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Cicli, genealogie e altre forme di romanzo totale nel XIX secolo di Stefano Calabrese

I.

Il double plot e la genesi del romanzo ciclico

Dopo la sua marziale ascesa, alla fine del Settecento il romanzo pu contare su una tradizione di famiglia che gli garantisce, se non un predominio sugli altri generi letterari, almeno la possibilit di metterli in mora agli occhi di un pubblico tendenzialmente pi ampio e differenziato. Attraversato da un traffico caotico di temi che saccheggiano la realt e ne fingono le pose, il romanzo dispone persino di una nuova segnaletica testuale: largo predominio della narrazione in prima persona nella duplice variante dellautobiografia e del racconto epistolare; retorizzazione progressiva dellincipit e dellexplicit romanzeschi, con effetti di accentuata chiusura; intrecci talvolta imprecisi sullasse della temporalit ed eccessivamente ambiziosi sullasse dello spazio, con i personaggi che percorrono lintero emisfero dallEuropa alle Americhe e ritorno, tradendo le loro evidenti origini picaresche. Lesistenza del romanzo dunque gi decollata verso quella trionfale, predatoria immagine di un genere che non manca mai allappuntamento con la realt e tende di continuo a trovare conferma nellextra-testo, a eccedere da s, a farsi esponenziale e dinamico. Se tuttavia consideriamo gli straordinari progressi formali dellOttocento, a questa altezza cronologica il romanzo mostra tutta la sua ingenuit epistemologica, lusura di una mediazione linguistica e unapprossimazione morfologica che costituiranno poi motivo di incessanti ironie nellepistolario flaubertiano. C bisogno di uno scatto in avanti. Limportazione di un lessico della realt aveva presieduto al canonizzarsi del novel nel Settecento; allinizio del secolo successivo, i problemi affrontati dal romanzo sono invece di natura eminentemente sintattica, come conseguenza del fatto che gli intrecci cominciano a evidenziare un equilibrio tra individuo e contesto storico, collocando limpulso ad agire nello spazio interstiziale tra luno e laltro. Osserviamo un fermo-immagine di questa lenta riformulazione sintattica, il cui brevetto europeo va senzaltro

ricondotto allopera di Walter Scott. Il romanzo storico aveva perseguito un controllo del presente attraverso un riassetto narrativo del passato e consegnato ai materiali storici il compito di favorire una mediazione tra la coscienza delluomo e la realt, lintenzione di agire e lesito della prassi, lindividuo e lo Stato, la famiglia e la societ. Tradotto in termini narratologici, ci aveva comportato in tutta Europa linterpenetrazione elicoidale di due plots sino ad allora separati: quello della storia ufficiale in cui agiscono personaggi autentici, e laltro, pi visionario, in cui lindividuo preda di se stesso. Al narratore spettava la difficolt di connettere i due intrecci, e segnatamente un problema sintattico quello messo in luce da Scott nelle sue elaborazioni teoriche del genere. La fabula e il plot (che per i formalisti russi rappresentavano il piano virtuale del racconto in un ordine cronologico e la sua effettiva ridistribuzione attraverso prospezioni e retrospezioni) cominciano a divaricarsi in quanto la prima corrisponde alla storia ufficiale, al dover-essere storico, e laltro al punto di vista angusto e settoriale degli eroi romanzeschi. Il fatto che la prassi del romanziere storico sia integrativa l dove al generale della storia aggiunge lindividuale della pura contingenza, conduce a una prima, drastica riduzione degli utili desercizio del personaggio, parzialmente inattivo o atteso a esiti funesti, e delegato dal romanziere ad amministrare una stringa, e una soltanto, di questi double plots. Una iattura sintattica: il problema dellintegrazione dellindividuo nellinsieme sociale consiste infatti nel connettere lazione del singolo agli eventi collettivi. Eppure qui, a fungere da reintegratori narrativi, che iniziano a diffondersi strutture romanzesche cicliche, galassie testuali sistemiche in cui le vicissitudini di un individuo risultano sovradeterminate dal contesto storico. Inaugurata da Balzac che nel corso di un ventennio le affida la definizione complessiva di tudes de moeurs au XIXe sicle, poi corretta progressivamente in tudes sociales e infine Comdie humaine la nuova morfologia vuole fare concorrenza allanagrafe nel presupposto che lappartenenza sociale determini lideologia, e la conformazione fisica il carattere. Da dove si genera questo sogno, e di cosa si alimenta? Rappresenta la ciclopica volizione di un singolo individuo o consente di entrare nel DNA del genere romanzesco? Non c dubbio, intanto, che il desiderio di predisporre una rete interdiegetica in grado di far gravitare cospicue masse testuali entro una medesima orbita vada spostato molto prima di quel 1842 che sancisce, anche contrattualmente, la nascita della Comdie humaine. Lelefantiasi ha radici lontane. certamente

gi virale nel 1824, quando il giovane Balzac, con la memoria a un Walter Scott che avrebbe saputo elevare il romanzo al grado filosofico della storia1, progetta lHistoire de France pittoresque, una serie pluriromanzesca che definisce opera immensa e di cui ci restano solo Les Chouans, L excommuni e Le gars, malgrado lintenzione di scrivere romanzi in numero proporzionale agli eventi storici della Francia dal dominio dei Franchi al diciannovesimo secolo2. A decidere del fallimento dellimpresa non certo la lenta, spossante risalita del narratore attraverso mille anni di storia o lidea che un testo romanzesco debba costituire solo una delle pietre delledificio che lautore cercher dinnalzare3, ma il sopraggiungere di nuovi progetti. La rete persiste e comincia a organizzarsi in pangee narrrative denominate scnes (Scnes de la vie prive, Scnes de la vie militaire, Scnes de la vie politiques)4. Rallentiamo la marcia di Balzac, e osserviamolo mentre ammicca alla realt e ne espianta generosi, informi lembi. contro quel non-formato che il suo impulso sistemico si accanisce, anche perch giusta la coeva Thorie du conte egli crede che il racconto sia ancora la pi alta espressione della letteratura e ha necessit di unenergia testuale che sappia aggregare il pulviscolo diegetico5. Siamo alle soglie della Comdie: il cantiere aperto da tempo, i lavori morfologici fervono, le commesse tematiche vengono puntualmente evase, e la cattedrale di carta comincia la sua ascesa. Il passaggio dallimmagine scottiana del romanziere quale storico ufficiale di una nazione a quella del narratore che si dedica alla raccolta, classificazione, manutenzione dei moeurs indica unossessione di completezza, il desiderio di immettere in unopera quanto pi materiale referenziale sia possibile, la volont di fungere da segretario della societ contemporanea6. Vincolato allattivit giornalistica svolta da Balzac nei primi anni Trenta, questo pulviscolo si divide in archi-titoli contenenti romanzi autonomi che vanno e vengono da un editore allaltro, da un aggregato diegetico allaltro. Almeno per adesso, lunica cosa certa il desiderio di proiettare sulla realt un principio federativo, e non solo secondo modalit romanzesche: nelle vesti di recensore letterario, il 20 febbraio 1830 Balzac dichiara ai lettori della Mode di voler tracciare un quadro che comprenda tutte le opere letterarie degne di attenzione della nostra epoca7, o addirittura di costruire un monumento che si segnali pi per la quantit e linsieme dei materiali che per la bellezza delledificio8. Nel 1834 la langue della Comdie sta per diventare quello che poi sar, una struttura ternaria (tudes de moeurs, tudes philosophiques e qualcosa di simile alle

posteriori tudes analytiques)9 offerta a un pool di editori (Werdet, Souverain, Delloy e Lecou). Adesso non resta che descrivere tutte le patologie sociali, le professioni, i luoghi urbani e extraurbani, i comportamenti femminili e maschili in ogni fascia di et o ceto sociale, le azioni fisiche e morali, civili e naturali, e si giunger ben presto alla definizione ultima della Comdie humaine, edita da Furne tra il 1842 e il 184610.

2.

Il mansionario del romanziere: censire e miniaturizzare

Cos, pressapoco, i fatti. Da questo momento il romanzo europeo mostrer una marcata tendenza a flettersi in archi diegetici sempre pi ampi, a inglobare porzioni di realt dai territori sconfinati: il romanzo diviene un sur-roman11, e la ciclizzazione una necessit di mercato. Perch? Osservando la genesi del processo ciclico in Balzac possibile ricavare alcune provvisorie conclusioni, cominciando dalle a) Trasformazioni del mercato editoriale Sensibile allincidenza statistica del romanzo sulle vendite complessive nel settore belles lettres e incessantemente in cerca di denaro, Balzac conosce gli aspetti tecnici del commercio librario in quanto egli stesso, negli anni 1824-28, ha intrapreso la strada delleditore e dello stampatore, segno inequivocabile del desiderio di controllare liter produttivo dallideazione romanzesca alla stesura, stampa e distribuzione del libro. Da un lato, la minuziosa conoscenza del mercato del libro e dei comportamenti di un pubblico che egli vorrebbe pi reattivo e manipolabile lo convince che la leggibilit integrata della sua opera monumentale si rafforzer attraverso una centralizzazione dei processi di fabbricazione materiale12. Dallaltro, proprio il fallimento delle sue iniziative imprenditoriali spiega la genesi di un romanzo totale, la cui superficie quadrata proporzionale alla futura redditivit. Lesposizione debitoria una costante nellevolversi del romanzo ciclico va dunque annoverata tra le cause di processi di ciclizzazione che consentono agli autori di incamerare anticipi sugli utili futuri. Beninteso, loperazione deve essere impeccabile, altrimenti d poco o nessun frutto presso la masse lisante: quando Balzac comincia a pubblicare uno stesso testo nella triplice forma del roman-feuilleton sui giornali (lesordio spetta alla Vieille Fille, edita su La Presse tra il 23 ottobre e il 4 novembre 1836), di costosi volumi in-8 distribuiti in libreria, di pi economici in-18 stampati da Gervais Charpentier, il lettore si trova dinanzi allalternativa di sentirsi ingannato (perch scopre un vecchio

testo sotto nuovi contrassegni paratestuali) o confuso (perch non ha sufficienti chiavi daccesso al meta-testo della nascente Comdie). Un pasticcio, dove i demarcatori di genere (Scnes, tudes) appaiono sotto i titoli del singolo romanzo (ad esempio nella pubblicazione sui giornali) o sopra (nelledizione Charpentier) o ancora occupano posizioni ambigue, come nel caso di Peau de chagrin edita nel 1838 da Delloye e Lecou: nei titoletti ricorrenti di pagina pari si legge tudes sociales, Deuxime partie, in quelli di pagina dispari tudes philosophiques, La peau de chagrin13. Chi, eccettuata forse Madame Hanska, avrebbe potuto capirci qualcosa? Infatti i volumi restano invenduti, i magazzini non smaltiscono le scorte, gli editori sono preoccupati e ne danno notizia a Balzac: Le nostre vendite dellin-12 sono deludenti, e la situazione diventer addirittura disastrosa se continuerete a voler ristampare opere gi edite; nessun libraio disposto ad acquistarle, e ogni nostra attivit si scontra con la loro inerzia14. Malgrado ci, il sogno onnivoro di Balzac si spiega anche con le trasformazioni degli atti di lettura e la nuova distribuzione del tempo-libero. Il quadro complesso. Va innanzitutto registrato il passaggio da un orientamento che confida nelledizione delle opere complete dei classici ci che durante la Restaurazione faceva dellautore il garante ultimo di un insieme eterogeneo di generi letterari a un orientamento che prevede, durante la Monarchia di Luglio, la concentrazione in appositi insiemi (collane, opere collettive, ecc.) di testi omogenei per genere. Soprattutto, il romanzo sottrae utenti al teatro e alla lirica, sino ad allora vincenti, grazie al declino di uneditoria periferica che distribuiva colportage testi brevi e di piccolo formato (novelle, fiabe, parabole) e alla simultanea nascita del romanfeuilleton, contraddistinto dalla pubblicazione di un testo a tranches consecutive15. La narrazione breve entra in una fase di stallo perch la ricezione istantanea, non-durativa del testo ormai incompatibile con una masse lisante desiderosa di vivere in partita doppia la propria esistenza. Questo vuole la prima generazione di abbonati: imporre unarmoniosa cronocrazia, stipulare un patto di addomesticamento del tempo quotidiano in cui essi fungono, di fatto, da narratari. Allinizio la rivoluzione feuilletoniste solo una riforma circoscritta, che comporta un incremento delle pubblicazioni di testi narrativi en livraisons, cio segmentati in fascicoli o puntate; una maggiore demarcazione dei contrassegni di genere; un lento istituzionalizzarsi delle cosiddette tre molteplicit di tempo, luogo e azione (vertiginosi salti temporali, diffrazione degli avvenimenti su spazi articolati,

costante genesi di intrecci secondari, digressioni e metaintrecci); infine lobbligo, da parte del romanziere, di scrivere tutto o in parte il testo mentre si viene pubblicando, con le possibilit di permutazione e rallentamento che ne conseguono. Difficile non cogliere in tali fattori la poligenesi del romanzo ciclico, bench sia ampiamente dimostrato come la storia di Balzac non coincida affatto con quella del roman-feuilleton: lo testimoniano le sue reiterate dichiarazioni di disistima, la difficolt a pianificare in anticipo i decorsi diegetici e a rispettare i tempi di stampa, gli eccessi descrittivi (Les Paysans vanno molto bene, scriveva a Balzac il direttore del Constitutionnel in una lettera del 6 dicembre 1844, ma andrebbero ancor meglio se voi sacrificaste qualche descrizione)16. Anche i tempi mostrano un romanziere che manca lappuntamento con il destino: la Comdie fallisce commercialmente tra il 42 e il 45, quando il roman-feuilleton romanzo sta trionfando grazie ai giornali, e solo nel momento in cui ledizione en livraison comincia ad arretrare Balzac trova il successo con il roman-feuilleton La cousine Bette (1846). Un funesto paradosso. Ma un vero paradosso? Il contratto della Comdie viene stipulato nel pieno del trattamento dilatorio cui Sue, Dumas e Souli sottopongono lintreccio romanzesco, imponendo di fatto il meccanismo della ricomparsa dei personaggi: si tratta ora di iniziare dai nodi patetici dellintreccio e risalire alle cause, fornendo retroscena psicologici e documentazioni sociologiche impeccabili. Infatti, con Eugnie Grandet e Grandeur et dcadence de Csar Birotteau lordine narrativo comincia a ospitare analessi esplicative e prolessi colme di virtualit, mentre la crisi tragica si frammenta in peripezie multiple corrispondenti a ciascuna livraison; si potrebbe addirittura dimostrare come i testi rimasti allo stato di progetto tra i tanti previsti dal catalogo della Comdie, pubblicato il 22 maggio 1846 su Lpoque fossero quelli che mal si adattavano alla nuova morfologia feuilletoniste, di cui la Comdie riprende anche il principio della ratealizzazione editoriale: circa 120 tranches settimanali, con irregolarit e lacune che provocano nei lettori un certo disappunto. dunque il feuilleton ha concluso con una formula convincente Isabelle Tournier ad aver salvato Balzac dal romanzo balzachiano17, costringendo lo statuto semiotico del narrare a una progressiva b) Ciclizzazione morfologica Poich la divisione in generi (tudes) e specie (Scnes) si mostra inferiore alle ambizioni di Balzac, sin dal 1833 egli pensa di adottare la tecnica del ritorno degli stessi personaggi in romanzi differenti (nota come systme des personnages reparaissants) quale agente di

stabilizzazione della massa testuale: vi spinto dallopera di Fenimore Cooper, che nei suoi romanzi aveva utilizzato un personaggio-base, e dalla consapevolezza che proprio in ci lopera di Scott si sia rivelata difettosa. La vulgata descrive un Balzac che irrompe in casa della sorella Laure Surville, comunicandole la decisione di mettere le proprie opere in rapporto di consanguineit18. In effetti non uninvenzione di poco conto. Ma la si deve brevettare, sottoporre a sperimentazioni su ampia scala, farne il contrassegno inequivocabile di una realt dautore: griffata e fittiva, certo, eppure ingombrante come la realt di primo grado. Concepita inizialmente come uno strumento di riduzione della complessit testuale e di correlazione intrasistemica dei singoli romanzi, la tecnica del personnage reparaissant costituisce adesso un fattore di espansione di tale massa. I conti sono presto fatti: Balzac annota che, per approssimarsi a unidea delle tipologie umane, la massa diegetica deve importare sulla pagina almeno tre o quattromila personaggi da dividersi per classi sociali (aristocrazia, borghesia, popolo), professionali (finanzieri, commercianti, gens de lettres, dandies ecc.) e generazionali, non senza un effetto di moltiplicazione indotto dalle dinamiche spaziali (un aristocratico di provincia ha comportamenti differenti quando si trasferisce a Parigi, e viceversa) e dal principio dellereditariet. Non solo: questi stessi personaggi, vocati a un polisomatismo che ne moltiplica la presenza ( il caso di Jacques Collin, definito in Spendeurs et misres des courtisanes una sorta di colonna vertebrale che collega Pre Goriot a Illusions perdues e Illusions perdues a Splendeurs et misres), sono poi destinati a incontrarsi secondo combinazioni numericamente non saturabili. Correlazione (reliement), apparizione (apparition) e ripetizione (rptition) sono i lemmi ossessivi di questa nuova, ciclopica cattedrale19, in cui lautore armeggia di continuo intorno ai limiti del testo ed costretto a inventare inediti strumenti di scasso per gestire una pletora di personaggi (secondo i calcoli del Groupe International de Recherches Balzaciennes, circa 460) che non stanno mai fermi, alzano la voce e pretendono di farsi sentire. In genere, tali strumenti consegnano a un narratore necessariamente intrusivo lonere di sunteggiare brevemente la storia pregressa di un personnage reparaissant o, pi sommariamente, di limitarsi a un rinvio bibliografico; ma altrettanto spesso sono gli stessi personaggi a citare le imprese di qualcuno che li ha preceduti nella Comdie, con un effet de rel che mostra il grado di perfezione

epistemologica cui il romanzo si sta avvicinando20. Nulla sembra fittizio, niente stregato dalla disappartenenza e dallesilio. A rendere pi efficace questo testualismo illimitato sovvengono infine una decisa restrizione degli spazi (la Comdie non oltrepassa facilmente i confini della Francia), un ricompattamento del decorso temporale (limitato sostanzialmente agli anni in cui visse Balzac, con una preferenza per la Restaurazione), lingresso di personaggi che favoriscono nel lettore un sight-seeing sullintero tracciato narrativo ( il caso di Lucien de Rubempr, un provinciale di Angoulme che si trasferisce a Parigi). Il testo si nebulizza in un network di rinvii che da un lato conduce allampliamento concentrico degli intrecci, dallaltro trasforma la lettura in un gesto di suturazione cui sfugge un senso ne varietur: comprendere correlare, riannodare, tessere un sistema coerente di tipologie, eventi, tempi21. Di nuovo, ragioni e cause di una crescita incontrollata del romanzo ciclico, che trova il supporto logistico di unulteriore funzione antropologica, definibile con Niklas Luhmann c) Riduzione della complessit Nella genesi della Comdie agiscono due forze uguali e contrarie. Da un lato troviamo la ricerca analitica delle pietre con cui costruire la cattedrale di carta, laccumularsi di quelli che Balzac definisce ripetutamente dettagli o massa e ammasso dei materiali22, nella convinzione che soltanto i dettagli costituiranno dora innanzi il merito delle opere chiamate impropriamente Romanzi23. Dallaltro la tesaurizzazione dei dettagli (i moeurs) pu essere garantita solo da unopposta tendenza alla sintesi unitaria attraverso cui, al modo di Cuvier, il romanziere fonder una scienza naturale della Societ. Questa totalizzazione induttiva dai moeurs ai principes si avvale del compattamento tipografico delledizione Furne, senza bianchi eccessivi n titoli di capitoli, divisioni, note ed epigrafi, ma necessita soprattutto di unarchitettura interna che possa gratificare lincontestabile facolt delluomo di registrare tutto, numerarlo, impacchettarlo, imbottigliarlo, classificarlo, ritagliarlo24. Delegata ai personaggi della Comdie a Seraphita che invoca lUno, a Louis Lambert che scopre una presenza monista dietro la molteplicit della Materia, al Flix de Vandenesse di Le Lys dans la valle, convinto che la natura tenda a unassimilazione unitaria di ogni organismo -, lincontestabile facolt agisce in Balzac nella forma di unansia divorante a concludere i testi iniziati, a eutrofizzare i moeurs per consolidare i principes . Tuttavia, perch ampliare il quadro diegetico sino a trasformare il romanzesco in una cartografia borgesiana, coincidente con i territori catalogati? Contrariamente a quanto

pensava Brunetire, pronto a salutarvi limponente ingresso della storia collettiva nella modernit, per Giacomo Debenedetti Balzac gulliverizza sistemi sociali sempre pi complessi per fornirne una mappa catastale, un doppio razionalizzato e depurato in grado di assicurare a scadenza illimitata lordine del mondo e un suo creativo riadattamento. Ma per fare ingresso in un plot come se fosse un mondo, necessario che tutto vi prenda dimora: la realt con i suoi illimitati dtails (La mia opera ha la sua geografia cos come ha la sua genealogia e le sue famiglie, i suoi luoghi e le sue cose, le sue persone e i suoi avvenimenti..., insomma tutto il suo mondo)25; poi lautore, che vi si smarrisce sia pure contro voglia (Nella mia vita ho fatto dei lavori inutili per vivere, e li definisco inutili in quanto al di fuori della mia opera )26; infine il lettore, immedesimato nei personaggi romanzeschi, basculante tra res factae e res fictae, spettatore di unopera che ha cancellato la possibilit stessa di un oltretesto e insieme enunciatario di azioni che lo coinvolgono per intero27.

3. I cicli romanzeschi di seconda generazione e la diffusione del modello genealogico

In Occidente ladozione di modelli ciclici non era nuova in assoluto, e questa semplice constatazione merita un flashback. Da Omero allo Pseudo-Apollodoro, la letteratura greca non aveva fatto che sperimentare lefficacia dei cicli in direzione di una sempre maggiore continuit tra lepoca mitica degli eroi e un presente storico immagazzinato nella memoria degli individui attraverso apposite crono-genealogie. Inizialmente ci si limita a cicli locali, a suturazioni sempre pi coese del tempo nebuloso dei miti con la diacronia degli eventi storici28; ben presto, tuttavia, la volont di flettere il tempo secondo un orientamento teleologico in cui le origini spieghino lesito della storia umana induce gli scrittori a colonizzare il passato muovendo dal presente: al brodo primordiale di eventi narrativi incentrati sullagire si sovrappone un reticolo di genealogie fondate sullessere, il cui rilievo proporzionale alla possibilit daccesso al divino che esse offrono. Se la diffusione dei cicli genealogici ha un rilievo ancora secondario in Omero, Erodoto che ricorre alle generazioni quale misuratore del tempo storico e ad aprire la strada a una reintegrazione simbolica delle azioni passate

(nascita di Ercole, guerra di Troia, ritorno degli Eraclidi) nel dominio del presente. La ciclicit su base genealogica ricorre una seconda volta nel tardo Medioevo, quando diviene un sistema di stoccaggio della narrativit e uno strumento di condensazione del tempo storico29. Infinite distese di materiali leggendari, miti antichi, racconti esemplari, agiografie, romances arturiani, relitti veteroe neotestamentari si aggregano, particolarmente nel quattordicesimo secolo, in sequenze eziologiche per celebrare lignaggi o singole etnie. In rapida successione, laggregazione sembra duplice. Prima vengono i cicli sequenziali, fondati su unidea puramente lineare del tempo e in grado di coinvolgere aree narrative unificabili per tema, personaggi comuni o imparentati, fasi diverse dellesistenza di un unico personaggio. In un secondo momento compaiono i cicli organici, contraddistinti da una forte coscienza metatestuale e da un impulso totalitario esemplato sul modello della ruota della fortuna o della traslatio imperii . Sono questi cicli organici a dirci da dove veniamo e dove siamo destinati ad approdare, a iniettare un ordine centripeto nel caos della contingenza e a esonerare lindividuo da un potere consegnato invece alla collettivit o a singole genealogie. Sono sempre questi cicli organici a trionfare nellimpresa impossibile di immettere lantico nel nuovo, il sacro nel profano, il vero nellinautentico: nel Roman dAuberon, ad esempio, il protagonista nasce dallunione della Fata Morgana con Giulio Cesare, e questultimo discende da Judas Maccabeus, mentre il Roman de Perceforest allestisce un format globale30 dove matire antique e matire de Bretagne confluiscono nel lignaggio di Art, che a sua volta risale ad Alessandro Magno, a Giulio Cesare, infine a Enea31. Ebbene: nessun compilatore tardo-medievale utilizza il termine ciclo, introdotto solo dal filologo romanzo Claude Fauriel in un saggio che appare sulla Revue des Deux Mondes del 1832, quando le scnes di Balzac sono in piena effervescenza e lattenzione si sta evidentemente spostando su forme macronarrative, trusts diegetici, conurbazioni testuali che trovano nellincremento degli intrecci uno strumento di sopravvivenza alla concorrenza di mercato32. Rispetto alle fasi classica e medievale le analogie sono tuttavia numerose, almeno per ci che concerne lassunzione progressiva di modelli genealogico-familiari, la tendenza a organizzare una pangea narrativa preesistente, la volont di ridurre la complessit storico-sociale attraverso apparati simbolici onnicomprensivi. Ovunque, intorno alla met dellOttocento, urgono racconti che

classifichino il passato per meglio stringere il futuro in una morsa predittiva. T esti ciclici, densi, senza amnesie. In Francia si segnala Eugne Sue, colui che a furia di manovre dilatorie aveva prolungato il Juif errant per ben 175 puntate. Proprio quando il successo non gli arride pi e il potere politico lo ha emarginato nella solitudine dellAlta Savoia, Sue scrive i Mystres du peuple ou Histoire dune famille de proltaires travers les ges (1849-1856), romanzo genealogico che racconta la storia della famiglia Lebrenn dal 57 a. C. al 1848: una follia di 6.000 pagine en livraisons, poi riedite in 12 volumi, che avrebbe dovuto essere seguita dai Mystres du monde, con una progressione da Parigi alla Francia e allintero globo terrestre che fornisce indizi certi sulle ambizioni di Sue e della tradizione romanzesca occidentale. In Italia invece Giuseppe Rovani a testimoniare lurgenza di finzioni che si espandano a embrice, e di nuovo occorrono circostanze gi emerse in relazione a Balzac. In primo luogo: Cento anni appaiono serialmente sulla Gazzetta di Milano tra laprile del 1857 e la fine del 1859 non senza qualche battuta darresto, anche perch un romanzo non si pu sempre confezionare se la giornata non gli porge tutti gli ingredienti necessari33. Secondo: oltre a collaborare alla Gazzetta di Milano in qualit di storico, recensore, cronista, nel 59 Rovani ne diventa comproprietario e partecipa alla divisione degli utili. T erzo: anche dopo aver nutrito la sua saga plurigenerazionale, la volont di ciclicizzazione riemerge nel romanzo successivo, La Libia doro (1868), in cui compaiono due personaggi di Cento anni (Andrea Suardi e Mauro Bichinkommer). Quarto, e morfologicamente essenziale: se lautore vuole ricomporre lo scisma estetico tra i fatti e la coscienza interpretativa che ne il garante, se egli vuole che la sintassi narrativa ricorra a un numero limitato di dominanti architettoniche, lintreccio deve separare i fatti dai loro antecedenti causali e dagli accidenti caratteristici secondari, opporre un rifiuto allunit di tempo e mantenere in vita quella dazione, affinch ogni filo della matassa non penda incerto e senza nodo34. Quinto: per ammortizzare la complessit spazio-temporale dellintreccio, agli individui si sostituiscono collettivit o genealogie (la famiglia in Cento anni, le societ segrete nella Libia doro, gli Stati nel Manfredo Pallavicino), poich mostrare gli atteggiamenti della cosa pubblica in tutte le sue ramificazioni serve a spiegare come glindividui ne rimangano modificati e come il dramma domestico si modelli obbediente ad essi35. Se in questo caso ci troviamo dinanzi a quattro generazioni legate per ragioni di sangue in altrettante famiglie, coinvolte

nella ricerca di un testamento olografo e scalate temporalmente in sei scenari che muovono e ritornano a Milano, la sincronica impresa tentata da Anthony Trollope costituisce un case-study pi complesso. Mente assai mediocre rispetto allamico Thackeray, allinizio degli anni Cinquanta Trollope un solerte impiegato delle poste inglesi che batte palmo a palmo le campagne del Devon per migliorare invio e consegna delle missive. Malgrado le ambizioni riposte nellesordio scottiano con il romanzo Les Chouans, ci in cui eccelle il dominio dellasse semiotico, ossia il calcolo del quantum di energia necessaria a far muovere un testo letterario (o un pacco postale) da un destinatario a un destinatore. E cosa pu esservi di meglio, per ampliare il raggio dazione di un intreccio ciclico, che un economo della scrittura abituato a monetizzare le stringhe diegetiche e a lasciarcene tediose testimonianze36? Chi pu avvicinarsi al sogno balzachiano di un romanzo totale se non un narratore abituato (quando scrive o quando lavora per il servizio postale britannico) a delimitare uno spazio per poi esplorarlo negli interstizi pi minuti? Appena delineato in The Warden (1856), primo dei sei romanzi che costituiranno il ciclo noto come Chronicles of Barsetshire, questo territorio fittizio una crestomazia spaziale del sud-ovest inglese e insieme il contenitore ideale di storie che sintrecciano: il multi-plot novel di fabbricazione trollopiana segue infatti le vicende di protagonisti diversi mantenendone attivo il potenziale evolutivo nel corso del ciclo, poich ogni personaggio seguito in ambiti differenti (professione, vita sentimentale, attivit politico-amministrativa), vale a dire sezionato e reso anchesso multiplo. Lo spazio unisce ci che il multi-plot tende a dividere, in modo tale che la cattedrale di Barchester funge da collettore di storie individuali a partire da un fait divers la presunta sottrazione di denaro a fini privati da parte di Septimus Harding, in realt zelante amministratore della cattedrale e padre di Eleonor, destinata a innamorarsi e a sposare il ricco medico John Bold, principale accusatore di Mr. Harding. The Warden si conclude con lappassionata, inutile difesa di questultimo da parte di Theophilus Grantly, marito della figlia maggiore di Harding e arcidiacono di Barchester, ma soltanto dopo sei settimane dalla pubblicazione Trollope inizia la stesura del seguito, Barchester Towers (1857)37, incapsulato negli stessi meandri territoriali e animato da protagonisti nuovi, da personnages reparaissants e dai figli di questi ultimi. Cos anche nei restanti romanzi del ciclo (Doctor Thorne, 1858; Framley Parsonage, 1861; The Small House at Allington, 1864;

The Last Chronicle of Barset, 1867), seguito peraltro da un nuovo ciclo di argomento politico. Sia pure in modi differenti, Trollope evidenzia i fattori genetici del romanzo ciclico. Un vistoso ruolo innanzitutto da ascrivere alle trasformazioni del mercato editoriale, renitente alla pubblicazione di romanzi in tre volumi da acquistarsi separatamente o in blocco, e favorevole invece a forme di vendita rateale, si tratti di fascicoli separati (fascicule issue) o di pubblicazione a puntate su riviste e giornali (instalment fiction). Le nuove leggi in materia di stampa aiutano tale trasformazione, poich se la tassa che gravava sui testi inediti costringeva gli editori a pubblicare opere gi note (alla fine del Settecento, il New Novelists Magazine vendeva settimanalmente 12.000 copie riproponendo testi di Smollet, Richardson e Fielding), labolizione di questa tassa relativamente ai testi di finzione (1819) favorisce una decisa romanzizzazione di giornali e riviste38, svuotati di notizie di cronaca a eccezione dei rapporti di polizia. Il prodotto editoriale viene dunque concepito per unit di scrittura progettate prima che cominci liter di stampa e smistate in tempo reale, grazie al coevo estendersi della rete ferroviaria e alla messa in opera di nuove procedure per la stampa e la produzione della carta; infatti, mentre dallestero giunge voce dei primi successi del feuilleton, nel 1837 Chapman e Hall raggiungono un successo senza precedenti con la pubblicazione di Pickwick Papers nella forma di serial fiction39. Leditore divide i profitti con gli autori e li sollecita anzi a diventare azionisti delle intraprese giornalistiche Dickens di All the Year Round, Thackeray del Cornhill Magazine, Trollope della Fortnightly Review. Questultimo comincia a pubblicare per instalments a partire dal terzo romanzo del ciclo, spintovi dalla necessit di ottenere in anticipo le sue spettanze e dallinnata tendenza a costruire multi-plot novels . La conformazione lamellare dellintreccio appunto il secondo fattore attraverso cui, intorno alla met dellOttocento, si impone il romanzo ciclico. A opinione di Mary Hamer, il decentramento dellintreccio e la sua progressiva frammentazione sono indotti dallincremento numerico degli instalments, a sua volta agente di eccitazione dei lettori, drogati di prolessi che li proiettano in un futuro apparentemente illimitato40: gli intrecci sono cosmografie, dimore pertinenti, ma bene che la chiusura dei cantieri, ad uso e consumo dellindustria, venga procrastinata quanto pi possibile. Di taglio epistemologico invece la risposta di James R. Kincaid e Peter Garrett, secondo cui il ricorso a sub-plots paralleli metterebbe a

confronto i punti di vista dei singoli personaggi e letica dellagire che emerge da ciascuna linea narrativa, costringendo il narratore a diversificare le focalizzazioni. Quando la realt si fa opaca e le procedure di legittimazione del vero subiscono un processo di relativizzazione, lintreccio romanzesco sopravvive allunica condizione di moltiplicarsi in modo esponenziale, scommettendo su punti di vista angusti e personaggi che sembrano inappagati, fuori servizio, preda di una debilitante incertezza, come Mr. Harding nelle Chronicles of Barsetshire41. I conti narratologici tornano, se si pensa allemarginazione di protagonisti troppo egolatrici e allesito normalizzatore dei romanzi: a furia di controllarsi a vicenda e di eterolimitarsi, i sub-plots Dickens insegna finiscono per azzerarsi in una placida, inutile omeostasi. Tornano meno i conti antropologici: lintreccio romanzesco moderno nasce e si sviluppa con mansioni zelantemente claustrofiliche, dando ai lettori una dimora chiusa e piramidale, destini temporalmente perspicui e orizzonti dattesa di limitata gittata. Chiudersi a doppia mandata negli intrecci, avvolgersi in trame ben annodate: a lungo, questa stata la derrata che i lettori cercavano. Ora, forme destrutturate di emplotment non rendono forse evanescente questo vecchio, solido mansionario? per risolvere tale difficolt che diviene indispensabile la modellizzazione degli intrecci su base familiare, di fatto la terza componente del nuovo romanzo ciclico. Il caso di Trollope offre ancora una riprova: ogni romanzo delle Chronicles of Barsetshire introduce aggregati familiari complessi, che generano sub-plots il cui potere di chiusura comincia a dipendere dalle leggi dellereditariet. Non solo ogni personaggio circondato da un nucleo familiare che ne condiziona lagire secondo norme iterabili, ma i discendenti di ogni famiglia sono ostaggio di una coazione a ripetere che rende il multi-plot assai pi coeso e predittivo. In questo, e solo in questo, Trollope lungimirante: gi in uno dei suoi primi romanzi (La Vande, 1850) racchiude i personaggi in un doppio alveo familiare i Larochejacqueleins de Durbellire e i Lescures de Clisson, uniti da legami dinastico-matrimoniali e ricorre al modello genealogico, dominante nei successivi trentanni.

4.

Milleottocentosessantanove: lanno del romanzo ciclico

Limperativo genealogico trova un conforto e una smentita nel 1869, annus memorabilis nella storia del romanzo ciclico. La smentita viene da lontano e porta la firma di Dostoevskij, che

situazione topica del romanziere ciclico si trova in uno stato di forte esposizione debitoria, tanto da aver firmato un contratto che lo lega per nove anni alleditore Stellovskij e lo costringe a scrivere una serie di romanzi da pubblicarsi a puntate su rivista42. Siamo nel 69. Dostoevskij viaggia per lItalia sopraffatto da legioni di personaggi, quando gli si configura lidea di unopera sintetica, una bylina storica formata da varie ballate in cui si passerebbe dalla storia europea del quindicesimo secolo alla pittura dellItalia, del Papato, dellarte, delle chiese, di Raffaello, delladorazione dellApollo del Belvedere, delle prime voci della Riforma, di Lutero, dellAmerica, delloro, della Spagna e dellInghilterra..., ma con accenni allavvenire di questo quadro, alla futura scienza, allateismo, ai diritti 43 dellumanit... . Pi che un testo a venire, un imperdonabile malinteso: nondimeno, Dostoevskij comincia a pensare a un ciclo romanzesco che dovrebbe intitolarsi Vita di un grande peccatore e comprendere cinque romanzi uniti dalleroe principale44. Questo sogno non si avverer mai, innanzitutto perch la stesura dei Demoni sottrae materiali a un ciclo che sarebbe comunque stato minato dallassenza di un fattore aggregante, ad esempio i lignaggi familiari. Cos, mentre il sogno si perde in quel nulla che gi aveva accolto un altro ciclopico epos della modernit Le anime morte di Gogol -, nel cuore di Parigi che uno scrittore si preoccupa di dare un conforto incontrovertibile allimperativo genealogico, anche perch il mercato gli offre sollecitazioni interessanti. Alexandre Dumas ha utilizzato il principio della filiazione parentale nella serie secentesca composta da Les trois mosquetaires, Vingt ans aprs, Le vicomte de Bragelonne, e la ciclizzazione sembra accontentare tutti gli attanti della comunicazione letteraria: gli editori, che si assicurano una pre-edizione en feuilleton e fidelizzano i lettori con piccoli investimenti; gli autori, che ottengono contratti di media o lunga durata e remunerazioni mensili; i lettori, proiettati in un futuro narrativo che interseca gli orizzonti probabilistici della loro esistenza. Non mi riconoscerei in unattivit meramente compilativa: ho bisogno di comporre unopera personale , confessava mile Zola al suo editore il 5 gennaio 1866, a soli ventisei anni45. Nel 1868 lopera personale ricorre ancora alla tassonomia sociale della Comdie humaine, dove alla sfera del proletariato operaio segue quella dei commercianti (in particolare, gli speculatori immobiliari nellepoca dellurbanizzazione haussmanniana), la borghesia degli alti funzionari, laristocrazia politica e un mondo a parte costituito da prostitute,

malviventi, religiosi, artisti che Zola deriva dalla lettura di Sue e che intenzionalmente contiene i principi del Piacere, della Morte, della Fede e dellArte46. Simili alle dita di una mano, una delle quali sottoclassificata in quattro falangi, le cinque categorie danno congiunturalmente luogo a un ciclo di dieci romanzi (5 dita+4 falangi +1 testo a consolidamento dellexplicit); ma nelle tre fitte paperolles su cui Zola annota il procedere dei lavori nei primi mesi del 69 e intitolate Notes gnrales sur la nature de loeuvre, Diffrences entre Balzac et moi, Notes gnrales sur la marche de loeuvre, la realt ormai una roccaforte compromessa dal dilagare di fissazioni categoriali, totalitarie e idealtipiche che fanno lievitare la posologia del ciclo dalle dieci alle venti unit. Come si arrivati a tanto? Da un punto di vista economico, i Rougon-Macquart confermano le tendenze della produzione libraria europea nel secolo diciannovesimo. Nel contratto del 1869, leditore Albert Lacroix riconosce infatti a Zola seimila franchi lanno in rate di cinquecento franchi mensili per i successivi cinque anni, in cambio della pubblicazione annuale di due romanzi: in caso dinsuccesso o interruzione, leditore prelever le somme in perdita dal ricavato della pubblicazione periodica, lasciando tuttavia allautore uninteressenza sul ricavato della pubblicazione in volume (quaranta centesimi a volume, su un prezzo di vendita di tre franchi e mezzo). Molto semplicemente, progettare un ciclo significa garantirsi uno stipendio mensile e pianificare con tranquillit la futura galassia romanzesca47. Da un punto di vista morfologico, Zola brevetta uningegneria diegetica di inoppugnabile efficienza: a livello dellenunciato, il ciclo copre infatti il ventennio imperiale precedente alla sconfitta di Sedan (1848-1869), momento in cui cade lincipit di un atto di enunciazione che perdurer nel ventennio successivo (18691893), con una sorta di ciclizzazione binaria di chi parla rispetto a chi oggetto di quella parola. Non solo: attraverso un numero limitato di scene (dodici, quindici masse potenti e di ampiezza magistrale, un torrente fragoroso ma largo e dalla corrente maestosa, una costruzione di capitoli che si succedano come blocchi sovrapposti e incollati luno allaltro) 48, i singoli romanzi devono presentare intrecci autonomi e tuttavia legati allinsieme da suture genealogiche, inserti metanarrativi o sussidi visivi come lalbero genealogico dei Rougon-Macquart che Zola pubblica nellottavo romanzo del ciclo, Une page damour49. Cos, dopo una breve sosta nel presente narrativo della loro autonomia, i romanzi entrano nella giurisdizione di un ciclo dove vivono unesistenza postuma, corrieri semiotici sempre sul

punto di oltrepassare la soglia testuale entro cui si erano apparentemente confinati. In questo oltrepassamento anche custodita la rivoluzione dellintreccio e dei suoi protagonisti, ognuno dei quali ha gi un destino preconfigurato dagli avi, dove la morte gioca un ruolo macroscopico proprio in quanto nella morte luomo non ci appare come colui che realizza uno scopo, ma colui che subisce una catena di cause incontrollabili. Secondo la teoria dellarchintreccio contenuta nel Roman exprimental, non esistono pi azioni isolate bens intrecci sociali: non latto ma lagire, il romanzo di corte dassise (come Zola definiva molte sue opere), la marea (titolo prescelto inizialmente da Giovanni Verga per il suo ciclo narrativo), il flusso impredicabile del vissuto nel contesto delle istituzioni che luomo si autoimposto le quali, a loro volta, non sarebbero se non relitti di consuetudini, aggregati originari di azioni resisi autonomi50. Se la lezione del romanziere si pu riassumere nella certezza che pi intima la relazione tra un atto e il suo contesto sociale, tra un intreccio e laltro, tanto meno lattore sembra libero e responsabile del suo atto, il ricorso a un modello genealogico che toglie le castagne dal fuoco del determinismo assoluto e a consentire un ultimo, vespertino espandersi della corporazione romanzesca. Estrapoliamo i dati. Il circuito di connessione diegetica elaborato da Zola duplice sin dal titolo, Les RougonMacquart (una famiglia a due rami, uno legittimo e laltro illegittimo, il primo votato alla degenerazione morale e il secondo alla degenerazione fisica), e ribadito dal sottotitolo, Histoire naturelle et sociale dune famille sous le Second Empire: naturale perch la genetica decide, secondo combinazioni algoritmiche, il destino dei personaggi; sociale perch il fondamento causale dellagire promana dal milieu, e il ciclo romanzesco descrive leffetto dellepoca moderna su questa famiglia, il suo essere debilitata dalle febbrili energie del presente. Dal momento che ogni ciclo narrativo deve rafforzare i confini testuali maggiore lestensione, pi si si devono avere frontiere ben sorvegliate -, Zola predispone al bigeminismo anche la retorica dellexplicit: La dbcle, penultimo romanzo della serie dedicato alla sconfitta di Napoleone III, conclude liter sociale; Le docteur Pascal, ultimo romanzo dedicato a uno studio genealogico dei Rougon-Macquart, conclude liter naturale51. Questo modo di riscattare la realt nellistituto delleco, del prolungamento mimetico (il cosiddetto, vetusto naturalismo), del bigeminismo, dellombra apotropaica ci fa intuire molto di ci che stava minando lorizzonte dattesa dei lettori. Non c bisogno dello Schlemihl di Chamisso per

comprendere quanto di socialmente rituale vi fosse nelle trame romanzesche, n richiamare le frequentazioni swedenborghiane di Balzac o gli scongiuri negromantici di Hugo per concludere che, attraverso i romanzi, gli scrittori non imitavano la realt, ma la officiavano: ridurre la complessit non significava solo manovrare le posologie e aggiustare le misurazioni di scala, ma istituire formazioni di compromesso, brevettare aggregati simbolici che prelevassero realt avariate e le sottoponessero a un processo di miniaturizzazione52. Si comprende meno bene che in entrambe le corsie narrative sia sempre e comunque il lignaggio familiare a dettare legge: dal lignaggio dipende il futuro narrativo dei personaggi (Bont o malvagit o bizzarria, virt e vizi, propensioni e passioni: tutto ereditario)53, la diacronia editoriale del ciclo (allAssommoir, romanzo di Gervaise, seguono Nana e L oeuvre, che raccontano la storia dei suoi due figli), la natura di una malattia (a seconda che un discendente abbia acquisito dal padre la dominante morale e fisica, o entrambe dalla madre, o quella fisica dal padre e quella morale dalla madre ecc., sino a esaurimento della combinazione). Nello spazio multifamiliare della Comdie humaine si affrontavano sostanzialmente solo padri e figli; in Zola, a connettere venti intrecci un dcalage di cinque generazioni, come se nella sua ultima, aurea fase il novel avesse trovato nei lignaggi un luogo di mediazione tra lindividuo ed entit istituzionali sempre pi sfuggenti54. Tutto vi genealogico, e ogni genealogia si biforca. Perch?

5.

Teorie sul potenziale generativista delle genealogie

La prima ipotesi da testare, che definir mimetica, che i romanzi mettano in scena insiemi genealogico-familiari per la semplice ragione che tali insiemi hanno acquisito un ruolo preponderante nella realt storica coeva allelaborazione dei romanzi stessi. Lidea di una progressiva trasformazione delle famiglie multiple (due o pi nuclei coniugali) o estese (una famiglia e uno o pi parenti conviventi) della premodernit in famiglie che i processi di industrializzazione e la vita urbana tardo-ottocentesca avrebbero reso sempre pi limitate e nucleari cade infatti intorno al 1970, quando Peter Laslett dimostra che invece di adattarsi alleconomia industriale la famiglia in grado di isolarsi dalle trasformazioni storiche e riprodursi per via endogena. Se ad esempio si indicizza il numero complessivo degli households intorno alla met dellOttocento, nel 20% dei casi il gruppo di parenti co-residenti

risulta esteso verticalmente per tre generazioni, mentre lestensione orizzontale tra fratelli assai pi rara; al contrario di quella nucleare, la famiglia ottocentesca a discendenza diretta sarebbe contraddistinta dalla continuit generazionale per molteplici ragioni: la maggiore permanenza dei figli nella casa dei genitori, la crescente incidenza dei pensionanti scapoli (tra il 15 e il 20%), lalto numero di coresidenti imparentati alla lontana con il nucleo familiare, e soprattutto la diminuzione degli indici di mortalit, in grado di assecondare la formazione di famiglieceppo a tre generazioni55. Prima di collassare nella nuclearit novecentesca, le famiglie si estenderebbero dunque illimitatamente, e allaltezza dei Rougon-Macquart le reti parentali addirittura si infittirebbero a causa dellaumento della popolazione urbana, dellinsufficiente crescita edilizia, del sovraffollamento degli alloggi. La realt spiana la strada, e il romanzo vi si incammina fiducioso: uninsperata conferma alla teoria marxista del rispecchiamento, se non sopraggiungesse qualche tuttavia. Seguendo gli incartamenti del Cambridge Group for the Study of Historical Populations emergono aspetti contraddittori: grazie alla mezzadria e a un particolare processo di appoderamento, nellEuropa centro-settentrionale dellOttocento risultano ad esempio dominanti le famiglie multiple patrilocali (cio con un solo figlio maschio che andava a vivere con i genitori e usufruiva di un sistema successorio patrilineare, in cui egli era il solo a ereditare); al contrario, nellEuropa meridionale e in Spagna prevale la famiglia nucleare perch il modello dominante del latifondo consente successioni ereditarie plurime e la diffrazione degli households su vasti terreni. Ci che pu spiegare la genesi dei Rougon-Macquart, ma non la pervicace, straordinaria applicazione del modello genealogico in Sicilia56. T entiamo allora di cliccare altri links. In un momento di definitivo assestamento degli Stati nazionali e di attiva circolazione del paradigma darwiniano, la modellizzazione genealogica del sapere fornisce lo strumento identitario di gran lunga pi attendibile, dalla filologia alla linguistica e alletnologia: a custodire il segreto di quello che siamo e che diventeremo lorigine, recuperabile grazie a retrospezioni che voltino le spalle al presente. La verit ha la forma di un albero, e si estende dagli apici foliari alle radici pi recondite. Non stupisce che anche in ambito narrativo i meccanismi di causazione (perch si giunti a ci? cosa lha determinato?) divengano il centro dinamico dellintreccio e accampino pretese colonialistiche: ogni personaggio ha alle spalle un antenato e ogni fatto un archetipo, mentre il plot costituito da prolisse,

interminabili analessi, con il protagonista che ricorda il passato esautorando il valore effettivo del presente. La morfologia ad albero assunta dal sapere immette dunque lindividuo in un decorso temporale che da un lato lo sovrasta, dallaltro incapsula al proprio interno modelli spaziali di evoluzione a onda (nei Rougon-Macquart, appunto una diacronia ereditaria a contenere la capillare ispezione dei faubourgs parigini). Patricia Drechsel T obin ne ha dedotto che le mansioni ottocentesche dellimperativo genealogico vadano identificate nelle strutture ritmiche di un tempo scandito dal succedersi delle generazioni, pi che mai in grado di dare allindividuo una legittimazione ereditaria, di trasformare la realt in un modello predittivo, di cancellare il possibile a vantaggio del necessario e riconoscere a ci che sta prima una superiorit ontologica rispetto a ci che venuto dopo57. Non solo. stato provato che a catalizzare le funzioni addomesticanti del romanzo vittoriano siano stati lo sradicamento territoriale indotto dalla seconda rivoluzione industriale, una frenetica mobilit sociale e il consolidarsi di aggregati nazionali multietnici, per cos dire senza pedigree. Il ciclo politico-romanzesco dedicato da Trollope alla genealogia del Plantageneto Palliser, i serial novels in cui Benjamin Disraeli cerca una derivazione ebraica della cultura inglese (Sybil,1845 e Tancred,1847), il raffronto tra origini sassoni e celtiche operato da George Meredith (Evan Harrington,1860) consentono di affermare che le genealogie familiari agiscono negli intrecci romanzeschi al modo di un sedativo dei conflitti sociali, razziali, regionali e nazionali58. Almeno in Inghilterra, il processo di cyclification romanzesca sarebbe parallelo alla nascita della Ethnological Society (1843) o della Anthropological Society of London (1863): per riprendere il titolo di un celebre libro di Rykwert, una casa di Adamo che i plots ciclici cercano di edificare, e verrebbe anzi da credere che la gemmazione di alberi genealogici abbia conosciuto un incremento in tutte le epoche storiche di disgregazione, o transitoria riaggregazione, dei sistemi socio-istituzionali. La saga dove i legami di sangue sono condizione di possibilit del racconto storico fungerebbe da coagulante attraverso lattivarsi di principi quali la consanguineit e il vincolo di parentela, la vendetta del sangue e la faida, il concubinaggio e la proscrizione extra-familiare, lereditariet e il sostituirsi di un ramo collaterale a un ramo legittimo. Tale straordinaria ipotesi, lasciata da Andr Jolles a uno stato germinale59, avrebbe il vantaggio di spiegare perch masse ingenti di cicli si addensino nelle periferie dellEuropa. Periferie etniche, ad esempio: i ghetti sono stati appena

abrogati, quando alla met dellOttocento la letteratura ebraica comincia a produrre una lunga serie di romanzi genealogicofamiliari per conservare la memoria di una coesione comunitaria che, con i matrimoni misti e un effettivo calo demografico, rischiano di andare perduta60. O ancora, periferie territoriali: il caso della Sicilia del tutto paradigmatico. Intorno al 1870 unappendice territoriale italiana, non particolarmente incisiva per produttivit culturale, sembra rispondere allannessione nel nuovo Stato unitario in termini genealogico-tassonomici, come se fosse divenuto necessario allertare gli apparati simbolici e riscrivere i confini linguistici, etnici, culturali. A iniziare sono i demologi, che ricostruiscono lorigine di testi folklorici repertoriati di casale in casale: a partire dal 1870, con la Biblioteca delle tradizioni popolari Giuseppe Pitr censisce racconti, proverbi, feste, giochi, indovinelli e varianti linguistiche della Sicilia nella convinzione che ci permetta di ritrovare i gusti e gli affetti molteplici e svariati del siciliano, le fervide e concitate passioni che dentro gli bollono e tempestano61. Se la Sicilia muore come entit autonoma, ne va riconfigurata la genesi costruendo una casa dAdamo talmente ampia da rammentare, ancora una volta, la bulimia enciclopedica del giovane Balzac. I romanzieri giungono per secondi, ma con posologie e ambizioni di sistematicit prima impensabili: spetta ad essi il compito di suturare ogni divario dal continente, e non un caso che il ciclo concepito da Verga prevedesse, dopo lambientazione siciliana dei primi tre romanzi, una lenta risalita dellitalia con la Roma dellOnorevole Scipioni e la Firenze dellUomo di lusso62. Il ciclo verghiano infatti alimentato dalla consueta retorica delliperbole, che vorrebbe imprigionare londa immensa dellesistenza e tutte le fisonomie sociali in un testo bello e grande63, ma secondo un criterio misto: sociale, perch si parte dai gradi inferiori dei Malavoglia per giungere allestetismo aristocratico dellUomo di lusso un progresso che coincide con una simmetrica involuzione etica; genealogico, perch protagonista della Duchessa di Leyra ad esempio la figlia presunta di Mastro-Don Gesualdo, protagonista del romanzo precedente; cronologico, perch se lintreccio del Mastro-Don Gesualdo occupa gli anni dal 1819 al 40 circa, quello della Duchessa di Leyra parte dal 38 e si conclude dieci anni dopo; infine tipografico, in quanto lautore stesso impone alleditore Treves identit di formato, carta, stampa e copertina per tutti i romanzi del ciclo64. Federico De Roberto non da meno. L illusione (1891), I Vicer (1894) e L imperio (uscito postumo nel 1929)

costituiscono un sistema narrativo che utilizza la genealogia come un integratore evenemenziale, ponendo al centro le tre generazioni dei vicer Uzeda e ai margini prima la storia dellillusione di T eresa (figlia di Raimondo Uzeda e moglie adultera di Guglielmo Duffredi, destinata a finire la propria vita a Roma), e dopo le vicende di Consalvo, un figlio di Giacomo Uzeda corroso dalle ambizioni politiche dallimperio, appunto. Malgrado confessioni tardo-romantiche di asistematicit (Mi sono messo al lavoro, al solito senza piano, senza sapere dove andare a sbattere le corna, con un germe di idea; a poco a poco questo s venuto sviluppando, e adesso mi pare di vederci chiaro), lidea iniziale addirittura di scrivere un romanzo da fare il paio con lIllusione e che dovrebbe intitolarsi Realt65. Per tacere dellaffascinante ma poco documentata ipotesi secondo cui il ciclo di De Roberto avrebbe dovuto costituire la continuazione di quello verghiano (la scena dei servitori oziosi nella corte di un palazzo aristocratico ad esempio lultima del Mastro e la prima dei Vicer, mentre lintreccio romano dellImperio rammenta quello, mai scritto, dellOnorevole Scipioni)66, esistono le dichiarazioni che lo scrittore rilascia nel corso degli anni: lo sguardo rivolto al grande Balzac e al suo Avant-Propos, la cui lettura si intuisce dietro lelogio del metodo genetico di Cuvier (Quando ho soltanto, intorno ad un argomento, qualche dato, cerco di costruire con laiuto di questo tutto il resto, pressa poco come Cuvier, che con un osso metteva insieme uno scheletro) 67 e di Taine (Quel che mi ha fatto pi piacere ... sopra tutto il paragone con le ricostruzioni del Taine... perch scrivendo quel libro, io avevo dinanzi appunto il metodo dei piccoli fatti di Ippolito Taine)68. Uno scrittore in cerca di nobili predecessori o, pi semplicemente, un romanziere che comincia ad annaspare? Unentit geo-culturale, la Sicilia, stata cancellata per sempre e De Roberto non pu far altro che vincolare la comprensione della nuova realt a un processo di trasferimento su di essa di divisioni discrete, in particolare quelle offerte dagli intrecci letterari: come sosteneva Helmut Plessner, la cancellazione di confini tradizionali porta sempre a una reazione di momentaneo annullamento delle identit (Grenzreaktion), siano esse corporee, territoriali o epistemiche69. S, il narratore, tutti i narratori ciclici iniziano ad annaspare, e larca romanzesca rischia il naufragio, anche perch ad agire come un defoliante sullalbero genealogico degli Uzeda sono la dissipazione strutturale indotta dal moltiplicarsi di personaggi e destini, il tasso di ridondanza implicito nel ripetersi degli stessi eventi (ci

che li de-singolarizza e annulla in quanto tali), leclissarsi di unistanza autoriale dietro il frammentarsi dei punti di vista, e il conseguente prevalere di resoconti enunciati dai personaggi rispetto alle sequenze fattuali cui essi si riferiscono70 .

6.

Epilogo

Se ci limitassimo ai reparti della haute couture, la storia del romanzo ciclico potrebbe chiudersi qui. Inutilmente, nella fase pi virale dello strutturalismo, si sono riconosciute tracce cicliche nei grands rcits europei primo-novecenteschi. Tracce assai labili. Osserviamo ad esempio i dati repertoriati dagli studiosi per dimostrare come la ciclicit architettonica della Recherche sia un fatto indiscusso: - lelogio del ciclo wagneriano contenuto nella Prisonnire e lidea che in letteratura sia architettonico il ripetersi di temi e situazioni (la grande ossatura incosciente dei personaggi in Balzac, la gometrie in Hardy, lomologia tra luoghi e volti nei romanzi di Dostoevskij); - lattenzione di Proust per gli elementi ciclico-architettonici, a cominciare da una nota del 1905 a Ssame et les lys sino a una lettera del 1919 a Jean de Gaigneron, in cui lautore confessa ci che non ho mai detto a nessuno, ossia che avrei voluto dare a ciascuna parte della mia opera il titolo Porche I, Vitraux de labside, per rispondere in anticipo alla sciocca accusa rivoltami di un difetto di costruzione71; - la strutturazione inizialmente binaria della Recherche (due grandi volumi: Le temps perdu e Le temps retrouv) e, dopo il 1913, ternaria (Swann, Le ct de Guermantes e Le temps retrouv), dove a restare immutato lorientamento ciclico, sia perch il protagonista diviene narratore alla fine del testo, e conseguentemente quello che scriver ci che ha gi vissuto e che noi abbiamo gi letto, sia in quanto la chiusura del testo riprende lincipit e ne geneticamente contigua72. Non poco. Ma per quanto si sia correlata la surnourriture proustiana alla bulimia narrativa di Balzac73, evidente che labbecedario genealogico dellOttocento era scomparso per sempre. La cattedrale questa metafora abusata del romanzo totale, a celebrazione di un oggetto discreto e articolato, coeso e gerarchizzato non era stata edificata, fosse pure con i materiali di riuso del naturalismo. Non diversamente per Henry James. La New York Edition, cio la risistemazione delle proprie opere cui James si dedica tra il 1905 e il 1909, non avrebbe forse ambizioni cicliche? E la

revisione non forse il gesto antonomastico della carpenteria balzachiana? A dispetto di quella mistica delledificio che emerge dalle sue leggendarie Prefaces e della volont di riconoscere nella Comdie humaine il genotesto della modernit, un Henry James che non avrebbe saputo resistere alla tentazione centripeta del ciclo per dare alla propria opera ununit di secondo grado, una sistematicit metatestuale in cui i personaggi hanno destini insaturi perch si compiono sempre in un romanzo che verr: ebbene, quel James non mai esistito. Chi ha perseguito tale ipotesi ha trovato solo qualche sporadica riapparizione di personaggi (ad esempio Christina Light, che compare in Roderick Hudson e poi in Princess Casamassima, oppure il servitore Eugenio, che passa da Daisy Miller a The Wings of the Dove), peraltro non incrementata durante lallestimento della New York Edition74. Lautentica, sola genealogia di cui James si attribuisce la paternit non pi interna allopera, ma esterna: una genealogia critica, che configura una stirpe diegetica75. Circola nondimeno una teoria. Una teoria secondo la quale i Buddenbrooks sarebbero il capostipite di unillustre progenie denominabile romanzo genealogico o roman-fleuve, una metafora critica che oppone lindiscretezza, la fluidit, la continuit al discreto implicito nellimmagine della cattedrale che nel corso del Novecento avrebbe messo a punto un autonomo codice di genere, fondato su quattro dominanti: porzioni temporali assai ampie, segnate dal susseguirsi delle generazioni (normalmente, da tre a quattro); eclissarsi del milieu esterno a favore di unaccentuata, endogamica ricorsivit dei riti familiari; declino e conflittualit intra-familiare quali tratti strutturali di un intreccio dove lindividuo scompare a favore di ruoli socio-familiari; equilibrio tra dimensione diacronica (intergenerazionale) e dimensione sincronica (intragenerazionale)76. In effetti, la recensio dei testi su cui tale teoria si sostiene imponente. Nellarco di pochi anni e in forme dimostrabilmente poligenetiche, i romans-fleuve scavano alvei sempre pi profondi: in Cina emerge la Trilogia del torrente di Pa Chin (1933-1940), dove una famiglia viene osservata per quattro generazioni, in particolare dal 1919 al 1923; in Gran Bretagna si afferma la celebre Forsyte Saga di John Galsworthy (1906-1929), storia di una famiglia altoborghese seguita per tre generazioni dalla fine dellOttocento al 1926, ma con generose analessi sino al 1812; in Francia si susseguono senza posa i cicli di Romain Rolland (Jean-Cristophe, 1904-1912), Georges Duhamel (Vie et aventure de Salavin, 1920-1932), Jules Romains (Les hommes de bonne volont,

ventisette volumi editi tra il 1932 e il 1956), Henri Troyat (autore di numerosi cicli romanzeschi a partire dal 1947) e soprattutto Les Thibault di Roger Martin du Gard (1922-1936), tre generazioni seguite dal 1905 alla Prima guerra mondiale. I cicli si sommano ai cicli, larco temporale si flette oltre lorizzonte del visibile, e la macchina narrativa produce intrecci con tayloristica efficienza. Macchine, per lappunto. Mr. Soames ad esempio, protagonista di Forsyte Saga, sposa in seconde nozze Annette, da cui ha una figlia che si innamora sciaguratamente di Jon, figlio della prima moglie di Mr. Soames. Non era forse stato il feuilleton a insegnare queste geometrie evenemenziali? Nessuna riduzione della complessit, in romanzi che per mediare limmagine del mutamento e la tragica entropia della storia ricorrono puntualmente al primo conflitto mondiale, autentico interruttore narrativo: come non mancava di notare con disappunto D. H. Lawrence 77, si tratta di macchine conservatrici, equilibrate e omeostatiche78, dove si bilanciano perfettamente il vecchio e il nuovo, il tempo (verticale) e lo spazio (orizzontale), linvarianza e il mutamento, il predittivo e laccidentale, lindividuo e la collettivit79. Per rispondere alla domanda che Troyat incessantemente si pone Quallons-nous devenir? nessuna saga pu ormai offrire risposte attendibili, e il caso dei Forsyte inequivocabilmente loquace. Galsworthy ha ben chiaro il declino della sua famiglia e si affretta a deviarne leclissi nel mondo finzionale dei Forsyte, alimentato da mediocri ambizioni posologiche: La mia idea, se mai giunger a concretizzarla, far di Forsyte Saga unopera di circa mezzo milione di parole, lopera romanzesca pi estesa e considerevole della mia generazione80. Se questa proiezione compensativa comporta dei costi morfologici (la saga divisa in tre trilogie, ogni testo di circa quattrocento pagine divise mediamente in tre parti, ciascuna parte ha un acme plasmato sui tragici greci che, in quegli stessi anni, studia lamico Gilbert Murray), lascia un segno anche nellatto di enunciazione, che prende sistematicamente le distanze dallenunciato: lazione di The Man of Property ha infatti luogo nel 1886 ma viene scritta solo nel 1906, lazione di In Chancery ha luogo tra il 1895 e il 1901 ma viene enunciata solo nel 192081. Non diversamente Jules Romains scrive Les hommes de bonne volont a partire dal 33, mentre il tempo del racconto si ferma prima. Se tempo del narrare e tempo della lettura dunque tendono a coincidere in una fluvialit illimitata, histoire e discours si guardano bene dallincontrarsi: il romanzo divora il tempo, ha un fabbisogno illimitato di derrate diacroniche ma le deliba a una educata, morosa distanza che trova una giustificazione nella teoria del

romanzo come regolatore del metabolismo sociale, diciamo pure come digestivo diegetico: Ogni romanzo ci offre una rivelazione nella forma in assoluto pi segreta, completa e sottile una rivelazione maturata, meditata, assorbita dalle fibre dello spirito e della coscienza. Credo che il romanzo sia un solvente e un rigeneratore pi efficace delle opere drammatiche, essendo assimilato pi lentamente, segretamente e totalmente82. Contrariamente alla grande saga ottocentesca, strumento epistemologico di addomesticamento della realt, la saga novecentesca e i suoi ultimi eredi oggi, soprattutto la telenovela a non poter rinunciare alla componente genealogica si sono dunque trasformati in un artificio ritardante che agisce sul tempo libero del lettore e gli regala un illusorio futuro, convincendolo che lesistenza, testuale e extratestuale, continua.

1 Parole contenute nel celebre Avant-propos di Balzac alla Comdie humaine, Paris, Gallimard (Bibliothque de la Plade), 12 voll., 1976-1981, vol. I, p. 10. 2 Cfr. Roger Pierrot, Un tournant longuement mdit, in Claude Duchet e Isabelle Tournier (a cura di), Balzac, Oeuvres compltes. Le moment de la Comdie humaine, Saint-Denis, Presses Universitaires de Vincennes, 1993, p. 44. 3 Cos si legge nel preambolo del 1828 a Le gars: Honor de Balzac, La Comdie humaine, cit., vol. VIII, p. 1683. 4 Roger Pierrot, Un tournant longuement medit, cit., p. 44 e Stphan Vachon, Construction dune cathdral de papier, in Les travaux et les jours dHonor de Balzac. Chronologie de la cration balzacienne, Saint-Denis, Presses Universitaires de Vincennes, 1992, pp. 16 ss. 5 Cos scrive giustamente Roland Chollet, Ci-gt Balzac, in Claude Duchet e Isabelle Tournier (a cura di), Balzac, Oeuvres compltes. Le moment de la Comdie humaine, cit., pp. 284-285. 6 Il lessema si legge nellAvant-propos alla Comdie humaine, cit., vol. I, p. 11. 7 De la mode en littrature, in Honor de Balzac, Oeuvres compltes illustres, Paris, Les Bibliophiles de lOriginale, 1972, vol. XXVI, p. 261. 8 Citato da Stephane Vachon, Construction dune cathdral de papier, cit., p. 22. 9 Cos in una lettera a Charles Cabanellas: Honor de Balzac, Correspondance, a cura di Roger Pierrot, Paris, Garnier, 1960-1969, vol. II, pp. 490-491. 10Cfr. Honor de Balzac, Lettres Madame Hanska, a cura di Roger Pierrot, Paris, Laffont, 1990, vol. I, pp. 269-270). 11 Cos Tiphaine Samoyault, Excs du roman, Paris, Maurice Nadeau, 1999, pp. 11-23; con motivazioni diverse e pi fondate, di epos romanzesco quale forma di totalizzazione della modernit ha discusso Franco Moretti, Opere mondo. Saggio sulla forma epica dal Faust a Centanni di solitudine, Torino, Einaudi, 1994. 12 Cfr. Roland Chollet, Un pisode inconnu de lhistoire de la librairie: la Socit dabonnement gnral , in Revue des Sciences Humaines, n. 141 (gennaio-marzo 1971), pp. 56-109. 13 Alain Vaillant, Balzac et la crise de ldition de romans sous la monarchie de Juillet , in Claude Duchet e Isabelle Tournier (a cura di), Balzac, Oeuvres compltes. Le moment de la Comdie humaine, cit., pp. 39-41. 14 Cos Hippolyte Souverain, che acquisisce i diritti dellopera balzachiana da Delloye e Lecou, in una lettera del 18 agosto 1837: vedi Honor de Balzac, Correspondance, cit., vol. III, p. 493. 15 Alain Vaillant, Balzac et la crise de ldition de romans sous la monarchie de Juillet , cit., pp. 26-36; Isabelle Tournier, Les mille et un contes du feuilleton: portrait de Balzac en Shhrazade, ibidem, pp. 80 ss. 16 Honor de Balzac, Correspondance, cit., vol. IV, p. 752. 17 Isabelle Tournier, Portrait de Balzac en Shhrazade, cit., p. 99. 18 Cfr. Ethel Preston, Recherches sur la technique de Balzac (1926), Genve-Paris, Slatkine Reprints, 1984,
pp. 7-8. 19 Ibidem, pp. 7-11.

20 Cfr. Ethel Preston, Recherches sur la tecnique de Balzac, cit., pp. 30-31. 21 Cos Lucien Dllenbach, Le pas-tout de La Comdie humaine, in Modern
1983, pp. 702-711. 22 Honor de Balzac, Lettres Madame Hanska, cit., vol. I, p. 11.

Language Notes, maggio

23 Honor de Balzac, La Comdie humaine, cit., vol. I, p. 1175 (nota conclusiva alledizione originale delle Scnes de la vie prive, aprile 1830). 24 Honor de Balzac, Lettre Charles Nodier, citato da Max Androli, Le systme balzacien: essai de description synchronique, Lille, Atelier National Reproduction des Theses, 1984, p. 53. 25 Honor de Balzac, Avant-propos alla Comdie humaine, cit., vol. I, p. 19. 26 Honor de Balzac, Lettres Madame Hanska, cit., vol. I, p. 531. 27 Cfr. Giacomo Debenedetti, Verga e il naturalismo, Milano, Garzanti, 1976, pp. 370 e 375. 28 Cos Jean-Claude Carrire nel suo acutissimo Du mythe lhistoire. Gnalogies hroques, chronologies
lgendaires et historicisation des mythes, in D. Auger e S. Sad (a cura di), Gnalogies mythiques, Paris, Centre de Recherches Mythologiques de lUniversit Paris-X, 1998, pp. 47-78. 29 Contributi straordinari per documentazione storica e rigore teorico sono quelli di Donald Maddox, The semiosis of assimilatio in medieval models of time , in Style, 20 (1986), pp. 252-271; Jane H. M. Taylor, Arthurian Cyclicity: The Construction of History in the Late French Prose Romances , in The Arthurian Yearbook, 2 (1992), pp. 209-223; Id., Order from Accident: Cyclic Consciousness at the End of the Middle Ages , in AA.VV., Cyclification. The Development of Narrative Cycles in the Chansons de Gestee and the Arthurian Romances ,

Amsterdam, Royal Netherlands Academy of Arts and Sciences, 1994, pp. 59-71; David Staines, Cycle: The Misreading of a Trope, ibidem, pp. 108-109; S. Sturm-Maddox Donald Maddox (a cura di), Transtextualities: Of Cycles and Cyclicity in Medieval French Literature , Binghamton, Medieval and Renaissance Texts and Studies, 1996, passim . 30 Lefficace sintagma di Donald Maddox, Notes Toward a More Comprehensive Approach to Medieval Literary Cycles, in AA.VV., Cyclification, cit., p. 105. 31 Jane H. M. Taylor, Arthurian Cyclicity: The Construction of History in the Late French Prose Romances , cit., p. 219. 32 David Staines, Cycle: The Misreading of a Trope, cit., p. 109.

Biography, Oxford, Clarendon Press, 1991, pp. 143-145 e Betty Breyer, Introduction a A. Trollope, The Complete Short Stories, vol. I: Editors and Writers, London, William Pickering, 1990, pp. XII-XIII. 37 I intended to write a second part for publication in the event of the first part taking and the tale was framed on this intention : lettera alleditore Longmann del 17 febbraio 1855, citata nel pregevole contributo di Mary Hamer, Writings by Numbers. Trollopes Serial Fiction, Cambridge, Cambridge University Press, 1987, p. 59. 38 Cfr. Mary Hamer, Writings by Numbers. Trollopes Serial Fiction, cit., pp. 1-10 e Tony Bareham, The Barsetshire Novels: A Casebook, London, MacMillan, 1983, pp. xii-xix. 39 Pickwick Papers escono mensilmente tra laprile 1836 e il novembre 1837, e lultimo instalment raggiunge le 40.000 copie: cfr. Robert L. Patten, Charles Dickens and His Publishers, Oxford, Clarendon Press, 1978, pp. 46-68. 40 Alcune testimonianze sono riportate da Mary Hamer, Writings by Numbers. Trollopes Serial Fiction, cit., pp. 57 ss. 41 James R. Kincaid, The Novels of Anthony Trollope, Oxford, Clarendon Press, 1977; Peter Garrett, The Victorian Multi-Plot Novel, New Haven, Yale University Press, 1980. 42 Leonid P. Grossman, Dostoevskij, trad. it., Milano, Garzanti, 1977, pp. 506 s. 1) Infanzia delleroe nei tardi anni Trenta, soggiorno in un pensionato, sua adolescenza e partecipazione a un delitto. 2) Emendamento delleroe in un monastero sotto la guida del vescovo Zadonskij e amicizia con Caadaev, un intellettuale cui fanno abitualmente visita Puskin, Belinskij e Granovskij. 3) Studio analitico del positivismo e dellateismo, primo emergere della convinzione di essere superiore alla massa, contrasti tra grandezza e miseria morale, desiderio di accumulare denaro grazie ai consigli di un usuraio. 4) Crisi delleroe, che diviene umile e viaggia nelle campagne russe. 5) Rinascita del peccatore, ora filantropico educatore delle masse, e sua confessione del delitto al momento di morire 45 mile Zola, Correspondance, a cura di B. H. Bakker e C. Becker, Paris, Editions du CNRS, 1978, vol. I, p. 435. Quanto alle sottocategorie, gli Hros de de lhumanit dovevano ad esempio dividersi in eroi della fede, della ragione, della scienza: cfr. Henri Mitterand, Zola, I: Sous le regard dOlympia (1840-1871), Paris, Fayard, 1999, pp. 480-481. 46 mile Zola, Les Rougon-Macquart, a cura di Henri Mitterand, Paris, Gallimard, 5 voll., 1959-1967, vol. V, pp. 1734 s. 47 Per la formulazione del contratto di Zola si veda Colette Becker, La correspondance de Zola, 1858-1871: trente lettres nouvelles, in Les Cahiers Naturalistes, n. 57 (1983), pp. 164 s.; per le condizioni pi generali delleditoria in rapporto alla ciclizzazione cfr. invece lutile contributo di Lawrence Jones, Periodicals and Serialization of Novels, in Encyclopedia of the Novel , a cura di Paul Schellinger, 2 voll., Chicago-London, Fitzroy Dearborn Publishers, 1998, vol. II, pp. 991-995. 48 mile Zola, Notes gnrales sur la nature de loeuvre, in Id., Les Rougon-Macquart, cit., vol. V, pp. 17431745. 49 Cfr. Auguste Dezalay, Lopra des Rougon-Macquart: essai de rythmologie romanesque, Paris, Klincksieck, 1983, passim . 50 Arnold Gehlen, Studien zur Anthropologie und Soziologie, Berlin, 1963, pp. 64-66.

33 Giuseppe Rovani, Cento anni, in Carlo Dossi, Rovaniana, Milano, 1946, vol. I, p. 267. 34 Giuseppe Rovani, Cento anni, cit., vol. II, p. 36. 35 Giuseppe Rovani, Preludio dintermezzo, in Carlo Dossi, Rovaniana, cit., p. 220. 36 A ragionare sulla nefasta produttivit trollopiana sono John Hall, Trollope. A

43 Lettera a A.N. Majkov del 15 maggio 1869, citata in ibidem, p. 511. 44 Cfr. Leonid P. Grossman, Dostoevskij, cit., pp. 516 ss. Eccone lo schema:

51 Il rilievo di Claudie Bernard, Cercle familial et cycle romanesque dans Le Docteur Pascal, in Les Cahiers Naturalistes, n. 67 (1993), pp. 124 s.

52 Nel caso di Zola, a ricorrere con sistematicit sono i simboli veterotestamentari della caduta e della rinascita, ben studiati da Claudie Bernard, ibidem., pp. 130 ss. 53 Citato da Henri Mitterand, Zola, cit., p. 723. 54 Y. Malinas, Zola et les hrdits imaginaires, Paris, Expansion Scientifique Francaise, 1985, pp. 100-104 nota come le degenerazioni siano maggiori lungo lasse dei Rougon, ci che implica un giudizio di maggiore condanna da parte di Zola e dei genetisti dellepoca circa la tabe morale rispetto a quella meramente fisica . Per Balzac bisogna invece riferirsi a J. L. Beizer, Family Plots: Balzacs Narrative Generations, New Haven, Yale University Press, 1986. 55 Cfr. Nicholas Tavuchis e William J. Goode (a cura di), The Family Trough Literature, New York, McGraw-Hill, 1975, pp. xi-xvi; Marzio Barbagli, Sotto lo stesso tetto. Mutamenti della famiglia in Italia dal XV al XX secolo , Bologna, Il Mulino, 1984, pp. 48 ss.; Wally Seccombe, Famiglie nella tempesta. Classe operaia e forme familiari dalla rivoluzione industriale al declino della fertilit, trad. it., Firenze, La Nuova Italia, 1997, pp. 114 ss.; 56 Unapplicazione delle risultanze del Cambridge Group alla narrativa inglese di secondo Ottocento stata tentata, non senza difficolt, da Penny Kane, Victorian Families in Fact and Fiction, New York, St. Martins Press, 1995, in particolare cap. II, Time and Thought, pp. 16-36. 57 Patricia Drechsel Tobin, Time and the Novel. The Genealogical Imperative, Princeton, Princeton University Press, 1978, pp. 10-11. 58 Sophie Gilmartin, Ancestry and Narrative in Nineteenth-Century British Literature. Blood Relations from Edgeworth to Hardy, Cambridge, Cambridge University Press, 1998, p. 3. 59 Andr Jolles, Forme semplici, trad. it., Milano, Mursia, 1980, pp. 71 ss. Poco sopra, il riferimento a Joseph Rykwert, La casa di Adamo, trad. it., Milano, Adelphi, 1972. 60 Lipotesi stata documentata da Margherita Karen Hassan, Famiglia e identit nella letteratura ebraica italiana tra il 1870 e il 1938, Diss. di Dottorato, A.A. 2000-2001, nel presupposto che i ghetti significassero isolamento e reclusione ma altres preservazione identitaria e continuit generazionale: di qui la funzione compensativa di romanzi genealogici come i Moncalvo di Enrico Castelnuovo. 61 Giuseppe Pitr, Sui canti popolari (1868), citato da Giuseppe Cocchiara, Storia del folklore in Italia, Palermo, Sellerio, 1981, p. 155. 62 Cfr. la lettera di Verga a Emilio Treves del 19 luglio 1880, in Gino Raya, Verga e i Treves, Roma, Herder, 198, p. 51: Saremo a Roma fra le quinte della Camera collOnorevole Scipioni, e infine a Firenze collUomo di lusso . 63 Sintagmi estrapolati dalla famosa lettera inviata dal Verga a Salvatore Paola il 21 luglio 1878, in Federico De Roberto, Casa Verga e altri saggi verghiani, a cura di C. Musumarra, Milano, Garzanti, 1958, p. 227. 64 Lettera inviata dal Verga a Treves il 24 marzo 1882, in Gino Raya, Verga e i Treves, cit., p. 69. 65 Lettera di De Roberto risalente al marzo 1891, citata da Antonio Navarria, Federico De Roberto. La vita e lopera, Catania, Giannotta, 1974, p. 85. 66 Frank I. Caldarone, Federico De Roberto continuatore dellopera verghiana, in Italica, LXIV (1987), n. 2, pp. 21-42 e Id., Il ciclo dei Vinti da Verga a De Roberto, Ravenna, Longo, 1992, p. 14 ss. 67 Lettera a Ferdinando Di Giorgi del 15 settembre 1989, in Federico De Roberto, Romanzi, novelle e saggi, a cura di Carlo A. Madrignani, Milano, Mondadori, 1984, p. 1725. 68Lettera del 18 luglio 1891, dove il riferimento sempre allIllusione (ibidem, p. 1731). 69 La teoria della Grenzreaktion stata formulata da Helmut Plessner in Lachen und Weinen. Eine Untersuchung der Grenzen menschlichen Verhaltens, in Id., Gesammelte Schriften, Frankfurt a.M., Suhrkamp, 1982, vol. VII, pp. 201 ss. 70 Per ragioni di economia, non discuto del caso Buddenbrook, limitandomi a rinviare il lettore agli studi di Henry Hatfield, Thomas Manns Buddenbrooks: The World of the Father , in Id. (a cura di), Thomas Mann: A Collection of Critical Essays, Englewood Cliffs, Prentice Hall, 1964; Hugh Ridley, Thomas Mann: Buddenbrooks, Cambridge, Cambridge University Press, 1987; Martin Swales, Buddenbrooks: Family Life as the Mirror of Social Change, Boston, Twayne, 1991. A opinione delletnologo Francis L. K. Hsu, Kinship and Culture, Chicago, Aldine, 1971poich ogni famiglia nucleare si fonda su unalleanza diadica tra le otto teoricamente possibili (marito/moglie, padre/figlio, padre/figlia, madre/figlio, madre/figlia, fratello/fratello, fratello/sorella, sorella/sorella), i Budddenbrooks attiverebbero in modo sistematico la combinazione padre/figlio, i cui tratti funzionali sono la continuit, linclusivit, lautorit, la asessualit ci che esclude il ruolo della passione, induttrice di funzioni opposte. Patricia Tobin Drechsel, Time and the Novel, cit., pp. 63 ss. ne ha evinto che i Buddenbrooks siano il romanzo pi orientato verso il genealogical imperative: mastering strategies quali la patrilinearit, il latitare del milieu extra-familiare dai segmenti descrittivi e lesito negativo di ogni diversione da essa (di generazione in generazione, il passaggio dalla salute alla malattia, dallintuizione allautocoscienza, dallestroversione allintroversione, dal giudizio critico al non-discreto della musica) ne sarebbero unevidente manifestazione, interpretata dalla Drechsel come una difesa estetica contro il disordine.

71 Ho consultato a questo proposito Bruce Lowery, Marcel Proust et Henry James, Paris, Plon, 1964 (cap. La notion architectural, pp. 237-246); Y.E. Clogenson, Le thme de la cathdrale dans Proust, in Bulletin de la Socit des Amis de Marcel Proust, n. 14 (1964), pp. 152-159; Jean Rousset, Forma e significato, trad. it., Torino, Einaudi, pp. 238-241; Jean-Yves Tadi, Proust et le roman, Paris, Gallimard, 1971 (cap. IX, Architecture de loeuvre, pp. 236-292). 72 Jean Rousset, Forma e significato, cit., pp. 238 s. 73 Cos Proust, in una lettera del 18 maggio 1919: Marcel Proust Gaston Gallimard, Correspondance, a cura di Pascal Fouch, Paris, Gallimard, 1989, p. 165. 74 Donata Meneghelli, Una forma che include tutto. Henry James e la teoria del romanzo, Bologna, Il Mulino, 1997, in particolare pp. 135 ss. 75 Henry James, Honor de Balzac, in Id., Literary Criticism, a cura di L. Edel, New York, The Library of America, 1984, vol. II, pp. 106 s. (trad. it. Tre saggi su Balzac, Genova, Il Melangolo, 1988). 76 Cos, essenzialmente, Yi-Ling Ru, The Family Novel. Toward a Generic Definition, New York, Peter Lang, 1992, pp. 5-40 e Nicholas Hewitt, Roman-fleuve. Series and Novel Cycles, in Paul Schellinger (a cura di), Encyclopedia of the Novel, cit., vol. II, pp. 1110-1112. Per la metafora del roman-fleuve cfr. Tiphaine Samoyault, Excs du roman, cit., pp. 76 ss. e Philippe Hamon, Expositions . Littrature et architecture au XIXe sicle , Paris, Jos Corti, 1989, pp. 29 ss. 77 Citato da Alec Frchet, John Galsworthy. Lhomme, le romancier, le critique social, Paris, Klincksieck, 1979, p. 180 e Sanford Sternlicht, John Galsworthy, Boston, Twayne, 1987, p. 23. 78 Philip Thody, The politics of the family novel: is conservatism inevitable?, in Mosaic, n. 3 (1969), p. 89. 79 Per unapologia dellomeostasi cfr. Yi-Ling Ru, The Family Novel. Toward a Generic Definition, cit., p. 187; lidea non manca di avalli teorici da parte degli stessi autori di romanzi ciclici, John Galsworthy innanzitutto, che dichiarava come my chief merit is balance: cfr. Arnold Bennett, Books and Persons: Being Comments On a Past Epoch 1908-1911, London, Chatto&Windus, 1917, pp. 215-216; Peter Marchant, The Forsyte Saga reconsidered: the case of the common Reader versus literary criticism, in Western Humanities Review, n. 24 (1970), pp. 221-229; Jacqueline Banerjee, Galsworthys dangerous Experiment, in Anglo-Welsh Review, n. 24 (1974), pp. 135-143. 80 H. V. Marrot, The Life and Letters of J. Galsworthy, London, 1935, p. 479. La dichiarazione epistolare del 1915. 81 Dati forniti da John Fisher, The World of the Forsytes, New York, Universe Books, 1976, passim . 82 Da una lettera di Galsworthy del 1914, citata da Alec Frchet, John Galsworthy. Lhomme, le romancier, le critique social, cit., p. 315.