Sei sulla pagina 1di 6

1) Amore e desiderio

Si fa presto a dire “amore”. Ma quel che c’è sotto questa parola


lo conosce solo il diavolo. E quando dico “dia-volo” dico
lacerazione, tensione fra i massimamente distanti. Tutti, chi più
chi meno, abbiamo esperienza del fatto che l’amore di nutre di
novità, di mistero e di pericolo e ha come suoi nemici il tempo,
la quotidianità e la familiarità. Nasce dall’idealizzazione della
persona amata, ma poi il tempo produce il disincanto e tramuta
l’amore in un affetto privo di passione. L’amore svanisce
perchè nulla nel tempo rimane uguale a se stesso, ma non è il
cambiamento a degradare l’amore, siamo piuttosto noi a fare di
tutto per degradarlo. Scrive Freud; “Dove amiamo non
proviamo desiderio, e dove lo proviamo non possiamo amare”.
Privo di desiderio, l’amore garantisce tenerezza, intimità,
sicurezza, ma non prevede l’avventura, la tensione e il senso
del rischio che alimentano la passione. L’amore, che nasce
sotto il segno della stabilità e dell’eternità, vuole ciò che il
desiderio rifiuta. Quanta felicità barattiamo in cambio della
sicurezza? Quanti cambiamenti dell’altro ignoriamo per
garantirci un partner prevedibile? L’abitudine uccide il
desiderio. E siccome in qualche modo lo sappiamo, non è raro
che trasformiamo in abitudini le persone che amiamo. Se ci
persuadiamo che l'esperienza umana è per natura mutevole e
ciascuno va incontro a un cambiamento continuo, allora
diciamo che la sicurezza è solo una nostra fantasia che
cerchiamo di realizzare.

2) Amore e idealizzazione

Il nostro desiderio di sicurezza e la nostra sete di passione ci


spingono in direzioni opposte. Qualsiasi eccitazione
idealizzante, infatti, mette l’amante in pericolo, perchè l’amore
può non essere corrisposto. E allora si troncano gli amori sul
nascere per non dipendere da una idealizzazione appassionata
che può mettere a rischio la sicurezza di cui in una relazione
sentiamo il bisogno. Siccome perdere chi è “unico al mondo” è
molto più doloroso che perdere uno qualsiasi, di solito ci si
difende troncando la relazione dopo il primo incontro. Meglio
spegnere subito una stella o offuscarne la luce, piuttosto che
correre il rischio che quella stella non splenda per noi. Capaci
d'amore non sono mai coloro che stanno in attesa dell'incontro
della loro vita, ma coloro che lo creano trasformando il reale in
ideale. Il sano realismo è l'ultima illusione che costruiamo per
difenderci anticipatamente dall'illusione.

3) Amore e pudore

Possiamo dire che il pudore è quel sentimento che difende


l'individuo dall'angoscia di naufragare nelle genericità animale.
Per questo c'è un rifiuto a concedersi sessualmente finchè
l'amore non è certo e provato. Siccome agli altri siamo
irrimediabilmente esposti, e dallo sguardo degli altri
irrimediabilmente oggettivati, il pudore è un tentativo di
mantenere la propria soggettività, in modo da essere
segretamente se stessi. Nell'intimità occorre essere discreti e
non svelare per intero il proprio intimo, affinchè non si dissolva
quel mistero che, interamente svelato, estingue la fonte di
fascinazione e il recinto della nostra identità. Ciò che il pudore
difende non è lo spirito dalla volgarità del corpo, ma la vita del
corpo dall'inerzia della carne, la soggettività del corpo vivente
dalla penosa oggettivazione di una carne posseduta. Oggi
avviene l'omologazione dell'intimo a cui tendono tutte le
società conformiste: una volta pubblicizzata, l'intimità viene
dissolta come intimità, e con essa la nostra soggettività segreta
e la nostra libera relazione con l'altro. La spudoratezza, ormai,
nel nostro tempo è diventata una virtù.

4) Amore e gelosia
Nella gelosia risuona l'eco di vissuti abbandonitici sperimentati
nell'infanzia e, rivivendoli in modo infantile, perchè il bambino
di un tempo è ancora vivo in noi, vogliamo "uccidere" chi ci ha
privato dell'esclusività del nostro amore, o a questa esclusività
si è sottratto. Al sentimento di esclusività è connesso il
desiderio di essere unici, oggetto di una scelta esclusiva che un
tradimento smentisce. Per converso il tradimento ravviva, in chi
tradisce, la fiducia in se stesso, riattiva il narcisismo infantile di
chi sente il preferito e lo scelto. Spesso nei tradimenti è proprio
questa gratificazione narcisistica che si va cercando, questo
amore di sè che non ha nulla a che vedere con l'amore per
l'altro.

5) Amore e tradimento

Riconoscendo il tradimento e passando oltre, il perdono toglie


all'amore il suo aspetto più infantile, che è l'ingenuità e
l'incapacità di amare appena si annuncia un profilo d'ombra.
Ma si può davvero perdonare, se è vero che l'Io si mantiene
vitale solo grazie al suo amor proprio? Anche quando vorremmo
sinceramente perdonare, scopriamo che proprio non riusciamo.
E allora forse, meglio del perdono, che probabilmente è pratica
insincera, a me sembra più costruttivo percorrere il sentiero del
reciproco riconoscimento. Lo stimolo creativo presente nel
tradimento dà i suoi frutti solo se è l'individuo tradito a fare un
passo avanti, ma per questo non è necessario che il traditore
giustifichi il suo tradimento, non tenti di attenuarlo con
spiegazioni razionali. Amore non è possesso dell'altro, perchè il
possesso non tende al bene dell'altro ma solo al mantenimento
della relazione. Soltanto se si accetta il cambiamento dell'altro
e lo si accoglie come una sfida a ridefinirsi e a ridefinire la
relazione, il tradimento non è più percepito come tale.
Nasciamo nella fiducia che qualcuno ci ami, ma possiamo
crescere e diventare noi stessi solo se usciamo da questa
fiducia. Eppure senza profilo d'ombra, quello che puerilmente
chiamiamo "amore", c'è l'incapacità di abbandonare lidi
protetti, di affrontare a proprio rischio le regioni sconosciute
della vita.

6) Amore e passione

Non conosciamo più la passione perchè l'abbiamo affogata nel


sesso che, nel corpo a corpo, annulla la distanza di cui la
passione si alimenta. Finchè la generazione non si stancherà
del sesso sarà difficile reperire passioni in quella forma eroica e
sublime che l'età romantica conobbe e seppe distinguere
dall'amore. Il suo gioco emozionale totalizzante ha il suo
rovescio nella disperazione. E se anche la passione può essere
catastrofica per il singolo individuo, cosa sarebbe il mondo se
nessuno ne avesse immaginato uno migliore, se nessuno fosse
stato disposto a sopportare umiliazione e dolore perchè
accadesse qualcosa di meglio rispetto al sano realismo e
all'insipida sicurezza di quanti prediligono la garanzia della noia
al rischio dell'entusiasmo?

7) Amore e immedesimazione

Nel tentativo disperato di non essere un estraneo all'altro, chi


ama cerca di essere come presume l'amato lo voglia. E così si
allontana da sè fino a rinunciare a se stesso. Ingannandosi
come sempre fanno, gli amanti chiamano l'immedesimazione
nell'altro "amore". In realtà, chi ama in questo modo non è
dell'altro che si sta occupando, ma sotto la più falsa delle
apparenze si sta occupando di sè. Anche nel più intenso
trasporto d'amore non si oltrepassa mai la soglia della propria
radicale solitudine, perchè, come ci ricorda Platone: "Zeus ha
tagliato in due gli uomini (étemne toùs anthròpous dìtcha)",
quasi a sancire l'impossibilità di una loro perfetta coincidenza.
Se si evita di disconoscere se stessi nell'immedesimazione con
l'altro, amore potenzia le qualità positive di chi mantiene il
riconoscimento di sè.

8) Amore e matrimonio

L'amore-azione che fonda il matrimonio non evade dal mondo,


ma assume il proprio impegno in questo mondo, non per
un'immotivata presa di posizione a favore della fedeltà, che di
per sè non è un valore, ma perchè prende avvio quell'azione
d'amore che di continuo crea l'altro come si crea un'opera.
Naturalmente tutto ciò diventa comprensibile appena si riesce
a concepire l'amore non come uno stato, qual è per esempio la
condizione dell'innamorato, ma come un atto che, invece di
divinizzare il desiderio e la sua incontenibile brama, sta alla
parola data e prende a costruire scenari d'amore. L'azione non
ignora la felicità della passione, ma non si accontenta di una
felicità passiva, perchè vuole creare.

9) Amore e linguaggio

Dovendo esprimere l'inesprimibile, l'amore non ha parole, e


perciò ne usa in gran quantità nel tentativo disperato di dare
espressione all'ordine del discorso che, pur essendo per sua
natura tragicamente episodico, finge di essere completo. Per
stabilizzare l'instabile, il linguaggio dell'amore ricorre al
paradosso, e perciò dice che sarà "per sempre" quel
sentimento che si prova "in quel momento". Per esprimere
forza e intensità ricorre alla durata, quando non è
assolutamente vero che la durata di un sentimento aumenta la
sua intensità. L'amante è così costretto, dalla sua
dichiarazione, ad agire come se l'amore non potesse mai finire,
e quindi a parlare di "eternità". Con la scusa che è passiva, la
passione si permette una gran libertà d'azione: a provocarla
infatti è stato un "colpo di fulmine" di cui nessuno è
responsabile. In realtà, proprio l'irrazionalità dell'amore rende
molto improbabile che due persone ne siano colpite
contemporaneamente. Questa mancanza di autolimitazione
rende l'amore una condizione parossistica ai confini
dell'insostenibilità se a limitarlo non intervenisse il tempo,
perchè l'amore inevitabilmente termina e, in verità, più
rapidamente che la bellezza. L'essenza stessa dell'amore,
l'eccesso, è il fondamento della sua fine.

10) Amore e follia

L'amore appartiene all'enigma e l'enigma alla follia. Per il solo


fatto di esserci accanto, l'altro ci concede di perderci nella
nostra follia e di riprenderci. Ma questo avviene dopo
l'esperienza della morte (di cui l'orgasmo è la simulazione), che
ci strappa dalla nostra ostinazione a veder durare quell'Io che
noi siamo. Grazie alla tua presenza io emergo: per questo
non si fa l’amore con chiunque, ma con colui/lei di cui ci
si fida; e di che cos’è che ci si fida? Della possibilità che
dopo l’affondo nell' abisso si possa essere riportati
fuori. Platone erge Amore a simbolo della condizione
dell'uomo, "a cui però non è concesso distoglier l'occhio dal
proprio taglio". E questa è la ragione per cui Amore non è solo
vicenda di corpi, ma traccia d'una lacerazione, e quindi
incessante ricerca di quella pienezza, ci cui ogni amplesso è
memoria, tentativo, sconfitta.