Mutamenti Fonetici, Morfologici e Sintattici
Mutamenti Fonetici, Morfologici e Sintattici
Vocalismo tonico
toscano
Come si sono sviluppate le vocali toniche nel passaggio dal latino al volgare
é
é aperta è chiusa ò aperta ó chiusa
Le /ε/
/e/ (pera) vocali toniche sono
/jε/ (remo) 7 più/wɔ/
/ɔ/ (cotta) i dittonghi in sillaba aperta
/o/ (gola)
Esempi
ALA > ala ; MŪRU(M) > muro ; VĪVO > vivo ; PĬSCEM > pesce ; SĔPTEM > sette ; PŎRCUM > porco ;
BŎNUM > buòno ; PĔDEM > piède -> sillaba aperta -> dittongo
Vocalismo atono
le vocali atone
sono 5
Esempi
SĔPELIRE > séppellìre PŎRCELLUM > pórcello GLANDŬLAM > ghiandola TABULAM > tavola
Vocalismo tonico
siciliano
5 vocali toniche
3 vocali atone: i, a, u
2
Monottongamento Storia della lingua
AU > Ō es. coda
> ɔ es. còsa, lòdo
AE > Ē (aperta) > jε in sillaba aperta
> ε in sillaba chiusa
OE > e
/e/ + nasale velare /ɳ/ + velare sorda /k/ oppure velare sonora /g/ > i
Sequenze come -énk-, -éng-
VINCO > vénco > vinco TINGO > téngo > tingo
In alcuni verbi si produce l’anafonesi anche nelle forme rizoatone con è e ó non accentate, accade per
analogia con le forme rizotoniche
VINCO > venco > vinco e per analogia vincete (< *VĬNCETIS), vinceva (< VĬNCEBAT)
3 Storia della lingua
L’anafonesi era tipica del fiorentino, è una delle prove per cui l’italiano deriva dal fiorentino.
Consonanti conservate
Alcune consonanti si conservano sia in posizione iniziale, sia all’interno di parola: D, M, N, L, R, e F
(però L, M e N si modificano quando sono seguite da iod)
Assimilazione consonantica
In un nesso di consonanti difficile da pronunciare, una consonante assimila (cioè rende uguale) a sé l’altra
consonante, trasformando il nesso in un’unica consonante doppia
-regressiva: -CS-, -CT-, -DV-, -MN-, -PS-, -PT-
FIXARE > fissare; DICTUM > detto; ADVENIRE > avvenire; DAMNUM > danno; SCRIPSI > scrissi; APTU > atto
In alcuni casi -CS- ha prodotto /ʃʃ/ AXILLA > ascella ; COXA > coscia
-progressiva (non avviene nel fiorentino): -ND-, -MB-
MUNDUM>monno (romanesco) ; PLUMBUM>piommo (romanesco)
Caduta di consonanti finali
In latino le consonanti che ricadevano più spesso in posizione finale erano -M, -T e -S.
M e T cadono molto presto, S o non cade o produce trasformazioni:
-nei monosillabi: in alcuni casi si è palatalizzata nella vocale i es. NOS > noi, in altri casi si è assimilata alla
consonante della parola successiva (raddoppiamento fonosintattico) es. TRES CAPRAS > tre capre
-nei polisillabi: la -S cade producendo la palatizzazione della vocale precedente es. CAPRAS > capre
Nesso labiovelare
/k/ + u semiconsonantica /w/ = /kw/ (inizio parola o interna in latino)
In una parola italiana la labiovelare /kw/ può essere di due tipi:
5 Storia della lingua
-esito primario: diretto, esisteva già in latino
/kw/ + a > /kwa/ = si conserva (QUALEM > quale)
/kw/ + e, i, o, u > /ke/, /ki/, /ko/, /ku/ = perde la /w/ e rimane /k/ semplice (QUID > che)
Velare + iod
KJ FACIO /’fakjo/ > /’faʧjo/ (facio) > /’fatʧjo/ (faccio) > /’fatʧo/
GJ REGIAM /’rεgja/ > /’rεʤja/ (regia) > /’rεdʤja/ > /’rεdʤa/
Tre fasi:
-la velare diventa un’affricata palatale
-raddoppiamento dell’affricata
-dileguo dello iod
Dentale + iod
Doppia tra due vocali es. VITIUM > vezzo
/ts/
TJ Scempia tra consonante e vocale es. FORTIA > forza
/ʒ/ -> in italiano ufficiale è /ʤ/ es. RATIONE > ragione STATIONEM > stagione
6 Storia della lingua
Doppia tra due vocali es. MEDIUM > mezzo
/dz/
Scempia tra consonante e vocale es. PRANDIUM > pranzo
DJ
/ʤ/ intensa -> /dʤ/ es. HODIE > oggi
Nasale + iod
-MJ > MMJ raddoppiamento della nasale
SIMIAM > scimmia
-NJ > NNJ raddoppiamento della nasale > /ɲɲ/ diventa nasale palatale intensa
IUNIUM > *JUNNJUM > giugno VINEAM > *VINJA > *VINNJA > vigna
Laterale + iod
LJ > LLJ raddoppiamento della laterale > /ʎʎ/ diventa laterale patale intensa
FILIAM > *FILLJA > figlia MULIER > *MOLLJE > moglie
Vibrante + iod
-Toscana: RJ > J (la R cade)
AREAM > aia GLAREAM > ghiaia
Suffisso -ARIUM > -aio (NOTARIUM>notaio) e suffisso -ORIUM > -oio (LAVATORIUM > lavatoio)
Nessi consonante + l
Consonante + l > consonante + j
A inizio parola o dopo una consonante non ci sono altre trasformazioni, intervocalico raddoppia la
consonante
-PL : PLANUM > piano ; AMPLUM > ampio ; CAP(U)LUM >cappio
-BL : BLASIUM > Biagio ; FIB(U)LAM > fibbia
-CL : CLAVEM > chiave ; CIRC(U)LUM > cerchio ; SPEC(U)LUM > specchio
-GL : GLAREA > ghiaia ; UNG(U)LAM > unghia ; TEG(U)LAM > tegghia in ita. antico > teglia ita. Moderno
Per un fenomeno di ipercorrettismo ci sono parole con /ggj/ derivanti da questa trasformazione che
vengono trasformate in /ʎʎ/ (es. ragghiare > ragliare, tegghia > teglia, vegghiare > vegliare)
Fenomeni generali
Prostesi
Aggiunta di un corpo fonico a inizio parola
Si registrava quando una parola terminante per consonante era seguita da una parola iniziante per s +
consonante per evitare una sequenza di tre consonanti
Fenomeno i n forte declino
Es. in istrada, per iscritto, in iscena
Epitesi
Aggiunta di un corpo fonico alla fine di una parola.
Fenomeno diffuso nell’italiano antico in parole che terminavano per consonante e in parole tronche
Es. trovòe (trovò), piùe (più), sìe (sì), noe (no), sàe (sa), saròe (sarò), giàe (già), fane (fa, Dante), salìne (salì,
Dante), formòne (formò, Pulci)
Si tendeva a evitare le parole tronche perché erano rare. La diffusione di parole tronche si è avuta per
apocope aplologica (BONITATEM>bontade>bontà) o per prestiti da lingue straniere
Epentesi
Aggiunta di un corpo fonico all’interno di una parola. Può essere:
-consonantica di /v/ e /g/: in parole con una sequenza di vocali consecutive
es. MANUALEM > manoale > manovale, Paolo = Pagolo, airone = aghirone
-vocalica di i: in parole con la sequenza -SM- (difficile da pronunciare), ISMUM > esmo > esimo
SPASMUM > spasimo, BAPTISMUM > battesmo > battesimo
Aferesi
Caduta di un corpo fonico a inizio parola
(que)sta > sta; (que)sto > sto; (que)sti > sti, (IL)LAC > là ; (IL)IC > lì ; *(IL)LUI > lui ; *(IL)LAEI > lei
questa mattina > sta mattina > stamattina univerbazione: due parole in sequenza si uniscono e ne
formano una, è un fenomeno fonetico molto comune nella lingua parlata ma non sempre si traduce in
fenomeno grafico nella lingua scritta
Discrezione dell’articolo
Separazione dell’articolo: avviene quando l’inizio di una parola sembra un articolo o parte di esso e viene
staccato dalla parola
LABELLUM (bacino, vasca da bagno) > lavello , avello (tomba) ; OBSCURUM > oscuro > (l)o scuro > scuro ;
ABBATISSAM > abbadessa > (l)a badessa > badessa
Concrezione dell’articolo
L’articolo diventa parte del nome
ASTRACUM > l’astrico > lastrico
Sincope
Caduta di un corpo fonico all’interno di parola
Cadono le vocali o le sillabe più deboli, una sillaba accentata non cade mai, interessa in particolare le vocali
8 Storia della lingua
postoniche e intertoniche
È un fenomeno antico (già nell’Appendix Probi)
-vocale postonica: in parole proparossitone del latino parlato
CAL(Ĭ)DŬM > caldo ; DŎM(Ĭ)NAM > donna ; FRĬG(Ĭ)DŬM > freddo ; SŎL(Ĭ)DŬM > soldo ; VĬR(Ĭ)DŬM > verde
-vocale intertonica: in alcune parole di tre sillabe
CĔR(Ĕ)BĔLLŬM > cervello ; BŎN(Ĭ)TĀTEM > bontade in it. antico > bontà ; VAN(Ĭ)TARE > vantare
Apocope (o troncamento)
Caduta di un corpo fonico in fine di parola
-sillabica
--Soprattutto nella tradizione letteraria in prosa e in versi es. diè (diede), fé (fede o fece), me’ (meglio),piè
(piede), ve’ (vedi), vèr (verso)
--Aplologia: caduta di suoni simili o identici tra loro es. bontade de Marco > bonta(de) de Marco > bontà,
cittade de Roma > citta(de) de Roma > città
--nell’italiano moderno si presenta in pochi casi es. grande (gran fatica), un poco (un po’ di…), santo (san
Pietro), modo (a mo’ di)
-vocalica
dello > dell > del ; allo > all > al ; bello > bell > bel ; quello > quell > quel
--è obbligatoria negli infiniti + pronome atono (vedere + lo = vederlo), in sostantivi di rispetto/professione +
nome proprio (signor/dottor Barbieri), aggettivo buono + nome a cui si riferisce (buon vino)
È importante non confonderla con l’elisione = caduta della una vocale atona finale di una parola davanti alla
vocale iniziale della parola successiva es. dallo alto > dall’alto, quello albero > quell’albero
Raddoppiamento fonosintattico (o sintattico)
È un fenomeno tipico della fonetica sintattica, non avviene in una sola parola ma nell’ambito di frase
È come un’assimilazione regressiva all’interno di frase, si pronunciano unite una parola terminante per
consonante e una successiva iniziante per consonante. Avviene:
-dopo i monosillabi forti, cioè dotati di accento (a, blu, che, chi, da, do, e, fa, fra, fu, ha, ma, me, qua, sa,
sta, su, tra, va ecc., dà, è, lì, né, sì ecc.)
la maggior parte deriva da parole terminanti per consonante, nelle altre si fa per analogia
-dopo le parole tronche
-dopo come, dove, sopra, qualche
perché presentano un elemento finale che richiede il raddoppiamento sintattico
Graficamente non viene rappresentato, tranne quando le parole risultano univerbate (appena, chissà,
giammai, lassù ecc.)
Nell’Italia centromeridionale è un fenomeno omogeneo, nell’Italia del Nord è sconosciuto (tendenza a
scempiare le consonanti)
Mutamenti morfologici
Il numero del nome: nessuna trasformazione particolare (poche eccezioni)
Nel passaggio dal latino all’italiano il genere neutro si perse e le parole appartenenti a questo genere
9 furono trattate come maschili. Storia della lingua
Scomparsa del sistema dei casi e delle declinazioni: i casi erano sei (nominativo, genitivo, dativo,
accusativo, vocativo, ablativo), ancora prima dell’età classica si tende a ridurre e semplificare il sistema dei
casi: confusione tra nominativo e vocativo, sempre più costrutti con preposizione, accusativo svolge sempre
più funzioni (che erano attribuite ad altri casi)
Metaplasmo: passaggio di un nome da una declinazione ad un’altra
Metaplasmo di genere: un nome cambia genere
Metaplasmo di numero: nome cambia numero
L’accusativo finisce per sostituirsi al nominativo ed è il caso da cui derivano tutte le parole dell’italiano,
salvo qualche eccezione:
-i pronomi loro e coloro derivano dal genitivo plurale del dimostrativo latino ille (quello)
-Firenze deriva dal genitivo locativo di FLORENTIA
-sette parole derivano dal nominativo: uomo < HŎMO, moglie < MŬLIER, re < REX, ladro < LATRŌ, drago <
DRACŌ, fiasco < FLASKŌ
Articolo indeterminativo
ŪNŬ(M) > uno (e la forma apocopata un)
ŪNA(M) > una
Articolo determinativo maschile
Singolare
(ĬL)LŬ(M) > lo
Se la parola precedente terminava per vocale era facile che lo venisse abbreviato in l, fenomeno di “allegro”
cioè il parlante “si mangia” sequenze di suoni
mirar lo sole vs mirare l sole
Successivamente la l fu fatta precedere da una vocale di appoggio che ne consentiva la pronuncia
autonoma.
La vocale cambiava a seconda del dialetto medievale:
-nord: /a/, /u/
-toscana: /e/, /i/ ma non si trova mai el perché si chiude in protonia sintattica e diventa il (nel Quattrocento
e nel Cinquecento si usano sia el/i che il/i)
Norma Gröber:
-lo a inizio frase e dopo parola che termina per consonante
-il dopo parola che termina per vocale
Plurale
(ĬL)LĪ > li
li + parola iniziante per vocale = L+J > /ʎ/ > gli
gli > i l’articolo i è la forma ridotta di gli
Aggettivi e pronomi
-complemento riflessivo: sé
SĒ > sé
FORME ATONE
Hanno funzione di complemento e si appoggiano al verbo: clitici (proclitici se precedono, enclitici se
seguono)
1a p. singolare: MĒ > me vede > mi vede
2a p. singolare: TĒ > te vede > ti vede chiusura di e in protonia sintattica
a
3 p. singolare: SĒ > se vede > si vede
(ĬL)LĪ > li > gli / (ĬL)LAS > le ; (ĬL)LŬ(M) > lo / (ĬL)LA(M) > la
1a p. plurale: (ĔC)CE HĪC > ci
2a p. plurale: (Ĭ)BĬ > ve > vi
3a p. plurale: (ĬL)LĪ > li / (ĬL)LAS > le
forma ne: (Ĭ)NDE > *N(D)E > ne
TŬI > tuoi (non toi come avrebbe dovuto essere, forse per modello di miei)
SŬI > suoi (non soi)
12 VŎSTRŬ(M) > vostro (vostrum è l’acc. sing. di voster, forma del latino parlato, il latino classico
Storiaaveva vester
della lingua
ma subisce l’influsso di noster)
VŎSTRA(M) > vostra
VŎSTRI > vostri
VŎSTRAS > vostre
Pronomi relativi
QUALE(M) > quale
QUALES > quali
CŪĪ > cui
QUĬD > che
Aggettivi e pronomi indefiniti
qual che sia > qualche
qualche uno > qualcuno
qualche cosa > qualcosa
ŌMNE(M) > onne + parola inizia per vocale > onni + vocale > /nnj/ > ogni /ɲɲi/
TŌTU(M)/TŌTTUS > tutto (e non *totto per probabile incrocio con la forma NŪLLUS)
IL VERBO
Imperfetto
AMABAM > amava > amavo -o per analogia con il presente
AMABAS > amava > amavi -i per analogia con il presente
AMABAT > amava -a
AMABAMUS > amavamo -amo
AMABATIS > amavate -ate
AMABANT > amava > amavano -no per analogia con il presente
Passato remoto
Deriva dal perfetto indicativo latino, nel perfetto il tema era diverso dal tema del presente.
Latino STARE – STETI > latino volgare STARE - *STĔTUI > STETTI per analogia HABERE - *HĔBUĪ (e non
HABUI) > ebbi, VŎLUĪ > volli, PLACUĪ > piacqui, TACUĪ > tacqui
Passivo perifrastico
In latino sia forme semplici/sintetiche, sia forme perifrastiche/analitiche in italiano solo forme analitiche
AMABAR > ero amato, AMER > sia amato, AMATUS ERAM > ero stato amato, AMATUS SIM > sia stato
amato
Futuro
In latino era una forma verbale debole perché non c’era unità e si rischiava di fare confusione con altri
tempi e modi.
In alternativa al futuro sintetico c’era la perifrastica: infinito + presente del verbo HABEO
FINIRE HABEO = ho da finire = finirò
> infinito + forme ridotte del presente del verbo HABEO
1a p. sing. *AO -ò
2a p. sing. *AS -ai
3a [Link]. *AT -à
1a p. plu. *(AB)ĒMUS -eremo
2a p. plu. *(AB)ĒTIS -ete
3a p. plu. *A(BE)NT -anno
Condizionale
Il latino non aveva il condizionale, è un’innovazione romanza.
1) Perifrasi del latino volgare:
infinito + una voce del verbo HABĒRE in fiorentino la voce usata è *HĔBUI che poi si riduce a -ei
infinito + forme ridotte del perfetto volgare del verbo HĔBUI
I coniugazione: LAUDAR(E) *(H)Ĕ(BU)I > lodarei > loderei (ar protonico > er)
3) Poeti della scuola siciliana si trova un’altra forma con uscita in -ia: infinito + imperfetto di HABĒRE
AMAR(E) (HAB)E(B)A(M) > amarea > amaria
Legge Tobler-Mussafia
Adolf Tobler e Adolfo Mussafia. Descrive i casi in cui l’enclisi era obbligatoria nell’italiano antico:
- Dopo pausa, all’inizio di un periodo
- Dopo la congiunzione e
- Dopo la congiunzione ma
- All’inizio di una preposizione principale se è successiva a una proposizione subordinata
In tutti gli altri casi l’enclisi era libera. Dal Quattrocento non fu più obbligatoria ma sopravvisse comunque a
lungo nella lingua letteraria in prosa e in versi.