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Edgar Morin - La razionalit occidentale La razionalit occidentale si ritenuta, specialmente a partire dal XVIII secolo, proprietaria della ragione.

. Il che vuol dire che considerava arretrati gli uomini di altre civilt, delle grandi civilt come la civilt ind o quella cinese; li considerava arretrati perch non erano arrivati allo stadio del pensiero razionale. uelle civilt erano considerate ancora involute nelle loro credenze religiose. Le culture arcaiche erano viste come una congerie di superstizioni primitive. ! del resto all"inizio del XX secolo questa concezione stata teorizzata, in particolare agli inizi dell"antropologia. L"antropologo #rancese Lucien Lv$%&ruhl ha ela'orato la teoria di quelli che chiamava i (primitivi(, espressione, sia detto tra parentesi, impropria perch non ci sono uomini primitivi. I cosiddetti primitivi, che sopravvivevano ancora all"inizio del secolo, i 'oscimani del )alahari, gli a'origeni d"*ustralia, gli indiani d"*mazzonia, ecc., erano civilt di cacciatori%raccoglitori, che avevano accumulato conoscenze e avevano una cultura millenaria, che a##onda le sue radici nei primordi dell" (homo sapiens(, un essere che apparso +,%-, mila anni #a. .on ci sono primitivi, ma societ #ormate da uomini pluricompetenti, e ci/ che c" di pi straordinario in quelle societ la pluricompetenza delle donne in ci/ che concerne le piante, le propriet medicinali delle piante, la preparazione degli alimenti, e la competenza degli uomini riguardo ai luoghi, agli animali, alle loro a'itudini, alla loro anatomia, ecc. ! inoltre le competenze pratiche0 la #a''ricazione di archi, #recce, utensili, giocattoli, ecc. !rano dunque uomini pluricompetenti, considerati come primitivi. .acque l"idea che per comprendere quei primitivi 'isognasse utilizzare le stesse categorie mentali che usiamo per caratterizzare i bambini e i nevrotici. In un certo senso il primitivo era un grande 'am'ino, il cui modo di pensare mistico e magico aveva qualcosa di nevrotico. 1a una cosa evidentemente restava inspiegata in questa concezione e l"aveva notato 2ittgenstein nelle Osservazioni sul "Ramo d'oro" di Frazer", dove dice0 ma come possi'ile che quei primitivi, che passano il loro tempo a #are cerimonie propiziatorie, a disegnare gli animali che poi cacceranno e a trapassarli con #recce immaginarie nelle rocce su cui li disegnano, che siano gli stessi che sanno poi cacciare 'enissimo con #recce reali e sanno anche #a''ricarle3 !videntemente sviluppano delle strategie, dispongono di 'uone tecniche, hanno una grande razionalit. Il #atto che restava totalmente in om'ra nella visione razionalistica dominante che nelle societ cosiddette primitive c"era una grandissima razionalit, ma di##usa, sparsa, mescolata alla magia. .oi stessi, nella nostra societ, a''iamo molta magia, molta mitologia mescolata alla razionalit e d"altra parte una razionalit concentrata nelle teorie, nei concetti. 4i pensava che quelle societ #ossero incapaci di qualsiasi #orma

autentica di saggezza, di conoscenza e non producessero che un coacervo di superstizioni. uesta era la concezione etnocentrica dell"5ccidente, che ha diretto e giusti#icato l"imperialismo e il colonialismo, con il pretesto dei vantaggi che la civilizzazione avre''e recato a quelle popolazioni considerate arretrate. 6" stata dunque questa terri'ile malattia della ragione occidentale etnocentrica, una patologia atroce per coloro che l"hanno su'ita. 6ome ha potuto l"esperienza del mondo occidentale li'erarsi da quella ragione chiusa in s ed arrogante3 6" voluta la relativa decadenza dell"!uropa, la perdita del suo primato mondiale, i processi di decolonizzazione. uesta autocritica comincia con 1ontaigne, comincia con gli indiani #atti prigionieri dai conquistadores in *merica. !" allora che si sviluppa la nozione, #orse mitologica, del (buon selvaggio(, l"idea che la nostra civilt ha perduto qualcosa e che gli altri hanno qualcosa che noi a''iamo perduto. uesta utilizzazione dei selvaggi e pi tardi del mito dell"uomo di natura da parte di 7ousseau un elemento di critica, di auto%critica della nostra civilt, ma un elemento di auto%critica ancora impuro, commisto di mitologia. 4olo adesso possiamo cominciare a mettere in atto un"autocritica dell"5ccidente. 8o''iamo conservare lo spirito critico, ma criticare solamente noi stessi e vietarci di criticare gli altri, poich ci siamo s'agliati cos9 atrocemente sul loro conto. 8o''iamo mantenere la capacit di criticare non solo le noatre istituzioni, ma anche le nostre dottrine, le nostre idee. La capacit di auto% critica uno dei 'eni, #orse il 'ene pi grande di tutta la storia, di tutta l"avventura della razionalit occidentale. :ratto dall"intervista%lezione Razionalit e complessit % .apoli, Vivarium, marted9 ; aprile <==<

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