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Mutamenti fonetici

Fonemi della lingua italiana

Bilabiali Labiodentali Dentali Alveolari Palatali Velari


Sorda Sonora Sorda Sonora Sorda Sonora Sorda Sonora Sorda Sonora Sorda Sonora
Occlusive p b t d k g
Nasali m ɱ invece n ɲ ogni ɳ anche
Affricate ʦ calza ʣ zero ʧ ʤ
Laterali l λ
Vibranti r
Fricative f v s sera z sbirro ʃ scia
Semicons j ω
.

Dittongo: semivocale+vocale (o viceversa), ascendenti (uòmo) o discendenti (colùi), sillaba unica

Iato: due vocali vicine, non formano sillaba unica (leone)

Sillaba aperta: finisce per vocale


1 Storia della lingua
Sillaba chiusa: finisce per consonante

Vocalismo tonico
toscano

 Come si sono sviluppate le vocali toniche nel passaggio dal latino al volgare
é
é aperta è chiusa ò aperta ó chiusa
 Le /ε/
/e/ (pera) vocali toniche sono
/jε/ (remo) 7 più/wɔ/
/ɔ/ (cotta) i dittonghi in sillaba aperta
/o/ (gola)

Esempi

ALA > ala ; MŪRU(M) > muro ; VĪVO > vivo ; PĬSCEM > pesce ; SĔPTEM > sette ; PŎRCUM > porco ;
BŎNUM > buòno ; PĔDEM > piède -> sillaba aperta -> dittongo

Vocalismo atono

 le vocali atone
sono 5
Esempi
SĔPELIRE > séppellìre PŎRCELLUM > pórcello GLANDŬLAM > ghiandola TABULAM > tavola

Vocalismo tonico
siciliano

 5 vocali toniche
 3 vocali atone: i, a, u

 Forme rizotoniche: accento sulla radice


 Forme rizoatone: accento non sulla radice

 Dittongo ascendente es. piede


 Dittongo discendente es. colui

FENOMENI DEL VOCALISMO

2
Monottongamento Storia della lingua
AU > Ō es. coda
> ɔ es. còsa, lòdo
AE > Ē (aperta) > jε in sillaba aperta
> ε in sillaba chiusa
OE > e

Vocali Ĕ e Ŏ in sillaba aperta


- Ĕ dittonga in jε
Es. PĔDEM > piede /’pjεde/
- Ŏ dittonga in wɔ
BŎNUM > buono /’bwɔno/
In sillaba chiusa il dittongo non avviene PĔRDO > perdo

Regola del dittongo mobile


In alcuni verbi con Ĕ e Ŏ e in parole corradicali (provenienti dalla stessa radice) c’è un’oscillazione tra forme
con dittongo e forme senza:
-forme rizotoniche dittongano (in cui Ĕ e Ŏ sono accentate e sono nella radice)
Es. DŎLES > duoli TĔNES > tieni
-forme rizoatone non dittongano (Ĕ e Ŏ atone)
Es. DŎLĒBAT > doleva TĔNĒBAT > teneva
In alcuni casi la regola non viene rispettata (per analogia):
-abbandono delle rizotoniche con dittongo per influsso delle rizoatone senza dittongo (es. LEVO > lievo…
levo)
-abbandono delle rizoatone senza dittongo per influsso delle rizotoniche con dittongo (es. SONO > suono…
suoniamo e non soniamo)
Anafonesi
Innalzamento di suono di due vocali toniche in determinati contesti:
- è > i (/e/ tonica derivante da Ē e da Ĭ latine)
- ó > u (/o/ tonica derivante da Ō e Ŭ latine)

 /e/ + laterale palatale /ʎ/ proveniente da nesso latino -L J- > i


FAMĬLIA(M) > faméglia > famiglia, CILIUM > céglio > ciglio, CONSILIUM > conseglio > consiglio

 /e/ + nasale /ɲ/ proveniente da nesso latino -N J- > i


GRAMĬNEA(M) > GRAMĬNIA > gramégna > gramigna
L’anafonesi non si produce se la ɲ deriva da un nesso -GN- originario

 /e/ + nasale velare /ɳ/ + velare sorda /k/ oppure velare sonora /g/ > i
Sequenze come -énk-, -éng-
VINCO > vénco > vinco TINGO > téngo > tingo

 /o/ + nasale velare /ɳ/ + velare sonora /g/ > u


Sequenza -óng-
UNGULAM > onghia > unghia FUNGUM > fongo > fungo
L’anafonesi non si produce nella sequenza -ónk- infatti da *TRUNCUM > trónco non trunco
(avviene solo nel caso di IUNCUM > giónco > giunco)

In alcuni verbi si produce l’anafonesi anche nelle forme rizoatone con è e ó non accentate, accade per
analogia con le forme rizotoniche
VINCO > venco > vinco e per analogia vincete (< *VĬNCETIS), vinceva (< VĬNCEBAT)
3 Storia della lingua
L’anafonesi era tipica del fiorentino, è una delle prove per cui l’italiano deriva dal fiorentino.

Chiusura vocali toniche in iato


Iato: due vocali vicine divise in sillabe diverse
- e aperta /ε/ e e chiusa /e/ + vocale diversa da i = i
ĔGŌ > èo > éo > io DĔŬM > déo > dio
-o aperta /ɔ/ e o chiusa /o/ + vocale diversa da i = u
TŬAM > tóa > tua SŬAM > sóa > sua

Fenomeni del VOCALISMO ATONO

Chiusura della e protonica in i


Prima della sillaba accentata la e chiusa /e/ tende a chiudersi in i
CĬCŌNIA > cecogna > cicogna, DĒFĔNDO > defendo > difendo, FĔNĔSTRAM > fenestra > finestra
Questo fenomeno non è sistematico
In alcune parole il passaggio si è avuto più tardi, nel Trecento (megliore, nepote, segnore) e Quattrocento
(pregione, serocchia, Melano, melanese)
In alcune parole non si è avuto il passaggio (CEREBELLUM>cervello non cirvello)
Nel rinascimento alcune parole in cui era avvenuta la chiusura di e in i sono tornate a e per un processo di
rilatinizzazione (DELICATUM > dilicato > delicato)

Chiusura di e protonica in i in fonetica di frase: protonia sintattica


La chiusura avviene in modo uniforme nei monosillabi con e quando si presentano in posizione protonica
all’interno di frase
DĒ > de DĒ NŎCTE > de notte > di notte ; ĬN > en ĬN CASA > en casa > in casa
Chiusura di e postonica in sillaba non finale
Ĭ > /e/ in sillaba interna postonica > i
È un fenomeno generale ma avviene solo se
-la e non appartiene alla sillaba finale perciò può verificarsi solo in parole di almeno tre sillabe
-la e deriva da Ĭ e non da Ĕ
CĪMĬCE > cimece > cimice ; HŎMĬNES > uomeni > uomini ; FĒMĬNA > femmena > femmina

Chiusura della o protonica in u


La o chiusa /o/ che può provenire da Ŏ, Ō, Ŭ e AU si chiude in u in qualche caso
ŎCCĪDO > occido > uccido ; AUDĪRE > odire > udire ; CŎCĪNA > cocina > cucina
Questo fenomeno non è sistematico, in molte parole non si è prodotto

Passaggio di -ar- intertonico e protonico a -er-


Sillaba posta tra l’accento principale e l’accento secondario
Es attenzione principale tentativo PĔREGRINUS PĔRMANĒRE
MARGARĪTA > margarita > margherita
-uscita in -arìa > -erìa (frutteria, macelleria...)
-suffisso -arello > -erello (fattarello>fatterello)
-suffisso -areccio > -ereccio (festareccio>festereccio)
Il caso più importante del passaggio riguarda le forme del futuro e del condizionale dei verbi di prima
coniugazione.
È un fenomeno che interessa soltanto il fiorentino antico
4 Storia della lingua

Labializzazione della vocale protonica


Consonanti labiali: labiali sorda /p/ e sonora /b/, labiodentali sorda /f/ e sonora /v/, nasale labiali /m/
In alcune parole le vocali protoniche /e/ e /i/ seguite o precedute (raramente) da una consonante labiali si
sono trasformate in o oppure u
DE MANE > demani > dimani > domani ; DEMANDĀRE > demandare > dimandare > domandare
ĔBRĬĀCUM > ebriaco > ubriaco ; ŎFFĬCĪNAM > fecina > fucina

FENOMENI DEL CONSONANTISMO

Consonanti conservate
Alcune consonanti si conservano sia in posizione iniziale, sia all’interno di parola: D, M, N, L, R, e F
(però L, M e N si modificano quando sono seguite da iod)

Assimilazione consonantica
In un nesso di consonanti difficile da pronunciare, una consonante assimila (cioè rende uguale) a sé l’altra
consonante, trasformando il nesso in un’unica consonante doppia
-regressiva: -CS-, -CT-, -DV-, -MN-, -PS-, -PT-
FIXARE > fissare; DICTUM > detto; ADVENIRE > avvenire; DAMNUM > danno; SCRIPSI > scrissi; APTU > atto
In alcuni casi -CS- ha prodotto /ʃʃ/ AXILLA > ascella ; COXA > coscia
-progressiva (non avviene nel fiorentino): -ND-, -MB-
MUNDUM>monno (romanesco) ; PLUMBUM>piommo (romanesco)
Caduta di consonanti finali
In latino le consonanti che ricadevano più spesso in posizione finale erano -M, -T e -S.
M e T cadono molto presto, S o non cade o produce trasformazioni:
-nei monosillabi: in alcuni casi si è palatalizzata nella vocale i es. NOS > noi, in altri casi si è assimilata alla
consonante della parola successiva (raddoppiamento fonosintattico) es. TRES CAPRAS > tre capre
-nei polisillabi: la -S cade producendo la palatizzazione della vocale precedente es. CAPRAS > capre

Palatalizzazione dell’occlusiva velare


Le occlusive velari /k/ e /g/ si palatalizzano davanti alle vocali palatali e e i, diventando affricate palatali /ʧ/
e /ʤ/
 /k/ + e, i = ʧ
Avviene sia in posizione iniziale che all’interno di parola (ciglio, macerare)
 /g/ + e, i = ʤ
Avviene in posizione iniziale (gelo)
All’interno di parola può intensificarsi e diventare doppia (LEGIT > legge) o dileguarsi (SAGITTAM >
sagitta > saetta)

Trattamento di iod iniziale e interno


Inizio parola > /ʤ/ IACERE > giacere
Intervocalico > /dʤ/ PEIORE > peggiore

Nesso labiovelare
 /k/ + u semiconsonantica /w/ = /kw/ (inizio parola o interna in latino)
In una parola italiana la labiovelare /kw/ può essere di due tipi:
5 Storia della lingua
-esito primario: diretto, esisteva già in latino
/kw/ + a > /kwa/ = si conserva (QUALEM > quale)
/kw/ + e, i, o, u > /ke/, /ki/, /ko/, /ku/ = perde la /w/ e rimane /k/ semplice (QUID > che)

-esito secondario: si è prodotto dal passaggio dal volgare all’italiano

 /g/ + u semiconsonantica /w/ = /gw/ (solo interna in latino)


Si mantiene in tutti i contesti, qualunque sia la vocale che segue
Può anche risultare dalla sonorizzazione della sorda /kw/

Labiale sonora intervocalica /b/


-in posizione iniziale o dopo consonante si conserva es. BASIUM > bacio CARBONE > carbone
-seguita da R diventa intensa es. FABRUM >fabbro
-intervocalica diventa una labiodentale sonora /v/ (spirantizzazione)es. DEBERE > dovere FABULA > favola
In alcuni casi questo indebolimento arriva fino al dileguo della v es. VIDEBAT > vedeva > vedea
La B intervocalica si mantiene nei latinismi (abile < HABILEM) e nei germanismi (roba < RAUBA germ.)

Sonorizzazione delle consonanti occlusive


Indebolimento articolatorio per cui una consonante occlusiva sorda si trasforma nella corrispettiva sonora:
/p/ > /b/ in posizione intervocalica e interconsonantica (tra vocale e R)
/k/ > /g/ fenomeno sconosciuto nell’Italia mediana (tranne Toscana) e meridionale
/t/ > /d/ la Toscana è una mezza via: /k/>/g/ metà delle volte, /p/ e /t/ un po’ meno di metà
/s/ > /z/ nella maggior parte dei casi si sonorizza
/f/ > /v/ nell’area romanza occidentale si sonorizza, in fiorentino si conserva
La sonorizzazione dell’occlusiva sorda fu un fenomeno d’importazione, accadde per moda: per imitazione
della pronuncia settentrionale che apparì più elegante.
Nessi consonante + iod /j/
Lo iod /j/ è una i seguita da un’altra vocale. Può derivare da una Ī latina o dalla chiusura in iato di una Ĕ
(AREAM > ARJAM). Il raddoppio della consonante è il fenomeno più ricorrente.

Labiale e labiodentale + iod


PJ > ppj es. SAPIAT > sappia
BJ > bbj es. RABIA > rabbia raddoppiamento della consonante labiale
VJ > bbj es. CAVEAM > CAVJA > gabbia

Velare + iod
KJ FACIO /’fakjo/ > /’faʧjo/ (facio) > /’fatʧjo/ (faccio) > /’fatʧo/
GJ REGIAM /’rεgja/ > /’rεʤja/ (regia) > /’rεdʤja/ > /’rεdʤa/
Tre fasi:
-la velare diventa un’affricata palatale
-raddoppiamento dell’affricata
-dileguo dello iod

Dentale + iod
Doppia tra due vocali es. VITIUM > vezzo
/ts/
TJ Scempia tra consonante e vocale es. FORTIA > forza

/ʒ/ -> in italiano ufficiale è /ʤ/ es. RATIONE > ragione STATIONEM > stagione
6 Storia della lingua
Doppia tra due vocali es. MEDIUM > mezzo
/dz/
Scempia tra consonante e vocale es. PRANDIUM > pranzo
DJ
/ʤ/ intensa -> /dʤ/ es. HODIE > oggi

Nasale + iod
-MJ > MMJ raddoppiamento della nasale
SIMIAM > scimmia
-NJ > NNJ raddoppiamento della nasale > /ɲɲ/ diventa nasale palatale intensa
IUNIUM > *JUNNJUM > giugno VINEAM > *VINJA > *VINNJA > vigna

Laterale + iod
LJ > LLJ raddoppiamento della laterale > /ʎʎ/ diventa laterale patale intensa
FILIAM > *FILLJA > figlia MULIER > *MOLLJE > moglie

Vibrante + iod
-Toscana: RJ > J (la R cade)
AREAM > aia GLAREAM > ghiaia
Suffisso -ARIUM > -aio (NOTARIUM>notaio) e suffisso -ORIUM > -oio (LAVATORIUM > lavatoio)

-resto d’Italia: RJ > R (cade lo iod)


Sibilante + iod
/ʃ/ > in italiano standard /ʧ/ es. BASIUM > /’baʃo/ > /’baʧo/
SJ
/ʒ/ > in italiano standard /ʤ/ es. PHASIANUM > /fa’ʒano/ > /fa’ʤano/

Nessi consonante + l
Consonante + l > consonante + j
A inizio parola o dopo una consonante non ci sono altre trasformazioni, intervocalico raddoppia la
consonante
-PL : PLANUM > piano ; AMPLUM > ampio ; CAP(U)LUM >cappio
-BL : BLASIUM > Biagio ; FIB(U)LAM > fibbia
-CL : CLAVEM > chiave ; CIRC(U)LUM > cerchio ; SPEC(U)LUM > specchio
-GL : GLAREA > ghiaia ; UNG(U)LAM > unghia ; TEG(U)LAM > tegghia in ita. antico > teglia ita. Moderno
Per un fenomeno di ipercorrettismo ci sono parole con /ggj/ derivanti da questa trasformazione che
vengono trasformate in /ʎʎ/ (es. ragghiare > ragliare, tegghia > teglia, vegghiare > vegliare)

Casi particolare nessi di consonante + l


-SL : SL > SKL > skj
Era sconosciuto al latino classico, in posizione iniziale si trova solo in prestiti da altre lingue, in posizione
interna si trova per un fenomeno del latino volgare cioè la sincope di una Ŭ postonica nella sequenza -SŬL-
SLAVUM > *SKLAVU > schiavo ; INS(U)LAM > Ischia
-TL : si confonde col nesso CL e dà lo stesso risultato: TL > kkj
Era sconosciuto al latino classico, si trova nel latino volgare solo all’interno di parola per sincope di Ŭ
7 postonica o intertonica nella sequenza -TŬL- Storia della lingua
VET(U)LUM > *VETLU (=VECLU) > vecchio

Fenomeni generali

Prostesi
Aggiunta di un corpo fonico a inizio parola
Si registrava quando una parola terminante per consonante era seguita da una parola iniziante per s +
consonante per evitare una sequenza di tre consonanti
Fenomeno i n forte declino
Es. in istrada, per iscritto, in iscena

Epitesi
Aggiunta di un corpo fonico alla fine di una parola.
Fenomeno diffuso nell’italiano antico in parole che terminavano per consonante e in parole tronche
Es. trovòe (trovò), piùe (più), sìe (sì), noe (no), sàe (sa), saròe (sarò), giàe (già), fane (fa, Dante), salìne (salì,
Dante), formòne (formò, Pulci)
Si tendeva a evitare le parole tronche perché erano rare. La diffusione di parole tronche si è avuta per
apocope aplologica (BONITATEM>bontade>bontà) o per prestiti da lingue straniere

Epentesi
Aggiunta di un corpo fonico all’interno di una parola. Può essere:
-consonantica di /v/ e /g/: in parole con una sequenza di vocali consecutive
es. MANUALEM > manoale > manovale, Paolo = Pagolo, airone = aghirone
-vocalica di i: in parole con la sequenza -SM- (difficile da pronunciare), ISMUM > esmo > esimo
SPASMUM > spasimo, BAPTISMUM > battesmo > battesimo

Aferesi
Caduta di un corpo fonico a inizio parola
(que)sta > sta; (que)sto > sto; (que)sti > sti, (IL)LAC > là ; (IL)IC > lì ; *(IL)LUI > lui ; *(IL)LAEI > lei
questa mattina > sta mattina > stamattina  univerbazione: due parole in sequenza si uniscono e ne
formano una, è un fenomeno fonetico molto comune nella lingua parlata ma non sempre si traduce in
fenomeno grafico nella lingua scritta

Discrezione dell’articolo
Separazione dell’articolo: avviene quando l’inizio di una parola sembra un articolo o parte di esso e viene
staccato dalla parola
LABELLUM (bacino, vasca da bagno) > lavello , avello (tomba) ; OBSCURUM > oscuro > (l)o scuro > scuro ;
ABBATISSAM > abbadessa > (l)a badessa > badessa

Concrezione dell’articolo
L’articolo diventa parte del nome
ASTRACUM > l’astrico > lastrico

Sincope
Caduta di un corpo fonico all’interno di parola
Cadono le vocali o le sillabe più deboli, una sillaba accentata non cade mai, interessa in particolare le vocali
8 Storia della lingua
postoniche e intertoniche
È un fenomeno antico (già nell’Appendix Probi)
-vocale postonica: in parole proparossitone del latino parlato
CAL(Ĭ)DŬM > caldo ; DŎM(Ĭ)NAM > donna ; FRĬG(Ĭ)DŬM > freddo ; SŎL(Ĭ)DŬM > soldo ; VĬR(Ĭ)DŬM > verde
-vocale intertonica: in alcune parole di tre sillabe
CĔR(Ĕ)BĔLLŬM > cervello ; BŎN(Ĭ)TĀTEM > bontade in it. antico > bontà ; VAN(Ĭ)TARE > vantare

Apocope (o troncamento)
Caduta di un corpo fonico in fine di parola
-sillabica
--Soprattutto nella tradizione letteraria in prosa e in versi es. diè (diede), fé (fede o fece), me’ (meglio),piè
(piede), ve’ (vedi), vèr (verso)
--Aplologia: caduta di suoni simili o identici tra loro es. bontade de Marco > bonta(de) de Marco > bontà,
cittade de Roma > citta(de) de Roma > città
--nell’italiano moderno si presenta in pochi casi es. grande (gran fatica), un poco (un po’ di…), santo (san
Pietro), modo (a mo’ di)
-vocalica
dello > dell > del ; allo > all > al ; bello > bell > bel ; quello > quell > quel
--è obbligatoria negli infiniti + pronome atono (vedere + lo = vederlo), in sostantivi di rispetto/professione +
nome proprio (signor/dottor Barbieri), aggettivo buono + nome a cui si riferisce (buon vino)
È importante non confonderla con l’elisione = caduta della una vocale atona finale di una parola davanti alla
vocale iniziale della parola successiva es. dallo alto > dall’alto, quello albero > quell’albero
Raddoppiamento fonosintattico (o sintattico)
È un fenomeno tipico della fonetica sintattica, non avviene in una sola parola ma nell’ambito di frase
È come un’assimilazione regressiva all’interno di frase, si pronunciano unite una parola terminante per
consonante e una successiva iniziante per consonante. Avviene:
-dopo i monosillabi forti, cioè dotati di accento (a, blu, che, chi, da, do, e, fa, fra, fu, ha, ma, me, qua, sa,
sta, su, tra, va ecc., dà, è, lì, né, sì ecc.)
la maggior parte deriva da parole terminanti per consonante, nelle altre si fa per analogia
-dopo le parole tronche
-dopo come, dove, sopra, qualche
perché presentano un elemento finale che richiede il raddoppiamento sintattico
Graficamente non viene rappresentato, tranne quando le parole risultano univerbate (appena, chissà,
giammai, lassù ecc.)
Nell’Italia centromeridionale è un fenomeno omogeneo, nell’Italia del Nord è sconosciuto (tendenza a
scempiare le consonanti)

Mutamenti morfologici
Il numero del nome: nessuna trasformazione particolare (poche eccezioni)

Nel passaggio dal latino all’italiano il genere neutro si perse e le parole appartenenti a questo genere
9 furono trattate come maschili. Storia della lingua

Scomparsa del sistema dei casi e delle declinazioni: i casi erano sei (nominativo, genitivo, dativo,
accusativo, vocativo, ablativo), ancora prima dell’età classica si tende a ridurre e semplificare il sistema dei
casi: confusione tra nominativo e vocativo, sempre più costrutti con preposizione, accusativo svolge sempre
più funzioni (che erano attribuite ad altri casi)
Metaplasmo: passaggio di un nome da una declinazione ad un’altra
Metaplasmo di genere: un nome cambia genere
Metaplasmo di numero: nome cambia numero

L’accusativo finisce per sostituirsi al nominativo ed è il caso da cui derivano tutte le parole dell’italiano,
salvo qualche eccezione:
-i pronomi loro e coloro derivano dal genitivo plurale del dimostrativo latino ille (quello)
-Firenze deriva dal genitivo locativo di FLORENTIA
-sette parole derivano dal nominativo: uomo < HŎMO, moglie < MŬLIER, re < REX, ladro < LATRŌ, drago <
DRACŌ, fiasco < FLASKŌ

La formazione degli articoli

Articolo indeterminativo
ŪNŬ(M) > uno (e la forma apocopata un)
ŪNA(M) > una
Articolo determinativo maschile
Singolare
(ĬL)LŬ(M) > lo
Se la parola precedente terminava per vocale era facile che lo venisse abbreviato in l, fenomeno di “allegro”
cioè il parlante “si mangia” sequenze di suoni
mirar lo sole vs mirare l sole
Successivamente la l fu fatta precedere da una vocale di appoggio che ne consentiva la pronuncia
autonoma.
La vocale cambiava a seconda del dialetto medievale:
-nord: /a/, /u/
-toscana: /e/, /i/ ma non si trova mai el perché si chiude in protonia sintattica e diventa il (nel Quattrocento
e nel Cinquecento si usano sia el/i che il/i)
Norma Gröber:
-lo a inizio frase e dopo parola che termina per consonante
-il dopo parola che termina per vocale

Plurale
(ĬL)LĪ > li
li + parola iniziante per vocale = L+J > /ʎ/ > gli
gli > i  l’articolo i è la forma ridotta di gli

Articolo determinativo femminile


Singolare
(ĬL)LA(M) > la
10 Plurale Storia della lingua
(ĬL)LAS > le

Aggettivi e pronomi

Aggettivo qualificativo e i suoi gradi di intensità


-positivo: subisce lo stesso trattamento dei nomi appartenenti alle declinazioni omologhe

-comparativo di maggioranza: forma organica o sintetica (cioè una sola parola)


aggettivo + suffisso -IŎR (maschile e femminile) o IŬS (neutro)
> la forma sintetica viene sostituita da una perifrasi costruita sul modello del comparativo di minoranza e
uguaglianza:
--MAGIS + aggettivo (zone periferiche dell’area romanza)
--PLŪS + aggettivo (zone centrali dell’area romanza)

-comparativo di minoranza: forma analitica o inorganica (formata da più parola)


MĬNUS + aggettivo > passa all’italiano senza grosse differenze

-comparativo di uguaglianza: forma analitica o inorganica


avverbi come TAM, ITA, AEQUE, ecc. + aggettivo > passa all’italiano senza grosse differenze

-superlativo: sia forma sintetica sia analitica


sintetica: radice aggettivo + -ISSĬMUS (maschile), -ISSĬMA (femminile), ISSĬMUM (neutro)
analitica: avverbi come MŬLTUM, VALDE, MAXIME, MIRE, ADMODUM + aggettivo
> l’italiano continua entrambe le forme
Pronomi personali
FORME TONICHE
Derivano quasi tutti dalla forma latino-volgare ĬLLĪ (risultato del rimodellamento di ĬLLE QUĪ)

Prima e seconda persona


Ĕ(G)Ō > *ĔŌ > èo > éo > io (< nominativo del pronome di prima persona)
MĒ > me (< accusativo-ablativo pronome prima persona)
TŪ > tu (nominativo del pronome di seconda persona)
TĒ > te (accusativo-ablativo pronome seconda persona)
NŌS > noi
VŌS > voi
Terza persona
Il latino non aveva forme specifiche e utilizzava dei dimostrativi come is, ille, ipse, ecc. L’italiano continua
queste forme.
Il fiorentino antico (inizio Duecento-primi del Quattrocento) aveva una grande varietà di forme:
-singolare maschile: egli, elli, esso, ei, e’, (lui come complemento)
ĬLLĪ + parola che inizia per vocale es. ĬLLĪ AMAT > elli ama (nesso -LL J-) > egli ama
egli > ei
ei > e’
ĬPSŬM > esso
(ĬL)LŪI > lui

-singolare femminile: ella, essa, la, (lei come complemento)


ĬLLA(M) > ella
11 (ĬL)LA(M) > la Storia della lingua
ĬPSAM > essa
(ĬL)LAEI > lei

-plurale maschile: essi, egli, elli, eglino, (loro come complemento)


ĬPSĪ > essi
egli + -no > eglino
(ĬL)LŌRŬ(M) > loro

-plurale femminile: elle, esse, elleno, (le, loro come complemento)


ĬLLAS > elle
ĬPSAS > esse
su modello di eglino, elle + -no > elleno
(ĬL)LAS > le
(ĬL)LŌRŬ(M) > loro

-complemento riflessivo: sé
SĒ > sé

FORME ATONE
Hanno funzione di complemento e si appoggiano al verbo: clitici (proclitici se precedono, enclitici se
seguono)
1a p. singolare: MĒ > me vede > mi vede
2a p. singolare: TĒ > te vede > ti vede chiusura di e in protonia sintattica
a
3 p. singolare: SĒ > se vede > si vede
(ĬL)LĪ > li > gli / (ĬL)LAS > le ; (ĬL)LŬ(M) > lo / (ĬL)LA(M) > la
1a p. plurale: (ĔC)CE HĪC > ci
2a p. plurale: (Ĭ)BĬ > ve > vi
3a p. plurale: (ĬL)LĪ > li / (ĬL)LAS > le
forma ne: (Ĭ)NDE > *N(D)E > ne

Aggettivi e pronomi possessivi


MĔŬ(M) > mio
MĔA(M) > mia
MĔAS > mie
MĔI > miei

TŬŬ(M) > tòo > tuo


TŬA(M) > tòa > tua
TŬAS > tòe > tue
SŬŬ(M) > sòo > suo
SŬA(M) > sòa > sua
SŬAS > sòe > sue

TŬI > tuoi (non toi come avrebbe dovuto essere, forse per modello di miei)
SŬI > suoi (non soi)

NŎSTRŬ(M) > nostro


NŎSTRA(M) > nostra
NŎSTRI > nostri
NŎSTRAS > nostre

12 VŎSTRŬ(M) > vostro (vostrum è l’acc. sing. di voster, forma del latino parlato, il latino classico
Storiaaveva vester
della lingua
ma subisce l’influsso di noster)
VŎSTRA(M) > vostra
VŎSTRI > vostri
VŎSTRAS > vostre

(IL)LŌRŬ(M) > loro (dal genitivo plurale di ille)

Aggettivi e pronomi dimostrativi


(ĔC)CŬ(M) ĬSTŬ(M) > coesto > questo chiusura della o in iato determina il prodursi di /kw/
(ĔC)CŬ(M) ĬLLŬ(M) > coello > quello
(ĔC)CŬ(M) TĬBĬ ĬSTŬ(M) > cote(v)esto > cotesto (/codesto) forma resiste in Toscana e nella burocrazia

(Ĭ)ST(ŬM) ĬPSŬ(M) > stesso

*METĬP(SIS)SĪMŪ(M) > *METĬPSĪMU(M) > medesimo (t > d fa pensare a un francesismo)

(ĔC)C(E) HŎC > ciò


PĔR HŎC > però (significava ‘perciò’, ‘per questo’)

Pronomi relativi
QUALE(M) > quale
QUALES > quali
CŪĪ > cui
QUĬD > che
Aggettivi e pronomi indefiniti
qual che sia > qualche
qualche uno > qualcuno
qualche cosa > qualcosa

ALIQUEM UNUM > *AL(I)CŪNŬ(M) > alcuno

CĔRTU(M) > certo


TALE(M) > tale

ALT(E)RŬ(M) > altro

ŌMNE(M) > onne + parola inizia per vocale > onni + vocale > /nnj/ > ogni /ɲɲi/
TŌTU(M)/TŌTTUS > tutto (e non *totto per probabile incrocio con la forma NŪLLUS)

IL VERBO

La riduzione delle coniugazioni verbali


I coniugazione -ĀRE > -are
II coniugazione -ĒRE e III coniugazione -ĔRE > -ere
IV coniugazione -ĪRE > -ire
La seconda e la terza coniugazione latina confluiscono nella seconda coniugazione italiana

13 Storia della lingua


Presente indicativo
1a p. sing. -o
2a p. sing. -s > I coniugazione -e > -i
-s > II III IV coniugazione > -i
3a p. sing. -t > I coniugazione > -a
T > II III coniugazione > -e
1a p. plu. -AMŬS, -EMŬS, -IMŬS > -amo, -emo, -imo > -iamo
2a p. plu. -ĀTĬS, -ĒTĬS, -ĪTĬS > -ate, -ete, -ite
3a p. plu. -nt cade > per non confondere con 1 a p.s. si aggiunge -no

Imperfetto
AMABAM > amava > amavo -o per analogia con il presente
AMABAS > amava > amavi -i per analogia con il presente
AMABAT > amava -a
AMABAMUS > amavamo -amo
AMABATIS > amavate -ate
AMABANT > amava > amavano -no per analogia con il presente

Passato remoto
Deriva dal perfetto indicativo latino, nel perfetto il tema era diverso dal tema del presente.

Verbi di I e IV coniugazione (-ĀVI, -ĪVI)


a
1 p. sing. Cade la -V- intervocalica
AMĀ(V)I > amai; FINĪ(V)I > finii
2a p. sing. Sincope sillaba -VI- e ritrazione dell’accento
AMĀ(VI)STI > amasti; FINĪ(VI)STI > finisti
a
3 p. sing. Cade la -I > dittongo AU > I con. -ò / IV con. -ì
AMĀV(I)T > amaut > amò; FINĪV(I)T > finiut > finì
1a p. plu. Sincope di -I, -VM- > -mm-
AMĀV(I)MŬS > amammo; FINĪV(I)MŬS > finimmo
2a p. plu. Sincope sillaba -VI- e ritrazione dell’accento
AMĀ(VI)STĬ(S) > amaste; FINĪ(VI)STĬ(S) > finiste
3a p. plu. Ritrazione accento, sincope sillaba -VE-, caduta -NT, aggiunta marcatore -no
AMĀ(VE)RŬ(NT) > amaro > amarono; FINĪ(VE)RŬ(NT) > finiro > finirono

Verbi di seconda coniugazione (-ĒVI) (più rari)


a
1 p. sing. -ei / -etti
2a p. sing. -esti
3a p. sing. -è / -ette
1a p. plu. -emmo
2a p. plu. -este
3a p. plu. -erono / -ettero

Verbi forti: accento sulla radice es. stetti, vidi, visto


Verbi deboli: accento sulla desinenza es. amai, amasti, veduto

Latino STARE – STETI > latino volgare STARE - *STĔTUI > STETTI  per analogia HABERE - *HĔBUĪ (e non
HABUI) > ebbi, VŎLUĪ > volli, PLACUĪ > piacqui, TACUĪ > tacqui

Passati remoti sintagmatici: uscita in -si


14 DĪXĪ > dissi; SCRĪPSĪ > scrissi Storia della lingua
-etimologici: arsi, misi, risi, giunsi, piansi, rimasi, trassi, ...
-analogici: accesi, offesi, risposi, apersi, mossi, …

Formazione dei tempi composti


In latino la coniugazione attiva era costituita solo da forme verbali semplici o sintetiche. Le forme verbali
composte erano invece diffuse nel latino parlato.
Nel passaggio all’italiano si formano diverse forme composte.

Passivo perifrastico
In latino sia forme semplici/sintetiche, sia forme perifrastiche/analitiche  in italiano solo forme analitiche
AMABAR > ero amato, AMER > sia amato, AMATUS ERAM > ero stato amato, AMATUS SIM > sia stato
amato

Futuro
In latino era una forma verbale debole perché non c’era unità e si rischiava di fare confusione con altri
tempi e modi.
In alternativa al futuro sintetico c’era la perifrastica: infinito + presente del verbo HABEO
FINIRE HABEO = ho da finire = finirò
> infinito + forme ridotte del presente del verbo HABEO

1a p. sing. *AO -ò
2a p. sing. *AS -ai
3a p.sing. *AT -à
1a p. plu. *(AB)ĒMUS -eremo
2a p. plu. *(AB)ĒTIS -ete
3a p. plu. *A(BE)NT -anno

Condizionale
Il latino non aveva il condizionale, è un’innovazione romanza.
1) Perifrasi del latino volgare:
infinito + una voce del verbo HABĒRE  in fiorentino la voce usata è *HĔBUI che poi si riduce a -ei
infinito + forme ridotte del perfetto volgare del verbo HĔBUI

1a p. sing. Infinito + HĔBUI -ei


2a p. sing. Infinito + HĔBUISTI -esti
3a p.sing. Infinito + HĔBUIT -ebbe
1a p. plu. Infinito + HĔBUIMUS -emmo
2a p. plu. Infinito + HĔBUISTIS -este
3a p. plu. Infinito + HĔBUERUNT -ebbero

I coniugazione: LAUDAR(E) *(H)Ĕ(BU)I > lodarei > loderei (ar protonico > er)

2) Dialetti del sud e Sicilia, forma alternativa: dall’indicativo piucccheperfetto latino


AMA(VE)RA(M) > amàra; CANTA(VE)RA(M) > cantàra

3) Poeti della scuola siciliana si trova un’altra forma con uscita in -ia: infinito + imperfetto di HABĒRE
AMAR(E) (HAB)E(B)A(M) > amarea > amaria

15 Mutamenti sintattici Storia della lingua

L’ordine delle parole nella frase


Sequenza SOV > sequenza SVO = soggetto-oggetto-verbo > soggetto-verbo-oggetto
Nella frase latina l’ordine delle parole era relativamente libero. Gli scrittori latini privilegiavano la sequenza
SOV ma nel latino tardo si affermò la sequenza SVO che continuò poi nell’italiano (dove rappresenta
l’ordine naturale nelle frasi non marcate).
Molti scrittori applicarono spesso la sequenza SOV per imitare il modello latino: Boccaccio, Alfieri, Bembo…

Espressione e posizione del pronome soggetto


Tendenza a esprimerlo e collocarlo prima del verbo nella frase enunciativa, dopo il verbo nella frase
interrogativa > tendenza a omettere il pronome soggetto in ogni tipo di frase

Pronomi atoni clitici


Enclisi > proclisi
In italiano antico i pronomi atoni si appoggiavano al verbo che li precedeva, normalmente nell’italiano
contemporaneo si appoggiano al verbo che li segue. Tranne in quattro casi: 1) con un imperativo (es.
aiutami); 2) con un gerundio (es. vedendola); 3) con un participio isolato (es. parlatole, se ne andò); 4) con
un infinito (es. incontrarti è stato bello).

Legge Tobler-Mussafia

Adolf Tobler e Adolfo Mussafia. Descrive i casi in cui l’enclisi era obbligatoria nell’italiano antico:
- Dopo pausa, all’inizio di un periodo
- Dopo la congiunzione e
- Dopo la congiunzione ma
- All’inizio di una preposizione principale se è successiva a una proposizione subordinata
In tutti gli altri casi l’enclisi era libera. Dal Quattrocento non fu più obbligatoria ma sopravvisse comunque a
lungo nella lingua letteraria in prosa e in versi.

Funzioni di <<che>>: le preposizioni completive


Una completiva è una preposizione subordinata che fa da soggetto o da complemento oggetto alla
principale (soggettive e oggettive).
In latino le completive si presentavano in tre forme diverse: 1) quod + indicativo; 2) ut + congiuntivo;
soggetto in accusativo + predicato verbale all’infinito. Prevalse la costruzione con quod (=che) > co.
Quod è stato sostituito da QUĬD > che
QUĬD ha sostituito anche QUIA (congiunzione causale) e QUAM (congiunzione comparativa)

16 Storia della lingua