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Presentazione della raccolta di poesie

Giovanni Testori
Poesie 1965 - 1993
a cura di Davide Rondoni Oscar Mondadori, 2012 intervengono

Sandro Lombardi, attore Davide Rondoni, poeta, curatore del libro

coordina

Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano

Sala Verri di via Zebedia 2, Milano Marted 13 marzo 2012

Via Zebedia, 2 20123 Milano tel. 0286455162-68 fax 0286455169 www.cmc.milano

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Giovanni Testori. Poesie 1965-1993

CAMILLO FORNASIERI: Ringraziamo molto Davide Rondoni che arriva adesso da una tourne negli Stati Uniti, e un grazie a Sandro Lombardi. Il Centro Culturale di Milano qui insieme a Mondadori, casa editrice con la quale svolge alcuni rari ma preziosi momenti di lavoro e di riflessione a partire dallo studio di alcuni libri. Questa sera abbiamo loccasione di presentare, di raccontare e di ascoltare - anche con interventi da parte vostra, se ve ne possono essere - questa proposta di rilettura della poesia di Giovanni Testori. Il libro raccoglie in forma antologica completa lopera poetica di Testori, in un arco di tempo che va dal 1965 al 1993. Raccoglie essa in diverse sillogi, una per libro, rappresentando cos unoccasione preziosa per entrare e contribuire, credo, a quel movimento continuo di attenzione attorno al pensiero di Testori, di cui si parla nell'introduzione. Ci avviene attraverso le varie espressioni artistiche - soprattutto teatro - a cui Testori ha voluto aderire e con cui ha voluto parlare al mondo di s e della sua esperienza. Questa antologia curata da Davide Rondoni, c' anche una bella nota biografica di Fulvio Panzeri, che fa un po' il punto anche sulle conoscenze bibliografiche, sugli studi e sulle raccolte di tutti i documenti che appartengono alla vita di Testori, che sono anche in parte nella Fondazione Arnoldo Mondadori. La Regione Lombardia ha contribuito nel recupero, nell'acquisto e nella messa in pubblico di questi. La poesia sembra aver accompagnato tantissimo tempo della vita di Giovanni Testori, ha abbracciato un arco di tempo molto ampio. Se abbiamo in mente in qualche modo i suoi racconti, i romanzi, le opere teatrali, le serie e gli incontri della sua vita, possiamo anche leggere in filigrana, in questo tessuto profondo, un'espressione che anche io ho incontrato da giovanissimo, riprendendo in mano il libro. molto importante rivedere anche le primissime impressioni di chi magari ha letto tempo fa alcune parti poetiche. L'introduzione di Rondoni molto bella, molto intensa, per nulla posata ma completa. Lancia alcune provocazioni su cui poi torneremo e cercheremo di tessere un po' anche un quadro, di trattenere il senso, anche sulla forma che nella poesia si esprime in Testori. Cercheremo appunto di sostare su alcuni significati di una figura che, anche a livello poetico, come se di primo acchito ci paresse unica, ma a volte a margine, o non collocabile, come se ci fosse un problema storico in cui ciascuno deve avere degli addendi che appartengono al suo tempo. Certamente questa una domanda giusta, ma occorre andare dentro, occorre ascoltare, occorre capire questa forza di soggetti. Occorre andare al fondo in una maniera autentica e trovare forse una statura e una classicit e una modernit in Giovanni Testori che ancora oggi, credo, il panorama degli studi, della scuola, del mondo culturale non riesce a cogliere, non riesce a riconoscere.

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Tuttavia, credo che qualsiasi lettore sia molto colpito dalla bellezza, dalla bravura e dalla novit di questa lingua. Ma quindi, avendo con noi Sandro Lombardi, che abbiamo osato un po' disturbare, sar dunque una grande offerta di ascolto e di riflessione: partiamo dunque dal sentirlo. Le poesie di Testori possono essere anche lette nel silenzio della propria parola, ma devono anche avere la tenuta pubblica, la tenuta della poesia quando viene detta insieme. Dunque, lui ha scelto tra queste opzioni di antologia una sua lettura, lui che stato un interprete e ha cercato questo incontro con l'autore e lo ha portato in tutte le piazze teatrali per essere conosciuto.

SANDRO LOMBARDI: Da I Trionfi (1965), VIII. La calma, dolcissima caduta dei cementi

La calma, dolcissima caduta dei cementi; la caduta solenne delle case, dei petali di fuoco che i raggi rimandano dai vetri; lantica, fatale caduta delle piazze sulle strade, delle strade sulle piazze, dei nodi di radice e strame, gi, dentro il corso dellacqua, non per cercare nutrimento o vita ma solo pace o forse linvocata, attesa morte; lantica caduta dei platani e dei pioppi nelle falde solenni della terra che lacqua sfiora e lascia, come tutto qui, sia onda, amore o anche disumana, impudica menzogna; la dolce, calma, progressiva caduta dei secoli nei secoli e millenni, il rumore vano che lascia dietro di s il mondo ed il silenzio;

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non pi e non diverso da quello che s aperto in me, per te, proprio come di ci che stato o sar, per sempre E cos, bench insieme, dal silenzio nel silenzio infinito del frastuono; verso dove, da dove? Pensa che questa strage o accozzaglia terribile Di chi va e viene, sia ferma, anche se mobile, per sempre o forse gi passata anche se esiste; pensa che non sia pi prigione, cieca cancrena di motori, anime e onde, ma stasi possibile?dici. Sospiri di labbra appena nate; timide, supreme gioie Nella calma ondulante del gran fiume Si rovescia la lucente figura che sincarna nel tuo sangue, il suo slancio di folgore, per me e per quanto, con me, avr quaggi o non avr pi mai un senso. Brucia ogni istante londa Intorno alla tua fiamma; ti ronzano alle spalle bellezze delicate, vergini, fatui albori

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di questo lento meriggio di febbraio dolce la Senna ti sfigura, rovesciato, ondulato da brividi continui e sussulti; lincendio dei capelli sattizza, piano, piano, anche al gran fiume, ne illumina con furia la fangosa ampiezza e divampa, donda in onda, fino a raggiungere, di colpo, laltra riva perch tutto, amore, si parte, qui, da una sola sponda per giungere poi a unaltranon che sia sempre cos, Senna, Acheronte; nessun traghetto porta pi con certezza ferma da una allaltra riva, ma il sangue, il caro, amato e disamato sangue s, e la ragione inconoscibile ed eterna che reca in s di madre in madre, perch siano altre madri, sempre, ed altri figli; e perch qui non finisca, n oggi n domani, la storia dolorosa, lantica, cupa storia dellonda, da come parte a come arriva per tramutarsi nuovamente in lagrima di Dio, nascita,

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bestemmia

Da I Trionfi (1965), Intermezzo, XIII. Mia citt

Mia citt, mia dolente patria che ti stendi assembrata nelle nubi della notte; mia cupa madre di cemento che ti sdrai nei letti, gi, nellombra, nellinfinita ombra delle case diverse una per una, unite tutte nella gioia mesta della fine di un giorno che s chiuso e mai sar pi eguale, come ogni cosa e te che pur trionfi da secoli sulle scabre rovine del furente tuo passato, sullincerta e cupa volont del tuo presente; mio nulla nella grigia polvere grigia che tavvolge, ora che in te un tesoro antico e nuovo dorme e mille, infiniti per altri infiniti mille; ora che palpita il cuore dei vermi eretti in ombre umane e lo strame, la spasmodica crosta dellidiota esistenza

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pulsa nel silenzio pel trionfo quotidiano degli sposi e dei giovani amanti e degli annebbiati ciechi e stanchi, ora, ora che gemi e muori, infinita e superba, nei rivoli di sangue che fermentano le verdi folgori sugli alberi

Da Lamore (1968), XLI. Ecco Ecco: il taxi si ferma: lHopital Beaujon. Arriva anche per noi Lora dellultima pazienza; la stazione di lacrime seconda la prima fu quando tremando uscisti fiori di bile e di veleno gettando dalla bocca attorno alla curiosa opacit di chi passava ed ora la sala bianca, grigia; il legno, ora, anche per noi; lindegna croce; (ma, forse, chi fu sullaltra crocifisso comprende gi nel suo indicibile silenzio e volge su di te lo sguardo di piet e perdono).
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Linfermiera sfrontata e indifferente; i feriti che attendono soccorso ma cos pronto qui se non il transito dil dellesistenza verso lombra?

O amore disperato, amore mio che troppo ho amato, riposa sulla sedia; la testa sul tavolo di zinco, fa del mio braccio il tuo povero cuscino. Sar una lunga attesa, terribile per me che tutto di me offro in cambio della possibile speranza. Cadono dalla tua fronte Perle che tasciugo; sbianchi

Non disperare. Forse per noi il ciclo ancora non si chiude; forse pi a lungo dovremo noi soffrire e meritare, accettando anche questo e il limite dellessere varcato per penitenza disperata, la pace che gi invade

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gli altri morti.

Ecco: il tuo turno. Il medico mi lascia. Entro con te, tenendoti per mano, nel limbo del giudizio.

Da Lamore (1968):

O la tua bocca, amore, quando la notte scendeva immensa su Parigi e il mondo era vivente e morto; su di me la bocca, mio airone, mia gironda; il bacio che il corpo percorreva e ancora lo percorre, dopo tantanni qui, flauto, violino; la bocca timbrica, felice, lestro di cervo acceso, disperato, felice la tua bocca, il bacio felicissimo, la luce, la furia del tuo gaudio, la subita clemenza del tuo riso,
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la vita, il paradiso

Da Alaine (1971): La stanza, una casa al sesto piano; una folata di vento che si ingolfa nel cuore piano, piano. Un lenzuolo che copre il viso insanguinato Il sudario di Cristo per questo impossibile peccato. Perch dobbiamo dire: Il nostro regno non c pi? stato? Ti chiedo la carit, non avevo da dare che questo, come un mendicante ho ricevuto quel che non avevo meritato. Tutto accaduto troppo presto, tutto stato pi rapido di un fiato.

Non illuderti, non so trasformare il sangue in vino, sono un maschio paterno, non c in me niente di sacro e di divino. Posso solo darti, come prova dellamore che ti sfido, la mia ferita ultima suicida.

Nella vita non incontrerai pi nessuno,


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il miracolo non si ripete, uno.

Ti ho bagnato col mio sangue, ti ho seguito con la mia demente croce. Parla tu per me, difendimi tu davanti a lui. Io non ho pi voce

Ti ho amato con piet, con furia ti ho adorato, ti ho violato, sconciato, bestemmiato; tutto puoi dire di me tranne che ti ho evitato.

C. FORNASIERI: Grazie Lombardi, anche perch la scelta sua e cera un cammino, cera gi una conoscenza cui siamo invitati. Io chiederei adesso a Rondoni di parlarci un po della genesi di questo lavoro con Mondadori e anche di alcune cose che ha voluto dire nellintroduzione, molto interessante, su cui sarebbe bello discutere anche con altre persone, oltre che con il nostro ospite. Rondoni dice: Il medesimo tornare di Testori su capolavori del passato per riscriverne gli abissi, per ricavarne altri estremi succhi ed echi, il segno di uneredit accolta con febbrile entusiasmo: ovunque sia passata lala della grandezza. Poi per dici anche di una presenza barbara che rompe i canoni in Testori, quasi per generare una nuova civilt, e la poni un pocome un elemento di fine di un tempo, di sbriciolamento di tutti questi soggetti, di questa storia che diventa subito un insieme di fatti vivi del nostro presente, anche per chi non conosce la cultura di Testori, il suo desiderio di storia, di capire la storia, la sua affezione ad essa. Alfieri, tutti gli scrittori, i pittori sono per lui un giudizio che per noi diventava spunto di conoscenza nuova di questi autori e allo stesso tempo di una coincidenza storica, di una forza del tempo che arrivava, che arriva qui nel nostro oggi. Per, come punto di partenza dici: Testori fu uno che sentiva sanguinare gli occhi nel fissare le cose, il reale.

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Ascoltando le parole cos come Lombardi ce le ha rilanciate si coglie una grandissima bellezza, non nelluso della lingua, ma nellespressione di cose che diventano vive e continuano a ripetersi, come se non ci fosse un inizio e una fine nella poesia. Ci d limpressione di sostare di fronte a delle cose reali. Vorrei che tu ci raccontassi un po anche del debito personale con cui hai scritto questa introduzione, forse facendo anche unopera di rilancio di Testori poeta, tu che sei poeta. Mi piacerebbe anche che raccontassi un po lo snodo culturale, letterario di Testori che si evince dalla sua poesia. DAVIDE RONDONI: Innanzitutto grazie, buona sera. Questo un libro che stato voluto dalla casa editrice, non so quanto in combutta con Alain. Credo che Alain sia stato forse il primo ispiratore di questa azione che Mondadori ha voluto fare e, devo dire, meritoria che poi ha chiesto a me di fare. stata unidea loro, non mia e che io ho affrontato, non essendo un critico di mestiere, cercando di fare una lettura che fosse al tempo stesso personale, non poteva essere che cos, ma che cercasse di rendere ragione di perch una voce come quella di Testori venisse considerata. Prima di tutto volevo fare dei piccoli ringraziamenti, sia alla casa editrice che ha avuto, in un momento non facile per la poesia in generale, il coraggio di questo libro. Ad Alain, come ho detto, sicuramente a Fulvio Panzeri, che quello che nella magmatica materia testoriana uno di quelli che si sa muovere meglio. Testori un autore incasinatissimo, nel senso che proprio scriveva, riscriveva le poesie, le ha pubblicate pi volte in libri diversi, insomma uno abbastanza caotico, quindi era difficile ricostruire anche semplicemente le edizioni, e per questo devo ringraziare anche gli amici dellAssociazione Testori che sono stati molto disponibili con il loro fondo a fare ordine, non semplice. Grazie anche ad Isabella Serra che mi ha aiutato, anche praticamente, nel fare il libro. un libro di scoperta perch effettivamente la voce di Testori poeta, riconsiderata cos nel suo insieme, emerge con una forza che magari si dava per scontata. Si conosceva gi e invece riproposta, io lho visto anche nella lezione avuta da alcuni nuovi lettori, cio persone che non conoscevano niente della poesia di Testori, stata recepita come una novit, una grande scoperta. una grande scoperta perch da una parte, facile dire di Testori che di lui si sente la mancanza. Per esempio, quando son stato a veder la prima di quellorrendo spettacolo di Raffaello Sanzio sul concetto di volto di Cristo, non tanto lo spettacolo che abbastanza modesto, e l si sentiva la mancanza di un drammaturgo come Testori, ma nel dibattito fatto dopo dal mondo culturale e teatrale milanese, questo si sentiva.

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Quello che invece io credo oggi si senta di pi la presenza di Testori, pi che la mancanza, e questo libro ne un piccolo segno. Non solo il lavoro teatrale di Sandro e di altri rende Testori presente in questo momento, ma ci sono degli elementi della presenza di Testori che questo libro come se agglomerasse, come se coagulasse, ma che di fatto ci sono, ne provo a dire alcuni. La prima cosa veniva accennata anche prima da Camillo. Riprendendo alcune cose nellintroduzione: Testori sicuramente uno di quegli autori che ha sentito, ha vissuto, ha vissuto i problemi su di s innanzitutto. Non era un intellettuale che viveva i problemi come se fossero degli altri, non era un intellettuale che analizzava i problemi della societ o della cultura, Testori uno che parlava dei suoi problemi, come tutti i poeti in realt. Nei suoi problemi viveva la fine di unepoca, di unepoca letteraria, di unepoca di consuetudini letteraria, di unepoca di gerarchie letterarie, di luoghi comuni letterari e di stili letterari e ha vissuto dentro di s, addosso a s la fine di tutto questo a anche il possibile re- inizio, di cui anche lui stesso era anche un po stupefatto. Credo che uno dei motivi della generosit di Testori nella scrittura sia come quando uno si sorprende di una ricchezza che non pensava di trovare. Io dico che Testori allinizio come un Petrarca devastato, per dire che quello che stato, come lo definiva laltro mio grande maestro, Mario Luzi un lungo dispotismo mite di Petrarca sulla letteratura italiana, come se fosse arrivato nella seconda parte del 900 a un esaurimento. Nella seconda parte del 900, i poeti che stanno emergendo di pi son quelli che sono fuori dal cono di luce, dallabbagliante cono di luce petrarchesco: penso a Rebora, penso a certe cose di Caproni, e a Testori stesso cio sono autori che in qualche modo non appartengono a quella linea. Testori sentiva che era come se quella tradizione avesse toccato i suoi punti finali, e sentiva dentro di s uno strano fiorimento di qualcosa di nuovo. Il discorso qui sarebbe lungo, giustamente nota Panzeri, e lo riporta nellintroduzione. I Trionfi escono nel momento in cui Testori scrive lintroduzione ai Memoriali milanesi, cio nel momento in cui quella che sembrava essere la cifra del realismo aveva invece trovato un teatro pi vasto in cui esprimersi, ma questo lo lascio ad approfondimenti culturali e letterari pi forti. Testori ha trovato nei Memoriali milanesi una sorta di nuovo nutrimento allesaurimento di rapporto con la realt nella letteratura come gli era stata consegnata, letteratura di cui lui era stato protagonista, bisogna ricordarsi di questo. Testori scrive poesia dopo un po di silenzio ma un autore gi consacrato come narratore e quindi emerge con una necessit nello scrivere poesie, e, so che questa fonte una fonte importante, non a caso alcuni critici pi avvertiti, Vigorelli, Carlo Bo, questo lo notano subito.

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La prima cosa questa devastazione finale di una tradizione che era arrivata al capolinea e che Testori sente arrivata al capolinea in s, nella sua scrittura, e di cui trova un possibile re inizio. Laltra cosa che la lingua di Testori al tempo stesso impudica, nel senso che non si vergogna di essere lingua, di essere lingua italiana, di essere lingua nutrita di tutte le linfe latine, medioevali, lombarde e dialettali, quindi impudica nelloffrirsi, nel darsi. Al tempo stesso una lingua capace di pudore, di grande mancanza di pudore e quindi anche di pudore. E questo uno dei motivi per cui la lingua di Testori, lopera di Testori rappresenta nel secondo 900 una delle grandi chance di novit, di ripresa rispetto allesaurimento di una tradizione che aveva ricercato nello sperimentalismo una nuova via e non laveva trovata, o rispetto anche allesaurimento di una tradizione letteraria pi forte petrarchesca che veniva prima. Testori rappresenta una possibilit come, lo dicevo prima, la rappresentano altri autori. Io mi ricordo benissimo quando andavo a trovarlo in via Brera e lui mi diceva: Io sto leggendo Caproni. Come altri autori, Caproni uno di questi che nel secondo 900 hanno rappresentato unaltra chance, chance di uscire dal petrarchismo di lunga gittata ormai esaurito, e di non inaridirsi nelle secche della neoavanguardia e dello sperimentalismo fine a se stesso. Infatti, in Testori non c nessun formalismo, pur essendoci un trionfo della forma, come invece accade in alcuni autori successivi dove c un ritorno formalistico, c un andare contro violentemente a qualsiasi maschera, compresa qualsiasi maschera letteraria. In questo senso una presenza barbara cio che non rispetta gli statuti dati, non gliene frega niente dellimpero, unaltra cosa. Infine, c un aspetto che a me colpisce, soprattutto in questo momento: la nostra unepoca verbosa, verbalissima, cio, mentre tutti pensavano che la nostra sarebbe stata lepoca dellimmagine, invece come ci accorgiamo tutti, e non solo per gli strumenti di comunicazione che usiamo, questa unepoca della parola, delle parole a vanvera ma delle parole. Non c mai stata tanta coazione a leggere e a scrivere come in questo momento. In un momento dove la parola ha trovato forse il suo aspetto pi superficiale, la sua esperienza pi laminare, pi filiforme, pi esangue, pi facile, pi immediata, la parola di Testori, anche ad ascoltarla stasera ci si accorge come sia una parola-gesto; non appena per laspetto drammaturgico che lui si portava sempre dietro, ma come per lattesa che la parola sia un gesto, non sia riducibile mai a una chiacchiera, a discussione, a opinione, che sia una parola evento, che sia una parola carne, che sia una parola fatto, che succede. Questo, in unepoca come la nostra ha uno strano effetto, quasi da contraccolpo, perch noi siamo in unepoca di chiacchiere, unepoca di parole, unepoca parolaia e anche scritturaia.

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Ero in Canada in questi giorni, e il Canada un popolo silenzioso, un popolo che, siccome va tutto bene l, non parla: hanno il petrolio, i treni funzionano, stanno bene, l non parlano, non hanno niente da dire; quando uno parla troppo dicono che un vocal oppure che un opinionated cio che ti lasci andare a parlare troppo. La nostra sicuramente unepoca molto vocal e molto opinionated . La parola di Testori emerge come tutta unaltra tensione, irriducibile al vocal e allopinionated: una parola-fatto, una parola-gesto, una parola-movimento, e questo uno degli aspetti che oggi si avverte di pi, che incontra immediatamente anche chi non ha nessuno dei retroterra che Testori aveva chiaro che Testori veniva da una grande storia letteraria italiana degli anni 40, 50, dalle grandi discussioni sul Corriere della Sera, dallo scontro a distanza con Montale che non voleva far pubblicare la recensione ai Trionfi sul Corriere della Sera. Veniva da un milieu culturale che Testori conosceva benissimo. Ecco, anche chi non ha tutta questa storia alle spalle, e non deve averla per forza, ha per la possibilit di incontrare nella parola di Testori qualcosa oggi di assolutamente forte, di assolutamente controtempo, rispetto appunto a unepoca di questo genere. Vi cito un video che avevo visto molto bello dove c Lo Ferr che canta una poesia di Testori: Testori si commuove (tra laltro una registrazione TV, non so se francese o svizzera) sentendo Ferr che canta questa sua canzone, e alla fine Ferr fa un suo Jaccuse. Ferr ha usato questa espressione molto bella: Io odio i poeti che prendono le parole con le pinzette. Oggi c molta poesia fatta con le pinzette, sicuramente Testori era un chirurgo della parola - non usava le pinzette, usava il bisturi, usava la precisione formale assoluta -, ma le pinzette indicano quella strana distanza che metti tra te e le parole, o tra le parole e la realt, scegliendole come si fa con le ali morte delle farfalle. Testori era assolutamente contrario a questa cosa: laltro tipo di operazione (altrettanto precisa, altrettanto fine, ma completamente di segno diverso) non erano le pinzette, ma se mai appunto era il coltello, il bisturi. Da una parte, come dicevo prima, Testori sente dentro di s la fine e un possibile inizio, e questo lo continua a sentire sempre: non che a un certo punto finisce la fine e inizia solo linizio, sempre insieme la cosa, perch, in questo senso, un uomo completamente della sua epoca, di unepoca che forse non pi la nostra, anche se sono passati solo pochi anni. E unepoca in cui gli spiriti pi acuti hanno sentito questo, hanno patito questo su di s: possiamo dire che tutta la modernit sente unenorme fine e forse una possibilit di un inizio. E Testori continuamente dentro questa cosa. Se penso non solo alla mia personale esperienza, ma anche a tante altre esperienze di poesia che vedo adesso, che conosco adesso e che non hanno tutto questo bagaglio alle spalle, mi accorgo che c una cosa che sicuramente Testori continua a dire, continua a indicare come sfida (non per forza come maestria Testori tra laltro sempre stato un maestro, un po senza volerlo, non era

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uno che tendeva allaccolitato, diciamo cos), c una cosa che lui evita, che continua ad indicare anche alla poesia contemporanea (anche se non ha alle spalle tutte quelle vicende dette prima) ed appunto questo fatto - secondo me importantissimo - che lui ha fatto vedere un poanche nelle altre arti, nel teatro, nella pittura, nella critica dellarte: cio che larte diventa vera nel momento in cui si sta per negare, una forma darte diventa autentica o interessante quando l l per diventare qualcosaltro e non lo diventa. Quando l l, quando sente tutta la insufficienza di quello che , ma anche tutto il destino di essere quello che , questo quello che ho imparato. Qui ci sono persone che possono parlare di Testori molto meglio di me, i miei sono solo un po di appunti personali e un po disordinati, quindi chiedo aiuto a chi pu aggiungere qualcosa di chiarificatore; per questa una cosa che mi rimasta molto in mente nel lavoro con lui (e pi che con lui personalmente con la sua opera), ossia che unopera darte trova il suo momento di verit, di autenticit quando l l per negare se stessa, quando una poesia come se non sembrasse pi una poesia, quando un teatro l l per non sembrare pi un teatro, o una critica dartema rimanendo quello. E una strana vertigine che al tempo stesso una maledizione, una condanna, un destino, unofferta dellarte che rimane se stessa. Nel momento in cui lui ha vissuto, probabilmente questo era anche dovuto al fatto che molti pensavano che larte dovesse diventare qualcosaltro: sociologia, politica, decorazione, consolazione, terapiatante altre cose. Lui, invece, lo trovo sempre molto interessante e anche molto sfidante: unopera darte tale nel momento in cui l, nel momento in cui sente la propria crisi (ma rimane se stessa), che trova la sua verit, il suo destino nel mondo. E questa unaltra cosa che credo sia interessantissima, tanto pi in un momento in cui, oggi, larte ancora valutata come se dovesse diventare altro da quello che . Nei suoi scritti sulla poesia, quando gli danno il premio Bchner, un grande poeta, Paul Celan dice: La poesia continua a esistere perch mostra la maest della presenza di questo assurdo che luomo. Un assurdo maestoso una cosa strana, per solo larte che parla di assurdo maestoso delluomo e non c nessunaltra lingua che possa parlare di questo e che riesca a ricordarcelo. Credo che Testori abbia avuto anche questa grande funzione di sentinella - nel suo teatro si vede benissimo-. Ci si potrebbe chiedere: Ma teatro o non teatro?. teatro. E sei sempre costretto a dirlo, anche quando ti sembra che stia diventando qualcosaltro. I Trionfi, che sono una completa non-poesia Novecentesca, non a caso, quando sono apparsi, lasciarono tutti un po interdetti: Chiss da dove viene questo qui, con questa cosa magmaticaPolmone. Poi I Trionfi, questo titolo cos petrarchescocos questa cosa?. Questa cosa poesia. In questa strana crisi che per conferma, e fa crescere: non a caso gli artisti che lui amava e su cui poi scriveva erano spesso artisti con questa connotazione (ad esempio Czanne, Michelangelo, ma anche tutti i poeti minori di

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cui si occupato). E questo credo sia uno dei suoi grandi insegnamenti perch molto facile per un artista pensare di diventare veramente artista uscendo dallarte.

C. FORNASIERI: Invito anche, vedendo alcuni amici molto pi autorevoli di me, ad intervenire. Io volevo solo rilanciare a Sandro Lombardi una sua comunicazione che riguarda la rilettura di questa poesia di Testori che ha fatto per noi ora, lui che ha scoperto, o quantomeno lanciato la parola teatrale di Testori, soprattutto di alcuni testi come Conversazione con la morte, o come Post Hamlet. Volevo chiederti: questa tua rilettura della poesia di Testori come ti ha trovato, e, in secondo luogo, ci sono tanti temi nella poesia di Testori, ma laspetto di s e di io profondo non ci sono. Poesia intimista? Una poesia personale? Una forma che ha dedicato solamente a se stesso e che non poteva dire con altri mezzi?

S. LOMBARDI: Escluderei subito lipotesi della poesia intimista, e anche quella di un diario privato, come spesso tanti poeti fanno. No, la poesia di Testori pubblica, pubblica fin dallinizio, come anche pubblico il suo teatro, come lo il suo essere nel mondo, il suo modo di fare il critico, di fare lo storico dellarte antica, o lo storico militante dellarte a lui contemporanea. Per, dopo le bellissime cose dette da Davide Rondoni, io vorrei dire delle cose molto semplici: consigliare a tutti la lettura di questa bellissima antologia perch lho ricevuta settimana scorsa dovevo scegliere le poesie per questa serata e quindi me la sono letta tutta dallinizio alla fine. Ovviamente conoscevo gi bene le poesie di Testori, le ho lette e rilette nel corso degli anni, soprattutto quando era uscito il secondo volume delle opere complete Bompiani (che mi pare risalga ormai a pi di dieci anni fa, forse addirittura quindici). Questa rilettura mi ha riaperto gli occhi, mi ha fatto ripensare e rivedere anche tante cose che credevo che per me fossero assodate. La lettura di questa antologia sostanzialmente ci mette di fronte a due problemi: che cos la poesia di Testori, in rapporto alla poesia italiana della seconda met del Novecento, e come mai la societ del teatro, lambiente del teatro e il mondo ufficiale e accademico, a parte poche eccezioni tu ricordavi prima Bo e Vigorelli , non ha preso eccessivamente in considerazione Testori. Testori assente in quasi tutte le principali antologie sulle quali mi sono formato da ragazzo negli anni universitari e successivi: non presente nellantologia di Sanguineti, non presente nellantologia di Gianfranco Contini, non presente nellantologia di Pier Vittorio Mengaldo. Sembra che non lo si volesse ammettere, come se fosse considerato un caso a parte. Questa antologia fa molto riflettere e ci mette di fronte una voce poetica tra le pi alte della seconda met del Novecento italiano che ancora come se non avesse un eccessivo diritto di cittadinanza nellambito della poesia. Anche in teatro non crediate che le cose siano troppo pi facili, perch ancora ci si scontra con critici che si

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rifiutano di venire a vedere spettacoli su testo di Testori (posso anche fare nomi: da Masolino D'Amico a Franco Cordelli, La Stampa e Corriere della Sera); ci si trova ancora di fronte a direttori di teatro che dicono: No, Testori col pubblico non funziona, non va bene, non si pu fare. Comunque, ritornando alla poesia e qui forse Davide pu spiegare meglio di me il perch di questa pervicace e accanita ostilit una voce cos bella: insomma l'avete sentita, non ho io gli strumenti per dire perch sia cos bella, ma io so che bella. L'altro aspetto che fa rivedere questo libro come collocare l'attivit poetica e per poetica intendo in versi di Testori all'interno del resto della sua attivit: voi sapete meglio di me che Testori stato autore di romanzi, autore di racconti, ha scritto moltissimo per il teatro, ha scritto cose meravigliose da storico dell'arte tra le cose pi belle che ha scritto ha scritto cose bellissime sull'arte contemporanea, su Morlotti, su Enzo Cucchi, su Bacon (a cui ha anche dedicato uno degli scritti in versi). Ecco, io per esempio ero convinto di essermi ormai creato un punto di vista, un'opinione ben precisa, e mi ero sempre detto che la voce di Testori, indipendentemente dai generi, che lui ha attraversato tutti, soprattutto una voce teatrale: per teatrale non intendo qualcosa di sopra le righe, ma qualcosa che si realizza al meglio attraverso delle voci umane concrete che la recitano, la pronunciano, la dicono. Insomma, il contrario di quello che ci insegnavano a scuola, almeno nella mia generazione, gli insegnanti di Storia della Letteratura, quando ci dicevano che il teatro era un limite della letteratura: Goldoni era meno importante di Dante e di Petrarca perch si era sporcato le mani con il teatro; Shakespeare a quel punto avrebbe dovuto essere considerato meno importante di Milton o di altri, perch anche lui si era sporcato le mani con il teatro. Questi erano ancora retaggi di una formazione idealistica, di una visione idealistica delle cose. Comunque, per tornare a Testori, avevo questa convinzione, che si lega a quello che diceva prima Davide quando parlava delle arti che realizzano massimamente se stesse nel momento in cui ne escono, o perlomeno sembrano voler finire: la poesia come poesia, il teatro come teatro. Rileggendo queste poesie mi sono accorto prima di tutto che la poesia, cio la produzione in versi, di Testori non inferiore a tutti gli altri generi da lui praticati e attraversati, tutt'altro; prima la pensavo un po' diversamente, vedevo la poesia come una zona leggermente pi in ombra rispetto al teatro, alla storia dell'arte, alla narrativa. Ecco, tutt'altro. E poi ci si rende conto che Testori stato uno dei pochi: per esempio un altro grande scrittore della seconda met del '900 che ha attraversato tutti i generi, cio Pasolini, veramente sembrava tendere, nelle sue ultime opere, a delle forme di scrittura che non fossero pi poesia, teatro, racconto, sceneggiatura. Testori invece come se fosse al di sopra dei generi, nel senso che se ne infischia dei generi: lui vive dentro i generi ma proprio non subendoli minimamente come delle cose condizionanti, ma nello stesso tempo li vive fino in

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fondo. Quando Testori scrive poesia fino in fondo un poeta, punto e basta; quando scrive teatro fino in fondo autore e drammaturgo, punto e basta; e cos via. Questo libro ha, secondo me, il grande merito di riaprire queste cose. Posso aggiungere solamente dal mio punto di vista, che necessariamente il punto di vista di un teatrante, in particolare di un attore, che anche nella poesia io ritrovo questa grande dote di Giovanni Testori. Non solo sua (ce ne sono tanti altri), per Testori sicuramente, almeno per quel che riguarda il mio percorso biografico e di lavoro, lautore che per me ha maggiormente contato nella mia vita dattore: per quale motivo? Perch ho fatto degli spettacoli in numero maggiore di altri autori? No. Perch questi spettacoli hanno avuto pi successo di altri? S, forse, ma soprattutto perch Testori con la sua scrittura, nel momento in cui un attore cerca di interpretarla, si rende conto che chiamato dallautore a compiere quella che, negli scritti teorici, Testori definisce lincarnazione, cio la necessit di farsi carne e sangue di una determinata lingua, di una determinata parola, di un determinato insieme di parole. Lincarnazione, se dovessimo riassumere o cercare un denominatore comune a tutti i generi che ha praticato Testori, forse questo, cio la continua tensione violentissima, fortissima, tra i due poli opposti che ci sono tra un autore, cio un io, uno che incarna dentro la lingua, dentro la parole, dentro i suoni una vera e propria voce, e poi la necessit, la richiesta che lui fa a qualcun altro, ad altri, agli attori. Testori amava molto gli attori, tutte le cose che ha scritto per il teatro sono scritte tutte per dei nomi e cognomi precisi, tutte le sue opere sono scritte per qualcuno, dalle prime per Franca Valeri, a quelle per Lilla Brignone, a quelle per Franco Branciaroli, a quelle per Franco Parenti. Testori amava molto gli attori e quindi nel teatro, che resta comunque dal mio punto di vista parziale, personale, langolo di osservazione privilegiato, Testori aveva bisogno degli attori perch fossero disponibili a incarnare la sua parola, da un lato, e ad esserne incarnati, dallaltro. Questa una cosa che ho provato rileggendo questo libro e chiuderei consigliandovene ancora la lettura, perch veramente illuminante.

D. RONDONI: Se vogliamo provare a dire, anche se molto sommariamente, perch Testori non c in tutte queste antologie, e quindi com entrato nella considerazione pi frequente dei cosiddetti critici di poesia, perch appunto nella seconda parte del Novecento, cio negli anni in cui Testori scriveva, agivano due grandi ipotesi sulla poesia: la prima lipotesi del poeta postumo, secondo cui in qualche modo la poesia, nel dover dire ci che non siamo, per dirla come Montale, dava conto di unesistenza che non cera pi. Il poeta e la voce della poesia era la voce di un poeta postumo, cio di qualcosa che non era pi vivo, ne registrava o la posterit o la mancanza. Calvino nelle sue lezioni americane inizia cos, dicendo: La letteratura , dopo il pietrificarsi del mondo, linvenzione di un altro mondo. Testori non era questo evidentemente. La presenza e il presente

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erano tutto, non c mai niente di postumo nella poesia di Testori. La seconda ipotesi, che poi aveva agito anche in legame con la prima, dovuta anche ad una malintesa lezione eliotiana, cio la cosiddetta diminuzione dellio dalla poesia; una parte della poesia del secondo Novecento aveva interpretato questa mancanza dellio, questa scomparsa dellio come un possibile oggettivarsi della lingua in un meccanismo proprio, a se stante, e di qui tutte le sperimentazioni possibili, cio come se la poesia potesse risiedere in un meccanismo che si autoproduceva linguisticamente parlando , senza nessuna soggettivit, senza nessun io. E quello che Elliot consigliava come non soggettivismo era diventato invece lassenza del soggetto in favore di un meccanismo poetico, interpretato in modo vario. Anche qui Testori andava violentemente contro, non solo perch metteva in scena se stesso, ma perch la messinscena di s non avviene come esibizione, ma come limpossibilit che esista un parola senza qualcuno che la pronunci, perch lincarnarsi della parola non avviene dopo, gi avvenuta nel pronunciante, per questo la parola incarnata. La parola di Testori incarnata non per una propriet magica della parola, ma perch la parola porta con s tutto il corpo e tutto il sangue di chi la pronuncia, e non possibile altrimenti, tant vero, e credo che sia anche giusto dirlo qui, che il teatro per Testori, come poi per la grande letteratura, una forma di poesia, cio un farsi luogo della parola poetica, e un farsi luogo possibile solo quando c un uomo che si pone e altri uomini che ci si mettono intorno. Per questo la parola di Testori era una parola poetica che tendeva a farsi teatrale, senza nessun passaggio di genere, era la presenza della persona parlante, la presenza in carne e ossa della persona parlante che generava un luogo: questo luogo poteva essere teatrale nel senso del teatro come tale, poteva essere un luogo come questo, come i tanti luoghi che Testori ha contribuito a generare, perch Testori ha generato luoghi, dove la parola stata servita e onorata. Quando sento parlare di incarnazione, la parola chiave che torna spesso nellintroduzione, capisco che essa inevitabile perch non esiste una parola senza una carne e un sangue, non esiste. La poesia del secondo Novecento aveva la pretesa che non esistesse lincarnazione, che esistesse una parola poetica senza pi la vita, senza pi il pronunciante; questo per Testori era impossibile e ne ha dimostrato limpossibilit: in questo che si fa luogo, si fa teatro, si fa comunit, si fa condivisione, si fa figliolanza anche in certi casi. chiaro che, rispetto a questo, abbiamo citato alcuni nomi degli esponenti critici principali di questa idea: per Mengaldo la poesia una specie di calco del vuoto, per Sanguineti la poesia un meccanismo, un dispositivo artificiale. Tutto questo per Testori semplicemente non era possibile e non esisteva. chiaro che nelle rassegne messe insieme da questi esponenti Testori non poteva entrare e devo dire, dal mio punto di vista, meno male perch la sua scandalosa assenza e la sua forte presenza di oggi dimostra la caducit di quelle impostazioni, tanto vero che, come accennavo allinizio, oggi stiamo vivendo un momento in cui, nonostante tutte le

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antologie, nonostante tutte le accademie, ci sono alcuni poeti che continuano ad essere forti e continuano ad essere generatori: due come Rebora e Testori sono figure che continuano a generare ben oltre le previsioni del mondo accademico e del mondo antologista.

C. FORNASIERI: Ci sono contributi? Doninelli vieni.

LUCA DONINELLI: Innanzitutto volevo anche io unirmi a Davide riguardo allassenza di Testori nelle antologie, cosa che un grande onore e che mi sembra attesti la sua forza. Prima parlavate di Caproni perch Testori lo leggeva. Mi ricordo come lui rest affascinato dalla lettura de Il franco cacciatore, di cui fece la celebre e straordinaria recensione sul Corriere della Sera. Testori aveva sempre questa abitudine di usare anche un poeta contro un altro, cio erano talmente dei corpi per lui che li usava come il metodo del chiodo scaccia chiodo. Caproni era un grimaldello per aprire tutte le ipocrisie che quello che tu hai chiamato, senza voler fare nomi contemporanei, il petrarchismo, lultimo petrarchismo metteva in atto; non credo che tu parlassi tanto di Montale o di altri nomi che hai fatto come quelli del gruppo 63 ecc. Testori aveva sempre questo modo di creare degli attriti dentro di s: non che dicesse questo buono e dunque questo cattivo ma viveva degli attriti, ha vissuto e si alimentato del dramma di quello che avete detto. E poi unaltra cosa che mi sembra importante sottolineare proprio questa antologia qui. Questa antologia , secondo me, nella poesia (spero che lo sia, per me lo ) quello che sono stati i suoi spettacoli ripresi dopo la morte di Testori. Franco Branciaroli non voleva pi fare Testori e ci voleva una novit e questa novit venne da te e da Federico con questi spettacoli straordinari. Io credo che tutti si trovano periodicamente a soffrire di questa logorrea, di questa riduzione della parole alla pura chimica emozionale che riesce a produrre. Io leggo decine e decine di recensioni di critici o di tali che dicono che la letteratura deve trasmettere emozioni; c questa specie di emozionalismo e io mi domando se cinque mila anni di letteratura servono a questo, a trasmettere emozioni. Testori oppone a questo una parola cos fisica da essere urtante, da produrre un fastidio, da chiedere di reggere un contraccolpo. Chi legge serenamente Testori lo inserisce senza volerlo nella propria antologia, quindi lo rinchiude nella propria tomba. Non si pu leggere Testori, come secondo me non si pu leggere nessun grande scrittore e grande poeta, senza avere questo contraccolpo. Testori il barocco contro il decadentismo cio c sempre questo modo di creare scontri nel modo in cui lui ci ha insegnato; Testori ha trasmesso a noi figlioletti di qualunque tipo, quelli di l, quelli di qua, quelli fatti in un modo, quelli fatti in un altro, questa natura drammatica del fare cultura e questa impossibilit che la poesia e la cultura diventino questo limbo, che quello in cui Dante mette significativamente un mondo di poeti che se la cantano e se la suonano.

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D. RONDONI: non so se era questa lintenzione di Dante.

L. DONINELLI: s non so se era questa lintenzione di Dante per cera anche questo; i poeti vanno oltre le loro intenzioni, come tu sai, e quindi lasciamo che anche Dante produca di pi. Per ecco che Testori ci ha reso impossibile questo; io ritengo che quando uno sente il fastidio, comincia a sentire il limite di questo limbo culturale e credo che un grande esempio di questo limbo sia il supplemento del Corriere della Sera: Lettura un esempio di questo mondo di scrittori che si vogliono tutti tanto bene. Mi sembra che sia fatale che noi ricorriamo a Testori, cio accadr a un certo punto che si ritorner da lui, si uscir dalle antologie, si uscir dai convegni, si uscir dalle commemorazioni e si ritorner alla sua benedettissima terra sconsacrata. Grazie.

C. FORNASIERI: Domande? No, allora potremmo sostare ancora un po di fronte a delle parole.

S. LOMBARDI: C qui una cosa molto bella da una piccola raccolta del 1976 che si chiama Ragazzo di Taino.

I E poi bisogner un giorno, ragazzo di Taino, scendere gi ben oltre la riva dorata di Luino e sulla sponda giungere dove non appaiono pi barche se non stipate dombre e vane; bisogner, cespo di pavone, non avere pi amore, non avere pi pane; stendersi insieme o soli nellimpossibile gelo della Citt di rame o traghettare lantica mestizia dello Stige a una tomba attraccare e sentirsi staccare, ora per ora, in piccolissima dimora, la carne amata e disperata, la baciata, adorata carne

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ed i capelli, lossa Nessuno riaprir mai pi la porta, - a noi che importa? chiusa su te, su me.

Ma quando? Un giorno, ragazzo dagli occhi assediati dal carbone, volo e luce dultima rondine, tu, mio povero rondone, quando sar caduta a grani dalla clessidra la sabbia nelle mani, rotto per empiet divina, il cristallo delicato

Non ci sar pi freddo, non ci sar pi fuoco. Ma quel giorno, in silenzio, nella spera infinita della pace o nel suo nulla, sar io la tua culla? Rispondi, ladro di teschi di Taino, sarai tu il mio cuscino?

II Se ti vedr sporgere di l dal tuo silenzio ora che mia madre lentamente muore, non ti chiamer pi amore: sudario forse della mia gi iniziata ultima stazione anche se lunga o brevissima forse, tenerezza scontrosa mia carissima - ora che lei distesa guarda per lultime volte i muri e oltre la finestra il mondo

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e chiedere sembra cosa siano i giorni e cosa mai lo spazio tanto passato in luce il suo materno, umile strazio ti dir di sederti a me vicino e di non chiedere, no non chiedere niente, cuore. La tua pupilla lascer che si sciolga dentro il suo negro ardore il mio smarrito, povero dolore.

Conversazione con la morte del 1978 l proprio sul confine tra poesia e teatro: se lo prendiamo dal punto di vista del teatro teatro fino in fondo, ma se lo prendiamo dal punto di vista della poesia poesia fino in fondo.

Cos, giorno dopo giorno, siamo arrivati alla fine della nostra grande bellissima giornata, com grande e bellissima la giornata di ogni uomo. [] Tu annusi questo respiro di vita che ancora mi resta senza nessuna violenza e senza nessuna avidit anzi con una sorta di segreto tremore ed affettuoso rimpianto. [] In questa bellissima giornata ho pianto e sorriso ho sofferto e gioito ho sperato e disperato

Vieni qui, vieni pi vicino a me cara, dolce ed eterna ombra.

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[] Sei cos grande, vero, ma insieme sei pi piccola e indifesa di una capra, una capra che non ha mai belato. Solo certe notti quando maddormentavo l sulla branda [] emettevi qualcosa come un lamento. Nei tempi lontani e perduti quando quella lingua arcana si usava ancora almeno per certi atti della vita come il nascere, il morire, tutto in quelle parole un tempo era pi rispettoso, pi lucido e pi forte, le sillabe erano come una carezza che scendeva sopra un taglio o sopra una ferita. Oggi chi muove pi la mano per calmare il dolore di tutti i tagli e di tutte le ferite che compiamo sugli altri o che vengono compiute su di noi?

Cari, poveri, forse delusi amici, il teatro, le sue assi, il sipario le quinte, le luci, tutto ci che fu per anni la mia fatica, la mia gloria la mia battaglia, il mio sole, la mia perdizione, la mia volont tutto questo e ben altro si ridotto a questi muri scrostati, a questo gocciolare dacqua dentro le tubature, a questodor di muschio e di salnitro, a questa nebbia. Negli anni della mia gloria, dissipavo il mio corpo, la mia mente, la mia stessa anima,

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anima, perduta anima, scura anima daffanno e di morte. Una parola che, lungo il giro dei tempi, abbiamo lasciato cadere: anima una parola che abbiamo resa vuota e inerte, come la spoglia di una cicala. Ma il giorno in cui le spoglie salzeranno anche le parole, s, anche loro ci punteranno contro il dito, gi. Quel giorno, se sar veramente un giorno, o non piuttosto unalba una di quelle albe in cui il sole salza come una spada dorata, o una notte duragani e di tempesta.

Nel 79 lInterrogatorio a Maria: questo un testo dichiaratamente per il teatro, ma pienamente poetico. Qui Maria che parla.

Dentro di Lui, dentro di me, vi stringo tutti. Tutti vi stringo, uno per uno, nella famiglia immensa e intera, nella bellissima foresta, nel prato derba che formate, nellardente, grandissima vetrata. Vi stringo tutti dentro le mie ossa, attorno al fuoco vi richiudo, nella capanna lacera, nel povero frammento che restato a capo del camino. Oh, figli miei, miei fratelli,

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siete voi il mio senso, siete voi il mio destino. Alzatevi. Quando, la sera, viene a trovarvi vostra madre, incontro voi le andate e labbracciate [] CORO Ma il Dio che ha scelto Te MARIA Ha scelto anche te, e te, e tutti. Di voi, ognuno, ha fatto una storia precisa, un fondamento della Sua corona, un servo della Sua sacra spina, una figura, unansia, un cuore, un re. [] Non c segno diverso, non c diverso amore, n diversa vastit, nel volere che tu, e tu, quanti qui siete, quanti qui foste, quanti nei secoli sarete, per cui rinascer ogni volta che vorrete, ogni volta che in silenzio o gridando voi mi chiamerete, per cui rinascer anche se mi rifiuterete, per cui rinascer anche se mi rifiuterete, anche se ogni teatro sar per me deserto, vuoto; non c diverso cuore,

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non c diverso disegno e immensit nel volere che un essere, il tuo, ecco, o il tuo, esista, sia, popoli di tempo ci che non tempo, si faccia nome, storia, abiti una casa.

Nel 1983 la raccolta Ossa mea

III Trema, di disfa sul lago la sera.

Di colpo, a un volo di strada e di vento, intervieni.

Sei tu.

Resti l.

Non rosa, non nube, n incauto riflesso di monte o isola amata; amante salvante, trafitto su Croce, sei belva.

Mattendi.

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Di luce sei selva.

Mi fissi.

Sei fiera.

Mi prendi, mazzanni, mi vieti le azioni che non siano pesi ed affanni.

oggi -mi gridicredente demente, non ieri!

Mi bendi la vista perch a bellezza non ceda, perch a carit, povert, solo creda.

Stupire di ci che hai creato dunque vietato? un abisso di cenere e male avvertire che cede eppur vale lestrema dolcezza

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del giorno? Non ho pi ritorno?

Mi guardi sfinito, accostante: se sono il tuo amante -sussurri-

Adagio la luce si svena.

La pena, mio Cristo, mio re, la pena di Te nel disfarsi di rose sullonda che calma sostende! La pena di Chi mi pretende ed esige totale, imparziale, spogliato dogni altra attrazione che non sia la fusione con lei, la Tua fame, con chi non ha pane, con chi non ha spazio n tempo per dare respiro al suo cuore,

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con chi non ha amore, ma strazio catene, dolore!

Finisco con un frammento dallopera Maddalena del 1989

La terza a mungere ero dietro.

Di l dalla stalla mhan vosto corri, Mgdala, corri. Il tuo Cristo lhan ciavto!

Son corrta, vacca pi di quellaltra che ho lasciata amm gonfiata.

So di merda, pissa, fen. Ma ti, Cristu, ti, me ben, ti che a mi malcagada cuma sun te me d:

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segui me, su, vegn, anca tuta inc sfundada Crepa no, Cristu Signr! Crepa no, me Salvadr!

Grazie.

C. FORNASIERI: Grazie a tutti. Ci congediamo con questo ascolto, con questa bellissima interpretazione di Sandro Lombardi, con questa selezione di testi, con questo cammino che ci ha fatto fare questo secondo ascolto. Credo che davvero abbiamo ricevuto una testimonianza di un incontro vivo con un grande maestro, con un autore vivissimo nelle sue parole, e anche una chiave di lettura importante. Quindi questo libro forse fa emergere con completezza, con possibilit di lettura e di utilizzo attento quel punto di vista che forse per intero getta una luce su tutte le altre espressioni di Testori. Anzi, si diceva, la parola diventa luogo, diventata luogo in tanti modi, attraverso la parola stessa, attraverso il teatro, anche questo luogo a cui Testori ha dato molto. E quindi davvero grazie per la vostra continua testimonianza e davvero grazie a Rondoni per la sua bellissima introduzione di questo lavoro; grazie anche a Mondadori che lha ideato. Concludiamo, ma c una domanda.

D. RONDONI: il maestro Davide Coltro, per chi non lo conoscesse.

DOMANDA: se riusciamo a riguadagnare nuovamente un minuto di concentrazione, volevo chiedere a Davide Rondoni di leggere una sola poesia dellantologia che ha curato. Sempre se questa richiesta accorda.

D. RONDONI: Cerco la pi corta.

DOMANDA: Volevo fare una domanda a Sandro Lombardi, verso cui ho un debito, nel senso che io ho conosciuto Testori grazie a lei, lho amato e mi sono veramente poi spinta oltre il teatro. La devo innanzitutto ringraziare perch io ho provato certe emozioni a teatro con lei, quando recitava Cleopatras, che da tempo non riesco pi a ritrovare; Cleopatras e altro che lei recita

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magistralmente. Si sente molto la sua mancanza; due anni fa sono andata a vedere un Cleopatras della Serena Sinigallia che mi piaciuto molto, ma ancora mi mancava qualcosa, mi mancava Sandro Lombardi. Quando ritorni?

S. LOMBARDI: Io ora sono in giro per lItalia con i Promessi sposi alla prova. Sono ancora fedele ai drammi nestoriani, e certo mi piacerebbe anche tornare a fare soprattutto testi scritti in quella lingua di cui abbiamo avuto un piccolo assaggio con il frammentino sulla Maddalena, e cio La trilogia degli scarrozzanti oppure I Tarellai. A proposito, vorrei chiedere perch I Tarellai non ci sono nellantologia, dato che sono uno dei suoi capolavori proprio di poesia.

D. RONDONI: Perch sono impossibili da tagliare.

S. LOMBARDI: Vedi Camillo, era come ti avevo detto prima, perch sono difficilmente antologizzabili. Tra due anni cadr il ventennio del primo incontro mio e di Federico Tiezi con Giovanni Testori, che avvenne in occasione dellEdipus e lidea sarebbe di rifare lEdipus, a ventanni di distanza, magari con un percorso drammaturgico diverso. Con questo lavoro mi resi conto che Giovanni Testori, che era morto nove mesi prima che io iniziassi a studiare, mi stava letteralmente stanando; la grandezza di pochi grandi autori teatrali di riuscire a stanare gli attori: far s che uno sia disposto a dare tutto il proprio sangue, la propria anima, ricevendo nello stesso tempo tanto dal testo.

D. RONDONI: Leggo gli ultimi tre frammenti di Per sempre:

Le fragole ultime, casuali

Erano i nostri amori tenerissimi, frali.

Tho amato, caro e ingiusto peccato.

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Ho cercato di renderti santo. per questo che ho pianto.

Entri come un angelo nella stanza, accendi la lucerna.

Non piangere mi dici la vita non finisce, eterna.

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