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FILOLOGIA ROMANZA: BOCCACCIO E LA LETTERATURA ARTURIANA

QUESTIONE I:

Boccaccio scrive opere in latino, e critica fortemente la decisione

di Dante di scrivere la Commedia, opera di argomento tanto alto, in volgare e non in latino: ma anche lui affida quello che diventer per i posteri il suo capolavoro, il Decameron, al volgare. Perch? Qui entra in ballo un tema molto importante, cio la volont/consapevolezza di un autore di superare la barriera del tempo grazie alla fama raggiunta con il proprio lavoro. Nonostante le forti critiche al volgare, e nonostante sicuramente Boccaccio dia lautorit linguistica al latino, non possiamo non pensare che egli contasse molto sul Decameron: la sua attenzione dedicata alla struttura dellopera, frutto di una forte e pensata volont compositiva *, la scelta di un volgare fortemente latineggiante, nonch la cura dedicata allinventiva di questa opera (a cui lavorer per tutta la vita) non lasciano dubbi sullimportanza e la considerazione per il suo progetto Decameron, come se ci fosse un forte senso di responsabilit dietro la sua dedizione a questa opera. *questa volont compositiva la troviamo in tutte e tre le grandi opere trecentesche in volgare: nel Decameron, appunto, nella Commedia, e nel Rerum Vulgarium Fragmenta.
QUESTIONE II:

Boccaccio un artista e letterato a tutto tondo, perch scrittore,

copista, disegnatore (recentemente il prof. Curzi ha riportato alla luce, grazie allutilizzo della lampada di Wood, un disegno attribuito al Boccaccio e raffigurante Omero, poi pubblicato sulla rivista Critica del testo), commentatore e compilatore (conserviamo due suoi zibaldoni). Di lui abbiamo numerosi autografi, e sappiamo che avesse a disposizione una fornitissima biblioteca: il suo attaccamento ad essa, segnale di un umanesimo fortemente gi sentito, testimoniato dal suo testamento, in cui Boccaccio affida ad un monaco tutto ci che della sua biblioteca scritto in latino o in greco. Non sappiamo che fine abbiano fatto i suoi libri in volgare, e soprattutto ci sconosciuto il motivo di questa sua attenzione esclusiva per la parte classica della biblioteca. Il binomio BoccaccioDante tra i pi proficui e ricchi di stimoli nella storia della letteratura italiana. Boccaccio ha commentato i primi 17 canti dellInferno

della Commedia, cercando di sciogliere quanto di ambiguo o implicito ci fosse: e la scelta di accompagnare alla Commedia un commento, significa compararla alle grandi opere classiche, perch fino ad allora erano degni di commento e chiosatura solo i grandi testi dellantichit e non di certo gli scritti in volgare. Questa scelta ci dice che Dante, gi nel XII secolo, era considerato un classico. Leggere il Boccaccio commentatore di Dante vuol dire tener ben presente tutti i commentatori che prima di lui si sono cimentati nellimpresa di spiegare i versi della Commedia; e bisogna anche tenere ben presente che, prima di essere un commentatore, Boccaccio un autore novelliere: spesso, nel commentare, costruisce novelle, parte dal commento per novellare gli argomenti di Dante, ed questo ad esempio il caso di Paolo e Francesca. Dal commento di Boccaccio al V canto dellInferno (Esposizioni sopra la Commedia) si capisce che lautore conoscesse bene i personaggi del ciclo arturiano, nonch i lais di Maria di Francia (XII secolo): tuttavia non conosciamo il modo in cui Boccaccio ha conosciuto questi testi, e soprattutto in quali versioni. Un canto come il V dellInferno d loccasione (la scusa, per cos dire) a Boccaccio di poter parlare dei temi pi svariati: il binomio amore-morte, per esempio, e Boccaccio nel commento sa andare oltre quelli che sono i due grandi protagonisti del canto (Paolo e Francesca) per attingere ad altri personaggi della classicit e non che sono morti per amore. Mettendo a fuoco in particolare la tradizione arturiana, Dante (e dopo di lui quindi Boccaccio) nomina Tristano (verso 67): Vedi Pars, Tristano. () - Commedia, Inf. V, 67 (Tristano chiude lelenco che Dante fa dei morti per amore, e apre la strada al racconto di Paolo e Francesca: unico personaggio medievale dellelenco, fa da tramite, da ponte tra i personaggi della classicit e i due amanti contemporanei di Dante). Nel commento al personaggio di Tristano Boccaccio fa una sintesi quasi estrema, ma si sofferma un po di pi nella descrizione della sua MORTE: proprio gli elementi di questa descrizione ci permettono di escludere alcune tra le fonti della tradizione di Tristano. Ci dice Boccaccio, infatti, che i due amanti, proprio come Paolo e Francesca, muoiono insieme, e cio contemporaneamente. Ma sono gli

elementi della modalit in cui questa morte avviene che ci danno indizi importanti per escludere alcune delle fonti della materia tristaniana come fonti del Boccaccio, perch nel commento a Tristano viene accolta la versione pi brutale di questo avvenimento: quella, cio, in cui Tristano morente che uccide Isotta stringendola a s in un ultimo abbraccio, soffocandola, ed questa la versione dei romanzi arturiani in prosa e in francese. Nei volgarizzamenti italiani questo episodio (che poteva essere considerato brutale, perch in un certo senso si tratta di un delitto, un omicidio anche se Isotta acconsente, felice di morire con il suo Tristano) viene per cos dire addolcito, e in un certo senso stravolto: perch non Tristano a soffocare Isotta, ma Isotta stessa che muore di dolore, una morte voluta e causata dallincapacit di continuare a vivere senza il suo amante (come nel Tristan di Thomas c lidea della morte di dolore di fronte alla morte dellamato). TESTI TRISTANIANI La critica si a lungo interrogata sul perch della fortuna particolare della storia di Tristano e Isotta allinterno del ciclo arturiano, soprattutto se paragonata alla vicenda di Ginevra e Lancillotto. Le risposte possono essere molteplici, ma due ragionevoli ipotesi sono senza dubbio quella secondo cui ad attirare il grande pubblico sarebbe stato lalone di tristezza che circonda il personaggio di Tristano, destinato fin dal momento della nascita a un futuro di sofferenza e infelicit, e quella che tira in ballo la grande santit di questo personaggio nonostante s stesso: anche se si macchia di un peccato grave come ladulterio, Tristano resta sempre il migliore dei cavalieri, il pi nobile e coraggioso, valoroso e onorevole, che espier con la morte tutte le sue colpe. In molti dei manoscritti che riportano la storia di Tristano e Isotta c la tendenza a giustificare il comportamento di Tristano soprattutto grazie allespediente del filtro damore che funge da scusa, e alla riabilitazione della sua persona. Tristan en prose (1235): Se gi la leggenda di Tristano e Isotta tra le pi conosciute e amate dal pubblico italiano tra quelle dei romanzi franceschi, il Roman de Tristan en prose gode a sua volta di una fama particolarmente estesa rispetto ad altri testi che narrano questa stessa storia. Ha quindi avuto larghissima fortuna in Italia (in particolare al nord e in Toscana), ne testimonianza lesistenza di moltissimi manoscritti qui prodotti che riportano il testo in lingua

francese. La tradizione questi testi in lingua francese (copiati in Italia da copisti italiani) molto diffusa: si pensi che molti manoscritti appartenenti a questa categoria sono precocissimi, risalgono gi al XII secolo. Successivamente ne sono stati prodotti molti volgarizzamenti in lingua italiana, ma noi sappiamo proprio attraverso il particolare del finale della morte di Tristano che sicuramente Boccaccio non si serv di questi ma di un testo in lingua originale. Nel Tristan en prose ci si sofferma a lungo sullepisodio della morte di Tristano, narrato e descritto come un lungo momento di agonia in una modalit che ritroveremo anche in molti luoghi del Decameron. la versione pi brutale e selvaggia, quella secondo cui Tristano a uccidere Isotta soffocandola in un ultimo abbraccio, ed la stessa che Boccaccio accoglie nella novella che costruisce a proposito dei due amanti pi famosi della materia arturiana, nel suo commento al V dellInferno. La tradizione italiana dei manoscritti del Tristan en prose fortemente TRISTANOCENTRICA/BIOGRAFICA: mentre nei manoscritti francesi la storia di Tristano e Isotta costellata di molte altre avventure che precedono, accompagnano e seguono la vicenda di Tristano i manoscritti italiani risultano al contrario epurati da queste storie-satellite, e si concentrano maggiormente sul racconto biografico della vicenda di Tristano.
LUNICA GROSSA NOVIT DI CONTENUTO IL COLLEGAMENTO DELLA STORIA DI TRISTANO CON LE VICENDE ARTURIANE: LA SECONDA PARTE DEL ROMANZO VEDE TRISTANO DIVENTARE CAVALIERE DELLA TAVOLA ROTONDA.

costituita

da una serie di avventure e di peripezie che coinvolgono, in un inedito compagnonnage accanto al protagonista, Yvain, Lancillotto, Perceval e Galvano: queste avventure non sono inserite in alcun disegno compositivo, ma c il gusto per lavventura in libert, per il romanzo nel romanzo. Grazie alla tecnica dellENTRELACEMENT, caratteristica di questo tipo di romanzo a incastro, serve proprio a inserire in una cornice narrativa pi o meno ampia dei racconti autonomi. Il Tristan en prose finisce per diventare modello delle pi tarde compilazioni romanzesche di materia bretone, anche dei Tristani italiani e della Tavola Ritonda. PROLOGO: i nomi fittizi di autori presenti nel prologo testimoniano una certa necessit di legittimare e di dare una marca autoriale al testo. Chi scrive sente anche la necessit di legittimare la storia nella sua veridicit (l espressione sanz doutance sottolinea la volont di dare alla storia realismo)attribuendone lorigine a un manoscritto latino: si insiste sul significato di TRADUZIONE, la storia stata riportata in francese per poter essere

comprensibile e quindi conosciuta da tutti: tradurre significa si portare la storia ad un livello pi basso, ma la traduzione nasce da unattivit di lettura e rilettura con laffermazione della quale lautore si conferisce una certa erudizione in modo indiretto , e si autodefinisce anche un cavaliere amoroso e bramoso, ribadendo lantica credenza secondo cui per parlare damore sia necessario aver conosciuto Amore. Lautore inoltre afferma e sottolinea la
COMPLETEZZA della sua

opera: completo significa esaustivo riguardo a un

argomento, si vuole che il romanzo raccolga tutto lo scibile esistente di una determinata materia o personaggio, c ricerca di totalit. Si vuol fare di questa materia romanzesca un libro unitario, quasi enciclopedico, che abbracci tutto ci che riguarda la materia arturiana: infatti, Tristano diventa qui uno dei Cavalieri Celesti della Tavola Rotonda, la sua storia si lega quindi a quella di Art, di Lancillotto, e del Graal. Tristano viene spesso considerato un alterego di Lancillotto proprio a causa delle comuni storie damore adultere; sono i due personaggi pi famosi e conosciuti del ciclo romanzesco oltre a Galaad (figlio di Lancillotto e di una fanciulla con cui si ritrovato a giacere a causa di un equivoco, pensando che fosse la regina Ginevra), unico fra i tre a poter diventare il cavaliere senza macchia proprio perch lunico che non si macchier con il peccato delladulterio. Nelle parole dellautore del Tristan en prose, Galaad serve a creare il legame tra la vicenda del Graal e quella di Lancillotto e Tristano.
EPISODIO DEL RAPIMENTO DI LANCILLOTTO/TRISTANO DA PARTE DI MORGANA:

Morgana, per contrastare Art, imprigiona Lancillotto tenendolo lontano da Ginevra per un anno e mezzo. Durante questo periodo, lui dipinge sulle pareti della sua prigione gli episodi pi significativi della sua storia damore con Ginevra. Quando anche Tristano sar rapito dalla stessa Morgana, che ne innamorata, e rinchiuso nella stessa prigione, si commuover guardando le avventure dipinte di Lancillotto e Ginevra: questi due episodi creano un legame tra i due cavalieri, e un parallelismo tra rappresentazione visiva e scrittura (che erano tra loro molto legate nellera del manoscritto). EPISODIO DELLINCONTRO
TRA LANCILLOTTO E TRISTANO:

in questo breve brano entrambi i cavalieri si

collocano in un livello di eccellenza assoluta, entrambi vorrebbero rinunciare allonore della vittoria per concederla allaltro gesto che simboleggia la fratellanza fra stimabili cavalieri donore . Ricorre nelle loro parole il prefisso entre- : i due sono alla pari, si parlano insieme, si abbracciano insieme, sono

come fratelli (e noi sappiamo qual la pi importante loro analogia, ovvero i loro amori peccaminosi). Questo il primo incontro tra questi due personaggi, ma i due si conoscono gi per fama perch sono i due pi valorosi cavalieri della Tavola Rotonda, la loro eccellenza li precede. DINADAN: questo personaggio, che diventer uno dei migliori amici di Tristano nel romanzo, si pu definire un personaggio-chiave perch incarna una visione del tutto particolare, la sua una voce alternativa. Rispetto alla comune esaltazione dellamore, Dinadan si discosta, e ne sottolinea la pericolosit: lui fugge lamore perch da sempre la causa della caduta, della rovina anche dei pi valorosi. Nel dialogo con Tristano fa lesempio di Kahedin, uno dei tanti valorosi cavalieri morti per amore (tra laltro, nella leggenda, cognato di Tristano perch fratello di Isotta dalle bianche mani, innamorato anche lui della regina Isotta la bionda) che, se non fosse caduto nella rete della passione, sarebbe ancora vivo: Tristano gli risponde presentando la visione dellamore tipica del romanzo cortese, quella secondo cui solo questa grande passione la vera spinta che d la forza ai cavalieri di compiere le pi grandi imprese. Un altro degli argomenti di cui Dinadan si serve quello della follia damore (elemento che scaturisce dal fatto che lamore nasce e si sviluppa nel pensiero, e quando ci si innamora si diventa folli perch si viene fuori dalla mente, si diventa irrazionali). Dinadan rappresenta una visione dellamore che scomparsa nel romanzo in versi, ma che aveva dominato nei romanzi in prosa del ciclo arturiano: la sua presenza d quindi occasione per riflettere sulla questione amore nobilitante/amore forza distruttrice, e c chi si chiesto se la sua visione non rappresenti quella dellautore. RE MARCO: questa figura viene non a caso introdotta immediatamente dopo un lungo discorso sul virtuoso ruolo del cavaliere valoroso. Non a caso, perch re Marco, marito di Isotta e zio di Tristano, nel Tristan en prose l ANTICAVALIERE per eccellenza, figura antitetica rispetto a quella di re Art, uomo vile e codardo connotato con forte negativit che nella sua vita non ha saputo conquistare onore con nessun gesto di coraggio se non quello (che di certo coraggioso poi non ) di uccidere Tristano, il migliore dei cavalieri. SCENA DELLA MORTE DI TRISTANO: in questa scena molti elementi riconducono alla forte codardia di re Marco, che colpisce tristando quando disarmato e do spalle, e che fugge poi, abbandonandolo morente, perch lo teme anche se ferito. Alcuni manoscritti presentano la variante del ferimento di Tristano nelle anche, e non alla coscia: interessante

perch le anche erano pensate come custodi degli organi genitali, quindi come se Tristano venisse colpito proprio nel luogo, in un certo senso, dellorigine e causa della sua colpa. Mentre nei testi in versi la morte di Tristano aveva luogo nella totale solitudine, nel Tristan en prose i suoi compagni e amici piangono insieme a lui durante la sua agonia. Quando entra in scena Isotta, c nel Tristan en prose la dichioarazione della scelta della regina di morire con il suo Tristano, perch non pu continuare a vivere pervasa da un dolore cos grande: concetto che sar ripreso da Boccaccio nellElegia di madonna Fiammetta. Non solo Isotta sceglie deliberatamente di morire, ma cerca e desidera fortemente la condivisione della morte: un altro punto che suggestioner estremamente Boccaccio. Lamore si intreccia fortemente alla morte in questa scena, cos come anche lonore: Tristano morente chiede ai suoi compagni che le sue armi vengano esposte a Kamelot, i suoi ultimi pensieri sono quindi per il suo amore e per il suo onore di cavaliere, simboleggiato dalle sue armi. Il Tristan en prose costruito sulla falsariga del Lancelot en prose (ma non solo: il riferimento serve pi che altro come scusa per far incontrare nella storia i due eroi, Tristano e Lancillotto, ma in realt questo romanzo ha come background probabilmente tutti i libri sul ciclo arturiano): i due protagonisti presentano moltissime analogie, ma anche numerose differenze. La pi vistosa forse lelemento della FATALITA dellamore tra Tristano e Isotta (metaforizzato nel filtro damore) che manca totalmente nellinnamoramento tra Ginevra e Lancillotto. Unaltra differenza sostanziale senza dubbio lepilogo delle due storie: luno finisce in tragedia, nellaltro c un pentimento e una ricerca di riscatto e di redenzione da parte dei due amanti che cercano di espiare le loro colpe ritirandosi in convento. Il Tristan en prose presenta poi forti differenze anche con i romanzi in versi, nei quali troviamo una visione dellamore dalla forte connotazione negativa: deleterio per le sorti dei grandi cavalieri che, quando cadono nella sua trappola, perdono il loro onore e spesso anche la vita; la versione in prosa invece pi affine alla visione cortese/trobadorica di un sentimento visto come forza motrice dellonore del cavaliere, stimolo positivo per luomo che sotto la sua spinta compie le migliori delle imprese.

Era usanza nei manoscritti francesi della storia di Tristano esordire con una parentesi sugli antenati del protagonista, usanza che non trova un riscontro nei volgarizzamenti italiani, ma che troviamo invece in Boccaccio. Tavola ritonda (met XII sec./inizi XIII sec.): in questa versione italiana della materia arturiana salta subito allocchio la mancanza dellintreccio tipico del romanzo francese (ma nel testo della Meneghetti si dice che la tecnica dellentrelacement riprende nella Tavola Ritonda un certo vigore). La Tavola Ritonda sembra pi una sorta di INDICE ANALITICO degli argomenti della storia che verr narrata. La Tavola Ritonda costituisce la prima grande opera narrativa italiana in grado di uscire dalla condizione servile della traduzione, e il primo tentativo italiano di creare un sapere enciclopedico, nel senso di vastamente rappresentativo, di un ambiente, dei suoi ideali, della sua cultura. Da notare come tutto ci che riguarda Tristano sia qui rappresentato come superlativo, fino al punto di definire perfino il suo innamoramento perfettissimo. Tristano viene ricordato come il cavaliere per eccellenza, nella tradizione italiana assistiamo alla pi totale e completa assoluzione e giustificazione di questo personaggio: il
FILTRO DAMORE gli

ha costretto il CUORE, sede di tutte le volont, e il pensiero

stesso. Lautore anonimo di questo famoso cantare arturiano in lingua italiana cambia e addolcisce il finale della leggenda di Tristano, narrando come la regina Isotta si lasci morire di dolore insieme allamato; manca del tutto, quindi, lepisodio del soffocamento riportato invece nel Tristan en prose. COMMENTI ALLA COMMEDIA Ottimo commento (1330) in questo commento, le vicende di Paolo e Francesca e di Tristano e Isotta sono bollate non come semplici episodi di ADULTERIO, ma, molto peggio, come casi di INCESTO, cosa che Boccaccio non sottolinea mai, in nessuno dei due casi. Al contrario, si pu sicuramente affermare che Boccaccio sia uno dei primi che giustifica e difende Francesca nel suo essere peccatrice nonostante s stessa, e , attraverso di lei, filtra anche la difesa di Tristano e di Isotta. LOttimo commento molto dettagliato, riporta particolari che Boccaccio omette nelle sue Esposizioni (come la SCELTA di Isotta, che accondiscende a morire con Tristano); a proposito dei due amanti del ciclo arturiano, poi, lautore dellOttimo commento ci dice che la loro vicenda talmente nota, che Dante non ha sentito il bisogno di soffermarsi nel raccontarla (limitandosi, come noto, alla

sola menzione di Tristano). La stessa affermazione la ritroviamo nel commento di Guido da Pisa (in latino). Soffermandoci un momento sul personaggio di Paolo, vediamo come nellOttimo commento venga fuori una caratteristica della sua persona topica del ritratto dellamante-tipo cos come descritto nel trattato De Amore di Cappellano: e cio, il fatto che per essere dei grandi amatori, per dedicarsi allamore, non si debba essere troppo presi da altre attivit (come la guerra, ad esempio); infatti Paolo secondo lautore dell Ottimo commento () acconcio pi a riposo, che a travaglio. Il libro, in fine, e la lettura in genere quindi, sono la spinta secondo questo commento a venire allatto della lussuria. Commento dellAnonimo fiorentino (fine XIV sec.): in questo commento troviamo un dettaglio che ancora accomuna le due vicende di Paolo e Francesca e di Tristano e Isotta, e cio il fatto che entrambe le coppie di amanti vengano scoperte mentre si stanno dedicando, per cos dire, allARTE in genere (Paolo e Francesca stanno leggendo, Tristano sta suonando unarpa). Questo commento non si sofferma invece sulle circostanze esatte della morte di Isotta, non ci dice cio se morta di dolore, o per lintervento di Tristano, ma si limita a dire che morirono luno nelle braccia dellaltro: possibile che lautore fosse a conoscenza ancora di altri finali, attraverso altri testi che riportano la stessa vicenda. Commento di Francesco da Buti (1394): questo commentatore scrive una ventina danni dopo il Boccaccio. Cogliamo nel suo commento alcuni elementi da sottolineare, come la premeditazione dellomicidio di Tristano da parte di re Marco (che utilizza una lancia avvelenata), cos come narrano anche i Cantari arturiani, e il fatto che i due amanti vengano scoperti mentre si trovano soli in una CAMERA: quindi non intenti in attivit nobili come detto precedentemente (leggere, suonare larpa), ma colti proprio nellatto del tradimento. Secondo questo commentatore, poi, la morte di Tristano non sarebbe immediatamente successiva allagguato, ma avverrebbe dopo del tempo. Dallanalisi di questi testi viene fuori la grande fortuna della materia arturiana in Italia, e la grande diffusione quindi dei testi francesi che la riportano, avvenuta soprattutto tra la fine dellXI e linizio del XII secolo (basti pensare che almeno 25 dei 100 manoscritti di materia arturiana sono si scritti in lingua francese, ma

realizzati in Italia da copisti italiani). Viene anche fuori il fatto che Boccaccio abbia sicuramente letto la storia di Isotta e Tristano nella lingua originale, e non in qualche volgarizzamento. Sappiamo poi che Boccaccio abbia riflettuto poeticamente sulla letteratura a lui precedente, a partire dai classici fino ai romanzi francesi. Egli mostra, rispetto alle sue fonti, di essere influenzato e guidato da Dante. Una delle questioni che sicuramente pi affascina Boccaccio, e la seduzione esercitata dal fascino emulativo del LIBRO: il problema della letteratura sono anche le emozioni e sensazioni che essa suscita, le riflessioni che da essa scaturiscono. Proprio questa una delle questioni su cui maggiormente lautore si sofferma nell Elegia di madonna Fiammetta. ELEGIA DI MADONNA FIAMMETTA INTRODUZIONE Lincipit di questo testo di Boccaccio, risalente agli anni 43-44, espressamente indirizzato alle donne perch sono coloro che per eccellenza hanno intelletto damore. C un continuo richiamo alle LETTURA, e, a proposito dei generi letterari, si dice che il testo che segue non fittizio, non riguarda guerre o battaglie, ma un testo che parla di amore. Il tema del DESIDERIO che qui spesso ricorre topico della tradizione amorosa medievale pi che di quella classica, perch risente della spiritualit e dello spirito della cristianit. Tipica della visione romanzesca invece la descrizione della FISICIT dellamore, una passione che si manifesta in modo evidente in una sintomatologia che diviene topica in questo periodo (perdita della fame e del sonno, inerzia e pigrizia, sospirare continuo, ). Fiammetta fa una sorta di invocazione allinizio del suo discorso, chiede aiuto affinch la sua memoria venga sostenuta e la sua mano stimolata: questo un esplicito rifacimento a Dante, particolare perch la stessa invocazione che inaugurava un poema sulla salvezza umana (in Par. XXXIII vv. 67-72 Dante la fa affinch riesca a ricordare e raccontare degnamente la sublimit di ci che ha visto in Paradiso) inaugura qui un testo frivolo, che parla di amore, un amore per giunta adultero. Si tratta contemporaneamente di un capovolgimento del senso, e di un abbassamento drastico del livello.

Uno dei grandi temi elaborati dal Boccaccio in questa sua opera quello della
FATALIT dellamore:

lautore si discosta anche un po dalla grande tradizione,

perch Fiammetta non rappresenta esattamente lo stereotipo della


MALMARITATA (visto

che si sposata per amore e con un uomo giovane e bello

che le vuol bene e la rispetta); in un certo senso, manca una legittimazione alladulterio. La figura della BALIA topica della letteratura classica: anziana, di lunga esperienza, ha conosciuto lamore e di conseguenza sa riconoscerlo negli altri. Infatti, legge in Fiammetta la MALINCONIA, sintomo della malattia amorosa che si manifesta attraverso lapatia, i sospiri, la mente afflitta dai pensieri. La scena del dialogo tra Fiammetta e la balia riprende quella dellEneide in cui Didone confessa alla sorella Anna la sua tormentata passione per Enea: C UNA FORTE
SEDIMENTAZIONE DI FONTI CLASSICHE E NON IN BOCCACCIO.

Altra citazione

virgiliana, questa volta quasi letterale, quella che riprende del IV libro dellEneide, sempre nel dialogo tra Anna e Didone, lesclamazione della regina che dichiara di preferire che il Tartaro la inghiotta, piuttosto che tradire il caro marito Sicheo e il giuramento fatto. La parola sciocchezza che la balia riferisce allamore di Fiammetta per Panfilo ha qui un senso pi forte di ci che sembra, vuol dire errore, sconvenienza, non frivolezza. Nelle parole della balia il campo semantico allude fortemente alla servit/schiavit dellamore, che un crudele
TIRANNO.

Quando colpisce non c scampo: qui il riferimento esplicito a

Petrarca, ma anche alla tradizione romanzesca provenzale, in cui tema fondamentale quello della SCELTA dellamore e la capacit di esercitarla o meno, nonch lutilizzo della RAGIONE dopo il manifestarsi della passione amorosa (c ancora qui molto del V dellInferno, in cui i dannati sono condannati perch hanno sottomesso la ragione al desiderio). Infine, c ancora una ripresa del De Amore di Cappellano: ci che alimenta lamore, dice Boccaccio, sono i LUNGHI PENSIERI. Sottolinea poi che lamore una malattia, unossessione mentale, una follia, un eccesso portato alle sue estreme conseguenze. CAPITOLO VIII

In questo capitolo Fiammetta, temendo che il suo amato Panfilo labbia dimenticata e sia ora innamorato di unaltra donna, fa un elenco di tutti i personaggi della letteratura, sia classica che romanza (arturiana, provenzale, medievale), che hanno sofferto per amore. La donna sottolinea come solo chi ha amato pu parlare damore o comprendere il parlar damore. Un nuovo elemento messo in luce da Fiammetta in questo capitolo quello del TEMPO: lamore non d tempo, perch la passione consuma, brucia, ed fuori da ogni ragione. Boccaccio d grande importanza alla letteratura arturiana: fa ricordare a Fiammetta la vicenda di Tristano e Isotta, amanti esemplari secondo lautore, eccezionali nella loro scelta di una MORTE PER DILETTO, cio una morte scelta, consapevole, voluta e comune. Qui come nellAmorosa Visione Boccaccio, nominando le celebri morti damore o semplicemente i famosi amanti della letteratura, costruisce un CANONE di personaggi, proprio come quello di Inf. V. Nella rassegna di Fiammetta ci sono moltissimi personaggi della letteratura e del mondo classico, riscontrabili soprattutto nelle Metamorfosi di Ovidio (autore cha ha dal XII secolo in poi una straordinaria fortuna pari quasi a quella di Virgilio). Anche lo stile della prosa latineggiante. Nel canone di Boccaccio c molta letteratura, ma attentamente filtrata da una scelta mirata e consapevole che deriva da una grande conoscenza: Fiammetta infatti usa il verbo ricercare. Quando inizia il suo elenco dice proprio che figura, cio vede chiaramente, con locchio interiore della memoria, ripercorre dentro di s le storie che racconta. Anche andando avanti, Boccaccio insiste sulla VISUALIZZAZIONE dei personaggi (mi si para davanti), ma tutto ci di cui Fiammetta parla costantemente riportato a s stessa e alla propria esperienza personale, c un continuo scambio tra la storia dei personaggi e ci che capitato a lei (c una grande presenza di aggettivi/pronomi possessivi). Dopo Io e Giove, che aprono la rassegna, Fiammetta parla di Mirra, Biblis e Canace: tre personaggi, tre donne, macchiatesi del peccato dellincesto che solo nella MORTE hanno trovato la pace. Come loro, cos anche tutti gli altri personaggi del canone di Fiammetta hanno dalla loro parte questo vantaggio, e cio che la loro sofferenza seppure insopportabile ha trovato presto una fine nella morte: Fiammetta invece, mantenuta in vita dalla labile speranza di rivedere un

giorno, anche nella vecchiaia, il suo Panfilo, non ha il coraggio di spezzare la sua esistenza e di porre quindi fine ai suoi tormenti. destinata a una lunga agonia, e si sente quindi di gran lunga pi sfortunata. Quando Fiammetta parla di queste tre eroine della classicit accomunate dal peccato dellincesto, laggettivazione si fa fortemente negativa, e da ci traspare la condanna di Boccaccio a questi amori peccaminosi. Nel narrare in seguito la vicenda di Piramo e Tisbe (ripresa anche nella letteratura romanza in un poemetto del 1160), Boccaccio insiste molto, questa volta, sul forte coinvolgimento di Fiammetta che sente, si identifica nel sentimento dei due amanti che sembrano prendere vita nel suo racconto. Altra amante con cui si identifica particolarmente Didone: nel passo in cui si parla della regina di Cartagine forte la ripresa del libro IV dellEneide di cui protagonista (alcuni passi sono ripresi fedelmente, come lincipit che vede la regina prima imponente, impegnata nelledificazione della citt, e poi vittima quando si lascia trasportare dalla forza distruttrice di amore; oppure il passo in cui Didone guarda allontanarsi la flotta di Enea, prima di uccidersi) e anche qui risalta la sintassi fortemente latineggiante. Lamore che Didone prova per Enea una forza dirompente ma negativa, distruttrice: questa unidea tipica della letteratura romanza damore. Le impedisce di dedicarsi al suo regno, la rende adultera, fedifraga, spergiura nei confronti di Sicheo, infine la porta al suicidio: e qui come in altri casi Fiammetta invidia nel personaggio di cui parla la morte che, giunta prontamente, cessa le sofferenze damore che invece lei destinata a patire a lungo. Lespressione qui usata essere presa della sua forma, riferita a Didone, chiaramente un calco di Inf. V, 101 prese costui de la bella persona: continua il costante riferimento al canone dantesco degli amanti. Fiammetta passa a narrare le vicende di Ero e Leandro, che precedono quelle di Tristano e Isotta di cui anticipano alcuni elementi: ad esempio, il MARE come grande METAFORA DELLAMORE, la morte che una morte scelta e che abbraccia i due amanti insieme, contemporaneamente. Nel pensiero Fiammetta si immedesima in questa storia: il PENSIERO il luogo dove lamore nasce, cresce e si alimenta, nonch il luogo appunto dellimmedesimazione. Tristano e Isotta sono, come in Dante, gli unici due personaggi presenti nel canone e non appartenenti alla letteratura classica. Dopo di loro lelenco si

allarga letterariamente e geograficamente (ciclo troiano, ciclo tebano, ciclo bretone, mondo della romanit): vediamo Giocasta e Fedra, con le quali si ripropone il tema dellincesto, poi Ecuba, Sofonisba, Cornelia e Cleopatra. Ma perch in tutto il canone Boccaccio sceglie di uscire dal mondo classico solo attraverso la citazione di Tristano e Isotta (esattamente come aveva fatto Dante)? La risposta risiede nel fatto che questa vicenda presenta alcune somiglianze con un certo tipo di vicenda amorosa classica (la fatalit di un amore non voluto e non cercato, impossibile da contrastare; la morte comune, contemporanea, consapevole voluta e cercata; ), ma anche, pi semplicemente, nel fatto che Boccaccio volesse nobilitare questi materiali volgari da lui considerati allaltezza dei classici. Ne una conferma il fatto che nei suoi commenti, quando scrive a proposito dei testi volgari da lui amati, lo fa in LATINO (come Dante che, nel De vulgari eloquentia, inserisce il ciclo bretone e quello carolingio tra i classici) . AMOROSA VISIONE (anni40 del Trecento) Si tratta di un poema allegorico diviso in 50 canti e scritto in terza rima. Molte sono le analogie che lo fanno sembrare una sorta di mezza Commedia, come ad esempio il fatto che a fare da guida al protagonista che visita le sale i un nobile castello sia una donna gentile. Sia a livello di macrostruttura che a livello di microstruttura c un continuo riferimento a Dante e alla Commedia, che sembra trapelare in ogni punto: ne un esempio la tecnica ripresa da Dante di mettere in RIMA i nomi di persona e i toponimi; spesso, proprio come in Dante, si tratta di nomi su cui Boccaccio vuole porre una certa rilevanza ed evidenza. Nellelenco dei personaggi Boccaccio si rif a Dante quando descrive i personaggi epici, soprattutto nella descrizione della loro andatura. In questa opera Boccaccio gioca molto con il tema dellAPPROCCIO VISIVO (vedi il titolo, in cui c la forte componente figurativa implicitamente esposta dal Boccaccio): il protagonista visita le sale affrescate del castello osservando i vari trionfi. Fa parte della concezione del libro di Boccaccio la forte figurativit, limportanza del dato visivo; non dimentichiamo che lui stesso stato un abile disegnatore. Nell Amorosa visione c molto dei Trionfi di Petrarca, del rapporto stretto che intercorreva tra i due autori, c molto di ci che li accomuna (come il dualismo latino/volgare). La critica ha anche ipotizzato che le due opere si siano influenzate a vicenda: i Trionfi del Petrarca sono stati scritti tra la prima e la

seconda redazione dellAmorosa visione del Boccaccio, si creato perci una sorta di andamento circolare per cui la prima redazione dellAmorosa visione ha influenzato in qualche modo lopera del Petrarca, la quale a sua volta ha messo del suo nella seconda redazione del Boccaccio. Da notare che la seconda redazione dellAmorosa visione non conservata oggi in nessun manoscritto, ma solo in alcune cinquecentine: a lungo si anche ritenuto che la versione rivista nelle cinquecentine non fosse del Boccaccio, ma fosse opera di qualche revisore dellepoca della stampa, ma non di sicuro cos. CANTO XI C una sorta di ordine intrinseco nellelenco dei personaggi: Boccaccio nomina prima personaggi dellantichit classica, greca e romana, poi i personaggi dei romanzi arturiani, infine personaggi storici moderni dellepoca carolingia: troviamo quindi insieme personaggi storici e fittizi, o protagonisti della letteratura, insieme, e c la volont di elevare e nobilitare i personaggi del ciclo arturiano. In questo canto, il Boccaccio fa sfilare tutti i cavalieri della tavola rotonda, qui simbolo s del romanzo francese e arturiano, ma anche di parit, di giustizia, dei valori della cavalleria. Quando Boccaccio dice che Perceval e Galeotto seguivano Bordo a picciol passo insieme ragionando, fa un riferimento forte a Inf. IV, 97 (Da chebber ragionato insieme alquanto,
riferito a Omero, Orazio, Ovidio e Lucano), assimilando i personaggi del ciclo

arturiano agli spiriti magni del limbo dantesco. Lancillotto si presenta armato (simbolo del suo essere cavaliere), grazioso (come tutti coloro toccati da amore) e soprattutto ansioso di stare al passo con Ginevra; anche sanza far motto, espressione riferita a Lancillotto, una citazione dantesca. La Ginevra di Boccaccio contrasta con quella del romanzo francese perch descritta come pietosa, mentre incede lentamente e parla sottovoce: somiglia pi a uno spirito magno dellInf. IV che alla Ginevra del ciclo arturiano. Lelenco continua con tutta una serie di personaggi arturiani, fino ad arrivare a Tristano, apostrofato come l buon Tristan in una concezione erede della tradizione italiana. Una ripresa del V canto dellInferno sta nellaggettivo offesa riferito a Isotta: tipico di coloro che si sono macchiati del peccato di LUSSURIA, anche Francesca lo rimanda. Come sempre quando Boccaccio nomina Tristano e Isotta sottolinea il forte senso della carnalit/fisicit dellamore. Seguono i personaggi dellepoca

carolingia. Li vediamo associati a sintagmi piuttosto fissi, simili agli epiteti tipici dellepica classica, che servono a creare una certa unione, una catena di personaggi accomunati dal loro essere grandi cavalieri. un fatto particolare che i personaggi del ciclo arturiano siano inseriti tra due schiere di personaggi storici, quelli dellepoca classica prima, quelli dellepoca carolingia poi. Nella memoria del Boccaccio agiscono contemporaneamente spunti dalle sue opere e dalle opere arturiane. Da molti elementi possiamo dedurre che Boccaccio voglia mettersi sulla scia dei romanzi francesi. La ricezione tristaniana notevole e particolare perch si mescola con i personaggi arturiani: il mondo tristaniano e quello arturiano si sovrappongono in Boccaccio. IL CORBACCIO un testo del periodo della maturit del Boccaccio, in cui si fa e si sente pi marcata la sua misoginia. Anche in questa opera si riflette sul libro come veicolo di relazioni, di atti e di gesti; Boccaccio qui si colloca nuovamente sulla scia dantesca, ripartendo ancora una volta dal canto V dellInferno. Oltre alla misoginia, altro tratto caratteristico delle opere della maturit boccacciana e quindi anche del Corbaccio il forte moralismo. un testo particolare della tradizione boccacciana, proprio perch la misoginia che qui si scatena in forte contrasto con altre ideologie manifestate in altre opere del Boccaccio: ad esempio, con la sua strenua difesa della Francesca dantesca. Si tratta o di due anime che convivono nello stesso uomo, o di una semplice misurazione di Boccaccio con un genere della tradizione che per non gli appartiene, quello della satira contro le donne e i loro vizi. Datato intorno al 1365, il Corbaccio la storia di un uomo innamorato di una vedova. Lapparizione del defunto marito della donna aprir allinnamorato gli occhi sulla nefandezza della donna, e pi in particolare di tutte le donne. La vedova appare condizionata, corrotta da alcune sue LETTURE: si parla, in sostanza, dellutilizzo che si pu fare della lettura di determinati libri. questo un discorso che si protrarr fino alla narrativa ottocentesca. Boccaccio insiste sempre sulla forza del pensiero: non c possibilit di amare se non si pensa. C poi lidea della SOLITUDINE, situazione grazie alla quale luomo pu ritornare in s stesso o divenire facile preda dellimmaginazione: la solitudine che rende gli amanti pericolosi, e la CAMERA lambiente per

eccellenza in cui si evocano i pensieri degli amanti. Nel pensiero del protagonista innamorato c la manifestazione esterna dellamore, c il pensiero dellamore carnale, c il tema della crudelt dellamore che NON viene scelto (come ne l Elegia di madonna Fiammetta), c il topos dellamore che porta alla pazzia, che malattia, e quello dellamore assoluto che porta ad amare laltro pi della propria stessa vita. Si insiste molto sulla fenomenologia della sofferenza damore, che causa non solo semplice lacrimare, ma anche il pianto, il battersi il petto, c poi lidea della morte tanto attesa che tarda ad arrivare, come se anchessa fosse un amante crudele che fugge ed rincorsa perch lunica in grado di lenire il dolore dellinnamorato. Quando il marito defunto si palesa e prende parola nomina i ROMANZI
FRANCESCHI (esaltati

sia sul piano amoroso che su quello avventuroso). Nel

parlare del ruolo del libro, il Boccaccio abbandona la reticenza dantesca e dice chiaramente ci che la donna immagina leggendo di Lancillotto e Ginevra, e di Tristano e Isotta: forte il POTERE VISUALIZZANTE DELLA LETTERATURA. La figura della vedova si rif probabilmente a canzoni tardo-latine in cui era fortemente presente lo stereotipo della vedova lussuriosa. Ci sono poi ricchi riferimenti a libri molto diversi tra loro: Ansalone, ad esempio, uno dei numerosi amanti della vedova, un personaggio biblico famoso per la sua non comune bellezza. Nel Corbaccio emerge lidea della corruzione dellanimo delluomo, che la donna a scatenare. questo un tema che nei romanzi francesi arriva fino alle estreme conseguenze con lidea che la colpa non si fermi allatto del tradimento, ma si allarghi e coinvolga pi persone (ad esempio, nei romanzi arturiani, Mordred, colui che uccider Art e sar causa della fine del suo regno, frutto di un tradimento e di un incesto, figlio del re e dei una sua sorellastra). DECAMERON INFLUENZA DELLA MATERIA ARTURIANA NEL DECAMERON: GIORNATA VII, NOVELLA 7 Anche se c tutto un filone di novelle che riprende il TEMA DELLADULTERIO (in chiave comica), lesempio pi chiaro nel Decameron di una ripresa dalla materia arturiana la novella di Lodovico e Beatrice. Si tratta di una novella

dallapparente struttura bipartita, composta da una prima parte di genere cortesecavalleresco, e da una seconda pi comica- burlesca. In realt per questa bipartizione solo apparente, perch unattenta rilettura dellintertesto tristaniano della novella d coesione e unit alla struttura: il filo rosso della vicenda tristaniana conduce tutta la novella. Nella prima parte, volendo comunque seguire questa apparente bipartizione, si coglie fin dallincipit il topico TEMA DELLINNAMORAMENTO PER FAMA: il protagonista della novella, Lodovico, sente parlare di Beatrice (la scelta dei nomi in Boccaccio non MAI casuale), una donna bolognese bella oltre ogni misura, e per la prima volta in vita sua si innamora a tal punto da non poter resistere al desiderio di vederla (altro motivo topico nella letteratura: il giovinetto che non ha mai conosciuto amore). In tutto ci c qualcosa dell ANALISI DELLANIMO UMANO propria di Jaufre Rudels (1125-1148, poeta e trovatore francese) e delle sue canzoni, nelle quali si insiste molto pi sullIMPORTANZA DEL DESIDERIO nellinnamoramento che sulla sua realizzazione: anche Boccaccio insiste molto su questo tema del desiderio (La qual cosa ascoltando Lodovico, che d'alcuna ancora inamorato non s'era, s'accese in tanto disidero di doverla vedere, che a altro non poteva tenere il suo pensiere). Un riferimento molto pi esplicito a Jaufre sta nel fatto che Lodovico sente parlare di Beatrice da alcuni uomini che erano di ritorno da un pellegrinaggio al Santo Sepolcro: nella vida in cui si narra la stroria della vita di Rudels, si racconta che il poeta si era follemente innamorato della contessa di Tripoli (anche stavolta, senza averla mai vista) e che spinto dal desiderio di vederla era partito per la Crociata; ammalatosi durante il viaggio, poi Jaufre riuscir ad arrivare e a morire, felice, tra le braccia dellamata. C quindi nella novella un riecheggiamento del luogo del Sepolcro. Nella vida di Jaufre Rudels ci sono molti elementi tristaniani: il tema del mare, la morte in un ultimo abbraccio, quindi probabile che Boccaccio sia venuto a conoscenza della vicenda di Jaufre dalle vidas provenzali, e non dalle sue stesse canzoni (che hanno avuto una tradizione scarsa in Italia, e tarda rispetto a Boccaccio). Quando Lodovico parte per Bologna, deciso a vedere lamata Beatrice, cambia identit e prende il nome di Anichino che, al solito in Boccaccio, non un nome sterile ma ha precedenti letterari nel genere per della letteratura comica, bassa (molto pi bassa sia del riferimento a Dante che di quello a Jaufre). Anche cambiar nome una ripresa di un espediente di cui sono ricchi i testi tristaniani:

lo fa Tristano quando deve avvicinarsi ad Isotta, e il TEMA DEL NOME si mostra in questi romanzi anche nella ricorrenza e ripetizione degli stessi nomi per diversi personaggi (ad esempio, ci sono tre Isotta: lamante di Tristano, la donna che poi sposer, la madre stessa di Isotta, colei che fabbricher il filtro damore). Ma c unimportante differenza da sottolineare: Tristano cambia spesso nome, mostrandosi sotto mentite spoglie, ma non lo fa mai completamente, ricorrendo il pi delle volte ad anagrammi (Tantris); Tristano cambia il suo nome ma non lo altera completamente, cos come non rinnega la sua identit e non cambia il suo destino soprattutto. Lodovico invece attinge il suo nuovo nome da un contesto estremamente diverso dal suo, prende una nuova strada, cambia vita, e passa dalla condizione di ricco cortigiano a quella di servo per potersi avvicinare a Beatrice. Si insiste molto nella novella di Boccaccio sul fatto che Lodovico stringa un legame forte con il marito della donna, per potersi avvicinare a lei: entra come servo nella casa di Egano (e qui la COMPONENTE PARODICA forte, se si pensa che nella visione cortese lamore era visto come un servizio): il richiamo al rapporto tra re Marco e Tristano forte. Anche se in questo caso ad entrare in ballo era un legame di sangue, sappiamo che tanta era la stima riposta nel giovane nipote dal re da scatenare spesso le invidie dei baroni e degli altri cavalieri: allo stesso modo Lodovico / Anichino con la sua ABILIT (tema caro a Boccaccio quello della capacit dei suoi protagonisti di sapersi industriare, di crearsi la fortuna con le loro abilit e capacit) sa entrare nelle grazie di Egano a tal punto da diventare il migliore dei suoi servi, il suo servizio indispensabile ormai al padrone. C quindi un contrasto tra il legame di sangue e il legame di servit, ma tutto sommato le due situazioni che si vengono a creare sono analoghe. Dallinnamoramento per fama, si passa nella novella di Boccaccio a un continuo tentativo di Lodovico di creare situazioni in cui pu vedere, avvicinarsi e stare con la donna amata: inizia il rovesciamento parodico della situazione tipica dellamor cortese, che diventa situazione tipica del genere comico-burlesco con il tema della BEFFA. Il GIOCO DEGLI SCACCHI nella letteratura amorosa medievale METAFORA
DELLA BATTAGLIA DAMORE:

anche Tristano e Isotta si innamorano giocando a

scacchi, anche se nel loro caso la situazione diversa a causa della presenza del filtro damore. Mentre Lodovico/Anichino e Beatrice giocano a scacchi, la donna ancora non sospetta minimamente di lui: come Paolo e Francesca, i due si ritrovano a passare del tempo insieme soli ()e sanza alcun sospetto. Nel narrare la partita a scacchi Boccaccio insiste molto sul tema dei SOSPIRI, topico della narrativa damore cos come quello della SEGRETEZZA DELLAMORE, che Lodovico chiede a Beatrice dopo essersi dichiarato; le chiede poi di avere PIET di lui, che umilmente si accontenter anche se solo lei gli conceder di continuare ad amarla senza essere corrisposto (tema questultimo presente nella lirica di Jaufre Rudels). interessante vedere come Boccaccio elimini totalmente nella sua novella lelemento principale e portante della vicenda di Tristano e Isotta, e cio la
FATALIT dellinnamoramento

concretizzata nellepisodio del FILTRO DAMORE.

Linnamoramento nella novella invece imbevuto di TEMPO: c un tempo per innamorarsi, un tempo per dichiararsi, un tempo per i sospiri, un tempo in fine per consumare lamore. Nelle parole di risposta a Lodovico, c in Beatrice uninsistenza sul fatto che in poco spazio (vedi Francesca da Rimini: () ratto sapprende) anche se in realt Boccaccio ci dice che Beatrice osservava Anichino gi da un po , cio in poco tempo, Anichino sia riuscita a farla diventare pi sua che propria: e questo un altro topos della lirica trobadorica, il fatto cio, che quando ci si innamora si finisca per appartenere completamente alla persona amata. Lamore, viene detto, si riceve nella MENTE: ancora qui riemergono punti-chiave della letteratura amorosa trecentesca, come il fatto che lamore nasca e si nutra nel pensiero. Un riferimento esplicito al Lancelot en prose sta nellepisodio del bacio dato come PEGNO DAMORE, e nel fatto che sia la donna a baciare luomo, come nel caso di Lancillotto e Ginevra: qui per, liniziativa della donna si fa molto esplicita e assume tratti comico-parodistici perch con insistenza Beatrice non offre solo il suo amore, ma offre proprio il suo corpo ad Anichino, e lo fa in maniera sfacciata (gli promette in sostanza di farlo gaudente per ricompensarlo delle sue fatiche damore). Il patrimonio della letteratura damore che qui Boccaccio riprende viene completamente capovolto e rovesciato, fino ad arrivare alla parodia del romanzo di qute, per cui la ricerca del Graal diventa ricerca

dell amore della donna: Beatrice giudica Anichino degno, tutto ci che ha fatto per lei e per poterla incontrare e avvicinare rappresenta l impresa del cavaliere, la sua avventura, e quindi la donna decide che ora merita la sua ricompensa, il suo premio (saltando cos la fase del corteggiamento). Ancora una rovesciamento parodico dellamor cortese sta nel fatto che, mentre i due amanti attendono lora concordata per il loro incontro, si dedicano tranquillamente alle loro solite attivit: non c quel forte sconvolgimento che rendeva i cavalieri e le loro dame incapaci di fare o pensare ad altro in assenza dei rispettivi amanti, ma c un forte senso di PRATICIT nei gesti dei personaggi. Il TEMA DELLA BEFFA si fa esplicito e raggiunge il suo apice nel momento in cui i due amanti si incontrano, di nascosto, ma in presenza del marito di lei che dorme. Anche in questo punto si insiste fortissimamente sulliniziativa che tutta femminile: Beatrice, nel momento in cui il marito si sveglia perch ha avvertito dei rumori, ha la forza, la capacit e la grande prontezza danimo di trattenere fisicamente Lodovico che cerca di darsela a gambe, e di trattenere il marito inventando per lui una storia che scioglier lintreccio della novella. Come in altre novelle del Boccaccio, grazie allastuto intervento delle donne che si trova una soluzione per lo svolgimento e lesito positivo della storia. Nel discorso di Beatrice c il chiaro ed esplicito riferimento allEPISODIO
DELLAPPUNTAMENTO SPIATO nel

Tristan di Broul (seconda met del XII

secolo): di questo testo abbiamo un unico manoscritto, mutilo dellinizio e della fine. Da quello che ci pervenuto comunque emerge che, pi del tema dellamor cortese e delladulterio, a Broul interessava mettere in evidenza altri elementi della storia: la descrizione degli intrighi e delle dinamiche di corte, lintelligenza e la prontezza degli stratagemmi con cui di volta in volta i due amanti sanno difendere la segretezza del loro amore; lignavia di re Marco, incapace in ogni caso di prendere delle decisioni. Un particolare della storia di Broul che di discosta dagli altri testi tristaniani che la durata del filtro damore limitata a tre anni: allo scadere del tempo, i due amanti, dopo un breve periodo di lontananza, scelgono poi deliberatamente di continuare ad amarsi; la scelta del loro amore diventa consapevole, cosciente, non imposta. Recandosi ad un appuntamento concordato con Isotta (sotto un pino, proprio dove nella novella di Boccaccio Beatrice mander Egano), Tristano si accorge

della presenza di re Marco che stato avvertito dellappuntamento dei due, e si recato di persona per cogliere i due amanti sul fatto e riesce a farlo capire ad Isotta; la donna attraverso un discorso pregno di AMBIGUIT riesce a sbrogliare la situazione e a salvare le apparenze agli occhi del marito, e lo fa con unastuzia e un ingegno incredibili, utilizzando un linguaggio ambivalente, senza dire mai menzogne, ma mantenendosi sul piano di una verit relativa alla lettura che se ne fa, a seconda di chi ascolta (re Marco capisce una cosa, Tristano sa la verit che c dietro lapparenza). C un labile scarto tra vero e falso, tra apparenza e realt. Nellepisodio dellappuntamento spiato, Broul esordisce con un richiamo esplicito al lettore/ascoltatore, accorgimento retorico spia di unepoca in cui cera ancora una certa tradizione orale del romanzo. Il discorso di Isotta poi, si apre con uninvocazione a dio: altro particolare che in Broul caratteristico, innovativo ed esclusivo, il fatto che dio sia dalla parte degli amanti, nonostante siano dei peccatori, perch sta dalla parte dei buoni; li appoggia, e li aiuta anche in alcuni casi, ed rappresentativo del pensiero di chi scrive che in questo modo si schiera anche lui dalla parte di due innamorati. La scena quasi interamente occupata dal discorso di Isotta che, non diversamente da Beatrice, fa sembiante, cio finge, attraverso un gioco di parole che si fa tutto nella loro
LETTURA/INTERPRETAZIONE:

ci che lei dice tutto vero, ma per il re, ignaro del

suo rapporto con Tristano, che solo sospetta, le parole di Isotta hanno una diversa chiave di interpretazione. Non solo, quindi, Isotta salva s stessa e Tristano da quella particolare situazione in cui rischiavano di essere scoperti, ma addirittura con le sue parole si scagiona completamente davanti al re riconquistando la sua fiducia e allontanandolo dai suoi sospetti. Isotta nel suo discorso utilizza anche una certa saggezza proverbiale e delle verit assolute, che con stratagemmi retorici fanno s che la credibilit del discorso aumenti gradualmente. Anche lo SPAZIO in cui si svolgono le due scene, quella tra Isotta-Tristano-re Marco e quella tra Beatrice-Anichino-Egano, analogo: si tratta del GIARDINO, e c in entrambi i casi la presenza dellalbero sotto il quale ci si d appuntamento. Unica differenza che Anichino, dopo il discorso di Beatrice, si reca pronto allappuntamento con Egano, sa come stanno i fatti e cosa deve fare, mentre per Isotta e Tristano lepisodio dellappuntamento spiato un evento inaspettato che li costringe a improvvisare completamente.

Il testo del Boccaccio insiste nella conclusione sul pi che si ottiene, dopo il rischio corso dai due amanti di capitolare: Egano ne esce convinto di avere la pi fedele donna e il pi fedele servitore che ci siano, e i due amanti avranno dora in poi pi occasioni per i loro incontri. I due amanti ridono molto insieme di questo epilogo, che dissacrante in un certo senso, anche perch si sottolinea che Anichino rimarr a dimorare a Bologna presso Egano finch gli piacer, il che non rappresenta di certo un e vissero per sempre felici e contenti ma unulteriore conferma di come questa novella sia un rovesciamento comico e parodistico dellamore cortese. Quella che Boccaccio compie in questa novella non una semplice ripresa della materia arturiana/tristaniana, ma una ripresa dellintera STRATEGIA RETORICONARRATIVA del

discorso di Isotta nel testo di Broul.