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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI “G.

D’ANNUNZIO”

CHIETI – PESCARA

DIPARTIMENTO DI LETTERE, ARTI E SCIENZE SOCIALI

CORSO DI LAUREA IN FILOLOGIA, LINGUISTICA E


TRADIZIONI LETTERARIE

FOLCHETTO DI MARSIGLIA NEL CANZONIERE


PROVENZALE I

RELATORE CORRELATORE
Chiar.mo Prof Careri Chiar.mo Prof Lacanale Marcella

LAUREANDA
Luana Verna

ANNO ACCADEMICO 2018/19


INDICE

1. Introduzione

2. La tradizione manoscritta dei trovatori provenzali

3. I canzonieri IK

4. Il canzoniere I

5. Il copista di I

6. Folchetto Di Marsiglia in I

7. Appendice

Bibliografia

1
1. Introduzione

Questa tesi nasce nell'ambito del progetto Corpus Antico Occitanico, che prevede
l'edizione diplomatica ed interpretativa dei canzonieri provenzali: questo lavoro ha come
fine l’allestimento di un archivio testuale con un dominante sistema d’interrogazione.
Sono previste le edizioni diplomatica ed interpretative di interi canzonieri volte a
permettere ricerche importanti di tipo grafico e linguistico; inoltre il corpus 'lirico' sarà
integrato da ulteriore documentazione in prosa, utile a definire un ‘corpus di riscontro e
controllo’. Il progetto si basa su una serie di criteri condivisi per le modalità dell’edizione
interpretativa e sulle tecniche della trascrizione nell’era delle pubblicazioni digitali. Le
trascrizioni diplomatiche e le edizioni interpretative potranno essere consultate in formato
digitale come riproduzioni di interi canzonieri nel Repertorio informatizzato dell'antica
letteratura trobadorica e occitana (Rialto). In maniera particolare, l’adattabilità di tale
strumento si riscontra nel corpus di Folquet de Marseilla (sperimentato da P. Squillacioti):
è possibile effettuare ricerche specifiche per la valutazione di dati e fenomeni in cui
componenti linguistiche s'incrociano con fattori di tradizione manoscritta. Tutto ciò è
finalizzato anche alla valutazione delle caratteristiche peculiari della grammatica della
lingua complessa con la quale erano composte le canzoni della lirica trobadorica. Si
ipotizza, inoltre, che grazie a questo accurato lavoro, potrebbero essere portati alla luce
nuovi elementi che potrebbero essere analizzati, in maniera trasversale, dal punto di vista
filologico, linguistico e letterario.1

In particolare, questo lavoro, dopo una introduzione nella quale si tracciano le linee
essenziali della tradizione manoscritta dei trovatori provenzali, evidenzia in maniera più
approfondita la sezione compresa fra i fogli 60v e 65r, relativi al trovatore Folquet de
Marseilla, del canzoniere provenzale I. Di questa sezione si fornisce la trascrizione
diplomatica e l’edizione interpretativa. La tesi si conclude con una Appendice nella quale
sono inseriti alcuni lavori svolti nell'ambito del corso di Filologia Romanza a.a. 2017-18
da alcuni studenti che si sono esercitati su altre carte dello stesso canzoniere.

1
Careri 2015, progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale “Corpus dell'antico occitano”.

2
2. La tradizione manoscritta dei trovatori provenzali

Alcuni studiosi affermano che il numero dei canzonieri trobadorici conservati siano
novanta: in realtà, secondo Asperti, sono circa cinquanta fra canzonieri conservati per
intero e frammentari, aggiungendo cinque canzonieri oitanici contenenti canzoni
provenzali.2 Questi sono conservati in diverse biblioteche italiane, a Parigi, Oxford,
Berlino e addirittura, dopo diverse peripezie, un canzoniere si trova addirittura a New
York. I canzonieri sono stati recensiti per la prima volta e siglati dallo studioso Karl
Bartsch (1832 – 1888), con lettere alfabetiche maiuscole e minuscole. Uno dei punti
fondamentali da chiarire è che le date di composizione e trascrizione non coincidono: fra
la composizione del testo e la compilazione del manoscritto c’è uno scarto temporale di
circa cinquanta o settant’anni. Possediamo delle date limite che indicano la composizione
della prima e dell’ultima poesia: 1071, ovvero l’anno di nascita di Guglielmo IX ed il
1292, data dell’ultima poesia dell’ultimo trovatore Guiraut Requier. Gran parte dei
canzonieri venne compilata a cavallo dei secoli XII e XIV: la prima data utile è il 1254,
segue il 1269 del canzoniere marciano (V), di seguito tutti gli altri. L’area di maggior
interesse è l’Italia settentrionale (più precisamente l’area lombardo-veneta) e poi, in
misura minore, anche in varie regioni occitaniche, Francia settentrionale e Catalogna. Le
raccolte di tipo miscellaneo ed organizzato, risalgono alla prima metà del ‘200: secondo
gli studi di Gröber possiamo ipotizzare che queste raccolte siano state precedute dalla
diffusione di singole poesie in rotoli di pergamena, radunati dagli stessi poeti o da altri
curatori. Gröber li chiama Liederbücher: libretti contenti poesie dei singoli autori ordinati
secondo criteri storico – cronologici. Purtroppo, non è stato conservato nessun rotolo ma
abbiamo una preziosa testimonianza della canzone di Jaufre Rudel: il trovatore, in Quan
lo rius de la fontaina, ordina al giullare Filhol di eseguire il componimento senes breu de
parguamina; questo sta a testimoniare che di solito utilizzavano questi rotoli di
pergamena come appoggio alla memoria. D’Arco Silvio Avalle ha individuato una
sequenza di 16 componimenti che ricorre in alcuni codici, ordinati secondo un criterio
cronologico probabilmente noto al loro autore3. Un probabile Liederbücher del trovatore
Peire Cardenal, è stato individuato dalla studiosa Giuseppina Brunetti in una sezione

2
Boitani, Mancini, Varvaro 2002, pp. 529 – 530
3
Avalle - Leonardi 1993, p. 65.

3
isolata dal punto di vista codicologico, del canzoniere T4. I nomi dei compilatori giunti
fino a noi sono pochi: Miquel de la Tor, verso la fine del XIII secolo, a Montpellier
compilò un canzoniere purtroppo perduto; inoltre, nel 1275 in una raccolta, ordinò e
radunò i serventesi di Peire Cardenal. Un altro noto compilatore è Bernart Amors,
originario di Saint – Flour, in Alrvegna: egli copiò un canzoniere, purtroppo anche questo
perduto, fra il XIII e inizio del XIV secolo (ricostruibile sulla base di a). Risale a prima
del 1240 la raccolta siglata Da ed è attribuita a Uc de Saint Circ; infine Ferrarino da
Ferrara è l’autore di un florilegio contenuto in Dc, una sezione estense attribuita a un
Magister Ferrarinus doctor gramatice, attestato in documenti padovani tra il 1317 e
1330.

Il primo a studiare scientificamente la tradizione manoscritta trobadorica fu il sopracitato


Gustav Gröber, che nella sua opera Die Liedersammlungen der Troubadours5, ci offre
una chiave interpretativa d’insieme grazie alla quale ciascun editore avrebbe potuto
costruire l’analisi della tradizione dei singoli trovatori e di ciascun componimento:
Gröber è dunque il capostipite del ‹‹metodo strutturale››. Un altro studioso che, dopo
diverso tempo, poté riprendere e approfondire il quadro di Gröber fu D’Arco Silvio
Avalle. Egli approfondì la storia della tradizione provenzale in maniera più dettagliata,
tant’è che coniugò il ‹‹metodo strutturale›› con l’analisi ecdotica. Entrambi, in ogni caso,
miravano a ricostruire l’intero stemma della tradizione manoscritta, discutendo anche
sulle modalità di trasmissione dei testi trobadorici. Ovviamente ogni stemma varia
notevolmente a seconda del tipo di tradizione cui appartengono le canzoni in esso
contenute; le uniche analogie le riscontriamo solo nei piani bassi ovvero nei cosiddetti
manoscritti gemelli. Il discendente che dobbiamo prendere in considerazione è x1 di
Gröber corrispondente a ε di Avalle: secondo Gröber, capostipite di questa famiglia
dovrebbe essere una ‹‹Peire d’Alvernhe Sammlung››.6 Avalle definisce ε una editio
variorum nella quale si mescolano tradizioni differenti e le cataloga in ordine
d’importanza. Innanzitutto, identifica con h2 l’‹‹archetipo›› che fornisce la maggior parte
dei componimenti, il quale nel corso della trasmissione si è arricchito di doppioni che
risalgono ad altre tradizioni. Segue l’‹‹affine di C››, corrispondente ad r2: questo fornisce

4
Avalle - Leonardi 1993, p. 66
5
Gröber 1877, pp. 337 - 670
6
Avalle - Leonardi 1993, pp. 73-75

4
numerose varianti marginali o nell’interlinea; l’interposto β che corrisponde,
probabilmente, secondo Gröber, a da:: di questo antecedente si serviranno sia Da sia i
gemelli I e K . Infine, aggiunge un ‹‹affine di Q››, l’ascendente di ε, cui fanno capo L ed
in parte N e parti di manoscritti ignoti. Molto importante ai fini della localizzazione è
appunto la testimonianza di β che Gröber identifica con il modello di Da ovvero con il
‹‹liber domini Alberici››: ovviamente nello scriptorium non sarà entrato l’originale di
Alberigo, ma sicuramente una sua copia. Secondo Avalle questo dato è rilevante dal punto
di vista della localizzazione: β risulta essere dell’area trevigiana ma comunque gran parte
dei manoscritti appartenente alla famiglia ε sono di area veneta.

Ricapitolando, possiamo dire che appartengono alla tradizione manoscritta ε di Avalle (x1
di Gröber) i manoscritti A, scritto in Italia, in un’officina veneta (Venezia), come
dimostrano anche le postille a margine dedicate ai miniatori; B probabilmente è stato
esemplato da un amanuense provenzale ma comunque operante in Italia. Sempre di area
veneta sono H (Padova), l’amanuense del manoscritto T (probabilmente di area
settentrionale) e quasi sicuramente sono veneti anche i manoscritti gemelli I e K
(Venezia). Per quanto riguarda i manoscritti più tardi, J ed E, sappiamo che sono di mano
provenzale, invece e, per quanto riguarda la sezione che ci interessa, sappiamo essere una
copia del LMich: il ‹‹libre›› di Miquel de la Tor. Secondo Gröber, dunque, i manoscritti
EJ ed e fanno capo ad un prodotto di ε portato in Francia, più precisamente in area

5
linguadociana, verso la fine del XIII secolo e non sono dunque prodotti di amanuensi
provenzali operanti in area italiana.7

7
Avalle – Leonardi 1993, pp 77-86

6
1. I canzonieri IK

Seguendo gli studi di Walter Meliga, voglio ora soffermarmi sui canzonieri provenzali I
e K, che hanno affinità tali da essere considerati veri e propri canzonieri gemelli (affini
nelle procedure di costituzione e allestimento, nell’ordine e nella composizione dei
componimenti raccolti) dipendenti da un modello comune ad essi vicino che lo stesso
Gröber identifica con l’antigrafo k8. Nonostante la gemellarità dei codici, si riscontrano
alcune lievi differenze quali l’impaginazione, il numero di fascicoli e la qualità della
pergamena (infatti K è più raffinato per quanto riguarda la qualità della pergamena e
decorazioni). Per quanto riguarda la datazione, sono state formulate due ipotesi differenti:
alcuni studiosi reputano che siano stati confezionati contemporaneamente, altri invece,
ritengono che K sia il “gemello” più antico, parlando in termini di critica interna.9

8
Gröber 1877, p. 472
9
Meliga 2002, p. 61

7
2. Il canzoniere I

Il canzoniere provenzale I è un codice pergamenaceo di grande formato e molto raffinato,


databile, secondo criteri di datazione interni ed esterni, tra la fine del XIII e l’inizio del
XIV secolo; misura 308 – 310 mm su 223 – 225, ma nel corso della sua storia, in modo
particolare a seguito delle legature e dell’apposizione dell’ultima numerazione, ha subito
una notevole rifilatura (8- 10 mm in altezza e 12 – 15 mm in larghezza). Il codice presenta
una legatura in pelle di colore avana con lo stemma reale di Francia sulla parte esterna,
databile XVII – XVIII sec; sul costone c’è un tassello con la scritta: [T]ROBADOURS /
[O]U ANCIENS / POETES / [PR]OVENCAUX. Riguardo la successiva storia del codice
sappiamo ben poco a causa della scarsità di informazioni: fondamentali sono i timbri e le
segnature antiche che testimoniano un rapido passaggio del codice in Francia. Nei fogli
1r e 199v troviamo un timbro rappresentante uno scudo con tre gigli sormontato da una
corona e circondato da corollari degli ordini di San Michele e dello Spirito Santo, con la
scritta BIBLIOTHECAE REGIAE: secondo Avril – Gousset, però, il codice non si trova
negli inventari della biblioteca reale nel XVI sec. Sembra che due o tre mani seicentesche
abbiano lasciato tracce di lettura nel canzoniere: in maniera particolare, possiamo notare
che ai margini sono appuntati nomi e appellativi dei trovatori o di luoghi presenti nelle
vida o razos, spesso con delle sottolineature. La pergamena è di colore giallastro, spessa
e poco flessibile, di qualità nettamente inferiore rispetto alla pergamena utilizzata per la
composizione del canzoniere K. La rifilatura ha tagliato, in molti fogli, la numerazione
antica, mentre nel foglio 1r è parzialmente scomparsa la segnatura MDCCLXXX del 1622
che rimanda al catalogo bibliotecario di Nicolas Rigault. In alcune carte10 inoltre sono
state tagliate parti di correzioni di scriptorium che corrispondono ad uno spazio che va da
1 - 2 a 7 – 8 caratteri (nozione desunta dal confronto con K). Gröber e Bertoni ci
forniscono elementi di datazione interna: secondo Gröber, la poesia di BertZorzi, presente
anche nel canzoniere A e composta nel 1270, ed il ciclo di serventesi riguardanti la guerra
franco – aragonese del 1285 (assenti anche nel canzoniere K), sono attestati, oltre che nel
canzoniere I, solo in C11. Bertoni, inoltre, aggiunge alle poesie di BertZorzi, il pianto

10
Le carte interessate sono 1v, 12r, 31v, 53v, 54r, 63v, 74r, 75r, 98v, 105r, 119v, 128r, 130r, 157r.
11
Gröber 1877, p. 464

8
anonimo per la morte di Manfredi composto non prima del 1273; in sostanza, tutta la
produzione di BertZorzi (conservata in AIK) si colloca tra gli anni 1263 – 1270 o 1266 –
1273. La presenza soltanto in I della sezione dei serventesi del 1285, inseriti di seguito
alle canzoni, molto probabilmente perché nella sezione dei serventesi era terminato lo
spazio, sta a testimoniare una netta superiorità del canzoniere I rispetto a K. Il codice è di
fabbricazione italiana e precisamente attribuibile ad uno scriptorium localizzabile nella
zona fra Padova e Venezia: questo dato è riscontrabile sulla base dell’iconografia inserita
all’interno del codice stesso, infatti studi recenti tendono a collocarlo in maniera quasi
sicura a Venezia. Il canzoniere è diviso in 3 sezioni, rispettivamente, canzoni, tenzoni e
sirventesi, preceduti dalle tavole; ciascuna sezione, ma anche le tavole, dal punto di vista
della disposizione, risultano indipendenti l’una dall’altra: questa autonomia risulta
evidente dagli spazi bianchi in fondo a ciascuna sezione. Discordante è invece la sezione
dei sirventesi della guerra franco – aragonese del 1285, copiati alla fine delle canzoni,
probabilmente per motivi di spazio, solo in I. La collocazione dei componimenti
all’interno del canzoniere, segue la successione dell’unità d’autore secondo lo schema
che Gröber chiama einheitlich geordneten Sammlungen. Ogni unità è così ordinata:
all’inizio c’è la vida rubricata con iniziale grande di colore blu, segue un’iniziale figurata
o miniatura spesso con il nome rubricato del trovatore; i componimenti che seguono
hanno nome del trovatore, numerazioni del fascicolo rubricato e iniziale in modulo più
grande, di colore rosso o blu, infine all’interno dei singoli componimenti, le iniziali in
modulo più piccolo si alternano in rosso e blu. Il codice conta un totale di fogli presenti
di 201, nonostante l’ultima numerazione sia 199: questo perché sono stati aggiunti due
bifolii di guardia antichi all’inizio e alla fine: precedono e seguono alle due estremità del
manoscritto un altro bifolio cartaceo antico incollato nella metà di due fogli a loro volta
aderenti con le parti interne della coperta. Però, in precedenza, in I si potevano contare
202 fogli: dopo l’apposizione della numerazione romana, nel XVI secolo, è stato
verificato che era caduto il foglio compreso fra i fogli 116 e 117, identificabile con il 5°
foglio del fascicolo XIV. Della caduta e di quanto conteneva il foglio, a seguito di un
confronto con K, abbiamo notizie tramite una nota risalente al XVIII secolo su recto del
binione di guardia anteriore; ciò significa che la caduta è avvenuta prima della copia di I
nel canzoniere di Bèziers (1701). Nel codice sono presenti due numerazioni: una araba e
una romana. Per quanto riguarda la numerazione araba, notiamo che è apposta a penna ed

9
è più recente, risalente al XVIII secolo circa; è posta sul margine superiore del recto del
foglio, a destra della segnatura antica di fascicolo. La mano che appone questa
numerazione è la stessa che inserisce la nota sulla guardia cartacea anteriore in riferimento
ai fogli caduti; poiché la nota rimanda ad un confronto con il manoscritto K, per quando
riguarda i componimenti presenti nei fogli caduti, possiamo osservare che questo lavoro
può essere stato fatto solo dopo il trasferimento del manoscritto K dalla Biblioteca
Vaticana a Parigi, ovvero dopo i1 1797. All’interno del codice troviamo inoltre 2 fogli
con numerazione ripetuta: 105, 105bis, 106 e 106bis, per un totale di 201 fogli. La
numerazione romana, invece, anch’essa apposta a penna, è collocata nell’angolo
superiore destro del recto del folio: questa è stata parzialmente obliterata dalla rifilatura
dell’ultima rilegatura. La stessa mano che inserisce questa numerazione, inserisce le
colonne degli indici per nomi delle sezioni delle canzoni e dei serventesi, il numero del
foglio dove inizia l’unità d’autore di ciascun trovatore ed in alcuni casi, anche il numero
del foglio dove è collocata la vida dei trovatori interessati. Questa numerazione può esser
considerata attendibile ponendo a confronto la numerazione romana e quella araba e
prendendo come punto di riferimento il recto di un foglio e il verso del foglio precedente.
Questa numerazione romana, però, non calcola i primi 10 fogli delle tavole, infatti il
primo, corrisponde all’undicesimo dell’altra numerazione; non presenta la ripetizione dei
fogli da 105 a 106bis e conta anche il foglio caduto fra 116 e 117. Infine, aggiunge 10
unità, corrispondenti al numero delle tavole, al numero totale dei fogli numerati, che erano
192, arrivando ad un toltale di 202 fogli. Il codice, complessivamente è composto da 24
fascicoli, un fascicolo di tavole e 23 fascicoli di testo; la composizione degli stessi
fascicoli rispetta la legge di Gregory: il recto iniziale presenta sempre il lato carne. Lo
schema dei fascicoli è il seguente:

FASCICOLO A quinione (fogli 1 -10)

FASCOCOLI I – XVIII quaternioni (fogli 11 – 151)

FASCICOLO XIX senione (fogli 152 – 163)

FASCICOLI XX – XXII quaternioni (fogli 164 – 187)

FASCICOLO XXIII senione (fogli 188 – 199)

10
Il canzoniere comprende 860 componimenti, di cui due frammentari a causa della caduta
dei due fogli 116 e 117: 647 o 648 canzoni, 53 tenzoni e 160 nella sezione dei sirventesi
(la numerazione tiene conto anche dei 5 componimenti, oggi interamente perduti, presenti
nei fogli caduti; però non tiene conto dei frammenti di componimento presenti solo in
vidas o razos). All’interno dei senioni sono inserite le sezioni delle tenzoni, nel primo e
dei serventesi nell’ultimo, alla stessa maniera di K; molto probabilmente la misura del
fascicolo è stata aumentata a causa della necessità di inserire tutti i testi previsti, infatti
l’aggiunta di un secondo queternione risultava insufficiente, mentre, inserire un intero
fascicolo, troppo eccessivo. Questa scelta si giustifica, molto probabilmente con la scelta
di non voler lasciare spazi bianchi, in vista dell’inserimento di nuove trascrizioni; mentre
invece negli indici, è sempre prevista un’ampia sezione di spazi bianchi in chiusura delle
sezioni.12 La presenza di linee o spazi bianchi di intervallo ricorre tra la fine delle unità
d’autore e la vida che apre la sezione che segue e, all’interno dell’unità, fra la fine della
vida ed il primo componimento. Linee bianche sono lasciate in via eccezionale all’interno
o alla fine della colonna di scrittura per poter inserire in seguito una miniatura o
un’iniziale grande, all’inizio della colonna successiva.

I fascicoli sono numerati al centro del recto, nel margine superiore di ciascun foglio, in
cifre romane con inchiostro blu o rosso, mentre, per tutto il fascicolo I solo in blu; nel
margine del verso a fronte troviamo l’abbreviazione Q quasi sempre in inchiostro rosso,
questi due dati sono sempre delimitati con due punti di mezza altezza. La numerazione
del fascicolo è presente anche sui fogli bianchi delle sezioni poetiche nelle quali è diviso
il canzoniere, nel 199v non è presente l’abbreviazione Q; al centro del margine inferiore
dell’ultimo verso di ogni fascicolo, sono presenti richiami senza ornatura. Il testo è
disposto in due colonne e i componimenti sono scritti con i versi disposti uno dopo l'altro,
come in prosa: i versi sono generalmente individuabili dalla lettera maiuscola e separati
dal punto metrico finale; le strofe godono dell’indipendenza grafica poiché iniziano
sempre ad una nuova riga (sono presenti occasionali distrazioni del copista che vanno ad
allineare strofe consecutive, ad esempio nelle carte 83a e 117b). L’unico caso in cui il
testo è disposto su tre colonne lo troviamo nei fogli 48v e 49r: disposto su 3 colonne c’è
l’inizio del primo componimento di ArnMar, Razos es e mesura; la terza colonna di 49r

12
Lachin 1995, p. 282

11
contiene anche la vida e l’inizio del componimento di Perd ed è trascritto verso per verso.
È presente anche un testo non strofico in versi brevi, più precisamente una fabla in distici
di octosyllabes, nel foglio 174rv copiato erroneamente per gruppi di quattro versi, con
l’ultimo gruppo composto da soli 2 vv (la fabla conta complessivamente 70 versi):
probabilmente questa soluzione è stata prodotta dall’assimilazione alla modalità di
trascrizione dei due versi precedenti. Le colonne di scrittura, generalmente, contengono
47 linee di scrittura; sono presenti, però, alcune eccezioni: in alcuni fogli del fascicolo A,
le righe sono 48, il fascicolo II, in alcuni fogli, conta 46 righe e il fascicolo XXIII, in
alcuni fogli conta righe che vanno da 45 a 47. La variazione del numero delle righe
interessa solo i primi due fogli del fascicolo, quindi i più esterni: inoltre, manca anche la
corrispondenza fra recto e verso fra i fogli solidali (esterni) dello stesso binione (188rv +
199rv e 189rv + 198rv); la ragione di queste oscillazioni può essere ricondotta alla
differente mano di copiatura che interessa il fascicolo. La rigatura dei fogli risulta essere
stata fatta a piombo secco e misura circa 214 – 218 mm su 150 – 153, i margini esterno,
superiore ed inferiore risultano di scarsa importanza data la rifilatura posteriore del
codice; il margine interno misura circa 25 – 28 mm. Le colonne di scrittura sono larghe
circa 67 – 71 mm, l’intercolumnio, diviso a sua volta in due colonnine non sempre di
uguale larghezza, è di circa 13 – 15 mm, lo spazio fra le linee di scrittura misura intorno
ai 4,5 mm. Alcuni cambiamenti relativi alla rigatura sono dovuti al differente numero
delle linee di scrittura dei fascicoli; i fogli 3r e 9v hanno una riga rettrice in più, alcuni
fogli del fascicolo II hanno una riga rettrice in meno. La rigatura del fascicolo A è
funzionale alla stesura delle tavole ed è composta nei fogli degli incipit di 15 – 16 righe
verticali: queste vanno a formare, in maniera disordinata, diverse colonnine per la
numerazione, segni del paragrafo e incipit della prima lettera in evidenza. La scrittura si
presenta in modulo piccolo, in gotica italiana, databile, come il codice, tra la fine del XIII
ed inizio del XIV secolo, e l’inchiostro è di colore marrone: qualche foglio presenta
macchie di colore causate dall’espandersi dell’inchiostro, mentre in altri l’inchiostro è
parzialmente svanito. La scrittura risulta omogenea, tranne per lievi variazioni del modulo
delle lettere e probabilmente cambiamenti di penna, ma possiamo notare un cambio netto
di mano nei fogli 188r – 189v e 198r – 199v (primi ed ultimi due fogli del fascicolo
XXIII): a questo cambio non corrisponde una continuità di testo, come è certificato dal
confronto con K; anche la disposizione del testo è meno regolare, come si nota

12
particolarmente nel margine destro delle colonne. Riguardo questo argomento, Meliga, ci
offre diverse spiegazioni: viene escluso il doppio cambio di mano nella trascrizione di un
intero fascicolo poiché risulta una soluzione poco economica e si ipotizza quindi che la
copiatura (che presenta alcune piccole differenze, come l’assenza di merletti e ornamenti)
sia avvenuta in secondo tempo, a seguito della perdita dei fogli interessati. Una seconda
soluzione consiste nel considerare il modo degli scriptoria di copiare i fascicoli:
potremmo dunque ipotizzare che potrebbero aver collaborato più mani diverse alla copia
di uno stesso fascicolo. Infine, ultima ipotesi ma meno probabile, potrebbe essere la
presenza di fascicoli sciolti uguali ma copiati da copisti differenti: i fogli si sarebbero così
mescolati durante la costruzione del manoscritto. Ci sono, sparsi nel manoscritto, altri
lievi cambiamenti di scrittura prodotti probabilmente da lievi interruzioni di copiatura o
cambio di penna: li possiamo trovare nei fogli 19r – 26v, corrispondenti al II fascicolo,
nei fogli 42vb, 64r ed altri. All’interno del codice, frequenti sono le integrazioni a margine
da parte del copista, nell’intercolumnio e talvolta nelle colonne di testo; questi interventi
si possono confrontare, per quanto riguarda l’integrità del testo, con il testo presente in
K. Delle aggiunte particolari sono quelle relative alla sezione GrBorn: queste aggiunte
(quasi sempre non condivise da K) sono state inserite da una seconda mano che scrive in
minuscola cancelleresca. La decorazione è rappresentata da miniature per le inziali
figurate corrispondenti ad 8 – 10 unità di rigatura, talvolta queste miniature presentano
prolungamenti in continuazione delle aste delle lettere collocate in apertura dell’unità
d’autore.

Miniatura di Peire Rogers – carta 12vb

Le iniziali sono in un carattere superiore e corrispondono a 3 unità di rigatura, di colore


rosso o blu che fungono da capolettera all’inizio dei componimenti.

13
Le iniziali piccole, infine, corrispondenti ad una unità di rigatura, in rosso o blu, fungono
da capolettera all’inizio delle strofe.

Le iniziali figurate sono 92, collocate sempre all’inizio dell’unità e dopo la vida, se
presente; Avalle esclude che i copisti ed i miniatori di I e K abbiano lavorato insieme e
nello stesso tempo ai due codici. Questo si può constatare sulla base di diverse sostanziali
differenze ed incrementi nei componimenti di K, nonché negli scompensi nella tavola dei
nomi e nel numero inferiore delle iniziali figurate.13

13
Meliga 2002, pp 41 - 62

14
3. Il copista di I

Inevitabilmente, nel lavoro di copiatura, il copista (o i copisti) incorre in una serie di


errori: di seguito ne riporto alcuni fra i più evidenti: si tratta per lo più di errori definiti
saut du même au même, generati dall’identità di suoni e parole vicini, ma sono presenti
anche molte omissioni. Il copista nel leggere e copiare poteva saltare qualche parola o
addirittura un intero verso che andrà ad integrare nei margini o nell’interlinea: questi sono
segnalati nel testo da alcuni espedienti grafici, gli stessi che anticipano il verso trascritto
a margine.

Infine, è importante ricordare che il copista (o i copisti) si accorge degli errori inter
scribendi ovvero nel momento in cui sta copiando.

• OMISSIONI DI PAROLE

CARTA 14RB

15
Nel componimento 242,018 al v. 39 il copista scrive Bon sonet quill: viene omesso fai,
inserito nel margine destro ripristinando lo schema metrico della strofa.

CARTA 15RB

Nel componimento 242,040, al v. 2 il copista scrive Que socors, probabilmente compie


un errore simile a quello sopracitato, poiché riporta a margine mauia; una differenza con
l’esempio della carta 14rb è che in questo caso la parola omessa si trova all’interno del
verso e non prima del punto metrico.

CARTA 16RB

16
Nel componimento 242,073 nel v. 26, il copista scrive Que trop seignorei: nel margine
inserisce mal, omesso fra trop e seignarei.

CARTA 16VA

Il copista, sempre nel componimento 242,073, al v. 8 omette pros che inserisce a margine:
probabilmente questo salto è stato provocato dalla ripetizione del suono della parola che
precede quella omessa (plus – pros).

CARTA 17VA

17
Nel componimento 242,005 nel margine bianco sinistro il copista scrive ben: la parola è
stata omessa al v 39 della stessa colonna, tra esser ed amatz. Notiamo inoltre come
l’inchiostro utilizzato per la parola è diverso da quello usato per il componimento in
questione.

CARTA 23RB

Nel componimento 242,069, al v. 16, il copista omette blonda che inserisce nel margine
destro: con questa omissione è stato interrotto, inizialmente, anche lo schema metrico.

CARTA 43VA

18
Nel componimento 364,024 il copista aggiunge nel margine sinistro l’abbreviazione p(er)
omessa al v. 17. Inoltre, possiamo notare, al v.18, dei puntini di sottolineatura al di sotto
delle parole lais estat.

CARTA 53VB

Nel componimento 010,033, il copista dimentica di copiare, a v. 40, per la seconda volta,
el, probabilmente confuso da quello scritto all’inizio del verso.

CARTA 98VA

Nel componimento 101,007, il copista inserisce una parola nel margine sinistro da inserire
nel v. 4: non ci sono elementi testuali che spiegano il salto.

19
CARTA 102RB

Nel componimento 074,015, il copista inserisce una parola al di sopra del rigo di scrittura:
è difficile trovare un elemento testuale che spieghi la ragione di questa omissione.

CARTA 104RB

Nel componimento 202,009, nel v. 25, il copista inserisce nel margine destro una singola
parola (chan): viene omessa fra Cades no(n) e pos, probabilmente confuso dall’iniziale
uguale della prima parola.

20
CARTA 109VA

Nel componimento 096,002, a margine destro, il copista inserisce una parola a v. 2:


probabilmente è stata omessa a causa della somiglianza di suono con la parola precedente
uoill.

CARTA 121RA

Nel componimento 293,013, il copista inserisce a magine de paor in riferimento al v. 28:


probabilmente leggendo il verso e trascrivendo non si è accorto di aver saltato l’ultima
parola poiché anche quella che la precede, per assonanza, potrebbe comporre la rima
alternata con meillor (rigo precedente).

21
CARTA 124VB

Nel componimento 225,010, il copista inserisce una parola nel margine destro (falsetatz),
in riferimento al v. 32: come per la carta 119 va, probabilmente, dopo aver letto e trascritto
la prima parta, il copista fa confusione con le ultime due parole poiché terminano con lo
stesso gruppo alfabetico (oregnatz – falsetatz).

CARTA 126RA

Nel componimento 009,004, il copista inserisce una parola nel margine sinistro, leggibile
solo in parte in riferimento al v. 39, si tratta di arditz, in rima con dechauditz:
apparentemente non ci sono elementi testuali che possano spiegare questo salto.

22
CARTA 126VB

Nel componimento 009,021, il copista inserisce ferala nel margine destro, mancante a v.
45: non ci sono elementi testuali che possano spiegare questa omissione.

CARTA 128VA

Nel testo 457,003, il copista inserisce la parola dis nel margine sinistro in riferimento al
v. 38: probabilmente, a causa della ripetizione di que di... a inizio verso, potrebbe aver
tralasciato dis poiché convinto di essere già al verso successivo.

CARTA 137RB:

23
Nel componimento il copista inserisce nel margine sinistro esapchatz, da inserire al v. 44,
dopo platz: il salto è stato causato, anche in questo caso dall’uguaglianza del gruppo
alfabetico e dei suoni delle due parole (infatti con entrambe è possibile completare la rima
con patz, nell’ultimo verso della strofa).

CARTA 162RA

Nel componimento 366,010il copista inserisce una parola al di sopra del primo rigo di
scrittura: non ci sono elementi testuali che possono spiegare questa omissione.

CARTA 162RB

Nel componimento 194,016, il copista al v. 11 inserisce nuda: apparentemente non ci


sono elementi testuali che giustificano tale omissione.

24
CARTA 165RA

Nel componimento 335,033, il copista inserisce a margine pietatz: probabilmente


l’omissione deriva dall’assonanza con la parola in rima del verso precedente.

CARTA 165RB

Nel componimento 335,030, il copista aggiunge a margine voill: non ci sono elementi
testuali che ci aiutano a spiegare questa omissione.

CARTA 172VA

25
Nel componimento 335,021, il copista omette la parola auan, al v. 6, prima del punto
metrico: probabilmente ha capito l’errore leggendo la strofa, dal momento in cui mancava
la rima con benestan.

CARTA 172VA

Nel componimento 335,001, il copista omette gras all’interno dell’ultimo verso; non ci
sono elementi testuali volti a spiegare questa omissione.

CARTA 174VB

Nel componimento 080,023 il copista inserisce emogut nel margine destro al v. 3, parola
omessa prima del punto metrico.

26
CARTA 178VB

Nel componimento 080.B.P, il copista nell’interlinea, al v. 31, inserisce sea (la [sea] gen).

CARTA 179RA

Nello stesso componimento sopracitato, il copista inserisce agues al di sopra del primo
rigo (Cuiel [agues] pietat de tanta bona gen com auian el canp).

CARTA 180RB

27
Nel componimento 080,033, al v. 2, notiamo un’altra omissione, aggiunta a margine:
uilla.

CARTA 186VA

A carta 186va, troviamo un’omissione relativa alla vida di Raimons de Durfrort, a v 9: il


copista a margine inserisce de caersi.

CARTA 190VA

Nel componimento 173,001a, il copista omette seu, inserisce la parola al di sopra del
primo rigo (Quar [seu] barga).

28
CARTA 193VA

Nel componimento 210,008, il copista omette amarques: probabilmente l’omissione è


stata causata dalla ripetizione della parola marques all’interno del componimento.

29
• OMISSIONE DI VERSI (saut du même au même)

CARTA 12RB

Nel componimento 323,017 il copista aveva saltato i vv. 5-6 per un probabile saut du
même au même; li inserisce di seguito, nel margine destro e in un secondo momento,
come potrebbe dimostrare la diversa colorazione dell’inchiostro. Il salto probabilmente è
dovuto alla ripetizione di una sequenza di lettere a distanza di 2 vv (acuilliz – noiritz).

CARTA 16RA

Nel componimento 242,046 il copista compie nuovamente un saut du même au même:


probabilmente il salto è dovuto all’identità della parola in rima con il verso che precede.
Inserisce, così nella parte bianca del margine sinistro, inserisce un richiamo (visibile solo
in parte).

30
CARTA 16VB

Nel componimento 242,016, ai vv. 11 – 12 il copista integra a margine un verso omesso:


questo salto da tale a tale potrebbe essere causato dalla rima, quindi dalla ripetizione dello
stesso suono nella parola precedente (aire – traire).

CARTA 103RA

Nel componimento 450,001 il copista inserisce un verso nel margine inferiore, in rima al
v. 47 in modo da ripristinare lo schema metrico: il salto è stato prodotto sempre dalla
lettura dell’ultima parola in rima in modo da portare il copista ad omettere il secondo
verso pensando di averlo già copiato.

31
CARTA 165RB

Nel componimento 335,030, a v. 35, il copista salta lautra n(on) sobrecot de brumera,
inserito nel margine: il saut du même au même è causato dalla ripetizione delle stesse
parole all’inizio dei due versi che seguono il verso omesso, ma anche dal verso che segue.

CARTA 175VB

Nel componimento 080,009 il copista a v. 7 compie un salto da tale a tale causato dalla
ripetizione di Cortz: i due versi omessi sono in rima tra loro (Cortz ses dos. No(n) os mas
de baros).

32
CARTA 180RB

Nel componimento 080.B.J, il copista compie un salto da tale a tale al verso 22: nel
copiare omette et ab lo sei(n)gnor de gordon, poiché iniziava alla stessa maniera del
seguente (et able sei(n)or de monfort).

CARTA 180VB

Nel componimento 080.B.L, il copista inserisce nel margine inferiore ben mes faillitz.
Eco(n) dis lo reis. Sei(n)gner dis enb(er)tuins: questo verso è stato messo al rigo 36
probabilmente a causa della ripetizione di diverse parole all’interno del verso omesso e
di quelli inseriti a testo.

33
• OMISSIONI DI VERSI

CARTA 17RA

Nel componimento 242,039, il copista inserisce una nota in riferimento al v. 3, integrando


nel margine superiore un intero verso omesso probabilmente a causa della ripetizione di
più suoni all’interno del verso omesso rispetto a quello che precede.

CARTA 18RA

34
Nel componimento 242,045, il copista margine bianco inferiore inserisce un segno che
ripete nel v. 11 della stessa colonna: vengono qui riportati due interi versi, omessi dal
testo, in rima fra loro.

CARTA 19RB

Nel componimento 242,051, nel margine sinistro viene inserita un’integrazione in


riferimento al v. 41: il salto da tale a tale può essere stato causato dalla rima, quindi dalla
ripetizione di suoni identici.

CARTA 20RB

Nel componimento 242,080, nel margine destro, è stata inserita una frase con rimando al
v. 22: il copista, trovandosi di fronte a parole identiche, compie un salto progressivo,
omettendo la prima coppia di parole ripetute (quem soue).

35
CARTA 21VA

Nel componimento 242,036, il copista compie un salto alla stessa maniera dei precedenti:
l’integrazione inserita nel margine bianco sinistro, con riferimento al v. 45, si trova in
rima con il verso precedente.

CARTA 31VA

Nel componimento 070,022, al v. 34 il copista omette 2 versi in rima fra loro inseriti a
margine.

36
CARTA 41RB

Nel componimento 364,002, il copista inserisce un verso nel margine bianco superiore
con un segno grafico diverso da quelli utilizzati in precedenza; si tratta di un intero verso
in rima con il precedente.

CARTA 50RB

Nel componimento 370,009, il copista inserisce un verso (probabilmente obliterato in


parte a causa della rifilatura del codice) con un segno di rimando al v 8; il verso
probabilmente era in rima con quello seguente perciò si può ipotizzare che potrebbe essere
avvenuto un salto da tale a tale (am[atz] – desesperatz).

37
CARTA 52RA

Nel componimento 010,050, il copista, a causa della identità dei suoni e della parola in
rima, omette un verso spezzando il ritmo della canzone; integra il verso nel margine
bianco superiore con rimando al v 3. (miraill – miraill).

CARTA 53VA

Nel componimento 010,047, il copista inserisce nel margine sinistro con rimando al v 33,
un verso che apparentemente non è in rima con nessun altro, ma non essendoci il punto
l’integrazione potrebbe essere solo parziale ed interna ad uno stesso verso.

38
CARTA 54RB

Nel componimento 010,025 il copista omette un intero verso che doveva trovarsi in rima
con il precedente a v 44: il salto è causato, come nei casi precedenti dalla rima e
dall’uguaglianza di alcune parole.

CARTA 56VB

Nel componimento 366,013, il copista, omette un verso che inserisce a margine, con
l’espediente grafico che rimanda a v. 36: il verso contiene il punto metrico del verso che
precede e non risulta in rima.

39
CARTA 63VA

Nel componimento 155,020 il copista inserisce un verso che completa la rima del v.9:
probabilmente a causa della rifilatura che il manoscritto ha subito nel corso dei secoli, la
prima parola del verso e l’espediente grafico sono stati obliterati.

CARTA 74RB

Nel componimento 375,022, il copista omette un verso, anche questo errore può esser
definito salto da tale a tale poiché, il verso integrato si trova in rima con il v 32; inoltre
una parola è parzialmente obliterata dalle varie rifilature subite dal manoscritto.

CARTA 75RB

40
Nel componimento 375,003, il copista di seguito al v. 14, inserisce un verso che aveva
dimenticato di trascrivere, giungendo fino al margine esterno: l’ultima parola è stata
obliterata nella parte finale, lasciando visibili solo alcuni tratti dell’ultima lettera che
probabilmente va a completare la rima con oillz.

CARTA 78RB

Nel componimento 234,006, v. 23 il copista inserisce un verso, di seguito, nel margine


destro: il verso omesso si trova in rima con il primo verso della strofa; inoltre nel v. 24 si
nota l’aggiunta di una ‘’s’’al di fuori della colonna di scrittura, anche l’inchiostro sembra
differente.

CARTA 78VB

41
Nel componimento 234,016, il copista inserisce nel margine bianco inferiore, al v 27
troviamo l’espediente grafico che rimanda al verso aggiunto; il salto da tale a tale è
causato dalla rima che può aver confuso il copista.

CARTA 98VA

Nel componimento 074,010 manca un verso, inserito nel margine destro per ristabilire lo
schema metrico, l’espediente grafico viene ripetuta al v. 40: la prima parola del verso
aggiunto è in parte cancellata a causa della rifilatura del manoscritto.

CARTA 101VB

42
Nel componimento 074,012 il copista inserisce un verso in rima con il v. 33: così facendo
ristabilisce lo schema metrico alterato dalla mancanza del verso in rima con vengamen
(fermamen).

CARTA 111RB

Nel componimento 330,021 il copista continua il verso di seguito, nel margine destro a
v. 14: probabilmente, leggendo il verso, dopo aver trascritto lo p(ret)z, probabilmente
pensava di aver trascritto l’inizio del verso che segue dopo il punto metrico lasciando così
la rima incompleta.

CARTA 114RA

43
Nel componimento 106,007, nel margine inferiore, il copista inserisce una porzione di
testo con riferimento al v. 47: ciò avviene probabilmente a causa dell’uguaglianza degli
incipit dei due versi (Be(n )ni gen no(n) mais uiuria /

uiure fos uos. Ben ni gen)

CARTA 119VA

Nel componimento 293,036, nel margine sinistro, il copista inserisce un verso in rima con
il v. 32: il salto è avvenuto, come per molti casi precedenti a causa della ripetizione del
suono all’interno della rima (erida – aizida).

CARTA 128RA

44
Nel componimento 457,026 il copista inserisce un verso nel margine destro, di seguito al
v 20: il verso risulta obliterato per quanto riguarda le ultime lettere dell’ultima parola, ma
gli studiosi, in seguito a studi accurati hanno stabilito che la parola in questione è magues,
in rima con il verso che precede. Il salto è stato causando dalla ripetizione degli stessi
suoni.

CARTA 129RB

Nel componimento 457,004 in copista inerisce, nel margine sinistro, in riferimento al v.


36, una porzione mancante del verso: il salto è stato causato dalla ripetizione delle stesse
parole. Questa circostanza ha portato il copista a credere di aver già trascritto il primo
gruppo di parole uguali (ni del gaug / ni dels bes).

CARTA 130RB

45
Nel componimento 457,040, il copista inserisce un intero verso nel margine sinistro: il
verso è obliterato nella parte finale, ma dalle ricostruzioni di alcuni studi possiamo dire
che la parola in questione è e membranssa in rima con hornansa del v. 38.

CARTA 145VA

Nel componimento 389,036, il copista inserisce nel margine destro mal astruc, omesso al
v. 6: probabilmente il copista trascrivendo si è confuso con il malastrucs presente al verso
precedente, pensando così di aver già trascritto il secondo.

CARTA 155RA

46
Nel componimento 356,007, il copista inserisce un verso nel margine destro andando a
sovrascrivere anche l’ornamento dell’iniziale di componimento che segue: il verso
omesso è in rima con l’ultimo verso della strofa (v.35), il salto è avvenuto sempre a causa
della rima, infatti dopo aver letto, il copista, nel trascrivere ha tralasciato il primo verso
rompendo lo schema metrico della strofa.

CARTA 157RB

Nel componimento 098,002, al v 18, il copista probabilmente per motivi di spazio, non
rispetta il limite della colonna e continua a scrivere di seguito oblacheira; inoltre, al v 36,
manca un verso che sarà inserito a margine. Il copista, in questo caso, non omette solo un
verso intero, ne spezza un altro subito prima: le rime in questa strofa sono tutte uguali per
cui il copista trascrivendo deve aver confuso i versi e compie un salto che lo ha portato
ad omettere un verso intero ed unirne due differenti.

47
CARTA 171VA

Nel componimento 335,045 il copista compie un salto a v. 21, omettendo due versi,
aggiunti nel margine: si tratta di due versi separati da un punto metrico, dei quali il primo
non forma la rima con nessuno dei precedenti (Es pieger qui aut con laut).

CARTA 183RB

Nel componimento 080,037, il copista, a v. 18, inserisce di seguito il verso omesso alla
stessa riga rompendo lo schema metrico (enueiosa – amorosa).

48
CARTA 187RA

Nel componimento 029,015, il copista compie un salto al v. 6 probabilmente causato dalla


rima del verso che segue e dei versi che precedono: (… becutz, … eagutz, … epelutz, …
palutz, … glutz, … rendutz, … con(n)dutz, [… drutz].

CARTA 193VB

Nel componimento 210,005 il copista compie un salto al v. 32: dei due versi omessi, il
primo forma una rima imperfetta con il il primo v. della strofa (agranz – egrans).

49
CARTA 196RA

nel componimento 418,001, il copista inserisce nel margine sinistro un verso distribuito
in 3 unità di rigatura con riferimento a v 32: il verso è in parte tagliato ma possiamo notare
che l’omissione viene fatta spezzando un verso, quindi omettendo dir e l’intero verso che
segue, continuando a trascrivere Estera… .

50
4. FOLCHETTO DI MARSIGLIA IN I

All’interno del canzoniere, la sezione che è stata presa in analisi va da 60v a 65r ed è
quella relativa al trovatore Folchetto di Marsiglia: il corpus comprende una serie di 19
componimenti preceduti dalla vida. Squillacioti, nella sua edizione critica, svolge un
lavoro di analisi e comparazione dei vari codici analizzando l’ordine delle poesie
all’interno del corpus, l’attribuzione propria e impropria dei vari componimenti così da
poter poi avanzare ipotesi relative ai rapporti tra i vari testimoni. Secondo gli studi di
Stronski, Folchetto scrisse solo canzoni d’argomento amoroso negli anni che vanno
1179/80 fino al 1193/94: nella poesia datata 1190, il trovatore cambia maniera parlandone
in maniera sfavorevole. Nel 1195 comincerà a scrivere canzoni d’argomento più
importante. All’interno del manoscritto I, la sezione relativa a Folchetto si apre proprio
con questo componimento x datato 1190 dunque prima canzone che denota l’amore come
esperienza negativa. In I la successione dei componimenti è la seguente14:

x=1

xi = 21

xii = 14

xiii = 2

xiv = 5

xv = 18

xvi = 22

xvii = 6

xviii = 16

xix = 23

xx = 7

xxi = 20

xxii = 8

xxiii = 13

14
La u erazio e ro a a si riferisce all’ordi e dei co po i e ti all’i ter o del ca zo iere I, i u eri
arabi si riferiscono alla numerazione data in BdT.

51
xxiv = 3

xxv = 10

xxvi = 11

xxvii = 15

xxviii = 27

52
FOLCHETTO DI MARSIGLIA – EDIZIONE
DIPLOMATICA

%60vB

Folquet de marseilla· Si fo fillz dun mer[]cadier


que fo de genoa· Et ac nom ser anf[]os·
E quan lo patre muric· Sil laisset molt
ric dauer· Et el entendet en pretz et en ual[]or·
Emes se aseruir als ualenz barons· et als
ualenz homes· Et abrigar cu(m) lor· (Et) adar et
aseruir (et) auenir (et) a amar· Efort fo grazitz et
onratz p(er) lol rei richart·Ep(er) lo comte raimon
de tolosa· Ep(er) enbaraill lo sieu seingnor de
marseilla· Molt trobaua ben emolt fo aum[]enz
om de la p(er)sona· Et entendia se en la mu[]iller
del sieu seingnor en baraill· E p(re)gaua la
efasia sas chansos della· Mas anc p(er) precs ni
p(er) cansos noi poc trobar merce quella li fezes
nuill bien dreit damor· P(er) que totz temps se
plaing damor ensoas cansos· Et auens si
quella domna muric· Et en bairals lo mar[]itz
della· El seingner de lui que tant li fas[]ia
donor· el bons coms raimos de tolosa· el
reis amfos darragon· Don el p(er) tristeza de la
soa domna edels princes que uos aiditz·
abandonet lo mon· Esi se rendet alorde de
cistel cu(m) sa muillez·Ecu(m) dos fillz quel auia·
e si fo faics abas duna rica abadia q(ue)s enpro[]ensa·
Que anom torondet· Epois el fo faichs
euesques de tolosa ellai el muric©

53
$FqMars 155,001 (I0229)

Folquet de marseilla X.
AMors merce no(n) moira ta(n)
souen· Que iam podes
uias del tot aussire· Qu[]ai
uiuren faitz emorir
mesclamen· Et enaissi
doblatz me mon martire·
P(er)o mietz mortz uos sui
hom eseruire· El seruis[]is
es mi mil tans plus
bos· Que de niullautra sos rics guizardos·
Per quer peccatz amors so sabetz uos· Si ma[]usies
pos uas uos nom adire· Que trop serui[]rs
ten dan maintans sasos· Que son amis e(n)[]pert
om so aug dire· Queus ai seruit et an[]car
nomen uire· Eair sabetz quen guierdo(n)
nenten· Ai p(er)dut uos el seruizi eissamen.
E uos donm(n)a que auetz mandamen· forsa[]tz
amor euos cui tan desire· No(n) ges p(er) mi ma(s)
p(er) drech chausimen· Ecar tan gen uos prego(n)
miei sospire· Quel cors plora can ueses
los oillz rire· Mai p(er) paor que nous si enoios·
Engan mi es etrac mal emp(er)dos·
Non cuieral uostre cors orguoillos· Poges el
meu tan lonc desir aussire· P(er)cui paor non
feses dun dan dos· Sius uolia tot mon mal[]traic
deuire· Acar uostroill no(n) uezon mon
marture· Cadonc nagratz merce si donc no
men· lo dous ergarz auen fetz merces par[]uen.
A uos uolgra mostrar lo mal queu sen·
Et als autres selar et escondire· Quanc nos
poc dir mon cor selladimen· Quim cellara
sieu eis no(n) sin cobrire· Ni qui mer fis sieu
eis mi sui traire· Qui se no(n) sab celar non
es rasos· Que selon sil acui no(n) es nuls pros©

54
%61rA $FqMars 155,021 (I 0230)

folquet de marseilla. XI.


Si tot mi fui atart ap(er)cebutz· Aissi co(n) cel
qua tot p(er)dut eiura· Que mais no(n) ioc
agran bonauentura· Modei tener car
mi fui conogutz· Dels grans engans cam[]ors
uas mi fazia· Cab bel semblan ma te(n)[]gut
enfadia· Mais de detz ans elei de mal
deutor· Cades promet mas (r)en no(n) pagaria.
Cab bel semblan que fals amors adutz· Sa[]trai
uas leis fols amans esatura· Col parpai[]llos
ca tant folla natura· Queis met el foc

p(er) la clartat que il lutz· Mas ieu meu part


esegrai autra uia· Sos mal paiatz questi[]e( r)s
nomen partria· Esegrai laip de tot bon
sofridor· Cum plus sirais fort sumel[]ia.
Pero nois cuich que(m) sia irascutz· si tot
me dic en chantan ma rancura· Nil digare(n)
que sia outra mesura· Mas ben sapcha ca
sos ops sui p(er)dutz· Canc sobre fre nom uolc
menar un dia· Anz mi fetz far mon poder to[]ta
uia· Et anc semprecauals de gran ualor·
Qual biorda trop souens cuoill feunia.
Helz forieu ben mas suimen retengutz·
Car qui ab plus fort desis desmesura· fai
gran foudat· Eneis enauentura· Neis de
son par quesser en pot uencutz· Ede plus
freuols desies uilania· P(er) canc nom plat ni(m)
platz sobransaria· P(er)o en sen den hom ga[]rdar
honor· Car sen aunit no(n) pretz plus que foillia.
Perso amors mi siu eu recresutz· De uos
seruir que mais no(n) aurai cura· Caissi con
prezom mas laida peintura· De loing no(n)
fai qua(n)t es de pres uengutz· Prezaua eu
uos mais cant nous conoissia· Essanc na[]ic
pauc mais nai qu(e) uolria· Caissim es p(re)s
cu(m) al fol orador· Que dis caurs fos tot ca(n)t
el tocaria.
Pels azimans samors uos destreingna·
Uos nim tostemps eus enconseilliaria·
Ab quen menbres quant ieu naic de dol[]or·
Ni tan de be ia plus nous encalria©

55
%61rB $FqMars 155,014 (I 0231)

Folquet de marseilla XII.


MOut ifes gran peccat amors· Pois li pl[]ac
ques meses eme· Car merce no(n) ad[]uis
ab se· Ab que sa douses ma dolors·
Camors pert so nome el desimen· Et es de[]samors
planamen· Puois merces noi
pot far socors· A cui fora pretz (et) honors·
Pois il uol uenser totas res· Cuna ues la
uenques merces.
Car nous uenz uenitz sui amors· Ven[]ser
nos puosc mas ab merce· Esentreta(n)s
mals nai un be· Ja nous er dans ni de[]sonors·
Cuias donos que uos estei gen·
Car mi faitz plainer tan souen· Anz en ual
menz uostra lausors· Mals mi fora sabors·

Si laut ram acui mi sui p(re)s· Mi pleies mer[]ceian


merces.
Mas no(n) pod esser pos amors· Nono uol mido[]ns
socre· Pero de midons no(n) saire· Canc
tan noma folli follors· Que lauzes dir mo(n)
pensamen· Mas cor ai que chap del absen·
Mon ardimen que(m) tol paors· Pero espera(n)
Uei las flors· Uenir fruch ede midons pes·
Que speran lauensa merces.
Mas trop ma adirar amors· Car ab merce sen se(n)
des aue· Perol mels del mels que homue·
Midonz que ual mels que ualors· En pot
leu far acordamen· Que maior na fait p(er)
un cen· Qui ue com la neus el calors· So es
la blanquezel collors· Sa cordon en leis se(n)[]blans
es· Camors si ancor emerces.
Estiers no puos durar amors· E no sai p(er)
que ses deue· De mon cor casius acus te· Qe
re no(n) par que nai aillors· Carsi ben es gr[]ans
eissamen· Podes eme caber leumen·
Cos deuezis una grans tors· Enun pauc
miraill eillagors· Es itan grans quesius
plagues· Ancaras icaubra merces.
Mal mi sui gardatz p(er) no sen· Qua mieis ma
enblat amors· Quieu er estortz de sas dolo[]rs·
Mas dir pos quieu eis me sui pres· E
no(n) ual amor ni merces.
Nazimans lo uostre socors· Eden totz te(m)ps
uolgrieu aillors· Mas daquest no uoill sa[]pehatz
ies· Capenas neis osap merces©

56
%61vA $FqMars 155,002 (I 0232)

Folquet de marseilla XIII.


APauc de chantar nom recre· P(er) enoi dels
lauseniadors· Mas forsa damor mi rete·
Que no(n) laissa uirar aillors· Tan son dels
be amans la flors· Aisim te· Amors pres el
fre· Que dautre nom soue· Mas dellei seru[]ir
aiornal· Caissim pes com fasol lial.
Edoncs sieu fas so ques coue· Car qui pot
amar miels de be· P(er) dreich len eschai la
lausors· Ben men deu eschazer honors· Es
ab ben midons et amors· Quen en re· Uas
lei nom mal me· Mas car li clam merce·
Que(m) des so que mes plus coral· Potesser
Que so ten amal.
E can mi paraula nim ue· Massaill al cor
la resplandors· Dels bels oills douz[]ale·
Miuen mesclamenz la sabors· Si que(m)

la bocam nais dousors· P(er) que cre· E conosc


quel be· Queu dic no(n) ai de me· Ans mieis
de samor natural· Que ma inz el cor pres
ostal.
Doncs son ben fols car nom recre· Damar
leis que bem par folors· Pois cautre bes
no(n) nes deue· Euei cades creis ma dolors·
Que me sol afag tot son cors· P(er) ma femi[]els
ma ue· Que p(er) leis so fiera iase· Mon[]dan
si tot aleis non cal· Cautra des samor
p(er) cabal.
E pois aquel iois mi mante· Sim fezes ait[]an
de socors· Que(m) dei(g)nes retener ab se·
Gardatz sieu fora dels ausors· Que sos nos
pretz esa ualors· Creis eme· Meillura eue·
ab sol quil agues lo dese· De la dolor fere
mortal· Nos agran partan p(er)eagl.
Pero sil clamerai merce· Del dan quil mi
fai edel mal· Puois nuill autramors nomi[]ual©

57
%61vB $FqMars 155,005 (I 0233)

Folquet de marseilla. XIIII.


Ben an mort mielor· Miei oill galliador·
P(er) que questaing cab els plor· Pois il
soan merit· Quen tal domnan chausit·
don an faich faillimen car qui trop puia
bas dissen· P(er)o asa merce maten car ies
no(n) pens que merces aus faillir· lai on di[]eus
uol totz autres bes aissir.
Aisi conosc damor· Que mos danz lasabor·
Que so don ai largor· Mi fai presar petit·
E poi(g)nar adestreit· Ental que sim defen·
So que me(n) causa uauc fugue(n)· e so quen fu[]ich
eu uau saguen· Aisi non sai con sim
puosca guertir· Q(ue)n sens mauen en caus[]ar
efugir.
Arauiatz gran follor· Carditz sui p(er) paor·
Car tan tem la dolor· Damor que ma saisit·
Aisoni fa plus ardit· De mostrar mon tal[]en·
Alei quen fai ueillar durmen· Et ai p(er)
paor ardimen· aisi con sel questiers no po
guerrir· Ques fai totz sols entre· V· cens
ferir.
Pros domna cui ardo· Restauratz enualor·
Mi euostra lausor· Cam dui nem aflebit·
Car metes enoblit· Mi queus am finame(n)·
Car sil cosabon uan disen· Que mal ser[]uir
fai manta gen· Et eu queus am tan
que dal no(n) cossir· Prec mi euos gardas sim

dei marrir.
Eia ogan p(er) flor· Nom uiras chantador· Mas
precs de mon seignor· Del bon rei cui dieus
guit· Darragon man partit· Dir ede marrim[]en·
Pero chan tot forsadamen· No(n) deuon
mas al sieu plasen mandamen· No(n) deuon ges
sei amic (con)tradir· Quals enemics uei ques
fai obedir.
Sai ala dolor de la den· Vir la lenga leis
cui mi ren· Et er merces sil me deingna acui[]llir·
Que maint bon loc fatz son ric pretz
auzir·
Bels nazimans dieus mi gart de faillir·
Vas leis que faill uas mi so auses dir©

58
%62rA $FqMars 155,018 (I 0234)
folquet de marseilla XV.
Sal cor plagues ben for oimais sasos· De
far chanson p(er) ioia mantener· Mas trop
mi fai ma uentura doler· Quant eu re[]gart
lo ben el mal queu ai· Que rics dis
hom que sui eque bem uai· Mas cel codis
no(n) sab ges ben lo uer· Que benananssa
no(n) pot auer· De nuilla ren mas daiso cal
cor plai· P(er)que na mais us paubres ques
ioios· Cus rics ses ioi ques tot lan consiros.
Esieu anc iorn grais ni amoros· Ar no(n) ai
ioi damor ni len esper· Ni autre iois nom pot
al cor plaser· Ans mi semblon tuit autre ioi
esmai· P(er)o damor lo uer uos en dirai· Nom
lais del tot ni nomen puosc mouer· Enans
non uau ni no(n) puosc romaner· Aisi con sel
que miech de lalbre stai· Ques tant poi[]tz
que no(n) sap tornar ios· Ni sus no(n) uai ta(n)t
li par temoros.
Pero no(n) lais si tot ses perillos· Cades no(n)
puege sus amon podes· Edeuriam domnal
fins cors ualers· Puois conoisses quei a nom
recrerai· Cab ardimen apoderom lesglai·
Eno(n) te(n) dan que men puesca eschazer· P(er)
queus ergen sim deingnas retener· El gui[]ardos
er aitals con seschai· Que neis lo don
len es faitz gutzardos· Acel que sap dauine(n)
far sos dos.
Doncs si merces anuill poder en uos· Traga[]senan
si iam uol pro tener· Que nomen fi
en pretz ni en saber· Ni en cansos mas car
conosce sai· Que merces uol so que rasos
deschai· P(er) queu uos cug ab merce conque[]rer·

Que mes escutz contral sobre ualer·


Qu(e) sai en uos p(er) quen met enessai· Deuo[]str
amors so que(n) ueda rasos· Mas il me fai cu[]iar
cauinen fos.
A so conosc que sui nems paors· Quar al
comensamen mi des esper· Enmas cansos
pois uoill merce querrer· farai odoncs ais[]si
col uiglars fai· Aissi com mou mo(n) lais lo
fenirai· Desesperatz pois doncs noi puos
saber· Raison p(er) quel deia de mi caber· Mas
tot lo menz atan enretenrai· Quinz emo(n)
cor la marai arescos· Edirai ben dellei em[]as
chansos.
Se nazimans sabia so queu sai· Dir por[]ia
cuna pauc o chaisos· Nos anamor plus qu(e)
noi ual raisos©
59
%62vB $FqMars 155,022 (I 0235)

folquet de marseilla XVI.


Tan ma bellis la mors pensamenz· Que
ses uengutz emon fin cor assire· P(er) que noi
pot nuill autres pes caber· Ni mas neg[]us
nomes dous ni plazenz· Cadoncs uiu
sans can mausi oill cossire· Efinamors al[]euiam
mo(n) martire· Quem promet ioi ma[]is
trop lom dona len· Cab bel semblan
ma trainat longamen.
Ben sai que tot can fas es dreitz nienz· E
quen pois mais samors mi uol aussire· Qu[]atz
esien ma donat tal uoler· Que ia no(n) er
uencutz. ni il nom uenz· Vencutz si ercaus[]ir
man li sospire· Tant so auet car delleis
cui desire· Non ai so cors ni daillors no(n) late(n)·
Ni dautramor no(n) puosc auer talen.
Bona domna siu platz sias sofrens· Del
be queus uoill qu(e) son del mal so fruc· Ep[]uois
lo mals no(n) poria dan tener· Anz mer
semblan quels par tan en galmenz· Esa
uos platz quazautra part me uire· Partetz
de uos la beutat el gen rire· El doutz pa[]rlar
que mai folis mon sen· Puois partir
mai de uos mon escien.
Pero domna nos am saiui(a)menz· Cauos
sui fis (et) amos obs traire· Eus cug perdre
emi no(n) puosc auer· Eus cug no ser eson
uas mi non senz· P(er)o nous aus mos mals
mostrar ni dire· Mas alesgart podes mo(n)
cor deuire· Queus cugei dir mas era me(n)
repen· En port els oillz uergoine ardime(n).

Ca totz iornz mes plus belle plus plasenz·


P(er) queu uoill mals als oillz ab queus remire·
Car amon grat nous poiron uezer· Mas a
mon dan uezon trop sotillmenz· Mas danz no(n)
es so sai pos nom nazire· Anz mes tan douz
domna p(er) qu(e) marbut· Si maussies que nous
estara gen· Que lo mieus dans uostres er ei[]ssamen.
Trop uos am mais domna qu(e) no(n) sai dire·
Ecar anc iorn ac dautramor desire· Nomen
penet ans uos am p(er) un cen· Et ai proat la[]utrui
captenemen©

60
%62vA $FqMars 155,006 (I 0236)

folquet de marseilla. XVII.


Chantan uolgra mon fin cor descobrir· lai
on magrobs que fos saubutz mos uers·
Mas p(er) dreg gaug ai p(er)dut mo(n) saber· P(er)
cai paor que noi puosca uenir· Quns nou[]els
ioi en cui ai mesperanza· Vol que mos
chans sia p(er) leis esders· Epuis li platz queu
enans sa ualor· Emon chantar dei nauer gr[]an
lausor· Car sos pretz uol mot saui lausa[]dor.
Per que nom par quieu pogues deuezir·
Son cortes pretz car tan aut es adres· Que
ren no(n) ia que no(n) semble plazer· Et a en le[]is
tan de tot benadir· Que sofraita men fai
trop daondansa· P(er) qu(e) men lais que ges
nom sembla uers· Queu ia pogues rectaire
sa lausor· Car de bon pretz atirar lo meill[]or·
Edels amanz lo plus fin amador.
Car anc nol dis tan tem uas leis faillir·
Com ses en leis autreiatz mos uolers· Mas
der enan nomo cal plus teme· Queu sai q(ue)
focs sa baissa p(er) cobrir· El dieu damor am
nafrat de tal lansa· Dom nom ten pro soio[]rnars
ni iasers· Quieu ai laissat p(er) lei cui
eu ador· Tal que ma faich gran ben agran
honor· Mas ben deu hom camiar bon per
meillor.
Edoncs poi eu non ai mais lo desir· Nonai
doncs pro mout es grans mos poders· Si[]uals
daitan men adonat lezer· Ed(o)ns p(er) que(m)
uol de plus enaidir· Mas siei bel oill esa[]guia
semblansa· Don pas mos oills tan ma[]gradal
uezers· Nai on conort tal que mou
de follor· Cades mes uis quen uoilla dam[]or
dar samor· Quan uolu uas mo sos oillz

plens de dousor.
Edoncs domna pois mais no(n) puos sofrir·
Los mals queu trac p(er) uos mais esers· Mer[]ce
naiatz quel mon no(n) a auer· Que senes
uos mi pogues en riquir· Ecar nous uei sou[]en
ai gran doptansa· Que nos mi faissa obli[]dar
no(n) calers· Mas ieu que sen la pene la do[]lor·
Nou(s) oblit ges anz itenc nueg eiorn·
los oillz del cor si que nols uir aillor©

61
%62vB $FqMars 155,016 (I 0237)

folquet de marseilla. XVIII.


Per dieu amors ben sabetz ueramen· Co(n)
plus deisem plus poia omilitatz· Et orgo[]ills
chai on plus aut es puiatz· Don dei
auer gaiuch euos espauen· Quans sem mo[]stres
orgoill contra mesura· Ebrau respos a
mas humils chansos· P(er) ques semblanz quel
orgoills chaia ios· Capres beliorn ai uist far
neug escura.
Mas uos no par puoscatz far faillimen· P(er)o
can faill cel ques pros ni preiatz· Tan co(n) ual
mais tan nes plus en colpatz· Que(n) lauallor
puial colpa edeisen· Equant hom tot per[]donal
for faitura· Jadel blasme noill sera
fatz p(er)dons· Cai cel roman en malas sospeis[]os·
Quamanz met cel qui uas un desmesu[]ra.
Blasme na om echascus cela sen· P(er) que nos
plus calengan galiatz· Aicel quel fai cais[]el
ques enganatz· Euos amors p(er) que fatz
tan souen· Con plus nos serv chascus plus
sen rancura· Ede seruir taing qualque gu[]iardos·
Pretz o amics meilluramenz odos· Me[]nz
dun daisels par fols qui si atura.
Ben fui eu fols quei mis lo core l sen senz
no fo ges ennatz fogranz foudatz· Car sel es
fols que cui esser sennatz· Esap bon men
ades on plus apren· Epois merces que ual
miels que dreitura· No(n) uals a mi ni as pod[]er
en uos· Pauc mi sembla maguos ualgut
rasos· P(er) queu fui fols car anc de uos as cura.
Mas ar sui rics car en uos nom(en) ten· Quen
cuiar es riquesa paubertatz· Car sel es rics
que sen ten p(er) pagatz· Esel es paubres que(n)
trop ricor enten· P(er) que sui rics tan grans iois
ma segura· Quan pes queu sui tornatz de[]samors·
Cadoncs erra martitz ar sui ioios· P(er)
qu emo tens agran bonauentura·

ortesia no(n) es als mal mesura· Mas uosa m[]ors


no(n) saubes anc ques fos· P(er) queu serai
tan plus cortes de uo· Cal maior briu ca[]larai
ma rancura.
Anaziman ca totz te(m)p sta tura· Chansos car
de lor es ede lor rasos· Caitressi ses cascus pa[]uc
amoros· Mais semblan fan de so don no(n)
an cura©

62
%63rA $FqMars 155,023 (I 0238)

folquet de marseilla. XIX.


Tan mou de cortesa rason· Mos chantars
que noi puosc faillir· Enans idei mi[]els
auenir· Quans mais no(n) fi esabetz co(m)·
quar lemperatitz men so mon· Eplagram
mout sil mo sufris· Queu men giquis· Mas
car il es si mertatz· Denseingnamen· No(n) ses[]chai
mal sieu mandamen· Sieu nos sabs
flacs ni lenz· Anz taing ques doble mos en[]genz.
Esanc parlei ema chanson· Delausengiers
cui dieus adir· Aras lor uoill del tot maldir·
Eia dieus no(n) callor p(er)don· Quar an dich so
quanc uer no(n) fon· P(er) que sella cui obedis·
Me relinquis· Ques cuia caillors aia aiss[]is·
Mon pensamen· Doncs ben muer p(er) gra(n)
faillimen· Car perd so que am finamenz·
P(er)so quil dison ques nienz.
Esi merces no mi ten pro· Que farai porai
men partir· No(n) eu capres ai amorir· De gui[]ssa
quem sab sobre bon· Quinz el cor remir
sa faisson· Eremiran eu queu lai quis· Tan
longamen· Et eu p(er) aisso nomalen· Anz
do[]blades
mos pensamenz· Emuer aisi mescl[]adamen.
Eies p(er) tan nomabandon· Que anc senp(re)s
ai auzit dir· Que mesonia nos pot cobrir·
Que no moira cal que sason· Epois dreitz
uenz fails ochaison· Tot fera proat edeuis·
Com iel sui fis· Caisil sui sobietz et aclis·
De bon tailen· Q(ue)n lei amor an pres counte(n)·
Mos ferms cortaies emos senz· Qus quecs
cuidamar plus fort menz.
A marai la doncs alairon· Puois ellam n(on)
uoll consentir· Queis tan emon cor la deisir·
Et er ma far uoilla eno(n)· quel cors ben lo
cor en pirisson· Etal si destreg econquis· Qe
nomes uis· Quel despoder que sen partis·

Que nans aten· Que merces lamuenca so


sofren· Car merces elon· Sofrir uenz· Lai
noual forsa ni ienz.
Eian morai mas mot mes gen· Sieu p(er)le[]is
muor cam finamenz· Pois amorir mer
eissamenz©

63
%63rB $FqMars 155,007 (I 0239)

Folquet de marseilla. XX.


Chantars mi torn adafan· Can mi souen
denbaral· Epois damor plus no(n) cal· No(n)
sai com ni de cui chan· Mas quex dema(n)[]da
chason· Enol cal del la rason· Catreissi
mes obs la fassa· De nueu con los motz el
son· Epois forsatz ses amors· Chan p(er) deute
de follor· Pro er chanz cabalos· Si no(n)
es auols ni bos.
Amador son dun senblan· El ris cobe atre[]tal·
Cades ab dolor coral· Merma lor gaugs
on mais an· Quen loc de fenestra son· Qes
merma som ia pon. On plus pren quecs so
que cassa· Plus edesegrochaison· P(er) qu(i)e
tenc cel p(er) meillor· Que rei ni enperador·
Cai selz mals auenz amdos· Que uencon
plus dels barons.
Bon for a son pretz estan· Dieu consi ni be(n)
comal· Mas so prezom que (non) val· Eson pro
ten hom adam· P(er) queu no(n) aus uostre pron·
Dir chantan que nom sab bon· Al segle
nicre que plasa· Quel digu ren si mal no(n)·
Mas pero la deshonor· Puesc dir sil truc
entre lor· Son uencut ni baisat ios· Puois
tut uencut uenson nos.
Bens uenso puos nuill deman· No(n) fan
de lancta mortal· Esi nos fosem leial· Tor[]nerans
ad honor gran· Cus cortes grenz
de dieu fon· Quel ric trobeson p(er)don· Qe
son plus freol de glasa· Som desse nel fals
somon· Mas conqueren ab lausor· Na di[]eus
pres en son labor· Mas que ia conf[]essio(ns)·
Noils p(er)lagra faso no(n) fos.
Doncs nostre baron que fan· Nil reis en[]gles
cui dieus sal· Cuida uer fag son ior[]nal·
Mout iaura laig engan· Si afag la
mession· Enutre fai la preisson· Que le(n)[]peraires
p(er) casa· Con dieus cobres sa reio(n)·
Que prenners cre que socor· Si dieus li
ren sa honor· Ben taing tan es rics lo dos·
Caitals si al guizardos.

Naziman an mot mi sabbon· Emout enprez


mais ualor· Caben baraill mon seignor·
Es mortz pretz emeissios· Aissi con sanc
rens no(n) fos©

64
%063vA
$FqMars 155,020 (I 0240)

Folquet de marseilla XXI.


SI con sel ques tan greuatz· Del
que no(n) sen dolor· No(n) sent ira ni tri[]stor·
De guizam sui oblidatz· Car tan
sobre pueial danz· Que mos cors nol pot pensar·
Ni nuls hom tro al p(ro)ar·
no(n) pot saber con es granz· Denbaraill lo meu
bo(n)
seingnor· P(er) que serchan orioplor· Nomo
pres plus que fer enanz.
Queu pes si sui enzantatz· O son cazutz
en error· Quan no(n) trop sa gran ualor· Ca []issi
nos ten honratz· Queisamenz com
lai manz· Tiral fer el fai leuar· fazi el ma[]nz
cors dressar· Vas pretz fosatz epesanz·
Equi pretz egaug et honor· Sen largu[]eza
astre ricor· Nous atot pauc uol uost[]re
nanz.
A canz na desertatz· Queron tuit ric en
samor· Eranz en morirol iorn· Quel fo
mortz esoteratz· Que nun sol no(n) uist mo[]rtz
tanz· Neus sels que lauzion nomar·
Nentendion enachaptar· Tan era sos pretz
presanz· Caissi saup far se nom ausor·
De pauc gran ede gran maior· Tro nol
puoc en claure garanz.
Et ar can fo plus puiatz· Failli aguissa de
flor· Que quant hom laue gensor· Ado(n)cs
il chai plus uiatz· Mas dieus nos mostrab
semblanz· Que sol lui deuem amar· El
caitiu seglazirar· On passam co(n) uiana(n)z.
cautre pretz tornen desonor· Etot autre
sens en follor· Mas de cels que fan sos co[]manz.
Bel seingnor dieus cui no(n) platz· Mortz
de negun peccador· Anz p(er) ausire la lor·
Soffrist uos la uostrem patz· Fatz lo lai
uirab los sanz pos sai nol uolguest lai[]ssar·
Edeingna len uos p(re)gar· Verges
que pregas p(er)manz· Vostre fil que uiua
ab lor· Que speransan li meillor Els
uostres cars precs merceianz.
Seingner merauillas granz· Es car de
uos puosc chantar· Ar can meilz degra
plorar· P(er)o tan plor en pensanz· P(er) que

ben leu man trobador· Diran de uos mais


de lauzor· Quezieu quen degra dir· M(il) ta(n)z©

65
$FqMars 155,008 (I 0241)

Folquet de marseilla XXII.


ENchantan mauen amenbrar· So queu
cug chantan oblidar· Mas p(er)so chan cob[]lides
la dolor· El mal damor· Et on plus
can plus mi soue· Ni ma boca enal res non
aue· Mas emerce· P(er) ques uertatz esembla(n)
be· Quinz el cor port domna uostra faisso(n)·
Que(m) chastia qu(eu) no(n) uir ma rason.
E pois amors mi uol honorar· Tan quel cor
uos mi fai portar· P(er) merceus prec queus ga[]rdes
de lardor· Queu ai paor· De uos mot
maior que de me· E pois mos cors domna
uos adinz se· Si mals len ue· Puois dinz
es sofrir loil coue· E p(er) so fatz del cor so que[]us
erbon· Egardatz lo si com uostra maison.
Quel garda uos eren tan car· Quel cors en
fai nesi semblar· Quel sen met lengien
e la ualor· Quinz enerror· laissal cor pel
sen quen rete· Com me parla mantas ues
ses deue· Qu(eu) no(n) sai que en saluda hom
queu no(n) aug re· Eia p(er)so nuls hom nomo
cason· Sim saluda· et eu mot no(n) lison.
Ei al cors no(n) si deu clamar· De ren quel
cors li puosca far· Que tornat la al plus
onrat seingnor· E tout daillor· On trobau
enian eno(n) fe· Mas dretz torna ason sein[]gno(r)
anc se· P(er)o no(n) cre· Quem deing si
merces no(n) mante· Queill intrell cor tan
quen loc dun ric don· Deing escoutar ma
veraia chanson.
E si la deingnes escoutar· Domna mercei
deuria trobar· P(er)o obs mes coblides la ricor·
Ella lausor· Que nai dig edirai iase· Mas
autre pro mos lauzars no quam te· Con
quem mal me· La dolors men graissem re[]ue·
El focs quil mou creis ades derrandon·
Equil nol mou moren pauc de sason.
Morir puesc ben· Nazimanz que nom
clam de re· Neis sim doblaual mals daital
faisson· Con dobla ponz del taulier p(er) raiso(n)©

66
%063vB
$FqMars 155,013 (I 0242)

Folquet de marseilla XXIII.


MEravill me con pod nulz hom chantar·
Si con eu fatz p(er) lei quem fai doler· Qe
ma chanson no(n) puosc apareillar· Dos
motz caltres nom lais marritz cazer· Car no(n)

sui lai on estrai sos cors ienz· Dous eplazens· Q(ue)


mausi desiran· Eno(n) pot far morir tan fin ama(n).
Ecar no(n) puosc nulla ren tan amar· Ella sill
platz no(n) deu ma mort uoler· Canc puois laui
no(n) puoc dal re pensar· Mas com pogues far
edir son plazes· Et es ben dretz cals laus dels
conoissenz· Es plus ualenz· P(er) queu nam mais
la fan· Dellei seruir que dautrauer ioi gran.
Las eu no(n) laus mon messaien uiar· Ni tan dar[]dir
no(n) ai queu lan uezer· Enono lais mais car
uoill far cuidar· Als fals deuis caillors ai mon
esper· Perol desirs mes ades plus cosenz· El
pe(n)[]semenz.
Car eu noll sui denan. Mans ions acl[]is
p(er) far tot son coman.
Lo mal qui entrat nom pod desconortar· Tan la
fai pretz sobre totas ualer· Ni negus hom no(n)
la pot trop lausar· Dieus don quill uoillome[]litat
auer· Si com en leis es proese iouenz·
Beutat esens· Quanc domna no(n) ac tan· Do(n)cs
cal tort nai sieu nullautra no(n) blan.
Bella domna tan uos am eus tenc car· Que
mantas ues lo iorn nom puos tener· Cazuna
part no(n) an tot sols plorar· Si qu(ieu) no(n) posc
du[]na
pesa mouer· Tal paor ai nom uailla chau[]zimenz·
Car plus me uenz· Vostramors sosp[]iran.
Queu no(n) sai dir ni retrairen chantan·
Queu sui garentz plus uos am sens enian·
No(n) fes Yseutz son bon amic tristan©

67
%064rA
$FqMars 155,003 ( I 0243)
Folquet de marseilla XXIIII.
A quan ien uens et ab quan pauc daffan·
Aquen ques laissa uensser amerce· Car e[]naissi
uens hom autrui ese· Et auencut
doas ues senes dan· Mas uos amors nono faz
ges aissi· Quan iorn merces nom poc ab uos
ualer· Anz maues tan mostrat uostr poder· Qe
ra nous ai ni uos no(n) aues mi.
Per que par fols qui no(n) sap retener· So con
conquer qu(ieu) pretz ben atretan· Qui so reten
quea conquist enan· P(er) son esfors con fatz lo
conquerer· Mas aissim rerengras col fols re[]te·
Le sparuier fer qan tem que se des li· Qu []el
destreing tan el poing tro quel lauci· Mas
pois estrors uos soi uiuire puosc be.
Tot so que ual pot noser atresi· Doncs sieus
tinc pro beus puosc dan tener· Et er merces
sabeis uostre saber· Que maues dat puois
anc nomen iausi· Vos mou tenson nius dic

mal encantan· Mas no(n) er fag que iausim[]enz


mente· Anseis uoill moais mo mal sof[]frir
iase· Quels uostres totrz ad(r)eirures cla[]man.
On trobares mais tan de bona fe· Quanc ma[]is
nuls hom si mezeis no(n) trai· Son escien si
com eu queus serui· Tan longamen qanc
no(n) iauzi de re· Ar quier merce so faria par[]er·
Quar qui trop nai seruisi reprochan· Be(n)
fai parer que guizardon deman· Mas ia de
mi no(n) creas quil nesper.
E quil bon rei richart que uol qu(ieu) chan· Bl
[]asma
p(er) so que no(n) passet de se· Ar len desmen
si que chascus oue· Carieres trais p(er) miels sai[]llir
enan· Quel era coms ar es rics reis ses fi·
Que bon socors fai dieus abon uoler· Esi en
dis ben al crosar endis uer· Etan uei ben que
adoncs nomenti.
Ia naimanz nin tostemps no creiran· Queu
(con)tramor aia uirat mon fre· Mas eu tenc ben
aproat so com ue· Esabra ochascus deseregna(n)©

68
%064rB
$FqMars 155,010 (I 0244)

Folquet de marseilla XXV.


GReu fera nuls hom faillenssa· Si tan tem[]ses
son bon sen. Com lo blasme de lage(n)·
Que uia desconoissenza· Queu faill car
lais p(er) temensa· De blasme desconoissen· Qu[]en
contramor nomen pren· Quatressi nos
trop suffrensa· Com leus cors ses retenen[]sa.
Car en uostra mantenensa· Me mis amors
franchamen· Efora mortz ueramen· Si no(n) fos
ma conoissenza· Don no(n) aiatz mais pleuen[]sa·
Quie(n) nan si com suoill plaingnen· Nun
moira mais tan souen·Emas cansos q(ue)n par[]uensa·
Nauion menz de ualensa.
Eia merces no uos uensa· P(er) mi qu(ieu) no lai
aten· Anz me starai bonamen· Ses uos pu[]ois
tan uos aiensa· francs de bella captene(n)[]sa·
Si puesc que naiso menten· Ecil sofro(n)
lo turmen· Que fan p(er) fol entendensa· Anz
del pechat penedensa.
Esim degras dar guirensa· Quar mielz ga[]saingne plus
gen· Qui dona que sel qui pre(n)·
sin uol pretz ni ben uolensa· Mas uoutz es
en uil tenensa· Vostra fars et en men· Qom
uos sol dar ar uos uen· Mas laismen queu
ai sabensa· De mal dir et estensa.

Mas eu auia pleuensa· Tant quant ameifo[]llamen·


Enaiso quoin uai disen· Ben fenis
qui mal comensa· Don ien aui entendensa·
Qus p(er) proar mon talen· Mac ses mal
com(en)[]samen·
Mas ar conosc apresensa· Que toste(m)[]ps
magra tenensa.
Nazimans al uostre sen· Eten tostemps eissa[]men·
Me teing damor que paruensa· Enf[]atz
mas pauc uos agensa©

69
%064vA

$FqMars 155,011 (I 0245)

Folquet de marseilla XXVI.


IA nous cug hom queu camis mas chansos·
Pois nous cumia mos cors ni ma rasos·
Que sem iauzis damor eu men lausera·
Mas qui en mentis nom seria nuls pros· Ca []tresim
ten con se sol enballansa· Desesperatz
abalques desperansa· P(er)o nom uol del tot la[]issar
morir· P(er)so queu puesca plus soven a[]usir.
Mas er esso quanc no(n) cugei que fos· Qu[]en
sui tornatz de mi mezeis gilos· Contrta mi[]dons
queu no(n) la contreira· Mas tot conseill
cazamor sia bos· Nai assaiat epois ren nom[]enansa·
Tot li ferai de desamar semblansa·
Ai las cai dig iamcuiaueu cobrir· Edoncs
oimais ia sab tot mon arbir.
Dompne sperans epaor ai de uos· Ar men
conort et ar men sui doptos· Perol paors
tem co apoderera· Mais un conort ai damor
asasos· Cab tal poder mi mostra sa cundan[]sa·
Que plus no(n) pot mostrat de malanansa·
Efai esfors qui pot ensenis sofrir· Ire poder
uas quel so uol delir.
Esi no(n) fos que granz meillurasos· Es de tot
fag quant hom nes oblidos· Jamais amo[]rs
atal tort nom menerea· Si ia pogues to[]rnar
desamoros· Pero leus cors tol manta
benanansa· Quel faillimen dautrui taing
com se mir· P(er) so com simezeis de fai[]llir·
Domna ben uei que nom ual ocaisos· Cam[]ors
no(n) uol quieu iansi engignos· Merce uos
clam que nomen lais enquera· Tant es mos
cors de uostramor coitos· Volcses sius platz
complir la deuinansa· Com di qu(ieu) ai dautr
amor benenansa· Equeus pogues cuberta[]menz
iauzir· El brutz uengues dellai don
sol uenir.

A na ponsa qual esfors fas p(er) uos· Car era chan


enai nulla legranza· Quel mortz de mo(n) seig[]nor
mi desenanza· Que uos sabes quel solia
chausir· Cui deui hom honrat nienantir©

70
%064vB
$FqMars 155,015 (I 0246)
Folquet de marseilla XXVI.
Oimais noi conosc raso·Ab que nos puesc[]am
enquer nostre pro· Que son dan en uolc
sofrir· Quel sepulcre p(er)det p(re)mieramen· Et
er sofre ques paingnas uai p(er)den· P(er)so carlai
trobauam ochaiso· Mas sai si uals no(n) tamen
mar ni uen·las com nos pot plus fort auer
somos·si doncs no(n) fos cornatz morir p(er) nos·
De si mezeis nos fes do· Quan ues nostres
totz delir· Efetz so sai agrazir· Quan si des p(er)
rezeinso· Doncs qui uol uiuen morir· Si don
p(er) dieu sauida la prezen· Quel la dones eli
rendet moren· Catressi beu hom morir no(n) so
co· Acamal e uiui qui nona espauen· Quel
nostre uiures don em cobertos· Saben ques
mals et aquel morir bos.
Aviatz encal error so· las genz ni que poir[]ran
dir· Quel cors com non pod gandir· De
mort p(er) auer quei do· Vol quecs gardir ebl[]andir·
Ede larma no(n) anuill espauen· Que pod
gardar de mort ede turmen· Pes quecs de cor
sieu dic uertat ono· Epois aura donat meill[]or
talen· Eia noi gart paubriera nuls hom
pros· Sol que comenc que dieus es pietos.
Cor si uals pot nauer bo· Daitan poira sen
garnir· Que lals pod dieus tot complir· En
oltre reis daraguo· Quel no(n) cre suabes fail[]lir·
Anuill home auei an ab cor uallen· Tan
pauc uezem que faill alautra gen· No(n) deu
adieu ies far peiurason· Quel lonrara si se[]ra
honardamen· Coian sis uol ner cononatz
sa jos· Osus el sel lus noill fuill daquest dos.
Eia no(n) pretz fol reso· lo reis castellans nis
uir· P(er) perdre quanz deu grazir· adeu quel
mestrel somo· Quen lui si uol enantir· Eta[]utres
fors ses dieu torne nien· Caissi ualra
sos bos pres p(er) un cen· Sia cueill dieu oima[]is
acompanigno·Quel no(n) uol ren mas rec[]onoissemen·
Sol que uas dieu no(n) sia orgoi[]llios.
Mout es sos fos pretz honratz (et) enueios.
Vida epretz com uol de folla gen· On plus
aut son cason leugeramen· Bastiscam doncs
en ferma peaso· El pretz queste quan lautre
uan cazen· Que totz sos pretz sos gautz eses la[]us
fos· Enpensar fort quant dieus afaig p(er)
nos.
Bels azimans dieu uezem queus aten· Que
naissius uol gazaingnar franchamen· Cont[]at
uos ten tan que ami sab bo· Nol fasas do(n)cs
canuar son bon talen· Anz camais uos que ma[]is
ual p(er) undos· Com sa fraig anz que forssatz
chaia ios©
71
%065rA
$FqMars 155,027 (I 0247)

Folquet de marseilla XXVIII.


Us uoler outra cuidatz· Ses inz emon cor ad[]ers·
P(er)o nom ditz mes espres· Quei a sia a
cabatz· Tan aut ses enpens· Ni mo mautreia
mos sens· Queu sia desep(er)atz· Eson aissi mitad[]atz·
Que nom desesper· Ni aus esperansa auer.
Car trop enaut sui puiatz· Vas ques petitz
mos poders· Pero castiam temers· car aital ar[]dimens
fatz· Nos amaintas gens· Mas dun co[]nort
sui iauzens· Que(n) uen de uas autre latz· Em[]ostram
cumelitatz· la tan en poder· Que bes me(n)
pot eschazer.
Ben pares nesietatz· Enob sobraditz nolers·
Quan solamen us uezers· Mas desebut tan ui[]atz·
Ques condudamens· Mi uens al cor us tale(n)s·
Tal don fui enamortatz· Mas puois so tan fort
doblatz· Que maitin eser· Mi fai dousamen dol[]er.
Tant ies mos cors pausatz· Quel mensonian
sembra uers· Caitals mals traitz es lezers· P(er)o
sis ai ques uertatz· Que bons aturs uens· P(er)
queus pres domna ualens· Que sol daitan mi
sofratz· Epois serai ien pagatz· Que(n) laisses uo[]ler·
lo gaug queu desir uezer.
Car aissi cantar nom platz· Si men ualges este[]ners·
P(er)o laissars no(n) calers· Men for a iois eso[]latz·
Oimais puois nes mens· lem peraritz cui
iouens· Eu fera saber· Com fols si sab dec[]azer.
A dousa res coniens· Venca uos humelitatz·
Puois nuls autres iois no(n) platz· Ni dautre uol[]er·
No(n) ai engine ni saber.
Que tans sospirs nai gitatz· P(er) quel iorn el fer·
Pert sospiran mon poder©

72
FOLCHETTO DI MARSIGLIA – EDIZIONE INTERPRETATIVA

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), %60vB

Folquet de marseilla si fo fillz d’un mercadier que fo de Genoa, et ac nom Ser Anfos.
E quan lo patre muric, s·il laisset molt ric d’aver. Et el entendet en pretz et en valor; e
mes se a servir als valenz barons et als valenz homes et a brigar cum lor et a dar et a
servir et a venir et a amar, e fort fo grazitz et onratz per lo rei Richart e per lo comte
Raimon de Tolosa, e per En Baraill, lo sieu seingnor de Marseilla. Molt trobava ben e
molt fo aumenz om de la persona. Et entendia se en la muiller del sieu seingnor En
Baraill. E pregava la e·fasia sas chansos della. Mas anc per precs ni per cansos no·i poc
trobar merce, quella li fezes nuill bien dreit d’amor; per que totz temps se plaing d’amor
en soas cansos. Et avens si quella domna muric; et En Bairals, lo maritz d’ella; e·l
seingner de lui que tant li fasia d’onor. El bons coms Raimos de Tolosa, el reis Amfos
d’Arragon. Don el, per tristeza de la soa domna e dels princes que vos ai ditz abandonet
lo mon; e si se rendet a l’orde de Cistel cum sa muillez e cum dos fillz qu’el avia. E si
fo faics abas d’una rica abadia qu’es en Proensa, que a nom Torondet. E pois el fo
faichs evesques de Tolosa; el la·i el muric.

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 61rA


Folquet de marseilla, X

$FqMars 155,001 (I 0229)


01 Amors, merce non moira tan soven,
02 que ia·m podes vias del tot aussire.
03 Quai vivre·n faitz e morir mesclamen
04 et enaissi doblatz me mon martire.
05 Pero mietz mortz vos sui hom e servire,
06 e·l servisis es mi miltans plus bos
07 que de nuill’autra sos rics guizardos.
08 Per qu’er peccatz, amors, so sabetz vos
09 si m’ausies, pos vas vos no m’adire.
10 Que trop servirs ten dan maintans sasos,
11 que son amis en pert om, so aug dire:

73
12 qu’e·us ai servit et ancar no m’en vire,
13 e air sabetz qu’en guierdon n’enten,
14 ai perdut vos e·l servizi eissamen.
15 E vos, donmna, que avetz mandamen
16 forsatz Amor e vos cui tan desire
17 non ges per mi mas per drech chausimen,
18 e car tan gen vos pregon miei sospire.
19 Que·l cors plora can veses los oillz rire,
20 mai per paor que no·us si enoios
21 engan mi es e trac mal em perdos.
22 Non cuiera·l vostre cors orguoillos
23 poges el meu tan lonc desir aussire.
24 Per cui paor non feses d’un dan dos
25 sius volia tot mon maltraic devire.
26 A! car vostr’oill non vezon mon martire?
27 C’adonc n’agratz merce si donc no men
28 lo dous esgarz aven fetz merces parven.
29 A vos volgra mostrar lo mal qu’eu sen
30 et als autres selar et escondire
31 qu’anc no·s poc dir mon cor selladimen.
32 Quim cellar a s’ieu eis non sin cobrire?
33 Ni qui m’er fis s’ieu eis mi sui traire?
34 Qui se non sab celar non es rasos
35 que selon sil a cui non es nuls pros.

folquet de marseilla. XI.

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 61rA - 61rB

%61rA $FqMars 155,021 (I 0230)

01 Si tot mi fui a tart apercebutz,


02 aissi con cel qu’a tot perdut e jura
03 que mais non joc, a gran bonaventura
04 m’o dei tener c’ar mi fui conogutz
05 dels grans engans c’Amors vas mi fazia,
06 c’ab bel semblan m’a tengut en fadia
07 mais de detz ans, e lei de mal deutor
08 c’ades promet mas ren non pagaria.
09 C’ab bel semblan que fals’Amors adutz
10 s’atrai vas leis fols amans e s’atura,
11 co·l parpaillos c’a tant folla natura
12 que·is met el foc per la clartat que il lutz.

74
13 Mas ieu meu part e segrai autra via,
14 sos mal paiatz qu’estiers no m’en partria.
15 E segrai l’aip de tot bon sofridor
16 cum plus s’irais fort sumelia.
17 Pero no·is cuich que·m sia irascutz
18 sitot me dic en chantan ma rancura,
19 ni·l diga ren que sia outra mesura.
20 Mas ben sapcha c’a sos ops sui perdutz,
21 c’anc sobre fre no·m volc menar un dia,
22 anz mi fetz far mon poder tota via,
23 et anc sempre cavals de gran valor,
24 qua·l biorda trop sovens cuoill feunia.
25 Helz for’ieu, ben mas sui m’en retengutz,
26 car qui ab plus fort de si·s desmesura
27 fai gran foudat, e neis en aventura
28 n’eis de son par qu’esser en pot vencutz.
29 E de plus frevols de si es vilania,
30 per c’anc no·m plat ni·m platz sobransaria:
31 pero en sen den hom gardar honor,
32 car sen aunit non pretz plus que foillia.
33 Per so, Amors, mi siu eu recresutz,
34 de vos servir que mais no n’aurai cura.
35 C’aissi con prez’om mas laida peintura
36 de loing non fai quant es de pres vengutz,
37 prezava eu vos mais cant no·us conoissia.
38 Es s’anc n’aic pauc mais n’ai que volria:
39 c’aissi m’es pres cum al fol orador
40 que dis c’aurs fos tot cant el tocaria.
41 Pels Azimans, s’Amors vos destrevigna,
42 vos ni·m Tostemps e·us en conseilliaria:
43 ab quen menbres quant ieu n’aic de dolor
44 ni tan de be ia plus no·us en calria.

Folquet de marseilla XII

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 61rB - 61vA

%61rB $FqMars 155,014 (I 0231)

01 Mout I fes gran peccat Amors,


02 pois li plac que·s meses e me,
03 car merce non aduis ab se
04 ab que s’adouses ma dolors.

75
05 C’Amors pert so nome e·l desimen
06 et es Desamors planamen
07 puois merces no·i pot far socors.
08 A cui fora pretz et honors,
09 pois il vol venser totas res
10 c’una ves la venques Merces.
11 C’ar no·us venz venitz sui Amors
12 venser no·s puosc mas ab Merce,
13 e s’entre tans mals n’ai un be,
14 ja no·us er dans ni desonors.
15 Cuias donos que vos estei gen
16 car mi faitz plainer tan soven?
17 Anz en val menz vostra lausors,
18 mals mi fora sabors
19 si l’aut ram a cui mi sui pres
20 mi pleies merceian, Merces.
31 Mas non pod esser, pos Amors
32 non o vol midons, so cre.
33 Pero de midons non sai re
34 c’anc tan no m’afolli follors
35 que l’auzes dir mon pensamen,
36 mas cor ai que chapdel ab sen
37 mon ardimen que·m tol paors.
38 Pero, esperan vei las flors
39 venir fruch e de midons pes
40 qu’esperan la vensa Merces.
21 Mas trop ma adirar Amors,
22 car ab merce s’en sen desave
23 pero·l mels del mels que hom ve.
24 Midonz que val mels que valors
25 en pot leu far acordamen,
26 Que maior na fait per un cen
27 qui ve com la ne·us e·l calors,
28 so es la blanquez e·l collors.
29 S’acordon en leis senblans es
30 c’Amors s’i ancor e Merces.
41 Estiers no puos durar, Amors,
42 e no sai per que s’esdeve
43 de mon cor, c’a si·us a cus te
44 qe re non par que n’ai aillors.
45 C’ar si ben es grans eissamen
46 podes e me caber leumen
47 co·s devezis una grans tors
48 en un pauc miraill, e·il lagors

76
49 es i tan grans que si·us plagues,
50 ancar as i caubra Merces.
51 Mal mi sui gardatz per no sen,
52 qu’a mi eis m’a enblat Amors
53 qui’eu er estortz de sas dolors.
54 Mas dir pos qui’eu eis me sui pres
55 e non val Amor ni Merces.
56 N’Azimans lo vostre socors
57 e d’en Totztemps volgr’ieu aillors,
58 mas d’aquest no voill sapehatz ies
59 c’a penas neis o sap Merces.

Folquet de marseilla XIII

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 61vA - 61vB

%61vA $FqMars 155,002 (I 0232)

01 A pauc de chantar no·m recre


02 per enoi dels lauseniadors,
03 mas forsa d’amor mi rete
04 que no·n laissa virar aillors,
05 tan son dels be amans la flors.
06 Aisi·m te
07 Amors pres el fre
08 que d’autre no·m sove
09 mas de llei servir a iornal:
10 c’aissi·m pes c’om faso·l lial.
11 E doncs s’ieu fas so que·s cove,
13 car qui pot amar miels de be
14 per dreich l’en eschai la lausors,
12 ben men deu eschazer honors
15 E sab ben midons et Amors
16 quen en re
17 vas lei no·m malme
18 mas car li clam merce
19 que·m des so que m’es plus coral:
20 pot esser que so ten’a mal?
31 E can mi paraula ni·m ve,
32 mas saill al cor la resplandors
33 dels bels oills douz ale
34 mi ven mesclamenz la sabors,
35 si que·m la boca·m nais dousors

77
36 per que cre
37 e conosc que·l be
38 qu’eu dic non ai de me,
39 ans m’ieis de s’amor natural
40 que m’a inz el cor pres ostal.
21 Doncs son ben fols car no·m recre
22 d’amar leis que be·m par folors,
23 pois c’autre bes no·n n’es deve,
24 e ve i c’ades creis ma dolors,
25 que me sol a fag tot son cors.
26 Per ma fe
27 † miels m’ave †
28 que per leis sofiera iase,
29 mon dan si tot a leis no·n cal
30 c’autra des s’amor per cabal.
41 E pois a quel iois mi mante
42 si·m fezes aitan de so cors
43 qu’em deignes retener ab se.
44 Gardatz s’ieu fora dels ausors!
45 que sos nos pretz e sa valors,
46 creis e me,
47 meillura e ve,
48 ab sol qu’il agues lo dese.
49 De la dolor fere mortal,
50 nos a gran partan per eagl.
51 Pero si·l clamerai merce
52 del dan qu’il mi fai e del mal
53 puois nuill autr’amors no mi val.

Folquet de marseilla. XIIII

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 61vB - 62rA

%61vB $FqMars 155,005 (I 0233)

01 Ben an mort mi e lor


02 miei oill galliador,
03 per que que·s taing c’ab els plor
04 pois il so an merit,
05 qu’en tal domn’an chausit
06 don an faich faillimen
07 car qui trop puia bas dissent:
08 pero a sa merce m’aten,

78
09 car ies non pens que merces aus faillir
10 lai on Dieus vol totz autres bes aissir.
11 Aisi conosc d’Amor
12 que mos danz l’a sabor,
13 que so don ai largor
14 mi fai presar petit,
15 e poignar ad estreit
16 en tal que si·m defen:
17 so que m’encausa vauc fuguen
18 e so que·n fuich eu vau saguen.
19 Aisi non sai consi·m puosca guertir,
20 qu’ensens m’aven encausar e fugir.
21 Ar aujatz gran follor:
22 c’arditz sui per paor,
23 car tan tem la dolor
24 d’amor que m’a saisit
25 ai son i fa plus ardit
26 de mostrar mon talen
27 a lei que·n fai veillar durmen.
28 Et ai per paor ardimen,
29 aisi con sel qu’estiers no po guerrir
30 qu’es fai totz sols entre cinc cens ferir.
31 Pros domna cui ador,
32 restauratz en valor
33 mi e vostra lausor,
34 c’amdui n’em aflebit,
35 car metes en oblit
36 mi que·us am finamen.
37 Car sil c’o sabon van disen
38 que mal servir fai manta gen,
39 et eu que·us am tan que dal non cossir
40 prec mi e vos: gardas si·m dei marrir.
41 E ia! Ogan per flor
42 no·m viras chantador,
43 mas precs de mon seignor,
44 del bon rei, cui Dieus guit,
45 d’Arragon, m’an partit
46 d’ir e de marrimen,
47 pero chan tot forsadamen.
48 Non devon mas al sieu plasen mandamen
49 non devon ges sei amic contradir,
50 qu’als enemics vei que·s fai obedir.
51 Sai a la dolor de la den
52 vir la leng’a, leis cui mi ren,

79
53 et er merces s’il me deingna acuillir,
54 qu’e maint bon loc fatz son ric pretz auzir.
55 Bels N’Azimans Dieus mi gart de faillir
56 vas leis que faill vas mi, s’o auses dir.

folquet de marseilla XV

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 62rA - 62rB

%62rA $FqMars 155,018 (I 0234)

01 S’al cor plagues, ben for oimais sasos


02 de far chanson per joia mantener,
03 mas trop mi fai m’aventura doler
04 quant eu regart lo ben e l mal qu’eu ai,
05 que rics dis hom que sui e que be·m vai,
06 mas cel c’o dis non sab ges ben lo ver,
07 que benananssa non pot aver
08 de nuilla ren, mas dai so c’al cor plai,
09 per que n’a mais us paubres qu’es ioios
10 c’us rics ses ioi qu’es tot l’an consiros.
11 E sieu anc iorn grais ni amoros,
12 ar non ai ioi d’amor ni l’en esper,
13 ni autre iois no·m pot al cor plaser,
14 ans mi semblon tuit autre ioi esmai.
15 Pero d’amor lo ver vos en dirai
16 no·m lais del tot ni no m’en puosc mover:
17 enans non vau ni non puosc romaner,
18 aisi con sel que miech del albre stai,
19 qu’es tant poitz que non sap tornar ios,
20 ni sus non vai, tant li par temoros.
21 Pero no·n lais, si tot s’es perillos,
22 c’ades non puege sus a mon podes,
23 e deuria·m, domna, ·l fins cors valers,
24 puois conoisses que i a no·m recrerai,
25 c’ab ardimen apoder’om l’esglai,
26 e non ten dan que m’en puesca eschazer.
27 Per que·us er gen si m deingnas retener,
28 e·l guiardos er aitals con s’eschai:
29 qu’en eis lo don l’en es faitz gutzardos
30 a cel que sap d’avinen far sos dos.
31 Doncs, si Merces a nuill poder en vos,
32 traga·s enan, si ia·m vol pro tener,

80
33 que no m’en fi en pretz ni en saber
34 ni en cansos mas car conosc e sai
35 que Merces vol so que Rasos deschai.
36 Per qu’eu vos cug ab Merce conquerer
37 que m’es escutz contra·l sobrevaler
38 qu’e sai en vos, per que·n met en essai
39 de vostr’amors so que·n veda Rasos,
40 mas il me fai cuiar c’avinen fos.
41 A so conosc que sui nems paors
42 quar al comensamen mi desesper
43 en mas cansos, pois voill merce querrer.
44 Farai o doncs aissi co·l viglars fai:
45 aissi com mou mon lais lo fenirai,
46 desesperatz, pois doncs no·i puos saber
47 raison per que·l deia de mi caber.
48 Mas tot lo menz atan en retenrai
49 qu’inz e mon cor l’amarai a rescos
50 e dirai ben del lei e mas chansos.
55 Se N’Azimans sabia so qu’eu sai
56 dir poria c’una pauc ochaisos
57 nos an amor plus que no·i val raisos.

folquet de marseilla XVI

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 62rB - 62vA

%62vB $FqMars 155,022 (I 0235)

01 Tan m’abellis l’amors pensamenz


02 que s’es vengutz e mon fin cor assire,
03 per que no·i pot nuill autres pes caber
04 ni mas negus no m’es dous ni plazenz
05 c’adoncs viu sans can m’ausio·ill cossire.
06 E fin’amors aleviam mon martire
07 que·m promet ioi mais trop lo·m dona len,
08 c’ab bel semblan m’a trainat longamen.
09 Ben sai que tot can fas es dreitz nienz!
10 E qu’en pois mais s’Amors mi vol aussire?
11 Quatz esien m’a donat tal voler
12 que ia non er vencutz ni il nom venz,
13 vencutz si er c’ausir m’an li sospire
14 tant soavet car del leis cui desire
15 non ai socors, ni d’aillors non l’aten,

81
16 ni d’autr’amor non puosc aver talen.
17 Bona domna si·u platz, sias sofrens
18 del be qu’e·us voill, qu’e son del mal so fruc,
19 e puois lo mals no·n poria dan tener,
20 anz m’er semblan que’ls partan engalmenz.
21 E s’a vos platz quaz’autra part me vire,
22 partetz de vos la beutat e·l gen rire
23 e·l doutz parlar que m’aifolis mon sen
24 puois partir m’ai de vos, mon escien.
33 Pero, domna, nos am saiviamenz
34 c’a vos sui fis et a mos obs traire:
35 e·us cug perdre e mi non puosc aver
36 e·us cug noser e son vas mi nonsenz.
37 Pero no·us aus mos mals mostrar ni dire,
38 mas a l’esgart podes mon cor devire:
39 que·us cugei dir, mas era m’en repen
40 en port els oillz vergoine ardimen.
25 Ca totz iornz m’es plus belle plus plasenz,
26 per qu’eu voill mals als oillz ab que·us remire,
27 car a mon grat no·us poiron vezer
28 mas a mon dan vezon trop sotilmenz:
29 mas danz non es, so sai, pos no·m n’azire
30 anz mes tan douz domna per que m’arbut,
31 si m’aussies, que no·us estara gen,
32 que lo mieus dans vostres er eissamen.
41 Trop vos ain mais, domna, que non sai dire,
42 e car anc iorn ac d’autr’amor desire
43 no m’en penet ans vos am per un cen,
44 et ai proat l’autrui captenemen.

folquet de marseilla. XVII

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 62vA - 62vB

%62vA $FqMars 155,006 (I 0236)

01 Chantan volgra mon fin cor descobrir


02 lai on m’agr’obs que fos saubutz mos vers,
03 mas per dreg gaug ai perdut mon saber,
04 per c’ai paor que no·i puosc’avenir:
05 qu’ns novels ioi en cui ai m’esperanza
06 vol que mos chans sia per leis esders,
07 e puis li platz qu’eu enans sa valor
08 e mon chanter, dei n’aver gran lausor

82
09 car sos pretz vol mot savi lausador.
10 Per que no·m par qu’ieu pogues devezir
11 son cortes pretz car tan aut es adres
12 que ren no·n ia que non semble plazer,
13 et a en leis tan de tot ben a dir
14 que sofraita m’en fai trop d’aondansa.
15 Per qu’e m’en lais, que ges no·m sembla vers
16 qu’eu ia pogues rectaire sa lausor
17 car de bon pretz a tirar lo meillor
18 e dels amanz lo plus fin amador.
37 Car anc no·l dis tan tem vas leis faillir
38 com s’es en leis autreiatz mos volers,
39 mas derenan no m’o cal plus teme,
40 qu’eu sai que focs s’abaissa per cobrir,
41 e·l dieu d’amor am nafrat de tal lansa
42 dom no·m ten pro soiornars ni iasers,
43 qu’ieu ai laissat per lei cui eu ador,
44 tal que m’a faich gran ben a gran honor,
45 mas ben deu hom camiar bon per meillor.
19 E doncs, poi eu no·n ai mais lo desir
20 no·n ai doncs pro? Mout es grans mos poders
21 si vals d’aitan m’en a donat lezer!
22 E dons per que’m vol de plus enaidir,
23 mas siei bel oill e sa guia semblansa
24 don pas mos oills, tan m’agrada·l vezers?
25 N’ai on conort tal que mou de follor:
26 C’ades m’es vis que·n voilla d’amor dar s’amor
27 quan volv vas mo sos oillz plens de dousor.
28 E doncs, domna, pois mais non puos sofrir
29 los mals qu’eu trac per vos mais e sers,
30 merce n’aiatz! Qu’e l mon non a aver
31 que, senes vos, mi pogues enriquir.
32 E car no·us vei soven, ai gran doptansa
33 que nos mi faissa oblidar non calers.
34 Mas ieu que sen la pen’e la dolor
35 no·us oblit ges, anz i tenc nueg e iorn
36 los oillz del cor, si que no·ls vir aillor.

83
folquet de marseilla XVIII

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 62vB - 63rA

%62vB $FqMars 155,016 (I 0237)

01 Per Dieu, Amors, ben sabetz veramen


02 c’on plus deisem plus poia omilitatz
03 et orgoills chai on plus aut es puiatz.
04 Don dei aver gaiuch e vos espauen
05 qu’ans se·m mostres orgoill contra mesura
06 e brau respos a mas humils chansos:
07 per qu’es semblanz que l’orgoills chaia ios,
08 c’apres bel iorn ai vist far neug escura.
09 Mas vos no par puoscatz far faillimen,
10 pero, can faill cel qu’es pros ni preiatz,
11 tan con val mais tan n’es plus encolpatz,
12 qu’en la valor puia·l colpa e deisen.
13 E quant hom tot perdona·l forfaitura
14 ja del blasme no·ill sera fatz perdons,
15 c’aicel roman en malas sospeisos
16 qu’a manz met cel qui vas un desmesura.
17 Blasme n’a om e chascus cela s’en
18 per que n’es plus ca l’engan galiatz
19 aicel que·l fai c’aisel qu’es enganatz.
20 E vos, Amors, per que fatz tan soven
21 c’on plus nos serv chascus plus s’en rancura?
22 E de servir taing qualque guiardos,
23 pretz o amics, meilluramenz o dos:
24 menz d’un daisels par fols qui s’i atura.
25 Ben fui eu fols, que·i mis lo cor e·l sen:
26 senz no fo ges, ennatz fo granz foudatz,
27 car sel es fols que cui esser sennatz
28 e sap bon men ades on plus apren.
29 E, pois Merces que val miels que Dreitura
30 non vals a mi ni as poder en vos,
31 pauc mi sembla m’aguos valgut Rasos,
32 per qu’eu fui fols car anc de vos as cura.
33 Mas ar sui rics, car en vos no m’enten,
34 qu’en cuiar es riquesa paubertatz,
35 car sel es rics que s’en ten per pagatz
36 e sel es paubres qu’en trop ricor enten
37 per qu’e sui rics: tan grans iois m’asegura
38 quan pes qu’eu sui tornatz desamors,
39 c’adoncs erra martitz, ar sui ioios.

84
40 Per qu’e m’o tens a gran bonaventura.
41 Cortesia non es als mal mesura,
42 mas vos, Amors, non saubes anc que·s fos.
43 Per qu’eu serai tan plus cortes de vo
44 c’al maior briu calarai ma rancura.
45 A N’Aziman c·a totztemps t’atura,
46 chansos, car de lor es e de lor rasos,
47 c’aitressi s’es cascus pauc amoros
48 mais semblan fan de so don non an cura.

folquet de marseilla XIX

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 63rA – 63rB

%63rA $FqMars 155,023 (I 0238)

01 Tan mou de cortesa rason


02 mos chantars que no·i puosc faillir
03 enans i dei miels avenir
04 qu’ans mais non fi, e sabetz com?
05 Quar l’emperatitz m’en somon,
06 e plagra·m mout s’il m’o sufris,
07 Qu’en m’en giquis
08 mas car il es sim’e rtatz
09 d’enseingnamen,
10 non s’eschai mal sieu mandamen
11 sieu nos sabs flacs ni lenz,
12 anz taing que·s doble mos engenz.
13 E s’anc parlei e ma chanson
14 de lausengiers, cui Dieus adir,
15 aras lor voill del tot maldir,
16 e ia Dieus nonca llor perdon.
17 Quar an dich so qu’anc ver non fon,
18 per que sella cui obedis
19 me relinquis
20 que·s cuia c’aillors aia aissis
21 mon pensamen.
22 Doncs ben muer per gran faillimen,
23 car perd so que am finamenz
24 per so qu’il dison, qu’es nienz.
37 E si Merces no m’i ten pro
38 que farai? Porai men partir?
39 Non eu, c’apres ai a morir
40 de guissa que·m sab sobrebon.

85
41 Qu’inz el cor remir sa faisson
42 e remiran eu qu’eu lai quis
45 tan longamen,
46 et eu per aisso no m’alen
47 anz dobl’ades mos pensamenz
48 e muer aisi mescladamen.
25 E ies per tan no m’abandon
26 que anc senpres ai auzit dir
27 que mesonia no·s pot cobrir
28 que no moira cal que sason.
29 E pois dreitz venz fails’ ochaison·
30 tot fera proat e devis.
31 Com ie·l sui fis,
32 c’aisi·l sui sobietz et aclis
33 de bon tailen,
34 qu’en lei amor an pres counten
35 mos ferms cortaies e mos senz,
36 q’usquecs cuid’amar plus fortmenz.
49 Amarai la doncs a lairon,
50 puois ell am non voll consentir
51 Que is tan e mon cor la deisir
52 et er m’a far voilla e non
53 que·l cors ben lo cor en pirisson
54 et a·l si destreg e conquis
55 qe no m’es vis
56 que·l des poder que s’en partis.
57 Qu’enans aten
58 que Merces la·m venca so sofren,
59 car merces e lon sofrir venz
60 lai no val forsa ni ienz.
61 E ia·n morai, mas mot mes gen
62 s’ieu per leis muor c’am finamenz,
63 pois a moir m’er eissamenz.

Folquet de marseilla. XX

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 63rB – 63vA

%63rB $FqMars 155,007 (I 0239)

01 Chantars mi torn ad afan


02 can mi soven d’En Baral,
03 e pois d’amor plus no·n cal,
04 non sai com ni de cui chan

86
05 mas quecs demanda chason
06 e no·l cal del la rason:
07 c’atreissi m’es obs la fassa
08 de nueu, con los motz e·l son.
09 E pois forsatz ses amors
10 chan per deute de follor,
11 pro er chanz cabalos
12 si non es avols ni bos.
13 Amador son d’un senblan
14 e·l ris cobe atretal,
15 c’ades ab dolor coral
16 merma lor gaugs on mais an:
17 qu’en loc de fenestra son
18 qes merma s’om i apon.
19 On plus pren quecs so que cassa
20 plus e de segr’ochaison,
21 per qu’ie tenc cel per meillor
22 que rei ni enperador
23 cai selz mals avenz amdos
24 que venco·n plus dels barons.
25 Bon fora s’on pretzes tan
26 Dieu con si ni ben co’mal
27 Mas so prez’om que non val
28 e son pro ten hom a dam,
29 per qu’eu non a·us vostre pron
30 Dir chantan, que nom sab bon
31 al segle, ni cre que plasa
32 que·l digu ren si mal non.
33 Mas pero la deshonor
34 puesc dir si·l truc entre lor
35 son vencut ni baisat ios,
36 puois tut vencut venson nos.
37 Be·ns venso puos nuill deman
38 non fan de l’ancta mortal,
39 e si nos fosem leial
40 tornera·ns ad honor gran.
41 C’us cortes grenz de Dieu fon
42 que·l ric trobeson perdon,
43 qe son plus freol de glasa
44 s’om desse nel fals s’omon.
45 Mas, conqueren ab lausor
46 n’a Dieus pres en son labor
47 mas que ia confessions
48 no·ils perlagra faso non fos.

87
49 Doncs, nostre baron que fan
50 ni·l reis engles, cui Dieus sal?
51 Cuida’ver fag son iornal?
52 Mout i aura laig engan
53 s’i a fag la mession
54 en’utre fai la preisson:
55 que l’enperaire·s percasa
56 con Dieus cobres sa reion!
57 Que prenners cre que socor
58 si Dieus li ren sa honor:
59 ben taing, tan es rics lo dos,
60 c’aitals sia·l guizardos.
67 N’Aziman an mot mi sab bon,
68 e mout en prez mais valor
69 c’ab En Baraill, mon seignor
70 es mortz pretz e meissios
71 aissi con s’anc rens non fos.

Folquet de marseilla XXI

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 63vA – 63vB

$FqMars 155,020 (I 0240) %063vA

01 Si con sel qu’es tan greuatz


02 del mal que non sen dolor,
03 non sent ira ni tristor,
04 de guiza·m sui oblidatz.
05 Car tan sobrepueia·l danz
06 que mos cors no·l pot pensar
07 ni nuls hom tro al proar
08 non pot saber con es granz
09 d’En Baraill lo meu bon seingnor.
10 Per que, s’er chan o ri o plor,
11 no m’on pres plus, que fer’ enanz.
12 Qu’eu pes si sui enzantatz
13 o son cazutz en error
14 quan non trop sa gran valor.
15 C’aissi nos ten honratz
16 qu’eisamenz com l’aimanz
17 tira·l fer e·l fai levar,
18 fazi’ el manz cors dresser
19 vas pretz, fosatz e pesanz.
20 E qui pretz e gaug et honor

88
21 sen, largueza, astr’e ricor
22 nous a tot, pauc vol vostr’enanz.
23 A! canz na desertatz
24 qu’eron tuit ric en s’amor
25 e ranz en moriro·l iorn
26 qu’el fo mortz e soteratz!
27 Qu’en un sol non vist mortz tanz.
28 Neus sels que l’auzion nomar
29 n’entendion enachaptar
30 tan era sos pretz presanz,
31 c’aissi saup far se nom ausor,
32 de pauc gran e de gran maior
33 tro no·l puoc enclaure garanz.
45 Et ar, can fo plus puiatz,
46 failli a guissa de flor
47 que, quant hom la ve gensor
48 adoncs il chai plus viatz,
49 mas Dieus nos mostr’ab semblanz
50 que sol lui devem amar
51 e·l caitiu segl’azirar
52 on passam con viananz,
53 c’autre pretz torn’en desonor
54 e tot autre sens en follor
55 mas de cels que fan sos comanz.
56 Bel seingnor Dieus, cui non platz
57 mortz de negun peccador
58 anz per ausire la lor
59 soffrist vos la vostr’, em patz
60 fatz lo lai vir’ab los sanz,
61 pos sai no·l volguest laissar!
62 E deingna l’en vos pregar,
63 Verges, que pregas per manz
64 vostre Fil qu’e viva ab lor
65 qu’esperans’an li meillor
66 els vostres cars precs merceianz.
67 Seingner, meravillas granz
68 es, car de vos puosc chanter
69 ar can meilz degra plorar,
70 pero tan plor en pensanz
71 per que ben leu man trobador
72 diran de vos mais de lauzor
73 quez ieu qu’en degra dir mil tanz.

89
Folquet de marseilla XXII

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 63vB – 63vB

%63vB $FqMars 155,008 (I 0241)

01 En chantan m’aven a menbrar


02 so qu’eu cug chantan oblidar,
03 mas per so chan c’oblides la dolor
04 e·l mal d’amor,
05 et on plus can plus mi sove,
06 ni ma boca en alres non ave
07 mas e: merce!
08 Per qu’es vertatz e semblan be
09 qu’inz el cor port, domna, vostra faisson
10 que·m chastia qu’eu non vir ma rason.
11 E pois Amors mi vol honorar
12 tan qu’el cor vos mi fai portar,
13 per merce·us prec que·us gardes de l’ardor,
14 qu’eu ai paor
15 de vos mot maior que de me.
16 E pois mos cors, domna, vos a dinz se,
17 si mals l’en ve,
18 puois dinz es sofrir lo il cove:
19 e per so fatz del cor so que·us er bon
20 e gardatz lo si com vostra maison.
21 Qu’el garda vos e ren tan car
22 que·l cors en fai nesi semblar
23 que·l sen met l’engien e la valor,
24 qu’inz en error
25 laissa·l cor pel sen qu’en rete.
26 C’om me parla, mantas ves s’esdeve
27 qu’eu non sai que,
28 e·n saluda hom qu’eu non aug re:
29 e ia per so nuls hom no m’ocason
30 si·m saluda et eu mot non li son.
31 E ia·l cors non si deu clamar
32 de ren que·l cors li puosca far,
33 que tornat l’a al plus onrat seingnor
34 e tout d’aillor
35 on trobav’ enian e non fe
36 mas dretz torna a son seingnor ancse.
37 Pero non cre
38 que·m deing, si Merces no·n mante
39 que·ill intr’ell cor tan qu’en loc d’un ric don

90
40 deing escoutar ma veraia chanson!
41 E si la deingnes escoutar,
42 domna, merce·i deuria trobar,
43 pero obs m’es c’oblides la ricor
44 el la lausor
45 que n’ai dig e dirai iase
46 mas autre pro mos lauzars noqua·m te:
47 con que·m malme
48 la dolors m’engraiss’e·m reve,
49 e·l focs, qui·l mou, creis ades der randon,
50 e qu’il no·l mou, mor en pauc de sason.
51 Morir puesc ben,
52 N’Azimanz, qu’e no·m clam de re,
53 neis si·m doblava·l mals d’aital faisson
54 con dobla ponz del taulier per raison.

Folquet de marseilla XXIII

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 63vB – 64rA

%063vB $FqMars 155,013 (I 0242)

01 Meravill me con pod nulz hom chanter


02 si con eu fatz per lei que·m fai doler,
03 q’e ma chanson non puosc apareillar
04 dos motz c’al tres no·m lais marritz cazer,
05 car non sui lai on estrai sos cors ienz
06 dous e plazens,
07 que’m ausi desiran
08 e non pot far morir tan fin aman.
09 E car non puosc nulla ren tan amar
10 ella si·ll platz, non deu ma mort voler,
11 c’anc, puois la vi, non puoc d’alre pensar
12 mas com pogues far e dir son plazes,
13 et es ben dretz, cals laus dels conoissenz
14 es plus valenz:
15 per qu’eu n’am mais l’afan
16 del lei servir que d’autr aver ioi gran.
17 Las! eu non laus mon messai enviar,
18 ni tan d’ardir non ai qu’eu l’an vezer.
19 e non o lais mais car voill far cuidar
20 als fals devis c’aillors ai mon esper:
21 pero·l desirs m’es ades plus cosenz

91
22 e·l pensemenz,
23 car eu no·ll sui denan
24 mans ions, aclis, per far tot son coman.
25 Lo mal qu’ien trat no m pod desconortar
26 tan la fai pretz sobre totas valer,
27 ni negus hom non la pot trop lausar.
28 Dieus don qu’ill voill’omelitat aver,
29 si com en leis es proes e iovenz,
30 beutat e sens,
31 qu’anc domna no·n ac tan:
32 doncs, cal tort n’ai s’ieu null’autra non blan?
33 Bella domna, tan vos am e·us tenc car
34 que mantas ves lo iorn no m puos tener
35 c’az una part non’an tot sols plorar,
36 si qu’ieu no·n posc d’una pesa mover,
37 tal paor ai no·m vailla chauzimenz.
38 Car plus me venz
39 vostr’amors sospiran
40 qu’eu non sai dir ni retrair en chantan.
41 Qu’eu sui garentz
42 plus vos am sens enian
43 non fes Yseutz son bon amic Tristan.

Folquet de marseilla XXIIII

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 64rA – 64rB

%064rA $FqMars 155,003 ( I 0243)

01 A! quan ien vens et ab quan pauc d’affan


02 A qu’en que·s laissa vensser a merce!
03 Car enaissi vens hom autrui e se,
04 et a vencut doas ves senes dan.
05 Mas vos, Amors, non o faz ges aissi,
06 qu’an iorn merces no·m poc ab vos valer,
07 anz m’aves tan mostrat vostr poder
08 q’era no·us ai ni vos non aves mi.
09 Per que par fols qui non sap retener
10 so con conquer, qu’ieu pretz ben atretan
11 qui so reten que a conquist enan
12 per son esfors con fatz lo conquerer.
13 Mas aissi·m rerengras co·l fols rete
14 l’esparvier fer, qan tem que se desli,
15 que·l destreing tan el poing tro quel l’auci.

92
16 Mas pois estrors vos soi viuire puosc be.
17 Tot so que val pot noser atresi,
18 doncs, s’ie·us tinc pro be·us puosc dan tener,
19 et er merces s’ab eis vostre saber
20 que m’aves dat, puois anc no·m’en iausi,
21 vos mou tenson ni·us dic mal en cantan!
22 Mas non er fag, que iausimenz m’en te:
23 anseis voill mo ais mo mal soffrir iase
24 que·ls vostres totrz adreirures claman.
25 On trobares mais tan de bona fe?
26 Qu’anc mais nuls hom si mezeis non trai
27 son escien, si com eu que·us servi
28 tan longamen q’anc no·n iauzi de re.
29 Ar quier merce? So faria parer,
30 quar qui trop n’ai servisi reprochan
31 ben fai parer que guizardon deman,
32 mas ia de mi non creas qu·il n’esper.
33 E qui·l bon rei Richart que vol q’ieu chan
34 blasma per so que non passet dese
35 ar l’en desmen si que chascus o ve.
36 C’ariere·s trais per miels saillir enan:
37 qu’el era coms, ar es rics reis ses fi,
38 que bon socors fai Dieus a bon voler.
39 E si en dis ben al crosar en dis ver,
40 et an vei ben que adoncs no menti.
41 Ia N’Aimanz ni·N Tostemps no creiran
42 qu’eu contr’Amor aia virat mon fre.
43 Mas eu tenc ben aproat so com ve
44 e sabra ochascus d’eser egnan.

Folquet de marseilla XXV

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 64rB – 64vA

%064rB $FqMars 155,010 (I 0244)

01 Greu fera nuls hom faillenssa


02 si tan temses son bon sen
03 com lo blasme de la gen,
04 que via desconoissenza.
05 Qu’eu faill car lais per temensa
06 de blasme desconoissen,
07 qu’encontr’Amor no m’enpren:
08 qu’atressi nos trop suffrensa

93
09 com leus cors ses retenensa.
10 Car en vostra mantenensa
11 me mis, Amors, franchamen,
12 e fora mortz veramen
13 si non fos ma conoissenza.
14 Don, non aiatz mais plevensa
15 qu’ien n’an, si com suoill, plaingnen
16 nun moira mais tan soven
17 e mas cansos, qu’en parvensa
18 n’avion menz de valensa.
19 E ia Merces no vos vensa
20 per mi qu’ieu no la·i aten,
21 anz m’estarai bonamen
22 ses vos, puois tan vos aiensa,
23 francs, de bella captenensa,
24 si puesc, qu’en aiso m’enten
25 e cil sofron lo turmen
26 que fan, per fol entendensa,
27 anz del pechat penedensa.
37 E si·m degras dar guirensa!
38 Quar mielz gasaingn e plus gen
39 qui dona qu’e sel qui pren,
40 sin vol pretz ni benvolensa
41 mas voutz es en viltenensa
42 vostr’afars et en men
43 q’om vos sol dar ar vos ven,
44 mas lais m’en qu’eu ai sabensa
45 de mal dir et estensa.
28 Mas eu avia plevensa,
29 tant quant amei follamen,
30 en aiso qu’om vai disen:
31 ben fenis qui mal comensa.
32 Don ien aui entendensa
33 q’us per proar mon talen,
34 m’acses mal comensamen.
35 Mas ar conosc a presensa
36 que tos temps m’agra tenensa.
46 N’Azimans, al vostre sen,
47 e t’En Tostemps eissamen,
48 me teing d’Amor, que parvensa
49 en fatz mas pauc vos agensa.

94
Folquet de marseilla XXVI

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 64vA – 64vB

%064vA $FqMars 155,011 (I 0245)

01 Ia no·us cug hom qu’eu camis mas chansos


02 pois no·us cumia mos cors ni ma rasos:
03 que se·m iauzis d’Amor, eu men lausera,
04 mas qu’ie·n mentis no·m seria nuls pros
05 c’atresi·m ten con se sol en ballansa,
06 desesperatz ab alques d’esperansa.
07 Pero no·m vol del tot laissar morir
08 Per so qu’eu puesca plus soven ausir.
09 Mas er es so qu’anc non cugei que fos:
10 qu’e·n sui tornatz de mi mezeis gilos
11 contrta midons qu’eu non la contreira.
12 Mas tot conseill c’az amor sia bos
13 n’ai assaiat e, pois ren no m’enansa,
14 tot li ferai de desamar semblansa
15 ailas! C’ai dig? Ia·m cuiav’eu cobrir
16 e doncs oimais ia sab tot mon arbir.
25 Dompn’, esperans e paor ai de vos,
26 ar m’en conort et ar m’en sui doptos
27 pero·l paors tem c’o apoderera:
28 mais un conort ai d’Amor a sasos,
29 c’ab tal poder mi mostra sa cundansa
30 que plus no·n pot mostrat de malanansa
31 e fai esfors qui pot ensenis sofrir
32 ire poder vas que·l so vol delir.
33 E si non fos que granz meillurasos
34 es de tot fag quant hom n’es oblidos,
35 jamais Amors a tal tort no·m menerea
36 s’i ia pogues tornar desamoros.
37 Pero leus cors tol manta benanansa,
39 qu’el faillimen d’autrui taing c’om se mir
40 per so c’om si mezeis de faillir.
17 Domna, ben vei que no·m val ocaisos,
18 c’Amors non vol qu’ieu ia·n si en gignos.
19 Merce vos clam, que no m’en lais enquera,
20 tant es mos cors de vostr’amor coitos.
21 Volcses si·us platz, complir la devinansa,
22 c’om di qu’ieu ai dautr’amor benenansa,
23 e que·us pogues cubertamenz iauzir
24 e·l brutz vengues del lai don sol venir.

95
41 A! na Ponsa, qual esfors fas per vos
42 car era chan e n’ai nulla legranza,
43 que·l mortz de mon seignor mi desenanza,
44 que vos sabes qu’el solia chausir
45 cui devi hom honrat ni enantir.

Folquet de marseilla XXVI

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 64vB – 65rA

%064vB $FqMars 155,015 (I 0246)

01 Oimais no·i conosc raso


04 ab que nos puescam enquer nostre pro
05 que son dan en volc sofrir:
06 que·l sepulcre perdet premieramen
07 et er sofre qu’Espaingna·s vai perden,
08 per so car lai trobavam ochaiso
09 mas sai sivals non tamen mar ni ven,
10 las! Com nos pot plus fort aver somos,
11 si doncs non fos cornatz morir per nos.
12 De si mezeis nos fes do
13 quan ves nostres totz delir,
14 e fetz so sai agrazir
15 quan si des per rezeinso.
16 Doncs qui vol viven morir
17 si don per Dieu sa vida la prezen,
18 qu’el la dones e li rendet moren,
19 c’atressi beu hom morir non so co.
20 A! ca mal e vivi qui no·n a espaven!
21 Que·l nostre viures don em cobertos
22 saben qu’es mals et aquel morir bos.
23 Aviatz en cal error so
24 las genz ni que poirran dir!
25 Que·l cors, com non pod gandir
26 de mort per aver que·i do,
27 vol quecs gardir e blandir,
28 e de l’arma non a nuill espaven
29 que pod gardar de mort e de turmen:
30 pes quecs de cor s’ieu dic vertat o no
31 e pois aura donat meillor talen.
32 E ia no·i gart paubriera nuls hom pros:
33 sol que comenc, que Dieus es pietos.
34 Cor sivals pot n’aver bo

96
35 d’aitan poira s’en garner
36 que l’als pod Dieus tot complir
37 e noltre reis d’Arago.
38 Qu’el non cre suabes faillir
39 a nuill home avei an ab cor vallen,
40 tan pauc vezem que faill’a l’autra gen,
41 non deu a Dieu ies far peiurason
42 qu’el l’onrara si sera honardamen,
43 c’oian si·s vol n’er cononatz sa jos
44 o sus el sel: l’us no·ill fuill d’aquest dos.
45 E ia non pretz fol reso
46 lo reis castellans ni·s vir
47 per perdre, qu’anz deu grazir
48 a Deu que·l mestr el somo
49 qu’en lui si vol enantir
50 et autr’esfors ses Dieu torn e nien:
51 c’aissi valra sos bos pres per un cen
52 si acueill Dieu oimais a companigno.
53 Qu’el non vol ren mas reconoissemen:
54 sol que vas Dieu non sia orgoillios,
55 mout es sos fos pretz honratz et enveios.
56 Vida e pretz c’om vol de folla gen
57 on plus aut son cason leugerame.
58 Bastiscam doncs en ferma peaso,
59 el pretz que·s te quan l’autre van cazen:
60 que totz sos pretz sos gautz e ses laus fos
61 en pensar fort quant Dieus a faig per nos.
62 Bels Azimans, Dieu vezem que·us aten
63 qu’enaissi·us vol gazaingnar franchamen.
64 C’ontat vos ten tan que a mi sab bo.
65 No·l fasas doncs camiar son bon talen
66 anz camias vos que mais val per un dos
67 c’om s’afraig anz que forssatz chaia ios.

Folquet de marseilla XXVIII

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), cc. 65rA

%065rA $FqMars 155,027 (I 0247)

01 Us voler outracuidatz
02 s’es inz e mon cor aders,
03 pero no·m ditz mes espres

97
04 quei a sia acabatz,
05 tan aut s’es enpens.
06 Ni mo m’autreia mos sens,
07 qu’eu sia deseperatz
08 e son aissi mitadatz
09 que no·m desesper
10 ni aus esperansa aver.
11 Car trop enaut sui puiatz
12 vas qu’es petitz mos poders,
13 pero castiam temers,
14 car aital ardimens fatz
15 nos a maintas gens.
16 Mas d’un conort sui iauzens
17 qu’en ven devas autre latz
18 e mostra m c’umelitatz
19 l’a tan en poder
20 que bes m’en pot eschazer.
31 Be·n pares nesietatz
32 e nob sobraditz volers,
33 quan solamen us vezers
34 mas desebut tan viatz
35 qu’escondudamens
36 mi vens al cor us talens
37 tal don fui enamortatz:
38 mas puois so tan fort doblatz
39 que maitin e ser
40 mi fai dousamen doler.
21 Tant i es mos cors pausatz
22 que·l mensonia·n sembra vers:
23 c’aitals malstraitz es lezers.
24 Pero sis ai qu’es vertatz
25 que bons aturs vens.
26 Per qu’e·us pres, domna valens,
27 que sol d’aitan mi sofratz
28 e pois serai ien pagatz
29 que·n laisses voler
30 lo gaug qu’eu desir vezer.
51 Car aissi cantar no·m platz
52 si m’en valges esteners!
53 Pero laissars, non calers
54 m’en fora iois e solatz,
55 oimais, puois n’es mens
56 l’emperaritz cui iouens,
59 eu fera saber

98
60 c’om fols si sab decazer.
61 A! dousa res covniens
62 venca vos humelitatz,
63 puois nuls autres iois no·n platz
64 ni d’autre voler
65 non ai engine ni saber.
66 Que tans sospirs n’ai gitatz
67 per que·l iorn e·l ser
68 pert sospiran mon poder.

99
APPENDICE

100
EDIZIONE DIPLOMATICA
Ms. I (fr.854) cc. 78rB - 79rA (Rialto)
$GUIdSL 234,006
Compaingnon . ab ioi
mou mon chan. Qu[]ai
respeg del ioi que i[]eu
ai. Quenvenrai gra(n)ds
iois si dieu plai . Q(ue)n
gentil loc met mon
affan . Esieu tot mi co[]nort
temenz . Joie es
ma bels esperamens.
P(er) q(ie)u nom uoill desesp(er)ar . Ni p(ar)tir del
do[]us desirar.
Enaquest desir uauc pensan . Nuls hom
no(n) afin pretz uerai . Si damor no se met enplai.
E sel q(ue) plus se met en
gran . P(er) un ben na de mal docens . Ep(er) un
ioi
mil pensamens . Lautrui ioi ler aplaiedar.
Etener senson folleiar.
Fols fon sel capeller enan . Amor aquest mal
quieu entrai . Plang esospir et esmai . Ira
edol p(er)das edan . Et es enues emarrimens .
Se midonz forses tan damar . Quil penses so
quen fai pensar.
Quen pes de cortesia tan . Que res no(n) es
ne eu no(n) sai. On ia la trab puois no(n) es lai.
On tuic mautreiauon lo ban . Abella dom[]na
et auinens . Cortesia echausimens. Vos
fezes tant homeliar . Quem fezes calque
ben cuidar.
Ab sol lo cug uolgrieu chantar . Tostemps
musar eten gran grai . Et autre iazie eus
lo plai . Daco qu(en) vos seruei aman . Efora
sals mols loncs atents . Car ses vos mes tos
iois niens . Grazir sin ben si dieus mi gras.
P(er) bona fe eper doptar.
On plus vos dopte euos blan . Dobla lor
gdills epietz mi fai . Egentils cors cab mer[]ceill
vai . Deuria fiamger son talan . Mas
ausi faill ben aquest cenz . Que gentils et
vos eualenz . Er on eu plus vos puosc p(re)iar.
Ab merce uei lorgoill doblar.
Doble ioi agra la cort gran . Al iutgamen qan
lai serai . On er sanibur tot so del lai . Som
di[]sses
quella plus p(re)zan . Que fes tan quant eu
fui uiuens . Quem fos de bele acuillimens . BE(n)
iagra mes mon chanter. Ele oille sels pog[-]ues
donar.
Amics bernans ia trob amar . No(n) uoillats ni
ione esperar.

101
%0078vA

$GUIdSL 234,003

Assi con es bella sil de cui chan . Ebele sos


noms sa terre siei chastel . Ebel siei dich
siei faich siei senblan . Voill mas cobl[]as
movan totas enbel . Edic uos ben si ma
chanson ualgues . Aitant con ual aissella
de cui es . Si nenqueza totas cellas ques son.
Com il ual mais de las autras del mon.
Tor bellamen mausiran desiran . Sil de cui
son liges hom ses reuel . Que magres tort
abun fil de son gran . Odun dels pels quell
ca[]son
el mantel . Cab sol cuiar et ab menar pr[]omes .
magrill estort tostempe salei plagu[]es.
Cab fin tallam (et) ab cor iauzion . Lam ades
mais on il plus mi confon .
Bella domna ab gen cors ben estan . Vas cui
eu tot mon coratge chapdel . Si eu uos ueng[]ues
mas mans iontas denan . Degenoillons
eus quezes uostranel . Acals franqueze for
ecals merces . Daquest cainu que no(n) saup q(ue)
ses bes . Restaurassetz ab fin ioi iauzion . Car
no(n) es bes que ia ses uos laon.
Bella domna puois eu autra no(n) blan . Endr[]ech
damor nim rason ni napel . Cuna no(n) es
en faich ni ensemblan . Cun contra uos mi
ualg[]es
un clauel . <…> no(n) uoill ni auez no(n) puo[]se
ches . Morrai ses ioi qua uos me tein defes.
Un pauc intrei enamor trop preon . Issir no(n)
pose que noi trob grai ni pon .
Vus bels respiegs mi uai aconortan . Quen
petit dora aiuda son fizel . Gentilis amor qui
lenquier merceian . Sol que fis drutz no(n) torn en
descapdel . Esel que ia son fin coratge mes .
Si tot li tarda nose desesper ges . Que bona
domna tot quant deu respon . Mas deu gard[]ar
acui ni que ni on.

Trastot mes bel on il es en resplan . Bosc me


son prat euergier erausel . Ema gensa achascu(n)
iorn de lan . Con fai la rosa quant nais de nou[]el.
Quel mo(n) non es uilans tan mal apres . Si
parlab leis un mot no(n) torn cortes . Eno(n)
sapcha
dei tot parlar afron . Denan ses digz edels autres
rescon.
Amics bertran ues tal ai cor uolon . Quel chan[]te
riquant eu languisc efan.
Bernan la fillal pro comte raimon . Degra uez[]er
quil gensa tot lo mon.

102
%0078vB-79rA

$GUIdSL 234,016

Pois tan mi forsa amor que ma faich entreme[]tre .


Cala gensor del mon aus mas cansos tra[]metre .
Epois no(n) aus aillors mon fin cor esde[]metre .
Ben deuri emplegar mon sont sent eme[]tre .
Sil plagues que(m) laisses en son seruiz metre .
Cil cui hom liges sin ses da reses prometre .
Lo prometre uolgreu efos falsal promessa . Mais
que autra del mon magues ioia tramessa . Esi
ne[]guna
ses de mamor entremessa . Entenda sen
autrui queu sec dreches de messa . De fin uoler
ues tal que sim sal nimessa . Ieu no(n) laus
descobrir quei aia mamor messa .
Messa au si mamor que nomen pose estraire . Ni
nuill autra del mon nom pot gran ioia tente
es[]tiers
que re(n) noill die ni no(n) li aus retraire . Si qu[]il
sola enten com no men pot mot traire . P(er)
pa[]or
denueios que lam cuian fors traire .
Fors nair masi mon cor no(n) sai uas on mi
tei[]gna .
Ni partir nomen pose ni cuich que ia ate[]ingna .
P(er)o daitant la prec que sil platz que(m)
ma(n)[]teigna .
Noil len noisien die ben ni amal no
so teingna . Et aussi soffrir nai tot so que men
aueingna . Epois auran respieich que p(er) sieu me
reteingna .
Retenir no(n) pose mais lo dezir ni esbatre . Catot
iorns creis enais enol puose escombatre . Trop
mi fes enric plai mon fols uolers embarre . Mas
negue hom no(n) pot cor destreigner ni batre .
Que farai doncs sieu lam eno(n) la pose abatre .
La(n)[]guirai
desiran cab leis nom pose combatre .
Combatre nol pot hom quel genser el miels
faita . Es que sia el mon eque genseis afaita
tot quant taing abon pretz que ren nol desaffa[]ita .
P(er) que sa grans ualors no(n) deu esser desfaita .
Esamor ses enloc mespresa ni mesfaita . Sol cel
lei fassa mar endreches eresfaita .
Refaitz for er esders sellam uolges enprendre .
Un iorn ques ieu lauis em fezes desaprendre . Lo
mal quieu ai plei que hom no(n) pot aprendre .
Car
no(n) la negun que si ausen aprendre . Mas tant
uei
son ric pretz p(er) tot lo mon p(er)prendre .
Amics bernans bernans faria aprendre . Sil me
sonia fos uers aillors fera adenprendre .

103
EDIZIONE INTERPRETATIVA
%0078rB

$GUIdSL 234,006

Compaingnon , ab joi mou mon chan


Quai respeg del joi que ieu ai
Que n’venrai grans jois, si Dieu plai ,
Qu'en gentil loc met mon affan .
E, s’ieu tot mi conort temens,
Joie es ma bels esperamens;
Per q'ieu no m voill desesperar
Ni partir del dous desirar.
En aquest desir vauc pensan:
Nuls hom non a fin pretz verai
Si d’amor no se met en plai
E sel que plus se met en gran
Per un ben n’a de mal dozens
E per un joi mil pensamens,
L’autrui joi l’er a plaideiar
E tener sen son folleiar.
Fols fon cel c’apellet en an
Amor aquest mal q’ieu en trai :
Plang e sospir, plor et esmai,
Ira e dol, perdas e dan ;
Et es enuois e marrimens
Si midonz forsses tant d’amar
Qu’il penses so que’m fai pensar.
Quen pens de cortesia tan
Que res non es ni eu non sai
On ja la trab puois non es lai
On tuich m’autreiavon lo ban.
Abella domna et avinens ,
Cortesia e Chausimens
Vos fezes tant humeliar
Que’m fessetz calque ben cuidar.
Ab sol lo cuich volgr’ieu chantan
Totz temps musar e ten gran grai
Et autre iazie ,eus lo plai
D’aco quen vos servirai aman ;
E fora sals mols loncs atens,
104
Car ses vos m’es totz iois niens .
Grazitz sui ben si Dieus mi gar!
Per bona fe e per doptar.
On plus vos dopti e us blan,
Dobla l’orguoills e pietz mi fai ,
E gentils cors c’ab Merce ill vai
Deuria fraigner son talan.
Mas aussi faill ben aquest sens
Que gentils et vos e valens,
Et on eu plus vos puosc preiar
Ab Merce vei l’orgouill doblar.
Doble joi agra la cort gran
Al iutgamen, qan lai serai,
On er saubut tot so del sai,
S’om disses quella plus prezan
Que fos tan qant ieu fui vivens
Que’m fos de bels acuillimens.
Ben hi agra mes mon chantar
E’ls huoills se ls pog-ues donar.
Amics Bertrans, ia trop - amar
Non voillatz ni lonc - esperar.

%0078vA
$GUIdSL 234,003

Assi cun es bella clil de cui chan,


E bele sos noms sa terr’e siei chastel ,
E bel siei dich siei faich siei senblan ,
Vuoill mas coblas movan totas enbel .
E dic vos ben, si ma chanson valgues
Aitant cum val aissella de cui es,
Si venqueza totas cellas ques son,
Cum il val mais de las autras del mon.
Tot bellamen m’ausiran desiran
Sil de cui son liges hom ses revel ,
Que m’agres tort ab un fil de son gan
O d’un dels pels quell cazon el mantel ,
C’ab sol cuidar et ab menar promes
M’agr’il es tort tostempe, s’a lieis plagues,
C’ab fin tallam et ab cor iauzion
L’am ades mais on il plus mi confon .
105
Bella domna ab gen cors benestan ,
Vas cui eu tot mon coratge capdel ,
S’ieu vos vengues mas mans iontas denan ,
De genoillons eus queses vostr’anel ,
Ai! cals franqueze for e cals merces
S’ aquest chaitiu que non sap que ses bes
Restaurassetz ab fin joi iauzion ,
Car non es bes que ia ses uos l’aon.
Bella domna, puois eu autra non blan
Endrech d’Amor, ni m rason ni m’apel ,
C’una non es en faich ni en semblan
Q’encontra vos mi valges un clavel ;
<…> non voill ni auez non puose ches :
Morrai ses joi qua vos me teing deffes.
Un pauc intrei en amor trop prion :
Issir non puosc que no i trob gra ni pon .
Us bels respieitz mi vai aconortan :
Q’en petit d’or’ aiuda son fizel
Gentilis Amor, qui lenquier merceian ,
Sol que fins drutz non torn en descapdel .
E cel que ia son fin coratge mes
Si tot li tarda nose desesper ges ,
Que bona domna tot, quan deu, respon
Mas deu gardar acui ni que ni on.
Trastot m’es bel on il es e m resplan :
Bosc me son prat e vergier e rausel ,
E m’agensa a chascun iorn de l’an
Cum fai la rosa quant nais de novel ,
Q’ el mon non es vilans tan malapres ,
Si parl’ab leis un mot ,non torn cortes
E non sapcha de tot parlar a fron
Denan ses digz, e dels autres s’escon.
Amics Bertran, vers tal ai cor volon
Quel chante ri quant eu languisc e fan.
Bertran, la fill al pro comte Raimon
Degram vezer, qu’il genssa tot la mon

%0078vB-79rA
$GUIdSL 234,016

Pois tan mi forss’ Amor que ma faich entremetre


C’a la genssor del mon aus mas cansos trametre ,
E pois non aus aillors mon fin cor esdemetre ,
106
Ben deuri emplegar mon sontil sent e metre
Si l plagues quem laisses en son serviz metre
Cil cui hom liges sin ses da reses prometre .
Lo prometre volgr eu e fos falsa l promessa ,
Mais que autra del mon magues ioia tramessa ;
E si neguna s’es de m’amor entremessa ,
Entenda s’en autrui, q’ieu sec drech esdemessa:
De fin voler ves tal que, si m sal ni messa ,
Ieu non laus descobrir quei aia m’amor messa .
Messa au si m’amor que no m’en puosc estraire
Ni nuill’ autra del mon no m pot gran ioia tente estiers
que ren noill die ni non li aus retraire ,
Si quil sola enten com no men pot mot traire
Per paor d’enveios que la m cuian forstraire .
Forsnaich m’a si mon cor non sai vas on m’i teigna :
Ni partir no m’en puosc ni cuich que ia ateingna ,
Pero d’aitant la prec, que sil platz, quem manteigna :
No ill enoi si en dic ben ni a mal no s’o teingna ,
Et aussi sofrirai tot so que m’en aveingna
E puais auran respieich que per sieu me reteingna .
Retener non puosc mais lo desir ni esbatre
C’a tot iorns creis e nais e no l puosc escombatre ;
Trop m’i fetz enric plais mon fols volers embatre ,
Mas negus hom non pot cor destreigner ni batre .
Que farai doncs s’ieu l’am e non la puosc abatre :
Languirai desiran c’ab leis no m puosc combatre .
Combatre no l pot hom qe il gensser e il miells faita
Es que sia el mon eque genseitz afaita
Tot quant taing abon pretz, que ren nol desaffaita ;
Per que sa grans valors non deu esser desfaita ,
E s’Amor ses en loc mespresa ni mesfaita
Sol cel lei fass’amar endreches e refaita .
Refaitz for e resders s’ila m volges enprendre
Un iorn ques ieu la vis e m fezes desaprendre
Lo mal q’ieu ai plei que hom non pot aprendre ,
Car non i a negun que si auses aprendre .
Mas tant vei son ric pretz per tot lo mon perprendre
Amics Bertrans, Bertrans fari’a aprendre :
Si l messonia fos vers aillors fera ad enprendre .

107
EDIZIONE DIPLOMATICA
Ms. I (Paris, BnF, fr. 854), %065vA
ṨArnDan 029,018 (I 0237)
Sols sui que sai loso brafan que(m) sortz ·
al cor damor sofren p(er) sobramar · Que
mos volers es tan ferms et entiers · Q[-]uanc
no(n) ses devers de celleis ni sestors · Cui
en cubir als prims vezers epuers · Cades
ses lei dic alei cen bos motz · puois qua(n)
lavei no(n) sai tam lai que dire ·
Dautras vezer sui secs edauzir sortz · Qu[-]en
sola lei neg et aug et esgar · Eges de[-]so
no(n) son fals plasentierz · Que mais la
voill no(n) di labocal cors · Que tan no(n) vau
pres vaus ni plaus ni pueis · Que nu(n) sol
cors trob aissis bos aibs totz · Quen leis
los volc dieus triar et aissire ·
Ben ai estat amantas bonas corsz · Mas
sai ab lei trop pro mais que lausar · Mes[-]ure
sen cautres bons mestiers · Beutat io[-]ven
bons fatz ebels demors · Gen lensei(n)[-]gnet
cortesia la dueis · Tanta desi totz fa[-]tz
desplasens rotz · De lei no(n) cre ren de
ben sia dire ·
Nuls iauzimenz nom fora breus ni cortz ·
Dellei cui prec covoilla devinar · Que ia
p(er) mi no(n) osabra estiers · Sil cors ses dins
no p(re)zenra de fors · Que ges rosers p(er) aiga
que len grueis · No(n) atal briu cancor plus
larga doz · Nom fas estanc damor tan la de[-]sire ·
Iois esolatz dautrui par sols ebortz · Cu[-]na
de pretz ablei nos pot egar · Quels si[-]eus
solatz es dels autres sobriers · Aisi n(n)
lu las tan mal ma comors · P(er)o lafanz
mes deportz ris eiueis · Ques en pensan
soi delei eglotz · ai dieus si ian sera e[-]stiers
iauzire ·
Anc mais sos pliu nom platz tan treps
ni bortz · Ni res al cor tan de ioi nom poc
dar · Com fes aquel don anc fals lausen[-]giers ·
No(n) ses bruzir cami sol so es tresors ·
Dic trop eu no(n) sol lei no(n) si enuers · Bella
p(er) dieu lo parlar ela votz · Voill p(er)dre nans
quieus diga ren queus tire ·
E ma chansos prec que nos si enueis · Que
si voletz lo son nils motz · Pauc pr[-]etz
arnautz cui que plaso cui tire ·

108
%066vB
Arnautz Daniels. XXXI
ṨArnDan 029,004 (I 0238)

ARvei vermeills blaus blas egrocs ·


vergiers plais plars tertres evaus · El
uotz dels ausels sone tint · Ab deutz aco[-]rt
matin etert · Som met en cor q(ue)u colore
mon chan · Dun aital flor dalo Erugs si amo[-]rs ·
Eiois lo grars els lors de noigrandres ·
Damor me pren pessan lo fuocs · El desiers
dous ecoraus · El mals es amoros que(m) sint ·
El flama suaus on plus mart · Camors en[-]quier
lossiens daital semblan · Siels franc
fis merceians parterdors · Cor asa cort notz
enois enal blanders ·
A mi nos camia temps ni luocs · Coseills az[-]ina
bes ni maus · Esieu al mieu enten uos
mint · Lamais la bella nom regart · On mest
al cors durmen ueillan · Queu no(n) uoill gres
quan pes sas grans ualors · Esser ses lei ou
plus uale alixandres ·
Mantas uetz mi solatz enuocs · Ses lei mai
dellei uoill si uaus · Ades dir lo quart mot
ol quint · Quel cor no(n) teing enautra part · p(er)
so nai dals pensament ni talan · Quil mes
de totz los bes sabers sabors · Euei lel cor
seren poilla oen flandres ·
Mot desir quen quer fos ses cuocs · E ma ue(n)
gues aitals iornaus · quien uiuria bendi(n)z
plus uint · Quel cor me ten fresc egaillart · va
ben son fols que uau doncs als sercan · E no(n)[-
]ca
uoill mas p(er) gieng treu aillors · Baillir la
uer que clau tigres emandres ·
Mes autres fatz souen feinz iocs · El iorns
semblan us anoaus · E pessam · E car die[-]us
nom consintz · Con pogues temps breu[-]iar
abart · Que loncs respiegs fai languir
finamen · Lune solleills trop faitz lonc uos[-]tres
cors ·
Pesam car plus souen nos faill
resplanders ·

109
%065vB
Arnautz Daniels. XXXII
ṨArnDan 029,013 (I 0239)

Laura mara · fals brueills brancutz · Cla[-]irir ·


Quel douses peissab fueillz · Els
letz · Becs dels aucels ramencs · Ten ba[-]lbs
emutz · pars eno(n) pars · P(er) quieu mesfo[]rtz
De far edir plazers · amainz p(er)lei ·
Que ma viratz bas daut · Don tem morir ·
sils affanz noma soma ·
Can fon clara · ma prima lutz · Des lir · lei

don crel cors los oills · No(n) pretz · Necs · Mans


doncs aigonenos · Dautra ses dutz · rars · Mos
p(re)iars · P(er)o deportz · Mes adauzir · Volers ·
Bos
motz segrei · Dellei don tant mazaut · Cal sieu
servir · Soi del petro la coma ·
Si man para · Cil quen tralutz · Dauzir · Si qu[]es
de pretz capduoillz · Dels quetz · precs · Cai
de deinz arencs · ler fors rendutz · clars · Mos
pensamenz · Queu for a mortz · Mas fam sof[]frir
les pres · Queill prec quem brei · Caissom
tem let abaut · Que dals ausir · No(n) val iois
una poma ·
Dousa cara · ab totz aibs volgut · soffrir · Mer
p(er) vos mains orgoills · Quar ez · decs · De totz
mos defens · Don ai mains brutz·pars·eagaba[-]rs
De vos nom totz · Nim fai partir avers ·
Quans no(n) amei · ren tant ab mens dufaut ·
Ans vos desirs · plus que dieus sil de doma.
Amors gara · Sui ben uencutz · chausir · Tem
far sim de sacuoills · tals detz · precs · Que tos
miels quet trencs · Queu sin fis drutz · Cars ·
Eno(n) auars · Mal cors ferins fortz · Men fai
so[]frir ·
Mans vers cab tot lo nei · Magrobs un
bais al caut · Cor refrezir · Que noi val autra
goma ·
Arat para · cans econdutz · formir · Al rei que
ter escuoilltz · Car pretz · secs · chai lai es do[-
]blencs ·
emantengutz · dars · Emaniars · De ioi
lat portz · Son anel mir · sis ders · Quanc no(n)
estei · Jorn darragon quell saut · Noi volguesir ·
Massai man clamat roma ·
Faitz es la crotz · Quel cor remir · totz sers · lei
cui
domnei · Ses parsonier arnaut · Que nautrar[-]bir ·
No(n) esfort mententa soma · .

110
%066rA
Arnautz Daniels XXXIII
ṨArnDan 029,003 (I 0240)

ANs que sim restom de brancas · sec ni desp[-


]oillar
de foilla · farai camors mo comanda ·
Breu chanson de rason loingra · Qui gen
ma dueg de las ars de ses cola · Tant sai quel
cors fai restar de suberna · Emos bous es pl[-]us
cozens no(n) es lebres ·
Etu co aus no(n) ta francas p(er) respieg camar
not uoilla · Sec al te fui nit fai granda · Que
greu er rom noi apoina · Qui sa fortis de pre[-]iar
mas no(n) cola · Quen passarai part las pa[-]lus
buserna · Mons pelegrins laios lai on cor
ebres ·

Abrazos conidas efrancas · Ma mandat q(ue)u


nomen tuoilla · Ni serua autra ni blanda · po[-]is
tant fai cabsi ma conza · Emdi que flor
nol semble de uiolla · Ques camia leu si tot
nonca siuerna · Ans p(er) samor sia laurs oge[-
]nebres ·
Sieu nai passatz pous ni planchas p(er) lei
cuidatz nos quen duoilla · No(n) eu cab Joi ses
uianda · Me sap far mecina coinga · Baisan
tenen el cors si tot si uola · Nos part dellei
qu(ei)e gouerna · Cors on queu an
Delleis not part me sebres ·
Que de paris tro sa sanchas · Genser nos ue
nis despuoilla · E sa ualors es tan granda ·
Que semblana mensoia · Ben uai damor q(ue)
membrassem p(er) colla · E nom freissis freuz ui[-
]gels
ni buerna · Nim fai dolor nuls mals go[-]ra
ni febres ·
Dis tu callors no(n) testanchas· p(er) autra quer
de[-]ing?
nit cuoilla · Tos plaitz esquina edesm[-]enda ·
Sai elai qui quet somonia · Que ses
clam faill qui si mezers afola · Etu no(n) far
failla don hom tesquerna · Mas apres dieu
leis honors eselebres ·
Queu sui arnautz del sim no(n) en la sola · Eu
no uoill gres sens leis auer luserna · Nil se[-
]ingnoria
del reng p(er) on corobres ·

111
%066rB
Arnautz Daniels XXXIIII.
ṨArnDan 029,014 (I 0241)

Lo ferm voler quel cor mintra · Nom po ges


becs escoinssendre ni ongla · De lausen[-]gier
que pert p(er) mal dir sarma · Epois
no(n) laus batrab ram ni ab verga · Si vals
afrau lai on no(n) aurai oncle · jausirai ioi
en vergier odins cambra ·
Tan mi soven della cambra · Ona mon da(n)
sai que nule no(n) intra · Amic son tut plus q(ue)
fraire ni oncle · No(n) ai menbre nom fremis[-]ca
neis longla · Aisi com fai lenfans den
an la verga · Tal paor aque sia prop del[-]arma
Del cors li fos no(n) de larma · Quen conse(n)[-
]tis
aselat dinz sa chambra · Que plus me
nafral cor que colps de verga · Car lo sieus
sers lai on il es no(n) intra · Delleis serai si
con es carns et ongla · Eno(n) creirai castic
damic ni doncle ·
Anc la senor de mon oncle · No(n) amei pl(us)

ni tant p(er) aquestarma · Cai tan nezis con es


lo detz de longla · salei plagues volgresser
de sa chambra · De mi pot far lamors quinz el
cor mintra · Mielz ason com fortz de frev[-]ol
verga ·
Puois flori la seca verga ·Ni denadan foro
Franc ni oncle · Can fin amors con cella quel
cor mintra · No(n) cuig quanc fos en cors no neis
en arma · On queu estei fors enplan odinz ch[-
]ambra ·
Mos cors nos part delei tan ten
longla ·
Aissi sen pren esen ongla · Mos cors en lei
dom les cors en la verga · Quil mes de ioi tors
epalais echambra · Eno(n) am tant paret frai[-]re
ni oncle · Quen paravis naura doble ioi
marma · Si ia nuls hom p(er) ben amar laintra
Arnautz tramet son chantar doncle dong[-]la ·
Ab grat dellei que de sa verga larma · So(n)
desirat quab pretz dinz chambra intra · .

112
EDIZIONE INTERPRETATIVA

ṨArnDan 029,018 (I 0237)

Sols sui que sai lo sobrafan quem sortz


al cor d’amor sofren per sobramar,
que mos volers es tan ferms et entiers
qu’anc non s’esdevers de celleis ni s’estors
cui e cubir als prims vezers e puers;
c’ades ses lei dic a lei ce bos motz
puois quan la vei non sai, tam l’ai, que dire.
Dautras vezer sui secs e d’auzir sortz,
qu’en sola lei neg et aug et esgar;
e ges d’eso non son fals plasentierz
que mais la voill non di la bocal cors;
que tan non vau pres, vaus ni plaus ni pueis
que nun sol cors trob aissis bos aibs totz:
qu’en leis los volc Dieus triar et aissire.
Ben ai estat a mantas bonas corsz,
mas sai ab lei trop pro mais que lausar
mesure sen c’autres bons mestiers,
beutat, ioven, bons fatz e bels demors.
gen l’enseingnet Cortesia la dueis,
tant a desi totz fatz desplasens rotz
de lei non cre ren de ben sia dire.
Nuls iauzimenz nom fora breus ni cortz
del lei cui prec co’voilla devinar,
quei a per mi non o sabra estiers
sil cors ses dins non prezenra de fors;
que ges Rosers per aiga que l’engrueis
non a tal briu c’an cor plus larga doz
nom fas estanc d’amor, tan la desire.
Jois e solatz d’autrui par sols e bortz,
c’una de pretz ablei nos pot ega,
quels sieus solatr es dels autres sobriers.
Aisi nn lu! Las! Tan mal m’a comors!
Pero l’afanz m’es deportz, ris e iueis
cues en pensan soi de lei e glotz:
ai Dieus, si ia’n sera estiers iauzire!
Anc mais, sos pliu, nom platz tan treps ni bortz
ni res al cor tan de ioi nom poc dar
com fesa quel don anc fals lausengiers
non s’esbruzir c’a mi solso es tresors.
Dic trop? Eu non, sol lei non si enuers.
Bella, per dieu, lo parlar e la votz
voill perdre nans quieus diga ren queus tire.
E ma chansos prec que nos si enueis,
que si voletz grazir lo son nils motz
pauc pretz Arnautz cui que plaso cui tire.

113
ṨArnDan 029,004 (I 0238)

Arvei vermeills blaus blas egrocs


vergiers plais plars tertres e vaus,
el votz dels ausels son’e tint:
Ab deutz acort, matin etert.
So ̇m met en cor qu’eu colore mon chan
d’un’atal flor dalo erugs si amors
e jois lo grars e l’olors de noi grandres.
D’amor me pren pessan lo fuocs
e l̇ desiers dous e coraus
e ̇l mals es amoros qu’eu ̇m sint
e ̇l flama suaus on plus m’art
c’Amors enquier los siens d’aital semblan:
siels franc fis merceians parterdors,
cor a sa cort notz enois enal blanders.
A mi nos camia temps ni luocs
Coseills, azina, bes ni maus,
e s’eu al meu enten vos mint
ja mais la bella no ̇m regart,
on mest al cors durmen veillan,
que eu non voill gres quan pes sas grans valors
esser ses lei ou plus vale Alixandres.
Mantas uetz mi solatz enuocs
ses lei mai de lei voill sivaus
ades dir lo quart mot o ̇l quint
que ̇l cor non teing e n’autra part,
per so n’ai d’als pensament ni talen
que il me’s de totz los bes sabers sabors,
e vei lel cor s’er’ en Peilla’o en Flandres.
Mot desir quen quer fos ses cuocs
E ma ven gues aitals jornaus
quien viuria bendinz plus vint,
Quel cor me ten fresc e gaillart:
va ben son fols que vau doncs als sercan,
E nonca voill mas per gieng treu aillors
baillir la ver que clau Tigres e Mandres.
Mes autres fatz souen feinz jocs
e l̇ iorns semblan us anoaus,
e pessa ̇m e car dieus nom consintz
con pogues temps breuiar ab art,
que loncs respiegs fai languir fin amen:
Lune Solleills, trop faitz lonc vostres cors!
Pesa m ̇ car plus soven no ṡ faill resplanders.

114
ṨArnDan 029,013 (I 0239)

L’aur’amara fals brueills brancutz


clairir, quel dous espeiss ab fueillz,
e l̇ s letz becs dels aucels ramencs
ten balbs e mutz, pars e non pars;
per qu’ieu m’esfortz de far e dir plazers
a mainz per lei que m’a viratz bas d’aut,
don tem morir, si ̇ls affanz no m’asoma.
Can fon clara ma prima lutz
d’eslir lei, don crel cors los oils,
non pretz necs mans doncs aigonenos,
d’autra s’esdutz rars mos preiars;
pero deportz m’es a d’auzir volers,
bos motz se grei, del lei don tant m’azaut
c’al sieu servir soi del pe tro la coma.
Si m’a para cil quen tralutz
d’auzir si qu’es de pretz capduoillz,
dels quetz precs, c’ai dedeinz a rencs,
l’er fors rendutz clars mos pensamenz:
qu’eu for a mortz; mas fam soffrir l’espres
que ill prec quem brei, c’aissom tem let a baut,
que d’als ausir non val jois una poma.
Dousa cara ab totz aibs volgut,
soffrir m’er per vos mains orgoills,
quar ez decs de totz mos defens,
don ai mains brutz pars. E agabars
de vos nom totz, nim fai partir avers,
qu’ans non amei ren tant ab mens d’ufaut;
ans vos desirs plus que Dieus sil de Doma.
Amors, gar! Sui ben vencutz,
ch’ausir tem far, si ̇m desacuoill,
tals detz precs que t’os miels quet trencs ;
qu’eu sin fis drutz cars e non avars ;
ma ̇l cors ferins fortz men fai sofrir mans vers,
c’ab tot lo nei m’agrobs un bais al caut
cor refrezir, que noi val autra goma.
Arat para, cans e condutz,
formir al rei que t’er escuoilltz;
car pretz, secs cha,i lai es doblencs,
e mantengutz dars e maniars.
De joi lat portz, son anel mir sis ders,
qu’anc non estei jorn d’Arragon quell saut
noi volgues ir mas sai m’an clamat Roma.
Faitz es l’acrotz qu’el cor remir, totz sers
lei cui domnei, ses parsonier, Arnaut;
qu’en autrarbir non es fort m’entent’a soma.

115
ṨArnDan 029,003 (I 0240)

Ans que sim resto m ̇ de brancas


sec ni despoillar de foilla
farai, c’Amors mo comanda,
breu chanson de rason loingra
qui gen ma dueg de las ars de se scola:
tant sai que ̇l cors fai restar de suberna
e mos bous es plus cozens non es lebres.
E tu, c’o aus, non t’afrancas
per respieg c’amar no ṫ uoilla?
Sec al te fui ni ṫ fai granda,
que greu er c ̇om noi apoina
qui s’afortis de preiar mas non cola,
qu’en passarai part las palus d’Userna
mon, pelegrins, laios lai on cor Ebres.
Ab razos conidas e francas
m’a mandat queu nomen tuoilla
ni serva autra ni blanda
pois tant fai c’ab si m’aconza,
eṁ di que flor no l̇ semble de violla
que ̇s camia leu si tot noncas iverna,
ans per s’Amor sia laurs o genebres.
S’eu n’ei passatz pous ni planchas
per lei, cuidatz nos quen duoilla?
Non, eu cab Joi ses vianda
me sap far mecina coinga
baisan tenen; el cors si tot si vola,
no ̇s part del ei quei e governa:
cors, on qu’eu an de lei no ṫ part me sebres.
Que de paris tro sa Sanchas
genser no ṡ ue nis despuoilla,
e sa valors es tan granda
que semblana mensoia;
ben vai d’Amor que membrasse ̇m percolla:
e nom freissis freuz uigels ni buerna
ni ̇m fai dolor nuls mals gora ni febres.
Dis tu callors non testanchas
per autra quer deing ni ṫ cuoilla?
Tos plaitz esquina e desmenda
sai elai, qui que ṫ somonia:
Que ses clam faill, qui si mezers afola,
e tu non far failla don hom tesquerna
Mas apres dieu leis honors eselebres.
Queu sui Arnautz del sim non en la sola:
eu no voill gres sens leis auer Luserna
ni ̇l seingnoria del reng per on corobres.

116
ṨArnDan 029,014 (I 0241)

Lo ferm voler quel cor m’intra


no ̇m po ges becs escoinssendre ni ongla
de lausengier, que pert per mal dir s’arma;
e pois non l’aus batr’ab ram ni ab verga,
sivals, a frau, lai on non aurai oncle,
jausirai joi en vergier o dins cambra.
Tan mi soven del la cambra,
on a mon dan sai que nule non intra,
amic son tut plus que fraire ni oncle,
non ai menbre no ̇m fremisca neis l’ongla,
aisi com fai l’enfans denan la verga:
tal paor aque sia prop de l’arma.
Del cors li fos, nonde l’arma,
quen consentis a selat dinz sa chambra!
que plus me nafra l̇ cor que colps de verga,
car lo sieus sers lai on il es non intra:
del leis serai si con es carns et ongla
e non creirai castic damic ni d’oncle.
Anc la senor de mon oncle
non amei plus ni tant, per aquest’arma!
C’aitan nezis con es lo detz de l’ongla,
s’a lei plagues, volgr’esser de sa chambra:
de mi pot far l’amors quinz el cor mintra
mielz a son c’om fortz de frevol verga.
Puois flori la seca verga
ni de N’Adan foro Franc ni oncle,
can fin amors con cella qu’el cor m’intra
non cuig quanc fos en cors no neis en arma;
on qu’eu estei, fors en plan o dinz chambra,
mos cors nos part de lei tan ten l’ongla.
Aissi s’enpren e s’enongla
mos cors en lei dom l’escors en la verga;
qu’il m’es de ioi tors e palais e chambra,
e non am tant paret fraire, ni oncle;
qu’en paravis n’aura doble joi m’arma
si ia nuls hom per ben amar la intra.
Arnautz tramet son chantar d’oncl e d’ongla,
ab grat del lei que de sa verg’a l’arma,
son Desirat, quab pretz dinz chambra intra.

117
EDIZIONE DIPLOMATICA

Ms. I (Paris, BnF, fr. 854)


%111vA
ṨDPrad 124,006 (I 0455)

BEn aia amors quar anc


mi fes chauzir · leis que
no(n) vol nim dei(n)gna ni
macuoill · Quar sim
volgues aissi cu(m) eula no[-]ill ·
No(n) agra pois de qe(m)
pogues fuir · precz e
merces chausini(me)z epao[-]rs ·
Chans edompneis
Sospirs desirs eplors · foron p(er)dut si fos a[]costumat
·
Q(ue)engalm(en) fosson amic amat ·
Gaugs espazers men ven on plus mi
duoill · Eson pagatz tant mes bon asoff[-]rir ·
Qar molt voill mais p(er)leis cui am la(n)[-]guir ·
Cautra(r) don so donc il me fai orgoill ·
Q(ui)u n(on) voill ges aver quist ni trobat · Do(n)[-]pna
que maia trob leu ioi donat · Qe no(n)
es iois si n(on) ladutz honors · Nies honors
si n(on) ladui amors ·
Camors ovol em fai m(er)ces socors · Eusar[-]ai
totz garitz de las dolors · Edel mal trato(n)
ai lonc te(m)ps estat · Mas sim destrei(n)g razo[-]rs
em fer em bat · Que tot qua(n)t pens mi
torna dautre fuoill · p(er) fol mi te(n)c ©©©
uoill ni desir · So que n(on) pot ni n(on) deu ave[-]nir ·
Mas n(on) per tan q(ue)u romai(n)g tal cu(m) suel ·
Ges de midonz nom pot rasos partir · Qe[-]us
clam p(er) dieu ep(er) humilitatz · Esi m(er)ces
trai de lai sas ricors · Eu fatz de sai de mo(n)
capduoill · Eges n(on) pert son p(re)tz sina laus[-]ors ·
si chausim(er)z en son escuoil ·
Quel dieus damor aben p(er) dreit iuzat · Q (ue)

domna deson amic eurequir ·


Un ioves cors (con)plitz de gran beutat · Gais
amoros (con)plit de bon agrat · On es fins p(re)tz
renovellatz esors · Maissi (con)ques n(on) puois
pensar aillors · Q(ue)u n(on) vau tant ves autra
nim uir · Cades mo(n) cor no(n) tir lai emei oill ·
Esieu aissi livet nuill temps nil tuoill · ja
finamors nome(n) fassa iauzir
Lai on son ioi tuig aiostat · Chansos ten
vai ves andusa de cors · Esit vos far en bo[-]na
cort auzir · Crida soven cast lutz eroca
fuoill · .

118
Deude de pradas. XXXV
ṨDPrad 124,011 (I 0456)

NOn cugei mais ses comiat far chanso(n) ·


Mas ar maven mal grat meu far pa[-]rer ·
lo pensame(n) quel cor n(om) pot cab(er) ·
Tan men adat cella cui eu medon · p(er) q(ue)
coni(n)z alei de osiros · Esi mos chanz non es
molt amoros · Ja n(on) repton mais amor e[-
]m(er)ce ·
quar sim volgueson portar bona
fe · jan(on)si fera madomna tant estrai(n)gna ·
A penas sai q(ue)m sia mal ni bon · Car
suima(n)[-]ritz
eple(n)s de n(on) caler · Car sieu del tot da[-]mor
me desesper · Ges paitant no(n) eis de
sa preison · Que farai donos soffrirai pen[-]sasons
·
Et atendrai tro que vei(n)gna sasos ·
Queill desamat suffren trobon merce · E
no(n) dirai sautre pro no cam te · Atotz lo mei(n)z
mido(n)z que mire mai(n)gna ·
A finamors ab un pauc guizardon · pograz
mo(n) cor engran ioia tener · sol que fezes
alei cui am plazers · De quant bon grat
mi mezeis li abandon · Esi daitan neis n(on)
volez mos pros · si vals daitan motraz
li quies vos · Mas noi anez q(ue) noi menet
merce · Quadonc seran aiostat tuitlibe ·
Esobrar lanacui q(ue) dels sofrai(n)gna.
Demondan cuia amors q(ue)us moute(n)son ·
on plus vos dic canez midonz vezer ·
quados lavei sez vos aitan valer · Q(ue) mais
n(on) cuig mescoute araison · pois aurafa[]ig
son cors de ren ioios · Que sa beutatz
mesai aissi doptos · Cumelitat chausime(n)
emerce · Evos mezeis ap(er) pauc no(n) mescre ·
Q(ue)us des orgoill siuz vol ensa (con) pai(n)gna ·
Vas napresen en dreg lausor somon ·
Calsieu fuir me dei(n)g er retenir · Esale
is platz q(ue) maina nuill plazer · Menbreli

doc (et) oblit li de no · Esieu sui fols nomfe[]zes


enuios · Rendam merce eso q(ue)m tol
rasos · Quar sieu n(on) pose ableis trobar m(er)[-
]ce ·
Cui am evoill edesir mais que re ·
Nosai acui de madolor me plai(n)gna · .

119
%0112rB
Deude de pradas. XXXVI
ṨDPrad 124,002 (I 0457)

AMors me(n) vida em somon · Q(ue)u chant


efasa saber · Cossin ten amors en poder ·
Osimos trop mala ono(n) · Epois vei q(ui)l
menapella · Ela sazos cades renovella ·
Ben es dreg qu(e) chantan retraia · Cossi
co(n)[]ore
ma paia · Uns iois qui sesemon cor
mes · p(er) bon respieg qi ma (con)ques ·
Detotz los bes q(ue)n amor son · ai eu ara
qualque plazer · Quar eu ai mes tot mo(n)
esp(er) · Mon pensar eme(n)te(n)tio(n) · En amar
do(m)[-]pna
coinda ebella · Eson amatz duna pu[-]cella ·
Equant trob soudadeira gaia · D(ir) po(n)t
mi cossi q(ue)m plaia · Ep(er) tant no son meinz
cortes · ad amor si la part entres ·
Amors vol ben q(ue) p(er) raison · Eu am
mido(n)s
p(er) mais valer · Et am pusella p(er) temer · E
sobre tot q(ue)n siabon · sab toseta de prima
sella · Qua(n)t ies fresca enovella · Dont
nom cal temer que iam traia · mas si nai
tant cab leis iaia · Un ser de mes en
mes · p(er) pagar adamor loles ·
Non sap de dompnei pauc ni pro · Qui
del tot vol sidonz aver · No(n) es dompneis
pois torna ver · ni consiret p(er) guiz ardon ·
Q(ua)n aia anelo cordella · Cuian esser reis de
castella · pro es dompneis damor veraia ·
Si ioias p(re)n equant pot baia · Esobre pl(us)
tei(n)g amerces · entesaureno(n) dout ges
Franca pucella desaso · Me platz quan
mes de bel repaire · Esuai de iosta mise[-]zer ·
Quan son vencutz en sa maiso · Esel
vol baissar la masella · Ol estre(n)c un pauc
la mella · nos mou nis vira ni ses glaia ·
Anz pui(n)gn co(m) vas mi satraia · Tro quel
baissar ensia pres · Edouz tocar del luoc
de ves ·
De soudadeira cuinda epro · Voill q(ue)m
don ab pauc denquerer · Tot so camors
volal iazer · eno(n) fassa plait ni tenso · Do[-]star
camisa ni gonella · anz danse sego[-]ns
que vieilla·Cel que no(n) asoi(n)g q(ui)s estra[-]ia
De far tot so camors latraia · Ezil navia
mais apres · Jadel ensei(n)gnar nos feisses · .

120
%0112vA
Deude de pradas XXXVII
ṨDPrad 124,007 (I 0458)

Delai on son miei desir · Quar que cil


nom desira · P(er) q(ue)u sove(n)c planc esospir ·
mas il n(on) plaing ni sospira · p(er)so delleis
fort mi ranair · Et es dreita ma ra(n)cura ·
Q(ue)u no(n) pes dautra ren ni cur · Et il de mi
n(on)
acura ·
Enmi son tuit aquil cossir · Don nuils fis
amans cossira · Esi ben vau nim volv ni(m)
vir · Mos cors nos volv ninos vira · Delle
is que aten q(ue)m meillur · Que totz so ques
vol meillura · Esol caillors no se pevir · Amo[]rs
delleis nos peiura ·
Totz los affans q(ue)m fai soffrir · Mout vo
lu(n)tiers los sofrira · Sellam dei(n)gnes sola a
cuillir · Tan gen cu(m) eu la cuillira · Ja no(n) la
gra cor fals nidur · Doncs p(er) que mes ilta(n)
dura · Que on plus envas leis matur · Et
il meinz vas mi satura ·
Sisa grades de mo(n) servir · De tot mo(n) sen
li servira · Quar daq(ue)st mal q(ue)m fu languir ·
Sai ben q(ue) pois n(on) languira · Mas no vol
p(re)cs
ni coniur · Esi m(er)ces non (con)vira · Tan cu(n)
pa[-]uc
ves mi sadreitur · Ja no(n) aura de mecura ·
Nom puosc mudar cades no(n) tir · Laion
mos mals aibs me tira · Que tot mo(n) cor ma
fait partir · De lai don ia nol partiar · Sisei
esgart douset epur · Q(ue)m fai cuiar q(ui)l es
pu[]ra ·
Mediseso q(ue)u fos segur · Delleis qe no
Masegura · .

121
%0112vA
Deude de pradas. XXXVIII.
ṨDPrad 124,018 (I 0459)

TRop ben mestera sis tolgues ·Amors


de me et eu damor · Q(ue) n(on) ai re mas
ladolor · Et il vol de me totz sos sens · Q(ue)u
chant emdeport em solatz · No(n) p(er) me mas
quar aleis platz · Et il no faria p(er) me · Neus
mal sim cuiava farbe ·
Amors ab uos nomual m(er)ces · Ab fra(n)q(ue)sa
ni abdousor · Quar uostrorgoill uostra rico(r) ·
no venz humelitatz ni bens · Som vos bla(n)[-]dis
uos menazatz · Quius menassa uos so[-]pleiatz ·
Equius ama nuill pro noillte · E[-]quius
vol mal gaugsen de se ·
Amors de uos aitan ap(re)z · Queill fol trua(n)
eill trichador · Que n(on) temon deu ni onor · Es

fei(n)g no(n) deu no(n) re cortes · An de vos lobaisar


el bratz · Ep(er) mals ventuiaiatz · Evers amics
ede bona fe · No(n) aura ia niso ni que ·
De domnas ai mes de tres · Que quan remi[-]ro
lor color · Elors beutatz eill mirador · Non
cuion que sia mais res · pauc anbe(n) leguit
Sosapchatz · Que beutatz vai efaill viatz · Q(ue)n
pauc dora (plus) bella ve · Aquosen que veze(r) ple ·
Un an volgra q(ue) sa vengues · Que sacordes[-]son
entrelor · Cil q(ue) so(n) leial amador · Q(ue)
iane[]guns
preos n(on) fezes · Cado(n)c paregro(n) li mal[]vatz ·
Elos malvezatz adunlatz · Qua(n) mort
domnei eioi anse · pels baratz q(ue)fan e(n)tre se.
Bels sirve(n)tes de vos mi platz · Q(ue)ma chanso(n)
p(ri)mier aiatz·Eia hom no(n) deman p(er) que Mas
car vos am aitan come · .

122
EDIZIONE INTERPRETATIVA

ṨDPrad 124,006 (I 0455)


Ben aj’ Amors quar anc mi fes chauzir
leis que no ̇m vol nim deingna ni m’acuoill;
quar sim volgues aissi cum eula noill,
non agra pois de qem pogues fuir:
precz e merces, chausinimez, e paors
chans e dompneis, sospirs, desirs e plors
foron perdut, si fos acostumat
que engalmen fosson amic amat.
Gaugs e spazers men ven on plus mi duoill,
eson pagatz, tant mes bon a soffrir;
qar molt voill mais per leis cui am languir,
cautrar don so donc il me fai orgoill;
qu’iu non voill ges aver quist ni trobat
donpna que m’aia trob leu ioi donat;
qe non es jois si non l’adutz honors,
nies honors si non l’adui Amors.
C’Amors o vol, em fai Merces socors,
eu sarai totz garitz de las dolors
e del maltrat on ai lonc temps estat;
mas sim destreing Razors em fere em bat
que tot quant pens mi torna d’autre fuoill,
per fol mi tenc ©©© voill ni desir
so que non pot ni non deu avenir;
mis non per tan queu romaing tal cum suel.
Ges de midonz nom pot Rasos partir,
qeus clam per dieu e per humilitatz;
esi Merces trai, de lai, sas ricors,
eu fatz, de sai de mon capduoill;
eges non pert son pretz sina lausors,
si chausimerz en son escuoil,
quel dieus d’amor a ben per dreit iuzat
que domna deu son amic eurequir.
Un ioves cors conplitz de gran beutat,
gais, amoros, conplit de bon agrat,
on es fins pretz renovellatz e sors,
m’aissi conques non puois pensar aillors;
qu’eu non vau tant ves autra nim vir,
c’ades mon cor non tir lai e mei oill;
e s’ieu aissi livet nuill temps nil tuoill,
ja fin Amors no men fassa iauzir.
Lai on son ioi tuig aiostat chansos,
ten vai, ves Andusa, de cors;
e sit vos far en bona cort auzir,
crida soven: «Castlutz e Rocafuoill».

123
ṨDPrad 124,011 (I 0456)

Non cugei mais ses comiat far chanson;


mas ar m’aven, mal grat meu, far parer
lo pensamen qu’el cor nom pot caber,
tan m’en a dat cella cui eu me don.
per q’iue coninz, a lei de osiros;
e si mos chanz non es molt amoros,
ja non rept’on mais amor e merce,
quar sim volgueson portar bona fe
ja non si fera madomna tant estraingna.
A penas sai quem sia mal ni bon,
car sui manritz e plens de noncaler;
car s’ieu del tot d’amor me desesper,
ges pai tant non eis de sa preison.
Que farai donos ? Soffrirai pensasons,
et atendrai tro que veingna sasos,
queill desamat suffren trobon merce ;
e non dirai : «s’autre pro nocam te,
a totz lo meinz midonz que mi remaingna!»
Ai, fin’amors, ab un pauc guizardon
pograz mon cor en gran ioia tener,
sol que fezes a lei cui am plazers
de quant bon grat mi mezeis li abandon;
(E si d’aitan neis non volez mos pros
sivals dai tan motraz li qui es vos).
Mas noi anez que noi menet Merce
qu’adonc seran aiostat tuit li be
e sobrar l’an a cui que d’els sofraingna.
De mon dan cuia, amors, qu’eus mou tenson,
on plus vos dic c’anez mi donz vezer ;
qu’ados la vei sez vos aitan valer
que mais non cuig m’escoute a raison
pois aura faig son cors de ren ioios ;
que sa beutatz me sai aissi doptos,
c’umelitat, chausimen e merce
e vos mezeis aper pauc non mescre
queus des orgoill, siuz vol en sa conpaingna.
Vas napresen endreg lau sor somon,
Cu’al sieu fuir me deing er retenir;
e s’a leis platz qu’iue maina nuill plazer,
menbre li d’oc et oblit li de no ;
e sieu sui fols nom fezes enuios ;
rendam merce eso quem tol rasos,
quar s’ieu non pose ab leis trobar merce,
cui am e voill e desir mais que re,
no sai a cui de ma dolor me plaingna.

124
ṨDPrad 124,002 (I 0457)

Amors m’envida em somon d’ostar camisa ni gonella,


qu’eu chant e fasa saber anz danse segons que vieilla
cossi ṅ ten Amors en poder, cel que non a soing quis estraia
o si mos trop mala o non; de far tot so c’Amors l’atraia ;
e pois vei ques il m’en apella, e z’il navia mais apres,
e la sazos, c’ades renovella, ja de l’enseingnar no is feisses.
ben es dreg qu’en chantan retraia
cossi conore m’apaia
uns jois qui s’es e mon cor mes,
per bon respieg qi m’a conques.
Detotz los bes qu’en amor son,
ai eu ara qual que plazer,
quar eu ai mes tot mon esper,
mon pensar e m’entention
en amar dompna coinda e bella,
e son amatz d’una pucella,
e quant trob soudadeira gaia,
dirpont mi cossi que ̇m plaia;
e per tant no son meinz cortes
ad amor, si la part en tres.
Amors vol ben que per raison
eu am mi dons per mais valer,
et am pusella per temer;
e sobre tot que ̇n sia bon
s’ab toseta de prima sella,
quant ies fresca e novella,
dont nom cal temer que ja m ̇ traia,
m’assinai tant ca ab leis iaia
un ser de mes en mes,
per pagar ad Amor lo les.
Non sap de dompnei pauc ni pro
qui del tot vol si donz aver.
Non es dompneis, pois torn’a ver,
ni con s’i ret per guizardon.
Quan aia anel o cordella,
cuia n’esser reis de Castella.
Pro es dompneis d’amor veraia,
si ioias pren e, quant pot, baia;
e sobreplus tenga Merces
en tesaur, e non dout ges.
Franca pucella de saso
me platz, quan mes de bel repaire,
e suai de iosta mi sezer,
quan son vencutz en sa maiso;
e sel vol baissar la masella
ol estrenc un pauc la mella,
nos mou nis vira ni s’esglaia,
anz puingn com vas mi s’atraia,
tro quel baissar en sia pres
e douz tocar del luoc deves.

De soudadeira cuinda’e pro


voill quem don’ab pauc den querer
tot so c’Amors vol al iazer,
e non fassa plait ni tenso
125
ṨDPrad 124,007 (I 0458)

De lai on son miei desir


quar que cil nom desira,
per queu sovenc planc e sospir;
mas il non plaing ni sospira.
Per so del leis fort mi ranair,
et es dreita ma rancura,
q’ueu non pes d’autra ren ni cur,
et il de mi non a cura.
En mi son tuit aquil cossir
don nuils fis amans cossira;
e si ben vau nim volv nim vir,
mos cors nos volv ni nos vira
del leis que aten quem meillur,
que totz so ques vol meillura,
e sol c’aillors no se pevir
amors, del leis nos pejura.
Totz los affans que m ̇ fai soffrir,
mout voluntiers los sofrira,
sel’lam deingnes sola acuillir
tan gen cum eu l’acuillira.
ja non l’agra cor fals ni dur .
doncs, per que m’es il tan dura?
Que on plus en vas leis m’atur,
et il meinz vas mi s’atura.
Si s’agrades de mon servir,
de tot mon sen li servira,
quar d’aquest mal quem fu languir,
sai ben que pois non languira;
mas no vol precs ni coniur,
e si merces non convira
tan c’un pauc ves mi s’adreitur,
ja non aura de me cura.
Nom puosc mudar c’ades non tir
Lai on mos mals aibs me tira,
que tot mon cor m’a fait partir
de lai, don ja nol partiar,
si sei esgart douset e pur,
quem fai cuiar qu’il es pura,
me diseso queu fos segur
del leis qe no m’asegura.

126
ṨDPrad 124,018 (I 0459)

Trop ben m’estera sis tolgues


Amors de me et eu d’Amor;
q’ue non ai re mas la dolor,
et il vol de me totz sos sens:
q’ueu chant em deport em solatz,
non per me, mas quar a leis platz;
et il no faria per me
neus mal, sim cuiava far be.
Amors, ab vos nom val Merces,
ab franquesa ni ab dousor;
quar vostr’orgoill, vostra ricor,
no venz humelitatz ni bens.
S’om vos blandis, vos menazatz;
Quius mesassa, vos sopleiatz;
e quius ama, nuill pro noill te;
e quius vol mal, gaug s’en dese.
Amors, de vos ai tan aprez:
queill fol truan ei l̇ l trichador,
que non temon deu ni onor,
es feingnon deu non re cortes,
an de vos lo baisar el bratz,
e, per malsventuia, iatz,
e vers amics e de bona fe
non aura ia ni so ni que.
De domnas ai mes de tres,
Que, quan remiron lor color
E lors beutatz eill mirador,
non cuion que sia mais res,
pauc an ben leguit, so sapchatz,
que beutatz vai e faill viatz,
q’uen pauc d’ora plus bella ve
aquo sen que vezer ple.
Un an volgra que s’avengues
que s’acordesson entre lor
cil que son leial amador,
que ia neguns preos non fezes;
c’adonc paregron li malvatz
e los malvezatz a d’un latz,
q’uan mort domnei e ioi anse,
pels baratz que fan entre se.
Bels sirventes, de vos mi platz,
que ma chanson primier aiatz,
e ia hom non deman per que;
mas car vos am aitan con me.

127
ELABORATO DI ROCCO

BEdT 167,059 Tant ai sufert longamen


Autore: Gaucelm Faidit gran affan · Ques estes
Componimento numero XXXIII mais que nom na p(er)ceu[-]bes ·
Morir pogra tost
eleu sim uolgues · Quala
bella no(n) preira ia dolors ·
En que mala fos beuta[-]tz eualors ·
Don regarda(n)
part forsatz mon cor[-]atge ·
Epos nom uol se[-]grai
autre uiatge · Mas lei no(n) cal ni so
ten adan · De perdre me, nil ben dig de mo(n)
chan ·
Pero tal ren ten om uil ques p(er)san · Etal re[-]pert
don cre que il es ben pres · Que puoi[-]sa
fai soferta mendre bes · Mas de midonz
esta(n) grans sa ricors · Que(n) re nos ten sim
p(er)t nim uir aillors · Donc ben fessi outraq(i)[-]dat
follatge · Qant p(er) casei ma mort emo(n)
dannaie · Ab mon fol cor que fetz dir ench[-]antan ·
So don degra gen cobrir mo(n) talan ·
E pois mei oil emos cors trait man · E ma ma[-]la
domna ema bona fes · Sique chascuns
magra mort si pogues · Clamar me(n) dei
com de mals baillidors · E ia mos oills meso(n)[-]giers
traidors · No(n) crerai mais ni fiansa ses
gatge · Car cel es fols que fai fol uasallat[-]ge ·
Efols qui quida auer ason coman · Tot so
que ue plasen eben estan ·

Bem merauill pos ab midons estan · Pretz ebe[]utatz


plasers ab ditz cortes · Quo(m) po esser que
noi sia merses · Em merauil de leis ont es on[-]ors ·
Jois eiouenz que noi sia amors · Em mera[-]uill
de domna daut paratge · Belle gentil ques
de mal seingnorage · Cosi po far contra sa ual[-]or
tan · Que desmenta so franc omil semblan ·
De tot aiso mai meraueila gran · Epos platz q(e)
no si canie res · Nom tenra mais afrenat sos
mals fres · Queras men part sitot mes deson[-]ors ·
Et agran obs que fos del mal traich sors ·
Epos aillors uau monda(r) mon estatge · Bon en[-
]contrem
dondeus ebon intratge · Em lais trob[-]ar
domna ses cor truan · Quab mal seingnor
ai estat aqest an ·
Ab tot aital mal ebrau etiran · Uolgr(i)eu est[-]ar
uoluntiers sil plagues · Mas quab autra q(e)
mais de bem feses · Epois noill plaiz atal uau
p(er) socors · De cui me uen alcor plasens dousors ·
Belles epros francha de bel estatge · Et am ma(n)[-]dat
p(er) un cortes messatge · Qun pauc ausel
emon poing que nos nan · Am mais qua cel u[-]na
grua uolan ·
Mon san congier man emon sobre gaie · Qu[-]ar
ai (com)prat gran sen ab gran folaie · Esai del
ben edel mal damor tan · Que iamais iorn no
mausirai p(re)gan ·.

128
BEdT 167,056
Autore: Gaucelm Faidit
Componimento numero XXXIV

Som pogues partir son uoler · Daiso don plus


al cor uelon · Quant no(n) po iausim(en) ueser ·
Us dels grans sens fora del mon · Quar del
las grans foudatz quei son · Edella maiors qui
fai faillime(n) · Pero greu er nuls amics drutz p(ri)
uatz · Sil bes el mals el iois el dans noill platz ·
Tot aiso men uengra aplaser · Si ben so(n) el
mal traic preon · Samors me deingnes ran ua[-]ler ·
Que lamoros cors desiron · Ma paies dun
ioi lausion · Esai quasatz fora auinen · Que
agues del bens quils mals pren · Que un
preira cen · Mals trachs soffren · Eforam tot
iois eplazers onratz · Sapres nuls mals men
fos uns ioi pagatz ·
Mas eu opert sil ben esper · Com cel qual io[-]gar
si cofon · Que ioga eno(n) po ioc auer · Eno(n)
sem fam ni set ni son · Atresi mes poiat el

fron · Et intrat el cor follamen · Quades on pl[-]us


pert plus aten · Cobrar souen tan ai fol
sen · Mas latendres nomes res mas foudatz ·
Car amon dan sui trop enamoratz ·
Tuich trop son mal quieu sai dauer · Quel
Trop montrar don chascus gron · Que fesi ma
Faig bas caser · Queu montei tan en (con)tral mon ·
Que pendre qui dei laurion · Com no po pre(n)[-]dre
ab ren uiuen · De tan fort maneiras defen ·
P(er)o tamen · Et omilmen · Ocomensei com om
damor forsatz ·Don nomer mal si nera dreich iu[-]gatz ·

E car res nom pot pro tener · Ableis don muor


eart efon · Fas un sen quab forsat poder · Fuc
delleis ueser em rescom · Mas mo sens no uei
que maon · Q(e)u muor qant no uei son cors
gen · Eqant lo uei muor eissamen · Quar nu[-]ill
paruen · Nom fai plasen · Anz qant lauei
esgarda autre latz · Que no macuoill num uol
auer solatz ·
Uas midonz sui de franc uoler · Plus omils
dun fraire de gran mon · Et il mes dorgoillos
parer · Tan que quan la prec no(n) respon · Una[-
]uenturai
no(n) sai don · Quanc re namei coralme(n) ·
Quorgoill no(n) mostres mantene(n) · Caital torme(n) ·
Brau ecosen · Me don mors acui me sui dona[-]tz ·
Quaitrals es totz logierdos el gratz ·
Cuanfos uaiten tost ecoren · Dir mo(n) tesaur de
qui es mo(n) feriatz · Que p(er)don quier car lai no(n)
sui tornatz ·
Bels aiamans belles uostra beutatz · Ebels lo
pretz on chascun iorn poiatz · .

129
BEdT 167,004
Autore: Gaucelm Faidit
Componimento numero XXXV

Asemblan del rei ties ·Quant lac uencut le(n)[-]peraire ·


Eil fetz tirar quant lac pres · Sa
careta eson arnes · Don el cantaual mal tra[-]ire ·
Uesen la roda uirar · El ser ploraual ma[-]niar ·
Cant on plus ai malanansa · Qua(n) cosir
quen alegransa · Mi po mos mals traichs tornar ·
Puoi plor quant uei ioi ebe · Als altres eme
Soue · Quieu naic pro ar no(n) ai re ·
Enaital trebaillam te · Amors pros en greu ba[-]lanssa ·
Eno sap dire p(er) que · Mas car aten sa[-]merse ·
Uencutz ses desesp(er)ansa · Ecar nom
recre damar · Que dals no(m) po encolpar · Tansui
fins leials amaire · Uas uos cui nous aus retra[-]ire ·
Ni descobrir mon afar · Pros do(m)pna ab

gai cors cortes · Tant tem lo pretz que(n) uos es ·


Ellas grans onors els bes ·
Pero nom desesper ges · Ni mes semblans ni
ueiaire · Quen uos no sia merces · Pos uostre iez
cor cortes · Omils francs ede bonaire · Uei el
ric pretz ualen car · El bel ris el dous esgar · Io[-]ios
ab dousa semblansa · E car no(n) auez egan[-]sa ·
De beutat el mon ni par · Aisom ten aisi
efre · Em tol lardit em rete · Que nous aus pre[-]iar
de re ·
Car maintas sasos maue · Cap tota faita aco[-]rdansa ·
Domnaus cuis pregar de me · Et pu[-]is
quan mos cors uos ue · Moblit e nonai me(m)[-]bransa
·
Mas quant de uos esgardar · Epois no
uos aus preiar · Ni mamor no(n) puois estraire ·
Donc gran merce pogratz faire · Si dessetz ses
demandar · Que no es tan pauca res · Que del
uostre donatges · Q(e)u en gran nolla tengues ·
uostre donatges · Q(e)u en gran nolla tengues ·
Per que nans quel bruchs uengues · Ni fals
lausengiers tricaire · Lamor q(e)us ai conogues ·
Fora ben sauos plagues · De conoisser mo(n) afa[-]ire ·
Puois eu nol uos aus mostrar · Doncs ben
Ric dom pogratz dar · Eses tota malestansa · Se[-]ns
plagues cauostronransa · Fosen mais tuich
miei chantar · El plus lais si descoue · Mas da[-]itan
no cuit ni cre · Si eu odic que mi mal me ·
Epois en uostra merce · Et en la uostra fi[n]an[-]sa ·
Don et autrei p(er) iase · Mon cor ema bona fe ·
Si uostra ualors menansa · Onors uos er ses
doptar · Uos sabez costrain afar · Q(e)u nos qu[-]ier
plus pauc ni gaire · Mas ta(n) comils merce[-]iaire ·
Uos fon ab cor fin eclar · Esaesmes ni
saubes · Queu lo plus dire degues · Del plus
me fora entremes ·
De uentadorn auich retraire · Que la do(m)pna
nona par · Donor de pretz ni de bens · Esin ma[-]rac
des saubes · So queu sai beill fora pres · .

130
BEdT 167,032
Autore: Gaucelm Faidit
Componimento numero XXXVI

LO gens cors onratz · Complitz de grans beu[-]tatz ·


De leis que plus magensa · Eque plus
mi platz · On es plasens solatz · Efranc omil[-]tatz ·
Edousa ben uolensa · Egais pretz presa[-]tz ·
Me fan cantar souen · Ses so que nom co[-]ssen ·
Que ia(n) sia iausire · Dauer ioi iausen · Ni
de leis no(n) aten · Mas le uei el desire · Cai del
sieu cors gen · Ses autre iausimen ·
Per aital lim ren · P(er) far son mandamen · Esil

platz po mausire · Que no lim defen · P(er)o be


mes paruen · Que plus fora auinen · Car li sui
flames sofrire · Elam finamen · Si fos sa uolunt[-]atz ·
Queill plagues mamistatz · Si cap dousa
safrensa · Men fos iois donatz · Ans que fos car
co(m)pratz · Que naissi es faillensa · Foral dons el
gratz · Ecen dobliers doblatz ·
Epois ausiratz · Gais sons enamoratz · De fina
benuolensa · Si fos gen pagatz · Mas pels ui[-]lans
baratz · Del fals preiadors fatz · Uei met[-]re
en mescresensa · Emal en colpatz · Cels quamo(n)
finamen · P(er) que prec dousamen · Midons qui
sui seruire · Damar leialmen · Quautrui galia[-]men
en damnage nomuire · Quadreg iugam(en) ·
Er tortz si mal men pren ·
Dautre faillimen · Rein no(n) uilanam(en) · Domnas
p(er) que(m) naire · Ellas en repren · Que sim adrut
ualen · Saui ni conossen · Don puoscon gran
ben dire · Greu er loniamen · Ca tenguz niam[-]atz ·
Mas uns mal eseingnatz · Ab gran descon[-]oiscensa ·
Er seiner clamatz · Queu sai de rics
maluatz · Senes tota ualensa · Enaut loc mon[-]tatz ·
Emaners e priuatz ·
Tant nes pretz baisatz · Que(n) fora plus iratz · Mas
p(er)lei nai tenensa ·Em tenc afrenatz · Acui no pl[-]atz
foudatz · Ni faichs desmesuratz · Ni1
maluasa entendensa · Ni
auols p(er)catz·Tant ual queu(m) nes pauen·Enai me[-
]ins
dardimen · Que quant plus me cossire · So(n)
afortimen · Si merces noi discen · Pro ai de q(e)
sospire·Que nals no(n) enten·Ni ai lo cor nil
sen ·
Per qua esien · Cobri mo marrimen · Esai de
mo(n) dan rire · Amorosamen · Esagues cor iaus[-]en ·
Saubral celadam(en) · Jausir et escondire · Qu[-]en
leos p(er) un sen · Ualgen mentirs asatz · Ma[-]is
que folla uertatz · Emais dousa soffrensa ·
Orgoills es laissatz · Queu nai uist so sapch[-]atz ·
Uenir mainta escasensa · De rics dons
onrat · P(er) gen sentir enpatz ·
Domnab finas beutatz · Pros ede gran uale(n)[-]sa ·
Namaria gratz · Uos es auals donatz · Que
uos uei ses faillensa · Montgen acordatz · Totz los
bons els maluatz ·
De bens dich onratz · El bens dichs es uertatz · .

131
EDIZIONE INTERPRETATIVA
BEdT 167,059

Tant ai sufert longamen gran affan, e pois, no·ill plaiz, a tal vau per socors
Que, s’estes mais que no·m n’aperceubes, de cui me ven al cor plasens dousors;
morir pogra tost e leu, si·m volgues, bell’es e pros francha de bel estatge
qu’a la bella non preira ia dolors et a·m mandat per un cortes messatge
en que mala fos beutatz e valors, q’un pauc ausel e mon poing que nos n’an
don regardan, part forsatz mon coratge; am mais qu’a cel una grua volan.
e pos no·m vol, segrai autre viatge, Mon Sancongier man e mon Sobregaie,
mas lei non cal ni s’o ten a dan quar ai comprat gran sen ab gran folaie
de perdre me, ni·l ben dig de mon chan. e sai del ben e del mal d’amor tan
Pero tal ren ten om vil qu’es persan que ia mais iorn no m’ausirai pregan.
e tal repert don cre que il es ben pres
que puoisa fai soferta mendre bes;
mas de midonz es tan grans sa ricors
qu’en re no·s ten si·m pert ni·m vir aillors.
Don cre ben fessi outraqidat follatge
qant percasei ma mort e mon dannaie,
ab mon fol cor, que fetz dir en chantan
so don degra gen cobrir mon talan.
E pois mei oil e mos cors trait m’an
e ma mala domna e ma bona fes
si que chascuns m’agra mort si pogues,
clamar m’en dei com de mals baillidors;
e ia mos oills, mesongiers traidors,
non crerai mais, ni fiansa ses gatge…
car cel es fols que fai fol vasallatge,
e fols qui quida aver a son coman
tot so que ve plasen e benestan.
Be·m meravill pos ab midons es tan
pretz e beutatz plasers ab ditz cortes
quom po esser que no·i sia merses;
e·m meravil de leis, ont es onors,
iois e iovenz, que noi sia amors;
e·m meravill de domna d’aut paratge
bell’e gentil qu’es de mal seingnorage,
cosi po far contra sa valor tan
que desmenta so franc omil semblan.
De tot aiso m’ai meraveila gran
e pos platz qe no s'i canie res
No·m tenra mais afrenat sos mals fres!
que ras m’en part si tot m’es desonors
et agra·n obs qu’e fos del mal traich sors;
e pos aillors vau mondar mon estatge,
bon encontre·m don Deus e bon intratge,
e·m lais trobar domna ses cor truan
qu’ab mal seingnor ai estat aqest an.
Ab tot aital mal e brau e tiran
volgr’ieu estar voluntiers, si·l plagues,
mas qu’ab autra qe mais de be·m feses,
132
BEdT 167,056

S’om pogues partir son voler anz qant l’avei esgarda autre latz
dai so don plus al cor velon, que no m’acuoill nu·m vol aver solatz.
quant non po iausimen veser, vas midonz sui de franc voler,
us dels grans sens fora del mon; plus omils d’un fraire de Granmon,
quar, de las grans foudatz que·i son et il m’es d’orgoillos parer
es del la maiors qui fai faillimen, tan que, quan la prec, non respon;
pero greu er nuls amics drutz privatz un aventur’ai, non sai don,
si’l bes e·l mals e·l iois e·l dans no·ill platz. qu’anc re n’amei coralmen
Tot aiso men vengra a plaser qu’orgoill non mostres mantenen,
si ben son el mal traic preon, c’aital tormen,
s’amors me deingnes ran valer brau e cosen,
que l’amoros cors desiron me don mors a cui me sui donatz,
ma paies d’un ioi lausion quaitrals es totz lo gierdos el gratz.
e sai qu’asatz fora avinen Quan fos vai t’en tost ecoren
que agues del bens qu·ils mals pren; dir mon Tesaur, de qui es mon feriatz,
qu’e un preira cen que perdon quier car lai non sui tornatz.
malstrachs soffren Bels ai amans belles vostra beutatz,
e fora·m tot iois e plazers onratz, e bels lo pretz on chascun iorn poiatz.
s’apres nuls mals m’en fos uns ioi pagatz.
Mas eu opert si·l ben esper,
com cel qu’al iogar si cofon,
que ioga e non po ioc auer
e non sem fam ni set ni son,
atresi m’es poiat el fron
et intrat el cor follamen
qua des on plus pert plus aten.
cobrar soven tan ai fol sen,
mas l’atendres nom es res mas foudatz,
car a mon dan sui trop enamoratz.
Tuich trop son mal quieu sai daver
quel trop montrar don chascus gron
qu’e fesi m’a faig bas caser;
queu montei tan en contral mon
que pendre qui dei laurion,
c’om no po prendre ab ren viven
de tan fort maneiras defen.
pero tamen
et omilmen
o comensei com om d’amor forsatz,
don no m’er mal, si n’er’a dreich iugatz.
E car res no·m pot pro tener
ab leis don muor e art e fon
fas un sen qu’ab forsat poder
fug de leis veser e·m rescom,
mas mo sens no vei que m’aon
q’eu muor qant no vei son cors gen
e qant lo vei muor eissamen,
quar nuill parven
no·m fai plasen,
133
BEdT 167,004

A semblan del rei ties, que no es tan pauca res


quant l’ac vencut l’enperaire, que del vostre donatges
e·il fetz tirar, quant l’ac pres, q’eu en gran nol la tengues.
sa careta e son arnes, Per qu’enans que·l bruchs vengues,
don el cantav’al maltraire, ni fals lausengiers tricaire
vesen la roda Virar l’amor q’e·us ai conogues,
e·l ser plorav’al maniar, fora ben, s’a vos plagues,
cant on plus ai malanansa de conoisser mon afaire,
quan cosir qu’en alegransa puois eu no·l vos aus mostrar
mi po mos malstraichs tornar, doncs ben Ric do·m pogratz dar,
puoi plor quant vei ioi e be e ses tota malestansa,
als altres e me Sove sens plagues c’a vostr’onransa
qu’ieu n’aic pro ar non ai re. dosen mais tuich miei chantar
En aital trebailla·m te e·l plus lais, si des cove,
amors pros en greu balanssa mas d’aitan no cuit ni cre
e no sap dire per que, si eu o dic que mi mal me.
mas car aten sa merse, E pois en vostra merce
vencutz ses desesperansa, et en la vostra finansa,
e car no·m recre d’amar non et autrei per iase
que d’als no·m po encolpar, mon cor e ma bona fe;
tan sui fins, leials amaire si vostra valors m’enansa,
vas vos, cui nous aus retraire onors vos er, ses doptar;
ni descobrir mon afar, vos sabez co·s train a far,
pros dompna ab gai cors cortes, q’eu nos quier plus pauc ni gaire,
tant tem lo pretz qu’en vos es mas tan c’omils merceiaire
el las grans onors e·ls bes. vos fon ab cor fin e clar;
Pero no·m desesper ges, e s’aesmes ni saubes
ni m’es semblans ni veiaire qu’eu lo plus dire degues,
qu’en vos no sia merces; del plus me fora entremes.
pos Vostre iez cor cortes, De Ventadorn auich retraire
omils francs e de bon aire que la dompna non a par
vei, e·l ric pretz valen car, d’onor de pretz ni de bens,
e·l bel ris e·l dous esgar, e si’n Maracdes saubes
ioios ab dousa semblansa; so qu’eu sai, be·ill fora pres.
e car non avez egansa
de beutat el mon ni par,
aiso·m ten aisi e fre
e·m tol l’ardit e·m rete
que nous aus preiar de re.
Car maintas sasos m’ave
c’ap tota faita acordansa,
domna, us cuis pregar de me,
et puis, quan mos cors vos ve,
m’oblit, e non ai membransa,
mas quant de vos esgardar,
e pois no vos aus preiar,
ni m’amor non puois estraire
donc gran merce pogratz faire
si dessetz ses demandar,
134
BEdT 167,032 sa vi ni conossen
don puosc’on gran ben dire,
Lo gens cors onratz, greu er loniamen
complitz de grans beutatz, ca tenguz ni amatz;
de leis que plus m’agensa mas uns mal eseingnatz,
e que plus mi platz, ab gran desconoiscensa,
on es plasens solatz er seiner clamatz;
e franc omiltatz qu’eu sai de rics malvatz,
e dousa ben volensa, senes tota valensa,
e gais pretz presatz, en aut loc montatz,
me fan cantar soven e maners e priuatz.
ses so que no·m cossen Tant n’es pretz baisatz
que ia·n sia iausire qu’e·n fora plus iratz,
d’auer ioi iausen; mas per lei n’ai tenensa
ni de leis non aten e·m tenc afrenatz
mas le vei e·l desire a cui no platz foudatz,
c’ai del sieu cors gen, ni faichs desmesuratz,
ses autre iausimen. ni malvasa entendensa,
Per aital li·m ren ni avols percatz;
per far son mandamen, tant val qu’eu·m n’espaven
e si·l platz, po m’ausire e n’ai meins d’ardimen,
qu’e no li·m defen; que, quant plus me cossire
pero be m’es parven son afortimen,
que plus fora avinen, si merces no·i discen,
car li sui flames sofrire pro ai de qe sospire.
e l’am finamen, qu’en als non enten
si fos sa voluntatz ni ai lo cor ni·l sen.
que·ill plagues m’amistatz, Per qu’a esien
si c’ap dousa safrensa cobri mo marrimen
m’en fos iois donatz, e sai de mon dan rire
ans que fos car compratz amorosamen;
qu’enaissi es faillensa, e, s’agues cor iausen ,
fora·l dons e·l gratz saubra·l celadamen
e cen dobliers doblatz. iausir et escondire
E pois ausiratz qu’en leos, per un sen,
gais sons enamoratz val gen mentirs asatz
de fina benuolensa mais que folla vertatz,
si fos gen pagatz; e mais dousa soffrensa
mas, pels vilans baratz orgoills es laissatz;
del fals preiadors fatz, qu’eu n’ai vist so sapchatz,
vei metre en mescresensa venir mainta escasensa
e mal encolpatz de rics dons onrat
cels qu’amon finamen. per gen sentir en patz.
per qu’e prec dousamen Domn’ab finas beutatz,
midons, qui sui servire, pros e de gran valensa,
d’amar leialmen. na Maria, gratz
qu’autrui galiamen en damnage no·m vire, vos es a vals donatz
qu’a dreg iugamen que vos vei ses faillensa,
er tortz si mal m’en pren. mont gen acordatz
D’autre faillimen totz los bons e·ls maluatz.
reinnon vilanamen De bens dich onratz
domnas, per qu’e·m naire e·l bens dichs es vertatz.
el las en repren,
que, s’i·m a drut valen
135
Autore:Guilhem de Saint Leidier
Manoscritto: I ( Paris, B.N.F., fr. 854)
Carte: %078rb- 078vA
BEdT 234,006 Compaingnon ab ioi
mou mon chan · Q(ueu)u
ai respeg del ioi que
uai · Quen uenra gra(n)s
iois si dieu plai · Q(ue)n
gentil loc met mon
affan · Esieu tot mi co[]nort
temenz · Iois es
mos bels esperamenz.
P(er) q(ue)u nom uoill desesp(er)ar·Ni partir del do
us desirar.
Enaquest desir uauc pensan · Nuls hom
no(n) afin pretz uerai · Si damor no se met en1
ran · P(er) un ben na de mal docenz. Ep(er) un ioi
mil pensaimenz · Lautrui ioi ler aplaideiar ·
Etener senson folleiar ·
Fols fon sel capellet enan · Amor aquest mal
quieu entrai. Planc esospir et esmai · Ira
edol p(er)das edan · Et es enuez emarrimenz ·
Se midonz forsez tan damar · Quil penses so
quen fai pensar ·
Quen pes de cortesia tan · Que res no(n) es
ne eu no(n) sai · On ia latrab puois no(n) es lai ·
On tuic mautreuaion lo ban · Abella dom
na et auinenz · Cortesia echausimenz · Vos
fezes tant homeliaz · Quem fezes calque
ben cuidar ·
Ab sol lo cug uolgrieu chantan · Tostemps
musar eten gran gai · Et autre iauzis eus
lo plai · Daco q(ue)u uos seruei aman · Efora
sals mols loncs atentz · Car ses uos mes toz
iois nienz · Grazit sui ben si dieus mi gar ·
P(er) bona fe eper doptar ·
On plus uos dopte euos blan · Dobla lor[]goills
epietz mi fai · Egentils cors cab mer[]ceill
uai · Deuria franger son talan · Mais

aisi faill ben aquest cenz · Que gentils es


uos eualenz · Et on eu plus uos puosc p(re)
Ab merce uei lorgoill doblar.
Doble ioi agra la cort gran · Al iu(r)amen can
lai serai · On er saubut tot so desai · Somdi
sses quella plus p(re)zan · Que fos tan quant eu
fui uiuenz · Quein fos de bels acuillimenz · Be(n)
iagra mes mon chantar · Els oills sels ipog
ues donar·
Amics bertran ia trob amar· No(n) uoillatz ni
lonc esperar·

136
Autore:Guilhem de Saint Leidier
Manoscritto: I ( Paris, B.N.F., fr. 854)
Carte: %078vA- 078vB
BEdT 234,003
Assi con es bella sil de cui chan· Ebels sos
noms sa terre siei chastel · Ebel siei dig
siei faig esiei senblan · Voill mas cobl[]as
mouan totas enbel · Edic uos ben si ma
chansos ualgues · Ai tant con ual aissella de
cui es. Si uenquera totas cellas ques son ·
Com il ual mais delas autras delmon ·
Tot bellamen mausiran desiran · Sil de cui
son liges hom ses reuel · Que magres tort
abun fil de son gan · Odun dels pels quel ca
son el mantel · Cab sol cuiar et ab mentir pr
omes · Magrill estort tostemps salei plagu[]es ·
Cab fin tallan (et) ab cor iauzion · Lam ades
mais on il plus mi confon ·
Bella domna ab gen cors ben estan · Vas cui
eu tot mon coratge chapdel · Si eu uos ueng[]ues
mas mans iontas denan · Deginoillons
eus quezes uostranel · Acals franqueze for
ecals merces · Daquest caitiu que no(n) saup q(ue)
fos bes · Restaurasetz ab fin ioi iauzion · Qe
no(n) es bes que ia ses uos laon ·
Bella domna puois eu autra no(n) blan · Endr
eg damor nim rason ni napel · Cuna no(n) es
enfaig ni ensemblan · Quin contra uos 2ualg[]ues
un clauel · Autra no(n) uoill ni auer no(n) puo[]sc
ges · Moraises ioi qua uos me tein defes ·
Un pauc intrei enamor trop preon · Issir no(n)
posc que noi trob gua ni pon ·
Uns bels respiegs miuai aconortan · Quen
petit dora aiuda son fizel · Gentils amors qui
lenquier merceian · Sol que fis drutz no(n) torn en
deschapdel · Esel que ia son fin coratge mes.
Si tot li tarda nose desesper ges· Que bona
domna tot miant deu respon · Mas deu gard[]ar
acui ni que nion ·

Trastot mes bel on il es em resplan · Bosc mer


son prat evergier erausel · Ema gensa achascun
iorn de lan · Con fai la rosa quant nais de nou
el · Quel mo(n) non es uilans tan malapres · Si
parlab leis un mot no(n) torn cortes · Eno(n) sapcha
del tot parlar afron · Denan sos dilz edels autres
rescon ·
Amics bertran ues tal ai cor uolon · Quel chan[]te
riquant ieu languisc efon ·
Bertran la fillal pro comte raimon · De gra uez[]er
quil gensa tot lo mon· .

137
Autore:Guilhem de Saint Leidier
Manoscritto: I ( Paris, B.N.F., fr. 854)
Carte: %078vB- 079vA
BEdT 234,011

Pois tan mi forsa amor que ma fag entre mec[]tre ·


Cala gensor del mon aus mas cansos tra
metre · Epois no(n) aus aillors mon fin cor
ende[]metre·
Ben deuri emplegar mon sotil sen eme[] tre·
Sil plagues que(m) laisses enson seruizi metre ·
Cil cui hom liges siu ses dar eses prometre ·
Lo prometre uolgreu efos falsal promessa · Mais
que autra del mon magues ioia tramessa · Esine[]guna
ses de mamor entremessa · Entendasen
autrui queu sec dreches de messa · De fin uoler
ues tal que sim sal sans ni messa · Ieu no(n) laus
descobrir quei aia mamor messa ·
Messa ai si mamor que nomen posc estraire · Ni
niull autra del mon nom pot gran ioia traire · es3
tiers que re(n) noill dic ni no(n) li aus retraire · 4 Si qu
il sola enten com no men pot mot traire · P(er) pa[]or
denueios que lam cuian fors traire ·
Aors trait masi mon cor no(n) sai uas on mi rein[]gna ·
Ni partir nomen posc ni cug que ia aue[]ingna ·
P(er)o datant la prec que fil platz que(m)
ma(n)[]teingna ·
Non len noisien dic ben ni amal no
so teingna · Et aissi soffrir nai tot so que men
aueingna · Epois aurai respieg que p(er) sieu me
reteingna ·
Retenir no(n) posc mais lo dezir nies batre · Catotz
iornz creis enais enol puosc esconbatre · Trop
mi fes enric plai mos fols uolers embatre · Mas
negus hom no(n) pot cor destreingner ni batre ·
Que farai doncs sieu lam eno(n) la posc abatre ·
la(n)guirai·
desiran cab leis nom posc combante ·
Combatre nol pot hom quel genser el miels
faita · Es que sia el mon eque genseis afaita5
tot quant taing abon pretz que ren nol desaffa
ita · P(er) que sa granz valors no(n) deu esser desfaita·
Esamors ses enloc mespreza ni mesfaira ·Sol cel

lei fassa mar endreches eresfaita ·


Refaitz for et es ders sellam uolgues enprendre ·
Un iorn ques ieu lauis em fezes desaprendre· lo
mal quieu ai p(er)lei que hom no(n) pot aprendre · Car
no(n) ia negun que si auses aprendre · Mas tan uei
son6 ric pretz p(er)tot lo mon p(er) prendre · Quen
leis es lo causitz cui ques uol si pot prendre ·
Amics bertrans bertrans faria aprendre · Sil me[]sonia
fos uers aillors fera adenprendre· .

138
Manoscritto: I (Paris, B.N.F., fr. 854)
BEdT 234,005
Autore: Guillems de san leidier
%079rA 079rB

Bel mes dimais quieu rerraia · Ab leugrerara


son plana · Tal chanson que cil entenda · Uas
totz cui mos cors sa clina · Que la sai desinesu
ra · Mi part dellei emdes loingna7·
Tant es de merce estraingna · Que nol platz
que iois men ueingna ·
Non sai sieu muer ouiu oueing· Ouauc ca mal
seingner estraing · Seru enoi met neus terme lo
ing · Que ia iorn uas mi fa mesuz · Et eu on pl[]us
lestau col clin · Negun de mes precs no(n) ent[]en·
Anz cre que mausira de pla · lo bes com del[]lei
mi retrai·
Trop si feing uas mi uezaia · Caruna promessa
uana · Nom dis ral don ren no(n) prenda · No(n)
uol[]gra
que fos tan fina · Coitos fam elonc enduza ·
Ai per lei on met ma poingna · Entro que uas
mi safraingna · Non er iois que iam reueingna·
Pero p(er)un respieg reueing · Cam pes que genti[]ls
cors sa fraing · Quel quez merce · P(er) q(ue) ipoi(n)g·
Et aten lo ioi don endur · Mans iointas lim ren
ab cor fi · Esapeha ben aitan sim pren·Quanc
milez amics ses totz cor uan · Non ac domna ni pl[]us
uerai ·
Sol aitant de merce naia · Car es de pretz sobei
rana · Quel cug quieu cugiei mi renda · Ecuz il
nono deuina · Meiraimen en auentura · Quen cor ai que
lim plaingna · Con pel sieu lige mi teingna.
Dieus uoilla puois aillors no(n) teing · Ni uas nu
ill autra nom (con)plaing · Seill quer merce que no(n)
uergoing · Eque tant de ioi ma uentur · Cails en
ueios ques fam deui(n) · Fassa cuiar quella mi ren · lo
ric ioi ualen sobeiran · Donren mas lo desir no(n)
ai·
Mortz uauc uius si nom meillura · Si cal lial ioi
mi ioingna · Q(ue)u no(n) ai poder
romaingna.Abau[]tra
si tot nom deingna·

Bertrans ges p(er) aisso nom deing · Nuill autra


cab midons remaing · On rics pretz ebeutatz si
eioing · Eno(n) es iornz que noi meilluz · .

139
BEdT: 234,011 F
Autore: Guilhem de Saint Leidier
Carte:%079rB-079vA
Manoscritto: I (Paris, B.N.F., fr. 854) Estat aurai estas doas sasos · Q(ue)u no(n) chantei
efasi mon damarge · Mais ar ma grobs bons
uers otals chansos · Caz autes lei cui fas lige
homenatge · Et am tengut de pois son pretz
auzic · Que ren no(n) ai mas quant lo bon esper·
Esiuals no sieu la pogues uezer · Ab sol lesg[]art
mio pogra faire ric·
Absol esgart quem mostre amoros · Magrata(n)
faig p(er) queu dic gran outrai ge · Car lo sieus
cors estan ualenz ebos · Que siei entem tem
que fas gran damatge · Domna sanc hom p(er)
sobramar faillic · Nomen deuetz p(er) orgoillos te[]nez
·Manz na el mon abaquel eis uolez · Cami
ni lor for laden no(n) issic ·
Epois tan es uostre pretz cabalos · Bes tai(n)g
domna caiatz enseingnoratge · Un trobador
que uos cant de plans dos · Equeus deingnes
tener enagradatge · Aisel son ieu que anc pl[]us
nous queric · Esieu dic ben queus uem[]gna
aplazer · Osi que no(n) uos mo fassatz sab[]er·
Pois pendes mi sieu iamais chanfon dic·
Chanson no(n) dic domna mas endret uos ·
Acui no(n) aus trametrautre messatge · Mas los
sospirs quen fas de genoillos · Mas mans ion tas lai
on sai uostre statge · Quel mon ion[]tas
lai on sai uostre statge·Quel mon non
ai tan mortal enemic·Abcui trobas oizeopl[]asez ·
Anc aseingnor miels de cor no(n) serinc ·
Si p(er)seruir fos tant auenturos · Cumelitaiz
fraisos tant son coraie · Cun dous ales delsi
eu gen ris me fos · Dousetamen aissis dinz
mon corratge · Si anc nuls hom p(er) ben am[]ar
fenic · Ieu finera sim pogues eschizez ·
Mais p(er)so quen pogues mais auer · Uisquer
eu puois entro qual uer afic ·
En fol afic an pres ist enueios · Encontram[]ors
efan gran uilanatge·Si ma domna la[]usas
que sia pros · Clamaram uos feingne[]dors
p(er) usatge · Ges nomen feing mas de pu[]ois
quanc lauic · Uoill ses honors eson prez
car tener · Si fas daitan cautra no(n) apoder ·
Quen don sel ioi quanc plus fort ma bellic ·
Amic bertrans digatz bertran queu dic ·
Trop sen uenger sil uengues aplazer · Edel

sieu tort lais sa merce uenser · Quoill non


fan ren asel que no(n) la uic ·

140
Manoscritto: I (Paris, B.N.F., fr. 854)
Autore: Guilhem de Saint Leidier
Carte:%079vA-079vA

Maluasa mes la moguda · De stiu don ual


menz mos chanson · Que guesa ma tol[]guda ·
No(n) fes etrics esoanz · Esui nal ques
enuilanitz · Sap midons nom ual fatz ne diz ·
No(n) sai p(er) que chantes iamais ·
Amadalai euolguida·Tostems p(er) far sos
co[]manz
·Des pois queu laic ueguda · Quanc
ues leis no(n) fui camianz · Ieu no(n) dic que sia
traitz · Mas ben puosc entrels escarnitz · Se[]zer
entro lira ma pais ·
Aissim uenz emes uertuda · Lamors quem
sorsel talans · Que no(n) pretz sellam refuda ·
Ses lei tot lo mon dos ganz · Del sieu gran
tort sinez auzit ·Liclam merce que(n) fos fen[]itz ·
Ependa mi sieu mais mirais ·
Verais dieus don mes uenguda · Esta uolun
taiz tans granz · Que tant ni quant nos rem[]uda ·
Epois al res noi enanz · Grans mestiers
men agra oblitz ·Oque stes tos temps endorm[]itz·
Que si uals ensom ians nai mans ·
A questa atenduda · Q(eu)u fas caillors no(n)
ballanz · Cre quer ala remazuda · Del puei
que brui · Uij·anz9 · Pois no(n) issi mais la sor
zitz · Tant mes mos afars p(er) failtitz · Cab pro
messas ses faig ma pais ·
De cortes luoc mou la raiz · El iois ques di(n)z
mon cor floritz·De ma bon esperansam na[]is.

141
EDIZIONE INTERPRETATIVA

Autore:Guilhem de Saint Leidier


Manoscritto: I ( Paris, B.N.F., fr. 854)
Carte: %078rb- 078vA

Compaingnon, ab ioi mon mon chan al iuramen, can lai serai,


qu’eu ai respeg del ioi que ai on er saubut tot so de sai,
que·n venni grans iois, si Dieu plai, s’om disses quella plus prezan
qu’en gentil loc met mon affan que fos tan quant eu fui vivenz
e, s’ieu tot mi conort temenz, que in fos de bels acuillimenz.
iois es mos bels esperamenz; Ben i agra mes mon chantar
per qu’eu no·m voill desesperar, E· ls oills se· ls i pogues donar.
ni partir del dous desiraz. Amics Bertran, ia trob amar
En aquest desir vauc pensan: non voillatz ni lonc esperar.
nuls hom non a fin pretz verai,
si d’amor no se met en plai.
E, sel que plus se met en gran,
per un ben n’a de mal docenz
e per un ioi mil pensaimenz;
l’autrui ioi l’er a plaideiar
e tener sen son folleiar.
Aols fon sel c’apellet enan.
Amor aquest mal qu’ieu en trai:
planc e sospir et esmai,
Ira e dol, perdas e dan.
Et es enuez e marrimenz;
se midonz forsez tan d’amar,
qu’il penses so que·n fai pensar.
Qu’en pes de cortesia tan
que res no·n es, ne eu non sai
on ia la trab, puois non es lai
on tuic m’autreuaion lo ban.
A! bella domna et avinenz,
Cortesia e Chausimenz
vos fezes tant homeliaz
que·m fezes calque ben cuidar.
Ab sol lo cug volgr’ieu chantan
tos temps musar e tengra·n gai
et autre iauzis eu lo plai,
d’aco qu’eu vos servei aman.
E fora sals mols loncs atentz,
car ses vos m’es toz iois nienz.
Grazit sui ben (si Dieus mi gar!)
per bona fe e per doptar.
On plus vos dopte e vos blan,
dobla l’orgoills e pietz mi fai.
E gentils cors c’ab Merce·ill vai
deuria franger son talan,
mais aisi faill ben aquest cenz
que gentils es vos e valenz.
Et on eu plus vos puosc preiar
ab Merce, vei l’orgoill doblar.
Doble ioi agra la cort gran

142
Autore:Guilhem de Saint Leidier
Manoscritto: I ( Paris, B.N.F., fr. 854)
Carte: %078vA- 078vB

Assi con es bella sil de cui chan,


e bels sos noms, sa terr’ e siei chastel.
E bel siei dig, siei faig e siei senblan;
voill mas coblas movan totas en bel.
E dic vos ben, si ma chansos valgues
tant con val aissella de cui es,
si venquera totas cellas qu’es son,
com il val mais de las autras del mon.
Tot bellamen m’ausiran desiran
sil de cui son liges hom ses revel,
que magr estort ab un fil de son gan
o d’un dels pels que·l cason el mantel.
C’ab sol cuiar et ab mentir promes
m’agr’ il·l es tort tos temps, s’a lei plagues,
cab fin tallan et ab cor iauzion
l’am ades mais on il plus mi confon.
Bella domna ab gen cors benestan,
vas cui eu tot mon coratge chapdel,
s’ieu vos vengues mas mans iontas denan,
de ginoillons e·us quezes vostr’anel.
A! cals franqueze for e cals merces
d’aquest caitiu que non saup que fos bes
restauraset ab fin ioi iauzion,
qe non es bes que ia ses vos l’aon.
Bella domna, puois eu autra no·n blan
endreg d’Amor ni· m rason ni apel,
c’una no·n es enfaig ni en semblan
quin contra vos mi valgues un clavel;
autra non voill, ni aver non puosc ges:
morai ses ioi qua vos me tein defes.
Un pauc intrei en amor trop preon:
issir non posc que noi trob gua ni pon.
Uns bels respiegs mi vai aconortan:
qu’en petit d’ora aiuda son fizel
gentils Amors, qui l’enquier merceian,
sol que fis drutz non torn en deschapdel.
E sel quei a son fin coratge mes,
si tot li tarda no se desesper ges,
que bona domna tot miant deu, respon,
mas deu gard ar a cui ni que ni on.
Trastot m’es bel on il es e·m resplan:
bosc, merson, prat, e vergier e rausel,
e m’agensa a chascun iorn de l’an
con fai la rosa quant nais de novel;
qu’el mon non es uilans tan malapres,
si parl’ab leis un mot non torn cortes
e non sapchadel tot parlar a fron
denan sos dilz e dels autres rescon.
Amics Bertran, ves tal ai cor volon.
qu’el chant’e ri quant ieu languisc e fon.
Bertran, la fill’al pro comte Raimon.
degra vezer, quil gensa tot lo mon.
143
Autore:Guilhem de Saint Leidier
Manoscritto: I ( Paris, B.N.F., fr. 854)
Carte: %078vB- 079vA

Pois, tan mi forsa, Amor que m’a fag entremetre


c’a la gensor del mon aus mas cansos trametre
e pois non aus aillors mon fin cor endemetre.
Ben devri emplegar mon sotil sen e metre
si·l plagues que·m laisses en son servizi metre
cil cui hom liges sin ses dar e ses prometre.
Lo prometre volgr’eu e fos falsa·l promessa
mais, que autra del mon m’agues ioia tramessa;
e si neguna s’es de m’amor entremessa,
entenda·s en autrui, queu sec drech esdemessa:
de fin voler ves tal que si·m sal sans ni messa,
ieu non l’aus descobrir quei aia m’amor messa.
Messa ai si m’amor que no m’en posc estraire,
ni niull’ autra del mon no·m pot gran ioia traire,
estiers que ren no ill dic ni non li aus retraire,
si qu’il sola enten com no men pot mot traire
per paor d’enueios que la·m cuian fors traire.
Aors trait m’a si mon cor non sai vas on m’i
reingna:
ni partir no m’en posc ni cug que ia aveingna,
pero d’atant la prec que fil platz que·m
manteingna:
Non l’ennoi s’ien dic ben ni a mal no s’o teingna,
Et aissi soffrir n’ai tot so que men aueingna
E pois aurai respieg que per sieu me reteingna.
Retenir non posc mais lo dezir ni esbatre
c’a totz iornz creis e nais e no· l puosc esconbatre;
Trop mi fes en ric plai mos fols volers embatre,
mas negus hom non pot cor destreingner ni batre.
Que farai doncs s’ieu l’am e non la posc abatre:
languirai desiran c’ab leis no·m posc combante.
Combatre no·l pot hom qu’el genser e·l miels faita
es que sia el mon e que genseis afaita
tot quant taing a bon pretz que ren nol desaffaita;
per que sa granz valors non deu esser desfaita,
e s’Amors ses en loc mespreza ni mesfaira
sol cellei fass’amar endreches e resfaita.
Refaitz for’et esders s’ella·m volgues enprendre
un iorn ques ieu lauis e·m fezes desaprendre
lo mal qu’ieu ai per lei que hom non pot aprendre,
car non i a negun que s’i auses aprendre.
Mas tan vei son ric pretz per tot lo mon per
prendre
qu’en leis es lo causitz cui ques vol si pot prendre
Amics Bertrans, Bertrans fari’a aprendre:
si· l mesonia fos vers aillors fera ad enprendre.

144
Autore:Guilhem de Saint Leidier
Manoscritto: I ( Paris, B.N.F., fr. 854)
Carte: %079rA- 079rB
BEdT: 234,003

Bel m’es di mais qu’ieu rerraia Bertrans, ges per aisso no·m deing
ab leugrera rason plana nuill’ autra, c’ab midons remaing
tal chanson que cil entenda on rics pretz e beutatz si eioing
vas totz cui mos cors s’aclina, e non es iornz que noi meilluz.
que la sai desinesura
mi part del lei e·m desloingna;
tant es de merce estraingna
que no·l plat que Iois men veingna.
Non sai s’ieu muer o viu o veing,
o vauc, c’a mal seingner estraing
serv e noi met neus terme loing
que ia iorn vas mi fa mesuz.
Et eu on plus l’estau col clin,
negun de mes precs non enten,
anz cre que m’ausira de pla
lo bes c’om dellei mi retrai.
Trop si feing vas mi vezaia,
car una promessa vana
no·m dis ral don ren non prenda,
non volgra que fos tan fina:
coitos fa·m e lonc enduza
ai per lei on met ma poingna;
entro que vas mi s’afraingna
non er iois que ia·m reveingna.
Pero per un respieg reveing
cam pes que gentils cors s’afraing
que·l quez merce, per que i poing
et aten lo ioi don endur.
Mans iointas li·m ren ab cor fi;
e sapeha ben aitan, si·m pren,
qu’anc milez amics ses totz cor van
non ac domna, ni plus verai.
Sol aitant de merce n’aia,
car es de pretz sobeirana,
que·l cug quieu cugiei mi renda;
e cuz il non o devina
meirai m’en en aventura,
qu’en cor ai que li·m plaingna
con pel sieu lige mi teingna.
Dieus voilla puois aillors non teing
ni vas nuil·l autra no·m conplaing,
seil·l quer merce, que non vergoing,
e que tant de ioi m’aventur
cails enveios qu’es fam devin
fassa cuiar qu’ella mi ren
lo ric ioi valen sobeiran
don ren mas lo desir non ai.
Mortz vauc vius si no·m meillura
si c’al lial ioi m’i ioingna,
qu’eu non ai poder romaingna.
ab autra, si tot no·m deingna.
145
BEdT: 234,011
Autore: Guilhem de Saint Leidier
Carte:%079rB-079vA
Manoscritto: I (Paris, B.N.F., fr. 854)

Estat aurai estas doas sasos q’uoill non fan ren a sel que non la vic.
qu’euu non chantei, e fas i mon damarge;
mais ar m’agr’obs bons vers o tals chansos
c’azautes lei cui fas lige homenatge
et a·m tengut de pois son pretz auzic
que ren no·n ai mas quant lo bon esper
e sivals no s’ieu la pogues vezer,
ab sol l’esgart mio pogra faire ric.
Ab sol esgart que·m mostre amoros
m’agra tan faig! per qu’eu dic gran outraige
(car lo sieus cors es tan valenz e bos
que s’ie·i entem tem que fas gran damatge):
domna, s’anc hom per sobramar faillic
no m’en devetz per orgoillos tenez;
manz n’a el mon ab aquel eis volez,
Ca mi ni lor for la den non issic.
E pois tan es vostre pretz cabalos
bes taing, domna, c’aiatz en seingnoratge
un trobador que vos cant de plans dos
e qu’eus deingnes tener en agradatge:
Aisel son ieu que anc plus no·us queric!
E, s’ieu dic ben, que·us vemgna a plazer
O si que non vos m’o fassatz saber
Pois pendes mi s’ieu ia mais chanfon dic.
Chanson non dic, domna, mas endret vos
a cui non aus trametr’autre messatge
mas los sospirs qu’en fas de genoillos,
mas mans iontas, lai on sai vostr’estatge;
qu’el mon iontas lai on sai uostre statge
qu’el mon non ai tan mortal enemic
ab cui trobas o ize o plasez
anc a seingnor miels de cor non serinc.
Si per servir fos tant aventuros
c’ Umelitaiz fraisos tant son coraie
cun dous ales del sieu gen ris me fos
dousetamen aissis dinz mon corratge:
si anc nuls hom per ben amar fenic,
ieu finera, si·m pogues eschizez,
mais per so qu’en pogues mais aver
visquer’eu puois entro qual ver afic.
En fol afic an pres ist enveios
encontr’ Amors ,e fan gran vilanatge:
si ma domna lausas que sia pros
clamaram vos feingnedors, per usatge.
Ges no m’en feing, mas depuois qu’anc la vic
voill ses honors e son prez cartener,
si fas d’aitan c’autra non a poder
Que·n don sel ioi qu’anc plus fort m’abellic.
Amic Bertrans, digatz Bertran qu’eu dic:
trop s’en uenger si·l vengues a plazer
E del sieu tort lais sa merce venser
146
Manoscritto: I(Paris, B.N.F., fr. 854)
Autore: Guilhem de Saint Leidier
Carte:%079vA-079vA

Malvasa m’es la moguda


d’estiu, don val menz mos chanson,
que guesa m’a tolguda,
non fes e trics e soanz,
e sui·n alques envilanitz:
s’ap mi dons no·m val fatz ne diz
non sai per que chantes ia mais.
Amada l’ai e volguida
tos tems per far sos comanz
des pois qu’eu laic veguda,
qu’anc ves leis non fui camianz!
Ieu non dic que sia traitz,
mas ben puosc entre·ls escarnitz
Sezer entro l’ira m’apais.
Aissi·m venz e m’esvertuda
l’amors que·m ors e·l talans
que non pretz, s’el la·m Refuda,
ses lei tot lo mon dos ganz.
Del sieu gran tort, si·n ez auzit,
li clam merce que·n fos fenitz
e penda mi s’ieu mais m’irais.
Verais Dieus, don m’es venguda
esta voluntaiz tans granz
que tant ni quant no·s remuda?
e pois alres no·i enanz
grans mestiers m’en agra’oblitz
o qu’estes tos temps endormitz,
que sivals en somians n’ai mans.
Aquesta atenduda
qu’euu fas, c’aillors no·n ballanz,
cre qu’er a la remazuda
del puei que brui ***11 anz
pois no·n issi mais la sorzitz
tant m’es mos afars per failtitz
c’ab promessas ses faig ma pais.
11 Parola non identificata.
De cortes luoc mou la raiz
E·l iois qu’es dinz mon cor floritz,
De ma bon’ esperansam nais.

147
ELABORATO TEODORO

%0126rA
Naimerics de bel enoi XXVIII $AimBel
009,004 (I 0532)

AIssi com hom pros afortitz ∙ Q(ue) uol mais


ab plus ric de se ∙ Guerreiar ab cellui cui
ue ∙ plus paubre mi sui enarditz ∙ Damaruos
pros domna ualenz ∙ Car nom par bos aforti[-]menz ∙
Que de loc afortit no(n) trai ∙ Un ric pla[-]zer
quant li plai ∙
Contral uostre cors ques complitz ∙ De totz
bos mas sol de m(er)ce ∙ Mesfors com laguesetz
de me ∙ Enuos fuir abcuendes ditz ∙ Et ab co(r)[-]tes
faitz auine(n)z ∙ Caissim par q(ue) prodo(m)pnas
uenz ∙ Quant homdel sieu tortz quan los fai ∙
li quier merce caissi seschai ∙
Car p(er) us fals fei(n)gne(n)z uoutitz ∙ lauze(n)giers
p(er)
cui iois recre ∙ Ditz prodomne fai manta re ∙
Q(ue) par orgoill als afeblitz ∙ Car dels mou lo
galiam(en)z ∙ Don muor finamors eioue(n)z ∙ P(er)
q(ue)s
tai(n)g que pro domna asai ∙ Cels que si fein[-]gnon
parlier gai ∙
Car p(er) fols senblanz estraitz ∙ lial cors on es
mais que be ∙ P(er) ca bona domna coue ∙ Q(ue)
co[]nosca
on es noiritz ∙ Enianz ni fals entendi[-]me(n)z ∙
Caissi pueia entrels uale(n)z ∙ Bona do(m)pna
enp(re)tz uerai ∙ Quan garda q(ue)l ditz eque fai ∙
Mas eu sui uolpils ∙ Efols esauis qan saue ∙
Cortes ab sels cui iois mante ∙ Euilans ab
los deschausitz ∙ Car qui de totz captenem(en)z ∙
No(n) es par que sia fei(n)gne(n)z ∙ Efals lause(n)giers
fan mesglai ∙ Cades mes clan lamor q(ue)us ai ∙
Naudiartz es tan auine(n)z ∙ Adreche gaia epla[]senz ∙
P(er) quel sieu ben dir mos cors iai ∙ Qe
totz mos ditz mostra efai ∙ .

148
Naimerics de bel enoi XXIX $AimBel
009,018 (I 0533)

%0126rB

Pois lo gais temps de pascor ∙ Renouela


eue ∙ Uestitz de fuoilla ede flor ∙ Ca(n)tarai
dese ∙ Catreissi ses mos pensatz ∙ De fin
ioi renouellatz ∙ Quar mi sobra(n)sa uolers ∙
Acui no(n) platz uils plazers ∙ Ai trobadaamo(n)
uoler ∙ Dompna de cor ede sen ∙ Orgoillousa
et humil ∙ De captene(n)sa gentil ∙
A mar mi fai adhonor ∙ Mos rics cors anc se ∙
Ses blansme eses folor ∙ Dautrui ede me ∙ Ca(n)c
noma belli beutatz ∙ ni para[-]ges
ni rictatz ∙ Si noi fos sens esabers ∙ Qe
fan far edir eplazers ∙ Egardar de faillime(n) ∙
Domna cel calui senten ∙ Et ai cor tansei(n)gn[-]oril ∙
Cazautramor noma pil ∙
Mas qui uol dentendedor ∙ proar samabe ∙
Cart son sen esa ualor ∙ Ni con si capte ∙ Que
ses be enamoratz ∙ li faig el dig el solatz ∙ Se[-]ran
plus rics que deuers ∙ Camors n(on) es mas
plazers ∙ Etuit bel captenemen ∙ Mouon da[-]mar
lialmen ∙ Mas eu no(n) trob entre mil ∙ Un
q(ue)n sos faitz no(n) guill ∙
Qui uol aprendre damor ∙ Amar li coue ∙ Q(ue)
ia p(er) ensei(n)gnador ∙ No(n) ap(re)nda re ∙ Que fins
a[]mans
so sapchatz ∙ No(n) es als mas uolu(n)tatz ∙
Cadutz inz el cor uesers ∙ On la reten bels
plasers ∙ Euiu de douz pensamen ∙ P(er) cus q(ue)cs
ame rete ∙ En aut loc o en sotil ∙ Uos qa ricor
aut ouil ∙
M as tant afina ualor ∙ Cella q(ue)m ma(n)te ∙ Qe
no(n) cre lauseniador ∙ Ni fals dig so cre ∙ Qel
sieus genz cors rics p(re)satz ∙ Complitz de totas
beutaz ∙ Conois menso(n)ias euers ∙ P(er) qe no(n)
tem far plasers ∙ Et absen soan epren ∙ P(er) qe
uiu tan leialmen ∙ Que palais tenc p(er) cortil ∙
Som noi fai faitz agradil ∙
Ne eu no(n) uauc plus queren ∙ Terra ni baro(n)
ni gen ∙ Tut autre faig me son uil ∙ Tan so(n)
li vostre gentil ∙ .

149
Naimeris de bel enoi XXX

$AimBel 009,007 (I 0534)

ARam destrei(n)g amors ∙ Tan amorosam(en)


Quel mals q(ue)m fai no(n) sen ∙ Anz mes laf[]fans
dousors ∙ Que la humils parue(n)sa ∙ El
francha chaptene(n)sa ∙ Delleis p(er) cui ma pres ∙
Amors massi conq(ue)s ∙ Que uas on q(ue)u estei ∙
lai on la ui lauei ∙
Que quant eu uenc daillors ∙ la gra(n) beu[]tat
el sen ∙ Trop adoblat doblamen ∙ P(er) q(ue)u

men p(re)n paors ∙ Que m(er)ces no(n) lan uensa ∙


Mas daiso ai pleuensa ∙ Que anc orgoil nos
mes ∙ En tanfranc lec som pes ∙ P(er)o com
q(ue)m guerrei ∙ Amors son tals comdei ∙
Sa couine(n)z colors ∙ Eloill erisen ∙ El douz
esgart plazen ∙ Elonrada ualors ∙ Mes tant
ensouine(n)sa ∙ P(er) que totz iornz ma gensa ∙ Q(ue)
mos lials cors mes ∙ Mirals de totz sos bes ∙
Que quant aillors cortei ∙ Pensan ableis
dompnei ∙
Tant es granz sa ricors ∙ Q(ue)no(n) laus far pa(r)[-]uen
Con lam forsadamen ∙ Q(ue)u no(n) aten
socors ∙ Mas de sa conoissenza ∙ Q(ue)u lam ab
tal tem(en)sa ∙ Ques gardar n(n) laus ges ∙ Q(ue)lla(m)
ueia ni res ∙ Que quan garda uas mei ∙
Enlesgart mi recrei ∙
P os aissim uenz temors ∙ labella cui mi
ren ∙ Naia bon chausimen ∙ Quel mo(n) no(n) es
dolors ∙ Mas trop longuentende(n)ssa ∙ Q(ue) si no(n)
ual m(er)ces ∙ Ablei ebona fes ∙ Paor ai q(ue) desrei ∙
Ecar odic follei ∙
Seigner eu cant ben pens ∙ Uos cals es ne
quies ∙ Enl segles eu no(n) uei ∙ Que tan ne
bella estei ∙
Equi tort n(on) fezes ∙ Ela reignera ges ∙ En
tot lo mon n(on) crei ∙ Q(ue) tanbona istex ∙ .

150
Naimerics de belenoi XXXI

$AimBel 009,008 (I 0535)

Cel que p(ro)met ason coral amic ∙ So(n) s(er)ui[-]zi


qua(n)t lo uei benanan ∙ Nil p(er) par eno(n)
fai niull esfors gran ∙ P(er)o n(on)dic que chau[-
]sime(n)z
no(n) sia ∙ Que als grans obs so(n) amic
acoria ∙ Em paria esfors ebenesta(n)sa ∙ Esi-
ria (con)plida lamistansa ∙
P er uos domna q(ue)m p(ro)mezest odic ∙ Uost[-]re
socors abamoros senblan ∙ Q(ue) eu mesta[-]ua
sou eme(n)z daffan ∙ Ara maues en fe (et)
en paria ∙ Emblat mo(n) cor esofrez q(ue) mau[-]sia ∙
Dun douz desir plen de desmesuranza ∙
Don amos iorns n(on) partrai mespera(n)za ∙
En uos si mes ede mi se partic ∙ Qan uos
traisest lablanca man del gan ∙ Eremas
lai mo(n) cordonet lian ∙ Rics eioios enuost[-
]rasei(n)gno(r)ia ∙
Ecar de uos no(n) si part nuog
ni dia ∙ Eu muor denueie dira de pesa(n)sa ∙
Car ses mi es enta(n)ta benana(n)sa ∙
Lo braus respos domna mes paoric ∙ Qe
mi fezest ap(re)s dun bel senblan ∙ P(er) q(ue)u no(n)

part de uos nius uenc denan ∙ Q(ue)n pensan so(n)


ab nos esius uezia ∙ Uostre bel cors denueia
mausiria ∙ P(er)o mais uoill lai morir ses dopta(n)[-]sa ∙
Que nuire sai entan greu malana(n)sa ∙
Lo bel senblant amoros aut eric ∙ Eldouz es[-]gart
elfranc dig ben estan ∙ De uos p(er) qeu
met autras ensoan ∙ Endreg damar salua
lor (con)pai(n)gnia ∙ Anz dinz mos oillz p(er) miez fai
cha lur auia ∙ Don man enblat lo sen ela
menbra(n)sa ∙ P(er) q(ue)u no(n) uiu ab ioi mais p(er)
se(n)blaza ∙ .

151
Naimerics de bel enoi XXXII

$AimBel 009,021 (I 0536)

T ant es damor honrat sos sei(n)gnoratges ∙


Que no(n) icap negus maluais usatges ∙
Ecar nalbertz es de dompnas salua[]ies ∙
No(n) tai(n)g com fals romai(n)gna entre lor ∙
Q(ue)u fui en son lo lur fizels messages ∙ Ete[-]naissi
er lur pretz elor ualor ∙ Eno(n) itrop ni
destrics ni damages ∙ Anz son onratz car ch[-]ant
p(er) lur amor ∙
I amais nalbertz no(n) deu chantar damia ∙
Q(ue) renegat atota cortesia ∙ Ecar dompnas
appella de bausia ∙ Beill deurion pendre co(n)
traitor ∙ Edic uos ben si la forsa fos mia ∙ Ja
noi agra nuill enemic peior ∙ Com nones
pros si endomna nos fia ∙ Mais aols hom
soten agran folor ∙
L a lur amor es bona eno(n) greua ∙ Quar si
failli p(re)meiram(en) naeua ∙ la maire dieu nos
enfes pas etreua ∙ P(er) que daisso nos no(n) empe[-
]cador ∙
Anz ual ben tantotz hom cabellas tre[-]ua ∙
Que entrels bos lo tenhom p(er) meillor ∙
Tals la lausa n(n)sap damar q(ue)s leua ∙ P(er) q(ue)
no(n)
taing que naia mais dolor ∙
C quar men tau duquessa ni reina ∙ Q(ue)l se[-]zesson
dellor amor aizina ∙ Uenq(ue)s las e(n) la
pros comtessa fina ∙ De proenssa onatota
ualor ∙ De salusa la bella nainezina ∙ fassa
est clam ason entendedor ∙ La co(n)tessa biatriz
sacozina ∙ Sil ue camiar ennuill autra color ∙
S i saluaia estan pros dautra ma[-]la ∙
Co(n) nalbertz ditz no(n) er mais dinz sa sala ∙
Q(ue) noso teingna adancta et atala ∙ Esi iam[]ais
uei leis nisaseror ∙ Eno(n) len fan tornar
en unes cala ∙ No(n) son fillas de conrat lor
sei(n)gnor ∙ Car qui ferala lur amor sotz lala ∙ Auei
endeu ardimen epaor ∙
P ero sil ue la pro domna de massa ∙ Cil qe
conquier totz io(r)nz pretz et amassa ∙ Enol bat
tant entro q(ue)n sia lassa ∙ Ja nol sal dieus son
lial amados ∙ Ni no(n) sia lonc temps fresca ni
grassa ∙ Ni no(n) tei(n)gna son amic enpascor ∙
Car es lo iois que tot autre ioi passa ∙ Daq(ue)st
segle (et) abmais de dousor ∙
Per las autras ep(er)lapro co(n)tessa ∙ Del caret
uoill q(ue) sia sei(n)gnoressa ∙ Denalbert una uiei[-]lla
sotz messa ∙ Dauol home car adig mal
de lor ∙ Esel lia domna emal nol pesa ∙ Dent[-]res
las pros sen an estar aillor ∙ Car ges nos
taing q(ue) neguna larguessa ∙ P(er)stat diuernso(n)
auol cobertor ∙
Domnas totas lifan don epromessa ∙ D(e) tot
son mal car adig maldamor ∙ .

152
Naimerics de bel enoi XXXIII

$AimBel 009,014 (I 0537)

Nuls hom no(n) pot (con)plir adrechamen ∙ So ca


encor se tot cant elei fai ∙ Nol senbla pauc
ni amab cor uerai ∙ Pos que cuia amar trop
finamen ∙ Caitals cuiars descreis elautrena(n)[-]sa ∙
Mas eu no(n) am ges p(er) aital senbla(n)sa ∙ Anz
iur p(er) leis que teing plus car ∙ Co(n) plus fort
lam la cug petit amar ∙
P etit lam eu segon so q(ue)u enten ∙ Conor ni
ben mas tan quan lam no(n) ai ∙ Esieu lamos
tan con alei seschai ∙ Jen fora reis de ioi ede
iouen ∙ Ede rics faitz mas hom no(n) a ho(n)ra(n)sa ∙
pas al sieu pretz pero tan gran pesansa ∙ Nai
emon cor carlos faitz n(on) posc far ∙ Quels
mals qui entrac degra p(er) faigs comtar ∙
Caisel que uol en(on) pot p(er) un cen ∙ Trai peio(r)
mal q(ue) sel que pot efai ∙ Quar lo poders a-
podera lesglai ∙ Que tol al ric lamoros pe(n)[-]same(n) ∙
Mais sil en cui aitota mesp(er)ansa ∙
Ualtan quil sap abtan fina cordansa ∙ Con
querre p(re)tz esi eissa gardar ∙ Can pauc ni
trob n(on) fes de nuill affar ∙
T ant emon cor remir son bel cors gen ∙ lo do-
uz pensar ma bellis tan em plai ∙ Cab ioi
languisc ecar ieu n(on) lam mai ∙ Muer de desir
on plus lam coralmen ∙ Que tan uolgra
q(ue)m creguos samista(n)sa ∙ Tro q(ue)u moris oq(ui)l
nagues piedansa ∙ Quel iois damor qan
domnal uol donar ∙ No(n) pot mas tan qant
hom lama p(re)iar ∙
Sil dons n(on) ual acellui quel don p(re)n ∙ Ren
mais aitan qan sen dona de iai ∙ Doncs sis

pensa midonz lo ioi caurai ∙ Del sieu ric


don senleis merces deissen ∙ Questier no(n)
ai de ren nuilla fiansa ∙ Jl em(er)ces farai bo[-]na
cordansa ∙
Car merces fai ric dun cor a[]cordar ∙
Ab lial cor uencut p(er) sobramar ∙
V as labella nelienors te na(n)sa ∙ Cha(n)so(n) q(ue)n
lei p(re)n bos pretz meillura(n)sa ∙ Q(ue)u la trame[]ta
lei p(er) meillorar ∙ Eseiza dis poras segur
anar ∙
C siei dona nul regart al passar ∙ Enom
defoill uai eno(n) cal doptar ∙ .

153
Naimerics de bel enoi XXXIIII

$AimBel 009,012 (I 0538)

MErauil me con pot hom apellar ∙ Amors


sospirs ecorals desiriers ∙ Ni co(n) pod ho(m)
de sa dolor chantar ∙ Mas car n(on) pos mo(n) cor
dire estiers ∙ Eu chan forsatz abalq(ue)s dalegr[-]ansa ∙
P(er)so que tals ap(re)nda ma chanso(n) ∙ Q(ue)
la chan lai don eu n(on) parc ni son ∙ Ni desco[-]brir
n(on) laus ma malana(n)sa ∙
Tug li cortes q(ue) ren sabon damar ∙ la de[]uom
dir de gaug euolu(n)tiers ∙ Q(ue) chascun
deu ensi mezeis pensar ∙ Con es gra(n)s ma[-]ls
paors de lausengiers ∙ Q(ue)u era rics de
sola lesp(er)ansa ∙ Canc sim sal dieus dals n(on)
aic sospeison ∙ Ni ella cor tro lause(n)gier fel[-]lon ∙
P(er) casseron ma mort ema honransa ∙
A uer me fan dousam(en) ses cuidar ∙ Ala bel[]la
q(ue)m tol totz alegrers ∙ Que sa colors fre[]sca
el douz esgar ∙ el gais solatz sauis epla
sentiers ∙ Man emo(n) cor bastida una da(n)sa ∙
Q(ue)m p(re)n can fug em met en tal preison ∙
Queissir no(n) posc se mortz o amatz no(n) ∙ E
lamortz es ma maier esperansa ∙
T ant can puosc sols ad una part estar ∙
Me pas ab ioi mos mortals deseriers ∙ Qe
ma faig si autra ren oblidar ∙ Q(ue)u no(n) uei
locs do(m)pnas ni caualliers ∙ Mas entorn
lei q(ue)m ten enrem(en)bra(n)sa ∙ So(n) dous pais e
sa gaia faison ∙ Aquel pensars me platz
tan em sab bon ∙ Que ma dolors me par
gran alegransa ∙
P ero daitan li uoill m(er)ce clamar ∙ Q(ue) qan
sera ab amanz drechuriers ∙ Q(ue)m dei(n)g mo
nom ab son solatz mesclar ∙ Que tals
men er n(on) sabenz messagiers ∙ Qan me(n)
fara al cor gran alegransa ∙ Quan me di[]ra
daquel solatz co(n) fon ∙ Egras plazers

qui bel ditz p(er) rason ∙ Endreg damor egaldu(n)


faig balansa ∙
De nostre rei mi plagra darragon ∙ P(er) qua
son sen disses oc ede non ∙ Aissi com p(re)tz ore[-
]quier
et honra(n)sa ∙ .

154
XXVIII $AimBel 009,004 (I 0532)

Aissi com hom pros afortitz


que vol mais ab plus ric de se
guerreiar ab cellui cui ve
plus paubre, mi sui enarditz
d’amar vos pros domna valenz,
car no˙m par bos afortimenz
que de loc afortit non trai
un ric plazer quant li plai.
Contra˙l vostre cors qu’es complitz
de totz bos mas sol de merce
m’esfors com l’aguesetz de me
en vos fuir ab cuendes ditz
et ab cortes faitz avinenz,
c’aissi˙m par que pro dompnas venz
quant hom del sieu tortz quan los fai
li quier merce c’aissi s’eschai.
Car per us fals feingnenz voutitz
lauzengiers per cui Iois recre
ditz pro domn’e fai manta re
que par orgoill als afeblitz,
car d’els mou lo galiamenz
don muor fin’Amors e Iouenz
per que˙s taing que pro domna asai
cels que si feingnon parlier gai.
Car per fols senblanz es traitz
lial cors on es mais que be,
per c’a bona domna cove
que conosca on es noiritz
enianz ni fals entendimenz,
c’aissi pueia entre˙ls valenz
bona dompna en pretz verai
quan garda que˙l ditz e que fai.
Mas eu sui volpils arditz
e fols e savis qan s’ave
cortes ab sels cui Iois mante
e vilans ab los deschausitz
car qui de totz captenemenz
non es par que sia feingnenz
e fals lausengiers fan m’esglai
c’ades mes clan l’amor que˙us ai.
N’Audiartz es tan auinenz,
adrech’e gaia e plasenz
per qu˙el sieu ben dir mos cors iai,
qe totz mos ditz mostra e fai.

155
$AimBel 009,007 (I 0534)

Ara˙m destreing Amors que si non val merces


tan amorosamen ab lei e Bona Fes
que˙l mals que˙m fai non sen, paor ai qe desrei
anz mes l’affans dousors e car o dic follei.
que la humils parvensa Seigner eu cant ben pens
e˙l francha chaptenensa vos cals es ne qui es
del leis per cui m’a pres en˙l segles eu non vei
Amors m’as si conques que tan ne bella estei.
que vas on qu’eu estei. Equi tort non fezes
lai on la vi la vei. e la reigne rages
Que quant eu venc d’aillors en tot lo mon nn crei
la gran beutat e˙l sen que tan bona istex.
trop adoblat doblamen
per qu’eu m’en pren paors
que merces non la˙n vensa
mas daiso ai plevensa
que anc orgoil no˙s mes
en tan franc lec so˙m pes,
pero com que˙m guerrei
Amors son tals com dei.
Sa couinenz colors
e˙l oill e risen
e˙l douz esgart plazen
e l’onrada valors
m’estant ensouinensa
per que totz iornz m’agensa
que mos lials cors m’es
mirals de totz sos bes
que quant aillors cortei
pensan ab leis dompnei.
Tant es granz sa ricors
que non l’aus far parven
con l’am forsadamen
qu’eu non aten socors
mas de sa conoissenza
qu’eu l’am ab tal temensa
qu’esgardar non l’aus ges
quella˙m veia ni res,
que quan garda vas mei
en l’esgart mi recrei.
Pos aissi˙m venz Temors
la bella cui mi ren
n’aia bon chausimen,
qu’e˙l mon non es dolors
mas trop longu’entendenssa
156
$AimBel 009,008 (I 0535)

Cel que promet a son coral amic


son seruizi quant lo vei benanan
ni˙l perpar e non fai niull esfors gran
pero non dic que chausimenz non sia,
que als grans obs son amic acoria
e˙m paria esfors e benestansa
e siria conplida l’amistansa.
Per vos domna que˙m promezest o dic
vostre socors ab amoros senblan
que eu m’estava sou e menz d’affan,
ara m’aves en fe et en paria
emblat mon cor e sofrez que m’ausia
d’un douz desir plen de desmesuranza
don a mos iorns non partrai m’esperanza.
En vos si mes e de mi se partic
qan vos traisest la blanca man del gan
e remas lai mon cordonet lian
rics e ioios en vostra seingnoria,
e car de vos non si part nuog ni dia
eu muor d’enueie d’ira de pesansa
car ses mi es en tanta benanansa.
Lo braus respos domna m’espaoric
qe mi fezest apres d’un bel senblan
per qu’eu non part de vos ni˙us venc denan,
qu’en pensan son ab nos e si˙us vezia
vostre bel cors d’enveia m’ausiria
pero mais voill lai morir ses doptansa
que nuire sai en tan greu malanansa.
Lo bel senblant amoros aut e ric
e˙l douz esgart e˙l franc dig benestan
de vos, per q’eu met autras en soan
endreg d’amar salva lor conpaingnia,
anz dinz mos oillz per miez fai cha lur a via
don m’an enblat lo sen e la menbransa
per qu’eu non viu ab ioi mais per senblaza.

157
$AimBel 009,012 (I 0538)

Merauil me con pot hom apellar


Amors sospirs e corals desiriers
ni con pod hom de sa dolor chantar
mas car non pos mon cor dire estiers
eu chan forsatz ab alques d’alegransa
per so que tals aprenda ma chanson
que la chan lai don eu non parc ni son
ni descobrir non l’aus ma malanansa.
Tug li cortes que ren sabon d’amar
la devom dir de gaug e voluntiers
que chascun deu en si mezeis pensar
con es grans mals paors de lausengiers,
qu’eu era rics de sola l’esperansa
c’anc si˙m sal Dieus d’als non aic sospeison
ni ella cor tro lausengier fellon
percasseron ma mort e ma honransa.
Aver me fan dousamen ses cuidar
a la bella que˙m tol totz alegrers
que sa colors fresca e˙l douz esgar
e˙l gais solatz savis e plasentiers
m’an e mon cor bastida una dansa
que˙m pren can fug e˙m met en tal preison
que issir no˙n posc se mortz o amatz non
e la mortz es ma maier esperansa.
Tant can puosc sols ad una part estar
me pas ab ioi mos mortals deseriers
qe m’a faig si autra ren oblidar,
qu’eu non vei locs dompnas ni cavalliers
mas entorn lei que˙m ten en remenbransa,
son dous pais e sa gaia faison
aquel pensars me platz tan e˙m sab bon
que ma dolors me par gran alegransa.
Pero d’aitan li voill merce clamar
que qan sera ab amanz drechuriers
que˙m deing mo nom ab son solatz mesclar
que tals m’en er nn sabenz messagiers
qan men fara a˙l cor gran alegransa
quan me dira d’aquel solatz con fon
e gras plazers qui bel ditz per rason
endreg d’amor egal d’un faig balansa.
De nostre rei mi plagra d’Arragon
per qua son sen disses oc e de non
aissi com pretz o requier et honransa.

158
$AimBel 009,014 (I 0537)

Nuls hom non pot conplir adrechamen e nom de foill vai e non cal doptar.
so c’a en cor se tot cant el ei fai
no˙l senbla pauc ni am’ab cor verai
pos que cuia amar trop finamen,
c’aitals cuiars descreis e l’autr’enansa,
mas eu non am ges per aital senblansa
anz iur per leis que teing plus car
c’on plus fort l’am la cug petit amar.
Petit l’am eu segon so qu’eu enten
c’onor ni ben mas tan quan l’am non ai
e sieu l’amos tan con a lei s’eschai
Ien fora reis de ioi e de ioven
e de rics faitz mas hom non a honransa
pas a˙l sieu pretz pero tan gran pesansa,
n’ai e mon cor car los faitz nn posc far
que˙ls mals qui entrac degra per faigs comtar.
C’aisel que vol e non pot per un cen
trai peior mal que sel que pot e fai
quar lo poders apodera l’esglai
que tol a˙l ric l’amoros pensamen
mais sil en cui ai tota m’esperansa
val tan qu’il sap ab tan fin’acordansa
conquerre pretz e si eissa gardar
c’an pauc ni trob non fes de nuill affar.
Tant e mon cor remir son bel cors gen
lo douz pensar ma bellis tan e˙m plai
c’ab ioi languisc e car ieu nn l’am mai
muer de desir on plus l’am coralmen
que tan volgra que˙m creguos s’amistansa,
tro qu’eu moris o quil n’agues piedansa
que˙l iois d’amor qan domna˙l ol donar
non pot mas tan qant hom l’ama preiar.
Si˙l dons non val a cellui que˙l don pren
ren mais aitan qan s’en dona de iai
doncs si˙s pensa midonz lo ioi c’aurai
de˙l sieu ric don s’en leis Merces deissen
questier non ai de ren nuilla fiansa
il e Merces farai bon’acordansa
car Merces fai ric dun cor acordar
ab lial cor vencut per sobramar.
Vas la bella N’Elienors t’enansa
chanson qu’en lei pren bos pretz meilluransa
qu’eu la tramet a lei per meillorar
e se izadis poras segur anar.
C siei dona nul regart a˙l passar
159
$AimBel 009,018 (I 0533)

Pois lo gais temps de pascor


renouela e ve per c’usquecs am’e rete
vestitz de fuoilla e de flor en aut loc o en sotil
cantarai dese vos qa ric or aut o vil.
c’atreissi s’es mos pensatz Mas tant afina valor
de fin ioi renouellatz, cella que˙m mante
quar mi sobransa volers qe non cre lauseniador
a cui non platz vils plazers ni fals dig so cre,
ai trobada a mon voler qe˙l sieus genz cors rics presatz
dompna de cor e de sen, complitz de totas beutaz
orgoillousa et humil conois mensonias e vers
de captenensa gentil. per qe non tem far plasers,
Amar mi fai ad honor et ab sen soan e pren
mos rics cors ancse per qe uiu tan leialmen
ses blansme e ses folor que palais tenc per cortil
dìautrui e de me, s’om no˙i fai faitz agradil.
c’anc no m’abelli beutatz Ne eu non vauc plus queren
ni parages ni rictatz terra ni baron ni gen
si no˙i fos sens e sabers tut autre faig me son vil
qe fan far e dir e plazers tan son li vostre gentil.
e gardar de faillimen
domna cel calui senten
et ai cor tan seingnoril
c’az autr’amor no m’apil.
Mas qui vol d’entendedor
proar s’ama be
cart son sen e sa valor
ni consi capte,
que s’es be enamoratz
li faig e˙l dig e˙l solatz
seran plus rics que devers
c’amors non es mas plazers
e tuit bel captenemen
movon d’amar lialmen,
mas eu non trob entre mil
un qu’en sos faitz non guill.
Qui vol aprendre d’amor
amar li cove
que ia per enseingnador
non aprenda re
que fins a mans so sapchatz
non es als mas voluntatz
c’adutz inz el cor vesers
on la reten bels plasers
e viu de douz pensamen,
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BIBLIOGRAFIA

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volgare: Lo spazio letterario del Medioevo. Stagione II: Il Medioevo Volgare. Vol. III: La ricezione
del testo: 3, a cura di P. Boitani, M. Mancini, A.Varvaro, Roma, Salerno Editrice, 2002, pp. 521 –
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2001.

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