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Il testo scritto ha due sistemi di segni linguistici: quello didascalico e quello fonico.

Il primo ha
per significato gli ordini ai realizzatori e per referenti gli elementi scenici: un tavolo, un
personaggio, ecc. Il secondo ha per significato non solo la finzione ma anche la scena, il teatro,
Leggere lo spettacolo come per il lettore l’universo immaginato non è reale ma sempre scenico.
Diceva Grotowski: Il testo teatrale è una specie di bisturi che ci permette di aprire noi stessi.
Anne Ubersfeld La messinscena è sempre una scrittura su una scrittura

La scena come fatto di comunicazione


I. Il testo e la scena
La rappresentazione è in primo luogo un fatto di comunicazione, una pratica semiotica. La
produzione avviene attraverso l’emittente 1, autore e l’emittente 2, insieme dei realizzatori e
conduce ad un messaggio complesso (visuale-auditivo, linguistico-fonico) per un destinatario
Il testo incompleto e la scena immaginaria plurale, col quale non c’è distanza (a differenza del lettore).
Non esiste nella scena il tempo di “appello” o riflessione, successo o fallimento è istantaneo, la
Il teatro è una pratica scenica (e non un genere letterario). La rappresentazione è una presentazione comunizione teatrale ha pertanto un carattere immediato: qui e subito. Rivedere uno spettacolo vuol
(nulla infatti viene ri-presentato), una vera produzione artistica nell’attività scenica. dire vedere un nuovo spettacolo.
La rappresentazione non è né la traduzione né l’illustrazione di un testo, il testo dialogato figura Caratteristica fondamentale dell’attore è quella di essere un produttore autonomo di segni (e non
infatti a livello fonico, si ascolta. Si potrebbe parlare di traduzione per le didascalie, ma è piuttosto un semplice esecutore), segni teatrali considerati anche come stimoli.
un’esecuzione. Non è neanche illustrazione ma realizzazione; al limite si parla di illustrazione per la
rappresentazione immaginaria che ne fa il lettore.
Il testo teatrale è sempre incompleto in quanto, scritto per essere rappresentato (salvo rare Per una semiotica della rappresentazione
eccezione – il “Lorenzaccio” di Musset - ) deve lasciare spazio alle possibilità rappresentative.
Troppe didascalie diventano fastidiose in particolare per gli attori. La rappresentazione costruisce Il compito della semiotica teatrale è quello di costruire con i segni degli insiemi di significanti e
un sistema di segni che si articola con i segni linguistici. mostrare come si organizzano. Il segno designa qualcosa che è là per rappresentare un’altra cosa,
Tutto avviene come se un testo scritto viene decodificato e ricodificato per un nuovo pubblico. così funziona anche il segno teatrale. La difficoltà sta nell’isolare un’unità minima di significato.
La rappresentazione NON può essere considerata al servizio del testo. Un certo numero di E’ difficile articolare i segni, e ogni elemento di rappresentazione (segno) è la coincidenza di più
semiologi italiani (Serpieri, Pugliatti) hanno considerato i segni della rappresentazione come elementi significanti che usano canali diversi (visuale, acustico) e che vengono da fonti diverse
inscritti nel testo sotto forma di deissi, cioè indicatori di spazialità, temporalità o movimento. Ma (luce, attori, musica , scenografia).
quando non vi sono precise indicazioni su determinati segni essi devono comunque essere Comunque possiamo isolare come segni a teatro anche unità di dimensione molto diversa; si può
rappresentati. considerare segno anche l’attore come unità semiotica di grandi dimensioni!
Sono segni morfemi e sintagmi nominali semplici, quindi un tavolo, un tavolo apparecchiato, un
Ogni rappresentazione, anche quelle senza parole (per es. “Atto senza parole” di Beckett) hanno attore, il suo gesto, una frase, elementi scenici, una parola, una rima, la ricorrenza di un termine, ecc.
sempre un testo (nell’es. di Beckett il testo è didascalico, dove l’assenza di parole è una traccia di Un segno non prende senso se non in rapporto ad altri.
parola anteriore o interiore). In questi casi la parola-teatro arriva alla coscienza dello spettatore Una distinzione dei segni interessante è quella tra segni dell’attore e segni spaziali. In funzione del
senza passare dalla bocca dello spettatore. canale invece distinguiamo segni acustici e visuali. Da un lato quindi parole, musica, suoni-rumori;
Quando ad uno scrittore si sovrappone un realizzatore (regista, scenografo, attore) al testo T del dall’altro segni corporali e gestuali, vestiti, oggetti, scenografia, luce.
primo si aggiungerà il testo T’ del secondo. Da notare che il testo può anche essere orale. Abbiamo detto che il valore di un segno dipende dalla sua relazione con gli altri; così quando un
segno viene riconosciuto, nominato diventa il significante di un altro segno. Un esempio per
Quando si scrive un testo teatrale si presuppone sempre una teatralità anteriore; si scrive sempre chiarire. Un attore-personaggio in costume ecclesiastico di una precisa epoca è un segno – uomo di
per, con o contro un codice teatrale preesistente. Esiste in pratica una sorta di geno-testo anteriore chiesa del XVI secolo - che può diventare, in base alla ricezione del pubblico, il significante di un
che reca con sé il codice teatrale del tempo e il canale previsto (per l’emissione del messaggio). Una significato, per es. “chiesa oppressiva”, oppure “atmosfera religiosa”, oppure “pietà”, oppure
vera matrice testuale insomma. Un teatro d’improvvisazione (Commedia dell’arte) può evitare il “oscurantismo”, eccetera. Il riconoscimento avviene attraverso il collegamento ad altri segni, al
testo scritto (solo un canovaccio) passando dal geno-testo alla rappresentazione. Testo e farlo funzionare da indice.
rappresentazione hanno in comune il geno-testo (codice). Il senso di un segno teatrale è sempre doppio (l’attore e il personaggio, l’oggetto e il valore
simbolico), articolato con altri segni e sempre connotato.
L’enunciato in un testo pur avendo un significato non ha un senso, che viene acquisito solo quando Il significato del segno teatrale deriva dagli effetti prodotti dalla sua tridimensionalità:
viene contestualizzato (da chi, come e per chi è detto) diventando discorso. a) Rilascia un messaggio intellettuale;
Quindi quando si passa da un testo di teatro ad un testo rappresentato non si parla di traduzione o b) Agisce come stimolo;
interpretazione (o illustrazione) ma di PRODUZIONE DI SENSO. c) Ha un valore estetico e contribuisce al piacere dello spettatore
Una caratteristica importante del segno teatrale è quella di essere omo-materiale rispetto a ciò che
La rappresentazione come testo rappresenta: l’immagine di un uomo sulla scena è data da un uomo, quella di una sedia da una sedia,
ecc. Ogni segno teatrale ha quindi un doppio funzionamento: come elemento di recitazione e
Il testo verbale è una parte del testo generale della RT, che ha relazioni con gli altri testi scenici. come figura iconica, simbolica di un elemento del mondo. Come icona per esempio una sedia in
Anche l’attore può essere analizzato come testo. scena vuol dire solo sedia all’interno di una certa finzione, mentre come elemento di recitazione
Gli elementi testuali possono essere analizzati su due assi: paradigmatico o asse di sostituzione e assume valore grazie alle manipolazioni-interazioni dell’attore (o per es. della luce).
sintagmatico o asse di combinazione (con gli altri elementi testuali) Referente del segno teatrale è se stesso ma anche l’universo del teatro. Per es. il trono di Macbeth
Nella costruzione dei paradigmi bisogna tenere conto delle possibilità di scambio paradigmatico tra rinvia al trono immaginario dove sedeva un re chiamato Macbeth, ma anche a quella sedia reale che
i segni di “sostanza”, l’illuminazione può ad esempio rimpiazzare la scenografia o il costume è il trono concreto sulla scena. Ogni segno pertanto rinvia ad un altrove (l’universo finzionale) e
valere l’intonazione. allo stesso tempo ad un presente concreto (l’universo scenico); lo spettatore fa i conti con questo
“doppio gioco” referenziale. Inoltre l’oggetto scenico avrà sempre sia un uso mimetico (quel trono
La Rappresentazione testuale (RT) viene considerata come una combinazione di testi, che sono rinvia a quell’epoca, quella società, ecc.) che un uso performativo (legato all’uso scenico).
paralleli e differenti. Tutto avviene come se la RT fosse affidata a una serie di produttori differenti:
attore, scenografo, tecnico luci, ognuno produce il proprio testo mentre quello d’insieme è
controllato e/o prodotto dal regista, che risulta l’unico mediatore di testi possibile, l’unificatore di Trasparenza e opacità del segno teatrale
differenti testi spettacolari. Questa teoria mostra l’importanza decisiva del testo scritto.
In ogni testo abbiamo: un lessico, una sintassi, una retorica. Il teatro è parola, intesa come insieme dei segni scenici prodotti da qualcuno. Segni, quindi, non
necessariamente solo linguistici: gesti,oggetti, ecc. La parola quindi è recitazione.
Seguendo Austin e la sua performatività degli atti linguistici e traslando in teatro, il performativo
“io recito” è implicito in qualsiasi atto teatrale; Nella parola teatrale il performativo ha spazio solo
I livelli dell’analisi semiotica nella parola finzionale. “Io recito” è una non-verità. È come “io mento”, una parola indicibile
perché dicendo “io recito” affermo di non affermare (in pratica dico “veramente” di non dire il
vero!) L’Io attore (Io-1) mostra (attraverso la finzione scenica) che l’Io personaggio (l’Io-2) fa o
- livello discorsivo: come discorso si può analizzare la RT come una serie di configurazioni dice una certa cosa. E’ vero ma è finto, ecco il paradosso. Louis Aragon lo chiamava il “mentire-
di segni su un piano sincronico; vero” del teatro.
- livello narrativo: sul piano diacronico si isolano unità, atti, quadri. I segni si organizzano Io recito = Io-1 affermo che non sono Io-2.
in racconti, ogni segno ha una storia sulla scena;
- livello semico: ad ogni segno corrisponde una organizzazione di sememi (unità minime di Il tipo è il significato generale di un enunciato, il token è la manifestazione concreta, unica, nel
significato): una corona di cartone implica il semema “regalità” più “derisione”. E’ corso del quale l’enunciato è pronunciato.
importante determinare il o i sememi di opposizione che costruiscono delle coppie In ambito teatrale il tipo è la frase del testo, il token è la stessa frase pronunciata dall’attore.
significanti. Tutto pertanto è sempre doppio: parola immaginaria e parola scenica, contesto di enunciazione
finzionale (il testo, il tipo, la situazione storica, l’epoca, ecc.) e contesto scenico (il concreto, la
specifica rappresentazione, il token, l’enunciato detto da quell’attore in quella rappresentazione,
Le categorie unica e irripetibile). Ecco spiegato il doppio contesto di enunciazione attraverso il quale assume
significazione l’enunciato teatrale.
Insiemi testuali sono: lo spazio, l’oggetto, l’attore (e la divisione temporale). Emergeranno
pertanto tipologie di forme teatrali: forme in cui è determinante l’elemento linguistico, altre in cui Le parole che figurano nel contesto teatrale in quanto riflessive non sono trasparenti ma hanno la
prevale l’immagine, altre ancora in cui domina l’azione. tendenza ad opacizzarsi. Il segno teatrale è quindi autoriflessivo. Un oggetto (per es., al solito, il
trono di Macbeth) parla, si esprime su qualcosa di assente (il trono di quel re in quell’epoca) ma
allo stesso tempo si esprime su qualcosa di presente che è se stesso (l’oggetto concreto presente in
Performance e realtà finzionale: lo statuto del referente scena). Opaco quindi, non trasparente, autoreferenziale, autoriflessivo. Ogni enunciato è token-
riflessivo ed è legato ai deittici (parole che non hanno senso se non in funzione dell’enunciazione
Il segno a teatro è sia segno di un’altra cosa sia segno per se stesso, senza significato. concreta: io, tu, domani, adesso, qui, ecc.). Seguendo il solito ragionamento (la doppiezza) a teatro
Lo spettacolo appartiene nello stesso tempo sia alle arti della performance (musica, danza, ecc.) ci sono due tokens: uno concreto, l’altro immaginario.
che alle arti della rappresentazione mimetica (pittura, cinema, ecc.). Le prime hanno come Concludendo aggiungiamo che il segno a teatro è contestatario e non-conformista, può essere
supporto il corpo umano, sono arti della presenza. Le altre sono rappresentazioni dell’assenza, arbitrario o motivato. (In pratica… un manicomio!)
figurano una finzione: un ritratto non è un corpo.
Il teatro appartiene allo stesso tempo a entrambe le categorie: i segni della rappresentazione sono
contemporaneamente un essere là e i segni di un’altra cosa.
La definizione semiotica del teatro potrebbe essere “un reale che fa sogno”. L’attore è presenza
fisica e immaginario. E’ proprio questo il doppio statuto del teatro.