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Tesina sulla Follia di Campagnoli Giulia III liceo classico, S. Francesco, A. s.

07/08

Paziente dell'Ospedale Fracastoro

Prefazione..p. III Introduzione alla Follia......p. IV Lo studio della Follia...p. VII Il caso: Anna O. ........p. XI Il caso: Nietzsche..p. XIV Gli scritti della Follia...p. XVI Follia: Tra arte e letteratura..........p. XVIII Pirandello e la Follia....p. XX Follia: una scelta per la libert.....p. XXII Munch: il Grido liberatorio....p. XXVII Phaedra: Furor vs. Ratio....p. XXXI Dalla tradizione greca allopera di Seneca....p. XXXV La Follia di Kate...p. XXXVI Conclusione.....p. XXXIX Sitografia- .....p. XL Bibliografia....p. XLI

II

La follia, uno sguardo oltre ragione, tra amore e libert, passione e desiderio. Ho scelto questo tema perch sono sempre stata interessata a quelle cose, definite stranezze, proprie di alcuni uomini. I miei studi mi hanno fatto conoscere la follia sia dal punto di vista scientifico-filosofico, sia da quello artistico-letteraio. In questa mia tesi voglio mostrare, innanzitutto, quelli che sono stati i personaggi storici che hanno tentato di dare un significato scientifico-filosofico alla follia, vista come patologia, e, inoltre, voglio suddividere le cause che hanno portato al manifestarsi di questo fenomeno allinterno di persone comuni. Partir dallapportare gli studi fatti da Sigmund Freud, trattando anche di coloro che hanno tentato di definire il fenomeno della follia allinterno di un determinato momento storico oppure dovuto ad un determinato fattore fisico. Successivamente mostrer due personaggi, quali Anna O. e Nietzsche, che divennero pazzi nel mezzo della loro vita.

Infine parler dei due diversi motivi che, nellambito artisticoletterario, sono stati riconosciuti come principali dellavvento della malattia: eccesso di passione amorosa e volont delluomo di sfuggire alla vita.

III

Riflettere sul significato profondo della follia, significa in un certo senso riflettere anche sulla nozione di identit, su come ogni uomo percepisce le diverse cose che lo circondano e, in particolare, su ci che per lui rappresenta la realt. La follia ci che ci interroga sulla nostra visione del mondo, mostrandoci cose che sorpassano la ragione e raggiungono lirrazionale. Nel corso dei secoli, sono stati numerosi gli studi fatti attraverso la scienza, larte, la legge e la medicina, i quali hanno fatto pervenire alla follia un duplice valore: da una parte essa altro, ovvero un mondo che non corrisponde a quello che percepiscono i cosiddetti sani; dallaltra rappresenta una caratteristica innata in ogni uomo, visibile in alcuni, nascosta dalla ragione in altri. Folle colui che, attraverso determinati atteggiamenti o opinioni, si distacca da ci che viene definito inaccettabile dalla ragione. Ed qui che inizia il vero problema sulla definizione della follia, poich essa pu assumere valenze diverse a seconda dellindividuo, della situazione, del momento storico, degli avvenimenti. Le ricerche sulla nascita e sullevoluzione di questo fenomeno sono state numerose. Personaggi come Micheal Foucault, Descarte e Montaigne, hanno cercato ,in modi diversi, di dare un senso alla parola follia, cercando di capire quale potesse essere la sua origine.

IV

Michael Foucault1, nella sua opera Storia della follia nellEt

classica, stabilisce linizio della storia della follia nel Medioevo (VXV secolo), periodo storico caratterizzato dalla perdita dei valori e delle certezze da parte delluomo, che cerc con ogni mezzo di ricongiungersi al Bene.
E a partire dalla scomparsa della lebbra in Europa che, anche se ancora a livello inconscio, lesperienza dellisolamento della follia e dellinternamento cominciano a farsi strada nella mentalit medioevale, fino allesplosione che avranno nellEt Classica. Gli ospedali e gli edifici sanitari che erano destinati ad ospitare i malati di lebbra si riveleranno allora i luoghi pi adatti per quellesperienza correzionaria di isolamento e prigionia che contraddistinguer la follia nel XVII secolo.

(Cap. I, Storia della follia nellEt classica di Michael Foucault) Secondo lidea di Foucault, la follia ci che risulta dalla continua lotta tra Bene e Male, la quale fa assumere al folle due valori: effige della dissolutezza umana e personaggio al margine della societ, che non viene, per, escluso da essa; e detentore di un sapere impenetrabile e oscuro che pu accedere a realt, impercettibili alluomo comune.
Il folle nella sua innocente grullaggine, possiede questo suo sapere inaccessibile e cos temibile.. lo porta in una sfera intatta, piena ai suoi occhi di un sapere invisibile

(tratto da Storia della follia nellet classica). Descartes2 e Montaigne3, invece, danno una visione allegorica al significato della follia: ritengono, infatti, che il folle sia un nemico, qualcosa di dannoso, una diversit che va temuta.
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Storico e filoso francese, autore della Storia della follia nellEt classica pubblicata nel 1963. Ren Descartes, filosofo e matematico francese, conosciuto anche con il nome latino di Cartesio. Egli ritenuto da molti liniziatore della filosofia e della matematica moderna, uno dei pi grandi ed influenti pensatori dellumanit. Michel Eyquem de Montaigne, conosciuto meglio con il solo nome di Montaigne, fu filosofo e scrittore, oltre che uomo politico della Francia Rinascimentale. Come eredi della sua filosofia ci furono filosofi importanti come Rousseau, Nietzsche.

In questo caso, furono importantissimi gli studi fatti da Descartes riguardo al cervello umano, poich gli permisero di dare anche un senso scientifico alla malattia: attraverso le sue scoperte, egli era arrivato a ritenere causa della patologia le malformazioni al cervello e al sistema nervoso centrale, oppure degli shock vissuti nellet infantile.

Nel corso del XVII secolo, iniziarono a diffondersi i manicomi, ovvero luoghi in cui venivano rinchiuse le persone che, si sospettava, erano affette da una malattia psichica e quindi mostravano opposizione alla morale e al buon senso attraverso atti osceni e surreali. Il primo manicomio della storia, fu costruito a Firenze nel 1643; a Milano solo nel 1790.

VI

Sigmund Schlomo Freud fu neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco, ed a lui che si devono le importanti scoperte nel campo della psicoanalisi. Freud introdusse alcuni studi sul funzionamento dellinconscio dellindividuo e, inizialmente, sottoline una sostanziale differenza tra nevrosi, rappresentata dalle nevrosi ansiose,e la psicosi,che comprendeva sostanzialmente listeria e lossessione. Il giovane Freud si interess fin da subito al fenomeno della follia, ed proprio verso di essa che indirizz i suoi studi medici e psicologici. Questi ultimi furono fortemente influenzati dallamicizia stretta con Breuer4, del quale Sigmund divenne poi assistente.

Se un merito aver dato vita alla psicoanalisi, il merito non mio. Non ho

preso parte al suo primo avvio. Ero studente, impegnato nel dare gli ultimi esami, quando un altro medico viennese, il dottor Josef Breuer, applic per le prime volte questo procedimento per curare una ragazza malata d'isteria.

Freud Conferenza sulla Psicoanalisi negli Usa, 1909

Joseph Breuer, medico e psichiatra austriaco. Fu uno dei primi a trattare casi disteria con lipnosi; divenne antesignano di Freud nellimpianto teorico della psicoanalisi

VII

Il termine psicanalisi venne utilizzato per la prima volta da Freud nel 1896, in uno scritto francese. Il termine di psicoanalisi indica lintenzione del filosofo di mettere a punto una teoria complessiva dei processi psichici e del sistema in cui essi si inseriscono. Alla base dei fenomeni psichici, c un principio, chiamato principio

del piacere, che tende a realizzare il piacere e a evitare il dolore;


esso agisce per senza preoccuparsi dei mezzi concreti necessari per ottenere lo scopo e scarica la tensione in un soddisfacimento immediato. Questa tendenza viene tenuta a freno dal principio di realt che, al contrario, prende in considerazione i limiti imposti dal mondo esterno; anche il principio di realt tende alla realizzazione del desiderio, ma lo fa in vista di un esito possibile e reale, non in via allucinatoria. Freud, attraverso questa nuova tecnica, si propose di studiare quella parte oscura della struttura umana, che si agita al nostro interno, e prende il nome di inconscio. Quindi, egli divise lapparato psichico in Es, Io e Super-Io.

VIII

Luogo della vita pulsionale, un caos ribollente di energie vitali che tende a soddisfare i bisogni egoistici, seguendo il principio del piacere; esso , quindi, la dimensione propria degli istinti, che viene prima della morale e prima, anche, della ragione.

Definito servo di due padroni rappresenta la parte del pensiero consapevole che mantiene in equilibrio la mente umana; svolge la funzione di censore e fa penetrare allo stato di consapevolezza ci che pu essere ricordato senza danni. La sua funzione censoria si registra nellattivit onirica e in particolare attraverso linterpretazione del sogno lanalista pu trarre quelle che possono essere le vere motivazioni che hanno portato allo scaturirsi del trauma nevrotico o psichico. La giusta relazione tra Es e Io fa nascere o lequilibrio psichico o la sindrome nevrotica, dipende tutto dalle caratteristiche delluomo e dalle vicende che lhanno segnato.

IX

Il super-io sede della coscienza morale e dei sensi di colpa e rappresenta le norme di comportamento che un individuo ha assimilato durante la crescita. Nel caso in cui queste norme sono state percepite senza forti traumi si pu avere una stabilit tra Io e Super-Io; mentre, nel caso contrario ci pu essere la nascita di aggressione violenta nei confronti del prossimo. Freud ritiene che ogni uomo debba cercare di respingere le forze dellinconscio che ci spingono verso lirrazionale. Se allinterno dellinconscio non avviene nessun tipo di sublimazione, allora, si arriva stesso. Questa la follia vista da Freud: pensiero assurdo e illogico che porta allabbandono della ragione. alla malattia, la nevrosi, che porta al delirio e allindebolimento mentale dellindividuo in perenne conflitto con se

Dal 1880 al 1882 a Breuer si present il caso di una donna, la quale assunse la figura dellispiratrice delle teorie psicoanalitiche di Freud. Anna O., pseudonimo di Bertha Pappenheim, fu la prima paziente trattata da Freud, in collaborazione con il suo Prof. Breuer, mediante ipnosi, al fine di curare diversi sintomi dellisteria. La paziente, in contemporanea alla morte del padre, aveva iniziato a mostrare degli strani sintomi: paralisi di tre arti, disturbi gravi e complessi della vista e del linguaggio, impossibilit a nutrirsi e tosse nervosa; inoltre, la donna mostrava avere una doppia personalit, che vedeva la paziente passare da una fase di auto-ipnosi ad una di lucidit; soffriva di due diversi stati: uno in cui riconosceva lambiente circostante, si mostrava depressa, ansiosa, ma nella norma; laltro in cui era sotto effetto di allucinazioni, era aggressiva, scagliava oggetti contro le persone e tentava spesso il suicidio. Breuer inizi una nuova terapia, rendendosi conto della gravit della situazione, la talking cure (cura attraverso le parole), in modo tale che la paziente sotto ipnosi potesse far affiorare le associazioni, cos da potersene liberare. Questo metodo port, per, alla creazione di un rapporto eccessivamente intimo tra la paziente e il dottore, cos che Anna O. non riusc ad aprirsi con nessun altro. XI

In tali condizioni fu impossibile mandare avanti la cura, dato che si era venuto a creare quella passione di transfert, chiamata cos da Freud.

Per qualche volta ancora Breuer tent di far pesare sul piatto della

bilancia tutta la sua personale autorit, ma invano, e inoltre si capiva benissimo che egli stesso non aveva alcuna propensione ad accettare leziologia sessuale. Breuer avrebbe certo potuto colpirmi o fuorviarmieppure non lo fece mai, cosa che mi risult incomprensibile fino a quando non riuscii a interpretare correttamente il suo caso e a ricostruire, in base ad alcune affermazioni fatte in precedenza da Breuer stesso, lepilogo di quel trattamento. Dopo che il trattamento catartico sembrava concluso, si era instaurato di colpo, nella giovinetta, uno stato di amore di traslazione; Breuer non lo mise in relazione con la malattia della paziente e, costernato, decise di troncare con lei ogni rapporto. Egli era colto da visibile imbarazzo quando qualcuno gli rammentava questo episodio, che a suo dire era stato uno spiacevole contrattempo.

Freud Autobiografia, 1925

Infine, i due medici scoprirono, dopo aver ripercorso in modo cronologico tutta la situazione, che la paziente si era ammalata perch non riusciva a trovare un modo per esprimere le proprie paure.

XII

Per il ristabilimento della malata, Breuer stabil con lei un rapporto suggestivo particolarmente intenso, che pu fornirci un ottimo modello di quello che oggi chiamiamo traslazione . Ora io ho fondati motivi per supporre che, dopo leliminazione di tutti i sintomi, Breuer dovette scoprire la motivazione sessuale di questa traslazione in base a nuovi indizi, pur sfuggendogli la natura generale di tale inaspettato fenomeno; sicch a questo punto, come colpito da un untoward event, egli tronc lindagine. Di ci Breuer non mi inform direttamente, ma mi forn ripetutamente accenni sufficienti per giustificare questillazione.

Freud Per la Storia del Movimento Psicoanalitico, 1914

XIII

La pazzia ha influenzato uno dei pi grandi filosofi dell800, portandolo in una condizione di degrado mentale per molti anni della sua vita. Il 3 gennaio del 1889 si ebbe la prima prova della sua follia, in pubblico: a Torino, dove si era trasferito, vide un cavallo che veniva maltrattato e picchiato a sangue dal suo proprietario, cos abbracci il cavallo ed esplose in un pianto infantile; in seguito cadde a terra e non smise di urlare. Sempre nello stesso periodo, Nietzsche scrisse delle lettere agli amici e conoscenti, classificate come Biglietti della Follia , dove appare chiaramente la sua crisi mentale ormai in uno stadio avanzato. Ricoverato prima in una clinica psichiatrica a Basilea, viene trasferito a casa della madre e poi dalla sorella, ma i tentativi delle due donne sono inutili: da questa crisi, il filosofo, non si riprender pi.

La natura della sua follia resta ancor oggi un mistero. Nei frammenti teorizzava il distruggersi della sua reputazione attraverso una follia volontaria, vista come una forma di ascesi5 superiore. Alcuni studiosi hanno attribuito alla sifilide, contratta in un rapporto sessuale con una prostituta, la genesi di questa follia; altri, tra i quali

Il termine ascesi, dal greco , non rinvia alla rinuncia, al distacco dal mondo, ad unesasperata esaltazione del dolore come strumento di perfezionamento interiore. In realt, il termine in questione significa esercizio, pratica per acquisire alcune abilit. Asceta colui che affina la propria intelligenza e la propria volont per divenire sapiente e virtuoso: il filosofo.

XIV

Jaspers6, ritengono che fu il troppo intelletto a portare Nietzsche alla follia, ovvero il troppo sforzo creativo e filosofico svolto negli anni precedenti.

Karl Jaspers, stato un filosofo e psichiatra tedesco. Ha dato un notevole impulso alle riflessioni nel campo della psichiatria,della filosofia, ma anche della teologia e della politica.

XV

A Peter Gast. Torino, 31 Dicembre 1888 Avete mille volte ragione! Mettete voi stesso in guardia Fuchs... Del resto nell'Ecce homo troverete una pagina straordinaria in onore del Tristano e, in generale, dei miei rapporti con Wagner. Avendo avuto il coraggio di non lasciare alcun dubbio [circa il mio pensiero antiwagneriano] ho potuto avere anche quello di esaltare al massimo ci che era buono. Ah, amico mio! Che momenti!... Quando mi arriv la vostra cartolina, che stavo mai facendo?... Era il famoso Rubicone. Non so pi il mio indirizzo: poniamo che l'indirizzo prossimo sia Palazzo Quirinale. N.

Ad Augusto Strindberg. Tra poco tempo vi perverr la mia risposta alla vostra novella: sar come un colpo di fucile. Ho convocato a Roma una dieta di principi: voglio far fucilare il nostro giovano Kaiser. Arrivederci! Giacch ci rivedremo. Une seule condition: divorons. NIETZSCHE CAESAR.

A Giorgio Brandes. Torino, 4-1-89 All'amico Giorgio!

XVI

Dopo che mi hai scoperto, trovarmi non era pi gran che; ma ora viene il difficile: tornarmi a smarrire... IL CROCIFISSO.

A Peter Gast. Torino, ferrovia, 4-1-89 Mio Maestro Pietro! Cantami una nuova canzone. Il mondo trasfigurato e tutti i cieli gioiscono. IL CROCIFISSO.

A Franz Overbeck 7 Gennaio 1889 All'amico Overbeck e consorte, Bench voi abbiate finora mostrato poca fiducia nella mia solvibilit, spero di poter dimostrare che io sono un tale che paga i suoi debiti. P. es. Verr da voi. Far infatti fucilare tutti gli antisemiti... DIONISO.

XVII

Inizialmente veniva privilegiata quella rappresentazione della follia associata a ci che non controllabile dalla ragione, a quello sguardo oltre la ragione, dovuto molto spesso ad un eccesso di passione amorosa, come nella Phaedra di Seneca e nellopera La

Follia di Kate di Johan Heinrich Fssli, oppure ad un insostenibile


desiderio delluomo di estraniarsi dalla sua condizione umana e sfuggire, cos, alla vita, come nellopera Enrico IV di Pirandello e nellopera Il grido di Munch Durante il Romanticismo, per, si viene a delineare una diversa concezione della follia, la quale viene mostrata come un eccesso e unesaltazione che rivelano la natura pi profonda della natura stessa. Gli autori di questo periodo mostrano poco interesse per la concezione della follia vista come eccesso di passione amorosa; mentre ampio rilievo ha la figura del genio folle, emblema del rapporto tra follia ed eccesso romantico, poich guarda oltre la ragione e la logica comune. Il Positivismo muta profondamente la concezione della follia, vista, ora, come una malattia difficilmente curabile. Il pazzo viene considerato un malato, un diverso, isolatato dalla societ, la quale fa di tutto per difendersi dal contagio. Nonostante la letteratura consideri la follia una malattia, allo stesso tempo, ne difende i diritti e ne esalta le propriet. Con lo sviluppo del Decandetismo la follia appare come una donna seducente, come il proibito che tutti vorrebbero, al quale nessuno sa resistere.

XVIII

Nel XX secolo, molti letterati cambiarono la valenza della follia: essa, infatti, inizi ad essere considerata una visione nuova della vita, un rifugio che luomo si crea per sfuggire alla sofferenza della sua esistenza. Lesempio pi noto senza dubbio lEnrico IV di Pirandello, che, come altri personaggi pirandelliani, sceglie la pazzia per non contaminarsi con la vita impura e piena di sofferenze. Questo tipo di follia legato alla volont delluomo di sfuggire alla vita.

XIX

Nelle opere di Pirandello il ruolo preminente occupato dalla follia, avvenimento strano se si tiene conto degli altri artisti sperimentali contemporanei allautore. La riflessione di questo tema , in parte, influenzata dallesperienza biografica dellautore: infatti, a partire dal 1903, la moglie Antonietta ebbe i primi sintomi di squilibrio che la portarono allinternamento in una casa di cura, nel 1919. Trascendendo da questa occasione, la follia per Pirandello uno strumento di contestazione delle forme fasulle della vita sociale, larma che fa esplodere convenzioni e rituali, rendendole assurdi.

Il treno ha fischiato (1914): narra la storia di Belluca, un impiegato


modello, sempre puntuale a lavoro e ligio nel suo compito. Improvvisamente la vita di questo impiegato modello cambia: il motivo era il fischio di un treno che partiva. Quel fischio gli ricordava i viaggi che da giovane aveva fatto nelle citt pi belle d'Italia; ma il fischio del treno rappresentava anche un altro significato, la voglia di evadere dalla solita routine. Il fischio che lui sentiva, gli provoca una certa ribellione interiore che quando esplode si manifesta contro il capo ufficio. Egli, rimasto sconvolto da questo insolito comportamento, lo fa ricoverare in un manicomio. Tutti gli amici sconvolti, non riescono a capire l'esatto motivo di ribellione del Belluca verso il suo superiore, soltanto il suo vicino di casa cerca di scoprire in profondit la vita del Belluca per capire i motivi di questo suo comportamento. Egli scopre che Belluca viveva in una casa con tre persone non vedenti, altre due figlie rimaste vedove ed i loro XX

figli. Pertanto il suo modo di reagire verso il suo capo era una reazione pi che giustificata. L'amico cerc di parlarne col direttore e gli consiglia di dargli ogni tanto un p di pausa dal lavoro, per poter ricordare il fischio del treno ed immaginare anche solo per qualche attimo di poter fare un viaggio distensivo con la sua fantasia.

XXI

Enrico IV una commedia in 3 atti di Luigi Pirandello. Fu scritta nel 1921 e rappresentata il 24 febbraio 1922 al Teatro Manzoni di Milano. Considerato il capolavoro teatrale di Pirandello, insieme ai Sei

personaggi in cerca dautore, Enrico IV uno studio sul significato


della pazzia e sul tema del rapporto che si viene a creare tra uomo e personaggio, tra realt e finzione. Pirandello scrisse una lettera allattore Ruggero Ruggeri7, per il quale pens il personaggio di Enrico IV. Molto interessante notare come lo scrittore non solo indichi il contenuto dellopera, ma anche linterpretazione che avrebbe dovuto dare:

Caro Amico, mi affretto a rispondere alla Sua lettera del 19, di cui La ringrazio con tutto il cuore . Le dissi a Roma l'ultima volta che pensavo a qualche cosa per Lei. Ho seguitato a pensarci e ho maturato alla fine la commedia , che mi pare tra le mie pi originali: Enrico IV, tragedia in tre atti di Luigi Pirandello. Le accenner in breve di che si tratta: Antefatto: - Circa venti anni addietro alcuni giovani signori e signore dell'aristocrazia pensarono di fare per loro diletto, in tempo di carnevale , una cavalcata in costume in una villa patrizia: ciascuno di quei signori s'era scelto un personaggio storico, re o principe, da figurare, con la sua
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Ruggero Ruggeri, uno degli attori pi noti dell'epoca e appartenente, assieme a Marta Abba ed altri, alla compagnia del Teatro d'Arte fondato dal drammaturgo a Roma

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dama accanto, regina o principessa , sul cavallo bardato secondo i costumi dell'epoca. Uno di questi signori s'era scelto il personaggio di Enrico IV; e per rappresentarlo il meglio possibile s'era dato la pena e il tormento d'uno studio intensissimo, minuzioso e preciso, che lo aveva quasi per circa un mese ossessionato. Sciaguratamente, il giorno della cavalcata, mentre sfilava con la sua dama accanto nel magnifico corteo, per un improvviso adombramento del cavallo, cadde, batt la testa e quando si riebbe dalla forte commozione cerebrale rest fissato nel personaggio di Enrico IV. Non ci fu verso di rimuoverlo pi da quella fissazione, di fargli lasciare quel costume in cui s'era mascherato: la maschera, con tanta ossessione studiata fino allo scrupolo dei minimi particolari, divent in lui la persona del grande e tragico Imperatore. Sono passati vent'anni. Ora egli vive - Enrico IV - in una sua villa solitaria: tranquillo pazzo. Ha quasi cinquant'anni. Ma il tempo, per lui (per la sua maschera, che la sua stessa persona) non pi passato ai suoi occhi e nel suo sentimento: s' fissato con lui, il tempo. Egli, gi vecchio, sempre il giovine Enrico IV della cavalcata. Un bel giorno si presenta nella villa a un nipote di lui, il quale seconda la tranquilla pazzia dello zio, cui affezionatissimo, un medico alienista. C' forse un mezzo per guarire quel demente: ridargli con un trucco violento la sensazione della distanza del tempo. La tragedia comincia adesso, e credo che sia d'una veramente insolita profondit filosofica ma viva tutta in una drammaticit piena di non meno insoliti effetti. Non gliel'accenno per non gustarle le impressioni della prima lettura. Data la situazione, avvengono cose veramente imprevedibili, se Ella pensa che colui che tutti credono pazzo, in realt da anni non pi pazzo ma simula filosoficamente la pazzia per ridersi entro di s degli altri che lo credono pazzo e perch si piace in quella carnevalesca rappresentazione che d a s e agli altri della sua imperialit in quella villa addobbata imperialmente come una degna sede di Enrico IV; e se Ella pensa che poi, quando a insaputa di lui, messo in opera il trucco del medico alienista, egli, finto pazzo, tra spaventosi brividi, crede per un momento d'esser pazzo davvero e sta per scoprire la sua finzione, quando in un momento, riesce a riprendersi e si vendica in un modo che - s, via questo davvero, per lasciarle qualche sorpresa, non glielo dir. Senza falsa modestia, l'argomento mi pare degno di Lei e della potenza della Sua arte. Spero che riuscir a renderlo, perch l'attivit della mia

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fantasia ora pi che mai viva e piena e forte. Ma prima di mettermi al lavoro, vorrei che Ella me nedicesse qualche cosa, se lo approva e Le piace. Ha visto i Sei personaggi in cerca d'autore? - Sapesse che vivo dolore stato per me non aver potuto dare a Lei, in giro con lo Sly, questa commedia; non perch in fondo sia scontento dell'interpretazione della compagnia Niccodemi, ma perch m'ero figurato Lei e non Gigetto Almirante nella personificazione della parte del Padre. Pazienza! Mi saluti tanto tanto, La prego, il nostro caro Virgilio [Talli] che stato tanto buono d'inviarmi un telegramma di fraterna solidariet in occasione della tragica morte del mio povero Nino Martoglio. Spero, mio caro Amico, che la Sua amicizia e quella di Virgilio varranno a togliere una certa freddezza che la signora Alda Borelli ha veramente pi d'un motivo d'avere verso di me. Gliene dir qualche cosa la prossima volta. Adesso la lettera troppo lunga, e Le stringo forte, fraternamente, la mano. Roma, 21 settembre 1921 Suo Luigi Pirandello aff.mo.

(Luigi Pirandello, Lettera a Ruggero Ruggeri del 21 settembre 1921)

Protagonista della tragedia8, come venne definita dallo stesso Pirandello, un uomo, aristocratico, che da circa ventanni divenuto pazzo e vive convinto di essere Enrico IV 9. Egli servito da valletti cui ha imposto nomi e costumi di personaggi di quellepoca. Questo antefatto viene conosciuto dagli spettatori attraverso i discorsi dei conoscenti del pazzo, che ne furono testimoni, e che ora sono venuti a fargli visita, vestiti come allora per accondiscendere alla sua immaginazione.

8 9

Definizione data allopera dallo stesso Pirandello. Imperatore germanico che nel 1077 si era dovuto umiliare a Canossa, i piedi del papa Gregorio VII

XXIV

Dopo che tutti i personaggi scelsero il proprio nome depoca, avvenne la tragedia: cadendo da cavallo Enrico IV aveva battuto la testa ed era impazzito, continuando a credere di essere realmente il personaggio che interpretava. Cos la finzione di poche ore si era trasformata in lui in una drammatica realt. Infine, mostra ai suoi valletti di non essere affatto pazzo, di non esserlo mai stato. Ha sempre finto per prendere in giro gli altri, per ridere del loro inganno.

Facciamoci tra noi una bella, lunga, grande risata

Enrico IV Pirandello

Il dott. Genoni, che lha sempre seguito nella speranza di guarirlo, escogita un piano: egli, infatti, aveva pensato che Enrico IV, vedendo Frida, la figlia della sua ex innamorata e molto simile a lei, sarebbe scaturito in lui il vecchio sentimento nel vedere la bellezza che ventanni prima aveva ardentemente amato. Di notte Frida prende il posto dellimmagine di Matilde, come era stato deciso, e quando il presunto pazzo le passa davanti, lo chiama. Egli, inorridito, getta un urlo acutissimo. Ma gli altri hanno gi saputo dai servi che egli finge, e ora lo confessa: ha scelto di farsi credere pazzo, per essere libero di agire come gli faceva comodo. Ma la verit sta per imprigionarlo di nuovo: vedendo Frida, viva e vera, come lo era una volta la madre, sente di desiderarla, e labbraccia. Belcredi, suo antico rivale che laveva fatto cadere da cavallo, gli si oppone, ma lEnrico IV ha la meglio e lo uccide. Per sfuggire alle conseguenze di questo gesto, dovr fingere per sempre di essere pazzo.

XXV

La follia non si impossessa solo di Enrico, ma anche di tutti i personaggi che lo circondano, dato che tutti si fingono qualcosa che non sono. I sani sono le presunte vittime del pazzo, che, guardando tutti dallalto, si beffa della loro razionalit.

XXVI

Edvard Munch, Il grido, 1885

Uno

dei

primi

pi

significativi

esponenti

della

pittura

espressionistica europea senza dubbio Edvard Munch. In lui si ritrovano tutti i temi sociali e psicologici del tempo, come lincertezza del futuro, la disumanizzazione della societ borghese,

XXVII

la solitudine umana, il tragico incombere della morte, langoscia esistenziale e la crisi dei valori etici e religiosi.

La scena, fortemente autobiografica, ricca di riferimenti simbolici. Luomo in primo piano esprime, nella solitudine della sua individualit, il dramma collettivo dellumanit intera.

Le malattie, la pazzia e la morte furono gli angeli neri che vegliarono sopra la mia culla e mi accompagnarono fin dall'infanzia.
Munch

Munch perde madre e sorella in giovane et, subisce la conseguenza delle continue crisi nervose del padre, e tutto questo contribuisce alla formazione di una sensibilit straordinaria, sublimata, capace di cogliere e rioffrire allo spettatore i movimenti interni e inconsci dell'animo umano, le ansie, le paure che possono degenerare in patologie allarmanti; contemporaneamente per viene formandosi una personalit particolare, allo stesso tempo geniale e disturbata.

Senza paura e malattia la mia vita sarebbe una barca senza remi
Munch. Con questa frase lartista vuole indicare quanto sia importante la visione tragica della realt non sono per la pittura, ma anche per il suo essere.

Nei suoi dipinti Munch ripropone queste sensazioni, anche attraverso un particolare uso e trattamento dei colori, forti, ma lavorati con dramma, tesi a sottolineare le emozioni, seguendo XXVIII

invisibili schemi mentali. Nei suoi quadri spesso presente il tema della morte, della malattia, esperienze che Munch ha vissuto in prima persona, e che rielabora creando personaggi spettrali, con visi di un pallore funereo, sguardi allucinati; sono persone malate, ormai rassegnate al dolore, che hanno rinunciato a lottare. I suoi personaggi diventano esasperati, perdono ogni connotato umano, e la massima espressione di questa dolorosa metamorfosi Il grido.

Lo spunto per il quadro viene mostrato nel diario dellautore stesso, attraverso queste parole:

Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramont, il cielo si tinse allimprovviso di rosso sangue; mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad un recinto sul fiordo nerazzurro e sulla citt cerano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.

Edvard Munch diario, 1892

Il ponte, la cui prospettiva si perde allorizzonte, richiama i mille ostacoli che ciascuno di noi deve superare nella propria esistenza, mentre i presunti amici che continuano a camminare, incuranti del nostro sgomento, rappresentano con cruda disillusione la falsit dei rapporti umani. Luomo che leva, alto e inascoltato il suo urlo terribile un essere serpintinato, quasi senza scheletro, fatto della stessa materia filamentosa con cui realizzato il cielo infuocato o il mare oleoso.

XXIX

Al posto della testa vi un cranio repellente, senza capelli, come di un sopravvissuto ad una catastrofe atomica. Le narici sono ridotte a piccoli fori, gli occhi sbarrati sembrano aver visto qualcosa di mostruoso, le labbra nere rimandano al putrido dei cadaveri. E lurlo disperato e primordiale, che esce da quella bocca straziata, si propaga nelle pieghe colorate del cielo, della terra e del mare. Un urlo di chi perso in se stesso, di chi ha perso il contatto con la ragione, di chi si sente solo nella sua irrealt.

L'urlo di questo quadro e' una intesa esplosione di energia psichica. E' tutta l'angoscia che si racchiude in uno spirito tormentato che vuole esplodere in un grido liberatorio. L'urlo rimane solo un grido sordo che non pu essere avvertito dagli altri ma rappresenta tutto il dolore che vorrebbe uscire da noi, senza mai riuscirci. E cos l'urlo diviene solo un modo per guardare dentro di s, ritrovandovi angoscia e disperazione.

XXX

Alexandre Cabanel - Phdre 1880

Phaedra, scritta tra il 50 d.C. e il 62 d.C., di Lucio Anneo Seneca (4


a.C.-65 d.C.) riprende la trama dell'Ippolito di Euripide. Fedra, moglie del re di Atene, Teseo, soccombe ad una folle passione per il figliastro Ippolito, al quale dichiara il suo amore , ma viene malamente respinta. All'inizio Fedra soffre a causa di questo sentimento d'amore, ma poi, dopo il rifiuto dell'amato, si trasforma e, quindi, si vendica, accusando il giovane di averla violentata. Teseo crede alla moglie e augura al figlio di morire annegato. Quando, in seguito alla maledizione di Teseo, un mostro marino suscitato dal dio del mare Nettuno causa ad Ippolito un'orribile morte, Fedra trasforma nuovamente il proprio atteggiamento: disperata perch si sente in colpa per la morte di Ippolito e perch ha perso l'oggetto del suo desiderio. XXXI

Dopo aver confessato la sua colpa, Fedra si suicida.

Questa follia, nasce in Fedra in seguito ad un eccesso di passione amorosa, che le ha fatto perdere le redini della ragione. Lo scoppio damore della tragedia avviene quando Fedra decide di dichiarare il proprio amore ad Ippolito, chiamando come testimoni gli dei.

Phaedra: campo di battaglia, dove avviene lo scontro tra ratio, ovvero la ragione, rappresentata dalla nutrice di Fedra, la quale tenta in ogni modo di dissuaderla dal compiere determinate azioni, quali ad esempio la dichiarazione damore ad Ippolito, e furor, ovvero limpulso irrazionale, la manifestazione della follia, che sconvolge totalmente lanimo umano e lo ribalta verso unrealt, o meglio irrealt, che non conosce.

La descrizione della follia, in cui cade Fedra, affidata alla nutrice, che sulla scena narra il delirio della padrona e mostra i sintomi fisici che si sono venuti a manifestare.

XXXII

Le caratteristiche del furor sono riconoscibili quasi in ogni verso del testo riportato, ma in alcuni in particolare:

NUTRIX [360] Spes nulla tantum posse leniri malum, finisque flammis nullus insanis erit. Torretur aestu tacito et inclusus quoque, quamvis tegatur, proditur vultu furor; erumpit oculis ignis et lassae genae [365] lucem recusant; nil idem dubiae placet, artusque varie iactat incertus dolor. Nunc ut soluto labitur marcens gradu et vix labante sustinet collo caput, nunc se quieti reddit et, somni immemor, [370] noctem querelis ducit; attolli iubet iterumque poni corpus et solvi comas rursusque fingi: semper impatiens sui mutatur habitus. Nulla iam Cereris subit

NUTRICE [360] Non c' nessuna speranza di alleviare un male cos e non cisar mai fine per questa follia. La consuma una fiamma silenziosa, ma, per quanto nascosto, il suo ardore si tradisce nel volto; sprizzano scintille dagli occhi, le palpebre rifiutano [365] la luce; non sa quello che vuole, le sue membra, in preda a un dolore smanioso, si agitano in moti incoerenti. Ora si piega sulle gambe, come in un collasso mortale, e abbandona il capo ciondolante sul collo; ora torna a riposare, ma ha dimenticato il sonno [370] e trascorre la notte in lamenti: si fa sollevare e poi di nuovo coricare, sciogliere i capelli e poi di nuovo pettinarli: insofferente di se stessa passa da uno stato d'animo all'altro.

XXXIII

cura aut salutis; vadit incerto pede, [375] iam viribus defecta: non idem vigor, non ora tinguens nitida purpureus rubor; populatur artus cura, iam gressus tremunt, tenerque nitidi corporis cecidit decor. Et qui ferebant signa Phoebeae facis [380] oculi nihil gentile nec patrium micant. Lacrimae cadunt per ora et assiduo genae rore irrigantur, qualiter Tauri iugis tepido madescunt imbre percussae nives. Sed en, patescunt regiae fastigia: [385] reclinis ipsa sedis auratae toro solitos amictus mente non sana

Non le importa pi di nutrirsi, di vivere; cammina con passo vacillante, [375] senza pi forze; ha perduto il vigore di prima e il colorito che le imporporate le guance; la passione devasta le sue membra, le gambe le tremolano, se n' andata la tenera bellezza di quello splendido corpo. E gli occhi, che avevano il riflesso del sole, [380] non hanno pi una scintilla di quel fuoco ancestrale. Le lacrime rigano il volto e un pianto continuo irrora le guance, come le nevi perenni del Tauro si fondono sotto una tiepida pioggia. Ma ecco, si spalancano le porte della reggia, lei: [385] reclinata sul letto della camera dorata, allontana, in delirio, le vesti usuali. (trad. A. Traiana,

abnuit. Rizzoli, Milano 1989)

XXXIV

Seneca riprende dallIppolito la trama della Phaedra, ma, a differenza delloriginale greco, la versione latina incentrata sulla donna, che da subito rivela la propria passione amorosa, consapevole delle conseguenze che questa dichiarazione avrebbe portato. Fedra una donna tragicamente umana, che segue il proprio istinto naturale, non la volont degli dei, che nella versione di Seneca scompaiono del tutto.

La contrapposizione tra umano e divino, che era di fondamentale importanza nel pensiero euripideo, si trasforma nel filosofo latino in una profonda riflessione sullo scontro tra passione e ragione.

Seneca non pi tra uomo e destino.

apporta

un

significativo

cambiamento rispetto ai tragici greci: il contrasto tra furor e ratio,

XXXV

Johan Heinrich Fssli, La follia di Kate, 1806-07

XXXVI

Johan Heinrich Fssli, svizzero di nascita e, da giovane, seguace dell'estremismo romantico dello Sturm und Drang ( movimento letterario tedesco sviluppatosi fra il 1765 e il 1785 in opposizione al razionalismo illuministico), soggiorn poi per qualche anno in Italia studiando in particolare i lavori di Michelangelo come estremo esempio dell'artista "ispirato", che capta e trasmette messaggi ultraterreni. In Inghilterra egli pittore di storie antiche, medievali, shakesperiane, dantesche, miltoniane rappresentate con forti accenti romantici o preromantici. Il soggetto rappresentato un personaggio della lirica The Sofa, contenuta nel poemetto Il compito del poeta inglese Cowper. Kate una giovane domestica legata ad un marinaio, la cui scomparsa in mare scatener in lei la follia. La donna viene presa dallautore in tutta la sua allucinante intensit, circondata da un paesaggio simbolico tempestoso, caratterizzato dallo sfondo scuro del mare agitato, che ricorda la tragica sorte dellinnamorato. Singolari sono gli elementi come la rigidit della posa, in netto contrasto con i capelli scomposti e le vesti agitate dal vento, e lo sguardo fisso come centro espressivo della composizione. Gli occhi sembrano alludere al dolore che la giovane prova per la scomparsa dellamato; il gesto, seppur esitante, allude al mare, ovvero alla causa della sua follia. Non sono unicamente le sensazioni a mostrare lo stato di follia della donna, ma anche lambiente esterno. Questo tipo di follia paragonabile a quella di Seneca, perch anchessa, seppure in ambito diverso, dovuto da uneccessiva passione amorosa, che raggiunge il punto di non ritorno. Il modello compositivo la Sibilla Delfica della Cappella Sistina di Michelangelo, che Fssli pot ammirare in un suo viaggio a Roma XXXVII

gi nel 1770. La scelta di una Sibilla non un fatto solo formale: si tratta, infatti, di una profetessa ispirata da Dio, dunque di una figura femminile in contatto con le pi profonde verit dello spirito. Ispirazione ed eccesso connotano la pazzia come esperienza straordinaria di fronte alla realt.

XXXVIII

Definire la follia non di certo impresa di poco conto.

Mi avvalgo di questa citazione per concludere la mia tesi:


"Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo pi passione che ragione perch fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero pi fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di uneterna giovinezza. La vita umana non altro che un gioco della Follia."

Elogio della Follia, Erasmo da Rotterdam

Ritengo che questa citazione raccolga in s il vero e profondo significato della follia, applicato al genere umano: insita in ogni uomo, teatro di scontri tra passione e ragione, e, infine, volont di ogni uomo di sfuggire allinfelicit e al dolore della vita.

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hhttp://it.wikipedia.org hhttp://www.treccani.it hhttp://www.psicolinea.blogspot.com/2007/02/lo-strano-caso-dianna-o.html hhttp://www.italialibri.net http://www.filosofico.net/freud.htm

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Luigi Pirandello, Enrico IV, Edizioni Il Capitello, Torino 1998 S. Freud, Studi sull'isteria (1985), in Opere 1886-1905, Newton, Roma 1992 Francesca Occhipinti, Logos 3*-3**, Einaudi Scuola, Milano 2005 M. Bartolomeo/V. Magni, I sentieri della ragione, Atlas Edizioni, 2007 Bora/Fiaccadori/Negri/Nova, I luoghi dellarte, Bruno Mondatori, 2005

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