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IL ROMANZO STORICO IN LINGUA ITALIANA

NEL SETTECENTO Nel Settecento la produzione romanzesca italiana era stata di scarso rilievo, per lo pi costituita da riprese o addirittura da imitazioni di alcuni modelli inglesi o francesi, con l'eccezione delle Ultime lettere di Jacopo Ortis del Foscolo, la cui stesura risale al 1798 anche se la prima pubblicazione avvenne nel 1801. Il romanzo foscoliano, di forma epistolare, non pu essere considerato un romanzo storico. Vi s uno stretto legame fra la vicenda storica (caduta della Repubblica di Venezia) e la vicenda individuale; tuttavia, il punto di vista strettamente soggettivo esclude quel carattere di ricostruzione di un mondo e di un'epoca che sta alla base del romanzo storico. NELL'OTTOCENTO Il romanzo storico propriamente detto fece la sua apparizione poco dopo, negli anni venti dell'Ottocento, e visse una stagione di straordinaria proliferazione che perdur fino ai primi anni quaranta. Al traduttore Gaetano Barbieri si deve la circolazione delle opere di Walter Scott: la sua versione di Ivanohe usc nel 1822. Nei vent'anni successivi, in Italia come nel resto d'Europa, esplose il fenomeno e furono pubblicati (spesso a puntate, in appendice a giornali e riviste) oltre cento nuovi romanzi storici di autori italiani. A favorire la diffusione del genere fu anche la situazione politica del paese che spronava i romanzieri a farsi portavoce delle vicende storiche dell'Italia susseguitesi dal Medioevo al Risorgimento, allo scopo di mostrare esempi eroici di libert e resistenza all'oppressione dello straniero (si parla infatti di romanzo storico risorgimentale). La soluzione di convogliare esortazioni, speranze e ideali patriottici all'interno di vicende ambientate in un passato remoto, quindi apparentemente svincolate dalla situazione politica attuale, era peraltro imposta da circostanze oggettive: permetteva, cio, di aggirare la censura. C' da dire, inoltre, che nelle letterature europee del primo Ottocento il romanzo aveva gi raggiunto un notevole sviluppo, che seguiva la fortuna settecentesca del romanzo epistolare, di quello diaristico e di quello di formazione. In Inghilterra stava prendendo piede il romanzo gotico e in Francia, come gi detto, il romanzo sociale psicologico. In Italia tutte queste esperienze non riuscivano a penetrare; la fortuna del romanzo storico nel nostro paese va anche attribuita, quindi, alla minor presa delle nuove tendenze europee. Anche se la maggior parte di questi romanzi non si ricorda n si legge pi, tra essi si annoverano I Lambertazzi e i Geremei di Defendente Sacchi e Il castello di Trezzo di Giambattista Bazzoni (entrambi usciti nel 1827), diversi titoli di Carlo Varese (Sibilla Odaleta. Episodio delle guerre d'Italia alla fine del secolo XV, La fidanzata ligure ossia usi, costumanze e caratteri dei popoli della Riviera ai nostri tempi, I prigionieri di Pizzighettone, Falchetto Malaspina, Preziosa di Sanluri ossia i Montanari sardi, Torriani e Visconti), e soprattutto la punta di diamante di questa vasta produzione: I promessi sposi.

RITRATTO DI ALESSANDRO MANZONI

L'anno fondamentale per il romanzo storico in Italia fu il 1827: fu allora che Alessandro Manzoni concluse la prima versione, chiamata appunto ventisettana (la seconda, e definitiva, del 1840) del suo capolavoro ambientato nella Milano del Seicento, dopo essersi a lungo documentato partendo dalla Historia Patria dello storico milanese Giuseppe Ripamonti e dopo aver attentamente riflettuto sulle caratteristiche e sugli scopi del genere letterario che si accingeva ad affrontare (anni dopo, nel 1845, lo scrittore diede anche alle stampe il saggio Del romanzo storico ed in genere de' componimenti misti di storia e invenzione). Manzoni conosceva i romanzi di Scott e la lettura di Ivanhoe gli era stata di ispirazione gi per Adelchi (tragedia ambientata al tempo della discesa in Italia di Carlo Magno), ma tra i due scrittori vi una grande differenza. Infatti, mentre l'opera di Scott aveva il principale intento di appassionare e divertire il lettore, Manzoni fece de I promessi sposi un romanzo a tesi storica, religiosa, morale; il lettore chiamato a divenire consapevole di come sia il mondo, di quale sia la natura delle relazioni umane, di quale sia il significato dell'esistenza e della storia.[19] Nell'introduzione, Manzoni proclama l'opera come un manoscritto recuperato e riadattato dal passato; espediente gi utilizzato da Scott in Ivanhoe (e utilizzato anche in opere successive di altri autori, ad esempio La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne). Inoltre dichiara di aver effettuato ricerche tra i documenti originali e le relazioni storiche dell'epoca, e nei primi capitoli fa espliciti riferimenti alle leggi del tempo. Con questi accorgimenti l'autore intende rinsaldare il 'patto' di fiducia con il lettore, rassicurandolo sulla verosimiglianza dei fatti narrati[6]. In ogni modo, ne I promessi sposi le vicende di pura invenzione si intrecciano senza stridori, anzi si armonizzano perfettamente con i fatti storici avvenuti nel milanese tra il 1628 e il 1630 (carestia, tumulto di San Martino, guerra per la successione al Ducato di Mantova, calata dei Lanzichenecchi, peste del 1630).[5]

DOPO MANZONI Dopo il 1827 all'interno del genere si formarono due correnti: da un lato quella manzoniana (vicende di personaggi umili, intento educativo, impegno morale), dall'altro quella scottiana (ambientazione medievale, gusto dell'avventura, rapimenti e duelli), pi facile e di pi sicuro successo, favorita anche dal bisogno del pubblico di una narrativa popolare, ma allo stesso tempo efficace e coinvolgente.[20] Un'altra distinzione si pu fare sul piano ideologico: alcuni autori si collocano in un ambito cattolico e pi conservatore (d'Azeglio, Grossi), altri su posizioni repubblicane e pi progressiste (Guerrazzi, Nievo). Tra i romanzi storici di Massimo d'Azeglio (genero, peraltro, di Manzoni) ricordiamo Niccol de' Lapi, ovvero i Palleschi e i Piagnoni, ambientato nella Firenze del Savonarola, e il celebre Ettore Fieramosca ossia la disfida di Barletta (1833), che narra avventure di tipo romantico-cavalleresco incentrate su un episodio della Guerra d'Italia del 1499-1504, tra Francia e Spagna, per il controllo del Napoletano. D'altra parte, la vicenda attualizzata e l'autore non si preoccupa della precisione della ricostruzione storica neanche per quanto riguarda l'episodio centrale: la sfida tra cavalieri italiani e francesi non fu, come narrato nel romanzo, una questione di coscienza nazionale offesa, ma piuttosto di onore tra uomini d'arme; a d'Azeglio, evidentemente, interessava soprattutto trasmettere, sotto traccia, gli ideali risorgimentali. La storia della disfida si intreccia inoltre con un amore avventuroso e tragico, che permette all'autore di

inserire nel romanzo gli elementi tipici della mitologia romantica.[5] L'opera ottenne un grande successo e ha avuto diverse versioni cinematografiche e televisive durante il novecento. Nel 1837 Niccol Tommaseo, da Parigi dove si era volontariamente esiliato per via di alcuni problemi con la censura, diede alle stampe la novella storica Il Duca d'Atene, che va a costituire un trittico di novelle di ambientazione medievale con la precedente Il sacco di Lucca (1834) e la successiva L'assedio di Tortona (1844). Tommaseo era convinto che il romanzo non fosse adeguato a sviluppare una corretta visione del passato, perch, per sua natura, narra vicende che, pur traendo spunto da eventi realmente accaduti, vengono fuse con elementi che non hanno nulla a che vedere con la Storia (ad esempio, le vicende sentimentali dei personaggi). Per questo prefer cimentarsi con componimenti pi brevi e incisivi e utilizz, nei dialoghi, la lingua originale del periodo, nonostante non fosse sempre comprensibile al lettore suo contemporaneo: riteneva in questo modo di mantenersi fedele al concetto di vero storico (anche se, per la verit, i suoi dialoghi non tengono conto delle differenze di censo: il popolo del Trecento parlava in modo assai diverso rispetto alle classi elevate, e Tommaseo li fa esprimere in modo simile).

EVOLUZIONE DEL GENERE I Italia la spinta rivoluzionaria rimase viva pi a lungo e che il romanzo storico rimase la forma di letteratura pi diffusa, contribuendo a educare alla lettura intere generazioni; il superamento del genere avvenne solo dopo il 1860, l'anno dell'Unit d'Italia.[6] D'altra parte, gi nei decenni precedenti il romanzo storico fu oggetto di critiche da parte dei nostri letterati. Grande scalpore suscit la "sconfessione" di Manzoni, che nel 1845 pubblic il gi citato saggio Del romanzo storico ed in genere de' componimenti misti di storia e invenzione, nel quale prese le distanze dal genere perch storicamente inattendibile. Le confessioni di un italiano, capolavoro di Ippolito Nievo (pubblicato postumo nel 1867 per via della tragica morte, durante un naufragio, del suo autore) costituisce un alto esempio di trasformazione del romanzo storico in una forma nuova.[5] la memoria storica viene filtrata attraverso la memoria individuale; decadono cos alcune componenti fondamentali del romanzo storico del primo Ottocento, che si caratterizzava per l'onniscienza dell'autore e la sua estraneit ai fatti raccontati. compaiono inoltre due elementi che caratterizzeranno la produzione successiva: il prevalere della microstoria (vita quotidiana degli individui) sulla macrostoria (grandi eventi di interesse collettivo) e l'avvicinamento dei fatti narrati alla contemporaneit. I romanzi post-unitari, sia veristi che successivi al verismo, continuarono a confrontarsi con la materia bruciante dei sogni risorgimentali e, soprattutto, delle grandi speranze tradite: pensiamo a I Vicer di Federico De Roberto, pubblicato nel 1894; come il Principe di Salina ne Il Gattopardo, che uscir oltre mezzo secolo dopo (vedi pi avanti), la famiglia degli Uzeda rappresenta, in quest'opera, il passato di un ordine feudale che si dissolve, e non necessariamente per creare un ordine migliore. NEL NOVECENTO E NEL DUEMILA Agli inizi del Novecento, quando trionfava una corrente come il Futurismo e si invocava il superamento dei modelli ottocenteschi e l'abolizione della narrazione in senso tradizionale, il romanzo storico ebbe generalmente minor fortuna, con l'eccezione delle opere di Riccardo Bacchelli. Significativi, in particolare, il

romanzo Il diavolo al Pontelungo (1927) e la successiva trilogia Il mulino del Po (1938-1940), di oltre mille pagine, basata su un cospicuo lavoro di ricerca. La tragedia della seconda guerra mondiale ispir una vasta produzione letteraria, alcune opere all'interno della quale sono talora considerate romanzi storici, pur non rientrando a rigore nel genere, poich si riferiscono a esperienze vissute dagli autori. Tra queste Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern, le opere di Primo Levi e di Curzio Malaparte. Lo stesso vale per il neorealismo, effetto della "smania di raccontare" le esperienze appena vissute della guerra e della Resistenza, secondo le parole di Italo Calvino nella prefazione al suo romanzo Il sentiero dei nidi di ragno. Di grande rilievo la figura di Maria Bellonci, che dopo aver esordito nel 1939 con una biografia di Lucrezia Borgia diede alle stampe diversi romanzi e racconti storici, dal '47 fino agli anni ottanta: ricordiamo i titoli Segreti dei Gonzaga, Tu vipera gentile, Rinascimento privato. Nel 1958 fu pubblicato, postumo, Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, forse il pi celebre tra i romanzi storici italiani a livello internazionale (anche per via della versione cinematografica di Luchino Visconti). La Sicilia borbonica al tramonto che vi ritratta rappresenta non tanto un'area geografica destinata a cambiare quanto un mondo che si evolve, restando per sempre uguale a s stesso Ricordiamo anche la figura della scrittrice, saggista e filologa Maria Corti, il cui romanzo L'ora di tutti, ambientato in Puglia nel tardo Quattrocento, usc nel 1962.

Il romanzo neostorico Negli ultimi anni del Novecento si avuto un ritorno del romanzo storico, da allora molto praticato fino ai giorni nostri. Nel 1980 Umberto Eco ottenne un successo mondiale con il potente affresco medievale Il nome della rosa, dando l'avvio alla rinascita del genere; si parla infatti di "romanzo neostorico".[30] La vicenda narrata da Eco si svolge nel 1327 in una zona non precisamente identificata fra l'Italia settentrionale e la Francia meridionale. Come gi avevano fatto Scott e Manzoni, nell'introduzione il romanzo viene dichiarato come un manoscritto recuperato e riadattato dal passato. La successiva fioritura di romanzi storici, a partire dagli anni ottanta del Novecento fino ad oggi, pu apparire come un paradosso, se si tiene conto della perdita di prospettiva storica che caratteristica della cultura postmoderna. Tuttavia si tratta di un paradosso apparente, poich il filone odierno si differenzia da quello ottocentesco proprio nel suo rifiuto di esprimere una concezione forte, organica e positiva della storia; anzi, il romanzo neostorico respinge ogni idea storicistica di progresso. I narratori contemporanei non manifestano alcuna fiducia nei processi evolutivi della civilt, ma sono loro i primi a porsi in modo critico verso la Storia. Il successo dei nuovi romanzi storici pu essere quindi messo in rapporto con la crisi delle ideologie e la sfiducia nel divenire: il presente troppo squallido indurrebbe a rifugiarsi in un passato lontano. Il passato non pi la ricerca delle origini, ma pu rappresentare una fuga dalla realt, oppure la rappresentazione di una realt sostanzialmente inconoscibile, quanto quella del presente Degno di nota anche Q (1999), un affresco sugli anni della Riforma protestante del collettivo Luther Blissett, poi noto come Wu Ming. Negli anni duemila, un autore del genere di grande successo commerciale in Italia Valerio Massimo Manfredi, che scrive romanzi storici ambientati nell'epoca antica, principalmente ellenistica e romana. Con diversi best seller (dalla trilogia Alxandros a L'ultima legione), Manfredi ha ottenuto la traduzione in numerose lingue.

Tra gli altri autori in attivit, ricordiamo Andrea Camilleri, Valerio Evangelisti (ciclo di Eymerich, da Nicolas Eymerich, inquisitore in avanti), Guido Cervo (ciclo di Valerio Metronio, da Il legato romano in avanti), Danila Comastri Montanari (serie di Publio Aurelio, da Mors tua in avanti), Laura Mancinelli, Andrea Molesini (vincitore del Premio Campiello 2011 con Non tutti i bastardi sono di Vienna), il duo Monaldi & Sorti, Valeria Montaldi, Carla Maria Russo (autrice, tra gli altri, de La sposa normanna), Marco Salvador (con la saga sui Longobardi). Al di l dell'ambientazione storica, difficile trovare tratti comuni tra i romanzi in questione. Alcuni romanzi insigniti del Premio Strega in tempi recenti hanno un'ambientazione storica, come Vita di Melania Gaia Mazzucco, Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli, Stabat Mater di Tiziano Scarpa e Canale Mussolini di Antonio Pennacchi.