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La profondità di campo

In fotografia, la profondità di campo


rappresenta la zona in cui gli oggetti
nell'immagine appaiono ancora nitidi e
sufficientemente focalizzati, nonostante
il piano a fuoco sia uno soltanto.
Spesso viene abbreviata con l'acronimo
PdC (o DoF dall'inglese Depth of Field)
ed è nota anche come profondità di
campo nitido.
In fotografia, la profondità di campo
rappresenta la zona in cui gli oggetti
nell'immagine appaiono ancora nitidi e
sufficientemente focalizzati, nonostante
il piano a fuoco sia uno soltanto.
Spesso viene abbreviata con l'acronimo
PdC (o DoF dall'inglese Depth of Field)
ed è nota anche come profondità di
campo nitido.

● L'apertura del diaframma.


● La lunghezza focale
● La distanza di messa a
fuoco
Un obiettivo può mettere a fuoco solo su un unico punto. Solo lì l'oggetto sarà riprodotto
assolutamente nitido. In tutti gli altri punti che si trovano davanti o dietro a questo piano, i
cosiddetti oggetti puntiformi vengono riprodotti come dischi o cerchi sfocati. Più sono piccoli i
dischi, più li vediamo a fuoco. Con una maggiore apertura del diaframma di solito si notano
meno punti a fuoco, ma più cerchi sfocati, qui si parla di effetto Bokeh (molto usato nei ritratti).

Se si chiude il
diaframma, i
cerchi diventano
più piccoli e le
zone nitide si
dilatano
nell'immagine.
Ogni fotografia ha un solo "piano di messa a fuoco critica" che
viene determinato dalla fotocamera misurando in automatico la
distanza in metri o centimetri tra l'obiettivo e il soggetto che
si trova al centro del mirino nel momento in cui premiamo per
metà il tasto di scatto.

Tuttò ciò che si trova su tale piano, ossia a tale distanza, detta
"fuoco critico", sarà perfettamente a fuoco e perciò apparirà
distinto e nitido nella nostra fotografia. Ciò che invece sarà più
lontano o più vicino all'obiettivo rispetto alla distanza di fuoco
critico, sarà progressivamente sempre più sfocato fino al punto a
diventare indistinguibile.
PdC e diaframma
Maggiore chiusura del diaframma
corrisponde a maggiore profondità di
campo a fuoco (maggior focalizzazione
globale dell'immagine). Aprire il diaframma
diminuisce la profondità di campo e
aumenta la sfocatura davanti e dietro al
soggetto messo a fuoco.

Nella maggior parte dei casi, gli obiettivi


danno i migliori risultati ad aperture
intermedie tra la massima e la minima
disponibili (in genere f/8), ma spesso è
sufficiente chiudere di due o tre stop la
massima apertura, per trovare già un'ottima
resa della lente.

Quando chiudiamo l'apertura di vari stop,


dovremo compensare con il tempo di
esposizione.
PdC e scala d'immagine

Con l'espressione scala d'immagine si intende il rapporto fra lunghezza focale


dell'obiettivo e la distanza che intercorre fra obiettivo e soggetto fotografato.
In fotografia la lunghezza focale rappresenta la distanza tra il
centro ottico dell'obiettivo e il piano pellicola o il sensore.
Si tratta di un centro ottico, che non sempre coincide con il centro
dell'obiettivo. Un obiettivo composto da più lenti, infatti, si comporta
come una sola lente la cui lunghezza focale può essere
considerevolmente diversa dalla lunghezza fisica dell'obiettivo. In
campo fotografico questa distanza viene espressa in millimetri ed è
indicata su ogni obiettivo.
Dalla lunghezza focale e dalle dimensioni della superficie sensibile
dipende l'angolo di campo dell'obiettivo. A parità di dimensioni del
sensore, più la focale è lunga, più stretto è il campo inquadrato.
Più è corta, più ampio sarà.
Una maggiore lunghezza focale riduce la Profondità di Campo.
Impostare, invece, una focale più grandangolare (come per esempio 18mm) va
bene per provare a mantenere tutto nitido (cambiano, però, le proporzioni
dell'immagine e soprattutto la grandezza del soggetto nel frame):
minore è la lunghezza focale, maggiore è la profondità di campo ottenuta
CASISTICHE

1. Quando si desidera isolare il soggetto dallo sfondo (ad esempio nel ritratto) è meglio
utilizzare una focale più lunga.

2. Quando si vuole avere sia il primo piano che lo sfondo perfettamente nitidi (ad
esempio nella fotografia di paesaggio) è meglio usare una focale più corta.
PRECISAZIONE

Si usa dire che con obiettivi di lunghezza focale maggiore (come i teleobiettivi) si
produca una profondità di campo ridotta, e viceversa. In effetti questa affermazione
richiede una precisazione, in quanto il rapporto fra PdC e focale deriva più che altro
dall'uso tipico che se ne fa (focali lunghe per riprendere oggetti distanti e focali corte
per soggetti vicini), piuttosto che dalle reali proprietà fisiche delle lenti.

Utilizzando un teleobiettivo e un grandagolare, a parità di valori nel triangolo di


esposizione, e ricomponendo l'immagine in modo tale che il soggetto abbia la
stessa dimensione all'interno del frame, la profondità di campo sarà
pressapoco la stessa in entrambi i casi.
PdC e distanza di messa a fuoco

La distanza di MAF è il fattore più rilevante ed influente, nella variazione della PdC. Più la messa a
fuoco viene regolata per un soggetto lontano dall'obiettivo e più aumenta la profondità di campo, ma
fino a raggiungere la distanza iperfocale, dove si ottiene la massima PdC possibile (chiamata appunto
punto di iper-focalizzazione); oltre questo punto, la PdC comincerà a ridursi di nuovo.
A parità degli altri fattori, la messa a fuoco di un soggetto lontano produrrà
una PdC maggiore rispetto a quella di un soggetto vicino
CIRCOLO DI CONFUSIONE

Al di fuori della profondità di campo


vediamo un più grande circolo di
confusione che si sovrappone ad
altri punti vicini creando una zona
sfocata dell'immagine.

È l'elemento più piccolo


dell'immagine che mantiene dettagli
identificabili. Esso varia con la
distanza dall'oggetto che abbiamo
messo a fuoco: il potere risolutivo
dell'occhio è approssimativamente
inversamente proporzionale alla
distanza di visione.

Quindi, se la distanza raddoppia, le


coppie di linee distinguibili si
dimezzeranno.
Cos'è l'IPERFOCALE

• “La lunghezza iperfocale è la più corta distanza a cui mettere a fuoco


mantenendo gli oggetti più lontani (all’infinito) a una nitidezza accettabile.”

• “La distanza iperfocale è la distanza oltre la quale tutti gli oggetti hanno una
nitidezza accettabile, impostando la messa a fuoco all’infinito.”

Una volta determinata la lunghezza iperfocale, basta mettere a fuoco a quella distanza
per avere tutto a fuoco, da metà di quella distanza fino all’infinito.

Si tratta di un valore fondamentale soprattutto per chi fa foto di PAESAGGIO:

H è la distanza iperfocale
f è la lunghezza focale
N è l’apertura DoFMaster:
c è il limite del circolo di confusione.
http://dofmaster.com/dofjs.html

Chiudere completamente il diaframma aumenta la profondità di campo, ma non la nitidezza della


foto, che anzi rischia di esserne deteriorata, a causa di diffrazione e disturbi creati dal passaggio
della luce attraverso un foro molto piccolo.
A parità degli altri valori, la PdC
aumenta all'aumentare della chiusura
del diaframma

A parità degli altri valori, la PdC si


riduce all'aumentare della lunghezza
focale dell'obiettivo

A parità degli altri valori, la PdC


aumenta all'aumentare della distanza
di messa a fuoco