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Pier Vincenzo Mengaldo echov a Sereni Da C

Per Dante Isella, in ricordo

Qualche anno fa, commentando La spiaggia di Sereni, ultima lirica e solenne chiusa di Gli strumenti umani1, avevo accostato al suo attacco, Sono andati via tutti (e allineo ora, simpateticamente, La speranza dagli stessi Strumenti: i volti della mia vita / compresi quelli degli andati via), alcuni luoghi c echoviani: il finale di Zio Vnia quando partiti il Professore e la moglie Elena strov, Snia e la njanja dicono a eco: sono partiti, e subito dopo, partito anche strov, la stessa njanja aggiunge: andato via, nonch il finale assoluto del Giardino dei ciliegi, col vecchio servo Firs, abbandonato da tutti, che borbotta nella scena vuota: Chiusopartiti (e un attimo dopo, aggiungo ora, lo stesso Firs completa: partito [Leond Andriic ] col soprabito)2. E sempre riprendendo quello spunto da notare non solo che Sereni ha bloccato il pathos (suo e c echoviano) con limmediato rasoterra di blaterava e anche di saputa, ma che viceversa ha anticipato il discorso diretto rispetto a chi, estraneo ai suoi significati, lo pronuncia, un po come oso anticipare fa spesso il drammaturgo russo quando inizia cos una scena o una battuta. Io stesso avevo anche aggiunto come altro possibile riscontro linizio della Servetta di monte di Pascoli: Sono usciti tutti, anche se non credevo e non credo che Pascoli, e soprattutto il Pascoli dei Poemetti, fosse fra gli autori che pi abitavano la memoria di Sere1

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Cfr. La tradizione del Novecento, quarta serie, Torino, Bollati Boringhieri, 2000, p.

Cito il teatro c echoviano dalla classica traduzione di C. Grabher, Firenze, Sansoni, 1963 (rist.), che tra laltro sar proprio quella che ha letto Sereni. Di conseguenza accetto i criteri di traslitterazione l adottati. I passi o testi poetici sereniani sono naturalmente citati dalledizione critica a cura di Dante Isella, Milano, Mondadori, 1995.
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STRUMENTI CRITICI / a. XXVI, n. 2, maggio 2011

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ni3. E ora Christian Genetelli, in un suo fine contributo4, allega il Nessuno. Se ne sono andati via tutti, che per un risposta, dal capolavoro dei Racconti dublinesi di Joyce, I morti, che come lui stesso chiarisce proseguendo Lonardi5, ha avuto notevole influsso su Montale e io posso subito integrare, su Saba (almeno Neve)6. Ma il fatto che gli esempi c echoviani sono ancora di pi di quanto sopra e hanno in Cechov dignit di Leitmotive-refrain e di sistema7. Gi nel Liscij come si sa cartone non ben riuscito di Zio Vnia , a. II vi, p. 285 Grabher, ecco una battuta di quello che diventer in Zio Vnia il personaggio eponimo: Vointzkij [solo]. andata via ; ripetuta in Zio Vnia, a. II, p. 438; e poi, sempre in uno dei drammi degli ultimi anni, Le tre sorelle, a. II, p. 526: Irna [sola]. Tutti via! Non c pi nessuno!; a. IV, p. 545, lo stesso personaggio: Sono andati via, e anche p. 560: Mscia. I nostri partono: Che vuoi farci! . Cfr. pure Zio Vania, a. IV, pp. 472-73: strov Ora si pu anche andare ecc.; Giardino dei ciliegi, a. IV, p. 631: Liubv Andriievna. Ora si pu anche partire (inizio di scena), p. 632: Bisogna andare p. 633 (ead.); Ora possiamo anche metterci in cammino (ead.), e p. 634, subito prima dellingresso del dimenticato Firs: Noi partiremo e qui non rester nessuno: trascinamento del motivo che dice la penosa difficolt dellabbandono; ma dice anche egregiamente, nel rovesciarsi del consueto punto di vista o della consueta prossemica, che lo strazio non sta in qualcosa che ci ha lasciato, ma in qualcosa che siamo costretti a lasciare. Dunque, sommando, non si tratta solo di massa, ma di una massa del tutto coerente, che segnala con la pi perfetta evidenza (che i celeberrini puntini dellautore non smorzano ma anzi pro3 Cfr. comunque la limitazione di Pascoli, con locchio a Leopardi, in V. S., Sentieri di gloria. Note e ragionamenti sulla letteratura, a cura di G. Strazzeri. Introduzione di Giovanni Raboni, Milano, Mondadori, 1996, p. 54. 4 Per un attacco e per una chiusa di Sereni[], Strumenti critici, n.s., XXII, 118, settembre 2008, pp. 447 ss. (anticipato per La spiaggia in C.G. L. Mengoni, Pronte a farsi movimento e luce [], Locarno, ANA, 2007). 5 Cfr. Gilberto Lonardi, Leopardismo. Tre saggi sugli usi di Leopardi dallOtto al Novecento, Firenze, Sansoni, 1990. 6 Cfr. La lingua italiana. Storia, strutture, testi, V, 2009, p. 113. 7 Mi sembra molto notevole che nei due terzi delle Novelle dellautore che ho percorso (cio 8 dei 12 volumi della vecchia BUR, che ne resta la migliore edizione italiana), nonostante che non vi manchino certo partenze e amari distacchi, la formula o refrain di cui echov lavesse voluta specializzare per il suo ci stiamo occupando sia assente. Come se C (tardo) teatro.

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lungano come una nota tenuta o uno strido) uno dei grandi temi dellultimo teatro c echoviano, ma in pi, a parere del dilettante che qui scrive, ne simbolizzano quasi una delle fondamentali rivoluzioni tecniche. Nel teatro tradizionale infatti la regola di costruire la nuova scena sostituendo o ampliando i personaggi presenti nella precedente: si procede per equivalenza o accumulo, echov degli e come si direbbe in musica partendo in battere. Il C anni estremi, con vari procedimenti di cui questo uno dei sottili, costruisce le battute per sottrazione di personaggi, partendo in levare8. Tornando dunque alla memoria di Sereni ci sono due echov un Leitmotiv dati assieme che il sono andati via in C e che col suo effetto di dissolvenza rappresenta benissimo la sua novit tecnica e drammaturgica a renderne pi probabile laffluenza in quella memoria. A tutto ci si deve subito aggiungere quanto scriveva Sereni a Fortini il 27 marzo 1960 a proposito di Ancora sulla strada di Zenna (Apparato dellediz. Isella, pp. 508-9): Il verde si rinnova fino allinterrogativo [il verde si rinnova / a ogni primavera ma non rifiorisce la gioia?] tolto quasi di peso, o meglio colto al volo e messo in versi da una battuta dello zio Vania, ascoltata a teatro e non letta, proseguendo poi con (non ho qui il testo)9. E v. ora V.S., Occasioni di lettura [], Torino, Aragno, 2011, p. 193 (sui finali dei racconti c echoviani).
8 Ho provato a scorrere quello che generalmente viene considerato ma per me piut echov nellanticipare o tosto a torto, almeno per quanto della tecnica il compagno di C anzi determinare il teatro novecentesco, vale a dire Ibsen, che del resto sul russo ha influito (cfr. in particolare Lanatra selvatica Il gabbiano). Ibsen costruisce le scene in modo in tutto e per tutto tradizionale. Attacchi come quelli c echoviani in lui mi paiono del tutto echov. P. es. nel finale di Casa assenti, e lo stesso pu dirsi dei finali aperti e sospesi di C echov farebbe: HELMERVuoto. andata! (Gli di bambola Ibsen fa quello che mai C balena una speranza). Il grande miracolo? (e cfr. similmente il finale del IV atto del Borkman); o addirittura, nel finale del Rosmersholm, opera esattamente al contrario di quanto echov. di norma nellultimo C 9 Sar questa battuta di Vointzkij (zio Vnia), a. II, p. 438: Ora cesser la pioggia e tutto, nella natura, si rinfrescher e avr un dolce respiro. A me solo la tempesta non dar refrigerio, Di giorno e di notte, come un dmone, mi opprime il pensiero che la mia vita perduta irrimediabilmente. Non c un passato per me; quel tempo io lho sciupato stupidamente in cose insignificanti e il presente spaventoso per la sua inutilit: in ogni caso, molto pre-sereniano. Pi concretamente, questo episodio richiede due chiose. La prima sta echov hanno avuto nella vita teanel richiamare la grande importanza che i drammi di C trale di Milano nel secondo dopoguerra. La seconda nel toccare con mano che il passaggio da questa battuta a quei due versi conferma ci che gli studiosi di Sereni hanno sempre sostenuto o sospettato circa la sua tendenza, lungi dal citare o alludere, invece a velare o trasformare radicalmente le proprie fonti, o a lasciar scorgere quelle per lui meno importanti, celando le pi importanti (v. per questultimo punto, acutamente, F. Fortini in Saggi echov, forse si italiani, Milano, Garzanti, 1987, p. 177). Quanto allinteresse di Sereni per C

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Poich dunque questa testimonianza del massimo interesse, e sembra pi che probabile laura c echoviana che avvolge e arricchisce lattacco della Spiaggia, mi azzardo a suggerire un altro relais fra Sereni e il grande scrittore russo. Sia, sempre dagli Strumenti umani, Volendam, terzo elemento e chiusa del trittico DallOlanda:
Qui acqua centanni fa ripeteva la guida Federico oggi polder. Vita tra polder e diga, qui c posto per la procreazione solamente e la difesa dalla morte. Questo dicono le facce arrossate dal freddo fuori dalla messa cattolica a Volendam, la nenia del vento volubile tra i terrapieni. Lamore di dopo, dei figli ed pi grande. Impara

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(ultimi corsivi miei). Per inciso osserver subito che mentre i primi undici versi, che presentano la situazione, sono stati intensamente lavorati dallautore come sempre nella raccolta (cfr. ediz. Isella, pp. 625-26), i due che costituiscono lapoftegma o assioma poetico di chiusa non presentano varianti. Verrebbe quasi da pensare che quei due versi, quella sentenza, siano nati prima di ci che nel testo li precede. N osta a questo sospetto lordine argomentativo del testo. Le tre liriche che costituiscono il trittico DallOlanda sono collegate, oltre che evidentemente dallambientazione e dal titolo o sovrattitolo comuni, ad esempio dalla comune presenza di un adiuvante10, il compagno nel primo testo, Amsterdam, le guide nei due successivi, e tutti e tre, ma soprattutto i primi due, parlano con lautorevolezza di chi solleva un caso particolare a condizione
pu pensare che vi abbia avuto parte lamicissimo Bertolucci, che gi gli era stato levatrice per Proust. Cfr. Attilio Bertolucci-Vittorio Sereni, Una lunga amicizia. Lettere 1938-1982, a cura di Gabriella Palli Baroni. Prefazione di G. Raboni, Milano, Garzanti 1994, p. 89 (24 echov (e cfr. per entrambi febbraio 1943): Noi ci riposeremo dice lo zio Vania di C gli autori il prefatore e la curatrice del carteggio, pp. 9 e 89-90). 10 Ricordo di passata la grande frequenza, e importanza, che la figura delladiuvante ha nella poesia di Sereni, proiezione della sua eterna insicurezza. E spesso, come non il caso di stare a dimostrare, la sua funzione diciamo pedagogica la stessa che qui in DallOlanda. Cfr. almeno, fra tutti, il padre di Il muro, sempre negli Strumenti.

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pi vasta e a monito per tutti. Per con una differenza: Amsterdam e Linterprete possono essere intitolate al tema dellinflessibile memoria, che con gli adiuvanti coinvolge lo scrivente-viaggiatore nella necessit morale di non dimenticare la barbarie nazista o tedesca (cos alla lettera nel secondo: Non si tratta / di rappresaglia o rancore. / Ma dinflessibile memoria; e nel primo: quella / di Anna Frank non devessere, non / privilegiata memoria. Ce ne furono tanti / che crollarono per sola fame / senza il tempo di scriverlo). Nel conclusivo Volendam invece laccento risolutamente posto sul soggetto poetante, secondo una progressione che del trittico tutto ma anche e nettamente dellultima lirica in s: lo scrivente dapprima ascolta le parole della guida (ora pi nascosto, entro il secondo verso11), poi volge lo sguardo al paesaggio-ambiente che gliele conferma, infine si rivolge a se stesso con una sentenza di autocondanna, e con una perentoriet che come la stessa delle ultime parole dellinterprete, assunta in proprio. Dunque i due ultimi versi di Volendam sono costruiti in tutti i sensi come chiusa marcata non solo della poesia ma dellintero trittico: sono soprattutto i soli e definitivi nei tre testi in cui la parola passa direttamente al soggetto poetante12, e con quale accento di verit e autoaccusa, fortissimo invito anche questo a non sottrarsi a una inflessibile memoria, e questa prende posto nella consueta dialettica sereniana fra passato e futuro, il quale da una parte quasi schiaccia il presente e lio, ma dallaltra l ad accogliere la memoria del passato verso una ineludibile presa di responsabilit nel presente e nel futuro che vale per lio e per tutti. Ebbene, a me pare probabile che quando nella mente di Sereni prendevano corpo quei due versi agiva in lui il ricordo di un altro passo c echoviano, e di nuovo dalle Tre sorelle, a. II, p. 514. In unopera in cui non si fa altro che parlare di felicit, ma impos11 Si noti invece che il primo adiuvante, il mio compagno saffaccia di colpo allinizio del secondo movimento, dopo stacco, di Amsterdam, mentre il secondo, linterprete, sale addirittura a titolo o sottotitolo che surroga quello che sarebbe normalmente la formula: sostantivo pi verbum dicendi nel primo verso del testo, che tutto un suo discorso diretto. Da notare ancora che i due primi personaggi sono anonimi, individuati solo dal loro ruolo, il terzo ha un nome proprio, la guida Federico, certo a renderne presenza e parole pi quotidiane, meno impositive, e dunque anche a creare la tensione espressiva, il salto denergia elettrica fra inizio e fine della lirica. 12 Penso infatti che il Lei, vero, lo scrisse di Amsterdam 16 piuttosto che allo scrivente vada attribuito al compagno, come attenuazione della dura requisitoria contro la privilegiata memoria di Anne Frank.

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sibile se non forse al futuro, il principale personaggio maschile, Vierscnin, colui che pi di tutti riflette sulla cosa ad alta voce (fino ad affermare quasi leopardianamente, p. 517: La felicit non la raggiungiamo mai: la desideriamo soltanto), Vierscnin dice eloquentemente: Ah, come vorrei potervi dimostrare che la felicit non c, non pu esserci e non sar per noiNoi dobbiamo solo lavorare e lavorare: la felicit sar per i nostri lontani nipoti [Pausa]. Se non lo saremo noi, saranno almeno felici i nipoti dei nostri nipoti (e vedi lo stesso ibid., p. 496: Fra due o trecento anni la vita sulla terra sar cos bella ecc., e vedi anche pp. 497, 534 ecc.). Come si coglie subito le parole del colonnello abbracciano assieme due idee che, separate o spesso legate, sono ancora una volta Leitmotive, e grandi Leitmotive poetici e concettuali, quasi osses echov. Luno appunto quello della felicit impossibile sivi, di C al presente; laltro quello della necessit di lavorare e lavorare per sfuggire a inutilit, noia, disperazione, ma anche per consegnare qualcosa ai propri discendenti che, essi s forse, potranno essere felici, chiss quando. La proclamano continuamente i borghesi e piccoli aristocratici che popolano le pagine dello scrittore, chi autenticamente (come strov in Zio Vnia o nella narrativa Laptev in Tre anni), i pi velleitariamente, qualcuno (che forse ancora pi interessante) a mezza via. E per come si presenta questo tema ridotto allosso, cio non a tentativo di fuga dalla disperazione ma a qualcosa che esso stesso, coscientemente, disperazione, rimando subito a uno dei luoghi altissimi dello scrittore, lo straziante finale di Zio Vnia. Quanto a una formulazione estrema del tema della felicit lontanissima nel suo nesso con quello del lavoro, ecco le parole delleterno studente Trofmov nel Giardino dei ciliegi, a. II, pp. 599, 603 e 604: il quale dapprima proclama da progressista utopico: Lumanit procede, perfezionando le sue forze. Tutto ci che per essa ora irraggiungibile, un giorno diventer accessibile, comprensibile; solo per occorre lavorare [] Da noi, in Russia, sono ancora molto pochi quelli che lavorano ecc. (e v. anche p. 598: Bisogna solo lavorare); ma poi, con altro accento:
Noi siamo in ritardo di almeno duecento anni, noi non abbiamo ancora assolutamente nulla, non abbiamo un senso preciso del passato, noi ci contentiamo solo di filosofare, ci lamentiamo del nostro tedio e beviamo vodka [] per cominciare a vivere nel presente bisogna prima riscattare il nostro passato, farla finita con esso: ma riscattarlo si pu solo con la sofferenza, solo con un lavoro indefesso, incessante;

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e infine con altro accento ancora:


Ecco la felicit, eccola che giunge; si fa sempre, sempre pi vicina: io gi sento i suoi passi: E se noi non la vedremo, non la conosceremo, che importa? Altri la vedranno!

Ora, senza distinzioni e commenti, citer una serie di passi teatrali c echoviani che fanno al caso13. Liscij, a. II ix, p. 290 (colui che diventer il dottor strov in Zio Vnia): Io lavoro dalla mattina fino a tarda notte, destate e dinverno, senza posama ecco, alla fine ho trovato la mia luce, e v. anche Sonia, ibid., a. IV vii, p. 327; strov in Zio Vnia, a. IV, pp. 470-71 (dopo che ha appena detto seccamente a Vnia: Ma smettila!..Che vita nuova vai cercando! La nostra situazione, tanto la tua quanto la mia, senza speranza, e vedi con la stessa amarezza lo stesso personaggio gi in a. I, p. 420: quelli che vivranno cento, duecento anni dopo di noi, e ai quali noi ora apriamo la via, ci ricorderanno con una parola buona? Vecchia mia, non ci ricorderanno!14): Quelli che verranno dopo di noi, fra cento, duecento anni e che ci disprezzeranno perch abbiamo vissuto cos stupidamente e senza gusto, quelli, forse, troveranno il mezzo di essere felici, ma noi (e cfr. ancora lo stesso a pp. 429-30); Snia, ibid., p. 472; S, slavorare; Zio Vnia sempre nellopera omonima, a. IV, p. 475: Lavorare, lavorare! e Bisogna lavorare, lavorare (ma si rilegga poi il grande monologo finale di Snia); Irna nelle Tre sorelle, a. I, p. 486: Luomo deve lavorare, sudare sul suo lavoro: chiunque egli sia; in questo si nasconde il senso e lo scopo della vita, ecco la vera felicit ecc. per arrivare a: Oh, spaventoso! Il desiderio che sento per il lavoro come la sete che si prova in certe giornate ardenti (e ivi la replica del fidanzato Tsenbach: [] Io lavo13 Ma naturalmente i temi sono ben presenti anche nella narrativa dello scrittore. Cfr. ad es. Il duello, nella raccolta omonima, p. 170: Se fossi nato duecento anni pi tardi, sarei un altro; Tre anni, in Lo studente, p. 103 (il protagonista Laptev): Bisogna porre la propria vita in condizioni tali che il lavoro sia indispensabile. Senza lavoro con ci pu essere vita pura e gioiosa (con ci che precede); e in una novella tarda, Un caso di pratica medica (che , occorre ricordarlo, forse la pi avanzata politicamente dello scrittore), gli anni diminuiranno ma il concetto sar lo stesso: Ma per i nostri figli o nipoti questa questione se essi avranno ragione o no sar gi stata risolta. Bella sar la vita fra una cinquantina danni (in Anima cara, p. 27). 14 Le parole rimbalzeranno in quelle di Mscia delle Tre sorelle, a. I, p. 493: Cos anche noi saremo dimenticati. Ci dimenticheranno, immediatamente echeggiate da Vierscnin: S. Ci dimenticheranno. questo il nostro destino, non c che fare ecc..

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rer e fra venticinque o trenta anni tutti lavoreranno. Tutti! e lo stesso a pp. 519 e 553); Vierscnin, a. II, p. 513:
Fra due, trecento, mille anni la data precisa non importa comincer una vita nuova, felice. Noi, certo, non parteciperemo a questa vita, ma noi ora viviano per essa, lavoriamo, soffriamo per prepararla ecc.;

Andrij, ibid., a. IV, p. 555:


Il presente disgustoso, ma quando penso allavvenire come tutto bello! Provo un senso di vastit, di leggerezzavedo brillare una luce in lontananza, vedo la libert, vedo me e i miei figli divenuti liberi dallozio, dalla vodka, da certe meschine abitudini casalinghe, dal vile parassitismo;

Irna, ibid., p. 561:


Verr un giorno in cui tutti sapranno perch sia cos, perch tutte queste sofferenze; e non ci saranno pi misteri; ma intanto bisogna vivere, bisogna lavorare, lavorare soltanto!,

cui fa eco e ampliamento la sorella Olga nella successiva battuta, di valore collettivo o corale, del celebre finale; Ania nel Giardino dei ciliegi, a. IV, p. 629: Mamma, tu tornerai presto, prestonon vero? Io mi preparer, far gli esami e poi lavorer, ti aiuter. Noi, mamma, leggeremo tanti libri insieme Non vero? e via dicendo nella struggente battuta. Infine non inutile osservare che questa coscienza (e talora falsa coscienza) tocca nel Giardino dei ciliegi perfino il pragmatico e ricco, ma nato povero, Lopchin, a. III, p. 619: Costruiremo noi le ville, e i nostri nipoti e pronipoti vedranno qui una nuova vita, e a. IV, p. 624: Non posso stare senza lavorare ecc., p. 626: Quando io lavoro senza posa, allora i miei pensieri diventano pi lievi e mi sembra che anche a me sia chiaro lo scopo dellesistenza. Il lettore noter certamente, specie se rimetter le battute nel loro contesto, non solo lintreccio quasi costante dei due temi, ma la loro plasticit e ricchezza di sfumature, la loro perfetta convenienza a situazioni e psicologie (si confronti ad esempio la battuta della giovane Ania con quelle di altri personaggi). Qui occorre per insistere sul loro carattere di duplice/unico Leitmotiv portante e di sistema coerente. E osservare che almeno per una parte notevole questo doppio cerchio si inscrive in un altro e ancor pi ampio sistema concettuale e poetico dellopera c echoviana, che 204

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lo sguardo gettato insistentemente sulle vite sprecate o non vissute e sulle occasioni mancate o distrutte, i cui attori sono spesso incarnazioni e varianti originali, fra inalzamento al pathos e rasoterra, del tipo del vinto e di quello dellinetto, grande e indelebile invenzione della letteratura russa dellOttocento15. E in Sereni? Se si guarda allinsieme degli Strumenti umani, il finale di Volendam mostra i suoi riferimenti intertestuali pi precisi per un aspetto con lavvio di Scoperta dellodio: Qui stava il torto, qui linveterato errore: / credere che daltro non vi fosse acquisto che damore (ma lopposta scoperta che detta il titolo gli nel profondo speculare, anche in quanto corregge o smentisce Mille miglia: Ma nulla senza amore laria pura / lamore nulla senza la giovent); per un altro aspetto in Quei bambini che giocano:
[i bambini] un giorno perdoneranno se presto ci togliamo di mezzo. Perdoneranno. Un giorno. Ma la distorsione del tempo, il corso della vita deviato su false piste lemorragia dei giorni dal varco del corrotto intendimento: questo no, non lo perdoneranno,

per finire con non [] perdoneranno i peccati contro lamore. I motivi depositati in queste due liriche, ma soprattutto nella seconda, fanno emergere al modo di punte o di massimo momento di crisi un complesso tematico che negli Strumenti umani assolutamente centrale, come Sereni ha perfettamente individuato, assieme ad alcuni suoi critici16: quello del tempo o della vita come vuoto, sperpero, lacuna, della sconfitta e inadeguatezza complice
15 Ha scritto Spinoza nellEthica: Quanta pi realt o essere una cosa ha, tanti pi attributi le competono. 16 Mi limito a rimandare, nellApparato dellediz. Isella, alla dichiarazione del poeta alla p. 481 (1961): preferisco sentirti parlare di autoaccusa [], e in Dovuto a Montale (1983), in La tentazione della prosa, Introduzione di Giovanni Raboni, Note ai testi di Giulia Raboni, Milano, Mondadori, 1998, p. 148: Il senso di una vicenda interrotta mi accompagn per anni, fu la causa taciuta di certi guasti che si produssero in me. Un istinto incorreggibile mi indusse a riprodurre momenti, a reinmettermi in situazioni trascorse al fine di dar loro un seguito, sentirmi vivo rifugiandomi in quello dal buio della lontananza e della guerra. Era invece un disco rotto che simpunta sulla propria incrinatura ecc. . Ma sar il caso di ricordare anche quanto Sereni ha scritto intelligentemente una volta di Proust: Come mai in Proust, monsieur Swann, il maestro di gusto, risponde sempre in modo approssimativo e provvisorio a tutte le domande del piccolo Marcel? Appunto perch il rispondere pienamente metterebbe in gioco quellaldil di se stesso su cui Swann si riservato uno spiraglio: lo scrivere, lessere un artista (Sentieri di gloria, cit., p. 36).

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del soggetto, non solo inetto e superfluo, ma che ha mancato gli appuntamenti fondamentali con lesitenza e la storia, sentendosi perci colpevole, incapace di rinnovarsi, e di conseguenza vivendo in uno stato continuo di auto-accusa (Piti pour nos erreurs piti pour nos pchs ha scritto Apollinaire, amatissimo da Sereni). Del resto, chi stato prigioniero lo rimane con una sua parte per sempre. Si pu citare quasi ad apertura di pagina: Un ritorno: [] un attonito / specchio di me una lacuna del cuore; Nella neve: Per una traccia certa e confortevole / sbandavo, tradivo ancora una volta (nella prima stesura manca, ed interessante, solo sbandavo); Ancora sulla strada di Zenna, lezione cit.; Gli squali: [] una storia che non ebbe seguito (interessante lelaborazione, v. ediz. Isella, pp. 113 ss.); Le ceneri: Che aspetto io [] / che salzi un qualche vento / di novit []?; Giardini: vividi anni mai avuti; Una visita in fabbrica, II: [] per me / straniero al grande moto e da questo agganciato; I versi: dentro un nero di anni; Il male dAfrica: tardi, troppo tardi alla festa (cors. orig.) e noi sempre in ritardo sulla guerra / ma sempre nei dintorni / di una vera nostra guerra []; Un sogno: [] non si passa / senza un programma [] Hai tu fatto / [] la tua scelta ideologica?; Sopra unimmagine sepolcrale, leopardianamente: [] come se un Tu dovesse veramente / ritornare / a liberare i vivi e i morti; La piet ingiusta (che segue immediatamente DallOlanda) col giovane tedesco sconfitto espulso dal futuro (e v. Nel vero anno zero); Il muro: (la duplice / la subdola fedelt delle cose: / capaci di resistere oltre una vita duomo / e poi si sfaldano trasognandoci anni e momenti dopo), ecc. ecc. E per lauspicata vittoria del futuro sul presente basta rileggere la stessa Spiaggia i cui morti non sono affatto quel che di giorno / in giorno va sprecato, ma invece parleranno, ultima parola del libro. In questo quadro c posto anche per il tema falso-vero del la echov: A un compagno dinfanzia, vorare come sola dignit caro a C I: questo [la bellezza ecc.] / che oscuramente cercano i libertini / e che ho imparato lavorando, con cui ancora Un sogno, proprio a contatto con laccusa di irresolutezza ideologica: Pagher / al mio ritorno se mi lasci / passare, se mi lasci lavorare, ecc. Il complesso o polipaio tematico degli Strumenti umani appena illustrato, nella successiva Stella variabile meno invasivo ma con 206

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alcuni affondi intensi e ancora pi amari e approfondimenti concettuali altrettanto intensi: v. pp.189, 192, 215: i nati per perdere / si contendono / la maglia dei fuori tempo massimo / pedalando allindietro / lungo un muro di nausea / quelli che erano o parevano / arrivati di slancio, 244: Non ti vuole ti espatria / si libera di te / rifiuto dei rifiuti / la maest della notte, 245, 253: Altro di noi non c qui che lo specimen / anzi limago perpetuatesi / a vuoto / e acque ci contemplano e vetrate, / ci pensano al futuro: capofitti nel poi, / postille sempre pi fioche / multipli vaghi di noi quali saremo stati, 266 ( la poesia che chiude la raccolta): tempo sperperato. E se consideriamo come giusto centrale in Stella variabile il poemetto Un posto di vacanza17, vanno citati, precisissimi indici tematici, almeno i seguenti: III: Fabbrica desideri la memoria / poi lasciata sola a dissanguarsi / su questi specchi multipli, IV: lomissione il mancamento il vuoto e lomissione, il / mancamento, il vuoto, con spinto rilievo metrico, V: Sarei io dunque il superstite voyeur [], VI: Ci si sveglia vecchi / con quella cangiante ombra nel capo, sonnambuli []. VII: Se non fosse cos tardi, verso significativamente isolato. Ma il fatto anche che quanto si dispiega negli Strumenti umani per concettualizzarsi e acuirsi ulteriormente in Stella variabile, appare chiaramente preparato nelle due prime raccolte, certo in forma pi lirica e pi confidata al gioco delle immagini (accompagnate dai ricorrenti connotatori del sonno o dormiveglia, delloblio, della nebbia o bruma e delle nubi ecc.) di quel che non avvenga nel Sereni pienamente maturo con le sue sintesi di immagine e concetto e i suoi strappi18. Frontiera, p. 9: nella pioggia che tutto cancella, 16: E il fango un tramonto / che tutto lanno ci dura negli occhi, 17: Maturit di foglie, arco di lago / altro evo mi spieghi lucente / [] / la giovinezza che non trova scampo, 27: io non so, giovinezza, sopportare / il tuo sguardo daddio, 32: Siamo tutti sospesi / a un tacito evento questa sera,
17 Cfr. in particolare G. Gronda, in Tradizione/Traduzione/Societ. Saggi per Franco Fortini, Roma, Editori Riuniti, 1989, pp. 177-203, e C. Martignoni, in Poetiche, n.s., f. 3, 1999, pp. 413-54. 18 Acutissimo come sempre Zanzotto, in Per Vittorio Sereni. Convegno di poeti[], Milano, Scheiwiller, 1992, p. 164: E per quanto tutto il leggibile rischi di restare precaria traccia e dissolvenza, nella poesia di Sereni esso diviene definitivo e definitorio, quasi suo malgrado, in modo del tutto singolare ecc.: e cos in sostanza in altri suoi interventi sereniani.

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Pier Vincenzo Mengaldo

35: Nella morte gi certa , 38: [] sul gorgo degli anni, 40: Questo trepido vivere nei morti, e 41: E nei bicchieri muoiono altri giorni, 45: E sempre io resto / di qua dalla nube smemorata, ecc. Diario dAlgeria, e qui con maggiore forza e consapevolezza: p. 59: E tu mia vita salvati se puoi / serba te stessa al futuro / passante [], 61: [] il tempo irreparabile / della nostra vilt. 63: sono un tuo figlio in fuga [], 64: la mia vita / esitante sul mare, 65: Presto sar il viandante stupefatto / avventurato nel tempo nebbioso (fondamentale), 73: tra due epoche morte entro noi, 76: [] io sono morto / alla guerra e alla pace, la grande chiusa di 79: Ora ogni fronda muta / compatto il guscio doblio / perfetto il cerchio, 81: e la collina / dei nostri spiriti assenti / deserta e immemorabile si vela, 82: sono un barlume stento, / una voce superflua nel coro ecc. Se conserviamo limmagine-guida del cerchio, i dati che abbiamo presentato ci dicono che i due sistemi concettuali e poetici, echov, sintersedi Sereni, non solo negli Strumenti umani, e di C cano un po al modo dei diagrammi di Venn. Sia pure un invito a leggere di pi Sereni, e forse non solo il Sereni degli Strumenti, anche sub specie c echoviana. evidente che ci concerner prima di tutto la zona cospicua del non detto e dei suoi indicatori, a cominciare dai puntini sospensivi, altrettanto frequenti sia nella poesia che nella prosa di Sereni19 quanto difficili da assegnare a un modello preciso; o tutto ci che converge negli effetti che per Apollinaire Sereni ha chiamato splendidamente di lunga e infrenabile emorragia (Sentieri di gloria, cit., p. 76). Ma bene ricordare sempre che in Sereni la sfilacciatura e lemorragia indicano non solo linsicurezza e le slabbrature interiori, ma anche e invece la perentoriet affermativa (e v. pure nota 18). Non si deve applicare a lui l ingiustizia cui egli si ribellava da giovane per Montale (cit., p. 58): Lingiustizia [] che viene fatta a Montale, asservendo alcuni dei suoi risultati migliori al nostro diletto e al nostro capriccio, alla parte sensuale dellintelligenza e della sensibilit. Il poeta degli Strumenti umani e di Stella variabile, e forse gi del Diario dAlgeria, anzitutto un poeta squisitamente esistenziale ma anche sempre, come avrebbe detto lo stesso Montale, un poeta metafisico.
19 Cfr. G. Magrini, in Per Vittorio Sereni, cit., pp. 133-42, che nota come addirittura la prima poesia di Frontiera sia preceduta da un rigo di puntolini.

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