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C. Grassi – A. Sobrero – T.

Telmon
INTRODUZIONE ALLA DIALETTOLOGIA ITALIANA

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Poco si sa del popolamento e delle lingue dell'Italia pre-romana. E' sicuro tuttavia che vi furono delle grandi
migrazioni di popoli linguisticamente ed etnicamene imparentati, distinte in due fasi:
1. una prima ondata di popoli di stirpe “mediterranea”, avvenuta tra il quarto e il secondo millennio
a.C. (Liguri, Retii, Piceni, Etruschi, Sicani, Sardi, etc.)
2. una seconda ondata nel corso del secondo millennio a.C. di popoli di stirpe indoeuropea. (Celti,
Venetici, Latini, etc.)
All'insieme di popoli con parlata diversa dal ceppo indoeuropeo si da il nome di pre-indoeuropei. Nel
momento in cui tutte queste popolazioni di lingue così diverse vennero a contatto con la lingua di roma, lo
fecero con modalità e con pronunce anche molto diverse.
Dal latino discendono l'italiano, il francese, lo spagnolo , il portoghese , il romeno ed altre lingue più o meno
ufficiali. Le varie parlate sono differenti tra loro perchè da un lato vi era una grande diversità di lingue tra le
popolazioni che hanno imparato e fatto proprio il latino, dall'altro lato vi era una differenziazione già
all'interno del latino stesso. Tra il latino di Plauto (III secolo a.C.) e quello di Prudenzio (IV secolo d.C.) le
differenze sono molto evidenti, sia nel vocabolario , sia nel loro uso. Il latino classico possiede un sistema di
flessioni nominali, ovvero in base alla funzione della parola nella frase cambia la desinenza (Es: rosa, rosae,
rosam, etc). Questo sistema comincia ad entrare in crisi già dai primi secoli dell'impero, quando la gente
comincia a pronunciare la finale delle parole allo stesso modo. Si tratta di uno dei fenomeni che
caratterizzano il latino volgare , ovvero il latino effettivamente parlato dalle popolazione, contraddistinto da
diverse varietà:
1. Varietà cronologiche dovute ad adozioni del latino in periodi differenti.
2. Varietà spaziali dovute all'influsso delle lingue precedentemente utilizzate.
3. Varietà sociali legate ai divesi ceti sociali.
4. Varietà stilistiche ovvero registri legati alla situazione e all'interlocutore.
Tra i più grandi cambiamenti del latino volgare, i più importanti furono:
a) Il sorgere degli articoli determinativi, di cui il latino era privo ( il(le), (il)la → processo di usura o
riduzione fonetica)
b) L'aumento dell'uso delle preposizioni (Es: de+ille ros (arum) → delle rose)
c) Riduzione dei significati delle preposizioni per via del loro uso massiccio, che causa parole composte
anche da più preposizioni (Es: de+ab+ante → davanti)
d) Fine della distinzione tra vocali lunghe e vocali brevi. Si sviluppa la distinzione tra aperte e chiuse.
e) Crisi del futuro sintetico, sostituito da forme analitiche con l'accostamento e poi la fusione del verbo
avere con l'infinito. (Es: amare habeo 'ho da amare' → amarò → amerò)
f) Con lo stesso procedimento, usando il perfetto o l'imperfetto indicativo di habeo, si forma il
condizionale (Es: amare habui 'ebbi da amare' → amarei → amerei)
Dante Alighieri, nel suo De vulgari eloquentia individua e critica per la loro bruttezza le parlate di Roma e
della Marca Anconitana, il milanese e il bergamasco. Dei sardi, dice che imitano la grammatica latina così
come le scimmie imitano l'uomo. Dei siciliani distingue addirittura due tipi di parlate: quella della plebe e
quella dei notabili. Dei genovesi, individua l'abbondanza di consonanti affricative, mentre di Trento, Torino e
Alessandria dice che i loro volgari sono bruttissimi e che se anche fossero bellissimi non potrebbero
competere con il fiorentino. L'epoca di Dante evidenzia il progresso dei volgari che arrivano ad occupare
spazi e domini di uso, anche letterari che prima erano riservati solo al latino. Ciò avviene grazie all'affermarsi
delle società nuove e all'interno di queste di nuove classi sociali come la borghesia della finanza, del
commercio e delle arti. In poche parole con lo sviluppo dei comuni. Ci sono molti fattori che spiegano il
successo del fiorentino anche fuori dai confini regionali. Le ragioni sono di ordine:
• Politico , dato che la precoce costituzione in Comune aveva favorito fin dal XII secolo lo sviluppo di
fiorenti attività mercantili e artiglianali. Ma fu soprattutto nel Quattrocento che si evidenziò
l'importanza politica di Firenze nello scacchiere italiano e internazionale.
• Economico ,