essi fossero, applicando ai trasgressori delle durissime pene. Tuttavia, a chi possedeva insegne prima della Rivoluzione, Napoleone garant l uso dei vecchi stemmi, con l aggiunta di segni speciali che identificassero il ruolo sociale del portatore. Fino a tutto il XIX secolo, in tutto il mondo civile, lattribuzione delle cariche amministrative, giudiziarie, militari ed ecclesiastiche era ad appannaggio della nobilt, sia quella feudale e sia laristocrazia cittadina, cio la nobilt popolare . Per accedervi era necessario che gli araldisti incaricati controllassero e dimostrassero alla comunit, attraverso lo studio delle genealogie e delle insegne, loriginalit e la pertinenza dei titoli e dei predicati. Appropriarsi indebitamente di cognomi, ascendenze o insegne altrui, era considerato un vero e proprio reato, e come tale veniva punito. Un titolo ed un predicato nobiliare, per essere portato, doveva sempre essere controllato ed accettato. Oggi, almeno in Francia e in Italia, ognuno pu avere un proprio stemma, purch non violi i diritti altrui54 .

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Tratto da Manuale Ragionato di Araldico di Mirko Viviani ed. 2005

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Parte Terza

La storia locale di Terra d Otranto vista con gli occhi degli antenati salentini

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La storia e la societ dei DAurelio in Terra dOtranto tra Settecento e primo Novecento
Prima di iniziare a narrare le vicende dei DAurelio di Uggiano la Chiesa, dai quali oggi il ramo magliese discende, mi piacerebbe spendere due parole sullo svolgimento di questa ricerca. Lidea di ricercare le mie origini era un sogno che da molti anni cercavo di realizzare ma le condizioni per avviare un tale progetto erano quelle di acculturarsi sui fondi archivistici nonch trovare le giuste amicizie per avere accesso alle notizie anagrafiche giacenti nei polverosi faldoni dei comuni e dellArchivio di Stato di Lecce. Lidea cominci a concretizzarsi intorno al 2005 quando ebbi loccasione di conoscere il dott. Giovanmaria Ammassari che di professione si dedica alle ricerche genealogiche e alle indagini patrimoniali. Lintesa con Giovanmaria fu subito perfetta e ricordo che gli chiesi di cominciare ad indagare sui DAurelio di Uggiano la Chiesa cercando di rintracciare lavo del bisnonno Rosario che avevo sempre saputo essere di Otranto. Ero certo che in Uggiano la Chiesa o nella frazione di Casamassella avrei trovato i nomi degli antenati. Questa certezza mi veniva in considerazione che, ritrovandomi un giorno su un sito internet dedicato alla genealogia ed inserendo il cognome DAurelio, ritrovai Isidoro DAurelio e la figlia Desiderata viventi a Casamassella nel secondo 700. Lintuizione o la supposizione o semplicemente la fortuna, fu subito premiata e infatti mi telefon poco dopo lAmmassari dicendo di possedere tra le sue carte una copia dello stato di servizio militare del Rosario in cui erano indicati oltre alla data di nascita anche la paternit e cio Fedele e Maria Vittoria Saracino residenti in Otranto sul finire dell800. A questo punto io non posso descrivere la gioia che ebbi sapendo che la strada imboccata era proprio quella giusta poich approfondendo si scopr che il Fedele era nato da Roberto di Uggiano la Chiesa nel primo 800. Mi aveva riferito il parente Salvatore DAurelio affettuosamente chiamato cumpare Totu, che il bisnonno Rosario detto Cesario era nato ad Otranto ma non era certo che ci fosse vero perch gli avevano da sempre riferito che lo stesso Rosario era stato ritrovato neonato in una barca ad Otranto assieme ad un fratello di nome Umberto. La notizia mi sembrava realistica alla luce dello statino militare del Rosario che alla data di nascita riportava la dicitura nato presumibilmente nel 1873 ed inoltre non ero riuscito a trovare presso lUfficio Anagrafe di Otranto il suo atto di nascita. Fu ritrovato qualche tempo dopo latto di battesimo dellavo Rosario indicante la data di nascita 6 Ottobre 1872 a Otranto dove era indicato esser figlio di Fedele e Vittoria Saracino. Del fratello Umberto non si trov invece assolutamente nulla e scopr che non era mai esistito in quanto lunico fratello che ebbe il Rosario fu Nicola nato il 26 Aprile 1875 e morto pochi giorni dopo nello stesso anno. Il giallo era risolto e quindi il Rosario non fu assolutamente un innocente bens il legittimo figliolo di una famiglia che oggi posso ~ 103 ~

confermare essere radicata in Uggiano la Chiesa almeno dal 1670. La prima fase della ricerca genealogica si basa sulla raccolta di tutte le notizie orali che in famiglia si tramandano e facendo leva sulla pazienza di compare Tot seppi che lavo Rosario era un uomo di bellaspetto, alto, magrolino con i baffi all umbertina, sempre lindo e ben vestito. Portava usualmente un cappello a falde larghe e non esitava a vestirsi bene anche quando andava a coltivare i campi nei pressi della strada per Otranto il localit lu Trhddhu, il cui raccolto era destinato esclusivamente al sostentamento della famiglia stessa. A questo lavoro si aggiungeva una piccola attivit di mediazione per la vendita di olive che lo stesso si procurava col proprio lavoro bracciantile o con lacquisto di piccole partite di altri coltivatori. Fu molto longevo e mor, dopo la moglie Filomena Rizzo, a circa 90 anni. Di Filomena Rizzo le notizie sono ben poche ma riguardo al suo aspetto fisico si dice fosse una donna molto alta e robusta. Ebbero sei figli chiamati, in ordine cronologico, Vittoria, Donato, Salvatore, Augusto e i gemelli Damiano e Cosimo che vissero in pianta stabile a Maglie e rappresentarono i precursori insieme al padre di tutta lattuale discendenza nella cittadina magliese. Donato e Vittoria si trasferirono rispettivamente in Nocera Inferiore e a Spongano dove si sposarono ed ebbero prole che ancor oggi si perpetua sulla stessa linea genealogica facente capo a Donato, nel salernitano. Quanto al soprannome Zippo, anche questi esclusivamente magliese e sta ad indicare proprio il Rosario DAurelio al quale gli fu affibbiato questo nomignolo a causa delle sue caratteristiche fisiche: lungo e secco. E proprio con questa ricerca che oggi posso affermare quanto mi disse una volta mia madre ci tene na ngiurita tene na razza o meglio il soprannome indica lappartenenza ad una specifica stirpe familiare. Giovanmaria Ammassari mi produsse tutta la documentazione da lui rintracciata ed ebbi modo di ricostruire un albero genealogico sino a nove generazioni a partire da mio figlio Marco ma sono certo di poter arrivare alla decima. Vi assicuro che questo tipo di ricerche rasentano ad un certo punto il limite della follia. Non potendo sempre collegare le parentele attraverso gli atti di nascita e di morte poich non sempre sopravvissuti al tempo succede che ogni indizio, ogni archivio, ogni elenco di nomi pu nascondere una traccia importantissima che conduce alla ricostruzione del mosaico genealogico. Da questo punto della ricerca furono riprese le indagini che erano cominciate presso lArchivio di Stato di Lecce dove fu consultato il fondo di Stato Civile dei comuni di Maglie, Giurdignano ed Uggiano la Chiesa per gli anni 1809 1887. Da questo punto procedendo in linea ascendente e partendo dallavo Rosario, che gi avevo ipotizzato prima di ritrovare latto di battesimo esser nato tra il 1870 ed il 1872, sono stati ritrovati il suo atto di Battesimo in Otranto presso la Cattedrale ed il suo matrimonio religioso in Maglie. Continuando a risalire si rintracciato il padre di Rosario, battezzato col nome di Francesco Donato in Uggiano la Chiesa. Nel fondo di Stato Civile di Uggiano la Chiesa era stato rintracciato anche il padre di Francesco Donato, chiamato Roberto, sposatosi nello stesso Uggiano la Chiesa con Isabella Cursano. Nel fascicolo allegato alle ~ 104 ~

pubblicazioni civili del Roberto vi era la fede di Battesimo dalla quale era rintracciabile il nome del padre Fedele e della madre Maddalena Sunna. Per completezza si anche consultato il fondo dei processetti matrimoniali depositato presso la Curia di Otranto rintracciando solamente quello relativo al matrimonio di Rosario poich, gli atti relativi agli anni 1823 1853, sono andati irrimediabilmente perduti. Per Rosario con un colpo di fortuna fu possibile anche avere una rarissima e segretissima copia del foglio matricolare della classe 1873. Dallultimo avo ascendente e cio Fedele si potuta rintracciare la sua famiglia tramite i dati del Catasto Onciario di Uggiano la Chiesa del 1748 ritrovando il nome del padre Vito al quale era stata indicata anche la paternit e cio lavo Antonio. Oggi non ho ancora la certezza ma molto probabilmente Antonio fu figlio di un certo Leonardo di Minervino che ipotizzo essere nato intorno al 1640. Purtroppo i dati dei battezzati per Uggiano la Chiesa iniziano dal 1793, per i matrimoni dal 1831 e per i morti dal 1813 perch il tempo e lincuria degli uomini, hanno contribuito a far perdere definitivamente gli archivi degli anni precedenti cancellando in buona parte le tracce anagrafiche lasciate dei nostri antenati. Che tali documenti esistessero documentato nellArchivio della Diocesi di Otranto dove fu depositato in data 18 settembre 1837 ad opera dellArciprete di Uggiano La Chiesa, Giovanni Valletta, un Elenco dei Libri Parrocchiali. Anno 1837 composto, da un Libro di Registro de nati e Battezzati dal 1690 sino a Xbre (Dicembre) 1724, un altro simile dal 1725 al 1751 e cos via sino al 1837 compresi per gli stessi anni i Libri dei Morti, dei Matrimoni e dei Confirmati. Ma come gi scritto, lincuria e il tempo hanno eroso tutti i testi di questo elenco dallanno 1690 allanno 1793. A ci si aggiunga che era uso dei preti tenere gli archivi parrocchiali in modo incompleto e disordinato sino a tutta la met del secolo XIX e custodirli tra laltro nelle proprie abitazioni che molto facilmente erano soggette agli incendi. A testimonianza di questa cattiva abitudine, nel corso della ricerca tra i fondi giacenti presso la Curia Arcivescovile di Otranto riguardante gli editti, i decreti e le circolari arcivescovili e vicariali, in un fascicolo si conserva una copia originale di una circolare ministeriale datata 18 gennaio 1840 inviata da Napoli a tutti gli Ordinari delle Diocesi del Regno di Napoli che contiene le norme relative alla compilazione e alla conservazione dei documenti anagrafici riguardanti la popolazione. Quando la ricerca si effettua raccogliendo solo dati anagrafici ci si ritrova di fronte ad una lunga serie di date e di nomi che da una prima lettura possono sembrare alquanto sterili e privi di ogni informazione circa la vita privata e la sfera sociale nella quale gli antenati si confrontarono quotidianamente ma, da una lettura pi attenta con riferimenti precisi alla storia e ai costumi dellepoca, si evince un quadro storico molto pi dettagliato e affascinante. Appare cos un mosaico di nomi e di mestieri appartenuti a uomini e a donne di diverso rango sociale, dai proprietari ai campagnoli, dai poveri ai magnifici, ~ 105 ~

dai preti ai sagrestani e via dicendo tutti fissati in un momento particolare della loro vita come davanti ad un Fonte Battesimale o allaltare durante la celebrazione di un matrimonio o giacenti nel quieto sopravvenire della

Registrazione parrocchiale di matrimonio del 21 giugno 1654

morte durante il rito dellestrema unzione. Tutte queste persone che sino a un certo momento si ignoravano fossero mai esistite, riaffiorano nell immaginazione dal nero fiume del passato scoprendo, in queste piccole immagini, indizi come un aggettivo, un soprannome, frequenze di riapparizione etc. , che permettono di risalire alla loro condizione sociale, alla loro attivit civile, al loro carattere e a volte anche allimpegno profuso per adempiere ai propri compiti. Ad esempio si comprende lestrazione sociale dei soggetti quando durante la celebrazione di un battesimo il padrino designato un notaio per cui si tratta di genitori che hanno goduto di una buona posizione sociale al contrario di quei genitori che hanno scelto come padrino il sagrestano poich non potevano permettersi il lusso di un personaggio di alto rango e che quindi facevano parte sicuramente delle famiglie pi povere, infime, della citt. A poco a poco da aforistiche registrazioni, per certi versi molto burocratiche ed inesatte, si riesce a delineare un preciso tessuto sociale e si immaginano volti e voci per le vie, saluti e sofferenze, gioie e fatiche, case miserabili e palazzi ricchi di averi e di servit, un centro cittadino che risorge in minute immagini di tre o quattro secoli or sono.

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Ministero di Napoli, 18 Gennaio 1840 e Real Segreteria di Stato degli Affari Ecclesiastici 3 Dipartimento n [bianco n.d.r.] Ill.mo e Rev.mo Signore Nel fermo ed utilissimo divisamento di assicurare come meglio potevasi la esatta tenuta, e la rigorosa conservazione dei libri parrocchiali, dalla integrit dei quali cotanti rilevantissimi interessi dipendono, fu nel 1802, e propriamente sotto il di 13 ottobre di quell anno sovranamente emesso un Reale Dispaccio, a tutti i Presidi allor delle Provincie circolarmente comunicato, di cui qui appresso testualmente il tenore. Ha Sua Maest rilevato con rincrescimento due gravi disordini, ch emergono dalla pratica introdotta in talune delle Diocesi del Regno, di rimettersi nell archivio delle Curie i libri parrocchiali dopo la morte dei Curati, l uno, che occorrendo nel tratto posteriore ad alcuno, che vive in paese molte miglia distante dalla residenza qualche fede di battesimo,di matrimonio,o di morte, dee spedir persona nella Curia per ottenerla, ed oltre la spesa del diritto , soffrire ancora quella di un pedone, soggiacendo cos, talvolta fra generali strettezze ad un peso di gran lunga superiore alla tassa Innocenziana; e l altro, che dando fuori le Curie delle fedi, vengono i Parochi a perdere l esazione di un diritto, che forma parte, specialmente nella Calabria ulteriore della rendita del beneficio curato, acquistato per concorso coll analoga condizione di tale molumento. Per riparare a siffatti inconvenienti, che involgono con pregiudizio gl interessi particolari dei Parochi e delle popolazioni, e per ovviare nel tempo stesso alle frodi della viziatura, e di altro, che a danno altrui nella successione dell eredit, nella poligamia, ed in consimili cose potrebbero facilmente farsi dopo la morte d Curati, rimanendo in mano d rispettivi eredi il Sacro deposito dei libri parrocchiali, ha S.M. sovranamente risoluto per punto generale da osservarsi in tutte le chiese del Regno : 1 che siano i Curati obbligati a tenere tali libri ben custoditi in un fodero della sagrestia, come si pratica nelle parrocchie di Napoli; 2 che non sia loro giammai permesso di tenerli nelle proprie case : 3 che sieno strettamente tenuti di rimettere in ogni fine di anno un dettaglio nelle Curie rispettive dei nati, conjugati, e morti, indicando i nomi ed il giorno della loro nascita, matrimonio, morte, per conservarsi gelosamente nell archivio diocesano : e 4 finalmente, che gli Ordinari sotto la loro responsabilit, si assumano la pi seria cura e non solo, perch il registro sia esatto, ma ancora , perch tale sovrana deliberazione sia in tutte le sue parti esattamente adempita. Introdotte da li a pochi anni nei Reali Domini al di qua del Faro le leggi sullo stato civile, ed estese poi le medesime nel 1819 anche alla Sicilia nulla fu per esse innovato a tutto ci che materialmente concerneva i libri parrocchiali, e ferme restarono le disposizioni precedenti circa la loro tenuta e la conservazione loro, quando nella sua tornata del 1837 il Consiglio provinciale di Capitanata venne proponendo di trasferirsi tali libri a contar da cinquantanni prima della promulgazione della legge istitutrice degli atti dello Stato civile o in originale o in copia negli archivi comunali. Interrogati sul proposito gli Ordinari tutti del Regno e raccolte le osservazioni loro, e i loro divisamenti, che nella massima parte furono contrari non solo al trasferimento degli originali; ma alla formazione ancora delle copie e al deposito di queste negli gli archivi comunali suddetti, fu di sovrano comando incaricata la Consulta generale del Regno disporre a disamina la materia, e di dare il suo parere Ci fu eseguito, e siffatto eminente consesso dopo di avere tra l altro considerato Che i libri in discorso sono formati dalla mano Parrocchiale, sono l effetto dello istituto parrocchiale, e sono l opera del sacro ministero dei Parrochi, di tal che ne sono essi i propri conservatori, e il privarneli sarebbe nel fondo un attentare alla di loro propriet, ed ai loro legittimi diritti; Che tali libri sono indispensabili ai Parrochi per lo esercizio del di loro sacro ministero; Che pel proposto trasferimento verrebbe ad essere divisa la unit, e la correlazione dei medesimi. Che il farne delle copie infine sarebbe dispendioso e pericoloso insieme per gli errori che vi correrebbero o per ignoranza, o per negligenza, o forse ancora per mala fede; conchiuse pertanto unanimamente parere negativo tanto per lo trasferimento dei libri originali, quanto per quello delle copie, soggiungendo bens che i libri parrocchiali non debbano mai tenersi dai Parrochi nella propria casa, ne mai farsi passare in

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casa privata, ed in specie in quella dei loro congiunti ed eredi; che i libri medesimi debbano tenersi diligentemente ed esclusivamente custoditi nello archivio parrocchiale; che ciascun Vescovo infine tra i principali doveri della sua visita debba noverare quello di sorvegliare efficacemente alla esatta custodia dei libri stessi Cotale unanime parere della consulta generale fu da S.M. approvato, ed uniformandosi allo stesso, venne la M.S. nell alta sua saggezza ordinando di non farsi sulla materia alcuna novit allo stato presente delle cose, come chiaro emerge dal Real Rescritto, dei 7 dicembre gi circolarmente comunicato. Ferme adunque rimanendo per siffatta sovrana determinazione le disposizioni precedentemente esistenti in ordine alla tenuta ed alla accurata conservazione dei libri parrocchiali, e dovendo io dal mio canto efficacemente assicurare lo adempimento degli altin voleri della M.S. sulla materia non posso io dispensarmi dall inculcare, come fo, per la presente agli Ordinari tutti circolarmente, in continuazione, ed in conferma del summentovato Reale Dispaccio del 1802. 1 Che i Curati siano obbligati a tenere i libri parrocchiali ben custoditi in un fodero della sagrestia 2 Che non sia loro permesso giammai di tenerli nelle proprie case; 3 Che sieno strettamente tenuti di rimettere alla fine di ogni anno un dettaglio nelle Curie rispettive dei nati, conjugati, e morti, indicando i nomi ed il giorno della loro nascita, matrimonio o morte per conservarsi gelosamente nello archivio diocesano; 4 Da ultimo che gli Ordinari stessi sotto la loro responsabilit assumano la piseria cura perch le cose anzidette fossero dai Parrochi delle rispettive le Diocesi rigorosamente adempiute. Mi accuser V. S. Illustrissima e Reverendissima la ricezione della presente, e ne curer per la Sua parte collo zelo, che l proprio, il pi stretto adempimento, con formare intero, onde io sia al caso tenerne informata la Maest del Re (N.S.), e darlene il debito conto. Il Ministro Segretario di Stato delle Finanze Incaricato del portafoglio degli affari ecclesiastici

Marchese DAndrea

[Copia trascritta da: Archivio Curia Arcivescovile di Otranto (LE) Prima Sezione, Serie : Editti e Circolari arcivescovili e vicariali. Fascicolo 99 ..contiene copia della ministeriale per gli affari ecclesiastici relativa all obbligo dei parroci di consegnare in curia la copia dei registri dei nati, dei matrimoni e dei morti. Anno 1840 (pezzi 4)] Trascrittore: Giovannimaria Ammassari.

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Mi rendevo conto che ero lunico dei DAurelio a conoscere la propria genealogia e mi rendevo anche conto che questo lavoro non lo facevo per me ma per tutti noi ed in particolare per mio figlio in cui ripongo la fiducia che queste mie pagine non vengano mai relegate nel dimenticatoio. Genealogia ed araldica corrono di pari passo e cos mi iscrissi ad un prestigioso forum moderato dallIstituto Araldico e Genealogico Italiano, dove tra laltro era gi iscritto lamico Giovanmaria, ed ebbi modo di conoscere, imparare e studiare tantissimi argomenti che in queste discipline rappresentano la base valida per ricerche genealogiche storicamente dimostrabili. Non potr mai dimenticare la conoscenza e lamicizia che mi lega al comm. Lorenzo Longo de Bellis di Conversano, Preside dellOrdine del Santo Sepolcro di Gerusalemme al quale debbo una famosa imbeccata dalla quale nacque una stupenda indagine storica sulla casata napoletana dei De Aurilia. Non potr mai dimenticare lamico, scrittore e storico dott. Marcello Gaballo che mi ha continuamente riversato la sua esperienza pubblicistica e storica nonch il suo amore per questo nostro fantastico Salento. Debbo ai rapporti di studio avuti con Marcello la mia grande amicizia e stima che scambio con il prof. Fernando Cezzi per il quale nessuna parola potrebbe definirne la grandezza di storico, letterato e scrittore. Mentre crescevo nellaraldica ero accompagnato dallo spettro del corniolo dellamato Fra Eusanio da Ocre che da moderatore del forum di araldica mi faceva percorrere giorno per giorno la lunga strada che porta allinterpretazione araldica dellarme di famiglia. Come non annoverare tra questa sfilza di persone il carissimo Ferrante da Subiaco grande studioso ed araldista vaticano o il caro vescovo Monsignor Antonio Pomphili al quale debbo quella splendida frase ardere et lucere perfectum che poi ho assunto a mio motto. Tanti uomini e tanta cultura che hanno permeato la mia anima rendendola vibrante al suono della storia e alla passione di questa mia odiata e venerata terra. Facciamo un passo indietro e ripartiamo dalla ricerca genealogica che sino ad un certo punto mi aveva soltanto svelato date di nascita, di morte e di matrimonio dei miei antenati. Ai fini di una ricostruzione storica volevo ritrovare qualcosa che avesse gli avi come attori, qualcosa della loro vita, qualcosa di particolare. Ci poteva solo ritrovarsi negli archivi notarili depositati presso lArchivio di Stato di Lecce e Giovanmaria fu ancora una volta il mio salvatore. Non potendo per Uggiano la Chiesa, come gi detto, reperire qualche notizia antecedente al 600 armato di pazienza e senza fretta si doveva passare alla lettura dei protocolli e degli indici dellarchivio di Stato di Lecce incluso quello della Curia di Otranto. Si passarono in rassegna unenormit di fascicoli nei quali man mano saltava fuori un atto di emancipazione, uno di vendita, cautele dotali, censi e via dicendo ma il documento pi esaltante fu quello ritrovato presso lArchivio Metropolitano di Otranto dove con i miei occhi vidi la firma di un DAurelio del 700 ~ 109 ~

appartenuta a tale don Gaetano di Giurdignano che si firm Don Caietanus de Aulirio. Immensa la gioia e grande stupore perch quella firma era per me come il ritratto di quel DAurelio, era unimpronta come quelle che si vedono nelle grotte preistoriche, che dopo tanti anni era ritornata alla luce per esser vista da un discendente che sino a quel momento aveva solo fantasticato sullesistenza e sui volti dei suoi avi. Quel foglio era stato proprio vergato da un DAurelio che tra laltro aggiungeva unimportantissima qualifica quale quella di Regio Vicario ossia di controllore della regolarit degli atti notarili.

Don Caietanus dAulirio RegiusVicarius Non stato possibile, ad oggi, completare lintera lettura della documentazione notarile poich sono diverse scaffalature (lArchivio di Stato di Lecce conserva un volume del Catasto Onciario di Uggiano la Chiesa del 1748, Il Catastuolo pre-murattiano del 1799-1800, un fascicolo di Conclusioni del Decurionato del 1815-1832 e i protocolli dei notai Francesco Antonio Muscatello, Nicola Foscarini, Giuseppe Maria Bello, Benedetto Maschi e Donato Felline per complessivi 182 volumi, pi altri 10 volumi tra indici e repertori, per un periodo che comprende oltre cento anni a cominciare dal 1720 fino al terzo decennio dellOttocento55; lArchivio Diocesano di Otranto conserva a sua volta un interessante fascicolo di 35 pagine numerate al recto intitolato impropriamente Stato delle Anime e ciocchesse posseggono del 1732, oltre ad altri due Stati delle Anime relativi agli anni 1763 e 1764 intitolati Matricola seu Stato dellanime della Terra di Uggiano la Chiesa entrambi redatti dallarciprete Pasquale Cominale) ma questo significa che la ricerca potr ancora continuare e se non sar io a farlo chi mi seguir sapr da dove iniziare e molto probabilmente dove finire. Da quello che ho potuto leggere e pazientemente farmi trascrivere risultato che i nostri antenati non fossero sempre stati dei semplici contadini ma hanno ricoperto in anni diversi del 700 cariche ecclesiastiche e civili. Spesso gli stessi hanno costituito dei patrimoni che nel corso degli anni sono stati consumati principalmente a causa del frazionamento tra le famiglie dei figli maschi. A ci si aggiunga che la realt meridionale stata sempre fortemente condizionata da uneconomia agricola debolissima e lassenza di attivit alternative che tamponassero i periodi di crisi determinarono non solo la stagnazione dei patrimoni ma ove era necessario per sfamare le famiglie, anche la liquidazione. Sono pi ottocento i documenti oggi raccolti e che riguardano i DAurelio,
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G. DIBENEDETTO (a cura di), Guida dellArchivio di Stato di Lecce, Societ di Storia Patria per la Puglia, Bari 1989

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possono sembrare tanti ma indubbio che si tratta solo di una prima traccia che merita di essere ulteriormente approfondita e meglio studiata. Le dinamiche della famiglia DAurelio saranno le stesse dinamiche che hanno influenzato lintera societ agricola salentina dal 1700 allUnit dItalia essendo la maggior parte degli stessi antenati persone legate alla cultura agricola e non avendo mai rivestito cariche regie di notevole importanza tali da poterli annoverare tra le famiglie notabili del Sud. Gli stessi non hanno una storia familiare particolare da ricordare e tantomeno esistono degli avvenimenti storici per i quali tali antenati si sono resi protagonisti ma questo non significa che la famiglia non abbia avuto una sua storia bens che la stessa stata una delle tante famiglie inermi travolte dallondata degli accadimenti storici della Piana dOtranto. Proprio in questottica per ottenere una narrazione storica completa e favorire limmaginazione di ognuno di noi durante la lettura di quella che potuta essere la storia dellintera genealogia, a parte episodi e nomi ben specifici ad essa strettamente collegati, sono stati narrati i principali fatti storici del nostro Salento a partire dal dominio dei vicer spagnoli alla rivoluzione francese, alla carboneria, ai moti popolari del 1898 e via dicendo. Questa colorazione storica insieme a quello che si potuto intuire dalla documentazione degli avi, ha reso la narrazione personalizzata e, seppur gi largamente conosciuta, ha delineato un preciso e dettagliato quadro storico. Dal principio sino ad Antonio DAlerio Dalle ipotesi storiche descritte la nascita e la diffusione del cognome DAurelio altro non che il risultato di tre differenti tesi ossia quella abruzzese legata alla transumanza, quella della discendenza legata al casato napoletano dei De Aurilia e quella di una cognomizzazione salentina autoctona. Tutte e tre le teorie seppur geograficamente diverse partono da ununica forma patronimica latina ossia quella di Auselius che a sua volta, per le influenze della lingua greca assorbite dal meridione dItalia, lo ha definitivamente trasformata in Aurelius. Il successo e la diffusione di Aurelio si ebbe a partire dal 212 d.C. con la stesura della Costitutio Antoniniana dellimperatore Caracalla e proprio questa data sancisce la nascita della forma cognominale allorquando cominci ad essere utilizzata dalle famiglie dei patrizi romani. Antonio DAlerio il primo degli avi in ordine ascendente e documentabile anagraficamente come diretto precursore della discendenza dei DAurelio nel magliese. Molto probabilmente, da alcune notizie del Catasto Onciario di Uggiano la Chiesa ancora da approfondire, Antonio nacque da tal Leonardo DAlerio ed era nativo di Giurdignano ma visse stabilmente ad Uggiano la Chiesa a partire almeno dal 1692. ~ 111 ~

Tutte le tracce documentate dei DAurelio nel Salento ci conducono in Uggiano la Chiesa anche se intorno alla seconda met del 600 diverse famiglie si trovarono contemporaneamente presenti anche a Giurdignano, Casamassella e Minervino di Lecce. Uggiano a differenza degli altri villaggi fu un feudo ecclesiastico e quindi soggetto alla diocesi di Otranto che a sua volte elarg numerose concessioni ed in particolare allAbbazia di San Nicola di Casole. Giurdignano e Minervino ebbero una corte baronale a parte cos come Casamassella la quale risulter comune aggregata a Uggiano la Chiesa solo nel primo 800 a seguito del riordino amministrativo di Napoleone. Da un punto di vista geografico e amministrativo dunque gli abitanti di questi luoghi potrebbero considerarsi indipendenti ma se consideriamo la distanza fra queste piccole realt contadine, ci rendiamo subito conto che da un punto di vista economico furono strettamente collegate e quindi configurabili in ununica ed indivisibile realt contadina. In particolare se si analizzano i matrimoni risulta che molto facilmente un abitante di Casamassella sposava unabitante di Uggiano la Chiesa e viceversa ma anche leggendo gli atti notarili del tempo notiamo come il notaio di Minervino rogava a Uggiano e in alcuni casi persino ad Otranto, oppure nei catasti onciari si vedono diversi casi in cui un soggetto risiedeva ad Uggiano ma aveva le propriet terriere, e quindi la sua attivit economica, a Casamassella. La mia opinione quella che i DAurelio prima di giungere a Giurdignano e prima ancora che il cognome assumesse la forma attuale, dagli atti notarili si evincono molte varianti, gli stessi intorno al 1400 fossero in Otranto. A tal proposito la storia ci narra che i costanti e sanguinari attacchi dei turchi spinsero le popolazioni costiere verso lentroterra salentino dove fondarono nuove comunit e proprio la fondazione di Uggiano la Chiesa, secondo una tesi molto accreditata, fu opera della popolazione di Vaste che qui si rivers per fuggire tra il X e lXI sec. agli attacchi turcheschi. Successivamente attraverso matrimoni e continui spostamenti verso nuovi luoghi di lavoro, la stessa comunit dei DAurelio si fiss in Uggiano la Chiesa a partire almeno dalla seconda met del 600. Da questo punto accertato sulla base dei documenti anagrafici che dopo quattro generazioni e sempre per gli stessi motivi di lavoro e familiari, un ramo di questi DAurelio uggianesi, e precisamente con Medica Leonarda ed il fratello Francesco Donato, nella prima met dell800 passarono in Otranto e sul finire di questo secolo dalla discendenza di Fedele figlio di Donato si stacc un ramo che pass a Maglie con Isabella e il fratello Rosario. Oggi parte della discendenza del Rosario DAurelio sopravvive a Maglie gi da cinque generazioni ma altri rami sono presenti a Lecce e a Salerno ma questa ancora storia attuale. Anche linguisticamente il cognome ha subito unevoluzione che progredita di pari passo con linnalzamento del livello di alfabetizzazione della popolazione meridionale. Si evince dai protocolli notarili letti e trascritti in questa trattazione che le varianti alle quali stata soggetta la forma cognominale DAurelio si evoluta nel corso dei secoli come segue: ~ 112 ~

- DAlerio a partire dal 1692 (cfr. ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Archivio Notarile, Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA, Notaio : VALLETTA ANTONIO DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/1 Anno : 1692, 1 Maggio Carte 18-19) - DAulerio a partire dal 1692, (cfr. Archivio di Stato di Lecce fondo Archivi Notarili segnatura 113/1 del Notaio Antonio Valletta di Uggiano la Chiesa, anno 1692 c. 5 ,il 11 marzo 1692) - De Valerio a partire dal 1715 (cfr. ARCHIVIO METROPOLITANO DI OTRANTO Fondo: Protocolli Notarili, Volume di prot. : Protocolli Notarili Notaio Sansonetti Leonardo Brazzi Anno : 1715, 08 Gennaio Carte 7-8) - D Aulirio a partire dal 1723 (cfr. ARCHIVIO METROPOLITANO DI OTRANTO, Fondo: Protocolli Notarili, Volume di prot. : Protocolli Notarili Notaio Sansonetti Leonardo Brazzi Anno : 1723, 01 Aprile) - De Aulerio a partire dal 1739 (cfr. Archivio di Stato di Lecce fondo Archivi Notarili segnatura 113/5 del Notaio Felline Donato di Uggiano la Chiesa, anno 1818 -1828, c. 77 - Il 08 Ottobre 1739) - DAurelio a partire dal 1783 sino ad oggi (cfr. Archivio di Stato di Lecce; Fondo Atti Notarili - Indice del notaio Foscarini Nicola di Uggiano la Chiesa, busta n. 85/ fascicolo n. 600 Segnatura 113/2: c. 34 il 14 Agosto 1783) - De Aurelio a partire dal 1784 (cfr. ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Archivi Notarili, Serie Protocolli Notarili di GIURDIGNANO segnatura 44/3 del Notaio VILEI GIUSEPPE ANGELO di Minervino di Lecce, anni 1757 1758, c. 64 f. 105, 18 Settembre 1757) Dato per certo che il ceppo originario degli attuali DAurelio del basso Salento sia da fissarsi nei territori compresi tra Giurdignano ed Uggiano la Chiesa e che gli stessi nellintera Piana di Otranto siano sempre stati, ma in diverse epoche, imparentati la presenza dimostrata dei DAurelio nel comune di Maglie ha una storia di 110 anni che parte dal 1896-97, nel Salento dal 1672 di 336 anni , in Italia se si fa riferimento alla gens Aurelia saremmo ad almeno 2.000 anni di storia. Ci che particolarmente tengo a sottolineare che i 110 anni di storia magliese sono relativamente pochi quando si studia la genealogia ma rappresenta in questo caso le vicende di una stirpe ancora giovane che ha posto radici in una piccola cittadina del Salento e che, Dio lo

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Principio dellalbero genealogico magliese

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voglia, porter con se ancora nuovi elementi alla discendenza56. La coincidenza pi evidente , se si guarda allalbero genealogico dei DAurelio nel magliese, quella di essere contemporaneamente parte dei rami pi giovani in linea di discendenza e parte del ceppo originario della genealogia appena impiantata, siamo nellordine di soli 18 nuclei familiari viventi il cui ceppo fu Rosario DAurelio con Filomena Rizzo viventi in questa citt nel 1899. La data dell01 maggio1692 sancisce linizio delle prove documentarie raccolte sui DAurelio. Questa la data di un cosidetto Capitolo Matrimoniale rogato ad Uggiano La Chiesa per il matrimonio tra Antonio DAlerio (*1672 circa +post 1715) e Apollonia Cursano (*1672 circa +26/04/1733) anchella di Uggiano. Latto fu stilato dal notaio Antonio Valletta di Uggiano che quindi formalizz la consegna della dote della futura moglie allavo Antonio. I Capitoli Matrimoniali precedevano di qualche giorno la data ufficiale della celebrazione del matrimonio e pertanto in questo mese di maggio dellanno 1692 che Antonio spos la Cursano. Elemento fondamentale per procedere alla celebrazione del matrimonio era quello della scrittura del capitolo matrimoniale, senza di esso non si poteva procedere alla costituzione dei beni della famiglia che comunque restavano separati dai cosiddetti beni dotali. Luso del capitolo matrimoniale risale ad un editto di Roberto dAngi del 1332. Sino a pochi anni fa, e in taluni casi ancora sino ad oggi, una donna che veniva violata o che era rimasta gravida doveva ricorrere al cosiddetto matrimonio riparatore con lamante. Ad un certo punto della storia questo uso divent unarma tanto che spesso la donna era, per interessi prettamente economici quali ricchezza e grosse propriet, violata al fine di contrarre un matrimonio forzato. Col fine di reprimere questa crescente tendenza fra gli uomini lEditto di Roberto dAngi defin le procedure che i suoi sudditi dovevano seguire per contrarre un matrimonio cristiano. Si sanc che il maritaggio doveva avvenire con la celebrazione di solenni sponsali nella chiesa in cui il sacerdote avrebbe benedetto gli sposi e prima di questo si doveva procedere alla redazione di conventiones et acta, inita et firmata dalle parti. Nascono quindi i capitoli matrimoniali che principalmente serviranno a garantire alla sposa i beni dotali. Scriveva il giurista Antonio Spezzacatena57 nel suo Formolario per i notai che cosa troppo necessaria, di doversi prima del matrimonio solennizzare i Capitoli matrimoniali per sicurezza della dote, del dotante, della sposa, e dei figli che da quello saranno per nascere.... Sostanzialmente nei capitoli matrimoniali si prometteva al futuro marito la dote della sposa, costituita dalla roba, case, terreni, mobili preziosi e denaro, che sarebbero serviti per sostenere i pesi che il matrimonio comportava. Tale dote doveva essere proporzionata sia alle disponibilit del dotante e sia alla qualit dello
Il 27/09/2006 arrivato mio figlio Marco e a Roma a giugno 2008 nato Daniele figlio di mio cugino Massimiliano. Questa progenie ha sviluppato il 9 ramo dellalbero genealogico. F. SCLOPIS, Storia della legislazione italiana, Vol. II Progressi, Unione Tipografico Editore, Torino 1863
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sposo e ne derivava pertanto lintera dote non passava in propriet allo sposo ma era da questi soltanto amministrata. Di contro lo sposo doveva consegnare alla sposa una controdote che doveva servire alla moglie per provvedersi dei suoi ornamenti. I capitoli matrimoniali sino a tutto il 700 rispettarono uno schema ben preciso di stesura che ha inizio con unespressione formale della promessa di matrimonio e procedono con la descrizione minuziosa della dote concludendosi poi con la quietanza dello sposo di aver ricevuto i beni dotali. Non era sempre necessario ma talvolta ai capitoli si aggiungeva un elenco dei panni, dei mobili e delle suppellettili di casa oltre agli ornamenti assegnati alla sposa. Generalmente questelenco era compilato dal notaio stesso, come nel caso dei capitoli matrimoniali che qui si descrivono, ma spesso si facevano anche per mano di un familiare o di una persona amica in grado di scrivere. Scritto il capitolo matrimoniale si passava alle pubblicazioni che erano affisse sulla porta della chiesa per poi finalmente giungere al giorno della celebrazione deciso dal sacerdote. L uso di questi "patti matrimoniali scritti su semplici fogli di carta, sopravisse sino alle soglie del XX secolo e interess sia le classi agiate che quelle meno abbienti la cui differenza, da unattenta lettura, era sancita dalla consistenza e dal valore della roba dotale. Allatto di Antonio sono presenti come testimoni Don Filippo Preite, grande proprietario uggianese, Don Jacopo Verardo, Raimondo Merolo e un quarto illeggibile, tutti di Uggiano La Chiesa. La licenza di matrimonio fu gi rilasciata dallArciprete di Uggiano Don Domenico Mastria e Apollonia si present davanti al notaio insieme ai suoi tre fratelli Giuseppe, il Frate Oronzo e Giovanni. Questo significa che i genitori fossero entrambi morti e pertanto la rappresentanza spetta ai tre fratelli anche se generalmente questincombenza gravava esclusivamente sul figlio maggiore. La presenza dei tre molto probabilmente giustificata dal fatto che i genitori di Apollonia non avessero prima della morte provveduto alla sua dote e pertanto spett ai fratelli costituirla.

Antonji dAlerio deonde Uggiano Ecclesiae Apollonia descritta vergine in capillis e questo fa intendere che si tratta di una giovane donna in attesa di maritarsi e come tale poteva avere let di circa 25 anni, et media del maritaggio. Nello Stato delle Anime di Uggiano del 1732, e quindi 40 anni dopo il matrimonio con Antonio, Apollonia gi una vedova di anni 60 e da questo si evince che molto probabilmente fosse nata nel 1672 e come tale si spos allincirca allet di 20 anni, et molto prossima a ~ 116 ~

quella ipotizzata poco prima. Che le cautele dotali fossero scritte prima della celebrazione del matrimonio lo si legge nel documento stesso quando scritto Apollonias eius futurae uxoris ad usum matrimonij . La sposa certamente fu una donna contadina e non benestante cos come non lo erano i fratelli ed infatti la dote non immediatamente consegnata ad Antonio bens per la maggior parte dei beni promessa. Ci che viene immediatamente consegnato allo sposo sono i seguenti beni che tra laltro sono donati separatamente da ogni fratello di Apollonia e precisamente : - Giuseppe e Giovanni consegnarono come beni mobili, un paio di tristelli nuovi con tavole usate (la testa e i piedi del letto matrimoniale), un saccone (materasso con fogliame di pannocchia) nuovo, uno spolviero con pezzullo davanti, un copriletto bianco a lenze e pizzillo usato, un manto usato, tre lenzuoli nuovi e uno usato, una camicia nuova da donna di cambiraja a righe, una camicia nuova da donna in tessuto di Londra ad occhi, quattro camicie da donna nuove di tela lavorate a reticella, tre cuscini di seta rossa, un cuscino di tela bianco, tre asciugamani di Londra in seta rossa, un asciugamani di tela lavorata a righe, un asciugamani di tela spillata, quattro vestiti da donna (uno vestito da donna di saja imperiale guarnita con rezziglia gialla, un vestito da donna di lana vergine rossa guarnita con cinghe verdi, un vernacoli con corpetto di panno guarniti uno con tramezzi e un altro di panno guarnito con capiscile, (un grembiule da cucina nuovo mantera di seta incarnata, un grembiule da cucina nuovo di saia verde, un grembiule da cucina nuovo di tela bianca con pezzullo, un grembiule da cucina nuovo di Fasano verde, altri sette cuscini di cuiquattro con friso dorato di seta, una spalliere, una reticella (cuffie per capelli) di seta rossa e una di cucullo, due tovaglie di bambacia e due a spiga, due tovaglioli di bambacia e due a spiga), una fersura (caldaia) usata , una cassa usata, e tutti gli altri panni che occorrono si intendono in numero di quattro e una cassa usata dabete. - Fra Oronzo consegn quattro ducati dargento. - Giuseppe consegn carlini venti e un anello doro del valore di carlini ventritre. E ovvio che Giuseppe e Giovanni consegnarono la maggior parte della dote e questo dovuto al fatto che il povero Frate fosse effettivamente povero sia per inclinazione umana e religiosa sia perch questi frati non ebbero mai patrimoni. Per quanto riguarda i beni immobili la dote fu suddivisa tra i fratelli come segue:

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- Giuseppe e Giovanni cedettero una possessione seminatoria di nove tomoli 58, pari a 4,5 ettari, sita a Casamassella vicino i beni della Corte Baronale e un orto con vigna di capacit in semina di tomoli uno, pari a mezzo ettaro, detta Carussulo posta in Casamassella. Antonio per controdote assegn ad Apollonia un terzo di un terreno bonificato e coltivato a vigna sito nel feudo di Otranto il quale era gravato da un canone enfiteutico a favore del Duca DOssuma vicer del Regno di Napoli nellanno 1617. Dispone inoltre Antonio che dopo la sua morte questo terzo di bonificato passi al suo legittimo erede escludendo dallasse ereditario la moglie o ogni eventuale legittimo erede derivante dalla linea familiare dei Cursano. Ci non era assolutamente strano poich la stessa Apollonia escluse il marito dalleredit della sua dote designando suoi eredi i figli legittimi che sarebbero venuti. In assenza di prole quindi, le rispettive propriet saranno ereditate dai Cursano per la dote di Apollonia e dai DAurelio per la controdote di Antonio ma nel caso in cui tale successione ereditaria sulla dote di Apollonia non potesse verificarsi lerede poteva chiedere unindennit di ducati 6 che forse rappresentava un valore abbastanza indicativo di tutto il complesso dei beni dotali. Antonio ricevuta la dote con la solita formula di rito promise di conservarla e salvaguardarla garantendone in ogni momento il suo buono stato di conservazione. Anche in questo caso la consegna della dote al marito si giustific nellesigenza di potere li pesi e carichi di quello [matrimonio] pi leggirmente e comodamente sopportarsi. Nel preambolo dellatto si legge il matrimonio in dei nomine contrahendo tr lo detto Antonio ex una et Appollonia Cursana ex altera in capillis esistente delli detti
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G. GANDOLFI, Tavole di ragguaglio delle unit di pesi e misure Stabilimento tipografico di Giuseppe Cataneo, Napoli 1861

Misure di superficie: Tomolo = 0,50 ettari = 50,00 are = 5.000 metri quadri Tomolo = 1.600 passi Passo = palmi sei + 2/3 Picciolo = tomolata = 25 are = 2.500 metri quadri Stoppello = 1/8 tomolata = 7,82 are = 782 metri quadri Orto (unit di misura dei vigneti) = 4 pezze = 2.074 metri quadri Macina di olive in fronda (unit di misura degli oliveti) = 10 tomoli Misure di solidi: Tomolo per liquidi = 55,54 litri Picciolo per liquidi = Tomolo = 27,77 litri Stoppello per liquidi = 1/8 di Tomolo = 6,94 litri Il tomolo di usava raso per cereali e legumi, colmo per le olive Misure di liquidi: Salma = 175 litri = 10 stare Barile = 1/10 di salma = 17,5 litri Si usavano entrambe per il vino Mina = 8,5 litri Si usava principalmente per lolio

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conforme luso de Cittadini dicto loco dUggiano Jure Romano Viventi pone in evidenza come la legislazione del periodo non fosse univoca e ben definita ma si trattava di una serie di usi e consuetudini valide soltanto per i luoghi dove si era soliti utilizzarsi. Per il Regno di Napoli il problema di una legislazione indefinita fu una piaga che si port avanti sino alla prima met del 1800 allorquando con Ferdinando IV di Borbone si promulg una prima costituzione politica del Regno delle due Sicilie ispirata alla Costituzione di Spagna senza dimenticate che il Codice Napoleonico, aveva gi dato avvio a quel processo di snellimento e di chiarezza delle legislazioni. In tal senso cercare di interpretare alla luce della legislazione del periodo, la microstoria delle nostre borgate e provare a comprendere appieno gli eventi storici locali nel loro risvolto amministrativo, penale, religioso e civile, un lavoro assai arduo e complicato sia per la difficolt nel reperire la documentazione storica, in buona parte distrutta o nascosta nelloblio, e sia, fondamentalmente, proprio a causa delle leggi napoletane che in larga misura non furono un prodotto del loro tempo essendo in esse ripresi, e tuttal pi rienunciati, principi consuetudinari plurisecolari fortemente consolidati nel tessuto sociale. La giurisprudenza napoletana era un vero e proprio groviglio di leggi prese dal diritto romano, dal diritto canonico, dal diritto feudale, dalle costituzioni normanne e sveve, dai capitoli angioini, dalle prammatiche aragonesi e viceregnali, dagli statuti speciali di Napoli, dai riti della Gran Corte della Vicaria e della Camera della Sommaria, dalle istruzioni della dogana di Foggia e discorrendo, corruptissima republica plurimae leges per dirla con Tacito. Lo stesso stato di confusione provato dallaffermazione sociale degli avvocati azzeccagarbugli, fortemente combattuti da Ferdinando IV, che si districavano in questo labirinto di codici, e meglio ancora nelle parole di Alexandre Dumas Prima delle due occupazioni francesi non eravi un paese in Europa ove esistesse una pi grande confusione di Leggi, di quella che vedevasi nelle due Sicilie. Quando Carlo di Borbone sal sul trono, undici differenti legislazioni, emanate per ordinanze reali, o leggi non abrogate, erano in vigore nel regno Tutte le leggi in opposizione tra loro facevano durare eternamente le liti 59. Gli atti notarili relativi a doti e testamenti hanno per oggetto principale la propriet che nel corso delle generazioni passa di mano e generalmente finisce collessere liquidata a favore di terzi. Per questaspetto interessante e per capire quanto, nelle diverse epoche, i nostri avi fossero poveri o bastantemente ricchi necessario analizzare proprio le dinamiche della propriet e capire quanto si ingrand e come si perse del tutto. Per tale scopo necessario fare un preambolo per comprendere la distinzione che esiste tra possessione di un fondo bonificato gravato da un canone enfiteutico e la propriet. La possessione, per come dice la parola, propriet mentre il bonificato o miglioramento non una propriet personale bens una
59 A. DUMAS, I Borboni di Napoli, libro I, cap. VI, Napoli, 1863

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possessione di terzi, generalmente di un barone o della Chiesa, sulla quale grava un contratto di enfiteusi rappresentato da un canone periodico che lenfiteuta paga al proprietario. Lattuale codice civile italiano stabilisce che l'enfiteusi un diritto reale di godimento su un'altrui propriet sulla quale lenfiteuta ha la stessa facolt di godimento che spetta al proprietario ma con lobbligo di migliorare il fondo e di corrispondere un canone periodico in denaro o in natura con i prodotti coltivati sulla propriet stessa. Considerando linsieme dei diritti che lenfiteuta poteva vantare sulla propriet altrui, il contratto di enfiteusi si consider quasi come una piccola propriet e pertanto ricadeva puntualmente negli assi ereditari e nei beni dotali. In genere lenfiteusi si stabiliva su terreni che erano bonificati o migliorati con nuove colture e ci trova spiegazione proprio nellorigine di questo contratto che risale allXI sec. quando il Marchese Bonifacio di Canossa divise il suo territorio in 233 poderi e li assegn a singole famiglie di coloni con l'obbligo contrattuale di favorire il disboscamento e il dissodamento delle terre incolte. Antonio ebbe: - di sua propriet a Otranto in contrada Rinella un bonificato coltivato a vigna, a Uggiano la Chiesa molto probabilmente possedette anche unabitazione in strada Puzzocoja derivante dallesecuzione di unipoteca iscritta nel 1715 su questa stessa abitazione di propriet di Carlo Merola di Uggiano la Chiesa 60; - come bene dotale di Apollonia a Casamassella una possessione seminatoria di 9 tomoli, pari a circa 4,5 ettari, e un orto seminativo con vigna di un tomolo, pari a un ettaro circa, detto Carassula. Dal matrimonio di Antonio DAlerio ed Apollonia Cursano sono accertate le nascite a Uggiano dei figli: - Rosa DAurelio nata intorno al 1700-2 e morta a Uggiano la Chiesa il 10/12/1750. Questa figlia scelse di essere una monaca bizzoca e vivr per tutta la vita a casa del fratello Vito. Queste monache bizzoche ebbero la loro origine, per dirla con le parole di un santo missionario vincenziano, nell intento del clero di convertire il mondo laico in una sorta di ascetismo religioso. Il clero organizzava e gestiva queste pie donne che sotto il nome di devote o monache in casa o volgarmente bizzoche, altro non erano che delle clientele non sempre disinteressate della chiesa. Il detto casa chiesa e chiesa casa era divenuto per queste povere donne illuse un imperativo categorico e con una specie di divisa uniformemente nera, perch si vestivano sempre di nero, volevano far credere di portare il lutto a significare che il mondo per loro fosse morto. In alcuni casi, invece, il mondo loro stesse lo avevano portato nella casa di Dio dove pur stando in ginocchio con le teste basse a due
Come si legger dopo, Antonio e Carlo Merola avevano contratto un debito con la Congregazione dei Frati Minori di Otranto per ducati 100 e mentre Antonio aveva estinto la sua parte di debito (ducati 50), Carlo risult ancora debitore e pertanto apparendo ancora i due coobligati, Antonio intorno al 1717 si rivalse sulla propriet di Carlo ed estinse il debito. 60

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o a tre, passavano la giornata in chiacchiericci e stupide gelosie disturbando la pace e la pazienza, e spesso la virt, degli stessi sacerdoti. Sciupavano il loro tempo col confessarsi a lungo e tutti i giorni 61. - Vito DAlerio nato intorno al 1705 e morto a Uggiano la Chiesa prima dellanno 1790-91. Fu Regio Giudice a Contratti e rappresent il personaggio pi illustre e ricco dellintera genealogia. Ebbe il titolo di Magnifico e di homo viri letterato della Terra di Uggiano Ecclesiae. E ovvio che la distanza che intercorre tra la nascita di Rosa e di Vito, pari a circa 35 anni, fa supporre che siano esistiti altri fratelli e sorelle per i quali non sono stati ritrovati documenti in merito. Certo che appare strabiliante come nel 700 Antonio fosse riuscito a procreare alla veneranda et, per quei tempi, di 65 anni, primato che sar eguagliato anche dal figlio Vito. Lintera documentazione raccolta per Antonio DAlerio assai scarsa e si riduce esclusivamente alle cautele dotali di Apollonia Cursano, ad un atto del 25/10/1693 del notaio Antonio Valletta relativo a una vendita a favore di Raimondo Merilla dUggiano la Chiesa Costituiti in nostra presenzia Antonio dAlerio e Francesco Sanz de Minervino, Uggiano degente ed interveniente e ad un atto detto Indennit dello stesso notaio del 1715 che interessante analizzare alla luce del costume legislativo e sociale del XVIII sec. Da un atto del notaio Leonardo Sansonetti Brazzi di Uggiano la Chiesa datato 28 gennaio 1715 ed attualmente conservato presso lArchivio Metropolitano della Curia di Otranto, si legge che il giorno 28 gennaio dellanno 1715 presso la sede della Curia di Otranto sita nella via di Mezzo a Otranto stesso sono riuniti il notaio Brazzi, Antonio De Aurelio, erroneamente identificato in De Valerio, e Carlo Merola di Uggiano la Chiesa. Il tutto si svolge alla presenza dei Reverendi Basilio Morello, Marsilio Cerra e Leonardo Vito Bello prelati che fungono da testimoni. Questatto venne rogato nella sede della Curia, e per questo testimoniano dei sacerdoti, poich si tratta di un perfezionamento di un atto precedente con il quale Antonio e Carlo Merola contrassero un prestito con il Venerabile Convento di Santa Maria dei Martiri dellOrdine dei Minimi di San Francesco di Paola fuori le mura a Otranto. Nellatto si legge che, per atto del notaio Sansonetti Brazzi, tale debito fu contratto da Antonio e Carlo Merola il 06/01/1713 per limporto di ducati 100 da corrispondere in rate annue da ducati 9 alla ragione del 9% annuo e a fronte di questo capitale e per garantirsene il rientro, la Curia di Otranto affranc alcune propriet degli stessi debitori. In pratica si trattava di un censo redimibile o bollare generalmente erogato in Terra dOtranto dagli Enti ecclesiastici che permetteva di prestare somme di denaro con garanzia ipotecaria a un tasso generalmente non superiore al 9% e con la facolt per il debitore di decidere lepoca della restituzione. Se il debitore per due anni consecutivi non avesse
61 In memoria di Mauro Silvestris Arciprete della Cattedra di Bisceglie, Trani 1912

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corrisposto il tasso di interesse, che secondo gli usi era versato tertiatim cio in tre rate, a Natale, a Pasqua e a ferragosto, il creditore si rivaleva sugli immobili ipotecati. La natura del contratto presentava coobbligati in ugual modo Carlo Merola e Antonio e pertanto in caso di insolvenza la Curia avrebbe potuto rivalersi indistintamente sui beni delluno o dellaltro senza doversi accertare da chi provenisse effettivamente linsolvenza. Sembra che Antonio e Carlo si misero daccordo tra di loro e senza farlo sapere alla Curia, di corrispondere ognuno ducati 4 e di rata e pertanto avevano quindi pattuito che il denaro imprestatosi sarebbe stato utilizzato al 50% per ognuno. Proprio per questo motivo latto dice E bench detti Carlo, ed Antonio mediante Jstrunento apparissero insilium obligati; la verit del fatto per si fa, ed , che ducati cinquanta servirono per detto Carlo, ed altri cinquanta per detto Antonio, con avere parimente obligato a detto annuo Cenzo nel precitato Jstrumento con le ognuno di essi la rata de loro beni . Antonio a distanza di un anno e alla data del 06/01/1714 chiese alla Curia di liberarsi dalla sua quota di debito e sempre per atto rogato nello stesso giorno dal Sansonetti Brazzi, vers il capitale di 50 ducati pi met della rata che era maturata pari a ducati 4 e . Formalmente Antonio, pur essendo quietanzato dei 50 ducati, risultava comunque ancora coobbligato insieme al Merola dei restanti altri 50 in quanto nellatto originario non si specificava che i 100 ducati erano da considerasi met per ognuno. Per tale motivo Antonio, volendo tutelare i suoi beni e liberarsi da eventuali brutte conseguenze derivanti dallinsolvenza del Merola, chiese ed ottenne unipoteca a suo favore di 50 ducati sui beni di Carlo e nello specifico su una sua abitazione con cortile e orto sita in strada Puzzocoja a Uggiano la Chiesa detto Carlo spontaneamente obliga in specie, et praecipu loco pignoris, et hypothecae a beneficio d detto Antonio, e de suoi Eredi, e successori una Casa terragna con Cortile, Orto, con tutti suo membri, ed intiero stato, sita, e posta dentro labbitato di detta Uggiano, e propiamente nella via detta il puzzo Coia,... In altri documenti si legger che Vito, figlio di Antonio, possedette proprio in questo luogo una casa terragna con orto e giardinello e ci fa pensare che lo stesso laveva ricevuta in eredit dal padre, che laveva riscattata con lesecuzione ipotecaria. In tal caso Antonio ag liberandosi in anticipo della sua quota di debito perch il Merola non era affidabile e successivamente dovendo rispondere della quota non pagata, ma garantito comunque con lipoteca, liquid alla Curia i 50 ducati e si appropri della casa. Si tratta soltanto di una supposizione ma certo che lesecuzione immobiliare secondo gli usi napoletani del XVIII sec. era velocissima tanto che non era necessario nemmeno avvisare il debitore e ci lo conferma latto stesso in cui scritto e x liquido produrre, presentare e liquidare, contro detto Carlo in ogni Corte, luogo, e foro, conforme il rito della Gran Corte della Vicaria; ed obligazione liquidazione di quella, e che incontemporaneamente abbia la pronta, parata, espedita esecuzione, reale, juris etiam forma non Servata; senza richiedere, se citare la Parte, via exequa, come si costuma nelli pigioni di Case della Citt di Napoli, ed obligazione liquida di detta Gran Corte della Vicaria . Ricorrere al credito per Antonio fu unabitudine frequentissima ed infatti ~ 122 ~

ritroviamo diversi atti di censo a suo favore e in particolare negli atti del notaio Antonio Valletta di Uggiano se ne leggono nelle date 02/08/1694, 20/10/1689, 17/10/1700 e 03/05/1701. Apollonia Cursano mor a Uggiano La Chiesa il 26/04/1733 e quindi se ipotizziamo essere nata nel 1672, la stessa mor allet di anni 61. Antonio DAlerio nel 1733 era invece gi morto e la Cursano molto probabilmente mor nella casa del figlio Vito essendo la stessa con lui dimorante cos come risulta dallo Stato delle Anime di Uggiano del 1732 62. La stessa sul letto di morte dichiarer erede delle sue rendite ma dopo la morte della figlia Rosa, Gaetano Leva sacerdote del Capitolo di Uggiano la Chiesa. Da ci deriva che Vito DAurelio e gli altri figli non abbiano ricevuto nulla delle possessioni di Apollonia in Casamassella essendo queste passate dopo il 1750, anno di morte della figlia Rosa, al Reverendo del Capitolo di Uggiano. Vito DAurelio Ci che maggiormente la memoria ricorda di questo avo il numero delle mogli che ebbe. Si spos certamente tre volte e con tutte le mogli procre. La prima moglie accertata fu Fortunata Nicolazzo di Uggiano la Chiesa (*1711 +08/07/1740) sposata prima del 1732, dal cui matrimonio nacque intorno al 1736 un solo figlio chiamato Pasquale che mor in et minorile il 04/12/1753 quando lo stesso era gi di lei orfano e il padre Vito risposato con Giuseppa Donadeo di Uggiano. Con la morte di Fortunata Nicolazzo, il figlio Pasquale era divenuto lerede universale dei beni dotali della stessa. Avvicinandosi la morte di Pasquale in giovane et i beni dotali a causa dellassenza di eredi del Pasquale stesso sarebbero ritornati ai Nicolazzo dotanti e per tal motivo Vito pens di far scrivere al figlio un testamento in cui lo nominasse suo erede universale. Per poter procedere al testamento era per necessario che Pasquale fosse formalmente emancipato ossia che Vito rinunciasse ad esercitare su di lui la patria potest. Questa durava in linea di diritto e difatto sempre fino alla morte del titolare o fino a che non fosse intervenuto un atto espresso di emancipazione. A volte uomini in et matura potevano esserle soggetti seppur sposati e padri di figli tanto che anche sui nipoti e pronipoti essa risultava appartenere allavo e capo della casa. Tale testamento fu dettato il 01/12/1753, al notaio Angelo Accoto di Minervino che in quel tempo rogava a Uggiano La Chiesa, a distanza di pochi giorni prima della morte che giunger il 04/12/1753. Pasquale mor nella casa del padre Vito sita a Uggiano la Chiesa nella strada detta volgarmente Laggetti. Quello che colpisce il preambolo del testamento che, pur essendo una formula retorica e
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Compilato dallArciprete Paquale Cominale, nato a Uggiano la Chiesa intorno al 1714 e ordinato chierico da Mons. Orsi Vescovo di Otranto nel 1728, fratello di Celestino Cominale che si distinse come illustre docente presso lUniversit di Napoli. La sua cultura non ebbe confini e spazi dalla medicina, allastronomia, alla matematica ed alla filosofia. Anche lui fu autore di importantissime opere.

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largamente utilizzata dai notai, ben fa immaginare lo stato fisico e psichico degli ultimi momenti di vita di Pasquale Ritrovato lo predetto Pasquale in letto per per la dio Grazia, sano di mente, senso, udito, e intelletto suo parlare esistente, lo quale considerando lo stato dellhumana natura, esser caduco, e , fragile, e che veruna cosa pi certa della morte, jncerta lhora di quella, dubitando di passare meglior vita, senza fare testamento jnordinario, e pregiudicio, et interesse dellAnima sua e delljnfrascritto suo Erede intende quello fare e vuole che vaglia per raggion di Testamento nuncupativo . In cambio di questa eredit il padre dovr pagare 40 messe di suffragio alla memoria di Pasquale per un importo di dieci grana luna nonch garantire un funerale degno della posizione sociale che compete a Pasquale. Si nota sempre nello stesso testamento come il notaio chiedesse di destinare una parte dei beni allAlbergo dei Poveri del Borgo di SantAntonio di Napoli retto da sua Maest Borbonica. Essendo questa una scelta libera fondata sulla coscienza del testatore e considerando quanto fosse importante per le famiglie concentrare le propriet, le risposte risultano quasi sempre negative cos come fu quella di Pasquale che h risposto dhaver fatta la sua disposizione, e non h che lasciare alli predetti poveri di detto Albergo. La morte sempre un momento in cui il forte legame familiare viene dolorosamente spezzato e proprio nel rito funebre diverse usanze, che ora sono ormai ricordi, erano solite adottarsi. Ad esempio le donne anziane pi previdenti usavano mettere da parte e conservare in un cassone, cascia, la somma occorrente al proprio funerale assieme allabito che i familiari dovevano fargli indossare proprio in quel giorno. Alcune di loro allapprossimarsi della vecchiaia, pagavano anticipatamente la bara al falegname. Quando invece moriva lanziano marito le mogli tutte scapigliate lo piangevano e con delle cantilene ne tessevano le lodi anche se, spesse volte, erano state durante la loro vita in comune trascurate e maltrattate. Oltre al cappello si era anche soliti mettere ai piedi della bara, sigari, tabacco con pipa, fiammiferi e tabaccheria in genere perch potesse, anche nellaldil, continuare a fumare e ad annusare il tabacco. Dal giorno della morte del marito fino a quello del loro decesso le donne vestivano di nero in segno di lutto e per alcuni mesi non uscivano di casa. Alla morte della moglie invece, il marito portava per il periodo di almeno un anno una cravatta nera e una fascia listata a lutto al braccio sinistro. Il popolo ha sempre tenuto in grande considerazione il culto per i propri morti e poich spesso erano le malattie la causa dei decessi merita una particolare attenzione la medicina popolare che oggi per certi aspetti la definiamo medicina omeopatica. Il popolo faceva scarso uso delle medicine poich ad esse preferivano le erbe e per tale motivo in farmacia, se esisteva, ci si recava sporadicamente. Lo scarso utilizzo di medicinali era anche dovuto alla mancanza di assistenza medica ma c anche da dire che non ci si recava molto dal medico perch costituiva motivo di dicerie popolari nelle quali si fantasticava circa la malattia che poteva albergare nel corpo del malato . Nella farmacia ci si recava per lolio di ricino e il calomelano, la santonina, il sublimato corrosivo e comunque purganti, vermifughi e disinfettanti. La ~ 124 ~

medicina popolare, basandosi sul concetto che erano le erbe e non la medicina ufficiale a guarire le malattie, anche se la medicina era un lusso potersela permettere, ricorreva ad esempio allaglio per combattere i vermi dei bambini ai quali li si faceva annusare, e alla ruta che era impiegata contro gli aborti oppure come calmante. Decotti di malva servivano per ogni indisposizione e specie per calmare dolori di natura nevralgica, reumatica e il mal di denti, la cipolla intrisa dolio combatteva i dolori di ventre mentre i decotti di papavero, la papagna, curavano efficacemente linsonnia. Il decotto dorzo e fichi secchi per le sue propriet emollienti era largamente usato per liberare le vie respiratorie oltre allolio caldo che spalmato sul petto liberava i bronchi. Ligiene era poca nei secoli scorsi e per combattere i pidocchi si adoperavano il petrolio e il DDT mentre si usava lo zolfo contro la scabbia. Vito allet di 38 anni circa rimase vedovo, dopo 11 di matrimonio, della moglie Fortunata Nicolazzo e non essendo ancora morto lunico figlio Pasquale che necessitava quindi di una madre, si rispos intorno al 1742 a Uggiano la Chiesa con Giovanna Caggese. Il 07/01/1756 la data del secondo vedovato di Vito DAurelio che allet di 51 anni vide morire anche Giovanna (*1712 +07/01/1756). Con questa donna, Vito ebbe quei figli che legarono la discendenza uggianese a quella magliese. Nacquero: - Aloisio Laurenzio Paolino Fedele DAurelio chiamato da sempre Fedele e indicato da Vito nel suo testamento , come per Generoso, diletto figlio nato a Uggiano la Chiesa il 05/11/1745 e battezzato nella Parrocchiale di Uggiano la Chiesa dal Reverendo Nicola Arcudi. Da Fedele inizier quel ramo genealogico che port la discendenza a Maglie. Mor a Uggiano la Chiesa il 17/08/1817 e la morte sar dichiarata in diverso domicilio ossia non nella propria abitazione di Strada Laggetto; - Emanuele DAlerio di cui si ignora la data di nascita precisa, ma riferendoci al Catasto Onciario di Uggiano del 1748 in cui appare di anni 1, si suppone nato intorno al 1747 e deceduto infante a Uggiano la Chiesa il 31/07/1748; - Giuseppe Nicola Pasquale DAurelio conosciuto come Pasquale nacque a Uggiano la Chiesa il 20/01/1754 e qui mor il 31/03/1834 alla veneranda et di 80 anni. Dopo la morte della prima moglie Pasqualina Corsano si rispos allet di 63 anni a Uggiano la Chiesa il 03/01/1817, rito religioso celebrato il 04/01/1817, con la vedova Carmina Domenica Salvadora Villani conosciuta solo come Salvatora di anni 44 e di professione filatrice, figlia di Antonio Villani e Apollonia Santi. Let dichiarata della sposa nella promessa di matrimonio non corrisponde alla realt essendo Salvadora nata il 10/01/1773. Nellanno 1817 Pasquale, darte contadino e senza figli, dimorava in via Puzzocoja, labitazione era stata lasciata in eredit dal padre Vito, e Salvadora risiedeva invece in strada Monacello, entrambi erano analfabeti. La differenza di et tra i due sposi fu molto ampia e infatti tra i due correvano ben 19 anni e, come gi detto, Salvadora era vedova di Salvatore De ~ 125 ~

Benedetto di Uggiano con il quale aveva avuto tre figli Vito, Ippazio e Maddalena, che Pasquale adotter. La morte di Pasquale fu dichiarata presso lo Stato Civile di Uggiano proprio da questi due figliastri maschi e risulteranno rispettivamente di anni 28 e di anni 37 facendo pensare che molto probabilmente nacquero il primo nel 1806 ed il secondo 1797. Cos come uso consolidato anche i figli di Salvadora erano contadini e analfabeti, tranne il primogenito Vito, per cui la famiglia di Pasquale D. fu la classica famiglia contadina che svolgeva la sua attivit produttiva in modo prettamente promiscuo e finalizzato esclusivamente al proprio sostentamento. Anche da punto di vista immobiliare il patrimonio dei De Benedetto in mano alla madre Salvadora non fu consistente ed infatti risulter la propriet di una casa in strada Foggiaro, dove Pasquale mor, e una in via Monacello. Il 14/02/1820, appena tre anni dopo il matrimonio con Salvadora, Pasquale allet di 66 anni e non avendo avuto figli con Pasqualina Corsano si ritrov senza legittimi eredi per linea diretta. Al fine di non subire particolari pretese da altri eventuali eredi collaterali ritenne opportuno sistemare la sua propriet. Bisogna dire che Pasquale la sua propriet che ottenne per via ereditaria non laccrebbe possedendo sempre ed esclusivamente la casa di strada Puzzocoja. Tale abitazione o poco meno essendo una capanna con curte, giardinello e palmento, ed aggiungo forse non la si poteva abitare visto che lintera famiglia risiedeva ad Uggiano in strada Monacello e forse nella casa proprio appartenente a Salvadora Villani, decise di donarla alla sua amatissima moglie. Per atto del notaio Donato Felline di Uggiano la Chiesa si rog una donazione irrevocabile datata 14/02/1820. In questo atto si legge che la casa da donare una casa terragna lamiata, con cortile, ed orto dietro, sito nellabbitato di detto Uggiano strada Puzzocoja e che trovandosi esso Pasquale in et avanzata, e molto tenuto ed obbligato a sua moglie Salvadora Villani avendoli prestato dellonorevoli servizi, ed assistenza decide appunto di donargliela. Pasquale in cuor suo non voleva solo tutelare la moglie dopo la sua morte ma pens anche ai suoi figli adottivi Vito e Maddalena per i quali dichiara di averne amorevoli servizi, e di esserli stati come lo sono ai di lui comandi e pertanto concesse lusufrutto di questa abitazione a Vito che sarebbe divenuta propria dopo la morte della madre. In questultimo caso lo stesso Vito sarebbe stato tenuto a corrispondere alla sorella Maddalena limporto di dieci ducati dargento. Nellasse ereditario non appare il figliastro Ippazio e ci fa presupporre che lo stesso fosse gi morto. Ai fini dellanalisi patrimoniale dei beni di Vito D'Aurelio quindi, la possessione di Puzzocoja passer in mano ai De Benedetto escludendo per sempre dalleredit la discendenza dei DAurelio. Questo atto di donazione fu preceduto da un altro di vendita delleredit del fratello Generoso che, a questo punto, accertato non fosse mai rientrato in patria e quindi molto probabilmente morto. Non si comprende a che titolo Pasquale avesse effettuato la vendita dei beni di Generoso ma molto probabile che dalle disposizioni postume al secondo testamento di Vito, lo stesso abbia disposto lusufrutto e la propriet allo stesso Pasquale sino quando ~ 126 ~

Generoso non fosse rientrato. La vendita dellabitazione di Generoso fu fatta a favore di Pasquale Coluccia di Uggiano la Chiesa per atto del notaio Nicola Foscarini del 12/07/1792 e questo ci descrive un po meglio la composizione di questo giardinello in cui erano presenti diversi alberi di frutta comuni tra i quali pesche, vite, melacotogna etc. vende una casa a tetto con orto dietro arbustata de Comuni, cio due alberi di Lispurgia, due di Pessole di Spagna, due di granate, uno di scisciola, uno di milo cotogno, due pergole, e cortile avanti comune, ed una grotta da poner vino dentro, sita nel distretto di questa di Uggiano nel luogo detto de li Laggetti. Oltre a questa alienazione, tra i fondi notarili conservati presso lArchivio di Stato di Lecce a nome del notaio Antonio Valletta di Uggiano la Chiesa, esiste un atto dello stesso notaio rogato in data 28/08/1790 in cui Pasquale DAlerio vendette un quota di miglioramento al Magnifico Giuseppe Celso. Con buona probabilit questultima alienazione si riferisce alla quota di miglioramento dellappezzamento detto Savorrito derivante dalleredit della sorella Giovanna. Vito spos nel 1756, stesso anno di morte della seconda moglie, a Uggiano la Chiesa tal Giuseppa Cristaldo (* 1732 +post 1793) confusa con una probabile quarta detta Giuseppa Donadeo, come dallatto di morte della figlia Francesca del 1840. Da questo matrimonio nacquero diversi figli: - Francesca DAurelio di anni uno appare nello Stato delle Anime di Uggiano la Chiesa del 1763 ma nellatto di morte del 09/08/1840 risulta di anni 84 e pertando ipotizzando molto pi esatta questultima et, Francesca nacque intorno al 1756. Il 24/01/1784 essendo vergine in capillis spos Domenico Pisino di Surano, trasferito a seguito del matrimonio a Uggiano, e poi intorno al 1756 pare si rispos con tal Giuseppe de Tommasi. Ebbe certamente una figlia della quale si ignora il nome che spos certo Francesco Saverio Zezza di Uggiano nella cui casa, sita in via Pozzo Castello, mor. Il primo matrimonio, ossia quello col Pisino, fu solennizzato con la solita stesura della Carta dotale rogata per atto del notaio Benedetto Maschi di Uggiano la Chiesa il 24/01/1784 e leggiamo anche che fu redatta in casa di Vito alla presenza del notaio e dei due futuri sposi han giurato etcetera ed han promesso etcetera standono nelle Case di detto Magnifico Vito site dentro labbitato di questa Terra di Uggiano, e propiamente nella Strada detta li Lagetti etcetera dove etcetera ed han valsuto etcetera a Consiglio de Savi etcetera onde etcetera. Se si confronta la consistenza della dote di Francesca con quella della nonna Apollonia Cursano ci si rende subito conto che Vito ebbe una posizione economica di rilievo che lo distinse da molti abitanti di Uggiano la Chiesa. Nel dettaglio dei consegnamenti dotali, si legge che a Francesca fu assegnata la seguente dote: un paio di tristelli nuovi con quattro tavole nuove, un materasso nuovo di lino a spiga, uno lenzuolo nuovo di tela marsulla, un altro di bambace e lino e tre di tela ordinaria di cui due Vito promette di consegnarli nel Mese dAprile. A ci si aggiungono una coperta nuova di lino bianco a fiocchi e una ~ 127 ~

di lana turchese e rossa a scorsa di cielo di celona novigna, due cuscini a orletto, due di in tessuto di Londra, due di tela paesana, uno spolvero nuovo di tela marsulla con le avantiporte ricamate, un giraletto nuovo di bambace rigato, tre asciugamani nuovi di orletto uno dei quali con seta rossa, due altri ornati di pezzulli e ancora altri due di cambraja ricamati con seta ed in ultimo uno di tela marsulla. Tre nuove camicie da donna di orletto, una di bambace e due di tela paesana, sei vesti di donna, un vestito di drappo rosso con argento, una gonna di camerlotto turchese, una gonna rossa di camerlotto paesano, una gonna gialla di lana vergine, una gonna verde di lana vergine, una gonna bianca di lino marsullo, un giacca da donna nuova di seta turchese e bianca fiorita, una di amuer color carne, una rossa di rattina, una verde fiorita di bonforte e una di tela, sei avantisini di cuiuno di orletto, tre di bambace, uno di seta nera e laltro di tela paesana, sei coppie di fazzoletti nuovi a di cui una di bambacia rigato, tre di bambacia bianco e due di orletto, sei spalle nuove di cui una rossa e turchese di bambacia ricamata, una ricamata bianca, due di orletto e due di tela paesana, un bancale di diversi colori, sette braccie di tela marsulla a scacchi per tovaglie e tovaglioli. A tutti questi beni che servivano come dotazione iniziale della donna, Vito aggiunse un anello doro con dieci pietre rosse e una verde, un anello doro con quindici pietre di cui quattordici rosse e una verde, dieci falsi passanti, un piccolo crocifisso dargento, un paio di bottoni tondi d argento e quattro altri a cozza, un puntale e due spilloni dargento, un corallo rosso incastonato in argento, un gruzzolo di coralli rossi con una medaglia dargento, un gruzzolo dingranate fine (forse grana dargento), due altri passanti falsi con la reliquia di S.S. Martiri, un cuoricino dargento, una SantElena (cruccia?) incastonata in argento, un anello dargento con tre pietre rosse, una caldara nuova di sette libre, una cassa nuova di abete ed un paio di torcelle (molle per i capelli) in argento. La dote oltre ai cosiddetti beni mobili includeva anche il cosiddetto Fondo Dotale costituito da un insieme di propriet immobiliari. Francesca, come si legger nelle prime diposizioni testamentarie del padre Vito ricevette una quota di un terreno olivato di capacit in macine quattro, pari a 20 ettari, sito in Casamassella nelle pertinenze dette Rassoli o li Rustoli libero da ogni peso eccetto della decima Baronale di Casamassella e di annui carlini quattro da pagarsi al Capitolo di Uggiano per la celebrazione di quattro messe basse, oltre a un pezzo di terra con vigna di capacit in orte uno e mezzo, ossia pari 31 are , con otto alberi di olive novelle, ossia da frutto, di capacit in fronda di macine una (10 tomoli) sito sempre in Casamassella nelle pertinenze dette li Rassoli. Come gi scritto si tratta di una dote molto consistente tanto che non assurdo asserire che Vito avesse pensato non solo al bene della figlia ma aveva anche garantito a Domenico Pisino una rendita derivante dalla gestione di una propriet di 20 ettari doliveto. Essendo Vito particolarmente attento al patrimonio immobiliare e considerando che questa consistente dotazione avesse un fine ben preciso, giusto credere che lo stesso Domenico Pisino avesse le qualit economiche per ~ 128 ~

sopportare il matrimonio con Francesca. Nelle cautele dotali si legge che, a parte la formula di rito secondo la quale in caso di morte di Francesca la dote sarebbe ritornata a Vito inclusi i panni anche se usati, effettivamente Vito fosse stato attento al partito di Domenico con particolare interessamento alle sue propriet in Surano. Proprio per questo motivo Vito fece scrivere nelle Cautele che Francesca, in cambio di questa dote, sarebbe dovuta diventare usufruttuaria dellabitazione dello sposo sita in Surano alla strada delle Puzze. Tale usufrutto ovviamente sarebbe terminato nel momento in cui Francesca sarebbe morta o fosse passata in seconde nozze e in tal caso gli stessi beni sarebbero andati in eredit ai legittimi successori di Domenico che quindi potevano essere anche i figli di questo matrimonio. Proprio per tale status sociale Domenico accetta la condizione come controdote e si legge a tale effetto ex nunc pro tunc il suddetto Domenico suo futuro sposo avendo riguardo alla buona Giovane che presa per moglie, alla qualit, e quantit delle Doti ed alla buona parentela etcetera di animo libero spontaneamente, e senza forza, inganno veruno, ex nunc pro tunc per fustem etcetera ne li d, dona, e cede il dominio, vita per perdurante tantum di detta Francesca... Il patto dotale si conclude con Vito che doner liberamente a Francesca la somma di dieci ducati dei quali libera di disporre senza nessun obbligo di restituzione e senza farli ricadere nei beni dotali. La famiglia che si costituir sar la classica famiglia delle nostre borgate agricole composta dalla donna che di arte era filatrice e dalluomo contadino, i due entrambi analfabeti cos come lo fu certamente la prole che venne. Francesca rimasta vedova di Domenico Pisino e probabilmente a seguito dellet avanzata, si trasfer a casa della figlia ma pur vero che in Uggiano la Chiesa esistevano molte famiglie allargate per cui possibile che la madre abbia da sempre convissuto con la figlia stessa. - Generoso DAurelio, che Vito descrisse nel suo testamento come diletto figlio, nacque a Uggiano la Chiesa nel 1751. Di questi si persero le tracce quando decise di lasciare Uggiano la Chiesa per andare a vivere in altri luoghi, che tra laltro non erano nel Regno di Napoli. - Giovanna detta Giuseppa nacque a Uggiano la Chiesa nel mese di ottobre dellanno 1764 ed ancora vergine in capillis nel 1783 quando Vito scrisse il suo primo testamento. Nel 1791 allet di 27 anni fu promessa in sposa a Giuseppe DAlba di Uggiano la Chiesa e Giovanna morir tre anni anni dopo il matrimonio, nel 1793. Per atto del notaio Nicola Foscarini rogato il 14 maggio 1791, si scrisse la Carta Dotale e ad assistere Giovanna non fu il padre Vito che era gi morto Per lo quale Matrimonio dal q(uonda)m Vito dAlerio Padre di essa Vergine Giuseppa ma il fratello Fedele che era il primogenito della famiglia. Giuseppe DAlba di Uggiano la Chiesa fu figlio di Pasquale DAlba e di Angelica delli Nuci e in particolare si trattava del figlio di uno dei pi grandi nuclei familiari allargati di Uggiano. Proprio per la grandezza del nucleo familiare che faceva capo allavo di Giuseppe ossia a Damiano DAlba del fu ~ 129 ~

Paolo, questa grande famiglia dichiar nel 1748, una rendita di ducati 1.882 che li poneva tra i pi ricchi del paese. Quello che ancora di pi colpisce leggendo questo atto limportanza rivestita dal padre nella gestione delleconomia familiare che fa trasparire quel tipo di organizzazione tipicamente patriarcale nella quale alluomo demandato ogni potere stando cosiddetta Angelica, che il prefato Giuseppe collespesso consenso, e beneplacito di detto Pasquale loro Marito, e Padre Respettivo presnete, ed il suo assenso presente . La donna a sua volta era presente in tutti i lavori agricoli e a lei erano demandati linsegnamento delleducazione e lallevamento dei figli nonch di provvedere a tutte le faccende domestiche. Erano per i lavori domestici che impegnavano maggiormente la donna che provvedeva a fare il bucato, il rammendo, la macinazione del grano al mulino o nello stompo, la preparazione e la cottura del pane e in ultimo lapprovvigionamento di acqua dai pozzi pubblici. Per il bucato ci si serviva della lissiva, un preparato di acqua e cenere, oppure del sapone fatto in casa utilizzando grassi animali. Le coperte, che chiamavano buttite, imbottite, e i saccuni, i materassi, svuotati dei cartocci di granturco, erano portati a lavare nelle pile delle cisterne che si riempivano di acqua durante le piogge. Molta fatica richiedeva la preparazione del pane che preparato con farina intrisa dacqua dopo aver aggiunto del lievito, si lavorava a mani chiuse fino ad ottenere la pasta. Per la a cottura ci si serviva del proprio forno, ubicato generalmente allingresso di casa, ma quando mancava, le pagnotte erano timbrate con limpronta del dito o con una pallottolina, come segno di riconoscimento, e si portavano al forno pubblico. Labitazione dei contadini salentini era costituita principalmente da un monolocale chiamato lammione dove si trovavano la stalla degli animali da soma adiacente al letto matrimoniale perch di notte potessero essere sotto la diretta custodia del padrone, da un localetto situato sotto il forno, riservato a custodire il maiale o le galline e un da un locale per stoccare la paglia. A volte potevano esistere anche dei tavolati,ntaulatu, che ricavato generalmente nelle stalle a modo di soppalco , ci si accedeva per mezzo di una scala di legno,e serviva per la conservazione del grano in larghi ed alti cesti di forma cilindrica. Il rammendo era un altra occupazione che impegnava e deliziava molto la donna che lo svolgeva per lo pi allaperto dove, seduta sulle sedie o sulle chiancareddhe tra una cucitura e laltra pettegolava con le vicine. In ultimo era anche la donna che si interessava di fare le provviste di casa che sarebbero servite per tutto lanno come la preparazione e la cura del lardo, quella del formaggio, dellessiccamento dei peperoni, dei fichi e delle zucchine, la preparazione della passata di pomodoro e via dicendo. Ripartiamo dallanalisi della Carta Dotale in questione per dire che in questa Giovanna identificata col nome di Giuseppa e non saprei dire si questi fosse un secondo nome o molto probabilmente una delle tante confusioni fatte dai notai che hanno reso questa ricerca ancora pi complessa. Le prime disposizioni testamentarie di Vito stabilirono che il tutoraggio di Giovanna sarebbe spettato a Pasquale ma intervenne invece Fedele forse per delega ~ 130 ~

lasciatagli dallo stesso Pasquale o essendo il maggiore dei fratelli o per semplice ed espressa volont della sposa cos come si legge Vito non avesse potuto stipolare per essere stato dalla morte prevenuto : volendo detta Giuseppa mandarlo in esecuzione . Quindi , che con detto suo Fratello Fedele si assegna . Altra verit nascosta tra le righe quella che i matrimoni non fossero proprio espressione damore ma si trattava di un vero e proprio contratto tanto che il notaio ricorre alluso della formula Le dette Parti asseriscono; Come mesi sono trattarono, e conchiusero collaggiuto di Dio Matrimonio tra detto Giuseppe de Alba colla prefata Giuseppa dAlerio Vergine in Capillis . Attraverso questo patto dotale Fedele e Giovanna dettero esecuzione alle disposizioni testamentarie del padre Vito che aveva gi disposto la dote della figlia e che di propria mano aveva dettagliato su un foglio di carta, cosa che gli riusc naturale fare trattandosi di homo litterato, e cos come dichiar il notaio e descritto in un foglio manu propria di detto quondam Vito vergato, che a Noi presentato ci anno nellatto presente. Nei secoli XVII e XVIII i primi elementi del sapere furono impartiti gratuitamente ed in particolar modo dai monaci greci di San Nicola di Casole e un po da tutto il clero. Durante il regno murattiano, con la soppressione degli ordini religiosi , la crisi dellistruzione pubblica si aggrav. Il governo si rese conto del grave errore commesso nel far chiudere i conventi e i seminari la cui opera era insostituibile nellistruzione e nelleducazione dei giovani e cerc di tamponare il disastro ricorrendo a qualche prete del posto e obbligandolo a prestare la sua opera come insegnante. Per le bambine ci si dovette accontentare invece di qualche donna che conosceva un poco di abbecedario, di lavoro a maglia e di dottrina cristiana. La scuola fu poco frequentata perch spesso al posto di un sacerdote, veniva preposto come maestro qualcuno che non era in grado di leggere correttamente e pochissimi furono nei nostri paesi coloro che seppero leggere, scrivere e far di conto. Il percorso scolastico non era mai portato a termine dai figli dei nostri contadini essendo la scuola un mondo diverso e in contrasto con la pratica quotidiana e con la difficoltosa realt che viveva in seno alla famiglia. Questi bambini erano quindi condannati ad essere analfabeti per tutta la vita e nella migliore delle ipotesi solo alcuni imparavano ad apporre malamente la propria firma. La maggior parte della giornata si trascorreva in campagna o nella strada ed era proprio la strada lequivalente della scuola. Daltra parte neanche le famiglie contadine erano interessate a scolarizzare i figli la cui istruzione di base richiedeva grandi sforzi finanziari. Alcuni genitori non avevano la possibilit n di mandare decentemente vestiti a scuola i propri figli n di comprar loro i libri di testo e spesso i genitori si facevano anche aiutare nei lavori di campagna per ottenere qualcosa di pi dalla terra. Certamente non si sarebbero avvalsi dei figli se le loro condizioni di vita fossero state migliorate cosa che tarder diversi secoli o per certi aspetti non avvenne mai. Vito ebbe una certa scolarizzazione e questo ci fa pensare che si trattasse del primogenito della famiglia di Antonio e di Apollonia Cursano poich listruzione era ~ 131 ~

destinata solo al figlio maggiore. Pur conoscendo lelevato grado di istruzione di questuomo non ho potuto verificare che fosse realmente vera e sapesse quindi leggere e scrivere ed infatti ad oggi non ho ancora visto una sua firma o qualcosa scritta di suo pugno. Anche la carta dotale di Giovanna non contiene il foglio scritto da Vito manu propria e ci oltre a non permetterci una verifica sullistruzione dellavo ci porta anche a supporre che a Giovanna sia spettata in dote quanto promesso nel primo testamento di Vito cos come sinteticamente scritto nelle cautele si assegna per Fondo dotale quelli Beni stabili medesimi, che nel citato, e qui annesso foglio si attrovano annotati co modo, et forma, e con quelli patti, obblighi, facolt, e vincoli, che in esso si leggono. Citando Fondo Dotale il notaio si riferisce astrattamente ai beni immobili, e quindi a terreni e ad abitazioni, ma per quanto riguarda i beni mobili quali vestiario e gioielli, la carta dotale ne elenca dettagliatamente diversi. Una lettiera in ordine con tristelli e tavole, un materasso a spiga, uno spolviero col suo giraletto, un manto usato, una coperta di lino a fiocchi, cinque lenzuoli dei quali uno marsullo e quattro di canapa, sei cuscini di cui quattro a orletto e due ordinari, cinque vestiti di cui uno di camerlotto, uno nuovo con la giacca di amuer, un di camerlotto turchese con giacca di lustrini, uno di lana gialla con giacca di camerlotto verde, uno di lana vergine nera con giacca di pilone, un fostiano , una giacca di bambace in tocco, cinque faccialetti (fazzoletti) di cui due a righe rosse, uno ricamato, uno di orletto, e uno di seta schiavona, cinque avantisini di cui due di bombacia, uno di orletto, uno di tela e uno pinto , cinque camicie da donna delle quali due di orletto , una marzulla, e le altre ordinarie, due tovaglie delle quali una di bambacia e una di lino, tre asciugamani ad orletto, uno ordinario e uno marsullo, un anello d oro con sette pietre, due spilloni dargento, un puntale, un paio di bottoni tondi dargento, un corallo incastonato in argento, un anello d oro, una SantElena, un coretto (cuoricino) d argento, un paio di forcelle doro, un piccolo crocifisso d argento, un cerchietto di argento, un anello dargento con tre pietre, una crocetta dargento, un paio di bottoni grossi tondi per canna, un anello dargento, due spilloni d argento, un puntale, una frontino dargento, una caldaia nuova di rame ed un cassone di abete. Dalla lettura delle carte dotali sembra che alla moglie spettasse tutta la costituzione del patrimonio familiare e che per il futuro sposo il matrimonio fosse, principalmente, un vero affare poich acquisiva, anche se solo per gestione, diverse unit immobiliari. La controdote di Giovanna che apporter Giuseppe DAlba non viene espressa, la causa insolidit dei genitori, ma chiaro che lo sposo decider successivamente cosa e quanto destinare e in ci recita inequivocabilmente latto E Principalmente detto Giuseppe dAlba collinsolidit di detti suoi Genitori costituiscono da ora, e solito che sar contratto il matrimonio suddetto alla detta Giuseppa futura sposa di esso Giuseppe un antefato, sia Donazione propter nuptius giusta la Regia Pramatica del f Duca di Ossuna etcetera. Non conoscendo le consistenze fondiarie della dote di Giuseppa non possibile effettuare un raffronto con quelle di Francesca ma a giudicare dalla consistenza ~ 132 ~

della dote di beni mobili sembra che Giuseppa sia stata trattata alla stessa stregua della sorella Francesca. Il matrimonio tra Giovanna e Giuseppe DAlba fu certamente celebrato, Nec non Domenico Pisino Marito di Francesca dAurelio recita un altro documento, ma disgraziatamente pochi anni dopo la stessa Giovanna mor senza figli e poich con la morte i beni della dote dovevano ritornare ai DAurelio dotanti, il DAlba fu costretto a restituirla comprensiva di beni mobili ed immobili, cos come si legge nellatto di restituzione di dote del notaio Foscarini del 17/02/1793 ...per la morte seguita della quondam Giovanna dAlerio Sorella delli sudeti Fratelli, e Francesca dAlerio mesi sono si diede luogo in forza di patto apposto n Capitoli Matrimoniali della stessa alla Restituzione delle doti, che detto Giuseppe di Lei Marito Ricevuti si avea. A differenza dellatto di consegna della dote dove appare soltanto Fedele in questo di restituzione appare anche Pasquale ed entrambi agiscono anche per conto dellaltra erede Francesca che assente. Considerando che la dote fu consegnata da Fedele il quale rappresent il padre Vito defunto, la restituzione dei beni dotali rientrava nellasse ereditario di tutti i fratelli viventi che per tal motivo dovettero spartirsela in tre parti uguali. Non si possono conoscere i motivi veri o se si trattasse soltanto di uso diffuso ma Giuseppe DAlba in sede di restituzione dote chiese ed ottenne un rimborso spese in tanta moneta di arg(en)to crr(en)te : di Regno di ducati 20 e grana 10 da lui sopportate per la morte della moglie. - Rosa nacque a Uggiano la Chiesa prima del 1783 e molto probabilmente mor in tenerissima et, circa 10 anni, intorno al 1790 poich nel primo testamento di Vito la stessa vivente e risulta minore det ma nel secondo, a distanza di 7 anni, non pi menzionata nella divisione ereditaria. Nellanalisi del nucleo famigliare di Vito DAurelio si parlato spesso del testamento dellavo che ora dettagliatamente verr analizzato ponendo particolare attenzione alle dinamiche della spartizione immobiliare. Vito scrisse due testamenti un primo nel 1783 ed un secondo nel 1790 che annullava il precedente. Ci avvenne certamente a causa della modifica del numero dei componenti il suo nucleo familiare che si ridusse, nei 7 anni che corrono tra il primo ed il secondo testamento, con la morte di alcuni oltre a sostanziali variazioni dovute a vendite e riacquisti di diversi immobili. Presupponendo che Vito avesse deciso di fare testamento poich considerava vicina la morte, tale documento aiuta a circoscrivere meglio il periodo in cui egli trapass e cio intorno al 14/08/1783, data del testamento, nella sua casa di strada Laggetti. Questa data verr nuovamente sostituita da quella del 1790, anno in cui Vito riscrive il suo testamento. I testamenti che si leggono sono detti nuncupativi ossia dettati direttamente per bocca del testatore al notaio e al fine di garantirne la veridicit lo stesso notaio assieme ai testimoni, mediamente sette oltre al giudice de contratti, per Vito erano otto pi due ~ 133 ~

Giudici a Contratti oltre al notaio Nicola Foscarini di Uggiano, doveva verificare e dichiarare che il testatore fosse capace di intendere e di volere. A tal proposito nei preamboli si ricorre sempre alla formula Rinvenimmo . in letto giacente, e sebbene infermo di corpo, sano per grazia di Dio di mente, senso, viso,udito, ed intelletto, e nella giusta, e loquela parimente esistente . Altra caratteristica di questi documenti quella di specificare il motivo per il quale viene scritto il testamento e a tal scopo si usava la formula asser, che avendo considerato Lo stato dellumana natura fragile, e caduco, e che nessuna cosa pi certa della morte, abbench incerta Lor di quella; h perci stabilito al presente, che trovasi in retti senzi fare, siccome fa questo suo ultimo, e supremo nuncupativo Testamento . Altra particolarit quella che il testamento non integra mai una disposizione ereditaria precedente bens lannulla completamente, e sempre secondo una formula di rito e se per tali Ragioni non valesse, che almeno vaglia, e segni per Ragione di Codicilli, Donazione inter vivos, vel causa mortis,e per ogni altra maniera dalla Lege permessoli; Cassando tal effetto, ed annullando tutti e qualsivogliono altri Testamenti, Codicilli, Donazioni, altre Disposizioni per laddietro forse da Lui facte, e fatti, obbligando lerede ad eseguire integralmente tutte le disposizioni testamentarie essendo queste le volont supreme ultime espresse ed osservare da Chi ad esso Lui succeder in vigor del presente sta espresso giusta La sua Serie, continenza, e tenore; E questa sia La sua ultima, e soprema volont . Le disposizioni testamentarie ci fanno capire come la casa di abitazione del Vito fosse una casa pi lussuosa rispetto alla classica casa contadina e non si trattava dellunica abitazione poich ne possedette anche unaltra assieme a terreni e bonificati. Certamente Vito, secondo la distinzione sociale del 1748 emersa dal Catasto Onciario di Uggiano, faceva parte del cosiddetto secondo ceto nobile a cui venivano ascritti tutti gli appartenenti allartigianato. Vito da homo viri litterati fu sarto ma anche regio Giudice de Contratti e questultima professione lo mise in condizioni favorevoli per accumulare denaro e acquisire patrimonio immobiliare tanto che, per la carica ricoperta e per il prestigio assunto, ebbe il titolo di Magnifico cos come si legge nelle cautele dotali della figlia Francesca per atto del notaio Benedetto Maschi di Uggiano la Chiesa del 24/01/1784. Non certo che il titolo di Magnifico fosse quello concesso ad personam, e quindi non ereditabile secondo la legge del maggiorasco, dal sovrano nel sec. XVIII a chi aveva un ufficio regio, anche se il regio giudice a contratti fu un ufficio regio, ma si certi che il suo uso nel corso del tempo si inflazion, anche Pasquale figlio di Vito si appell Magnifico, allontanandosi dal concetto originario di nobilt e gli abusi che se ne fecero lo portarono al definitivo svilimento e di conseguenza al disuso fino alla piena scomparsa allinizio dellOttocento nella seconda met di quello stesso secolo cresce in modo smisurato l'ambizione e la vanit per quel titolo, cui non si peritano di aspirare uomini pressoch privi di ogni merito e di mediocre posizione sociale, che hanno la velleitaria presunzione di arrogarsene 63. L'Istituto del Giudice ai contratti,
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F. VON LOBSTEIN, Settecento Calabrese, vol. I, Napoli, 1973

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conosciuto solo nell'Italia meridionale, ebbe origine nella legislazione sveva e si trattava sostanzialmente di funzionario di nomina regia che "corroborava" "c con la sua costante presenza e la sua sottoscrizione, la stipula dei rogiti notarili. Nel secolo XVIII le riforme borboniche sull'istituto del notariato obbligarono il giudice ai contratti a registrare in apposite scritture, tradizionalmente ionalmente indicate come "libretti dei giudici ai contratti", la sua partecipazione all'attivit rogatoria del notaio ma l'istituto 'istituto venne soppresso nel 1809 in seguito alla riforma notariale notari di Gioacchino Murat 64.

RegiusVitus dAlerio, hominibus viri litterati de detto Uggiani Ecclesiae Notiamo nel Catasto Onciario che il figlio Pasquale avuto dal primo matrimonio, fu dichiarato studente e sappiamo per certo che questa disitinzione era fatta solo per le famiglie benestanti o nobili e di professionisti. E ovvio che Pasquale studente aspirasse alle professioni liberali e pensando allattivit del padre Vito altro non poteva considerarsi che Pasquale voleva destinarsi alla professione del notariato. Purtroppo Pasquale mor molto giovane e questa aspirazione non si concretizz mai, il testimone del privilegio dellistruzione pass al fratello Fedele che, come vedremo, inizi gli studi in seminario ma non divenne mai sacerdote e fu invece contadino. contadino Le consistenze dei lasciti ereditari dei dei figli di Vito sono molto diversi ma si possono considerare tutti equivalenti in termini di valore economico e ci mette in luce come lavo avesse gi mentalmente superata la tradizione secondo la quale al figlio maggiore maschio sarebbe dovuta destinarsi la maggior parte, e quindi il maggior valore, delle propriet. Sempre dalle disposizioni testamentarie rogate per atto del notaio Nicola Foscarini di Uggiano la Chiesa il 14 agosto 1783 Vito dichiara di possedere oltre a diversi beni immobili anche crediti, crediti, preziosi e altre suppellettili di valore oltre a non modestissime disponibilit liquide. La suddivisione testamentaria si dispose come segue:

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Fonte degli Archivi di Stato di Brindisi - fondo repertori notarili.

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- A Generoso spett unabitazione sita in strada Laggetto comprensiva di orto, una porzione di cortile nel quale esisteva una fossa per conservare vettovaglie, una cantina a grotta nella quale esistevano due pile per conservare lolio. Allo stesso spettarono un vestito di seta gialla e il gippone di Vito, un quadretto dargento e un paio di piccoli orecchini doro. Questultimi doni Vito li consegn a Pasquale con lobbligo di cederli a Generoso quando sarebbe ritornato in patria. Al momento della scrittura del testamento, quindi, Generoso non risiede a Uggiano la Chiesa poich si trova in Lontani Paesi, e fuori del Regno e il padre lo istituisce comunque erede nelle sue propriet nel momento in cui collaggiuto di Dio si avesse a Rimpatriare. Generoso almeno sino al 1790 non ritorner a Uggiano la Chiesa e nemmai sapremo se fece ritorno nel Regno di Napoli. Molto probabilmente per, Generoso non rientr pi a Uggiano la Chiesa considerando che la sua eredit sar data in usufrutto prima a Fedele e poi nel secondo testamento a ella mor e alla morte di questa tra gli eredi legittimi Generoso non comparir. Sono sconosciuti i motivi della sua dipartita ma molto certamente segu il sogno di una vita diversa e certamente migliore. - A Pasquale spett nella curte sita in strada Puzzocoja una capanna, un cortile e un giardinetto con palmento liberi da qualunque canone enfiteutico e di censo. La stessa curte di Puzzocoja era di propriet di Vito e venne assegnata per met a Pasquale e per met a Fedele i quali ricevettero in uguale porzione anche una propriet sita in Casamassella detta li Monti di Otranto. Entrambe sono gravate da un censo e rispettivamente la curte di ducati 15 di capitale da versarsi al Capitolo di Uggiano la Chiesa e la possessione li Monti di Otranto di ducati dieci di capitale da versarsi alla Congregazione del SS. Sacramento di Uggiano la Chiesa. Da notare che la possessione di un palmento era molto prestigiosa essendo gli stessi, insieme ai frantoi, posseduti esclusivamente da grandi proprietari come il barone Guarini e il marchese Capece. Pasquale in sede testamentaria fu designato tutore delle sorelle Francesca, Giovanna e Rosa e anche del fratello Fedele nonch custode del vestiario e dei monili lasciati da Vito a Generoso. - A Francesca che era ancora nubile spett un terreno olivato e in parte coltivato a vigna detto li Rustoli di capacit pari a 4 macine, gravato da un censo per quattro mese annue da grana 10 luna da pagarsi al Capitolo di Uggiano. Molto probabilmente questa propriet fece parte dei beni dotali di Fortunata Nicolazzo che a seguito della morte passarono al figlio Pasquale e con disposizione testamentaria su letto di morte al padre Vito. In effetti il peso che grava su questa donazione descritta come col peso di quattro messe piane antico Lascio degli Antenati di esso Testatore alla Ragione di grana diece luna al R(evere)ndo Capitolo di questa Terra lascia intendere a quelle dieci grana disposte da Pasquale nel lascito testamentario Ordina, comanda, detto suo Erede, che dopo la sua morte li facesse celebrare messe numero quaranta, da chi esso mio Erede vuole, raggione di grana diece per ciascheduna messa, suo comodo . ~ 136 ~

Insieme a questa possessione, Francesca ricevette anche un anello d oro con nove pietre rosse. Generalmente questo tipo di anello era paragonabile alla fede nuziale e quindi molto probabilmente essendo egli nubile, il padre aveva pensato bene di donarle una fede in previsione del matrimonio. - A Giovanna anchessa nubile spett un miglioramento di vigna detto lo Savorrito gravato dal peso di carlini cinque da corrispondere alla Venerabile Congregazione del SS. Sacramento di Uggiano la Chiesa relativo ad un capitale imprestatosi di ducati 10. Considerando che alle figlie femmine era necessario costituire la dote per poterle maritare si nota come sia Giovanna che a Francesca, Vito avesse consegnato anche alcuni beni mobili. A tale scopo Giovanna ricevette una botte per la conservazione del vino della capacit di barili 20, pari a 350 litri, e un anello doro con una pietra rossa. In caso di morte di Fedele le stesse sorelle assieme a Rosa avrebbero ottenuto lusufrutto delleredit di Generoso anche se Giovanna sin da subito, insieme a Fedele, sar usufruttuaria della casa spettante a Generoso. - A Rosa, figlia minore, spett una met di possessione olivata detta le Seminare sita a Casamassella. Tale propriet sar divisa con Fedele e quindi la possessione si riduce ad un quarto. Rosa finch non sar maritata dovr vivere assieme al fratello Fedele nellabitazione di Vito ossia in quella sita in strada Laggetti, diversa da quella che spettata in eredit a Pasquale. Inoltre le spettano un anello doro con tre pietre rosse e una verde, due anelli di argento di cui uno con tre pietre rosse e laltro con sette. Rosa proprio per la giovanissima et non disporr di beni dotali come Giovanna e Francesca, tranne gli anelli. Rosa effettivamente fu quella che ricevette di meno poich Vito non ebbe il tempo necessario per costituirle il Fondo dotale. - A Fedele spett un quarto di possessione olivata detta le Seminare sita in Casamassella, laltro quarto fu della sorella Rosa, la casa del testatore sita in strada Laggetti assieme a tutto ci che in essa si contiene e nella quale ospiter sino al giorno del matrimonio la sorella Rosa, due anelli di oro con dieci pietre rosse e una verde. Su tale abitazione gravava un censo trimestrale di carlini 7 e per il capitale di ducati 15 da corrispondere al Capitolo di Uggiano la Chiesa. Assieme a queste possessioni Fedele ricevette anche una somara. Intanto Fedele assieme alla sorella Giovanna e Rosa ebbe anche lusufrutto della casa che spettava a Generoso oltre ad altra mezza propriet, poich laltra met fu del fratello Pasquale, della curte di Puzzocoja e della possessione di Casamassella detta li Monti di Otranto. A fronte di questa eredit Vito dispose che fossero celebrate a suffragio della sua memoria quaranta messe e se dalla spartizione delleredit fossero scaturite liti tra i fratelli, il fautore sarebbe da considerarsi diseredato e la sua eredit al netto della legittima sarebbe stata ripartita in parti uguali tra il resto dei fratelli. Ricordando il testamento del figlio Pasquale in merito allOspedale dei Poveri di Napoli, Vito rispose alla richiesta di donazione negativamente, e ~ 137 ~

per essere povero, e perche carico di figli ossia non lascio nulla perch sono povero e carico di figli a cui pensare. Riassumendo tutte le propriet in testa a Vito furono: a Uggiano la Chiesa in strada Laggetto unabitazione con orto, una parte di cortile con fossa e cantina a grotta; a Uggiano la Chiesa in strada Laggetto la propria abitazione acquistata da un certo Tommaso Laggetto dichiarato di professione imbecille. Questa strada Laggetto certamente si chiamava cos perch tutta la zona era abitata dalle famiglie Laggetto e come tale venne volgarmente detta strada de li Laggetti; a Uggiano la Chiesa in strada Laggetto una casa con grotta. Tale propriet scomparir a seguito forse di vendita gi nel 1783 allorch non compare pi nei beni testamentari; a Uggiano la Chiesa una casa con orto posta in via do Lionardo affittata per carlini 14 e gravata dallannona di grana 35 oltre a grana 37 e devoluti al Capitolo di Uggiano la Chiesa per il pagamento delle celebrazioni di messe. Anche tale propriet scomparir a seguito forse di vendita gi nel 1783 in quanto non compar nei beni testamentari; a Uggiano la Chiesa in strada Foggiari una casa con cortile ed orto venduta dallo stesso Vito nel 1762 e riacquistata nel 1771 e contestualmente permutata nel 1771 in cambio della propriet di Casamassella detta li Monti di Otranto; a Uggiano la Chiesa la curte di Puzzocoja con capanna, cortile e giardino con palmento forse appartenuta al padre Antonio a seguito dellesecuzione ipotecaria del 1717 sui beni di Carlo Merola di Uggiano; a Uggiano la Chiesa un terreno coltivato con alberi doliva e vigna detto li Rustoli della capacit di macine 8, pari a 21 ettari circa; a Uggiano la Chiesa un miglioramento di vigna detto lo Savorrito derivante dai beni dotali di Giovanna Caggese. Successivamente il terreno fu migliorato con la coltivazione di alberi dolivo ed ebbe estensione pari a un orto e mezzo, ossia 31 are circa, e di capacit dulivi in fronda pari a tomoli quattro ossia 222 litri dolio; a Uggiano la Chiesa nelle pertinenze del Pomaro Vito possedette un quarto di chisura coltivato con vigna e olive innestate di capacit pari a cinque stoppelli, pari a circa 16 are, e stimata in carlini 19 al netto delle spese di coltura. Sulla stessa gravava il canone enfiteutico a favore della Badia di San Nicola di Casole pari a carlini 16 e grana 3 e 3/4. Tale propriet scomparir forse a seguito di vendita gi nel 1783 non comparendo nei beni testamentari; a Casamassella mezza propriet detta le Seminare; a Casamassella la propriet seminativa detta li Monti di Otranto di capacit di tomoli 1 pari a ettaro; ~ 138 ~

- a Casamassella un pezzo di terra vineato di capacit in orte uno e mezzo ossia 31 are , con otto alberi di olive novelle, ossia da frutto, di capacit in fronda di macine una. Il testamento pu essere letto alla stessa stregua di un atto di scioglimento della societ tra padre e figli e per evitare litigi tra gli eredi era il padre stesso a dividere lasse ereditario. Succedeva anche frequentemente che fossero i superstiti a sciogliere la comunione di beni poich lo stare cos uniti e in societ sempre ave portato qualche disturbo o come scrive qualche altro notaio conoscendo che la comunit partorisce liti , odi e rancori. Quando la separazione dei beni avveniva di comune accordo era il fratello maggiore a stabilire le proporzioni ereditarie e per primo sceglieva il fratello minore, qualche altra volta il maggiore svolgeva questo compito con lassistenza e la consulenza della madre. Vito nel fondo lo Savorrito non ebbe la propriet ma un contratto di enfiteusi ereditato dalla moglie ed infatti miglioramento sar dichiarato qualche anno dopo da Fedele quando detto bonificato venne venduto per il solo valore del frutto e non della propriet terriera stessa. Considerando che Vito fu sempre attento ad acquisire nuove propriet e che spesso le disponibilit economiche non erano tali per poter effettuare acquisti, si nota in Vito un frequente ricorso al credito e quindi a censi bollari a favore del Capitolo di Uggiano la Chiesa cos come testimoniato da un atto di Censo per Vito dAlerio a favore del Reverendo Capitolo di Uggiano la Chiesa rogato dal notaio Antonio Valletta di Uggiano la Chiesa l8 marzo del 1739. Quando il ricorso al censo non era possibile Vito era solito vendere alcune sue propriet gi acquisite col patto di riacquistarle successivamente. In poche parole si anticipava una particolare ed attualissima forma di leasing immobiliare con la quale si cedono temporaneamente dei beni immobili per ottenere una certa disponibilit di liquidit che servir ad affrontare nuove acquisizioni. Alla luce di questa specializzazione finanziaria del Vito si legge in un atto rogato dal Notaio Nicola Foscarini il 01/01/1771 dal titolo Rehemptio Domus pro Vito de Aurelio Terrae Uggiani Ecclesiae in cui le soddette Parti asseriscono spontaneamente avanti di Noi; Come Lanno 1765 esso Vito de Aurelio vend, ed alien col patto della Ricompra quandocumque al prefato Giuseppe de Benedetto una casa di abitazione con Cortile, ed orto, sita, e posta dentro Labitato di questa suddetta Terra nella strada nellanno 1765. Tale propriet si aggiunge a quelle elencate nel primo testamento di Vito del 1745 e si tratta di una casa con cortile ed orto sita in Uggiano la Chiesa presso SantIsidoro nell isola dei Foggiari 65 la cui vendita fu effettuata per ducati venti e che Vito decise dopo sei anni di riacquistare. Ci che appare interessante in questoperazione di riacquisto che limporto corrisposto a Giuseppe De Benedetto pari allimporto della precedente vendita e pertanto siamo di
Il toponimo foggiari molto frequente nei paesini del basso Salento. Si riferisce a quelle zone del paese abitati da tutti quegli uomini che erano specialisti nello scavare le foggie ossia delle profonde buche nel terreno in cui venivano stoccati olio e frumento.
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fronte ad una forma di finanziamento a tasso zero E questo per lo medesimo prezzo di docati Venti per quanto li f venduta dal soddetto Vito, quali consistenti in tanta moneta di argento , e manualmente esso Giuseppe de Benedetto se li Riceve, ed ave per mano del prefato Vito dAurelio presente, e pagante di suo proprio denaro... Dello qual prezzo, ut supra Ricevute per esso Giuseppe de Benedetto avanti di Noi se ne chiama ben contento, e soddisfatto etcetera e di quello ne quieta, libera, ed assolve detto dAurelio . Pur vero che la remunerazione di tale capitale da considerarsi fatta in natura avendo il De Benedetto disposto dellabitazione per almeno sei anni e magari in questi anni sarebbe stata dallo stesso affittata. Vito fu certamente di professione sarto ma il suo bernoccolo per gli affari era davvero sviluppato. Leggiamo in un altro atto rogato dallo stesso notaio Nicola Foscarini il 01/01/1771, stesso giorno della ricompra della casa di strada Laggetto, una Permutatio Jnter Vitum de Aurelio, et Vincentium Pezzulla Terrae Uggiani Ecclesiae. La permuta che viene effettuata tra Vito e Vincenzo Pezzulla uno scambio della casa di Vito situata in strada Laggetto ..una Casa di abitazione : tetto, con Cortile, ed Orto dietro di quella, ed una Cisterna Rotta col suo Postale di Lecciso dentro di detto cortile, Sita, e posta dentro labitato di questa soddetta Terra nellJsola del Foggiaro con un terreno seminativo di tomoli 1 sito in Casamassella in localit li Monti di Otranto del Pezzulla un Pezzo di Terreno di Capacit tomola Uno in Semina circa, e per quant, e con vigna vecchia, sito, e posto in Feodo di Casamassella, nelle pertinenze volgarmente dette Li Monti di Otranto. Lo scambio avvenne alla pari ossia senza la refusione di differenze monetarie poich i due beni si equivalgono in valore e ci viene anche sottolineato dal notaio dichiarando che a determinare tal valore sono intervenuti due periti che fattone fare da Periti La Riconoscenza de Respettivi valori, quelli furono di parere di pareggiare, ed equivaler nel prezzo . Questo ci fa capire il motivo del riacquisto fatto da Vito della casa che anzich ricorrere al credito trov molto pi conveniente riacquisire una vecchia propriet e scambiarla con una nuova. Questo nuovo terreno seminativo nel quale esisteva una vigna vecchia, ossia non era pi nelle condizioni di produrre luva, certamente ebbe un valore molto pi alto rispetto alla casa che Vito alien e a valor del vero mentre si legge che il terreno era libero da ogni peso tranne della decima da corrispondere alla corte baronale di Casamassella pari a grana dieci e cavalli sei, labitazione di Uggiano gravata invece da un legato antico a favore del Capitolo di Uggiano di grana 37 e cavalli sei per messe di suffraggio. Questo ultimo legato ci fa comprendere che la casa in questione sia derivata a Vito tramite un lascito testamentario di Legato antico al Reverendo Capitulo di questa soddetta Terra per Celebrazione di messe per il quale non conosciamo il testatore, anche se molto probabilmente si tratt dei beni dotali di Fortunata Nicolazzo lasciati al figlio Pasquale, e pertanto non fu mai acquistata. In sintesi la casa di via li Foggiari venne in propriet a Vito tramite eredit, la stessa fu venduta nel 1765 a Giuseppe De Benedetto per ducati 20 e riacquistata nel 1771 per ducati 20 e contestualmente la permut con un terreno seminatorio ~ 140 ~

di pari valore sito in Casamassella in localit li Monti di Otranto di propriet di Vincenzo Pezzulla. Come gi diverse volte scritto, Vito dopo il testamento del 1783 ne scrisse un altro per atto del notaio Nicola Foscarini in data 15/11/1790 annullando completamente le disposizioni del precedente. Certamente Vito mor proprio tra il novembre del 1790 e maggio del 1791 poich in questultima data, giorno della consegna della dote a Giuseppe DAlba, che lo stesso indicato quondam Vito ossia defunto. Una motivazione certa per le quala Vito fu costretto a riformulare il testamento fu quella relativa allavvenuta morte della figlia Rosa che in questo secondo testamento non appare, a differenza del primo dove risultava minore. Gli eredi designati furono quindi Generoso, che ancora non era ritornato ma lo stesso atto ci fa conoscere il motivo della sua dipartita si ritrova fuori di questo Regno per suoi giovanili trasporti , Pasquale, Francesca, Giovanna e Fedele. In questo testamento Vito molto confusionario e in particolare distinguendo erroneamente i figli di primo e di secondo letto dimentic persino quelli di terzo. Questo fa pensare agli acciacchi e alle sofferenze dellet che certamente incisero sulla sua memoria e forse erano le ultime ore della sua vita quando dett le sue volont. Vito si raccomand subito ai suoi due figli maschi Pasquale e Fedele per la celebrazione di trenta messe piane a suffragio della sua anima e alla memoria dei suoi defunti e successivamente dett la divisione ereditaria. Le disposizioni testamentarie furono le seguenti: - a Generoso spett la stessa eredit riportata nel primo testamento solo che finch egli non fosse rientrato nel Regno, la sua abitazione sarebbe stata data in usufrutto alla sorella Giovanna. Aggiunse Vito che tale eredit sarebbe dovuta essere consegnata a Generoso nel momento in cui sarebbe rimpatriato ma se questi non fosse mai ritornato e al suo posto si fossero presentati i figli sarebbe spettata a questultimi lintera eredit E cos anco praticarsi posto, che in di lui Luogo verranno i figli di detto Generoso; atteso vole la volont di esso Vito Testatore. Ci rendiamo conto proprio per questa ultima disposizione quanto Vito ricordasse, forse con amarezza, lallontanamento di Generoso che fu costantemente nei suoi pensieri testamentari con la speranza che un giorno ritornasse nel suo paese natale; - a Pasquale spett la stessa ed identica propriet riportata nel primo testamento ma Vito aggiunse anche quaranta ducati doro, ossia 580 ducati dargento 66, che gli aveva precedentemente consegnato. Allo stesso Pasquale spetta una
BANCA DITALIA Museo della Moneta, I Borboni a Napoli vetrina 22 sez. 6 Napoli tra 700 e 800. Il sistema monetario napoletano agli inizi del XVIII sec. era imperniato sul ducato dargento del valore di 10 carlini calcolato sulla bont di 9/10 dargento e 1/10 di rame. Si aveva la seguente corrispondenza monetaria: 1 ducato = 10 carlini = 100 grana = 1.200 cavalli 1 carlino = 10 grana = 120 cavalli 1 grano = 12 cavalli
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giumenta femmina che Vito gli aveva gi consegnata a patto che il nascituro, femmina o maschio che fosse, lavrebbe dovuto donare al fratello Fedele; - a Francesca venne riconfermata in eredit il pieno possesso del Fondo Dotale ribadendo la stessa volont espressa sia nel primo testamento e sia nella stessa Carta Dotale. Tale disposizione venne in parte migliorata dal testatore chiamando in causa il genero Domenico Pisino che non poteva vantare nessun diritto sulla dote della moglie e quindi sulleventuale successione ereditaria. Per tal motivo Vito gli concesse lusufrutto della dote in caso di premorienza della moglie Francesca e a questo privilegio aggiunse anche la possibilit di ipotecare, ma solo per una volta, tale propriet per un massimo di ducati 15 e solo nel caso in cui avesse avuto bisogno di denaro per infermit sopravvenuta o vecchiaia che lo impossibilitasse a sostentarsi occorrendoli qualche infermit, mal di vecchiezza che li mancasse, onde potersi alimentare li Sii Lecito disporre ippotegare la Somma di docati quindici solamente, e per una volta tantum. Caratteristica particolare di Vito fu la lungimiranza con la quale pens sempre allavvenire e al futuro suo e dei suoi figli ed infatti aggiunse che alla morte di Domenico sarebbe diventato proprietario della dote il figlio Fedele e doppo la morte di detto Ratifica proceder in quello il detto Fedele dAurelio figlio di esso Vito Testatore, e perch cosi sua volont. - a Fedele spett oltre al nascituro della giumenta in possesso di Pasquale anche il fondo li Rustoli ma ci dopo la morte della sorella Francesca e del marito Domenico Pisino. Il lascito del padre per quanto riguarda i beni immobili fu lo stesso del primo testamento solo che la possessione le Seminare invece di essere una met da dividere con la sorella Rosa, essendo questa morta gli rest indivisa. La disposizione testamentaria si integra con lusufrutto a favore della sorella Giovanna che dovr abitare la casa di strada Laggetto, dove risiede il testatore ed ereditata da Fedele, sino a che ella non sar maritata e cio sino al 1791. Sempre a Fedele spett met di una possessione di bonificato di vigna detto Savorrito e laltra met invece sar ereditata dalla sorella Giovanna. Proprio questo bonificato era bene dotale della madre Giovanna Caggese e infatti dividere il bonificato della vigna detto Savorrito, come Robba materna e dagli atti non riusciamo a comprendere come Vito potesse disporre di questi beni ma sicuramente sar esistito un testamento in cui tale bene pass per eredit allo stesso. Le disposizioni testamentarie ci fanno capire come gli eredi subentrassero non solo nelle attivit patrimoniali del testatore ma anche nei debiti ed infatti su questi due ultimi beni gravavano due censi, cos come gi descritto nella precedente disposizione testamentaria, di ducati 10 alla ragione del 5% annuo, pari a una rata di carlini cinque, sulla possessione lo Savorito a favore della Congregazione del SS. Sacramento di Uggiano la Chiesa oltre ad un altro censo redimibile di ducati 15 al 5% gravante sulla possessione le Seminare a favore del Capitolo di Uggiano la Chiesa. Per questi censi Giovanna fu esclusa e Vito dispose che fosse Fedele a pagarli e ci perch era luomo che ~ 142 ~

produceva reddito e non la donna che come tale, non poteva soddisfare i debiti; - a Giovanna spett oltre allusufrutto, fino al maritaggio, della casa di via Laggetto in eredit a Fedele, anche una met di possessione olivata detta le Seminare, la cui altra met fu del fratello Fedele, oltre ad unaltra met di bonificato a vigna detto Savorrito. Nel primo testamento il Savorrito spettava interamente a Giovanna ma essendo lei subentrata nelleredit della possessione Seminare, Vito ritenne giusto dividere questa propriet con Fedele al fine di dare sempre il giusto equilibrio nella spartizione dei beni. Lintero testamento si conclude con la solita insinuazione di lasciare parte delleredit allAlbergo dei poveri di Napoli, alla quale vien data la solita risposta Rispose detto Vito Testatore negativamente per essere bastantemente povera la di lui Famiglia . La cosa che mi pare certa in questo ultimo testamento di Vito che sia stato scritto con molta fretta come, ho gi affermato, se fossero gli ultimi respiri del Vito. Si notano due cose particolari, la prima che sono state tralasciate le propriet de li Monti di Otranto di Casamassella oltre allaltro pezzo di terreno vineato, nonch lelenco dei beni mobili che Vito lasci alle figlie a titolo di dote. Per quanto riguarda li Monti di Otranto possiamo ipotizzare che gli stessi fossero stati venduti e quindi mancherebbe un atto di vendita tra i documenti ritrovati oppure, proprio per dimenticanza del testatore, la stessa propriet non sia stata menzionata e quindi farebbe fede la prima disposizione testamentaria che la vide ereditata da Fedele. Per quanto riguarda i beni dotali, sembra strano che Vito non avesse pensato a scrivere la dote della figlia Giovanna visto che vergine in capillis si sposer qualche anno dopo e proprio questa strana dimenticanza, al contrario della precisa e dettagliata elencazione nel primo testamento, fa pensare a condizioni psico-fisiche di Vito davvero al limite della vita. Pur vero che Vito forse scrisse qualcosaltro dopo questo testamento e ci lo si intende dalla lettura della carta dotale di Giovanna nella quale il notaio al momento della scrittura dei beni dotali annota che esiste un foglio manu propria di detto quondam Vito vergato e forse anche in questo foglio era stata scritta la destinazione ereditaria de li Monti di Otranto. Certo che Vito avesse pensato di spartire proprio al meglio la propriet garantendo ad ogni figlio un tetto, un campo di lavoro per vivere e alle figlie limportantissima dote ma aggiunse anche in modo equilibrato un debito per ciascuno proporzionale alla capacit contributiva di ognuno, pi alto il censo maggiori furono i beni ereditati. Aveva davvero sistemato tutto e bene tranne qualche debito che dalle rendite della propriet potevano tranquillamente pagarsi cos come si evince dalle propriet di Vito tassate nel Catasto Onciario del 1748. E proprio lOnciario la principale fonte storica idonea a determinare lentit delle propriet e delle rendite delle comunit del basso Salento. Ai fini della ~ 143 ~

ricerca storica e genealogica lo stesso fondamentale perch ha fotografato dettagliatamente nel periodo di compilazione nomi, arti, mestieri e ogni notizia rilevante dei nuclei familiari o fuochi appartenenti al villaggio, nel nostro caso, di Uggiano la Chiesa. La compilazione dei Catasti fu disposta da Carlo III di Borbone che fece dividere lintero Regno di Napoli in diverse province dando istruzioni ben precise affinch si compilasse questo documento alla stessa stregua di un registro immobiliare di tutte le famiglie e di tutti gli enti. Alcuni paesi non furono inclusi poich paesi dichiarati regi e quindi esenti da ogni imposizione fiscale mentre la compilazione fu effettuata interamente per tutte le altre province in diversi anni della seconda met del Settecento. Per i paesi menzionati nella ricerca e ricadenti nella provincia di Terra dOtranto, una delle quindici dellintero regno, il paese di Uggiano la Chiesa fu censito nellanno 1748 cos come Minervino di Lecce e Maglie, Giurdignano invece nel 1742. Tali catasti furono preceduti da un censimento, detto Status Animarum e compilato dallarciprete del paese, che ha permesso di verificare se in questi paesi, al tempo della compilazione, ci fossero i nostri avi, quale fosse la loro parrocchia di riferimento ed altri dati come quelli relativi a dove abitassero e come si componesse il nucleo familiare. Lo scopo che il Regno di Napoli voleva perseguire con la scrittura dei Catasti Onciari era quello che una volta inscritte tutte le partite di ogni gruppo di contribuenti con lindicazione delle once che le costituivano, determinarne il reddito imponibile che andavano a formare la cosiddetta collettiva generale ossia la base imponibile dellintero sistema tributario del regno. Questo lavoro fu svolto in modo dettagliato e preciso poich era estremamente importante per il regno introitare il maggior numero di entrate fiscali al fine di poter assicurare il sostentamento del regno stesso economicamente dissanguato dalle costanti guerre e dagli sfarzi incontrollati della corte. Una delle tante istruzioni relative alla pratica di censimento, che testimonia quanto capillare siano stati gli apprezzi, dispose: fra tanto dovranno i quattro apprezzatori eletti collassistenza dello scrivente ad essi destinato dar principio allapprezzo dei territori siti nel distretto del luogo, ed acci possa intieramente perfezionarsi senza tralasciarsi partita alcuna. Dovranno cominciarlo da una parte del territorio e consecutivamente proseguendo girare, finch anderanno a terminare nellistessa parte, dove avranno principiato, affinch non commettano qualche errore in tralasciare alcuna partita. Dovranno apprezzarsi tutti i territori, vigne, oliveti, chiuse, foreste, difese, giardini, boschi, selve, arbusti, castagneti, terre seminatorie e pascolatorie, in guisa che tutto lintiero territorio sia apprezzato, senza eccettuare nemmeno piccolissima parte, chiunque ne sia il possessore e qualunque stato, grado e condizione, spiegandosi con distinzione il possessore, niuno eccettuato, la qualit e capacit dello stabile, la contrada ove sia sito e tutti i fini e confini 67 . La scrittura del catasto onciario di Uggiano la
COSMA DE CHIRICO, Il disegno del territorio tra catasto onciario e catasto murattiano in Geocentro sez. Cultura, Periodico di informazione Napoli, 2006
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Chiesa ebbe inizio il giorno 22 aprile del 1748, in seguito alle disposizioni del 1742 della Camera Sommaria di Napoli, e gli atti furono tutti firmati dal notaio Moscatello di Uggiano stesso. Nellonciario rientr anche il censimento delle propriet di Vito DAurelio ma solo quelle ricadenti in Uggiano ed infatti una delle particolarit degli stessi catasti quella di aver fotografato le propriet solo per appartenenza geografica e non per patrimonio personale. La tassazione fu calcolata su tutti i beni diversi dalle abitazioni di uso proprio e dai cosidetti orti di delizia e pertanto Vito avendo propriet oltre a quelle necessarie per proprio uso e, per come cita lonciario, svolgendo Il rubicato larte di sartore, perci si tassa per la Terra e per lIndustria, ossia si tassa sia in funzione delle propriet possedute e sia per lattivit svolta, fu tassato per ducati due relativamente alla terra e per oncie 13 relativamente allindustria. Limporto della tassa si determinava sul reddito netto capitalizzato al 5% per i beni immobili e al 10% per gli animali da lavoro e lammontare fu espresso in once e sottomultipli di once. Da questi documenti risulta, come gi identificate attraverso i testamenti, che Vito possedette assieme alla propria casa di strada Laggetti anche unaltra abitazione nella stessa strada composta da casa e grotta nonch la curte in via Puzzocoja. Sulla stessa strada Puzzocja esisteva una propriet di un tal Nicodemo DAurelio possessore di un orticello di tomoli 1, pari a are 8 circa, coltivato con olive e alberi comuni della capacit in fronda di tomoli due, pari a 111 litri di olio circa, oltre ad un terreno seminativo di stoppelli uno, di are 8 circa, stimato in grana 20 ma non tassato perch orto di delizia e quindi utilizzato per uso proprio o meglio utilizzato per il sostentamento della famiglia. Anche un certo Saverio DAurelio tenne in questarea un giardinetto con alberi comuni di uno stoppello pari a are 8 circa, dichiarato anchesso orto di delizia e sempre lo stesso Saverio nelle pertinenze del Pomaro, dove vedremo Vito possedere una propriet, possiede una quota di terreno coltivato con vigna e alberi di oliva innestati di stoppelli sette pari a 56 are. Questo quota parte di Saverio molto simile sia per le coltivazioni e sia per il canone enfiteutico che si pagava allAbbazia di Casole, alla quota di Vito nelle stesse pertinenze e pertanto potrebbe trattarsi di un parente, non accertato, che potrebbe aver avuto in eredit parte di uno stesso bene considerato che le due propriet hanno anche un confine in comune che fu quello con Marcello Romano. Da questo punto di vista rimando lapprofondimento per determinare un eventuale legame di parentela tra il Antonio DAurelio con il padre di Saverio ossia Angelo del quondam Carlo. Sin da ora anticipo che ho il fondato sospetto che Antonio fosse fratello di Angelo e quindi zio di Saverio. Alcune informazioni sulle propriet del Vito riportate nel Catasto appaiono nuove come ed infatti lo stesso possedette una casa con orto posta in via Lionardo al tempo affittata per carlini 14 e gravata dallannona per grana 35 oltre a grana 37 e devoluti al Capitolo di Uggiano la Chiesa per il pagamento della celebrazione di messe. Nelle pertinenze del Pomaro possedette anche un quarto di chisura coltivato con vigna e olive innestate di capacit pari a cinque stoppelli, circa 16 are, ~ 145 ~

stimata in carlini 19 al netto delle spese di coltura sulla quale gravava il canone enfiteutico a favore della Badia di San Nicola di Casole pari a carlini 16 e grana 3 e tre quarti. Certamente queste due sostanze rappresentano delle prime propriet di Vito che successivamente vender per lacquisto di altra propriet che dettagliatamente sar elencata nel suo primo testamento. Certo che lintera rendita del Vito DAurelio ammont a oncie 20 e carlini 3 e tre quarti per la quale si evince che fosse il DAurelio pi ricco di Uggiano la Chiesa essendo gli altri rubricati tassati di meno quali, i bracciali Giovanni DAlerio tassato per once 15, Nicodemo DAlerio per once 12 carlini 25 e Saverio DAlerio per once 16 e carlini 28 e mezzo. Si legge frequentemente nelle pagine dellonciario che diverse propriet erano soggette a canoni enfiteutici a favore di enti ecclesiastici ed in particolare alla Badia di San Nicola di Casole. Questo trova spiegazione nel fatto che Uggiano la Chiesa stata, sin dallinizio del secolo XIII, un feudo soggetto alla Mensa Arcivescovile di Otranto alla quale si corrispondeva la decima sul grano, lorzo, lavena, le fave, il lino, le olive e il vino mosto nonch il diritto di erbatica e di carnatica. Con larrivo di Napoleone in Italia e con la soppressione della feudalit, i privilegi della Mensa otrantina vennero ridimensionati attraverso labolizione di diverse decime che si trasformarono in quindicesime nonch con la possibilit di corrispondere queste tassazioni anzich in natura in moneta. I canoni enfiteutici erano spesso modeste somme rappresentabili quasi come obbligazioni simboliche ma comunque erano commisurate allestensione dei terreni concessi e gravavano sullintero agro di Uggiano che comprendeva anche due feudi detti di Madrico e di San Giovanni Malcantone la cui cura era affidata allarciprete di Uggiano. La popolazione si divideva in tre ceti, il primo formato da nobili viventi, il secondo dagli artigiani e il terzo detto infimo costituito da bracciali e massari. Nella numerazione ostiaria del 1732 a Uggiano la Chiesa furono registrati 1.151 abitanti distribuiti in 253 nuclei familiari, dallo Stato delle Anime del 1748 allegato al Catasto Onciario dello stesso anno, gli abitanti risultarono 1.146, nello Stato delle Anime del 1763 furono censiti 1.323 abitanti e nel 1764 furono 1.349. Per il 1767 gli abitanti accertati furono 1.245 e a fine secolo erano oltre 1.500 pertanto questo paesino, per numero di abitanti, aveva superato nello stesso secolo grandi comuni come Nociglia, Poggiardo e Scorrano. Dal documento del 1732 si nota che lattivit principale del capofamiglia era quella del bracciale o forese e tutti i nuclei familiari erano insediati lungo sei strade principali del casale nominate via SantAntonio o Puzze, strada Laggetti, Pozzo Castello, Santa Lucia, Foggiaro e Crabillotti. Altre annotazioni interessanti contenute nello stesso documento sono la paternit indicata per ogni titolare del fuoco e lindicazione dei forestieri assieme al paese di provenienza. Molto spesso la venuta in paese di questi forestieri riguardava un singolo individuo che poi in Uggiano trovava loccasione per accasarsi definitivamente e tale fenomeno riguard in particolare gli abitanti dei casali vicini quali Minervino di Lecce, Giurdignano, Casamassella, Cerfignano e Cocumola ma era possibile anche limmigrazione da paesi pi ~ 146 ~

lontani quali Surano, Ortelle e Poggiardo. Da questo punto di visto si assiste quindi ad un sistema integrato di villaggi vicini tenuti insieme dalla reciprocit dei matrimoni e dalle occasioni di lavoro. Buona parte delle famiglie costituitesi in Uggiano furono dei nuclei cosiddetti allargati perch composti da un insieme di singole famiglie facenti capo ad un avo comune che ne era il capofamiglia. La ragione principale di questo tipo di organizzazione familiare fu quella che nella famiglia allargata, a parte la pi razionale utilizzazione della capacit lavorativa dei singoli componenti, lindividuo era pi tutelato che non nella famiglia nucleare ed infatti in caso di morte dei genitori, nel nucleo allargato, i figli sarebbero stati assistiti dagli altri parenti conviventi cosa che invece non poteva verificarsi, e per dirla con le parole del catasto, questi figli erano costretti ad errare or qua or la. Lelenco dei rubricati non escluse i componenti del clero locale, cinquanta in tutto, indicati non nel fuoco di appartenenza ma singolarmente e senza lindicazione dellet. Essa fu successivamente registrata invece per i componenti delle famiglie ma molto approssimativamente e ad un confronto con let segnata nella numerazione ostiaria del 1732, alcuni individui crebbero pi rapidamente ed altri pi lentamente con una sfasatura media dellet da due a dieci anni. Il censimento delle propriet prevedeva diverse regole; per gli oliveti, oltre allindicazione della resa media annuale espressa in macine, tomoli e stoppelli, si misur sempre il suolo avanzante, ossia privo di alberi e disponibile quindi per la semina oltre alla specificazione se tali alberi fossero di fresco innestati, insitelle, o se si trattasse di ulivi giovani o vecchi. Stessa cosa per i vigneti per i quali fu sempre specificato se fossero di recente impianto, vigna pastana, o se stavano per esaurire il loro ciclo, vigna cadente, o se lo avevano completamente esaurito, vigna vecchia o dimessa. Contribuivano invece alla determinazione del reddito dei terreni agricoli la presenza di aere di pisare ossia aree destinate alla trebbiatura, capanne, caselle, pagliare, grotte, pozzi, palmenti, pilacci, frantoi e neviere. Poich le unit di misura a ugual denominazione non corrispondevano ad uguale valore e non basandosi sul sistema metrico decimale, che arriver ad 800 inoltrato, nel preambolo dellonciario stesso si specificarono come unit di misura agrarie quelle in uso nel feudo di Uggiano indicando il tomolo per il seminativo, lorta per i vigneti e la macina di olive in fronda per gli oliveti. Non furono ancora sottoposte a tassazione le case abitate dai cittadini, le curti e le capanne purch fossero di uso proprio o, se trattavasi di seconda casa, tassata esclusivamente se concessa in affitto. Egualmente la tassazione non riguardava asini, muli, giumente e cavalli purch i cittadini ne disponessero per uso proprio. Altra categoria esente fu lorto di delizia ossia un orticello suburbano, talvolta contiguo alle abitazioni, esente fino ad un massimo di tre carlini per la gente comune e di carlini nove per chi viveva nobilmente, forse perch questi ultimi erano obbligati a consumare maggiori quantitativi di frutta e verdura per sostenere lintera casa incluso il personale domestico. Si esentavano anche i censi bollari perch le norme dettavano per lo pi nello stesso strumento sono ~ 147 ~

ipotegati beni siti in diversi feudi, onde sarebbe un imbarazzo inestricabile farne il riporto, e consideratosi inoltre che in tutti li strumenti censuali, che per lo pi sono al nove per cento, vi il patto di esser franca lannualit dogni peso e perch calcolandosi il censo verrebbe ad essere incerto il numero delle oncie per le continue affrancazioni, che accadono, e talvolta il debitore non rivela i censi per non scovrirsi i suoi debiti. Chi deteneva la maggior parte dei censi bollari e che quindi maggiormente si avvantaggi di tale disposizione, erano gli enti ecclesiastici i cui redditi, gi tassati per met, risultarono per tal motivo enormemente inferiori a quelli reali. La ricchezza di queste piccole borgate agricole del Salento era rappresentata dallattivit olearia e ad Uggiano la Chiesa nel 700 si avuta unalta presenza di trappeti, sei in tutto, che appartennero ai pi facoltosi contribuenti e cio a Pasquale Chirilli, Giuseppe Maschi, Vito Monteforte, al sacerdote don Lazzaro Lanzilao oltre ai baroni Giuseppe Gualtieri e Nicola Capece. Complessivamente nel catasto onciario tra cittadini residenti, vergini, vedove, forestieri laici ed ecclesiastici furono numerati 286 contribuenti, dei quali 18 non sottoposti a tassazione alcuna perch donne sole e senza beni tassabili oppure perch nullatenenti e incapaci di lavorare. Molti ricchi possidenti avevano propiziato larghe concessioni in enfiteusi in seguito alle quali terreni incolti, e quindi con basso valore commerciale, erano stati riscattati allagricoltura con limpianto di vigneti e oliveti protetti con muriccioli a secco e di conseguenza le schiere dei coloni erano finiti col diventare proprietari di piccoli fazzoletti di terra. Accanto ai bonatenenti esistevano piccoli possidenti che con poche once e a volte persino meno di unoncia, rappresentarono la maggior parte della popolazione di Uggiano. Il catasto onciario ci riconferma la prevalente coltura promiscua delle terre nonch la polverizzazione e frammentarizzazione delle propriet oltre alla grande diffusione dei vigneti e degli oliveti le cui due colture spesso si integravano. Nellagro di Uggiano il vigneto risulter molto raro a favore invece di grandi terreni semensabili e olivati. La polverizzazione della propriet fondiaria, che raggiunse anche la capacit di uno stoppello, deve la sua origine certamente alle modeste estensioni delle concessioni enfiteutiche commisurate spesso alla capacit di lavoro del singolo individuo o della sua famiglia. Altra conseguenza di questa piccola propriet fu dovuta alle suddivisioni ereditarie tra i numerosi eredi di famiglie numerose che al fine di non avere piccolissime propriet insufficienti ad ogni tipo di coltura, preferirono lasciare tali quote indivise dando luogo un tipo di societ familiare. In Uggiano la Chiesa solo pochi contribuenti possedevano aziende capaci di inserirsi nei mercati dei prodotti agricoli poich nella grande maggioranza dei cittadini il possesso fondiario costituiva solo un reddito integrativo del lavoro salariato e consentiva ai possidenti minori di avviare al mercato solo le eccedenze rispetto al fabbisogno domestico. Si consideri ad esempio che il mercato settimanale in Uggiano la Chiesa cominci ad aversi dal 1772 quando gi ne esistevano di fiorenti a Otranto, Poggiardo e Maglie. Queste piccole quantit da destinare al ~ 148 ~

mercato spesso giungevano non direttamente ma tramite transazione con i privati tra i quali con i cosiddetti vaticali che lo commerciavano sulla piazza otrantina. La produzione pi importante ad Uggiano fu sempre quella del frumento ed infatti nel catasto onciario rientrarono nella tassazione circa quaranta massari dediti prettamente alle colture seminatorie. Soprattutto nella Penisola Salentina si ha quindi uneconomia agraria caratterizzata da una forte presenza di culture arbustive e legnose che sono lespressione pi evidente e diffuse di autoconsumo contadino dovuto essenzialmente alla perifericit del Salento rispetto allintero meridione dItalia e come tale la diffusione della coltura promiscua fonda la sua giustificazione nel motivo della mera sussistenza della famiglia contadina che destina al mercato quantit di prodotto ridottissime 68 . Agricoltura quindi debole e di sussistenza, senza grosse prospettive per i ceti contadini, che nella migliore delle ipotesi conseguivano lautarchia domestica, allinterno della quale la ricchezza non si identifica con il solo denaro, ma piuttosto con le scorte alimentari69. Dallattenta lettura del catasto onciario, nei suoi aspetti sociali ed economici, comparata con ci che Vito fece attraverso gli atti notarili, si comprende come egli a differenza degli altri DAurelio uggianesi accrebbe la sua propriet mentre gli altri continuarono solamente a gestirla e al massimo difenderla. Presupposto che lintera dote dellava Apollonia Cursano fosse stata lasciata al Capitolo di Uggiano e che la propriet di Otranto in contrada Rinella di Antonio nel secondo 700 non esistesse pi, lintera propriet di Vito risulter, dopo la sua morte, cos frammentata: - a Uggiano la Chiesa in strada Laggetto unabitazione con orto, parte di cortile con fossa e cantina a grotta data in usufrutto a Giovanna ma in propriet al figlio Generoso o agli eventuali suoi figli; - a Uggiano la Chiesa in strada Laggetto la propria abitazione con usufrutto a Giovanna finch non si sposer ma immediatamente in propriet a Fedele; - a Uggiano la Chiesa la curte di Puzzocoja con capanna, cortile e giardino con palmento a Pasquale; - a Uggiano la Chiesa un terreno coltivato con alberi doliva e vigna detto li Rustoli di macine 8, ossia 21 ettari, in dote e poi in eredit a Francesca e dopo la sua morte in usufrutto al marito Domenico Pisino. Alla morte di questi in propriet a Fedele; - a Uggiano la Chiesa un miglioramento di vigna detto lo Savorrito derivante dalla dote di Giovanna Caggese ereditata per met a Fedele e per met a Giovanna;
G. POLI, Territorio e contadini nella Puglia moderna Paesaggio agrario e strategie produttive tra XVI e XVIII secolo, Galatina, Congedo Editore 1990. 69 L. PALUMBO, Un feudo ecclesiastico: Uggiano la Chiesa nel Settecento, Societ di Storia Patria per la Puglia sez. Lecce, Ed. Panico, Galatina 2007
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- a Casamassella mezza propriet detta le Seminare ereditata per met a Fedele e per met a Giovanna. - a Casamassella la propriet seminativa detta li Monti di Otranto di capacit tomoli 1, pari a ettaro, che se esistesse ancora sino alla morte di Vito, sarebbe spettata per met a Fedele e per met a Pasquale; - a Casamassella in localit li Russoli un pezzo di terra vineato di capacit orte uno e mezzo, ossia 31 are , con otto alberi di olive novelle che, se ancora esistesse sino alla morte di Vito, sarebbe passata in eredit a Francesca cos come descritto nel Fondo Dotale. Morendo Giovanna e subentrando nelleredit in parti uguali i tre fratelli Francesca, Fedele e Pasquale senza Generoso, che per tal motivo poteva essere morto senza eredi, la propriet nuovamente assume una nuova connotazione: - a Uggiano la Chiesa in strada Laggetto unabitazione con orto, parte di cortile con fossa, cantina a grotta in propriet di Generoso o agli eventuali suoi figli salvo il caso di morte in cui 1/3 a Fedele, 1/3 a Francesca e 1/3 a Pasquale; - a Uggiano la Chiesa in strada Laggetto labitazione di Vito in eredit a Fedele; - a Uggiano la Chiesa la curte di Puzzocoja con capanna, cortile e giardino con palmento a Pasquale; - a Uggiano la Chiesa un terreno coltivato con alberi doliva e vigna detto li Rustoli di macine 8 ossia, 21 ettari, in dote e poi in eredit a Francesca e dopo la sua morte in usufrutto al marito Domenico Pisino. Alla morte di questi in propriet a Fedele; - a Uggiano la Chiesa un miglioramento di vigna detto lo Savorrito derivante dalla dote di Giovanna Caggese, met a Fedele e met nuovamente divisa tra Fedele, Pasquale e Francesca; - a Casamassella mezza propriet detta le Seminare, in eredit per met a Fedele e per met nuovamente divisa tra Fedele, Pasquale e Francesca. - a Casamassella la propriet seminativa detta li Monti di Otranto di capacit in tomoli 1, pari a ettaro, se esistesse ancora alla morte di Vito sarebbe spettata per met a Fedele e per met a Pasquale; - a Casamassella in localit li Russoli un pezzo di terra vineato di capacit in orte uno e mezzo, ossia 31 are , con otto alberi di olive novelle. Se questa ancora esistesse sino alla morte di Vito la stessa sarebbe passata a Francesca come Fondo Dotale. Tutte queste propriet raggruppate per ogni singolo erede costituiranno i nuovi patrimoni di questi avi e pertanto possederanno e liquideranno come segue: ~ 150 ~

- Generoso a Uggiano la Chiesa in strada Laggetto unabitazione con orto, parte di cortile con fossa e cantina a grotta.La stessa fu venduta dal Pasquale a Coluccia Pasquale di Uggiano la Chiesa il 12 luglio 1792; - Fedele a Uggiano la Chiesa in strada Laggetto unabitazione che avr anche in costanza di matrimonio con Maddalena Sunna sino al 1818, passer in successione al figlio Vito Roberto che nel 1830 non la posseder pi. A Uggiano la Chiesa met e un sesto di miglioramento di vigna detto lo Savorrito derivante dalla dote della madre Giovanna Caggese e ipotecato per ducati 24 in favore della moglie Maddalena Sunna a seguito della vendita a Luigi Sunna nel 1792 del bonificato Montemagliocchi 70di Otranto gravato da un canone enfiteutico a favore del Capitolo di Uggiano la Chiesa di grana 75 annui. A Casamassella mezza propriet pi un sesto detta le Seminare di estensione pari a 4 Macine in fronda, ossia 21 ettari, tutte le Sancinare erano 42 ettari olivati pi uno di seminativo, venduta nel 1793 per ducati 90:34 a Giovanni Caggese gravato dalla decima sui frutti a favore del Barone di Casamassella oltre a ducati 127 lordi per laltra met spettante a Giovanna ma divisa tra i tre fratelli. A Casamassella la propriet seminativa detta li Monti di Otranto di capacit tomoli 1, pari a ettaro. - Pasquale a Uggiano la Chiesa la curte di Puzzocoja con capanna, cortile e giardino con palmento, forse appartenuta al nonno Antonio e derivante dallesecuzione ipotecaria nel 1717 circa sui beni di Carlo Merola di Uggiano passata poi, nel 1820, in donazione alla moglie Salvadora Villani. A Uggiano la Chiesa un sesto di miglioramento di vigna detto lo Savorrito derivante dalla dote di Giovanna Caggese venduta a Giuseppe Celso di Uggiano la Chiesa il 28/08/1790. A Casamassella propriet di un sesto detta le Seminare ceduta nel 1792 a Giovanni Caggese per 127 ducati lordi. A Casamassella la propriet seminativa detta li Monti di Otranto di capacit tomoli 1, pari a ettaro. - Francesca a Uggiano la Chiesa un terreno coltivato con alberi doliva e vigna detto li Rustoli di macine 8, ossia 21 ettari. A Uggiano la Chiesa un sesto di miglioramento di vigna detto lo Savorrito derivante dalla dote di Giovanna Caggese. A Casamassella propriet di un sesto detta le Seminare ceduta nel 1792 a Giovanni Caggese per 127 ducati lordi. A Casamassella in localit li Russoli un pezzo di terra vineato di capacit in orte uno e mezzo, ossia 31 are , con otto alberi di olive novelle. Abbiamo notato come Vito avesse acquistato e venduto propriet speculando o meno sul valore delle stesse e spesso ricorrendo al prestito per ottenere le liquidit occorrenti. Tali prestiti dopo la sua morte andarono a gravare direttamente sui figli e quindi agli eredi era stata destinato anche lonere di

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Fedele successivamente acquisisce per dote della moglie Maddalena Sunna un bonificato in localit Monte Magliocchi a Otranto di capacit seminatoria pari a 1 tomolo (ossia ettaro) che verr alienato a favore del cognato Luigi Sunna nel 1792

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pagarli. Vediamo nel dettaglio lammontare dei censi ereditati senza pensare a quelli personalmente contratti: - per Pasquale sulla curte di Puzzocoja censo di ducati 15 a favore del Capitolo di Uggiano; sulla propriet li Monti di Otranto divisa con Fedele complessivi ducati 10 a favore della Congregazione del SS. Sacramento di Uggiano; ducati 5 per 30 messe piane da grana 6 per suffraggio allanima di Vito e dei suoi defunti a favore del Capitolo di Uggiano da dividere con Fedele. Complessivi escluse le messe e la parte di competenza di Fedele, DUCATI 25; - per Fedele sulla met della possessione li Monti di Otranto divisa col fratello Pasquale complessivi ducati 10 a favore della Congregazione del SS. Sacramento di Uggiano; ducati 5 per 30 messe piane da grana 6 per suffraggio allanima di Vito e dei suoi defunti a favore del Capitolo di Uggiano da dividere con Pasquale; sullabitazione di strada Laggetti censo di ducati 15 a favore del Capitolo di Uggiano la Chiesa pari a carlini 7 trimestrali; sulla propriet le Seminare censo di ducati 15 alla ragione del 5% a favore del Capitolo di Uggiano la Chiesa. Complessivi escluse le messe e la parte di competenza di Pasquale, DUCATI 35; - per Francesca sul terreno olivato li Russoli antico legato lasciato dagli antenati al Capitolo di Uggiano la Chiesa per la celebrazione di 4 messe annue da grana 10 cadauna. Complessivi, GRANA 10; - per Giovanna sul terreno lo Savorito censo di ducati 10 alla ragione del 5%, ossia rata mensile di carlini 5, a favore della Congregazione del SS. Sacramento di Uggiano la Chiesa. Complessivi, DUCATI 10. Se la motivazione principale delle alienazioni delle propriet si ebbe a causa della frammentazione della stessa tra i numerosi figli che inarrestabilmente nacquero tra il 1792 e il 1795, credo che la pressione dei debiti ereditati abbia dato motivo allalienazione. Sappiamo che lattivit agricola permetteva sostentamento alla famiglia e le eccedenze di raccolto potevano creare vendite lucrose ma ci era possibile solo quando il raccolto era abbondante o comunque era una buona stagione. Se fosse intervenuta una stagione fiacca o magari particolari nevicate, gelate, grandinate e siccit non si poteva pensare minimamente al raccolto anzi era gi difficile sfamarsi. A questo si aggiunga che la perdita non si riduceva al solo raccolto ma si amplificava con i costi sostenuti per coltivare i campi e pertanto era molto facile che la decisione pi immediata fosse quella di vendere terreni e case. Leconomia del 700 nel Salento era sostenuta da una popolazione che viveva in piccoli borghi rurali con una struttura economico- sociale poco articolata, addirittura elementare, caratterizzata da una schiacciante prevalenza delle attivit agricole cui facevano modestissimo contrappeso un artigianato povero (nel Salento molto diffusa era la lavorazione a domicilio dei tessuti di cotone) ed un commercio al minuto appena sufficiente a soddisfare le esigenze del consumo sociale. Nella prima ~ 152 ~

meta del Settecento, un ciclo produttivo insolitamente favorevole e regolare per lagricoltura di ancien rgime consent un periodo prolungato di adeguata disponibilit di alimenti relativamente a buon mercato per una popolazione di certo in aumento ma che non aveva ancora raggiunto il livello di guardia nellequilibrio fra produzione e fabbisogno. Verso la met degli anni '50 cominci un periodo di gravi perturbazioni atmosferiche del ciclo produttivo. Annate di carestia per siccit prolungata, inverni rigidi, invasioni di locuste che distrussero i raccolti, si susseguirono con impressionante regolarit. I cattivi raccolti misero a dura prova la capacit di resistenza di aziende piccole e grandi che videro accentuarsi la loro tradizionale subordinazione a mercanti ed usurai ed aumentare il loro indebitamento; ridussero, infine, le popolazioni in uno stato di denutrizione cronica che port a crisi di mortalit di dimensioni da tempo dimenticate, questo ha provocato un segno profondo nella storia della Puglia. Negli anni '70-'80, si ebbe per anche una certa espansione delle colture arboree ed in particolare delloliveto; tra il 1771-80 ed il 1792-94, per esempio, il contributo della Puglia allesportazione di olio del regno pass dal 57 al 69%. Spettava sempre a Terra dOtranto, in particolare a Gallipoli, il primato della produzione e del commercio dellolio, tuttavia il rapporto tra la produzione ed il commercio dellolio salentino ed il mercato napoletano ed internazionale conserv, anzi accentu quelle caratteristiche coloniali che, unitamente alla singolare arretratezza delle tecniche di produzione, trasformazione e conservazione del prodotto ed ai gravosi vinicoli derivati dallesazione dei diritti feudali di decima e di monopolio dei trappeti, frenarono notevolmente lo sviluppo di questo settore produttivo. Il regime feudale permeava di s gran parte della realt meridionale e pugliese ancora alla fine del Settecento. In terra dOtranto circa i della popolazione viveva in citt, "terre" e "casali" feudali. Nel Salento, invece, una miriade di feudatari minori controllava la vita di piccoli, spesso minuscoli abitati feudali (uno- due centri abitati di modestissime dimensioni o, spesso, soltanto un "feudo rustico"), caratterizzati da una struttura sociale elementare e da una stentata agricoltura, i cui prodotti erano assoggettati quasi ovunque alla decima a vantaggio di baroni che rivendicavano di fronte ai vassalli il diritto di esercitare la "feudalit universale". Lassenza di centri urbani di medie e grandi dimensioni, con unarticolazione sociale e produttiva che li rendesse capaci di stimolare lo sviluppo delle campagne circostanti (Lecce, Gallipoli, Nard, S. Pietro in Galatina erano quasi esclusivamente luoghi di consumo della rendita fondiaria e feudale); condizioni ambientali particolarmente sfavorevoli per limperversare della malaria; la completa subordinazione del settore produttivo pi importante, quello olivaicolo, alle vicende ed ai condizionamenti del mercato internazionale, furono tutti fattori decisivi della progressiva emarginazione della provincia, soprattutto della parte meridionale di essa, dallo sviluppo che invest, invece, altre zone della Puglia. I processi fin qui illustrati non sempre e non ovunque portarono ad una diminuzione della piccola propriet contadina. Anche se nei periodi di pi grave crisi molti ~ 153 ~

piccoli appezzamenti, spesso oberati da debiti ed ipoteche, cambiarono proprietario, non sembra che nel Settecento il bilancio finale di tali trasferimenti si sia chiuso con una riduzione in valori assoluti della superficie complessivamente coperta dalla piccola propriet. Tale conclusione non contraddice, tuttavia, la tesi secondo cui in Puglia si registr, nella seconda met del XVIII secolo, una crescente proletarizzazione delle masse contadine. Essa fu il risultato non solo dellaumento del costo della vita ma anche di altri fattori che negli stessi decenni contribuirono ad indebolire la capacit di resistenza dei settori pi deboli, che erano anche i pi numerosi, del mondo contadino. Le usurpazioni dei piccolo appezzamenti di terreno divennero motivo di tensioni sociali acutissime che spesso esplosero in sollevazioni popolari od assalti alle propriet contestate 71. Seppur la condizione sociale di Vito e dei suoi figli non fosse da ritenersi assolutamente di povert , a met settecento secondo i dati del Catasto onciario che, come gi scritto, possono ritenersi rappresentativi della situazione socio-economica e demografica salentina della prima met del XVIII sec., rivelano che la Terra dOtranto fu, tra le province del Regno di Napoli, la pi povera insieme alla Calabria. Tale primato si ebbe principalmente per la struttura del territorio, descritta sapientemente dallo storico Antonio Ferraris (1444 - 1517), detto Il Galateo, nel suo De situ Iapigiae : dal lago otrantino sino a Brindisi, vicino al mare ci sono paludi tra Otranto e Brindisi, sul litorale, non ci sono centri abitati. Una smisurata palude, ingens palus, inquina laria per cui il luogo non abbastanza salubre. Linospitale situazione ambientale ribadita tre secoli dopo anche da Giuseppe Maria Galanti il quale conferma la permanenza di queste pessime condizioni ben conosciute dalla popolazione costantemente tormentata e falcidiata dalla malaria 72. Tra Brindisi ed Otranto tutto era quindi palude, cespugli e selve. Lambiente insalubre prima e la minaccia delle invasioni turche poi, determin che unampia fascia del territorio rimanesse disabitata ed incolta e che la popolazione desse luogo ad insediamenti molteplici e piccoli, posti a brevissima distanza tra loro. I ricchi latifondisti indicati nei documenti della ricerca come di professione proprietari, della zona di Otranto, ricadente di conseguenza anche nelle terre degli antenati di Uggiano, possedevano molteplici propriet fondiarie caratterizzate da una diffusa frammentazione. La gran parte della popolazione rurale si costituiva in un esercito di piccoli
Per questa parte non esiste una biografia precisa ma rimando per le stesse ed identiche informazioni al sito www.portarudiae.it 72 Riconsiderando quegli antichi rimedi naturali che sostituivano la medicina moderna mi sembra doveroso annotare cosa i nostri avi utilizzassero per curare questa misteriosa malattia febbrile. Secondo la tradizione popolare era necessario trovare il responsabile di questa malattia che spesso si diceva fosse stata contratta mangiando delle more, oppure per la puntura di un insetto o persino, frutto del malocchio. In questi casi ci si rivolgeva ad una fattucchiera che preparava degli intrugli o eseguiva macabri riti per allontanare la malattia. Altri metodi utilizzati presi da antichi riti terepautici-religiosi erano quelli di bere vino riscaldata nella notte di San Lorenzo sopra carboni ardenti, o di legare attorno al letto dellammalato lucertole, rospi o noci e persino mangiare teste di vipera fritte con lessenzio. Tra i rimedi naturali per lenire i sintomi della malaria si utilizzavano il bergamotto, il lupino e la verbena.
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contadini possessori, a volte, di minuscoli fazzoletti di terra spesso privi dei mezzi pi indispensabili per condurre una vita decente. Rappresentativo di questa parcellizzazione fondiaria un atto notarile di quel periodo nel quale scritto che: la vedova Maddalena Provenzano vende a Giovanni Antonio Falli Cariano un albero di olive nel corrispondente terreno nonch la met di un altro albero di olive in comune collaltra met appartenente a Costantino Bartolomeo di Arnesano col terreno bisognevole al detto albero, pi la met di un albero di colombi, similmente in comune col detto Antonio Bartolomeo. Da questa realt scaturisce che il contadino nel villaggio basava la sua industria sulla prospettiva della mera sussistenza. Dal suo fazzoletto di terra egli tendeva a ricavare quei generi alimentari di prima necessit che permettessero la sopravvivenza del suo nucleo familiare: grano, legumi, vino e olio secondo i canoni della coltura promiscua finalizzata allautoconsumo. La ridotta dimensione demografica dei centri abitati e la frammentariet della propriet terriera, impedirono la nascita di una struttura agricola produttiva e dinamica determinando di conseguenza il perpetuarsi della miseria tra la popolazione contadina contro una forte feudalit che concentrava diffusamente il possesso delle terre, delle masserie, dei capi di bestiame e dei redditi in genere73. Con Antonio e Vito si trapassa quel periodo storico dominato dalla politica oppressiva dei Vicer spagnoli. Lintero regno di Napoli godeva di un lusso sfrenato e non poche erano le manifestazioni di pomposit che i Vicer stessi amavano mettere in mostra a discapito della popolazione sempre pi povera. Gabriele Pepe sottolinea che in quel tempo il regno era ridotto a deserto spirituale e che Napoli e le province erano popolate da plebi superstiziose ed affamate, da baroni pi bestioni che uomini, da pubblici magistrati ignoranti e disonesti. Il duca dAlcal, Vicer di Spagna in questo periodo, si trov a governare in un tremenda situazione di carestia e di malattie infettive, dalla malaria alla peste. Gli umili sudditi morivano di inedia in attesa della farina che non giungeva. La politica dispotica della Spagna imponeva anche agli stessi Vicer un carattere oppressivo e illiberale e pertanto erano essi stessi attuatori e prigionieri della politica della corona. Essi non poterono certamente lavorare per lo sviluppo economico del regno in quanto avevano come primo dei loro obblighi, quello di estorcere donativi per le tante e lunghe guerre della corona di Spagna contro la Francia per la successione al trono, oltre alle dispendiose esigenze private della casa regnante. Si trattava di tantissimi ducati e scudi doro, cui si aggiungevano le contribuzioni biennali, che essiccarono definitivamente i residui di prosperit che ancora sotto gli Aragonesi, il sud godeva. Per questa politica dissanguatrice, per i tanti ostacoli posti al libero commercio, per lincapacit di valorizzare le esportazioni dei prodotti agricoli, leconomia meridionale fin per crollare. I feudatari erano convocati a Napoli per provvedere alla raccolta di denaro da inviare a Madrid ed il successo dei singoli vicer era ponderato in funzione allabilit e allenergia di cui davano
V. DARPA, La Terra dOtranto durante la dominazione spagnola ,Liceo Scientifico di Maglie, 2006
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prova per procurarsi questoro. I feudatari a loro volta, riversavano sui coltivatori, sui piccoli borghesi, sul popolo minuto, il carico dei donativi e delle contribuzioni, e i parlamenti locali volta per volta erano convocati a suon di campana per estorcere denaro sotto la minaccia di gravi pene per coloro che non fossero pronti ad obbedire. Una vera dannazione che ebbe alla fine leffetto di far dilagare la pastorizia indiscriminata nelle campagne. Otranto, in questi secoli, cadde nella miseria e nellabbandono. Le sue floride campagne si ripopolarono di animali selvatici e il suo clima divenne malsano ed infettivo, il suo porto deserto. Il governo dei vicer, che aveva dissipato le finanze dello Stato e distrutto leconomia, abbandon a se stesse le amministrazioni comunali e i comuni di Terra dOtranto subirono la sorte pi dura cadendo in balia dei propri feudatari. I documenti dellepoca fanno testimonianza delle fortunose vicende nelle quali incapparono i comuni salentini in questi tempi di decadenza e travaglio stretti dallavarizia e della prepotenza dei baroni. I contadini, che avevano lottato per leversione della feudalit, si accorsero allora di essere stati ingannati, beffati e delusi poich la propriet fu trasferita dai vecchi feudatari ai nuovi signorotti, non meno esosi e crudeli dei primi. Si trovarono in peggiori condizioni di prima e capirono che, dinnanzi a loro, si apriva un nuovo ed oscuro periodo di fame e servaggio, dandosi al brigantaggio per poter sedare il loro bisogno di giustizia e di riscatto sociale. Al ritorno dei Borboni e con il ripristino del Regno delle due Sicilie, il regno era in condizioni disastrose. I baroni prepotenti pesavano sul popolo e sul governo con i loro privilegi, eserciti e finanze ridotte al nulla, i dazi e le strade pessime e malsicure impedivano ogni commercio. Anche la giustizia era amministrata secondo il libero arbitrio dei giudici e secondo undici codici diversi tutti contemporaneamente in vigore. Carlo III, sovrano illuminato, si affid al ministro Tanucci per il ripristino sociale ed economico delle province del meridione. Egli tolse molti privilegi ai baroni, , miglior le leggi pur non riuscendo a raccoglierle tutte in un unico codice e senza abbattere il male dei legali azzeccagarbugli, limit i tribunali signorili e li sottopose ai tribunali regi, favor i commerci rendendo attive le finanze dello Stato. Inoltre limit i privilegi ecclesiastici ed abol la chinea che, secondo una tradizione secolare, si pagava al Pontefice nella vigilia della festa di San Pietro, consistente in settemila ducati da consegnarsi su di un cavallo bianco. Per il regno lamministrazione del Tanucci fu provvidenziale tanto pi che nella seconda met del Settecento il reame fu funestato dalla carestia e dalla peste. Otranto per merito dei suoi concittadini ne fu immune. Per difendersi dalla peste, lautorit di Otranto, fece chiudere le porte della citt e non permise a nessun forestiero di entrarvi e neppure di avvicinarvisi. Mise a guardia i cittadini, i quali, alternandosi giorno e notte, vigilarono campagne e coste circostanti, respingendo coloro che provenivano da luoghi infetti o sospetti. Per vincere la carestia, Otranto stessa, che conservava relazioni amichevoli con lOriente, ebbe quattromila tomoli di grano da ~ 156 ~

Curf; una vera e propria provvidenza tanto che la citt non ebbe a soffrire la fame e anzi aiut le altre citt che ad essa fecero ricorso74. Questo quadro sociale ed economico delle contrade in cui Antonio e Vito vissero, fu la realt dura e fortemente differenziata delle classi sociali permanentemente soggette alla malaria, alla fame, alla mortalit infantile e allinsistente analfabetismo, piaga della civilt. Condizioni che perdureranno assiduamente per altri due secoli prima del risveglio sociale nel Risorgimento Italiano.

Il porto di Otranto nel XVIII sec.

Fedele DAurelio Fedele DAurelio nacque ad Uggiano la Chiesa il 05/11/1745, figlio di secondo letto di Vito e Giovanna Caggese e fratello di Pasquale. Intorno allanno 1748 il Reverendo del Capitolo di Uggiano us arruolare tra le famiglie di massari e di braccianti, giovani che vestissero labito clericale. Per questa circostanza Fedele a novembre dellanno 1766, quando era gi un giovane maggiorenne e in et di matrimonio, chiese di entrare in seminario. Fra le ordinazioni sacerdotali conservate presso lArchivio della Curia di Otranto ritroviamo proprio quella di Fedele e si legge che la domanda di ammissione o meglio richiesta per la vestizione dellabito clericale fu compilata dal Reverendo di Uggiano La Chiesa Don Pasquale Cominale. Tra le varie dichiarazioni fatte dallArciprete, quali lattestazione della nascita e la relativa paternit e maternit di Fedele, leggiamo anche una specie di lettera di
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G.GIANFREDA, Otranto nella storia, Ed. Salentina 1980

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presentazione nella quale sinteticamente descritto il carattere di questo nostro avo. Il sacerdote dichiar che Fedele era un ragazzo di buona indole praticante la preghiera, la Confessione e lEucarestia, che partecipava attivamente alla vita della Chiesa adolescentulum bona indole, ac bonis moribus praedictum usum Sanctissimo Sacramentonim Penitentiae ex Sancta Eucharestiae frequentem habuiste. Se a queste dichiarazione aggiungiamo anche quella fatta dal Mastro datti, una specie di super poliziotto, della corte Baronale di Uggiano la Chiesa abbiamo un quadro caratteriale di Fedele pi preciso il quale risulter non essere mai stato inquisito o querelato. Quindi si tratta di un bravo giovane dedito certamente al lavoro e alla preghiera o meglio in sintesi, un uomo semplice. Fedele in un primo momento studier certamente in seminario e diverr chierico Fidele dAurelio, qui habitum Clericale Suscipere cupit considerando che fu preso a lezione dal Reverendo don Michele Delli Nuci il quale dichiarer l8 novembre del 1766 sub mea disciplina habet optinis spei ac frugis adolesceptem nomine Fidele dAurelio, assicunum in lectione, ac toto conati ad studium incumbentem. La vocazione, sempre se ci fosse, non fu mai coronata dal sacerdozio. Avendo rinunciato alla vita sacerdotale spos a Uggiano la Chiesa Maddalena Sunna nata nel 1772 figlia di Tommaso Sunna e Antonia Vilei. Fedele morir il 17/08/1817 alle ore 1 e mezza della notte non nel suo domicilio di strada Laggetti poich era forse ricoverato presso la casa della figlia Giuseppa Vita. Nella casa di questa figlia mor anche, diversi anni dopo, Maddalena Sunna e precisamente il 03/02/1842 alle ore 3 della notte. Considerando che Maddalena alla data della sua morte aveva 70 anni dichiarati e Fedele era nato nel 1745, si evince che lo sposo fosse pi grande della sposa di ben 27 anni. Ci nel passato non era impossibile e specialmente se si godeva di un certo prestigio sociale ed economico come quello che Fedele ebbe almeno sino al 1790 ma ci che mi appare degno di nota che riusc a procreare allet di 69 anni allorch nacque il figlio Vito. Maddalena ricevette in dote un bonificato di olivi e di seminatorio denominato Monte Magliocchi sito a Otranto e di grandezza pari a 1 tomolo, ossia ettaro, contenente solo 4 alberi doliva di capacit in fronda pari a tomoli 9. Si trattava di un terreno che poteva tranquillamente soddisfare il fabbisogno familiare di olio e per estensione anche quello relativo alla coltivazione di ortaggi e legumi. Essendo un bonificato, era gravato da censo enfiteutico a favore del Barone Gualtieri che prevedeva un canone pari a 12 carlini annui. Per atto del 25/10/1792 rogato nello studio del notaio Maschi Benedetto che allora dimorava in via delle Puzze a Uggiano la Chiesa, Fedele in accordo con la moglie Maddalena decisero di alienare tale bonificato a favore di Luigi Sunna, suo fratello, che tra laltro possedeva un terreno confinante da nord proprio con quello della sorella e che pertanto lo interessava direttamente e primariamente. C da aggiungere che molto probabilmente il bonificato di Maddalena e quello di Luigi fossero precedentemente un tuttuno dei loro avi e poi successivamente frazionati pro-quota lungo lasse ereditario. Ritengo opportuno ancora una volta osservare come la posizione della donna, in tutti gli affari e comunque ~ 158 ~

nella vita familiare in genere, fosse di completa sottomissione al marito cos come ci fa intendere latto che recita Fedele DAurelio, e Maddalena Sunna coniugi di questa sudetta Terra di Uggiano Ecclesiae stando la detta Maddalena collespresso consenso di detto Fedele suo Marito. Lalienazione di questo bene non avrebbe certamente messo in difficolt la situazione economica del Fedele che dalla sua parte aveva ricevuto e possedeva ancora una buona eredit del padre Vito. Pur vero che la giustificazione scritta dal notaio, poich le vendite andavano giustificate essendo soggette al veto del Sovrano cos come si annota salvo sempre il Regio Assenso impetrando, fu quella che Fedele e Maddalena vendevano il bonificato per far fronte ai loro bisogni, e particolari commodit. La legislazione del periodo imponeva che la vendita di una propriet fosse largamente pubblicizzata in modo che chiunque potesse esprimere interesse ed infatti scritto voler vendere, ed alienare la quota descritta parte del Bonificato sudetto per cui avendone trattato con pi uomini e persone. Il prezzo convenuto di vendita fu di 24 ducati dargento al netto del canone enfiteutico che al momento della maturazione sarebbe stato corrisposto da Luigi Sunna. Ad agire come venditore principalmente Fedele ma essendo bene dotale, lo stesso non poteva disporne la propriet e quindi la vendita era soggetta ad una clausola che cautelava la dote della moglie per limporto riscosso ossia per i 24 ducati. Per tale effetto il Fedele fu costretto a ipotecare per i soliti 24 ducati la propriet di Savorrito in Casamassella che aveva ricevuto in eredit dal padre e sulla quale a sua volta gravava un canone enfiteutico a favore del Capitolo di Uggiano la Chiesa di grana 75 annui. La liquidazione delleredit lasciata da Vito inizi da questo punto a farsi pi veloce e la liquidit realizzata non fu da nessuno degli eredi investita in nuove attivit ma si tratt di una vera e propria liquidazione generale. Alla luce di quanto scritto non si comprende appieno la motivazione della liquidazione di buona parte dei beni fondiari assegnati agli eredi di Vito DAurelio ma certamente fu una necessit di avere liquidit legata molto probabilmente anche ad una cattiva gestione delle risorse patrimoniali. Non spetta a noi giudicare lattivit dei nostri antenati e trarne giudizi che sono spesso frutto di congetture e di osservazioni solo documentarie ma indubbio che sul finire del XVIII secolo i DAurelio cominciarono un lento declino. Fedele a meno di un anno di distanza dalla vendita del bonificato Monte Magliocco e poco prima dalla vendita della casa di Generoso il 12/07/1792, precisamente il 18/03/1793 per atto del notaio Maschi Benedetto decide di vendere anche la propriet olivata delle Seminare detta anche Sancinare. Certamente per questi due toponimi esiste un errore di lettura del trascrittore dellatto ma entrambi possono avere una base linguistica giustificabile ossia Seminare se derivasse da seminata o meglio terreno adibito alla semina, Sancinare se derivasse da sarcina ossia i rami di vite utilizzati per mpizzicare u focu. E possibile che sia giusto sia luno che laltro toponimo e che il primo sia quello antico e il secondo il pi moderno ed infatti il passaggio alla coltivazione di vite fu il riflesso di quella politica di miglioramento agrario che ~ 159 ~

caratterizzo buona parte del 700. Fatta questa digressione continuiamo con il Fedele che per la vendita del terreno si incontr insieme al notaio a casa di Giovanni Caggese, acquirente, sita a Uggiano la Chiesa nei pressi della piazza standono nelle case di detto Giovanni Caggese site dentro, lAbbitato di questa Terra di Uggiano, vicina alla Piazza dove han volutosi a Consiglio de Savi . Egli quindi decise di vendere la met di possessione olivata detta le Sancinare di Casamassella a Giovanni Caggese di Uggiano la Chiesa. Dallatto si evince lestensione pari a tomoli in fronda 38, ossia circa 21 ettari, e proprio per avere una valutazione corretta e tutelare lacquirente, latto ci dice che furono designati due apprezzatori qual prezzo che stimata sarebbe da due prattici comunemente eligendi i quali pattuirono un prezzo di ducati 114, somma molto consistente e proporzionale allestensione dellappezzamento che complessivamente era di ettari 42 olivati pi ettari uno di seminativo.

Veduta di Otranto del sec. XVIII

Limporto della vendita come di rito fu defalcato dalla decima per la Corte Baronale di Casamassella ottenendo un prezzo di vendita netto pari a ducati 90 e grana 34. E simpatico notare che mentre oggi al fine di certificare la vendita come libera da ogni ipoteca o diritto di terzi si ricorra alla cosiddetta visura catastale, nel XVIII sec. la certezza era espressa sulla parola del venditore che a tal proposito giurava toccandosi il petto Ha giurato tactis ed ha promesso . La vendita della met olivate delle Sancinare di Fedele ~ 160 ~

comport anche la vendita dellaltra met che inizialmente era spettata a Giovanna ma a morte di lei sopravvenuta ne presero possesso in parti uguali i tre fratelli Pasquale, Francesca e Fedele stesso. Anche questo terreno si vendette a Giovanni Caggese e la propriet dallatto rogato nello stesso 18/03/1793, risultava ancora indiviso fra laltri Beni che ereditarono, che caddero dopo la morte della quondam Giovanne dAurelio sorella comune di essi Pascale, Fedele, e Francesca dAurelio hanno, tengono e posseggono comunemente, ed indiviso una met di Possessione olivata denominata Sancinare . Per la vendita di questo secondo appezzamento si concorda con gli apprezzatori un prezzo di ducati 127 lordi, un po di pi rispetto a quello di Fedele. Non sappiamo se il notaio nellatto precedente di Fedele abbia dimenticato di nominare la decima sul prezzo di vendita che bisognava corrispondere al Barone di Casamassella ma fatto sta che in questo secondo atto tale decima insieme a quella sui frutti franca da ogni peso, censo e servit eccetto della decima dei frutti, e della decima del prezzo alla Baronal Camera di detto Casamassella venne contemplata determinado un importo netto di vendita pari a ducati 102 e grana 90. La vendita complessiva quindi dei 43 ettari delle Sancinare fu pari a ducati 231 lordi che al netto divennero ducati 193 e grana 3, cifra davvero grande per quei tempi. A questo punto a Fedele rest di propriet solo la casa di via Laggetti e forse li Monti di Otranto di Casamassella ma per questa propriet c il dubbio che lavo Vito lavesse gi alienata prima del secondo testamento essendo in esso non contemplata. Pasquale qualche anno dopo si liberer della casa di Puzzocoja donandola alla moglie mentre continuava a resistere lintera eredit di Francesca che documentato sino allanno 1793 aver soltanto alienato le Sancinare. Riconsiderando i motivi che spinsero i fratelli a liquidare le Sancinare se dovessimo attenerci alle parole del notaio Maschi Benedetto, sappiamo che Fedele vendette come per alcuni suoi urgenti bisogni e particolari comodit, aver stabilito, e determinato vendere ma si tratta, a parte il carattere urgente, di una giustificazione generica e comune negli atti di vendita mentre sembra pi plausibile la motivazione della seconda vendita e cio per dirla con le parole del notaio come per alcuni di loro particolari bisogni e speciali comodit e per levare i disturbi che forse ci potranno fra di loro insorgere, non potendono stare, come suol dirsi tre piedi dentro una scarpa: che per ci hanno risoluto di lor comune consenso vendere 75 . Dal matrimonio di Fedele con Maddalena Sunna nacquero diversi figli a partire dal 1793 che in ordine si elencano: - Il 21/01/1797 nacque a Uggiano la Chiesa il primogenito chiamato Vito Roberto Gaspare Cataldo conosciuto come Roberto e come Leoperto, battezzato lo stesso giorno nella Parrocchiale di Santa Maria Maddalena. Il Reverendo era allepoca Don Leonardo Vito Belli che alla sua morte sar succeduto da Giovanni Valletta. Pasquale Cominale invece resse la parrocchia di Santa Maria Maddalena per oltre sessantanni sino al 1812 e aveva succeduto
Tre piedi in una scarpa perch erano tre fratelli, se fossero quattro lasciamo immaginare quattro scarpe ma ci la dice lunga sul genio di questo notaio.
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a Nicola Arcudi morto qualche anno prima. Saranno questi tre prelati a comparire nei diversi atti anagrafici dellintera famiglia dei DAurelio uggianesi. Dal nome di questo antenato si nota quanto viva fosse la tradizione di nominare il primo figlio con il nome del nonno, tradizione che continuer a sopravvivere nella discendenza della maggior parte dei DAurelio di Uggiano. Dallatto di morte di Maddalena Sunna si evince che la stessa avesse avuto un'altra figlia chiamata Vita Giuseppa nata nel 1782 e morta a Uggiano la Chiesa il 22/05/1852 alle ore 14. Nella casa di Vita Giuseppa mor la madre Maddalena ...morta nella casa di sua figlia Giuseppa Vita dAurelio, Maddalena Sunna, vedova di Fedele dAurelio di anni settanta di professione contadina domiciliata nella medesima Comune Strada Nuova e tale casa ricadeva in Uggiano la Chiesa alla strada nuova. Vita Giuseppa come la madre svolse lattivit di filatrice e questa fu unattivit che come per i figli maschi ai quali si tramandava larte dellagricoltura, quella della tessitura si tramandava alle figlie. Nel Salento sul finire del 700 e sino a tutto il primo 800 era molto diffusa larte di filare tessuti in casa in particolare lino e cotone. Il 02/02/1800 a un anno di distanza da Roberto nacque sempre a Uggiano la Chiesa Domenico Antonio Leonardo. Il 13/07/1806 a Uggiano vide la luce il terzo figlio Tommaso Ippazio Antonio conosciuto come Ippazio che come nella tradizione del nome del fratello Vito ebbe, questo secondo maschio, il nome del nonno materno ossia del secondo avo pi importante. Il 01/01/1810 alle ore 10 nacque dopo tre maschi la prima figlia femmina battezzata il giorno due seguente. Sembra dal nome che la stessa fosse stata davvero tanto desiderata e la chiamarono proprio Benvenuta Maria Martignana Antonia. Il 17/09/1814 alle ore 2 della notte nacque Vito Maria Lazzaro Leonardo battezzato da Giovanni Valletta ma lo stesso morir in tenera et, poco pi di tre anni, il 20/01/1818 alle ore 17. Maddalena dovette assistere con grande dolore alla morte del figlio considerando che la sventura della morte laveva gi scossa appena cinque mesi prima con la perdita del marito (agosto 1817). Sembra che in questo periodo di grande dolore importantissimo fu laiuto avuto dal fratello Luigi che presente alla morte del nipote, fu lo stesso a denunciarne la morte il 21 di gennaio allo Stato Civile di Uggiano alla presenza del sindaco Antonio De Colangeli. Le febbri malariche e le polmoniti erano le principali cause di morte ed molto probabile che la malattia sia stata la causa della morte del piccolo. Proprio il De Giorgi visitando il circondario di Otranto nel 1879 nei suoi bozzetti di viaggio ci dice che questa vasta area seppur fertilissima e lussureggiante aveva laria umida e infetta sino al punto di definirla pestifera. Lo stesso continua dicendo che durante le prime ore del giorno e nelle notti estive laria era micidiale a causa del prolificare dei germi malarici ed il che determinava un aspetto anemico e infingardo dei ~ 162 ~

contadini che erano in preda alle febbri. Anche i figli di questi nascevano deboli, scrofolosi e incapaci di combattere le battaglie della vita e pertanto molto facilmente morivano. La causa della malaria era da ricercarsi nei terreni paludosi che circondavano le aree intorno ad Otranto quali i laghi Alimini e comunque tutto il comprensorio fondiario che si sviluppava intorno al bacino del fiume Idro la cui origine si ha dalle colline che passano da Giurdignano sino ad Uggiano la Chiesa. Lo stesso Cosimo De Giorgi fu tra i primi a descrivere questi luoghi che, come gi anticipato, rimase profondamente impressionato dallaspetto particolarmente lussureggiante della vegetazione. Era il 1879 e la malaria infuriava tanto che lo stesso de Giorgi scrisse distruggeva quella popolazione, la rendeva inerte, poco resistente al lavoro ed alle intemperie, amica pi del becchino che del medico e del farmacista. Eppure malgrado lepidemia, nella valle dellIdro, continua il de Giorgi la flora spontanea e quella coltivata erano oltre ogni altro credere lussureggianti per la fertilit immensa del terreno e i prodotti agrari ad esuberanza remunerativi. Le patate rendevano settanta volte il loro peso, i cereali pi che in ogni altro luogo della provincia; i noci, i fichi, gli albicocchi, i ciliegi e le viti crescevano rigogliosi mentre lolivo coronava il dorso delle colline76 . Ma la descrizione di queste aree come poco salubri o meglio malariche risale alla notte dei tempi riconducibile alla colonizzazione greca della Puglia. E il caso dei laghi Alimini che etimologicamente deriva dal greco Limne con il quale i greci antichi indicavano sia il lago che lo stagno. Lo studioso Rohlfs e Fisher riferiscono che il Galeno nel II sec. d.C. citava il lago Alimini come Limne talassa ossia stagno di mare. Nella pi antica carta itineraria italiana, la Tabula Peutingeriana risalente al VI sec. d.C., si cita Alimini come Turris stagna. A seguito del periodo bizantino sino alle scorrerie e ai saccheggi di ungari ed arabi, le popolazioni residenti sulla costa furono costrette a fuggire nellinterno favorendo cos la formazione delle paludi, come descrisse lo storico salentino gi citato De Giorgi nel 1895. Il lago nel 1800 e la campagna che lo circondava era squallida e deserta, si potevano osservare grandi masserie sparse, alcune delle quali abbondantemente abbandonate per tre quarti danno a causa dei miasmi che si esalavano dalle paludi. La malaria che si diffondeva dalla palude era molto grave ed intensa in estate allorch avveniva il prosciugamento totale o a volte parziale di esse. I contadini accorrevano in questa contrada nellinverno per i lavori di aratura e di semina per ritornarvi al tempo della mietitura e della trebbiatura, affrettandosi a rientrare e trasportando nei loro organismi i germi di febbri spesse volte micidiali. Linfluenza malarica si estendeva a tutti i paesi vicino compresi nel raggio di dieci chilometri. Nel 1871 gli abitanti di Otranto erano circa tremila, dopo un decennio aument di sole 352 unit. Tale bassa crescita era dovuta essenzialmente alla malaria che si diffondeva dalla valle dellIdro a Fontanelle coprendo unarea complessiva di 540 ettari. A causa di
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C. DE GIORGI, La provincia di Lecce, Lecce 1882 Rist. Congedo Editore, 1987

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ci in questa contrada la coltura unicamente possibile era quella dei cereali nei vastissimi latifondi posseduti da ricchi proprietari. Lagricoltura era stata quasi abbandonata perch laria pestilenziale era trasportata a grandi distanze dal vario e frequente soffiare del vento, producendo ovunque infermit e spesso morte. In alcuni periodi dellanno con scarso profitto il terreno circostante i laghi era affittato ad uso pascolo . Dallatto di morte di Vito notiamo che sino al 1814 Uggiano la Chiesa era sprovvista di cimitero ed infatti tutte le sepolture avvenivano allinterno della Parrocchiale cuijus corpus sepultum est in hoc Parrocchiali Ecclesiae.

Terra dOtranto nel XVII sec.

Prendendo spunto dellatto di nascita di Vito leggiamo che Maddalena Sunna insieme a Fedele gi morto, dichiarati contadini e quindi ancora piccoli coltivatori, sono domiciliati in strada Laggetti e quindi si pu asserire che labitazione ricevuta in eredit dal Vito fosse rimasta immune dalla valanga delle liquidazioni immobiliari almeno sino al 1818. Quasi come una legge matematica tutti e sei i figli di Fedele e di Maddalena nacquero mediamente alla distanza di quattro anni. Quando Fedele mor nessuno dei figli era sposato e lo stesso non ebbe modo di conoscere minimamente i nipoti e pertanto Maddalena Sunna rimase vedova con unintera famiglia da sfamare potendo far conto solo sul suo lavoro e quello dei figli Roberto di anni 20 e Ippazio di anni 17.

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Vito Roberto Gaspare DAurelio Nacque a Uggiano la Chiesa il 21/01/1797 quando Fedele era di 52 anni e Maddalena Sunna di 25. Nel 1801, allet di quattro anni e precisamente nel mese di Ottobre, Roberto ricevette nella Parrocchiale di Uggiano la Chiesa per mano del famoso Vescovo Vincenzo Maria Morelli, il Sacramento della Cresima per il quale ebbe come padrino Beniamino Felline dal cui cognome si evince non essere parte del ramo nobile di Uggiano la Chiesa che dal 1763 si distinse invece come Fellini. Certamente il Felline fu un uomo pratico con qualche propriet e con un buon tenore di vita considerando che negli atti dello Stato Civile di Uggiano la Chiesa, quando compare come testimone, si identifica di professione proprietario. Era usuale tra le famiglie pi agiate e specialmente a favore di quei braccianti che presso di esse lavoravano, legarsi con dei vincoli sacramentali di prestigio che vedeva questi esponenti come padrini di battesimo o testimoni di nozze. Resta sempre da ricordare che per potersi permettere un padrino dabbene significava essere persone di non modesta posizione sociale ed infatti, accade spesso nei battesimi, molte volte il padrino fu il sagrestano o la perpetua del prete trattandosi di famiglie povere. Quanto al Vescovo Morelli, Otranto lo ricorda per un avvenimento del 1801 allorch i paesi di questa provincia accolsero con grande entusiasmo le truppe napoleoniche indicandole come i liberatori dal regime assolutista della casa borbonica. Tali esultanze provocarono la reazione feroce della casa ancora regnante con sanguinose conseguenze fra la popolazione. Per evitare morti e rovine larcivescovo di Otranto col fine di operare per il meglio di Terra dOtranto, cerc con i suoi modi attraenti di non far sommuovere la plebe consigliando i maggiorenti della citt di Otranto a non far festa e baldorie per la proclamazione della Repubblica Partenopea. Quando la repubblica cess di esistere, lo stesso Morelli salv la vita al repubblicano Corbora che con pietosa menzogna indic al popolo otrantino come il legittimo principe ereditario. Il Corbora fu accolto dai cittadini e dal governatore di Otranto con estremo giubilo ma questi, preso del denaro dalle casse pubbliche, fugg con Gennaro della Gatta a Curf. Vito Roberto, indicato anche col nome Luperto e Leoperto, spos la coetanea Isabella Leonarda Liberata Cursano conosciuta come Mirabella di Uggiano la Chiesa, nata il 14/01/1797 da Francesco Cursano e Rosina Leva. Dallatto della solenne promessa di matrimonio datato a Uggiano la Chiesa il 05/08/1823, il matrimonio religioso fu celebrato dallarciprete Giovanni Valletta due giorni dopo la promessa e cio il 07/08/1823, si legge che Roberto dimorasse in strada Laggetti nella casa del padre Fedele e pertanto, dal punto di vista dellanalisi patrimoniale, la casa dellavo Vito rest ancora in propriet ai DAurelio. Fedele era gi defunto, cos come Francesco Cursano padre di Isabella e pertanto la promessa fu effettuata alla sola presenza delle madri Maddalena Sunna e Rosina Leva. Ci pare ovvio che il contratto di matrimonio sia stato dalle due donne stesse convenuto e contrattato sia in merito alla dote e sia in merito ~ 165 ~

allapprezzamento della qualit dei due sposi. sposi. Roberto e Mirabella si sposarono posarono dunque allet di 26 anni e dalle dichiarazioni fatte furono entrambi contadini analfabeti ma si legge anche che il testimone di nozze fu proprio Beniamino Felline che con questo rito non fece altro che riconfermare confermare il legame nato con la Cresima di d Vito. Ci fa pensare ad un rapporto di profonda amicizia tra il nostro contadino ed il proprietario e fa riflettere anche sul rapporto lavorativo e umano che tra le due famiglie intercorreva. I rapporti di lavoro tra il Beniamino Felline e il Fedele dAurelio, padre di Vito, basati sulla produzione agricola, ebbero sicuramente un cambiamento nella struttura e nella tipologia delle colture a seguito di quella che fu unevoluzione evoluzione storica dellagricoltura salentina.

Mons. Vincenzo Maria Morelli

Uomo di Otranto del XVIII sec.

Si ebbe verso la seconda met del Settecento un periodo di gravi difficolt produttive. Tra il 1770 ed il 1780 si ebbe comunque una certa espansione delle colture arboree ed in particolare delloliveto. Spettava Spettava sempre alla Terra dOtranto il primato della produzione e della commercializzazione dellolio ma i mercati napoletano ed internazionale conservarono quelle caratteristiche coloniali che, unitamente alla singolare arretratezza delle tecniche di produzione, ione, trasformazione e conservazione del prodotto ed ai gravosi vincoli derivati dallesazione dei diritti feudali di decima e di monopolio dei trappeti, frenarono notevolmente lo sviluppo di questo settore produttivo. Lolio costitu lunica ricchezza reale reale della gente otrantina ma la ricchezza fu concentrata nelle mani di pochi mercanti, specialmente veneziani, e sottoposta sia ai gravami feudali che al peso della speculazione mercantile. Intanto Uggiano la Chiesa sosteneva un sorprendente sviluppo demografico. demografico. Ma questa crescita si stagner dopo la seconda met dellottocento fondamentalmente, ~ 166 ~

come gi analizzato per Otranto, a causa delle morti per febbri malariche. Il villaggio si sviluppava e cresceva e fu proprio in questo periodo del secondo settecento che il Fedele vide con i suoi occhi lavvio della ricostruzione dellunica Chiesa parrocchiale di Uggiano la Chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena. La stessa, ancora oggi visibile, una bella costruzione in stile barocco, iniziata nel 1775 sotto lArcipretura del canonico Pasquale Cominale e completata, sul finire dello stesso secolo, con elementi gi di tendenza neoclassica. Fu dedicata a Santa Maria Maddalena, per il cui miracoloso intervento il paese sarebbe stato protetto da una devastante gelata che aveva distrutto le piantagioni dei feudi circostanti. La devozione della popolazione alla Madonna sar rilevabile dal diffusissimo nome Maria Maddalena imposto a numerosi abitanti del paese. Il motore dello sviluppo restava sempre lagricoltura nel cui contesto germogliarono come in un canto poetico riti e costumi che ancora oggi i nostri anziani continuano a narrare. Lattivit agricola, come tutti i lavori agricoli, era accompagnata da bellissimi canti come quelli intonati durante il periodo della vendemmia dalle donne addette al taglio delluva. Recisi dalle forbici, i grappoli erano posti in canestri e cesti e da questi passavano nei tini per essere pigiati e caricati sulla soma dei muli o degli asini. Da questo momento iniziava, attraverso le strette viuzze, il trasporto delluva dalla vigna alla cantina e al passaggio di questi vendemmiatori i ragazzi spesso allungavano le mani per prendere alcuni grappoli. Durante il trasporto del carico si continuava tra canti giulivi a tagliare luva ma a mezzogiorno il lavoro era interrotto per pranzare. Veniva stessa a terra una tovaglia sulla quale erano disposte le variet di cibo: peperoni fritti, frittata di uovo e formaggio, cipolle e fave. Non mancava mai il fiasco di vino, mile, che a turno faceva il giro di bocca in bocca. La vendemmia complessivamente durava un giorno e poi la sera le donne cantando ritornavano sorridenti a casa con in testa un grande cesto pieno di uva selezionata. Il giorno successivo nelle cantine luva veniva pigiata dai ragazzi a piedi nudi in un grosso tino nel quale era stata versata precedentemente delluva acerba fatta cuocere. Nel mese di Novembre iniziava invece la raccolta delle olive e per tale opera venivano reclutate principalmente delle donne a paga giornaliera, sciurnatiere. La raccolta avveniva stendendo sul terreno dei sacchi di iuta e coperte vecchie su cui cadevano le olive mature battute con le canne le altre che non avevano raggiunto la completa maturazione erano raccolte a mano dalle stesse operaie che per farlo erano costrette a salire sugli alberi. I figli del proprietario erano invece addetti a raccogliere quelle olive che andavano a finire sul terreno, a scartare quelle secche e a staccare le foglie rimaste attaccate ai piccioli. A mezzogiorno si serviva il pranzo. Gli uomini erano a loro volta addetti a riempire sacchi e a caricarli sulla soma degli asini per essere trasportati al frantoio dove le olive erano macinate da una ruota di granito mossa da due muli o cavalli che le trasformavano in una morbida e compatta poltiglia. Da questa pasta attraverso un filtro e un torchio si spremeva lolio. Con lolio ~ 167 ~

appena estratto era consuetudine condire le fette di pane abbrustolito accompagnate sempre da un buon bicchiere di vino e da un peperoncino peperonci amaro. Verso la met di giugno iniziava la mietitura del grano. I lavoranti lavorant indossavano pantaloni di tela arrotolati che arrivavano fino allaltezza del ginocchio, lasciando scoperte le gambe. gambe Per calzatura, , anche se la maggior parte di essi andava a piedi p scalzi, si usava una pezza avvolta attorno al piede e per cintura una larga striscia di stoffa fermata con un nodo robusto sul fianco destro. A tracolla portavano la falce. A seconda dellestensione dellappezzamento da mietere si costituivano le paranze formate da un gruppo di cinque operai a cui faceva capo il pi anziano il cui compito era di organizzare e coordinare il lavoro. lavoro Lo stesso iniziava la mattina di buon ora e messa essa la paglietta per difendersi dal sole con in pugno la falce, dopo aver provveduto a coprire le dita con ditoni di canna, i mietitori a torso nudo cominciavano a tagliare le spighe di grano. Dopo la pausa a mezzogiorno, mezzogiorno riprendevano il lavoro sino alle quattro del pomeriggio. Tutta la giornata era rallegrata dai soliti e bei canti dei mietitori. Nei giorni successivi a quelli della mietitura le donne si recavano a casa dei proprietari per chiedere il permesso di andare dare a spigolare nei loro campi I chicchi del grano erano liberati dallinvolucro per mezzo zzo di una duplice operazione: la prima consisteva nel battere con grosse mazze le spighe stese sopra una coperta posta davanti alla porta di casa e la seconda nel secernere i chicchi dalla paglia per mezzo di un crivello e con laiuto del vento. E in questa semplice vita, certamente dura ma fortemente genuina, che Roberto e Isabella si trovarono a condividere. I due sposi vivranno sempre nella casa di strada Laggetti e Isabella, subito dopo il matrimonio, rimase incinta tanto che la prima figlia arriver a distanza proprio di nove mesi.

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- Vincenzo nato a Uggiano la Chiesa il 12/03/1826 alle ore 22:00 e denunciato presso lo Stato Civile il 13/03/1826 nel giorno stesso del suo battesimo. Si tratt del primogenito maschio di Roberto che giunse dopo due anni e mezzo di matrimonio e dopo poco pi di un anno dalla nascita di Leonarda Medica. Ricorre in questi due primi figli il nome Vincenzo e ci esprime una grande devozione per questo Santo al quale Uggiano aveva anche dedicato una strada. La nascita di un figlio, in tutte le epoche, un momento di grande tensione e felicit ma particolare sapere quali fossero gli usi che le famiglie adottavano. Nel passato levento della nascita non era cos semplice come oggi perch quando si partoriva la pi piccola complicazione poteva portare alla morte del bambino e anche a quella della madre. Principalmente ci avveniva, oltre allassenza di assistenza sanitaria e a scarse condizioni igieniche, perch la maggior parte delle donne non smetteva di lavorare quando era incinta tranne le benestanti che potevano permettersi di oziare. Non era raro che si vedesse tornare dalla campagna qualche donna contadina gravida che portava pesanti fasci di sarmenti sulla testa. Il marito difficilmente esonerava la moglie da tale lavoro e se mai la moglie avesse trovato ragioni per rifiutarsi al duro peso poteva guadagnarsi dal rozzo marito anche una punta di scarpone. Molta importanza per era data al periodo di gravidanza e alla nascita di un bambino, soprattutto per il primo. Il parto avveniva in casa e ad assistere era lostetrica detta la mammana. Il marito della partoriente non poteva restare in casa ma vi rientrava subito dopo il lieto evento che veniva salutato con grande gioia specialmente se la nascita riguardava un maschietto. Una volta nati i bambini allattavano al seno materno fino a tre anni ma quando la madre non riusciva ad allattare il nascituro veniva messo a balia da un'altra madre che, dietro compenso, lo allattava al proprio seno. Al primo figlio era generalmente assegnato il nome del nonno paterno, alla prima figlia quello della nonna paterna, al secondo maschietto il nome del nonno materno, alla seconda femminuccia quello della nonna materna e agli altri figli, a cominciare dal quinto, i nomi dei fratelli e delle sorelle dei genitori. Diverse volte erano scelti i nomi dei santi del giorno ma solo quelli venerati dalla comunit in particolare quello di Santa Maria Maddalena, SantAntonio e San Vincenzo. Purtroppo, per come gi anticipato, a causa delle scarse condizioni igieniche e non essendoci vaccinazioni era facile, soprattutto per i bambini, ammalarsi e morire. Si moriva a causa della "spagnola" o per febbri improvvise ma assai diffusa era la diarrea che non sempre si riusciva a curare causando la morte. Vincenzo DAurelio fu uno dei tanti infanti che morirono poco dopo la nascita ed infatti la sua morte sopraggiunse ad appena sette giorni il 20/03/1826 alle ore 20:30. Il dolore della famiglia fu davvero grande visto che la morte di questo primogenito maschio fu denunciata da due conoscenti di Roberto e cio Samuele Latino e Gaetano Chirilli entrambi proprietari. Bisogna dire che il termine proprietario in Uggiano la Chiesa fosse un po inflazionato e come ~ 169 ~

tale in questa categoria si fecero rientrare tutti coloro che non erano dei veri e propri braccianti o contadini ma proprietari di piccoli appezzamenti di terreno dal cui frutto ottenevano solo il proprio sostentamento e al massimo qualcosa era destinata al mercato. - Francesco Donato conosciuto come Donato nacque a Uggiano la Chiesa il 08/07/1830 alle ore 9:00 e fu denunciato lo stesso giorno ma il suo battesimo si ebbe il 09/07/1830. Fu il secondogenito di Roberto che pur trovandosi domiciliato nella stessa strada Laggetto non pi in casa propria bens in una casa in affitto. Non si capisce se si tratta della stessa casa dellavo Fedele e per quale motivo abbia dovuto locarsi una casa ma certo che la propriet dellabitazione venne persa definitivamente in questanno. Lidea pi plausibile per tale evento certamente legata ad una situazione economica del Roberto in veloce declino. - Maria Maddalena nacque a Uggiano la Chiesa il 12/12/1832 alle ore 16:00 e nello stesso giorno denunciata e battezzata. Notiamo da questatto di nascita che le strade di Uggiano la Chiesa, almeno le principali, si dotarono di un numero civico e ci pu far immaginare le distanze che intercorrevano tra amici e vicini di casa. Beniamino Felline risulter domiciliato al numero 78 di strada Laggetto e Roberto invece al numero 59 e pertanto i due abitarono sui due lati opposti della strada ed inoltre se supponiamo un fronte medio delle abitazioni di sette metri, gli stessi si trovarono a circa 70 metri di distanza. Il 26/02/1843 alle ore 12.30 Roberto DAurelio mor ad Uggiano la Chiesa allet dichiarata di anni 42 anche se effettivamente ne aveva 46. La denuncia della morte fu fatta dagli amici Ippazio De Benedetto e Ippazio De Giorgi il giorno 27/02/1843 e si nota che gi in questa data la famiglia di Roberto si trasfer dalla storica dimora di strada Laggetti verso laltra antica strada di SantAntonio sempre in Uggiano. La moglie Isabella rimasta vedova e molto probabilmente sola, si trasfer anchella a Otranto e visse in unabitazione nel Borgo di Otranto, certamente in una casa in affitto. Proprio qui muore il 08/10/1848 alle ore 5:00 della notte e si evincono due dettagli importanti; la sua attivit fu quella della filatrice e non contadina, anche se unattivit non escludeva laltra, ed inoltre si dichiar figlia di Rosa catalano o catalana e questo certamente il soprannome della madre, ngiurita, considerando che il suo vero cognome fu Leva. Questo periodo storico fu alquanto turbolento e sanguinario che vide in lalternanza costante della casata borbonica con le idee libertarie ed ugualitarie dei giacobini francesi che giungeranno nel primo decennio dellottocento, con Giacchino Murat, nel Mezzogiorno dItalia. Gi dalla seconda met del Settecento fecero capolino i primi concetti di unit politica in tutte le province dItalia ma queste idee innovatrici e rivoluzionarie arrivarono nel Sud solo nelle case degli intellettuali. Il governo ed il popolo si mostrarono ostili o per lo meno indifferenti. Ferdinando IV, allora regnate, per difendere il vacillante ~ 170 ~

trono instaur un regime poliziesco ma non riusc comunque a contrastare la Francia che appoggiata dai napoletani lo costrinse ad abbandonare Napoli e a rifugiarsi a Palermo. Fu proclamata la Repubblica Partenopea ma dur solamente tre giorni poich, quando lesercito francese dovette spostarsi nellItalia settentrionale per fronteggiare lalleanza austriaco russa, scoppi furibondo lodio dei cittadini di Napoli, essendo essi molto attaccati alla casa regnante e riuscendo contemporaneamente a scacciare i francesi e a riportare Ferdinando IV a Napoli. Egli riacquist il trono con le stragi e continu a governare tirannicamente. Della reazione borbonica si contarono oltre 120 giustiziati e 1.251 condannati a pene diverse tra cui anche lesilio. I repentini cambi di governo causarono disordini ed insolenze il tutto il regno. Sicuramente il Fedele dAurelio insieme a Vito Roberto furono schierati a favore della casata borbonica per ovvi motivi di convenienza economica, essendo gli stessi agricoltori ma con uno stato sociale sicuramente borghese, ed in secondo luogo gli stessi, come tutto il resto delle popolazioni del sud Italia, non erano ancora mentalmente maturi ad accettare una diversa struttura dello Stato che non fosse monarchica ed assolutista. Lo Stato per loro era sempre stato strutturato cos e le sicurezze economiche e sociali acquisite negli anni con sforzo e sacrificio, cos preziose e rare, non potevano essere scommesse su unideologia che pareva gi illusoria ed utopica. A tal proposito e a completezza del periodo storico, Otranto, quindi la popolazione intera, visse allombra delle molteplici vicissitudini politiche ed economiche creatosi con la discesa di Napoleone Bonaparte in Italia sino al ritorno della casata borbonica a Napoli. Ferdinando IV ritorn a governare sul Regno delle due Sicilie, a seguito degli accordi avuti con i francesi ma intanto, in Terra dOtranto, fu inviato nel 1801 il comandante delle milizie francesi, Guyon de Saint Cyr. Egli diede ordine che ogni cittadino prestasse uno o due letti ad ogni ufficiale, un candeliere di ottone, due salviette e due sedie. Per la quiete interna decret la fucilazione ai contravvettori dei suoi ordini, la chiusura delle botteghe ad unora della notte e il ritiro dei cittadini in casa non pi tardi di tre ore di notte. Nel 1803 i francesi e gli inglesi firmarono la pace di Amiens ma gi nel 1805 Napoleone riaccese la lotta tra la Francia, che voleva destituire il Re borbonico, e lInghilterra che a sua volta difendeva la casata dei Borbone. Napoleone non si spavent e nel 1805 sconfisse lintera alleanza meno che il Regno di Napoli. Decretata la Repubblica Cisalpina, in Terra dOtranto i cittadini furono considerati italiani, schierandosi definitivamente a favore dei francesi. Ferdinando IV allora si rifugi nuovamente a Palermo ed il fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte, fu insignito del Titolo di Re del Regno delle due Sicilie. Questi nel 1806 eman diversi editti tra cui quello relativo allabolizione della feudalit e quello relativo alla soppressione degli Ordini Religiosi. Nel 1808 concesse la costituzione e fu poi trasferito nel Regno di Spagna. In sostituzione fu insignito re il brillante generale di cavalleria dellesercito di Napoleone, Giacchino Murat. Nello stesso anno i francesi erano stanziati in Otranto pronti per passare a Curf mentre gli inglesi ~ 171 ~

nello stesso periodo tenevano il blocco navale nel Canale di Otranto e di quando in quando cannoneggiavano il porto e le citt causando enormi danni a cose e a persone. Secondo alcuni storici questa fu la causa del rapido spopolamento delle citt costiere poich molte famiglie patrizie, per spavento, le abbandonarono ritirandosi nei loro feudi. Leditto con cui venne ordinata la soppressione degli Ordini religiosi divenne operante in Otranto a partire dal 1809 sotto il governo del Murat. In quellanno infatti, come risulta dallArchivio Arcivescovile di Otranto, furono soppressi i conventi dei Francescani Conventuali, dei Cappuccini e dei Minimi. La breve parentesi ad Otranto di Napoleone Bonaparte apport tanto male e pochi vantaggi. Si dice che il governo francese avesse preso dalla cattedrale le campane per fare cannoni, spogliata interamente dei suoi vasi preziosi e di tutta largenteria. La successiva disfatta di Napoleone e la conseguente fine del suo impero ed in seguito il Congresso di Vienna, determinarono il ritorno di Ferdinando IV di Borbone il quale con il nome di Ferdinando I fu incoronato Re delle due Sicilie. Nonostante le alleanze e i buoni propositi della casa regnante, i principi di nazionalit e le libert costituzionali continuavano ad affermarsi negli animi dei cittadini. Anche ad Otranto si cominci a respirare laria di libert, uguaglianza e fratellanza in un forte spirito nazionalistico. Tale periodo fu ben descritto dallo storico Tanzi che scrisse: in sul declinare del XVIII sec. nella nostra provincia il mondo dei feudi, con tutto lapparato dei suoi abusi, reggeva e perdurava benissimo, e in complesso ne usciva uno stato sociale che aveva propri caratteri e presentava fenomeni speciali e distinti. Chi avesse percorsa ed esaminata la regione, sarebbe rimasto a prima volta colpito da una certa aria di decadenza e squallore Le tracce profonde dellet di mezzo spiccavano evidentissime; le citt demaniali serano ridotte a cinque (Brindisi, Gallipoli, Lecce, Otranto e Taranto), i feudi ascendevano a trecento e pi, di cui moltissimi disabitati. Dovunque si incontravano manomorte, disuguaglianze civili con un assieme di pregiudizi tradizionali ed inveterati, dovunque vincoli fiscali e barriere poste alla propriet, al commercio e allindustria. La politica assolutista aveva anche cagionata la piena decadenza di tutto quel complesso di autonomie ed istituzioni, di franchigie e privilegi, le cui nostre Universit erano state arricchite dalla casata aragonese, e degli ordini del reggimento municipale, destinati in origine a proteggere le classi inferiori, ora subivano anchessi il predominio e linfluenza del baronaggio delle pi cospicue e nobili famiglie cittadine. Sotto questa doppia stretta dellassolutismo regio e dellordinamento feudale, la borghesia per se stessa valeva poco e il popolo taceva e serviva... Ogni concetto di libert, ogni stimolo generoso pareva spento in uninerte obbedienza e in vane lamentazioni. In tale stato di cose una nuova dottrina che rispondesse alle necessit del tempo e richiamasse il cittadino agli interessi della condizione etica e politica di lui, doveva fare rapidi progressi. La storia ci ammaestra che ogni qualvolta la tendenza di un secolo si mostri verso una determinata esigenza reclamandola come bisogno, allora non c governo e forza ~ 172 ~

umana che possa contrapporvisi . Cos avvenne con la nascita della carboneria e le molte associazioni che essa gener in Terra dOtranto le quali affratellarono tutti i ceti sociali dalla borghesia allumile contadino, al ricco possidente. Il Vito Roberto non si affratell mai a queste associazioni anche se successivamente ci fu un cambio di sentimento politico nei confronti del nascente spirito rivoluzionario. Un cambiamento dettato non da stimoli esterni capaci di permeare nelle coscienza dei nostri antenati ma dovuto invece al cambiamento di idee delle classi dirigenti, tra cui anche i ricchi proprietari, che cominciarono a sentire, con labolizione della feudalit voluta da Napoleone, il pericolo di perdere tutte o in parte le loro immense propriet. A questo si aggiunga la mera promessa di una equa spartizione delle terre tra i contadini che in questo progetto trovarono labbaglio di un miglioramento delle loro condizioni economiche e sociali. Queste associazioni servirono ad educare le masse alle idee innovatrici della rivoluzione francese, la loro scuola ridest la sopita coscienza politica. La nuova dottrina si adatt alle condizioni storiche locali e accanto ai concetti di fratellanza, umanit e libert fiorirono le idee di patria e di indipendenza. Si vagheggiarono le forme di governo costituzionali e si ebbero contemporaneamente due schieramenti, uno progressista e laltro conservatore arroccato al passato. Al primo appartennero gli intellettuali, i professionisti e i commercianti che danneggiati dalla Restaurazione costituirono il partito liberale che aspirava ad abbattere lassolutismo del governo e a partecipare alla cosa pubblica mediante le forme costituzionali, al secondo schieramento appartennero il popolo minuto, la nobilt ed il clero in genere i quali, avendo sofferto a causa dei regimi francesi, festeggiavano la restaurazione degli antichi governi. Non si pu dire certamente se Vito Roberto fosse politicamente favorevole in questo momento alla repubblica ma da constatare che in seguito a questi anni la successione genealogica dei dAurelio a partire dal figlio Donato, si allontana da Uggiano la Chiesa e dal proprietario Felline per spostarsi in Otranto lontano dalle classi borghesi e proprietarie. Forse lo stesso Felline morir in questi anni e la sua discendenza non sar in grado di mantenere il legame familiare ed economico dei dAurelio stessi. Cos la popolazione si divise in due fazioni, da una parte i democratici, liberali e giacobini, dallaltra aristocratici, reazionari, conservatori e retrivi. Scomparsa ovunque la libert civile, chiusa ogni via legale per manifestare le proprie idee, questi liberali dovettero nascondersi e, non volendo rinunciare alle proprie aspirazioni, si affiliarono alle societ segrete, che pullularono ovunque. Di esse la pi forte e la pi importante fu senza dubbio la Carboneria, filiazione della Massoneria che era stata importata in Italia per opera dellesercito di Gioacchino Murat. A Salve, a Maglie, a Gallipoli vennero perseguitati i carbonari e i massoni in genere. Alcune delle societ affini alla carboneria che fiorirono in Terra dOtranto furono Idro in Otranto, I liberali messapi e i Figli di Focione a Lecce, Il sole regolo a Corigliano dOtranto, la Fenice Neretina a Nard ecc In opposizione alle sette liberali sorsero le sette reazionarie, pi o meno ~ 173 ~

favorite dai regnanti, che si servirono di esse per affrontare quelle. Tali furono nellItalia meridionale quelle dei Sanfedisti Sanf e dei Calderali.

Antica stampa di Otranto sec. XVII

Esse giuravano di difendere la monarchia assoluta e la religione e di combattere a morte le altre sette. Era ovvio che in un clima cos arroventato approfittassero i malviventi per tre anni non vi fu angolo di Terra dOtranto che non fosse diventato teatro di assassini e ruberie. Vi furono uccisioni e massacri a Poggiardo, Spongano e a Collepasso . La vita diventava diventav impossibile e per ristabilire lordine, le stesse sette in una seduta segreta, decisero di aiutare la polizia per eliminare la piaga del brigantaggio. Nei moti della borghesia tra il 1820 e il 1821, presero parte anche gli imprenditori agricoli ormai divenuti favorevoli ai movimenti liberali. E per certo che in questo momento Vito Roberto passa nellarea politicamente liberale non tanto per ideologia ma per necessit. Lidea liberale sar lunica garanzia, per i ceti medi, di salvaguardia del proprio proprio status sociale ed economico nonch lunica alternativa per vivere tranquillamente.Questa situazione politica ed economica dettata dalle nuove idee repubblicane regolarono la vita quotidiana dei nostri antenati anche se storicamente provato che le nostre province vissero solo di riflesso la politica francese in quanto nel 1799 nel basso salento sia le nuove idee che i francesi stessi non vi penetrarono mai. La maggior parte della popolazione vi insorse contro, in particolare a Lecce, anche se e in altri a comuni della provincia erano presenti delle notabilit che parteggiavano per la repubblica ma le stesse furono prontamente represse e messe a tacere. Tra la popolazione non vi era veramente nessuno interessato ad un cambio di governo tant che a seguito seguito della disfatta di Murat a Macerata per opera degli austriaci, in tutto il Regno di Napoli vi furono grandi plausi e manifestazioni di gioia per il ritorno al trono della casata borbonica. Essendo la storia fatta, come diceva il Vico, da corsi e ricorsi ricorsi storici la situazione delle classi contadine non cambi. Con il ritorno dei Borboni la popolazione credeva che ~ 174 ~

si sarebbe avuto un periodo di tranquillit ed un permanente equilibrio politico ed economico ma non fu cos specialmente nelle province meridionali del Salento. Il trattato di Casalanza (per il quale si riporta a pagina 30) aveva tenuto in carica tutti gli impiegati del governo francese, al quale molti di essi erano ancora legati, e per tale motivo il governo del re non aveva tutto il necessario vigore per controllare e reprimere eventuali spiriti insurrezionali. Lo stesso Re e tutti i funzionari di polizia credevano bene di non opporsi violentemente al nuovo pensiero politico poich il tutto si sarebbe prima o poi affievolito con il passare del tempo. Per tal modo di ragionare la setta dei carbonari che aveva cominciato a diffondersi con Gioacchino Murat nellintento di far nascere un governo costituzionale, crebbe nella provincia a dismisura dopo la sconfitta di questi. Alla Carboneria si iscrissero numerosi notabili ma anche tanti pessimi soggetti che sfruttarono la setta stessa per trarne ogni tipo di vantaggio economico e sociale. I carbonari stessi per si resero conto che le loro forze non erano sufficienti per attuare un grande progetto qual era il governo costituzionale e credettero opportuno reclutare anche parte della popolazione formando una societ segreta secondaria chiamata, come anticipato, dei Filadelfi. A questa si associarono non solo gli operai ma anche i contadini ed ogni classe di persone che venivano istruite e regolate dai carbonari stessi. Questi si riunivano in luoghi ben precisi e tali riunioni furono chiamate vendite. Come gi detto n il governo, n le autorit badavano alloperato delle sette che in questo modo agivano molto liberamente, le vendite erano diventate quasi pubbliche, tanto da poter credere di essere persino protette da una mano invisibile. Il gran numero di iscritti e limpunit produsse laudacia delle stesse sino al punto che coloro i quali non volevano iscriversi per qualunque motivo erano ritenuti come appartenenti alla setta politicamente opposta dei Calderai anche se la stessa non si diffuse mai nella provincia di Lecce. Si era arrivati a tal punto che quasi in ogni comune vi erano carbonari e filadelfi e tra gli iscritti vi erano persino molte autorit di polizia. Non sarebbe stato un male se tali sette si fossero limitate alle sole riunioni o a fantasticare su progetti di costituzionalit ma le stesse invece instaurarono uno stato di terrore in tutta la provincia stessa. Forti per il numero di aderenti e per la posizione indifferente del governo al loro operato, le stesse iniziarono a perseguitare tutti coloro che alla carboneria, per carattere o per principio, non avevano voluto aderire. Questo fu il pretesto di quei pessimi soggetti iscritti i quali, girando a loro favore la setta, ne approfittarono per dare sfogo, attraverso le persecuzioni e la violenza, ai loro risentimenti privati vendicandosi di quei nemici i quali potevano essere di intralcio ai propri affari. Nelle riunioni, questi sbandati, proponevano le uccisioni, la tortura, ecc. e si dava luogo a giudizi e sentenze basate sui loro stessi interessi e sulla massima che chi non fosse con loro era contro di loro. Con grande sbalordimento generale si diede esecuzione alle sentenze e pi di uno venne assassinato o bastonato senza che poi fossero seguite delle indagini per stabilire chi fossero i mandanti. Questo era reso possibile dalla maggior ~ 175 ~

parte dei giudici che, simpatizzando per la repubblica, tendevano a non scoprire gli assassini, loro confratelli, ma facevano di tutto affinch degli stessi delitti si perdessero le tracce. Tali furono i motivi per i quali la maggior parte della popolazione credette che queste sette fossero protette ed impunibili e pertanto il timore si impadron dei deboli che amando la tranquillit non crederono di poter fare meglio che iscriversi in modo da potersi totalmente esimersi da ogni minaccia e pericolo a cui andavano incontro i non aderenti. Questa concorrenza di iscritti non socialmente rilevanti diede occasione a capi intriganti di trarne profitto ed ogni tipo di vantaggio economico tant che gli stessi capi si dimostrarono fortemente contrariati ad accettare nuove iscrizioni di personalit notabili. Le ammissioni di queste infatti, venivano discusse nelle sedute e si cercava con ogni modo infame e con ogni pretesto di escluderli quando potevano minacciare il loro potere. Molte persone nella provincia furono vittime di questo stato di cose, chi ucciso, chi bastonato e chi in mille modi insultato. Tutto quanto avveniva e rendeva invivibile la vita dei paesi, la gente quando usciva o si incamminava per le campagne si doveva guardare bene attorno ed in particolare la sera quando con il favore delle tenebre erano molto pi facili gli assalti e gli omicidi da parte di delinquenti mascherati. In questo deplorevole stato si ritrovava il Vito DAurelio e comunque tutta la provincia di Lecce. Vi era campo libero per tutti i delinquenti i quali potevano meglio intrigare in forza dellignoranza che serpeggiava tra la popolazione e specialmente ignoranza delle cose politiche nonch luso ormai impiantato di pensare esclusivamente ai propri interessi e per niente al bene comune. A questo punto, divenuto ormai insostenibile, il governo borbonico scosso dalle lamentele che si alzavano da ogni angolo della provincia e per i racconti degli esuli scappati a Napoli, allora capitale del Regno e residenza del re, per non essere uccisi dalle sette, decise di indagare. Per conoscere il vero stato delle cose e constatarne la gravit mand nella provincia di Lecce nel mese di ottobre il generale inglese Church che rientrato dopo poco a Napoli rifer ci che effettivamente la popolazione aveva a lamentarsi. Immediatamente venne disposto che una forza militare insieme al generale Church fosse inviata in provincia a rimettere lordine per far cessare lanarchia nella quale questa parte di regno era caduta. Appena si conobbero tali disposizioni, i settari incominciarono ad avere paura e progettarono varie contromosse. I pi compromessi negli eccidi e nelle violenze credevano giusto che si fosse resistito alla truppa che veniva in virt del minor numero di soldati rispetto al numero dei settari, altri pi ragionevoli credevano pi opportuno ricevere le truppe amichevolmente. Poich le idee erano contrastanti e molto lontane tra loro venne disposto, da parte dei settari, la convocazione di una riunione alla quale avrebbero dovuto partecipare tutti i capi ed i dignitari delle vendite carbonare. Tale riunione si tenne in Galatina il giorno della fiera di Santa Caterina e si decise di operare secondo lidea dei moderati e quindi di accogliere amichevolmente le truppe in modo da poter ottenere buone condizioni di resa. A seguito di tale decisione lesercito entr senza ~ 176 ~

resistenza e al generale Church si deve labilit con la quale riusc a guadagnarsi la fiducia dei capi carbonari. La sua idea non era quella di perseguitare e condannare coloro che volevano esprimere un pensiero politico avverso alla monarchia ma di punire coloro che avevano, sotto questo pretesto, commesso delitti. Arrivato dunque a Lecce il 27 dicembre 1817 procedette allarresto di quelli che avevano prestato il braccio alle violenze e tutti coloro che materialmente le avevano eseguite. Cre una commissione militare per giudicarli e distacc la truppa in vari punti della provincia che malgrado linferiorit numerica rispetto ai carbonari ed ai filadelfi, non fu costretta ad intraprendere nessuna battaglia. La casa borbonica dovette affrontare tra le altre questioni unaltra ancora pi difficile. Con la soppressione dei feudi, molti imprenditori, si erano arricchiti sino allinverosimile costituendosi proprietari con poco prezzo. Tutte le terre del clero e della nobilt, espropriate dal precedente governo, erano passate nelle loro mani. Quando Ferdinando I fece capire che quelle terre dovevano essere restituite ai legittimi padroni, essi passarono ai liberali. Il 21 marzo1821, il sovrano tent di metterli fuori legge ed eliminare le societ segrete perseguitando ovunque e chiunque era ritenuto sospetto. Malgrado ci le societ segrete continuarono a lavorare segretamente dando il loro contributo al movimento unitario. La morte di Ferdinando I non mut le sorti del paese. Suo figlio Francesco I continu a perseguitare i liberali, molti dei quali soffrirono le pene della prigione e dellesilio. Nel 1828 lAustria lasci il regno e i patrioti emisero un respiro di sollievo, furono concessi indulti ma pochi ne approfittarono perch temevano inganni. A Francesco I successe Ferdinando II che modific il regime poliziesco e richiam in patria gli esuli e diminuendo contestualmente le pene dei condannati costretti alla prigionia. Fu favorevole alle idee liberali e concesse la costituzione che si affrett ad abolire nello stesso 1848, fece arrestare diversi patrioti liberati poi nel 1860 con lavanzata di Garibaldi che culminer nellUnit dItalia nel 1861. Morto Ferdinando II successe Francesco II il quale fu costretto a fuggire poich le forze liberali, appoggiate da casa Savoia, riportavano piene vittorie in tutta Italia segnando cos il definitivo crollo del Regno delle due Sicilie. DallUnit dItalia Otranto non ebbe grandi vantaggi. Ragioni politiche pi di altre motivazioni indussero i nuovi governanti a trascurare il Sud trattandolo pi come colonia che paese della Madre Patria e a spogliarlo delle sue industrie, dei suoi cantieri e del suo denaro. Otranto, come gran parte del Sud Italia, divenne zona depressa, ~ 177 ~

arretrata ed analfabeta. La colpa non fu del Sud ma di coloro che ressero le sorti del paese con la loro politica ancora una volta ingannevole a discapito e sfacelo dei contadini e degli artigiani. Gli uni e gli altri che avevano combattuto per lUnit dItalia, si videro delusi e come nelle rivoluzioni del Settecento e nuovamente si diedero alla macchia ed al brigantaggio. I baroni spesso li organizzarono, li finanziarono, li comandarono attraverso fiduciari che erano a loro volta complici. Ordinarono assalti e ruberie a danno di altri feudatari di cui erano gelosi o debitori, e di famiglie ricche chiuse nelle loro masserie ove custodivano oro e gioielli. Cos il popolo minuto continu ad essere sfruttato, beffato ed ingannato. Aveva lottato per lUnit dItalia nella speranza anche di migliorare le proprie condizioni economiche ma si accorse che le terre confiscate ai conventi, alle parrocchie ed altri enti venivano costantemente cedute e svendute a poche persone, perpetuando lenorme differenza tra nuovi arricchiti, signorotti ed il popolo. Tutto ci perch i nuovi governi non affrontarono il problema con leggi immediate e con provvedimenti drastici soprattutto nel settore sociale e nella spartizione delle terre confiscate. Dato lingente bisogno di denaro per evitare il dissesto finanziario dello Stato si autorizzarono grandi vendite sottocosto delle propriet fondiarie. Ne approfittarono di questa situazione i furbi che con poco sostegno economico si impossessarono di terre e di castelli. Il popolo rimase tagliato fuori, spinto ai margini della nuova societ e condannato ad umiliazioni e privazioni di ogni genere. Le scuole pubbliche erano pochissime e comunque i figli dei contadini non potevano frequentarle perch, per necessit, dovevano lavorare nei campi al fianco dei genitori. Il popolo del Sud, dunque, anche dopo lUnit dItalia rimase nella miseria, nel servaggio e nellignoranza .

Francesco Donato DAurelio Abbiamo supposto che Isabella Cursano fosse andata a vivere ad Otranto in seguito alla morte del marito Roberto avvenuta nel 1843. Da questa tesi abbastanza realistica ne deriva che Isabella avesse portato con se anche il resto della famiglia tra cui il figlio Donato, adolescente di 14 o 15, anni circa che vivevae ancora con lei. Certamente ci accadde considerando che la stessa Isabella per un certo periodo di tempo risult domiciliata nel Borgo di Otranto dove visse la figlia Medica. Donato rimasto orfano prima di padre e poi a 18 anni di madre, visse anchegli nel Borgo e quindi nella stessa casa della madre insieme alla sorella Maria Maddalena. Cosa sia successo a Maddalena non lo sappiamo ma Donato, allet di 23 anni, spos ad Otranto il 21/03/1853 Maria Vittoria Saracino nata a Spongano il 30/03/1837 alle ore 12 e battezzata il 31/03/1837, figlia di Antonio Saracino di anni 50, nato nel 1787 da Vito Saracino, e di Angela Santabarbara nata nel 1797 di anni 40. ~ 178 ~

Maria Vittoria conosciuta come Vittoria era ancora minore det quando spos Donato, infatti contrsse matrimonio allet di soli 16 anni, e non si tratta di un matrimonio riparatore considerando che il primo figlio giunger nel 1858 e cio circa cinque anni dopo. La volont di volersi sposare risiedeva proprio nellanimo di Donato, un contadino che viveva solo il cui unico desiderio fu di ricreare i suoi affetti familiari sognando una famiglia tutta sua. Aveva perso il padre allet di 13 anni e ora anche la madre e la stessa sorte era toccata al padre di Vittoria. La fede di morte di Antonio Saracino allegata alla pratica matrimoniale evidentemente errata per due motivi sia perch la morte attestata a Spongano il 06/04/1802 ben 35 anni prima della nascita della figlia e sia perch Antonio fu marito di Donata Scarmiglia e non di Angela Santabarbara. La spiegazione che si tratti di un omonimo che ha confuso larciprete di Spongano Giuseppe Rini quando rilasci la fede di morte il 26/06/1853. La stessa cosa successe diversi anni prima per Fedele DAurelio che risult morto nel 1808 77. I due giovani quindi volevano una famiglia e si erano innamorati nella stessa strada dove tutti e due dimoravano come vicini di casa ossia nel Borgo di Otranto. Anche la famiglia Saracino come i DAurelio si era trasferita ad Otranto da poco tempo visto che la nascita di Vittoria fu proprio a Spongano e ugualmente le due famiglie erano rappresentate da modestissimi contadini senza istruzione. Allatto della promessa di matrimonio Donato si present solo e fu erroneamente dichiarato figlio di Elisabetta Cursano anzich Isabella, Maria Vittoria invece fu accompagnata dalla madre. Il rito religioso si svolse nello stesso 21/03/1853 e testimoni di nozze saranno Giovanni Stefanelli e Vincenzo Saracino, molto probabilmente un fratello di Vittoria. I due sposi continueranno a vivere nel Borgo di Otranto e ritengo attendibile che la dimora in cui vissero fosse la casa appartenuta alla madre di Donato. Donato, per come oralmente mi stato raccontato da una parente, fu una persona molto in vista che aveva a che fare con il mercato dellolio sulla piazza di Otranto o meglio sul porto. Lunica spiegazione per questo tipo di attivit e la relativa importanza dovuta alla capillare conoscenza in citt di Donato e che combacia anche con una possibile giustificazione dello spostamento della famiglia da Uggiano a Otranto, quella che lavo fosse uno dei tanti uomini che si indicavano vaticali. Questi erano dei piccoli commercianti di olio che acquistavano piccolissime partite eccedenti le quantit necessarie allautosostentamento delle famiglie e che gli stessi rivendevano con buon profitto a Otranto dove era diffusissimo gi dal 600 il commercio dellolio di oliva. Che tale attivit fosse lucrativa indubbio tant che si praticava da parte dei vaticali lanticipazione di denaro che solitamente, con congruo anticipo, si concedeva ai futuri venditori pur considerando che si trattava di pochi carlini. Tale pratica si perpetu certamente al figlio Rosario che nella stessa Maglie, mercato ricco di grandi
Ribadisco la difficolt incontrata nel ricostruire la cronologia degli eventi alla luce di questi errori che umilmente in queste righe ho cercato di correggere.
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case olearie, oltre a provvedere alla sua produzione di olive ne commercializzava il frutto. Da questo matrimonio nacquero: Lucia nacque a Otranto il 05/09/1858 alle ore 17:00 e battezzata il giorno 08/09/1858. Per la prima volta negli atti di nascita si legge che la denuncia allo Stato Civile ed il Battesimo siano stati effettuati a tre giorni di distanza. Maria Addolorata nata a Otranto il 05/04/1866 alle ore 20:00 e denunciata due giorni dopo il 07/04/1866. Sembra che la dichiarazione allo Stato Civile, cos come quella di Lucia, fosse usualmente fatta in Otranto non immediatamente dopo la nascita ma pochi giorni dopo. Leggiamo in particolare in questatto che Donato DAurelio e Maria Vittoria Saracino si domiciliarono nel Borgo e pi precisamente in via Minerva. Per tale circostanza si potrebbe pensare che quando Isabella Cursano, madre di Donato, si trasfer a Otranto non and ad abitare in casa della figlia Medica bens in questa strada che lasci poi libera a seguito della sua morte e ne usufru Donato. Isabella nata a Otranto il 10/09/1869 alle ore 20:00 e denunciata allo Stato Civile il giorno 11/09/1869. Il nome della terzogenita non un caso, si chiam come la nonna paterna Isabella Cursano. Il padre Donato aveva amato molto la madre e certamente il ricordo era vivissimo in lui considerando che era stata lei a intraprendere la strada verso Otranto dove ora lui aveva creato la sua famiglia. Notiamo tra le altre cose che nellatto di nascita di Isabella i nomi cominciano a diventare singolari e non composti da pi nomi stessi facendo intendere che la tradizione di dare alla progenie i nomi degli avi paterni e materni, cominci intorno a questo periodo a mantenersi solo per il primogenito maschio che ereditava il nome del nonno paterno. La discendenza di Donato sino a questo momento sembra destinata a non avere eredi maschi che perpetuassero ad altre generazioni il cognome ed infatti si dovette aspettare ancora tre anni per avere il primogenito maschio da cui si gener lattuale discendenza. Rosario nacque a Otranto il 06/10/1872. Per Rosario non stato mai ritrovato presso lo Stato Civile di Otranto latto di nascita ma in tutti i documenti risulta nato da Donato DAurelio e da Vittoria Saracino. Questo elemento, pi volte ribadito e diverse volte rimarcato in questa narrazione, fece credere alla leggenda secondo la quale il Rosario non era figlio di Donato e di Vittoria ma si trattava di un neonato che Donato trov nel porto di Otranto abbandonato su di una barca. Donato lo adott, secondo la leggenda, e lo fece crescere nella sua famiglia. Il ritrovamento dellatto di battesimo gi dissolve questo mistero perch il prete avrebbe avuto laccortezza di segnalare quanto avvenuto. La seconda parte di questa fantasiosa storia narra che Rosario non fu trovato da solo ma insieme ad un altro neonato, suo fratello chiamato Umberto, che diede origine a buona parte dei DAurelio di Giurdignano. Dallindagine genealogica lunico fratello ritrovato un certo Nicola DAurelio nato e morto nel 1875, tre anni dopo la nascita di Rosario, e non ~ 180 ~

esiste nessun Umberto progenitore del ramo giurdignanese, che sappiamo avere radici gi dal 600 e quindi almeno due secoli prima di Umberto stesso. Tale leggenda che si dice narrata dallo stesso Rosario al figlio Cosimo ed conosciuta da tutta la vecchia generazione dei DAurelio, ancora tramandata oralmente ma senza nessun fondamento documentario e storicamente accertabile . Io dalla mia ricerca posso inconfutabilmente asserire che ci non assolutamente vero e che si tratta certamente di uno scherzo del nostro avo aggiungendo per lultima volta che Don Salvatore Massaro, larciprete che battezz Rosario, non avrebbe mai potuto usare nella fede di battesimo la formula natum ex Donato DAurelio, et Victoria Saracino coniugibus ... se avesse avuto il bench minimo sospetto che tale bambino fosse innocente. Forse molto pi simpatico credere che lavo Rosario avesse raccontato ai suoi figli la storia della fondazione di Roma e dei suoi Romolo e Remo abbandonati su una barca nel Tevere e allevati dalla Lupa. - Nicola nacque a Otranto il 26/04/1875 alle ore 19:50 e denunciato allo Stato Civile il 27/04/1875. Notiamo in questo atto che non si us pi annotare il giorno in cui fu amministrato il Battesimo e ci testimonia lo snellimento burocratico che si ebbe nellamministrazione pubblica durante il periodo napoleonico che diede avvio ad un certo riordino amministrativo quale, uno dei pi importanti, laggregazione sotto ununica amministrazione dei comuni pi piccoli a quelli pi grandi. Casamassella, attuale frazione di Uggiano la Chiesa, in questo preciso periodo fu una comune aggregata a Uggiano la Chiesa cos come fu Cursi aggregata a Maglie. Nello stesso anno appena cinque giorni dopo la nascita di Nicola e cio il 01/05/1875 alle ore 13:40 egli muore e ne denuncia la scomparsa allo Stato Civile lo stesso padre Donato assieme al cugino Giuseppe, figlio dello zio Ippazio. Giuseppe risiedendo a Otranto determina che non fu solo un ramo dellattuale discendenza dei DAurelio a spostarsi in questa citt ma almeno due. A tal punto possiamo credere che Otranto poteva essere un posto in cui il lavoro non mancava e specialmente per la presenza di un fiorente porto commerciale che a differenza di Uggiano e come per le altre nostre piccole borgate, in questi anni soffriva la crisi economica del grano e del vigneto. C anche da notare che il domicilio di Nicola fu in via Martiri e non pi in via Minerva quindi giusto credere che la strada fosse stata rinominata poich mi sembra alquanto assurdo che Donato e Vittoria avessero deciso di spostarsi in altra casa ad appena cinque giorni dalla nascita del figlio, tra laltro sofferente. Da ci possiamo dedurre che Donato abitasse sulla stessa strada della sorella Medica e come tale le abitazioni certamente erano vicinissime e non fu difficile per Medica assistere la madre in casa propria negli ultimi giorni di vita di ella. Undici anni dopo la morte del figlio Nicola, Donato mor a Otranto il 31/03/1886 alle ore 19:40 come dalla testimonianza fatta allo Stato Civile di Otranto dai due contadini Salvatore De Marco e Gaetano Rizzo. Mor giovane ~ 181 ~

allet di anni 56 ma la moglie Vittoria lo aveva gi preceduto quattro anni prima il 05/03/1882 allet di 45 anni. Latto di morte di Vittoria un groviglio di errori a partire dalla sua et dichiarata di anni 36 che significa nata nel 1846 e quindi la prima figlia avuta a 12 anni, al domicilio dichiarato nel Borgo De Marco mentre il marito contestualmente era in via Martiri. Abbiamo gi detto che lanagrafe era solita incappare in questi errori oggi considerati gravissimi. Quando Vittoria mor Donato rimase solo con almeno tre figli da crescere e si trattava di tre adolescenti e un bambino, Maria Addolorata aveva 16 anni, Isabella 13 e Rosario 10. Probabilmente Lucia che aveva 24 anni si era gi maritata e pertanto la casa fu affidata a Maria Addolorata che istru nelle faccende domestiche Isabella. Quando mor poi Donato la figlia Maria Addolorata era gi matura, 20 anni, e quindi in et da marito e molto probabilmente sposata, pertanto restava Isabella che certamente non era sposata in quanto visse maritata a Maglie diversi anni dopo assieme a Rosario di anni 14. Rosario quindi fu cresciuto da Isabella e chiss quante sofferenze dovettero patire entrambi molto giovani per assicurarsi un lavoro che li avesse sfamati. Si pu accertare che Rosario and a Maglie nellanno 1896, cio 10 anni dopo la morte del padre e credo anche che lo stesso si trov qui per due motivi: uno lavorativo e laltro fu Isabella che segu e che qui visse sposata la quale certamente si marit proprio in quel 1896 anno in cui ebbe let di anni 27. Lucia e Maria Addolorata invece non si trasferirono a Maglie ma non nemmeno certo che rimasero a Otranto e comunque dalla famiglia di Donato nessun discendente si ebbe in Otranto. Il periodo storico di Francesco Donato, certamente incline allopera unificatrice di Garibaldi, fu un periodo di fermento nazionalistico che si concretizz definitivamente nel Regno dItalia con Vittorio Emanuele II Re del nuovo Stato appena nato. Anche la situazione economica, in particolare quella dellagricoltura, ebbe a trasformarsi con lintensificarsi delle colture arboree, tra le quali lulivo. Restavano comunque intatte le condizioni di povert e di fame delle classi meno abbienti, quali quelle dei contadini. Nel periodo compreso tra lUnit dItalia e la I Guerra Mondiale, quindi per tutto larco di tempo che intercorre tra lantenato Donato e il figlio Rosario, il Mezzogiorno segue il definitivo assestamento e consolidamento dei rapporti di propriet definiti dal secolare processo di privatizzazione delle terre che si esplicit nella seconda e definitiva liquidazione dei beni appartenenti allasse ecclesiastico. Agli esclusi dellondata speculativa non rimase che attestarsi in unarea sociale che li vedeva precari possessori di minuscoli appezzamenti permanentemente sullorlo della definitiva bracciantizzazione. Il paesaggio agrario continuava ad offrire un quadro di colture prevalentemente agricole temperato dalla presenza di vigneti ed oliveti. Elementi costitutivi dell economia agricola continuarono ad essere la masseria ed il latifondo attorno a cui ruotavano, come gi detto, minuscoli appezzamenti fondiari dei contadini. La concorrenza dei grani statunitensi e la crisi della viticoltura francese, stimolarono la trasformazione del seminativo e dellincolto in vigneto. Il contratto di ~ 182 ~

miglioria fu lo strumento di questa trasformazione che pu cos riassumersi; al colono era assegnato per una durata variabile tra i dieci e i venticinque anni uno dei tanti lotti di terreno derivanti dalla frammentazione dei grandi latifondi incolti. Il conduttore si impegnava ad introdurre nuove colture arboree o arbustive dei cui frutti per, molto difficilmente avrebbe potuto goderne a lungo sia per il canone molto elevato e sia per la possibilit riconosciuta al proprietario di rescindere il contratto e scacciare il colono senza risarcimento alcuno per le migliorie apportate nel caso di mancato pagamento per un anno del canone fissato. Il contratto gi di per s oppressivo divenne clamorosamente vessatorio e contribu allinizio della crisi agraria che colp pienamente la Puglia nel 1880. La concorrenza con i vigneti francesi e le malattie parassitarie delle vigne segnarono la rovina definitiva della maggior parte dei contadini. Ben presto i proprietari scacciarono dai fondi i coloni indebitati non pi capaci di pagare il canone pattuito riappropriandosi in pieno senza alcuna spesa di terreni messi a coltura e profondamente trasformati grazie ad una mole immensa di duro lavoro contadino non retribuito. Mentre in Capitanata ed in Terra di Bari si assiste ad uno sviluppo dellagricoltura con propri rapporti capitalistici, in Terra dOtranto la situazione stagnante. I capoluoghi diventano il luogo dove si concentrano linteresse mercantile e capitalistico mentre nei centri rurali si concentra una maggiore popolazione contadina espropriata dalla terra e ridotta a manodopera. Si assiste dunque ad una crescita del bracciantato agricolo che sar a sua volta lambiente sociale in cui poi piomber trionfante nel primo novecento il fascismo degli agrari e a seguito della rivolta antifascista fiorir il sentimento liberale per il rinnovamento civile e democratico della Puglia. Il contesto storico in cui si caler lantenato Rosario sar dunque caratterizzato da un breve periodo di stabilit politica ma con una elevata precariet economica che vedr lantenato ancora barricato nel lavoro agricolo finalizzato alla mera sussistenza spesso garantita dalle capacit individuali di crearsi un commercio indipendente allombra dei soprusi e dagli obblighi vessatori imposti dai ricchi locali che avevano ancora nelle loro mani il grosso delle propriet fondiarie. Rosario intanto proseguir la tradizione lavorativa del padre Donato e appronter la sua attivit prettamente nellagricoltura allorch unica possibile ed accessibile ad una classe sociale che non possedeva n istruzione, n ricchezza alcuna. Si pu affermare che con il Rosario culmin la fase decadente della societ del mezzogiorno che ha visto specificatamente la famiglia dAurelio passare da un certo status economico robusto ma non totalmente sostenuto come quello che fu degli antenati Vito e Fedele, a quello attraverso Donato caratterizzato da una condizione economica prettamente agricola e povera costantemente in bilico tra sopravvivenza e morte.

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Rosario DAurelio Rosario DAurelio spos a Maglie il 29/10/1899 allet di 27 anni, la coetanea Filomena Maria Celimanna Rizzo conosciuta come Filomena o Nena. Filomena nacque a Maglie il 28/12/1871 alle ore 19:00 dalla filatrice Anna Candido fu Vincenzo di Maglie di anni 40 e dal contadino Salvatore Rizzo fu Nicola di anni 48 anche lui di Maglie. Il battesimo avvenne nello stesso giorno ed offici il sacerdote don Aloisio De Marco che in quel frangente sostituiva nella parrocchia della Chiesa Madre larciprete titolare don Francesco Saverio Gualtieri. Come fu per i DAurelio anche i Rizzo erano unumile famiglia con padre contadino e madre filatrice domiciliati in una casa di propriet sita nella parte pi antica di Maglie ossia sulla strada dove si affaccia la chiesa Matrice. Essendo Salvatore Rizzo impedito nei giorni della nascita della figlia, molto probabilmente ammalato vista la stagione invernale e lanno particolarmente freddo, abbiamo avuto modo di sapere il nome della levatrice che fece nascere Filomena. La levatrice era una donna di Maglie chiamata Emilia Frassanito figlia di Pasquale di anni 45 ed lei stessa che si condusse nella casa comunale di Maglie a dichiararne la nascita assieme a due testimoni da lei chiamati che furono lusciere Fortunato Montagna e il sarto Pantaleo Giannuzzi. Quando si sceglievano i testimoni non che si ponesse grande attenzione alla scelta che frequentemente ricadeva sui primi due che si incontrava e certamente i primi due che si trov davanti la levatrice furono proprio lusciere comunale e un sarto che molto probabilmente avendo una bottega in piazza quella mattina era l sulla porta ad aspettare qualche cliente. Il sarto e lusciere firmarono la dichiarazione di nascita insieme al segretario comunale Francesco Vernaleone mentre la levatrice non lo fece essendo analfabeta. Larte della levatrice era unarte che si tramandava o si apprendeva con lesperienza e nessuna di queste ostetriche poteva avere una preparazione medica tale da poter intervenire in casi di urgenza determinando frequentemente la morte del nascituro e della madre stessa. Lintero iter burocratico al quale Rosario e Filomena si sottoposero per poter essere autorizzati a sposarsi, si caratterizz con un processetto matrimoniale attraverso il quale la Chiesa dovette accertare che non vi fosse alcun impedimento al matrimonio. Tale processetto si scrisse tra il 29 ed il 30 ottobre 1899 e si concluse il 30, anno stesso in cui Rosario e Filomena si sposeranno, e la conclusione scritta dallarciprete di Maglie don Fortunato Cazzatello fu quella che non sussisteva nessun impedimento canonico al matrimonio e ci lo giur a San Nicola protettore di Maglie al quale, aggiungeva la formula del giuramento stesso, si dedica una festa e tre messe solenni nei giorni del 15, 22 e 29 ottobre. Diverso il giuramento dei laici che facevano pro tactis ossia toccandosi il petto con la mano aperta e recitando la parola giuro. A tale processetto venne sottoposto prima Rosario e poi Filomena e si compone di diverse domande di rito alle quali gli sposi dovettero rispondere. Sinteticamente Rosario dichiar, in funzione delle interrogazioni ~ 184 ~

del prete, di essere libero da ogni vincolo non avendo fatto alcuna promessa di matrimonio allinfuori che a Filomena, di non aver mai mai fatto voti di castit o religiosi in genere tali da impedire il matrimonio, che secondo lui non esisteva alcun impedimento per celebrare il matrimonio e che lo stesso fu dai due sposi liberamente concordato. Lultima dichiarazione del Rosario la pi importante di tutto il processetto nella quale oltre a dichiarare di aver assolto al servizio militare, disse di dimorare a Maglie da tre anni e quindi il 1896 segna la data di nascita della stirpe dei DAurelio magliesi. Filomena fece le stesse dichiarazioni del Rosario solo che disse di abitare da sempre a Maglie essendo questa mia patria natia. Alla chiusura del processetto Rosario e Filomena, essendo analfabeti, firmarono col segno di croce, scribet nesciente, mentre larciprete ebbe cura di annotare, al momento della spedizione della pratica al Vescovo di Otranto, che la fede di battesimo del Rosario non era allegata in quanto si supponeva rilasciata dalla stessa curia essendo essa e lo sposo di Otranto. Rosario avendo fatto il servizio militare era stato lontano dal paese di nascita e come tale la curia non aveva la certezza che negli anni trascorsi sotto le armi lo stesso non avesse contratto gi matrimonio o comunque avesse qualche requisito tale da impedirlo. Per tale motivo Rosario fu costretto a fare un giuramento suppletivo e per fare questo fu necessario portare con se un testimone che avrebbe garantito sulla sua persona. Questo giuramento datato 29/10/1899 e Rosario port dal vicario di Otranto come suo testimone Oronzo Abate di Maglie di anni 55. Oronzo Abate dopo aver fatto il solito giuramento gli vennero rivolte le domande di rito alle quali sinteticamente rispose di essere innanzitutto venuto per deporre sullo stato libero degli sposi Rosario DAurelio e Filomena Maria Celimanna Rizzo e che conosce da diverso tempo Rosario il quale dimorava a Maglie da circa tre anni ma era originario di Otranto e aveva assolto al servizio militare. Dichiar il testimone di conoscere anche Filomena come figlia di Salvatore Rizzo e di Anna Candido di Maglie e che i due sposi non erano certamente consanguinei o parenti affini. I due sposi tra laltro, secondo lui, non avevano fatto nessun voto spirituale o altre promesse di matrimonio tali che li mettesse in condizioni da non poter procedere al rito. Terminato linterrogatorio Oronzo Abate firm la dichiarazione. Nello stesso giorno, giorno della festa del patrono di Maglie che spiega allora il motivo della fede di giuramento fatto a San Nicola, si celebr il matrimonio nella chiesa Matrice di Maglie e la cerimonia fu officiata dallarcidiacono don Giuseppe Ferramosca e il testimone di nozze fu Nicola Adamuccio di anni 50 di Maglie. I due sposi certamente andranno a vivere nelle vicinanze della Chiesa Matrice dove gi risiedeva Filomena e cio alla strada della Chiesa. Secondo la viabilit disegnata dallo storico magliese Emilio Panarese, Via Chiesa (n.d.a. Chiesa Matrice) era la antica via di Mezzo oggi chiamata via Roma ed era la prima via del paese, assai stretta e tortuosa. Nel 1674 la stessa strada veniva indicata come vicino la croce della chiesa madre alla strada della Congrecazione. Analizziamo meglio di seguito i motivi che indussero Rosario a scegliere come sua nuova dimora ~ 185 ~

Maglie. La risposta arriva sempre dagli studi del Panarese che scrive: Maglie nei primi anni del 1800 era una paese un po dimesso, una borgata come tante altre di Terra dOtranto, abitata da gente umile ed incolta, ma parca e laboriosa, che tendeva lentamente ad aumentare, ma gi si notavano in essa un fervore di opere, un incremento di attivit artigiane e di traffici, un lento ricambio sociale, una continua ascesa economica. Anche laspetto urbanistico e monumentale del paese comincia a trasformarsi e sorgono i primi palazzi e il grandioso, per quei tempi, palazzo municipale, la cui realizzazione richiese la spesa di 5.730 ducati, spesa ingente e scriteriata per un paesino di appena 4.264 abitanti, che proprio in quel periodo pativa la disoccupazione e la fame. Rosario scelse questo paese come sua nuova dimora sicuramente per la prospettiva futura di un lavoro nuovo e migliore in considerazione della forte evoluzione urbanistica che il paese subir nella seconda met dell800. Infatti continuando a citare il Panarese Maglie dal 1846 al 1884 aveva dato luogo allo sviluppo della rete urbana con la pavimentazione in selce viva di molte strade dissestate e ad allargare e a rettificare le strade strette e tortuose del centro nonch a costruire a raggiera nuove vie traverse per collegare Maglie stessa con i paesi vicini. In questa prospettiva di crescita e di evoluzione del paese Rosario trover uno sbocco migliore alla sua vita agricola e ristretta calandosi in una realt, quella magliese, pi ricca e pi agiata. Segue il Panarese: Era successo che subito dopo lUnit dItalia per tamponare lemigrazione continua dei magliesi per mancanza di case, per regolarizzare lo sviluppo caotico della trapezoidale pianta dellabitato e per evitare il passaggio, allinterno del paese, del bestiame ovino e bovino dalle periferiche masserie, si progetta di costruire un grande anello ellissoidale chiamato via Extramurale che, lunga due chilometri e mezzo, sar ornata di robinie e platani orientali. Quattro anni dopo, con la vendita degli estesi fondi Lama e Vigna Vecchia nasce un nuovo Borgo ed il paese si riempie di nuove strade, di nuove abitazioni, di nuove botteghe e di nuove officine. Nasce negli stessi anni la ferrovia il cimitero e lospedale civico. Non si sviluppa per di pari passo lagricoltura che rimane asfittica anche per la ristrettezza del feudo, e lartigianato che pur essendosi evoluto patisce linsicurezza e la crisi della transizione della piccola industria. Solo il commercio, che sar ed la caratteristica della cittadina, prolifera e straripa 78. E allora ecco i motivi del trasferimento di Rosario; anche se contadino comunque pu far convivere la sua attivit di produzione agricola con quella di commercializzazione dei prodotti agricoli e Maglie rappresenta in questo periodo un prolifico centro commerciale. Rosario sappiamo che si dedic anche alla commercializzazione delle olive e quindi la sua industria era ben impostata sul prodotto che per secoli aveva fatto la ricchezza di Otranto e che ora poteva, grazie allabilit ed a un buon spirito imprenditoriale, commercializzare in un mercato ricco di mediatori dellolio. Storicamente nel
E. PANARESE, Le vie di Maglie di ieri e oggi (1483 - 1987), Ed. Erreci, Maglie 1987
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Salento la fine del blocco continentale imposto da Napoleone nel 1808 e durato fino al 1813, rilanci lolio napoletano sui mercati inglese e del centro e nord Europa. La vicina Gallipoli ero lo scalo pi importante del Regno di Napoli, e a Maglie cerano forti produttori dolio e la grossa casa commerciale di Vito Circolone e Giuseppe Tamborino 79. Pur vero che l industria del nostro Rosario non pot certamente evolversi in una ricchezza da benestanti o da titolati proprietari, poich lagricoltura restava ancora legata a vecchie strutture di produzione basate sul lavoro bracciantile e lintero settore continuava ad essere povero ad esclusione delle grandi propriet terriere che cominciavano a munirsi delle prime strutture meccaniche idonee allirrigazione, allaratura e alla raccolta. Il lavoro bracciantile, al quale Rosario si prestava, era continuamente sfruttato e sottopagato. 12 grana era allora la giornata di un forese, 20 di un muratore, 15 di un amanuense, 15 di un servitore, 20 di un falegname, 13 di un operaio conciatore, 28 compresi i festivi, del Cancelliere comunale, 20 grana costava una messa, mentre un tomolo di grano si pagava circa 2 ducati, una salma dolio circa 30, un tomolo di fave circa 0,9, un rotolo di zucchero 23 grana, una canna di tela di cotone 21. Nei decenni che seguono lUnit dItalia i generi rincarano con un ritmo a cui i salari, gi svantaggiati in partenza, non tengono dietro . In particolare lattivit agricola del Rosario ricalcava sotto ogni aspetto organizzativo ed economico quello che fu dei suoi predecessori. Certamente, essendo quanto segue un fatto storicamente comprovato, nel 1871 i lavoratori della terra di Maglie non abitano sul campo che coltivano, ma nel centro urbano a livelli miserabili; due condizioni che li rendono potenzialmente meglio raggiungibili dalla galoppante idea socialista. La popolazione agglomerata in paese era di circa 5.452 unit, quella sparsa di sole 285 (collocata in gran parte nelle masserie). Il bracciante, dopo aver pattuito, di solito la sera prima, la giornata, si trasferiva sul posto di lavoro in campagna prima dello spuntar del sole, e rientrava in paese dopo il tramonto. Si nutriva ordinariamente di pane e cipolla o pomodoro, oppure al posto del pane si consumava la frisedda nel breve riposo diurno; di pane cotto nellacqua con sale e poco olio, acqua sale, o verdure, olive, legumi la sera; raro il formaggio, rarissima la carne. Lavoro e paga venivano patteggiati giorno per giorno, solo nei tempi di semina, di sarchiatura, di falciatura e trebbiatura, il patto abbracciava periodi pi lunghi, ed il bracciante dormiva in campagna nei rifugi, pajari, truddi, casedde, o nelle masserie. Il lavoro poteva essere pagato tutto in denaro o in parte di esso ed in parte in derrate alimentari. Non di rado una parte della giornata era trattenuta dal padrone a scomputo di debiti contratti dal bracciante per bisogno in periodi di disoccupazione o di malattia. Le abitazioni del bracciante nel paese erano delle camerette cieche ed intasate, tuguri con pochissime suppellettili e talora privi persino del giaciglio di paglia.
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N. DE DONNO, Appunti per una storia sociale di Maglie negli ultimi due secoli, Congedo Editore, Galatina 1971

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Viabilit di Maglie nel settecento secondo gli studi di Emilio Panarese

Attuale Chiesa Madre Area in cui abitava Rosario nel 1899 Chiesa Madonna delle Grazie

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Il Pajaro

Unici luoghi di incontro e conversazioni, prima delle associazioni mutualistiche e delle leghe, la chiesa e le puteche di vino. Pressappoco fu questa la vita modesta e semplice del Rosario a cavallo tra la fine dellOttocento e inizio Novecento. Il 19 novembre 1893, Rosario dAurelio alla maggiore et di 21 anni venne chiamato alle armi per lidoneit al servizio militare e inserito nelle liste della della leva obbligatoria del Distretto Militare di Lecce nella categoria di soldato di I classe, classe ovverosoldato soldato semplice, semplice matricola 872. Successivamente, il 10 marzo 1894 fu arruolato nel Distretto militare di Lecce e nello stesso mese ed anno, il giorno 18, fu assegnato al 27 Reggimento fanteria. Questi stato uno dei reggimenti pi antichi dellesercito regio difatti si costitu il l marzo 1860 e con i reggimenti 27 e 28 form la Brigata Pavia. Combatt nelle campagne per l'Unit d'Italia, in Eritrea e, nella Prima Guerra Mondiale i suoi reggimenti si guadagnarono l'Ordine Militare d'Italia. Oggi sopravvive solo il 28 Reggimento "Pavia" essendo stato il 27 sciolto dopo la seconda guerra mondiale. Il servizio militare di Rosario durer complessivamente complessivamente due anni e mezzo, come dettato dalla riforma dellesercito regio, sino al 2 settembre 1896, anno in cui sar mandato in congedo illimitato con dichiarazione di condotta buona e corretta. Il foglio matricolare riporta, tra le altre informazioni relative ai trascorsi militari, anche informazioni fisiche relative al soldato facendoci immaginare un po laspetto fisico di Rosario. Egli iscritto nel mandamento di Otranto nel distretto militare di Lecce alto un metro e 64 centimetri, colorito rosso bruno, no, capelli lisci e castani, occhi castani e dentatura sana. Di arte contadino, illetterato, nato, dice erroneamente il foglio matricolare, presumibilmente nel 1873 ad Otranto da Donato e Vittoria Saracino. Tale data sar successivamente successivamente verificata e rettificata al 1872 ed infatti ~ 189 ~

lo stesso verr inserito nelle liste di leva dellanno 1872 anzich quella precedentemente errata del 1873. Successivamente al congedo del 2 settembre 1896, Rosario si trasferir, come gi detto a Maglie ma due anni dopo e precisamente il 30 aprile 1898 verr richiamato alle armi e giunto il 6 maggio dello stesso anno nel distretto militare di Lecce sar assegnato lo stesso giorno all84 Reggimento Fanteria facente parte, dal 1 novembre 1884, della pluridecorata Brigata Venezia. Questo reggimento sar sciolto il 9 novembre del 2000.Il 1898, anno di richiamo alle armi di Rosario, fu un anno di grandi disordini interni al Regno dItalia meglio conosciuti come i moti del 98. Lintervento dellesercito si rese necessario per sedare le varie sommosse popolari che infuocavano le principali citt dItalia tra cui anche alcune contrade del Sud. La situazione economica e politica del milite Rosario si rifletteva nella sua situazione personale e in quella che era una crisi generale di tutto il Regno dItalia. Allinizio del 1898 la disoccupazione era molto grave ed era questa la causa principale dei minacciosi fermenti. Altre cause dellirrequietudine che serpeggiava nella penisola un po ovunque erano i bassi salari ed il rincaro del pane dovuto agli scarsi raccolti degli anni precedenti ma, innanzitutto, alle diminuite importazioni per la guerra tra Spagna e Stati Uniti. Il Governo il 23 gennaio, ridusse da Lire 7,50 a Lire 5 il diritto doganale di entrata sui grani e contemporaneamente richiam alle armi la classe 1874 e poi 1873, 40.000 uomini; ma il primo fu un provvedimento tardivo ed insufficiente, il secondo toglieva valore allaltro e irritava le popolazioni, le quali vedevano il proposito del Governo di iniziare le repressioni avvalendosi dellesercito. Le agitazioni continuarono ed in febbraio assunsero aspetto di gravit in Sicilia, dove si ebbero sanguinosi conflitti con la truppa. Neanche la Puglia ed in particolare il Salento rimase immune da questa aria di protesta e di rivolta il cui epilogo fu segnato dai disordini scoppiati a Gallipoli. Questo avvenimento, certamente importante dal punto di vista storico, permette di far coincidere il richiamo alle armi di Rosario nell 84 Reggimento Fanteria di Lecce collintervento dello stesso esercito volto a sedare i tumulti che man mano si manifestavano nellintera provincia di Lecce,e di conseguenza in quella di Taranto e di Bari . Scrive un cronista del tempo 80 che i primi segni della tracimazione del malessere sociale nel Salento, con massicce proteste in piazza, risalgono ai giorni immediatamente precedenti i tumulti gallipolini. La Provincia di Lecce del 21gennaio 1898 riporta, infatti, la notizia di manifestazioni a Torre Santa Susanna per la mancanza di lavoro e per i prezzi del grano e degli altri cereali saliti alle stelle. Analoga situazione si determinava a Copertino. Dove si registravano dimostrazioni, proteste e disordini, e anche a Latiano, Mottola, Salice, San Vito. Il pomeriggio del 23 gennaio, giorno di domenica, i tumulti esplosero,

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Tratto dal Notizio di ANXA edito a cura dellAssociazione Culturale Onlus di Gallipoli, Anno V n. 9/10 Settembre Ottobre 2007 La sommossa gallipolina del 23 gennaio 1898 per la questione del pane Il fatto e le interpretazioni, di S. Marra

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con particolare violenza, a Gallipoli. Si tratt dellepisodio di massima risonanza nel Salento e uno dei pi pi clamorosi dellintera Puglia.

Soldato semplice del Regio Esercito nel 1900 in uniforme da congedo e da guerra

Seguiamo i fatti, attingendo alla cronaca de Il Risorgimento, , che fu uno dei primi giornali della provincia a darne notizia, mediante il dettagliato resoconto di un inviato speciale, incaricato di riferire tutto minutamente con una cronaca completa dei fatti , frutto di colloqui con persone di ogni sorta, senza distinzione di classe e di partiti. partiti La cronaca inizia con la registrazione delle prime avvisaglie del tumulto nel primo pomeriggio di domenica 23 gennaio alle ore due e mezza pomeridiane, quando giunge al Sindaco di Gallipoli, comm. Giovanni Ravenna, la notizia che c difetto di pane in piazza. Il Sindaco, allarmato, si occupa subito dellaffare e trova che pane c a sufficienza. Allora egli redarguisce severamente coloro i quali spargono queste dicerie, e costoro rispondono di averlo sentito vociferare. vociferar . Alle ore quattro e mezza pomeridiane, durante la seduta del Consiglio Comunale, si registra uno spiacevole incidente: uno degli spettatori chiede ad alta voce: pane, pane! Il Sindaco lo richiama allordine, facendogli giustamente osservare che il pane non manca. Lindividuo, avvinazzato, o brillo, insiste e il Sindaco invita un assessore ad occuparsi della faccenda, in linea bonaria, senza compromettere il disturbatore. Non erano passati nemmeno dieci minuti da questo secondo incidente, che si sente un u vocio di piazza. Il Sindaco tenta di proseguire la seduta, ma, per prudenza, la scioglie e, dal balcone del Municipio, invita alla calma, dice che il pane non manca. Poi aggiunge, con una nota polemica che anche una valutazione politica a caldo di quanto quanto sta accadendo, di comprendere bene che il grido pane! pane! non pu che essere un pretesto messo innanzi dai suoi nemici personali. Conclude con la promessa che lAmministrazione Comunale, quanto alla questione del pane far in modo ~ 191 ~

perch qui non sabbia a lamentare il rincaro e che anzi, per viepi giovare alla popolazione, pensa di sopprimere il dazio sulle farine, finch non sar passato questo momento critico. Le parole del Sindaco sembrano aver raggiunto lo scopo sperato, ma, continua il giornale, unaltra orda di dimostranti saggiunse alla prima la quale forse tendeva a dissiparsi. Lo schiamazzo cresce. Le grida si fanno pi insistenti e, quando allinsaputa del Sindaco, uno dei delegati di P(ubblica) S(icurezza), certamente credendo di far bene, volle arringare dal balcone del Municipio , subito cominci una fitta sassaiola, accompagnata da urli e fischi. Gli eventi precipitano. La folla cerca di invadere il Municipio, la Pubblica Sicurezza, assolutamente sprovvista di mezzi adeguati alla repressione, cerca di far fronte alla massa irrompente Il Sottoprefetto cav. De Pieri, giunto da pochi giorni, cerca colla parola, esponendo la sua persona alle violenze, di calmare gli animi eccitati, ma non riesce ad ottenere nessun pratico risultato. I funzionari di P.S. e i carabinieri subiscono oltraggi senza numero. Con sforzi immensi si riesce ad impedire alla folla laccesso ai locali del Municipio. Non essendo riuscita a questo scopo, essa si riversa nelle sale del Circolo Gallipolino, presieduto dallo stesso Sindaco, , e quivi tutto distrugge. Le donne aizzano gli uomini, i quali rompono tutto, incendiano, con vandalismo tutto nuovo. Dal Circolo passano allattiguo Ristorante, condotto dalla ditta Gaetano DElia e figlio e frantumano bottiglie, servizi da tavola e quanto capita loro sottomano. Si capisce facilmente che fanno anche bottino di tutti i generi alimentari di cui era provvisto il Ristorante. Dopo la devastazione compiuta, una parte della folla si dirigeva al Teatro Comunale Garibaldi, con gli stessi intendimenti, ma fu fermata da varii cittadini, i quali con buone parole ottennero che i dimostranti smettessero lidea. E cos la folla, dopo aver rotto parecchi lampioni, si dilegu. Il cronista riferisce poi sullintervento dellesercito, sollecitato dal Sottoprefetto di Gallipoli, e sui provvedimenti adottati. Con treno speciale alle ore 11 partirono da Lecce, trenta carabinieri, guidati dal capitano Generoso Fusco, e la 1 Compagnia dell84 Reggimento Fanteria con il capitano Caracciolo Vito e i tenenti Maresca Baldassarre e Somma Donato. Part anche il cav. Giuseppe Sennoner ispettore di P.S. Tutti i rinforzi giunsero alle tre antimeridiane del luned, quando la calma era rientrata nella citt. La forza pubblica, assunto il pieno controllo della citt, dal 24 al 26, esegu numerosissimi arresti, in base a dei convincimenti della P.S. e alle confessioni dei primi arrestati che dichiarano il nome degli altri compromessi e quindi le file si ingrossano; secondo altre versioni, invece, sulla base di delazioni di confidenti del Delegato di Polizia e del Pretore Lepilogo fu molto amaro. Gli arrestati furono tradotti nel carcere di Lecce, dove il 29 gennaio si apr a loro carico il processo per direttissima. (il giornale) Spartaco che esprimeva il proprio disappunto per le nere tinte con cui il Pubblico Ministero Pappagallo aveva esposto la storia dei fatti della sommossa, facendo tralucere che la medesima ebbe luogo per i subullamenti e i tenebrosi incitamenti del Partito Socialista, alla fine manifestava compiacimento per ~ 192 ~

lesito del processo. De 71 imputati, 47 vennero prosciolti e 24 condannati per incendio, oltraggio e danneggiamenti a pene varianti da quattro anni a 6 mesi, sino a qualche mese di detenzione oltre a pene pecuniarie. I drammatici fatti di Gallipoli furono i primi ma non erano gli unici nella Puglia. Ad essi fecero triste seguito numerose sommosse come quella di Grottaglie, del 18 marzo 1898, con duemila dimostranti che assalirono il Municipio chiedendo la quotizzazione delle terre demaniali, quella di Bari del 28 aprile dello stesso anno, con violenze che richiesero lintervento dellesercito, e poi Monopoli, Molfetta, Foggia, quella tragica di Minervino Murge, con numerosi morti e feriti, ed altrettante in diverse localit pugliesi e dellintera Penisola. Tutto si riassume in una sola parola: anarchia! Era questo il desolato commento del giornale La Provincia. Malgrado le repressioni fatte dallesercito e i moniti alla calma dettati dagli organi di Pubblica Sicurezza ancora soffiavano nel fuoco i socialisti, i repubblicani, i libertari e perfino i cattolici, tutti convinti che era giunto il momento per far crollare il presente stato politico sociale della nazione. Il pane nella primavera del 1898 era salito quasi del doppio, da 35 a 60 centesimi al chilo; le altre imposte colpivano i prodotti pi popolari: il vino, il sale, il petrolio per lilluminazione, gravando cos soprattutto sui miseri e sui contadini. Poi cerano gli scontenti meridionali, molti dei quali erano stati privati del voto. Persino la Chiesa ebbe la sua parte attiva nella spinta alla lotta di massa con il partito cattolico che organizzava i tumulti delle campagne (dovera molto presente), dando man forte ai contadini indeboliti dalla fame ad insorgere e ad organizzare i primi scioperi. A questo punto con tutta lItalia in fermento, chiamata dal Colajanni protesta dello stomaco, cio disorganizzata, assunse laspetto di vera e propria insurrezione nazionale con un chiaro significato politico antigovernativo. Continuarono i gravissimi scontri e disordini tra popolazione ed esercito, ed ogni luogo fu devastato e incendiato mentre qua e la venivano persino innalzate barricate. Il culmine di questi tragici eventi nei quali il Rosario DAurelio si poneva ovviamente in perfetto equilibrio vista la sua posizione di umile contadino affamato e quindi quasi socialista, e di controparte membro dellesercito regio a difesa della politica fiscale del Governo, si ebbe la sera del 7 maggio 1898. In questa data a Milano, il generale Beva Beccarisi ex ministro della guerra, comandante del Corpo dArmata, proclam lo stato di assedio ma i tumulti continuarono, le barricate aumentarono di numero e la forza pubblica dovette prenderle dassalto una dopo laltra facendo uso anche del cannone ad alzo zero ossia sulla folla. Un vero e proprio eccidio tra la popolazione che cont 80 morti e diverse centinaia di feriti. Migliaia di persone oltre a quelle uccise furono arrestate e molti di questi subito condannati dai tribunali militari a dure pene detentive mentre molti altri leader coinvolti o meno fuggirono allestero. Con queste dure repressioni, con una vera e propria guerra al popolo, fu ristabilito lordine e al generale Beccarisi, il sei giugno 1898, il sovrano gli confer inopportunamente la Croce di GrandUfficiale dellOrdine Militare di Savoia in riconoscimento del servizio reso alle istituzioni e alla civilt durante la ~ 193 ~

repressione dei tumulti di Maggio .. e perch le attesti col mio affetto la riconoscenza mia e della patria. Con la soppressione dei moti popolari del 1898 Rosario dAurelio, fu posto nuovamente in congedo illimitato il 14 luglio dello stesso anno. Egli quindi, lanno successivo contrae matrimonio e da questa unione nasce il primo figlio Vittoria, chiamata come la nonna materna, e poco dopo nasce Donato, chiamato a sua volta come il nonno paterno. Rosario ha insieme alla moglie let di circa 30 anni ma le circostanze politiche italiane lo richiamarono nuovamente alle armi il 19 giugno 1902 allorch venne assegnato alla Milizia Mobile di Terra di Lecce che si affiancava allesercito di linea al posto della Guardia Nazionale insieme alla milizia Territoriale. La milizia mobile era formata da congedati di medio livello, ovvero le prime quattro classi pi giovani in congedo dopo i cinque, poi tre, anni di servizio. La milizia territoriale era formata invece dalle sette classi di leva pi giovani in congedo dopo le quattro della milizia mobile. Le cause del richiamo alle armi di Rosario furono molteplici ma essenzialmente legate, come prima, ai pericolosi fermenti popolari. Lanno 1902 si apr con alcune manifestazioni dei ferrovieri che minacciavano scioperi se non fossero state soddisfatte le loro rivendicazioni salariali. Seguirono a febbraio gli scioperi degli addetti al gas di Torino e a marzo quello dei braccianti e mezzadri nel Mantovano, Ferrarese, Vercellese e Polesine. Eventi che misero in crisi il governo. Per iniziativa di Giolitti, lo Stato si assunse parte dellonere finanziario previsto per i miglioramenti economici concessi ai ferrovieri. Segu un accordo fra i socialisti di Turati e lo stesso Governo riapr le trattative con gli scioperanti. Turati, temeva che il Governo appoggiasse la controffensiva dei padroni che minacciavano in questo clima di fare le serrate. Turati il sei settembre 1902 al congresso del Partito Socialista Italiano, pi coerente prefer parlare di una lotta contro lo Stato con progetti riformistici, piuttosto che progetti rivoluzionari contro il capitalismo. Giolitti us il pugno di ferro su chi voleva scioperare e creare difficolt al Governo. Di fronte ai ferrovieri che volevano paralizzare il Paese, minacci di militarizzare la categoria e fece pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale le severe sanzioni del Codice Penale previste per tutti i dipendenti pubblici che abbandonavano il posto di lavoro. A gennaio una legge sul sistema tributario abol la quota del dazio sui farinacei dovuta allo Stato e ammise un contributo statale da concedere ai comuni. La legge aument nel contempo la tassa di circolazione sui titoli industriali e la tassa di successione. A giugno la Camera approv la legge per la protezione del lavoro femminile e minorile. Si vot la legge sul lavoro minorile che elev let da 12 anni a 15 per quelli impiegati in lavori notturni e pesanti, e fiss un ad massimo di 12 ore lavorative il lavoro delle donne nelle fabbriche. Ma se tali disposizioni furono osservate dalle grandi fabbriche, nellartigianato e nelle campagne nulla cambi. I bambini impiegati furono anche di sei anni e le donne lavoravano in media 14/15 ore al giorno. A novembre il ministro Sonnino espose un progetto legislativo a favore del Mezzogiorno. Egli present un piano organico di riforme teso a favorire da un lato i proprietari ~ 194 ~

meridionali, con la riduzione dellimposta fondiaria, e dallaltro i contadini, con una vantaggiosa riforma dei contratti agrari. Leconomista Luigi Einaudi pubblic un articolo in cui critic i regali alle classi proprietarie previste dal disegno legislativo di Sonnino per il Mezzogiorno e dichiar la sua fiducia nella scelta liberista, sottolineando la necessit di eliminare il protezionismo granario. Salvemini fu duro con la riforma agraria che voleva fare Sonnino per il Mezzogiorno, e cio di ridurre limposta fondiaria ai latifondisti meridionali, definendola un regalo ai proprietari per consolidare ancora di pi le loro propriet. Lui invoc unopera riformatrice che avrebbe dovuto espropriare i latifondi e distribuire le terre ai contadini. A questo punto furono tre le correnti per la questione meridionale in fermento che va diventando fra ribellioni, morti e feriti tra dimostranti e polizia, sempre di pi un problema nazionale: 1. Il governo Giolitti con Sonnino tendeva a favorire i potenti ceti agrari a danno delle masse contadine. La sua utopistica idea fu che i latifondisti pagando meno tasse avrebbero incentivato le colture. 2. Per porre rimedio al divario tra nord e sud, Nitti propose lindustrializzazione del Mezzogiorno, aiutare il commercio marittimo ed incentivare il turismo. 3. Salvemini invece, mettendo laccento sulla vocazione agraria del meridione, propose la distribuzione delle terre ai liberi contadini che volessero autonomamente lavorarla. A tal fine propose anche di estendere il suffragio universale ai meridionali per modificare gli equilibri politici a loro favore. Sedati gli scioperi passarono circa quattro anni di relativa calma. Rosario in questi anni, ritornato nella sua Maglie, aveva 30 anni circa e due figli, uno di un anno, Vittoria e l altro ancora neonato, Donato. Nel 1906 il suo nucleo crebbe con la nascita del figlio Salvatore ma nello stesso anno nuovi scioperi e disordini richiesero lintervento dellesercito. Il 19 giugno 1906, Rosario fu richiamato alle armi nel distretto militare di Lecce, e venne assegnato, come prima, alla Milizia Territoriale. Non riportato, sul foglio matricolare, la data di quando fu messo in congedo e quindi non possibile determinare quanto tempo rest lontano da casa. Certamente il suo periodo di servizio fu di circa un anno, ossia sino al 1907, poich i tumulti furono calmati proprio in questanno, anche se si ripresenteranno nuovamente ma il Rosario, in questo frangente, non fu pi richiamato. Il contesto storico italiano di questi anni fu caratterizzato dallattivit politica, in particolare quella estera, dellallora ministro Fortis. La politica estera ebbe come base lalleanza italiana con gli imperi centrali dEuropa e lamicizia con la Francia, con lInghilterra e con la Russia, ma sia verso le potenze alleate sia verso le potenze amiche, lItalia teneva un contegno remissivo, quasi da nazione che, avendo bisogno di essere in buoni rapporti con le altre, faceva di tutto per non inimicarsele. Amici della Francia ed alleati della Germania, lItalia si trov nel 1905 in una situazione molto difficile in seguito allaccordo anglo-francese per il Marocco, nel quale ~ 195 ~

lInghilterra aveva accordato man libera alla Francia. Irritato da questo accordo, Gugliemo II di Germania part alla volta dellItalia e giunto a Napoli si incontr con Vittorio Emanuele III con il quale ebbe colloqui intorno alla situazione marocchina. La Germania voleva per risolvere tale questione, che si convocasse una conferenza europea ed affidava allItalia di notificare alla Francia questa sua esigenza. Il ministro degli esteri italiano Fittoni non seppe far di meglio che consigliare amichevolmente alla Francia di venire ad un accordo con la Germania per la conferenza. La Francia fu grata allItalia dallanimo benevolo per essersi intromessa nellardua questione. Nonostante questo buon risultato come mediatrice , la Germania accus lItalia di aver agito pi da amica della Francia e dellInghilterra, che da alleata dellimpero tedesco aggiungendo, a voce del Cancellierato, che era lItalia ad avere bisogno degli imperi centrali e non questi dellItalia. Si critic inoltre la condotta della gendarmeria italiana in Macedonia mentre la Germania faceva gi grandi manovre in una ipotetica invasione del Trentino. Lotto novembre, il Governo italiano stipul con il Governo spagnolo il cosiddetto modus vivendi con il quale, per agevolare lesportazione della seta, della canapa e del marmo, si ridusse il dazio sui vini spagnoli da 20 a 12 lire lettolitro. La notizia del modus vivendi determin il ribasso del prezzo dei vini nazionali e per conseguenza diede lavvio ad una grave agitazione fra i produttori vinicoli del Piemonte e del meridione. A Bari il 25 novembre, ci fu un grande comizio di protesta, altri comizi avvennero in seguito nelle altre citt della Puglia ed in particolare a Taurisano in provincia di Lecce dove i dimostranti in un conflitto con la forza pubblica causarono un morto e numerosi feriti. Un altro conflitto scoppi a Grammichele, in provincia di Catania, dove i contadini infuriati avevano assalito il Municipio e il circolo dei galantuomini e si erano avuti 14 morti e circa cento feriti. Per questi conflitti protest vivamente Turati alla Camera addossandone le colpe al Governo: Voi credete che, quando dite alle masse che bisogna seguire il metodo della lotta di classe, le masse possano accogliere il vostro principio, e poi svolgerlo ed applicarlo scientificamente. Le masse intendono diversamente e la lotta di classe si traduce in odio feroce, implacabile; le masse intendono che questodio si debba tradurre a sua volta in altrettante opere di ribellione, di massacro e di vendetta . Il 12 giugno Giolitti espose al Parlamento il suo programma. Vi rientravano i provvedimenti per il Mezzogiorno, per la Sicilia, per la Sardegna. Degne di nota furono le dichiarazioni di Giolitti relative ai lavoratori: Il problema che in questo momento domina tutti gli altri quello del miglioramento delle classi lavoratrici. Dal modo con cui si compir il grande movimento sociale che attraversiamo, dal miglioramento morale e materiale, ma ordinato, costante, pacifico delle pi numerose societ dipende lavvenire della civilt nostra, la prosperit e la grandezza del nostro paese. A rendere sicuro ed ordinato tale progresso devono tendere la costante azione del Governo e le riforme legislative. Anzitutto evidente che il benessere delle classi operaie, inscindibilmente connesso con la prosperit dellagricoltura, delle industrie e ~ 196 ~

del commercio, perch dove solo il capitale e il lavoro abbondano vi possono essere alti salari e buone condizioni di lavoro. Nelle condizioni attuali dItalia, laiuto pi diretto ed immediato che si possa dare al lavoro nazionale quello di agevolare i mezzi di comunicazione facilitando le esportazioni, completando rapidamente la rete stradale dando efficace impulso ad un buon ordinamento ferroviario, organizzando bene i servizi marittimi. Altra condizione indispensabile per lincremento della pubblica ricchezza , da un lato una pi rapida diffusione dellistruzione popolare, e dallaltro un grande elevamento della istruzione tecnica superiore, ora affatto inadeguata ai continui progressi delle industrie. Tali proposte furono pienamente approvate dal Governo. Unaltra inchiesta fu votata dal Parlamento nel 1907 relativa alle condizioni dei contadini nelle provincie del Mezzogiorno e in Sicilia. La commissione nominata si propose specialmente di studiare le condizioni dei contadini e la natura dei patti agrari. Essa fu presieduta dal senatore Faina, il quale, riassumendo in una relazione finale le varie relazioni contenute in parecchi volumi, sostenne che nel Mezzogiorno e nella Sicilia limpedimento al progresso dellagricoltura era costituito dalla distruzione dei boschi, dalla malaria, dal latifondismo e dalla scarsit di acqua e concluse affermando che dal rimboschimento, dallaumento dei mezzi di comunicazione e dalla diffusione della coltura dipendeva lavvenire del Mezzogiorno. Frequenti furono i tumulti e gli scioperi nel 1906. In Sicilia scioperarono gli zolfatari, che a Caltanissetta ebbero conflitti con la forza pubblica e con il loro atteggiamento ottennero che fosse subito votata la legge sul Consorzio obbligatorio degli zolfi; a Bari scioperarono i metallurgici, a Napoli gli studenti universitari, a Roma gli allievi delle guardie municipali, a Torino e a Genova i tranvieri, nel Vercellese i risaioli. Scioperarono anche i lavoratori del mare provocando per reazione la serrata degli armatori e il disarmo delle navi. E tra uno sciopero e laltro si ebbero atti terroristici degli anarchici che fecero scoppiare bombe nella capitale. Al IX congresso socialista fu approvato lordine del giorno presentato dagli integralisti i quali affermarono che il partito mirava alla socializzazione dei mezzi di produzione da raggiungersi con il metodo della lotta di classe e con il criterio di una gradualit entro il seno stesso della societ borghese, usando i mezzi legali e solo in via eccezionale la violenza. Non meno frequenti che nel 1906 furono gli scioperi del 1907. Dovunque tumulti, conflitti, saccheggi, occupazioni violente di terre in Puglia dove lagitazione dur da settembre a novembre, barricate a Napoli, qua e l morti e feriti. In mezzo a tanti scioperi ricominciava il movimento anticlericale, che contribu ad accrescere i disordini. In questi burrascosi periodi Rosario dAurelio certamente si trov a dover convivere e tirare avanti una famiglia che era diventata ancora pi grande. Il 3 ottobre 1910 era nato Augusto e nel 1914 i due gemelli Cosimo e Damiano. Ora il suo nucleo familiare era composto oltre da se e dalla moglie anche da sei figli che al 1914 avevano rispettivamente: Vittoria anni 12, Donato anni 11, Salvatore anni 8, Augusto anni 4 e i gemelli Cosimo e Damiano appena ~ 197 ~

nati. Rosario e la moglie ora avevano let di circa 43 anni e nella calma della cittadina magliese, che comunque visse questi periodi con intensa emozione politica ma senza grandi tumulti, proseguirono la loro vita laboriosa e dedita alla famiglia, allonore e ai sacri principi della vita cristiana, povera certamente ma beata. Con Rosario si chiude larco temporale che va dai primi anni del Settecento al primo decennio del Novecento in cui Filomena prima, e Rosario poi, moriranno lasciando nella citt di Maglie tutti i rispettivi figli che, ad esclusione di Vittoria e di Donato, daranno limpulso alla nascita della genealogia dei DAurelio in questa citt. Oggi la discendenza sopravvive a Maglie da 110 anni.

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ALBERO GENEALOGICO
Dal 1672 ad oggi
famiglia

DAURELIO

ramo della Citt di Maglie

A.

Antonio D'Alerio
Uggiano la Chiesa (probabilmente figlio di Carlo o Leonardo DAurelio di Minervino di Lecce) contadino (*1660 ca. +ante 04/05/1732)
=1692 Apollonia Cursano (*1672 +06/04/1733)

a. b.

Rosa DAlerio Uggiano la Chiesa

Monaca bizzoca (*1702 +04/12/1750)


Vito DAlerio alias D'Aurelio

Uggiano la Chiesa Sarto e Regio Giudice ai Contratti (*1705 +post 1790)


=Fortunata Nicolazzo (*1709 +28/07/1740) =Giovanna Caggese (*1712 +01/01/1756) =Giuseppa Cristaldo (*1731 +post 1764) =Giuseppa Donadeo (?) 1. 2. 3. 4. 5. 6. Pasquale (*? +04/12/1753) Giovanna (*1764 +post 1791) =1791 Giuseppe D'Alba Generoso (*1758 +post 1783) Emanuele (*1747 +13/07/1748) Rosa (*ante 1783 + ante 1790) Giuseppe Nicola Pasquale (*20/01/1754 +31/03/1834) =Pasqualina Fortunata Cursano =30/01/1817 Salvatora Carmina Domenica Villani in vedovato S. De Benedetto 7. Francesca (*1761 +09/08/1840) =post 1784 Domenico Pisino di Tricase =Giuseppe De Tommasi 8. Aloisio Lorenzo Paolino Pasquale Fedele (*10/08/1746 +17/08/1817)

Uggiano la Chiesa
=ante 1797 Maddalena Sunna (*1772 ca. +02/02/1842) a. Vito Roberto (*21/01/1797 +26/02/1843)

Uggiano la Chiesa
=05/08/1823 Isabella Cursano detta Mirabella (*14/01/1797 +08/10/1848) 1. Francesco Donato (*08/07/1830 +31/03/1886)

Uggiano la Chiesa
=21/07/1853 Saracino Maria Vittoria di Spongano (*30/03/1837 +05/03/18829 a. Rosario (*06/19/1872 +1955 Maglie)

Otranto
=30/10/1899 Rizzo Filomena Maria Celimanna di Maglie (*28/12/1871 +pos 1955) i. Augusto (*03/10/1910 +11/1997) Maglie =Vincenza Montagna (*1914 +1965) ii. Oronzo (*26/08/1944) =25/04/1973 Congedo Giuseppa (*28/03/1948)

~ 199 ~

iii.

Vincenzo (*28/03/1974) =29/09/2005 Annunziata Natali di Muro Leccese (*30/05/1975) iv. Marco (*25/09/2006)

v. vi. vii.

Paolo (*28/07/1979) Maria Cristina (*07/03/1983)

Mario = Giannotta Rosaria viii. ix. Ivan Yuri

x. xi.

Anna Rosa =Pizzola Giuseppe di Cutrofiano Rosario Salvatore =Pepe Maria Antonietta xii. xiii. xiv. Alessandra Marcella Massimiliano xv. Daniele

xvi. xvii.

Vittoria (*1900 ca). =Donato Borgia di Spongano Donato (*1903 ca.) Anna Vittorio Gerardo Rosario xix. xx. xxi.

xviii.

xxii.

Cosimo (*1914) =Giovanna Ada Antonio Valerio Michele

xxiii. xxiv. xxv. xxvi. xxvii.

Damiano (gemello di Cosimo) (*1914) =Citti Concetta Francesca Teresa Luigi Salvatore Antonio

xxviii. xxix. xxx. xxxi. xxxii. xxxiii.

Salvatore (*1906) =Annunziata Luigi (+1963 ca.) =Cotardo Domenica xxxv. Antonio =Siciliano Lidia di Cursi xxxvi. xxxvii. Martina Rosario =Francesca Toma xxxviii. xxxix. xl. Marco Giorgio Carlo

xxxiv.

xli. xliii. xliv. xlv. xlvi.

Fausto xlii. Filomena Antonio Salvatore Salvatore =Ciciariello Adele Franca

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xlvii. xlviii. xlix. b. c. d. e. 2. 3.

Armando Salvatore Graziana =Spertingati Maurizio

Nicola Donato (*26/04/1875 +01/05/1875) Isabella (*10/09/1869 +Maglie) Lucia (*05/09/1858) Maria Addolorata (*05/04/1886)

Maria Maddalena *16/12/1832 Leonarda Medica Vincenza (*18/05/1824 +01/03/1884) =1843, Pasquale Mario Minerva (*22/04/1822)

4. b. c. d. e.

Vincenzo (*12/03/1826 +20/03/1826)

Domenico Antonio Leonardo (*02/02/1800) Benvenuta Maria Martignana Antonia detta Giovanna (*02/01/1810) Giuseppa Vita (*1782 +23/05/1852) Tommaso Ippazio Antonio (*13/06/1806) 1. Giuseppe (*1832) =Giuseppa Marzo a. b. Luigi Pasquale (*1871 +1873) Salvatore =1884 Morciano Tommasina Rosa

f.

Vito Maria Lazzaro Leonardo (*17/09/1814 +20/01/1818)

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Due uomini di Chiesa


Abbiamo visto che buona parte dei nostri antenati documentati ad esclusione del solo Vito DAurelio, il Regio Giudice ai Contratti, sono inseriti nel ceto cosidetto infimo essendo contadini e filatrici. La lettura degli archivi notarili ci ha fatto osservare che quano pi si risalgono i secoli migliori e pi prestigiose furono le condizioni sociali e quindi economiche di questi antenati. Ad oggi non ho potuto ancora collegare tutti i cognominati DAurelio di Uggiano la Chiesa e dintorni ma ritengo che abbiano un comune ceppo originario. Tra lenormit di nomi vagliati due soggetti in particolare si distinsero in questa nostra umile schiatta. Furono il subdiacono don Gaetano DAulirio ed il Reverendo don Laurenzio DAurelio entrambi di Giurdignano e viventi nel primo decennio del 700. NellArchivio Metropolitano della Curia di Otranto si conserva tra gli atti del notaio Sanzonetti Brazzi un documento datato 1 aprile 1723 in cui appare anche la firma di Gaetano DAulirio e si tratta di un foglio in cui si annot lesito di una verifica fatta insieme al notaio DUrso sulle scritture notarili del Sansonetti. Sia il DUrso che il Gaetano erano quindi due verificatori che avevano lincarico di controllare la correttezza e lautenticit dei protocolli notarili in applicazione delle disposizione legislative dettate delle cosidette prammatiche viceregnali. Entrando nello specifico dellincarico amministrativo ricoperto da Gaetano si evince, cos come dalla segnatura, che egli fosse titolato Regio Vicario e pertanto lo stesso collaborava con un Conservatore allistituzione di un archivio generale finalizzato a determinare e conservare tutti quegli atti utili a conoscere la rendita pubblica. Generalmente tali cariche non erano assegnate a degli ecclesiastici ma se consideriamo che lArcidiocesi di Otranto possedeva anche dei feudi, come Uggiano la Chiesa, molto probabile che tali incarichi fossero assegnati allinterno del clero stesso. Lo stesso don Gaetano appare nel fondo del notaio Marcello Manieri di Minervino di Lecce 81, conservato presso lArchivio di Stato di Lecce, dove si legge al foglio 47 1678, 7 Agosto /Censis pro Reverendo Capitolo Casalis Jurdignani 7 Agosto in Casalis Jurdignani = Costituiti in nostri presentia Leonardo de Aurelio, subdiacono Caetano de Aurelio e Francesco de Aurelio padre e filius de Jurdignano stantibus dicti subdiacono Caetano e Francesco cum consensum dicti Leonardi patris. Queste brevi righe permettono di fare un prima considerazione sulla carriera ecclesiastica di don Gaetano. Egli risult gi subdiacono a Giurdignano nel 1678 e pertanto let di questa nomina pu indicarsi intorno a 20 anni da ci deriva che molto probabilmente egli fosse nato intorno allanno 1658 circa. La carica di Regio Vicario viene invece desunta dal documento del 1723 e quindi ben 45 anni dopo facendoci intendere che il Gaetano fosse un prete anziano per quei tempi avendo circa 65 anni. Lo stesso documento del 1678 ci indica che don Gaetano avesse anche un
81

Archivio di Stato di Lecce fondo Archivi Notarili, Serie Protocolli notarili di Uggiano La Chiesa segnatura 60/1 del Notaio Manieri Marcello di Minervino di Lecce, anni 1676 1683, foglio 35 e 47.

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fratello chiamato Francesco e il loro padre si chiamasse Leonardo. Statisticamente considerando una generazione formata da 20 anni potremmo ipotizzare a partire dalla presunta data di nascita di Gaetano, che il padre Leonardo fosse nato almeno attorno al 1638. Abbiamo pi volte scritto che la ricerca genealogica un mosaico che si compone man mano con le notizie che si estrapolano dai singoli documenti anagrafici o dagli atti notarili. Con laiuto di un altro documento redatto sempre dello stesso notaio Manieri si rivela che don Gaetano abitasse in Giurdignano alla strada di Santo Rocco nellanno 1683, in particolare al foglio 35 scritto 1683, 6 Agosto /Emptio pro D(on) Caetano de Aurelio de Jurdignano 6 Agosto = bene casa posto in Giurdignano loco detto Sancto Rocco . Il tutto meriterebbe ulteriori approfondimenti per stabilire eventuali parentele con i DAurelio di Uggiano la Chiesa che permetterebbero di risalire con la genealogia a prima del 600 ma con rammarico sono certo che ci non sar possibile per lassenza, pi volte ribadita, di documenti antecedenti al XVII secolo. Lunica speranza quella che nella fase di riordino e riorganizzazione dellArchivio Metropolitano di Otranto venga ritrovato qualche indice o repertorio che documenti i villaggi dei nostri antenati.

ARCHIVIO METROPOLITANO DI OTRANTO Fondo: Fondo Protocolli Notarili Volume di prot. : Protocolli Notarili Notaio Sansonetti Leonardo Brazzi Anno : 1723, 01 Aprile

Sanzonettus Leonardus Brazzi

meo solito signo

signavi

Die p(ri)ma : m(ensi)s Ap(ri)lis 1723 Jn terra Ruffani&[etcetera]

Pre(sente)s Prothocollus Not(a)ris Sansonetti Leonardi Branzi [sic!] di Jurdignano Hjd(run)ti : corr(en)tis anni milles(i)mi septingentes(i)mi : viges(i)mi : secondi cartar(um) scriptar(um) n(umer)o centum triginta quinque esclusa p(rese)nti exibitum, et p(rese)ntatum fuit coram sub(scrip)t(um) : D(omi)nu(m) Reg(ius)= Visit(ato)re : qu viso et reperto servata f(orm)a Reg(i)ae Pramm(matic)ae, fuit, d(ic)tus Not(ar)ius : Laudatus , et p(rese)nti visit(atio)ne : Licenzi[(at)]us , et Jta &[etcetera] hoc suum&[etcetera]

d. Caietanus dAulirio Reg(i)us Vi(sitat)or=

Not(ari)us DUrso Act(ua)rius : Ast[(.?.)]cus

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Laltro prelato al quale abbiamo accennato e che si incontra nella lettura dei protocolli notarili del notaio Sansonetti Brazzi di Uggiano, depositato presso lArchivio Metropolitano di Otranto, Laurenzio DAurelio di Giurdignano. Il documento in questione datato 28 maggio 1704 nel quale si rog lacquisto di un terreno detto le Carrare sito in Giurdignano e appartenuto a tale don Nicola Lanzilao. Questo documento particolare pi che per gli aspetti relativi allindagine genealogica, per le condizioni economiche che traspaiono dei ceti bassi delle nostre borgate agricole del primo 700. Il venditore don Nicola Lanzilao ricevette in eredit dal padre Angelo un terreno nominato volgarmente le Carrare di capacit in semina pari a tomoli due che decise di vendere a don Laurentio. Il motivo di tale vendita fu principalmente dovuto alla mancanza di liquidit derivante dalla disastrata situazione patrimoniale che Nicola aveva ereditato dal padre Angelo. Si legge infatti che lavo avesse acquistato il 29 marzo dellanno 1686 dal Capitolo di Giurdignano in localit Madonna di Costantinopoli un parte di chisura con alberi dulivo, uno di gelso e vigna per il prezzo di 26 ducati. Non possedendo questa somma lavo Angelo pattu con lo stesso Capitolo un prestito al tasso del 9% con ipoteca per atto rogato nello stesso giorno dal notaio Nicolazzo di Minervino. Alla morte dellavo, don Nicola ne aveva ereditato il debito ma la situazione era ancora pi grave. Don Nicola era debitore nei confronti del Reverendo don Giuseppe Fiorilli di Uggiano la Chiesa, di 21 ducati pi 55 grana derivanti dallacquisto di unaltra chesura detta Melampo sita in Uggiano la Chiesa come da atto rogato dal notaio Antonio Valletta. In questa soffocante situazione debitoria lalternativa era dunque vendere anche perch per dirla proprio con le parole di don Nicola aveva bisogno di soddisfare diversi bisogni tanto di esso, quanto di sua Casa,e per potere in avvenire sostentare, e vestire alcunaltri suoi fratelli piccoli quali si morono della fame. La vendita per non fu fatta per i terreni Madonna di Costantinopoli di Giurdignano e Melampo di Uggiano la Chiesa bens per quella anzidetta delle Carrare di Giurdignano stesso. Limporto pattuito che don Lorenzo DAurelio doveva pagare fu di ducati 75 enormemente superiore alla cifra pagata da Angelo Lanzialo pari a ducati 26 da cui si determina una crescita del valore del 300% in soli 18 anni. Tale importo di vendita copre appieno limporto dei debiti di don Nicola il quale stabilisce anche il metodo di pagamento. A tale scopo limporto complessivo di 75 ducati da riscuotere immediatamente destinato in contanti per ducati 17 e grana 45 allo stesso don Nicola, per ducati 21 e grana 55 a don Giuseppe Fiorilli a copertura del debito relativo allacquisto del terreno Melampo, i residui ducati 26 a copertura del debito con il Capitolo di Giurdignao per lacquisto del terreno in localit Madonna di Costantinopoli. Che la situazione finanziaria di don Nicola Lanzialo non fosse rosea accertato ma non si potrebbe dire che quella di don Laurentio DAurelio fosse eccezionale. Gli stessi ultimi 26 ducati don Laurentio non li possiede e pertando si voltura il debito di don Nicola al nuovo acquirente che dovr corrispondere al Capitolo di Giurdignano una rata con periodicit ~ 206 ~

tertiam di 23 carlini e 4 grana. Procedendo nella lettura dellatto leggiamo che don Nicola Lanzilao fosse minore e pertanto al fine di poter procedere con il rogito era necessario che fosse nominato un curatore per lo stesso. La Corte Arcivescovile di Otranto con delega determinata dal Vicario Generale Marco Foschi e firmata dal notaio Rausa design il 23 maggio 1704 don Mattia Moscatello di Giurdignano. Questa delega oltre alla comunicazione del curatore delegato conferma nelle righe lenormit dei debiti di don Nicola, in particolare ne appare uno ulteriore di ducati 15 da corrispondere alla Confraternita del Santissimo Sacramento, e ne giustifica anche in altro modo il motivo della vendita da effettuare poich il proprietario non riusciva i censi con pagarne di quelli lannualit alla raggione del nove per cento, quando dalli frutti del stabile non ne percipe il cinque. Precedentemente a questatto don Laurentio ne stipul ancora un altro, sempre per atto rogato dal Sansonetti Brazzi, l11 maggio del 1704 e come per il precedente interessante analizzarlo dal punto vista sociale ed economico. Laspetto che maggiormente caratterizza queste famiglie contadine del 700 quella di possedere delle piccolissime propriet ma di non avere mai disponibilit liquide rendendo impossibile laccrescimento e il miglioramento delle stesse. Lalternativa a questa carenza monetaria fu sempre la vendita di alcuni beni e lacquisto di nuovi fatti salvi gli episodi in cui la necessit di sfamare le famiglie e di curarsi portarono alla definitiva perdita di queste minuscole propriet. Definirle minuscole il meno peggio che si pu dire poich le stesse non erano nemmeno in grado di produrre il minimo necessario del sostentamento dellintera famiglia. La povert cresceva di pari passo con il crescere dellet del proprietario poich il non poter lavorare portava al definitivo declino della famiglia che non aveva la possibilit di contare su rendite o attivit agricole che eccedessero il proprio fabbisogno. Con questi presupposti analizziamo latto che segue dal titolo Emptio eiusdem horti pro Reverendus don Laurentio DAurelio de Jurdignano facta a Mastro Spisso, et Marta DAurelio coniugibus de terra praedicta ac emptio alterius horti pro dictis Mastro Aloisio et Marta coniugibus. Don Laurentio acquist dai coniugi Aloisio Spisso e Marta DAurelio di Giurdignano, per la quale si ignora il rapporto di parentela con il reverendo, un bene dotale della stessa. Si trattava di un orticello delimitato da un muro a secco, chiuso di pariti di petre, sito in localit detto le Giardine nello stesso Giurdignano. Il motivo di tale vendita fu quello di impiegare limporto riscosso per investirlo nellacquisto di un altro orto pi grande e pi redditizio ma anche pi caro. Si convenne un prezzo di vendita pari a sette ducati che gli stessi coniugi incassarono da don Laurentio e che poi versarono contestualmente assieme ad altri tre ducati alla vedova Domenica Lanzilao di Giurdignano. Latto stesso quindi include due compravendite la prima a favore di don Laurentio e la seconda a favore dei coniugi Spisso. Questa Domenica Lanzilao ricevette lorto oggetto di vendita come bene dotale e lo stesso, ubicato a Giurdignano alla strada di San Cosma, di capacit pari a stoppelli uno contenente diversi alberi comuni, fu donato allo stesso ~ 207 ~

Aloisio Spisso in data 2 settembre 1696 per atto del notaio Gaetano Nicolazzo di Minervino. Per questa donazione molto probabilmente Aloisio Spisso era figlio di Domenica Lanzilao oppure trattavasi di una parente stretta la quale pose una condizione e cio quella che ambedue avessero potuto in qualunque momento per bisogno venderla. Leggiamo nel documento stesso che Domenica versava in stato di estremo bisogno, stato miserabile, essendo sempre a letto poich gravemente ammalata. Lo stato di bisogno fu anche accertato dal sindaco di Giurdignano che la visit il 20 aprile dello stesso anno e scrisse di tale indigenza al notaio stesso. Aloisio non volendo quindi perdere questo terreno che qualitativamente era migliore del precedente e forse anche per estensione, immaginiamo quindi quanto piccole fossero le propriet, decide di acquistarlo insieme alla moglie per ducati 10. Entrambe le vendite vennero sottoscritte e rogate dal notaio in casa dei coniugi Spisso sita a Giurdignano nella strada detta volgarmente Pendino. Di questi nostri due prelati quindi non abbiamo letto la loro vita o indagato sui loro beni e sulla loro famiglia ma si sono resi protagonisti di due episodi di vita rurale che ancora una volta ci riconfermano quella situazione grave e penosa del 700 in cui vers il Mezzogiorno alluscita dei Viceregni spagnoli.

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ARCHIVIO METROPOLITANO DI OTRANTO Fondo: Fondo Protocolli Notarili Volume di prot. : Protocolli Notarili Notaio Sansonetti Leonardo Brazzi Anno : 1704, 28 Maggio

Emptio Clausorij = Pro= Rev(erendu)s D. Laurentio dAurelio de Jurdignano

Die vigesima octava m(ensi)s Maij duod(ecim)ae Jnd(ictio)nis millesimo septing(entesi)mo quarto in T(er)rae Jurdignani, Nos Fran:(cis)cus Savator Urso de Uggiano Ecc(les)iae Reg(iu)s ad con(tra)ctus, et ad vita(m) Judex, Sanzonettus Leonardus Brazzi p(ubli)cus Not(ariu)s; et testes [videlicet] [ : ] R(everendu)s D., Marsilio Prototico de d(ic)ta Terra Jurdignani, M(a)e(ste)r Aloisius Spisso de Minervino, et M(a)e(ste)r Petrus Mancino de T(er)ra Muri in hac Jurdignani comm(oran)te viri quidam &[etcetera]---Const(itui)ti n(ost)ri p(rese)ntia cl(eri)co Nicolao q(uonda)m Angelo Lanzilao de Jurdignano, cons()te prius in Nos &[etcetera], ac stante cum interventu, et p(rese)ntia, et co()nsu Rev(erendo) D. Mattiae Moscatello eius Curatoris de d(ett)o Jurdignano p(rese)ntis ac eius co()nsu &[etcetera] cum iuram(en)to eidem praestantis&[etcetera] [] ipsu()met cl(erici): Nicolaum electi, et X[per] Hyd(runti)na Curiam Confirmati, vig(en)te dec(re)ti lati sub die 23 m(ensi)s Maij, 1704, tenorio inserius inserendi, ag(gen)te, et interv(eniente ad infra(scri)pta, et singola dias prae se, suis; heredib(us); et succ(essori)bus parte ex una---Et Ad()m Rev(erendu)s D. Ltio dAurelio de eodem Jurdignano, cons(...)te simil prius[c. 22] prius in Nos&[etcetera], ag(gen)te : pariter, et int(ervenien)te ad eodem infra(scri)pta, et singula omnia &[etcetera] pro se suisque heredibus, et succ(essori)bus&[etcetera] parte ex altera= Dictus quidam Cl(eri)cus Nicolasus sponte asseruit cora(m) nobis, et d(ict)o Rev(erend)o D. Laurenzio p(rese)nte&[etcetera], ipsum tamquam D(omi)num, et p()num iuxt, iustoque tit(ulu)m; et bona fide h(ave)re, tenere, et possedere inter alia eius bona patrim Clausoriu(m) unu(m) , vulgo nuncupatum le Carrare, capacitatis in sem(inae) tum:[tomoli] duor:(um), circ(iter); et X[per] quantum est , cum omnibus eius membris, et integro statu,situm, et positum in feudo d(ic)ti Jurdignani, iuxta bona Rev(erendu)s D: Leopardi Olivieri de Corigliano ex Occidente, viam p(ubli)cam: ex omni alia parte, francum&[etcetera] praeter quam a solitis servitutib(us) baronalis; si quae forent&[etcetera]--Soggiungendo lo d(ett)o Cl(eri)co Nicol, come lanni passati in p(ubli)co testim(onio): costit(ui)to il q(uonda)m Angelo Lanzilao suo Padre, compr da q(ue)sto Rev(erendo) Cap(itolo) una parte di Chies(ur)a, con vigna,scerso, et arbori dolive, e com(mu)ni dentro, e con tutti suoi membri&[etcetera],sita, e posta in q(ue)sto feudo di Giurd(igna)no in loco d(ett)o la Madonna di Costantinopoli, vicino li beni sulco di d(ett)o q(uonda)m Angelo, via p(ubli)ca da tre bande, et altri confini, e q(u)esto X[per] il prezzo di jd:[ducati ] ventisei, q( u)ali X[per] non havere avuti pronti lo d(ett)o q(uonda)m Angelo, promese, e soblig X[per] li med(esi)mi pagarna d(ett)o Rev(erendo) Cap(ito)lo linteresse alla ragg(io)ne del nove per cento, col patto de retrovendendo, et affrancando, quandocumque, come il tutto pi distintam(en)te app(ar)e da istrom(en)to, rogato X[per] mano di Not(a)r Nicolazzo di Minervino, come dissero, sotto le 29 del mese di marzo dellanno 1686 ; allo q(ua)le&[etcetera]; Nec non esso Cl(eri)co Nicol ritrovarsi debit(o)re in altri jd:[ducati ventuno, e g(ra)na 55 al Rev(erendo) D: Gius(epp)e Fiorilli dUggiano Ecc(lesi)ae X[per] la retrovendita duna Chies(u)ra, nom(ina)ta Melampo, vendutali[c.22v.] da esso Cl(eri)co Nicol, med(ian)te: come disse istrumento ; rog(a)to li giorni passati X[per] mano di Not(a)r Ant(onio) valletta dUggiano Ecc(lesi)ae allo quale&[etcetera]---Delli q(ua)li sud(det)ti debiti, volendosi esso Cl(eri)co Nicol esimere , e liberare, come anco soddisfare ad altri, fatti X[per] bisogni, tanto di esso, q(ua)nto di sua Casa,e per potere in avvenire sostentare, e vestire alcunaltri suoi fra(te)lli piccoli q(ua)li si morono della fame determin di vend(e)re la sud(ett)a poss(ession)e, nom(ina)ta le Carrare, et haventone di d(ett)a vendita trattato co(n) pi uomini, e persone, fr laltri col d(ett)o Rev(erendo) D.: Lorenzo, co(n) q(u)ello, si sono

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conv(enu)ti: per lo prezzo di Jd:[ducati] sessanta cinque de q(ua)li esso D: Lorenzo ne dovesse pagare oggi in co(ntan)ti ad esso Cl(eri)co: Nicol Jd:[ducati] diciassette, e g(ra)na 45; altri jd:[ducati] ventuno, e g(ra)na 55; ex deleg(azion)e di esso Cl(eri)co Nicol , li dovesse pag(ar)e al d(ett)o Rev(erendo) D. Giuseppe, X[per] havere da q(ue)llo esso cl(eri)co Nicol la retrovendita di d(ett)a Chies(ur)a, e li restanti jd:[ducati] venti sei, saldo, e complim(en)to di d(ett)o conven(u)to prezzo pagarli al d(ett)o Rev(erendo) Cap(ito)lo quando ad esso D: Lorenzo li parer, e piacer, et interim,ne videatur imptor tenere rem, et pretium, et locupletari aliena iactura, corrisponderneli lann(uali)t di d(ett)i ann(ui): carlini venti tr, e g(ra)na 4; decorrenda da oggi p(rede)tto giorno in avvenire, singulis annis tertiatim, dellistesso modo, e f(or)ma st obligato esso Cl(eri)co Nicol, come figlio, et erede di d(ett)o q(uonda)m Angelo in virt di d(ett)o istru(en)to; stip(ola)to X[per] d(ett)o Not(ar) Nicolazzo allo quale&[etcetera], Con esser tenuto esso D: Lorenzo del sud(ett)o debito di Cap(ita)le de jd:[ducati] venti sei, e terze, da q(ue)llo decorrende esimere, liberare, et assolvere indenne et illeso lo sud(ett)o Cl(eri)co Nicol, suoi eredi, e successori, ebeni, et ante dannum passim&[etcetera], sotto lemenda di tutti danni, spesa, et int(eres)se; E con patto ancora, che tempo del pagam(en)to di d(ett)i jd:[ducati] venti sei, il d(ett)o Rev(erendo) Cap(ito)lo sia tenuto, et obligato cedere traslatu, et no(n) extinetive benef(ici)o di esso Rev(erendo) D. Lorenzo, suoi eredi, e success(ori): tuttaltro,[c. 23] ragioni, anteriorit, priorit, et ipoteche, spettanteli in virt di d(ett)o istr(ument)o di vendita, X[per] potersene servire lo d(ett)o D: Lorenzo X[per] difesa della sud(ett)a Chies(ur)a X[per] esso Compranda, affine deascludere posteriori creditori sopra di q(ue)lla vis pretendenti, et ad ognaltro buon fine&[etcetera]----Jn a poter vend(er)e la Chies(ur)a p(rede)tta, X[per] la q(ua)l Corte essendosi pigliata diligente inform(ation)e servatis servandis f interposto decreto, che essendo vero lesposto sia lecito ad esso cl(eric)o esecut(io)ne del q(ua)l trattato, avendo comparso esso Cl(eri)co Nicol, stante la sua minor et, nella Corte Arc(ivescovi)le della Citt dOtranto, et esposte le sud(ett)e necessit, fece ist(anz)a, che se li dia il Curatore, e lassenso Nicol di vendere la sud(ett)a Chies(ur)a, con averseli dato ancora il curatore, X[per] esso eletto, e nom(ina)to,come il tutto pi distint(amen)te app(a)re dal sud(ett)o dec(ret)o del tenor seg(uen)te V.[videlicet:] Jll(ustrissi)mo Sig(no)re= Nicol Lanzilao Cl(eri)co di giurdignano, e minore co(n) supp(li)ca hum(anam)te espone V.S. Jll(ustrissi)ma, come si ritrova gravato co(n) molti debiti forsosi, fatti dal q(uonda)m Angelo Lanzilao di d(ett)o Giurdignano suo Padre con pagarne di q(ue)lli lann(uali)t alla ragg(io)ne del nove X[per]cento, quando dalli frutti del stabile non ne percipe il cinque, con che intende X[per] com(m)odo, et utile dellOratore alienare, e vendere una possess(ion)e sem(minatori)a;sita in d(ett)o feudo, nom(ina)ta Carrare, di a[tomola] due inc(irc)a; del prezzo d(e)lla q(ua)le intende affrancarsi il Cap(ita)le de jd.[ducati] venticinque al Rev(erend)o Cap(ito)lo di d(ett)o : Giurdignano, e Jd: [ducati] quindici alla Confrat(erni)ta del SS/mo Sacram(en)to; per suo comodo, et utile; E perch si trova minore, e no(n) vuole leg(iti)m esitare la med(esi)ma senza il Curatore, per ad hunc actum t(antu)m , nom(inat)a, X[per] suo curatore D: Mattia Moscatello di d(ett)o Giurd(igna)no; Per tanto supp(li)ca: V.(ostra) S.(ignoria) R(everendissi)ma d(e)lla confirmazione, e concederrli lassenzo e benep(laci)to; X[per] la vendita sud(ett)a [c.23v.] et oltre esser cosa giusta si ricever a gratia, da V.(ostra) S.(ignoria) R(everendissi)ma==Per Ill(ustrissi)ris et R(everendissi)mus D(omi)nus Vic(ariu)s Gen(era)lis Hjd(runtini)s sedem&[etcetera],visio&[etcetera] p()eta&[etcetera]dummod exposita vera sint, in causam p()etam dixit licere et ruitum esse Oratori bona p()eta hypotegandi, prout in in apposita, ad quem effetum Curatore electum, et nominatum confirmavit, cumfacultatibus ad hunc actum tantum, dans &[etcetera],interponens&[etcetera], itam&[etcetera], omni&[etcetera], Hyd(run)ti:ex C(uri)a Arch:[(idiocesanae)]die 23 Maij 1704 D. Marcus Foschi V.[icarius] G.[eneralis]= D.Rausa Not(ariu)s &[etcetera]--Vigore cuius praens(er)ti dec(re)ti,volentes partes ipsae procedere ad confectione(m) cau(ta)lar&[etcetera]Jdeo hodioe p(raedi)cto die sponte coram nobis, non ci, dolo&[etcetera] p(rae)fatus cl(eri)cus Nicolaus motus rationib(u)s; et causis ut s(upr)a expressis, et declaratis,omnique alio m(elio)ri: modo&[etcetera] ex nunc cum interventu(m),et p P(raese)ntia d(ic)ti Rev(erendu)s D. Mattiae sui Curatoris, ut s(upr)a liber venditit, et alienavit&[etcetera],et tit(ul)o vend(itio)nis, et alienationis p()cte, per fustem, se quasi iure proprio, et imp(persona)m dedit, cessit, et ren(didi)t &[etcetera]d(ic)to Rev(erendu)s D. Laurenzio p(raese)nti&[etcetera] bona fide ementi X[per] sup(paedi)ctum Clausorium se possess(ioni),m numcup(a)tae vulg Le Carrare, ut s(upr)a sitam&[etcetera], cum omnib(u)s iurib(u)s&[etcetera]; franca&[etcetera], praeterqua(m) a serv(an)tus baronalibus, si quae forent&[etcetera]---Nichil ibidem reservando &[etcetera], insi dominiu(m) pendente integra solut(ion)e pretis, ut infr

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Et hoc pro d(ict)o conv(enu)to pretio jd:[ducati]sexaginta quinque p[prae]fatus Cleri(c)us Nicolaus p(raese)ntial(ite)r, et manual(ite)r coram nobis num(eran)tes, cum interv(entu)m d(ic)ti sui Curatoris recepit, et abuit ducatos decem, et septem, et g(ra)na 45; in tanta moneta arg(ente)a a sup(radi)cto Rev(erendu)s D. Laurenzio p(raese)nte, et solvente, ex pretio unius eius Clausorij patrio(nia)lis in maiori summa, vulgo nunc(upa)ti li cantarelli, ut infr, ad hoc ut valcat ex eis satisfacere debita, et subvenire eius necessitatib(u)s devieto, et vestito,ut s(upr)a; Alios ducatos vigenti unum, et g(ra)na 55. praefatus D. Laurentius s(pon)te promisit, seq. Oblig(ato)ti, de ord(in)e, et espresso mandatu(m) d8ic)ti Cl(eri)ci Nicolai [c.24r] colai, solvere d(ict)o Rev(erend)us D. Josepho, pro abenda ab eodem rehemp(tion9e d(ic)ti Clausorij, vulg dicti Melampo, infra terminum dierum trium ab odie in antea computandob, precedente t(ant)u iurium cessione faccenda X[per] elude(m) D. Josephum, in beneficiu(m) opsius D: Laurentij; Et reliquos ducatos viginti sex simil(ite)r sponte promisit seque obligavit de ordine, et exprtesso mandatu ipsius Cl(reri)ci Nicolai solvere d(ict)o Rev(erend)o Cap(ito)lo quandoeidem D. Laurenzio videbit, et plaubit, et interim ne videatur tenere rem, et pretium, et aliena locupletari iactura, praefatus D. Laurentius sp(on)te prom(issi)ti, et se obligavit X[per] solvere, et corrispondere hic Jurdiniani d(ic)to Rev(erendu)s Cap(ito)lo, ac eius proc(urato)ri p(raese)nti, et pro tempore esistenti, absentib(us);nihiq p(raedi)cto Not(ariu)s pro eis p(raese)nti;et stip(ulan)ti&[etcetera] supctos ann: carolenos vigenti tres, et g(ra)na quator singulis annistim, scilt(er) singulis quatuor mensib(uli)s 3am illor partem tang(en)tem; etincip(ter)e; et facere p(ubblic)a solut(ione)m p(ri)mae tertiae, et pagae infine primor quatuor mensiu(m) continuor(um),ab odi in antea computandor(um); et sic dende in antea continuare, et ab annua solutione p(raede)cta non deficere, nun cessare aliqua r(agi)one, et causa, et eo modo, et f(or)ma, ac cum eisdem pactis, et conditionib(us); pro ut ipse Cl(eri)cus Nicolaus uti filius, et haeres d(ic)ti q(uonda)m Aqngeli sui patris reperitur obligatus d(ict)o Rev(erendu)s Cap(ito)lo,vig(en)te d(ic)ti Con[tra] ctus vend(itione)m d(ic)ti Not(ario): Nicolazzo cui&[etcetera] in pace&[etcetera], et no(n) obit(ar)e quancumque ex(ecutio)ne, etiam liq(ui)da p()ne&[etcetera], et absque diminu(ion)e&[etcetera], et quae de jure faccenda esset, et tam ex causa pertis, ut beni, quod absit, quam alterius cuiusuis imped(imen)ti, et casus fortuiti divini, umani conting(en)ti, rari insoliti, et inopinati&[etcetera],quibus&[etcetera], express cum iuram(en)to coram nobis d(ict)us D: Laurentius re()nt, et promisit no(n) uti&[etcetera] Eximeus propterea [prae]fatus D. Laurentius indemnem, indemniaque [c.24v.] ab onere d(ic)ti census, tam respectu Cap(ita)lis, quod tertiaru(m) decurrendar(um) ut s(upr)a dictu(m) Cl(eri)cum Nicolaum eiusque haeredes, successores, et bona eius omnia &[etcetera], et alios forsam cum eis ins(iliu)m oblig(ali)tes, promissor forsitan faccenda, et patienda, faciendas, et patiendas &[etcetera], in sudicio et extra, quia sic&[etcetera]--Patto quod tempore solut(io)nis d(ict)i Cap(ita)lis d(ict)us Rev(erendu)s Cap(itu)lus teneatur, et debeat translativ, et no(n) catinotiv cedere, et renunciare d(ict)o Rev(erendu)s D. Laurentio, eius heredibus, et succ(essori)bus &[etcetera] omnia iura, omnesque actiones anther(iora)tes, prioritates, et hypothecas, quae, et quas d(ic)tus Rev(erendu)s Cap(itu)lus habet, et eidem competunt vig(or)e d(ic)ti Con(tra)ctus venditionis, ac altar quarumuis caular contra dictum Cl(eri)cum Nicolaum, ac contra quasuis aliar personas forsas ob ag(en)te, ac ponere habeant, et debeant dictum Rev(erendu)s D. Laurentium eiusque haeredes, et successores&[etcetera] in locum, ius ,et gradum ipsius Rev(erendi)s Cap(itu)lis;obsque constituere procuratores irrev(ocali)tes , ut in rem propriam. De quibus quidam iuribus, actionib(u)s anterioritatib(u)s, prioritatib(u)s; libere possint uti, et subintrent,ac subrogent(...)v inlocum, ius, et gradum ipsius R(everendi)s Cap(ito)li, pro defentione, d(ict)o possessionis ad finem excludendi posteriores cred(iti)rie, aliquodius supe ea pretend(en)tes, ac ad imnemalium bonus fine(m) &[etcetera],cum promiss(ion)e crediti tuti,ualis, no(n) exacti, neq alteri ussi &[etcetera], et quod cessio non retorquat(or)s contra cedentes&[etcetera], direct, nec in direct, in iud(ici)o; et extra, ex quo cedere abeat, et debeat d(ict)a eius iura talia, qualia, etiam si inutilia, et infruttuosa, et ad nihilum deservirent, et non al(ite)r, nec alio modo, quia sic &[etcetera]Jta quod p(raesente)s instrum(en)tes pro conseq(uzio)ne dictorum ann: careolenor vigenti triu(m) et g(ra)norum quatuor, ac pro termia, et tonda qualibet, debitorum d(ict)o R(everendu)s Cap(ito)lo[c. 25] ac etiam pro rest(uit)e dictorum jd[ducati] vigenti sexin casu deficientaeX[per] tre termie continuas, possit,et valeat X[per] dictum Rev(erendu)s Cap(itulu)s, et eius procream p(raese)ntem, et pro tempore existem, absentes, ac X[per] me p(raedi)ctum Not(ariu)m pro eis p(raese)ntem,&[etcetera] et X[per] quemli(te)r nostrum in(siliu)m p(raese)ntes,&[etcetera], etiam per proc(urato)rem,&[etcetera],prodiur, p(raese)ntari, et liquidari, et pro liquido, et liquid(iu)m haberi in omnia Xcuria, loco, et foro contra dictum Rev(erendu)s D. Laurentiiu(m) p(raese)ntem,

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et paenam, se paenas contra cumdem incusari, civiliter, et criminaler, etiam secundum f(or)ma Ritus M. C. V, ita quod vig(or)e ipsius possit exequi contra ipssum Rev(erendu)s D. Laurentiu(m), etb supert suis bonis realiter, et personaliter, iuris f(or)ma non servata, more obligationu(m) liquidar d(ict)a E. M. C., ac pentionum domor Civitatis Neapoli Ritu ipsius quomodoliter no(n) obstentatione, quia sic&[etcetera] Patto quod pendentibus solutionis p(rae)ctis, et emaquaque ipsarum, dom(iniu)m d(ict)ae possess(is non intelligatur translatum penes ipsum Cl(eri)cus Nicolaum venditore p(raese)nte&[etcetera], cum beneficio praelationis, &[etcetera], quia sic---De quo quidam pretio ex nunc pro tunc, solutis solut(ioni)bus pre(di)ctis, et unaque ipsarum [prtae]fatus Cl(eri)cus Nicolaus sp(on)te vocavit se benecont(rac)tum&[etcetera] Jta quod ex nunc in antea, et imp(erpetu)m sup(radi)cta possio ut s(upra) consistens,et vendita cum iuribus, et reservationibus p(raedi)ctis, et no(n) aliter&[etcetera],transeat,ac sit in pleno dominio, possess(ion)e, et percep(ir)e p(raedi)cti R(everendu)s D. Laurentij et eius heredem, et succ(essorem): &[etcetera], cum omnib(u)s iurib(u)s &[etcetera], ad sempre abendum &[etcetera],cedens prefatus Cl(eri)cus Nicolaus [c.2.] d(ict)o R(everendu)s D. Laurenzio p(rese)nti &[etcetera], omne ius, omnemq. ,catione &[etcetera],ponens, et induons cuindem in eius locum, et ius universum &[etcetera], et constituens ac subitit(uli)s, illum procrem irrevoc(abi)lem ut in rem prop(riu)s&[etcetera], ita quod amod actionib(u)s, iurib(us) &[etcetera],aggi, uti &[etcetera], et gen(era)l(ite)r constituens se [prae]fatus Cl(eri)cus Nicolaus per simplex const(itutu)m &[etcetera], poss(essor)em p(raedi)ctam et nunc in antea tenere &[etcetera],volens &[etcetera], legge,iure, usum &[etcetera]------Promittens insup(r)a d(ict)us Cl(eri)cus Nicolaus d(ict)us R(everendu)s D. Laurentio p(rese)nti &[etcetera],in,et super possess(ion)e p(redi)cta,et qual(ite)r eius parte, sive membro ins(iliu)m, nullam litem inferre, imo cidem R(everendu)s D. Laurenzio,eiusque heredib(u)s; et succe(ssorib)us sempre; et omnifut(uru)s difendere, et antestare, ac d evictione teneri, de iure, et de facto general(ite)r, et special(ite)r ab omnibus omini omniium annorum, expensaru(m), et inte(ress)e, et tam abita consideratione ad tempus, quia sic&[etcetera]----Et quia d(ic)ti ducati sexaginta quinque integrum pretium d(ict)ae possessionis sunt perven[u]ti ex vend(itor)e in maiori summa sup(radi)cti Clausoris patrimonialis ipsius D. Laurentij, ut s(upr)a; qua propter [prae]fatus R(everendu)s D. Laurenzio serv(at)a f(or)ma prom(issino)is X[per] ipsum factae in Jstr(ument)o d(ict)ae vend(itio)nis stip(ula)ta manu Not[(ario)] Antonij Valletta de Uggiano Ecc(lesiae), heri die 27 Curr(en)tis m(ensi)s maij, ut dixit, obligavit, et hypothecae, in benef(iciu)m R(everendu)s D. Caietani Chirilli de d(ict)o Uggiano possem p(raedi)ctam,, ut s(upr)a X[per] ipsum emptam cum beneficium praelat(io)nis &[etcetera], et quodam haec sp(ecia)lis oblig(ationis) &[etcetera]; Et hoc citr praejud(iciu)m gen(era)lis defentionis &[etcetera] d(ic)ti Clausorij X[per] ipsum D. Laurentium promisse in [] ipsius D. Caietani in d(ict)o Jnstr(ument)o vend(itio)nis, X[per] dictum Not(ariu)s ut s(upr)a ratum gratum&[etcetera], ac rata, grata &[etcetera], habere, tenere&[etcetera], p(raedi)ctis, non contravvenire aliqua ratione, et causa&[etcetera]---Pro quibus omnibus observandis X[per] d(ict)ae ambo partes, et contrahentes ipsae ad invicem, et vicissim resp(ettiv)e heredes, et successores, et bona omnia &[etcetera] , una par alteri, et altera alteri p(raese)ntibus &[etcetera], adpaenam et sub paena utiam auri vigenti quinque,indicte cum po(testa)te capiendi&[etcetera] costituite praecens rem(u)nunt,certi pius&[etcetera] iuraverunt &[etcetera], et promisserunt non potere, absolutione&[etcetera], stantes in domus d(ic)ti M(aest)ri Aloisius, ita iuxta habbitatum huius Terrae in via vulg d(ict)a dello Pennino, et pro pri ante Ecclesiam Matricem d(ict)ae T(err)ae, iuxa eius notorios confinem &[etcetera], ubi &[etcetera], et voluerunt &[etcetera], ad Consilium Sap(ient)is &[etcetera], Unde &[etcetera]----------------

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ARCHIVIO METROPOLITANO DI OTRANTO Fondo: Fondo Protocolli Notarili Volume di prot. : Protocolli Notarili Notaio Sansonetti Leonardo Brazzi Anno : 1704, 11 Maggio

Emptio eiusdem horti = Pro= Rev(erendu)s D. Laurentio dAurelio de Jurdignano Facta a M(ast)ro Aloisio Spisso, et Marta dAurelio coniugib(u)s de terra p(raedi)cta, ac emptio alterius horti -Pr Dictis M(ast)ro Aloisio, et Marta coniugib(u)s---Die undecimo m(ensi)s Maij duod(ecim)ae Jnd(ictio)nis millesimo septing(entesi)mo quarto in T(er)rae Jurdignani,cum licentia oretenius habita a Rev(erendu)s D. Fran(cis)co Lanzilao Archip(resbite)r eiusdem Terrae diem festum&[etcetera] Nos Thomas Risolo de Minervino Reg(iu)s ad con(tra)ctus et ad vita(m) Judex, Sanzonettus Leonardus Brazzi p(ubli)cus Not(ariu)s; et testes [videlicet] [ : ] Dom(ini)cus Bello, Donatus Muscio, et jonnes de Aurelio de d(ic)ta Terra Jurdignani, viri quidem &[etcetera]---Const(itui)ti n(ost)ri p(rese)ntia M(ast)ro Aloisio Spisso, et Marta dAurelio coniugibus de Jurdignano, stante d(ic)ta Marta cum expresso consensu d(ic)ti M(ast)ri Aloisj p(raese)ntis, et eius cone(n)sus cum iuram(en)tu eidem prestantis &[etcetera] ag(gen)te, et interv(eniente ad infra(scri)pta, et singola omnia pro se, ipsis; et qualiter ipsor(rum) ins(iliu)m corumq(uae) et eiusdem iorum heredib(us); et succ(essori)bus&[etcetera] parte ex una---Et Ad()m Rev(erendu)s D. Laurentio dAurelio de d(ict)o Jurdignano, cons(tituen)te [c. 15v] prius in Nos&[etcetera], ag(gen)te : pariter, et int(ervenien)te ad eodem infra(scri)pta, et singula omnia &[etcetera] pro se suisque heredibus, et succ(essori)bus&[etcetera] parte ex altera= Dictus quidem Coniuges spont asseruerunt cora(m) nobis, et d(ict)o Rev(erend)o D. Laurenzio p(rese)nte&[etcetera], come de loro beni dotali tengono, possedono un horticello, chiuso di pariti di petre, in loco detto le Giardine, con tutti suoi membri, et intiero stato sito , e posto in q(ue)sto feudo di Giurd(igna)no,vicino li beni del Sig(no)r Gaetano Sciurti di Curse,e comm(oran)te in Borgagne da Ponente, li beni di q(ue)lla Bar(ona)l Corte da Borea, via vicinale, et altri confini franco X[per]eccetto delle servitu Baronali; se vi fussero--E fatta la d(ett)a Assertione , essi Coniugi soggiungono, come X[per] loro magg(io)r comodo, utile, e beneficio hanno determinato vendere lo sud(ett)o orticello, affine dimpiegarne il prezzo in altri beni stabili pi comodi, fruttiferi, e vicinio a q(ue)sta Terra, stante dal p(redet)to orticello poco nulla ne vengono percepire di frutto, tanto pi, che p(rese)ntem(en)te hanno ritrovato dimpiegare il prezzo di q(ue)llo in compra di magg(io)r su(m)ma dun altro orticello, et avutone di d(ett)a vendita trattato ut col d(ett)o D. Lorenzo, con q(ue)llo si convennero, X[per]: lo prezzo di jd:[ducati] sette, pag(an)di hoggi in con(tan)ti, purche essi Coniugi limpiegassero in compra di d(ett)o orticello di magg(io)r su(m)ma, e far mentione, che pervengono dal prezzo di d(ett)o orticello comprando resti in sp(eci)e obligato, et ipotecato a benef(ici)o di esso D. Lorenzo, e dei suoi eredi, e successori, in caso di fut(ur)aevitione forsitan sequenza s(opr)a lo d(ett)o orticello, X[per]: essi Coniugi venduto, e resti anco surrogato a beneficio di essa Marta in loco di d(ett)o orticello, ut s(upr)a venduto, X[per]: sicurt delle sue doti; E volendo d(et)te Parti di detta [c.16] di d(ett)a: vendita stipularne le dovute Cau(te)le----Jde hodie p(redi)cto die prefati M(agiste)r Aloisius , et Marta Coniuges una, simul, et ins(ilu)m, sp(on)t coram nobis, non v dolo, moti ration(i)bus, et causis superius expressis X[per]:, ac omni m(elior)i via&[etcetera],ex nunc, Regio Assensu, et Benep(laci)to: in p(raese)nti vend(itio)ne sempre salvo, et resero(an)ta X[per]:,sumptib,abar(u)m Partium impetranda&[etcetera], libera, et absque pacto rehe(remere)ndi vendiderunt, et altenaurunt&[etcetera], et titulum vend(itio)nis, et alienat(io)nis p(raedi)cta X[per]: fustem, se quasi iure prop(rite)r; et im p(persona)m dederentus d(ict)o Rev(erendu)s D. Laurenzio p(raese)nti&[etcetera], sup(raedi)ctum horticellum ut s(upr)a situm&[etcetera], francum, praeter quad a ser(vituti)bus Bar(onali)bus, si quae forents---

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Nichel ibidem prefati coniuges pro se ipsis, et quod ipsorum her(edes) et success(ori)es. Et noc prod(icto) conv(enu)to pretio ducatorum septem, quos consistentes in tamtam m(onet)a arg(ente)a praefati coniuges p(raese)ntialiter, et manualiter coram nobis num(era)ta receperunt, et habuerunt ....ad Rev(erendu)s Laurentio p(raese)nte, et solvente de eius prop(ri)a paecunia ut dixitDe quo quidem pretio p(rae)fati coniuges sp(on)te vocaverunt se ipsos, et quemeliter ipsorum oinsilium benequetos , et con(ve)ntos--Jta quod ex nunc insentea, et im p(ersona)m d(ict)us hortas, ut supra venditus, una cum iuribus X[per]:,transeat, ac sit in pleno dominio, possess(ion)e&[etcetera], p(rae)fati D :Laurentij et eius haeredum, et successorum, ad semper habendum &[etcetera], cedentes&[etcetera], d(ict)o D : :Laurentio p(raese)nti&[etcetera], omne ius, omnemque actionem&[etcetera], ponentes&[etcetera], in eorum, et cuius....ipsorum locum, et ius universum&[etcetera], et consistentes, ac substituentes illum proc(urato)rem irrevocabiliter ut in rem propriam&[etcetera], ita q(uo)d actionibus iuribus&[etcetera], agi uti, et gen(era)liter consistentes se p(rae)fati coniuges&[etcetera], simplex constitutum ins(iliu)m&[etcetera], [c.16v.] volentes, legge, iure, usum----E promettono, e convengono X[per] li d(ett)i Coniugi X[per] sollenne stip(ulation)e&[etcetera] al d(ett)o D: Lorenzo compratore, p(rese)nte, la vendita et alienatione sudette e tutte le cose p(rede)tte sempre et in ognin futuro tempo averle per rate, grate, e ferme, et a q(ue)lle non controvenire X[per] q(ualsivogli)a raggione , e causa----Nec non lo d(ett)o orticello, come di s(opr)a alienato col suo intiero stato una simul, et ins(iliu)m promettono defend(; et antestare, et esserno tenuti de evitt(ar)e, tanto de Jure, q(ua)nto de fatto gen(era)le, e speciale da tutti huominio ; e persone, e da ogni lite, che se linferisse, in essiins(iliu)m assumersela et intieram(en)te restituire, rifare al d(ett)o Compratore tutti i danni spese, et interessi, che patisse, e potesse patire in Giudizio, et extra, colla refett(ion)e di q(ue)lli etiam ante dannum passim &[etcetera] et avuta la considerat(ion)e ad tempus &[etcetera], quia sicRinunciando espressam(en)te con giuram(en)to avanti di Noi la d(ett)a Marta al Ben: del Sen: Con: Vell; et tutte, e q(ua)lsivogliano leggi, Prammatiche, e benefgicij a suo favore dittantino, delle q(ua)li dichiara esserne stata informata pienam(en)te, nel p(rese)nte atto da me p(rede)tto Notaro, per q(ue)lle no(n) ostentino have rinunciato e promesso no(n) servirsene. Jn exequt(ion)e praemissorum erimium volentes praefati iuges proced(ent)e ad investtionem dictor(um) n jd[ducati] septem in emptionem d(ic)ti alius horti ac eundem subrigare in locum d(ic)ti orti dotalis d(ict)ae Martae. Hinc est, quod ibidem p(raese)ns Dom(ini)ca Lanzilao de d(ict)a Terra Jurdignani sp(on)te non vi dolo, aut mastive aliqua ducta, sed de ipsius libera vetati, ac omni m(elio)ri via &[etcetera] in eius vulgari sermone pro in [] [c.17] asservit coram nobis; Come sotto le 2 7(mbre) [settembre] dellanno 1696 in p(ublic)o Testim(oni)o costituita don a d(ett)o M(ast)ro Aloisio, eius vita perdurarte tantum, alcuni beni fr li q(ua)li vi fu unorto di capacit st: uno incirca con diversi arbori com(mu)ni dentro, e con tutti suoi membri, etintiero stato, sito, e posto in q(ue)sto feudo di Giurdignano in loco detto, la strada di San Cosma, vicino li beni di Rev(erendu)s D: Gius(epp)e Muscio Archid(iaco)no, li beni di q(ue)sto Rev(erend)o Cap(ito)lo di Giurdignano da sirocco, e Ponente, via p(ubbli)ca da levante,et altri confini franco X[per] eccetto delle servit Bar(ona)li: se ne fussero, come il tutto app(ar)e da istru(en)to di donat(ion)e, ropg(a)to X[per] mano di Not(a)r Gaetano Nicolazzo di Minervino, allo q(ua)le&[etcetera]Con patto per, e cond(izion)e: che ogni q(ua)l volta, e caso, tanto la d(ett)a Dom(eni)ca[???]; q(ua)nto lod(ett)o M(ast)ro Aloisio si vederanno in bisogno, potessero, e ciascheduno di lorto potesse vendere lo d(ett)o orticello, e tutto quanto li pare, e piace, come dal d(ett)o istr(ument)o di donat(ion)e;die, et anno , ut s(upr)a; cui&[etcetera]--Et al p(rese)nte la d(ett)a Dom(eni)ca ritrovandosi in unestremo bisogno, e stato miserabile, stando quasui di continuo ammalata in Letto, e q(ue)lche peggio priva dogni aggiuto forche q(ue)llo di Dio Benedetto, come il tutto anco si vede da una fattali dallhodierno Sin(da)co di q(ue)sta T(er)ra, sotto le 20 ap(ri)le del p(rese)nte anno 1704 , q(ua)le app(ress)o di Me si conserva; Perci in virt di d(ett)a cond(ition)e apposta in d(ett)o istru(en)to di donat(ion)e; et in ognaltro meg(lio)r modo&[etcetera], non per forza, inganno alcuno, ma di sua libera, e spontanea volont, vende, et aliena, e per tit(ol)o della vendita,et alienat(ament)e p(raede)tta X[per] fustem. Se quasi iure proprio, et imperp(etuu)m d, cede, e rinuncia[c. 17v.] alli sud(det)ti M(ast)ro Aloisio e Marta Coniugi p(rese)nti&[etcetera] lo sud(det)to orticello, ut s(upr)a descritto,

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sito, posto, e confinato, e con tutti i suoi membri &[etcetera] franco&[etcetera], eccetto per della servit Bar(ona)le se vi fusseNiente sopra lo d(ett)o orticello, la detta Dom(eni)ca[???] si riserva----E q(ue)sto per lo convenuto prezzo di jd[ducati] diece,quali consistentino in tanta m(one)ta dargento, la d(ett)a Domenica p(rese)ntialm(en)te, e manualmente avanti di noi num(era)ti si riceve, et have dalli dsud(et)ti Coniugi p(rese)nti e paganti cio jd[ducati] sette dalla vendita dun altro orticello dotale di d(ett)a Marta, ut s(upr)a e li restanti carlini trenta di proprio denaro di d(ett)o M(ast)ro Aloisio, come dissero---E perch li d(et)ti docati sette saldo, e complim(en)to di d(et)ti jd[ducati] diece intiero prezzo di d(ett)o orticello X[per] essi coniugi comprato sono pervenuti dalla vendita di d(ett)o orticello dotale di d(ett)a Marta, ut s(upr)a; Perci li d(ett)i coniugi una simul, et ins(iliu)m; ser(va)ta f(or)ma della promessa e per essi fatta, ut s(upr)a obligano, et ipotecano in sp(eci)e, et precipu loco pignoris, et ipotecae, in beneficio del d(ett)o D. Lorenzo, e dei suoi eredi, e successori lo d(ett)o orticello, ut s(upr)a per essi coniugi comprato col benef(ici)o della prelat(ion)e, e che q(ue)sta p(ecia)le oblig(ation)e; non deroghi alla g(e)n(era)le, giud(ici)o alla g(e)n(era)le defent(ion)e; et eccett(ion)e X[per] essi Coniugi, ut s(upr)a promessa in beneficio di d(ett)o D. Lorenzo e dei suoi Heredi, e successori, quia sioc-------De quo quidam pretio d(ett)a Dom(eni)ca sponte vocavit se benequitam&[etcetera] Talm(en)te che da oggi avanti, et im perp(etuu)m lo d(ett)o orticello, come dio s(opr)a , X[per] essoa venduto con tutte e singole ragioni, attieni, et intiero stato & [] e sia in pieno dominio, possess(ion)e, e percett(ion)e di d(et)ti Coniugi e di[c.18] loro eredi, e successori, a q(ue)llo Havere, tenere, possedere, vendere, etalienare&[etcetera], cedendo essa Dom(eni)ca, ogni raggione; et attiene, ponendo d(et)ti Coniugi, e ciascheduno di essi in suo loco, privilegio, e grado, costituendoli e generalm(en)te costituendosi la d(ett)a Dom(eni)ca per semplice costituto &[etcetera]non riservandosi ragg(ion)e, ne att(ion)e alcuna, volendo&[etcetera], Legge, iure, usu(m)----E promette, e conviene la d(etta Dom(eni)ca sollenne stip(ulation)e, rinuncia, e cessione sud(ett)a e tutte le cose sud(dett)e sempre, et in ogni fut(urum) tempo Haverle X[per] rate, grate, e ferme, et a q(ue)lle non contravvenire X[per] q(ua)ls(invogli)a ragg(ion)e, causa.-----Nec non lo d(ett)o orticello, come di s(upr)a alienato con suo intiero stato prom(ett)e defend(er)e et essere tenuta de evitt(ion)e, tanto de Jure q(ua)nto de fatto, g(en(era)le , e speciale da tutti uomini e Persone, e da ogni lite che selinferisse, et in essa q(ue)lla assumere, et intieram(en)te restituire, e rifare alli d(ett)i compratori tutti li danni,. Spese, et inte(ress)e, che patissero, potessero patire in giudizio, et extra, colla refett(ion)e di q(ue)lli, etiam ante damnum passim&[etcetera], et abita cons(iglier)e ad tempus, q(ui)a sic-----Rinunciando la d(ett)a vedova Dom(eni)ca, expressam(en)te con giuram(en)to avanti di noi al Beneficio del sen: Con Vell:, et a tutte q(ua)lsiv(oglia)no leggi, Pram(m)at(ich)e e beneficij suo favore distanzino, e certa prius&[etcetera] per q(ue)lle nonostantino ave rinunc(ia)to; promesso di servirsene, quia sic-------Con patto&[etcetera], che X[per] il p(rese)nte istru(en)to di vendita, non sintendi pregiud(ica)to n in tutto, n in parte al d(ett)o istrum(en)to di donat(ion)e , stip(ula)to per d(ett)o Not(a)r Nicolazzo, ma s(empr)e q(ue)llo, vita durante di d(ett)o M(ast)ro Aloisio, habbi il suo debito effetto, e vig(or)e; im intellig(enti)a; et sit sempre cau(te)lam cautelis addendo, nec aliter &[etcetera], quia sic------Pro quibus omnibus observandis&[etcetera] p(rae)fatae partes, et contraentes ipsae invicem, et vicissim resp(ettiv)e; et pro q(ua)nto, ut s(upr)a sponte obligaverunt se ipsus et quaml(ite)r ipsarum haeredes, succe(sso)res, et bona e argum omnia &[etcetera]una pars lalteri, et altera alteri p(raese)ntibus&[etcetera]ad paenam sub paena untiar auri VB; [:] meditate&[etcetera],cum po(n)te cap(itan)di &[etcetera] praecaris&[etcetera] rem(ureru)nt et sig(nante)r d(ic)ti coniuges leg(er) de duobus vel pluribus correis ins(iliu)m oblig(an)ti&[etcetera] certi prius iuraverunt, silicet d(ict)i Coniuges, et Dom(ini)ca tactis scripturis, et d(ic)tus D. Laurentius, tacto pectore, sacerdotum more, stantes in domo p(rae)fati M(ast)ri Aloisij, sita intus intus [sic!] abitatum huius T(er)rae, et prop(i) in via, vulg d(ett)a dello Pendino, iuxta bona huius Bar(ona)lis Curiae ex austro viam p(ubli)cam ex oriente, aliosque confines&[etcetera], ubi, et volverunt&[etcetera] ad cons(iliu)m Sap(ien)tis&[etcetera], und&[etcetera]-----------------------

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Se non sai dove stai andando girati per vedere da dove vieni

La documentazione genealogica e larma della famiglia DAurelio

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Famiglia Antonio DAurelio Apollonia Cursano Documentazione rinvenuta negli archivi parrocchiali, storici comunali e di Stato di Lecce

1.

Atti di Matrimonio

Pasquale DAurelio fu Vito e Salvadora Villani, 04/01/1817

2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

Atto di Morte di Atto di Morte di Atto di Morte di Atto di Morte di Atto di Morte di Capitolo Matrimoniale Carta dotale

Rosa DAurelio fu Antonio, 10/12/1750 Emanuele DAurelio fu Vito, 31/07/1748 Apollonia Cursano moglie di Antonio, 26/04/1733 Fortunata Nicolazzo moglie di Vito, 08/07/1740 Giovanna Caggese moglie di Vito, 07/01/1756 Antonio DAurelio e Apollonia Cursano, 1692 Francesca DAurelio fu Vito e Domenico Pisino, 24/01/1784

9.

Cautele dotali

Giovanna DAurelio fu Vito e Giuseppe dAlba, 14/05/1791

10. Restituzione di dote

Giuseppe dAlba a Pasquale e Fedele dAurelio fratelli di Giovanna defunta , fu Vito 17/02/1793

11. Atto di Nascita di

Luigi Pasquale DAurelio del fu Giuseppe di Tommaso Ippazio, 1871

12. Atto di Matrimonio

Salvatore DAurelio e Morciano Tomasina Rosa del fu Giuseppe di Tommaso Ippazio, 1884

13. Atto di Morte di

Luigi Pasquale DAurelio del fu Giuseppe di Tommaso Ippazio, 1873

14. Primo Testamento di 15. Secondo Testamento di 16. Rehemptio Domus 17. Permutatio inter 18. Testamento di

Vito DAurelio, 14/08/1783 Vito DAurelio, 15/11/1790 Vito DAurelio, 1771 Vito DAurelio e Vincenzo Pezzulla, 01/01/1771 Paquale DAurelio, 01/12/1753

19. Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale di Santa Maria Maddalena, Registro dei Morti anni 1725 [17 gennaio] 1756 [27 dicembre] , Uggiano La Chiesa: il 04/12/1753 muore ad Uggiano la Chiesa Pasquale DAlerio.

20. Archivio di Stato di Lecce fondo Archivi Notarili segnatura 113/1 del Notaio Antonio Valletta di Uggiano la Chiesa, anno 1694 -1749: c. 31 [il 02 Agosto 1694, Censis pro Antonio DAlerio di Uggiano Ecclesiae]. c. 42 [il 25 Ottobre 1693, Emptio pro Ramundo Merilla dUggiano Ecclesiae Costituiti in nostra presenzia Antonio dAlerio e Francesco Sanz de Minervino, Uggiano degente ed interveniente ]

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c. 18 [il 01 Maggio 1692, Capitola Matrimonialia et Consignatio dot(iu)m Antonij dAlerio et Apollonia Curzano dUggiano Ecclesiae, die p(ri)mo m(ensi)s Maij]. c. 40 [il 20 Ottobre 1689, Censo pro Antonio dAlerio de Uggiano Ecclesiae] c. 16 [il 24 Febbraio 1685, Divisio bonarium inter Antonium, Marsilium, Lucia frates de Nicolazzo et D(on) Orontium Flavium, Notaio Gaitanus Didaco e Francesco Saverio frates, fili set herede quondam Nptaris Bartholomei Nicolazzo] c. 94 [il 28 Dicembre 1699, Receptio pro Antonio dAlerio dUggiano Ecclesiae] c. 95 [il 17 Ottobre 1700, Censis pro Antonio dAlerio dUggiano Ecclesiae] c. 25 [il 03 Maggio 1701, Censis pro Antonio dAlerio dUggiano Ecclesiae] c. 50 [il 08 Marzo 1739, Censis pro Reverendo C(apito)lo Terra Uggiani Ecclesiae tra Vito dAlerio ed il procuratore del Reverendo Capitolo della Terra sudetta] c. xx [il 07 Aprile 1740, Declaratio facta per infrascripti Noi infrascripti Vitus de Aurelio Regius at Contrattus Judex ] 21. Archivio di Stato di Lecce fondo Archivi Notarili segnatura 60/3 del Notaio Angelo Accoto di Minervino, anno 1732 -1741: c. 34 -38 [Regio Giudice ai Contratti da febbraio ad agosto 1741, Viti de Aurelio viri litterati] c. 99 [il 01 Dicembre 1753, Testamentum nuncipativum conditium per Pascalem dAurelio Terrae Uggiani Ecclesiae] 22. Archivio di Stato di Lecce fondo Archivi Notarili segnatura 113/5 del Notaio Felline Donato di Uggiano la Chiesa, anno 1818 -1828: c. 54 [Il 14 Febbraio 1820, Pasquale DAurelio del fu Vito /Donazione irrevocabile / Pasquale DAurelio dona a Salvadora Villani sua moglie una casa lamiata in Uggiano] c. 34 [Il 02 Febbraio 1737, in Terrae de Minervini Nos Vitus dAlerio Regius Judex a Contractus ] c. 77 [Il 08 Ottobre 1739, in Terrae de Minervini Nos Vitus de Aulerio de Terra Uggiani Ecclesiae Regius Judex a Contractus ] 23. Archivio di Stato di Lecce; Fondo Atti Notarili - Indice del notaio Maschi Benedetto di Uggiano la Chiesa, anni 1702-1808 Segnatura 113/4: c. 05 [Carta dotale e consegna doti / Francesca de Aurelio, vergine in capillo e naturale di detto Mag(nifi)co Vito de Aurelio e della quondam Giuseppa Cristaldo ] c. 02 [il 24 Gennaio 1701, Vito DAurelio e Domenico Pisino e Francesca DAurelio / Cautele dotali e consegna di dote / Vito dAurelio assegna la dote alla sudetta Francesca sua figlia e per essa al Domenico Pisino suo futuro sposo] c. 22 [il 28 Agosto 1790, Pascale dAurelio ed il Mag(nifi)co Giuseppe Celso/ Compra di quota di miglioramento] c. 58 [il 25 Ottobre 1792, Li coniugi Fedele dAurelio e Maddalena Sunna; e Luigi Sunna /Compra di quota di miglioramento / li cennati coniugi alienano a Luigi Sunna una quota di miglioramento di olivi per docati 24] c. 14 [il 18 Marzo 1793, Fedele DAurelio e Giovanni Caggese /Compra di met di possessione dUlivi] c.15 [il 18 Marzo 1793, Pascale e Fedele dAurelio fratelli e li coniugi Domenico Pisino e Francesca dAurelio / Compra di met di Chiusura] 24. Archivio di Stato di Lecce; Fondo Atti Notarili - Indice del notaio Foscarini Nicola di Uggiano la Chiesa, busta n. 85/ fascicolo n. 600 Segnatura 113/2: c. 34 [il 13 Settembre 1759, Vito dAlerio e De Marco Antonio di Uggiano/ Vendita di censo] c. 02 [il 01 Gennaio 1771, Vito dAlerio e Vincenzo Pezzulla di Ugiano/ Permuta di beni/ Vito dAlerio commuta una strada detta Foggiaro con un pezzo di terra in Casamassella di donno Pezzulla]

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c. 34 [il 14 Agosto 1783, Vito dAurelio dUggiano Ecclesiae in Uggiano / Testamento nuncipativo/ Il testatore dAurelio fa suoi eredi Generoso, Pasquale e Fedele suoi tre figli maschi] c. 33 [il 05 Novembre 1790, Vito dAurelio di Uggiano la Chiesa / Testamento nuncipativo/ Vito dAurelio fa erede Generoso, Pasquale, Fedele suoi figli e figlia] c. 10 [il 14 Maggio 1791, Fedele dAlerio e Giuseppe dAlba dUggiano / Cautele dotali / Vito dAlerio assegna alcuni fondi per dote di Giuseppa dAlerio sua sorella al dAlba Pietro sposo di quella..] c. 01 [il 17 Febbraio 1793, Pasquale dAlerio di Uggiano / Restituzione di dote / Giuseppe dAlba resituisce la dote della futura moglie morta a Pasquale dAlerio di lei fratello] c. xx [il 05 Novembre 1790, Testamento di Vito DAurelio / Eredi sono Generoso e Pasquale dAlerio figli del primo letto, e Francesca, Giovanna e Fedele dAlerio altri suoi figli del secondo letto] vol. 46 c. 127 [Testamento nuncipativo Viti de Aurelio Terrae Uggiani Ecc(lesi)ae le 14 Agosto 1783 in Uggiano = fa suoi eredi universali e particolari Generoso, Pascale e Pascale Fedele tre suoi figli maschi e con essi assieme Francesca, Giovanna e Rosa de Aurelio tre altre sue figlie femmine ] vol. 46 c. 52 [Compra con patto a favore di Pascale Coluccia di Uggiano la Chiesa 12 Julii 1792 = Pascale di Aurelio vende una casa a tetto con orto dietro arbustata de Comuni, cio due alberi di Lispurgia, due di Pessole di Spagna, due di granate, uno di scisciola, uno di milo cotogno, due pergole, e cortile avanti comune, ed una grotta da poner vino dentro, sita nel distretto di questa di Uggiano nel luogo detto de li Laggetti] vol. 46 c. 20 [Cautele dotali di Luigi Toma e Maria dAurelio 29 Aprile 1801, Costituiti nella nostra presenza i coniugi Pascale dAurelio e Fortunata Cursano di questa di Uggiano e Ant(oni)o e Luigi Toma padre e figlio di Uggiano ] 25. Archivio Capitolo Metropolitano di Otranto; Fondo Protocolli Notarili Volume di protocollo del notaio Sansonetti Leonardo Brazzi Anno 1715, 08 Gennaio carte 7-8 [Indennitatis pro Antonio de Valerio di Uggiano Ecc(lesi)ae etc., 08 Gennaio 1715].

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA Notaio : VALLETTA ANTONIO DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/1 Anno : 1692, 1 Maggio Carte 18-19

Cap(itu)la matrimo(na)lia et Consignatio dotiu(m)


Antonij dAlerio et Apolloniae Cursana dUgg(ia)no Ecc(lesi)aeDie p(rim)o m(ensi)s maij xa[decima] 5[quinta] Jnd(ictio)nis millesimo sexce(n)tesimo nonagesimo secondo in Ug(gia)ni Ecc(lesi)ae habuta p(ubblicu)m lic(enti)a R(everen)do d. Dom(eni)co mast[ria] Archip(presbite)m dicti Ug(gia)ni Ecc(lesi)ae ab diem festu(m)------Constitutis in n(ost)ri p(rese)ntia Gius(epp)e e Gio Cursano dUgg(ia)no Ecc(lesi)ae fratres utriosque coniu(n)ti ag(gio)no et Jnterv(engo)no Jns(i)m(ul) ad Jnfra(scri)tta o(m)nia pro se suae her(edi)bus et succ(essori)bus p(ar)te ex una-------Et Ant(oni)o dAlerio deode( m) Ugg(ia)no ag(gen)te g(ene)rale et Jnterven(ien)te Ad eode(m) Infra o(m)nia pro se suoi heredibus et succ(essori)bus p(ar)te ex altera &[etcetera]----Dictae quide(m) partes sponte ass(ereru)nt cora(m) nobis co(n)te(m)platione et causa matrimonij date de [cum(muni)o]de promissio leg(gitti)mae co(n)trahendi inter d(ict)us Ant(oniu)m ex una et Appollonia(m) cursana in capillis existente sorore(m) legitima et na(tu)rale dicttorum fratrum fuisse inter praedictas partes intesa tractata et co(n)clusa pro ut partes ipse; cora(m) nobis vole(n)s concludunt Jnfra(scri)pta Cap(itu)la ma(trimona)lia tenoris seguentis VB (Videlicet) [:] Jesus Maria Cap(itu)li ma(trimonia)lis patti e co(n)ve(n)tioni col nome dJddio inuiti trattati e co(n)clusi tra Gius(epp)e e Gi:[vanni] Cursano et Ant(oni)o dAlerio dUgg(ia)no sopra il matrimonio in dei nom(in)e co(n)trahendo tr lo d(ett)o Ant(oni)o ex una et Appollonia Cursana ex altera in capillis esiste(n)te delli detti co(n)forme luso[luso] de Cittadini dic(to) loco dUgg(ia)no Jure Rom(a)no Vive(n)ti sono linfra(scri)tti beni VB(Videlicet) [:] E p(rim)o X[per] co(n)te(m)platine e causa del qual matrim(onio) e X.[per] potere li pesi e carichi di q(ue)llo pi leggirm(en)te e comodam(en)te sopportarsi li detti fratelli Ins(iliu)m promettono in dote ex dotis nom(i)ne e X[per] le doti di d(ett)a Apollonia allo [c.19] allo d(ett)o Ant(oni)o loro cog(na)to linfra(scri)tti beni mobili V[videlicet] : Jn p(rimi)s in bonis mobbilibus una para di tristelli co(n) le tavole usate,una saccone nova uno spoviero uno ma(n)to usato, una fersura usata, una cassa usata e lalti panni siano esintendono promessi al numero di quattro. E pi in bonis stabbillibus se li promettono Una poss(essio)ne seminatoria di t(omol)a nove inc(irc)a e X[per] quanta sita e posta nel feudo di casamassella vicino li beni della Baronal Corte via vicinale et altri co(n)fini Uno horto di vigna co(n) terreno di Capacit in sem(in)e di t(omol)a uno inc(irc)a nom(ina)ta Carussulo co(n) tutto il peso che ha detta posse(ssio)ne sita e posta nel feudo di Casamassella vicino li beni di d. Filippo Preite da borea vicino li beni di Fabbio dAlba via vicinale et altri co(n)fini VB (Videlicet) [:] In denari co(n)ta(n)ti d(oca)ti quattro da fr Or(on)tio Cursano fratello della d(ett)a Apollonia, // carlini vinti da Gios(epp)e suo fratello// uno anello dhoro di valitura di carlini vinti tre Et en alia d(ict)us Ant(oniu)s ex nunc e pro nun c(on)tratto esso matrimonio et no(n) aliter costituisce, ordina e fa in dotario antefato se donat(io)nepropter nuptiaealla d(ett)a Apollonia la 3[terza] parte delli detti beni stabbili p(raese)nti e futuri abiti et habendi ad Elett(io)ne dessa Apollonia et specialiter sopra Uno bonificato di vigna sito e posto nel feudo dOtranto confina contrada la Rinella sua cravata X[per] lEcc(ellenz)a del q(uonda)m Duca dOssuna olim vicer in Anno 1617 allo q(ua)le// Jte che doppo sua morte resti escluso d(ett)o dotando in beneficio dellheredi di d(ett)o Ant(oni)o quia sic--Co(l) patto che dissolvendosi d(ett)o matrim(oni)o X[per] morte [qualsiasi] quod modo absit cos, delluno coma dellaltra dessi futuri coniugi senza figli co(n) figli q(ua)li dop morissero infr sopra let leg(gitti)ma nel q(ua)ndo cu(n) [o] se(n)za figli et ab intestatu(m) alli beni et eredit di d(ett)o Ant(oni)o sia esclusa d(ett)a Apollonia et alli beni dessa Apollonia sia excluso d(ett)o

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Ant(oni)o et(iam) della leg(gitti)ma che Jurae naturaes a ciascheduna dessi aspettasse ma succedano li pi loro propinqui e prossimi in grado et alli beni dessa succedino li detti dota(n)ti o loro eredi e succ(esso)ri, et alli beni desso Ant(oni)o li suoi eredi e succ(esso)ri se achi esso vorr dissoner q(u)a sic------Co(n) patto che la d(ett)a Apollonia n(o)n si possa[restituire( il senso del termine) desecondare?]pi di d(oca)ti sei hodie p(raedec)to die d(ict)us Ant(oniu)s et om(ni)a m(eli)ori via ad jnterrogat(io)nes leg(iti)mae sibi fatta X[per] d(ict)os dotantes co(n) festus fuit se recepisse et habuisse pro ut coram nobis recepit Et ha luit adicatos fratribus p(raesen)tibus----Infrascritta bona mobilia In p(rimi)s Uno paro di tristelli novi co(n) le tavole usate, una saccone novo, uno manto usato, uno sproviero usato co(n) pezzillo ava(n)ti, uno ava(n)ti letto bia(n)co usato a lenze e pizzillo, lanzoli num(er)o quattro, tr novi et uno usato, camise di donna num(er)o sette, una di ca(m)biraja a riche, Una di londra ad occhi Laltra di tela lavorate a ricitelle nove, cuscini num(er)o quattro tr di seta russa et uno bianco di tela ad occhi stuscia faccia num(er)o quattro due di londra co(n) seta russa, due di tela lavorato una a riche e laltra a spilata-Vestiture di donna num(er)o quattro una di saja Imperiale quarnita con rezziglia gialla, una di lana gentile russa quarnita con cigne verdi. due unnacioli [ o vernacoli?] co(n) corpi di panno quarniti uno co(n) tramezzi e laltrocum capiscile Vantere numero quattro, una di seta in carnata, una di saia verde, Una bianca di tela con pezzillo, una di fosano verde nove, coscini num(er)o sette quattro co(n) fri(n)go doro e seta, una tovaglia di casa co(n) pezzillo, unaltra di seta russa et uno schietto , spallieri num(er)o cinque tre doro uno di seta et una spalliera ,due ricitelle una di seta russa et una di cucullo , tovaglie quattro, due di bambace e due a spica,tovaglioli nun(er)o quattro, due di ba(m)bace e due a spica, una fersura usata. Nec no(n) confessa havere avuto e ricevuto im(mob)bile quali li d(oca)ti quattro da fr Orontio e li carlini vinti da Gios(epp)e renuncians excepttioni pecuniaequoqunque no(n) num(era)te co(n) Juram(en)to X[per] Nec non Uno Anello doro di valuta di carlini vinti tr nec no(n) una cassia usata dapeto nec no(n) omnia bona stabilia ut s(upr)a descripta sita posita et co(n)finata pro quidi q(uali)bus bonis stabilibbus Prae frati fratres Jns(i)m(ul) cesserunt et renu(n)ciaverunt eide(m) Ant(oni)o p(rese)nti&[etcetera]omne Jus promentes &[etcetera] in locu(m) et opus &[etcetera] ac co(n)stituentes et substitue(n)tes X [per] Illus procuratorem irrevocabiliter ut Jure prop(ri)as&[etcetera], Jta quod q(ualsiato) a modo omnibus Juribus oggi ut// et generali co(n)stitue(n)tes se X[per] simplex destitutum//ac etiam promitt(en)tes evitionem// Jnfra general et specialem et omnibus hominibus et personis de quibus dotibus ut supra receptis d(ict)us Antonius vocaviti se bene quieto renu(n)cias cu(m) Juram(en)to e except(io)ni de eis quietavit losdem dotantes p(rese)ntes et X[per] Aquilana stip(ulatio)ne cu(m) espresso pacto de non petendo ultarius nec pacti facendo Faciendo &[etcetera] Et volentes dicti fratres et consignationes dotium praediclarum procederae quindem promissit Jnsuper d(ict)us Ant(oniu)s dotes p(raedi)ctas ut s(upra)a recepctas tenere et co(n)servare et salvas facerae super om(ni)bus eis bonis stabbilibus et mobil(iubus) p(raese)ntibus et futuris ad opus et ac nom(i)ne et pro parte d(ict)ae Apollo(nias) eius futurae uxoris ad usu(m) matrimonij p(raede)tti illasque resti tuaere &[etcetera] in casi dissolutionis matrimonij p(raede)cti X[per] morte(m) alterius ipssoru(m) futurorum coniugum et in nomine alius casu(m) et eve(n)tu(m) in quibus de Jure venerit restituire dictae dotes veru(m) bona come dalia [talia] Restitu(atu)r ne per ictur usum et vetustatae soprascritta restitutione q(ui)a sic&[etcetera] dem quide(m) p(raese)nte cu(m) ac o(m)nia et singola X[per] d(ict)ae partes sponte promisseru(n)t &[etcetera] habere X[per] ratu(m) &[etcetera] ac rata ea &[etcetera] pro q(ua)bus om(ni)bus ab serva(n)dis d(ict)ae partes specialem onbligateverunt se ipssas ad invicem et vicissime ac respective et pro q(ua)nto &[etcetera] una pars VB[videlicet] Alteri et altera alteri presentibus X[per] heredes succ(essori)s et bona omnia ad paenam X[per] duplibus &[etcetera] meditate X[per] Cu(m) potestate capiendi co(n)stitut(io)ne praecarij renu(n)ciaverunt et Jurav(eru)nt&[etcetera]Stantes in domo dictoru(m) dota(n)tium&[etcetera] Ubi &[etcetera] Unde &[etcetera]. Jn t(esti)bus opportunis Jndaem h(ui)us fa(ctuo)rus Salvator Urso dUgg(ia)no Ecc(lesi)ae et Ant(oniu)s Valletta deode(m) et Testes VB D.Filippus Preite D. Jacobus Verardo Ramundus Merula et [?] dUgg(ia)no Ecc(lesi)ae viri qu(in)dem

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Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE)

Libro n.n. 1 dei Morti a.a. 1725 (17/01) 1756 (27/12) Die decima M(ensi)s X(Dieciem)bris 1750 Rosatae dAurelio in comunione S(ancte) Matris Ecclesiae Animam Deo reddidit eius corpus sepultum est in Parrocchiali Ecclesiae Uggiani, D(on) Joanni dAlba confessa Santissimique viatico refecta ac S(acri) Olei unctione roborata per me D(on) Paschalem Cominale Archipresbiter eodem supradictae die decima m(ensi)s X(Dieciem)bris sepultam. Legavit pro anima sua missas Iplanas quadraginta ut eius heredes celebrari faciat a quocunque Sacerdotem ipsi hibuerit pronaccio.

Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE)

Libro n.n. 1 dei Morti a.a. 1725 (17/01) 1756 (27/12) Die trentesima prima M(ensi)s Julii 1748 Emmanuel de Alerio in comunione S(anctae) Matris Ecclesiae Animam Deo reddidit eius corpus sepultum est in Parrocchiali Ecclesiae Uggiani die trigesima prima m(ensi)s Julii, absque nullis Sacramentis, quia parvolus.

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Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE)

Libro n.n. 1 dei Morti a.a. 1725 (17/01) 1756 (27/12) Die vigesima sesta M(ensi)s Aprilis 1733 Apollonia Corsano in comunione S(ancte) Matris Ecclesiae Animam Deo reddidit eius corpus sepultum est in Parrocchiali Ecclesiae Uggiani die vigesima sesta dicti mensis. D(on) Joanni dalba confessa sant(issi)mi noque viatico refecta tantum reliquit pro Anima sua scutatos undecim quas ei debebant heredus Gaetani Leva, ut de annue reddition, Sacerdos Capitoli praedictae Terrae celebrant missas ad rationem assiam quindem; hoc post mortem suae filiae Rosatae.

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Libro n.n. 1 dei Morti a.a. 1725 (17/01) 1756 (27/12) Die quinta M(ensi)s X(Dieciem)bris 1753 Paschalis dAlerio in comunione S(ancte) Matris Ecclesiae Animam Deo reddidit eius corpus sepultum est in Parrocchiali Ecclesiae Uggiani, die quinta d(ict)i m(ensi)s Xbris D(on) Vito dAmato confessa Santissimo viatico refecta ac S(acri) Olei unctione roboratum per D(on) Andrea Salina. Nel S.S.(anctissimo) Legavit pro anima sua missas quadraginta pro una tantum.

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Libro n.n. 1 dei Morti a.a. 1725 (17/01) 1756 (27/12) Die vigesima ottava M(ensi)s Julii 1740 Fortunata Nicolazzo in comunione S(ancte) Matris Ecclesiae Animam Deo reddidit eius corpus sepultum est in Parrocchiali Ecclesiae Uggiani die vigesima nona dicti mensis. D(on) Vito Rotundo confessa sant(issi)mi noque viatico refecta et S(acri) Olei unctione roborata per me D(on) Nicolam Arcudi Archipresbiterum reliquit pro Anima sua missas quadraginta pro una tantum.

Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE)

Libro n.n. 1 dei Morti a.a. 1725 (17/01) 1756 (27/12) Anno Domini 1756 Die septima M(ensi)s Jannuarii 1756 Janna Caggese in comunione S(ancte) Matris Ecclesiae die octavo d(ict)i mensis d(on) Andrea Salina confessa, Sanctissiunque viatico refecta ac S(acri) Olei unctione roborata per d(ictu)m D(on) Andre Salina subst(itutu)m pro Anima sua reliquit.

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Documenti allegati

Atto di Matrimonio n. 01 dellanno 1817


tra

Pasquale DAurelio e Salvadora Villani


(Fratello minore di Fedele dAurelio f Vito e Giovanna Caggese)

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Num. dordine 1

LANNO mille ottocento diciassette a di tre del mese di Gennaro ad ore ventitre nella Casa Comunale avanti di noi Antonio Colangelo Sindaco ed Uffiziale dello Stato Civile del Comune di Uggiano La Chiesa Provincia di Terra dOtranto comparso Pasquale dAurelio domiciliato in Uggiano Strada Puzzocoja del fu Vito e di Giovanna Caggese, e Salvadora Villani di anni cinquanta quattro di professione filatrice, domiciliata nello stesso comune strada Bancarella figlia di Antonio e di Apollonia Sancti morti Quali ci hanno richiesto di procedere alla celebrazione del matrimonio trattato fra essi, e di cui le pubblicazioni seguite avanti la porta della nostra casa Comunale

Cioe la prima nello prossimo mese di Xbre (Dicembre) nel giorno quindici anno mille ottocento sedici ad ore sedici e la seconda nel ventidue dello stesso mese allora meridiane giorni di Domenica
secondando le loro domande, dopo di aver letto tutti documenti, ed il capitolo sesto del Codice Civile sotto il titolo del matrimonio, abbiamo domandato ai futuri Sposi se vogliono prendersi per marito, e moglie; ciascuno di essi avendo risposto separatamente, ed affermativamente, noi dichiariamo a nome della legge, che sono uniti in matrimonio. Di tutto ci ne abbiamo formato il presente atto in presenza di Mangione Pietro di anni ventidue di professione proprietario domiciliato in Uggiano strada Foggiaro di Domenico Sanzo di anni quaranta di professione Speziale domiciliato in detto Uggiano strada della Piazza di Paquale Angelini di anni trenta di professione proprietario domiciliato in detto Uggiano strada SantAntonio e di Vittorio Rizzelli di anni ventisei di professione proprietario domiciliato in detto Comune e Strada Il suddetto atto stato letto tanto a testimonii, che a contraenti; si indi firmato da noi.

Antonio de Colangeli Sindaco

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Anno 1817

Uggiano la Chiesa

Verbali di Matrimonj

125 II

1817

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Atto di Celebrazione di Matrimonio

Provincia di Terra dOtranto Uggiano la Chiesa Distretto di Lecce Municipale

Universit di Casa

Il giorno tre del mese di Gennajo anno mille ottocento diecesette ad ore 23 == 3 Gennajo 1817 ==

Nella casa municipale avanti di noi Incaricato degli atti dello stato Civile, ed alla presenza di quattro testimoni richiesti al presente atto dallArt. 75 del Codice Civile, sono comparsi Pasquale dAurelio di anni sessantatre 63 contadino nato, e domiciliato in Uggiano suddetto, strada Puzzocoja figlio di Vito dAurelio, e Giovanna Caggese morti, e vedovo di Pasqualina Corsano, come dalla Fede, e Salvadora Villani di anni quarantatre, e mesi diece, filatrice nata e domiciliata nello stesso Comune strada moracello innumerata figlia di Antonio Villani, e Apollonia Scurti morti, e vedova di Salvatore de Benedetto. Essi sposi mi anno richiesto di procedere alla Celebrazione del matrimonio loro progettato essendosene gia fatte le pubblicazioni ordinate dallart. 63 del codice Civile cioe la prima nel giorno quindici del prossimo scorso mese di dicembre anno mille ottocento sedici alle ore sedici e la seconda nel di venti due 22 dello stesso mese ed allora medesima, giorno di Domenica. Non essendoci opposizione aldetto matrimonio annuendo alla loro domanda si e da noi fatta la lettura de documenti pervenuti richiesti dalla Legge relativamente al di loro stato ed alla formalita del matrimonio intorno ai diritti e doveri dei rispettivi sposi.____________________ Avendo rinvenuto da ciascuna delle parti contraenti luna dopo laltra la dichiarazione che alluno si vogliono per marito, e moglie in conseguenza sono stati da noi inviati innanzi al Reverendo Parroco di questo Comune per essere congiunti in matrimonio secondo la forma prescritta dal Concilio di Trento; a qualefetto ne abbiamo rilasciato il corrispondente certificato della Legge. Le persone intervenute al presente atto per testimoni sono: il signor D(on) Raffaele Cominale del fu Filippo di anni trentacinque proprietario domiciliato in Uggiano strada detta Piazza e che ha dichiarato di non essere affine o parente il signor Pietro Mangione di Giuseppe di anni trentacinque proprietario dominiciliato nello stesso, strada Foggiaro, ha dichiarato come sopra il signor Pasquale Angelici de fu Giusto di anni trenta domiciliato in detto Uggiano strada SantAntonio ha dichiarato come sopra il signor Domenico Sanzo del fu Cosimo di anni trenta speziale di Uggiano strada la Piazza ha dichiarato come sopra. Pasquale dAurelio Sposo non scrivente Salvadora Villani Sposa non scrivente

Raffaele Cominale testimone come sopra Pascale Angelici testimonio e conoscente dei contraenti Pietro Mangione testimonio e conoscente dei contraenti Domenico Sanso testimonio e conoscente dei contraenti Antonio de Colangeli Sindaco D. Felline Cancelliere

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Estratto Atto di Battesimo dello sposo: Pasquale dAurelio Fo Fede, ed attesto io qui sotto(scri)tto Arciprete, e Parroco del Comune di Uggiano di aver perquisito i Libri de Registri de Nati, Battezzati in questa Parrocchia, e di avere in questa incontrato, che Paquale dAurelio figlio di Vito, e di Giovanna Cagese sia nato in questo Comune a di 20 Gennaro, e battezzato a di dellistesso mese dellAnno Mille Settecento Cinquantaquattro, rovelandolo dalla particola seguente __________ === Die vigesimo primo 21 mensis Juannari millesimi septingentesimi quinquagesimi quarti 1754 === D. Vitus dAmato Archid(iaconu)s, habitalicentia, et presente me D. Paschale Cominale Archip(presibeter)o baptizavit infantem natum ex Vitus Aurelio, et Joanna Cagese Coniugibus die 20 dictis Mensis, cui impositum est nomen Joseph Nicolaus Pascalis; Patrini fuerunt Costantinus Cagese, et Anna Santo === Onde in fede, ed a servire per matrimonio del sud(ett)o Pasquale dAurelio si e fatto la presente == Uggiano le 31 Decembre 1816 Gio: Valletta Arcip.(rete)

Estratto Atto di Battesimo dello sposo: Salvatora Villani Fo Fede, ed attesto io qui sotto(scri)tto Arcip(rete), e Parroco del Comune di Uggiano di aver perquisito i Libri de Registri de Nati, Battezzati in questa Parrocchia, e di avere in questa riscontrato, che Salvadora Villani figlia di Antonio, e di Apollonia Scurti sia nata a di 10 Gennaro, e battezzata a di 11 marzo dellAnno Mille Settecento settantatre, rovelandolo dalla particola seguente __________ === Die undecimo mensis Martii millesimi septingentesimi septuagesimi tertii 1773 === Ego D. Paschalis Cominale Archip(presibeter)o baptizavi infantem natam ex Antonio Villani, e Apollonia Scurti Coniugibus die 10 d(ict)i Mensis, cui impositum est nomen Carmina, Domenica Salvatora. Patrini fuerunt Donatus Mangione filius Petri, et Franciscae Preite, et Angela de Marco filia Cajetani, et Theresiae Beccuto === Onde in fede, ed a servire per matrimonio della sud(ett)a Salvatora Villani si e fatto la presente == Uggiano le 31 Decembre 1816 Gio: Valletta Arcip.(rete)

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Certificato dellUfficiale dello Stato Civile da presentarsi al Parroco per la Celebrazione del Matrimonio

LUfficiale dello Stato Civile del Comune di Uggiano la Chiesa certifica che gli sposi Pasquale dAurelio di anni sessantatre figlio del fu Vito del Comune di Uggiano sudetto, domiciliato nello stesso, contadino, e Salvatora Villani di anni quarantaquattro figlia del fu Antonio, di Uggiano e domiciliata nello stesso filatrice. Hanno adempiuto a tutte le sollenni prescritte dal Codice civile per la contrazione del loro matrimonio ne termini del Real decreto de 16 giugno 1815, e che sene formato latto corrispondente nella Casa Comunale in data de 3 Gennajo 1817. In conseguenza essi sono rinviati dal Parroco confirmate alle disposizioni dello stesso Decreto per essere congiunti in matrimonio secondo le forme prescritte dal Concilio di Trento. Dato in Uggiano la Chiesa li 3 gennaio 1817.

Antonio de Colangeli Sindaco


Firma del . Sugello Comunale

Il Parroco de Comune di Uggiano la Chiesa certifica di aver congiunto col vincolo sacramentale matrimoniale li sudetti sposi Pasquale dAurelio, e Salvadora Villani e di avere adempito a tutto quanto richiesto dal Concilio di Trento ed il sudetto Decreto Reale. Oggi li 4 Gennaio 1817 Gio: Valletta Arcip.(rete)

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ESTRATTO DI MORTE Num. dordine 12 LANNO mille ottocento trentaquattro il d trentuno mese di Marzo alle ore quindici Avanti di Noi Leonardo Panico Sindaco ed Uffiziale dello Stato Civile del Comune di

Uggiano la Chiesa Distretto di Lecce Provincia di Terra dOtranto, sono comparsi Vito de Benedetto di anni 28 di professione calzolaio regnicolo, domiciliato in Uggiano la Chiesa
strada Puzzocoja figliastro del defunto e Ippazio de Benedetto di anni trentasette di professione contadino, regnicolo domiciliato strada Laggetta anco figliastro del defunto, i quali han dichiarato, che a di ventuno del mese di marzo anno mille ottocento trantaquattro morto nella sua abitazione Pasquale dAurelio nato in Uggiano di anni ottanta di professione contadino domiciliato in Uggiano strada Foggiaro figlio del fu Vito dAurelio

defunto e di Giovanna Caggese defunta.


Per esecuzione della legge ci siamo trasferiti insieme con i detti testimonij presso la persona defunta, e ne abbiamo riconosciuto la sua effettiva morte. Abbiamo indi formato il presente atto, che abbiamo inscritto sopra due registri, e datone lettura a dichiaranti nel giorno, mese, ed anno come sopra, si segnato da Noi e dal dichiarante e testimone Vito de Benedetto avendo asserito laltro di non saper scrivere.

Leonardo Panico Sindaco Vito de Benedetto

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Foglio 23 ATTO DI MORTE Numero dordine 45 LANNO milleottocento quaranta il di nove di Agosto alle ore ventitre avanti di noi Domenico Antonio Nachira Sindaco ed Uffiziale dello stato Civile del comune di Uggiano La Chiesa Distretto di Lecce Provincia di Terra dOtranto sono comparsi Francesco Saverio Zezza di anni quarantacinque di professione contadino regnicolo domiciliato in Uggiano La Chiesa Strada Pozzo Castello Genero della defunta e

Salvatore Monteforte di anni quaranta di professione contadino regnicolo domiciliato in nello stesso Comune e strada vicino e conoscente della defunta, quali n dichiarato, che nel
giorno nove del mese di Agosto anno suddetto alle ore venti morta nella casa del suddetto

Zezza, Francesca dAurelio, vedova di Domenico Pipino e di Giuseppe de Tommasi di


professione filatrice di anni ottantaquattro domiciliata nel medesimo Comune Strada Pozzo

Castello, nata Uggiano sudetto figlia di Vito dAurelio defunto e di Giuseppa Donadeo defunta.
Noi quindi ci siamo trasferiti presso i defunti, ed avendo conosciuta insieme coi dichiaranti la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui si data lettura ai medesimi, ed indi si firmato da noi e non dai presenti testimoni che dichiarano di

non saper scrivere. Domenico Antonio Nachira, Sindaco

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di MINERVINO DI LECCE Notaio : ACCOTO ANGELO DI MINERVINO DI LECCE Segnatura : 60/3 Anno : 1753, 01 Dicembre Carte 99-100

Testamentum Nuncupatium Conditum Per Pascalem dAurelio Terrae Uggiani Ecclesiae


Die primo m(ensi)s decembris, secundae Jnd(ictioni)s, Millesimi, septingentesimi, quinquagesimi tertii in Terrae Uggiani Ecclesiae; nos Archangelus Antonino Regius Judex ad Contractus, T(err)ae Uggiani Ecclesiae, et Notarius Angelus Accoto p(ubli)cus Terrae [c.99v.] Minervini, et testes V(idelicet) [ : ] LeonardAntonio Muggio, Donato Felline,Giovanne Cursano, Bariamo Vizzino, Tomaso Carocci,Lazzaro de Benedetto, Sabatino de benedetto di detta Terra duggiano della Chiesa viri letterati---------A Richiesta noi predetti notaro, e Giudice contratto, e Testimoni jn numero opportuno fattoci per intermediam personam di Paschalem d Aurelio della Terra di Uggiano della Chiesa,noj personalmente ci semo conferititi nella sua casa di abitazione, sita e posta dentro l abitato di detto Uggiano della Chiesa, nella strada volgarm(en)te detta li laggetti, confina da borea Michele de Paula, da gerocco d. Gio. dAlba e da ponente via publica, ed altri confini, la dove habbiamo Ritrovato lo predetto Pasquale in letto per per la dio Grazia, sano di mente, senso, udito, e intelletto suo parlare esistente, lo quale considerando lo stato dellhumana natura, esser caduco, e , fragile, e che veruna cosa pi certa della morte, jncerta lhora di quella, dubitando di passare meglior vita, senza fare testamento jnordinario, e pregiudicio, et interesse dellAnima sua e delljnfrascritto suo Erede intende quello fare e vuole che vaglia per raggion di Testamento nuncupativo, e se per tale non valesse, vuole che vaglia per raggione di donazione, causa mortis, codicilli, o legato pio, et altre disposizioni, et lultima sua volta, et ognaltro mo [c.100] modo migliore della legge permesso se li mancasse alcuna solennit dopo la sua morte, a tenor del predetto che sabbia da giudicare jn caso di contumacia senza darsi orecchio qualsisia acetitone cos volendo &[etcetera] Cassando, ed annullando ognequalsivoglia da lui fatta donazione causa mortis legato e qualsivoglia altra ultima volont che forse si potesse trovare d esso Pasquale prima del presente testamento se ultima disposizione parimente raccomandando lAnima sua allonnipotente Jddio che la cre, alla Beatissima Vergine Jmmaculata Avocata de peccatori, allAngelo suo custode, e S. Maria Maddalena speciale sua Avocata li quali cessantemente lassistono nellhora della sua morte, a ci limpetrasse gratia da codere la gloria del Paradiso. E perch il capo, e principio del Testamento listituzione dellErede, senza quello de jure dicesi nullo possedendo intanto esso testatore li beni dotali di sua Madre q(uonda)m Fortunata Nicolazzo, nelli capitoli matrimoniali della quale inf posto il patto che morendone li di lei figli senza testamento ritornassero li beni dotali alli dotanti, per ci fa il presente testamento e di sua propria bocca nomina istituisce e fa suo Erede nelli detti beni, e in tutti glaltri se forse ne avesse li competessero Vito dAurelio suo caro Padre il quale vuole che sia suo Erede universale, e particolare, e cos sia tenuto e trattato da tutti &[etcetera]---[videlicet] Ordina, comanda, detto suo Erede, che dopo la sua mor[c.100 v.] te li facesse celebrare messe num(er)o quaranta, da chi esso mio Erede vuole, raggione di grana diece per ciascheduna messa, suo comodo&[etcetera] [videlicet] Ordina, e comanda detto testatore detto suo Erede che li facesse j funerali di sua qualit, e il suo corpo sie sepelisca dentro la chiesa madrice di detta Terra dUggiano della chiesa, e questa lultima sua volta&[etcetera]----------Attesto jo Notaro che dopo la lettura di detto Testamento avendo jnsinuato, ad esso Pasquale Testatore di lasciare qualche cosa per carit alli poveri dellAlbergo Reale eretto di S.M.[Sua Maest] nel Borgo di SantAntonio della Citt di Napoli per lo mantenimento lo sudetto h risposto dhaver fatta la sua disposizione, e non h che lasciare alli predetti poveri di dette Albergo. De Quibus omnibus dictus Testatrix requisivit nos, ut de praedictis publicum conficere prout facimus actum&[etcetera] nos enim&[etcetera]unde&[etcetera]---

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA Notaio : FOSCARINI NICOLA DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/2 Anno : 1783, 14 Agosto Carte 127-132

Testamentu(m) Nuncup(ativu)m Conditu(m)


Viti de Aurelio Terrae Uggiani Eccl(esi)ae Die decimo quarto m(ensi)s Augusti, primis Jnd(ictioni)s, Millesimi, septingentesimi, Octuagesimi tertii in Terrae Uggiani Ecclesiae; ] Nos Lazarus Maschi dictae T(err)ae Uggiani Reg(ius) ad Contractus Judex, Nicolaus Foscarini de eodem p(ubli)cus & [etcetera] et testes [ : ] Sacerdos D. Paschalis Sans, Paschalis q(uonda)m[c.128] Joachim dAlba, Antonius Sanso, Salvator de Benedetto, Vitus de Marco, Vincentius Sanso, et Petrus Antonius Villani aftatae Terrae Uggiani; Viri quidem &[etcetera]---A Richiesta, e preghiere fatteci in nome, e parte di di Vito dAurelio di questa Terra di Uggiano, ci semo portati nelle di Lui Case, site nellabitato di essa Terra nella strada detta li Laggetti, ove essendomo Rinvenim(m)o d(ett)o Vito dAurelio in Letto giacente, e sebbene infermo di corpo, sano per grazia di Dio di mente, senso, viso,udito, ed intelletto, e nella giusta, e loquela parim(en)te esistente; il quale ci asser, che avendo considerato Lo stato dellumana natura fragile, e caduco, e che nessuna cosa pi certa della morte, abbench incerta Lor di quella; h perci stabilito al p(rese)nte, che trovasi in Retti Senzi fare, siccome fa questo suo ultimo, e supremo [c.128v.] nuncupativo o Testamento, quale vuole che vaglia per Testamento nuncupativo, o vero in scriptis, e se per tali Ragioni non valesse, che almeno vaglia, e segni X[per] Ragione di Codicilli, Donazione inter vivos, vel causa mortis,e per ogni altra maniera dalla Lege permessoli; Cassando tal effetto, ed annullando tutti e qualsivog(lion)o altri Testamenti, Codicilli, Donazioni, altre Disposizioni per laddietro forse daLui facte, e fatti; Quali nulla ostandone, e niente volentino, si abbi ad unguem eseguimento, ed osservare da Chi ad esso Lui succeder in vigor del p(rese)nte sta espresso giusta La sua Serie, continenza, e tenore; E questa sia La sua ultima, e soprema volont valitiera omni meliori modo &[etcetera]------E perch il Capo, e principio di ogni Testam(en)to : Listituzione dellErede, senza la quale ogni Testam(en)to : per Legale disposizione nullo dicesi ed invalido; Quindi esso sod(dett)o Vito d Aure[c.129]lio Testat(o)re Raccomandando prima LAnima sua allOnnipotente Jddio, Ges Cristo nostro Redentore, alla Beatisi(i)ma: Vergine di Lui Madre, AllAngelo suo Custode, ed tutta, La Corte Celeste, istituisce, e di sua propria bocca nomina, ordina, e fa in suoi Eredi universali, e particolari Generoso, Pascale, e Pascale Fedele tre suoi figli maschi e con essi, assieme Francesca, Giovan(n)a e Rosa de Aurelio tre altre sue figlie femine in tutti, e qualsivogliano beni di esso Testat(o)re : Vito de Aurelio, Stabili, mobili, Eredit, Successioni, Escendenze, Ori, argenti, nomi di debitori, ed ognaltro, che doppo sua morte si Ritrover, da Succedere nellinfratto modo individualm(en)te, preter dellinfr(ascri)tti Legati, dalli quali non se ne possi detrarre cosa alcuna X[per] Ragion di Lege Falcidia, seu Trebellianica------E primo vuole, che sintendi istituito il d(ett)o Generoso suo diletto figlio, siccome col p(rese)nte suo Testam(en)to Lo istituisce Erede nella [129 v.] Casa, chesso Testat(o)re possiede nellabitato di questa Terra nella Contrada detta Li Laggetti, con Orto, porzione di Cortile, e con Cantina a Grotta presso di d(ett)a Casa, colle due pile di Rimetter oglio dentro la d(ett)a Cantina, ed in una fossa X[per] Rimetter vettovaglie esistente in detto Cortile, e propriamente innanzi la Casa di Pascale Coluccia-----J(te)m istituito sintendi Laltro suo amato figlio Pascale, siccome Lo istituisce nella Curte con Capanna, Cortile, Giardinetto, e Palmento dentro, di d(ett)o Giardinello nella strada di Puzzocoja, franca di ogni peso----J(te)m istituisce, ed istituita vuole, che sintendi La detta Francesca sua figlia nubile in un pezzo di Terra olivato, ed in un altro vineato nelle pertinenze amendue denominato li Rustoli, confin(an)te a Sulco con Saveria Monteforte col peso di quattro messe piane antico Lascio degli Antenati di esso Testat(o)re alla Ragione di g(ra)na diece luna al R(evere)ndo Capitolo di que[c.130] Terra= E pi in unAnello di Oro con pietre rosse n(ume)ro 9.---------J(te)m esso Testat(o)re Vito vuole, che d(ett)a Giovanna altra sua cara figlia nubili sintendi istituita,come La istituisce in un Miglioramento di Vigna detto Lo Savorrito, in una Botte di Barili

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venti di capacit ed in un Anello di Oro con una pietra Rossa, col peso di an(nu)i Carlini cinque per Lo Capitale di doc(a)ti Diece dovuti alla Venerabile Congregazione di questa Terra J(te)m vuole, che la d(ett)a Rosa sua figlia minora sintendi istituita,come La istituisce nella met della Possessione olivata, e con vigna vecchia detta Le Seminare in feudo di Casamassella da dividersela con Lenunciato Fedele di Lui Fratello, e figlio di esso Testatore----J(te)m istituisce siccome istituito vuole, sintendi il Surriferito Fedele altro suo prediletto figlio minore La Casa, ove presentem(en)te abita esso Testat(o)re, dalla quale non ne possi amovere La sudetta sua sorella, [c. 130 v. finoache si mariteranno, e con d(etta Casa anco tutto, e quanto in quella si Ritrovar, e due Anelle [Anelli] di Oro con diece pietre Rosse attorno, ed una verde; Col peso di Carlini Sette, e mezzo terze annue per il Capitale di doc(a)ti Quindici di Cenzo a fav(o)re del R(everendissi)mo Capitolo di essa Terra di Uggiano== Come anco una Somera, che attualmente possiede, e tiene esso Testatore. J(te)m lascia alla sod(ett)a Rosa sua figlia un Anello di Oro, con tre pietre Rosse, ed una verde, e due altri anelli di argento, uno con tre pietre rosse, laltro con sette. J(te)m esso Vito lascia X[per] Tutore, e Curatore di dette Sue figlie, e figlio minori il prefato Pascale Loro fratello,e figlio di esso Testatore. J(te)m vuole, che li detti suoi figli, ed Eredi, eccettuatone d(ett)o Generoso, il quale si trova in Lontani Paesi, e fuori del Regno gli avessero far celebrare da Sacerdote loro piacim(en)to messe n(ume)ro quaranta X[per] salute dellanima di esso Testat(o)re, e de suoi Defunti pro una vice tantu(m) infra annu(m), che segui[c. 131] r La morte di esso Vito Testatore--J(te)m vuole, e Comanda esso Vito Testatore, che se mai, che collaggiuto di Dio si avesse a Rimpatriare lo sud(ett)o Generoso suo figlio del secondo Letto, subito se labbi da consegnare la d(ett)a Casa, con Cantina, ed altro in cui Lave istituto Erede, e finocche Restituira in questa sua Patria, ne sia usufruttuario il predetto Fedele di Lui Fratello,e figlio del terzo letto di esso Testat(o)re ; E se mai il d(ett)o Fedele sar chiamato dal Sig(no)re allaltra vita, ne sostituisce esso Testat(o)re usufruttuarie Le dette sue figlie e sorelle del medesimo Giovanna e Rosa nella porz(io)ne di d(ett)o Generoso. J(te)m dichiara davere lasciato impotere di d(ett)o Pasquale suo figlio un vestito di seta gialla col suo Gippone uniforme= Una quadretta in Argento, ed un pajo di piccoli Orecchini di Oro porzione dei d(ett)o Generoso, a Cui si abbino da restituire nelli casi di sopra espressi.----J(te)m vuole,e Comanda esso Vito Testatore, che [c131v.] se qualcheduno delli sudetti suoi figli, e figlie, ed Eredi movesse litigio per la Eredit di esso Testat(o)re Loro Padre, sintendi illo tunc escluso, come da ora esson Vito Lesclude dalla porz(io)ne, in cui Lave istituito Erede, con dividersi q(ue)lla ugualmente fra dellaltri suoi figli, ed Eredi che non avran(n)o amossa la lite, con dare a quegli, che sar per litigare la sola, e semplice legittima, che de Jure li aspetta, istituendolo da ora in quella, e nel caso predetto; Essendo questa la sua volont.-J(te)m vuole esso Testatore, che la d(ett)a Giova(n(n)a sua figlia fosse usufruttuaria della porzione assegnata al d(ett)o Generoso, cosi del Stabile, come del mobile vita sua perdurarre, e finoacche non si rimpatrier d(ett)o Generoso: Tale essendo sua volont.-------J(te)m vuole, che d(ett)o Pascale suo figlio si dovesse dividere con d(ett)o Fedele suo figlio minore, e fratello a d(ett)o Pascale la possess(io)ne detta li monti di Otranto, e la Curte nella Strada di Puzzocoja, e Rimanere Loro [c. 132] co(m)une Carico li due Capitali Cenzi, uno di djti [ducati] Quindici del R(evere)ndo Capitulo, e laltro da doc(a)ti Diece alla Congregazione di essa Terra di Uggiano; atteso questa sua volont---E fattogli la dovuta : insinuaz(io)ne a Lasciare qualche cosa al Reale albergo de poveri in Napoli; Rispose d(ett)o Vito Testat(o)re negativamente, e per essere povero, e perche carico di figli; Onde in fede&[etcetera]De quoquidem Testamento, ut praedicit(u)r per acto &[etcetera] praefact(u)s : Vitus de Aurelio ut supra Testator Requisivit Nos; ut de Praedictis omnibus publicum conficere deberemus actu(m) &[etcetera] Nos emiur &[etcetera] unde ---

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA Notaio : FOSCARINI NICOLA DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/2 Anno : 1771, 1 Gennaio Carte 1-3 Segnatura : 113/2 Anno : 1771, 1 Gennaio Carte 3-5

Jn Dei nomine; Amen

Rehemptio Domus
Pro Vito de Aurelio Terrae Uggiani Ecclesiae---Die primo m(ensi)s Jannuarii quartae Jndict(ioni)s, Millesimi, septingentesimi, septuagesimi primi in Terrae Uggiani Eccl(esiae), et cu(m) lic(enti)a ob diem Circuncisionis D(omi)ni &[etcetera], Nos Lazzarus Maschi d(ict)ae Terrae Uggiani Reg(iu)s ad Contractus Judex, Nicolaus Foscarini affatae T(er)rae pub(li)cus, et Reg(iu)s Not(ariu)s : , et Testes [ : ] Paschalis Rossetti, Vitus Carecci, et Franciscus de Marco de eodem praedicti Terra; Viri quidam-----Cost(itui)to in Testimonio p(ubli)co : nella p(rese)nza nostra Giuseppe di Silomo de Benedetto di q(uest)a Terra di Uggiano della Chiesa, il quale qggisce, ed interviene alle Cose infra(scri)tte, per se stessi , e X[per] li suoi Eredi, e Succ(esso)ri; da una parte---E Vito dAurelio di questa sod(dett)a Terra di Uggiano, il quale parim(en)te : aggisce, ed interv(ien)e alle med(esi)me Cose infra(scri)tte per se,e per] li suoi Eredi, e Succ(esso)ri; dallaltra parte---Le sod(dett)e Parti asseriscono spontaneam(en)te av(an)ti di Noi; Come Lanno 1765 esso Vito de Aurelio vend, ed alien col patto della Ricompra quandocumque al prefato Giuseppe de Benedetto una casa di abitazione con Cortile, ed orto, sita, e posta dentro Labitato di questa suddetta Terra nella strada, che si v S. Lionardo Jsola del Foggiaro, giusta li beni dellEredi di Domenico Conte d Levante,e le Curti dellArchid(iaco)no : D. Leonardo Vito Bello, la via p(ubli)ca da Borea, ed altri Confini per lo prezzo di doc(a)ti Venti, Come disse apparire da Jstrom(en)to stip(ula)to per il q(uonda)m Not(a)r Fran(ces)co Antonio Muscatello de d(ett)a T(er)ra di Uggiano nel sopracitato Anno 1765:, allo quale &[etcetera] E volendosi esso Vito dAurelio servire del sod(dett)o patto di Ricompra apposto nel succe(n)nato Jstr(oment)o, ne H Richiesto il prefato Giuseppe per la Rihastaz(io)ne di d(ett)a Casa, e Ricivo di detti doc(a)ti Venti, il quale Conoscendosi tenuto, se nh esibito prontissimo & [etcetera] [c.2] C he per volendono sopra di ci stipularci le dovute Cautele ad Caut(eler)s Sap(ien)tis, Convenit; Quindi , che oggi sod(dett)o giorno esso Giuseppe de Benedetto Retrovende, e per Titulo della retrovendita sod(dett)a per fuste(m) &[etcetera] d, cede, Rinuncia al d(ett)o Vito de Aurelio p(rese)nte Lenunciata Casa, come sopra descritta, posta, e confinata &[etcetera] senza Riservarsi sopra di quella in qualsivog(li)a modo Cosa veruna &[etcetera]----E questo per lo medesimo prezzo di doc(a)ti Venti per quanto li f venduta dal sod(dett)o Vito, quali consistenti in tanta moneta di arg(en)to : , e manualm(en)te esso Giuseppe de Benedetto se li Riceve, ed ave per mano del prefato Vito dAurelio p(rese)nte, e pag(an)te di suo prop(ri)o denaro, ut d(?.)o &[etcetera] Dello qual prezzo, ut sup(r)a Ricevu(u)te : X [per] esso Giuseppe de Benedetto av(an)ti di Noi se ne chiama ben contento, e soddisfatto &[etcetera] e di q(ue)llo ne quieta, libera, ed assolve d(ett)o dAurelio e Suoi & [etcetera] etia(m) per Aq(uilana)m Stipolat(ione)m& [etcetera]--[c. 2v.] Talm(en)te, che da oggi av(an)ti, ed in perp(etuu)m &[etcetera] La sod(dett)a Casa, ut Sup(r)a Retrovenduta&[etcetera] nuovam(en)te, passi e sii in dominio, et possesso di d(ett)o Vito sempre averla &[etcetera]li cede esso Giuseppe ogni suo Jus, ed azione &(etcetera), pone ed induce q(ue)llo nel suo Luogo, et grado universo &[etcetera]lo cost(ituisc)e et Sostit(uisc)e Proc(urato)re irr(evocabil)e, come in cosa prop(i)a &[etcetera] delle quali azioni, e Rag(io)ni &[etcetera] se ne possi d(ett)o Vito servire in Giudizio, e fuori&[etcetera]; E generalm(en)te se ne

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costit(uisc)e esso Giuseppe per Simplex Costitutu(m) &[etcetera]volens &[etcetera] L.J.V. [Lege Jure Usu] &[etcetera]---Promette, et Conviene di pi, e X[per] questa Soll(enn)e Stipola si obbliga esso Gioseppe de benedetto non solo non muoverci lite veruna sop()a la Retrovendita di d(ett)a Casa, ma eziandio esserne tenuto sop(r)a della medesima di evizione da tutto quel tempo, che lha tenuta, et posseduta, e da Persona d Lui Causabenti tanta(m) et non ultr &[etcetera] qualem sic &[etcetera] Quemquidem p(rese)nte Contractu(m), ac omnia praed(ict)a praefate Parte sponte promiserunt semper Habere Ratu(m), gratu(m) &[etcetera] ac Rata, Grata, praedictis X : [per] non Controvenire &[etcetera] q(ui)a sic &[etcetera] Pro quibus omnibus obserciandis &[etcetera] praefat(um) Joseph de Benedetto spont obligavit se ipsu(m), haeredes, successores, et bona Omnie &[etcetera] sub paena duplis medietate &[etcetera] cu(m) potestatu(m) Capiendi &[etcetera] cu(m) Clausulis Constituti, et Praecari &[etcetera] renunciavit &[etcetera] Certius Juravit tactis Scr(i)ptis &[etcetera] et promissit &[etcetera] stantes in domibus mei praedicti Not(a)ri, sitis intus habitatu(m) huisur praedictae Terrae Uggiani, et Jnsula vulgarit(e)r dicta Lo Foggiaro, abi &[etcetera] et voluerune &[etcetera] ad Cond[?]n Sapienis &[etcetera] Unde &[etcetera]---

[c. 3]

Permutatio
Jnter Vitu(m) de Aurelio, et Vincentu(m) Pezzulla Terrae Uggiani Ecclesiae------

Eodem die primo m(ensi)s Jannuarii quartae Jndict(ioni)s, Millesimi, septingentesimi, septuagesimi primi in Terrae Uggiani Eccl(esiae), et cu(m) lic(enti)a ob diem festu(m)&[etcetera], Nos Lazzarus Maschi d(ict)ae Terrae Uggiani Reg(iu)s ad Contractus Judex, Nicolaus Foscarini de eodem pub(li)cus,&[etcetera] et Testes [ : ] Nicolaus Foscarini de eodem pub(li)cus,&[etcetera] et Testes ---Nicolaus de Benedetto, Laurentius Paesano, et Joseph Marinaci Affatae Terrae Uggiani; Viri quide(m)--Cost(itui)to in Testimonio p(ubli)co nella p(rese)nza nostra Vito de Aurelio di questa Terra di Uggiano d(e)lla Chiesa, il quale agisce, ed interviene alle Cose infra(scri)tte per se, e per li Suoi Eredi, e succ(esso)ri da una parte-----E Vincenzo Pezzulla di questa med(esim)a Terra di Uggiano, quale parim(en)te agge, ed interviene alle med(esim)e Cose infra(scri)tte per se , e X[per] li suoi Eredi, e Succ(esso)ri dallaltra parte-------D etto Vito spontaneam(en)te : ave asserito av(an)ti di Noi; Egli con giusti Titoli, et Cause avere, et possedere una Casa di abitaz(io)ne : tetto, con Cortile, ed Orto dietro di quellaq, ed una Cisterna Rotta col suo Postale di Lecciso dentro di d(ett)o cortile, Sita, e posta dentro labitato di questa sod(dett)a Terra nellJsola del Foggiaro, via, che si v S. Lionardo, Confinante colle Case dellEredi del q(uonda)m Domenico Conte; [c. 4] colli Curti dellArchid(iaco)no D. Leonardo Vito Bello, via p(ubli)ca da Borea, ed altri Confini, franca da ogni peso &[etcetera]----E detto Vincenzo un Pezzo di Terreno di Capacit # [tomola] Uno in Semina circa, e per quant, e con vigna vecchia, sito, e posto in Feodo di Casamassella, nelle pertinenze volgarm(en)te : dette Li Monti di Otranto confinante da Borea sulco colli beni di Vincenzio Vizzino, da Sirocco Francescantonio Zecca, via vicinale da Borea da dentro La parte di d(ett)o Vincenzio, ed altri Confini, franco dogni peso, eccetto della Servit di X[Dieci]ma [Decima] Baronale &[etcetera] Ed altres collinfra(scri)tti pesi, cio d(ett)o Pezzo di Terra di ann(u)i : g(ra)na diece, e Cavalli Sei di Ragioni; E la d(ett)a Casa di ann(u)i : g(ra)na Trentasette, e Cavalli Sei di Legato antico al R(evere)ndo Capitulo di questa sod(dett)a Terra per Celebraz(io)ne di messe &[etcetera]----

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Fatta lassertiva sod(dett)a, soggiungono Le sudette ambe Parti avere Stabilito X[per] maggior Loro utile, e vantaggio stabilito [ad] invice(m) permu [c.4v.] tura La d(ett)a Casa collanzidetto Pezzo di Terra, senza niuno Rifuso, Caggion, che fattone fare da Periti La Riconoscenza de Resp(et)tivi valori, quelli furono di parere di pareggiare, ed equivaler nel prezzo---C he per oggi sod(dett)o giorno volendono mandare in esecuz(io)ne Le Cose pred(ett)e con p(ubli)co Jstrom(en)to : Come conviene, Quindi , che oggi sod(dett)o giorno ad invice(m) detti Vito, e Vincenzo an(n)o permutato, siccome permutano, ut ad per fustem &[etcetera] scambievolm(ent)e : La sodette Casa e pezzo di Terreno Seminatorio, come sopra descritta, postre, e confinate, senza Riserbarsi Ciascuna di esse Parti per se Respettivam(en)te Cosa veruna &[etcetera] In guisache da oggi ion avanti, ed in perp(etu)s La d(ett)a Casa passi in permuta, dominio, e possesso di d(ett)o Vincenzo Pezzulla, e lo sod(ett)o Pezzo di Terra seminatoria con vigna vecchia Ratione permutationis praedictae passi in Luogo di d(ett)a Casa in escambio e permuta al prefato Vito dAurelio, [c.5] Respettivam(en)te averLe , tenerLe, e possederLe &[etcetera] si cedono ad invice(m) ogni loro Resp(etti)vo Jus ed azione &[etcetera] Si pongano Reciprocam(en)te : n Lo di Loro Resp(etti)vo grado, e Jus universo &[etcetera] se ne costituiscono ad invice(m) Pra[?]re in[?]i, ut in Rem prop[?]m delle quali azioni, e Rag(io)ni : X[per] Ciascuno Respectivam(en)te se ne possi termine in Giud(izi)o, e fuori &[etcetera] E generalm(en)te : se ne Costituiscono &[etcetera] volentes &[etcetera] Lege, Jure Usu& [etcetera] --Promettonsi di vantaggio, e ad inviu(m) si obligano li sod(ett)i Contraenti Luno allaltro Respettiovam(en)te difendersi Le sodette Robbe, Come sopra permutate, e ogni vizio, e Legittima evizione desserne tenuti presso tutti Uomini, e Persone &[etcetera] ed ogni lite in se stessi Respettivam(en)te assumere colla Rifrazione de da(n)ni, Spese, ed interessi &[etcetera] q()a sic Q uemquidem p(rese)nte Contractu(m), ac omnia praed(ict)a praefatae ambae Partes ad inviu(m) Resp(ecti)ve, et pr quanto undquemque [c.5 v.] ipsaru(m) spectat, et pertinet &[etcetera] promiserunt sempre habere Ratu(m) gratu(m9 &[etcetera] ac Rata, grata, firma&[etcetera] et quc attendere, et non contravvenire aliqua Ratione, et Causa &[etcetera] q(uide)m sic &[etcetera] Pro quibus omnibus observandis &[etcetera] praefatae ambae Partes ad invice(m), vicissim, Resp(etti)ve, et pro quanto, ut sup()a &[etcetera] Una Laus alteri, et laltera alteri Resp(etti)vi p(resen)tibus obligaverunt se ipsas, haeredes, Successores, et bona Omnia Resp(etti)ve &[etcetera] sub paena duplis medietate &[etcetera] cu(m) potestate Capiendi &[etcetera] cu(m) Clausulis Constituti, et Praecari &[etcetera] Renunciaverunt &[etcetera] Certiorati prius &[etcetera] Juraverunt tactis Scriptoris &[etcetera] et promiserunt &[etcetera] stantes in domib(u)s mei praedicti Notarii, ubi &[etcetera] et volverunt &[etcetera] ad Com[?]ri : Sop[?] &[etcetera] Und &[etcetera]---

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Fondo Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA Notaio : BENEDETTO MASCHI DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/4 Anno : 1784, 24 Gennaio Carte 4-12

Charta Dotalis, et Consignatio Dotiu(m)


= = Pr = = =Francisco Pisino= Die vigesimo quarto Mensis Jannaari secundae Jnditionis, Millesimo, septingentesimo, Nonagesimo quarto in Terra Uggiani Ecclesiae; Nos Vitus de Aurelio Terrae Uggiani Reg(ius) ad Contractus Judex, et Magnificus Not(ariu)s Benedictus Maschi Terrae Uggiani Ecclesiae, et Testes sunt Salvator de Benedetto, Vitus de Benedetto, et Thomas Monteforte de prae(dict)a T(er)ra Uggiani Eccl(esi)ae; Viri quidem &[etcetera]---Costituito in Testimonio publico nella p(rese)nza nostra il Mag(nifi)co Vito de Aurelio di questa Terra di Uggiano della Chiesa, il quale qggisce, ed interviene alle Cose infra(scri)tte per se stes[c. 5] se stesso, e X[per] li suoi Eredi e successori &[etcetera] da una parte------------E Domenico Pisino del Casale di Surano, e Francesca de Aurelio di questa Terra di Uggiano futuri coniugi, stando essa Francesca collespresso co(n)senso; e presenza di d(ett)o Dom(enic)o di lei futuro sposo presente, ed il suo marital consenso a quella con giuram(ent)o prestante, li quali parim(ent)e agogno, ed intervengono allistesse Cose infra(scri)tte X[per] se stessi respettivam(ent)e, e X[per] li di loro Eredi, e Successori dallaltra parte. Lo d(ett)o Domenico Pisino p(rese)nte&[etcetera] non X[per] forza, inganno &[etcetera] spontaneamente avanti di Noi X[per] contemplazione, e causa del Matrimonio trattato, stabilito, e conchiuso, e quanto prima con la grazia del Signore Dio legittimamente contraendo tr essolui, con d(ett)a Francesca de Aurelio vergine in Capillis, figlia legittima, e naturale di detto [c.5v.] Mag(nifi)co Vito de Aurelio, e della q(uonda)m Giuseppa Cristallo f sua Moglie, ed inognaltra miglior via &[etcetera] in dote, dotis nomine, e X[per] lintiere doti di d(ett)a Francesca dichiara, e confessa aversi ricevuto, ed avuto sin da oggi, sud(dett)o giorno, e poco prima da d(ett)o Mag(nifi)co: Vito de Aurelio Dotante p(rese)nte &[etcetera] renuncians Ecc(eptio)nis &[etcetera] linfra(scri)tti Beni mobili, e stabili V[idelicet] [ : ]--------Jn primis un paro di Tristelli con quattro tavole nuove==, Un saccone di lino aspica [a spiga] nuovo== Lenzuoli numero cinque, dei quali se ne ha ricevuti tr, uno di tela marsulla, laltro di bambace, e lino, e laltro di tela ordinaria, e X[per] li due altri si obliga esso Mag(nifi)co: Vito Dotante di farceli nel Mese dAprile di questo corrente 17ottantaquattro di tela ordinaria==Coverte numero due, una di lino bianca a fiocchi nuova, e laltra di lana torchina, e rossa a scorsa di celo[c. 6] di celona novigna===Cuscini numero sei, due a orletto, due di londra, e due di tela paesana nuovi==Un Spolvero di tela marsulla nuovigno con le avantiporte ricamati==Un giraletto di bambace ricato nuovo==Sciugafacci numero sei, tr di orletto uno dei quali con seta [seta] rossa, e due ornati di pezzulli di due altri di cambraja ricamati con seta, ed uno di tela marsulla nuovi==Camicie di Donna numero sei, tr di orletto, una di ba(m)bace, e due di tela paesana nuove===Vesti di Donna numero Sei, un vestito di Trappo rosso in arg(en)to, una Gonnella di Camerlotto torchino, unaltra di camerlotto paesano di color rosso, unaltra gialla di lana gentile, unaltra verde anco di lana gentile, laltra bianca di lino marsullo== Giuppi di Donna numero cinque, uno di seta fiorito torchino, e bianco, laltro di amuer [c. 6] a color di carne, laltro di rattina rosso, laltro di bonforte fiorito di color verde, e laltro di tela nuovi===avantisini numero sei uno di orletto, tr di bambace, laltro di seta negra, e laltro di tela paesana nuovi===Faccioletti X[per] testa num(er)o sei, uno di Bambace ricato, tr di bambace bianchi, e due di orletto nuovi===Spalle [Spalle] numero sei una di bambace raccamata di color rosso,e torchino,altra raccamata bianca, due di orletto, e due di tela paesana nuove==Un Bancale di diversi colori= Sette braccie di tela marsulla a schiachera [scacchiera] X[per] tovaglie,e serviteti.

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Un anello di oro con dieci pietre rosse, ed una verde= un altro di oro con quindici pietre cio quattordici rosse, ed una verde==Diece passanti falsi==Un crocifissetto di argento===Un paro di bottoni tondi di argento, e quattro altri a cozza, un puntale, e due spilloni di argento [c. 7] gento, un corallo rosso incastrato di arg(en)to= un getto di coralli rossi con una Medaglia di argento= un altro getto dingranate fine, e passanti falsi con una reliquia di S.S. Martiri==un coretto darg(en)to, una S. Elena incastrata darg(en)to= un anello con tr pietre rosse darg(en)to= una caldara di libre sette nuova=una cassa di apeto novigna,ed un paro di torcelle di argento. Jte(m) X[per] Beni stabili seu Fondo Dotale listesso Dotante ave assegnato, e ceduto, come col p(rese)nte Jstrum(ent)o assegna, cede etia(m) X[per] fuste(m) alla d(ett)a Francesca sua Figlia, e per essa al prefato Domenico suo futuro sposo una quota parte di Terreno olivato di macine quattro incirca, e X[per] qua(n)te sono sito e posto in feudo di Casamassella, e proprio nelle pertinenze[c. 7v.] detta Rassoli, confinante a sulco con Giovanne Stefano da Borea, Saverio Monteforte da Sirocco, via publica da Levante, ed altri confini, franco eccetto dei pesi B(aro)nali e di annui carlini quattro al R(everen)do Cap(ito)lo di Uggiano X[per] quattro Messe basse.----E pi un pezzo di Terra vineato di capacit Orte uno e mezzo in circa, e X[per] quant, co(n) Otto alberi di olive novelle di capacit infronda Macine una incirca, sito nel soprad(ett)o Feudo di Casamassella, nellistesse Pertinenze dette Russoli, confinante colli Beni del R(everen)do D. Stefano de Stefano da Sirocco, a sulco Saveria Monteforte da Borea, via pub(li)=ca da Lev(ant)e, ed altri confini, franco, eccetto dei pesi Baronali &[etcetera]---------Niente esso Mag(nifi)co Vito de Aurelio Dotante X[per] se stesso &[etcetera] sopra de sd(dett)i Beni ut supra in Dote [c. 8] in Dote dati,promessi, ed assegnati in qualsivoglia modo si riserba X[per] se non che linfrascritti patti e Condizioni&[etcetera]----Primieramente che dissolvendosi d(ett)o Matrimonio per morte di d(ett)o Domenico Pisino le d(ett)e Doti si debbano restituire, e consegnare alla detta Francesca cos mobili, come stabili; Ed ancora restasse usufruttuaria delli Beni cos mobili, come stabili, che toccano, e spettano in parte, e porzione a d(ett)o Domenico suo futuro sposo, e specialm(ent)e dellAbbitazione della casa sita, e posta dentro lAbbitato della pred(ett)a T(er)ra di Surano, sita propriam(ent)e nella strada detta le Puzze, confinanti con Francesco, e Vincenzo Pisino ed a tale effetto ex nunc pro tunc il sud(dett)o Dom(enic)o suo futuro sposo avendo riguardo alla buona Giovane che presa [c. 8v.] X[per] moglie, alla qualit, e quantit delle Doti ed alla buona parentela & [etcetera] di animo libero spontaneam(ent)e, e senza forza, inganno veruno, ex nunc pro tunc X[per] fuste(m) & [etcetera] ne li d, dona, e cede il dominio, vita per perdurante tantu(m) di d(ett)a Francesca; purch per la med(esima non abbia a passare a seconde nozze; e doppo la morte alla med(esim)a vada, e resti in beneficio dellEredi e successori di d(ett)o Domenico.-------E passando allincontro da questa allaltra vita d(ett)a Francesca senza figli, con figli legitimi, e naturali, e questi morienti in fra let legittima, soprad(ett)a: et quandocumque senza figli, et abintestata Le sud(dett)e Doti si debbano restituire, e riconsegnare al d(ett)o Mag(nifi)co Vito de Aurelio Dotante suoi Eredi, e Successori; Eccettuati per cos nelluno [c.9] nelluno, come nellaltro Caso dette restituzioni quelli beni mobili, panni, me vesti che si rattrovara(n)no consumati in costanza del d(ett)o Matrim(oni)o X[per] lo giusto, e com(m)une uso di quello, e laltri esisteranno si debbano restituire cos casu consumati ad inveterati siccome si rattrovaranno in tempo delle d(ett)e restituzioni; Ed eccettuata ancora la so(m)ma di docati diece delli quali esso Mag(nifi)co Vito de Aurelio Dotante p(rese)nte& [etcetera] d la facolt a d(ett)a Francesca sua Figlia a poterne disponete pra una vice tantu(m) da sopra dette Doti, tanto X[per] atti tr vivi, quanto X[per] ultime, e supreme volont a chi le pare, e piace, esistentino, e siano X[per] ogni sua parte, e porzione, cos paterna, come Materna, e per qualsivoglia parte, ragione, e cau [c.9 v.] sa che a d(ett)a Fran(ces)ca de Jure, seu in qualsivoglia altro modo li spettasse, e potesse spettarli e competergli quia sic& [etcetera] ; E non disponendone ritornino collaltre al Dotante, e suoi come abbiam detto sopra& [etcetera] quia sic== Dimodo ch da ora in avanti X[per] li p(rede)tti Beni come sopra in Dote Dati, promessi, ed assegnati colli patti, e condizioni, e non altrimenti & [etcetera] in vigor del p(rese)nte, ed inogaltra miglior via& [etcetera] passino, e siano in pieno dominio, e possesso & [etcetera] di d(ett)o Dom(eni)co e di d(tt)a Franc(es)ca p(rese)nti & [etcetera] con tutte azzioni& [etcetera] a sempre come Beni Dotali di d(ett)a Franc(es)ca :, e a d(ett)a Franc(es)ca come Antefato, ed altro averli, tenerli, e possederli & [etcetera] cedendosi e trasferendoli a tale effetto esso Mag(nifi)co Vito Dotante, ed esso Dom(eni)co Donante, colli patti, e condizioni, e non altrimenti X[per] ogni[c. 10] ogni Jus& [etcetera] ponendo, ed inducendo d(ett)o Dom(eni)co, a d(ett)o Dom(eni)co d(ett)a Fran(ces)ca nel di loro luogo, jus e grado universo& [etcetera] costituendolo, e

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costituendola Proc(urato)re irr(evocabil)e come in Casa prop(ri)a Talm(ent)e che dellazzioni ragioni, giussi Dotali, ed Antefato seu donaz(io)ne servire, ede avvalere& [etcetera] e Generalm(ent)e& [etcetera] costituendosi esso Mag(nifi)co Vito Dotante, X[per] semplice costituto, e cos detto Dom(eni)co, volendono esser tenuti X[per] legge ragione, ed uso & [etcetera] -----Ha inoltre promesso esso Mag(nifi)co Vito Dotante, e se stesso X[per] soll(enn)e stipola obligato & [etcetera] sopra de sud(ett)i Beni ut supra in dote dati, promessi, ed assegnati niuna lite muoverci& [etcetera] e dogni vizio, e legittima Eviz(io)ne esser tenuto de jure, e de frutto generalm(ent)e, e specialm(ent)e da[c.10v.] tutti uomini, e persone, ed ogni lite sopra se stesso assumersi, ed addossarsi col rifacim(ent)o ed emenda di tutti j danni, spese, ed interessi anco p(ri)ma di quelli e quelle patirsi, ed avutasi considerazione al tempo& [etcetera] quia sic & [etcetera] -Delle quali Doti, come sopra date, promesse edassegnate esso Domenico p(rese)nte& [etcetera] se ne chiama ben quieto& [etcetera] e ne ha quietato, liberato, ed assolve d(ett)o Mag(nifi)co Vito Dotante totalm(ent)e, e finalmente, generalm(ent)e e generalissimam(ent)e anche X[per] la Aq(uila)na stipola & [etcetera] quia sic& [etcetera] ----Promette inoltre esso Dom(eni)co le sud(dett)e Doti come sopra ricevute conservare, e custodire, e delle med(esim)e servirsene in costanza di d(ett)o Matrim(oni)o X[per] lo giusto, e com(m)une uso di quello, e listesse p(rede)tte Doti restituire e riconsegnare a d(ett)a Fran(es)ca sua futura sposa, a d(ett)o Mag(nifi)co Vito Dotante e suoi& [etcetera] [c.11] suoi a qualunque Caso della dissoluz(io)ne di d(ett)o Matrim(oni)o n servatu in omnibus la forma dei sopradescritti patti & [etcetera]quia sic& [etcetera]---E facendo lo sud(dett)o Dom(meni)co salva, e sicura d(ett)a Donazione pro per Nuptias seu Dotario, ed antefato anzid(ett)o sopra tutti, e qualsivogliano Beni Mobili, stabili p(rese)nti, e futuri & [etcetera]---Patto & [etcetera] che il p(rese)nte Jstrum(en)to possa tanto X[per] d(ett)a Fran(ces)ca, quanto X[per] d(ett)o Mag(nifi)co Vito Dotante p(rese)nte anco X[per] mezzo di loro resp(etti)vo Pro(curato)re contro d(ett)o Domenico Pisino p(rese)nte & [etcetera] per la restituz(io)ne delle pred(ett)e Doti, Donazione ed Antefato in ciascuno caso della dissoluz(io)ne di d(ett)o Matrim(oni)o servata Forma de sopra descritti patti e X[per] la consecuzione di detto Dotario in caso di Lucrificaz(io)ne di q(ue)llo e X[per] osservanza delle Cose pred(ett)e prodursi presentarsi, e liquidarsi, e X[per] liquido [c.111v.] liquidissimo aversi in ogni Corte T(ri)b(una)le, luogo e Foro, etia(m) via Ritus M.(adre) C.(hiesa) [Sanctae Madre Ecclesiae] V.(idelicet) [:] Qual p(rese)nte contratto, e tutte le d(ett)e Parti X[per] quanto a ciascheduna di esse ut supra spetta, ed appartiene, han promesso& [etcetera] sempre& [etcetera] averle X[per] rate& [etcetera]ed a quelle non contravvenire, n opporsi X[per] qualsiv(ogli)a ragione, e Causa& [etcetera] quia sic& [etcetera]----E X[per] la reale osservanza, validit, e fermezza delle cose sud(dett)e& [etcetera] le d(ett)e pArti, e Co(n)traenti X[per] quanto a ciascheduna di loro ut supra spetta, ed appartiene & [etcetera]Spontaneamente avanti di Noi hanno obligato asestesse respettivam(ent)e,ut supra li loro Eredi, e successori, e Beni tutti &[etcetera] luna parte allaltra, e laltra alluna resp(etti)ve colla clausula del Cost(titut)o, e Prec(ept)o [c.12] e Prec(ept)o & [etcetera]----- con potest& [etcetera] alla pena del doppio& [etcetera] e per met& [etcetera] anno rinunciato & [etcetera] cerziorati primieram(ent)e& [etcetera] han giurato& [etcetera] ed han promesso& [etcetera] standomo nelle Case di d(ett)o Mag(nifi)co Vito site dentro labbitato di questa T(er)ra di Uggiano, e prop(iament)e nella Strada detta li Lagetti& [etcetera] dove& [etcetera] ed han valsuto& [etcetera] a Consiglio de Savi& [etcetera] onde & [etcetera]--------

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Fondo Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA Notaio : FOSCARINI NICOLA DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/2 Anno : 1791, 14 Maggio Carte 46-50

Cautelae Dotales Josephi dAlba, et Josephe dAurelio Terrae Uggianii Eccl(esi)ae

Die decimo quarto m(ensi)s Maii nonae Jndict(ionis), Millesimi, septingentesimi, Nanagesimi primi in Terrae Uggiani Ecclesiae; Nos Jppatius Cerrito dictae Terrae Uggiani Reg(ius) ad Contractus Judex, Nicolaus Foscarini de eodem p(ubli)cus & [etcetera] et testes [ : ] Andreas de Benedetto, Alojsius sun(n)na, et Petrus Preite aftatae Terrae Uggiani; Viri quidem &[etcetera]-Cost(itui)ti av(an)ti di Noi li Coniugi Pasquale dAlba, ed Angelica delli Nuci di questa Terra di Uggiano, Nec non Giuseppe dAlba figlio di detti Coniugi : stando cosiddetta Angelica, che il prefato Giuseppe collespesso consenso, e beneplacito di d(ett)o Pasquale loro Marito, e Padre Resp(ettiv)o [c.48] pr(esn)te, ed [slli] il suo assenso presente & [etcetera] pro ut tactis & [etcetera] i quali ins(ile)m agiscono, ed intervengono alle Cose infra(scri)tte X [per] se stessi, et per li loro Eredi, e Succ(esso)ri[etcetera] da una parte-----------------------------E dallaltra Fedele, e Gioseppa dAlerio Fratello, e Sorella utriusque Congiunti, di questa sudetta Terra di Uggiano ; quali parim(en)te) agogno, ed intervengono alle medesime infra(scri)tte cose X [per] se stessi, et per li loro Resp(etti)vi Eredi, e Succ(esso)ri & [etcetera] ----------------------------Le dette Parti asseriscono; Come mesi sono trattarono, e conchiusero collaggiuto di Dio Matrimonio tra d(ett)o Giuseppe de Alba colla prefata Giuseppa dAlerio Vergine in Cap(illi)s : ; Per lo quale Matrimonio dal q(uonda)m Vito dAlerio Padre di essa Vergine Giuseppa si trova promesso in dote, e per le doti della stessa al prefato Giuseppe dAlba futuro [c. 48v] sposo di quella quanto st espresso, e descritto in un foglio manu propria di detto q(uonda)m Vito vergato, che a Noi presentato ci anno nellatto p(rese)nte ; Il di cui tenore si [: ]

==Jnseratur====

Jn vigor del quale preinserto Foglio, ancorch d(ett)o q(uonda)m Vito non avesse potuto stipolare X[per] essere stato dalla morte prevenuto : volendo detta Giuseppa mandarlo in esecuz(io)ne .; Quindi , che con detto suo Fratello Fedele si assegna X[per] Fondo dotale quelli Beni stabili medesimi, che nel citato, e qui an(n)esso foglio si attrovano annotati co modo, et forma, e con quelli patti, obblighi, facolt, e vincoli, che in esso si leggono, nec aliter, nec alio modo& [etcetera]------Come altres detto Giuseppoe dAlba futuro sposo dichiara aversi Ricevu/ti ; come si riceve X [per] mano di d(ett)a Giuseppa futura sua sposa li seg(uen)ti Mobili [ : ] Jn P(ri)mis [c.48] Jn p(ri)mis Una Lettiera in ord(in)e colli Tristelli, e Tavole == Uno Saccone in Spica =Uno spolviero col suo Giraletto = Un Manto usato, ed una Coverta di lino fiocchi= Cinque Lenzuoli, uno marsullo e 4 di Canape== Sei Coscini, 4. di OrLetto, e 2. ordinarj == Cinque vestiture= Una di Camerlotto una nuova col Giuppo di amuer=== altra di Camerlotto torchino col Giuppo di Lustrino incarnato ==Una di lana gialla col Giuppo di Camerlotto verde ==altra di lana gentile negra col Giuppo di Pilone= un Fostiano , e Giuppo di bombace in tocco== Cinque Faccialetti, due colle righe rosse, uno ricamato, uno di Orletto, e lultimo di seta

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schiavona== Cinque Avantisini == Due di bombace, uno di Orletto, altro di tela, e lultimo pinto= Cinque Camiscie di Donna= due di Orletto , una marzulla, e laltre ordinarie ===Due Tovaglie, una di bom[c.48v.] bace, e Laltra di Lino== Tre Sciucafaccia di Orletto, ed uno ordinario, ed un altro marsullo, in tutto cinque=== un Anello di Oro con sette pietre==Due Spilloni di argento==un puntale== un pajo di bottoni tondi di argento= un corallo incastrato in argento == un anello di Oro = una Santelena == Un Coretto di Argento== Un pajo di forcelle dOro==Un Crocifissetto di argento== Un Circhetto di Argento==Un Anello di argento con 3 . pietre==Una Crocetta di argento==un pajo di bottoni grossi tondi per canna= altro Anello di Argento==Due spilloni di arg(en)to== un pontale, ed un foscetto per Capo di Arg(en)to = Una Caldara vergine di Rame, ed un Cassone di apeto------------Delli quali Beni dotali d(ett)o Giuseppe dAlba se ne chiama ben contento, e soddisfatto &[etcetera] quietans &[etcetera] etiam p(resente)m [.]&[etcetera] Cosicche [c. 49] Cosicche da oggi avanti&[etcetera] Li sudetti Beni dotali passino nel dominio di essi futuri sposi sempre averli&[etcetera] si cedono ogni loro jus&[etcetera] mettendosi nel Luogo, di d(ett)a Giuseppa &[etcetera] pone , ed induce quello d(ett)a futura sposa nel grado, e priviliggio della medesima potersene servire in costanza di d(ett)o Matrimonio; Costituendonelo, e Sostituendonelo Praed(ec)to in [..]&[etcetera] Delle quali azioni,e Ragioni&[etcetera] E generalmente detta Giuseppa se ne cost[intuisce]: per simplex constitutu X[per] volens&[etcetera] Ne promette dippiu essa futura sposa Giuseppa la defenzione in forma in ogni caso di evinzione,ed ogni lite in se stessa assumere colla Risarzione dei danni, spese , ed interessi &[etcetera] -----------E per ultimo esse Parti accettano, ogniuna da canto suo per quanto ne appartiene, e Respettivam(en)te ratificano [c.49v.] lenunciato preinserto Foglio Dotale; Obligandonsi di osservare, ed eseguire irreprogabilm(en)te : tutti li patti, obblighi; promesse, e convenzioni in quello descritte; ne da quelli in minima cosa Ricedere, ne di controvenirci sotto qualsivogl(i)a : titolo, pretesto, causa&[etcetera] sic&[etcetera] E Principalm(ent)e detto Giuseppe dAlba collinsolidit di detti suoi Genitori costituiscono da ora, e solito che sar contratto il matrimonio suddetto alla detta Giuseppa futura sposa di esso Giuse(ppe) un antefato, sia Donazione propter nuptius giusta la Reg(i)a Pramatica del f Duca di Ossuna &[etcetera]--Qual p(rese)nte contratto, e quanto su esso si contiene&[etcetera Le sod(ett)e ambe Parti an(n)o promesso Respettivam(ent)e &[etcetera] aver per R[ato] e forma &[etcetera]ed alle cose sud(ett)e non con[c. 50]travenire per qualsivogl(i)a Causa, e Ragione&[etcetera q[] sic &[etcetera]--------

Pro quibus omnibus observandis &[etcetera] praefatae Partes et Contrahentes sponte ad invice(m) , Resp(etti)vae, et pro quanto &[etcetera] obligaverunt se ipsas, haeredes, succesores, et bona omnia Resp(etti)ve&[etcetera] Sub p( ?)na dupli &[etcetera] medietate &[etcetera]Cu(m) protestate Capiendi &[etcetera] Constitutione Precarii&[etcetera] Rinunciaverunt&[etcetera] et sign(nare)ner Legi de duob(us); vel plurib( us) Corr: ins((ile)m; obligatis&[etcetera] nec non dict(o) Joseph dAlba uti filices familias legi p(ri)mo, &[etcetera], e S(ecu)ndae&[etcetera] Cool: quod cu(m) eo, li qui in aliera potestate negotiu(m) (..?) esse dicat(..)&[etcetera Cortio rati prius (..)&[etcetera] Juraverunt tactis Scripturis &[etcetera] Stantes in domus dictor coniuug(us) sita intus habitatu(m) d(ict)i Uggiani&[etcetera] ubi &[etcetera] ad Consiliu(m) [...] unde &[etcetera] ----------------

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA Notaio : FOSCARINI NICOLA DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/2 Anno : 1793, 17 febbraio Carte 3-6

Restitutio Dotiu(m) Factae P(ro) Josephi dAlba Terrae Uggiani Ecclesiae

Die decimo septimo m(ensi)s Februarii Xmae [decima] primae Jn(dictione)s: , Millesimi septingentesimi, nnagesimi tertii in Terra Uggiani Eccl(esi)ae; Nos Vincentius de Tomasi d(ict)ae Terre Uggiani Reg(iu)s ad Contractus [c.4] Judex, Nicolaus Foscarini p(ubli)cus & [etcetera][Notaio] De eisdem Terra, et Testes [ : ]Mag(nifi)cus Britius Juacovizzi ; Franciscus de Marco, et Marinus Cursano affatae Terrae Uggiani ; viri quidem& [etcetera]---------

Jn p(ubli)co Testimonio nella nostra presenza Cost(itui)to Giuseppe dAlba di questa Terra di Uggiano i quale agisce, ed interviene alle cose infratte [infrascritte] X [per] se stesso, e per li suoi Eredi, e Succ(esso)ri da una parte--------------E dallaltro Pasquale,e Fedele dAurelio Fratelli consanguinei, Nec non Domenico Pisino Marito di Francesca dAurelio Sorella di detti Fratelli; di questa sudetta Terra di Uggiano; Li quali agogno, ed intervengono X [per] q(ua)nto Rispettivamente lappartiene alle medesime infratte Cose X [per] se stessi e per li loro Eredi, e Succes(sori) & [etcetera]--------[c.4v] Le sudette Parti spontaneam(en)te an(n)o asserito av(an)ti di Noi ; Come per la morte seguita della q(uonda)m Giovanna dAlerio Sorella delli sudeti Fratelli, e Francesca dAlerio mesi sono si diede luogo in forza di patto apposto n Capitoli Matrimoniali della stessa alla Restituzione delle doti, che d(ett)o Giuseppe di Lei Marito Ricevuti si avea; E volendo d(ett)o Giuseppe devenire con p(ubli)co Jstrom(ent)o alla consegna delle medesime, ne h Richiesto per ci Li sodetti Fratelli , e Sorella de Aurelio come pi vicino in grado, e chiamati dal q(uonda)m Vito de Aurelio Loro Padre Dotante--------------A qual effetto detti Pasquale, e Fedele, e Domenico Pisino Marito di d(ett)a Francesca de Aurelio Sorella ut sup(r)a simul, et in(siliu)m. dichiarano, [c.5] e confessano con giuram(en)to av(an)ti di Noi aversino Ricevute, et avuti oggi sod(dett)o giorno, e poco prima, ed esserno in di Loro potere, her(ede)s ex p(atro )ni& [etcetera] tutti li beni mobili della sudetta q(uonda)m Giovanna, tali quali stanno descritti, e numerati nei sudetti Capitoli Matrimoniali per me sud(ett)o not(ar)e, Come dissero, stipulati, E con detti mobili ancor li stabili parim(en)te in detti Capitoli designati, e descritti; nec aliter, nec alio modo & [etcetera]--------Et econverso, siccome dal d(ett)o Giuseppe trovansi X [per] la morte di d(ett)a q(uonda)m Giovana un tempo sua moglie spesi doc(a)ti ventidue e g(ra)na diece; Come Le h fatto costare da una veridica nota; cosi X [per] adempiere questa loro [c.5v.] conservazione essi Fratelli, e Sorella de Aurelio, ed indennizzarne detto Giuseppe dAlba, nel p(rese)nte atto sborzano, e pagano in tanta moneta di arg(en)to crr(en)te : di Regno li sudetti doc(a)ti ventidue, e g(ra)na 10 al cen(n) Giuseppe dAlba, il quale av(u)ti di Noi numerati se li Riceve, ed ave X [per] mano di detti Fratelli, e Sorella de Aurelio, e per essa dal d(ett)o Domenico Pisino, p(rese)nti, e paganti pro Rata di loro danaro Respettivam(en)te la detta Som(m)a& [etcetera]------E stantino Le cose suddette esse ambe Parti, chiamandosene Respettivam(en)te ben contente ,e soddisfatte, tanto di d(ett)a Restitu(io)ne di Doti, q(ua)nto del pagam(en)to di detti doc(a)ti : 22:10, un simul et in(sile)m, e per q(ua)nto Respettivam(en)te Scambievolm(ente) : si quietano,

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liberano, ed assolvono, etiam per Aq(uilanae)m [c.6] Aq(uilanae)m S(upradicta)m e patto espresso dio altro non cercare dalluno, ne Luno dallaltro & [etcetera]q(uide)m sic & [etcetera]-Pro quibus omnibus observandis &[etcetera] praefatae Partes et Contrahentes sponte ad invice(m) , Resp(etti)vae, et pro quanto &[etcetera] alterie obligaverunt se ipsas, haeredes, succesores, et bona omnia Resp(etti)ve&[etcetera] Sub p(?)na dupli &[etcetera] medietate &[etcetera]Cu(m) protestate Capiendi &[etcetera] Constitutione Precarii&[etcetera] Rinunciaverunt&[etcetera] et sig(nare)ner Legi de duob(us); vel plurib(us) Corr: ins(ile)m obligatis&[etcetera] Certioratus&[etcetera] Juraverunt tactis&[etcetera] Stantes in domibus mei praedicti Not(a)ri sitis intus habitatum huij praedictae T(err)ae Uggiani in Insula vulgarit(e)r dicta Lo Foggiaro, ubi &[etcetera] ad (???) &[etcetera] unde & [etcetera]-------

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Fondo Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA Notaio : FOSCARINI NICOLA DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/2 Anno : 1790, 15 Novembre Carte 115-119

Testamentu(m) Nuncup(ativu)m Conditu(m) Per Vitu(m) de Aurelio Ter = rae Uggiani Eccl(esi)ae----Die decimo quinto m(ensi)s Novembris, Nonae Jnd(ictioni)s, Millesimi, septingentesimi, Nanagesimi in Terrae Uggiani Ecclesiae; tribus huminaribus accentis pro servendis & [etcetera] Nos& [etcetera] cu(m) hit circit(e)r hora noctis &[etcetera] Nos Jppatius Cerrito dictae T(err)ae Uggiani Reg(ius) ad Contractus Judex, Nicolaus Foscarini de eodem p(ubli)cus & [etcetera] et testes [ : ] Thomas Sunna, Lazzarus Sunna, Salvator de Benedetto, franciscus de Tomasi, Andreas de Benedetto, Michael Carecci, et Franxciscus Coletta aftatae Terrae Uggiani; Viri quidem &[etcetera]---A Richiesta fatta a Noi Reg(i)o Giudice a Contratti, Not(ar)e, e Testimoni in n(ume)ro opportuno in nome, e parte di Vito dAurelio di questa Terra di Uggiano, ci semo personalm(en)te conferiti nella di Lui Casa, sita dentro labitato di essa Terra nellJsola detta li Laggetti, dove Rinvenim(m)o lo sod(ett)o Vito de Aurelio giacente in Letto; E sebbene infermo di corpo, pure lo trovam(m)o sano di mente, senso, viso,udito, e nel suo giusto, e Retto parlare, e memoria parim(en)te esistente; Jl quale ci asser che avendo n considerato lo stato fragile dellumana natura, e lincertezza dellora della morte, ha perci stabilito con anticedimento Riguardo agli interessi cos dellanima, come del Corpo, col fare siccome fa questo suo ultimo, e supremo nuncupativo Testamento, quale vuole che vagli, e segno X [per] questa Ragione di Nuncupativo ,e se per tale non valesse, che vagli, e segni per Testamento in scriptis per Donazione, delluno , dellaltro genere X [per] Legato puio, od almeno per Ragion di Codi[c.116] cilli , e per ogni altra mig(lio)r maniera, che dalle Leggi permesso li vede. Cassando, et annullando tutti, e qualsivog(lian)o altri suoi Testam(en)ti , cos nuncupativi, che inscriptis, Codicilli, Donazioni, altre altre Disposizioni per laddietro da Lui fatte; volendo, che in tutti quelli ostendono, vagli solam(ent)e, e segui il p(rese)nte suo nuncupativo Testamento per essere questa La sua ultima, e soprana volont; E chiunque a se succeder, comperso Testamento, forza di questo, anco ab intestato&[etcetera] sempre abbi, e debba ad sempre seguire, ed osservare quanto in questo p(rese)nte suo nuncupativo Testam(en)to st espresso giusta la sua serie, continenza, e tenore; E perch se ne facci publico Atto---E perch il Capo, e principio di ogni Testam(en)to listituzione dellErede, senza la quale per disposizione di Lege ogni Testam(en)to nullo dicesi, ed [in]valido Perci esso Vito de Aurelio Testatore, Raccomandando primam(en)te LAnima Sua allOnnipotente Jddio, ed Ges Cristo Redentore, e Mediatore, alla Bea(tissi)ma vergine, allAngelo Suo Custode, tuttij Santi, e santeb del Cielo, istituisce ef in suoi Ertedi universali, e particolari in tutti li Suoi beni mobili, stabili, semoventi, nomi di Debitori, ed altri, che doppo Sua morte li Ritrover &[etcetera] Generoso, e Pasquale dAlerio figli del p(ri)mo Letto; E Francesca, Giovanna, e Fedele dAlerio altri Suoi, e figli del secondo Letto; E che grastaro quanto in appresso st ordinato-------E p(ri)mo vuole, ordina, e Comanda esso Vito de Aurelio Testat(o)re, che Pasquale, e Fedele Suoi figli Maschi li faccino fare li funerali secondo le Sue Condizioni, e curassero oltre ci di farli celebrare X[per] Salute [117] dellAnima sua, e dei Suoi Defunti messe piane num(er)o Trenta pro una vice da qualsiasi Sacerdote quella Ragione, che meglio credano; E queste loro com(m)odo, ad carico dellAnime loro , perch tale la sua volont-------------------J(te)m vuole, comanda esso Testat(o)re Vito, che la Casa con Giardinello dietro, Cantina conticua Pile dentro della medesima, fossa per rimettere vettovaglie, sita nel Cortile detto li Laggetti, ne sia vero Padrone il d(ett)o Generoso dAlerio suo Caro figlio: ma perch si ritrova fuori di questo Regno per suoi giovanili trasporti, vuole, che dellEredit del medesimo, ne fusse usufruttuaria Giovanna figlia di esso Testat(o)re, vita durante, e doppo la morte di d(ett)a

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Giovanna passi in usufrutto del cennato Pasquale dAlerio altro figlio di d(ett)o Vito Testat(o)re : ; M [c.117 v.] M Dandosi il caso di Rimpatriarsi il d(ett)o Generoso Suo figlio, subito, e senza Dec(re)to di Giudice li fosse restituita im(m)ediatam(ent)e : anziche authoritate e exigenda cessi arbitrato mettersi nel possesso di d(ett)a Casa con Giardinello, Cantina, ed altro, ut sup(r)a ;senza per, che ne possi d(ett)o Generoso in tal caso cercare il minimo Lugro, compenso ed interesse X [per] il tempo decorso; E solo corrano i frutti di d(ett)a Casa , Cantina, ed altro Suo favore dal d , che ne prender il possesso; E cos anco praticarsi posto, che in di lui Luogo verranno i figli di d(ett)o Generoso; atteso vole la volont di esso Vito Testatore &[etcetera]--Jtem vuole,ordina,e Comanda esso Vito de Aurelio Testat(o)re, che il prefato Pasquale Suo figlio sia Padrone della Curte, e Capanna nella strada detta Puzzocoja, e delli doc(a)ti Quaranta, che di moneta di Oro [c. 118] di Regno li sono stati per mano di esso Testat(o)re Vito consegnati tempo addietro; Come altres Sia Padrone di una Giumenta di esso Testatore, che trovasi in mano di Pasquale; A esser per tenuto, che il (.) nascituro di d(ett)a Giumenta maschio o femina fosse, lavesse da dare al detto Fedele gratuitamente, dopo che lavr, sborzato in tempo [.] , Essendo ancor questa Sua volont-----J(te)m Cost[intuisce] Erede particolare Francesca dAurelio figlia di esso Testat(o)re con Domenico Pisino nelle Sue Doti assegnateli nelli di Lei Capitoli Matrimoniali, et servata forma de medesimi; perch d(ett)a le sua volont--------Jtem vuole esso Testat(o)re che ancora la d(ett)a Francesca sia vera Padrona di quel pezzo di terreno, confinante colla Casa, con Cortile [c.118 v.] ed ortelli, E che chiamandola il Signore senza figli allaltra vita, detto Domenico Pisino Suo Sposo, ne fosse di detto Abitaculo usufruttuario; Ed occorrendoli qualche infermit, mal di vecchiezza che li mancasse, onde potersi alimentare li Sii Lecito disporre ippotegare la So(m)ma di doc(a)ti quindici solam(en)te, e per una volta tantu(m), e doppo la morte di d(ett)o Ratifica proceder in quello il detto Fedele dAurelio figlio di esso Vito Testat(o)re, e perch cosi sua volont-------------Jtem vuole esso Testat(o)re Vito, che la Casa, nella quale di p(rese)nte abita,conforme si ritrover doppo la di lui morte, ne sia vero Padrone il sod(dett)o Fedele suo figlio, collobligo di non poter movere [muovere] da d(ett)a Casa la detta Giovanna Sua sorella nubile, infino anche la medesima non passer da Marito; E passando [c.119] a nozze fosse Padrona della met d(e)lla Possessione olivata detta Siminare, e laltra met sia di d(ett)o Fedele dAurelio di Lei Fratello, perch cos &[etcetera]------Jtem vuole esso Testat(o)re Vito, e Comanda; Che li sudetti Fedele, e Giovanna suoi figli si avessero dividere il bonificato della vigna detto Savorrito, come Robba materna: atteso questa sua volont--------Jtem vuole, e Comanda, che li due Capitali n Cenzi, che sono uno Di Doc(a)ti Quindici, e laltro di Doc(a)ti Diece alla Ragione del cinque sodisfar li facesse Il d(ett)o Fedele cos quello di 15 al R(evere)ndo Cap(itolo dei questa Terra di Uggiano, come q(ue)llo di doc(a)ti 10 colla Congregazione di essa Terra, essendo ancor ci volont di esso Vito Testatore-----------------E per ultimo vuole e Comanda, che gia mai per [c. 119v.] qualche puntiglio qualcheduno di detti Suoi figli ed Eredi, volesse mettere in litigio la sua Eredit, e non contentarsi della p(rese)nte Disposizione, impugnando questo Testamento, fosse illo tunc immediatam(en)te escluso dallEredit di esso Vito Testatore; E seconda [] Cam[] nella Ragione della pura legittima, che li aspetter, e subentrino alla di lui porzione, che anno osservato la p(rese)nte Testamentari disposizione---------------E fatoli la dovuta insinuazione per il Reale Albergo dei Poveri in Napoli; Rispose d(ett)o Vito Testatore negativam(en)te X[per] essere bastantem(en)te povera la di lui Famiglia, Onde in fede &[etcetera] De quo quidam Testam(en)to, ut praediciter peracto&[etcetera] prefati Vitus Testatore Requisivit Nos&[etcetera] ut de [c. 93 v.] praedictis publicum conficere deberemus actu(m) Nos &[etcetera]-

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Fondo Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA Notaio : DONATO FELLINE DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/5 Anno : 1820, 14 Febbraio Carte 32-34 n. 154

Donazione irrevocabile Regno delle due Sicilie Il giorno quattordici del mese di Febrajo anno Mille Ottocento Venti
14 Febrajo 1820 Ferdinando I per la Grazia di Dio R del Regno delle due Sicilie e di Gerusalemme. Infante delle Spagne, Duca di Parma, Piacenza e Castro. Gran Principe Ereditario di Toscana. C ostituito personalmente avanti di me Notajo Donato Felline del fu Domenico, residente nel comune di Uggiano la Chiesa, Contrada Laggetti in numerata, ed alla presenza dellinfrascritti signori Testimoni, Pasquale DAurelio del fu Vito, Contadino domiciliato nel Comune di Uggiano sudetto, strada Monacello, sano di mente, di et maggiore, ben conosciuto da noi, ed avente le qualit della Legge richieste. Il detto Pasquale dichiara possedere tra gli altri suoi beni Fon(dia)ri una casa terragna lamiata, con cortile, ed orto dietro, sito nellabbitato di d(ett)o Uggiano strada Puzzocoja che confina con Giuseppe de Tomasi da Borea, con Paolina Piscozzo da Gerocco, colla strada publica de Levante, e con altri, tutti dritti, azzioni, e Raggioni finora da esso godute. In seguito di tale assertiva ha soggionto, che trovandosi esso Pasquale in et avanzata, e molto tenuto ed obbligato a sua moglie Salvadora Villani del fu [bianco] avendoli prestato dellonorevoli servizi, ed assistenza, come tuttavia li presta e lo benefica, e per altre Raggionevoli cose ha deliberato, di voler donare, come liberamente, volontariamente e irrevocabilmente dona alla s(udett)a sua amatissima moglie Salvadora Villani la s(udett)a casa lamiata, durante la di lei vita, e dopo la sua morte in usufrutto e propriet la dona anco irrevocabilmente al di lei figlio minore Vito De Benedetto, nato in costanza di legittimo matrimonio da essa Salvadora Villani, e Salvatore De Benedetto gi morto, collobbligo, che detto minore Vito dovesse pagare in effettivo danaro di Argento la somma di docati diece 10: appena si messo nel possesso di detta lamia alla sua sorella Maddalena De Benedetto, dai quali fratello e sorella De Benedetto, esso donante Pasquale dichiara di averne amorevoli servizi, e di esserli stati come lo sono ai di lui comandi, beninteso per, che il mobilio, che si trova esistente in d(ett)a casa donata si intendi anche donato a detta sua moglie Salvadora, la quale lo debbe succedere nella propriet nel caso di premorienza del nominato di lui figlio Vito, eredi e successori della stessa. La casa come sopra donata nella strada Puzzocoja, osia Lagetti v descritta nel catasto provvisorio Riunito di Uggiano la chiesa di cui se ne inserisce lestratto. Fatto, letto e pubblicato nel Comune di Uggiano La Chiesa, Provincia di Terra dOtranto, Distretto di Lecce e nello studio di me pred(et)to Notajo sito nel di sopra designato mio domicilio, in detto d, mese e anno in dove dichiar il donante Pasquale DAurelio di non saper scrivere il si firm dalli Signori Testimoni D(on) Gaetano Chirili di Giuseppe, Proprietario domiciliato in Uggiano, Strada S(an) Vincenzo e Pasquale Zaminga di Fedele, Ferraro domiciliato nella stessa strada Messeri, e da noi in fede.

Pasquale DAurelio Gaetano Chirilli testimonio e conosce detto donante Pascale Zaminga testimonio e conosce detto donante

Notajo Donato Felline di Uggiano la Chiesa


[apposto il suo Tabellione]

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Num. 299 Registrato in Otranto li 23 febbraro 1820 All. Reg. 1 V 5 fol. 94 V Cas. Settima Dritto g(ra)na Ottanta Il ricevitore

Renna

Num. 154 c. 33

Estratto del Catasto provvisorio Riunito del Comune di Uggiano la Chiesa


Articolo 156 = DAurelio

Pasquale

Sez(io)ne D num(er)o 75 = Casa 1 Laggetti = Rendita netta d(oca)ti 04:00 Sez(io)ne D num(er)o 76 = Giardino ivi = 1/9 Rendita d(oca)ti = :37 4:37

Rilasciato in Uggiano la Chiesa li tredici febrajo Mille otto Cento Venti 1820

Donato Felline Canc(ellie)re Archiviario


Visto da me Sindaco

Pasquale Chirilli
N. 298 Registrato in Otranto li 23 febb(ra)jo 1820 Al Reg(istr)o 1 V 5 fol. 94 V Cas(ella) 4 Dritto g(ra)na venti Il Sindaco

Pasquale Chirilli

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Fondo Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA Notaio : MASCHI BENEDETTO DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/4 Anno : 1792, 25 Ottobre Carte 276-280 Emptio Quotae partis Bonificati Pro Aloysio Sunna Terrae Uggiani Eccl(esi)ae

[c.276] Die Vigesimo quinto Mensis octobris undecinae Juditionis, Millesimo septingentesimi nonagesimi secundi = In T(err)ae Uggiani Ecclesiae p(er) Nos Vincentius de Tomasi R(egi)us ad Cont(ract)us Judex, et mag(nific)us Notar Benedictus Maschi affetae T(err)ae Uggiani, in Testes sunt R(everend)us D(on) Petrus Salina, Mag(nific)us D(on) Joseph Rizzelli de lodem Uggiani Ecclesiae, et Antonius Merico Civitatem Hydrunti, viri quidem -----

Costituiti in testimonio pub(bli)co nella p(resen)za nostra Fedele DAurelio, e Maddalena Sunna coniugi di questa sudetta Terra di Uggiano Eccl(esi)ae stando la d(ett)a Maddalena collespresso consenso di d(ett)o Fedele suo Marito p(resen)te ed a quello il suo viril consenso e bene placido av(an)ti di Noi con giuram(en)to prestante pro ut tuctis p(er) quali una simul, et ins(ili)um aggono ed int(ervengo)no alle cose infr(ascri)tte p(er) se stessi, e p(er) li loro Eredi, e successori da una parte E Luiggi Sunna di q(ues)ta med(esi)ma T(err)a di Uggiano, chi parim(en)te aggem ed int(ervie)ne alle med(esi)me infra(scri)tte cose p(er) se stesso e p(er) li suoi eredi, e successori dallaltra ----[c. 277] Li s(udet)ti Coniugi Fedele e Maddalena spont(aneamen)te una simul et ins(ili)um hanno spont(aneamen)te asserito nella p(resen)za nostra di avere, tenere, e possedere tra laltri Beni dotali di d(ett)a Maddalena, una quota parte di Bonificato dolivi, e seminatorio, denominato Monti magliocchi sito e posto in feudo della Citt di Otranto, di capacit in semine un tomolo c(irc)a, e con quattro alberi di d(et)ti olivi di capacit in fronda tum(oli) nove [sic] c(irc)a confinante da Borea a sulco co(n) d(ett)o Luiggi Sunna, de scirocco con li Beni di m(aestr)o Salvatore Angelini, de Ponente co(n) Vincenzo de lo Masi, e con li beni di D(onn)a Luisa Fellini de Lev(an)te ed altri confini, fra(n)ca p(er) eccetto dellann(u)o can(on)ne Enf(iteuti)co di annui carlini dodici allIll(ust)re Sig(no)r B(aro)ne Gualtieri Padrone del fondo. In seguito allassertiva su(det)ta li sud(et)ti Coniugi Fedele, e Maddalena ins(ili)um soggiunsero, come per alcuni di loro bisogni, e particolari commodit, salvo sempre il Reg(i)o Assenso impetrando, voler vendere, ed alienare la quota descritta parte del Bonificato sud(et)to p(er) cui avendone trattato con pi uomini e persone, fra le quali col sud(et)to Luiggi Sunna F(ratel)lo germano di esso Maddalena e cognato res(petti)ve di d(ett)o Fedele, col quale si convennero renderli il Bonificato sud(ett)o p(er) lo fra di lor convenuto prezzo di docati venti quattro, franchi e purgati dellann(u)o Canone sud(ett)o p(er) essi Coniugi venditori; purch per esso fedele tal prezzo lo fondasse, ed assicurasse a d(ett)a Maddalena sua moglie sopra tutti, e singoli suoi Beni in genere, et in [c. 277] specie come pi dentro si dir. In forza di qual convenuto volendo le parti sud(ett)e discen(de)r alla stip(ul)a delle necessarie cau(te)le. Perloch oggi soprad(ett)o giorno li prefati Coniugi fedele, e Maddalena ins(ili)um p(er) le cause sud(ett)e, e p(er) ognaltra miglior via p(er) salvo sempre per il sud(ett)o Reg(io) Assenso impetrando, spontaneam(en)te han venduto, ed alienato p(er) titolo della vendita ed alienaz(io)ne p(redet)ta p(er) fust(em) han dato, ceduto, e rinunciato al prefato Luiggi Sunna p(resen)te; ed in bona fede la sud(ett)a quota parte di bonificato come sopra, descritta, e confinata comprante. Niente li sud(ett)i Coniugi Fedele e Maddalena ins(ili)um sopra la d(ett)a quota parte di Bonificato, di gi venduto p(er) loro stessi si riserbono. E ci p(er) lo sud(ett)o tra di loro convenuto, e determinato [c. 279] prezzo di docati venti quattro consistenti in tanta moneta dArgento di regno avanti di Noi fra di loro numerati essi coniugi Fedele, e Maddalena una simil, et ins(li)um dichiarano, e confessano averseli ricevuti, ed avuti, come che presenzial(men)te e

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manualmente se li ricevono ed hanno d(ett)o Luiggi Sunna p(re)sente e pagante di suo proprio denaro. Delli quali docati ventiquattro prezzo intiero della sud(ett)a quota parte di Bonificato, come sopra ricevuti, essi coniugi Fedele, e Maddalena ins(ie)me se ne chiamano ben contenti ed appieno soddisfatti, e de med(esi)mi ne han quietato, liberato, ed assolto; come ch ne quietano, liberano, ed assolvono d(ett)o Luiggi Sunna total(men)te, e final(men)te anche per stipulaz(io)ne stip(ul)a, e per patto espresso di altro in avvenire non domandare, n far doma(n)dare n in Giudizio, n fuori p(er) quia sic. Di modo ch da ora in avanti ed imperpetum p(er) la sud(ett)a quota parte di Bonificato detta Mon(t)e magliocchi con d(ett)o peso dellan(n)uo Can(on)ne Enf(iteuti)co di carlini dodici, di gi venduto, come sopra sito, posto, e confinato con tutte le sue azioni, ragioni, ed intiero stato, bassi , e sia in pieno dominio, e possesso di d(ett)o Luiggi Sunna a sempre averlo, tenerlo e possederlo p(er) li cedono essi coniugi Fedele, e Maddalena ins(ili)um ogni di loro jus, ed az(io)ne p(er) pongono, ed indicano quello nel di loro luogo, jus, e grado universo p(er) lo costituiscono, e sostituiscono ins(ieme) Procuratore irr(evocabi)le come in casa prop(ri)a p(er) dimodo che esso Luiggi Sunna di d(ett)e azioni, e ragioni, se ne possi servire, ed avvalere, in Giudizio, e fuori fe gen(erlamen)te se ne costituiscono essi Coniugi venditori ins(ieme) p(er) semplice costituito p(er) volendolo cos p(er) Legge, uso e ragione quia sic. ----Promettono, e convengono di pi essi coniugi Fedele, e Maddalena ins(ili)um, e per questa soll(en)ne stipola si obbligano sempre ed in ogni futuro tempo difendere, ed antestare, la quota parte di Bonificato sud(ett)o, et sopra venduto a beneficio di d(ett)o Luiggi, e suoi f dogni vizio, e legitima Eviz(io)ne ins(ili)um tenuti de jure, e de fatto general(men)te, sprecil(men)te presso tutti gli uomini, e persone p(er) ogni lite in loro stessi ins(ili)um assumere ed addossarsi c(on) la rifaz(io)ne, e demanda di tutti li danni, spese ed interessi c(o)n la consideraz(io)ne del tempo quia sic. ---E volendi esso Fedele cautelate a sud(et)ta Maddalena sua [c. 280] Moglie, come sopra si detto, quindi che oggi stesso spontaneamente e p(er) ogni miglior modo, e maniera, esso fedele li sud(et)ti docati ventiquattro prezzo di Bonificato sud(et)to di gi venduto per lipotega, impone e fonda, e fa salvi, e sicuri sopra tutti e singoli suoi Beni in genere, et in specie sopra dunaltra sua quota di Bonificato detto Savorriti con vigna, ed olivi dentro, di capacit un Orto, e mezzo, e tumole quattro di fronda dolivi, sito, e posto nel feudo di q(ues)ta sud(ett)a T(err)ae di Uggiano; confinante con Tommaso Monteforte da Borea, e da Scirocco con Fedele Zaminga ed altri confini franco p(er) eccetto dellann(u)o Can(on)ne Enf(iteuti)co al R(everen)do Cap(ito)lo di Uggiano di g(ra)na settantacinque e che la speciale obbligaz(io)ne ed ipotega no(n) deragli alla generalit quod ----Qual presente Con(trat)to, e q(uan)to in esso si contien e le sud(et)te parti, resp(etti)ve in et pro q(uan)to e ciascheduna di esse ut sopra spetta ed appartiene p(er) han promesso daverlo p(er) dato, eterno e dalle cose pred(ett)e non contravenire p(er) qualsiv(ogli)a ra(gio)ne, quia sic. ----E per la Reale osservanza, validit, e fermezza delle cose sud(et)te li sud(et)ti Coniugi Fedele DAurelio, e Maddalena Sunna una simul et ins(ili)um spontaneamente av(an)ti di Noi hanno obligato loro stessi, gli loro Eredi, successori, e Beni tutti colla clausola del Costituto e Precepto con potest alla pena del doppio p(er) met hanno rinunciato e special(men)te alla Les de duo bus p(ro) censoriati han giurato ed han promesso standano nelle cose di me pred(et)to Not(a)re site dentro allabitato di d(et)to Uggiano nella strada detta le Puzze p(er) dare ed han voluto fare conseglio de Savi. Onde in fede -----

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Documento dal quale si evince Vito dAurelio homo

viri littirati

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Fondo Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA Notaio : MASCHI BENEDETTO DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/4 Anno : 1793, 18 Marzo Carte 68-72 Emptio Medietatis Possessionis Olivarum Pro Joanne Caggese Terrae Uggiani Eccl(esi)ae

[c.68] Die Decimo Octavo Mensis Martii, undecimae Juditionis, Millesimo septingentesimi nonagesimi terti = In T(err)ae Uggiani Ecclesiae Nos Vincentius de Tomasi R(egi)us ad Cont(ract)us Judex, et Reg(i)us Notar(i)us Benedictus Maschi T(err)ae Uggiani, et Testes sunt Abbatinus et Andreas De Benedetto,Vincentius Pezzulla, et Ippatius Merola de lodem T(err)ae Uggiani, viri quindem----Costituiti in Testim(on)io pub(bli)co nella p(resen)za nostra Fedele dAurelio di questa T(er)ra di Uggiano della Chiesa il quale agge ed interviene alle cose inf(rascrit)te p(er) se stesso, e p(er) li suoi Eredi, e successori duna parte. E Giovanni Caggese di questa med(esi)ma Terrae di Uggiano della Chiesa chi par(imen)te agge, ed interviene e alle med(esi)me inf(rascrit)te cose p(er) se stesso, e p(er) li suoi eredi, e successori dallaltra ----I l soprad(et)to Fedele dAurelio spontaneamen(t)e ave asserito nella p(re)senza nostra di avere, tenere e possedere fra altri suoi Beni una met di Possessione olivata denominata Sancinare, sita e posta nel feudo di Casamassella di capacit in fronda tumola trentotto, confinante da Borea con la via publica, da Scirocco con li Beni de D(on)no Giovanne de Stefano, collaltra met de Levante ed altri confini, franca, p(er) eccetto della decima de frutti della B(aro)nal Camera di d(ett)o Casamassella. ----E fatta lassertiva sud(ett)a sogginse listesso Fedele, come p(er) alcuni suoi urgenti bisogni e particolari comodit, aver stabilito, e determinato vendere, et alienare la sud(et)ta met di Possessione [c.69] detta Sancinare p(er) cui avendone avuto colloqui con vari uomini e persone e fra dellaltri col sud(et)to Giovanni Caggese, con cui si convenne quella liberam(en)te vendergli p(er) qual prezzo che stimata sarebbe da due prattici comunem(en)te eligendi; e quindi elettisi Sabbatino de Benedetto p(er) parte di d(ett)o Giovanni, e Andrea de Benedetto p(er) parte di d(ett)o Fedele, ambidue esperti in tale mestiere di questa T(er)ra di Uggiano; perloch li med(esi)mi a richesta di esse ambe parti portatisi dentro la met di Pos(sessio)ne sud(et)ta e consideratela secondo le regole della di loro arte stimarono, e valutarono quella p(er) docati Centoquattordici lorda, dei quali toltine e sgravatine la decima dei frutti sud(et)ta, e decima del prezzo dovute alla d(et)ta B(aro)nal Camera di d(et)to Casamassella resta d(et)to prezzo netto e purgato p(er) esso Fedele venditore docati novanta, e g(ra)na trentaquattro, qual apprezzo riferito da d(et)ti Periti ad esse Parti, le med(esi)me se ne chiamarono ben contente e soddisfatte, come seguito senza veruna frode, o lesione alcuna. Restando a peso, e carico di d(et)to Giovanni compratore sodisfare non meno la d(eci)ma dei frutti che la d(eci)ma del prezzo sud(et)ta alla d(et)ta Cam(e)ra B(arona)le di d(et)ta Casamassella. E volendono p(er) ci esse Parti su dellespressate cose stipularci le dovute cau(te)le. Che per oggi pred(et)to giorno non p(er) forza [c.70] o inganno alcuno, ma liberamente spontaneam(en)te e p(er) ogni miglior via p(er) esso Fedele dAurelio vende, ed aliena liberamente, e senza patto e condizione alcuna la sud(et)ta met di Pos(sessio)ne olivata di Sancinare, come di sopra posta e confinata al sud(et)to Giovanni Caggese p(resen)te, ed accettante, p(er) franca e libero dogni peso, censo, e servit eccetto della d(eci)ma B(aro)nale, ed a nessuno venduta. D i modo che la sud(et)ta met di Pos(sessio)ne di olivi di Sancinare da oggi in av(an)ti, ed inperpetum passi in pieno dominio ed in reale, e corporale possesso di d(et)to Giovanni Caggese suoi eredi e successori imperpetum ed averla, tenerla, e possederla con tutti i suoi jussi, az(io)ni, e ragioni ed intiero stato, e disponerne de vero Sig(no)re e P(adro)ne, trasferendoli esso Fedele venditore al d(et)to Giovanni Caggese Compratore suoi Eredi, e successori ogni dritto, azione e raggione, che ad esso Fedele competere, e potere competere, ponendolo nel suo grado, jusso e luogo. Niente esso Fedele venditore riservandosi sopra di detta met di possessione olivata di

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sancinare, come sopra descritta, e venduta n per se, n per i suoi. E la predetta vendita p(er) lo sopra stimato, e valutato prezzo di docati novanta, e g(ra)na trentaquattro, franchi p(er) esso Fedele venditore, quale Som(m)a di docati novanta, e g(ra)na trentaquattro intiero prezzo di d(et)ta met di Possessione esso Fedele DAurelio ha confessato e [c.71] e disato, e dichiarato aversela ricevuta, ed avuta, siccome in p(resen)za nostra se la riceve, ed ave in denaro cont(an)te dal pred(et)to Giovanni Caggese p(resen)te, e pagante in tanta moneta dargento cor(ren)te in q(ues)to Regno in p(resen)za nostra numerati ed in potere di d(et)to fedele rimasti.----Ed attento il pagam(en)to di sod(et)ti docati novanta, e g(ra)na trentaquattro prezzo totale di d(et)ta met di possessione si sancinare, esso Fedele DAurelio venditore ne quieta, libera, ed assolve il d(et)to Giovanni Compratore suoi Eredi e suc(cesso)rie et ic p(er) Aquiliana stipula, e p(er) patto espresso di non poter pretendere ne far pretendere da d(et)to Giovanni e suoi p(er) cosa veruna, ne p(er) rag(io)ne e causa di d(et)to contratto di compra e vendita. Inoltre esso Fedele dAurelio promette e si obliga di avere p(er) sempre dato, valido e fermo il p(resen)te contratto di compra, e vendita, ne a quello contravenire, o far contravenire p(er) qualsivoglia motivo, raggione, e causa, anzi in caso di qualunque molestia, e p(er) qualunque causa potesse d(et)to Giovanni soffrire sopra, d(et)ta met di Possessione dolivi da qualsiv(oglia)no uomini, e persone suole esso Fedele venditore, promette e si obbliga di essere tenuto in amplissima forma di Eviz(io)ne de Jure, e de fatto in qualunque tempo, e p(er) qualunque causa fusse seguende p(er) soprad(et)ta met di Possessione dolivi, e di rifare ogni danno, [c.72] spesa, ed interesse che potr d(et)to Giovanni patire p(er) causa di d(et)ta Eviz(io)ne ed assumere sopra se stesso, e suoi p(er) ogni peso di lite e rimanere in arbitrio di d(et)to Giovanni, e suoi p(er) di esercitare lazione dellEviz(io)ne contro d(et)to Fedele venditore habbito rispetto al tempo p(resen)te, ed al tempo futuro.----E p(er) fare la Reale osservanza, vaidit e fermezza delle cose pred(et)te lo sud(et)to Fedele dAurelio spontaneamente ha obbligato se stesso suoi Eredi e Suc(cesso)ri e beni tutti p(resen)ti e futuri p(er) fatto la pena del doppio e per la met colla potest dicapiendo colla clausola del cos(titu)to e Prec(ep)to ha rinunciato e censorato. Ha giurato tactis ed ha promesso standono nelle case di d(et)to Giovanni Caggese site dentro, lAbbitato di q(ues)ta T(er)ra di Uggiano, vicina alla Piazza dove han volutosi a Consiglio de Savi, onde in fede. -----

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ARCHIVIO DI STATO LECCE Fondo: Fondo Archivio Notarile Serie : Protocolli Notarili di UGGIANO LA CHIESA Notaio : MASCHI BENEDETTO DI UGGIANO LA CHIESA Segnatura : 113/4 Anno : 1793, 18 Marzo Carte 72-78 Emptio Medietatis Clausori Olivarum Pro Joanne Caggese Terrae Uggiani Eccl(esi)ae

[c.72] Die Decimo Octavo Mensis Martii, undecimae Indit(io)nis, Millesimi septingentesimi nonagesimi terti = In T(err)ae Uggiani Eccl(esi)ae Nos Vincentius de Tomasi R(egi)us ad Cont(ract)us Judex, et Reg(i)us Notar(i)us Benedictus Maschi T(err)ae Uggiani Eccl(esi)ae. [c.73] Costituiti in Testim(on)io pub(bli)co nella p(resen)za nostra Pascale e Fedele dAurelio nec non Domenico Pisino e Francesca dAurelio Fratelli e sorella di questa T(er)ra di Uggiano stando la d(et)ta Francesca collespresso c(on)senso ed autorit di d(et)to Dom(eni)co Pisino suo marito p(resen)te, ed a quella il suo viril consenso av(an)ti di Noi con giuram(en)to prestante pro ut tactis, quali simil, et ins(ili)um aggono et interv(engo)no alle cose infras(crit)te p(er) se stessi e p(er) li loro Eredi e successori da una parte ----E Giovanni Caggese di q(ue)sta med(esi)ma T(er)ra di Uggiano chi par(imen)te agge, ed interviene e alle med(esi)me inf(rascrit)te cose p(er) se stesso, e p(er) li suoi Eredi, e successori dallaltra ----Li sud(et)ti Pascale, fedele, e Coniugi Dom(eni)co e Francesca spontaneamente una simul et ins(ili)um hanno asserito nella p(resen)za nostra, come fra laltri Beni che ereditarono, che caddero dopo la morte della q(uond)am Giovanne dAurelio sorella comune di essi Pascale, Fedele, e Francesca dAurelio han(n)o, tengono e posseggono comunemente, ed indiviso una met di Possessione olivata denominata Sancinare di capacit in fronda macine quattro, e stup(pel)li due di terreno avanzante, sita e posta nel feudo di Casamassella, confinante de Borea con la via pubblica, da scirocco con D(on) Giovanni De Stefano, da Ponente collaltra met che si ha comprata oggi stesso il sudetto Giovanni dal sud(et)to Fedel franca da ogni peso, [c.74] censo e servit eccetto della decima dei frutti, e della decima del prezzo alla B(aron)al Cam(e)ra di d(et)to Casamassella.---Quindi dopo tale assertiva soggiunsero li sud(et)ti Fratelli Pascale, e Fedele, e Coniugi Dom(eni)co e Francesca, come p(er) alcuni di loro particolari bisogni e speciali comodit e p(er) levare i disturbi che forse ci potranno fra di loro insorgere, non potendono stare, come suol dirsi tre piedi dentro una scarpa: che p(er) ci hanno risoluto di lor comune consenso ven(de)re, ed alienare la sud(et)ta descritta met di Pos(sessio)ne olivata detta Sancinare e quindi avendone p(er) questo diligenziato fr pi uomini e persone, fra i quali col sud(et)to Giovanni Caggese, col quale si convennero la sud(et)ta met di Possessione olivata di Sancinare liberam(en)te vendergli p(er) quello prezzo, che valutata sarebbe da due Esprerti comunem(en)te Eligendi. Per ci avendosi eletto Sabbatino de Benedetto p(er) parte di d(et)to Giovanni Caggese, ed Andrea de Benedetto p(er) parte di essi Fratelli e sor(el)la dAurelio ambi due pub(bli)cui Apprezzatori delli Beni di campagna di q(ues)ta sud(et)ta T(er)ra i Uggiano; Li medesimi due Periti ad ist(an)za di esse sud(et)te Parti si condussero dentro d(et)ta met di Pos(sessio)ne olivata detta Sancinare, e secondo la loro perizia linsegna, stimarono e valutarono quella p(er) docati cento ventisette lordi; dei quai toltone, e distrattene la decima dei frutti e decima del prezzo, [c.75] che si devono corrispondere e contribuire akka sud(et)ta B(aro)nal Cam(e)ra di Casamassella; restarono netti e purgati docati cento e due, e g(ra)na novanta; del qual prezzo come di sopra fatto esse parti se ne chiamarono ben contente, e soddisfatte non essendoci intervenuta frode, o lesione di sorta alcuna, restando per a carico e peso di d(et)to Giovanni non solo corrispondere la decima dei frutti ma ben anco pagarne e contribuire la sud(et)ta decima del prezzo alla sud(et)ta B(aro)nal Camera di Casamassella. In forza di ch volendono le Parti sud(et)te su espressate cose stipularci le debite cau(te)le di compra e vendita.----Che per oggi soprad(et)to giorno li prefati Pascale, e Fedele e Coniugi Domenico, e Fra(n)cesca una simul, et ins(ili)um spontaneam(en)te e av(an)ti di Noi non p(err) forza, o inganno ma p(er) alcune di loro presentante urgenze p(er) cause sud(et)te e p(er) ognaltra miglior via de ora

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liberam(en)te una simul et ins(ili)um han venduto, ed alienato p(er) titolo della vendita, ed alien(azio)ne prescritta p(er) fustem hanno venduti, ceduto, e rinunciato al d(et)to Giovanni Caggese p(resen)te, ed in buona fede comprante la sud(ett)ta descritta met di Possessione olivata come sopra posta e confinata. Niente sopra della met di Pos(sessio)ne olivata sud(et)ta di gi venduta essi Pascale, e Fedele, e Coniugi Dom(eni)co, e Francesca si li serbaro ne p(er) se stessi, ne p(er) li loro eredi, e successori.----[c.76] E q(ues)to p(er) lo sud(et)to stimato, e Valutato prezzo di docati centodue, e g(ra)na novanta, franchi e purgati p(er) essi ins(ili)um venditori quali docati centodue, e g(ra)na novanta consistenti in tanta moneta dArgento di regno av(an)ti di Noi numerati essi fratelli; Poscia una simul et ins(ili)um dichiarano, e confessaro averseli ricevuti, ed avuti; come che presenzialm(en)te manualm(en)te e realm(en)te ins(ili)um se li ricevono, ed hanno p(er) mano di d(et)to Giovanni Caggese p(resen)te, e pag(an)te di suo proprio denaro come disse. ----Delli quali docati Centodue. E g(ra)na novanta intiero prezzo di d(et)ta met di Possessione olivata di Sancinare come sopra ricevuti, ed avuti essi f(ratel)li. Poscia se ne chiamarono ben contenti e sodisfatti, e de medesimi quietato, liberato ed assolvato, come ch ins(ili)um ne quietano, liberano, ed assolvono d(et)to Giovanni Caggese, e suoi eredi e successori total(men)te e final(men)te anche p(er) Aquilana stip(u)la, e patto espresso di altro in avvenire no(n) dimandare, n far dimandare n in Giudizio, n fuori quia. Di maniera ch da ora in av(an)ti. Ed imperpetum la sud(et)ta met di Poss(essio)ne di Sancinare come opra venduta in vigor del p(resen)te, ed in ognaltra miglio via possi e sia inpieno dominio e possesso di d(et)to Giovanni Caggese a sempre averla, tenerla, e possederla da vero sig(no)re e P(adro)ne cedendoli e trasferendoli a questo affetto esso f(ratel)li [c.77] Pascale, e Fedele, e Coniugi Dom(eni)co e Francesca ins(ili)um ogni jus ponendolo, ed inducendolo nel di loro luogo jus, e grado universo e costituendolo e sostituendolo Proc(urato)re irr(evocabi)le e come in casa propria solen(nemen)te ch dellazzioni e rag(gio)ni sud(et)te di gi vendute, e rinunciate se ne possi esso Giovanni servire, avvalere, ed esperimentarle in Giudiziom e fuori e general(men)te costituendosi essi frat(el)li e coniugi ins(ili)um p(er) sempler constituitum, volendosi essere ins(ili)um tenuti p(er) Legge, ragione ed uso. Stanno inoltre promesso essi fratelli Pascale, Fedele e, Coniugi Dom(eni)co e Francesco e loro stessi p(er) sollenne stipola hanno ins(ili)um obligato sopra della sud(et)ta met di possessione olivata di Sancinare, di gi come sopra venduta. Niuna lite moversi anzi difenderla e starli avanti, ed ogni vizio, e leg(gitti)ma Eviz(io)ne essere ins(ili)um tenuti p(er) Legge e p(er) fatto general(men)te e special(men)te da tutti uomini, e persone ed ogni lite sopra loro stessi ins(ili)um assumersi col rifacimento ed emmenda di tutti li danni, spese, ed interessi e tanto avuto la consideraz(io)ne al tempo p(resen)te, q(uan)to a quello cui fosse seguir lEvizione prescritta quia sic.----Qual p(resen)te Cont(trat)to e tutte le cose nel med(esi)mo contenute essi Fratelli Pascale e Fedele e Coniugi Dom(eni)co e Francesca hanno ins(ili)um promesso averle p(er) rate, grate, valide e ferme e a quelle non [c.77] contravvenire p(er) qualsivoglia ragione, e causa quia sic. E p(er) la Reale osservanza, validit e fermezza delle cose pred(et)te essi fratelli Pascale e Fedele dAurelio e Coniugi Dom(eni)co e Francesca dAurelio una simul et ins(ili)um spontaneamente hanno obbligato loro stessi, gli loro Eredi suc(cesso)ri e Beni tutti p(resen)ti, e futuri colla clausola del Cos(titu)to e Prec(ep)to con potest alla pena del doppio p(er) met hanno rinunciato et signan(te)r Leggi de duo bus ut pluribus correij ins(ili)um obligatis censoriati han giurato tactis ed han promesso standono nelle Case di d(et)to Giovanni Caggese site dentro d(et)ta T(er)ra di Uggiano dove han voluto fare Conseglio de Savi. Onde in fede -----

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ARCHIVIO METROPOLITANO DI OTRANTO Fondo: Fondo Protocolli Notarili Volume di prot. : Protocolli Notarili Notaio Sansonetti Leonardo Brazzi Anno : 1715, 28 Gennaio Carte 7-8 Jndemnitas pro Antonio de Valerio di Uggiano Ecc(lesi)ae &[etcetera]

Die vigesima octava m(ensi)s Jannuarij octavae Jnd(ictio)nis millesimo septing(entesi)mo decimo quinto in Civ(ita)te Hyd(run)ti; Nos Nicolaus Pirelli reg(iu)s ad vita(m) ad con(tra)ctus judex, Sanzonectus Leonardus Hyd(run)ti Brazzi de Jurdignano Hyd(run)ti deg(en)te p(ubli)cus Not(ariu)s; et testes [videlicet] [ : ] R(everendu)s D. Basilius Morello, Marsilius Cerra de d(ic)to Hyd(run)ti, et Leonardus Vitus Bello de Uggiano Ecclesiae &[etcetera] viri quidam&[etcetera]

Costituiti in Test(imon)io pub(li)co avanti di Noi Carlo Merola di Uggiano della Chiesa, l p(rese)nte qui in Otranto, q(ua)le agge, et interv(ien)e alle cose infrascribende X[per] se, suoi Eredi, e Succ(esso)ri; da una parte---Et Ant(oni)o de Valerio di d(ic)to luogo, q(ua)le pari m(en)te agge, et interv(ien)e alle med(esi)me cose X[per] se, suoi Eredi, e Succ(esso)ri; dallaltra parte---Le p(rede)tte ambe Parti spont(aneamen)te; e co(n) giuram(en)to anno asserito, si come asseriscono in p(rese)nza n(ost)ra q(u)a(l)m(en)te sott(o) il di 6 genn(ai)o dellanno 1713 d(ett)i Carlo, ed Antonio, una simul, et ins(iliu)m fecero vendita a benef(i)cio del V(enera)b(i)le Conv(en)to sott(o) il tit(ol)o di S(ant)a M(ari)a de Martiri dellord(in)e d Minimi di S(an) Fran(ces)co di paula fuori le mura di q(ue)sta p(rede)tta Citt di ann(ui) duc(a)ti nove alla rag(io)ne del nove X[per] cento co(n) patto de affran(can)do quando cu(n)que X[per] prez(z)o e Cap(ita)le di duc(a)ti Cento so(pr)a alcuni loro beni, med(ian)te pub(li)co Jsr(umen)to rog(a)to X[per] m(ano) di me p(rede)tto Not(a)re, die, et anno ut s(upr)a; allo q(ua)le&[etcetera] E bench d(ett)i Carlo, ed Antonio m(edian)te Jstrun(en)to apparissero ins(iliu)m : oblig(a)ti; la verit del fatto per si fa, ed , che ducati cinquanta servirono X[per] d(ett)o Carlo, ed altri cinquanta X[per] d(ett)o Antonio, co(n) avere parim(en)te obligato a d(ett)o ann(uo) Cenzo nel precitato Jstrum(en)to con(n) le ognuno di essi la rata de loro beni come in effetto avendosi dop voluto d(ett)o Ant(oni)o esimere, e liberare dellann(ui) duc(a)ti quattro, e mezzo X[per] la met di detto ann(uo) [c. 8] Cenzo allo q(u)ale era tenuto, esburz per e pag a 6 del mese di genn(a)ro del cad(u)to anno 1714 : a d(ett)o Conv(en)to il Cap(ita)le di duc(a)ti : cinq(uan)ta ; una co(n) tutte le (Rate??) dal med(esi)mo decorse, e ne ottenne la retrovendita, e quietanza in ampla forma, med(ian)te pub(li)co istru(en)to rog(a)to X[per] in di me p(rede)tto Not(a)re: die et anno, ut s(upr)a. allo q(u)ale &[etcetera] Onde volendo d(ett)o Carlo provedere allindennit di d(ett)o Antonio X[per] la restante su(m)ma di duc(a)ti cinquanta X[per] esso Carlo ricev(u)ti; et affinch il med(esi)mo Ant(oni)o; e Suoi Eredi, e succ(esso)ri no(n) avessero da pat(i)re molestia, intu(s) alcuno X[per] causa della restante summa di d(et)to ann(uo) Cenzo di d[(ducati)] 4:50 a d(et)to Cap(ita)le di duc(a)ti Cinq(uan)ta contro ogni debito di ragione.--Quindi che oggi p(rede)tto giorno spon(taneamen)te avanti di Noi d(et)to Carlo, no(n) X[per] forza, dolo, inganno alcuno, ma inognaltro mig(lio)r modo, e via &[etcetera] dichiarando prim(ieramen)te co(n) giuram(en)to avanti di noi rem, et factum sic se haberi, ut praedicit(u)r, da oggi ne ave cavato, sin come ne cava indenne, illeso, esente, disbrigato, et assoluto, et penitus sine danno, etia(m) ante dannu(m) passu(m) &[etcetera], et de intende no(n) liquidato di tutti danni, spese, et inte(ress)e d(ett)o Ant(oni)o de Valerio p(rese)nte da d(et)ta jns(iliu)m oblig(at)e X[per] esso fatta in benef(ici)o di d(et)to V(enera)b(i)le Conv(en)to X[per] causa di d(et)to ann(uo) Censo di d(uca)ti d[ducati] 4:50 X[per] il loro Cap(ita)le di [ducati]50= ut s(upr)a dov(u)ti: in virt di d(ett)o Jstr(umen)to Censuale. Promettendo d(et)to risarcire, et emendare intieram(en) a d(et)to Ant(on)io, ed suoi Eredi , e succ(esso)ri tutti, e q(ua)lsivogliano danni, spese, ed int(er)e(ss)e X[per] essi forse da patirsi farsi X[per] la Causa p(rede)tta cos in Jud(ici)o; come fuori di q(ue)llo, quia(m) sic &[etcetera]; Jn

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paene&[etcetera], et no(n) obst(enta)te qualunque ex(ibitio)ne, etia(m) liquida previene &[etcetera] cui X[per] d(ict)us Carolus espressi cum juram(en)to coram nobis reunt, et promissit no(n) uti &[etcetera] Nel q(u)al caso di Molestia, danno, interesse forse da farsi, patirsi X[per] d(et)to Antonio, suoi Eredi, e succ(esso)ri X[per] causa di d(ett)to ann(uo) Censo, d(et)to Carlo sp(ontaneamen)te obliga in specie, et praecipu loco pignoris, et hypothecae a benef(ici)o d d(et)to antonio, e de suoi Eredi, e succ(esso)ri una Casa terragna co(n) Cortile, Orto, co(n) tutti suo membri, ed int(ier)o stato, sita, e posta dentro labbitato di d(ett)a Uggiano, e prop(iamen)te nella via detta il puzzo Coia, confina col giardino del R(everen)do D. Gaetano Chirilli nom(ina)to lo giardino delli Rangi da ponente, tramont(an)a; via pub(li)ca da levante, ed altri Confini&[etcetera] Jta quod dominiu(m) &[etcetera] et quod haec sp(ecia)lis oblig(ationi)s generali no(n) doroget, et sic contra, quia(m) sic &[etcetera] Et il p(rese)nte Jstrum(en)to X[per] la Conseg(azio)ne; et esazz(io)ne di q(u)als(ivogli)a somma e quantit di denari da pagarsi forse X[per] d(et)to antonio, suoi Eredi, e Succ(esso)ri. X[per] causa di d(et)to ann(uo) Censo &[etcetera] [c.8 v.] una co(n) tutti li danni, spese, et interessi se possi X[per] d(et)to Antonio, X[per] me prefato Not(a)re, e X[per] q(u)als(invogli)a di noi ins(iliu)m et similarm(en)te, e x liquido produrre, p(rese)ntare e liquidare, contro d(et)to Carlo in ogni Corte, luogo, e foro, conf(orm)e il rito della G.[ran] C.[orte] della Vic[ari]a; ed oblig(azion)e. liq(uidazion)e di q(ue)lla, e che incont(emporaneamen)te abbia la pronta, parata, esped(i)ta esecuz(io)ne, reale,e p[ergle??], juris et(ia)m f(orm)a no(n) Serv(a)ta; senza richiedere, se citare la Parte, via exequa, come si costuma nelli pigioni di Case della Citt di nap(o)li, ed oblig(azio)ne liq(ui)da di d(ett)a G.[ran] C.[orte] della Vic[ari]a; &[etcetera] Quemquidem p(rese)nte Contractu(m), ac omnia praed(ict)a,et infras(cri)pta&[etcetera] praefatus Carolus Merola spont promisit scrip(to)rus&[etcetera] rata, grata&[etcetera] ac Rata, Grata, h(ave)re, tenere&[etcetera], et contra non facere&[etcetera],aliqua rat(io)ne, et causa&[etcetera], Pro quibus omnibus observendis&[etcetera], sponti obligavit s ipsu(m), eiusque haeredes, succ(esso)res, et bona omnia&[etcetera] d(et)to Ant(oni)o de Valerio p(rese)nti&[etcetera], ad paena(m), et sub paena(m) duplis&[etcetera],med(ieta)te&[etcetera], cu(m) protestate cap(ien)di&[etcetera],conf(irma)te praecarij&[etcetera], ren(..)t&[etcetera], certo prius X[per] juravit&[etcetera], et prom(issi)os&[etcetera],stantes in Curia mei prefati Notarij sita intus Civ(itate subtus mea(m) domu(m) in via vulg dicta la via di Mezzo, iuxta alios suos not(oriu)s conf(ine)s&[etcetera],et voluit&[etcetera],ad cons(iliu)m Sap(ien)tis&[etcetera],Unde&[etcetera].

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Famiglia di Fedele DAurelio Maddalena Sunna

Documentazione rinvenuta negli archivi parrocchiali, storici comunali e di Stato di Lecce

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.

Atto di Battesimo di Atto di Battesimo di Atto di Battesimo di Atto di Battesimo di Atto di Battesimo di Atto di Morte di Atto di Morte di Atto di Morte di Atto di Morte di

Vito Roberto Gaspare Cataldo, 21/01/1797 Domenico Antonio Leonardo, 02/02/1800 Tommaso Ippazio Antonio, 13/06/1806 Benvenuta Maria Martiniana Antonia, 02/01/1810 Vito Maria Lazzaro Leonardo, 17/09/1814 Vito DAurelio 20/01/1818

Fedele DAurelio 17/08/1817 Maddalena Sunna 02/02/1842 Giuseppa Vita DAurelio 22/05/1852 Benvenuta Maria Martiniana Antonia, detta Giovanna 01/01/1810

10. Atto di Nascita di

11. Atto di Nascita di 12. Ordinazione sacerdotale di

Vito Maria Lazzaro Leonardo, 18/09/1814 Fedele DAurelio, 1766

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Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE) Libro n.n. 1 dei Battesimi a.a. 1793 (29/02) 1813 (13/02) c. 20 Die 21 M(ensi)s Jannuarii 1797 Ego d. Leonardus Vitus Belli Eco(no)mous Curatus Parocchia Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa baptizavit infantem natum ex Fidele dAurelio, et Magdalenae Sunna Coniugibus, cui impositus est nomen Vitus Robertus, Casparus, Cataldus. Cataldus P(adri)ni fuere Fidelis Accoto filius Paschalis Minervini, et Laura Costantini filia Cataldi, et Pa. Vincenti.

Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE)

Libro n.n. 1 dei Battesimi a.a. 1793 (29/02) 1813 (13/02) c. 38 Die 2 M(ensi)s Februarii 1800 Ego d. Leonardus Vitus Belli Eco(no)mous Curatus baptizavit infantem natum ex Fidele dAurelio, et Magdalenae Sunna Coniugibus, die p(ri)mo d(ic)ti m(ens)is cui impositus est nomen Dominicus, Antonius, Leonardus. Leonardus P(adri)ni fuerunt, Paschalis, et Elisabeth de Sunna per procurationis fatam a D. Joseph, et M(ari)a Magdalenae de Scarciglia Minervini.

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Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE)

Libro n.n. 1 dei Battesimi a.a. 1793 (29/02) 1813 (13/02) c. n.n. Die 13 M(ensi)s Junii 1806 Ego Sub(scri)ptus baptizavi infantem natum ex Fidele dAurelio, et Magdalenae Sunna coniugibus, die sup(radict) cui impositum est nomen Thomas Hyppatius, Antonius. Antonius P(adri)ni fuerunt, Michael Giannotta et Annunciata Modoni ex Hidrunti.

D. Leonardus Vitus Belli Economus Curatus Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE)

Libro n.n. 1 dei Battesimi a.a. 1793 (29/02) 1813 (13/02) c. n.n. Die 2 M(ensi)s Jannuarii 1810 Ego D. Leonardus Baptizavit infantem natum ex Fidele dAurelio, et Magdalenae Sunna coniugibus, die sup(radict)o cui impositum est nomen Benvenuta, Maria, Martiniana, Antonia. P(adri)ni fuerunt, Xaverius Santo, et Elisabetta Carecci.

D. Leonardus Vitus Belli Economus Curatus

Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE)

Libro n.n. 2 dei Battesimi a.a. 1813 (30/05) 1846 (02/08) c. 20 t Die decimo septimo 17 Septembris 1814 D. Vincentius delli Nuci Vice=Parochus baptizavit infantem natum ex Fidele dAurelio, et Magdalenae Sunna coniugibus, cui impositum est nomen, Vitus M(ari)a, Lazarus, Leonardus. P(adri)ni fuere, Paschalis Chirilli et M(ari)a Theresia Cominale.

Jo Valletta Archip(presbite)r

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Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE) Libro n.n. dei Morti a.a. 1813 1846 c. 22 t Die vigesimo 20 Jannuari Millesimo octingentesimo decimi octavi, 1818 Vito dAurelio, parvolus an. Trium filius Fidelis, et Magdalenae Sunna obiit in d(omi)no, cuijus corpus sepultum est in hoc Parrocchiali Ecclesiae. Joan. Valletta Archip(presbite)r Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE) Libro n.n. dei Morti a.a. 1813 1846 c. 19 t Die decimo octavo 18 Augusti Millesimo octingentesimo decimi septimi, 1817 Fidelis dAurelio, erat vir Magdalenae Sunna Comunione S. Matris Ecclesiae animam Deo reddidit, eijus corpus die seguenti sepultum est in hoc Parrocchiali Ecclesiae mihi Archip(resbiter) confessus. Joan. Valletta Archip(presbite)r Archivio Storico Comunale Uggiano La Chiesa (LE) Ufficio di Stato civile ed anagrafe Registro atti di nascita anni 1713-1814 *da un supplemento di foglio volanti Settembre 1814 A 17 d(etto): ad 18 presentato un bambino nato nello stesso ad ore due di notte da Fedele dAurelio, e Maddalena Sunna, contadini strada Laggetti chiamato Vito Maria Lazaro, Leonardo.

*Trattasi di fogli aggiunti al Registro originale che finisce con i moduli prestampati allAgosto del 1814, composto di 68 fogli numerati. Questi sono dei fogli volanti, a mo di indice, di un vero supplemento che anche se manoscritto non si conservato n presso il Comune, n presso il Tribunale Civile e Penale di Lecce, le cui copie oggi sono state versate presso lArchivio di Stato.

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ATTO DI MORTE

Numero dordine 7 LANNO milleottocentoquarantadue il di tre di febraro alle ore ventidue avanti di noi Domenico

Antonio Nachira Sindaco ed Uffiziale dello stato Civile del comune


di Uggiano La Chiesa Distretto di Lecce Provincia di Terra dOtranto sono comparsi Donato Carecci di anni cinquanta di professione contadino regnicolo domiciliato in Uggiano La Chiesa Strada Nuova parente della defunta e Antonio Toma di anni trentaquattro di professione contadino regnicolo domiciliato in detto Comune strada SantAntonio parente della defunta, quali n dichiarato, che nel giorno due del mese di febraro anno suddetto alle ore tre della sera

morta nella casa di sua figlia Giuseppa Vita dAurelio, Maddalena Sunna, vedova di Fedele dAurelio di anni settanta di professione contadina domiciliata nella medesima Comune Strada Nuova, figlia di Tommaso Sunna defunto e di Antonia Vilei defunta.
Noi quindi ci siamo trasferiti presso i defunti, ed avendo conosciuta insieme coi dichiaranti la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui si data lettura ai medesimi, ed indi si firmato da noi .

Segnato da noi, avendo gli asseriti i dichiaranti e testimoni come sopra nominati ed intervenuti al presente atto di non sapere scrivere. Domenico Antonio Nachira, Sindaco

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ATTO DI MORTE

Num. dordine 34 LANNO milleottocentodiciassette il d diciassette mese di Agosto avanti di noi (illeggibile) Sindaco ed Uffiziale dello stato Civile del comune di Uggiano La Chiesa Provincia di

Otranto sono comparsi Giuseppe Coluccia di anni quarantasette di professione contadino


domiciliato in Uggiano La Chiesa Strada Cappuccini e Salvatore Monteforte di anni

sessanta di professione contadino domiciliato stessa strada


quali han dichiarato, che nel giorno diciassette del mese di Agosto ad ore una e mezza,

Fedele dAurelio marito di Maddalena Sunna di anni cinauqnatuno di professione contadino domiciliato Uggiano La Chiesa strada Laggetto morto in diverso domicilio.
Per esecuzione della legge ci siamo trasferiti presso del defunto, ed avendo reconosciuta, insieme co dichiaranti, la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui si data lettura a dichiaranti, ed indi si firmato da noi avendo asserito i dichiaranti e i testimonii non saper scrivere. ATTO DI MORTE

Num. dordine 2 LANNO milleottocentodiciotto il d ventuno del mese di Gennajo avanti di noi Antonio de Colangeri Sindaco ed Uffiziale dello stato Civile del comune di

Uggiano La Chiesa Provincia di Otranto


sono comparsi Luigi Sunna di anni sessantuno di professione contadino domiciliato in

Uggiano La Chiesa Strada Laggetti


e Pietro Villani di anni sessanta di professione merciajolo domiciliato detta

strada
quali han dichiarato, che in in detto di venti del mese di Gennajo ad ore diecisette,, Vito

dAurelio figlio del fu Fedele, e di Maddalena Sunna contadini di anni tre di professione figliolo domiciliato Uggiano La Chiesa strada Laggetti morto nel suddetto domicilio.
Per esecuzione della legge ci siamo trasferiti presso del defunto, ed avendo reconosciuta, insieme co dichiaranti, la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui si data lettura a dichiaranti, ed indi si firmato da noi avendo asserito i dichiaranti e i testimonii non saper scrivere.

Antonio de Colangeli, Sindaco

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ATTO DI MORTE

Numero dordine 24 LANNO milleottocento cinquantadue il di ventitre di Maggio alle ore dodici avanti di noi Pietro Papadia Sindaco ed Uffiziale dello stato Civile del comune di Uggiano La Chiesa Distretto di Lecce Provincia di Terra dOtranto sono comparsi Donato Carecci di anni quaranta di professione contadino regnicolo domiciliato in Uggiano La Chiesa Strada nuova parente della defunta e Giuseppe Sanso di anni trenta di professione contadino regnicolo domiciliato in detto Comune e strada conoscente della defunta, quali n dichiarato, che nel giorno ventidue del mese di Maggio anno suddetto alle ore

quattordici morta Giuseppa Vita dAurelio, di professione filatrice di anni settanta domiciliata in Uggiano la Chiesa figlia di Fedele defunto, e di Maddalena Sunna defunta.
Noi quindi ci siamo trasferiti presso i defunti, ed avendo conosciuta insieme coi dichiaranti la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui si data lettura ai medesimi, ed indi si firmato da noi avendo asserito i dichiaranti di non saper scrivere

Pietro Papadia Sindaco

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ATTO DI NASCITA

Num. dordine 1 Oggi che sono il due del mese di Gennaio del presente anno milleottocentodieci ad ore dieci

Avanti a noi incaricato del registro degli atti dello stato civile comparso Fedele dAurelio di professione contadino di anni quaranta domiciliante in Uggiano, Strada Laggetti ed ha

presentato un a bambin a di sesso nata ad ore due del giorno primo del mese di Gennaio ed ha dichiarato esser sua figlia e di Maddalena Sunna sua moglie ed essendone fatta, e sottoscritta la formale dichiarazione in nostra presenza e de testimonj, che sono Luigi Romano e Pietro Villani Che originalmente si conserva nel volume delle cartelle del presente registro. In vista di essa si sono imposti all a bambin a i seguenti nomi:

Antonia, Martignana, Giovanna


E per esecuzione della legge se n fatta la presente iscrizione.

Cifra del Giudice delegato dal Presidente del Tribunale Civile

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Serie: Ordinazioni Sacerdotali Partizione: Uggiano la Chiesa

T DJII Yxwxx WTx|


Segnatura: busta 4 [fascicolo n.n. anno 1766]

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c. 1 n.n. Fede di Battesimo Fidem facio, ac testor ego Sub(scrip)tus Terrae Ugg(ian)i Eccl(esi)ae. Archipresbiter, in libri baptizatorum reperiti particulam temoris seguentis, qui paenas me D(omi)no Nicolao Arcudi Archipresbitero baptizavit infantem natum ex Vito dAlerio, et Joanna Caggese coniugibus Die decimo dicti mensis, cui impositum est nomen Alojsius, Laurentius, Paolinus Fidelis Patrini fuerunt Teresia Caggese in cuis rei fidem has literas manu propria subscriptus dedi Uggiani: die: quinto mensis Novembris 1766 Pashalis Cominale Archip(presbite)r

c. 2 n.n. Fidem facio, ac testor ego Sub(scrip)tus T(er)rae Uggiani Eccl(esi)ae. Archip(presbite)r, Fidelem dAlerio Praedictae Uggiani esse adolescentulum bona indole, ac bonis moribus praedictum usum SS(anctissimo) Sacramentonim Penitentiae ex S(ancta) Eucharestiae frequentem habuiste, ac sepepeytuius interfuisse sacris funceinibus, suae habintum in hac Parochial Ecclesiae, quae cliorum monitum servitis indiget: in quorum fidem. Item testor, supradictum Fidelem dAlerio habere duos fratres sciliut Generosum, et Pachalem dAlerio. In quorum fidem has licteras manum cogni scriptus, ac subscriptas dedi Uggiani die 8 M(ensi)s 9(Nove)mbris 1766. Pashalis Cominale Archip(presbite) c. 3 n.n. Fidem facio, ac testor ego R(everen)dus D(on) Michael delli Nuci T(er)rae Uggiani Ecclesiae qualiter sub mea disciplina habet optinis spei ac frugis adolesceptem nomine Fidele dAurelio, assicunum in lectione, ac toto conati ad studium incumbentem unde ad fidem. Ugg(ia)ni die 8 m(ens)is 9(Novem)bris 1766 Ego D(octo)rus Michael delli Noci

c. 4 n.n. Faccio fede, Io Giovanne de Marco, Attual Mastro datti della Ba(rona)l Corte di Uggiano della Chiesa, come avendo perquisito li processi, q(ua)li presso di me si conservano non o [sic!] ritrovato che Fedele de Aurelio fusse inquisito, ne esser stato nemmeno querelato. Onde in fede o [sic!] fatto la presente Sottoscritta da Mia propria mano. Io Giovanne de Marco facio [sic!] fede come sopra. Uggiano le 8 9(Novem)bre 1766

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Uggiani 1766

Requisita Pro Fidele dAurelio, qui habitu(m) Clericale Suscipere cupit. A 10 Nov(emb)re

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Famiglia di Vito Roberto DAurelio Isabella Cursano (detta Mirabella) Documentazione rinvenuta negli archivi parrocchiali, storici comunali e di Stato di Lecce

1. 2. 3.

Atto di Battesimo di Atto di Battesimo di Certificato di Cresima di

Vito Roberto Gaspare Cataldo, 21/01/1797 Isabella, Leonarda, Liberata, 14/01/1797 Vito Roberto Gaspare Cataldo, ?/10/1801

4.

Atto di Matrimonio di

Vito Roberto Gaspare Cataldo e Isabella, Leonarda, Liberata,

05/08/1823 Allegati allatto di matrimonio: Estratto Atto di Battesimo di Vito, Roberto, 29/07/1823 Estratto Atto di Battesimo di Isabella Cursano, 29/07/1823 Estratto Atto di Morte ecclesiastica di Francesco Cursano, 04/08/1823 Estratto Atto di Morte ecclesiastica di Fedele, 04/08/1823 Promessa di matrimonio di Roberto e Isabella Cursano, 05/08/1823

5. 6. 7. 8. 9.

Atto di Nascita di Atto di Nascita di Atto di Nascita di Atto di Nascita di Atto di Morte di

Leonarda, Medica, Vincenza, 18/05/1824 Vincenzo, 12/03/1826 Francesco Donato, 08/07/1830 Maria Maddalena, 12/12/1832 Vincenzo, 20/03/1826 Leonarda, Medica, Vincenza 01/03/1884 Vito, Roberto 26/02/1843 Isabella Cursano, 08/10/1848 Leonarda Medica con Pasquale Minerva, 1843

10. Atto di Morte di 11. Atto di Morte di 12. Atto di Morte di 13. Atto di Matrimonio

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Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE)

Libro n.n. 1 dei Battesimi a.a. 1793 (29/02) 1813 (13/02) c. 20 Die 14 M(ensi)s Jannuarii 1797 Ego d. Leonardus Vitus Belli Eco(no)mous Curatus Parocchia Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa baptizavit infantem natum ex Fidele dAurelio, et Magdalenae Sunna Coniugibus, cui impositus est nomen Vitus Robertus, Casparus, Cataldus. P(adri)ni fuere Fidelis Accoto filius Paschalis Minervini, et Laura Costantini filia Cataldi, et Pa. Vincenti.

Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE)

Libro n.n. 1 dei Battesimi a.a. 1793 (29/02) 1813 (13/02) c. 19 Die 14 M(ensi)s Jannuarii 1797 Ego d. Leonardus Belli Eco(no)mous Curatus baptizavit infantem natum ex Francisco Cursano, et Rosina Leva Coniugibus, cui impositus est nomen Mirabella, [Isabella seu],Leonarda, Liberata. P(adri)ni fuerunt Joseph Mangione filius Petri, et Anna Schito filia Justi, et Catherina Nicolazzo.

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Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Santa Maria Maddalena Uggiano La Chiesa (LE)

Libro n.n. dei Cresimati a.a. 1795; 1801; 1810; 1811; 1819; 1834; 1836; 1837; 1845; 1853 1801 Mensis Octobris Robertus dAurelio filius Fidelis et Magdalenae Sunna coniugibus Sacrum confirmanus accepit ab Ill(ustrissi)mo et R(everendissi)mo d(omi)no D. Vincentio M(ari)a Morelli Archip(resbiter)o Hyd(runti)no Ecclesiae Uggiani. P(atri)nus Beniaminus Felline.

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Atto della solenne promessa di celebrare il

MATRIMONIO
Num. dordine

22
ventitre il d cinque del mese di Agosto alle ore

anno mille ottocento

ventiuna avanti di noi Vito Valletta Sindaco ed Uffiziale dello stato civile
del Comune di

Uggiano la Chiesa distretto di Lecce provincia di Terra Roberto DAurelio di anni

dOtranto sono comparsi nella casa comunale

ventisei circa nato in Uggiano di professione Contadino domiciliato strada Laggetti innumerata figlio di defunto Fedele di professione Contadino
domiciliato

ivi, e di Maddalena Sunna domiciliata in Uggiano col figlio

presente allatto dando il consenso e Isabella Cursano di anni ventisei nata


in

Uggiano domiciliata ivi strada Foggiaro figlia di Francesco defunto di Contadino domiciliato ivi e di Rosina Leva domiciliata con sua

professione

figlia dando il suo consenso espresso i quali alla presenza de testimoni che
saranno qui appresso indicati e da essi prodotti, ci hanno richiesto di ricevere la loro solenne promessa di celebrare avanti la Chiesa, secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento, il matrimonio tra essi loro progettato.

Cifra del Giudice delegato dal Presidente del Tribunale Civile

~ 375 ~

Indicazione della seguita celebrazione canonica del Matrimonio


Foglio Num. dordine 22 Lanno mille ottocento ventitre il di otto del mese di Agosto . Il Parroco di Uggiano ci ha rimessa una delle copie della contrascritta promessa in pi della quale ha certificato, che la celebrazione del matrimonio seguita nel giorno sette del mese di Agosto anno mille ottocento ventitre alla presenza de testimonii

22

Beniamino Felline e Vito Caputo.


In vista di essa abbiamo disteso il presente notamento, e dopo di averla cifrata abbiamo disposto che fosse la copia anzidetta conservata nel volume de documenti al foglio 22. Abbiamo inoltre avvisato al Parroco la ricezione della medesima ed abbiamo sottoscritto il presente atto che stato inserito su i due registri.

~ 376 ~

La notificazione di questa promessa stata affissa sulla porta della casa

Uggiano nel d undici giorno di domenica del mese di Luglio anno mille ottocento ventitre.
comunale di Noi secondando la loro domanda, dopo avere ad essi letti i documenti consistenti

1 lAtto di Nascita dello Sposo e della Sposa 2 lAtto di Morte del Genitore dello Sposo e della Sposa 3 nellAtto della Notificazione come sopra in questo comune avverso della quale non vi intervenuta alcuna opposizione
ed il capitolo sesto del titolo del matrimonio delle leggi civili intorno ai dritti, ed obblighi rispettivi degli sposi, abbiamo ricevuto da ciascuna delle parti una dopo laltra la dichiarazione chelleno solennemente promettono di celebrare il matrimonio innanzi alla Chiesa secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento. Di tutto ci abbiamo formato il presente atto in presenza di quattro testimoni intervenuti alla solenne promessa, cio

Vittorio Rizzelli di anni trenta di professione proprietario regnicolo domiciliato in Uggiano strada Puzzigianni Francesco Pans di anni ------- di professione Chirurgo regnicolo domiciliato ivi strada Laggetta innumerata Pasquale Zaminga di anni trentasette di professione Ferraro regnicolo domiciliato ivi strada Mazzei innumerata e Beniamino Felline di anni trentuno di professione proprietario regnicolo domiciliato ivi strada Laggetta innumerata.
Di questo atto ch stato inscritto sopra i due registri abbiamo dato lettura a testimonii ed ai futuri sposi, ai quali ne abbiamo dato altres due copie uniformi da noi sottoscritti per essere presentate al Parroco, cui la celebrazione del matrimonio si appartiene, ed indi si da noi firmato

e dai testimoni avendo asserito i futuri sposi e la madre dello sposo di non saper scrivere.
Vito Valletta Sindaco Francesco Sans testimonio

~ 377 ~

ATTO DI NASCITA

Num. dordine

35

ventiquattro il d diciannove del mese di Maggio alle ore ventidue avanti di noi Vito Valletta Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di Uggiano la Chiesa distretto di Lecce provincia di Terra dOtranto comparso Luperto DAurelio di anni ventinove di professione Campagnolo domiciliato Uggiano Strada Laggetto innumerata quale ci ha presentato una femmina secondoch abbiamo ocularmente riconosciuto ed ha dichiarato che lo stesso nata da Mirabella Cursano di anni ventotto domiciliata con esso e da lui Dichiarante di anni come sopra di professione Campagnolo domiciliato come sopra nel giorno diciotto del mese di Maggio anno mille ottocento ventiquattro alle ore tre della notte nella casa propria . Lo stesso ha inoltre dichiarato di dare alla Bambina il nome di
anno mille ottocento

Leonarda. Medica, Vincenza


La presentazione e dichiarazione anzidetta si fatta alla presenza di

Francesco Persano di anni ----- di professione calzolaio regnicolo, domiciliato Strada Laggese e di Giuseppe Ruggeri di anni ----- di professione contadino
regnicolo, domiciliato ----testimonii intervenuti al presente atto e da esso Signor Il presente atto che abbiamo formato alluopo stato inscritto sopra i due registri, letto al dichiarante, ed ai testimonii, ed indi nel giorno, mese, ed anno

Luperto DAurelio

come sopra firmato da noi e

dai testimoni avendo asserito i dichiaranti di non

saper scrivere.
Vito Valletta Francesco Persano Giuseppe Ruggeri
Cifra del Giudice delegato dal Presidente del Tribunale Civile

~ 378 ~

Indicazione del giorno in cui stato amministrato il Sacramento del Battesimo foglio

35

Num. dordine

35

Lanno mille ottocento ventiquattro il di venti del mese di Maggio , il Parroco di

Uggiano la chiesa ci ha restituito nel di diciannove del mese di Maggio anno mille ottocento ventiquattro il notamento che noi gi abbiamo rimesso nel giorno diciannove del mese di Maggio anno mille ottocento ventiquattro
del controscritto atto di nascita, in pi del quale ha indicato, che il Sacramento del Battesimo stato amministrato a Leonarda, Medica, Vincenza DAurelio nel giorno

diciannove del corrente mese ed anno.


In vista di tale notamento, e dopo di averlo cifrato abbiamo disposto che fosse conservato nel volume de documenti al foglio 35. Abbiamo inoltre accusato al Parroco la ricezione del medesimo ed abbiamo formato il presente atto, ch stato inscritto sopra i due registri in margine del corrispondente atto di nascita, ed indi lo abbiamo firmato.

Vito Valletta Sindaco

~ 379 ~

ATTO DI NASCITA
Num. dordine

21

ventisei il d tredici del mese di Marzo alle ore ventidue avanti di noi Vincenzo Chirilli Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di Uggiano la Chiesa distretto di Lecce provincia di Terra dOtranto comparso Leoperto DAurelio di anni ventotto di professione Contadino domiciliato Uggiano Strada Laggetto innumerata quale ci ha presentato un Maschio secondoch abbiamo ocularmente riconosciuto ed ha dichiarato che lo stesso nato da Mirabella Cursano sua legittima moglie di anni ventiotto domiciliata con esso e da lui dichiarante di anni come sopra di professione come sopra domiciliato come sopra nel giorno dodici del mese di Marzo anno mille ottocento ventisei alle ore ventidue nella casa propria . Lo stesso ha inoltre dichiarato di dare al neonato il nome di Vincenzo
anno mille ottocento La presentazione e dichiarazione anzidetta si fatta alla presenza di

Giuseppe Chirilli di anni cinquantasei di professione proprietario regnicolo, domiciliato in Uggiano strada San Vincenzo innumerata e diAchille Greco di anni ventisei di professione muratore regnicolo, domiciliato strada Santa Lucia innumerata testimonii intervenuti al presente atto e da esso Signor Leoperto DAurelio
Il presente atto che abbiamo formato alluopo stato inscritto sopra i due registri, letto al dichiarante, ed ai testimonii, ed indi nel giorno, mese, ed anno

come sopra firmato da noi e

dai testimoni avendo asserito i dichiaranti di non


Vincenzo Chirilli Giuseppe Chirilli Achille Greco
Cifra del Giudice delegato dal Presidente del Tribunale Civile

saper scrivere.

~ 380 ~

Indicazione del giorno in cui stato amministrato il Sacramento del Battesimo foglio
Num. dordine

21

21

Lanno mille ottocento ventisei il di quattordici del mese di Marzo , il Parroco di

Uggiano ci ha restituito nel di quattordici del mese di Marzo anno mille ottocento ventisei il notamento che noi gi abbiamo rimesso nel giorno tredici del mese di Marzo anno mille ottocento ventisei
del controscritto atto di nascita, in pi del quale ha indicato, che il Sacramento del

Battesimo stato amministrato a Vincenzo DAurelio nel giorno

tredici del corrente

mese ed anno.
In vista di tale notamento, e dopo di averlo cifrato abbiamo disposto che fosse conservato nel volume de documenti al foglio 21. Abbiamo inoltre accusato al Parroco la ricezione del medesimo ed abbiamo formato il presente atto, ch stato inscritto sopra i due registri in margine del corrispondente atto di nascita, ed indi lo abbiamo firmato.

Vincenzo Chirilli Sindaco

~ 381 ~

ATTO DI NASCITA

Num. dordine

trentadue

trenta il d otto del mese di Luglio alle ore quattordici avanti di noi Donato Olimpio Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di Uggiano la Chiesa distretto di Lecce provincia di Terra dOtranto comparso Luperto DAurelio di anni trentadue di professione Campagnolo domiciliato Uggiano Strada Laggetto innumerata quale ci ha presentato un Maschio secondoch abbiamo ocularmente riconosciuto ed ha dichiarato che lo stesso nato da Mirabella Cursano sua legittima moglie di anni ventiquattro domiciliata con esso e da lui dichiarante di anni come sopra di professione come sopra domiciliato come sopra nel giorno otto del mese di Luglio anno mille ottocento trenta alle ore nove nella casa di affitto come sopra. Lo stesso ha inoltre dichiarato di dare al neonato il nome di Francesco
anno mille ottocento

Donato
La presentazione e dichiarazione anzidetta si fatta alla presenza di

Ignazio Foscarini

ventisei di professione proprietario regnicolo, domiciliato strada Foggiaro innumerata e di Andrea Cervito di anni ventiquattro di professione proprietario regnicolo, domiciliato strada SantAntonio innumerata testimonii intervenuti al presente atto e da esso Signor Leoperto DAurelio
di anni

Il presente atto che abbiamo formato alluopo stato inscritto sopra i due registri, letto al dichiarante, ed ai testimonii, ed indi nel giorno, mese, ed anno

come sopra firmato da noi e

dai testimoni avendo asserito i dichiaranti di non

saper scrivere.
Donato Olimpio Ignazio Foscarini Andrea Cervito
Cifra del Giudice delegato dal Presidente del Tribunale Civile

~ 382 ~

Indicazione del giorno in cui stato amministrato il Sacramento del Battesimo foglio

32

Num. dordine

trentadue

Lanno mille ottocento trenta il di nove del mese di Luglio , il Parroco di Uggiano ci ha restituito nel di nove del mese di Luglio anno mille ottocento trenta il notamento che noi gi abbiamo rimesso nel giorno otto del mese di Luglio anno mille ottocento

trenta
del controscritto atto di nascita, in pi del quale ha indicato, che il Sacramento del

Battesimo stato amministrato a Francesco Donato DAurelio nel giorno

nove del

corrente mese ed anno.


In vista di tale notamento, e dopo di averlo cifrato abbiamo disposto che fosse conservato nel volume de documenti al foglio 32. Abbiamo inoltre accusato al Parroco la ricezione del medesimo ed abbiamo formato il presente atto, ch stato inscritto sopra i due registri in margine del corrispondente atto di nascita, ed indi lo abbiamo firmato.

Donato Olimpio Sindaco

~ 383 ~

ATTO DI NASCITA

Num. dordine

51

trentadue il d dodici del mese di Dicembre alle ore venti avanti di noi Donato Olimpio Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di Uggiano la Chiesa distretto di Lecce provincia di Terra dOtranto comparso Leoperto DAurelio di anni trentatre di professione Campagnolo domiciliato in Uggiano Strada Laggetto n 59 quale ci ha presentato una femina secondoch abbiamo ocularmente riconosciuto ed ha dichiarato che lo stesso nato da Elisabella Cursano sua legittima moglie di anni ventidue domiciliata con esso e da lui dichiarante di anni come sopra di professione come sopra domiciliato come sopra nel giorno dodici del mese di Dicembre anno mille ottocento trentadue alle ore sedici nella casa di affitto come sopra. Lo stesso ha inoltre dichiarato di dare alla neonata il nome di Maria
anno mille ottocento

Maddalena
La presentazione e dichiarazione anzidetta si fatta alla presenza di

Beniamino Felline di anni quaranta di professione proprietario regnicolo, domiciliato in Uggiano strada Laggetto n 78 e di Vito de Benedetto di anni trentasette di professione proprietario regnicolo, domiciliato ivi strada possocaglia n 28 testimonii intervenuti al presente atto e da esso Signor Leoperto DAurelio
Il presente atto che abbiamo formato alluopo stato inscritto sopra i due registri, letto al dichiarante, ed ai testimonii, ed indi nel giorno, mese, ed anno

come sopra firmato da noi e

dai testimoni avendo asserito i dichiaranti di non

saper scrivere.
Donato Olimpio Beniamino Felline Vito de Benedetto
Cifra del Giudice delegato dal Presidente del Tribunale Civile

~ 384 ~

Indicazione del giorno in cui stato amministrato il Sacramento del Battesimo foglio

51

Num. dordine

51
ci ha restituito nel di tredici del mese di Dicembre anno mille

Lanno mille ottocento trentadue il di tredici del mese di Dicembre , il Parroco di

Uggiano la chiesa

ottocento trentadue il notamento che noi gi abbiamo rimesso nel giorno tredici del mese di Dicembre anno mille ottocento trentadue del controscritto atto di nascita, in pi del quale ha indicato, che il Sacramento del Battesimo stato amministrato a Maria Maddalena DAurelio nel giorno

dodici del

corrente mese ed anno ad ore ventidue


In vista di tale notamento, e dopo di averlo cifrato abbiamo disposto che fosse conservato nel volume de documenti al foglio 51. Abbiamo inoltre accusato al Parroco la ricezione del medesimo ed abbiamo formato il presente atto, ch stato inscritto sopra i due registri in margine del corrispondente atto di nascita, ed indi lo abbiamo firmato.

DOlimpio Sindaco

~ 385 ~

ATTO DI MORTE

Num. dordine 13 LAnno mille ottocento ventisei del mese di Marzo avanti di noi Vincenzo Chirilli Sindaco ed Ufficiale dello stato civile del comune di Uggiano Provincia di Terra dOtranto sono comparsi Samuele Latino di anni ventinove di professione proprietario conoscente del defunto domiciliato in Uggiano strada Leonina innumerata e Gaetano Chiriatti di professione proprietario domiciliato in strada san Vincenzo innumerata conoscente del defunto i quali han dichiarato che nel giorno venti del mese di Marzo alle ore venti e mezza Vincenzo DAurelio nato in Uggiano di giorni sette figlio di Leoperto dAurelio contadino e di Mirabella Cursano domiciliata col marito , di professione bambino domiciliato con i genitori morto nella sua propria casa. Per esecuzione della legge ci siamo trasferiti presso del defunto, ed avendo reconosciuta, insieme co dichiaranti, la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui si fatta lettura a dichiaranti, ed indi si segnato da noi, e dai testimoni che hanno sottoscritto.

Vincenzo Chirilli Sindaco Samuele Latino Gaetano Chiriatti

~ 386 ~

ATTO DI MORTE DAurelio Medica quattro , add tre del mese di Marzo ad ore Anti meridiane otto e minuti quindici , nella Casa comunale, avanti di me Cavaliere Biagio Fernandez Sindaco ed Uffiziale dello Stato Civile del Comune di Otranto sono comparsi Cursano Francesco di anni trentotto contadino domiciliato in Otranto e Minerva Carmine contadino di anni trentadue , domiciliato in Otranto quali mi hanno dichiarato che a ore Po meridiane otto e minuti quindici di ieri laltro, nella casa posta in Via Martiri al numero ____, morta Daurelio Medica di anni sessanta circa contadina , residente in Otranto nata in Uggiano la Chiesa del f Roberto, domiciliato in ____, e dalla f Cursano Isabella,, vedova di Minerva Carmine, domiciliata in __________________ . A questatto sono stati presenti quali testimoni Catanzaro Marino di anni quarantotto Guardia e Farachi Zaccaria di anni cinquantotto sarto, ambi residenti in questo Comune. Letto il presente atto a tutti gli intervenuti, lhanno questi meco sottoscritto ad eccezione del dichiarante perch illetterato.
L anno mille ottocentottanta

Catanzaro Marino Zaccaria Farachi Sind. Biagio Fernandez

~ 387 ~

ATTO DI MORTE Num. dordine otto LANNO mille ottocento quarantatre il di ventisette del mese di febraro alle ore sedici avanti di noi Nicola Perrone Sindaco ed Uffiziale dello stato Civile del comune di

Uggiano La Chiesa distretto di Lecce provincia di Terra dOtranto


sono comparsi Ippazio de Benedetto di anni quarantasei di professione contadino regnicolo domiciliato in Uggiano La Chiesa Strada SantAntonio, vicino conosce il

defunto
e Ippazio de Giorgi di anni quanrantotto di professione contadino regnicolo domiciliato nel medesimo comune strada altracina, conosce il defunto, quali han dichiarato, che nel giorno ventisei del mese di febraro anno suddetto alle ore dodici e mezza,, morto nella casa in affitto ove abitava, Ruberto DAurelio, marito di Isabella Cursano di anni quarantatre di professione contadino domiciliato nella medesima strada santAntonio figlio di Fedele DAurelio defunto e di Maddalena Sunna pure defunta. Noi quindi ci siamo trasferiti presso del defunto, ed avendo reconosciuta, insieme co dichiaranti, la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui si data lettura a dichiaranti, ed indi si firmato da noi avendo asserito i dichiaranti e i testimonii non saper scrivere.

Firmato Nicola Perrone Sindaco

~ 388 ~

Foglio 24 ATTO DI MORTE Num. dordine 47 LANNO mille ottocento quarantotto il di nove del mese di ottobre alle ore quindici avanti di noi Giovanni della Gatta Sindaco ed Uffiziale dello stato Civile del comune di Otranto distretto di Lecce provincia di Terra dOtranto sono comparsi Michele Laggetto di anni cinquanta di professione contadino regnicolo domiciliato in Otranto, nel Borgo strada Monti, e Giuseppe Stefano di anni trentadue di professione contadino regnicolo domiciliato detto comune e strada quali han dichiarato, che nel giorno otto del mese di ottobre anno suddetto alle ore cinque della notte,, morta nella casa a suo domicilio, Isabella Cursano, vedova di Roberto DAurelio di professione filatrice domiciliato ad Otranto nel Borgo figlia di Ippazio Cursano defunto e di Rosa catalano anche defunta.

Noi quindi ci siamo trasferiti presso del defunto, ed avendo reconosciuta, insieme co dichiaranti, la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui si data lettura a dichiaranti, ed indi si firmato da noi avendo asserito i dichiaranti e i testimonii non saper scrivere.

Firmato Giovanni della Gatta Sindaco

~ 389 ~

~ 390 ~

Tv{||V|t Tv|xv|x w| bt
Documenti allegati allAtto

di Matrimonio n. 22 dellanno 1823


tra

Vito Roberto DAurelio e Isabella Cursano

~ 391 ~

Estratto Atto di Battesimo dello sposo: Roberto dAurelio

Fo Fede, ed attesto io qui sotto(scri)tto Arciprete di Uggiano La Chiesa, che avendo perquisito i Libri de Registri di Nascita di questa Parrocchia ho in questi ritrovato che Roberto DAurelio figlio di Fedele, e di Maddalena Sunna, sia nato a ventuno 21 gennaio dellAnno mille settecento novantasette 1797, come d Libri sui quali ----------Onde in Fede, e da servire per matrimonio del sud(dett)o Roberto DAurelio con Isabella Cursano si fatta la presente --Dato in Uggiano le 29 Luglio 1823 Gio: Valletta Arciprete

Estratto Atto di Battesimo della sposa: Isabella Cursano

Fo Fede, ed attesto io qui sotto(scri)tto Arciprete di Uggiano La Chiesa, che avendo perquisito i Libri de Registri di Nascita di questa Parrocchia ho in questi ritrovato che Isabella chiamata volgarmente Mirabella figlia di Francesco Cursano, e di Rosina Leva, sia nata add quattordici 14 gennaio dellAnno mille settecento novantasette 1797, come da Libri ai quali ----------Onde in Fede, e da servire per matrimonio della sud(dett)a Isabella Cursano con Roberto DAurelio si fatta la presente Dato in Uggiano le 29 Luglio 1823 Gio: Valletta Arciprete

~ 392 ~

Estratto Atto di Morte Ecclesiastica del padre della sposa: Francesco Cursano

Fo Fede, ed attesto io qui sotto(scri)tto che dai Registri dei Morti di questa Parrocchia si rileva che, Francesco Cursano fu marito di Rosa Leva, sia morto addi 1 Febraro del mille ottocento sedici 1816, Onde in Fede, e da servire per matrimonio si fatta la presente -------Dato in Uggiano li 4 Agosto 1823 Gio: Valletta Arciprete

Estratto Atto di Morte Ecclesiastica del padre dello sposo: Fedele dAurelio Tale estratto risulta errato

Attesto io qui sotto(scri)tto Parroco di Uggiano la Chiesa che Fedele DAurelio fu marito di Maddalena Sunna, sia morto a sette Dicembre mille ottocento otto, 1808, come da Libri, ai quali -----------------------------------Onde in Fede, e da servire per matrimonio si fatta la presente -------Dato in Uggiano li 4 Agosto 1823 Gio: Valletta Arciprete

~ 393 ~

Atto della solenne promessa di celebrare il

MATRIMONIO
Num. dordine

22

Lanno mille ottocento x|x il d v|x del mese di Tz alle ore x|t avanti di noi i|

itxt Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di hzz|t t V{|xt distretto di _xvvx provincia di gxt wbt sono comparsi nella casa comunale eux WTx| di anni x|x| v|vt nato in hzz|t di professione Vtw| domiciliato twt _tzzx| |xtt figlio di wxy Yxwxx di professione Vtw| domiciliato ||, e di `twwtxt ft domiciliata in hzz|t v y|z| xxx tt wtw | vx e \tuxt Vt di anni x|x| nata in hzz|t domiciliata || twt Yzz|t figlit di Ytvxv wxy di professione Vtw| domiciliato || e di e|t _xt domiciliata v t y|z|t wtw | vx xx i quali alla presenza de testimoni che saranno qui appresso indicati e da essi
prodotti, ci hanno richiesto di ricevere la loro solenne promessa di celebrare avanti la Chiesa, secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento, il matrimonio tra essi loro progettato. La notificazione di questa promessa stata affissa sulla porta della casa comunale di hzz|t nel d w|v| giorno di domenica del mese di _z| anno mille ottocento x|x. Noi secondando la loro domanda, dopo avere ad essi letti i documenti consistenti

D T w| atv|t wx f x wxt ft E T w| `x wx Zx|x wx f x wxt ft F xT wxt a|y|vt|x vx t | x vx tx wxt tx | |xxt tvt ||x
ed il capitolo sesto del titolo del matrimonio delle leggi civili intorno ai dritti, ed obblighi rispettivi degli sposi, abbiamo ricevuto da ciascuna delle parti una dopo laltra la dichiarazione chelleno solennemente promettono di celebrare il matrimonio innanzi alla Chiesa secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento. Di tutto ci abbiamo formato il presente atto in presenza di quattro testimoni intervenuti alla solenne promessa, cio i|| e|x| di anni xt di professione |xt|

hzz|t twt c|z|t| ?Ytvxv ct di anni ------- di professione V{|z regnicolo domiciliato || twt _tzzxt |xtt? cttx mt|zt di anni xtxx di professione Yxt regnicolo domiciliato || twt `tx| |xtt e Ux|t| Yx|x di anni x di professione |xt| regnicolo domiciliato || twt _tzzxt |xtt.
regnicolo domiciliato in Di questo atto ch stato inscritto sopra i due registri abbiamo dato lettura a testimonii ed ai futuri sposi, ai quali ne abbiamo dato altres due copie uniformi da noi sottoscritti per essere presentate al Parroco, cui la celebrazione del matrimonio si appartiene, ed indi si da noi firmato x wt| x|| txw tx| | y| | x t twx wx w| tx v|xxA

Vito Valletta Sindaco Francesco Sans testimonio Beniamino Felline Pasquale Zaminga
Cifra del Giudice delegato dal Presidente del Tribunale Civile

~ 394 ~

gxt wbt Distretto di _xvvx


Provincia di

Circondario di Comune

_xvvx hzz|t _t V{|xt

T DKGF ix DCA
\vtt v{x v|xx | wvx| |v{|x| wtt _xzzx? | tzz| wxt wxt fxx cxt w| `t||? |v| x xz| t x w|xvx? t cttx `|xt x _xtwt `xw|vt WTx|?w| xt vx? | Yz| v|| x x ? xv | xxx? x v xv||x wt x KD t KK wxt Y|t|x zxxtx? x x ww|x w| | | wvx| wx `t|} wx wx TA

~ 395 ~

fol. 81

ct|vt `t||tx t cttx `|xt x _xtwt `xw|vt WTx| cxxtt xt Vtvxx|t w| x Vx w| hzz|t t V{|xt? zz| EK wx `xx w| Z|z T `|x vx ttt wt y cttx `|xt vtw| w|v||t xt xwx|t Vx? | tx {t w|v{|tt w| tx v|xx
Copia dellUfficiale di Stato Civile

fol. 84

a|vt c|x
fol. 82 [Contiene Copia dellAtto di Matrimonio tra Leonarda Medica DAurelio e Paquale Minerva.] [Contiene Copia dellAtto di Nascita della sposa Leonarda Medica DAurelio iscritto nello Stato Civile di Uggiano la Chiesa al n. 35 Anno 1824, Maggio 19.] [Contiene Copia dellAtto di Morte del padre della sposa Rubberto DAurelio iscritto nello Stato Civile di Uggiano la Chiesa al n. 8 Anno 1843, Febbraio 27 ed inserito poi nel processetto matrimoniale.] [Contiene Copia dellAtto di Morte dellAvo della sposa Fedele DAurelio marito di Maddalena Sunna di anni 51, iscritto nello Stato Civile di Uggiano la Chiesa al n. 34 Anno 1817, Agosto 17.] [Contiene Estratto dellAtto di Notificazione della Solenne promessa di Matrimonio tra Pasquale Minerva e Leonarda Medica DAurelio.]
Certifico i qui sott(oscrit)to Parroco di Uggiano la Chiesa di aver congiunto col vincolo di Matrimonio ed a norma del S(acro) C(oncilio) di Trento i retroscritti sposi Pasquale Minerva e Medica DAurelio, in mia presenza e dei Testimoni Donato Panico e Pietro Cascato.

fol. 85 85

fol. 86 86

fol. 87 87

fol. 88 88

fol. 83

Oggi in Uggiano a 29 Giugno 1843

Gio: Valletta Arciprete


Firma dellUfficiale di Stato Civile

a|vt c|x
~ 396 ~

fol. 84

ATTO DI NASCITA
Num. dordine

23

ventidue il d due del mese di Aprile alle ore quindici avanti di noi Giovandomenico Ajmone Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di Tricase distretto di Gallipoli provincia di Terra dOtranto comparso Nicola Minerva di anni (illeggibile) di professione calzolajo domiciliato in detto Tricase strada Santo Spirito quale ci ha presentato un bambino secondoch abbiamo ocularmente riconosciuto ed ha dichiarato che lo stesso nata da Francesca Maria Greco sua legittima moglie di anni diciannove domiciliata con esso e da lui Dichiarante di anni come sopra di professione come sopra domiciliato come sopra nel giorno due del mese di Aprile anno mille ottocento ventidue alle ore dodici nella sua casa di propria abitazione. Lo stesso ha inoltre dichiarato di dare al Bambino il nome di
anno mille ottocento

Pasquale Mario
La presentazione e dichiarazione anzidetta si fatta alla presenza di

Arcangelo Panico di anni 60 di professione contadino regnicolo, domiciliato in detto Tricase strada sudetta e di Giuseppe Schito di anni 40 di professione ---regnicolo, domiciliato ----testimonii intervenuti al presente atto e da esso Signor Dichiarante

Nicola

Minerva
Il presente atto che abbiamo formato alluopo stato inscritto sopra i due registri, letto al dichiarante, ed ai testimonii, ed indi nel giorno, mese, ed anno

come sopra firmato

da noi

e non dal dichiarante avendo asserito di non saper


Giovandomenico Ajmone sindaco Resci (illeggibile) cancelliere

scrivere.

Cifra del Giudice delegato dal Presidente del Tribunale Civile

~ 397 ~

Indicazione del giorno in cui stato amministrato il Sacramento del Battesimo

Num. dordine

23

Lanno mille ottocento ventidue il di cinque del mese di Aprile , il Parroco di Tricase ci ha restituito nel di cinque del mese di Aprile anno mille ottocento ventidue il notamento che noi gi abbiamo rimesso nel giorno due del mese di Aprile anno mille
ottocento del controscritto atto di nascita, in pi del quale ha indicato, che il Sacramento del

ventidue

Battesimo stato amministrato a Paquale Minerva nel giorno In vista di tale notamento, e dopo di averlo cifrato abbiamo disposto che fosse conservato nel volume de documenti al foglio --. Abbiamo inoltre accusato al Parroco la ricezione del medesimo ed abbiamo formato il presente atto, ch stato inscritto sopra i due registri in margine del corrispondente atto di nascita, ed indi lo abbiamo firmato.

due di esso Aprile.

Giovandomenico Ajmone sindaco

~ 398 ~

Famiglia di Francesco Donato DAurelio Maria Vittoria Saracino Documentazione rinvenuta negli archivi parrocchiali, storici comunali e di Stato di Lecce 1. 2. Atto di Nascita di Atto di Nascita di Francesco Donato, 08/07/1830 Maria Vittoria Saracino, 30/03/1837

3.

Atto di Matrimonio di

Francesco Donato dAurelio e Maria Vittoria Saracino, 21/07/1853

Allegati allatto di matrimonio: Estratto atto di nascita di Atto di morte di Atto di morte di Atto di morte di Fede di morte di Francesco Donato, 08/07/1830 Roberto, 26/02/1843 Isabella, 08/10/1848 Fedele, 17/08/1817 Antonius Saracino e Donata Scarmiglia, 26/04/1802

Estratto di notificazione matrimonio Donato dAurelio e Maria Vittoria Saracino, 16/07/1853

Atto solenne di promessa matrimonio Donato dAurelio e Maria Vittoria Saracino, 21/07/1853

4. 5. 6. 7. 8.

Atto di Battesimo di Atto di Nascita di Atto di Nascita di Atto di Nascita di Atto di Nascita di

Rosario, 06/10/1872 Lucia, 05/09/1858 Maria Addolorata, 05/04/1866 Isabella, 10/09/1869 Rosario, 06/10/1872 non dichiarata allUfficio Anagrafe

9.

Atto di Nascita di

Nicola, 26/04/1875 Nicola, 01/05/1875 Francesco Donato, 31/03/1886 Maria Vittoria Saracino, 05/03/1882

10. Atto di Morte di 11. Atto di Morte di 12. Atto di Morte di

~ 399 ~

~ 400 ~

ATTO DI NASCITA
Num. dordine

trentadue

trenta il d otto del mese di Luglio alle ore quattordici avanti di noi Donato Olimpio Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di Uggiano la Chiesa distretto di Lecce provincia di Terra dOtranto comparso Luperto DAurelio di anni trentadue di professione Campagnolo domiciliato Uggiano Strada Laggetto innumerata quale ci ha presentato un Maschio secondoch abbiamo ocularmente riconosciuto ed ha dichiarato che lo stesso nato da Mirabella Cursano sua legittima moglie di anni ventiquattro domiciliata con esso e da lui dichiarante di anni come sopra di professione come sopra domiciliato come sopra nel giorno otto del mese di Luglio anno mille ottocento trenta alle ore nove nella casa di affitto come sopra. Lo stesso ha inoltre dichiarato di dare al neonato il nome di Francesco
anno mille ottocento

Donato
La presentazione e dichiarazione anzidetta si fatta alla presenza di

Ignazio Foscarini

ventisei di professione proprietario regnicolo, domiciliato strada Foggiaro innumerata e di Andrea Cervito di anni ventiquattro di professione proprietario regnicolo, domiciliato strada SantAntonio innumerata testimonii intervenuti al presente atto e da esso Signor Leoperto DAurelio
di anni

Il presente atto che abbiamo formato alluopo stato inscritto sopra i due registri, letto al dichiarante, ed ai testimonii, ed indi nel giorno, mese, ed anno

come sopra firmato da noi e

dai testimoni avendo asserito i dichiaranti di non

saper scrivere.
Donato Olimpio Ignazio Foscarini Andrea Cervito
Cifra del Giudice delegato dal Presidente del Tribunale Civile

~ 401 ~

Indicazione del giorno in cui stato amministrato il Sacramento del Battesimo foglio

32

Num. dordine

trentadue

Lanno mille ottocento trenta il di nove del mese di Luglio , il Parroco di Uggiano ci ha restituito nel di nove del mese di Luglio anno mille ottocento trenta il notamento che noi gi abbiamo rimesso nel giorno otto del mese di Luglio anno mille ottocento

trenta
del controscritto atto di nascita, in pi del quale ha indicato, che il Sacramento del

Battesimo stato amministrato a Francesco Donato DAurelio nel giorno

nove del

corrente mese ed anno.


In vista di tale notamento, e dopo di averlo cifrato abbiamo disposto che fosse conservato nel volume de documenti al foglio 32. Abbiamo inoltre accusato al Parroco la ricezione del medesimo ed abbiamo formato il presente atto, ch stato inscritto sopra i due registri in margine del corrispondente atto di nascita, ed indi lo abbiamo firmato.

Donato Olimpio Sindaco

~ 402 ~

ESTRATTO DI NASCITA
Num. dordine

17

trentasette il d trentuno del mese di Marzo alle ore quindici avanti di Noi Luigi Podsano Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di Spongano distretto di Gallipoli provincia di Terra dOtranto comparso Antonio Saracino del f Vito di anni cinquanta di professione Contadino domiciliato in questo Comune alla strada Petursio numero ventotto il quale ci ha presentato una bambina secondoch abbiamo ocularmente riconosciuto ed ha dichiarato che la stessa nata da Angela Santabarbara sua moglie di anni quaranta domiciliata con esso e da lui dichiarante di anni come sopra di professione come sopra domiciliato come sopra nel giorno trenta del mese di Marzo anno mille ottocento trentasette alle ore dodici di Italia nella casa di sua abitazione situata come sopra. Lo stesso ha inoltre dichiarato di dare alla bambina i seguenti nomi Maria
anno mille ottocento

Vittoria. La presentazione e dichiarazione anzidetta si fatta alla presenza di


Benedetto Monteroni di anni trentasette di professione falegname regnicolo, domiciliato in questo Comune e di Giuseppe do Ronzo di anni sessanta di professione sartore regnicolo, domiciliato in questo Comune. testimonii intervenuti al presente atto e da esso Signor Antonio Saracino
Il presente atto che abbiamo formato alluopo stato inscritto sopra i due registri, letto al dichiarante, ed ai testimonii, ed indi nel giorno, mese, ed anno

come sopra firmato da noi e

dai testimoni avendo asserito i dichiaranti di non


Luigi Posdano Sindaco

saper scrivere.

Visto il Sindaco di Spongano

Benedetto Giuseppe di
Cancelliere F. Illegibile

Monteroni Filippo Bacile Ronzo


Cifra del Giudice delegato dal Presidente del Tribunale Civile

~ 403 ~

Indicazione del giorno in cui stato amministrato il Sacramento del Battesimo foglio
Num. dordine

17

17

Lanno mille ottocento trentasette il di trentuno del mese di marzo , il Parroco di

Spongano ci ha restituito nel di trentuno del mese di marzo anno mille ottocento trentasette il notamento che noi gi abbiamo rimesso nel giorno trentuno del mese di marzo anno mille ottocento trentasette
del controscritto atto di nascita, in pi del quale ha indicato, che il Sacramento del

Battesimo stato amministrato a Maria Vittoria Saracino nel giorno

trentuno del

sopraindicato mese
In vista di tale notamento, e dopo di averlo cifrato abbiamo disposto che fosse conservato nel volume de documenti al foglio 17. Abbiamo inoltre accusato al Parroco la ricezione del medesimo ed abbiamo formato il presente atto, ch stato inscritto sopra i due registri in margine del corrispondente atto di nascita, ed indi lo abbiamo firmato.

Luigi Posdano Sindaco

~ 404 ~

ATTO DI SOLENNE PROMESSA DI MATRIMONIO

Num. dOrdine

8
INDICAZIONE della seguita celebrazione canonica pel matri monio. Il Parroco di bt ci ha restituito una delle copie della controscritta promessa in pi della quale ha certificato che la celebrazione del matrimonio seguita nel giorno ix del mese di _z| anno mille ottocento v|ttx alla presenza de testimoni

Lanno mille ottocento v|ttx il d x del mese di _z| alle ore ww|v| avanti di noi Z|t| `tv Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di bt circondario di _xvvx provincia di gxt wbt sono comparsi nella Casa Comunale Ytvxv WTx| maggiore di anni x|x nato in hzz|t t V{|xt K z| `|x vx xt di professione Vtw| domiciliato

bt? x Uz figlio di euux WTx| di professione domiciliato , e di X|tuuxt Vt wxy| domiciliata in e `t|t i||t fttv| di anni xw|v| nata in fzt il xt t mille ottocento xtxx domiciliata | bt x Uz figlit di T| fttv| wxy di professione domiciliato e di Tzxt fttututt domiciliata v t y|z|t xxx tt wtw | vx xx i quali alla presenza de testimoni che saranno qui appresso
indicati e da essi prodotti, ci hanno richiesto di ricevere la loro solenne promessa di celebrare avanti la Chiesa, secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento, il matrimonio tra essi loro progettato. Noi secondando la loro domanda, dopo avere ad essi letti tutti i documenti consistenti

D axT w| atv|t wx f E axT w| atv|t wxt ft F axz| T| w| `x wx tw;|v4< twx twx xw T tx wx G axz| T| w| `x wx twx xw T wxt t H xT wxt a|y|vt|x yt vx t | x vx tx wxt tx a|y|vt|x | |xxt tvt ||x
ed il capitolo sesto del titolo del matrimonio delle leggi civili intorno ai dritti, ed obblighi rispettivi degli sposi, abbiamo ricevuto da ciascuna delle parti una dopo laltra la dichiarazione chElleno solennemente promettono di celebrare il matrimonio innanzi alla Chiesa secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento. Il presente atto si formato in presenza di quattro testimoni intervenuti alla solenne promessa che sono: 1. _|z| c|vxx di anni x|x di professione v|xx regnicolo domiciliato in bt strada et ? 2. Ytvxv fttvv{| di anni xtt di professione et|xx regnicolo domiciliato | wx vx? strada _t|t? 3. ;|xzz|u|x< di anni x|wx di professione |w| regnicolo domiciliato | wx vx strada bxwtx 4. Z|t| cxt di anni ttt di professione Ztw|t regnicolo domiciliato | wx vx strada _t|t E dopo averne dato lettura ai testimoni suddetti ed ai futuri sposi, ai quali ne abbiamo altres date due copie uniformi da noi sottoscritte per essere presentate al Parroco, cui la celebrazione del matrimonio si appartiene, ed indi si firmato da Noi

i|vx fttv| Z|t| fxytx|


Abbiamo inoltre accusato al Parroco suddetto la ricezione della medesima, ed abbiamo sottoscritto il presente atto.

cx | f|wtv |xw| \ fxvw Xx

F. Corchia
P. Bellini Cancelliere

x wt vtvx|xx wt| x|| txw tx| | y| | x t twx wxt t w| tx v|xxA


Per il Sindaco impedito Il Secondo Eletto F. Corchia P. Bellini Cancelliere

~ 405 ~

Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Basilica Cattedrale Nativit Maria SS. Otranto (LE)

Libro n.n. dei Battesimi a.a. 1859-1876 c. 301 51 Anno Domini Millesimo octingentesimo septingentesimo secondo die sexta Mensis octobris Hydrunti. Re(veren)dus Sacerdos D. Salvador Massaro substitutus baptizavit infantem hoc die hora decima seconda natum ex Donato DAurelio, et Victoria Saracino coniugibus hujus Parochiae Hydruntinae cui impositus fuit nomen Rosarius dAurelio. Padrini fuerunt Angelus Gualtieri et Maria Gualtieri filii quondam Alojsius ex hoc civitate. In quorum fidem.

Scipio Can(oni)cus de Paulis Curatus

~ 406 ~

ATTO DI NASCITA

Num. dOrdine

48
Il Parroco di Otranto ci restituito nel di

Lanno mille ottocento v|t il d del mese di xxux alle ore ww|v| avanti di noi fttx ftv|xt fxvw Xx x f|wtv |xw| uffiziale dello stato civile di bt provincia di gxt wbt comparso Wt WTx| figli del y eux di anni x di professione Vtw| domiciliat

di xxux anno v@ xx il notamento che


gli abbiamo rimesso nel di anno suddetto in

|bt x Uz

quale ci ha presentato unt yx|t secondo che abbiam ocularmente riconosciuto, ed dichiarato che lt stesst natt da `t|t i||t fttv| t xz||t z|x di anni

x domiciliata v x e da | w|v{|ttx di anni vx t di professione vx t pi del quale indicato domiciliato vx t nel giorno v|x del suddetto mese alle ore w|v|txx nella casa w| che il Sacramento del t tu|t|xA battesimo stato amL stess dichiarato di dare alla xtt il nome di _v|tA Ministrato a La presentazione e dichiarazione anzidetta si fatta alla presenza di W Z|xx Ux|| _v|t wTx| di anni x|wx di professione |xt| regnicolo domiciliato in bt e nel giorno del quale di W Zxz| Ux|| di anni x di professione |xt| regnicolo domiciliato || si accusato la riceziotestimoni intervenuti al presente atto e da ess Signor Wt wTx|. ne.
Il presente atto stato letto al dichiarante ed a testimoni, ed indi si firmato da noi, wt vtvx|xx x wt| x|| txw tx| | w|v{|tt| w| tx v|xx.
LUffiziale dello Stato Civile

Giuseppe Bellini Gregorio Bellini Pietro Bellini cancelliere

cx f|wtv |xw| fxvw Xx S. Sarcinella

~ 407 ~

Estratto Atto di Nascita di Maria Addolorata dAurelio [1866]

LAnno mille ottocento sessantasei il giorno sette del mese di Aprile nella Casa Comunale di Otranto alle ore quattordici, innanzi a me Gaetano Pedone Segretario del Comune di Otranto Circondario di Lecce Provincia di Terra dOtranto delegato a compiere le funzioni di Ufficiale dello Stato Civile per gli atti di nascita, di morte dal Sindaco di questo comune con atto del trenta dicembre mille ottocento sessantacinque comparso Donato dAurelio f Roberto di anni trentaquattro, contadino domiciliato ad Otranto il quale mi ha presentato una bambina di sesso femminile che dichiara essergli nata nel giorno cinque del mese di Aprile anno mille ottocento sessantasei alle ore venti dalla di lui moglie Vittoria Saracino f Antonio secolui domiciliata e nella casa di sua abitazione sita in questo comune Borgo via Minerva innumerata alla quale figlia dichiara di dare il nome di Maria Addolorata. Addolorata La quale dichiarazione vien fatta alla presenza di Angelo Cardaro di anni venticinque servente domiciliato in Otranto e di Zaccaria Farachi del f Francesco di anni trentanove venditore di vino domiciliato pure in Otranto i quali dopo aver dato lettura del presente processo verbale, steso contemporaneamente su due registri originali si sono meco sottoscritti meno il dichiarante perch illetterato. Zaccaria Farachi Angelo Cardaro Gaetano Pedone

Estratto Atto di Nascita di Isabella dAurelio [1869]

LAnno mille ottocento sessantanove il giorno undici di Settembre nella Casa Comunale alle ore sedici, dinnanzi a me Gaetano Pedone Segretario del Comune di Otranto Circondario di Lecce Provincia di Terra dOtranto delegato a compiere le funzioni di Ufficiale dello Stato Civile per gli atti di nascita, di morte dal Sindaco di questo comune con atto del trenta dicembre mille ottocento sessantacinque comparso Donato dAurelio f Roberto di anni trentotto, contadino domiciliato ad Otranto il quale mi ha presentato una bambina di sesso femminile che dichiara essergli nata nel giorno dieci del mese di Settembre anno mille ottocento sessantanove alle ore diciassette dalla di lui moglie Vittoria Saracino f Antonio secoli domiciliata e nella casa di sua abitazione sita in questo comune Borgo via Minerva alla quale figlia dichiara di dare il nome di Isabella. Isabella La quale dichiarazione vien fatta alla presenza di Marino Catanzaro di Luigi di anni trentadue servente domiciliato in Otranto e di Zaccaria Farachi del f Francesco di anni quarantadue rivivendolo ambo domiciliati e residenti in Otranto i quali dopo aver dato lettura del presente processo verbale, steso contemporaneamente su due registri originali si sono meco sottoscritti meno il dichiarante perch illetterato. Zaccaria Farachi Catanzaro Marino Gaetano Pedone

~ 408 ~

ATTO DI NASCITA

Numero __22______
DAurelio Nicola
settantacinque, add ventisette del mese di Aprile ad ore Anti meridiane otto e minuti cinquanta , nella Casa comunale, Avanti di me Fernandez Biagio Sindaco ed Uffiziale dello Stato Civile del Comune di Otranto comparso DAurelio Donato di anni quarantadue contadino domiciliato in Otranto quale mi ha dichiarato che a ore Po meridiane sette e minuti cinquanta, del d ventisei del corrente mese nella casa posta in Via Minerva al numero ____, e da Saracino Vittoria del f Antonio sua moglie secolui convivente nato un bambino si sesso Maschile che egli mi presenta e a cui da il nome di Nicola. A quanto sopra e a questo atto sono stati presenti quali testimoni Farachi Zaccaria f Francesco di anni quarantasette, rivivendolo e Corchia Vincenzo f Oronzo di anni cinquanta Civile, entrambi residenti in questo Comune. Letto il presente atto a tutti gli intervenuti, lhanno meco sottoscritto meno il dichiarante perch illetterato.
L anno mille ottocento

Zaccaria Farachi Corchi Vincenzo Biagio Fernandez

~ 409 ~

ATTI DI MORTE

DAurelio Nicola
settantacinque, add due del mese di Maggio ad ore Anti meridiane undici e minuti sedici , nella Casa comunale, Avanti di me Fernandez Biagio Sindaco ed Uffiziale dello Stato Civile del Comune di Otranto sono comparsi DAurelio Donato di anni quarantadue contadino domiciliato in Otranto e DAurelio Giuseppe f Ippazio di anni trentaquattro contadino domiciliato in Otranto quali mi hanno dichiarato che a ore Po meridiane una e minuti quaranta, del d ieri del corrente mese nella casa posta in Via Martiri al numero ____, morto DAurelio Nicola di giorni cinque residente in Otranto, nato in Otranto da Donato contadino domiciliato in Otranto, e da Saracino Vittoria domiciliata in Otranto, contadina. A questatto sono stati presenti quali testimoni Farachi Zaccaria f Francesco di anni quarantasette, rivivendolo e Corchia Vincenzo f Oronzo di anni cinquanta Civile, entrambi residenti in questo Comune. Letto il presente atto a tutti gli intervenuti, si sono sottoscritti i soli testimoni eccetto il dichiarante perch illetterato
L anno mille ottocento

Zaccaria Farachi Corchi Vincenzo Sind. Biagio Fernandez

~ 410 ~

ATTI DI MORTE

Numero__8__
DAurelio Donato
L anno mille ottocentottanta meridiane

sei,

add

primo

di

Aprile

ad ore

Anti

sette e minuti trenta , nella Casa comunale, Avanti di me Cavaliere Biagio Fernandez Sindaco ed Uffiziale dello Stato Civile del Comune di Otranto sono comparsi De Marco Salvatore di anni quarantatre contadino domiciliato in Otranto e Rizzo Gaetano, contadino di anni sessantadue domiciliato in Otranto quali mi hanno dichiarato che a ore Po meridiane sette e minuti quaranta, del d ieri del corrente mese nella casa posta in Via Martiri al numero ____, morto DAurelio Donato di anni cinquantacinque, contadino residente in Otranto, nato in Uggiano La Chiesa dal f Roberto vedovo di Saracino Vittoria. A questatto sono stati presenti quali testimoni Catanzaro Marino di anni cinquantadue, Guardia e Farachi Zaccaria di anni sessantadue sarto, ambi residenti in questo Comune. Letto il presente atto a tutti gli intervenuti, lhanno questi meco sottoscritto ad eccezione del dichiarante perch illetterato.
Catanzaro Marino Zaccaria Farachi Sind. Biagio Fernandez

~ 411 ~

ATTI DI MORTE

Numero_15__
Saracino Vittoria
L anno mille ottocentottanta

due,

add

sei di Marzo ad ore Anti meridiane

undici e minuti quindici , nella Casa comunale, Avanti di me Cavaliere Biagio Fernandez Sindaco ed Uffiziale dello Stato Civile del Comune di Otranto sono comparsi Nicolazzo Donato di anni quaranta contadino domiciliato in Otranto e Coluccia Francesco, contadino di anni cinquanta domiciliato in Otranto quali mi hanno dichiarato che a ore Po meridiane nove e minuti ___, del d ieri del corrente mese nella casa posta in Via Borgo De Marco al numero ____, morta Saracino Vittoria di anni trentasei, contadina residente in Otranto, nata in Otranto dal f Antonio e della f Santabarbara Angela, moglie di DAurelio Donato domiciliata in __________________ . A questatto sono stati presenti quali testimoni Catanzaro Marino di anni quarantacinqueGuardia e Farachi Zaccaria di anni cinquantasei sarto,
ambi residenti in questo Comune. Letto il presente atto a tutti gli intervenuti,

lhanno questi meco sottoscritto ad eccezione del dichiarante perch illetterato.


Catanzaro Marino Zaccaria Farachi Sind. Biagio Fernandez

~ 412 ~

Vx w| hzz|t _t V{|xt
Volume 8 Numero dordine ottavo

per il

Matrimonio
tra

Francesco Donato DAurelio e Maria Vittoria Saracino


Esso contiene documenti numero nove di fogli scritti numero dieci

Copia dellUffiziale dello Stato Civile

S. Cacace F. Bellini

81/II 2660 ~ 413 ~

ATTO DI SOLENNE PROMESSA DI MATRIMONIO

Num. dOrdine

INDICAZIONE della seguita celebrazione canonica pel matri monio. Il Parroco di bt ci ha restituito una delle copie della controscritta promessa in pi della quale ha certificato che la celebrazione del matrimonio seguita nel giorno ix del mese di _z| anno mille ottocento v|ttx alla presenza de testimoni

Lanno mille ottocento v|ttx il d x del mese di _z| alle ore ww|v| avanti di noi Z|t| `tv Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di bt circondario di _xvvx provincia di gxt wbt sono comparsi nella Casa Comunale Ytvxv WTx| maggiore di anni x|x nato in hzz|t t V{|xt K z| `|x vx xt di professione Vtw| domiciliato

bt? x Uz figlio di euux WTx| di professione domiciliato , e di X|tuuxt Vt wxy| domiciliata in e `t|t i||t fttv| di anni xw|v| nata in fzt il xt t mille ottocento xtxx domiciliata | bt x Uz figlit di T| fttv| wxy di professione domiciliato e di Tzxt fttututt domiciliata v t y|z|t xxx tt wtw | vx xx i quali alla presenza de testimoni che saranno qui appresso
indicati e da essi prodotti, ci hanno richiesto di ricevere la loro solenne promessa di celebrare avanti la Chiesa, secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento, il matrimonio tra essi loro progettato. Noi secondando la loro domanda, dopo avere ad essi letti tutti i documenti consistenti

D axT w| atv|t wx f E axT w| atv|t wxt ft F axz| T| w| `x wx tw;|v4< twx twx xw T tx wx G axz| T| w| `x wx twx xw T wxt t H xT wxt a|y|vt|x yt vx t | x vx tx wxt tx |y|vt|x | |xxt tvt ||x
ed il capitolo sesto del titolo del matrimonio delle leggi civili intorno ai dritti, ed obblighi rispettivi degli sposi, abbiamo ricevuto da ciascuna delle parti una dopo laltra la dichiarazione chElleno solennemente promettono di celebrare il matrimonio innanzi alla Chiesa secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento. Il presente atto si formato in presenza di quattro testimoni intervenuti alla solenne promessa che sono: 1. _|z| c|vxx di anni x|x di professione v|xx regnicolo domiciliato in bt strada et ? 2. Ytvxv fttvv{| di anni xtt di professione et|xx regnicolo domiciliato | wx vx? strada _t|t? 3. ;|xzz|u|x< di anni x|wx di professione |w| regnicolo domiciliato | wx vx strada bxwtx 4. Z|t| cxt di anni ttt di professione Ztw|t regnicolo domiciliato | wx vx strada _t|t E dopo averne dato lettura ai testimoni suddetti ed ai futuri sposi, ai quali ne abbiamo altres date due copie uniformi da noi sottoscritte per essere presentate al Parroco, cui la celebrazione del matrimonio si appartiene, ed indi si firmato da Noi

i|vx fttv| Z|t| fxytx|


Abbiamo inoltre accusato al Parroco suddetto la ricezione della medesima, ed abbiamo sottoscritto il presente atto.

cx | f|wtv |xw| \ fxvw Xx

F. Corchia
P. Bellini Cancelliere

x wt vtvx|xx wt| x|| txw tx| | y| | x t twx wxt t w| tx v|xxA


Per il Sindaco impedito Il Secondo Eletto F. Corchia P. Bellini Cancelliere

~ 414 ~

ESTRATTO DI NOTIFICAZIONE Num. dOrdine

8
Folio

35

Lanno mille ottocento v|ttx il d xw|v| del mese di _z| alle ore w|v| Avanti di noi Z|t| `tv Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di bt Distretto di _xvvx Provincia di bt? attestiamo che nel d x|x| del mese di Z|z anno milleottocento v|ttx nel giorno di domenica fu affissa sulla porta di questa Casa Comunale la seguente notificazione: Provincia di bt? Circondario di bt? Distretto di _xvvx? Comune di

bt
Avanti a Noi Z|t| `tv Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di bt notifichiamo a tutti che Wt WTx| tzz|x di anni x|wx di professione vtw| domiciliato in bt x Uz figlio di eux

WTx| di professione //domiciliato in // e di \tuxt Vt wxy|? domiciliata // e `t|t i||t fttv| |x di anni xw|v| di professione // figlia di T| fttv| wxy? di professione // domiciliato in // e di Tzxt fttututt domiciliata v t y|z|t x Uz
intendono di procedere alla nostra presenza alla solenne promessa di celebrare tra loro matrimonio avanti alla Chiesa, secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento. Attestiamo inoltre di essere trascorso il termine di 15 giorni richiesti, giusta la disposizione dellart. 69 delle Leggi Civili per laffissione della notificazione. In fede di che abbiamo formato il presente atto da Noi sottoscritto, ed inscritto nel Registro delle notificazioni.

Da servire per uso matrimonio Visto il Sindaco

\ E Xx

S. Cacace
cx vyx t |z|tx bt? zz| | ED _z| DKHF \ Vtvx|xx Tv{||t| xt

F. Bellini
~ 415 ~

101/t

Fede di Morte per uso di Matrimonio

Certifico qui io sottoscritto Parroco che perquisiti i Libri di Morte di questa Parrocchia ho trovato il seguente atto al N 7 dellanno 1802: 7. Die vigesima sexta Aprilis Millesimi octingentesimi secondi Antonius Saracino, Donata Scarmiglia vir huius meae parrocchie Spungani aetatis suae quinquaginta circiter Sacramenti Paenitentiae munitus SS. Viatico refectus nec non S. Olei unctione robora= Tus in Com. S. M. E. Animam Deo reddidit ------------Dicch in fede, Spongano 26 Giugno 1853 Il Parroco

Giuseppe Rini
Visto il Sindaco il Cancelliere

Filippo Bacile Corvaglia


Visto per Regio Giudice (illeggibile)

Giuseppe Angelo

100/t
cxxtt t w| EL Z|z `|x vx v|ttx wt Wt WTx| | tx | w|v{|tt |tytuxt V|t wxhyy||tx wx ft V||x

G. Cacace
~ 416 ~

ATTO DI MORTE Num. dordine 34 LANNO milleottocentodiciassette a d diciassette del mese di Agosto avanti di noi (illeggibile) Sindaco ed Uffiziale dello stato Civile del comune di Uggiano La Chiesa Provincia di Otranto sono comparsi Giuseppe Coluccia di anni quarantasette di professione contadino domiciliato in Uggiano La Chiesa Strada Cappuccini e Salvatore Monteforte di anni sessanta di professione contadino domiciliato stessa strada quali han dichiarato, che nel giorno diciassette del mese di Agosto ad ore una e mezza,, Fedele dAurelio marito di Maddalena Sunna di anni cinquantumo di professione contadino domiciliato Uggiano La Chiesa strada Laggetto morto in diverso domicilio. Per esecuzione della legge ci siamo trasferiti presso del defunto, ed avendo reconosciuta, insieme co dichiaranti, la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui si data lettura a dichiaranti, ed indi si firmato da noi avendo asserito i dichiaranti e i testimonii non saper scrivere. Foglio 24 ATTO DI MORTE

Num. dordine 47 LANNO mille ottocento quarantotto il di nove del mese di ottobre alle ore quindici avanti di noi Giovanni della Gatta Sindaco ed Uffiziale dello stato Civile del comune di Otranto distretto di Lecce provincia di Terra dOtranto sono comparsi Michele Laggetto di anni cinquanta di professione contadino regnicolo domiciliato in Otranto, nel Borgo strada Monti, e Giuseppe Stefano di anni trentadue di professione contadino regnicolo domiciliato detto comune e strada quali han dichiarato, che nel giorno otto del mese di ottobre anno suddetto alle ore cinque della notte,, morta nella casa a suo domicilio, Isabella Cursano, vedova di Roberto DAurelio di professione filatrice domiciliato ad Otranto nel Borgo figlia di Ippazio Cursano defunto e di Rosa catalano anche defunta. Noi quindi ci siamo trasferiti presso del defunto, ed avendo reconosciuta, insieme co dichiaranti, la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui si data lettura a dichiaranti, ed indi si firmato da noi avendo asserito i dichiaranti e i testimonii non saper scrivere.

Firmato Giovanni della Gatta Sindaco

~ 417 ~

cx v|t vyx |tv|tt

bzz| | bt | x|x wx xx w| Z|z DKHF

Da servire per uso matrimonio cxxtt t w| EL Z|z `|x vx v|ttx wt Wt WTx| | tx | w|v{|tt |tytuxt

97/t

V |t wxhyy||tx wx ft V||x

G. Cacace

~ 418 ~

ATTO DI MORTE

Num. dordine LANNO mille ottocento quarantatre il di ventisette del mese di febbraio alle ore sedici avanti di noi Nicola Perrone Sindaco ed Uffiziale dello stato Civile del comune di Uggiano La Chiesa distretto di Lecce provincia di Terra dOtranto sono comparsi Ippazio de Benedetto di anni quarantasei di professione contadino regnicolo domiciliato in Uggiano La Chiesa Strada SantAntonio, vicino conosce il defunto e Ippazio de Giorgi di anni quanrantotto di professione contadino regnicolo domiciliato nel medesimo comune strada altracina, conosce il defunto, quali han dichiarato, che nel giorno ventisei del mese di febraro anno suddetto alle ore dodici e mezza,, morta nella casa in affitto ove abitava, Ruberto DAurelio marito di Isabella Cursano di anni quarantatre di professione contadino domiciliato nella medesima strada santAntonio figlio di Fedele DAurelio defunto e di Maddalena Sunna pure defunta. Noi quindi ci siamo trasferiti presso del defunto, ed avendo reconosciuta, insieme co dichiaranti, la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui si data lettura a dichiaranti, ed indi si firmato da noi avendo asserito i dichiaranti e i testimonii non saper scrivere.

otto

Firmato Nicola Perrone Sindaco


exwt | hzz|t _t V{|xt | EK z|z DKCCv|ttx wt x|x x t|| Visto pel Sindaco Per copia conforme

Francesco de Vita
Il Cancelliere

(illegibile)
cxxtt t w| EL Z|z `|x vx v|ttx wt Wt WTx| | tx | w|v{|tt |tytuxt

96/t
V|t wxhyy||tx wx ft V||x

G. Cacace

~ 419 ~

ESTRATTO DI NASCITA
Num. dordine

trentadue

trenta il d otto del mese di Luglio alle ore quattordici avanti di noi Donato Olimpio Sindaco ed Uffiziale dello stato civile del Comune di Uggiano la Chiesa distretto di Lecce provincia di Terra dOtranto comparso Luperto DAurelio di anni trentadue di professione Campagnolo domiciliato Uggiano Strada Laggetto innumerata quale ci ha presentato un bambino secondoch abbiamo ocularmente riconosciuto ed ha dichiarato che lo stesso nato da Mirabella Cursano sua legittima moglie di anni ventiquattro domiciliata con esso e da lui dichiarante di anni come sopra di professione come sopra domiciliato come sopra nel giorno otto del mese di Luglio anno mille ottocento trenta alle ore nove nella casa di affitto come sopra. Lo stesso ha inoltre dichiarato di dare al bambino il seguente nome Francesco
anno mille ottocento

Donato
La presentazione e dichiarazione anzidetta si fatta alla presenza di

Ignazio Foscarini

ventisei di professione proprietario regnicolo, domiciliato in Uggiano strada Foggiaro innumerata e di Andrea Cervito di anni ventiquattro di professione proprietario regnicolo, domiciliato in Uggiano strada SantAntonio innumerata testimonii intervenuti al presente atto e da esso Signor Leoperto DAurelio
di anni Il presente atto che abbiamo formato alluopo stato inscritto sopra i due registri, letto al dichiarante, ed ai testimonii, ed indi nel giorno, mese, ed anno

come sopra firmato da noi e

dai testimoni avendo asserito i dichiaranti di non

saper scrivere.
Donato Olimpio Da servirsi per uso matrimonio
Visto il Sindaco di Uggiano

Ignazio Foscarini Andrea Cervito

Donato Olimpi

~ 420 ~

Indicazione del giorno in cui stato amministrato il Sacramento del Battesimo foglio

32

Num. dordine

trentadue

Lanno mille ottocento trenta il di nove del mese di Luglio , il Parroco di Uggiano ci ha restituito nel di nove del mese di Luglio anno mille ottocento trenta il notamento che noi gi abbiamo rimesso nel giorno otto del mese di Luglio anno mille ottocento

trenta
del controscritto atto di nascita, in pi del quale ha indicato, che il Sacramento del

Battesimo stato amministrato a Francesco Donato DAurelio nel giorno

nove del

corrente mese ed anno.


In vista di tale notamento, e dopo di averlo cifrato abbiamo disposto che fosse conservato nel volume de documenti al foglio 32. Abbiamo inoltre accusato al Parroco la ricezione del medesimo ed abbiamo formato il presente atto, ch stato inscritto sopra i due registri in margine del corrispondente atto di nascita, ed indi lo abbiamo firmato.

Donato Olimpio Sindaco Per copia conforme Uggiano, 21 giugno 1853


Il Cancelliere Archiviarlo

Donato Felline
94/t

cxxtt t w| EL Z|z `|x vx v|ttx wt Wt WTx| | tx | w|v{|tt |tytuxt V|t wxhyy||tx wx ft V||x

G. Cacace
Visto per Regio Giudice (illeggibile)

~ 421 ~

~ 422 ~

Famiglia di Rosario DAurelio Filomena Maria Celimanna Rizzo Documentazione rinvenuta negli archivi parrocchiali, storici comunali e di Stato di Lecce

1. 2.

Dichiarazione di nascita Atto di Battesimo

Filomena Rizzo, 28/12/1871 Rosario DAurelio, 06/10/1872

Processetto matrimoniale: Acta Matrimonialia 30/10/1899 Dichiarazione di avvenuto matrimonio Trascrizione del matrimonio Giuramento degli sposi Rosario dAurelio e Rizzo Filomena,

Acta Matrimonialia Dichiarazione del testimone

Rosario dAurelio e Rizzo Filomena, 29/10/1899

Testimoniale pro matrimonio celebrando inter Rosario dAurelio e Filomena Rizzo, 29/10/1988

~ 423 ~

~ 424 ~

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~ 425 ~

Archivio Chiesa Cattolica Parrocchiale Basilica Cattedrale Nativit Maria SS. Otranto (LE)

Libro n.n. dei Battesimi a.a. 1859-1876 c. 301 51 Anno Domini Millesimo octingentesimo septingentesimo secondo die sexta Mensis octobris Hydrunti. Re(veren)dus Sacerdos D. Salvador Massaro substitutus baptizavit infantem hoc die hora decima seconda natum ex Donato DAurelio, et Victoria Saracino coniugibus hujus Parochiae Hydruntinae cui impositus fuit nomen Rosarius dAurelio. Padrini fuerunt Angelus Gualtieri et Maria Gualtieri filii quondam Alojsius ex hoc civitate. In quorum fidem.

Scipio Can(oni)cus de Paulis Curatus

~ 426 ~

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Fondo: Pratiche matrimoniali Anno 1899 Busta: anno 1899

Processetto Matrimoniale tra


Rosario DAurelio e Filomena Maria Celimanna Rizzo
30 ottobre 1899

Trascrizione per copia conforme

~ 427 ~

I.M.I.

Acta Matrimonialia

Testor ego infrascriptus Archipresbyter Curatus huius Collegiatae Ecclesiae sub invocatione S. Nicolai civitatis Malleirum, qualiter, factis per me (tribus) proclamationi(bus) in (tribus ) die(bus) festi(vis) inter Missarum solemnia videlicet in die(bus) decima quinta, vigesima seconda a vigesima nona Octobris, de matrimonio contraendo inter Rosarium DAurelio q. Donati er q. Victoriae Saracino ex Hydrunto. A hic commorantem, et Pae Celimannam Rizzo Salvatoris et Annae Candito Civitatis Mallearum. Nullum canonicum impedimentum allatun atque detectum fuerit.

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Similiter testor ego infrascriptus, qualiter, pervolutis Renatorum libris, quia penes me osservantur, sequentem particulam adnotanas inveri. Anno Dni millesimo octingentesimo nonagesimo noni, die trigesima mensis Octobris. Item testor et aliam invenisse particulam.

Anno Dni millesimo octigentesimo septuagesimo primo, die 29 vigesima nona Decembris. D. Aloysius De Marco substitutus baptizavit infantem d(ict)i m(ensi)s natam ex Salvatore Rizzo et Anna Candido Con(iugi)bus cui impositum fuit nomen Philumenae M(ari)ae Caelimanna, P(atri)ni fuerunt Natalis Josephi Rizzo et M(ari)a Josepha Aloysi Romano. Ytv|v ktA Tv{|;xu|x< Zt|x|

~ 428 ~

Malleis die trigesima Octobris anni millesimo octigentesimi nonagesimo noni. Personaliter constitutus, coram me, infrascriptus Rosario DAurelio pro Matrimonii Sacramento inter ipsum et Philomenae Rizzo celebrando cui delegato giuramento pro veritate dicenda, interrogatus fuit modo, ut sequitur Intus. Utrum sit liber a vinculo matrimoni et sponsalibus? Resp. Sono libero da ogni vincolo e promessa Intus. Ad unquam facerit vota castitatis vel religionis? Resp. Giammai ho fatto simil voti Intus. An iter ipsum et supradictam sponsam adsit aliquod impedimentum? Resp. Fra noi non corre alcuno impedimento Intus. Sponte aneocte contrahat cum illa? Resp. Liberamente Intus. Ibi domicilium et moram duxerit? Resp. Da tre anni dimoro a Maglie ed ho prestato il servizio militare

Quibus persolutis scrivere nesciens fecit signum crucis

In super idem suprascriptus die mense et anno coram me subscripto stetti Philomenae Rizzo sponsa, quae eodem modo interrogata est. Intus. Utrum sit liber a vinculo matrimoni et sponsalibus? Resp. Sono libero da ogni vincolo e promessa Intus. Ad unquam facerit vota castitatis vel religionis? Resp. Giammai ho fatto simil voti Intus. An iter ipsum et supradictam sponsam adsit aliquod impedimentum? Resp. Fra noi non corre alcuno impedimento Intus. Sponte aneocte contrahat cum illa? Resp. Liberamente Intus. Ibi domicilium et moram duxerit? Resp. In Maglie mia patria nativa

Quibus persolutis scrivere nesciens fecit signum crucis

In quorum fide etc Datum Malleis Die trigesima mensis octobris anni millesimi octigentesimi nonagesimo noni Fortunatus Tv{|xu|x Vttx Gratia quia pauperas

La fede di battesimo dello sposo si soppone rilasciata presso di cotesta R(everendissi)ma Curia, essendo di Otranto.

~ 429 ~

1899

Malleis

Acta Matrimonialia inter Rosarium dAurelio et Philumenam Rizzo f| xxt t vxt e;xxxw||<t V|t x | z|tx x|? txw yt | ||txA
Gratis 29 Ott(obr)e

~ 430 ~

Die 29 Mensis Octobris anno millesimo octigentesimo nonagesimo nono Coram me subscripto Vicario Foraneo huius civitatis, examinatus est Orontius Abate testis pro sponsios, aetatis suae annorum 51, ut dixit avi delato juramento pro veritate dicendo, juravit, et fuit inde ut sequitum: Inter. Ad quid agendum coram venerit? Resp. Sono venuto alla vostra presenza per deporre sullo stato libero degli sposi Rosario DAurelio, e Filomena M(ari)a Celimanna Rizzo Inter. Qua de causa et occasione conoscat cusdem et aquanto tempore? Resp. Si conosco da molto tempo, essendo lo sposo da circa tre anni domiciliato in Maglie, ed stato in Otranto ed ha fatto il militare. La sposa figlia di Salvatore Rizzo e di Anna Candido di Maglie. Inter. An sciut Ipsos esse consaguineas affines vel esse cognatione spirituali? Resp. Non sono consanguinei, ed affini n sono in cognatione spirituale Inter. An ipsi ani ferint vota castitatis, vel religionis? Resp. Non credo che costoro abbiano fatto simili voti Inter. An prefati fidem matrimonii alici dederint? Resp. Per quanto ne sappia non hanno dato parola di matrimonio ad alcuna persona fuorch, a loro medesimi, che subito lo effettueranno Inter. An inter eusdem sponsor adsit alino aliquod canonicum impedimentum? Resp. Negativi Quibus persolutis sua manu firmavit Oronzo Abate test

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Testimoniale pro matrimonio celebrando inter Rosarium dAurelio et Philumenae Celimanna Rizzo `tx| EL vu| DKLL

In super risdem supradictis die, mense et anno 1899, et coram me infrascripto Foraneo Mallearum Civitatis, examinatus est et interrogatus Nicolaus Adamuccio aetates suae annorum 50 ut dicit, et exeius aspectu appareat cui delegato juramento pro veritate dicendo, fuit in omnibus contestus Cum supramenorate teste. Quibus, habitus firmavit Nicola Adamuccio test Nicola Adamuccio test

In quorum fidem etc Datum Malleis Die 29 Octobris 1899 Joseph Archid(iaconus) Ferramosca Vicarius Foraneo

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KJE
----------------------------(Numero di matricola)

WTx| et|
-------------------------------------------------------------------------------(Cognome e Nome)

18JE
(Anno di Nascita) CORPO CUI FU ASSEGNATO O TRASFERITO

DATI E CONTRASSEGNI PERSONALI 1

ARRUOLAMENTO, SERVIZI, PROMOZIONI E VARIAZIONI MATRICOLARI 2 3

DATA

Figlio di

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e di fttv| i||t nato il x|u|xx JF abt Mandamento di bt Distretto militare di _xvvx Statura metri 1, IGB, colorito u colore vttz| Capelli { forma |v| Occhi vttz| Dentatura tt Segni particolari // Arte o professione vtw| Istruzione letteraria |xxt N.

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Allegretti JE
TALE EFFETTIVO AL DEPOSITO DEL REGGIMENTO FANTERIA LECCE LI FD V{|tt tx t| | FC T|x LK x z| | I `tzz| gtx x KG exzz|x Ytx|t | I TALE EFFETTIVO AL DEPOSITO DEL REGGIMENTO FANTERIA LE MANDATO IN CONGEDO ILLIMITATO `t DKLK `tzz| DKLK DKLK

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di estrazione nella leva 18

Comune di bt Mandamento di |wA Circondario di _xvvx Distretto militare di

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DKLK DLCE DLCE

TALE NELLA MILIZIA MOBILE DI TERRA LI Verificato li LUfficiale di Matricola

Pispico
TALE nella milizia territoriale del Distretto di Lecce li DL LUfficiale di Matricola Z|z DLCI

Pispico

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Archivio di Stato di Lecce

Catasto onciario del 1748 e Stati delle anime Uggiano la Chiesa 1748

e q(ua)nto nel p(rese)nte ord(i)ne si contiene, convocando p(redet)to parlam(en)to preced(en)ti banni in Conformit at solito, acci ad ognuno sia noto il determ(inamen)to di q(ues)to S(ta)b(ilimen)to, come di s(duddett)a con dover rimettere in q(ues)ta Reg(i)a Cam(er)a; e p(er) lInfratto Mag(nifi)co R(ea)le Com(and)o atto giuridico della pubblica(zio)ne at sud(det)to banno ass(iem)e colle cautele, e docum(en)ti, che vi staranno ord(inat)i, dover rimettere pelle li riferite partite di agiti di d(ucati) cinquanta al Medico, di d(ucati) venti al Chirurgo, d(ucati) 20 alli Becchiamorti, d(ucati) 12 p(er) p(rez)zo di oglio delle Lampade del SS(antissi)mo Sacram(en)to; e S(an)ta M(ari)a Maddalena d(ucati) 12 p(er) celebraz(io)ne di messe in tutto lanno p(er) poter riconoscere, e conservar neglatti della liquida(zio)ne dello stato dellentrade, e peso dellUnit, e cosi deb(be)rem e deb(bo)no eseguire sotto pena dessere tenuti respettivam(en)te de proprio in caso di controvenz(io)ne doncie doro 25. (La) R(egia) C(amera) S(ummaria) con dichiaraz(io)ne che glatti di q(ue)sto Stato non saranno mai dinocum(entabi)le allUnit, n pure nel possesorio, tanto risp(ettiv)o pesi, che si portano q(ua)nto corpi, che si fussero tralasciati, e aspettassero allUnit, come p(er) appuntam(entabi)le q(ua)le fatto in q(ue)sta d(ett)a Rota trovasi stabilito, e ord(ina)to. Datum Neaples ex Reg(i)a Cam(e)ra Sum(ma)ria die 14 M(ens)is Octobris 1742 = Ludovicus Patern = Triscolo = Pirardus = Stefanus Rh Confalone R(ea)le = Januarius Avellone = Albertus de Elia = A sud(det)ti Am(ministrato)ri p(rese)nti, e futuri, nec non al M(agnifi)co Canc(ellie)re ed altri de Pou(pulazio)ne della sud(det)ta T(er)ra de Uggiano alla Chiesa in Prov(inc)ia di Otranto,se lord(i)na, che debbano eseg(ui)re ed oss(erva)re tutto, e q(ua)nto si cont(ie)ne ne sud(det)ti preinserti dec(re)ti interp(el)li nella d(et)ta Rota della Reg(i)a Cam(e)ra per le Rag(io)ni di S(ua) E(ccellenza). La lor forma, continenza, e tenore ut S(opra)a E(tcetera) Extratta est p(ra)e(sen)s Copia suis originalib(us) Provisionib(us) Reg(i)ae Cam(e)rae Sum(ma)ria ad p(ra)e(sen)s penes me existenti(bus);et conservatis uti Cancellarius Universitatis Ugiani Ecclesiae Hyd(runtin)ae Provinc(iae). Licet aliena manu concordat meliori Collaz(io)ne semp(er) Salva; et in fidem Ego Notarius Franciscus Antonius Muscatello d(e) d(ic)tae T(er)rae Uggiani meo solito Signo Sig(na)vit log(a)tus = Adest Signu(m) dicti Not(a)rii:--------- Michele Orsi p(er) la Dio gra(zia), e della S(ua) Lettera Apost(oli)ca Arciv(esco)vo di Otranto, Primate de Salentini, Consiliere a Latere di S(ua) M(aest) Cattolica (il Re) = Stato dellA(ni)me Anno 1748 da me infratto Sacerdote D(on) Pasquale Cominale Arcip(re)te della Parochiale Chiesa cosi di tutti Cittad(i)ni abitanti di q(ues)ta T(er)ra, e Feudo di Uggiano, come nel Distretto, e Feudo di Madrico, e f(eudo) Giovannimalcantone,aspettante a d(et)ta mia Parochia, comiciato sotto li 22 del Mese dAprile, e terminato nel mese sud(det)to, ed come siegue = Ecclesiastici ----------------------

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+D(on) Pasquale Cominale Arcip(re)te +D(on) Vito dAmato Arcidiacono +D(on) Domenico delli Nuci cont(esta)le +D(on) Andrea Angelino +D(on) Angelo Longo +D(on) Nicola Stefanelli +D(on) Onofrio Destefano +D(on) Francescantonio Sanz +D(on) Onofrio Urso +D(on) Vito Rotundo +D(on) Paolo Valletta +D(on) Pietro Preite +D(on) Lazaro Bello +D(on) Giovanni dAlba +D(on) Donato Salina +D(on) Saverio Laggetto +D(on) Antonio renisi +D(on) Nicola Sanz +D(on) Vito dAlba +D(on) Giuseppe Sanz +D(on) Nicola Cominale +D(on) Oronzo Muscatello +D(on) Pietrangelo Maschio

+D(on) Francesco Longo +D(ottor) D(on) Giacomo Felline +D(on) Pasquale Angelino +D(on) Bonaventura de Marco +D(on) Saverio Mancione +D(on) Matteo Rotundo +D(on) Stefano Maria Destefano +D(on) Pasquale Sanz +Diac(o)no Giovanni Calso +Ch(ieri)co Nicola Pezzulla +Ch(ieri)co Saverio Monteforte +Ch(ieri)co Pasquale Angelino +Ch(ieri)co Gregorio Vizino +Ch(ieri)co Saverio Miggiano +Ch(ieri)co Michele Jacovizzi +Mon(signor)o Valentino de Paola +Mon(signor)o Giuseppe Renisi +Mon(signor)o Sabatino Stefanelli +Mon(signor)o Gregorio Fellini +Mon(signor)o Lionardo Lanzilao +Mons(signor)o Giovandonato Sanz 1. Nella casa di

Carlo Piscozzo Com(unicato) Cres(imato) dan(n)i 38

+D(otto)r D(on) Giuseppe Chirilli +D(on) Saverio de Paola +D(on) Andrea Salina +D(on) Giacomo Monteforte

2.

Nella casa di

Domenica Mazzo vedova com(unicata) Cres(imata) danni Paquale Murena figlio com(unicato) Cres(imato) dAnni 14 40

Not(ari)us Muscatello C.

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(Segue da pagine volontariamente omesse)

Francesca Monteforte Moglie com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i Francesca Pisino Madre com(unicata) Cres(imata) An(n)i Vita Salina S(ore)lla com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i Nella casa di 55 Angelica Salina com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i Nella casa di 50 Donata Pezzulla vedova com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i Apolonia Mauro figlia dAn(n)i + Domenica Mauro figlia dAn(n)i Nella casa di 58 Pietro Valentino com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i Dianora Sanz G(ra)zia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i Caterina Valentino figlia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i Nella casa di 59 Domenico Pallo com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i Saveria de Paola Moglie com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i Nella casa di 56 Francesca Peluso com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i Nella casa di 60 Giuseppe Lazaro Nicolazzo com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i Francesca Taurino Moglie com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i Nicola figlio com(unicato) cres(imato) dAn(n)i Anna figlia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i Nella casa di 61 Nicodemo dAlerio com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i Francesca Zezza Moglie com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i Domenica Figlia confes(sata) Cres(imata) dAn(n)i Agata Figlia confes(sata) Cres(imata) dAn(n)i + Margarita Figlia dAn(n)i Lionarda figlia dAn(n)i Nella casa di 62 Nicola Chiriatti com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i Saveria Catalano Moglie com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i Giuseppe figlio conf(essato) Cres(imato) dAn(n)i Vita Rosa Figlia confes(sata) dAn(n)i Saverio Figlio dAn(n)i Vincenzo Figlio dAn(n)i

19 63 18

48

36 7 3

58 68 18

40 36

68

45 ?6 15 17

46 36 13 10 6 3

Nella casa di 63 Feliciana Santo com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 60 Teresa Sanz Figlia com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 16 Nella casa di 64 Lucia Ria Vedova com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 35 Rocco Alghir Figlio confes(sato) c(resimato) dAn(n)i 12 Paolina Figlia confes(sata) dAn(n)i 8 Vita Figlia dAn(n)i 7 Vitantonio Figlio dAn(n)i 2 65 Nella casa di +Luca Nachira com(unicato) con(fessato) c(resimato) dAn(n)i 78 Lionarda Piannetta Moglie com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 72 Donato Figlio com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 48 Giuseppe Figlio com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 38 Maria Peluso Moglie di Giuseppe Com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 28 Nicola figlio di Giuseppe i Com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 8 Nella casa di 66 Francesco Zezza com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 44 Oronza dAlerio Moglie com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 38 Nella casa di 67 Giuseppe Angelino com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 80 + Biaggio Figlio com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 36 Agnesa Vizino Moglie com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 30 Donato Figlio confes(sato) dAn(n)i 8 Vincenzo Figlio dAn(n)i 6 Giovanni Figlio dAn(n)i 2

43 36 12 9 5 2

Not(ari)us Muscatello C.
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Nella casa di Donato Felline com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 46 Candilora Felline Moglie Com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 36 Domenico figlio com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 25 Anna di Notaro Pietro Moglie Com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 25 Nella casa di Oronzo Pezzulla com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 56 Elisabetta Felline Moglie Com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 36 Giuseppe figlio confes(sato) dAn(n)i 9 Vincenzo figlio dAn(n)i 6 Teresa figlia com(unicata) Cres(imata9 dAn(n)i 13 Rosa figlia dAn(n)i 4 Nella casa di Giuseppangelo Cursano com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 55 Pasquale figlio com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 21 Domenico figlio confes(sato) Cres(imato) dAn(n)i 18 Anna figlia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 23 Donata figlia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 14 Nella casa di Francesca Valletta com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 56 Catarina Valletta S(ore)lla Com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 50 Nella casa di Saverio dAlerio com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 45 Francesca de Benedetto Moglie Com(unicata) c(resimata) dAn(n)i 39 Tomasina figlia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 18 Serafina figlia confes(sata) C(resimata) dAn(n)i 10 Rosa figlia dAn(n)i 6 Nella casa di Santo Mancione com(unicato) Cres(imato9 dAn(n)i 47 Crescenzia Panico Moglie Com(unicata) c(resimata) dAn(n)i 40 Pasquale figlio C(onfessato) dAn(n)i 11 Catarina figlia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 21 Fortunata figlia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 16

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Nella casa di Francesco Buffo com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 50 Anastasia Stefano Moglie com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 36 Teodoro figlio dAn(n)i 3 Angela Figlia com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 18 Ippazio altro figlio conf(essato) dAn(n)i 10 Maria figlia com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 15 Giuseppa figlia conf(essata) dAn(n)i 8 Nella casa di Domenico de Benedetto com(unicato) c(resimato) dAn(n)i 41 Marina de Marco Moglie com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 33 Salvadore figlio dAn(n)i 5 Vincenzo figlio dAn(n)i 3 Saveria figlia conf(essata) dAn(n)i 10 Lucia figlia dAn(n)i 6 Nella casa di Francesco de Benedetto com(unicato) cres(imato9 dAn(n)i 26 Lucia Nachira Madre com(unicata) c(resimata) dAn(n)i 60 Nella casa di Tomaso Antonini com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 19 Francesca figlia com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 16 Nella casa di Donato de marco com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 38 Teresa Cariddi Moglie com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 46 Saverio figlio conf(essato) dAn(n)i 12 Michele figlio conf(essato) dAn(n)i 7 Angela figlia dAn(n)i 5 Nella casa di Giovanni de Marco com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 32 Francesca Mestrangelo Moglie com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 30

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230

Nella casa di Tomaso Angelino com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 45 Oronza dAlba Moglie Com(unicata) c(resimata) dAn(n)i 23 Lionardo Angelina Nip(o)te Com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 25 Luca altro Nip(o)te Com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 18 Pietro Giovanni altro Nip(o)te Com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 15 Settimio altro Nip(o)te Com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 12 Nella casa di Lucrezia Accoto vedova com(unicata) C(resimata) dAn(n)i 63 Nella casa di Domenico Miggiano com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 54 Catarina Maschio Moglie com(unicata) C(resimata) dAn(n)i 52 Emiliano figlio com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 26 Paolino figlio com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 24 Casimiro figlio conf(essato) dAn(ni) 11 Vittoria figlia dAn(n)i 6 Nella casa di Giovacchino dAlba com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 61 Anna dOronzo moglie Com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 40 Pasquale figlio com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 21 Donata figlia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 14 Saveria figlia dAn(n)i 6 Nella casa di Vito dAlba com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 39 Anna Angelino moglie com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 27 Margarita figlia dAn(n)i 6 Giuseppa figlia dAn(n)i 4 Lucia figlia dAn(n)i 2 Elia dAlba fratello com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 27 Nella casa di Fabbio dAlba com(unicato) Cres(imato) dAn(n)i 88 Anna Teresa figlia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 49 Giovanna figlia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 47 Ursola figlia com(unicata) Cres(imata) dAn(n)i 40

Nella casa di Saverio Sanz com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 45 Louisa S(ore)lla com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 40 Nella casa di 232 Nicola Carecci com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 47 Madalena de Benedetto Moglie com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 32 Francesco figlio dAn(n)i 6 Vincenzo figlio dAn(n)i 2 Nella casa di 233 Vito dAlerio com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 41 Giovanna Caggese Moglie c(omunicata) c(resimata) dAn(n)i 35 Pasquale figlio conf(essato) dAnni 10 Fedele figlio dAn(n)i 2 Emanuele figlio dAn(n)i 1 Rosa dAlerio s(ore)lla com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 45 Nella casa di 234 Sabatino Veri com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 23 Angelo F(rate)llo com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 21 Vincenzo F(rate)llo dAn(n)i 4 Marianna S(ore)lla com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 15 Francesca S(ore)lla conf(essata) dAn(n)i 8 Domenica Felline Madre c(omunicata) c(resimata) dAn(n)i 48 Nella casa di 235 Michele de Paola com(unicato) c(resimato) dAn(n)i 45 Giovanna Monteforte Moglie com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 43 Marina figlia com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 13 Rosa figlia conf(essata) dAn(n)i 9 Maria figlia dAn(n)i 6 Nella casa di 236 Pasquale Coluccia com(unicato) cres(imato) dAn(n)i 24 Dianora S(ore)lla com(unicata) cres(imata) dAn(n)i 22 Teresa dAlba Madre com(unicata) c(resimata) An(n)i 58 231

Not(ari)us Muscatello C.
~ 443 ~

~ 444 ~

97

Giovanni dAlerio bracciale Angela Cariddi Moglie Crescenzio figlio Isidoro figlio Apolonia figlia Barbara altra figlia

An(n)i 33 An(n)i 37 An(n)i 10 An(n)i 4 An(n)i 8 An(n)i 2 Terra ---------------------------------------------------------------------ducati(?) 2 Industria----------------------------------------------------------------on(c)e 12

Abbita in casa dotale, sita nella strada detta La Piazza, confina Catarina Taurino, Domenicantonio Arcuti.

Possiede nelle pertinenze Lezzapane una quarta parte di Terra con vigna, olive, e fichi dentro, di capacit insem(entari)e di stuppelli sei, ed infronda a v(ascat)e due, confina sullo Lazaro dAlba da Levante, Sig(no)r Giuseppe Fellini da Borea Nicola Sanz da Scirocco e via vicinale da Ponente. Stimata di vendita, dedotta la spesa di coltura, d(eci)ma alla Badia di S(an) Nicola di Casole p(er) ann(ui) carlini sedici; de q(ues)ti dedotti an(nui) carlini sette di Canone emphiteotico, che paga al Canonico D(on) Domenico Prototico di Otranto, restano carlini nove, che sono ---------------------------------------on(c)e 3

Pi possiede nelle pertinenze Calefi un Giardinetto dietro alla Curte, di un quarto si stuppello con Alberi Comuni dentro, confina Tomaso Cariddi da Ponente, Saverio Sanz da Levante, Francesco Zezza da Scirocco, e via vicinale da Borea; stimato di Vendita, dedotta la spesa di coltura p(er) an(nui) g)ra)na diece, paga al R(everen)do Cap(ito)lo di Minervino ann(ui) g(ra)na venti due di Censo e emphiteotico, il peso assorbisce la vendita, e p(er) ci non si tassa.-----------------------------------------------------------------------------on(c)e 15 Sono on(c)e 15

Not(ari)us Muscatello C.

~ 445 ~

~ 446 ~

N.

144

Nicodemo dAlerio bracciale Francesca Zezza Moglie Agata altra figlia Isidoro figlio Lionarda altra figlia Vincenzo figlio

An(n)i 40 An(n)i 45 An(n)i 12 An(n)i 9 An(n)i 7 An(n)i 1

Terra ----------------------------------------------------------------------------------ducati(?) 2 Industria--------------------------------------------------------------------on(c)e 12 Abbita in casa daffitto, di Maria Aprile, sita nella strada Detta lo Lauro, confina Domenico Gatto da Scirocco, e Nicola Chiriatti da Borea, ne paga alla sud(det)ta Ann(u)i carlini dodeci.

Possiede nelle pertinenze Puzzocoja, un orticello alla Curte di stuppello uno, con Alberi di olive, e Comuni, in fronda t(ommol)o due, confina Giuseppe Panico, da Levante, Vito Vilei da Ponente, Lo R(everen)do Capitolo da Borea, e via p(arallel)a da Scirocco; stimato di Vendita, dedotta la spesa di coltura, p(er) Ann(ui) g(ra)na quaranta Cinque; de q(ua)li dedotte g(ra)na venti, met del Canone emphiteotico, che paga al R(everen)do C(a)p(ito)lo di essa Terram poiche laltra met si considerata sop(radett)a la Curte, restano g(ra)na venti cinque, sono ----------------------------------------------------------------------------------------------------on(c)e 0 -25 on(c)e 12 - 25

Not(ari)us Muscatello C.

~ 447 ~

~ 448 ~

Riporto on(c)e

12 --- 25

Possiede nelle pertinenze Puzzocoja un Pezzo di Terra sem(inat)ivo di stuppello uno insem(entari)e; confina sullo Andrea Nicolazzo da Levante, Nicola de Marco da Ponente, D(on) Pietro Preite da Scirocco, e via p(aralle)la da Borea, stimato di vendita, dedotta la spesa di coltura, d(eci)ma alla Menza, p(er) Ann(ui) g(ra)na venti, ed essendo orto di delizia, non si tassa.

Piu tiene una Sumara figliata, q(ua)le essendo di suo proprio uso, non si tassa. ----------------------on(c)e 12 --- 25 Sono on(c)e 12 ---25

~ 449 ~

~ 450 ~

181

Saverio dAlerio bracciale Francesca de Benedetto Moglie Tomasina figlia Serafina figlia Rosa altra figlia

An(n)i 40 An(n)i 43 An(n)i 13 An(n)i 9 An(n)i 7

Terra ----------------------------------------------------------------------------------ducati(?) 2 Industria--------------------------------------------------------------------on(c)e 12 Abbita in casa propria, sita nella strada detta S(anta) Lucia, confina Lazaro dAlba da Ponente, e Francesca Valletta da Levante, e ne paga al R(everen)do Ca(oito)lo di essa Terra ann(ui) g(ra)na ventisette, p(er) messe

Possiede nelle pertinenze lo Pomaro, una quota parte con vigna, Insitelle, e Comuni dentro, di capacit stuppelli sette, confina Saverio Cursano da Scirocco, Tomaso Angelino da Borea, D(on) Marcello Romani da Ponente, e via p(ubbli)ca da Levante. Stimata di vendita; dedotta la spesa di coltura, p(er) ann(ui) carlini ventisei, de q(ua)li dedotti carlini undici, e g(ra)na uni, e mezzo di Cenzo emphiteotico, paga ognAnno alla Badia di S(an) Nicola di casole, restano carlini quattordici, e g(ra)na otto, e mezzo, che sono -------------------------------------on(c)e 4 ---- 28

Pi possiede nelle pertinenze Puzzocoja un Giardinetto con Alberi Comuni dentro, di stuppello uno, confina Lazaro Sunna da Scirocco, Nicola Leva da Levante, e via p(ubbli)ca, q(ua)le esendo p(er) orto di delizia giusta lIstruz(io)ni, non si tassa. ---------------------------on(ce) 16 ---- 28

Sono on(c)e 16 ---- 28

Not(ari)us Muscatello C.

~ 451 ~

~ 452 ~

Vito DAurelio Regio Giudice Con(trat)ti Giovanna Caggese Moglie Pasquale figlio studente Fedele altro figlio Rosa dAurelio S(ore)lla Monaca bizzoca

An(n)i 40 An(n)i 36 An(n)i 12 An(n)i 3 An(n)i 48

Il rubicato esercitando larte di sartore, p(er)ci si tassa p(er) la Terra e p(er) lIndustria.

Terra ----------------------------------------------------------------------------------ducati(?) 2 Industria-----------------------------------------------------------------------on(c)e 14 Abbita in casa propria, sita nella strada detta li Laggetti, confina D(on) Giovanni dAlba da Scirocco, e Pasquale Coluccia da Borea.

Possiede unaltra Casa con Grotta, sita nella strada med(esi)ma detta li Laggetti, confina Nicola Monteforte da Borea, e Nicola de Marco da Scirocco, la q(ua)le essendo di suo proprio uso, giuste le Istruz(io)ni n(o)n si tassa

Pi possiede una curte con una Capanna, ed unorticello piccolo, sito nella strada detta Puzzocoja, confina Giuseppe Scrimitore da Borea, e Donato Scrimitore da Scirocco, locata p(er) ann(ui) carlini dodici, de q(ua)li dedotto il quarto dellanonii, che sono carlini tre, restano Carlini nove, sono ---------------------------------------------------------------------------------------------------on(c)e 3 on(c)e 17 ---

~ 453 ~

~ 454 ~

Riporto

on(c)e 17 ---

Pi possiede unaltra casa con orticello, sita nella strada detto do Lionardo, confina Oronzo Bello da Ponente e Donatantonio Nicolazzo da Levante, locata p(er) carlini quattordici, de q(ua)li dedotto il quarto p(er) lanonii, che sono g(ra)na trenta cinque, restano carlini diece e g(ra)na cinque de q(ua)li dedotto g(ra)na trenta sette e mezzo, che paga ognAnno al R(everen)do Cap(ito)lo di essa Terra, p(er) celebraz(io)ne di messe, restano carlini sei e g(ra)na Sette, e mezza sono---------------------------------------------------------------------------on(c)e 2 ----07

Pi possiede nelle pertinenze lo Pomaro, una quarta parte di Chius(u)ra con Vigna, e Insibella, di stuppelli cinque, confina Nicola Catansaro da Borea, D(on) Marcello Romano da Scirocco, Tomaso Angelino da Levante, e via p(ubbli)ca da Ponente. Stimata di vendita, dedotta la spesa di coltura p(er) ann(ui) carlini diece nove. De q(ua)li dedotti ann(ui) carlini sedici, g(ra)na tr, e tr quarti de Cenzo emphiteotico, paga alla Badia di S(an) Nicola di Casole, restano g(ra)na venti sei, ed un quarto, sono ------------- on(c)e 0 ---- 26 --------------------on(ce) 20 ---- 03

Sono on(c)e 20 ---- 03

Not(ari)us Muscatello C.

~ 455 ~

~ 456 ~

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Seconda sezione - Serie: Corrispondenza e carteggio Partizione: Uggiano la Chiesa

Segnatura: busta 3 [Stato delle Anime e ci chesse posseggono, anno 1732, pezzi 1]

~ 457 ~

c.1

Jesu, Maria, Joseph


Io sott(oscritto) Governatore del Casale di Uggiano della Chiesa in Otranto, in nome e parte dellIll(lustrissi)mo, e R(everendissi)mo Sig(no)r D(on) Michele Orsi Arcivescovo di Otranto, e Barone in Civilibus et militi di d(etto) Casale. In Esecuzione del Real Ordine, Banno in q(ue)sto p(rede)tto casale pubblicato, in vigore di Dispaccio di S(ua) E(eccellenza) spedito per il suo R(egio) Col(latera)le Consiglio, ed esecutoriato dalla r(egi)a Udienza di Lecce per la Rivela di tutti i fuochi, e sottofuochi di qualsivoglia genere colle annotazioni di ciascun capocuoco, Sua Famiglia servit, e facolt, collosservazione, e distinzione di tutte le circostanze in d(ett)o Banno, ed instruttioni trascritte rispetto ad ogni sorte di persona sui considerata. Ho fatto le Mature Riflessioni, e necessarie diligenze p(er) Ostiaria da me praticata con aver osservato il Catasto di d(ett)o Casale, Libri di esigenze, ed altro a q(ue)sta Materia concernente. Esso Casale dUggiano della Chiesa, ove si vive p(er) catasto, consiste in Strade n(umer)o sei dabitazioni, incluse in esse certi vicoli senza specialit di nome, le quali strade p(er) qualche mi sono informato, la prima si chiama S(anto) Antonio, ovvero le puzze; la 2 Li Laggetti, la 3 Pozzo Castello, la 4 S(anta) Lucia, la 5 lo Foggiaro, la 6 Crabilotti. Ed avendo cominciato dalla prima strada detta S(anto) Antonio, se Puzze, in essa ho ritrovato nella Cappella di S(anto) Antonio in una Cella, vabita il Signor:

n1

Leonardo Orlando di Ortello anni 70 . (segue e si omette n.d.t.)

Oblato in detta Cappella di S(anto) Antonio

c.6

Strada delli Laggetti


N 49 Vito dAlerio del f Antonio Fortunata Nicolazzo Moglie Rosa Sorella di d(etto) Vito Apollonia Cursano Vedova e M(ad)re . (segue e si omette n.d.t.) a(nni) 22 a(nni) 23 a(nn)i 3 0 a(nn)i 60 Sartore possiede la casa ove abitano ed in st(abili) in feudo Estero da d(uca)ti 50 ut d(ic)to (ex libro appretis)

~ 458 ~

c.12

Pozzo castello
N 110 Filippa dAlerio di Giurdignano ved(o)a del q(uonda)m Francesco Scrimitore a(nni) 70 Maddalena Stefanardo figlia ex 2 in capillis a(nni) 30 . (segue e si omette n.d.t.) Vedova sta in casa daffitto e non possiede cosa alcuna, ut dixit

c.23

Strada del Foggiaro


N 210 Costantino Caggese del q(uonda)m Giuseppe a(nni) 30 Toma F(rate)llo a(nni) 24 Teresa Sorella Monaca Bizzoca a(nn)i 27 Giovanna Sorella in Capillis a(nn)i 22 Maddalena Sorella in Capillis a(nn)i 20 s Lazaro F(rate)llo Cl(eri)co da 5 assentato da Uggiano e dicono essersi casato in Napoli ove dimora a(nn)i 25 Lionarda Sanz ved(ov)a M(ad)re a(nn)i 55 . (segue e si omette n.d.t.) Forese Possiede un tenimento di case. ove abitano, ed in tabili (ducati) 18 ut ex catasto

c.29 N 49 Angelo dAlerio del quondam Carlo Saverio figlio soldato a pi Francesca de Benedetto Moglie Nicodemo figlio di d(ett)o Angelo Gio(vanni) figlio . (segue e si omette n.d.t.) a(nni) 68 a(nni) 25 a(nn)i 28 a(nn)i 22 a(nn)i 18 Bracciale possiede la casa ove duc(ati) :9 uit ex catasto e niente altro

c.35

~ 459 ~

Quale sopradetta Nota, e distinta Numerazione Ostiaria fatta da me unitamente colli M(agnifi)ci del Governo di d(ett)o Casale, Deputati e Con(siglie)re nel modo precedente colli debiti informi, essendosi terminata le quattro maggio 1732, ed in fede del vero lho sott(oscri)tta di mia propria mano. Tomaso Castr Gov(ernato)re anco in nome, e parte delIll(ustrissi)mo e R(everend)o Sig(no)re D(on) Michele Orsi Arcivescovo d Otranto e Barone del Casale di Uggiano.

Testor Not(a)rFerdinandus Lecha a Tufania Prov(inci)ae Capitanatae Jurdignani Hyd(runt)i deg(en)s suprad(ictu)m Notam Ribus suprascripto M(agnific)o Thoma Castri Gub(ernato)re Casalis Uggiani in mei p(ese)ntiae et essa talem e qualem se fecit Et in fidem signavi Rog(atu)s Laus Deo.

N.F.L.
(segno di tabellionato del Notaio Francesco Lecha di Giurdignano, ndt)

*- Fascicolo e busta coincidono nellinventario Archivio curia arcivescovile di Otranto. Il numero appartiene sempre al fascicolo al cui interno, a volte, vi sono dei sottofascicoli numerati.

~ 460 ~

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Fondo Curia Prima sezione - Serie: Stato delle anime
Stato delle anime delle Parrocchie di Minervino, Sternatia, Borgagne, Caprarica, Botrugno, Uggiano, Scorrano

Segnatura: busta 6 [ anno 1763, pezzi 7, sottofascicolo n.n. 6] Vecchia segnatura:56/14

~ 461 ~

c.(1) n.n.

Matricola seu Stato Delle Anime del T(er)ra dUg(gi)ano della Chiesa del 1763
c.(2) n.n.

J(esu) M(aria) J(oseph)


Niccol Caracciolo De Chierici Regolari Per Misericordia D(ivi)na e G(raz)ia della S(anta) Sede Apo(sto)licae Arc(ivesco)vo Di Otranto Primate de Salentini, e Consigliere a latere della S(ovran)a e R(egal)e Maest.

Stato dellAnime della Terra di Ug(gia)no della Chiesa Diogesi [sic!] di Otranto, che si forma in questAnno 1763 da me infra(scri)tto Sacerdote D(ominu)m Pasquale Cominale Arcip(re)te della Parochial Chiesa di d(ett)o Uggiano, cos di tutti i Cittadini abitanti in questa Terra, e feudo di Uggiano, come nel ristretto e feudo di Madrico, e di S(an) Giov(an)ne Malcantore aspettante a d(ett)a Mia Parrocchia cominciato sotto li 4 Aprile, e terminato nel mese sudetto ed come segue

c.(4) n.n. Nella casa di 72 Francesco Zezza Oronza dAlerio Moglie . (segue e si omette n.d.t.) CCC danni 55 CCC danni 53

(ndr - nella numerazione dei Capifuoco vi segnato dopo questo numero 72 il giusto numero 73 poi segue il numero 34 scritto in modo errato e cos continua erroneamente la numerazione)

c.(5) n.n. Nella casa di 39 Nicodemo dAlerio Bracciale Fra(nce)sca Zezza Moglie Vincenzo figlio Leonarda figlia . (segue e si omette n.d.t.) CCC danni 57 CCC danni 54 CCC danni 11 CCC danni 17

~ 462 ~

c.(6) n.n. Nella casa di 109 Tomaso Laggetto CCC danni 62

Nella casa di 150 Giovanne dAlerio Bracciale Angela Cariddi Moglie Isidoro figlio Barbara figlia Cresentia figlia . (segue e si omette n.d.t.)

CCC danni 49 CCC danni 45 CCC danni 19 CCC danni 15 danni 6

c.(9) n.n. Nella casa di 227 Vito dAlerio Giuseppa Cristaldo Moglie Fedele figlio Generoso figlio Pasquale figlio Francesca figlia . (segue e si omette n.d.t.) CCC danni 58 CCC danni 31 CCC danni 17 CC danni 12 CC danni 7 danni 1

Anime di Comunione Anime di Confessione Pargoli n(umero) In tutto sono

934 tantum 127 226 1323

Pascale Cominale Arcip(re)te

~ 463 ~

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Fondo Curia Prima sezione - Serie: Stato delle anime
Stato delle anime delle Parrocchie di Minervino, Sternatia, Borgagne, Caprarica, Botrugno, Uggiano, Scorrano

Segnatura: busta 7

[ anno 1764, pezzi 7, sottofascicolo n.n. 6] ~ 464 ~

Matricola seu Stato Delle Anime del T(er)ra dUg(gi)ano della Chiesa 1764
c.(2) n.n.

Niccol Caracciolo De Chi(eri)ci Reg(ola)ri Per Misericordia D(ivi)na e G(raz)ia della S(anta) Sede Apo(sto)licae Arc(ivesco)vo Di Otranto Primate de Salentini, e Consig(lie)re a latere della S(ovran)a e R(egal)e Maest.

Stato dellAnime della Terra di Ug(gia)no della Chiesa Diogesi [sic!] d Otranto, che si forma in questAnno 1764 da me infra(scri)tto D(ominu)m Pasquale Cominale Arcip(re)te di d(ett)o Uggiano, cos di tutti i Cittadini abitanti in questa Terra, e feudo di Uggiano, come nel ristretto e feudo di Madrico, e di S(an) Giov(an)ne Malcantore aspettante a q(ue)sta Mia Parrocchia cominciato sotto le 23 Aprile 1764, e terminato nel mese sudetto ed come segue

c.(4) n.n. Nella casa di 73 Francesco Zezza Oronza dAlerio Moglie . (segue e si omette n.d.t.) CCC danni 56 CCC danni 54

Nella casa di 80 Nicodemo dAlerio Bracciale Fra(nce)sca Zezza Moglie Vincenzo figlio Leonarda figlia . (segue e si omette n.d.t.)

CCC danni 58 CCC danni 55 CCC danni 12 CCC danni 18

c.(6) n.n.

Nella casa di 150 Gio(van)ne dAlerio Bracciale Angela Cariddi Moglie Isidoro figlio Barbara figlia Cresentia figlia . (segue e si omette n.d.t.)

CCC danni 50 CCC danni 46 CCC danni 20 CCC danni 16 danni 7

~ 465 ~

c.(9) n.n. Nella casa di 243 Vito dalerio Gioseppa Cristaldo Moglie Fedele figlio del p(ri)mo letto Generoso altro figlio Pascale altro figlio Francesca figlia . (segue e si omette n.d.t.) CCC danni 59 CCC danni 32 CCC danni 17 CCC danni 13 CCC danni 8 danni 2

Anime di Comunione Anime di Confessione Pargoli n(umero) In tutto sono

927 tantum 144 278 1349

Salvo Pascale Cominale Arcip(re)te

~ 466 ~

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Fondo Curia Prima sezione - Serie: Stato delle anime
Stato delle anime delle Parrocchie di Minervino, Sternatia, Borgagne, Caprarica, Botrugno, Uggiano, Scorrano

Segnatura: busta 7

[ anno 1764, pezzi 7, sottofascicolo n.n. 5]

~ 467 ~

Stato Delle Anime del T(er)ra dUg(gi)ano della Chiesa dellAnno 1764
c.(2) n.n.

Niccol Caracciolo De Chi(eri)ci Reg(ola)ri Per Misericordia D(ivi)na e G(raz)ia della S(anta) Sede Apo(sto)licae Arc(ivesco)vo D Otranto Primate de Salentini, e Consig(lie)re a latere della S(ovran)a e R(egal)e Maest.

Stato dellAnime della Terra di Ug(gia)no della Chiesa diogesi [sic!] d Otranto, che si forma in questAnno 1764 da me infra(scri)tto D(ominu)m Pasquale Cominale Arcip(re)te com(unio)ne di tutti i Cittadini, e forestieri Abbitanti in questa Terra, e feudo di Uggiano, come nel ristretto e feudo di Madrico, e S(an) Giov(an)ne Malcantore aspettante a q(ue)sta Mia Parrocchia in conformit dellOrdini emanati da Monsignor Arci(vesco)vo e dal signor Marchese Cavalcanti Luogotenente dell R(egi)a Cam(er)a, e dal Signor Preside Pr(ovincia)le inseriti a detto Stato incominciato sotto le 26 X(dicem)bre 1764, e terminato nel mese sudetto ed come segue c.(4) n.n. Nella casa di 75 Nicodemo dAlerio Bracciale Fra(nce)sca Zezza Moglie Vincenzo figlio Leonarda figlia . (segue e si omette n.d.t.)

CCC danni 57 CCC danni 58 CCC danni 16 CCC danni 20

Nella casa di 138 Tomaso Laggetto scemo Nella casa di 139 Gio(van)ne dAlerio Bracciale Angela Cariddi Moglie Isidoro figlio Barbara figlia Cresentia figlia . (segue e si omette n.d.t.)

CCC danni 65

CCC danni 54 CCC danni 54 CCC danni 21 CCC danni 16 danni 6

~ 468 ~

Nella casa di 243 Vito dalerio Giodice (sic!) a Contratti Gioseppa Cristaldo Moglie Francesca figlia Giovanna Figlia di mesi due Fedele figlio del p(ri)mo letto Generoso altro figlio Pascale altro figlio . (segue e si omette n.d.t.)

CCC danni 59 CCC danni 33 danni 3 CCC danni 17 CCC danni 14 CCC danni 10

Anime di Comunione Anime di Confessione Pargoli n(umero) In tutto sono

919 151 267 1337

Salvo Pascale Cominale Arcip(re)te

~ 469 ~

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UnArma per la famiglia DAurelio

Durante le ricerche effettuate per ricostruire la storia del cognome e la genealogia della famiglia DAurelio, ho avuto modo di osservare numerosi stemmi detti anche arme appartenuti a famiglie importanti di Terra dOtranto. Inizialmente volevo solo fare unindagine storica e geografica sulle origini e la diffusione del patronimico ignorando la ricerca genealogica e araldica ma essendo il mio scopo quello di risalire alle origini, risultato fondamentale laccostamento a queste discipline sino a ricostruire un albero genealogico e ad ideare anche uno stemma della famiglia DAurelio che gi dal lontano 1672 la stessa non aveva mai posseduto. Ovviamente per chi non conosce o meglio non comprende appieno la simbologia legata agli stemmi, pu pensare a unormai inutile ostentazione di remoti fasti e privilegi nobiliari alla stessa famiglia mai appartenuti. Io ho voluto creare unarma di famiglia per consegnarla alla mia ed alla vostra discendenza affinch possa essere sempre custodita a memoria di una nostra storia e soprattutto a memoria di un educazione nobile dellanimo e non nobile negli averi terreni. Questarma, mi piace pensare, rammenter in ogni istante della vostra vita, in ogni gesto, in ogni atto, quale sia il carico di responsabilit morale che lonore del cognome DAurelio vi impone, non per grazia ma per devozione verso i pi alti e nobili sentimenti del cuore. Pi che un oggetto di sfoggio esterno un monito di condotta,anche in quei momenti in cui si tentati, per umana debolezza, ad essere indulgenti con se stessi e neghittosi con le regole che ci si date nella nostra famiglia. Con lo stesso animo sereno e la stessa gioia vorr passarlo un giorno ai miei figli, consapevole di consegnare un tesoro del quale sono custode per conto di chi mi seguir. Su questi principi di responsabilit e di condivisione morale ho pensato ad unarma rappresentata da uno scudo cosiddetto sinistrato a fascia azzurra (indicata araldicamente in colore blu) e a fascia rossa il tutto tenuto da una aquila cosiddetta accollata per via delle due teste. Sullo sfondo blu appaiono tre soli dorati e sullo sfondo rosso un leone dargento rampante. La blasonatura lo descrive: di rosso al leone dargento, sinistrato dazzurro a tre soli doro in palo. Ogni elemento che compone larma di famiglia rispetta severe regole di composizione e rappresenta significai ben precisi, il tutto, allinterpretazione araldica, ne dar una descrizione completa della storia e delle vicende della famiglia stessa nel corso dei secoli (arma parlante). Partendo dalletimologia del cognome dAurelio ossia la commistione della parola latina aurum (oro) e di quella greca lios (sole) si conviene al termine splendente come loro o come il sole. Per tale motivo la scelta del sole doro sulla partizione destra, la cui regola araldica lo vuole unicamente di questo metallo e composto a modo di viso umano. Loro un metallo araldico ~ 471 ~

rappresentato in giallo, simboleggia per eccellenza il sole ed esalta, tra le virt spirituali, la fede, la clemenza, la temperanza, la carit e la giustizia . Per le qualit mondane il simbolo della felicit, dellamore, del gaudio, dello splendore e della gioia. Il sole, nella sua rappresentazione araldica si raffigura tondo e figurato, raggiante di otto raggi acuti alternati ed altrettanti ondeggianti 82. I soli sono rappresentati in numero di tre poich , dalla ricerca genealogica effettuata, risultato che lascendenza documentata dei DAurelio in Maglie ha avuto origine prima nel paese di Uggiano La Chiesa, poi trasferita una prima volta in Otranto e poi in ultima a Maglie e quindi per tale motivo tre villaggi e tre soli. Gli stessi poggiano in palo, ossia verticalmente, su uno pezza, o sfondo, color azzurro.Lazzurro uno smalto araldico di colore blu. Malgrado il suo nome, lazzurro araldico ben lontano dal colore del cielo e per tale motivo quando questo colore lo vuole indicare si blasona con la frase campo di cielo. A causa della sua relazione con il cielo, lazzurro simboleggia tutte le virt pi elevate e, tra quelle spirituali, la devozione, la fedelt, la castit, la giustizia e la santit. Per le qualit mondane simboleggia la bellezza, la nobilt, la fortezza, la fermezza incorruttibile, la vigilanza, la vittoria, la perseveranza, la ricchezza, amore per la patria, buon augurio, fama gloriosa. Nei tornei ne indicava la gelosia 83. Lazzurro per anche il colore del mare ed per questo che ho ricordato in questo colore le radici dellavo Rosario che proveniva da Otranto. Pertanto lazzurro un tributo al Rosario DAurelio che impiant la nostra attuale ascendenza e corrispondente discendenza in Maglie. Alla partizione sinistra compare un leone dargento, indicato con il colore araldico del bianco. Il leone rampante e poich rivolto verso destra non deve essere blasonato. La sua posizione con la testa in alto viene detta di maest ed avendo inoltre la coda rivolta sul dorso anche detto leopardito. Quasi sicuramente una delle pi antiche figure araldiche, essendo stato portato almeno fin dai tempi di Riccardo Cuor di Leone, ed anche quella pi usata tra le figure animali. E interessante notare che, fatta eccezione per il Re di Francia e lImperatore dOriente, tutti i regnanti dellEuropa medievale avevano almeno un leone nel proprio scudo. Tale predilezione pu trovare una spiegazione nella simbologia dei bestiari medievali, dove al leone viene associata la forza, il coraggio, la generosit ma anche la capacit di far resuscitare con un soffio la prole nata morta. Pi probabilmente fu lestensivo uso iconografico del leone fatto durante i secoli XI e XII a renderlo cos popolare, anche grazie ai tessuti importati dallOriente, ricchi di rappresentazioni quasi araldiche di leoni. E anche possibile che questa popolarit sia legata a motivi politici, laquila essendo partigiana dellImperatore e il leone essendo sostenitore dei suoi avversari. Non raro assistere al cambiamento leone - aquila e aquila - leone in molti scudi in ragione dei mutati equilibri politici. Il leone araldico ha poco a che fare con la
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Vocabolario Araldico Ufficiale di Antonio MannoRoma 1907 In questo mi ripeto per quanto gi scritto al capitolo Storie di Personaggi

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figura del leone vero perch la maggior parte degli araldisti medievali non lo aveva mai visto 84 . La scelta del leone per la famiglia DAurelio dovuta al fatto che essendo lo stesso simbolo insieme allaquila, dei repentini cambi di equilibri politici, ben rappresenta il periodo storico che va dallavo Fedele allavo Rosario in cui nel susseguirsi di moti e rivolte sociali si passava dalla monarchia alla repubblica e viceversa. Si ricordano la rivoluzione francese, i moti del 1848 e quelli del 1898. Inoltre la fierezza del leone ben rappresenta la sua forza ed proprio con questa che si rivolge verso i tre soli dorati nellatto di prenderli e quindi di difenderli con coraggio posandosi su una pezza rossa. Il rosso in araldica uno smalto e per le virt spirituali rappresenta la verecondia, lamore ardente verso Dio verso il prossimo e la giustizia. Per le qualit mondane simbolo di dominio, audacia, coraggio, valore, spargimento di sangue in guerra, fortezza, magnanimit, desiderio ardente. Nei tornei simboleggiava lallegrezza. Il colore rosso, uno dei colori pi antichi utilizzati in araldica, rappresenta quindi per la famiglia DAurelio la devozione verso la Madre di Dio pi volte testimoniata nei nomi dei nostri antenati quali Maria, Addolorata, Rosario, Immacolata ecc nonch la giustizia e la magnanimit rappresentata dall avo pi antico Vito il quale fu giudice a contratto e uomo viri litterato ossia colto e saggio in quanto conoscitore di tutte le cose del villaggio di Uggiano La Chiesa. Lamore verso Dio, se sar in futuro documentabile, un valore centrale della famiglia in quanto, da documenti antecedenti lanno 1672, anno presunto di nascita dellavo Antonio, risulta la presenza di numerosi preti e priori della Confraternita del Rosario e del Santissimo Sacramento di Otranto dal cognome DAurelio nel paese di Giurdignano. Attualmente la ricerca sta valutando eventuali legami di parentela dellavo Antonio di Uggiano la Chiesa con i DAurelio di Giurdignano dove stato ritrovato nella prima met del seicento il priore Don Gaetano DAurelio e successivamente Don Lorenzo DAurelio. Il metallo del leone largento e simboleggia la Luna. Tra le virt spirituali rappresenta la purezza, la verginit, linnocenza, lumilt, la verit, la giustizia, la temperanza e lequit. Per le qualit mondane simbolo di amicizia, clemenza, gentilezza, sincerit, concordia, allegrezza, vittoria ed eloquenza 85. Ultimo elemento della figura laquila a due teste detta bicipite, in quanto raffigurata nelle forme in uso dopo il 1400, e la stessa anche contestualmente accollata poich tiene lo stemma nonch spiegata avendo le ali rivolte verso lalto nellatto del volo. Questa figura spesso stilizzata e lo smalto generalmente, come nel caso dello stemma in questione, nero. Laquila insieme al drago lunico animale che appartiene alla simbologia e alliconografia di tutti i tempi e di tutti i Paesi. Durante il Medioevo il suo utilizzo negli stemmi di gran lunga inferiore a quella del leone; laquila era considerata una figura nobiliare, simbolo di potenza e di
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Vedi nota 49 In questo mi ripeto per quanto gi scritto nel capitolo Storie di Personaggi

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autorit. Nelle regioni in cui la frequenza di apparizione del leone minore, diviene maggiore quella dellaquila e viceversa, probabilmente a causa, come gi detto, di motivi politici (aquila corrispondente allimpero, leone corrispondente agli avversari dellimpero). Si conosce da diverse fonti che, in epoca prearaldica, Carlo Magno la deteneva come suo emblema personale e non c da stupirsi, visto che laquila era anche usata dalle legioni dellImpero Romano da cui Carlo Magno faceva direttamente derivare il suo. Per quanto riguarda la rappresentazione bicipite o bicefala dellaquila sembra che allinizio del XV secolo questa divenne il simbolo dellImpero, mentre quella monocipite, cio a una testa, rimase emblema del re dei romani. La simbologia della aquila relativamente alla famiglia DAurelio rappresenta quindi, insieme alla presenza del leone, lalternarsi dei governi intervenuti, come gi detto nel periodo dei nostri avi tra casata borbonica e nascente spirito repubblicano legato ai moti del 1848 e successiva Unit dItalia e moti del 1898. Il simbolo legato alle legioni romane mette in relazione lorigine del nome al periodo imperiale nel ricordo di Marco Aurelio ed inoltre laquila a due facce idealmente protegge, simbolicamente come padre e madre, larma di famiglia stringendola al petto, come fanno i genitori che stringendo al petto i figli gli elevano alle pi alte virt morali e materiali. Tutto quanto descritto si esprime in pieno nel blasone di famiglia che rappresenta, nei suoi colori e nella sua simbologia, lintera storia personale alla quale lo stesso indissolubilmente si lega. Il completamento del tutto racchiuso in un motto latino che espressione della prima regola alla quale la famiglia si attiene. Nel caso dei DAurelio ho scelto Ardere et Lucere perfectum ossia Splendere e perfettamente brillare, ci sempre legato allidea delloro che splende e al Sole che brucia nellintento di rispettare la relazione << Aurelio = aurum + lios >> nonch allidea di una filosofia di vita incentrata in un brillante splendore di valori civili e morali.

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Appendici

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La gens Aurelia di Marco Aurelio


Mi pare pi che doveroso scrivere unappendice dedicata alla gens Aurelia e al suo maggior esponente, limperatore Marco Aurelio, per ricalcare ulteriormente il principio storico che lega indiscutibilmente il cognome de Aurelius alle genti romane.

Il ratto delle Sabine, Nicolaus Poussin 1637-38

Nellantica Roma la gens altro non era che un clan di famiglie le quali condividevano lo stesso nomen e pertanto nella convenzione dei nomi romani il secondo nome era appunto quella della gens alla quale lindividuo apparteneva. Lorigine delle gentes romane per la loro strutturazione sociale paragonabile allorda sono da considerarsi certamente precedenti alla fondazione della civitas romana e pi in generale la strutturazione della gens altro non era che la risposta ad un sistema economico basato su un gruppo di individui dediti alla pastorizia e allagricoltura di tipo estensivo. I rapporti tra le gentes furono un fattore politico importante dal quale si pu lecitamente supporre che la stessa fondazione di Roma, ossia delle prime comunit sviluppatesi nella valle del Tevere, si deve proprio allassociazione di diverse gentes accomunate da interessi politici ed economici. Inizialmente le gens presenti in Roma furono molte e diverse ma la legge dellepoca stabiliva che le gentes patrizie non potevano sposare le gentes plebee e di conseguenza molte di queste scomparvero. Tra le gentes patrizie si distinguevano le gentes majores , che erano i patriziati pi importanti di Roma discendenti da senatori e riconducibili direttamente a Romolo e Remo, e le gentes minores che erano le pi recenti ed i loro membri discendevano direttamente da famiglie plebee innalzate poi, per motivi politici, al patriziato. Con le varie campagne di guerra e sottomissione di diverse popolazioni italiche al dominio di Roma, entrarono a far parte di queste gens ulteriori etnie tra le quali

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ricordiamo i Sabini da cui provennero gli Aureli e discese Antonino Pio e Marco Aurelio. Marco Annio Catilo Severo, questo il vero vero nome dellimperatore universalmente noto come Marco Aurelio, nacque a Roma in una villa sul monte Celio il 26 aprile del 121 d.C. Discendente secondo la tradizione da Numa Pompilio e dal re dei salentini Malemmio, di carattere serio e riservato, din dalla dalla pi tenere et, non appena fu in grado di fare a meno delle nutrici venne affidato ai migliori precettori sotto la guida dei quali apprese i principi della filosofia. A quindici anni assunse la toga virile e si fidanz per volere di Adriano con la figlio glio di Lucio Elio Cesare, a sua volta figlio adottivo di Adriano. Non aveva ancora raggiunto i diciotto anni che venne a mancare lerede designato da Adriano, Lucio Cesare. Scartato per la successione diretta Marco, troppo giovane e inesperto per poter diventare ventare imperatore, il sostituto di Lucio venne individuato in Antonino Pio. Adriano pose come unica condizione che lo stesso Antonino adottasse immediatamente Marco ed il figlio dello scomparso Lucio Elio Cesare, Lucio Vero. Pur diventato membro della casa imperiale, Marco mantenne lantico Marco Aurelio rispetto verso i suoi parenti e Metropolitam Museum New York continu a dar prova di sobriet e moderazione nelluso delle proprie sostanze, prendendo come modello nellagire, nel parlare e nel pensare, e, il padre adottivo Antonino. Era tanto mite da intraprendere una battuta di caccia o recarsi ad uno spettacolo teatrale solo per far piacere a chi lo invitava; amava invece il pugilato, la lotta, la corsa, luccellagione ed eccelleva nel gioco della palla. pal Il suo vero ed unico amore fu per la filosofia, per la quale trascur tutte queste altre discipline. Quando, dopo ventitr anni di regno straordinariamente prospero e pacifico Antonino Pio si rese conto di esser in fin di vita, chiam Marco al suo capezzale insieme con gli amici e con i prefetti e o raccomand loro confermandolo suo successore. Appena eletto imperatore Marco Aurelio associ subito al comando il fratello adottivo Luci Aurelio Vero Comodo. Per la prima volta limpero romano ebbe due augusti. Fino ad allora mai nessun imperatore aveva inteso condividere condividere il potere con un altro. Limpero di Lucio e Marco cominci sotto i pi cattivi auspici. Uninondazione del Tevere distrusse molte case ed uccise una gran quantit di bestiame provocando una gravissima carestia. Entrambi gli imperatori si prodigarono prodigarono personalmente per alleviare la sofferenza della popolazione cercandone i metodi pi efficaci. Le campagne militari saranno una spiacevole costante per tutto il loro impero. Nessun imperatore tenne in cos alta considerazione il senato come Marco Aurelio. Per rendergli omaggio affid ad esponenti senatori incarichi e funzioni giudiziarie e mai consent che entrassero a far parte del senato personaggi di dubbia provenienza, favorendo invece lingresso anche di coloro che per disponibilit finanziarie non avrebbero rebbero potuto aspirarvi. In tempo di carestia distribu fra le citt italiche il frumento destinato a roma e organizz scrupolosamente i rifornimenti. La bont danimo di Marco Aurelio divenne proverbiale. Si ricorda che, in seguito alla caduta di alcuni acrobati nel

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corso di unesibizione, prescrisse di stendere sul terreno sottostante dei materassi. Non una gran cosa ma se si tiene conto che quelli che potevano rischiare di rompersi losso del collo erano schiavi, quindi per i romani niente di pi che cose, co si capisce lattenzione di questo

Otranto casa Arcella, Epigrafe del II sec. d.C. .C. dedicata a gli imperatori Marco Aurelio Antonino e Lucio Vero Aurelio

imperatore per tutti gli uomini che lui considerava unanimemente fratelli indipendentemente dalla loro condizione sociale e destinati a condividere tutti assieme le tribolazioni della vita. Nel 167 d.C., appena condotta a termine la campagna contro i Porti, Porti scoppi una nuova rivolta in Germania ad opera dei Marcomanni. Questa sar la prima delle tre campagne condotte da Marco Aurelio contro la popolazione sveva. Durante lultima ne 180 d.C. Marco morir proprio in battaglia e questa fu quasi una beffa straordinaria ordinaria per un imperatore che amava la pace. Lasci ai posteri numerosi scritti di filosofia e massime di cui ne riporto solo alcune tratte dai Pensieri in cui traspare lanimo nobile e candido di un uomo che fu anche imperatore: Libro VIII v. 59: Gli Gli uomini sono nati gli uni per gli altri. Ammaestrali dunque, o sopportali Se lintelligenza comune agli uomini, pure la ragione che ci rende ragionevoli a tutti comune. Se questo risponde a verit comune anche la ragione che ordina ci che si deve e e non deve fare. Esiste perci una una legge comune, perci siamo tutti cittadini e perci partecipiamo tutti a una specie di governo, quindi il mondo simile ad una citt Non dura che un giorno ogni cosa, tanto ci che ricorda, tanto ci che ricordato... .

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ALBERO GENEALOGICO degli Antonini

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La genealogia della casa dAurilia

Dell Origine e Fundatione de Seggi di Napoli Supplimento allApolog. del Terminio, et della Variet della fortuna Discorsi di Don Camillo Tutini napoletano Anno MDCCLIV, pag. 1 -10.

Della Famiglia Aurilia, over Origlia del Seggio di Porto, e Montagna

Di questa Famiglia, che lAutor dellApologia h solamente del titolo dIllustre con molta
ragione honorata; per assai, che le ne dica fin che non se ne tessa historia particolare, sempremai rimarr, che pi dirsene noi aggiungeremo al finto Terminio alcune poche cose, ma assai degne da sapere, e prima intorno allorigine, no(n) lascia(n)do di ricordare in qua(n)to al nome esser questa famiglia variatamente secondo le diverse alterationi della lingua nominata da Scrittori impar che Aurilia, Orilia, Auriglia, Uriglia, e hora pi comunemente Origlia trovasi pronunciata. H creduto Fra(n)cesco Elio Marchese seguito da Fra Luigi Contarino, che detta casa venisse dalle Spagne nellanno 1197, al tempo, che Roberto terzo genito di Carlo II86 che dopo gli successe nel Regno, si spos con Violante sorella del R dAragona: ma che questa opinione non sia vera lavertisce lApologista. Il Summo(n)te, e il Costanzo scrissero, che di Francia passasse con Carlo I alla conquista del Regno, ma ne meno pu questa sossistere, essendo che per molto tempo prima come
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Summonte lib. 3 parte 2; Costanzo lib. 2

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andaremo toccando, trovasi nelle antiche memorie questa gente in Napoli con decoro di nobilt mentovata. Egli dunque pi ragionevole (come io per me verissimo stimo) che da pi vicino luogo, e da Roma tiri l antica sua origine87; imperoch sappiamo varie trasmigrationi di famiglie quindi in questa citt esser fatte, non solo per le dilitie, e co(m)modit del paese che invitavano i nobili Romani allo stantiarvi, ma perch listorie naccen(n)ano, che Napoli fosse egli Municipio, e poi Colonia, e ne i tempi bassi leggiamo, chavendo i Gotti88 distrutta Roma molte famiglie cedendo alle invationi, e furia de Barbari si ricoverassero in Napoli, e per diversi luoghi in terra di Lavoro; Quindi habbiamo gli Anni, i Carboni, i Dentati, i Ianuarij, i Papirij, e Sukpitij ambi gi estinti Nido, i Coffi, i Ruffi, e altri, che insieme col nome ha(n)no conservato lo sple(n)dore, e lantica chiarezza. Una di esse la Casa dAurilia, essendo la medesima con lAurelia, poiche quel poco di variet cagionato dal dialetto de Greci89, la cui favella h lungo tratto Napoli conservata, oltre che anco secondo gli intendenti di lingua latina, la voce Aurelius si diriva dal Sole, del cui Nume questa gente erano Sacerdoti; e per bene alludere al nome del Sole Aurilios, e non Aurelius grecanicamente, fa di mestieri, che cotal vocabulo si pronuncij. Ho benche tutto questo con pi prove si potrebbe confermare, dovendo toccar le cose in ristretto, si tralascia: e fr le molte memorie, che potrei addurre della antica gente Aurelia rapportar solamente linscrittione dun marmo riferito dal nostro Capaccio, perche si veda la prerogativa, ch tenuta in Napoli, e quanto verisimilmente sin quei te(m)pi habbia potuto spanderli e conservarli anco in altri luoghi di Terra di Lavoro, il che non si d ponere in dubbio, linscrittione.
M. AVRELIO PELAGIO PATRONO COLONIAE NEAPOLITANAE PIENTISSIMO Item. M. AVRELIO ANTON. AVGVSTO PATRONO INDVLGENTISSIMO ORDO POPVLVSQ. NEAPOLITATVS.D.D.90

Ma venendo alle memorie pi vicine, ritroviamo di questa famiglia fiorire circa gli anni 992 Giova(n)ni, e Piero Aurilia fratelli figliuoli di Gregorio91, che sotto lImperio di Basilio Magno vengono honorati con titolo di Dominus, tempo, che simili titoli non si concedevano eccetto, che persone nobili. Si f mentione di Landulfo figliuolo di Gio(vanni) sotto lImperio di Michele circa gli anni 105792 esser marito di Isabella Capuano. Ritrovasi Gregorio figliuolo di Landolfo posseder certi beni in Arzano sotto lImperio dAlessio circa gli anni 108893. Di Leone figliuolo di Gregorio marito di Maria Capece ritroviamo esser padrone dalcune case Pozzo bianco vicino al monasterio di S(an) Rosito sotto il R Rogiero nel 113094 Pietro figliuolo di Leone si trova sotto lImperat(ore) Arrigo detto R di Napoli nel 119795, posseder beni in Napoli, e esser marito di Altruda Gaetana. Giovanni figliuolo di Pietro possedeva sotto il R Manfredi nel 126096, alcuni beni in Piscinula, e tempo di R Carlo I si trova annoverato fr Baroni, e feudatarij del Regno nel
Strabone lib. 5; Cicerone orazione 39; Livio lib. 8 dec. I Procopio lib. 1 e 3; Aretino lib. 1 e 3 89 Antonino Augusto Ambrogio Caleppo in verbo Aurelia 90 Capaccio nel lib. 2 cap. 8 foglio 59 e 65 91 Nel Monastero di San Sebastiano nellIstromento del 992 signato num. 40 92 San Sebastiano nellIstromento del 1057 n. 418 93 NellArchivio della Chiesa di San Giorgio nellistromento del 1088 e in San Sebastiano nellistrumenti segnati n. 492 e 217 94 San Sebastiano nellistromento del 1130 95 Nel Monastero di San Marcellino instromento del 1197 96 San Marcellino instromento del 1260
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127297 giunto con Giacomo, Thomaso, e Roberto della medesima famiglia, il quale si marit due volte, la prima con Marotta di Sicula, dalla quale hebbe Cesario, e Oialdo, la seconda co(n) Gailtelgrima Caracciola, della quale nacquero Landolfo, Filippo e Marino. Cesario si trova honorato con titolo di Milite fr Baroni Napolitani sotto il Re Carlo primo nel 127598 e visse sino al 1283, il quale fu padre di Aialdo secondo che si trova vivere nellanno 1347 99e hebbe per figliuolo Antonio, che fu Mastro di casa, e Cameriero del R Carlo III nel 1384, e dal R Ladislao creato Capitano guerra nella Citt di Surrento, e nhebbe in dono trenta onze doro lanno per suoi servigi100. Oialdo primo fratello di Cesario hebbe per moglie Simona Barrile della quale nacquero Luigi, Orlando, Paolo, Pietro, Orberio, Rinaldo e Oliviero101. Orlando fu familiare dellImperatore di Costantinopoli fratello del R Roberto, e Cameriero della Reina Giovanna prima, e fatto il R Ladislao nel 1390 si trova esser Signore del Castello di S(anta) Susanna in terra dOtranto che di Petronilla Scrignara hebbe Pietro, Gurone, Giacomo, Uerroi, e Pierluigi102. Pietro Figliuolo dOrlando hebbe per suoi servigi in dono dalla Reina Giovanna II nel 1419103 la Tonnara di Tropea, e fu sua moglie Margarita Arcamone, che gli partor Galeazzo, Troiano, e ColAntonio, che fu regio Consigliero e lasci Isabella moglie di Giacomo Alfonso di Gennaro Signor di Nicoterra. Di Gurone fratello di Pietro, e Margarita Sa(n)nazzara nacq(ue) Aniballe valoroso in guerra, sotto Alfonso Duca di Calabria104, dal quale fu poscia mandato Ambasciatore diversi Prencipi dItalia, come al Duca di Ferrara, Gio(vanni) Bentivoglio Signor di Bologna, Pietro de Medici, che governava Fiorenza, e ad altri, fu suo fratelo Giacomo Vescovo di Canne105, e poi Arcivescovo di Nazaret, e Consigliero di R Ferdinando primo, dal quale ottenne molte gratie. Pierluigi fratello di Gurone vien con honorato encomio celebrato da tutti gli historici per valoroso e eccelle(n)te soldato ne i servigi di R Renato di modo, che indusse il R Alfonso Competitor nel Regno di Renato con larghi doni chiamarlo suoi servigi, hebbe due figliuole Elisabetta, e Maria moglie di Francesco Carrafa106 madre de Oliviero Cardinale prelato si noto al mondo per nobilt, e bont di vita, che non occorre maffatichi per celebrarlo in questo discorso. Luigi figliuolo del primo Oialdo si trov honorato con titolo di Cavaliero sotto il R Carlo II nel 1301 e posseder feudi nella Citt dellAcerra, hebbe per moglie Isabella Carmignana, che gli partor Pietro, Gregorio, e Roberto107. Pietro Figliuolo di Luigi si trova nel 1353 esser Governatore della Citt di Sulmona nellAbruzzo, e nellanno 1730 fu dalla Reina Giovanna prima creato suo Tesoriero, hebbe per moglie Verdella Castagnola, dalla quale nacquero Gurrello, e Urbano. Urbano fu Maiordomo della Casa reale, Co(n)sigliero del Re Ladislao, e Signore delle terre di Baiano, di Dragone, di Ricigliano, si S(an) Zagarisi, e di Contursi; fu anco Signor della
NellArchivio della Zecca nel fascicolo 12 del 1272 f. 26 n. 139 e 137 NellArchivio regale della Zecca nella cascia signata D instromento del 1275 fasc. 12 fol. 136 99 In San Marcellino nellistromento del 1318, 1333 e 1347 100 Summonte parte 2 lib. 4 nel Registro del R Ladislao del 1392 e 1393 f. 17 101 In San Marcellino istrumento del 1264 e 1333 102 Nel registro del R Roberto foglio del 1322 c.f. 159, et in quel di Ladislao foglio del 1390 fol. 37, et in quel di Giovanna II del 1415 f. 146, e in Monte Oliveto nella cascia delli Origli instrumenti del 1434. 103 Nel registro di Giovanna II del 1419 e 1420 f. 133 104 Nel protocollo di N. Marino de Fiore del 1474 105 In Cancelleria in com. II del 1468 e 1469 f. 71; et com. 7 del 1475 f. 154; et in Summaria exeq. 2 del 1464, exeq. 2 del 1466 f. 56; et Bonifatio Tarcagnosa del sito e lodi di Napoli. 106 Compendio del Regno parte I lib. 6 Carrafa lib. 8 107 Nelli registri di Carlo II del. 1300 e 1301 c.f. 299 et in quel di Carlo III del 1322 f. 147 et nellArchivio della Zecca cascia B g. 3 del 1353, cascia E f. 73 del 1370, in Monte Oliveto archivio e istrumento del 1403, in registro Ladislao del 1407 e 1414 indicato al f. 21
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Citt di Alife, che nel 1411 compr dal R con il titolo di Conte, e poi vend Giovanni suo nipote, e benche Giovanna II che successe nel Regno al R Ladislao suo fratello, havesse privato i nipoti di Urbano del dominio delle terre che possedevano per havere aderito Sforza suo nemico108; nulladimeno hebbe sempre in sua gratia Urbano per la sua bellezza, che perci fu creato Maresciallo del Regno, e nel 1417 ma(n)dato Ambasciatore al Concilio di Costanza, dove fu creato Martino V 109. Gurrello fu carissimo al R Carlo III, e al R Ladislao suo figliuolo, e ingrand di modo la casa con splendore di titoli, e dominio di vassallaggi, che al num(ero) di sessanta uno le Citt, Terre, e Castella ascesero, che per brevit tralascio, choltra quello, che nh detto il Terminio, m paruto narrar qui alcuni honori estraordinarij, chebbe, come fu nel 1393 110 che trattandosi il matrimonio tra Giovanna sorella del R Ladislao, e il Marchese di Monferrato, vi fu mandato esso a trattarlo; nellanno poi 1404 111dovendo andare in Ungaria, lasci Maria sua moglie governatrice del Regno, e per suo Consigliero Gurrello, dalli ammaestrame(n)to del quale non si dovesse partire e nel 1406 da quello creato gran Prothonotario del Regno, essendo prima Luogotenente del gran Cameriero, e nel 1408 dovendo andare con lesercito in Toscana e nello Stato Ecclesiastico, istitu Gurrello Vicario, vogliam dire Vicer del Regno. Perloche conosciuta eti(n)adio da forastieri la sua virt, du dalla Republ(ica) Venetiana sotto Michele Steno suo Duce nel 1411112 ascritto alla sua nobilt con tutti i suoi descendenti 113 distribu le sue terre, e baronie suoi figliuoli, chebbe di Clementia Mele sua moglie114; impero che Pietro primogenito fu Conte di Caiazza, e dellAcerra, e Signore di Ottaiano, Squillo, Mignano, Rocca pipi rozzi, Maranola, Castello honorato, Campello, Casal di Scauli, feudo di Scarasea, S(anto) Antimo, Campoli, lo Sesto, Gioia, e Striano, di Beatrice Sanframondi de Conti di Cervito hebbe Antonello Stefano, Giacomo, Francesco, Luigi, e Caterina, ne i quali, si estinse questa linea, per non haver lasciato figliuoli 115. Roberto secondogenito fu Conte di Brienza, e di S(anta) Agata, Signore di Camerota, la Sala, Sansa, Casella, Campora, Crispano, S(anto) Aitoro di Capua, lo Sasso, Trentola, Loriano, e Sagliano; e fu Cameriero del R Ladislao, il quale con Maria Manganella gentildonna di Gaeta hebbe Errico, Odoardo, e Giovannella, che danni cinque fu data per moglie ad Americo Sanseverino; e poscia Roberto Gattola la seconda moglie di Roberto fu di casa di Loria, che gli gener Gurrello 116. Henrico fu anco egli Conte di Brienza, e Signor di Camerota, e altre terre; e con Valentia figliuola di Giacomo di Morra Signor di Sanseverino, procre Gio(vanni) Cola Signor della terra della vulturara, che con Carmosina di Tocco figliuola di Nicol Signor di Montemiletto, hebbe Adriana moglie di D(on) Guglielmo di Montalto Cavalier di S(an) Giacomo, e Gio(vanni) Andrea, che fu Signor di Fossacieca, che dAdriana figliuola di Marino Mastroiodice hebbe Gurello Signor di Fossacieca, e di Faicchio; che marit con Aurelia Venata, e gli nacque Giulio Cesare marito di Clarice Carrafa, e altri, da quali son nati molti figliuoli117.

Nelli registri di R Ladislao del 1400 al f. 100 del 1404, cart. bamb. F. 339, il privilegio della compra della Baronia di Ricigliano, e della compra de Alise in poter de Antonio Maria Aurilia 109 Tomaso Procacci nellannotationi al Guicciardini lib. 7; nel registro di Giovanna II del 1417 fol. 307 110 Nel registro del R Ladislao del 1392 e 1393 f. 105 111 Nel registro del R Ladislao del 1404 f. 12, in d.f. 163 112 Dal privilegio in poter de Antonio Maria Origlia. Il privilegio nel processo di Cesare dAfflitto con Nido in banc. di Scacciavento in consiglio. 113 Nel Registro di R Ladislao del 1410 al fol. 137 114 Dal processo di Giovanni Andrea Origlia in banca diciotto in config. 115 Dal processo di Iovanni. Aurilia con Tomase Minutolo di banca de Amico 116 Nel processo di Giovanni Cola Aurilia col Conte di Brienza in banca Cioffo in config. 117 Dal detto processo di Giovanni Cola col conte di Brienza de Caraccioli

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Antonio Maria figliuolo altres di Gio(vanni) Andrea hebbe per moglie Geronima Carbone, dalla quale nacque Fr Gennaro, Fr Gio(vanni) Andrea ambi due Cavalieri Gerosolimitani, e Carlo padre di Antonio Maria secondo, choggi vive cavalier dhonorati costumi 118. Raimondo terzogenito fu Consiglier di Stato, e Camariero del R Ladislao, dal quale fu creato Co(n)te di Corigliano, e fu Signor di Santo Mauro, Casal di Principe, S(anta) Maria del Fossa Quatrapane, Alvignano, Arnone, Pisticcio, e Montealbano 119, e si spos nel 1407 co(n) Catarina figiuola del Cavalier Landolfo Colonna Signor di Riofrigido in Abruzzo, dalla quale hebbe Carlo, e Rogiero. Carlo fu molto caro alla Reine Giovanna II 120dalla quale ottenne molte gratie, e particolarmente, che i suoi discende(n)ti eziandio dalle donne, potessero godere in tutti i Seggi della Citt di Napoli: il quale con Gilia Cicinella, hebbe Antonio, e Franscesco, che fu Maiordomo del R Federico dAragona, e Signor di Pisticcio, e Montalbano, che da Isabella sorella di Marino Caracciolo Cardinale, e Governatore di Milano hebbe Gio(vanni) Fra(n)cesco, che mor nella guerra di Campagna di Roma sotto il Duca dAlba contra Paolo 4. Vincenza, che fu moglie di D(on) Marcello di Silva. Per la quale entrarono nel Seggio di Capuana li Silva 121: Isabella moglie di Francesco Molignana Signor di Pomigliano, e Portia moglie di Paolo Altomare dAversa, e ne nacque Isabella moglie di Ferrante della Bella de nobili di Fire(n)za122. Anello quartogenito du Cameriero del R Ladislao, dal quale fu creato Mastro Rationale della Gran Corte, Conte de Alvito, e Signor delle terre di Mastrati, Pettorana, e Savignano, e non prese moglie 123. Giovanni quintogenito fu Cameriero del R Ladislao, Conte de Alise, e Signr di Pomigliano, Ottaiano, Mariglianella, e Arnone, che da Giovannella della Lagonessa hebbe Galasso, e Troilo, signori uno dopo laltro delle terre di Campora, di Mariglianella, di Pandarano, di S(an) Martino, e Pomigliano occupatogli da Signori Tocchi 124. Bernardo Sestogenito Camariero di Ladislao Conte di Potenza, e Signor di Caianello, Marzanello, Corneto, Roscigno, Pupone, Arbusto, Casacellare, Ricigliano, Contursi, e S(anto) Zangarisi, prese per moglie Giovannella Manganella, dalla quale nacque Antonio e Salvatore, che dEmilia Puderica gener Gio(vanni) Maria, e Andrea 125. Antonio figliuolo di Bernardo fu Regio Consigliero hebbe due mogli; Soliana Severina, con la gener Giovannella moglie di Antonio di Gennaro Presidente del S(acro) C(ollegio) e Caterina Manoccia, che gli partor Paolo, e Ipolita: Paolo, dAdriana Pappacoda hebbe Girolamo, che fu Nuntio in Napoli nel 1525 per Papa Clemente VII e Gio(vanni) Battista 126 . Francesco settimo genito fu Conte di Lauria, e non prese moglie. Hebbe anco Gurrello gran Protonotario, tre figliuole Berarda, se Verdella, moglie prima di Riccardo Filangiero, figliuolo del Conte di Avellino, dipo dAlto di Conti Cavalier Romano, e ultimo di Giacomo della Ratta, secondogenito del Conte di Caserta. Ginevra fu moglie di Giacomo di

Nel processo di detto Giovanni Cola con Berardo di Morra in banca Cioffo Privilegio del 1408 ripartizione fol. 224 120 Nel registro di Giovanna II del 1419 e del 1420 f. 172, nel processo di Giovanni Andrea Orilia con Vincenza Orilia i banca Cioffo, nel prot. di Notar Cesare Malfitano del 1477 f. 67 121 Nel processo di Don Fabritio di Silva con Capuana in banca de Ferrarijs, et privilegio n. 11 del 1498 fol. 18, in privilegi del 1499 f. 135 at ex fasc. Notar Florentio Santori del 1491, dal protocollo di Notar Nicola de Cento del 1525 e del 1526 f. 67. 122 Dal processo di Giovanni Andrea Orilia con Vincenzo Orilia in banca di Cioffo 123 Dal processo di Giovanni Andrea Orilia con Vincenzo Orilia in banca Cioffo 124 Nel registro di Giovanna II del 1417 f. 114 125 Dal processo di Giovanni Andrea Orilia con Vincenza Orilia in banca Cioffo. Dal Protocollo del Notar Antonio de Pilellis del 1465 f. 197, di Notar Francesco Pappacoda del 1481 f. 14. 126 Dal processo di Nicola Andrea de Afeltro del 1453 f. 87 che si conserva nellAnnunziata
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Costanzo Conte di Nicastro, e Catarina di Baltassare della Ratta Conte di Caserta, con la quale non hebbe figliuoli 127. Leggesi anco sotto il R Carlo III Tomaso Aurilia soldato di gran valore, padre di Giovanni, che fu Familiare, fedele del R Ladislao, dal quale tanto per suoi, quanto per meriti paterni ottenne in dono trenta oncie doro lanno, nel 1387 che poscia furono confirmate nel 1422 dalla Reina Giovanna II e nel 1439 dal R Alfonso I Luigi Aurilia suo figliuolo 128. Marino figliuolo di Luigi, essendo caro al R Ferdinando I e vedendo, che il suo R per le continue guerre stava bisognoso di danari con generosit danimo gli don le dette trenta oncie: accioche se ne fosse servito. Ferdinando non ingrato tanta affettione, per non farsi vincere di cortesia, in isca(m)bio gli don nel 1483 alcuni beni stabili di molta valuta, ricaduti al Fisco per ribellione di Luigi Caracciolo 129. Di Marino fu figliuolo Alfonso molto stimato suoi tempi: impero che havendo lessercito di Franscesi sotto Monsignor di Lutrech nel 1528 assalito il Regno di Napoli, fatto lor prigioniero, su necessitato per riscoterli di mano de nemici, pagare di suoi propri denari cinquecento ducati, costui fu padre di Gio(vanni) Maria, Familiare del Cattolico R Filippo II e hebbe un figliuolo detto Alfonso, Dottor di legge 130.

Dal protocollo di Notar Ciro Santori del 1465; dal protocollo di Notar Giovanni Antonio Cesare del 1501 f. 90 128 Dal processo di Giovanni Andrea Orilia con Vincenza Orilia in banca di Cioffo. DallIstromento del 1408 per Notar Luca Comi ,in Monte Oliveto arca Orilia nellinf. Del 1408 in Monte Oliveto archivio di San Pietro Martire instrumento del 1421, in Monte Oliveto archivio Aversa instrumento di San Giovanni a Carbonara archivio 6; nel Registro di Re Alfonso del 1439 f. 34 129 Nel Registro di Re Ferdinando del 1463 f. 160 130 In Cancelleria nel registro de Privilegi n. 22 del 1574, grande vela f. 152

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SANTA VISITA A.D. 1522 die XII mensis Octobris


Chiesa di Santa Maria Maddalena Penitente
Uggiano La Chiesa

Ugianum Die XII octobris 1522: Rev. Dus Episcopus Castren et vicarius hydruntinus se contulit ad terram Ugiani et idi audita missa in Ecclesia Sante Marie matalene parrocchiali visitavit eam quae in structura sua est satis bene composita et volens visitate receptaculum Eucaristie d. Antonius cambia rector ipsius Ecclesie respondit se de mandato predecessorum ipsius Episcopi vicariorum non tenere ibi neque in dicto casali Corpus SS. Iesu sed cum aliquis incidit in egrotationem matutino ipse dicta missa illud auferat (sic) et deinde egrotantem indigentem viatico comunicat ibi reperit duos calices ex stagnio cum patenis sui set inventi apparamenta satis bona pro uno sacerdote missas celebrante Preretea in Armaiolo super Altare posito reperit crisma oleum sanctum et cathacumenorum in fialis sive ampullis parvulis recte disposita er conservata Deinde se contulit una cum assistentibus suis ad fontes baptismales quorum vas non erat bene clausulum propterea fuit preceptum D. Archipresbitero quod operculum bene adequaret ipsi vasculo et coniungeret parieti quae ex parte Altaris majoris est usque ad dies octo sun pena cere librarum centum ita ut dicti fontes serratura bona clausi et serrati sint ne auditus bestiis ad ipsos fontes pateat habet bona videlicet Imprimis campanillas duas Item torribilum unum rameum Item habet unum ortum viniatum in loco dicto petra sancta ab oriente habet viam publicam et ex occidente habet terrenum vacuum ad semen recipiendum quod est patrimoniale ipsius Archipresbiteri f.80v Et ex borea habet terras viniatas Colelle diachi hominis dicti loci Ugiani Item habet terras in multis locis quorum confinia nesciebat esprimere propterea fuit iniunctum ipsi Archipresbitero quod infra terminum dierum quindecum portare habeat listam f.81r Eodem die deinde accessit ad Ecclesiam S.ti Antonimi quae habet unum et parvulum Altare male dispositum et male copertum dicta discoperta in aliquibus locis est non habet cappellanum ex multo ipso vacavit propterea fuit decretum quod provideatur de cappellano jure ordinario multa ipsius bona fuerunt occupata [] fuit iniunctum Archipresbitero dicti casalis sub pena exacomunicationis quod diebus festivis facere habeat monitiones solemnes scilicet tribus diebus contra occupatores ipsorum bonorum et sumentes at non revelantes pubblicare habeat contra eos sententias excommunicationis et decretum contra certos occupatores exigere habeat fructus et reditus perceptos a die vacationis usque presens.
Terra dOtranto nel Cinquecento - La Visita Pastorale dellArcidiocesi di Otranto del 1522 di Vittorio Boccadamo - Galatina 1994

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Santa Visita del 1522


(Traduzione della dott.ssa Marilisa Morrone) Uggiano. Nel giorno 12 di ottobre del 1522, il reverendo vescovo di Castro e vicario di Otranto si rec alla terra di Uggiano e qui, ascoltata la messa nella chiesa parrocchiale di S. Maria Maddalena, la visit; la quale (chiesa) ben edificata nella sua struttura; e volendo (il vescovo) visitare il ricettacolo dell Eucarestia, don Antonino Cambia, rettore della stessa chiesa, rispose che egli, per un mandato dei vicari predecessori dello stesso vescovo, non tiene qui n nel detto..... Il Corpo del Santissimo Ges, ma quando capita qualche ammalato, lui stesso, di mattina dopo aver celebrato la Messa, lo porta e quindi comunica col viatico l ammalato indigente. Qui trov due calici di stagno con le loro patene ma trov paramenti abbastanza in buone condizioni, per un solo sacerdote che celebra le messe. Poi nel piccolo armadio sopra l Altare trov posato il crisma, l olio santo e dei catecumeni, in fiale o piccole ampolle riposte e conservate in modo opportuno. Quindi si port con i suoi assistenti ai fonti battesimali, il vaso dei quali non era ben chiuso, perci fu imposto al Don Arciprete che adeguasse bene il coperchio allo stesso vaso e (lo) congiungesse alla parete che c dalla parte dellAltare Maggiore, entro otto giorni, sotto pena di 100 libbre di cera, cos come detti fonti siano chiusi e serrati con buone serrature affinch non sia aperto alle bestie laccesso agli stessi fonti. Ha i seguenti beni: Prima di tutto due campanelle quindi un turibolo di rame un orto coltivato a vigna nel luogo detto Pietra Santa, - da oriente ha la via pubblica e da occidente un terreno adatto ad accogliere il seminato che patrimoniale dello stesso Arciprete e da tramontana ha terre coltivate a vigna degli uomini di Colella Diachi del detto luogo di Uggiano. Inoltre ha terre in molti luoghi delle quali non sa indicare i confini; per questa causa fu ingiunto allo stesso Arciprete che nei termini di 15 giorni dovesse portare la lista. Nello stesso giorno alla chiesa di S. Antonio che ha un altare piccolo e mal sistemato e male coperto - la detta scoperta c in qualche luogo - non ha un cappellano - da molto era vacante - per questa causa fu decretato che si provvedesse circa il cappellano secondo il diritto ordinario - e molti beni della stessa erano stati occupati. Fu ingiunto allArciprete di detto casale sotto la pena della scomunica che nei giorni festivi faccia ammonizioni solenni - sintende per tre giorni - contro gli occupanti degli stessi beni, sia quelli che che quelli che non reintegrano, e che debba pubblicare contro di essi le sentenze della scomunica e il decreto, contro certuni occupanti deve esigere frutti e redditi percepiti dal giorno della esenzione fino al presente.

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E interessante leggere nel proseguio delle successive Sante Visite, in particolare quella del Vescovo Lucio de Morra nel 1607-08, la descrizione della Chiesa di SantAntonio e in quella del 1834 di Mons. Grande la descrizione della comune leggenda popolare secondo la quale la statua alcuni Santi non volendo lasciare un paese diventa pesantissima e non trasportabile. Si trascrivono i testi e le relative traduzioni: Santa Visita 1607-08 - Vescovo Lucio de Morra erant dipictae ali quorum sanctorum immagine ac precipue eiusdem gloria sancti Antonimi, quorum major pars est vetustate consumata

(Trad.) Cerano dipinte le immagini di alcuni santi e precisamente la gloria


dello stesso SantAntonio, la maggior parte delle quali rovinata a causa della (loro) antichit .

Santa Visita 1834 - Mons. Grande exat in ea icon lignea depurata S. Antonium Patavinum repraesemtans, de qua memoriae traditum est quod, in maris littore inventa, huc fuerit traslata necnon quod in turca rum invasione ab ipsis non potuerit e loco dimoveri, cuius Sancti (Antononii) intercessione liberationem ab ipso rum tirannide ac invasione incolae acceptatam refurunt

(Trad.) cerano in essa una icona lignea dipinta che rappresenta


SantAntonio di Padova, sulla quale si tramanda a memoria che, trovata sulla spiaggia, fu trasferita qui e nemmeno durante linvasione dei Turchi pot essere rimossa da essi dal (suo) sito; gli abitanti tramandano che, per intercessione dello stesso SantAntonio, fu gradita la liberazione della tirannide e dallinvasione degli stessi

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Indice
Una questione di metodo 11

Parte I Cenni storici e geografici generali sullorigine del cognome DAurelio nellipotesi abruzzese e romana. Le origini in Italia dei cognomi La radice del cognome DAurelio Le omonimie del cognome DAurelio La diffusione geografica in Italia DAurelio pastori, commercianti e colonizzatori Uno sguardo alla geografia del Salento Riflessioni sulla transumanza storica e sulla latinit di Aurelius Storie di personaggi Il sogno americano Conclusione con uno sguardo allArgentina Una curiosit Le varianti principali del cognome DAurelio 17 19 20 22 25 27 29 35 39 55

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Parte II Del casato napoletano dei De Aurilia del Seggio di Porto e di Montagna. Presupposti linguistici Tracce in Terra dOtranto Il Vescovo Giacomo de Aurilia La nobilt napoletana ovvero il casato di Gorrello Auriglia Protonotario del Regno di Napoli La vendetta e la conversione di Gorrello Albero genealogico De Aurilia La tradizione dellArma di famiglia Parte III La storia locale di Terra dOtranto vista con gli occhi degli antenati salentini. La storia e la societ dei DAurelio in Terra dOtranto tra settecento e primo novecento dal principio ad Antonio DAlerio Vito DAurelio Fedele DAurelio Vito Roberto DAurelio Francesco Donato DAurelio Rosario DAurelio Albero genealogico DAurelio Due uomini di Chiesa 61 66 71 73 83 93 97

103 111 123 157 165 178 184 199 203

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La documentazione genealogica DOCUMENTI

Indice documenti genealogici delle famiglie


da Antonio DAlerio a Vito DAurelio Fedele DAurelio e Maddalena Sunna Vito Roberto DAurelio e Isabella Cursano Francesco Donato DAurelio e Maria Vittoria Saracino Rosario DAurelio e Filomena Rizzo Estratto Catasto Onciario del 1748 di Uggiano la Chiesa Estratto Stato delle Anime del 1732 di Uggiano la Chiesa Estratto Stato delle Anime del 1763 di Uggiano la Chiesa Estratto Stato delle Anime del 1764 di Uggiano la Chiesa Estratto Stato delle Anime del 1764 di Uggiano la Chiesa (revisione fatta nello stesso anno)

237 357 371 399 423 435 457 461 464 467 471

Unarma per la famiglia DAurelio

APPENDICI La gens Aurelia di Marco Aurelio Albero genealogico degli Antonini La genealogia della casa dAurilia scritta da Mons. Camillo Tutini Santa visita del 12 Ottobre 1522 nella Chiesa di Santa Maria Maddalena di Uggiano la Chiesa 479 482 483 490

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