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E RME NE UTI C A

LE TTE RARI A
Comitato direttivo
Carlo Alberto Augieri (Università di Lecce)
Alfonso Berardinelli (Roma)
Ilaria Crotti (Università di Venezia)
Pietro Gibellini (Università di Venezia)
Paolo Leoncini (Università di Venezia)
Ricciarda Ricorda (Università di Venezia)
†Filippo Secchieri (Università di Ferrara)
Alessandro Scarsella (Università di Venezia)

Comitato di lettura
Enza Biagini (Università di Firenze)
Adone Brandalise (Università di Padova)
Angelo Colombo (Università di Besançon)
Tatiana Crivelli (Università di Zurigo)
Carlo De Matteis (Università de L’Aquila)
Anna Dolfi (Università di Firenze)
Walter Geerts (Università di Anversa)
Alfredo Luzi (Università di Macerata)
Roberto Mancini (Università di Macerata)
Elisabeth Kertesz Vial (Università Paris xii)
Renato Martinoni (Università di San Gallo)

Comitato redaionale
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Alessandro Cinquegrani (Università di Venezia)
Roberta Dreon (Università di Venezia)
Sebastiano Galanti Grollo (Università di Venezia)
Riccardo Gigli (Università di Macerata)
Francesca Grisot (Università di Venezia)
Beniamino Mirisola (Università di Venezia)
Alberto Zava (Università di Venezia)

Seretaria di redaione
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ERMENEUTICA
LETTERARIA
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e-issn 182 7 -8 9 5 7
SOMMARIO

Editoriale x numero di « Ermeneutica letteraria »


    11

gianfranco contini entre france et italie :  

philologie et critique
Paolo Leoncini, Premessa 23

ambito filologico-medievistico
Carlo Ettore Colombo, Les débuts italo-provençaux de Gianfranco Contini 33
Giuseppe Sangirardi, Contini e la costruzione del modello dantesco 41
Antonio Montefusco, Contini e il « nodo » : l’avventura del Fiore (tra Roman de
     

la Rose e Commedia) 55
Donatella Bisconti, Gianfranco Contini sur le « discrimen » Dante-Pétrarque     67

ambito teorico-critico
Claude Perrus, Territoires de l’écriture : Contini entre Mallarmé et Sainte-Beuve
  81
Carlo A. Augieri, Contini con Bally e Benviste : dalla linguistica evocativa ed enun-

ciativa alla stilistica ermeneutica 87


Elisabeth Kertesz-Vial, L’hommage français de d’Arco Silvio Avalle à Gianfranco
Contini, 1966-1973 : ouvrages et correspondance ; de la philologie à la numérisation
    105
Pietro Gibellini, Critica genetica e variantistica continiana : esperienze di lavoro  

(Parini, Belli, Manzoni, d’Annunzio) 115


Paolo Leoncini, « Critique religieuse » di Gianfranco Contini : Cecchi, Montale, Proust
      127
Ilena Antici, Comment Montale est devenu proustien 141
Marie-José Tramuta, La correspondance entre Contini et Montale autour des « ren-  

contres internationales » a Genève en 1946


  151

ambito storico-critico
Alfredo Luzi, Letteratura dell’Italia unita (1861-1968) : un’antologia tra canone e  

innovazione 161
Alessandra Giappi, Contini e la lirica del Novecento : l’antologista e il poeta   167
Ilaria Crotti, « Une idée à travers le chaos » : il canone del fantastico continiano tra
     

Francia e Italia 177


Beatrice Sica, Fantastique, humor et paysage dans l’Italie magique de Gianfranco
Contini 191
Lucrezia Chinellato, Reflexions sur un bilinguisme « originaire et constitutif ».    

Considérations de Contini pour une notion contemporaine de plurilinguisme littérai-


re en Italie et en France 199
Comment Montale est devenu proustien
Ilena Antici

1. ‘Intelligenza e amore’ tra Montale e Contini 1  

G ianfranco Contini fu per Eugenio Montale « un fedele compagno di strada »,


nonché « un’acutissima coscienza critica ». 2 Il loro rapporto epistolare testimonia

di un incessante scambio di idee su autori (contemporanei e non, italiani o stranieri),


   
   

che arricchiva soprattutto il poeta, sempre avido di nuove letture e nuove conoscen-
ze. Ben prima di farne l’edizione critica, Contini accompagnò l’opera montaliana con
quella deontologia che, secondo lui, caratterizzava il mestiere del filologo : « la discre-    

zione ». 3 E discreto Contini lo fu davvero, perché mai provò a imporre proprie opinioni
   

o varianti sulla creatività di Montale, sebbene Cesare Segre abbia potuto parlare per lui
di un « critico pilota », tanto a fondo egli partecipò alle « fasi dell’invenzione ». 4
         

Contini ebbe in effetti una profonda influenza, talvolta involontaria, su alcune scelte
poetiche di Montale. Persino la più importante e famosa figura femminile montaliana,
Clizia, in vita Irma Brandeis, deve in parte a Contini la genesi del suo senhal, come
ricorda lo stesso Contini : « La Only Begetter fu poi riconosciuta per l’intermediazione
   

di un mio libro (un commento alle Rime di Dante), nel mito di Clizia. […] Clizia era
ben degna di essere Clizia ». 5 In effetti, la data post quem della scrittura della poesia in cui
   

compare per la prima volta il nome di Clizia, La primavera hitleriana, è proprio il 1939, 6  

anno di pubblicazione delle Rime di Dante curate da Contini. 7 Anche secondo Luciano  

Rebay, l’origine di questo nomen riunisce « da un lato probabilmente il girasole degli  

Ossi, e dall’altro sicuramente le Rime dantesche di Contini ». 8 Ma sebbene le impronte    

continiane impresse all’opera di Montale o viceversa siano senz’altro numerose, 9 an-  

1
  Nella prima lettera inviata da Montale a Contini, si leggono i ringraziamenti del poeta trentasettenne al fi-
lologo ventunenne : « raramente l’opera mia è stata analizzata con tanta intelligenza e tanto amore », in Eusebio
     

e Trabucco, Carteggio di Eugenio Montale e Gianfranco Contini, a cura di Dante Isella, Milano, Adelphi, 1997, p. 3.
2
  Ivi, p. ix. Montale definì Contini « il mio miglior critico » nella lettera inviata a Irma Brandeis il 29 dic. 1934,
   

in Eugenio Montale, Lettere a Clizia, a cura di R. Bettarini, G. Manghetti e F. Zabagli, Milano, Mondadori,
2006, p. 118.
3
  Gianfranco Contini, Nota dei curatori in Eugenio Montale, L’opera in versi, edizione critica a cura di
G. Contini e S. Bettarini, Torino, 1981, (« I millenni »), p. 831. Contini evoca tale qualità « he siamo stati lieti di
     

vedere apprezzata, se possiamo dirlo, dall’autore .


4
  Cesare Segre, Contini, uno due e tre, in Gianfranco Contini, Venti anni dopo, a cura di Nicola Merola, Pisa,
ets, 2011, p. 14. Segre nota anche che « [il carteggio] con Montale, forse il più affascinante di tutti, ci mostra un

critico che s’immerge nell’attività creativa del poeta, partecipa ai suoi sviluppi, influenzandoli, condivide le
invenzioni semantiche », p. 12.  
5
  G. Contini, Istantanee montaliane, Introduzione a Eugenio Montale, immagini di una vita, a cura di Franco
Contorbia, Milano, Mondadori, 1996, p. xii.
6
  Così stabiliscono Contini e Bettarini sulla base di una redazione dattiloscritta del testo recante in calce
la data « 1939-1946 » – esattamente l’intervallo di tempo che separa, tra l’altro, la prima dalla seconda edizione
   

delle Rime di Contini.


7
  Uno dei versi delle Rime che Contini attribuisce a Dante è posto da Montale in esergo a questa poesia : « Né    

quella ch’a veder lo sol si gira… DANTE ( ?) a Giovanni Quirini ». In una lettera del 21 dicembre 1939, Montale
   

ringraziava Contini per avergli spedito una copia delle Rime : « Caro Trabujo, Grazie del meraviglioso Dante.   

Sei un pozzo di scienza ! ! ! », in Dante Isella, Eusebio e Trabucco, cit., p. 59.


       
8
  Luciano Rebay, Montale, Clizia e l’America, in La poesia di Eugenio Montale, Atti del Convegno Internazionale,
Milano-Genova, 12-15 settembre 1982, Firenze, Le Monnier, 1984, p. 90.
9
  A questo proposito Pietro Montorfani, commentando alcune poesie di Contini e in particolare una del
1938, azzarda l’ipotesi che « non vada esclusa a priori la possibilità del percorso opposto, cioè Contini > Mon-

142 ilena antici
cora più interessante è cercare di rintracciare alcuni di quei fili che, ingarbugliandosi
l’uno con l’altro in un fecondo dialogo, hanno potuto talvolta nutrire alcuni aspetti
latenti o minori della poetica montaliana, visto che, a tratti, lo scambio di opinioni e
informazioni tra Montale e Contini si fa così fitto e profondo che si potrebbe definirlo
paritario. Alcuni autori, temi e persino espressioni rimbalzano infatti dal poeta al filo-
logo e viceversa, al punto che è talvolta difficile stabilire a chi dei due vada il primato
di un’idea o di una definizione.

2. Contini, Montale e Proust : origini di una triangolazione


È questo il caso dell’espressione proustiana « intermittences du cœur », che appare su-


   

bito nel primo saggio montaliano di Contini, risalente al 1933, e che ritorna nei suoi
saggi successivi. Marcel Proust non appartiene al trittico dei tre autori prediletti da
Contini – Dante, Montale e Gadda –, eppure attraversa in filigrana una buona parte
del suo lavoro critico, in una continua allusione intermittente, ambigua e mimetica.
Quanto al rapporto di Montale con la lettura del romanzo proustiano, è innegabile una
certa reticenza da parte del poeta, che “legge” la Recherche negli anni Venti soprattutto
attraverso gli articoli (di Debenedetti in primis, poi della Nouvelle Revue Française) che
circolavano in quegli anni. Proust era per Montale un autore difficile, « diabolico », ed è    

ormai noto che Montale « instaurava con i suoi autori un dialogo fatto di accettazione

e ripulsa, di interesse e distacco, di identificazione e allontanamento », 1 come constata    

Angelo Fabrizi.
Eppure, fin dal suo primo saggio sugli Ossi di seppia di Montale, Contini non ha dub-
bi : le poetiche di Montale e di Proust gli sembrano inseparabili. La Recherche du temps

perdu è indissociabile dalla sua primissima e fortunata analisi delle poesie montaliane, e
Contini prende il romanzo francese come termine di paragone, e di comprensione, per
i « ritorni » che individua nella poesia di Montale. A proposito del testo Cigola la carrucola
   

nel pozzo, Contini osserva che « riprecipita il secchio nel pozzo ; e il tempo, la memoria,
   

riprecipita ». 2 Ancora più esplicitamente, a proposito di Vento e Bandiere, nota che :


     

[…] parrebbe di vedere interpretato in modo nuovo quel nucleo d’una “intermittence du cœur” ;  

un fatto fisico (un determinato timbro di vento) ripropone una figura del passato, il passato è
riconosciuto come non rinnovabile, e l’attimo è confermato nel suo privilegio dai segni di festa
(le bandiere, “il mondo esiste…” ma l’ispirazione si scinde stavolta fra quei due poli (il ricordo,
l’istante privilegiato) che in intensa originalità s’immaginavano accostati. 3  

Tuttavia, la « rarità dei ritorni » montaliani fa pensare a Contini che le strade di Montale
   

e di Proust, affini nell’investigazione, si divarichino nel risultato, nella risposta cioè


che la vita offre al soggetto in attesa. Contini definisce perciò « l’angoscia dell’avvertire

insuperabile quella distanza » come « (un Proust, dunque, alla rovescia) ». 4


       

Nel suo secondo saggio su Montale, del 1938, Contini ribadisce la particolarità del

tale né di intuzioni poligenetiche » (a proposito dei testi La primavera hitleriana o L’ombra della Magnolia), in

Gianfranco Contini, Poesie, a cura di P. Montorfani, Torino, Aragno, 2010, p. xix.


1
  Angelo Fabrizi, Montale e Proust, Firenze, Polistampa, 1999, p. 12. A proposito di un ritorno alla lettura
proustiana da parte di Montale, Contini stesso scrive : « gli ultimi anni Montale portava regolarmente al mare
   

il Proust della Pléiade, nella cui lettura progrediva molto lentamente e non risparmiando il giudizio di noia : si  

sarebbe detto che aggrediva sistematicamente la Recherche per la prima volta, dunque decenni dopo essersela
velocemente appropriata con quegli occhi rapinatori », in Istantanee montaliane, Introduzione a E. Montale, Im-

magini di una vita, a cura di F. Contorbia, cit., 1996, p. vii.


2
  Contini, Introduzione a Eugenio Montale, « Rivista rosminiana », i, 1933, pp. 55-59. Ora Introduzione a Ossi di
   

seppia, in Idem, Una lunga fedeltà, Scritti su Eugenio Montale, Torino, Einaudi, 1974, p. 9.
3 4
  Ibidem.   Ivi, p. 11.
comment montale est devenu proustien 143
legame Proust-Montale rovesciato, sottolineando la differenza di intenti e conclusioni. 1  

In una ribadita continuità con la materia del primo saggio, il filologo pare voler appro-
fittare della sede non solo per spiegare meglio quello che nel primo saggio aveva solo
accennato, ma anche per inserire una parentesi critica su Proust. È il caso del commen-
to alla poesia iniziale delle Occasioni, Il Balcone :  

[…] e mostra non trattarsi d’una purchessia ricerca del tempo perduto (cioè trasformazione
d’un passato in un presente che pure anch’essa esige le sue pazienze, prima di svelare il proprio
funzionamento magico in una « madeleine » o nel dislivello d’un selciato), bensi d’una infinita
   

attesa, innanzi a una rassegna statistica infeconda, dell’istante di liberazione improbabile e gra-
tuito. 2

Contini sembra ragionare come se Montale avesse adottato la Recherche e ne avesse ri-
percorso i motivi a modo suo. La sua certezza non poteva che derivargli da una giusta
intuizione e da un grande amore per Proust, data l’assenza totale di accenni su Proust
da parte di Montale e la sua reticenza ad inserirsi nella filiazione dello scrittore fran-
cese. A riprova dell’immersione e interesse proustiani di Contini, che si stabilizzano
probabilmente in questo periodo, è interessante soffermarsi su un dettaglio di solito
considerato marginale, ovvero sulle citazioni che Contini scelse di apporre in esergo
a questo secondo saggio montaliano. Si tratta di due estratti che vertono sul rapporto
tra futuro e passato, citati senza riferimenti bibliografici, e che paiono scelti proprio
per introdurre il discorso che sta più a cuore a Contini, quello su poesia e non-poesia.
Se la prima citazione è tratta da un Italo Svevo particolarmente vicino a Proust, 3 la  

seconda citazione è proprio di Proust. Si tratta di un brano che Contini adatta, senza
indugi, al caso montaliano, amputandolo di un elemento che nel romanzo proustiano
era essenziale. Ricontestualizzando il passaggio, ci si accorge che nella pagina in que-
stione, Proust evocava l’effetto della morte dell’amata e la gelosia crudele del passato
che risuscita ad ogni souvenir. Nell’adattamento di Contini, invece, il nome stesso di
Albertine scompare. Così un brano del volume Albertine disparue che parlava del lutto
impossibile diventa, per Contini, un pretesto per parlare della compenetrazione tra
futuro e passato. Leggiamo l’estratto nella forma adottata da Contini :  

Et maintenant ce qui était en avant de moi, comme un double de l’avenir – aussi préoccupant
qu’un avenir puisqu’il était aussi incertain, aussi difficile à déchiffrer, aussi mystérieux, plus
cruel encore parce que je n’avais pas comme pour l’avenir la possibilité ou l’illusion d’agir sur
lui…, – ce n’était plus l’Avenir…, c’était son Passé. 4  

1
  Cfr. Contini, Eugenio Montale, « Letteratura », fascicolo 8, 1938. Ora Dagli Ossi alle Occasioni, in Idem, Una
   

lunga fedeltà, cit. In questa data, Le occasioni non esistevano ancora : Contini si basò sulle ventisette poesie po-

2
steriori agli Ossi pubblicate da Montale in diverse riviste.   Contini, Una lunga fedeltà, cit., p. 28.
3
  Già Debenedetti nel 1929 aveva accostato questo brano di Svevo a “certe immagini proustiane”, in Gia-
como Debenedetti, Il romanzo del Novecento, Garzanti, Milano, 1987, p. 547. Anche questa citazione è mutila,
la riportiamo per intero reintegrando le frasi mancanti tra parentesi quadre : « Continuo a dibattermi fra il
   

presente e il passato, ma almeno fra i due non viene a cacciarsi la speranza, l’ansiosa speranza del futuro.
Continuo dunque a vivere in un tempo misto com’è il destino dell’uomo, la cui grammatica ha invece i tempi
puri che sembrano fatti per le bestie [le quali, quando non sono spaventate, vivono lietamente in un cristallino
presente, ma per il vegliardo (già, io sono un vegliardo : è la prima volta che lo dico ed è la prima conquista che

debbo al mio nuovo raccoglimento)] la mutilazione per cui la vita perdette quello che non ebbe mai, il futuro,
rende la vita più semplice... [Ma anche tanto priva di senso che si sarebbe tentati di usare del breve presente
per strapparsi i pochi capelli che restarono sulla testa deformata] », Italo Svevo, Prefazione a Idem, Romanzi

e « continuazioni », i, Milano, Mondadori, 2004, (« I Meridiani »), p. 1228. Anche qui si tratta di un’omissione
       

importante visto che Contini taglia il termine “vegliardo” quando Svevo concepiva invece il suo personaggio
come un « vecchio Zeno ». Quello che attira l’attenzione di Contini è probabilmente l’idea sveviana della scrit-
   

tura come igiene di vita per valorizzare e rendere vera una vita altrimenti inesistente, cosi come l’attenzione
di Svevo – che è la stessa di Proust – allo stato memoriale più che allo stato vissuto del presente.
4
  G. Contini, Una lunga fedeltà, cit., p. 17. La citazione è tratta da Marcel Proust, Albertine Disparue, in
144 ilena antici

I primi punti di sospensione tagliano una frase in cui, nella Recherche, si menziona la
presenza dell’amata Albertine (« et aussi parce qu’il se déroulerait aussi long que ma

vie elle-même, sans que ma compagne fût là pour calmer les souffrances qu’il me cau-
sait »). Ma è senza dubbio il secondo taglio operato da Contini, sebbene più corto, ad

essere il più significativo. Nel suo romanzo, Proust infatti concludeva e continuava così
la frase :  

[…], – ce n’était plus l’Avenir d’Albertine, c’était son passé. Son passé ? C’est mal dire puisque

pour la jalousie il n’est ni passé ni avenir et ce qu’elle imagine est toujours le Présent (rtp, iv,
p. 72).
L’avvenire su cui ragionava il Narratore della Recherche era dunque quello di Alber-
tine, e non l’avvenire in generale. Ma poiché la gelosia non poteva trovare Albertine
che nei « souvenirs où celle-ci était vivante », la coabitazione della condizione di morte
   

e della gelosia presente si fa contraddittoria e impossibile : da questa incompatibilità,


deriva il trasformarsi lessicale e ontologico di quell’avvenire in passato. A Contini, in


questa sede, tutto questo non interessa : ciò che gli preme è spiegare come nelle Occa-

sioni i tempi di futuro e passato arrivino talvolta a sovrapporsi, poeticamente, poiché


essendosi « rinunciato a qualsiasi variazione, cioè a qualsiasi futuro, il fantasma libera-

tore potrà anche presentarsi, metaforicamente, come “ricordo” ». 1 Queste riflessioni    

preparano la dimostrazione finale del saggio di Contini, che vede trionfare la poesia
sul romanzo, ovvero la forma (montaliana) sulla psicologia, lì dove psicologia è forse
da riferirsi agli autori citati in esergo – Svevo e Proust, senza dubbio due romanzieri
psicologici.
Pur accentuando la distanza tra Montale e Proust, questo secondo saggio continiano
non sancisce per il filologo la fine dell’esistenza del legame tra poetica montaliana e
opera proustiana. L’attenzione “proustiana” di Contini si mobilita intorno ad alcuni
testi in particolare, sempre gli stessi, come In limine, Delta, poi Vecchi versi e La casa dei
doganieri, in cui gli pare che il ricordo espliciti la sua « primitiva purezza » : in questi te-
     

sti, i fantasmi privilegiati si manifestano non in uno sforzo di recupero del passato ma
come una « liberazione », nell’aspetto di ricordo.
   

Su In limine si concentrano le prove che Contini adduce per giustificare e motivare la


vicinanza montaliana con i motivi della Recherche, spiegando che in questo testo dove
« non orto ma reliquario (e insieme prigione) [è] la sua poesia, viluppo di memorie

morte e non sede delle visitazioni della vita […], tuttavia è la salvazione da incontrarsi
per puro caso ». 2 Contini non sbaglia : anche per Proust essere « collé à la sensation
       

présente » è una prigione. Nel passaggio di À l’ombre des jeunes filles en fleurs, riferito

alla notte di ebbrezza al ristorante Rivebelle, la conseguenza dell’adesione cieca « à la  

minute présente » è il non poter più riuscire a vedere né il passato né il futuro, né, so-

prattutto, la durata che li mette in correlazione : « momentanément éclipsé, mon passé


   

ne projetait plus devant moi cette ombre de lui-même que nous appelons notre avenir »  

(rtp, ii, p. 172). È quello che succede in In limine di Montale, dove è ugualmente il pas-
sato che permette, attraverso i suoi avvenimenti frammentati e spezzati ma rielaborati
grazie all’epifania provvisoria e imprevedibile, di comporre il futuro. È quello che Con-
tini cerca di definire all’inizio del suo secondo saggio, quando chiarisce come la poesia

Idem, À la recherche du temps perdu, iv, publiée sous la direction de Jean-Yves Tadié, Paris, Gallimard, 1987-1989
(« Bibliothèque de la Pléiade »), p. 72. Tutte le citazioni proustiane saranno tratte da questa edizione, d’ora in
   

avanti indicata con la sigla rtp.


1 2
  G. Contini, Una lunga fedeltà, cit., p. 20.   Ivi, p. 27-28.
comment montale est devenu proustien 145
di Montale venga « a riconoscersi per una previsione o divinazione del passato » poiché
   

« ogni sua lirica consisterà nella definizione d’un fantasma che abbia la possibilità di

liberare il mondo nascosto ». 1    

Per spiegare come in Montale passato e futuro si intreccino, Contini si sofferma


anche su un’altra poesia degli Ossi, Delta, dove solo si trova « un fantasma privilegiato  

come assoluta presenza dell’ignoto, in quel fischio di rimorchiatore che è unico avanzo
del segreto ». 2 Più tardi, nel saggio rimaneggiato nel 1968 per fare da cappello intro-
   

duttivo al volume Letteratura dell’Italia unita, Contini riprende il motivo salvifico di


Delta, che legge come un’evoluzione rispetto alla rassegnazione negativa di In limine. A
questo punto, Contini associa deliberatamente ed esplicitamente la poesia montaliana
a Proust :  

Di questa soluzione […], si ha un esempio in Delta, in cui l’oggetto dell’oscura memoria, col
quale non si riesce a comunicare, è evocato soltanto dal « fischio del rimorchiatore » : una sen-
     

sazione del tutto comparabile a quella delle « intermittences du cœur » in À la recherche du temps
   

perdu (così acutamente studiate tra l’altro dal nostro Giacomo Debenedetti). La rivelazione di
questi fantasmi salvatori costituisce la sostanza del libro che significativamente si intitola Le
occasioni. 3

3. Continuità e verità delle risonanze proustiane


Sulla scia di queste considerazioni di Contini, Proust e Montale diventano « del tutto  

comparabili », e non pochi sono gli studiosi che hanno applicato un punto di vista per

così dire proustiano ai testi degli Ossi – e non solo. Per esempio, Christine Ott nota che
In limine « getta le basi […] di una poetica che non postula né l’atemporalità, né un’as-

soluta originalità del linguaggio lirico, perché […] scrivere è un processo di scomposi-
zione e ricomposizione di una materia data (le ‘memorie’) ». 4 Angelo Fabrizi definisce    

invece I limoni « preproustiani », in virtù della loro consonanza « col simbolismo accen-
     

tuato delle pagine proustiane sul misterioso plaisir emanante dalle cose più comuni »,  

e ribadisce che « in entrambi [gli autori] si ravvisa incessante lo sforzo di “déchiffrage”


del silenzio delle cose ». 5 Altri echi proustiani nella critica montaliana si ritrovano nelle
   

esegesi di Dante Isella alle Occasioni, per esempio nella formula che sancisce che « co-  

noscere, nel mondo montaliano, è sempre un riconoscere, un ricordare ». 6 Compare il    

nome di Proust associato al contesto montaliano anche in un saggio di Franco Contor-


bia volto a rintracciare le tappe del rapporto tra Montale e Joyce : « È notevole, intanto,    

che per una sorta di tardiva revivescenza della memoria involontaria, il pittore predilet-
to da Proust diventi a cinquant’anni di distanza il paradigma iconico di una bellissima
poesia del Quaderno di quattro anni, I miraggi : “l’interno è puro Vermeer più piccolo e

più vero / del vero ma di uno smalto incorruttibile” ». 7 Proust è dunque nella memoria   

di Montale, o dei suoi critici ?  

L’impressione è che l’inaugurazione di un tale legame risalga al Contini degli anni

1 2
  Contini, Una lunga fedeltà, cit., p. 20.   Ivi, p. 15 e p. 33.
3
  Contini, Eugenio Montale, in La letteratura italiana Otto-Novecento, (1974), Milano, Rizzoli, 1992, p. 335.
4
  Christine Ott, Montale e la parola riflessa, Milano, Franco Angeli, 2003, p. 124.
5
  Angelo Fabrizi, Dal plaisir al miracolo (ipotesi per I limoni), in Montale e Proust, cit., p. 29 e p. 33.
6
  Le occasioni di Eugenio Montale (1971), a cura di Dante Isella, Torino, Einaudi, 1996, commento a La canna
che dispiuma…, p. 121.
7
  Franco Contorbia, Montale e Joyce : una lettura del 1926, in Idem, Montale, Genova, Il modernismo e altri saggi

montaliani, Bologna, Pendagron, 1999, p. 70. Contorbia lega questo Vermeer a una frase tratta dall’articolo di
Montale Dubliners, pubblicato sulla « Fiera letteraria » nel 1926, dove il poeta evocava « una contemplazione in
     

cui gli oggetti e le cure casalinghe sono definiti con la gentile caldezza di un Veermer che fosse appena un
poco più inquieto e più rotto ».  
146 ilena antici
Trenta, ma che il suo consolidamento definitivo derivi più probabilmente dal saggio
Pour présenter Eugenio Montale del 1946. Qui si trova, unita ad una certa clarté, la più
grande intersezione e la più matura elaborazione del rapporto tra temi montaliani e
temi proustiani da parte di Contini. Diversi fattori contribuiscono a questo rafforza-
mento del parallelismo tra Montale e Proust, che Contini alterna e utilizza recipro-
camente per spiegare la poetica ora dell’uno ora dell’altro : senza dubbio, il fatto che  

Contini abbia scritto questo saggio in lingua francese negli anni, tra l’altro, in cui si
stava occupando di Proust. 1 In secondo luogo, la necessità di presentare il poeta ad un

pubblico nuovo (si trattava infatti della prima raccolta antologica dei testi di Montale
in lingua straniera) spinge Contini a riprendere il discorso dall’inizio – rispiegare cioè
gli Ossi e riprendere daccapo il passaggio delicato con le Occasioni per poi presentare
la Bufera. Nella lettura del saggio, il lettore francese incontra espressioni facilmente
riconoscibili in quanto « proustiane », come « ces moments exceptionnels et privilégiés
     

dans Ossi di seppia », o ancora l’idea che la salvezza si precisi « historiquement dans la
   

résurrection d’un passé », 2 formule che si possono adattare con estrema precisione e
   

senza rischio di fraintendimento tanto al romanziere francese quanto al poeta ligure. Il


saggio procede nutrito di riflessioni proustiane soggiacenti, fino al punto in cui Contini
esplicita quello che ha in mente fin dall’inizio, cioè il legame tra la Recherche di Proust
e la ‘ricerca’ montaliana :  

Montale porte son attention morbide sur une chance invraisemblable de salut et de présence
qui, […] ne saurait être qu’une reviviscence instantanée du passé soustrait à sa contingence.
Cela a un nom en littérature, cela s’appelle une « intermittence du cœur ». Rares sont pourtant
   

les madeleines et les pavés de Montale, rares ses cris de triomphe (voir le final de Sotto la pioggia
et surtout Punta del Mesco). […] Les intermittences du cœur sont loin d’épuiser le tissu de la
Recherche, dont elles sont cependant les pivots. La méthode a pris corps dans une durée quoti-
dienne qui ne cesse d’interroger des choses dont chacune est un dépôt de mémoire, susceptible
d’ouvrir le gouffre paradisiaque d’une révélation capitale. 3  

Contini suggerisce, letteralmente, di considerare quasi allo stesso modo questa « atten-  

zione acutissima » di Proust all’attenzione che Montale riserva al suo « schermo d’im-
   

magini » nel celebre mottetto di Modena, visto che qui (qui dove, in Proust o in Montale ?
   

Probabilmente in entrambi, e qui sta tutto il genio di Contini), prosegue Contini, « les  

choses ne sont pas elles-mêmes, mais déclenchent sans cesse, se décomposent prisma-
tiquement, par une sorte de prodigieux divisionnisme psychique (un véritable Monet
de mémoire !), en une multitude d’autres choses ». 4
     

Per rassodare la relazione tra le due poetiche, Contini riprende quindi la stessa
espressione scelta nel 1933, « intermittences du cœur ».    

Ma in realtà, se procediamo in ordine cronologico e non filologico, l’espressione


proustiana come spiegazione montaliana appare per la prima volta in un testo privato
di Montale datato del lontano 1928. Contini non aveva potuto leggere questa cartolina
privata, inviata da Montale a Piero Gadda Conti per illuminare il testo In limine. Te-
stimonianza preziosa, questo scritto mostra come il rapporto che Montale ebbe con
l’opera del romanziere francese fu sempre ambivalente e paradossale :  

1
  Questo saggio montaliano di Contini precede di solo un anno il suo importantissimo Introduzione alle
« Paperoles », « Letteratura », nov-dic 1947 ; ora in Contini, Varianti e altra linguistica, Torino, Einaudi, 1970, pp.
         

69-110. Su Proust, pochi anni dopo, Contini scrive anche Jean Santeuil, ossia l’infanzia della Recherche, « Lettera-

tura », mar-apr 1953, ora in Contini, Varianti e altra linguistica, cit., pp. 111-137.

2
  G. Contini, Pour présenter Eugenio Montale, introduction à E. Montale, Choix de poèmes, Genève, Éditions
du Continent, 1946 ; ora in Contini, Una lunga fedeltà, cit., p. 67-68.

3 4
  Ivi, p. 71.   Ibidem.
comment montale est devenu proustien 147

I miei motivi sono semplici e sono : il paesaggio (qualche volta allucinato, ma spesso naturali-

stico : il nostro paesaggio ligure, che è universalissimo) ; l’amore, sotto forma di fantasmi che
   

frequentano le varie poesie e provocano le solite “intermittenze del cuore”, (gergo proustiano
che io non uso) e l’evasione, la fuga dalla catena ferrea della necessità, il miracolo, diciamo così,
laico (“cerca la maglia rotta” ecc.). Talvolta i motivi possono fondersi, talora sono isolati. 1  

Nel 1928, in piena moda proustiana, Eugenio Montale rifiuta di applicare ai suoi testi
una locuzione che doveva sembrargli già abusata. Eppure, attraverso la negazione, pa-
radossalmente finisce per servirsene nella sua autoesegesi, come se non ci fosse ormai
più altro modo per definire quello che Proust aveva inventato. Attraverso queste paro-
le, Montale ammette di conoscere se non altro alcuni passaggi celebri della Recherche
e avvalora l’idea di un’assimilazione ossessiva delle prime definizioni proustiane – che
cominciavano in quell’epoca a circolare nell’intellighènzia italiana ed invadere il campo
della critica letteraria italiana. 2 Siccome Proust sembra aver inaugurato un nuovo lin-

guaggio fatto di locuzioni che si prestano al calco ma che sembrano, già, intraducibili,
Montale preferisce, seppur con reticenza, lasciargli la parola per essere capito.
Lì dove Montale si mostrava scettico o rassegnato, Contini affonda sempre di più
nelle sue certezze di critico, fino al punto che nel suo saggio sulla Bufera del 1956, i rife-
rimenti a Proust sono ormai diventati ovvi e certi : per la poesia Verso Finistère il filologo

parla ormai di « uno dei soliti recuperi della memoria » e delle « sue epifanie ». 3 La ra-
         

gione stessa dell’attrito tra Montale e Contini che ebbe luogo, secondo Luigi Blasucci,
intorno al 1938, potrebbe essere in parte dovuta ad una visione troppo proustiana che
Contini portava su Montale, visto che l’« interpretazione continiana, di tipo piuttosto

“fenomenologico”, è più attenta alla carica gnoseologica di quella poesia e al funziona-


mento dei suoi meccanismi epifanici ». 4    

4. Quale Proust per Contini ?  

Proust era dunque nell’aria tra gli anni Venti e Trenta, non c’è dubbio, anche per chi
non lo leggeva o non lo prediligeva. Ma che cosa interessava Contini, veramente, della
Recherche ? 5 Claudio Giunta ha osservato, non a torto, che « Contini non ha un centro » ; 6
           

1
  Piero Gadda Conti, Montale nelle Cinque Terre (1926-1928), « Letteratura », xxx-xiv, 79-81, gennaio-giugno
   

1966, pp. 279-280. Si tratta di un commento che Montale inviò in risposta alla domanda di Piero Gadda, « per  

aiutar[lo] a preparare un articolo per Domus », pubblicato poi col titolo La poesia di Eugenio Montale, « Domus »,
     

vii, 74, febbraio 1934.


2
  Piero Gadda confermerebbe questa pista : « tale testimonianza è preziosa, anche per il distacco con cui
   

[Montale] si separa da un termine di Proust, molto usato dai suoi critici negli anni in cui Proust teneva il cam-
po » (Piero Gadda Conti, Le confessioni di Carlo Emilio Gadda, Milano, Pan, 1974, p. 137).

3
  Contini, Montale e La Bufera, « Letteratura », fascicolo 24, nov-dic 1956 ; ora in Idem, Una lunga fedeltà, cit.,
     

p. 88. Bisogna però precisare che, a questo punto, anche Joyce ha fatto la sua parte, e il termine “epifania”
è entrato nella critica letteraria a pieno titolo. Interessante è invece notare come qui Contini esprima le sue
reticenze su un’altra formula comunemente usata per Montale, quella dei « correlativi oggettivi delle Occa- 

sioni, se si vuole adottare quest’etichetta non del tutto propria », mentre per associare il termine proustiano

‘intermittences’ alla poesia montaliana non aveva avuto esitazioni.


4
  Luigi Blasucci, Di Contini su Montale, in Gianfranco Contini, Venti anni dopo, a cura di Nicola Merola,
cit., p. 131. Diversa fu nello stesso periodo l’interpretazione storica ed esistenziale fatta da Sergio Solmi, che
Montale apprezzerà di più.
5
  A questo proposito, si veda l’articolo di Gualtiero de Santi, Il Proust di Contini, in Dedicato a Contini, nu-
mero speciale di « Microprovincia, rivista di cultura » diretta da Franco Esposito, Stresa, 1997. Si veda anche
   

l’analisi dettagliata di Giorgetto Giorgi, Attualità degli studi di Gianfranco Contini su Marcel Proust, in Contini
venti anni dopo, cit., pp. 29-39 – che trova “non eccepibili” le conclusioni cui giunse Contini dopo il suo studio
parziale sugli “avant-textes” della Recherche allora disponibili
6
  Claudio Giunta, Il secolo di Contini, « Il Sole 24 Ore », inserto domenicale del 30 dicembre 2012 ; ora in
     

http ://www.leparoleelecose.it/ ?tag=inventario-di-gianfranco-contini, 21 gennaio 2013.


   
148 ilena antici
quindi ogni volta che il centro si sposta finisce per identificarsi con l’oggetto del suo
studio (sempre puntuale). In questo senso, è vero che Proust non è né più né meno
che uno degli autori di cui il filologo ha voluto occuparsi per allargare la sua teoria
sulla letteratura – e perché offriva materiali estremamente interessanti per sviluppare
il discorso sulla critica delle varianti. Marco Santagata osserva anche che, « quando  

si accosta a Proust, Contini si sofferma sugli incisi, sulla costruzione della frase, sui
dettagli linguistici, non gli interessa Proust come artefice del grande romanzo ». 1 L’in-    

teresse specifico di Contini per Proust, oltre che tardo, fu anche piuttosto sporadico e
occasionale, cioè provocato da occasioni precise (fondamentalmente la pubblicazione
di manoscritti antecedenti la Recherche). Senza aver mai sviluppato un discorso ampio
e globale, senza aver elaborato una vera e propria teoria sulla Recherche, Contini ha dis-
seminato osservazioni proustiane un po’ dappertutto nei suoi scritti, fino al punto che,
da virtuoso della critica diacronica, per abbordare il discorso su Dante personaggio
della Commedia, consacra un lungo preambolo solo apparentemente anacronistico al
personaggio che dice io nella Recherche, chiedendosi se « l’io di Proust [sia] il soggetto

d’una limitata, definita esperienza storica irripetibile o il soggetto trascendentale di


qualsiasi avventura vitale e conoscitiva ? ». 2      

Senza mai farne il suo centro, Contini ha talvolta riassunto rapidamente le sue in-
tuizioni sull’essenziale del romanzo di Proust. Quando per esempio nel saggio Pour
présenter Eugenio Montale, afferma che « La recherche (au sens proustien) de Montale se

nourrit bien plutôt d’une hygiène vitale que d’une espérance consciente et respon-
sable », 3 Contini sembra lasciar intendere erroneamente che la ricerca del Narratore
   

proustiano sia sempre alimentata da una coscienza di realizzazione del recupero del
tempo. Si potrebbe obiettare che il Narratore proustiano attraversa momenti di sfidu-
cia o di dubbio profondi che lo fanno vacillare, non solo rispetto al possibile recupero
temporale ma anche rispetto alla responsabilità che egli stesso ha – o dovrebbe sfor-
zarsi di avere – verso la sua opera con e per il tempo. La confusione tra le definizioni
dei due autori da parte di Contini lascia irrisolta la sua posizione critica su Proust,
così come la sua direzione : forse anche nel caso di Proust non sarebbe stato sbagliato

applicare alla ‘ricerca’ la definizione azzeccata per Montale condensata in quel senso
di « igiene vitale » – una sorta di pulizia da tutte le sensazioni superflue e il ricorso alla
   

scrittura per poter riprendere il percorso vitale, interrotto da una sensazione troppo
forte e troppo confusa. 4  

Rimane difficile, quindi, ricostruire da queste poche osservazioni cosa pensasse dav-
vero Contini del romanzo proustiano, che qualifica come « storia di una vocazione let-

teraria » e di cui osserva come « la curva della vicenda consista nell’evolvere dell’osser-
   

vazione in rappresentazione » – fino a che il personaggio si riconosce come poeta. Ma


visto che Contini era prima di tutto un « contemporaneista » 5 e soprattutto un critico


     

umanista, si deve dedurre che la Recherche stimolasse le sue corde non solo critiche
ma anche, per così dire, personali. Fin dal 1947, Contini parla di due errori da evitare

1
  Paolo di Stefano, Le voluttà del filologo, « Corriere della sera », 14 agosto 1996 ; ora in http ://archiviostori-
       

co.corriere.it/1996/agosto/14/CONTINI_volutta_del_filologo_co_0_9608145105.shtml.
2
  Contini, Dante come personaggio-poeta della Commedia (1957), in Idem, Varianti e altra linguistica, cit., pp.
3
335-336.   Contini, Una lunga fedeltà, cit., pp. 70-71.
4
  È proprio quello che succede al Narratore proustiano davanti al campanile di Martinville, quando scrive
una paginetta che poi dimentica per potersi liberare di quella forte sensazione di entrata in un tempo “altro”
e di visione di una verità interiore, senza esser riuscito a collocarla in un contesto ampio e globale di ciclo
vitale.
5
  Cesare Segre, Contini uno, due e tre, in Gianfranco Contini, Venti anni dopo, cit., p. 8 : « Insomma, non c’è
   

dubbio che Contini sia nato contemporaneista ».  


comment montale est devenu proustien 149
nell’interpretazione della Recherche : « prendere la Recherche per un libro di memorie
   

(invece che per una teoria in atto della memoria) » e « scoprirvi una visione minuziosa
   

e microscopica della realtà (anziché una visione telescopica e perciò legislativa) ». 1 Re-    

stando sempre fedele a queste due intuizioni non ulteriormente approfondite, Contini
riconobbe quindi nell’opera di Proust un duplice movimento, « espressionistico e intel-  

lettualistico », movimenti che sono, a suo avviso, indissociabili, poiché essendo « oppo-
   

sti ma complementari », risultano nello stesso tempo simultanei. 2


   

Un Proust complesso e teorico, gnoseologico più che psicologico, fu quello che in-
teressò Contini e che si intrecciò con gli studi montaliani. Non a caso, forse, interro-
gato in vecchiaia da Ludovica Ripa di Meana, rievocando Domodossola e la casa in cui
ricevette la prima visita di Montale nel 1934, a Contini torna in mente il Proust ‘ovvio’
dell’incipit della Recherche :  

Abitavamo vicino alla stazione, a pochi decametri dal cavalcavia per l’Italia, vicino al quale c’era
un serbatoio che mi faceva ricordare il battistero di Parma. (Già allora potevo ripetere con la
grande ouverture di Marcel : « Longtemps je me suis couché de bonne heure »). 3
       

Quest’evocazione proustiana, datata 1988, sembrerebbe completamente fuori luogo se


non si tenesse in conto la costante fortemente « proustiana » di Contini, e se si negasse
   

che nel suo spirito critico fin dall’inizio – e forse sempre di più col passare del tempo – i
nomi di Montale e di Proust si intrecciano e si richiamano senza sosta in una sorta di
associazione che procede per analogia ancor più che per contrasto o filologia. Montale
e Proust erano per lui due autori che « cercarono le essenze », due scrittori che gli furo-
   

no sempre, nel contempo, familiari e misteriosi.


Chiedersi come sarebbe stato il ‘Montale lettore di Proust’ se non fosse stato me-
diato o accompagnato da Contini, è una domanda ipotetica che non conduce molto
lontano. Ma riconoscere a Contini un ruolo essenziale anche nella presa di coscienza
della rivoluzione proustiana da parte di Montale, così come nella successiva proustia-
nizzazione del linguaggio critico che si riferisce a Montale – forse eccessiva e forse non
sempre precisa –, mi pare oggi un atto di onestà intellettuale. Inoltre, nel rapporto
opaco e contraddittorio che Montale intrattenne per tutta la vita con la lettura della
Recherche, 4 il filtro continiano fu senz’altro utile al poeta per districarsi e andare verso

l’essenziale della novità proustiana. Avrà colto Contini il proustismo di Montale prima
ancora del poeta stesso ? Quel che è certo è che l’autorictas di Contini, che agisce su tut-

ti gli studiosi montaliani e non solo, dovette agire persino su Montale, a tal punto che
quest’ultimo mai rispose negativamente o contestò apertamente le pertanto numerose
analogie rintracciate dal filologo tra le sue poesie e le pagine della Recherche, segno
forse che chi tace, seppur con reticenza, acconsente.
1
  Contini, Introduzione alle “paperoles”, in Idem, Varianti e altra linguistica, cit., p. 73.
2
  Contini contesta qui la conclusione cui era giunto il filologo Feuillerat, che separava una prima fase di
scrittura impressionistica da una seconda fase intellettuale. A questo proposito, Paolo Leoncini nota giusta-
mente che per Montale e per Proust « Contini adotta un medesimo procedimento, sincronico-speculare. Come

sono intrinsecamente connessi Ossi e Occasioni, [...] così sono intrinsecamente connessi il “primo Proust”
quello, secondo Feuillerat, della “fase mnemonica”, [...] e quello della “seconda fase, osservativa, psicologica,
analitica” »; cfr. Paolo Leoncini, Critique religieuse di Contini : Cecchi Montale Proust, in questo stesso volume.
   
3
  Ludovica Ripa di Meana, L’angelo di Rosmini in Idem, Diligenza e voluttà, Ludovica Ripa di Meana interroga
Gianfranco Contini, Milano, Mondadori, 1989, p. 33.
4
  Non è inutile ricordare che nel suo discorso per il Premio Nobel del 1975, Montale qualifica « poesia » la
   

Recherche : « E infine resta sempre dubbioso in quali limiti e confini ci si muove parlando di poesia. Molta poesia
   

d’oggi si esprime in prosa. Molti versi d’oggi sono prosa e cattiva prosa. L’arte narrativa, il romanzo, da Mu-
rasaki a Proust ha prodotto grandi opere di poesia » (Eugenio Montale, È ancora possibile la poesia ? Discorso
   

tenuto all’Accademia di Svezia il 12 dicembre 1975, ora in Idem, Sulla poesia, Milano, Mondadori, 1998, p. 13).
150 ilena antici

Abstract
I nomi di Eugenio Montale e di Marcel Proust rappresentano due poli emblematici del percor-
so critico di Gianfranco Contini. Quest’ultimo fu anche un filtro proustiano d’eccezione per
Montale, che colse così le novità essenziali della Recherche. In questo studio si rintracciano, per
la prima volta, i punti di convergenza che secondo Contini legano tra loro le « intermittences du

cœur » agli « istanti privilegiati » montaliani. A questo parallelismo audace e precursore tra i due
     

autori, Contini dedicò alcune delle sue pagine più importanti. Dal confronto di vari suoi pas-
saggi critici, sparsi nel tempo, si constata quanto la posizione ermeneutica di Contini sull’opera
lirica di Montale abbia determinato, e per sempre, la ricezione per cosi dire « proustiana » di tutta
   

la poetica del poeta degli Ossi.


The figures of Eugenio Montale and Marcel Proust stand as two emblematic points in the criti-
cal work of Gianfranco Contini, who also served as an exceptional interpreter of Proust in the
eyes of Montale, thus allowing the latter to better grasp the essential innovations of the Recher-
che. Throughout the present essay, and for the first time, we will analyse the similarities, ac-
cording to Contini himself, between Proust’s « intermittences du cœur » and Montale’s « istanti
     

privilegiati ». Contini dedicated to this audacious and innovative parallelism between the two

authors some of his most relevant works : from the comparison of some critical passages it is

possible to infer how Contini’s hermeneutical position on Montale has led to, with no turning
back, the “proustian” reception of the Ossi di Seppia author’s poetics.
co m p osto in car atter e dan t e mon oty pe da l la
fabrizio serr a editore, p i s a · rom a .
stampato e r ilegato n e l la
t ip o g r afia di ag nan o, ag na n o p i s a n o ( p i s a ) .
*
Settembre 2014
(cz 2 · fg 13)

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