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Kierkegaard (1813-1855)

1 La comunicazione d'esistenza
1.1 La scrittura filosofica in Kierkegaard

[Cioffi, Luppi]

Per avvicinarsi al pensiero di Kierkegaard, occorre innanzitutto chiarirne una premessa essenziale: Kierkegaard ha in odio la filosofia accademica, che gli pare veicolo di un pensiero astratto e morto, e intende invece il filosofare come esercizio attivo, finalizzato a produrre mutamenti nell'atteggiamento verso la vita e nei comportamenti. Se Cristo il suo grande modello in campo religioso, Socrate lo in campo filosofico. Di ui deriva la ricerca di una scrittura filosofica capace di riprodurre la mo!ilit", la concretezza, la vicinanza alla vita del dialogare socratico e l'attenzione posta alla tematica della comunicazione, e in primis del rapporto tra pensiero e comunicazione. Kierkegaard stesso divide la sua opera sulla !ase della modalit" comunicativa: alla comunicazione diretta appartengono gli scritti di carattere direttamente religioso, pu!!licati a sua firma #dalla serie dei Discorsi edificanti agli interventi polemici del $%omento$&' alla comunicazione indiretta appartengono tutte le grandi opere pseudonime, e cio: Aut aut #(nten)(ller, *+,-& edito da .ictor (remita' Timore e tremore, di /ohannes de Silentio, e La ripresa di Constantin Constantius #*+,-&' Briciole di filosofia, di /ohannes Climacus, e Il concetto dell'angoscia, di .igilius 0aufniensis #*+,,&' Stadi sul cammino della vita #*+,1&, editore 0ilarius 2og!inder' Postilla conclusiva non scientifica #*+,3& di Climacus' La malattia mortale #*+,4& e Esercizio del cristianesimo #*+15& di 6nti)Climacus. 2isogna poi aggiungere la grande massa delle carte non destinate alla pu!!licazione, di cui il Diario costituisce la parte pi7 importante. Kierkegaard lavora costantemente su uesti tre piani.
1.2 Gli pseudonimi come maschere della verit

8a pseudonimia, in Kierkegaard, in realt" una polionimia e ha, come ci dice egli stesso, un rapporto non casuale con l'intera sua produzione. 8'artificio letterario tipicamente romantico dello pseudonimo diviene in Kierkegaard un vero e proprio $teatro delle maschere$ che il filosofo mette in scena e guida con regia puntigliosa. Sceglie per gli pseudonimi nomi !izzarri e al tempo stesso allusivi, vere e proprie chiavi interpretative dell'opera di cui figurano autori #ne vedremo ualche esempio trattando dei singoli testi&' fa dialogare le sue maschere fra loro da un'opera all'altra, le incastra una nell'altra come in un gioco di scatole cinesi. Scopo fondamentale di uesta complessa macchina realizzare uella comunicazione indiretta che Kierkegaard ritiene l'unica in grado di parlare della verit": non si tratta, per lui, di trasmettere una dottrina compiuta ma di realizzare una comunicazione d'esistenza, che ha di mira l'attivazione, nell'interlocutore, di un poter fare. 9l cristianesimo stesso, che rappresenta la pi7 alta verit", non per Kierkegaard dottrina, ma comunicazione d'esistenza, cio comunicazione che trasforma. Ciascuno pseudonimo esprime esistendo : sia pure solo letterariamente : un'idea. 8o schermo degli pseudonimi non serve dun ue a Kierkegaard per proteggersi dal giudizio esterno ma per distanziare s;, il suo proprio punto di vista, da uelli espressi dalle sue maschere. 9n uesto modo, ciascuno pseudonimo ac uista l'autonomia necessaria per rappresentare una possi!ilit" d'esistenza. <utte ueste possi!ilit" sono vissute da Kierkegaard come presenti, ma egli non si identifica pienamente con nessuna di esse. =uesto composito universo degli pseudonimi finisce per delineare una sorta di mappa o di geografia dell'esistenza tracciata dal) l'interno di figure e individualit" determinate.
1.3 Contro la falsit e l'anonimato della comunicazione sociale

8'o!iettivo in primo luogo polemico nei confronti di una situazione comunicativa che Kierkegaard giudica radicalmente falsa. 8a falsit" non dipende dalla maggiore o minore verit" dei contenuti dei messaggi, ma dal rapporto tra emittente e ricevente che si istituisce nella comunicazione sociale. 8a situazione comunicativa essa stessa comunicazione' come e chi comunica in primo luogo importante, non che cosa. >ella ?modernit"@
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regna l'anonimato, anche uando la firma compare in testa al frontespizio o in calce all'articolo, poich; il filosofo, il pastore, il giornalista non sono mai ?in carattere@, cio non ?re)duplicano@ il loro messaggio nell'esistenza: ?re)duplicare essere ciA che si dice@. 9n uesto modo il filosofo #che Kierkegaard identifica con 0egel& costruisce il grandioso palazzo del suo sistema, ma, uanto a lui, ?a!ita nel fienile@. 9 grandi maestri di comunicazione sono invece Socrate e Cristo: ?il merito infinito di Socrate precisamente di essere stato un pensatore esistente, non uno speculante che dimentica ciA che l'esistere@, mentre nella figura di Cristo troviamo la verit" stessa che diviene esistenza. 6ll'anonimato del mittente corrisponde uello del ricevente, che lo sviluppo della stampa ha trasformato nell'9o impersonale che si chiama pu!!lico: ?il pu!!lico un astratto che non esiste@. >el pu!!lico, ogni individualit" persa in cam!io della rassicurazione di essere come gli altri, poich; ?la maggior parte degli uomini non ha paura di avere un'opinione errata, !ensB di averne una da soli@. =uesta estensione della comunicazione non puA generare maggiore chiarezza e consapevolezza, ?perch; pi7 cresce la comunicazione, pi7 tremenda diventa la confusione, pi7 disumano e sovrumano il compito che si pone per il singolo@.
1. La comunicazione d'esistenza e l'autoappropriazione della verit

Dun ue, per attuare una comunicazione d'esistenza in un tempo che adora il feticcio dell'oggettivit"$, che ha dimenticato ?che cos' esistere e che cosa significa l'interiorit"@, non si puA usare la forma diretta, propria di uel sapere oggettivo che il principale responsa!ile di tale dimenticanza: occorre servirsi della forma indiretta. ?C alla personalit" che occorre arrivare@ e uesto si puA fare ?portando degli 9o in mezzo alla vita. Perch; il no) stro tempo manca completamente di uno che dice: 9o. <ali 9o Ddegli pseudonimiE sono ora !ensB degli 9o poetici, ma uesti sono comun ue sempre ualcosa@. 8o scrivere e dev' essere un'azione e un esistere personale che si rivolge non a un pu!!lico, ma al singolo, come da esistente a esistente: ?9n uesto pensiero #$9l singolo$ opposto al $pu!!lico$& : osserva Kierkegaard : concentrata un'intera concezione della vita e del mondo@. Si tratta di ?costringere gli uomini a diventare attenti@ alla verit". 8a verit" infatti non approssimazione a un oggetto, ma ?*' autoattivit" dell' appropriazione@. (cco perch; Kierkegaard non fissa mai un risultato, non scrive mai il ?paragrafo che conclude il sistema@. 9l suo intento uello di sollevare domande, non dare risposte. ?=uel singolo@ al uale Kierkegaard si rivolge come al suo lettore, dovr" potersi guardare nelle sue opere, nelle possi!ilit" di esistenza in esse rappresentate, ?come in uno specchio@, riconoscersi o distanziarsi, vivere l'esperienza di uno sconcerto, di uno scarto, di una $respinta$, purch; la sua attenzione possa essere risvegliata. Soltanto la comunicazione autentica ?rende li!ero l'altro@. 8a cristianit" ha !isogno di un Socrate che comunichi in uesto modo. 8a cristianit" ?un'enorme illusione@, poich; tutti sono cristiani, ma poi ?conducono la loro vita, in stragrande maggioranza, in tutt'altre categorie@. Per lo ?scrittore religioso@ che Kierkegaard dichiara di essere ?dal principio alla fine@, il compito sar" dun ue di lavorare per rompere uesta illusione, ?colpendo alle spalle@ chi si trova in essa. ?<utta la mia feconda attivit" di scrittore : scrive Kierkegaard : si riduce a uest'unico pensiero: colpire alle spalle.@

2 !ita estetica e vita etica


2.1 Le figure dell'estetico

<re sono, per Kierkegaard, i fondamentali ?stadi sul cammino della vita@, le sfere di esistenza che marcano un itinerario individuale: l'estetico, *' etico e il religioso. Aut-aut esprime, gi" nel titolo, l'alternativa fra le prime due possi!ilit". 8'esteta vive immediatamente il rapporto con la vita come godimento e come rappresentazione del godimento. 8a sua sfera il gioco, l'immaginazione, e la sua esistenza vissuta come un teatro. 8a diffe) renza fra la vita estetica e la vita etica viene definita nel modo pi7 chiaro dal giudice Filhelm, il personaggio che incarna in Aut-aut il paradigma dell'etico: ?l'estetico che nell'uomo ciA per cui egli immediatamente ciA che ' l'etico ciA per cui egli diventa ciA che diventa@. Kierkegaard rappresenta l'estetico in figure, in modelli puri: sono i due miti letterari di Don Giovanni e di Haust e il personaggio del seduttore /ohannes, che il filosofo crea inserendovi elementi della propria esperienza auto!iografica. Don Giovanni rappresenta il potere e il piacere della seduzione immediata, che allinea le proprie con uiste l'una accanto all'altra come un'indefinita successione di istanti' la pura forza dell'eros, il cui medio
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espressivo ideale la musica di %ozart. Haust, nell'interpretazione di Kierkegaard, incarna invece il gioco della conoscenza, il potere dissolutore del du!!io radicale' il patto demoniaco stretto con %efistofele costringe Haust alla ricerca inesausta della conoscenza assoluta, e uindi a du!itare di tutto, a non potersi mai arrestare ad alcunch;. 6nche Haust seduttore, ma di una donna sola, %argherita, poich; nel potere assoluto di una donna, che con uista grazie alla sua superiorit" intellettuale, egli riesce a trovare ?un momento di presente@, un ?istante di riposo@ di fronte al nulla che lo minaccia e che il suo scetticismo continuamente gli ripropone.
2.2 La vita estetica come possi"ilit infinita

/ohannes, infine, si colloca, nell'arco della seduzione estetica, al polo opposto rispetto a Don Giovanni: il suo diario : il Diario del seduttore che rese cele!re Kierkegaard : racconta la trama sottile in cui egli avvolge la giovane Cordelia per con uistarla e poi a!!andonarla. 8a seduzione diviene ui scrittura, forma letteraria. /ohannes non gode del possesso, ma unicamente della rappresentazione della con uista' anzi, evita il possesso, perch; la riuscita della seduzione implica la fine al piacere, implica in ualche modo l'impegnarsi con la realt", mentre ciA che interessa l'idea, l'immaginazione. >on appagandosi che in idea, non traducendosi mai in realt", il desiderio di /ohannes puA rimanere indefinitamente aperto. /ohannes rappresenta la vita estetica nel suo grado pi7 raffinato e pi7 alto. 8'esteta privo di un contenuto reale della propria soggettivit": ualcosa solo nell'immaginazione, perch; non ha mai scelto se stesso nella realt". (gli vive nell'orizzonte della possi!ilit" infinita, senza mai compiere il movimento della realizzazione. 8a sua personalit" parcellizzata, dispersa nella molteplicit", l'unit" del suo 9o illusoria ed evanescente. >on si rivela mai al mondo, non getta mai la maschera: si rappresenta e si mostra come un enigma, del uale rimane egli stesso costantemente prigioniero. 8a sua vita priva di durata, perch; si esaurisce nella fissit" di istanti succes) sivamente dileguanti. (gli rimane dun ue sempre ciA che gi" , senza poter mai divenire.
2.3#all'estetico all'etico$ la scelta

8a vita estetica dominata dalla disperazione: l'esteta, infatti, puA essere tutto e in realt" non niente, porta una personalit" frantumata e disarmonica, costantemente affacciata sull'a!isso del nulla. 8a disperazione una categoria totalmente diversa dal du!!io filosofico, anche dal du!!io radicale: uesto coinvolge il pensiero ma lascia intatta l'esistenza, mentre la disperazione un movimento che coinvolge l'intera personalit". 8a disperazione puA essere com!attuta reiterando il gioco della distrazione, e allora l'anima si perde' ma puA essere anche assunta, cio scelta nella sua radicale pienezza, e allora ci si trova gi" nell'am!ito dell'etica. Perch; ciA che caratterizza l'etica appunto la scelta. 8'atto della scelta uel movimento attraverso cui si istituisce la personalit" morale, poich; in essa non viene scelto un oggetto, !uono o cattivo, ma la persona stessa nel suo valore assoluto. >ell'atto della scelta l'9o diventa S;, la personalit" si istituisce, dal piano della possi!ilit" si passa a uello della realt", cio dal non)essere all'essere. 8a scelta caratterizza l'etico al punto che non possi!ile parlare di scelta estetica, poich; l'estetico consiste appunto nel non scegliere. 8a non)scelta ignora il principio di contraddizione, l'indifferenza che annulla le distinzioni: l'etica, in uanto si fonda sulla scelta, assume invece la disgiunzione, l'aut)aut, come atto che fonda la personalit" e che deve essere continuamente rinnovato: ?la scelta originaria : osserva Kierkegaard : presente senza tregua in ciascuna seguente scelta@. 8'illusione di li!ert" che caratterizza l'estetico rivela allora la sua inconsistenza, perch; mentre l'individuo rifiuta o rimanda la scelta, ?altri hanno scelto per lui, perch; lui ha perduto se stesso@. Solamente nella scelta divengono possi!ili l'esperienza della li!ert" e la conoscenza di s;. Chi si scelto ciA che divenuto, e uindi si riconosce nella concretezza dell'azione. 8a scelta si configura come un rivelarsi a s; e al mondo, uscendo cosB dall'ermetismo della maschera e dell'apparenza. CiA che infine caratterizza l'etico rispetto all'estetico un diverso rapporto con il tempo: la vita etica ha consistenza temporale, ha durata, ha sviluppo. Solo nell'etica vi storia, perch; la scelta ha istituito la personalit" e ha fissato il punto che d" senso al passato, al presente, al futuro. 8'esteta invece non ha memoria, perch; non ha storia, e ripete se stesso in istanti sempre uguali, senza mai potersi riprendere nella profondit" del proprio s;.

2. %l matrimonio come esempio di realizzazione sociale dell'etica

8o si vede a proposito del matrimonio, il cui valore il giudice Filhelm #la figura che rappresenta in 6ut)aut il punto di vista etico& difende appassionatamente dalle critiche romantiche dell' esteta. =uest'ultimo cerca disperatamente ogni volta e in donne diverse il ?primo amore@ senza accorgersi di goderne ogni volta solo il pallido riflesso, mentre chi ha compiuto la scelta del matrimonio rinverdisce il primo amore nella continuit". 9l matrimonio sostituisce al mistero l'intesa, alla con uista il possesso: presuppone l'amore, e poi d" a uesto la continuit" di una storia interiore attraverso la rassegnazione, ?dove non si fa conto di ciA che si perder", ma di ciA che si guadagner" perseverando@. PerciA il matrimonio si rivela sintesi dell'immediatezza sensuale del primo amore e della riflessione, della speranza e del ricordo: esso rappresenta la seriet" della vita, che non annulla l'estetico, ma lo ricomprende in una superiore !ellezza, in cui ?l'individuo ha in se stesso il suo fine@. 6ttraverso il giudice Filhelm, marito e funzionario esemplare, Kierkegaard fa vivere un'etica che si fonda nella scelta assolutamente li!era del singolo, ed perciA individuale, ma trova poi attuazione nel uadro di una moralit" sociale molto vicina all'eticit" hegeliana. 8'eccezionalit", la straordinariet", l' autoesclusione dalla comunit", dal generale, sono da condannare. 6nche l'isolamento del mistico va rifiutato, perch; egli sceglie se stesso, ma non ?nel modo giusto@, sceglie se stesso ?astrattamente@. 8a scelta deve invece concretizzarsi e rinnovarsi negli istituti del uotidiano ordinario e comunitario, come appunto il matrimonio #che possiede anche una dimensione e sanzione religiosa&, il lavoro, l'amicizia: le possi!ilit" infinite del seduttore /ohannes sono dun ue divenuti i compiti del !orghese Filhelm.
2.& %l peccato e lo scacco dell'etica

%a l'etica, che nasce dalla scelta, non costituisce lo stadio definitivo nel $cammino della vita$. Da un lato la scelta d" vita al s;, poich; senza scelta, come a!!iamo visto, il singolo rimane un puro 9o immediato' dall'altro, ?ciA che scelto gi" esiste, altrimenti non si trattere!!e di una scelta@. Dun ue, ?io non creo me stesso, in uanto scelgo me stesso@. CiA che scelto gi" posto: l'individuo che esiste nel tempo all'interno della specie. 8o scacco dell'etica nasce dal fatto che essa ?addita l'idealit" come scopo e presuppone che l'uomo sia in grado di raggiungerlo@. CosB non , perch; l'uomo si d" nel tempo come inelimina!ilmente gravato dal peccato, che lo riguarda come singolo e come specie' l'etica perciA destinata a naufragare ?contro lo scoglio della peccaminosit" dell'individuo@. (cco infatti che la vera scelta etica di s; deve passare attraverso l'accettazione dolorosa della colpa propria e della specie: in una parola, attraverso il pentimento, che espressione dell'amore per Dio. 9l limite superiore della sfera etica segnato dun ue dal rapporto con Dio, cio dal passaggio ulteriore alla sfera religiosa.
2.' %l paradosso della fede

8'analisi della vita nella sfera religiosa impostata da Kierkegaard in due opere del *+,-),,, <imore e tremore e 9l concetto dell'angoscia. 9l ?timore e tremore@ uello incarnato dalla figura di 6!ramo, al uale, secondo il racconto !i!lico #Genesi, II& Dio richiede di sacrificare il figlio 9sacco. 6!ramo posto di fronte alla contraddizione, che non si puA mediare, fra i comandi della morale del suo popolo e la volont" di Dio. Che cosa assicura ad 6!ramo che alzando il coltello su 9sacco compir" un atto di fede e non un assassinioJ >ulla, salvo l'angoscia della scelta. =uesta scelta avviene nell'assurdo e nel paradosso: Dio ha prima spinto 6!ramo, uomo della fede, a ramingare alla ricerca di una terra' poi gli ha promesso una discendenza, dandogli un figlio uando ormai vecchissimo' ora gli impone di sacrificarlo. 6!ramo compie la scelta della fede: o!!edisce al comando divino. 6llora l'angelo ferma la sua mano, ed egli riprender" molto pi7 di uanto era disposto a sacrificare. Kiavr" 9sacco e sar" infine riconciliato con Dio.
2.( L'angoscia come possi"ilit del peccato

Se <imore e tremore mostra in 6!ramo la collisione di etica e religione, di immanenza e trascendenza, il Concetto dell'angoscia esplora, a partire dalla tematica del peccato originale, la dimensione dell'angoscia come costitutiva dell'esistenza dell'uomo. 9l peccato originale, che rivive nel peccato di ogni uomo, rottura di una condizione di innocenza. 8'innocenza ignoranza, la condizione della naturalit" in cui l'uomo non ancora consapevole del !ene e del male. 9l primo peccato di ogni uomo, dun ue, non scelta del male, poich; il male stesso, e il !ene, sono posti solo con
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il peccato. Come si passa allora dall'innocenza al peccatoJ Di uesto passaggio non si puA dare per Kierkegaard una spiegazione' se ne puA solo indicare la condizione, il presupposto: e uesta l'angoscia. 8'angoscia ? la realt" della li!ert" come possi!ilit" per la possi!ilit"@, vale a dire il sentimento che deriva all'uomo dalla li!ert" di potere. 8'angoscia non ha come oggetto ualcosa di determinato, ma il nulla: essa ?la vertigine della li!ert"@, che si fonda in ciA che l'uomo stesso , una sintesi sempre dinamica tra anima e corpo, finito e infinito. ?Se l'uomo fosse animale o angelo, non potre!!e angosciarsi@ uindi non potre!!e peccare: l'angoscia la condi) zione che mette 6damo di fronte alla trasgressione del divieto divino, di fronte alla scelta e al peccato.
2.) L'angoscia come pedagogia della li"ert

8'angoscia dun ue la possi!ilit" del male e del !ene. (ssa accompagna l'uomo in tutte le sue culture e. situazioni: angoscia di fronte alla potenza del destino per i greci, angoscia della colpa per il popolo e!raico. 6nche in uella completa ?insensi!ilit" spirituale@ che, secondo Kierkegaard, caratterizza la cristianit" moderna, che sem!ra non angosciarsi di nulla, ?l'angoscia tuttavia c': solo che essa aspetta@. ( c', indistrutti!ile, entro ogni tentativo che l'uomo compie per occultarla, chiudendosi nella propria non)li!ert": c' nella mancanza di comunicazione e nella chiacchiera, nel vuoto e nella monotonia, nella vilt" e nell'orgoglio, nell'attaccamento al !anale della vita uotidiana. 8'angoscia insopprimi!ile come la possi!ilit" da cui si genera. (ssa, tuttavia, condizione di apertura verso la li!ert", perch; ?distrugge tutte le finitezze, scoprendo tutte le loro illusioni@: per uesto, ?pi7 profonda l'angoscia e pi7 grande l'uomo@. Solo ?colui che formato dall'angoscia formato mediante possi!ilit"' e soltanto chi formato dalla possi!ilit", formato secondo la sua infinit"@. 8a possi!ilit" ?la pi7 pesante di tutte le categorie@, ma solo in essa si attua l'autentica pedagogia della li!ert".

3 La dialettica dell'esistenza
3.1 La polemica con *egel$ impossi"ilit di un sistema dell'esistenza

Se Timore e tremore e Il concetto dell'angoscia segnalano il congedo dall' etica, le ultime uattro opere pseudonime : Briciole di filosofia, Postilla conclusiva non scientifica, La malattia mortale e l'Esercizio del cristianesimo : sviluppano la $resa dei conti$ critica con la filosofia speculativa e tracciano le linee di una nuova filosofia dell'esistenza, ponendo lo stadio religioso come ultima e pi7 alta sfera dell'esistenza umana stessa. 8a tonalit" polemica antihegeliana gi" trasparente nei titoli delle prime due opere: le 2riciole di filosofia e la loro Postilla non scientifica ironizzano sul $Sistema$ e sulla sua pretesa di una comprensione razionale della totalit". 9l punto decisivo di dissenso con 0egel che, per Kierkegaard, ?un sistema logico possi!ile, ma non possi!ile un sistema dell'esistenza@. 9nfatti nella logica, che la sfera del pensiero puro, non puA esservi movimento, mentre l'esistenza precisamente continuo divenire. C infondata, secondo Kierkegaard, la pretesa hegeliana di dedurre il divenire dalla dialettica di essere e nulla, come accade nei primi paragrafi della 8ogica: essere e nulla sono pura uiete, e da essi non puA dun ue sorgere il divenire. 9n realt", il pensiero non mai privo di presupposti: esso invece presuppone l'esistenza. 8o sforzo dell'astrazione, per uanto condotto al suo massimo grado, non puA mai eliminare il fatto che l'astrazione stessa si pone come l'atto di un esistente. 9l tema di fondo della critica kierkegaardiana che l'essere non puA venire dedotto dal pensiero. 9l pensiero astratto e oggettivo, nella pretesa di comprendere razionalmente l'esistenza sub specie aeterni la fraintende completamente. 8'esistente non si lascia pensare. 8'esistenza ? sempre la realt" singola, l'astratto non esiste@. >on appena viene ricondotta nell'universalit" del pensiero astratto, l'esistenza si volatilizza: essa uindi movimento, contraddizione, discontinuit", possi!ilit", e non puA essere compresa nelle categorie della media) zione e dello sviluppo necessario dell'9dea.
3.2 La dialettica +ualitativa dell'esistenza

9l sistema identit" di soggetto e oggetto, di pensiero ed essere: ?l'esistenza invece precisamente la


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separazione@. CiA non vuol dire che essa escluda il pensiero: Kierkegaard, come 0egel, vede l'esigenza del superamento dell'immediatezza. <utto il percorso dell'esistenza riflessione, dialettica. %a l'esistenza richiede, per essere pensata, ?un esistente concreto che si rapporti in concreto alla verit"@, un pensatore soggettivo, che accolga nel pensiero il proprio dell'esistenza, la sua am!iguit" costitutiva. 8a verit" non ualcosa di oggettivo che de!!a essere raggiunto, non identit" astratta di pensiero ed essere: ?la verit" soggettivit"@, cio appropriazione di un'interiorit" autentica. Come puA avvenire uesto movimento verso la verit"J Per il maestro Socrate ciascuno porta la verit" dentro di s;, e dun ue l' appropriazione di essa un atto di reminiscenza. Per Kierkegaard, invece, il singolo fuori della verit": l'appropriazione richiede dun ue una rottura, un salto, una discontinuit" rispetto all'immanenza, che non)verit". .i una differenza assoluta fra uomo e Dio, finito e infinito: ?Dio non pensa, (gli crea. Dio non esiste, (gli eterno. 8'uomo pensa ed esiste e l'esistenza separa pensiero ed essere, li distanzia l'uno dall'altro nella successione@. Si possono mediare differenze relative, non la differenza assoluta. 0egel tenta di assor!ire la coscienza finita nel movimento dell'infinito, di ricomprendere il relativo nel movimento dell'6ssoluto: la sua una dialettica $ uantitativa$, in cui le differenze di grado sono ogni volta ricapitolate nella continuit" del processo. %a l'6ssoluto assolutamente altro, trascendenza: perciA la via del singolo verso l'assoluto non puA che essere una dialettica ualitativa, in cui ogni posizione esistenziale rottura rispetto alle altre.
3.3 La decisione e la ripresa

8e categorie fondamentali di uesta dialettica sono la decisione e la ripresa. >ella decisione il singolo compie il salto, la scelta in favore dell'infinito che in lui' nella ripresa egli realizza la sua vera essenza, riprendendo il suo passato in vista dell'avvenire. 8e diverse posizioni dell'esistenza attuano tale dialettica in modi differenti. Per l'esteta, che non conosce la decisione, la ripresa impossi!ile, e si risolve nel vano tentativo di attualizzare il passato nella ripetizione del momento. >ella vita etica vi scelta e vi ripresa, cio continuit" dell'9o nella sfera dell'immanenza, il cui limite a!!iamo gi" descritto. Solo nell'accettazione della trascendenza, uindi nella decisione in favore della fede, la ripresa si configura come una vera ?rinascita@. Solo il rapporto con l'6ssoluto genera un uomo nuovo, che ha scelto sino in fondo la propria infinit" e uindi ritrova la propria essenza. >ella dialettica ualitativa : ironizza Kierkegaard : uno stadio non ?inghiotte@ il precedente ?come il titolo di cavaliere assor!e uello di commendatore@. Lgni stadio ha autonomia propria e il passaggio dall'uno all'altro non necessit" di sviluppo della ragione, ma possi!ilit" della decisione. 8a sintesi uindi provvisoria, in uanto mantiene sempre in s; i termini della contraddizione.
3. La disperazione come condizione dell'esistenza

Proprio la provvisoriet" inelimina!ile di uesta sintesi conduce Kierkegaard a ritornare sulla categoria della disperazione, che egli aveva gi" descritto in 6ut)aut come propria della vita estetica. 9n una delle pi7 grandi opere kierkegaardiane, 8a malattia mortale, la disperazione invece considerata la radice della condizione esistenziale propria dell'uomo in uanto tale. 8a disperazione ?malattia mortale@ perch; accompagna tutta la vita e costringe l'9o a vivere la propria morte spirituale. 8'9o dimora costantemente nella disperazione, anche uando non se ne accorge, anche uando felice, perch; la disperazione a!ita ?nell'intimo dell'anima, nel na) scondiglio pi7 segreto della felicit"@. 6pparentemente l'uomo si dispera per una cosa determinata, ma in verit" non cosB: la disperazione sempre di se stessi. 8a disperazione nasce dal fatto che ? uell'9o, che egli disperatamente vuole essere, un 9o che egli non @. Dun ue, alla !ase della disperazione c' un fraintendimento: il fatto che l'uomo non accetta la propria natura di essere derivato, di essere posto da altro. ?9l disperato vuole separare il suo 9o dalla potenza che l'ha posto.@ 9nvano l'9o disperato cerca scampo nell'illusione di non essere finito, attraverso il pensiero e la fantasia, oppure si getta a capofitto nel finito della temporalit" e della mondanit", negando l'infinit" che si trova dentro di lui.
3.& La decisione eterna del credere

8a via d'uscita dalla disperazione consiste nella decisione eterna del credere: con uesta decisione ?l'9o si fonda in trasparenza nella potenza che l'ha posto@. 9l singolo, ?proprio lui, il suo 9o@, sta davanti a Dio: uesta la con uista dell'infinit" ?che non si raggiunge se non attraverso la disperazione@. 8a disperazione un fatto
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vissuto nella coscienza, cresce ualitativamente con il crescere di uesta. =uanto pi7 il singolo cosciente della propria disperazione, tanto pi7 vicino a Dio e insieme consapevole della propria lontananza da esso. %a la decisione del credere implica l'accettazione del paradosso rappresentato dalla figura di Cristo. Cristo paradosso perch; incarna l'eterno venuto nel tempo, l'istante che ?la pienezza del tempo@. Che l'eternit" si faccia tempo in un esistente una contraddizione che il pensiero non puA accettare. 8a non accettazione del paradosso lo scandalo: ?la vera ragione per cui l'uomo si scandalizza del cristianesimo che esso troppo alto@. 8'uomo, da solo, non puA nulla: non puA che essere peccato e disperazione infinita, se Dio non si muove per amore a colmare l'a!isso. Dio si a!!assa in Cristo e si dirige verso l'uomo, diviene %aestro, Kedentore e Kiconciliatore' dono gratuito di salvezza e insieme possi!ilit" dello scandalo. Scandalizzarsi non accettare l'assurdo che ?il M peccato dell'uomo interessi Dio@. Scandalizzarsi non accettare il rischio, rappresenta l'incertezza della fede, che nessuna prova storica puA togliere. 8a cristianit", riducendo il cristianesimo a dottrina e la filosofia, pretendendo di comprendere tale dottrina, hanno voluto a!olire la possi!ilit" dello scandalo, facendo del cristianesimo ?un paganesimo ama!ile e sentimentale@. %a Cristo : afferma Kierkegaard : non momento di mediazione: invece segno di contraddizione, segno che risveglia, attraverso la contraddizione che in lui stesso, l'attivit" di chi lo riceve in direzione della verit".