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SATIRE

DI LUDOVICO ARIOSTO
di Corrado Bologna
Letteratura italiana Einaudi
1
In:
Letteratura Italiana Einaudi. Le Opere
Vol. II, a cura di Alberto Asor Rosa,
Einaudi, Torino 1993
Letteratura italiana Einaudi
2
Sommario
1. Genesi e storia 4
1.1. Il libro delle Satire. 4
1.2. La tradizione manoscritta. 6
1.3. Il sistema correttorio. 12
2. Struttura. 15
2.1. La forma-satira fra Quattro e Cinquecento, prima di Ariosto. 15
2.2. Machiavelli, Ariosto, Alamanni (e gli altri). 18
3. Tematiche e contenuti. 23
3.1. I temi satirici e il tu dialogico. 23
3.2. I contenuti delle satire ariostesche. 25
3.3. Ludovico della tranquillit? 26
4. Modelli e fonti. 31
4.1. Fonti e parodia nelle Satire. 31
4.2. La struttura e le fonti degli esordi e degli apologhi. 35
5. Conclusioni. 42
6. Nota bibliografica. 44
Letteratura italiana Einaudi
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1. Genesi e storia.
1.1. Il libro delle Satire.
La composizione delle Satire ariostesche risale ad un periodo (1517-25) successi-
vo alla pubblicazione del primo Furioso (1516) ed alla stesura delle commedie in
prosa (La Cassaria, 1508; I Suppositi, 1509), ed per la maggior parte precedente
rispetto alla fase pi intensa di rielaborazione versificata delle commedie origina-
riamente prosastiche, e di scrittura delle nuove in versi (prima redazione del Ne-
gromante, 1520; I Studenti, 1520-25; seconda redazione del Negromante, 1528; La
Lena, 1528; redazione in versi de La Cassaria, 1529). il periodo del minimo
adattamento del Furioso per la seconda edizione del 21, e specialmente di rifles-
sione sulla forma del colloquio con un tu ideale, che, impostata nel teatro in
prosa, sboccer adeguatamente, e secondo una pi congrua organizzazione te-
stuale, nelle riscritture metriche di esso.
Tuttaltro che marginali e occasionali da un punto di vista formale-lettera-
rio ch, anzi, sinseriscono alla perfezione, in forma necessaria, fra linventio
epico-romanzesca e lideazione di uno stile teatrale le Satire, proprio in grazia
del loro andamento dialogico, lanciano un ponte fra le commedie in prosa e
quelle in versi; esenti per dalla ruggine sintattica delle prime, dalla monotonia
ritmica delle seconde
1
. La loro dipendenza da occasioni, appunto (ma userei il
termine, se lecita lestrapolazione, in senso montaliano), cio da situazioni stori-
camente, ma soprattutto biograficamente contingenti il cui rilievo etico-rappre-
sentativo viene fissato e connotato su un orizzonte pi ampio, non vanifica una
sostanziale, sotterranea, intrinseca e quasi automatica programmaticit del dise-
gno globale. Come stato ben sottolineato, le sette Satire sono una sorta di dia-
rio in pubblico, che si compone autonomamente sotto limpulso di occasioni di-
verse, ma che presenta, a una lettura complessiva, unorganica e coerente struttu-
ra compositiva
2
. Esse non sono, per, una raccolta di buoni sentimenti, sia pu-
re infiorati darguzie maliziose, ma un libro di note e memorie autobiografiche
con sparse riflessioni satiriche e morali
3
.
1
C. SEGRE, Premessa alledizione critica e commentata da lui curata di L. ARIOSTO, Satire, Torino 1987, pp.
VII-XI (a p. XI). Si veda, alle pp. XIII-XIV, la Bibliografia; alle pp. XV-XXIX, limportante Nota al testo. Da questa
edizione traiamo le citazioni dellopera. Questa edizione supera laltra, curata dallo stesso Segre, nel vol. III delle Ope-
re (la pubblicazione delle quali sempre da lui complessivamente coordinata), Milano 1984, pp. 13-85 (cfr. anche qui
una Nota al testo, alle pp. 565-78).
2
G. DAVICO BONINO, Introduzione alledizione da lui curata di L. ARIOSTO, Satire, Milano 1990, pp. 5-11 (a
p. 5).
3
S. DEBENEDETTI, Intorno alle Satire dellAriosto (1945), in ID., Studi filologici con una nota di C. Segre, Mila-
no 1986, pp. 223-40 (a p. 227).
Letteratura italiana Einaudi
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Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
Non una collezione casuale e disordinata, dunque, ma proprio un libro, in ap-
parenza non solo tematicamente, ma anche cronologicamente organizzato (dimo-
strano questa miscela struttiva, mi pare, anche le note relative a una diversa dispo-
sizione di un paio di testi)
4
. Nella dimensione tutta letteraria tipica dellAriosto le
Satire (che sono, fra laltro, una fonte importantissima di notizie biografiche) fanno
seguito alla fase dellutopia, occupando invece un preciso, ben disegnato luogo:
che quello della contingenza, appunto delloccasione, del qui ed ora su cui si
pu scherzare o moraleggiare, inventando un tu trascendentale che scaturisca
dallinterno della forma-testo. E la sequenza delle singole schegge, linsieme dei
frammenti dun discorso sempre interrotto e sempre ripreso per intervalla, come
un basso continuo che sostiene larticolazione di altre armonie orchestrali, restitui-
sce proprio questimmagine di un radicale, mai dismesso progetto etico-satirico,
momento non minore, n casuale, ed invece dialettico e necessario, nei confronti
della produzione lirica e teatrale e del Furioso. A petto del grande poema, le Satire
costituiscono il filtro in cui la vita in parte si disacerba del suo amaro, e malizio-
samente si configura nel giro sapido dei graziosi apologhi, mentre nel Furioso
proprio la sostanza morale, la vita illuminata da un sorriso esperto e sapiente, che
si trasferisce e si rispecchia nel gioco estroso e solo apparentemente arbitrario del-
le sorprendenti avventure e delle romanzesche peripezie
5
.
Sul piano autobiografico lepoca di composizione delle Satire quella degli
anni centrali della vita di Ariosto (1474-1533). Sono anni in cui, dopo aver rotto
con il cardinale Ippolito dEste a causa del rifiuto di seguirlo in Ungheria quale fa-
miliaris per risiedere con lui ad Agria (Eger), sua sede episcopale (al tema dedi-
cata la satira I, databile fra la met di settembre e i mesi di novembre-dicembre
del 1517, epoca alla quale si ascrive la II), Ariosto ottiene dapprima, con laiuto di
Bonaventura Pistofilo, un servizio alle dipendenze del duca Alfonso, fratello di
Ippolito (primavera 1518: del maggio la satira III); quindi, dopo alcuni incarichi
diplomatici a Firenze e a Roma (1519-21: forse a questo periodo risale la satira V,
di difficile datazione), il Commissariato della Garfagnana, trasferendosi a Castel-
nuovo, il 20 febbraio 1522. Il triennio nella non facile veste di funzionario (che si
chiuse dopo rari spostamenti in patria nellestate del 22 e nella primavera del
4
Cfr. ibid., pp. 224-26. Lidea dellunitariet delle Satire, della loro qualit di libro coerente e progettato stata ri-
badita, sia pure solo sul piano stilistico-tematico, da J. GRIMM, Die Einheit der Ariostschen Satire, Frankfurt am
Main 1969. Una lettura di tipo diacronico, basata sulla metamorfosi nel tempo dei temi e dei contenuti, invece sug-
gerita da A. CORSARO, In questo rincrescevol labirinto: le satire garfagnine di Ludovico Ariosto, in Filologia e cri-
tica, IV (1979), pp. 188-211. Si veda anche, per la conservazione, lungo un ampio spettro cronologico, di stabili scel-
te sintattiche, P. FLORIANI, Il modello ariostesco. La satira classicistica nel Cinquecento, Roma 1988, in particolare
pp. 83 sgg.
5
L. CARETTI, Ludovico Ariosto, in Storia della Letteratura Italiana, a cura di E. Cecchi e N. Sapegno, III. Il Quat-
trocento e lAriosto, Milano 1966, pp. 787-895 (a p. 824: ma sulle Satire si vedano complessivamente le pp. 813-25).
Letteratura italiana Einaudi
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Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
23 con il rientro definitivo a Ferrara, nel giugno 1525) fu occupato essenzial-
mente dagli sforzi per estirpare il brigantaggio fra le montagne e le valli appenni-
niche e placare il dissenso politico delle popolazioni locali, sobillate contro gli
Estensi da Lucca e Firenze
6
: ma diede occasione anche per la stesura di altre tre
satire (IV, VI e VII). Il ritorno nella corte estense, con nuovi impegni di rappre-
sentanza, degni del poeta ormai famoso, chiuse questa parentesi di un buon set-
tennio dattivit intensa, la prima parte del quale trascorse in parte nel lavoro in-
torno alla seconda edizione del Furioso.
LAriosto non assolutamente autore unius libri, n unius generis: da solo,
nessuno dei generi epico, lirico, teatrale, riesce a dar pienamente voce alla com-
plessit del suo universo ideale ed espressivo. Tuttavia, salva restando lautono-
mia piena dellesercizio nella nuova direzione, inevitabile, ma in fondo legitti-
mo, che le Satire siano traguardate anche alla luce dellesperienza, specie lingui-
stica e diegetica (si dir meglio cfr. pp. 195 sgg. intorno alla massima apertura
a soluzioni sperimentali sul piano strutturale, cio ladattamento della forma epi-
stolare al genere-satira) svolta nel decennio precedente soprattutto con la stesura
e la revisione del poema, fino alla conquista di un difficilissimo equilibrio, sempre
in contrappunto, di invenzione fantastica e concezione realistica della vita:
equilibrio che si arricchisce dinamicamente e si sublima nellarmonizzazione mu-
sicale di forma e contenuto
7
.
1.2. La tradizione manoscritta.
Tutte le satire ariostesche rimasero manoscritte durante la vita del poeta. Nel giu-
gno 1534, un anno dopo la scomparsa di Ariosto, unedizione clandestina, attri-
buita forse a torto a Francesco Rosso di Valenza, lo stesso che, trapiantato in Fer-
rara, aveva praticamente ottenuto il monopolio editoriale in citt (e difatti a lui si
rivolse Ariosto per stampare la terza edizione del Furioso), metteva in circolazio-
ne tutte le Satire, nellordine: V, I, II, III, IV, VI, VII. Questedizione si basava su
un manoscritto oggi perduto, ma nel quale possibile riconoscere in filigrana un
derivato dal primo stadio (anteriore al definitivo inglobante le correzioni dellA-
riosto) del notevolissimo manoscritto F (Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea,
Cl. I, B). A questa impressione (St) tocc un buon successo, con una quindicina
di ristampe. Una curiosa notizia deducibile dallApologia che Ludovico Dolce
premise nel 1535 al Furioso degli editori Bindoni e Pasini (al modo in cui Colocci
6
Per la ricostruzione dei fatti storici legati al periodo di composizione delle Satire cfr. M. CATALANO, Vita di Lu-
dovico Ariosto ricostruita su nuovi documenti, 2 voll., Genve 1930-31, I, pp. 442-54.
7
Cfr., in questo volume, C. BOLOGNA, Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, pp. 246 sgg.
Letteratura italiana Einaudi
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Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
nel 1502 aveva accompagnato con unApologia ledizione di Serafino lAquilano
presso Besicken, a Roma, o il Claricio nel 1520-21 con una prefazione la stampa,
presso il milanese Andrea Calvo, dellAmorosa visione e dellAmeto di Boccac-
cio)
8
, proprio mentre esalta loriginalit e leccellenza di Ariosto nel genere sati-
ra in volgare, attesta la pubblicazione di cinque, e non di sette satire (ma si trat-
ter duna svista, salvo che si debba pensare a unedizione parziale finora scono-
sciuta: anche perch tutte e sette le Satire canonizzate da St daranno in luce anco-
ra Bindoni e Pasini nel luglio di quel medesimo 35): N mi pare di tacer in que-
sto loco lelegantia, forza, vivacit che egli ha avuto pi chogni altro nel scrivere
Satyre in questa lingua, quanto si vede nelle cinque (che tante a punto ne sono)
dopo la sua morte uscite in luce
9
.
Nel 1550, a cura di un altro interessante (e spesso ambiguo, quando non inaf-
fidabile!) poligrafo ed operatore editoriale, Anton Francesco Doni, dallofficina
prestigiosa di Gabriel Giolito de Ferrari usciva unedizione (G) fondata su altra
fonte manoscritta, la prima derivante da una copia di F nella versione finale, rivi-
sta e corretta dallAriosto: copia che non sar improprio immaginare approntata
dal figlio dellAriosto, Virginio, sul cui tavolo giacevano ancora le carte paterne
(compresi i famosi Cinque canti, da lui affidati alla tipografia dei figliuoli di Al-
do nel 45)
10
. Gi il frontespizio, con puntuale senso dellagonismo di mercato,
proclamava a chiare lettere che ledizione era tratta dalloriginale di mano del-
lautore
11
. Innumerevoli le ristampe della giolitina, a partire dal 57 unitamente
alle Rime. Come pot rilevare Debenedetti
12
, sulla base dellordine di pubblica-
zione delle Satire, la tradizione di G diffuse un testo (B) diverso da quello (A) fer-
mato da St; ma pur risultando infine prevalente su di esso presso il pubblico, an-
che in senso quantitativo, non lo elimin del tutto dal mercato editoriale: ed
anzi sulla loro alterna fortuna che sintesse la storia del testo delle Satire
13
. Pro-
8
Cfr. ID., Tradizione testuale e fortuna dei classici italiani, in Letteratura italiana, diretta da A. Asor Rosa, VI. Tea-
tro, musica, tradizione dei classici, Torino 1986, pp. 445-928, in particolare pp. 671 sgg. (ed ora come volume autono-
mo, Tradizione e fortuna dei classici italiani, Torino 1993, pp. 371 sgg.). Quanto ad F, ne esiste unedizione litografica
realizzata da G. Wenk, Bologna 1875, con Prefazione di P. Viani.
9
Traggo la citazione da P. TROVATO, Con ogni diligenza corretto. La stampa e le revisioni editoriali dei testi lette-
rari italiani (1470-1570), Bologna 1991, p. 68.
10
Cfr. C. BOLOGNA, Orlando Furioso di Ludovico Ariosto cit., pp. 241 sgg.
11
Le Satire di M. Lodovico Ariosto tratte dalloriginale di mano dellautore con due Satire non pi vedute; con molta
diligenza ristampate, Venezia 1550. Sul testo si vedano: Annali di Gabriel Giolito de Ferrari da Trino di Monferrato
stampatore in Venezia, a cura di S. Bongi, 2 voll., Roma 1890-97, I, p. 280; G. AGNELLI e G. RAVEGNANI, Annali
delle edizioni ariostee, 2 voll., Bologna 1933, II, pp. 11-12; P. TROVATO, Con ogni diligenza corretto cit., pp. 276 sgg.
12
S. DEBENEDETTI, Intorno alle Satire dellAriosto cit., pp. 224 sgg.
13
C. SEGRE, Nota al testo cit., p. XVI. Per i due tipi testuali cfr. G. AGNELLI e G. RAVEGNANI, Annali delle
edizioni ariostee cit., II, pp. 3 sgg.
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Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
prio in alternativa a G, difatti, e dunque soprattutto per ragioni di concorrenza
editoriale, nel 54 Girolamo Ruscelli
14
rimette in circolazione a Venezia, presso
Plinio Pietrasanta, delle Satire di tipo A, corredandole di glosse come susava con
i grandi classici, e dichiarando la propria volont filologica e deontologica di tor-
nare ad un rapporto onesto con la lezione autoriale, rispettando fedelmente il suo
dettato, restituibile a suo parere, stante lassenza di stampe approvate in vita, at-
traverso copie manoscritte pi credibili di F (del quale peraltro Ruscelli tace, con
diplomazia):
Queste bellissime satire, per non esser mai dallAuttor proprio state date in luce, ma ha-
vendo egli scrittone a chi una et a chi unaltra, venner poi trascrivendosi da questo et
quello, et finalmente furon date alle stampe cos male in arnese, come aviene di cosa
passata per tante mani et espedita da chi procura il guadagno di se stesso, et non lono-
re dellAutore, n il beneficio o la soddisfattione del mondo. Laonde, ritrovandomi io
daverne tre scritte a penna, le quali ebbi gi da moltanni in Roma, molto corrette, et
vedendo che la maggior parte delle scorrettioni che si veggono nelle stampate fin qui
sono per se stesse manifestissime, n accade quistionarci, io, poi che mi son posto ad
aiutar quanto m possibile a mettere in colmo la lingua nostra, ho voluto, doppo i Co-
mici che tutti ricorretti ho fatto uscir fuori pur questi giorni, mandar queste, facendovi
nel fine, come in quegli ho fatto, alcune brievi dichiarationi per gli studiosi che ne han
bisogno
15
.
In realt, stando alla fenomenologia emendatoria del Ruscelli, registrata e va-
lutata con precisione da Paolo Trovato, le presunte correzioni ope codicum aval-
lano [] autorevolmente criteri di correttezza linguistica teorizzati e messi in at-
to a pi riprese dal Ruscelli editore e prescritti da ultimo nelledizione postuma
dei Commentari. Ma se nel caso di facili ritocchi il Ruscelli non si preoccupa nem-
meno di attribuire le lezioni corrette ai suoi improbabili manoscritti, quando i
suoi criteri di correttezza grammaticale imporrebbero di riformar tutto un ter-
zetto per assettarlo, ossia di rifare terzine intere, il curatore si limita a discutere i
vizii del parlare che non gli riesce di medicare
16
.
La situazione non troppo dissimile da quella che mezzo secolo prima aveva
visto Pietro Bembo, editor petrarchesco per Aldo (1501), correggere il testo del
Canzoniere anche contro lesplicita volont dellautore, attestata dallautografo
14
Sul ruolo del Ruscelli nella fortuna del Furioso cfr. C. BOLOGNA, Orlando Furioso di Ludovico Ariosto cit.,
pp. 279 sgg.
15
Le satire di m. Ludovico Ariosto et del S. Luigi Alamanni. Nuovamente ristampate con le corretioni et annotationi
di Girolamo Ruscelli, Venezia 1554, p. 4. Sul passo cfr. G. TAMBARA, Introduzione alledizione da lui curata, Le Sati-
re di Ludovico Ariosto con introduzione, fac-simili e note, Livorno 1903, pp. 3-70 (a p. 8), e P. TROVATO, Con ogni di-
ligenza corretto cit., pp. 276 sgg. Si veda anche G. TAMBARA, Studi sulle Satire di Ludovico Ariosto, Udine 1899.
16
P. TROVATO, Con ogni diligenza corretto cit., p. 278.
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Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
Vaticano latino 3195 (a lui ben noto a partire da un certo momento del lavoro di
collazione), in nome duna sua platonica idea di norma linguistica astratta e de-
storificata: e poco pi tardi la medesima situazione si riprodurr specularmente,
con lo stesso Ruscelli revisore e correttore normativo di un Petrarca per il Pietra-
santa, nellottobre di quel 1554, proprio contro la volont dautore attestata dal-
lautografo, in accordo con laldina di Bembo 1514
17
.
Il problema posto dalla testimonianza del Ruscelli (e, come si torner a dir
meglio cfr. 2.2 , di Luigi Alamanni) duna diffusione di copie a penna delle
Satire voluta ed orientata da Ariosto stesso, rimane di fatto altamente probabile, e
in ampia misura dimostrato, per quanto rimanga arduo apprezzare lestensione e
la forma della circolazione pre-editoriale. Tambara, nel 1903, proclam di dubi-
tare di questa divulgazione manoscritta, della quale mancherebbe ogni traccia:
ma Segre, sulla base del codice senese, ha restituito credito alle testimonianze cin-
quecentesche
18
. Resta indiscutibile la non-volont dellautore di pubblicare (dal-
tra parte sempre implicita, mai dichiarata): chiss se in vista di un ampliamento
del corpus (il che irrobustirebbe lidea di una sua progettazione sostanzialmente
coerente e continuativa, se non proprio unitaria) o se per insoddisfazione forma-
le, stilistica e linguistica. Ma rimane anche loggettivit di una forma-libro assunta
dalle Satire sparse nel progressivo e poi definitivo coagularsi ed articolarsi organi-
camente.
vero, infatti, che risulta ammissibile una spedizione, volta per volta, delle
singole Satire ai destinatari; ma escluso che quegli invii abbiano dato vita a mo-
menti oggi attestati della trasmissione testuale, la quale dipende per intero, ap-
punto, da un libro compattamente organato in anni di lavoro. Stando alla dimo-
strazione di Santorre Debenedetti, noi conosciamo le Satire solo da quando lau-
tore, oltre sette anni dopo che ebbe scritto la prima, le raccolse in un volume og-
gi perduto
19
, da cui derivarono alcune copie, anchesse ormai smarrite (fra cui
quella gi appartenuta alla famiglia Malaguzzi). Dopo che dallesemplare dauto-
re, variamente elaborato, furono tratte le copie perdute, Ariosto, ritoccatolo an-
cora, se lo fece mettere in pulito, e su questa bella tutta di mano del copista salvo
gli ultimi quattro versi, che sono dellautore, and ancora lavorando e port altre
innovazioni, specie di carattere grammaticale, che si fecero pi frequenti e impor-
17
Per quanto precede cfr. C. BOLOGNA, Tradizione testuale cit., pp. 644 sgg. e la bibliografia ivi ricordata (e nel
volume autonomo cit., pp. 328 sgg.); P. TROVATO, Con ogni diligenza corretto cit., pp. 279 sgg.
18
Cfr. G. TAMBARA, Introduzione cit., p. 7, e C. SEGRE, Storia testuale e linguistica delle Satire, nel volume a
cura dello stesso, Ludovico Ariosto: lingua, stile e tradizione. Atti del Congresso organizzato dai Comuni di Reggio Emi-
lia e Ferrara (12-16 ottobre 1974), Milano 1976, pp. 315-30 (a p. 317).
19
S. DEBENEDETTI, Intorno alle Satire dellAriosto cit., p. 223.
Letteratura italiana Einaudi
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Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
tanti dopo la pubblicazione delle Prose del Bembo (uscite nel settembre del
1525)
20
.
Quellesemplare dautore, secondo Debenedetti, coincideva solo in parte con
F, che sar il frutto finale, a sua volta lasciato maturare con nuovi interventi, spic-
cato da quello stesso unico ramo. A lungo ritenuto autografo (per quanto gi nel
1558 Giovan Battista Pigna esprimesse opinione contraria)
21
, grazie ad un accer-
tamento di Francesco Flamini, suffragato poi dallanalisi del Tambara, venne in
luce che F un apografo con correzioni autografe
22
. Di Tambara invece inam-
missibile lanalisi del sistema correttorio palesato dal codice: analisi che simper-
nia sulla variet di colore di due inchiostri a suo dire impiegati nella fase di revi-
sione, valutata quale testimonianza di due successivi interventi di diversi correcto-
res; Emilio Bertana, Giuseppe Fatini, Carlo Bertani e Michele Catalano con inter-
venti indipendenti contestarono lipotesi, dimostrando la presenza della mano
ariostesca in quasi tutte le correzioni di F
23
. La genuinit e lautografia dei ritoc-
chi, nuovamente messa in dubbio nel 1975 da Luciano Capra, tornato sulle posi-
zioni di Tambara (ma senza ricorso ad un nuovo quadro probatorio), stata defi-
nitivamente, mi pare, dimostrata da Cesare Segre, ed autorevolmente confermata
da Gianfranco Contini, sia pure in sede bibliograficamente eccentrica
24
.
Il resto della tradizione manoscritta, perdutosi il codice Malaguzzi (M), co-
stituito da tre codici: A (Firenze, Biblioteca Laurenziana, Ashburnham 564, del
3 o dellinizio del 4 decennio del 500
25
), che, senza rubriche, inserisce fra le ri-
me ariostesche le satire I (ff. 45v-48r) e III (ff. 50r-53r); S (Siena, Biblioteca Co-
20
Ibid.; cfr. anche C. SEGRE, Nota al testo cit., pp. XVIII sgg.
21
Cfr. G. B. PIGNA, Scontri de luoghi i quali M. Lodovico Ariosto mut doppo la prima impressione del suo Furio-
so [...], in L. ARIOSTO, Orlando furioso [...] tutto ricorretto et di nuove figure adornato. Al quale di nuovo sono ag-
giunte le annotationi, gli avvertimenti et le dichiarationi di Girolamo Ruscelli, la vita dellautore, descritta dal Signor
Giovambattista Pigna, gli scontri de luoghi mutati dallautore dopo la sua prima impressione, la dichiaratione di tutte le
favole, il vocabolario di tutte le parole oscure et altre cose utili e necessarie (1556), Venezia 1558, p. 538, Scontro XV.
22
Cfr. G. TAMBARA, Prefazione alla sua edizione di L. ARIOSTO, Le Satire cit., pp. III-V (a p. IV): si noti per
che Tambara vide F solo attraverso ledizione litografica di G. Wenk.
23
Cfr. E. BERTANA, Recensione alled. Tambara cit., in Giornale storico della letteratura italiana, XLII (1903),
pp. 418-22, e G. FATINI, Recensione alledizione a cura di C. Berardi, Campobasso 1918, ibid., LXXIV (1919), pp.
292-302; C. BERTANI, Sul testo e sulla cronologia delle Satire di Ludovico Ariosto, ibid., LXXXVIII (1926), pp. 256-
81, e LXXXIX (1927), pp. 1-36; M. CATALANO, Autografi e pretesi autografi ariosteschi, in Archivum Romani-
cum, IX (1925), pp. 33-66.
24
Cfr. L. CAPRA, Per il testo delle Satire di Ludovico Ariosto (1975), in ID., Le satire secondo il codice Ferrarese,
Ferrara 1983, pp. 5-30; in risposta C. SEGRE, Difendo lAriosto. Sulle correzioni autografe delle Satire, in Rivista di
letteratura italiana, II (1984), pp. 145-62. Lintervento di Contini riprende lantico titolo (Come lavorava lAriosto)
dun suo celebre saggio del 1937 sulle correzioni al Furioso: Cos lavorava lAriosto, in Corriere della Sera, 8 dicem-
bre 1984, p. 3.
25
C. SEGRE, Nota al testo cit., p. XV. Sul codice Malaguzzi (M) che si colloca allinizio del processo dinamico di
x, appartenuto alla famiglia imparentata con lAriosto ed oggi scomparso, ma del quale sono stati trasmessi quattro
versi (Sat., III, 91-93 e 183: cfr. qui sotto, p. 200), cfr. ibid., p. XIX e, nellannotazione al testo, p. 86, nota 26.
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Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
munale degli Intronati, I.VI.41), in cui due diversi copisti trascrivono le satire III
(ff. 16r-22v) e I (ff. 25r-30r) secondo una redazione diversa da quella di St e da
quella di F, e con un numero di correzioni inferiore anche a St
26
; Ph (Firenze, Bi-
blioteca Nazionale Centrale, Nuovi Acquisti 1189), che ha il testo della sola satira
V (ff. 18v-24r), in redazione arcaica (cio pi vicina a St che a F)
27
.
Secondo le ricostruzioni di Debenedetti e di Segre, dunque, tuttintera questa
tradizione consente di ricostruire lattestazione di un solo testo-base, un esem-
plare dautore ripetutamente corretto, e poi dello stesso F, a sua volta ritoccato
28
.
Si tratta dun archetipo dinamico di fatto mobile nel tempo
29
, dalle cui successive
tappe genetiche, o fasi correttorie, si staccano progressivamente, in modo assolu-
tamente autonomo, esemplari manoscritti o a stampa che, in unideale visione ste-
reoscopica, ci restituiscono lintera storia di questa filiazione x > F, permettendo-
ci nel contempo di veder chiaro che in epoca antica (impossibile dire se in vita
dAriosto e, comunque, se con la sua promozione) le satire ebbero effettivamen-
te una diffusione manoscritta
30
, e di apprezzare la modalit e il senso dellattivit
correttoria ariostesca. Questa, secondo la pi recente proposta di Segre
31
, la rap-
presentazione dello stemma:
26
ID., Storia testuale e linguistica cit., p. 317. Sul manoscritto senese si veda ID., La prima redazione inedita di due
satire dellAriosto, in AA.VV., Tra latino e volgare. Per Carlo Dionisotti, Padova 1974, pp. 675-708 (alle pp. 677-93
pubblicata ledizione interpretativa delle due satire ivi contenute).
27
ID., Storia testuale e linguistica cit., p. 317.
28
ID., Nota al testo cit., p. XVIII. Cfr. anche S. DEBENEDETTI, Intorno alle Satire dellAriosto cit., p. 223.
29
Sulla questione, di grande momento metodologico, si leggano le notevoli pagine di R. ANTONELLI, Interpreta-
zione e critica del testo, in Letteratura italiana, diretta da A. Asor Rosa, IV. Linterpretazione, Torino 1985, pp. 141-243,
in particolare pp. 186 sgg. Gi A. DAIN, Les manuscrits (1949), nuova edizione rivista Paris 1964, in particolare pp.
141 sgg., discuteva i casi in cui lexemplar non ha conservato la sua unit primitiva.
30
C. SEGRE, Storia testuale e linguistica cit., p. 317.
31
ID., Nota al testo cit., p. XIX, che supera il precedente stemma da lui stesso elaborato (Storia testuale e linguisti-
ca cit., p. 329), collocando anche il ms. A, segnalato successivamente alluscita del primo studio, che del 1976.
Letteratura italiana Einaudi
11
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
Satire sparse
x
1
x
2
x
3
x
4
d
c b a
G M A S St Ph
F
1
F
2
1.3. Il sistema correttorio.
Linteresse anche metodologico offerto da un simile ordinamento del libro ario-
stesco evidente: forse solo nel caso del Principe di Machiavelli (per il quale si
pongono per questioni ecdotiche ancor pi complesse)
32
il filologo posto di
fronte ad una cos intricata situazione stemmatica, che si collega proprio alla non-
volont editoriale di Ariosto, alla conseguente permanenza del libro sul suo scrit-
toio, ed alle plurime interferenze esterne generanti le copie trdite. Il sistema del-
le varianti dautore, in questo caso, si struttura allinterno duna copia unica ma
attiva secondo una dinamica differenziale lungo lasse diacronico. Non si dnno,
quindi, editiones variorum, cio collettori unitari che restituiscono sincronica-
mente la diffrazione variantistica autorizzata; bens differenti forme testuali rap-
presentative di altrettanti stadi di correzione, successivi luno allaltro.
Anche per ci che della lingua, delle lezioni deducibili dal sistema corretto-
rio e delle datazioni deducibili dal confronto intertestuale fra le opere ariostesche,
le proposte di Segre, calibrate sullesperienza conquistata attraverso lesame accu-
ratissimo della tradizione delle Satire e del Furioso (nelle tre tappe A, 1516; B,
1521; C, 1532), sono da accogliere come acquisizioni difficilmente confutabili, fi-
no a prove testimoniali nuove e contrarie: Il testo base delle Satire (F
1
) rappre-
senta uno stadio intermedio fra la seconda e la terza redazione del Furioso (B e C).
Da un lato essa presenta gi una innovazione caratterizzante rispetto a B, e cio
tosto in luogo di presto (datata al 1525 dal Debenedetti perch dovuta alla norma
bembesca, Prose III, 60) []. Dallaltro esso usa senza eccezioni il tipo i scogli,
sempre sostituito in C con li scogli []. Tra il 1525, terminus post quem per tosto,
e il 1532, data di C, abbiamo unaltra tappa linguistica, quella dei Frammenti au-
tografi (FR), scritti in un lasso di tempo discretamente ampio a ridosso di C. Pos-
siamo dunque situare F
2
, cio le correzioni ad F, rispetto a FR
33
.
Il libro delle Satire, dunque, dovrebbe potersi datare genericamente entro il
decennio fra 1521 e 32, e gli interventi correttori dovrebbero stringersi fra 1525
e 32. In questa luce, precisamente, le Satire silluminano nel confronto con il Fu-
rioso: e lescussione dei testimoni riconferma i guadagni gnoseologici e metodolo-
gici ottenuti con lesame comparativo dei Cinque canti, dei frammenti autografi
32
Alledizione critica del Principe, la cui pubblicazione mi risulta imminente, sta attendendo Giorgio Inglese, al
quale si devono i contributi migliori sulla tradizione manoscritta e sui problemi ecdotici: cfr. da ultimo G. INGLESE,
Contributo al testo critico del De principatibus, in Annali dellIstituto italiano per gli studi storici, IX (1985-86)
[ma 1990], pp. 35-149, anche per la ricostruzione della bibliografia pregressa.
33
C. SEGRE, Storia testuale e linguistica cit., p. 320. Unanalisi linguistico-stilistica comparativa delle Satire, dei
Cinque canti e dei frammenti autografi del Furioso era gi stata offerta da ID., Studi sui Cinque canti (1954), in ID.,
Esperienze ariostesche, Pisa 1966, pp. 121-77 (in particolare pp. 168 sgg.).
Letteratura italiana Einaudi
12
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
del Furioso e delle tre edizioni del poema
34
. Le correzioni lessicali e morfosintatti-
che delineate, per le Satire, nel passaggio F
1
> F
2
, sinseriscono perfettamente,
come proporzione e progressione, nella storia della lingua dellAriosto
35
. inte-
ressante constatare, attraverso il filtro della diacronia testimoniale, il ruolo media-
no della situazione rielaborativa attestata dalle Satire in rapporto con il resto del-
lopera ariostesca. E in questa prospettiva la testimonianza di codici quale il sene-
se si rivela, accanto a quella del pi tardo F, davvero preziosa: lattivit corretto-
ria dellAriosto, documentata col massimo di genuinit per il Furioso (autografi
ed edizioni curate dallautore) e con il minimo per le Commedie (edizioni pirata o
postume), presenta [] per le Satire una situazione intermedia. Ma se F
1
, compi-
lato sotto il controllo dellAriosto, ed F
2
, di sua mano, sono il risultato assoluta-
mente fededegno di ripensamenti degli ultimi anni, da cui St permette di risalire,
ma di poco, a una fase anteriore, S ci mette sotto gli occhi un segmento cronolo-
gico molto pi ampio. La scarsa qualit della trascrizione costringe a costanti con-
trolli, ma offusca solo in superficie il valore di unattestazione che per ora (salvo
eventuale reperimento di M) la pi antica delle Satire. La storia della lingua del-
lAriosto viene cos ad acquisire un nuovo documento di non trascurabile impor-
tanza
36
.
Il copista di F
1
fu fedele, talora fedelissimo, giungendo in qualche caso a fo-
tografare lo stato dellexemplar dautore, porgendoci di fatto il negativo della car-
ta ariostesca perduta. Cos, per esempio, a VI, 26, dove il copista scrive accurata-
mente e, per nostra fortuna, pedissequamente:
vitio Dio
Senza il peccato per cui Sabaot
indicando la lezione di partenza (Senza il peccato per cui Sabaot) e quella di
arrivo (Senza il vizio per cui Dio Sabaot), che poi lA[riosto], con la pi ampia cor-
rezione autografa, muter ancora
37
.
Ariosto, certo, accolse nel proprio lavoro alcune correzioni che lautorit
bembiana imponeva, e le introdusse di suo pugno nel Furioso, come mostrano i
frammenti autografi e gli scarti da B a C; ma non pu trascurarsi il fatto che esse
34
Cfr. C. BOLOGNA, Orlando Furioso di Ludovico Ariosto cit., pp. 242 sgg.
35
C. SEGRE, Storia testuale e linguistica cit., p. 320. Si veda anche il notevole saggio di A. STELLA, Note sullevo-
luzione linguistica dellAriosto, in Ludovico Ariosto: lingua, stile e tradizione cit., pp. 49-64, e gi B. MIGLIORINI,
Sulla lingua dellAriosto (1946), in ID., Saggi linguistici, Firenze 1957
2
, pp. 178-186 (che per non cita le Satire).
36
C. SEGRE, La prima redazione inedita cit., pp. 707-8.
37
ID., Nota al testo cit., p. XXII (e cfr. lapparato critico al luogo corrispondente, p. 55).
Letteratura italiana Einaudi
13
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
furono generalmente accolte, e pertanto potevano essere attuate da qualunque
curatore (smascherato, semmai, dal suo stesso zelo) []. Ma lAriosto attu pure
mutamenti che non risalgono alle norme del Bembo, e talora vanno in direzione
opposta a quella dei fondatori della nostra lingua letteraria. Chi li avrebbe potuti
operare, se non lAriosto stesso?
38
. Sia lanalisi paleografica, sia quella linguisti-
ca, assicurano pertanto circa lattendibilit e la paternit ariostesca delle correzio-
ni di F
2
. Anzi, seguendo il Segre nella sua fine valutazione, caso per caso, dellin-
tera fenomenologia variantistica, si riconoscono due stratificazioni correttorie: la
prima dovuta al copista, la seconda allAriosto (ma va registrato che anche nel
manoscritto S esistono lezioni le quali, nonostante la mediocrit della trascrizio-
ne, possono essere considerate certe o probabili varianti dautore
39
).
Di particolare rilievo metodologico (che conferma la validit, in tale prospet-
tiva, delle fatiche spese sulle Satire, in particolare da Debenedetti e Segre) mi pa-
re la constatazione che un gruppo di varianti, corrispondente ad un livello din-
tervento misto, e comunque non discernibile a priori su base comparatistica, del
copista e del poeta (cfr. i tipi: estate > estade; rimuoua > rimoua; gioco > giuoco),
realizzano un sistema di trasformazione i cui elementi sono di tipo ariostesco,
ma con rapporti interni e direzioni divergenti rispetto a quello dellAriosto. Si
tratta di un sistema satellite, nato probabilmente dallincomprensione, da parte
del copista, di correzioni del suo antigrafo o del loro rapporto di successione
40
.
In qualche caso, specie quelli in cui appare costante la divergenza rispetto al-
la cronologia relativa delle abitudini correttorie di Ariosto, quindi dimostrata
una relativa autonomia del copista, coinvolto in un vero e proprio effetto-feed-
back con gli interventi autoriali, presto assorbiti, metabolizzati e riproposti per li-
bera iniziativa normalizzatrice, spesso inconscia. Credo che questo suggerimento
del Segre sia della massima importanza epistemologica. Esso dovr essere tenuto
presente, appunto sul piano del metodo, in ispecie nella valutazione dellapporto
testimoniale dei recentiores, sia pure descripti, per la quale non si pu prescindere
da unesatta, puntuale consapevolezza circa la fenomenologia della copia e la dia-
lettica fra diasistemi
41
: dove da una parte si dovr apprezzare e definire il diasiste-
ma primario dellantigrafo, il codice-base della trascrizione (si ponga, un anti-
38
ID., Storia testuale e linguistica cit., p. 321.
39
Ibid., p. 326.
40
Ibid., p. 324.
41
Il concetto di diasistema fu elaborato in sede dialettologica da U. WEINREICH, Languages in Contact, 1953
(trad. it., con laggiunta di saggi di altri autori, Lingue in contatto, Torino 1975), e ripreso, sviluppato e approfondito
in sede ecdotica da C. SEGRE, Critica testuale, teoria degli insiemi e diasistema (1976), in ID., Semiotica filologica. Te-
sto e modelli culturali, Torino 1979, pp. 53-70; si veda altres ID., Testo (1982), in ID., Avviamento allanalisi del testo
letterario, Torino 1985, pp. 360-91, in particolare pp. 376 sgg.
Letteratura italiana Einaudi
14
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
quus), rappresentato dal suo assetto grafemico (cio dalla struttura relazionale tra
i livelli grafico e fonetico, tra le forme della scrittura e quella della relativa lettura),
e dallaltra si dovr valutare il diasistema secondario peculiare del copista recen-
ziore, nonch il terzo livello diasistematico costituito proprio dal rapporto dialet-
tico fra i primi due
42
.
2. Struttura.
2.1. La forma-satira fra Quattro e Cinquecento, prima di Ariosto.
Si deve a Carlo Dionisotti la constatazione che lo sviluppo della satira in volgare
si collega, sia pure per vie non ancora del tutto illuminate, alla prima versione di
Giovenale, il volgarizzamento poetico [] perpetrato da uno squallido rimato-
re veronese, Giorgio Sommariva
43
, nel 1475. La tradizione critica assegna la qua-
lifica di satire, a partire da quel momento, ad un limitato numero di opere redatte
in quello scorcio di Quattrocento, ed estratte dalla folla di raccolte poetiche te-
maticamente e formalmente eteroclite. Si tratta di testi tutti esemplati nel metro
stesso della terza rima adoperato dal Sommariva
44
: e si pensa essenzialmente ad
Antonio Cammelli, detto il Pistoia (1436-1502), che nella satira immise la pi
robusta, forse, tonalit morale e cronachistico-politica
45
; ad Antonio Vinciguerra
(1440-1502), alla cui scrittura dal moralismo chiuso e religioso si deve una svolta
popolare della terza rima come schema di genere narrativo
46
; alla Satira di Nic-
col Lelio Cosmico, edita solo nel 1903 dal maestro di Dionisotti, Vittorio Cian
47
;
alla Satyra di Marcello Filosseno, su cui pure ha richiamato lattenzione Dionisot-
42
Ho rievocato la categoria di diasistema in sede filologica (anzitutto su basi paleografico-codicologiche, quindi
con prospettiva ecdotica), in senso per ora complessivamente metodologico ma con qualche suggerimento applicati-
vo, nella discussione del rapporto fra descripti (specie recentiores) ed exemplar: cfr. C. BOLOGNA, Sullutilit di al-
cuni descripti umanistici di lirica volgare antica, in Atti del Convegno La Filologia romanza e i codici (Messina, 19-
22 dicembre 1991), a cura di S. Guida, Messina 1993, pp. 669-725 (in particolare pp. 671 sgg.).
43
Cfr. C. DIONISOTTI, Tradizione classica e volgarizzamenti (1958), in ID., Geografia e storia della letteratura ita-
liana, Torino 1977
3
, pp. 125-78, in particolare pp. 159 sgg.
44
Ibid., p. 159.
45
Cfr. PISTOIA, Rime edite ed inedite, a cura di A. Cappelli e S. Ferrari, Livorno 1884; sullautore e sul tema del
capitolo si veda S. LONGHI, Lusus. Il capitolo burlesco nel Cinquecento, Padova 1983, con bibliografia. Per questo e
per quanto segue si vedano anche: A. TISSONI BENVENUTI, La tradizione della terza rima e lAriosto, in Ludovico
Ariosto: lingua, stile e tradizione cit., pp. 303-13; V. CUCCARO, The Humanism of Ludovico Ariosto: From the Sati-
re to the Furioso, Ravenna 1981, pp. 69 sgg., e lutile sintesi curata da P. VECCHI GALLI, La poesia cortigiana tra
XV e XVI secolo. Rassegna di testi e studi (1968-1981), in Lettere italiane, XXXIV (1982), pp. 95-141.
46
Cfr. B. BEFFA, Antonio Vinciguerra Cronico, Segretario della Serenissima e letterato, Bern-Frankfurt am Main
1975. Si veda anche C. DIONISOTTI, I capitoli di Machiavelli, in ID., Machiavellerie. Storia e fortuna di Machiavelli,
Torino 1980, pp. 94 sgg.
47
V. CIAN, Una satira di Nicol Lelio Cosmico, Pisa 1903.
Letteratura italiana Einaudi
15
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
ti ed ha insistito di recente Piero Floriani
48
; e forsanche ai capitoli e alle epistole
in terza rima dargomento storico che sallineano, sia pure in luogo marginale, fra
gli opera omnia del ferrarese Antonio Tebaldeo (per cui cfr. qui sotto, 2.2)
49
.
Ma forse non si dovrebbe trascurare, per losmosi mai interrotta nella cultura
umanistica fra lesperienza latina contemporanea e quella in volgare, anche il Ser-
monum Liber di Tito Vespasiano Strozzi (1424-1505), attivo a Ferrara proprio ne-
gli anni di formazione dellAriosto, a cui va riconosciuta lintroduzione nella for-
ma testuale esemplata sullantico sermo oraziano (ma altres con linflusso del ge-
nere epistula) di elementi autobiografici che pongono le basi per unassimilazio-
ne pi controllata dello spirito classico e per un accostamento pi personalizzato
alla satira in quanto genere
50
. E volendo risalire agli archetipi si potrebbe ripen-
sare, direi alla luce di questa stessa restituzione teleologica a posteriori che chia-
merei (in senso continiano), per la sua valenza ermeneutica, funzione-Ariosto, ad
umanisti veneti come Gregorio Correr (1411-64). Questi trasse forse ispirazione
dallinsegnamento petrarchesco (cfr. ad esempio la sequenza di sonetti contro La-
vara Babilonia avignonese, nn. 136 cos pieno di aspre rime dantesche, specie
nelle terzine! , 137 e 138 dei Rerum vulgarium fragmenta) per realizzare una rac-
colta latina che indirizz allamico e maestro Vittorino da Feltre, formalizzandola
nelle vesti di satira teoretica, in cui la forma-sonetto apre la strada alla satira
narrativa basata sui Sermones oraziani, ed ingloba sul piano dei contenuti alcuni
dati tipicamente umanistici, che si troveranno anche nelle Satire ariostesche: le-
splicita difesa della virt e della vita virtuosa
51
.
, insomma, nella regione padana, segnatamente veneto-emiliana, fra le sta-
gioni dellestrema maturit umanistica e della sperimentazione dun petrarchismo
volgare, che viene maturando quella forma metrica della poesia satirica, alla qua-
le il veneziano [scil.: Vinciguerra] doveva legare il proprio nome e che doveva tra-
smettere ad altre mani pi degne, a quelle di Ludovico Ariosto
52
. Ma ancora una
48
Cfr. P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., pp. 45 sgg.; lunico studio sul poeta quello ormai datato di A. LI-
ZIER, Marcello Filosseno, poeta trevigiano dellestremo Quattrocento, Pisa 1893.
49
Cfr. T. BASILE, Per il testo critico delle rime del Tebaldeo, Messina 1983. Gli opera omnia del poeta sono editi a
cura di T. Basile e J.-J. Marchand, 3 voll. (I. Introduzione, a due firme; II. Le Rime della vulgata, a cura di T. Basile; III.
Le Rime estravaganti, a cura di J.-J. Marchand), Modena 1989-92.
50
Traduco da V. CUCCARO, The Humanism of Ludovico Ariosto cit., p. 69. Sulle satire dello Strozzi cfr. il rapido
accenno di A. TISSONI BENVENUTI, La tradizione della terza rima e lAriosto cit., p. 313 (lunico esempio, mi pa-
re, di fortuna della satira oraziana presso un poeta umanista offerto dai Sermones di Tito Vespasiano Strozzi, pub-
blicati nelledizione aldina del 1513, che sono anche per altri aspetti molto vicini alle satire dellAriosto), e P. FLO-
RIANI, Il modello ariostesco cit., pp. 73 sgg., che analizza rapidamente i contenuti e le strutture formali delle quattro
satire.
51
V. CUCCARO, The Humanism of Ludovico Ariosto cit., p. 68. E per tutto ci cfr. anche il classico studio di V.
CIAN, La Satira, II. DallAriosto al Chiabrera, Milano 1939, in particolare pp. 16-50 (e nel vol. I. Dal Medio Evo al
Pontano, Milano 1923, pp. 288-472).
Letteratura italiana Einaudi
16
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
volta, come spesso nel passato, il mai interrotto canale di contatto fra Veneto,
Emilia e Toscana d vita a spostamenti di asse nella diffusione e nella fortuna dun
genere, ad irraggiamenti e rifacimenti di modelli letterari. Non si possono di-
menticare infatti, ha fatto notare ancora Cian, e poi dietro di lui Dionisotti, quei
toscani del Quattrocento che avevano dato saggi numerosi e, talvolta, letteraria-
mente notevoli, di capitoli gnomici, morali e satirici, alcuni dei quali ispirati a
Giovenale; n bisogna trascurare il fatto che il Vinciguerra era stato a Firenze e vi
aveva soggiornato, contraendo amicizia coi pi insigni letterati di quel tempo
53
.
Se Vincenzo Calmeta nel 1504, da Urbino, poteva scrivere a Isabella dEste
daver sperimentato, con un Pellegrinaggio amoroso per noi purtroppo perduto e
forse con altre opere, molti stili fatti de novo ad emulazione di Orazio, talch
per una critica letteraria avvertita risulta chiaro che la ripresa dellode oraziana
tradizionalmente attribuita a rimatori del medio Cinquecento deve con tutta pro-
babilit essere ricercata e giustificata in et dun buon tratto anteriore e affatto di-
versa
54
, unaffine constatazione pu farsi anche per la reviviscenza, o se si prefe-
risce la reinvenzione, del genere satirico. Nella letteratura cortigiana fra Quat-
tro e Cinquecento sindividuano infatti numerose costellazioni tematiche intorno
ad istanze politico-sociali o moraleggianti: ma nella fase davvio, appunto a caval-
lo fra i due secoli, la fuga bucolica dalla realt di corte e la sentenziosit gnomico-
riflessiva trovarono espressione mescolatamente, in contesti strutturali nei quali
poi difficile sceverare posizioni etiche centrali e decisive
55
, e furono dislocate
in contenitori formali incongrui, ricevuti dalla tradizione letteraria per la loro for-
tuna e latitudine espressiva (il sonetto, anche la canzone), in una sostanziale con-
fusione o indistinzione dei registri discorsivi e dei temi
56
. solo con lemergen-
za duna forma nuova capace di dar voce peculiare e distinta a questespressione
del disagio corrusca, risentita, ma anche generica perch sintomo, in fondo, duna
crisi non solo letteraria, e anzitutto istituzionale, che linflessione etica dominante
nella cultura cortigiana trova un canale in cui scorrere con libera e robusta cor-
rente: questa forma il capitolo in terza rima.
Gi prima del ricorso ariostesco alla terza rima, dunque, in quellambiente
fervido di studi umanistici ed acri passioni, pi letterarie e personali che altamen-
te civili, nobilitate da forti idealit morali, dominate da numerose risse, aizzate da
interessi e da ambizioni, nelle corti grandi e piccole [] la satira era pi che mai
52
Ibid., I cit., p. 392.
53
Ibid., p. 393. E cfr. anche C. DIONISOTTI, I capitoli di Machiavelli cit., p. 96.
54
ID., Tradizione classica e volgarizzamenti cit., p. 161.
55
P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., p. 37.
56
Ibid., p. 34.
Letteratura italiana Einaudi
17
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
nellaria, la si respirava dovunque
57
. Il capitolo ternario , appunto, la struttura
formale destinata ad accogliere ed irrobustire lurgenza satirica dapprima in una
serie di sperimentazioni darea cortigiana, e poi nella versione ariostesca, ormai
sganciata dallorizzonte e dalla sensibilit delle corti e destinata a plasmare un di-
scorso eticamente sostenuto, acceso, ma privato, e perfino privatissimo, nellindi-
rizzo allocutivo al tu.
2.2. Machiavelli, Ariosto, Alamanni (e gli altri).
La residenza fiorentina del Vinciguerra e il successo, anche dopo la sua morte,
delle Satire da lui composte, presso un pubblico di letterati e di aristocratici (lo
mostra almeno una lettera di Isabella dEste del 1492)
58
, lo sviluppo toscano del
capitolo ternario, lelaborarsi a Firenze duna rimeria gnomica e politico-satireg-
giante (Niccol Cieco, Giovan Matteo di Meglio, figlio di Antonio, e i loro suc-
cessori), rappresentano una linea genealogica unitaria, che lega i primi tentativi
esperiti nel genere al pieno manifestarsi della terza rima quale forma espressiva
disponibile alla pubblica corrispondenza fra amici o allesternazione e alla discus-
sione di argomenti legati ad una moralit soprattutto civile.
La piena manifestazione del genere si ha, fra primo e terzo decennio del Cin-
quecento, con Machiavelli e con Ariosto. Gi ai primi del secolo, com noto, Ma-
chiavelli aveva composto un poemetto in terzine (Compendium rerum decemnio
in Italia gestarum, poi Decemnale) databile al 1504, quindi, forse tra 1507 e 1511,
cinque capitoli (importanti il DellIngratitudine per Giovanni Folchi, il Di Fortu-
na dedicato a Giovan Battista Soderini e quello DellAmbizione dedicato a Luigi
Guicciardini)
59
; ma i suoi primi sondaggi nella forma ternaria, peraltro di sor-
prendente goffaggine
60
per limmaturit della prova, secondo la dimostrazione
di Martelli
61
, sostanzialmente accettata da Dionisotti, risalgono addirittura a una
data anteriore alla cacciata dei Medici da Firenze nel 1494. Non da escludere
che a Firenze Machiavelli avesse potuto conoscere lopera poetica di Antonio
Vinciguerra, edita in parte a Bologna nel 1495, in parte a Venezia, postuma, dopo
il 1502 (forse nel 1505); e forse lo stesso Ariosto, nelle sue frequentazioni e resi-
denze fiorentine (importanti anche in senso biografico, fra laltro per la storia da-
more con Alessandra Benucci, per quanto ella abitasse a Ferrara col marito Tito
Letteratura italiana Einaudi
18
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
57
V. CIAN, La Satira, II cit., p. 449.
58
Traggo il dato da C. DIONISOTTI, I capitoli di Machiavelli cit., p. 97.
59
Cfr. N. MACHIAVELLI, Capitoli, edizione critica a cura di G. Inglese, Roma 1981.
60
C. DIONISOTTI, I capitoli di Machiavelli cit., p. 66.
61
Cfr. M. MARTELLI, Preistoria (medicea) di Machiavelli, in Studi di filologia italiana, XXIX (1971), pp. 377-
405.
Strozzi), pot aggiungere questa ed altre letture al bagaglio certo gi acquisito in
casa propria, dove la terza rima godeva gi, come s detto, dun buon successo.
Ma dopo un semplice confronto testuale difficile non consentire con la sdegna-
ta e per lucida opinione del Dionisotti, quandegli rifiuta di credere che come a
suo tempo Vinciguerra, cos trentanni dopo lAriosto, ospite di Firenze, e men
che mai il fiorentino Machiavelli, entrambi nella loro piena maturit, mettessero a
prova i loro denti, e lo stomaco, col pane quotidiano e raffermo dei capitoli di An-
tonio di Meglio e di Niccol Cieco. [] N mi pare che si possa fare paragone
del Vinciguerra, in termini di abilit poetica, col Machiavelli dei capitoli, nonch
collAriosto delle Satire. La questione unaltra: si tratta di spiegare come e per-
ch, non soltanto lAriosto, che in giovinezza aveva accolto la tradizione lirica pe-
trarchesca di moda a Ferrara, ma anche Machiavelli che a quella tradizione, da
buon fiorentino della vecchia guardia, era rimasto sordo, uno dopo laltro con
breve intervallo, prima Machiavelli, poi lAriosto, simpegnassero a ricavare dal
capitolo in terza rima un genere di poesia discorsiva, morale e finalmente satirica,
insomma di stampo oraziano, che ancora non aveva una tradizione ben definita
nella letteratura volgare []
62
.
Caratteristica che accomuna i capitoli machiavelliani ed ariosteschi la forma
epistolare. Si tratta di lettere in versi indirizzate ad amici che con gli autori sparti-
scono esperienze di vita e di studio, riflessioni storiche, prospettive e ideali etico-
politici. Sar utile, mediante future ricerche, verificare dettagliatamente quanto la
struttura dellepistola versificata introdotta nel latino umanistico abbia potuto la-
sciar traccia nella cultura giovanile dellAriosto. Il quale avr certo letto i suoi
conterranei Antonio Tebaldeo (che scrisse almeno diciannove capitoli, accanto a
quattro egloghe e a tre epistole, tutte in terzine) e Niccol da Correggio (gli
si attribuiscono ben quarantaquattro capitoli, di cui quaranta trditi compatta-
mente da un unico codice, che ha laria della copia di un libro dautore), e il
modenese Panfilo Sasso, citato nellOrlando Furioso (XLVI, 12, 4) accanto ad al-
tri poeti settentrionali e romani, operante in prevalenza fra Emilia e Veneto (e nel-
la cui opera si contano ben trentanove capitoli)
63
: ma sembra specialmente da col-
legarsi con la maturazione fiorentina del genere. Con la Firenze, sintenda, del
Machiavelli ed anche dellAlamanni, autore di dodici importanti Satire in terzine
62
C. DIONISOTTI, I capitoli di Machiavelli cit., pp. 96-97.
63
Mi fondo sui dati riferiti da P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., p. 37 (diversi da quelli di A. TISSONI BEN-
VENUTI, La tradizione della terza rima e lAriosto cit., p. 305). Sul Correggio cfr. C. DIONISOTTI, Nuove rime di
Niccol da Correggio, in Studi di filologia italiana, XVII (1959), pp. 135-88. Per ledizione dei testi: NICCOL DA
CORREGGIO, Opere. Cefalo - Psiche - Silva - Rime, a cura di A. Tissoni Benvenuti, Bari 1969. Per il Tebaldeo cfr. qui
sopra, p. 192, nota 7. Per Panfilo Sasso cfr. (oltre allarticolo di A. Tissoni Benvenuti) V. CIAN, La Satira, II cit., pp.
389 sgg.
Letteratura italiana Einaudi
19
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
scritte fra 24 e 27, giusto prima di rientrare in patria, per il triennio repubblica-
no seguito alla cacciata dei Medici, dalla Parigi dove nel 22 sera rifugiato con al-
tri espatriati, conquistando subito un ruolo di altissimo rilievo nellesportazione
della cultura italiana alla corte di Francesco I (ove torner, alla capitolazione di
Firenze e al rientro mediceo, nel 1530)
64
. E in questa luce le Satire ariostesche sa-
ranno da ripensare, anche per un loro non del tutto chiarito ruolo mediatore, se-
condo una fine e complessa indicazione, ancora una volta, di Dionisotti: []
nella storia della letteratura italiana i capitoli di Machiavelli stanno immediata-
mente a ridosso delle Satire dellAriosto, come al seguito immediato di queste
stanno le Satire dellAlamanni, e [] sui due fronti, del prima e del poi, del pi
vecchio e disgraziato e bizzarro Machiavelli e del pi giovane Alamanni, della Fi-
renze soderiniana e di quella medicea, prima e dopo il 1512, vanno riconsiderati i
rapporti fiorentini dellAriosto, che tanta importanza ebbero per lui, nellopera e
nella vita
65
.
Il capitolo non la satira: e lo dimostra a iosa linserimento di molti pezzi ap-
partenenti al genere (ma articolabili a loro volta in numerosi sottogeneri) nei can-
zonieri lirici, accanto ai sonetti, alle canzoni e agli altri generi lirici dillustre tradi-
zione. Dello stesso Ariosto ci rimangono ventisette capitoli, che Emilio Bigi
66
ha
proposto di distinguere in due successive e differenti maniere, datando i pi ma-
turi sulla base del termine ante quem stabilito dal primo Furioso (1516). Dunque
per Ariosto lesperienza del capitolo precederebbe immediatamente quella della
satira, e in qualche modo fungerebbe quasi da laboratorio formale per la messa a
punto della nuova struttura. Ma losmosi con la produzione satirica machiavel-
liana e con la diffusione del modello epistolare ad esercitare la spinta decisiva e
fondamentale.
Nel periodo 1524-27, quando le Satire dellAriosto, come s visto, potevano
aver avuto una scarsissima circolazione, per di pi solo manoscritta, e stavano
prendendo forma di libro unitario, con la stratificazione di successive fasi corret-
torie, il loro modello era capace pertanto di influire gi su un colto poliglotta dal-
le vivaci curiosit in molti campi, come lAlamanni. Ariosto, che lo ricorda nel Fu-
64
SullAlamanni rimangono utili le pagine (per molti versi insufficienti e criticabili) di F. FLAMINI, Le lettere ita-
liane alla corte di Francesco I re di Francia, in ID., Studi di storia letteraria italiana e straniera, Livorno 1895, pp. 199-
337 (in particolare pp. 268-85), e ID., Le lettere italiane in Francia nei secoli del Rinascimento (1902), in ID., Varia. Pa-
gine di critica e darte, Livorno 1905, pp. 193-220. Inoltre cfr. almeno H. HAUVETTE, Luigi Alamanni (1495-1556).
Sa vie et son uvre, Paris 1903. Si rinvia inoltre (per i rapporti con G. Camillo e con gli espatriati fiorentini) a C. BO-
LOGNA, Il Theatro segreto di Giulio Camillo: lUrtext ritrovato, in Venezia Cinquecento. Studi di storia del-
larte e della cultura, I (1991), 2, pp. 217-71, in particolare pp. 226 sgg. e p. 263, nota 87.
65
C. DIONISOTTI, I capitoli di Machiavelli cit., p. 98.
66
Cfr. E. BIGI, Le liriche volgari dellAriosto, in AA.VV., Atti dei Convegni Lincei. Convegno internazionale su: Lu-
dovico Ariosto, Roma 1974, pp. 49-71.
Letteratura italiana Einaudi
20
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
rioso, in un passo (XXXVII, 8, 5) aggiunto nella terza edizione del 32, lo conob-
be con buona probabilit [] ai tempi della Garfagnana
67
, forse attraverso Za-
nobi Buondelmonti
68
; e, salvo restando che lAlamanni parte da altri modelli e
coltiva in larga misura una satira molto differente da quella ariostesca, di forma
giovenaliana e di spiriti fiorentini, in alcune sue Satire possibile rinvenire pi
duna traccia lasciata [] dalla poetica satirica dellAriosto
69
. Alamanni, nelle
sue satire, rinuncia ad adottare la lingua antilirica, il modo colloquiale e forte-
mente deittico, il ritmo spezzato e ricco di incisi apparentemente casuali dellA-
riosto; e quanto allorizzonte referenziale nella tradizione, preferisce ricorrere a
Petrarca e, per i momenti pi risentiti e polemici, a Dante, divenendo il lin-
guaggio della Commedia quasi una scelta obbligata per la definizione delle te-
matiche politico-religiose
70
. Stupisce un poco, perci, che nella sua III satira (vv.
100-2) Alamanni, celebrando le composizioni omologhe dellAriosto, denunci e
lamenti il timore di plagio di lui per il ricorso ad una forma (evidentemente la sa-
tira epistolare) di cui doveva sentirsi ideatore:
N lAriosto ancor di me si lagne,
il ferrarese mio chiaro e gentile,
choggi con lui cantando maccompagne;
n l mio basso saper si prenda a vile,
che forsancor (sio non lestimo indarno),
girando l verno in pi cortese aprile,
non avr a schivo l Po le rive dArno
71
.
Stupisce, dico, perch le strade battute dai due scrittori divergono sostanzial-
mente. Alamanni sceglie quella della satira composta ad imitazion degli antichi,
in modo che possa con acerbi rimordimenti e senza sdegno degli ascoltanti an-
dar raccontando gli altrui falli, ai quali sempre soggiaciuto il misero mondo e
soggiace oggi pi che mai
72
: ma non la stessa di Ariosto. Questi, invece, ha fon-
67
A. CASADEI, La strategia delle varianti. Le correzioni storiche del terzo Furioso, Lucca 1988, p. 97 (e cfr. p.
138; per le ottave del canto XLVI del Furioso si vedano le pp. 105-49, La strategia compositiva nellesordio del canto
XLVI).
68
Cfr. P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., pp. 101 sgg.
69
Ibid., p. 102 (e cfr. soprattutto le pp. 105 sgg.).
70
Ibid., pp. 117-18.
71
L. ALAMANNI, Satire, III, vv. 109-15, in ID., Opere toscane [] al Christianissimo re Francesco primo, vv. 109-
15, 2 voll., Lyon 1532-33, I, pp. 357-418 (a p. 370). I versi si leggono anche in ID., Versi e prose, a cura di P. Raffaelli,
2 voll., Firenze 1859, I, pp. 238-91, alle pp. 258-59; il Raffaelli pubblica tredici satire, dichiarando di riordinarle di-
versamente dalla stampa sulla base del ms. Magl. VII 676 della Biblioteca Nazionale di Firenze, copiato ad Avignone
nel 1528 e contenente la pi antica testimonianza nota della produzione satirica alamanniana: ma di fatto altera lor-
dine dei testi, aggiungendo qualcosa che nel codice assente (P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., p. 121, nota 15,
fornisce una tavola comparativa delle numerazioni delleditio princeps, del codice fiorentino delledizione Raffaelli).
Letteratura italiana Einaudi
21
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
dato la satira morale incentrandola sullesibizione del ruolo storico definito, con-
tingente dello scrittore, colto nel momento stesso (loccasione!) in cui espone e
denuncia il proprio rapporto critico con la realt. Insomma, Alamanni e gli altri
toscani che pur imitano nella forma la satira ariostesca, spesso accogliendo lin-
flusso del Berni e dellAretino, utilizzano la misura parenetica offerta dal genere
per incanalare il proprio disagio morale, e soprattutto il proprio isolamento o
nel migliore dei casi la propria marginalit in campo politico mediante tonalit
deprecatorie, iterative, in sostanza lamentevoli e quindi maggiormente sintomati-
che duna irresolubile crisi individuale del proprio ruolo. LAriosto, da parte sua,
ha scritto satire come luogo di riflessione sullesistente che si basa sulla determi-
nazione cronistica del personaggio poeta e sulla scelta di un linguaggio che mima
la lingua quotidiana della comunicazione; per lui la satira sostanzialmente las-
sunzione di un grado zero del linguaggio che permette la rappresentazione cri-
tica della realt, in un rapporto implicitamente contrastivo con gli altri generi del-
la poesia (la lirica, lepica) addetti alla celebrazione e alla sublimazione. Non man-
ca certo un modello classico, ma si tratter dellOrazio cotidianus delle Epistulae e
dei Sermones, modello specifico che presiede non tanto, genericamente, ad un
modo di valenza universale, quanto, precisamente, ad una posizione determi-
nata dello speaker satirico nei confronti della sua empirica condizione storica
73
.
Ariosto, dunque, agendo da perfetto umanista, ha trovato parole nuove da
innestare in forme antiche per dichiarare la propria attualit, il proprio irrinun-
ciabile essere-nel-tempo: ed ha cos inventato la nuova satira analizzando i co-
dici offerti dai classici latini del genere e attualizzandoli in un costante confron-
to con gli strumenti da lui gi raffinati in sede epico-romanzesca per rappresenta-
re, con il filtro dellironia e della presa di distanza affabulatoria, i princip colletti-
vi, i valori pubblici. La satira pu occupare cos, con il suo impegno, il luogo cul-
turale e simbolico-testuale che a questo punto le compete: che non sar tanto
quello della protesta, dellurlo, dellaggressione, quanto laltro, pi pacatamente
riservato, del dibattito, dello scambio di opinioni, della verifica circostanziale du-
na frattura ormai evidente tra Realt e Valori, colta nella dimensione della crona-
ca quotidiana.
72
Ibid., f. 3v (lettera dedicatoria).
73
P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., p. 101.
Letteratura italiana Einaudi
22
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
3. Tematiche e contenuti.
3.1. I temi satirici e il tu dialogico.
La satira ariostesca smette, dunque, dessere invettiva, predica, polemica politica
o morale, e torna a respirare lantica aria oraziana. Non solo delle satire dOra-
zio, si noti bene: ma anche, e forse soprattutto, delle sue lettere. AllOrazio liri-
co, di larga fortuna fino a quel momento, si sostituisce il satirico, il pensoso, il mo-
raleggiante, attraverso quella che mi sembra una suprema acquisizione umanisti-
ca, dellumanesimo che studia per assimilare, e assorbe per riplasmare attualiz-
zando le forme e le tecniche espressive dei classici.
Ma in particolare, al fondo dellispirazione satirica di Ariosto, c Dante. Fu-
so alla tradizione di Giovenale e al capitolo satirico di stampo tardo-quattrocen-
tesco, appunto umanistico, Dante riecheggia in ispecie nellallontanamento
morale che codifica il giudizio, nella scelta espressiva (il lessico, la tonalit stilisti-
ca, certe rime aspre e chiocce davvero inconfondibili): lelemento dantesco ren-
de robusto, persino asprigno, il tono del verso, mostrando come la saggezza
edonistica sia spesso attenuazione signorile di un risentimento morale vissuto e
sofferto
74
.
La forma epistolare chiamata a connettere le singole satire a puntuali occa-
sioni, a situazioni di contesto che luso del tu, aprendo al dialogo immaginario,
strappa alla genericit di un io esemplare e magistrale: Fondamentale, nelle
Satire, la funzione del tu. C il tu rivolto dallautore ai destinatari, o quello con
cui egli apostrofa personaggi da lui evocati, e c il tu dei destinatari, o di una vo-
ce anonima che si alterna ad essi nellobiettare, rivolto al poeta (per non dire del
tu con cui sinterpellano i personaggi di scene e favole, che ha un diverso statuto).
In realt, Ariosto dialoga con se stesso: lesistenza di interlocutori reali scatena in
lui un atteggiamento dialettico, che moltiplica le attualizzazioni del Contradditto-
re, unico attante effettivo. Insomma, una controversia interiore
75
.
Costantemente altalenando fra loccasione e la generalizzazione, attraverso
questo rilancio dialogico che introietta il tu in un dibattito quasi teatrale, la Satira
ariostesca spicca il volo sullattualit del presente, stretto e magro, e sallontana
74
C. SEGRE, Premessa cit., p. VII. E si veda anche L. CARETTI, Ariosto (1954), in ID., Ariosto e Tasso, Torino
1970
2
, pp. 15-51, in particolare il paragrafo Ariosto minore, pp. 21-27 (il saggio stato ripreso fra laltro, con il tito-
lo Lopera dellAriosto, in ID., Antichi e moderni. Studi di letteratura italiana, Torino 1976, pp. 85-103, in particolare
pp. 89 sgg.).
75
C. SEGRE, Premessa cit., p. VIII. Una dettagliata, imprescindibile analisi della costruzione dialogica delle Sati-
re, anche in rapporto alla scrittura teatrale delle Commedie ed al suo maturare da prosa a verso, in ID., Struttura dia-
logica delle Satire ariostesche (1974), in ID., Semiotica filologica cit., pp. 117-30 (a p. 129).
Letteratura italiana Einaudi
23
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
dalla sua acerba concretezza per rifluire nella rimembranza del passato, nel lon-
tano, cio nel favoloso. La fabula schiarisce allora e rende ancora pi fertile lur-
genza autobiografica, e il moto che altrove, a proposito del Furioso, ho detto anti-
gravitazionale
76
, solleva il peso materiale della realt in unimprovvisa leggerezza,
che il tono e lallure dei versi rispecchiano linguisticamente. Per questo i dialoghi
fittizi e interiorizzati delle Satire sono, secondo la bella formula del Segre, con-
densati vocali della memoria o dellimmaginazione
77
.
I temi interiori che Ariosto mette a fuoco con lucidit nelle Satire sono, in po-
sitivo, alcune disposizioni personali (dignit e indipendenza, amore degli studi e
della vita raccolta, ritegno e modestia, avversione ai vizi e alla corruzione delle
corti mondane e divote), evitando la polemica scoperta e troppo risentita, lo sfo-
go diretto e immediato
78
.
Ed anche sul piano delle tematiche negative, diagnosticate ed estirpate con
fermezza contestativa, spicca in primo luogo la corruzione che dalla Corte, specie
quella romana, sestende al mondo intero, invadendo anche quello interiore. Le
Satire attaccano la corruttela in quanto ipocrisia e falsit, denunciano [] i di-
svalori e i valori falsi e convenzionali, la loro apparenza e non verit di valori, e ne
aggrediscono i centri, i personaggi significativi od emblematici, cos come la loro
diagnosi critica e non perci astrattamente schematica, giunge a toccare i meccani-
smi stessi dellagire e del comportamento umano che egli vede lucidamente (con-
tro ogni falso e retorico moralismo, ma da grande moralista qual egli fu nel senso
positivo di questa parola), naturalmente legati a passioni istintive e invincibili con
le prediche inutili e con lascetismo, da lui sempre aborrito nella propria pro-
spettiva laica, terrena, totalmente umana: Tu forte e saggio, che a tua posta muo-
vi | quegli affetti da te, che in noi nascendo | natura affige con s saldi chiovi!
79
.
Attraverso lo schermo riducente della medietas o mediocritas oraziana Ario-
sto lascia trapelare unimmagine rinunciataria, remissiva, quieta e in ogni senso
minima. Ma si tratta di unautobiografia fittizia, che in realt unautodifesa
schiettamente letteraria, uno schermo protettivo, al pari della fictio dialogica, in-
troiettata linguisticamente nel gioco dello speaker satirico dalle molte voci, di co-
lui che per occultarsi permanendo, per abolirsi conservando la propria voce nel
coro polifonico delle molte che partecipano al dialogo (sotto le specie degli scarti
di registro, di tono, di argomento), dice io in persona daltri: e qui di numerose
76
C. BOLOGNA, Orlando Furioso di Ludovico Ariosto cit., pp. 264 sgg.
77
C. SEGRE, Premessa cit., p. XI.
78
L. CARETTI, Ariosto cit., p. 25 (Lopera dellAriosto cit., pp. 91-92).
79
W. BINNI, Le lettere e le satire dellAriosto nello sviluppo e nella crisi del Rinascimento (1974-1975), in ID.,
Due studi critici: Ariosto e Foscolo, Roma 1978, pp. 11-59 (a p. 42).
Letteratura italiana Einaudi
24
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
e diverse sue figure, che tutte insieme parlano, radicate nel presente, non in quan-
to ne ritraggono, trasferendoli in poesia, gli accidenti della cronaca trasformati
in occasioni, ma in quanto gestiscono unesperienza lirica o celebrativa di vali-
dit tendenzialmente perenne
80
.
3.2. I contenuti delle satire ariostesche.
Questa la sequenza delle satire ariostesche, con lindicazione dellepoca probabi-
le di stesura, del destinatario, del numero dei versi, dei codici latori del testo, del-
la posizione occupata nelleditio princeps del giugno 1534 (St), e con un cenno sin-
tetico intorno al contenuto, o comunque alloccasione che ha stimolato ed ispi-
rato la composizione della satira:
I) settembre-novembre 1517 A Messer Alessandro Ariosto, et a Messer Lu-
dovico da Bagno 265 vv. mss. F, A, S; St II Ariosto ha rifiutato di se-
guire in Ungheria il cardinale Ippolito dEste, non ostanti le sue minacce di
privarlo dei benefici; la Corte il luogo delladulazione e del compromesso, e
Ariosto vuole riconquistare la libert, anche a rischio di rimanere povero, per
conservare, insieme allindipendenza, il rispetto dei propri impegni pi uma-
namente mediani, soprattutto dei doveri familiari;
II) novembre-dicembre 1517 A Messer Galasso Ariosto, suo fratello 271
vv. ms. F; St III Ariosto deve partire per Roma, citt corrotta e dissipata,
per difendere gli interessi propri e quelli di Giovanni Fusari, arciprete di
SantAgata presso Lugo, che ha designato Ludovico come suo successore nel
beneficio: ma altri tenta di sostituirsi al designato, approfittando del mancato
pagamento della tassa di registrazione relativa al passaggio della prebenda ec-
clesiastica; con loccasione innalza le lodi duna vita parca e morigerata, che
lasci alla fantasia spazio e occasioni per volare in terre esotiche soltanto sulla
scorta di libri opportuni, come la Geografia di Tolomeo;
III) aprile-maggio 1518 A Messer Annibale Malagucio 313 vv. mss. F, A,
S, M (solo i vv. 91-93 e 183, riportati da Giovannandrea Barotti); St IV Per-
duto per sempre il favore del cardinale Ippolito, Ariosto ha dovuto cercarsi
un nuovo protettore, ed annunzia daverlo trovato (grazie allaiuto di Bona-
ventura Pistofilo e dello stesso cugino Annibale) in Alfonso, del quale intesse
lelogio, tracciando contemporaneamente, con arguzia e colloquialit, il pro-
filo dellorizzonte casalingo, limitato, bonariamente familiare, entro il quale si
80
P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., p. 17.
Letteratura italiana Einaudi
25
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
iscrivono i suoi desideri; sinterpone (vv. 208 sgg.) la fabula dei pazzi e del
monte della Luna (cfr. qui, sezione 4);
IV) 20 febbraio 1523 (cfr. vv. 1-2) A Messer Sismondo Malegucio 232 vv.
ms. F; St V Il giorno esatto del primo anniversario del suo arrivo a Castel-
nuovo di Garfagnana, mentre in quel luogo romito e selvaggio dal Nord sof-
fia il vento di rovaio (v. 3), e la popolazione si dimostra ostile, Ariosto ri-
pensa con amarezza alle gravi condizioni finanziarie sue e dello stesso ducato
estense, provato dalla guerra contro Leone X, che lo costrinsero a scegliere il
ruolo di funzionario in sede cos disagevole, e descrive le risorse di Castel-
nuovo, rievocando nel contempo, con intensa liricit, la propria giovinezza,
le prime prove poetiche, la magnifica villa dei Malaguzzi a Reggio;
V) entro il luglio 1519 (?) A Messer Annibale Malegucio 328 vv. mss. F,
Ph; St I Il cugino di Ariosto, Annibale Malaguzzi, ha deciso di sposarsi; e
loccasione offre lo spunto (accanto al delineamento di un ritratto di donna
ideale e moglie perfetta del tutto corrispondente al principio dellaurea me-
diocritas) per la stesura scanzonata duna serie di riflessioni piuttosto libere,
per quanto coordinate quasi in forma di trattatello (Debenedetti), sul tema
del prender moglie: condite di arguzie, facezie e salacit in clausola;
VI) 1524-25 A Messer Pietro Bembo 247 vv. ms. F; St VI Ariosto cerca
un precettore per il figlio Virginio, quindicenne, e chiede a Bembo non tanto
di assumere lui lincarico, quanto di aiutarlo nellimpresa, consentendogli di
trovare un maestro sapiente, non marchiato dal vizio dellomosessualit in
cui tanti umanisti trascinano i loro allievi; approfitta per ricordare la propria
esperienza di studente, e per passare in rassegna con spirito schiettamente
umanistico, in una galleria ideale, i ritratti dei grandi letterati del suo tempo;
VII)marzo-aprile 1524 A Messer Bonaventura Pistofilo Ducale Secretario
181 vv. ms. F; St VII Il Pistofilo, cancelliere di Alfonso, aveva proposto
allAriosto di assumere il ruolo dambasciatore presso Clemente VII: questa
satira rappresenta la risposta allofferta, con intarsi e infioramenti di favolet-
te ed apologhi allegorici. Nella chiusa una vera apologia della sedentariet,
gi profilata nella satira III: se il signore vuole davvero fare cosa grata al poe-
ta, non dovr mai chiedergli di allontanarsi oltre i confini del Ferrarese (vv.
160-62).
3.3.Ludovico della tranquillit?
Per i piani e le serene distese di questi limitati orizzonti, sulle dune, sulle colline
leggere che ne costituiscono la minima orografia sentimentale, si diffonde sovrana
Letteratura italiana Einaudi
26
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
la nebbiolina della mediocritas, dellequilibrata misura, dellautodifesa umanisti-
camente cercata nel giusto mezzo, nella bilancia calibrata e sensibile:
Fra bruttezza e belt truovi una strada
dove gran turba, n bella n brutta,
che non tha da spiacer, se non te aggrada.
[] medocre forma
sempre lodai, sempre dannai le estreme. (Sat., V, 151-53 e 170-71)
(il discorso sulla bellezza della moglie, che devessere mediocre, cela un chiarissi-
mo principio destetica, di poetica e, soprattutto, dantropologia).
Le Satire, come ha detto benissimo Lanfranco Caretti, collocano in primo
piano, in vista sotto i riflettori, la parte ufficiale, mondana, estroversa, mentre
la parte pi segreta di esse, quella intima e privata, volutamente meno espo-
sta, quasi serbata in disparte e messa in controluce
81
. In questo gioco di luci e
ombre, di piani prospettici che sanno mirabilmente dislocarsi nella diffrazione
dei registri lessicali e stilistici, consistono la forza e la novit letterarie guadagnate
dallAriosto.
Linarrestabile diffondersi di pacatezza e di placida sentimentalit, al di l
della spontanea, naturale disposizione del carattere e dellanima, viene calcola-
to con geniale senso dei dinamismi e degli equilibri testuali; serve, umanistica-
mente, per plasmare la dimensione satirica: privata ma non intimistica, serena sen-
za essere letargica, arretrata dietro le linee di fuoco della partecipazione alla vita e
alla battaglia cortigiana per consentire la distensione entro cui, solo, sono possibi-
li i balzi segreti, gli improvvisi salti e le impennate aeree dei Paladini, dellIppo-
grifo, dellesotismo orientaleggiante e, allestremo, dellUtopia lunare. Orlando e
Astolfo, il clangore delle guerre fictae e i castelli fatati della nostalgia cavalleresca,
i voli fantastici e le onde lunghe delle ottave oceaniche, nascono dietro quel mu-
retto coronato da cocci di bottiglia, dietro quella barriera umanistica e perfino er-
metica, non ostanti le fattezze borghesi, che preserva nella rinuncia al Reale cos
com la possibilit di sognarne un altro cos come si vorrebbe che fosse: alla
maniera in cui nelle fiabe si pu rovesciare il mondo (questo mondo) per por-
tare alla luce, maieuticamente, lAltro Mondo che il primo aveva divorato, inca-
psulandolo, nascondendolo nellombra.
Le Satire delimitano la soglia ingannevole e ambigua dellUtopia (la rifles-
sione, il sentimento, il sogno) entro i confini non dellIdeologia, ma del Rea-
le: quello piccolo e quotidiano, quello dellapologo moraleggiante, e insomma
81
L. CARETTI, Ariosto cit., p. 24 (ripreso in ID., Ludovico Ariosto cit., p. 823).
Letteratura italiana Einaudi
27
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
dellOccasione che apre spiragli inattesi di luci e ombre. Per questo ancora con-
vincente, nella sostanza, la lettura contrastiva di Walter Binni: [] il poeta del
primo Furioso [] doveva sentire [] linsufficienza dellimpostazione oraziana
troppo divisa tra il ragionativo, il pittoresco e il prevalere eccessivo di una saggez-
za che in lui vuol essere qualcosa di pi personalmente risentito, di meno distac-
cato dalla possibilit di una soluzione fantastica, magari fiabesca ed ironica. []
Limpegno ariostesco nelle Satire, nella lontana suggestione oraziana (o meglio nel
suggerimento di un tono medio non totalmente lirico e non prosastico), si lega in-
timamente non solo ai termini della geografia sentimentale ariostesca (bonariet,
amore di quiete, antiintellettualismo, conformismo fino alla difesa del proprio
agio fantastico), ma al suo problema generale di toni letterari e vitali che, fuori
della piena soluzione orlandesca, andava cercando pi minutamente e periferica-
mente nelle Commedie
82
. Ed anche, in parallelo, quella di Lanfranco Caretti (da
intendersi, come vuole, non in chiave psicologistica o caratteriale, bens culturale
e radicalmente letteraria): Le Satire [] richiedono lettori che sappiano concen-
trare la propria attenzione verso la parte che resta pi in ombra, verso la parte pi
schiva, e ovunque filtrata attraverso modi espressivi pi dimessi. Facendo cos,
spostando lesame e il giudizio dalla narrazione biografica alla memoria evocativa,
al sostrato morale che sotteso alle notizie pratiche, cortigiane o daltro tipo, ci
accadr infatti di potere anche meglio comprendere la funzione che hanno, nelle
Satire, gli apologhi []
83
.
Dietro la buccia delle cose, sotto la loro rude scorza di pasta concreta, le Sati-
re di Ariosto lasciano tralucere, per losservatore con strumenti aguzzi, molte om-
bre vitali, portatrici di messaggi dal buio, dal silenzio: ossia molti spazi danima
84
,
spalancati cautamente e ben protetti dietro la maschera dello speaker satirico per-
ch possano tornare a lussureggiarvi i sogni esotici e surreali del romanzesco.
cos esibita, cos didascalicamente dichiarata, questa morale del mediocre e del-
lonesto, da far sospettare non schizofreniche e perci insanabili scissioni, ma tat-
tiche da umanista raffinato, accorte strategie di autodifesa. Le ombre vengono pa-
zientemente scavate dentro le cose, sono estratte dalla riservatezza e dal fulcro se-
greto del Reale, nella cui ottusa opacit si finge soltanto di credere, andando in-
vece en qute del suo cuore nascosto, sia esso di tenebra, o di miele:
Convenevole ben chi ordisca e trami
82
W. BINNI, Il tono medio delle Satire, in ID., Metodo e poesia di Ludovico Ariosto (1947), Roma 1970
2
, pp. 53-
72 (alle pp. 57-58).
83
L. CARETTI, Ariosto cit., p. 24 (ripreso in ID., Ludovico Ariosto cit., p. 823).
Letteratura italiana Einaudi
28
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
di non patire alla vita disagio,
che pi di quanto ho al mondo ragion chio ami.
[]
Convenevole ancor che sabbia cura
de lonor suo; ma tal che non divenga
ambizone e passi ogni misura. (Sat., III, 241-43 e 256-58);
E se, come donor mi truovo sazia
la mente, avessi facult a bastanza,
il mio desir si fermeria, chor spazia.
[...] Quella ruota dipinta mi sgomenta
chogni mastro di carte a un modo finge (Sat., VII, 34-36 e 46-47);
Questo monte la ruota di Fortuna,
ne la cui cima il volgo ignaro pensa
chogni quete sia, n ve n alcuna. (Sat., III, 229-31);
O nostra male aventurosa etade,
che le virtudi che non abbian misti
vizii nefandi si ritrovin rade! (Sat., VI, 22-24);
Da me stesso mi tol chi mi rimove
da la mia terra, e fuor non ne potrei
viver contento, ancor che in grembo a Iove.
E sio non fossi dogni cinque o sei
mesi stato uno a passeggiar fra il Domo
e le due statue de Marchesi miei,
da s noiosa lontananza domo
gi sarei morto, o pi di quelli macro
che stan bramando in purgatorio il pomo. (Sat., VII, 148-56);
Camera o buca, ove a stanzar abbia io,
che luminosa sia, che poco saglia,
e da far fuoco commoda, desio.
[]
Sia per me un mattarazzo, che alle coste
faccia vezzi, o di lana o di cottone,
s che la notte io non abbia ire alloste.
Provedimi di legna secche e buone;
di chi cucini, pur cos alla grossa,
un poco di vaccina o di montone. (Sat., II, 16-18 e 22-27);
Letteratura italiana Einaudi
29
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
La vita che mi avanza me la salvo
meglio chio so [] (Sat., I, 220-21).
lAriosto segreto, fugace, imprendibile, per splendidamente colto al volo e
fotografato da Antonio Baldini, con arguzia ed eleganza: Ludovico della tranquil-
lit
85
.
lAriosto in apparenza (ma lessenziale proprio questapparenza!) pi
lontano dallo slancio, come ho detto, leggero e antigravitazionale del Furioso, dal-
lIppogrifo e da Astolfo e dalla gran bont dei cavallieri antiqui. Cio, a guardar
bene e a non lasciarsi ingannare dalla maschera, lAriosto umanista, serio ed ilare,
ermeticamente instabile e per pacificato dallo studio, il quale sa che delle cose
pi profonde meglio parlare con ironia
86
, ed ha appreso alla scuola dei neoplato-
nici, ferraresi e non (Celio Calcagnini, Lilio Gregorio Giraldi), a miscere utile dul-
ci ed a serio ludere
87
. Un Ariosto che un po , un po (ma soprattutto!) si finge,
proprio per questo gioco sottile fra Sostanza ed Apparenza, fra Verit ed Ingan-
no, saldamente ancorato allimperioso reale, a difesa duna felicit terragna e sen-
za ghiribizzi, schiettamente e consapevolmente borghese, fatta di buone cose di
medio gusto, fra tinello e focolare e moglie fedele e bambini e precettori e onesti
costumi.
Unetica laica: la quale, non fosse per questa ragione, sarebbe finanche para-
gonabile (e perch no? mutatis mutandis!) a quella che secoli pi tardi sigiller,
col fervorino catartico e la litania da galateo della morigeratezza, scanditi dallec-
cellente senso comune che omnia vincit (Ho imparato a non mettermi ne tu-
multi: ho imparato a non predicare in piazza: ho imparato a guardare con chi par-
lo: ho imparato a non alzar troppo il gomito [])
88
, lepopea tragica delle gen-
te meccaniche vessate da Prencipi e Potentati e perse nei Labirinti de Politi-
84
Deduco il termine (estrapolandolo dal contesto referenziale psicoanalitico in maniera leggermente allusiva alli-
dea di spazio dellinteriorit) dallopera di J. HILLMAN, The Myth of Analysis. Three Essays in Archetypal Psychology,
1972 (trad. it. Il mito dellanalisi, nuova edizione riveduta Milano 1991), e ID., Anima. An Anatomy of a Personified
Notion, 1985 (trad. it. Anima. Anatomia di una nozione personificata, Milano 1989).
85
Cfr. A. BALDINI, Ludovico della tranquillit. Divagazioni ariostesche, Bologna 1933.
86
Cfr. E. WIND, Misteri pagani del Rinascimento, Milano 1971, pp. 289 sgg.
87
Cfr. G. SAVARESE, Il Furioso e la cultura del Rinascimento, Roma 1984, p. 25, che illustra la reinterpretazio-
ne ermetizzante dei due adagia, dorigine socratica, nella cultura umanistico-rinascimentale. Sullintelligente e credi-
bile lettura di Savarese di un Furioso non estraneo allorizzonte letterario neoplatonico si veda anche C. BOLOGNA,
Orlando Furioso di Ludovico Ariosto cit., pp. 295 (e nota 136) e 300.
88
Il riferimento , ovviamente, al Manzoni (A. MANZONI, Promessi Sposi, a cura di L. Caretti, II. I Promessi Spo-
si nelle due edizioni del 1840 e del 1825-27 raffrontate tra loro - Storia della colonna infame, Torino 1971, p. 3 e, per le
parole virgolettate che seguono, pp. 901-2): ma si tratta, ovviamente, piuttosto di un accostamento per associazione
didee, che non di un vero e proprio parallelo fra i due scrittori (non facilmente ammissibile, credo, sul piano ideolo-
gico e su quello stilistico).
Letteratura italiana Einaudi
30
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
ci maneggi, ad impersonare le quali saranno chiamati due semplici come i fidan-
zati del lago di Como, povera gente protetta dalla Provvidenza, ma soprattutto
dal suo senso della mediet.
Per la mappa delle idiosincrasie, delle nevrosi, delle idee fisse, delle mania-
cali chiusure che connotano luomo, a suo agio solo nello spazio materno e pro-
tettivo della casa e della famiglia, sinnerva magnificamente con lunderstatement
continuo, con la sapiente mediet espressiva che qua e l accendono e lacerano
bagliori corruschi dinsofferenza, improvvisi fremiti da cavallo di razza imbizzar-
rito. Le Satire sono un raro esempio dintreccio perfettamente equilibrato fra la
bonomia schietta ed affabile del discorso arguto, colto, traboccante di finezza
erudita (si pensi alle graziose novellette che, come nei grandi moralisti antichi,
fioriscono dimprovviso, qua e l, nellorticello concluso di ogni testo) e le punte
aguzze duna stizzita, non di rado acrimoniosa espressivit sempre riaffiorante: ed
, ogni volta, lumor nero dantesco a scorrere nuovamente nelle vene delle terzine,
al ritmo scattante con cui salternano, imbricate, le rime ancora un volta aspre e
chiocce.
Ludovico della (finta? apparente? umanistica? ermetica?) tranquillit...
4. Modelli e fonti.
4.1. Fonti e parodia nelle Satire.
Alla base dellispirazione ariostesca delle Satire sta, come s detto, un ripensa-
mento in chiave umanistica e attualizzante delle epistole e delle satire oraziane, e
forsanche di Giovenale e di Persio, filtrati dalla lettura di Dante e della produ-
zione recente in volgare, soprattutto satire e capitoli ternari. Ma la novit dellini-
ziativa ariostesca, che consiste essenzialmente in una nuova impostazione della
figura dello speaker satirico, certo fondata piuttosto in un rapporto diretto coi
modelli latini che in una logica di continuit con recenti esperienze volgari
89
, di-
stanzia queste Satire da tutte le sperimentazioni coeve. E sar difficile trovare
cos per quanto attiene al modello profondo come sul piano del ricorso immedia-
to e meccanico alle fonti qualche satirico quattro-cinquecentesco nel rege-
sto dei debiti di Ariosto. Non c Panfilo Sasso, non c Antonio Tebaldeo, n
tanto meno il Cosmico o il Vinciguerra.
89
P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., p. 53.
Letteratura italiana Einaudi
31
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
Troviamo, invece, frequentemente la Commedia e il Canzoniere: un ricorso al
regesto delle fonti approntato dal Segre nella sua annotazione riserva pi di una
sorpresa emozionante. Di Dante risuona particolarmente leco della tonalit in-
fernale, graffiante, aspra. Cos, per esemplificare solo dai primi testi: nella satira I,
in lo dissi a viso aperto, v. 21 (che Inf., X, 93), nelle catene di rimanti Berga-
maschi : paschi, vv. 103-5 (cfr. Inf., XX, 71-73) e rotto : sotto : di botto, vv. 248-52
(cfr., con altro ordine, Inf., XXII, 128-32). Nella satira II, castiga : briga, vv. 7-9 ri-
prendono Inf., V, 49-51 (rovesciando lordine), e cos muso : giuso : uso, vv. 32-36,
provengono, con la solita variatio, da Inf., XXII, 104-8; il v. 90 o muri traspa-
resser come vetro rif Inf., XXXIV, 12 e trasparien come festuca in vetro; ai
vv. 220-23 mozzo : sozzo (riecheggiante in sozzopra del v. 224) vengono da Inf.,
XXVIII, 19-21 (ma in altri luoghi la rima anche al plurale, o al femminile singo-
lare).
La stessa cosa vale, chiaro, anche per il Purgatorio: ad esempio la sequenza
di rimanti della satira V, 212-16, tempre : distempre : sempre (che gi nellOrlan-
do Furioso, XIII, 20, 1-5), scaturisce da Purg., XXX, 92-96 (sempre : tempre :
stempre), e macro : sacro : acro di VII, 155-59 da Purg., IX, 134-38 (come al solito,
con differente disposizione). E ci sono perfino echi del Paradiso: ad esempio nel
molto connotato sezzai di III, 140, estratto da Par., XVIII, 93 (ma in Ariosto il ra-
ro lemma, innestato nel corpo dun exemplum allegorico, fatto ironicamente ri-
mare con assai e con lesclamazione Guai!), e in quel Dio Sabaot di VI, 26 nella re-
dazione trdita dal manoscritto F, gi ricordato (cfr. p. 189) per ragioni ecdotiche,
in rima con il latino quot quot quanti, che sgorgava da Par., VII, 1 (Osanna,
sanctus Deus sabath), e devesser stato cassato per la riconoscibilit e lespressi-
vit eccessive della fonte, fin troppo palese; la primitiva lezione era:
Pochi sono grammatici e humanisti
senza il vitio per cui Dio Sabaot
fece Gomorra e i suoi vicini tristi;
lesito finale, accolto a testo in St, :
Senza quel vizio son pochi umanisti
che fe a Dio forza, non che persase,
di far Gomorra e i suoi vicini tristi
90
.
Ariosto, in sintesi, censura le proprie fonti, le metabolizza; conserva e insieme
abolisce il rapporto con lalterit che autorizza e d lavvio alla voce autonoma
90
Cfr. il testo e lapparato nelled. Segre cit., pp. 54-55.
Letteratura italiana Einaudi
32
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
della nuova scrittura. Come stato detto per il Furioso, anche per le Satire si po-
tr asserire che la citazione da tecnica dassimilazione dei prelievi da un testo si
trascrive in funzione tipica della ridondanza del messaggio letterario, e nello
stesso tempo come veicolo di sursmantisation (Genot) e di memorabilit di uno-
pera
91
. Lo sguardo con cui Ariosto si rivolge alle sue fonti quello stesso con
cui osserva loccasione nella realt per trarne il gioco di luci ed ombre della pro-
pria partecipazione emotiva. Lintertestualit in Ariosto nelle Satire come gi nel
Furioso
92
si duplica spesso in parodia della tradizione: e come dimostra la ripre-
sa-metamorfosi (stessi lemmi, ma in ordine differente) delle catene di rimanti au-
torizzate da Dante (e talora da Dante + Petrarca!)
93
, la volont di conservare tra-
sformando fa s che Ariosto rifiuti lidentit autonoma ed indipendente dellal-
tro: egli allora, questo Altro che la tradizione poetica, lo normalizza e lo re-
golarizza nella sua contestualizzazione e rifunzionalizzazione
94
. La parodia ario-
stesca , etimologicamente (par + od), un vero controcanto, dal momento che
possiede, nei confronti del testo, una funzione decisamente rigenerativa
95
.
Simile pure il percorso della personale costruzione di schemi rimici e ritmi-
ci, paralleli allinventio di fabulae nuove (qualche volta dipendenti da altri luoghi
di Ariosto medesimo: per esempio dal Furioso), con limmissione nel repertorio di
nessi del tutto incongrui, e comunque inattesi, proprio perch volgari, prosai-
ci, e quindi inconsueti nella prassi tradizionale. In questo Ariosto sar da legge-
re altres in raffronto di tonalit ma, ovviamente, non di contenuto, n di forme
con certi colti ghiribizzi umanistici, scarti nel carnale, nel visivo pi che nellau-
ditivo, e insomma nel troppo forte, quali, tanto per far dei nomi, i diecimila ver-
si del De iocis ac seriis del Filelfo o lHermaphroditus del Panormita, le pornogra-
fiche Elegiae iocosae di Pacifico Massimo, ma anche le Facetiae in prosa di Poggio
Bracciolini. Si tratta dun processo di desublimazione e di distanziamento dalla
traditio, ironico, anche sarcastico, e spinto talora fino al grottesco: si veda per tut-
ti, alla fine della satira V, lepisodio che una delle tante aperture narrative, uno
degli abbandoni ludici al gusto diegetico di stampo boccacciano:
91
C. OSSOLA, Dantismi metrici nel Furioso, in Ludovico Ariosto: lingua, stile, tradizione cit., pp. 65-94 (a p. 65).
92
Cfr. C. BOLOGNA, Orlando Furioso di Ludovico Ariosto cit., pp. 334 sgg.
93
Sul lenimento ironico ottenuto attraverso limbricamento dei materiali generati da questa doppia vischio-
sit, della memoria poetica dantesca e di quella petrarchesca, cfr. C. OSSOLA, Dantismi metrici cit., in particolare
pp. 75 sgg.
94
S. JOSSA, Tra norma e forma: Poliziano nella riscrittura ariostesca, in Schifanoia, XI (1991), pp. 81-100 (a p.
83).
95
C. OSSOLA, Dantismi metrici cit., p. 80.
Letteratura italiana Einaudi
33
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
Fu gi un pittor, Galasso era di nome,
che dipinger il diavolo solea
con bel viso, begli occhi e belle chiome;
n piei daugel n corna gli facea,
n facea s leggiadro n s adorno
langel da Dio mandato in Galilea.
Il diavol, riputandosi a gran scorno
se fosse in cortesia da costui vinto,
gli apparve in sogno un poco inanzi il giorno,
e gli disse in parlar breve e succinto
chegli era, e che venia per render merto
de laverlo s bel sempre dipinto;
per lo richedesse, e fosse certo
di subito ottener le sue domande,
e di aver pi che non se gli era offerto.
Il meschin, chavea moglie dadmirande
bellezze, e ne vivea geloso, e nera
sempre in sospetto et in angustia grande,
preg che gli mostrasse la maniera
che savesse a tener, perch il marito
potesse star sicur de la mogliera.
Par che l diavolo allor gli ponga in dito
uno annello, e ponendolo gli dica:
Fin che ce l tenghi, esser non puoi tradito.
Lieto chomai la sua senza fatica
potr guardar, si sveglia il mastro, e truova
che l dito alla moglier ha ne la fica.
Questo annel tenga in dito, e non lo muova
mai chi non vuol ricevere vergogna
da la sua donna; e a pena anco gli giova,
pur chella voglia, e farlo si dispogna. (Sat., V, 298-328).
Al di sotto del sottile intarsio rimico (si veda soprattutto lironica rima inclu-
siva
96
ai vv. 314-18, era : maniera : mogliera, accostata intenzionalmente allaltra
dei vv. 319-21, dito : tradito, per non dire della rima contenuta che mi risulta ha-
pax nelle nostre lettere, e dipender forse da un diffuso, grossolano adagio popo-
lare dei vv. 322-24, fatica : fica; rimanti, tutti, davvero prosaici, nei quali si ce-
la il ridanciano gioco semantico e diegetico sottinteso alla storiella), il riferimento
chiarissimo, e i contenuti si rispecchiano bene nelle forme: neanche il sistema
Letteratura italiana Einaudi
34
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
96
Cfr. C. BOLOGNA, Orlando Furioso di Ludovico Ariosto cit., p. 312.
insegnato dal diavolo al buon pittore sufficiente, e in questo caso si potrebbe
proprio dire che la donna ne sa una pi del diavolo. Chi non ricorda la novella di
Giocondo?
97
. Qui, infatti, Ariosto fonte di se stesso: fonte autoparodica,
quindi autoironica. La lunga, comica novella incastonata nel canto XXVIII del-
lOrlando Furioso (ottave 4-74) , senza dubbio, la fonte richiamata fra sorriso e
ghigno, per la vicenda dellanello, della sfiducia anticortese e misogina verso le
donne, addirittura per il richiamo ad una sessualit grottesca e quasi animalesca
(la donna come giumenta, allusione frequente nel Furioso!) che, in quel canto, oc-
cupa la cavalcata notturna dellottava 64, e qui il quadretto realistico ed insieme
allusivo, strambo, leggermente deforme dei vv. 322-24.
Su tutto si stende il riso: la stessa risata a crepapelle, forsennata, sgangherata,
con cui Giocondo e il re sigillano la scoperta del tradimento delle proprie mogli
nellottava 71, aprendo alla morale di 73, 5-8:
Dunque possiamo creder che pi felle
non sien le nostre, o men de laltre caste:
e se son come tutte laltre sono,
che torniamo a godercile fia buono
98
.
4.2. La struttura e le fonti degli esordi e degli apologhi.
Misoginia, sessualit grassoccia pi che morbida sensualit, giochi di parole spin-
ti anche ai limiti del buon gusto (nel passo citato, corna del v. 301 per di pi nel
sintagma far le corna per cos dire genera il rimante scorno del v. 304), se si
fatto il nome di Boccaccio, per sottolineare la tensione prosastica cui sotto-
posta la pronuncia satirica dellAriosto: non dissimile spinta, o torsione, si gi
registrata nellesperienza struttiva del Furioso: come volont di mediare fra li-
stanza lirica petrarchesca/petrarchistica e quella narrativa: appunto boccacciana,
e boiardesca
99
. Questa medesima sollecitazione insiste nella direzionalit del mes-
saggio epistolare, rilevata soprattutto negli snodi diegetici e nella stretta funzio-
nalit comunicativa del discorso: non solo la sobriet dellelocutio, ma anche la
brachilogia narrativa, la frequente mise en relief sintattica di elementi circostan-
ziali che la costruzione naturale vorrebbe posposti, labbondanza di pause inci-
dentali che mimano il sopravvenire casuale di pensieri eterogenei. Tutti questi ele-
menti del linguaggio satirico ariostesco configurano una rigorosa poetica episto-
Letteratura italiana Einaudi
35
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
97
C. Segre nella sua edizione delle Satire cit., p. 101, nota 90.
98
L. ARIOSTO, Orlando Furioso, a cura di C. Segre, Milano 1976, p. 743.
99
Cfr. C. BOLOGNA, Orlando Furioso di Ludovico Ariosto cit., pp. 276 sgg. e 288 sgg.
lare. Di pi: la relazione fra sintassi e metro, estremamente accidentata (ma se-
condo precisi calcoli di misura), anchessa conferisce al dettato landamento qua-
si-casuale della lettera familiare. [] La scelta di una sintassi caratterizzata da va-
riazioni rapide e frequenti, da costruzioni brachilogiche nelle quali gioca un note-
vole ruolo limplicito, [] costituisce la legge principale nella formazione del lin-
guaggio satirico ariostesco. E questa legge non varia nel tempo; anche se vero
che nelle satire pi mature lAriosto sperimenta anche misure sintattiche pi lar-
ghe e distese, soprattutto nei punti nei quali il personaggio poeta ristretto in mo-
menti riflessivi o rievocativi
100
.
Lavvio e lo svolgimento epistolare di queste Satire, insomma, un elemento
di strutturazione, che ha anchesso le sue fonti, in quanto forma organizzativa
della diegesi: Segre ha opportunamente additato in esso la colta applicazione del-
lo schema partitivo fissato nella retorica medievale (salutatio, propositio, narratio,
conclusio, petitio), con laggiunta di biforcazioni, dislivelli di tono, successione di
registri, correlati alla posizione del poeta rispetto alla materia ed apostrofi che
svolgono una funzione distributiva, operando la transizione da un registro al-
laltro
101
. vero lo si gi accennato: cfr. p. 182 che con il loro andamento
dialogico le Satire costituiscono anche il terreno fecondo di maturazione dalle
commedie in prosa a quelle in versi: anzi, in certo senso, nel contesto confiden-
ziale e autoanalitico di questi testi la forma dialogica assurge a dominante asso-
luta dello spazio interiore che sesprime nellefficacia icastica dello stile: le Satire
sono forse le migliori commedie dellAriosto
102
.
essenziale, dunque, cogliere il rapporto referenziale impostato dallincipit
dialogico, dallapertura del colloquio immaginario: come dire, la fonte macrote-
stuale, lavvio deittico che segna loccasione nominando linterlocutore, e cos au-
torizza lo sviluppo discorsivo, proprio mentre assimila lorigine nella frattura
incipitaria.
Il caso pi evidente, e direi, anzi, perfino clamoroso, lintroduzione della sa-
tira VI:
Bembo, io vorrei, come il commun disio
de solliciti padri, veder larti
che essaltan luom, tutte in Virginio mio;
Letteratura italiana Einaudi
36
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
100
P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., pp. 80 e 83.
101
C. SEGRE, Struttura dialogica delle Satire ariostesche cit., p. 126.
102
Ibid., p. 130.
dove palese il ritorno al locus memorabile, Guido, i vorrei che tu e Lapo ed io, ri-
badito e arricchito dal ricorso ai rimanti danteschi (vv. 1, 4 e 8) io : mio : disio, co-
me di consueto invertiti, ed anzi ridotti, giacch io resiste solo nel corpo del sin-
tagma incipitario; la satira si sviluppa, poi, su tonalit classicheggianti: ai vv. 70-
87, sulla base di una parodia dellArs poetica oraziana (vv. 391 sgg.), con numero-
se altre riprese dallo stesso poeta, da Persio (v. 154, in rima pegseo melo, che
dal Prologo alle Satire del poeta antico, v. 14, pegaseium melos), da Giovenale e
da altri latini, e si chiude con lirrisione di quel filosofo, a chi il sasso | ci che
inanzi sapea dal capo scosse (vv. 242-43).
Ma gi il primo incipit nascondeva, di fatto, Orazio:
Io desidero intendere da voi,
Alessandro fratel, compar mio Bagno,
sin corte ricordanza pi di noi; (Sat., I, 1-3),
rif lavvio di Epistulae, I, 3:
Iuli Flore, quibus terrarum militet oris
Claudius Augusti privignus scire laboro
103
,
con la mediazione, per, dello stile latineggiante elaborato dallepistolografia fa-
miliare fiorentina e settentrionale (Biagio Bonaccorsi, Bartolomeo Ruffini, Nic-
col Machiavelli, Francesco Vettori, Baldassar Castiglione)
104
. Ed anche per la sa-
tira IV dopo lincipit situazionale (Il vigesimo giorno di febbraio []) la con-
vocazione-allocuzione che chiama in causa il corrispondente (Maleguzzo cugin,
che tacciuto abbia | non ti maravigliar [], vv. 19-20) sembra rilanciare a sua
volta la prassi ormai consueta nellimpostazione delle lettere prosastiche di gene-
re familiare, per quanto stilisticamente assai sorvegliate. E a simile tecnica ri-
corrono i versi introduttivi di tutte le altre Satire:
Percho molto bisogno, pi che voglia,
desser in Roma []
[]
Galasso [] (Sat., II, 1-2 e 10);
Poi che, Annibale, intendere vuoi come
la fo col duca Alfonso [] (Sat., III, 1-2);
Letteratura italiana Einaudi
37
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
103
La fonte indicata da P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., p. 79.
104
Per lanalisi dei modelli dellepistolografia familiare quali possibili fonti ariostesche cfr. ibid., pp. 79-80.
Da tutti li altri amici, Annibale, odo
fuor che da te, che sei per pigliar moglie (Sat., V, 1-2);
Pistofilo, tu scrivi che, se appresso
papa Clemente imbasciator del Duca
per uno anno o per dui voglio esser messo (Sat., VII, 1-3).
Esiste poi un altro luogo letterario cruciale, nel quale la fonte si fa, da pun-
tuale riemergenza memoriale dun testo autorevole e autorizzante, evocazione
dun tono, generica allusione bifronte ad una sapienzialit insieme arcana e collo-
quiale, allegoricamente eretica e impastata di concretissimo senso comune: lac-
censione, nel cuore del testo, di alcuni vividi apologhi, che talvolta si ampliano al-
la misura di novellette dal sapore esopico o fedriano (e gi nelle pieghe del Furio-
so, come ha rilevato finemente Carlo Delcorno, sia Fedro sia Esopo sono discre-
tamente citati
105
). Questi apologhi dal registro morale, parenetico, insomma di-
dascalico e insegnativo, replicano la struttura degli exempla cari ai predicatori tar-
domedievali ed anche tre-quattrocenteschi (Bernardino da Siena, Bernardino da
Feltre), e fioriscono nelle Satire cos come gi avevano esercitato sullAriosto
una forte attrattiva al tempo della composizione dellOrlando Furioso, libro nel
quale le novelle inserite ad intarsio, pur cos spregiudicate e colorite, rivelano
quasi sempre un forte profilo morale, in certi casi addirittura una sentenziosit da
exemplum, meglio da novella esemplare, nel senso che al termine dar il Cer-
vantes
106
. Ed probabile che questa suggestione sia legata al gusto, che dovette
essere dellAriosto, per la lettura dei bestiari simbolici
107
, delle antiche, edificanti
vitae patrum, o di una delle pi tarde compilazioni di esempi ad uso degli oratori
sacri, dalla robusta fortuna editoriale
108
.
Ariosto stesso, nella satira III, ricorre proprio al termine inequivocabile es-
sempio (Cugin, con questo essempio vuo che spacci | quei che credon che l Pa-
Letteratura italiana Einaudi
38
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
105
C. DELCORNO, La tradizione esemplare nellOrlando furioso (1972), in ID., Exemplum e letteratura. Tra
Medioevo e Rinascimento, Bologna 1989, pp. 317-37 (a p. 317). Per luso degli exempla nella predicazione det tar-
domedievale e umanistico-rinascimentale cfr. anche le importanti introduzioni dello stesso Delcorno alledizione da
lui curata di BERNARDINO DA SIENA, Prediche volgari sul campo di Siena - 1427, 2 voll., Milano 1989, I, pp. 7-78,
e di G. BALDASSARRI, Racconti esemplari di predicatori del Due e Trecento, a cura di G. Varanini e G. Baldassarri,
3 voll., Roma 1993, I, pp. XIII-LX (e la ricchissima Nota bibliografica, pp. LXI-LXV).
106
C. DELCORNO, La tradizione esemplare cit., p. 322.
107
Cfr. ibid., p. 317.
108
Cfr. ibid., pp. 322-23 (e cfr. anche p. 334, nota 24). Si leggano ancora le interessanti pagine di C. SEGRE, Ne-
gromanzia e ingratitudine (Juan Manuel, il Novellino, Ludovico Ariosto) (1964), in ID., Esperienze ariostesche cit.,
pp. III-18, per Sat., III, 178 sgg.
pa porre inanti | mi debba a Neri, a Vanni, a Lotti e a Bacci: vv. 151-53). Ed an-
che nel Furioso come avviene daltra parte lungo tutto il Cinquecento la paro-
la, alternandosi ad istoria, che appare sostanzialmente sinonimo, ricorre in pi
duna occasione (cfr. esempio, XXIII, 128, 8; esempio, XXV, 36, 4; istorie,
XLV, 4, 1-2), a sottolineare un fatto degno di attenzione per la sua rarit o per il
suo significato morale (lexemplum infatti, in senso stretto, una tecnica di per-
suasione prediletta da eremiti, santi o altri personaggi dabbene)
109
. Lumoralit
sanguigna, concreta, tipicamente satirica, schiaritasi nella baldiniana tranquillit
delluniverso mentale e fantastico di Ariosto, irrora questi exempla-apologhi-no-
vellette di nuova forza iconica, operando insomma, attraverso la sintesi di imma-
gini e gioco dei registri stilistici, un formidabile processo di visualizzazione, perfet-
tamente solidale al progetto etico-espressivo di cui ho tracciato le coordinate.
La satira I si chiude con lapologo dellasino magrissimo e affamato che
[] entr, pel rotto
del muro, ove di grano era uno acervo;
e tanto ne mangi, che lepa sotto
si fece pi duna gran botte grossa,
fin che fu sazio, e non per di botto.
Temendo poi che gli sien pste lossa,
si sforza di tornar dove entrato era,
ma par che l buco pi capir nol possa. (Sat., I, 248-55).
Finch viene redarguito dal topolino affinch dimagrisca per poter tornare libero
(e la morale della chiusa torna ad illuminare loccasione ariostesca, non senza aver
attivato significativamente la serie rimica dantesca macro : sacro : acro, dallalto va-
lore evocativo ed allegorico, di cui gi ho parlato: cfr. p. 206). E qui lexemplum ,
senza possibilit dequivoco, la celebre fabula oraziana (Epistul, I, VII, 29-33)
della vulpecula e della mustela, che per, mi pare valga la pena desser notato, vie-
ne rinverdita nella tradizione romanza, ad esempio nel Roman de Renart, dove gli
animali dialoganti e duellanti sono la volpe e il lupo
110
. Come sempre in Ariosto,
per, il camuffamento della fonte (ma qui si parlerebbe forse pi opportuna-
Letteratura italiana Einaudi
39
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
109
C. DELCORNO, La tradizione esemplare cit., p. 323 (e cfr. p. 335, nota 28).
110
Cfr. Roman de Renart, a cura di E. E. Martin, 4 voll., Strasbourg-Paris 1882-87, II, pp. 127 sgg. (Branche XIV,
vv. 647 sgg.). Per comodit si pu ricorrere alla versione, divulgativa, Il romanzo della volpe, a cura di S. Battaglia, Pa-
lermo 1980, pp. 41-44 (Renardo, Primasso e i prosciutti). Per questo e gli altri apologhi ariosteschi cfr. P. SCHUNCK,
Die Stellung Ariosts in der Tradition der klassischen Satire, in Zeitschrift fr romanische Philologie, LXXXVI
(1970), pp. 49-82, in particolare pp. 69 sgg.
mente di una situazione testuale topicizzata) avviene mediante linsistenza sul pe-
dale ironico (la bestia protagonista diviene lAsino: animale, peraltro, dal filosofi-
co pedigree, nella cultura umanistico-rinascimentale!)
111
.
Altro apologo famoso quello della satira VII, sul dialogo fra la presuntuosa
zucca e il pero saggio e moderato:
Fu gi una zucca che mont sublime
in pochi giorni tanto, che coperse
a un pero suo vicin lultime cime.
Il pero una matina gli occhi aperse,
chavea dormito un lungo sonno, e visti
li nuovi frutti sul capo sederse,
le disse: Che sei tu? come salisti
qua su? dove eri dianzi, quando lasso
al sonno abandonai questi occhi tristi?
Ella gli disse il nome, e dove al basso
fu piantata mostrolli, e che in tre mesi
quivi era giunta accelerando il passo.
Et io larbor soggiunse a pena ascesi
a questa altezza, poi che al caldo e al gielo
con tutti i vnti trenta anni contesi.
Ma tu che a un volger docchi arrivi in cielo,
rendite certa che, non meno in fretta
che sia cresciuto, mancher il tuo stelo. (Sat., VII, 70-87).
La morale della favola, ancora una volta, riconduce al caso, alloccasione
personale di Ariosto, quella che potrebbe essere senza difficolt il thema popola-
reggiante di una predica, bernardiniana ad esempio; e le cui fonti, che mi sem-
brano ancora inattinte, scaturiranno forse da una collezione favolistica medieva-
le
112
. Questo apologo, in particolare, rammenta le favolette morali di un Leonar-
do da Vinci, che nel nostro secolo cit alla lettera e imit Carlo Emilio Gadda, nel
Primo libro delle favole (1952).
Letteratura italiana Einaudi
40
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
111
Cfr. G. B. PINO, Ragionamento sovra de lasino, a cura di O. Casale, Roma 1982, e anche lIntroduzione di C.
BERNARI, Il paradiso asinesco, ibid., pp. 7-18. Un panorama pressoch compiuto dellinterpretazione bruniana (e
pi latamente rinascimentale: Machiavelli, Folengo, Aretino, Agrippa di Nettesheim) della figura asinina offerta da
N. ORDINE, La cabala dellasino. Asinit e conoscenza in Giordano Bruno, Napoli 1987 (sulla Satira ariostesca cfr. pp.
22 sgg.).
112
Sulla favolistica latina sono utilissimi i testi e i dati filologici e bibliografici raccolti in Favolisti medievali, a cu-
ra di F. Bertini, 3 voll., Genova 1984-88 (da collegarsi ad AA.VV., La struttura della fabulazione antica, Genova 1979).
Sulle caratteristiche formali del genere gnomico, condensato al pi alto grado nella massima, cfr. M. T. BIASON, La
massima o il saper dire, Palermo 1990.
Infine, pi noto di tutti, lapologo dei pazzi che vogliono impadronirsi della
luna (Sat., III, 208-31), vera e propria fiaba
113
la cui tradizione risale alle Inter-
cenales di Leon Battista Alberti, testo che Ariosto doveva conoscere ed amare
molto, dal momento che un diverso suo passo gli aveva gi ispirato unaltra fanta-
sia lunare, quella del viaggio di Astolfo (Orlando Furioso, XXXIV, 72-85), a sua
volta legato, proprio come la fabula della satira III, al tema della pazzia
114
. Ma a
mostrare quanto sia complessa lidentificazione duna fonte sicura, unitaria e non
rielaborata dellAriosto, sta la registrazione, dovuta a Cesare Segre, dun luogo
del Tristan en prose anticofrancese, che Ariosto avrebbe potuto benissimo leggere
a Mantova o a Ferrara, nelle cui ricche biblioteche erano posseduti vari codici
dellopera
115
. Come usava fare, in nome duna poetica della mescolanza delle fon-
ti e del loro occultamento mediante la rielaborazione, il poeta procedette alla con-
taminazione dei testi sulla base dellaffinit dei motivi, giacch non c dubbio
che le rassomiglianze tra la satira e il Tristan en prose sono molto pi consistenti di
quelle con la fiaba dellAlberti
116
.
Ma si potrebbe concludere evocando altri, minimi e rapidissimi, luoghi di
snodo diegetico segnati dal medesimo desiderio di esemplarit moraleggiante, di
iconicit e visualizzazione di unidea o di un paragone in forma di storiella. Ad
esempio, nella satira V sulla scelta duna buona moglie, le terribili terzine che, an-
cora una volta, equiparano la donna ad animali:
Sin cavalli, se n boi, se n bestie tali
guardian le razze, che faremo in questi,
che son fallaci pi chaltri animali?
Di vacca nascer cerva non vedesti,
n mai colomba daquila, n figlia
di madre infame di costumi onesti. (Sat., V, 100-5).
Oppure, stringato come un puro paragone, per vivacizzato dal moltiplicarsi,
Letteratura italiana Einaudi
41
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
113
C. SEGRE, I pazzi e la luna dietro al monte (Ariosto, Sat., III, 208-31) (1986), in ID., Fuori del mondo. I mo-
delli nella follia e nelle immagini dellaldil, Torino 1990, pp. 115-19 (il termine fiaba dellautore, p. 115; e cfr. p.
118, nota 1: Uso i termini fiaba e apologo, alludendo col primo al contenuto narrativo, col secondo alla funzione di-
mostrativa).
114
Cfr. E. GARIN, Venticinque Intercenali inedite e sconosciute di Leon Battista Alberti, in Belfagor, XIX (1964),
pp. 377-96, quindi L. B. ALBERTI, Intercenali inedite, a cura di E. Garin, Firenze 1965; C. SEGRE, Leon Battista Al-
berti e Ludovico Ariosto (1965), in ID., Esperienze ariostesche cit., pp. 85-95; M. MARTELLI, Una delle Intercenali di
Leon Battista Alberti fonte sconosciuta del Furioso, in La Bibliofilia, LXVI (1964), pp. 163-70.
115
Cfr. C. SEGRE, I pazzi e la luna dietro al monte cit., p. 119, nota 10.
116
Ibid., p. 117. Si vedano inoltre le note 63 e 64 di p. 89 della sua edizione delle Satire cit., dove dichiarata la de-
rivazione diretta dal Tristan en prose, essendo la fiaba narrata pure nel proemio al VII libro delle Intercenali di L. B.
Alberti.
nel breve giro duna sola terzina, quello (nella satira IV, 16-18: La novit del lo-
co stata tanta, | cho fatto come augel che muta gabbia, | che molti giorni resta
che non canta) nel quale vengono messi a confronto i comportamenti di vari uc-
celli canori, con evidente allusione al poeta stesso (autorizzata da lunga prosapia
esemplare, a partire dai trovatori occitanici):
Mal pu durar il rosignuolo in gabbia,
pi vi sta il gardelino, e pi il fanello;
la rondine in un d vi mor di rabbia. (Sat., III, 37-39).
Alla stessa esigenza di deissi, di richiamo iconico alloccasione mediante un in-
dice, uno scarto di registro tanto impressionante quanto improvviso, risalgono le
intrusioni di elementi linguisticamente accesi, espressivistici: le rime e i rimanti
dautore, petrarcheschi, ma specialmente danteschi; luso delle rime equivoche
a raffica (per esempio le tre capo : capo : capo nella satira IV, vv. 92, 94 e 96; ibid.,
vv. 124 e 126, le due trre : trre), le molte inclusive e contenute
117
(per esem-
pio ibid., vv. 224-31, le serie inclusive assonanti in -anco e -atto), gli scarti lingui-
stici verso il dialettalismo, il ribobolo, il gergo (per esempio, nella satira II, v. 103,
luso del verbo del linguaggio furbesco moccare per buscarsi, impiegato an-
che nella Cassaria)
118
o invece verso limitazione-deformazione di vocaboli stra-
nieri (per esempio lispanismo di peccadiglio, nella satira VI a Pietro Bembo, v. 34,
in rima), e addirittura la scheggia esotizzante ben cesellata: per esempio, nella II,
i vv. 82-83: Agora non si puede, et es meiore | che vos torneis a la magnana [],
ove si imita un cameriere spagnolo che vuol parlare italiano, con effetti umoristici
e di forte espressivit.
vero: le Satire sono forse le migliori commedie dellAriosto: perch in esse
le lingue della commedia sintrecciano sul palcoscenico ove si recita la commedia
delle lingue
119
.
5. Conclusioni.
Poeta prosastico come lOrazio dei Sermones e delle Epistulae, narratore per-
ch desideroso di dare voce e corpo allurgenza etica, e pi ancora allo sfogo che
117
Cfr. C. BOLOGNA, Orlando Furioso di Ludovico Ariosto cit., pp. 283 sgg. e 312 sgg.
118
Cfr. C. Segre nella sua edizione delle Satire cit., p. 80, nota 38.
119
Prendo in prestito, ovviamente, la magnifica formulazione di G. FOLENA, Le lingue della commedia e la com-
media delle lingue (1983), in ID., Il linguaggio del Caos. Studi sul plurilinguismo medievale, Torino 1991, pp. 119-46.
Letteratura italiana Einaudi
42
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
disacerba il cuore che non alla parenesi didattica, Ariosto satirico inventa il
proprio genere, gli adatta indosso i panni di una forma espressiva/narrativa, che
raccoglie dalla tradizione della terzina dantesca e d a quella del capitolo e della
satira umanistici. Inventa altres nuovi contenuti per queste sue satire cos poco
tradizionali, cos legate allesperienza del Furioso, alle sue aperture novellistiche
ed oniriche, ed anche ad una sua certa esemplarit sentenziosa dorigine in parte
colta, in parte popolare. Le Satire costituiscono, nelluniverso letterario arioste-
sco, il momento dellautodifesa, della preservazione dun ordine e duna mediet
esistenziali ed espressivi necessari per poter lasciare agire lo spontaneo slancio
fantastico orlandiano, dei paladini e di Astolfo, dellesotismo e dellutopia.
Dopo la stampa postuma delle Satire nel 1534, lanno successivo alla scom-
parsa dellautore, il nuovo modello ariostesco simpone sul mercato e nel lavoro a
tavolino dei letterati. Piacciono le sue innovazioni, appunto: il modello epistolare
applicato a corrispondenti che appartengono al circolo degli amici o dei familiari,
il lessico quotidiano, la sintassi piana, la tendenza prosastica della terzina in-
centivata dal ricorso frequente alle fratture ritmiche e allenjambement. Special-
mente rilevanti paiono proprio le scelte prosodiche. di grande originalit (per
quanto gi affinato dalla sperimentazione del Furioso) luso dellenjambement,
che viene collocato in genere nei punti meno espressivi del discorso, per lo pi
pronomi, congiunzioni o proposizioni, sicch la sospensione iniziale non serve a
potenziare unimmagine o un movimento lirico, ma semmai ad abbreviare il tem-
po tra verso e verso, creando una continuit ritmica che d quasi lidea del sermo
solutus: Quid fit, Maecenas, ut nemo, quam sibi sortem | seu ratio dederit seu
fors obiecerit, illa | contentus vivat, laudet diversa sequentes?... || Poi che, Anni-
bale, intendere vuoi come | la fo col duca Alfonso, e sio mi sento | pi grave o
men de le mutate some. Ancora una volta, dunque, le misure metriche risulta-
no degli elementi attivi nella memoria del poeta, e non possono quindi conside-
rarsi dei puri espedienti mnemonici o tipografici
120
.
Si richiama al modello oraziano-ariostesco cos rinnovato Ercole Bentivoglio
(1507-73), scrittore di teatro prima che di satire (1546). Lo stesso anno appaiono
le Satire di Pietro Nelli
121
, diversissime, legate alla ripetizione di tematiche era-
120
L. BLASUCCI, Metrica e poesia (1963), in ID., Studi su Dante e Ariosto, Milano-Napoli 1969, pp. 177-200 (a p.
191); il raffronto con ORAZIO, Sermones, I, 1, vv. 1-3.
121
Cfr. P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., pp. 125-61, e V. CIAN, La Satira, II cit., pp. 117 sgg. e 138 sgg.
122
Il lavoro fondamentale sulla questione della presenza italiana di Erasmo, dei suoi scritti e di quelli dei vari
gruppi spirituali a lui ispirati, rimane: S. SEIDEL MENCHI, Erasmo in Italia 1520-1580, Torino 1987; e cfr. anche P.
FLORIANI, Il modello ariostesco cit., pp. 152 sgg.
Letteratura italiana Einaudi
43
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
smiane
122
(e questaspetto della produzione satirica e polemico-politica italiana
successiva alla crisi luterana del 1520 merita un approfondimento: cfr. intanto le
indicazioni di Alberto Asor Rosa a proposito del Guicciardini
123
) e anticlassiche
quanto quelle del primo erano classicheggianti (Nelli gioca con il plurilinguismo,
usando teatralmente la mimesi linguistica come mezzo di caratterizzazione psi-
cologico-etnica dei personaggi
124
). Nel 1549 stampano le loro satire Giovanni
Agostino Caccia e Gabriele Simeoni
125
: e sono gi satire alla berniesca, sfoghi per-
sonali, abbandoni allautobiografismo polemico tuttaltro che mediati dalla let-
terariet: metamorfosi radicali, insomma, e quindi rinunce, rispetto alla conquista
ariostesca dellequilibrio del cosiddetto speaker satirico rispetto alla sua materia
ed ai suoi registri espressivi.
nel 1560, un quarto di secolo dopo luscita delle Satire di Ariosto, che Fran-
cesco Sansovino, nel Discorso sopra la materia della satira premesso ad una sua
raccolta di poesie appartenenti al genere, cos come a suo tempo Calmeta aveva
caratterizzato la forma-capitolo
126
, tematizza infine in termini espliciti ed incon-
trovertibili il lavoro dello scrittore di Satire:
[] la satira vuol esser di stil umile e basso et imitante la natura []. E per non son
lodati coloro i quali, scrivendo satire, usano lo stile eroico e grave. [] La satira richie-
de la verit nuda et aperta, intanto che Orazio fra Latini e lAriosto fra i volgari fanno
versi cos bassi che non vi punto differenza tra loro e la prosa []
127
.
Il modello, ormai, s infranto: e porta con s, nella caduta, anche larchetipo
ariostesco, che aveva collaborato a rivivificare ed attualizzare il genere antico.
6. Nota bibliografica.
Per la storia editoriale delle Satire cfr. G. AGNELLI e G. RAVEGNANI, Annali
delle edizioni ariostee, 2 voll., Bologna 1933.
Dopo le edizioni cinquecentesche, basate in prevalenza sulla princeps del giu-
gno 1534 (tolta la giolitina del 1550, che ricorse al ms. di Ferrara, F: Biblioteca
Comunale Ariostea, Cl. I, B), le Satire vennero stampate nel secolo scorso, con un
123
A. ASOR ROSA, Ricordi di Francesco Guicciardini, in questo stesso volume alle pp. 3-94, in particolare pp. 67
sgg.
124
P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., p. 139.
125
Sui due scrittori cfr. ibid., pp. 163-84, e V. CIAN, La Satira, II cit., pp. 146-48.
126
Cfr. P. FLORIANI, Il modello ariostesco cit., pp. 38 sgg.
127
Traggo linteressante brano dal libro di Floriani, che lo commenta ibid., p. 186.
Letteratura italiana Einaudi
44
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
pi accurato riscontro di F, dal Molini (Poesie varie di Ludovico Ariosto, con an-
notazioni, Firenze 1824) e dal Tortoli (Commedie e Satire di Ludovico Ariosto an-
notate, Firenze 1856). La prima edizione scientificamente sorvegliata ed accetta-
bile del testo, realizzata mediante il ricorso, oltre che ad F, ad altri codici e stam-
pe antiche, fu procurata da G. TAMBARA, Le Satire di Ludovico Ariosto con in-
troduzione, fac-simili e note, Livorno 1903 (allIntroduzione, pp. 3-70, seguono tre
fotografie in fogli piegati), che per non si fonda su una lettura diretta di F, bens
sulledizione litografica del codice Le satire autografe di Ludovico Ariosto, [], a
cura di G. Wenk, presentazione di P. Viani, Bologna 1875. Per avere unedizione
davvero critica occorre attendere i nostri anni. Unedizione critica delle Satire
ariostesche fu preparata, ma mai pubblicata, da Santorre Debenedetti, al quale si
deve uno studio di grande interesse: Intorno alle Satire dellAriosto, in Giornale
storico della letteratura italiana, CXXII (1945), pp. 109-30, ristampato ora in
ID., Studi filologici, con una nota di C. Segre, Milano 1986, pp. 223-240 (vi se-
gnala fra laltro il ms. senese S); tuttavia lo stesso Segre, stampando le Satire fra le
Opere minori dellAriosto nella collezione ricciardiana (Milano-Napoli 1954), di-
chiarava davere seguita fedelmente ledizione di Debenedetti. Solo pochi anni
fa, infine, conservando limpostazione ecdotica del Debenedetti ma rivalutando
sulla base di nuove proprie ricerche il peso dellingenza delle correzioni del co-
pista nella stesura dellimportante manoscritto F (latore, come s detto, di cor-
rezioni autografe dellAriosto), Segre ha fissato un testo ne varietur, fondato an-
che sulla collazione di codici non usati dal Debenedetti, o perfino a lui sconosciu-
ti: L. ARIOSTO, Satire, edizione critica e commentata a cura di C. Segre, Torino
1987 (limportante Nota al testo alle pp. XV-XXIX). Questo testo stato ripub-
blicato, con nuova Introduzione e note illustrative, da G. Davico Bonino, Milano
1990.
Per le stratificazioni testuali, la tradizione manoscritta, i problemi legati a lin-
gua e stile, oltre al citato articolo di Debenedetti, a G. TAMBARA, Studi sulle
Satire di Ludovico Ariosto, Udine 1899, e a C. BERTANI, Sul testo e sulla cro-
nologia delle Satire di Ludovico Ariosto, in Giornale storico della letteratura
italiana, LXXXVIII (1926), pp. 256-81, rimane imprescindibile lo studio dello
stesso C. SEGRE, Storia testuale e linguistica delle Satire, nel volume a cura del-
lo stesso, Ludovico Ariosto: lingua, stile e tradizione. Atti del Congresso organizza-
to dai comuni di Reggio Emilia e Ferrara (12-16 ottobre 1974), Milano 1976, pp.
315-30; si veda anche ID., La prima redazione inedita di due satire dellAriosto, in
AA.VV., Tra latino e volgare. Per Carlo Dionisotti, Padova 1974, pp. 675-708 (d
ledizione diplomatica del ms. S); ID., Difendo lAriosto. Sulle correzioni autografe
Letteratura italiana Einaudi
45
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
delle Satire, in Rivista di letteratura italiana, II (1984), pp. 145-162. In isolata
posizione L. CAPRA, Per il testo delle Satire di Ludovico Ariosto (1975), in ID.,
Le satire secondo il codice Ferrarese, Ferrara 1983, pp. 5-30 (non convincono le ar-
gomentazioni in vista duna diversa cronologia); utili indicazioni, specie paleogra-
fiche, anche in M. CATALANO, Autografi e pretesi autografi ariosteschi, in Ar-
chivum Romanicum, IX (1925), pp. 33-66. Inoltre: S. DEBENEDETTI, I fram-
menti autografi dellOrlando Furioso, Torino 1937; B. MIGLIORINI, Sulla lingua
dellAriosto (1946), in ID., Saggi linguistici, Firenze 1957, pp. 178-186 (ma solo
per limpostazione metodologica: non cita mai le Satire).
Sul valore letterario, su questioni intrinseche ai singoli testi, sulla contestua-
lizzazione nel genere-satira, sul ruolo e linflusso delle Satire ariostesche rispet-
to alla produzione successiva: G. TAMBARA, Studi sulle satire di Ludovico Ario-
sto, Udine 1898; G. ORGERA, Le Satire di Ludovico Ariosto, Napoli 1900; M. J.
WOLFF, Ariost Satiren, in Archiv fr das Studium der neueren Sprachen,
CXL (1920), pp. 206-21; G. TOFFANIN, Delle Satire dellAriosto e perch il poe-
ta non le pubblic, in La Cultura, VII (1927-28), pp. 301-11; C. MUSCETTA,
Noterelle sulle satire ariostesche, in Nuova Antologia, II (1931), pp. 369-73; G.
FATINI, Umanit e poesia dellAriosto nelle Satire, in Archivum Romani-
cum, XVII (1933), pp. 497-564; C. BERTANI, Identificazione di personaggi del-
le Satire di Ludovico Ariosto, in Giornale storico della letteratura italiana, CII
(1933), pp. 1-47; C. GRABHER, La poesia minore dellAriosto, Roma 1946, in
particolare pp. 81-173; W. BINNI, Il tono medio delle Satire (1947), in ID., Meto-
do e poesia di Ludovico Ariosto, Roma 1970
3
, pp. 53-72; ID., Le lettere e le sa-
tire dellAriosto nello sviluppo e nella crisi del Rinascimento (1974-75), in ID.,
Due studi critici: Ariosto e Foscolo, Roma 1978, pp. 11-59; L. RUSSO, Ariosto mi-
nore e maggiore, in Belfagor, XIII (1958), pp. 629-46; R. M. DURLING, The
Figure of the Poet in Renaissance Epic, Cambridge Mass. 1965 (in particolare pp.
13-26); J. GRIMM, Die Einheit der Ariostschen Satire, Frankfurt am Main 1969;
P. SCHUNCK, Die Stellung Ariosts in der Tradition der klassischen Satire, in
Zeitschrift fr romanische Philologie, LXXXVI (1970), pp. 49-82; L. CARET-
TI, Ariosto (1954), in ID., Ariosto e Tasso, Torino 1970
2
, pp. 15-51, in particolare
pp. 21-27 (Ariosto minore), ripreso, fra laltro, con il titolo Lopera dellAriosto,
in ID., Antichi e moderni. Studi di letteratura italiana, Torino 1976, pp. 85-103, in
particolare pp. 88-93; ID., Autoritratto ariostesco (1974), ibid., pp. 109-19; C.
DIONISOTTI, Chierici e laici nella letteratura italiana del primo Cinquecento
(1960), poi, con il titolo Chierici e laici, in ID., Geografia e storia della letteratura
italiana, Torino 1971
2
, pp. 55-88, in particolare pp. 71-73; C. SEGRE, Struttura
Letteratura italiana Einaudi
46
Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna
dialogica delle Satire ariostesche (1974), in ID., Semiotica filologica. Testo e mo-
delli culturali, Torino 1979, pp. 117-30; ID., I pazzi e la luna dietro al monte (Ario-
sto, Sat., III, 208-31) (1986), in ID., Fuori del mondo. I modelli nella follia e nel-
le immagini dellaldil, Torino 1990, pp. 115-19; P. WIGGINS, A Defense of the
Satires, in Ariosto 1974 in America. Atti del Congresso ariostesco (dicembre 1974),
a cura di A. Scaglione, Ravenna 1976, pp. 55-58; A. CORSARO, In questo rin-
crescevol labirinto: le satire garfagnine di Ludovico Ariosto, in Filologia e criti-
ca, IV (1979), pp. 188-211; ID., Sulla satira quinta dellAriosto, in Italianistica,
IX (1980), pp. 466-77.
Sul modello letterario delle Satire ariostesche, anche in rapporto pi ampio
con il genere-satira nel Rinascimento: V. CIAN, La Satira, II. DallAriosto al Chia-
brera, Milano 1939 (nella vallardiana Storia dei generi letterari; il vol. I. Dal Me-
dio Evo al Pontano, del 1923); G. PETROCCHI, Orazio e Ariosto (1970), in ID.,
I fantasmi di Tancredi, Caltanissetta-Roma 1972, pp. 261-75; D. MARSH, Hora-
tian influence and imitation in Ariostos Satires, in Comparative Literature, XX-
VII (1975), pp. 307-26; C. DIONISOTTI, I capitoli di Machiavelli, in ID., Ma-
chiavellerie. Storia e fortuna di Machiavelli, Torino 1980, pp. 61-99; S. CITRONI
MARCHETTI, Quid Romae faciam? Mentiri nescio... Il motivo giovenaliano del
rifiuto delle arti indegne nella tradizione della satira regolare italiana e francese, in
Rivista di letterature moderne e comparate, XXXIII (1980), pp. 85-121; V.
CUCCARO, The Humanism of Ludovico Ariosto: From the Satire to the Furio-
so, Ravenna 1981, in particolare il cap. III. The Satire: Explicit Expressions of
Ariostos Humanism, pp. 67-121; M. G. GALBIATI, Per una teoria della satira fra
Quattro e Cinquecento, in Italianistica, XVI (1987), pp. 9-37; P. FLORIANI, Il
modello ariostesco. La satira classicistica nel Cinquecento, Roma 1988; ID., Il clas-
sicismo primo-cinquecentesco e il modello augusteo, in AA.VV., Atti del Conve-
gno sullet augustea vista dai contemporanei e nel giudizio dei posteri (Mantova,
21-23 maggio 1987), Mantova 1988, pp. 237-64; A. LA PENNA, Momenti del di-
battito moderno nel mecenatismo augusteo, ibid., pp. 338-54, in particolare pp.
348 sgg.; ID., Un altro apologo oraziano nelle Satire dellAriosto e altre brevi no-
te alle Satire, in Rivista di letteratura italiana, VI (1988), pp. 259-64.
Letteratura italiana Einaudi
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Satire di LudovicoAriosto - Corrado Bologna