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Origini della lingua italiana: dal latino scritto

al volgare

La lingua italiana così come la conosciamo si è formata grazie


all'evoluzione del latino volgare.

Un tempo vi erano due forme: quella scritta (che era il latino letterario) e
una parlata (che era il latino volgare).

Il primo era utilizzato da persone molto istruite, appartenenti ad un livello


sociale agiato. Il secondo, invece, era utilizzato dalla gente comune, dal
popolo.

Con la diffusione delle colonie romane in tutta Europa, i militari, le persone


che si spostavano verso questi nuovi territori, portarono con sé il latino
volgare, quello parlato.

Mentre la versione scritta rimaneva intatta nel tempo, con le sue regole,
l'altra versione tendeva, a seconda dei luoghi e in base alle altre lingue che
incontrava, a subire variazioni, modifiche delle parole, dei termini, dei modi
di dire.

Basta pensare a tutti i vocabolari che oggi vengono utilizzati in Europa,


molto diversi l'uno dall'altro ma derivanti dalla stessa radice, il latino. In
alcuni paesi è maggiormente presente, in altri meno.

Esistono oggi numerose parole tedesche, inglesi, spagnole, francesi, che


derivano dal latino.

Il vero "Big Bang" è avvenuto con la fine dell'Impero Romano, a partire dal
V secolo (400-500 d.c.). Senza più collegamenti con la capitale, Roma, con
la dispersione dei popoli e il formarsi di nuove città, imperi indipendenti,
ogni Paese si è creato la propria lingua, con le variazioni che nel tempo
hanno portato a quelle conosciute nell'epoca contemporanea.

Nacquero così sei lingue neolatine: portoghese, spagnolo, francese (o


d'oil), il provenzale (o d'oc), il rumeno e l'italiano.
I primi documenti che testimoniano l'utilizzo del volgare italiano risalgono
al X secolo, anche se alcune parole e frasi vennero utilizzate già a partire
dal VI secolo. Un documento che è giunto fino a noi, come prova
dell'esistenza di questa nuova lingua, è la "Carta di Capua", dove troviamo
questa frase:

"Sao co kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette
parte Sancti Benedicti"
(So che quelle terre per quei confini che qui contiene, trent'anni le
possedette la parte di San Benedetto)

Altre prove sono contenute nella "Carta di Sessa Aurunca" e nella "Carta
di Teano".

Ad un certo punto la lingua italiana prese il posto del latino. Dante


Alighieri le diede il nome di "volgare illustre", che divenne poi il "fiorentino".
Questo passaggio è avvenuto per diversi motivi. Ad esempio, con la
creazione nel tardo medioevo (1300/1400) di tanti stati sul territorio italiano,
prese piede l'esigenza, soprattutto nei rapporti commerciali tra i vari ducati
e regni, di trovare un modo univoco di comunicare. All'epoca ognuno aveva
il suo dialetto e non ci si capiva molto bene. Tuttavia, dovendo fare affari,
comprare e vendere, sarebbe stato importante comunicare con una lingua
riconosciuta da tutti.
Decisive furono la Corte di Federico II in Sicilia e lo Studio di Bologna, che
accoglievano giudici, studenti, notai di ogni stato italiano. Si giunse così
alla creazione, pian piano, di termini e forme grammaticali utilizzabili dai
vari interlocutori.

Altro passo fondamentale verso la formazione della lingua italiana fu


l'affermarsi della Toscana, rispetto alle altre regioni, sia a livello politico che
economico e artistico. La sua posizione centrale, poi, favorì ancor di più la
sua supremazia.
E infatti, oggi a scuola, studiamo, per la lingua italiana, Dante Alighieri
Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca, tre toscani che consideriamo un
po' come dei padri della nostra lingua.