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Divina Commedia

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Divina Commedia
Commedia
Scena del poema illustrata da
Gustave Dor
Autore Dante Alighieri
1ed.originale tra il 1304 e il 1321
Genere Poema
Protagonisti Dante
Altripersonaggi Virgilio, Beatrice, San
Bernardo
La Commedia o Divina Commedia (originariamente Comeda; l'aggettivo Divina, attribuito da Boccaccio, si ritrova
solo a partire dalle edizioni a stampa del 1555 a cura di Ludovico Dolce) un poema di Dante Alighieri, scritto in
terzine incatenate di versi endecasillabi, in lingua volgare fiorentina. Composta secondo la critica tra il 1307 e il
1321, la Commedia l'opera pi celebre di Dante, nonch una delle pi importanti testimonianze della civilt
medievale; conosciuta e studiata in tutto il mondo, ritenuta uno dei capolavori della letteratura mondiale di tutti i
tempi.
Il poema diviso in tre parti, chiamate cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso), ognuna delle quali composta da 33
canti (tranne l'Inferno, che contiene un ulteriore canto proemiale). Il poeta narra di un viaggio attraverso i tre regni
ultraterreni che lo condurr fino alla visione della Trinit. La sua rappresentazione immaginaria e allegorica
dell'oltretomba cristiano un culmine della visione medioevale del mondo sviluppatasi nella Chiesa cattolica.
L'opera ebbe subito uno straordinario successo, e contribu in maniera determinante al processo di consolidamento
del dialetto toscano come lingua italiana. Il testo, del quale non si possiede l'autografo, fu infatti copiato sin dai
primissimi anni della sua diffusione, e fino all'avvento della stampa, in un ampio numero di manoscritti.
Parallelamente si diffuse la pratica della chiosa e del commento al testo, dando vita a una tradizione di letture e di
studi danteschi mai interrotta; si parla cos di secolare commento. La vastit delle testimonianze manoscritte della
Commedia ha comportato una oggettiva difficolt nella definizione del testo critico. Oggi si dispone di un'edizione di
riferimento realizzata da Giorgio Petrocchi
[1]
. Pi di recente due diverse edizioni critiche sono state curate da
Antonio Lanza
[2]
e Federico Sanguineti
[3]
.
La Commedia, pur proseguendo molti dei modi caratteristici della letteratura e dello stile medievali (ispirazione
religiosa, fine morale, linguaggio e stile basati sulla percezione visiva e immediata delle cose), profondamente
innovativa, poich, come stato rilevato in particolare negli studi di Erich Auerbach, tende a una rappresentazione
ampia e drammatica della realt.
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Dante e il suo poema Affresco di Domenico di Michelino nella Cattedrale di Santa
Maria del Fiore, Firenze (1465)
Titolo
Probabilmente il titolo originale dell'opera
fu Commedia, o Comeda, dal greco
(comoda). infatti cos che
Dante stesso chiama la sua opera [Inferno
XVI, 128] (Inferno XXI, 2). Nell'Epistola
(la cui paternit dantesca non del tutto
certa) indirizzata a Cangrande della Scala,
Dante ribadisce il titolo latino dell'opera:
Incipit Comedia Dantis Alagherii,
Florentini natione, non moribus.
[4]
In essa
vengono addotti due motivi per spiegare il
titolo conferito: uno di carattere letterario,
secondo cui col nome di commedia era
usanza definire un genere letterario che, da
un inizio difficoltoso per il protagonista si
conclude con un lieto fine, e uno stilistico,
giacch la parola commedia indicava opere scritte in linguaggio medio. Nel poema, infatti, si ritrovano entrambi
questi aspetti: dalla "selva oscura", allegoria dello smarrimento del poeta, si passa alla redenzione finale, alla visione
di Dio nel Paradiso; e in secondo luogo, i versi sono scritti in volgare e non in latino che, sebbene esistesse gi una
ricca tradizione letteraria in lingua del s, continuava ad essere considerata la lingua per eccellenza della cultura.
L'aggettivo divina fu usato per la prima volta da Giovanni Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante del 1373,
circa 70 anni dopo il periodo in cui si pensa sia stato cominciato il poema. La dizione Divina Commedia, per,
divenne comune solo da met del Cinquecento in poi, quando Ludovico Dolce, nella sua edizione veneziana del
1555, riprese il titolo boccacciano.
Il nome Commedia (nella forma "comeda") appare solo due volte all'interno del poema, mentre nel Paradiso Dante
lo definisce "poema sacro". Dante non rinnega il titolo Commedia, anche perch, data la lunghezza dell'opera, le
cantiche o i singoli canti vennero pubblicati volta per volta, e l'autore non aveva la possibilit di revisionare ci che
gi era stato reso pubblico. Il termine "Commedia" dovette sembrare riduttivo a Dante nel momento in cui
componeva il Paradiso, in cui lo stile, ma anche la sintassi, sono profondamente cambiati rispetto ai canti che
compongono l'Inferno. Il discorso sulle palinodie, ovvero le correzioni che Dante fa all'interno della sua opera,
contraddicendo s stesso ma anche le sue fonti, molto pi vasto ed esteso.
Argomento
Nel mezzo del cammin di nostra
vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ch la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era cosa dura,
esta selva selvaggia e aspra e forte,
che nel pensier rinova la paura!
(Dante Alighieri, Inferno I, vv. 1-6)
Il racconto dell'Inferno, la prima delle tre cantiche, si apre con un Canto introduttivo (che serve da proemio all'intero
poema), nel quale il poeta Dante Alighieri racconta in prima persona del suo smarrimento spirituale; si ritrae, infatti,
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"in una selva oscura", allegoria del peccato, nella quale era giunto poich aveva smarrito la "retta via" della virtuosit
(si ritiene che Dante si senta colpevole, pi degli altri, del peccato di lussuria, che infatti, contrariamente alla tipica
visione cattolica, nell'Inferno e nel Purgatorio posto sempre come il meno grave tra i peccati puniti). Tentando di
trovarne l'uscita, il poeta scorge un colle illuminato dalla luce del sole; tentando di salirvi per avere pi ampia
visuale, per, viene fermato nella sua scalata da tre belve feroci: una lonza (lince), allegoria della lussuria, un leone,
simbolo della superbia, e una lupa, che rappresenta l'avidit, i tre vizi che stanno alla base di tutti i peccati.
A salvarlo da queste tre bestie, per, gli si fa incontro l'anima del grande poeta Virgilio, che dopo aver cacciato le
fiere ed aver profetizzato che la lupa sar fatta morire da un alquanto misterioso veltro
[5]
, si presenta come l'inviato
di Beatrice, la donna amata da Dante (morta a soli ventiquattro anni), la quale aveva interceduto presso Dio affinch
il poeta fosse redento dai peccati; Virgilio e Beatrice sono in realt due allegorie rispettivamente della ragione e della
teologia: il primo in quanto considerato il poeta pi sapiente della classicit, la seconda in quanto scala al fattore,
secondo la visione elaborata da Dante nella Vita Nuova.
Dalla collina di Gerusalemme su cui si trova la selva, Virgilio condurr Dante attraverso l'Inferno e il Purgatorio
perch attraverso questo viaggio la sua anima possa salvarsi dal male in cui era caduta. Dopodich Beatrice prende il
posto di Virgilio: allegoricamente, infatti, la sola ragione non pu arrivare a Dio, ma necessario l'intervento della
fede, rappresentata da Beatrice. Inoltre Virgilio, non avendo conosciuto Cristo, non battezzato. Ad accompagnare
dunque Dante nel Paradiso sar la stessa Beatrice.
Inferno
I primi versi della Divina Commedia illustrati da Gustave Dor
La vera e propria descrizione dell'Inferno ha inizio nel
Canto III (nel precedente Dante muove semplicemente
dei dubbi alla sua guida riguardo il viaggio che stanno
per compiere); i due viaggiatori Dante e Virgilio
giungono alla sua porta gi nei primi, celeberrimi, versi
di questo Canto. Sotto la citt di Gerusalemme, infatti, si
apre l'ingresso al primo regno, sul quale si possono
leggere alcuni versi di ammonimento, riassunti
nell'ultimo verso: "Lasciate ogne speranza, voi
ch'intrate". Oltrepassato uno scuro corridoio, i poeti si
ritrovano sulle rive dell'Acheronte, il primo fiume
infernale, per il quale le anime devono passare per
raggiungere l'Inferno vero e proprio e che vengono
trasportate da Caronte. Qui, nel Vestibolo, oltre alle
anime in attesa di essere portate dalla parte opposta,
stanno gli ignavi, quelli che in vita non vollero prendere
posizioni, e che sono rifiutati sia dall'Inferno che dal
Paradiso.
Passato l'Acheronte, sulla barca del traghettatore
Caronte, i due attraversano il primo cerchio, il Limbo,
dove stanno le anime pure di coloro che non furono
battezzati (come i bambini morti subito dopo la nascita),
e si trovano anche - in un luogo a parte dominato da un
"nobile castello" - gli "spiriti magni" dell'antichit
(compreso Virgilio stesso); quindi Dante e il suo "maestro" entrano nell'Inferno vero e proprio. Alla porta di questo
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sta Minosse, che, da giudice giusto quale fu, decreta il cerchio dove le anime dannate dovranno scontare la loro
pena; ad ogni cerchio, infatti, corrisponde un peccato, pi grave se il numero maggiore. Superato Minosse, i due si
ritrovano nel secondo cerchio, dove sono puniti i lussuriosi tra cui spiccano le anime di Cleopatra ed Elena di Troia
(celebri anche i versi su Paolo e Francesca) che raccontano la loro vita e Francesca la sua passione amorosa verso
Paolo Malatesta, quindi i golosi, in eterna punizione che consiste nell'essere divorati da Cerbero e gli avari e i
prodighi.
Superato poi lo Stige, nelle fangose acque del quale sono puniti iracondi e accidiosi, traghettati sulla riva opposta
dalla barca di Flegis, creatura infernale, i due entrano (grazie anche all'intervento di un angelo e dopo numerosi
tentativi di entrare) nella Citt di Dite, dove sono puniti coloro "che l'anima col corpo morta fanno", cio gli epicurei
e gli eretici in generale: tra gli eretici incontrano Farinata degli Uberti, uno dei pi famosi personaggi dell'Inferno
dantesco. Superata la citt, il poeta e la sua guida scendono uno scosceso burrone (l' alta ripa), oltre il quale
incontrano il terzo fiume infernale, il Flegetonte, un fiume di sangue bollente; questo fa parte del primo dei tre gironi
in cui diviso il VII cerchio, quello in cui sono puniti i violenti tra cui degno di nota il Minotauro ucciso da Teseo
con l'aiuto di Arianna. All'interno del Flegetonte, scontano la loro pena i violenti verso il prossimo; oltre la sua
sponda (che Dante e Virgilio raggiungono grazie all'aiuto del centauro Nesso), invece, trasformati in arbusti
perennemente attaccati da delle arpie, stanno i violenti contro s stessi, cio i suicidi (dove troviamo Pier della
Vigna) e gli scialacquatori; mentre nell'ultimo girone, in una landa infuocata, stanno i violenti contro Dio, la Natura e
l'Arte, ossia i bestemmiatori, i sodomiti (tra cui Brunetto Latini) e gli usurai. A quest'ultimo girone Dante dedicher,
molti versi, dal Canto XIV al Canto XVII.
Superato il VII cerchio, Dante e Virgilio, discesa un burrato in groppa a Gerione, raggiungono l'VIII cerchio
chiamato Malebolge, dove sono puniti i fraudolenti, il quale diviso in dieci bolge, fossati a forma di cerchi
concentrici, scavati nella roccia e digradanti verso il basso, alla base dei quali si apre il Pozzo dei Giganti. Superate
le bolge (nelle quali sono puniti, in ordine, ruffiani, adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri,
consiglieri fraudolenti - tra cui Ulisse e Diomede: il primo racconta come lui mor, ma Dante non avendo saputo la
vera morte di Ulisse predetta da Tiresia inventa la sua amara fine avendo superato le Colonne d'Ercole, simbolo per
Dante della ragione e dei limiti del mondo. Poi incontrano seminatori di discordie e falsari - tra cui il "folletto"
Gianni Schicchi), i due accedono nel IX ed ultimo cerchio, dove sono puniti i traditori. Questo cerchio invece
diviso in quattro zone, coperte dalle acque gelate del Cocito; nella prima, chiamata Caina (da Caino, che uccise il
fratello Abele), sono puniti i traditori dei parenti, nella seconda, la Antenorea (da Antenore, che consegn il Palladio
di Troia ai nemici greci), vi stanno i traditori della patria, nella terza, la Tolomea (dal re Tolomeo XIII, che al tempo
di Cesare uccise il suo ospite Pompeo), si trovano i traditori degli ospiti, e infine nella quarta, la Giudecca (da Giuda
Iscariota, che trad Ges), sono puniti i traditori dei benefattori. Da citare la presenza nell'Antenorea del Conte
Ugolino che narra la sua morte, e dell' Arcivescovo Ruggieri. Ugolino appare nell'Inferno sia come un dannato che
come un demone vendicatore, che affonda i denti per l'eternit nel capo dell' Arcivescovo Ruggieri.
Di quest'ultima zona vengono nominati solo tre peccatori, Cassio, Bruto e Giuda Iscariota, la cui pena quella di
essere maciullati dalle tre bocche di Lucifero, che qui ha la sua dimora. Scendendo lungo il suo corpo peloso, Dante
e Virgilio raggiungono una grotta e scendono per alcune scale: Dante stupito: non vede pi la schiena di Lucifero
ma Virgilio gli spiega che si trova nell'Emisfero Australe, la natural burella, che li condurr alla spiaggia del
Purgatorio, alla base della quale usciranno poco dopo "a riveder le stelle".
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Purgatorio
Il primo canto del Purgatorio illustrato da
Gustave Dor
Usciti dall'Inferno attraverso la natural burella, Dante e Virgilio si
ritrovano nell'emisfero australe terrestre (che si credeva interamente
ricoperto d'acqua), dove, in mezzo al mare, s'innalza la montagna del
Purgatorio, creata con la terra che serv a scavare il baratro dell'Inferno,
quando Lucifero fu buttato fuori dal Paradiso dopo la rivolta contro
Dio. Usciti dal cunicolo, i due giungono su una spiaggia, dove
incontrano Catone Uticense, che svolge il compito di guardiano del
Purgatorio. Dovendo cominciare a salire la ripida montagna, che si
dimostra impossibile da scalare, tanto ripida, Dante chiede ad alcune
anime qual il varco pi vicino; sono questi la prima schiera dei
negligenti, i morti scomunicati, che hanno dimora nell'antipurgatorio.
Nella I schiera di negligenti dell'antipurgatorio Dante incontra
Manfredi di Svevia. Assieme a coloro che tardarono a pentirsi per
pigrizia, ai morti per violenza e ai principi negligenti, infatti, essi
attendono il tempo di purificazione necessario a permettere loro di
accedere al Purgatorio vero e proprio. All'ingresso della valletta dove si
trovano i principi negligenti, Dante, su indicazione di Virgilio, chiede
indicazioni ad un'anima che si rivela essere una sorta di guardiano della
valletta, il concittadino di Virgilio Sordello, che sar la guida dei due
fino alla porta del Purgatorio.
Giunti alla fine dell'Antipurgatorio, superata una valletta fiorita, i due varcano la porta del Purgatorio; questa
custodita da un angelo recante in mano una spada fiammeggiante, che sembra avere vita propria, e preceduto da tre
gradini, il primo di marmo bianco, il secondo di una pietra scura e il terzo in porfido rosso. L'angelo, seduto sulla
soglia di diamante e appoggiando i piedi sul gradino rosso, incide sette "p" sulla fronte di Dante poi apre loro la porta
tramite due chiavi, una d'argento e una d'oro, che aveva ricevute da San Pietro, e i due poeti si addentrano nel
secondo regno.
Il Purgatorio diviso in sette cornici, dove le anime scontano i loro peccati per purificarsi prima di accedere al
Paradiso. Al contrario dell'Inferno, dove i peccati si aggravavano maggiore era il numero del cerchio, qui alla base
della montagna, nella I cornice, stanno coloro che si sono macchiati delle colpe pi gravi, mentre alla sommit,
vicino al Paradiso terrestre, i peccatori pi lievi. Le anime non vengono punite in eterno, e per una sola colpa, come
nel primo regno, ma scontano una pena pari ai peccati commessi durante la vita.
Nella prima cornice, Dante e Virgilio incontrano i superbi, nella seconda gli invidiosi, nella terza gli iracondi, nella
quarta gli accidiosi, nella quinta gli avari e i prodighi. In questa cornice ai due viaggiatori si unisce l'anima di Stazio
dopo un terremoto e un canto Gloria in excelsis Deo (Dante riteneva Stazio convertito al cristianesimo); questi si era
macchiato in vita di eccessiva prodigalit: proprio in quel momento egli, che dopo cinquecento anni di espiazione in
quella cornice aveva sentito il desiderio di assurgere al Paradiso, si offre di accompagnare i due fino alla sommit del
monte, attraverso le cornici sesta, dove espiano le loro colpe i golosi che appaiono magrissimi, e settima, dove
stanno i lussuriosi avvolti dalle fiamme. Dante ritiene che Stazio si sia convertito grazie a Virgilio e alle sue opere,
che hanno aperto gli occhi a Stazio: egli, infatti, grazie all'Eneide e alle Bucoliche ha capito l'importanza della fede
cristiana e l'errore del vizio della prodigalit: come un lampadoforo, Virgilio ha fatto luce a Stazio rimanendo per al
buio; fuor di metafora, Virgilio stato un profeta inconsapevole: ha portato Stazio alla fede ma lui, avendo fatto in
tempo solo ad intravederla, non ha potuto salvarsi, ed costretto a soggiornare per l'eternit nel Limbo. Ascesi alla
settima cornice, i tre devono attraversare un muro di fuoco, oltre il quale si diparte una scala, che d accesso al
Paradiso terrestre. Paura di Dante e conforto da parte di Virgilio. Giunti qui, il luogo dove per poco dimorarono
Adamo ed Eva prima del peccato, Virgilio e Dante si devono congedare, poich il poeta latino non degno di
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guidare il toscano fin nel Paradiso, e sar Beatrice a farlo.
Quindi Dante si imbatte in Matelda, la personificazione della felicit perfetta, precedente al peccato originale, che gli
mostra i due fiumi Let, che fa dimenticare i peccati, ed Euno, che restituisce la memoria del bene compiuto, e si
offre di condurlo all'incontro con Beatrice, che avverr poco dopo. Beatrice rimprovera duramente Dante e dopo si
offre di farsi vedere senza il velo: Dante durante i rimproveri cerca di scorgere il suo vecchio maestro Virgilio che
ormai non c' pi. Dopo aver bevuto le acque del Let e poi dell'Euno, infine, Dante segue Beatrice verso il terzo ed
ultimo regno: il Paradiso.
Paradiso
Il canto XXXI del Paradiso illustrato da Gustave
Dor
Libero da tutti i peccati, adesso Dante pu ascendere al Paradiso e,
accanto a Beatrice, vi accede volando ad altissima velocit. Egli sente
tutta la difficolt di raccontare questo trasumanare, andare cio al di l
delle proprie condizioni terrene, ma confida nell'aiuto dello Spirito
Santo (il buon Apollo) e nel fatto che il suo sforzo descrittivo sar
continuato da altri nel tempo (Poca favilla gran fiamma seconda...
canto I, 34).
Il Paradiso composto da nove cerchi concentrici, al cui centro sta la
Terra; in ognuno di questi cieli, dove risiede un pianeta diverso, stanno
i beati, pi vicini a Dio a seconda del loro grado di beatitudine. Ma le
anime del Paradiso non stanno meglio o peggio, e nessuno desidera
una condizione migliore di quella che ha, poich la carit non permette
di desiderare altro se non quello che si ha; Dio, al momento della
nascita, ha donato secondo criteri inconoscibili ad ogni anima una certa
quantit di grazia, ed in proporzione a questa che essi godono diversi
livelli di beatitudine. Prima di raggiungere il primo cielo i due attraversano la Sfera di Fuoco.
Nel primo cielo, quello della Luna, stanno coloro che mancarono ai voti fatti (Angeli); nel secondo, il cielo di
Mercurio, risiedono coloro che in Terra fecero del bene per ottenere gloria e fama, non indirizzandosi al bene divino
(Arcangeli); nel terzo cielo, quello di Venere, stanno le anime degli spiriti amanti (Principati); nel quarto, il cielo del
Sole, gli spiriti sapienti (Potest); nel quinto, il cielo di Marte, gli spiriti militanti dei combattenti per la fede (Virt);
e nel sesto, il cielo di Giove, gli spiriti governanti giusti (Dominazioni).
Giunti al settimo cielo, quello di Saturno dove risiedono gli "spiriti contemplativi" (Troni), Beatrice non sorride pi,
come invece aveva fatto finora; il suo sorriso, infatti, da qui in poi, a causa della vicinanza a Dio, sarebbe per Dante
insopportabile alla vista, tanto luminoso risulterebbe. In questo cielo risiedono gli spiriti contemplativi, e da qui
Beatrice innalza Dante fino al cielo delle Stelle fisse, dove non sono pi ripartiti i beati, ma nel quale si trovano le
anime trionfanti, che cantano le lodi di Cristo e della Vergine Maria, che qui Dante riesce a vedere; da questo cielo,
inoltre, il poeta osserva il mondo sotto di s, i sette pianeti e i loro moti e la Terra, piccola e misera in confronto alla
grandezza di Dio (Cherubini). Prima di proseguire Dante deve sostenere una sorta di "esame" in Fede, Speranza,
Carit, da parte di tre professori particolari: San Pietro, San Giacomo e San Giovanni. Quindi, dopo un ultimo
sguardo al pianeta, Dante e Beatrice assurgono al nono cielo, il Primo Mobile o Cristallino, il cielo pi esterno,
origine del movimento e del tempo universale (Serafini).
In questo luogo, sollevato lo sguardo, Dante vede un punto luminosissimo, contornato da nove cerchi di fuoco,
vorticanti attorno ad esso; il punto, spiega Beatrice, Dio, e attorno a lui stanno i nove cori angelici, divisi per
quantit di virt. Superato l'ultimo cielo, i due accedono all'Empireo, dove si trova la rosa dei beati, una struttura a
forma di anfiteatro, sul gradino pi alto della quale sta la Vergine Maria. Qui, nell'immensa moltitudine dei beati,
risiedono i pi grandi santi e le pi importanti figure delle Sacre Scritture, come Sant'Agostino, San Benedetto, San
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Francesco, e inoltre Eva, Rachele, Sara e Rebecca.
Da qui Dante osserva finalmente la luce di Dio, grazie all'intercessione di Maria alla quale San Bernardo (guida di
Dante per l'ultima parte del viaggio) aveva chiesto aiuto perch Dante potesse vedere Dio e sostenere la visione del
divino, penetrandola con lo sguardo fino a congiungersi con Lui, e vedendo cos la perfetta unione di tutte le realt,
la spiegazione del tutto nella sua grandezza. Nel punto pi centrale di questa grande luce, Dante vede tre cerchi, le
tre persone della Trinit, il secondo del quale ha immagine umana, segno della natura umana, e divina allo stesso
tempo, di Cristo. Quando egli tenta di penetrare ancor pi quel mistero il suo intelletto viene meno, ma in un
excessus mentis
[6]
la sua anima presa da un'illuminazione e si placa, realizzata dall'armonia che gli dona la visione
di Dio, dell'amor che move il sole e l'altre stelle.
Data di composizione
Non conosciamo con esattezza in che periodo Dante scrisse ciascuna delle cantiche della Commedia e gli studiosi
hanno formulato ipotesi anche contrastanti in base a prove e indizi talvolta discordanti. In linea di massima la critica
odierna colloca:
L'inizio della stesura dell'Inferno nel biennio 1304-1305 oppure in quello 1306-1307, in ogni caso dopo l'esilio
(1302). Salvo l'eccezione del riferimento al papato di Clemente V (1305-1314), spesso indicato come un possibile
ritocco post-conclusione, non vi si trovano accenni a fatti successi dopo il 1309. Al 1317 risale la prima menzione
in un documento (un registro di atti bolognese, con una terzina dell'Inferno copiata sulla copertina), mentre i
manoscritti pi antichi che ci sono pervenuti risalgono al 1330 circa, una decina di anni dopo la morte di Dante.
La scrittura del Purgatorio secondo alcuni si accavall con l'ultima parte dell'Inferno e in ogni caso non contiene
riferimenti a fatti accaduti dopo il 1313. Tracce della sua diffusione si riscontrano gi nel 1315-1316.
Il Paradiso viene collocato tra il 1316 e il 1321, data della morte del poeta.
Non ci pervenuta nessuna firma autografa di Dante, ma sono conservati tre manoscritti della Commedia copiati
integralmente da Giovanni Boccaccio, il quale non si serv di una fonte originaria, ma di manoscritti a loro volta
copiati. Si deve anche immaginare che Dante si spost molto in vita per via dell'esilio, quindi non potendo portarsi
dietro molte carte probabile che i manoscritti originali si disperdessero sin dalle prime diffusioni.
Struttura
La Divina Commedia composta da tre cantiche suddivise complessivamente in cento canti: la prima cantica
(Inferno) comprende 34 canti (33 hanno argomento l'Inferno; uno, il primo, proemio all'opera intera), le altre due
33 ciascuno. Il primo canto dell'Inferno viene considerato un prologo a tutta l'opera: in questo modo si ha un canto
iniziale pi 33 canti per ciascuna cantica, con un chiaro riferimento numerico alla Trinit.
Tutti i canti sono scritti in terzine incatenate di versi endecasillabi. La lunghezza di ogni canto va da un minimo di
115 versi ad un massimo di 160; l'intera opera conta complessivamente 14.233 versi. La Divina Commedia dunque
superiore in lunghezza sia all'Eneide virgiliana (9.896 esametri), sia all'Odissea omerica (12.100 esametri), ma pi
breve dell'Iliade omerica (15.683 esametri).
La Commedia anche una drammatizzazione della teologia cristiana medievale, arricchita da una straordinaria
creativit immaginativa.
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Struttura cosmologica
La struttura testuale della Commedia coincide esattamente con la rappresentazione cosmologica dell'immaginario
medievale. Il viaggio all'Inferno e sul monte del Purgatorio rappresentano infatti l'attraversamento dell'intero pianeta,
concepito come una sfera, dalle sue profondit alle regioni pi elevate; mentre il Paradiso una rappresentazione
simbolico-visuale del cosmo tolemaico.
L'Inferno era rappresentato all'epoca di Dante come una cavit di forma conica interna alla Terra, allora concepita
come divisa in due emisferi, uno di terre e l'altro di acque. La caverna infernale era nata dal ritrarsi delle terre
inorridite al contatto con il corpo maledetto di Lucifero e delle sue schiere, cadute dal cielo dopo la ribellione a Dio.
La voragine infernale aveva il suo ingresso esattamente sotto Gerusalemme, collocata a 90 rispetto al semicerchio di
180 formato dalle terre emerse. La met marina della Terra si estendeva invece su tutta la semisfera opposta al
continente euroasiatico. Agli antipodi di Gerusalemme, e quindi al 90 della semisfera acquea, si ergeva l'isola
montagnosa del Purgatorio, composta appunto dalle terre fuoriuscite dal cuore del mondo all'epoca della ribellione
degli angeli. In cima al Purgatorio, che peraltro era una creazione recente dell'immaginario cristiano, legata alla
necessit di giustificare la dottrina delle indulgenze, Dante colloca il Paradiso terrestre del racconto biblico, il luogo
terrestre pi vicino al cielo. Come si vede, Dante riprende dalla concezione tolemaica l'idea di una Terra sferica, ma
le sovrappone un universo sostanzialmente pre-tolemaico, privo di simmetria sferica. Alla sfericit della Terra,
infatti, non corrisponde una simmetria generale nella distribuzione delle terre emerse e della presenza umana; le
direzioni passanti per il centro della Terra non sono equivalenti: quella che passa per Gerusalemme e per la
montagna del Purgatorio ha un ruolo privilegiato, il che richiama le concezioni della Grecia arcaica, ad esempio di
Anassimandro.
Il Paradiso strutturato secondo la rappresentazione cosmologica nata all'epoca ellenistica con gli scritti di Tolomeo,
e risistemata dai teologici cristiani secondo le esigenze della nuova religione. Nel suo rapimento celeste dietro
l'anima di Beatrice, Dante attraversa dunque i nove cieli del cosmo astronomico-teologico, al di sopra dei quali si
distende il Pleroma infinito (Empireo) in cui ha sede la Rosa dei Beati, posti a diretto contatto con la visione di Dio.
Ai nove cieli corrispondono nell'Empireo i nove cori angelici che, col loro movimento circolare intorno all'immagine
di Dio, provocano il relativo movimento rotatorio del cielo a cui ciascuno di essi preposto - questo secondo la
dottrina dell'Atto Puro o Primo Mobile desunta dalla Metafisica di Aristotele.
La struttura cosmologica della Commedia strettamente connessa alla struttura dottrinale del poema, per cui la
collocazione dei tre regni, e, al loro interno, l'ordine delle anime (ovvero delle pene e delle grazie), corrisponde a
precisi intendimenti di ordine morale e teologico.
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Dante e Virgilio nell'Inferno, dipinto di
William-Adolphe Bouguereau (1850)
In particolare, la topografia dell'Inferno comprende i seguenti
luoghi:
Un ampio vestibolo o Antinferno, dove vengono puniti coloro
che nessuno vuole, n Dio n il demonio: gli ignavi.
Il fiume Acheronte, che separa il vestibolo dall'inferno vero e
proprio.
Una prima sezione costituita dal Limbo, immerso in una
tenebra perenne.
Una serie di cerchi meno scoscesi in cui patiscono i peccatori
incontinenti.
La citt infuocata di Dite, le cui mura circondano la voragine
finale.
Il cerchio dei violenti in cui scorre il fiume sanguigno del
Flegetonte.
Un burrone scosceso, che d all'ottavo cerchio, chiamato
Malebolge: il cerchio dei fraudolenti.
Il pozzo dei Giganti.
Il lago ghiacciato di Cocito, dove sono immersi i traditori.
La topografia del Purgatorio invece cos strutturata: un Antipurgatorio, costituito da una spiaggia, su cui vengono
traghettate le anime dall'angelo nocchiero che le preleva alla foce del Tevere, e da una valletta fiorita; specularmente
all'Inferno, in essa attendono di iniziare la loro purificazione i negligenti, i tardi cio a pentirsi. Il purgatorio vero e
proprio un monte scosceso, formato da ampi dirupi e cerchi rocciosi, a ciascuno dei quali preposto un angelo
guardiano. Sulla cima del monte c' il Paradiso terrestre, che ha l'aspetto di una foresta rigogliosa, popolata di figure
allegoriche.
I nove cieli del Paradiso sono i sette del sistema tolemaico - Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno -
pi il cielo delle Stelle fisse e del Primo Mobile.
Struttura dottrinale
La struttura dottrinale coincide con l'impianto teologico-filosofico proprio della poetica di Dante. La complessit
degli schemi adottati dal poeta richiede che la materia venga trattata in apposite voci di approfondimento.
Struttura dell'Inferno
Struttura del Purgatorio
Struttura del Paradiso
Cronologia
Le date in cui Dante fa svolgere l'azione della Commedia si ricavano dalle indicazioni disseminate in diversi passi
del poema.
Il riferimento principale Inferno XXI, 112-114: in quel momento sono le sette del mattino del sabato santo del
1300, 9 aprile
[7]
o, secondo altri commentatori, del 26 marzo del 1300.
[8]
. L'anno confermato da Purgatorio II,
98-99, che fa riferimento al Giubileo in corso. Tenendo questo punto fermo, in base agli altri riferimenti si ottiene
che:
alla mattina dell'8 aprile (venerd santo) o del 25 marzo, Dante esce dalla "selva oscura" e inizia la salita del colle,
ma viene messo in fuga dalle tre fiere e incontra Virgilio.
al tramonto, Dante e Virgilio iniziano la visita dell'Inferno, che dura circa 24 ore
[9]
e termina quindi al tramonto
del 9 aprile o del 25 marzo. Nel superare il centro della Terra, per, i due poeti passano al "fuso orario" del
Divina Commedia
10
Purgatorio (12 ore di differenza da Gerusalemme
[10]
e 9 ore dall'Italia), per cui mattina quando essi
intraprendono la risalita, che occupa tutto il giorno successivo.
all'alba del 10 aprile (domenica di Pasqua) o del 27 marzo, Dante e Virgilio iniziano la visita del Purgatorio, che
dura tre giorni e tre notti
[11]
: all'alba del quarto giorno, 13 aprile o 30 marzo, Dante entra nel Paradiso Terrestre e
vi trascorre la mattina, durante la quale lo raggiunge Beatrice.
a mezzogiorno, Dante e Beatrice salgono in cielo. Da qui in avanti non vi sono pi indicazioni di tempo, salvo che
nel cielo delle stelle fisse trascorrono circa sei ore (Paradiso XXVII, 79-81). Considerando un tempo simile anche
per gli altri cieli, si ottiene che la visita del Paradiso duri due-tre giorni. L'azione terminerebbe quindi il 15 aprile
o il 1 aprile.
Quindi con un tempo totale stimato in 7 giorni di viaggio.
Tematiche e contenuti
Personale universale (redenzione dell'umanit)
Autobiografico: redenzione dell'anima del poeta dopo il periodo di traviamento (selva oscura)
Redenzione politica: l'umanit con la guida della ragione (Virgilio) e dell'impero raggiunge la felicit naturale
(Paradiso terrestre = giustizia e pace)
Redenzione religiosa: la guida della fede (Beatrice), porta alla felicit soprannaturale (Paradiso)
Dante rappresenta cielo e terra, ma la terra trova nel poema una rappresentazione nuova, una profonda comprensione
della realt umana. In Dante presente un modo nuovo e disincantato di percepire la storia, il racconto storico
abbraccia il corso dei secoli con la storia dell'Impero romano e cristiano, delle lotte fiorentine tra guelfi Bianchi e
Neri, una larga considerazione prospettica della storia della Chiesa e della storia contemporanea del Papato.
L'osservazione della natura accurata e armoniosa, accentuata nel suo valore prospettico, ricca e determinata. Le
note geografiche e visive si succedono.
Il paragone lo strumento con cui il poeta ritrae il reale mediante un intreccio di notazioni varie e reali. La natura
dantesca scaturisce sempre da un riferimento personale ed , non di rado, attratta nell'orbita drammatica della
rappresentazione. Tutto in Dante ha un valore soggettivo, il poema non solo la storia dell'anima cristiana che si
volge a Dio, ma anche la vicenda personale di Dante, inestricabilmente intrecciata agli avvenimenti che narra. Dante
sempre attore e giudice.
Il carattere autobiografico prevale nella poesia rende Dante, la profezia religiosa e politica, si sviluppa su un terreno
di esperienze personali, dichiaratamente espresse, e di aspirazioni precise. Dante sovrappone la profezia ai fatti
concreti e non li dimentica, n insegue sogni vaghi e irrealizzabili di rinnovamento come i profeti medievali, infatti il
suo vagheggiamento di un rinnovamento religioso, morale e politico ha obiettivi ben precisi: una ritrovata moralit
della Chiesa, la restaurazione dell'Impero, la fine delle lotte civili nelle citt.
L'allegoria e la concezione figurale sono il fondamento del poema ed il segno pi scoperto del suo medievalismo; il
mondo raffigurato suddiviso: da un lato la realt storica e concreta, dall'altro il sopramondo, ossia il significato
della realt storica trasferita sul piano morale e su quello ultraterreno. Il costante riferimento al sopramondo attesta la
subordinazione medievale di ogni realt a un fine morale e religioso. Siffatta subordinazione rigida e imperante e
nell'assoluto valore dell'allegoria, nella fedelt ai modi e allo stile ereditati dalla letteratura precedente il
medievalismo di Dante.
Divina Commedia
11
Modelli e fonti
Lingua
Uno dei problemi pi ardui della filologia italiana lo studio della lingua dei principali autori della nostra tradizione
letteraria. Tale problema connesso strettamente allo studio della tradizione manoscritta delle opere. Nel caso di
Dante, la questione molto pi complessa e delicata in quanto nel poema dantesco si tradizionalmente identificata
l'origine stessa della lingua italiana. La definizione di "padre della lingua italiana", spesso utilizzata per Dante, non
solo una teoria della critica contemporanea; generazioni di lettori, a partire dai primi commentatori fino ai moderni
esegeti, non hanno potuto fare a meno di confrontarsi, anche quando hanno anteposto alla Commedia altri modelli
linguistici e letterari, con il poema sacro. Ad esempio, la teorizzazione del Bembo nelle Prose della volgar lingua, in
quanto fondamentalmente normativa, tendeva a canonizzare un modello linguistico pi vicino a Petrarca che a
Dante. Ciononostante, nelle Prose, il poema comunque il testo pi importante cui fare riferimento, anche e
soprattutto in prospettiva critica, per la sua ricchezza linguistica e lessicale. Tuttavia, l'importanza irrinunciabile della
Commedia dimostrata dal peso attribuito al poema dantesco nella compilazione del primo Vocabolario degli
Accademici della Crusca. Poich il numero di citazioni della Commedia supera di gran lunga quello di qualsiasi altra
opera e poich evidente che l'influenza di un vocabolario sullo sviluppo storico di una lingua senz'altro superiore
a quello di ciascuna singola opera, ne risulta dimostrata la centralit del poema per la coscienza linguistica e
letteraria italiana. La storia della tradizione manoscritta dimostra d'altronde quanto il processo di copia del poema
abbia contribuito fin dalle origini alla formazione di un volgare letterario italiano. Tuttavia, l'esatta forma della
lingua dantesca ancora oggetto di studio e di dibattito, cos come accade per le maggiori opere della letteratura
antica. Solitamente, viene considerata una soluzione efficace basarsi sulla lingua del testimone pi antico di
un'opera. Nel caso della Commedia, si tratta del manoscritto Trivulziano 1080.
Stile
Dante non si pu scindere dalla tradizione poetica provenzale, come dalla poesia provenzale non si pu separare lo
Stil Novo di cui Dante fu insigne rappresentante. Stile e linguaggio danteschi derivano da modi caratteristici della
letteratura latina medievale: giustapposizione sintattica (brevi elementi successivi) cesure, stacchi, uno stile che non
conosce la fluidit e il modo mediato e legato dei moderni. Dante ama l'espressione concentrata, il rilievo visivo e
rifugge dai legami logici, il suo linguaggio essenziale.
A differenza di Petrarca che utilizzava un linguaggio e semplice e puro, caratterizzato da un ristrettissimo numero di
parole, secondo un criterio unilinguistico, Dante nella Commedia adotta una grande ampiezza di lessico e di registri
stilistici, dal pi basso e "comico" nel senso medioevale del termine, al pi alto e "sublime". Si parla dunque di
plurilinguismo dantesco.
Studi e fonti
Sull'istruzione di Dante la ricerca tuttora aperta; quasi sicuramente non frequent regolarmente un'istituzione di
studi superiori, e tuttavia la sua opera dimostra perfetta conoscenza delle discipline delle Arti, insegnate come base
comune a tutte le facolt universitarie. stata avanzata l'ipotesi di suoi contatti con un gruppo di filosofi averroisti
bolognesi. Quasi sicuramente studi la poesia toscana, nel momento in cui la Scuola poetica siciliana, un gruppo
culturale originario della Sicilia, stava cominciando ad essere conosciuta in Toscana. I suoi interessi lo portarono a
scoprire i menestrelli ed i poeti provenzali e la cultura latina.Scritta in toscano volgare.
Evidente la sua devozione per Virgilio (Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore,/ tu se' solo colui da cu'io tolsi/ lo
bello stilo che m'ha fatto onore, Inferno v. 85 canto I)) anche se la Divina Commedia mette in gioco una complessa
tradizione classica e cristiana esaltando la cultura del Nostro; volendo ricordare alcune fonti si pu iniziare dal verso
32 dell'Inferno "Io non Enea, io non Paulo sono" in cui sono presentati i due testi chiave sui quali si basa la sua
opera: l'Eneide, (in particolare il canto VI) e la seconda Lettera ai Corinzi di s.Paolo, l dove racconta del suo
Divina Commedia
12
rapimento estatico.
Numerosi altri testi agiscono sulla fantasia di Dante, dal Commentario di Macrobio al Somnium Scipionis (su una
parte del libro VI della Repubblica di Cicerone), in cui viene narrata la visione delle sfere celesti e la dimora delle
grandi anime, all'Apocalisse di S. Giovanni, come la meno nota Apocalisse apocrifa di s.Paolo (condannata da S.
Agostino, ma molto diffusa nel basso Medioevo) che contiene alcune descrizioni delle pene infernali e la prima
generica definizione dell'esistenza del Purgatorio. Il tema della visione ebbe grande fortuna nel Medioevo, e molti di
questi racconti d'esperienze mistiche erano note a Dante, come la Navigatio sancti Brendani, la Visio Tungdali e i
Dialoghi di s.Gregorio Magno. Anche la coeva escatologia ebraica e musulmana sembra essere stata presente a
Dante: in particolare, si pensa abbia potuto leggere le opere di Hillel da Verona, che trascorse gli ultimi anni della
sua vita a Forl, morendovi poco prima dell'arrivo di Dante in quella citt. Per quanto riguarda elementi della cultura
islamica che potevano essere presenti al mondo di Dante, sono stati molto rilevanti gli studi di Miguel Asn Palacios,
di Enrico Cerulli, di Bruno Nardi e di Louis Massignon.
Molto spesso Dante, presentando i vari autori nella sua opera, a lasciare una visione superficiale della sua
biblioteca; ad esempio, nel cielo del Sole (canti X e XII) del Paradiso incontra due corone di spiriti sapienti, e tra
questi mistici, teologi, canonisti, filosofi vi si ritrova Ugo di San Vittore, Graziano, Pietro Lombardo, Gioacchino da
Fiore ecc.
Altre fonti pi recenti e di pi superficiale incidenza nella Divina vanno considerati i rozzi poemetti di Giacomino da
Verona (De Ierusalem coelesti e De Babilonia civitate infernali) il Libro delle tre scritture di Bonvesin de la Riva,
con la descrizione dei regni dell'Aldil, e la Visione del monaco cassinese Alberico.
Sulla biblioteca classica di Dante ci si deve accontentare di deduzioni interne ai suoi testi, delle citazioni dirette e
indirette che essi contengono; si pu affermare che accanto al nome di Virgilio compaiono Ovidio, Stazio e Lucano,
cui seguono i nomi di Tito Livio, Plinio, Frontino, Paolo Orosio, che gi erano presenti, con l'aggiunta di Orazio e
l'esclusione di Stazio, nella Vita Nuova (XXV, 9-10), cos ci si accorge che questi erano i poeti pi diffusi e pi letti
nelle scholae medievali lasciando aperta l'ipotesi di una loro frequentazione da parte di Dante.
Tradizione manoscritta
Per la filologia lo studio della tradizione manoscritta una fase essenziale nel processo di definizione del testo
critico di un'opera. Il caso della Commedia tra i pi complessi nel panorama delle lingue romanze per la vastit
delle testimonianze e per la conseguente difficolt di stabilire con certezza i rapporti tra i manoscritti. I manoscritti
oggi noti sono infatti circa ottocento (un registro consultabile sul sito www.danteonline.it
[12]
a cura della Societ
Dantesca Italiana, dove possibile inoltre visionare direttamente un ampio numero di codici).
La filologia tende alla ricostruzione dell'originale. Nella prassi filologica si usa per distinguere tra originale e
archetipo. Per la Commedia, nell'edizione critica di Giorgio Petrocchi,
[13]
stata dimostrata l'assenza di errori
congiuntivi comuni a tutta la tradizione manoscritta; a rigore, non si potrebbe quindi postulare l'esistenza di un
archetipo. Si dovr invece "pensare che i vari gruppi di manoscritti risalgano recta via all'originale".
[14]
Tuttavia, nel
caso della Commedia la definizione stessa di originale in discussione. Infatti probabile che la Commedia sia stata
inizialmente diffusa per cantiche o gruppi di canti; non sarebbe quindi mai esistito un originale esplicitamente
pubblicato dall'autore.
Una prima edizione completa della Commedia potrebbe essere stata allestita da uno dei figli di Dante, Iacopo
Alighieri, dopo la morte del poeta, attorno al 1322. A partire da tale ipotetico testo della Commedia, si sarebbero
determinate diverse edizioni del poema. Per i manoscritti pi antichi del poema (1330-1350) si possono quindi
distinguere: una tradizione fiorentina molto antica (rappresentata sostanzialmente dal manoscritto Trivulziano 1080,
datato 1337), un tradizione toscana occidentale, una tradizione emiliana e infine una ulteriore tradizione fiorentina,
alla quale si pu ricondurre la maggioranza dei manoscritti trecenteschi e quattrocenteschi.
[15]
Razionalizzare i dati
provenienti dall'esame delle diverse tradizioni estremamente complesso.
Divina Commedia
13
Di recente, gli editori hanno effettuato scelte molto diverse. Oltre l'edizione critica a cura di Giorgio Petrocchi, esiste
un'edizione a cura di Antonio Lanza,
[16]
basata sostanzialmente sul manoscritto Trivulziano: si parla in questo caso
di una edizione di tipo bdieriano. Successivamente apparsa l'edizione di Federico Sanguineti,
[17]
che invece si
basa su un impianto di tipo lachmanniano, ovvero su un procedimento teso all'esame esaustivo della tradizione
manoscritta e alla decifrazione dei rapporti tra i codici. In pratica, come stato sottolineato da pi parti,
[18]
l'edizione
giunge essenzialmente alla pubblicazione di un unico manoscritto (l'Urbinate lat. 366).
Edizioni
La prima edizione della Divina Commedia fu stampata a Foligno il 5 ed il 6 aprile 1472 dal tedesco di Magonza
Johannes Numeister e dal folignate Evangelista Mei (come risulta dal colophon). Alcuni identificano
l'"Evangelista Mei" citato nel colophon dell'edizione, con il mecenate folignate Emiliano Orfini, altri ancora con il
tipografo Evangelista Angelini. Si tratta del primo libro mai stampato in lingua italiana.
Traduzioni
La Divina Commedia ha avuto molteplici traduzioni in lingue e epoche diverse: qui se ne ricordano alcune. Antoine
Rivaroli (1753-1801) e Lamennais (1782 - 1854) sono autori di due diverse traduzioni in francese.
[19]

[20]
Henry
Wadsworth Longfellow (1807 - 1882) stato il primo statunitense a tradurla in inglese, completando il lavoro nel
1867.
[21]
Giovanni Peterlongo (1856 1941) l'ha tradotta in esperanto.
[22]
Mons. Pdraig de Brn (1889-1960) ne ha
fatto una traduzione in gaelico irlandese, che venne pubblicata postuma
[23]
.
La prima traduzione in latino stata quella di Giovanni Bertoldi da Serravalle vescovo di Fermo e di Fano, durante il
Concilio di Costanza su richiesta di alcuni prelati o addirittura dall'allora Re Sigismundo di Lussemburgo. La
traduzione con commento fu portata a termine nel 1417 e la prima edizione a stampa nel 1891.
[24]
La Divina Commedia nell'arte
Musica
"La Divina Commedia-l'opera" (2007) un' opera musicale ideata e composta da Monsignor Marco Frisina, con
la collaborazione di grandi firme internazionali ed un ricco cast di cantanti, attori ed acrobati. Dante interpretato
da Vittorio Matteucci, gi interprete eccezionale in musical come Notre Dame de Paris, Tosca Amore Disperato e
Dracula. Quest' Opera musicale ha vinto il "Premio Miglior Spettacolo del 2008" della rassegna "Fatti di Musica"
ideata ed organizzata da Ruggero Pegna.
Inferno (1973), album dei Metamorfosi
Paradiso (2004), album dei Metamorfosi
La canzone "Dante's inferno" del gruppo heavy metal americano Iced Earth chiaramente ispirata alla divina
commedia;La canzone presente nell'album Burnt Offerings, la cui copertina un' incisione
[25]
di Gustave Dor,
tratta dall' edizione da lui illustrata della Commedia nel 1857.
Le canzoni "Inferno - The Divine Comedy" e "Acheron's Way" del gruppo svizzero hard rock "Shakra". Entrambe
sono presenti sull'album "Infected".
"Sonata da una lettura di Dante" di Franz Liszt
"Francesca da Rimini" (1914), opera in quattro atti di R. Zandonai su libretto di T. Ricordi. Il riferimento
ovviamente al notissimo personaggio dell' Inferno dantesco e l' opera un libero adattamento dell' omonima
tragedia di G. D' Annunzio.
Divina Commedia
14
Teatro, televisione e videogiochi
Tutto Dante; una tourne teatrale curata dal Premio Oscar Roberto Benigni, iniziata nel 2006 con letture e
commenti dei canti pi famosi della Divina Commedia. Per questa opera di divulgazione della Commedia,
Benigni stato candidato nel 2007 al Premio Nobel per la Letteratura.
[26]
La tourne stata riadattata per la
televisione: la serie "Tutto Dante-La Divina Commedia in tv" ha debuttato su Rai Uno il 29 novembre 2007 con la
lettura del Quinto Canto dell'Inferno con un share di oltre dieci milioni di telespettatori. Le altre letture si sono
tenute invece in seconda serata sempre su Rai Uno.
La Divina Commedia: l'Opera
[27]
: il 23 novembre 2007, debuttando a Roma al "Teatro Divina Commedia"
costruito appositamente per lo spettacolo, la Commedia si trasforma in sontuosa Opera destinata al grande
pubblico, traghettato da armonie musicali e incredibili effetti scenici dall'Inferno al Paradiso. Oltre cento artisti tra
musicisti, attori, cantanti, ballerini e acrobati che hanno dato vita alle musiche di Marco Frisina, accompagnate
dalla suggestione delle creature fantastiche create dal premio Oscar Carlo Rambaldi (cre King Kong, E.T e il
mostro di Alien).
Dante Inferno - l'Opera in Musical
[28]
: il 7 aprile 2008 andata in scena, al Teatro Politeama di Viareggio, la
prima del musical ideato e scritto da Francesco Ricci e musicato dal compositore Tiziano Puritani, che attraverso
una stesura fedele allopera originale, ma riletta in chiave musicale, ha voluto avvicinare al poema il grande
pubblico con un linguaggio nuovo e suggestivo. Lo spettacolo ha portato in scena oltre venti elementi tra cantanti,
ballerini e attori, una successione di 114 abiti realizzati da Alessandra Dini, oltre 30 realizzazioni in cartapesta
create dal carrista viareggino Jacopo Allegrucci e le scenografie di Giacomo Callari realizzate dal laboratorio
scenografico del Teatro Verdi di Pisa. Le coreografie dello spettacolo sono state curate da Paola Caldarazzo
Jenco.
[29]: "La Divina Commedia mostrata con la lanterna magica". Il Museo del Precinema Collezione Minici Zotti di
Padova ha ideato una proiezione con la lanterna magica dell'800 e vetri originali dell'epoca, accompagnata da
relative letture. Le 75 immagini raffiguranti la Divina Commedia sono, per la maggior parte, tratte dalle incisioni
del Dor. Si effettuano proiezioni dal vivo, oppure i visitatori del Museo, a richiesta, possono assistere a una
video proiezione.
Dante's Inferno (Electronic Arts). Riguarda la versione videoludica della prima cantica della Divina Commedia. Il
genere di questo videogioco Action-Adventure. L'uscita avvenuta il 12 febbraio 2010 in Nord America e in
Europa.
Pittura
La Divina Commedia nella Valle delle Pietre dipinte un'opera pittorica di Silvio Benedetto, realizzata negli anni
'90 su 110 massi in travertino di 1,50 per 2,50 metri, dipinti in pi facciate, sulla grande opera di Dante. Pur
privilegiando il lato frontale, la pittura si sviluppa su tutti i lati della pietra. Tuttavia nessun lato dei poliedri
dovrebbe essere letto autonomamente.
Si trova a Campobello di Licata.
...Un luogo, La Valle delle Pietre Dipinte, dove il pittore, scultore e uomo di teatro Silvio Benedetto, argentino che
vive in Italia da molto tempo, ha realizzato dal 1992 ad oggi un progetto straordinario, coraggioso e apparentemente
impossibile: illustrare su centodieci blocchi di marmo, ciascuno con due facce spianate e un peso di parecchie
tonnellate, tutta la Divina Commedia nell'ordine in cui l'ha scritta Dante Alighieri. Dopo sette anni l'opera finita,
s'inaugura oggi e manca solo l'ultimo tocco che verr completato in agosto: un tunnel che segner la fine del viaggio
e nel quale i visitatori entreranno per poi riaffiorare sulla superficie davanti all'ultima grande pietra con il famoso
distico ..."e quindi uscimmo a riveder le stelle". L'itinerario comincia dall'Inferno, continua con il Purgatorio e
finisce con il Paradiso, lungo una strada in cui cambia anche il terreno sul quale il viaggiatore cammina: prima una
distesa di lava nera sbriciolata, poi diventa ciottoli, quindi ghiaia e infine erba, con lo sfondo della campagna
siciliana, fra campi di grano e macchie di fichi d'India...
[30]
Divina Commedia
15
(di Fabrizio Zampa - Il Messaggero/Cultura & spettacoli - sabato 31 luglio 1999)
Ispirato da Dante; Viaggio di un Artista nella Divina Comedia. Disegni di Jennifer Strange
Scultura
Monumento a Dante a Trento di Cesare Zocchi (1896): oltre a Dante sono rappresentate immagini da Inferno,
Purgatorio e Paradiso.
Altri progetti
Wikibooks contiene testi o manuali sulla Divina Commedia
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Divina Commedia
Wikisource contiene opere originali di o su Divina Commedia
Wikiquote contiene citazioni di o su Divina Commedia
Collegamenti esterni
Divina-commedia.it
[31]
Riassunto, introduzione critica e parafrasi di tutti i canti della Divina Commedia
AMS Historica - Codice dantesco miniato su pergamena.
[32]
Manoscritto n.2 conosciuto come Phillipps 9589,
conservato presso la Biblioteca del Centro Dantesco dei Frati Minori Conventuali di Ravenna.
L'ebook dell'opera intera su lambdabooks.net
[33]
Sito su Dante a cura della Societ Dantesca Italiana
[12]
, contiene un'estesa bibliografia e l'elenco dei manoscritti
esistenti, (alcuni dei quali sono visibili on-line in riproduzioni facsimili
[34]
)
La Divina Commedia ipertestuale e l'analisi delle occorrenze lessicali del testo on line
[35]
Audiolibro
[36]
Lettura integrale della Divina Commedia in MP3 (licenza Creative Commons)
Dante's Places
[37]
, una mappa interattiva dei luoghi citati da Dante nella Commedia. Creata con GoogleMaps, in
fase di prototipo. Una spiegazione (in inglese) disponibile per il download in formato PDF sulla stessa pagina
World of Dante
[38]
contiene il testo italiano e la traduzione inglese di Allen Mandelbaum, una galleria, mappe dal
Museo Casa di Dante, un timeline, music, e materiali per l'insegnamento della Divina Commedia
iGoogle Gadget Divina Commedia
[39]
gadget da aggiungere alla tua pagina di iGoogle che mostra una terzina
casuale del poema.
Dante Alighieri Divina Commedia Inferno Purgatorio Paradiso Personaggi citati in questa cantica
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Dante Alighieri Divina Commedia Inferno Purgatorio Paradiso Personaggi citati in questa cantica
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Divina Commedia
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Dante Alighieri (1265 - 1321)
Opere in latino: De vulgari eloquentia - De Monarchia - Egloghe - Epistole - Quaestio de aqua et terra
Opere in volgare: Il Fiore (attribuita) - Detto d'Amore (attribuita) - Vita Nuova - Le Rime - Convivio
Divina Commedia: Inferno - Purgatorio - Paradiso
Note
[1] La Commedia secondo l'antica vulgata, Milano, A. Mondadori, 4 voll., 1966-67
[2] La Commeda. Testo critico secondo i pi antichi manoscritti fiorentini, De Rubeis Editore, 1995
[3] Dantis Alagherii Comedia, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2001
[4] Le Epistulae di Dante su Liber Liber (http:/ / www. liberliber. it/ biblioteca/ a/ alighieri/ epistole/ html/ epistole. htm).URL consultato il
03-04-2008.
[5] A proposito di questi versi, sono state notate le somiglianze con l'anonimo Serventese romagnolo del 1277, certamente noto a Forl, quando
Dante vi giunse. Si veda: A. E. Mecca, Dante e il Serventese romagnolo del 1277, in NUOVA RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA,
Anno 2005 - N1-2 - Pag. 9-18. Si veda anche: A. F. Massera, Il serventese romagnolo del 1277 (http:/ / www. archive. org/ stream/
archiviostoricoi172depuuoft/ archiviostoricoi172depuuoft_djvu. txt. ).
[6] "...estasi per cui la mente esce di s e perviene a un potenziamento di s" (T. Di Salvo, Paradiso, Zanichelli, 1988, p. 622)
[7] Natalino Sapegno (a cura di), La Divina Commedia - Vol. I. Inferno, Firenze, La Nuova Italia, p.4 (ISBN non disponibile)
[8] Vittorio Sermonti (a cura di) La Divina Commedia - Inferno,, Milano, Bruno Mondadori, 1996. 8842430773 e Manfredi Porena (commentata
da), Canto I, nota finale 1 in La Divina Commedia di Dante Alighieri - Vol. I. Inferno, Nuova edizione riveduta e ampliata, Bologna,
Zanichelli, ristampa maggio 1968. pp. 14-16 (ISBN non disponibile)
[9] Si desume da Inferno XXXIV, vv. 68-69, cfr. M. Porena, op. cit., Inferno Canto XXXIV, nota al v. 68, p.312
[10] Le date successive sono riferite alle 12 ore di fuso orario contate all'indietro; se si contano in avanti si deve passare al giorno successivo.
[11] Purgatorio, canto IX, vv.1-12; Canto XIX, vv.1-9; canto XXVII, vv.88-93
[12] http:/ / www.danteonline.it
[13] La Commedia secondo l'antica vulgata, Milano, A. Mondadori, 4 voll., 1966-67)
[14] d'A. S. Avalle, Princip di critica testuale, Padova, Antenore, 1978, p. 88
[15] Dante Alighieri, Commedia. Inferno, a cura di G. Inglese, Carocci, Roma, 2007, pp. 385-396
[16] DANTE ALIGHIERI, La Commeda. Nuovo testo critico secondo i pi antichi manoscritti fiorentini, a cura di A. LANZA, Anzio, De
Rubeis, 1995
[17] Dantis Alagherii Comedia, edizione critica per cura di F. Sanguineti, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2001. L'autore ha apportato correzioni
al testo critico in Dantis Alagherii Comedia. Appendice bibliografica 1988-2000, per cura di F. Sanguineti, Firenze, Edizioni del Galluzzo,
2005
[18] Cfr. ad esempio M. Veglia, Sul testo della Commedia (da Casella a Sanguineti), in Studi e problemi di critica testuale, a. LXVI 2003, pp.
65-119; P. V. Mengaldo, Una nuova edizione della Commedia, in La parola del testo, a. V 2001, fasc. 2 pp. 279-289.
[19] Dante Alighieri, La Divine Comdie (http:/ / fr. wikisource. org/ wiki/ La_Divine_Comdie_(traduction_Lamennais)) , (traduzione di
Lamennais), Wikisource, URL consultato il 27-10-2008.
[20] Dante Alighieri, La Divine Comdie (http:/ / fr. wikisource. org/ wiki/ La_Divine_Comdie) , (traduzione di Antoine Rivaroli), Wikisource,
URL consultato il 27-10-2008.
[21] Dante Alighieri, The Divine Comedy (http:/ / en. wikisource. org/ wiki/ The_Divine_Comedy) , (traduzione di Henry Wadsworth
Longfellow), Wikisource, URL consultato il 27-10-2008.
[22] Dante Alighieri, La Divina Commedia-La dia komedio. Testo esperanto a fronte (traduzione di Giovanni Peterlongo), SIEI, 1980.
[23] Daint Ailgiiri, An Choimide Dhiaga, (in irlandese) trad. di Pdraig de Brn, Dublino, An Clchomhar, 1997. 380 p.
[24] Fratris Johannis de Serravalle translatio et comentum totius libri Dantis Aldigherii cum textu italico fratris Bartholomi a Colle eiusdem
ordinis nunc primum edita, a cura di Marcellino da Civezza M.O. e Teofilo Domenichelli M.O., Prato, Giachetti, 1891, 3 volumi.
[25] http:/ / www.capurromrc. it/ dore/ 73giudecca. jpg
[26] http:/ / www.unbenignidanobel. it
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Divina Commedia
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Fonti e autori delle voci
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