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CAPITOLO 1 INTRODUZIONE

Il modello comportamentista
Negli ultimi decenni del XIX secolo, con il consolidarsi della fisiologia, dellistologia e
dellanatomia comparata, si diffonde, nella ricerca psicologica europea, un atteggiamento
sempre pi orientato in senso oggettivistico. A questo progressivo cambiamento di orizzonte
concettuale concorre il crescente favore che la teoria evoluzionistica incontra presso gli
psicologi. Lobiettivo di far approdare la psicologia a procedure di ricerca controllabili
intersoggettivamente richiede di modificare il modello wundtiano di analisi degli elementi
fondamentali della vita psichica, basato essenzialmente sulla tecnica dellintrospezione.
Con il comportamentismo, lo studio del comportamento umano beneficia di una
revisione dei metodi e dellintegrazione della fisiologia e della psicologia animale. I metodi della
fisiologia e della psicologia animale diffondono e consolidano una atteggiamento
obiettivisutico in psicologia. Il comportamentismo spiega, infatti, i fenomeni psichici
eliminando ogni riferimento a concetti non suscettibili di verifica, abbandonando ogni richiamo
introspezionistico e basandosi esclusivamente sui materiali effettivamente osservati; i
fenomeni psichici complessi, infatti, sono spiegati o sul piano dellindagine fisiologica,
individuando i determinanti materiali del fenomeno psichico, o lungo lo sviluppo filogenetico
delle funzioni psichiche: in altri termini, si afferma una psicologia senzanima.
Linterprete pi convinto della nuova prospettiva di ricerca Watson, che, influenzato
dalla psicofisiologia di Pavlov, assegna alla psicologia il compito di studiare le condizioni
obiettive che determinano il comportamento. Egli spiega il comportamento individuando
allesterno dellorganismo, nellambiente, pi che al suo interno, le catene causali di stimoli e
risposte, considerati unit minimali del comportamento. Lindagine limitata a individuare il
semplice dato fenomenico per ricostruire le catene causali, lasciando fuori il mondo simbolico,
intenzionale, mentale, e concentrandosi sullosservabile, sui dati rilevabili.
Il modello comportamentistico dar luogo a 2 indirizzi che si espimeranno nelle teorie
della contiguit (stimolo e risposta) e nelle teorie del rinforzo. La revisione
neocomportamentista introduce i determinanti fisiologici e biologici dellorganismo come
mediatori tra stimolo e risposta. Si abbandona il primitivo riduzionismo.
Il modello fenomenologico
Lorientamento fenomenologico deve il maggior contributo a Ehrenfels, che ha coniato la
nozione di qualit della forma, e evidenzia il nesso soggetto-oggetto, vanificato
dallassociazionismo (che accentua le leggi additive determinanti il costituirsi delloggetto) e
dallintrospezionismo (che nega loggetto dissolvendolo nellanalisi degli stati di coscienza).
Questa relazione viene indagata nella percezione. lindirizzo fenomenologico si consolida in
Europa grazie al gruppo di psicologi della Scuola di Berlino (Wertheimer, Khler, Koffka).
La nuova psicologia, nota come psicologia della forma o Gestaltpsychologie, richiama
lattenzione sulla necessit di studiare in modo nuovo i fenomeni psichici. Le prime osservazioni
di Wertheimer sul movimento apparente richiamano lattenzione sulle condizioni strutturali
dellesperienza psicologica, sui sistemi di interi, sulle condizioni dinamiche che consentono il
costituirsi della totalit.
In questa nuova cornice concettuale ha valore la percezione, che consente di cogliere il
carattere della vita psichica, evitando di assolutizzare il valore delloggetto esterno. Vengono
rintracciate strutture o Gestalten nel mondo fisico e in quello mentale e tra questi 2 domini si
rintraccia la condizione che rende possibile una loro interpretazione. Tale condizione viene
individuata nel postulato dellisomorfismo, cio in una corrispondenza di forme tra mondo fisico
e mondo psichico, tra fisiologico e mentale, secondo un procedimento esplicativo analogico.
Questa visione si esprime in 2 leggi psicologiche fondamentali: legge della formazione non
additiva della totalit e legge della pregnanza. Per la prima il tutto si comprende a condizione
che venga abbandonato latteggiamento di considerarlo risultante di una somma di elementi
primitivi, che cessano di essere considerati addendi e diventano fattori appartenenti al
tutto.cos, gli elementi che entrano nella sensazione posseggono una funzione strutturata, ma
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anche strutturante, poich costituiscono il materiale e concorrono a determinarne la struttura o


configurazione.
Uno sviluppo dei principi della Gestalt rintracciabile nella teoria del campo di Kurt
Lewin, secondo cui la vita psichica concepita in termini di progressive sintesi dinamicamente
correlate. La teoria lewiniana ha consentito di utilizzare i postulati della psicologia della forma
in alcuni settori della ricerca psicologica, come la psicologia sociale o quella dellet evolutiva,
senza dimenticare le indicazioni metodologiche e cliniche nelle psicoterapie di gruppo.
Il modello psicoanalitico
Secondo la psicoanalisi la comprensione della vita conscia subordinata alla
comprensione della vita psichica inconscia. Lattenzione alla vita inconscia non una scoperta
freudiana, poich nella cultura dell800 diversi autori hanno esaminato la questione
dellinconscio: nel campo filosofico Herbart riprende e sviluppa la concezione di Leibniz
sullinconscio, introducendo il concetto di soglia di coscienza e unimmagine topografica della
vita psichica che postula un interscambio tra i contenuti psichici al di sotto della soglia
(inconsci) e al di sopra (consci). Lattenzione per la dimensione pre-logica, irrazionale o
istintuale costante nel pensiero filosofico della seconda met del XIX secolo e si esprime
radicalmente nellopera di Schopenhauer e nella sua tesi del primato della volont
sullintelletto, cio del mondo istintuale, biologico, inconscio su quello razionale, logico e
analiticamente costruito.
In questa revisione della vita psichica, che approder nella sistemazione concettuale e
clinica di Freud, determinante la psicopatologia francese, rappresentata da Charcot e Pierre
Janet. Il primo fu importante nella formazione del sistema freudiano per quanto riguarda la
ricerca di uneziologia psicologica, in contrapposizione con quella tradizionale organica, per
disturbi come listeria o le psiconevrosi.
Saranno proprio i fenomeni psichici che non trovano una spiegazione nel sistema di
conoscenza di allora, a divenire il campo della ricerca freudiana. Le ricerche sullipnosi o dei
fenomeni di suggestione avevano iniziato ad interessare molti medici e psichiatri, ma erano
interessi che non rientravano in una teoria omogenea e sfuggivano ad un definito nucleo
concettuale attorno al quale trovare la loro corretta collocazione o il loro correttivo. Sar
compito di Freud postulare questo nucleo e costituirvi attorno un sistema teorico, in grado di
rispondere a un vasto campo di fenomeni.
Il modello teorico finale consolida lorientamento che individua in un fattore o in una
costellazione di fattori psicologici, la causa del disturbo mentale. Lipotesi dellesistenza
dellinconscio comporta una concezione deterministica del comportamento umano: queste
forze pulsionali, sconosciute alla coscienza, forniscono energia allindividuo e gli permettono di
agire psichicamente e adattarsi alla realt. Esse sono regolate e funzionano secondo 2 leggi
fondamentali dellorganizzazione psichica: principio di piacere e principio di realt.
Secondo lorientamento psicoanalitico la salute e la malattia psichica non sono
incompatibili o opposte, ma sono piuttosto i 2 punti estremi di un continuum.
Il modello epistemologico-genetico
Nella revisione dei fondamenti della psicologia negli anni attorno alla prima guerra
mondiale, si ha una revisione di metodi e di procedure nel campo di ricerca delle funzioni
cognitive. La contrapposizione diretta contro limmagine della psicologia uscita dalla scuola
wundtiana. Le perplessit sul metodo di Wundt vertevano sulla sua idoneit a cogliere un
fenomeno complesso, quale il pensiero, attraverso la suddivisione delle totalitnegli elementi
fondamentali.
Lopposizione allelementismo wundtiano e alla sua sterilit nello studio del pensiero
trov risonanza anche in Francia, con Binet. Tra la fine del secolo XIX e la prima guerra
mondiale, si diffonde la fiducia di trovare un metodo di studio delle funzioni psichiche che
unisca il rigore del metodo sperimentale e la comprensione di quanto di peculiare e qualitativo
in esso contenuto. Aumenta la fiducia nella possibilit di costruire esperimenti rigorosi e
corretti per le attivit di pensiero, evitando di cadere nellambiguo metodo di introspezione che
era stato lo strumento della scuola di Wundt.
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Allatteggiamento analitico wundtiano si sostituisce un atteggiamento sintetico, unitario,


che permette di afferrare la complessit dellattivit intellettiva. Se il metodo di Wundt risentiva
dellapproccio psicofisico, la nuova psicologia rifiuta il nucleo di siffatto metodo, cio la
possibilit di scomporre in unit fenomeni complessi, attraverso un calcolo che ricostruisca a
posteriori, partendo dagli elementi individuati, del fenomeno complesso. Nella nuova psicologia
del pensiero sinserisce una prima esigenzqa, genetica e dinamica insieme.
Da questo terreno esce lindirizzo teorico, detto epistemologia genetica di Jean Piaget,
nel quale confluiscono elementi delle teorie precedenti. Esso rappresenta il risultato
dellesigenza funzionalistica, dinamica e genetica. Lopera di Piaget d una sistemazione
organica alle esigenze della psicologia di costruire una teoria del pensiero e dei procedimenti
cognitivi.
La psicologia di Piaget appare come una teoria genetica perch intende rintracciare la
successione dei passaggi fondamentali (stadi), attraverso i quali si compie il processo di
maturazione dellintelligenza, e perch cerca di ricostruire il sapere adulto, in virt della
successione di stadi dellintelligenza. Lindirizzo di Piaget definibile come epistemologico,
poich si pone come obiettivo lindividuazione delle condizioni che consentono di riorganizzare
cognitivamente la realt.
Il modello cognitivista
Dagli anni 60, lo studio dei processi psichici ha conosciuto una svolta, che ha portato
alla nascita dellindirizzo cognitivista, attraverso cui sembrava possibile ridefinire i problemi. A
differenza di altri modelli il cognitivismo non possiede una propria concezione delluomo, poich
non fornisce spiegazioni del comportamento umano: lindividuo, oggetto di studio,
considerato un elaboratore di informazioni. Sono i processi cognitivi che vengono presi in
esame in quanto funzioni organizzative e sono uno degli oggetti privilegiati della scienza, ma
limportante elemento di novit la concezione che intende lorganismo, quindi il Sistema
Nervoso Centrale, come organizzatore-elaboratore di informazioni, che provengono dallesterno
e dallinterno e raggiungono un sistema che ha gi sue forme di organizzazione: perci occorre
analizzare come queste accolgano gli elementi in entrata. Uno dei compiti che la psicologia
cognitivista si pone quello di elaborare micro-modelli utili a chiarire come funzionino i
passaggi e le fasi di questi processi.
Dal punto di vista storico, il cognitivismo ha a che fare con il comportamentismo, che
negli anni 50 entra in crisi, poich il modello S-R diventa insufficiente a fornire spiegazioni e
giustificazioni dei comportamenti: essi appaiono cos complessi che occorre inserire pi variabili
intervenienti fra stimolo e risposta. La prima critica al comportamentismo proviene da un
linguista, Chomsky. Nel 1960 Miller, Galanter e Pribram, tentano di trovare una unit di misura
del comportamento che sostituisca il modello classico S-R: tale unit implica la nozione di feedback, nel senso che lunit dovrebbe essere un circuito a feed-back.
Con tali strumenti tecnologici possibile elaborare modelli di funzionamento dei
processi mentali, che sono lo scopo fondamentale della psicologia cognitivista. Lelaborazione di
micromodelli funzionale alla descrizione di circuiti di entrata e di uscita dellinformazione. Il
modello S-R, diventato S-O-R, risultato insufficiente esigendo un approfondimento delle
variabili che costituiscono O (organismo) e che pu essere ottenuto elaborando il
funzionamento di singoli processi mentali.
Nel cognitivismo confluiscono molteplici influenze (comportamentismo liberalizzato,
teoria dellinformazione e dei sistemi, neurofisiologia di Hebb, etologia, linguistica di Chomsky,
teoria della Gestalt). Questa complessit di apporti ha reso quanto mai attraente il
cognitivismo, che rappresenta lesempio pi fecondo della crisi e della vitalit della ricerca
psicologica del nostro tempo.
CAPITOLO 2 IL METODO SPERIMENTALE
Introduzione
Uno dei problemi pi dibattuti quello del metodo ottimale da impiegare per consentire alla
psicologia di acquisire uno statuto scientifico e definire in modo esaustivo il proprio oggetto
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di studio. Si cos diffusa la consapevolezza che appropriato parlare non di metodo ma


di metodi e che loggetto di studio passibile di una definizione solo operativa.
Una teoria e gli enunciati ad essa riconducibili hanno valore perch sono dotati di
capacit esplicativa per comportamenti e sono in grado di indicare tutti i fattori cui sono
attribuili i fenomeni osservati. Una teoria dotata anche di un carattere predittivo, poich
consente di elencare le condizioni per la riproduzione dei fenomeni osservati e ottenere la
quantificazione del fenomeno. Una buona spiegazione del fenomeno consente, inoltre, di
precisare le condizioni della sua riproduzione sperimentale.
Un enunciato empiricamente verificato consente una previsione anche circa la sua
frequenza di accadimento. Le esigenze tecnologiche della previsione assume implicazioni
operative tali da far sussistere anche problemi etici. I problemi etici, che possono sorgere dalla
manipolazione delle variabili praticata dallo studioso, sono facilmente intuibili; di fronte ad
essi, lo studioso quasi sempre si arresta, cercando di ottenere informazioni il pi possibile
equivalenti; gli predispone, pertanto, situazioni di osservazione in cui siano mutati i soggetti o i
compiti o i criteri di campionamento.
chiaro che un metodo che rispetti i requisiti della confermabilit dei dati di
osservazione, della casualit del campionamento dei soggetti, della rappresentativit del
campione selezionato rispetto alla totalit della popolazione garantisce la riproducibilit dei
risultati e la loro obiettivit, meglio di un metodo che non rispetti tali requisiti. Molte
conoscenze indispensabili per la pratica dello psicologo non sono riconducibili ad osservazioni
rigorose e sistematiche per varie ragioni:
a) Il grado ancora limitato di elaborazione teorica delle nozioni il cui significato
dovrebbe essere verificato attraverso losservazione dei fenomeni designati;
b) La complessit dei fenomeni osservati;
c) La rarit (o addirittura leccezionalit) dei fenomeni osservati;
d) Lestensione di certi fenomeni in un arco temporale talmente vasto da rendere
impensabile la standardizzazione delle osservazioni.
Il metodo sperimentale
Luso di questo metodo, raffinato sul piano concettuale, si diffuso in psicologia dopo il
1935, a seguito di acquisizioni teorico-metodologiche. La sua diffusione collegata alla
facilit di manipolare e quindi graduare le variabili psicologiche rispetto a quelle socioantropologiche. Tale metodo facilita la formulazione e la verifica di enunciati significativi per
determinate teorie, poich la maggior parte degli enunciati e delle teorie si basa su relazioni
di causa-effetto.
Il compito primario dello studioso consiste nella ricerca di dati che dimostrino lesistenza di
tali relazioni, di contro allipotesi dellandamento casuale dei fenomeni sottesi ai dati
reperibili nelle specifiche situazioni.
Le situazioni sperimentali predisposte dal ricercatore si possono ricondurre a 2 tipi:
quelle di laboratorio e quelle di campo. Le prime prevedono il supporto di una strumentazione
per la somministrazione di stimoli che costituiscono la variabile indipendente, per la
graduazione della loro intensit, per la registrazione il pi possibile fedele e immediata dei dati.
Le seconde prevedono interventi del ricercatore e somministrazione di stimoli in ambienti
preesistenti alla sperimentazione; tali ambienti presentano caratteristiche tali da non essere
modificate dalla sperimentazione. Questo tipo di situazione si applica a sperimentazioni i cui
dati si riferiscono a fenomeni complessi, non riproducibili in laboratorio.
Sotto il profilo concettuale, la logica dellesperimento semplice: si tratta di provare che
certi eventi, collegati alla variabile oggetto di studio, non accadono a caso, ma con una
frequenza tale da ridurre al minimo il margine di probabilit di errore qualora si affermi per
lesistenza di una relazione tra variabile e fenomeno.
La scelta dellunit di misura della variabile unoperazione concettuale difficile, in
quanto il rispetto di certi criteri, quali lattendibilit e precisione delle misurazioni, che assicura
stabilit dei risultati, impone controlli preliminari rigorosi. Poich le unit di misura debbono
essere definite in forma stabile prima della misurazione, vengono formate delle scale, vale a
dire delle serie di unit per i valori delle misurazioni. Le scale sono di 4 tipi (nominali, ordinali,
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ad intervalli, di rapporti) e posseggono propriet matematiche diverse, di carattere


cumulativo, tali da essere possedute anche da quelle di livello superiore.
Scelta la scala di misura, individuate le modalit di somministrazione e di dosaggio degli
stimoli, lo studioso pu eseguire lesperimento.
Il metodo dellinchiesta
Il metodo dellinchiesta, molto utilizzato in psicologia sociale, permette di rilevare dati
circa opinioni, atteggiamenti, valori, utilizzando interviste o questionari per registrare il
comportamento verbale del gruppo-campione della ricerca. Linchiesta mira a ricostruire gli
ipotetici processi psico-sociologici svoltisi prima dellindagine. Il ricercatore non manipola gli
stimoli variabili; in compenso, questo metodo gli consente un approccio pi immediato a
fenomeni difficilmente manipolabili attraverso unapparecchiatura sperimentale e consente
linquadramento di eventuali altre informazioni, allargando il numero di variabili dipendenti
che concorrono alla misurazione delle variabili indipendenti.
Il metodo dellinchiesta permette di formulare un corretto disegno sperimentale e un
piano di sondaggio con finalit non dimostrative, ma descrittive. La presenza di un disegno
sperimentale lo accomuna al metodo sperimentale e a quello differenziale; ma ci che lo
differenzia dalluno e dallaltro la possibilit di utilizzare un sistema di riferimento e
classificazione dei dati non completamente predefinito, dovendosi il ricercatore limitare per
certe informazioni a un trattamento con le procedure della statistica descrittiva. A questi
vantaggi si aggiunge una maggior facilit del campionamento, poich occorre un minor
controllo delle caratteristiche degli individui.
Gli svantaggi sono: 1) il controllo scarso sulle variabili influenti sulla situazione; 2) il
rigore minore con cui vengono vagliate le caratteristiche individuali date dal facile
campionamento; 3) i fenomeni misurati non sono osservati direttamente, ma desunti da
comportamenti verbali; 4) la presenza di effetti di distorsione difficilmente valutabili indotti
dallinterazione sociale tra intervistatore-intervistato.
Per realizzare uninchiesta si utilizzano questionari, che offrono una maggiore
standardizzazione delle procedure, e interviste, che hanno margini di incertezza minori circa
lattendibilit delle conclusioni.
Lintervista pu essere standardizzata (si legati alla formulazione delle domande del
modulo), semistandardizzata (lintervistatore rivolge domande specifiche sulle questioni
importanti, per il resto pu rivolgere altre domande a sua discrezione per ottenere chiarimenti
o inforamzioni impreviste) , non standardizzata (si pu adattare lintervista per instaurare un
buon contatto interpersonale e rassicurare lintervistato).
Linchiesta compensa il minor rigore con lesplorazione di atteggiamenti e
comportamenti difficilmente riproducibili in laboratorio e con lelasticit.
Il metodo differenziale
Per questo metodo sarebbe opportuno parlare di famiglia di metodi, data la
molteplicit delle applicazioni e delle configurazioni teoriche che ha. Alcuni autori preferiscono
denominarlo metodo comparativo per sottolineare il confronto tra comportamenti diversi e
attribuibili a caratteristiche esistenti in natura. Per ragioni storiche e lessicologiche
preferibile la denominazione di metodo differenziale.
Nel metodo differenziale si ricorre al disegno sperimentale e si effettua un
campionamento il pi possibile rigoroso e allargato. Le variabili indipendenti non sono
manipolabili; sono quasi sempre sul tipo del sesso, dellet dellintelligenza, di unattitudine.
Poich le variazioni di dosaggio nelle variabili indipendenti sono prodotte dalla natura, il
ricercatore deve controllare le altre che potenzialmente concorrono a esaltarne o rafforzarne
leffetto, poich non pu isolarle o neutralizzarle con artifici strumentali e concettuali. Ci
spiega come le ricerche eseguite col metodo differenziale tendano ad approdare alla definizione
delle correlazioni esistenti tra pi variabili.
Rispetto al metodo sperimentale, il metodo differenziale si distingue perch le
differenziazioni delle variabili indipendenti esistono nella realt e corrispondono a qualcosa di
reale e misurabile; le ricerche eseguite introducono delle misurazioni in fenomeni realmente
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esistenti o obiettivabili in determinate circostanze. Ne consegue che i risultati ottenuti sono


ripetibili e controllabili e perfettibili: la ripetibilit dei risultati assicura la possibilit della loro
standardizzazione per la popolazione.
Nella famiglia dei metodi differenziali rientrano anche delle varianti, che sarebbe pi
appropriato definire tecniche, come, ad esempio, il metodo dei gemelli. Queste varianti
strutturano delle particolari differenze per studiare dei problemi abbastanza generali, come
linfluenza dellereditariet e dellambiente sullo sviluppo dellintelligenza.
Anche altri metodi sono talora classificati in questa famiglia, ma vi rientrano solo se
rafforzati da accorgimenti metodologici che non sono propri delle formulazioni che hanno
portato ai risultati noti. Pertanto sembra preferibile una classificazione pi tradizionale, pur
ammettendo la possibilit di loro applicazioni pi raffinate, tali da farli rientrare fra i metodi
differenziali.
Deve essere chiaro che i metodi, in quanto strumenti per la raccolta di dati e linferenza
di informazioni, possono sempre essere perfezionati, in funzione del maggior controllo delle
variabili indipendenti e dellintroduzione di pressuposti logici.
Il metodo dellosservazione
Il metodo dellosservazione mira alla registrazione del comportamento degli individui nel
loro stato naturale, ambientale e cognitivo-emozionale, attraverso uninterferenza minima del
ricercatore. Ci pressoch irrealizzabile, poich losservatore influisce sul campo di
osservazione; tuttavia, si sono adottati accorgimenti per limitare tale influenza. Si debbono
riconoscere comunque alcuni pregi: anzitutto, tale metodo non pone costrizioni su quanto il
ricercatore deve osservare (difficilmente il piano di osservazione realizzato alla fine dello studio
corrisponde a quello inizialmente progettato); secondariamente, permette osservazioni
apparentemente disparate, che possono suggerire ipotesi di lavoro o interpretative.
Il metodo dellosservazione impiegato in molti contesti, soprattutto in etologia, ed
alla base dellosservazione partecipante, che prevede che il ricercatore trascorra un periodo di
familiarizzazione con gli abitanti del luogo per farsi accettare, interagire e ricevere
informazioni. La registrazione di dati differita, non potendo avvalersi di registrazioni
magnetofoniche e questionari, e prevede il ricorso al protocollo quotidiano, cio alla
compilazione di un diario degli eventi significativi con riferimento alle opinioni espresse e ai
comportamento manifestatisi. Poi il ricercatore descrive i processi socio-psicologici osservati,
avanzando ipotesi interpretative.
Ci che accomuna tale metodo a quello sperimentale il presupposto che variazioni
degli stimoli esterni inducono variazioni nel comportamento indagato. Tuttavia nello studio non
c lo stesso rigore logico-concettuale. Per stimolo infatti non si intende uno stimolo che fatto
variare dal ricercatore, ma una situazione stimolante.
Tale tecnica utile poich permette di correlare stimoli e comportamenti senza vincoli di
rigide procedure dimostrative. Per evitare interpretazioni troppo soggettive e non legate ai fatti
osservati, ci si avvale di pi osservatori, si variano le condizioni di osservazione, si utilizzano
protocolli-tipo per delimitare i comportamenti da osservare.
Tale metodo ebbe notevole fortuna allinizio del XX secolo, quando furono definite le
caratteristiche del metodo dellauto-osservazione, cio dellintrospezione, che sposta
lattenzione dal mondo esterno al mondo interno dellindividuo per descrivere il suo vissuto in
rapporto a emozioni, immagini, pensieri. Ma tale tecnica esclude laccesso allinconscio. Tale
limite fu percepito con la diffusione della psicoanalisi.
Quando ancora utilizzata lintrospezione serve per formulare un modello descrittivo
non dei contenuti mentali vissuti, ma della direzione dei processi mentali.
CAPITOLO 3 I METODI PSICOMETRICI
Introduzione
La psicometria rivolta alla costruzione di strumenti per misurare costellazioni
comportamentiali e individuare tratti, abilit, capacit, descrivibili in base a teorie psicologiche.
Il punto di vista che vede nei tratti misurati dai tests degli elementi descrittivi del
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comportamento individuale riflette una concezione epistemologica operazionalista e


costruttivista: la validit e la fedelt di un test (rispettivamente, il grado in cui un test misura
ci che si propone di misurare e il grado di ripetibilit dei punteggi riportati dai soggetti nello
stesso test) sono modificabili, poich le caratteristiche della popolazione o le prove della
validit di costrutto possono mutare.
La validit di un test legata ai compiti e alle situazioni obbligate per la popolazione.
Poich i compiti pi diffusi e importanti per la popolazione in et evolutiva sono quelli scolari e
poich le tecniche didattiche sono comuni in Europa e in America, ne consegue che i tests
hanno misurato ci che ci si aspettava che misurassero.
Unaltra critica rivolta ai tests che essi portano a un attendibilit delle valutazioni
fondata su indici scarsi. Tale critica pertinente, poich la psicometria, che fondata su una
concezione probabilistica degli eventi e che porta a correlare punteggi e costellazioni
comportamentali, non garantisce la forza della relazione ipotizzata tra gli indici di certe variabili
e la stabilit dei comportamenti. Quindi il valore predittivo pu rivelarsi inadeguato. Tuttavia le
conclusioni cui si perviene somministrando dei tests hanno un valore predittivo maggiore di
unaspettativa fondata sulla distribuzione casuale degli eventi, anche se non possono conferire
la certezza circa abilit e rendimenti dei soggetti. A questa attendibilit non assoluta delle
indicazioni fornite dai tests si pu ovviare parzialmente, sottoponendo il soggetto a pi tests
coordinati, in modo da avere informazioni la cui correlazione si avvicini a valori ottimali.
Alcune critiche rivolte alla psicometria, legate alla predittivit, hanno avuto una funzione
positiva e hanno suscitato problemi reali, anche se talora enfatizzati. Anzitutto alla psicometria
viene imputato di misurare delle variabili globali (es. intelligenza) tramite delle prove e quindi
tramite indici di abilit. Tale critica stata rivolta soprattutto a scale di intelligenza generale
(Stanford-Binet e W.I.S.C.) e ha portato a costruire tests specifici, diffondere una cautela
maggiore nella valutazione, comprendere il ruolo esercitato dalle abilit linguistiche
nellapprendimento scolastico in particolare.
Sguardo storico
La psicometria sorta in psicologia differenziale, venendosi a configurare come insieme
di tecniche di rilevazione, elaborazione, interpretazione di dati psicofisiologici, psico-attitudinali
e caratteriologici. Sviluppatasi in Inghilterra e negli Usa, inizialmente essa ha indirizzato il suo
interesse verso la definizione delle caratteristiche intellettive di base (intelligenza generale) per
individuare lunico fattore intellettivo sotteso a abilit e capacit. Questa ipotesi fu sviluppata
da Spearman (1863-1945) che trov il modo di calcolare la correlazione fra votazioni
scolastiche e punteggi dei tests.
Indipendentemente da Spearman, Binet in collaborazione con Simon, realizz seguendo
altri procedimenti logici, su commissione del Ministero della Pubblica Istruzione francese, un
test normalizzato di intelligenza con prove distinte per livelli di et. La scala di intelligenza
Binet-Simon fu revisionata nel 1916 da Terman.
Alla teoria di Spearman si oppose Thurstone, che ide lanalisi fattoriale, attraverso la
quale semplificare la descrizione di dati, riducendo le variabili lungo le quali erano state
effettuate le misurazioni, in funzione di un numero ristretto di fattori.
Una posizione intermedia tra quella di Spearman e quella di Thurstone stata assunta
da Burt e Vernon, che hanno proposto uno schema alternativo gerarchico per lorganizzazione
di fattori (al culmine della gerarchia c il fattore G di Spearman).
La psicometria si sviluppata anche in forma non strettamente quantitativa, come nel
caso dei tests proiettivi. I principi sui quali questi ultimi sono stati costruiti furono elencati da
L.K. Franck, bench le tecniche proiettive fossero gi impiegate da molti anni.
Con ogni probabilit, il primo reattivo, comportante luso di una tecnica proiettiva,
stato il test di associazione verbale di C.G. Jung. In seguito, basandosi sulle teorie di Jung e di
Freud, vennero messi a punto reattivi, come quello ideato da H. Rorschach per lanalisi delle
reazioni di fronte a stimoli visivi ambigui, e come quello pubblicato da Murray sotto il nome di
Thematic Apperception Test (TAT), test di percezione tematica.
Gli altri tipi di tests, sia quelli per misurare gli atteggiamenti, come le scale di
atteggiamento sociale di Thurstone e il modulo di interesse professionale di Strong, sia quelli
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per valutare la personalit in senso socio-adattivo, come gli inventari del Minnesota Multiphasic
Personality Inventory di Hathaway e McKinley, si rifanno a tecniche di elaborazione statistica
dei tests di intelligenza di attitudini multiple.
Principi generali per la costruzione dei tests
I tests sono misurazioni obiettive e standardizzate di campioni di comportamento
rappresentativi della totalit del comportamento stesso. La rappresentativit intesa come
corrispondenza tra prove del reattivo e prove del comportamento spontaneo. Per assicurare
lobiettivit, che deriva dal riconoscimento di un valore predittivo, si standardizza il test
uniformando le procedure di somministrazione (rispetto di istruzioni circa i limiti di tempo
entro cui svolgere le prove, le informazioni e dimostrazioni pratiche da fornire allesaminato,
latteggiamento da mantenere) e fissando norme per determinare i punteggi (operazioni
fondate su presupposti logico-matematici statistici).
Si applica il test a campioni di standardizzazione per determinare la media del
rendimento e le frequenze relative dei vari gradi di deviazione sopra e sotto la media. Per la
descrizione della tendenza centrale si pu ricorrere alla media, alla moda, alla mediana. Se il
numero dei soggetti elevato, la distribuzione delle frequenze ha un andamento campanulare,
prossimo allandamento della curva gaussiana.
Se la distribuzione asimmetrica con cumulo di frequenze al limite inferiore o superiore
della scala, si fanno correzioni, si somministra a altri campioni la nuova versione del test e si
controlla se la distribuzione vicina a quella normale. In caso negativo, si fanno revisioni
ulteriori fino a ottenere la congruenza con la distribuzione normale. Per concludere la
standardizzazione si convertono i punteggi grezzi in punti standard o centili, che assicurano la
classificazione dei soggetti in funzione del punteggio grezzo: i punteggi in centili esprimono la
posizione individuale rispetto al campione di standardizzazione e al campione normativo; i
punti-standard indicano la distanza dalla media aritmetica espressa in deviazione-standard.
Per analizzare lattendibilit del test (coerenza dei punteggi nel caso i soggetti fossero
nuovamente sottoposti allo stesso test) si somministrano 2 versioni dello stesso test agli stessi
soggetti. Il coefficiente di attendibilit deve essere oggetto di cautele, poich fattori come
lapprendimento o il dosaggio imperfetto delle difficolt introducono nuove fonti di instabilit
nei punteggi. Per analizzare la validit del test, si esamina il contenuto del test per accertare se
comprende un campione rappresentativo del comportamento e stabilire se chiama in gioco i
processi psichici interessati, si raffrontano i punteggi del test con le misurazioni dirette dei
rendimenti dette criteri utili anche per stabilire cosa effettivamente misuri il test, si validano i
tratti che assicurano una base allinterpretazione dei fattori sottostanti al comportamento
misurato dai tests.
I tests dintelligenza
La prima scala Binet-Simon per valutare lintelligenza rappresenta il test di intelligenza
pi noto. Gli adattamenti e le revisioni apportate da Terman nel 1916, nel 1937 e nel 1960,
hanno portato alla costruzione della Stanford-Binet. Lultima revisione prevede la misurazione
dellet mentale, determinata calcolando le prove superate dal soggetto partendo da unetbase e sommando unet pari alle prove superate sopra tale et. Il rapporto tra et mentale e
et cronologica esprime il Q.I.
Nella Stanford-Binet del 1960 si individua let-base (in corrispondenza della quale il
soggetto fornisce risposte tutte positive) e si continua a applicare il test fino a quando non
superata alcuna prova (i compiti variano). La Stanford-Binet manifesta pi attendibilit con
E.C. pi elevata e Q.I. pi bassi, poich la scala di et risente della plasticit dei fattori
cognitivi e della vulnerabilit dellattenzione in et infantile.
Per ovviare a riserve sulla validit di tale test stata messa a punto da Wechsler la
Wechsler-Bellevue Intelligence Scale, concepita come test di intelligenza per adulti. Da una
revisione della W.B.I.S. deriva la W.A.I.S., che ha portato a mettere a punto una scala di
intelligenza per bambini (W.I.S.C.). Nelle scale Wechsler le prove sono raggruppate in
subreattivi e disposte secondo un ordine crescente di difficolt.
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La W.A.I.S. comprende i subreattivi, 6 dei quali raggruppati in una scala verbale e 5 in


una scala di performance; come nella W.I.S.C., ad ogni subreattivo viene assegnato un
punteggio grezzo, in funzione del numero di risposte esatte. Le scale Wechsler consentono di
calcolare un indice prezioso per le applicazioni cliniche, lindice di decadimento intellettivo.
Accanto a questi 2 reattivi generali di intelligenza esistono molti altri tests; alcuni sono quelli
che vengono applicati ai bambini piccoli.
Lindividuazione della debilit mentale anche la finalit di altri tests, la cui applicazione
prevista per bambini di et superiore ai 3 anni. Essi non sono molto significativi, tuttavia, per
gli individui di basso livello intellettuale e/o culturale.
Un altro tipo di tests, oggetto di molteplici applicazioni nella scuola e nellesercito
quello dei tests collettivi di intelligenza. Essi sono raggruppati secondo i livelli di et per i quali
sono stati costruiti; una tale classificazione tuttavia solo approssimativa, poich molte serie
di reattivi comprendono forme adatte a vari livelli di et. Questi tests presentano
unattendibilit inferiore a quella delle principali scale di intelligenza, in quanto in essi giocano
maggiormente i fattori legati allambientazione della prova.
I tests attitudinali
I tests attitudinali si sono sviluppati poco tempo dopo i primi tests di intelligenza, che
coprivano un set di abilit limitato, privilegiando le abilit collegate alle funzioni astratte o
simboliche e alla rapidit delle performances. Ci portava ad attribuire scarso rilievo alle abilit
non comprese nel set misurato dalle scale di intelligenza e a concepirle come accessorie. Il
massimo significato diagnostico-predittivo veniva conferito al Q.I., le altre attitudini erano
considerate supplementari.
Dopo lintroduzione dellanalisi fattoriale e allo sviluppo della teoria fattoriale
dellintelligenza, si riconobbe come empiricamente documentata lautonomia di un certo
numero di attitudini (la comprensione verbale, il ragionamento aritmetico, il calcolo aritmetico,
la visualizzazione spaziale, la memoria associativa). Inoltre le attitudini quali quella meccanica
e visuo-motoria venivano coordinate alle attitudini misurate dalle scale di intelligenza e dalle
batterie attitudinali multiple e speciali.
Un test deve godere di attendibilit e di validit. I 4 tipi fondamentali di validit non
sono egualmente presenti in tutti i tests; specificamente, non sono uniformi la validit
concorrente e quella predittiva. Proprio per questo fatto si and differenziando un filone di
tests (di profitto) che si segnalava per la prevalente sua validit concorrente.
I tests attitudinali e quelli di profitto misurano il comportamento individuale, che riflette
linfluenza dellapprendimento. Tuttavia, mentre i primi misurano i risultati dellapprendimento
in condizioni non controllate e prevedono il rendimento futuro inteso come progresso
dalladdestramento, i secondi rappresentano una valutazione finale (a addestramento
completato) del rendimento in condizioni controllate; inoltre i primi sono utili in sede clinica, i
secondi in sede di orientamento professionale e valutazione scolastica. difficile stabilire una
mappa di abilit che si riferisca ai risultati ottenuti nei 2 tests, in modo da poter stabilire
landamento di variabili.
Nel valutare tali tests importante la validit di contenuto, che nei tests di profitto
legata alla selezione iniziale delle prove da includere e alla loro rappresentativit rispetto al
materiale; nei tests attitudinali, invece, legata alla rappresentativit delle prove rispetto alle
prestazioni indicative del funzionamento individuale nelle prestazioni pi ricorrenti per eseguire
compiti specializzati.
I tests di attitudine hanno, generalmente, una validit di costrutto pi facilmente
individuabile di quella dei tests di profitto, in quanto possono essere costruiti espressamente in
funzione di un costrutto ipotetico o di un altro fattore specifico.
I tests di personalit
Una delle ambizioni degli psicologi clinici la misurazione della personalit o la
descrizione analitica dei suoi tratti, sufficienti per descrivere la personalit individuale.
La maggior parte dei tests di personalit si pu ricondurre a 3 categorie: inventari
autografici, test per misurare gli interessi e gli atteggiamenti e tests proiettivi.
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Negli inventari autografici, come il Minnesota Multiphasic Personality Inventory, il


soggetto risponde su protocolli che prevedono le alternative per la risposta. Lattendibilit
limitata: nel loro impiego sono consuete contraffazioni e simulazioni.
La misura di interessi e atteggamenti influenti sulladattamento un problema
importante della psicologia differenziale e sociale: lo studio degli interessi quasi sempre
associato allo studio delle attitudini; lo studio di atteggiamenti permette di prevedere
modificazioni o stabilit degli atteggiamenti rispetto a istituzioni o gruppi etnico-sociali e in
contesti professionali per stabilire se gli operatori possono collaborare. Tra i pi noti tests di
interessi vi il Vocational Interest Block (VIB) di E.K. Strong Jr.. Tra le scale di atteggiamenti
sono molto note quelle di Thurstone che misurano la posizione dellindividuo lungo un
continuum unidimensionale.
I tests proiettivi comprendono prove relativamente strutturate, che permettono una
gamma quasi illimitata di risposte. Il loro principio base quello, di derivazione psicoanalitica,
che tra i meccanismi di difesa dellIo ve n uno, la proiezione, che porta a interpretare gli
stimoli ambigui in funzione dei suoi atteggiamenti, emozioni e opinioni circa la realt. I tests
proiettivi sono procedure dissimulate di esame psicologico, poich il soggetto non conosce
linterpretazione che sar data alle risposte, ed hanno un carattere globale, poich consentono
una valutazione complessiva della personalit. I tests proiettivi richiedono la partecipazione del
soggetto a compiti quali la verbalizzazioni di associazioni evocate da stimoli verbali o visivi, la
costruzione di storie traendo lo spunto da figure, il completamento di frasi e lesecuzione di
disegni.
La somministrazione di questi tests si basa sullintervento delle caratteristiche dominanti
della personalit, in senso strutturale e esistenziale, il quale rende ragione dellapparente non
direttivit, in sintonia con la norma prevalente del colloquio che li informa: le risposte sono
libere, non soggette a critiche o approvazioni da parte dello psicologo e linterpretazione viene
differita alla conclusione del test e del colloquio.
Il tipo di validit dei tests proiettivi pi ricercato , in genere, quello della validit
concorrente, date le loro finalit prevalentemente clinico-diagnostiche.
Scale sintomatologiche
Le scale sintomatologiche registrano i cambiamenti nella psicopatologia, sono delle
misurazioni di stato e si differenziano dai tests di personalit, poich questi ultimi sono
misurazioni di tratti e hanno una certa stabilit. Le scale sintomatologiche possono basarsi su
una intervista clinica o su questionari di autocompilazione (self-rating scales). Per quanto
riguarda i primi strumenti, occorre distinguere fra quelli che quantificano una certa
sintomatologia e quelli che si prefiggono invece di quantificarla.
Una delle prime scale di quantificazione dei sintomi psicologici stata quella di Hamilton
per la depressione. Terminata unintervista il ricercatore giudica lintensit dei sintomi della
patologia depressiva. La scala di Hamilton per lansia analoga.
Una scala pu prefiggersi, quindi, di misurare una variabile oppure pi variabili come
nella Brief Psychiatric Rating Scale di Overall e Gorham, necessaria in pazienti con svariati
sintomi. Queste scale semplicemente quantificano una sintomatologia. Se noi vogliamo
effettuare uno studio sullefficacia di un nuovo antidepressivo, dobbiamo prima effettuare una
diagnosi che selezioni il campione. Il processo diagnostico e quello psicometrico sono quindi
separati. I loro confini diventano sfumati qualora si utilizzino strumenti che non solo
quantifichino una sintomatologia, ma raccolgano dati in modo da permettere un
inquadramento. Ci ha portato allo sviluppo di criteri diagnostici.
I criteri diagnostici si basano sullintervista di personale specializzato al paziente.
Stanno per assumendo una crescente importanza i questionari di autovalutazione. LSRT e
lSQ risultano importanti. Il primo una scala di 30 items che riguardano sintomi che il
paziente deve valutare e che sono raccolti in 4 sottoscale (ansia, depressione, somatizzazione,
inadeguatezza). LSQ contiene 92 brevi items condensabili in 4 sottoscale (ansia, depressione,
somatizzazione e ostilit). I 2 questionari sono piuttosto simili: lSRT pi preciso nel
discriminare fra gruppi, lSQ pi sensibile a modificazioni di stato, indotte o meno. Entrambi
sono stati sottoposti a validazione in campioni italiani. Tali strumenti sono in grado di fornire
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dati discriminanti fra depressi ed un gruppo di controllo in modo sostanzialmente equivalente


alla scala di Hamilton. Esistono anche questionari che non riflettono direttamente impostazioni
cliniche e nosologiche, ma atteggiamenti pi generali. il caso dellIllness Behaviour
Questionnaire (IBQ) di Pilowsky e Spence, elaborata nel 1975, che misura latteggiamento del
paziente nei confronti della propria malattia e riflette svariate dimensioni (ipocondria,
convinzione di essere malati, irritabilit).
Esempi di tecniche proiettive
Le tecniche proiettive pi usate sono il test di Rorschach e il T.A.T. di Murray. Il
Rorschach esamina la personalit di adulti e bambini normali o mentalmente ammalati. Il
materiale consiste in 10 tavole con macchie di forme varie, simmetriche. Si chiede al soggetto
cosa potrebbe essere ci che vede, annotando ci che dice/fa, il tempo impiegato e di latenza,
la posizione della tavola. Si procede poi allinchiesta, chiarendo quali aspetti hanno determinato
la percezione e localizzando le risposte. Si pu anche chiedere al soggetto di scegliere le 2
tavole che gli piacciono meno e perch, cosicch si possono confrontare le convergenzedivergenze fra quanto ha detto il soggetto nellinterpretazione e la scelta e fra scelte negativesegni di choc. La sigliatura delle interpretazioni valutata secondo il modo di comprensione, i
fattori determinanti della comprensione, il livello formale, la categoria dei contenuti e la
frequenza statistica delle risposte. I modi di comprensione rivelano larea della macchia a cui si
riferisce la risposta, che pu interessare tutta la figura (tendenza alla sintesi), un dettaglio
pregnante (meticolosit), un dettaglio interpretato per intero, parzialmente (inibizione) o gli
spazi bianchi (opposizione). La seconda valutazione quella dei fattori determinanti, cio se la
risposta determinata dalla forma, dal colore, dal movimento, dalle sfumature, dal
chiaroscuro. La risposta forma considerata la misura di capacit di controllo cosciente e
prolungato del pensiero. La risposta di movimento indica motivazioni, desideri, affetti e
atteggiamenti inconsci, potenziale creativo, introversione. Le risposte colore sono in relazione
alla sfera affettiva-emotiva e indicano il desiderio di legarsi o distaccarsi (pi la somma colore
elevata, pi linteresse verso lambiente grande). Le risposte sfumatura hanno un valore di
prudenza affettiva, di ricerca ansiosa delladattamento. Le risposte chiaroscuro indicano la
paura degli altri; rappresentano una capacit di controllo conscio, autoregolato, istantaneo
delle pulsioni. Lindice diagnostico dedotto dalla valutazione delle determinanti il tipo di
risonanza intimo, cio il rapporto fra numero di risposte movimento umano e somma delle
risposte colore. I tipi di contenuto delle risposte pi comuni sono: animale, dettaglio animale,
umano, dettaglio umano. La frequenza delle risposte evidenzia il carattere banale, se il
contenuto ricorre nelle interpretazioni, originale per interpretazioni non riscontrate facilmente.
Linterpretazione dei dati fornisce un quadro delle dimensioni della personalit, lintelligenza,
laffettivit, ladattamento sociale e permette di mettere in luce lesistenza di disturbi intellettivi
ed affettivi.
Il T.A.T., ideato da Murray e Morgan nel 1935, un test a stimolo strutturato. Non mira
come il Rorschach ad unanalisi formale della personalit, ma a rivelare contenuti significativi e
pressanti della personalit: natura dei conflitti, bisogni, reazioni allambiente. Lipotesi base
che il soggetto, qunado interpreta una situazione ambigua, quale viene rappresentata in
ciascuna tavola, proietti sul personaggio principale in cui si identifica motivazioni, bisogni,
emozioni che egli avrebbe in unanaloga situazione.
Le scene rappresentate nelle 31 tavole sono indefinite e ambigue. Al soggetto si
presentano 20 tavole scelte in base a sesso e et. Alcune tavole sono uguali per tutti; la tavola
bianca favorisce la proiezione dellimmagine di s.
Si chiede di raccontare una storia per ogni tavola, quello che accade, ci che accaduto
precedentemente, come andr a finire. Per essere significative le storie devono essere almeno
di 300 parole. Dopo si procede allinchiesta per ottenere spiegazioni, chiarimenti e per cercare
di sapere da dove il soggetto abbia tratto lidea per la storia.
Linterpretazione deriva dallanalisi delle storie secondo il metodo need-press: viene
ricercato leroe nel quale il soggetto si identifica (di solito il personaggio per cui ha mostrato
pi interesse e che gli somiglia per et, sesso, ruolo). Le azioni e i sentimenti delleroe
rappresentano le motivazioni del soggetto che sono collegate a bisogni profondi latenti:
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aggressione, dominio, sottomissione, successo, passivit, aiuto, esibizione, ecc. Le pressioni


dellambiente a cui il protagonista esposto si possono desumere dalle azioni e emozioni degli
altri personaggi e formano altre categorie: coercizione, restrizione, seduzione, aggressivit,
ripulsa, mancanza o perdita, ecc.
Lanalisi dei temi informa circa problemi e risultati importanti per il soggetto e temi
frequenti. Un altro metodo interpretativo condensa ogni storia in riassunti tenendo conto degli
aspetti psicodinamici; lo schema di analisi comprende: tema principale, protagonista,
comportamento davanti a superiori, figure e oggetti introdotti e omessi, attribuzione di
biasimo, conflitti, punizione per un delitto, atteggiamento verso protagonista, inibizione
sessuale, epilogo, appagamento dei desideri, trama.
Una variante del T.A.T. il C.A.T. di Bellak destinato ai bambini dai 3 ai 10 anni, formato
da 10 tavole con scene di animali, nei quali i bambini si immedesimano pi facilmente. Le
situazioni sono state scelte in rapporto ai conflitti dello sviluppo psicosessuale descritti da
Freud. Per linterpretazione valgono i criteri del T.A.T. Il C.A.T. fornisce informazioni su conflitti,
angosce, difese, identificazioni, rapporti coi genitori, livello di maturazione affettiva, sviluppo
del Super Io.
CAPITOLO 4 I METODI CLINICI
Introduzione
Il metodo clinico stato introdotto successivamente al metodo sperimentale: tale metodo
infatti sorto come strumento polemico contro la psicologia accademica, sperimentalista per
definizione, a cui veniva rimproverata la ristrettezza del suo oggetto di studio, la sua
impostazione segmentaria, linadeguatezza nellaffrontare problemi della conoscenza
globaledelle persone e la sua incapacit ad emettere diagnosi di personalit.
I suoi sostenitori definivano il metodo sperimentale della psicologia accademica
atomistico, frazionato, statico, meccanico, sterile e si dichiaravano disposti ad essere definiti
dagli psicologi sperimentalisti come soggettivi, vaghi, intuitivi, pur di individuare problemi ed
identificare relazioni nello studio del comportamento considerato nella sua globalit e non solo
in circoscritti settori.
Questa polemica, che oppone gli psicologi sperimentalisti agli psicologi clinici, non , al
momento attuale, ancora del tutto superata; bisogna per riconoscere che le rispettive
posizioni si sono ammorbidite in quanto, mentre gli sperimentalisti hanno riconosciuto
nellosservazione clinica un metodo di grande valore per la raccolta di dati o per lemissione di
ipotesi di lavoro, gli psicologi clinici hanno cominciato ad interpretare nei termini della
situazione di laboratorio i problemi postulati sulla base dei loro rilievi.
Questa avvertita necessit di verificare e cautela nel prevenire a generalizzazioni
saranno particolarmente evidenti nel trattare i 2 aspetti dellosservazione clinica: il metodo del
colloquio ed il metodo psicoanalitico.
Metodo del colloquio clinico
Generalit, variet delle situazioni e degli obiettivi
Il colloquio clinico una tecnica di osservazione e studio del comportamento umano: gli
scopi pi generali che gli sono attribuiti sono quelli di raccogliere informazioni (colloquio
diagnostico) e di motivare ed informare (colloquio terapeutico e di orientamento).
Questa tecnica ha applicazioni molteplici (pur con varianti rilevanti) in altri settori non
strettamente psicologici. In campo giudiziario, per raccogliere informazioni, luomo di legge
utilizza largamente una tecnica che per alcuni aspetti richiama quella del colloquio clinico e
che impone uguale prudenza e perspicacia.
Il sociologo, quando studia le opinioni o gli orientamenti politici, religiosi, economici di un
gruppo sociale, non pu trascurare il rapporto e lo scambio verbale con gli individui agenti
nella realt socioculturale considerata. Il giornalista che indaga sulla personalit, opinioni e
scelte delluomo politico, dello scienziato o del cantante, ha nellintervista uno strumento
che non di registrazione passiva, ma di ricerca programmata, esplorazione attiva. Il
medico internista, oltre agli esami di laboratorio ed ai sintomi rilevati, valorizza i dati
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dellanamnesi prossima e remota, basandosi sulla testimonianza del paziente, che deve
essere stimolata, orientata ed infine valutata.
Lintervista del giornalista o del sociologo, linterrogatorio del giudice istruttore, lindagine
anamnestica del medico internista, hanno alcuni aspetti in comune con il colloquio clinico
quale attuato dallo psicologo o dallo psichiatra. Si tratta infatti in ogni caso di una
situazione di conversazione, anche se la disposizione reciproca degli interlocutori, gli scopi
proposti, lo svolgimento tecnico, subiscono variazioni in rapporto alle situazioni. Tutti i casi
hanno col colloquio clinico problemi comuni, che impongono cautele: a) il problema
delleventuale suggestione indotta dalle formule usate nellinterrogare; b) il problema
dellintervento della personalit (oltre che del ruolo speciale) dellesaminatore, che suscita
emozioni e motivazioni nellesaminato; c) il problema della valutazione critica della
testimonianza, cio della sua fedelt e della completezza; d) il problema, infine, del
contenimento, entro limiti tollerabili, della distorisione interpretativa, quando lesaminatore
operi sul materiale raccolto la sintesi.
In campo medico-legale si pone il problema di valutare la motivazione e la dinamica psichica
che ha condotto allattivit antisociale in modo da prognosticare la pericolosit sociale. Nel
campo della selezione e dellorientamento professionale lindagine diretta a valutare
attitudini specifiche dellesaminato e la struttura base della personalit. Nel campo clinico,
oltre al rilievo delle anomalie comportamentali, necessario rintracciare le forze ed i
meccanismi genetici che le sottendono.
In ogni caso, nonostante la variet dei problemi che si pongono allesaminatore, lobiettivo
di base, ricorrente, del colloquio clinico quello di delineare la struttura della personalit del
soggetto. Solo nellambito di una cornice pi ampia, quale quella dellintera personalit,
acquista significato una reazione emotiva o comportamentale, una disposizione percettiva
ed interpretativa, una certa dinamica motivazionale.
Il colloquio clinico quale occasione di
verifica diretta della dinamica interpersonale del soggetto
Il colloquio non lunica fonte alla quale possibile attingere per ricostruire la personalit
del soggetto: un circostanziato documento autobiografico fornisce elementi di valore
eccezionale. Il colloquio, tuttavia, presenta una caratteristica che lo rende insostituibile:
oltre che fornire informazioni sulla base della testimonianza verbale del soggetto, permette
una conoscenza diretta, si potrebbe dire dal vivo, della sua dinamica interpersonale. Sotto
questo riguardo, il colloquio si pu considerare unautentica situazione sperimentale. Infatti
il colloquio una situazione psico-sociale: ha a fondamento una struttura sociale elementare
diadica, in cui prendono vita forme di rapporto interpersonale che sono rivelatrici delle 2
personalit implicate (esaminatore e esaminato). Nel colloquio cio vengono alla luce e si
rendono osservabili in modo diretto senza passare attraverso la mediazione di una
testimonianza verbale (di cui non si conosce lattendibilit), aspetti della dinamica
interpersonale che stanno a fondamento della personalit.
In altre parole, il colloquio un caso particolare della vita di relazione del soggetto, che si
offre allosservazione diretta. Nello stesso tempo, la personalit dellesaminatore entra
attivamente in questo rapporto: i suoi atteggiamenti, le sue ipotesi, contribuiscono a
modellare il rapporto ed influiscono in modo determinante sui risultati.
Lesaminatore deve essere consapevole di influire sugli atteggiamenti assunti dal soggetto
anche quando il suo ruolo non di intervento attivo, ma, almeno in apparenza, di
registrazione neutrale. Nel colloquio lesaminatore si trova in un ruolo, che non quello
dellosservatore impersonale, ma che pu essere defintito di osservatore partecipe. Tuttavia
unimparzialit ed obiettivit di giudizio possono essere raggiunte dallesaminatore, a
condizione che non si illuda di eliminare lelemento di disturbo, la propria presenza,
mediante un atteggiamento passivo, non direttivo, di cronista silenzioso. Deve piuttosto
conoscere anticipatamente la prospettiva nella quale tende abitualmente a collocarsi.
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Lesaminatore deve sapere che la sua personalit (e non solo quella dellesaminato)
sempre coinvolta in questa caratteristica situazione, uno strumento di misura che deve
essere tarato.
Quando ci si realizzi, possibile isolare nella situazione di reciprocit e interazione, la parte
attribuibile al soggetto esaminato e valutarla obiettivamente.
Il concetto di multivalenza della personalit (molteplicit dei ruoli) e sua utilizzazione
per una valutazione esatta del colloquio
Lutilizzazione del colloquio a scopo diagnostico e prognostico si basa sul presupposto che
tratti e disposizioni rilevate nel colloquio non sono caratteristiche incidentali, casuali, limitate
nel tempo e nello spazio, ma possono essere trasferite ad ambiti pi vasti. Il
comportamento individuale, infatti, non una serie di atti variabili a caso: le variazioni si
collocano sempre nellambito di uno schema pi ampio, che le limita dando unit, continuit
di significato e senso di identit. Ci non significa che la persona sia monovalente: essa
piuttosto un sistema multivalente dalle potenzialit molteplici, essendosi formata attraverso
lapprendimento di numerosi ruoli psicosociali.
La situazione del colloquio, soprattutto quando sia limitata ad un solo incontro, non
permette di manifestare tutti i ruoli psico-sociali assimilati. Pertanto nel compiere
unesplorazione diagnostica necessario operare con particolare cautela. Lesaminatore
dovr formulare le ipotesi con riserva proponendosi di verificare la prima impressione,
altrimenti rischia di vedere il soggetto in una prospettiva limitata e qualche volta artificiosa,
quando il ruolo dellesaminato venga cristallizzato per circostanze esteriori.
Il concetto di ruolo rappresenta il processo di adattamento interpersonale del quale il
colloquio deve essere lo strumento rilevatore. Questo concetto stato definito modello di
condotte relativo alla posizione dellindividuo in un insieme interagente. Il comportamento
di un individuo, naturalmente, non si ripete mai in modo identico. Perci il ruolo si riferisce
ad un comportamento molare, unastrazione concettuale, poich si utilizza in una serie di
atti particolari, riuniti per da un significato comune.
Dalla prima infanzia ci si trova inseriti in strutture elementari (la famiglia) dove ci si deve
adattare alla distribuzione dei ruoli. Successivamente il bambino entra in altri gruppi (di
gioco, scolastici, professionali) sperimentando ruoli nuovi, ricalcati su modelli reali o
immaginari, passando spesso da un ruolo allaltro. Nellet adulta, alcuni ruoli diventano
secondari, latenti, altri sono sperimentati in rapporto con la maturazione.
Questi diversi volti sono lespressione delladattamento multivalente alla complessa realt.
La consapevolezza della molteplicit dei ruoli della persona deve indurre lesaminatore, nella
situazione di colloquio, alla cautela. La tendenza a generalizzare incautamente, a trasferire
cio fuori dal colloquio, un tratto rilevato, che invece solo occasionale o marginale, una
frequente causa di errore diagnostico.
Analisi del colloquio clinico alla luce della teoria dei ruoli
Nel colloquio clinico, per evitare di porsi in una prospettiva deformante, occorre individuare
il ruolo dellesaminato e quello dello psicologo. Questultimo non dipende solo da tratti
personali, ma da condizioni estrinseche che danno una cornice ed un significato particolare
al colloquio, il quale permette di osservare lindividuo, sia nei casi in cui non nasce da una
libera scelta dellesaminato, sia nei casi in cui richiesto dagli interessati. Anche se lo
psicologo visto in una veste benevola, il colloquio pu svolgersi in unatmosfera poco
propizia ed essere vissuto come situazione minacciosa: vergogna e timore nascono di fronte
allo psicologo che conosce le regole di applicazione di una sanzione sociale e pu essere
visto come un protettore paterno ed autorevole, dotato di poteri taumaturgici, autorit
scientifica e sociale.
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Il soggetto nel colloquio si appella ai poteri terapeutici dello psicologo, alla sua esperienza,
sicurezza, autorit, conoscenze, facolt prognostiche. La consapevolezza dei ruoli in cui lo
psicologo viene collocato deve accompagnare la consapevolezza da parte dello psicologo
delle proprie reazioni emotive. Lo psicologo, per non cristallizzare la relazione, assumendo
uno dei ruoli che suggeritigli dallatteggiamento dellinterlocutore, deve prendere coscienza
delle proprie disposizioni: spesso il confronto con altri colleghi gli permetter di valutare il
caso con obiettivit e prendere coscienza di prospettive diverse dalle proprie.
In conclusione lanalisi del rapporto interpersonale realizzato dal colloquio fa rilevare lutilit
e gli inconvenienti di questo strumento diagnostico e terapeutico: da un lato il colloquio
clinico permette di suscitare e osservare direttamente i ruoli assunti dal soggetto, che
caratterizzano la sua personalit; dallaltro varie condizioni (pregiudizi, timori, ecc.) tolgono
spontaneit al colloquio per cui i ruoli assunti dal soggetto possono non essere quelli
dominanti, ma occasionali, strumentali. La conoscenza delle condizioni che rendono
artificioso il colloquio e delle prospettive deformanti in cui pu essere visto lincontro
dallesaminato, la familiarizzazione con le strategie usate per adattarsi, la consapevolezza da
parte dellesaminatore della propria inclinazione ad assumere preferibilmente certi ruoli,
rendono il colloquio clinico un valido strumento di conoscenza. Con queste cautele
possibile considerare caratteristici della persona i tratti psichici e gli atteggiamenti rilevati
nel colloquio; quesi ultimi si possono raccogliere in 3 categorie di rapporto interpersonale:
improntato allaggressivit, alla sottomissione, allevasivit (il colloquio pu rivelare la
prevalenza di queste forme di adattamento).
Le fonti di informazione del colloquio clinico
Il colloquio clinico uninterazione dove si scambiano informazioni che si raggruppano,
secondo Cook (1971), in: contenuto, contesto, espressioni non verbali.
Contenuto: il problema attuale e precedenti biografici del soggetto
Il contenuto comprende espressioni verbali e azioni del soggetto che costituiscono una fonte
di informazione. Nellindagine sulla situazione attuale e sui precedenti pi significativi, si pu
partire dal problema che conduce il soggetto allesame e compiere una ricostruzione dei fatti
salienti. I punti fondamentali che devono essere toccati nellesplorazione biografica possono
essere: composizione della famiglia dorigine e suo clima affettivo; eventi fondamentali
dellinfanzia; salute fisica; stabilirsi delle relazioni extrafamiliari; esperienze in rapporto
alleducazione scolastica; vita affettiva; relazioni sociali; vita professionale; utilizzazione del
tempo libero; livello socio-economico raggiunto; rapporti nellambito familiare.
Si pu partire dal problema attuale del soggetto, lasciandogli una notevole libert di
esposizione per risalire via via ai precedenti biografici. Il giusto equilibrio tra atteggiamento
non direttivo e direttivo, da parte dello psicologo, dipende dallatteggiamento del soggetto:
nel caso che una logorrea impedisca di focalizzare i problemi, necessario guidare il
soggetto in unordinata esplorazione. Non possibile valutare le disposizioni del soggetto se
non si ricostruisce lambiente dove maturato e non si valutano le influenze che questo ha
esercitato.
Il soggetto nel comunicare situazioni, atteggiamenti, sentimenti utilizza categorie verbali
il cui significato non definito in modo inequivocabile. Tutte le volte che il soggetto adopera
espressioni come nervoso, timido, emotivo, ecc. necessario chiarire il significato: si deve
fare descrivere un evento cui si riferisce lespressione adoperata, cio cercare sempre delle
esemplificazioni concrete. Il materiale raccolto durante il colloquio deve essre sottoposto ad
un esame: deve essre valutata la verosimiglianza e la coerenza oppure leventuale
contraddittoriet dei fatti; la presenza di zone oscure; la presenza di dettagli pi o meno
numerosi nei vari settori.
Nel collegare fatti secondo una relazione di dipendenza causale, nellattribuire pesi diversi
alle cause-concause, nellidentificare uno sviluppo logico negli avvenimenti, lo psicologo fa
contemporaneamente appello a concetti psicologici e alla conoscenza personale, acquisita
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attraverso lesperienza, delle diverse reazioni ideo-affettive possibili nelle varie situazioni
ambientali.
Il contesto
Altra rilevante fonte di informazione costituita dal contesto dove si pone il comportamento
del soggetto. ovvio che nessun comportamento pu essere valutato a prescindere dal
contesto in cui esso viene messo in atto. Lindagine psico-sociale contemporanea ha
recentemente acquisito limportanza fondamentale del contesto, in cui ha luogo ogni
processo interpersonale, secondo cui parole, frasi, constatazioni, comportamenti diventano
significativi in rapporto alla situazione in cui vengono osservati. La situazione e le
circostanze che circondano una o pi persone influenzandone il comportamento non sempre
sono evidenti e condivise; spesso accade di verificare come il contesto comunicativo venga
vissuto dai partecipanti come diverso; si parla allora di metacontesto, intendendo le
esperienze soggettive del contesto che possono comportare distorsioni della comunicazione
con condfusione di significati. Le ricerche di Secord e Backman hanno riscontrato che spesso
il comportamento di una persona determinato pi dal ruolo che dalla sua personalit.
Lassenza di un contesto rende artificiali gli esperimenti di laboratorio e non del tutto
attendibili i risultati.
Il colloquio clinico, come forma di interazione, si configura come un contesto in cui diversi e
specifici sono i ruoli svolti.
Lintervistatore dispone dunque delle espressioni del soggetto, unitamente al contesto in cui
esse vengono poste in atto: pu osservare direttamente questi elementi oppure
indirettamente dalla memoria o dal resoconto di un altro. Complessivamente questi elementi
concorrono alla formazione di unopinione sul soggetto, unitamente a informazioni
indirettamente ricevute tramita testimoninze, relazioni o pettegolezzi. infatti accertato che
le informazioni indirette influiscono su impressioni che sono provocate dalle persone con le
quali si entra per la prima volta in rapporto. Non si tratta sempre di informazioni attendibili,
anzi piuttosto dubbie e irrazionali. Per esempio Cook (1971) afferma che appurata la
tendenza ad attribuire caratteristiche indesiderabili a persone che hanno cognomi
indesiderabili secondo criteri di valutazione correnti.
piuttosto scarsa la letteratura circa leffetto del contesto. Una ricerca condotta da Mintz
(1956) ha riscontrato che anche lambiente impersonale pu influenzare limpressione
suscitata dal soggetto: per esempio viene valutato diversamente un soggetto a seconda che
lo si sia incontrato in un ambiente gradevole o sgradevole. Una ricerca di Holmes e
Berkowitz (1961) ha mostrato lintervento delleffetto del contrasto in giudizi concernenti
laffabilit di un soggetto.
Espressioni non verbali
La terza fonte di informazioni costituita dalle espressioni non verbali. Nel colloquio il
canale verbale determinante; ma lanalisi del CNV indica informazioni non fornite dal
contenuto verbale, utili soprattutto quando difficile esprimere pensieri o verbalizzare stati
emotivi. I segnali inerenti il comportamento spaziale informano sul modo con cui gli
individui si relazionano: esiste infatti una relazione fra configurazione spaziale e ruoli: la
vicinanza fisica segue regole che variano in relazione alla situazione ed importante in
relazione al grado di intimit; lorientazione (angolo secondo cui le persone si situano nello
spazio) informa sugli atteggiamenti interpersonali e indica i rapporti di collaborazione,
intimit o di gerarchia, che possono stabilirsi fra interagenti, e le differenze di status; la
postura un segnale che partecipa al processo interattivo e comunicativo, correlata al
contesto sociale e meno controllabile del volto o della voce.
Il comportamento motorio comprende i gesti delle mani, tra cui gesti emblematici
(significato traducibile in parole), illustratori (illustrano ci che si dice), regolatori
(mantengono il dialogo), di adattamento (appresi come comportamento adattivo, abituali).
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Cenni del capo, espressioni del viso, sguardo, aspetto esteriore (volto, conformazione fisica,
abbigliamento, trucco, capelli) trasmettono informazioni.
Aspetti non linguistici del comportamento verbale, definiti paralinguistici, comprendono
qualit della voce (tono, risonanza, caratteristiche temporali, ecc.) e vocalizzazioni (variet
di suoni non aventi la struttura del linguaggio: caratterizzatori, qualificatori e segregati
vocali). Per quanto riguarda la metodologia di queste ricerche, dapprima si sono indagati i
rapporti fra fenomeni non linguistici e aspetti dei soggetti; poi stata indagata la relazione
fra stati emozionali transitori e fenomeni paralinguistici. Davitz ha valutato la possibilit di
riconoscere stati emozionali, contando sulla voce.
Il CNV un linguaggio di relazione, che segnala mutamenti di qualit nella relazione
interpersonale e comunica emozioni, per motivi fisiologici e per la priorit del CNV su
comportamento verbale durante lo sviluppo della personalit (i suggerimenti non verbali
possono sostenere/smentire la comunicazione). Ha valore simbolico, che esprime in un
elementare linguaggio del corpo atteggiamenti circa limmagine di s e del corpo, e una
funzione metacomunicativa (fornisce elementi per interpretare il significato delle espressioni
verbali; segnali non verbali sono determinanti nel valutare sentimenti di chi parla). soggetto del linguaggio a interventi della censura. Informa sulle modificazioni del
funzionamento psicologico e sulle differenze individuali.
Elaborazione dei dati ed errori di valutazione
I dati si organizzano in una sintesi organica, che non la somma dei tratti di una persona. Il
riscontro di un tratto induce a ammettere che esistono tratti non verificati, compiere
extrapolazioni, trascurare un tratto, considerarlo occasionale, eccezionale, modificarne il
significato: tale rigidit nella percezione entra in gioco se si tenta una rappresentazione
schematica del soggetto e si pu spiegare in base a teorie della coerenza (ignorare
informazioni discrepanti rispetto a opinioni formate). La conoscenza del processo di
elaborazione delle informazioni raccolta la premessa allo studio dellerrore diagnostico e
delle forme di distorsione del giudizio: 1) nella fase iniziale del colloquio possibile legarsi
ad una sola ipotesi diagnostica, realizzando una cristallizzazione precoce del giudizio; la
presunzione di giudicare a colpo docchio rischia di sterilizzare il colloquio, perch
limpostazione iniziale porta a ricercare solo i sintomi che la confermano; 2) implicazione ha
un valore probabilistico: rilevato un tratto si ritiene che un certo numero di altri tratti vi si
accompagni; ciascun esaminatore utilizza un sistema di implicazioni costruito attraverso
lesperienza, che pu essere viziato dal soggettivismo; bisogna ricordare implicazioni
infondate legate allaccettazione da parte dellesaminatore di teorie e sistemi; 3)
somiglianza e/o simpatia presunta: ad esempio, si tende a attribuire caratteristiche positive
a persone simpatiche; 4) proiezione secondo cui motivazioni del giudice renderebbero
confusa la percezione del soggetto da parte del giudice; si distinguono: la proiezione
attributiva (presumere che altri siano somiglianti a noi); la proiezione classica (attribuire le
proprie caratteristiche indesiderate, inaccettabili, irriconoscibili); la proiezione razionalizzata
(il giudice, consapevole di fare delle proiezioni, non consapevole dei motivi per cui lo fa);
5) uso di regole di identificazione definite come stereotipo condiviso.
Un giudizio valutativo si configura come atto diagnostico e tende a costruire tipologie rigide,
etichettando il soggetto e creando un fenomeno di influenzamento detto di determinazione
verbale da cui un paziente stigmatizzato e categorizzato come psicotico, nevrotico. La
pericolosit di tale definizione risulta ancor pi evidente se si considera che non fondata su
dati obiettiv, ma formulata sulla base di giudizi soggettivi. Recentemente si tende a
introdurre al posto di definizioni statiche della personalit, che portano a costruire rigide
tipologie, il concetto di stile comportamentale che consente di individuare pi particolari
schemi di comportamento che complessivamente vanno a costituire il repertorio espressivo
dellindividuo.
Comprensione e fraintendimento
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Assume una rilevanza particolare il problema della comprensione fra i 2 interagenti


(intervistatore e soggetto). Possiamo analizzare casi di non comrensione fra chi conduce il
colloquio e il soggetto: un caso particolare di non comprensione costituito dal
fraintendimento, dal travisamento cio del messaggio da parte del ricevente; si tratta di
unincomprensione inconsapevole, una falsa comprensione. Elementi in gioco nel
fraintendimento di un messaggio possono essere distinti in elementi oggettivi intenzionali e
non intenzionali e in elementi soggettivi suddivisi in: infrapersonali (legati a variabili quali
memoria, attenzione, impegno, ecc.), inerenti lenciclopedia degli interlocutori (legati cio
alle differenze socioculturali fra emittente e destinatario) e interpersonali (legati al
fraintendimento delle intenzioni dellemittente, a false interpretazioni del non detto, ecc.).
chiaro che nel colloquio clinico si richieder allintervistatore il superamento di una
comunicazione egocentrica a favore di una non egocentrica. In un rapporto comunicativo fra
2 persone occorre, perch una comunicazione sia efficace, superare questi ostacoli mediante
un processo di decentramento dal s che richiede flessibilit, destrutturazione,
ristrutturazione, assunzione alterna del proprio e dellaltrui schema di riferimento,
capovolgimento di prospettiva. Si tratta di superare molti ostacoli di ordine cognitivo ed
emotivo: infatti, per riuscire ad assumere il punto di vista altrui, occorre afferrare e
decodificare il codice linguistico, lo stile cognitivo, il sottofondo socio-culturale, i sistemi di
fede e valore su cui le sue assunzioni si basano e si richiede ancora di tenere conto delle
circostanze empiriche al momento della comunicazione.
Si definisce role-taking il momento di superamento dellegocentrismo cognitivo e la capacit
di utilizzare le informazioni passate e presenti per discriminare le caratteristiche psicologiche
e di conseguenza comunicare efficacemente. Per una comunicazione flessibile, non rigida,
non egocentrica, necessario un decentramento emotivo: Rogers (1961) sostiene che
laccettazione dellaltro la condizione per un rapporto di comunicazione. Tale accettazione
in relazione allassenza di barriere difensive. Se la comunicazione caratterizzata o
motivata dalla prevalenza di un atteggiamento valutativo, la difensivit prevale.
Latteggiamento valutativo esso stesso conseguenza della difensivit: chi sa di non essere
accettato tenta di sopraffare laltro e la sopraffazione detemina una valutazione. Lo stesso
ricorso alla valutazione esso stesso una difesa dellIo, esonera dalloperazione difficile del
comprendere.
Il metodo psicoanalitico
Dai metodi pre-analitici alla nascita della psicoanalisi
La nascita della psicoanalisi pu essere collocata negli anni in cui Freud, iscritto alla facolt
di medicina a Vienna nel 1873, fu a contatto con unimpostazione fondata sulla ricerca e
osservazione; esercitando la professione medica si dedic alla neuropsichiatria, esamin
pazienti affetti da isteria i cui disturbi funzionali non avevano un substrato organico. La
difficolt era trovarsi davanti a qualcosa di nuovo: Freud quindi prov ad applicare lipnosi ai
suoi pazienti; non tard tuttavia ad accorgersi che con il metodo ipnotico si verificavano
inconvenienti: non tutti i soggetti erano ipnotizzabili e in altri lo stato ipnotico si
determinava in forme cos lievi da non risultare sufficientemente efficace. Inoltre il metodo
ipnotico incideva sui sintomi, che tuttavia non potevano essere eliminati se non si
scoprivano le cause; se lipnosi era poco efficace, Freud decise di utilizzarla non per inibire i
sintomi, ma per invitare il malato a superare amnesie riguardo a fatti allorigine di disturbi:
tale metodo fu detto catartico.
Laffievolirsi di un ricordo o dellaffetto che lo accompagna dipende da vari fattori: se vi un
evento traumatico, occorre sapere se siano seguite reazioni energiche o no con le quali gli
affetti vengano scaricati; se una reazione del genere avviene in maniera sufficiente, parte
dellaffetto che accompagna il ricordo scompare; se la reazione repressa, laffetto resta
legato al ricordo. Tecnica della concentrazione: la paziente si distende sul divano, chiude gli
occhi, concentra lattenzione su un sintomo cercando di ricordare la prima occasione in cui
era insorto, e richiama qualunque ricordo che potesse chiarirne lorigine; se non si otteneva
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alcun risultato, Freud soleva premere con la mano la fronte della paziente assicurandola che
qualche pensiero o ricordo le sarebbe venuto in mente. Questa ed altre esperienze
convinsero Freud della bont del metodo e lo indussero anche a chiedere ai pazienti di
ignorare qualunque censura e di manifestare qualsiasi pensiero anche se ritenuto banale o
irrilevante.
NellIo del malato si era introdotta una rappresentazione che si era dimostrata
insopportabile. Freud riteneva che loblio e il mancato deflusso della carica emotiva ad esso
legata, fossero dovuti alla natura stessa del fatto, cio al suo carattere spiacevole, penoso,
doloroso: ci determinava lesclusione dallIo cosciente della rappresentazione dellepisodio.
Si trattava dunque di un meccanismo di difesa.
Freud si orient verso il metodo delle libere associazioni, che permette di esplicitare le
resistenze.
Il metodo delle libere associazioni
Si visto per quali e quanti motivi Freud abbia deciso di abbandonare del tutto lipnosi e
qualunque altra tecnica di tipo ipnotico. Non stata una decisione improvvisa, poich questa
era stata preparata gi dai successivi cambiamenti di tecnica che col tempo Freud andava
realizzando: dallipnosi alla catarsi ipnotica, dalla catarsi in stato di veglia alla tecnica della
semplice insistenza. Si trattato di un processo graduale nel quale un ruolo non secondario
lo hanno svolto alvuni pazienti i quali, bench invitati a ricordare le circostanze in cui erano
comparsi i sintomi, spontaneamente comunicavano i pensieri senza alcun ordine; Emmy von
N., una paziente isterica, lo aveva rimproverato per aver interrotto il libero corso dei suoi
pensieri con continue domande.
Il risultato finale del progressivo sviluppo della tecnica di Freud si concret nel metodo delle
libere associazioni, che segn il momento di nascita della psicoanalisi. Nella teoria della
tecnica psicoanalitica si d il nome di regola fondamentale a quel comportamento cui
dovrebbe conformarsi il paziente. Lanalista invita il paziente a comunicare tutto quanto gli
passa per la mente: pensieri, fantasie, sogni, sensazioni, accadimenti, senza esercitare
alcuna selezione o critica e senza omettere nessun elemento anche se ritenuto sgradevole,
banale, imbarazzante, irrilevante, assurdo, sciocco.
Il termine originale, cio freie Einfalle, significa idee improvvise. Le libere associazioni
favoriscono un tipo di comunicazione, in cui si rende maggiormente accessibile il materiale
pi significativo concernente i problemi del paziente. La tecnica delle associazioni libere
contiene in effetti alcuni presupposti fondamentali: 1) tutte le linee di pensiero tendono a
condurre a ci che significativo; 2) le esigenze terapeutiche del paziente e la sua
consapevolezza di trovarsi in trattamento porteranno le associazioni nella direzione di ci
che significativo; 3) le difficolt nellosservare la regola fondamentale, gli arresti e le
deviazioni nel corso delle libere associazioni sono rivelatori, spie dellemergere di
resistenze e difese; le resistenze pi o meno consapevoli allapplicazione di tale regola sono
indice di processi difensivi inconsci.
Pertanto le associazioni, pur essendo libere nel senso che il paziente viene svincolato dal
perseguire intenzionalmente qualunque obiettivo cosciente, in realt libere non sono. Ma ci
vero anche per un altro motivo: quando commenta o interpreta le associazioni, lanalista
invita a riflettere; quindi il paziente associa anche in risposta a interventi dellanalista e
autoriflessioni.
Presentazione dei risultati ottenuti col metodo delle libere associazioni
Importante la scoperta dellinconscio. La cura analitica dimostra che lo psichismo non
riducibile alla sola coscienza e che alcuni contenuti mentali, superate delle resistenze,
diventano accessibili alla coscienza. Tali contenuti attivi nellinconscio cercano di esprimersi
e hanno caratteristiche specifiche: spostamento; assenza di contraddizione mutua e
condensazione; assenza di negazione; sostituzione della realt esterna con quella psichica;
assenza di spazio; funzionamento in base al principio piacere-dispiacere.
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Processi psichici primari: modi di funzionamento psichico dellinconscio, esemplificati dal


sogno, ai quali si contrappongono processi secondari del pensiero cosciente, che
obbediscono alle leggi logiche. Nella prima teorizzazione freudiana (I topica) 3 diverse
modalit di funzionamento dei processi psichici: sistema psichico inconscio, costituito da
contenuti mentali non presenti alla coscienza premono per accedere alla coscienza, forze
contrarie glielo vietano; cos si esprimono tramite derivati: sogni, lapsus, associazioni, ecc.;
sistema psichico preconscio, costituito da contenuti mentali non presenti alla coscienza che
possono tuttavia essere facilmente resi consapevoli; sistema psichico conscio, costituito da
contenuti mentali accompagnati dalla consapevolezza. Questa prima teorizzazione
freudiana, il punto di vista topico, utilizza una metafora spaziale nel descrivere la psiche
come distinta in pi luoghi.
Il punto di vista dinamico, invece, considera la psiche dalla prospettiva delle forze che si
esprimono in essa e dei conflitti esistenti tra loro: pulsioni e difese operanti contro esse. Un
terzo punto di vista economico concerne lintensit, la quantit delle forze psichiche in
gioco; per tracciare la linea di demarcazione tra normalit e patologia, decisiva la quantit
relativa delle forze, tra le quali non sussiste differenza qualitativa. Il punto di vista
strutturale (II topica) testimonia la capacit di rappresentare visivamente i propri concetti,
in questo caso la struttura dellapparato psichico come composta di 3 istanze: lEs,
completamente inconscio il serbatotio di tutte le pulsioni (tali contenuti pulsionali sono in
parte ereditari e innati, in parte rimossi e acuisiti); lIo il mediatore tra Es, Super-io, realt
esterna e realt interna, svolge funzioni coscienti attinenti al pensiero vigile e funzioni
difensive inconsce; il Super-io, in buona parte inconscio, svolge un ruolo di giudice-censore
nei confronti dellIo e funzioni di coscienza morale, autosservazione, formazione di ideali, si
costituisce per interiorizzazione delle richieste e dei divieti dei genitori e proiezione delle
pulsioni.
La psicoanalisi ha effettuato uno spostamento dalla vita psichica adulta allinfanzia, con la
scoperta della sessualit infantile e del complesso edipico. Durante linfanzia le attivit
sessuali, lungi dal limitarsi ad eventi traumatici quali le seduzioni, costituiscono una parte
normale della vita psichica. Mentre la sessualit delladulto normale caratterizzata
prevalentemente da pulsioni e mete genitali, quella infantile bisessuale, perversa e
polimorfa, poich include impulsi sado-masochistici, orali, anali, uretrali, voyeuristici ed
esibizionistici, e sensazioni legate alla pelle, udito e odorato.
La pulsione sessuale si sviluppa dallinfanzia alladolescenza: le pulsioni parziali per Freud
originano in periodi differenti della vita. Definita libido lespressione psichica dellenergia
sessuale, sono descritte le fasi dello sviluppo libidico. Ogni pulsione ha una fonte, una meta,
un oggetto: la fonte la zona erogena; la meta la scarica della tensione sessuale;
loggetto appropriato a procurare soddisfacimento. Il primo bisogno alimentarsi, per cui
la pulsione orale la prima a destarsi e la bocca la prima zona erogena; succhiare al seno
la partenza della vita sessuale, il modello di ogni soddisfacimento sessuale; per il primo
anno e mezzo, la fase orale, bocca, labbra e lingua sono zone erogene, nel senso che
desideri e gratificazioni sono orali. Il primato orale cede il passo al primato orale allorch il
bambino comincia a sviluppare il controllo degli sfinteri: nella fase anale, che si estende per
lanno e mezzo successivo al periodo orale, lano la localizzazione pi importante dei
desideri e gratificazioni sessuali; lespulsione delle feci e la loro ritenzione, insieme alle feci,
diventano il centro dellesperienza sessuale e degli interessi. Fra i 3 e i 6 anni di et, nella
fase fallica, non si ha una chiara percezione della differenza dei sessi; viene chiamata fallica
perch il pene loggetto di interesse: il maschio immagina il pene come lunico organo
sessuale esistente; per la bambina la zona erogena la clitoride, analoga al pene. Solo nella
pubert, nella fase genitale, i sessi vengono differenziati. Tra la fase fallica e quella genitale
Freud interpone una fase di latenza (6-11 anni), caratterizzata da un apparente
assopimento degli interessi sessuali. Freud parla di organizzazione della libido nelle diverse
fasi e con ci egli non intende soltanto che una pulsione prevale in ciascuna delle fasi, ma
anche che quella determinata pulsione si associa a mete e oggetti.
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La libido evolve dalla fase orale a quella anale e fallica (pregenitali) per arrivare infine alla
fase genitale; tuttavia frustrazioni ed esperienze insoddisfacenti possono condurre al
fenomeno che Freud chiama fissazione: una parte della libido rimane fissata allo stadio
pregenitale e associata quindi a mete e oggetti propri di quella fase. Quando ci accade,
lorganizzazione della fase genitale debole e poco solida, cosicch facile che si verifichi la
regressione a una fase antecedente, cio al punto di fissazione. Nella concezione di Freud
questo ritorno allorganizzazione propria di una fase pregenitale il fattore determinante
della nevrosi adulta.
Nella fase fallica, verso il terzo anno di vita, la nascita di quel fondamentale evento psichico
che il complesso edipico, cio quellinsieme di sentimenti amorosi e ostili che il bambino
sperimenta verso i genitori: il maschietto comincia a desiderare come oggetto la madre, la
persona che sempre stata per lui fonte di benessere, piacere. Egli diventa consapevole
della relazione sessuale tra i genitori, e il desiderio per la madre desta in lui una violenta
gelosia, verso il padre, dalla quale portato a odiarlo e a desiderarne la morte: come Edipo
egli desidera uccidere il padre, possedere la madre. Questi desideri entrano per in conflitto
con la paura e anche con lamore che egli sente per il padre; la paura fondamentale quella
di venire castrato dal padre come punizione dei propri desideri. Soprattutto langoscia di
castrazione spinge il bambino a rimuovere i desideri verso la madre e lodio verso il padre.
Il complesso edipico un momento di svolta: in connessione con esso, secondo Freud, che
si verifica la rimozione e, come difesa contro le angosce edipiche, avviene quella regressione
a fasi pregenitali. Tutti i bamibini in questo momento attraversano una nevrosi, la nevrosi
infantile, e sviluppano difese che conducono al formarsi di fobie e altri sintomi.
Per quanto riguarda le pulsioni fondamentali della vita psichica, in ogni uomo operano 2 tipi
di pulsioni: pulsione di vita (Eros), comprendente libido e pulsione di autoconservazione, e
pulsione di morte (Thanatos), che si manifesta in tendenze auto ed eterodistruttive. Leterna
lotta tra Eros e Thanatos fonte di ambivalenza, angoscia, sentimento di colpa. Queste 2
pulsioni, pur in conflitto, operano tuttavia anche fuse insieme: quando il questo impasto
predomina la pulsione di morte, si producono il sadismo e il masochismo; quando invece
predomina la pulsione di vita, laggressivit al servizio delle forze della vita e diventa
egosintonica, vale a dire al servizio dellIo.

La pulsione distruttiva attraversa gli stessi passaggi descritti per la libido. Il


lattante pu cos esprimere impulsi attraverso unattivit orale quale quella del
voler mordere; nella fase anale, si esprime con desideri di espellere, bruciare o
avvelenare con le feci, mentre nella fase fallica il pene usato come arma di
distruzione, come nei desideri di fare a pezzi, penetrare, lacerare. Nel corso della
sua ricerca psicoanalitica sullo sviluppo diacronico della mente umana, Sigmund Freud articol il
tema dello "sviluppo psicosessuale" e dei correlati processi della Libido in cinque fasi.
L'importanza di questa nuova concezione risedette soprattutto nel non identificare pi la sessualit
con la mera attivit genitale dell'individuo adulto, ma nello scoprire l'esistenza di una sessualit
infantile, che si manifesta secondo le caratteristiche peculiari delle evoluzioni dei processi
pulsionali della Libido.
Freud definisce il bambino un "perverso polimorfo"; il bambino in tal senso perverso in quanto
ricerca il piacere senza alcuna finalit riproduttiva ( importante notare come questa perversione
non abbia alcuna valenza morale negativa). , inoltre, polimorfo, poich ricerca il piacere attraverso
vari organi e tramite diverse zone erogene, e riceve gratificazione edonistica sia dal contatto col
padre che con la madre. Il bambino facilitato in questo dall'assenza di un Super Io e
dell'imposizione morale prodotta dall'educazione. Freud suddivise lo sviluppo psicosessuale del
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bambino in cinque fasi successive; tale modello divenuto oggetto, nel corso dell'evoluzione del
pensiero psicodinamico, delle pi svariate integrazioni, modifiche e critiche.

Il significato e funzione del sogno


La conoscenza dellinconscio si pu ottenere mediante linterpretazione di sogni, che sono la
forma assunta dallattivit psichica inconscia durante il sonno. Ci che si ricorda il
contenuto onirico manifesto. Ci che produce il sogno il contenuto onirico latente,
costituito da desideri inconsci. Il significato reale del sogno non corrisponde al significato del
sogno manifesto. Il processo che produce la trasformazione del contenuto latente nel
contenuto manifesto il lavoro onirico. Il fattore responsabile della deformazione e dei
travestimenti del contenuto onirico latente la censura onirica, funzione psichica che
impedisce a desideri inconsci laccesso alla coscienza. I sogni rappresentano una delle
manifestazioni del ritorno del rimosso, allo stesso modo dei sintomi nevrotici. Se nel sogno
gli elementi rimossi affiorano, ci dovuto al fatto che la censura meno severa della
rimozione diurna.
Le operazioni psichiche inconsce nel lavoro onirico sono principalmente: elaborazione
primaria, che comprende drammatizzazione (per cui i pensieri sono trasformati in immagini
visive), spostamento (tendenza a trasferire laccento, intensit, importanza emotiva di
determinati elementi ad altri elementi, in modo da eludere la censura), condensazione
(pensieri latenti sono rappresentati da un elemento del contenuto manifesto, che combina in
ununica rappresentazione diversi elementi aventi aspetti in comune), dispersione (contrario
della condensazione; a una persona, oggetto o situazione del contenuto latente
corrispondano pi elementi del contenuto manifesto i quali rappresentano diverse
caratteristiche dellunico elemento latente), simbolizzazione (quando un elemento rimosso
del contenuto latente rappresentato da qualche altro elemento concreto nel sogno
manifesto, questultimo elemento un simbolo; lelemento rimosso il simbolizzato), e
inoltre elaborazione secondaria (rimaneggiamento del sogno per cui si eliminano apparenti
assurdit, contraddizioni, inoerenze, per presentarlo in forma logica e coerente,
eventualmente mediante aggiunte).
Per quanto riguarda il materialecon il quale viene costruito il sogno, occorre distinguere tra
materiale attuale o relativamente recente e materiale infantile. Bench il sogno evochi
situazioni diverse da quelle della veglia, i singoli elementi concreti, che formano la scena
manifesta del sogno, frequentemente riproducono ricordi, frammenti di eventi reali,
situazioni vissute nel giorno prima, nel passato recente, nel passato remoto: si tratta di
resti diurni, residui cio dellattivit allo stato di veglia. Altri elementi che possono comparire
in un sogno sono gli stimoli sensoriali. I resti diurni e gli stimoli sensoriali contribuiscono a
costruire il sogno, sono anzi indispensabili, tuttavia non lo spiegano: in termini pi precisi
essi vengono utilizzati dal sogno per realizzare finalit proprie specifiche. Il sogno viene
determinato dai desideri del soggetto e ne costituisce una realizzazione, bench in forma
allucinatoria, deformata. Si pu trattare del desiderio di dormire; di desideri rimasti
inappagati durante la veglia; di desideri recenti, ma che sono stati rimossi, cio respinti
nellinconscio; e, i pi essenziali per la formazione del sogno, di desideri rimossi di origine
remota, infantile, appartenenti allinconscio. Questi ultimi, caratteristici della prima infanzia,
sono desideri libidici, aggressivi, perversi, con fini orali, anali, uretrali, fallici, e possono
essere di tipo sadico, masochistico, omosessuale, esibizionistico, voyeuristico.
Per Freud il sogno costituisce la realizzazione allucinatoria e deformata di un desiderio
infantile rimosso. Uneccezione a questa tesi rappresentata dai sogni dei bambini e dai
cosiddetti sogni di tipo infantile negli adulti, da quelli in cui cio la censura non agisce,
poich i desideri che cercano soddisfazione (es. bere, mangiare, ecc.) non appaiono
incompatibili con le difese del soggetto; quindi in tali casi i desideri possono esprimersi
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direttamente senza che si manifesti la dualit di contenuto manifesto e contenuto latente;


perci i 2 contenuti tendono a coincidere.
Riguardo alla funzione del sogno Freud afferma che esso un custode del sonno: infatti,
fornendo ai desideri inconsci unespressione sotto forma di appagamento allucinatorio,
mascherata per non turbare la censura, il sogno permette la continuazione del sonno e
pertanto costituisce un compromesso tra il desiderio di dormire e le tendenze rimosse.
Viceversa i sogni di angoscia e i sogni che determinano il risveglio, come ad esempio gli
incubi, indicano che venuta meno la loro funzione specifica, e ci accade quando
insufficiente il mascheramento dei desideri inconsci oppure quando questi ultimi irrompono
troppo violentemente nella coscienza.
solo con la combinazione di 2 distinte tecniche, analisi simbolica e associazioni libere, che
si pu raggiungere il significato inconscio dei sogni. Nella seduta analitica, in pratica, per
associazioni al sogno si intendono non solo, in senso stretto, le associazioni alle singole parti
del sogno, ma anche, in senso pi ampio, ci che il paziente riferisce nella seduta, prima e
dopo il racconto del sogno. Le associazioni libere sono la regola data al paziente, la loro
applicazione ai sogni rappresenta solo un caso particolare; lanalisi di lapsus, atti mancati,
sogni ad occhi aperti, comportamenti diversi, sono alcuni tra gli altri metodi usati.
Psicopatologia della vita quotidiana: atti mancati
Gli atti mancati sono lapsus verbali, di lettura e scrittura; dimenticanze di nomi, parole,
fatti, propositi, progetti; sbadataggini; errori di linguaggio, memoria e azione;
comportamenti riscontrabili in soggetti normali quanto in soggetti nevrotici; considerati non
intenzionali, privi di significato. I metodi dellindagine psicoanalitca consentono di scorgere
dietro ad ognuno di essi un significato. Le dimenticanze sono semplici da comprendere: si
tratta sempre della spiacevolezza intrinseca per lIo delle situazioni evocate da nomi, parole
o fatti oppure perch questi ricordano indirettamente al soggetto, per via associativa,
situazioni spiacevoli; in ogni caso tali elementi sono stati oggetto di rimozione, anche se
momentaneamente; nelle dimenticanze la rimozione svolge il ruolo principale.
Un atto mancato pi complesso il lapsus verbale, che generalmente consiste nella
sostituzione della parola che si intendeva pronunciare con unaltra estranea al contesto, per
cui il senso ne risulta stravolto; il discorso appare mancato, inadeguato ai suoi obiettivi. Con
la psicoanalisi si scoperto che tale situazione si determina a causa dellintervento di
unintenzione estranea a quella che da sola doveva esplicitamente comparire. Nei lapsus
possono esprimersi tendenze e pensieri che la coscienza respinge pi o meno intensamente;
possono essere rimossi, nel qual caso si tratta di pensieri propriamente consci, non
riconosciuti come propri dal soggetto che li esprime; ma pu anche trattarsi di pensieri che,
sia pure inizialmente non accettati, possono essere meno lontani dalla coscienza e quindi
venire riconosciuti in un secondo momento.
Ritornando ai contenuti, si pu dire che gli atti mancati in genere e i lapsus tra di essi sono
mancati solo per quanto concerne il risultato esplicito, che poi stato impedito o
disturbato: infatti su un altro piano, della tendenza latente, che cerca di appagarsi e
esprimersi, si pu parlare di atto riuscito.
Al di l delle differenze osservabili tra gli atti mancati pi disparati, Freud ha dimostrato
come non solo essi non siano dovuti al caso, ma come anzi siano il risultato di processi
causali. Egli ha inoltre dimostrato che distrazione, disattenzione, fretta, affaticamento, ecc.,
sono tutte le condizioni che tuttal pi facilitano il verificarsi di un atto mancato, non
produrlo. Il ruolo principale viene sempre svolto da processi inconsci.
Oltre ad analogie con i sogni, gli atti mancati presentano analogie anche con i sintomi
nevrotici: il soggetto si difende da determinate tendenze inconsce, poich le vive come
spiacevoli, ma al tempo stesso trova un modo, pure indiretto, di appagarle.
Motto di spirito
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Freud intese il motto di spirito come un atto creativo liberatorio ed il piacere che ne
consegue testimoniato dal riso. Allo scopo di decifrare il motto di spirito, Freud si pone
nello stesso atteggiamento assunto nei confronti del sogno: come il sogno presenta una
facciata esterna (contenuto manifesto), con cui occulta quella interna (contenuto latente), il
motto di spirito possiede un significato originario mascherato dal gioco di parole. I motti di
spirito comprendono lo spirito di parola e lo spirito di pensiero: in entrambi il senso
originario viene modificato dalla tecnica linguistica fino ad assumere una forma allusiva,
ambigua e spiritosa; ma nel primo la tecnica principale consiste nella distorsione di senso
allinterno delle singole unit lessicali, nel secondo loperazione agisce sulla struttura
concettuale di una o pi frasi.
Le tecniche proprie dello spirito di parole o verbale: a) condensazione accompagnata dalla
formazione di un sostituto ottenuto creando una parola composta nuova ed originale; b)
condensazione con alterazione della forma espressiva; c) doppio senso reale e gioco di
parole. In questo caso non si crea una parola come in (a) e neppure la parola modificata
come in (b); il doppio senso reale deriva dallambiguit espressiva della parola che assume,
grazie alla sua posizione, significati diversi.
La caratteristica comune a queste 3 tecniche la condensazione.
Le tecniche dello spirito di pensiero, o spirito concettuale, sono: a) deviazione dal pensiero
normale che comprende tutte le trasformazioni del pensiero, dallo spostamento verso
concetti marginali, al non-senso, allassurdit, agli errori di ragionamento; b) unificazione,
che consiste nella creazione di originali unit di pensiero, nella relazione di idee solitamente
separate tra loro e nellassociazione di concetti opposti; c) rappresentazione per opposti; d)
esagerazione; e) rappresentazione indiretta attraverso correlazioni, analogie, allusioni,
omissioni.
Le diverse tecniche del motto di spirito qui riassunte indicano i vari procedimenti attraverso i
quali la battuta arguta devia dal pensiero normale operando distorsioni di senso, nel caso
dello spirito di parole, nelle singole unit lessicali e nel caso dello spirito di pensiero sulla
struttura e sulla formulazione concettuale della frase.
Condensazione e spostamento sono i cardini del motto di spirito, cos come lo sono nella
dinamica del sogno; in entrambi i casi la loro azione (deformare il linguaggio ed il pensiero
razionale) svela che un significato nascosto approfitta per emergere di strategie
comunicative.
Freud individu 2 generi di motto di spirito: ingenuo e tendenzioso. Nel primo il piacere
deriverebbe dalla veste arguta della battuta, dalla sua struttura, dalla sua tecnica
espressiva; nello spirito tendenzioso, comprendente motti osceni, cinici e scettici, attraverso
la facciata arguta si offre soddisfazione a desideri pi sostanziali altrimenti censurati. I motti
tendenziosi ed innocenti condividono lobiettivo che ritornare al mondo infantile, luogo in
cui per eccellenza consentita lespresione, essendo il bambino affrancato dal giogo della
critica razionale e delle coercizioni del Super-io.
Il sogno cerca in maniera allucinatoria di soddisfare bisogni vitali dellindividuo
consentendogli di dormire: esso un prodotto mentale asociale che non si propone alcuna
comunicazione con laltro. Il motto di spirito, al contrario, la pi sociale di tutte le funzioni
mentali che mirano ad ottenere una certa quota di piacere. La condensazione onirica
richiede un lavoro di scavo interpretativo; quella del motto di spirito ricchezza di
comunicazione, densit espressiva subito condivisa dallascoltatore.
Un altro elemento di distinzione dal sogno dato dalla diversa funzione dellinconscio nei 2
processi psichici: nel motto un pensiero preconscio viene immerso solo momentaneamente
nellinconscio per essere dopo espresso, seppure in maniera camuffata, in termini
comunicativi, razionali; nel sogno, invece, il desiderio rimosso viene mascherato in maniera
massiccia, dando luogo a immagini deformate, assurde.
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Tra le caratteristiche del motto di spirito, la dimensione sociale merita di essere analizzata
nella sua dinamica che coinvolge almeno 3 persone: 1) la persona che crea il motto; 2)
quella alla quale esso viene raccontato e di cui la prima deve guadagnarsi lassenso; 3) la
persona o le persone o le istituzioni che sono oggetto, cio vittime, del motto. Affinch il
motto di spirito raggiunga il suo obiettivo occorre che la prima e la seconda persona abbiano
in comune desideri e relative inibizioni. La dinamica psichica e relazionale del motto ingenuo
riguarda solo la prima e la seconda persona: per natura inoffensivo, non pu avere
lintenzione di ferire o attaccare qualcuno o qualcosa.
Lo scoppio del riso, elemento fondamentale per la riuscita del motto stesso, deriva dunque
da una liberazione di energia psichica espressa per via fisiologica; attraverso il riso chi crea
la bvattuta pu amplificare il suo piaceree ridere di rimbalzo osservando leffetto prodotto
nellascoltatore. I 2 principali obiettivi cui tende il motto di spirito, il risparmio di energia
psichica e la riattivazione della vita infantile, la quale pu essere considerata sede per
eccellenza del risparmio totale: risparmio sulle inibizioni e risparmio sulle facolt logicocritiche delladulto.
Significato dei sintomi
Sogni, atti macati, battute di spirito presentano in comune col sintomo nevrotico la
caratteristica di essere formazioni di compromesso, espressioni di conflitto psichico,
manifestazioni attraverso le quali si esprimono contemporaneamente dei desideri rimossi,
delle istanze difensive. Anche i sintomi nevrotici, nonostante quello che frequentemente
appare, il loro carattere assurdo e incongruente, rivelano unintenzione, un significato
nascosti.
Freud ha notato come il sintomo nevrotico abbia unanalogia con il sogno manifesto; anche
il processo di formazione del sintomo molto simile a quello che si osserva nel lavoro
onirico: entrano anche qui in gioco processi di condensazione, spostamento,
simbolizzazione. Anche nel caso del sintomo, si tratta dei fatto che un desiderio inconscio
alla ricerca di un appagamento, ma incontra lostacolo dellIo che se ne difende, perch
sente come un pericolo la possibilit che tale desiderio trovi la maniera di esprimersi,
realizzarsi. Il risultato di tale conflitto consiste nel fatto che i desideri inconsci, che malgrado
tutto riescono a superare le difese dellIo, raggiungono soltanto una forma di
soddisfacimento sostitutiva mascherata. Inoltre, pur soddisfacendo i desideri inconsci entro
certi limiti, il sintomo rappresenta al tempo stesso un inconscio ripudio di tali desideri.
Da qui nasce il concetto di utile primario della malattia: Freud ritiene che esso consista
nellabolizione o diminuzione dellangoscia, della paura o senso di colpa che verrebbero
avvertiti, se i desideri irrompessero nella coscienza. Freud ha rilevato anche lesistenza di un
utile secondario: una volta che si formato un sintomo, lIo pu scoprire che esso porta con
s alcuni vantaggi, che possono indurre a legarsi alla malattia. Ci pu essere espresso in
forma efficace, anche se il riferimento un po paradossale, dalla constatazione che: i
vantaggi secondari derivano dai riflessi sociali della malattia; possono consistere nel ricavare
attenzioni, cure, premure; essere esonerati, sia pure temporaneamente, da impegni,
responsabilit; nellesprimere valenze extrapunitive, vendicative (sovraccarico di
responsabilit, di lavoro, fastidi, doveri assistenziali, ecc. per le persone care); attuare una
pratica di vita autopunitiva. Lutile secondario, pur non essendo origine del sintomo, lo
consolida e lo stabilizza.
La tesi sostenuta da Freud che non c una linea netta di demarcazione fra normalit e
anormalit; i conflitti sono gli stessi, ma nei nevrotici sono pi intensi. Le differenze sono di
quantit e non di qualit.
Il significato e funzione del transfert
Freud si rese conto che nelle sedute condotte secondo il metodo delle libere associazioni,
mentre era impegnato nellanalisi di esperienze passate, ricordi rimossi e resistenze, i
pazienti perdevano spesso ogni interesse per il passato per rivolgerlo a lui, nel momento
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presente quindi, e tendevano a manifestargli determinati sentimenti e a comportarsi con lui


come se si trattasse di qualcun altro. Era entrato in gioco il transfert. Aspetti fondamentali
del transfert: 1) la ripetizione del passato nel presente (questa coazione a ripetere il
modo del paziente di ricordare) e 2) traferimento sullanalista di una figura interna,
proveniente dal mondo interno del paziente.
Il transfert consiste nella riattivazione di immagini e rappresentazioni di tali esperienze, cio
dei modi fantastici in cui esse sono state vissute emozionalmente dal soggetto; non si tratta
quindi di ripetizioni letterali, ma di equivalenti simbolici e deformati di tali vissuti. Quanto al
secondo aspetto, strettamente legato al primo, Freud afferma che, quando un investimenti
libidico infantile rimasto parzialmente insoddisfatto, il soggetto costretto ad
avvicinarsi con rappresentazioni libidiche anticipatorie ad ogni nuova persona che incontra.
Questa imago, che viene trasferita sullanalista, non rispecchia le caratteristiche reali ad
esempio dei genitori, bens riflette il modo in cui tali figure sono state percepite, vissute,
desiderate, temute: il soggetto ha costruito, nel corso del suo sviluppo, modelli, relazioni
intrattenute con le persone affettivamente pi importanti, in particolare con i genitori, che in
origine sono state introiettate, ma contemporaneamente sono state distorte dalla proiezione
degli impulsi (quanto pi patologiche sono le caratteristiche di un individuo, tanto pi le
figure interne risultano lontane dalle figure reali).
Il transfert ha il carattere di atemporalit: di conseguenza tratta il passato come se fosse
unesperienza attuale, vigente nel momento immediato. In sintesi, poich le relazioni
oggettuali dellindividuo hanno avuto una storia lunga nella quale le figure genitoriali sono
state sia introiettate che distorte, sono le figure fantasmatiche risultanti, appartenenti al
mondo interno e al passato, che vengono proiettate sullanalista, e che quindi formano la
base del transfert. Se il transfert, che si incontrava nella cura, consisteva nella ripetizione
del passato anzich nel ricordare il passato, si pu comprendere perch agli inizi egli lo
considerasse uno dei principali ostacoli alla terapia: esso veniva ritenuto una delle
manifestazioni della resistenza allanalisi, in quanto appunto si opponeva alla rievocazione
del rimosso infantile.
Tuttavia non era questo lunico modo in cui Freud considerava il transfert;
contemporaneamente egli andava sviluppando un altro punto di vista: infatti, essendo per il
soggetto e lanalista un modo privilegiato di cogliere elementi del conflitto infantile, il
transfert cominci ad essere considerato il terreno dove la problematica personale viene
vissuta o in cui egli si trova posto davanti allesistenza, alla permanenza e forza dei desideri
e dei fantasmi inconsci. Il transfert viene per cos dire evocato per essere risolto proprio
mentre presente.
La soluzione del conflitto transferale implica la simultanea soluzione del conflitto infantile del
quale una nuova edizione. La malattia del paziente non va trattata come una faccenda del
passato, ma come una forza che agisce nel presente. Gli elementi della malattia vengono ad
uno ad uno condotti entro lorizzonte e il campo di azione della cura.
In questa prospettiva lanalisi si trasformata gradualmente, ma anche radicalmente: il suo
obiettivo oggi non consiste pi nella rievocazione dei ricordi infantili rimossi, nella
ricostruzione del passato; essa piuttosto orientata a raggiungere modificazioni strutturali
nella personalit; il superamento della rimozione non pi considerato la causa dei
progressi verso la guarigione, ma una conseguenza delle modificazioni strutturali. Freud
distingue 2 tipi di transfert: positivo, nel quale il paziente trasferisce sullanalisi sentimenti
teneri, e negativo, in cui vengono proiettati sentimenti ostili; i termini positivo e negativo
caratterizzano la natura degli affetti trasferiti.
Il transfert manifestazione della coazione a ripetere, una forma di rapporto che il nevrotico
instaura; si tratta anzi di una costante psichica universale che lanalisi consente di scoprire,
isolare. La situazione analitica permette levoluzione del transfert: se da una parte lanalisi
consente di mettere in evidenza i fenomeni di transfert, dallaltra parte si pu dire che la
situazione analitica la meno transferenziale di tutte le situazioni. Questa affermazione
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diventa comprensibile non appena si tenga conto del fatto che lanalista, quando formula
uninterpretazione del transfert del paziente, in quel momento sta rettificando lequivoco
transferenziale e contribuisce, col progredire dellanalisi, alla risoluzione del transfert.
Siamo qui insensibilmente passati dal comportamento del paziente, quale si manifesta nel
transfert, al comportamento dellanalista, laltro polo della relazione analitica, quale si
traduce nel lavoro interpretativo.
Linterpretazione e la natira della sua azione terapeutica
Lo strumento principale nella terapia psicoanalitica linterpretazione di transfert. Lanalisi
della relazione di transfert, come interpretazione mutativa, produce modificazioni nella
personalit del paziente. Linterpretazione di transfert la sola interpretazione mutativa,
essendo lunica che spezza il circolo vizioso del nevrotico.
Quando lanalista interpreta il transfert, il paziente diventa in un primo momento
consapevole del fatto che i suoi impulsi sono diretti verso lanalista, ma poi si rende conto
che gli impulsi sono diretti verso un oggetto arcaico fantastico e non verso un oggetto reale,
si rende conto di aver proiettato loggetto interno sulloggetto reale esterno (lanalista), che
trasformato in un oggetto fantastico. Il paziente messo in grado di fare lesame di realt,
di distinguere confrontandoli loggetto fantastico proiettato e quello reale. In analisi il
paziente fa la ripetuta esperienza che i suoi processi di transfert non trovano complicit
nellanalista, che non agisce i ruoli su di lui proiettati dal paziente, ma si limita ad
interpretarli, fare comunicazioni su di essi; ricerca la verit.
Il valore mutativo dellinterpretazione di transfert nel fatto che lanalista spezza il circolo
vizioso nevrotico del paziente, consentendogli di confrontare loggetto fantastico arcaico
proiettato e quello reale esterno. La proiezione possibile se lanalista non si pone come
oggetto reale per il paziente. Ecco perch paradossalmente, perch il paziente distingua tra
realt e fantasia, occorre nascondergli la realt dellanalista.
Linterpretazione mutativa, emozionalmente immediata, diretta al punto durgenza, cio
nel momento in cui attivo limpulso suscettibile di interpretazione mutativa. Impulsi e
ansie possono venire interpretati mentre si manifestano. Poich il momento durgenza si
verifica quasi sempre nel transfert, quando limpulso diretto verso lanalista, ne consegue
che soltanto nel contesto transferenziale il paziente pu prendere coscienza della distinzione
tra loggetto fantastico e loggetto reale (lanalista).
Recentemente lo strumento principale divenuto linterpretazione del transfert. Le
resistenze vengono individuate come parte di un conflitto psichico i cui 2 termini (pulsioni e
difese) sono inconsci; poich le resistenze si manifestano prevalentemente nel transfert,
esse vengono analizzate appunto nel transfert. Cos linterpretazione si andata sempre pi
caratterizzando come lanalisi dei 2 poli inconsci del conflitto attraverso la loro
attualizzazione nella nevrosi di transfert. Ogni paziente si difende nel transfert da impulsi,
angosce e sentimenti di colpa allo stesso modo in cui se ne difendeva nelle sue originarie
relazioni infantili.
Utilizzazione del controtransfert nel lavoro interpretativo
Quanto detto consente di capire come la situazione analitica si caratterizzi principalmente
come relazione tra 2 persone, dove si verifica unazione reciproca. Da una parte il paziente
manifesta il suo transfert; dallaltra lanalista, per comprendere e interpretare il transfert del
paziente, utilizza il controtransfert, cio la risposta al transfert del paziente. Nellevoluzione
della tecnica analitica il controtransfert ha attraversato le stesse vicende del transfert:
mentre inizialmente veniva considerato un grosso ostacolo, una notevole interferenza per
lanalisi, oggi ritenuto uno strumento prezioso e indispensabile. In realt, dal versante
dellanalista possono s sorgere delle interferenze, ma, se si manifestano, queste vanno
attribuite non al controtransfert, bens alla possibilit che lanalista, nonostante lanalisi cui
si sottoposto, abbia ancora in se stesso residui di conflitti nevrotici irrisolti, che si prestano
a trasferirsi sul paziente. In altri termini, ci che pu costituire uninterferenza allanalisi il
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transfert dellanalista, cio la proiezione (inconsapevole) di propri conflitti personali sul


paziente.
Immaginando una situazione ideale nella quale non esiste un transfert dellanalista, ci che
egli sente, prova, nella seduta analitica, controtransfert, cio la sua risposta al transfert. I
vissuti interni dellanalista provengono dal suo interno, ma vengono attivati dalle proiezioni
del paziente in analisi. Per diventare sensibile alle caratteristiche di tali proiezioni, lanalista
ascolta le comunicazioni del paziente ponendosi in una condizione di attenzione liberamente
fluttuante; in tal modo lanalista in grado di dividere il suo Io in una parte emozionale,
sperimentante, che vive le esperienze emotive in profondo, e una parte razionale,
osservante, che analizza le esperienze vissute dalla prima.
In altre parole egli deve avere la migliore conoscenza del proprio inconscio.
Il controtransfert quindi il risultato 1) della ricettivit dellanalista ai sentimenti trasferiti su
di lui dal paziente, e 2) del suo contatto con i processi inconsci che dentro di lui si originano
dalla sua ricettivit.
Inoltre necessario che lanalista si osservi internamente per domandarsi se questa
intuizione sia valida, se cio sia una risposta nei termini di quanto il paziente gli stia
comunicando, o se invece non stia mettendo del proprio nel paziente (transfert
dellanalista). Questa auto-osservazione pu condurre lanalista ad una comprensione molto
pi profonda di se stesso, del paziente e della natura della concreta relazione attuale.
La psicoanalisi come metodo scientifico
La psicoanalisi al tempo stesso attivit terapeutica e attivit di ricerca in senso stretto. In
questo senso oggetto di studio della psicoanalisi costituito dalle relazioni oggettuali
inconsce. Il metodo utilizzato per tale studio unico, caratteristico della sola psicoanalisi,
poich lo strumento di osservazione la mente analizzata dello psicoanalista, il suo contatto
con il proprio controtransfert e la sua capacit di ragionarci intorno per poter formulare le
interpretazioni. I dati su cui opera sono costituiti dallo sviluppo del transfert, ossia dallo
sviluppo delle relazioni oggettuali inconsce lungo il corso della relazione transferenziale.
Il metodo psicoanalitico consiste nello stabilire una relazione tra 2 persone in una situazione
(setting) molto controllata e nello studiare fatti che emergono quando lanalista limita la
propria attivit alla interpretazione del transfert.
Nel metodo psicoanalitico la base di formazione delle ipotesi inconscia; lipotesi
provvisoria, che viene formulata, si manifesta sotto forma di interpretazione: mentre
lanalista osserva il transfert del paziente e il proprio controtransfert, va offrendo al paziente
unipotesi di prova relativa alla natura della relazione oggettuale che si svolge in quel
momento. Questa la sua attivit fondamentale, il suo tipo terapeutico di intervento.
Queste interpretazioni sono dunque delle ipotesi; lanalista verifica la loro validit mediante
strumenti di previsione: infatti attraverso linterpretazione egli spera di condurre una
situazione fluida di sentimento e di fantasia fino ad una struttura pi definita accessibile al
giudizio intellettuale.
Si tratta quindi di uno studio sul presente o su un presente in evoluzione. Ma il transfert
determinato dalla coazione a ripetere; esso cio ripete, attualizza nel presente esperienze
psichiche passate. Conseguentemente lanalista, sulla base di ipotesi interpretative
convalidate, relative al transfert qui-e-ora, pu fare uso della teoria della coazione a
ripetere per inferire quello che accaduto nella mente del paziente quando era un bambino
piccolo; lanalista cio in grado di ricostruire lintero arco di sviluppo, nellinfanzia, delle
relazioni oggettuali inconsce del paziente. A partire da una vasta esperienza di singoli
pazienti egli pu allora generalizzare e proporre una teoria dello sviluppo che egli ritiene
fondata sui livelli profondi della psiche.

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Poich la relazione del paziente con lanalista in gran parte una relazione di fantasia
inconscia, il transfert costituisce un mezzo indispensabile per lindagine sugli aspetti
prevalentemente interni dellesperienza.
CAPITOLO 5 I PROCESSI SENSORIALI
Alcune caratteristiche generali dei sensi
La soglia assoluta e soglia differenziale
Il nostro sistema sensoriale non perfetto; una carenza evidente legata alle
caratteristiche fisiche che uno stimolo deve possedere per essere in grado di produrre una
sensazione: se infatti lo stimolo di intensit bassa non pu essere percepito, il che vuol
dire che, per evocare unesperienza sesoriale, necessaria una certa quantit di
stimolazione. Il grado di stimolazione pu essere definito come grado di energia fisica
presente nello stimolo, mentre il minimo di energia fisica necessaria per attivare un certo
sistema sensoriale viene detta soglia assoluta.
I tipi di soglia sono 2: la soglia assoluta e soglia differenziale. La soglia assoluta equivale
alla pi piccola quantit di stimolazione in grado di essere percepita e pu essere
deteminata in 3 modi:
1) Metodo del punto centrale. Il soggetto sottoposto alla prova ha la possibilit di
regolare da s lintensit dello stimolo
2) Il metodo costante. Al soggetto vengono presentati stimoli di intensit diversa in
ordine casuale.
3) Metodo dei limiti. Si presenta al soggetto stimolo facilmente percepibile poi via via
dintensit sempre pi debole fino al primo degli stimoli non percepiti (serie decrescente).
Laltro tipo di soglia la soglia differenziale. La soglia differenziale la pi piccola differenza
dintensit percepibile tra stimoli. Per determinarla si presenta uno stimolo fisso accoppiato
di volta in volta a stimolo di differente intensit e si domanda se lo stimolo variabile
inferiore, uguale o superiore a quello fisso. Lultimo stimolo percepito come diverso
rappresenta la soglia differenziale del soggetto. Gi allinizio dellottocento Weber formul
una legge sul rapporto costante delle soglie differenziali:
I/I=K
dove I = quantit di cambiamento richiesto nellintensit dello stimolo
I = intensit dello stimolo
K = costante
Secondo la legge di Weber quindi, il rapporto tra la soglia differenziale e il valore iniziale
dello stimolo una costante.
Ladattamento sensoriale
Ladattamento sensoriale consiste nella riduzione della risposta del recettore e quindi nel
calo della sesibilit quando lo stimolo perdura invariato nel tempo e, viceversa,
nellincremento di sensibilit dopo ridotta od assente stimolazione. Questo fenomeno
legato allesaurimento o alla disponibilit aumentata del mediatore chimico del recettore e
produce variazioni ampie di efficienza, nel recepire stimoli.
Esso particolarmente evidente e noto da antica data per quanto riguarda lolfatto e la
vista, ma fenomeno comune a tutti i sensi. Tuttavia per alcuni recettori landamento allo
stimolo estremamente celere. In sostanza il recettore cessa quasi istantaneamente di
trasmettere un segnale se lo stimolo perdura costante. Il segnale in tal caso partito
allinizio dello stimolo, perch il recettore ha reagito al salto fra la stimolazione nulla e quella
di intensit X, ma cessa di reagire in mancanza di variazioni. Appartengono alla categoria
dei recettori ad adattamento molto rapido i recettori del tatto e dellolfatto in particolare.
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Grazie a questo possiamo sopportare meglio, per esempio, il peso di certi capi
dabbigliamento o gli anelli etc., oppure possiamo stare a lungo in ambienti pieni di odori
senza essere troppo disturbati. Possiamo per sentire gli odori di nuovo se inspiriamo ed
espiriamo rapidamente in modo da variare la stimolazione olfattiva oppure torniamo a
sentire camminando le scarpe strette, il peso di certi abiti muovendoci. quasi inesistente
invece ladattamento sensoriale al dolore e ci molto logico poich il dolore un segnale di
pericolo e sarebbe un grande svantaggio per la sopravvivenza se il segnale cessasse pur
continuando il pericolo che lo suscita.
Il senso visivo
Locchio
Locchio lorgano deputato a recepire stimoli visivi del mondo che ci circonda e come tale
forse il pi importanti degli organi di senso. Ha una forma pi o meno sferica con diametro
di 20 mm. e nella parte anteriore protetto dalla palpebra che impedisce in larga misura il
passaggio della luce. La parte pi esterna dellocchio la cornea, che essendo trasparente
permette alla luce di passare e colpire liride, lanello di pigmento che determina i diversi
colori degli occhi. Lo spazio compreso tra la cornea e liride riempito da una sostanza
trasparente chiamata umor acqueo. Al centro delliride vi la pupilla, un foro circolare
attraverso il quale la luce entra nel bulbo oculare.
Le variazioni del diametro della pupilla, e quindi della quantitdi luce che passa, sono
regolate da 2 gruppi di muscoli che hanno sede nelliride, i muscoli circolari che sono situati
lungo la circonferenza delliride e i muscoli radiali che si irradiano dalliride verso la pupilla.
Una contrazione dei muscoli circolari corrisponde ad una diminuzione del diametro della
pupilla, mentre una contrazione dei muscoli radiali d luogo ad un aumento del diametro
della pupilla. Va notato che le modificazioni del diametro della pupilla non sono legate
soltanto alla quantit di luce, ma possono essere causate anche da fattori emotivi.
Allinterno del bulbo oculare, proprio dietro la pupilla, vi il cristallino. Il cristallino
mantenuto nella sua posizione dai muscoli intraoculari e svolge una funzione di rifrazione dei
raggi di luce che lo attraversano. I raggi di luce che colpiscono locchio subiscono una prima
correzione attraversando la cornea che per insufficiente per vedere correttamente; si
rende indispensabile quellazione del cristallino detta accomodazione. La funzione del
cristallino proprio quella di far cadere il punto focale sempre in ununica posizione: la
retina. Quando osserviamo oggetti vicini allocchio, il cristallino si inspessisce e fornisce cos
la forte rifrazione necessaria per situare il punto focale dei raggi luminosi sulla retina.
Quando invece osserviamo oggetti lontani dallocchio, il cristallino diviene pi sottile, perch
pi debole la rifrazione necessaria per situare il punto focale sulla retina. Dopo il cristallino
la luce attraversa lumor vitreo, raggiungendo il punto focale che si trova sulla retina. La
retina la membrana interna che ricopre la parte posteriore dellocchio; in essa hanno sede
i coni e i bastoncelli che sono fotorecettori i quali assorbono la luce e la trasformano in
infromazione neurale.
La luce trasformata in informazione neurale viene poi trasmessa, attraverso le sinapsi con le
cellule dello strato intermedio e le cellule gangliari dello strato pi interno, fino al nervo
ottico. Sia i coni che i bastoncelli sono composti di 4 parti: terminazione sinaptica, nucleo
cellulare, segmento interno, segmento esterno. La luce viene assorbita dal segmento
esterno ed proprio la forma di questa parte che conferisce il nome a queste cellule.unaltra
differenza tra i coni e i bastoncelli nella loro distribuzione sulla retina; la maggior
concentrazione di coni nel centro della retina, in particolare in una zona detta fovea,
mentre i bastoncelli sono maggiormente addensati alla periferia della retina. I bastoncelli
reagiscono in condizioni di luce debole ed hanno quindi soglia bassa, sono recettori che
permettono di vedere di notte. I coni invece reagiscono in condizioni di luce forte ed hanno
quindi soglia alta.
Il sistema visivo
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La luce trasformata dai recettori in impulsi elettrici trasmessi al cervello lungo il nervo
ottico, composto da assoni provenienti dalle 2 emiretine: met degli assoni costituenti il
nervo ottico conduce limpulso dei recettori sensibili alla parte destra della retina, laltra
met conduce limpulso registrato nella parte sinistra della retina. Nel chiasma ottico gli
assoni dellemiretina sinistra dellocchio destro e quelli dellemiretina destra dellocchio
sinistro incrociandosi raggiungono laltro nervo ottico; dopo il chiasma ottico i nervi ottici
cambiano nome, diventando tratti ottici. Una lesione al nervo ottico destro causer disturbi
visivi diversi da quelli provocati dalla lesione al tratto ottico destro: la lesione del nervo
ottico destro, che conduce impulsi provenienti dalle emiretine dellocchio destro, causa la
cecit dellocchio destro; quella del tratto ottico destro, che trasmette impulsi provenienti
dalle emiretine destre degli occhi, causa la cecit di entrambi gli occhi al campo visivo
sinistro.
I tratti ottici terminano nel talamo, in particolare nei nuclei genicolati laterali, dove hanno
sede neuroni i cui assoni trasmettono informazioni alla corteccia visiva situata nei lobi
occipitali; in base ai diversi gruppi di neuroni che la popolano, stata divisa in 3 aree note
come aree 17, 18 e 19 di Brodman. Allinterno di queste aree linformazione visiva viene
ricomposta. In ogni area confluiscono le terminazioni di ogni parte della retina. Ogni piccola
parte della retina perci rappresentata contemporaneamente in precisi punti delle aree
occipitali 17, 18 e 19.
Pure i neuroni della corteccia visiva hanno un campo recettivo e di questo si sono a lungo
occupati Hubel e Wiesel, che hanno identificato 3 gruppi di cellule delle aree visive: semplici,
complesse, ipercomplesse. Le prime rappresentano un campo recettivo elissoidale suddiviso
in aree eccitatorie e inibitorie: la cellula si attiva se una data linea di luce colpisce la parte
on del suo campo recettivo e si inibisce se la linea luminosa colpisce la parte off del campo
recettivo. Le cellule complesse si differenziano da quelle semplici non per il tipo di stimolo a
cui sono sensibili, ma per le diverse propriet del campo recettivo: esse si attivano durante
il passaggio della linea luminosa nel loro campo recettivo e seguono il movimento di uno
stimolo luminoso. Le cellule ipercomplesse possono essere di ordine inferiore o superiore: le
prime reagiscono agli stessi stimoli delle cellule complesse, ma sono sensibili alla lunghezza
dello stimolo oltre che allinclinazione; le seconde si attivano in condizioni di stimolazione
simili alle cellule di ordine inferiore salvo che per lorientamento.
Percezione del colore
Mentre i coni si attivano in condizioni di luminosit alta, i bastoncelli si attivano in condizioni
di bassa luminosit. Nei 2 tipi di illuminazione ipotizzati , saranno stimolati rispettivamente
nella prima condizione (illuminazione notturna) bastoncelli e nella seconda (illuminazione
diurna) coni. Appare quindi evidente, a questo punto, che percepire o meno il colore non
dipende direttamente dal grado di luminosit presente, ma dai fotorecettori differenti
attivati in diverse condizioni di luminosit. Il motivo per cui possibile vedere i colori di
giorno ma non di notte, dipende dal fatto che solo i fotorecettori diurni (i coni) sono in grado
di percepire i colori. Descriveremo ora brevemente le 2 teorie classiche sulla percezione del
colore. La prima, nota come teoria tricromatica di Helmholtz, risale al 1867 e postula
lesistenza nella retina di 3 tipi di recettori per i colori (uno per il blu, uno per il verde, uno
per il rosso), che rileverebbero in quali proporzioni presente ognuno dei 3 colori di base e
trasmetterebbero le proporzioni al cervello che integrandole ricostruirebbe il colore
percepito.
Laltra teoria, ideata da Hering nel 1861, postula la presenza di 2 sistemi di recettori retinici,
uno per la coppia verde-rosso ed uno per quella giallo-blu (da cui il nome di teoria
dicromatica di Hering). Ogni sistema di recettori sarebbe di tipo contrapposto; ad es. il
sistema per il verde-rosso conterrebbe recettori che rispondono positivamente al rosso e
negativamente al verde, mentre altri risponderebbero negativamente al rosso e
positivamente al verde. Dopo pi di un secolo si riconosce la validit delle 2 teorie, ma per
spiegare la percezione del colore si deve far ricorso alla somma delle 2. Per quanto riguarda
i meccanismi reali che sottendono la percezione del colore, nella retina 3 diversi tipi di coni
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si differenziano per le 3 sostanze fotochimiche che contengono: tali sostanze hanno una
diversa sensibilit a differenti lunghezze donda; per cui i 3 tipi di coni possono venire
attivati da lunghezze donda diverse, ma ogni tipo risponde in maniera ottimale ad una data
lunghezza donda dello spettro.
Le informazioni provenienti dai 3 tipi di coni sono trasferite alle cellule gangliari e da l ai
nuclei genicolati laterali del talamo. I neuroni dei nuclei genicolati laterali hanno campi
recettivi predisposti alla codifica del colore. I campi recettivi di questi neuroni hanno una
disposizione del tipo centro-periferia; ci significa che possono avere il centro on attivato
dalla luce rossa e la periferia off attivata dalla luce verde.
Analoghi tipi di campi recettivi dei neuroni dei nuclei genicolati laterali si hanno per la coppia
blu-giallo.
Il senso uditivo
Lorecchio
Lorecchio divisibile in esterno, medio, interno. Lorecchio esterno costituito da padiglione
auricolare e condotto uditivo e come un imbuto incanala i suoni verso la membrana
timpanica, che separa il condotto dallorecchio medio. Lorecchio medio costituito da una
cavit, scavata nellosso temporale, che presenta sulla parete laterale la membrana del
timpano e sulla parete mediale 2 finestre ossee (finestra ovale e finestra rotonda) chiuse da
2 membranelle. Una catena articolare di ossicini (martello, incudine, staffa) collega il
timpano alla membrana della finestra ovale. La tuba di Eustachio collega lorecchio medio
alla gola, consentendo lingresso dellaria e leguagliamento della pressione atmosferica.
Leguagliamento pressorio protegge la membrana timpanica dal rischio di una rottura
conseguente a sollecitazioni violente. Simile funzione svolta da 2 muscoli (tensore del
timpano e stapedio) che regolano lo spostamento degli ossicini dellorecchio medio, agiscono
come antagonisti fra loro e quando si contraggono, allorch lo stimolo supera una soglia,
risulta una trasmissione ridotta delle vibrazioni timpaniche alla membrana della finestra
ovale con una sensazione di ottundimento sonoro. Se la funzione dellorecchio medio
quella di trasmettere vibrazioni sonore alla finestra ovale, solo dietro questultima strutture
sensoriali e neuroni sensitivi tradurranno in impulsi diretti alla corteccia gli stimoli meccanici.
Questa terza parte dellorecchio (orecchio interno o labirinto) al di l della finestra ovale e
della finestra rotonda e inserita nellosso temporale allinterno del labirinto, che accoglie
anche lapparato vestibolare che non ha nulla a che vedere con ludito. Lorgano delludito
nella parte di labirinto detta coclea, divisa da 2 membrane in scala vestibolare, dotto
cocleare, scala timpanica. Sopra la membrana basilare sono impiantate le cellule recettoriali
uditive dette cellule ciliate del Corti per le ciglia che da esse fuoriescono e che vengono
spinte verso la membrana rudimentale che le ricopre ad ogni oscillazione della membrana
basilare. Da queste cellule partono le fibre del nervo uditivo verso il corpo centrale della
coclea, al cui interno collocato il ganglio spirale del nervo uditivo. La chiocciola
membranosa circondata da un liquido (perilinfa) e riempita da un fluido (endolinfa). La
serie di compressioni e rarefazioni dellonda sonora viene quindi propagata allendolinfa
lungo la scala vestibolare. Le cellule recettoriali rispondono alle onde di diversa frequenza
secondo una disposizione spaziale che vede le cellule pi vicine alla finestra ovale reagire ai
toni pi acuti e via via che ci si avvicina allhelicotrema, le cellule reagiscono a toni di
frequenza pi bassa.
I trentamila assoni si dirigono poi verso il nucleo cocleare, nel quale si collegano a cellule
nervose, i cui assoni raggiungono il complesso olivare dal quale altri neuroni, con
linterposizione di altri 2 relays situati nella formazione reticolare, proiettano sulla corteccia
uditiva i potenziali dazione partiti dalle cellule ciliate della coclea. Esiste anche per la via
acustica il fenomeno dellincrocio. A differenza delle vie ottiche non esiste una sola sede di
incrocio. Nel caso del nervo uditivo lincrocio presente a vari livelli ed in modo sempre pi
esteso, a partire dal complesso olivare e lungo il tratto ascendente fino ai relays della
formazione reticolare, interessando la gran parte delle fibre fino al punto che il suono
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raccolto da un orecchio risulta, alla fine, molto meglio rappresentato nella corteccia
controlaterale.
Alcune caratteristiche della funzione uditiva
La percezione della tonalit simile alla percezione del colore, sostanzialmente costante a
prescindere dalla distanza, mentre la percezione dellintensit sonora analoga a quella
della luminosit, la quale si riduce con la distanza ed ancora pi per la presenza di foschia o
pulviscolo. Sono lecite alcune altre analogie con la funzione visiva. La presenza
contemporanea di onde sonore di tutte le frequenze udibili percepita come un rumore
senza qualit tonale proprio come il bianco, percepito come non-colore, in realt frutto
della compresenza di tutte le frequenze visibili. Onde che escono da certi limiti di frequenza
non sono pi percepite come sonore o luminose e possono, in alcuni casi, attivare altri tipi di
recettori sensoriali. Cos le onde sonore di frequenza inferiore ai 10 Hz non sono udibili, ma
possono sollecitare i recettori tattili e produrre il solletico, mentre le onde luminose di
larghezza superiore ai 7.200 Angstrom non sono visibili, ma possono produrre sensazioni in
genere associate alle irradiazioni termiche. La legge di Weber per cui le minime differenze
variano in proporzione logaritmica rispetto a stimoli di riferimento vale in entrambe le
funzioni, come abbiamo gi chiarito parlando delle soglie. Nella audiometria clinica la
capacit uditiva si valuta utilizzando una misura chiamata decibel: questa unit di misura
corrisponde approssimativamente alla soglia per lintensit. I decibel indicano un rapporto
fra 2 intensit e quindi presuppongono sempre un qualche valore di riferimento, che la
soglia assoluta di intensit per una frequenza ed a questa si attribuisce valore di 0 db.
Gli altri sensi
Lolfatto
I suoi recettori sono delle cellule pluriciliate impiantate insieme a delle cellule di sostegno in
un pitelio posto in unarea interna della cavit nasale superiore detta regione olfattoria. Non
si sa ancora con precisione attraverso quale meccanismo le sostanze odorose disperse
nellaria riescono ad eccitare queste cellule pluriciliate, anche se ci, forse, avviene con la
mediazione chimica di enzimi presenti nella sostanza gelatinosa che circonda le ciglia. La
mediazione enzimatica della trasduzione dello stimolo spiegherebbe la variabilit
dellefficienza in relazione alla temperatura e la collocazione interna della regione olfattoria;
si giustificherebbe in tal caso perch laria inspirata viene riscaldata e portata alla
temperatura ottimale di funzionamento degli enzimi.
Si comunque notato da tempo che, mentre sufficiente una concentrazione bassissima di
sostanza nellaria per provocare una sensazione generica di odore, una concentrazione
maggiore (cio uno stimolo pi intenso) indispensabile per poter riconoscere la sostanza
odorosa. Questultima pi elevata concentrazione la soglia specifica dellodore, mentre la
precedente la soglia di sensibilit.
Ora contrariamente a quanto si credeva fino a poco tempo addietro, la soglia di sensibilit
olfattiva delluomo molto bassa e del tutto paragonabile a quella di molti altri animali che a
differenza delluomo si servono molto dellolfatto per esplorare la realt e per comunicare.
Luomo privilegia per lesplorazione e la comunicazione la vista e ludito e non lolfatto,
differenziandosi in questo dalla maggior parte dei mammiferi. Lutilizzo non primario di
questa via sensoriale si riflette anche nella scarsit e poca determinatezza delle etichette
verbali apposte agli odori: odore di frutta, di resina, di bruciato, etc. Le poche ed
approssimative etichette verbali che noi possediamo, rendono allora difficile riconoscere
degli odori che possiamo percepire ma non qualificare. Lodore identificato confusamente
pu allora essere scambiato per un altro che gli si avvicini oppure pu bastare apporvi
unetichetta perch la sensazione si adegui alletichetta. come sentir parlare una lingua
totalmente sconosciuta (proprio perch non la lingua principale della specie umana): di
questa si colgono bene alcune parole note, mentre tutte le altre finiscono con lapparire
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delle indistinte articolazioni sillabiche. La sottovalutazione della componente cognitiva ha


portato ad una sottovalutazione spinta del numero di odori riconosciuti perch si supposto
che luomo riconoscesse solo quella quindicina di odori per cui possedeva una definizione.
Il gusto
, insieme allolfatto, la modalit sensoriale che permette di saggiare la qualit chimica del
mondo (mentre la vista e ludito saggiano delle propriet fisiche associate ad irraggiamento
di energia ed il tatto saggia delle propriet fisiche o meccaniche di superficie).
La funzione discriminante del gusto per lautoregolamentazione alimentare nelluomo
molto meno evidente che per gli animali, poich luomo si regola, nellassumere il cibo,
utilizzando di preferenza strumenti culturali, per ugualmente presente: valga per tutti
lesempio dei frequenti cambiamenti di gusto che intervengono durante la gravidanza.
Le cellule recettoriali sono raccolte in gruppi di 40-50, detti bottoni gustativi, collocati sia
nelle varie forme (circonvallate, a fungo, sfrangiate) di papille gustative della mucosa
linguale che, isolatamente, sul velo palatino, sul faringe e sulla mucosa delle guance.
Esistono recettori per quattro tipi di gusti fondamentali cos distribuiti: per il dolce sulla
punta della lingua, per il salato sui bordi anteriori della lingua, per laspro sui bordi posteriori
e per lamaro sul dorso della lingua.
La topografia dei recettori presenta in realt qualche zona di sovrapposizione, ma resta il
fatto che filamenti nervosi distinti convogliano i diversi sapori fondamentiali (qualcosa di
simile succede con i filamenti del nervo acustico che trasportano segnali riferiti ad altezze
tonali distinte). La loro proiezione non sarebbe limbica, come si riteneva in passato, ma sulla
neocorteccia in corrispondenza del piede del giro post-centrale, corrisponde allarea 43 di
Brodman (Plattig, 1969).
La soglia della sensazione gustativa piuttosto bassa, ma la gamma di sostanze stimolanti il
gusto non molto estesa e ladattamento piuttosto rapido rendono poco efficiente questa
modalit sensoriale se non viene integrata da altre. Nella pratica la sensazione di sapore dei
cibi viene percepita non solo attraverso la miscela dei gusti fondamentali ma anche
attraverso lodore, il tatto e la stimolazione dolorifica. Un esempio che vale per tutti quello
della carne: come tale (puro muscolo senza grassi) insapore, ma diventa conoscibile al
gusto grazie alla consistenza ed allodore.
Va inoltre ricordata la sensazione di disgusto, che pu essere condizionata oppure essere
correlata alla presenza di particolari sostanze (come lacido solforico diluito) in modo
incondizionato.
Il tatto
Per tatto intendiamo sensibilit al tatto propriamente detto escludendo il senso termico,
dolorifico cutaneo e propriocettivo.
I recettori del tatto (corpuscoli di Meissner) sono diffusi su tutta la cute, ma particolarmente
concentrati alle estremit del corpo, come la punta della lingua, i polpastrelli, il viso, le
labbra e molto radi sulla cute del dorso.
Questa disposizione si spiega con la funzione tattile di esplorazione dellambiente circostante
e corrispondente, nel suo insieme, alla stessa logica che ha selezionato in molte specie
animali degli organi tattili specializzati come vibrisse, antenne, tentacoli, etc.
Gli stimoli vicini alla soglia possono causare il solletico, mentre gli stimoli ritmici producono il
prurito.
La soglia assoluta piuttosto bassa mentre la soglia differenziale intermedia fra quella
dellocchio e dellorecchio.

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Attraverso il tatto si attua una forma di esplorazione e conoscenza della realt circostante
che ha un carattere semplice e globale e viene privilegiata nella prima infanzia rispetto
allesplorazione visiva che ha un carattere pi analitico.
Si visto che nelladulto, in casi di conflitto fra dati sensoriali visivi e quelli tattili, si ottiene
una scelta regolata in base ai dati visivi (Rock e Harris, 1967) poich questa risulta la
modalit sensoriale dominante per vaste aree di problemi.
Daltro canto attraverso il contatto fisico si ha un rapporto pi intimo con qualcosa e non a
caso le inibizioni emotive nei confronti della vita istintiva coinvolgono il tab del contatto
oppure si traducono nellipersensibilit al contatto corporeo che si manifesta in tali casi,
nella facile e diffusa sensazione di solletico per un contatto banale.
Il tatto consente non solo di sentire gli oggetti esterni in modo immediato, ma anche di
regolare la manipolazione e di ottenere, congiuntamente ad altre sensazioni, dei dati sulla
posizione e situazione del proprio corpo.
Di conseguenza lanestesia cutanea non rende solo difficile lesplorazione esterna ma
imprecisa e scoordinata la motilit e, per converso, proprio attraverso la rieducazione
tattile che si lavora per una riabilitazione motoria.

CAPITOLO 6 LA PERCEZIONE
Introduzione
La percezione il processo mediante il quale traiamo informazioni sul mondo nel quale
viviamo. Se vogliamo, invece, raccogliere le caretteristiche dellatto percettivo, possiamo
dire che esso primitivo ed immediato, oggettivo e globale ed unitario (Canestrari, 1962).
Lesistenza di una corrispondenza fra caratteristiche della realt fisica, oggettiva, e quelle
della realt percettiva, soggettiva o fenomenica, appare dunque, al senso comune, come
cosa ovvia, come cosa che non richiede di essere spiegata e che si spiega e si giustifica da
s: cio vissuta come un dato e non un problema.
Il ricercatore, il cui atteggiamento pu essere definito di realismo critico, opera con un
modello della percezione molto diverso e vede di contro, in ciascuno dei punti citati, un
problema che deve essere affrontato scientificamente.
La messa in crisi del realismo ingenuo preliminare allo studio della ricerche sulla
percezione e pu essere favorita da argomentazioni.
Il modello ingenuo e il modello neurofisiologico dei processi percettivi
Il modello di percezione implicito nel realismo ingenuo innanzitutto in aperta
contraddizione col modello dei processi neurofisiologici. Per il realista ingenuo basta infatti
aprire gli occhi, affacciarsi alla rima palpebrale per afferrare a colpo docchio la realt
esterna, basta porgere lorecchio per cogliere i suoni, ecc.
La neurofisiologia invece ci insegna che la catena dei processi ha una direzione del tutto
diversa: dalloggetto, fonte degli stimoli (visivi, acustici, ecc.), alla stimolazione di recettori,
alla conduzione centripeta degli impulsi fino ai processi corticali. Loggetto percepito
correlato strettamente con questi ultimi processi e non immediatamente con loggetto
stimolante.
Il modello neurofisiologico, anche senza entrare nella sua complessit, obbliga a distinguere
loggetto stimolante dalloggetto visto, udito, ecc.
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Khler ha proposto uninteressante analogia del rapporto fra oggetto stimolante e oggetto
percepito; il primo pu essere paragonato al foro della canna del fucile, mentre il secondo al
foro che il proiettile fa nel bersaglio. Cos loggetto percepito porta le tracce non solo
delloggetto stimolo, ma anche del soggetto percepiente.
Situazioni di assenza fenomenica in presenza di oggetti fisici
Cominciamo intanto ad esaminare le situazioni dove le realt fisiche non hanno il loro
corrispondente percettivo, situazioni che chiameremo di assenza fenomenica.
Se mettiamo in corrispondenza lo spettro delle radiazioni elettromagnetiche, quale ci dato
dalla fisica, con lo spettro visivo, vediamo come le nostre possibilit percettive coprono solo
una minima parte di queste realt.
Siamo sintonizzati solo con particolari lunghezze donda, tutto il resto c ma non viene
registrato percettivamente.
Consideriamo ad esempio il caso dellultravioletto: questo tipo di realt fisica in grado di
indurre modificazioni fisiologiche nel nostro organismo (ad es. labbronzatura della pelle),
ma non di darci esperienze percettive.
Situazioni di presenza fenomenica in assenza di oggetti fisici
Il silenzio, il buio sono per noi impressioni evidenti e cariche spesso di emozioni, sono stati
puramente percettivi presenti in noi anche in assenza delle realt fisiche corrispondenti.
Vi sono poi altre situazioni naturali o artificiali nelle quali attribuiamo agli oggetti propriet
che fisicamente non hanno: cos le luci del luna-park sembrano ruotare o cadere bench
fisicamente immobili; cos chi sta sotto la torre pendente di Bologna, quando le nuvole
passano in direzione opportuna, ha limpressione che la torre gli cada addosso.
Discrepanza fra oggetto fenomenico e corrispondente oggetto fisico
il caso delle illusioni: ogni volta che le osservazioni condotte con laiuto di strumenti fisici
ci fanno pervenire a risultati diversi da quelli ottenuti senza tali strumenti, si ha unillusione.
Abbiamo numerosissimi tipi di illusioni. La illusione della luna la pi universalmente nota.
Se la percezione una ricostruzione interna ad ogni osservatore della realt ambientale,
ricostruzioni a cui concorrono non solo le propriet degli stimoli, ma anche le attivit
autoctone dellorganismo, si pu allora comprendere come possono avverarsi le situazioni
descritte. Vedremo in seguito a quali leggi specifiche vanno ricondotti i fenomeni
soprariferiti.
Problemi della percezione visiva
La complessa serie dei problemi fisici e biologici che intercorrono tra oggetto fisico e
oggetto fenomenico pone problemi alla ricerca scientifica.
I principali possono essere cos prospettati:
1) Come si ricostituisce a livello fenomenico lunit propria delloggetto fisico? Vediamo
gli oggetti grazie allazione esercitata sulla retina dai raggi luminosi che da quelli riflettono.
Niente, dal punto di vista fisico, d ununit reale allinsieme dei raggi che provengono dagli
oggetti. Lunit delloggetto fisico va, ad un certo punto, completamente perduta. Infatti tale
unit si dissolve: a) nel tragitto fra le superfici delloggetto fisico e la retina dellosservatore
che le radiazioni luminose compiono come entit del tutto isolate; b) a livello retinico dove la
proiezione ottica delloggetto fisico si frammenta sul mosaico dei recettori ognuno dei quali
invia ai centri corticali impulsi isolati.
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2) Come permangono relativamente invariate nella percezione la grandezza e forma


delloggetto, quando la proiezione retinica delloggetto varia di grandezza e forma con il variare
dei rapporti spaziali fra oggetto fisico ed osservatore (distanza, inclinazione, ecc.)?
3) Come si ricostituisce a livello fenomenico la tridimensionalit o corporeit degli
oggetti e dellambiente, dato che a livello retinico la proiezione ottica bidimensionale in
quanto esiste un unico strato di recettori?
4) Come possibile la percezione del movimento, o meglio quali sono le condizioni di
stimolazione retinica che danno luogo alla percezione di un oggetto in movimento?
5) Dato che gli oggetti visivi possiedono un gran numero di qualit di espressione,
come sono veicolate tali qualit dalloggetto fisico allosservatore? In altre parole, possibile
determinare un rapporto di correlazione tra condizioni di stimolazione retinica e percezione di
sentimenti, intenzioni, rapporti causali?
6) In quale modo bisogni, motivazioni, stati emotivi e personalit influiscono sulla
percezione?
A questi problemi, che acquistano evidenza qualora si assuma quellatteggiamento che
abbiamo definito come realismo critico, si cercher di dare una risposta, nei seguenti
paragrafi, esponendo i risultati delle ricerche metodologicamente pi rigorose e quindi pi
attendibili e che sembrano pi importanti.
Il problema del costituirsi delloggetto
il problema che, abbiamo visto, si pu formulare chiedendosi se va perduta lunit degli
oggetti fisici nei messaggi che provengono dallambiente sotto forma di radiazioni, se cio la
massa di informazioni che giungono dallambiente costituita da elementi reciprocamente
isolati ed indipendenti luno dallaltro, come mai lesperienza concreta non costituita da
osservazioni corrispondenti al mosaico delle stimolazioni retiniche, ma rappresentata da
un numero talvolta grande ma sempre finito di oggetti?
A questo problema sono state proposte storicamente varie soluzioni.
La prima soluzione, data dalla psicologia ad impostazione atomistica o associazionistica, era
che a livello dei centri corticali ogni impulso proveniente da un recettore desse luogo ad
altrettante sensazioni elementari con una corrispondenza punto a punto fra stimoli
prossimali e sensazioni (ipotesi della costanza). Si concepiva cos lesistenza di un primo
strato psichico di livello inferiore, quello delle sensazioni elementari. Su questo doveva
intervenire uno strato superiore, quello delle facolt psichiche cosiddette superiori e
cio del giudizio, del ragionamento, della memoria, che, mediante giudizi inconsapevoli, in
genere sulla base di specifiche esperienze passate, avrebbe provveduto ad associare, a
sommare le sensazioni elementari, attribuirvi ununit, unindividualit figurale, un
significato (attivit sintetico-produttive o appercettive, intendendo per appercezione questa
seconda fase, pi nobile, dopo la prima elementare forma di percezione).
I dati percettivi non portano tracce n delle sensazioni elementari n di queste fasi di
elaborazione che peraltro dovrebbero attuarsi con velocit sorprendenti a differenza dei
processi di pensiero comuni.
Nellimpossibilit di giungere alla precisazione del meccanismo esatto dei processi a livello
della corteccia, si pu abbandonare questa prospettiva lasciando, per il momento, insoluto
tale problema, e semplicemente osservare cosa il soggetto riferisce dellesperienza
fenomenica di fronte a determinate situazioni.
Il metodo fenomenologico consiste nel porre davanti al soggetto una situazione stimolante e
nel variarla, registrando la descrizione delle esperienze percettive immediate e genuine del
soggetto stesso.
Con questa metodologia il problema del costituirsi delloggetto fenomenico stato posto per
la prima volta in modo essenziale da M. Wertheimer, uno dei fondatori della Scuola di
Berlino ovvero della Gestalt.
Organizzazione figura-sfondo
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Lorganizzazione percettiva pi semplice quella che si realizza nella condizione in cui ogni
zona del campo stimolante invii alla retina la stessa quantit di luce: questa la situazione
sperimentale definita come campo di stimolazione omogenea (in lingua tedesca: ganzfeld).
Metzger ha realizzato le sue osservazioni su questo fenomeno ponendo il soggetto a poco
pi di un metro da una parete bianca illuminata debolmente ed in modo che la luce riflessa
fosse distribuita uniformemente su tutta la retina. Metzger riferisce che i suoi soggetti
avevano limpressione di percepire non una superficie ma una specie di nebbia omogenea
che riempiva lo spazio. Aumentando lintensit di illuminazione, il soggetto si vede al centro
di un qualcosa di curvo come se la nebbia si condensasse su una superficie sferica; ad una
illuminazione ancora superiore il campo stimolante non pi omogeneo e si cominciano a
distinguere le irregolarit della parete riflettente (la sua grana) che localizzata ad una
distanza precisa. Da questi risultati Koffka ha tratto le seguenti deduzioni: quando le
condizioni stimolanti sono semplici, la nostra percezione di tipo tridimensionale: vediamo
uno spazio con un colore neutro e che si estende in una distanza pi o meno indeterminata.
La rottura dellomogeneit del campo stimolante, che abbiamo visto dar luogo ad una
percezione della profondit, rappresenta il grado pi semplice di un rendimento percettivo
differenziato: il grado successivo conduce alla comparsa di una distinzione tra figura e
sfondo, ad un primo indizio di differente localizzazione spaziale di stimoli diversi per cui si
tende a localizzare larea vista come figura pi vicina di quella vista come sfondo.
Rubin ha dimostrato che lorganizzarsi della situazione stimolante in figura-sfondo obbedisce
a condizioni determinate in base alle quali possibile prevedere quale zona del campo
acquister il ruolo di figura rispetto ad altre zone. Tra le pi importanti di tali condizioni sono
la grandezza relativa delle parti, i loro rapporti topologici ed i tipi dei loro margini. A parit
delle altre condizioni tender ad emergere come figura la zona pi piccola e sar favorita nel
ruolo di figura una zona inclusa o circondata da altre aree che assumeranno piuttosto
caratteristiche di sfondo. Unaltra condizione influente sulla ripartizione figura-sfondo il
carattere convesso/concavo dei margini: a parit di altre condizioni tende cio a diventare
figura larea con margini convessi piuttosto che quella con margini concavi.
A tali condizioni vanno aggiunte molte altre poste in luce da altri ricercatori.
Leggi della segmentazione del campo visivo
I fattori di unificazione o organizzazione in unit di campo percettivo sono:
1) Vicinanza. A parit di condizioni le parti pi vicine di un insieme percettivo si
organizzano nella formazione di un margine dando luogo a unit figurali.
2) Somiglianza. Quando la situazione stimolante costituita da un insieme di elementi
diversi si manifesta, a parit di altre condizioni, la tendenza al costituirsi di unit percettive fra
elementi che siano simili in qualche loro aspetto.
3) Chiusura. Le regioni che sono delimitate da margini chiusi tendono ad essere
percepite come figure pi facilmente di quelle con contorni aperti od incompleti.
4) Continuit di direzione. A parit di altre condizioni si impone quella unit percettiva il
cui margine offre il minor numero di cambiamenti od interruzioni. questo uno dei fattori pi
importanti delle organizzazioni percettive.
5) La buona gestalt. Fattore per cui il campo percettivo si segmenta in modo che ne
risultino unit ed oggetti percettivi equilibrati, armonici, costituiti secondo un principio
medesimo in tutte le loro parti che si appartengono, si richiedono reciprocamente, stanno bene
insieme. Tendenza alla regolarit, simmetria, continuit di direzione collaborano a dare al
campo percettivo unarticolazione particolare.
6) Lesperienza passata. Ai fattori esaminati considerati come fattori autonomi, non
appresi, espressione di principi strutturali inerenti al sistema percettivo, Wertheimer (1923) ha
aggiunto anche un fattore empirico. La segmentazione del campo percettivo avviene, a parit
di altre condizioni, pure in funzione delle nostre esperienze passate in modo che sarebbe
favorita la costituzione di oggetti con i quali abbiamo familiarit, che abbiamo gi visto,
piuttosto che di forme sconosciute o poco familiari.
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In situazioni debolmente organizzate che permettono, con grado di facilit pi o meno


equivalente, il realizzarsi di molteplici configurazioni ed aggruppamenti, lo stato
momentaneo del soggetto e la sua disposizione a vedere di preferenza certi oggetti
(Einstellung o set), in concomitanza col fattore esperienza passata, influisce sul
risultato finale, aggiungendosi, secondo lanalisi classica di Wertheimer (1923), agli altri
principi che governano la formazione di unit nel campo visivo.
Quanto di fatto si osserva che lorganizzazione pi chiara, di cui si avuto esperienza nel
passato, tende a migliorare lorganizzazione pi incerta che si d ora. Ma lesperienza
passata non esercita alcuna influenza di questo genere, se la situazione attuale
fortemente organizzata in maniera diversa.
Problema della costanza percettiva
Tale problema nasce dal rilievo che identit, grandezza, forma di un oggetto possono
rimanere invariate anche quando la proiezione retinica delloggetto varia di grandezza e
forma al variare dei rapporti spaziali fra oggetto ed osservatore.
Costanza degli oggetti
La nostra esperienza percettiva caratterizzata da un alto grado di costanza per tutte le
caratteristiche degli oggetti. Il valore di questa costanza degli oggetti ovvio: mantenendo
una percezione stabile e coerente, nonostante le variazioni delle condizioni nelle quali li
percepiamo, noi siamo in grado di affrontare in modo efficiente il mondo che ci circonda. La
costanza di ciascuna propriet dipende dai rapporti invariati tra gli elementi di rilievo che
abbiamo nel complesso della situazione stimolante.
Costanza di grandezza
Vi sono 2 fattori assai importanti determinanti la percezione della grandezza di un oggetto:
1) la grandezza reale dellimmagine retinica, 2) la distanza apparente delloggetto. Questi 2
fattori si integrano per portare alla percezione risultante: un oggetto percepito di una certa
grandezza ad una certa distanza. Di 2 oggetti che appaiono posti alla stessa distanza
dallosservatore, quello che produce limmagine retinica pi piccola appare anche pi
piccolo. Di 2 oggetti che producono limmagine retinica della stessa grandezza, quello che
sembra pi vicino sembra anche pi piccolo.
Legge di Emmert: ad es. unimmagine postuma proiettata su una superficie posta ad una
distanza 10 volte maggiore di quella dello stimolo originale, apparir 10 volte + grande dello
stimolo, anche se la grandezza dellimmagine retinica rimane la stessa. La grandezza
percettiva determinata dalla distanza apparente delloggetto e non dalla distanza fisica
reale. I 2 indizi della grandezza retinica e distanza apparente determinano la grandezza
percepita delloggetto, agendo assieme contemporaneamente in un unico sistema. Il
riconoscimento di questo tipo di rapporto sistematico di indizi nella percezione
indispensabile per comprendere il fenomeno della costanza.
Costanza di forma
Il piano di un tavolo appare rettangolare anche quando orientato in vari modi e limmagine
che proietta sulla retina trapezoidale. I fattori essenziali, in questo caso, sono la forma
dellimmagine retinica e linclinazione apparente delloggetto. Questa inclinazione apparente
ci data da vari indizi provenienti dalloggetto e dallambiente. Se si impoveriscono gli indizi
dellinclinazione, si riduce la costanza di forma.
Problema della percezione dello spazio o della distanza
Per percezione dello spazio si intende la percezione delle caratteristiche geometriche e
spaziali degli oggetti oltre a quella della distanza tra i vari oggetti. Anche questo tipo di
percezione non cosa ovvia: un problema come mai abbiamo una percezione
tridimensionale del mondo precisa (tanto da orientarci e comportarci in esso senza incidenti)
quando sulla retina si ha invece unimmagine piatta. Come avviene dunque che il carattere
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della tridimensionalit perduto a livello retinico viene ricostruito sul piano della visione
intesa come esperienza psichica? Gli studi condotti in questo senso hanno portato a scoprire
importanti indizi di profondit che possono essere sia fisiologici che psicologici.
Gli indizi fisiologici
Tra i fattori fisiologici sono da menzionare i meccanismi oculari dellaccomodazione e della
convergenza, e il fenomeno della disparit retinica. I movimenti di convergenza degli occhi e
laccomodazione grado di curvatura) del cristallino sembrarono, fin dagli inizi della ricerca
sperimentale, i fattori pi ovvi e definibili della percezione della profondit. Va comunque
ricordato che i soggetti danno giudizi pi accurati quando guardano binocularmente: si
voluto spiegare ci con una superiorit della convergenza rispetto allaccomodazione, ma
sembra che tale reperto sia dovuto al fatto che i 2 occhi ricevono immagini diverse.
Abbiamo lindizio della disparazione binoculare il quale un indizio visivo. Un chiaro esempio
della sua azione: guardando gli oggetti con un occhio, poi subito dopo con laltro, le
proporzioni degli oggetti, i loro rapporti ed i rapporti con lo sfondo cambiano in modo assai
evidente. I vari stereoscopi non fanno altro che basarsi su questo principio: 2 immagini
diverse dello stesso oggetto vengono inviate separatamente ai 2 occhi e noi per un processo
di fusione vediamo loggetto in unimmagine unica e tridimensionale.
Gli indizi psicologici
Fra gli indizi psicologici abbiamo 2 categorie: indizi pittorici e indizi legati al movimento.
Si pu pensare che gli accorgimenti usati dal pittore per darci effetto di profondit siano in
grado di suggerirci qualcosa su quanto avviene a livello della retina nel momento di
percepire la distanza ed il volume degli oggetti reali nel mondo reale. I principali indizi
pittorici sono: grandezza relativa, sovrapposizione, disposizione delle luci e delle ombre,
luminosit relativa, prospettiva aerea e prospettiva lineare.
a) La grandezza relativa. un fattore di indizio di profondit sia come grandezza
relativa, sia come grandezza familiare. Relativamente al fattore grandezza relativa si pu
affermare che, a parit di altre condizioni, di 2 oggetti di grandezza diversa quello di maggiori
dimensioni percepito pi vicino. In un ambiente buio ove sono poste alla stessa distanza 2
linee luminose di altezza diversa giudichiamo pi vicina la linea pi alta. La grandezza familiare
sarebbe un indizio efficace quando mancano informazioni sulla distanza reale degli stimoli.
b) La sovrapposizione. Un oggetto che copre parzialmente un altro oggetto percepito
pi vicino. Perch questo indizio sia operante necessaria la presenza dei margini negli
oggetti, altrimenti si ha una condizione ambigua. In alcuni casi, pur mancando una linea di
demarcazione tra le 2 aree, entrano in gioco dei fattori che sono stati studiati e descritti da
Petter (1956): essi sono la grandezza (una figura pi grande vissuta come davanti ad una
figura pi piccola), struttura (una figura con struttura pi semplice e regolare e con carattere di
pregnanza viene vissuta come davanti ad una figura pi articolata e complessa), ed il
movimento (una figura in movimento viene vissuta preferibilmente come situata davanti ad
una figura immobile).
c) Disposizione delle luci e delle ombre. Certi modelli di disposizione delle luci e delle
ombre sugli oggetti favoriscono la percezione della loro forma e del loro volume, oltre che la
percezione delle loro diverse distanze.
d) Luminosit per cui, a parit di altre condizioni, loggetto pi luminoso percepito pi
vicino.
e) La prospettiva aerea, loggetto che d unimmagine pi chiara e dettagliata
percepito pi vicino.
f) La prospettiva lineare. Questo indizio di profondit basato sul fatto che dei punti
posti ad uguale distanza fra loro allontanandosi dallosservatore sottendono un angolo visivo
minore: vengono cio a disporsi lungo linee virtuali dette linee di fuga che finiscono col
convergere verso un punto comune detto punto di fuga.
g) I gradienti della densit di tessitura: lo studio di questo indizio stato iniziato da
James Gibson. Ogni superficie ha una sua grana, o tessitura, caratteristica e con una data
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densit: in altre parole, se limmagine retinica della tessitura presenta una densit uniforme in
ogni parte, ci significa che la superficie dritta davanti a noi, in un piano frontale; se invece
la tessitura si fa sempre pi densa verso un lato, ci significa che la superficie si allontana da
noi appunto da quel lato.
Il problema della percezione nel movimento
Lesistenza di un movimento fisico non sempre condizione sufficiente e non neppure
condizione necessaria per lattuarsi di una tale impressione. Dunque la condizione generale
necessaria per una percezione visiva di movimento anzitutto lesistenza di una
modificazione temporale nello stato di stimolazione della retina. Ove questa
omogeneamente stimolata nel tempo, non abbaimo le premesse per la percezione del
movimento; questa modificazione nella stimolazione non deve essere per n troppo lenta
n troppo rapida: ci sono una soglia inferiore e una superiore di velocit per percepire il
movimento.
Uno spostamento di immagini sulla retina si ha anche se, stando fermo loggetto, vengono
mossi gli occhi o la testa. Eppure chi cammina per la via non percepisce le case in
movimento. Dunque devono essere in gioco altri fattori: ci bene illustrato dallo studio del
movimento stroboscopico.
Il movimento stroboscopico
Gli studi di Wertheimer e di Korte hanno dato evidenza al fatto che limpressione di
movimento si ha solo per intervalli ottimali di tempo e di spazio fra i 2 stimoli e per valori
ottimali di intensit dei medesimi stimoli. Per un intervallo molto grande di tempo o di
spazio o per una bassa intensit di stimolazione, si ha impressione di successione. Se
lintervallo troppo breve, si ha impressione di simultaneit.
Il movimento stroboscopico (ed in particolare limpressione di movimento provocata da
immagini che si succedono sullo schermo cinematografico) dipenda da una ipotizzata
persistenza delle immagini sulla retina.
Il movimento indotto
Unaltra situazione dove manca la corrispondenza fra realt fisica e realt percettiva quella
del movimento indotto dove si osserva che la stessa condizione di stimolazione retinica pu
dar luogo a rendimenti percettivi diversi a seconda dei rapporti esistenti fra oggetti
stimolanti. Una figura rettangolare su sfondo buio porta nel proprio interno un punto
luminoso. Se il rettangolo viene posto in movimento a velocit molto lenta, mentre il punto
rimane immobile, la percezione che si determina quella di un punto in movimento dentro
un rettangolo perfettamente fermo.
Vi dunque una tendenza a vivere come immobili quegli oggetti percettivi che a causa delle
loro maggiori dimensioni assumono per rapporto ad altri (soprattutto se questi sono inclusi
in essi) il ruolo di sistema di riferimento.
Problema della percezione delle qualit espressive e della causalit
La percezione del prossimo pu essere chiamata percezione sociale. Come possiamo
percepire emozioni nel prossimo? La psicologia associazionistica risponde a questo
interrogativo affermando che riusciamo a cogliere lespressivit dei comportamenti altrui
attraverso un confronto con il nostro comportamento, quando ci troviamo in quello stesso
stato danimo: questa teoria indicata col nome empatia.
La psicologia della Gestalt ipotizza che la comprensione dellespressione sia basata, pi
che sullapprendimento, sulla struttura dellevento; si tratterebbe cio di un fatto percettivo
primario.
Espressivit degli oggetti
Negli oggeti cogliamo una serie svariata di qualit che secondo Metzger (1966) possono
essere classificate:
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1) Qualit sensoriali o semplici. Esempi: le tonalit cromatiche, il caldo, il freddo,


lamaro, il dolce.
2) Qualit globali o formali. Sono estese a tutta la configurazione nel suo insieme e
sono tali da emergere solo dallesame del tutto, non di piccole parti, non possibile cio risalire
ad esse da un esame di particolari eventi. Esse si colgono da unispezione globale estesa a
tutto loggetto, con un atteggiamento non analitico ma globale. Le qualit globali a loro volta
comprendono:
a) qualit strutturali che caratterizzano la forma e il disegno architetto nico
delloggetto rotondo, aperto, snello;
b) qualit costitutive: vi si riferiscono gli aggettivi liscio, ruvido, molle, lucido,
trasparente, torbido, rauco;
c) qualit espressive: sono quelle cui si riferiscono aggettivi come allegro, triste,
aggressivo, frettoloso, solenne, virile, amichevole, ecc. anche queste sono qualit che
emergono con immediatezza e spontaneit nellesame degli oggetti.
Lespressivit quindi una qualit globale; la percezione delle emozioni un caso particolare
dellespressivit.
La teoria gestaltica non nega ogni importanza allesperienza; esperienza, familiarit,
memoria, sono fattori di campo. Si spiega cos perch il comportamento di una persona
tanto pi espressivo, quanto pi la persona stessa conosciuta. Ma imparare a cogliere le
espressioni non significa associazione su base empatica; significa piuttosto affinamento delle
capacit discriminative.
Percezione del tempo
Il tempo in stretto rapporto con ogni fenomeno legato allo sviluppo ed al cambiamento. Il
tempo fisico pu essere misurato, nonostante lassenza di oggetti-stimolo da cui emanino
energie che vadano a sollecitare qualche recettore del tempo. Devono esistere pertanto dei
meccanismi anche indiretti che trasformano i passaggi fisici del tempo in segnali sensoriali.
Certamente la percezione del tempo influenzata da sostanze chimiche che intervengono
sui ritmi corporei. Generalmente gli eventi che accelerano i processi corporei tendono ad
abbreviare la percezione della durata del tempo e corrispondentemente quelli ad azione
ritardante a dilatarla. convinzione di molti Autori che i meccanismi che mediano la
percezione del tempo debbano essere posti fra i problemi psicofisiologici non risolti.
La consapevolezza del processo temporale (del trascorrere del tempo) genera a livello
psicologico lesperienza temporale. Le nozioni che ci sembrano fondamentali sono le
seguenti: stima del tempo, orientamento temporale e prospettiva temporale. La stima del
tempo o senso della durata del tempo si riferisce alla capacit di valutare la durata di un
lasso di tempo relativamente breve senza usare strumenti; lorientamento temporale indica
la capacit di orientarsi nel tempo e di situare in esso gli eventi senza lausilio di strumenti
particolari; la prospettiva temporale o orizzonte temporale rappresenta larco di tempo
psicologico in cui lindividuo vive; essa consiste dunque nel vissuto psicologico della persona
che vivendo nel presente in grado di avere rappresentazioni del passato e del futuro, le
quali dirigono il suo comportamento nel senso che unazione determinata non solo dalla
situazione presente, ma anche dalle aspettative per il futuro e dalle esperienze passate.
Prospettiva temporale
Come altri studiosi possiamo distinguere aspetti della prospettiva temporale:
latteggiamento verso il tempo e le fasi temporali della propria esperienza; lorientamento
differenziale sulle diverse dimensioni temporali; la densit a quantit di contenuti cognitivi
che si hanno in relazione alle fasi della prospettiva temporale; lestenzione e distribuzione
nel tempo dei contenuti cognitivi connessi al passato e al futuro; la coerenza o grado di
organizzazione e di articolazione per gli avvenimenti accaduti e che accadranno. La coerenza
in stretta relazione con il grado di realt e con il grado di possibile attualizzazione delle
aspettative del soggetto.
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Fattori innati e fattori appresi nella percezione


Uno dei problemi della percezione visiva: la nostra capacit di percepire i vari aspetti
dellambiente frutto dellapprendimento od , al contrario, innata? Gli innatisti sostenevano
che luomo nasce gi con questo tipo di capacit percettiva; gli empiristi ritenevano invece
che luomo impara attraverso lesperienza del mondo circostante la maniera di percepirlo. La
maggior parte degli psicologi contemporanei, tuttavia, sono convinti della possibilit di una
feconda integrazione di questi indirizzi.
Nessuno oggi dubita del fatto che la pratica e lesperienza influenzano la percezione.
Comunque rimane sempre il problema generale se noi nasciamo gi dotati di capacit
specifiche di percepire gli oggetti e lo spazio o se ci interamente frutto
dellapprendimento.esperimenti che certamente dimostrano una propensione innata nei
risultati percettivi sono quelli di Fantz e della Gibson.
Un esempio di come empiristi ed innatisti affrontano il problema del perch si percepisce in
un determinato modo, lo abbiamo nella discrepanza apparente tra lo stimolo prossimale e
quello che in realt vediamo. Consideriamo la grandezza percepita: un uomo lontano 5
metri, che proietta sulla retina unimmagine estesa, viene percepito alto come un uomo
lontano 50 metri, che proietta unimmagine ridotta.
Per gli empiristi tale risultato si ha perch sappiamo che i 2 uomini sono di altezza media (e
non sono, invece, un gigante ed un nano), e perch appaiono realmente uguali, ammesso
che esistano indizi che indicano la loro distanza. Come possiamo spiegare tale fenomeno? La
versione pi classica e influente stata formulata nella seconda met del secolo scorso: per
Helmholtz chi percepisce ha 2 fonti dinformazioni.
C infatti la sensazione derivata dalla grandezza delloggetto (nel nostro caso, luomo) sulla
retina; inoltre vi sono degli indizi di profondit che danno informazioni sulla distanza
delloggetto. Lesperienza precedente ha insegnato a chi percepisce che pi gli oggetti sono
lontani, minore la sensazione derivata dallimmagine retinica: chi percepisce pu inferire la
grandezza delloggetto disponendo della sua immagine retinica, della distanza e della regola
che collega questi dati. Noi non eseguiamo un calcolo del genere in modo consapevole
quando guardiamo gli oggetti e ne percepiamo la grandezza; da ci il termine inferenza
inconscia per definire tale processo percettivo.
Gli innatisti per spiegare i fenomeni dellorganizzazione percettiva non si appellano
allapprendimento, ma cercano qualche caratteristica del modello stimolante che sia pi
complessa alla quale il percepiente risponde in modo diretto.
Problema dellinfluenza dei bisogni, motivazioni, stati emotivi, atteggiamenti e
della personalit nella percezione
Riferisce il Metelli (1970) che, sebbene lambiente percettivo sia funzione del soggetto
percepiente, pure esso si rivela ampiamente indipendente dallIo fenomenico: gli oggetti
non cambiano di colore, non si contorcono, non si spostano, non svaniscono per quanto
grandi siano i tumulti dellIo. Tuttavia tale indipendenza non assoluta: le qualit
puramente soggettive sono pi sensibili alle variazioni dellIo, anche se non si pu
escludere che emozioni violente o stati affettivi intensi, come ad esempio la depressione
patologica, possano agire sulle qualit propriamente strutturali della percezione. Seguendo
Allport diremo che questo materiale pu essere presentato sotto 5 ipotesi.
I bisogni organici tendono a determinare ci che percepito
Mc Clelland ed Atkinson (1948) sottoposero 108 soggetti adulti, tenuti a digiuno da un
minimo di unora ad un massimo di 18 ore, ad una prova che, secondo le istruzioni, si
proponeva di misurare le capacit di percepire stimoli deboli o subliminali. In realt per 32
dei soggetti venivano proiettate su di uno schermo deboli macchie, mentre per i rimanenti
non si proiettava assolutamente nulla, sebbene vari espedienti fossero messi in atto per
dare limpressione che si trattasse effettivamente di una prova di acutezza visiva.
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Le risposte percettive dei soggetti sottoposti allesperimento furono analizzate secondo la


frequenza con cui presentavano contenuti relativi al cibo, o secondo la valutazione intorno
alla grandezza e al numero degli oggetti relativi al cibo oppure neutri; le risposte percettive
vennero analizzate secondo le ore di digiuno a cui i soggetti erano stati sottoposti.
I risultati mostrno che il numero delle risposte comportanti connotazioni di cibo aumenta
man mano che le ore di privazione di cibo crescono; questo numero aumenta quando lo
schermo vuoto ed ai soggetti stato ugualmente chiesto di riferire ci che vedevano. Le
risposte relative agli oggetti-cibo ed agli oggetti-strumento, atti a procurare il cibo, danno
evidenza a valutazioni di grandezza maggiore rispetto agli oggetti-strumento a carattere
neutro; ci non stato rilevato nelle risposte dei soggetti sazi. Gilchrist e Nesberg
dimostrarono che questi risultati non erano dovuti alleffetto della motivazione sulla visione
in generale, ma solo sulle percezioni correlate al bisogno specifico.
Leffetto di ricompense e punizioni su ci che percepito
Schaefer e Murphy (1943) usarono, come stimoli, contesti di figure ambigue e reversibili. Il
materiale era rappresentato da due cerchi attraversati in corrispondenza del diametro da
una linea ondulata e con dei punti: cos si ottenevano, complessivamente, quattro diverse
facce. Le due parti venivano poi tagliate in modo da poter essere presentate al soggetto
separatamente. Ogni volta che una delle due facce veniva presentata, il soggetto veniva
ricompensato, e ad ogni esposizione dellaltra veniva punito: ricompense e punizioni
consistevano nel dare o nel togliere piccole somme di denaro secondo un piano sperimentale
per cui le facce, che erano associate ad un compenso per una met dei soggetti, erano
associate ad una punizione per laltra met.
Dopo il periodo di condizionamento consistente in 100 esposizioni, le figure furono accostate
e le 2 parti, unite nel circolo completo, furono mostrate ai soggetti ad un tempo di
esposizione di un terzo di secondo. Fu trovata una tendenza a percepire come faccia solo la
parte ricompensata. Sommer ed Ayllon hanno documentato analoghi risultati adoperando
come situazione-stimolo la segmentazione tattile.
Il valore individuale degli oggetti influisce sulla velocit di riconoscimento
Postman, Bruner e McGinnies (1948) sottoposero un gruppo di studenti ad inchiesta per
conoscere il loro giudizio dal punto di vista economico, estetico, sociale, politico, religioso,
filosofico. Agli stessi soggetti presentarono poi tachistoscopicamente, con tempo di
esposizione progressivamente crescente, una serie di parole aventi riferimento con quegli
aspetti prima saggiati. I risultati mostrarono che le parole, aventi un riferimento positivo con
gli atteggiamenti del soggetto, erano riconosciute ad un tempo di esposizione pi basso di
quello richiesto dalle parole aventi un riferimento negativo.
McGinnies (1949), con tecnica fondamentalmente analoga, trov che il tempo di
riconoscimento si innalza notevolmente per le parole spiacevoli o tab (difesa percettiva).
Il valore delloggetto influisce sulla grandezza percepita
Carter e Schooler hanno notato che, nel caso della percezione degli oggetti, esiste una
tendenza generale a sottostimare le misure sia delle monete che dei dischi quando sono pi
grandi. Le differenze nella misura delle dimensioni delle monete tra il gruppo di ragazzi
ricchi e poveri vennero constatate solo nelle valutazioni fatte a memoria, non in quelle con
la moneta nel campo percettivo.
Le differenze individuali o la personalit nellorganizzazione percettiva
Il problema delle differenze individuali (o della personalit) nella percezione emerge poich i
risultati delle osservazioni sperimentali non sono sempre a favore di uninfluenza diretta fra
motivazione e percezione. E invece predominante il ruolo della struttura della personalit
del percepiente, il suo atteggiamento percettivo, aspetto di un pi generale stile cognitivo
che varia da persona e persona e da momento a momento; da situazione a situazione nella
stessa persona. Indagini condotte sulla personalit mostrano come le persone dipendenti
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dal campo tendano ad essere caratterizzate da passivit nel rapporto con lambiente, da
scarsa fiducia e paura degli impulsi accompagnata da controllo insufficiente, da mancanza di
autostima e dal possesso di unimmagine corporea indifferenziata e primitiva; i soggetti che,
al contrario, danno prestazioni percettive indipendenti dal campo tendono ad essere
caratterizzati da attivit ed autonomia in rapporto allambiente, appaiono meno difensivi
poich hanno un controllo dei propri impulsi maggiore e possiedono un buon livello di
autostima accompagnato dalla percezione di unimmagine corporea differenziata e matura.
Unindagine condotta sulla personalit mette in risalto che chi si dimostra influenzabile dallo
stimolo subliminale mostra carattere di flessibilit e tolleranza, mentre quelli che
continuano a vedere un quadrato perfetto, che tendono cio ad isolare i 2 stimoli, appaiono
pi rigidi, pi ansiosi ed utilizzano il meccanismo difensivo dellisolamento. Coloro infine che
avvertono unalterazione contraria a quella propria dellillusione, mostrano di utilizzare un
meccanismo del tipo formazione reattiva.
Il problema dei rapporti fra personalit e percezione non quindi pi affrontato con
lintendimento di costruire tipologie percettive come accaduto ai principi del secolo (tipo
globale o tipo analitico; tipo soggettivo o tipo oggettivo); oggi la ricerca tende a
definire non i tipi, ma i meccanismi di controllo operanti nel processo percettivo. Secondo
questi orientamenti la percezione diventa unorganizzazione autonoma, autosufficiente e
regolata da leggi generali, una funzione che pu rispondere in modo selettivo a dinamismi
psichici sensibili ai diversi bisogni.
Come abbiamo visto nei precedenti paragrafi, possiamo analizzare diversi aspetti: quello
dimensionale, che si riferisce alle caratteristiche variabili (grandezza, luminosit, ecc.);
quello configurativo che si riferisce alla forma, alla struttura del percetto; quello significativo
quello, pi difficilmente precisabile, riguardante la rilevanza personale del percetto, la sua
valenza per il percepiente.
Cognitivismo e percezione
Il cognitivismo nasce dal comportamentismo e per reazione ad esso, ma conservandone
molti aspetti, tanto vero che i primi cognitivisti, a loro tempo si autodefinirono
comportamentisti o al massimo comportamentisti soggettivi. un fatto che il panorama
della psicologia cambia sostanzialmente a partire dagli anni 50, quando si comincia ad
ammettere la possibilit di formulare delle ipotesi sul funzionamento della mente, intesa
come insieme di processi e funzioni. Si diffonde gradualmente luso di schemi analogici che
dovrebbero rappresentare il possibile e probabile succedersi di fasi dellattivit psichica nel
caso di prestazioni come una decisione o la recezione di un messaggio o la soluzione di un
problema.
I campi dove il cognitivismo ha dato i risultati maggiori sono lo studio della memoria,
lanalisi del pensiero verbale e della comprensione di frasi. Minori sono invece i contributi
nellambito della percezione. Ci spiegabile se si pensa che la maggioranza delle ricerche
cognitiviste fa ricorso ad un modello teorico generale delluomo inteso come elaboratore di
informazioni provenienti dallambiente.
In tale contesto ci che balza in primo piano come problema il tipo e la quantit di
elaborazione che subisce linformazione, mentre passa in secondo piano il momento della
recezione, che stato il problema dominante della psicologia della percezione precedente,
soprattutto gestaltica. Neisser che pi di altri cognitivisti si occupato di questi temi nel suo
libro del 1967 relega in poche pagine i problemi della segmentazione e unificazione figurale,
rinviandoli ai fattori di campo: queste operazioni preliminari sono molto interessanti di per
se stesse; esse corrispondono a forze autoctone e producono ci che Hebb definisce unit
primaria. Propongo di dare a tali operazioni preliminari il nome di processi preattentivi.
Successivamente a questi processi preattentivi, secondo Neisser, interverrebbe lattenzione
vera e propria, definita dallAutore attenzione focale perch orientata su quella parte di
campo che interessa il percepiente. Ad uno stadio ancora successivo avremo il passaggio da
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momento analitico a quello sintetico dove, con lintervento delle conoscenze depositate in
memoria, si attua il riconoscimento delloggetto percepito, che risulta cos costruito dal
percepiente. Lattenzione focale viene pensata come unattivit costruttiva e sintetica,
piuttosto che meramente analitica.
Ci che rimane costante la concezione del processo percettivo come elaborazione
dellinformazione.
CAPITOLO 7 LAPPRENDIMENTO
Introduzione
Nella teoria di Darwin dellevoluzione delle specie uno dei 2 meccanismi principali di
sopravvivenza era individuato nellapprendimento. Questo meccanismo permette al singolo
individuo di adattarsi e, quindi, di rispondere positivamente alle richieste dellambiente,
mentre quello della selezione permetterebbe alla specie di adattarsi a variazioni pi
macroscopiche di lungo periodo dellhabitat attraverso la sopravvivenze degli individui
portatori della caratteristiche pi predisponenti della vita nellhabitat stesso.
Una definizione veramente esaustiva dellapprendimento di Hilgard e Bower (1966):
lapprendimento il processo con cui si origina o si modifica unattivit reagendo ad una
situazione incontrata, ammesso che le caratteristiche del cambiamento dellattivit non
possano essere spiegate sulla base di tendenze a rispondere innate, di maturazione o di
stati temporanei dellorganismo (p. 66).
La definizione deve distinguere, infatti, come avvertono gli stessi Hilgard e Bower, fra i tipi
di cambiamenti ed i loro antecedenti correlati, che vengono fatti rientrare
nellapprendimento, e i relativi tipi di cambiamenti, con i loro antecedenti, che non vengono
classificati come apprendimento.
Tra questi ultimi possono essere sicuramente fatti rientrare i riflessi, i tropismi e gli istinti, la
maturazione che porta a modificare le sequenze di comportamento attraverso stadi regolari,
laffaticamento e labitudine, i processi di pensiero (come il problem solving e il
ragionamento deduttivo, che portano a comportamenti indipendenti dalle esperienze
effettive).
Nella pur generica definizione fornita per lapprendimento riconosciuto il fatto che vi siano
pi tipi di apprendimento diversi fra di loro. Occorre tenere presente, poi, il fatto che tali tipi
debbono essere riferiti alle metodiche di osservazione o a paradigmi. Poich infatti sotto
letichetta di apprendimento rientrano processi vari, anche eterogenei, le loro descrizioni
non possono prescindere dal costante riferimento alle procedure ed alle tecniche impiegate
per obiettivare fenomeni loro relativi. La fortuna della nozione di paradigma inizialmente
impiegata da Kuhn stata determinata dal fatto che i processi sottostanti a determinati
fenomeni possono essere studiati in modo pi adeguato con certe procedure che con altre,
fermo restando la loro identit complessiva.
Paradigma del condizionamento classico o rispondente: schema S-R
Esistano catene di azioni nella cui esecuzione non entrano elementi appresi. Pavlov stato il
primo a studiare la genesi dei meccanismi derivati di adattamento, che fanno s che uno
stimolo neutro porti alla risposta nella quale entra il riflesso originario. Pavlov, che aveva
perfezionato varie procedure per studiare lapparato digerente, si interess alla secrezione
salivare: praticava delle fistole nel canale di Warton o nel dotto di Stenone, attraverso le
quali introduceva una sonda per raccogliere la saliva secreta.
Pavlov not che il concetto di riflesso non spiegava da solo la meccanica della secrezione del
succo gastrico: questa avveniva anche per stimolazione olfattiva, visiva o addirittura
acustica (quando il cane sentiva battere la ciotola nella quale veniva immesso il cibo). Per
capire in che modo la stimolazione dellapparato uditivo potesse avere una certa efficacia
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anche sui processi della secrezione gastrica, escogit una situazione sperimentale poi
divenuta classica per studiare lapprendoimento per condizionamento rispondente. Prese un
cane, al quale aveva, tramite unoperazione, messo in collegamento con lesterno la
parotide, e forn una stimolazione acustica isolata per mezzo di un campanello. Non si
produceva in tal modo alcuna variazione. Present successivamente lo stimolo sonoro in
modo immeditamente contiguo a del cibo (tale procedura detta associazione) e, dopo un
certo numero di stimolazioni abbinate, constat che la sola presentazione dello stimolo
sonoro provocava la salivazione. In tal modo pavlov dimostrava che era possibile provocare,
attraverso uno stimolo neutro, una risposta specifica quasi identica a quella ottenuta con
la somministrazione di cibo.
La connessione stimolo-risposta (S-R) indica un riflesso condizionato per significare che il
risultato finale non innato ma condizionato da unesperienza precedente. Nella situazione
sperimentale, uno stimolo incondizionato (SI) viene associato allo stimolo neutro (SN) che
produce una risposta di orientamento (RO); la presenza dello stimolo incondizionato, che
provoca la risposta incondizionata (RI), nel condizionamento si collega ad SN che diventa
cos stimolo condizionato (SC) in grado di dare da solo la risposta originaria ora detta
condizionata (RC). La rilevanza degli esperimenti di Pavlov e di tutto il paradigma del
condizionamento classico, consiste nel fatto che SC, o non avendo manifestato o non
manifestando prima delladdestramento una propriet atta a provocare la salivazione, finisce
per evocarla (RC) dopo labbinamento al cibo (SI) ed alla reazione a questultimo
solitamente associata (RI).
Pavlov distinse gli stimoli che provocano risposte in stimoli incondizionati (provocano
risposte spontaneamente) e condizionati (possono provocare risposte definibili come riflessi
condizionati il cui valore per la sopravvivenza elevatissimo). Attraverso il condizionamento,
infatti, lorganismo in grado di reagire a taluni stimoli adeguati e a segnali che lesperienza
ha trasformato in stimoli dotati di significato. La risposta che il condizionamento suscita pu
essere pi appropriatamente definita come reazione condizionata che come riflesso inteso
come una risposta semplice, stereotipata, immodificabile. Per poter essere condizionato uno
stimolo deve essere percepibile nel limite delle capacit sensoriali dellorganismo, non
provocare una risposta simile a quella provocata dallo stimolo incondizionato, non essere
troppo intenso. Lo stimolo incondizionato deve possedere come caratteristica principale
quella di provocare risposte specifiche con grado di probabilit alto, o perch fra SI ed RI
esiste una via nervosa, o perch c stato un apprendimento che rende RI abitudinaria per
lorganismo.
Tra SC e SI devono essere rispettate alcune relazioni temporali:se SC precede SI, si ha
condizionamento; con un ordine inverso non si evidenzia condizionamento; con una
presentazione simultanea si ottiene, anche se con difficolt, il condizionamento; lintervallo
ottimale fra SC e SI, pur variando a seconda degli stimoli, degli organismi e del sistema
sensoriale interessato, relativamente preciso. Le reazioni condizionate possono essere
acquisite (dopo un addestramento, per la contiguit di SC e SI) e naturali (si attuano in
modo spontaneo). Questultimo riflesso stato introdotto per spiegare i comportamenti che
denotano una predisposizione a percepire nellambiente nuovi segnali con facilit e rapidit
ed stato supposto essere alla base dellimprinting.
La legge della generalizzazione dello stimolo consiste nella comparsa della stessa risposta in
corrispondenza di stimoli analoghi. I tipi di generalizzazione dello stimolo sono 2: quello
primario proprio della risposta basata sulla somiglianza fisica, quello secondario proprio
della risposta basata sulla somiglianza appresa. Non da pensare che le RC apprese siano
consolidate e conservate per sempre: in assenza di ripetizioni delle stimolazioni, dove sono
abbinate SC e SI, le relative RC cessano di comparire; questo processo di estinzione pu
essere procurato anche inserendo un fattore di disturbo nella connessione SC-SI: ci non
porta ad una disattivazione o soppressione della relazione S-R, poich possibile una
disibinizione ripresentando la stimolazione e un recupero spontaneo, senza ulteriore
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addestramento, dopo un periodo di riposo. La RC passa attraverso 4 stadi:


condizionamento, estinzione, riposo, recupero.
Paradigma del condizionamento operante o strumentale
Descrizione generale
Il condizionamento operante, come stato denominato da Skinner, permette di studiare
comportamenti e apprendimenti complessi pi a fondo. Vi sono infatti molteplici forme di
adattamento allambiente soprattutto nelluomo, ma anche in una certa misura negli animali
che sono la risultante di attivit spontanee dellorganismo indipendenti da una situazione.
Lorganismo solitamente non resta passivo nel suo ambiente, ma entra in interazione con
stimoli, che discrimina, seleziona e concorre a modificare per effetto dellinteraszione stessa.
Lo schema di Pavlov non d ragione di come lorganismo operi sul mondo.
B. Skinner stato il perfezionatore dei metodi precedenti di Thorndike (apprendimento) e di
Miller e Konorsky (condizionamento di secondo tipo). Le osservazioni di Thorndike portarono
a formulare la legge delleffetto, secondo la quale risposte varie alla situazione medesima,
quelle che sono accompagnate o immediatamente seguite da soddisfazione, saranno
connesse con la situazione, in modo che, quando essa si ripresenter, tali risposte
ricorreranno con maggiore probabilit. Da parte loro, S. Miller e J. Konorsky pubblicarono un
lavoro dove veniva descritto un tipo di condizionamento diverso da quello classico, tentando
di applicare la legge delleffetto di Thorndike alle tecniche pavloviane.
Skinner nel 1930 perfezion attraverso esperimenti numerosi la tecnica, il cui apparato
divenne rapidamente famoso (Skinner box): consiste in una gabbia, dove una levetta fa
cadere cibo (o una quantit piccola di acqua) in una ciotola: un meccanismo di registrazione
su carta indica quante volte la levetta stata premuta ed a quali intervalli. Lesperimento
prevede che lanimale sia libero di muoversi nella gabbia e di premere la levetta solo per
caso (magari dopo molto tempo): in tal caso, pu mangiare cibo (o bere acqua): il
rinforzo. Successivamente sempre per caso il ratto pu appoggiarsi altre volte alla levetta,
finch lintervallo fra una pressione e laltra diviene pari al tempo necessario per premere la
leva e mangiare o bere: a questo punto, si dice che si verificato il condizionamento. Tale
tipo di condizionamento fu da Skinner definito operante, in quanto una specifica risposta,
prodotta dallanimale, a venire rinforzata, non lo stimolo, come nel condizionamento
classico. In questultimo, infatti, ad essere condizionato uno stimolo inizialmente neutro,
che viene associato ad uno stimolo gi collegato stabilmente con una risposta.
Il rinforzo
Il rinforzo pu essere positivo o negativo; talora viene usato come sinonimo di rafforzatore;
secondo la definizione di Meehl col termine rinforzo si indicano le operazioni di usare gli
eventi-stimolo rafforzatori in concomitanza di una certa risposta; il cibo per esempio un
rafforzatore, mentre somministare cibo, in concomitanza di una certa risposta, costituisce
un rinforzo. Nellambito del modello teorico elaborato dalla scuola di Skinner con rinforzo si
intendono almeno 3 fatti diversi: a) il processo di dare un rafforzatore ovvero il rinforzo vero
e proprio; b) il processo di modificazione del comportamento che si ottenuto dopo aver
somministrato i rafforzatori, per cui si dice che stato dato un rinforzo (ovvero, che il
comportamento stato rinforzato); c) lagente rafforzatore che da taluni pure denominato
rinforzo. I rafforzatori possono essere classificati secondo: a) la valenza sullorganismo:
positivi/ricompensa; negativi/shock; b) i bisogni sui quali agiscono: bisogni
primari/rafforzatori primari; bisogni secondari/rafforzatori secondari; c) secondo la modalit
di somministrazione: ratio parziale/continua.
Sono stati studiati vari tipi o modelli di rinforzo, al fine di individuare le condizioni dove il
rinforzo cambia da risposta a risposta come avviene in natura. Un modello di apprendimento
per condizionamento operante pu essere stabilito con procedure varie, le pi frequenti
delle quali sono le seguenti: a) attraverso variazioni quantitative e qualitative del rinforzo;
b) attraverso il rinforzo di solo alcune risposte dellorganismo (rinforzo parziale); c)
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attraverso la modificazione dellintervallo di tempo fra emissione della risposta e


somministrazione del rinforzo.
In linea generale, si pu osservare che col rinforzo continuo lapprendimento si instaura in
modo pi rapido, ma altrettanto rapidamente si estingue; viceversa, con un rinforzo parziale
lapprendimento pi lento, cos come pi lenta lestinzione (ovvero lapprendimento
risulta pi stabile). Il rinforzo pu essere oltre che positivo anche negativo, in quanto
evento-stimolo che fa aumentare la probabilit di una risposta atta a rimuovere o ad evitare
le conseguenze di uno stimolo nocivo. Si distingue il rinforzo negativo dalla punizione, in
quanto il primo aumenta la probabilit che un comportamento si verifichi una volta che
venga allontanato dalla situazione, mentre la punizione ha unazione diretta sulla
diminuzione del comportamento in atto. In pratica tuttavia, i 2 tipi di rinforzo non sono
isolabili. Anche i rinforzi negativi possono essere somministrati secondo programmi di
rinforzo continuo/parziale.
Lestinzione
Lestinzione il processo che porta a rimuovere i rinforzi che agiscono sulla risposta
comportamentale precedentemente rinforzata. Questo prosesso che avviene
nellapprendimento consiste nella diminuzione dellampiezza della risposta e in un aumento
del tempo di latenza per la reazione, allorch viene sospeso il rinforzo. Lestinzione quindi
la riduzione di frequenza di una risposta operante: la frequenza di risposta tuttavia pu
diminuire anche indipendentemente dallestinzione, ovvero sotto lazione di fattori come
saziet, fatica, conflitto fra diversi rinforzi.
La gradualit nella diminuzione della forza della risposta, dopo la sottrazione del rinforzo,
viene definita resistenza allestinzione: essa maggiore quanto pi valido
lapprendimento.
Il recupero spontaneo
Il recupero spontaneo contrassegna la ricomparsa di una risposta appresa dopo che questa
sia stata attenuata, ovvero estinta, senza il rinnovo del rinforzo. Questo processo dimostra
che una R non si annulla, ma lascia una sorta di traccia, che si esprime con una
riacquisizione spontanea della forza della R stessa.
Il rinforzo secondario
Nella condizione di laboratorio classicamente utilizzata per lo studio del condizionamento
operante, viene solitamente utilizzato un rinforzo per un comportamento di cui si voglia
incrementare la frequenza di emissione. In condizioni naturali, tuttavia uno stimolo
originariamente indifferente pu assumere caratteri di rinforzo se collegato con un
rafforzatore efficace. Il nuovo rinforzo prodottosi viene chiamato secondario; esso dapprima
agisce esclusivamente perch correlato al rinforzo primario diventando indipendente da
questo.
Limportanza del rinforzo secondario notevole per la comprensione di molti comportamenti
dei mammiferi e soprattutto delluomo. Nella vita quotidiana, infatti vi sono migliaia di
stimoli condizionati o simboli, che rappresentano rinforzi secondari. Un esempio usuale
quello fornito dal denaro che da stimolo indifferente per i bambini piccoli acquista carattere
di rinforzo secondario per gli adulti, tramite atteggiamenti sociali e reali rinforzi primari (col
denaro si possono acquistare le cose utili). Un altro esempio costituito da rinforzi verbali di
incoraggiamento per prestazioni.
I rinforzi negativi sono classificabili in primari (stimoli nocivi) e secondari (stimoli che,
associati a quelli primari, fanno emettere particolari risposte alternative).
Generalizzazione e discriminazione/differenziazione
La generalizzazione riguarda stimoli (lindividuo che ha appreso a dare una risposta a uno
stimolo, la emette anche davanti a stimoli simili o che ha appreso a considerare tali) e
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risposte (lo stimolo che associato alla risposta ne provoca altre simili o assimilate
attraverso apprendimento). La generalizzazione pu essere primaria o secondaria a seconda
che sia relativa a risposte emesse in corrispondenza di stimoli analoghi con almeno una
caratteristica simile o risposte emesse in corrispondenza di stimoli diversi. Complementare
alla generalizzazione, la discriminazione (un organismo apprende a rispondere
diversamente a stimoli simili), importante poich rende opportuna lesecuzione di un
operante in risposta ad uno stimolo discriminativo cio reso specifico; la differenziazione
fondamentale per adattarsi a esigenze ambientali, poich conferisce propriet di decisione e
adeguatezza a comportamenti.
Transfer di apprendimento
Abitudini e comportamenti precedentemente appresi possono influire sullesecuzione dei
compiti successivi. Le risposte apprese evolvono nel tempo, intergendo con altre: questo
processo detto transfer di apprendimento, che si verifica quando un comportamento
influenza in modo positivo o negativo uno o pi atti comportamentali che lo hanno
preceduto o che lo seguono; il transfer pu produrre effetti di facilitazione e effetti di
inibizione o interferenza e pu aver luogo in forma proattiva e retroattiva. Si possono avere,
quindi, 4 processi di transfer: facilitazione proattiva, facilitazione retroattiva, inibizione
proattiva, inibizione retroattiva.
Raffronto tra condizionamento classico e condizionamento operante
Nel condizionamento classico la RC formata su base riflessologica dallo stimolo
condizionato, in quello operante la risposta pi volontaria, anche se non lo totalmente o
necessariamente. Nel condizionamento classico lo stimolo incondizionato si verifica
indipendentemente dal comportamento, in quello operante la ricompensa o punizione
subordinata al verificarsi della riisposta. Il condizionamento classico pu realizzarsi senza
ricompensa, essenziale per il condizionamento operante: il primo funziona in forza della
legge di contiguit, il secondo in forza della legge delleffetto. Il condizionamento classico
implica risposte involontarie, controllate dal SNA, quello operante implica risposte del
sistema muscolare e di quello scheletrico o processi mentali superiori, controllati dal SNC.
Omologie per modalit di acquisizione della risposta, generalizzazione e discriminazione,
estinzione e recupero.
Paradigma dellapprendimento verbale
Fissazione e ripetizione
Per definizione il criterio di apprendimento era raggiunto quando ogni elemento della lista
permetteva di evocare lelemento successivo; a seconda degli obiettivi dellesperimento era
poi stabilito il numero di ripetizioni esatte della serie necessario per ritenere accertato
lapprendimento. Venne successivamente accertato come le ripetizioni successive
allapprendimento producano un sovrapprendimento.
Leffetto seriale
Sempre usando materiale costituito da serie di sillabe senza significato, lettere o parole
isolate, sono stati messi in luce 2 fenomeni: 1) gli errori compiuti nellanticipazione; 2)
leffetto di posizione seriale. Errori compiuti nellanticipazione: data una serie di elementi
durante la memorizzazione si formano fra di essi vari tipi di associazioni sia fra elementi
contigui che non: le associazioni fra elementi non contigui possono essere anterograde (per
elementi successivi) o retrograde (per elementi precedenti); tali associazioni possono
esercitare funzioni facilitanti o inibenti; nei compiti sperimentali, in cui debbono essere
richiamati elementi nellordine reale di presentazione, evidente che associazioni fra
elementi non contigui inibiscono le risposte corrette; il ruolo delle associazioni anterograde e
retrograde nellapprendimento e nella ritenzione stato riconosciuto come assai rilevante:
Ebbinghaus nel 1885 tent di chiarire linfluenza che esse esercitano in un compito di
apprendimento, usando il metodo delle serie derivate. Effetto di posizione seriale: ponendo
in ascissa la posizione ordinale degli elemnti e in ordinata il numero complessivo di errori ed
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associazioni mancate, si ottiene la curva seriale che indica che gli elementi iniziali e finali
sono memorizzati pi facilmente di tutti gli altri e che lelemento appreso con difficolt
maggiore posto oltre la met della lista; tale fenomeno, noto come effetto seriale o
effetto di posizione seriale, fu riscontrato per la prima volta da Ebbinghaus nel 1885 e
successivamente confermato da numerosi altri ricercatori.
Influenza della lunghezza della serie e modalit dellesercizio
I fattori che agiscono sul processo di apprendimento o meglio di fissazione di elementi
disposti in serie sono: lunghezza della serie (influisce sulla difficolt di apprendimento e
stabilit del raccordo; quando il numero di elementi supera lo span di memoria immediata,
aumenta il numero di esercizi necessari per giungere allapprendimento del materiale; serie
di sillabe lunghe sono meglio apprese di quelle corte; lapprendimento di liste pi lunghe
richiede un tempo maggiore e presenta maggiori difficolt, mentre il ricordo pi stabile
rispetto alle liste corte); modalit dellesercizio (pu esser distribuito o massivo; con
esercizio distribuito si indica un apprendimento realizzato con lunghe pause tra una
presentazione e laltra della serie oppure con tempi molto prolungati di presentazione degli
elementi; con esercizio massivo si indica invece un apprendimento realizzato senza pause
rilevanti tra una presentazione e laltra della serie oppure con una presentazione rapida degli
elementi; lesercizio distribuito favorisce lapprendimento e il ricordo).
Organizzazione del materiale appreso
Tra i fenomeni osservati v stata lorganizzazione del materiale appreso nei compiti di
apprendimento verbale per materiale che obiettivamente si presta a qualche forma di
organizzazione (come i brani di prosa) o che non si presta (come le sillabe prive di
significato). Anche nellapprendere il materiale omogeneo, una serie di lettere o numeri, non
si pu escludere un processo di organizzazione come pu essere il ritmo. Witaseck ha
tentato di dimostrare ci, facendo apprendere a soggetti 2 serie monotone di sillabe: 1) AB
CD EF 2) ab cd ef Dopo un intervallo temporale faceva riapprendere le sillabe in un nuovo
contesto mediante laggiunta di una sillaba in testa ed una in coda alla prima serie, e di 2
sillabe in testa alla seconda 1) XABCDEFX 2) xxabcdef I soggetti riapprendevano pi
rapidamente la seconda serie poich lintromissione della coppia di sillabe non disturbava il
ritmo binario con cui avevano appreso la serie e, pertanto, non dovevano procedere alla
ristrutturazione del tutto come invece si presentava necessario per la prima serie. Che il
processo di apprendimento sia dovuto non a semplice ripetizione ma anche allattivit
organizzativa, stato messo in evidenza dagli esperimenti intesi a dimostrare che la
difficolt dellapprendimento seriale consiste non solo nella mancanza di significato del
materiale, ma anche e soprattutto nellomogeneit del materiale stesso.
Effetto Von Restorff
Von Restorff present, su singoli cartoncini e a ritmo di metronomo, sillabe senza senso fra
le quali in seconda o terza posizione era inserito un numero. Dopo una presentazione
completa veniva richiesto ai soggetti di riprodurre i membri della serie ricordati. Il numero
che compariva isolato era ricordato da buona parte dei soggetti; delle sillabe presentate, i
soggetti ricordavano in media solo il 25%. Lelemento isolato, singolare, dunque ricordato
meglio di quello ripetuto in modo monotono.
Paradigmi di apprendimento cognitivo
Sotto la denominazione di apprendimento cognitivo rientrano gli aspetti dellapprendimento
connessi alle dimensioni pi complesse del comportamento.
Limpianto sperimentale, per questi tipi di apprendimento, stato messo a punto
inizialmente da Tolman che gi negli anni trenta sosteneva che tutti gli organismi superiori
formano delle mappe cognitive del mondo circostante per cui il comportamento sarebbe
guidato anche da aspettative originate da esperienze gi fatte, circa la struttura globale
dellambiente.
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Per apprendimento latente si intende unassociazione di stimoli, o di situazioni stimolanti,


senza una ricompensa, ovvero una associazione indifferente almeno in apparenza. Il tratto
distintivo di questo apprendimento la mancanza di una ricompensa o di una riduzione della
pulsione (almeno a livello dellosservazione etologica). Inoltre ci che viene appreso pu non
risultare chiaro e restare latente. Esso si sviluppa spesso in condizioni naturali nei
comportamenti di esplorazione di un ambiente nuovo.
Lapprendimento intuitivo stato attribuito alle prestazioni di animali che, posti in una
situazione dove la risposta ad uno stimolo-segnale si presenta difficoltosa, arrivano a
formarla con rapidit, tale da togliere credibilit alle ipotesi dellintervento di un normale
processo di apprendimento per prove ed errori. Il primo psicologo, che not la presenza di
questi fenomeni, in cui hanno un grande peso le differenze interindividuali, fu W. Khler
(1917-1922), le cui osservazioni sul problem solving degli scimpanz costituiscono tuttora
un classico. Altri studiosi hanno studiato con metodi diversi lapprendimento intuitivo nei
ratti e sono arrivati a stabilire come i comportamenti che denotano la presenza di un insight
siano preceduti da un certo periodo dedicato allesplorazione dellambiente e degli oggetti in
esso situati, il cui significato sembra dipendere dai processi di apprendimento latente che si
realizzano in tale fase preliminare. In questa prospettiva sembrano anche integrabili le
critiche mosse da Pavlov alle generalizzazioni di Khler; il fisiologo russo, infatti, negava che
si potesse parlare di insight senza controllare i condizionamenti subiti in precedenza dai
soggetti osservati. Sembra plausibile asserire che le esperienze precedenti (in quanto
arricchiscono lanimale per condizionamento classico o per apprendimento) influenzino la
capacit di risposta a un compito nuovo, e che lapplicazione di una sequenza motoria
adeguata al compito possa presentare il carattere dellinsight tipico dei processi mentali
superiori.
Altri paradigmi di apprendimento
Lapprendimento seriale si riferisce a comportamenti seriali cio a sequenze motorie
complesse dotate di carattere direzionale. La realizzazione di un comportamento seriale
presuppone lacquisizione di unabilit specifica attraverso una serie di prove a complessit
diversa e in funzione di un rinforzo finale. Su tale acquisizione il rinforzo finale agisce in
modo che lanimale migliora la prestazione man mano che si avvicina alla meta,
aumentando lintensit e la precisione delle risposte: le risposte sbagliate vengono
eliminate, e sempre pi rapidamente, con lavvicinarsi della meta. Lapprendimento seriale,
che stato studiato particolarmente da C.L. Hull, sta a dimostrare che lapprendimento
funzione oltre che della memorizzazione e della capacit di ritenzione del pattern motorio da
parte dellanimale, anche della situazione sperimentale allinterno della quale possono
essere riconosciuti punti di riferimento che migliorano il rendimento: la meta senzaltro
uno di questi, se non il pi importante.
Lassuefazione la forma pi semplice di apprendimento: presuppone lattenuazione di
risposte preesistenti. Il termine assuefazione non si presta ad equivoci poich viene
riservato alla diminuzione persistente della capacit di risposta mediata dal Sistema
Nervoso. La sua funzione importante nello sviluppo del comportamento di giovani animali:
consente di eliminare le risposte rivolte verso oggetti errati.
La sensibilizzazione opposta allassuefazione: determina un aumento nella forza di una
risposta abituale. Per es. linvio di uno shock elettrico inizialmente esalta le risposte di figa
che poi si attenuano, se lanimale esperisce limpossibilit di evitarle.
Limprinting, forma di apprendimento complessa ricca di implicazioni teoriche e sperimentali,
investe la struttura comportamentale con modificazioni cospicue. Limprinting osservato da
Spalding fu riscoperto da Lorenz, che lo ha descritto come apprendimento tipico degli uccelli
a prole precoce, la cui madre rappresentata da oggetti in movimento. Lorenz ha
caratterizzato limprinting come limitato a fasi successive alla nascita e decisivo per la scelta
del partner nella maturit. Lallevamento in gruppo contribuisce a ridurre la durata delle fasi
e porta alla comparsa di forme di imprinting reciproco fra piccoli della nidiata. Limprinting
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della figura materna e lattaccamento sessuale sono fenomeni inscindibili, ma non stato
possibile accertare se siano identici. Limprinting, una volta instaurato, pone fine alla fase e
non presenta alcun rinforzo manifesto. Tutto ci contribuisce a farlo ritenere un processo di
apprendimento particolare legato alla maturazione comportamentale.
CAPITOLO 8 LA MEMORIA
Introduzione
Il fattore che contraddistingue una reazione vitale da una esclusivamente meccanica la
presenza della memoria, che diventa dunque la struttura psichica che organizza laspetto
temporale del comportamento, che determina i legami per cui un evento attuale dipende da
uno accaduto in precedenza. Una modificazione che esercita questo tipo di influenza
chiamata traccia.
Lo studio sperimentale della memoria consiste, pertanto, nello studio di come le tracce si
formano e si organizzano: questa la prima fase, detta della fissazione o di apprendimento,
nella quale lindividuo memorizza certe risposte suscitate dalle esigenze della situazione;
questa fase talora ridotta ad un breve atto percettivo, ma pu anche caratterizzarsi
mediante unattivit pi o meno complessa che si sviluppa con delle ripetizioni successive, le
quali tendono a far s che il soggetto divenga padrone del compito. Esiste poi una fase di
ritenzione, estesa in un periodo di tempo pi o meno prolungato e durante il quale ci che
stato memorizzato viene conservato in modo latente. Per tale motivo la ritenzione non pu
essere studiata direttamente, ma solo attraverso il suo effetto, che rappresenta la fase
successiva e cio la fase di ricordo o della rievocazione o della riattivazione o della
attualizzazione delle risposte acquisite, che possono dare luogo a condotte mnemoniche
osservabili. Si vede quindi cosa il soggetto ha ritenuto e come.
Come vedremo descrivendo i metodi sperimentali nello studio della memoria, si distinguono
grosso modo 3 grandi categorie di condotte mnestiche: la prima categoria concerne le
condotte del ricordo, che comprendono le condotte di riproduzione di risposte acquisite in
una situazione precedente e le condotte di narrazione, che rendono conto di uno spettacolo
o avvenimento vissuto dal soggetto in qualit di attore o testimone. Una seconda categoria
di condotte mnestiche concerne le condotte di riconoscimento che implicano lidentificazione
da parte del soggetto di una situazione alla quale, nel passato, egli ha dato una certa
risposta, o pi generalmente lidentificazione percettivo-mnestica di un oggetto
precedentemente memorizzato, ma presente di fatto nel campo percettivo. La terza
categoria comprende le condotte di riapprendimento che permettono di inferire lesistenza di
processi di ritenzione tramite leconomia dellesercizio.
Modelli generali della memoria
Il modello associativo
Il modello associativo della memoria ha costituito la proposta pi antica per spiegare come
funziona la memoria umana; esso si caratterizza per il fatto di poter descrivere le relazioni
associative fra le informazioni in memoria: tali relazioni, infatti, orientano anche il ricordo.
Per associazione si intendeva la relazione tra 2 elementi empirici e ideativi, che si
organizzano mediante contiguit, somiglianza e contrasto. Il primo studio sperimentale sulla
memoria risale al 1880 ed ha per autore Ebbinghaus, il cui obiettivo era quello di vedere
come opera la memoria, intesa come capacit pura, ovvero quando non influenzata dalle
conoscenze e dalle capacit di organizzare proprie al soggetto; a tal fine egli ricorse a 2
innovazioni tecniche: a) cominci innanzitutto a far uso di metodi statistici; b) lerrore
variabile qualitativo veniva eliminato privando il materiale da apprendere di significato.
Questo metodo, noto come metodo dellapprendimento, fu perfezionato da altri
sperimentalisti, tra cui Cattel.

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Ebbinghaus dimostr che non si memorizzano i singoli termini, ma le sequenze ordinate di


termini di una serie (quanto pi ridotta la distanza fra i termini maggiore la forza
dellassociazione). Questo fenomeno fu da lui definito contiguit temporale.
Ebbinghaus dimostr che pi facile imparare una lista breve di termini che una lunga. La
memoria umana non come quella di una macchina calcolatrice, che immagazzina
informazioni finch c spazio. Tali fenomeni hanno dato luogo allipotesi che il meccanismo
della memoria abbia 2 stadi: dapprima le informazioni sono immagazzinate nella memoria
immediata e/o in quella a STM (a breve termine), dalla quale sono trasferite a un magazzino
pi permanente o LTM (a lungo termine).
Estes ha rielaborato il concetto di associazione avvicinandolo a quello di cluster o
aggruppamento categoriale (organizzazione di items secondo la categoria di appartenenza).
La memoria come un reticolo associativo di unit verbali e relazioni.
Il modello della memoria associativa umana (HAM: human associative memory) di Anderson
e Bower (1973) costituisce un ulteriore sviluppo dei principi associativi, considerati come
qualcosa in pi di un semplice legame: le loro reti associative sono definite semantiche. Il
modello assume che ogni nodo di una frase pu costituire un punto di partenza per il
recupero mnestico. Il modello di Anderson e Bower privilegia lunit rappresentata dalla
frase. I soggetti infatti memorizzano la frase non tanto pezzo per pezzo, ma come
configurazione complessiva.
Modello stimolo-risposta
Si richiamato alle teorie comportamentiste, che si basano sulla connessione fra la
stimolazione ambientale e la risposta comportamentale, ed ha portato a studiare la memoria
attraverso le modalit dellapprendimento di materiali verbali non linguisticamente
organizzati (liste parole). Per la teoria stimolo-risposta centrale levento, costituito dal
rinforzo, in cui possibile individuare anche una componenete motivazionale. In ambito
comportamentista stata usata particolarmente una tecnica, quella dellapprendimento di
coppie associate (ACA), costituite dallo stimolo, da una risposta, da un rinforzo, che viene
dato solo alla risposta giusta per porvocare lapprendimento.
La tecnica ACA servita soprattutto per verificare se lapprendimento sia del tipo tutto o
niente o incrementale. Linterpretazione tutto o niente consente lelaborazione di modelli
matematici semplici. Linterpretazione incrementale in genere associata allidea di una
soglia, di unintensit determinata necessaria affinch vi sia ricordo.
Il modello di Underwood e Schultz costituisce una delle analisi pi dettagliate di come
impariamo una coppia di termini secondo i presupposti delle teorie stimolo-risposta. Lo
stimolo e la risposta sono costituiti da sillabe senza senso formate da una consonante
seguite da una vocale: quelle pi difficili sono formate da 3 consonanti. Il lavoro
sperimentale verte sullanalisi dellimportanza di 2 variabili gi elaborate dagli
associazionisti: la frequenza con cui un item verbale si presenta nel linguaggio che usiamo,
e la prossimit temporale o recenza (recency). Questultima un meccanismo selettivo, per
cui conoscendo gli stimoli pi recenti dovrebbe essere possibile differenziarli e selezionarli
da quelli presentati precedentemente.
Il modello Human Information Processing (HIP)
Il modello human information processing (HIP), ovvero dellelaborazione umana
dellinformazione, si propone di considerare come oggetto psicologico luomo che opera
sullinformazione proveniente dal modo esterno codificandola e decodificandola. Dagli
studiosi che seguono questo modello comunemente accettata lidea che si possano
distinguere 2 tipi di memoria: la memoria a breve termine (STM) e la memoria a lungo
termine (LTM). Il modello pi conosciuto quello proposto da Atkinson e Shiffrin (1968),
che prevede 6 stadi di elaborazione per le informazioni.
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Il modello costruttivistico
Caratteri generali
Mentre i modelli descritti precedentemente tendono ad isolare unit che il soggetto deve
memorizzare e considerano separatamente i differenti processi psicologici, il costruttivismo
pone laccento sul ruolo determinate delle operazioni compiute dal soggetto. La memoria
considerata come un insieme di processi che selezionano, organizzano, rielavborano,
trasformano le informazioni provenienti dallesterno. La psicologia della Gestalt ha
costituito uno dei capisaldi dellorientamento costruttivistico: il ruolo fondamentale, in essa,
assegnato alla percezione; lanalisi delle leggi, con cui percepiamo, offre importanti
indicazioni per comprendere come registriamo le informazioni in memeoria e come
ricordiamo.
Secondo la teoria gestaltista i dati sono colti entro totalit organizzate dinamiche. Le totalit
percettive non sono riducibili alla somma delle parti, ma costituiscono qualcosa di nuovo e
possiedono caratteristiche peculiari. La scuola della Gestalt contribu ad impostare il
problema della memoria in termini nuovi basandosi essenzialmente sul concetto di traccia:
la dimensione temporale dellesperienza viene trasformata nel campo del cervello in
dimensioni spaziali e resa in tal modo interpretabile ad opera degli stessi principi che
vengono applicati alla percezione.
Ci portava a considerare la memoria un processo di elaborazione che coinvolge lintera
personalit. In quanto unit dinamica luomo nello stato di costante cambiamento: la sua
motivazione si trasforma continuamente e gli atti di evocazione e riconoscimento fanno
parte di una situazione dinamica e mutevole.
La memoria funziona tramite processi di controllo, decisioni, strategie. Una strategia messa
in rilievo con la rievocazione libera lorganizzazione. Nellorganizzazione oggettiva, studiata
da Bousfield, il materiale organizzato in modo da rievocare items simili, ma non sempre il
materiale raggruppato allo stesso modo: nellorganizzazione soggettiva il materiale
organizzato in raggruppamenti specifici.
Bartlett e Piaget
Le persone secondo Bartlett non ricordano passivamente ci che viene loro presentato, ma
scelgono e interpretano a seconda di quelli che sono gli atteggiamenti e interessi durante
levocazione; pertanto, il ricordo una costruzione attiva, basato su schemi che si evolvono.
Sulla base di tali schemi si ricorda lesperienza passata, la cui evocazione comporta il
costituirsi di unimmagine presente quale risultato della combinazione di dati alla luce di
atteggiamenti e bisogni del presente. Anche la teoria piagetiana dei fenomeni cognitivi ruota
attorno allidea che esista uninterazione tra informazioni provenienti dallesterno e
conoscenze del soggetto: da tale presupposto deriva la nozione di schema che implica lidea
di una memoria attiva che costruisce, e che implica che gli schemi si modifichino di pari
passo allo sviluppo cognitivo.
Neisser
Neisser distingue 2 stadi (registro preliminare e analisi per sintesi), i processi primari, rozzi
e globali, e i processi secondari, che rappresentano processi di memoria e si distinguono per
lattivit costruttiva nei confronti del materiale grezzo fornito dai processi primari. Per
Neisser quindi la memoria un processo che opera, riutilizza, trasforma e sintetizza tracce
passate: lipotesi tradizionale della riapparizione (secondo la quale i ricordi esisterebbero gi
confezionati in memoria) ruota attorno allidea che il ricordo esiste o non esiste e che se
presente deve rimanere in continuazione nella memoria compiedno occasionalmente delle
riapparizioni. Poich i soggetti difficilmente ripetono esperienze passate nello stesso modo,
Neisser propone di sostituire lipotesi della riapparizione con lipotesi dellutilizzazione,
specificando con tale termine il processo di recupero delle tracce. Nellelaborazione teorica di
Neisser le strutture cognitive o schemi occupano un ruolo centrale poich vengono prodotte
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nel momento stesso in cui il soggetto ricorda e non sono mai uguali a quelle costruite nel
passato.
Selezione-astrazione
Nel modello di Atkinson e Shiffrin le informazioni in LTM sono permanenti e loblio dovuto
allincapacit di conservare informazioni. Linformazione, prima di entrare nella LTM, deve
compiere infatti un lungo tragitto. Wicklgren parla di una memoria intermedia fra STM e
LTM: per Wickelgren occorre pensare alla memoria come ad una funzione selettiva che
opera scartando gli eventi meno importanti.
La teoria linguistica di Chomsky ha portato a ricerche sul ricordo di frasi e sulla distinzione
fra struttura superficiale e profonda: frasi diverse, ma che hanno la stessa struttura
profonda, sarebbero per la memoria equivalenti, per cui non si ricorderebbe tutto, ma si
metterebbe in atto un meccanismo di selezione, che si basa, inoltre, sullimportanza che il
soggetto attribuisce ad essi. Al momento della registrazione in memoria a lungo termine
hanno luogo anche operazioni di astrazione, attraverso un meccanismo di decisione che
valuta limportanza delle caratteristiche del materiale. Si selezionerebbero quindi le idee
principali, astraendone le nozioni essenziali.
Il modello pluricomponenti
Peculiare dellapproccio pluricomponenziale lattenzione prestata al fatto che la memoria
non conserva un item in una sola maniera, ma lo conserva sotto forma di diversi
componenti. Le teorie di Estes e Bower hanno costituito un punto di riferimento. Per Bower
gli elementi attribuibili allo stimolo sono organizzati gerarchicamente; ad esempio, nella
rappresentazione di un item verbale le componenti semantiche sarebbero gerarchicamente
superiori rispetto alle componenti fonetiche.
Underwood ha osservato che i soggetti ricordano attributi o aspetti diversi di un songolo
stimolo. A qualsiasi ricordo possono corrispondere un componente temporale, un
componente spaziale, di frequenza, modalit, ecc. questi componenti sarebbero utili nei
compiti dove il soggetto deve discriminare. La ricchezza degli attributi associati ad un item
costituirebbe la condizione per un buon ricordo. Underwood riprende una fondamentale
distinzione fra sistema di memoria verbale e non (o per immagini), la quale ha ricevuto un
contributo importante da Paivio.
Paivio e coll. hanno ripetutamente dimostrato come gli items ad alto valore dimmagine
siano pi facilmente ricordati e gli items ad alta significanza non sempre siano avvantaggiati
nel ricordo rispetto ad items a bassa significanza con uguale valore di immagine. Il valore
dimmagine unindice calcolato chiedendo ad un campione di soggetti di valutare in che
misura un item in grado di evocare unimmagine e calcolando la media delle valutazioni
date dai soggetti per ogni parola.
Le parole concrete hanno un valore dimmagine alto, mentre quelle atratte un basso valore,
per cui spesso si parla di una dimensione concretezza-valore dimmagine. Questa
dimensione appare connessa alla significanza.
Secondo molti studiosi, si deve infatti supporre lesistenza di 2 sistemi di codifica: sistema
verbale e sistema per immagini, mediante uno o entrambi i quali verrebbe elaborato
qualsiasi stimolo. Se lo stimolo la figura di un oggetto, pu darsi che il soggetto lo elabori
verbalmente (ad esempio, memorizzandolo sulla base della sua dimensione verbale), ma
quasi certo che egli lo codifica sulla base delle sue propriet figurali attraverso il sistema per
immagini. Per i nomi ad alto e basso valore di immagine, pari la probabilit che vengano
fissati verbalmente; i nomi ad alto valore di immagine hanno probabilit maggiori di venire
codificati dal sistema per immagini; quindi, i nomi ad alto valore di immagine sono
avvantaggiati nel ricordo per la possibilit di una loro codifica.
Tipi di prestazione mnestica: richiamo, riconoscimento, ricostruzione
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di esperienza comune linsuccesso nella rievocazione di qualche materiale appreso a


memoria poi recuperato in parte o integralmente in modo spontaneo (richiamo) o attraverso
ripetizioni (riapprendimento).
Il problema dellutilizzazione delle tracce effettivamente presenti in memoria non pu
andare disgiunto n sostanzialmente n sul piano della metodologia sperimentale da quelli
relativi alle fasi della fissazione e della ritenzione. Si pu anzitutto precisare che diverso il
rendimento mnestico a seconda del metodo usato per saggiare il grado di ritenzione.
Diverse infatti sono le curve di ritenzione a seconda dei sistemi di rievocazione:
lanticipazione (o richiamo), la ricostruzione, il riconoscimento.
La forma delle curve, inoltre, risulta diversa a seconda delle modalit di apprendimento del
materiale e delle caratteristiche del materiale da apprendere. In ogni caso, sembra evidente
che il riconoscimento il metodo che d il massimo di indizi sulla ritenzione anche se, per
es., tuttaltro che accettabile come prova positiva nella deposizione testimoniale.
Il fatto che il riconoscimento dia un maggiore rendimento del richiamo o evocazione
facilmente comprensibile se si pone mente alla sostanziale differenza che intercorre fra i 2
processi. Nel riconoscimento infatti avviene una specie di confornto fra un processo attuale
ed una traccia dovuta ad un evento precedente; invece, nel richiamo si deve giugere alla
rievocazione sulla base di una speciale tensione interna che cerca di richiamare sul piano
della coscienza una traccia.
Un altro metodo quello della ricostruzione nel quale il recupero di tracce mnestiche
facilitato dalla presentazione di qualche elemento del materiale che ha inizialmente
provocato la traccia. Si pu ricostruire una figura vista, ad esempio, partendo da qualche
linea, ricordare un vocabolo grazie al suggerimento delle prime lettere; non tuttavia
automatico che alla comparsa di una parte segua il richiamo del tutto.
Lewin, dopo aver fatto apprendere ai soggetti una serie di coppie di parole, presentava un
membro delle varie coppie, invitandoli a formulare la prima parola che venisse loro in
mente. I risultati mostrarono uno scarso richiamo delle parole apprese.
Il processo di ricostruzione si ricollega a quello del riconoscimento: sotto un certo aspetto,
entrambi sottendono un collegamento fra un evento percettivo attuale ed una traccia dovuta
ad un evento pregresso.
Elaborazione delle informazioni in memoria
Struttura della memoria
Lindirizzo Human Information Processing qualifica lessere umano come un soggetto che
opera sullinformazione che proviene dal mondo esterno, decodificandola, elaborandola,
codificandola. Come schema-base della progressiva elaborazione da parte delluomo
dellinformazione in arrivo, pu essere impiegato quello proposto da Norman e Bobrow, cui
possono essere ricondotti i moltissimi modelli e micromodelli. I componenti del modello sono
i seguenti: 1. uno stimolo esterno al soggetto; 2. una trasduzione sensoriale; 3. un
magazzino dellinformazione sensoriale o registro sensoriale (lo stimolo rappresentato con le
sue caratteristiche sensoriali conservato per un tempo brevissimo; si pu parlare di
memoria immediata o sensoriale che conserva linformazione in submagazzini distinti,
definiti come memoria ecoica, che conserva linformazione sensoriale acustica, e memoria
iconica, che conserva linformazione sensoriale visiva); 4. un riconoscimento percettivo
(questo evento psicologicamente di grande importanza permette di attribuire un significato
allo stimolo registrato; attraverso un confronto con le informazioni che il soggetto possiede,
lo stimolo viene segmentato, cio analizzato nei suoi componenti discreti di ordine
morfonologico e lessicale); 5. una memoria a breve termine (linformazione viene
conservata per un breve periodo di tempo in un magazzino a breve termine, che ha capacit
limitata di immagazzinamento di unit linguistiche; nella STM possono avere luogo vari
processi di controllo, che permettono di conservarvi pi a lungo linformazione); 6. una
memoria a lungo termine (linformazione, che stata elaborata a STM, pu essere
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conservata per tempi lunghi e in quantit illimitata; le caratteristiche dellinformazione


conservata in questo magazzino sono pi di tipo semantico che fonologico-sensoriale).
Altrettanto importanti sono le fasi di uscita dellinformazione, che sono decisive per
lelaborazione ulteriore dellinformazione o per il decadimento dalla memoria. Particolare
importanza ha, in tal senso, il meccanismo di reiterazione che permette di mantenere nella
STM pi a lungo un numero limitato di informazioni. La nozione di processi di controllo
importante perch precisa lidea che il sistema umano di elaborazione delle informazioni pu
fornire una prestazione attraverso processi differenti; la prospettazione di una specifica serie
di processi da impiegare per ottenere tale prestazione costituisce la scelta di una strategia:
il sistema-uomo pu essere caratterizzato per la sua capacit di selezionarne una fra le altre
e di pianificarla.
Il registro sensoriale
Lipotesi che esistano dei registri (magazzini) dellinformazione, quando questa conserva le
sue caratteristiche eminentemente sensoriali o, meglio, percettive, stata formulata da
Sperling (1960), che stava cercando di spiegare perch solo una quantit finita e limitata di
items memorizzati in precedenza possa essere rievocata. Questa quantit stimata da G.A.
Miller (1956) in 7 2 unit discrete e definita abitualmente span di memoria immediata,
una parte del materiale presentato. Sperling ipotizz che ci che viene percepito sia
conservato per un tempo brevissimo, al termine del quale, se il materiale non stato
riconosciuto in unit pi ampie dotate di qualche significato per il soggetto o non stato
ricodificato con una ripetizione o con unattenzione un po pi prolungata, viene
irrimedibilmente perduto.
Si era visto, nelle prove condotte negli anni precedenti che il soggetto per trattenere una
parte dellinformazione a breve termine deve verbalizzarla o trascriverla in modo rapido,
prima che essa decada: ci indicherebbe, oltre alla velocit notevole con cui hanno luogo
processi di decadimento dalla memoria pre-attentiva, o span di memoria immediata, una
capacit di contenimento superiore a quelle evidenziata nelle prove di richiamo immediato,
in quanto le attivit di denominazione o trascrizione richiedono tempo e quindi possono
essere pi lente di quanto sarebbe necessario per evocare tutta linformazione
percettivamente registrata prima del suo decadimento. Lo span di memoria immediata
potrebbe essere il massimo di informazione recuperabile dai registri sensoriali prima che si
completi il processo di decadimento, prevedibibilmente molto rapido.
Linformazione, prima di essere comunicata attraverso le parole o la scrittura, viene tradotta
o, meglio, trasdotta in suoni e mantenuta grazie al rehearsal in una memoria uditiva. Il
rehearsal ha una velocit troppo lenta per poter eseguire una lettura rapida delle lettere
nella memoria sensoriale. Bisogna quindi che venga introdotta una memoria intermedia, la
memoria tampone, per raccogliere velocemente le informazioni sensoriali prima che
decadano e per mantenerle a disposizione del rehearsal, fino a quando questultimo
meccanismo non ha compiuto il lavoro.
Dai primi esperimenti, inoltre, apparve che nel registro sensoriale visivo (o memoria iconica)
conservato materiale visivo con molti elementi specifici. Oltre ad una memoria iconica
esiste anche un altro registro con le stesse caratteristiche, che permette di conservare per
brevissimo tempo i suoni (memoria ecoica).
La memoria a breve termine
Le ricerche di Brown e di Peterson e Peterson avevano lobiettivo di misurare la quantit di
ricordo quando al soggetto fosse impedito il rehearsal. Brown si convinse dellesistenza di un
magazzino a breve termine che (a differenza di quello a lungo termine di capacit enorme
dove le informazioni vanno perse a causa di fenomeni di interferenza) ha una capacit molto
limitata dovuta principalmente al fatto che le tracce hanno una velocit di decadimento
rapida. Il decadimento il processo responsabile delloblio: Underwood e Keppel riuscirono a
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dimostrare che, nelle prove a STM, ci sono fenomeni di interferenza analoghi a quelli che
provocano loblio in prove a LTM.
Lo studio dellattenzione selettiva fu iniziato da Cherry, che cerc di capire come avviene che
fra pi stimoli il soggetto ne selezioni alcuni e lasci decadere altri. Il modello di Broadbent
collocava lattenzione prima del riconoscimento percettivo, ma dati successivi consigliano di
trattare insieme attenzione e riconoscimento. Il riconoscimento percettivo consiste nel
riconoscere una corrispondenza fra stimolo e conoscenze durante la percezione e
presuppone uninterazione fra le informazioni contenute nello stimolo attuale e quelle gi
possedute contenute nella LTM: il riconoscimento percettivo quindi frutto di uninterazione
fra le conoscenze generali e le informazioni contenute nellinput.
La fortuna del modello di Atkinson e Shiffrin in buona parte dovuta al fatto di fondarsi
sulla distinzione fra processi strutturali (uno dei quali il magazzino della STM), che
forniscono la base della memorizzazione, e processi di controllo, che dipendono invece dalle
caratteristiche del soggetto. Sono questi ultimi, sotto il controllo volontario del soggetto, a
spiegare le fasi di transizione da una struttura allaltra. Il pi potente meccanismo per il
passaggio dalla STM alla LTM il rehearsal: poich la STM ha una capacit ridotta, ogni
nuovo elemento che vi viene immesso oltre il limite della capacit, fissata dal memory span,
tenderebbe a decadere e ad essere definitivamente dimenticato, se non fosse sottoposto a
rehearsal (ovviamente il soggetto pu decidere se sottoporre a rehearsal certe
caratteristiche sensoriali dellelemento o il suo significato).
Le operazioni di rehearsal sono poi di 2 tipi: una meccanica di mantenimento, laltra di
elaborazione, di analisi dellelemento, per metterlo in relazione con altre informazioni gi
immagazzinate a LTM. I meccanismi di controllo in genere comprendono una gamma vasta
di strategie, che presiedono alla formazione di schemi, al controllo dei sistemi di codifica e ai
trucchi mnemonici.
La memoria a lungo termine
I processi organizzativi nellapprendimento e nella memoria, rivelatisi di maggiore interesse
per la comprensione delle modalit di immagazzinamento e di ritenzione delle informazioni
nella LTM, sono quelli di codificazione, mediazione, raggruppamento, organizzazione
soggettiva.
Codificazione in memoria
Gli stimoli (o gli items) presentati ai soggetti vengono modificati o anche sensibilmente
distorti, nel momento in cui vengono appresi e debbono essere riprodotti. I dati delle
ricerche successive sono stati sintetizzati da Underwood in un modello della codificazione,
che ha come presupposto la registrazione che il soggetto effettua di ogni fenomeno cui
assiste. Tale registrazione interna caratterizzata dalla compresenza di attributi vari utili per
la riproduzione del materiale presentato: vi sono attributi dipendenti dal compito di
apprendimento e attributi non dipendenti dal compito.
Mediazione
Un fattore di rinforzo per il richiamo di 2 items o eventi A e B dato dalla loro contiguit nel
tempo. Il processo di mediazione opera attraverso il presupposto della contiguit temporale
fra 2 o + items sia direttamente (con unassociazione immediata) sia indirettamente
(attraverso varie associazioni). Bugelski ha individuato 5 tipi di elementi che vengono
utilizzati dai soggetti per ottenere una mediazione fra 2 o + items non contigui
temporalmente.
Raggruppamento o effetto Bousfield
Lefficacia di tale processo di organizzazione per le informazioni in memoria apprezzabile in
compiti di richiamo, dove i soggetti tendono a riprodurre gli items in funzione non tanto
dellordine iniziale di presentazione quanto del grado di somiglianza.
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Organizzazione soggettiva
Secondo Tulving (1962), non esiste materiale che non venga in qualche modo organizzato
dal soggetto, magari con categorie e procedure diverse da quelle individuate (e talora
proposte esplicitamente) dal ricercatore. Tulving ha evidenziato lesistenza di
unorganizzazione soggettiva, intesa come tendenza del soggetto a ripetere in rievocazioni
successive gli items nello stesso ordine, indipendente da quello di presentazione, con la
tecnica delle presentazioni successive di sequenze di parole. I processi di organizzazione
assicurano una conservazione molto prolungata alle informazioni immagazzinate nella
memoria a lungo termine.
Elaborazione materiali verbali
Il primo livello della percezione linguistica, il secondo quello dellelaborazione sintattica e
lessicale dove si cerca di ricostruire la struttura della frase e individuare il significato delle
parole, il terzo dellinterpretazione semantica della frase per ricostruire il significato di tutta
la frase. Il punto di partenza pu essere lassunzione del comportamento linguistico guidato
dalla grammatica, cio da un insieme di regole che permetta di disporre i vocaboli in una
successione corretta. I primi studi di Miller e coll. del 1963 hanno mostrato che
effettivamente la comprensione e la ritenzione in memoria sono influenzate dalla
complessit grammaticale della frase.
Vi sono vari livelli di attivit per la comprensione di sequenze verbali, essendo la
comprensione definita come processo attraverso cui una sequenza di suoni trasformata in
rappresentazione di significato: il primo la registrazione nella memoria immediata delle
sequenze di suoni; nel secondo si individuano i costituenti, tramite operazioni di
segmentazione che permettono di isolare una parola e tramite operazioni di riconoscimento
del ruolo grammaticale, in funzione di affissi e suffissi. Per Anderson e Bower che hanno
elaborato un modello di memoria associativa, il processo di comprensione si conclude con
una rappresentazione proposizionale della frase, dove una parte riguarda il contesto ed una
parte riguarda il fatto, senza che i significati dei termini vengano connessi con nuovi tracciati
alla memoria semantica. Unaltra direzione per lo studio della comprensione indicata nei
modelli multicomponenti la cui formulazione pi completa prevede che un concetto sia
rappresentato in memoria come serie di informazioni che ineriscono alle categorie cui
appartiene il concetto.
La comprensione del significato delle frasi un processo che non si esaurisce nel momento
in cui ne ricavata una rappresentazione astratta, ma si continua ad espandere in
operazioni complesse che mettono in relazione il contenuto letterale della frase con il
contesto (linguistici ed extra-linguistico) e con le conoscenze del soggetto. La nozione di
schema come guida non solo per le operazioni di rievocazione ma anche per quelle di
comprensione ha acquistato una rilevanza notevole negli ultimi studi sullelaborazione in
memoria delle informazioni contenute in testi di lunghezza superiore alla frase: con una
definizione generica e approssimativa, per schema si intende una struttura che mette in
relazione alcune nozioni fondamentali. Gli schemi aiutano sia larchiviazione delle
informazioni interpretate-integrate nella fase di comprensione, sia il richiamo, attraverso la
ricomposizione delle parti mancanti dellinformazione residua in memoria.
Linterferenza
I fattori che contrastano la ritenzione e quindi favoriscono loblio sono vari. La teoria
classica, detta dellinterferenza, postulava che le cause delle trasformazioni e, soprattutto,
delloblio risiedano essenzialmente nelle interferenze che scaturiscono dal materiale da
apprendere oppure da attivit realizzate prima o dopo la fissazione delle risposte di cui si
studia levoluzione temporale.
Sono state evidenziate 2 ulteriori caratteristiche dellinibizione retroattiva:
1) linibizione tanto pi forte (cio pi probabile che si dimentichi il compito appreso
nella prima frase) quanto maggiore il grado dellapprendimento interpolato (Melton e Irvin);
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2) linibizione tanto pi forte quanto pi numeroso il materiale interpolato


(Underwood, 1945).
Le relazioni fra le inibizioni retroattive e proattive e loblio possono essere cos sintetizzate.
Linibizione retroattiva considerata da parecchi studiosi come il pi importante fattore
delloblio. Quale potrebbe essere la ritenzione se non si producessero interferenze per le
attivit interpolate fra il momento della fissazione del materiale e quello del suo richiamo,
stato studiato in alcune condizioni che, se non impediscono le attivit interpolate, le
riducono abitualmente in modo sensibile.
La ritenzione migliore nel sonno, quando il livello di attivit generale pi basso che nella
veglia. In particolare:
1. durante la prima ora di sonno si dimentica nella stessa misura come durante la
prima ora di veglia;
2. dopo la prima ora di sonno non si ha pi nessun decremento nella ritenzione, mentre
durante la veglia questo continua;
3. dopo 8 ore di sonno la percentuale media di ritenzione del 41%, dopo 8 ore di
attivit del 24%.
Altrettanto importante stato il quesito se solo le esperienze, che avvengono dopo la
fissazione del materiale, interferiscono con esso o se anche le esperienze antecedenti la
fissazione possono influire sul processo mnestico e produrre oblio.
stato dimostrato che esperienze antecedenti producono una inibizione o interferenza
proattiva. Lo psicologo che ha studiato in modo pi sistematico la natura e lintensit di tale
effetto B.J. Underwood. Egli si accorse che il tasso di ritenzione variava moltissimo da
esperimento ad esperimento.
Le ricerche classiche sulla ritenzione e loblio
Ricerche sulloblio
Ebbinghaus fece notare che il rendimento di un soggetto nei diversi momenti della giornata
pu variare a seconda del suo stato di freschezza o stanchezza e fiss le leggi delloblio: 1. il
ricordo si detriora col tempo; 2. il corso delloblio assai rapido nei primi stadi; 3. la curva
delloblio si pu esprimere con una formula matematica (curva logaritmica); 4. loblio
diviene meno rapido se si aumenta il numero delle ripetizioni.
Effetto delle modalit di apprendimento
Katona ha cercato, gi alla fine degli anni 30, di chiarire linfluenza delle modalit di
apprendimento sulloblio, pervenendo essenzialmente a 2 conclusioni: a) se i soggetti
memorizzano i compiti, i risultati si accordano con gli aspetti principali della curva di
Ebbinghaus, risultando le prime riproduzioni dei soggetti migliori; b) se lapprendimento
avviene con metodo comprensivo, la riproduzione, fatta parecchie settimane dopo il
training, risulta buona quanto quella fatta immediatamente dopo il training. Non si ha,
quindi, un declino rapido della curva negli stadi iniziali.
Evoluzione delle tracce
Anche loblio non che un caso particolare, il caso estremo, di trasformazione della traccia.
Ci non significa che una traccia non possa scomparire. Anche se non possiamo avere una
prova certa di ci, plausibile che le tracce meno organizzate, meno articolate, caotiche, si
disgreghino rapidamente.
Wulf document lesistenza di trasformazioni progressive che comportano laccentuazione di
certe qualit e lassimilazione o eguagliamento delle propriet delle parti; questultimo
fenomeno fu denominato livellamento, ossia attenuazione delle differenze esistenti fra le
parti costituenti il tutto. Le modificazioni osservate sarebbero quindi di origine autonoma; il
riferimento alla legge della pregnanza esplicito, ma non presente come essenziale. Sorge
ha dimostrato che le riproduzioni delle configurazioni riflettono una tendenza alla pregnanza,
cio alla ricostruzione di un ordine figurale e di un orientamento spaziale migliore.
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Tale tendenza sarebbe, pertanto, la causa doblio della figura originale, dato che la traccia
mnestica relativa ad una figura non pregnante tende ad assestarsi verso caratteri di
maggior bont formale sotto lazione di 3 principi: di chiusura, di buona forma, di simmetria.
Le conclusioni teoriche sono le seguenti: 1) quando le forme apprese sono perfettamente
equilibrate, il sistema corrispondente di tracce sar stabile e garantir una fedelt nella
ritenzione; 2) quando la forma appresa non si presenta in condizioni di bont strutturale,
la corrispondente traccia mnestica libera dai limiti coercitivi della stimolazione percettiva
evolver per froza autonoma verso modelli pi regolari, semplici e simmetrici (ovvero pi
organizzati); 3) considerando che nel campo mnestico sono presenti sistemi di tracce
precedentemente organizzatesi e continuamente stimolati dal flusso della nuova attivit
percettiva, esiste la possibilitche la traccia mnestica pi recente tenda ad assimilarsi ai
precedenti sistemi organizzati in tracce. Tale processo che determina lassimilazione delle
tracce pi stabili e pi familiari, chiama in causa il ruolo che lesperienza, anteriormente
acquisita, pu avere nel rendimento mnestico.
Esperienza passata, familiarit, significato ed atteggiamenti nelle trasformazioni
mnestiche
Vari studi sperimentali classici sul rapporto fra la frequenza duso delle parole e il loro
richiamo hanno messo in evidenza che il numero di stimoli verbali appresi e
successivamente richiamati varia con la frequenza duso nella lingua scritta e parlata. Una
tendenza cos chiaramente lineare non si riscontra, tuttavia, per materiali complessi, quali le
storie o i resoconti dettagliati di eventi, la cui memorizzazione e il cui richiamo sono
influenzati dalla presenza di un significato e dalla possibilit di dare significati ulteriori in
funzione delle preferenze o esperienze personali.
F.C. Bartlett, che nel 1932 ha pubblicato uno dei lavori pi complessi sul ricordo e sulle
trasformazioni mnestiche, fu il primo a criticare i comuni esperimenti sulla memoria fatti con
materiale senza senso (gruppi di lettere, cifre, ecc.), sostenendo che essi mancano di
realismo (cio della cosiddetta validit ecologica) nei confronti dei ricordi della vita di tutti i
giorni. Egli propose di rendere gli esperimenti pi realistici con luso di materiale che avesse
qualche interesse intrinseco per il soggetto (figure, fotografie, storie). In vari esperimenti di
richiamo di storie bizzarre, Bartlett riscontr nelle riproduzioni una tendenza da parte dei
soggetti a rendere la storia pi coerente, pi significativa e accettabile per il soggetto. Per
quanto modificato, il resoconto fornito dai soggetti tende a rimanere nelle successive
riproduzioni una storia unitaria. Questultima inizialmente non soddisfacente per il soggetto
sarebbe, quindi, inconsciamente razionalizzata, sia nella forma (con un collegamento
migliore degli eventi descritti nella storia), che nei particolari (con la connessione dei singoli
dettagli ad inferenze).
Tono affettivo e rievocazione mnestica
Koffka e Khler formularono lipotesi che la struttura dellEgo fosse uhn elemento importante
per la qualit della rievocazione mnestica, poich questo processo verrebbbe facilitato od
ostacolato in dipendenza dal collegamento delle tracce mnestiche con un particolare strato
dellEgo. Gli eventi ansiogeni, secondo la teoria psicoanalitica, sono rimossi dal piano
cosciente, pur restando operanti, e possono riaffiorare alla memoria solo in particolari
condizioni. Il blocco inconscio del richiamo mnestico di esperienze ed eventi che hanno il
potere immediato o remoto di cuasare ansiet un fatto evidente allosservazione clinica;
esso sarebbe dovuto, secondo la teoria psicoanalitica, ad un meccanismo di difesa in parte
conscio ed in parte inconscio.
Per Edwards erano state trascurate le strutture di riferimento: solo ci che congruente
alla struttura di riferimento individuale ha le maggiori probabilit di essere ricordato; quindi
uno studio che comprenda la conoscenza delle strutture di riferimento dovrebbe consentire
previsioni. La capacit di rievocazione influenzata dalle emozioni che lo stimolo suscita:
leffetto Zeigarnik, cio la maggior capacit di ricordare compiti interrotti rispetto a quelli
completati, si pu interpretare nello stesso modo.
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Una connessione stretta di carattere generale fra capacit mnestica ed tono affettivo stata
dimostrata da studi recenti condotti da Bowen. Partendo dallosservazione, di antica data,
che le amnesie di eventi ad alto contenuto emotivo sono risolte sotto una trance ipnotica
che riporta nello stato di attivazione emotiva analogo a quello dellevento dimenticato nella
veglia, Bowen verific un effetto di dipendenza della memoria dal contesto emotivo.
Servendosi della fantasia dei soggetti, veniva indotta una trance ipnotica a coloritura gioiosa
o triste. Raggiunto lo stato danimo desiderato, venivano sottoposti ad una prova di
apprendimento di una lista di parole, venivano riportati ad uno stato di rilassamento e fatti
uscire dalla trance. La rievocazione veniva effettuata a distanza variabile di tempo, sempre
sotto ipnosi, sia in uno stato emotivo affine che divergente rispetto a quello esperito nella
fase di apprendimento. Si visto che la rievocazione in uno stato danimo triste di una lista
di parole appresa nello stesso stato danimo arriva all80% del materiale, mentre si arresta
al 45% se il materiale era stato appreso in uno stato danimo felice. Da ci si deduce che la
facilitazione mnestica esiste nel caso di concordanza fra lo stato danimo nella fase di
rievocazione ed in quella di apprendimento indipendentemente dalla qualit dellemozione,
mentre esiste una inibizione mnestica in caso di discordanza.
CAPITOLO 9 IL PENSIERO
Introduzione
Lo studio del pensiero stato un dominio della logica di tipo tradizionale aristotelicoscolastico che fin da principio gli ha imposto i termini dei suoi problemi. Il pensiero si
qualifica come loperazione che stabilisce un rapporto fra concetti di cui la logica determina
le regole affinch risulti corretto. In questa concezione si suppone semplicisticamente che si
percepiscano dei dati e non i rapporti; questi sarebbero scorti dal pensiero che vi
lavorerebbe sopra.
Da questa impostazione deriva il corollario che tale operazione funzione umana, mentre il
pensiero animale e a volte il pensiero umano negli stati di tensione minima consisterebbe in
un non-pensiero, cio in una giustapposizione di puri contenuti, immagini o percezioni
senza alcuna strutturazione di rapporti. chiaro che lo studio psicologico del pensiero non
pu accettare questo punto di vista. Ma lobiettivo dellopera dello psicologo deve essere
anche lanalisi fenomenologica dei processi di pensiero intesa come raccolta delle forme di
pensiero in tutte le sue possibili variet.
La raccolta di questi dati pur tuttavia abbastanza avanzata da consentirne unesposizione
ordinata anche se provvisoria. Innanzitutto va notato che col termine pensiero lo psicologo
indica una realt pi vasta e comprende processi mentali che non potrebbero essere tutti
definiti come processi logici, razionali o ancor meno creativi, pur essendo anchessi prodotti
dallattivit psichica delluomo inteso come essere pensante. Vi sono infatti altre forme di
pensiero nelle quli sono inesistenti o imperfetti alcuni strumenti logici che a volte non si
sono ancora sviluppati o si sono sviluppati in altri contesti socio-culturali o perch non
vengono adoperati.
Un altro fattore pu condizionare e orientare il pensiero secondo una struttura che si
diversifica dal modello logico, razionale, e cio laffacciarsi di una componente profonda,
arazionale, emotiva che si sovrappone alle normali facolt logiche del pensiero, le soverchia
e le annulla, condizionando cos una diversa espressione del pensiero stesso: questa
componente profonda condiziona e struttura il pensiero pervenuto, il pensiero neurotico e
quello psicotico sia pure con diverse modalit e intensit. Prima di entrare nella trattazione
dei vari tipi di pensiero, pare utile riportare i metodi delle ricerche sperimentali intorno al
problema della formazione dei concetti. La capacit di apprendere concetti alla base della
costruzione dellattivit di pensiero.
Formazione dei concetti
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La realt ambientale costituita da una quantit estremamente ricca e mutevole di oggetti


ed eventi percettivi. Se luomo utilizzasse abitualmente tutta la sua capacit di registrare
differenze e rispondesse a ciascun oggetto od evento come unico, sarebbe schiacciato dalla
complessit dellambiente. Ma luomo supera questa difficolt con unattivit di
categorizzazione: esemplifica luniverso dellesperienza, considerando equivalenti molte
varianti della realt ambientale, e rispondendo ad esse non in quanto uniche, ma in quanto
appartenenti ad una stessa classe.
Questa riduzione del molteplice allunit attraverso lassimilazione delle varianti fenomeniche
ad una categoria, o chema empirico, essenziale ai fini delladdestramento allambiente, in
quanto realizza uneconomia nellattivit mentale secondo i principi del minimo sforzo. Dal
livello di categorizzazione percettiva si passa per gradi a quello di categorizzazione
concettuale. Le equivalenze che possibile riscontrare fra oggetti od eventi sono
fondamentalmente di 4 ordini: formali o figurali, funzionali, affettive, relazionali; ciascun
ordine di equivalenza ammette poi un numero indefinito di specificazioni.
In altre parole la contemporanea appartenenza di un oggetto a diverse categorie funzionali
il risultato problematico di una scoperta e non un dato immediato dellesperienza: la
capacit di raggruppare in una stessa categoria funzionale oggetti apparentemente senza
relazioni rappresenta spesso un atto inventivo. Chiamiamo concetto il risultato dellattivit di
categorizzazione, e lo definiamo: una classe di eventi aventi qualit comuni e distintive.
Nella formazione dei concetti generalmente vengono indicati 2 diversi processi psichici:
lastrazione e la generalizzazione.
Lastrazione il processo per cui il comportamento (lesperienza) detrminato non dalla
situazione completa, ma da un (qualche) particolare con esclusione di altri; la
genralizzazione lattivit per cui il comportamento costante di fronte ad un particolare
che compare in situazioni diverse. Questa distinzione presenta non poche difficolt: non c
generalizzazione senza astrazione. Ci pu essere astrazione senza generalizzazione, ma
allora non c categorizzazione.
Heidbreder pensa che la percezione della realt ambientale sia caratterizzata da un
ordinamento gerarchico delle ipotesi percettive e cognitive: la percezione degli oggetti
concreti rappresenterebbe la base della reazione cognitiva dominante. Le pure forme
spaziali ed i concetti numerici, discostandosi dagli oggetti aventi carattere di realt fatta di
cose, vengono individuati con maggiore difficolt. In altre parole, di fronte a 2 cubi rossi, la
reazione cognitiva dominante quella di cogliere sincreticamente la realt oggettuale e solo
in un secondo momento di astrarre dalla situazione percettiva attributi quali la rettilinearit
dei mergini ed il valore numerico.
Gli studi che si basano sul processo di formazione e verifica di ipotesi partono dallassunto
generale che un soggetto pu fornire una risposta adeguata alla situazione solo se formula
mentalmente delle ipotesi che mette alla prova finch non trova quella corretta, cio quella
che gli permette di fornire risposte adeguate. Per strategia sintende una successione
organizzata di risposte, guidata da ipotesi, nel tentativo di arrivare alla soluzione di un
problema.
Le ricerche pi note sullargomento sono quelle condotte da Bruner e collaboratori. Nella
maggior parte dei loro esperimenti si utilizza il compito di identificare gli attributi rilevanti di
un concetto congiuntivo (cio concetti formati nella fase della congiunzione di attributi: ad
es. triangolo rosso formato dalla congiunzione degli attributi di triangolarit e colore
rosso). Essi hanno individuato alcune strategie caratteristiche di molti soggetti. Una di
queste la messa a fuoco (focusing): essa consiste essenzialmente in un processo di
eliminazione basato sul confronto di ciascun esemplare preso come fuoco.
Unaltra strategia diffusa osservata da Bruner lo scanning, lesplorazione, distinta in
sottotipi: simultanea e successiva. Alcuni soggetti, invece di adottare un esemplare focale
come base per eliminare gli attributi irrilevanti degli stimoli, si formano qualche semplice
ipotesi circa la soluzione e categorizzano gli stimoli secondo tale ipotesi fino a che essa non
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risulta falsa. La verifica pu essere compiuta per unipotesi alla volta oppure per pi ipotesi
contemporaneamente.
Recentemente lattenzione di alcuni studiosi si rivolta ai concetti cos detti naturali, cio a
quelle categorie che non vengono usate secondo definizioni precise e secondo confini netti
tra luna e laltra. Questi concetti sono usati nel linguaggio e nel pensiero quotidiano e
delluomo della strada. Alcuni studiosi sostengono che quando siamo in grado di
riconoscere e classificare oggetti dellesperienza, non ci serviamo tanto di definizioni vere e
proprie quanto di prototipi, cio di componenti tipici di ogni classe. Tale schema prototipico
sarebbe una specie di tendenza centrale valutata sui membri pi comuni di una classe. La
Rosch ha fatto valutare a dei soggetti i membri pi tipici di una categoria ottenendo dei
punteggi di tipicit per ogni membro.
Il pensiero produttivo
Quando ci troviamo in una situazione problematica senza possibilit di soluzione immediata
e di impiego di schemi di comportamento gi acquisiti, mettiamo in opera unattivit di
ragionamento che, se coronata da successo, crea una conoscenza nuova. Maggiore stato il
contributo della teoria gestaltista. Khler ha osservato il comportamento di scimpanz
affamati e quindi motivati a prendere il cibo non raggiungibile direttamente, ma risolvendo
un problema strumentale locomotorio. La condizione sperimentale pu sembrare simile alle
situazioni di laboratorio dei comportamentisti; ma vi una profonda differenza: le situazioni
di Khler sono studiate in modo che, nel campo percettivo, siano presenti tutti gli elementi
necessari per risolvere il problema; il soggetto pu quindi agire cognitivamente,
intelligentemente; qualora riesca a compiere una determinata operazione mentale,
raggiunge lobiettivo.
Per Khler lattivit mentale della scimmia presenta un aspetto pi importante. Il campo
psichico del soggetto caratterizzato dal bisogno di cibo e dalloggetto che pu soddisfarlo;
la tendenza naturale porterebbe lanimale a dirigersi verso il cibo ma le sbarre della gabbia
lo impediscono. A questo punto lobiettivo non raggiungere la banana, ma aggirare
lostacolo. Si cos avuta una ristrutturazione del campo cognitivo, un ricentramento. La
soluzione del nuovo problema, aggirare lostacolo, sar poi raggiunta in una seconda fase,
dove lesperienza gioca un ruolo; ma latto intelligente gi avvenuto in precedenza, con la
ristrutturazione del campo cognitivo.
A questo proposito il termine insight impiegato in 2 accezioni: da un lato indica
loperazione di ristrutturazione cognitiva; dallaltro denota la consapevolezza di una
relazione. Nel primo significato, il processo di soluzione intelligente: quando lo scimpanz
ha un insight, ha gi appreso che, per quel problema, ci si deve comportare in quel modo.
Per spiegare il secondo significato possiamo portare questo esempio di Khler stesso:
quando mi prendo la soddisfazione di bere una bevanda fresca, sento che il mio piacere si
riferisce al sapore della bevanda ed alla mia sete, e non per esempio al ragno sulla parete.
Certe relazioni sono colte immediatamente senza bisogno di analisi, ragionamento; questo
cogliere la relazione chiamato insight.
problema ci che non pu essere risolto sulla base di abitudini o comportmento istintivo.
Ci non significa novit della soluzione; si tratta piuttosto delluso in un diverso contesto di
oggetti o metodi altrove familiari. Il significato da attribuire al termine ristrutturazione
questo; essa avviene, in queste situazioni semplici, in modo immediato, con un insight.
Linsight non deve essere inteso come un principio euristico, ma piuttosto come il risultato
delle tensioni di campo create dal bisogno e dallobiettivo, con lintervento dei dati percettivi
attuali e delle eventuali tracce mnestiche. Che la soluzione sia stata compresa, e non
semplicemente appresa, dimostrato dalla velocit di esecuzione e dalla ripetizione in
situazioni analoghe.
Per Wertheimer per giungere alla soluzione, il soggetto opera una ristrutturazione dove i
fattori percettivi hanno il peso maggiore: il pensiero crea una soluzione nuova, quando
riesce a modificare la struttura, percettiva o cognitiva che sia.
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Lanalisi approfondita del processo di soluzione del problema stata condotta da Duncker,
secondo il quale i modi, le strategie possibili per risolvere problemi: procedere dal di sotto o
dal di sopra. Nel primo caso il soggetto analizza gli elementi chiedendosi: questo pu
servirmi?. Pu imbattersi cos in un elemento che sembra rispondere alle esigenze dello
scopo. Nel secondo caso, ci si pone alla ricerca di quelloggetto o sistema per mezzo del
quale. Questo secondo un metodo pi intelligente, in quanto esige che sia fatta
unanalisi della situazione e che si sia gi arrivati ad escludere una soluzione pi immediata
con limpiego diretto degli elementi disponibili. Non detto che col primo procedimento non
si possa giungere alla soluzione; per il risultato pi affidato al caso, pi fortuito. La
fissit funzionale dovuta a abitudini e conoscenze, al contesto percettivo, alla struttura
semantica del campo e a implicazioni parassite.
Vedere le cose in un modo diverso dagli altri e da come erano viste precedentemente,
significa una ristrutturazione del campo: oggetti, eventi, aspetti prima marginali diventano
centrali; su di essi si polarizza lattenzione e linteresse.
La teoria gestaltica, suffragata come da vari esperimenti, rappresenta lanalisi pi
convincente del pensiero produttivo: esso consiste soprattutto in unattivit di
ristrutturazione del campo; tutti quei fenomeni che possono in qualunque modo influire sulla
struttura, rendendola pi stabile, provocando difficolt. In questo senso colui che meno
legato alle abitudini, alle conoscenze tipo preconcette, facilitato.
Le caratteristiche delle soluzioni genuine sono: non essere accecati da abitudini; non
limitarsi a ripetere ci che viene insegnato; non procedere con un atteggiamento
eminentemente analitico; osservare la situazione a mente aperta, con una visione
complessiva, cercando di capire in quale modo problema e situazione siano in relazione tra
loro, cercando di evidenziare la relazione interna tra la forma e il compito assegnato,
giungendo alle radici della situazione, illuminando i caratteri di struttura essenziale.
Il pensiero quotidiano
Bartlett lo definisce un tipo di pensiero che entra in azione in situazioni problematiche di
ogni giorno, dove le persone, senza compiere sforzo per essere logiche, trascurando le
lacune delle informazioni disponibili, intendono prendere posizione, arrivare alla soluzione.
Tale pensiero di immediata comunicazione, pu esprimersi in discorsi o per iscritto con
caratteri di stile parlato; lo si pu cogliere ascoltando conversazioni casuali; si possono
infine creare situazioni sperimentali per verificare e analizzare i processi che lo
caratterizzano. Una delle caratteristiche del pensiero quotidiano consiste nel fatto che di
fronte ad una situazione che richiede giudizi o previsioni, esso trascura di compiere indagini
sugli elementi che vi entrano a far parte e che occorrerebbe indagare per un giudizio
ponderato; basandosi invece su elementi insufficienti, giunge a rappresentarsi una soluzione
al problema e la accetta come valida, anche se in realt essa non presenta alcuna garanzia
di validit.
Il pensiero quotidiano fortemente orientato a prese di posizione decise.
Una differenza tra il pensiero logico e quello quotidiano da ricercare nel fatto che in
questultimo, a differenza che nel primo, non vi sono tracce di processi elaborati tra dati di
partenza e conclusioni. Per colmare tale vuoto tra dati di partenza e conclusioni tratte,
spesso ci si rivolge a ricordi personali, a situazioni analoghe, e questo paradossalmente con
tanta maggior frequenza quanto pi generiche possono apparire le situazioni incomplete.
Oppure egli fa uso di elementi perentori (es. senza dubbio).
Bartlett considera 2 aspetti del pensiero quotidiano: la generalizzazione e il punto senza
ritorno. Per numero ed estensione le generalizzazioni, che si trovano usate nel pensiero
quotidiano, sono tali da superare quelle che si potrebbero dedurre astraendo da differenti
situazioni caratteristiche comuni: la maggior parte di queste generalizzazioni, che il soggetto
usa, si trova prefabbricata nellambiente a cui appartiene; molte generalizzazioni sono
laccettazione di convenzioni sociali o la costruzione di altre affermazioni formulate sulla
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base di queste. A proposito del punto senza ritorno, egli nota cio che i soggetti, che
iniziano a trattare un argomento, forse anche incerti, raggiungono uno stadio dal quale
molto pi facile proseguire che tornare indietro, diventado esitanti, inefficaci e molto spesso
incoerenti; essi hanno cio raggiunto la fase che Bartlett chiama punto senza ritorno;
essendo il pensiero quotidiano di immediata comunicazione, ci che impedisce al soggetto di
tornare indietro dovuto in parte al suo prestigio nella situazione di comunicazione in cui
egli si trova.
Il pensiero prevenuto
Le direttive prese dagli studi sul pensiero prevenuto sono 2: una che si interessa delle
motivazioni inconscie e delle origini di questo pensiero e atteggiamento, laltra che si
interessa degli aspetti formali del problema; ambedue per sono necessari per una
comprensione di questo tipo di pensiero dove la componente affettiva condiziona la modalit
di espressione e che in questo si differenzia dal pensiero quotidiano. Il pensiero prevenuto
presenta 2 elementi: una credenza e un oggetto al quale si applica. La credenza stata
definita da Krech e Crutchfield una durevole organizzazione di percezioni e di conoscenze
intorno a qualche aspetto del mondo dellindividuo; il carattere formale della credenza
espresso dallo stereotipo: si tratta cio di una credenza ultrasemplificata e astratta,
largamente diffusa tra i membri di un gruppo sociale o etnico e applicata nei riguardi dei
componenti di un altro gruppo sociale o etnico oggetto della credenza; lo stereotipo
sarebbe, cio, il risultato di una generalizzazione condotta non rispettando le regole appunto
della conoscenza induttiva.
Altri caratterizzano lerrore logico del pensiero prevenuto in unoperazione deduttiva falsa
che si pu verificare nella conferma del giudizio contenente un predicato stereotipo. Da un
punto di vista logico, quindi il pregiudizio potrebbe essere descritto come una
generalizzazione confermata a mezzo di unoperazione deduttiva falsa e pu realizzarsi per
la genericit e ambiguit dei tratti presenti nelle premesse. Tali considerazioni fanno gi
notare per unaltra particolarit del pensiero prevenuto: la sua rigidit (resistenza della
credenza prevenuta a modificarsi di fronte a esperienze contrarie e a porsi come conoscenza
completa definitiva).
La differenza tra conoscenza etnologica, scientifica e prevenuta non risiede in una differenza
doggetto; ma consiste nel fatto che la conoscenza prevenuta ignora il principio stesso del
metodo sperimentale: latteggiamento conoscitivo. Non ci si pu limitare a considerare il
pregiudizio solo sotto laspetto di atto conoscitivo, pi o meno errato, ma occorre
distinguere in esso emtrambe le componenti: laffettivit e lattivit cognitiva, che risulter
dalla prima fortemente influenzata. A conclusione di questa esposizione quindi si pu dire
che si possono distinguere 2 componenti strutturalmente identiche, cio bipolari: laffettivit
e lattivit conoscitiva e un carattere di questa bipolarit, cio la sua assolutezza o rigidit;
mentre tale carattere proprio della vita dei sentimenti e delle emozioni, non
necessariamente lo per lattivit cognitiva; quando tale rigidit presente sul piano
cognitivo, latteggiamento che ne deriva prevenuto.
Il pensiero neurotico
Di fronte a una situazione esterna frustrante e minacciosa per la sicurezza, lIo si difende ad
opera di meccanismi psichici inconsci che tendono a rassicurarlo e conferire una veste falsa
di razionalit alle affermazioni giustificate dalla necessit emotiva di difesa. Queste difese
che operano oscuramente sostenute dalle istanze inconsce della psiche sono elementi che
deformano il pensiero neurotico, la cui personalit psichica pu definirsi come non
armonizzata tra i costituenti, poich non esiste equilibrio tra forze profonde dellEs e lIo. Si
determina cos una distorsione di origine emotiva, che proprio perch impedice una
percezione degli elementi presenti nel campo sotto prospettive pi vaste, compromette
gravemente il raggiungimento di soluzioni adeguate.
Il nevrotico non pu prescindere dalla necessit di rivestire di una parvenza ogni suo
sentimento che si fa strada nella coscienza. Attraverso lo studio di questi processi
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intellettuali distorti irrazionali pu essere definito il pensiero neurotico, che irrazionale


perch sollecitato a unesclusione del termine intermedio, applicando le leggi della logica
su premesse errate o in maniera inadeguata e parziale o sfruttando lambiguit di alcuni
termini. Cos il neurotico usa la negazione, quando spinto da bisogni emotivi, proprio in
virt del fatto che tende a ridurre le alternative a 2: la parte indicativa del tutto si identifica
addirittura col tutto; ogni analogia o somiglianza equivale a identit.
Un altro aspetto nel neurotico rispecchiare il desiderio di soddisfare contemporaneamente
2 opposte esigenze: in questo caso si in fase di adualismo, non distinzione tra Io-non Io.
Spiccata nei nevrotici la tendenza a non distinguere oggettivo da soggettivo; a non
comprendere se ci che colpisce la coscienza provenga dallesterno o dallinterno; il
tentativo di razionalizzare sentimenti indice di tale tendenza; il malato pu incolparsi di
nutrire certi sentimenti e cercher di dare una motivazione razionale ai sentimenti. Un altro
elemento, che rivela spesso lirrazionalit del pensiero dei neurotici, luso inadeguato di
parole o di espressioni che realmente hanno un significato ambiguo o impreciso.
Come conseguenza dei dati di partenza, che il neurotico seleziona nella costruzione della
visione tunnel al momento dellimpostazione del problema, anche il processo di
ragionamento che ne segue viene ad assumere una struttura semplificata; la parte diventa il
tutto, la possibilit diventa certezza, lanalogia identit. Il processo razionale nel nevrotico
condizionato dalle sollecitazioni dellEs che, per la sua stessa natura, arazionale.
Il pensiero psicotico
Una particolare deviazione dal pensiero logico deve essere considerato il pensiero psicotico.
Tale deviazione cos evidente e vistosa da giustificare la sua delimitazione al campo
patologico. Quello dello psicotico, infatti, non corrisponde (nella sua interezza) a nessun
altro tipo di pensiero. Questa eccezionalit in rapporto alla gravit della malattia psicotica,
che provoca una completa disorganizzazione della personalit.
Ci che pi colpisce nel pensiero (e nel linguaggio) dello psicotico la sua incomprensibilit,
assurdit e incoerenza.
Il problema fondamentale del malato e lobiettivo verso il quale messo in tensione il suo
pensiero, come affrontare una realt che lo angoscia e incombe su di lui cos che le sue
difese ne risultano sopraffatte e impotenti a porvi argine. La rottura con la realt pu
avvenire solo se egli modifica se stesso al fine di vederla in modo diverso e di raffigurarsela
come meno terrificante. Per questo compito il malato ha a disposizione meccanismi che dal
punto di vista formale sono gli stessi di ogni uomo: essi sono rudimentali, sepolti
nellinconscio. Uno dei gruppi pi importanti di questi meccanismi rappresentato da
processi intellettuali caratteristici.
Le emozioni per hanno il potere di trasformare o deformare i processi intellettuali e ci ha
lesemplificazione evidente nella psicosi. Lo psicotico adotta meccanismi intellettuali
particolari, che non corrispondono affatto a quelli della logica ordinaria: il suo pensiero non
illogico o insensato ma si ricollega ad un proprio criterio logico che conduce ad esiti
difformi da quelli consueti. In altre parole lo psicotico sembra avere una facolt concettuale
costituita in modo diverso da quella delluomo normale (Arieti, 1963).
Pi sono intense le emozioni in gioco, maggiore diventa la necessit di ricorrere a alterazioni
intellettuali; specie in situazioni di emergenza, il livello di razionalit viene spesso perduto
con regressione a gradi inferiori. Questo principio viene definito principio della regressione
teleologica: regressione perch sono adottati livelli meno progrediti di integrazione
psichica; teleologica perch questa regressione ha uno scopo, e precisamente di evitare
lansiet, e di consentire il conseguimento dei risultati desiderati. Questo tipo di pensiero
non specifico dello psicotico: anche i sogni, allucinazioni, deliri, sembrano avere uno scopo
affine.
Esaminando pi da vicino questo particolare tipo di logica, che Arieti ha denominato
paleologica, si constata che esso basato sul principo enunciato da Von Domarus, che cos
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afferma: Mentre lindividuo normale accetta lidentit soltanto sulla base di soggetti
identici, il paleologico accetta lidentit basata su identici predicati. Viene cio accolta in
modo errato la figura (logica) aristotelica del sillogismo.
Anche nel pensiero infantile fino ai 3-4 anni e nel pensiero onirico pu trovare applicazione il
principio di Von Domarus; lo stesso simbolismo freudiano dal punto di vista formale si basa
proprio sulla seguente affermazione: Il simbolo di un oggetto qualcosa che sta al posto
delloggetto ma che possiede anche una certa somiglianza con loggetto stesso, ossia ha un
predicato o una caratteristica comune. la scelta dei predicati come legame identificatorio
tra 2 proposizioni che provoca la bizzarria, imprevedibilit e incomprensibilit del pensiero
psicotico.
Nello psicotico, soprattutto nello schizofrenico, si pu notare sia la riduzione della capacit
di connotazione che la prevalenza della denotazione e verbalizzazione: il primo fatto
dimostrato dallincapacit a definire parole comuni, a formulare o ad usare parole o concetti
che comprendono intere categorie.
Lesame di queste particolari leggi del pensiero paleologico pone in luce un aspetto
significativo, vale a dire la tendenza a vivere in un mondo di percezioni, piuttosto che di
concetti. Quando sono necessari concetti astratti, questi tendono a formularsi in un
linguaggio concreto collegato ad immagini percettive che finiscono per sostituire
completamente i processi elevati del pensiero. Questo processo di percettualizzazione si
esprime nei sogni e nelle allucinazioni che rappresentano in maniera significativa la perdita
del contatto con la realt psicotica. Ma i disturbi dei processi di pensiero che compaiono
nella psicosi coinvolgono anche le semplici associazioni di idee, cos che spesso si verificano
dispersioni dei pensieri, dissociazioni, insalata di parole e lincomprensibilit del linguaggio
schizofrenico.

CAPITOLO 10 IL LINGUAGGIO
Introduzione
Il linguaggio una delle capacit che pi caratterizza la specie umana. La competenza
linguistica, infatti, sembra essere una prerogativa umana ed ha svolto un importante ruolo.
Il linguaggio permette 2 importanti funzioni: quella comunicativa, grazie alla quale siamo
anche in grado di trasmettere idee e conoscenze, e quella simbolica e di astrazione;
questultima capacit, di astrarre ed utilizzare simboli, talmente importante per lo sviluppo
e limpiego del pensiero che il problema del rapporto tra linguaggio e pensiero un tema
che troviamo presente e variamente discusso fin dallorigine della nostra cultura.
Secondo Piaget (1962) i bambini si servono del linguaggio cosiddetto egocentrico, cio
apparentemente non usato per la comunicazione, non tanto per guidare il loro
comportamento, quanto perch lunica forma di linguaggio che hanno a disposizione. Alla
base di questa ipotesi sta la convinzione che lo sviluppo cognitivo proceda separatamente
sviluppandosi nellinterazione con gli oggetti e le persone che circondano il bambino. Il
contrasto con Vygotskij sembra netto: secondo Vygotskij il pensiero non espresso in
parole; esso viene ad esistere attraverso esse.
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Ci che sicuro che, se possibile sostenere che il linguaggio una prerogativa


esclusivamente umana, sicuramente anche molte specie animali producono suoni simili alle
parole e comunicano. un fatto noto a tutti, ad esempio, che i pappagalli sono in grado di
apprendere e produrre correttamente parole. questo non vuol dire tuttavia che essi siano in
grado di parlare.
Il linguaggio infatti una capacit estremamente complessa che pu venire definita come la
competenza di associare suoni e significati mediante regole grammaticali che variano col
variare delle lingue specifiche. grazie a queste capacit che comprendiamo e produciamo
frasi corrette e dotate di significato, che non abbaiamo mai n udito n detto prima. I
comportamenti utilizzati per la comunicazione sono innati a differenza di ci che avviene per
la specie umana, la quale pur avendo una disposizione genetica a parlare, deve per
acquisire durante lo sviluppo tale capacit; per questo un modo ovvio per vedere se anche
altre specie possono acquisire il comportamento verbale cercare di insegnare loro a
parlare (diversi tentativi sono stati fatti con gli scimpanz, che sembrano essere pi adatti a
un simile tentativo).
La linguistica
Cenni storici
La linguistica si occupa dello studio della lingua a prescindere da chi la usa e dal modo in cui
viene usata. Secondo la definizione di De Saussure, la lingua unastrazione che indica le
regole che governano luso di suoni, forme e strumenti lessicali, sintattici e semanitici.
Esistono molte lingue, ciascuna con regole, mentre la competenza di linguaggio una
capacit specifica della specie umana. Poich abbiamo tale capacit linguistica possiamo
acquisire da bambini la nostra lingua. Loggetto di studio della linguistica sono le regole che
governano le lingue e sono comuni a tutte.
La linguistica generativa
Secondo Chomsky, fondatore di questo indirizzo, la linguistica una disciplina i cui dati sono
i giudizi dati dai parlanti sulle frasi della lingua. Per Chomsky scopo della linguistica
spiegare quali sono le regole che un parlante usa nel dare giudizi. In altre parole, egli si
propone di spiegare quali sono le conoscenze che il parlante/ascoltatore deve possedere per
poter usare correttamente quella lingua., chomsky assume che esiste una predisposizione
innata, patrimonio genetico della specie umana, ad acquisire lingue. Tutti i bambini normali
esposti ad una lingua qualunqueacquisiscono in breve la capacit di capire e produrre un
numero potenzialmente infinito di frasi di quella lingua. Che nellacquisire la lingua madre un
bambino non imiti ci che sente dagli adulti indicato dal fatto che i bambini in una fase
commettono errori di ipercorrettismo.
A parere di Skinner il linguaggio non altro che un comportamento appreso attraverso
rinforzi. In polemica con Skinner Chomsky sostiene che ci che un bambino acquisisce sono
regole della lingua particolare cui esposto. Queste regole relative alla lingua costituiscono
la competenza linguistica del parlante. Chomsky distingue fra competenza ed esecuzione. La
prima definita come insieme di conoscenze linguistiche che il parlante/ascoltatore ideale
deve possedere per essere in grado di produrre e comprendere un numero di frasi infinito
della sua lingua. Nella pratica la competenza si riflette nellesecuzione, che comprende le
manifestazioni linguistiche del soggetto.
Per Chomsky laspetto creativo del linguaggio una caratteristica fondamentale della
competenza e il tipo di linguistica generativa nel senso che si preoccupa di individuare le
regole linguistiche che permettano luso creativo, cio la produzione sempre nuova di
espressioni della lingua da parte del parlante. Creativit ed innatismo, nel senso specificato,
sono le nozioni fondamentali.
La psicolinguistica
Dal comportamentismo al cognitivismo
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Per la complessit di questa capacit umana, il linguaggio, per un lungo periodo, in


pratica fino alla rivoluzione chomskiana, stato affrontato dalla psicologia solo
marginalmente. Tra gli psicologi, che si sono occupati di linguaggio prima del cognitivismo,
bisogna ricordare Wundt, Bhler, Vygotskij, Piaget. Si tratta di autori che vanno ricordati
come classici, ma i cui studi restano sporadici fino allavvento della psicolinguistica. Il
termine psicolinguistica venne usato per la prima volta in occasione di un convegno tenutosi
nellIndiana a Boomington nel 1953, a cui parteciparono psicologi, linguisti, informatici.
Oggi il termine psicoliguistica indica il settore della psicologia che studia la capacit di
parlare e capire.
Negli anni 50 la corrente dominante in psicologia era il comportamentismo e diversi
autori, in quellambito, si occuparono di linguaggio. Tra essi i pi noti furono Mowrer, Osgood
e Skinner. Secondo Skinner una persona apprende a parlare in un modo molto simile a
quello con cui apprende ogni comportamento: attraverso le interazioni con lambiente,
attraverso rinforzi e punizioni. Il bambino si impadronisce progressivamente di abilit
linguistiche, che vengono rafforzate dalle persone che lo circondano, e smette man mano di
utilizzare espressioni che gli adulti non accettano. Prima apprende le parole e pi tardi
impara ad unirle, in modo da formare frasi che gli adulti rinforzano o meno, a seconda che
siano o non siano corrette. Skinner sottolinea come, quando i bambini emettono i primi
suoni simili a quelli del linguaggio adulto, oppure le prime parole, ottengano una grande
quantit di rinforzi da parte dei genitori. Inoltre il riuscire ad esprimere desideri e bisogni ,
di per s, un forte rinforzo per il bambino.
Comunque il problema del linguaggio resta in ambito comportamentista relativamente
marginale. soprattutto con lavvento della teoria chomskiana e con laffermarsi della
psicologia cognitivista, che fa propri gli assunti della linguistica generativa, che quello del
linguaggio diventa un settore principale e trainante dellindagine psicologica.
Per questa ragione, trattando dei problemi fondamentali della psicolinguistica, cio
lacquisizione, comprensione, produzione e memoria semantica, faremo quasi
esclusivamente riferimento agli studi cognitivisti.
Acquisizione
Al momento della nascita, il bambino non possiede le capacit linguistiche adulte, che per
maturare richiedono diversi anni. Lacquisizione del linguaggio sembra seguire una
successione regolare. La maggior parte dei bambini comincia a balbettare attorno ai 6 mesi
e produce le prime parole verso i 12 mesi; verso let di 2 anni i bambini cominciano a
formare le prime frasi rudimentali e dopo i 5 anni si pu dire che abbiano gi acquisito la
grammatica di base e lo stile del linguaggio adulto.
Nei primi 6 mesi il bambino produce suoni che sono uguali in tutti i contesti linguistici: in
questa fase un bambino italiano emette suoni identici a un bambino indiano o ugandese. Lo
sviluppo linguistico richiede esercizio e i bambini dedicano molto tempo a produrre suoni
linguistici. Un fatto interessante che bench i neonati siano incapaci di produrre parole,
essi sono per in grado di reagire a stimoli verbali.
Dai 6 ai 12 mesi appare il balbettio e si passa da uno stadio dove il bambino produce suoni
che non hanno alcun rapporto con parole della lingua madre alla produzione sempre pi
corretta di parole. Queste prime parole allinizio vengono riferite dal bambino agli oggetti e
situazioni pi svariate. Dal punto di vista delle categorie grammaticali, le prime parole che il
bambino produce sono sostantivi, nomi di oggetti e persone per lui rilevanti come i genitori,
i giocattoli, il cibo; pi tardi e nellordine egli comincer ad usare i verbi e gli aggettivi e solo
alla fine gli avverbi e i pronomi.
Tra il primo e il secondo anno di vita il bambino affina le proprie capacit e inizia a produrre
espressioni che possono essere costituite di una parola. Un bambino di questa et pu dire
pappa intendendo voglio la pappa. Queste parole, mediante cui i bambini esprimono
intere frasi, vengono chiamate olofrasi.
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Successivamente il bambino comincia a legare insieme parole per formare delle frasi. In
questa fase, dove i sostantivi costituiscono buona parte del vocabolario, le frasi non sono n
complete n corrette e il linguaggio viene perci definito telegrafico. Lunghezza,
complessit, correttezza grammaticale si modificano fra i 18 e i 24 mesi: il bambino da
questa et continua ad arricchire il suo vocabolario e a perfezionare le sue conoscenze
grammaticali fino a che egli diviene pedorne di strutture assai simili a quelle degli adulti e
controlla un vocabolario di circa 2000 parole attorno ai 5 anni.
Un fatto rilevante nellacquisizione del linguaggio da parte dei bambini che essi arrivano in
un tempo relativamente breve ad impadronirsi di questa abilit cos complessa senza che
essa venga insegnata.
La comprensione
Capire un discorso un processo complesso che richiede capacit diverse concorrenti. Ci
che arriva alle nostre orecchie una sequenza continua di suoni. Per poter capire la frase a
partire dai suoni, dobbiamo segmentare il continuum dei suoni, in modo da isolare le parole.
Dobbiamo quindi attribuire significati alle parole e analizzare la struttura della frase. Questi
3 stadi, percettivo, semantico e sintattico, non esauriscono il processo di comprensione che
per aver luogo ha bisogno di altri fattori.
Ci troviamo di fronte al problema di capire come, a partire da stimoli fisici diversi, riusciamo
a percepire la stessa lettera o parola. Un elemento di ulteriore complicazione il fatto che il
flusso reale del discorso non chiaro e nitido: circa met delle parole che nel discorso
comprendiamo senza sforzo sono cos distorte a causa di rumori, errori ecc. da risultare
incomprensibili, quando sono sentite separatamente.
Un altro problema quello del cocktail party: quando ci troviamo a una festa, capita che
pi persone parlino di cose diverse; come facciamo a seguire questi discorsi e percepirli
separatamente? Esistono diverse teorie, tra le quali una particolarmente importante la
teoria dellanalisi per sintesi, che assume che lascoltatore possiede un sistema che produce
o sintetizza dei suoni. Quando sente un pezzo di discorso, questo sistema cerca di produrre
suoni confrontabili con quelli uditi; i tentativi non sono casuali, ma vengono guidati da indici
di somiglianza acustica; i suoni, prodotti dal sistema, vengono confrontati col suono ricevuto
e porta alla sua identificazione.
Il processo di costruzione attraverso cui un ascoltatore giunge a interpretare a una
sequenza di suoni consiste nellattribuire significati alle parole che via via vengono
identificate, nel metterle insieme alle parole gi sentite e a quelle che seguiranno, fino al
compimento della frase. Per ottenere questo risultato un ascoltatore deve evidentemente
utilizzare un largo numero di strategie sia di tipo sintattico (cio che utilizzano informazioni
provenienti dalla struttura della frase), sia di tipo semantico (cio informazioni sui significati
delle parole). Gli studiosi hanno attribuito maggior peso alle une o alle altre dando cos
luogo a 2 diversi approcci nella studio della comprensione.
Lapproccio sintattico, sviluppato da Bever, Fodor e Garrett, Kimball e altri, fa uso
soprattutto di parole funzionali e della classificazione delle parole in nomi, verbi ecc,
lapproccio semantico si serve soprattutto dei significati delle parole, utilizzando ampiamente
le conoscenze degli ascoltatori che sanno che le frasi, che sentono, sono sensate e si
riferiscono a un contesto in larga parte ad essi noto.
Produzione
Perch la comunicazione abbia luogo occorre che le persone siano in grado, oltre che di
capire, anche di parlare, cio di produrre frasi. Come la comprensione, anche la produzione
sembra richiedere pochissimo sforzo, bench sia un processo complesso. Parlare un atto
fondamentalmente strumentale, compiuto per avere qualche effetto sullascoltatore. Di
conseguenza comincia con lintenzione del parlare di comunicare qualcosa, seguito dalla
scelta e dalla produzione di espressioni che egli giudica adeguate ad esprimere le intenzioni.
Il parlare richiede 2 diverse capacit: quella di pianificare e quella di seguire ci che stato
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pianificato. Questa distinzione non netta dal momento che, parlando, una persona compie
entrambe le attivit. possibile distinguere 5 fasi fondamentali nella produzione linguistica;
le prime 4 riguardano la pianificazione e lultima lesecuzione: 1) Pianificazione del discorso;
2) Pianificazione della frase; 3) Pianificazione dei costituenti; 4) Programma articolatorio; 5)
Articolazione.
La memoria semantica
Tutti noi abbiamo una grande quantit di conoscenze e senza dubbio esse debbono
essere organizzate in qualche modo nella nostra memoria, altrimenti non sarebbe possibile
recuperarle e utilizzarle quando necessarie. Oltre a ci, dobbiamo anche prevedere un
sistema organizzato dei significati delle parole della nostra lingua, a cui facciamo ricorso
quando parliamo o ascoltiamo: il lessico mentale. Che i significati delle parole siano
organizzati nella memoria risulta evidente se si considera che siamo in grado di accedere a
questi significati facilmente.
Sono stati costruiti dei modelli per indagare in che modo nella memoria a lungo
termine questi significati e concetti sono organizzati. Secondo la definizione di Tulving il
magazzino di memoria a lungo termine che contiene queste conoscenze, o memoria
semantica, distinta da un altro tipo di memoria chiamata memoria episodica, che contiene
informazioni relative a fatti o esperienze personali.
Il problema centrale come sono organizzati in memoria i concetti relativi a nomi di
generi naturali come cane, animale, uccello. Il sistema che proposto di una rete con
nodi e indicatori organizzati gerarchicamente.
Linformazione viene immagazzinata al nodo pi onnicomprensivo possibile nella
gerarchia, dal momento che ci che vero di esso deve essere vero anche dei nodi derivati.
Socializzazione, linguaggio e sviluppo cognitivo
Il dibattito relativo ai rapporti fra sviluppo cognitivo e linguaggio ha ricevuto
contributi dalla teoria e dalle ricerche elaborate da Basil Bernstein (1975) nellambito della
sociolinguistica. Bernstein assume dalla teoria linguistiche di Chomsky la distinzione fra la
nozione di competence, ossia lastratto sistema di regole linguistiche a disposizione di ogni
parlante, e quella di performance, ossia luso effettivo e osservabile del linguaggio nelle
scelte dei parlanti e nelle loro deviazioni dal modello della competence. La teoria di
Bernstein si fonda principalmente sullipotesi che la struttura delle relazioni sociali determini
gli usi e le scelte linguistiche dei parlanti; a loro volta i comportamenti linguistici,
socialmente modellati, orienterebbero laccesso verso diversi universi simbolici di
conoscenza e agirebbero sul comportamento sociale favorendo o inibendo le possibilit di
controllo e di mobilit sociale.
Bernstein individua e descrive 2 sistemi di uso linguistico, definendoli codice
elaborato e codice ristretto. Il primo consentirebbe laccesso simbolico ai principi della
propria esperienza sociale ed esistenziale e ne permetterebbe la progettazione e il
mutamento; i significati, espressi dal codice elaborato, sono designati come di tipo
universalistico, perch basati su principi ed operazioni linguisticamente espliciti e
universalmente comprensibili. Il codice elaborato lascia ampie libert alle scelte linguistiche
dei parlanti permettendo di esprimere e differenziare contenuti semantici complessi e
scarsamente prevedibili.
Il codice ristretto concede una libert ridotta alle scelte linguistiche del parlante e
presenta una massima prevedibilit negli aspetti semantici e sintattici degli enunciati. Il
significato complessivo della comunicazione pu risultare o eccessivamente generico e poco
chiaro o troppo orientato su elementi concreti legati al contesto immediato del discorso e
allesperienza particolare del parlante (significati particolaristici). Ne conseguirebbe pertanto
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una tendenza ad operazioni di ragionamento di tipo concreto, di ostacolo allaccesso a livelli


metalinguistici di controllo e di innovazione.
Le ricerche condotte da Bernstein in Gran Bretagna stabiliscono un rapporto tra luso
delluno o dellaltro codice e la classe sociale dappartenenza (dove la classe sociale viene
definita principalmente in base al tipo di divisione del lavoro). Luso esclusivo del codice
ristretto rispecchierebbe la struttura delle relazioni sociali interpersonali della classe operaia
(working class); quello del codice elaborato la struttura di relazioni della borghesia (middle
class).
La psicofisiologia
Sono gli studi di psicofiosiologia che hanno messo in luce ormai da tempo il fatto che
solo parte di un emisfero, di solito il sinistro, sembra essere indispensabile per un corretto
comportamento verbale. Gli studi condotti successivamente su pazienti che a causa di
traumi di varia natura presentavano lesioni allemisfero sinistro hanno condotto a pensare
che, come aveva intuito Broca, una parte del cervello specializzata per labilit linguistica.
Nella maggior parte delle persone un disturbo del linguaggio la conseguenza di un danno
alla superficie individuata da Broca e allarea temporo-parietale posteriore (area di
Wernicke).
Le lesioni frontali tendono a dar luogo a deficit nella produzione del linguaggio (afasia
espressiva), mentre le lesioni posteriori tendono a generare difficolt nella comprensione
(afasia ricettiva). Tuttavia queste distinzioni sono tuttaltro che chiare ed molto comune
che lesioni o stimolazioni elettriche producano parecchi tipi di disturbi contemporaneamente.
Dei vari tipi di disturbi linguistici, quello dovuto a lesioni periferiche, chiamato disartria, di
scarso interesse psicologico.
Assai pi interessanti sono i disturbi derivanti da lesioni corticali, come lafasia
verbale, che comporta la perdita del linguaggio e dellabilit di scrivere e lafasia sintattica,
che consiste nella difficolt o incapacit ad utilizzare regole grammaticali. Un diverso tipo di
disturbo lafasia nominale che consiste nel non trovare le parole che indicano oggetti;
Penfield e Roberts riportano il caso di un paziente che per indicare un pettine rispose
pettino i capelli, usando il verbo senza poter usare il nome corrispondente. Un altro
fenomeno interessante la sordit verbale che implica lincapacit di capire il linguaggio
parlato senza che vengano danneggiate le capacit di leggere, scrivere, parlare. Come
Hemphill e Stengel (1940) sottolineano, la sordit verbale non ha nulla a che vedere con
difficolt acustiche, dal momento che i suoni vengono sentiti perfettamente: sono per i
pazienti privi di significato.
Negli ultimi 15-20 anni parte della ricerca psicofisiologica s orientata sullo studio
della relazione fra lateralizzazione del linguaggio e regioni cerebrali per il controllo delle
mani. I risultati di questi studi hanno di fatto modificato le precedenti teorie, mostrando
come il mancinismo non sia necessariamente correlato con la dominanza dellemisfero
destro per il linguaggio. Usando tecniche diverse, Humphrey e Zangwill, Penfield e Roberts,
Brand e Rasmussen hanno dimostrato che anche il mancino ha le aree del linguaggio a
sinistra.

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