Ari Chieti - Storia Del Comune
Ari Chieti - Storia Del Comune
Poi la decadenza e infine il definitivo abbandono della tra il 1400 ed il 1464 con la morte
dellultimo cappellano e lincorporamento alla mensa vescovile di Chieti. Oggi, del Convento,
rimangono pochi resti delle strutture murarie, per lo pi inglobate in costruzioni recenti.
Dal medioevo in poi le notizie di Ari sono tutte di carattere demografico e feudale. Dal XIII
secolo, infatti, vediamo susseguirsi diversi feudatari, da Rinaldo de Aro, Guglielmo Carbone,
Francesco della Torre fino ad arrivare, nel 500, ai Ramignani di Chieti, che, salvo qualche
intermittenza, tennero la terra fino al 1918.
A Turri invece troviamo nel 1600 i Cilinis, poi i Valsecca, lancianesi di origine lombarda, poi i
Frigerio, anchessi lombardi che la conservano fino alla met del settecento, quando passa
agli aquilani Marchi. Dal 1600 larea demaniale piantata a querce veniva utilizzata per il
pascolo dei maiali neri, mentre dalla fine del 1700, che accanto alle colture della vite e
dellolivo, del grano e del fico, compare la coltura del granodindia o granturco, che diventa
una delle rendite predominanti. Invece solo nella met dellottocento verr introdotta la
coltivazione della patata.
Nellottocento gli aresi cominciano ad acquisire i primi diritti sui feudatari, ma in quel
periodo che sorgono anche diatribe tra Ari e Turri, per futili motivi. Il paese in fermento e
gli eventi esterni spesso agiscono da deterrente per scatenare tumulti. Il paese risponde
unanime al plebiscito sullannessione delle tre province napoletane allItalia unita, del 1860,
e per si affianca in massa ai briganti, primo fra questi Nunziato Mecola di Arielli, per
mettere a ferro e fuoco le case dei signorotti del paese. C uno strano mix di sentimenti
monarchici e rivalsa contro i potenti, che anima quegli anni.
Nel novecento note personalit della cultura trasformano il paese in una sorta di cenacolo
artistico e letterario. Ad esempio il barone Mario Nolli e consorte, trasformano il palazzo in
una sorta di pensione anglo-italiana, invitando noti pittori inglesi dellepoca. Il Dottor
Giuseppe DAlessandro, ospit nella sua casa personalit come Gabriele DAnnunzio e
Pirandello. La seconda guerra mondiale rappresenta un
tragico momento per Ari, che con il crollo della chiesa madre di San Salvatore e con la
distruzione anche di tutto larchivio parrocchiale ivi custodito, vede sparire una fetta
importante della sua storia.
pi antico documento pergamenaceo che ci informa dell'esistenza di Ari risale al 1120, anno
in cui il castello venne donato al vescovo Gerardo di Chieti.
Per quanto riguarda il nucleo originario del palazzo, dalla lettura delle tecniche costruttive
utilizzate possibile ipotizzare che i resti di un originario castello siano in parte inglobati
nel blocco centrale, allinterno del cortile. Questo infatti, nel piano seminterrato, costituito
da un sistema di volte a crociera, testimonianza di un'epoca costruttiva tardo medievale.
A partire dal XVI secolo nel "castello" si avvicendano alcune famiglie facoltose abruzzesi
come i De Vega, i De Palma, i Carafa, che ampliando il primitivo nucleo, danno origine a
quel processo di aggregazione di corpi che contribuir alla formazione dellattuale complesso
architettonico.
Dal 1577 al 1918 la storia di Ari si lega alla famiglia dei Ramignani. Questi, residenti a
Chieti, dove ricoprono la carica di Camerlengo, utilizzano il palazzo di Ari esclusivamente
come residenza estiva data la bellezza del paesaggio circostante su cui essa si affaccia, e la
salubrit del clima. Pertanto, a partire dalla seconda met del 500, vengono intrapresi una
serie di radicali interventi finalizzati a trasformare lantico edificio medievale in palazzo
baronale, di gusto tardo rinascimentale. Nel '700 ormai il palazzo si esteso fino a toccare
la preesistente chiesa madre di San Salvatore, tanto che la Baronessa, in qualit di
proprietaria del palazzo, fa aprire una finestra-tribuna nel muro comune tra le due
costruzioni, per seguire le funzioni religiose direttamente dalle stanze della sua abitazione.
Tra il 1324 ed il 1325, la chiesa era certamente esistente, ma della sua pianta originaria non
conosciamo n dimensioni n esatta ubicazione. A cominciare dagli anni '30 del 700
proprio questo edificio a subire le maggiori trasformazioni passando dalla prima fabbrica,
piuttosto piccola e quindi poco capiente ad accogliere fedeli, ad una seconda di 22x50 palmi
napoletani, per ampliarsi nuovamente negli anni '70 raggiungendo le dimensioni definitive di
33x72 palmi. Infine l'intero complesso raggiunge, tra la seconda
met del '700 e l'inizio dell'800, la sua forma compiuta, grazie all'addizione di un piccolo
corpo, successivamente trasformato in torre merlata, ed alla realizzazione del portale che
chiude definitivamente il cortile.
Alla fine del 700 una nobile famiglia di origini napoletane entra in possesso di parte del
palazzo: la famiglia Nolli. Anche i Nolli, residenti a Roma, utilizzano il palazzo-castello
come residenza estiva, trasformando i loro soggiorni in eventi particolarmente importanti
per la storia di Ari. Infatti, nel primo ventennio del '900, il barone Mario Nolli, la sua nobile
consorte, la baronessa Francie Picton Walow, e lamico DAlessandro, trasformeranno il
paese in un piccolo cenacolo letterario capace di attrarre non solo artisti inglesi, ma
personalit di spicco della letteratura e dellarte italiana. Tra questi, oltre vari pittori inglesi
ed olandesi, che amavano riprodurre su tela i pittoreschi paesaggi a cui il castello faceva da
sfondo, spiccano i nomi di D'Annunzio e Pirandello. Quest'ultimo, probabilmente ospite nel
palazzo, in una sua novella cita sia il paese, sia la cosiddetta "pensione inglese"
descrivendola romanticamente come "un castello in cima al colle".
La capacit attrattiva degli splendidi paesaggi, soprattutto autunnali, che da sempre hanno
richiamato artisti e turisti, viene ben presto colta dalla famiglia Nolli, che utilizza la propriet
come Pensione Anglo Italiana. Purtroppo, durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi
in ritirata minano il campanile della chiesa di San Salvatore che, crollando, distrugge
l'abside e la parte centrale della navata. Negli anni '50, il Genio Civile demolisce i resti della
chiesa e tampona la facciata del palazzo mutilata, mentre il comune sfrutta il vuoto urbano
per ampliare la piazza. Oggi, gli unici ambienti rimasti sulla piazza, testimonianza del
complesso chiesa-palazzo, sono due alte stanze voltate a crociera, adibite un tempo a locali
di servizio dell'edificio sacro e attualmente a locali commerciali; inoltre della chiesa rimane il
muro di fondazione, a cui oggi si addossa la rampa carrabile di accesso alla piazza.
Attualmente il castello si articola in tre corpi di fabbrica, architettonicamente connessi tra
loro ma formalmente diversi, sia nelle altezze che nel disegno delle aperture. Il fronte sul
giardino privato scandito da una sequenza di finestre settecentesche le cui cornici,
allultimo piano, riquadrano aperture a mezzanino.
Il prospetto verso la valle, presenta un ritmo meno regolare delle finestre che denuncia una
maggiore sovrapposizione di epoche costruttive. infatti ancora possibile leggere nella
muratura, la presenza di aperture ad arco poi murate, di tracce della copertura del
trappeto (frantoio) che un tempo si addossava alledificio, di tracce delle finestre ovali di
mezzanino e i resti di una mensola lapidea scolpita. Il palazzo, adibito oggi prevalentemente
a funzione abitativa, in passato ha accolto anche varie attivit economiche; oltre alla
pensione inglese, infatti, da una minuziosa descrizione di met 800 sappiamo che qui era
collocata anche una caldara per la macerazione del mosto, numerose cantine, ed un
frantoio.
Gli aresi, a sostituzione dellantica chiesa, hanno ricostruito la parrocchia del SS. Salvatore
sulla collina posta di fronte allantico centro. Lattuale Chiesa con lannesso campanile
stata terminata nel 1955, eretta con i fondi dei danni di guerra. La sua posizione molto
panoramica, anche grazie allampia scalinata che la precede. La sua struttura basilicale,
con linterno a tre navate e transetto, abside poligonale e soffitto ad ampi cassettoni.
Lesterno, con bella facciata rivolta alla piazza, costituito da una cortina continua di
mattoni. Linterno si presenta ancora spoglio; le uniche opere darte presenti sono i dipinti
dellabside, raffiguranti il mistero pasquale di Cristo morto e risorto, eseguiti dallartista
Grazia Lazzarini nel 1986: opera che per male si inserisce nella struttura architettonica
delledificio; sono da segnalare anche il rosone realizzato dalla Camper di Atri (2005) e,
allesterno, posto sopra il portale della facciata, il bel mosaico di Cristo Pantocratore (2006),
opera di una giovanissima artista locale, Gaia Naccarella. Sono anche notevoli, allinterno le
statue della vecchia chiesa, salvate fortunosamente durante la guerra, in particolare quella
di [Link] Battista, probabilmente opera di bottega napoletana del Settecento; essa
prima era venerata nellantichissima e omonima chiesa, ora scomparsa. Altra statua lignea
degna di nota quella presente nella chiesa della Madonna delle Grazie, risalente forse al
1300, proveniente dalla chiesa distrutta di Turri Marchi (scomparsa assieme allabitato nel
corso del 1500 a causa di una frana). La statua della Madonna con Bimbo fu collocata nella
detta chiesa allinizio del 1700; in pochi anni il culto crebbe moltissimo, sicch si decise di
erigere una nuova chiesa, iniziata nel 1739 e finita dieci anni dopo.
Essa era stata magnificamente decorata con stucchi e pitture, dovuti questi ultimi a Nicol
DArcangelo. La chiesa della Madonna delle Grazie sorge in fondo al viale della parte nuova
del paese; essa menzionata per la prima volta nel 1671, nel resoconto di una visita fatta
dal vescovo del tempo alla Parrocchia di Ari. Tale chiesa rimane intatta, anche se
attualmente le decorazioni sono coperte da diverse mani di vernice. Oltre alla statua antica,
si venerano anche una statua processionale di S. Maria delle Grazie e una di S. Filomena. Da
allora il culto della Madonna delle Grazie si diffuso anche nelle localit limitrofe e la
festa, fissata alla terza domenica di settembre, divenuta la principale del paese. Cento
metri oltre S.M. delle Grazie troviamo il rudere della chiesa di San Giovanni, officiata fino ai
primissimi anni del 1800 e documentata gi nel 1200.
Sempre nel centro storico, possiamo visitare la chiesa di S. Rocco, un piccolo edificio,
probabilmente ottocentesco, collocato in fondo alla valletta che separa il vecchio centro dal
nuovo abitato. Un unico vano rettangolare, con abside, e con volta a botte. Attualmente in
fase di restauro, perch le fondazioni non sono sufficientemente solide e serie crepe si sono
aperte sui muri e sulla volta. La statua che vi si venera unopera lignea di pregevole
fattura, di epoca settecentesca; per tale motivo c da pensare che ledificio attuale sorga su
uno pi antico. A circa 1 km dal centro, lungo la provinciale Ari-Filetto, troviamo la chiesa di
S. Antonio. Essa del 1858 (come documenta una scritta sulla volta), in semplice stile
neoclassico, ad ununica navata con soffitto a volta e abside poligonale; preceduta da un
portico a volta, sulla falsariga della Madonna delle Grazie. Presumibilmente, qui prima cera
unedificio dedicato allo stesso Santo, o a S. Antonio Abate, come riferiscono documenti
antichi.
Allinterno si venerano diverse statue: S. Antonio (opera lignea degli artigiani di Ortisei), S.
Lucia, S. Rocco e una pregevole tela di S. Antonio abate. La festa si celebra la terza
domenica di luglio. Spostandoci in contrada San Pietro troviamo la chiesa di San Michele
Arcangelo; precisamente sorge allincrocio della via per Giuliano con la provinciale Filetto-
Emilio Alessandrini ricordato in numerose lapidi sparse tra piazze, vie, palazzi di giustizia e
impianti sportivi dItalia. Qui ad Ari la Scuola Primaria intitolata al celebre magistrato,
mentre la Scuola dellInfanzia alla memoria dellappuntato dei carabinieri Giovanni
DAlfonso, ucciso nel 1975 in uno scontro a fuoco con le Brigate Rosse.
Proprio per ricordare degnamente questi numerosi caduti, da oltre cinque anni qui ad Ari,
nel periodo estivo, vengono realizzate sculture in pietra della Maiella, intitolate ognuna ad
un personaggio. Le opere sono realizzate dagli allievi dellAccademia delle Belle Arti di
Firenze, provenienti da ogni parte del mondo, e diretti dal Professore Antonio Di Tommaso.
La pietra bianca della Maiella viene resa viva e plastica; da ogni scultura si spande una forza
e un dinamismo silenziosi che invitano a riflettere e a meditare sul vero senso della vita. Le
opere scultoree sono dislocate nellintero paese, tra piazze e larghi, a costituire la valle
della memoria. Tra le varie opere vi sono un bassorilievo che ricorda Emanuela Loi, la
poliziotta perita nella strage di Via D'Amelio a Palermo; la sala consiliare celebra il ricordo
del Commissario di Polizia, Luigi Calabresi e del Funzionario del Sismi, Nicola
Calipari; una grande fontana in marmo di Carrara, ubicata nella principale Piazza cittadina,
ricorda i Caduti di Nassiriya.
Altre opere scultoree presenti sul territorio comunale, addobbate con fiori e luci e con
l'immancabile tricolore nazionale, perpetuano la memoria del: Giudice Guido Galli, Giudice
Rosario Livatino, Giudice Paolo Borsellino, Giudice Antonio Scopelliti, Giudice Giovanni
Falcone, Giudice Rocco Chinnici, Giudice Francesco Coco, Giudice Vittorio Occorsio, Giudice
Cesare Terranova, Giudice Mario Amato, Giudice Francesca Morvillo, Giudice Gian Giacomo
Ciaccio Montalto, Giudice Antonino Saetta, Sindaco di Torino Di Sangro Donato Iezzi, Vice
Brigadiere dei Carabinieri Salvo DAquisto, Maresciallo dei Carabinieri Marino Di Resta,
lultimo Questore di Fiume italiana, Giovanni Palatucci, Maresciallo Maggiore del Corpo degli
Agenti di Custodia della Polizia Penitenziaria Antimo Graziano, Vice Brigadiere della Guardia
di Finanza Domenico Stanisci, Maestra Carmela Ciniglio e i suoi Angeli in Paradiso,
Giornalista Walter Tobagi, Giornalista Carlo Casalegno, Funzionario del Sismi Nicola Calipari,
tutti i Magistrati e i Tutori dell'Ordine.
Il percorso tra questi titani della Memoria si chiude al Castello di Turri dove svetta una croce
lineare e gigantesca, visibile da tutti i paesi limitrofi. Ogni anno in estate, ad Ari, si svolge la
Giornata della Memoria in onore dei Caduti per Servizio alle Istituzioni e alla presenza di
alte Autorit civili e militari, dei familiari delle vittime e di tanta gente comune, vengono
inaugurate le nuove sculture realizzate per l'occasione.
Come nelledizione 2006, celebrata il 22 Luglio, dove sono stati ricordati: i due alpini uccisi
in Afghanistan, il Tenente Manuel Fiorito e il [Link] Luca Polsinelli, ai quali stata dedicata la
Piazza Eroi di Kabul; l'Ispettore di Polizia Emanuele Petri, a cui stata dedicata una
scultura in pietra della Maiella; il giurista del lavoro Marco Biagi, a cui stata dedicata
un'opera scultorea; il [Link] dei Carabinieri Franco Lattanzio, a cui stata dedicata una
ceramica dell'artista abruzzese Giovannina Tasca.
legislazione pensionistica. Fu chiamato a far parte della Corte dei Conti, dove divenne
Presidente di sezione. Suo inoltre fu un progetto nel 1938, che proponeva un riordinamento
del Corpo Sanitario Militare, volto alla specializzazione degli Ufficiali Militari. intitolata a lui
lAula Magna della Scuola Militare di Firenze.
Della stessa famiglia ricordiamo anche Giuseppe Bucciante, noto avvocato appassionato di
arte e cultura, recentemente scomparso, anchegli scrittore. importante sapere che dalla
sua casa passarono famosi letterati ed artisti come Corrado Alvaro e Alberto Savinio, che
nelle loro opere hanno lasciato importanti riferimenti e spunti sulla nostra Ari, come Corrado
Alvaro che usando lo pseudonimo di Professor Giorgi andava errabondo da Chieti a Roma,
per sfuggire alla persecuzione nazi-fascista.
Ancora in piazza, nei pressi del Palazzo Ramignani-Nolli, troviamo il busto di un noto
personaggio storico locale: il Dott. Giuseppe DAlessandro, medico e umanista, che con il
suo operato ha fatto scrivere una importante fetta di storia arese dellinizio del 900. Di
fronte la sua casa cre un ospedale, dove cur migliaia di persone, senza distinguere i ricchi
dai poveri. Fu anche un mecenate e chiam nel suo paese numerose personalit della
cultura del tempo come Pirandello e DAnnunzio. Tra gli altri suoi ospiti importanti citiamo
Francesco Paolo Tosti, Cesare De Titta, Elettra Marconi, C.M. Franzero e Oscar Wilde.
Il famoso palazzo Nolli che si erge dalla piazza, porta il nome del Barone Mario Nolli. Egli,
trasferitosi da Tollo, acquist il palazzo dai Ramignani e vi si insedi con la sua consorte
inglese, trasformando la dimora in una sorta di pensione per artisti dellepoca. Cos a ridosso
del secondo conflitto mondiale il paese brulicava di pittori inglesi che ritraevano il paesaggio
e gli scorci suggestivi di Ari, creando unalone di cultura anglosassone; immaginate oggi che
spettacolo sarebbe trovarsi a contatto con queste personalit.
Un altro personaggio importante legato alla chiesa che non c pi, la parrocchia di S.
Salvatore venuta gi nella seconda guerra mondiale. Era il parroco
Don Beniamino De Felice, curato dal 1916 al 1956. Fu stimato e amato da tutti per la sua
statura morale e spirituale e per il suo fervore nelle iniziative della chiesa. Il Comune gli ha
recentemente dedicato una via del paese.
La tradizione, risalente allinizio del XIX secolo, vuole che i fedeli compissero un
pellegrinaggio a piedi fino al Santuario di Roccamontepiano, il 16 Agosto. Infatti, pare che il
Santo gia malato di peste, abbia dimorato nella grotta rendendo miracolosa lacqua della
sorgente che ancora i devoti vengono a bere.
Ogni anno il pellegrinaggio si ripete con giovani ed anziani, tra preghiere fiaccole e canti.
Dopo una breve sosta nel Santuario, per ascoltare la messa, si passa la giornata in paese a
godersi la festa e a mangiare la porchetta nelle numerose tavolate organizzate. La terza
domenica di Settembre si svolge la festa della Madonna delle Grazie. la festa principale del
paese e si celebra presso la chiesa omonima. estesa anche al sabato precedente e al
luned successivo, questultimo dedicato a S. Filomena, il cui culto dalla prima met del
1800 associato a quello della Vergine. La festa si apre con una messa celebrata alle 5 del
sabato: nonostante lora cos mattutina, pure il rito affollatissimo, con gente che viene a
piedi dalle contrade e anche dai paesi vicini: il momento religiosamente pi intenso della
festa.
La sera del sabato dedicata oltre che alla musica e al ballo in piazza, anche ai piaceri della
gola, in particolare alla porchetta e agli arrosticini. La domenica tradizione ingaggiare una
banda di fama e non sono pochi gli appassionati di tale genere musicale.
Il momento tradizionale pi significativo dato dalla sfilata dei carri; due sono fissi: il carro
dei dolci (di tradizione secolare e con forme fantasiose) e quello dei doni, che vengono
raccolti precedentemente per il paese: sia gli uni che gli altri sono venduti prima della
messa solenne delle 11 e il ricavato viene utilizzato per la festa.
Ad essa si aggiungono altri carri, tutti fantasiosamente addobbati, con altri prodotti che
vengono ugualmente venduti. La sera si porta in processione la statua della Madonna, fra
canti e rosari. La giornata termina, dopo le esibizioni della banda, con un grandioso
spettacolo di fuochi dartificio.
Il luned successivo, la festa di S. Filomena. La festa attesa perch si mangia il meglio:
brodo con pane dorato, bucatini, pollo, le famose "cancellate" e vino cotto. Tutt'oggi la festa
molto sentita e si arricchita sia nell'aspetto religioso che in quello folcloristico. La messa
mattutina, alle cinque del luned mattina allietata dal canto dei pellegrini che provengono
a piedi, da Giuliano Teatino. I ragazzi sfilano per il paese con gli abiti tradizionali di Ari e
portano sulla testa conche di rame piene di grano. La sera della festa, suona un'orchestra e
c' il ballo in piazza.
Questanno si svolta anche una manifestazione ciclistica, il Campionato Provinciale
Amatori. A Turri, nei pressi dei ruderi della vecchia chiesa, ogni 24 Agosto si celebra la festa
di San Bartolomeo. La giornata dedicata anche alla memoria del giudice Rosario Livatino, a
cui stata dedicata una statua raffigurante il santo. La festa inizia allimbrunire, con una
processione che parte dalla chiesa parrocchiale con la statua del Santo e, attraverso percorsi
campestri, arriva fino a Turri, dove viene celebrata la S. Messa. Dopo c la classica festa
popolare, con musica, limmancabile porchetta e unallegra cocomerata.
I mesi di Luglio e Agosto vedono il paese interessato da fermento estivo e da numerosi
momenti di festa, con gli emigrati che rientrano per incontrare i parenti e con i turisti che
arrivano attirati dalle manifestazioni, in questo suggestivo scenario naturale. Oltre alle feste
religiose troviamo quelle cosiddette profane, legate alla degustazione dei prodotti tipici o a
manifestazioni sportive e sociali. Un significativo momento di riflessione storico/sociale la
giornata della memoria dedicata ai caduti, morti nelladempimento dei propri obblighi
morali e istituzionali, gi da alcuni anni un importante punto di riferimento.
Unaltra occasione dincontro la Festa del socio della Cantina. Si svolge ogni anno il primo
sabato di Agosto, ed aperta ai soci. Qui si ha loccasione per riincontrarsi, brindare con
buon vino, e gustare dellottima porchetta. Questanno lamministrazione comunale ha
inaugurato una nuova manifestazione: Luna, Vino e Musica, una Fiera con stand
gastronomici ispirati a vari prodotti come pesce, porchetta e dolci nonch allartigianato
artistico. Si svolta dal 29 al 31 Agosto ed ha coinvolto numerosi visitatori attirati anche da
altre localit. Nella struttura del vecchio municipio vi stata una mostra di attrezzi agricoli
del passato, nonch unaltra mostra di quadri che ha coinvolto due artisti aresi.
tradizionale chitarra condita con sugo di agnello, davvero speciale, oppure il tradizionale
Brodo con il cardone.
Tra i secondi piatti spiccano il coniglio con le patate sotto il coppo, il baccal con le patate, le
pallotte cace e ove, polpette (pallotte) di pane, parmigiano, uova e prezzemolo. Poi
troviamo le rivotiche, le tipiche frittelle fatte di farina ed acqua. Un piatto molto particolare,
dantica tradizione, la papparella. Come dice la parola stessa una pappa, un miscuglio di
verdure di campo: fagioli, peperoni rossi secchi, aglio, peperoncino piccante, con laggiunta
di farina di mais e sarde, s con laggiunta del pesce. Il gusto davvero
particolare, per chi ama le verdure. Altro gustoso prodotto artigianale, notevolmente diffuso
nelle tradizioni di paese, la Porchetta. Gli aresi conoscono bene il vero gusto della ricetta,
che va consumata ancora calda. Ovviamente stiamo parlando di carne di maiale; una
carcassa intera del peso vivo di 80/100 chili, viene pulita e dissossata lasciandogli solo la
testa; poi viene salata ed insaporita con aromi vari. Indispensabili sono il pepe, il rosmarino
e laglio.
I due lembi della carcassa vengono congiunti e cuciti con spago resistente. A questo punto
viene messa in forno a lenta cottura per 5/7 ore, a seconda della grandezza del maiale. Il
territorio arese, per oltre i 2/3 occupato da vigneti, oliveti e frutteti. La sua felice
esposizione, laria pura e salubre favoriscono la produttivit delle coltivazioni. Infatti sin dai
romani, queste colline sono state scelte per la produzione di olio e vino. Le variet di olivo
vanno dal leccino, che ha colore molto scuro e gusto pronunciato di forte personalit, al
Gentile di Chieti, variet autoctona molto ricercata in queste zone; poi troviamo anche la
Dritta, lIntosso e il Frantoio. Le olive raccolte precocemente a mano, vengono poi spremute
a freddo nel frantoio con macine di granito e fatte decantare per garantire la massima
qualit del prodotto, secondo metodi tramandati da generazioni. Cos si ottiene unolio con
ottime caratteristiche organolettiche, ricco di vitamine e idoneo per una dieta equilibrata.
I vitigni, per lo pi Montepulciano e Trebbiano, ma anche Chardonnay, Sauvignon,
Sangiovese e Merlot, campeggiano sul territorio e contribuiscono a vestire le colline con i
loro disegni geometrici che si alternano a boschi, uliveti e frutteti. Per lo pi a capanna, con
interessanti giovani vitigni a filare, i vigneti aresi, estesi per 700 ha, garantiscono una buona
produzione di vino, in gran parte imbottigliato dalla storica Cantina di Ari. Tre sono i pi
comuni: il rosso Montepulciano, che da giovane vivo e robusto e invecchiato
acquista una sontuosa austerit, poi il Cerasuolo, chiaretto rosso ciliegia ottenuto
scremando il rosso durante la fermentazione. Poi c il Trebbiano, bianco asciutto e
armonico, acidulo e ben fruttato, ideale per il pesce.
Tra i dolci frutti della terra, oltre alluva troviamo pesche, nocipesche, albicocche, fichi e
ciliege; alcuni ristoratori preparano con essi gustose marmellate. Soprattutto le ciliege
costituiscono un prelibato corollario al paesaggio arese. Nelle solari giornate tra maggio e
giugno, il colore di questo sfizioso frutto, punteggia le campagne e contribuisce a rendere
questo paese pi dolce e pi amato.
Turri, Ari capoluogo, S. Antonio e S. Pietro, confina a nord con i Comuni di Villamagna e
Miglianico, a Sud con Filetto e Orsogna, a Ovest con Vacri e ad Est con Canosa Sannita e
Giuliano Teatino.
La sua piccola superficie, (circa 11 km q) si sviluppa, tra le vallate del Foro e della Venna,
con caratteri orografici tipici del sub appennino frentano: una fitta serie di colline a
pettine, che dal mare risalgono bruscamente a sud-est, su altitudini di 3 - 400 metri, con
profonde incisioni vallive di torrenti, fortemente stagionali, tributari del vicino fiume Foro.
Queste asperit, sottolineate vivacemente nella toponomastica contadina (Valle Cupa, Fosso
dei Lupi, Coste dellInferno) hanno favorito, forse pi che altrove, la preservazione di larga
parte di macchia mediterranea ed appenninica, contigua, senza soluzione di continuit, alla
vasta area, assai prossima, del Parco Nazionale della Majella. E cos in questo territorio,
quasi immune dalle modificazioni del paesaggio che invece hanno caratterizzato i centri pi
vicini alla costa, troviamo superbi scorci di natura
quasi incontaminata, che ci proiettano in un periodo senza tempo.
Qui, come hanno fatto, e fanno tuttora, molti pittori, scultori, poeti, letterati, facile
accostarsi alla natura e farsi cogliere dallispirazione, per comporre o ritrarre.
La particolare morfologia di queste colline e dei relativi fossi a scarpata, caratterizzata da
terreni argillosi e arenaceo-marnosi, facilmente intaccabili dalle acque, sopra i quali vi un
tetto di conglomerati poligenici (roccia sedimentaria). Queste inusuali e curiose
conformazioni del terreno, visibili chiaramente quando ci inoltriamo a passeggiare a piedi o
in mountain bike a Valle Cupa nei pressi dellex cava o nellarea del Castello di Turri, sono
costituite da frammenti di roccia cementati insieme.
Questi terreni soprattutto in corrispondenza di fossi e torrenti, sono soggetti a frane e
scivolamenti, come purtroppo avvenuto alcuni decenni fa a Valle Cupa, dove, una piccola
parte del paese scivolata gi a valle. Negli scoscesi, dove invece predomina il bosco, il
paesaggio pi protetto da dissesti e gode sicuramente di buona salute.
In questarea dAbruzzo la ricchezza della vegetazione spontanea senza pari; il visitatore
che si trova a percorrere larea di Valle Cupa o la Venna di Moggio soprattutto, ma anche il
Dentalo e Turri Marchi, attraverso le strade interpoderali che sinoltrano nella vegetazione, si
vede circondato dalle verdi chiome dei boschi di crinale che, in alcune parti scendono fin sui
torrenti, inframmezzate da uliveti, frutteti e vigneti. In groppa ad un cavallo queste
emozioni si vivono in maniera particolare, vi consiglio di provarle. Questa anche larea
dove sorge il Parco territoriale dellAnnunziata, nel limitrofo territorio di Orsogna. Istituito
nel 1991 e comprendente un territorio di circa 50 ettari, custodisce un notevole patrimonio
ambientale del tutto comune a quello dei centri vicini come Ari e Filetto, con qualche
eccezione. Qui una fitta rete di corsi dacqua affluenti
della Venna, formano un ingegnoso sistema, che fino ad un recente passato alimentava
diversi mulini, oggi purtroppo in abbandono.
Tra le specie vegetali che compongono questi fitti boschi troviamo come preponderante la
Roverella, quercia termofila (ama i climi caldi) cos chiamata perch di taglia minore
rispetto al Rovere a cui somiglia, anche se non si direbbe perch pu raggiungere anche i 20
metri di altezza, e i due metri di diametro. Poi vi sono il Carpino, lOrniello, e il Leccio,
questultimo molto comune nelle nostre zone. Esso solito insediarsi nelle fessure delle
rocce strapiombanti, e il suo legno molto duro e compatto; i nostri antenati lo utilizzavano
molto grazie al suo elevato potere calorico.
Nelle aree scoperte dal bosco vi sono le specie tipiche della macchia mediterranea come il
Mirto, il Lentisco, nonch il famoso Corbezzolo dalle caratteristiche bacche rosso chiaro, poi
vi sono il Ginepro, il Prugnolo, la Rosa canina e il Sanguinello; pi raramente troviamo la
Ginestra, che punteggia di giallo le pendici del Colle Castellano e della localit Tratturo verso
Giuliano teatino. Lungo i corsi dacqua troviamo in maggioranza Salici in diverse specie,
Ontani, Farnie e alcune suggestive piante acquatiche.
Nei pressi delle acque trovano rifugio Ballerine, Merli e Scriccioli, nonch le Volpi con le loro
curiose tane. Altri mammiferi sicuramente presenti nellambiente rurale sono il Tasso, il
Riccio, mentre tra lavifauna trovano spazio la Poiana, il Picchio verde, la Ghiandaia e la
Gazza, per citarne alcuni. A proposito di acque, al confine tra il nostro territorio e quello di
Filetto vi un interessante bacino artificiale denominato lago azzurro di ben 12.500 mq.
In questo lago realizzato per la pesca sportiva, gli
appassionati possono cimentarsi con Lucci, Persici e Carpe, in unambiente particolarmente
suggestivo e rilassante. Da questo luogo volgendo lo sguardo a sud, in alto, notiamo un
colle fittamente ricoperto di vegetazione, il famoso colle delle 9 camere.
ricordato dagli anziani come luogo di briganti che circa 150 anni fa si nascondevano in
grotte, dette in dialetto Chicurummelle, qui presenti sulle rupi di arenaria compatta, e
scavate probabilmente proprio da loro. Una di queste aperture detta delle 9 camere, con 9
ingressi probabilmente comunicanti tra loro, ha dato il nome allomonima localit di Filetto.
Qui nel 1861 si rifugiava anche Nunziato Mecola detto il Generale, il pi temibile e
conosciuto dei briganti. Altre cavit nellarenaria si trovavano a Valle Cupa, grotte scavate
nei primi del 900 ed utilizzate per nascondervisi durante il secondo conflitto mondiale. Negli
ultimi anni purtroppo sono state oggetto di crolli e quindi non pi visitabili; resta per il
ricordo di quanti hanno passato settimane li dentro, per sfuggire ai bombardamenti.