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16 URBINO E PROVINCIA

MERCOLED 20 LUGLIO 2016

IL COMMENTO

di VILBERTO
STOCCHI *

di PIERFRANCESCO GIANNANGELI

MIA PROFONDA convinzione e non manco


mai di ribadirlo che
lUniversit debba configurarsi
comeluogo dove si cresce nella
conoscenza. Spetta infatti a noi
educatori svolgere una funzione
di indirizzo, promuovendo una
forma di discernimento che permetta ai giovani di scoprire le contraddizioni della nostra civilt.
Ecco perch dobbiamo tutelare
questi luoghi di formazione al servizio della verit e del progresso
dellindividuo e della societ, interrogando ed esplorando senza timore nuove questioni e nuovi
campi del sapere.

IL PENSIERO
DIVENTA ETICA
LA SCUOLA di Urbino. Una
definizione da applicarsi con
naturalezza a pi indirizzi
dellattivit creativa e di
pensiero. C quella, celebre, del
libro, ma c anche una scuola
filosofica, con le sue
diramazioni nella sociologia e
nella teologia. Di questa scuola
Italo Mancini stato un
autentico protagonista, con
unapplicazione del pensiero
rigorosa e sempre un passo
avanti.

E IL PERCORSO che sin dagli


anni Sessanta ha intrapreso a Urbino don Italo Mancini, dopo gli
anni giovanili di formazione filosofica sotto la guida del maestro
Gustavo Bontadini alla Cattolica
di Milano. Era unepoca di grandi
contrapposizioni e conflitti in
campo politico e sociale, e la sua
lezione, che si basava sulla cultura agostiniana della mediazione,
ha inaugurato una stagione nuova in forma di speranza, sulle orme di quellespressione di Kierkegaard, affidata alle pagine del suo
Diario: Lidea della filosofia la mediazione. In un Occidente preda
della logica della disgregazione, la

ISTITUTO SCIENZE RELIGIOSE


Promosse il dialogo tra
le religioni da una prospettiva
tanto laica quanto teologica
ricerca di valori condivisi (pensiamo a quelle che egli chiamava
convergenze etiche) avrebbe
permesso una seria fedelt a Dio e
alla Terra, in attesa di unepoca
che ridestasse la sensatezza perduta. E qui si inserisce una delle
pi originali interpretazioni filosofiche di Mancini, letica dei volto, intesa come rispetto dellaltro
senza pretesa di reciprocit. Una
comunione dei volti a cui non
estranea la componente studentesca, a cui Mancini dedic un singolare opuscolo intitolato Lettera
a un laureando, nutrito di pertinenti insegnamenti filologici ed etici.
FORSE sono proprio questi i prodromi di una coraggiosa intuizione che ha accomunato, nel 1968,
un anno particolarmente caldo
per la comunit studentesca europea, due Padri illustri come Carlo
Bo e don Italo, i quali compresero
limportanza di reintrodurre
nellUniversit laica italiana gli
studi teologici, sia per un progressivo superamento di una ormai
anacronistica situazione storica,
che per equiparare le nostre Uni-

Don Italo
Mancini in
una
calcografia di
Pamela
Radino,
diplomata
nel 2013
al Biennio
in Edizioni
e
Illustrazione per la
Grafica
darte
allAccademia di
Belle Arti
di Urbino

La grande lezione
di don Italo Mancini
Il filosofo un caposaldo
del Novecento urbinate
Vilberto Stocchi: LAteneo deve tanto a lui
versit ai pi evoluti modelli europei. Nacque cos lIstituto Superiore di Scienze Religiose, a
tuttoggi unica Istituzione accademica per linsegnamento scolastico della Religione di una Universit Statale, ma anche unisola privilegiata in cui viene promosso
un dialogo interreligioso fondato
su unapprofondita conoscenza
delle varie confessioni. Animatore della rivista Hermeneutica, che

apr alla collaborazione di studiosi italiani e stranieri, don Italo ha


lasciato nella sua Universit una
traccia veramente indelebile. Lo
incontravo, di frequente, con un
libro in mano, mentre assaporava
latmosfera che si respirava tra il
Palazzo Ducale e lUniversit: lo
incuriosiva questa assidua presenza degli scienziati nei laboratori,
che erano posizionati proprio a
fianco di quella finestrina dellul-

timo piano di Palazzo Vecchiotti,


allinterno della quale egli elaborava i suoi testi filosofici. Ancora oggi mi accompagna il ricordo di
questa sua curiosit intellettuale,
rivolta a campi apparentemente a
lui lontani, unita ad una grande attenzione nei confronti degli studenti, che rappresentavano il fulcro del suo magistero.
* Magnifico Rettore
dellUniversit di Urbino

SENZA entrare nel dettaglio dei


suoi studi lo fa con grande
sapienza qui a fianco il rettore
dellUniversit di Urbino ci
che interessa sottolineare il
metodo. Italo Mancini ha
insegnato a generazioni di
studenti che il pensiero
applicato a quasiasi tesi uno e
non si pu piegarlo a
piacimento, oggi in un modo e
domani in un altro. Se il punto
di partenza del ragionamento
quello, quel punto non pu
essere modificato nella sua
essenza. Partendo da questo
principio, tale pensiero pu
essere declinato in maniera
dialettica, pu entrare in una
relazione, spesso opportuna
quindi, deve entrare in relazione
, con altri pensieri, provenienti
dai pi diversi settori, per dare
vita a ci che chiamiamo
conoscenza.
UN PO quello che Heidegger
cercava di dimostrare nei suoi
Sentieri interrotti: i sentieri
nel bosco procedono ciascuno
come gli pare, ma poi sbucano
tutti nella medesima radura,
dando vita, appunto, alla
conoscenza necessaria.
Da questa lezione, che prima di
tutto era una convinzione,
Mancini ha tratto il suo pensiero
generale, che ha applicato con il
medesimo acume a pi territori
della ricerca filosofica. Un
metodo che ha insegnato anche
altro, aiutando nella conquista
di un approdo capace di
procedere oltre la speculazione
filosofica. E un pensiero, infatti,
che diventa etica, indicando
alluomo il suo posto nel mondo.
Un luogo dalle fondamenta ben
piantate, ma nello stesso tempo
autenticamente libero, nel senso
di autonomo nei confini, intesi
come frontiere che, mettendo in
dialogo i diversi, si costruiscono
insieme.
LAVER frequentato le vette del
pensiero ha consentito a Italo
Mancini di insegnare dialogo e
tolleranza. Termini che gi nella
sua epoca erano visti con
sospetto dai molti che non ne
avevano ben compreso la
natura. Quei molti oggi sono
diventati troppi e lui non ne
sarebbe contento.

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