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Ari Chieti - Storia Del Comune

Il documento ripercorre la storia del comune di Ari dalle origini italiche fino al Novecento. Viene descritta la presenza di insediamenti preromani e la successiva romanizzazione. Viene menzionato il monastero di San Pietro in Campis sorto nel IX secolo. Dal Medioevo in poi Ari fu possesso di vari feudatari e famiglie nobiliari. Nel Novecento divenne meta di artisti e letterati.
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Ari Chieti - Storia Del Comune

Il documento ripercorre la storia del comune di Ari dalle origini italiche fino al Novecento. Viene descritta la presenza di insediamenti preromani e la successiva romanizzazione. Viene menzionato il monastero di San Pietro in Campis sorto nel IX secolo. Dal Medioevo in poi Ari fu possesso di vari feudatari e famiglie nobiliari. Nel Novecento divenne meta di artisti e letterati.
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Storia del comune

Dagli Italici ai Nolli


Sancti Petri in loco qui dicitur Ari
Questarea dAbruzzo, posta ai confini tra le antiche popolazioni italiche dei Frentani e dei
Marrucini, e poco distante dal territorio dei Carricini ad ovest, oltre ad essere tra le meno
investigate dagli archeologi, ha avuto scarse citazioni nelle fonti classiche.
In tale contesto, pertanto, lo studio della toponomastica si pone tra i primi strumenti
dindagine per risalire alla storia remota delle popolazioni ivi stanziatesi. Ad esempio i nomi
dei torrenti Dendalo e Venna accreditano lipotesi di un territorio abitato da tempi
antichissimi, precedenti le invasioni dei popoli indoeuropei.
Il primo infatti, probabile duplicazione in diminutivo di Alento, rimanderebbe alla radice ent
di origine mediterranea. Allo stato attuale della ricerca archeologica ufficiale, scarse sono
le tracce di stanziamenti antichi, costituite da qualche resto di struttura muraria intercettato
nelle campagne circostanti labitato. Dai dintorni del paese proviene una statuetta votiva in
bronzo, trovata in localit Grotte S. Giovanni e donata nel 1935 allAntiquarium Teatinum, da
Desiderato Scenna, insigne studioso di antichit locali. In uno stile definito allepoca della
scoperta arcaico, il bronzetto raffigura un personaggio maschile, vestito con un corto
gonnellino, che reca nella mano destra un piatto. Si tratta di un devoto che, secondo una
consuetudine diffusa almeno dal V secolo a.C. in poi, rappresentava se stesso come
offerente, nellatto cio di rivolgere una preghiera o una richiesta alla divinit portando in
cambio un dono, la ciotola appunto. La statuetta, che rientra in una vasta produzione
caratteristica dei territori italici in epoca preromana e anche nei periodi successivi, per ora
lunica traccia dellesistenza di un luogo di culto, non sappiamo se monumentale o solo una
piccola edicola, non dissimile da quelle con raffigurazioni cristiane che ancora oggi costellano
le nostre campagne, a rassicurazione dei viandanti della presenza tutelare e vigile del
divino.
Il ritrovamento di epigrafi in alfabeto osco fino al primo secolo a.C., rinvenute in aree
limitrofe al territorio, confermano la forte resistenza alla latinizzazione, che trov limpulso
decisivo solo dopo lanno 48 d.C., con il completamento della via claudia valeria - lodierna
tiburtina- in territorio teatino.
Di tale romanizzazione, tracce vistose si colgono in una serie di localit, tutte ai confini di
Ari, indicanti il nome latino del possessore del praedium, Bucchianico, Miglianico, Giuliano.
Lo stesso toponimo Ari, potrebbe secondo alcuni risalire al personale latino Ar(r)ius, tuttavia
sembra preferibile ipotizzare una origine longobarda del nome, dal germanico Aro o Hari.
La prima notizia documentata sullorigine di Ari dellanno 870, quando tra le pertinenze
della abbazia di Montecassino, si ricordava sancti Petri in loco qui dicitur Ari.
La tradizione contadina, ha sempre collegato il nome della contrada S. Pietro e quello di
unantica fonte detta dei monaci, alla presenza di un vecchio convento, localizzato da
alcuni ruderi. Solo verso la met degli anni 80, studi giuridici effettuati dallIstituto di Storia
del Diritto dellUniversit di Teramo su antiche pergamene della diocesi teatina, hanno
permesso, incidentalmente, di confermare leffettiva presenza ad Ari del monastero di San
Pietro in Campis e di tracciarne, in una tesi di laurea, i tratti storici essenziali.
Presumibilmente la storia della piccola comunit di Ari comincia proprio attorno al Convento,
da cui trae sostentamento e protezione. Il cenobio, grazie a numerose donazioni di feudatari
normanni, si andato man mano ingrandendo, raggiungendo tra XI e XII secolo lapice della
sua crescita, con un oratorio, una biblioteca, ed una consistente propriet di chiese, terreni
e mulini nel circondario. Due bolle papali, di Alessandro III (1173) e di Innocenzo III
(1208), che ne ribadiscono lappartenenza alla diocesi teatina, ed una dellimperatore
Lotario, (1137), che ne conferma alcuni privilegi, sono dimostrative della importanza
raggiunta a cavallo del periodo normanno-svevo.

Poi la decadenza e infine il definitivo abbandono della tra il 1400 ed il 1464 con la morte
dellultimo cappellano e lincorporamento alla mensa vescovile di Chieti. Oggi, del Convento,
rimangono pochi resti delle strutture murarie, per lo pi inglobate in costruzioni recenti.
Dal medioevo in poi le notizie di Ari sono tutte di carattere demografico e feudale. Dal XIII
secolo, infatti, vediamo susseguirsi diversi feudatari, da Rinaldo de Aro, Guglielmo Carbone,
Francesco della Torre fino ad arrivare, nel 500, ai Ramignani di Chieti, che, salvo qualche
intermittenza, tennero la terra fino al 1918.
A Turri invece troviamo nel 1600 i Cilinis, poi i Valsecca, lancianesi di origine lombarda, poi i
Frigerio, anchessi lombardi che la conservano fino alla met del settecento, quando passa
agli aquilani Marchi. Dal 1600 larea demaniale piantata a querce veniva utilizzata per il
pascolo dei maiali neri, mentre dalla fine del 1700, che accanto alle colture della vite e
dellolivo, del grano e del fico, compare la coltura del granodindia o granturco, che diventa
una delle rendite predominanti. Invece solo nella met dellottocento verr introdotta la
coltivazione della patata.
Nellottocento gli aresi cominciano ad acquisire i primi diritti sui feudatari, ma in quel
periodo che sorgono anche diatribe tra Ari e Turri, per futili motivi. Il paese in fermento e
gli eventi esterni spesso agiscono da deterrente per scatenare tumulti. Il paese risponde
unanime al plebiscito sullannessione delle tre province napoletane allItalia unita, del 1860,
e per si affianca in massa ai briganti, primo fra questi Nunziato Mecola di Arielli, per
mettere a ferro e fuoco le case dei signorotti del paese. C uno strano mix di sentimenti
monarchici e rivalsa contro i potenti, che anima quegli anni.
Nel novecento note personalit della cultura trasformano il paese in una sorta di cenacolo
artistico e letterario. Ad esempio il barone Mario Nolli e consorte, trasformano il palazzo in
una sorta di pensione anglo-italiana, invitando noti pittori inglesi dellepoca. Il Dottor
Giuseppe DAlessandro, ospit nella sua casa personalit come Gabriele DAnnunzio e
Pirandello. La seconda guerra mondiale rappresenta un
tragico momento per Ari, che con il crollo della chiesa madre di San Salvatore e con la
distruzione anche di tutto larchivio parrocchiale ivi custodito, vede sparire una fetta
importante della sua storia.

Dal Castrum alle Chiese rurali


...un castello in cima al colle
Tra il VII e l'VIII secolo assistiamo, anche in Abruzzo, alla fondazione di innumerevoli centri
in posizioni pi sicure e lontane dalle principali vie di comunicazione. Questo ci che
accade ad Ari che, adattandosi alle caratteristiche morfologiche del colle su cui sorge, si
sviluppa secondo una tipologia abbastanza ricorrente nel Medioevo: una formazione urbana
lineare, costituita da unedilizia minore, ancora ben conservata nella sua struttura originaria,
la cui spina dorsale il corso Galilei che si snoda fin sulla sommit del crinale sfociando
nella piazza; su entrambi i lati del corso si aprono strettissimi vicoli con scorci suggestivi.
Per proteggere il versante sud-est del centro storico, da frane e smottamenti, allinizio del
secolo fu realizzato il suggestivo muraglione, che cinge tutto il perimetro sud dellabitato.
Sulla piazza, fino a tempi recenti, si affacciavano gli edifici pi rappresentativi del nucleo
urbano: il palazzo-"castello" e la chiesa parrocchiale (oggi non pi esistente). Non essendoci
tracce di antiche mura difensive o di torri di avvistamento pare azzardata la definizione di
castello in senso stretto.
La torre che affianca il portale di accesso al cortile, fu realizzata solo nel 1700 e
successivamente soprelevata e coronata dagli attuali merli. Dunque ledificio, mostra pi
verosimilmente i caratteri di palazzo nobiliare, che di castello difensivo.
Inoltre, l'originaria dedicazione della chiesa parrocchiale al Salvatore, ci lascia supporre che
il primo nucleo urbano si form o si consolid sotto la dominazione Longobarda, anche se il

pi antico documento pergamenaceo che ci informa dell'esistenza di Ari risale al 1120, anno
in cui il castello venne donato al vescovo Gerardo di Chieti.
Per quanto riguarda il nucleo originario del palazzo, dalla lettura delle tecniche costruttive
utilizzate possibile ipotizzare che i resti di un originario castello siano in parte inglobati
nel blocco centrale, allinterno del cortile. Questo infatti, nel piano seminterrato, costituito
da un sistema di volte a crociera, testimonianza di un'epoca costruttiva tardo medievale.
A partire dal XVI secolo nel "castello" si avvicendano alcune famiglie facoltose abruzzesi
come i De Vega, i De Palma, i Carafa, che ampliando il primitivo nucleo, danno origine a
quel processo di aggregazione di corpi che contribuir alla formazione dellattuale complesso
architettonico.
Dal 1577 al 1918 la storia di Ari si lega alla famiglia dei Ramignani. Questi, residenti a
Chieti, dove ricoprono la carica di Camerlengo, utilizzano il palazzo di Ari esclusivamente
come residenza estiva data la bellezza del paesaggio circostante su cui essa si affaccia, e la
salubrit del clima. Pertanto, a partire dalla seconda met del 500, vengono intrapresi una
serie di radicali interventi finalizzati a trasformare lantico edificio medievale in palazzo
baronale, di gusto tardo rinascimentale. Nel '700 ormai il palazzo si esteso fino a toccare
la preesistente chiesa madre di San Salvatore, tanto che la Baronessa, in qualit di
proprietaria del palazzo, fa aprire una finestra-tribuna nel muro comune tra le due
costruzioni, per seguire le funzioni religiose direttamente dalle stanze della sua abitazione.
Tra il 1324 ed il 1325, la chiesa era certamente esistente, ma della sua pianta originaria non
conosciamo n dimensioni n esatta ubicazione. A cominciare dagli anni '30 del 700
proprio questo edificio a subire le maggiori trasformazioni passando dalla prima fabbrica,
piuttosto piccola e quindi poco capiente ad accogliere fedeli, ad una seconda di 22x50 palmi
napoletani, per ampliarsi nuovamente negli anni '70 raggiungendo le dimensioni definitive di
33x72 palmi. Infine l'intero complesso raggiunge, tra la seconda
met del '700 e l'inizio dell'800, la sua forma compiuta, grazie all'addizione di un piccolo
corpo, successivamente trasformato in torre merlata, ed alla realizzazione del portale che
chiude definitivamente il cortile.
Alla fine del 700 una nobile famiglia di origini napoletane entra in possesso di parte del
palazzo: la famiglia Nolli. Anche i Nolli, residenti a Roma, utilizzano il palazzo-castello
come residenza estiva, trasformando i loro soggiorni in eventi particolarmente importanti
per la storia di Ari. Infatti, nel primo ventennio del '900, il barone Mario Nolli, la sua nobile
consorte, la baronessa Francie Picton Walow, e lamico DAlessandro, trasformeranno il
paese in un piccolo cenacolo letterario capace di attrarre non solo artisti inglesi, ma
personalit di spicco della letteratura e dellarte italiana. Tra questi, oltre vari pittori inglesi
ed olandesi, che amavano riprodurre su tela i pittoreschi paesaggi a cui il castello faceva da
sfondo, spiccano i nomi di D'Annunzio e Pirandello. Quest'ultimo, probabilmente ospite nel
palazzo, in una sua novella cita sia il paese, sia la cosiddetta "pensione inglese"
descrivendola romanticamente come "un castello in cima al colle".
La capacit attrattiva degli splendidi paesaggi, soprattutto autunnali, che da sempre hanno
richiamato artisti e turisti, viene ben presto colta dalla famiglia Nolli, che utilizza la propriet
come Pensione Anglo Italiana. Purtroppo, durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi
in ritirata minano il campanile della chiesa di San Salvatore che, crollando, distrugge
l'abside e la parte centrale della navata. Negli anni '50, il Genio Civile demolisce i resti della
chiesa e tampona la facciata del palazzo mutilata, mentre il comune sfrutta il vuoto urbano
per ampliare la piazza. Oggi, gli unici ambienti rimasti sulla piazza, testimonianza del
complesso chiesa-palazzo, sono due alte stanze voltate a crociera, adibite un tempo a locali
di servizio dell'edificio sacro e attualmente a locali commerciali; inoltre della chiesa rimane il
muro di fondazione, a cui oggi si addossa la rampa carrabile di accesso alla piazza.
Attualmente il castello si articola in tre corpi di fabbrica, architettonicamente connessi tra
loro ma formalmente diversi, sia nelle altezze che nel disegno delle aperture. Il fronte sul
giardino privato scandito da una sequenza di finestre settecentesche le cui cornici,
allultimo piano, riquadrano aperture a mezzanino.

Il prospetto verso la valle, presenta un ritmo meno regolare delle finestre che denuncia una
maggiore sovrapposizione di epoche costruttive. infatti ancora possibile leggere nella
muratura, la presenza di aperture ad arco poi murate, di tracce della copertura del
trappeto (frantoio) che un tempo si addossava alledificio, di tracce delle finestre ovali di
mezzanino e i resti di una mensola lapidea scolpita. Il palazzo, adibito oggi prevalentemente
a funzione abitativa, in passato ha accolto anche varie attivit economiche; oltre alla
pensione inglese, infatti, da una minuziosa descrizione di met 800 sappiamo che qui era
collocata anche una caldara per la macerazione del mosto, numerose cantine, ed un
frantoio.
Gli aresi, a sostituzione dellantica chiesa, hanno ricostruito la parrocchia del SS. Salvatore
sulla collina posta di fronte allantico centro. Lattuale Chiesa con lannesso campanile
stata terminata nel 1955, eretta con i fondi dei danni di guerra. La sua posizione molto
panoramica, anche grazie allampia scalinata che la precede. La sua struttura basilicale,
con linterno a tre navate e transetto, abside poligonale e soffitto ad ampi cassettoni.
Lesterno, con bella facciata rivolta alla piazza, costituito da una cortina continua di
mattoni. Linterno si presenta ancora spoglio; le uniche opere darte presenti sono i dipinti
dellabside, raffiguranti il mistero pasquale di Cristo morto e risorto, eseguiti dallartista
Grazia Lazzarini nel 1986: opera che per male si inserisce nella struttura architettonica
delledificio; sono da segnalare anche il rosone realizzato dalla Camper di Atri (2005) e,
allesterno, posto sopra il portale della facciata, il bel mosaico di Cristo Pantocratore (2006),
opera di una giovanissima artista locale, Gaia Naccarella. Sono anche notevoli, allinterno le
statue della vecchia chiesa, salvate fortunosamente durante la guerra, in particolare quella
di [Link] Battista, probabilmente opera di bottega napoletana del Settecento; essa
prima era venerata nellantichissima e omonima chiesa, ora scomparsa. Altra statua lignea
degna di nota quella presente nella chiesa della Madonna delle Grazie, risalente forse al
1300, proveniente dalla chiesa distrutta di Turri Marchi (scomparsa assieme allabitato nel
corso del 1500 a causa di una frana). La statua della Madonna con Bimbo fu collocata nella
detta chiesa allinizio del 1700; in pochi anni il culto crebbe moltissimo, sicch si decise di
erigere una nuova chiesa, iniziata nel 1739 e finita dieci anni dopo.
Essa era stata magnificamente decorata con stucchi e pitture, dovuti questi ultimi a Nicol
DArcangelo. La chiesa della Madonna delle Grazie sorge in fondo al viale della parte nuova
del paese; essa menzionata per la prima volta nel 1671, nel resoconto di una visita fatta
dal vescovo del tempo alla Parrocchia di Ari. Tale chiesa rimane intatta, anche se
attualmente le decorazioni sono coperte da diverse mani di vernice. Oltre alla statua antica,
si venerano anche una statua processionale di S. Maria delle Grazie e una di S. Filomena. Da
allora il culto della Madonna delle Grazie si diffuso anche nelle localit limitrofe e la
festa, fissata alla terza domenica di settembre, divenuta la principale del paese. Cento
metri oltre S.M. delle Grazie troviamo il rudere della chiesa di San Giovanni, officiata fino ai
primissimi anni del 1800 e documentata gi nel 1200.
Sempre nel centro storico, possiamo visitare la chiesa di S. Rocco, un piccolo edificio,
probabilmente ottocentesco, collocato in fondo alla valletta che separa il vecchio centro dal
nuovo abitato. Un unico vano rettangolare, con abside, e con volta a botte. Attualmente in
fase di restauro, perch le fondazioni non sono sufficientemente solide e serie crepe si sono
aperte sui muri e sulla volta. La statua che vi si venera unopera lignea di pregevole
fattura, di epoca settecentesca; per tale motivo c da pensare che ledificio attuale sorga su
uno pi antico. A circa 1 km dal centro, lungo la provinciale Ari-Filetto, troviamo la chiesa di
S. Antonio. Essa del 1858 (come documenta una scritta sulla volta), in semplice stile
neoclassico, ad ununica navata con soffitto a volta e abside poligonale; preceduta da un
portico a volta, sulla falsariga della Madonna delle Grazie. Presumibilmente, qui prima cera
unedificio dedicato allo stesso Santo, o a S. Antonio Abate, come riferiscono documenti
antichi.
Allinterno si venerano diverse statue: S. Antonio (opera lignea degli artigiani di Ortisei), S.
Lucia, S. Rocco e una pregevole tela di S. Antonio abate. La festa si celebra la terza
domenica di luglio. Spostandoci in contrada San Pietro troviamo la chiesa di San Michele
Arcangelo; precisamente sorge allincrocio della via per Giuliano con la provinciale Filetto-

Miglianico; l il popolo di Ari andava incontro ai pellegrini che ritornavano, a piedi, da S.


Nicola di Bari. La scelta caduta sul santo Arcangelo perch i pellegrini aresi spesso
raggiungevano anche il celebre Santuario garganico.
La costruzione stata voluta, alla fine degli anni 30 del secolo scorso, dagli abitanti della
contrada, allora poverissimi, ed stata inaugurata nel 1939. Le pietre necessarie per la
costruzione sono state raccolte dalle donne nei campi e trasportate con i carri agricoli fino al
cantiere della chiesa, che venuta su con il lavoro gratuito della gente. La costruzione, di
ridotte dimensioni, ad ununica navata, con volta a botte e abside rotonda. La statua una
imitazione in cartapesta del celebre dipinto di Carlo Dolci, venerato in S. Pietro. La festa si
celebra l8 maggio.
Sempre in contrada S. Pietro si trovano tracce della chiesa di S. Pietro in Campis: chiesa
dellomonimo monastero benedettino, che stata abbattuta nel corso del 1700 perch
pericolante. Oggi le sue fondazioni giacciono sotto larea comune dellabitato. Sar, invece,
prossimamente ricostruita ledicola di S. Francesco da Paola, eretta negli anni 30 e
abbandonata negli anni 70. Un piccolo gioiello architettonico, invece la chiesa di S. Maria
della Misericordia posta, quasi per misericordia sulla sommit di un dirupo
creatosi per una frana avvenuta nel 1940, che ha miracolosamente risparmiato la chiesetta.
Limpianto ottagonale, sormontato da un cupolino.
La chiesa documentata nel 1661, assieme alla presenza di un eremita, che facilmente
promosse la costruzione stessa. Sullaltare collocata una tela di S. Maria della Misericordia,
opera anonima ottocentesca; vi si venera anche una statua processionale, di origine
recente. La festa ricorre il marted dopo Pasqua. Sempre in contrada S. Maria, fu edificata S.
Maria in Frasconara chiesa dellomonimo monastero femminile; ma scomparsa dopo il
1500.
La cappella della Madonna delle Grazie, in contrada Pianagrande stata voluta, nel 2004,
dagli abitanti della contrada, eretta a loro spese e con il contributo del Comune. Ledificio,
poco pi che unedicola, stato costruito su disegno, di un giovanissimo architetto locale,
Gianluca Conte.
Limmagine venerata un dipinto su ceramica invetriata, opera di una bottega di Rapino. La
festa si celebra il 2 luglio ricordando Mario Amato, vittima del terrorismo nero.
I documenti storici a noi pervenuti ci parlano di altre chiese presenti nel territorio di Ari
come quella di S. Bartolomeo, in contrada Turri, non pi officiata dal 1500 e lentamente
decaduta fino alla sua scomparsa; della chiesa di S. Giovanni Battista, di cui rimane un
rudere in Contrada S. Antonio e della chiesa di S. Agostino, la cui ubicazione rimane finora
sconosciuta.

Il Paese della Memoria


Ogni anno la "Giornata della Memoria" in onore dei Caduti
In questo lembo dAbruzzo cos tranquillo e lontano dal caos metropolitano, basta affacciarsi
e guardare il paesaggio, per farsi cogliere da suggestioni e ricordi. I ricordi sono quelli del
passato, belli o brutti che siano, della memoria appunto.
Ari vuole essere cos il paese della memoria per la sua vocazione a non dimenticare il
passato, e soprattutto il sacrificio e lesempio di tanti magistrati, tutori dellordine e semplici
cittadini, tragicamente caduti nelladempimento dei propri doveri morali e istituzionali.
Proprio con questa motivazione, qui in paese stata costituita prima una Fondazione nel
2002, voluta dal Prof. Giovanni Conso e da amici e colleghi di Emilio Alessandrini, e poi una
Associazione culturale nel 2005, intitolate entrambe ad Emilio Alessandrini, illustre
magistrato pescarese, ucciso dal terrorismo nel 1979 a Milano. Le finalit di entrambe sono
quelle di perpetuare la memoria e gli insegnamenti tramandati dal magistrato e da tutti
coloro che hanno dato la propria vita in difesa della legalit e della giustizia.

Emilio Alessandrini ricordato in numerose lapidi sparse tra piazze, vie, palazzi di giustizia e
impianti sportivi dItalia. Qui ad Ari la Scuola Primaria intitolata al celebre magistrato,
mentre la Scuola dellInfanzia alla memoria dellappuntato dei carabinieri Giovanni
DAlfonso, ucciso nel 1975 in uno scontro a fuoco con le Brigate Rosse.
Proprio per ricordare degnamente questi numerosi caduti, da oltre cinque anni qui ad Ari,
nel periodo estivo, vengono realizzate sculture in pietra della Maiella, intitolate ognuna ad
un personaggio. Le opere sono realizzate dagli allievi dellAccademia delle Belle Arti di
Firenze, provenienti da ogni parte del mondo, e diretti dal Professore Antonio Di Tommaso.
La pietra bianca della Maiella viene resa viva e plastica; da ogni scultura si spande una forza
e un dinamismo silenziosi che invitano a riflettere e a meditare sul vero senso della vita. Le
opere scultoree sono dislocate nellintero paese, tra piazze e larghi, a costituire la valle
della memoria. Tra le varie opere vi sono un bassorilievo che ricorda Emanuela Loi, la
poliziotta perita nella strage di Via D'Amelio a Palermo; la sala consiliare celebra il ricordo
del Commissario di Polizia, Luigi Calabresi e del Funzionario del Sismi, Nicola
Calipari; una grande fontana in marmo di Carrara, ubicata nella principale Piazza cittadina,
ricorda i Caduti di Nassiriya.
Altre opere scultoree presenti sul territorio comunale, addobbate con fiori e luci e con
l'immancabile tricolore nazionale, perpetuano la memoria del: Giudice Guido Galli, Giudice
Rosario Livatino, Giudice Paolo Borsellino, Giudice Antonio Scopelliti, Giudice Giovanni
Falcone, Giudice Rocco Chinnici, Giudice Francesco Coco, Giudice Vittorio Occorsio, Giudice
Cesare Terranova, Giudice Mario Amato, Giudice Francesca Morvillo, Giudice Gian Giacomo
Ciaccio Montalto, Giudice Antonino Saetta, Sindaco di Torino Di Sangro Donato Iezzi, Vice
Brigadiere dei Carabinieri Salvo DAquisto, Maresciallo dei Carabinieri Marino Di Resta,
lultimo Questore di Fiume italiana, Giovanni Palatucci, Maresciallo Maggiore del Corpo degli
Agenti di Custodia della Polizia Penitenziaria Antimo Graziano, Vice Brigadiere della Guardia
di Finanza Domenico Stanisci, Maestra Carmela Ciniglio e i suoi Angeli in Paradiso,
Giornalista Walter Tobagi, Giornalista Carlo Casalegno, Funzionario del Sismi Nicola Calipari,
tutti i Magistrati e i Tutori dell'Ordine.
Il percorso tra questi titani della Memoria si chiude al Castello di Turri dove svetta una croce
lineare e gigantesca, visibile da tutti i paesi limitrofi. Ogni anno in estate, ad Ari, si svolge la
Giornata della Memoria in onore dei Caduti per Servizio alle Istituzioni e alla presenza di
alte Autorit civili e militari, dei familiari delle vittime e di tanta gente comune, vengono
inaugurate le nuove sculture realizzate per l'occasione.
Come nelledizione 2006, celebrata il 22 Luglio, dove sono stati ricordati: i due alpini uccisi
in Afghanistan, il Tenente Manuel Fiorito e il [Link] Luca Polsinelli, ai quali stata dedicata la
Piazza Eroi di Kabul; l'Ispettore di Polizia Emanuele Petri, a cui stata dedicata una
scultura in pietra della Maiella; il giurista del lavoro Marco Biagi, a cui stata dedicata
un'opera scultorea; il [Link] dei Carabinieri Franco Lattanzio, a cui stata dedicata una
ceramica dell'artista abruzzese Giovannina Tasca.

Gli Illustri Mecenati


Il dott. DAlessandro cur migliaia di persone, senza distinguere i ricchi dai
poveri
Lattuale cuore di Ari, la piazza Bucciante, oltre ad essere il luogo dincontro per eccellenza,
anche il luogo in cui troviamo numerosi spunti e assonanze con la storia e i personaggi di
questo paese, a partire proprio da Bucciante, il Generale Alfredo, a cui intitolata la piazza.
Illustre personaggio a cavallo tra 800 e 900, egli fu soldato, medico e studioso; ebbe la
medaglia dargento al valor militare nel 1911-12 nella guerra di Libia, poi divenne capo
dellufficio Ordinamento del Servizio Sanitario dellEsercito nella guerra 1915-1918. Nel
1936 il Generale assunse la presidenza del Collegio Medico Legale, riversando la sua
esperienza nei problemi attinenti allassistenza dei militari minorati e alla relativa

legislazione pensionistica. Fu chiamato a far parte della Corte dei Conti, dove divenne
Presidente di sezione. Suo inoltre fu un progetto nel 1938, che proponeva un riordinamento
del Corpo Sanitario Militare, volto alla specializzazione degli Ufficiali Militari. intitolata a lui
lAula Magna della Scuola Militare di Firenze.
Della stessa famiglia ricordiamo anche Giuseppe Bucciante, noto avvocato appassionato di
arte e cultura, recentemente scomparso, anchegli scrittore. importante sapere che dalla
sua casa passarono famosi letterati ed artisti come Corrado Alvaro e Alberto Savinio, che
nelle loro opere hanno lasciato importanti riferimenti e spunti sulla nostra Ari, come Corrado
Alvaro che usando lo pseudonimo di Professor Giorgi andava errabondo da Chieti a Roma,
per sfuggire alla persecuzione nazi-fascista.
Ancora in piazza, nei pressi del Palazzo Ramignani-Nolli, troviamo il busto di un noto
personaggio storico locale: il Dott. Giuseppe DAlessandro, medico e umanista, che con il
suo operato ha fatto scrivere una importante fetta di storia arese dellinizio del 900. Di
fronte la sua casa cre un ospedale, dove cur migliaia di persone, senza distinguere i ricchi
dai poveri. Fu anche un mecenate e chiam nel suo paese numerose personalit della
cultura del tempo come Pirandello e DAnnunzio. Tra gli altri suoi ospiti importanti citiamo
Francesco Paolo Tosti, Cesare De Titta, Elettra Marconi, C.M. Franzero e Oscar Wilde.
Il famoso palazzo Nolli che si erge dalla piazza, porta il nome del Barone Mario Nolli. Egli,
trasferitosi da Tollo, acquist il palazzo dai Ramignani e vi si insedi con la sua consorte
inglese, trasformando la dimora in una sorta di pensione per artisti dellepoca. Cos a ridosso
del secondo conflitto mondiale il paese brulicava di pittori inglesi che ritraevano il paesaggio
e gli scorci suggestivi di Ari, creando unalone di cultura anglosassone; immaginate oggi che
spettacolo sarebbe trovarsi a contatto con queste personalit.
Un altro personaggio importante legato alla chiesa che non c pi, la parrocchia di S.
Salvatore venuta gi nella seconda guerra mondiale. Era il parroco
Don Beniamino De Felice, curato dal 1916 al 1956. Fu stimato e amato da tutti per la sua
statura morale e spirituale e per il suo fervore nelle iniziative della chiesa. Il Comune gli ha
recentemente dedicato una via del paese.

Tra Antiche Feste e Atavici Riti


I valori della solidariet e della coesione sociale
Una caratteristica curiosa che interessa levento che la novena viene celebrata non prima,
ma dopo la festa. Al mattino c la messa nella chiesetta, alla fine della quale si prende la
statua della Madonna e si porta in processione fino alla chiesa principale.
Interessanti e degne di nota sono le spighe di grano che vengono benedette, e che i fedeli
poi portano a casa come auspicio di un buon raccolto.
La festa di San Michele Arcangelo, si celebra l8 maggio presso la chiesa omonima in localit
S. Pietro; essa richiama, oltre agli abitanti della vasta zona, anche quelli di Filetto e
soprattutto della vicina Giuliano Teatino. Vi sono i riti religiosi con novena, messe e
processione; intrattenimento con orchestra la sera della vigilia e della festa, fuochi dartificio
e giochi per bambini e ragazzi il pomeriggio della festa. La festa ha riti antichi e di
larghissima partecipazione. Le famiglie del posto invitano parenti ed amici e preparano, oggi
come allora, pranzi abbondanti e gustosi.
La festa di SantAntonio da Padova celebrata presso la chiesa della contrada omonima non
il 13 giugno, come di consuetudine, ma la terza domenica di luglio, forse per avere pi
agio per raccogliere la tassa, che, fino a qualche decennio fa, consisteva soprattutto nel
grano. la classica festa di paese con banda, orchestra, e fuochi dartificio.
Il culto per San Rocco, protettore dei malati e dispensatore di grazie, era molto sentito qui
in paese, come in molti altri centri ai piedi della Majella.

La tradizione, risalente allinizio del XIX secolo, vuole che i fedeli compissero un
pellegrinaggio a piedi fino al Santuario di Roccamontepiano, il 16 Agosto. Infatti, pare che il
Santo gia malato di peste, abbia dimorato nella grotta rendendo miracolosa lacqua della
sorgente che ancora i devoti vengono a bere.
Ogni anno il pellegrinaggio si ripete con giovani ed anziani, tra preghiere fiaccole e canti.
Dopo una breve sosta nel Santuario, per ascoltare la messa, si passa la giornata in paese a
godersi la festa e a mangiare la porchetta nelle numerose tavolate organizzate. La terza
domenica di Settembre si svolge la festa della Madonna delle Grazie. la festa principale del
paese e si celebra presso la chiesa omonima. estesa anche al sabato precedente e al
luned successivo, questultimo dedicato a S. Filomena, il cui culto dalla prima met del
1800 associato a quello della Vergine. La festa si apre con una messa celebrata alle 5 del
sabato: nonostante lora cos mattutina, pure il rito affollatissimo, con gente che viene a
piedi dalle contrade e anche dai paesi vicini: il momento religiosamente pi intenso della
festa.
La sera del sabato dedicata oltre che alla musica e al ballo in piazza, anche ai piaceri della
gola, in particolare alla porchetta e agli arrosticini. La domenica tradizione ingaggiare una
banda di fama e non sono pochi gli appassionati di tale genere musicale.
Il momento tradizionale pi significativo dato dalla sfilata dei carri; due sono fissi: il carro
dei dolci (di tradizione secolare e con forme fantasiose) e quello dei doni, che vengono
raccolti precedentemente per il paese: sia gli uni che gli altri sono venduti prima della
messa solenne delle 11 e il ricavato viene utilizzato per la festa.
Ad essa si aggiungono altri carri, tutti fantasiosamente addobbati, con altri prodotti che
vengono ugualmente venduti. La sera si porta in processione la statua della Madonna, fra
canti e rosari. La giornata termina, dopo le esibizioni della banda, con un grandioso
spettacolo di fuochi dartificio.
Il luned successivo, la festa di S. Filomena. La festa attesa perch si mangia il meglio:
brodo con pane dorato, bucatini, pollo, le famose "cancellate" e vino cotto. Tutt'oggi la festa
molto sentita e si arricchita sia nell'aspetto religioso che in quello folcloristico. La messa
mattutina, alle cinque del luned mattina allietata dal canto dei pellegrini che provengono
a piedi, da Giuliano Teatino. I ragazzi sfilano per il paese con gli abiti tradizionali di Ari e
portano sulla testa conche di rame piene di grano. La sera della festa, suona un'orchestra e
c' il ballo in piazza.
Questanno si svolta anche una manifestazione ciclistica, il Campionato Provinciale
Amatori. A Turri, nei pressi dei ruderi della vecchia chiesa, ogni 24 Agosto si celebra la festa
di San Bartolomeo. La giornata dedicata anche alla memoria del giudice Rosario Livatino, a
cui stata dedicata una statua raffigurante il santo. La festa inizia allimbrunire, con una
processione che parte dalla chiesa parrocchiale con la statua del Santo e, attraverso percorsi
campestri, arriva fino a Turri, dove viene celebrata la S. Messa. Dopo c la classica festa
popolare, con musica, limmancabile porchetta e unallegra cocomerata.
I mesi di Luglio e Agosto vedono il paese interessato da fermento estivo e da numerosi
momenti di festa, con gli emigrati che rientrano per incontrare i parenti e con i turisti che
arrivano attirati dalle manifestazioni, in questo suggestivo scenario naturale. Oltre alle feste
religiose troviamo quelle cosiddette profane, legate alla degustazione dei prodotti tipici o a
manifestazioni sportive e sociali. Un significativo momento di riflessione storico/sociale la
giornata della memoria dedicata ai caduti, morti nelladempimento dei propri obblighi
morali e istituzionali, gi da alcuni anni un importante punto di riferimento.
Unaltra occasione dincontro la Festa del socio della Cantina. Si svolge ogni anno il primo
sabato di Agosto, ed aperta ai soci. Qui si ha loccasione per riincontrarsi, brindare con
buon vino, e gustare dellottima porchetta. Questanno lamministrazione comunale ha
inaugurato una nuova manifestazione: Luna, Vino e Musica, una Fiera con stand
gastronomici ispirati a vari prodotti come pesce, porchetta e dolci nonch allartigianato
artistico. Si svolta dal 29 al 31 Agosto ed ha coinvolto numerosi visitatori attirati anche da
altre localit. Nella struttura del vecchio municipio vi stata una mostra di attrezzi agricoli

del passato, nonch unaltra mostra di quadri che ha coinvolto due artisti aresi.

Dal Ferro Battuto al Giunco Intrecciato


La transumanza come sviluppo artigianale
La generosa disposizione geografica del territorio arese, per lo pi digradante verso sud e la
vicinanza al tratturo magno lAquila-Foggia, fu per i suoi abitanti, nel periodo medievale,
motivo di sviluppo economico. Proprio lungo un tratturello secondario che collegava Filetto a
Giuliano, sorse il Monastero di S. Pietro in Campis. Limportanza della transumanza
sulleconomia nota; gi dal periodo romano queste autostrade derba venivano
attraversate da molti pastori con i loro armenti, e con esse erano sorte diverse attivit
artigianali collaterali, dal tessitore, al falegname, al fabbro ferraio, allo scalpellino e al
ceramista.
Grazie ai benedettini del convento di S. Pietro leconomia locale riprese vigore, con un
sistema integrato capace di sopperire autonomamente alla mancanza di strutture
economiche e produttive.
Tra il XII e il XVI secolo la produzione di lana nella nostra regione raggiunse il top in Europa.
La tessitura si svilupp molto e fu presente fino a pochi decenni fa, per uso familiare, in
tanti comuni dAbruzzo. Gli oggetti in legno inciso ed intagliato costituiscono alcuni dei pi
interessanti reperti della cultura pastorale; anche i mobili rustici, culle, tavoli, sedie e
panche, che ancora si producono ad Ari, derivano da quella cultura. Oggi in paese troviamo
anche abili restauratori di mobili antichi.
Diffuso nella cultura arese era lintreccio di giunchi e vimini per la produzione di cesti per il
lavoro dei campi e sedie impagliate. Ancora oggi qualche artigiano si diletta in queste
attivit. Dal maniscalco che ferrava cavalli e asini, il fabbro ferraio oggi si trasformato in
artista che produce cancelli ed oggetti vari, ancora con forgia e martello. Unaltro mestiere
nature, che viene ancora praticato qui ad Ari a livello amatoriale, quello dellapicoltore.
Con la riscoperta della natura e dei suoi benefici, il consumo di miele sta tornando in auge.
Nel nostro paese, con una diffusa dislocazione di arnie nel territorio, si possono gustare
mieli puri di varie essenze.

Tra Tarallucci e Vino


Una cucina umile ed agreste
In questo territorio fortemente vocato allagricoltura, con uno stretto legame tra i prodotti
naturali e la sua gente, la cucina risulta umile ed agreste. Vengono impiegati ingredienti
naturali per ricette che hanno unorigine anche molto antica, e spesso conservano significati
simbolici e religiosi. Durante la principale festa del paese, la Madonna delle Grazie, molte
donne aresi nonch i ristoratori, sono impegnati nella preparazione di piatti della tradizione
a cominciare dal Brodo con pane dorato che
consiste in un brodo di gallina in cui viene versato del pane secco tagliato a quadratini;
questo precedentemente bagnato nelluovo viene poi passato in padella. Ha un sapore
davvero insolito, provare per credere.
Poi troviamo i bucatini conditi con sugo di agnello, del pollo arrostito o cotto sotto il coppo,
per finire con le cancellate e il vino cotto (accoppiata tipica delle colline teatine).
Durante la festa i carri devozionali per la madonna sono addobbati di dolci, che vanno
acquistati per contribuire alla riuscita della manifestazione; tra questi spiccano i tarallucci
della Madonna, tipico dolce della tradizione arese, fatto di farina, zucchero, latte, lievito e
vanillina. Nei ristoranti locali potrete gustare diverse specialit tipiche di questarea
dAbruzzo, tra i primi piatti troviamo le sagne, condite con sugo di fagioli o ceci e la

tradizionale chitarra condita con sugo di agnello, davvero speciale, oppure il tradizionale
Brodo con il cardone.
Tra i secondi piatti spiccano il coniglio con le patate sotto il coppo, il baccal con le patate, le
pallotte cace e ove, polpette (pallotte) di pane, parmigiano, uova e prezzemolo. Poi
troviamo le rivotiche, le tipiche frittelle fatte di farina ed acqua. Un piatto molto particolare,
dantica tradizione, la papparella. Come dice la parola stessa una pappa, un miscuglio di
verdure di campo: fagioli, peperoni rossi secchi, aglio, peperoncino piccante, con laggiunta
di farina di mais e sarde, s con laggiunta del pesce. Il gusto davvero
particolare, per chi ama le verdure. Altro gustoso prodotto artigianale, notevolmente diffuso
nelle tradizioni di paese, la Porchetta. Gli aresi conoscono bene il vero gusto della ricetta,
che va consumata ancora calda. Ovviamente stiamo parlando di carne di maiale; una
carcassa intera del peso vivo di 80/100 chili, viene pulita e dissossata lasciandogli solo la
testa; poi viene salata ed insaporita con aromi vari. Indispensabili sono il pepe, il rosmarino
e laglio.
I due lembi della carcassa vengono congiunti e cuciti con spago resistente. A questo punto
viene messa in forno a lenta cottura per 5/7 ore, a seconda della grandezza del maiale. Il
territorio arese, per oltre i 2/3 occupato da vigneti, oliveti e frutteti. La sua felice
esposizione, laria pura e salubre favoriscono la produttivit delle coltivazioni. Infatti sin dai
romani, queste colline sono state scelte per la produzione di olio e vino. Le variet di olivo
vanno dal leccino, che ha colore molto scuro e gusto pronunciato di forte personalit, al
Gentile di Chieti, variet autoctona molto ricercata in queste zone; poi troviamo anche la
Dritta, lIntosso e il Frantoio. Le olive raccolte precocemente a mano, vengono poi spremute
a freddo nel frantoio con macine di granito e fatte decantare per garantire la massima
qualit del prodotto, secondo metodi tramandati da generazioni. Cos si ottiene unolio con
ottime caratteristiche organolettiche, ricco di vitamine e idoneo per una dieta equilibrata.
I vitigni, per lo pi Montepulciano e Trebbiano, ma anche Chardonnay, Sauvignon,
Sangiovese e Merlot, campeggiano sul territorio e contribuiscono a vestire le colline con i
loro disegni geometrici che si alternano a boschi, uliveti e frutteti. Per lo pi a capanna, con
interessanti giovani vitigni a filare, i vigneti aresi, estesi per 700 ha, garantiscono una buona
produzione di vino, in gran parte imbottigliato dalla storica Cantina di Ari. Tre sono i pi
comuni: il rosso Montepulciano, che da giovane vivo e robusto e invecchiato
acquista una sontuosa austerit, poi il Cerasuolo, chiaretto rosso ciliegia ottenuto
scremando il rosso durante la fermentazione. Poi c il Trebbiano, bianco asciutto e
armonico, acidulo e ben fruttato, ideale per il pesce.
Tra i dolci frutti della terra, oltre alluva troviamo pesche, nocipesche, albicocche, fichi e
ciliege; alcuni ristoratori preparano con essi gustose marmellate. Soprattutto le ciliege
costituiscono un prelibato corollario al paesaggio arese. Nelle solari giornate tra maggio e
giugno, il colore di questo sfizioso frutto, punteggia le campagne e contribuisce a rendere
questo paese pi dolce e pi amato.

Tra Boschi Fatati e Verdi Coltivi


Paesaggi da cartolina ispirano poeti e scrittori
Il piccolo borgo medievale di Ari sorge su un crinale a 289 metri s.l.m, in unincantevole
posizione, tra la Majella e il mare, immerso in verdi e selvaggi boschi. Questa dorsale
domina la confluenza delle vallate del Dentalo, di Turri e Vallecupa nelle adiacenze del
Tratturo Magno, il cui tracciato millenario, da LAquila a Foggia, rappresentava la pi
importante e strategica arteria di comunicazione con la Puglia e con le mete di
pellegrinaggio di S. Michele al Monte, nel Gargano e la Terra Santa.
La posizione unica: a pari distanza, solo dodici chilometri, dal mare Adriatico e dai ripidi
pendii nord orientali della Majella, tra Chieti e Lanciano nel cuore delle colline teatine. Il
territorio comunale composto attualmente di 5 contrade, partendo da nord: Foro, S. Maria,

Turri, Ari capoluogo, S. Antonio e S. Pietro, confina a nord con i Comuni di Villamagna e
Miglianico, a Sud con Filetto e Orsogna, a Ovest con Vacri e ad Est con Canosa Sannita e
Giuliano Teatino.
La sua piccola superficie, (circa 11 km q) si sviluppa, tra le vallate del Foro e della Venna,
con caratteri orografici tipici del sub appennino frentano: una fitta serie di colline a
pettine, che dal mare risalgono bruscamente a sud-est, su altitudini di 3 - 400 metri, con
profonde incisioni vallive di torrenti, fortemente stagionali, tributari del vicino fiume Foro.
Queste asperit, sottolineate vivacemente nella toponomastica contadina (Valle Cupa, Fosso
dei Lupi, Coste dellInferno) hanno favorito, forse pi che altrove, la preservazione di larga
parte di macchia mediterranea ed appenninica, contigua, senza soluzione di continuit, alla
vasta area, assai prossima, del Parco Nazionale della Majella. E cos in questo territorio,
quasi immune dalle modificazioni del paesaggio che invece hanno caratterizzato i centri pi
vicini alla costa, troviamo superbi scorci di natura
quasi incontaminata, che ci proiettano in un periodo senza tempo.
Qui, come hanno fatto, e fanno tuttora, molti pittori, scultori, poeti, letterati, facile
accostarsi alla natura e farsi cogliere dallispirazione, per comporre o ritrarre.
La particolare morfologia di queste colline e dei relativi fossi a scarpata, caratterizzata da
terreni argillosi e arenaceo-marnosi, facilmente intaccabili dalle acque, sopra i quali vi un
tetto di conglomerati poligenici (roccia sedimentaria). Queste inusuali e curiose
conformazioni del terreno, visibili chiaramente quando ci inoltriamo a passeggiare a piedi o
in mountain bike a Valle Cupa nei pressi dellex cava o nellarea del Castello di Turri, sono
costituite da frammenti di roccia cementati insieme.
Questi terreni soprattutto in corrispondenza di fossi e torrenti, sono soggetti a frane e
scivolamenti, come purtroppo avvenuto alcuni decenni fa a Valle Cupa, dove, una piccola
parte del paese scivolata gi a valle. Negli scoscesi, dove invece predomina il bosco, il
paesaggio pi protetto da dissesti e gode sicuramente di buona salute.
In questarea dAbruzzo la ricchezza della vegetazione spontanea senza pari; il visitatore
che si trova a percorrere larea di Valle Cupa o la Venna di Moggio soprattutto, ma anche il
Dentalo e Turri Marchi, attraverso le strade interpoderali che sinoltrano nella vegetazione, si
vede circondato dalle verdi chiome dei boschi di crinale che, in alcune parti scendono fin sui
torrenti, inframmezzate da uliveti, frutteti e vigneti. In groppa ad un cavallo queste
emozioni si vivono in maniera particolare, vi consiglio di provarle. Questa anche larea
dove sorge il Parco territoriale dellAnnunziata, nel limitrofo territorio di Orsogna. Istituito
nel 1991 e comprendente un territorio di circa 50 ettari, custodisce un notevole patrimonio
ambientale del tutto comune a quello dei centri vicini come Ari e Filetto, con qualche
eccezione. Qui una fitta rete di corsi dacqua affluenti
della Venna, formano un ingegnoso sistema, che fino ad un recente passato alimentava
diversi mulini, oggi purtroppo in abbandono.
Tra le specie vegetali che compongono questi fitti boschi troviamo come preponderante la
Roverella, quercia termofila (ama i climi caldi) cos chiamata perch di taglia minore
rispetto al Rovere a cui somiglia, anche se non si direbbe perch pu raggiungere anche i 20
metri di altezza, e i due metri di diametro. Poi vi sono il Carpino, lOrniello, e il Leccio,
questultimo molto comune nelle nostre zone. Esso solito insediarsi nelle fessure delle
rocce strapiombanti, e il suo legno molto duro e compatto; i nostri antenati lo utilizzavano
molto grazie al suo elevato potere calorico.
Nelle aree scoperte dal bosco vi sono le specie tipiche della macchia mediterranea come il
Mirto, il Lentisco, nonch il famoso Corbezzolo dalle caratteristiche bacche rosso chiaro, poi
vi sono il Ginepro, il Prugnolo, la Rosa canina e il Sanguinello; pi raramente troviamo la
Ginestra, che punteggia di giallo le pendici del Colle Castellano e della localit Tratturo verso
Giuliano teatino. Lungo i corsi dacqua troviamo in maggioranza Salici in diverse specie,
Ontani, Farnie e alcune suggestive piante acquatiche.
Nei pressi delle acque trovano rifugio Ballerine, Merli e Scriccioli, nonch le Volpi con le loro
curiose tane. Altri mammiferi sicuramente presenti nellambiente rurale sono il Tasso, il
Riccio, mentre tra lavifauna trovano spazio la Poiana, il Picchio verde, la Ghiandaia e la

Gazza, per citarne alcuni. A proposito di acque, al confine tra il nostro territorio e quello di
Filetto vi un interessante bacino artificiale denominato lago azzurro di ben 12.500 mq.
In questo lago realizzato per la pesca sportiva, gli
appassionati possono cimentarsi con Lucci, Persici e Carpe, in unambiente particolarmente
suggestivo e rilassante. Da questo luogo volgendo lo sguardo a sud, in alto, notiamo un
colle fittamente ricoperto di vegetazione, il famoso colle delle 9 camere.
ricordato dagli anziani come luogo di briganti che circa 150 anni fa si nascondevano in
grotte, dette in dialetto Chicurummelle, qui presenti sulle rupi di arenaria compatta, e
scavate probabilmente proprio da loro. Una di queste aperture detta delle 9 camere, con 9
ingressi probabilmente comunicanti tra loro, ha dato il nome allomonima localit di Filetto.
Qui nel 1861 si rifugiava anche Nunziato Mecola detto il Generale, il pi temibile e
conosciuto dei briganti. Altre cavit nellarenaria si trovavano a Valle Cupa, grotte scavate
nei primi del 900 ed utilizzate per nascondervisi durante il secondo conflitto mondiale. Negli
ultimi anni purtroppo sono state oggetto di crolli e quindi non pi visitabili; resta per il
ricordo di quanti hanno passato settimane li dentro, per sfuggire ai bombardamenti.

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