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Tecniche di ripresa. La composizione del quadro.

Per saper scegliere una buona inquadratura occorre conoscere alcune “regole” di composizione.
Bisogna ricordare, però, che una regola può essere sovvertita quando non ci aiuta a esprimere ciò
che vogliamo comunicare.

L’immagine cinematografica, a differenza della pittura o della fotografia, è dinamica, in continuo


divenire. Le inquadrature si alternano, si moltiplicano, restano immobili a seconda del ritmo
narrativo che si vuole dare alla vicenda che si sta raccontando.

Lo scopo principale di una buona composizione è quello di evidenziare gli elementi di maggiore
importanza in un’inquadratura e ordinarli, accostarli in modo ragionato così da creare un effetto
unitario e armonico. L’obiettivo di una buona inquadratura, però, non è quella di ottenere delle
immagini gradevoli da guardare, ossia “belle immagini”, bensì quella di avere un’immagine
bilanciata e visibilmente piacevole che racconta qualcosa, comunica una sensazione o un’emozione
allo spettatore. Se per accrescere la tensione o la drammaticità della trama bisogna utilizzare una
composizione disarmonica, ben venga!

La proiezione sullo schermo viene concepita dal pubblico solo apparentemente come un tutto unico.
In realtà l’occhio tende a vedere un solo particolare per volta, trascurando ciò che non interessa. È
bene quindi fare in modo che l’attenzione dello spettatore si diriga verso il soggetto dominante nel
contesto generale della composizione. Proprio per questo in ogni inquadratura non possono
coesistere più centri di attenzione.

La prima cosa da fare è selezionare gli elementi: capire cosa includere nell’inquadratura e cosa
invece lasciare fuori. Bisogna cercare di escludere tutti gli elementi che potrebbero distogliere
l’attenzione dello spettatore ed equilibrare quelli scelti in modo da rendere più chiaro il soggetto
principale.

Una volta scelti gli elementi che dovranno comporre l’inquadratura, bisogna relazionarli fra di
loro: fare in modo che tutti concorrano a definire il senso dell’immagine che si ha in mente.

Quindi, dopo avere scelto cosa includere nell’inquadratura e aver capito in che modo i vari elementi
possono contribuire al risultato finale è il momento di trovare il giusto equilibrio dell’immagine:
disporre tutti le parti in modo bilanciato, oltre che per posizione anche per colore.
Il colore rosso
dell’acqua, in basso,
bilancia il peso
della struttura
architettonica della
fontana, in alto.

Le linee

Le immagini possono essere composte in tanti modi. Utilizzare le linee naturali del paesaggio, linee
orizzontali, verticali, curve, diagonali, può essere molto utile per guidare l’occhio dello spettatore
verso il soggetto e per dare profondità all’immagine.

Linee curve Linee diagonali Linee orizzontali e diagonali


Scegliendo di dare più spazio al paesaggio si sottolinea la vastità del territorio.
Dando più spazio al cielo cambia la lettura dell’immagine.

Collocando un elemento del paesaggio in primo piano si riesce a dare profondità all’inquadratura.
Per quanto riguarda le linee è bene sapere che quando riprendiamo una persona, dobbiamo fare
attenzione all’eventualità che vi siano linee verticali visibili sullo sfondo. Ad esempio, bisogna
evitare di piazzare il nostro soggetto davanti a un palo della luce o a un cartello stradale, altrimenti
potrebbe sembrare che questo gli esca dalla testa, un effetto che potrebbe distrarre gli spettatori.

Le linee diagonali (quelle quindi che sezionano l’inquadratura da un angolo all’altro) aumentano la
tensione, l’attenzione dello spettatore. (Tali diagonali possono anche essere curve).

Quando ci sono diagonali (da destra vs sinistra o viceversa), l’attenzione corre da un angolo in alto
all’angolo opposto in basso.

La diagonale ha due scopi principali, uno pratico e uno estetico: disponendo attori ed elementi in
profondità si rende possibile il loro muoversi e interagire in modo spontaneo e fluido, si crea,
contemporaneamente, il senso di profondità, cioè lo spazio scenico.

Poca profondità Maggior profondità

La composizione in diagonale è spesso usata a scopo drammatico, per separare due mondi in
conflitto entrambi presenti al di qua e al di là della diagonale.

Oppure uno presente in campo e l’altro intuito nel campo che prosegue al di là dello schermo.
I triangoli naturali possono dare forza all’immagine:

La forma della faccia può Un gruppo di persone Una mamma con un bambino
essere un triangolo naturale

Le figure si possono iscrivere volutamente in un triangolo. In questo caso l’attenzione del pubblico
va al vertice della figura.
Oppure si può creare un doppio triangolo: le figure si possono iscrivere in due triangoli con il
vertice in comune; l’attenzione è al vertice. Si usa di solito quando si vuole spostare l’attenzione
da un gruppo a un altro, mantenendo però fisso il centro di attenzione.

Per raggiungere un interesse visivo e un senso di profondità bisogna disporre i soggetti a distanze
differenti, avendo cura che non si impallino.

Scorretta Migliore

Meglio non tenere la linea dell’orizzonte al centro dell’inquadratura ma ad un terzo

Migliore
Migliore

Quando il soggetto è distante, un secondo soggetto davanti, in primo piano, può enfatizzare la
profondità.

Migliore

Nel bilanciamento dell’immagine il pericolo principale è quello di ottenere una composizione poco
interessante, ad esempio disponendo il punto di interesse proprio al centro dell’inquadratura.
La regola dei terzi

Per cercare di non essere banali, utilizziamo la cosiddetta “regola dei terzi”.

Molte immagini, ad esempio i paesaggi, hanno insite in sé la linea dell’orizzonte. Se quest’ultima


viene posta nel centro geometrico della nostra inquadratura in modo da dividerla in 2 parti uguali
avremo una composizione piatta e senza espressività, noiosa per lo spettatore

Noiosa Migliore Migliore

Allo stesso modo anche in un’immagine in cui il motivo di riferimento fosse una linea verticale
dovremmo evitare di dividere l’inquadratura in 2 parti uguali, altrimenti l’immagine perderebbe
d’interesse.

Noiosa Migliore Migliore


Da qui nasce l’idea di dividere l’inquadratura in terzi, incrociando due linee verticali e due
orizzontali. Lì dove le linee si intersecano si creano i punti d’interesse: sistemando il soggetto, o i
soggetti, della ripresa intorno a queste linee o in punti vicini alle quattro intersezioni, si ottengono
delle immagini più equilibrate e più piacevoli rispetto a un’immagine dove il soggetto sia posto
esattamente al centro del campo di ripresa.
Anche i pieni e i vuoti sono legati da un rapporto non casuale; l’aria creata intorno ai soggetti deve
essere la conseguenza di una scelta accurata, determinata dalla velocità delle azioni, dalla distanza
cinematografica, dalla posizione e dai movimenti di macchina.

I personaggi sono troppo in alto Gli spazi sono “occupati” armonicamente

Troppa aria in testa Inserendo un elemento scenografico nell’aria


eccessiva, l’inquadratura risulta bilanciata

Un personaggio decentrato, con più aria dietro la


nuca, è generalmente poco bella e crea la
sensazione che debba sopravvenire un’azione alle
spalle del personaggio.

È corretto lasciare maggior aria laterale di fronte al


personaggio, a maggior ragione se il soggetto che
stiamo riprendono è in movimento.
Questa regola vale, nei limiti del possibile, anche
quando si riprende un’intervista.
Riprendere soggetti bidimensionali come quadri o insegne da un angolo produce una distorsione, è
meglio riprenderle frontalmente.

Inquadratura sconsigliata Inquadratura migliore

Ma se la nostra volontà è quella di effettuare la ripresa di una scritta inclinata è consigliabile che i
caratteri salgano da sinistra verso destra (e non viceversa), al fine di rendere più agevole la lettura.

Inquadratura migliore Inquadratura sconsigliata