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sintesi libro psicologia generale anolli gerrig zimbardo 1

Psicologia generale (Università degli Studi Roma Tre)

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Capitolo 1. Inquadramento storico e teorico sulla psicologia


Che cosa è la psicologia?

Il termine psicologia ha origini nel greco antico: deriva dalla parola psyché (ψυχή), che
significa spirito, anima e da logos (λόγος), che significa discorso, parola.
La psicologia è lo studio scientifico del comportamento degli individui e dei loro processi
mentali, nel loro ambiente naturale o nelle condizioni controllate di un laboratorio di ricerca.
Gli psicologi condividono con i ricercatori in scienze biologiche l’interesse per i processi
cerebrali e le basi biochimiche del comportamento. L’informatica, la filosofia, la linguistica e
le neuroscienze offrono, invece, punti di incontro fondamentali per quanto riguarda la ricerca
nelle scienze cognitive.
In quanto scienza della salute, la psicologia cerca di migliorare la qualità della vita di ogni
individuo.

Che cos’è la psicoterapia?


La psicoterapia è una pratica terapeutica della psicologia clinica, ad opera di uno
psicoterapeuta (psicologo specializzato), che si occupa della cura di disturbi psicopatologici
della psiche di natura ed entità diversa, che vanno dal disadattamento o disagio personale fino
alla sintomatologia grave di nevrosi o psicosi.
La psicoterapia è una specializzazione sanitaria riservata a medici e psicologi iscritti ai
rispettivi Ordini professionali, e si consegue mediante un percorso formativo presso scuole di
specializzazione universitarie post-lauream.
Esistono numerose definizioni di psicoterapia pertinenti a teorie della mente e modelli
d'intervento diversi, spesso su basi epistemologiche differenti.
Numerose sono anche le pratiche e le tecniche psicoterapeutiche legate ai diversi indirizzi
teorici: psicoanalitico/psicodinamico, sistemico/relazionale, cognitivo/comportamentale,
fenomenologico/esistenziale, ecc. …
Ciascuno di questi, a sua volta, dal comune fondamento epistemologico, si è differenziato in
scuole e metodologie diverse.

Le premesse della psicologia scientifica


V secolo a.C.: Platone, Aristotele e altri interesse filosofico per fenomeni psicologici
Tra il XIV e il XVII secolo: Rinascimento finisce il predominio del razionalismo (filosofia,
ragione e senso comune) e nascono l’empirismo e il metodo scientifico (conoscenza
attraverso osservazione e sperimentazione).
Tra il XVIII e il XIX secolo: studi fisiologici del sistema nervoso e dei meccanismi
sensoriali. Psicologia come scienza sperimentale analoga alla fisiologia sensoriale.
Ultimi decenni del XIX secolo: psicologia moderna, indipendente dalla filosofia.
- Le premesse filosofiche sono:
 Galileo Galilei (1623 Il saggiatore)
Nei corpi: - qualità primarie, legate alla struttura geometrico-matematica della
natura, e quindi conoscibili con metodi quantitativi e oggettivi
- qualità secondarie, legate ai sensi e conoscibili solo in modo

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qualitativo e soggettivo.
Universo come una enorme macchina (dunque rispondente ad un ordine
precostituito, dunque possibile di previsioni).
 René Descartes: estensione della prospettiva meccanicistica al comportamento
umani, mantenendo quella razionalista:
• corpo umano come entità materiale che funziona come una macchina;
• mente immateriale come sede delle funzioni della coscienza;
• possibilità di individuare le cause del comportamento umano;
• localizzazione delle funzioni mentali nel cervello;
• due tipi di idee nella mente: le idee innate (come Dio, o il sé) e le idee derivate
(acquisite attraverso le esperienze).
 John Locke contro il concetto di idee innate, affermazione di una prospettiva
empirista secondo cui tutte le idee derivano dall’esperienza sensoriale diretta
(che riempie di contenuti e idee la mente) o dalla riflessione (idea della tabula
rasa).
Interesse (1690) per i processi mentali e distinzione tra:
• idee semplici (qualità primarie di Galileo) che appartengono all’oggetto e
all’esperienza (le spine di una rosa)
• idee complesse che sono prodotti di processi mentali (il dolore per una puntura
di spina).
Distinzione fondamentale per la psicologia: esistenza di esperienze indipendenti
dalla realtà fisica del mondo.
 Sviluppo della prospettiva empirista con George Berkeley, David Hume e John
Stuart Mill
Studi su sensazione, percezione e apprendimento.
Mill: riconoscimento della psicologia come scienza empirica, ma non
sperimentale. A partire dall’enorme successo riscosso dagli studi in ambito
chimico, Mill propose di scomporre i processi mentali complessi in componenti
elementari.
In conclusione, il contributo delle discipline filosofiche alla nascita della
psicologia consiste nell’estensione della prospettiva meccanicistica ed empirista
allo studio della mente.
L’empirismo, in particolare, contribuì ad approfondire il ruolo delle sensazioni, le
caratteristiche e l’acquisizione delle idee, la formazione delle idee complesse
attraverso la riflessione.
- Le premesse scientifiche sono:
Nel XIX secolo si approfondirono gli studi su anatomia e fisiologia del cervello.
Nei primi anni dell’Ottocento si scoprì che i nervi del midollo spinale assumono diverse
funzioni:
• nella regione dorsale trasmettono informazioni dagli organi di senso al cervello
(processi afferenti),
• nella regione ventrale trasmettono informazioni dal cervello ai neuroni motori
(processi efferenti).

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Tale specificità nervosa del sistema spinale fu chiamata legge di Bell-Magendie, dal
nome dei due scienziati che scoprirono in maniera indipendente questa divisione
anatomica e funzionale.
Scoperta della localizzazione delle funzioni encefaliche grazie a un’autopsia sul cervello
di un uomo che, vent’anni prima, aveva perso l’abilità di parlare (afasia espressiva);
• intuizione della sede del linguaggio in seguito alla localizzazione post mortem di una
vasta lesione nel lobo frontale sinistro.
Successivamente, diversi studi fisiologici si occuparono della sensazione e della
percezione, rivelandosi determinanti per lo sviluppo della psicologia scientifica.

Il primo laboratorio
- Wilhelm Wundt (1879 a Lipsia) fondazione del primo laboratorio di psicologia
sperimentale (fisiologica) ---> nasce la psicologia moderna
L’oggetto di studio della psicologia è l’esperienza diretta, o immediata; il metodo per
rilevarla è l’introspezione.
Richiede:
• il controllo accurato dello stimolo che produce l’evento mentale oggetto
d’osservazione; • la rielaborazione e la stesura di un resoconto subito dopo
l’osservazione dell’evento elicitato.
L’attendibilità è data dalla possibile riproduzione delle condizioni sperimentali.
Linee guida di Wundt per garantire la validità scientifica dell’introspezione:
L’osservatore:
• deve avere la possibilità di stabilire quando introdurre il processo;
• deve essere in una condizione di sforzo attentivo;
• deve essere possibile ripetere diverse volte la medesima osservazione;
La condizione sperimentale:
• deve prendere in considerazione variazioni in termini di intensità e di qualità della
stimolazione
Secondo Wundt, il metodo sperimentale non è adatto allo studio dei processi mentali di
ordine superiore.
- La psicologia in Germania
Hermann Ebbinghaus: Studi sperimentali sull’apprendimento e sulla memoria:
• misurazione della difficoltà del materiale da apprendere in base al numero di
ripetizioni necessarie per apprenderlo.
• applicazione di metodologie quantitative per lo studio della memoria (1885): il tempo
per riapprendere una lista aumenta con l’aumentare della lunghezza della lista e
dell’intervallo (tempo) di ritenzione.
La psicologia utilizza strumenti propri della statistica e della matematica.

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Oswald Külpe (1886-1893): scuola di Würzburg.


• metodo dell’introspezione sperimentale sistematica, basato su un resoconto verbale
dettagliato su come si ragiona;
• Il pensiero non sempre è accompagnato dalla produzione di immagini: aspetto non
sensoriale della coscienza.

La psicologia negli Stati Uniti


Strutturalismo: approccio psicologico fondato sull’elementarismo e sul metodo
dell’introspezione.
Edward B. Titchener (1898), allievo inglese di Wundt attivo negli Stati Uniti,
• studio della coscienza (somma dei processi mentali in un dato momento) con metodo
scientifico, cioè individuando il cosa, il come e il perché;
• primo passo scoprire la struttura della coscienza, scomponendola nei suoi elementi primari
(sensazioni, immagini, sentimenti);
• metodo dell’introspezione con addestramento rigoroso;
• concetto di errore dello stimolo (confusione tra elementi sensoriali primari e oggetti
dell’esperienza – ad esempio: stimoli visivi ed esperienza percettiva - teoria della Gestalt).
Per lo strutturalismo la comprensione di tutte le esperienze mentali avviene attraverso la
combinazione di componenti di base.
Critiche allo strutturalismo:
• riduzionista: la complessità dell’esperienza ridotta a semplici sensazioni;
• elementale: non c’è studio diretto della complessità o della totalità di un comportamento;
• mentalista: analisi solo dei resoconti verbali coscienti.
Funzionalismo: Psicologia “funzionale” e “descrittiva”, contro Wundt e Titchener
William James (1890 negli Stati Uniti):
• psicologia come scienza della vita mentale, dei suoi fenomeni e delle sue condizioni: oggetto
della psicologia è l’esperienza immediata, i fenomeni, che non sono combinazioni di elementi
svelati dall’introspezione;
• sensazioni come l’esito di un processo articolato di inferenza e di astrazione.
Secondo James inoltre:
• coscienza come un flusso continuo, condizionato dal cervello;
• strumento d’indagine l’introspezione (soggettivo);
• metodo comparativo (studio di diverse popolazioni di soggetti) per compensare la
soggettività dell’introspezione;
• fenomeni psichici come funzioni dell’organismo per adattarsi all’ambiente.
La nascita della scuola funzionalista si fa coincidere con la pubblicazione dell’articolo di John
Dewey (1896): Il concetto di arco riflesso in psicologia.
Dewey critica la distinzione fra stimolo e risposta (elementismo, molecolarismo e
riduzionismo): la spiegazione di un comportamento deve considerare il contesto (l’ambiente) in
cui il comportamento stesso si manifesta.
 Nuovo concetto di esperimento di laboratorio: oggetto d’indagine non più la
coscienza, ma il comportamento.

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 Sviluppo dei primi test psicologici, prime applicazioni della psicologia al lavoro,
all’arte, alla storia ecc.

La psicologia della Gestalt


Max Wertheimer, Kurt Koffka e Wolfgang Köhler (1912)
Gestalt: non solo forma ma configurazione unitaria e organizzata che differisce dalla somma
delle parti.
• studio sperimentale del movimento apparente, stroboscopico, alla base del movimento
cinematografico;
• rifiuto dell’elementarismo e preferenza per concetti di struttura e organizzazione
(procedimenti dall’intero alle parti);
• isomorfismo: organizzazione degli eventi psicologici riconducibile alle proprietà strutturali
degli eventi neurofisiologici corrispondenti;
• processi fisiologici spiegati attraverso autodistribuzione dinamica di processi in un campo
cerebrale, secondo principi strutturali specifici.

Il comportamentismo
Comportamentismo, contro la tradizione mentalista: psicologia come indagine del
comportamento.
John B. Watson (1913 negli Stati Uniti) metodo sperimentale:
• variabile indipendente (manipolata dallo sperimentatore) = stimolazioni ambientali
• variabile dipendente (misurata dallo sperimentatore) = comportamento
Organismo come scatola nera: gli stimoli ambientali (S) impattano sulla scatola nera,
l’organismo emette determinate risposte (R).
I comportamentisti studiano le associazioni S-R, soprattutto sugli animali.
Il neocomportamentismo: Tra il 1930 e il 1960 nasce il neocomportamentismo, basato su
comportamentismo e operazionismo (vincolo allo studio dei soli fenomeni osservabili).
Edwin T. Guthrie (1935): Teoria dell’apprendimento basata su associazioni tra stimolo e
risposta in continuità spazio-temporale: ciò che si apprende sono risposte muscolari minime.
Edward Chace Tolman (1959): Intervento di processi cognitivi tra lo stimolo antecedente e il
comportamento conseguente denominati variabili intervenienti ovvero aspettative sulla
relazione fra segni e stimoli da una parte, e significati, ricompense e obiettivi dall’altra.
Clark Hull (1950): Teoria logico-deduttiva sul comportamento: il comportamento obbedisce a
leggi universali e quantitative, simili alle leggi della fisica.
Burrhus F. Skinner (1938)
• descrizione del comportamento in modo eminentemente empirico, privo di qualsiasi variabile
ipotetica o interveniente, non osservabile;
• obiettivo primario della psicologia: stabilire relazioni funzionali tra lo stimolo e la risposta
con un controllo rigoroso della situazione sperimentale, per isolare tutte le variabili che, di
volta in volta, possono intervenire nel determinare il comportamento.

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Il cognitivismo
Kenneth J.W. Craik (1947): Riscoperta dell’impiego dei tempi di reazione come principale
metodologia di ricerca sui processi cognitivi, basati sul pensiero umano e sui processi alla base
della conoscenza: si agisce perché si pensa, e si pensa perché si è attrezzati per farlo.
Comportamento solo parzialmente determinato da eventi ambientali antecedenti e
conseguenze comportamentali passate.
Burrhus Skinner, in Verbal Behavior (1957): acquisizione del linguaggio da parte dei bambini
attraverso ordinari processi di apprendimento.
Noam Chomsky, linguista, (1972) si oppose a Skinner e favorì la nascita del cognitivismo.
Jean Piaget:
• utilizzo di compiti mentali, nelle sue ricerche con i bambini, per dimostrare cambiamenti
qualitativi, (non solo quantitativi come previsto dal comportamentismo), lungo il corso dello
sviluppo cognitivo.
• riferimento a stati cognitivi innati per spiegare il miglioramento delle prestazioni in termini
di complessità.
Gli psicologi cognitivisti studiano processi mentali superiori come la percezione, la memoria, il
linguaggio, il pensiero, la soluzione di problemi e i processi decisionali a diversi livelli.
Anni Settanta del secolo scorso: nasce l’intelligenza artificiale (IA).
Analogia fra computer e mente umana: uomo come elaboratore di informazioni.
Jerry Fodor (1975): La mente computazionale è proposizionale: articola le rappresentazioni
mentali a partire da concetti semplici, innati, traducibili in proposizioni.
La proposizionalità implica la composizionalità: la mente elabora espressioni complesse a
partire da componenti elementari, seguendo le regole formali di una grammatica.
Fodor (1983) visione modulare della mente:
• La mente è organizzata in moduli (o cassetti), ciascuno dei quali ha una struttura
specializzata che lo rende un sistema esperto in un ambito specifico dell’interazione con
l’ambiente
• Il modularismo postula una mente adattata (adapted mind), che implica l’idea di una natura
umana intesa come una struttura specie-specifica, universale, fissa e biologicamente
determinata.
A metà degli anni Ottanta nascita del connessionismo: relazione tra l’architettura biologica
del cervello e l’architettura funzionale dell’attività cognitiva.
Reti neurali artificiali: modelli ispirati alla struttura neurale del cervello (McClelland et al.,
1986). Sono simulazioni che riproducono in modo semplificato le proprietà e i processi di
funzionamento del sistema nervoso.
Concezione dinamica e attiva della mente, in grado di adattarsi, di volta in volta, alle condizioni
del momento e di autocorreggersi.
Ipotesi di una mente situata, costantemente immersa in un contesto immediato.
La mente situata è una mente radicata nel corpo (embodied mind), per cui la conoscenza
fondata nell’esperienza (grounded cognition), deriva dalle informazioni tratte dai diversi
sistemi sensoriali.

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La costruzione di rappresentazioni mentali di un oggetto (o evento) consiste nell’elaborazione


di mappe della situazione che consentono di effettuare simulazioni. Si tratta, quindi, di una
mente simulativa.
Entrano in gioco:
• la capacità di riprodurre e di prevedere un fenomeno (oggetto, evento ecc.);
• la capacità di creare nuovi mondi possibili a partire dagli elementi conoscitivi a disposizione.

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Capitolo 2. I metodi della ricerca psicologica

La ricerca in psicologia
Come nascono le domande di ricerca?
Grazie alle informazioni raccolte sui fenomeni, gli psicologi creano delle teorie.
Una teoria, è un insieme organizzato di concetti che spiegano un fenomeno o un insieme di
fenomeni.
Alla base della maggior parte delle teorie psicologiche c’è il concetto di determinismo, cioè
l’idea che tutti gli eventi fisici, mentali o comportamentali siano il risultato di specifici fattori
causali.
Ipotesi di ricerca: Un’ipotesi è una affermazione provvisoria e verificabile sulla relazione tra
le cause e le conseguenze di un fenomeno. Per essere verificata, ogni ipotesi deve essere
formulata in maniera tale da poter essere falsificata.
Metodo di ricerca: I ricercatori si affidano al metodo scientifico per formulare ipotesi. Il
metodo scientifico è un insieme generale di procedure per la raccolta e l’interpretazione dei
dati che permette di limitare le fonti di errore e di trarre conclusioni attendibili.
Raccolta dei dati: La psicologia scientifica si basa principalmente su una serie di dati che i
ricercatori devono raccogliere. I dati grezzi sono raccolti attraverso procedure prestabilite
(protocolli sperimentali) e possono essere prodotti come prove a sostegno delle ipotesi.
Ci sono due tipi di dati:
• dati comportamentali;
• dati self-report.
Analisi dei dati, accettazione o falsificazione dell’ipotesi: Due tipologie di misure
statistiche per l’analisi dei dati raccolti:
• statistiche descrittive: procedure matematiche per descrivere e sintetizzare dati numerici;
• statistiche inferenziali: si riferiscono alle teorie probabilistiche per formulare previsioni e
giudizi.
Divulgazione dei risultati: Se i dati possono avere una ricaduta scientifica si passa all’invio di
un articolo a una rivista con scopo di pubblicazione.
Domande aperte: La comunità scientifica esamina il lavoro e identifica le questioni rimaste
irrisolte.

I metodi della psicologia


- metodo sperimentale: Per ovviare all’ambiguità causale (più cause possibili per un
determinato effetto) si utilizza il metodo sperimentale: manipolazione di una variabile
indipendente per verificarne l’effetto sulla variabile dipendente.
Le conclusioni sono accurate se non influenzate da distorsioni (o bias). Questi bias
possono essere:
• del ricercatore;
• dei soggetti sperimentali;

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• del disegno di ricerca.


Standardizzazione e definizioni operative: Per operare in condizioni controllate,
costanti e uniformi è necessario ricorrere a:
• standardizzazione delle procedure: utilizzo di procedure uniformi e costanti in ogni
fase della raccolta dati;
• standardizzazione delle norme: uniformità nell’attribuzione dei punteggi e nella
valutazione dei dati.
La standardizzazione del significato di un concetto implica darne una definizione
operativa: formulare un concetto in termini di operazioni specifiche o di procedure
utilizzate per misurarlo o determinarne la presenza.
In un esperimento, ogni variabile ha una definizione operativa
Variabile: qualunque fattore che vari in quantità o qualità.
Obiettivo dei ricercatori: dimostrare l’esistenza di una relazione causa-effetto tra
due
variabili.
Variabile indipendente: fattore manipolato dallo sperimentatore, la parte causale nella
relazione.
Variabile dipendente: ciò che lo sperimentatore misurerà, l’effetto nella relazione.
Esperimento di laboratorio (esempio):
Ipotesi: le persone guidate da una prospettiva deterministica sentono meno la
responsabilità personale nel mettere in atto comportamenti indesiderabili, perché li
considerano fuori dal proprio controllo.
Partecipanti: 120 soggetti
Variabile indipendente: credenze dei soggetti sul libero arbitrio o sul determinismo.
Per verificare l’ipotesi, durante l’esperimento i soggetti sperimentali hanno avuto
l’opportunità di imbrogliare per guadagnare.
Variabile dipendente: “tendenza all’imbroglio” misurata attraverso i guadagni ottenuti.
Negli esperimenti può intervenire una variabile confondente: fattore che modifica il
comportamento dei partecipanti a un esperimento in maniera non prevista dal disegno
sperimentale.
Esistono due tipi di variabili confondenti:
- effetto dell’aspettativa (effetto Rosenthal): distorsione dei risultati provocata
dall’aspettativa che lo sperimentatore o i soggetti sperimentali hanno in merito ai
risultati stessi;
- effetto placebo: si verifica quando i partecipanti a un esperimento modificano le loro
risposte in assenza di qualunque tipo di manipolazione sperimentale.
Procedure di controllo: strategie utilizzate dai ricercatori per mantenere costanti
tutte le variabili e le condizioni non legate all’ipotesi che deve essere verificata.
Controllo a doppio cieco: Procedura per cui i partecipanti sono inconsapevoli delle
condizioni sperimentali in cui si trovano, nonché dello scopo effettivo dell’esperimento
e lo sperimentatore è nella condizione di non sapere a quale condizione sperimentale
siano stati assegnati i soggetti che sta esaminando.

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Controllo placebo: Condizione sperimentale in cui non è somministrato il trattamento o


non vi è una manipolazione della variabile indipendente.
Disegni di ricerca: Procedura scientifica che consente un’interpretazione non ambigua
dei risultati, escludendo a priori le interpretazioni alternative dovute a possibili
variabili confondenti.
Disegno tra i soggetti (between-subjects): disegno sperimentale in cui i partecipanti
sono assegnati casualmente alla condizione sperimentale o alla condizione di controllo.
Assegnazione casuale: strategia che attribuisce a ogni partecipante la stessa
probabilità di trovarsi nella condizione sperimentale o in quella di controllo.
In questo modo si hanno gruppi sperimentali e gruppi di controllo, in base
all’esposizione o no alle condizioni della variabile dipendente.
Un altro tipo di disegno sperimentale è disegno entro i soggetti (within-subjects), che
utilizza ogni partecipante come controllo di se stesso.
Esempi: Il comportamento di uno dei partecipanti prima del trattamento potrebbe
essere confrontato con il suo comportamento dopo il trattamento. Ogni partecipante
potrebbe sperimentare più di un livello della variabile indipendente.
I ricercatori cercano di costruire un campione rappresentativo della popolazione che
si vuole prendere in esame, ovvero un gruppo di soggetti estratto da una popolazione
attraverso procedure che garantiscano la generalizzabilità dei risultati all’intera
popolazione.
Per selezionare un campione rappresentativo si usa il campionamento casuale: campione
che garantisce a ogni membro della popolazione in esame la stessa probabilità di
partecipare all’esperimento.
Critiche:
 Il comportamento è studiato in un ambiente artificiale: la ricchezza e la
complessità dei pattern naturali di comportamento scompaiono, sacrificati per
occuparsi soltanto di alcune variabili;
 I partecipanti alla ricerca di solito sanno di trovarsi all’interno di un
esperimento e possono modificare il loro comportamento rispetto a quanto
avverrebbe se fossero inconsapevoli;
 Alcuni filoni di ricerca non possono essere riconducibili a situazioni
sperimentali per ragioni etiche.
I quasi-esperimenti sono condotti in un contesto naturale o sul campo.
Quasi-esperimenti: c’è un’ipotesi causale da verificare, la possibilità di manipolare la
variabile indipendente, la possibilità di confrontare due o più condizioni sperimentali,
ma Le inferenze basate sui dati di un quasi-esperimento non sono molto affidabili,
poiché non tengono sotto controllo tutte le variabili confondenti.
- Metodo correlazionale: Metodologia per indagare la misura in cui due determinati
eventi
sono in relazione tra loro.
Il coefficiente di correlazione (r) è una misura statistica per individuare con
precisione il grado di correlazione esistente tra due variabili.

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Questo valore è compreso tra +1,0 e –1,0, dove +1,0 indica una perfetta correlazione
positiva, –1,0 indica una perfetta correlazione negativa, e 0,0 indica l’assenza di
correlazione.
La correlazione non implica causalità: è associabile a molteplici nessi di causa-effetto,
che possono coinvolgere una terza variabile sottostante, che determina la correlazione.

La misurazione in psicologia
Le misure comportamentali sono modi di studiare azioni manifeste e reazioni osservabili e
registrabili: l’osservazione è una delle modalità principali per studiare il comportamento.
Le osservazioni si focalizzano sia sul processo sia sull’esito del comportamento.
Per le osservazioni dirette, il comportamento indagato deve essere chiaramente visibile e
manifesto e facilmente registrabile, anche con supporti tecnologici.
Osservazione naturalistica: metodologia di ricerca con rilevamento di dati in un contesto
naturale e senza l’intromissione più o meno diretta dello sperimentatore.
L’osservazione naturalistica permette di scoprire l’estensione di un fenomeno o di farsi un’idea
rispetto alle possibili variabili e alle relazioni più significative.
Per verificare delle ipotesi basate su misure comportamentali, a volta si fa riferimento a dati
di archivio.
Molti progetti di ricerca combinano misure self-report e osservazioni comportamentali.
Qualche progetto di ricerca focalizza tutte le sue misure su un singolo individuo o piccolo
gruppo nello studio di un caso (case study).
Quando si vogliono ottenere dati relativi a esperienze che non possono essere osservate
direttamente, le ricerche si basano su misure self-report (autosomministrate) che consistono
in:
• Questionario (domande scritte di tipo fattuale, comportamentale, relativo ad abitudini,
sentimenti o domande aperte);
• Intervista interattiva (colloquio tra ricercatore e individuo).
Attendibilità e validità non sono garantite.

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Capitolo 3. La cultura

Origine della cultura


L’invenzione della cultura è il risultato di una lenta sedimentazione di processi assai
diversificati che nel corso di milioni di anni hanno dato un contributo in modo convergente,
anche se casuale e rapsodico, a costruire le fondamenta su cui si è innalzata la costruzione
della cultura.
Per diversi milioni di anni, il genere Homo si evolse e si distinse in diverse specie. Circa 2,5
milioni di anni fa, tra i vari ominidi appartenenti al genere Homo fece la sua comparsa Homo
habilis, in grado di creare i primi artefatti mediante la scheggiatura monofacciale di pietre.
Seguirono altre specie, come Homo ergaster e Homo erectus, fra loro simili, con
caratteristiche mentali e sociali più sofisticate, in un periodo compreso fra 1,7 milioni e
300.000 anni fa.
A Homo erectus succedette Homo neanderthalensis, comparso in Europa e vissuto fra
300.000 e 30.000 anni fa.
Attorno a 150.000 anni fa comparve Homo sapiens, geneticamente distinto da Homo
neanderthalensis, nell’Africa orientale.
Homo sapiens rivoluzionò il modo di vivere degli esseri umani.
Attorno a 80.000 anni fa Homo sapiens migrò fuori dall’Africa, e a causa della glaciazione di
Würm, arrivò piuttosto tardi in Europa, circa 35.000 anni fa.
Con la comparsa del linguaggio (verosimilmente attorno a 80-60.000 anni fa), l’uomo divenne
una specie simbolica a tutti gli effetti e pose le premesse per la successiva comparsa della
cultura.
Oggi si sa con certezza che la nostra specie è unica, e non presenta diversità di razze. Il
fatto che non esistano razze umane è ormai accertato dalla genetica delle popolazioni.
Il confronto fra la specie umana e gli scimpanzé implica una domanda implicita: perché noi
(esseri umani) e non loro (scimpanzé) siamo soggetti culturali?
Esclusive degli esseri umani sono:
• La capacità di capire e interpretare gli altri come agenti intenzionali.
• La condivisione congiunta dell’attenzione nei confronti di un oggetto o evento per
partecipare in modo attivo e consapevole nell’interazione con l’adulto.
• La capacità infantile di procedere alla dissociazione fra mezzi e scopi.
La psicologia evoluzionistica:
- studiare i cambiamenti che nel corso di milioni di anni hanno consentito al genere Homo di
approdare alla attuale configurazione della specie Homo sapiens.

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- si propone di capire e spiegare le competenze e le condotte degli esseri umani


contemporanei sulla base dell’evoluzione della nostra specie, facendo riferimento a esperienze
ancestrali e a
meccanismi risalenti ai tempi remoti del Pleistocene.
Per milioni di anni, gli esseri umani hanno prodotto in modo pressoché invariato artefatti litici
monofacciali: la cosiddetta industria litica è una forma primitiva di protocultura che arriva
fino
a 10.000 anni fa (circa 400 generazioni fa).

Quali sono state le tappe evolutive in questo arco enorme di generazioni?


1) Bipedismo e stazione eretta, che hanno comportato la differenziazione e la
specializzazione fra arti superiori e inferiori che caratterizzano la nostra specie: “il
piede libera la mano, che, a sua volta, libera la bocca per la parola” (Leroi-Gourhan
1964).
2) Il quoziente di encefalizzazione è stato favorito dalla stazione eretta che ha reso
verticale la posizione del foro occipitale con la testa eretta sulla colonna vertebrale.
Nell’arco di due milioni di anni il volume del cervello umano è aumentato di oltre il
300%, con un particolare sviluppo della superficie neocorticale che occupa il 70-80%
del cervello.
La crescita del sistema nervoso centrale, con i suoi 100 miliardi di neuroni, costituisce
una condizione biologica essenziale per la comparsa della cultura.
3) L’evoluzione dell’apparato vocale ha comportato una definita conformazione del tratto
vocale sopralaringeo, che ha reso possibile l’emissione di un migliaio di foni diversi,
grazie anche alla comparsa delle corde vocali, sorte inizialmente per evitare l’inalazione
nei polmoni del cibo vomitato.
4) La prematuranza biologica neonatale (prolungamento dello stadio infantile), data la
nuova configurazione del canale da parto nella donna a ragione della stazione eretta, il
cervello del neonato al momento del parto pesa il 25% di quello di un adulto. Lo sviluppo
del neonato avviene per gran parte in ambiente extrauterino, con enorme esposizione
all’ambiente culturale e grande dipendenza dalla figura genitoriale di riferimento.
5) Cooperazione e altruismo spontaneo cui gli esseri umani sono ricorsi nella lotta per la
sopravvivenza.
6) Avvento dell’agricoltura circa 10.000 anni fa che cambia radicalmente il modo di vivere
di Homo sapiens: da nomade raccoglitore e cacciatore egli diviene stanziale e
territoriale e grazie alla conservazione del cibo, alla coltivazione della terra e
all’allevamento degli animali prende l’avvio la cultura contadina. L’agricoltura liberò
l’uomo dall’impegno di cercare cibo ogni giorno e favorì in modo esponenziale lo sviluppo
di nuove competenze simboliche, tecnologiche e artistiche.

Le dimensioni della cultura


La cultura è un’elaborazione lenta e progressiva, tuttora in corso.

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La cultura non è legata al puro caso, né ha fini consapevoli. Si parla di contingenza della
cultura per indicare “una combinazione fra pressioni esterne provenienti dall’ambiente, fattori
incidentali ed esigenze interne degli organismi di sopravvivere e di adattarsi attivamente a
nuove condizioni di vita.
Da questo punto di vista le culture fanno riferimento a tre aspetti:
• interazioni tra esseri umani e ambiente: Gli ambienti a disposizione della specie umana sono
molto diversi fra loro e costituiscono altrettanti vincoli per la nascita di specifiche forme
culturali. A livello psicologico, per esempio, il caldo e il freddo eccessivo producono un
peggioramento delle prestazioni percettive (acuità visiva) e cognitive, con un rallentamento
dei tempi di risposta, un decremento del livello di vigilanza e una maggior frequenza di errori.
A livello emotivo, il caldo elevato conduce a un aumento di stress e aggressività, mentre il
freddo intenso favorisce l’aumento della depressione, dell’ansia e dell’insonnia. La dotazione
cerebrale di cui disponiamo e la nostra creatività hanno reso possibile un adattamento attivo
praticamente a tutti gli ambienti fisici della Terra. Tale adattamento ad ambienti così diversi
è reso possibile non tanto dalla nostra biologia (siamo mammiferi di media taglia), quanto
piuttosto dalla nostra capacità mentale di inventare strumenti, mettere a punto procedimenti,
elaborare dispositivi in grado di governare l’ambiente. Secondo l’approccio ecoculturale, la
varietà delle culture è associata all’adattamento attivo a uno specifico ambiente in termini di
varietà, vincoli e richieste.
• condivisione di significati, valori: La condivisione di simboli, oltre a creare un senso di
appartenenza, consente di identificare una data cultura rispetto ad altre, di porre dei confini
e di cogliere le sue proprietà principali. Probabilmente esistono centinaia di migliaia di culture,
ma a livello planetario è stata individuata circa una decina di macroregioni culturali che
presentano un buon grado di somiglianza al loro interno. Di fronte alla moltiplicazione delle
culture si attribuiscono “etichette” (nominalizzazione), anche se esse non possono avere un
valore monolitico, per cui si procede anche a una loro contestualizzazione. La cultura va intesa
come una variabile latente.
• continuazione per trasmissione e appropriazione: La continuità temporale di un cultura è
garantita da due processi:
- Trasmissione culturale, processo che garantisce la continuità delle forme culturali
attraverso il trasferimento del patrimonio di credenze, usi, costumi, valori ecc.
dall’esperto al novizio
- Appropriazione culturale, processo che garantisce il cambiamento delle forme culturali
attraverso la compartecipazione attiva e dinamica del novizio nel processo di
acquisizione della competenza culturale.
La combinazione incrociata fra trasmissione e appropriazione conduce all’evoluzione culturale,
che è l’insieme dei cambiamenti riguardanti i modelli culturali, la rete delle conoscenze e delle
credenze e gli stili di vita da una generazione all’altra.
A livello psicologico, la cultura è l’appropriazione di una rete globale e dinamica, più o meno
coerente, di conoscenze e credenze, di significati, valori ed emozioni, di pratiche di vita
attraverso l’apprendimento sociale all’interno di un gruppo umano socialmente organizzato, in
modo da adattarsi attivamente al proprio ambiente e per dare senso all’esperienza propria e
altrui (Anolli 2006, 2011).

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Studiare la cultura “dall’esterno” e “dall’interno”


La cultura può essere studiata “dall’esterno”, cioè facendo ricorso a una griglia di proprietà
generali e procedendo a un confronto sistematico fra essa e altre culture: è il metodo
nomotetico.
In questo caso si adotta l’approccio etico, che assume un punto di vista universale e una
posizione indipendente rispetto alla cultura studiata, per comprendere la natura umana come
dotazione genetica comune a tutti gli essere umani.
Dall’approccio etico proviene la psicologia crossculturale, che si prefigge di procedere al
confronto sistematico fra le varie culture facendo ricorso a metodi quantitativi e a modelli
astratti di spiegazione. Gli universali umani appaiono molto difficili da identificare e da
definire. A livello genetico non vi sono universali fissi, come ben dimostra la genetica delle
popolazioni. A livello psicologico gli universali umani sono ancor meno identificabili.
L’idea che vi sia una “natura umana” unica, universale e invariata, oggi è messa profondamente
in discussione.
Non esiste la “natura umana” nella sua assolutezza, poiché non esiste una natura umana in
astratto, indipendente dalla cultura.
Secondo alcuni studiosi (Rousseau in testa), la natura avrebbe il predominio sulla cultura.
Per contro, secondo altri studiosi (a iniziare da Kant e da Hegel) la cultura avrebbe il
predominio sulla natura.
Oggi è in atto un superamento della dicotomia “natura-cultura”, poiché non può esistere una
natura indipendente dalla cultura.
L’interdipendenza natura-cultura è stata sottolineata dalla epigenetica, secondo cui
l’espressione delle informazioni genetiche assume percorsi diversi di sviluppo nella produzione
di cellule e di tessuti in relazione a e in dipendenza dalle condizioni ambientali.
Lo studio della cultura dall’interno significa assumere il punto di vista dei nativi con l’approccio
emico, che usa il metodo idiografico di indagine con procedimenti qualitativi di analisi (come
resoconti personali, miti, opere letterarie ecc.) e adotta modelli esplicativi locali (dal basso
verso l’alto).
L’approccio emico ha dato luogo alla psicologia culturale, che si concentra sulle forme
specifiche, contingenti e irripetibili di una certa cultura, con lo scopo di coglierne l’unicità e
l’esclusività; privilegiando l’etnografia, che utilizza ricerche sul campo.
Questa impostazione favorisce il relativismo culturale, rendendo assoluto il valore dell’unicità
con il rischio di concepire una data cultura come una monade leibniziana.
L’approccio etico e quello emico (DALL’ESTERNO E DALL’INTERNO) hanno dei limiti, occorre
allora concepire qualsiasi cultura come un insieme (non sistema) di sindromi culturali, una
configurazione dominio-generale, flessibile e malleabile, resistente e robusta di segnali
(credenze e valori, atteggiamenti ed emozioni ecc.).
Tali sindromi, proposte da Daphna Oyserman (psicologa sociale, Department of Psychology
and of Education and Communication at the University of Southern California, 2007),
generano una rete di significati, di attese e di pratiche che caratterizzano una data cultura.
La cultura, quindi, va considerata come una realtà situata, poiché, di volta in volta, i processi
culturali in atto sono attivati in relazione a una situazione specifica e contingente.

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Cultura come mediazione


Ogni cultura si prefigura come luogo e processo di mediazione fra l’individuo e l’ambiente.
Quando nasciamo ci troviamo in un ambiente trasformato da chi ci ha preceduto attraverso
artefatti, che sono elementi del mondo materiale che sono assunti nell’azione umana come
modi per coordinarsi con l’ambiente fisico e sociale.
Il triangolo di mediazione: nel quale Soggetto e Oggetto/mondo sono connessi non soltanto
in modo diretto ma anche in modo indiretto, attraverso la mediazione di un Artefatto.
Marx Wartofsky (filosofo, epistemologo, N.Y., 1979) ha distinto tre categorie di artefatti:
• artefatti primari: cultura materiale (oggetti, strumenti, dispositivi)
• artefatti secondari: cultura ideale (rappresentazioni mentali, simboli, cultura ideale)
• artefatti terziari: cultura espressiva (arte)
Gli artefatti sono convenzioni e costituiscono pratiche sociali che si trovano sia all’interno
della mente che all’esterno, nel contesto pubblico.
Grazie agli artefatti il rapporto tra soggetto e ambiente è reso culturale.
L’agire degli esseri umani si configura quindi come un’azione mediata, poiché esiste un rimando
sistematico fra gli artefatti e le persone che usano tali strumenti.
fotografia come mediazione:
- artefatto primario: la fotocamera che registra e l’oggetto fotografia
- artefatto secondario: la fotografia come rappresentazione e come concetto del mondo
- artefatto terziario: la fotografia come espressione e come arte
L’incorporazione dell’artefatto fotografia nell’attività umana crea una nuova relazione tra
l’uomo e l’ambiente, in cui il culturale (ciò che è mediato) e il naturale (il mondo, la realtà)
operano in modo SINERGICO.
Wartofsky: la stessa visione umana è un artefatto culturale, plasmato dalle modificazioni
storiche delle nostre pratiche. I modi della rappresentazione diventano modi di vedere.

Cultura come sistema di differenze


Al pari di ogni individuo, ogni cultura è unica e irripetibile. Pur presentando analogie e
somiglianze, ognuna di esse ha un profilo originale e incomparabile.
La diversità culturale non è una proprietà oggettiva, connaturata alla configurazione di una
data cultura, bensì una qualità percepita di natura relazionale.
Data la loro natura relazionale, le differenze culturali non costituiscono un patrimonio, né un
territorio. Esse sono un confine, anzi un insieme di confini invisibili, che diventano visibili non
appena si valicano.

Identità culturale
Le diversità culturali implicano e fondano, nello stesso tempo, l’identità di ogni cultura.
L’identità culturale è lo spazio intermedio fra la proposta soggettiva di essere e di definirsi
in un certo modo e il riconoscimento pubblico di tale proposta da parte di altri.
In passato ci sono state due prospettive contrapposte:

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- Prospettiva oggettiva dell’identità culturale, che definisce l’identità culturale come


caratterizzata da confini precisi e chiari e considerata come se fosse una realtà
discreta e chiusa, fissa e statica nel tempo.
- Prospettiva soggettiva dell’identità culturale, che definisce l’identità culturale come
la proposta autonoma da parte di una data comunità di conseguire un certo profilo
culturale, di occupare una determinata posizione nella famiglia delle culture e di
realizzarsi grazie a questa autoaffermazione. A fondamento di questa prospettiva vi
era la concezione costruttivistica della realtà (Maturana, 1988), per cui la realtà è un
costrutto e il mondo è frutto della propria costruzione culturale.
Di recente sta emergendo una prospettiva relazionale dell’identità culturale, che definisce
l’identità culturale come un processo in continuo divenire, generato dall’interdipendenza
intrinseca fra aspetti esterni e aspetti interni.

Cultura come partecipazione


La cultura è un’attività collettiva, spesso dissonante, poiché non può essere il risultato
dell’azione di un solo individuo. Essa è partecipazione, poiché implica la condivisione dei
processi di significazione e di comunicazione, di pratiche e di valori, nonché l’accordo sulle
regole da parte dei suoi appartenenti.
La consapevolezza culturale, ossia la capacità riflessiva di comprendere a fondo i processi, i
punti forti e i limiti della propria cultura, costituisce una premessa rilevante per comprendere
le culture altrui e per prendervi parte in modo attivo.
È una premessa fondamentale per il passaggio da una mente monoculturale a una biculturale
nell’ottica della continuità.

La mente monoculturale
La cultura di appartenenza può diventare l’orizzonte della nostra esistenza, oltre il quale non
siamo capaci di andare.
È così che acquisiamo una mente monoculturale, cioè una mente al singolare, che identifica la
propria esperienza con la globalità dell’esperienza e diventa prigioniera della cultura in cui
vive.
Diversi modelli teorici hanno difeso la mente monoculturale.
Comunitarismo: idea di uno Stato impegnato nella tutela e difesa di varie identità collettive al
fine di salvaguardare le diverse identità culturali. Può portare a forme di discriminazione e
segregazione, o di omologazione e assimilazione.
Liberalismo: secondo cui lo Stato dovrebbe rimanere neutrale rispetto ai diversi gruppi
culturali, in ragione di una netta distinzione fra sfera pubblica e sfera privata. Può portare a
forme di apartheid o di melting pot.
La mente monoculturale, essendo al singolare, porta con sé limiti inevitabili e, spesso,
insormontabili:
- Etnocentrismo, cioè la tendenza generale dell’individuo a ritenere se stesso come punto
di riferimento centrale in termini sociali e culturali, e ad accettare soltanto coloro che
gli sono simili.

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- Fondamentalismo culturale, o l’esigenza di stabilire confini netti, robusti e precisi fra


le culture, nonché di giungere a una loro discriminazione.

La mente multiculturale
Oggi una minoranza di individui possiede una mente biculturale: la loro mente è in grado di
funzionare perfettamente in riferimento a due culture diverse, anche fra loro antitetiche.
Lo studio psicologico dei processi sottesi all’acquisizione della mente biculturale è alquanto
recente.
Le prime ricerche risalgono agli anni duemila con il Situazionismo dinamico, secondo cui la
cultura non è una realtà monolitica, né una struttura pienamente inconsapevole, ma una rete
flessibile di conoscenze, categorie, valori e pratiche.
Hong e i suoi collaboratori (Hong, 2009; Wong e Hong, 2005) hanno verificato empiricamente
che studenti cinesi che frequentavano università americane a Hong Kong si erano appropriati
dei modelli culturali sia cinesi (collettivistici) sia americani (individualistici).
Lo scambio quotidiano di esperienze, sia con cinesi sia con americani, l’interazione pratica con
“esperti” dell’una o dell’altra cultura in contesti distinti hanno condotto nel tempo
all’apprendimento culturale delle sindromi culturali di entrambe le culture.
Questa doppia identità consente all’individuo biculturale di governare dentro di sé le eventuali
contraddizioni fra le culture di cui è portatore.
Oggi esistono evidenze sperimentali in grado di documentare che la mente biculturale si fonda
su un cervello biculturale dinamico.
Possedere una mente biculturale implica la necessità di disporre di meccanismi per passare in
modo agevole e tempestivo da una cultura a un’altra.
È la strategia dell’alternanza culturale, declinata come passaggio da una cornice culturale a
un’altra (cultural frame switching).
I soggetti biculturali non hanno bisogno di “tradurre” una cultura in un’altra.
La loro mente non è immobile, fissa e bloccata a un punto di vista unico, bensì è capace di
spostarsi in modo flessibile, pronto e attivo da un punto di vista culturale a un altro in
funzione dell’occasione contingente.
La mente multiculturale rappresenta un forte vantaggio evolutivo rispetto agli individui
monoculturali.
La mente multiculturale è una mente versatile, aperta, complessa, flessibile e creativa.
Rispetto alla mente dei soggetti monoculturali, quella degli individui biculturali possiede un
numero maggiore di nodi categoriali, che permettono di disporre di una rete mentale più ampia
e comprensiva.
La mente biculturale (multiculturale), quindi, è una mente al plurale, interculturale ed
emotivamente versatile.
La mente biculturale rappresenta, infine, un grande vantaggio per le nazioni multietniche, a
forte immigrazione e globalizzazione.
Le attuali politiche concernenti le immigrazioni adottano in modo più o meno esplicito la
concezione delle culture come entità monolitiche e discrete: è una prospettiva fallimentare.

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La mente biculturale è una strada importante per impostare la società di domani, poiché
promuove un miglior adattamento sociale, una produttività più elevata, una riduzione dei
conflitti.
Oggi vi è un bisogno urgente di sviluppare nelle nuove generazioni una mente biculturale
come premessa per ridisegnare l’architettura delle società del prossimo futuro.

Capitolo 4. Sensazione e percezione

Che cosa sono la sensazione e la percezione?


La percezione è un processo di individuazione di oggetti ed eventi nell’ambiente volto
ad attribuire loro un senso, a comprenderli, a riconoscerli, a categorizzarli e a
prepararsi a reagire a essi.
1.La sensazione è l’impressione soggettiva, immediata e semplice che corrisponde a una
data intensità dello stimolo fisico.
2. L’organizzazione percettiva è l’integrazione da parte del cervello dei segnali
raccolti dagli organi recettori grazie alla conoscenza pregressa del mondo per
formare una rappresentazione interna di uno stimolo esterno.
3. I processi di identificazione e di riconoscimento sono i processi che consentono di
attribuire significato ai percetti.
Le differenze tra un oggetto fisico collocato nell’ambiente e la sua immagine sulla
retina sono profonde.
L’oggetto fisico reale è chiamato stimolo distale (distante dall’osservatore).
L’immagine sulla retina è definita stimolo prossimale (vicino all’osservatore).
I processi dal basso verso l’alto (bottom-up) sono guidati dalle informazioni
sensoriali provenienti dal mondo fisico.
I processi dall’alto verso il basso (top-down) ricercano ed estraggono attivamente le
informazioni sensoriali e sono guidati dalle conoscenze, dalle credenze, dalle
aspettative e dagli obiettivi.

Processi dal basso verso l’alto: l’organizzazione percettiva


I processi di organizzazione percettiva sono processi di integrazione delle
informazioni sensoriali che permettono una percezione coerente.

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L’articolazione figura-sfondo è un processo percettivo universale e costante, poiché


non c’è figura senza sfondo.
Un primo aspetto del raggruppamento percettivo consiste nell’interpretare una parte
di una data scena visiva come figura che emerge da uno sfondo sottostante.
La psicologia della Gestalt è l’approccio teorico secondo cui i fenomeni psicologici
possono essere compresi solo se percepiti all’interno di un’organizzazione, come un
tutto unitario, e non se sono scomposti in singoli elementi percettivi di base.
Leggi di Max Wertheimer (1923):
• Legge della vicinanza
• Legge della somiglianza
• Legge della buona direzione
• Legge della chiusura
• Legge del destino comune
La costanza percettiva è la capacità di percepire il mondo come invariante, costante e
stabile al di là dei cambiamenti nella stimolazione dei propri recettori sensoriali.
La costanza di grandezza è la capacità di percepire le dimensioni effettive di un
oggetto al di là delle variazioni di grandezza della sua immagine retinica.
La costanza di forma è la capacità di percepire la forma di un oggetto anche se è
inclinato verso l’osservatore, modificando così la forma dell’immagine in modo
differente da quella dell’oggetto fisico.
La costanza di luminosità è la tendenza a percepire il bianco, il grigio o il nero degli
oggetti come costanti al di là delle variazioni di illuminazione.
Spesso non siamo in grado di cogliere un’intera scena attraverso una sola occhiata o
una singola fissazione oculare.
L’estensione dei confini: quando le persone osservano una scena sono in grado di
utilizzare i processi mnestici per estendere i confini di quella inquadratura. Per questo
spesso ricordano di aver visto prospettive in grandangolo mentre in realtà hanno visto
figure in primo piano.
Noi utilizziamo la nostra conoscenza del mondo per estendere la visuale anche oltre a
ciò che riusciamo a vedere e spesso abbiamo difficoltà a notare cambiamenti tra
diverse prospettive di una stessa scena (cecità al cambiamento: change blindness).
Percezione del movimento:
Un tipo di percezione che richiede confronti tra differenti osservazioni visive è la
percezione del movimento.
Il fenomeno phi si osserva quando due punti di luce statici posti in differenti punti
del campo visivo vengono accesi e spenti in modo alternato a un ritmo di circa 4-5
volte al secondo: gli osservatori umani vedono soltanto un percorso semplice, una linea
retta.

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Quando vengono mostrate differenti immagini di un corpo umano in movimento il


sistema visivo completa mentalmente i movimenti dell’uomo anche se non sono mostrati
per intero (Shiffrar, 1994; Stevens et al., 2000).
Percezione della profondità:
Nel mondo reale abbiamo a che fare con oggetti collocati in uno spazio
tridimensionale. Percepire le tre dimensioni dello spazio è assolutamente vitale.
Questa percezione richiede accurate informazioni circa la profondità dell’oggetto.
Indizi binoculari di profondità: indizi di profondità che implicano confronti tra le
informazioni visive fornite dai due occhi.
Le due sorgenti da cui provengono queste informazioni sono la disparità retinica e la
convergenza.
La disparità retinica è lo scarto tra posizioni orizzontali retiniche di immagini
corrispondenti nei due occhi.
La convergenza è l’informazione binoculare relativa alla profondità, in base alla quale
gli occhi si girano verso l’interno per osservare uno stimolo vicino.
Il movimento di parallasse è l’informazione di profondità determinata dalla velocità e
dalla direzione del movimento relativo degli oggetti nell’immagine retinica.
Gli indizi monoculari di profondità sono informazioni di profondità ottenute da un
occhio soltanto.
L’occlusione si ha quando un oggetto opaco si sovrappone in parte a un altro oggetto e
fornisce informazioni di profondità.
La dimensione relativa implica che oggetti della stessa dimensione a distanze
differenti proiettano immagini di dimensione differente sulla retina (relazione
dimensione/distanza).
Anche la prospettiva lineare è un indizio di profondità che dipende dalla relazione
dimensione/distanza (illusione di Ponzo).
I gradienti di trama forniscono indizi di profondità in quanto la densità della trama
aumenta quanto più la superficie si allontana.

Processi dall’alto verso il basso: quando ciò che si sa guida ciò che si percepisce

Ci sono molte occasioni in cui i processi percettivi bottom-up non permettono di


L’obiettivo principale della percezione è quello di fornire una visione accurata del
mondo.
costruire un’identificazione univoca di un dato stimolo percepito.
Allora i processi top-down utilizzano il contesto e le aspettative per contribuire a
determinare un significato chiaro di ciò che è percepito.
Ci sono situazioni in cui il sistema percettivo inganna: quando si percepisce uno stimolo
in modo non corretto si sta percependo un’illusione.

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Effetti contestuali sul raggruppamento percettivo: il processo di raggruppamento


percettivo è un fenomeno che avviene in modo automatico. Più elementi sono presenti
nel contesto, più diventa difficile percepire un elemento separatamente dagli altri.
Effetti contestuali sul riconoscimento di oggetti: quando l’ambiente fornisce
informazioni ambigue, utilizziamo gli indizi contestuali e le nostre aspettative
precedenti per sviluppare una determinata interpretazione.
Il contesto spaziale e temporale in cui sono riconosciuti gli oggetti fornisce
un’importante fonte di informazione per ciò che è maggiormente probabile percepire.
L’affordance (Gibson 1979) è il fenomeno in base al quale le caratteristiche degli
oggetti ne suggeriscono l’uso in un determinato modo.
Le affordance sono percepite attraverso il riconoscimento di informazioni altamente
strutturate su aspetti quantificabili di un determinato sistema di percezione-azione in
relazione ad aspetti quantificabili di un determinato oggetto, evento, superficie.
Il riconoscimento di tali informazioni coincide con l’adozione da parte dell’individuo di
un nuovo modo di agire.

Considerazioni conclusive
Se i processi percettivi fossero completamente dal basso verso l’alto, saremmo legati
alla stessa realtà contingente e concreta del qui e ora.
Saremmo in grado di registrare l’esperienza, ma non potremmo utilizzarla in occasioni
future, né percepire il mondo in modo differente a seconda delle circostanze.
Se i processi percettivi fossero completamente dall’alto verso il basso, potremmo
perderci nel nostro mondo di fantasie personali relative a ciò che ci aspettiamo di
ricevere o che speriamo di percepire.

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Capitolo 5. Conoscenza e simulazione mentale


Mappe cerebrali e immagini mentali
La funzione del nostro cervello è di creare mappe. Attraverso questa attività il cervello invia
informazioni a sé stesso, e le informazioni contenute nelle mappe possono essere impiegate in
modo anche non consapevole per governare efficacemente pensieri ed emozioni, movimenti e
azioni.
Mappe cerebrali: modelli neuronali che riproducono meccanicamente quanto succede
nell’organismo e nell’ambiente.
Nell’elaborazione delle mappe il cervello interviene attivamente mediante i processi di
connessione fra le informazioni sensoriali e quelle motorie.
Le mappe cerebrali sono modelli neurali in continua evoluzione, poiché si modificano istante
per istante in corrispondenza dei cambiamenti che hanno luogo nei neuroni implicati che, a loro
volta, riflettono le variazioni dell’organismo e della realtà.
Quando si è distratti o disattenti ciò che si vede o si sente non è registrato nel nostro
cervello.
A livello psicologico le rappresentazioni mentali delle percezioni costituiscono le immagini
mentali prodotte dalle corrispondenti mappe cerebrali momentanee di una data situazione. La
coscienza ci permette quindi di sperimentare le mappe cerebrali come immagini, di manipolare
tali immagini e di applicare loro il pensiero.
I processi mentali sono proprietà che si sono sviluppate con l’evoluzione della nostra specie e
consentono di adattarsi attivamente all’ambiente in cui ci si trova a vivere.

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Linguaggio, pensiero e ragionamento si sviluppano solo a partire dall’interazione con altri


esseri umani (non sono innate) in un dato ambiente culturale.
Per dare origine alla mente, il cervello ha bisogno delle menti di altri. La cultura è necessaria
per dare origine alla nostra mente e farla crescere poiché offre gli stimoli appropriati al
cervello per creare le connessioni indispensabili alla formazione dei circuiti nervosi implicati
nelle varie attività psichiche.
L’ipotesi dell’autosufficienza del cervello appare insostenibile poiché il cervello, a qualunque
stadio, è sempre immerso in un contesto (biologico, fisico, sociale, culturale) ricco di stimoli
che variano in continuazione.
Mente e cervello sono quindi caratterizzati da un’ interdipendenza intrinseca: non vi è l’una
senza l’altro e viceversa. È opportuno parlare di frontiera fra il biologico e lo psicologico: la
frontiera è uno spazio neutro che, nel momento stesso in cui separa, unisce.

Simulazione e rappresentazione
Simulazione: riproduzione di eventi attraverso l’elaborazione di appositi modelli. È la capacità
di riprodurre, anticipare, manipolare e progettare specifici aspetti della realtà. Tale capacità
conduce sia a risultati positivi in termini di apprendimento, formazione e creatività, sia in
termini negativi come distorsione della realtà a proprio vantaggio e a danno di altri. Deriva dal
latino simul, “fare il simile”. Si tratta di un modello (rappresentazione in scala di un aspetto
dell’ambiente) che in scala ricalca e riproduce in modo dinamico un dato fenomeno. Intesa
come analisi di un sistema attraverso lo studio dell’evoluzione di un suo modello nel tempo. Fra
modello e fenomeno esiste una struttura equivalente e dinamica di rapporti, ossia il modello
funziona in modo corrispondente al fenomeno in oggetto.
La simulazione è una rappresentazione dei fenomeni e processi che hanno luogo nella realtà
così come siamo in grado di osservarla e di conoscerla. La rappresentazione di un oggetto è
una condizione fisica, che sta per quell’oggetto e trasmette informazioni a esso congruenti.
Essa può essere analitica (quando vi è un rapporto arbitrario fra rappresentazione e cosa
rappresenta) o analogica (quando vi è un rapporto di somiglianza fra rappresentazione e cosa
rappresenta). In quanto rappresentazione, la simulazione non è la realtà.

La mente situata e radicata nel corpo


La psicologia contemporanea ritiene che la mente sia fondata sull’ interazione sensomotoria
con l’ambiente. È una mente situata, costantemente immersa in un contesto immediato.
La mente situata e una:
- Mente estesa al contesto: più che essere impegnata nell’elaborare, archiviare e
connettere idee e pensieri, la mente funziona come guida di controllo per il
comportamento, momento per momento, trasformando i dati fruibili in una data
circostanza in specificazioni circa ciò che è “corretto fare qui e ora”.
- Mente radicata nel corpo: procede non sulla base di simboli astratti e amodali, bensì
sulla scorta delle informazioni tratte dai diversi sistemi sensoriale, immaginativi,
linguistici, affettivi e motivazionali, nonché derivate dalle azioni compiute dal proprio
organismo in una data circostanza.

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Distinguiamo tra mente radicata nel corpo online che fa riferimento alle attività
cognitive che si svolgono direttamente nel corso delle situazioni attraverso operazioni
concerete in funzioni di dati contingenti provenienti dalle diverse modalità a nostra
disposizione; la mente situata offline si riferisce alle attività cognitive svolte dalla
mente in assenza degli stimoli fisici, rese possibili dalle informazioni provenienti dai
dispositivi cerebrali dei vari sistemi situati nelle diverse memorie.

Un po’ di storia sulla mente


- Comportamentismo, cognitivismo, scienze cognitive: capire il funzionamento di un
sistema di conoscenza in grado di riprodurre una serie di operazioni che, a livello di
senso comune, indichiamo come percepire, ragionare, calcolare, memorizzare,
immaginare e progettare. Sono operazioni che ci consentono di conoscere il mondo in
cui viviamo e di farne una mappa intelligibile valida e attenibile.
- Mente computazionale: mente umana come macchina molto potente per fare calcoli; la
mente umana è predisposta per confrontare gli elementi salienti dell’esperienza, per
cogliere le differenze fra loro esistenti, per fare confronti e paragoni, per disporre gli
oggetti e gli eventi in ordine, per categorizzarli in un sistema tendenzialmente
esaustivo di categorie.
Il funzionamento della mente umana presenta il carattere:
 della sistematicità: gli elaborati mentali presentano una definita configurazione
e organizzazione
 della produttività: i processi mentali sono in grado di generare un numero
pressoché illimitato di pensieri e frasi, movimenti e gesti, emozioni e desideri
 della possibilità di dislocazione: l’attività mentale non riguarda solo la
situazione immediata e contingente ma anche il mondo del possibile e l’insieme
delle memorie.
La prospettiva computazionale si fonda sulla computabilità come proprietà
fondamentale della mente: un insieme finito di elementi semplici può essere impiegato
per costruire una varietà illimitata di processi mentali complessi.
- Linguaggio della mente: Fodor – linguaggio della mente costituito da rappresentazioni
che:
 hanno parti costituenti che si combinano fra loro secondo le regole della logica
 sono composte da parti atomiche (concetti) innate corrispondenti a proprietà
del mondo
 sono composizionali poiché le proprietà semantiche di una rappresentazione
complessa dipendono dalle proprietà semantiche degli elementi atomici
 sono regolate secondo le condizioni di verità e le relazioni di implicazione.
Nella prospettiva di Fodor la mente è un sistema chiuso che non interagisce con
l’ambiente esterno sul piano percettivo e motorio.
Altri si sono chiesti se il linguaggio della mente esiste davvero.
- Mente modulare: è organizzata in moduli, ciascuno dei quali con una struttura
specializzata che lo rende un sistema esperto in un ambito specifico rispetto

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all’ambiente. Il loro funzionamento presenta alcune proprietà fondamentali; i moduli


sono:
 dominio-specifici (=in grado di elaborare e gestire informazioni concernenti un
ambito ristretto e settoriale della realtà);
 architettura neurale fissa: si sviluppano in assenza di qualsiasi istruzione
derivante dall’esperienza;
 sono vincolanti: gli individui non possono scegliere di organizzare la loro
percezione visiva come desiderano, i moduli attribuiscono una specifica
struttura alla mente che può funzionare soltanto secondo processi predefiniti;
 sono veloci: sono in grado di risolvere i problemi nel loro dominio specifico in
tempi assai più rapidi dei processi cognitivi generali;
 incapsulati a livello informazionale: sono isolati e nessuno di essi ha accesso a
tutta la gamma delle informazioni disponibili all’organismo.
in generale i moduli sono universali in quanto esito della nostra adattività
evoluzionistica all’ambiente. Oggi più che parlare di una mente modulare “adatta”, è
corretto parlare di una mente che è in grado di adattarsi attivamente alla situazione.

Mente simulativa
Le informazioni sono elaborate da corrispondenti aree cerebrali (visiva, uditiva, olfattiva).
Sono regioni funzionali di ordine superiore che si trovano prevalentemente nella corteccia
frontale, parietale, temporale e occipitale del cervello. Grazie a importanti circuiti nervosi di
interconnessione, le diverse zone di convergenza-divergenza partecipano in modo sinergico
all’elaborazione congiunta della rappresentazione di un oggetto, senza la necessità di
prevedere uno specifico modulo dedicato a questo scopo.
Barsalou ha elaborato la concezione dei simboli percettivi e dei simulatori mentali.
Un simbolo percettivo è la registrazione dell’eccitazione di una popolazione di neuroni a
seguito di un processo percettivo o di un’azione motoria. È una rappresentazione neurale
inconsapevole, di natura schematica e parziale (corrispondente a una certa caratteristica
dell’oggetto), dinamica (variabile e flessibile in funzione del contesto), e componenziale
(quando i neuroni relativi alla forma di un oggetto sono attivi, quelli concernenti altre
proprietà come l’orientamento restano inattivi), indeterminata (non perfettamente identica
all’oggetto nella sua realtà) e generica (non necessariamente conforme a uno specifico
individuo o occorrenza dell’oggetto o evento).
Simulatore: sistema distribuito nelle diverse modalità e aree associative del cervello che è
alla base del contenuto mentale dei “concetti”. Ha due livelli di struttura:
- funziona da cornice che integra i simboli percettivi di una categoria in base
all’esperienza di molte sue occorrenza
- opera come dispositivo generatore in grado di produrre un numero pressoché infinto di
simulazioni mentali a partire dalla cornice a disposizione.
Il simulatore contiene gli aspetti di conoscenza che consentono a un individuo di avere una
rappresentazione mentale di un oggetto o evento in modo adeguato.

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I simulatori di proprietà corrispondono a una specifica caratteristica di una data categoria


attraverso l’individuazione delle varie informazioni sensomotorie a essa pertinenti come la
forma, la grandezza, i movimenti.
I simulatori di relazione rappresentano la configurazione di aspetti molteplici fra diverse
proprietà dei membri di una categoria.
I simulatori costituiscono pertanto sistemi aperti, dinamici, contingenti, in grado di
modificarsi e di arricchire le nostre possibilità di conoscenza in funzione delle nuove
esperienze.
Simulazione mentale: processo nervoso centrale che, in assenza di stimoli reali, è in grado di
rappresentare in modo relativamente attendibile proprietà percettive, motorie e
introspettive, in modo da riprodurre a livello mentale l’esperienza originale nei suoi vari
aspetti.
È una simulazione mentale situata poiché fa riferimento a una circostanza particolare e a un
aspetto contingente dell’esperienza. Per questa ragione ogni simulazione è dinamica, poiché di
volta in volta l’occorrenza di una data simulazione si presenta con una configurazione per certi
tratti simile e per altri differente rispetto a ripetute occorrenze della stessa simulazione nel
corso del tempo.
Ogni simulazione mentale è una concettualizzazione in connessione a una specifica situazione,
in grado di rappresentare e riattivare un certo aspetto della realtà all’interno di un dato
contesto con le sue varie componenti.

Simulazione mentale e pensiero ipotetico


La simulazione mentale è un dispositivo molto potente che consente agli esseri umani di
sviluppare il pensiero ipotetico.
Il pensiero ipotetico riguarda non ciò che è reale né ciò che è immaginato, ma ciò che è
possibile: ciò che in questo momento non esiste ma può accadere in futuro.
Si fonda sull’ipotesi, ossia su proposizioni il cui significato è chiaro ma la cui realtà è presunta
e va accertata.
Le simulazioni connesse con il pensiero ipotetico concernono anzitutto il futuro di sé stessi,
attivando una serie di attese che hanno un effetto importante sul presente.
Facendo ricorso al pensiero ipotetico, nelle simulazioni sul futuro sono disegnate varie forme
di sé stessi. Sono i sé possibili: configurazioni attese di sé stessi nel futuro che possono
essere desiderate o temute e sono regolate dal pensiero prefattuale (= consente di
raffigurare come condizioni del presente potrebbero essere nel futuro se si verificassero
certi presupposti).
La pianificazione del futuro tende a migliorare il benessere della vita presente; ha funzione di
regolazione nel presente.
Le simulazioni concernenti la nostra vita futura oscillano, pertanto, fra la desiderabilità (ciò
che vorremmo essere domani) e la fattibilità (ciò che riusciremo a essere di fatto).
Date queste premesse le simulazioni concernenti la configurazione della nostra identità futura
soddisfano in modo efficace il bisogno di essere preparati, cioè di essere in grado di
governare l’incertezza del futuro in caso sia di opportunità sia di minacce.

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Il pensiero ipotetico non concerne solo il futuro ma riguarda anche il proprio passato. Le
simulazioni mentali riguardano eventi del nostro passato, facendo ricorso al pensiero
controfattuale (= contribuisce a capire le cause degli effetti di avvenimenti accaduti nel
passato che avrebbero potuto seguire un decorso alternativo, a condizione che le persone
avessero seguito altri comportamenti).
Le simulazioni controfattuali elaborano scenari ipotetici alternativi a quelli reali o supposti tali
cambiando uno o più passaggi nella sequenza degli avvenimenti.
Data la loro natura, le simulazioni controfattuali possono variare nel confronto tra realtà e
alternative ipotetiche. Vi sono simulazioni verso l’alto, in cui le alternative sono ipotizzate
come migliori dell’accaduto, e vi sono simulazioni verso il basso, nella quali le alternative
ipotizzate sono peggiori di quanto successo. Entra in gioco il pensiero comparativo, che genera
risposte in contrasto o in linea con le simulazioni controfattuali.

Simulazione mentale e attività motoria


Immaginazione e percezione condividono in buona parte i medesimi meccanismi nervosi, perciò
guardando gli eventi come se fossero immagini mentali possiamo modificare il nostro
comportamento.
Entra in gioco la nostra conoscenza motoria, ossia il processo mentale grazie al quale il
sistema motorio attinge informazioni dai depositi della memoria per pianificare e
programmare le nostre azioni, come pure anticipare, prevedere e interpretare le azioni degli
altri.
I tempi dei movimenti mentali rispecchiano le caratteristiche dei movimenti fisici in base alla
legge di Fitts: il tempo di un movimento è una funzione logaritmica della distanza e delle
dimensioni del bersaglio, poiché il tempo del movimento aumenta con la distanza ma diminuisce
con le dimensioni del bersaglio.
Occorre distinguere fra simulazioni mentali esplicite, volontarie e consapevoli, e quelle
implicite (automatiche e fuori dal campo della coscienza) dei movimenti.
La visualizzazione mentale è la simulazione mentale di un’azione che intendiamo compiere
senza tuttavia averla ancora messa in pratica.
Invenzione e creatività
La simulazione mentale consente l’invenzione di un mondo del possibile: ciò che ancora non c’è
ma che, date certe condizioni, può esistere e diventare reale.
Scrittura di romanzi e racconti.
Illusione della soggettività indipendente: è la convinzione che i personaggi siano soggetti
indipendenti, con i loro pensieri, sentimenti e azioni, fuori dal controllo dello scrittore che li
sta inventando.
L’immersione in un romanzo è un’esperienza di per sé gratificante, poiché implica il distacco
dal mondo reale per entrare in universo alternativo.
L’invenzione di mondi possibili attraverso la simulazione mentale è strettamente associata alla
creatività umana.

Comprensione della mente degli altri e empatia

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Mente altrui: capacità di “mettersi nei panni” degli altri e di “leggere” la loro mente. Noi
esseri umani siamo in grado non solo di rappresentarci mentalmente le azioni dei consimili, ma
anche le loro rappresentazioni mentali e i loro stati interni.
Lo facciamo perché consente agli individui di sperimentare una visione più efficace e
attendibile nei riguardi del mondo, una maggior padronanza nei confronti della realtà, una
riduzione dell’incertezza, nonché una sicurezza maggiore in scelte e decisioni.
Neuroni specchio: neuroni che ci consentono di capire e di riprodurre ciò che un’altra persona
sta facendo, anche nel caso in cui la parte finale di una sua azione sia nascosta e possa solo
essere inferita.
La simulazione mentale promuove il riconoscimento delle espressioni emotive degli altri e i
processi di empatia, grazie all’attivazione di specifici neuroni specchio che si trovano nell’area
premotoria e nella corteccia cingolata.

Capitolo 6. Attenzione e coscienza


L’attenzione
È l’insieme dei dispositivi e meccanismi che consentono di concentrare e focalizzare le proprie
risorse mentali su alcune informazioni, definendo ciò di cui siamo consapevoli in un dato
momento. La valorizzazione ci consente di selezionare determinate informazioni da sottoporre
a ulteriori elaborazioni, mentre l’inibizione ci permette di trascurare altre informazioni
considerate irrilevanti.
L’attenzione selettiva un processo di selezione di informazioni sulla base della loro marcatura
e salienza. È basata sugli oggetti, poiché essa procede selezionando gli oggetti piuttosto che
le coordinate spaziali. È diretta verso un oggetto, tutte le parti dell’oggetto sono selezionate
simultaneamente per essere elaborate.
Il fuoco dell’attenzione è il processo che concentra le risorse attentive su uno specifico
stimolo dell’ambiente.

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La mente opera solo su alcuni stimoli in entrata grazie all’intervento di un sistema di


filtraggio. In quest’ottica, l’elaborazione degli stimoli a cui non si presta attenzione fallisce
prima del momento in cui le persone riescono a identificare gli stimoli stessi.
L’attenzione divisa è un processo in cui l’attenzione è distribuita tra diversi stimoli
(esecuzione simultanea di due compiti diversi). L’informazione è meno accurata. È un processo
che parte di risorse cognitive limitate.
L’attenzione è quindi l’esito di una competizione fra diversi stimoli che può verificarsi in ogni
fase del processo di elaborazione delle informazioni.
La competizione tra stimoli può subire distorsioni (bias) a causa dell’intervento di diversi
sistemi cognitivi.

Che cos’è la coscienza?


La coscienza è la consapevolezza degli stimoli esterni e interni da parte del soggetto.
È presente nelle conoscenze dichiarative cioè nelle proposizioni che stabiliscono una relazione
tra due o più idee e riguardano i contenuti della vita quotidiana.
Le conoscenze procedurali concernono le procedure e i modi con i quali si svolgono i compiti di
vita quotidiana e si basano sull’esercizio e sull’esecuzione di un determinato compito. La
coscienza può essere operante nella prima fase dell’apprendimento.
Elaborazione automatica: opera in modo molto rapido, non richiede risorse attentive e avviene
senza l’intervento della coscienza.
Elaborazione controllata: è lenta, richiede l’intervento delle risorse attentive ed è
consapevole.
Dall’esperienza privilegiata di osservarsi “dall’interno” deriva un senso di sé. Tutte le attività
mentali costituiscono nel loro insieme i contenuti della coscienza.
Processi inconsci: siamo consapevoli solo dei risultati. Distinguiamo tra inconscio cognitivo e
inconscio emotivo, entrambi costituiti da processi mentali di elaborazione degli stimoli, che si
concludono in atti di conoscenza o di risposte emotive.
Le metodologie per misurare i contenuti della coscienza sono:
- Protocolli di verbalizzazione del pensiero: parlare ad alta voce mentre si è impegnati in
un compito complesso
- Valutazione dell’esperienza: dare informazioni su pensieri e emozioni durante l’arco
della giornata.

Le funzioni della coscienza


In una prospettiva biologica la coscienza aiuta gli individui a dare un senso alle informazioni
che provengono dall’ambiente e utilizzare queste informazioni nella pianificazione delle azioni
più appropriate ed efficaci.
La coscienza aiuta l’adattamento all’ambiente, in 3 modi:
- Funzione restrittiva: riduce il flusso di stimoli in entrata, limitando quello che si nota e
quello su cui ci si focalizza
- Funzione di immagazzinamento selettivo: anche all’interno della categoria di
informazioni cui si presta attenzione consapevolmente, non tutte sono rilevanti per
quello di cui ci si sta occupando in un dato momento.

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- Funzione di pianificazione: rende capaci di sopprimere desideri molto forti quando


questi siano in contrasto con la morale, etica o le questioni pratiche.
Le persone per prendere decisioni possono utilizzare processi sia consci che inconsci. A
seconda del sistema usato, le decisioni prese possono essere ben diverse.
Per studiare le funzioni della coscienza bisogna determinare quale tra i diversi compiti
affrontati ogni giorno richiede l’intervento dei processi consci (attenzione consapevole).

Sonno e sogni
Tutte le creature sono influenzate dai naturali ritmi del giorno e della notte. Il nostro corpo è
regolato da un ciclo temporale conosciuto come ritmo circadiano: i livelli di attivazione, il
metabolismo, il battito cardiaco, la temperatura corporea, il fluire e rifluire dell’attività
ormonale si sincronizzano sul ticchettio dell’orologio interno.
Sonno= quiescenza comportamentale; studi attraverso elettroencefalogramma (EEG)
A intervalli periodici durante il sonno, si verifica una scarica di movimenti oculari rapidi (REM).
Nel sonno REM: sogni vividi; inizialmente chiamato sonno paradosso.
Si dorme perché esiste una base evoluzionistica e perché si ha il bisogno biologico di farlo.
Le funzioni più generali del sonno non-REM sono il risparmio energetico e il riposo.
La ricerca sui sogni si svolge nei laboratori del sonno.
Come interpretano le culture i sogni?
- Freud e l’interpretazione dei sogni: i sogni sono l’appagamento di un desiderio;
secondo questo punto di vista, i sogni permetterebbero alle persone di esprimere
desideri inconsci molto forti in una forma mascherata e simbolica. Il mascheramento
avviene per dare un rifugio a quei desideri altrimenti proibiti, come l’attrazione
sessuale per i genitori di sesso opposto.
Le due opposte forze dinamiche che operano in un sogno sono il desiderio e la censura.
Contenuto manifesto: ciò che sogniamo, la storia;
Contenuto latente: significato nascosto.
Per comprendere il significato è necessario un lavoro onirico.
- Approcci non occidentali all’interpretazione dei sogni
 gli individui sognano per la comunità nel suo complesso;
 Maya – culto degli sciamani che interpretano i sogni;
 Sogni che rappresentano il futuro.
- Teorie contemporanee sul contenuto dei sogni: sono il proseguimento delle esperienze
quotidiane.

Stati di coscienza alterati


- Ipnosi: stato di consapevolezza alternativo, caratterizzato dalla speciale abilità che
hanno alcune persone di rispondere alle suggestioni con cambiamenti di percezione,
memoria, motivazione e senso di controllo di sé.
l’ipnosi ha inizio con l’induzione ipnotica, un insieme di attività preliminari che
minimizzano le distrazioni esterne e incoraggiano i partecipanti a concentrarsi
esclusivamente sugli stimoli suggeriti e a credere che stiano per entrare in uno
speciale stato di coscienza.

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L’ipnotizzabilità rappresenta il grado di responsività dell’individuo alla suggestione


ipnotica.
Usata per il controllo del dolore.
- Meditazione: forma di alterazione della coscienza progettata per migliorare la
conoscenza di sé e il benessere attraverso il raggiungimento di uno stato di profonda
tranquillità. Nella meditazione concentrativa una persona può focalizzarsi e regolare il
respiro, assumere determinate posizioni corporee, minimizzare le stimolazioni esterne,
generare specifiche immagini mentali, liberare la mente da tutti i pensieri. al contrario
nella meditazione mindfulness l’individuo impara a lasciare che ricordi e pensieri gli
attraversino la mente senza reagire ad essi in alcun modo.

Capitolo 7. Apprendimento ed esperienza


Principali forme di apprendimento

Associativo o meccanico:
 Condizionamento classico (Pavlov)
 Apprendimento per prove ed errori (Thorndike)
 Condizionamento operante (Skinner)
Cognitivo:
 Apprendimento sociale o imitativo (Bandura)
 Apprendimento latente o per mappe cognitive (Tolman)
 Insight (Kohler)
 Apprendimento ad apprendere (Rogers, Harlow)

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Che cos’è l’apprendimento


L’apprendimento è un processo continuo, basato sull’esperienza, che si traduce in un
cambiamento relativamente stabile e duraturo nel comportamento o nel
comportamento potenziale.
L’abituazione è la diminuzione della risposta comportamentale in seguito alla
ripetuta presentazione dello stimolo.
La sensibilizzazione è l’aumento della risposta comportamentale in seguito alla
presentazione ripetuta dello stimolo.

Condizionamento classico
Il condizionamento classico è la forma base di apprendimento in cui uno stimolo o
evento predice il verificarsi di un secondo stimolo o evento.
Prima del condizionamento, lo stimolo incondizionato (SI) attiva fisiologicamente la
risposta incondizionata (RI).
Uno stimolo neutro, come un suono, non ha nessuna capacità di attivazione.
Durante il condizionamento, lo stimolo neutro è abbinato con lo SI e attraverso questa
associazione diventa uno stimolo condizionato (SC) e attiva una risposta condizionata
(RC) che è simile alla RI.
L’acquisizione è il processo attraverso cui la RC è inizialmente attivata e aumenta
gradualmente di frequenza in seguito a prove ripetute.
L’estinzione è il fenomeno che provoca la scomparsa di RC in presenza di SC.
Durante l’acquisizione (SC + SI), la forza della RC aumenta.
Durante l’estinzione, la forza della RC scende a zero.
La RC potrebbe riapparire dopo un breve periodo di riposo, anche in assenza dello SI.
La ricomparsa della RC è chiamata recupero spontaneo.
La generalizzazione dello stimolo è l’estensione della risposta agli stimoli che non
sono mai stati associati con l’originale SI.
La discriminazione dello stimolo è il processo attraverso il quale un organismo impara
a rispondere in modo diverso a stimoli che sono distinti dallo SC per qualche
dimensione.
Il condizionamento classico permette agli organismi di reagire in modo efficiente a
molte condizioni del proprio ambiente.
Pavlov credeva che il condizionamento classico derivasse dalla semplice contiguità di
SC e SI.
Robert Rescorla (1966) dimostrò l’importanza della contingenza nell’associazione SC–
SI: se la comparsa dello SC era predittivo dello SI si verificava apprendimento
dell’associazione.

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L’ultimo requisito necessario allo stimolo per fungere da base all’attivazione del
condizionamento classico è che deve essere informativo rispetto all’ambiente.
La salienza dello stimolo è la caratteristica per cui uno stimolo tende a essere notato
più rapidamente quanto più è intenso e quanto più si mostra in contrasto con altri
stimoli.

Condizionamento operante
Thorndike chiamò legge dell’effetto il fatto che una risposta seguita da esiti
soddisfacenti diventi più probabile, mentre una risposta seguita da conseguenze
spiacevoli diventi meno probabile.
Skinner sviluppò le procedure del condizionamento operante. Si tratta di una
procedura attraverso cui si manipolano le conseguenze del comportamento di un
organismo, al fine di valutarne l’effetto sul comportamento successivo.
Un comportamento operante è qualunque tipo di comportamento messo in atto
dall’organismo, in grado di produrre effetti osservabili sull’ambiente.
Skinner inventò un apparecchio per manipolare le conseguenze del comportamento: la
camera operante o Skinner box.
Un rinforzo è un qualunque stimolo che, somministrato in modo contingente a una
risposta, aumenti la probabilità che quella risposta si verifichi.
Gli stimoli discriminativi agiscono come predittori di rinforzi: segnalano quando
particolari comportamenti produrranno un rinforzo positivo.
Skinner chiamò contingenza a tre termini la sequenza composta da stimolo
discriminativo-comportamento-conseguenza.
Egli sostenne che questa sequenza potesse spiegare la maggior parte dell’agire umano
(Skinner, 1953), un concetto fondamentale delle teorie comportamentiste.
I rinforzi primari hanno proprietà biologicamente determinate.
I rinforzi condizionati sono neutri e si associano ai rinforzi primari.
Secondo la teoria della deprivazione della risposta, se a un individuo viene impedito di
mettere in atto un determinato comportamento al livello desiderato, tale
comportamento diventa desiderabile e funziona da rinforzo (Timberlake e Allison,
1974).
Teoricamente, ogni attività può funzionare come rinforzo.
Un rinforzo positivo si verifica quando un comportamento è seguito della
presentazione di uno stimolo appetitivo, aumentando così la probabilità di quel
comportamento
Un rinforzo negativo si verifica quando un comportamento è seguito della rimozione
di uno stimolo avversivo, aumentando così la probabilità di quel comportamento
Uno stimolo punitivo è quello che, somministrato in modo contingente a una risposta,
diminuisce la probabilità che quella risposta si verifichi.

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SE SI RIMUOVE IL RINFORZO AVVIENE L’ESTINZIONE DELLA RISPOSTA


OPERANTE.
Modellamento (shaping) è il processo attraverso cui si rinforza ogni risposta che in
modo progressivo si avvicina e infine ricalca il comportamento desiderato.
Il condizionamento classico e quello operante sono due modalità dell’apprendimento
associativo, che è la teoria meccanicistica in base alla quale l’apprendimento è
misurato come la variazione delle risposte comportamentali dopo una situazione di
stimolazione.
L’organismo è figurato come essenzialmente passivo nel processo di apprendimento.

Imprinting e apprendimento
L’imprinting (Lorenz 1935) è l’apprendimento precoce da parte di animali appena nati
che dimostrano una reazione di inseguimento verso il primo oggetto mobile che vedono
o sentono.
Vallortigara e colleghi (1998) hanno criticato la tesi di Lorenz e hanno elaborato il
concetto di periodo sensibile, in cui le influenze ambientali sono più efficaci per
l’apprendimento di conoscenze e di abilità.
Bowlby (1969) estende il concetto alla specie umana.

Apprendimento cognitivo
Secondo la psicologia cognitiva, alcune forme di apprendimento devono essere
spiegate in termini di cambiamenti relativi ai processi mentali, piuttosto che di
cambiamenti comportamentali (vale a dire per prove ed errori).
Wolfgang Köhler (1925) elaborò il concetto di apprendimento per insight, cioè
attraverso una riorganizzazione della propria percezione dei problemi di una data
situazione.
Tolman elaborò il concetto di mappa cognitiva, che a livello psicologico, genera
un’immagine mentale che un organismo usa per muoversi all’interno di un ambiente
familiare.
Tolman (1948), con esperimenti sui ratti, dimostrò che essi apprendevano qualcosa
anche senza condizionamenti e elaborò il concetto di apprendimento latente.
Le teorie cognitive di Tolman costituirono una seria sfida per il comportamentismo.

Apprendimento situato, simulazione ed esperienza


L’apprendimento situato è un apprendimento legato a una specifica situazione e
immerso in un dato contesto immediato, è anche contingente e implica l’acquisizione di
conoscenze tacite.
La conoscenza tacita è una conoscenza “in pratica”, immersa nell’esperienza, che si
trasforma in abitudini automatiche o semiautomatiche.

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L’apprendimento situato e partecipativo facilita l’apprendimento riflessivo, il pensiero


critico e la partecipazione guidata, basata sulla condivisione dei significati.

Capitolo 8. Memoria e rappresentazione mentale


Che cos’è la memoria

La memoria può essere definita come la capacità di codificare, immagazzinare e recuperare le


informazioni. Memoria come particolare modalità di elaborazione delle informazioni.
Bit di informazione: quantità minima di informazione che serve a discernere tra due possibili
alternative.
Le funzioni della memoria sono:

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- Consentire un accesso consapevole agli eventi passati personali e collettivi;


- Garantisce senza sforzo una percezione di continuità in relazione alle proprie
esperienze.
Memoria esplicita: memoria che richiede uno sforzo consapevole per codificare e recuperare
le informazioni.
Memoria implicita: memoria in cui la codifica o recupero delle informazioni avvengono senza
che ce ne rendiamo conto.
Memoria dichiarativa: tipo di memoria che concerne la conservazione delle conoscenze su
fatti o eventi. È una forma esplicita di memoria.
Memoria procedurale: tipo di memoria che riguarda l’acquisizione, il mantenimento, l’uso delle
abilità e delle procedure con cui fare le cose. È una forma implicita di memoria.
La capacità di fare ricorso alle proprie esperienze pregresse richiede l’intervento di 3
processi differenti:
- Codifica: fase iniziale dell’elaborazione delle informazioni che porta a una
rappresentazione nella memoria.
- Immagazzinamento: conservazione nel tempo del materiale codificato.
- Recupero: reperimento delle informazioni immagazzinate in un tempo successivo.
La rappresentazione mentale in questo caso è una rappresentazione interna che sta per un
oggetto e trasmette informazioni a esso congruenti. Le rappresentazioni mentali conservano
le caratteristiche salienti delle esperienze passate in modo da poterne rievocare il ricordo.
Pertanto le rappresentazioni mentali aiutano il pensiero umano, facilitando il ragionamento e
guidando il comportamento.
Se l’informazione è codificata correttamente, sarà immagazzinata per un certo periodo di
tempo. Questa funzione di deposito richiede cambiamenti a breve e a lungo termine nelle
strutture cerebrali.

Utilizzo della memoria nel breve periodo


Memoria iconica: sistema di memoria relativa al dominio visivo che permette di immagazzinare
una grande quantità di informazioni per un lasso di tempo molto breve. È un esempio di
memoria sensoriale: i ricercatori hanno ipotizzato che ogni sistema sensoriale sia dotato di un
deposito di memoria che conserva le rappresentazioni delle caratteristiche fisiche degli
stimoli ambientali per pochi secondi. La memoria iconica non è la “memoria fotografica” (=
immagine eidetica), che permette di ricordare dettagli di un’immagine per un periodo
considerevole di tempo.
Memoria a breve termine (MBT): tipo di memoria che consente di focalizzare le proprie
risorse cognitive su un limitato numero di rappresentazioni mentali. La capacità di mantenere
più informazioni attive nella MBT presenta dei limiti.
La codifica delle informazioni nella MBT può essere rafforzata attraverso due processi:
- Ripetizione: mantenimento per ripetizione; attenzione alle interferenze
- Creare unità di informazione: processo di riconfigurazione di elementi tramite il
raggruppamento sulla base di caratteristiche di somiglianza o di altri principi di
organizzazione, a partire da informazioni già presenti nella memoria a lungo termine

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Memoria di lavoro: tipo di memoria che concerne il presente; ha la funzione di connettere il


passato con il presente e di integrare il presente con i ricordi precedenti. È la risorsa della
memoria che utilizziamo per compiere compiti quali ragionare e comprendere il linguaggio.
Baddeley: 4 componenti della memoria di lavoro:
- Il circuito fonologico: consente di ricordare e manipolare le informazioni acustiche
basate sulla produzione verbale;
- Il taccuino visuospaziale: consente lo stesso tipo di funzioni del circuito fonologico
relative all’informazione visiva e spaziale;
- L’ esecutivo centrale: è responsabile del controllo dell’attenzione e della coordinazione
di informazioni provenienti dal circuito fonologico e dal taccuino visuospaziale.
- Il buffer episodico: è un sistema di immagazzinamento con capacità limitata che è
controllato dall’esecutivo centrale.
La memoria a breve termine non è un luogo, ma un processo. La capacità di lavoro si
differenzia molto da persona a persona.

Memoria a lungo termine: codifica e recupero


Memoria a lungo termine: magazzino di tutte le esperienze, gli eventi, le informazioni, le
emozioni, le capacità, le parole, le categorie, le regole e i giudizi che sono stati acquisiti dalla
memoria sensoriale e da quella a breve termine. La MLT costituisce le conoscenze totali che
ogni persona ha di sé e del mondo.
Come si recupera un ricordo?
- Indizi di recupero: elementi contestuali che consentono il recupero dei ricordi
immagazzinati nella memoria a lungo termine.
- Recupero: tecnica di richiamo della memoria in cui deve riprodurre l’informazione a cui
si è stati esposti in precedenza.
- Riconoscimento: tecnica di richiamo della memoria in cui bisogna realizzare se un dato
evento o stimolo è stato già esperito in passato.
Memoria episodica: permette di conservare individualmente gli eventi specifici di cui si fa
personalmente esperienza.
Memoria semantica: tipo di memoria generale categoriale che organizza le conoscenze che
una persona possiede circa le parole e gli altri simboli, i significati e i referenti concettuali,
nonché le relazioni fra loro esistenti.
Principio della specificità del contesto di codifica: i ricordi si attivano più rapidamente quando
il contesto di recupero è coerente con quello di codifica.

I processi usati per ottenere e fornire informazioni alla MLT sono:


- Teoria dei livelli: il processo che mettiamo in atto quando elaboriamo un’informazione
e l’attenzione che prestiamo nel momento in cui la codifichiamo influisce sulla qualità
del ricordo dell’informazione. Quanto più è profondo il livello in cui viene elaborata
un’informazione tanto più è probabile che essa sia recuperata dalla memoria.
- Elaborazione e memoria implicita: trasferimento di elaborazione appropriato (=
prospettiva secondo cui il ricordo è più nitido quando il tipo di elaborazione compiuto

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nella fase di codifica si trasferisce nei processi di elaborazione necessari per il


recupero);
- Priming: fenomeno che accade quando uno stimolo precedente influenza la risposta a
uno stimolo successivo, anche se non vi è una correlazione diretta tra i due stimoli.
Perché dimentichiamo? Ebbinghaus – interferenza. Si parla di:
- Interferenza proattiva: agisce in avanti, si riferisce alle circostanze in cui le
informazioni acquisite nel passato rendono difficile l’acquisizione di nuove informazioni.
- Interferenza retroattiva: agisce a ritoso, quando l’acquisizione di nuove informazioni
rende difficile il ricordo di informazioni memorizzate in precedenza.
Come memorizzare informazioni non strutturate:
- Ripasso elaborativo: tecnica che consiste nell’elaborare altro materiale per arricchire
la codifica mentre si sta registrando e memorizzando un’informazione per la prima
volta.
- Mnemotecniche: strumenti che codificano una lunga serie di fatti associandoli a
informazioni familiari codificate precedentemente.
Metodo loci: le stanze
Metodo della parola-aggancio: rime
Metamemoria: capacità di riflettere sul funzionamento dei propri processi mnestici e sulle
informazioni che si è certi di possedere.
 Ipotesi dell’indizio di familiarità: le persone basano la propria sensazione di conoscere
sulla familiarità che percepiscono in relazione all’indizio di recupero.
 Ipotesi dell’accessibilità: le persone basano la loro valutazione a partire dalla
disponibilità di parte delle informazioni memorizzate.
Memoria ricostruttiva: tipo di memoria che ricostruisce le informazioni basandosi su più
tipologie generali di conoscenza memorizzata. I modi in cui le conoscenze pregresse
influenzano il modo di ricordare nuove informazioni sono:
- Livellamento: semplificazione della storia
- Modellamento: enfatizzazione di alcuni dettagli
- Assimilazione: cambiamento dei dettagli per adattarsi meglio al background o alla
conoscenza dei partecipanti.

Capitolo 9. Pensiero e intelligenza


La cognizione è un termine generale che si riferisce a tutte le forme di conoscenza;
comprende sia i contenuti sia i processi mentali.
La branca della psicologia che si occupa dello studio della cognizione si chiama psicologia
cognitiva ed è supportata in modo interdisciplinare dalle scienze cognitive.

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Studiare la cognizione
Gli psicologi cognitivi studiano le funzioni mentali superiori, con attenzione particolare ai modi
in cui le persone acquisiscono le conoscenze e le utilizzano per manipolare e comprendere la
loro esperienza nel mondo.

Gli ambiti della psicologia cognitiva

Gli ambiti delle scienze cognitive

Donders (1868) ideò una metodologia per studiare la velocità dei processi mentali, basata su
compiti sperimentali (dei quali uno è di controllo) e ispirata dall’intuizione che passaggi mentali
supplementari possano essere dedotti dal maggiore tempo richiesto per eseguire un compito.
Il tempo di reazione è la quantità di tempo necessaria ai soggetti sperimentali per eseguire
dei particolari compiti; è utilizzato come metodo per testare specifiche ipotesi sullo svolgersi
di alcuni processi cognitivi.
Ci sono processi seriali e paralleli: quelli seriali si svolgono uno dopo l’altro, quelli paralleli si
sovrappongono nell’unità di tempo.
Gli studiosi cercano di scoprire se i processi sono seriali o paralleli valutando la misura in cui
essi impegnano le risorse mentali.
I processi controllati richiedono attenzione e molte risorse cognitive; nella maggior parte dei
casi non è possibile svolgere più processi controllati contemporaneamente.
I processi automatici non richiedono attenzione; spesso si possono eseguire più processi
automatici in contemporanea, senza avere interferenze.

Problem solving e ragionamento


Entrambe le attività comprendono la combinazione delle informazioni contingenti con quelle
immagazzinate in memoria: lo scopo è giungere a una conclusione o trovare una soluzione.

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 Problem solving
Lo spazio del problema è la definizione formale di un problema, comprende uno stato iniziale,
uno stato finale e un insieme di operatori.
L’algoritmo è una procedura Step-by-Step che fornisce sempre la risposta giusta a un
particolare tipo di problema.
L’euristica è una strategia cognitiva o regola empirica usata come scorciatoia nella soluzione di
problemi complessi.
Per risolvere un problema bisogna pianificare la serie di operazioni che verranno messe in
atto.
Per migliorare l’abilità nel risolvere i problemi bisogna trovare un modo di rappresentare il
problema tale per cui ogni operazione sia possibile.
La fissità funzionale è un blocco mentale che influisce negativamente sulla capacità di
risoluzione dei problemi, inibendo la percezione di una nuova funzione per un oggetto
precedentemente associato a uno scopo diverso.
 Ragionamento deduttivo
Per risolvere problemi mettiamo in atto forme speciali di pensiero chiamate ragionamento.
Il ragionamento deduttivo consiste nel trarre conclusioni a partire da premesse, basandosi su
regole logiche.
Ciò che non è valido in un problema logico, tuttavia, non necessariamente è falso nel mondo
reale.
Alcuni errori derivano dall’effetto del bias dovuto alla credenza, per cui si giudicano valide
conclusioni credibili e non valide quelle non credibili.
In alcuni casi, l’abilità di utilizzare le esperienze passate migliora la prestazione nei compiti di
ragionamento.
 Ragionamento induttivo
Il ragionamento induttivo consiste nell’inferire una conclusione a partire da indizi basandosi
su dati probabilistici.
Precedenti successi possono creare una disposizione mentale, ovvero uno stato cognitivo
preesistente che può migliorare la qualità e velocità della percezione e dell’abilità di soluzione
dei problemi.
Il ragionamento deduttivo coinvolge un tipo di analisi relativamente indipendente dal
linguaggio, quello induttivo invece attiva la comprensione basata sul linguaggio
 Ragionamento abduttivo
Il ragionamento abduttivo consiste nel passare a ritroso dagli effetti alle cause, nel tentativo
di spiegare qualcosa che è già accaduto.
Giudizio e presa di decisione
Il giudizio è un processo attraverso cui si formano opinioni, si raggiungono conclusioni e si
fanno valutazioni critiche degli eventi e delle persone.
La presa di decisione è un processo con cui si sceglie tra due o più alternative, accettando o
rifiutando le opzioni disponibili.
L’euristica della disponibilità è un giudizio basato sull’informazione disponibile prontamente
in memoria.

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L’euristica della rappresentatività è una strategia cognitiva che assegna un oggetto a una
categoria sulla base di poche caratteristiche considerate rappresentative di quella categoria.
L’euristica dell’ancoraggio è una regola in base a cui i giudizi delle persone sul valore di un
qualche evento o esito evidenziano aggiustamenti insufficienti, verso l’alto o verso il basso,
rispetto a un valore di partenza.
È necessario comprendere gli aspetti psicologici della presa di decisione, per valutare se essa
regge ad una analisi attenta.
È importante prendere in considerazione i contesti delle decisioni, perché i punti di
riferimento sono fondamentali nella presa di decisione.
Tra le conseguenze della presa di decisione può esserci il rammarico e quando esso è
prevedibile si può rinviare la decisione.

Valutazione dell’intelligenza
L’intelligenza è un’abilità mentale molto generale che, tra le altre cose, coinvolge capacità di
ragionamento, pianificazione, problem solving, pensiero astratto, comprensione di idee
complesse, apprendimento rapido e apprendimento esperienziale.
La valutazione standardizzata dell’intelligenza iniziò nel 1905 in Francia con Binet, in seguito
negli Stati Uniti venne misurato per la prima volta il quoziente d’intelligenza (QI).
Terman (1916) adattò le domande del test di Binet agli studenti statunitensi, ponendo le basi
del concetto di quoziente d’intelligenza, che indica il rapporto tra l’età mentale e l’età
cronologica.
QI = età mentale: età cronologica X 100

La psicometria è l’area della psicologia specializzata nella valutazione mentale in tutte le sue
forme, incluse personalità, intelligenza e atteggiamenti.
L’intelligenza cristallizzata riguarda le conoscenze già acquisite e l’abilità di accedere a
queste conoscenze.
L’intelligenza fluida è l’abilità di capire relazioni complesse e risolvere problemi.
Sternberg (1999) ha delineato una teoria triarchica:
• l’intelligenza analitica alla base dei processi di elaborazione delle informazioni che si
applicano regolarmente nella vita quotidiana;
• l’intelligenza creativa per affrontare nuovi problemi;

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• l’intelligenza pratica per la gestione dei problemi di tutti i giorni, che comprende
l’abilità di adattarsi a nuovi contesti, selezionare i contesti adeguati e adattare in
modo efficace l’ambiente alle proprie esigenze.
Gardner (1999, 2006) ha individuato otto intelligenze:
logico-matematica, linguistica, musicale, spaziale, cinestetica o procedurale, interpersonale e
intrapersonale.
Mayer (et al., 2008a, 2008b) hanno esplorato l’intelligenza emotiva, che è l’abilità di percepire
e di esprimere le emozioni, integrandole nel proprio pensiero, comprendendo e ragionando
sulle emozioni stesse, nonché regolandole in sé stessi e negli altri.
Le emozioni hanno un ruolo importante nel funzionamento intellettivo: possono rendere il
pensiero più intelligente.

La creatività
La creatività è l’abilità individuale di generare idee o prodotti che siano nello stesso tempo
innovativi e appropriati rispetto alle circostanze in cui vengono generati.
I ricercatori hanno provato a misurare la creatività attraverso:
pensiero divergente: l’abilità di generare una varietà di soluzioni insolite ai problemi;
pensiero convergente: l’abilità di combinare diverse fonti di informazione per trovare la
soluzione a un problema.

Capitolo 10. Comunicazione e interazione

Comunicazione e interazione

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La comunicazione è un’esperienza che ci accompagna lungo tutta la nostra esistenza, dal pianto
del neonato al sospiro del moribondo.
“Comunicare” non vuol dire “mettersi in comunicazione” o “prendere parte a una
comunicazione”, ma “essere in comunicazione”
gli uni con gli altri.
La comunicazione è diventata oggetto di studio scientifico dalla metà del secolo scorso (due
generazioni o sessant’anni circa).
Molto rapidamente le scienze della comunicazione hanno costruito un corpo di conoscenze
enorme e diversificato.

Principali linee di studio della comunicazione


Shannon (1948) formula la teoria matematica della comunicazione, basata sullo studio
dell’informazione, ovvero la relazione fra due o più dati in grado di generare ulteriori
conoscenze.
Per Shannon l’informazione è una grandezza fisica, osservabile e misurabile.
Se il segnale e le interferenze alla fonte sono equiprobabili, si ha il massimo di entropia, cioè
una mancanza di informazione (saturazione del canale con il disturbo).
Shannon e Weaver (1949) elaborarono un modello fisico della comunicazione intesa come
passaggio di un segnale:

Per Shannon, la condizione necessaria e sufficiente (attenzione!) per comunicare era che
l’emittente e il ricevente avessero a disposizione il medesimo codice che, in psicologia, è un
insieme di regole che associano in maniera coerente e tendenzialmente biunivoca gli elementi
di un sistema con gli elementi di un altro sistema.
L’informazione è ciò che viene ricevuto, non ciò che è stato detto dall’emittente.
Siamo portati a “linearizzare” e a segmentare in modo arbitrario il processo circolare e
continuo della comunicazione ponendo così le premesse per creare a livello comunicativo e
psicologico i cosiddetti giochi senza fine.
L’identità ha una natura dialogica e si costruisce nell’intreccio degli scambi comunicativi con gli
altri.
La nostra identità, quindi, non può avere una realtà oggettiva ma unicamente relazionale.
L’informazione è espansiva:
1. Quando si usa non si consuma, ma si riproduce e si espande;
2. Può essere solo condivisa, non scambiata;
3. Non è il semplice dato in sé, ma la RELAZIONE tra due o più dati, in grado di generare
ulteriori conoscenze;
4. In quanto relazione è un’entità astratta;
5. Le informazioni ci permettono di ridurre le nostre incertezze nei confronti della
realtà.

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Nella comunicazione, modifichiamo le relazioni interpersonali che danno vita al nostro mondo
sociale e che noi stessi contribuiamo a tessere.
La comunicazione è un’attività complessa e articolata: vi è il livello della comunicazione (i
contenuti che scambiamo) e il livello della metacomunicazione (la comunicazione che ha come
oggetto la comunicazione stessa).
La comunicazione è una sequenza ininterrotta e una spirale di messaggi in cui lo stimolo, la
risposta e il rinforzo si sovrappongono e si fondono insieme.
Modello matematico della comunicazione di Shannon e Weaver (1949), adattato da
Bonfiglio (2008) alla comunicazione umana.
Questo ci permette di chiarire cosa avviene all’interno del processo d’interazione e il
coordinamento dei vari atti comunicativi.

Attenzione! Il CODICE non è sufficiente per comunicare


Il processo di significazione:

Referenza: l’immagine o
rappresentazione
mentale corrispondente

Segno: o simbolo, l’immagine Referente: ciò di cui


sonora o iconica dell’oggetto o parliamo, oggetto o
evento evento

Comunicare è capacità di produrre segni che abbiano un significato.


La semiotica è la scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale.
Per comunicare occorre saper usare i significati in modo appropriato in diverse situazioni: è
ciò che studia la pragmatica.
La pragmatica esamina i rapporti che intercorrono fra un testo e il contesto in cui esso è
manifestato. La comunicazione è un atto concreto e situato.

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Il significato è un’entità mentale dinamica, motivata e concreta.


È sempre immerso nelle pratiche comunicative.
Austin (1962) ha proposto la teoria degli atti linguistici, secondo cui dire qualcosa è anche
fare sempre qualcosa: parlare con certe intenzioni producendo effetti.
Grice (1991) ritiene che comunicare implichi rispettare il principio di cooperazione: ciascuno
dà il proprio contributo al momento opportuno.
Sono comprese 4 massime:
- massima di quantità: dai un contributo che soddisfi la richiesta di informazioni in modo
adeguato agli scopi della conversazione, non dare più informazioni del necessario;
- massima di qualità: non dire ciò che credi falso, non dire ciò per cui non hai prove;
-massima di relazione: sii pertinente;
- massima di modo: evita espressioni oscure, evita ambiguità, sii breve, sii ordinato
nell’esposizione.
Ha elaborato il concetto di implicatura conversazionale, un processo di inferenza mentale che
consente di andare oltre il significato letterale di un enunciato e di capire l’intenzione
comunicativa di chi sta parlando.

Le funzioni della comunicazione


Perché comunichiamo? A che cosa serve comunicare?
La conoscenza dichiarativa è un processo di “mappatura” della realtà in un’ampia rete di
informazioni-proposizioni collegate tra loro; è il che cosa di cui parliamo negli scambi
comunicativi.
Conoscenza di fatti, di regole, di principi e di concetti: si ha richiamo e riconoscimento di
informazioni, ma anche trasformazione.
La funzione proposizionale della comunicazione, esclusiva della nostra specie, è di natura
simbolica.
La comunicazione svolge altresì la funzione di dare forma alla trama delle relazioni
interpersonali nei rapporti fra noi e gli altri.
La comunicazione svolge anche una funzione espressiva, intesa come modalità innovativa per
manifestare pensieri, emozioni, valori, ideali.
È alla base della creatività umana nelle sue diverse forme.
APPROFONDIMENTO: La comunicazione seduttiva
La seduzione è un esempio emblematico di come si genera una nuova relazione interpersonale.
A un certo punto, a partire da uno sguardo, da un sorriso o da un gesto, un estraneo diventa il
centro della nostra vita.
Questo passaggio dall’essere uno qualsiasi a essere unico per l’altro implica l’esibizione di sé
assai diversa dalla presentazione di sé.
La seduzione, allora, è un’arte, perché non è un semplice insieme di tecniche comunicative per
conquistare il partner: essa si fonda su una comunicazione obliqua e allusiva, intessuta di
evocazioni, di sottintesi, di ammiccamenti e di mosse intriganti.
Nella seduzione prevale la comunicazione non verbale, che ha un eminente valore relazionale; la
voce della seduzione è un altro segnale non verbale molto efficace.
La seduzione è profondamente diversa dalla seduttività.

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Comunicare = rendere comune, dividere qualcosa con qualcuno.


Nell’etimologia le idee di partecipazione, condivisione e reciprocità.
La comunicazione è uno scambio interattivo osservabile fra due o più partecipanti, dotato di
un certo grado di consapevolezza e di intenzionalità reciproca, in grado di far partecipare e di
far condividere un certo percorso di significati sulla base di sistemi convenzionali secondo la
cultura di riferimento.
La comunicazione non si identifica con il comportamento (attenzione!)
L’interazione è qualsiasi contatto (sia fisico sia virtuale) fra due o più individui, anche in modo
involontario, in grado di modificare lo stato preesistente delle cose fra di loro.

I cinque assiomi della comunicazione; Palo Alto – Watzlawick; Pragmatica della


comunicazione:
1. L’impossibilità di non comunicare. Il comportamento è comunicazione; non è possibile
non avere un comportamento, quindi è impossibile non comunicare.
2. Livelli comunicativi di contenuto e di relazione. Ogni comunicazione ha un aspetto di
contenuto (una notizia, una informazione, un dato…) e di relazione (un comando,
un’istruzione, un avvenimento…) di modo che il secondo classifica il primo.
3. La punteggiatura della sequenza di eventi. La natura di una relazione dipende dalla
punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti (se si prende in
considerazione il punto di vista dell’uno o quello dell’altro; es.: < > - < >).
4. Comunicazione numerica e analogica. Il linguaggio digitale (digitale, verbale) ha una
sintassi logica assai complessa e di estrema efficacia, ma manca di una semantica
adeguata nel settore della relazione; il linguaggio analogico (il linguaggio non verbale)
invece non ha alcuna sintassi adeguata per definire in un modo che non sia ambiguo la
natura delle relazioni.
5. Interazione complementare e simmetrica. Tutti gli scambi di comunicazione sono
simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla
differenza (da una parte rapporti paritetici, paritari, democratici, dall’altra rapporti
fondati sulla autorità/subordinazione

Il significato è il fondamento della comunicazione


I significati non sono dati né esistono nella realtà come se fossero generi naturali ma sono
prodotti culturali in quanto esito degli scambi comunicativi ed accordi convenzionali.
Cambiano nel tempo e a seconda delle comunità.
Sono caratterizzati da un insieme di tratti fra loro interconnessi: possono essere elaborati,
scomposti e analizzati.
La semantica a tratti è la scienza che studia come si compongono e si articolano i significati.
La semantica vero-condizionale (inizio ‘900, senso comune) è la scienza secondo cui il
significato di una parola o di una frase è dato dal rapporto che esiste fra linguaggio e realtà.
Le condizioni di verità sono proprietà che un certo stato di cose all’interno di un dato mondo
(reale o possibile) deve possedere affinché un determinato enunciato possa essere
considerato vero in quel mondo; sono di natura linguistica.

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Questa concezione del significato come un insieme di proprietà intrinseche e immodificabili è


andata incontro a numerose critiche sul piano linguistico, filosofico e psicologico.
La semantica strutturale (DeSaussure – 1916) è la scienza che studia il linguaggio come
un’entità autonoma di relazioni interne, una rete di dipendenze in cui i fatti del linguaggio
esistono uno in ragione dell’altro, del tutto indipendentemente da qualunque determinazione
esterna al sistema (ATTENZIONE!).
La semantica cognitiva (Eco) è la scienza secondo cui il significato consiste nel modo in cui gli
individui comprendono la loro esperienza.
L’esperienza non è la realtà, che è qualcosa di inconoscibile (come aveva già sostenuto Kant),
ma l’incontro fra il proprio punto di vista soggettivo e i dati esterni provenienti dal mondo. I
significati non sono entità astratte, ma dipendono dall’uso dei parlanti.
Le categorie mentali sono classi di entità relativamente omogenee al loro interno ed
eterogenee rispetto alle entità delle altre classi.
LIVELLO VERTICALE: le categorie seguono un principio di inclusione
La tassonomia è la classificazione gerarchica delle categorie (da quella più specifica a quella
più onnicomprensiva).
LIVELLO ORIZZONTALE: si organizzano intorno al prototipo
Il prototipo è il migliore esemplare di una categoria, quello che la rappresenta meglio, poiché
dotato di maggiore salienza.
Verso gli anni Novanta è stato elaborato il modello esteso del prototipo: si passa dal prototipo
come esemplare concreto al prototipo come costrutto mentale, inteso come insieme di
proprietà astratte.
Non c’è testo senza contesto, né viceversa.
Il contesto è l’insieme delle restrizioni e delle opportunità biologiche, spaziotemporali,
relazionali, istituzionali e culturali dell’hic et nunc che assieme a un dato testo genera un
certo messaggio dotato di senso (Anolli, 2006). Ogni messaggio è la sintesi interdipendente
tra testo e contesto in modo simultaneo e dinamico.
La connessione intrinseca fra testo e contesto consente di capire il fenomeno della stabilità e
variabilità del significato e di permettere la gestione locale del significato (contingenza).
Il fuoco comunicativo è il processo di orientamento dell’attenzione e dell’interesse su aspetti
prominenti di un certo scambio comunicativo. OGNI SIGNIFICATO È SITUATO.
Per il senso comune, il significato letterale è quello generato dalla semplice combinazione dei
significati immediati delle singole parole, mentre il significato figurato consiste nell’impiego
simbolico ed evocativo del significato letterale con l’aggiunta di un significato secondario.
Oggi sappiamo che tali distinzioni non appaiono più percorribili (Anolli, 2010): nessuna delle
differenze fra significato letterale e figurato è stata verificata a livello empirico, poiché i
tempi di reazione per la comprensione del significato figurato sono rapidi quanto quelli del
significato letterale (Glucksberg, 2001).

Intenzionalità e comunicazione
Ogni scambio comunicativo presuppone un certo grado di intenzionalità. Un atto cosciente e
deliberato si oppone ad un atto non cosciente e involontario.

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L’intenzione si suddivide in:


• intenzione antecedente: proposito di fare delle cose, progettazione e pianificazione;
• intenzione in azione: capacità di intervenire in modo consapevole nel corso di
un’attività.
La Pars pro toto è il principio in base al quale nel manifestare un certo messaggio il parlante
può esprimere solo una parte dei suoi contenuti mentali. Non siamo mai totalmente espliciti né
completi.
Il totum ex parte è il principio secondo cui il ricevente (che non è nella mente dell’altro)
attribuisce un’intenzione completa al messaggio del parlante sulla base di un numero limitato
di indizi comunicativi (parole, sintassi, pause).
Negli scambi comunicativi l’inferenza non è logicamente valida ma solo efficace in base all’uso
contingente dei significati.
L’assumere per garantito è il principio secondo cui il ricevente propende ad accogliere il
primo senso del messaggio che gli viene in mente e che non è immediatamente contraddetto da
un altro significato.

Comunicare con le parole – lingua come sistema di segni convenzionali


Ogni lingua naturale è un sistema complesso e convenzionale, potente e flessibile, che ha
la funzione di manifestare ciò che si ha in mente. È il nostro mondo e il nostro limite.
I fonemi sono unità foniche indivisibili e astratte, dotate di un valore linguistico distintivo e
oppositivo (bere/pere), di per sé sprovviste di significato, in grado tuttavia di distinguere
significati lessicali diversi in rapporto alla loro presenza o assenza all’interno di una stessa
parola.
I morfemi sono unità grammaticali minime (non ulteriormente scomponibili), isolabili, dotate
di un proprio significato (gatt-).
Il lessico è l’insieme delle parole di una lingua (9 categorie).
La sintassi è l’insieme organico e formale (astratto) di regole, ossia dei procedimenti che
consentono di disporre in ordine gerarchico gli elementi del lessico per costruire frasi e
discorsi.
APPROFONDIMENTO: Quando e come è sorto il linguaggio
Il linguaggio può essere comparso solo dopo l’evoluzione del cervello (soprattutto lo sviluppo
delle aree corticali), la conformazione moderna dell’apparato vocale umano (a forma di L
rovesciata), l’accrescimento del nervo ipoglosso (che consente il controllo motorio fine della
lingua, della mandibola e delle labbra), l’emergere di forme di ipersocialità nei gruppi umani e
la comparsa della capacità di costruire artefatti elaborati.
Un’ipotesi che oggi gode di buon accreditamento prevede che il linguaggio si sia evoluto per
successive esplosioni punteggiate.
Nell’albero filogenetico del linguaggio, la famiglia indoeuropea si sarebbe distaccata
dall’originaria lingua africana (bantu).

APPROFONDIMENTO: Universalità e relatività del linguaggio

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Chomsky (1957, 1965, 1975, 1986) sostiene con vigore che il linguaggio, pur manifestandosi in
oltre 7000 lingue naturali, ha una struttura unica e universale, di natura innata e biologica,
grazie alla presenza di un organo del linguaggio.
In opposizione alla posizione universalista, quella relativista, avanzata tra gli altri da Sapir
(1921) e Whorf (1956), sostiene che esiste un intreccio intrinseco fra pensiero, lingua e
cultura.
Oggi un ampio numero di studiosi propone una versione debole del relativismo linguistico.

Comunicare senza parole


la cosiddetta facoltà del linguaggio si è radicata e sviluppata, nel corso dell’evoluzione umana,
sulla piattaforma non verbale di comunicazione.
C’è un’asimmetria strutturale fra il linguaggio e i sistemi non verbali di comunicazione: il
linguaggio non è indipendente ma è sempre e sistematicamente supportato e veicolato da
qualche dispositivo non verbale.
I sistemi non verbali di comunicazione (extralinguistici) sono sostanzialmente autonomi,
ciascuno nel proprio ambito di riferimento, poiché sono di natura ostensiva (rivolta all’azione:
mimica, voce, occhi, gesti, tono, espressioni facciali).
La potenza, la flessibilità e l’adattabilità del linguaggio sono connesse con la sua
convenzionalità e arbitrarietà, che assegnano a ogni lingua un valore digitale per la presenza
(o assenza) dei tratti che caratterizzano le sue varie componenti (a partire dai fonemi).
I sistemi non verbali sono caratterizzati da un valore motivato e iconico nell’esprimere un
certo evento, poiché trattengono dentro di sé aspetti della realtà che intendono evocare: essi
presentano un valore analogico.
I sistemi non verbali sono limitati a livello semantico, ma svolgono in modo efficace una
funzione relazionale per avanzare e condividere bisogni, stati motivazionali, emozioni,
desideri e richieste di vario genere.
La voce va intesa come una sostanza fonica, composta da una serie di fenomeni e processi
vocali. Trasmette molte componenti di significato oltre alle parole.
Contrapposto alla voce, c’è il silenzio. In quanto assenza di parola, costituisce un modo
strategico di comunicare. Ha natura ambigua.
Nelle culture occidentali (della parola), il silenzio è considerato spesso come una minaccia e
come una mancanza di cooperazione nella gestione della conversazione medesima.
Nelle culture orientali (del silenzio), il silenzio è inteso come indicatore di fiducia, di
confidenza e di armonia.
le espressioni facciali - CHE COSA MANIFESTANO?
A) Prospettiva emotiva (Darwin): i movimenti facciali sono destinati a esprimere le emozioni
che un individuo prova. Universalità. 7000 espressioni naturali, automatiche, spontanee.
B) Prospettiva comunicativa (Fridlund): tutte le espressioni facciali hanno un valore sociale,
poiché consentono di comunicare agli altri in maniera flessibile i propri obiettivi e desideri.
Ecologia comportamentale.
C)Prospettiva relazionale (Mesquita, 2010): le espressioni facciali non hanno un significato
intrinseco univoco, sono orientate verso altre persone e implicano varie forme di

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coinvolgimento interpersonale, al fine di conseguire una soddisfacente condizione di


aggiustamento interattivo (detto allineamento relazionale).

Il sistema dei segni: gli scambi comunicativi sono accompagnati di norma dalla presenza di
gesti (linguaggio del corpo).
Gesti e scambi comunicativi sono generati dalla medesima rappresentazione mentale di ciò che
si comunica, manifestano la medesima intenzione comunicativa, sono pianificati dal medesimo
processo cognitivo e sono realizzati in sintonia in riferimento a un dato contesto di uso.
La prossemica è il sistema di contatto, di significazione e di segnalazione che concerne la
percezione, l’organizzazione e l’uso dello spazio, della distanza e del territorio nei confronti
degli altri. Avvicinarsi/affiliazione – allontanarsi/riservatezza.
La gestione del territorio concerne anche la regolazione della distanza spaziale, che
rappresenta un buon indicatore della distanza comunicativa fra le persone.
- Zona intima: 0-0,5 m Zona personale: 0,5-1 m
- Zona sociale: 1-4 m Zona pubblica: da 4 m
L’aptica è il sistema di significazione e di segnalazione che concerne le azioni di contatto
corporeo nei confronti di altri.
Al pari della prossemica, esistono rilevanti differenze culturali anche per l’aptica: accanto a
culture del contatto come la cultura araba e quella latina, vi sono culture del non contatto
come le culture nordiche, quella giapponese e quella indiana.

Sintonia semantica e pragmatica


Qualsiasi messaggio comunicativo è prodotto da una molteplicità di sistemi differenti di
significazione e di segnalazione.
La nostra mente non è modulare, bensì multimodale e situata, fondata sull’intreccio di
connessioni fra i vari centri nervosi in funzione dell’esperienza immediata.
La sintonia semantica e pragmatica coordina in modo convergente e coerente i diversi
sistemi di segnalazione e significazione definisce l’architettura del messaggio.
Il significato modale è quello prevalente e predominante che un dato messaggio assume in una
certa situazione, quando è applicato il principio dell’assumere per garantito. È dato dallo
scambio situato e contingente tra emittente e destinatario. Elaborato al momento.

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Capitolo 11. Motivazione ed emozioni


Motivazione ed emozioni
La motivazione è la spinta a compiere una certa attività al fine di realizzare un dato scopo in
relazione ai vincoli e alle opportunità ambientali.
Le pulsioni sono stati interni che insorgono in risposta a bisogni fisiologici.
Gli incentivi sono stimoli esterni o premi che non sono legati a bisogni fisiologici.
Gli istinti sono sequenze congenite, fisse e stereotipate di comportamenti specie-specifici su
base genetica in relazione a determinate sollecitazioni ambientali.
Maslow (1970) ha formulato la teoria secondo cui le motivazioni sono organizzate in modo
gerarchico.
Secondo la teoria di Maslow, i bisogni al livello inferiore determinano la motivazione
dell’individuo fino a che non vengono soddisfatti.
Solo in quel momento, l’individuo farà attenzione ai bisogni del livello successivo.

La motivazione al successo
Per misurare l’intensità del bisogno di autorealizzazione, McClelland 1953 ha utilizzato il Test
di Appercezione Tematica (TAT).
Il bisogno di autorealizzazione (need for achievement) rifletteva le differenze individuali
rispetto all’importanza attribuita alla pianificazione e all’impegno per raggiungere gli obiettivi
personali.
McClelland e Franz (1992) hanno valutato se i comportamenti genitoriali possano portare a un
basso o alto livello di autorealizzazione: i dati suggeriscono che l’intensità del bisogno di
realizzazione personale potrebbe costruirsi nei primi anni di vita.
L’attribuzione causale è un processo in cui si attribuisce un senso alle azioni e ai
comportamenti mediante l’individuazione di una causa più o meno probabile.
Ci sono tre dimensioni in base alle quali le attribuzioni possono cambiare: la dimensione
interna/esterna, la dimensione stabilità/instabilità e la dimensione globale/specifico.
Il modo in cui le persone interpretano i propri successi e fallimenti in relazione alle tre
dimensioni può influenzare la motivazione, il tono dell’umore e anche la capacità di comportarsi
in modo appropriato.
APPROFONDIMENTO: In che modo la motivazione influenza il successo accademico?
Analizzando i comportamenti degli studenti, Meece et al. (2006) hanno individuato tre
modalità diverse di conseguimento degli obiettivi: ci sono obiettivi di raggiungimento, obiettivi
di evitamento e obiettivi di acquisizione di padronanza.
In generale, gli studenti con obiettivi di acquisizione di padronanza sono quelli maggiormente
motivati a mettere in atto comportamenti che tendono ad assicurare un maggior successo
accademico.
I docenti fanno ricorso alle stesse dimensioni per spiegare il comportamento degli studenti
(Reyna e Weiner, 2001; Weiner, 2006).

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Nell’ambito della psicologia delle organizzazioni alcune teorie, tra cui la teoria dell’equità e la
teoria dell’aspettativa, cercano di spiegare e prevedere il comportamento delle persone in
relazione ai diversi contesti di lavoro.
Per la teoria dell’equità i lavoratori tendono a valutare la giustizia
e l’equità nel proprio luogo di lavoro attraverso processi di confronto sociale con altri
lavoratori.
Per la teoria dell’aspettativa, i lavoratori sono motivati quando si aspettano che i loro sforzi e
i comportamenti sul posto di lavoro determinino i risultati desiderati.

Che cosa sono le emozioni


L’ emozione è un insieme di cambiamenti corporei e mentali che include attivazione fisiologica,
sentimenti, processi cognitivi, espressioni visibili e reazioni comportamentali specifiche,
attivati in risposta a situazioni percepite come personalmente significative.
Il sistema nervoso autonomo (SNA) prepara il corpo alla risposta emotiva attraverso l’azione
dei sistemi simpatico e parasimpatico in relazione al sistema nervoso centrale; la ricerca si è
concentrata sulle funzioni svolte dall’amigdala.
Kilpatrick et al., 2006 suggeriscono che gli uomini e le donne possano essere biologicamente
predisposti a rispondere in modo diverso agli eventi emotivi.
La teoria periferica delle emozioni di James-Lange è una prospettiva secondo cui la
percezione di uno stimolo causa un’attivazione autonoma che porta all’esperienza di una
specifica emozione.
La teoria centrale delle emozioni di Cannon-Bard afferma che uno stimolo emotigeno
produce due reazioni simultanee (attivazione ed esperienza emotiva), le cui cause non sono
legate.
La teoria periferica di James-Lange e quella centrale di Cannon-Bard, pur essendo fra loro
contrapposte, si sono dimostrate entrambe fondate, ma parziali.
Schachter (1971) nella teoria emotiva a due fattori e Lazarus (1991,1995) nella teoria
cognitivo-attivazionale sostengono che l’esperienza emotiva è la diretta conseguenza
dell’attivazione fisiologica (arousal) e dell’attribuzione causale.
Le teorie dell’appraisal sostengono che le emozioni scaturiscono in seguito a un atto di
conoscenza (cognition) e di valutazione (appraisal) della situazione in funzione dei propri
interessi, scopi, significati: le emozioni cambiano quando cambiano i significati o i valori
attribuiti a una determinata situazione.
Scherer (1984) riguardo alla valutazione degli stimoli ha proposto una sequenza lineare di
controlli di valutazione dello stimolo (CVS) organizzata secondo un ordine progressivo.
APPROFONDIMENTO: Le emozioni facilitano o ostacolano i processi mnestici?
Le ricerche si sono concentrate soprattutto sulle memorie flash (ricordi connessi con eventi
pubblici fortemente emotivi, quali l’assassinio di Kennedy, l’attacco alle Torri Gemelle): queste
memorie contengono errori e, talvolta, vere invenzioni di scene o di particolari.
Nel disturbo post-traumatico da stress (Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD), gli individui
manifestano rilevanti disturbi della memoria.
Studi di neuropsicologia hanno correlato il deterioramento della memoria a seguito di episodi
emotivi con gli effetti negativi del cortisolo.

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Manifestazione delle emozioni


Darwin (1872) si è chiesto se le espressioni facciali delle emozioni fossero culturalmente
invarianti.
Tomkins (1962, 1981) sostenne che ci sono reazioni emotive immediate e non apprese dal
contesto.
Ekman (1972, 1992, 2007), Izard (2001, 2009) e Panksepp (2005), asseriscono che ogni
emozione di base sia regolata da uno specifico “programma affettivo” nervoso, evolutosi nel
tempo per consentire alla nostra specie un adattamento efficace al proprio habitat.
Esiste una gamma di espressioni emotive universali nella specie umana.
Alcune debolezze metodologiche tuttavia mettono in discussione i risultati di Ekman.

La prospettiva contestualista di Masuda et al. (2008), Mesquita (2010), Russell e Fernandez-


Dols (1997) si occupa della connessione fra le espressioni facciali delle emozioni e il contesto
immediato.
Le espressioni facciali hanno un alto valore di indessicalità, ossia fanno riferimento a una data
realtà attraverso l’impiego sistematico di indizi contestuali.
Le informazioni derivate dai movimenti corporei non sono un’aggiunta alle espressioni facciali,
ma una componente essenziale per la percezione delle manifestazioni emotive.
La percezione delle manifestazioni di un’emozione, quindi, è multimodale e corale.

La regolazione delle emozioni


La regolazione delle emozioni è il processo in cui si attribuisce forma alla condotta emotiva a
fronte di un evento saliente, in modo da orientare la sua esperienza e manifestazione nel
senso più appropriato ed efficace rispetto alla situazione.
L’intelligenza emotiva è l’abilità di percepire ed esprimere le emozioni, integrandole nel
proprio pensiero, comprendendo e ragionando sulle emozioni stesse, nonché regolandole in sé
stessi e negli altri.
Gross e Thompson (2007) hanno proposto un modello teorico che distingue fra le operazioni di
regolazione concernenti gli antecedenti emotivi e quelle riguardanti la risposta emotiva.
La condivisione sociale delle emozioni è quel processo che, attraverso il parlare delle proprie
emozioni con altri, contribuisce alla definizione del loro significato e della loro rilevanza
personale e sociale, consente di ottenere sostegno, conforto e consolazione, promuove la
capacità di ristrutturare e riorganizzare gli eventi a livello mentale, offre un supporto circa le
soluzioni e i modi con cui far fronte a situazioni complesse e difficili.

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