Sei sulla pagina 1di 2

Il Romanticismo italiano e la polemica classico-romantica

Del romanticismo italiano, gi nel 1823, parl con esemplare chiarezza A. Manzoni nella sua lettera Sul romanticismo indirizzata a Cesare Tafarelli dAzeglio (comune del Piemonte). Per prima cosa Manzoni ricord che il moto romantico ebbe luogo nell Italia settentrionale e particolarmente a Milano, e che esso fu un movimento che non lasci <<le cose come le aveva trovate>>. Manzoni, inoltre, sul sistema teorico del romanticismo italiano distinse una parte negativa e una positiva. La prima consistette nel rifiuto della mitologia nella condanna dellimitazione sterile dei classici e nella denuncia delle regole arbitrarie, in particolare delle cosiddette verit aristoteliche. La seconda, quella positiva, era invece ridotta a due principi molto generali: la poesia che deve proporsi come soggetto il vero (il quale pu produrre nel lettore un diletto nobile e duraturo e tale da arricchire ed elevare la mente) e la necessit per larte di esercitare la propria influenza sul maggior numero di persone, di scegliere argomenti legati alla vita comune e quotidiana, tali pertanto da interessare non solo una ristretta cerchia di letterati, ma un pubblico il pi vasto possibile. Una poesia dunque non artificiosa, ma reale; e se non difficile ritrovare in questo scritto manzoniano il senso stretto della sua poetica, vi si scorge anche lo stretto rapporto che, da noi, il romanticismo ebbe con il migliore illuminismo lombardo, ossia con le idee dei Verri e dei Beccaria oltre che con la politica del Parini . Non sul nulla, daltra parte, si potuto parlare di una mancanza, da noi, dun vero e proprio romanticismo e gi Manzoni, da parte sua, rilevava come il fenomeno avesse acquisito significati diversi secondo i diversi paesi in cui si era manifestato. La polemica esplose per quando la rivista Biblioteca italiana, diretta da Acerbi, pubblic sul suo primo numero, nel gennaio del 1816, un articolo di Madame de Stael che, tradotto da Giordani (amico di Leopardi), esortava gli Italiani ad occuparsi di letteratura inglese e tedesca e a dimenticare lantica mitologia. Questarticolo della de Stael, moderato nella forma, era tuttaltro che ostile allItalia, eppure i nostri classicisti se ne risentirono e sul numero di aprile della stessa rivista fu proprio Giordani a rispondere (animosamente) alla scrittrice francese con la Lettera di un italiano. In essa lautore riformulava lantico e per lui sempre valido dogma del clas sicismo: quello cio dellesistenza nellarte di una perfezione raffinata, che era gi stata raggiunta dai Greci e dai Latini e, quindi, dagli Italiani, ecco che non si capiva a che mai potessero servire le traduzioni dalle letterature europee. Perfetti in se stessi i classici continuarono a rimanere gli unici modelli. La reazione romantica, con la conseguente difesa delle idee di Madame de Stael, si fece sentire con prepotenza. Spett al torinese Ludovico di Breme (1780-1820) il merito del primo intervento, e ci avvenne, con lopuscolo del 1816, Intorno allingiustizia di alcuni giudizi letterari italiani . Breme, nel suo intervento, osserv come costituissero punti di riferimento Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso e tutti coloro che non erano stati inquinati dalle sofisticherie del peggiore manierismo. Un altro opuscolo apparve subito dopo (settembre 1816) a dar man forte alle idee di Breme, e furono le Avventure letterarie dun giorno del nobile milanese Pietro Borsieri, nato nel 1788, condannato nel 1824 dagli Austriaci allo Spielberg (carcere in Moravia), esiliato in America e morto

a Belgirate in provincia di Novara nel 1852. Con le sue Avventure, Borsieri svolse la sua polemica contro i classicisti in difesa delle idee della de Stael, ma denunci soprattutto la mancanza in Italia di quella buona letteratura popolare che potesse finalmente <<educare e ingentilire la moltitudine>>. Alla difesa delle idee romantiche partecip anche Silvio Pellico, autore de Le mie prigioni e collaboratore de Il Conciliatore (il foglio azzurro, dal colore della carta), lorgano ufficiale della cultura romantica italiana (venne pubblicato due volte la settimana per 118 numeri a partire dal 39-1818; soppresso dagli austriaci, lultimo foglio apparve il 17-10-1819). Vi collaborarono le migliori personalit del nostro romanticismo, da Breme a Borsieri, da Berchet a Ermes Visconti, da Maroncelli a Porro Lambertenghi e a Confalonieri. La polemica letteraria della rivista divent non sola lotta per la libert culturale, ma per lindipendenza politica e il risorgimento dellItalia. Se, ma probabilmente a torto, si ritiene ancora che gli scritti fondamentali sul romanticismo italiano siano quelli del milanese Ermes Visconti, apparsi in pi numeri del Conciliatore ( Le idee elementari sulla poesia romantica), fuori dubbio che uno dei manifesti pi importanti della nuova scuola sia quello redatto da Berchet: la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo, lettera che fu pubblicata nel dicembre del 1816, poco dopo, quindi, il discorso di Breme e le Avventure di Borsieri. Insieme alla Lettre monsieur Chauvet sur l'unit de temps et de lieu dans la tragdie di Manzoni (scritta nel 1820, ma apparsa nel 1823) e al Discorso dun italiano intorno alla poesia romantica di Leopardi (composto nel 1818, ma rimasto inedito) essa rappresenta una delle espressioni migliori e comunque di maggiore successo della polemica romantica. Si pu anzi dire che limportanza di Berchet nella cultura del primo ottocento si deve a questo suo scritto.