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Poesie

di Giacomo da Lentini

Letteratura italiana Einaudi

Edizione di riferimento:

a cura di Roberto Antonelli,


Bulzoni Editore, Roma 1979

Letteratura italiana Einaudi

Sommario
Rime
I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
XI
XII
XIII
XIV
XV
XVI
XVII

Madonna, dir vo voglio


Meravigliosa - mente
Guiderdone aspetto avere
Amor non vole chio clami
La namoranza disosa
Ben m venuto prima cordoglienza
Donna, eo languisco
Troppo son dimorato
Non so se n gioia mi sia
Uno diso damore sovente
Amando lungiamente
Madonna mia, a voi mando
Sio doglio no meraviglia
Amore, paura mincalcia
Poi no mi val merz n ben servire
Dolce coninzamento
Dal core mi vene

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Sonetti
XVIII a
XVIII b
XVIII c
XVIII d
XVIII e
XIX a
XIX b
XIX c
XX
XXI

Oi deo damore
Feruto sono isvaratamente
Qual om riprende altr
Cotale gioco mai non fue veduto
Con vostro onore facciovi uno nvito
Solicitando un poco meo savere
Per cAmore no si p vedere
Amor un[o] desio
Lo giglio quand colto
S come il sol

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Letteratura italiana Einaudi

Sommario
XXII
XXIII
XXIV
XXV
XXVI
XXVII
XXVIII
XXIX
XXX
XXXI
XXXII
XXXIII
XXXIV
XXXV
XXXVI
XXXVII
XXXVIII

Or come pote s gran donna entrare


Molti amadori la lor malatia
Donna, vostri sembianti mi mostraro
Ognomo cama de amar so nore
A laire claro vista ploggia dare
Io maggio posto in core a Dio
[L]o viso mi fa andare alegramente
[E]o viso e non diviso da lo viso
[S] alta amanza presa lo me core
[P]er sofrenza si vince gran vetoria
[C]erto me par che far dea
Si como l parpaglion c tal natura
[C]hi non avesse mai veduto foco
Diamante, n smiraldo, n zafino
Madonna n s vertute con valore
Angelica figura e comprobata
Quandom un bon amico leiale

Dubbie attribuzioni
D. 1
Membrando lamoroso dipartire
D. 2
Lo badalisco a lo specchio lucente
D. 3
Guardando basalisco velenoso

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Letteratura italiana Einaudi

iv

RIME
I
Madonna, dir vo voglio
como lamor m priso,
inver lo grande orgoglio
che voi bella mostrate, e no maita.
Oi lasso, lo meo core,
che n tante pene miso
che vive quando more
per bene amare, e teneselo a vita.
Dunque more viveo?
No, ma lo core meo
more pi spesso e forte
che no faria di morte naturale,
per voi, donna, cui ama,
pi che se stesso brama,
e voi pur lo sdegnate:
amor, vostra mistate vidi male.
Lo meo namoramento
non p parire in detto,
ma s comeo lo sento
cor no lo penseria n diria lingua;
e zo cheo dico nente
inver cheo son distretto
tanto coralemente:
focaio al cor non credo mai si stingua;
anzi si pur alluma:
perch non mi consuma?
La salamandra audivi
che nfra lo foco vivi stando sana;
eo s fo per longuso,

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Giacomo da Lentini - Poesie

vivo n focamoroso
e non saccio cheo dica:
lo meo lavoro spica e non ingrana.
Madonna, s mavene
cheo non posso avenire
comeo dicesse bene
la propia cosa cheo sento damore;
s comomo in prudito
lo cor mi fa sentire,
che gi mai no nd quito
mentre non p toccar lo suo sentore.
Lo non-poter mi turba,
comon che pinge e sturba,
e pure li dispiace
lo pingere che face, e s riprende,
che non fa per natura
la propa pintura;
e non da blasmare
omo che cade in mare a che saprende.
Lo vostramor che mave
in mare tempestoso,
s como la nave
ca la fortuna getta ogni pesanti,
e campan per lo getto
di loco periglioso;
similemente eo getto
a voi, bella, li mei sospiri e pianti.
Che seo no li gittasse
parria che soffondasse,
e bene soffondara,
lo cor tanto gravara in suo disio;
che tanto frange a terra
tempesta, che saterra,

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Giacomo da Lentini - Poesie

ed eo cos rinfrango,
quando sospiro e piango posar crio.
Assai mi son mostrato
a voi, donna spietata,
comeo so innamorato,
ma crio che dispiaceria voi pinto.
Poi ca me solo, lasso,
cotal ventura data,
perch no mi nde lasso?
Non posso, di tal guisa Amor m vinto.
Vorria cor avenisse
che lo meo core scisse
come ncarnato tutto,
e non facesse motto a vo, isdegnosa;
cAmore a tal ladusse
ca, se vipera i fusse,
natura perderia:
a tal lo vederia, fora pietosa.

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Giacomo da Lentini - Poesie

II
Meravigliosa - mente
un amor mi distringe
e mi tene ad ognora.
Comom che pone mente
in altro exemplo pinge
la simile pintura,
cos, bella, facceo,
che nfra lo core meo
porto la tua figura.
In cor par cheo vi porti,
pinta come parete,
e non pare difore.
O Deo, co mi par forte
non so se lo sapete,
con vamo di bon core;
cheo son s vergognoso
ca pur vi guardo ascoso
e non vi mostro amore.
Avendo gran disio
dipinsi una pintura,
bella, voi simigliante,
e quando voi non vio
guardo n quella figura,
par cheo vaggia davante:
come quello che crede
salvarsi per sua fede,
ancor non veggia inante.
Al cor marduna doglia,
com om che ten lo foco
a lo suo seno ascoso,

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Giacomo da Lentini - Poesie

e quando pi lo nvoglia,
allora arde pi loco
e non p star incluso:
similemente eo ardo
quando passe non guardo
a voi, visamoroso.
Seo guardo, quando passo,
inver voi no mi giro,
bella, per risguardare;
andando, ad ogni passo
getto uno gran sospiro
ca facemi ancosciare;
e certo bene ancoscio,
ca pena mi conoscio,
tanto bella mi pare.
Assai vaggio laudato,
madonna, in tutte parti,
di bellezze cavete.
Non so se v contato
cheo lo faccia per arti,
che voi pur vascondete:
sacciatelo per singa
zo cheo no dico a linga,
quando voi mi vedite

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Canzonetta novella,
va canta nova cosa;
lvati da maitino
davanti a la pi bella,
fiore dognamorosa,
bionda pi cauro fino:
Lo vostro amor, ch caro,
donatelo al Notaro
ch nato da Lentino.

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Giacomo da Lentini - Poesie

III
Guiderdone aspetto avere
da voi, donna, cui servire
no menoia;
ancor che mi siate altera
sempre spero avere intera
damor gioia.
Non vivo in disperanza,
ancor che mi disfidi
la vostra disdegnanza:
ca spesse volte vidi, ed provato,
omo di poco affare
pervenire in gran loco;
se lo sape avanzare,
moltipricar lo poco c quistato.
In disperanza no mi getto,
chio medesmo mi mprometto
daver bene:
di bon core la lanza
chi vi porto, e la speranza
mi mantene.
Per no mi scoraggio
dAmor che m distretto;
s comomo salvaggio
faraggio, com detto chello face:
per lo reo tempo ride,
sperando che poi pera
lo laido aire che vede;
da donna troppo fera spero pace.
Sio pur spero in allegranza,
fina donna, petanza
in voi si mova.

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Giacomo da Lentini - Poesie

Fina donna, no mi siate


fera, poi tanta bieltate
in voi si trova:
ca donna c bellezze
ed senza pietade,
comomo [] c richezze
ed usa scarsitade di ci cave;
se non bene apreso,
nodruto ed insegnato,
da ognomo nd ripreso,
orruto e dispregiato e posto a grave.
Donna mia, cheo non perisca:
seo vi prego, no vi ncresca
mia preghera.
Le bellezze che n voi pare
mi distringe, e lo sguardare
de la cera;
la figura piacente
lo core mi diranca:
quando voi tegno mente
lo spirito mi manca e torna in ghiaccio.
N-mica mi spaventa
lamoroso volere
di ci che matalenta,
cheo no lo posso avere, undeo mi sfaccio.

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Giacomo da Lentini - Poesie

IV
Amor non vole chio clami
merze[de] connomo clama,
n ch[e] io mavanti cami,
cognomo savanta cama;
che lo servire connomo
sape fare nonn- nomo,
e no in pregio di laudare
quello che sape ciascuno:
a voi, bella, tal[e] dono
non vorria apresentare.
Per zo lamore mi nsegna
chio non guardi a lantra gente,
non vuol chio resembli a scigna
cogni viso tene mente;
[e] per zo, [ma]donna mia,
a voi non dimanderia
merze[de] n petanza,
che tanti son li amatori
cheste scita di savori
merze[de] per troppa usanza.
Ogni gioia ch pi rara
tenut pi prezosa,
ancora che non sia cara
de laltr pi grazosa;
ca seste orentale
lo zafiro asai pi vale,
ed meno di vertute:
e per zo ne le merzede
lo mio core non vaccede,
perch luso l nvilute.

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Giacomo da Lentini - Poesie

Nviluto li scolosmini
di quel tempo ricordato,
cherano s gai e fini,
nulla gioi nonn- trovato.
Elle merz siano strette,
nulla parte non sian dette
perch paian gioie nove;
nulla parte sian trovate
n dagli amador chiamate
infin che compie anni nove.
Senza merze[de] potete
saver, bella, l meo disio,
cassai meglio mi vedete
chio medesmo non mi veo;
e per sa voi paresse
altro chesser non dovesse
per lo vostro amore avere,
unque gioi non ci perdiate.
Cus volete amistate?
Inanzi voria morire.

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Giacomo da Lentini - Poesie

V
La namoranza disosa
che dentro a l[o] mi cor nata
di voi, madonna, pur chiamata,
merz se fusse aventurosa.
E poi chi non trovo pietanza,
[] per paura o per dottare
sio perdo amare,
Amor comanda chio faccia arditanza.
Grande arditanza e coraggiosa
in guiderdone Amor m data,
e vuol che donna sia quistata
per forza di gioia amorosa:
ma troppo villana credanza
che donna deggia incominzare,
ma vergognare
perchio cominzi non mispregianza.
Di mispregianza Amor mi scusa,
se gioia per me cominzata
di voi che tant disata,
e sonne in vita cordogliosa;
ca, bella, sanza dubitanza,
tutte fate in voi mirare,
veder mi pare
una maraviliosa simiglianza.
Tanto siete maravigliosa
quandi v bene affigurata
caltro parete che ncarnata,
se non chio spero in voi, gioiosa;
ma tanto tarda la speranza,
solamente per [voi] dottare

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Giacomo da Lentini - Poesie

o i malparlare,
Amor non vuol chio perda mia intendanza.
Molt gran cosa ed inoiosa
chi vede ci che pi li agrata,
e via dun passo pi dotata
che dOltremare in Saragosa
e di bataglia, ovom si lanza
a spade lanza, in terra o mare,
e non pensare
di bandire una donna per dottanza.
Nulla bandita m dottosa
se non di voi, donna pregiata,
canti vorria morir di spata
chi voi vedesse currucciosa;
ma tanto avete caunoscianza,
ben mi dovreste perdonare
e comportare,
sio perdo gioi che, sso, maucide amanza.

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Giacomo da Lentini - Poesie

VI
Ben m venuto prima cordoglienza,
poi benvoglienza orgoglio m rendente
di voi, madonna, contra mia soffrenza:
non valenza far male a sofrente.
Tant potente vostra signoria,
cavendo male pi vamo ogni dia:
per tuttor la troppasicuranza
ubra caunoscenza e onoranza.
Adunque, amor, ben fora convenenza,
daver temenza como laltra gente,
che tornano la lor discaunoscenza
a la credenza de lo benvogliente:
chi temente fugge villania,
e per coverta tal fa cortesia,
cheo non vorria da voi, donna, semblanza
se da lo cor non vi venisse amanza.
E chi a torto batte o fa increscenza,
di far plagenza penza, poi si pente:
per mi pasco di bona credenza,
cAmor comenza prima dar tormente;
dunque pi gente seria la gioi mia,
se per soffrir lorgoglio sumila
e la ferezza torna in petanza;
bello p fare Amor, chell su usanza.
Eo non vi faccio, donna, contendenza,
ma ubidenza, e amo coralmente;
per non deggio planger penitenza,
ca nullo senza colpa penitente.
Naturalmente avene tuttavia
como sorgoglia a chi lo contrara;

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Giacomo da Lentini - Poesie

ma vostrorgoglio passa sorcoitanza,


che dismisura contra umilanza.
E voi che sete senza percepenza,
como Florenza che dorgoglio sente,
guardate a Pisa di gran canoscenza,
che teme ntenza dorgogliosa gente:
s lungiamente orgoglio m in bailia,
Melana lo carroccio par che sia;
e si si tarda lumile speranza,
chi sofra vince e scompra ogni tardanza.

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Giacomo da Lentini - Poesie

VII
Donna, eo languisco e no so quasperanza
mi d fidanza chio non mi disfidi;
e se merz e pietanza in voi non trovo,
perduta provo lo chiamar merzede;
che tanto lungiamente custumato,
palese ed in celato,
pur di merz cherere,
chi nonssaccio altro dire;
e saltri madomanda ched aggio eo,
eo non so dir se non Merz, per Deo!.
Amore non fue giusto partitore,
chio pur vadore e voi non mi ntendate:
s comeo presi a voi merz chiamare,
ben dovea dare a voi cor di pietate;
ca tutesor cad eo merz chiamasse,
in voi, donna, trovasse
gran core dumiltate;
se non tut[t]e fate
facestemi a lo meno esta mistanza,
mille merz valesse una pietanza.
Donna, gran maraviglia mi donate,
che n voi sembrate sono tanto alore:
passate di bellezze ognaltra cosa,
come la rosa passa ognaltro fiore;
e ladornezze quali vacompagna
lo cor mi lancia e sagna;
[e] per mi sta asai plui,
merz che nonn- in voi;
e se merz con voi, bella, statesse,
nullaltra valenza pi mi valesse.

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Giacomo da Lentini - Poesie

Non mi ricredo di merz chiamare,


c contare audivi a molta gente
che lo lone este di tale usato
che quand airato pi fellona - mente,
per cosa como face si ricrede
[i] segno di merzede:
per merz gira in pace.
Gentile ira mi piace,
ondio per merc faccio ogne mi fatto,
ca per merc sapaga un gran misfatto.
Come quelli cheffanno allor nemici,
cognom mi dici: merzede trovato,
ed io cheffaccio, cos ratto provo
e non trovo merzede in cui son dato.
Madonna, in voi nonn-aquistai gran preio
se non pur[e] lo peio:
e per ci si com batte
[] in altrui fatte,
e segli n altro vince, in questo perde;
e n voi chi pi ci pensa pi ci sperde.

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Giacomo da Lentini - Poesie

VIII
Troppo son dimorato
illontano paese:
non so in che guisa possa soferire,
che son cotanto stato
senza in cui si mise
tutte bellezze damore e servire.
Molto tardi mi pento,
e dico che follia
me n fatto alungare;
lasso, ben veggio e sento,
morte fusse, dovria
a madonna tornare.
Ca sio sono alungato,
a nullom non afesi
quanta me solo, ed i ne so al perire;
io ne so il danneggiato
poi madonna misfesi
mio l dannaggio ed ogne languire;
ca lo suo avenimento
damar mi travagla,
e comandami a dare,
a quella a cui consento,
core e corpo in bagla,
e nulla non mi pare.
Dunqua son io sturduto?
Ci saccio certamente,
con quelli c cercato ci che tene,
cos m adivenuto,
che, lasso, lavenente
eo vo cercando, ed noie e pene.
Cotanto n dolore

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Giacomo da Lentini - Poesie

e vengiamento e doglia,
vedere non potere
cotanto di dolzore
amore e bona voglia,
chio l creduto avere.

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Deo, comaggio falluto,


che cus lungiamente
non son tornato a la mia donn a spene!
Lasso, chi m tenuto?
Follia dilivramente,
che m levato da gioia e di bene.
Ochi e talento e core
ciascun per s sargoglia,
disando vedere
madonna mia a tuttore,
quella che non sargoglia
inver lei lo mio volere.
Non vo pi soferenza,
n dimorare oimai
senza madonna, di cui moro stando;
cAmor mi move ntenza
e dicemi: cheffai?
la tua donna si muor di te aspettando.
Questo detto mi lanza,
e fammi trangosciare
s lo core, moraggio
se pi faccio tardanza:
tosto far reo stare
di lei e di me dannaggio.

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Giacomo da Lentini - Poesie

IX
Non so se n gioia mi sia
damor la mia intendanza
inver la

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Giacomo da Lentini - Poesie

X
Uno diso damore sovente
mi ten la mente,
temer mi face e miso m in erranza;
non saccio sio lo taccia o dica nente
di voi, pi gente:
no vi dispiaccia, tant in dubitanza.
Ca seo lo taccio vivo in penetenza,
camor mi ntenza
di ci che p avenire,
[e] poria romanere
in danno che poria sortire a manti,
sellor detto: guardisi davanti.
E seo lo dico, temo molto piue
non spiaccia a voi,
a cui servir mi sforzo, donna fina;
ca semo, per lanza ch ntra noi,
duno cor dui:
temer mi face Amor[e] che mi mena.
E se la mia temenza penserete,
pi mamerete,
[per]ch le mie paure
non son se non damore:
chi ci non teme, male amar poria,
e tutta mia paura gelosia.
Geloso sono damore madovene,
cos mi stene,
cAmore piena cosa di paura;
e chi bene ama una cosa che tene,
vive nde in pene,
che teme no la perda per ventura.
Donqu ragion cheo trovi petanza

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Giacomo da Lentini - Poesie

e perdonanza,
ca seo in voi troppo isparlo
non son[o] eo che parlo:
Amore che tacente fa tornare
lo ben parlante, e lo muto parlare.
Donqua sAmore non vole cheo taccia,
non vi dispiaccia
sAmore duno folle pensamento.
Quell la gioia che pi mi solazza,
par che mi sfazza,
cheo ebbi di voi, donna, compimento.
Ma nol vorria avere avuto intando
che vo pensando,
e convenmi partire,
in altra parte gire:
la gioi che di voi, donna, aggio avuta,
no la mi credo aver mai s compiuta.
Per ci vorria cheo lavesse ad avere,
ed a vedere,
che di ci nasce che mi discoraia:
non adovegna con al mio temere
(vergogna a dire),
che sicuranza ormai nulla no nd aia.
Ma s [i]o son folle ne lo mio pensare
per troppo amare,
ca spero in voi, avenente,
cheo non ser perdente:
s come da voi ebbi guiderdone,
mi traggerete fuor dogne casone.

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Giacomo da Lentini - Poesie

XI
Amando lungiamente,
diso chio vedesse
quellora chio piacesse
comio valesse a voi, donna valente.
Meravigliosamente
mi sforzo sio potesse
chio cotanto valesse,
ca voi paresse lo mio affar piacente.
Vorria servire a piacimento
l v tutto piacere,
e convertire lo meo parlamento
a ci cheo sento:
per intendanza de le mie parole
veggiate come lo meo cor si dole.
Non dole caggia doglia,
madonna, in voi amare,
anti mi fa allegrare
in voi pensare lamorosa voglia:
con gioi par che macoglia
lo vostro innamorare,
e per dolce aspettare
veder mi pare ci che mi sorgoglia.
Ma duna cosa mi cordoglio,
cheo non so in veritate
che voi sacciate lo ben cheo vi voglio:
a ci mi doglio,
non posso dir di cento parti luna
lamor cheo porto a la vostra persona.
Se lamor cheo vi porto
non posso dire in tutto,
vagliami alcun bon motto,

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Giacomo da Lentini - Poesie

che per un frutto piace tutto un orto,


e per un bon conforto
si lassa un gran corrotto
e ritorna in disdutto
(a ci non dotto) tal speranza porto.
E se alcun torto mi vedete,
ponete mente a voi,
che bella piu[i] per orgoglio siete;
che [ben] sapete
corgoglio non gioi, ma voi convene
e tutto quanto veggio a voi sta bene.
E tutto quanto veggio
mi pare avenantezze
[e] somma di bellezze;
altre ricchezze n gio non disio.
E nulla donna veo
caggia tante adornezze
che [] le vostre altezze
non [] bassezze, l unde innamorio.
E se [], madonna mia,
amasse io voi e voi meve,
se fosse neve foco mi parria,
e notte e dia
e tuttavia mentre cavraggio amore;
e chi ben ama ritorna in dolore.
Non so comeo vi paro
n che di me farete;
ancider mi potrete
e no mi trovarete core varo
ma tuttavia dun airo,
cotanto mi piacete;
e morto mi vedete
se no mavrete a l[o] vostro riparo:
a lo conforto di pietanza

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che incozzi a l[o] core,


e li occhi fore piangano damanza
e dallegranza:
con abondanza de lo dolce pianto
lo bel visaggio bagni tutto quanto.

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Giacomo da Lentini - Poesie

XII
Madonna mia, a voi mando
in gioi li miei sospiri,
ca lungiamente amando
non vi porea mai dire
comera vostro amante
e lalmente amava,
e per cheo dottava
non vo facea sembrante.
Tanto setalta e grande
cheo vamo pur dottando,
e non so cui vo mande
per messaggio parlando,
undeo prego lAmore,
a cui prega ogni amanti,
li mei sospiri e pianti
vo pungano lo core.
Ben vorria, seo potesse,
quanti sospiri getto,
cogni sospiro avesse
spirito e intelletto,
ca voi, donna, damare
dimandasser pietanza,
da poi che per dottanza
non vo posso parlare.
Voi, donna, maucidete
e allegiate a penare:
da poi che voi vedete
chio vo dotto parlare,
perch non mi mandate
tuttavia confortando,

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Giacomo da Lentini - Poesie

cheo non desperi amando


de la vostra mistate?
Vostra cera plagente,
merc quando vo chiamo,
mincalcia fortemente
chio vami pi chio vamo,
chio non vi poteria
pi coralmente amare,
ancor che pi penare
poria, s, donna mia.
In gran dilettanzera,
madonna, in quello giorno
quando ti formai in cera
le bellezze dintorno:
pi bella mi parete
ca Isolda la bronda,
amorosa gioconda
che sovrognaltra sete.
Ben sai che son vostromo,
sa voi non dispiacesse,
ancora che l meo nomo,
madonna, non dicesse:
per vostro amor fui nato,
nato fui da Lentino;
dunqua debbesser fino,
da poi ca voi son dato.

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Giacomo da Lentini - Poesie

XIII
Sio doglio no meraviglia
e sio sospiro e lamento:
amor lontano mi piglia
dogliosa pena cheo sento,
membrando ceo sia diviso
di veder[e] lo bel viso
per cui peno e sto n tormento.
Allegranza lo vedere
mi donava proximano,
lo contrario deggio avere
cheo ne son fatto lontano.
Seo veggendo avea allegranza,
or no la veggio pesanza
mi distringe e tene mano.
Lo meo core eo laio lassato
a la dolze donna mia:
dogliomi cheo so allungiato
da s dolze compagnia;
comadonna sta lo core,
che de lo meo petto fore,
e dimora in sua bailia.
Dogliomi e adiro sovente
de lo core che dimora
con madonna mia avenente,
in s gran bona-ventura:
odio e invidio tale affare,
che con lei non posso stare
n veder la sua figura.

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Letteratura italiana Einaudi

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Giacomo da Lentini - Poesie

Sovente mi doglio e adiro,


fuggir mi fanno allegrezze;
tuttavia raguardo e miro
le suoe adornate fattezze,
lo bel viso e lornamento
e lo dolze parlamento,
occhi, ahi, vaghi e bronde trezze.

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Letteratura italiana Einaudi

27

Giacomo da Lentini - Poesie

XIV
Amore, paura mincalcia
in manti lochi aventurosi

Letteratura italiana Einaudi

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Giacomo da Lentini - Poesie

XV
Poi no mi val merz n ben servire
inver mia donna, in cui tegno speranza
e amo lalmente,
non so che cosa mi possa valere:
se di me no le prende petanza,
ben morr certamente.
Per nente mi cangiao lo suo talento,
undeo tormento e vivo in gran dottanza,
e son di molte pene sofferente.
Sofferente seraggio al so piacere,
di bon[o] core e di pura lanza
la servo umilemente:
anzi vorrea per ella pena avere
che per nullaltra bene con baldanza,
tanto le so ubidente.
Ardente son di far suo piacimento,
e mai no alento daver sua membranza,
in quella in cui diso spessamente.
Spessamente diso e sto al morire,
membrando che m miso in ubranza
lamorosa piacente;
senza misfatto nom dovea punire,
di far partenza de la nostra amanza,
poi tant caunoscente.
Temente so e non confortamento,
poi valimento nom d, ma pesanza,
e fallami di tutto l suo conventi.
Conventi mi fece di ritenere
e donaomi una gio per rimembranza,
cheo stesse allegramente.

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Letteratura italiana Einaudi

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Giacomo da Lentini - Poesie

Or la m tolta per troppo savere,


dice che n altra parte mia ntendanza,
ci so veracemente:
non sente lo meo cor tal fallimento,
n talento di far mislanza,
cheo la cangi per altra al meo vivente.
Vivente donna non creo che partire
potesse lo mio cor di sua possanza,
non fosse s avenente,
perchio lasciar volesse dubidire
quella che pregio e bellezze inavanza
e fami star sovente
la mente damoroso pensamento:
non aggio abento, tanto l cor mi lanza
co li riguardi degli occhi ridente.

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Letteratura italiana Einaudi

30

Giacomo da Lentini - Poesie

XVI
Dolce coninzamento
canto per la pi fina
che sia, al mio parimento,
dAgri infino in Mesina;
cio la pi avenente:
o stella rilucente
che levi la maitina!
quando mapar davanti,
li suo dolzi sembianti
mincendon la corina.
Dolce meo sir, se ncendi,
or io che deggio fare?
Tu stesso mi riprendi
se mi vei favellare;
ca tu mi namorata,
a lo cor mi lanciata,
s ca difor non pare;
rimembriti a la fiata
quandio tebi abrazzata
a li dolzi baciarti.
Ed io baciando stava
in gran diletamento
con quella che mamava,
bionda, viso dargento.
Presente mi contava,
e non mi si celava,
tut[t]o suo convenente;
e disse: I tameraggio
e non ti falleraggio
a tut[t]o l mio vivente.

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Letteratura italiana Einaudi

31

Giacomo da Lentini - Poesie

Al mio vivente, amore,


io non ti falliraggio
per lo lusingatore
che parla tal fallaggio.
Ed io s tameraggio
per quello ch salvaggio;
Dio li mandi dolore,
unqua non vegna a maggio:
tant di mal usaggio
che di stat gelore.

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Letteratura italiana Einaudi

32

Giacomo da Lentini - Poesie

XVII
(discordo)
Dal core mi vene
che gli occhi mi tene rosata:
spesso madivene
che la cera bene bagnata,
quando mi sovene
di mia bona spene c data
in voi, amorosa,
benaventurosa.
Per, se mamate,
gi non vi ngannate neiente,
ca pur aspetando,
in voi magginando,
lamor caggio in voi
lo cor mi distrui, avenente;
cassio non temesse
ca voi dispiacesse,
ben maucideria,
e non vivera tormenti.
Ca pur penare
disare,
gi mai non fare
mia diletanza:
la rimembranza
di voi, aulente cosa,
gli ochi marosa
dun aigua damore.

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Or potesseo,
o amore meo,
come romeo

Letteratura italiana Einaudi

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Giacomo da Lentini - Poesie

venire ascoso,
e disoso
con voi mi vedesse,
non mi partisse
dal vostro dolzore.
Dal vostro lato
[] allungato,
bell provato
mal che non salda:
Tristano Isalda
non amau s forte;
ben mi par morte
non vedervi fiore.

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Vostro valore
cadorna ed invia
donne e donzelle,
lavisaturi
di voi, donna mia,
son gli ochi belli:
pensa tutore
quando vi vedia
con gioi novelli.

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Hoi tu, meo core,


perch non ti more?
Rispondi, che fai?
perch [] doli cos?
Non ti rispondo,
ma ben ti confondo
se tosto non vai
l ove voli con mi:
la fresca cera
tempesta e dispera;
in pensiero mi
miso e n cordoglio per ti.

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Letteratura italiana Einaudi

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Giacomo da Lentini - Poesie

Cos, bella, si favella


lo mi cor conmeco:
di persona nom ragiona,
n parlo n dico.
S curale e naturale
di voi amor mi piace,
cogni vista mi par trista
caltra donna face:
cassio veglio o sonno piglio,
lo mio cor no nsonna,
sen[n]o sc[h]ietto s m stretto
pur di voi, madonna.
S m dura [e] scura figura
di quantonqueo veo:
gli occhi avere e vedere e volere
altro non disio;
trecce sciolte ni avolte ni adolte,
n bruna n bianca
[] [] []
[-anca].
Gioi complita norita, mi nvita:
voi siete pi fina,
che sio faccio sollaccio chio piaccio,
vostro amor mi mina
dotrina, e benvolenza.
La vostra benvolenza
mi dona canoscenza
di servire a chiasenza
quella che pi magenza,
e aggio ritemenza
per troppa sovenenza.
E nom porta amor che [s]porta
e tira a ogne freno;

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Letteratura italiana Einaudi

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Giacomo da Lentini - Poesie

e non corre, s che scorre,


peramore fino.
Ben verria, e non lasseria
per nulla lanza,
sio sapesse chio morisse,
s mi stringe amanza.
Tutto credo, e non discredo,
che la mia venuta
dea placere ed alegrire
de la [] veduta.
Ma sempre-mai non sento
vostro comandamento,
non confortamento
del vostro avenimento;
chio rist e non canto
s ca voi piaccia tanto,
e mandovi infratanto
saluti e dolze pianto;
[e] piango per usaggio,
gi mai non rideraggio
mentre non vederaggio
lo vostro bel visaggio.
Ragione aggio,
ed altro non faraggio,
n poraggio,
tal lo mi coraggio.
Caltre parole
no vole,
ma dole
de li parlamenti
de la genti:

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Letteratura italiana Einaudi

36

Giacomo da Lentini - Poesie

non consenti
che parli n che dolenti,
e aggio veduta
perlasciare
la tenuta
de lo meo dolce penzare.
S como noi
che somo dun cor dui,
ed or[a] plui
ched ancora non fui,
di voi, bel viso,
sono priso
e conquiso;
che fra dormentare
mi fa levare
e intrare
in s gran foco
ca per poco
non maucido
de lo strido
chio ne gitto,
[-etto]
[-ete]
chio non vegna l ove siete,
rimembrando,
bella, quando
con voi mi vedea
sollazzando
ed istando
in gioi, s com far solea.
Per quantaggio di gioia
tantaggio mala noia:
la mia vita croia
sanza voi vedendo.

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Letteratura italiana Einaudi

37

Giacomo da Lentini - Poesie

Cantando [] aivo
or vivo pur pensivo
e tutta gente ischivo,
s chio vo fuggendo,
pur cherendo ondio masconda:
onde lo core mabonda
e [per] gli occhi fuori gronda,
[e] s dolcemente fonda
com lo fino oro che fonda.
Ormai risponda mandatemi a dire,
voi che martiri per me sofferite:
ben vi dovrete infra lo cor dolire
de mie martire, se vi sovenite
come sete lontana,
sovrana de lo core prossimana.

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Letteratura italiana Einaudi

38

Giacomo da Lentini - Poesie

SONETTI
XVIII a
Oi deo damore, a te faccio preghera
ca mi ntendiate sio chero razone:
cad io son tutto fatto a tua manera,
aggio cavelli e barba a tua fazzone,

ad ogni parte aio, viso e cera,


e seggio in quattro serpi ogni stagione;
per lali gran giornata m leggera,
son ben[e] nato a tua isperagione.

E son montato per le quattro scale,


e somasiso, ma tu mi feruto
de lo dardo de lauro, ond gran male,

11

che per mezzo lo core mi partuto:


di quello de lo piombo fa altretale
a quella per cui questo m avenuto.

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Letteratura italiana Einaudi

39

Giacomo da Lentini - Poesie

XVIII b
Feruto sono isvaratamente:
Amore m feruto, or per che cosa?
cad io vi saccia dir lo convenente
di quelli che del trovar no nno posa:

ca dicono in lor ditto spessamente


camore detate in s inclosa;
ed io s dico che non neiente,
ca pi dun dio non n essere osa.

E chi lo mi volesse contastare,


io li l[o] mostreria per [q]uia e quanto,
come non pi duna detate.

11

In vanitate non voglio pi stare:


voi che trovate novo ditto e canto,
partitevi da ci, che voi peccate.

14

Letteratura italiana Einaudi

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Giacomo da Lentini - Poesie

XVIII c
Qual om riprende altr ispessamente,
a le rampogne vene a le fate;
per voi lo dico, amico, imprimamente,
ca non credo ca lalmente amiate.

Che sAmor vi stringesse coralmente,


non parlereste per divinitate;
[in]anzi credereste veramente
che elli avesse in s gran potestate.

Perci ch di s scura canoscenza,


che nadiven come duna bataglia:
chi st veder riprende chi combatte.

11

Quella ripresa non tegne valenza:


chi accatta lo mercato sa che vaglia,
chi leva sente pi che quel che batte.

14

Letteratura italiana Einaudi

41

Giacomo da Lentini - Poesie

XVIII d
Cotale gioco mai non fue veduto,
caggio vercogna di dir ci chio sento,
e dottone che non mi sia creduto,
per cognom ne vive a scaltrimento;

pur uno poco sia damor feruto,


s si ragenza e fa suo parlamento,
e dice: Donna, sio non aggio aiuto,
io me nde moro, e fonne saramento.

Per gran noia mi fanno menzonieri,


s mprontamente dicon lor menzogna,
cheo lo vero dirialo volontieri;

11

ma tacciolmi, che no mi sia vergogna,


ca donne parte amoro[so] pensieri
intrat in meve comagua in ispugna.

14

Letteratura italiana Einaudi

42

Giacomo da Lentini - Poesie

XVIII e
Con vostro onore facciovi uno nvito,
ser Giacomo valente, a cui [mi n]chino:
lo vostro amor voria fermo e compito,
per vostro amore ben amo Lentino.

Lo vostro detto, poi chio lggio adito,


pi mi rischiara che laire sereno.
Maggio infra li [altri] mesi l pi alorito,
per dolzi fior che spande egli l pi fino.

Or dunque a maggio asimigliato siete,


che spandete [gai] detti ed amorosi
pi di nullo altro amador como saccia.

11

Ed io v[oi] amo pi che non credete:


se nver di voi trovai detti noiosi,
riposomende a lora ca voi piaccia.

14

Letteratura italiana Einaudi

43

Giacomo da Lentini - Poesie

XIX a
Solicitando un poco meo savere
e con lui mi vogliendo diletare,
un dubio che mi misi ad avere,
a voi lo mando per determinare.

Onomo dice camor potere


e li coraggi distringe ad amare,
ma eo no [li] lo voglio consentire,
per camore no parse ni pare.

Ben trova lom una amorositate


la quale par che nasca di piacere,
e zo vol dire om che sia amore.

11

Eo no li saccio altra qualitate,


ma zo che , da voi [lo] voglio audire:
per ven faccio sentenz[]atore.

14

Letteratura italiana Einaudi

44

Giacomo da Lentini - Poesie

XIX b
Per cAmore no si p vedere
e no si tratta corporalemente,
manti ne son di s folle sapere
che credeno cAmor[e] sia nente.

Ma po cAmore si face sentire


dentro dal cor signoreggiar la gente,
molto maggiore pregio de[ve] avere
che se l vedessen visibilemente.

Per la vertute de la calamita


como lo ferro at[i]ra no si vede,
ma s lo tira signorevolmente;

11

e questa cosa a credere mi nvita


cAmore sia, e dmi grande fede
che tutor sia creduto fra la gente.

14

Letteratura italiana Einaudi

45

Giacomo da Lentini - Poesie

XIX c
Amor un[o] desio che ven da core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima genera[n] lamore
e lo core li d nutricamento.

Ben alcuna fiata om amatore


senza vedere so namoramento,
ma quellamor che stringe con furore
da la vista de li occhi nas[ci]mento.

Che li occhi rapresenta[n] a lo core


donni cosa che veden bono e rio,
com formata natural[e]mente;

11

e lo cor, che di zo concepitore,


imagina, e piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente.

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Letteratura italiana Einaudi

46

Giacomo da Lentini - Poesie

XX
Lo giglio quand colto tost passo,
da poi la sua natura lui no giunta;
ed io da cunche son partuto un passo
da voi, mia donna, dolemi ogni giunta.

Per che damare ogni amadore passo,


in tante altezze lo mio core giunta:
cos mi fere Amor l vunque passo,
comaghila quanda la caccia giunta.

Oi lasso me, che nato fui in tal punto,


sunque no amasse se non voi, chi gente
(questo saccia madonna da mia parte):

11

imprima che vi vidi ne fuo punto,


servivi ed inoravi a tutta gente,
da voi, bella, lo mio core non parte.

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Letteratura italiana Einaudi

47

Giacomo da Lentini - Poesie

XXI
S come il sol che manda la sua spera
e passa per lo vetro e no lo parte,
e laltro vetro che le donne spera,
che passa gli ochi e va da laltra parte,

cos lAmore fere l ove spera


e mandavi lo dardo da sua parte:
fere in tal loco che lomo non spera,
passa per gli ochi e lo core diparte.

Lo dardo de lAmore l ove giunge,


da poi che d feruta s saprende
di foco carde dentro e fuor non pare;

11

e due cori insemora li giunge,


de larte de lamore s gli aprende,
e face luno e laltro damor pare.

14

Letteratura italiana Einaudi

48

Giacomo da Lentini - Poesie

XXII
Or come pote s gran donna entrare
per gli ochi mei che s piccioli sone?
e nel mio core come pote stare,
che nentresso la porto l onque i vone?

Lo loco l onde entra gi non pare,


ondio gran meraviglia me ne dne;
ma voglio lei a lumera asomigliare,
e gli ochi mei al vetro ove si pone.

Lo foco inchiuso, poi passa difore


lo suo lostrore, sanza far rotura:
Cos per gli ochi mi passa lo core,

11

no la persona, ma la sua figura.


Rinovellare mi voglio damore,
poi porto insegna di tal cratura.

14

Letteratura italiana Einaudi

49

Giacomo da Lentini - Poesie

XXIII
Molti amadori la lor malatia
portano in core, che n vista non pare;
ed io non posso s celar la mia,
chella non paia per lo mio penare:

per che son sotto altrui segnoria,


n di meve nonn- neiente affare,
se non quanto madonna mia voria,
chella mi pote morte e vita dare.

Su lo core e suo son tutto quanto,


e chi non consiglio da suo core,
non vive infra la gente como deve;

11

cad io non sono mio n pi n tanto,


se non quanto madonna de mi fore
ed uno poco di spirito n meve.

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Letteratura italiana Einaudi

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Giacomo da Lentini - Poesie

XXIV
Donna, vostri sembianti mi mostraro
isperanza damore e benvolenza,
ed io sovrogni gioia lo n caro
lo vostro amore e far vostra piagenza.

Or vi mostrate irata, dunqu raro


senza chio pechi darmi penitenza,
e fattavete de la penna caro,
come nochier c falsa canoscenza.

Disconoscenza ben mi par che sia,


la conoscenza che nonn- fermezze,
che si rimuta per ogni volere;

11

dunque non siete voi in vostra balia,


n inn-altrui caia ferme prodezze,
e non avrete bon fine al gioire.

14

Letteratura italiana Einaudi

51

Giacomo da Lentini - Poesie

XXV
Ognomo cama de amar so nore
e de la donna che prende ad amare;
e foll chi non soferitore,
che la natura de omo isforzare;

e non de dire ci chegli ave in core,


che la parola non p ritornare:
da tutta gente tenut migliore
chi misura ne lo so parlare.

Dunque, madonna, mi voglio sofrire


di far sembianti a la vostra contrata,
che la gente si sforza di maldire;

11

per lo faccio, non siate blasmata,


che lomo si diletta pi di dire
lo male che lo bene a la fata.

14

Letteratura italiana Einaudi

52

Giacomo da Lentini - Poesie

XXVI
A laire claro vista ploggia dare,
ed a lo scuro rendere clarore;
e foco arzente ghiaccia diventare,
e freda neve rendere calore;

e dolze cose molto amareare,


e de lamare rendere dolzore;
e dui guerreri in fina pace stare,
e ntra dui amici nascereci errore.

Ed vista dAmor cosa pi forte,


chera feruto e sanmi ferendo;
lo foco donde ardea stut con foco.

11

La vita che mi d fue la mia morte;


lo foco che mi stinse, ora ne ncendo,
damor mi trasse e misemi in su loco.

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Letteratura italiana Einaudi

53

Giacomo da Lentini - Poesie

XXVII
Io maggio posto in core a Dio servire,
comio potesse gire in paradiso,
al santo loco, caggio audito dire,
o si mantien sollazzo, gioco e riso.

Sanza mia donna non vi voria gire,


quella c blonda testa e claro viso,
che sanza lei non poteria gaudere,
estando da la mia donna diviso.

Ma no lo dico a tale intendimento,


perchio pecato ci volesse fare;
se non veder lo suo bel portamento

11

e lo bel viso e l morbido sguardare:


chel mi teria in gran consolamento,
veggendo la mia donna in ghiora stare.

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Letteratura italiana Einaudi

54

Giacomo da Lentini - Poesie

XXVIII
[L]o viso mi fa andare alegramente,
lo bello viso mi fa rinegare;
lo viso me conforta ispesament[e],
ladorno viso che mi fa penare.

Lo chiaro viso de la pi avenente,


ladorno viso, riso me fa fare:
di quello viso parlane la gente,
che nullo viso [a viso] li p stare.

Chi vide mai cos begli ochi in viso,


n s amorosi fare li sembianti,
n boca con cotanto dolce riso?

11

Quandeo li parlo moroli davanti,


e paremi chi vada in paradiso,
e tegnomi sovrano dognamante.

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Letteratura italiana Einaudi

55

Giacomo da Lentini - Poesie

XXIX
[E]o viso e non diviso da lo viso,
e per aviso credo ben visare;
per diviso viso da lo viso,
caltr lo viso che lo divisare.

E per aviso viso in tale viso


de l[o] qual me non posso divisare:
viso a vedere quell peraviso,
che no altro se non Deo divisare.

Ntra viso e peraviso no diviso,


che non altro che visare in viso:
per mi sforzo tuttora visare.
[E] credo per aviso che da viso
giamai me non posessere diviso,
che luomo vi nde possa divisare.

11
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Letteratura italiana Einaudi

56

Giacomo da Lentini - Poesie

XXX
[S] alta amanza presa lo me core,
chi mi disfido de lo compimento:
che in aguila gruera messo amore
ben estorgoglio, ma no falimento.

CAmor lencalza e spera, aulente frore,


calbor altera incrina dolce vento,
e lo diamante rompe a tut[t]e lore
de lacreme lo molle scendimento.

Donqua, madonna, se lacrime e pianto


de l[o] diamante frange le durezze,
[le] vostre altezze poria isbasare

11

lo meo penar amoroso ch tanto,


umilare le vostre durezze,
foco damor in vui, donna, alumare.

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Letteratura italiana Einaudi

57

Giacomo da Lentini - Poesie

XXXI
[P]er sofrenza si vince gran vetoria
ondomo ven spesora in dignitate,
s con si trova ne lantica istoria
di Iobo chebbe tanta aversitate:

chi fu sofrente no perdeo memoria


per grave pene ca lui fosser date,
li fu data corona ne la groria
davanti la divina maiestate.

Per conforto grande, dico, prendo:


ancor la mia ventura vada torta
no me dispero certo malamente,

11

che la ventura sempre va corendo


e tostamente rica gioia aporta
a chiunque [n] bono sof[e]rente.

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Letteratura italiana Einaudi

58

Giacomo da Lentini - Poesie

XXXII
[C]erto me par che far dea bon signore
isignoria sua fier cominciame[n]to,
s che lo doti chi malvaga in core,
e chi l bon, megliori il su talento.

Cos poria venire [n] grande onore


e a bon fin de lo so reggimento,
che sed al cominciar mostramarore,
porase render dolce al finimento.

Ma in te, Amore, veggio lo contraro,


s como quello pien di falisone,
cal cominciar no mostri fior damaro;

11

poi scruopi tua malvagia openone,


qual pi ti serve a f, quel men i caro,
ondeo taprovo per signor felone.

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Letteratura italiana Einaudi

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Giacomo da Lentini - Poesie

XXXIII
Si como l parpaglion c tal natura
non si rancura de ferire al foco,
mavete fatto, gentil cratura:
non date cura, seo incendo e coco.

Venendo a voi lo meo cor sasigura,


pensando tal chiarura sa gioco:
come l zitello e oblio larsura,
mai non trovai ventura in alcun loco.

Cio lo cor, che no ci che brama,


se mor ardendo ne la dolce fiamma,
rendendo vita come la finise;

11

e poi lamor naturalmente il chiama,


e ladornezze che n speri lafiama,
rendendo vita come la finise.

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Letteratura italiana Einaudi

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Giacomo da Lentini - Poesie

XXXIV
[C]hi non avesse mai veduto foco
no crederia che cocere potesse,
anti li sembraria solazzo e gioco
lo so isprendor[e], quando lo vedesse.

Ma sello lo tocasse in alcun loco,


belli se[m]brara che forte cocesse:
quello dAmore m tocato un poco,
molto me coce Deo, che saprendesse!

Che saprendesse in voi, [ma]donna mia,


che mi mostrate dar solazzo amando,
e voi mi date pur pene tormento.

11

Certo lAmor[e] fa gran vilania,


che no distringe te che vai gabando,
a me che servo non d isbaldimento.

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Letteratura italiana Einaudi

61

Giacomo da Lentini - Poesie

XXXV
Diamante, n smiraldo, n zafino,
n vernulaltra gema prezosa,
topazo, n giaquinto, n rubino,
n laritropia, ch s vertudiosa,

n lamatisto, n l carbonchio fino,


lo qual molto risprendente cosa,
non no tante belezze in domino
quant in s la mia donna amorosa.

E di vertute tutte lautre avanza,


e somigliante [a stella ] di sprendore,
co la sua conta e gaia inamoranza,

11

e pi belle[ste] che rosa e che frore.


Cristo le doni vita ed alegranza,
e s lacresca in gran pregio ed onore.

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Letteratura italiana Einaudi

62

Giacomo da Lentini - Poesie

XXXVI
Madonna n s vertute con valore
pi che nulaltra gemma prezosa:
che isguardando mi tolse lo core,
cotant di natura vertudiosa.

Pi luce sua beltate e d sprendore


che non fa l sole n nullautra cosa;
de tut[t]e lautre ell sovrane frore,
che nulla apareggiare a lei non osa.

Di nulla cosa non mancamento,


n fu ned n non ser sua pare,
n n cui si trovi tanto complimento;

11

e credo ben, se Dio lavesse a fare,


non vi metrebbe s su ntendimento
che la potesse simile formare.

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Letteratura italiana Einaudi

63

Giacomo da Lentini - Poesie

XXXVII
Angelica figura e comprobata,
dobiata di ricura e di grandezze,
di senno e dadornezze sete ornata,
e nata dafinata gentilezze.

Non mi parete femina incarnata,


ma fatta per gli frori di belezze
in cui tutta vertudie divisata,
e data voi tut[t] avenantezze.

In voi pregio, senno e conoscenza,


e sofrenza, ch somma de li bene,
como la spene che fiorisce ingrana:

11

come lo nome, av[e]te la potenza


di dar sentenza chi contra voi viene,
s comavene a la cit romana.

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64

Giacomo da Lentini - Poesie

XXXVIII
Quandom un bon amico leiale
cortesemente il de saper tenere,
e nol de trar s corto delale
che si convegna per forza partire.

Che daquistar lamico poco vale,


da poi che no lo sa ben mantenere:
che lo de conoscere bene e male,
donare e torre, e saperlagradire.

Ma molti creden tenere amistade


sol per pelare altrui a la cortese,
e non mostrare in vista ci che sia;

11

belli falla pensieri in veritate,


chi crede fare daltrui borsa spese,
como vivente sofrir nol poria.

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Giacomo da Lentini - Poesie

DUBBIE ATTRIBUZIONI
D. 1
Membrando lamoroso dipartire,
comeo partivi di voi, donna mia,
ca pi baciando i vi diceva a Deo,
s forte mi combatton li sospire
pur aspetando, bella, quella dia,
comeo ritorni a voi, dolze amor meo.
S languisco eo,

madonna, pur pensando


e disando
comeo mi torni a voi,

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s ca noi dui
viviamo in gio baciando.
La ragione lo dolze parlamento
che tu dicevi a me, bella, in parvenza,
lo giorno cheo da voi mi dipartivi:
Se vai, amore, me lasci in tormento;
io naver pensiero e cordoglienza
e diso sodi venire a tevi.
S come audivi

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che vai lontana parte,


da me si parte

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Giacomo da Lentini - Poesie

la gioia del meo core;


se vai, amore,
lo meo cor lasci in parte.
Lo mio gire, amorosa, ben sacciate,
mi fa contravolere in tut[t]e guise;
a voi ritornar gran disiro aio,
ma lo meo sire, che m in potestate,
a lo nconinciamento li mpromise,
di ritornare a Lentino di maio.
Lo meo coraio
daltro non si diletta:

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25

tutora aspetta
che con voi si soggiorni,
in gioi ritorni
la pena

chio sento.

Certo, madonna mia, non so alungato,


[] ma ciascuna dia
mi par chi sia di voi pi disoso;
poi che l corpo dimori in altro lato,
lo cor con voi soggiorna tutavia;
e io ne so alegro e vivone gioioso,
de lamoroso

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rimembrare chio faccio,


quando in braccio
io vi tenia baciando,

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Letteratura italiana Einaudi

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Giacomo da Lentini - Poesie

adomandando
lo comiato in sollaccio.
Tanta baldanza in diso tene[n]te
e no cro che sia in alcuno amante,
n aggia in sua intendanza, al mio parere,
quante in privanza teno spessamente;
e da me si non tolle e parte, mante
fate in braccio voi, [bella], tenere:
a ci avere,

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mi par s son[]ando
veder lo quando
vorei fossimo iloco
ched i tal foco
ramortasse mortando.

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Letteratura italiana

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Giacomo da Lentini - Poesie

D. 2
Lo badalisco a lo specchio lucente
Tragga morire con isbaldimento;
lo cesne canta pi gioiosamente
da chegli presso a lo suo finimento;

lo paon turba istando pi gaudente


quandai suoi piedi fa riguardamento;
laugel fenice sarde veramente
per ritornare a novel nascimento.

Attai nature sentomabenuto,


ca morte vado allegro a le bellezze,
e forzo l canto presso a lo finire;

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estando gaio torno dismaruto,


aredndo in foco nao in allegrezze:
per voi, pi gente, a cui spero redire.

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Giacomo da Lentini - Poesie

D. 3
Guardando basalisco velenoso
che l so isguardare face lom perire,
e laspido, serpente invidoso,
che per ingegno mette altrui a morire,

e lo dragone, ch s argoglioso,
cui elli prende no lassa partire;
a loro asemblo lamor ch doglioso,
che, tormentando, altrui fa languire.

In ci natura lamor veramente,


che in uguardar conquide lo coraggio
e per ingegno lo fa star dolente,

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e per orgoglio mena grande oltraggio:


cui ello prende grave pena sente
e gran tormento c su signoraggio.

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