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DIPARTIMENTO DI SCIENZE UMANISTICHE,DELLA

COMUNICAZIONE E DEL TURISMO (DISUCOM)

Corso di laurea in

Scienze Umanistiche

L-10

IL “TEATRO NEL TEATRO” PIRANDELLIANO

Cattedra

Storia del teatro e dello spettacolo

RELATORE: CANDIDATA:

Prof. Valerio Viviani Miriam Parisi SCM/130

CORRELATORE:

Prof. Paolo Manganiello

ANNO ACCADEMICO 2015/2016


2

INDICE

INTRODUZIONE………………………………………………..p.4

Capitolo uno: Luigi Pirandello…………………………………...p. 6

1.1 In principio…………………………………………………....p.6

1.2 L’inizio della carriera letteraria………………………………....p.9

1.3 Connubio………………………………………………….....p.11

1.4 Il crollo finanziario…………………………………………...p.12

1.5 Destinazione Teatro…………………………………………p.13

1.6 Il conforto di Soriano nel Cimino……………………………p.17

1.7 Gli ultimi anni………………………………………………..p.19

1.8 Bibliografia di Luigi Pirandello………………………………p.20

Capitolo due: Il teatro in Pirandello……………………………..p.25

2.1 L’anno del contatto………………………………………..….p.25

2.2 Il vero motivo del ritorno al teatro……………………..……..p.27

2.3 Ruggero Ruggeri, una nuova chance……………………….…p.28

2.4 Il ribaltamento dell’arte teatrale…………………………....….p.30

2.5 Il pensiero……………………………………………………p.33

2.6 La Sicilia…………………………………………………...…p.37
3

2.7 I componimenti più significativi………………………………p.38

2.8 Il Fu Mattia Pascal………………………………………...…..p.40

2.9 I temi dell’opera………………………………………………p.42

Capitolo tre: Il teatro nel teatro pirandelliano……...…………...p.45

3.1 La terza fase……………...……………………………………p.45

3.2 Le opere……………………………………………………….p.47

3.3 Sei personaggi in cerca d’autore……………………………...…p.49

3.4 Le caratteristiche dell’opera………………………………...…..p.53

3.5 Le rappresentazioni…………………………………………….p.56

Appendice: Sei personaggi in cerca d’autore…………….……..p.59

Conclusioni…………………………………………………………p.62

Bibliografia……………………………………………………..…...p.64

Sitografia………………………………………………………........p.66

Filmografia…………………………………………………………p.69
4

INTRODUZIONE

Il lavoro che sto presentando esamina il fenomeno del “teatro nel teatro”

attraverso il dramma "Sei personaggi in cerca d'autore", che fa parte della

trilogia che compose Luigi Pirandello: “Ciascuno a modo suo” (1924) e

“Questa sera si recita a soggetto” (1929).

Considerata la maggiore opera del teatro italiano del Novecento, in essa

lo scrittore, dà la più complessa e riuscita rappresentazione della

condizione umana quale gli si era venuta configurando e, insieme, del

suo modo di intendere il rapporto tra l'arte e la vita.

Occorreva indagarne le cause, che nonostante il fortunato/inquieto

esordio nel 1921, ha portato a una carica innovatrice nel teatro e si

inseriva con autorità nella grande letteratura europea e mondiale a noi

contemporanea, come espressione di un’enorme civiltà umana in

cambiamento.

In questo lavoro sono stati analizzati quali personaggi e attori si sono

avvicendati nel rilancio del fenomeno preso in esame, in particolare i

meccanismi, messi a confronto con qualcosa che piove su di essi

dall’esterno, dal mondo della fantasia, che è anche il mondo di traumi e

angosce non risolte.


5

Si è cercato quindi di indagare quali sono le scene traumatiche che i

personaggi rivivono nella vicenda, vissute come qualcosa di “fissato”

nell’eternità, che si ripete all’infinito nel loro essere e nei modi più

diversi. Questa curiosità si cercherà di soddisfarla attraverso la ricerca

dettagliata della biografica e bibliografica del drammaturgo, per poi

inoltrarsi nel suo modo di vedere il teatro, studiando le opere più

importanti della sua carriera, declinando la fase nello specifico e

analizzando attraverso lo studio dettagliato l’ opera che ha costituito

questa particolare visione teatrale.


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Capitolo Uno: Luigi Pirandello

1.1 In principio

Luigi Pirandello nasce in una notte d’estate, il 28 giugno 1867 , nella villa

di campagna detta “Caos” vicino a Girgenti (diventata poi Agrigento). I

suoi genitori si erano sposati quattro anni prima , Stefano e Caterina

Ricci-Gramitto, e appartenevano a famiglie borghesi.


7

L’Infanzia del giovane trascorre serena ricevendo in casa i primi

fondamenti d’istruzione. Il precettore molto probabilmente lo

accompagnava al teatro dei pupi, una sua grande passione. Inoltre, la

famiglia di Pirandello, in casa avevano una serva che con i suoi particolari

racconti introduce il fanciullo nel mondo degli spiriti e nella fede che poi

crescendo abbandonerà. Per decisione del padre, frequenta le prime due

classi dell’Istituto Tecnico, anche se poi s’iscrive al ginnasio per coltivare

gli studi umanistici che erano più appropriati a lui. Nel 1880 difficoltà

finanziarie portano la famiglia a trasferirsi a Palermo; Qui Luigi prosegue

i suoi studi liceali e ha la possibilità di assistere a spettacoli teatrali anche

se la sua vera vocazione pare sia quella poetica: influenzato dal

classicismo di Carducci 1 , Graf 2 , il romanticismo di Prati 3 . Nel 1886,

ritornato a Girgenti, s’impegna ad aiutare il padre nella gestione dello

zolfare. In quel periodo s’innamorerà per la prima volta di una sua

1
Carducci, Giosue. - Poeta italiano (Val di Castello, nella Versilia, 1835 - Bologna 1907). Fu il primo
italiano a vincere il Premio Nobel per la letteratura nel 1906. Considerato “poeta vate”, ovvero
simbolo della nazione italiana, ama il classicismo, che per lui vuol dire armonia, chiarezza e cultura
della bellezza (culto), della forma.
2
Graf, Arturo. - Poeta e letterato (Atene 1848 - Torino 1913). Cofondatore (1883) del Giornale storico
della letteratura italiana e collaboratore assiduo della Nuova Antologia, coniugò nei suoi studi metodo
rigoroso e sensibilità romantica (Attraverso il Cinquecento, 1888; Foscolo, Manzoni, Leopardi, 1898). La sua
poesia, improntata a un pessimismo fra romantico e positivista, che tuttavia dalle tenebrose visioni, dai
titanici miti, dall'iperbolico simbolismo delle prime liriche (Medusa, 1880), si andò sempre più aprendo
ad aneliti di speranza, di fede (Dopo il tramonto, 1893), e a un interesse vivo per la natura e la realtà.
3
Prati, Giovanni. - Poeta (Campomaggiore, Trento, 1814 - Roma 1884). La sua opera Edmenegarda ha
segnato una data importantissima nella storia della poesia italiana dell'Ottocento. Essa è la prima
testimonianza del nuovo aspetto che il Romanticismo ha assunto in Italia presso la nuova generazione,
dando l'avvio a quella serie di tentativi di poesia realistica, estremo rifugio del Romanticismo, che sono
caratteristici della poesia italiana della seconda metà dell'Ottocento e che trovano nell'opera posteriore
dello stesso Prati alcune delle loro più notabili espressioni.
8

cugina, Lina. Ottenuta l’approvazione del fidanzamento dal padre,

tenterà però di svincolarsi dall’impegno per inseguire la sua passione, la

letteratura.
9

1.2 L’inizio della carriera letteraria

Inizia gli studi universitari a Palermo presso la facoltà di Lettere con

l’intenzione di trasferirsi per proseguire gli studi a Roma nel novembre

del 1887. Tra Roma e Palermo continua i suoi interessi teatrali. Nel 1889

riesce a pubblicare la sua prima raccolta di versi, Mal Giocondo.

All’università ha uno scontro con il Magnifico Rettore e docente di

letteratura latina che lo costringe ad abbandonarla, anche se Ernesto

Monaci4, docente di filologia romanza, vedendo in lui il forte potenziale ,

lo convince a proseguir gli studi a Bonn; Anche se all’inizio ebbe qualche

difficoltà a inserirsi per l’imperfetta conoscenza della lingua ma sotto la

guida di Wendelin Foerster 5 , scrivendo la seconda raccolta di versi,

Pasqua di Gea.

4
Mònaci, Ernesto. - Filologo (Soriano nel Cimino 1844 - Roma 1918), dal 1876 maestro insigne di
lingue e letterature neolatine nell'università di Roma. Nel 1872 iniziò la Rivista di filologia
romanza (poi Giornale di filologia romanza), cui seguirono gli Studi di filologia romanza e gli Studi romanzi.
Favorì il sorgere dell'Istituto storico italiano e fondò la Società filologica romana (1901). Del
1874 sono gli Appunti per la storia del teatro italiano, di cui rivelò le origini nelle laudi drammatiche umbre
da lui scoperte. Nel1875 pubblicò in edizione diplomatica Il canzoniere portoghese della Biblioteca
Vaticana; fu autore di molti studî e pubblicazioni di letteratura italiana dei primordî e di dialettologia,
tra cui la ben nota Crestomazia italiana dei primi secoli, ancora oggi fondamentale (1a ed. 1889-1912; 2a ed.
a cura di F. Arese, post., 1955). Monaci, che è considerato l'iniziatore della scuola romana di paleografia,
curò alcune pregevoli raccolte di facsimili e fondò nel 1882 l'Archivio paleografico italiano. Socio nazionale
dei Lincei (1883).
5
Förster ‹fö´rstër›, Wendelin. - Filologo tedesco (Wildschütz, Boemia, 1844 - Bonn 1915). Professore
(1876) a Praga e poi a Bonn, si occupò particolarmente di dialetti valdesi, piemontesi,
veneti, sardi/">sardi e siciliani, e di antico francese. Pubblicò molti testi antichi francesi con
introduzioni, note e glossarî (v. in partic. quelli di Chrétien de Troyes) e studî in Altfranzösische
Bibliothek eRomanische Bibliothek, riviste da lui dirette.
10

Compone una serie di Elegie renane e a pubblicare articoli su riviste

specializzate - “ Vita nuova”- come il Taccuino di Bonn, con impressioni di

quel suo soggiorno. Il 21 marzo 1891 si laurea con la tesi dal titolo Laute

und Lautenwickelung der Mundart von Girgenti (Suoni e sviluppi del suono del

dialetto di Girgenti) decidendo poi di ritornare in patria, a Roma, non

continuando la sua carriera universitaria e mantenendosi grazie agli

assegni mensili inviati dal padre.

Conobbe Luigi Capuana6 che lo aiutò a farsi strada nel mondo letterario

dove ebbe modo di conoscere molti intellettuali.

6
Capuana, Luigi. - (Mineo, 28 maggio 1839 – Catania, 29 novembre 1915) è stato uno scrittore,critico
letterario e giornalista italiano, teorico tra i più importanti del Verismo. A lui si deve il primo romanzo
verista Giacinta (1879) e il capolavoro Il Marchese di Roccaverdina (1901). Legato ad alcuni aspetti
scientifici del naturalismo francese.
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1.3 Connubio

Nel 1894, tornato a Girgenti e non avendo dimostrato alcuna capacità di

assumersi delle responsabilità in campo sentimentale, accetta la proposta

paterna di fidanzarsi con una ragazza mai vista, Maria Antonietta

Portulano, figlia del socio in affari Calogero Portulano. Anche se l’unione

fu inizialmente forzata, funzionò portando alla nascita del suo primo

figlio, Stefano, poi Lietta e infine di Fausto. Pirandello fu un marito e un

padre singolare e nella primavera del 1898 accetta di sostituire Giuseppe

Màntica7, con la qualifica di professore straordinario, nella cattedra di

Linguistica e Stilistica all’Istituto superiore Magistero di Roma. Nel 1899

è la volta del suo primo notevole saggio teorico, l’articolo L’azione parlata

comparso sul “Marzocco”. Nel 1902 inizia a collaborare alla “Nuova

Antologia” pubblicando il romanzo Il turno e continua a raccogliere le

novelle che escono sui vari periodici (le due serie di Beffe della morte e della

vita, Bianche e nere e Quand’ero matto).

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Mantica, Giuseppe. - (Reggio Calabria, 29 giugno 1865 – Ariccia, 25 giugno 1907) è stato un
politico, scrittore e funzionario italiano.
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1.4 Il crollo finanziario

Nel 1903, un allagamento e una frana nella miniera di Zolfo di Aragona

di proprietà del padre nella quale era stata investita una dote di

Antonietta, lo interrompe bruscamente nel suo lavoro letterario

riducendoli sul lastrico provocando, inoltre, la malattia mentale della

moglie, portandola a una forte gelosia delirante e paranoica che nel 1919

lo costrinse a farla ricoverare in un’ ospedale psichiatrico di Roma dove

morirà nel 1959, all’età di 88 anni. In quell’anno conobbe Massimo

Bontempelli8 con cui creerà un sodalizio letterario che durerà molti anni;

partecipa al concorso per la nomina a ordinario preparando un volume di

saggi dal titolo Arte e scienza ( saggio sull’umorismo). La nomina avverrà il

28 novembre presso l’Istituto superiore di Magistero di Roma. Delle

tracce della malattia della moglie possiamo trovarle dietro ai personaggi

del dottor Cavalena in Si gira… o anche in Suo marito, nella novella

L’uscita del vedovo. Inoltre pubblica a puntate una parte dei Vecchi e giovani ,

nel 1909 si segnala con la collaborazione del famoso giornale “Il Corriere

della Sera” uscendo il 4 ottobre con la novella Mondo di carta.

8
Bontempelli, Massimo. - (Como, 12 maggio 1878 – Roma, 21 luglio 1960) è stato
uno scrittore, saggista e giornalista italiano. Accanto ai suoi amici Alberto Savinio e Giorgio De
Chirico, ha rappresentato il tentativo di un'adozione degli esperimenti surrealistici nell'arte italiana, che
chiamò realismo magico.
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1.5 Destinazione Teatro

Giungerà, nello stesso anno, l’approdo alle scene: grazie all’amico Nino

Martoglio 9 che aveva aperto a Roma presso il Teatro Metastasio un

Teatro minimo a Sezione, che prevedeva l’allestimento di brevi spettacoli

ogni sera in successione che non superassero un’ora. Pirandello recupera

l’antico copione( chiamato ora La morsa) e può adattare per la scena una

novella, Lumìe di Sicilia, rappresentata per la prima volta il 9 dicembre

1909. Nel frattempo esce un nuovo romanzo, Suo marito, che ha però una

diffusione piuttosto limitata a causa degli eccessivi riferimenti della

protagonista Silvia Roncella alla biografia di Grazia Deledda10. Nel 1912

esce la sua ultima raccolta poetica Fuori di chiave e l’anno successivo

pubblica in volume I vecchi e i giovani. Nello stesso anno tenta di

approdare al cinema e rappresenta anche Il dovere del medico, atto unico di

Lucio D’Ambra11. Si cimenta anche in una rappresentazione a tre atti con

9
Martoglio, Nino. - (Belpasso, 3 dicembre 1870 – Catania, 15 settembre 1921) è stato
un regista, sceneggiatore,scrittore e poeta italiano.
10 Delèdda, Grazia. - Scrittrice italiana (Nuoro, 1871 - Roma, 1936). Scrittrice intensa e feconda, la sua

fama si diffuse anche all'estero; nel 1926 le fu conferito il premio Nobel per la letteratura. La
sua narrativa muove dal verismo a fondo regionale e folcloristico: cronache e leggende paesane, storie
di passioni elementari e di esseri primitivi; ma a un mondo del peccato e del male, sentito come
fatalità, e rappresentato con cupi accenti, si accompagnano o piuttosto si contrappongono un'ansia di
liberazione e di riscatto, un estroso e romantico senso della vita, che trovano espressione soprattutto
nella leggerezza idillica e trasognata del paesaggio.
11
D’Ambra, Lucio. – Pseudonimo di Manganella Renato Tommaso Anacleto ( Roma, 1 settembre
1880 – Roma, 31 dicembre 1939) è stato uno scrittore, regista e produttore cinematografico italiano.
14

un copione di venti anni prima di Marco Praga 12 , Se non così (poi La

ragione degli altri), che avrà però una sola replica. A causa di questo

insuccesso scopre il teatro dialettale. Con l’aiuto di Martoglio conosce

Musco13, un attore di discreta fama con un repertorio tutto in siciliano.

Durante questa collaborazione nascono alcuni drammi di rilievo come ad

esempio Pensaci Giacuminu! Liolà e Birritta cu ‘i ciancianeddi. Dal primo

giugno al 16 agosto 1915 esce a puntate sulla “Nuova Antologia” il

romanzo Si gira (dal 1925 intitolato i Quaderni di Serafino Gubbio operatore).

Successivamente muore la madre che lo scrittore ricorda in una novella,

Colloqui coi personaggi, apparsa in un periodico locale e poi inserita in una

raccolta dal titolo Novelle per un anno. Il 2 novembre il figlio Stefano viene

catturato e portato in un campo di prigionia e durante i suoi 3 anni di

detenzione effettuerà un lungo scambio di epistole con il padre. Allo

stesso tempo continua a scrivere a quattro mani con Musco e Martoglio

tre commedie dialettali. Alla Compagnia Talli affida la rappresentazione

di Così è (se vi pare), a Ruggero Ruggeri14 affida il piacere dell’onestà che con

lui arriverà al successo il 27 novembre senza arretrare di fronte al

dramma Il gioco delle parti, proposto il 2 gennaio 1919. Nel 1918 esce a
12
Praga, Marco. – (Milano, 20 giugno 1862 – Varese, 31 gennaio 1929) è stato un commediografo e
critico teatrale italiano.
13
Musco, Angelo. – (Catania, 18 ottobre 1871 – Milano, 6 ottobre 1937) è stato un attore italiano di
cinema e teatro.
14
Ruggeri, Ruggero. - (Fano, 14 novembre 1871 – Milano, 20 luglio 1953) è stato
un attore e doppiatore italiano.
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Treves il primo volume delle Maschere nude. Dopo il ritorno del figlio

Stefano dalla prigionia, l’11 gennaio 1919 la moglie Antonietta viene

ricoverata per crisi di identità e dissociazione della personalità, due temi

fondamentali dell’ opera di Pirandello. Intanto il suo teatro prosegue tra

enormi successi come ad esempio Come prima, meglio di prima, fallimenti

clamorosi come L’uomo, la bestia e la virtù e reazioni scandalizzate come

L’innesto. In seguito Pirandello chiede finanziamenti allo stato per

ristrutturare il teatro Odescalchi. L’inaugurazione si tiene il 22 aprile

1925 con la rappresentazione della Sagra del signore della nave; Ma il suo

sogno del Teatro d’Arte svanisce alla metà di agosto del 1928 a Viareggio

con una platea quasi vuota. Il 19 settembre 1924 con una richiesta al

Duce si iscrive al partito fascista omologo come movimento della Vita.

Avvicinandosi al mondo della scena migliora la sua maestria del

linguaggio teatrale. In questi anni conosce la donna che sarà la sua musa,

Marta Abba15, attrice teatrale che la scrittura nella compagnia. Il debutto

ebbe luogo proprio il giorno dell’inaugurazione del teatro con una

commedia moderna, Nostra Dea, idea di Massimo Bontempelli, dando

prova della versatilità del suo talento. Dopo la prima dei Sei personaggi in

15
Abba, Marta. - (Milano, 25 giugno 1900 – Milano, 24 giugno 1988) fu una celebre attrice italiana.
Era la figlia primogenita del commerciante Pompeo Abba e di Giuseppina Trabucchi, sorella maggiore
di Cele. Musa ispiratrice del grande scrittore e drammaturgo Luigi Pirandello, fu una delle più grandi
interpreti del Novecento.
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cerca d’autore del 18 maggio, inizia a produrre un nuovo dramma, i Giganti

della montagna anche se non riesce a terminarlo, rimarrà aperto al terzo

atto, diventando un’ossessione che non gli darà tregua per ben sette anni.

Contemporaneamente scrive una serie di drammi come Trovarsi, per

Marta Abba, Quando si è qualcuno, Non si sa come. Il drammaturgo

continuerà in questo periodo, nonostante Mussolini 16 proibisce le

repliche delle sue opere, a supplicare al regime la costituzione di un

teatro di Stato per non far dimenticare la grandissima attività artistica

messa a rischio dall’arrivo del cinema anche se non ci riuscirà mai.

16
Mussolini, Benito. - (Dovia di Predappio, 29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945) è
stato un politico, dittatore e giornalista italiano. Fondatore del fascismo, fu presidente del
Consiglio del Regno d'Italia dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943. Nel gennaio 1925 assunse de
facto poteri dittatoriali e dal dicembre dello stesso anno acquisì il titolo di capo del governo primo
ministro segretario di Stato. Dopo la guerra d'Etiopia, aggiunse al titolo di duce quello di "Fondatore
dell'Impero" e divenne Primo Maresciallo dell'Impero il 30 marzo 1938. Fu capo della Repubblica
Sociale Italiana dal settembre 1943 al 27 aprile 1945.
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1.6 Il conforto di Soriano nel Cimino

Luigi Pirandello negli anni antecedenti e precedenti la Prima Guerra

Mondiale, amava trascorrere periodi dell’anno, tre mesi per l’esattezza,

con la famiglia a Soriano nel Cimino, per uscire dalla routine dei

problemi quotidiani. Ne ambientò novelle celebri, Canta l’epistola, Rondone

e Rondinella. I posti ricordati nelle novelle sono: la piazza del paese, la

farmacia del dottor Fanti, il castello, il Cimino, i boschi dei castagni della

Bastia e di Pian della Britta, la chiesa di S. Maria di Loreto, il poligono

militare del “Tiro a segno”, un boschetto di elci nelle vicinanze della

strada proveniente da Orte, la valle di querce e olivi, la casa di riposo

degli anziani. Rimase colpito in partiocolare da una località, “Pian della

Britta”, a cui dedicò una poesia, scolpita attualmente in una lapide di

marmo posta in questo luogo e anche la fonte per dipingere alcuni dei

suoi ritratti di famiglia.


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1.7 Gli ultimi anni


Riceve la notizia del conferimento del Nobel a Stoccolma il 10 dicembre

1934. Vedendo il fallimento della causa del teatro, ritorna alla narrativa:

scrive novelle come Di sera, Una giornata, ed elabora romanzi. Nel 1933 si

trasferisce in una villa a Roma con vicini i figli. Morirà per un attacco di

polmonite il 10 dicembre 1936. Per sua volontà il corpo, senza alcuna

commemorazione, fu cremato e le sue ceneri furono riportate nella

campagna di Girgenti.
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1.8 Bibliografia di Luigi Pirandello

I ROMANZI:

-L’Esclusa, 1901;

-Il Turno, 1902;

-Il fu Mattia Pascal, 1904;

-Suo marito, 1911;

-I vecchi e i giovani, 1913;

-Si gira, 1915;

-Quaderni di Serafino Gubbio operatore, 1925;

-Uno,nessuno centomila, 1926;

-Giustino Roncella nato Boggiòlo, 1941.

LE NOVELLE:

-La signora Speranza, 1902;

-Tirocinio, 1905;

-Richiamo all’obbligo, 1906;

-Stefano Giogli uno e due, 1910;

-Non è una cosa seria, 1910;

-I pensionati della memoria, 1914;

-L’ombra del rimorso, 1914;

-La camera in attesa, 1916;


21

-La morta e la viva, 1919;

-Canta l’epistola, 1938;

-Rondone e Rondinella, 1938.

LE POESIE:

-Malgiocondo, 1889;

-Pasqua di Gea, 1891;

-Elegie Renane, 1895;

-Zampogna, 1901;

-Scamandro, 1906;

-Fuori di chiave, 1912.

I SAGGI:

-L’umorismo, 1908;

-Arte e scienza, 1908.

LE RACCOLTE:

-Novelle per un anno, 1922.

LE OPERE TEATRALI:

-La morsa, 1892;

-La ragione degli altri, 1895;

-Tutto per bene, 1906;


22

-Lumìe di Sicilia, 1910;

-Il dovere del medico, 1911;

-L’imbecille, 1912;

-Cecè, 1913;

-Liolà, 1916;

-Il berretto a sonagli, 1916;

-La giara, 1916;

-All’uscita, 1916;

-Pensaci, Giacomino!, 1917;

-Il piacere dell’onestà, 1917;

-Così è (se vi pare), 1918;

-Così è (se vi pare), edizione 1925;

-L’innesto, 1917;

-La patente, 1917;

-Ma non è una cosa seria, 1917 – febbraio 1918;

-Il giuoco delle parti, 1918;

-L’uomo la bestia e la virtù, 1919;

-Come prima, meglio di prima, 1919;

-La signora Morli uno e due, 1920;

-Sei personaggi in cerca d’autore, 1921;


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-Enrico IV, 1921;

-Lettera a Ruggero Ruggeri, 1921;

-Vestire gli ignudi, 1922;

-L’uomo dal fiore in bocca, 1922;

-La vita che ti diedi, 1923;

-L’altro figlio, 1923;

-Ciascuno a modo suo, 1924;

-Sagra del Signore della Nave, 1924;

-Diana e la Tuda, ottobre 1925 e agosto 1926;

-L’amica delle mogli, 1926;

-Bellavita, 1926;

-La nuova colonia, maggio 1926 – giugno 1926;

-Lazzaro, 1928;

-Sogno (ma forse no), tra la fine del 1928 e l’inizio del 1929;

-O di uno o di nessuno, 1929;

-Come tu mi vuoi, 1929;

-Questa sera si recita a soggetto, 1929;

-Trovarsi, 1932;

-Quando si è qualcuno, 1932;

-La favola del figlio cambiato, estate 1930 – estate 1932;


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-I giganti della montagna, 1931- 1933;

-Non si sa come, 1934.

IL TEATRO IN LINGUA SICILIANA:

-Pensaci, Giacuminu!, 1916;

-‘ A birritta cu i cincianeddi, 1916;

-Liolà, 1916;

-‘ A giarra, 1916;

-‘ A vilanza, 1916;

-Capiddazzu paga tuttu, 1917;

-‘ A patenti, 1918.
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Capitolo Due: Il teatro in Pirandello

2.1 L’anno del contatto

Sin dal 1886, a Palermo, si impone la vocazione teatrale anche se a lungo

ha aleggiato una leggenda sul drammaturgo,ovvero che alla fin fine fosse

un drammaturgo malgré lui, un drammaturgo quasi per sbaglio,arrivato a

teatro verso i cinquant’anni dopo una vita a scrivere novelle, romanzi e

poesie. Luigi Pirandello, dimostra da tempo il suo interesse alla scena

teatrale già fra i venti e i trent’anni. A Roma continua l’educazione teatrale

del giovane Pirandello; L’approccio al teatro non è questa volta a partire


26

dall’autore (come faceva Goldoni17, autore della Serva amorosa), bensì a

partire propriamente dalla centralità dell’interprete. Ma dall’altro lato la

visione dello spettacolo dischiude un teatro mentale che è tutto nel foro

interiore di Pirandello che si atteggia secondo moduli che fanno pensare

ai Sei personaggi, ansiosi di salire sul palcoscenico. Questi cenni teatrali

preludono alla fase maggiore di Pirandello del teatro nel teatro.

I teatranti appaiono come volgari commercianti dell’industria dello

spettacolo,appunto in osceno commercio con denaro, anziché in fusione

con l’Arte. Nel saggio Illustratori,attori e traduttori si ritorna a parlare degli

attori, per parlarne male; L’attore è in qualche modo uguale all’autore,

quindi l’attore può ribellarsi a quest’ultimo, può usare la sua capacità di

rielaborazione per esprimere il personaggio.

17
Goldoni, Carlo Osvaldo. - (Venezia, 25 febbraio 1707 – Parigi, 6 febbraio 1793) è stato un
drammaturgo, scrittore, librettista e avvocato italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. Goldoni è
considerato uno dei padri della commedia moderna e deve parte della sua fama anche alle opere
in lingua veneta.
27

2.2 Il vero motivo del ritorno al teatro

Ma cosa spinge veramente Luigi Pirandello verso il teatro?

Non più pulsione artistica, ma per un verso, da una solidarietà patriottica

e per l’altro verso, il bisogno di soldi. Da sempre mantenuto dal padre

nel 1903 fallisce finanziariamente e Pirandello con una moglie e tre figli

da mantenere si ingegna di arrotondare il suo stipendio da insegnante

con lezioni private e collaborazioni giornalistiche; Il drammaturgo pensa

anche al cinema chiedendo aiuto a un suo amico diventato direttore

artistico, Martoglio accettando e favorendo un approdo concreto di

Pirandello al palcoscenico, l’incontro con Angelo Musco, attore catanese,

che dirige una compagnia specializzata in repertorio siciliano che favorirà

l’ingresso di Pirandello nel teatro. E’ spinto a confrontarsi con

l’interprete e a stare a contatto con gli attori; Il primo testo preparato è la

versione in siciliano di Lumie di Sicilia, anche se rispetto al testo originale

lo cambia drasticamente. I rapporti con fra l’attore catanese e il

drammaturgo però è difficile, dissapori economici e incompatibilità di

carattere portano alla rottura dell’amicizia.


28

2.3 Ruggero Ruggeri, una nuova chance

Pirandello, che non si lascia scoraggiare, pensa a Ruggero Ruggeri, il

massimo attore in lingua di quegli anni, facendo la scelta giusta; L’attore

portò al trionfo tutti i testi pirandelliani. Sei personaggi in cerca d’autore è

sicuramente l’opera più famosa di Pirandello. Trasgressiva in quanto

azzera la tipologia del dramma tradizionale inventando una situazione

inaspettata: ci troviamo su un palcoscenico vuoto dove una compagnia di

teatro sta provando una commedia; è teatro che riflette sul teatro,

mettendo in scena le problematiche dell’attore e dell’autore. Gli attori

sono frivoli, scarsamente acculturati, superficiali, modesti

professionalmente, ritornando quindi al ritratto offerto nel saggio che

aveva scritto gli anni precedenti. All’interno dell’opera però troviamo una

novità, il Direttore-Capocomico, avendo un’attenzione particolare verso

l’integrità del testo drammaturgico, prefigurerà il ruolo del regista; Inedita

in Italia. Si potrebbe considerare come il protettore degli attori, che li

osserva dall’esterno spiegandogli il testo. Il Capocomico è l’autore

all’interno del testo; La dichiarazione “noi veniamo veramente qua in

cerca d’autore” si deve prendere alla lettera, i personaggi lo cercano uno

e intanto affidano al Capocomico questa funzione, quest’ultimo cerca di


29

insinuare stabilità nella vicenda, di mantenere la compattezza degli attori,

guidare la compagnia.
30

2.4 Il ribaltamento dell’arte teatrale

Come già detto nelle prime righe del capitolo Sei personaggi sicuramente

modifica completamente la scena teatrale tradizionale ottocentesca, come

di seguito è stato Ciascuno a suo modo nel 1924 che rappresenta il secondo

momento della trilogia del “teatro nel teatro”; Qui la rappresentazione

inizia nei pressi del botteghino, prima sulla strada dove spettatori e attori

si mescolano fra loro; Troviamo un allargamento scenico, si esce

addirittura fuori dal palcoscenico. La scrittura arbitraria di queste opere è

un modo per estendere la panoramica della scena. Il terzo momento della

trilogia, “Questa sera si recita a soggetto” del 1930 chiuderà questa rivolta. In

Sei personaggi possiamo cogliere il percorso fatto dall’autore, che serba

attenzione verso i teatranti ignobili e i comici venali, raccolti come

persone di ogni giorno, e si cala sul livello umile dei mestieranti della

scena, mostrando la superficie artigianale che concerne il teatro materiale.

Si scopre che il Capocomico non è affatto incapace e incompetente,

spicca la scarsità della recitazione del Primo Attore quando deve rifare la

parte del Padre. Il progetto del drammaturgo era quello di fondare un

“Teatro Drammatico Nazionale di Stato”. Sotto la consapevolezza del

Teatro d’arte, si cerca di modernizzare la scena italiana con testi attuali di

autori italiani viventi e in modi recenti. Questo tipo di teatro non riesce a
31

lavorare in determinate grandi città in quanto i trust controllano

completamente i teatri e il repertorio,sia italiano che straniero. Il regime

fascista finanzia la compagnia - ottimo costituente di propaganda oltre

confine – ma è bloccata dai ritardi usuali della burocrazia italiana.

Dunque l’esilio di Pirandello con l’attrice Marta Abba, per garantirle un

futuro nel cinema, in Germania, dopo la fine del Teatro d’arte, è una

protesta contro il regime che non ha sorretto abbastanza il suo progetto;

Anche se non riesce a diventare un vero e proprio regista per anni

convive con i tecnici del lavoro, conoscendo e imparando l’educazione

teatrale e ricercando un nuovo linguaggio non più drammaturgico ma

scenico cercando di risolvere il problema del fare teatro, trasformandosi

in un capocomico. Cerca soldi per poter creare un nuovo grande Teatro

dell’Arte che non sia abbia sovvenzioni statali, per prenderli deve darsi al

cinema e la Germania è la punta più avanzata d’Europa, spinta del

cinema degli Stati Uniti.

Frenetiche sono le trattative con case cinematografiche tedesche e

nordamericane, lavora su scenari, scrive e rielabora drammi e novelle.

Pirandello si mette in gioco in quest’arte che, secondo lui, fa affiorare e

amplia il testo teatrale esprimendo con più energia il mondo interiore di

ogni autore.
32

Marta Abba nel 1929 decide di rientrare in Italia.

Pirandello invece decide di restare per continuare il progetto di partenza

e nel frattempo la riempe di lettere, per incoraggiarla nella sua carriera

cinematografica, almeno una al giorno per farla ritornare, anche se lei lo

rifiuta, inizialmente, per poi concretizzare il sogno pirandelliano: firmare

un contratto che le apre una serie di rappresentazioni a New York nel

1936. Il drammaturgo ha una forte ammirazione verso il teatro tedesco,

per la sua disciplina e i mezzi perfetti di cui dispone. Si complimenta

anche con gli attori e i tecnici del lavoro che li descrive come “più

disciplinati e meticolosi del mondo”. Dopo due anni decide di lasciare la

capitale tedesca dopo lo spettacolo “Questa sera si recita a soggetto”

violentemente contestato. Anche se rientrato in Italia, ripartirà per Parigi.

Ci ritornerà nel 1936, per un congresso anche se non ne parlerà più con

lo stesso entusiasmo dell’inizio. Il nazismo aveva bandito le sue opere,

tradotte da un ebreo.
33

2.5 Il pensiero

Il teatro di Pirandello può essere immaginato come un seguito di

stanze,anche quando il palcoscenico si apre nella luminosità di un

giardino o di una falsa natura. Il palcoscenico è visto come luogo di

prova, ovvero di esercizio e analisi dell’uomo, da dove venga ricavato un

frammento di verità che non ha volto. Prevale un’attenzione particolare

per la cura della messinscena: gli oggetti, la creazione dei vari suoni.

I personaggi cercano sempre una stanza, o invadono lo sconnesso

disordine di una sala di prove o quelli che sono sconvolti dal pensiero

che nel loro paese ci possa essere sepolto qualcuno. Probabilmente è per

questo che nessun’altro autore nel panorama del Novecento ha dato alla

scenografia tanta importanza quanta ne dette Pirandello.

Il luogo non può essere depennato, deve resistere più del personaggio

segregato lì dentro. Importante per il drammaturgo è anche il rapporto

tra autore e personaggi, preannunciando che ogni cosa genera ciò che le

somiglia, quindi l’autore è una sorta di progenitore delle figure dell’opera.

Pirandello si diverte a sperimentare diverse culture, a girare il mondo, a

porsi dei quesiti come quello dell’umorismo, della personalità e della

creazione.
34

Il difficile rapporto con il padre, lo ha portato a migliorare le sue capacità

espressive ed avere un forte irrazionalismo e un’ansia di tortura e

distruzione.

La sua visione del mondo è molto influenzata da Freud18 e Nietzsche19,

esprimendo la sua convinzione che non è altro che Caos.

La sua produzione ha un carattere composito, fatto di elementi diversi

legati tra loro sperimentando forme diverse per trovare quella più

combaciante all’ “idea di vita”;

Lo potremmo definire come un’edile che non ha mai riposo: elabora

romanzi, novelle, saggi.

Questo continuo lavoro era dovuto al suo rifiuto verso la letteratura che

lo porterà anche nel teatro usando una tecnica alta di trattamento

dell’oggetto e giocandoci in maniera diversa per dar vita a più generi.

In tutte le sue opere possiamo intravedere freddezza e pietà, pianto e

riso, immedesimazione e straniamento, pazzia, identificazione e

dissociazione; Tutte queste fasi si fanno giungere ad un’interpretazione

18
Freud, Sigmund. - Fondatore della psicanalisi (Freiberg, Moravia, 1856 - Londra 1939). Le sue teorie
hanno avuto un enorme impatto su tutti i settori della cultura (psicologia dell'arte, della religione ecc.)
e hanno influito sulle ricerche antropologiche (B. Malinowski, A. Kardiner, M. Mead) e sugli indirizzi di
medicina psicosomatica (F. Alexander).
19 Nietzsche ⟨nìčë⟩, Friedrich Wilhelm. - Filosofo (Röcken, presso Lützen, 1844 -Weimar 1900). Nella

sua opera, Also sprach Zarathustra (1883-85), convivono una violenta critica distruttiva verso il passato
(la tradizione filosofica, morale e religiosa dell'Occidente da Socrate in poi) e un appassionato appello
al futuro, alla creazione di un uomo nuovo capace di affrontare la tragicità della vita senza bisogno di
certezze filosofiche o religiose. Le sue idee antidemocratiche e l'esaltazione della volontà di potenza ne
favorirono la strumentalizzazione da parte del nazismo.
35

prevalentemente umoristica della realtà: le varie opere scritte con questo

stile sono scomposte, continuamente interrotte. L’ironia la cerca come

una prestanza che permetta di guidare la materia analizzata.

Egli si focalizza sulla riflessione, fonte di dolore, che gli si pone davanti e

lo studia e ne isola l’immagine facendo comparire il sentimento del

contrario, così che ogni vero umorista sarà un critico di se stesso.

Questa sua visione ci offre lo schema di una concentrazione di elementi

espressivi: il primo è il bisogno di vita, che spinge una persona a mutarsi in

un personaggio: la vita che è dentro di noi.

Il secondo è la coscienza di vivere, che genera tragedie quieti. Conoscersi

vuol dire perire.

Chi vive ed è a conoscenza della sua situazione, per rientrare nel dominio

dell’umorismo, deve riprodurre il suo contrario, camuffandosi nell’essere

diverso, e questo diventa teatro: quando s’inizia la rappresentazione del

teatro della vita; Ci si rifiuta della realtà.

I primi romanzi presentano una predisposizione naturalistica, ovvero in

modo oggettivo ed impersonale, e verista che richiama l’idea zoliana 20

dell’uomo che passa avanti all’azione.

20Zola ⟨ʃolà⟩, Émile. - Scrittore francese (Parigi 1840 - ivi 1902). Affermatosi dapprima come critico
d'arte, difese l'impressionismo. Teorico del naturalismo, ne offrì un modello esemplare nella sua opera
narrativa: da Teresa Raquin (1868) al ciclo Les Rougon-Macquart, histoire naturelle et sociale d'une famille sous le
Second Empire (1871-93), che comprende L'assommoir (1877) e Germinal (1885), i romanzi di Zola
costituiscono un immenso affresco della società del tempo, osservata con rigore scientifico e con una
36

Pirandello raccolse tutta la sua produzione drammatica in Maschere Nude.

scrupolosa ricognizione storica, sociologica, linguistica. Di convinzioni repubblicane, nell'affaire


Dreyfus Z. prese posizione a favore dell'innocente: celebre è la lettera aperta nota con il
titolo J'accuse (1898).
37

2.6 La Sicilia

Schema principale da cui Pirandello prende ispirazione narrativa e storica

per le sue prime opere è la sua Sicilia, in quanto, è il nodo centrale in cui

s’incontrano, si scontrano le potenze del periodo greco-romano:

l’impero, il papato, la civiltà cristiana e quella islamica, le anime latine e

greche, l’idea di Comune e Stato. Carattere essenziale preso dalla regione

è l’individualismo in cui agiscono i personaggi che hanno un modo di

essere ripreso da reali popolani siciliani e la lingua considerata più viva

dell’italiano. Ne vediamo nascere due romanzi L’esclusa e Il turno. Per

quanto riguarda le opere teatrali ricordiamo Lumìe di Sicilia (Teatro

Metastasio, Roma, 9 dicembre 1910), Il dovere del medico (Sala Umberto,

Roma, 20 giugno 1920), La ragione degli altri (Teatro Manzoni, Milano, 19

aprile 1915), Cecè (Teatro Orfeo, Roma, 14 dicembre 1915), Pensaci,

Giacomino! (Teatro Nazionale, Roma, 10 luglio 1916), Liolà (Teatro

Argentina, Roma, 4 novembre 1916).


38

2.7 I componimenti più significativi

Il drammaturgo cercò di tramutare qualsiasi atto letterario scritto in

rappresentazione scenica, anche se i primi esperimenti non ebbero molta

fortuna.

Ne I vecchi e i giovani, romanzo pubblicato in volume nel 1913 si interessa

alla realtà politica, a coloro che ne fanno parte, e l’unica cosa che ne

ricava è un’insieme di fatti ed esperienze contraddittorie che portano al

fallimento e all’insoddisfazione dei giovani che si sentono asfissiati dalla

società inetta. Questo romanzo, quindi, rimane bloccato, senza uno

svolgimento ulteriore.

Cosi è ( se vi pare), commedia rappresentata nel 1918, Il giuoco delle parti,

Liolà, L’innesto, fanno parte della seconda fase della sua carriera

drammaturgica che affronta il tema umoristico, mostrano una delle

particolarità di Pirandello nella scelta dei titoli teatrali: l’uso di parole

enigmatiche, provocatorie che incuriosiscono lo spettatore per farlo

attendere e precipitare dell’incertezza e senso di vuoto; I personaggi non

agiscono, ma hanno già agito, una volta che la rappresentazione è finita

muoiono veramente.

Romanzo entrato nel panorama della sua attività teatrale è Uno, nessuno e

centomila.
39

Uscito a puntate sulla Fiera letteraria, nel dicembre 1925 - giugno 1926,

per comporlo applica la tecnica di trasposizioni, pilastro della produzione

novellistica e teatrale di Pirandello tra il 1910 e il 1922.

Diventò un punto di riferimento per lo scrittore, raccoglieva

considerazioni, cose viste, sfoghi sentimentali, sensazioni, paesaggi,

ricordi. Diedero spunto e citazioni ad altre sue novelle e drammi. La

pubblicazione combacia con l’addio al romanzo e la discesa della

fortunata stagione del letterato.

Il terzo stadio è contrassegnato dal il teatro nel teatro, dove vuole

coinvolgere il pubblico, far parlare anche agli occhi, trasformando il

palcoscenico in più stanze contemporaneamente per le scene da

rappresentare.

Nell’ ultimo periodo Pirandello affronta il tema del mito, quarto e ultimo

gradino. Scrivendo I giganti della montagna, Lazzaro, ove avvengono vari

miracoli, La nuova colonia superava l’umorismo e il dramma che lo hanno

maggiormente contraddistinto.
40

2.8 Il fu Mattia Pascal


Il romanzo che avrà molta fortuna sarà Il fu Mattia Pascal scritto in un

momento difficile della sua vita; pubblicato a puntate fra l’aprile e il

giugno del 1904 sulla Nuova Antologia.

E’ diviso in tre parti e la vicenda inizia dalla fine della vicenda vissuta: il

protagonista si racconta; Il personaggio è demoniaco, che inizialmente

non agisce, è un semplice bibliotecario che vive in una condizione di

immobilità e di disinteresse dalla realtà fino a quando non giunge la

figura di Batta Malagna, un’amministratore malavitoso, che

interessandosi a gestire il patrimonio della famiglia lo strema man mano.

Mattia, si sveglia dal suo sonno vedendo questa situazione, decidendo di

vendicarsi intraprendendo una relazione adultera con Romilda, da cui

l’amministratore vorrebbe un figlio. La condizione, però, peggiora

quando Mattia pregna la moglie dell’amministratore, Olivia. Il raggiratore

finisce raggirato: Malagna riconosce come proprio il figlio di Olivia,

Mattia, invece, deve accettare come moglie Romilda, che se ne innamora.

Tutta questa nuova situazione, le difficoltà economiche, le continue

disgrazie familiari portano Mattia all’idea del suicidio; vaga per una notte

intera per il paese e le campagne, ritrovandosi nei pressi della gora del

mulino. Qui, viene aiutato da un vecchio mugnaio Filippo, che lo

consola facendolo rinsavire. Il protagonista, per una risoluzione


41

improvvisa, decide di recarsi a Marsiglia, da cui avrebbe potuto partire

per l’America. Trovatosi a Montecarlo si ferma a giocare alla roulette, e

cosa inaspettata, vince. I diversi colpi di fortuna, lo fanno diventare

ricco, indugiandolo a non partire e a ritornare a paese. Durante il viaggio

di ritorno, apprende dal giornale di essere stato riconosciuto dalla moglie

e dalla suocera in un cadavere, e servendosi di questa notizia si esalta

all’idea di farsi passare veramente da morto per cambiare identità e poter

iniziare una nuova vita. Assume il nome di Adriano Meis e per non farsi

riconoscere, si fa operare all’occhio strabico. Dopo essersi trattenuto a

Milano, fatta esperienza della metropoli industriale, si reca a Roma dove

sistemandosi nella pensione di Anselmo Paleari s’innamora di sua figlia,

Adriana. Dopo, però, aver capito che non può in alcun modo sposarla in

quanto non ha uno stato civile che renda possibile il matrimonio, per

allontanarla da sé, corteggia la moglie di uno di un pittore spagnolo, ed è

sfidato a duello. Senza identità, non riesce a trovare i padrini necessari

per battersi così decide di inscenare il suicidio del Tevere. Tutte queste

bugie, compromessi e condizionamenti lo costringono a farlo rientrare

nella sua vecchia vita, che gli rende un’esistenza più ordinata.
42

2.9 I temi dell’opera

Mattia Pascal può essere considerato l’emblema della maschera: non vive

più, si guarda e guarda gli altri vivere. La sua vera identità non esiste,

dunque si pone davanti la morte della persona. Pirandello, ribadisce con

maggiore ostilità,che le immagini di un’altra vita prendessero corpo,

collegando nell’esistenza dello scrittore forze ossessive cui non ci si

poteva sfuggire una volta richiamate. Queste apparizioni congiungono

molti personaggi nella sua produzione. Possiamo scorgere che dispone di

una propria forza autonoma che sul palcoscenico si fonde con l’essenza

plastica e si distingue agli altri, a noi pubblico.

Questa era una vera ossessione che giunge a fonte d’ispirazione. Il

narratore crea la loro linfa vitale. La novella, genere in cui si tiene in

esercizio Pirandello nei suoi primi anni di carriera, servì come strumento

di conoscenza per verificare la prosperità, la corposità, la spaziosità del

mondo da raffigurare.

A voler guardare gli antecedenti siciliani, possiamo dire che Pirandello

usa una lingua estremamente comunicativa, facendo delle grandi

scoperte, come mutare l’idea di Verga21 che la condanna umana non era

21
Vérga, Giovanni. - Scrittore (Catania 1840 - ivi 1922). Autore di novelle e romanzi, il cui stile e
linguaggio hanno rinnovato profondamente la narrativa italiana, Verga è considerato il più autorevole
esponente del verismo. Raggiunse la notorietà con alcuni romanzi, Eva e Tigre reale (1873) e novelle
(Nedda, 1874), nei quali espresse la sua predilezione per temi legati a diversi ambienti sociali e per il
gusto per una scrittura asciutta e comunicativa. Tra il 1878 e il 1881 elaborò un progetto innovatore
43

un fatto esistenziale, bensì un portato storico. Gli ambienti in cui

l’apparato della novella ha modo di azionarsi sono due : Roma e Sicilia.

Per Pirandello Roma era materia vuota, priva di potenza creativa e

attorniata da una pesante tristezza esistenziale. La società siciliana fu un

concentrato della società umana: un luogo di visioni, di esperimenti, di

prove, sottosviluppato, avente di fronte l’ombra della miseria e della

pazzia, grande tema pirandelliano. Si riflettevano i pregiudizi e le

superstizioni, il parere più che l’essere, chiusa dal nucleo familiare che è l’

embrione da cui nascono i casi pirandelliani: le forme della vita e della

morte si affacciano accostate e in esse esistono contemporaneamente

presente, passato e futuro. Roma e Sicilia diventano teatro della

condizione sociale, da qui Pirandello ispira i suoi personaggi e drammi.

rispetto alle esperienze precedenti, quello di trasferire nei romanzi l'attenta osservazione del mondo
circostante, ponendo l'accento sui desideri degli uomini e sul loro modo di parlare.
Ne I Malavoglia (1881) Verga perfezionò una tecnica narrativa caratterizzata dall'uso del discorso
indiretto libero, che permette di inserire nel racconto le voci e i punti di vista dei personaggi, le loro
parole semplici e la loro grammatica elementare. In Mastro don Gesualdo (1889) rispetto allo stile corale
de I Malavoglia, Verga raffigurò con distacco luoghi e paesaggi lividi e desolati, specchio della miseria
umana che i personaggi del romanzo rappresentano.
44
45

Capitolo Tre: Il teatro nel teatro pirandelliano


3.1 La terza fase

Come già accennato nel capitolo precedente, con la “prima” dei Sei

personaggi in cerca d’autore, il teatro di Pirandello riflette sulla reale

coesistenza della condizione umana che porta a disgregare le regole

stesse della pratica della messa in scena. A tal proposito, ripropone la


22
tecnica teatrale di William Shakespeare , il palcoscenico multiplo,

sorprendendo il pubblico, sovvertendo ogni regola di messa in scena,

dove il palcoscenico può essere diviso in varie scene fatte

contemporaneamente, regole che applicherà anche nelle altre due opere

che daranno vita alla trilogia, Ciascuno a suo modo nel 1924 e Questa sera si

recita a soggetto nel 1930. Il conflitto tra forma e vita, tema da lui affrontato

in maniera quasi maniacale, lo accompagneranno in tutta la sua

produzione sottolineando la sconfitta dell’uomo di fronte alla società,

dovuta all’ improbabilità di uscire dalle convenzioni che la caratterizzano

se non con la follia. Condizionato dalla filosofia irrazionale di quel

secolo, come Bergson23, ritiene che l’universo sia in continuo divenire e

22
Shakespeare ⟨šèikspië⟩, William. - Drammaturgo e poeta inglese (Stratford-upon-Avon 1564 - ivi
1616). Considerato come il più importante scrittore in lingua inglese e generalmente ritenuto il più
eminente drammaturgo della cultura occidentale.
23
Bergson, Henri-Louis. - (Parigi, 18 ottobre 1859 – Parigi, 4 gennaio 1941) è stato
un filosofo francese. La sua opera superò le tradizioni ottocentesche dello Spiritualismo e
del Positivismo ed ebbe una forte influenza nei campi della psicologia, della biologia, dell'arte,
della letteratura e della teologia. Fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1927 sia «per le
sue ricche e feconde idee» sia «per la brillante abilità con cui ha saputo presentarle».
46

che la vita sia dominata da una perenne mobilità. L’uomo è dominato da

questo flusso caotico ma cerca di opporsi costruendo strutture fisse nelle

quali potersi identificare ma che lo chiudono a maschere in cui non si

riconosce o è costretto a identificarsi per dare senso alla propria esistenza

Fissare il flusso che è essenza stessa della vita corrisponde a non vivere.

Solo il cosiddetto “Folle”, figura emarginata dalla società, riesce a

liberarsi della maschera avendo una realtà vera e autentica, che resta

infattibile agli altri in quanto provvisti di una propria identità creata dalla

maschera.
47

3.2 Le opere

- Sei personaggi in cerca d'autore, Roma, Teatro Valle, 10 maggio 1921;

- Enrico IV, Milano, Teatro Manzoni, 24 febbraio 1922;

- All'uscita, Roma, Teatro Argentina, 29 settembre 1922;

- L'imbecille, Roma, Teatro Quirino, 10 ottobre 1922;

- Vestire gli ignudi, Roma, Teatro Quirino, 14 novembre 1922;

- L'uomo dal fiore in bocca, Roma, Teatro degli Indipendenti, 21

febbraio 1923;

- La vita che ti diedi, Roma, Teatro Quirino, 12 ottobre 1923;

- L'altro figlio, Roma, Teatro Nazionale, 23 novembre 1923;

- Ciascuno a suo modo, Milano, Teatro dei Filodrammatici, 22 maggio

1924;

- Sagra del signore della nave, Roma, Teatro Odescalchi, 4 aprile 1925;

- Diana e la Tuda, Milano, Teatro Eden, 14 gennaio 1927;

- L'amica delle mogli, Roma, Teatro Argentina, 28 aprile 1927;

- Bellavita, Milano, Teatro Eden, 27 maggio 1927;

- O di uno o di nessuno, Torino, Teatro di Torino, 4 novembre 1929;

- Come tu mi vuoi, Milano, Teatro dei Filodrammatici; 18 febbraio

1930;
48

- Questa sera si recita a soggetto, Torino, Teatro di Torino, 14 aprile

1930;

- Trovarsi, Napoli, Teatro dei Fiorentini, 4 novembre 1932;

- Quando si è qualcuno, Sanremo, Teatro del Casino, 7 novembre

1933;

- La favola del figlio cambiato, Roma, Teatro Reale dell'Opera, 24

marzo 1934;

- Non si sa come, Roma, Teatro Argentina, 13 dicembre 1935;

- Sogno, ma forse no, Lisbona, Teatro Nacional, 22 settembre 1931.


49

3.3 Sei personaggi in cerca d’autore

I personaggi della commedia da fare

Il padre

La madre

La figliastra

Il figlio

Il giovinetto

La bambina ( non parla )

Madama Pace ( non parla e verrà evocata)

Gli attori della compagnia

Il direttore-capocomico

La prima attrice

Il primo attore

La seconda donna

L’attrice giovane

L’attore giovane
50

Altri attori e attrici

Il direttore di scena

Il suggeritore

Il trovarobe

Il macchinista

Il segretario del capocomico

L’usciere del teatro

Apparatori e servi di scena

Sei figure entrano in un teatro di prosa mentre gli attori stanno provando

la commedia borghese di Pirandello: Il giuoco delle parti. Queste sei figure

in realtà non sono personaggi, ma persone, in cerca di uno scrittore che

metta per iscritto le loro vicende, per renderle così eterne, immortali.

Adesso queste persone vorrebbero che il capocomico sostituisse l’autore

e facesse recitare il loro dramma agli attori professionisti presenti sul

palcoscenico.

Così ciascuno dei Sei personaggi in cerca d’autore comincia a raccontare la

propria storia personale.


51

Il Padre, dopo aver avuto un Figlio, lascia che la Madre se ne vada con

l’amante, il segretario che viveva in casa con loro, “uomo a lei più affine”.

La Madre e l’amante mettono al mondo tre figli: la Figliastra,

il Giovinetto, la Bambina. Alla morte dell’amante, la Madre torna in città;

Qui il caso gioca un tiro maligno ai personaggi principali: la Figliastra,

giovane e bella, cade nella rete di Madama Pace, che, dietro la copertura

di una casa di mode, gestisce una casa di appuntamenti. Il Padre, in cerca

di piacere, incontra nella casa la Figliastra che non conosce. Tra i due

non vi è alcun rapporto, considerato che – grande colpo di scena! –

sopraggiunge la Madre che vuole sottrarre la Figliastra dalle grinfie di

Madama Pace; Con orrore scopre il Marito con la Figliastra. Inorridito e

vergognoso, travolto dalle spietate accuse della Figliastra che lo ritiene

ipocrita, meschino e vizioso, il Padre decide di riprendere con sé

la Madre e l’intera famiglia. Il Figlio, che non accetta la nuova realtà

familiare, reagisce contro gli improvvisi intrusi e li tratta villanamente.

Durante le prove, alle quali i personaggi assistono ora in silenzio, ora

intervenendo con commenti e suggerimenti, gli attori risultano però falsi

ai loro occhi, diversi da loro, e, per fare in modo che il destino si compia,

dovranno, infine, essere essi stessi, sul palcoscenico, a recitare il proprio

tragico dramma fino all’epilogo.


52

La rappresentazione riprende, ambientata in un giardino dove la Madre

scopre la Bambina annegata nella vasca e, un attimo dopo, inorridita,

scorge dietro un albero la figura del Giovinetto, che, avendo assistito

all’intera scena, preso da una disperata solitudine, si suicida, sparandosi

un colpo di rivoltella. La Madre urla disperata; gli attori sono sconcertati:

non sanno se il Giovinetto sia morto o meno.

Il capocomico, infastidito per la giornata di prove perduta, ordina agli

attori di andare via e all’elettricista di spegnere tutte le luci. Ma, subito,

dietro il fondalino, come per uno sbaglio d’attacco, s’accende un

riflettore verde, che proietta, grandi e spiccate, le ombre dei personaggi,

meno il Giovinetto e la Bambina. Il capocomico, vedendole, schizza via

dal palcoscenico, sbigottito. Si spegne il riflettore dietro il fondalino e

lentamente viene avanti prima il Figlio, poi la Madre con le braccia

protese verso di lui, e dopo ancora il Padre. Si fermano a metà del

palcoscenico, rimangono lì come forme trasognate. Viene fuori per

ultima la Figliastra che fugge con una folle, amara risata, scomparendo

dalla scena.
53

3.4 Le caratteristiche dell’opera

Uno dei temi affrontati nel dramma è l’incomunicabilità, poiché il

linguaggio non è universale, ognuno mette nelle parole ciò che per lui

significano. Ogni personaggio ha la sua verità ed ognuno vive il proprio

dramma, non trovando nessuno che lo fissi; Impossibilità, dunque, di

rappresentare oggettivamente una sola vicenda in quanto anche se

qualche attore è interessato a rappresentare la loro storia, non riesce.

L’arrivo sul palcoscenico dei sei personaggi, rompe i confini abituali tra

arte e vita: scatenando l’incredulità e l’ironia della compagnia teatrale i sei

personaggi di fantasia rivendicano il diritto alla vita, che per loro coincide

con la rappresentazione della loro vicenda da parte degli attori.

Ma quando gli attori iniziano a recitare la parte dei personaggi, questi si

lamentano di non essere stati compresi, si offendono per gli scherni e

l’incredulità degli attori, reagendo in modo infastidito e permaloso.

Tale incomunicabilità si approfondisce nel seguito dell’opera, dividendo

anche i sei personaggi tra loro, e facendo fallire il tentativo di mettere in

scena la storia della lacerazione familiare. Pirandello vuole far capire la

differenza tra persona e personaggio; mentre il personaggio è vero

perché nasce con un carattere specifico che non perderà mai più, la
54

persona per Pirandello è mutevole e soggetta ad un continuo

cambiamento.

Si elimina lo spazio artistico, disintegrando lo spazio teatrale: gli attori

scendono dal palcoscenico andando dal pubblico. Il teatro è hanté,

ovvero “ teatro come seduta”, destinato a ospitare spettacoli che abbiano

personaggi che vengono anche evocati da un medium affinché il

pubblico non respinga le loro apparizioni e comprendano la loro

comunicazione.

Individuiamo due gradi di recitazione:

I. Il grado più basso, rappresentato dall’attore-professionista che

prova Il giuoco delle parti, difficilmente riuscirà a vedere il

personaggio come l’autore l’ha immaginato, lontano anni luce dal

lavoro di Stanislavskij24.

24
Stanislavskij ‹stën'islàfsk'i›, Konstantin Sergeevič. - Pseudonimo dell'attore e regista K. S.
Alekseev (Mosca 1863 - ivi 1938); proveniente da un teatro d'amatori, dopo aver conosciuto la scena
parigina e frequentato i corsi della scuola teatrale moscovita, esordì come regista (1889) ispirandosi ai
metodi della compagnia dei Meininger che egli vide recitare a Mosca (1885-90). Teorico del teatro,
sostenne il "naturalismo spirituale" dell'interpretazione scenica, curando la piena rispondenza della
realtà al contenuto dell'opera nei drammi naturalistici e l'espressione di un'atmosfera spirituale in quelli
simbolici. I suoi spettacoli messi in scena nel Teatro d'Arte, da lui fondato con V. I. Nemirovič-
Dančenko, segnano una tappa gloriosa nella scena russa: memorabili gli allestimenti di Shakespeare,
Maeterlinck, Gor´kij e, specialmente, Čechov. Dalla sua scuola uscì pure il grande secessionista V. E.
Mejerchol´d. Il metodo di recitazione di S., basato sul duplice lavoro dell'attore su sé stesso e sul
personaggio che dovrà interpretare-rivivere, ha avuto straordinaria fortuna nel teatro del Novecento.
S. ha lasciato numerosi scritti essenziali per comprendere il suo pensiero; tra le sue opere (raccolte
dopo la morte in Sobranie sočinenij "Opere complete", 8 voll., 1954-61), si ricordano: Moja zizn´ v
iskusstve (1925; trad. it. La mia vita nell'arte, 1965); Rabota aktera nad soboj (1938; trad. it. Il lavoro dell'attore
su sé stesso, 1990); Etika (post., 1947). Fra gli altri volumi usciti in italiano: Il lavoro dell'attore sul
personaggio (1956;1988); L'attore creativo (1980); Le mie regie (1986).
55

II. Il grado più alto, quello che i sei personaggi vorrebbero

raggiungere, in stretto rapporto con l’autore. Per arrivare a questi

risultati Pirandello utilizzò la “tecnica” del concertato scenico,

scomponendo su diversi registri l’opera.


56

3.5 Le rappresentazioni

Statisticamente Sei personaggi in cerca d’autore fu il testo più rappresentato

dalla Compagnia di Pirandello.

Totale 148 recite in 63 città: 106 recite accertate in 39 città italiane, 27 in

18 città europee, 15 in 6 città sudamericane.

Prima rappresentazione: Roma, Teatro Odescalchi, 18 maggio 1925

(nove repliche).

Londra, 15 giugno 1925 (tre repliche); Parigi, 6 luglio 1925 (sei repliche);

Milano, 19 settembre 1925 (sette repliche); Como, 1 ottobre 1925 (una

replica); Basilea, 10 ottobre 1925; Berlino, 12 ottobre 1925; Francoforte

sul Meno, 15 ottobre 1925; Bonn, 18 ottobre 1925; Colonia, 19 ottobre

1925; Kassel, 23 ottobre 1925; Dresda, 25 ottobre 1925 (una replica);

Lipsia, 26 ottobre 1925; Halle, 27 ottobre 1925; Magdeburgo, 30 ottobre

1925; Hannover, 31 ottobre 1925; Amburgo, 1 novembre 1925; Brema, 4

novembre 1925; Munster, 7 novembre 1925; Modena, 12 novembre

1925; Piacenza, 17 novembre 1925; La Spezia, 24 novembre 1925; Pavia,

28 novembre 1925; Parma, 1 dicembre 1925; Genova, 7 dicembre 1925

(una replica); Sampierdarena, 15 dicembre 1925; Torino, 22 dicembre

1925 (una replica); Verona, 5 gennaio 1926 (una replica); Padova, 14


57

gennaio 1926 (una replica); Ferrara, 20 gennaio 1926; Brescia, 27 gennaio

1926; Varese, 9 febbraio 1926; Bologna, 24 febbraio 1926 (tre repliche);

Firenze, 6 marzo 1926 (tre repliche); Roma, 25 marzo 1926; Milano, 5

aprile 1926 (due repliche); Cremona, 1 maggio 1926; Monza, 9 maggio

1926; Como, 13 maggio 1926 (una replica); Bergamo, 22 maggio 1926

(due repliche); Torino, 1 giugno 1926 (due repliche); Alessandria, 8 luglio

1926; Asti, 8 luglio 1926; La Spezia, 14 luglio 1926; Livorno, 19 luglio

1926 (una replica); Genova, 4 settembre 1926 (tre repliche); Firenze, 15

settembre 1926 (una replica); Macerata, 1 ottobre 1926; Ancona, 6

ottobre 1926; Pesaro, 12 ottobre 1926; Rimini, 19 ottobre 1926; Padova,

23 ottobre 1926 (una replica); Vicenza, 1 novembre 1926; Venezia, 4

novembre 1926; Udine, 16 novembre 1926; Trieste, 20 novembre 1926;

Praga, 14 dicembre 1926; Vienna, 18 dicembre 1926; Budapest, 20

dicembre 1926; Fiume, 23 dicembre 1926; Gorizia, 28 dicembre 1926;

Brescia, 30 dicembre 1926; Torino, 31 gennaio 1927; Roma, 5 aprile

1927 (quattro repliche); Buenos Aires, 17 giugno 1927 (otto repliche);

Rosario, 22 luglio 1927 (una replica); Còrdoba, 31 luglio 1927;

Montevideo, 10 agosto 1927; San Paolo, 29 agosto 1927; Rio de Janeiro,

7 settembre 1927; Napoli, 5 ottobre 1927 (due repliche); Palermo, 3

novembre 1927; Canicattì, 1 dicembre 1927; Catania, 18 dicembre 1928;


58

Siracusa, 3 gennaio 1928; Napoli, 28 gennaio 1928; Firenze, 13 febbraio

1928; Siena, 15 febbraio 1928; Roma, 4 marzo 1928 (una replica);

Milano, 17 aprile 1928; Padova, 14 maggio 1928; Venezia, 19 maggio

1928; Udine, 3 giugno 1928; Pordenone, 9 giugno 1928; Reggio Emilia,

20 giugno 1928; Rovigo, 23 giugno 1928; Viareggio, 9 agosto 1928.25

25
D’Amico Alessandro, Tinterri Alessandro, Pirandello capocomico, Palermo 1987 pp. 130-131
59

Appendice: Sei personaggi in cerca d’autore

Il Padre: "Un personaggio, signore, può sempre domandare a un’uomo chi è. Perché
un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre
qualcuno. Mentre un uomo, un uomo così in genere, può non essere nessuno."26

La prima rappresentazione di questo capolavoro venne fatta a Roma

dalla compagnia diretta da Dario Niccodemi27 al Teatro Valle, il 9 maggio

del 1921, con Luigi Almirante28 nel ruolo del Padre e Vera Vergani29 in

quello della Figliastra. L’esito fu burrascoso, il pubblico si divise in due

parti: da una parte c’era entusiasmo, eccitamento e forti applausi,

dall’altra freddezza, proteste, fischi e grida di “Manicomio! Manicomio!”.

Immancabilmente si arrivò alle mani, molti andarono a finire in

Questura, e altri rimasero a polemizzare fino a notte inoltrata. Tutto

questo a causa del suo cambiamento dalla tradizione teatrale; Pirandello,

secondo l’unico critico che capì il vero valore dell’opera, Arnaldo

Frateili30, era riuscito quasi a negare il teatro stesso. Per capire meglio

quest’ultimo concetto si deve pensare alla divisione dell’edificio teatrale:

26
Pirandello Luigi, Sei personaggi in cerca d’autore, Verona 1966 p. 106
27
Niccodemi, Dario. - (Livorno, 1874 – Roma, 1934) è stato un commediografo, sceneggiatore e
capocomico italiano.
28 Almirante, Luigi. - (Tunisi, 31 agosto 1884 – Roma, 6 maggio 1963) è stato un attore

e comico italiano.
29
Vergani, Vera. - (Milano, 6 febbraio 1894 – Procida, 22 settembre 1989) è stata un'attrice teatrale
italiana.
30
Frateili, Arnaldo. - Scrittore e giornalista italiano (Piediluco 1888 - Roma 1965); nel periodo fra le
due guerre si occupò di critica letteraria su L'Idea nazionale e poi su La Tribuna; nel secondo
dopoguerra, di critica drammatica su Paese sera. Pubblicò anche libri di racconti e di viaggio, e uno di
ricordi di vita letteraria romana, Dall'Aragno al Rosati (1963).
60

il palcoscenico, che fa svolgere l’azione della messinscena davanti alla sala,

il luogo del pubblico. Attori e pubblico entravano sempre in due ingressi

opposti e riservati. Nella rappresentazione, invece, ad un certo momento

i sei personaggi entrano nella stessa porta dalla quale è entrato il

pubblico, cosa che non era mai successa negli altri spettacoli,

camminando nell’ingresso, sala, corridoio, scaletta e palcoscenico,

creando allo spettatore senso di imbarazzo. La “violazione” si ripete

anche alla fine, quando la Figliastra riattraverserà il cammino dal

palcoscenico al fondo sala, scomponendo le strutture drammatiche. La

rappresentazione, quindi, si può svolgere anche in altri spazi del

palcoscenico eliminando l’idea di un’ unico luogo artistico. Un altro

passaggio cardine dell’opera è l’apparizione di Madama Pace, costituente

essenziale acciocché il dramma si effettui. Non facendo parte della

famiglia dei sei personaggi, non poteva entrare insieme a loro dalla porta

riservata al pubblico. La soluzione registica è quella di “evocarla”

direttamente sul palco attraverso l’uso di mobili, cappellini e mantello

femminile per ricrearla là sopra. Pirandello proclama lo spazio teatrale

anche in luogo d’apparizioni, dove è possibile creare personaggi anche

non in carne e ossa, dall’avere forma all’essere forma. Nel pieno delle
61

polemiche della rappresentazione, Silvio d’Amico31 lo nominerà poeta del

soggettivismo e della relatività.

31
d'Amico, Silvio. - Critico drammatico italiano (Roma 1887 - ivi 1955) dell'Idea nazionale, della Tribuna,
del Giornale d'Italia, e poi del Tempo di Roma; direttore e collaboratore di numerose riviste e collane
drammatiche; dal 1945 al 1955 titolare delle cronache teatrali a Radio Roma. Fondò e presiedette
l'Accademia d'arte drammatica (ora intitolata al suo nome), diresse la sezione del teatro nell'Enciclopedia
Italiana e l'Enciclopedia dello Spettacolo (1954-62). Di primo piano l'opera sua a vantaggio del teatro, e
specialmente per un teatro italiano veramente moderno. Si occupò anche, da cattolico militante, di
argomenti religiosi (Le strade che portano a Roma, 1924; Pellegrini in Terra Santa, 1926; Certezze, 1932); e, da
cultore di cose romane, trattò di poeti, in dialetto e in lingua, della sua città (Bocca della verità, 1943):
della quale, o propriamente della Roma della sua infanzia e adolescenza, si fece trepido evocatore nel
romanzo Le finestre di piazza Navona (pubbl. postumo, 1961). Fu tra i primi sostenitori della necessità,
per l'Italia, di teatri stabili, e dell'opera di un direttore illuminato; considerò nociva per lo spettacolo
teatrale, da lui concepito come spettacolo d'insieme, la preminenza del primo attore (il cosiddetto
"mattatore"). Opere principali: Il teatro dei fantocci, 1920;Maschere, 1921; Ibsen, 1928; Il teatro italiano
del '900, 1932; Storia del teatro drammatico, 4 voll., 1939-40; Dramma sacro e profano, 1942; Palcoscenico del
dopoguerra, 2 voll., 1953. Postume sono state raccolte, in 2 voll., le principali sue Cronache del
teatro: I (1914-1928), 1963; II (1929-1955), 1964.
62

Conclusioni

Questa tesi, nata dalla mia grande passione per il teatro e la sua storia, mi

ha permesso di ampliare le mie conoscenze nel campo dello spettacolo

mediante l’analisi dell’opera di Luigi Pirandello e le novità che ha portato.

L’opera esaminata in questo mio percorso è stata Sei personaggi in cerca

d’autore. Entrando nel merito delle strutture descrittive-narrative create

dallo scrittore è stato possibile confermare i cambiamenti, soprattutto nei

confronti della struttura teatrale e del pubblico, oltre a poter constatare

l’altissima competenza mediante la quale egli lo ha portato in scena. Luigi

Pirandello, in definitiva, è da ritenersi un grandissimo drammaturgo

ancor prima d’essere considerato un importantissimo scrittore e poeta

italiano di fama mondiale.

Dall’indagine della storia d’altro canto, è stata d’immenso giovanile da un

punto di vista teorico come da un punto di vista pratico. L’analisi della

tipologia testuale ha permesso di rilevare i punti chiave sui quali il lavoro

si sarebbe dovuto svolgere, ed attraverso la lettura del capolavoro

pirandelliano è stato possibile documentarsi sul mondo creato

dall’autore.
63

Indicare le rappresentazioni effettuate, infine, è stato determinante per

acquisire un feedback che consentisse di verificare le aspettative che il

testo presentava prima dell’operazione mediatica.

Questo lavoro, oltre a consentirmi di arricchire il mio bagaglio culturale,

mi conferisce nuovi stimoli adatti ad indagare con maggiore profondità i

campi dello studio del teatro e dello spettacolo, poiché testimoniare il

genio e la profondità, sia ideologica che accademica, di una delle figure

senza dubbio più importanti ed influenti del secolo XX e le ricerche

effettuate al fine di approfondire i miei studi hanno generato, nei

momenti di maggior impegno, un piacere che ha superato la stanchezza e

mi ha permesso di essere in grado di terminare il lavoro con un’enorme

soddisfazione personale.
64

.Bibliografia

Alonge Roberto, Luigi Pirandello, Roma-Bari 2010;

Camilleri Andrea, Pagine scelte di Luigi Pirandello, Milano 2010;

D’Amico Alessandro, Tinterri Alessandro, Pirandello capocomico, Palermo

1987;

Macchia Giovanni, Pirandello o la stanza della tortura, Milano 1988;

Manotta, Marco, Luigi Pirandello, Milano 1998;

Pallotta Nunzio, Fanano Nicola, D’Arcangeli Valentino, Mascellini

Angelo Michele, Berti Paolo, Sanna Riccardo, Pirandello e Soriano, Soriano

nel Cimino 1987;

Pirandello Luigi, Sei personaggi in cerca d’autore, Verona 1966;

Pirandello Luigi, Il fu Mattia Pascal, Milano 1991;


65

Sciascia Leonardo, Pirandello e la Sicilia, Caltanissetta- Roma 1961


66

Sitografia

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Biografico)/;

http://www.treccani.it/enciclopedia/sigmund-freud/;

http://www.treccani.it/enciclopedia/william-shakespeare/;

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http://bancadellamemoriasoriano.weebly.com/luigi-pirandello.html;

http://cristinagargano.altervista.org/quinte/italiano.html;
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http://www.letteraturaitalianaonline.com/novecento/verga-pirandello-

righini.html;

http://www.oilproject.org/lezione/metateatro-luigi-pirandello-

6298.html;

http://www.bibliotecateatrale.com/Sinossi/Pirandello_SeiPersonaggi.ht

ml;

http://www.studenti.it/materie/italiano/pirandello/fu_mattia_pascal.ph

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http://www.treccani.it/enciclopedia/giosue-carducci/;

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69

Filmografia

De Lullo Giorgio, Sei personaggi in cerca d’autore , 1965.