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ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITA DI BOLOGNA

FACOLTA DI SCIENZE POLITICHE CORSO DI LAUREA IN SCIENZE POLITICHE


INDIRIZZO STORICO-POLITICO

TESI DI LAUREA IN STORIA DEL PENSIERO POLITICO CONTEMPORANEO

CRITICA DELLA PSICHIATRIA CONTEMPORANEA NEL PENSIERO DI FRANCO BASAGLIA

Candidato: Relatore: MATTEO SASSI MEZZADRA Dott. SANDRO

sessione III anno accademico 2004/2005

A mia sorella Giulia

Ringraziamenti

Sono molte le persone alle quali rivolgo un sincero ringraziamento, poich questo lavoro innanzitutto frutto di discussioni, confronti, letture condivise con amici e compagni, uomini e donne che non si arrendono alle ingiustizie del presente. Ciascuno di loro riscontrer, nelle pagine seguenti, momenti vissuti assieme e riflessioni comuni. In particolare, ringrazio Giorgio Antonucci poich attraverso i suoi scritti, e le sue parole, ho avuto modo di avvicinarmi alla critica della psichiatria e, conseguentemente, alla comprensione di quanta umanit vi sia nella sofferenza esistenziale. A Sandro Mezzadra va il merito di avermi costantemente rassicurato, grazie alla lucidit dei suoi consigli, durante questo lavoro. Ringrazio Sandro Malag del Dipartimento di Salute Mentale di Reggio Emilia per la preziosa collaborazione che ha reso possibile linchiesta presentata nel secondo capitolo. Ringrazio lamico Francesco per avermi insegnato, con grande umilt e coraggio, quanto possa essere forte e dignitosa la risposta delluomo nei confronti delloppressione, anche della pi brutale. A mia sorella, dico grazie per incoraggiarmi, ogni giorno, con la sua incontaminata gioia di vivere. Ai miei genitori, infine, va il ringraziamento pi sentito, per avermi insegnato il valore di ogni singolo passo nel delineare il cammino di una vita.

Candidato: Relatore:.......................................................................................................................1 MATTEO SASSI Dott. SANDRO MEZZADRA 1 sessione III...................................................................................................................1 Introduzione.................................................................................................................8 I. Istituzionalizzazione e libert ................................................................................17

La Distruzione dellospedale psichiatrico come luogo di istituzionalizzazione.................................................18 2. Ospedali psichiatrici e annientamento dellIo.............................26
Sopraffazione e contaminazione dellIo............................................................27 Istituzionalizzazione e destrutturazione del S.................................................34

3. La Comunit terapeutica..............................................................39 Listituzione negata..........................................................................50


II. Psichiatria e controllo sociale................................................................................52

Follia e miseria.................................................................................55
Classi sociali e malattie mentali.........................................................................56 Malattia mentale e stratificazione sociale: ..........................63 uninchiesta a Reggio Emilia ............................................................................63 La classe sociale della marginalit.................................................................72

Controllo sociale e paradigmi politico-economici...........................75


La patologizzazione della diversit...................................................................78

I funzionari del consenso.................................................................89


III. Psichiatria, legge e diritto....................................................................................97

1. Legge e psichiatria.......................................................................97 2. Il nuovo ordine psichiatrico.......................................................104


Il caso italiano: la legge 180 ................................................................109 Legge, diritto e stato deccezione in psichiatria...............................................117 Conclusioni..............................................................................................................122 Bibliografia..............................................................................................................141

Introduzione

Certe volte non sono sicuro che si abbia il diritto di dire quando uno pazzo e quando non lo . Certe volte credo che non ci sia nessuno di noi del tutto pazzo e nessuno del tutto sano di mente finch la maggioranza non ha deciso in un modo o nellaltro. Non tanto quello che uno fa, ma il modo in cui la maggioranza lo giudica quando lo fa. William Faulkner, Mentre morivo

Ragionando di psichiatria non si pu che evocare unimmagine avvolgente, mai del tutto definita, capace di disorientare chi la osserva, senza tuttavia annichilire i particolari che la compongono. Ciascun istante, ogni tratto di vita vissuta, ricoprono un ruolo cruciale ed irrinunciabile nel restituire lidea della distruttivit psichiatrica. Questo ci insegnano le storie, le biografie, gli spaccati di vita che emergono dagli archivi di quelli che una volta erano gli ospedali psichiatrici, cos come le testimonianze dei sopravvissuti alla repressione di una soggettivit individuale e sociale giudicata in eccesso rispetto alle ferree regole, in primis di carattere economico, che governano la nostra societ. La psichiatria si presenta come un tutto contraddittorio ed irrisolto, come una presunta scienza che pi di altre rimasta vittima di esigenze politiche e sociali nel corso della storia. E tuttavia lemergere insopprimibile della sua dimensione sociale a rappresentare una costante nel divenire della storia psichiatrica contemporanea e a reclamare oggi una nuova analisi politica, capace di indagare lodiosa saldatura tra povert e follia, tra esclusione sociale e malattia mentale.

Nella fondamentale opera Ci chiamavano matti1, dove finalmente fu data la parola a chi aveva sofferto per anni nel silenzio duna condizione violata ed oppressa allinterno del manicomio, lautrice osserva come la malattia mentale fosse sistematicamente intrecciata alla miseria, alla subalternit, allimproduttivit, alla distruzione operata dallo sfruttamento; condizioni che venivano coperte dallalibi della follia. In sostanza, i manicomi erano ospizi per i poveri, luoghi di esclusione e controllo sociale, ipocritamente ammantati di una presunta missione medica, umanitaria, benefica. Oggi, nonostante la difficoltosa chiusura degli ospedali psichiatrici a seguito della legge 180 del 19782, tale rischio tuttaltro che remoto, anzi, come avremo modo di vedere, vecchie e nuove forme di esclusione contribuiscono a delineare un ruolo affatto rilevante della psichiatria quale scienza del controllo sociale. In una fase come quella attuale, caratterizzata dalla patologizzazione di ogni devianza rispetto allo status quo e dalla imperante rinascita di un movimento biologistico 3, la psichiatria assume i tratti di un osservatorio privilegiato in cui ricercare le radici dellesclusione cos come le ragioni sociali di questultima. E larbitrio che la domina, il potere pressoch incondizionato che esprime, a restituire unimmagine nientaffatto certa della psichiatria, simile ad un prisma unicamente capace di rifrangere, in direzioni ritenute innocue, le insopportabili contraddizioni del presente. Riteniamo quindi la psichiatria uneccellente metafora della crisi moderna, non soltanto per la violenza e il dominio che la connotano, ma segnatamente per la capacit di eludere, ingannare, operare una mistificazione della realt. Possiamo pertanto parlare di ideologia nel senso marxiano del termine, ovvero di un apparato teorico che presenta se stesso come verit naturale, fondando tale pretesa sullutilizzo strumentale ed irrazionale del ruolo immaginario che la scienza ha assunto nelle nostre societ. Il fine sempre il medesimo, proprio di una societ basata sullaccumulazione capitalistica e sulla competizione, ovvero la conservazione dellesistente laddove questo coincide con inevitabili asimmetrie, squilibri, oppressioni e violenze che quel modello di societ porta con s. La funzione della scienza impedire la messa in discussione della norma, nascondendo i rapporti di forza che determinano questultima e ammantandola di una veste giuridica che, in realt, nasce dal pensiero delle classi dominanti. Classi sociali, un tema di certo complesso, una lente che ha dato vita alle letture pi lucide della storia contemporanea, ma anche una categoria politica caduta in disuso nel momento in cui
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Anna Maria Bruzzone, Ci chiamavano matti. Voci da un Ospedale psichiatrico, Torino, Einaudi, 1979. Gli ultimi Ospedali psichiatrici sono stati chiusi soltanto nel 1998. 3 Cfr. lopera di Furio Di Paola, Listituzione del male mentale, Roma, Manifestolibri, 2000. E significativo inoltre riportare le parole dellOn. Maria Burani Procaccini, relatrice del progetto di legge n. 174 del 30.05.2001 (Norme per la prevenzione e la cura delle malattie mentali. Per migliorare lassistenza di persone affette da malattie mentali), che cos interviene alla Commissione Affari Sociali della Camera: I dati a nostra disposizione hanno evidenziato i limiti del paradigma psicologistico e quelli, ancor pi netti, del paradigma sociologisitco. Cosicch la maggioranza degli psichiatri condivide oggi laffermazione che, senza sottovalutare gli aspetto sociologici e sociali, necessario recuperare una dimensione biologica e medica della malattia mentale.

maggiore stata e continua ad essere - lesigenza della sua straordinaria capacit interpretativa. Oppure, pi verosimilmente, sono i mutamenti storici che hanno fatto seguito allabbandono di questa fondamentale categoria politica a determinare un senso di vuoto, di insicurezza, di disagio nella lettura politica dei processi reali. Tuttavia, non dobbiamo pensare si tratti di una semplice categoria, di uno strumento come tanti altri capace di rendere intelligibili e, in particolare, classificabili e individuabili sul piano accademico i fenomeni politici, economici o sociali. Bens, con lespressione classi sociali, si vuole giungere al cuore della questione politica, al principio organizzativo - finanche disciplinare - della vita socioeconomica che caratterizza il sistema capitalistico attuale, tanto in affanno quanto egemone su scala planetaria. A modellare la categoria classe sociale, quindi tutto quanto assume una dimensione soggettiva e individuale nel vivere, rappresentare, sostenere o combattere lordine di cose esistenti. La classe sociale pertanto interpretata quale insieme di elementi e rapporti reali che accomunano individui, soggettivit, in ultima istanza uomini e donne che nellarticolare la propria irripetibile soggettivit non possono sfuggire alle costrizioni del sistema in cui sono inseriti. Tale attenzione non qui tradizionalmente rivolta alle classi lavoratrici e al processo di emancipazione che queste devono intraprendere in ambito economico e sociale tramite lautonoma iniziativa ed organizzazione politica, ma essenzialmente a quelle figure marginali che sono state, nel corso della storia, espulse da tale confronto-scontro dialettico in seno alla societ. In particolare, allinterno di questo universo della marginalit, lattenzione corre alla figura del folle cos come magistralmente definita da Foucault, ovvero una categoria di individui esclusi contemporaneamente dalla produzione, dalla famiglia, dal discorso e dal gioco. 1 Si propone pertanto di focalizzare lanalisi sulle dinamiche di esclusione e negazione che conducono allindividuazione di un eccesso dellumanit, e di farlo a partire dal significato politico racchiuso dalla struttura negativa di una societ. Non un caso che proprio attorno allappartenenza di classe si siano sviluppate, negli anni 60 e 70, fondamentali riflessioni filosofiche e politiche esplicitamente rivolte alla critica della psichiatria, dei suoi metodi, cos come dei fini. Nel pensiero di autori diversi e talvolta distanti quali Foucault, Laing, Cooper, Fanon, Basaglia, solo per citare i pi noti, forte era la consapevolezza che la critica della psichiatria, e la vitalit del movimento convenzionalmente definito come antipsichiatrico, fossero elementi ineludibili della pi ampia critica verso la societ e la struttura socioeconomica assunta dagli stati occidentali nel secondo dopoguerra. Tutto ci ha unassoluta rilevanza nel restituire lidea di una politica in movimento, capace di rendersi autonoma dalle costrizioni reali al punto tale da non rifiutare la sfida di ridisegnare la geografia sociale e relazionale del tempo. Alla naturale marginalit della follia si risponde cos con la centralit della critica psichiatrica, con un rifiuto radicale delloppressione istituzionale altra
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Kyoki to shakai, in M. Foucault e M. Watanabe, Telsugaku no butai, Asahi-Shuppansha, Tokyo, 1978, pp.6376.

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cosa rispetto alla generica filantropia o al pietismo caritatevole che affonda le radici nella connotazione classista di quelloppressione. Ecco quindi che le ragioni della segregazione istituzionale vanno ricercate al di fuori di ogni schema precostituito, nella propria dimensione effettivamente naturale, vale a dire quella sociale, relazionale, in cui ciascun individuo immerso, trasportato, costituito per parafrasare Goffman1. Oggi, in unepoca dove le diseguaglianze sono condannate allanonimato, relegate in una sorta di ineluttabile condizione naturale, che individualmente assume i tratti della colpa e della sconfitta, dobbiamo recuperare unanalisi che interroghi le forme dello sfruttamento e delloppressione a partire da una rinnovata centralit della condizione marginale. A questo livello risiede la ragione che qualifica politicamente lattenzione nei confronti della dimensione sociale della psichiatria e lattualit di unanalisi volta ad individuare la funzione precipua di questultima allinterno del circuito del controllo sociale. Tutto ci in un quadro caratterizzato da crescenti squilibri economici e sociali, nellaffanno - per dirla con Laing - di un Sistema Mondiale Totale 2 che avverte la prossimit del tracollo, il peso dellinsostenibilit ecologica e sociale del proprio modello. In questo contesto, ritengo che il pensiero di un grande psichiatra, nonch intellettuale critico tra i pi lucidi del secondo dopoguerra, come Franco Basaglia, possa essere una guida preziosa e insostituibile. La sua produzione intellettuale, rilevante almeno quanto limpegno professionale condotto sempre sul campo, ancora una miniera di spunti, riflessioni mai esaurite, varchi che assumono limmagine di una possibile liberazione. La sua vita ha a lungo coinciso con il discorso e la prassi psichiatrica antiistituzionale nel nostro paese e non solo, con la negazione dogni forma di prassi psichiatrica cristallizzata. Basaglia stato uno dei grandi protagonisti di un periodo storico segnato dalla volont del cambiamento, in cui la consapevolezza politica della centralit delle figure sociali marginali, degli esclusi, andava di pari passo con le riflessioni pi ampie sulle forme di liberazione individuale e collettiva. Di quel fervore storico e politico resta ben poco nel tempo attuale; tuttavia, sono le contraddizioni insolubili del presente a riattualizzare, sul piano storico prima ancora che della volont politica, la necessit del cambiamento, lattualit di una prassi politica orientata a negare lesistente al fine di prospettare le ricchezze del possibile3.

ogni s si svolge entro i confini di un sistema istituzionale, sia esso una istituzione sociale come un ospedale psichiatrico o un complesso di rapporti professionali o sociali. Il s pu quindi essere visto come qualcosa che risiede nel sistema di accordi che prevale in una societ. In questo senso esso non risulta di propriet della persona cui viene attribuito, ma risiede piuttosto nella dinamica del controllo sociale esercitato su di lei , dalla persona stessa e da coloro che la circondano. Questi tipo particolare di ordinamenti istituzionali , pi che servire di sostegno al s lo costituisce. E. Goffman, Asylums, Torino, Einaudi, 2003, p. 193. 2 Nellopera La politica dellesperienza, pubblicata da Feltrinelli nel 1967, Laing con il termine Sistema Mondiale Totale si riferisce al contesto di tutti i possibili contesti, ovvero un contesto limite, folle e irrazionale in quanto non riconducibile allinterno di un altro contesto e pertanto non intelligibile. 3 Tale espressione presa da un celebre libro di A. Gorz, Miserie del presente, ricchezze del possibile, Manifestolibri, Roma, 1998.

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Ritengo che un pensiero complesso come quello di Franco Basaglia, arricchito inoltre da unesperienza straordinaria, necessiti, in questa sede, duna analisi che ne valorizzi un aspetto particolare. Lobiettivo, gi richiamato, quello di riattualizzare una radicale critica politica della psichiatria contemporanea, a partire dalla messa in discussione della funzione sociale di questultima. Credo pertanto che a ricoprire un ruolo di particolare interesse siano i testi in cui Basaglia analizza la rilevanza della scienza psichiatrica ai fini del controllo sociale cos come nella creazione della devianza psichiatrica stessa. Le ragioni che mi spingono lungo questa traiettoria del pensiero basagliano sono principalmente due. La prima da individuare nelloriginalit che la dimensione sociale della psichiatria assume in Basaglia; una dimensione che rifugge ogni determinismo sociale cos come ogni presunta autonomia soggettiva della condizione psicotica. Infatti, la messa tra parentesi del concetto di malattia mentale apre la strada ad unanalisi interamente orientata alla comprensione della condizione sociale e relazionale dellindividuo psicotico in un determinato contesto storico e politico. La seconda ragione da ricercare nei mutamenti economici e politici che negli ultimi ventanni hanno investito anche il nostro paese. Si tratta di trasformazioni profonde, che non hanno certo risparmiato lo stravolgimento di paradigmi economici, sociali e culturali un tempo dominanti. Lo Stato moderno, che aveva assunto la fisionomia dello stato sociale democratico nel secondo dopoguerra, esce infatti radicalmente ridefinito sul piano della propria identit sociale. Il pensiero neoliberista, unito a quello neoconservatore, ha eroso costantemente la dimensione sociale del Welfare State e con essa diritti di cittadinanza che in molti ritenevano acquisiti. C chi ha cercato di riassumere tali mutamenti con limmagine del passaggio dal Welfare State allo stato penale1 e, parallelamente, dalle societ disciplinari a quelle di controllo2. Ci che indubbiamente vero, che oggi si impone una riflessione, a partire dalla critica psichiatrica, relativamente alle forme di controllo sociale che hanno fatto seguito a questo salto di paradigma sul piano delle relazioni di potere. Nei venticinque anni che ci separano dalla prematura scomparsa di Franco Basaglia, pertanto mutato lo scenario politico ed economico del nostro paese e non solo. Tuttavia, non per questo il suo pensiero sul ruolo sociale della psichiatria risulta meno pregnante, anzi, acquisisce una crescente capacit interpretativa che si origina dalle contraddizioni attuali e, segnatamente, dallapprofondirsi di squilibri sociali e relazionali che un tempo erano soltanto mitigati dal compromesso noto come Welfare State3. Credo sia proprio questo mutamento di paradigma politico e sociale ad evidenziare la rilevanza delle riflessioni basagliane, la loro straordinaria capacit di scoprire le radici della questione psichiatrica, di circoscrivere il campo del confronto al di l di ogni ideologia. In particolare, le
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L. Wacquant, Parola dordine: tolleranza zero, Milano, Feltrinelli, 2000. G. Deleuze, La societ del controllo, in DeriveApprodi, n. 9-10, 6. 3 Per una ricostruzione storica della nascita del Welfare State e del suo legame con la cittadinanza, intesa come categoria politica, fondamentale risulta il testo scritto da T. H. Marshall nel 1949, Cittadinanza e classe sociale, edito da Laterza (2002).

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riflessioni che Basaglia avanza gi nel 1969, durante una permanenza di diversi mesi negli Stati Uniti in qualit di visiting professor, e dalla quale nasce anche il libro La maggioranza deviante1, rendono lidea della straordinaria sensibilit di Basaglia nel registrare la portata di mutamenti economici e sociali a partire dalla questione psichiatrica. Come scriver in una lettera, Basaglia a New York per capire il nostro futuro, ovvero il mondo in cui oggi viviamo, caratterizzato dalla riorganizzazione della psichiatria come circuito di istituzioni diffuse che sposta in unarea specifica e meno visibile il manicomio. Come si detto, il pensiero di Basaglia complesso ed articolato a tal punto da non poter risultare privo di contraddizioni interne e nodi irrisolti. Per le ragioni di cui sopra, mi limiter ad esaminare quegli elementi, anche contraddittori, che afferiscono alla dimensione sin qui delineata della psichiatria. Sono volutamente tralasciati aspetti pur fondamentali del pensiero basagliano, quali le riflessioni in merito al contributo fenomenologico ed esistenzialista in campo psichiatrico, le note riguardanti la nosografia delle psicopatologie, cos come i contributi aventi un carattere strettamente specialistico sul piano medico2. In questa ricerca, sono aiutato e guidato, fin dalle prime battute, dalla ricostruzione cronologica che Franca Ongaro Basaglia ha realizzato degli Scritti3 di Franco Basaglia. Si tratta di un lavoro prezioso, di una ricostruzione attenta che pone il lettore nelle condizioni di accedere in modo sistematico ed immediato al pensiero di Basaglia, evidenziandone aspetti particolari che presentano oggi forme inedite dattualit politica e sociale. Il discorso sar cos orientato a porre al centro della riflessione il malato mentale come categoria sociale, o meglio, come particolare soggetto della devianza che non pu eludere lincontro e lo scontro - con una rigida forma di controllo sociale qual la psichiatria. E mia convinzione che questo sia il terreno dove Basaglia ha ancora molto da svelare, dove la riflessione investe il terreno politico, coinvolgendo i soggetti delleffettivo processo produttivo della realt e della sua percezione. In particolare, intendo sottolineare come il pensiero di Basaglia sgorghi da unimmersione nel reale e, precipuamente, dalla profondit delle sue fratture e contraddizioni. A stupire ed affascinare non tanto linfluenza che la prassi psichiatrica, quale essa sia, esercita su Basaglia, quanto la consapevolezza che egli dimostra di possedere dellintero processo. Per questo possiamo parlare, ben al di l dogni retorica, di un pensiero vero, vivo, pulsante ancora oggi. In Basaglia, non vi traccia alcuna di ideologie precostituite, anzi, il suo potrebbe essere definito come pensiero del divenire, inestricabilmente legato alla realt del suo tempo cos come alla costante necessit del suo consapevole superamento. Non c un porto certo al quale approdare per la critica psichiatrica, ma c una rotta da seguire, ovvero il rifiuto della psichiatria e delle sue istituzioni - in quanto scienza dogmatica, alienata dalla realt e anzi volta a negarla.
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Franco Basaglia - Franca Ongaro Basaglia, La maggioranza Deviante, Torino, Einaudi, 1971. Per quanto riguarda questo aspetto del pensiero basagliano si rimanda in particolare modo agli scritti degli anni 50. 3 Scritti vol. I-II, Torino, Einaudi, 1981-82, a cura di Franca Ongaro Basaglia.

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Scorrendo lelenco delle pubblicazioni di Basaglia, e volendo individuare un punto cruciale della caratterizzazione politica del suo pensiero, non si pu che soffermarsi allanno 1964; anno in cui Basaglia parla della necessit di distruggere lospedale psichiatrico come luogo di istituzionalizzazione1. Sono trascorsi tre anni dal primo ingresso di Franco Basaglia allinterno di un ospedale psichiatrico, ed in questo periodo che egli matura le principali convinzioni della propria critica psichiatrica. Al 1961 fanno seguito tre anni di sostanziale silenzio in cui Basaglia, in stretta collaborazione con Franca Ongaro Basaglia, affianca al lavoro di umanizzazione dei reparti degli ospedali psichiatrici unattenta riflessione sulla nuova letteratura critica in ambito psichiatrico. E di questi anni il confronto con Michel Foucault, Ronald David Laing e, in particolare, Erving Goffman per quanto concerne le dinamiche di istituzionalizzazione e annientamento dellindividuo negli ospedali psichiatrici. Il Basaglia filosofo, come veniva apostrofato negli ambienti delle cliniche accademiche dove oper a lungo dopo il conseguimento della specializzazione in neuropsichiatria nel 1952, trover una nuova dimensione allinterno di un quadro irrinunciabilmente politico. Il confronto con la psichiatria realmente esistente, con il mondo alienante dellasilo, segnano per sempre Basaglia, come uomo prima ancora che come psichiatra. Il processo di annientamento dellIo, pianificato in onore dellautorit, dellefficienza e del rigore allinterno degli Ospedali psichiatrici, appare subito nella sua asimmetrica dimensione sociale. Il saggio del 1964, presentato al I Congresso internazionale di psichiatria sociale a Londra, pu cos essere interpretato come un vero e proprio manifesto politico, un compendio di quelle che saranno le linee dazione, e di analisi, di colui che, dora in poi, non sar pi soltanto uno psichiatra che tenta di coniugare il proprio lavoro con la riflessione filosofica esistenzialista e fenomenologica, ma un uomo immerso nella realt, impegnato in un chiaro obiettivo politico, sociale ed umano. In Basaglia straordinariamente evidente, per dirla con Marx, il passaggio dalla critica del cielo alla critica della terra. Limpatto con la realt manicomiale annichilisce ogni ipotesi di compromesso con la psichiatria tradizionale, che dora in poi pu soltanto essere negata, distrutta, fronteggiata con lo stessa violenza con la quale essa opera e si esprime. Per queste ragioni saranno trattati principalmente gli scritti realizzati a partire da questo periodo. La suddivisione cronologica e tematica del pensiero basagliano, effettuata dallo stesso Basaglia2 ed inserita come esposizione riassuntiva nel primo volume degli Scritti da Franca Ongaro Basaglia, riveste pertanto un ruolo cruciale nellimpostazione del mio lavoro, seppur allinterno di una classificazione tipologica.
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La distruzione dellospedale psichiatrico come luogo di istituzionalizzazione. Mortificazione e libert dello spazio chiuso. Considerazioni sul sistema open door, comunicazione al I Congresso internazionale di psichiatria sociale, Londra 1964, in Annuali di Neurologia e Psichiatria, LIX, f. I, 1965. 2 Si tratta di una bibliografia generale curata dallo stesso Franco Basaglia in occasione della partecipazione ad un concorso di cattedra nel 1974 ed aggiornata al 1980 da Franca Ongaro Basaglia.

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Delle quattro tappe del graduale processo di analisi e di comprensione della realt, prender in esame le ultime due. La prima di queste riguarda la negazione istituzionale che porter alla negazione della psichiatria come ideologia, in quanto essa tende a fornire giustificazioni teoriche e risposte pratiche a una realt che la scienza stessa contribuisce a produrre nella forma pi adeguata alla conservazione del sistema generale in cui inserita 1. La seconda concerne unapertura allesterno dellintero problematica psichiatrica, per una sua comprensione che vada oltre le mura dellistituzione e indaghi direttamente la struttura socioeconomica, le sue contraddizioni, le istanze di liberazione cos come la violenza delle oppressioni. Per fare questo, sono stati individuati alcuni percorsi tematici che ripercorrono, cronologicamente, le principali opere e gli scritti maggiormente significativi di Franco Basaglia a partire dai primi anni Sessanta. Tale impostazione finalizzata allindividuazione di argomenti che si reputano centrali nellarticolare una critica della psichiatria contemporanea e, al contempo, capaci di delineare una dimensione politica del pensiero di Franco Basaglia. I capitoli sono sostanzialmente ordinati in modo cronologico, al fine di rendere pi agevole la comprensione del pensiero di Basaglia sullo sfondo storico, politico, e sociale. Il primo capitolo, dedicato alla negazione dellospedale psichiatrico, individua le dinamiche di annientamento ed oppressione delluomo allinterno di questultimo e, conseguentemente, investe anche il ruolo della Comunit Terapeutica e i significati politico-sociali che questa racchiude. Tuttavia, partendo dalla ricostruzione della critica basagliana degli ospedali psichiatrici quali luoghi dinevitabile istituzionalizzazione dellindividuo, si giunge ad evidenziare linconciliabilit tra qualsiasi forma storico-istituzionale assunta dalla psichiatria e la presunta dimensione terapeutica di questultima. Il secondo capitolo riguarda invece il ruolo assunto dalla psichiatria allinterno della nostra societ, sia per quanto concerne il legame tra le classi sociali subalterne e la malattia mentale, sia per la funzione della psichiatria e del manicomio - istituzione simbolo di questultima non solo sul piano storico ma anche culturale e simbolico - nellambito del controllo sociale. Per queste ragioni la parte iniziale del capitolo dedicata ad uninchiesta realizzata attraverso la rielaborazione di dati forniti dal Dipartimento di Salute Mentale di Reggio Emilia circa lincidenza della condizione sociale tra gli uomini e le donne che in provincia di Reggio Emilia, nellarco di tempo che va dal 2000 al 2004, sono stati giudicati malati di mente. Emergono dati di grande interesse politico e sociale, forieri di riflessioni che conducono non solo alla correlazione tra malattia mentale e classe sociale, ma, in particolare, allincontro tra il disagio sociale e la sofferenza esistenziale. E a questo punto che interviene la scienza psichiatrica con il suo portato ideologico e mistificante, politicamente finalizzata a delineare i confini del disprezzo sociale. Possiamo quindi parlare, come vedremo, di vera e propria produzione psicotica da parte della psichiatria, poich il disagio esistenziale viene cristallizzato da questultima in forme pre-definite
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Scritti, vol. I, Esposizione riassuntiva, pag. XXII.

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rispondenti sia a pregiudizi sociali e culturali che a ragioni storico-politiche -, impedendo cos alle soggettivit in esso disperse di esprimersi liberamente e, per questa via, ricostruire la narrazione della propria esistenza a partire dalle fratture reali che ne hanno provocato traumi e scossoni. Verranno inoltre analizzate pratiche di istituzionalizzazione molle cos come vengono definite dallo stesso Basaglia ovvero nuove forme di controllo sociale esercitate attraverso un potere psichiatrico che sempre pi frammentato sul territorio e nascosto negli interstizi di un morbido controllo sociale piuttosto che protagonista di pedagogiche pratiche correzionarie. Nellultimo capitolo si cercher, tramite unanalisi di alcuni scritti basagliani relativi alla Legge 180 del 1978, di cogliere il significato politico di questultima a partire, pi in generale, dal rapporto esistente tra legge, psichiatria e diritto. Credo possa trattarsi di una buona opportunit tramite cui riprendere ed evidenziare le contraddizioni pur presenti nel pensiero di Basaglia 1, che di quella legge - a tuttoggi faro della legislazione internazionale in tema di salute mentale - fu certamente uno dei padri indiscussi, pur rifiutandone la compiutezza. Si vuole infine sottolineare come siano proprio i confini della psichiatria stessa ad inglobare tutto ci che pu inserirsi, a vario titolo, nelluniverso umano. Come qualsivoglia fenomeno che riguardi luomo, anche la follia chiama in causa la politica, ovvero rapporti di potere, dominio, esclusione. Rapporti reversibili, mai immutabili, anche quando loppressione e la violenza sembrano giungere al grado zero, laddove luomo vorrebbe annichilire luomo. Il principale insegnamento che Basaglia ci ha lasciato risiede nella consapevolezza che in ognuno di noi, nelle passioni cos come nellindifferenza, indicata la strada del domani. Limpossibile pu trasformarsi nel suo contrario attraverso il continuo superamento delle contraddizioni, ovvero tramite un movimento politico che individua nelle tensioni civili e sociali le ragioni del cambiamento, dellemancipazione che, talvolta, non possibile raggiungere tramite compromessi. E il rifiuto dellutopia come palingenesi futura a riproporre nel pensiero basagliano, in modo costante ed ineluttabile, il tema dellimpegno di ciascuno, qui ed ora.

In particolare il ruolo e il concetto stesso di malattia mentale non sar mai affrontato sino in fondo da Basaglia ma, piuttosto, messo tra parentesi.

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I. Istituzionalizzazione e libert

Si immagini ora un uomo, a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sar un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignit e discernimento, poich accade facilmente a chi ha perso tutto, di perdere anche se stesso.

Primo Levi, Se questo un uomo

La celeberrima citazione di Primo Levi, con la quale si apre questo capitolo, a tuttoggi unimmagine insuperata per chiunque voglia restituire, in profondit, lidea della condizione di disumanit in cui luomo pu ridurre i propri simili. E mia convinzione che la psichiatria offra un terreno fertile in cui cogliere lessenza di questa spoliazione e mortificazione umana. Raramente, nella storia contemporanea, stato infatti raggiunto un livello cos tragico di inferiorizzazione delluomo quale si verificato in ambito psichiatrico. Questo capitolo, vuole pertanto individuare le dinamiche di annientamento dellIo che caratterizzano la condizione umana negli ospedali psichiatrici. Ritengo sia questa la ragione principale ad aver innervato il processo di negazione della psichiatria e delle sue istituzioni che Basaglia esporr straordinariamente ne Listituzione negata; opera che ebbe un ruolo fondamentale non solo nella diffusione e nel consolidamento del movimento antiistituzionale in Italia ma, in particolare, ai fini dellinserimento della questione psichiatrica nel discorso pubblico dei movimenti critici di quegli anni. E quindi da un rifiuto della negazione della dignit umana che si originato un movimento psichiatrico, politico e culturale deciso a non rassegnarsi alla violenza e allesclusione quale cifra del presente. Allora come oggi, questo presente incombe su ognuno di noi con costante ed opprimente attualit; rassegnarsi allidea che non possa un giorno divenire passato, sarebbe un crimine altres imperdonabile.

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La Distruzione dellospedale psichiatrico luogo di istituzionalizzazione

come

Lintervento che Basaglia effettua a Londra nel 19641, in occasione del primo Congresso internazionale di Psichiatria sociale, sancisce la dimensione antiistituzionale della sua critica psichiatrica, che giunger, in seguito, alla negazione della psichiatria in quanto ideologia. In tal senso, questo saggio rappresenta una sorta di anticipazione di quelle che saranno, negli anni a venire, le principali linee dazione politica di Franco Basaglia, sul piano professionale e intellettuale. Nel sottolineare come, ancora alla met degli anni 60, la situazione degli ospedali psichiatrici italiani ed europei fosse sostanzialmente identica a quella denunciata nel 1925 da artisti francesi che si firmavano la rvolution surraliste2, Basaglia apre il suo intervento con la denuncia della principale contraddizione psichiatrica cos come si storicamente verificata da Pinel in poi, vale a dire linconciliabilit tra la prassi custodialistica e correzionaria degli ospedali psichiatrici e il loro fine ufficialmente terapeutico. Questo il punto da cui emerge la ragion dessere della stessa critica psichiatrica, sospinta dalla disarmante fisicit dei meccanismi di oppressione istituzionale. Il dominio dei corpi custoditi allinterno dei manicomi non pu, proprio in quanto misura violentatrice della condizione umana, risultare privo di conseguenze sul piano della riflessione politica e dellanalisi che la politica chiamata a rivolgere nei confronti di se stessa. E questa consapevolezza a rappresentare uno dei passaggi chiave del pensiero basagliano, che nel saggio qui analizzato, pur rimanendo ad una formulazione ancora iniziale, esce tuttavia definitivamente allo scoperto, con il chiaro intento di farsi discorso pubblico. Gli ospedali psichiatrici affiancano a presunte finalit terapeutiche una prassi organizzativa ed istituzionale innegabilmente improntata a fini custodialistici, dai tratti inequivocabilmente carcerari3. E quindi evidente come la principale contraddizione risieda in una sorta di inconciliabilit tra mezzi e fini dellospedale psichiatrico, in unepoca in cui la vita degli internati ancora interamente scandita dallistituzione tramite limiti forzati, burocrazia e autoritarismo. Nel quadro europeo, soltanto Francia e Gran Bretagna evidenziano, nella prima met degli anni

La distruzione dellospedale psichiatrico come luogo di istituzionalizzazione. Mortificazione e libert dello spazio chiuso. Considerazioni sul sistema open door, comunicazione al I Congresso internazionale di psichiatria sociale, Londra 1964, in Annuali di Neurologia e Psichiatria, LIX, f. I, 1965. 2 Tale manifesto indirizzato ai direttori dei manicomi, cos concludeva: Domattina, allora della visita quando senza alcun lessico tenterete di comunicare con questi uomini, possiate voi ricordare e riconoscere che nei loro confronti avete una sola superiorit: la forza. 3 Scrive Basaglia in Corpo e istituzione: Prima di uscire sono state controllate serrature e malati. Queste sono le frasi che si leggono nelle note consegnate da un turno di infermieri al successivo, per garantire il perfetto ordine del reparto. Chiavi, serrature, sbarre, malati, tutto ci fa parte dellarredamento ospedaliero di cui infermieri e medici sono responsabili.

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60, una certa vivacit critica in ambito psichiatrico; la prima con le cosiddette politiche di settore1, la seconda con la Comunit Terapeutica di Maxwell Jones2. Come avremo modo di vedere, Basaglia manifesta, sin dallinizio, una forte diffidenza nei confronti di esperienze assurte a modelli, poich fondato il rischio di cristallizzare quelle pratiche in forme predefinite assunte quale guida ideologica, prescindendo cos dallanalisi del contesto politico, economico e sociale in cui si agisce e, quanto di pi grave, dalla possibilit di modificarlo. In un passaggio iniziale del suo intervento, Basaglia pone in relazione la disumanit dello spazio chiuso dellospedale psichiatrico con lazione combinata di due figure chiave della modernit: il legislatore e il medico. Il primo conduce allineludibile orizzonte politico-sociale della psichiatria e delle sue istituzioni; il secondo ricopre invece il ruolo di mero esecutore di un mandato politico identificabile nel dominio della libert degli internati, marginalizzando cos ogni condotta medica e scientifica che, piuttosto, risulta relegata in una dimensione ideologica improntata alla legittimazione e al consenso. E gi radicata la volont di sottrarre il confronto sulla questione psichiatrica dal terreno del tecnicismo per ricondurlo a quello politico e sociale. Non si tratta, evidentemente, di una disquisizione sul metodo, bens di una differenza sostanziale com quella che intercorre tra affrontare un tema neutralmente oppure in modo significativo, capace cio di apportare cambiamenti concreti. Basaglia, con straordinaria lucidit, introduce cos i termini fondamentali di ogni discorso politico sulla questione psichiatrica, riassumibili nella relazione tra il potere politico e la scienza psichiatrica da un lato, e tra i medici e la societ della quale sono i rappresentanti dallaltro. Irretiti allincrocio tra queste relazioni di potere si trovano coloro che, per ragioni sociali ed esistenziali, restano prigionieri del circuito psichiatrico, dove assistono impotenti alla normalizzazione del proprio Io, ossia al controllo di una soggettivit che eccede orizzonti e confini santificati dalla norma. In questo scritto possibile individuare una delle principali contraddizioni della psichiatria contemporanea e, conseguentemente, delle ragioni della sua critica. Mi riferisco al passaggio in cui Basaglia sottolinea come lo psichiatra sembra riscoprire solo oggi che il primo passo verso la cura del malato il ritorno alla libert di cui finora egli stesso lo aveva privato 3. E evidente come queste argomentazioni conducano alla formulazione di una domanda critica e pressoch inevitabile, ovvero: se riconosciamo nella libert un valore incontestabilmente terapeutico, com
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Si tratta di una misura adottata in Francia a partire dai primi anni Sessanta e finalizzata a ridurre il numero di ingressi in ospedale psichiatrico tramite la creazione di centri territoriali orientati alla prevenzione della malattia mentale. Basaglia rester sempre critico nei confronti di questo provvedimento, in quanto ritenuto incapace di contestare radicalmente il sistema manicomiale che continua ad ergersi minaccioso alle spalle della psichiatria di settore. 2 Maxwell Jones uno degli psichiatri inglesi pi conosciuti al mondo; identificato con uno dei pi validi contributi della psichiatria sociale: il concetto di Comunit Terapeutica. Questultima si fonda sullimpiego dei vantaggi del potenziale terapeutico presente in tutti i membri di unquipe di cura multidisciplinare e nei pazienti con cui essi si trovano a lavorare. Per un approfondimento del pensiero di Maxwell Jones si rimanda in particolare a M. Jones, Ideologia e pratica della psichiatria sociale, Universale Etas, 1981. 3 Le citazioni di Basaglia senza ulteriori indicazioni sono tratte dal saggio La distruzione dellospedale psichiatrico come luogo di istituzionalizzazione.

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possibile sostenere che debba essere il legislatore ossia il potere politico a disporre della libert degli stessi malati? Laccettazione di questa relazione, infatti, implicherebbe il riconoscimento dellesistenza di un effettivo legame tra le categorie salute e malattia e la politica stessa.1 Come avremo modo di vedere, il potere politico individua nella costruzione di categorie straordinari strumenti di controllo sociale che sorprendono per efficienza e capacit di regolare dallinterno i soggetti che investono 2. In particolare, la sovrapposizione tra i percorsi della devianza qualsiasi essa sia e la stigmatizzazione delle soggettivit oggettivate in quelle categorie devianti a ricoprire un ruolo cruciale allinterno della psichiatria. In questa fase, gi forte linfluenza del pensiero di Erving Goffman su Basaglia, in particolare degli studi sociologici sulle dinamiche relazionali allinterno delle istituzioni totali. Asylums stato pubblicato da alcuni anni e Basaglia mostra di averne compreso il significato profondo. Il tentativo che Goffman persegue allinterno di un ospedale psichiatrico statunitense 3 - vivere la realt delle istituzioni totali in prossimit al punto di vista degli internati - si traduce in un messaggio arricchito, nellinterpretazione basagliana, di quella carica politica che Goffman non riuscir mai ad intercettare. Basaglia, infatti, legge con tagliente lucidit il ruolo politico ricoperto dal governo del margine di individualit che listituzione opera. Ci evidente nel passaggio in cui descrive le dinamiche di istituzionalizzazione proprie degli ospedali psichiatrici, tendenti a ridurre luomo senza un interesse, uno scopo, unattesa, una speranza verso cui tendere; si assiste, in sostanza, alla pietrificazione delluomo, alla sua pi completa oggettivazione. E lautonomia personale ad essere annichilita, proprio perch in potenziale contrasto con lordine e la regola che dominano il manicomio e che ne costituiscono, di fatto, il fine reale. In merito, il giudizio di Basaglia caustico e non lascia scampo a dubbi: il ricoverato pare assumere nella realt manicomiale un valore al di l di quello umano4. Ecco quindi che il principio di efficienza istituzionale viene ad anteporsi persino alla stessa condizione di umanit; condizione che Basaglia non ravvisa pi nei ricoverati degli ospedali psichiatrici. Al momento dellingresso nellistituzione, il malato cade in una dimensione di vuoto emozionale Goffman avrebbe parlato di un processo di disculturazione5 e spersonalizzazione che Basaglia rifiuta di qualificare in termini psicopatologici6 preferendo discutere, pi realisticamente, di effetti dellistituzionalizzazione. Goffman, in un passaggio magistrale di Asylums, rileva come il nostro
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E questo un tema ineludibile dellintero pensiero basagliano, che in questo intervento viene proposto soltanto in filigrana ma che risulter di fondamentale importanza per lanalisi successiva. In particolare, si vedr come lassolutizzazione dei due concetti e la loro polarizzazione positiva la salute, negativa la malattia risulti funzionale alla struttura organizzativa duna societ divisa in classi sociali. 2 Per unanalisi della costruzione della devianza in quanto categoria politica si rimanda alla fondamentale opera di A. Dal Lago, La produzione della devianza, Verona, Ombre Corte, 2000. 3 Si tratta dellospedale psichiatrico di St. Elizabeths, a Washington (D.C.), dove Goffman condusse uno studio sul campo nel periodo 1955-56. 4 Corsivo mio. 5 Con questo termine si intende linabilit dellindividuo internato a riappropriarsi di cognizioni circa alcune abitudini ritenute indispensabili nella societ libera. 6 R. Burton Institutional neurosis, J. Wright, Bristol, 1959.

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status reso pi resistente dai solidi edifici del mondo, ma il nostro senso di identit personale, spesso risiede nelle loro incrinature.1 E esattamente ci che viene impedito allinterno delle istituzioni totali, e segnatamente degli ospedali psichiatrici, dove non solo viene richiesta unassoluta adesione ai dogmi istituzionali, ma, in particolare, la rinuncia ad ogni forma di difesa individuale rispetto a quelle oppressioni. Inoltre, ogni reazione dissidente rispetto alla distruzione del s, sia che si tratti di atti psicotici che, pi in generale, del tentativo di evadere il sistema a fini liberatori, sistematicamente ricondotta alla malattia mentale. Pertanto, il tentativo di resistere alla distruttivit dellazione psichiatrica cade in un circolo vizioso che fa del determinismo la costante delloppressione stessa. Proprio a seguito del processo oggettivante di cui il malato vittima, e in continuit con la discrasia tra mezzi e fini della psichiatria asilare, Basaglia cerca di legittimare la richiesta di distruzione del manicomio come fatto urgentemente necessario, se non semplicemente ovvio. E nella naturalezza sprigionata da questo semplicemente che dobbiamo leggere la profondit del pensiero di Basaglia, la sua indisponibilit al compromesso laddove questo serva a mascherare rapporti di forza la cui forma violenta ed asimmetrica risulta oramai intollerabile. Tuttavia, in questa fase, altres importante evidenziare come la distruzione dellospedale psichiatrico non implichi, in Basaglia, il rifiuto a priori di un luogo dove potersi liberare dallincombere degli altri su di s, dove poter ricostruire il proprio mondo personale. Restano cos sullo sfondo due temi cruciali: il rapporto tra la societ e le sue relazioni di potere e listituzione manicomiale da un lato, il concetto di malattia mentale e la sua scientificit dallaltro. Tutto questo assume un grande significato, in quanto il desiderio di non voler rinunciare alla possibilit di curare e guarire il malato di mente qui interpretato allinterno di una cornice terapeutica ancora contraddistinta dalla necessit dellindividuazione di un luogo della cura2. Luogo che, inevitabilmente, non pu che darsi esterno alla societ, circoscritto proprio perch individuato come necessariamente altro dalla societ. In questo periodo, nel 1964-65, non sfugge allanalisi basagliana la dimensione sociale ed esistenziale della malattia mentale ovvero il retroterra fatto di miseria, degrado, abbandono e sofferenze che accomuna i malati tuttavia, appare ancora determinante la classificazione patologica di quel disagio; da qui lirrinunciabile individuazione di un luogo della cura. E bene sottolineare questo passaggio, al fine di delineare levolversi del pensiero basagliano sullo sfondo delle condizioni politiche e sociali pi generali. Basaglia, nel proseguire il proprio ragionamento, concentra lattenzione attorno allindividuazione della libert, da parte della psichiatria, quale irrinunciabile strumento terapeutico. Inserisce cos un passo fondamentale tratto da Storia della follia nellet classica di Foucault, dove viene evidenziata lazione di oggettivazione che investe lo stesso concetto di libert dei folli intorno alla fine del XVIII secolo. E questo un passaggio cruciale che assume,
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E. Goffman, Asylums, Torino, Einaudi, 2003, pag. 336 cit. Questa posizione particolarmente evidente in Potere e istituzionalizzazione (1965).

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soprattutto oggi, una grande rilevanza alla luce di nuove forme di istituzionalizzazione molle che dominano la scena psichiatrica. Sul finire del 1700 si assiste ad una significativa ridefinizione del concetto di libert che vede il folle soggetto simbolo dellanormalit inserito allinterno di una ritualit della retorica finalizzata ad egemonizzare ogni discorso sullinternamento spostandone cos lasse sulla rappresentazione ideologica. Discutere di libert in questo caso in termini terapeutici proprio quando si cristallizzano e si definiscono le ragioni dellinternamento dei folli nei manicomi, la via di fuga che il potere borghese percorre al fine di circoscrivere larbitrariet di quellatto nelle solide forme della razionalit medico-scientifica che di quel potere strumento di legittimazione e controllo. Scrive Foucault: Linternamento deve essere dunque spazio di verit oltre che spazio di coercizione, e non pu essere questultimo se non a condizione di essere anche laltro.1 Foucault si riferisce allinternamento come spazio costruito attorno ad una libert ristretta ed organizzata, condizione fondamentale affinch linternamento stesso assuma, a poco a poco, un valore terapeutico. Basaglia rifiuta quindi ogni teoria che individui nella somministrazione della libert da parte dellistituzione una possibile azione terapeutica, e lo fa richiamando lo studio certamente pi approfondito e significativo del tempo e non solo sulla genealogia storica dellincontro tra medicina e follia tramite lutilizzo terapeutico della libert governata. Un ulteriore elemento di critica individuato da Basaglia nei confronti di questa libert oggettivata, risiede nel rapporto effettivo esistente tra lo psichiatra e il malato, ovvero tra il delegato della societ a gestire tecnicamente tutto ci che questultima esclude e gli outsiders2 che di questa stigmatizzazione ed esclusione sono vittime. E a questo punto che Basaglia emerge con lucida e graffiante originalit, consegnandoci una lezione tutta politica, laddove ricorda come la libert non possa mai essere concessa ma soltanto conquistata. Ecco che affinch il manicomio non abbia a delinearsi in un ridente asilo di servi riconoscenti, fondamentale far leva sullaggressivit individuale. Troviamo anticipato, in queste poche righe, un tema che diverr in seguito cruciale nella critica dellintera societ, partendo dalla questione psichiatrica. Infatti, evocando la necessit di ricostruire un clima di tensione reciproca tra i soggetti presenti a vario titolo nell ospedale psichiatrico, Basaglia coglie la necessit politica di ricondurre le dinamiche relazionali interne allistituzione ad un clima di reale contrapposizione dialettica. O si ricreano le condizioni affinch lo scontro dialettico assuma un proprio significato, talvolta anche contingente, oppure non vi possono essere margini di liberazione. Ci implica che la relazione di totale asimmetricit tra psichiatra e paziente, sino ad allora considerata elemento terapeutico, deve essere radicalmente ridiscussa e, anzi, negata. Quando Basaglia parla di autentica relazione con il
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M. Foucault, Storia della follia nellet classica, Milano, Rizzoli, 2004, pag. 369. Outsiders il titolo di un celeberrimo saggio del sociologo nordamericano H. S. Becker, pubblicato alla met degli anni Sessanta. Si tratta, nellambito della sociologia della devianza, di unopera certamente innovativa, che ha segnato la nascita di un nuovo orientamento teorico secondo il quale la devianza non la qualit dellatto compiuto da una persona, ma piuttosto la conseguenza dellapplicazione di norme e di sanzioni da parte di alcuni nei confronti di un trasgressore.

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paziente, intende linstaurazione di una parit di status, unica condizione capace di restituire dignit umana agli internati e a rappresentare, pertanto, un elemento imprescindibile per ogni confronto vero e significativo. Ecco quindi che nasce lintercambiabilit dei ruoli e con essa la capacit di ripensare la follia alla luce della ragione e viceversa. Questo passaggio risulta dirimente per la costituzione stessa della critica psichiatrica, in quanto orientato a demolire la presunta incomprensibilit della follia, ovvero lelemento cardine sul quale la psichiatria contemporanea si fondata, e giustificata, nel condurre la propria missione correzionaria e custodialistica. Basaglia, muovendo dalla critica dellospedale psichiatrico e dei suoi effetti distruttivi sullindividuo, recupera cos una dimensione umana della follia, immersa nelle contraddizioni del reale, innervata dalle condizioni sociali e politiche circostanti e, conseguentemente, tuttaltro che rappresentabile come un corpo estraneo allambiente esterno. Lelemento ideologico, finalizzato a rappresentare la follia come naturalmente destinata alla sottomissione al principio dautorit, viene cos smascherato e combattuto, tramite una sua storicizzazione politica. Indubbiamente significativo il confronto intellettuale che Basaglia apre in questa fase con autori quali Foucault, Laing, Goffman, ovvero con pensatori che esercitano critiche, seppur radicalmente differenti, nei confronti del sistema politico e sociale di riferimento. In particolare, nella questione psichiatrica che questi autori individuano un terreno fertile dove analizzare le contraddizioni del presente per poi manifestare la propria critica politica e sociale. Non si vuole qui individuare una discontinuit nellopera di Basaglia, bens valorizzare come lincontro con quella che potremmo definire psichiatria reale, ovvero la realt dei manicomi e dellistituzionalizzazione dei ricoverati, segni anche un percorso intellettuale. Il confronto serrato degli anni Cinquanta con i principali esponenti della psichiatria fenomenologica (Jaspers, Binswanger, Minkowski, Strauss) e le riflessione filosofiche di Husserl, Heidegger, Merleau-Ponty e, in particolare, Jean Paul Sartre, avvengono allinterno di un orizzonte segnato dallincombenza della psicopatologia e dalla necessit di leggere questultima attraverso modalit che ne permettano la comprensione. Ecco quindi che il metodo dellanalisi esistenziale importante in quanto mette direttamente in gioco la persona del medico, che deve partecipare direttamentevivere interamente e intensamente la descrizione del sintomo. E come se lo psichiatra, una volta abbandonata la forma mentis positivista che lo aveva trasformato in esaminatore prima e classificatore poi, tenti di immedesimarsi il pi possibile nellindividuo psicotico Laing direbbe che lo psichiatra deve attingere alle proprie potenzialit psicotiche calandosi in prossimit dellIo del paziente e quindi del modo unico e irripetibile di essere-nelmondo di questultimo. Non si vuole in alcun modo semplificare la discussione attorno ad una scuola di pensiero complessa ed articolata qual la fenomenologia specie nella sua dimensione psichiatrica - ma evidenziare come sia lo stesso Basaglia a cogliere che le relazioni di causalit non potranno

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essere considerate come facenti parte del metodo fenomenologico al quale invece partecipa attivamente solo la relazione di comprensibilit1. In particolare, il concetto di psicologia comprensiva jaspersiano sussiste unicamente in forza del soggettivismo dello psichiatra che ricopre nuovamente il ruolo dellesaminatore, seppur in modo radicalmente differente. In sostanza, la psichiatria fenomenologica di Jaspers 2, i disturbi del tempo vissuto di Minkowski3 e lanalisi antropologico-esistenziale di Binswanger4, a fronte delle alterazioni della vita psichica di un individuo, orientano la psichiatria non verso un disturbo della natura cos come avviene con la psichiatria positivistica e organicistica - ma piuttosto verso unanormale maniera di porsi nel mondo. E quindi evidente la distanza di questanalisi dalla critica politica che a partire dagli anni Sessanta diventa sempre pi profonda e pressante nei confronti del modello sociale fondato sullaccumulazione capitalistica. Ci che Basaglia avverte quotidianamente allinterno dellospedale psichiatrico di Gorizia un legame forte, inscindibile, tra la condizione socioeconomica degli internati e la manifestazione della loro stessa malattia mentale, sotto forma sia di psicopatologia che di effetti dellistituzionalizzazione. A comparire con determinazione quindi una relazione di causalit; la stessa relazione che conduce alla genesi storica dellistituzione e alla sua funzione di controllo sociale. E indubbio che il contributo della psichiatria fenomenologica e dellanalisi esistenziale sia stato fondamentale al fine di sottrarre la psichiatria stessa dalla morsa del determinismo positivistico e
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F. Basaglia, Il mondo dellincomprensibile schizofrenico, Scritti vol. I, pag. 6. Lanalisi fenomenologica in psichiatria individua nellopera Psicopatologia generale (1913) di Karl Jaspers il proprio atto fondativo. Secondo Jaspers lattenzione dello psichiatra deve essere centrata sui particolari modi che assume lesperienza, indagando la relazione che la persona intrattiene con se stesso e con il mondo; laccadere psichico reale e cosciente loggetto della psicopatologia. Ecco quindi che lattenzione privilegiata allascolto, alla valorizzazione di ogni espressione del paziente senza preconcetti, alle esperienze interne, ai vissuti prima che ai comportamenti sono elementi chiave di questa tradizione di ricerca. Noi vogliamo sapere cosa provano gli esseri umani nelle loro esperienze e come le vivono, scrive Jaspers nel 1913; il metodo fenomenologico costituisce pertanto lo strumento privilegiato di indagine per lo studio delle esperienze soggettive. 3 Eugne Minkowski (Pietroburgo 1885 Parigi 1972) uno dei pi eminenti psichiatri e psicopatologi del XX secolo; a lui si deve la questione dellanalisi del vissuto e del tempo in ambito psicopatologico e psicologico. La sua fu unopera pionieristica, capace di individuare in strumenti e domande di natura filosofica e segnatamente fenomenologica chiavi di lettura indispensabili non solo per la psicopatologia e la psicologia. In particolare, ad essere al centro della sua psicologia e filosofia il problema del tempo e dello spazio. Le opere principali di Minkowski sono: La schizofrenia (1927), Il tempo vissuto (1933), Trattato di psicopatologia (1966). 4 Ludwig Binswanger (1881-1966) nasce a Kreuzlingen; membro di una famiglia di psichiatri, il nonno aveva fondato nel 1857 la famosa clinica Bellevue in Svizzera. Nel 1906 si laurea in medicina a Zurigo, ma tra il 1901 e il 1906 frequenta anche un corso presso le universit di Losanna e Heidelberg. Appena laureato diventa medico interno presso lospedale Burgholzli di Zurigo, diretto da Eugen Bleuler che Binswanger considerer il suo vero maestro in psichiatria clinica. Nel 1910, dopo la morte del padre, gli subentra nella direzione della clinica Bellevue; incarico che manterr sino al 1956 quando passer lo scettro a suo figlio. La formazione di Ludwig Binswanger avviene tra Freud e la psicoanalisi da un lato, Husserl e la fenomenologia dallaltro. A lui si deve lanalisi esistenziale (Daseinsanalyse) in psichiatria, orientata a considerare il malato mentale sempre come un essere umano singolare, senza ridurre il suo comportamento al disturbo di una determinata funzione. Limpostazione binswangeriana in ultima istanza caratterizzata da una profonda connotazione antropologica, finalizzata a vedere e indagare un ambito proprio dellessere umano a partire dalla totalit del tema uomo. Le sue principali opere sono: Per unantropologia fenomenologica (Milano, 1970), Il caso Suzanne Urban (Venezia, 1994), Sulla fuga delle idee (Torino, 2003). Questultima opera, pubblicata per la prima volta nel 1933, il lavoro col quale Binswanger ha posto le basi di ci che sarebbe diventata la Daseinsanalyse in psichiatria. Il libro dedicato allo studio dellessere-nel-mondo dellindividuo maniacale, attraverso lanalisi fenomenologica della fuga delle idee.

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biologistico del XIX secolo. Tuttavia, se tale approccio al disagio psichico ha da un lato aperto spiragli di liberazione individuale e soggettiva a partire dalla libert di espressione che non pi elemento invalidante e stigmatizzante dallaltro lato, invece, ha rischiato di intrappolare lindividuo in una sorta di relativismo soggettivista che non rende giustizia delle diseguaglianze ed oppressioni che informano il reale. Binswanger ragionando del metodo antropologico orientato a vedere ed indagare un ambito proprio dellessere umano a partire dalla totalit del tema uomo sostiene che il disagio psichico deve essere sottratto al giudizio morale semplicemente dispregiativo e alla valutazione psicologica e biologica soltanto negativa della psichiatria, per essere piuttosto compreso come modo proprio e caratteristico dellesistenza umana e in quanto possibilit esistentiva propria e caratteristica. Credo che in queste ultime righe sia racchiuso quanto Basaglia cerca di evitare nella critica delloggettivazione delluomo che la psichiatria opera, ovvero il rischio di sfociare in una sorta di soggettivismo psicopatologico che nel negare ogni relazione di causalit nella malattia mentale di cui a questo punto si arriva ad una ridefinizione esistenzialista e non medico-psichiatrica giunge a relativizzare linfluenza delle condizioni socioeconomiche nella tutela della salute psichica1. Credo sia questa la consapevolezza maturata da Basaglia a seguito del suo contatto diretto col manicomio, che non significa unabiura nei confronti della riflessione fenomenologica ed esistenzialista in campo psichiatrico che caratterizza segnatamente gli anni precedenti, bens un suo inserimento in un contesto allargato capace di leggere nellessere-nel-mondo di ciascuno una preziosa opportunit di comprensione e critica nei confronti di relazioni di potere e assetti socioeconomici che avvolgono lindividuo in societ. Si ha come la sensazione di muoversi sul filo del rasoio, poich, come evidenzia Galimberti, lansia di accreditarsi come scienza sul modello della medicina ha fatto s che la psichiatria organicista passasse sopra come un carro armato alla soggettivit dei folli, che furono tutti oggettivati di fronte a quellunica soggettivit salvaguardata che quella del medico. Pertanto, credo sia sul confine della possibilit di soggettivazione dellindividuo - piuttosto che sulla soggettivit genericamente intesa - che si debba sviluppare un confronto dialettico capace di individuare gli elementi materiali di costrizione della soggettivazione che conducono allimmagine di una soggettivit oggettivata.

Illuminante a proposito la riflessione avanzata da Erich Fromm nellopera I cosiddetti sani (1953), in cui si afferma che la salute psichica di un individuo dipende eminentemente dalle condizioni socioeconomiche del suo gruppo sociale dappartenenza. Questa impostazione ha il duplice vantaggio di sottrarre la riflessione sulla salute mentale dal discorso psichiatrico tradizionalmente inteso quello positivistico e biologistico caratteristico del XIX secolo e, al contempo, individuare strumenti effettivi di cambiamento sociale orientati alla tutela della salute mentale stessa. Viene pertanto ricondotto ad un terreno politico e sociale il confronto su normalit e anormalit, follia e salute mentale, liberandolo dal determinismo della medicina e segnatamente della psichiatria clinica. Si potrebbe obiettare che, in questo modo, si rifugge da una forma di causalit per approdarne ad unaltra. Credo che lunica alternativa sia rappresentata da ci che abbiamo definito relativismo soggettivista in ambito psicopatologico. Come avremo modo di vedere si tratta di un velato tentativo di preservare lordine di cose esistenti inserendo criteri di falsa tolleranza nei confronti del disagio mentale, che in fondo un malessere eminentemente sociale ed esistenziale.

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Ho ritenuto di percorrere i passaggi cruciali di questo saggio al fine di individuare le traiettorie fondamentali del pensiero basagliano cos come si configura, non casualmente, proprio nel 1964. Non a caso poich questo uno dei primi interventi di Basaglia a seguito del primo contatto con la realt del manicomio, avvenuto nel 1961. Basaglia, sino ad allora, aveva infatti frequentato cliniche psichiatriche universitarie che, per effetto della sovrapposizione del sistema universitario e sanitario allora vigenti, risultavano sostanzialmente estranee alla realt delle condizioni reali dei malati di mente nelle istituzioni psichiatriche pubbliche, amministrate su base provinciale1. Questo saggio, presentato da Basaglia in una circostanza certamente significativa qual un Congresso internazionale di psichiatria sociale, pertanto da considerare un punto di partenza, una sorta di manifesto politico, la cui straordinariet data dagli spunti di riflessione che Basaglia vi inserisce con rigore argomentativo e passione intellettuale, quasi a voler liberare, improvvisamente, la tensione politica, civile e umana accumulata nei primi tre anni di lavoro nellospedale psichiatrico provinciale di Gorizia. La visione dinsieme restituita ne impedisce pertanto una particolare dimensione analitica che, invece, possiamo riscontrare in altri testi. Ritengo quindi appropriato parlare di manifesto politico, ovvero di un atto che sancisce una presa di coscienza, a fronte di una maturazione che non solo intellettuale ma segnatamente umana, in quanto capace di coinvolgere passioni e sentimenti che nutrono una costante tensione politica e sociale. Ci che si voluto sottolineare, quindi il carattere costituente di questo intervento ai fini di una prassi politica, professionale ed intellettuale orientata alla costante negazione dellospedale psichiatrico in quanto luogo di oppressione, controllo ed alienazione delluomo. Tuttavia, non si tratta di un percorso definito a priori; la stessa meta non data una volta per tutte. Basaglia parla duna critica della psichiatria che non pu costituire un mondo in s compiuto. Il passo oramai irrevocabile, lidea della negazione costante dogni forma di psichiatria istituzionale diventa il segno del pensiero basagliano e unoccasione di straordinaria riflessione politica. Come vedremo, questa sar la condizione irrinunciabile affinch sia possibile approdare, tramite la negazione istituzionale, alla critica e alla lotta contro le ingiustizie e la violenza della struttura socioeconomica che dellistituzione la fonte.

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Ospedali psichiatrici e annientamento dellIo

Bisogner attendere il 1978 affinch anche in Italia, tramite la legge numero 833, venga creato un Servizio sanitario nazionale. Tale legge, fissa principi cardine come la solidariet, la copertura assistenziale globale e la natura pubblica del Servizio sanitario: con tale modello universalistico la tutela della salute, nel realizzare il principio costituzionale di cui allarticolo 32 della Costituzione, viene indirizzata a tutti gli appartenenti la comunit, ponendo gli oneri a carico della fiscalit generale.

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Ci occuperemo ora degli Scritti in cui Basaglia denuncia lazione di annientamento dellIo perpetrata negli ospedali psichiatrici, vale a dire la principale ragione per la quale, come abbiamo visto, la distruzione del manicomio appare come un fatto urgentemente necessario, se non semplicemente ovvio. Verr data priorit ad un punto di vista che caratterizza particolarmente alcuni scritti basagliani, e cio il ruolo assunto dai corpi degli internati, quale dimensione privilegiata attraverso la quale leggere le dinamiche essenziali dellistituzione stessa. Si tratta indubbiamente di una felice intuizione di Basaglia, che si dimostra capace dindividuare nella dimensione antropofenomenologica ed esistenzialista del proprio pensiero uno strumento prezioso di indagine della condizione umana nei manicomi. Lobiettivo non solo quello di restituire lidea della disumanit delle condizioni di vita allinterno degli ospedali psichiatrici, ma segnatamente relazionare questa realt con il contesto politico, economico e sociale dellepoca. Solo cos possibile cogliere gli elementi di continuit tra interno ed esterno, tra manicomio come luogo della malattia e societ come luogo della salute. Infatti, se un elemento irrinunciabile alla critica politica della psichiatria contemporanea il riconoscimento della funzionalit di questultima in termini di controllo sociale, allora, altres necessario scorgere nelle dinamiche psichiatriche espressioni di tratti politici, economici e culturali dominanti nella societ. Ci che si vuol qui sostenere, che i percorsi terapeutici, gli strumenti e i luoghi della cura ma potremmo persino dire lindividuazione delle patologie mentali stesse riflettono esigenze che hanno una natura inequivocabilmente esterna a qualsivoglia discorso medico e scientifico, assumendo, perci, un carattere storicamente determinato. In sostanza, a partire dallindividuazione delle dinamiche doppressione delluomo nelle istituzioni psichiatriche che possibile delineare il quadro pi generale allinterno del quale quelloppressione si inscrive; nella convinzione che non vi sia alcuna significativa autonomia di un sottosistema, qual quello psichiatrico, nei confronti della struttura generale di societ complesse come quelle contemporanee. Dobbiamo ricercare negli scritti basagliani quegli elementi che ci permettono quindi di cogliere questa sorta di relazione osmotica tra ospedale psichiatrico e societ; consapevoli che la stessa esistenza del primo testimonianza nientaffatto marginale di un modello sociale fondato sui luoghi e le forme della disciplina. Il percorso che si vuole seguire nella lettura di un tratto politico-culturale certo fondamentale qual il rapporto duna societ verso la follia, procede dallanalisi della condizione umana allinterno delle istituzioni psichiatriche, cos come descritta ed interpretata da un osservatore attento e critico quale Basaglia.

Sopraffazione e contaminazione dellIo

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Come evidenziano Franco e Franca Basaglia nellintroduzione alledizione Einaudi di Asylums1, la natura escludente e discriminante delle istituzioni totali frutto dello stesso pregiudizio che individua nella punizione una necessit, una sorta di partenza originaria attorno alla quale viene a costruirsi e a giustificarsi lesistenza della istituzione stessa. E perci evidente come il dominio dei corpi allinterno degli ospedali psichiatrici giochi un ruolo cruciale, direi addirittura costituente, per listituzione stessa. La punizione non si presenta soltanto coi lineamenti dellafflizione di chi la subisce, ma assume segnatamente i tratti del rito, ovvero di uno strumento formidabile di governo ed esercizio del potere. Latto del punire necessita di ministri figure ufficialmente abilitate alla celebrazione del rito - di codici, di significati riconosciuti e, in particolare, di una colpa da esecrare e un colpevole da redimere. Basaglia ci ricorda come questa necessit di punizione risulterebbe la funzionalit delle istituzioni al sistema sociale di cui sono strumento e mezzo di controllo. Risulta ora maggiormente comprensibile quanto Goffman ritiene essere il significato pi profondo delle istituzioni totali, vale a dire scoprire un crimine che si adatti alla punizione e ricostruire la natura dellinternato per adattarla al crimine. E questo un punto nodale dellintera questione psichiatrica e delle modalit di interazione tra questultima e la societ. Il crimine qui richiamato la follia; ci significa che latto di internamento stesso a costruire la malattia e, in particolare, il suo volto nellimmaginario collettivo. Basaglia, nellintroduzione ad Asylums, afferma chiaramente che la malattia venuta a trasformarsi gradualmente in ci che listituzione totale. In queste righe racchiusa una conquista fondamentale, volta a rappresentare, nella sua crudelt, il fine ultimo degli ospedali psichiatrici: la destrutturazione del s degli internati. Nel saggio Corpo e istituzione, Basaglia si domanda a quale livello si attui il rapporto tra medico e malato mentale, vale a dire tra le due figure che allinterno degli ospedali psichiatrici riproducono, tramite la mera presenza fisica, unimmagine affatto emblematica dellasimmetricit tipica duna societ basata sullaccumulazione, la competitivit e quindi lesclusione. In medicina, lincontro tra il medico e il malato avviene nel corpo stesso di questultimo; perci evidente lo sbilanciamento del rapporto, costituito da un invasore e un invaso, cosicch la soggettivit del corpo sofferente non viene neanche presa in causa, anzi scientemente mantenuta a distanza. La causa della sostanziale incomunicabilit tra i poli soggettivi di questo rapporto, va imputata quindi al mancato riconoscimento del malato in quanto soggetto. Questultimo, infatti, deve presentarsi al medico come mero corpo, dove la medicina pu trovare risposte ai propri principi positivistici che hanno fatto delluomo come oggetto il fine ultimo della ricerca. Tuttavia, nel caso del malato di mente, lincontro non pu avvenire sul corpo, cos come invece avviene per il malto organico. Allora, spiega Basaglia, ci si trova dinanzi ad un bivio: o lincontro non avviene affatto ma ci non significa che il malato sfugga al circuito del controllo e delloppressione oppure, pi frequentemente, lo si attua in un corpo che si presume essere
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Pubblicata in prima edizione nella collana Nuovo Politecnico nel 1968.

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malato a livello organico, anche se questo risulta difficilmente dimostrabile. Anzi, come avremo modo di vedere, il malato di mente giudicato incomprensibile per definizione dalla psichiatria stessa. La contraddizione di un comportamento apparentemente inspiegabile, viene cos risolta tramite la conversione forzata di questa soggettivit in una oggettivit determinata in campo medico-scientifico. Dinanzi a uomini e donne che traducono un disagio esistenziale in un comportamento che immagine e veicolo di un irrinunciabile ed individuale essere-nel-mondo (che di quel disagio comunque espressione), il potere dominante reagisce rifugiandosi nelle presunte certezze della scienza moderna, sempre pronta a sacralizzare ogni esigenza di natura politica. E importante sottolineare come questo utilizzo strumentale della scienza e conseguentemente della razionalit moderna celi una profonda crisi del razionalismo stesso che giunge, in sostanza, alla negazione della razionalit e dei principi che a questultima si sono ispirati nel corso dellet moderna. Possiamo paradossalmente parlare, nel caso della psichiatria, di una modernit tradita per mezzo duna costruzione ideologica che ha fatto del giudizio scientifico il momento della verit, dellesclusione, dellassoluto. Assistiamo, pertanto, ad un vero e proprio processo produttivo di verit scientifiche che sostanzialmente scalzano la realt delle condizioni umane di vita, fatte di sofferenze, conflitti, contraddizioni, sconfitte, sostituendola con una pi rassicurante ragione superiore costruita affinch le forme di lotta e di resistenza che nascono dalle contraddizioni del reale possano essere neutralizzate. Basaglia fa notare che presumere un corpo malato come base di incontro tra psichiatra e paziente mentale, impone a questultimo un ruolo oggettivo sul quale lintera istituzione che lo tutela viene a fondarsi. Avendo gi richiamato il ruolo fondamentale ricoperto dalle istituzioni intese anche come insieme di norme, organizzazioni, prassi consolidate in ambito sociale nel costituire il s di un individuo, facile immaginare quale possa essere il grado di influenza che tale approccio oggettivante finisce per avere sul malato. Questultimo, riassume Basaglia, non pu che viversi come corpo malato, esattamente nel modo in cui vissuto dallo psichiatra e dallistituto. Ecco che cosa si intende con il termine contaminazione del s, vale a dire un processo graduale ma violento avente come fine la distruzione di individualit in eccesso in relazione ad un determinato contesto storico e sociale. Potremmo dire, senza apparire retorici, che la contaminazione del s pianificata negli ospedali psichiatrici ha come fine ultimo lannichilimento di una volont di essere. E sul governo dellautonomia esistenziale dellindividuo e in primis delle modalit di reazione di questultimo a ci che Foucault definisce il potere di disciplina1 che la psichiatria fonda la propria ragion dessere in quanto scienza biopolitica.
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Ci si riferisce al concetto di potere di disciplina cos come enucleato da Foucault nel corso delle lezioni al Collge de France sul potere psichiatrico, dal novembre del 1973 al febbraio 1974. Foucault parla di una forma di potere, quella disciplinare, dal carattere capillare e terminale, attraverso la quale il potere politico giunge a toccare i singoli corpi, a far presa su di essi. Il potere disciplinare una modalit del tutto specifica dellepoca di quel che si potrebbe chiamare il contatto sinaptico corpi-potere. Per un approfondimento, M. Foucault, Il potere psichiatrico. Corso al Collge de France (1973-1974), Feltrinelli, Milano, 2004.

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Goffman, nellanalizzare il mondo dellinternato1, evidenzia magistralmente quelli che sono i processi di umiliazione, degradazione e sopraffazione del s che segnano linizio di cambiamenti radicali nella carriera morale, ovvero nellinsieme di credenze che lindividuo ha su di s e su coloro che gli sono vicini. Credo possano essere individuate due principali forme di sopraffazione del s: la prima di ordine fisico, la seconda, invece, di ordine psicologico. E innanzitutto doveroso sottolineare come questa distinzione possa apparire per certi versi pericolosa; infatti, sin dalla scissione cartesiana tra res cogitans e res extensa, luomo corre costantemente il rischio di essere dissociato, lacerato in anima e corpo2. Daltronde, come nota R.D. Laing in Lio diviso3, la stessa psichiatria costituita di un vocabolario orientato a dividere luomo. Afferma Laing: Invece del legame originale Io e Tu, si prende un singolo uomo isolato, e si concettualizzano i suoi vari aspetti: Lio, il Super-Io, lEs. E fondamentale, per Laing, partire dal concetto di un tutto unitario, ma niente di simile esiste, n potrebbe essere espresso, entro il sistema linguistico in uso in psichiatria o in psicoanalisi. Tuttavia, il merito di Goffman, prontamente colto da Basaglia, aver evidenziato la matrice reale dei processi istituzionali che conducono alla sopraffazione del s e alla destrutturazione dellintegrit umana. Fatta questa doverosa premessa, quindi fondamentale scorgere gli strumenti attraverso i quali viene operato questo annientamento della personalit 4. Come si diceva, possibile individuare processi che agiscono primariamente a livello di percezione fisica e altri che, invece, puntano maggiormente ad una percezione psicologica del fenomeno. Appartengono ai primi tutti quei provvedimenti volti ad annullare ogni intervallo fisico tra lindividuo e lambiente che lo circonda, inibendo cos la capacit del primo di agire significativamente su questultimo. Qualche esempio pu risultare utile. La prima riduzione del s per chiunque abbia a che fare con le istituzioni totali, e segnatamente con gli ospedali psichiatrici, emblematicamente segnata dallo spazio chiuso dellistituzione, dalle barriere fisiche che delimitano lo spazio interno dallesterno. Spazio interno che, agli occhi del paziente rappresenter per un periodo di tempo spesso indeterminato5 - ogni raffigurazione possibile dello spazio stesso, cosicch la stessa distinzione categoriale dentro/fuori a perdere ogni rilevanza interpretativa.
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Si tratta del primo capitolo del saggio Sulle caratteristiche delle istituzioni totali, contenuto in Asylums. Nellopera Psichiatria e fenomenologia (1979), Umberto Galimberti evidenzia come la divisione introdotta da Cartesio non sia affatto qualcosa di originario capace di offrirsi allevidenza fenomenologica, ma piuttosto un prodotto della metodologia della scienza, costretta a ridurre lo psichico e epifenomeno del fisiologico che in psichiatria si chiama apparato cerebrale. 3 R.D. Laing, Lio diviso. Studio di psichiatria esistenziale, Torino Einaudi, 2001. Si tratta dellunico studio di psichiatria esistenziale condotto dallo psichiatra scozzese Laing, pubblicato per la prima volta nel 1959. 4 Di seguito si utilizzer il termine personalit in modo pressoch intercambiabile con quello di carattere. Infatti, si ritiene che la pervasivit dellazione delle istituzioni totali sia tale da modificare sia desideri e sentimenti che solitamente restano allinterno dellindividuo (personalit) sia i tratti permanenti della nostra esperienza emotiva ed il valore etico attribuiti ai nostri desideri e alle nostre relazioni con gli altri (carattere). 5 Un caso significativo dellindeterminatezza che domina la permanenza temporale degli internati negli Ospedali psichiatrici ci fornita ancora oggi dagli ospedali psichiatrici giudiziari dove la misura di sicurezza che legittima linternamento reiterabile allinfinito a prescindere dallentit del reato commesso.

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Vi poi il processo di ammissione che porta generalmente ulteriori perdite e mortificazioni; tale procedura pu essere definita come una sorte di perdita e di acquisto, dove il punto centrale dato dalla nudit fisica. Goffman nota come la perdita implica una spoliazione di ci che si possiede importante nella misura in cui le persone investono un sentimento del s in ci che posseggono. E oltremodo significativo evidenziare come la perdita di ogni forma di controllo su quanto concerne il corredo della propria identit, rappresenti un punto nodale nellesclusione dellindividuo dalla possibilit di relazionarsi con lambiente esterno a cominciare dagli oggetti pi intimi che lo circondano al fine di rafforzare la propria personalit. Vi inoltre una forma di mutilazione personale che assume una dimensione drammaticamente fisica, poich afferisce ad una vera e propria deturpazione dei corpi. Nel solo caso degli ospedali psichiatrici basti pensare agli effetti di lobotomie, elettroshock, shock chimici e, non ultimo, degli psicofarmaci utilizzati a fini di controllo1. Si tratta di brutali provvedimenti che certo non restituiscono una garanzia di integrit fisica ai pazienti, con tutto ci che questo pu comportare sul piano della rappresentazione del s. Infine, esiste unultima forma di contaminazione fisica, anche questa estremamente nuda nella sua materialit, che data dal contatto forzato dei corpi con tutto ci che altro dai corpi stessi. Nuovamente, nel caso degli ospedali psichiatrici, possiamo ritenere tale lobbligo di assumere medicine, effettuare iniezioni endovenose, oppure, essere costretti allalimentazione forzata. Per quanto riguarda le dinamiche di spersonalizzazione che abbiamo detto agire una dimensione segnatamente psicologica, possiamo individuare due linee dazione principali. La prima concerne la spoliazione dei ruoli, la seconda il cosiddetto effetto circuito. La spoliazione dei ruoli una condizione nella quale incappano in modo sistematico tutti coloro che, per qualsiasi ragione, vengono separati dal mondo esterno per un periodo di tempo significativo. Un esempio certo calzante quello del carcerato che nel periodo detentivo costretto ad assumere a proprio modello di vita le ferree regole della prigione, assistendo costantemente alla negazione del proprio passato. E questo uno dei tratti maggiormente significativi delle istituzioni totali e del concetto stesso di punizione vale a dire la recisione di ogni legame sociale ed affettivo precedentemente vissuto dagli internati; quasi ad individuare nella sofferenza di questa punizione la strada della redenzione sociale e civile. In ambito psichiatrico, questa spoliazione dei ruoli assume un valore ancor pi pregnante ed alienante. Infatti, se linternamento in manicomio determina una condizione di estraniazione rispetto ad un ruolo sociale precedentemente assunto, lincontro con la psichiatria origina una vera e propria spoliazione dello status di cittadino. La morte civile che accompagna i malati di mente giudicati interdetti ne la prova ricorrente e drammatica; bene ricordare il passaggio in cui Basaglia rimarca con forza il valore al di l di quello umano assunto dai ricoverati negli
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Per una critica delle cure utilizzate in psichiatria si rimanda in particolare allopera di R. Cestari, Linganno psichiatrico, Roma, Sensibili alle foglie, 1994.

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ospedali psichiatrici. La contaminazione e la sopraffazione del s operata allinterno dei manicomi, si risolve nella sostanziale riduzione dei ricoverati ad una condizione subumana; obiettivo che trova una presunta legittimazione nella conclamata inferiorit dei malati di mente che possono cos essere spogliati dello stesso status umano. Ci che si definisce effetto circuito, invece, nasce dalla consapevolezza del ricoverato di ritrovarsi in balia di un vortice, incontrastabile ed inglobante nella sua azione. Ogni reazione difensiva esercitata dallinternato in risposta alloppressione subita, risulta infatti foriera di un ulteriore attacco da parte dellistituzione. Ci significa che ad essere minata alla radice in quanto oggetto di inevitabile punizione e biasimo lautonomia dellazione stessa, in un contesto gi gravemente ristretto come quello di un ospedale psichiatrico. Tale questione, inoltre strettamente correlata a ci che Goffman chiama processo di unificazione che, nelle istituzioni totali, crea appunto ulteriori esempi di circuito. Il sociologo canadese, osserva inoltre che nelle istituzioni totali le diverse sfere dazione sono unificate in modo che la condotta dellinternato in un particolare settore, gli viene ritorta dal personale curante, sotto forma di commento o di verifica del suo comportamento in un contesto diverso.1 Ora, questa drammatica immagine di compressione degli spazi e del tempo di vita in un giudizio sovraordinatore della condizione umana che appare come sempre gi dato viene ripreso da Basaglia nel saggio Corpo, sguardo e silenzio2, seppur da una diversa angolatura. Questo saggio, incentrato sullenigma della soggettivit in psichiatria, analizza il rapporto che la scienza psichiatrica, inevitabilmente legata alluomo e ai suoi problemi, intraprende con il tema stesso della soggettivit e, segnatamente, del rapporto io-corpo. Infatti, non possibile, scrive Basaglia, parlare delluomo senza essere rimandati alla sua corporeit, n si pu avvicinare il fatto corporeo senza implicare lintero complesso delluomo nel suo essere umano. E in queste poche righe che Basaglia, rielaborando il pensiero di Husserl e Merleau-Ponty, ci restituisce unidea affatto particolare della condizione umana, delluomo nel suo comportamento di fronte al mondo, delluomo che deve liberamente scegliere, delluomo che libero di plasmare razionalmente se stesso e il mondo che lo circonda. Luomo, il cui corpo si d come materia impenetrabile, opaca, passiva - per parafrasare Husserl intraprende un rapporto con le cose del tutto particolare, che consente di esperirle in modo soggettivo ed irripetibile ma pur sempre tramite la materia costitutiva di se stessi. Senza il corpo, sostiene Sartre3, non consentito distinguere il possibile dal reale, ecco perch possiamo intendere il corpo quale punto di vista privilegiato di ogni azione e contesto possibile al mondo; corpo lidentit della nostra nascita e della nostra morte e, conseguentemente, il corpo il veicolo dellessere-nel-mondo di ciascuno, lelemento irrinunciabile che sottende una vita intera.
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E. Goffman, Asylums, Einaudi, Torino, 2003, p. 65, cit. Questo saggio fu pubblicato per la prima volta nel 1965 sulla rivista LEvolution Psychiatrique, n. I, 1965. 3 J.-P. Sartre, Lessere e il nulla (1943) , Milano, Il Saggiatore, 1997.

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A questo punto, Basaglia inserisce un ulteriore elemento di analisi, concernente il rapporto tra individui, e tra questultimi e istituzioni, in un dato contesto sociale. Infatti, nel momento in cui si intenzionati a fare unesperienza del proprio corpo nel mondo che luomo si trova dinanzi al comportamento di s ed al comportamento dellaltro. E quindi nel costituirsi di ciascuno come persona che il proprio corpo si staglia in mezzo agli altri e alle cose come altro-da-s. Pertanto, se necessaria la presenza fisica e comportamentale dellaltro perch sia data anche la soggettivit individuale di ciascuno, altres necessario, spiega Basaglia, che il corpo mantenga dallaltro e dalle cose una distanza sufficiente a permettergli di riconoscere nel proprio corpo la presenza dellaltro come propria alterit. In sostanza, la presenza delluomo nel mondo luomo inteso come sintesi affatto particolare di corpo-materia da un lato e soggettivit dellIo dallaltro necessita di unalterit data, ma la relazione tra questi due poli deve avvenire nello spazio di un intervallo irriducibile. Infatti, ricorda Basaglia, il mio corpo deve conservare la propria unicit e non pu essere pressato dalle cose se vuole comunicare con esse: altrimenti si troverebbe in esse imprigionato ed identificato. Questo un passaggio fondamentale, in quanto pone al centro dellintera riflessione lautonomia dellindividuo nellidentificare se stesso tramite la comunicazione e la costante interazione con gli altri. Tuttavia, la comunicazione presuppone una spazialit distanziata quale strumento imprescindibile dello stesso dialogo. E interessante notare lanalogia esistente tra gli effetti negativi arrecati dalla promiscuit e dallinvasione dello spazio individuale e la condizione esistenziale della persona schizoide, cos come ufficialmente riconosciuto in ambito psichiatrico. Laing, nella gi citata opera Lio diviso, afferma che caratteristica principale dellindividuo ontologicamente insicuro, quella di percepire la propria esistenza nel mondo in modo costantemente segnato dallinsicurezza e dallincombere di pericoli. Se stata raggiunta una condizione di sicurezza ontologica primaria 1, afferma Laing, le normali circostanze della vita non presentano una minaccia continua per la propria esistenza. Altrimenti, se questa base per vivere non stata raggiunta, tutte le circostanze comuni della vita quotidiana costituiscono un pericolo continuo e mortale. Lindividuo schizoide, o ontologicamente insicuro, avverte cos nellinterazione con laltro e il mondo circostante una fonte di incessante pericolo per s e, in particolare, per la propria identit. Linsicurezza che lo domina, determina la paura di essere risucchiato dal rapporto con laltro, o di implodere al contatto di questultimo. La manovra principale a cui ricorre un individuo schizoide per conservare un minimo senso di identit, consiste quindi nellisolarsi a tal punto da giungere ad una vera e propria scissione dellIo dal corpo. Ricordando le parole di Basaglia, e cio che il corpo deve poter conservare la propria unicit al fine di non trovarsi imprigionato in ci che altro da s condizione che determinerebbe la
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E dotato di sicurezza ontologica primaria colui che ha il senso della propria presenza nel mondo come persona reale, viva, intera e, in senso temporale, continua. Come tale vive nel mondo e ne fa parte, e incontra gli altri; e sia questi che quello vengono vissuti come altrettanto reali, vivi, interi e continui.

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scomparsa del s, che verrebbe appunto risucchiato non si pu che cogliere un emblematico parallelismo tra gli effetti dellistituzionalizzazione sullindividuo e quelli che vengono presentati come sintomi di una malattia mentale quale la schizofrenia. Pertanto, conclude Basaglia, lintervallo dunque da considerarsi lo spazio necessario a due corpi che si incontrano per poter salvaguardare ciascuno la propria intimit dallaltro: venendo a mancare questo intervallo luno dei poli dellincontro sar sopraffatto dallaltro. Questo proprio quanto accade allinterno degli ospedali psichiatrici, dove lasimmetricit che corre tra lo psichiatra e il malato, cos come tra listituzione e gli esclusi della societ, genera, per dirla con Foucault, differenze di potenziale, scambi, dispersioni, reti; ovvero, un sistema di differenze in cui il potere pu mettersi a funzionare.

Istituzionalizzazione e destrutturazione del S


Nel punto precedente, abbiamo visto come caratteristica principale degli ospedali psichiatrici, ma potremmo dire pi in generale della psichiatria stessa, sia quella di annichilire ogni intervallo tra lIo degli internati e listituzione. I termini utilizzati contaminazione e sopraffazione vogliono proprio restituire questidea dinvasione e destrutturazione duna entit precedentemente data che, dora in poi, non sar pi nulla allinfuori di ci che le sar imposto dessere. E quindi doveroso interrogarsi sulle finalit di questo annientamento dellIo; qual la ragione che conduce ad ideare istituti volti a ridurre luomo ad una condizione al di l di quella umana? Credo si possa articolare la risposta lungo due livelli; il primo concerne la funzionalit dellospedale psichiatrico nei confronti della classe dominante potremmo quindi parlare di manicomio come strumento del potere il secondo, invece, coinvolge le esigenze di funzionamento interno del micromondo che listituzione stessa rappresenta in questo caso potremmo riferirci ad una microfisica del potere. Pertanto, una parziale risposta al quesito iniziale pu essere fornita dallanalisi degli effetti dellistituzionalizzazione stessa. Abbiamo finora evidenziato le dinamiche di aggressione dellIo; tuttavia, altrettanto fondamentale comprendere gli esiti di questo processo nella loro dimensione umana. Vi una saggio, scritto da Basaglia nel 1966, particolarmente significativo nellevidenziare ci che viene fatto delluomo allinterno degli istituti psichiatrici. Mi riferisco a Un problema di psichiatria istituzionale1, dove gi il sottotitolo rende lidea del concetto-chiave attorno al quale Basaglia argomenta il proprio pensiero: lesclusione come categoria socio-psichiatrica. In questo scritto si sottolinea come lobiettivo perseguito dalle istituzioni totali, e precipuamente dagli ospedali psichiatrici attraverso le pratiche descritte in precedenza, sia quello di escludere linternato a due livelli: nei confronti della societ e verso se stesso e la propria carriera morale.

F. Basaglia, Un problema di psichiatria istituzionale. Lesclusione come categoria sociopsichiatrica, in Rivista Sperimentale di Freniatria, 90, f. 6, 1966.

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La prima forma di esclusione verr analizzata nel corso del prossimo capitolo; ora necessario soffermarsi sulla seconda. Lesclusione del malato mentale, a differenza di quanto accade per tutte le altre figure marginali e socialmente stigmatizzate, determina unimpossibilit a resistere ed opporsi che misura talvolta pi alienante dellesclusione stessa. Infatti, ci troviamo dinanzi alla negazione del diritto soggettivo a rappresentare la propria volont in modo autonomo, riconosciuto e significativo. Viene cio esclusa ogni possibilit di confronto dialettico tra linternato e qualsiasi altro soggetto. Basaglia parla esplicitamente di regressione istituzionale, o secondaria, chiaramente prodotta dallinternamento in istituzioni psichiatriche che hanno troppe volte avuto lunica funzione di proteggere il sano dagli eccessi e dalla pericolosit del folle. Il punto qui fondamentale, che i processi di istituzionalizzazione si traducono in una destrutturazione dellindividuo e della percezione che egli ha di s stesso, che conduce ad una violenta ridefinizione del suo essere-nelmondo. Inoltre, questa azione risulta tanto distruttiva quanto indeterminata, poich non dato sapere fin dove si spinga la regressione primaria quella che si presuppone essere determinata dalla malattia mentale e quella istituzionale. Lovvia conseguenza limmersione del paziente in un continuo divenire di situazioni contraddittorie che hanno il solo effetto di rafforzarne linsicurezza e rimpicciolire il suo Io, vale a dire ridurre sempre pi ogni forma di autonomia e resistenza verso listituzione che in questo modo tutela le proprie esigenze di efficienza e controllo. Un ruolo determinante nellefficacia di questa violenza perpetrata a detrimento dei ricoverati, certamente ricoperto da una particolare forma di esclusione: quella che investe laccesso paritario al discorso. Abbiamo visto come gi Foucault avesse individuato nellesclusione dal discorso una parte rilevante del quadruplo sistema desclusione che connota lo status del folle in ogni epoca e societ occidentali1. Questa esclusione riveste un ruolo cruciale non solo in quanto costante dello statuto sociale della follia, ma segnatamente in qualit di presupposto irrinunciabile dellinvasione del s che ha luogo negli ospedali psichiatrici. Basaglia, nel saggio Il mondo dellincomprensibile schizofrenico attraverso la Daseinsanalyse2, afferma che una delle espressioni pi significative della natura umana ci sembra sia il linguaggio, non inteso come strumento atto ad esprimere le nostre idee ed i nostri concetti, ma come mezzo di tradurre in parole la vita stessa. Se la vita stessa non pu essere tradotta in parole, gesti, segni - ovvero in veicoli di sensazioni, stati danimo, pensieri che si originano dallesperienza umana immersa nella vita stessa - allora questultima non pu restare inalterata nella sua costituzione materiale,
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Afferma Foucault nel saggio La follia e la Societ (1978): Ogni societ ha un sistema desclusione per cui la parola di certi individui non viene recepita allo stesso modo della parole degli altri. La loro parola pi sacra o, al contrario, pi vana e vuota di quella altrui: a causa di ci, quando parleranno, non otterranno lo stesso credito e neppure gli stessi effetti degli individui normali. Esiste dunque una marginalit per quanto riguarda il discorso o il sistema di produzione dei simboli. 2 In Giornale di Psichiatria e Neuropatologia, 81, 471, 1953. Anche in Scritti vol. I.

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poich qualsiasi azione volta a negare lelaborazione e la riproduzione soggettiva della vita, aliena il soggetto negato dal reale finendo col delineare lo stato di cose presenti come immagine di una sola parte dellumanit. Si tratta di un passaggio estremamente rilevante, poich non pone laccento sui processi di comunicazione del pensiero, comunque fondamentali, ma segnatamente sulla rappresentazione della vita stessa, quale momento reale, imprescindibile e basilare per gli stessi processi produttivi del pensiero. Continua Basaglia, il linguaggio infatti costituisce lespressione pi genuina che luomo possieda nei suoi rapporti interumani poich esso pu essere considerato come la proiezione dellindividuo nel mondo: una manifestazione del suo modo di essere, il mezzo con il quale luomo esprime la propria individualit e soprattutto manifesta il suo aspetto modale rapportato a quello degli altri. Possiamo affermare che attraverso il linguaggio lindividuo si relaziona col mondo esterno, esercitando cos continue e fondamentali forme di resistenza. Non possibile negare lesistenza di ogni rapporto dialettico tra linternato e listituto che lo custodisce senza rimarcare che, contemporaneamente, viene disconosciuto il potere di voce dellinternato in quanto tale. La ragione di tutto questo da individuare nella reclusione del paziente allinterno dellincomprensibilit, dove la presunta incapacit del malato di mente a relazionarsi con laltro in modo significativo - capace cio di padroneggiare coscientemente sentimenti, intenzioni e volont risulta essere elemento sovraordinatore dellesperienza stessa. Vi almeno unaltra ragione significativa nel conferire questa rilevanza alla negazione del linguaggio della follia, strettamente correlata alla precedente. Mi riferisco al percorso che ha finito per accerchiare e definire la follia nei termini della malattia, imprigionandola cos nel linguaggio stesso di questultima che, come sottolinea Basaglia in Follia/Delirio1, linguaggio della razionalit del potere, dove la soggettivit del folle, espressa nel delirio, sar definitivamente oggettivata. Ancora nel saggio Un problema di psichiatria esistenziale, Basaglia afferma: Il perfetto ricoverato, allapice di questa desolante carriera la cui meta sembra, paradossalmente, la distruzione del malato, sar dunque quello che si presenta completamente ammansito, docile al volere degli infermieri e del medico. E il ricoverato di cui si dice, con soddisfazione, che si ben adattato allambiente, che collabora con linfermiere e con il medico, che si comporta bene con gli altri e non crea complicazioni n opposizioni. E qui evidente quanto il dominio dellordine e dellefficienza organizzativa allinterno degli istituti psichiatrici sia correlato alla capacit degli istituti stessi di costituire il s degli internati. Non possibile disgiungere le due finalit, in quanto hanno una radice politica e sociale comune: proteggere la societ dalla follia e, al contempo, celebrare la santificazione della norma quale unico orizzonte possibile.

In Enciclopedia Einaudi, vol. VI, Torino 1979. In collaborazione con Franca Onagro Basaglia. Anche in Scritti, vol. II.

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Lindividuo viene pertanto destrutturato e rimodellato sulla base delle esigenze dellistituzione. Il malato consapevole del fatto che opporsi a questa violenza equivale a dar prova della propria malattia, cos come rinunciare al "diritto di voce comporta lannientamento della stessa idea di se. Questo concetto reso magistralmente da Basaglia nel saggio Il problema dellincidente1, dove dimostra come qualsiasi atto compiuto dal malato venga sottratto alla consapevole soggettivit di questultimo e imputato alla malattia; segnatamente quando si tratta dei cosiddetti incidenti, ovvero atti che sfuggono al controllo dellistituzione minandone cos lefficienza e limmagine. Anzi, quando questi incidenti hanno luogo, listituzione pronta a trasferire ogni responsabilit al malato e alla malattia, rifiutando quindi ogni coinvolgimento. Evidentemente ci troviamo dinanzi ad un paradosso, poich il ricoverato giudicato incomprensibile, che si trovato sistematicamente spogliato di ogni responsabilit, viene riconosciuto come unico responsabile di un atto intollerabile per listituzione. A questo livello, necessario richiamare un aspetto che segna indelebilmente la degenza allinterno degli istituti psichiatrici e anche il periodo successivo. Mi riferisco al cosiddetto processo di etichettamento che investe appunto i degenti, e non solo. Scrive Basaglia: A ogni istituzione corrisponde la propria ideologia di competenza (medica, custodialistica, punitiva, pedagogica, ecc.) e il proprio contenuto (malati, internati, carcerati, scolari, ecc.), ideologia in cui tutti gli oggetti istituzionalizzati si trovano ad identificarsi 2. Con il termine etichettamento, intendiamo pertanto ladesione artificiale e forzata dellindividuo istituzionalizzato allideologia che afferisce una determinata istituzione di riferimento. Ecco quindi che lingresso in ospedale psichiatrico non pu che coincidere con la produzione di una verit ideologica, cio il fatto della malattia mentale. Ci che qui si presenta col termine etichettamento, segna dunque un momento iniziale e finale al contempo della psichiatria istituzionale. Iniziale in quanto al momento dellinternamento del pre-degente in ospedale psichiatrico si produce un fatto stigmatizzante nella carriera morale di questultimo. Tuttavia, limmagine conferita ancora scarsamente definita; il degente, nella fase iniziale, ha ancora una densit personale flebile, sia per quanto riguarda la sua esperienza passata che ormai viene letta esclusivamente in funzione dellincomprensibilit attuale che della sua carriera futura. Il passaggio finale del processo di etichettamento psichiatrico, invece determinato dalla sostanziale pervasivit del processo di istituzionalizzazione cui sottomesso il paziente. Lospedale psichiatrico infatti raffigurabile come un enorme involucro riempito di corpi che non possono viversi e che attendono che qualcuno li faccia vivere a suo modo: nella schizofrenia, nella psicosi maniaco depressiva, nellisterismo. Si tratta, afferma Basaglia in Corpo e Istituzione, di un processo di cosificazione

F. Basaglia, Il problema dellincidente, in collaborazione con Franca Ongaro Basaglia, Appendice alla 2^ ed. de Listituzione negata, Torino, Einaudi, 1968. Anche in Scritti, vol. I. 2 Prefazione a Il comportamento in pubblico, di E. Goffman, Torino, Einaudi, 1971. In collaborazione con Franca Ongaro Basaglia.

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delluomo, in cui il malato lultimo gradino di una gerarchia fondata sui valori stabiliti una volta per tutte dal pi forte. Quando Basaglia, richiamando un passaggio della celebre opera Se questo un uomo di Primo Levi1, azzarda un emblematico parallelismo tra il volto del malato mentale rinchiuso nellasilo e quello dellescluso nei campi nazisti, si ha come la sensazione di avvertire, in modo profondo e convincente, qualcosa pi di una semplice analogia. Non certo questa la sede per avanzare una specifica comparazione tra gli ospedali psichiatrici e i lager nazisti, tuttavia, credo sia opportuno rilevare due macroquestioni che sottendono entrambe queste istituzioni, innervandone logiche distruttive. La prima data dalla presenza di un comune apparato ideologico che individua la propria ragion dessere nella legittimazione scientifica di una viscerale discriminazione, odiosa nella sua essenza e genesi politica quanto devastante nelle sue conseguenze ovvero la superiorit della razza ariana cos come linferiorit del malato di mente. La seconda, data, come afferma lo stesso Basaglia, dalla "netta divisione tra chi ha il potere e chi non ne ha, la violenza fredda di chi esercita il potere su chi ne escluso. E questo elemento dunione, oserei dire identitario, delle istituzioni totali, a rendere possibile la sovrapposizione di queste due figure, poich posto in uno spazio coatto dove mortificazione, umiliazioni, arbitrariet, sono la regola, luomo, qualunque sia il suo stato mentale, si oggettivizza gradualmente nelle leggi dellinternamento, identificandovisi. In queste poche righe, Basaglia ci consegna uno spaccato del potere osservato dal polo opposto, ovvero unanalisi a misura duomo delle conseguenze della mera esistenza delle relazioni di potere e delle differenze di potenziale che questultime sottendono. Illuminante inoltre la capacit dimostrata da Basaglia nellaffrancarsi dal ruolo di psichiatra ovvero di amministratore del potere mettendo in gioco la propria persona al fine dinverare un processo di immedesimazione nella vita del malato stesso. Tuttavia, Basaglia attento a non correre il rischio di cadere in una sorta di alienazione soggettivista e, riprendendo il pensiero di Minkowski, afferma di voler cercare dietro lesperienza soggettiva un punto centrale, lesse che possa costruire loggetto di una descrizione. Ciascun fenomeno fondamentale e costitutivo della vita possiede un indice spaziale-temporale indissolubilmente unito nella sua concezione di tempospazio vissuti: ogni atto umano possiede di conseguenza un aspetto temporo-spaziale circa il passato, il presente ed il futuro2. Il punto centrale, lesse di cui parla Minkowski, individuato da Basaglia nel dominio assoluto dellefficienza istituzionale, quale elemento finalizzato a garantire la sicurezza della societ nei confronti del malato stesso.

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In Un problema di psichiatria istituzionale (1966), Scritti, vol. I, Einaudi, Torino, 1981. F. Basaglia, Il mondo dellincomprensibile schizofrenico, Scritti vol. I, p. 5. Si tratta di un saggio giovanile, scritto da Basaglia nellanno successivo alla specializzazione in neuropsichiatria. In questopera sono gi evidenti le linee di pensiero che Basaglia svilupper nellarco della vita, segnatamente per quanto riguarda il metodo dellanalisi esistenziale (Daseinsanalyse) fondato dal L. Binswanger ed E. Minkowski

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Il tempo e lo spazio vissuti allinterno dellospedale psichiatrico, generano quindi nei degenti cio in coloro che per una certa fase della propria vita non conoscono altro tempo e spazio allinfuori di quello istituzionale un processo di regressione e rimpicciolimento dellIo che, pur assumendo unimmagine simile a quella della malattia mentale, individua nella presenza e nel funzionamento dellistituzione totale la ragione della propria genesi. E questaspetto temporospaziale di ciascun atto umano che Basaglia vuole indagare, storicizzare e, in un certo qual modo, de-naturalizzare. Infatti, limmagine che gli ospedali psichiatrici restituiscono della follia, in larga parte costruita e mediata dalle esigenze di ordine, efficienza e funzionalit dellistituzione stessa. Nel saggio La Comunit terapeutica e le istituzioni psichiatriche1 Basaglia scrive: Parsons definisce le istituzioni come un complesso di integrate di ruolo istituzionalizzate che abbiano un significato strutturale strategico nel sistema sociale in questione. E a fronte di questo significato strutturale strategico che viene piegata, modellata e conformata la condizione esistenziale del malato di mente. Il necessario governo della sua autonomia, manifestata tramite il rifiuto di unopprimente oggettualit che si erge dietro lesperienza soggettiva, rende necessario istituire il doppio binario, il regime separato di cui le mura dellospedale psichiatrico sono limmagine pi significativa. Ecco quindi che lospedale psichiatrico assume i tratti duna dimensione parallela rispetto alla societ esterna, in cui il processo di istituzionalizzazione del folle vale a dire la sua esclusione prima e la cristallizzazione in un s destrutturato e artefatto poi ricopre un ruolo cruciale nel sostenere il discorso pubblico relativo alla legittimazione stessa di questa duplice dimensione. Analizzeremo nel prossimo capitolo la funzionalit di questa dimensione parallela rispetto al contesto politico, economico e sociale circostante. Nel prossimo punto, invece, prenderemo in considerazione le riflessioni di Basaglia sulla Comunit Terapeutica, al fine di evidenziare meglio le linee di frattura presenti negli ospedali psichiatrici per quanto concerne lannientamento dellIo. Infatti, come vedremo, i principi che stanno alla base della comunit terapeutica si propongono di sanare quelle stesse fratture.

3. La Comunit terapeutica
Scrive Bonnaf nel 1952: Questa lotta contro il mito da cui si sviluppa la follia non sar vinta da speculazioni teoriche ma da realizzazioni concreteSolo una nuova impostazione pratica ci mostrer lorientamento verso cui pu andare la trasformazione dellassistenza psichiatrica, della condizione del malato mentale nella societ e quali forme prender 2. Con un titolo emblematico
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F. Basaglia, La Comunit terapeutica e le istituzioni psichiatriche, Relazione al Convegno La societ e le malattie mentali, Roma 1968. In Atti del Convegno. 2 F. Basaglia, La libert comunitaria come alternativa alla regressione istituzionale, Scritti vol. I, p. 409.

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La miseria della psichiatria un numero speciale dellEsprit fu dedicato alla ricerca di un nuovo modo di avvicinare il malato mentale. Sono trascorsi dieci anni da allora quando Basaglia inizia la coraggiosa esperienza della Comunit Terapeutica presso lospedale psichiatrico di Gorizia. Non si tratta, come lo stesso Basaglia sottolinea in pi occasioni, di una pratica unica nel suo genere; gi nel 1839 il dottor Conolly, un coraggioso psichiatra inglese, apriva le porte ed eliminava le contenzioni fisiche in un ospedale psichiatrico in cui erano internati cinquecento malati1. Poco pi di un secolo dopo, Maxwell Jones, sempre in Inghilterra, definisce Comunit Terapeutica unesperienza che traeva ispirazione dalloriginale approccio al malato e allistituzione che Conolly aveva impostato soltanto intuitivamente. Fu indubbiamente il clima democratico e riformista in senso sociale del secondo dopoguerra britannico, a rendere possibile la nascita della Comunit Terapeutica e il suo sostegno in ambito politico. In particolare, due furono le tappe principali che caratterizzarono questo percorso sul piano politico-legislativo: il National Health Service istituito nel 1948 2 e il Mental Health Act che aveva rivisitato il regime delle ammissioni in ospedale psichiatrico e creato un sistema di psichiatria territoriale. LItalia, ancora agli inizi degli anni Sessanta, restituiva invece unimmagine scettica, pigra, incapace al dialogo con esperienze innovative e critiche sperimentate in altri paesi nel settore psichiatrico. Le scienze umane si presentano pervase da un positivismo acritico che individua nella cultura psichiatrica ufficiale una roccaforte conservatrice. La psicanalisi, in un contesto culturale chiuso ed ingessato, si ritira in posizioni di privilegio assolutamente marginali per poter solo scalfire la solida struttura psichiatrica, accademica e non. A tutto questo, bisogna aggiungere unendemica arretratezza nellorganizzazione dei servizi pubblici; condizione che certo non incentiva la nascita di esperienze critiche sul territorio. La motivazione addotta da Basaglia a giustificazione di questa profonda arretratezza, passa attraverso una lettura in chiave eminentemente socio-economica del fenomeno. Scrive Basaglia: il nostro sistema sociale non pu essere interessato alla riabilitazione del malato mentale che non potrebbe essere recepito da una societ, dove non risolto il problema del lavoro dei suoi membri sani3. Il punto centrale qui rappresentato dalla capacit o meno del tessuto sociale e produttivo di assorbire il lavoro vivo racchiuso nelle braccia dei folli. Si tratta quindi di comprendere se vi siano o meno le condizioni economiche tali per cui possa essere messo a valore il lavoro degli asociali. Gi Foucault, in Storia della follia, aveva sapidamente illustrato come gli istituti di internamento, sorti nel corso del XVII secolo in Europa occidentale, fossero utili a pi livelli tra cui unazione regolante nei confronti del costo della manodopera in relazione alle esigenze
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Nellopera Che cos la psichiatria? (1967), A. Pirella e D. Casagrande dedicano un saggio alla storia di Conolly, intitolato: John Conolly, dalla filantropia alla psichiatria sociale. 2 Per la prima volta in un paese capitalista il sistema sanitario fonda il proprio servizio sul mero valore duso e non di scambio, riconoscendone il ruolo dirimente in termini di democrazia sostanziale. 3 F. Basaglia, La libert comunitaria come alternativa alla regressione istituzionale, in Che cos la psichiatria (1967), Milano, Baldini e Castoldi, 1997.

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economiche e sociali. Analizzeremo meglio nel prossimo capitolo questa dimensione segnatamente socioeconomica della psichiatria; tuttavia, per quanto concerne la questione della Comunit Terapeutica, importante sottolineare la rilevanza dei luoghi e delle forme dincontro tra interno ed esterno. Potremmo dire che in Basaglia la Comunit Terapeutica una sorta di strumento privilegiato nella costante ricerca di questo dialogo - carico di contraddizioni - tra ospedale psichiatrico e societ. Questo concetto viene corroborato nel saggio La Comunit Terapeutica come base di un servizio psichiatrico1, dove Basaglia sostiene la necessit di legare ogni forma di lotta contro listituzionalizzazione dellambiente esterno alla lotta contro listituzionalizzazione dellintero corpo ospedaliero. Afferma Basaglia: Se per istituzionalizzazione si intende il processo di rimpicciolimento di s in particolari circostanze frustranti, tale termine sembra adattarsi anche al caso di una societ che si sia oramai adeguata ed identificata con le regole che, al di l di ogni possibile intervento individuale, la convogliano in un ritmo di vita anonimo, impersonale, conformista. Pertanto, ci si trova dinanzi ad una battaglia che solo in apparenza appare duplice verso linterno e lesterno dellistituzione ma che, in realt, riflette un unico scopo poich ha come avversario il sistema che prima esclude e poi cristallizza in forme istituzionalizzate le soggettivit incompatibili con la contingenza della norma. Lunificazione dei luoghi e delle esperienze critiche di lotta anitiistituzionale, pertanto individuato da Basaglia gi alla met degli anni Sessanta quale elemento irrinunciabile della riappropriazione politica del reale, a partire dalle sue contraddizioni e, precipuamente, dalla segregazione del folle nelle societ occidentali. Basaglia coglie con largo anticipo la rilevanza politica di questo percorso, capace di intercettare la presenza della classe operaia pi forte e pi organizzata dEuropa e, conseguentemente, con radicate tradizioni di lotta, conflitti e conquiste sociali. Il parallelismo avanzato da Basaglia tra istituzionalizzazione interna ed esterna, deve pertanto essere letto in continuit ad una matrice politica e culturale comune, che individua nelle regole del sistema di riferimento qualsiasi esso sia i confini forzati della soggettivazione dellindividuo. Evidentemente, quando tali confini si restringono a tal punto da inibire qualsiasi autonomia individuale nella costituzione del s, ci troviamo dinanzi ad una oggettivazione delluomo. Per dirla con Goffman, se i solidi edifici del mondo si presentano privi di incrinature non vi possibilit alcuna per lIo di riconoscere il s. Ci significa che vedere realizzata una sostanziale continuit tra la percezione delle proprie aspirazioni e della propria volont da un lato, e il conseguente manifestarsi della propria esistenza reale dallaltro - senza incappare nelle costrizioni totalizzanti del potere disciplinare - risulta pressoch impossibile.

Relazione al Convegno sulle Realizzazioni e prospettive in tema di organizzazione unitaria dei servizi psichiatrici, Varese, 1965. In Atti del Convegno; anche in F. Basaglia, Scritti vol. I.

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Pertanto, uno dei tratti che qualificano maggiormente la Comunit Terapeutica, il fatto che ogni movimento dei componenti la Comunit teso a formulare un clima il cui scopo primo sia la ricostruzione delliniziativa personale, della spontaneit e della capacit creativa compromesse, in un primo tempo, dalla malattia e, successivamente, distrutte dallistituto. Ogni singolo atto compiuto assume cos un significato attivo, la cui portata terapeutica data dallautonomia di cui si dispone, la quale implica una responsabilizzazione verso s e gli altri. Il processo di costante de-responsabilizzazione dellindividuo incomprensibile, tratto tipico degli ospedali psichiatrici, viene cos spazzato via e sostituito da una messa a valore dellindividuo a prescindere dalla malattia che comincia con il riconoscimento della sua influenza sullaltro e lambiente circostante. La Comunit Terapeutica deve pertanto ripristinare una condizione di integrit individuale violentata dallistituzione; si tratta di unoperazione fondamentale per procedere ad un recupero della soggettivit degli internati che, almeno in una prima fase, coincide con il processo di de-istituzionalizzazione. Appare dunque evidente la duplice dimensione della Comunit Terapeutica; da un lato si ha linserimento dellindividuo in nuove forme di relazione sociale plasmate dalla tensione verso una sostanziale parit di status tra le persone dallaltro lato queste dinamiche, nel loro stesso divenire, rappresentano gi la negazione dellistituzione psichiatrica. Limmagine che ci viene restituita quindi significativa nel riflettere lidentit dellistituzione, poich tramite il recupero di una condizione di umanit violata si approda in modo inevitabile, quasi si fosse trasportati ad una radicale messa in discussione dellospedale psichiatrico, fino al suo rovesciamento. In sostanza, riemerge puntualmente lincompatibilit delle istituzioni psichiatriche con il rispetto dei diritti umani stessi, a meno che non si voglia legittimare uno stato deccezione permanente che esclude dallumanit e quindi dal riconoscimento universale dei diritti umani soggettivit e comportamenti, in ultima istanza uomini e donne ritenuti indegni di appartenervi. In La comunit terapeutica, Basaglia parla di un processo di istituzionalizzazione interna che coinvolge le tre figure principali componenti un ospedale psichiatrico: medici, infermieri e malati. Si tratta, com inevitabile, di differenti livelli di istituzionalizzazione che, tuttavia, trovano un terreno comune nella completa cristallizzazione dei ruoli cui ciascuno sottomesso. Possiamo leggere in questa particolare forma di costrizione un attacco diretto al cuore stesso della socialit. Infatti, se prendiamo in considerazione il punto di vista drammaturgico, secondo il quale la vita sociale pu essere intesa nei termini della rappresentazione teatrale, risulta evidente il ruolo decisivo giocato dalla cristallizzazione dei ruoli allinterno di uno spazio sociale. Scrive Shakespeare: Tutto il mondo un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori. Essi hanno le loro uscite e le loro entrate. Una stessa persona nella vita rappresenta diverse parti. Goffman, nellopera La vita quotidiana come rappresentazione (1959), evidenzia come il nostro agire insieme con gli altri non sia solo strumentale, ma anche condizionato da come si vuole apparire agli occhi degli altri, poich ritiene, a ragione, che questo elemento giochi un ruolo

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determinante nella percezione di s. Goffman, inoltre, muove dal presupposto che quando un individuo in presenza di altri abbia molte ragioni per cercare di controllare le impressioni che essi ricevono dalla situazione. Arriva dunque a definire la rappresentazione come tutta quellattivit di un individuo che si svolge durante un periodo caratterizzato da una sua continua presenza dinanzi ad un particolare gruppo di osservatori e tale da avere una certa influenza su di essi. Nulla di tutto ci possibile realizzare allinterno di un ospedale psichiatrico e pi in generale di una qualsiasi istituzione totale e di questo ben consapevole Basaglia che, nel pensare la Comunit Terapeutica, muove passi decisivi affinch larchitettura stessa dellospedale tenga conto della necessit del mantenimento del mondo privato di ognuno, anche in opposizione alla comunit stessa.1 Di questo mondo privato, parte rilevante la possibilit del singolo individuo di rappresentarsi in modo rispondente al rafforzamento dellimmagine di s che desidera restituire allesterno. La consapevolezza di non poter minimamente dominare questo fondamentale corredo dellidentit, qual appunto la rappresentazione, conduce Basaglia a caricare di significati, anche terapeutici, la libert dellindividuo nellistituzione; libert che diventa il vero e proprio motore della critica e della negazione dellistituzione stessa. Tuttavia, per opporsi in modo cos radicale al manicomio, chiunque deve poter disporre di uneffettiva libert, vale a dire una libert non ideologica la cui funzione non sia orientata alla ricerca del mero consenso politico. Se libert deve essere, secondo Basaglia, allora deve potersi dare in ogni modo, deve essere libert di fingere senza essere giudicati malati di mente, libert di contestare la stessa istituzione in cui si internati senza ricevere per questo punizioni. La libert, inoltre, perch sia elemento sostanziale, deve essere affiancata alluguaglianza, in quanto non pu esservi libert tra diseguali. Questo significa, calandosi allinterno della realt manicomiale, rimettere radicalmente in discussione i rapporti interni, le posizioni di potere che infermieri e medici hanno acquisito nel corso dei decenni. E questo il passaggio giudicato come maggiormente critico dallo stesso Basaglia, poich si tratta di sovvertire, tramite unazione sostanzialmente interna allospedale psichiatrico, rapporti di potere che traggono giustificazione dallorganizzazione della societ esterna e della sua divisione del lavoro. Non si deve dimenticare infatti che Basaglia individua nella figura degli psichiatri i rappresentanti della societ - vale a dire della classe dominante - nel contesto istituzionale. Tuttavia, questa ridefinizione dei ruoli allinterno dellospedale, e segnatamente degli status, non deve essere letta, ci ricorda Basaglia, in sterile contrapposizione alla figura dello psichiatra in quanto tale. Lemancipazione degli internati non passa attraverso la sconfitta degli psichiatri, bens tramite una liberazione collettiva di internati e staff dalloppressione istituzionale. Infatti, nello svolgere il ruolo di carceriere cui la societ ha appaltato luso della violenza, lo psichiatra

F. Basaglia, La libert comunitaria come alternativa alla regressione istituzionale (1965), in Scritti vol. I, p. 399.

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non oggettivizza soltanto il malato ma anche se stesso, calandosi in un ruolo che altri hanno stabilito per lui a tutela di interessi ed equilibri che sfuggono alla sua stessa percezione. Il manicomio, in quanto istituzione totale, avvolge tutto e tutti, con unazione densa e penetrante a tal punto da non lasciare margini di liberazione individuale. Il messaggio che Basaglia grida dallinterno dellistituzione psichiatrica, che non vi pu essere salvezza per nessuno nei luoghi deputati allesclusione, alla violenza e alla consunzione psicologica delluomo. Il suo un appello rivolto innanzitutto ai propri colleghi, affinch prendano coscienza del proprio livello di oggettivazione e di mero asservimento alla difesa dello status quo. Per questo motivo, la funzionalit dellistituzione al sistema sociale di riferimento non implica che gli psichiatri debbano necessariamente individuare una corrispondenza tra i valori di questultimo e il proprio ruolo. In altre parole, la funzionalit dellospedale psichiatrico nel tutelare il dominio delle classi dominanti, non determina condizioni materiali tali per cui sia giustificata come ineluttabile una sussunzione dei tecnici - in questo caso gli psichiatri - a quella causa. Poich - per dirla con Engels il fattore che in ultima istanza determinante nella storia la produzione e la riproduzione della vita reale. Ci significa che vi sono molteplici possibilit di liberazione individuale e collettiva, come la vita di Basaglia e pi in generale il movimento antipsichiatrico e antiistituzionale hanno dimostrato con anni di lotte cariche di tensione umana, politica e sociale. Altrimenti, si correrebbe il rischio di effettuare unanalisi pericolosamente simile a quella psichiatrica, in cui il determinismo qualsiasi esso sia stronca ogni possibilit di confronto dialettico e superamento delle contraddizioni. Lospedale psichiatrico ci viene cos presentato come uneterna istantanea, un luogo in cui lo scorrere del tempo disgiunto da qualsivoglia processo reale di cambiamento dello stato di cose presenti. Ecco lorigine della sensazione di inutilit, la consapevolezza di vivere una sorta di tempo morto che attanaglia e distrugge gli internati e finanche i membri dello staff. A fronte di questo immobilismo, Basaglia si interroga sulle azioni da intraprendere affinch sia possibile provocare una rottura, una de-cristallizzazione dei ruoli quale presupposto per trasformare lospedale psichiatrico in un mosaico fluido, in cui le dinamiche di tensione e controtensione tra i componenti listituzione rappresentino il fattore di cambiamento. Il punto maggiormente sensibile su cui far leva, la riconquista dellaggressivit personale da parte del malato quale testimonianza di una forza esistenziale ancora non completamente annichilita, su cui potere edificare un rapporto di vera tensione reciproca che potrebbe rompere i legami di autorit e di paternalismo, causa prima del processo istituzionalizzante. Questo percorso non pu procedere per gradi; posti di fronte alluomo ridotto ad uno status al di l di quello umano, o si restituisce immediatamente la condizione di umanit sottratta violentemente al malato o sinseriscono, a differenti livelli, ulteriori elementi dinferiorizzazione degli internati. E questo un processo che se da un lato non pu essere oggetto di compromessi, dallaltro necessita di condizioni tali per cui la libert non venga semplicemente concessa dallistituzione al malato,

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bens conquistata da questultimo a partire dalla lotta per un rinnovato diritto alla parit di status cui ciascun uomo, in quanto tale, deve tendere. Pertanto, laggressivit inesplosa del malato trova nella Comunit Terapeutica condizioni favorevoli affinch - a fronte di una riscoperta delle contraddizioni reali che lospedale psichiatrico tradizionale aveva costantemente negato - gli sia consentito di costituirsi in soggettivit critica. Potremmo affermare che intorno alla met degli anni Sessanta vale a dire ad alcuni anni dallinizio dellopera di rinnovamento dellospedale psichiatrico di Gorizia Basaglia intravede nella Comunit Terapeutica una sorta di interfaccia tra lospedale psichiatrico e la societ; come se il profilo stesso della Comunit Terapeutica consentisse lo sviluppo duna comparazione identificativa tra ospedali psichiatrici e societ fondate sullaccumulazione capitalistica. Si tratta infatti di una comparazione che assumerebbe contorni difficilmente leggibili qualora non venisse mediata da uno strumento dazione ed analisi al contempo la Comunit Terapeutica appunto capace di distogliere il discorso pubblico dalla mera contrapposizione tra il manicomio quale luogo della sragione e della malattia e la societ quale sede della ragione e della salute. Ovvero, se difficile trasmettere la continuit tra la relazione asimmetrica ed oppressiva che caratterizza il rapporto psichiatra/paziente e, per utilizzare le parole del sociologo ed economista inglese T. H. Marshall, il dovere di accettare psicologicamente il proprio lavoro e di lavorare duramente 1 in unepoca in cui abbiamo finito per attenderci che tutti i cittadini siano dei lavoratori 2, certo pi immediato registrare il consenso e lattenzione pubblica attorno alle dinamiche che investono il concetto di libert. Nessuno pu negare la realt oppressiva degli ospedali psichiatrici e gli effetti devastanti che questi hanno sul singolo individuo vi una letteratura oramai rilevante su questo tema almeno per quanto concerne il modello correzionario-autoritario dei vecchi manicomi . Tuttavia, il salto di qualit, sia sul piano politico che dellanalisi accademica, consiste come Basaglia nota gi alla met degli anni Sessanta nel cogliere limmagine della societ riflessa nellospedale psichiatrico e viceversa. Punto dincontro di questa comparazione la negazione della dimensione sostanziale della libert tanto allinterno del manicomio che allesterno, seppur in forme certamente differenti. Abbiamo gi richiamato la critica basagliana al ritmo di vita anonimo, impersonale, conformista che caratterizza la contemporaneit delle societ occidentali; si tratta di tre aggettivi che delineano i contorni di una figura esistenziale debole, costantemente in balia degli eventi e pertanto priva di una densit personale. Credo che la ragione di questa alienazione da s e dal mondo debba essere ricercata tra le sfumature di una libert tradita nel momento stesso in cui si negato il valore politico delluguaglianza sostanziale tra gli uomini. L. Le Guillant e L. Bonnaf, nel gi richiamato numero speciale dellEsprit dedicato al tema La miseria della psichiatria, evidenziano con decisione come la condizione dei malati
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T. H. Marshall, Cittadinanza e classe sociale (1950), Bari, Laterza, 2002, p.83. T. H. Marshall, Lavoro e ricchezza, (1945).

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nellospedale psichiatrico non sembra sia effetto di qualche maledizioneSe questi malati sono pi duramente trattati degli altri perch si tratta di malati senza difesa, senza voce e senza diritti. E lassenza di questo potere di voce conseguenza di unesclusione economica, politica e sociale a segnare vistosamente la questione sociale della psichiatria, ed questa consapevolezza a rafforzare sempre pi in Basaglia lidea che lunica via capace di restituire dignit umana agli internati la distruzione dellospedale psichiatrico. Come vedremo, dobbiamo pertanto leggere nella Comunit Terapeutica la forma storicamente determinata della critica psichiatrica, non certo un modello universalmente valido. Scrive Voltaire nel Dizionario Filosofico: la vostra libert non libera, ma le vostre azioni lo sono. Voi siete libero di fare quando avete il potere di fare1. Senza forzature di pensiero, ritengo che in queste parole possa essere individuato lintento principale di Basaglia nella costruzione della Comunit Terapeutica comunit di uomini liberi - presso lospedale psichiatrico di Gorizia. La Comunit deve pertanto rappresentare unopportunit di emancipazione e riscatto costantemente individuata nellinterazione paritaria tra tutti i membri che la compongono. E questa interazione a riflettere le contraddizioni del presente e segnatamente la funzionalit dellideologia psichiatrica nella salvaguardia di questultimo. Limmagine della porta aperta, degli abiti personali in luogo delle divise manicomiali, la possibilit di muoversi liberamente, cos come il riconoscimento della dignit di ciascuno a partire dalle dinamiche relazionali, racchiudono una potenzialit di critica e di negazione certamente superiore alla condizione preesistente. Riassaporare la sensazione di varcare una porta senza essere tormentati dal freddo rumore dei chiavistelli, incontrare un visitatore esterno nel cortile dellospedale e avere la certezza di non essere riconosciuti come folli, sono esempi, parziali e universali al contempo, capaci di restituire al singolo internato la consapevolezza di unumanit violentemente sottratta e che, allo stesso modo, deve essere riconquistata. Luogo simbolo di questo clima, la riunione di comunit che si attua ogni mattina nellospedale e che rappresenta il banco di prova dove ogni componente la comunit si espone di fronte allaltro. Tale riunione di comunit anche la miglior immagine nel rappresentare, in primis agli occhi dei componenti listituzione, le nuove modalit di interazione allinterno dellospedale. Non siamo pi di fronte alla piramide gerarchica ed autoritaria che quotidianamente scandisce lo scorrere dei minuti, bens ad unorganizzazione che tende ad essere orizzontale, in cui ogni componente indispensabile allandamento della comunit e deve poter, a sua volta, contare sulla sicura collaborazione di tutti. Il significato principale delle riunioni che avvengono nella comunit, e segnatamente di quella generale, quindi creare le condizioni affinch i componenti la comunit medici, infermieri, ricoverati, inservienti, ecc. possano ritrovarsi e confrontarsi. Basaglia sottolinea costantemente come queste riunioni non abbiamo alcun fine psicoterapeutico di per s, ovvero non vengono
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Voltaire, Dizionario filosofico, Torino, Einaudi, 1977, p. 286.

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strutturate su una base psicodinamica nello sviluppo e nellinterpretazione. Nellintervista di Nino Vascon a Franco Basaglia, inserita nellIntroduzione documentaria de Listituzione negata1, questultimo afferma che le riunioni hanno valore e peso solo nella misura in cui la presenza di una persona espressione di una decisioneImportante che a queste situazioni di spontaneit di scelta partecipino tutti i componenti la comunit, medici, infermieri, malati; senza, naturalmente, pretendere di creare una realt artificiosa che non tenga conto della situazione, del ruolo sociale, dello status del malato. In questo passaggio si evidenzia, con grande chiarezza, la funzione della Comunit Terapeutica, vale a dire portare alla luce le contraddizioni insite nellesistenza stessa dellistituzione. Il malato un uomo escluso e senza diritti, scopo della Comunit Terapeutica espressione concreta di una realt istituzionale in rovesciamento discutere con lui il suo essere senza diritti e la sua esclusione. Ecco quindi che il fine della Comunit Terapeutica indagare in modo critico e non ideologico la realt, ponendo le condizioni tali per cui gli esclusi possano accedere alla coscienza del proprio status, alle determinanti politiche e sociali di questultimo per poi opporvisi. Basaglia, nel saggio La Comunit Terapeutica e le istituzioni psichiatriche2, prende in esame il rischio pi pressante insito in ogni processo di negazione di una situazione data, ovvero assistere al soffocamento di quella stessa libert che stata artefice della negazione. Sartre scriveva che le ideologie sono libert mentre le si fanno, oppressione quando sono fatte. In questo caso, sostiene Basaglia, anche la Comunit Terapeutica potrebbe rischiare di tradursi in una nuova ideologia, qualora si tramuti in un valore assoluto che non ha pi bisogno di verifiche sulla realt. Viene posta una riflessione dirimente che investe il significato stesso dellesistenza della psichiatria alternativa, segnatamente antiistituzionale, e dei movimenti politici che la circondano. Ovvero, se la negazione dellistituzione finisce per intaccare le strutture su cui il sistema politico e sociale si fonda, evidente che si giunge ad un punto dove o si continua a percorrere un terreno segnato da negazione, sintesi e successive ed inevitabili contraddizioni, oppure, si tramuta la negazione in unaffermazione riformistica assorbendo nella sua dinamica tutto ci che di eversivo vi pu nascere. In questo scritto del 1968 evidente il tono critico adottato da Basaglia nei confronti di quella che oramai definisce essere lideologia della Comunit Terapeutica. Infatti, con straordinaria lucidit, Basaglia puntualizza che il manicomio come istituzione in cui occultare e negare la malattia mentale, cambier velocemente faccia, perch la sua violenza stata smascherata e dimostrata disumana, oltre che inutile: i malati mentali disturbano meno in una Comunit Terapeutica che in un manicomio tradizionale. Queste righe trasudano delusione, rabbia, ma anche una straordinaria volont di lottare e superare ogni nuova contraddizione, poich potremmo
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F. Basaglia (a cura di), Listituzione negata. Relazione al Convegno La societ e le malattie mentali, Roma, 1968. In Atti del Convegno. Anche in Scritti vol. II.

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dire, parafrasando una famosa espressione, che in Basaglia il fine nulla, il movimento tutto. Basaglia avverte pressantemente il rischio di uninvoluzione del processo di negazione istituzionale, che anzich demistificare lideologia del manicomio volta a celare la realt custodialistico-carceraria-difensiva di questultimo, viene a trasformarsi in una nuova ideologia sotto la quale negare le contraddizioni del sistema sociale. Ci che Basaglia inserisce allordine del giorno pertanto la possibilit di una sconfitta tutta politica del movimento antiistituzionale. Oramai matura in Basaglia la convinzione che non vi possa essere alcuna azione terapeutica capace di recuperare persone eliminate come eccedenze in una societ che non in grado di risolvere il problema del pieno impiego. Come vedremo nel prossimo capitolo, fino a che vi saranno meccanismi economici, politici e culturali, orientati ad individuare uomini di troppo, chi si occupa di psichiatria alternativa o sceglie di avallare quel sistema o di distruggerlo, a partire dallincessante negazione della realt asilare. Nella prefazione a Ideologia e pratica della psichiatria sociale1, Basaglia ormai in grado di mettere a sistema la critica della Comunit Terapeutica, e lo fa intrecciando questultima al contesto politico e sociale di riferimento. Significativo lanno in cui esce questa prefazione critica, scritta in collaborazione con Franca Ongaro Basaglia. Siamo nel 1970, trascorso pi di un anno dalle dimissioni di Basaglia dalla carica di direttore dellospedale psichiatrico di Gorizia, maturate a seguito di fori dissidi sorti con lAmministrazione provinciale in merito alla gestione dellospedale stesso. Basaglia riconosce immediatamente il fondamentale contributo innovativo apportato dalla psichiatria sociale, specie nel nostro paese dove la concezione positivista della malattia mentale aveva sempre dominato; in particolare, nota come attraverso lorientamento sociale della psichiatria sia possibile rimettere in discussione lassunto che vorrebbe il medico quale unico depositario della salute, per poi evidenziare come nella realt si determini una gestione eminentemente collettiva di questultima. Tuttavia, questo non significa, precisa Basaglia, accettare la dimensione irriducibile assunta dal sociale nel pensiero di Maxwell Jones. Infatti, lelemento di differenziazione della psichiatria sociale in primis verso la psichiatria positivista - non risiede nel rifiuto di ogni determinismo nella classificazione psicopatologica, bens nellindividuazione della genesi della malattia mentale e, conseguentemente, nelle azioni terapeutiche da intraprendere. Si assiste, in sostanza, ad un ampliamento della piattaforma del potere e del controllo, in un contesto in cui il potere dello psichiatra relativo soltanto allintervento dei cosiddetti operatori sociali. La critica pi graffiante che in queste pagine Basaglia muove a Maxwell Jones, quella di non essere riuscito ad identificare il sociale, le cui forze restano di una natura sostanzialmente sconosciuta, cosicch la norma appare come un valore dato e non prodotto. Basaglia rifiuta pertanto ogni applicazione psicodinamica al sociale e alle sue possibili interazioni, che appare
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Maxwell Jones, Ideologia e pratica della psichiatria sociale. Prefazione scritta in collaborazione con Franca Ongaro Basaglia. Anche in Scritti vol. II.

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invece essere elemento qualificante del pensiero di Maxwell Jones, al punto tale da convincere questultimo a prospettare lapplicazione del modello comunitario al processo di trasformazione nel campo educativo, nellindustria e nelluniversit al fine di risolvere i conflitti psicologici e addirittura sociali. E a questo punto evidente la differenza tra la Comunit Terapeutica intesa come scienza organica in Maxwell Jones0 e la dimensione politico-organizzativa orientata alla messa in discussione del sistema gerarchico, autoritario, custodialistico, tipico delle vecchie organizzazioni manicomiali che invece distingue il pensiero di Basaglia. Il punto centrale, che una concezione ideologica della Comunit Terapeutica implica, quindi dato dallimpedimento ad andare oltre listituzione - che resta quindi luogo di dominio e discriminazione socio-economica. Non esistono soluzioni tecniche, quali ad esempio la Psichiatria Comunitaria, applicabili ad un contesto che il prodotto di una struttura socio-economica ben definita; ovvero, non esiste soluzione, allinfuori di quella politica, capace di risolvere le contraddizioni di quello stesso contesto. E tramite queste argomentazioni che Basaglia apre definitivamente la strada non soltanto ad una critica eminentemente politica della psichiatria e delle sue istituzioni, ma soprattutto allindividuazione del terreno politico-sociale quale unico luogo di scontro dialettico e superamento delle contraddizioni, a cominciare dalla condizione del malato di mente nelle societ occidentali.

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Listituzione negata
Questo primo capitolo non pu che chiudersi per ragioni di ordine cronologico e di sintesi politica al contempo con una riflessione circa Listituzione negata. Pubblicata nel 1968, si compone di un insieme di documenti e di appunti a cui si deve la maturazione duna consapevolezza antiistituzionale in ambito psichiatrico - e pi in generale in ambito politico grazie alla costante critica nei confronti del potere e segnatamente dellintreccio di questultimo con il sapere medico-scientifico nel dominio di corpi e soggettivit. Si tratta di unopera dallimpatto eccezionale, ne sono una dimostrazione le otto edizioni, di cui due solo nel 1968, le sessantamila copie vendute dal 1968 al 1972 e, soprattutto, la straordinaria capacit di sintesi politica che essa racchiude. La sapienza con la quale i saggi vengono disposti ed argomentati, il rifiuto che vi possa essere una realt in grado di racchiudere in s una critica compiuta alla psichiatria cos come ad ogni sistema politico-sociale, trasportano il lettore in una dimensione capace di andare oltre il sistema e i vincoli del possibile. Per queste ragioni Listituzione negata pu essere considerata una straordinaria opera politica, per la portata di unanalisi immersa nel reale, innervata dalle contraddizioni dellospedale psichiatrico e, al contempo, costantemente orientata alla negazione della realt, quasi a non volersi mai identificare con essa. Ne Listituzione negata le contraddizioni vengono mantenute aperte, vive e la volont di comprenderle non sfocia mai nella presunzione di risolverle definitivamente. E questo a fare de Listituzione negata unopera brillantemente attuale, insuperata nel suo ambito poich permeata di ideali e di valori politici che identificano la loro ragion dessere nelloppressione umana e, per questa via, assumono oggi una cogente attualit. Come ricorda Basaglia nella presentazione: il senso del volume vuole essere soltanto lanalisi di una serie di problemi, che non sono problemi psichiatrici particolari, per dimostrare come unazione carica di tutte le sue contraddizioni sia possibile allinterno di unistituzione della violenza, e come questazione ci rimandi alla violenza globale del nostro sistema sociale. In queste righe racchiusa probabilmente la pi lucida e preziosa intuizione di Franco Basaglia; il legame inscindibile tra le istituzioni segnatamente quelle della violenza e il sistema sociale di riferimento, interroga sulle forme e gli obiettivi dellazione politica. Infatti, Basaglia ci mostra come a partire da una realt istituzionale in rovesciamento sia possibile coinvolgere nella critica i valori che consentono e perpetuano lesistenza di una tale realt, al fine di non agire una dimensione meramente tecnica e specialistica che si tramuterebbe in una nuova ideologia. La strategia, la finalit di ogni azione e di ogni provvedimento sono luomo, i suoi bisogni, la sua vita, allinterno di una collettivit che si trasforma per raggiungere questi bisogni e la

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realizzazione di questa vita per tutti, scrive Basaglia in Condotte perturbate1 nel 1978. E quindi evidente come con Listituzione negata si consolidi definitivamente una volont politica nel senso pi alto del termine, testimoniata dal coraggio della verit che Basaglia mette in campo, poich la posizione dello psichiatra rende le violenze, le sopraffazioni e i soprusi drammaticamente vistosi, allora o si complici, o si agisce e si distrugge. I primi sette anni che Basaglia trascorre allinterno degli ospedali psichiatrici vengono pertanto condensati ne Listituzione negata, a livello di esperienze, vissuti e, in particolare, consapevolezza politica. Se il saggio La distruzione dellospedale psichiatrico (1964) pu essere paragonato ad una sorta di manifesto politico, Listituzione negata qualcosa di pi, la consapevolezza dun vissuto dai tratti inequivocabilmente politici, un punto di arrivo e partenza al contempo. Infatti, la consapevolezza della violenza istituzionale e del tratto classista dellideologia medicoscientifica che la sottende, risultano essere elementi indisponibili alla mediazione politica, che diverranno conquiste dei movimenti studentesco ed operaio soprattutto grazie a Listituzione negata. Con unaffermazione forte, potremmo dire che nel pensiero basagliano - di cui Listituzione negata probabilmente lespressione storico-politica maggiormente efficace possibile individuare elementi assoluti didentificazione etica capaci di farsi ragione politica. La peculiarit del movimento antiistituzionale italiano che si origina essenzialmente dalla pratica psichiatrica risiede infatti nel suo carattere apertamente politico, capace di collegare i meccanismi di formazione della devianza alla struttura generale della societ capitalista e, di conseguenza, tende a mobilitare lotte di massa per una gestione sociale della salute, in un contesto di valorizzazione delle potenzialit critiche che la presenza del pi forte ed organizzato partito comunista occidentale aveva portato con s nei decenni precedenti2. Sono principalmente due gli elementi che rivestono, sul piano storico-politico, un ruolo decisivo nellarticolare una critica segnatamente politico-sociale della psichiatria a partire dal pensiero basagliano: le radici socioeconomiche della violenza istituzionale e il ruolo dei tecnici quali appaltatori del potere dominante. E tramite la scomposizione di questi due punti fondamentali che nel prossimo capitolo si condurr unanalisi circa la psichiatria quale scienza del controllo sociale.

Si tratta di un saggio scritto da Franco Basaglia in collaborazione con Franca Ongaro Basaglia nel 1978 per il volume Psychologie della Encyclopdie de la Pliade. Il volume usc in Francia nel 1987. Condotte perturbate viene pubblicato per la prima volta in italiano nellantologia di scritti basagliani Lutopia della realt, Einaudi, Torino, 2005. 2 E tuttavia necessaria una specificazione a riguardo poich, come noto, lo stesso Basaglia sub, in pi di unoccasione, lostracismo della dirigenza del Partito Comunista Italiano nel corso della sua azione di rovesciamento e negazione dellistituzione manicomiale. Capit emblematicamente nel periodo 1969-71 a Colorno, un comune del parmense, dove Basaglia soffr una condizione di compressione del suo furore pratico contro listituzione, come dir in seguito nella prefazione al Giardino dei gelsi. Pertanto, si vuole qui sottolineare non tanto la cultura antiistituzionale della classe politica comunista in Italia, quanto le condizioni di criticabilit di massa che la presenza di un partito formalmente antisistemico aveva creato in anni di dure lotte sociali nei confronti della struttura dellineguaglianza capitalistica.

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II. Psichiatria e controllo sociale

La brava gente d un nome alle cose, e le cose portano questi nomi il capro espiatorio sta dalla parte degli oggetti nominati, non di coloro che li nominano. Jean-Paul Sartre

A condurci lungo lanalisi della psichiatria quale scienza del controllo sociale, la gestione tecnica e specialistica di un disagio dalla dimensione segnatamente sociale ed esistenziale. Lappropriazione medica di questo disagio veicola, nellimmaginario comune, la legittimazione dellazione psichiatrica anche quando assume apertamente i tratti della violenza e delloppressione, di cui il manicomio unespressione storica parziale. Basaglia, ne Listituzione negata, ci ricorda come la societ cosiddetta del benessere e dellabbondanza ha ora scoperto di non poter esporre apertamente il suo volto della violenzaed ha trovato un nuovo sistema: quello di allargare lappalto del potere ai tecnici che lo gestiranno in suo nome. E la presunta neutralit di questa dimensione tecnica a non convincere e, anzi, a restituire una sensazione di ostile tolleranza verso coloro che non si conformano allartificiosit delle norme sociali, poich spesso delle ingiustizie e delle contraddizioni di quel sistema portano i segni sul corpo e fin dentro lanima. Lanalisi degli scritti basagliani si situa pertanto allincrocio tra il legame della malattia mentale con la povert intesa anche nella sua accezione psicologico-culturale e la continuit della psichiatria con i meccanismi di controllo sociale in un contesto sempre pi segnato dalla crisi verticale dei diritti sociali di cittadinanza. La prima parte del capitolo dedicata alla relazione esistente tra follia e miseria, ovvero ad uno degli elementi che fondano la necessit del controllo sociale in un sistema che riconosce nellaccumulazione capitalistica e nella competizione individuale le proprie fondamenta. Nel momento in cui lesclusione e la competizione, elementi chiave del capitalismo neoliberista, innescano dinamiche non pi virtuose per il sistema vale a dire incapaci di raggiungere una sintesi ritenuta accettabile tra il rafforzamento del potere economico delle classi dominanti e il mantenimento di una condizione di sostanziale ordine sociale allora questultimo rafforza gli strumenti di controllo adeguandoli formidabilmente alle nuove esigenze. Al fine di sostenere la

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tesi secondo la quale esiste tra follia e miseria un legame stringente, tale da confondere la prima nella seconda e viceversa, si considerato uno studio classico e fondamentale della sociologia contemporanea, tuttavia poco compreso e presto dimenticato1. Si presenteranno inoltre i risultati di una breve ricerca, nata dalla rielaborazione di dati raccolti presso il Dipartimento di Salute Mentale di Reggio Emilia, finalizzata ad individuare un profilo sociale il pi possibile attuale del malato di mente2. La seconda parte del capitolo sar invece dedicata agli scritti in cui Basaglia considera, gi sul finire degli anni Sessanta, il rischio di una crescente ideologizzazione della psichiatria e, aggiungerei, di una formale democratizzazione delle pratiche di controllo sociale che assumono i tratti di una patologizzazione diffusa dei vissuti umani, segnatamente delle problematiche di natura sociale. In particolare, a partire dagli scritti contenuti ne La maggioranza deviante3, si cercher di rendere intelligibile la correlazione tra le forme storiche del sistema socioeconomico e le dinamiche del controllo sociale stesso. Seguendo questa linea di pensiero si giunger ad una interpretazione del riemergere di forme di potere disciplinari nei confronti di una underclass enormemente accresciutasi nel corso degli ultimi due decenni. Nella cosiddetta modernit liquida4, caratterizzata dal nomadismo e dalla deterritorializzazione del capitale, lo smantellamento sostanziale degli organismi collettivi che garantivano la qualit delle relazioni e finanche la stessa esistenza non scontata di una rete sociale, riapre infatti la strada a forme antiche di controllo panottico5. E cos possibile affermare che la psichiatria ricopre un tratto del circuito del controllo sociale poich, come ricorda Basaglia, la societ incarica una scienza, la psichiatria, per tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. La follia subisce quindi un processo di mediazione da parte della razionalit borghese che la trasforma in malattia mentale, condizione oggi irrinunciabile al
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Ci si riferisce a Classi sociali e malattie mentali, di August B. Hollingshead e Fredrick C. Redlich, Torino, Einaudi, 1965. Titolo originale Social Class and Mental Illness (1958). 2 Non sono numerosi gli studi storici in merito al legame tra follia e miseria aventi un carattere rigoroso. Si segnala in particolare il saggio Pellagra e alcolismo: sviluppo capitalistico e trasformazioni nella configurazione sociale del ricovero psichiatrico (1780-1915) di Alberto De Bernardi, contenuto in Tempo e catene. Manicomio, psichiatria e classi sociali. Il caso milanese, Milano, Franco Angeli, 1980. Si tratta di uno studio storico circa lincidenza della pellagra e dellalcolismo nei casi di internamento psichiatrico in istituti milanesi tra la fine del XIX e linizio del XX secolo. Limpostazione dellopera ha la pretesa di superare i ristretti ambiti di una microstoria locale o i confini di un semplice lavoro di scavo su una particolare forma di ospedalit, per investire direttamente le modalit storiche con cui le classi dirigenti italiane hanno gestito la follia, intesa quale abnorme manifestazione di devianza collettiva. Il saggio di De Bernardi ha il grande merito di evidenziare la dimensione classista di questa devianza collettiva; che coinvolge innanzitutto braccianti agricoli, operai inurbati e sottoproletariato. 3 F. Basaglia, F Ongaro Basaglia, La maggioranza deviante, Einaudi, Torino, 1971. Questopera nasce dal soggiorno che Franco Basaglia effettua negli Stati Uniti nel corso del 1969 in qualit di visiting professor. Rispetto a Listituzione negata rappresenta uno sviluppo e un ampliamento coerente, parallelo ad un processo obiettivo che dallideologia della diversit e dal corrispondente sistema custodialisitico-punitivo evolve, attraverso lideologia della devianza, verso una totalizzazione del controllo sociale. 4 Z. Bauman, Modernit liquida, Laterza, Bari, 2002. 5 Il termine deriva dallopera Panopticon di Jeremy Bentham, giurista inglese che intorno alla fine del XVIII secolo pubblic un libro originale e brillante, successivamente assunto quale paradigma nellorganizzazione dei sistemi penitenziari occidentali nel corso del XIX e del XX secolo.

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fine di legittimare scientificamente le forme del controllo sociale stesso 1. Per queste ragioni, credo risulti di particolare interesse rileggere il pensiero di Basaglia in virt dellanalisi avanzata dalla scuola sociologica della cosiddetta labelling theory2. Infatti, il processo di traduzione della follia in malattia mentale, che Basaglia espone magistralmente in Follia/Delirio3, risponde ad esigenze di classificazione e catalogazione della diversit sul piano sociale che finiscono col creare la figura del deviante stesso, in risposta alle fratture del tessuto sociale. Da questo punto di vista la scienza psichiatrica prigioniera di determinismi nosografici che da Kraepelin 4 in poi ne hanno definito lidentit. Vedremo come la costruzione ideologica di categorie nosologiche non stia solo alla base del processo di esclusione e di stigmatizzazione del malato di mente, ma finisca per crearlo e costituirlo sul piano della percezione socioculturale. Questo significa che la figura sociale del folle pur mantenendo inalterato il suo status generale subisce un processo di densificazione e crescente individuazione che agisce come elemento legittimante nei confronti della sua atomizzazione sociale5.

Si segnala uno scritto agile quanto lucido ed efficace nel delineare una lettura storico-antropologica del concetto di diversit. Trattasi di Il mostro il peccatore e lanormale di Guido Giarelli. 2 Alla met degli anni Sessanta emerge un punto di vista sulla devianza che, per certi versi, assume i tratti della rivoluzione copernicana. Secondo questa teoria, la societ inventa la devianza, poich i gruppi sociali definiscono le norme la cui infrazione comporta lattribuzione della qualifica deviante. Lattore deviante una persona particolare che viene etichettato come outsider. La devianza non assume pertanto i tratti dellazione qualificata intrinsecamente come tale, bens si presenta come leffetto dellapplicazione di certe regole e delle sanzioni correlate da parte di alcuni a danno di altri. Sotto il profilo metodologico linnovazione risiede in uno spostamento di attenzione dal comportamento alla reazione sociale, dallattore e dallatto verso lopinione pubblica. In particolare, linnovazione straordinaria apportata dalla labelling theory sta nel rifiuto di una spiegazione causale dellazione deviante sostituita dallattenzione nei confronti dei meccanismi di etichettamento che rappresentano la reazione sociale alla devianza. In sostanza, si sostiene che non la devianza che genera il controllo sociale ma allopposto il controllo sociale che porta alla devianza. I principali esponenti di questa scuola sociologica, che mette radici prima nella sociologia statunitense poi in quella europea dominando la scena per oltre ventanni, sono H. S. Becker e E. M. Lemert. 3 In Enciclopedia Einaudi, vol. VI, Torino, 1979. In collaborazione con Franca Ongaro Basaglia. Anche in Scritti vol. II. 4 Nel 1883 Emil Kraepelin, pubblica il suo Manuale di psichiatria, dove cataloga in modo nuovo le malattie mentali. Il suo fine unicamente quello di classificare e costruire vere e proprie gabbie dacciaio dove intrappolare il comportamento dei folli. 5 Scrive R. Cestari in Linganno psichiatrico: laddove c una patologia che stata catalogata in modo molto dettagliato, la conoscenza poca e i rimedi nulli, poco efficaci o palliativiquando c una malattia di cui non si capisce niente e per la quale non si sa fare assolutamente nulla di efficace, si inizia a catalogare. Credo che questo passaggio sia illuminante poich evidenzia il processo di rifugio nella scienza e nel suo linguaggio in ambito medico la nosologia appunto - che accomuna i tecnici. Questo percorso infatti necessario ai fini dellindividuazione del folle, del malato di mente e di quella che sar la sua carriera morale per dirla con Goffman. Non a caso Cooper, uno dei principali esponenti della cosiddetta antipsichiatria inglese, afferma che la differenza tra un uomo sano e uno malato di mente il fatto che questultimo ha subito, almeno una volta nella vita, un trattamento psichiatrico.

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Follia e miseria
Follia e miseria sono due termini imponenti, capaci di racchiudere i tratti salienti della modernit, delle sue ingiustizie e finanche dei suoi drammi, cos come dello straordinario potenziale della ragione umana, che essa ha talvolta sprigionato con fierezza oltre angusti limiti cos come, molto frequentemente, ricondotto forzatamente al silenzio. Scrive Basaglia: La miseria ha tante facce: quella della fame e dellindigenza e quella dellimpoverimento totale dellesistenza umanaE in questo mondo generalizzato di miseria economica e psicologica che i bisogni si esprimono in modo confuso e indifferenziato: bisogni che nascono dallurgenza della vita, da un corpo che non accetta di essere mutilato e mortificato, da una soggettivit che non vuole essere repressa e violentata e che trova stretto lo spazio che le viene concesso 1. La miseria non cessa mai di essere anche segno di vita, testimonianza di un bisogno di esserci soggettivamente, in modo paritario con la dignit propria di uomini e donne, senza ulteriori aggettivi. Se oggi si parla di miseria, perch le soggettivit in essa imprigionate continuano a reclamare a gran voce i propri diritti e a urlare loppressione di cui sono vittime; non si dicono vinte ma pronte, ancora una volta, alla lotta quale migliore testimonianza di s nel mondo. In questa prima parte del capitolo si prenderanno in considerazione alcuni studi riguardanti la relazione tra follia e povert, intendendo questultima in senso lato vale a dire in una dimensione umana, materiale, culturale e relazionale al contempo ma pur sempre riconducibile ad una condizione reale, constatabile empiricamente. Tale percorso dovrebbe consentirci dindividuare un ambito dove articolare una riflessione circa il concetto di classe sociale, in particolare per quanto concerne la sua accezione in relazione alla questione psichiatrica. Unattenta riflessione circa la dimensione sociale della psichiatria - sia in chiave storica che attuale - pu fornire un contributo singolare e irrinunciabile alla ridefinizione prima, e allarticolazione politica poi, della categoria classe sociale. E importante sottolineare come non si voglia in alcun modo ricondurre lesclusione che accomuna e segrega i cosiddetti sofferenti psichici ad un principio deterministico psicosociale, in quanto, seppur differente nella genesi rispetto a quello di natura biologica o organica, risulterebbe altrettanto stringente e soverchiante nei confronti dellindividuo. Scrive infatti Basaglia: Se pensassi che la follia solo un prodotto sociale sarei ancora allinterno di una logica positivistica. Dire che la follia un prodotto biologico oppure organico, un prodotto psicologico o sociale, significa seguire la moda di un determinato momento. Io penso che la follia e tutte le malattie siano espressione delle contraddizioni del nostro corpo, e dicendo corpo, dico corpo organico e sociale. La malattia,
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F. Basaglia - Franca Ongaro Basaglia, Follia/Delirio.

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essendo una contraddizione che si verifica in un contesto sociale, non solo un prodotto sociale, ma una interazione tra tutti i livelli, di cui noi siamo composti: biologico, sociale, psicologico1. Questo passaggio racchiude uno straordinario potenziale nel condurci lungo la ricerca e la riattualizzazione della categoria classe sociale poich, parlando di situazioni contraddittorie di cui la malattia del corpo solo unespressione paradigmatica ma pur sempre parziale, delinea unimmagine fluida, composita, dove il confine della dimensione sociale condiviso con quello esistenziale, relazionale, direi persino intrecciato con la percezione simbolica che lindividuo ha del proprio S nel mondo che lo circonda. Lobiettivo principale di questo capitolo sar pertanto ricercare tra le pieghe dellanormalit la relazione reale che la costituisce e la circoscrive sul piano relazionale e sociale, per poi individuarla quale formidabile strumento di controllo attraverso una negazione ideologica della sua contraddittoriet.

Classi sociali e malattie mentali


Classi sociali e malattie mentali non solo il titolo di una fondamentale opera della sociologia contemporanea, ma anche una riflessione ineludibile per una lettura realmente politica di una grande contraddizione delle nostre societ, quale appunto la malattia mentale. Abbiamo gi sottolineato come il variegato mondo della marginalit meriti, a partire dalle figure fuori margine2 che lo compongono, unassoluta centralit politica al fine di percorrere unanalisi ancorata al reale, capace cio di prendere in esame tematiche e soggettivit che solitamente vengono occultate ed oscurate. Non certo per restituire nel mondo virtuale della riflessione anche se politica quanto sottratto quotidianamente e irrimediabilmente dalla vita di uomini e donne, bens per agire nella realt al fine di modificarne i rapporti di forza, la fisionomia, i valori. Scrivono Marx ed Engels ne Lideologia tedesca: I presupposti del reale sono gli uomini, non in qualche modo isolati e fissati fantasticamente, ma nel loro processo reale di sviluppo empiricamente constatabile, sotto condizioni determinate. Non appena viene rappresentato questo processo di vita attivo la storia cessa di essere una raccolta di fatti mortiCadono le frasi sulla coscienza e al loro posto subentra il potere reale 3. Ecco perch non ritengo sia sufficiente, ancorch fondamentale, affiancarsi agli oppressi, a tutti coloro che ricoprono il ruolo pi vero e pi vivo nella struttura sociale dellineguaglianza capitalistica, ma altres necessario indagare
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F. Basaglia, Conferenze brasiliane, Milano, Raffaello Cortina editore, 2000, pp. 98-99. Le conferenze vennero tenute da Basaglia nel periodo compreso tra giugno e novembre del 1979, nelle citt brasiliane di San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte. Si tratta di una delle ultime occasioni di riflessione pubblica di Basaglia sul significato complessivo dellimpresa della sua vita, una sorta di bilancio critico della psichiatria allindomani della Legge 180. In queste conferenze Basaglia si presenta ad un pubblico di studenti, lavoratori, sindacalisti, medici e professori, e apre con loro un rapporto al contempo complice e critico, capace di centrare temi e problemi tuttora aperti. 2 Fuori margine una felice espressione con la quale Giulio Salierno ha intitolato unopera dedicata alle figure marginali della nostra societ: ladri, prostitute, camorristi. G. Salierno, Fuori margine, Torino, Einaudi, 2001. 3 Corsivo mio.

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quella realt, conoscerla, toccarla, tentare di smontarla nelle sue parti costitutive come farebbe un bambino con il pi curioso degli oggetti. E quindi doveroso ripartire dagli uomini, dal loro processo reale di sviluppo - segnatamente se questo in realt immagine di abbrutimento, vessazione, degrado materiale e culturale al fine di individuare i soggetti e le forme della trasformazione sociale. La lettura dellopera di Hollingshead e Redlich deve pertanto procedere a partire da questa riflessione, che segna anche una consapevolezza in merito agli orizzonti della politica, finanche del materiale stesso che la costituisce. Quando Marx ed Engels parlano degli uomini nel loro divenire quale presupposto irrinunciabile del reale, indicano alla politica intesa appunto quale strumento del cambiamento sociale il fine ultimo della sua stessa ragion dessere: luomo nelle sue condizioni reali di vita. Ecco quindi che sofferenza, marginalit, disagio, diventano elementi costitutivi della politica stessa poich, esprimendo limmagine pi vera e viva delle contraddizioni che circondano luomo, rendono legittima la ragion dessere della politica qualora coincida con la volont di cambiamento dello stato di cose presenti. Classi sociali e malattie mentali pertanto uno strumento ancora fondamentale per la comprensione della societ odierna e delle sue contraddizioni. Possiamo quindi fare nostre le ragioni che convinsero un intellettuale e politico di raro valore quale Raniero Panzieri a consigliare ledizione italiana dellopera di Hollingshead e Redlich. Il libro in questione racchiude infatti i tratti dellinchiesta tanto cara a Panzieri, ovvero uno strumento capace di analizzare criticamente le dinamiche della societ, di giungere alla radice della questione sociale sino ad impattare scomode verit, che hanno la forza di essere percepite intrinsecamente come uningiustizia, un sopruso, una violenza delluomo nei confronti delluomo. Le domande fondamentali alle quali questa ricerca vuole dare una risposta sono: esiste un rapporto fra classi sociali e malattie mentali? La posizione sociale di un paziente influenza il tipo di terapia che egli riceve?1 Una volta definito il campo di interesse i due ricercatori non esitano ad avvertire il lettore come segue: sia la classe sociale che le malattie mentali si possono paragonare ad un iceberg: il 90% sta nascosto sotto la superficie e la parte sommersa, bench invisibile, la parte pi pericolosa. Questo poich le classi sociali e le malattie mentali rappresentano, nelle societ occidentali, categorie ammantate di una presunta neutralit tecnicoscientifica sociologica o medica che sia che tuttavia non si esime dal fornire giudizi di valore quindi morali nei confronti di uomini e donne in eccesso. In sostanza, ci troviamo dinanzi a strumenti indispensabili nel delineare i confini della discriminazione sociale quale passaggio irrinunciabile alla tutela ideologica dello status quo. E come se il giudizio morale - sempre socialmente costruito - che avvolge il soggetto anormale, debba emergere quale caratteristica intrinseca e connaturata allanormalit di questultimo, al fine di occultare le responsabilit politiche insite nel processo di emarginazione sociale. Ecco perch Hollingshead e Redlich
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Le citazioni senza ulteriori indicazioni sono tratte dal saggio Classi sociali e malattie mentali.

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parlano di un iceberg, ovvero di una verit sociale difficile da accettare per il singolo individuo, poich il giudizio discriminante che si abbatte su malati di mente e poveri talmente invalidante da risultare insopportabile, vergognoso. Per questo motivo da occultare, in quanto le classi sociali e le malattie mentali sono due aspetti della vita che i membri della nostra societ preferiscono evitare. Ci che resta strutturalmente ai margini del sistema deve costantemente subire un processo di inferiorizzazione e identificarsi in una sorta di imprinting dellesclusione sociale capace di regolare dallinterno, in modo sempre mortificante, la percezione che questi soggetti hanno di S nel mondo. Inoltre, tutte le forme di esclusione e discriminazione finiscono per sommarsi, incrociarsi e sovrapporsi lun laltra in un terreno condiviso, dove la percezione individuale e collettiva del fenomeno risulta distorta e continuamente costruita sul piano sociale. E quindi facile comprendere limbarazzo a parlare di classi sociali e malattie mentali da parte di coloro che vivono condizioni degradanti, in un contesto in cui le responsabilit dellinsuccesso economico, esistenziale, affettivo e relazionale vengono imputate alla persona e alla sua costitutiva ed oggettiva inferiorit. Hollingshead e Redlich individuano cinque classi sociali nella comunit di New Haven 1, sulla base di tre indici della posizione sociale: la zona di residenza della famiglia, loccupazione del capofamiglia e gli anni di scuola frequentati dal capofamiglia 2. Ritengo questa classificazione particolarmente significativa, poich pone laccento sugli spazi Foucault ha dimostrato che la storia del potere sostanzialmente storia degli spazi e sul rapporto tra livello di istruzione e occupazione3. Per rispondere al quesito iniziale dei due ricercatori, e per i fini che ci siamo
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Si tratta della comunit urbana del Connecticut in cui si svolto la ricerca in questione tra la fine degli anni Quaranta e la fine degli anni Cinquanta. 2 Si riporta di seguito una rapida descrizione della composizione della classi: Classe I: formata dai leader cittadini nelle professioni e negli affari. I suoi membri abitano nei quartieri della citt generalmente ritenuti migliori, i capofamiglia hanno conseguito una laurea in prestigiose universit; le loro mogli sono state da uno a quattro anni alluniversit. I loro redditi sono i pi alti della citt e molte famiglie sono ricche; spesso si tratta di una ricchezza ereditata. Classe II: quasi tutti gli adulti della classe II hanno avuto un certo grado di istruzione superiore e alcuni uomini occupano posti direttivi. Le famiglie abitano case individuali nelle migliori zone residenziali, sono benestanti ma non godono di un patrimonio ereditato o accumulato. Quattro membri su cinque di questa classe sono forniti di mobilit sociale ascendente. Classe III: su quattro capofamiglia, tre sono impiegati. Il 51% occupa posti vari nelle amministrazioni negli uffici; il 24% esercita in proprio una piccola azienda; il 9% composto da tecnici e semiprofessionisti; il 16% lavora come caporeparto in una fabbrica o come operaio specializzato. In questa classe vi un maggior numero di uomini e di donne insoddisfatte delle loro condizioni di vita di quanto avvenga nella classe II; vi anche meno ottimismo circa il futuro. Classe IV: su cento uomini della classe IV, 35 compiono un lavoro specializzato, 52 un lavoro semispecializzato, 12 sono commessi o piccoli impiegati, uno un piccolo proprietario. Una parte rilevante di questa classe composta da immigrati di seconda o terza generazione. Classe V: dal punto di vista delloccupazione, gli adulti sono in stragrande maggioranza operi semispecializzati e manovali. Come istruzione, la maggior parte degli adulti non ha terminato le classi elementari. Gli individui e le famiglie sono concentrati nei quartieri operai e negli alloggi privi dei servizi igienici moderni di New Haven e nelle baracche semirurali. Gli immigrati dallEuropa meridionale ed orientale formano la maggior parte di questo strato sociale. 3 La ricerca di Hollingshead e Redlich svolta tra il 1948 e il 1958. Credo tuttavia che gli indici utilizzati restino di assoluta attualit per chiunque voglia condurre uninchiesta sociale simile.

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preposti, risulta di particolare interesse linfluenza che la condizione sociale esercita nel determinare le vie che conducono allo psichiatra. Percentuale di invii da parte di fonti specifiche per gli psicotici alla prima terapia, secondo la classe1. Fonti di invio Mediche Medici privati Medici di ambulatorio Non mediche Istituzioni sociali Polizia e tribunali Famiglia e amici Autoinvio Altri professionisti N I-II 21,4 42.9 35,7 14 III 59,4 6,2 4,8 17,2 6,2 6,2 64 IV 44,1 16.3 7,4 18,9 8,1 2,6 2,6 270 V 9,0 13,0 19,6 52,2 2,0 4,2 378

Credo che alcune osservazioni risultino immediate. Innanzitutto, la percentuale degli invii di natura medica , ad eccezione della terza e della quarta classe, inferiore rispetto a quelli di natura non medica. In particolare, per quanto concerne i membri della quinta classe soltanto il 22% degli invii ha una natura medica, vale a dire 83 casi su un totale di 378. Inoltre, per questa classe sociale, e in misura comunque rilevante anche per la quarta, gli invii al settore psichiatrico hanno origine da istituzioni sociali, polizia e tribunali. Ovvero, 271 persone su 378 giudicate psicotiche individuano il proprio accusatore2 in istituzioni di natura sociale o poliziesca. Significativo come la prima e la seconda classe risultino totalmente escluse dallazione di queste istituzioni. Infatti, i membri delle prime due classi appartengono alla dirigenza cittadina, alla classe politica ed imprenditoriale, rappresentano quindi il centro di potere della citt. Ecco perch le istituzioni giudiziarie o poliziesche non interferiscono con la sfera individuale dei componenti di queste classi e, al contrario, si spiega la ragione per cui la quasi totalit degli invii ha unorigine volontaria o comunque attinente lambito familiare. Possiamo dire che tra classi sociali e malattie mentali esiste un chiaro rapporto inverso. Il rapporto tra la condizione sociale e la distribuzione dei pazienti nella popolazione segue un andamento caratteristico: quasi invariabilmente la classe V contribuisce con un numero di pazienti assai maggiore di quanti indichi il suo peso proporzionale nella popolazione. Tra le classi pi alte, il rapporto tra il numero di pazienti psichiatrici e il numero di individui non pazienti assai pi

1 2

La tabella tratta dallopera Classi sociali e malattie mentali, p. 195 E. Goffman, in Asylums, evidenzia come la carriera del malato di mente inizi con la trasgressione alle norme del vivere sociale; atto che viene riferito da un accusatore che risulta cos colui che ha dato lavvio al ciclo che porter laccusato alla ospedalizzazione.

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proporzionato. Tali affermazioni di Hollingshead e Redlich trovano giustificazione in una ricerca metodica e rigorosa3, che riassunta a fianco. Classi sociali e distribuzione dei pazienti e non-pazienti nella popolazione4: Pazienti 1,0 7,0 13,7 40,1 38,2 1891 Non-pazienti 3,0 8,4 20,4 49,8 18,4 236940

I II III IV V n=

Questi dati rivelano che la classe I ha un numero di pazienti pari ad un terzo di quanto ci si potrebbe aspettare se il rapporto fra i malati della classe I e la popolazione dei malati di mente fosse uguale al rapporto fra gli individui della classe I e la popolazione in generale. Al contrario, la percentuale dei pazienti della classe V superiore al doppio della percentuale degli individui appartenenti alla classe V rispetto allintera popolazione. Nella lettura di Classi sociali e malattie mentali, risulta di particolare interesse anche il capitolo in cui Hollingshead e Redlich indagano una possibile correlazione tra la posizione sociale e i diversi disturbi mentali. In particolare, per i nostri scopi, importante soffermarsi sul legame tra nevrosi e classi sociali e tra questultime e le psicosi. Non certo questa la sede in cui analizzare la distinzione medica o presunta tale tra nevrosi e psicosi; tuttavia, attenendoci alla distinzione proposta dai due ricercatori nordamericani, possiamo avanzare alcune considerazioni. I disturbi nevrotici vengono innanzitutto presentati come meno gravi - e quindi meno pericolosi in chiave sociale rispetto a quelli psicotici. Infatti, se si osservano i cinque tipi di psicosi individuate affettive, alcoliche e da tossicomane, organiche, schizofreniche, senili ci si accorge immediatamente della dimensione segnatamente sociale del comportamento sanzionato ed accusato. E evidente che alcolismo, tossicodipendenza, psicosi dovute a malattie infettive (sifilide, meningite, encefaliti ecc.) o traumatiche, psicosi senili dovute a disturbi circolatori o
3

E importante sottolineare che la dimostrazione circa la prevalenza di pazienti psichiatrici nelle classi sociali subalterne della comunit, nasce da una ricerca metodica condotta lungo una serie di passaggi con difficolt crescenti. Il primo passaggio - legato ad un paragone diretto tra i pazienti e la popolazione in generale e racchiuso nella precedente tabella - ha rivelato che oltre ad esistere una precisa relazione tra la posizione sociale di un individuo e il fatto che egli diventi un paziente psichiatrico, emerge chiaramente che quanto pi bassa la classe sociale, tanto maggiore la proporzione di pazienti psichiatrici nella popolazione di riferimento. Inoltre, per assicurare che lo stretto rapporto esistente tra classe sociale e malattie mentali dipenda realmente dallo status sociale e non da altri fattori, i due ricercatori hanno effettuato una serie di analisi dei dati ottenuti, tenendo sotto controllo, di volta in volta, una serie di fattori sesso, et, origini etniche, religione e stato civile. Il lavoro svolto mostra chiaramente che ciascuna di queste variabili risulta ininfluente nel rapporto tra condizione sociale e malattie mentali, poich quando ciascuno di quei fattori veniva tenuto costante, tale rapporto ricompariva sostanzialmente invariato. 4 La tabella tratta dallopera Classi sociali e malattie mentali, p. 205.

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metabolici del cervello in et avanzata, hanno una matrice inequivocabilmente socioeconomica. Ne una prova lampante la psicosi dovuta da infezione sifilitica, ovvero da una malattia che storicamente pu essere annoverata tra le malattie dei poveri. Pertanto, possiamo affermare che dalla distinzione avanzata da Hollingshead e Redlich emerge come le psicosi presentino una dimensione indubbiamente sociale, tanto nella genesi quanto nei loro rivolgimenti economici e sicuritari basti pensare allimproduttivit dellanziano e al turbamento arrecato allordine sociale da alcolisti e tossicodipendenti. Al contrario, i disturbi nevrotici individuati dai due autori personalit psicopatiche, nevrosi di carattere, ansie e fobie, reazioni depressive, nevrosi ossessive, disturbi psicosomatici, reazioni isteriche presentano un carattere che potremmo definire privato, in quanto immerso in modo talvolta drammatico basti pensare alla melanconia - in una sfera intima, personale, isolata dal resto della vita sociale e pertanto incapace di disturbarla. I confini della sofferenza psichica, nel caso delle nevrosi, ci appaiono meno estesi in quanto costretti a manifestarsi allinterno della mera sfera esistenziale. Questo non significa che la percezione della sofferenza nel caso del nevrotico sia inferiore rispetto a quella della psicotico; rischieremmo infatti di scivolare in una sorta di inverosimile classifica del dolore mentale, quand invece evidente che la sofferenza esistenziale non ha un metro di misura ma soltanto un vissuto soggettivo, non mediabile attraverso schemi precostituiti. Piuttosto, rimanendo allinterno della distinzione effettuata da Hollingshead e Redlich tra nevrosi e psicosi, possiamo affermare che le prime invadono in misura certo pi contenuta il terreno sociale, le seconde, al contrario, individuano in questultimo la dimensione costitutiva della propria stigmatizzazione. Sono riportati di seguito i dati circa il legame tra le classi sociali e i diversi disturbi mentali1. Percentuale di pazienti presenti in ciascuna categoria delle nevrosi secondo la classe (con la correzione per et e sesso). I-II Personalit psicopatiche Nevrosi di tipo ansioso e fobico Nevrosi di carattere Reazioni depressive Disturbi psicosomatici Nevrosi ossessive Reazioni isteriche N 21 16 36 12 7 7 1 98 III 32 18 23 12 9 5 1 119 IV 23 30 13 10 13 5 6 182 V 37 16 16 8 11 0 12 65

Le tabelle sono tratte dallopera Classi sociali e malattie mentali, pp. 233, 235.

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Percentuale di pazienti di ciascuna categoria diagnosticata delle psicosi, secondo la classe (con correzione per et e sesso). I-II Psicosi distimiche Psicosi alcoliche e tossicomanie Psicosi organiche Psicosi schizofreniche Psicosi senili N 21 8 5 55 11 53 III 14 10 8 57 11 142 IV 14 4 9 61 12 584 V 7 8 16 58 11 672

I risultati raccolti in queste tabelle rivelano lesistenza di un rapporto significativo tra la condizione sociale e la proporzione di pazienti che soffrono di diversi tipi di disturbi psichiatrici. In particolare, possiamo notare come la classe sociale risulti discriminante nellindividuare una sofferenza nevrotica piuttosto che psicotica, in quanto ben 1256 casi di psicosi su un totale di 1451 riguardano membri delle due classi pi subalterne. E evidente come ci assuma un significato politico-sociale in relazione a quanto evidenziato in precedenza circa la dimensione pubblica e sociale delle psicosi. Basaglia, nella prefazione a Il Comportamento in pubblico di E. Goffman, nota che a cadere sotto le sanzioni implicite nel deviare rispetto alle regole di condotta sono coloro che non dispongono di uno spazio privato dove poter vivere le proprie anormalit comportamentali e quindi di un territorio dove poter difendere dalle ingerenze altrui vizi, meschinit, abnormit che diventano osceni e degni di stigmatizzazione soltanto dopo essere caduti sotto uno sguardo estraneo. Emblematico il seguente passaggio: Disporre di uno spazio privato si traduce quindi, direttamente, in unarma di difesa dalla stigmatizzazione e dalle sue conseguenti sanzioni. Ma disporre di uno spazio privato significa appartenere alla classe della propriet privata, della privacy, delle riserve, del vietato laccesso, dove le mura e i cancelli servono a difendere la propriet e il privilegio, anche nel senso della tutela delle proprie abnormit che possono mantenersi sul piano delleccentricit e della stravaganza1. Inoltre, certamente significativo notare come nellambito delle psicosi considerate la schizofrenia, in misura indipendente rispetto alla classe sociale, si attesta tra il 55 e il 60 per cento dei casi. Questo conferma come la schizofrenia risulti essere una sorta di simbolo sacro della psichiatria, come ha causticamente fatto notare Thomas Szasz2.
1

F. Basaglia, introduzione a Il comportamento in pubblico, di E. Goffman. In collaborazione con Franca Ongaro Basaglia. In Scritti vol. II, p. 152. 2 T. Szasz, Schizophrenia: the sacred symbol of psychiatry (1976). Versione italiana edita da Armando Armando, 1984. In questopera, esaminando le varie concezioni della schizofrenia, Szasz mostra esattamente in che senso gli psichiatri hanno creato, e continuano a creare, schizofrenici. Questo si riassume nel principio che la schizofrenia non riguarda la medicina in quanto non una malattia, ma solo il nome di una presunta malattia, pi precisamente il mostro sacro che ha consentito alla psichiatra di erigersi come scienza e svilupparsial punto

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In conclusione, credo che lopera di Hollingshead e Redlich rappresenti, ancora oggi, uno studio fondamentale ed irrinunciabile per avvicinarsi criticamente alla psichiatria. Dalle loro ricerche, infatti, emerge lesistenza di una questione psichiatrica, a meno che non si voglia ignorare la relazione tra malattia mentale e povert e, pi in generale, ogni legame tra questultima e linsorgere di problematiche che investono lesistenza umana3. Ritengo questa relazione di straordinario interesse, poich racchiude la ragione politica tale per cui possibile individuare storicamente nella psichiatria un formidabile strumento di controllo sociale.

Malattia mentale e stratificazione sociale: uninchiesta a Reggio Emilia


Si riporta ora une breve inchiesta nata dallelaborazione di dati forniti dal Dipartimento di Salute Mentale (DSM) di Reggio Emilia circa i trattamenti psichiatrici effettuati nei Centri di Salute Mentale (CSM) della provincia, nel periodo 2000-2004. Tale inchiesta non ha alcuna pretesa di esaustivit, tuttavia ci sembra uno strumento utile e insostituibile per restare costantemente ancorati alla realt e alla materialit delle condizioni di vita di uomini e donne che ogni giorno affrontano, a mani nude, le contraddizioni del presente. Tra le quali, il fatto che prima di essere schizofrenici, paranoici o depressi, si abbandonati, poveri, privi di istruzione, alienati nel proprio lavoro, o semplicemente alla ricerca di s. Credo, in generale, che lo strumento dellinchiesta necessiti duna riattualizzazione politica, non soltanto perch si tratta di un elemento identitario del movimento operaio che ha segnato gloriose istanze di emancipazione sociale, ma anche perch espressione di unanalisi non ideologica e bens innervata dalla realt, dalla materialit della vita. Linchiesta segna un percorso che potremmo definire irriducibile allo status quo, poich, nel condurla, si delinea gi unalternativa alle ingiustizie del presente. In sostanza, a fronte di un preteso giudizio di scientificit peraltro mai dimostrato della psichiatria tradizionale, si deve rispondere con un surplus di analisi

che una smitizzazione della malattia mentale minerebbe e distruggerebbe la psichiatria allo stesso modo in cui la smitizzazione dellEucarestia minerebbe e distruggerebbe il Cattolicesimo, dalla prefazione di Leonardo Ancona. 3 Se legittimo, ancorch deplorevole sul piano etico e politico, ignorare la dimensione sociale delle cosiddette malattie mentali, non lo mistificare la realt o, addirittura, negarla. In Cesare Lombroso troviamo un esempio storico affatto emblematico di tale atteggiamento. Infatti, nei confronti della pellagra Lombroso mise in atto un complesso tentativo pseudo-scientifico volto a trasformarla da malattia della fame e della miseria a malattia virale, prodotta non dalle tristissime condizioni di vita in cui versavano centinaia di migliaia di contadini, ma dal penicillum glaucum, da una muffa velenosa che avrebbe aggredito il granoturco avariandolo in modo irreparabile. C. Lombroso, La pellagra e linchiesta agraria, in Archivio di psichiatria, scienze penali e antropologia criminale, 1882. Questo solo un esempio storico piuttosto conosciuto, ma potremmo arrivare sino ai nostri giorni. Ne sono un esempio la Relazione introduttiva alla presentazione del progetto di legge n. 174 alla Commissione Affari Sociali della Camera dellOn. Burani Procaccini. Il primo punto recita: Solo recentemente, con il venire meno di alcune contrapposizioni ideologicheabbiamo potuto osservare gli esiti della riforma dellassistenza psichiatrica del 1978 con modalit pragmatiche e con quella oggettivit scientifica che, impedita da rigide teorie sociogenetiche della malattie mentali. Cosicch la maggioranza degli psichiatri condivide oggi laffermazione che necessario recuperare una dimensione biologica e medica della malattia mentale.

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scientifica che, in questo caso, evidenzi la composizione di classe e la marginalit, ancora attuale, quale unica cifra realmente constatabile della malattia mentale. Forse sar per qualcuno poca cosa, o peggio un esercizio impropriamente definito ideologico, ma siamo convinti che questa breve ricerca rafforzi le ragioni di chi sostiene che tra follia e povert vi sia un legame intimo, inscindibile. Proprio come Hollingshead e Redlich dimostrarono gi negli anni Cinquanta. A chi obietta che tali dati sono privi di scientificit, elaborati da chi non ne possiede le credenziali tecniche, rispondo con le parole di Franco Basaglia: E troppo facile allestablishment psichiatrico definire il nostro lavoro privo di seriet e di rispettabilit scientifica. Il giudizio non pu che lusingarci, dato che esso ci accomuna finalmente alla mancanza di seriet e di rispettabilit da sempre riconosciuta al malato mentale e a tutti gli esclusi1. I trattamenti psichiatrici effettuati nel periodo 2000-2004 nei Centri di Salute Mentale della provincia di Reggio Emilia2 sono riassunti a fianco. Tabella 1 Anno 2000 2001 2002 2003 2004 Numero di ingressi in CSM 1395 1281 1382 1392 1369 n = 6819 Da questi dati emerge un sostanziale equilibrio, nellarco di tempo considerato, circa lincidenza delle malattie mentali nella provincia di Reggio Emilia. Infatti, si nota soltanto una flessione nel 2001 (del 7,5% rispetto alla media degli altri anni) in un quadro altrimenti stabile. Poich lo scopo della nostra inchiesta quello di verificare leventuale presenza di una correlazione tra malattie mentali e stratificazione sociale, si proceduto a valutare lincidenza di una serie di parametri, ritenuti significativi nel delineare lo status sociale di una persona 3, sul totale delle diagnosi considerate. La tabella seguente riporta lincidenza di ciascun livello di scolarit tra le persone cui stata diagnosticata una psicopatologia tra il 2000 e il 2004 .
1 2

F. Basaglia, Listituzione negata, ed. 1998, p. 11, cit. I Centri di Salute Mentale della Provincia di Reggio Emilia sono sette, distribuiti su tutto il territorio provinciale. 3 Tali parametri sono principalmente il livello di scolarit e la professione. Inoltre, verranno analizzati in modo incrociato pi variabili al contempo, al fine di cogliere eventuali legami tra questultime in relazione alla diagnosi psichiatrica.

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Tabella 2 Scolarit Analfabeta Alfabeta senza titoli Licenza elementare Licenza media Diploma superiore Laurea Non rilevato 2000 15 39 314 484 367 56 60 2001 4 39 299 426 357 44 45 2002 12 39 320 484 393 42 38 2003 10 35 287 458 371 54 48 2004 12 45 269 507 396 53 49 Tot. 53 197 1489 2359 1884 249 240 6471 % 0,82 3,04 23,0 36,5 29,1 3,85 3,71 100

Il dato certamente lampante lelevata incidenza del livello di bassa scolarizzazione tra le persone diagnosticate come malate di mente. Infatti, ben il 62,5% possiede un titolo di studio non superiore alla licenza media o non lo possiede affatto. Viene qui delineato cio il confine della questione psichiatrica, il terreno reale del confronto, al di l di sovrastrutture ideologiche, mediche o giuridiche che hanno lunico scopo di inquinarne la dialettica. Un elemento ancor pi preciso e significativo certamente lincidenza di quasi il 4% di analfabeti e alfabeti senza titoli tra i diagnosticati, in un contesto sociale dove lanalfabetismo e lassenza di scolarit sono pressoch scomparsi da decenni. Storicamente, lanalfabetismo pu essere considerato un indicatore inequivocabile di emarginazione ed ingiustizia sociale unite ad una sorta di odiosa ipoteca sullimpossibilit dellemancipazione futura. E in questo terreno sociale, capace di precludere le stesse istanze di liberazione, che la malattia mentale individua condizioni favorevoli al proprio insorgere. Ritenendo questultimo dato di grande rilevanza nel delineare la marginalit dei folli, si proceduto ad analizzarlo alla luce di variabili quali let e il genere.

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La tabella 3 evidenzia la composizione secondo il genere e la classi di et dei malati di mente analfabeti: Analfabet i Genere M F Classi di et 18-35 36-50 51-65 66-80 >80 2000 1 14 1 3 5 6 0 15 2001 0 4 0 1 0 3 0 4 2002 7 5 0 5 5 2 0 12 2003 3 7 0 2 4 3 1 10 2004 6 6 3 1 6 2 0 12 Tot. 17 36 4 12 20 16 1 53

La tabella 4 si riferisce alla composizione di genere e alle classi di et dei malati di mente alfabetizzati ma senza titoli: Alfabeta senza titoli Genere M F Classi di et 18-35 36-50 51-65 66-80 >80 2000 2001 2002 2003 2004 Tot.

6 33 0 4 9 18 8 39

14 25 1 3 8 18 9 39

8 31 0 2 7 14 16 39

10 25 1 4 6 17 7 35

15 20 4 6 11 17 7 45

53 134 6 19 41 84 47 197

Credo che questi dati restituiscano con forza lattualit di una questione sociale e persino di genere allinterno della psichiatria. Non si pu ignorare che gli analfabeti con unet compresa tra i 18 e i 35 anni sono ben il 7,6% di coloro a cui stata diagnosticata una qualsiasi forma di malattia mentale. Percentuale che sale al 30,2 se consideriamo i malati di mente con unet compresa tra i 18 e i 50 anni. Non quindi possibile attribuire alleventuale anzianit del campione tale livello di analfabetismo, in quanto significativamente elevata la percentuale di

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analfabeti in et giovane ed adulta. Emerge inoltre una vera questione di genere anche allinterno del settore psichiatrico, infatti ben il 70% dei malati analfabeti donna. Per quanto concerne i malati alfabetizzati ma senza titoli risulta meno evidente lincidenza nellet compresa tra i 18 e i 50 anni (12,7%), ma pur sempre significativa. Inoltre, si conferma, con un dato del 68%, la netta prevalenza della componente femminile. Possiamo cos affermare che la storica contraddizione di genere trova nella psichiatria non solo una conferma della propria esistenza ma un contributo storico fondamentale, ancora oggi, ai fini della sua stessa affermazione. La tabella 5 riassume lincidenza di ciascuna categoria professionale sul totale del campione considerato, nuovamente nel periodo 2000-2004. Professione Disoccupato Invalido In cerca di Occupazione Operaio Impiegato Pensionato Studente Casalinga Lavori temporanei Lavoro a domicilio Imprenditore Libero professionist a Dirigente Lavoratore in proprio Altro Non rilevato 2000 101 73 41 327 150 270 29 167 12 3 9 28 10 59 41 18 2001 65 50 58 318 152 266 33 113 11 4 6 13 10 57 42 16 2002 106 60 51 326 164 277 42 118 12 5 8 15 11 51 55 20 2003 84 59 51 310 156 245 32 145 15 8 8 20 9 55 49 10 2004 100 33 63 344 160 278 38 133 13 5 9 18 9 52 61 10 Tot. 456 275 264 1625 782 1336 174 676 63 25 40 94 49 274 248 74 6455 % 7,10 4,26 4,10 25,2 12,1 20,7 2,70 10,5 0,98 0,39 0,62 1,46 0,76 4,25 3,84 1,15 100

Questi dati forniscono diversi spunti di riflessione. Innanzitutto, balza agli occhi l11,2% composto da disoccupati (7,1) e persone in cerca di lavoro (4,1). In una realt come quella reggiana, caratterizzata da un tasso di disoccupazione bassissimo intorno al 2,5% 1 - quel dato stride in modo inconciliabile con la storia e la coesione sociale di queste terre. Risulta pertanto evidente che nel gruppo sociale affatto particolare rappresentato dai malati di mente vi una
1

I dati forniti dallAssessorato provinciale alle Politiche del Lavoro registrano un tasso di disoccupazione medio, nel periodo 2000-2004, pari al 2,4%.

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presenza significativamente maggiore di persone disoccupate o in cerca di lavoro. Ci pu significare che questultima condizione sociale ma potremmo dire anche esistenziale favorisce linsorgere di disturbi mentali. Oppure, come io credo, nei confronti dei disoccupati emblema della contraddizione capitale-lavoro scattano meccanismi di controllo sociale tendenti a svolgere la funzione del capitale latente, vale a dire vincolare la forza-lavoro o come in questo caso lesercito di riserva al territorio. In sostanza, come vedremo meglio in seguito, credo che la psichiatria, con il suo corollario di etichettamento nosografico, non faccia altro che compensare carenze strutturali nel governo degli uomini da parte del capitale - e quindi delle classi dominanti attraverso gli strumenti del mercato. In questo senso la psichiatria attua misura che possiamo indubbiamente annoverare tra quelle biopolitiche. Non quindi un caso che, negli anni Duemila, un malato di mente su quattro sia un operaio. Nellera post-industriale tanto decantata quanto incompresa ci troviamo dinanzi ad una vera questione operaia nellambito della salute mentale. Potremmo dire, con amara ironia, che fare loperaio non giova certo alla salute della mente. Con questo non intendo sostenere lesistenza di una relazione causale tra lo svolgere un certo mestiere e linsorgere di patologie mentali. Se cos fosse, infatti, non solo cadremmo vittime duna spirale deterministica, ma non comprenderemmo la ragione sociale che sta alla base di quel dato incontestabile. Mi riferisco alla necessit di ricondurre al terreno della presunta neutralit medico-scientifica le contraddizioni reali delluomo e del contesto sociale che lo circonda. Il malessere esistenziale manifestato in misura nettamente maggiore tra gli operai anzich i liberi professionisti o i dirigenti subisce un processo di conversione dalla sfera sociale e soggettiva a quella medica ed oggettiva. Le responsabilit, quindi, ricadono sul singolo individuo, addirittura sulla sua stessa costituzione biologica. Come vedremo, questo il miglior modo per preservare le relazioni sociali e di potere esistenti, sotto forma di un diffuso controllo sociale, fluido e flessibile a tal punto da riuscire a governare ogni margine di soggettivit. Un dato altres rilevante quello riferito alle casalinghe. Infatti, ben il 10,5% delle persone curate nei CSM donna e casalinga. Considerando che questo dato calcolato sul totale del campione, comprendente uomini e donne, possiamo affermare che circa una donna su cinque dovrebbe svolgere il mestiere di casalinga in provincia di Reggio Emilia affinch quella percentuale possa essere considerata, per cos dire, rappresentativa della societ. Al fin di procedere ad un confronto pi rigoroso, si deciso di individuare le classi di et.

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La tabella 6 si riferisce alle classi di et delle casalinghe affette da malattie mentali. Casalingh e Classi di et 18-35 36-50 51-60 >60 2000 2001 2002 2003 2004 Tot. %

24 57 49 37 167

11 35 43 24 113

10 48 33 27 118

24 40 49 32 145

22 42 46 23 133

91 222 220 143 676

13,5 32,8 32,5 21,2 100

Ritengo che questi dati possano essere considerati tra i pi rilevanti riscontrati sinora. Il fatto che ben il 78,8% delle casalinghe affette da psicopatologie, curate presso i CSM della provincia di Reggio Emilia, sia in et da lavoro, qualcosa di estremamente significativo, poich il tasso di occupazione femminile, considerando la stessa base territoriale, del 61,7%1. Seguendo limpostazione di Hollingshead e Redlich, si deciso di indagare la composizione sociale di alcune forme di disturbi psichiatrici. La tabella 7 fornisce un quadro dellincidenza di ciascuna psicopatologia. Psicosi schizofreniche Nevrosi depressiva Disturbi della personalit Psicosi distimiche Altre diagnosi (incl.rit.ment.) Altre nevrosi Psicosi organiche (incl.demenze) 2000 208 426 208 205 111 187 30 1375 2001 206 369 189 190 94 177 39 1264 2002 222 407 222 207 108 174 23 1363 2003 222 462 206 190 90 161 35 1366 2004 212 423 206 193 103 162 39 1338 Tot./% 1070 (16%) 2087 (31,1%) 1031 (15,4%) 985 (14,7%) 506 (7,55%) 861 (12,8%) 166 (2,48%) 6706

Si quindi proceduto ad indagare la condizione professionale ed il livello di scolarit di persone cui sono state diagnosticate patologie ritenute significative: la psicosi schizofrenica e la nevrosi depressiva si tratta di una distinzione simile a quella effettuata da Hollingshead e Redlich in Classi sociali e malattie mentali. Sono invece state volutamente tralasciate le patologie aventi una conclamata causalit biologica, quali appunto le psicosi organiche e simili.
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Dati forniti dallAssessorato provinciale alle Politiche del Lavoro di Reggio Emilia.

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La tabella 8 riassume la composizione professionale delle persone affette da Psicosi schizofrenica. Psicosi 2000 schizofreniche Disoccupato 37 Operaio 42 Invalido 28 Casalinga 12 Pensionato 39 Lav.in proprio 10 Impiegato 14 Dirigente 0 Imprenditore 0 Libero Prof. 0 Studente 1 2001 38 42 14 16 47 8 11 0 2 0 4 2002 39 37 25 25 49 5 15 1 1 1 8 2003 33 60 23 23 32 9 12 0 0 0 7 2004 42 47 10 20 50 8 15 0 1 2 5 Tot. 189 228 100 96 217 40 67 1 4 3 25 970 % 19,5 23,5 10,3 9,9 22,4 4,12 6,9 0,1 0,4 0,3 2,58 100

Quanto emerge da questi dati di grande interesse. Infatti, risulta certo evidente come la rappresentanza di ciascuna professione allinterno del quadro delle malattie mentali in genere riassunta nella tabella 5 risulti significativamente modificata nel caso particolare delle psicosi schizofreniche. Nel primo caso, disoccupati e persone in cerca di lavoro rappresentavano circa l11% del totale; tra le psicosi schizofreniche, invece, rappresentano quasi il 20%. La rappresentanza degli invalidi pi che raddoppiata, restano invece sostanzialmente costanti i dati riferiti a casalinghe, pensionati ed operai. Evidente il dato riscontrato tra gli impiegati, che vedono dimezzare la propria presenza tra le psicosi schizofreniche. Tuttavia, i dati pi rilevanti si hanno tra le professioni che conferiscono uno status sociale elevato. Infatti, la presenza di dirigenti diminuisce di sette volte, quella dei liberi professionisti di cinque, di una volta e mezzo, infine, quella degli imprenditori. Tutto questo conferma che tra le psicosi schizofreniche la presenza delle classi sociali subalterne o del tutto marginali basti pensare al dato relativo ai disoccupati assume tratti certamente pi marcati. Non credo possa trattarsi di un caso, piuttosto si delinea una relazione tra lo status sociale di una persona e la risposta che la psichiatria fornisce nei confronti del disagio esistenziale e sociale di questultima, a partire dalla stessa diagnosi. Infatti, possiamo paragonare la psicosi schizofrenica ad una sorta di contenitore vuoto, in cui la carriera morale del malato di mente a costituire la sostanza stessa della diagnosi psichiatrica. In sostanza, estremamente probabile che gli schizofrenici siano, pi di altri malati di mente, poveri, disoccupati ed emarginati socialmente.

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La tabella 8 riassume la composizione professionale delle persone affette da Nevrosi depressiva. Nevrosi depressiva Disoccupato Operaio Invalido Casalinga Pensionato Lav.in Impiegato Dirigente Imprenditor e Libero Prof. Studente 2000 32 106 5 59 85 16 63 2 1 8 5 2001 13 92 9 43 71 20 68 7 1 5 7 2002 30 99 6 38 90 21 58 3 2 4 5 2003 22 96 4 61 87 13 74 8 2 8 9 2004 34 105 4 41 84 14 64 4 4 7 12 Tot. 131 498 28 242 417 84 327 24 10 32 38 1831 % 7,16 27,2 1,53 13,2 22,8 4,59 17,9 1,31 0,55 1,75 2,08 100

Il dato certo pi rilevante che emerge da questa analisi quello relativo ai disoccupati (annovera anche coloro che sono in cerca di prima occupazione). Infatti, rispetto ad unincidenza dell11% riscontrata tra le malattie mentali in generale, nel caso delle nevrosi depressive si scende intono al 7% con una differenza di ben 12 punti rispetto allincidenza rilevata tra le psicosi schizofreniche. Credo si possa affermare, nuovamente, che nei confronti della componente per definizione marginale della societ - vale a dire coloro che non sono parte attiva del processo produttivo vengono individuati, a fronte duna condizione di sofferenza quale il disagio mentale, strumenti di controllo e governo maggiormente stringenti. Credo pertanto che lo status socioeconomico individuale concorra, in misura affatto rilevante, a determinare le tappe successive alla pubblica manifestazione del disagio. E cos possibile affermare che in una fase segnata da una risposta fluida e plurale alle contraddizioni umane e sociali, la diagnosi assume una centralit biopolitica ai fini del controllo sociale stesso. E infatti singolare che la gerarchia delle diagnosi segua quella delle condizioni socioeconomiche. Questa tendenza viene confermata anche nel caso delle cosiddette altre nevrosi che comprendono una percentuale di disoccupati pari all8,5%, con 74 casi su un totale di 861 diagnosi nel periodo 2000-2004.

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La classe sociale della marginalit


Questa breve analisi, come anticipato, non avanza alcun carattere di esaustivit, tuttaltro. Pu infatti essere considerata anche parziale, viziata negli esiti dalla sua stessa impostazione ideologica. Credo tuttavia risulti preziosa per due ragioni principali, che si inseriscono a pieno titolo allinterno della riflessione sul pensiero di Franco Basaglia. Innanzitutto, si muove da un presupposto cruciale, e cio che tendenzialmente la psichiatria sempre oppressiva, un modo di porsi del controllo sociale1. Inoltre, la psichiatria fin dalla nascita una tecnica altamente repressiva, che lo Stato ha sempre usato per reprimere i malati poveri, cio la classe lavoratrice che non produce2. Si pertanto avvertita come ineludibile lesigenza di verificare oggi lattendibilit di un mandato sociale cos stringente ed inequivocabile. Possiamo infatti individuare in queste poche righe non solo la ragione precipua per la quale si sottolineato con forza il dato relativo ai disoccupati, ma anche la conferma del rilievo che la psichiatria assume nel pensiero basagliano in qualit di tecnica del controllo sociale. Come spiegare, altrimenti, la presenza cos significativa dei disoccupati e la collocazione marginale della malattia mentale almeno quella visibile e stigmatizzata in una provincia come Reggio Emilia che pure ha avuto un passato a tratti glorioso in termini di critica della psichiatria? Come si gi detto, sarebbe un grave errore affidarsi ad un principio deterministico sul piano psicosociale, poich si accrediterebbero istanze oggettivizzanti nei confronti delluomo e, inoltre, non si comprenderebbe la reazione del potere a fronte delle proprie contraddizioni. Infatti, se la condizione di povert ed emarginazione il segno pi evidente ed intollerabile delliniquit dellattuale sistema economico e sociale, linserimento nel circuito del controllo psichiatrico di soggettivit portatrici di tali contraddizioni non questione immediata e scontata. In tal senso, possiamo ritenere che lindividuazione potremmo persino dire la creazione del malato di mente si situa al confine tra la risposta soggettiva allinsostenibilit delle proprie condizioni sociali ed esistenziali, e la necessit del potere di cristallizzare per poi gestire, ordinare, catalogare quelleccesso di umanit incontrollata ed irriducibile allordinariet. La seconda ragione a sottendere questa breve inchiesta da ricercare nel metodo stesso che si intrapreso. Non si tratta minimamente di un mero formalismo; al contrario di un elemento dirimente nel qualificare come politico soltanto il pensiero che si origina dal reale e, sulla base di ci, motiva e legittima istanze di cambiamento sociale. Non a caso fu il primo contatto con lospedale psichiatrico a ricollocare le riflessioni basagliane su un terreno segnatamente politico che, come abbiamo visto, parla della necessit di distruggere lospedale psichiatrico nei termini di un fatto naturale se non semplicemente ovvio. Nelle pagine conclusive di Modernit liquida, Bauman riprende la riflessione di Milan Kundera circa il compito del poeta, condividendone il
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F. Basaglia, Conferenze brasiliane, p. 4, cit. Ibid. p. 6, cit.

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messaggio politico: Per il poeta scrivere significa abbattere il muro dietro cui si nasconde qualcosa che sempre stata l1. Possiamo affermare, allinterno del nostro discorso, che ad essere sempre stata l la relazione stringente tra malattia mentale e miseria. Questo vero ancora oggi, in unepoca in cui occorre analizzare spiegare e capire i patimenti caratteristici dellordine sociale che ha indubbiamente ridotto la grande miseria (sebbene a volte pi a parole che nei fatti), moltiplicando al contempo gli spazi socialioffrendo condizioni favorevoli per la crescita senza precedenti di ogni sorta di piccole miserie2. E la diffusione di queste piccole miserie, raffigurabili nella corrosione del carattere di coloro che sono maggiormente esposti alla societ del rischio e dellincertezza, a segnare un rinnovato dominio sulle classi sociali subalterne e, soprattutto, una sorprendente capacit di controllo da parte delle lite espressa tramite una riduzione impolitica dogni forma di disagio e sofferenza. Per questa ragione, come afferma Bauman, dobbiamo abbattere i muri dellovvio e dello scontato, della moda ideologica oggigiorno prevalente la cui stessa diffusione viene elevata a prova della sua sensatezza. Se vero che non nostro compito fornire giudizi perentori circa la scientificit del concetto di malattia mentale altro discorso criticare luso politico che storicamente ne stato fatto altres vero che non possibile ignorare la questione sociale celata dallideologia psichiatrica, in quanto verit che sempre stata l. Come ci ricorda Pierre Bourdieu in La misre du monde, Chiunque contribuisca, consapevolmente o meno, a occultare o peggio ancora a negare la natura umana, non-inevitabile, contingente e alterabile dellordine sociale, e in particolare del tipo di ordine responsabile dellinfelicit, colpevole di immoralit, di omissione di soccorso a una persona in pericolo. Reputo queste parole capaci di esprimere, con raro ed intenso equilibrio, il fine ultimo della politica, la ragione che condusse Basaglia ad operare la distruzione dellospedale psichiatrico. Abbiamo sostenuto in precedenza la necessit di giungere ad una riattualizzazione della categoria politica classe sociale, partendo dalla questione psichiatrica. Innanzitutto, credo vi siano due ragioni fondamentali per le quali il terreno della psichiatria possa risultare fertile da questo punto di vista. La prima si riscontra nello storico intreccio della psichiatria con la povert, la miseria e, in particolare, la necessit del controllo sociale degli esclusi, che ne fa una sorta di posto di blocco tra i tanti situato sul cammino delle classi subalterne. La seconda ragione, invece, nasce da un tratto caratteristico del potere psichiatrico che, a mio avviso, assume oggi una grande attualit. Mi riferisco al fatto che da sempre il potere esercitato dalla psichiatria nei confronti delluomo della sua unione di corpo e mente ha generato in esso un senso di inferiorit costitutiva, di vuoto esistenziale che, per riprendere le parole di Basaglia, ha ridotto uomini e donne al di l della condizione umana. Non credo sia possibile immaginare che cosa voglia dire per un uomo, o per una donna, avere la sensazione che col tempo diviene opprimente
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M. Kundera, Larte del romanzo, 1986. Z. Bauman, Modernit liquida, p. 254.

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certezza - di non essere riconosciuti come tali. Primo Levi ci ha insegnato che luomo, in circostanze degradanti e mortificanti, scivola nella terribile perdita di s. E allora inizia un viaggio interminabile, uninfinita sofferenza che, presto, assume i tratti del senso di colpa, della vergogna, della rabbia nei confronti di se stessi poich, da qualche parte, si annida linsopportabile dubbio che infondo vi sia una ragione a fondamento della sofferenza; una ragione che ha il nostro stesso, severo e vigile sguardo. Fin qui il formidabile potere della psichiatria, la sua tremenda capacit di squalificare luomo agli occhi di se stesso. Dov allora la connessione con le classi sociali del XXI secolo? Indicativamente, sino alla fine degli anni Settanta, lappartenenza ad una classe sociale - borghesia o proletariato, gruppo dominante o dominato era, in larga misura, ragione didentificazione politica. Vi era pertanto una consapevolezza del carattere storico e politico non solo dellappartenenza di classe, ma della stessa esistenza di questultime quale simbolo dellineguaglianza e delloppressione. Ed in virt di questa consapevolezza venivano animate istanze di emancipazione sociale e civile, rivendicazioni salariali, e cos combattuta quella guerra tra classe capitalistica e cittadinanza intesa quale immagine socio-giuridica delle rivendicazioni di classe di cui parla Marshall. Oggi, resta ben poco di tutto questo; non perch non esistono pi le classi sociali mai come negli ultimi anni le societ del mondo sono state polarizzate tra ricchi e poveri, oppressori ed oppressi bens perch venuta meno la coscienza di classe e con essa la capacit di leggere i processi reali in coerenza col proprio status sociale. E a questo punto che incontriamo nuovamente il senso di colpa individuale verso un disagio esistenziale che comunque nelle condizioni materiali della vita affonda le radici. Infatti, se non pi possibile scaricare le tensioni generate dal sistema dellineguaglianza nei confronti duna dialettica politica volta ad individuarne non solo le cause e le responsabilit ma anche le strategie di liberazione, allora resta unicamente lafflizione del proprio Io, il ripiegamento su se stessi e sulla propria presunta quanto connaturata inferiorit, di cui la disuguaglianza sociale testimonianza pi viva e, per questa via, innegabile. Pertanto, credo sia possibile affermare oggi che il potere psichiatrico nellindividuare le malattie mentali e le soggettivit che le esprimono in modo assolutamente indipendente da ogni schematismo nosografico segua i percorsi delineati dalle dinamiche dellesclusione socioeconomica, a partire dai processi intrapsichici che queste generano. La psichiatria, pertanto, assorbe, registra, riduce, normalizza le contraddizioni del sistema capitalistico neoliberista muovendo non solo dalla mera coercizione dei corpi esclusi, ma dal sostegno scientifico ai processi dinferiorizzazione psicologica che degli insuccessi in ambito socioeconomico si nutrono. Credo pertanto che il potere psichiatrico fornisca un importante contributo seppur inconsapevole allinterpretazione della classe sociale quale soggetto della trasformazione e polo daggregazione di uomini e donne che, riconoscendosi eguali nella propria condizione di oppressi, generano un movimento di opposizione e contrasto allo stato di cose presenti. Pertanto, se in passato lorganizzazione piramidale della societ non determinava, per chi stava alla base,

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una condizione di stigmatizzazione sociale in quanto costante era il conflitto coi vertici e, per questa via, lorgoglio dappartenenza alla classe, oggi, lorganizzazione reticolare e fluida della societ la concentrazione senza centralizzazione di cui parla Sennett stronca il conflitto sul nascere, impedendo quel processo di soggettivazione politica. Pertanto, limmagine capace di restituire la condizione di subalternit, non pi quella della scala gerarchica o piramidale, bens ci data da un movimento centrifugo che sbalza sino ai confini del sistema sociale uomini e donne che rispetto a quello stesso sistema non assumono una condizione di subalterna funzionalit, ma di vero e proprio corpo estraneo, alla stregua di un rifiuto da smaltire nel modo pi efficace possibile. Oggi, dopo la chiusura dei manicomi nel nostro paese, quindi fondamentale riaprire la discussione circa le nuove tecniche psichiatriche di controllo sociale. Scrive infatti Basaglia, con toni quasi profetici: la proliferazione della marginalit oggi molto alta. E molto pi alta che allepoca in cui si costruirono i primi manicomiDunque il problema che i tecnici devono trovare mezzi diversi per controllare questi marginali, dato che comunque il potere deve rendere produttiva limproduttivitIl sistema del manicomio o della prigione non sono pi adeguati, occorre una nuova logica, una nuova visione, in sostanza un nuovo sistema di controllo per questa societ capitalistica che si sta trasformando1. Se da un lato lorigine sociale dellinfelicit risulta essere insopportabile per il segno classista con cui solca lesistenza di uomini e donne, dallaltro lato, la riduzione di tutto questo a problema di ordine e controllo sociale da appaltare a tecnici ed esperti, suona come una sfida per tutti coloro che vogliono un mondo di liberi ed eguali.

Controllo sociale e paradigmi politico-economici


Discutendo di psichiatria in termini di scienza del controllo sociale, siamo chiamati ad analizzare il concetto stesso di devianza. Nelle nostre societ esiste una soglia di tollerabilit delle devianze, coincidente con la sostanziale compatibilit dei comportamenti anormali nei confronti del sistema economico e sociale capitalistico. Scrive Basaglia: nella nostra societ industriale, la definizione di norma proveniente da unanalisi della realt quotidiana e, insieme, dalle rispondenti definizioni teoriche, coincide esplicitamente con la produzione. Tanto che chiunque ne resta ai margini risulta deviante2. Viene qui affermata la dimensione intrinsecamente relativa del concetto di devianza, a conferma che i valori di una societ acquisiscono un significato assoluto soltanto dopo la loro infrazione, individuando in questultima il proprio momento costituente. La norma cos stabilita dalla produzione, dalla messa a valore del lavoro vivo nei modi e nelle forme corrispondenti alla massimizzazione del profitto e allimmediata
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F. Basaglia, Conferenze brasiliane, pp. 50-51. F. Basaglia, Lobiettivit del potere in La maggioranza deviante, p. 69.

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accumulazione. Potremmo dire, seguendo il ragionamento di Basaglia, che la norma intesa quale espressione riconosciuta di ordinariet - limmagine socioculturale della produttivit. Per questa ragione plausibile sostenere che lindividuazione del confine tra normalit e anormalit celi un conflitto di potere dirimente nella costruzione dellabnorme quale fenomeno da stigmatizzare e respingere. Il terreno in cui avviene tale processo di inferiorizzazione della diversit segnatamente quello economico-produttivo; ne sono conferma decisioni politiche volte ad umiliare e affliggere la disabilit in ambito lavorativo1. In sostanza, il limes tra normalit e anormalit riflette rapporti di forza e di potere reali, soggetti pertanto ad oscillazioni, mutamenti e nuovi equilibri che ridefiniscono storicamente limmagine stessa dellanormalit e la sua matrice culturale nellimmaginario collettivo2. La follia si inserisce dunque a pieno titolo tra le devianze, poich, come abbiamo ricordato nel precedente capitolo, il folle colui che, specie in ambito economico e lavorativo, risulta essere escluso per eccellenza. In questo contesto, la devianza della singola persona viene affrontata quale fenomeno endogeno ed indipendente rispetto agli effetti che le relazioni sociali e di potere esercitano su di essa. Tuttavia, la corrispondenza fra le caratteristiche socioeconomiche generali di un sistema e le forme del controllo sociale che questo genera - tema che ha suscitato unattenta riflessione da parte di Basaglia specie nellopera La maggioranza deviante consente unanalisi comparata e critica circa lutilizzo della psichiatria ai fini del controllo sociale, ma anche una radicale messa in discussione dei confini individuali della devianza. Tale percorso intreccia altres il ruolo ricoperto dai tecnici delle scienze umane nella costruzione di un consenso repressivo allinterno delle democrazie capitalistiche. Per queste ragioni cercheremo di individuare le radici politico-culturali che stanno alla base, per dirla con Basaglia, dei crimini di pace3. A risultare necessaria pertanto una riflessione introduttiva circa il concetto di devianza. La prospettiva ricercata negli scritti basagliani attiene alla sociologia della devianza quale disciplina che si occupa delle cause e delle modalit di espressione di tutti quei comportamenti che si discostano da ci che la maggioranza dei membri di un certo gruppo sociale ritiene opportuno. E mia convinzione che non esista un atto di per s deviante, ma esiste sempre una definizione sociale delle conformit e delle devianze sulla base di uno specifico sistema culturale e normativo. Tuttavia, questo non significa che latto del deviare risulti unicamente come un fenomeno eterodiretto, infatti, conserva sempre una soggettivit che emerge da una condizione di
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Il governo Berlusconi ha previsto, nel dlgs 276/03 (art.13 e art.14) attuativo della Legge 30 sulla riforma del mercato del lavoro, un trattamento salariale e contrattuale dei lavoratori disabili in deroga rispetto al contratto collettivo nazionale di riferimento, motivandolo con esigenze di produttivit e competitivit delle imprese. 2 Nel saggio Il mostro il peccatore e lanormale, Guido Giarelli fornisce una lucida lettura storico-antropologica del concetto di anormalit, incentrata sulla costruzione socioculturale della figura del diverso che, di volta in volta, assume tratti funzionali alla societ nei confronti del governo e della strumentalizzazione del fenomeno deviante. 3 Crimini di pace il titolo dellopera curata da Franco Basaglia in collaborazione con Franca Onagro Basaglia e pubblicata da Einaudi nel 1975. Si tratta di una raccolta di testimonianze che costituiscono una ricerca a pi voci sul ruolo dellintellettuale e del tecnico come addetti alloppressione, come custodi di istituzioni violente.

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irriducibilit alle ingiustizie del presente1. Credo pertanto ci si debba rivolgere alla devianza non solo rifiutando limpostazione positivistica2 - tendente ad imputare unicamente al soggetto tensioni e responsabilit sistemiche ma altres rifiutando lidea che possa esistere una relazione causale tra essere devianti e ricoprire un particolare status sociale. Piuttosto, considerando le relazioni sociali proprie di un sistema capitalistico, credo si possa parlare di devianza necessaria quale elemento strutturale a questultimo e anzi definito dai meccanismi di controllo sociale stessi. Non essendo possibile considerare la devianza quale mera espressione soggettiva, poich linsieme di conseguenze derivanti dalla violazione di norme o indicazioni dominanti soverchia e finanche costituisce latto deviante, ne discerne che il giudizio di valore - e quindi morale che sottende la punizione della devianza assume una collocazione centrale nel nostro discorso 3. Latto del deviare implica necessariamente azioni stigmatizzanti e discriminanti sul piano sociale che evidenziano tutti i limiti dellapproccio che potremmo definire maggioritario in questambito. Infatti, il deviante non semplicemente colui che si distingue rispetto ad un contesto segnato dalla presenza, pi o meno forte e definita, di norme maggioritarie, ma colui che nel distinguersi non esita a mettere in discussione la legittimit del sistema politico, economico, sociale e valoriale in cui si trova. La figura del deviante, specie se osservata dal punto di vista del guardiano dellordine costituito, non rappresenta la negazione del sistema presente, bens lanticipazione del possibile tramite la messa in discussione delle contraddizioni del sistema4. Scrive Basaglia in Psichiatria e giustizia: In una societ divisa in classi, malattia e devianza della classe subalterna diventano altra cosa da ci che sono e lunica risposta non pu che essere la repressione, sotto mistificazioni pi o meno mascherate, perch ci che determina la natura
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Si potrebbe aprire una discussione circa leffettiva volontariet e consapevolezza politica del deviante. Credo che, fatto salvo ogni singolo caso, risulti piuttosto difficile, forse addirittura ideologico, cercare di dare una risposta. Pertanto, ritengo che questa disputa possa essere messa tra parentesi, al fine di concentrare lattenzione su ci che la societ fa delle devianze e, soprattutto, sul modo in cui vengono individuati e trattati i devianti. Credo pertanto che le cause delle devianze siano molteplici, soggettive e sistemiche insieme, ma ci che pi conta la collocazione politica delle devianze stesse, ovvero la lettura della loro funzionalit al fine di comprendere le forme e i modi di una possibile soggettivazione ed organizzazione dei soggetti devianti. 2 Tale impostazione emblematicamente riassunta dalla scuola criminale positiva di C. Lombroso (1835-1909) pone laccento sui caratteri biologici dei comportamenti devianti. I comportamenti criminali e folli sarebbero cio il risultato di una predisposizione organica e di impulsi congeniti, da combattere, quindi, o con interventi di prevenzione oppure con provvedimento cautelativi, che pongano dei limiti alle possibilit di questo soggetti di fare danni sociali pi gravi. Importante, dunque, lutilizzo degli indicatori scientificamente individuati per poter parlare di azioni di tipo preventivo, da Devianza e controllo sociale, di Bianca Barbero Avanzino, Franco Angeli, Milano, 2002. 3 Con questa affermazione non si intende mortificare la soggettivit insita nellazione deviante e quindi finanche la sua volontariet bens rafforzare la consapevolezza che limmagine sociale del deviante sempre costruita, mediata, mai realmente libera di esprimersi in quanto funzionale al mantenimento dei perversi equilibri dellineguaglianza del sistema capitalistico. 4 R. Castel in Lordine psichiatrico, Feltrinelli, Milano, 1980, afferma che la follia ha lanciato una sfida alla societ nata dalla caduta dellancien rgime; e questa sfida stata colta. Questa sarebbe una delle ragioni per cui la legislazione relativa agli alienati in Francia (1838) anticipa di cinquantanni tutte le altre misure di sicurezza. Il pazzo infatti la figura generalizzata dellasocialit: non trasgredisce una legge precisa come il criminale ma pu violarle tutte. Riattiva limmagine del nomade errante che minaccia tutte le regole che presiedono allorganizzazione sociale e produttiva. Castel rifiuta quindi uninterpretazione che giustifichi lassistenza agli alienati in base alla necessit di recuperare una forza lavoro. La follia si configura, sostanzialmente, come un rifiuto dei valori borghesi di ordine, disciplina, polizia, prevedibilit dellamministrazione e del governo.

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della risposta non la natura del bisogno, ma la classe di appartenenza di chi lo esprime 1. Questo breve passaggio sottolinea alcuni aspetti cruciali nellattribuire alla scienza psichiatrica una mera funzione di controllo. Innanzitutto, vi il dato incontrovertibile della presenza di una societ divisa in classi, organizzata cio in modo asimmetrico tra i suoi membri a seconda del ruolo ricoperto nella divisione del lavoro. Il secondo elemento, vale a dire la realt della malattia quale fenomeno tangibile di fragilit delluomo, genera, assieme al primo, una contraddizione insanabile poich differente la risposta fornita per ciascuna classe sociale a fronte di un bisogno dal carattere eminentemente universale, quale appunto la malattia. In queste poche righe Basaglia pone in evidenza una delle principali contraddizioni del processo di modernizzazione, e cio il limite posto dagli interessi particolari alluniversalit dei diritti. Questo palese specie nei diritti sociali, di cui il diritto alla salute punto cardine. Infatti, i bisogni della classe subalterna quali ad esempio lassistenza sociale o sanitaria vengono mistificati e ricondotti ad un livello culturale e sociale regressivo, caratterizzato dalla de-costruzione di quella stessa sofferenza e dalla sua ricomposizione in chiave ideologica, cio falsificata. Ricorda Basaglia in Lideologia della diversit che le idee dominanti sono le idee della classe dominante, la quale non tollera elementi che non rispettino le sue regole; e le regole della classe dominante si riassumono nella pericolosit sociale del malato di mente, cio di colui che irriducibile alle leggi di mercato a cominciare dalla presunta razionalit degli attori economici. Il nostro sistema, infatti, fondato su una logica economica che non soddisfa i bisogni di tutti si produce per coloro che possono acquistare, non per soddisfare i bisogni umani e, di conseguenza, tutto ci che si situa, per qualsiasi ragione, allesterno del circuito della produzione e dello scambio capitalistico subisce unazione di esclusione e di controllo 2. Sono le forme di questo controllo che, specie in ambito psichiatrico, necessitano di essere storicizzate e denaturalizzate.

La patologizzazione della diversit


Lopera La maggioranza deviante, pubblicata nel 1971, nasce da un soggiorno negli Stati Uniti che Franco Basaglia effettua in qualit di visiting professor al Maimonides Hospital di Brooklyn istituzione inserita nel quadro della programmazione Kennedy per i malati e i ritardati mentali. Come abbiamo accennato, si tratta di unopera che a partire dalla componente improduttiva della societ - studenti, hippies, malati e inabili sociali, vecchi e bambini - delinea i confini di una devianza generalizzata, addirittura maggioritaria allinterno del sistema capitalistico statunitense di fine anni Sessanta. Lideologia che governa il controllo e la gestione di questa frangia marginale nel quadro delle relazioni economiche e negli assetti di potere tuttavia maggioritaria
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F. Basaglia, Psichiatria e giustizia, in Scritti vol. II, p. 233. Z. Bauman parla di Vite di scarto (2005) riferendosi a tutti coloro che, a seguito della diffusione su scala globale dei processi di modernizzazione, vengono privati dei loro modi e mezzi di sopravvivenza. I reietti, i rifugiati, gli sfollati, i richiedenti asilo vengono annoverati da Bauman tra i rifiuti della globalizzazione.

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nella dimensione sociale - rappresenta il tema del volume curato da Franco Basaglia in collaborazione con Franca Ongaro Basaglia. Come afferma nella Lettera da New York1, Basaglia negli Stati Uniti per leggere il nostro futuro politico ed istituzionale; infatti, la nuova legislazione americana in campo psichiatrico 2 espressione di un paese ad alto livello tecnologico caratterizzato da sensibili mutamenti economici e sociali, vale a dire duna fase di sviluppo del sistema capitalistico che, nel 1969, ancora lontana dalla realt italiana3. Il punto nevralgico sollevato da Basaglia - e rintracciabile anche nelle riflessioni sulla comunit terapeutica concerne i rischi, di carattere politico e sociale, impliciti in forme soft di istituzionalizzazione psichiatrica. Scrive Basaglia: Qui sotto una stessa legge che le informa agiscono contemporaneamente in modo complementare le istituzioni della violenza, con il loro significato esplicitamente esclusorio discriminante e distruttivo, e le istituzioni della tolleranza che, attraverso il nuovo concetto della psichiatria sociale e comunitaria e linterdisciplinariet, tendono a risolvere tecnicamente i conflitti sociali. Le prime, ancora esplicitamente deputate allesclusione degli elementi di disturbo sociale; le seconde, al riadattamento della sempre pi vasta fascia di marginali che questo sistema socioeconomico continua a produrre4. Questa nuova organizzazione dellassistenza psichiatrica nasce da unideologia multidisciplinare chiamata a fornire risposte alle esigenze del sistema economico e sociale a fronte di sensibili mutamenti. E tale multidisciplinariet a consentire il governo della maggioranza deviante, poich i saperi messi in atto contribuiscono a frammentare, dividere e ordinare soggetti portatori di possibili istanze di emancipazione sociale. Come afferma Basaglia, nel momento in cui la miseria incomincia a reclamare i suoi diritti che si d lavvio a unoperazione tesa a individuare e separare le diverse voci che la popolano, per non rispondere alla globalit di quel grido5. Per fronteggiare la forza straripante della maggioranza improduttiva e il suo potenziale distruttivo verso lordine esistente quindi fondamentale dividere, selezionare, settorializzare gli ambiti dintervento, ma per fare questo necessario mettere in campo saperi ed esperienze, scienze umane e sociali pronte ad adempiere ad una funzione normalizzatrice laddove si individua leccezione, il folle, lo strappo alla regola, al fine di tutelare, difendere e preservare lordine esistente.
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F. Basaglia, Lettera da New York: il malato artificiale, in Scritti vol. II. La riforma assistenziale del 1963, fortemente voluta dal Presidente Kennedy, vede nelle unit psichiatriche territoriali lespressione diretta di un tentativo orientato a risolvere tecnicamente la le contraddizioni della realt su cui opera. Queste unit psichiatriche non entrano in conflitto con le istituzioni della violenza - prime fra tutte i manicomi - poich agiscono in sinergia con questultime. 3 Un paese in cui aborto e divorzio erano proibiti, in cui i tentativi di sovvertimento autoritario erano allordine del giorno, in cui fabbriche, scuole, universit, ospedali, carceri, manicomi erano gestiti spesso in modo ottocentesco non poteva accogliere la sfida di uno sviluppo economico a cui gli apparati sociali e istituzionali del dopoguerra stavano gi stretti. Alessandro Dal Lago, in La produzione della devianza, Ombre Corte, Verona, 2000, p. 10, cit. 4 F. Basaglia, Lettera da New York: il malato artificiale, in Scritti vol. II, p. 97. 5 F. Basaglia Franca Ongaro Basaglia, Follia/Delirio, p. 413.

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Il livello di sviluppo capitalistico raggiunto negli Stati Uniti, gi nel corso degli anni Sessanta, impone una ricollocazione del variegato mondo dellimproduttivit. Ci significa che le soggettivit esterne al circuito della produzione e dello scambio capitalistico devono esservi inserite in modo coatto seppur in un quadro di falsa tolleranza al fine di tramutare in oggetti passivi della riorganizzazione economica uomini e donne relegati strutturalmente nella marginalit. In un paese dove la spinta propulsiva allo sviluppo economico del secondo dopo guerra ha lasciato il campo alle contraddizioni sociali generate da quello stesso boom economico, le classi dominanti il gruppo centrale nella geografia del potere avvertono lattualit duna riflessione circa le fasce marginali, ancora lontane dal centro ma non per questo meno minacciose. Ecco che a seguito della legge Kennedy del 1963 si assiste allassorbimento nel ciclo produttivo delle fasce di marginali che prima ne risultavano escluse, consentendo e assicurando il loro controllo sociale, come controllo tecnico, come afferma Basaglia. E importante notare come lazione di controllo sociale, nella lettura basagliana della societ nordamericana di fine anni Sessanta, necessiti di una mediazione dellapparato tecnico-produttivo. Il controllo non si esercita pi, quindi, soltanto attraverso lazione repressiva delle istituzioni totali quali carceri e manicomi, bens in modo pi capillare e cifrato, fluido e invisibile. Il controllo ora insito nei meccanismi di organizzazione e riproduzione materiale della societ, a partire dai processi economici. Basaglia sottolinea che impossibile in quanto non necessario al capitale adeguare un livello di sviluppo ad uno in cui le nuove ideologie tecnico scientifiche operano in risposta a particolari esigenze socio-economiche, come loro corrispondente razionalizzazione1. E ancora: Se si tende a rompere il rigido legame fra lideologia medica e la legge, per creare un nuovo tipo di interdisciplinariet con altre scienze umane, la finalit di questo spostamento non il miglioramento della vita e delle condizioni delluomo, ma la scoperta di un nuovo tipo di produttivit e di efficienza che riesce a sfruttare anche linefficiente o limproduttivo o a trovargli un nuovo ruolo2. Basaglia coglie quindi la peculiarit di un contesto in cui la sussunzione della vita reale al capitale penetrante a tal punto da mettere a profitto la cura di comportamenti giudicati anormali. Scrive J. Ruesch: La popolazione moderna formata da un gruppo centrale che comprende governo, industria, scienza, ingegneria, esercito e istruzione. Attorno a questo nucleo ruota un cerchio di consumatori di beni e di servizi, organizzati da chi sta al centro. Alla periferia si trovano poi i marginali che non hanno alcuna funzione significativa nella nostra societ3. E tra queste soggettivit marginali contestatrici nei confronti del sistema con la forza della propria mera esistenza che possibile scorgere il tipo ideale di deviante, vale a dire colui che soltanto attraverso un inserimento pianificato nel business del controllo sociale pu incontrare unapparente riabilitazione sociale.
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F. Basaglia Franca Ongaro Basaglia, Lideologia della diversit, in La maggioranza deviante, p. 22. Ibidem, p. 30. 3 Labito stretto, in La maggioranza deviante, p. 12.

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Nel testo Lideologia della diversit, il fenomeno delle devianze viene considerato come cruciale e decisivo per i paesi industrializzati. Basaglia precisa che si tratta di un fenomeno ancora non esploso in Italia, ma che tuttavia viene importato nella nostra cultura come tema ideologico di un problema altrove reale1. Infatti, alla fine degli anni Sessanta, in Italia il problema del deviante inteso come colui che si trova al limite o al di fuori della norma ancora ricondotto allideologia medica o giudiziaria. Potremmo affermare che dietro la trasposizione del rifiuto di valori relativi - quali appunto le norme sociali - dalla dimensione soggettiva al terreno medico o penale delloriginaria abnormit, si erge una forma dura e violenta di controllo sociale, incentrata sullazione disciplinare delle istituzioni totali. Lo stigma dello psicotico e del delinquente domina pertanto le dinamiche dun controllo rigido e arcaico corrispondente ad una fase sostanzialmente arretrata di sviluppo del capitalismo. Nel corso della sua permanenza negli Stati Uniti, Basaglia coglie immediatamente, gi nella Lettera da New York2, il carattere totalizzante raggiunto dal sistema capitalistico nordamericano. In un contesto segnato dallesplosione di contraddizioni insanabili, le classi dominanti hanno compreso che la morbilit pu diventare, nei confronti della produzione e delleconomia, un fattore straordinario di propulsione. LItalia, invece, appariva a Basaglia culturalmente ancorata ad una costruzione ideologica della diversit quale condizione imprescindibile della discriminazione e della segregazione. La de-qualificazione sociale e finanche morale era dunque elemento irrinunciabile per dominare fisicamente i corpi degli psicopatici e dei delinquenti e, in particolare, per inferiorizzare nellimmaginario collettivo il valore della loro stessa abnorme esistenza, oramai ridotta a mera questione di ordine pubblico, poich pericolosi socialmente e di pubblico scandalo3. Tutto questo viene apparentemente superato negli Stati Uniti attraverso un approccio multidisciplinare - che vede principalmente la sociologia affiancare la disciplina medico-

Basaglia particolarmente attento al tema del dominio ideologico delle culture subordinate, che partecipano con un ruolo marginale al sistema politico-economico generale da cui sono determinate. Ne La malattia e il suo doppio, Basaglia considera apertamente il tema della colonizzazione culturale affermando: A gradi diversi di sviluppo socioeconomico corrispondono, infatti, gradi diversi di sviluppo nella cultura ad esso rispondente; come dire che problemi nati sul terreno pratico in paesi ad alto livello tecnologico, vengono assunti quali temi originariamente artificiali in paesi socioeconomicamente meno sviluppati, in Scritti vol. II, p. 127. 2 Lettera da New York fu scritta da Basaglia nel 1969 al suo arrivo negli Stati Uniti. Significativi risultano i due passi seguenti, coi quali si apre e si chiude la lettera: Il mio interesse per questi tipo di esperienza nasce dal fatto che essa risulta lespressione della nuova legislazione in campo psichiatrico la legge Kennedy del 63 che prevedeva piccole unit psichiatriche a diretto contatto con la comunit di un paese ad alto livello tecnologico che rappresenta concretamente il nostro futuro politico e istituzionale. Infine: Gli Stati Uniti ci prevengono, con il loro sviluppo tecnologico, suggerendo soluzioni tecnico-istituzionali per ogni problema sociale, cos da ridurre gradualmente ad una enorme istituzione tollerante, sottilmente controllata, lintera societ. 3 Larticolo 1 della legge 14 febbraio 1904, n. 36 recita: Debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, quando siano pericolose a s o agli altri o riescano di pubblico scandalo e non siano o non possano essere convenientemente custodite e curate fuorch nei manicomi. La presunta pericolosit sociale del malato di mente ha a lungo rappresentato e in parte rappresenta ancora la ragione politica e giuridica capace di consentire e legittimare provvedimenti volti alla limitazione delle libert personali.

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giudiziaria in chiave ideologica1 - al controllo e alla gestione della violazione delle norme sociali. Il risultato ottenuto viene definito da Basaglia come controllo totale, ovvero unazione capace di penetrare ogni ambito della vita sociale attraverso una sistematica patologizzazione della diversit. E come se nella percezione comune venisse eclissata lidea stessa della legittima esistenza duna diversit irriducibile allo status quo. Lassolutizzazione delle norme sociali racchiude una sorta di sanzione originaria; tuttavia, questo un processo che necessita, parallelamente, delloggettivazione tecnica della diversit per giungere a compimento 2. E in questi termini che bisogna leggere il concetto di patologizzazione della diversit, ovvero sotto forma di mediazione tecnico-scientifica di una data alterit politica e sociale. Non potendo infatti approdare immediatamente ad un giudizio discriminante sul piano politico e valoriale, il potere ricorre alla presunta neutralit della scienza e quindi alla relazione di dominio che caratterizza ogni forma di sapere al fine di screditare socialmente il diverso minandone cos la credibilit del potere di voce in seno alla societ. Le pratiche di controllo sociale individuate da Basaglia negli Stati Uniti - seppur ancora in una fase iniziale sul finire degli anni Sessanta -, segnano indubbiamente uno scarto significativo rispetto alla fase panoptica dei sistemi di controllo sociale. La ragione di ci credo sia individuabile nella composizione sociologica delle cosiddette societ post-industriali e postmoderne e nel paradigma economico e sociale neoliberista che le accompagna. Il dominio della cosiddetta improduttivit, che Basaglia notava gi negli Stati Uniti di fine anni Sessanta, giunto, nel corso degli ultimi due decenni, anche in Italia. La realt statunitense, descritta ne La maggioranza deviante, non solo segnata dalla riorganizzazione delle forme di controllo sociale a fronte di determinati mutamenti. C qualcosa di pi, si tratta di forme di potere che seguono rotte differenti rispetto al passato, delineando nuovi scenari di organizzazione economica e politica funzionali alla ridefinizione dei rapporti tra classi sociali. La frammentazione territoriale delle pratiche di controllo psichiatrico riflettano un mutamento assai profondo e paradigmatico delle forme di potere e di relazioni sociali. Credo sia infatti possibile leggere in continuit le trasformazioni avvenute in ambito economico-produttivo, a partire dal superamento del taylorfordismo, e quelle relative alle forme di potere psichiatrico e al controllo sociale in generale. Allo stesso modo in cui la grande fabbrica fordista caratterizzata da mastodontici stabilimenti burocratizzati, rappresentata socialmente dalla figura delloperaio-massa si dissolta e frammentata sul territorio, il manicomio - istituzione totale rigida e colossale - si disperso nei
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E importante sottolineare che i termini discipline ed ideologie, spesso affiancati nel corso del testo, attengono a campi semantici differenti. Infatti, le prime sono espressione di saperi e forme di conoscenza spesso contraddittorie, incomplete ma pur sempre in continuo divenire storico. Le ideologie invece, almeno nel senso marxista del termine con cui ci identifichiamo, rappresentano una mistificazione politica della realt che genera una falsa coscienza degli uomini. E quindi sempre presente uno scarto tra le discipline e le ideologie, dato dallautonomia dei saperi e dellintelligenza umana da un lato e dal controllo politico e quindi dai rapporti di potere dallaltro. 2 Lelemento che sopravvive al declino dellideologia della diversit infatti il determinismo di fondo che inabilita, secondo diverse forme, uomini e donne vittime della neutralit dei (pre)giudizi tecnici.

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mille rivoli di un controllo sociale reticolare che individua nellilleggibilit dei propri processi un tratto fondamentale. Richard Sennett, nellopera Luomo flessibile1, per spiegare le caratteristiche e gli effetti della riorganizzazione postfordista sul governo della forza lavoro, parla di concentrazione senza centralizzazione. Ritengo questa immagine calzante nel riassumere il legame tra la riorganizzazione del lavoro nelle fabbriche e le forme della nuova assistenza psichiatrica. Scrive infatti Sennett: La struttura rimane intatta nelle forze che spingono gli individui o le unit verso determinati scopi; quella che viene lasciata libera solo la scelta dei modi per raggiungere gli obiettiviLa concentrazione senza centralizzazione un modo per trasmettere gli ordini in una struttura che non ha pi la semplicit di una piramideNelle organizzazioni moderne che praticano la concentrazione senza centralizzazione, il controllo dallalto non solo saldo, ma anche privo di un volto2. Limmagine della centralizzazione pu essere indubbiamente ricondotta alle istituzioni totali, allimponente presenza degli asili per alienati, capaci di scandire il tempo degli internati e strutturare i luoghi e le forme delle relazioni al loro interno. E il progetto del Panopticon che J. Bentham pubblica nel 1791, ovvero una struttura carceraria che, parafrasando Foucault, fa dei prigionieri oggetti di informazione piuttosto che soggetti di comunicazione3. Le innumerevoli annotazioni mediche circa la condotta degli internati sono cos la testimonianza di ci che potremmo definire fame di scritturazione, finalizzata a generare effetti permanenti della sorveglianza che conduce i detenuti ad una situazione di potere di cui sono essi stessi portatori4. La disciplina psichiatrica tradizionale caratterizzata dalla costante ricerca duna relazione di causalit organica capace di spiegare lincomprensibilit della follia necessita di una struttura istituzionale alla quale appoggiarsi. Lanormalit, leccezione, deve essere isolata, relegata ai margini, a partire dal piano fisico e geografico; lintento quello di restituirne unimmagine dirriducibile alterit ai valori moralmente apprezzati della norma. Questo il principale limite delle forme di controllo sociale corrispondenti allideologia della diversit, vale a dire lessere ancorata ad un luogo limitato, definito e irreggimentato. Tale modello risulta connaturato ad un potere disciplinare che tende al controllo minuzioso della vita degli individui. E questa forma di
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R. Sennett, Luomo flessibile, Milano, Feltrinelli, 1999 (titolo originale The corrosion of character). Si tratta di una lucida analisi circa le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale. Secondo Sennett il capitalismo flessibile manifesta una progressiva corrosione del carattere delle persone, le cui caratteristiche di stabilit, durata e permanenza sono in contrasto con la dinamicit, frammentariet e mutevolezza dei nostri tempi. 2 R. Sennett, Luomo flessibile, pp. 55,56. 3 La struttura del Panopticon semplice: si tratta di una costruzione ad anello divisa in celle separate fra loro da un muro e dotate ciascuna di due finestre, una che d verso lesterno e che permette alla luce di attraversarla, laltra rivolta verso il centro delledificio, dove si trova una torre di controllo tagliata da grandi finestre. E sufficiente un solo guardiano per tenere sotto sorveglianza ogni occupante delle singole celle, dato che la luce gli permette di occuparle una ad una. Chi rinchiuso, invece, messo in condizione di non vedere n il sorvegliante, posto opportunamente fuori dalla sua portata, n gli altri detenuti, dai quali appunto lo separa un muro. S. Catucci, Introduzione a Foucault, Bari, Laterza, 2000, p. 103. 4 Ibidem, p. 104.

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potere a dominare allinterno delle istituzioni totali e, anzi, ad individuare in questultime i luoghi deputati per eccellenza alla propria realizzazione. Afferma Foucault che la disciplina unanatomia politica del dettaglio, un sistema che regola momento per momento il tempo e lopera degli uomini e che pertanto fa della cura infinitesimale dei dettagli la propria strategia; allo stesso modo in cui listituzione totale opera un tentativo di ridefinizione del S delle persone. Tutto questo sembra scomparire allorizzonte dellorganizzazione economica e sociale postfordista e post-industriale, travolto da flessibilit, mobilit, rischio, smantellamento dellassistenzialismo e talvolta della stessa presenza dello Stato. Tuttavia, come afferma Sennett, ci che resta la concentrazione e, aggiungiamo noi, la necessit di fare di questultima uno strumento di potere e di controllo adeguato al capitalismo flessibile. Allinterno del nostro discorso possiamo pertanto intendere con il termine concentrazione lidea che, nonostante il crollo delle istituzioni totali e delle loro organizzazioni piramidali, permane attualissima la questione della centralit del controllo sociale. Infatti, ad essere libera soltanto la scelta dei modi attraverso cui giungere a tale obiettivo, il resto ricondotto allideologia della tolleranza che frammenta e disperde capillarmente sul territorio le pratiche del controllo stesso. Ad entrare in crisi non il principio della manicomialit in quanto tale, ma lapplicabilit delle forme storiche assunte dal controllo psichiatrico ad una societ in rapida trasformazione. Lelemento qualificante della post-modernit riscontrabile nella fluidit delle relazioni sociali e politiche, nella loro continua reversibilit e adattabilit non solo ai contesti ma anche alla contingenza delle esigenze politiche ed economiche in conseguenza del declino delle organizzazioni di massa e delle gabbie dacciaio che queste rappresentavano per i singoli individui. Se a questo si aggiunge lo straordinario livello di coscienza e di lotta che i cosiddetti movimenti antiistituzionali hanno assunto in alcuni paesi nel corso degli anni Sessanta e Settanta specie in Italia facile comprendere le ragioni storiche del declino degli ospedali psichiatrici. La realt che Basaglia incontra a New York nel 1969, tuttavia, ben lungi dallaccogliere un processo di negazione istituzionale. Il manicomio continua ad ergersi imponente e minaccioso, ancora emblema del potere assoluto che solo lincontro tra tecnica e politica pu sviluppare; lessenza stessa del potere, ovvero un luogo dove domina leccezione permanente che impedisce alluomo ogni dialettica virtuosa tra s e il mondo, lo spazio e il tempo. Tuttavia, agli albori della societ post-industriale, questo modello appare obsoleto, inefficace ai fini del controllo sociale e finanche dannoso per limmagine stessa della politica e quindi del consenso allinterno delle democrazie di mercato - a causa delle continue critiche della societ civile e dei movimenti studenteschi in particolare. Queste le ragioni sociali, politiche ed economiche che secondo Basaglia motivano lattuazione della legge Kennedy del 1963. Non vi pi uninfinit di istantanee del dolore, della sofferenza, del sopruso, poich la visibilit dei luoghi capaci di originare e racchiudere un sentimento profondo di ribellione naturale allingiustizia e alla violenza

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viene occultata. Questultime esistono ancora, ma sono tuttavia ricollocate e rimodellate alla luce di una falsa tolleranza che, assieme ad una generica filantropia, egemonizzano il discorso pubblico. Il potere politico genera unideologia che, nel contrastare londa durto delle contestazioni civili e sociali della psichiatria, rilancia la questione del controllo totale dellintera societ. La maggioranza deviante soprattutto questo, ovvero una reazione delle classi dominanti presentata quale innovazione tecnica e nuova frontiera dellassistenza psichiatrica. In sostanza, sul finire degli anni Sessanta, si origina nel santuario stesso del capitalismo un processo di riforma finalizzato a disinnescare alla radice le contestazioni civili e sociali che investono la psichiatria e i sistemi di controllo in generale. La strada individuata consiste nelloscurare il conflitto sociale e le istanze di emancipazione che lo animano tramite una repressione latente e mascherata dogni forma di dissenso e disagio sociale. Viene pertanto operata unazione di natura strettamente culturale oltre che politica, capace di piegare il crescente senso di insicurezza collettiva alla causa delle classi dominanti. Ecco che il deviante figura sociale comprendente anche i delinquenti e gli psicopatici in quanto appartenenti alla pi ampia classe degli improduttivi viene dipinto quale minaccia alla stabilit dellordine costituito e, in primo luogo, al diritto di propriet e al godimento di privilegi legati a questultimo. Scrive Basaglia: Lo stigma generico di devianza si trova quindi a sostituire quello pi specifico e pi violento di psicopatia-delinquenza. I rigidi parametri della scienza medica vengono ammorbiditi dallingresso in campo delle cosiddette scienze umane, che non modificano per lessenza del fenomeno1. E cos che nasce la risposta plurale, differenziata, capace di intercettare larghe fasce di popolazione, sino a giungere al paradosso della maggioranza deviante o potenzialmente tale. Questo esattamente ci che richiede il livello di sviluppo socioeconomico statunitense di fine anni Sessanta, vale a dire non solo la capacit di prendere in consegna limproduttivo, ma soprattutto di saperlo individuare e costituire tramite processi di stigmatizzazione. Non a caso Basaglia parla apertamente di stigma, ossia di un segno che viene associato agli aspetti inconsueti e deprecabili della condizione morale di chi lo ha. Lo stigma, quale appunto la devianza, segna una condizione di minorazione e dincapacit attribuibile alla persona che lo porta, alla sua costituzione fisica, biologica. Non vi quindi una responsabilit condivisa ma unicamente individuale, cos come accade con il delinquente o lo psicotico allinterno di forme custodialistico-punitive di controllo sociale. Ci ricorda Goffman che la societ a stabilire quali strumenti debbono essere usati per dividere le persone in categorie e quale complesso di attributi debbano essere considerati ordinari e naturali nel definire lappartenenza a una di quelle categorie 2. Un discorso analogo fatto proprio dagli esponenti della scuola sociologica della cosiddetta labelling theory, in particolare H. S. Becker. Scrive questultimo: La scienza ha anche accettato la supposizione di senso comune secondo la
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F. Basaglia Franca Ongaro Basaglia, La maggioranza deviante, p. 157, cit. E. Goffman, Stigma (1963), Ombre Corte, Verona, 2003, p. 12.

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quale latto deviante avviene perch certe caratteristiche della persona che lo commette rendono necessario ed inevitabile il commetterlo. Di solito gli scienziati non pongono domande sulletichetta deviante quand applicata ad azioni o persone particolari, ma lo considerano come un dato di fatto. Cos facendo, accettano i valori del gruppo che emette il giudizio1. Il pensiero di questi autori pone con forza il tema del giudizio quale componente cruciale del fenomeno deviante stesso, ovvero del fatto che la societ stessa a creare la devianza. Continua Becker: voglio dire che i gruppi sociali creano la devianza istituendo norme la cui infrazione costituisce la devianza stessada questo punto di vista la devianza non una qualit dellatto commesso da una persona, ma piuttosto una conseguenza dellapplicazione, da parte di altri, di norme e di sanzioni nei confronti di un colpevole2. Latto deviante si configura quindi come una conseguenza della reazione esterna allatto di una persona; dove il termine esterna attribuibile alle relazioni di potere che informano lesistente. Questo breve excursus sociologico circa linterpretazione della devianza, risulta cruciale ai fini della comprensione del salto di paradigma che Basaglia ritiene essere in corso negli Stati Uniti di fine anni Sessanta. La critica rivolta al dilatarsi delle malattie nel momento in cui si creano nuovi servizi deputati alla loro cura, avvalora significativamente la lettura che Goffman e Becker forniscono del processo di etichettamento e categorizzazione delle persone. Questultimo assume una prospettiva funzionale, non appare come qualcosa di dato, interno alle dinamiche dinterazione sociale, bens politicamente determinato. Infatti, in tema di politica sanitaria, un servizio dovrebbe ridurre il fenomeno per cui stato creato come risposta ad una carenza tecnicofunzionale. Invece, nel momento in cui il nuovo servizio non pu che tendere come ogni nuova istituzione inserita nel ciclo produttivo alla propria sopravvivenza, la finalit la produzione, nel cui cerchio il malato viene assorbito come un nuovo oggetto e non come il soggetto per i cui bisogni il servizio stato creato3. Ecco che lo stigma di deviante risulta essere la condizione essenziale affinch laccesso al mondo della produttivit consenta allimproduttivo di redimersi dallinfamia di essere altro rispetto ai meccanismi di accumulazione capitalistica. Labbandono dellideologia della diversit, di cui si conserva tuttavia il portato di discriminazione morale oltre che medica, consente dindividuare soggettivit devianti maggioritarie in seno alla societ in virt dellidentificazione tra devianza e improduttivit. E tale concentrazione - esercitata tramite la riduzione dogni forma di improduttivit a devianza e di questultima al rango di patologia - a rappresentare un formidabile strumento di potere e di controllo affidato alle classi dominanti, perseguito attraverso un duplice movimento, politico e culturale, che snatura la soggettivit dellindividuo. Infatti, da un lato lingresso di nuovi saperi frammenta e divide ogni possibile alleanza dei soggetti del cambiamento sociale, dallaltro lato,
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H. S. Becker, Outsiders. Saggi di sociologia della devianza, Edizioni Gruppo Abele, p. 18. Ibidem, p. 22. 3 F. Basaglia Franca Ongaro Basaglia, La maggioranza deviante, p. 166.

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invece, si concentrano queste soggettivit in un unico immaginario al fine di guidarne efficientemente il percorso nel circuito del controllo sociale. Possiamo cos dire che dal punto di vista del deviante, ossia del soggetto stigmatizzato come tale, la propria irriducibilit al sistema viene circoscritta e atomizzata sino a ricondurne le cause alla costituzione biochimica dellorganismo stesso; dal punto di vista del potere, invece, si assiste ad unazione di inglobamento della societ e delle soggettivit che la compongono da parte di una nuova ideologia del controllo. Accade quindi che lindividuo risulti compresso e immobilizzato da un duplice movimento che da un lato mira a scomporlo nelle sue parti costitutive sino a scoprire la causa organica della sua incomprensibilit, dallaltro lato viene invece proiettato nei massimi sistemi della psichiatria contemporanea che, in virt di quella stessa scomposizione originaria, mistifica la sua appartenenza alla categoria degli esclusi tramite una classificazione nosologica. Pertanto, non si tratter pi di dare un fondamento scientifico alla psichiatria, ma di lottare politicamente affinch il sistema psichiatrico venga rimesso in discussione a livello socialetutto questo comincia a consumare gli psichiatri italiani in quanto soggetti della conoscenza, spingendoli senza sosta a distruggere il luogo del discorso il manicomio e a dissipare il sapere scientifico la psichiatria in una lotta politica, in un tentativo di generalizzazione delle questioni specifiche del manicomio e della psichiatria1. Con queste parole Di Vittorio delinea la strada maestra da percorrere per giungere ad una radicale messa in discussione della psichiatria sia nella sua dimensione storica che scientifica attraverso un confronto con questultima che avvenga sul solo terreno realmente esistente, cio quello sociale. La dimensione ideologica delle nuove misure messe in atto nellassistenza psichiatrica, risulta quindi evidente nella falsificazione del ruolo dellindividuo che viene restituito alla societ e allindividuo stesso. Ci che pi conta pertanto la falsa coscienza, poich essa gi in s strumento di controllo, o meglio, dinconsapevole auto-controllo. La de-qualificazione dellindividuo dal rango della normalit a quello della-normalit, esercita su questultimo unazione stigmatizzante che individua nellinteriorizzazione dellimmagine sociale di s, e nellauto-afflizione che ne deriva, la leva del controllo sociale stesso. Potremmo dire che il fine ultimo di questo processo loggettivazione delluomo nei termini sartriani, ovvero la riduzione della soggettivit, propria del vivente, ai confini fisici dellin-s, che non mai per-s. Questo significa che il margine dindividualit, il bordo che separa lio da unidea oggettiva e statica dellessere, viene eliminato affinch possa coincidere con limmagine impostagli in modo predefinito e funzionale. Afferma Basaglia: Il corpo dunque materia passiva che si soggettivizza nellattuarsi come principio di ordinamento condizionato dalle circostanze attorno al quale verte lo spazio vissuto2. E quindi evidente come il corpo non possa in alcun modo divenire
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P. Di Vittorio, Foucault e Basaglia. Lincontro tra genealogie e movimenti di base, Verona, Ombre Corte Edizioni, 1999, p. 59. 2 F. Basaglia, Corpo, sguardo e silenzio. Lenigma della soggettivit in psichiatria (1965).

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oggetto di ordinamento, poich risulterebbe impossibile il processo di soggettivazione delluomo che non pu rinunciare al corpo per esperire la realt circostante e approdare cos al vissuto individuale e collettivo. Ci che a questo punto risulta importante rilevare, allinterno della cosiddetta ideologia della tolleranza, come il controllo sociale si eserciti sotto forme frammentarie e deterritorializzate, volte a coincidere con lintero spazio della societ. Possiamo affermare che loppressione della soggettivit umana quindi un fenomeno che ha origine nellimmaginario che ciascun individuo crea e percepisce del mondo e, soprattutto, della proiezione di s nel mondo. Ogni forma di devianza che come abbiamo visto sempre determinata subisce unazione oggettivizzante che, nella dimensione politica e culturale, sostanzialmente simile a quella generata dallo stigma dellessere giudicato psicotico o delinquente. Con questo non si intende sostenere che lideologia della tolleranza applicata alla maggioranza deviante riproponga su base allargata il dominio dei corpi degli internati che giunse a vere e proprie forme di tortura ma, al contrario, si vuole evidenziare come forme soft di istituzionalizzazione traggano origine ed ispirazione dal messaggio ultimo che sorregge le istituzioni totali, ovvero linferiorizzazione delluomo, non pi essere dotato di ragione e razionalit ma incomprensibile manifestazione di follia. Il principio che sottende lintero discorso nuovamente quello positivistico e deterministico che tuttavia pu assumere, di volta in volta, una matrice organicistica piuttosto che psicodinamica o psicosociale. Il pensiero basagliano assume cos una dimensione eminentemente politica, aliena da ogni tecnicismo e autoreferenzialit psichiatrica. Basaglia non alla ricerca di spazi dove ricollocare la psichiatria contemporanea alla luce di limiti, soprusi, critiche e trasformazioni sociali. Non vi quindi un tentativo di riforma a fronte di contraddizioni sociali ed istituzionali prima fra tutte la condizione di povert materiale del malato di mente e lazione regressiva che listituzione opera nei suoi confronti bens la volont di rendere evidente il mandato sociale dello psichiatra e la sua conformit allesistente. Sono infatti le trasformazioni economiche e sociali ad indurre il sistema politico ad aggiornare quel mandato e a commissionare successivamente alla psichiatria una legittimazione tecnico-scientifica. Al ruolo dei tecnici nella definizione dellideologia della tolleranza e, soprattutto, nellazione di mascheramento del volto del dominio e di mistificazione delle contraddizioni sociali dedicato il proseguo del capitolo.

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I funzionari del consenso


Crimini di pace - pubblicato nel 1975 - il titolo di un testo straordinariamente politico curato da Franco Basaglia in collaborazione con Franca Ongaro Basaglia. Il fatto che questo saggio si apra con una citazione di Antonio Gramsci1, emblematico delle intenzioni dichiaratamente politiche del suo estensore, che approdano alla volont dindividuare un punto di incontro tra le lotte antiistituzionali, le riflessioni circa le nuove forme di controllo e lideologia del consenso politico. Basaglia sostiene che lintellettuale, figlio della borghesia, poteva prendere le parti della classe oppressa, senza che questo gli richiedesse una messa in discussione dei valori cui automaticamente aderiva2. Questa ambiguit di fondo - che accompagna la stessa militanza politica dellintellettuale critico viene smascherata dallesplosione duna insanabile contraddizione tra ideologia e pratica. Gli intellettuali e i tecnici rispettivamente i teorici e i pratici dellideologia dominante assumono consapevolezza del proprio ruolo di commessi e funzionari della classe dominante a partire dalla propria attivit pratica. In questo Basaglia restituisce un insegnamento politico di cruciale rilevanza, evidenziando come ogni processo di emancipazione delluomo e della rispettiva presa di coscienza - non possa che originarsi dalla consapevolezza della natura reale e politica delle contraddizioni sociali e del relativo disagio esistenziale. La politica quindi realt, e soltanto dallimmersione nella materialit della vita pu nascere il soggetto della trasformazione sociale. Non vi istanza di cambiamento alcuna che non sia incentrata su un vissuto diretto, provato e percepito dallio-corpo, specie nel suo essere dolore, ingiustizia, oppressione. La soggettivazione politica non pu che avvenire nei luoghi in cui la sofferenza umana assume volti conosciuti, in cui il dolore si fa parola di uomini e donne desiderosi di raccontare la propria esistenza. Ecco perch compito degli intellettuali non , secondo Basaglia, fingersi gli operai che non siamo, ma rendere praticamente espliciti i processi attraverso i quali una ideologia scientifica riesce a far accettare ad una classe subalterna misure che apparentemente rispondono ai suoi bisogni e che, di fatto, la distruggono (in questo consistono le ideologie)3. Abbiamo detto che la consapevolezza dei tecnici del sapere pratico di essere i funzionari del consenso deriva da uno scontro tra lideologia e la pratica. Indubbiamente, il manicomio fornisce un punto di vista privilegiato nello svelare le contraddizioni tra lideologia dellospedale (la cura e la riabilitazione) e la pratica (la segregazione e la violenza). Questa infatti la critica principale
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Gli intellettuali sono i commessi del gruppo dominante per lesercizio delle funzioni subalterne dellegemonia sociale e del governo politico. A. Gramsci, Quaderni del carcere, Gli intellettuali e lorganizzazione della cultura (1930). 2 F. Basaglia,in collaborazione con Franca Onagro Basaglia, Crimini di Pace, in Crimini di pace, Einaudi, Torino, 1975. Anche in Lutopia della realt, p. 209. 3 Ibidem, p. 216.

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che Goffman, ancor prima di Basaglia, rivolge allistituzione totale nelle pagine di Asylums1. Basaglia, tuttavia, decide di andare alla ricerca della funzione sociale del manicomio che abitualmente sfugge alla comprensione dello psichiatra. Se cos non fosse, si commetterebbe lerrore di muovere una critica tecnica e non politica delle istituzioni totali; sarebbe infatti sufficiente operare un riallineamento tra lideologia ufficiale e la pratica al fine di eliminare ogni scarto di inefficienza istituzionale e per questa via ogni contraddizione. Basaglia, invece, pone con forza interrogativi stringenti circa il mandato sociale delle istituzioni della violenza2. Vi quindi una inconciliabilit di fondo tra il mandato della scienza e quello della societ; uninconciliabilit che tuttavia individua nelle ideologie e nel loro carattere mistificatore lelemento capace di celare le contraddizioni e garantire cos il sostanziale mantenimento dei rapporti di potere esistenti. Il fine della scienza medica, a fronte di una conclamata patologia, quello di curare, ovvero preoccuparsi, interessarsi a qualcuno, dar vita ad un rapporto in cui una sofferenza oggetto di partecipazione, solidariet, comprensione ed aiuto 3; il mandato (politico) della societ, invece, si riassume nel celare ogni contraddizione riconducendola allordinariet e alla prevedibilit degli eventi. Lessenziale, per il potere, stemperare i colori dalle forti tonalit, omogeneizzando cos il quadro sociale attraverso unincessante produzione ideologica. Emerge quindi nellanalisi basagliana una concezione storica dello Stato e delle relazioni sociali informata dalla contrapposizione di classe, intesa come inconciliabilit dei bisogni delle classi subalterne rispetto agli interessi del gruppo dominante. La storia quindi uninterrotta lotta di classe, una perenne battaglia tra oppresso ed oppressore che, nellepoca dellideologia della tolleranza, vede ricoprire un ruolo significativo della scienza nel determinare la stessa coscienza di classe e finanche esistenziale delluomo. Il supporto falsamente neutrale delle ideologie scientifiche allideologia dominante pu essere ricondotto, secondo Basaglia, allartificio in base al quale i devianti, i diversi, gli anormali, sono ci che sono per natura, e che scienza e societ non possono modificare processi connaturati nelluomo. Irrompe con forza, esplicitamente, il tema ineluttabile della costituzione naturale del deviante e di come linferiorizzazione biologica rappresenti una passaggio ineludibile nel determinare la condizione sociale dellescluso. A questo punto, lecito domandarsi quali siano, nella pratica quotidiana, i processi che sostengono la creazione di nuove ideologie da parte dei funzionari del consenso. Infatti, se pu apparire cosa ovvia che le istituzioni della
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Come fanno notare Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia nellIntroduzione alledizione Einaudi di Asylums (1968), al di l della contraddizione palese che Goffman denuncia tra le finalit ideologicoscientifiche e la quotidianit concreta dellistituzione psichiatrica, si pu intravvedere unidentit fra la realt istituzionale e la funzionalit dellistituzione in rapporto al nostro sistema sociale che sopravvive appunto escludendo gli elementi di disturbo. Da questo punto di vista lanalisi di Goffmansi ferma, limitandosi e rendere esplicita la contraddizione fra ideologia e realt. 2 Come non vedere nel dilatarsi e nel restringersi dei limiti di norma, a seconda della classe del disturbato e delle situazioni di espansione o di recessione economica del paese, che pu o non pu riaccogliere le persone riabilitate, la relativit di un giudizio scientifico che, di volta in volta, muta il carattere irreversibile delle sue definizioni?, Ibid. p. 211. 3 Franca Ongaro Basaglia, Salute/Malattia, Torino, Einaudi, 1982, p. 43.

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societ borghese esistono a difesa dei valori e, soprattutto, della condizione materiale del gruppo dominante, pi difficile scorgere i percorsi politici e culturali che delineano un immaginario collettivo capace di produrre non solo consenso, ma anche una rappresentazione della realt funzionale alla difesa dello status quo. Con straordinaria lucidit politica - che nella sensibilit umana individua una sorgente inestimabile -, Basaglia cerca di focalizzare lattenzione e il discorso sulle dinamiche dinterazione individuale e sulla capacit delluomo di rendersi soggetto del cambiamento a partire dallempatia che nasce dallincontro con laltro. Basaglia dice chiaramente che dobbiamo tentare di costruire un nuovo umanesimo, dobbiamo dare una nuova forma alluomo, dobbiamo creare i presupposti per cui laltro non sia un nemico 1, ma un soggetto indispensabile nella lotta alle contraddizioni e alle ingiustizie sociali, poich elemento sempre costituente della soggettivazione politica di ciascuno. Tuttavia, questa fiducia nelluomo necessaria alla serena riflessione politica e allincessante ricerca duna condizione di dignit delluomo, costretta a scontrarsi con la realt dei rapporti sociali. Per queste ragioni, Basaglia sembra andare alla ricerca di un punto di vista altro rispetto al proprio, nella consapevolezza che la condizione di direttore di ospedale psichiatrico tuttuno con la sua estrazione sociale borghese non gli possa consentire di comprendere realmente i vissuti degli oppressi, dei diseredati. Se ne deduce che soltanto chi oggetto della manipolazione e del controllo della psichiatria pu aiutare ad individuare e chiarire le dinamiche attraverso le quali avviene la mortificazione e lo snaturamento del s degli individui. Per questa ragione fondamentale, nel pensiero basagliano, creare le condizioni affinch alla classe subalterna sia consentito di riconoscere nella scienza e nelle ideologie la manipolazione e il controllo di cui oggetto, e non invece un valore assoluto2. Non vi quindi spazio per certezze e dogmatismi, specie in ambito scientifico dove, da un lato, il retroterra politico-sociale indirizza e governa la ricerca scientifica e, dallaltro lato, si appropria dei linguaggi di questultima consapevole del prestigio che essa ha maturato nellimmaginario collettivo utilizzandoli in chiave funzionale al potere stesso. Sono quindi le parole stesse della medicina a trarre in inganno la classe oppressa che, paradossalmente, tende ad avvertire una risposta insufficiente ai propri bisogni sul piano delle prestazioni medico-scientifiche. I termini diagnosi e cura, come ci ricorda Franca Onagro Basaglia in Salute/Malattia, rimandano a significati accoglienti e carichi di un sapere che tanto pi rassicurante quanto impenetrabile e tecnicistico nel porsi al servizio dei bisogni spesso falsi ed indotti di ciascuno. E il discorso medico-psichiatrico a risultare ambiguo, fuorviante e ideologico in quanto finalizzato a sconvolgere la rappresentazione e la comunicazione della realt. E in questi termini che il tecnico borghese esercita la delega affidatagli dalla classe dominante, vestendo cio gli abiti delluomo di scienza in unaccezione presuntivamente neutrale ed assoluta
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F. Basaglia, Conferenze brasiliane, p. 62. Ibidem, p. 215.

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di questultima1. Rifiutando di cogliere gli elementi di dominio e didentificazione con la classe borghese insiti nel discorso psichiatrico, il tecnico oggettivizza non solo il malato di mente ma anche se stesso nel ruolo di funzionario del potere. In un contesto che punta alla fissit dellindividuo, alla sua riflessiva rispondenza allimmagine sociale che ne restituiscono i rapporti economici e sociali, la straordinaria lucidit politica di Basaglia consiste proprio nel comprendere che soltanto dal dialogo con linternato il tecnico del sapere pratico pu imparare a conoscere ed individuare i bisogni effettivi degli oppressi, al di l di ogni ideologia. Il tecnico borghese, afferma Basaglia, vive uno stato di alienazione da cui pu uscire rompendo la condizione di oggettivazione in cui vive loppresso 2. E pertanto lunit nella lotta che consente una soggettivazione politica del tecnico e dellinternato, nella comune ricerca di una liberazione pratica. Queste poche parole racchiudono non solo un profondo significato politico, ma la strada indicata da Basaglia al fine di raggiungere una liberazione che si d costantemente nel viaggio, nella ricerca di infiniti attimi incatenati tra loro da istanze di liberazione delluomo. Uno di questi spiragli di emancipazione - e di discontinuit storica e politica -, segnato dal tradimento del tecnico verso il proprio committente ossia la classe dominante attraverso lidentificazione della propria battaglia politica con quella del paziente, delineando cos un comune immaginario affrancato dalla passivit e dalloggettivazione dei rispettivi ruoli. Se appropriato parlare di ruoli in quanto la psichiatria opera una messa in scena sin dalla sua comparsa tra XVIII e XIX secolo altres importante sottolineare che sia il malato di mente che lo psichiatra non recitano affatto, poich la loro personalit sussunta, interamente ricondotta alle pratiche quotidiane di oppressione e di controllo, di obbedienza e passivit che la disciplina psichiatrica, in tutte le sue forme storiche, pone in essere. Coloro che sfuggono alle ferree leggi della disciplina psichiatrica - attraverso gli spiragli di liberazione che la contraddizione tra ideologia e prassi crea incappano in una sorta di scomunica da parte del committente (il gruppo dominante) in quanto il tecnico ha messo in piazza i segreti di famiglia, quelli che di solito conosce solo il padre e che neppure i figli devono sapere, altrimenti avrebbero poco rispetto per il padre e per la famiglia3. Basaglia presenta qui un interessante parallelismo tra il modello patriarcale e lorganizzazione socio-istituzionale tipica dei luoghi della psichiatria, capace di rimandare alla continuit storica del ruolo marginale degli esclusi che le scienze umane non intendono certo affrancare. Infatti, ricorda Basaglia, La nascita delle scienze umane
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La dimensione assoluta cos conferita dalla presunta neutralit, ossia dallidea che vi possa essere unattivit delluomo, ancorch in ambito scientifico, scevra da ogni influenza politica, sociale ed economica. Potremmo dire che allinterno di tale visione lesistenza stesso delluomo risulterebbe svilita, poich ricondotta ad una sfera irreale, lontana dalla materialit della vita e delle sue contraddizioni; tra le quali il fatto che ad orientare la scienza sono spesso interessi parziali e rispondenti ad esigenze economiche e relative ad assetti di potere. Altro discorso sostenere che vi possa essere un ideale verso il quale tendere, che veda nella scienza pura la manifestazione della razionalit delluomo, lo strumento attraverso il quale leggere il libro della natura, intrecciando cos i temi della scienza e quelli della filosofia, delletica, del senso dellessere e della vita. 2 F. Basaglia - Franca Onagro Basaglia, Crimini di Pace, in Crimini di pace. Anche in Lutopia della realt, p. 217. 3 Ibidem, p. 218.

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sembrava dare inizialmente nuove aperture e nuove prospettive alla lotta per la liberazione delluomoMa, una volta immesse queste nuove scienze nella logica della divisione in classi esse si sono praticamente tradotte in ulteriori strumenti utili alla conferma di questa oppressione 1. Tale processo ha dato origine ad unimponente opera di codificazione generale della societ, e in questa turbinosa ricollocazione di valori e morali, i comportamenti sono stati analizzati, sezionati e suddivisi in normale e patologico, corretto e deviante. Se Goffman e Becker hanno fornito un contributo cruciale alla lettura delle dinamiche di stigmatizzazione sociale, Basaglia non rinuncia a storicizzare tale processo e ad inserirlo in un quadro politico di ampio respiro. Ecco quindi che lutilizzo del tecnico o dellintellettuale in qualit di funzionario del consenso risponde ad esigenze politiche che affondano le radici nella crescita e nel consolidamento del sistema capitalistico e di una legge economica che deve contare sul controllo dei pi per garantire la sopravvivenza del gruppo dominante2. Un altro tema di grande attualit, proposto da Basaglia in questo lungo saggio, concerne quanto si potrebbe definire il feticcio della difesa formale dei diritti delluomo. Sostiene infatti Basaglia, che si ricorre allutilizzo di un certo tipo di tecnico o intellettuale, in qualit di funzionario del consenso, quando occorre far passare per qualcosa di diverso ci che potrebbe contrastare con i principi dei diritti delluomo che non possono non essere formalmente sostenuti. E a questo livello che intervengono le scienze umane e le diverse ideologie, con lo scopo di garantire la scientificit e la legalit della tortura e dei crimini. Soltanto laddove non si conoscono ancora i vantaggi offerti dalluso delle scienze umane, come forma di controllo sociale, la tortura si pratica illegalmente. Basaglia delinea quindi un profilo delle scienze umane e della psichiatria in particolare rivolto a giustificare e a normalizzare leccezione, linconsueto e il drammatico nei rapporti politici e sociali quale ad esempio la tortura ammantandoli di unaura tecnica e specialistica, dove la cura del particolare - ad esempio gli effetti dellelettroshock sullorganismo piuttosto che i cavilli giuridici in merito allinterpretazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani soverchia il tutto. Potremmo qui trovarci dinanzi ad una contraddizione del pensiero basagliano, poich abbiamo visto, ne La maggioranza deviante, come le scienze sociali venissero presentate quali ancelle della psichiatria, con il duplice scopo di ampliare il raggio dazione di questultima attraverso la patologizzazione del vivere sociale e ammorbidirne le forme di controllo per garantire il consenso politico. Pertanto, la dimensione che abbiamo definito come soft del controllo sociale e
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Ibidem, p. 218. E questa unanalisi che, prima di Basaglia, Foucault in Storia della follia e R. Castel in Lordine psichiatrico solo per citare i pi noti approfondiscono sul piano storico e politico. Lelemento di interesse e novit in Basaglia, risiede nella sua stessa condizione di tecnico. Infatti, tra i primi psichiatri al mondo a mettere in discussione il proprio sapere e il proprio agire quotidiano. E questo lelemento di discontinuit, di rottura radicale rispetto a pur rilevanti esperienze a lui contemporanee, di cui le pi note sono quelle condotte da M. Jones e R. D. Laing. Ecco perch il discorso che Basaglia conduce in Crimini di pace circa la presa di coscienza del tecnico del sapere praticoha il sapore di un vissuto personale, duna negazione del proprio ruolo sociale e quindi duna ricerca, in primo luogo, di s nel mondo.

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delle forme di istituzionalizzazione dominate dalla multidisciplinariet dei saperi che intervengono sullio-corpo e dalla patologizzazione della devianza viene corroborata da un inasprimento delle rivendicazioni politico-culturali circa gli interventi hard, quali la tortura e i crimini di pace in generale. Quali le ragioni storiche e politiche che non consentono un definitivo abbandono di pratiche di controllo e di dominio inequivocabilmente violente, vessatorie e inumane? Quale il punto di congiunzione tra le preoccupazioni circa la patologizzazione della devianza e lilleggibilit dei nuovi processi di controllo da un lato, e il riesplodere di vere forme di tortura e sadismo dallaltro? Con la sensibilit che contraddistingue i suoi scritti nel cogliere i mutamenti sociali, Basaglia avverte un disagio della civilt che pare stia facendo ricomparire un po ovunque la torturain un clima culturale in cui la ragione di stato sta prevalendo sullultimo umanesimo, e la violenza non teme pi di rivelarsi per ci che 1. La densit politica di queste righe, cariche di passione civile ed umana, lancia un grido dallarme non solo contro il dominio della violenza e del sopruso che si pone oramai persino al di l della forma stessa dei principi dei diritti delluomo -, ma soprattutto contro il carattere sempre pi ordinario di questultimo, connaturato al divenire stesso del sistema. In sostanza, se nella Maggioranza deviante lattenzione di Basaglia catturata dalle nuove forme di controllo sociale e dal loro divenire, in Crimini di pace credo si possa leggere unanticipazione di scenari futuri che giungono sino ai giorni nostri, sino alla gestione delle vite di scarto di uomini e donne giudicate in eccesso. Crimini di pace fu pubblicato nella primavera del 1975, in un clima politico segnato da aspre contraddizioni di classe che, tuttavia, sarebbero state lette, col senno di poi, come una sorta di tramonto delle istanze di trasformazione sociale pi radicali finanche rivoluzionarie e di alba di una nuova fase politica segnata dal pensiero neoliberista, di cui la destrutturazione del Welfare state diveniva lelemento simbolico. La sconfitta del movimento operaio, gi nel corso degli anni Settanta, determin cambiamenti profondi e per questo forse meno visibili nellimmediato nella societ italiana che, per utilizzare lespressione di Dedijer richiamata anche da Basaglia, stava per ricevere il bacio della morte, ovvero lassimilazione ai valori della borghesia. Ecco quindi che lo smantellamento dei diritti sociali non risponde solo ai piani politici conservatori e neoliberisti, ma lindicatore pi rilevante di uno sfaldamento della coscienza di classe individuale e collettiva e di un progressivo venir meno del conflitto tra capitale e lavoro. Scrive T. H. Marshall: nel secolo ventesimo la cittadinanza e la classe capitalistica si sono trovate in guerra tra loro2, dove per cittadinanza dobbiamo intendere un movimento di emancipazione collettiva, soprattutto sociale, che ha individuato nel sistema di Welfare un compromesso storico con la classe padronale. E il venire meno di questa contrapposizione, a causa della sconfitta della classe
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F. Basaglia - Franca Onagro Basaglia, Crimini di Pace, in Crimini di pace. Anche in Lutopia della realt, p. 220. Corsivo mio. 2 T. H. Marshall, Cittadinanza e classe sociale (1950), Bari, Laterza, 2002.

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operaia, che Basaglia indaga nelle pagine finali del saggio in questione, laddove rileva che oggi ogni tecnico spicciolo anche proveniente dalla classe operaia o da una piccolissima borghesia quasi proletaria, che ha tratto vantaggio dalla maggiore accessibilit alla cultura borghese per il fatto di identificarsi nel suo ruolo e di difenderlo per s, rappresenta e impone i valori dominanti.1. E quindi la terziarizzazione delle societ capitalistiche (post)industriali con la loro capacit di inglobare parte della classe dominata nei valori e nel terreno della classe dominante grazie anche allallargamento del cerchio dei funzionari a rappresentare lelemento dunione tra lutilizzo dinamico delle scienze umane ai fini del controllo sociale e lesplosione di contraddizioni ingovernabili che il disagio della civilt porta inevitabilmente con s. Infatti, se da un lato la classe borghese riuscita a cooptare allinterno del proprio quadro culturale e valoriale membri della classe subalterna indebolendo cos il fronte delle rivendicazioni sociali - , dallaltro lato tali trasformazioni sociali e culturali hanno significativamente modificato gli assetti della societ, polarizzandola sempre pi tra ricchi e poveri, dominanti e dominati, riducendo drasticamente le opportunit di ascesa sociale. Il sistema di Welfare, pertanto, non era solamente testimonianza di un costante conflitto tra capitale e lavoro, ma anche veicolo di controllo degli oppressi, del movimento operaio e, pi in generale, di tutti coloro che dovevano assuefarsi ad uno standard di vita e rinunciare cos, gradualmente, a gettare le basi per ogni ulteriore istanza di rivendicazione futura. Non certo questa la sede dove ripercorrere la storia politica che ha condotto allattuale dominio del sistema economico e sociale neoliberista, tuttavia importante rilevare che la profondit delle fratture sociali arrecate da questultimo ha determinato una riattualizzazione della discussione circa la riapertura dei manicomi e di ulteriori luoghi di sospensione del diritto. A pochi anni dalla Maggioranza deviante, Basaglia coglie uno dei tratti costitutivi del modello economico e sociale neoliberista, ovvero lirrazionalit delle risposte politiche ai bisogni umani. Infatti, un sistema che per mantenere al governo una classe sempre pi autoreferenziale e ingorda costretto a manipolare i bisogni delluomo attraverso lausilio delle scienze umane e sociali, non pu che generare un inasprimento delle contraddizioni e delle fratture in seno alla societ. Il neoliberismo, oggi imperante, necessita di ancorare e fissare a terra gli elementi di disturbo, le vite di scarto per dirla con Bauman. Una componente sempre pi significativa del corpo sociale infatti ridotta a variabile dipendente del mercato, ossia della fame di potere e denaro che contraddistingue llite transnazionale che governa le sorti del mondo; quella che Basaglia, in unepoca sostanzialmente informata da rapporti produttivi e sociali fordisti, definiva classe dominante. Tuttavia, lelemento che emerso con sempre maggior irruenza nel corso degli ultimi anni e che Basaglia aveva gi sostanzialmente avvertito e sintetizzato nel disagio della civilt consiste proprio in un rinnovato imperio del mercato che non si limita a sfruttare sempre pi il
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Ibidem, p. 222.

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lavoro vivo ad ogni angolo del pianeta, ma addirittura pretende di decretare lespulsione di uomini e donne dalla civilt giuridica, sancendone una sorta di alterit rispetto ai confini dellumanit tollerati dal capitale. Per questa ragione, saranno centrali, nel prossimo capitolo, le riflessioni di Basaglia su legge, psichiatria e diritto.

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III. Psichiatria, legge e diritto

Il vostro diritto soltanto la volont della vostra classe elevata a legge: una volont il cui contenuto gi dato nelle condizioni materiali desistenza della vostra classe. Marx ed Engels, Manifesto del Partito comunista

1. Legge e psichiatria
Limpostazione marxista del pensiero basagliano - specie a partire dalla seconda met degli anni Sessanta certo evidente nelle riflessioni in merito al rapporto tra legge e psichiatria e, pi in generale, tra legge e dinamiche sociali. Siamo nel 1979 quando Basaglia scrive il saggio Legge e psichiatria - presentato presso lInternational Congress of Law and Psychiatry (Oxford)-, testo che pu indubbiamente considerarsi unanalisi storico-politica della nascita della psichiatria e, segnatamente, della sua costituzione in ambito giuridico. Basaglia opera in questo scritto una collocazione storica della disciplina psichiatrica indubbiamente dominata dalla concezione materialistica dellagire umano e, conseguentemente, della legge stessa1. Nella produzione sociale della loro esistenza, scrive Marx, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalle loro volont, rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. Linsieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della societ, ossia la base reale su cui si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono determinate forme della coscienza sociale2. Scrive Basaglia: Pur liberato dalla generica asocialit rinchiusa nelle carceri, il folle non pu trovare una collocazione nellordine razionale della societ in quanto non la trova nel suo ordine produttivo3. La subordinazione della dimensione sociale, culturale e finanche esistenziale a quella economica quindi presente in modo inequivocabile nel pensiero
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Linterpretazione sovrastrutturale del diritto, o meglio della legge, che accompagna il pensiero basagliano risulta, come vedremo in seguito, di cruciale rilevanza ai fini della comprensione stessa del rapporto tra Basaglia e la legge 180 che, spesso impropriamente, viene semplicisticamente associata al suo nome. 2 K. Marx, Per la critica delleconomia politica, Prefazione. 3 F. Basaglia, Legge e psichiatria, in Scritti vol. II, pp. 445-446. Linfluenza del pensiero marxiano traspare chiaramente negli scritti di Basaglia, specie a partire dalla seconda met degli anni Sessanta, quindi indiscutibile anche se a tuttoggi largamente inesplorata. Tuttavia, resta ancora largamente inesplorato il terreno dincontro tra Marx e Basaglia, ovvero il controllo della marginalit sociale attraverso forme di ideologiche della conoscenza borghese, tra cui la psichiatria.

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basagliano. E infatti la collocazione improduttiva del folle a determinare la sua espulsione dallordine razionale; nasce cos lidea della follia quale condizione di assoluta alterit rispetto alla ragione (borghese). Il confine diviene quindi limmagine storica e politica di questo processo; le mura che separano il manicomio dalla vita della citt, la cartella clinica che sostituisce la soggettivit del malato di mente con schematismi nosografici, cos come lo stigma giuridico di pericolosit sociale verso se stesso e gli altri, sono la dimostrazione della storicit di quel limite. Viene quindi meno la lettura che diede Erasmo della follia quale elemento immanente alla ragione e legata a questultima da una condizione di continua reversibilit1. Linvalicabilit delle mura dellospedale psichiatrico, il carattere ineluttabile e sovradeterminante del linguaggio medico, la forza della legge riassumono il destino storico di uomini e donne altrimenti irriducibili ad una codificazione della razionalit sempre pi coincidente col potere. La soggettivit di coloro che per qualsiasi ragione - non interpretano la propria esistenza alla stregua di un mero strumento daccumulazione capitalistica, viene pertanto snaturata e mortificata nei modi che abbiamo sin qui analizzato. Loriginaria marginalit del folle assume, nella lettura basagliana, una connotazione segnatamente socioeconomica; infatti, la nascita e linsediamento della psichiatria in seno alla medicina - che ha avuto come principale conseguenza la sostituzione della separazione tra produttivo e improduttivo con quella tra sano e malato presenta, come evidenzia Foucault in Storia della follia, un carattere storico determinato. Ad essere irrazionale limproduttivo, il vagabondo, colui che, inserito in una rete di obblighi e divieti, esercita il diritto di fuga e diserzione dinanzi ad un sistema che pretende persino di negargli il diritto di voce2. Tuttavia, quando la follia - emblema di improduttivit - viene inserita nellalveo della medicina, in virt del fatto che la nascita della clinica sembra indicare la raggiunta coincidenza tra improduttivo e malato, e perci lintegrazione tra medicina e organizzazione produttiva3, emerge una profonda contraddizione, ancora aperta, che necessita dellintervento della sovrastruttura giuridica. Infatti, la patologia relazionale corpo specifico della follia non risulta essere riconducibile alla razionalit delle tecniche che la scienza medica ha individuato per curare le malattie; ci, in primo luogo, a causa dellassenza di segni capaci di darsi non solo nella fattualit della propria autoevidenza poich questa sempre costruita e mediata socialmente sul piano culturale ma soprattutto nella propria fondatezza scientifica e segnatamente eziologica, senza la quale
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Erasmo da Rotterdam scrive il celeberrimo Elogio della follia nel 1508. Per Erasmo la follia un elemento irrinunciabile allesistenza delle societ, in quanto un mezzo per demistificare e per operare un effettivo rinnovamento vitale, creativo. La follia il pi efficace antidoto contro il dogmatismo, consente di guardare il mondo alla rovescia e rivelarne aspetti insospettati, sorprendenti, stimolanti, evidenziando cos lunilateralit delle regole. 2 La fuga deve essere qui interpretata come rifiuto degli angusti spazi in cui lindividuo costretto dal sistema economico e sociale dominante. E la risposta soggettiva ed immediata alla sopraffazione e allesclusione di cui si vittima. Pertanto, non da intendersi come categoria rivoluzionaria nei termini classici del Novecento, ma, paradossalmente, come mera volont di esser-ci, di poter quindi vivere coerentemente con la propria soggettivit in uno spazio sempre pi globale e al contempo ristretto. In sostanza, importante evidenziare come questa ribellione verso ingiustizie intrinsecamente avvertite come tali poich affondano le radici nella materialit dellesistenza porti con s un potenziale disgregante e conflittuale verso lesistente. 3 F. Basaglia, Legge e psichiatria, p. 446.

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lintervento medico diviene un fatto insignificante ed ingiustificabile. La scienza medica mantiene quindi un certo grado di autonomia rispetto alle esigenze dellorganizzazione produttiva, specie, come ricorda Basaglia, nella definizione e nel trattamento del suo oggetto (il corpo improduttivo = malato)1. Deve esservi, pertanto, una ragione ampiamente riconosciuta alla base di un intervento medico sui corpi, una motivazione che, anche quando ideologica, capace dindividuare un luogo dove manifestare e produrre la propria verit, quale ad esempio i processi di guarigione. Nota Foucault come la crisi medica sia scomparsa, tra la fine del XVIII e linizio del XIX secolo, a causa essenzialmente dellapparizione dellanatomia patologica che, di fatto, dava la possibilit di rendere visibile, in una lesione localizzata allinterno dellorganismo e reperibile nel corpo, la realt stessa della malattia2. La medicina, pertanto, riesce ad affermare se stessa grazie allevidenza della malattia, alla sua capacit di emergere dal corpo, di modificarlo e condurlo sino alla morte. Il corpo morto diviene quindi luogo di lettura e conoscenza della medicina; in esso che permangono i segni indelebili che gli hanno sottratto la vita. Al contrario, la psichiatria necessita di costituire, instaurare una prova o una serie di prove tale da consentirle di rispondere allesigenza della diagnosi assoluta, vale a dire una prova capace di conferire realt o irrealt, in grado di inscrivere nel campo della realt o invece di squalificare come irreale ci che si suppone sia la follia3. Ci che Foucault ci suggerisce che la psichiatria, in quanto mera forma di potere, arroga a se stessa la facolt di posizionare il confine fra reale e irreale, fra razionale e irrazionale, fra ci che consentito e tutelato dal sapere tecnico e ci che non lo . In sostanza, la continua ricerca di una prova, che coinvolge la psichiatria sin dalla sua nascita, a dimostrazione della scientificit del proprio sapere, si risolve in una codificazione culturale e giuridica che conduce allidentificazione del malato di mente di cui si stigmatizza il comportamento quale segno inconfutabile della malattia con lindividuo pericoloso socialmente. Lequiparazione dellimproduttivit alla malattia, di cui parla Basaglia, non solo orientata alla razionalizzazione della prima quale condizione imposta dalla razionalit borghese al fine di preservare lordine sociale capitalistico e quindi ad una misura di governo sociale che investe in primo luogo il ruolo della clinica -, ma si compone di una parte che potremmo definire ideologicamente calata nel reale. Se da un lato le cure rivolte alla classe operaia vengono giustificate dallesigenza di mantenere in salute la forza-lavoro e per questa via restituire unimmagine sociale della norma coincidente con la salute , dallaltro lato viene recuperata una condizione effettiva di sofferenza di uomini e donne. In sostanza, ci che manca alla follia per razionalizzarsi, ovvero per divenire malattia mentale ed essere cos oggetto di cure, una forma di legittimazione. A tal fine, osserva Basaglia, suo completamento fondamentale diventa
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Ibidem, p. 447. M. Foucault, Il potere psichiatrico. Corso al Collge de France (1973-1974), Feltrinelli, Milano, 2004, p. 229. 3 Ibidem, p. 231.

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la sanzione giuridica: il concetto di pericolosit socialesi delinea cos la contraddizione di fondo della psichiatria, ambiguamente sospesa, fin dal suo nascere, tra cura del malato e difesa sociale, tra medicina e ordine pubblico1. E a partire da questo presupposto che si origina la coincidenza tra corpo sociale e corpo organico in psichiatria. Afferma infatti Basaglia che i confini del corpo da curare, identificati nella medicina nel limite fisico del soma, su cui si costituisce la specificit e lautonomia della scienza medica, nel caso della psichiatria sfumano e si dilatano fino a coincidere col corpo sociale2. Non esiste il confine proprio e individuale del corpo in psichiatria; questultimo diviene specchio delle contraddizioni sociali, luogo di esercizio dei saperi e, conseguentemente, di particolari forme di potere. E nello spazio indefinito di quel confine che si attua, come vedremo, la sospensione del diritto tramite la creazione duno stato di eccezione permanente. Limposizione duna condizione indefinita e mutevole ai confini esistenziali, fisici e giuridici della persona umana, risulta quindi essere uno strumento formidabile di governo e assoggettamento delluomo. La soggettivit di questultimo viene attaccata violentemente attraverso uninvasione dei suoi confini reali il corpo al fine di frammentare e dissipare sul terreno psichiatrico e giuridico lidea stessa della sua identit, sotto forma di categorie stigmatizzanti e precostituite quali schizofrenia, psicosi o pericolosit sociale. Il linguaggio quindi tanta parte non solo nel delineare le parabole politiche del disprezzo e dellemarginazione sociale, ma soprattutto nel veicolare come tecnica, scientifica e finanche amministrativa unazione dal carattere evidentemente segregante. Se lobiettivo linferiorizzazione sociale e morale del diverso inteso come colui che irriducibile allordine nato dallidentificazione del potere con la ragione borghese ai fini del suo controllo, allora sotto questa luce che dobbiamo leggere lincontro tra la disciplina psichiatrica e quella giuridica. Nel loro punto di congiunzione drammaticamente rappresentato dai corpi degli internati e degli stigmatizzati - legge e psichiatria danno origine a forme desclusione che soltanto allapparenza possono risultare differenti, ma che, in realt, condividono una medesima ragione sociale e politica. La nascita della loro unione, pertanto, da imputare a fattori storico-politici specie nella loro dimensione filosofica e giuridica che hanno imposto il dominio del razionalismo borghese ad ogni ambito dellazione umana. E evidente come, ancora una volta, sia parte cruciale di ci che definiamo razionalismo borghese lelemento ideologico. La ragione della necessit politica e filosofica del concetto giuridico di pericolosit sociale, risiede quindi nella sua complementariet al presupposto fondamentale della disciplina psichiatrica, ovvero lincapacit di intendere e di volere del malato di mente. E quindi il folle che, lanciandosi nella dimensione sociale senza inibizioni di ordine morale o culturale e rischiando cos di infrangere ogni barriera posta a difesa dellesistente e delle sue ingiustizie -, delinea allinterno del sistema valoriale borghese i percorsi
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F. Basaglia, Legge e psichiatria, p. 447. Ibidem, p. 448.

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dellemarginazione sociale in forza della propria mera esistenza. Per dirla con Castel, la sfida che la follia lancia allordine borghese non vede mai n vittorie n sconfitte definitive, poich la condizione dellarmistizio non pu essere contemplata. Da qui la ragione della perenne attualit del controllo del folle, la necessit di imprigionare la follia sia sul piano fisico che culturale ed immaginario. Questultima, in virt della propria mera esistenza, lancia quindi una sfida a tutto campo alla societ borghese, alla sua organizzazione economica e, soprattutto, alla sua capacit di produrre significati coerenti. E in tal senso che credo sia doveroso leggere la sanzione giuridica della pericolosit sociale e non, come spesso viene ideologicamente propagandato, sul piano sicuritario dellincolumit personale. Parimenti, linspiegabilit di alcuni fenomeni e quindi il loro portato destabilizzante a richiedere lintervento della psichiatria forense e criminale, al fine di ricondurre lincomprensibile e linspiegabile agli angusti ma rassicuranti confini della razionalit borghese1. La stra-ordinariet patologica dellatto incomprensibile viene tuttavia stabilita a posteriori, poich necessita del frangente imprevedibile per manifestarsi in modo inequivocabile, ed essere cos posto oltre i confini della normalit, al di l della condizione umana per dirla con Basaglia. Ci si trova cos dinanzi ad una serie di relazioni di causa ed effetto che con lucida spietatezza giungono allidentificazione della normalit con la condizione umana stessa. Lanormale e segnatamente il folle appare cos costitutivamente inumano; ecco perch corpo sociale e corpo organico sono, in psichiatria, intrappolati in unopposizione irriducibile. La medicina, invece, ha non solo la capacit, ma anche la necessit di restituire il corpo organico al corpo sociale, e questo per due ragioni principali. La prima che il corpo sociale, ovvero lorganizzazione produttiva, richiede lintegrazione della forza lavoro sana e anche in virt di questa esigenza acconsente alle cure -; la seconda che la scienza medica deve poter esprimere e manifestare la validit del proprio sapere poich questa lunica via attraverso cui consolidare lo
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Nello scritto Levoluzione della nozione di individuo pericoloso nella psichiatria legale del XIX secolo, Foucault si interroga sulle ragioni dellintervento della psichiatria in ambito penale agli inizi del XIX secolo. Tra il 1800 e il 1835 si verificano una serie di crimini efferati che presentano tra loro alcune rilevanti analogie cos riassunte da Foucault: il grande assassinio mostruoso, senza ragione n segni premonitori, lirruzione improvvisa della contro-natura nella natura, dunque la forma singolare e paradossale con cui si presenta la follia criminale o il crimine patologico. Si tratta quindi di un tipo di alienazione che si manifesterebbe soltanto nel momento e nelle forme del crimine, che gli psichiatri del tempo riassumono con la finzione della monomania omicida. Nota Foucault, come il fatto tanto pi paradossale in quanto, pochissimo tempo prima, al termine del XVIII secolo, i primissimi alienisti (in particolare Pinel) protestano contro la promiscuit, praticata in molto luoghi di internamento, tra delinquenti e malati. Perch si voluta riallacciare tale parentela? Foucault individua due principali chiavi di lettura. La prima da ricercare nella nascita, a partire dalla fine del XVIII secolo, del corpo sociale inteso non solo come metafora giuridico-politica ma come realt biologica e campo dintervento medico. Il medico, afferma Foucault, deve quindi essere il tecnico di questo corpo sociale e la medicina unigiene pubblica. Lautonomia e il prestigio della psichiatria ottocentesca quindi da ricercare nellambito di una medicina percepita come difesa dai pericoli inerenti al corpo sociale. La seconda ragione risiede invece nei meccanismi di punizione e nei significati loro attribuiti. E tramite questa via che la medicina mentale penetra nella penalit, e non dallalto con la mediazione di codici o princpi teorici. Questo perch punire diviene un insieme di processi ideati per modificare i trasgressori, in una societ in cui lesercizio del potere implicava una tecnologia ragionata degli individui. La punizione, pertanto, pi che sul crimine deve ruotare sulla persona del criminale, specie a proposito dei crimini senza ragione. La macchina penale non si accontenta pi di unammissione o di un accertamento dei fatti, necessita di una confessione, di un esame di coscienza, uno svelamento di s; anche da qui lintervento della psichiatria in ambito penale.

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status e il prestigio raggiunto. La psichiatria, invece, si riconosce unicamente nella cancellazione del corpo organico uomini e donne in nome degli interessi del corpo sociale ossia rapporti di potere e sfruttamento. Per cancellazione del corpo organico non dobbiamo solo intendere la mortificazione delluomo di cui abbiamo parlato in precedenza ma, rimanendo allinterno del discorso medico-psichiatrico, limpossibilit della guarigione dalla malattia mentale quale postulato della psichiatria stessa. La cancellazione del corpo organico, infatti, determina il venir meno della stessa dimostrabilit scientifica del proprio discorso, poich si mortifica lelemento fisico e corporeo su cui manifestare le potenzialit della propria scienza; credo sia questa una delle immagini pi calzanti nel restituire la portata della forza scaturita dallincontro tra psichiatria e potere. Non vi quasi pi bisogno di ricorrere allincantesimo della scienza, il potere produce da s verit e certezze ben oltre il limite posto dalla razionalit stessa della scienza che, a questo punto, diviene ancella delle classi dominanti, non disciplina autonoma nel proprio sapere ma strumento di dominio. Il corpo fatto oggetto dalla psichiatria quindi un corpo morto che, come afferma Basaglia, assume significato solo in quanto contenuto del manicomio. Se interpretiamo il manicomio quale istituzione-simbolo del dominio e della sopraffazione, ne consegue che la psichiatria sostituisce la morte alla vita, lefficienza dellorganizzazione sociale ed economica alla serenit dellesistenza umana. Il soggetto cos annichilito, ridotto a mero strumento di riproduzione materiale del manicomio. Scrive Basaglia: In questo modo la razionalit del manicomio recupera la follia: un recupero chefino a quando non si produrranno sostanziali mutamenti nellorganizzazione produttiva, tender ad escludere la possibilit di recuperare il singolo corpo 1. Il singolo corpo la parabola di vita di uomini e donne nientaffatto raramente bambini e bambine , limmagine di un vissuto che affonda le radici nel dolore e nella sensazione di abbandono che percorre quel tormentato crocevia che lesistenza umana in condizioni di miseria e marginalit. In questo contesto, il manicomio a divenire paradossalmente soggetto, poich la riproduzione dei luoghi e delle forme del controllo psichiatrico diviene condizione essenziale ai fini della totalizzazione dellindividuo nella sua devianza psichica, ovvero nelloggettivazione biogiuridica della sua esistenza. Per questa ragione la psichiatria ha sempre tentato di ridurre al minimo lo scarto tra custodia e cura, puntando sistematicamente a dimostrare la necessit della loro coincidenza ai fini sia della guarigione che del recupero sociale del malato. E a questo livello che lintervento giuridico risulta essenziale, poich chiamato a governare la spinosa questione dei diritti delluomo in un regime borghese e liberale. Le norme che garantiscono la coincidenza della cura con la custodia e la sorveglianza a partire dalla condivisione dei medesimi luoghi2 - hanno infatti visto, storicamente, lesercizio di un controllo attento e rigido, volto ad impedire ogni pratica che potesse ostacolare lautomatica sequenza malattia-sanzione.
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Ibidem, p. 449.

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Al contrario, come nota Basaglia, sulle garanzie dei diritti del singolo, pure esplicitamente contemplate dalle legislazioni, ed affidate ad appositi organismi, si sono sempre consentiti ampi margini di manovra, quando giustificati o coperti dallautorit tecnica 1. La giustificazione dellautorit tecnica, quindi, non rivolta solo alla formazione del consenso, ma anche ad individuare uno spazio normativo dove sospendere i diritti di determinate categorie di persone, senza che questo possa compromettere lassetto dellordinamento istituzionale voluto dalle classi dominanti. Anzi, proprio lindividuazione di una parte variabile e fluttuante allinterno degli ordinamenti giuridici borghesi a consentire la sopravvivenza dellordine sociale ed economico di cui lapparato legislativo immagine riflessa. In sostanza, le contraddizioni sociali proprie del sistema capitalistico individuano nella sanzione giuridica e in quella psichiatrica che nel caso della malattia mentale si intrecciano in modo inestricabile condizioni favorevoli al contenimento della tensione sociale e, soprattutto, al governo di questultima in una chiave politica e culturale regressiva. Lesistenza stessa del discorso psichiatrico in ambito giuridico, e viceversa, tende a strutturare un immaginario segnato da istituzioni totali, perizie e classificazioni unicamente rivolte ad oggettivizzare le tensioni reali della societ - e delle persone che la animano -, operando un vero e proprio arretramento, sul piano della coscientizzazione politica, delle soggettivit coinvolte. In tal senso, risulta emblematico il sistema normativo costruito in ambito psichiatrico, orientato a sottrarre alla imprevedibile spontaneit del vivente ogni margine dautonomia. Limperativo strutturare, ordinare e definire al fine di frammentare i percorsi di soggettivazione politica. Come nel caso dellapparato giudiziario, osserva Basaglia, loggetto della psichiatria si definisce sul pericolo costituito dal comportamento deviante2. Possiamo quindi affermare che la psichiatria in realt riconducibile ad un mero sistema normativo, articolato lungo un percorso cos definito: pericolosit sociale-contenzione-internamento. Non vi alcuna reale autonomia rispetto ai pilastri della sanzione e della segregazione propri dellapparato giudiziario; infatti intorno ad essi che, storicamente, la psichiatria ha svolto e continua a svolgere - il proprio mandato sociale. E dunque facile comprendere la ragione che conduce Basaglia ad affermare che la definizione normativa ha dunque inciso assai pesantemente nel canalizzare lo sviluppo del sapere psichiatrico3, attribuendo cos alla legge una funzione che potremmo definire costitutiva. Il concetto di sanzione, costantemente presente nel discorso psichiatrico, indubbiamente proprio della sfera giuridica e ci parla innanzitutto di una punizione conseguente alla violazione di una norma che l a rappresentare la cristallizzazione di rapporti di forza in seno alla societ. E
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Questo non avveniva soltanto allepoca dei grandi ospedali psichiatrici, ma permane ancora oggi persino nei Centri di Salute Mentale pi avanzati, dove la tendenza alla cronicizzazione istituzionale del malato di mente condizione essenziale al fine di affiancare alla presunta azione terapeutica un costante monitoraggio della vita sociale di questultimo. 1 Ibidem, p. 450. 2 F. Basaglia, Legge e psichiatria, p. 450. 3 Ibidem, p.451.

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tuttavia evidente che larbitrio del potere non pu spingersi talmente oltre sino a teorizzare una corrispondenza tra la condizione di malato e quella di colpevole, poich, nel tentativo di distogliere lattenzione dai bisogni reali delle persone, finirebbe per innescare perverse e distruttive dinamiche nei confronti del sistema borghese stesso1. E da questa contraddizione che nasce la necessit di agire ideologicamente affinch la malattia mentale si situi, nellimmaginario comune, sempre pi in prossimit del concetto di pericolosit sociale. Anzi, le tendenze in atto che nel precedente capitolo abbiamo definito patologizzazione della diversit ci dicono che siamo oramai giunti ad una sostanziale coincidenza tra il significato di devianza o pericolosit sociale e quello di malattia mentale, ovvero alla riduzione di una testimonianza inequivocabile di contraddizione sociale, economica ed esistenziale ad una forma di determinismo biologico o psicodinamico. E evidente come questa trasposizione non resti priva di conseguenze sul piano politico - segnatamente dei processi demancipazione sociale, civile e finanche di genere e anzi rappresenti una sorta di conferma non solo della disgregazione della coscienza di classe ma anche dellassenza di reali processi di soggettivazione politica che partano dalla marginalit, da ci che viene lasciato allesterno del sistema in condizioni di perenne sofferenza.

2. Il nuovo ordine psichiatrico


La crisi del modello asilare che si manifesta attraverso processi di riorganizzazione della psichiatria profondamente differenti nei vari paesi individua nella ridefinizione normativa lelemento capace di accomunare le diverse esperienze su cui si assestato ci che Basaglia, sul finire degli anni Settanta, definisce nuovo ordine psichiatrico. Nel quadro normativo resta quindi scolpito in modo inequivocabile leffettivo mandato sociale della psichiatria, pur in un contesto segnato da grandi mutamenti sul versante delle esperienze di trasformazione istituzionale. La ragione che sta alla base della crisi del modello asilare riconducibile, nella lettura che ne d Basaglia, allespansione economica e dunque alla necessit di nuova forza-lavoro e di un efficace recupero di quella inabile. In particolare, sono i due punti cardine intorno ai quali si articolata la disciplina psichiatrica, vale a dire la prognosi di cronicit della malattia mentale e lirreversibilit dellinternamento, ad entrare in conflitto con lorganizzazione produttiva. Secondo
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Basti pensare al ruolo ricoperto dalla scienza medica nellattuazione di misure biopolitiche finalizzate al controllo del corpo sociale. Come nota Foucault, la crescita della demografia, delle strutture urbane, del problema della manodopera industriale, aveva provocato, nel corso del XVIII secolo, la questione biologica e medica delle popolazioni umane, della loro condizione desistenza, di habitat, dalimentazione, della loro natalit e mortalit, dei loro fenomeni patologici. E quindi evidente linadeguatezza storica dogni misura volta a stigmatizzare lintervento della medicina nella vita sociale che, anzi, diviene parte irrinunciabile di questultima. Pertanto, risulta storicamente e politicamente necessario focalizzare lintervento stigmatizzante sulle patologie che presentano un forte legame con le classi sociali subalterne e marginali. Indubbiamente le malattie mentali sono tra queste, cos come quelle veneree. Tuttavia, le prime assommano alla propria composizione di classe - gi ragione di esclusione e controllo in un contesto borghese ci che abbiamo definito essere il proprio intrinseco portato antisistemico nei confronti della codificazione borghese della razionalit.

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Basaglia, questo attrito pu essere recuperato soltanto dallinstaurarsi di una continuit, ideologica e organizzativa, tra riparazione del corpo sociale (come controllo del suo equilibrio produttivo) e riparazione del singolo corpo (come tutela della sua potenzialit di lavoro)1. Il carattere ideologico del nuovo ordine psichiatrico, denunciato da Basaglia, insito nel tentativo stesso di ricomporre la frattura tra corpo sociale e corpo organico, poich trattasi di unoperazione che avviene allinsegna della centralit della produzione e delle sue esigenze. Vi quindi una discrasia che unazione riformatrice pu armonizzare soltanto parzialmente, poich questa deve comunque rispondere ad esigenze di mera natura economica. Basaglia stigmatizza la necessit di giungere ad un equilibrio produttivo, ossia ad un rapporto certo e stabile tra domanda ed offerta di manodopera; cos come reputa inaccettabile che la tutela dei diritti del singolo individuo venga qualificata come variabile dipendente della sua potenzialit di lavoro. E unicamente nel lavoro che lindividuo stigmatizzato come malato di mente pu recuperare il proprio status di uomo, la propria dignit civile e sociale. E inoltre emblematico come il lavoro non sia di per s condizione sufficiente alla riabilitazione del folle, ma lo sia soltanto il lavoro capace di produrre un surplus economico. Pertanto, stando alla lettura basagliana, la congiuntura economica e le leggi di mercato ricoprono un ruolo cruciale nel creare le condizioni per il recupero o quantomeno la deistituzionalizzazione - dei malati di mente. Il sistema delleconomia, dunque, non solo giudice del destino di uomini e donne, ma elemento capace di attivare la produzione duna verit scientifica, di un processo di guarigione cos come duna diagnosi di irreversibile cronicit. In particolare, le nuove risposte organizzative sono tendenti al raggiungimento duna condizione di continuit fra istituzione e territorio. E pertanto necessario edulcorare gli aspetti pi spigolosi e rigidi del manicomio basti pensare allintroduzione del ricovero volontario2 al fine di renderlo maggiormente permeabile al territorio, e viceversa. Basaglia riassume cos tali dinamiche: si assiste al diffondersi di una rete di servizi e di un esercito di tecnici che sembrano aver spostato il manicomio verso la periferia del circuito3. La delocalizzazione del manicomio ai margini del circuito del controllo psichiatrico, quindi unazione determinata dallincoerenza ideologica di questultimo e dalla sua inefficacia funzionale. La prima, osserva Basaglia, si declina come sospensione generalizzata dei diritti individuali in una fase storica in cui questi vengono ribaditi ed enfatizzati; la seconda si rovescia contro lorganizzazione produttiva come ostacolo allassorbimento di nuova forza lavoro e quindi al contenimento dei salari e delle rivendicazioni ed alla riproduzione di quella parte gi integrata 4. La marginalit assunta dal manicomio
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F. Basaglia, Legge e psichiatria, p. 453. In Italia fu la legge 431 del 1968 ad introdurre la possibilit del ricovero volontario. Lart. 4 Ammissione volontaria e dimissioni recita: Lammissione in ospedale psichiatrico pu avvenire volontariamente, su richiesta del malato, per accertamento diagnostico e cura, su autorizzazione del medico di guardia.. Risulta quindi evidente come il potere effettivo del medico non venga messo in discussione, anzi, nuovamente esaltato poich alla possibilit di sancire un ricovero coatto si aggiunge quella di giudicare la liceit della richiesta di un ricovero volontario. 3 F. Basaglia, Legge e psichiatria, p. 456. 4 Ibidem, p. 453. Corsivo mio.

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dunque condizione irrinunciabile alla tutela stessa della sua esistenza in una fase storica che presenta forti criticit, sia sul piano politico che economico, rispetto allimmagine sino ad allora dominante dellistituzione asilare. Per assicurare la persistenza del manicomio paradossalmente necessario dislocarlo altrove, quasi a volerlo nascondere e proteggere dalle crescenti critiche della societ civile e dai suoi stessi limiti che, gi nel corso degli anni Settanta, assumono contorni e dimensioni non pi normalizzabili. Basaglia utilizza unespressione estremamente felice nellindicare la rinnovata capacit del potere psichiatrico di modulare la propria azione in linea con una societ sempre pi fluida e complessa nei rapporti sociali, infatti, parlando di diffrazione della sanzione che si dosa per gradi nei differenti livelli del circuito, coglie la peculiarit di una psichiatria oramai capace di adagiarsi sullintera societ al fine di ricondurne le fratture e le contraddizioni ad un mero problema di legge e ordine (psichiatrico). La condizione di continuit fra istituzione e territorio, di cui parla Basaglia, chiama in causa soggetti sociali che pi o meno consapevolmente -, attraverso la propria azione pratica, ricoprono il ruolo di guardiani dellordine costituito. Infatti, i servizi offerti in ambito psichiatrico - sempre pi espressione del polo territoriale e segnatamente del terzo settore operano, in modo paradossale, un tentativo di sussunzione della malattia mentale, e quindi della marginalit sociale, alle leggi della produttivit e delleconomia cosiddetta sociale. Listituzione psichiatrica vera e propria, o quel che ne resta in particolare i reparti di diagnosi e cura negli ospedali civili e gli ospedali psichiatrici giudiziari -, mantiene il monopolio della gestione di soggettivit che sfuggono al controllo territoriale dei servizi e, conseguentemente, precipitano nellarea pi severa e rigida del circuito, poich affette da una malattia giudicata tanto pi grave ed incurabile quanto pi risulta difficile domarla. In un passaggio cruciale di Legge e psichiatria testo scritto lanno successivo allapprovazione della legge 180 Basaglia mostra nuovamente una straordinaria sensibilit nel cogliere la capacit del potere ossia delle classi dominanti di riadattarsi al mutare delle condizioni economiche, sociali e finanche legislative, salvaguardando cos i rapporti di forza esistenti. Infatti, Basaglia parla di unarea di cronicit morbida (soft) che si polarizza attorno ai servizi, evitando di appesantire non solo il carico degli ospedali psichiatrici ma, pi in generale, di tutte le istituzioni che agiscono direttamente sul terreno medico-psichiatrico. E come se lorganizzarsi della psichiatria in un circuito di istituzioni diffuse e multidisciplinari ne avesse sensibilmente potenziato la capacit di aggregare ed ordinare fasce sociali individuate come maggiormente pericolose nei confronti dellequilibrio socioeconomico esistente, poich dal loro mancato controllo e quindi dalla loro possibile soggettivazione politica deriverebbe unalterazione del dis-equilibrio reale che informa i rapporti sociali. La prognosi di cronicit del malato di mente che negli ospedali psichiatrici assume i tratti drammatici dellistituzionalizzazione pi profonda viene conservata quale formidabile strumento di potere allinterno del nuovo ordine psichiatrico. La durata indefinita del rapporto tra psichiatra quale delegato della societ e

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paziente quindi inscritta nella stessa diagnosi; in questo modo viene garantita non solo la continuit del controllo e dellinferiorizzazione del malato, ma il consolidamento del potere psichiatrico che la stessa ritualit dellintervento genera. E questa cronicit soft che consente di mantenere il rapporto col tessuto sociale attraverso una parziale e precaria attivit lavorativa ed un proprio ambito di socializzazione1. Viene largamente evitata la lungodegenza serializzata ed irreversibile - tipica dei manicomi - proprio al fine di delineare una dipendenza costante e periodica dal servizio; questa una condizione essenziale al fine di qualificare questultimo, in primis agli occhi del malato, come polo dotato del know-how necessario alla sua stessa vita sociale. Credo possa essere utilizzata limmagine delloutsourcing per evidenziare il carattere innovativo adottato dal potere psichiatrico nella fase successiva alla riforma operata dalla legge 180 del 1978. Infatti, se vero che viene affidata ai servizi oramai appannaggio del settore privato la gestione di tratti significativi del circuito del controllo psichiatrico -operando cos una prima esternalizzazione-, altres vero che questultimi individuano in ci che resta dellautonomia sociale ed esistenziale del malato di mente un sostegno irrinunciabile e prezioso alla propria azione. Questa condizione di relativa autonomia del soggetto viene quindi sussunta allinterno di un percorso terapeutico che finisce per neutralizzarla nel momento stesso in cui la utilizza ai fini del controllo. Per queste ragioni, afferma Basaglia, ambedue lattivit lavorativa precaria e lambito di socializzazione dellindividuo sono sostenuti e controllati dal ricorso al servizio nel quale la supervisione dello psichiatra consente da un lato forme diversificate di prestazioni necessarie a fronteggiare la complessit delle nostre societ -, garantendo dallaltro lomologazione del contenuto2. Viene operata quindi una finzione che, sul piano formale, garantisce lindividualizzazione delle prestazioni socio-sanitarie ma, sul piano sostanziale, assicura, proprio in virt di un controllo a misura duomo, una perfetta omologazione agli standard comportamentali definiti dalle norme sociali. In questo contesto che, come abbiamo visto nel precedente capitolo, si caratterizza per una pericolosa estensione dello status di malato di mente, Basaglia nota una singolare continuit dei principi normativi con la struttura ottocentesca. A fronte di significativi mutamenti sul piano dellorganizzazione dellintervento psichiatrico - che vede nella trasformazione del modello di gestione dal manicomio alla diffusione dellistituzione psichiatrica il proprio punto cardine gli interventi in ambito legislativo sono stati minimi. Afferma Basaglia che i confini della psichiatria si sono di fatto sfocati con lestendersi della condizione di utenza ma restano ancora indicati, in ultima analisi, da una sanzione giuridica di forma ottocentesca 3. La pericolosit sociale del malato di mente ragione politica e giuridica dogni misura volta alla limitazione delle libert
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Ibidem, p. 457. Ibidem, p. 457. Corsivo mio. 3 Ibidem, p. 458.

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personali quindi il vero nodo da sciogliere discutendo di legge e psichiatria, in quanto, per questa via, si investe la definizione stessa di psichiatria e segnatamente la sua funzione nellorganizzazione sociale. Inoltre, sino a quando, allinterno dellordinamento di un paese, persister listituzione manicomiale, ci si trover dinanzi ad una cultura della sanzione e della separazione che irrigidisce ed inquina la rete dei servizi sociali, impedendo a questultimi di considerare i bisogni reali delle persone e, per questa via, le contraddizioni sociali resteranno prive di risposte politiche. Lospedale psichiatrico, in quanto luogo della criminalizzazione del malessere sociale ed esistenziale, risulta essere un vero e proprio baluardo del conservatorismo e della difesa dello status quo. Ecco perch Basaglia ritiene fondamentale potremmo persino dire pedagogico ai fini duna riforma in chiave progressista della psichiatria attribuire alla distruzione dellospedale psichiatrico il valore di conditio sine qua non per iniziare non solo a discutere di un effettivo processo di riforma psichiatrica - e quindi del cammino politico che questo implicherebbe nella visione basagliana ma anche al fine di restituire alla sofferenza psichica il suo effettivo volto, che di certo non quello scavato dalle pratiche di istituzionalizzazione. Altrimenti, anche quando nascosto e lontano dal centro, il manicomio continuer ad agire quale elemento catalizzatore delloppressione e della sospensione dei diritti umani; come se laria circostante venisse irrimediabilmente viziata dalla sua sola presenza. Scrive Basaglia: esso costituisce il luogo in cui sono visibili e legittimate le categorie che finora hanno informato le ideologie e le pratiche della corporazione psichiatrica 1. Il manicomio quindi capace di strutturare e definire limmaginario comune come se la sua mera presenza fisica giustificasse se stesso, il proprio fine sociale e le proprie pratiche -, luogo della verit dove i pregiudizi psichiatrici trovano sistematicamente conferma e sostegno anche se necessitano di transitare attraverso mortificanti prassi istituzionali per inverarsi. Il manicomio quindi il segno pi drammatico della storicit della normativa psichiatrica e del suo incombere minaccioso sul singolo individuo; da questo punto di vista, sul finire degli anni Settanta, il nodo della sua esistenza ricopriva, specie sul piano simbolico, un ruolo dirimente nel segnare la possibilit di trasformazione sociale o, viceversa, di un sostanziale mantenimento dellordine costituito.

Ibidem, p. 458.

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Il caso italiano: la legge 180


In Italia il primo tentativo di riforma legislativa in grave ritardo rispetto ad altri paesi europei del 1968 con la legge stralcio 431. Tale provvedimento si articola lungo due linee fondamentali: la prima volta ad introdurre disposizioni riguardanti il ricovero volontario in ospedale psichiatrico, la seconda istituisce invece unarea di servizi territoriali a contorno dellospedale psichiatrico (i Centri di salute mentale). Basaglia, sin dalle prime battute, assume una posizione critica e distaccata nei confronti di quella che definisce essere una microriforma, in particolare perch non vengono intaccati i fondamenti della sanzione giuridica. Infatti, il malato ricoverato in modo coatto ancora definito come pericoloso per s e per gli altri e di pubblico scandalo, sulla base della vecchia normativa del 1904. Risulta quindi evidente come il giudizio di pericolosit sociale non abbia nulla a che vedere con la malattia mentale ma, piuttosto, sia strettamente legato alla docilit delle persone internate o psichiatrizzate. I malati che si sottopongono volontariamente alle cure, infatti, non risultano essere pericolosi in base alle disposizioni della legge poich gi dominati da meccanismi di autocontrollo -, quelli coatti, invece, conservano tutta la propria intrinseca pericolosit sociale, almeno sino a quando non saranno adeguatamente istituzionalizzati e normalizzati. A giudizio di Basaglia, le cause reali degli effetti irrilevanti di tale riforma sono da individuare nello scarto fra lampiezza delle problematiche aperte dalle esperienze di trasformazione istituzionalee la complessiva rigidit di un sistema di istituzioni interamente fondato sulla rete del manicomio sorta nei primi anni del secolo1. Basaglia continua quindi a sostenere, in perfetta coerenza, lirriformabilit dellistituzione manicomiale, che pu essere soltanto negata e distrutta assieme alle sue insanabili contraddizioni. Nello specifico caso italiano, tale riforma ha prodotto unulteriore polarizzazione della situazione, avvicinando sensibilmente i sostenitori di una pratica alternativa il movimento antiistituzionale - verso un collegamento spiccatamente politico, quali le lotte operaie e studentesche del 1968-69. La diffidenza da parte dello stato ad ogni processo di mutamento ha da un lato compattato rigide riproposizione della psichiatria asilare ottocentesca e positivistica e, dallaltro lato, allontanato ogni ipotesi di orientamento verso astratti modelli di riforma del settore. Basaglia nota immediatamente come, in Italia, la crisi del modello asilare abbia trascinato con s la funzione stessa della psichiatria ed in essa siano confluiti contenuti e conflitti di ordine non specificamente psichiatrico2. Il percorso trasversale e segnatamente sociale del movimento di critica psichiatrica, ha posto al centro dellanalisi e della prassi politica non solo il manicomio ma soprattutto il principio, per cos dire, della manicomialit che ne fondamento. Questa critica radicale della psichiatria vera peculiarit italiana affonda le radici nel processo sociale che lha
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Ibidem, p. 459. Ibidem, p. 460.

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accompagnata e nella sua capacit di coinvolgere istanze e soggetti tra i pi disparati, che vanno dal mondo delluniversit a quello del lavoro, dagli studenti agli operai, dai sindaci e dalle amministrazioni locali ai parlamentari, dai lavoratori delle grandi industrie ai braccianti agricoli delle zone periferiche e marginali. In sostanza, in una certa fase della vita politica italiana, vi stato un movimento composito ed articolato in numerose lotte territoriali che, pur nelle legittime differenze, ha prodotto una critica profonda e unitaria della psichiatria, segnando cos un punto di non ritorno sul piano della coscienza sociale e civile. In questi termini e con questa ampiezza, sostiene Basaglia, si posto, alla fine degli anni settanta, il problema politico di una ridefinizione, normativa ed organizzativa, della psichiatria1. Il punto di non ritorno dellesperienza italiana sintetizzato proprio dalla legge 180 del 1978, poich mentre le revisioni del dopoguerra hanno sottovalutato o eluso il problema della sanzione giuridica e della formamanicomio, nellillusione forse di un loro possibile superamento organizzativo, la normativa italiana si incentra proprio su questi punti e ne ridefinisce i termini2. Si tratta di una normativa contraddittoria sul piano dei contenuti ma, forse proprio per questa ragione, rappresenta un punto dosservazione privilegiato nel campo psichiatrico. La legge non si prefigge pi lobiettivo di determinare i confini della malattia mentale e, conseguentemente, di delineare il terreno del lecito e dellillecito, ma si concentra sulle forme e le ragioni del trattamento della malattia. Per questa ragione il trattamento diviene meramente sanitario e, quindi, potenzialmente riferito a tutte le patologie che possono necessitare duna condizione di obbligatoriet del trattamento stesso ad esempio le malattie infettive e diffusive. La malattia mentale viene quindi calata allinterno di un contesto allargato perdendo cos il suo specifico stigmatizzante sul piano morale e relazionale in cui risulta parificata ad altre patologie. Lintento del legislatore quindi quello di alleggerire la densit della psicopatologia sul piano della percezione comune al fine di ridurne i riferimenti sociali e culturali pregiudizievoli e a tratti persino scaramantici che la caratterizzano. La dimensione eminentemente sanitaria allinterno della quale viene inserita, al pari di altre patologie, opera un movimento che sposta il focus della malattia mentale dalla stigmatizzazione sociale (pericoloso a s e agli altri) e culturale (di pubblico scandalo) al trattamento medicoscientifico. Per questa ragione, osserva Basaglia, la necessit del trattamento sanitario obbligatorio va dimostrata, ove le altre normative la pongono come insita e definitoria della malattia mentale in virt della sua scontata pericolosit sociale3. La legge 180 pone quindi laccento sul servizio e non sul comportamento, giustificando il trattamento sanitario obbligatorio solo qualora non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extraospedaliere. Basaglia invita a notare come, a questo punto, il problema risulti essere duplice: da un lato le difficolt del
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Ibidem, p. 461. Ibidem, p. 461. 3 Ibidem, p. 461, corsivo mio.

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soggetto, ma dallaltro la risposta del servizio, che ricorre al ricovero in ospedale psichiatrico in quanto non ha saputo o potuto organizzare altre misure tempestive ed idonee 1. La responsabilit viene quindi condivisa e diffusa tra pi soggetti ed istituzioni; la sofferenza psichica non pi una mera colpa, uno stigma di cui lindividuo porta i segni deterministici sul corpo o nella mente, ma la risultante mediata soggettivamente e in chiave esistenziale di condizioni economiche, sociali e relazionali. Ecco che il trattamento sanitario obbligatorio, oltre ad essere una misura alla quale ricorrere in extrema ratio, rappresenta sempre una sconfitta poich denota lesistenza di un sistema di servizi che non ha organizzato sul territorio una risposta efficace al caso specifico 2. La funzione che la legge pone in capo ai servizi sociali quindi di cruciale rilevanza, in quanto questultimi sono chiamati a rispondere ai bisogni reali di ciascuna persona, aprendo cos spazi politici innovativi che investono, in primo luogo, il concetto stesso di diritti sociali a partire dai princpi di universalit ed esigibilit che dovrebbero connotarli e il conflitto politico, latente e costante, che accompagna la loro affermazione cos come la loro regressione. Accade quindi che il tema della follia viene riversato fisicamente, politicamente e culturalmente sulla societ, rendendo cos evidente una delle sue principali ed irrisolte contraddizioni. Ai tempi de Listituzione negata, Basaglia sosteneva che attraverso il processo di negazione istituzionale e di apertura dei manicomi si violentavano le citt poich, improvvisamente, la cittadinanza, la societ, le istituzioni, venivano poste dinanzi al volto della follia, a ci che nei secoli era stato escluso e relegato ai margini, nelloscurit. Lincontro improvviso con il folle rompe quindi un incantesimo lungo secoli, avvera limpossibile, ossia la continuit fisica della normalit con la pazzia. La contemporanea condivisione degli stessi luoghi apre, dieci anni prima della legge 180, il lungo percorso ancora attuale della ricomposizione tra follia e ragione, anormalit e normalit, sragione e razionalit, in una chiave tutta politica che vede nella scissione tra malattia mentale e pericolosit sociale la condizione necessaria dogni processo demancipazione individuale e collettivo in ambito psichiatrico. E infatti lavverarsi di questa condizione a delegittimare la sopravvivenza del manicomio come concentrazione e separazione; da qui lesplicito divieto della legge alla costruzione di nuovi ospedali psichiatrici e lobbligo di programmare il riutilizzo ad altro scopo delle vecchie strutture di ricovero. Lo stigma della psichiatrizzazione, scrive Basaglia, diventa diritto ad una soluzione altra dal manicomio, cio a forme di assistenza che garantiscano la risposta ai bisogni sotto forma di reddito e servizi 3. In queste righe contenuto tutto il valore che Basaglia attribuisce alla conflittualit politica nel determinare la definitiva chiusura dei manicomi e giungere cos allorganizzazione di unassistenza capace di rispondere ai bisogni reali delle persone, a partire dalla comprensione di questultimi attraverso unattenta lettura delle forme di disagio psichico ed esistenziale.
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Ibidem, p. 462. Ibidem, p. 462. 3 Ibidem, p. 464.

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Emblematica la citazione del reddito tra le possibili risposte ai bisogni; infatti questo un passaggio chiave che avvalora e legittima le preoccupazioni circa la stringente correlazione tra follia e miseria. Il terreno del contrasto e della prevenzione della sofferenza psichica anche quello delle grandi battaglie del mondo del lavoro, delle lotte di lavoratrici e lavoratori, donne e uomini che, a partire dal miglioramento delle condizioni materiali di vita, hanno voluto affermare la propria dignit. Un altro elemento introdotto dalla legge che Basaglia giudica fondamentale il ruolo di garante del sindaco nella supervisione dei trattamenti sanitari obbligatori. La politica viene quindi incaricata non solo dellorganizzazione dei servizi, ma anche duna duplice funzione di tutela verso la singola persona: dallinvalidazione che lo stigma di malato di mente continua a conservare sul piano socioculturale da una parte, e dalla limitazione delle libert e delle volont individuali che ogni trattamento coercitivo comporta dallaltra parte. In un passaggio di Legge e psichiatria dal sapore profetico, Basaglia ad appena un anno dallapprovazione della legge 180 mette in guardia rispetto alla divaricazione tra normativa e stato di fatto, specie per quanto concerne lanalisi sul trattamento sanitario obbligatorio. Scrive Basaglia: proprio tenendo presente lo scarto tra normative e pratiche, fondato su concrete stratificazioni di interessiche assume rilevanza la parzialit in qualche modo adottata come propria dalla normativa1. E lentit di questo scarto tra norma e prassi a rappresentare lindicatore pi veritiero della presenza e dellincisivit di un movimento politico, sindacale e sociale capace di aggregare e mobilitare una soggettivit politica collettiva e diffusa che legga nella psichiatria in tutte le sue forme storiche un pratica di dominio e di controllo sociale. In tal senso, afferma Basaglia, la nuova legge psichiatrica italiana rappresenta un tentativo di legare la trasformazione di un settore dellapparato statale alla crescita, in coscienza e in organizzazione, della base dellorganizzazione sociale2. Lapplicazione della normativa pu essere garantita soltanto da un movimento politico che, da un lato, aggrega dal basso una forte volont di superare e trasformare storiche carenze ed arretratezze dello stato allinterno delle quali si inserisce anche il trattamento del disagio psichico e, dallaltro lato, promuove unattiva partecipazione popolare alla gestione delle istituzioni stesse, ovvero avvicina la politica al corpo sociale e ai suoi bisogni. La critica della psichiatria non pu pertanto risolversi in un testo di legge, anche nel caso del pi progressista di questi. Tra legge e psichiatria, cos come tra legge ed istanze di emancipazione sociale, vi , nella lettura basagliana, un rapporto in costante divenire sia sul piano formale che sostanziale -, che sarebbe deleterio cercare di identificare e circoscrivere in una cristallizzazione storico-giuridica. La legge 180, che risponde ad una diffusa richiesta di trasformazione sociale cos come di riorganizzazione della pratica psichiatrica, non fa certo eccezione. Il compito fondamentale di ciascuno almeno di coloro che non sono asserviti al potere -, secondo Basaglia,
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Ibidem, p. 463. Ibidem, p. 465.

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quello di aprire costantemente delle contraddizioni in quanto, cos facendo, si creano dei bisogni e, assieme a questi, i percorsi di presa di coscienza della condizione reale e non mediata dal potere della propria vita. Ecco perch sarebbe comunque una sconfitta accogliere una legge, o una proposta politica, in chiave salvifica ed assoluta. La componente oppressa della societ dispone di ununica arma politica, che quella del conflitto costante e diffuso, tanto pi efficace e temibile quanto pi fondato sulla capacit di ricondurre ogni singola ingiustizia, ogni sopruso, ad una collocazione sistemica e strutturale. I bisogni degli oppressi, le fratture esistenziali che costellano le vite di scarto, non possono trovare, allinterno dellattuale sistema economico e sociale, risposte compiute, capaci cio non solo di porre rimedio a quelle sofferenze ma, al contempo, di rimuoverne le cause attraverso un percorso politico di trasformazione sociale. Infatti, sostiene Basaglia, lo stato propone unenorme quantit di tecniche, che sono tecniche assistenzialinon sono il ricavato dellesame dei bisogni, ma sono piuttosto lespressione dei bisogni dellorganizzazione sociale1. Ecco che la psichiatria, specie quella manicomiale, si rivela per quello che : miseria e povert. La politica, posta di fronte al problema reale della miseria, fornisce una risposta tecnica grazie al puntuale intervento dei funzionari del consenso che individua nella metamorfosi della povert in pazzia un efficace strumento di controllo della marginalit sociale. La classe al potere, sostiene Basaglia, pu anche tollerare i cambiamenti purch questi vengano riassorbiti, risistemati, razionalizzati. Ci che non pu tollerare la confusione, in questo caso la mancanza di confini tra psichiatria e povert2. La classe dominante, assieme a tecnici ed intellettuali, profonde uno sforzo enorme, sul piano teorico, al fine di consolidare la specificit della follia e minare cos alla radice loriginalit della situazione italiana degli anni Settanta, vale a dire laggancio tra i tecnici e le istanze dei movimenti di base. La sovrastruttura ideologica che la psichiatria pone in essere quindi finalizzata alla frammentazione identitaria dei soggetti della trasformazione sociale, ossia alloscuramento della relazione di dominio che informa i rapporti sociali in una societ divisa in classi. In Psichiatria e giustizia3, Basaglia riassume magistralmente tale discorso, affermando che lo stato borghese si fonda su una divisione artificiale (cio prodotta, storicamente determinata) che viene imposta e assunta come divisione naturale: la divisione in classi. Si rendono quindi necessari regolamenti ed istituzioni orientati a garantire lesistenza e la riproduzione duna struttura di potere incapace a soddisfare i bisogni reali delle persone e, conseguentemente, in forte crisi di legittimit. La psichiatria e le sue pratiche rientrano allinterno di questi regolamenti ed istituzioni, prodotti storicamente ed artificialmente. E importante sottolineare come non sia
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F. Basaglia, Conversazione sulla legge 180, Scritti vol. II, p. 475. Ibidem, p. 478. 3 Psichiatria e giustizia. Appunti su psichiatria e criminalizzazione del bisogno. Si tratta della relazione di Basaglia al I Convegno Nazionale di Psichiatria Democratica, in La pratica della follia, Ed. Critica delle Istituzioni, Venezia 1974. Anche in Scritti vol. II.

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questultimo aspetto ovvero lartificialit, la dimensione quindi politica a rappresentare una sorta di vulnus, bens la pretesa del potere ergo delle classi dominanti in un sistema capitalistico di ammantare ideologicamente la propria azione duna veste naturale, ineluttabile, che appare come sempre gi data. E questa una consapevolezza che, discutendo di legge e psichiatria, bene non dimenticare; Basaglia ci ha infatti insegnato che un sistema sociale fondato sullineguaglianza e lasimmetricit, tende ad individuare nella legge dello stato una sorta di camera di compensazione dove ricondurre i conflitti che nascono dalle contraddizioni sociali. Come abbiamo visto, infatti, vi sempre uno scarto tra la norma e la prassi e, a seconda del grado di conflittualit della legge con il sistema, tale scarto indica leffettivo controllo del potere da parte delle classi dominanti. Di certo, come riconosce Basaglia, la legge 180 ha sancito un principio su tutti, e cio che lassistenza ai malati di mente non pu pi essere gestita come nel passato. La legge 180 rappresenta, da questo punto di vista, una cesura storica e politica che testimonia, ancora oggi, il carattere repressivo, ideologico e mistificante della risposta psichiatrica al disagio mentale. Scrive Basaglia che la distruzione del manicomio non significa dunque abbandono del malato a se stesso, ma significa creare le premesse perch egli possa essere seguito in modo migliore ed aiutato in quelle che sono le sue reali difficolt 1. Una volta sancita la distruzione del manicomio quale atto di civilt, quindi, si apre una nuova fase, certo non meno difficile, caratterizzata dalla necessit di profondere un grandissimo sforzo sia a livello di analisi che di azione politica, affinch i bisogni reali del sofferente possano trovare risposte coerenti con la sua condizione umana. Attraverso tali riflessioni, Basaglia ci conduce lungo le principali contraddizioni della legge 180 che, per cos dire, si presenta strutturata in due parti fondamentali. La prima quella relativa al rifiuto del manicomio quale luogo del disprezzo, della segregazione e della punizione; questa, sotto certi aspetti, la parte centrale e pi divulgata della legge che, tuttavia, richiede una capacit di lettura e di interpretazione profonda. La seconda parte - che potremmo definire variabile concerne, pi in generale, il cammino intrapreso dalla legge, alternativo al manicomio, e i rischi in esso contenuti. Come abbiamo visto, la legge 180 inserisce le malattie mentali allinterno del sistema sanitario nazionale2, in condizioni paritarie rispetto ad ogni altra patologia. Se da un lato tale provvedimento consente un affrancamento delle psicopatologie da un retroterra mortificante e stigmatizzante sedimentatosi sul piano culturale - segnatamente negli ultimi due secoli -, dallaltro lato forte il rischio di incappare in un medicalizzazione diffusa del disagio sociale. Basaglia rilancia quindi il carattere peculiare, unico, delle malattie mentali, riscontrabile nella loro collocazione indefinita, liminare tra patologia e vissuto soggettivo. E questo un nodo che Basaglia non scioglier mai, anzi, a mio avviso, rappresenta una contraddizione centrale nel suo
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F. Basaglia, Conversazione sulla legge 180, p. 479. Ne la prova il fatto che la legge 180 sia diventata parte integrante della legge 833 del 1978 istitutiva del sistema sanitario nazionale, sino ad allora inesistente.

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pensiero. A preoccupare Basaglia il fatto che linserimento del malato di mente allinterno della sfera medica, avviene in un contesto politico e sociale che continua a mantenere questultima in condizioni arretrate e sclerotizzate - proprie del positivismo pi deterministico -, con conseguenze disastrose sulle effettive possibilit di restituire alla propria vita uomini e donne. Scrive Basaglia: succede dunque che il cosiddetto malato di mente non una persona che soffre, una persona che si trova in una situazione di disagio, ma appunto un malato di mente. Questo importante: deve mantenersi questa connotazione di malato1. E a questo livello che il pensiero di Basaglia resta piuttosto vago, quasi timoroso di effettuare il passo decisivo da molti atteso in grado di sconfessare lintero impianto psichiatrico, cos come ogni sua velleit medico-scientifica. E difficile comprendere la ragione che induce Basaglia a virgolettare il termine malato, o a riferirsi a tale condizione umana con lespressione connotazione, evocando quindi una situazione in cui i riferimenti culturali e sociali risultano stigmatizzanti a tal punto da individuare nella malattia mentale una vera e propria camicia di forza. Basaglia, in queste poche righe, sembra voler spostare il confine di ci che potremmo definire la criticabilit della psichiatria, oltre le esperienze sino ad allora vissute. Anche volendo evitare sterili fossilizzazioni circa la definizione introvabile di malattia mentale e le sue effettive basi scientifiche, non possibile eludere il portato sociale invalidante che tale etichetta porta con s. Sotto questo punto di vista, Basaglia si limita ad affermare che non tutto si pu medicalizzare, poich resta tagliata fuori quella fascia di individui che sono paramalati, parapsichiatrizzati, drogati, alcolisti ecc.. A mio avviso, non viene sottolineato in modo rilevante il fatto che il giudizio psichiatrico ma sarebbe pi corretto dire il pregiudizio pu investire chiunque, specie nella vastissima area delle classi sociali subalterne e marginali, in modo sostanzialmente libero da ogni presupposto di natura scientifica. Un alcolista, piuttosto che un tossicodipendente, pu perdersi nel circuito psichiatrico senza lasciare altra traccia di s allinfuori di una mera catalogazione nosografica. Questo vale per chiunque, poich il potere psichiatrico si manifesta nellimmediatezza del proprio giudizio, nel tempo della compilazione di una cartella clinica piuttosto che della richiesta di un trattamento sanitario obbligatorio. Questo quanto richiede lorganizzazione sociale, non perch, come nota anche Basaglia, sia cattiva o buona, ma perch deve pur sopravvivere e, dal momento che la sua sopravvivenza legata allemarginazione, essa deve appunto organizzare e controllare le persone che sono da emarginare, indipendentemente dal fatto che si tratti o meno di individui malati2. In questo passaggio, se da un lato Basaglia coglie il legame inscindibile tra organizzazione sociale capitalistica ed emarginazione a partire dai privilegi che tale sistema dispensa a pochi a scapito di molti -, dallaltro lato non legge come la malattia mentale risultato delletichettamento psichiatrico - sia uno strumento potente e diffuso nel delineare i percorsi dellemarginazione sociale e, attraverso questi, pervasive pratiche di controllo. Non deve
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F. Basaglia, Conversazione sulla legge 180, pp. 479-480. Ibidem, p. 480.

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sembrare questa una discussione puramente formalistica, in quanto la radicale messa in discussione della psichiatria, soprattutto oggi, passa attraverso una negazione delloggetto stesso intorno al quale essa si strutturata sin dalla sua nascita, ovvero la malattia mentale. Basaglia, in alcuni scritti, sembra accarezzare questa idea ma, forse per evitare dimbattersi in disquisizioni teoriche che sarebbero state, con ogni probabilit, sterilizzate dal potere, sceglie di demandare ogni confronto in merito ad una fase successiva. Scrive infatti Basaglia: il problema che la gente capisca quali sono i propri bisogni e comprenda lalienazione in cui vive1; lalienazione si pone quindi in continuit rispetto alla mistificazione della natura dei bisogni reali delle persone, tuttavia, da qui ad affermare che la patologia mentale uninvenzione, un istituto medico-giuridico storicamente determinato resta uno scarto sensibile. Nonostante ci, collocando il pensiero basagliano in continuit rispetto al divenire storico e politico che caratterizza la sua lettura dialettica della storia e delle dinamiche sociali, possiamo affermare, senza forzature di pensiero, che qualsiasi processo di presa di coscienza individuale e collettivo quale ad esempio la consapevolezza dellinconsistenza scientifica del concetto di malattia mentale avviene nello spazio aperto dalle contraddizioni. Sostiene infatti Basaglia che nel tempo che intercorre tra lesplosione della contraddizione e la sua copertura (perch non pu avvenire che questo), si determina unoccasione di presa di coscienza da parte dellopinione pubblica2. Affinch in questo frangente, che ci dato ogni qualvolta si manifesta una contraddizione, possa svilupparsi un processo di effettivo avanzamento della coscienza degli oppressi, necessario riuscire a trasmettere il contenuto delle esperienze reali e vissute, poich non si fa cultura scrivendo libri, si fa cultura soltanto nel momento in cui si cambia la realt 3. La coscienza di classe non altro che questo, ovvero la consapevolezza della propria condizione subordinata e funzionale al mantenimento dello status quo; quindi evidente come soltanto dalla materialit delle condizioni di vita ossia dal tempo vissuto - delle soggettivit oppresse possa originarsi una sollevazione irriducibile di questultime. Basaglia avverte profondamente la difficolt ad individuare tali percorsi di soggettivazione politica delle figure marginali, oppresse dal controllo sociale o segregate nei manicomi. Ne una prova il seguente passo: nel momento in cui io affermo che il discorso riferito allistituzione manicomiale importante, perch ha dato la possibilit di dare voce allinternato, questa unaffermazione validissima; per qual questa voce io non lo so, perch io so solo qual la mia voce4. Basaglia attento a sottolineare questa sensazione di vertigine che si origina dalla sostanziale assenza del soggetto della trasformazione sociale, dal suo rimanere nellombra, quasi disperso ed introvabile. Riconoscere unicamente la propria voce abbandona luomo ad un silenzio insopportabile, interrotto unicamente da grida di dolore, lamenti che, tuttavia, non hanno volti e
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Ibidem, p. 480. Ibidem, p. 481. 3 Ibidem, p. 485. 4 Ibidem, p. 484.

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vissuti conosciuti. Il malato di mente resta una perenne figura debole, in balia delle ingiustizie del sistema e della sua forza apparentemente incontrastabile. Ci che Basaglia vuole comunicare, in ultima istanza, che sino a quando risulter pressoch impossibile immaginare il malato di mente quale soggetto politico protagonista, autonomo e consapevole della propria battaglia - e quindi della propria condizione di oppresso non vi saranno margini apprezzabili di cambiamento sociale. Gli incessanti tentativi della classe dominante di normalizzare ogni esperienza alternativa saranno sempre vincenti, poich tutta questa esasperata volont di produrre cultura finisce per produrre solo un aumento di ideologia1. Basaglia sa bene quale sia la forza della produzione ideologica, memore dellinsegnamento sartriano secondo il quale le ideologie sono libert mentre le si fanno, oppressione quando sono fatte. Loppressione maggiore risiede proprio nella pervasivit di un sistema ideologico-normativo che vanifica ogni aggregazione di istanze di riscatto sociale ed esistenziale, inserendo costantemente ulteriori elementi di frazionamento del corpo sociale. Le riflessioni basagliane, pertanto, giungono a noi con straordinaria lucidit in virt duna necessit politica laggregazione e la soggettivazione di uomini e donne dispersi e frammentati nei luoghi di lavoro, cos come nelle formulazioni discriminanti del sapere scientifico, ma accomunate da una condizione sociale oppressa e subalterna che non solo conserva la propria attualit in ambito psichiatrico, ma si estende ad altri settori sino a coincidere con le stesse istanze di emancipazione sociale.

Legge, diritto e stato deccezione in psichiatria


A 28 anni dallapprovazione della legge 180 possiamo affermare che lintento del legislatore sospinto dal complesso movimento antiistituzionale italiano, che ebbe indubbiamente in Basaglia lesponente di maggior rilievo rimasto in larga parte disatteso, per ragioni diverse. Innanzitutto vi il dato storico, inconfutabile, che attiene a mutamenti politici di lungo corso; la scomparsa della diffusa conflittualit politica e sociale che aveva segnato larco temporale che va dal 1968 alla fine degli anni settanta, ha privato di linfa vitale molte delle conquiste sociali e civili che pure avevano trovato ufficiale accoglienza allinterno dellordinamento giuridico del paese. Da questo punto di vista, la legge 180 un esempio emblematico ma, per citarne altri pi recenti, potremmo discutere dellattacco alla legge 194 sullinterruzione volontaria di gravidanza e, pi in generale, della crociata nei confronti delle donne, del loro corpo, della loro sessualit e, conseguentemente, del tentativo di ridefinire in senso retrogrado ed oscurantista la divisione sociale e sessuale del lavoro. Questo per dire che la divaricazione tra norma e prassi, evidenziata gi da Basaglia, pu essere ricomposta unicamente attraverso un movimento reale capace di inserire nuovamente al centro dellagenda politica e sociale del paese le istanze di liberazione degli oppressi, operando cos una parziale e mai esaustiva abolizione dello stato di cose presenti.
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Ibidem, p. 485.

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Si delinea quindi un elemento affatto rilevante, sul piano storico e politico, che dovrebbe interrogare le forze progressiste ma non solo - sullaffidabilit delle istituzioni borghesi o perlomeno dominanti in un contesto sperequato ed ingiusto come quello attuale , anche delle pi democratiche (formalmente). La sistematica differenziazione tra il portato della legge e quello del diritto, dovrebbe infatti far riflettere sulla natura dello stato, sulla sua parzialit e complicit nei confronti delle classi dominanti, cos come sulle dinamiche oggettivizzanti tendenti cio a sfocare la soggettivit politica insite in ogni processo legislativo. E come se la giuridificazione di istanze demancipazione sociale generi effetti perversi finalizzati a ricondurre quelle stesse istanze a pratiche amministrative e governamentali che potremmo definire sterilizzanti. Non nostro compito ed certamente materia complessa indagare le ragioni storiche, politiche ed organizzative che conducono a tali esiti, ma importante sottolineare come la psichiatria consenta di registrare tale fenomeno in modo evidente e, per cos dire, con uno scarto probabilmente massimo tra norma e prassi rispetto ad altri ambiti. Ci era vero ai tempi dei grandi ospedali psichiatrici per alienati mentali, dove il fine ufficiale (la norma) rappresentato dalla cura e dalla riabilitazione divergeva in modo incontestabile rispetto ad una realt improntata alla custodia e alla punizione (la prassi), cos come lo oggi nellepoca del decentramento del controllo psichiatrico. A fianco di questa caratteristica strutturale propria della legge borghese sinseriscono vere e proprie sospensioni dello stato di diritto, previste anche dalla legge 180, che rendono maggiormente flessibile limpianto giuridico, in direzioni sistematicamente lesive dei diritti individuali (specie quelli sociali). Le istituzioni dello stato, volto politico dellorganizzazione sociale, individuano eccezionali ma paradossalmente permanenti vie di fuga attraverso le quali invadere la sfera personale delle soggettivit che contrastano lattuale processo daffermazione di un preciso modello sociale, economico e relazionale. Vi una ragione superiore - spesso inconfessabile che, grazie alla mediazione dei funzionari del consenso, sovraordina tutto il resto a partire dai princpi cardine della filosofia politica occidentale liberalismo in primis. Listituto del trattamento sanitario obbligatorio, solo per citare lesempio a noi pi vicino, obbliga una persona a sottoporsi ad un intervento sanitario senza addurre alcuna motivazione qualora esistesse a tale violazione del corpo, della dignit, del s dellindividuo. Potremmo altres riferirci alle recenti normative cosiddette antiterrorismo che, di fatto, sospendono le garanzie dellhabeas corpus e, in taluni casi, reinseriscono striscianti forme di tortura. Si potrebbero inoltre considerare le condizioni giuridiche per non parlare di quelle di vita di uomini e donne migranti rinchiusi nei centri di permanenza temporanea senza aver commesso alcun reato, abbandonati in uno stato giuridico ed esistenziale indefinito che individua nella necessit dellinternamento la propria suprema ed indiscutibile giustificazione. Non sembri

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azzardato il paragone con la condizione dei malati di mente, poich la necessit e lincontestabilit delleccezione denotano una medesima ragione politica e sociale. Lespressione coniata da Bauman, vite di scarto, accorre nuovamente in nostro aiuto rendendo immediata lidea dellesistenza di unumanit che il sistema economico e sociale individua quale eccesso, poich laccoglimento di questultima comporterebbe una netta rivisitazione del sistema di privilegi e di assoggettamento che lo contraddistingue. E importante notare come tutto questo entri in rotta di collisione coi princpi universalistici ed egualitari degli uomini di fronte alla legge - del liberalismo, ovvero dellideologia politica formalmente assunta quale modello di riferimento nelle cosiddette democrazie occidentali. Ci troviamo dinanzi ad una palese contraddizione che, stante lattuale quadro economico e sociale, non pu essere superata, poich risultano assenti i margini politici dun confronto dialettico capace di ricollocare quelle esistenze allinterno del novero dellumanit, a partire dalle loro condizioni reali di vita. Il fatto stesso che si eviti di cogliere linsanabile contraddizione esistente tra liberalismo inteso quale sistema di princpi politici e filosofici e governo o meglio pratiche di governamentalit quale azione politica concreta ed inevitabile -, denota una consapevolezza latente ed ipocrita che, come sempre accade, individua nella produzione ideologica il metodo pi efficace per sfuggire al confronto politico. In merito, Foucault propone una chiave di lettura del liberalismo che, ai fini del nostro discorso circa lesclusione e il controllo delle figure sociali marginali, merita particolare attenzione. Il liberalismo come io lo intendo, afferma Foucault, questo liberalismo che pu essere caratterizzato come la nuova arte del governo che si forma nel XVIII secolo, implica un intrinseco rapporto di produzione/distruzione nei confronti della libert1. La libert viene quindi mercificata allinterno dellorganizzazione sociale capitalistica, prodotta in ogni istante, annoverata tra i fattori di costo; cessa cos di essere un ideale universale verso cui tendere. La libert a cominciare da quella di mercato quindi il motore della stessa pratica governamentale, senza la quale tutto sarebbe immobile e, paradossalmente, ingovernabile. Nota quindi Foucault, che questo liberalismo non tanto limperativo della libert quanto la gestione e lorganizzazione delle condizioni alle quali si pu essere liberi 2. Organizzare e gestire tali condizioni comporta dei costi meramente economici che allinterno delle societ e dei rapporti di forza tra classi sociali vengono considerati tra i fattori determinanti del conflitto. Pertanto, anche alla luce della contrapposizione materiale e reale tra libert e sicurezza che dobbiamo leggere lo scontro di classe a livello macrosociale e i dispositivi di potere reticolari che lo riflettono, su scala ridotta, in una molteplicit di luoghi. I poli di questo rapporto gli interessi contrastanti sono inseriti in una situazione fluida, in perenne movimento, in cui linevitabile produzione di libert deve anche essere letta quale limitazione e distruzione della stessa, se
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M. Foucault, Biopolitica e liberalismo, Milano, Medusa, 2001, p. 160. Ibidem, p. 160.

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osservata da un altro punto di vista ossia da unaltra condizione sociale. E evidente come tutto questo non avvenga casualmente, ma sia la risultante di rapporti di forza tra le classi sociali e, conseguentemente, della loro capacit di innescare processi di soggettivazione politica pervasivi degli infiniti luoghi in cui si manifesta il potere. Non deve pertanto stupire se la condizione sociogiuridica delle figure marginali, a partire dai malati di mente, si caratterizzi per coincidere col polo a minor potenziale del rapporto problematico e contraddittorio costruito attorno alla libert. I costi economici e sociali della violazione della loro dignit di uomini e donne risultano essere pressoch irrilevanti, poich lieve la loro protesta sino a quando non riusciranno a liberarsi - e noi con loro - dalle catene cui lideologia psichiatrica li costringe. Pertanto, le finestre ideologiche aperte dal potere a giustificazione della prevaricazione delle soggettivit subalterne, devono indurre le forze progressiste - per definizione irrimediabilmente critiche nei confronti dellesistente a ricostituire un percorso finalizzato alla soggettivazione politica di tali figure oppresse e marginalizzate. Per dirla con Basaglia, dobbiamo creare le condizioni affinch le voci diseredate possano non soltanto lamentarsi, gridare e protestare, ma soprattutto riconoscersi lun laltra, e costituirsi cos in un soggetto politico collettivo capace di valorizzare ogni soggettivit, poich dalla resistenza irriducibile di ciascuna di essa che potr trarre origine il tutto che gi rappresentano. Oltre alla divergenza tra norma e prassi, in ambito psichiatrico riscontriamo, in misura maggiore che altrove, un preoccupante e significativo scostamento della nozione di legge da quella di diritto. La prima coincide con una sostanziale difesa dello status quo - o con una mitigazione degli effetti apportati a questultimo dallintervento delle forze progressiste -, mentre la seconda evoca diritti individuali civili, politici e sociali che tuttavia la realpolitik riconduce ad una dimensione utopica attraverso lapparato ideologico ordito da tecnici ed intellettuali. Nel nostro contesto sociale, scrive Basaglia, determinato da una logica economica cui sono subordinati tutti i rapporti e le regole di vita, non esiste n la realt come espressione del praticamente vero su cui verificare le ipotesi come risposte alternative ai bisogni, n lutopia come elemento ipotetico che trascende la realt per trasformarla 1. Lideologia, intesa come introiezione individuale e collettiva della falsificazione della realt, riduce in condizioni di schiavit intellettuale e politica luomo, reso incapace di esprimere ed individuare i propri bisogni. Soltanto la liberazione dallideologia pu consentire alluomo di parlare della realt come del praticamente vero e dellutopia come dellelemento prefigurante le possibilit di una trasformazione reale di questo praticamente vero2, laddove intendiamo con questa espressione ci che sempre stato l, per parafrasare Bauman e Kundera. Tale liberazione passa necessariamente attraverso la produzione di una cultura nuova che, nella lettura basagliana, non pu che nascere da una pratica sociale nuova. E quindi fondamentale che tale cultura si
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F. Basaglia, Lutopia della realt (1974), Scritti vol. II, p. 341. Ibidem, p. 341.

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costituisca da una prassi politica capace dindividuare e finanche costituire spazi di liberazione quotidiani a partire dalla centralit dei vissuti delle soggettivit oppresse. La riduzione della distanza tra legge e diritto ossia dei diritti inalienabili delluomo con la garanzia della loro esigibilit e del loro rispetto individua nella concatenazione di elementi di dis-continuit verso lassetto socioeconomico dominante la propria via maestra. Uno di questi elementi indubbiamente rappresentato dal rifiuto delle eccezioni in ambito giuridico, specie se questultime sono funzionali alla sospensione dei diritti individuali fondamentali e allinvasione della sfera personale segnatamente della sua dimensione fisica e corporea - che, al contrario, dovrebbe segnare il limite ultimo dogni azione politica.

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Conclusioni
Scrivere le conclusioni a questo lavoro, costantemente guidato ed ispirato dal pensiero di Franco Basaglia, questione complessa: qualsiasi conclusione risulterebbe probabilmente inadeguata. Non vi la necessit di concludere, bens di puntualizzare un nuovo inizio, al fine di apportare un contributo certo parziale ad una riattualizzazione del pensiero basagliano che non si limiti alla sola riflessione teorica ma cerchi di delineare i percorsi duna nuova pratica sociale. Per questa ragione fondamentale riannodare i vissuti delle soggettivit oppresse ai grandi ideali della politica oserei dire alla ragione che la costituisce -, cominciando dal superamento di quel primitivo rapporto alienante servo-signore che, per Basaglia, fu ragione di vita ed impegno politico nel senso pi alto del termine. E la nobilt di questo ideale, il suo portato coscientemente utopico, ad indicare nella ricerca delle radici delloppressione attraverso una vera e propria immersione nel reale lorizzonte stesso della politica. Dobbiamo quindi operare affinch emerga, oggi come allora, lindisponibilit al compromesso se questo termine indica lelusione delle ragioni economiche e sociali in particolare che sottendono lasimmetricit della relazione servo-signore. Scrive Mistura, riferendosi a Basaglia, che nulla lo faceva reagire energicamente quanto il manifestarsi dei raggiri ideologici che rendono opaca la realt e che inducono a confonderla con lapparenza 1. Vengono cos sottolineati la necessit ed il valore dogni ricerca politica capace di scavare a fondo - oltre lopprimente superficie dellovvio sino ad incontrare scomode verit, la cui lucentezza risulta accecante agli occhi del potere; questultimo, infatti, nellopacit dellapparenza individua la garanzia del proprio dominio. Possiamo quindi reputare inconciliabile col pensiero basagliano ogni riflessione - cos come ogni pratica sociale - finalizzata alla creazione di falsa coscienza; se grave assoggettare luomo alla relazione servo-signore, lo ancor di pi agire affinch le cause reali di tale assoggettamento restino nellombra. Lopacit della realt rende quindi attuale la riflessione dialettica circa la necessit del costante superamento del gi dato, poich questultimo immagine dingiustizia e di oppressione. Tuttavia, non dobbiamo intendere questa apparenza ossia la mistificazione operata dalla psichiatria come una sorta di menzogna, poich risulterebbe riduttivo e fuorviante. Piuttosto, fondamentale interrogarsi circa gli effetti reali dispiegati da un insieme di apparenze2, in quanto non vi un rapporto eguale e contrario tra apparenza e realt, bens una relazione fortemente asimmetrica a totale detrimento di questultima. E infatti la realt ad essere concretamente riscritta nel momento stesso in cui viene letta ed interpretata attraverso le lenti dellapparenza e della falsa coscienza prodotte dallideologia egemone e dominante. La condizione del malato di mente - quale si presentava
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S. Mistura, Sei tesi su Franco Basaglia, in Rivista Sperimentale di Freniatria, CXXIV (2000), n. 4. S. Mezzadra - M. Ricciardi (a cura di), Marx. Antologia degli scritti politici, Roma, Carocci, 2002, p. 14.

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negli ospedali psichiatrici o come si presenta oggi nel circuito decentrato del controllo psichiatrico - quindi il prodotto della sedimentazione storica di questa produzione ideologica. La condizione di umanit dispersa, quasi inafferrabile, che segna il contesto manicomiale e le soggettivit in esso internate - non ha nulla a che vedere con la malattia mentale ed i suoi eventuali sintomi: piuttosto, il prodotto di ci che lorganizzazione sociale ha fatto di questultima a causa della sua improduttivit e, conseguentemente, della sua incompatibilit rispetto alla razionalit borghese. Lesperienza e la riflessione basagliana sono testimonianza di questa tensione ideale, continuamente alimentata e sostenuta dai volti della sofferenza e dalla solitudine delluomo, cos come dalla volont di andare oltre le miserie della sopraffazione che, nel suo disperato tentativo egemonico, finisce con lesaltare i margini di liberazione che ciascuna soggettivit, anche la pi oppressa, continua a conservare. E la coltre di ipocrisia propria di organizzazioni sociali improntate allesclusione e alla violenza istituzionale e non a rappresentare la ragione principale dellimpegno professionale, civile ed umano di Basaglia. Il riconoscimento della storicit delle contraddizioni risulta quindi essere un passaggio dirimente, poich questa la condizione essenziale del loro superamento, non certo in chiave definitiva ma come negazione delle negazione. Nel pensiero basagliano le contraddizioni vengono quindi dipinte in modo ambivalente; da un lato sono la testimonianza pi cruda del carattere oppressivo delle organizzazioni sociali fondate sullaccumulazione capitalistica, dallaltro lato, invece, assumono i tratti di viatici della liberazione umana. Mantenere aperte tali contraddizioni, come afferma Basaglia, significa innanzitutto viverle e contrastarle, vale a dire agire affinch lopacit del potere non riconduca al silenzio le verit che sono sempre esistite storicamente e mai naturalmente ossia come dato prepolitico -, a cominciare dalla relazione servo-signore, oppresso-oppressore. La centralit delle contraddizioni sociali pu essere quindi intesa quale cifra del pensiero basagliano; da qui la sua volont di muovere continuamente verso il superamento dellorganizzazione sociale capitalistica e delle sue ingiustizie. Particolarmente efficace nel focalizzare tali contraddizioni un saggio scritto da Franco Basaglia e Franca Ongaro nel 1978, intitolato Condotte perturbate1. Questo scritto risulta straordinariamente lucido nel restituire, con grande efficacia, la dimensione apparente della malattia mentale intesa quale conseguenza della mistificazione psichiatrica e, al contempo, la reale drammaticit delle conseguenze sulle persone di tale azione ideologica. Mi riferisco alle riflessioni circa la contrapposizione assoluta che viene operata tra i concetti di salute e malattia. E proprio la necessit di ricorrere allassolutismo a rivelare la pericolosit delle contraddizioni e

Si tratta di un saggio pubblicato per la prima volta in italiano soltanto nel 2005 nellantolologia di scritti basagliani Lutopia della realt. Inizialmente fu scritto per il volume Psicologie della Encyclopdie de la Pliade, pubblicato in Francia nel 1987.

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delloperato di coloro che vogliono mantenerle aperte nei confronti del potere dominante nelle nostre organizzazioni sociali. Lassolutizzazione degli opposti e le semplificazioni che questo comporta risulta essere il metodo pi efficace potremmo dire totalizzante nelloscurare lo spazio sociale, economico ed esistenziale che li separa. Comprimere tale spazio equivale ad annichilire le soggettivit che nel continuo oscillare tra un polo e laltro delle condizioni umane quale ad esempio la salute e la malattia determinano processi di trasformazione sociale, alterando cos lo stesso spazio socioeconomico e relazionale che le circonda. Tra la salute e la malattia sinserisce quindi lelemento portante dellorganizzazione sociale capitalistica, ovvero lattivit produttiva con le sue regole e i suoi dogmi orientati alla subordinazione dogni altro aspetto della vita umana. Ecco quindi che la malattia decade dallo status di condizione insieme soggettiva mediata cio esistenzialmente ed obiettiva medico-scientifica nellaccezione razionale e moderna del termine per approdare nel limbo della-normalit, ossia dellinefficienza e dellinabilit produttiva. La malattia, presentandosi come condizione altra rispetto alla salute e coincidendo questultima con la vita produttiva quale condizione del vivente tutelata e riconosciuta dal capitale -, viene sospinta sino ai confini della morte, anzi, assolutizzata come tale. Possiamo quindi leggere in drammatica continuit con tale riflessione le inumane condizioni di vita cui venivano costretti gli internati nei manicomi, ovvero quale conseguenza del loro essere soggetti morti economicamente, corpi situati al di l del confine vitale tracciato dalle norme dellorganizzazione sociale. Lideologia medica, afferma dunque Basaglia, assume su di s lesperienza soggettiva della malattia, neutralizzandola e negandola fino a ridurla a puro oggetto di sua competenza 1. Basaglia propone una riflessione circa la de-soggettivazione delluomo che, a nostro avviso, il principale e pi attuale strumento di controllo sociale. Continua infatti affermando che lideologia medica risulta responsabile dellinsorgere di una relazione reificante fra luomo e le proprie esperienze 2; questultime vengono sottratte alla percezione soggettiva e consegnate dunque a fattori oggettivizzanti, tendenti cio a ricondurre il vivente gli uomini e le donne ad una relazione sociale ed esistenziale regressiva che suona costantemente come una accusa verso se stessi. E questo un punto nodale del pensiero basagliano poich, a mio avviso, sinserisce a pieno titolo allinterno della pi ampia riflessione circa il passaggio dalle societ disciplinari alle societ del controllo; anzi, come vedremo, ne condensa il significato pi profondo. Il sistema produttivo che venuto affermandosi, sottolinea Basaglia, si fonda sullappropriazione della soggettivit delluomo, quindi sulla riduzione del corpo organico a corpo, e sulla tendenziale identificazione tra corpo sociale e corpo economico3. E importante sottolineare come il corpo sociale
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F. Basaglia F. Ongaro Basaglia, Condotte perturbate, in Lutopia della realt. Ibidem, p. 280. 3 F. Basaglia, Follia/Delirio, in Scritti vol. II, p. 427.

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rappresenti, nellelaborazione basagliana, una soggettivit collettiva capace di contenere ogni soggettivit individuale. La storia umana, costantemente segnata dalla dialettica tra individuo e collettivit, tra soggettivit e collettivit, individua un punto di sintesi nelle norme, ovvero nel limite posto dallorganizzazione quindi dalla collettivit - alla libert individuale. Affermare che la norma rappresenta il punto di sintesi nella dialettica tra individuo e organizzazione non significa prospettare una sorta di immobilismo storico dove la sintesi assume lineamenti privi di conseguenze sul piano sociale e del divenire storico. La norma - qualsiasi essa sia deriva infatti da rapporti di forza reali che coinvolgono interessi contrapposti e conflittuali in seno alla societ uno su tutti quello tra capitale e lavoro , rispondenti o meno a determinati bisogni umani, che agiscono quali fattori del cambiamento sociale. Viene cos introdotto un concetto centrale in tutta la riflessione basagliana: i bisogni degli uomini e delle donne. Basaglia individua nellimpossibilit dellorganizzazione sociale capitalistica di soddisfare i bisogni delluomo a partire da quelli primari - la dimostrazione pi vera e drammatica del suo carattere escludente e parziale, incapace cio di coinvolgere lintero corpo sociale nella definizione delle norme e delle istituzioni che devono regolarne la vita. Afferma Basaglia che se la norma una regola imposta a difesa del gruppo dominante, essa impedisce ai dominati qualsiasi espressione soggettiva, riducendo lindividuo a corpo dominato, corpo alienato e sfruttato da ci che lo organizza1. La soggettivit collettiva del corpo sociale che si manifesta nel limite posto dalla soggettivit e dai bisogni altrui allespressione della propria soggettiva esistenza e dei propri bisogni viene meno nelle organizzazioni sociali capitalistiche poich non vi alcun riconoscimento della contrapposizione dialettica tra bisogni delle classi sociali subalterne e interessi dei gruppi dominanti. Tale contraddizione viene privata di ogni legittimit politica e quindi negata nella sua stessa esistenza. Come abbiamo visto, i bisogni delle classi sociali subalterne vengono frammentati e dispersi affinch tali soggettivit non parlino con ununica voce e, soprattutto, non si riconoscano eguali nella propria condizione di sfruttati ed oppressi. Tutto questo richiede unintensa attivit di produzione ideologica, a firma dei funzionari del consenso, che in ambito psichiatrico individua una delle espressioni storiche pi totalizzanti. Per questa via si giunge quindi alla de-soggettivazione del corpo sociale e, conseguentemente, alla sua identificazione col corpo economico in virt dellapparente a-conflittualit e acontraddittoriet che caratterizza questultimo. Risulta essenziale puntualizzare questo elemento, ovvero la perdita della dimensione soggettiva del corpo sociale in quanto, a mio avviso, stato uno dei grandi mutamenti politici indotti dal paradigma neoliberale apertosi nelle societ occidentali sul finire degli anni Settanta del XX secolo. In sostanza, credo che il venir meno della diffusa conflittualit sociale che per circa un decennio aveva caratterizzato la vita politica delle democrazie occidentali Italia in particolare , abbia altres determinato una de-soggettivazione
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Ibidem, p. 427.

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dello spazio pubblico e di tutto ci che ruota attorno alla dimensione che potremmo definire collettiva. I processi di individualizzazione o meglio atomizzazione esistenziale che il neoliberalismo ha portato con s, non hanno soltanto determinato un ripiegamento dellindividuo su se stesso ma, in particolare e pi in profondit, un mutamento qualitativo della presenza di questultimo in societ. La relazione dialettica di cui parla Basaglia tra soggettivit e organizzazione viene quindi ridefinita alla luce del prevalere di uninterpretazione a-dialettica di questultima. La divisione in classi sociali che caratterizza le societ delle democrazie occidentali viene infatti presentata quale caratteristica naturale e non come risultato duna contrapposizione storica tra forze e soggetti la cui conflittualit ha definito le relazioni sociali e produttive odierne. Le classi sociali continuano ad esistere e a rappresentare un elemento insostituibile per la critica delle ineguaglianze e delle ingiustizie sociali che caratterizzano il sistema capitalistico 1; tuttavia, muta radicalmente la coscienza che gli individui hanno di s nel proprio contesto sociale e relazionale. La de-soggettivazione dello spazio pubblico, pertanto, si origina dal venir meno della conflittualit sociale a seguito duna profonda azione ideologica e da vissuti soggettivi sempre pi isolati ed investiti di responsabilit sistemiche circa le proprie condizioni sociali ed esistenziali. La proiezione soggettiva di intere fasce di popolazione al di fuori della propria sfera personale quindi in una dimensione relazionale e conseguentemente anche politica avviene in forme nuove, dominate dalla reificazione della relazione che luomo intrattiene con le proprie esperienze, poich egli stesso diviene oggetto di analisi e conoscenza continua. Il diffuso intervento di molteplici discipline in particolare delle scienze umane , sotto forma di capillare penetrazione dellintero corpo sociale, ha generalizzato, e al contempo individualizzato, le forme del controllo sociale. Ci significa che tende a scomparire, almeno in questa fase storica, il tipo-ideale di individuo e di individualit - che Bentham immaginava quale prigioniero del Panopticon. In questultimo, infatti, la rilevanza di ciascun uomo data non solo dal suo essere mero corpo fisico da contenere, custodire, imprigionare ed amministrare, ma dal suo essere circoscritto fisicamente in un interno che si contrappone ad un esterno. Questo il segno pi tangibile della societ disciplinare che fa seguito nella lettura foucaultiana a quella di sovranit cos come si manifesta tra la fine del XVIII e parte del XX secolo. Lindividuo del Panopticon innanzitutto un internato, una soggettivit circoscritta tra le mura del carcere piuttosto che i reparti dellospedale psichiatrico. Il tratto principale delle societ disciplinari quindi rappresentato dalle istituzioni totali e dai loro luoghi; si tratta di ambienti chiusi ed orientati, seppur attraverso forme e gradi differenti, alla coercizione individuale e alla reclusione. Ciascun individuo, nel corso della propria vita, sperimenta inevitabilmente alcune di tali istituzioni: famiglia, scuola e fabbrica sono
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Con questo non si vuole marginalizzate limportanza delle trasformazioni che i decenni neoliberisti hanno apportato anche sul piano della stratificazione sociale e, in particolare, della sua segmentazione identitaria ma, al contrario, evidenziare come questultimi siano il punto darrivo della volont politica di preservare le strutture dellineguaglianza capitalistica.

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senzaltro tra queste. Vi sono inoltre istituzioni che hanno come unico fine quello di recludere, isolare, spezzare la continuit sociale e relazionale che contraddistingue luomo quale animale sociale; il manicomio e la prigione ne sono la realizzazione storica pi diffusa e conosciuta. Lo spazio delimitato dallistituzione lanello circolare del Panopticon quindi il luogo dattivazione del sapere-potere disciplinare; soltanto allinterno di celle individuali attraversate da un fascio di luce luomo pu essere sorvegliato, indagato e scritturato nei suoi comportamenti. Luomo libero resta estraneo a tale potere disciplinare - almeno allintensit e alla pervasivit della sua azione -, anche se avverte costantemente il rischio di esserne assorbito ed assimilato1. Lambiente di reclusione - come magistralmente dimostrato da Foucault in Sorvegliare e punire opera una combinazione tra la suddivisione dello spazio e il coordinamento del tempo finalizzata ad organizzare in modo sempre pi efficiente i corpi in esso internati. Le societ disciplinari presentano dunque una costellazione di luoghi di reclusione, seppur differenti nei loro gradi di intensit, funzionale, in primo luogo, al mantenimento degli equilibri sociali esistenti. Lesistenza di confini istituzionali allinterno del corpo sociale, finalizzati al parziale contenimento di questultimo, si delinea quale orizzonte politico delle societ disciplinari e della contemporaneit. Da questo punto di vista, il manicomio pu essere assunto quale elemento paradigmatico e costitutivo delle societ disciplinari, poich in esso che larbitrariet dellistituto dellimprigionamento individua la massima espressione storica. Scrive Foucault che tutta la penalit del XIX secolo diviene un controllo, non tanto di quello che fanno gli individui conforme o no alla legge? -, ma di quello che possono fare, di quello che sono capaci di fare, di quello che sono inclini a fare, di quello che sono in procinto di fare2. Risulta quindi comprensibile la ragione che induce a leggere nellospedale psichiatrico luniverso concentrazionario dei princpi e dei dispositivi del potere disciplinare, in quanto, come afferma Goffman, le istituzioni totali sono luoghi in cui si forzano alcune persone a diventare diverse: si tratta di un esperimento naturale su ci che pu essere fatto del s3. Lattenzione viene quindi posta non tanto sullinfrazione della legge, ma sulle potenzialit degli individui, ovvero sul terreno ignoto ed arbitrario del possibile. Foucault nota che il panottismo il tipo di potere che domina le societ disciplinari non poggia pi sullindagine, ma su qualcosa di completamente differente che possiamo riassumere con il termine esame. Nel Panopticon che innanzitutto una modalit organizzativa dei corpi inseriti in unistituzione qualsiasi della contemporaneit (famiglia, scuola, fabbrica, caserma ecc.) lindividuo internato costantemente attraversato dallo sguardo inquisitore del sorvegliante o dallidea minacciosa di questultimo poich totalmente asimmetrica la relazione che si instaura tra il primo e il secondo. Il
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Ricordiamo che la principale critica rivolta da Basaglia alle esperienze riformatrici europee e statunitense del secondo dopoguerra, fu proprio quella di non aver intaccato lospedale psichiatrico che, pertanto, continuava ad ergersi minaccioso alle spalle dei centri territoriali di igiene mentale. 2 M. Foucault, Antologia. Limpazienza della libert, Milano, Feltrinelli, 2005, p. 85. 3 E. Goffman, Asylums, p. 42.

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sorvegliante, ovvero il polo dominante della relazione, acquisisce un potere che si origina in larga parte dal formarsi di un sapere su coloro che sorveglia e, appunto, esamina basti pensare alle annotazioni di medici ed infermieri sulle cartelle cliniche dei pazienti 1. E nuovamente Goffman a riassumere tutto questo con unespressione straordinariamente calzante: azione inglobante della situazione2. Possiamo quindi affermare che le cosiddette scienze umane psichiatria in primis fondano il proprio dominio sulla stretta correlazione che si instaura tra sapere e potere laddove corpi e vissuti umani vengono investiti dallazione inglobante dellistituzione. Losservazione dei fatti e la loro descrizione che in ambito giudiziario si riassume nellaccertamento delle responsabilit penali lascia il campo ad un diffuso tentativo di spiegare i fenomeni rilevanti socialmente a partire dallindagine del singolo individuo, sino a fare di questultimo del suo corpo un luogo di produzione di verit scientifiche. Tutto questo, formidabilmente riassunto nellistituzione manicomiale, genera, a livello individuale ed esistenziale, una sensazione di costante ed ineluttabile perquisizione del proprio S. Lindividuo internato nel Panopticon avverte a ragion veduta un senso di opprimente trasparenza agli occhi del sorvegliante; questa una condizione permanente poich non dato sapere a nessuno dei sorvegliati se e quando il potere attivo, essendo impossibile scorgere il sorvegliante che resta ben protetto da imposte socchiuse. Il sorvegliante, funzionario del potere, pu quindi essere chiunque, poich la forza impareggiabile della relazione panoptica non data da chi la detiene come avveniva invece nelle societ dominate dal potere di sovranit, basti pensare alla figura del re -, ma dagli stessi meccanismi con cui essa si esprime. Possiamo quindi affermare che listituzione manicomiale il luogo simbolo della societ disciplinare, un dispositivo terrificante di un particolare tipo di potere storicamente determinato. Le societ disciplinari, scrive tuttavia Deleuze, sono gi qualcosa che non siamo pi, qualcosa che cessiamo di essere3. La ragione che induce Deleuze a parlare di fine delle societ disciplinari identificabile con la crisi generalizzata di tutti gli ambienti di reclusione, prigione, ospedale, fabbrica, scuola e famiglia. Tuttavia, prima di addentrarci meglio in questa discussione, bene collocare il manicomio ovvero la nostra istituzione disciplinare per eccellenza allinterno di un contesto sociale ed economico capace di accoglierlo e riconoscerlo, poich esso uno spaccato fedele e significativo dellordine esterno e delle sue contraddizioni 4.
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Scrive Goffman: In generale, gli ospedali psichiatrici provvedono sistematicamente a far circolare su ciascun paziente il genere di informazioni che egli cercherebbe di nascondere e che ogni giorno in modo pi o meno dettagliato vengono usate per frustrarne le pretese. Asylums, p. 186. 2 E. Goffman, Asylums, p. 69. 3 G. Deleuze, Puorparlers (1972-1990), Minuit, Paris, 1990, pp. 240-247. 4 Nella societ occidentale non sembra esserci unistituzione totale che provveda una vita di gruppo completamente indipendente dalle distinzioni di sesso; alcune istituzioni come i conventi, dove pare non vi dovrebbero essere discriminazioni socio-economiche, tendono, di fatto, ad assegnare i ruoli di servitori ai conversi di origine contadina, cos come i gruppi di rifiutati nei nostri ospedali psichiatrici modello, dove si dichiara lassenza di discriminazioni razziali, sono quasi sempre rappresentati dai negri. E. Goffman, Asylums, p. 148.

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Credo che lespressione modernit pesante, cos come intesa da Bauman, accorra in nostro aiuto rendendo immediati concetti altrimenti complessi ed articolati che, in questa sede, non possiamo approfondire nello specifico. Il concetto di modernit pesante, innanzitutto, restituisce una sensazione di fisicit, ossia di centralit della relazione spazio/tempo. Fu quella lepoca, scrive Bauman, delle macchine pesanti e sempre pi ingombranti, delle mura di fabbriche sempre pi ampie che fagocitavano sempre pi operai1. Sul piano delle relazioni sociali e produttive, quindi la grande fabbrica fordista a rappresentare limmagine rigida della modernit, in cui capitale e lavoro si trovano ancorati al suolo, immobili, in una condizione di costante conflittualit ma, al contempo, consapevoli dellineluttabilit del loro sodalizio poich nessuno dei due sarebbe sopravvissuto senza laltro2. La modernit pesante fu anche lepoca della conquista territorialegli imperi si espansero ai quattro angoli del globo, fermati soltanto da altri imperi, di pari o superiore forza3. La colonizzazione risulta quindi essere un ulteriore punto cardine della modernit solida, in virt dellidentificazione tra possedimenti e ricchezza, potere e conquista dello spazio. Nota Foucault come la colonizzazione si sia rivolta anche allinterno degli stati-nazione, nei confronti di vagabondi, mendicanti, nomadi, delinquenti, prostitute, dando cos origine allintero sistema di internamento dellepoca classica. Possiamo quindi sostenere che laccumulazione capitalistica proceduta di pari passo con laccumulazione degli uomini e, in particolare, della loro forza-lavoro. Linterrogativo della modernit dunque quello di comprendere come distribuire gli individui in modo che, dalla loro pluralit, si ottenga pi della pura e semplice somma di individui posti gli uni accanto agli altri 4. La risposta stata in larga parte fornita dalla nascita delle scienze delluomo sotto forma di discipline, ovvero tecniche di distribuzione dei corpi, degli individui, dei tempi, delle forze di lavoro 5. Allinterno di questo quadro dobbiamo situare lospedale psichiatrico, strutturato ed organizzato alla stregua di altre istituzioni totali della societ disciplinare. Il manicomio la proiezione dei dispositivi fondativi della fabbrica fordista, cos come della caserma, su un terreno affatto particolare quale il disagio psichico. Loperaiomassa, la cui vita irreggimentata dallorganizzazione della fabbrica fordista e dal coordinamento metrico del tempo di lavoro che sempre tempo di vita -, reagendo allalienazione della propria condizione umana attraverso la produzione psicotica - intesa quale fuga e sofferenza della soggettivit umana - non fa altro che transitare da un luogo allaltro della societ disciplinare. Si muove sempre e comunque allinterno del Panopticon, poich, come afferma Bentham, leccellenza di questultimo consiste nella grande forza che in grado di conferire a qualunque istituzione lo si applichi6.
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Z. Bauman, Modernit liquida, p. 127. Ibidem, p. 130. 3 Ibidem, p. 128. 4 M. Foucault, Il potere psichiatrico, p. 77. 5 Ibidem, p. 78. 6 Ibidem, p. 79.

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Sono due le espressioni Benthamiane riferite al Panopticon che, a mio avviso, meritano particolare attenzione; da una parte la capacit di fornire una forza erculea a coloro che lo dirigono, dallaltra il fatto che esso rappresenti un nuovo modo di conferire allo spirito un potere sullo spirito. Queste due affermazioni riassumono lessenza del potere disciplinare; da un lato la capacit di vertere sul singolo corpo seppur limpiego brutale della forza rimanga lultima istanza del potere e, dallaltro lato, lincisivit dellazione panottica nellinnescare un costante processo di auto-controllo dellindividuo, il quale, nella consapevolezza di poter essere sorvegliato, sinterroga sulla liceit della propria condotta finanche dei propri pensieri e sul concetto stesso di limite e di norma. E proprio questa assoluta contiguit della disciplina con la norma, con la codificazione sociale, a delineare la geografia della residualit, a circoscrivere lirriducibile, linclassificabile, linassimilabile; allo stesso modo in cui il tempo metrico della catena di montaggio fordista individua ed espelle i soggetti improduttivi, coloro che non vogliono piegarsi o non riescono allorganizzazione della produzione giudicata storicamente come razionale e normale dal capitale. Il potere disciplinare, pertanto, individualizza i soggetti allinterno di uno spazio definito, circoscritto ed irreggimentato. Viene meno la collettivit dei fenomeni a cominciare dalla comunicazione di gruppo e si origina un potere dinsieme esercitato su tutti, ma che avr di mira soltanto serie di individui separati gli uni dagli altri1. Il carattere individualizzante del potere disciplinare necessita, per dirla con Foucault, duna meccanica della disciplina, ossia di procedure definite e standardizzate che garantiscono la governabilit dellistituzione stessa nel suo complesso - cio la sua capacit di riprodursi e, attraverso questultima, il controllo sociale delle soggettivit irriducibili allesistente. Tutto questo, secondo Deleuze, entra in una fase di crisi verticale nellepoca di quella che Bauman definisce modernit liquida. Cerchiamo di delineare brevemente i tratti di questultima per comprenderne gli effetti sul piano del controllo sociale in generale e della psichiatria in particolare. Il segno principale della modernit leggera, del capitalismo software in luogo di quello hardware, , a mio avviso, lodierna irrilevanza dello spazio, mascherata sotto forma di annullamento del tempo2. Alcuni autori giungono ad affermare che a venire meno la stessa differenza tra lontano e vicino; cos come lepoca moderna si apr allinsegna delle grandi scoperte geografiche e quindi di una rivoluzione nella concezione dello spazio -, la postmodernit si identifica nellistantaneit delle comunicazioni informatiche, nei flussi elettronici che inaugurano la svalutazione dello spazio. Rispetto ad interpretazioni futuribili della post-modernit affette da un certo nuovismo credo che questultima possa essere ricondotta, essenzialmente, allesasperazione di alcuni tratti della modernit stessa, dei quali si appropria il sistema dominante lorganizzazione sociale capitalistica al fine di perpetuare il proprio dominio e perfezionare il proprio controllo. Infatti,
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Ibidem, p. 81. Z. Bauman, Modernit liquida, p. 132.

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come nota Bauman, anche la tecnologia pi avanzata, armata di processori sempre pi potenti, ha ancora della strada da fare per raggiungere listantaneit assoluta 1. Questo significa che la postmodernit non pu individuare in processi dinnovazione scientifica e segnatamente tecnologica primo fra tutti quello che investe il settore informatico la propria ragione costitutiva. La svalutazione dello spazio non deve essere interpretata quale diretta ed ineluttabile conseguenza della comunicazione digitale, bens come elemento di un progetto politico ed economico il neoliberalismo che individua nella ristrutturazione capitalistica su scala globale il fine ultimo della propria azione. In questo quadro sinseriscono i processi di delocalizzazione produttiva funzionali ad una nuova divisione internazionale del lavoro. In tal senso, credo che la postmodernit si presenti in sostanziale continuit con la modernit, poich entrambe necessitano di un sistema-mondo improntato alla differenziazione invalidante, ossia alla sperequazione e alla sottomissione di intere classi sociali e popolazioni ad interessi e privilegi elitari. La modernit pesante di cui parla Bauman la ritroviamo oggi nelle fabbriche delocalizzate in Cina, India e Brasile; si assiste quindi ad una costante modulazione della relazione spazio/tempo funzionale al capitale oggi libero di muoversi trans-nazionalmente e, pertanto, alla strutturazione di societ estremamente differenti tra loro, ma inserite allinterno della medesima situazione inglobante. Tutto questo non sfugge a Bauman, il quale precisa che le persone che riescono a mantenere le proprie azioni indipendenti, libere da norme e dunque imprevedibili, e al contempo a regolamentare le azioni altrui, dominano2. Continua affermando che il dominio consiste nella capacit di sfuggire, di svincolarsi, di essere altrove, e nel diritto di decidere la velocit con cui fare tutto ci; ecco perch parliamo oggi di capitale de-territorializzato, volatile, sempre pi svincolato dalle costrizioni che la relazione spazio/tempo portava con s allepoca della modernit solida, poich questa la frontiera del dominio nel XXI secolo. Il capitale non pi ancorato al suolo, costretto ad un coinvolgimento diretto e duraturo con il lavoro, con soggettivit sfruttate e potenzialmente sovversive nei confronti dellesistente. O meglio, questa relazione non esiste pi, almeno nelle societ occidentali, nelle forme della modernit pesante. Possiamo quindi affermare che la modernit leggera individua nella riorganizzazione degli spazi e nella loro disposizione a partire dalle modalit e dalla tempistica dei flussi comunicativi che li attraversa, specie sul piano produttivo -, lo strumento principale del controllo sociale stesso. Lesempio emblematico non risiede solo nei processi di delocalizzazione industriale interni alla ridefinizione della divisione internazionale del lavoro -, ma nella riorganizzazione del tessuto produttivo delle stesse societ occidentali. La frammentazione territoriale dei siti produttivi veicolata da una vera e propria ossessione al ridimensionamento di questultimi -, cos come la terziarizzazione delleconomia condizione ideale, come abbiamo visto, alla diffusione della falsa coscienza propria dei funzionari del consenso -, presentano
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Ibidem, p. 134. Ibidem, p. 135.

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elementi di assoluta rilevanza sul piano dellinnovazione delle tecniche di controllo sociale, a partire dalla ricollocazione degli spazi politici e, soprattutto, sindacali. Secondo Deleuze, quindi, la modernit liquida racchiude il contesto spazio-temporale allinterno del quale collocare le societ del controllo, in quanto il capitalismo non pi per la produzione, che viene spesso relegata alle periferie del terzo mondo, anche sotto le forme complesse del settore tessile, metallurgico e petrolchimico1. Il capitalismo cui si riferisce Deleuze vende servizi ed acquista azioni; in tal senso smaterializza e digitalizza la fabbrica e la solidit della produzione, almeno se osservato dal nostro punto di vista immerso nelle trasformazioni che il capitale transnazionale apporta agli spazi e alle relazioni sociali dei paesi occidentali. Proviamo ora ad individuare, a partire da una possibile interpretazione del declino delle societ disciplinari, le trasformazioni odierne dei sistemi di controllo sociale. Foucault ci ricorda che la microfisica del potere disciplinare esercita unazione individualizzante, volta ad abolire i fenomeni collettivi in modo tale da raggiungere la condizione in cui nelle officine non ci saranno pi distrazioni collettive, canzoni, sospensione del lavoro e scioperi; nelle prigioni, non ci saranno pi complicit, e negli ospedali per malati di mente non si verificheranno pi fenomeni di agitazione collettiva, di imitazione, e cos via 2. Foucault si riferisce ad interni, ovvero ad ambienti chiusi, definiti, irreggimentati; a questo livello si inserisce la critica di Deleuze quando parla di crisi generalizzata di tutti gli ambienti di reclusione, e di irriformabilit nonostante i numerosi sforzi di questultimi. Credo sia possibile sostenere che gli strumenti delle societ disciplinari portano inevitabilmente con s una sorta di contropotere dato dalla mera presenza di uno spazio circoscritto. La principale contraddizione dei dispositivi disciplinari, consiste nellaver ideato meccanismi di individualizzazione massificante che si originano dalla coercizione serializzata di persone: operai, prigionieri, studenti, ricoverati. Per questa ragione i due pilastri del potere disciplinare luno attinente ad una dimensione meramente fisica, erculea, laltro ad una realt psicologica vedono nelle societ occidentali, allepoca della modernit pesante, un deficit di efficienza del secondo e, parallelamente, un costo eccessivo del primo3. Il potere conferito dal Panopticon allo spirito sullo spirito, si rivela inefficace per due ragioni fondamentali. La prima riguarda la stessa meccanica disciplinare, in quanto la massificazione delle istituzioni totali ma anche di quelle produttive -, ha forgiato, per dirla con Marx, armi che arrecheranno la morte a questultime. Internati, operai e prigionieri sussunti dalla medesima condizione sociale ed esistenziale, divorati dagli stessi luoghi, non solo si riconoscono eguali in
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G. Deleuze, Pourparlers, pp. 240-247. M. Foucault, Il potere psichiatrico, p. 80. 3 Va detto che la spinta decisiva a chiudere i manicomi stata determinata da una esigenza economica del Governo, nel 1998. Tenere tante persone in una struttura manicomiale costava molto, allora lEsecutivo impose una data entro la quale ogni direttore di azienda sanitaria doveva provvedere a sistemare, in strutture adeguate, lutenza del suo territorio ricoverata negli ospedali psichiatrici. N. Valentino (a cura di), Istituzioni postmanicomiali, Sensibili alle foglie, 2005, p. 13.

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quanto oppressi, ma possono concretamente organizzarsi e sperimentare cos forme di contropotere disciplinare, poich sono essi stessi - coi loro corpi a rappresentare gli ingranaggi dellistituzione. E il lavoro delle braccia degli operai a fornire le basi empiriche per la misurazione della tempistica produttiva, cos come sono i malati di mente internati nei manicomi a scandire i tempi della vita istituzionale attraverso vere e proprie cerimonie incentrate sulloggettivazione dei loro corpi e sulla spersonalizzazione dei loro vissuti. La seconda ragione, invece, presenta un carattere psicologico o psicosociale , attinente cio la formazione di ci che Bentham definisce nuovo modo di conferire allo spirito un potere sullo spirito. Allinterno del Panopticon lazione di autocontrollo individuale data dai meccanismi punitivi e coercitivi dellistituzione e, segnatamente, dagli effetti di questultimi sulla vita istituzionale dellinternato. Lorigine dogni dinamica autodisciplinare quindi esterna allindividuo, poich circoscritta nello spazio istituzionale e nella situazione inglobante e terrificante che questultimo racchiude. Credo sia importante soffermarsi, seppur brevemente, su questo punto poich evidenzia una contrapposizione rilevante tra le societ disciplinari e le societ del controllo. Se facciamo riferimento alla prigione - cos come al manicomio - quale emblema di panoptismo, ci accorgiamo come il duplice processo che, secondo Foucault, investe il sistema delle pene tra la fine del XVIII e linizio del XIX secolo vale a dire la scomparsa dei supplizi e dello spettacolo punitivo da un lato, lannullamento del dolore dallaltro sia orientato alla sobriet punitiva in virt della crescente centralit della penalit dellincorporeo. Per effetto di questo nuovo ritegno, scrive Foucault, tutto un esercito di tecnici ha dato il cambio al boia, anatomista immediato della sofferenza: sorveglianti, medici, cappellani, psichiatri, psicologi, educatori 1. E quindi importante focalizzare un concetto circa il nuovo sistema penale che si instaura agli inizi del XIX secolo in coincidenza con la nascita della disciplina psichiatrica -: non pi al corpo del condannato (o dellinternato) che si rivolge la pena pi severa, ma allanima. Allespiazione che strazia il corpo, ricorda Foucault, deve succedere un castigo che agisca in profondit sul cuore, il pensiero, la volont, la disponibilit 2. Tutto questo assume uno straordinario e particolare significato proprio allinterno delle istituzioni psichiatriche, ovvero laddove i comportamenti umani vengono stigmatizzati e puniti non tanto a seguito di violazione di norme, ma in virt del loro inserimento nel campo degli oggetti suscettibili di conoscenza scientifica. Il giudizio scientifico segue quindi i percorsi dellinferiorizzazione morale dellindividuo, in base a ci che egli o potr essere. Tutto questo per affermare che tale mortificazione delluomo - che abbiamo visto essere elemento centrale nel generare lautodisciplina dellindividuo internato nel Panopticon -, non solo necessita di istituzioni e luoghi eminentemente disciplinari - quali un

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M. Foucault, Sorvegliare e punire, p. 13. Ibidem, p. 19.

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esercito di funzionari e uno spazio dinternamento ma riflette una percezione che lindividuo ha di se stesso, costruita e pianificata allinterno di quel medesimo spazio. Nel corso del primo capitolo abbiamo parlato di sopraffazione del S degli internati, ovvero di uninvasione della sfera personale che listituzione manicomiale opera costantemente, seppur ad intensit variabile. Goffman ci ricorda come lospedale psichiatrico sia irretito da un vero e proprio sistema di privilegi e di punizioni determinato in base al comportamento degli internati, ossia della loro propensione allautodisciplina e, conseguentemente, alla docilit dimostrata a fronte di ripetute ed esplicite per questo umilianti violazioni della loro personalit, della loro intimit fisica e psicologica1. E questa la dimostrazione pi efficace del nesso stringente che le societ disciplinari instaurano tra lautocontrollo ovvero lautomortificazione delluomo e gli spazi istituzionali. Sin qui, dunque, la forza formidabile del potere disciplinare e i suoi punti di criticit e contraddizione che, assieme ad un nuovo paradigma socioeconomico (il neoliberismo) e in stretta correlazione con questultimo, hanno creato le condizioni per lavvento delle societ del controllo. Quali sono quindi i nuovi tratti del controllo sociale segnatamente psichiatrico nellepoca della modernit liquida? Dove le societ del controllo si differenziano rispetto alle societ disciplinari? Credo che una risposta efficace possa essere articolata lungo due linee principali; da una parte la ridefinizione degli spazi istituzionali quale segno di un cambiamento pi profondo che investe lintera organizzazione sociale - e, dallaltra, le conseguenze a livello psicologico ed esistenziale di tali mutamenti. Abbiamo detto che il principale fallimento del potere disciplinare e delle sue istituzioni risiede nellaver delineato un sistema di autocontrollo del soggetto mediato da dinamiche che risultano inefficaci e, pertanto, foriere di rivolte diffuse e spesso incontrollabili. Possiamo affermare, in poche battute, che lautocontrollo inteso quale limitazione della propria libera espressione , in un contesto disciplinare, non si origina dal vivente ma da rapporti istituzionali ed artificiali. A partire dalla chiusura dei grandi asili per alienati, o dalla destrutturazione della fabbrica fordista a seguito di processi di delocalizzazione e frammentazione produttiva, viene meno lideal-tipo di spazio istituzionale allinterno del quale lindividuo elaborava una lettura di s e delle proprie relazioni sociali aventi come caratteristica principale la continuit spazio-temporale di questultime. Deleuze restituisce con grande efficacia tale concetto, affermando che le reclusioni sono modelli-stampi, delle distinte modellature, mentre i controllo sono una modulazione, come una modellatura autodeformante, che si modifica continuamente, da un istante allaltro2. Il modello-stampo di cui parla Deleuze paragonabile alla cella del Panopticon, ovvero allo spazio istituzionale-psichiatrico per eccellenza delle societ disciplinari. Vi quindi
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Pi volte Goffman utilizza in Asylums il termine contaminazione per indicare non solo la violazione del S ma anche il deperimento di questultimo, il suo mutamento strutturale dalle drammatiche conseguenze esistenziali. 2 G. Deleuze, Pourparlers, pp. 240-247.

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un elemento - certo drammatico - di continuit, stabilit e rigore a segnare questultime; questo il modello istituzionale compatibile con la modernit solida. Allo stesso modo, la fabbrica fordista, costruita attorno alloperaio-massa, individuava un livello stabile e definito dei salari, comune a tutti gli operai e costante nel tempo. Limpresa del XXI secolo, invece, si sforza pi profondamente dimporre una modulazione dogni salario, in virt duna produzione just-in-time capace di piegare sistematicamente lofferta alla domanda la pianificazione al mercato. La domanda, infatti, entra in produzione e, grazie allinnovazione delle tecnologie comunicative, mistifica lo scontro tra capitale e lavoro attraverso limposizione di falsi interessi generali di cui il mercato, oramai soggetto produttivo, la sintesi pi pericolosa ed ingannevole. Qualcosa di analogo accade nel circuito del controllo psichiatrico, dove le istituzioni postmanicomiali strutture intermedie residenziali e semiresidenziali, centri diurni ecc. -, in collaborazione coi centri di salute mentale delle aziende sanitarie locali, rispondono in tempo reale alle esigenze dei territori di contenere soggettivit devianti. Non vi sono pi mastodontici istituti per alienati mentali dove concentrare ed amministrare le vite di scarto duna societ, bens una rete di istituzioni post-manicomiali che, tuttavia, individuano modalit organizzative e funzionali solo apparentemente orizzontali. Possiamo infatti parlare di rete gerarchica, caratterizzata da centri di potere ad elevata differenza di potenziale, rispondenti alle coordinate duna vera e propria geografia del disprezzo sociale. Il dominio del potere psichiatrico e segnatamente della figura sociale dello psichiatra non stato messo in discussione; al contrario, negli ultimi anni si assistito ad unestensione del campo dintervento della psichiatria a seguito dellindividuazione di nuove malattie mentali 1. La psichiatria odierna, a differenza di quella che potremmo definire classica, ha inglobato allinterno della propria azione il vissuto quotidiano, lesperienza comune; non pi necessario esperire situazioni limite tra lindividuo e lorganizzazione affinch intervenga laccusa psichiatrica. Anche per questo si sono diffuse capillarmente le istituzioni post-manicomiali; organizzazioni snelle, agili, poco costose per la collettivit ma sufficientemente redditizie per il privato sociale. Il manicomio ora disperso sul territorio, fluidificato nel circuito decentrato del controllo psichiatrico; non pi visibile quale corpo circoscritto, ma rete capillare innervata dalle contraddizioni dellorganizzazione sociale capitalistica, a cominciare dal suo vorace desiderio di sussumere il reale al profitto, alla mercificazione non solo del vivente ma persino delle sue fratture esistenziali che, come abbiamo visto nel secondo capitolo, sono spesso una drammatica conseguenze del regime dellineguaglianza in cui lindividuo imprigionato. Lorganizzazione del controllo psichiatrico non pi mera prerogativa dello Stato, servizio pubblico posto al confine tra cura e custodia, ma attivit lucrativa privata svolta da funzionari del consenso e, per

Tutto questo appare chiaramente da una semplice consultazione del DSM, il dizionario diagnostico-psichiatrico elaborato negli Stati Uniti, dove vengono costantemente inserite nuove malattie mentali.

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dirla con Basaglia, da servi ridenti della classe dominante, sempre solerte a fagocitare lo Stato poich, come affermava Braudel, il capitalismo trionfa quando lo Stato. Lazione psichiatrica si fatta quindi sempre pi avvolgente, priva di confini che non siano quelli del corpo sociale stesso o delle norme socio-giuridiche imposte da un potere illeggibile e fluido poich flebile divenuto il conflitto sociale e con esso le dinamiche di soggettivazione politica collettiva1. Lindividuo, costantemente immerso nello spazio sociale ed economico che lo circonda, affronta in condizioni di assoluta solitudine a seguito del carattere frammentario e dispersivo delle formazioni sociali, oramai prive di un effettivo potenziale aggregante le contraddizioni che investono la sua sessa esistenza, originate da unorganizzazione sociale sempre pi ineguale nella distribuzione delle ricchezze e delle opportunit ed asimmetrica nelle relazioni tra i suoi soggetti. Non siamo pi dinanzi ad imponenti e mastodontiche istituzioni totali, lo sguardo non si ferma pi, intimorito ed affascinato, alla linea di confine, alle mura del carcere, al filo spinato, al reparto di un ospedale psichiatrico; lindividuo oramai solo, in balia delle narrazioni della propria vita, sempre pi precaria, incerta, alla deriva. Non sono pi i formidabili dispositivi disciplinari a generare autocontrollo e contenzione, non la paure delle ritorsioni del potere a conferire allo spirito un potere sullo spirito, ma il peso delle fratture sociali che il neoliberismo globale ha scaraventato sul singolo individuo. Linsicurezza sociale ed esistenziale domina la vita e le coscienze questultime sempre pi reificate -; uomini e donne dispersi nella fluidit delle relazioni odierne incappano in un potere dal volto soft, oramai non pi raffigurato da un corpulento sorvegliante e dai suoi strumenti di contenzione, ma dal volto amico di psicologi, educatori ed operatori del terzo settore pronti a discernere il bene dal male. Ha ragione Giorgio Antonucci quando afferma che in passato la critica al pregiudizio psichiatrico era pi semplice, ora molto pi complessa, perch bisogna difendere le persone da un numero sempre maggiore di possibili accuse2. Il proliferare dei centri daccusa una delle peculiarit delle societ del controllo la cifra della loro fluidit -, a cominciare dallatto di accusa che lindividuo rivolge verso se stesso, a seguito di una crescente difficolt nella vita di relazione che attanaglia le societ definite occidentali ed avanzate. Deleuze parla di forme ultrarapide di controllo allaria aperta, che rimpiazzano le vecchie discipline operanti nella durata di un sistema chiuso3. Da questo punto di vista, gli psicofarmaci rappresentano non solo il pi diffuso strumento odierno di contenzione in ambito psichiatrico, ma lemblema della liquidit
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Si vuole sostenere che il conflitto sociale gi in s ragione didentificazione politica individuale e collettiva, in quanto nelle sue stesse dinamiche in parte anche nei suoi rituali sono inscritte le norme del gruppo sociale che partecipa - tramite ogni suo componente - a rivendicazioni civili, sociali, salariali e politiche in senso lato. Se ai tempi di Basaglia il campo di battaglia era diviso sostanzialmente in due parti avverse, estremamente contraddittorie al proprio interno ma pur sempre reali nella loro conflittuale alterit, oggi ci troviamo dinanzi ad una realt frammentaria, dove le resistenze sono in larga parte costituite da narrazioni soggettive. 2 G. Antonucci, Critica al giudizio psichiatrico, Sensibili alle foglie, 2005, p. 9. 3 G. Deleuze, Pourparlers, pp. 240-247.

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dei sistemi di dominazione dellindividuo, dove si abbandonano lettini e camicie di forza per affidarsi ai princpi attivi di sostanza chimiche neuroplegiche, ossia paralizzanti di alcuni funzioni nervose. Lautocontrollo ci che nel Panopticon era lautodisicplina dellinternato non pi indotto da dispositivi istituzionali e, pertanto, esterni allindividuo; ora parte di questultimo, della sua stessa materialit. Scorre nelle sue vene, si mescola alla sua sostanza biologica, lo segue in ogni suo spostamento; ombra indelebile che accompagna e dirige i suoi pensieri in ogni tempo e circostanza. Deleuze ci ricorda, con estrema lucidit, che non il caso n di piangere n di sperare, si tratta piuttosto di cercare nuove armi. Dobbiamo scavare nel quotidiano, nella realt sociale sino ad incontrare le radici delloppressione, la ragione della squalifica morale ed esistenziale di uomini e donne colpite dallatto di accusa della psichiatria. E oggi necessario ripartire dal principale insegnamento di Basaglia: non esiste storia della follia che non sia storia della ragione o, per dirla con Foucault, monologo della ragione sopra la follia. Se dobbiamo distinguere la malattia mentale che sia solo per esaltare e stigmatizzare il suo portato sociale, per aiutare le soggettivit in essa oppresse ad emergere e ricostruire cos la narrazione della propria vita. Soltanto restituendo alla miseria la propria inconfondibile voce, la propria immagine di umanit violata, sar possibile delineare i percorsi duna effettiva emancipazione sociale. Allideologia dominante, che vorrebbe occultare le proprie contraddizioni attraverso il fumoso e complesso linguaggio della psichiatria quale emblema di risposta tecnica approntata dalla razionalit del potere, rispondiamo con la semplicit e la profondit dei vissuti e dei bisogni di coloro che, per utilizzare le parole di Karl Kraus, sono stati portati via dalla psichiatria. Non un elemento casuale il fatto che gli scritti basagliani ci consentano di effettuare questanalisi circa il confine tra le societ disciplinari e le societ del controllo; frutto della straordinaria capacit di Franco Basaglia di leggere i mutamenti sociali e, soprattutto, di comprenderne le cause, il portato storico e politico. Come ricorda Maria Grazia Giannichedda, nellintroduzione a Lutopia della realt, Basaglia dedica gli ultimi mesi della propria vita fondamentali nel delineare i percorsi politici attraverso cui riattualizzare il suo pensiero e, soprattutto, la sua pratica sociale alla riorganizzazione delle politiche di salute mentale della regione Lazio. Gli interessa lopportunit, scrive Giannichedda, di mettersi alla prova in una metropoli che ha uno dei pi grandi manicomi pubblici e che sta vivendo il drammatico proporsi delle emergenze legate alle tossicodipendenze e alla nuova marginalit urbana, e in una regione che ha la pi alta concentrazione di posti letto psichiatrici privati 1. Basaglia coglie cos la centralit di due punti-cardine delle odierne societ del controllo: la questione (sociale) della marginalit urbana e il ruolo del settore privato in psichiatria. La devianza sociale, segnatamente nei contesti urbani, ha infatti assunto dimensioni rilevanti - connaturate allaffermarsi, sul piano economico e storico-politico, del paradigma neoliberale che
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F. Basaglia, Lutopia della realt, p. LI.

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impongono, oggi pi che mai, una riflessione critica ed attenta circa lazione di controllo sociale che le scienze umane a partire da una rinnovata azione istituzionale pongono in essere. Lazione della psichiatria, nelle nostre societ, quindi rivolta al controllo dello scarto esistente tra corpo sociale e corpo economico, ossia tra la soggettivit diffusa di uomini e donne e le leggi del mercato e della produzione. Tale scarto viene de-soggettivato a seguito dellazione ideologica delle scienze umane- psichiatria e psicologia in primis , finalizzata a negare la normalit biologica intesa, nellimmaginario comune, quale condizione fondamentale per accedere alla paritariet delle relazioni sul piano umano e finanche morale di tali soggettivit. Ci significa che la responsabilit della mancata coincidenza tra corpo sociale e corpo economico che pu darsi solo a partire da una subordinazione di questultimo al primo viene imputata al singolo individuo e non allorganizzazione della societ nel suo complesso, dove ineguaglianze ed ingiustizie costituiscono la base della marginalit urbana stessa. In questo contesto, Basaglia evidenzia il carattere pervasivo dellodierna azione istituzionale; da qui i suoi tentativi di riorganizzare il pronto soccorso di uno degli ospedali pi difficili del centro storico di Roma, per cercare risposte alternative ai problemi della popolazione marginale che vi ruota intorno 1. Allo stesso modo, lipotesi di coinvolgere alcune cliniche private in un programma di riorientamento delle proprie strutture2 rientra allinterno di unipotesi di lavoro che non pu prescindere dalle condizioni reali e materiali in cui si opera. Le contraddizioni che, gi negli anni Sessanta, il movimento antiistituzionale italiano aveva reso evidenti allinterno dei grandi ospedali psichiatrici, necessitano di essere oggi ricondotte allintera organizzazione sociale, oramai divenuta terreno di un controllo continuo, poich innervata da molteplici istituzioni spesso anonime, nascoste, mascherate, ma pur sempre presenti e terribilmente efficaci nello svolgere la propria funzione sociale3. A fronte di una condizione di manicomialit diffusa, necessario, parafrasando Basaglia, arrivare a capire che il valore delluomo, sano o malato, normale o anormale, va oltre il valore della salute e della malattia, della normalit o dellanormalitSe il valore luomo, la salute e la normalit non possono rappresentare la norma dato che la condizione delluomo di essere sano e insieme malato, normale e insieme anormale4. Laberrazione consiste quindi nel portato stigmatizzante e socialmente invalidante che accompagna la malattia e lanormalit nelle nostre organizzazioni sociali, a dimostrazione del fatto che vengono utilizzate quale strumento di
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Ibidem, p. LII. Ibidem, p. LII. 3 Nellopera Istituzioni post-manicomiali, Nicola Valentino evidenzia, attraverso una raccolta di narrazioni esperenziali di operatori e residenti, il carattere totalizzante dei dispositivi di quelle che vengono definite strutture intermedie residenziali per sofferenti psichici. In particolare, si dimostra come allo svuotamento dei manicomi pubblici non abbia fatto seguito la chiusura del Manicomio inteso, innanzitutto, quale pregiudizio diffuso. Le SIR (strutture intermedie residenziali) rappresentano cos lelemento di continuit con il vecchio ospedale psichiatrico, riproponendo - in chiave storico-politica aggiornata dinamiche istituzionali umilianti ed oggettivizzanti verso coloro che vengono asetticamente definiti residenti. 4 F. Basaglia, Condotte perturbate, in Lutopia della realt, pp. 299-300.

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alienazione e dominio; infatti, solo se la strategia, la finalit di ogni azione e di ogni provvedimento sono luomo, i suoi bisogni, la sua vitasi potr parlare di una malattia e di una anormalit che esprimano direttamente ci che sono1. In sostanza, malattia e anormalit non possono in alcun modo giustificare violazioni dei diritti fondamentali delluomo: libert, certezza della propria condizione sociale e giuridica, rispetto della dignit di ciascuno; altrimenti ci troveremmo dinanzi a condizioni umane che paradossalmente ed in modo inspiegabile se non ricorrendo ad una precisa volont di inferiorizzazione e punizione delluomo si porrebbero al di sopra delluomo stesso, della sua intangibile interezza. Abbiamo visto, nel corso del secondo capitolo, quale sia, ancora oggi, la portata sociale della malattia mentale, lattualit del suo connotato di classe, lombra di emarginazione sociale che la accompagna in ogni istante. Non possiamo disinteressarci di tutto questo fingendo che si tratti di un semplice dato, riconducibile a qualche teoria politica o sociologica. Si tratta di vissuti umani, di uomini e donne che lanciano un grido di dolore, che parlano di un mondo ingiusto, di questo mondo. Dobbiamo ripartire dallo straordinario valore politico racchiuso in quei bisogni, dar voce ad istanze di emancipazione sociale che, altrimenti, finiscono per essere inglobate e snaturate in modo regressivo ed alienante dallazione ideologica del pensiero dominante. Da questo panorama indistinto di bisogni, scrive infatti Basaglia, qualche voce pu alzarsi a gridare langoscia, il furore, la rabbia, la scissione, la frattura; o a piangere la propria impotenza. E allora che le si dar la parola, per imbavagliarla con la definizione di malattia: una malattia che sar curata perch non dica da dove proviene 2. Basaglia, nella sua critica, si cos spinto ben oltre i confini della psichiatria; ha negato infatti lintangibilit della scienza, giudicata simbolo sacro e servile di una falsa idea della razionalit moderna, piegata alla parzialit dei valori borghesi. Credo che il recupero di un pensiero forte della modernit a partire dalla condizione di eguaglianza sostanziale tra gli uomini quale elemento fondativo delle stesse libert moderne vada di pari passo con processi di soggettivazione politica, individuale e collettiva, capaci di articolarsi lungo la centralit dei bisogni reali degli oppressi, dei diseredati, degli scartati, oggi offuscati dallazione ideologica dei funzionari del consenso. Varcare la coltre di ipocrisia di cui si attornia lideologia borghese non cosa semplice e priva di rischi; Basaglia, assieme a pochi altri, ha avuto il coraggio di farlo, per poi sfiorare le verit delluomo, sempre incise nella realt. E da questa realt che proponiamo di ripartire, tramite il conferimento di un protagonismo politico ai vissuti marginali, oggi residuali allinterno dello stesso discorso politico. Crediamo sia doveroso lasciare alle parole di Basaglia la conclusione di questo lavoro; per questo motivo si riporta, tra poco, il passo con cui termina Follia/Delirio, il saggio scritto nel 1979 da Franco Basaglia, in collaborazione con Franca Ongaro, per lEnciclopedia Einaudi. E carico di emozioni, animato dalla volont di comprendere lesistente, di scavare in profondit, ma
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Ibidem, p. 299. F. Basaglia, Follia/Delirio, p. 442.

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anche, talvolta, di ribellarsi improvvisamente alloppressione, testimoniando cos, in forme diverse, la propria irriducibilit al potere, alla cultura della disperazione che vorrebbe luomo assoggettato ai propri simili, il mondo troppo piccolo per accogliere chiunque. Basaglia parla di un altro mondo, umano e rispettoso delle differenze; un altrove che, tuttavia, non pu che essere tra noi, nella consapevolezza delle contraddizioni che investono il nostro agire quotidiano, affinch il domani - anche se non sar migliore - possa continuare a presentare spazi di emancipazione. Esser-ci, a fronte dellarroganza del potere, gi un affronto per questultimo, uninsopportabile testimonianza di autonomia e libert. Non crediamo ai falsi profeti, ma alla liberazione delluomo quale realt che possibile afferrare; lo dobbiamo a tutti coloro che sono stati portati via dalla psichiatria, che mai pi faranno ritorno, ma le cui voci - se attentamente ascoltate gi sovrastano il monologo della ragione sulla follia.

Ci sono sempre falsi profeti. Ma nel caso della psichiatria la profezia stessa ad essere falsa, nel suo impedire, con lo schema delle definizioni e classificazioni dei comportamenti e con la violenza con cui li reprime, la comprensione della sofferenza, delle sue origini, del suo rapporto con la realt della vita e con la possibilit di espressione che luomo in essa trova o non trova. Continuare ad accettare la psichiatria e la definizione di malattia mentale significa accettare che il mondo disumanato in cui viviamo sia lunico mondo umano, naturale, immodificabile, contro il quale gli uomini sono disarmati. Se cos, continuiamo a sedare i sintomi, fare diagnosi, prestare cure e trattamenti, inventare nuove tecniche terapeutiche: ma consapevole che il problema altrove. Perch senza speranza non la realt ma il sapere che nel simbolo fantastico o matematico si appropria la realt come schema e cos la perpetua. Franco Basaglia Franca Ongaro, Follia/Delirio

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Bibliografia

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