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Francesco Berto

SEVERINO E LA LOGICA DIALETTICA

LA DIALETTICA COME TEORIA SEMANTICA E COME ESTENSIONE DELLA LOGICA FORMALE

Ai miei genitori che, anche se non lo sanno, pensano in modo dialettico

Abbreviazioni

Opere di Severino: SO EN La struttura originaria Essenza del nichilismo, e in particolare i seguenti saggi: RP PSRP SdG TEU RC OL TT TFT AT Oltre il linguaggio Tauttes La tendenza fondamentale del nostro tempo Gli abitatori del tempo Ritornare a Parmenide Poscritto di ritornare a Parmenide Il sentiero del Giorno La terra e l essenza delluomo Risposta alla Chiesa

Opere di Hegel: SD GW SF FS SL ESF Sulla differenza fra il sistema di Fichte e di Schelling Fede e sapere Rapporto dello scetticismo con la filosofia Fenomenologia dello spirito Scienza della logica Enciclopedia delle scienze filosofiche

Indice

Prefazione

I. LA DIALETTICA COME SEMANTICA


I,1. LOGICA DIALETTICA E OLISMO SEMANTICO

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1. Relazione semantica fondamentale e principio dellolismo semantico, 15 2. Nota: sul rapporto fra RSF e (OS), 17 3. Nota: sulluso dei simboli, 17 4. Olismo e dialettica (il granello di polvere), 19 5. La RSF appartiene alla struttura originaria, 21 6. Nota storico-critica: lolismo nel pensiero analitico, 23 7. Isolamento semantico e contraddizione dialettica (concetto astratto e concetto concreto dellastratto), 25 8. Nota: struttura del concetto astratto dellastratto, 28 9. Dialettica dellisolamento, 28 10. Limplicazione fra contrari, 30 11. La dialettica hegeliana, more originario, 31 I, 2. ATOMISMO LOGICO 33

1. Prospetto: significati semplici e isolamento semantico, 33 2. Nota su Hegel e Wittgenstein: linguaggio, pensiero e realt, 35 3. Che cos un oggetto semplice?, 37 4. Certezza sensibile e definizione ostensiva I: uso dialettico del principio di contestualit semantica, 38 5. Certezza sensibile e definizione ostensiva II: Hegel e l'empirismo logico, 40 I, 3. LA DIALETTICA E IL PARADOSSO DI RUSSELL 45

1. Logica delle classi, paradosso di Russell, teoria dei tipi, 45 2. Autoinclusione e dialettica, 47 3. Aporetica della teoria dei tipi, 49 4. Aporetica della logica delle classi, 50 5. Autoinclusione dellapparire e classe, 52 6. Soluzione del paradosso di Russell, 52 7. Kant, Hegel, Russell, 54 8. La logica dialettica come estensione della logica allintero, 56

I, 4. DETERMINAZIONE COMPLETA

59

1. Principio di determinazione completa e olismo semantico, 59 2. Posizione formale della omnitudo realitatis, 60 3. Determinatezza semantica e

insaturabilit del campo semantico I (Ancora unimplicazione dialettica e olistica), 61 4. Determinatezza semantica e insaturabilit del campo semantico II (Il fallibilismo e la mestizia del finito), 64 5. Logica isolante e determinazione completa, 66 6. Nota: alcune applicazioni olistiche. Lindeterminabilit del riferimento in Quine e Davidson, 67 7. Determinatezza semantica e insaturabilit del campo semantico III (Il destino e la verit finita) , 69 8. La contraddizione C: sua struttura generale, 70 9. Realt della contraddizione, 71 10. La contraddizione C contraddizione dialettica, 72 11. La struttura originaria e lintero semantico: massima estensione della contraddizione C, 72 12. Deduzione della finitezza dellapparire, 74 13. Nulla di ci che appare, appare cos come nel tutto: la differenza ontologica , 76 14. Determinatezza semantica e insaturabilit del campo semantico IV (Diventare dio nel neoparmenidismo), 78 15. Verit e onniscienza (la struttura originaria come cominciamento logico), 80 16. Nota: la dialettica come aporetica, 82

II. COERENZA DELLA LOGICA DIALETTICA


II, 1. LA DIALETTICA E IL PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE

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87

1. Prospetto del presente capitolo, 87 2. Realopposition e logica dialettica, 88 3. Banalizzazione logica delle teorie autocontraddittorie, 90 4. Negazione della contraddizione, 92 5. Posizione della contraddizione come non tolta, 93 6. Isolamento semantico e contraddizione, 97 7. Contraddizione e contraddirsi, 98 8. Hegel e la domestica (recupero dellobiezione e prospetto), 100

II, 2. TENTATIVI DI FORMALIZZAZIONE DELLA DIALETTICA

103

1. Difendere lindifendibile, 103 2. Livelli della negazione, 104 3. ancora e non pi, 107 4. Nota: ancora sullautoreferenzialit della dialettica, 110 5. Contraddittorio, non banale, 111 6. Dialettica e dialogo, 112 7. Tutte le vacche sono nere, tranne una, 114 8. Lirrazionale non razionale, 118

II, 3. PROPRIAMENTE UNA TAUTOLOGIA

127

1. Contradictio est regula veri, 127 2. Hegel e Aristotele, ovvero la dialettica, 129 3. La (il-)logica dellidentit, 131 4. RSF e opposizione logica, 134 5. Unit di metodo e oggetto nellidealismo, 137 6. Il metodo dialettico una tautologia, 138 7. La contraddizione si risolve, 140 8. La dialettica come produzione dellidentit, 144 9. Essere con essere non, 146 10. Prospetto, 147

II, 4. LA DIALETTICA COME ESTENSIONE DELLA LOGICA FORMALE 149 1. Assunti semantici nella logica formale, 149 2. Esiste qualcosa, 152 3. Di che cosa parlano i teoremi della logica?, 154 4. Il nulla appartiene al campo persintattico, 156 5. La dialettica unestensione della logica formale, 158 6. Laporetica del nulla ne La struttura originaria: ancora un concetto astratto dellastratto, 160 7. Ancora sulla logica formale come concetto astratto della contraddizione, 163

III. LA RIFORMA SEVERINIANA DELLA DIALETTICA


III, 1. LA DIALETTICA MUTAMENTO SEMANTICO HEGELIANA COME STRUTTURA

165
DEL 167

1. Lallontanamento, 167 2. I limiti del contributo dello Hegel, 171 3. Contrari e sostrato, 173 4. Nota: ancora sulla negazione dialettica, 174 5. Qualcosa qualcosa, o i princpi della logica come risultato, 176 6. Noema, non apofantico, apofantico, 178 7. Al cuore dellallontanamento, 180 III, 2. LA PETITIO PRINCIPII DELLA DIALETTICA HEGELIANA 1. La deduzione del divenire, 183 2. Il circolo vizioso, 185 della posizione dei princpi logici, 187 183

3. Originariet

Bibliografia

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Prefazione

Spernimus obvia, ex quibus tamen sequuntur non obvia.

LEIBNIZ, carteggio con De Volder

Del pensiero hegeliano colpisce la semplicit. Nonostante molti di noi anzitutto, chi scrive - siano stati respinti, con sconforto, dalle oscurit della Fenomenologia o della Logica, Hegel ci assicura che alla base del metodo sta ununica proposizione logica, di semplicissima intelligenza: il negativo insieme anche positivo1. Quando lintelligenza sopraggiunge (ed essa probabilmente era sopraggiunta ad Adorno, allorch affermava che lidealismo di Hegel un unico, gigantesco giudizio analitico2), lo svolgimento dellintero sapere hegeliano si presenta allora come la ripetizione, tutto sommato monotona, di quella proposizione. Ma la ripetizione dellidentico, come Hegel sapeva, gi sua differenziazione. Molti logici dicono che ovviamente, non esiste la logica dialettica (Bochenski)3. Affermare che il pensiero hegeliano ripete, differenziandolo, lidentico, significa invece affermare che esso ha una logica. Vi un metodo appunto perch vi una regola del pensiero, che permane, ossia vi una conformit
. Cfr. SL, p. 36. . Philosophische Terminologie, vol. II, p. 72, cit. in V. VERRA, Letture hegeliane. Idea, natura e storia, Il Mulino, Bologna 1992, p. 129, nota. 3 . In Studies in Soviet thought, 1961, cit. in D. MARCONI, La formalizzazione della dialettica, Rosenberg & Sellier, Torino 1978, p. 325.
2 1

ad essa nel procedere. Naturalmente, proprio perch la regola, in questo caso, una forma assolutamente immanente al processo e ne esprime linteriore necessit4 (proprio perch vi unit di metodo e oggetto), nel procedere ai diversi contenuti essa non la stessa forma, ma diversa: la forma una semplice proposizione logica, ma ci che viene dal suo differenziarsi non semplice n banale.

II

Anche della filosofia di Severino colpisce la semplicit. Essa svolge un unico pensiero5, che ancora una semplice proposizione logica: il positivo si oppone al negativo6. Anche in questo caso, ci che segue dal semplice non per nulla semplice. Anzi, la denuncia del fraintendimento universale di quella proposizione, dellerrore nel tentativo di pensarne il senso. Sembra che laffermazione hegeliana di semplicissima intelligenza esprima lerrore nel modo pi chiaro. Eppure, Severino uno dei pi efficaci difensori della logica dialettica e del suo metodo: e ci, nonostante la dialettica hegeliana per Severino appartenga senzaltro al fraintendimento, ne sia anzi una forma eminente.

III

Severino certamente un logico di primordine: anche chi non pu condividere il suo discorso nella sua interezza riconosce che esso dotato di una coerenza eccezionale. E la coerenza riguarda la forma logica del pensiero. Sul rapporto fra il pensiero severiniano e il pensiero dellOccidente si detto molto; un presupposto di questo scritto che, se vi continuit fra i due, questa sia appunto una continuit di forma logica. Certamente, anche qui la medesimezza della forma si misura con la differenza del contenuto, e quindi non
4 5

. Cfr. FS, p. 44. . EN, Avvertenza alla prima edizione. 6 . Cfr. EN, p. 20.

la stessa forma, ma diversa. E cionondimeno pu differenziarsi solo in quanto anche, in qualche misura, la stessa. Ora, vi una difesa severiniana della dialettica di Hegel, e vi anche una dialettica della struttura originaria. Intendo mostrare che, in quanto le due dialettiche riproducono unanaloga struttura o forma logica, esse possono essere considerate in modo unitario, come la dialettica. Per questa via, non necessario scomodare troppo quello che Severino chiama talora il tabernacolo, e che poi laffermazione controversa, laffermazione delleternit dellessere: La struttura originaria utilizzata per una valorizzazione della logica dialettica, della sua semantica e della coerenza di questa. Severino figura cio anzitutto, seppur non solo, come un logico.

IV

Sfruttando dunque il pensiero severiniano, in questo scritto presento in primo luogo la dialettica come una teoria semantica, che afferma la relazione del significato al suo opposto, e quindi allintero semantico (parlo perci di semantica olistica). Lopera della dialettica, cos intesa, consiste anzitutto in una critica dellisolamento semantico. Lisolamento per Hegel loperazione essenziale dellintelletto astraente. Ed ci che Severino chiama: concetto astratto dell'astratto. In secondo luogo, considero la difesa severiniana della dialettica di Hegel; propongo anche una definizione positiva del rapporto fra logica dialettica e logica formale, effettuata ancora mediante il pensiero di Severino: definizione in cui la dialettica si presenta come estensione della logica formale in un senso assai diverso rispetto a quello proposto dalle logiche non standard o paraconsistenti. In terzo luogo, accanto allidentit considero, infine, anche la differenza fra la dialettica di Hegel e la dialettica della struttura originaria: e parlo di una riforma severiniana della dialettica.

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I. LA DIALETTICA COME SEMANTICA

Alla dialettica cos intesa La struttura originaria si sforza di ricondurre ci che essa ritiene lessenza del metodo dialettico hegeliano: il metodo dialettico come teoria semantica, ossia come il tentativo pi radicale, nella storia del pensiero occidentale, di fondare linseparabilit degli opposti.

SEVERINO, La struttura originaria

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1. LOGICA DIALETTICA E OLISMO SEMANTICO

Nel Sofista Platone esclude che fra tutte le cose vi sia - ossia la relazione per cui una cosa qualsiasi una qualsiasi altra cosa - [...]. Ma, proprio per questo, c tra un essente qualsiasi e un qualsiasi altro essente in quanto negato. Un qualsiasi essente la negazione di un qualsiasi altro essente [...] e un qualsiasi essente, in quanto negato, in relazione a qualsiasi altro essente...

SEVERINO, Tauttes

1. Relazione semantica fondamentale e principio dellolismo semantico.

(a) Per relazione semantica fondamentale (dora in poi: RSF) intendo la relazione, il nesso dialettico necessario,1 fra un qualunque significato a e la sua negazione infinita non-a . Chiamo non-a negazione infinita, poich in essa posto, seppure in modo in qualche misura formale2, lintero del contraddittorio di a: la totalit del suo altro. Questa relazione una coimplicazione: la posizione (lapparire, il concetto, laffermazione) di a implica la posizione (lapparire, il concetto, laffermazione) di non-a, e viceversa. In simboli3:

RSF
1

a a

. La necessit di questo nesso sar illustrata pi avanti: per ora, sia assunta come una asseverazione. 2 . Anche la necessit per cui in non-a lintero del contraddittorio di a posto formalmente apparir in seguito (cfr. I, 4, Determinazione completa). 3 . Si veda il 3, sulluso dei simboli in questo scritto.

I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

Nella logica analitica o formale, la RSF sarebbe letta come una contraddizione, come negazione dellidentit: a coimplica la sua negazione, ossia a semanticamente equivalente alla sua negazione; dallaver cos interpretato la RSF che sorgono molte critiche alla dialettica, alle quali ci dedicheremo: se infatti la RSF affermasse lidentit o lequivalenza semantica fra contraddittori, sarebbe certamente negazione del principio di non contraddizione (dora in poi: PNC). Ma la logica dialettica oltrepassa la logica analitica (la logica dellintelletto, direbbe Hegel), che negazione della RSF; e inoltre, come si vedr, ha un diverso concetto della negazione. Esibire la coerenza della posizione dialettica uno degli intenti di questo scritto: perci gli asserti la logica dialettica oltrepassa [e quindi include in s] la logica analitica, la logica analitica negazione della RSF, ora presentati come mere anticipazioni, saranno dettagliatamente argomentati. (b) Per principio fondamentale dellolismo semantico intendo lenunciato:

(OS) La determinatezza del significato coimplica la determinatezza dellintero campo semantico.

In simboli:

a = a (x) (x = x)

Appare il segno dellidentit, in quanto per determinatezza intendo lidentit con s, lesser s (e il non esser laltro da s) del significato4: ossia ci che il PNC afferma della totalit dellessere. Il principio (OS) pu quindi esser formulato semplicemente dicendo: il significato coimplica lintero campo semantico. Ossia: lente (in quanto il determinato, lincontraddittorio) coimplica lintero dellessere (in quanto la totalit del determinato-incontraddittorio). Il significato (lente) sta per ogni significato. Lintero va poi inteso non come posizione meramente formale, bens come totalit concreta del significare.5
. Dice Severino: Per determinatezza si intende appunto la propriet del positivo [dellente, del significato] di opporsi al proprio negativo [ossia allaltro da s, sia come nihil absolutum, sia come quel negativo che , altro positivo] ( RP, p. 47); Il positivo lessente [la determinazione, il significato]. Il negativo non senzaltro il nulla, ma il non positivo, ossia tutto ci che (sia pure in modi diversi) non il positivo considerato, e che quindi, da un lato, gli altri positivi, dallaltro lato il nulla (TT, p. 241) etc. 5 . Peraltro si vedr, come gi anticipato a proposito del contraddittorio di a, che la posizione dellintero sempre in qualche misura formale: s che lintenzione della sua posizione pienamente concreta produce una contraddizione, e precisamente una contraddizione dialettica (I, 4).
4

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I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

Ora, dei due condizionali in cui si risolve (OS),

(x) (x = x) a = a a = a (x) (x = x)

il primo ben facile a concedersi, mentre il secondo non lo : e proprio in questo risiede la affermazione peculiare dellolismo, su cui ci soffermeremo.

2. Nota: sul rapporto fra RSF e (OS)

La RSF pone il nesso olistico, ossia il nesso del significato allintero: infatti, poich non-a, in quanto negazione infinita, indica tutto ci che altro da a, nellunit di a e non-a posta la totalit del significato, posto lintero campo semantico. La RSF accentua laspetto della posizione, dellapparire: afferma appunto che la posizione di a esige la posizione dellintero, ossia lapparire di a e di non-a, e quindi dellintero; il principio (OS) accentua laspetto della determinatezza: afferma che lidentit con s o determinatezza del significato coimplica lidentit dellintero concreto. Poich nel pensiero severiniano la posizione necessariamente posizione del determinato, apparire dellidentico a s, e, viceversa, la determinatezza semantica, lidentit del significato, appare, posta6, la RSF e (OS) vengono a intrecciarsi: la RSF afferma che lapparire di a in quanto determinato esige lapparire del suo contraddittorio, in quanto a sua volta determinato, e (OS) afferma che lapparire (della determinatezza) del significato coimplica lapparire (della determinatezza) dellintero.

3. Nota: sulluso dei simboli

. Questo ci che in SO presentato come lintreccio di F- ed L-immediatezza: il cuore stesso della struttura originaria, la quale appunto lapparire della totalit dellessere, come identit con s. Si veda III, 2, su questo punto.

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I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

Nel presente scritto i simboli logici sono utilizzati raramente, e con una certa libert, soprattutto per favorire una comprensione intuitiva. Non esiste infatti attualmente una formalizzazione condivisa della logica dialettica; ora il tipo di formalizzazione dipende dall'interpretazione che di questa logica si d, e attualmente su questo punto non c accordo fra i logici, come si mostrer ampiamente in seguito7. Indicativamente, user un simbolismo abbastanza comune, ossia il calcolo dei predicati con identit includente: (a) costanti individuali o nomi propri: a, b, ; (b) variabili individuali: x, y, ; (c) costanti predicative a n posti: F, G, ; (d) i cinque connettivi classici: (negazione), (implicazione o condizionale), (congiunzione), (disgiunzione), (doppia implicazione o bicondizionale); (e) i due quantificatori classici, non numericamente determinati: (x) (per ogni) e (x) (per qualche); (f) le due parentesi. Spesso sar sufficiente il calcolo proposizionale (con P, Q, a indicare le proposizioni). Ho invece mantenuto le lettere e i simboli utilizzati in SO (peraltro assai chiari) laddove si trattano argomentazioni logiche strettamente legate al testo severiniano. Nel capitolo dedicato ai tentativi di formalizzazione della dialettica stato necessario introdurre altri simboli (es. il classico per la possibilit, o e rispettivamente per limplicazione stretta e la negazione debole usate in certe logiche paraconsistenti): di essi si d conto, comunque, di volta in volta. Si gi notato ( 1) che le formule dialettiche, presentate in simboli, appaiono come autentiche contraddizioni formali, oppure come violazioni della sintassi logica - e ci probabilmente non avrebbe stupito Hegel. Nella logica formale, espressioni come a a (o anche a a), in quanto a sia inteso come nome proprio o arbitrario, sarebbero considerate formule non ben formate: infatti limplicazione o la coimplicazione, come connettivi logici, sussistono solo fra enunciati. Lidentit invece un predicato a due posti, una relazione diadica che sussiste fra termini. Per dire che un enunciato P identico a s, la logica formale dice che implica se stesso: P P. La dialettica, per, anzitutto discussione critica di alcuni princpi cardinali della logica formale: uno di questi la distinzione, o meglio lisolamento, fra livelli, o tipi8. per questo isolamento che, ad esempio, la relazione di identit intercorre solo a livello subenunciativo, mentre la connessione logica espressa dalla doppia implicazione sussiste solo fra enunciati. Si badi per che (a) la RSF ha luogo fra qualunque significato e la sua negazione infinita, o totalit del suo contraddittorio; ci vuol dire che la lettera a, che compare in a a, non designa ci che nella logica formale sarebbe un nome arbitrario, in contrapposizione non solo al nome proprio o alla variabile, ma anche all'enunciato. Designa invece un qualunque significato, ossia tutto ci che in qualunque modo significante, sia in forma apofantica, sia in forma non apofantica (e dunque anche i
. Si veda il cap. 2 della parte II, dedicato ai tentativi di formalizzare la dialettica. . Una delle applicazioni pi rilevanti di questo aspetto della logica isolante appunto la teoria dei tipi di Russell, per la quale si rinvia a I, 3, Logica dialettica e paradosso di Russell.
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I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

significati variabile, enunciato, identit, etc.). Ma proprio per questo, limplicazione che costituisce la RSF, pur indicata col simbolo , ha un senso profondamente diverso da ci che la logica formale intende, sotto tale simbolo, come doppia implicazione, sia nella sua forma tradizionale, che come implicazione stretta, o come implicitazione della logica della rilevanza, etc. Peraltro, noto che paradossi come quelli dellimplicazione materiale o formale, che possono avere contenuti fortemente controintuitivi (es. P (P Q) nel calcolo proposizionale, o (x) Fx (x) (Fx Gx) nel calcolo dei predicati), hanno gettato forti dubbi sulla corrispondenza fra limplicazione logica e ci che comunemente si intende sotto questo termine. E ci, nonostante molti approcci alla logica elementare introducano i connettivi, o le regole di derivazione, come trasposizioni di relazioni logiche, o tipi di deduzione, del tutto naturali. (b) Analogamente, la relazione di identit, pur quando espressa col simbolo = , intesa nel suo valore trascendentale, come propriet dellens inquantum ens e cio, daccapo, come predicato di qualunque significato. Infine, come si vedr, la coimplicazione che costituisce la RSF non affatto identit o equivalenza semantica, anzi negazione dellidentit fra i termini relati. Gi Hegel aveva sottolineato la necessit del passare dal concetto al giudizio, e da questo al sillogismo (e, aggiungiamo noi, all'intero campo semantico): il passare indica la contraddittoriet dellisolamento fra livelli, operato dalla logica formale. La discussione sui tipi e sui livelli, per, sar sviluppata pi avanti; quanto qui affermato valga come semplice anticipazione, volta ad evitare equivoci sulluso dei simboli in questo scritto.

4. Olismo e logica dialettica (il granello di polvere)

A proposito della RSF, si parlato di nesso dialettico necessario: la RSF infatti lunit degli opposti, affermata dalla dialettica. Nomino, fra tutti, il brano pi noto, ESF, 82: Il momento speculativo, o il positivo razionale, concepisce lunit delle determinazioni nella loro opposizione; il dibattito sul valore della logica dialettica riguarda in buona parte proprio il senso di questunit, come si vedr nella seconda parte del presente scritto. Porre lunit degli opposti o RSF come relazione semantica significa intendere la logica dialettica come una teoria semantica: teoria del significato come unit degli opposti. Precisamente, come una semantica olistica, poich la RSF afferma appunto il nesso olistico ( 2), il nesso del significato allintero semantico. Una semantica unontologia, una metafisica. Si capisce allora

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I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

laffermazione di Hegel:

Riguardo alla reciproca dipendenza dellinsieme la metafisica pot giungere alla affermazione (sostanzialmente tautologica) che se venisse distrutto un granello di polvere, rovinerebbe lintero universo.9

Si badi che questaffermazione unindividuazione di ci che abbiamo nominato principio fondamentale dellolismo semantico (OS): un granello di polvere sta per una qualunque determinazione, anche la pi insignificante. La distruzione e la rovina vanno poi intese non nellindeterminato senso comune, bens nel senso radicale del distruggersi (corrompersi, rovinare, etc.) come annullamento, che la metafisica porta alla luce: ossia come il divenire (e lessere, come risultato) linfinitamente altro dallente, che il nihil negativum irrepraesentabile. Ma ci significa la negazione dellesser s dellente. Dunque Hegel afferma che se lente qualunque non fosse (pi) un esser s, allora lintero dellessere (universo) non sarebbe (pi) un esser s: afferma limplicazione fra la determinatezza (lesser s) del significato (dellente), e la determinatezza (lesser s) dellintero campo semantico (luniverso, lintero dellessere). E si badi che questa posta come una tautologia10. Il periodo precedente di SL aveva affermato:

Un essere determinato, finito [es. a] un essere che si riferisce ad altro [non-a]; un contenuto che sta in un rapporto di necessit con un altro contenuto, col mondo intero.

Questo riferimento necessario ad altro, e da ultimo al mondo intero, o universo, appunto la nostra relazione semantica fondamentale.

5. La RSF appartiene alla struttura originaria

Nel cap. X di SO, intitolato La manifestazione dellintero, il tema della relazione olistica del significato al suo altro e allintero affrontato con grande approfondimento teoretico.
9

10

. SL, p. 74; corsivi miei. . Per Hegel infatti il metodo dialettico una tautologia, unidentit, come si vedr in II,

3.

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I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

Nel linguaggio di SO, si dice costante di una determinazione a un significato il cui apparire necessariamente implicato dallapparire di a, perch un suo predicato necessario o perch suo momento semantico11. Costante sintattica di un significato a una determinazione necessaria della sintassi, della forma semantica di a12. Costante persintattica una costante sintattica di ogni significato, ossia tale che il suo apparire implicato dalla posizione di qualunque significato13. Ora, sin dal 1 di quel capitolo di SO il non essere il proprio altro rilevato come costante L-immediata14 di ogni significato:

Laltro (il contenuto cio dellorizzonte del contraddittorio del significato considerato, e ogni particolare determinazione di tale contenuto) vale L-mediatamente come costante del significato. S che la proposizione La posizione di ogni significato implica necessariamente la posizione dellaltro da tale significato [la nostra relazione semantica fondamentale] sintetica a priori15.

Ossia, quella proposizione (la RSF) una proposizione necessariamente vera. sintetica a priori, perch il predicato momento semantico di un predicato L-immediato del soggetto: se non esser non-a determinazione necessaria di a (costante), che gli conviene L-immediatamente, non-a conviene ad a L-mediatamente (ossia come tolto, in quanto momento semantico del significato non esser non-a). Lenunciato in cui consiste la RSF, dunque, appartiene essenzialmente alla struttura originaria. Di qui la successiva affermazione:

Lanalisi di ogni significato perci manifestazione della totalit. Infatti ogni significato e la totalit del suo altro dividono lintero. [] In questo senso va accettato il principio di Anassagora: Tutto in tutto.16

Ci vuol dire che il significato intero semantico, o totalit del campo semantico, o semplicemente intero, costante ( necessariamente implicato dalla posizione) di qualunque significato: costante L-mediata, appunto perch si predica del significato non L-immediatamente in quanto tale (s che ogni determinazione si identificherebbe sic et simpliciter al tutto) bens in quanto parzialmente negato. E poich, come si detto, la RSF proposizione sintetica a
. Cfr. SO, p. 72 e pp. 283 - 284. . Cfr. SO, p. 76 - 77 e 439 - 443. 13 . Cfr. SO, pp. 444 - 446. 14 . Nel linguaggio di SO, la immediatezza logica (L-immediatezza) la posizione concreta (nel senso hegeliano) del PNC. Si dice L-immediato un nesso logico che riposa immediatamente, ossia non mediante altro, sul PNC. 15 . SO, pp. 407 - 408; corsivo mio. 16 . SO, p. 408.
12 11

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I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

priori in quanto il predicato momento semantico di una determinazione Limmediata di qualunque significato, immediatamente autocontraddittorio che lapparire di un qualunque significato non sia apparire dellintero17. Lintero semantico cio costante persintattica, tale che la sua non posizione implica limpossibilit dellapparire di un qualunque significato: implica la nullit posizionale assoluta. Dunque, anche se la relazione di implicazione della determinazione allintero, o RSF, stata guadagnata attraverso un processo mediazionale che ha come inizio appunto la posizione di un significato qualsiasi, lintero non risultato nel senso che esso sopraggiunga alla determinazione posta. Esso invece originariamente presente, come condizione di possibilit della posizione di qualunque significato. La RSF compare inoltre, esplicitamente, in TT, XVI. Vi si afferma che lessere insieme ad altro determinazione necessaria dellente in quanto tale (appunto, costante persintattica nel linguaggio di SO); il discorso muove dallessere insieme, allinterno di una totalit finita (sia A: es. Socrate), di una determinazione (sia B: es. questo esser bianco, che si predica di Socrate) ad un certo suo altro (es. C - lessere ateniese -; D - lesser bipede -; etc.); questo essere insieme una identit18. Sennonch il testo continua affermando:

B identico non solo al suo essere insieme a C, D, ma identico anche al suo essere insieme alla totalit degli essenti: B e significa: questo essere insieme alla totalit degli essenti - e questo essere insieme la totalit assoluta dellessente. Questa lampada il suo essere insieme agli oggetti di questa stanza (ossia della totalit finita in cui questa stanza consiste). E questa lampada il suo essere insieme al tutto.19

Lessere insieme, infine, una relazione negativa: non lidentificarsi dellente al suo altro; il suo essere in relazione allaltro, in quanto lo nega20. Quanto al principio (OS), dice TT , XIX:

Ogni essente eterno [Si badi che per Severino leternit identica allidentit determinatezza - esser s dellessente] - anche il pi irrilevante [il granello di polvere di Hegel]. Il suo non essere, il suo esser niente, sarebbe lesser niente da parte del tutto.21

. Cfr. SO, pp. 410 - 411. . Cfr. TT, pp. 144 - 145. Le ragioni per cui la relazione consistente nellessere insieme ad altro (e cio la RSF) posta come unidentit saranno chiare in seguito (II, 3). 19 . TT, p. 145; corsivi miei. 20 . Lanalisi di un significato rileva laltro da questo appunto come altro, ossia come tolto, negato. S che ogni significato o significa il suo altro in quanto appunto non essere o non significare il suo altro. In generale: se guardando lessere non si pu vedere il non essere, invece necessario vedere la negazione del non essere (SO, p. 407). 21 . TT, p. 170.
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6. Nota storico-critica: lolismo nel pensiero analitico

Lenunciato (OS) intende esprimere il concetto dellolismo semantico, ossia lolismo nella sua essenza. La semantica olistica ha per una sua storia nel pensiero contemporaneo; si tratta di un momento della sua storia ideale eterna, se vero che lolismo una modalit del pensiero come tale - ci che questo intero scritto cerca di mostrare. Nel pensiero del nostro tempo, per, essa posta come semantica, ( per s, direbbe Hegel) in conseguenza della svolta linguistica: nella quale spesso si diffida dellente, si vuol liquidare lontologia, eppure si formulano teorie del significato. Fra gli enunciati di stampo olistico spicca ad esempio il c. d. principio di contestualit, gi presente in Frege, per il quale il significato dei termini (delle espressioni subenunciative) si determina allinterno degli enunciati in cui compaiono. il canone indicato ne I fondamenti dellaritmetica: cercare il significato delle parole non isolatamente, ma nei loro nessi reciproci, perch soltanto nelle proposizioni le parole hanno un significato. Com noto, Frege ha poi accantonato tale principio, e poich i fondamenti precedono Senso e denotazione, ci si chiesti come rapportarlo alla classica distinzione fra Sinn e Bedeutung. Il presente scritto intende prescindere da tale distinzione (la quale peraltro non fa che ripetere - ricorda Severino in SO - un classico motivo della tradizione scolastica): non per per negarla, ma per svolgere il discorso, per cos dire, a monte del bivio fra semantiche fregeane (o carnapiane) e semantiche referenzialiste. Quanto al rapporto fra principio di contestualit e distinzione fregeana, in Senso e denotazione il principio di contestualit, pur inespresso, non solo presente, ma operante nel cuore stesso dellargomentazione. Poco noto infatti che esso agisce in soccorso del principio classico di composizionalit, secondo cui il valore semantico di unespressione complessa una funzione dei valori semantici dei suoi costituenti (anchesso legato, daltra parte, a un tema della logica tradizionale, e cio al leibniziano principio di sostituibilit salva veritate). Anche il principio di composizionalit gi fregeano: esso il medio dellargomentazione, addotta in Senso e denotazione, secondo cui il Sinn di un enunciato (dichiarativo) il pensiero espresso, mentre la Bedeutung il valore di verit22. Lo si ritrova come base della
. Cfr. G. FREGE, Senso e denotazione, in A. BONOMI (a c. di), La struttura logica del linguaggio, Bompiani, Milano 19954, p. 15: Ora dobbiamo prendere in considerazione il senso e la denotazione di un intero enunciato dichiarativo. Un enunciato di questo tipo contiene un pensiero. Questo pensiero deve essere considerato come il suo senso o la sua denotazione? Incominciamo col supporre che lenunciato abbia una denotazione. Se ora sostituiamo allenunciato una parola che abbia la stessa denotazione, ma senso diverso, ci non pu avere influenza sulla denotazione dellenunciato. Vediamo per che in questo caso il pensiero cambia. [...] Il pensiero non pu essere dunque la denotazione dellenunciato. Nella proposizione Se ora sostituiamo formulato il principio di composizionalit per la denotazione.
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logica vero-funzionale del Tractatus23, ed al centro di buona parte della ricerca semantica contemporanea. La sua motivazione di base che la comprensione di enunciati inauditi, potenzialmente infiniti, possibile solo ricorsivamente: ossia come un calcolo del valore semantico di un numero finito di costituenti noti. Tale principio incappa per in una pesante aporia con i contesti di atteggiamento proposizionale, in cui cio il significato complesso posto come contenuto di una dxa, della persuasione di una coscienza: la sostituzione dellenunciato che contenuto del credere, con un altro di eguale denotazione (il Vero o il Falso), muta la denotazione dellintero. Carnap cerc di risolvere tale aporia introducendo il concetto di struttura intensionale, rivelatosi per inadeguato. La soluzione di Frege consistette nellaffermazione che, nei contesti indiretti, muta il significato (la denotazione) dellenunciato che, in quanto creduto, denota un pensiero, e non un valore di verit24. In precedenza, Senso e denotazione aveva gi introdotto tale contestualizzazione a proposito dei singoli termini, sostenendo che, se di norma ci di cui il segno segno la sua denotazione (come nella suppositio personalis occamista), si d il caso che lo stesso segno designi un altro segno (suppositio materialis), come nei discorsi diretti; e infine, che abbia una denotazione indiretta, nei contesti di atteggiamento proposizionale, in cui denota quello che abitualmente il suo senso25. Ora qui posto, seppur non in actu signato, proprio il principio di contestualit, e cio laffermazione che il significato dei termini si determina in relazione al contesto semantico in cui compaiono. Non solo: la formulazione presupposta per la salvezza del principio di composizionalit, che essenziale a una logica di tipo vero-funzionale, una estensione di tale principio, che coinvolge non solo i singoli termini, ma anche, come visto, il significato degli enunciati. Peraltro, il principio di contestualit affermato in un pensiero fortemente olistico come quello di Quine26, ma anche, limitatamente ai singoli termini, nel
. La proposizione una funzione di verit delle proposizioni elementari (prop. 5). Alla logica vero-funzionale si conformano, peraltro, anche olisti convinti come Quine: Ora c anche un dominio decisamente diverso che si presta senzaltro alla traduzione radicale: quello delle funzioni di verit come la negazione, la congiunzione logica, e la alternazione. (W.V.O. QUINE, Parola e oggetto, tr. it. a c. di F. Mondadori, Il Saggiatore Milano 1996, p. 76). Il che vuol dire che di qualunque linguaggio, per quanto ignoto sia a noi, sappiamo gi, prima di intraprendere la traduzione radicale, che deve possedere i connettivi logici. E Davidson (altro olista): La prima fase [scil. dellinterpretazione radicale] la identificazione di predicati, termini singolari, quantificatori, connettivi e identit; in teoria, questa fase dirime le questioni di forma logica. (D. DAVIDSON, Verit e interpretazione, tr. it. a c. di Eva Picardi, Il Mulino, Bologna 1994, p. 207; corsivo mio). 24 . Agli enunciati nominali astratti introdotti dalla congiunzione che appartiene anche il discorso indiretto. Abbiamo visto che in esso le parole hanno la loro denotazione indiretta che coincide con quello che il loro senso abituale. In questo caso, dunque, lenunciato subordinato ha come denotazione un pensiero, e non un valore di verit; come senso ha non un pensiero, bens il senso delle parole il pensiero che..., che solo una parte del pensiero dellintero enunciato complesso. Ci avviene dopo i verbi dire, udire, ritenere, essere persuaso, concludere e simili. (Senso e denotazione, cit., p. 19). 25 . In questo tipo di discorso, le parole non hanno la loro denotazione abituale, ma denotano quello che di consueto il loro senso. In breve, vogliamo dire: nel discorso indiretto le parole sono usate indirettamente, ovvero hanno una loro denotazione indiretta. (Op. cit., p. 12) 26 . Persino lapprendimento sofisticato di una nuova parola di solito una questione di apprendimento contestuale - perci di apprendimento, per esempi e analogie, delluso degli enunciati in cui la parola pu comparire. (Parola e oggetto, cit., p. 23)
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Tractatus27, e cio in uno scritto dominato da una logica non olistica. Ci sintomatico. Il principio (OS) afferma la contestualit trascendentale del significato: afferma cio che il significato in quanto tale contestuale, e che si relaziona allintero campo semantico. Ogni posizione di contestualit di un certo ambito semantico ad un certo altro ambito, conforme a (OS) solo in quanto posta come sua individuazione (il che suppone il concetto di (OS) come universale concreto, e proprio nel senso hegeliano); in quanto invece tenuta astratta da (OS), pu comparire anche in contesti meno olistici, anzi dominati da una logica isolante, come il Tractatus. Inoltre, limplicazione fra la contestualit di un certo significato a un certo ambito semantico, e la contestualit del significato come tale allintero, pu ovviamente essere problematica. Mostreremo in seguito (I, 2) come il principio di contestualit pu invece essere sfruttato in senso autenticamente dialettico, quando esso inteso concretamente.

7. Isolamento semantico e contraddizione dialettica (concetto astratto e concetto concreto dellastratto).

Nel linguaggio severiniano di SO, lastratto la parte, il singolo significato (sia ancora a). Il concreto il tutto, di cui la parte parte. Il concetto concreto dellastratto la posizione dellastratto come tale, lapparire della parte come parte (lapparire dellesser s della parte): ossia, la posizione della relazione della parte, del significato, alla totalit di cui parte, e che, rispetto al significato stesso, il negativo:

Il che implica di necessit la posizione di uneccedenza semantica rispetto a ci di cui si predica lastrattezza, in relazione alla quale eccedenza lastratto pu esser appunto posto come tale. Loriginario appunto questo originario passare, da parte dellastratto, in altro: nelleccedenza, o meglio, nella totalit delleccedenza che originariamente lo oltrepassa; e lastratto passa cos in altro, perch il trattenersi in s contraddittorio.28

Si capisce che questo passare in altro sia il movimento della logica dialettica, sia lessere aufgehoben dellastratto:
. Solo nel contesto della proposizione un nome ha significato (3.3). Wittgenstein stesso, nella seconda fase del suo pensiero, ha sfruttato il medesimo principio, contro la immagine agostiniana del linguaggio, e contro lo stesso atomismo logico. Su questo tema, si veda I, 2. 28 . SO, p. 117; corsivi miei.
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In quanto lastratto passa in altro [e dunque tolto], esso , insieme, conservato o confermato in ci in cui passato: ci che confermato appunto la materia, o il contenuto logico dellastratto. Ci che tolto, invece la forma che conviene allastratto in quanto esso non passato nellorizzonte che originariamente lo comprende.29

Questa forma, ci che tolto nel concetto concreto dellastratto, il concetto astratto dellastratto, ossia il trattenersi in s dellastratto. Il concetto astratto dellastratto cio lapparire della parte (a) come isolata da ci di cui parte, da ci con cui necessariamente connessa. In generale, concetto astratto ogni isolamento semantico, ogni posizione di un significato come astratto, isolato da sue costanti: ossia, da ci con cui in relazione necessaria, perch un predicato che gli conviene per s, o perch suo momento semantico. Ora si detto che il trattenersi in s dellastratto contraddittorio: ci che Severino chiama concetto astratto dellastratto, e cio lisolamento semantico, in quanto tale negazione del PNC. Poich infatti la relazione dellastratto ad altro costituisce il suo spessore semantico, quando lastratto (a) pensato come isolato da ci con cui necessariamente connesso, ci che appare non a, bens un altro da a, un non-a (sia questo altro); se a a, a se stesso, nella relazione ad altro - ossia se tale relazione necessaria - lapparire di a isolato dallaltro limpossibile negazione della necessit. E limpossibile appunto il contenuto che viene affermato nel concetto astratto dellastratto30: ma proprio perch lapparire di a senza laltro limpossibile, se laltro non appare, ci che in effetti appare non a, ma . Si badi che, nella semplice posizione di (posizione formale o astratta di a) come tale, non si realizza alcuna contraddizione31; il concetto astratto di a, per, non la semplice posizione di , n laffermazione che ci che nella relazione necessaria a, isolato da questa , ossia un non-a. Tale affermazione anzi lo stesso concetto concreto dellastratto: cio negazione del concetto astratto dellastratto (negazione, come si visto, che conserva in s laufgehoben). Il concetto astratto invece

[...] negazione della L-immediatezza [ossia del PNC] perch afferma che A A, che A significante come A, indipendentemente da ogni connessione di A ad altro. [...] Ci che pertanto resta in verit affermato nellaffermazione che A A indipendentemente dalla connessione di A ad altro [e il concetto astratto di A appunto questaffermazione] che A non-A.32

. SO, p. 118. Vedremo per in III, 1 - 2, che questo movimento nella dialettica della struttura originaria non pu essere inteso, hegelianamente, come divenire. 30 . SO, p. 43. 31 . Vedremo in III, 1, come su questo punto la dialettica della struttura originaria riformi la dialettica hegeliana. 32 . SO, p. 44.

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I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

Ci vuol dire che il concetto astratto dellastratto la persuasione di porre a come a, ma poich lo pone isolandolo dallaltro, ci che in effetti pone , ossia un altro da a, un non-a: ed di questo non-a che esso afferma lesser significante come a. Il concetto astratto identificazione dei non identici, di a e (non-a). I termini della contraddizione, dunque, sono lintenzione di porre a, e ci che in effetti posto, quando a viene isolato: la contraddizione la disequazione fra a e (non-a), che vengono identificati. Ora, dice SO:

[...] Questa contraddizione (cio lidentificazione dellastratto e del suo contraddittorio - lidentificazione di A e di non-A) la contraddizione dialettica.33

Ossia, la contraddizione dialettica la contraddizione (lidentificazione dei non identici) determinata dallisolamento semantico in generale, o dal concepire astrattamente, nel senso indicato, un significato qualunque. Uno degli assunti fondamentali della dialettica consiste nella tesi formale secondo cui lisolamento semantico come tale contraddizione logica, lessenza dellerrore.

8. Nota: struttura del concetto astratto dellastratto

LIntroduzione di SO fa seguire alcune importanti osservazioni sul concetto astratto dellastratto34: (a) in primo luogo, necessario che, allinterno del concetto astratto di a, la identificazione di a e non-a non appaia come tale. Il non-a (a-astratto, ) che viene identificato ad a (concreto) non per s, non saputo come non-a (a-astratto, ), entro il concetto astratto stesso: questo la persuasione di porre a come a35. Solo nel concetto concreto dellastratto pu apparire, e quindi esser tolta, lidentificazione dei non identici o contraddizione dialettica in cui il concetto astratto consiste; (b) in secondo luogo, poich pur sempre ad a (concreto) che non-a (aastratto, ) identificato, necessario che nel concetto astratto di a in qualche
. SO, p. 47. . Cfr. SO, pp. 44 - 47. 35 . La ragione di fondo, per cui, allinterno di un certo isolamento, non pu apparire la contraddizione in cui tale isolamento consiste, sar esposta nella parte seconda (II, 1, 5 - 6).
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I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

modo appaia a (concreto): nellerrore, nel concetto astratto di a, deve apparire il concetto concreto di a; (c) in terzo luogo, in generale problematico che cosa sia , che cosa appaia quando a appare isolato, ovvero quale sia lesito posizionale dellisolamento semantico. necessario che non sia a, che sia un non esser a, ma la ulteriore determinazione di non-a, se cio sia un contrario di a, o un semplice altro da a (e se lo sia, quale sia), o sia nulla, un problema. Lo , beninteso, in generale; lesito del concetto astratto di un certo significato, non in quanto tale, bens in quanto quel certo significato che esso , pu non essere affatto un problema: anzi pu essere esibito con un semplice rilievo fenomenologico (ammesso che un rilievo fenomenologico possa essere semplice).

9. Dialettica dellisolamento

Si gi visto che il passare dellastratto in altro il movimento fondamentale della logica dialettica. Ora, aggiunge SO,

Ne La struttura originaria la dialettica appunto, nel suo significato centrale, il rapporto tra il concetto concreto e il concetto astratto dellastratto - il rapporto per il quale loriginariet del concetto concreto negazione della contraddittoriet del concetto astratto dellastratto.36

Tale rapporto corrisponde alla relazione fra ragione e intelletto nella dialettica hegeliana. Nelle celeberrime pagine di ESF, 79 - 82, Hegel afferma appunto che lintelletto se ne sta alla determinazione rigida e alla differenza di questa verso altre, ossia che lintelletto il concepire astrattamente la determinazione, il significato. Siffatta limitata astrazione vale per lintelletto come cosa che e sussiste per s, ossia come il vero, e non come posizione astratta: ed proprio perch lintelletto vede lastratto isolato come non isolato, che lo scambia per il concreto e il vero (ci che e sussiste per s), e produce la contraddizione.37 Dice la Prefazione di FS:
. SO, p. 47. . In effetti, la dialettica hegeliana tende ad essere ambigua su questo punto: talora sembra ritenere che la semplice posizione dellastratto sia sufficiente a produrre la contraddizione dialettica, prima o senza che lastratto isolato sia visto come non isolato. Questa tematica sar esaminata in III, 1, 2.
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I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

Ma questo separato, questo stesso ineffettuale [lastratto, isolato dallintelletto], un momento essenziale; infatti, sol perch il concreto si separa e si fa ineffettuale, esso ci che muove s [ossia contraddizione] . Lattivit del separare la forza e il lavoro dellintelletto, della potenza pi mirabile e pi grande, o meglio della potenza assoluta. [...] Che laccidentale ut sic [il finito, lastratto], separato dal proprio mbito, che ci che legato nonch reale solo nella sua connessione con altro, guadagni una propria esistenza determinata e una sua distinta libert [ossia: venga isolato e posto come cosa che e sussiste per s], tutto ci limmane potenza del negativo; esso lenergia del pensare, del puro Io.38

La ragione, che corrisponde al concetto concreto dellastratto, invece ci che SO chiama il passare, da parte dellastratto, in altro [...] perch il trattenersi in s contraddittorio; il passare nel quale lastratto tolto e insieme conservato o confermato in ci in cui passato, dunque tolto e conservato non sub eodem, ma sub diversis: tolto quanto alla forma dellisolamento, conferita dallintelletto, conservato quanto alla materia o contenuto logico. Hegel afferma appunto, come noto, che lastratto tolto quanto al suo essere e sussistere per s, e ha perduto soltanto la sua immediatezza (lisolamento), ma ha ancora in s la determinatezza da cui proviene (il contenuto logico, dice SO) 39; togliere (aufheben) rabbassare a momento, afferma il Moni40: , diremo noi, vedere concretamente lastratto, vederlo come momento semantico del concreto, di cui parte. SO condivide dunque il concetto dialettico di negazione,

la negazione essendo intesa, qui, come la posizione di qualcosa come tolto.41

10. Limplicazione fra contrari


. FS, pp. 25 - 26; i corsivi sono miei. Un altro celebre brano in ESF, 11: La dottrina che la dialettica sia la natura stessa del pensiero, che esso come intelletto debba impigliarsi nella negazione di se medesimo, nella contraddizione, costituisce uno dei punti principali della Logica. 39 . Non sempre nella dialettica hegeliana lastratto, passando in altro, perde solo la sua immediatezza, nel senso del suo isolamento, della forma della sua non verit: si vedr infatti (III, 1) che altro la dialettica delle categorie logiche, altro quella del finito empirico, in cui ne va dellessere della determinazione stessa. 40 . Il luogo, come gi si compreso, la famosa nota dellAufhebung (SL, pp. 100 - 102). 41 . SO, p. 117. In realt, questa condivisione va accolta con riserva: vi infatti un senso, secondo cui la negazione, nel pensiero severiniano, ha un significato abissalmente altro dalla negazione nella dialettica di Hegel. Ci emerger in III, 1, ove sar a tema la differenza fra la dialettica hegeliana e la dialettica della struttura originaria.
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I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

Limplicazione fra contrari, che la forma del nesso fra opposti pi in vista negli scritti hegeliani, pu a sua volta essere concepita concretamente o astrattamente: essa una individuazione della dialettica, la quale riguarda il nesso fra contraddittori (RSF), fra a e non-a: il contrario, infatti, un certo contraddittorio di ci a cui contrario42. Dice il capitolo intitolato La dialettica, in SO:

[...] Il contrario di una certa determinazione appartiene necessariamente al significato di questa determinazione; e, dallaltro lato, questappartenenza necessaria Limmediatamente posta. [...] Ogni contrario vale L-immediatamente come costante del suo contrario; ossia immediatamente contraddittorio affermare che una determinazione sia posta come tale qualora il suo contrario non sia posto.43

Siano z e k fra loro contrari (per riportare lesempio di SO): ci vuol dire che z la sintesi, il nesso necessario44 fra (a) la negazione del suo contrario (sia k), ossia il significare che a z conviene in quanto un contraddittorio di k, un non-k (la materia generica del contrario); (b) la determinazione di tale negazione (sia ), ossia il significare che conviene a z in quanto quel certo contraddittorio di k, che il suo contrario (la forma del contrario in quanto contrario): per il significato espresso nel punto (b), la dialettica fra contrari unindividuazione o specificazione della dialettica. Ora, lintelletto la attivit dellisolare (a) e (b), la posizione della forma come astratta dalla materia; lintelletto intende porre z, nel suo significare formale ( ), ma non vuole che z includa in s k: pone la separazione dei contrari, perch teme di identificarli. Poich per il nesso fra e k necessario, poich k costante di , porre senza k un non porre : lintelletto, che isola i contrari per evitare la loro contraddittoria identificazione, contraddizione dialettica: contraddizione fra lintenzione di porre e ci che in effetti posto, quando la forma isolata dalla materia k, ossia un non-. Lintelletto concetto astratto dellopposizione fra contrari.45 Occorre, anche in questo caso, distinguere fra la semplice posizione astratta di e concetto astratto della posizione astratta di : La semplice posizione astratta di per s un non porre , ossia un esser gi da sempre passato di in un non-, in cui non si realizza contraddizione. Invece, il concetto astratto della
. Anche il motivo profondo, per cui Hegel privilegia la dialettica fra contrari, emerger nella parte terza. 43 . SO, p. 372. 44 . Si parla di sintesi perch i due sono formalmente distinti, ma di sintesi necessaria, perch la sua negazione contraddittoria: la distinzione come tale non isolamento, negazione del nesso fra distinti. 45 . Cfr. SO, pp. 371 - 374.
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I, 1. Logica dialettica e olismo semantico

posizione astratta di lintenzione, da parte dellintelletto, di porre nel suo significare astrattamente formale, isolato da k. Tale intenzione realizza in effetti la posizione di un non-, che viene identificato con .

11. La dialettica hegeliana, more originario

Posta questa struttura, si capisce lesposizione della dialettica hegeliana contenuta in SO. La triade classica del movimento dialettico costituita da
(1) Momento dellintelletto astratto, il quale il porre il concetto astratto (della posizione astratta) di ;

Momento negativo razionale o propriamente dialettico, in cui appare che la (1) contraddizione, identificazione fra e non-;
(2) (3) Momento positivo razionale o speculativo, in cui la contraddizione tolta ponendo concretamente, ossia nella sua relazione necessaria a k 46.

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. Cfr. SO, p. 385.

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2. ATOMISMO LOGICO

Il comune intelletto umano e la coscienza comune tengono fermo il dato, il fatto, il finito [], e vi si attaccano come ad un qualcosa di certo, sicuro, eterno.

HEGEL, Rapporto dello scetticismo con la filosofia

1. Prospetto: significati semplici e isolamento semantico

In quanto rilevamento e toglimento della contraddizione dialettica, la logica dialettica anzitutto critica dellisolamento semantico, o delle posizioni semantiche astratte, da cui affetta la logica analitica e formale. Il presente capitolo e il seguente intendono fornire due esempi paradigmatici di critica della logica isolante, operata su base dialettica. Viene sfruttato il pensiero di Hegel, del c. d. secondo Wittgenstein e di Severino; se accettiamo che il pensar dialettico un modo del pensiero come tale, rispetto al quale la particolarit del singolo pensatore in cui esso si manifesta accidentale, non ci stupiremo di questi accostamenti. Il problema delle proposizioni protocollari o elementari stato una delle croci del positivismo logico. Si tratta degli enunciati che descrivono fatti semplici, di immediata accertabilit empirica: essi sono in certo modo il presupposto di tutto ledificio del Tractatus1, ma noto che Wittgenstein non ne fornisce nemmeno uno (e quando Malcolm gli chiese perch non avesse dato alcun esempio di oggetto
. La proposizione una funzione di verit delle proposizioni elementari (prop. 5). Qualunque proposizione la combinazione, ottenuta mediante gli operatori logici, delle proposizioni elementari.
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I, 2. Atomismo logico

semplice, rispose che, come logico, la faccenda non lo interessava); n lo fa Carnap, che pure su tale presupposto costruisce lberwindung2. Allinterno dellatomismo logico, il significato semplice non soltanto ci che non ulteriormente analizzabile, ma il significato isolato da tutto ci che altro da s. Nel Tractatus le proposizioni elementari o protocollari, come connessioni di nomi (segni semplici) che rappresentano oggetti semplici, sono logicamente isolate, ossia nessun tipo di nesso o implicazione logica pu sussistere fra esse: un segno della proposizione elementare che nessuna proposizione pu essere in contraddizione con essa (4.211); da una proposizione elementare non pu inferirsene unaltra (5.134). Lopposizione, o esclusione, o implicazione fra proposizioni, infatti, pu emergere solo dalla loro struttura logica: quindi, se P e Q si contraddicono, non sono proposizioni semplici, bens proposizioni che, analizzate, mostreranno ad esempio una struttura del tipo P = X, Y, Z e Q = W, K, Z: ossia, si manifesteranno come contenenti proposizioni contraddittorie (nellesempio, Z e Z). Ora, ci che abbiamo chiamato isolamento semantico il fondamento della persuasione che vi siano significati e proposizioni semplici: in quanto include tale persuasione, latomismo logico si configura come negazione della RSF e di (OS), affermando che il significato (semplice) determinato, identico a s, indipendentemente dallaltro da s. Questa indipendenza del significato dal suo altro lessenza del pensiero isolante, e perci latomismo si configura come quella logica che Hegel chiamerebbe dellintelletto. Peraltro, i modi della negazione della RSF sono diversi, nelle varie forme di pensiero isolante: latomismo estremo ad es. in Russell, mentre gi il Tractatus, seguendo Frege, afferma il c. d. principio di contestualit, di cui si parlato nel cap. I, 6: Solo nel contesto della proposizione un nome ha significato (Tractatus, 3.3). Come gi anticipato in quel luogo, per, ogni affermazione di una certa contestualit di un certo tipo di significati, in quanto non posta come individuazione della RSF, non solo non conforme alla logica dialettico-olistica, ma realizza anzi una posizione formale del principio olistico: e quindi un modo della negazione della stessa RSF come universale concreto (nel senso hegeliano). Non un caso che, come detto, il c. d. secondo Wittgenstein abbia potuto richiamarsi al medesimo principio di contestualit, sfruttandolo in senso autenticamente dialettico per criticare latomismo logico (come si vedr, infra).
. La questione circa il contenuto e la forma delle proposizioni primarie (protocolli), che finora non ha trovato una risposta definitiva, possiamo lasciarla del tutto al di fuori della nostra analisi. Nella gnoseologia, si soliti dire che le proposizioni primarie si riferiscono al dato; ma non esiste alcun accordo circa quel che debba poi considerarsi come un dato. Talvolta, si sostiene la tesi secondo cui le proposizioni sul dato di fatto esprimerebbero le pi semplici qualit sensibili o emozionali (per esempio caldo, blu, gioia, e simili); altri inclinano verso la concezione, in base alla quale le proposizioni primarie verterebbero su esperienze globali e relazioni di somiglianza fra tali esperienze; altri ancora sono dellopinione che gi le stesse proposizioni primarie si riferiscano a cose (R. CARNAP, Il superamento della metafisica mediante lanalisi logica del linguaggio, in A. PASQUINELLI (a c. di), Il neoempirismo, UTET, Torino 1969, p. 508). Sulla millanteria teorica sottostante alla posizione neopositivistica riguardo alle proposizioni protocollari, rinvio a L. TARCA, lenchos, Marietti, 19932, pp. 78 - 91.
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I, 2. Atomismo logico

Propongo di considerare il Tractatus come esempio compiuto di logica isolante, e le critiche che Wittgenstein oppone ad esso e al pensiero neopositivistico nelle Ricerche filosofiche, come condotte proprio sulla base di una logica dialetticoolistica: una logica della ragione. Se accettiamo questo quadro, possiamo sfruttare come filo conduttore della nostra indagine un interessante saggio di David Lamb, che pone in relazione Hegel e il c.d. secondo Wittgenstein3.

2. Nota su Hegel e Wittgenstein: linguaggio, pensiero e realt

Seguendo un discorso svolto da Severino in OL, istituiamo una semplice analogia di proporzione fra svolta idealistica e svolta linguistica: luna riconosce la trascendentalit del pensiero, come laltra la trascendentalit del linguaggio4. Convenire in questanalogia significa riconoscere che: (a) lidealismo supera il realismo rilevando che le cose in s, poste come separate dal pensiero, sono esse stesse pensate; e analogamente (b) le filosofie della svolta linguistica, assumendo la struttura del linguaggio come relazione segno/significato, rilevano che il significato esso stesso segno, inevitabilmente nella forma della parola. Ora questo duplice superamento (proprio nel senso dellAufhebung) la negazione di un certo isolamento semantico, rispettivamente (a) lisolamento del significato dal suo essere contenuto del pensiero (dellapparire), e (b) lisolamento del significato dal suo apparire avvolto dalla forma della parola.
. D. LAMB, Language and perception in Hegel and Wittgenstein , Avebury 1979. La traduzione dallinglese dei passi citati mia. 4 . Queste considerazioni [scil. della svolta linguistica] sono analoghe a quelle che lidealismo rivolge alla teoria realistica della conoscenza. Per il realismo le cose sono separate dal pensiero, si costituiscono nel loro significato e nella loro determinatezza indipendentemente dal pensiero. Lidealismo obietta che le cose, cos separate, sono pur sempre qualcosa di pensato, e quindi sono esse stesse rappresentazioni del pensiero. Il pensiero gi l nelle cose dalle quali lo si vorrebbe tenere lontano; cos come la parola gi l, nella cosa che vorrebbe presentare il proprio volto, diverso da quello della parola. Solo che, ora, il pensiero a presentarsi, rispetto alla parola, nello stesso modo in cui, per lidealismo, la cosa si presenta rispetto al pensiero (il pensiero essendo appunto la cosa che appare, la cosa pensata): nonostante il suo distinguersi dalla parola, il pensiero si presenta nella forma della parola. (OL, p. 147)
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Siamo cio di fronte al toglimento di contraddizioni di tipo dialettico, ossia che sorgono dallisolamento del significato da una sua determinazione necessaria. Ad essere isolato il significato in quanto tale: il realismo, e la metafisica precedente la svolta linguistica, riconoscono certamente che lente pu essere contenuto, rispettivamente, del pensiero (si distingue appunto un ente logico o ens rationis, e un ente reale) e del linguaggio: non per in quanto ente, bens in quanto quel certo ente che appunto pensato e nominato. Ci significa che ad essere negata la trascendentalit del pensiero e del linguaggio. Il superamento, in ambo i casi, la negazione della negazione. Infatti idealismo e svolta linguistica sono, nella loro essenza teoretica, la posizione concreta di ci che, rispettivamente nel realismo e nel pensiero precedente la svolta, era stato posto astrattamente: (a) lidealismo mostra che la posizione dellente, che lo vuole isolato (astratto) dal pensiero, appunto sua posizione, pensiero, apparire dellente: s che lintenzione della sua posizione (astratta) contraddice ci che in effetti viene posto, e il realismo lidentificazione di questi due contraddittori. Analogamente (b) la svolta linguistica mostra che il significato, che si voleva isolato (astratto) dalla forma segnica (qui il danaro, l la vacca che si pu comprare con esso, dice Wittgenstein) appare inevitabilmente in tale forma: s che daccapo ci che si intende porre non (contraddice) ci che viene posto, e i due contraddittori vengono identificati. E questa, come si vede, appunto la struttura del concetto astratto dell'astratto. Occorre aggiungere che, poich la determinazione necessaria da cui lente isolato un trascendentale, si determina una situazione di questo genere: il significato a, posto come isolato da ci con cui in relazione necessaria, non a, un non-a5. Ma quando lente in quanto ente ad essere isolato da una sua determinazione trascendentale, il concetto astratto cos realizzato la posizione di ci che non pu essere in alcun modo ente: ossia lapparire del nulla. Quando il realismo pone lente isolato dal pensiero, poich lente in quanto tale pensato, ci che viene posto non alcun ente, bens il niente 6, Ed questo niente che, in tale tipo di concetto astratto, viene identificato allente7, mentre lidealismo, in quanto concetto concreto, il vedere la nientit del niente: il vedere che lente, isolato dal pensiero, non . Hegel e Wittgenstein sono esponenti di spicco delluno e dellaltro passaggio. Lamb si mostra ben consapevole di ci accomunandoli nella critica della
. Si veda I, 1, 7 ss., sul concetto astratto dellastratto e la sua struttura. . Certamente il niente esso stesso posto, ossia pensato, appare: laporia determinata dal fatto che il nulla appare (nel pensiero isolante e non) laporia del nulla, esaminata in SO, IV, di cui si tratter in II, 4. 7 . Abbiamo qui un caso in cui il contenuto del concetto astratto non problematico: si detto infatti (I, 1, 8, punto c) che in generale problematico che cosa appaia quando un a posto astrattamente: se per ci da cui a isolato un trascendentale (una costante persintattica, direbbe SO), sappiamo che lesito posizionale di questisolamento non pu essere in alcun modo ente, appunto perch lente posto come ente solo in quanto non isolato dalle sue determinazioni trascendentali.
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concezione realistico-sensoria (sic) del rapporto fra pensiero (linguaggio) e cose8. Il parallelo che segue va visto sullo sfondo di questa struttura analogica.

3. Che cos' un oggetto semplice?

Se intendiamo il che cos' nel senso classico, ossia come richiesta del discorso definitorio, occorrer rispondere con un rifiuto della domanda. Al 46 delle Ricerche filosofiche, infatti, Wittgenstein afferma:

Ma che faccenda mai questa, dei nomi che designerebbero propriamente il semplice? Dice Socrate nel Teeteto: Se non mi inganno ho sentito dire da qualcuno che degli elementi primi per esprimermi cos di cui noi e tutte le altre cose siamo composti, non si d definizione; infatti tutto quello che esiste in s e per s si pu soltanto designare mediante nomi; di esso non possibile nessunaltra determinazione, n che , n che non []. Questi elementi primi erano anche gli individuals di Russell, nonch i miei oggetti (Tractatus logico-philosophicus).

All'interno della logica isolante, ci necessario, perch la parola non pu avere significato se ad essa non corrisponde alcun ente. Ad esempio, comunemente la spada di Sigfrido designata con un nome proprio: Nothung. Ci che considerato nome nel linguaggio ordinario, insegna per Russell, in un linguaggio logicamente perfetto andrebbe designato mediante descrizioni definite: infatti se Nothung fosse un oggetto nel senso logico, una volta che fosse fatta in pezzi non esisterebbe pi. In tal caso il nome Nothung non avrebbe pi un significato, n lo avrebbe alcun enunciato che includesse tale nome; mentre evidente che, anche se la spada in pezzi e il filo della sua lama quindi rovinato, Nothung ha una lama tagliente ha senso: infatti un enunciato falso9. Perci
. Prospettare somiglianze fra la filosofia di Wittgenstein e lidealismo tedesco non cos assurdo come potrebbe essere apparso pochi anni fa. [] Reagendo contro latomismo logico, il secondo Wittgenstein si trov in accordo con molti dei vecchi argomenti idealistici, seppur in una nuova forma. Di qui il dubbio sulla dicotomia analitico-sintetico, la pietra angolare del pensiero positivistico. Prescindendo dalla sostituzione della parola linguaggio per lidealistico spirito, si potrebbe essere legittimati nel ritenere che vi sia stato ben poco cambiamento portato dalla svolta linguistica[]. Colpisce che i due filosofi abbiano argomentato in modo molto simile, contro ci che potremmo chiamare la concezione empirica del rapporto fra linguaggio e realt. (D. LAMB, op. cit., pp. xi - xii); ancora pi chiaramente, in relazione al nostro tema, a p.1: Sia Hegel che Wittgenstein hanno affermato lidentit di pensiero e realt ; corsivi miei. 9 . Sentiamo in ci la lontana eco del quarto problema abelardiano degli universali? Anche se non ci sono pi rose, la rosa non esiste ha senso.
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necessario che, analizzando il significato di Nothung, questo si risolva in parole che designano il semplice: queste parole saranno chiamate a ragione i nomi veri e propri10. Ci spiega anche perch di un oggetto semplice non si pu dire n che , n che non : se l'essere di una cosa, ad es. della spada di Sigfrido, il sussistere di una connessione fra i suoi elementi, non ha senso parlare dell'essere (o del non essere) di un elemento, visto che la distruzione della cosa la separazione dei suoi elementi11. Gli oggetti semplici sono dunque eterni:

"Ci che i nomi del linguaggio designano dev'essere indistruttibile: infatti si deve poter descrivere anche la situazione in cui tutto ci che distruttibile distrutto. E in questa descrizione ci saranno parole; e ci che ad esse corrisponde non pu essere distrutto, perch altrimenti le parole non avrebbero significato". Non posso segar via il ramo sul quale sono seduto.12

4. Certezza sensibile e definizione ostensiva I: uso dialettico del principio di contestualit semantica

Una delle acquisizioni pi essenziali del c. d. secondo Wittgenstein che quelle che latomismo logico cercava di presentare come proposizioni semplici non sono logicamente e semanticamente isolate. Wittgenstein nota che proposizioni come la macchia nel campo visivo rossa (che potrebbe sembrare un buon candidato al rango di proposizione protocollare) non hanno lindipendenza che il Tractatus assegnava loro. Se infatti quella proposizione vera, allora molte altre proposizioni che possono presentarsi a loro volta come semplici, quali La macchia nel campo visivo gialla, La macchia nel campo visivo blu, etc. sono false. Dunque non la singola proposizione isolata a confrontarsi con lesperienza, bens un contesto semantico complesso: porre lesser rosso di unestensione significa, per ci stesso, porre come tolta, in relazione a quellestensione, lintera gamma dei contrari del rosso: ovvero di quei contraddittori del rosso, di quei modi dellesser non rosso, che gli si oppongono secondo contrariet, entro il suo stesso genere: giallo, blu, etc.

. Cfr. L. WITTGENSTEIN, Ricerche filosofiche, tr. it. a c. di M. Trinchero, Einaudi, Torino 1995, p. 31. 11 . Cfr. op. cit., pp. 37 - 39. 12 . Op. cit., p. 41.

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Nei paragrafi delle Ricerche che seguono le citazioni riportate al precedente, Wittgenstein mostra, con i famosi esempi della sedia, dell'albero e dei quadrati colorati, l'estrema difficolt di indicare gli oggetti semplici, cui dovrebbe seguire l'imposizione dei nomi, come - ci si conceda il bisticcio - semplicisimpliciter: la qualifica di semplice o composto ha infatti luogo solo in relazione ad un contesto; e cio, per usare il lessico wittgensteiniano, all'interno di un certo gioco linguistico13. La questione strettamente ontologico-semantica, perch Wittgenstein mette in discussione la possibilit che esista il significato semplice-simpliciter. Ora negare ad un significato la possibilit trascendentale dell'esistenza equivale a porlo come nulla, ossia ad affermare che non alcunch di significante, n quindi significante la domanda che chiede, di qualcosa, se sia un oggetto semplice-simpliciter14. questo nulla che la logica atomistica - la logica dell'intelletto - pone, isolandolo ed entificandolo, a proprio fondamento. Il tema sviluppato fin dall'inizio delle Ricerche, nella celebre polemica con la concezione tradizionale, agostiniana, della definizione ostensiva: ossia dell'atto originario con cui, indicando un questo e dandogli un nome, si istituirebbe la relazione fra segno e significato. Com' noto, secondo Wittgenstein questa concezione del significato-cosa una rappresentazione primitiva e troppo semplice del modo in cui funziona il linguaggio: il significato si determina non con un atto ostensivo di un oggetto semplice, ma solo in funzione dell'uso interno al linguaggio. L'indicazione di un questo essa stessa un atto che va interpretato, e quindi presuppone la padronanza delle regole del gioco linguistico15. Entra qui in gioco l'uso autenticamente dialettico del principio di contestualit (intendiamo naturalmente per uso dialettico o razionale di un principio, quello in cui esso viene impiegato per togliere un certo isolamento semantico, o concetto astratto dell'astratto):

Il denominare non ancora una mossa nel giuoco linguistico, - cos come il mettere un pezzo sulla scacchiera non ancora una mossa nel giuoco degli scacchi. Si pu dire: col denominare una cosa non si fatto ancora nulla. Essa non ha nemmeno un

. Ma quali sono le parti costitutive semplici di cui si compone la realt? - Quali sono le parti costitutive semplici di una sedia? - I pezzi di legno di cui formata? O le molecole? Oppure gli atomi? - 'Semplice' vuol dire: non composto. E questo il punto; composto in che senso? Non ha alcun senso parlare di elementi semplici della sedia, semplicemente. (Op. cit., p. 34; corsivo mio). 14 . "La risposta corretta alla domanda filosofica: 'l'immagine visiva di quest'albero composta? E quali sono le sue parti costitutive?', : 'dipende da ci che tu intendi per composto'. (E questa, naturalmente, non una risposta, ma un rifiuto della domanda.)" ( Op. cit., p. 35; corsivi miei). 15 . "La definizione ostensiva spiega l'uso - il significato - della parola, quando sia gi chiaro quale funzione la parola debba svolgere, in generale, nel linguaggio. [] Per essere in grado di chiedere il nome di una cosa, si deve gi sapere (o saper fare) qualcosa. [] Anche se un processo simile [scil. l'ostensione] si ripetesse in tutti i casi, dipenderebbe comunque dalle circostanze - vale a dire da ci che accade prima e dopo l'indicare - il dire: 'ha indicato la forma e non il colore' [ossia, in generale: l'interpretazione dell'atto ostensivo stesso]." ( Op. cit., pp. 25, 28; corsivo mio).

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nome, tranne che nel giuoco. Questo, tra l'altro, Frege intendeva dicendo: soltanto nel contesto della proposizione una parola ha significato.16

La difficolt ribaltata sulla stessa parola questo, della quale ci si chiede come si possa indicare, ostendere l'oggetto, la cosa-significato, per cui essa sta:

Ma che cosa denomina, ad esempio, la parola "questo" nel gioco linguistico (8), o la parola "ci" nella definizione ostensiva "Ci si chiama" ? - Se non si vogliono creare confusioni la cosa migliore di non dire affatto che queste parole denominano qualche cosa. [] Ma caratteristica del nome appunto il fatto che esso viene definito con l'espressione ostensiva: "Questo N" (o: "Questo si chiama 'N'"). Ma definiamo anche: "questo si chiama 'questo' ", "Questa cosa si chiama 'questa cosa' " ?17

5. Certezza sensibile e definizione ostensiva II: Hegel e l'empirismo logico

Come ci ricorda Lamb nei primi capitoli del suo libro, non si pu non notare la sorprendente analogia, non solo nel contenuto ma anche nel metodo, con le argomentazioni sviluppate da Hegel nella sezione di FS dedicata alla certezza sensibile. Anche per Hegel il bersaglio polemico il realismo empirico, per il quale l'oggetto empirico-individuale la vera realt; un mondo bell'e compiuto, com' detto in SL, cui il pensiero sopraggiunge, e ci cui il pensiero stesso deve adeguarsi; cos come il linguaggio, nella concezione agostiniana, deve adeguarsi alla cosa: al pari di un cartellino, dice Wittgenstein, che si appiccica all'oggetto di cui reca il nome. Per avere un chiaro riferimento alla logica isolante e al suo operare, pensiamo alle parole di Schlick in La svolta della filosofia: parole che, si badi, vogliono valere in certo modo come il manifesto della posizione dell'empirismo logico. Secondo Schlick, facile da capire che l'ufficio della filosofia, e cio la determinazione del senso (perch - Tractatus docet - la filosofia si occupa del senso e non della verit degli enunciati), non consista nell'asserire proposizioni. Se infatti chiarissi sempre il senso di un enunciato mediante altri enunciati, si andrebbe in infinitum: perci necessario che il processo del rinvio fondativo si arresti ad un atto ostensivo, alla esibizione materiale di ci che si intende. L'ultima determinazione del significato - afferma Schlick - avviene quindi mediante azioni.
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. Op. cit., p. 37; corsivi miei. . Op. cit., p. 30.

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I, 2. Atomismo logico

Uno degli errori pi gravi della metafisica stata la persuasione di poter chiarire il senso di un enunciato sempre mediante ulteriori enunciati, senza cos mai giungere alle cose, anzi distaccandosene sempre pi. Al contrario, le qualit non si lasciano 'dire': le qualit possono solo mostrarsi nell'esperienza 18. Ora, la procedura hegeliana una vera critica dialettico-olistica dell'ostensione. Si chiede alla coscienza, che certezza sensibile, di indicare e determinare il questo cui si riferisce, e si mostra (meglio direbbe Hegel: le si lascia fare esperienza19 di) come i termini che lo definiscono siano gi degli universali: ossia di come lintenzione di farli valere come semplici e immediati (come semplici-simpliciter) sia contraddetta dal loro essere gi mediati da una (pre)comprensione logico-linguistica. Il questo determinato secondo le forme dell'intuizione sensibile, il qui e lora. Ad esempio, afferma Hegel, domandiamo alla coscienza che certezza sensibile un atto ostensivo: le chiediamo di indicare lora. Questo ora affermato come il vero perch il concetto astratto della determinazione empirica: cio la determinazione che, isolata, posta dallintelletto come ci che e sussiste per s (dice ESF, 80). Mentre viene indicato, esso per ha gi cessato di essere, diverso da quello che viene mostrato: ossia un esser altro da s, il contraddirsi che conviene di necessit alla determinazione finita, isolata: lora consiste proprio in questo: nel non esser pi mentre esso . Se ora notte, la fissazione di tale questo empirico ci d una verit che, sopraggiunto il mezzogiorno, sa ormai di stantio. Ci perch la notte trascorre e, ora, giorno. La verit dellimmediato semplice il suo non essere, lesser gi stato, mentre la coscienza isolante intendeva esibirlo, nel suo isolamento, come il vero e lessere. Ma - aggiunge Hegel - il gi stato non : io tolgo lesser gi stato o lesser tolto, tolgo la seconda verit: ossia nego la prima negazione dellora-immediato e ritorno ad affermare che lora . Ci significa che lora, in quanto concetto astratto, si anche conservato nel contraddirsi in altro, e, afferma, Hegel, non come ci per cui stato spacciato, ossia come una determinazione empirica immediata e ostensibile, che per la coscienza vuol valere come la vera realt e lessere, bens come un non essente. Si badi che non essente qui non sta affatto a significare il nulla astratto - per usare il linguaggio hegeliano -, bens il negativo determinato, e cio il mediato:

[L'ora] si conserva come un negativo in generale. Tale ora che si conserva, non quindi immediato, bens mediato; infatti l'ora, come ora che resta e si conserva, determinato per via che altro, ossia il giorno e la notte, non .

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. Cfr. M. SCHLICK, La svolta della filosofia, in A. PASQUINELLI, Il neoempirismo,

cit., p. 260. . appena il caso di ricordare che il divenire della FS necessario (e perci la FS scienza dell'esperienza della coscienza, in virt di tale necessit), appunto perch immanente alla coscienza medesima. [] La misura e la materia dell'esame si trovano nella coscienza stessa, diviene superflua ogni nostra aggiunta, [] a noi resta soltanto il puro stare a vedere. Questo movimento dialettico per Hegel propriamente ci che dicesi esperienza. (FS, pp. 75 - 76)
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Ci non vuol dire, naturalmente, che lora sia il concreto come tale, neppure nel senso hegeliano. Infatti di esso detto che non meno semplice di prima: ossia, ci che permane nel dileguare del giorno e della notte, rimanendo indeterminato rispetto a questo dileguare. Permane come tale, afferma Hegel. Ma questa la caratteristica delluniversale comunemente inteso (luniversale dell'intelletto). Esso appunto ci che per via di negazione ( n questo n quello: il cavallo non n questo baio n quel pezzato, e perci un non-questo);
(a) (b) ci che indifferente ad essere sia questo che quello, ossia s determinato, ma solo mediante la negazione astratta del particolare;

mentre dunque il primo ora, limmediato e semplice- simpliciter che contenuto dellostensione, un non esser pi mentre esso (ossia il contraddirsi dellastratto concepito astrattamente), questo nuovo ora che risulta dal toglimento di quella astrazione ci che nellesser altro resta ci che esso . il semplice che resta ci che esso , che rimane identico a s, nel contraddirsi (nellesser altro) dellimmediato empirico: resta unum versus alia, universale.

[] L'universale dunque in effetto il vero della certezza sensibile. [] La certezza sensibile, in se stessa, mostra l'universale come verit del suo oggetto; a tale certezza quindi resta come essenza il puro essere; ma non come un immediato, anzi come un qualcosa a cui sono essenziali negazione e mediazione.20

il caso di notare che anche per Hegel la questione strettamente logicosemantica. Il questo sensibile, che si vuole sia il semplice-simpliciter, luniversale del pensiero e del linguaggio. Noi enunciamo il sensibile come universale; dicendo questo, nonostante lintenzione della coscienza che certezza sensibile (e che potremmo anche cominciare a chiamare coscienza logicoatomistica, o coscienza dell'empirismo logico) noi nominiamo soltanto luniversale questo. Il fatto che la coscienza empiristica non si rappresenti il questo come universale il segno della sua inadeguata comprensione della struttura del pensiero e del linguaggio. Essa vuole indicarci il concreto, dice Hegel, ad esempio questo pezzo di carta sul quale io scrivo (pensiamo alla ricerca neopositivistica degli oggetti semplici: questa macchia rossa nel campo visivo, etc.). Non pu per semplicemente dire ci che intende, che resta inattingibile al linguaggio. Anche questo pezzo di carta, infatti, un universale affatto astratto, che pu essere predicato indifferentemente di qualunque pezzo di carta io mi trovi dinanzi21.

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. FS, pp. 84 - 85. . Cfr. FS, p. 91.

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Lamb ne conclude che, in Hegel come nel c. d. secondo Wittgenstein, presente una concezione olistica del significato, in cui non vi sono nozioni semplici primitive: in cui non concesso isolare un questo sensibile e presentarlo quale fondamento del linguaggio e del pensiero, come cerca di fare la definizione ostensiva. Al contrario, nella prospettiva olistica ogni significato si costituisce solo in un pi ampio sistema di relazioni, che sono gi intralinguistiche22. Luso dialettico del principio di contestualit in Wittgenstein, e la confutazione hegeliana della certezza sensibile, sono cio esempi di critica dialettico-olistica dei fondamenti e presupposti della logica atomistica: la quale, anche al suo grado pi semplice (il calcolo proposizionale con tavole di verit), assume qualunque enunciato complesso come funzione di verit di proposizioni semplici, intese come descrizioni di stati di cose astratti, isolati o empiricamente semplici.

. In ambo i casi, l'attenzione focalizzata sulle aporie che affliggono la persuasione filosofica che si possa attuare un atto fondativo della denotazione. Descrivendo la prospettiva del realismo sensorio, Hegel raggruppa termini come 'qui', 'ora' e 'questo' che, nella teoria russelliana del linguaggio, stanno come nomi propri dal punto di vista logico. Come in Wittgenstein, il modello della definizione ostensiva si rivela un resoconto inadeguato della connessione originaria fra parola e cosa. Wittgenstein ed Hegel concordano sul fatto che qualunque riferimento semantico ha luogo entro un pi ampio sistema di convenzioni, regole e pratiche diffuse (D. LAMB, op. cit., p. 3; corsivo mio). Sia Hegel che Wittgenstein hanno affermato l'impossibilit di isolare un particolare 'questo' sensibile e presentarlo come uno dei fondamenti del linguaggio e del pensiero (Op. cit., p. 7). [Tale critica] mette Hegel in condizione di abbattere uno degli assunti pi profondamente fissati dal realismo: che l'atto di indicare abbia priorit sul linguaggio. [] In realt il mero atto ostensivo presuppone la familiarit con un'ampia gamma di sofisticati concetti spazio-temporali. ( Op. cit., p. 29)

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3. LA DIALETTICA E IL PARADOSSO DI RUSSELL

Quando in logica si adopera un trucco, chi mai si pu imbrogliare se non se stessi?

WITTGENSTEIN, Pensieri diversi

1. Logica delle classi, paradosso di Russell, teoria dei tipi

Il paradosso di Russell unincoerenza fondamentale della logica delle classi, e cio della logica dellisolamento semantico. La teoria dei tipi, che lo stesso Russell ha proposto per superare il paradosso, appartiene a sua volta al pensiero isolante: non pu dunque risolverlo, anzi lintensifica. La critica dellisolamento e la soluzione positiva del paradosso vanno dunque affidate alla dialettica: sfrutteremo ora il contributo di Severino su questo tema, cercando di mostrare la natura intimamente dialettica della soluzione severiniana dellantinomia in questione. Cominciamo dalla esposizione della struttura del paradosso, peraltro molto nota. La maggior parte delle classi non includono se stesse come membri, non appartengono al proprio contenuto estensionale: la classe dei numeri naturali non un numero naturale, etc. Le classi che non appartengono a se stesse sono dette classi normali. Possiamo dunque definire la classe delle classi normali (sia N):

N = { x: ~(x x) }

I, 3. La dialettica e il paradosso di Russell

Ora la condizione necessaria e sufficiente di appartenenza di un oggetto ad una classe espressa dal principio

(P) a { x: Fx } Fa

In virt di (P), la condizione di appartenenza a N sar:

a { x: (x x) } (a a)

Ma a designa un qualunque oggetto arbitrariamente scelto: ora, la classe N appartiene o non appartiene a se stessa? La risposta lapparire di una bicontraddizione: se N non normale (appartiene al proprio contenuto estensionale) allora normale, perch una delle classi che appartengono alla classe N delle classi normali; e se normale (non appartiene al proprio contenuto estensionale) allora non normale, perch appartiene alla classe N delle classi normali, dunque a se stessa. In simboli:

N N (N N)

Si noti che la bicontraddizione stata derivata direttamente da (P). Si capisce allora perch le attuali teorie logiche delle classi abbiano tutte come punto di partenza il superamento di paradossi come quello di Russell1. La lettera in cui Russell comunicava a Frege la scoperta dellantinomia giunse poco prima della pubblicazione del secondo volume dei Fondamenti dellaritmetica, in un momento storico in cui si pensava di poter fornire una definitiva fondazione insiemistica della matematica: si pensava cio di spiegare ogni numero, razionale o irrazionale, come un insieme o una classe logica. Il primo tentativo di risposta fornito da Frege, introdotto come parte aggiunta ai Fondamenti, poneva sotto accusa lautoreferenzialit (i matematici dicono: limpredicativit) della classe N: se si esclude lautoreferenzialit come un caso anomalo entro la teoria delle classi, il paradosso ne viene minimizzato. Ora la strategia isolante o escludente di fronte alla contraddizione in generale tipica della logica dellintelletto. Poich infatti lintelletto, direbbe Hegel, lavere orrore della contraddizione, il timore dellantinomia e non la forza di comprendere e sostenere in s la contraddizione2, lintelletto isola il caso contraddittorio,
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. E. J. LEMMON, Elementi di logica, Laterza, Bari 1991, p. 234. . SL, p. 492.

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I, 3. La dialettica e il paradosso di Russell

cercando di evitarne la posizione: ossia escludendolo, ovvero evitando anche di porre la esclusione stessa3. La soluzione proposta da Russell contenuta nella teoria dei tipi, la quale ancora oggi, dopo la rivalutazione operata, pur con modifiche, da Ramsey e Chwistek, al centro della logica simbolica: consiste nello sviluppare una rigida gerarchia di classi, o livelli, o tipi logici, in modo che ad un oggetto di tipo n possa convenire solo un predicato del tipo o livello immediatamente superiore. La relazione di appartenenza pu intercorrere solo fra un oggetto del livello n e una classe del livello n+1, o fra una classe di tipo n+1 e una classe di classi di tipo n+2, etc. Per quanto sviluppata in contrasto con la soluzione fregeana iniziale, anche la teoria dei tipi perci fonda la sua soluzione del paradosso sullisolamento; la gerarchia delle classi infatti ha precisamente la funzione di eliminare lautoreferenzialit o impredicativit; predicazioni del genere di a a, nella teoria dei tipi logici, sono escluse dalla sintassi, dalle regole di formazione: sono semplicemente insensate.

2. Autoinclusione e dialettica

In quanto negazione dellautoreferenzialit, la teoria dei tipi sembra escludere unaffermazione appartenente alla struttura originaria: lapparire include se medesimo (lapparire di a apparire dellapparire di a; lapparire appartiene al contenuto che appare: autocoscienza)4. In SO e TT 5 perci, tale teoria, e il paradosso di Russell che essa intende risolvere, sono esaminati da Severino in un contesto assai interessante ai nostri fini. La forma dellautoinclusione o autoreferenzialit caratterizza molti
. Si vedr nella parte seconda, che il caso esemplare di questa struttura isolante proprio la posizione astratta o formale del principio di non contraddizione: in cui la logica dellintelletto lintenzione di pensare il PNC, senza pensarne il contenuto contraddittorio; ovvero lintenzione di porre il principio supremo della logica, senza porre il nulla, o la contraddizione, che ne il contenuto, o di cui il principio, propriamente, parla. 4 . Cfr. SO, cap. II; PSRP; TEU; etc. Riporto la formulazione pi semplice e breve, che contenuta in SO, Introduzione, p. 65: [...] la totalit dellente che appare include originariamente il proprio apparire (include originariamente quellente che il proprio apparire), s che la posizione dellapparire dellente che appare originariamente posizione dellapparire di questo apparire (posizione dellautoapparire), e cio laffermazione dellesistenza dellapparire non deve cercare il proprio fondamento nellaffermazione dellesistenza di un apparire (a1) dellapparire (a), dove lapparire a1 sia diverso dallapparire a dellente. Lapparire a dellente insieme, originariamente, apparire di s, e quindi non deve rincorrere allinfinito la propria Necessit. 5 . SO, Introduzione, 6; TT, cap.XXIII: le citazioni che seguono fanno riferimento a questi due luoghi.
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I, 3. La dialettica e il paradosso di Russell

momenti semantici della struttura originaria: ma essa una forma della logica dialettica; essere la relazione fra s e il proprio altro, ossia includere s come momento semantico, proprio ad es. di tutte le determinazioni della logica dellessenza in SL: ci che Hegel indica col termine riflessione6. Ora proprio alla dialettica stato spesso rimproverato, in sede analitica, di violare la distinzione fra i tipi logici o, aristotelicamente, i diversi rispetti, producendo contraddizioni (tematica su cui torneremo nel capitolo dedicato ai tentativi di formalizzazione della dialettica). Al contrario, la scissione dei tipi o livelli logici una caratteristica della logica isolante; nellberwindung, ad esempio, Carnap afferma che molte pseudoproposizioni metafisiche nascono proprio della confusione fra tipi di concetti. Ad esempio: Cesare un numero primo; questa combinazione di segni linguistici una successione di parole priva di senso, perch numero primo una propriet dei numeri; un attributo che non pu essere affermato, n negato relativamente a delle persone7. Ingannati dalle ambiguit del linguaggio, Hegel e altri metafisici hanno prodotto frequentemente, nelle loro teorie, simili violazioni della forma logica8.

3. Aporetica della teoria dei tipi

In SO e TT si mostra che il paradosso di Russell discende dallisolamento


. Nella logica dellessenza, la riflessione un apparire in altro: in essa la determinazione ha un essere solo come negazione che si riferisce a s. Ovvero, in quanto questo riferimento a s appunto questo negare della negazione, si ha la negazione come negazione, come quello che ha lessere suo nel suo esser negato, come parvenza. (SL, p. 444). Ad esempio, mentre i significati essere e nulla sono, allinizio della Logica, immediatezza senza riferimento a s, le determinazioni di positivo e negativo, che appartengono allessenza, sono ciascuna momento semantico di se stessa, ossia il positivo un positivo (ed lunit di s e della negazione del negativo), e il negativo un negativo (ed lunit di s e della negazione del positivo): Il loro esser posto o il riferimento allaltro in una unit, che essi stessi non sono, ripreso in ciascuno. Ciascuno in lui stesso positivo e negativo []. Cos ciascuno, tanto il positivo quanto il negativo, una unit con s indipendente, che per s. (SL, pp. 475 - 476; corsivi miei). 7 . R. CARNAP, Il superamento della metafisica mediante lanalisi del linguaggio, in A. PASQUINELLI, Il neoempirismo, cit., p. 514. 8 . Mal consigliati dellabitudine delluso linguistico quotidiano, i metafisici si sono lasciati indurre in certe confusioni di tipi concettuali che, a differenza di quelle del linguaggio usuale, non si possono pi tradurre in forma logicamente corretta. Pseudoproposizioni di questa specie si trovano con particolare frequenza, per esempio, in Hegel e Heidegger, il quale ultimo, insieme con molte peculiarit della forma linguistica hegeliana, ha accolta anche leredit di parecchi suoi difetti logici. (Per esempio, alcune propriet, che dovrebbero riferirsi a oggetti di una certa specie, vengono invece riferite a una propriet di questi oggetti, o allessere, o allesserci, o a una relazione fra questi oggetti). (op. cit., pp. 524 - 525).
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I, 3. La dialettica e il paradosso di Russell

semantico, e che la teoria russelliana non pu risolverlo, perch cresce anchessa allinterno della logica isolante. SO e TT iniziano col rilevare che la teoria dei tipi implica la medesima forma di bicontraddizione che intende risolvere. Infatti lenunciato in cui essa consiste afferma: a un oggetto di tipo n pu convenire solo un predicato di tipo n+1. Ora, si deve dire che, se tale teoria predicabile di se stessa ( autoreferenziale, vale per se stessa), allora non predicabile di se stessa: quando infatti un oggetto di tipo n predicato di se stesso, il predicato dello stesso tipo del soggetto, e non del tipo n+1, che lunico consentito dalla teoria. Se tale teoria invece non predicabile di se stessa (non autoreferenziale, non si applica a se stessa), allora predicabile di se stessa: eccedendo la regola dell n+1, pu infatti essere predicata di oggetti del suo stesso tipo e, quindi, di se stessa.9 Vi per unulteriore ragione per cui la teoria dei tipi va negata, ed che essa L-immediatamente (e non solo implica) laffermazione di una contraddizione, la negazione dellidentit-non contraddizione. Infatti essa proibisce che di un oggetto, sia ad es. a, si predichino oggetti del suo stesso tipo, ad es. b, c, d, ... etc. Ma fra gli oggetti dello stesso tipo di a incluso a medesimo. Dunque tale teoria vieta la predicazione dellidentit:

[...] lidentit esclude la teoria dei tipi, che invece proprio costretta ad escludere lidentit del soggetto e del predicato, giacch tale identit richiede che il predicato sia dello stesso tipo del soggetto. (la teoria dei tipi consente cio di affermare che il triangolo [ n] una figura geometrica [n+1], ma non che il triangolo triangolo).10

Si badi che, poich a a escluso dalle regole di formazione del linguaggio logico, considerato come un errore di sintassi, ossia come semplicemente insensato. Ai nostri fini, occorre aggiungere che laporia sorge dallisolamento semantico, che nella specie isolamento originario del soggetto (es. a) da tutte le predicazioni del suo stesso tipo (a medesimo, b, c, d, ... ): una volta che il soggetto sia stato cos isolato, certamente necessario affermare che il sopraggiungere ad a di una predicazione del tipo di a, b, c, ... identit dei non identici, cio contraddizione, insignificanza (insensatezza, appunto). In primo luogo, per, non appare lautentica motivazione per cui tale contraddizione ha luogo, e che lisolamento in questione: non appare perch non dedotta, stante la natura postulatoria, convenzionale della teoria dei tipi11. In secondo luogo, appunto questa situazione logica ad attestare lisolamento entro cui sorge la teoria dei tipi medesima. Essa una forma eminente, direbbe Hegel, della logica dellintelletto.
. Cfr. TT, p. 203. Cfr. SO, p. 67. . TT,. pp. 204 - 205. Cfr. anche SO, p. 67: [...] in questo modo sarebbe possibile solo affermare che questo verde colore, ma non che il colore colore (cio si potrebbe solo affermare che un elemento appartiene a una classe, ma non che una classe una classe). 11 . Daltra parte, non pu esservi dedotta, perch non pu apparirvi: entro un certo isolamento semantico, infatti, non pu apparire come tale la contraddizione in cui tale isolamento consiste (cfr. I, 1, 8 e II, 1, 7).
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I, 3. La dialettica e il paradosso di Russell

4. Aporetica della logica delle classi

La antica regola della reductio ad absurdum dice: quando da una premessa si deduce una contraddizione, occorre negare la premessa. Ora la premessa della bicontraddizione, in cui consiste il paradosso di Russell, il principio base della logica delle classi, ossia (P). Tale principio esprime secondo Severino il presupposto dellomogeneit: per esso, una classe un insieme di oggetti omogenei, ossia cui conviene una certa propriet isolata; (P) sostiene appunto che avere tale propriet condizione necessaria e sufficiente per appartenere alla (estensione della) classe corrispondente. Dunque, le uniche determinazioni incluse nel significato classe sono (a) la propriet comune agli elementi della classe, e (b) gli oggetti omogenei, che sono tali elementi, e lunico nesso necessario quello che unisce (b) ad (a). Ci significa che il presupposto dellomogeneit, su cui si costruisce il concetto di classe, una astrazione (e proprio nel senso dialettico): lequivalenza fra classe e propriet, o predicato, o attributo, centrata sullidea che ad ogni propriet (a) corrisponda (nesso necessario) la propria estensione (b), ossia il sistema degli oggetti omogenei dei quali predicabile tale attributo. Il paradosso si scatena quando la propriet o attributo preso in considerazione lautoreferenzialit, ossia il predicato dellessere una classe elemento di se stessa: ci si trova allora di fronte a una propriet senza estensione, non soddisfatta da oggetti o meglio ancora - per lo scandalo dei logici -, soddisfatta da un oggetto autocontraddittorio, dalla contraddizione stessa. Poich il presupposto espresso in (P) a produrre il paradosso, tale presupposto deve essere negato. E quindi, afferma Severino, occorre negare (P) concretamente (e non semplicemente porvi delle restrizioni, come fanno le varie teorie dei tipi logici); e quindi occorre negare la logica delle classi, che vi si fonda12. La classe si costituisce come un significato isolato, in cui cio sono posti solo estensione e intensione. Ora, proprio la RSF, la relazione negativa fra ogni determinazione (a) e la totalit del suo contraddittorio (non-a), implica il toglimento del concetto di classe, in quanto dominato dalla logica dellisolamento. La confutazione della logica delle classi, contenuta in TT, si fonda su ci che abbiamo chiamato relazione semantica fondamentale. Dice infatti TT:
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. Cfr. SO, p. 65, e TT, p. 205.

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[...] linsieme delle determinazioni che hanno una propriet comune (lidentit del loro differire), e che la logica interpreta come estensione di una classe, connesso con necessit alla dimensione, come negata, delle determinazioni che non hanno tale propriet. Linsieme delle cose bianche, ad esempio, connesso con necessit alla dimensione delle cose non bianche, perch tale insieme ( identico alla) negazione di questa dimensione [...]. La connessione che unisce (intensionalmente e estensionalmente) A alla negazione di non-A implica dunque che, in una dimensione semantica la quale (secondo quanto accade nel concetto di classe) contenga solo A, e cio non contenga non-A come negato, e che sia concepita come semanticamente indipendente dal contesto in cui essa si trova, lo A che si intende porre non sia A. Poich A necessariamente negazione di non-A, isolato da non-A, non A, s che lisolamento di A la contraddizione che identifica A e non-A.13

Dunque, la classe A (estensione e intensione), come significato isolato da ci che la logica delle classi intende come estensione-intensione di non-A, contraddittoria. Perci TT pu concludere, sulla base della RSF, che ogni classe (ogni estensione di una funzione proposizionale) un significato contraddittorio. Ogni classe unantinomia. Naturalmente, nel calcolo logico la contraddizione perlopi coperta, ossia A isolato dal suo essere identificato a non-A: ed anche quando appare unantinomia, come nel caso del paradosso di Russell, non la classe in quanto tale ad esser vista come antinomica, bens in quanto quella certa classe, che la classe N delle classi normali. Questa peraltro - fa notare TT - antinomia anche per il motivo per cui lo ogni altra classe allinterno della logica isolante: e cio che, essendo isolata da tutto ci che non una classe normale (nonN), la classe N non N, e viene identificata con ci che essa non .14 Appare dunque un altro caso di confutazione della logica dellisolamento, operata sulla base della logica dialettica, e della sua semantica olistica.

5. Autoinclusione dellapparire e classe

TT mostra che la teoria dei tipi non confuta lautoinclusione dellapparire, non solo in quanto soggetta ad aporie, ma anche in quanto teoria che vale entro la logica delle classi. Lapparire infatti pensiero, coscienza, orizzonte della presenza, etc. Quindi lapparire non la classe degli enti che appaiono (sia tale classe), e non senzaltro una classe: cos come, in Kant, il concetto puro, che unifica il molteplice dato nellintuizione sensibile, non lestensione del molteplice intuito15. Il pensiero non la (estensione della) classe delle cose pensate, anche se, essendo nesis noseos, autocoscienza, pensato: ossia, appunto, lapparire appare.
13 14

. TT, pp. 205 - 206; corsivi miei. . Cfr. TT, pp. 206 - 207. 15 . Cfr. TT, p. 204.

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E tuttavia, la classe stessa appare, quindi un elemento della propria estensione: , e per questaltro lato - afferma Severino -, lantinomia della classe delle classi normali riguarda lappartenenza dellapparire al proprio contenuto.16. Occorre dunque risolvere in concreto il paradosso di Russell, e non solo limitare o togliere la premessa (P) onde scaturisce.

6. Soluzione del paradosso di Russell

Il paradosso sorge dallisolamento, che operato dalla logica astratta. Afferma Severino:

Il pensiero logico non si rende conto che lantinomia della classe delle classi normali (ma considerazioni analoghe possono essere sviluppate anche per le altre antinomie logiche e semantiche) la contraddizione che scaturisce dallisolamento col quale quella determinazione dellessente che lestensione delle classi normali [sia N] viene separata da quella classe non normale che la stessa classe delle classi normali [sia ].17

Ogni isolamento la negazione di un nesso necessario: nel caso, della relazione fra N e ; ma questa relazione un insieme (sia 1), costituito appunto da N e in quanto non isolati, e rispetto al quale laporia di Russell non pu costituirsi. Essa infatti, discendendo da (P), segue dal presupposto dellomogeneit (cfr. 3), per il quale lestensione di una classe include tutti e soli gli elementi che godono della medesima propriet: ora 1 non lestensione di una classe, perch costituita da elementi eterogenei: e cio appunto N, lestensione delle classi che hanno la propriet di esser normali, e , la classe non normale delle classi normali. Tale classe non normale, ossia include se stessa, e quindi inclusa in se stessa: = 1. Ma che essa includa se stessa, non determina pi il paradosso per cui essa insieme non include se stessa perch appartiene alla estensione delle classi normali, quindi normale: ci perch 1 (= ) include (= 1), ossia include se stesso ( non normale), ma non in quanto appartenente alla estensione N delle classi normali, cui non omogeneo, appunto in quanto non normale. Dunque 1 (= ) include e non include se stesso, ma rispetto a due diversi sensi dellinclusione, s che la contraddizione non ha luogo18; 1 cio il nesso necessario fra se stesso e la totalit delle classi normali.
16 17

. TT, p. 204. . TT, p. 208. 18 . Cfr. SO, p. 65.

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Si pu dunque dire che: - lestensione di 1 (= ) la sintesi, includente N (tutte le classi normali) e (= ), e cio includente 1 stesso (appunto in quanto 1 = ). chiaro per che tale estensione non ha nulla a che vedere con la estensione di cui parla la logica delle classi, la quale composta di soli elementi omogenei;
1

- lintensione di 1 (= ) la sintesi fra il concetto di classe normale, e il concetto di classe non normale delle classi normali, ossia il concetto di stesso (= =1).19 Aggiungiamo solo una notazione su e 1. chiaro che la loro differenza meramente formale, ossia il differire dellidentico: 1, ma in quanto incluso in se medesimo, 1 , ma in quanto includente se medesimo (gli in quanto indicano i diversi rispetti - appunto, e 1 - secondo cui il medesimo considerato). Se questi diversi rispetti non fossero distinti, lidentit di e 1 simpliciter sarebbe identificazione dei diversi, contraddizione.

7. Kant, Hegel, Russell

Ci che scatena il paradosso di Russell, il paradosso dellautoreferenzialit, lapplicazione della logica isolante ai significati interali: ossia a quei significati che includono o sono la posizione di una totalit. In questo senso, la logica dialettica la logica che non si sottrae alla posizione dellintero (anzi, come pi volte osservato, e come si vedr in dettaglio nellultimo capitolo di questa prima parte, la posizione dellintero, con le aporie che essa suscita, al cuore della RSF). La contraddizione invece appare entro la logica isolante, allorch essa tenta di estendere i propri princpi allintero. Che un sistema formale, in quanto finito, non possa escludere definitivamente la propria autocontraddittoriet, ci noto da Gdel. Daltra parte, egli ha contribuito a sdrammatizzare il paradosso russelliano: nessun matematico in quanto matematico, afferma Gdel, si mai imbattuto in qualcosa come il paradosso di Russell. Infatti tutti gli insiemi di cui ci si occupa in matematica sono insiemi di numeri interi, o di numeri razionali, o reali, o di loro funzioni. Perci anche i teoremi che hanno come oggetto tutti gli insiemi in realt valgono soltanto per tutti gli insiemi della matematica: e per quanto loperazione di astrazione venga ripetuta per innalzarsi a classi sempre pi ampie, non si giunge
19

. Cfr. TT, pp. 208 - 209.

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mai a significati interali, ottenuti dividendo la totalit delle cose esistenti in due categorie20 (ossia ponendo una determinazione e, come tolta, la totalit del suo contraddittorio, e quindi lintero, come fa la RSF della dialettica). Un matematico in quanto opera da matematico, cio, non pone significati come la classe di tutte le classi e simili. Egli opera a partire dalla astrazione o dallisolamento iniziale di una propriet o di un predicato da un insieme preesistente, gi dato e non discusso. per questa ragione che il matematico non risale a significati come insieme di tutte le funzioni o simili, ad es. per sfruttarli nella dimostrazione di teoremi. In quanto matematico non ha - per sua fortuna - bisogno di farlo. La matematica, come Hegel ben sapeva, si fonda sullisolamento e sullintelletto: e dunque ogni dimostrazione matematica viene elaborata solo allinterno di un universo del discorso delimitato, ossia che non luniverso, non la totalit. Ma Russell non era un matematico, era un filosofo che, adottando le astrazioni della matematica e una logica isolante, si trov di fronte alla generalizzazione verso lintero: e risolse una delle antinomie in cui si dibatte tale logica quando, uscendo dal formalismo matematico, fronteggia lintero semantico, rimanendo allinterno dellisolamento. Come nota P. Zellini ne La ribellione del numero, per Russell il meccanismo che produce lantinomia la tendenza, nel considerare una classe qualunque fondata su una propriet isolata,

a considerare una nuova classe di tipo non diverso dalla precedente e della quale si presume poter decidere se goda o no della propriet in questione. Nel caso dellantinomia di Russell, data una classe u che non appartiene a se stessa, si considera la classe w di tutte le classi che non appartengono a se stesse. [] Questo riassumere in una totalit degli enti che rimandano, per virt dautoriproduzione, a collezioni sempre pi estese viene descritto da Russell come il prototipo dellerrore logico emerso dalla matematica degli insiemi e dai pi recenti tentativi fondazionali.21

Lerrore per, aggiunge opportunamente Zellini, della logica e non della matematica. Lautoriproduzione infatti un connotato generale del pensiero, e non solo una virt generativa delloggetto matematico. Ma in quanto lintelletto viene daccapo incaricato di risolvere le aporie che sorgono dalla posizione dei significati interali, necessario che esso veda lautoriproduzione come un che di infido e da tenere sotto stretta osservazione; altrimenti si corre il rischio che il pensiero si metta a pensare una classe contenente un qualche oggetto determinabile nelle sue propriet solo tramite la classe che lo include: si corre appunto il rischio di cadere nel paradosso dellautoinclusione o autoreferenzialit. Perci la teoria russelliana dei tipi deve escludere lo stesso concetto di totalit come insensato:

La nozione di tutte le proposizioni illegittima; perch altrimenti ci dovrebbero . Cfr. K. GDEL, La filosofia della matematica, tr. it. a c. di C. Cellucci, Laterza, Bari 1967, pp. 119 - 120. 21 . P. ZELLINI, La ribellione del numero, Adelphi, Milano 19972, pp. 75 - 76.
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essere delle proposizioni che si riferiscono a tutte le proposizioni, e nel contempo non possono, senza contraddizione, essere incluse fra le proposizioni cui si riferiscono. [] Ne segue che non ci pu essere nessuna totalit di proposizioni, e che lespressione tutte le proposizioni devessere priva di significato.22

Questa logica , per citare Zellini, un singolare miscuglio di ovviet e di artificio23. A proposito di essa, non si pu non notare lanalogia con la situazione logica che Hegel presenta quando critica, alla luce della logica dialettica, Kant e il pensiero della Reflexion. La autoriproduzione che porta alla considerazione dei significati interali, ossia ci che Kant chiama uso dialettico dei concetti puri, anche per lautore della Critica un connotato generale del pensiero, o, come egli dice, una illusione affatto inevitabile24. lillusione che si produce allorch adoperiamo le forme pure al di l dellorizzonte finito dellesperienza possibile: e allora incappiamo in antinomie, paralogismi etc. Se per le antinomie vengono considerate ancora allinterno della logica isolante dellintelletto, necessario che esse non vengano imputate allisolamento medesimo o allastrazione, come invece fa Severino, operando, secondo quanto abbiamo visto, in una prospettiva autenticamente dialettica. Lintelletto, al contrario, le imputer alla stessa intenzione (eminentemente razionale) di pensare o porre lintero. Il resultato - dice Hegel - semplicemente la nota affermazione che la ragione incapace di conoscer linfinito25. Lintreccio di logica e matematica, che sorge dallestendere alla logica come tale le astrazioni matematiche, non a caso un bersaglio privilegiato nella critica hegeliana dellintelletto riflettente: sia nella Prefazione di FS, che in SL, etc., Hegel non polemizza infatti contro il metodo della matematica come tale, ma contro il suo trasferimento indebito entro la logica e la filosofia26.

8. La logica dialettica come estensione della logica allintero


. B. RUSSELL, La teoria dei tipi, in ID., Linguaggio e realt, tr. it. di M. A. Bonfantini, Laterza, Bari 1970, p. 111. 23 . P. ZELLINI, Op. cit., p. 77. 24 . I. KANT, Critica della ragion pura, tr. it. di G. Gentile e G. Lombardo-Radice, Laterza, Bari 19958, p. 237. 25 . SL, p. 39. Riguardo a questa tendenza dellintelletto a rigettare la contraddizione sulla ragione, si veda, nella parte II, il cap. 3: limputazione della contraddizione dialettica, prodotta dallisolamento semantico, alla ragione, infatti uno dei modi pi comuni di fraintendere la logica dialettica. 26 . Cfr. in proposito V. VERRA, Letture hegeliane cit., cap. II.
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I, 3. La dialettica e il paradosso di Russell

In questo senso la logica dialettica pu essere definita, in opposizione alla logica formale, come quella logica che assume, pone i significati interali ; e, da ultimo, lintero semantico e le propriet, quali lautoinclusione o autoreferenzialit, che da tale posizione sono implicate. Ne sono implicate appunto perch, intendendo valere per lintero campo semantico ossia per tutto ci che significante, le categorie della dialettica devono valere anche per se stesse, devono essere autoreferenziali: ad esempio, dellapparire severiniano, in quanto lorizzonte trascendentale di tutto ci che appare, si deve dire che appare. E cos anche la relazione di identit non pu che essere impredicativa o autoreferenziale; contro le proibizioni della teoria dei tipi, nella struttura originaria severiniana si devono ammettere predicazioni del tipo: lidentit identica. Si deve affermare lidentit dellidentit:

La totalit degli essenti include originariamente anche lidentit di ogni essente (include originariamente anche la propria identit). La totalit degli essenti identica a s ed la totalit dellidentit di ogni essente; ma proprio perch la totalit degli essenti essa include originariamente il proprio essere identica a s e lidentit di ogni essente. Lidentit che viene affermata della totalit dellessente un contenuto della totalit dellessente. Questo significa che lidentit dellessente originariamente anche lidentit di quellessente che lidentit stessa dellessente (ossia di quellessente che essa stessa).27

La posizione dellintero entro la logica formale non perci posizione autentica. Rimanendo allinterno dellisolamento, la logica formale (teoria delle classi, teoria dei tipi logici) vede la contraddizione che scaturisce dalla posizione di significati come classe di tutte le classi o totalit delle proposizioni: la imputa per necessariamente al semplice fatto che si pensato, ci che non si doveva pensare. Per evitare lantinomia della classe delle classi autoreferenziali, cio, non si toglie, come fa invece Severino in SO e TT, lisolamento semantico che sta alla base del concetto di classe. Si pone invece una limitazione convenzionale, escludendo mediante apposite regole di formazione gli enunciati autoreferenziali e gli enunciati che riguardano lintero; anzi, escludendo anche lesclusione stessa, in quanto per escludere che si parli, allinterno della logica, di tutte le proposizioni, si deve appunto porre la totalit delle proposizioni. Nella parte seconda del presente scritto vedremo che una situazione logica analoga si presenta nella posizione astratta o formale del PNC: allorch si intende pensare il principio senza pensare ci di cui questo principio parla, ossia la contraddizione, il nulla.

27

. TT, p. 113; corsivi miei.

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4. DETERMINAZIONE COMPLETA

Mi sembra che Gadamer, insieme a molti altri, confonda lincontrovertibilit della verit con la totalit della verit.

SEVERINO, La follia dellangelo

1. Principio di determinazione completa e olismo semantico

Allinizio della sezione della Dialettica trascendentale della Critica, intitolata Dellideale trascendentale, Kant distingue fra principio di determinabilit e principio di determinazione completa. Il primo cos formulato:

Ogni concetto, rispetto a ci che non contenuto in esso, indeterminato, e sottost al principio della determinabilit, che solo uno di due predicati opposti contraddittori gli pu convenire.

Questo principio un modo di formulare il principio del terzo escluso (PTE), perci, afferma Kant, riguarda la forma logica del pensiero, astrae da ogni contenuto, e riposa sul PNC. Invece il principio di determinazione completa (dora in poi: PDC) un principio della logica trascendentale, perch riguarda ogni significato in rapporto alla totalit del possibile, ossia - diremo noi - allintero campo semantico, il quale supposto come condizione a priori, s che ogni cosa ne ricava la propria possibilit. Tale principio riguarda dunque il contenuto, non la mera forma logica, ed cos formulato:

I, 4. Determinazione completa

Ogni cosa, per la sua possibilit, sottost ancora al principio della determinazione completa, in forza del quale [PDC n.1] di tutti i possibili predicati delle cose, in quanto essi sono paragonati coi loro opposti, gliene dee convenire uno. La proposizione [PDC n.2] ogni esistente completamente determinato, significa non soltanto che [PTE] di ogni paio di predicati dati, opposti tra loro, ma anche [PDC n.3] di tutti i predicati possibili, gliene spetta sempre uno.28

Appaiono tre formulazioni del PDC: la prima afferma che (1) [ad ogni cosa] conviene uno di tutti i possibili predicati delle cose, in quanto sono paragonati con i loro opposti. La terza afferma che (3) [ad ogni esistente] spetta sempre uno di ogni paio di predicati opposti, fra tutti i predicati possibili. La seconda dichiarata equivalente (significa che ) alla terza e, quindi, alla prima. Ma essa afferma: (2) ogni esistente (ogni significato) completamente determinato. Ci significa che la determinazione completa del significato si identifica con il convenire ad esso di uno di ogni paio di predicati opposti contraddittori, fra tutti i predicati possibili. Troviamo qui formulato proprio il nostro principio dellolismo semantico (OS): ogni significato determinato in relazione allintero campo semantico.

2. Posizione formale della omnitudo realitatis.

Il PDC contiene in s (e dunque pone) il concetto di tutti i predicati possibili, che equivale al concetto di totalit del campo semantico in (OS): e afferma appunto che la posizione del significato - di un qualunque significato - in quanto determinato-identico a s, implica la posizione della (determinatezza della) totalit, dellintero. qui a tema la RSF, ossia la relazione dialettica fra il significato (es. a) e la sua negazione infinita, la totalit del suo contraddittorio (non-a). Il PDC, che si mostrato come equivalente a (OS), afferma che tale relazione consiste nellessere a determinato mediante lintero del suo contraddittorio, e quindi mediante lintero simpliciter, poich lunit di a e non-a costituisce appunto lintero del significare (cfr. I, 1, 1 e 2). Ma in che modo nona posto in relazione ad a? In primo luogo vi posto formalmente, ossia non come la totalit concreta di tutto ci che non a: cos la affermazione di (OS) o PDC, secondo cui il significato determinato in relazione a tutti i predicati possibili, pone tale concetto, il concetto dellintero semantico, solo in modo formale, non concreto.
28

. I. KANT, Critica della ragion pura, cit., p. 368; corsivi miei.

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I, 4. Determinazione completa

Questo concetto, secondo Kant, unidea della ragione: lidea della omnitudo realitatis. Ora unidea , com noto, un concetto cui non corrisponde n pu corrispondere alcun oggetto adeguato, dato allintuizione sensibile29. Tralasciando la posizione kantiana sul carattere sensibile dellintuire, si pu affermare: un concetto che lesperienza non adegua, n pu adeguare. Ora ci equivale a dire, appunto, che esso posto solo formalmente o astrattamente, ossia che non posta (non appare, non data) la totalit concreta del suo contenuto. (OS) o il PDC, dunque, possono contenere solo formalmente tale concetto di totalit del campo semantico. Ma esso implicato, per (OS) o PDC medesimi, dalla determinazione di qualunque significato. Occorre dunque esaminare cosa consegue alla necessaria astrattezza della posizione dellintero, per ci che concerne la determinazione completa del significato. Nel frattempo, ascoltiamo cosa ne dice Kant:

[Il PDC] vuol dire questo: per conoscere una cosa completamente, si deve conoscere tutto il possibile, e per mezzo di questo determinarla, o positivamente o negativamente. La determinazione completa conseguentemente un concetto, che noi non possiamo rappresentare mai in concreto nella sua totalit [...]30

3. Determinatezza semantica e insaturabilit del campo semantico I (Ancora unimplicazione dialettica e olistica)

Intendiamo per saturazione del significato la sua completa determinazione (e lesser determinato , come si ricorder, lesser s del significato). Il PDC enunciato da Kant, e che equivale ad (OS), afferma dunque che la saturazione del significato implica la saturazione dellintero campo semantico. Ma poich lintero campo semantico la idea della omnitudo realitatis, e cio qualcosa che non pu mai esserci dato in concreto, il significato insaturabile. Ci vuol dire che il PDC funziona, nel discorso kantiano, come la maggiore di un argomento modus tollendo tollens, la cui minore dice appunto: ma lintero del significato insaturabile, non ci mai dato. E conclude: dunque il significato insaturabile, e cio non completamente determinabile. Per Aristotele, e per la tradizione dellepistme, il significato saturo la sostanza: significare la sostanza vuol dire che lessere di una data cosa quello e
. Un concetto derivante da nozioni, che sorpassi la possibilit dellesperienza, lidea, o concetto razionale. (op. cit., p. 250). 30 . Op. cit., p. 369; corsivi miei.
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I, 4. Determinazione completa

non altro [ouk llo ti t enai haut].31. Ma lessere non altro (ouk llo) a se stesso (haut) lo stesso esser s dellente (aut haut tautn, dice Met. : lo stesso stesso a se stesso). la sua identit con s, la sua tauttes, ossia la sua completa determinatezza. La sostanza la cosa, ci che da ultimo la parola nomina: e perci necessario che, da ultimo, la parola abbia un solo significato, perch ci che non ha significato unitario [seminein hn] non ha significato alcuno.32 La unit (hentes) del significato, la propriet del suo seminein hn, daccapo la sua determinatezza o identit con s: tauttes hentes ts estin, la identit una certa unit, afferma Met. 33. Il pensiero contemporaneo, si dice, debitore a Kant per la posizione della sinteticit, e quindi non necessit, del giudizio esistenziale: ma il debito ancora maggiore, per la affermazione dellinsaturabilit del campo semantico, e quindi del significato come tale. Non c la sostanza, la cosa compiutamente determinata, e dunque non c la parola che la nomini. Non solo non c da una parte la parola, dallaltra la cosa: non vi nemmeno qualcosa come il (una sostanza del) significato, come vorrebbe la famosa immagine agostiniana del linguaggio. Non vi sono neanche gli oggetti semplici della logica neopositivistica, le cose che da ultimo il linguaggio nomina. La prop. 3.23 del Tractatus dice: Il requisito della possibilit dei segni semplici il requisito della determinatezza del senso34: ma questo dire sorge dallisolamento semantico. Laffermazione che non vi la cosa compiutamente determinata, il significato saturo, rappresenta la coerenza olistica, dialettica, acquisita dal pensiero contemporaneo. perch il campo semantico insaturabile, che il singolo significato insaturabile. perch la determinatezza del significato coimplica la determinatezza dellintero campo semantico (come vuole (OS), il principio dellolismo), che, poich lintero non appare ( unidea, dice Kant, non ci mai dato in concreto), il significato non appare nella sua completa determinatezza, non appare saturo. Ed perch il significato insaturabile che, come sostengono lermeneutica, o il decostruzionismo, o il pensiero debole, non vi pu essere una epistme, un dire incontrovertibile: il significato di ogni dire aperto, non saturo, rinvia indefinitamente e imprevedibilmente ad altro, nella polisemia delle parole e nellintreccio dei giochi linguistici. Rinvia ad altro, perch non riesce a stare presso di s. Non pu stare presso di s, perch anzitutto non pu esser s, essere identico a s: non pu essere completamente determinato, saturo. Dice Hegel (dice la dialettica):
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. Metafisica, , 1007a 26 - 27. . Op. cit., 1006b 8. 33 . Op. cit., 1018a 7. . Corsivo mio. Dice unannotazione di Wittgenstein del 17 giugno 1915: E sempre torna a imporsi a noi lidea che v qualcosa di semplice, dindivisibile, un elemento dellessere, in breve una cosa. Non va, vero, contro il nostro sentimento il non poter noi scomporre le proposizioni tanto da menzionare per nome gli elementi, ma noi sentiamo che il mondo deve constare delementi. E sembra che ci sia identico alla proposizione che il mondo debba essere appunto ci che , debba essere determinato. (cit. in L. PERISSINOTTO, Wittgenstein. una guida, Feltrinelli, Milano 1997, p. 42).
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I, 4. Determinazione completa

Il qualcosa posto col suo limite immanente [di non poter essere s, essere completamente determinato] come la contraddizione di se stesso, dalla quale cacciato oltre di s, il finito. [...] Le cose finite sono, ma la lor relazione a se stesse che si riferiscono a se stesse come negative [ossia sono in relazione negativa a s, sono un non esser s], che appunto in questa relazione a s si mandano al di l di se stesse, al di l del loro essere.35

Loltre di s, lal di l di s, appunto laltro cui il significato rinvia, in quanto non compiutamente un esser s, non completamente determinato. Ma perch il significato, in quanto finito, isolato dallintero campo semantico, che rinvia ad altro, e non pu stare presso di s:

Luniversalit il puro, semplice concetto [e il concetto la cosa, la determinazione, perch der Begriff alles], e il metodo, come coscienza del concetto, sa che luniversalit soltanto un momento [un finito, un astratto, non lintero concreto] e che in essa il concetto [lessente, il significato] non ancora determinato in s e per s. [...] siccome il metodo la forma oggettiva immanente, limmediato del cominciamento devessere in lui stesso il manchevole, ed esser fornito dellimpulso a portarsi avanti.36

Limmediato (la determinazione finita, lastratto) in lui stesso il manchevole perch manca dellintero37: vale a dire che in s la totalit concreta [lintero campo semantico], ma che non ancora posto, non ancora per s cotesta totalit, dice il testo poco sotto. Lo in s, perch il significato implica, stante il principio olistico (OS) e la RSF, lintero del significare; ma non lo per s, perch lintero non posto ( posto formalmente, non concretamente). E perci, il metodo dialettico sa, in quanto coscienza del concetto, che il significato non determinato in s e per s, non saturo. La dialettica questo sapere:

Questo momento tanto sintetico quanto analitico del giudizio, per cui luniversale iniziale [il significato che non determinato in s e per s] si determina da lui stesso come laltro di s, da chiamarsi momento dialettico.38

. SL, p. 128. . SL, pp. 940 - 941; corsivo mio. 37 . Nella parte terza del presente scritto vedremo unaltra motivazione per cui, nella dialettica hegeliana, il significato finito manchevole e fornito dellimpulso a portarsi avanti. Questa, per, avr a che fare, per dirlo con Severino, colla fede nel divenire che ancora domina il pensiero di Hegel. 38 . SL, p. 943. Cito anche il passo, ancor pi noto, di ESF, 81: La dialettica [...] questa risoluzione immanente, nella quale la unilateralit e limitatezza delle determinazioni intellettuali si esprime come ci che essa , ossia come la sua negazione. Ogni finito ha questo di proprio, che sopprime se medesimo..
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I, 4. Determinazione completa

4. Determinatezza semantica e insaturabilit del campo semantico II (Il fallibilismo e la mestizia del finito)

Daltra parte, Hegel ritiene che la saturazione del significato sia, infine, conseguibile. Ritiene cio che sia possibile, anzi necessaria, la manifestazione concreta dellintero, il divenir per s di ci che nel cominciamento era solo in s: nellapparire della totalit concreta, ogni contraddizione tolta, ed posta, infine, la verit39 (che, come vedremo nella seconda parte del presente scritto, anche per Hegel, non contraddizione, contraddizione negata). tolta dunque anche la contraddizione del finito, ossia del significato insaturo, che non riesce a stare presso di s, ad esser s, ad esser compiutamente determinato, ma rinvia ad altro. Hegel persuaso che il campo semantico sia, infine, saturabile; infine vuol dire: come risultato del metodo dialettico. Per questa persuasione, il pensiero di Hegel appartiene allepistme. Vi appartiene, non solo in quanto ritiene che la verit assoluta sia infine conseguibile, ma anche in quanto ritiene che lo sia infine, ossia come risultato40. Il pensiero contemporaneo, non epistemico, che vede la non saturazione del significato (e in ci sta la sua anima autenticamente dialettica), ritiene invece che il campo semantico, lintero del significare, sia e rimanga insaturabile: e quindi, che non vi sia un dire incontrovertibile, una verit definitiva. Linsaturabilit del campo semantico una rivendicazione di finitezza, contro la impazienza del finito41 dellhegelismo e della metafisica. Lintero del significato non appare, non mai dato concretamente, rimane altro: e questa la finitezza delluomo, del Dasein. Il Dasein apertura-di-mondo, ma apertura finita, in cui il mondo si d nascondendosi, restando altro: loblio metafisico della finitezza oblio della differenza ontologica, la riduzione dellessere (dellaltro) allente, al dato, alla semplice-presenza (Vorhandenheit: lessere come cosa a portata di mano).
. Il vero lintiero. Ma lintiero solo lessenza che si completa mediante il suo sviluppo. DellAssoluto [ossia dellintero concreto] devesi dire che esso essenzialmente Resultato, che solo alla fine ci che in verit (FS, p. 15). 40 . Per questo aspetto, si veda III, 1, sul tema della verit come risultato. 41 . Lespressione di M. Ruggenini, la cui ermeneutica intende superare la metafisica proprio a partire dallesperienza della finitezza. Ecco un brano ove non solo la RSF, il nesso dialettico - olistico, ma anche la necessit che laltro sia e rimanga posto formalmente (rimanga altro), sono chiaramente affermati: Il finito tale solo in quanto limitato da altro, che esso non pu essere, ma che gli si rivela necessariamente [RSF] restando altro [ossia non adeguabile] in quanto esso fa esperienza della propria finitezza. [...] La metafisica dellidealismo classico ha invece preferito dissolvere la mancanza costitutiva dellessere del finito, la sua essenziale limitazione, nellautocertezza e nellautopossesso dellassoluto. Si trattava di liberare la filosofia dalla mestizia della finitezza... (M. RUGGENINI, Il discorso del altro, Il Saggiatore, Milano 1996, pp. 68 - 70).
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I, 4. Determinazione completa

Ma perch, se lintero e resta altro, non possibile conoscere almeno la parte che presente, che data? Conoscenza qui vuol dire: completa determinazione, saturazione, conoscenza incontrovertibile. Quando lermeneutica contesta la scissione fra dato e interpretazione, contesta la saturabilit del significato, ossia che alcunch sia mai compiutamente dato42: ma perch anche la parte, il significato che presente, non mai semplice-presenza, e cio completa determinatezza, identit che sta presso di s (aut haut tautn) e non rinvia al suo altro? Il pensiero contemporaneo pu rispondere a questa domanda se ritrova le sue radici dialettiche: sulla base di (OS) che la richiesta pu essere evasa. perch, come gi detto, la datit (saturazione, determinazione completa, conoscenza incontrovertibile) della parte (del significato finito, dellastratto) esige la datit (saturazione, determinazione completa, conoscenza incontrovertibile) dellintero (del campo semantico, del concreto), che, poich lintero non dato, la parte non pu mai essere data: modus tollendo tollens kantiano. perch la compiuta determinazione di a implica la conoscenza concreta, non solo la posizione formale, di tutto ci che non a (RSF), che, poich non-a posto formalmente, a non compiutamente determinabile, a non riesce a stare presso di s ( cacciato oltre di s, dice Hegel). Quando il tutto non si svela, neppure la parte che appare pu svelarsi e apparire compiutamente. Loracolo di Delfi, dice Eraclito, non manifesta e non nasconde (ote lghei ote krptei), ma accenna (seminei). Seminein ti, significare qualcosa, determinare un significato, indeterminare.

5. Logica isolante e determinazione completa

Una riprova del nesso fra insaturabilit del significato e principio dell'olismo semantico ci pu venire da uno sguardo sulla logica isolante - la logica dell'intelletto: della quale, come visto in I, 2, il neoempirismo ci fornisce un esempio eminente. Il mito del significato semplice-simpliciter infatti la persuasione che il significato si costituisca e stia, come saturo o completamente determinato, nell'isolamento: quello stesso, che l'ermeneutica ha chiamato il
. Ma davanti al significato definito e concluso non c pi nulla da dire e il discorso si blocca o si alimenta solo della sterile ripetizione del medesimo [ossia dice solo la medesimezza, la identit, la tauttes del significato definito e concluso] (posto che la ripetizione non sia gi una forma decisiva di variazione, in quanto vuole come identico ci che in realt diverso). [...] Proprio perch il significato non mai tutto dato, ci fa parlare, alla ricerca delle cose di cui parliamo, di cui solo il discorso ci consente la determinazione. [...] Proprio perch esiste in modo finito, da parlante, luomo ha dunque da sostenere il rischio di una determinazione sempre precaria (M. RUGGENINI, I fenomeni e le parole, Marietti, Genova 1992, pp. 216 - 221; corsivi miei).
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I, 4. Determinazione completa

mito del dato. Secondo Schlick, ad esempio, alla determinazione del senso, nella quale consiste la filosofia, non affatto applicabile il concetto della probabilit o della opinabilit. Questo perch le postulazioni di partenza e le regole di formazione devono consentire la fissazione del significato come qualcosa di definitivo: o noi abbiamo questo senso [ossia: esso dato], e allora sappiamo che cosa significano gli enunciati; oppure non l'abbiamo, e allora ci stanno innanzi delle parole prive di significato e non degli enunciati. Tertium non datur, ed in virt di ci che la filosofia, prescindendo dalla verificazione concreta degli enunciati e occupandosi del senso, pu tornare ad essere un discorso definitivo, e metter fine alle contese metafisiche, riducendole a scontri di retroguardia43. Medesima la posizione di un altro manifesto della logica isolante, lberwindung di Carnap: poich il significato , da ultimo, il criterio di applicazione, dato dalla deducibilit della proposizione elementare corrispondente e dal suo metodo di verificazione, necessario che il significato sia completamente dato:

Il criterio di applicazione il minimo che si possa addurre, affinch la parola ottenga un significato preciso; ma il criterio anche il massimo che si possa addurre, poich, in virt di esso, tutto il rimanente risulta determinato. Nel criterio il significato contenuto implicitamente; rimane solo il compito di metterlo esplicitamente in rilievo.

Il metodo di verificazione di P(a), proposizione elementare per a, condizione necessaria e sufficiente perch a abbia significato; ossia, perch il suo significato sia compiutamente determinato, dato44. Ora, facile vedere che la posizione tutto-o-niente (tertium non datur), qui assunta dallempirismo logico, sorge direttamente dallisolamento semantico: perch si persuasi che il significato si determini nell'isolamento, che si pu affermare la saturazione o datit del significato, anche all'interno di un orizzonte finito dell'esperienza. La logica dellintelletto pu cio affermare la datit del significato appunto e solo perch negazione della RSF: poich non vede limplicazione necessaria della parte allintero, pu credere che la parte stia davanti come compiutamente determinata, e porla, in quanto oggetto semplice, come contenuto degli enunciati elementari o protocollari su cui fonda la propria costruzione formale.

. Cfr. M. SCHLICK, La svolta della filosofia, in A. PASQUINELLI, Il neoempirismo, cit., pp. 262 - 263. 44 . Cfr. R. CARNAP, Il superamento della metafisica mediante l'analisi logica del linguaggio, in A.PASQUINELLI, op. cit., pp. 508 - 510; corsivo mio.

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I, 4. Determinazione completa

6. Nota: alcune applicazioni olistiche. Lindeterminabilit del riferimento in Quine e Davidson

La logica dialettico-olistica opera potentemente negli scritti di autori come Quine e Davidson, accomunati al c. d. secondo Wittgenstein dal rifiuto di ogni datit (saturazione, compiuta determinazione) del significato. L'esperimento della traduzione radicale di Quine, in cui cerchiamo di tradurre un linguaggio del tutto ignoto senza alcuna informazione ulteriore, intende illustrare proprio lindeterminabilit del significato e del riferimento all'interno di un orizzonte finito dell'esperienza. Quine e Davidson non hanno mai inteso mettere in questione, nella sua essenza, la struttura logico-formale tradizionale del linguaggio, poich almeno le verit logiche, e senza dubbio anche un gran numero di enunciati banali, sono pertinenti a tutti gli argomenti e forniscono in tal modo le connessioni45. Anzi, se vi un campo che si presta alla traduzione radicale, proprio quello dei connettivi logici. Idea questa che mal si accorda, dice Quine, alla teoria delle mentalit prelogiche: che una buona traduzione mantenga le leggi logiche implicito in pratica anche quando, per parlare paradossalmente, non coinvolta alcuna lingua straniera46. Analoga la posizione di Davidson, per il quale lidentificazione di quantificatori e connettivi dirime le questioni di forma logica47. Lolismo di Quine peraltro ben noto: esso l'esito coerente della demolizione della scissione analitico/sintetico, dogma dellempirismo logico. La struttura logico-semantica del linguaggio si presenta allora come un campo di forze, che al centro ha gli enunciati pi strettamente teorici (con un alto grado di analiticit), e alla periferia quelli pi osservativi. Non si tratta dunque di negare la distinzione di analisi e sintesi, di centro e periferia, quanto piuttosto la scissione dei due lati (il concetto astratto della distinzione, diremo noi). Ora, la traduzione radicale appunto perch la datit o evidenza iniziale di cui possiamo disporre non si determina nell'isolamento, bens all'interno di un sistema di riferimento: l'evidenza una questione di centro di gravit, che dipende da un bilanciamento delicato di svariate forze, trasmesse, attraverso il tessuto di enunciati, da stimoli remotamente pertinenti, e perci qualunque significato in gioco si determina solo per mezzo del condizionamento ad altri enunciati (ritroviamo qui l'uso dialettico del principio di contestualit)48. Pur restando legato a una nozione naturalistica, e discutibile, come quella di significato-stimolo49, Quine conclude che l'identit di significato stimolo non
. W. V. O. QUINE, Parola e oggetto, cit., p. 22. . W. V. O. QUINE, Op. cit., p. 78. 47 . Cfr. D. DAVIDSON, Interpretazione radicale, in Verit e interpretazione, cit., p. 207; corsivo mio. 48 . Cfr. W. V. O. QUINE, Parola e oggetto, cit., p. 29. 49 . Si definisce significato stimolo affermativo di un certo enunciato per un dato soggetto la classe di tutte le stimolazioni [] che lo spingerebbero ad assentire all'enunciato (Op. cit., p. 46). Luso della nozione di significato stimolo segna il limite dellolismo di Quine, perch isola
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I, 4. Determinazione completa

consente di individuare alcuna identit-determinatezza del significato tout-court. Quanto pi ci avviciniamo agli enunciati permanenti che stanno al centro del campo, tanto pi radi sono i significati stimolo, perch il senso di tali enunciati si determina, olisticamente, solo in relazione alla totalit di un sistema, che noi non possiamo padroneggiare50. il caso di ricordare che la traduzione di Quine non soltanto un astruso esperimento mentale. La traduzione radicale onnipervasiva: secondo Quine, inizia a casa nostra. Essa mette capo a una teoria semantica in senso forte, e ad una semantica olistica. Per questo, riprendendo e sviluppando le conclusioni quineane, Davidson ha preferito parlare di interpretazione radicale: per avere una maggiore accentuazione dellaspetto esplicitamente semantico51. Non si tratta cio di appaiare metodicamente enunciati di un linguaggio a enunciati di un altro sulla base di un manuale di traduzione, bens di determinare significati. E si afferma che la determinazione esige interpretazione, ossia non pu mai essere effettuata sulla base della pura esperienza. vero che Davidson insiste sulla imperscrutabilit del riferimento, e diffida della postulazione di enti o cose quali significati delle parole52. Ma egli ne diffida, al modo in cui Wittgenstein nelle Ricerche diffida del mito empiristico del significato semplice (cfr. I, 2), che compiutamente determinato nellisolamento, prima e indipendentemente dal darsi del pensiero e del linguaggio. La teoria dellindeterminatezza della traduzione e della conseguente indeterminabilit del riferimento, secondo cui non possibile dire a che cosa si riferiscano i termini singolari di una lingua o di che cosa siano veri i suoi predicati53, cio una teoria del significato, la quale dice appunto: il significato non mai compiutamente determinabile, perch si determina in relazione allintero (olismo), e noi non possiamo padroneggiare lintero.

7. Determinatezza semantica e insaturabilit del campo


una sorta di contenuto empirico netto di ciascuno dei vari enunciati singoli senza tener conto della teoria che li contiene (p. 48). Il che significa che si acconsente alla considerazione isolata degli enunciati strettamente empirici attraverso la classe di esperienze, reali o possibili, cui essi rinviano. 50 . Quanto meno variabili sono gli enunciati permanenti dal punto di vista dellassenso e del dissenso, tanto pi radi saranno i loro significati stimolo e perci tanto pi scarsamente la sinonimia stimolo si approssimer alla sinonimia del tipo immaginato. [] Se la funzione di un enunciato pu essere esaurita da un resoconto delle esperienze che lo confermerebbero o lo smentirebbero come un enunciato isolato di proprio diritto, allora lenunciato sostanzialmente un enunciato di occasione. La caratteristica significativa degli altri enunciati che lesperienza pertinente ad essi in modi largamente indiretti, tramite la mediazione degli enunciati associati (op. cit., pp. 83 - 84). 51 . Cfr. D. DAVIDSON, Verit e interpretazione, cit., p.194, nota 1. 52 . Chiedersi quali siano gli oggetti intorno a cui verte un particolare enunciato, o a quali oggetti si riferisca un termine singolare o di quali oggetti sia vero un predicato, una domanda senza risposta (Op. cit., p. 40) 53 . Op. cit., p. 317.

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I, 4. Determinazione completa

semantico III (Il destino e la verit finita)

Linsaturabilit del campo semantico viene utilizzata come obiezione alla struttura originaria. Perlopi, lobiezione ha al centro lintrascendibilit del linguaggio: anche la struttura originaria appare nel linguaggio, ma il linguaggio, in quanto dire finito, aperto ad imprevedibili rinvii semantici. In esso nessun significato pu costituirsi come innegabile, perch insaturo, ogni suo stare provvisorio, convenzionale. La verit finita, dice lobiezione, non pu essere incontrovertibile, perch non la verit del tutto, n pu diventarlo. In OL Severino ha risposto alle obiezioni fondate sullinsaturabilit semantica che fanno perno anzitutto sulla questione del linguaggio. Il presente capitolo ha invece lintento di mostrare non solo che la questione dellinsaturabilit pienamente consaputa negli scritti severiniani, ma anche che tale questione impostata allinterno di una struttura eminentemente dialettica; e che linsaturabilit non costituisce unobiezione allo stare del de-stino, della struttura originaria della verit: ossia che la struttura originaria toglimento concreto dellobiezione ad essa, la quale si fonda sullinsaturabilit del campo semantico.

8. La contraddizione C: sua struttura generale

Si ricorder (cfr. I, 1, 5) che, nel linguaggio di SO, costante di un significato x una determinazione y, il cui apparire necessariamente implicato dallapparire di x. Indicando con S il significato originario, ossia quello in cui consiste la struttura originaria, il cap. VII di SO inizia appunto distinguendo le costanti di S, dalle sue varianti: le prime sono i significati dei quali noto Limmediatamente che S non pu essere posto come tale qualora uno qualsiasi di essi non sia posto; le seconde sono i significati dei quali possibile progettare che S permanga come tale, anche se alcuno di essi non posto. Limplicazione fra la posizione di S e quella di una sua costante (sia s) pu poi essere L-immediata o Lmediata.1 Indicando con s1,s2 , ... sn le costanti di S che sono F-immediatamente note, il cap. VIII mostra che non immediatamente contraddittorio il progetto di costanti di S che eccedano linsieme (s1...sn), ossia che vi sopraggiungano: sia per
1

. Cfr. SO, pp. 283 - 287.

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I, 4. Determinazione completa

un prolungamento della analisi delloriginario, sia tramite mediazione logica. Indicando con sn+m questo tipo di costanti, le prime sono indicate come imm (sn+m), le seconde come med (sn+m): inoltre si distinguono costanti F-immediate come varianti, ossia di cui sopraggiunge solo il valore di costanti, indicate come v (sn+m), e costanti che sopraggiungono immediatamente come costanti, indicate come non-v (sn+m).2 Stante la definizione di costante, il progetto di sn+m, ossia di costanti di S che eccedono lF-immediato, determina unaporia: poich S posto come tale solo se tutte le sue costanti sono poste, la non contraddittoriet del progetto di sn+m equivale alla non contraddittoriet del progetto che S sia posto isolato da alcune sue costanti (le sn+m appunto), ossia che S sia posto e non posto ad un tempo. Ci vale, si badi, anche per costanti tipo v (sn+m): se infatti una costante F-immediata, ma non come costante, S appare comunque isolato da essa, in quanto tale determinazione non per s, non saputa nel suo valore di costante. Poich il sopraggiungere di sn+m appare, ossia non solo un progetto, ma un fatto (almeno per quanto riguarda passati orizzonti posizionali), laporia riceve questa formulazione generale e radicale:

La posizione di S implica la posizione di tutte le costanti di S; ma S posto anche se non tutte le costanti di S sono poste.

Ora questa gi una formulazione della contraddizione C, che infatti enunciata poco sotto dal teorema (N):

(N) una contraddizione che S sia posto anche se non tutte le costanti di S sono poste.3

9. Realt della contraddizione

Che cosa afferma il teorema (N)? Di esso sono possibili due interpretazioni:
(1)
2 3

S non pu realizzarsi senza la totalit delle sue costanti: non pu

. Cfr. SO, pp. 335 - 338. . SO, pp. 341 - 343.

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I, 4. Determinazione completa

essere posto, se non tutte le sue costanti appaiono, ossia contraddittorio affermare tale posizione di S. Oppure:
(2) Se S appare isolato da sue costanti, allora si realizza una contraddizione: in questo caso, (N) dice semplicemente che la posizione di S non implicante la posizione di tutte le costanti di S il realizzarsi di una contraddizione4.

Ora, delle due interpretazioni va accolta la (2). In primo luogo infatti il sopraggiungere di sn+m, almeno per passati orizzonti posizionali, appare: non soltanto il contenuto di un progetto, ma esso stesso immediatamente presente. Si fa cio esperienza del sopraggiungere di un certo numero di costanti5. In secondo luogo non immediatamente contraddittorio ipotizzare che anche la posizione di S in cui questo vale come totalit dellF-immediato sia affetta dalla contraddizione C. Tutto ci significa che la contraddizione C possibile, e che essa si anche realizzata. Nella parte II si mostrer che senso ha laffermazione che la contraddizione C, e in generale una contraddizione, pu essere reale. In quel luogo sar allora possibile apprezzare pienamente la radicalit della teoria della contraddizione contenuta in SO: teoria secondo cui il fondamento stesso si realizza come contraddizione.

10. La contraddizione C contraddizione dialettica

Nella contraddizione C S non S, ossia ci che posto come S non-S: cio quella certa posizione formale, non concreta, di S, che lapparire di S astratto da sue determinazioni necessarie. Occorre analizzare questa struttura generale. Anzitutto, essa evidentemente una contraddizione dialettica, ossia determinata da un certo isolamento semantico: lisolamento di S, che appare, da sue costanti, realizza un certo concetto astratto dellastratto, e, come si ricorder, ogni concetto astratto dellastratto una negazione della L-immediatezza o PNC. Si ricorder anche che, perch si abbia contraddizione, non necessario soltanto che S appaia isolato, s che ci che in effetti appare non-S: nella semplice posizione di non-S non si realizza alcuna contraddizione. Occorre invece che sia presente la persuasione di porre S, ossia che non-S, che appare, sia identificato a S: in questa identificazione consiste appunto la contraddizione C. Essa dunque la disequazione fra S-concreto, ossia ci che si intende porre, e S-formale (non-S), che ci che effettivamente appare, quando S posto astrattamente.6 Dunque, tale contraddizione quantificabile, e il suo toglimento pu essere processuale: una certa (quantit della)
4 5

. SO, p. 343; corsivo mio. . SO, p. 342. 6 . Cfr. SO, pp. 346 - 349.

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I, 4. Determinazione completa

contraddizione C tolta dal sopraggiungere di una costante di S che, non apparendo, determinava lisolamento della posizione formale di S rispetto ad essa: e ci, sia che la costante sia del tipo imm (sn+m), ossia sopraggiungente per analisi del significato originario, sia che sia del tipo med (sn+m), ossia sopraggiungente per realizzazione di una struttura logica mediazionale.

11. La struttura originaria e lintero semantico: massima estensione della contraddizione C

Ma la dialettica penetra ancora pi profondamente nella strutturazione delloriginario: infatti lo sviluppo dellesposizione in SO mostra come la contraddizione C investa il fondamento non soltanto nella sua relazione generale a sue costanti, ma anche e anzitutto nella sua relazione allintero, alla totalit del campo semantico. Abbiamo visto infatti, in I, 1, 5, come sfruttando la RSF - che in SO formulata nellenunciato: La posizione di ogni significato implica necessariamente la posizione dellaltro da tale significato7 - il significato totalit del campo semantico sia stato guadagnato come costante persintattica: ossia come costante della forma semantica di qualunque significato, s che immediatamente contraddittorio che la posizione di qualunque determinazione non sia posizione di tale significato8. Ci vuol dire che lintero semantico limmediato, immediatamente presente: e perci - si affermava in quel luogo - anche se la relazione di implicazione della determinazione allintero guadagnata attraverso un processo mediazionale (in cui appunto la RSF funge da medio), lintero non risultato nel senso che esso sopraggiunga alla determinazione. Daltra parte, in SO affermata dapprima la possibilit o non contraddittoriet, e poi anche la necessit che un essere (un plesso semantico) non appartenga alla totalit dellessere immediatamente presente. La necessit, cio, che lintero campo semantico non sia presente: ovvero che lintero appaia, per
. SO, pp. 407 - 408. . Se infatti lintero semantico non posto, lesito della posizione del significato x (la quale vale pertanto come posizione astratta di x) non pu essere la posizione di un significato, poich qualunque significato y che sia posto nellesito [del concetto astratto di x] pu essere posto solo se siano poste le costanti che L-immediatamente gli convengono, e quindi solo se sia posto il tolto orizzonte della totalit del contraddittorio di y [RSF]; ma poich la posizione di questa costante immediata implica essenzialmente, come si visto, la posizione dellintero semantico, se questultimo non posto, non pu essere posta nemmeno quella costante immediata, e quindi nemmeno il qualsiasi significato y che dovrebbe comparire nellesito della posizione astratta di x. Lesito di questa posizione astratta dunque posizionalmente nullo. (SO, p. 411).
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I, 4. Determinazione completa

riprendere il linguaggio usato dallinizio di questo capitolo, formalmente, non concretamente. il caso anzitutto di approfondire la distinzione fra posizione formale e concreta dellintero9. La forma dellintero il significato intero semantico, o totalit del campo semantico, o semplicemente intero Lintero concreto la posizione ad un tempo di tale forma e del contenuto cui essa si riferisce: la materia semantica, costituita da tutti i significati. Lintero semantico - dice SO - sintesi della forma e della materia assoluta del significato10. Se la forma dellintero semantico non appare, nessun significato posto, appunto in quanto lintero costante persintattica. Se per non posta lassoluta materia semantica, lesito di questa non posizione non la nullit posizionale: dunque laffermazione secondo cui lintero non presente, non riguarda la forma di tale significato, che originariamente presente, bens la relazione fra il significato formale e ci a cui esso rinvia. Ebbene, la possibilit che lassoluta materia semantica (il contenuto dellintero) non sia presente implica che la struttura originaria sia contraddizione C, e cio sia contraddizione dialettica, in senso potenziato rispetto a quello determinato dallisolamento delloriginario da una sua costante in generale. Laccertamento di questa estensione avviene attraverso il teorema:

Ogni significato vale L-immediatamente come una costante del semantema infinito.11

Infatti, qualunque significato appartiene allessenza del significato intero campo semantico o totalit: ci significa che la non posizione di un qualsiasi significato implica la non posizione dellintero, stante che ogni significato pu apparire solo se appaiono tutte le sue costanti. Se dunque un qualsiasi significato non appare, la struttura originaria come apertura dellintero non posizione dellintero. Ossia, ci che originariamente appare come lintero non lintero, bens solo il suo significare formale: il quale si riferisce, in quanto intero campo semantico ad un altro (lassoluta materia semantica) che non appare. Ora,

Se quellaltro, che il termine del riferimento del significato formale, non presente, e se daltra parte qualcosa come intero semantico egualmente posto [], il riferimento ad altro cade su di s, ossia il riferimento si realizza senza che si realizzi il termine del riferimento; s che, come si diceva, ci che non lintero - appunto perch soltanto un significato astrattamente formale dellintero vien posto come lintero. chiaro che ci si pone qui dal punto di vista pi ampio dal quale pu essere considerata la contraddizione C.12
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. Cfr. SO, pp. 420 - 424. . SO, p. 420. 11 . SO, p. 422.


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12. Deduzione della finitezza dellapparire

Mentre nel pensiero contemporaneo la finitezza dellorizzonte della presenza, dellapertura in cui il Dasein consiste, assunta perlopi come una semplice asseverazione, in SO essa guadagnata con il rigore che compete ad unesplorazione delloriginario. Dapprima assunta come una possibilit, dal punto di vista di ci che SO chiama concetto a delloriginario. Il concetto a la posizione che tiene ferma soltanto limmediatezza fenomenologica e a questa si attiene, isolandola dallimmediatezza logica. Ora, nel concetto a non contraddittorio progettare che un plesso semantico ecceda la totalit del significato che immediatamente presente, ossia che lapertura attuale del significato non sia apertura della totalit concreta. Analogamente, non neppure contraddittorio progettare che la totalit dellapparire si determini secondo una configurazione diversa, da quella che attualmente gli compete. Il progetto, come apertura di possibilit, un problema: cio la situazione in cui laffermazione (qui: lintero semantico eccede la presenza) e la negazione (lintero semantico non eccede la presenza) stanno davanti come equipotenti, senza che luna possa togliere laltra. La struttura originaria dunque problematicit originaria13. Ma la semplice possibilit in s gi apertura della contraddizione C, gi il nascondersi dellintero semantico alla presenza. Infatti, sia che la soluzione del problema sia la nullit, sia che essa sia la positivit semantica delleccedenza progettata, che ci sia problema implica gi la non presenza di una positivit semantica: di quel positivo che consiste appunto nella soluzione del problema. Pertanto, se possibile che lapparire sia finito, necessario che lo sia, perch incapacit di risolvere tale possibilit in affermazione categorica. Dunque si deve affermare, anche attenendosi, come accade entro il concetto a, al mero orizzonte fenomenologico, che lapparire, lorizzonte della presenza, affetto da finitezza, e perci realizzazione della contraddizione C14.
. SO, p. 423. Cfr. Anche SdG, p. 167: Se il tutto non appare, non appare nulla. [...] Ma. Proprio perch lessere appare e scompare, il tutto non appare nella sua pienezza. Onde il tutto, che pure appare come tutto, non il tutto[...]. Se cio appare solo la forma ma non il contenuto del tutto (appunto perch il contenuto appare solo in parte), allora la forma diventa contenuto; ma la forma non il tutto (appunto perch soltanto la forma del tutto), s che ci che non il tutto significante come il tutto. . 13 . SO, p. 461. 14 . Se la posizione del piano semantico originario lapertura originaria dellintero, quel piano essenzialmente, o necessariamente, in quanto immediatezza attuale, relazione problematica allintero. [] Se dal punto di vista dellimmediatezza attuale non si in grado di affermare lequazione o la disequazione dellimmediatezza e dellintero, questa problematicit entra a definire o appartiene allessenza dellimmediatezza attuale[]. La proposizione: Loriginario lintero immediatamente autocontraddittoria. Ci significa che loriginario vale L-immediatamente come
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Ma il tema della finitezza dellapparire, in cui appare la struttura originaria, acquista ancora maggior rilevanza quando ci si pone dal punto di vista della strutturazione concreta delloriginario come intreccio di F- e L-immediatezza (superando cio il concetto a, la mera fenomenologia astratta): e questo il punto di vista dal quale la questione considerata in tutti gli scritti successivi a SO. Entra qui in gioco, per, laspetto pi noto del pensiero severiniano: laffermazione delleternit dellessere, la quale identica alla L-immediatezza come posizione del (senso autentico del) principio di non contraddizione. La deduzione rigorosa della finitezza dellapertura semantica cio inscindibile dallaporetica del divenire15. Il divenire dellessere appare, attestato dalla F-immediatezza: appare il mutamento semantico. Mentre cio il logo originario affermazione che la totalit concreta del campo semantico immutabile, appare che i significati presenti divengono: s che sembra che i due momenti essenziali della struttura originaria si contraddicano. Poich per ogni momento delloriginario, in quanto concretamente concepito, innegabile (essere loriginario significa appunto essere ci la cui negazione autonegazione), per s noto che tale contraddizione apparente, ed occorre esibirne lapparenza in concreto16. Ora laporia tolta appunto introducendo la disequazione fra la totalit dellesperienza e lintero semantico: poich cio lintero immutabile, la totalit semantica che appare, e che manifesta come diveniente, non lintero. S che si deve affermare non solo la possibilit, ma la necessit che lorizzonte attuale dellesperienza non sia la manifestazione concreta dellessere: che tale orizzonte, cio, sia finito17.

momento dellintero. [] Loriginario non lintero, appunto in quanto, come problematicit, non include il risolvimento della problematicit, non include cio la struttura semantica in cui consiste tale risolvimento. (SO, pp. 471 - 474) 15 . I luoghi della soluzione dellaporetica qui considerati sono il cap. XIII di SO, RP e PSRP. 16 . Per la verit, una motivazione della negazione agisce come effettiva solo quando riesce a presentare come fra loro contraddittori due asserti appartenenti alla struttura apofantica della verit. Si pu anche dire: solo quando riesce a mostrare che un asserto q tale da non poter essere negato, ed esso contraddittorio di un asserto p appartenente alla struttura della verit. Si pu dire anche cos. Ma se q tale da non poter essere negato, esso ha questa propriet in quanto appartiene o implicato dalla struttura originaria della verit []. Si tratta allora di smascherare, nella motivazione della negazione, quellelemento x, eterogeneo alla struttura originaria della verit (e cio attinto da forme di convinzioni che su tale struttura non si appoggiano), quellelemento x diciamo che, assunto come elemento veritativo, determina la situazione in cui p e q si presentano come contraddittori. La verit conosce a priori lesistenza di questa x; ma, come si diceva, deve risolvere lincognita, deve determinare in concreto il contenuto della x, mostrandone appunto leterogeneit rispetto alla struttura originaria (PSRP, pp. 83 - 84). 17 . Un positivo oltrepassa la totalit dellessere F-immediato, o La totalit del Fimmediato momento dellintero, sono cio proposizioni necessarie, L-immediate (cfr. SO, pp. 543 - 545).

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13. Nulla di ci che appare, appare cos come nel tutto: la differenza ontologica

La disequazione fra lapparire e lintero concreto, come massima estensione della contraddizione C, reca con s ci che RP chiama lautentica differenza ontologica. Qui entriamo nel cuore della questione dellinsaturabilit semantica: e qui emerge come tale questione sia pienamente posta e consaputa allinterno del pensiero severiniano. Se infatti tutto lessere immutabile, allora lessere che manifesto come diveniente altro da s in quanto immutabile. Il medesimo significato, che contenuto dellesperienza sottost a due determinazioni opposte (immutabile, diveniente), e quindi non medesimo, ma diverso18: in ragione dellimmutabilit dellintero concreto, si deve affermare che qualunque significato, che si manifesti nellesperienza, diverso da quello stesso significato in quanto momento della totalit del campo semantico. Il principio della differenza ontologica manifesta cos pienamente il suo carattere olistico e dialettico: da un lato il significato totalit del campo semantico costante di ogni significato. Dallaltro, ogni significato costante del significato totalit del campo semantico ( 11). Perci si deve dire che ogni significato costante di ogni altro significato, ogni significato in relazione necessaria ad ogni altro. Dunque, lapparire della parte senza lapparire del tutto una comprensione o manifestazione astratta dellastratto19: realizzazione della contraddizione dialettica. La contraddizione C investe lintero contenuto dellesperienza.

Proprio perch lapparire dellimmutabile processuale, limmutabile si rivela in parte. Il che vuol dire che la parte non si rivela nel tutto, non appare in quella beata compagnia, in cui pur si trova; e essenzialmente si trova. Lessere nel tutto non cio una propriet accidentale della parte []. La parte ci che nel tutto, ossia al suo significato - fiore, casa, stella - appartiene essenzialmente di trovarsi nel tutto. Se quindi la parte appare, ma non appare il tutto in cui la parte dimora, ci che allora appare non la parte nel significato concreto che ad essa compete in quanto dimorante nel tutto, ma un significato diverso dal significato concreto. Questo fondamentale principio, che racchiude lessenza stessa della dialettica, ha portata trascendentale20

Posto s come un qualunque significato nella sua relazione alla totalit concreta del campo semantico, se s appare isolato dalla totalit concreta (e questo accade nellapparire attuale in quanto apparire finito), ci che appare non s bens
. RP, p. 29. Altre formulazioni: Questo essere manifesto, in quanto immutabile si libra, in compagnia di tutto lessere, al di sopra di s in quanto diveniente. La totalit dellessere in quanto immutabile si raccoglie e si mantiene presso di s, formando una dimensione diversa da quella dellessere in quanto diveniente. 19 . PSRP, p. 102. 20 . PSRP, p. 101.
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una posizione astratta di s (sia ). E si deve affermare che

In quanto appare sola [come ], la parte [s] si altera e questa alterazione non pu essere che il suo impoverirsi o il suo impallidire rispetto al volto verace che le risplende nella compagnia beata dellimmutabile. [] Nulla di ci che appare, appare cos come nel tutto. [] Tutto ci che appare (e dunque anche lo stesso apparire) differisce pertanto dallessere: ma nel senso che ci che appare lessere stesso in quanto astrattamente manifesto, ossia lessere stesso nel suo nascondersi nellatto in cui si rivela21.

Dunque, il sillogismo modus tollendo tollens kantiano appartiene alla struttura originaria: loriginario affermazione che la posizione concreta (saturazione, completa determinazione) del significato implica la posizione della totalit concreta del campo semantico; e che, poich lintero non appare - poich lomnitudo realitatis posta formalmente, non concretamente - qualunque significato (inclusa la stessa struttura originaria) non pu essere posto concretamente. Nella teoria della contraddizione C e della differenza ontologica posto il tema dellinsaturabilit del significato, tanto caro al pensiero contemporaneo. Ed posto secondo i princpi della logica dialettica.

14. Determinatezza semantica e insaturabilit del campo semantico IV (Diventare dio nel neoparmenidismo)

Come abbiamo visto ( 4), la metafisica in generale, e quella hegeliana in particolare, la persuasione che il campo semantico sia, infine, saturabile. Certamente, anche per Hegel la coscienza abitata dalla finitezza. Ma la coscienza, in quanto disvelamento finito dellintero, non lultima forma del pensiero: il finito, essendo contraddizione, cacciato oltre di s e perisce, ma risolve effettivamente la contraddizione. Perci il perire, il nulla, non lultimo, ossia il definitivo, ma perisce22. Nel sapere assoluto, lintero si disvela nella sua concretezza e ogni contraddizione tolta. Il pensiero contemporaneo, al contrario, il rifiuto di ogni sostanza o saturazione del significato, dunque di ogni sapere assoluto. Nel pensiero contemporaneo, la finitezza dellapparire (delluomo, del Dasein) riconosciuta e difesa. E in Severino?
21 22

. PSRP, pp. 102 - 105. . SL, p. 130.

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Il paragrafo che conclude SO intitolato determinazione del compito originario. Il compito originario appunto il toglimento della contraddizione originaria o contraddizione C. Poich cio la struttura originaria apertura formale dellintero (cfr. 11), la contraddizione C tolta in quanto lintero campo semantico disvelato: Il compito delloriginario cio quello di essere lintero23. Ci accade quando la totalit delle costanti del significato originario S manifesta24 - e abbiamo visto in che senso ogni determinazione sia costante di S, anche quando non costante sintattica. La contraddizione per cui ci che non il tutto, essendone la mera forma, significante come il tutto, sarebbe tolta se il tutto concreto apparisse, cio se nellapparire veritativo il contenuto adeguasse la forma e la verit diventasse onniscienza25. In questo senso, il fondamento S cominciamento, e proprio nel senso hegeliano. Nella sezione conclusiva di SL, Hegel afferma che il cominciamento tale perch il contenuto suo un immediato, dunque esso in s la totalit concreta, ma non ancora posto, non ancora per s cotesta totalit. La totalit concreta invece, in quanto lesser per s di ci che nel cominciamento solo in s, raggiunta per mezzo della mediazione del conoscere, della quale luniversale e limmediato un momento, ma la verit stessa solo nel corso disteso e alla fine26. Ma questo per Severino un compito infinito27. Se chiamiamo uomo lapparire attuale in quanto finito, e chiamiamo dio lapparire, la coscienza in cui tutto svelato, si deve dire che luomo nel neoparmenidismo28 non pu diventare dio. Non pu divenire apertura infinita in cui lessere si svela nella sua pienezza. In primo luogo, necessario porre lapparire infinito (e, in questo senso, si deve dire che dio ): se infatti non vi fosse un apparire in cui ogni contraddizione, inclusa la contraddizione C, tolta, lessere sarebbe autocontraddittorio29. Ma

Lapparire finito non pu diventare lapparire infinito del tutto. Non pu diventarlo perch il tutto appare gi infinitamente, e dunque in un apparire diverso dallapparire attuale [] Nessun ampliamento consente allapparire finito di diventare apparire infinito: lapparire finito non pu diventare lessere stato da sempre lapparire di tutto.30

. SO, p. 424; corsivo mio. . Ci che in SO, p. 356, chiamato totalit del mediare. 25 . SdG, p. 173. 26 . Cfr. SL, pp. 939 - 957. 27 . Cfr. SO, p. 555. 28 . Uso il termine neoparmenidismo perch il modo in cui alcuni critici di Severino si riferiscono al suo pensiero, e questo capitolo in certo modo una risposta ai critici. Daltra parte, ho sempre trovato lespressione assai poco acuta: se infatti Severino fosse un nuovo parmenideo, non si capirebbe perch mai egli veda in Parmenide il padre del nichilismo. 29 . Lesistenza dellapparire infinito lesistenza del superamento di ogni contraddizione. Se una contraddizione non fosse tolta, lapparire finito sarebbe il punto di vista supremo (cio, sub eodem, controvertibile e incontrovertibile). Nel tutto eternamente tolta ogni contraddizione. ( SdG, p. 176) 30 . SdG, p. 175.
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Dunque la contraddizione C tolta allinfinito, e lessere destinato a restare infinitamente nascosto31: luomo , ed destinato a rimanere, apertura finita in cui lessere si d nascondendosi. Il che significa che anche nel pensiero severiniano la totalit del campo semantico , e rimane, insaturabile: e che non si d in tale pensiero n sapere assoluto nel senso hegeliano, n evasione dalla finitezza o impazienza del finito.

15. Verit e onniscienza (la struttura originaria come cominciamento logico)

Linsaturabilit del campo semantico rende controvertibile la verit ( 4). La verit negabile, in quanto non la verit del tutto. Anzi, nella prospettiva severiniana essa, in quanto significato S in cui si articola la struttura originaria, contraddizione originaria, o C: ossia ci che (in quanto contraddizione, appunto) per essenza il controvertibile, perch ci che deve essere negato. Ma pu linsaturabilit semantica, questo fondamentale principio, che racchiude lessenza stessa della dialettica, costituire unobiezione contro lo stare del de-stino, della struttura originaria? La contraddizione C, come visto, anzitutto determinata dallisolamento del significato S da sue costanti ( 8) - e il significato totalit del campo semantico costante di S. La semplice possibilit del sopraggiungere di costanti del tipo sn+m determina la contraddizione, poich lapertura di una possibilit (di un problema) allinterno delloriginario gi di per s implica una disequazione fra loriginario e lintero semantico ( 12): e quindi, implica lisolamento delloriginario da quella costante, che lintero semantico, oltre che da quella costante che lorganismo semantico, in cui consiste la soluzione del problema. Ebbene, se lisolamento di S da sue costanti determina lesser contraddizione dialettica da parte di S, ciononostante sulla base di S che si afferma tale isolamento, cos come il sopraggiungere di qualunque costante del tipo sn+m. La struttura originaria fonda laffermazione che la struttura originaria contraddizione.
. Cfr. SdG, p. 176. Cfr. anche RC, pp. 372 - 373: La totale manifestazione dellente gi da sempre compiuta. Questo compimento non un poi rispetto al prima dellincompiutezza. Quindi, ogni poi raggiunto dallinterazione dellapparire - ogni pi abbondante semina degli enti -, non colma la differenza tra il gi da sempre compiuto e ci che ed destinato a rimanere in via di compimento.
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I, 4. Determinazione completa

In primo luogo, le costanti del tipo imm (sn+m) sopraggiungono per analisi del significato originario, dunque il fondamento del loro sopraggiungere la posizione di S come includente tali costanti: linsieme delle connessioni Limmediate F-immediatamente note cio posto come includente il nesso Limmediato (analitico) per cui S include imm (sn+m): proprio in quanto loriginario S contraddizione, esso pu valere come lorizzonte entro cui possono 32 sopraggiungere le costanti di S . Per quanto riguarda poi le costanti del tipo med (sn+m), ossia che sopraggiungono attraverso la posizione di una struttura mediazionale, occorre dire che proprio la totalit dellimmediato, in quanto struttura originaria, ad essere il fondamento di ogni mediazione logica. Dunque S, in quanto piano dellimmediatezza che si manifesta in un orizzonte semantico finito - un orizzonte che non presenza dellintero - condivide, come gi anticipato, la posizione del cominciamento della logica dialettica hegeliana. Nella prefazione di FS, Hegel afferma che il cominciamento, essendo in s il vero e il principio del sapere, poi gi falso in quanto esso soltanto 33 principio. Perci lo sviluppo del principio la sua confutazione o negazione . Analogamente Severino afferma:

Proprio perch la totalit dellimmediato il vero fondamento, proprio per questo essa la verit nella forma dellassolutamente falso: nel senso che essa - in quanto soltanto fondamento, ovvero soltanto ambito del sapere immediato - posizione 34 assoluta, o integrale realizzazione della contraddizione C .

La struttura originaria, essendo forma finita della verit, inevitabilmente coinvolta nel rinvio semantico: poich per (OS) la compiuta saturazione o determinazione del significato esige la datit dellintero, stante che lintero non appare, il significato (ogni significato, anche S) insaturabile. Qualunque determinazione o significato sopraggiunga nellapparire, modifica il significato originario: S, in quanto isolato da un qualunque significato x, non S (bens, ad es., S1) in quanto tale significato sopraggiunge - e, come detto, qualunque significato costante di S, seppur non costante sintattica. S che anche del plesso semantico in cui consiste la struttura originaria si deve dire che esso insaturo, aperto a infiniti rinvii semantici. Anzi, per ottenere un mutamento semantico di S in S1 sufficiente la ripetizione di S, stante che la ripetizione dellidentico, come Hegel ben sapeva,
32 33

. SO, pp. 352 - 353. . Cfr. FS, p. 18. 34 . SO, p. 358.

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I, 4. Determinazione completa

gi sua differenziazione: S, in quanto detto una prima volta, non S in quanto ripetuto identicamente. E si badi che queste conclusioni sono state guadagnate, a partire dalla stessa esposizione della struttura originaria, sulla base dei princpi della dialettica delloriginario, e in particolare sulla base di RSF e (OS). Ma se vero che sulla base delloriginario che si afferma il coinvolgimento delloriginario nel rinvio semantico, allora, come detto nel precedente, questo rinvio non pu travolgere loriginario. Poich cio la confutazione, dice Hegel in SL, non che una ulterior determinazione del cominciamento stesso, cosicch il cominciante continua a stare alla base di tutto quel che segue, si deve dire che limmediato rimane assolutamente immanente 35 alle sue ulteriori determinazioni . Se cio loriginario lapparire dellintero semantico come identit con s (intreccio di F- e L-immediatezza), certamente, poich lintero appare formalmente e non come totalit concreta ( 11), la struttura originaria non per s lintero semantico o la totalit della verit (e dunque contraddizione dialettica). Ma in quanto essa la struttura originaria della verit, essa lintero in s: linstabilit o il mutamento semantico di S, implicato dalla non saturazione del campo semantico, pu essere solo il divenir per s di ci che, come cominciamento, soltanto in s. Si comprende dunque in che senso la struttura originaria contraddizione: lo non per quello che dice [non 36 autocontraddizione], ma per quello che non dice , ossia per il suo essere un dire 37 astratto: un dire che non dice la totalit concreta del campo semantico .

16. Nota: la dialettica come aporetica

35 . SL, p. 57. In SO, p. 357, Severino afferma che notevole rilevare come tutte queste considerazioni dello Hegel siano pienamente valide, o, forse meglio, si possano integralmente riferire o adattare al rapporto sopra indicato fra totalit dellimmediato e totalit del mediare. 36 . SO, p. 364. Cfr. anche p. 425: Questo essere in contraddizione, da parte delloriginario, non determinato [] da ci che loriginario , ma dal suo non essere qualcosa (appunto: non essere manifestazione dellassoluta materia semantica). 37 . In quanto la verit contraddizione, lincontrovertibile controvertibile, ma non nel senso che si debba negare ci che la verit dice, ma nel senso che si deve dire concretamente ci che la verit dice astrattamente. S che il suo dire, in quanto dire, resta al fondo del concretamente, e perci resta tolto (e quindi negato) non in quanto dice, ma appunto in quanto un non dire ( SdG, p. 167).

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I, 4. Determinazione completa

A conclusione del discorso sulla determinazione completa, aggiungiamo solo una breve serie di osservazioni su un secondo senso della dialettica della struttura originaria. NellIntroduzione di SL Hegel afferma:
Il concetto della scienza pura e la sua deduzione vengon dunque presupposti nella presente trattazione, in quanto che la Fenomenologia dello spirito non appunto altro che la deduzione di tal concetto. [] La scienza pura presuppone perci la liberazione dallopposizione della coscienza38.

In che senso la logica presuppone qualcosa? Il cominciamento della logica posto nellelemento del sapere assoluto: lidentit di certo e vero, che lesito della Fenomenologia. Ma lunico senso, secondo cui tale elemento risulta, o esito o mediato, pu essere quello secondo cui esso concepito concretamente, ossia in relazione alla sua negazione. Lidentit del certo e del vero cio mediata solo in quanto identit concreta, mediata dal toglimento della sua negazione o differenza dei due lati. Abbiamo visto nel precedente che la struttura originaria, come totalit dellimmediato, cominciamento nel senso dialettico hegeliano. Ora, poich il fondamento posto come fondamento solo in quanto esso negazione della sua negazione, si deve dire che limmediato mediato, o (originario) risultare, appunto in quanto relazione negativa alla propria negazione. Dunque la mediatezza del fondamento la stessa posizione concreta della totalit dellimmediato39. Ma la negazione del fondamento non , per cos dire, un punto semantico inesteso: essa una pluralit di forme, di strutture semantiche, o un sistema. S che, per questo lato, il concretarsi del cominciamento logico (o progressivo toglimento della contraddizione C) lo stesso relazionarsi di questo alle sue negazioni. Si apre qui un secondo e pi determinato lato della dialettica della struttura originaria: se infatti la dialettica, nel suo senso pi ampio e generale, la relazione logica fra concetto astratto (intelletto) e concetto concreto (ragione) dellastratto (cfr. I, 1), essa anche relazione, mediazione logica, fra loriginario e ciascuna delle sue negazioni. La dialettica si configura cio come aporetica delloriginario, e dispiega la sua natura di teoria del significato. Abbiamo visto che ogni concetto astratto dellastratto - ogni isolamento semantico - negazione delloriginario in quanto negazione della L-immediatezza (I, 1, 7). Si deve aggiungere, reciprocamente, che ogni negazione delloriginario un certo concetto astratto dellastratto. La struttura originaria infatti caratterizzata dalla forma dellautoinclusione, tipica delle determinazioni della logica dialettica e tanto avversata dalla logica isolante40. Poich, come detto, loriginario tale solo in quanto include, come tolta, la propria negazione in tutte le sue forme, loriginario la relazione fra s e la propria negazione, che include come
38 39

. SL, pp. 30 - 31. . SO, p. 366. 40 . Cfr. il cap. 3 di questa prima parte, dedicato alla soluzione dialettica del paradosso di Russell.

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I, 4. Determinazione completa

suo momento semantico41. Ora, se intendiamo per aporia la situazione in cui una certa negazione delloriginario riesce a stare come non tolta, ogni aporia realizza appunto un certo concetto astratto dellastratto:
Ogni negazione delloriginario concetto astratto dellastratto, perch ogni negazione una determinazione particolare delloriginario, che viene separata dalla relazione necessaria che la unisce, come negata, alla struttura originaria.42

Se ogni concetto astratto negazione del PNC, unaporia della struttura originaria per una forma di concetto astratto, che negazione del PNC non soltanto in quanto isolamento, bens in quanto isolamento di una certa determinazione. Il contenuto isolato dallaporia cio contraddizione, non solo perch isolato, ma anche perch quel certo contenuto, che esso . Mentre dunque lesito del concetto astratto di una qualunque determinazione a pu essere problematico (come visto in I, 1, 8, c) - ossia pu essere un qualunque contraddittorio di a, o il suo contrario, o anche la nullit posizionale -, laporia delloriginario, dice lIntroduzione di SO, una contraddizione determinata che implicata dallisolamento di una certa determinazione delloriginario da una certaltra, o da certaltre, o dalla totalit delle determinazioni delloriginario43. Ossia una situazione logica, nella quale consentito dire cosa accade quando una certa determinazione della struttura originaria viene isolata.

41 . La struttura originaria la relazione originaria tra il concetto concreto e la negazione dellaporia, ossia tra il concetto concreto e lisolamento che determina laporia (SO, p. 63). Il fondamento tale in quanto toglimento della sua negazione, onde la negazione appartiene o un momento essenziale della struttura del fondamento. (SO, pp. 367 - 368). 42 . SO, p. 43. Cfr. anche p. 370: Ogni negazione immediata del fondamento un concetto astratto dellastratto. Infatti, se ogni negazione immediata un momento astratto dellimmediato essa insieme un lasciar valere questo momento come lintero originario: nella misura appunto in cui il campo posizionale della negazione non include il suo toglimento, e quindi si costituisce come lintero. Dunque, proprio perch ogni negazione momento astratto dellimmediato, proprio per questo essa insieme concetto astratto dellastratto. 43 . SO, p. 62.

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II. COERENZA DELLA LOGICA DIALETTICA

Lintelletto [...] un cattivo modo di essere fedeli al principio di non contraddizione.

SEVERINO, La tendenza fondamentale del nostro tempo

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1. LA DIALETTICA E IL PRINCIPIO DI NON CONTRADDIZIONE

Lerrore un positivo, come opinione di ci che non in s e per s, la quale si sa e si afferma.

HEGEL, Scienza della logica

1. Prospetto del presente capitolo

Nella prima parte di questo scritto la dialettica stata considerata essenzialmente come teoria semantica (teoria del significato come unit degli opposti), e precisamente come semantica olistica (teoria della relazione del significato allintero). Il discorso dellintera seconda parte invece dedicato alla coerenza della dialettica e del suo metodo. Ci si rende necessario, perch il metodo dialettico fronteggia lobiezione di autocontraddittoriet: lobiezione secondo cui la logica dialettica negazione del principio essenziale della logica, il principio di non contraddizione. In quanto la RSF, e il metodo come relazione fra concetto astratto e concetto concreto dellastratto, sono momenti della struttura originaria (I, 1), loriginario sa gi a priori che lobiezione tolta (si veda in proposito I, 4, 13). Occorre per mostrare in concreto questo toglimento: perci prenderemo in considerazione alcune forme eminenti storicamente assunte dallobiezione, e le risposte fornite da Severino; egli infatti stato attento ed efficace difensore della dialettica hegeliana, nonostante lessenziale differenza fra questa e la dialettica della struttura originaria. Rispetto a tutto ci, il presente capitolo ha funzione introduttiva: ha il ruolo di depurare lobiezione al metodo delle sue forme pi

II, 1. La dialettica e il principio di non contraddizione

superficiali e meno coerenti. Esso gi unesposizione della critica severiniana ai critici della dialettica. Nella sua fase iniziale, per, la critica non ha ancora lo scopo di togliere lobiezione, bens di darle una forma pi coerente in vista del suo toglimento.

2. Realopposition e logica dialettica

Allinizio del capo primo del Tentativo per introdurre nella filosofia il concetto delle quantit negative, Kant distingue fra due tipi di opposizione; due cose si dicono opposte quando luna annulla ci che posto dallaltra. Ora la opposizione pu essere logica o reale: la prima

Consiste nellaffermare e negare contemporaneamente un predicato di una cosa. La conseguenza di tale nesso logico nulla (nihil negativum irrepraesentabile), come detto nel principio di contraddizione. [...] La seconda opposizione, reale, quella in cui i due predicati di una cosa siano opposti ma non per il principio di contraddizione. Anche qui luno annulla ci che posto dallaltro, ma la conseguenza qualcosa (cogitabile).1

Ad esempio: un corpo c ad un tempo in moto e non in moto (sia Mc Mc) un significato autocontraddittorio, non nulla. Nulla qui designa appunto il nihil negativum irrepraesentabile. Un corpo cui si applicano due forze uguali in direzioni contrarie (e quindi opposte, perch luna annulla ci che posto nellaltra) non un significato autocontraddittorio, non contiene note fra loro contraddittorie, come Mc Mc: un corpo in quiete. Anche in questo caso la conseguenza dellopposizione nulla. Non per il nihil negativum irrepraesentabile, bens un nihil cogitabile, un nulla che qualcosa (un positivo, un significato): e cio la quiete, che nulla-di-moto (nihil privativum, repraesentabile). Questo nulla lo zero della matematica, e il suo significato equivale a quello di negazione (negatio), mancanza, assenza, termini gi usati in filosofia2. Tutto ci dunque significa: lopposizione reale senza contraddizione. Qui i termini opposti, pur essendo tali che uno annulla ci che posto nellaltro, sono entrambi positivi, sono enti: e anche se sono simul, sub eodem, predicati del
. I. KANT, Tentativo per introdurre nella filosofia il concetto delle quantit negative, in ID., Scritti precritici, tr. it. a c. di P. Carabellese, nuova ed. ampliata a c. di A. Pupi e R. Assunto, Laterza, Bari 19902, p. 255. 2 . Cfr. op. cit., pp. 255 - 256.
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medesimo, non danno luogo a contraddizione. Pu conseguirne una mancanza, assenza, ma non sar il nihil negativum o absolutum, bens uno zero3; le quantit positive e negative, in matematica, danno luogo a questo tipo di opposizione: ad esempio, 100 talleri guadagnati e perduti, +100-100=0. Ora, anche se il mio stato patrimoniale ne esce inalterato, lo zero non il nulla, un positivo, un ente. A questo punto, per, la parola Realopposition ambigua; il Kant della Critica distingue, com noto, Realitt e Wirklichkeit; nel contesto del discorso kantiano del Tentativo, tuttavia, sembra che lopposizione sia senza contraddizione nella realt, nellente reale (ossia avente quel modo di esistenza, che Tommaso chiamerebbe esse in rerum natura); e che la opposizione logica, con contraddizione, si possa realizzare in intellectu. Questo comunque il modo in cui la distinzione stata intesa dai critici della logica dialettica, che hanno sfruttato ampiamente il testo kantiano contro Hegel e Marx. In Che cos la dialettica?4, Popper afferma che la logica dialettica sostiene appunto la realt della contraddizione, ossia che la contraddizione non deve essere negata alle cose, e ignora cos la distinzione kantiana5. La realt della contraddizione, la sua esistenza, qui intesa come posizione nel mondo (il Kant della Critica afferma appunto che lesistenza, non essendo un predicato reale, la posizione [Position] della cosa nel contesto della esperienza totale). Secondo Popper, ci viola il PNC perch

[...] il principio comporta che non possa mai darsi una contraddizione in natura [esse in rerum natura, direbbe Tommaso per lappunto] cio nel mondo dei fatti, e che questi non possano mai contraddirsi lun laltro. Sulla base invece della filosofia dellidentit di ragione e realt [lidealismo assoluto], si asserisce che i fatti possono contraddirsi lun laltro, dato che ci accade per le idee, e i fatti si sviluppano attraverso contraddizioni, proprio come le idee: il principio di contraddizione deve dunque essere abbandonato.6

La contraddizione invece nel pensiero, non nelle cose: una teoria che si
. Com noto, la distinzione torna al termine della appendice dellAnalitica trascendentale della Critica, dedicata allanfibolia dei concetti della riflessione, come distinzione fra oggetto vuoto di un concetto (nihil privativum: concetto della privazione di un oggetto) e oggetto vuoto senza concetto (nihil negativum). 4 . Il saggio, contenuto in Congetture e confutazioni (tr. it. di G. Pancaldi, Il Mulino, Bologna 1972, pp. 531 - 570), ha causato non pochi grattacapi ai dialettici, anzitutto ai marxisti. Qui assunto come paradigma di un tipo di critica, rivolta alla dialettica sulla base di una logica isolante,. 5 . [ I dialettici] amano servirsi del termine contraddizione, quando termini come conflitto, o magari tendenze opposte, oppure interessi opposti, ecc., sarebbero meno fuorvianti. (Op. cit., p. 547); Il mondo devessere regolato dalle leggi della logica dialettica ( questo il cosiddetto panlogismo). Dobbiamo quindi riscontrare nel mondo le medesime contraddizioni consentite dalla logica dialettica. Il fatto stesso che il mondo pieno di contraddizioni ci mostra, da unaltra angolazione, che il principio di contraddizione deve essere eliminato. [...] Ma solo un modo metaforico e impreciso affermare che, per esempio, lelettricit positiva e negativa sono in contraddizione fra loro. (Op. cit., pp. 558 - 559). 6 . Op. cit., pp. 558 - 559; corsivi miei.
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contraddice deve quindi essere dichiarata falsa e abbandonata. falsa necessariamente, perch non pu esistere un fatto mondano che la verifichi: non possono esistere fatti autocontraddittori7. Anche le opposizioni reali fra classi sociali, denunciate dal marxismo, non sono contraddizioni, ma conflitti, interessi opposti. Il loro toglimento non quindi necessario al pari di ogni toglimento di contraddizione, come invece vorrebbe il socialismo scientifico: al massimo, una esigenza morale. Secondo Severino, stato proprio un grande marxista come Lukcs a favorire lequivoco: nel primo saggio di Storia e coscienza di classe infatti egli afferma che, se si accetta la prospettiva delle scienze positive in cui la realt non pu essere contraddittoria, quando ci si imbatte in una contraddizione nello studio della societ (es. la contraddizione del modo di produzione capitalistico), questa sar senzaltro attribuita al pensiero, alla teoria sociale: si toglier la contraddizione cambiando la teoria, e non cambiando le cose; solo se la contraddizione nelle cose, la societ pu essere rivoluzionata8. In tal modo, il marxismo ha prestato un buon argomento allaccusa secondo cui la dialettica afferma la realt della contraddizione.9

3. Banalizzazione logica delle teorie autocontraddittorie

Largomentazione di Popper ha anche un lato pi strettamente logicoformale: secondo il c. d. teorema dello pseudo-Scoto, contenuto nelle Quaestiones in universam logicam, da una contraddizione (es. P P) si pu dedurre qualunque enunciato (sia Q). Infatti

(1) P P Q (2) (P Q) P Q
7 . Non sembra quindi, come invece ritiene Berti in Contraddizione e dialettica negli antichi e nei moderni (Lepos, Palermo 1987, p. 259), che Popper non abbia rilevato con sufficiente enfasi che la contraddizione falsifica le teorie che la contengono [...] in quanto non pu esistere nella realt. Il problema, casomai, nella distinzione fra esistenza nella realt ed esistenza nel pensiero della contraddizione, come ora si vedr. 8 . Cfr. TFT, pp. 152 - 155. 9 . Ci sono anche logici marxisti che finiscono col dar ragione a Popper: W. Krajewski (cit. da E. Berti, Contraddizione e dialettica cit., p. 280) ha affermato che le contraddizioni sociali denunciate della dialettica marxista sono conflitti reali, opposizioni di forze: la contraddizione solo nel pensiero e, se proficua (ossia fa sviluppare il sapere), allora dialettica. Certamente Lukcs avrebbe parlato di revisionismo...

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sono entrambi teoremi della logica classica: se dunque la contraddizione non negata, essa implica qualunque cosa, e quindi nulla: ex falso quodlibet. Una teoria che sostiene sia la affermazione, sia la negazione di un certo enunciato P, ossia che ospita una contraddizione determinata (P P), non ci dice (affermerebbe il Wittgenstein del Tractatus) se un certo stato di cose, raffigurato da P, sussista o no nel mondo. Ma se una contraddizione viene ammessa in una teoria, necessario che essa si diffonda ovunque, per il teorema dello ps. Scoto (che perci anche detto legge di diffusione): s che la teoria, consentendoci di dedurre qualunque enunciato (e dunque, anche la negazione di qualunque enunciato) dalla contraddizione ammessa, non ci fornir pi alcuna informazione.10 Ora ogni critica un rilevare una contraddizione (fra la teoria criticata e se stessa, o i fatti del mondo, o unaltra teoria): perci, afferma Popper, se si decide di non negare, bens di sostenere la contraddizione, se siamo disposti a rassegnarci di fronte alla contraddizione, non vi pu essere critica, perch non c ragione di negare la teoria criticata. Dunque non vi pu essere progresso razionale, n scienza. Perci la dialettica un dogmatismo di tipo estremamente pericoloso: sia perch qualunque teoria che, ispirandosi alla logica dialettica, lasci essere la contraddizione, ne viene banalizzata in virt del teorema dello ps. Scoto, sia perch allora essa non ha pi bisogno di temere alcun attacco; ogni attacco appunto il rilievo di una contraddizione11. La dialettica funziona come teoria descrittiva empirica12, fattuale ma non necessaria, di certi processi storici. Al massimo, pu rendere bene lo sviluppo del sapere, anche se meno del metodo per prove ed errori, ma non ha una qualsiasi somiglianza con la logica13.

4. Negazione della contraddizione

Forse Hegel avrebbe veduto nellaffermazione che tutto pu venire dalla contraddizione il vero segno della sua onni-potenza: dio giorno-notte, inverno. I logici parlano anche di inconsistenza o sovracompletezza delle teorie autocontraddittorie. Al teorema dello ps. Scoto sono state peraltro opposte obiezioni, nellambito delle c.d. logiche paraconsistenti, o in quanto si rifiuta il teorema (1), o in quanto si cerca di mostrare che vi almeno un enunciato indeducibile da una contraddizione. Si veda in proposito II, 2, sulla formalizzazione della dialettica. 11 . Cfr. K. Popper, Che cos la dialettica?, cit., pp. 538 - 539. 12 . Op. cit., p. 548. 13 . Op. cit., p. 547.
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estate, guerra-pace, saziet-fame, dice Eraclito. Ora noto che non vi proposizione di Eraclito che Hegel non abbia assunto nella sua logica: e certo, in P, in quanto finito (e, aggiungiamo noi, astrattamente concepito), non pu esserci tutto (non pu esserci P, tutto ci che altro da P: e la dialettica negazione di questo isolamento di P). Nellunit di P e di P, nellunit degli opposti, che lAssoluto, invece posto lintero (Cfr. I, 1). Ma a parte questo, perch la contraddizione deve essere negata? I critici del marxismo sostengono che il toglimento del capitalismo al massimo unesigenza morale, non una necessit logica (perch il capitalismo una Realopposition, non una contraddizione). Sembra per che in Popper la stessa negazione della contraddizione sia unesigenza morale:

[...] se non accettiamo mai una contraddizione, soltanto per questa nostra determinazione che la critica, cio il rilievo che diamo alle contraddizioni, ci induce a cambiare le nostre teorie e dunque a progredire. [...] Dobbiamo dunque dire al dialettico che non pu seguire entrambe le vie: o interessato alle contraddizioni in ragione della loro fertilit, e allora non deve accettarle; oppure disposto ad accettarle, e allora saranno sterili e la critica razionale, la discussione e il progresso intellettuale, saranno impossibili. [...] unicamente la nostra risoluta decisione di non ammettere le contraddizioni a indurci a ricercare attentamente un nuovo punto di vista, che ci consenta di evitarle.14

Ora, a parte lincongruenza di prospettare un aut-aut al dialettico, e cio a colui che si vuole sia negatore del PNC (visto che la negazione del PNC consiste appunto nel sostenere entrambi gli aut, nel volere entrambe le vie, nellaffermare insieme la tesi e lantitesi): a parte ci, se fosse per la nostra risoluta decisione che le contraddizioni debbono essere negate, perch non decidere altrimenti? La risposta di Popper che ci porterebbe allesaurimento della critica, e quindi al crollo della scienza15. Il che vuol dire - afferma Severino - che a chi non importa nulla di questo crollo e di questo insuccesso consentito di continuare a contraddirsi16. La negazione del PNC certamente irrazionale: ma se per le conseguenze pragmatiche di tale negazione che il PNC va accettato, ossia perch non si deve essere irrazionali o rinunciare alla critica, allora largomentazione popperiana , al massimo, una variante delllenchos pragmatico aristotelico: in cui si mostra che la negazione del PNC sconfermata dalla prxis del negatore, che non si getta in un pozzo, perch sa che non lo stesso cadervi e non cadervi17 (o che non rinuncia alla critica e alla scienza, perch non si deve essere irrazionali). Ora, in relazione alllenchos pragmatico, afferma ancora Severino, La critica di Nietzsche al principio di non contraddizione pienamente valida18: la volont di potenza, che volont di vivere, ci per cui il negatore non si getta nel pozzo; ed per quella forma di volont di potenza che la volont di criticare e di dominare
14 15

. . 16 . 17 . 18 .

Op. cit., pp. 538 - 539; corsivi miei. Op. cit., p. 546. TFT, p. 94. Cfr. Met. , 1008b 15 - 17. TFT, p. 103.

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con la scienza il mondo, che siamo risolutamente decisi a negare la contraddizione. Ma la volont di potenza non verit, dxa, e il razionalismo, allora, una fede irrazionale nella ragione (come ha dichiarato lo stesso Popper ne La societ aperta e i suoi nemici, XXIV, 2)19. La affermazione del PNC una asseverazione (una dxa, una fede nella ragione) quando non appare il motivo per cui il PNC deve essere affermato, ossia quando non appare la struttura semantica, che esibisce lautonegazione della negazione del PNC: llenchos. Ma poich tale struttura momento semantico della stessa immediatezza del logo, la posizione del PNC, in cui llenchos non appare, una posizione formale del PNC, in cui questo appare isolato da una sua determinazione necessaria: in cui dunque si realizza un certo concetto astratto o isolamento semantico, e cio una certa negazione del PNC stesso. Isolato dalllenchos, il PNC come una spada invincibile, in mano a uno che non sappia di avere in mano una spada invincibile20, e dunque pu essere ucciso dal primo venuto (e merita di esserlo). La posizione formale della non contraddizione posizione autocontraddittoria: e dunque, lo stesso discorso di coloro che imputano alla dialettica la negazione del PNC, ma ritengono si possa decidere pro o contro di esso, a realizzare una certa negazione del PNC.

5. Posizione della contraddizione come non tolta

Ma la persuasione che la contraddizione possa non essere negata (quando, per lappunto, manca la nostra risoluta decisione a negarla) va incontro a unaltra, altrettanto grave aporia. Questa lesplicitazione dellambiguit contenuta nella distinzione kantiana fra opposizione logica e reale, per la quale sembra che la contraddizione non possa esistere, nel senso dellavere lesse in rerum natura: lesistenza nel mondo dei fatti, dice Popper. Si dice che la contraddizione ideale, non reale: ma cosa significa qui ideale? Se si ritiene che il pensiero sia libero di contraddirsi, appunto in quanto, se non lo fa, perch ha deciso di non farlo, si dovr concludere che la contraddizione accade per le idee, come afferma Popper, ossia che si realizza: si realizza precisamente quando il pensiero decide di contraddirsi, di lasciare la contraddizione come non tolta (e quindi di rifiutare la critica, la scienza e il progresso razionale); accadere o realizzarsi qui vogliono dire che la contraddizione in certo modo esiste, anche se in un modo diverso dallesse in rerum natura, o da quella che Kant chiama posizione della cosa nel contesto
19 20

. Cit. in TFT, p. 94. . RP, p. 41.

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dellesperienza globale. Ideale, dunque, significher che essa sussiste nel pensiero che si contraddice: sussiste, come contenuto della dxa del pensiero irrazionale (che si oppone alla dxa del pensiero razionale, risoluto a evitare la contraddizione). E riesce a starvi come non tolta, non negata. In tal modo, la divergenza fra dialettici e antidialettici si ridurrebbe al disaccordo fra coloro per i quali la contraddizione esiste nel pensiero e nelle cose (Hegel, Marx), e coloro per i quali essa si pu realizzare nel pensiero, ma non nelle cose (Popper). Ora, che la contraddizione possa realizzarsi, ossia possa stare come non tolta anche solo nel pensiero (come esistenza ideale), una negazione del PNC. Per comprendere ci per necessario riprendere il testo aristotelico di Met. , nella lettura, di grande spessore teoretico, datane da Severino in , nella parte aggiunta di EN. Qui si mostra come la negazione del PNC, in tutte le sue forme, rimanga necessariamente inconscia. Rimane inconscia, non nel senso psicanalitico del termine, bens nel senso che tale negazione, ovvero la contraddizione stessa, non pu apparire come tale, e, in tal senso, essere nella coscienza: ossia, non pu essere posta in alcun modo, se non come tolta, negata. Come gi affermato, il principio di non contraddizione dellOccidente secondo Severino non lautentica L-immediatezza, ossia il momento logico della struttura originaria. Anzi, proprio il saggio dedicato in buona parte alla critica del principio di non contraddizione della tradizione, che il principio del nichilismo. Ciononostante, la struttura logica formale dellargomento aristotelico sulla necessit di porre la contraddizione come tolta appartiene gi da sempre alla struttura della Necessit21, ossia momento semantico della struttura originaria. Largomentazione di (1005b 11 1005b 31), fa notare Severino, si articola in tre punti, che si configurano come identificazione del PNC attraverso il riconoscimento della sua propriet essenziale. (a) La pasn bebaiotte arch, Il principium firmissimum omnium, pu essere infatti solo quel principio, dice Aristotele, intorno al quale impossibile trovarsi in errore (ed anzi, aggiunge Met. 1061b 34 - 35, sempre necessario essere persuasi del contrario dellerrore, ossia essere nella verit)22. Infatti esso per s massimamente noto, poich ci che si dimostra per s meno noto di ci mediante cui lo si dimostra, o le premesse sono per s pi note delle conclusioni: ora il PNC il principio o premessa di ogni dimostrazione, e ci si pu trovare in errore solo a proposito di ci che si ignora. Quindi il principio cos formulato: (b) (F1) impossibile che la stessa cosa convenga e insieme non convenga a una stessa cosa e per il medesimo rispetto
. A, p. 429. Si veda III, 1, 1, sul senso della ripresa della forma logica di simili argomenti nel pensiero severiniano. 22 . Dire quindi che intorno a questo principio necessario essere sempre nella verit, significa dire che intorno ad esso necessario essere sempre allinterno di esso. Che non per nulla un circolo vizioso, giacch, se tale principio sta al fondamento del sapere, la verit in cui necessario trovarsi a proposito di esso non pu essere qualcosa di diverso da esso (o comunque qualcosa che non lo comprenda). (A, pp. 424 - 425).
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(c) Quindi si dimostra che il principio enunciato in (b) effettivamente il principium firmissimum omnium, perch gli compete la propriet affermata in (a): ossia che (b) soddisfa la condizione richiesta perch il principio intorno al quale impossibile trovarsi in errore. Infatti - continua Aristotele, fornendo una seconda formulazione del principio, la c.d. formulazione psicologica - (F2) impossibile che uno stesso creda, ad un tempo, che la stessa cosa sia e non sia. Ma il principio (F1) formulato in (b) una definizione dellimpossibile. Esso dice che cosa limpossibile, e cio appunto la contraddizione: che la stessa cosa convenga e insieme non convenga a una stessa cosa e per il medesimo rispetto. Perci trovarsi in errore a proposito di tale principio significa affermare limpossibile, porre la contraddizione: ovvero lasciarla apparire come non tolta, o essere convinti (della verit) della contraddizione23. Ci che qui si sostiene, dunque, limpossibilit che la contraddizione appaia (sia posta, pensata) come pura contraddizione: se intendiamo lesistenza, in senso trascendentale, come posizione della cosa (posizione ideale - nel pensiero - , o reale - esse in rerum natura -), dobbiamo dire che alla contraddizione va negata lesistenza appunto in senso trascendentale. La contraddizione non pu sussistere, come pura contraddizione, non tolta, non negata, n nel pensiero n nella realt. In 1005b 22 ss., Aristotele dimostra questa necessit. La dimostrazione in questione non una prova (della verit) del PNC, che com noto non viene provato se non elencticamente. Questa prova invece una deduzione logica (diversa dunque dalllenchos) da due premesse (siano (P1) e (P2)), che mostra come il PNC sia il principio intorno al quale impossibile trovarsi in errore. Essa assume come sua prima premessa lo stesso PNC (e pu farlo, appunto perch non si tratta di mostrare la verit del PNC, cadendo dunque in una petitio principii). Di esso Aristotele ci d una terza formulazione (F3): poich infatti (P1), (F3) I contrari non possono insieme inerire alla stessa cosa, e (P2) unopinione vale come il contrario dellopinione contraddittoria, allora chiaro che impossibile che la stessa persona creda insieme che una cosa sia e che questa stessa cosa non sia: chi si ingannasse in questo modo avrebbe infatti, ad un tempo, opinioni contrarie. Quanto alla (P2), occorre tener presente che i contrari sono i massimamente opposti entro lo stesso genere. Ora due opinioni, ossia due dxai, due proposizioni contraddittorie (siano ad es. Fa e ~Fa), sono fra loro contrarie. Infatti esse sono i massimamente opposti entro il genere proposizioni sulla
. Cfr. A, p. 426: Laffermazione dellimpossibilit di quella convinzione non quindi una ripetizione che indica una variante della formulazione del principio gi data nel secondo passo: laffermazione di tale impossibilit affermazione dellimpossibilit dellesistenza di quella convinzione. Ma limpossibilit la contraddittoriet stessa dellente (cos come la necessit, e quindi, la necessit di essere sempre nella verit, la negazione della contraddittoriet, ossia il principio stesso). Mostrare limpossibilit dellesistenza della convinzione che la stessa cosa sia e non sia quindi mostrare la contraddittoriet di tale esistenza..
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propriet F di a. Dunque, se una stessa persona (soggetto, coscienza, orizzonte della presenza, etc.) credesse che la stessa cosa sia e non sia ( o che Fa ~Fa), ovvero se lapparire assumesse una configurazione in cui presente tale persuasione, si verificherebbe limpossibile situazione in cui i contrari (appunto le due persuasioni contraddittorie, Fa e ~Fa) ineriscono allo stesso, ossia appunto al medesimo orizzonte dellapparire. Dunque, le tre celeberrime formulazioni del PNC contenute in questo brano di non sono uninutile ripetizione, quasi che Aristotele non sia riuscito a controllare il rapporto esistente tra la molteplicit di formulazioni del principio, che egli, in questo testo, andava mettendo una accanto allaltra24. La triplicit invece esattamente funzionale allargomentazione che abbiamo articolato nei punti (a) (c): e cio alla prova che il PNC gode della propriet che su di esso non si pu errare. Questa prova si fonda sullo stesso PNC:
Proprio perch impossibile che la stessa cosa sia e non sia, proprio per questo impossibile lesistenza dellerrante, cio della convinzione che la stessa cosa sia e non sia. [] dunque lo stesso principium firmissimum il fondamento dellaccertamento della necessit di trovarsi sempre nella verit intorno ad esso.25

6. Isolamento semantico e contraddizione

Naturalmente, limpossibilit che la contraddizione appaia come non tolta non impossibilit dellerrore come tale: non cio impossibilit che esistano teorie, asserzioni, strutture semantiche autocontraddittorie. Il discorso aristotelico di ci obbliga per ad affermare, daccapo, una tesi essenziale della logica dialettica: e cio che lisolamento semantico lessenza dellerrore26. Pi precisamente, lerrore possibile solo sulla base di un certo isolamento o concetto astratto, s che lisolamento si configura come condizione trascendentale di possibilit dellerrare, del contraddirsi. Analizzando la struttura del concetto astratto dellastratto, abbiamo visto (I, 1, 8) che la contraddizione in cui consiste un certo isolamento - identificazione
. A, p. 425. . A, p. 428. Cfr. anche TEU, p. 204: Ma lapparire della contraddizione non pu essere la semplice certezza della tesi e insieme dellantitesi. La modalit, secondo cui appare la contraddizione, non pu essere la pura contraddizione. Essere certi della tesi significa infatti non essere certi dellantitesi. Pertanto, essere insieme certi della tesi e dellantitesi significa essere e non essere certi della tesi (e dellantitesi). Ma la verit dellessere, come impossibilit che lessere sia non essere, con ci stesso impossibilit che la certezza della tesi (o dellantitesi) non sia certezza della tesi (o dellantitesi). Se la modalit, secondo cui appare la contraddizione, fosse la pura contraddizione, allora lapparire della contraddizione sarebbe impossibile (sarebbe un niente): sarebbe impossibile contraddirsi. Se il contraddirsi un puro esser convinti della tesi e insieme dellantitesi allora non ci si pu contraddire. 26 . Ricordiamo ancora lintroduzione di SO, in cui Severino afferma che tale tesi formale il reale punto di contatto de La struttura originaria col pensiero hegeliano (p. 57).
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della posizione formale di a (non-a, ) con la sua posizione concreta - non appare come tale allinterno della medesima persuasione isolante. Se infatti fosse noto, entro il concetto astratto di a, che porre a astrattamente porre , ossia un altro da a, un non-a, allora il concetto astratto dellastratto sarebbe posizione della contraddizione come non tolta, o apparire della pura contraddizione: sarebbe cio quel trovarsi in errore intorno al PNC, che largomentazione di Met. ha escluso sulla base dello stesso PNC. Se cio, entro il concetto astratto, apparisse il plesso semantico che afferma appunto: la posizione formale di a posizione di un non-a (affermazione che realizza il concetto concreto di a), se questo plesso semantico fosse qui saputo, allora il concetto astratto sarebbe compresenza (dellaffermazione) di s e (dellaffermazione) della propria negazione, sarebbe compresenza di queste due affermazioni: a in quanto posto astrattamente a, e a in quanto posto astrattamente non-a; s che si verificherebbe la situazione in cui allo stesso (concetto astratto o persuasione isolante) inerirebbero i contrari, o le due affermazioni contraddittorie: situazione che largomentazione di ha escluso. E tale argomentazione formale, ripetiamolo, momento semantico della struttura originaria. In generale, lerrore, la negazione della L-immediatezza o PNC, possibile solo in quanto limplicazione fra la struttura semantica in cui consiste lerrore, e tale negazione, non appare entro lerrore medesimo. Se P un organismo semantico autocontraddittorio, esso possibile (ossia pu essere posto, apparire come non tolto) solo se non appare che P Q Q (o una qualunque altra contraddizione): ossia, solo se P appare isolato da ci che esso implica necessariamente. Se invece appare che P implica Q Q, ossia se P appare nella relazione concreta con ci che esso implica necessariamente, allora, poich necessario che la contraddizione non appaia come pura contraddizione, necessario che P: cio necessario che lerrore non riesca a stare, a sussistere, bens che sia (e appaia come) negato. Qui troviamo lautentica motivazione per cui

P (Q Q) P (reductio ad absurdum)

un teorema della logica.

7. Contraddizione e contraddirsi

La deduzione della possibilit dellerrore come negazione della L-

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immediatezza, per, richiede unulteriore condizione. Non soltanto infatti la negazione del PNC pu sussistere solo se essa non appare a se stessa come tale (ossia solo se appare isolata dal suo essere tale negazione). Per spiegare la possibilit della negazione del PNC, occorre anche introdurre lessenziale distinzione, che ritorna in tutti i libri maggiori di Severino, fra due sensi della contraddizione: (c1) il contenuto della contraddizione, e (c2) il contraddirsi 27. Il contenuto della contraddizione ci di cui il PNC dice: non . ci che vi negato in senso trascendentale, ci a cui non pu competere alcun modo di esistenza. La contraddizione (c1) limpossibile, il necessariamente inesistente, il senso stesso dellimpossibilit: il nihil negativum o absolutum. Il contraddirsi invece non il nulla, un positivo, un ente, e in questo senso, la contraddizione (c2) pu realizzarsi ed reale nel mondo. Questo il senso secondo cui in SO si afferma che il fondamento contraddizione, si afferma la realt della contraddizione C (cfr. I, 4, Determinazione completa):

[...] Se il pensiero non deve cadere in contraddizione ci non significa che non vi possa cadere. Infatti, contraddirsi non significa che [c1] il dire sia esso in quanto tale un non dire, o che laffermare sia esso in quanto tale un negare. Contraddirsi [c2] significa affermare e negare la stessa cosa: dove laffermare si realizza come un affermare, e il negare come un negare. [...] Se, pertanto, il contraddirsi [c2] fosse un affermare che esso in quanto tale un negare [c1] cadere in contraddizione significherebbe cadere in nulla (e quindi non vi sarebbe nemmeno qualcosa come un cadere) - appunto perch un affermare, che sia esso in quanto tale un negare, non - e perci significherebbe non essere nemmeno nella contraddizione. [...] La contraddizione C appartiene a questa seconda struttura del contraddirsi [c2]28

Sussiste per laporia per cui anche del contenuto della contraddizione (c1), del nihil negativum, si deve dire che , un positivo ed un significato determinato. Se infatti il contraddirsi reale, lo perch il contenuto del pensiero che si contraddice appunto tale contenuto e non altro. Questa aporia, la celebre aporia del (positivo e determinato significare del) nulla, affrontata in SO, IV, e sar da noi trattata pi avanti: e si vedr che proprio la distinzione fra i due sensi della contraddizione a consentire il suo risolvimento. Se dunque alla contraddizione (c1) va negata ogni forma di positivit o realt, pu ben essere reale la struttura semantica autocontraddittoria. Pu esserlo, sia in quanto non , essa, una contraddizione (c1) realizzata, sia in quanto non vi appare limplicazione fra ci che posto in essa e la posizione della contraddizione: ossia in quanto il plesso semantico autocontraddittorio isolato da tale
. Cfr. SO, IV, pp. 230 - 233, VIII, p. 347; EN, pp. 203 - 215 e 432 - 434; AT, cap. 2; TFT, pp. 150 - 157. 28 . SO, VIII, p. 347; corsivi miei.
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implicazione. Non esiste la contraddizione, ma esiste il contraddicentesi: lessere non contraddittorio (non il non essere) ma lapparire sempre in contraddizione. Lessere incontraddittorio, ma luomo si contraddice29. Ci di cui il pazzo persuaso nulla, ma il pazzo non , egli, un nulla: reale, e agisce nel mondo. E il dialettico Marx non nega il PNC, affermando che il capitalismo una contraddizione che esiste, come vorrebbero i popperiani; bens afferma che il capitalismo, che esiste e non , esso, una contraddizione, si contraddice in quanto esso un modo di pensare, e precisamente quello in cui consiste lintelletto che separa i vari aspetti del mondo30. E il capitalismo , naturalmente, anche un agire guidato da tale modo di pensare contraddittorio. Mancando della distinzione fra (c1) e (c2) invece, afferma Severino, poich anche i matti si contraddicono, i popperiani direbbero che gli psichiatri che tentano di curarli riconoscono la realt della contraddizione e vanno quindi anchessi contro il principio supremo della scienza 31.

8. Hegel e la domestica (recupero dellobiezione e prospetto)

In una lezione veneziana sulla logica dialettica, il prof. Severino ci disse che considerare Hegel un negatore esplicito del PNC equivale a credere che egli non sapesse neppure ci che anche la sua domestica sapeva: che cio lente incontraddittorio. Per ripetere proprio unaffermazione hegeliana, la forma immediata della critica popperiana alla dialettica tratta Hegel come un cane morto. Gli nega cio la conoscenza di ci che deve essere necessariamente posseduto da chi vuol apprendere checchessia32. Eppure, quanto detto fin qui pu avere leffetto di disorientarci ancor pi. Non ha Hegel affermato che tutte le cose sono in se stesse contraddittorie? Non ha iniziato la Logica con lidentificazione di Sein e Nichts, e sostenuto che la contraddizione addirittura F-immediata (La comune esperienza riconosce poi essa stessa che si d perlomeno una quantit di cose contraddittorie 33)? Le aporie finora imputate ai critici della logica dialettica in realt non hanno affatto tolto la critica come tale. Esse hanno avuto lo scopo di darle coerenza,
. SdG, p. 171. . TFT, p. 160. 31 . TFT, p. 163. 32 . Cos dice Aristotele nei Secondi Analitici, 72a, 17. Si parla qui, com noto, degli assiomi, e lassioma per eccellenza appunto il PNC. 33 . SL, pp. 490 - 491.
30 29

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II, 1. La dialettica e il principio di non contraddizione

cio di attribuirle maggior forza teorica: se infatti necessario che la contraddizione appaia come tolta, ossia che le sia negata lesistenza in senso trascendentale; e se la contraddizione va negata non per nostra ferma risoluzione, ma perch la negazione del PNC autonegazione; ciononostante lobiezione di contraddittoriet rivolta alla dialettica rimane, perch pu essere tolta in concreto solo se si mostra che il metodo dialettico, o relazione fra concetto astratto e concetto concreto dellastratto, in quanto tale negazione della contraddizione. A questa tematica sono dedicati i capitoli seguenti. Qui in primo luogo considereremo alcuni tentativi di formalizzazione della logica dialettica, proposti per rispondere alla critica pi strettamente logico-formale avanzata da Popper attraverso il ricorso allargomento dello ps. Scoto: tentativi realizzati perlopi nellambito delle cosiddette logiche paraconsistenti. In secondo luogo, guarderemo a una pi compiuta ripresa della distinzione kantiana dei tipi dopposizione, facendo riferimento alla paradigmatica discussione fra Severino e L. Colletti proprio sulla questione della dialettica. Attraverso il pensiero severiniano, recupereremo la forma essenziale della dialettica come relazione fra concetto astratto e concetto concreto dellastratto, per mostrare come tale forma (il metodo dialettico) si strutturi come una tautologia: e dunque, come sia ben lungi dallessere negazione del principio di identit-non contraddizione, configurandosi anzi come la pi coerente posizione di tale principio, realizzata nellambito della logica occidentale. In terzo luogo esamineremo, alla luce di queste acquisizioni, il rapporto positivo fra logica formale e logica dialettica: il rapporto per cui la dialettica include in s la logica formale, ponendosi come una sua estensione.

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2. TENTATIVI DI FORMALIZZAZIONE DELLA DIALETTICA

Bisogna dire pubblicamente ed apertamente che Hegel era pi rivoluzionario di tutti i suoi discepoli messi insieme.

BRUNO BAUER, La tromba del giudizio universale contro Hegel

1. Difendere lindifendibile
Molti logici si sono impegnati nel tentativo di rispondere alle critiche dei popperiani sulla dialettica. Si cercato soprattutto di mostrare che la dialettica non va incontro alle conseguenze banalizzanti, denunciate da Popper attraverso lo sfruttamento del teorema dello ps. Scoto: di mostrare che il metodo dialettico un sistema di calcolo logico efficace, che ci consente di derivare conclusioni da premesse, e non di dedurre qualunque cosa da qualunque altra. Una preziosa antologia a cura di D. Marconi, La formalizzazione della dialettica, contiene i tentativi pi importanti effettuati in questa direzione, che ora esamineremo. Cercheremo di mostrare che tali proposte di formalizzazione difendono lindifendibile, ossia che, nellintento di valorizzare la dialettica, cominciano con linterpretarla come ci che non pu essere difeso, (a) o perch, cercando di mostrare che essa non nega il PNC, la ri(con)ducono ai principi della logica formale, specialmente alle logiche polivalenti o al calcolo delle relazioni: e quindi non vedono la dialettica come quella critica radicale della logica formale, che essa ;

II, 2. Tentativi di formalizzazione della dialettica

(b) oppure perch, interpretandola alla luce delle c. d. logiche paraconsistenti o non scotiane, accettano che la dialettica neghi effettivamente il PNC, ma negano che vada incontro a banalizzazione logica. Finiscono cos col ritenere che la dialettica funzioni come metodo razionale, non per la posizione della contraddizione, ma nonostante questa posizione. In tal modo per, essa non difendibile appunto per quellaspetto o lato, per il quale essa nega il PNC; bens difendibile solo per quellaltro lato, per il quale essa funziona come metodo del calcolo logico, pur con linconveniens di essere (parzialmente) autocontraddittoria. Questi tentativi dunque, pur essendo certamente costruzioni logiche assai pregevoli, iniziano proprio concordando con linterpretazione che la logica dellintelletto d della dialettica: o perch - nel caso (a) -, leggono la dialettica rimanendo allinterno delle categorie dellisolamento (giudicano la ragione dal punto di vista dellintelletto, direbbe Hegel) e cercano perci di esorcizzare la contraddizione; oppure perch - nel caso (b) - per proteggere la dialettica avvertono il bisogno di condurla al di fuori dellesigenza classica della non contraddittoriet, appunto rivolgendosi alle logiche non scotiane o paraconsistenti: e quindi lasciano ai critici della dialettica la possibilit di imputarle tutti i difetti delle logiche non standard, cui stata ricondotta. Vedremo nel cap. seguente come invece, nella prospettiva di Severino, la dialettica venga difesa senza uscire dallesigenza della non contraddittoriet, e senza ridurre la dialettica alla logica isolante: riconoscendo invece la dialettica come posizione pi concreta e coerente dei princpi logici, rispetto alla logica formale tradizionale. Una prospettiva, dunque, che sconfigge la logica isolante sul suo stesso terreno, ossia la richiesta di coerenza, di non contraddittoriet. Ma proprio perch la sconfigge sul suo terreno, la invera anche e la perfeziona.

2. Livelli della negazione


Quanto ai tentativi del tipo (a), spicca anzitutto il saggio di Leo Apostel, Logica e dialettica in Hegel34. Lintento di Apostel mostrare che, contrariamente alla opinione di maestri autorevoli come Bertrand Russell e Karl Popper, la logica simbolica contemporanea come tale non affatto incompatibile col pensiero dialettico. A detta dello stesso Marconi, per, la parte pi interessante del saggio non quella in cui vengono proposte, attraverso ladozione di una logica delle relazioni, le espressioni formali di sequenze dialettiche - ossia si esprimono in formule alcuni passaggi argomentativi tipici della Logica hegeliana. Ci perch manca in questo caso lindicazione di una forma comune, posseduta da tutte e sole le sequenze dialettiche, che le distingua da tutte le sequenze derivabili della logica formale, ossia le cui forme condizionali corrispondenti sono tautologiche: una
34 . In D. MARCONI (a c. di), La formalizzazione della dialettica, Rosenberg & Sellier, Torino 1978, pp. 85 - 113.

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II, 2. Tentativi di formalizzazione della dialettica

forma che ne costituisca dunque la dialetticit35. Ha invece grande interesse il rilievo compiuto da Apostel sulla diversit di formulazione dei teoremi della logica, nei diversi livelli di complessit del formalismo. Dei princpi della logica occorre riconoscere il carattere non univoco: essi, diremo noi, non vanno intesi monachs, perch ad esempio il cosiddetto principio didentit pu essere formulato come P P al livello del calcolo proposizionale, o (x) (Fx Fx) al livello del calcolo dei predicati, o (x) (x = x) e a = a, se in questo calcolo ci si riferisce a oggetti, rispettivamente mediante variabili e nomi arbitrari. Cos il PNC pu esser formulato come ( P P), o (x) (y) ((x = y) (x = y)), o (x) (Fx Fx), e cos via: non possiamo avere un solo principio di non contraddizione - dice Apostel - ma dobbiamo avere tanti princpi di non contraddizione quanti sono i livelli di complessit del formalismo. Le differenze dipendono in larghissima misura dalle propriet della negazione, che sono diverse nei vari livelli. Se le negazioni operate entro la dialettica sono poste sullo stesso piano, certamente ne scaturiscono contraddizioni, ma se ciascuna di esse si applica solo ad un certo livello, questo non si verifica. Possiamo ad esempio fornire una versione metalogica del PNC che dica: per una data classe di formalismi F, non esiste enunciato che sia al tempo stesso vero e falso. Questo principio, formulato in un metalinguaggio, pu essere applicato ai linguaggi-oggetto della classe F, s che questi lo soddisferanno anche se non implicano il principio di non contraddizione come tesi, ossia non lo includono, in questa formulazione metalogica, in se stessi. Nella misura in cui possibile introdurre nel calcolo delle proposizioni un equivalente della teoria dei tipi, una costruzione siffatta perfettamente ammissibile, appunto perch in essa le diverse negazioni appartengono e si applicano a tipi diversi36. Siamo, come si vede, ancora allinterno della logica isolante, e precisamente del meccanismo che presiede alla teoria dei tipi logici: infatti si tenta di evitare la contraddizione, o di aggirarla, mostrando che i diversi sensi della negazione dialettica non producono contraddizione, in quanto ciascuno di essi viene confinato nel suo proprio livello del formalismo; o in quanto la negazione, e in generale i connettivi logici operanti allinterno di un L-oggetto formalizzato, non pretendono di applicarsi, come tali, al metalinguaggio corrispondente, e viceversa. La contraddizione si scatena solo in quanto non viene tenuto fermo lisolamento fra i livelli, o aristotelicamente i riguardi o rispetti. Sennonch Hegel ha manifestato un chiaro disprezzo per la sofisticheria dellintelletto, che cerca di evitare la contraddizione fra significati e di tenerli fissi mediante la distinzione dei riguardi, mediante lanche e lin quanto: come quando ad esempio si afferma che lidentit, come predicato a due posti, sussiste solo fra oggetti singolari o individuali (a = a), mentre non si applica alle proposizioni, in cui un predicato visto come (estensione di una) classe conviene ad un soggetto, perch qui occorre usare solo la relazione di implicazione (Fa Fa). Queste vuote astrazioni - afferma Hegel - della singolarit e della ad essa opposta universalit
. Cfr. op. cit., pp. 30 - 31. . Cfr. op. cit., pp. 96 - 97. Si tenga presente in particolare la questione della differenziazione dei sensi della negazione: unoperazione che, insieme allindebolimento della negazione stessa, viene spesso proiettata sulla dialettica quando si tenta di formalizzarla, come vedremo.
36 35

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sono le potenze con cui gioca lintelletto che ha timore dellantinomia, non di rado chiamato il sano intelletto umano o buon senso; [il quale] per salvarle dallimminente pericolo [della contraddizione], si mette a sofisticare37. Ora, lo stesso Apostel, trattando della sezione di SL dedicata alle determinazioni della riflessione ossia alla critica dei princpi logici, si mostra pienamente consapevole del fatto che la dialettica hegeliana viola sistematicamente prescrizioni isolanti, quali quelle proposte da Russell riguardo ai tipi logici, o da Tarski riguardo alla scissione fra L-oggetto e metalinguaggio, o fra teoria e metateoria. Nella Logica di Hegel non solo possibile, ma necessario affermare quella che Apostel chiama autoapplicazione dellidentit e della differenza: cio necessario riconoscere ci che in precedenza (I, 3) abbiamo chiamato autoreferenzialit o autoinclusione delle categorie logiche, almeno (ma forse non solo) a quel livello di complessit che la logica dellessenza, dominata dalla propriet della riflessione. Poich le determinazioni della logica dialettica, come gi visto (cfr. I, 3, 7 - 8), intendono applicarsi concretamente allintero semantico e dunque a se stesse, ossia poich anche le determinazioni logiche di identit e differenza sono identit e differenze assolute, le relazioni di identit e differenza - afferma opportunamente Apostel - non si applicano soltanto agli oggetti individuali [le singolarit di Hegel] ma anche alle propriet e alle relazioni di questi oggetti [universalit]38: perci si deve affermare che lidentit identica, la differenza differente, etc. Dunque, come rileva Marconi nellIntroduzione alla sua antologia, le categorie della logica dialettica
possono difficilmente essere ricondotte entro i canoni di una semantica estensionale, con la sua gerarchia di individui, propriet come classi di individui, propriet di propriet come classi di classi, ecc.; le determinazioni concettuali non possono essere ricondotte ad unontologia intuitiva precostituita, ma si definiscono solo luna attraverso laltra [olisticamente, diremo noi]39

Questontologia intuitiva appunto ci che Hegel chiamerebbe ontologia del sano intelletto umano, o buon senso. Perci dobbiamo ancora dar ragione a Marconi, quando afferma che allorch Apostel tenta di formalizzare la dialettica mediante una logica delle relazioni centrata (per evitare le contraddizioni) su una rigida gerarchia dei livelli logici, o su una distinzione di L-oggetto e metalinguaggio, impoverisce questa sua intuizione sullautoapplicazione delle categorie logiche. Il calcolo delle relazioni infatti del tutto estensionale, non essendo altro che un capitolo della teoria degli insiemi40. E allora si deve dar ragione anche a E. Berti, allorch in Contraddizione e dialettica negli antichi e nei moderni sostiene che questo tipo di formalizzazione non mostra affatto la necessit della contraddizione, sempre sostenuta da Hegel:
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. . 39 . 40 .

FS, pp. 106 - 107. In D.MARCONI, La formalizzazione cit., p. 98. Op. cit., p. 32. Op. cit., p. 32.

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si limita semplicemente a spiegarne la presenza, come prodotta dal passaggio continuo da un livello allaltro, o dal linguaggio al metalinguaggio e viceversa41.

3. ancora e non pi
La logica direzionale e la tesi hegeliana della contraddittoriet del mutamento di L. S. Rogowski42 un altro tentativo di formalizzazione del tipo (a), molto sviluppato in termini matematici, e giudicato assai valido dai logici. Patisce il limite di cui si detto riguardo ad Apostel, ossia manca in esso una chiara individuazione di ci per cui una sequenza argomentativa in generale si dice dialettica, e si distingue da tutte le sequenze derivabili della logica formale tradizionale. Anzi, Rogowski non ha neppure individuato prove dialettiche tipiche, come Apostel, ma si limitato a formalizzare la prima triade della Logica (Sein/Nichts/Werden), seppure in modo assai efficace. Il suo saggio infatti dedicato a quella certa (apparente, come vedremo) asserzione di realt della contraddizione, che Hegel effettuerebbe appunto affermando la F-immediatezza del divenire: si debbon concedere agli antichi dialettici le contraddizioni chessi rilevavano nel moto, dice ad esempio Hegel in SL, ma ci non vuol dire che il divenire impossibile, bens che il moto la contraddizione nella stessa forma dellesserci43. Ebbene, effettivamente il linguaggio formale di Rogowski d luogo ad un calcolo logico assiomatico e non contraddittorio, ma solo in quanto si daccapo adottata la strategia dellintelletto, che consiste nellevitare la contraddizione, o nellaggirarla. Per dar conto del divenire senza contraddizione, Rogowski sfrutta la cosiddetta logica direzionale: una logica polivalente, con quattro operatori proposizionali che sono, oltre alla asserzione (posizione, essere: P vero) e alla negazione (non essere: P falso), il cominciare ad essere che (sia : P infravero) o protenzione, e il cessare di essere che (sia : P infra-falso) o ritenzione44. Ora, dice il logico polacco, qualcosa comincia ad essere se e solo se gi e non ancora, e qualcosa cessa di essere se e solo se ancora e non pi: questo ci obbliga a mutare il senso degli operatori logici (ad es. congiunzione, perch P Q vero se P - P cominciante ad essere - e Q - Q cessante di essere -, o viceversa) e soprattutto della negazione e della regola derivazionale della doppia negazione: Hegel infatti si serve di diversi tipi di negazione, e la semplice regola P P vale solo se la negazione intesa univocamente, ed allinterno di una logica bivalente45.
41 42

. . 43 . 44 . 45 .

Cfr. E. BERTI, Contraddizione e dialettica cit., p. 261; corsivo mio. In D. MARCONI, La formalizzazione cit., pp. 114 - 219. SL, p. 491. Cfr. D. MARCONI, La formalizzazione cit., pp. 154 - 156. Cfr, op. cit., p. 122

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Data per scontata la correttezza dei calcoli logici contenuti nel saggio, notiamo che Rogowski giunge a provare la coerenza e completezza del sistema assiomatico della logica direzionale46, e anche che questa contiene, in un certo senso, la logica bivalente, perch la include come suo caso particolare47. La logica classica infatti statica, considera solo oggetti e loro propriet e relazioni, e dunque la sussistenza o non sussistenza di stati di cose. La logica direzionale invece pu esprimere lesigenza dialettica di dar vita, come dice Hegel, alle morte ossa della logica formale, perch include in s il riferimento al tempo e il movimento: iniziare o cessare di essere qui lo stesso che divenire, ricadere sotto il concetto del processo ontico48. Il motivo profondo per cui si introduce la quadrivalenza, ossia il riferimento al tempo, proprio quello di evitare, aggirare la contraddizione del divenire proclamata da Hegel. Dato ad esempio un certo istante t nel tempo, una proposizione nel sistema di Rogowski infra-vera ( P) in t se e solo se falsa prima di t e vera dopo t, ed infra-falsa ( P) in t se e solo se vera prima di t e falsa dopo t. E certamente in questo caso, nellintervallo temporale che include t, P P pu essere infra-falsa ma non falsa, se P o P per quellintervallo temporale. Ebbene, nonostante laffinit fra una proposizione che parla di ci che ancora e non pi e il calcolo infinitesimale, tanto caro a Hegel perch introduce quelle grandezze evanescenti che non son pi qualcosa, ma nemmeno sono il nulla49, occorre notare che proprio Hegel si schierato contro linterpretazione dellevanescenza come di uno stato intermedio fra lessere e il nulla. Dice infatti, trattando del calcolo infinitesimale:
Lunit dellessere e del nulla non uno stato. Uno stato sarebbe una determinazione dellessere e del nulla, nella quale questi momenti venissero a trovarsi solo in certo modo accidentalmente []; ma questo mezzo e questa unit, il dileguarsi o in pari maniera il divenire, anzi esso solo la lor verit.50

La contraddizione del divenire, del passare o dileguarsi, non accidentale, bens necessaria ( la lor verit). Ci perch Hegel si muove sempre allinterno di una logica bivalente: entro la quale si deve dire, semplicemente, che lo stato di cose che ancora e non pi descritto da P esige che P sia una proposizione ad un tempo vera e non vera, e dunque esige la contraddizione. Nella quadrivalenza va quindi visto un limite essenziale della proposta di Rogowski, per via della chiara bivalenza della dialettica hegeliana: Hegel si espresse sempre in termini di vero e di falso, dice Marconi, e dunque attribuirgli una semantica n. Cfr. op. cit., pp. 193 - 205. . Cfr. op. cit., p. 206. Tesi non nuova riguardo alla dialettica, e che anche noi intendiamo riproporre nellultimo capitolo di questa prima parte, ma con un senso ben diverso rispetto a quello affermato da Rogowski. 48 . Op. cit., p. 121. 49 . SL, p. 279. 50 . SL, p. 281.
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valente con n 2 significa assumere una posizione che non trova giustificazione al livello delle intuizioni semantiche di Hegel51. La logica direzionale somiglia molto a quella distinzione dei diversi rispetti cui si gi accennato nel prec. e in I, 3, e che la strategia tipica dellintelletto di fronte alla contraddizione. Rogowski infatti afferma che il rifiuto della caratterizzazione hegeliana del divenire come contraddizione pu essere stato causato dallinadeguatezza della descrizione del movimento di un corpo mediante la congiunzione di proposizioni relative alla posizione di quel corpo in tempi e luoghi diversi52: rispetto a tutto ci la quadrivalenza una descrizione pi adeguata che esorcizza quella contraddizione. La esorcizza perch i funtori dellimplicazione e della negazione perdono la loro univocit in un linguaggio arricchito di proposizioni infra-vere e infra-false53, ossia perch, e solo perch, si sono distinti diversi sensi del negare, e un contenuto non negato nello stesso senso in cui affermato; e certamente allora non siamo pi di fronte a una contraddizione forte: questo, per, lo avrebbe concesso anche Aristotele, con la sua logica bivalente sillogistica. Il risultato di Rogowski cio possibile soltanto perch, nel complesso, si indebolisce loperatore logico negazione: in primo luogo, appunto, non intendendolo pi monachs (come gi accadeva in Apostel); e in secondo luogo, introducendo una negazione debole, ossia non escludente totalmente ci a cui si riferisce. La proposizione infra-falsa P infatti non una proposizione propriamente falsa (negata), ma appunto una proposizione che, asserendo uno stato di cose evanescente, che cessa di essere, parla di ci che ancora e non pi. Su questo modo di intendere la negazione dialettica come negazione debole o indebolita torneremo in seguito, perch al centro delle formalizzazioni tentate nelle c. d. logiche paraconsistenti. Nel frattempo notiamo che, proprio perch ha bisogno di passare alla quadrivalenza affinch le contraddizioni dialettiche divengano contraddizioni direzionali, ossia proposizioni vere per taluni valori degli argomenti la cui ammissione non comporta sovracompletezza del sistema54, la logica direzionale si trova di fronte ad un dilemma: o riconosce che linadeguatezza della descrizione del movimento va imputata pienamente a Hegel e alla dialettica; ossia, riconosce che Hegel si contraddetto, perch rimasto (com rimasto) allinterno di una logica bivalente, in cui ancora e non pi, ove lessere che affermato e negato sia inteso nel medesimo senso, una contradictio in terminis. Oppure, forzando il testo hegeliano, deve attribuirgli la quadrivalenza, ed esorcizzare la contraddizione mediante una distinzione fra diversi rispetti che, come abbiamo visto pi volte, difficilmente Hegel avrebbe
. D. MARCONI, op. cit., p. 33. Anche Berti, in Contraddizione e dialettica cit., p. 262, afferma che il limite di questa formalizzazione consiste nel ricorrere ad una logica quadrivalente, laddove Hegel si serve di una logica bivalente. 52 . Op. cit., p. 132. 53 . Op. cit., p. 212; corsivo mio. Cfr. anche p. 213: chiaro che, a seconda dei modi in cui sono intese la congiunzione e la negazione, una contraddizione pu essere una contraddizione vera, o la sua ammissione pu non portare alla sovracompletezza del sistema. 54 . Cfr. op. cit., p. 213. Per sovracompletezza di un sistema logico si intende la situazione in cui esso, ammettendo la contraddizione, porta alla deducibilit di qualunque enunciato, secondo quanto affermato dal teorema dello ps. Scoto. I logici parlano anche di inconsistenza.
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approvato. E si deve ancora dire, con Berti, che la necessit della contraddizione anche qui ben lungi dallessere dimostrata.

4. Nota: ancora sullautoreferenzialit della dialettica


In generale, i tentativi di formalizzazione del tipo (a)55 sono legati allimportante tema dellautoapplicazione, o autoreferenzialit, o impredicativit delle categorie della logica dialettica: in essa si pu e si deve dire che lidentit identica, o che lapparire appare, etc. Si deve cio abolire la scissione (non la distinzione) fra i diversi livelli del linguaggio, o fra L-oggetto e metalinguaggio. Il motivo consiste, come visto in I, 3, 7 - 8, nel fatto che la dialettica intende essere posizione concreta dellintero e dei significati interali, e dunque esige che le sue categorie, applicandosi davvero allintero semantico, a tutto ci che significante, si applichino a se stesse: ad es. in Severino, poich lapparire in quanto tale trascendentale, ossia lorizzonte della totalit di ci che appare, si deve dire, di esso, che appare, ossia che del contenuto semantico di cui si predica lapparire fa parte anche lapparire stesso (e per lo stesso motivo si deve dire che lidentit concreta unidentit, e cos via). In sede sintattica, la dialettica non tollerer quindi, fra le regole che definiscono le formule ben formate, restrizioni quali quelle della teoria dei tipi56. In sede pi propriamente semantica, rifiuter di fornire le condizioni di verit di un linguaggio utilizzando solo un metalinguaggio (almeno formalmente) distinto dal L-oggetto: la dialettica esige che la semantizzazione avvenga allinterno del medesimo linguaggio, ossia che i significati si determinino uno mediante laltro e mediante lintero semantico, in modo olistico. Allorch i tentativi di formalizzazione di tipo (a) distinguono diversi livelli, o rispetti, o diversi sensi della negazione, per dar ragione delle contraddizioni immanenti alla logica dialettica, adottano la strategia dellintelletto. Certamente, cos facendo essi risolvono in qualche modo la contraddizione, ossia danno luogo a sistemi formali non antinomici: ma daccapo non rendono giustizia alla dialettica, e la fanno soccombere alla contraddizione stessa. Se infatti ci limitiamo ad osservare che la dialettica comporta lautoapplicazione dei termini, abbiamo solamente spiegato, come gi faceva notare opportunamente Berti, la presenza della contraddizione in essa: ma certo non abbiamo esibito la sua
. Considerazioni analoghe infatti possono essere sviluppate per il sistema di Dubarle (op. cit., pp. 263 - 280), che non qui considerato perch, come dice Marconi, non investe per nulla il problema della contraddizione (p. 38). 56 . Il linguaggio della dialettica comporta lautoapplicazione dei termini, e, comunque, non pu comportare il suo aprioristico divieto. Di conseguenza, se il linguaggio della formalizzazione incorporer concetti come quelli di applicazione funzionale, appartenenza ad un insieme, predicazione, non vi potr essere vietata la formazione di espressioni della forma f (f), A A, P(P). (D. MARCONI, op. cit., p. 39).
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necessit. Se cerchiamo poi di risolvere la situazione antinomica reintroducendo la separazione dei livelli o tipi logici, siamo ritornati alla prospettiva dellintelletto: alla strategia della teoria dei tipi russelliana, alla sua ovviet e al suo artificio, che ci impediscono di dire che lidentit identica (ma anche che il triangolo triangolo: cfr. I, 3, 3). Ci perch non appare la necessit di superare lisolamento fra i tipi. Essa viene esibita solo se si mostra che tale isolamento autocontraddittorio: come invece fa Severino, illustrando laporetica della teoria delle classi e della teoria dei tipi, e risolvendo in concreto il paradosso di Russell.

5. Contraddittorio, non banale


Secondo Marconi, il problema della possibilit di un calcolo logico che non renda banale una teoria contraddittoria, ossia di una logica che affermi la contraddizione ma non sia sovracompleta, non consenta di dedurre qualunque cosa, pu oggi dirsi risolto57. Lantesignano della risoluzione stato Lukasiewicz, ma essa dovuta propriamente alle c. d. logiche non scotiane: ossia a quelle logiche, paraconsistenti o della rilevanza, che tolgono limplicazione di contraddizione e banalit rifiutando il teorema dello ps. Scoto, cio rifiutando che da una contraddizione P P si possa dedurre qualunque enunciato Q. Il termine paraconsistenti allude allintenzione di sfuggire, pur ammettendo contraddizioni formali, allinconsistenza, che per i logici la propriet di un sistema formale S su un linguaggio L [] sse esso dimostra ogni formula di L58. Siamo qui dunque nellambito dei tentativi di formalizzazione della dialettica di tipo (b). interessante notare come queste logiche siano nate proprio dal rifiuto delle soluzioni limitanti proposte da Russell ed altri alle antinomie logiche scoperte allinizio del secolo: soluzioni quali appunto la teoria dei tipi, che consistono essenzialmente, come abbiamo visto, nellimporre restrizioni a (P) (cfr. I, 3, 1) ossia al principio che esprime la condizione di appartenenza ad una classe. C bisogno di imporre restrizioni perch si intende restare entro la logica tradizionale (la logica isolante), e quindi si indebolisce (P): lo si indebolisce appunto perch produce lantinomia, e lantinomia - si afferma con lo ps. Scoto banalizza la teoria. Le logiche non scotiane seguono la via inversa: per non imporre limitazioni, si portano al di fuori della logica formale tradizionale, rifiutandone il teorema dello ps. Scoto. Vi sono buone ragioni per percorrere questa strada: ad esempio una teoria degli insiemi in cui le antinomie siano dimostrabili, ma innocue, dice Marconi, incontrerebbe probabilmente il favore di parecchi matematici, che potrebbero lavorare senza le restrizioni che devono comunque
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. Cfr. op. cit., p. 41. . E. CASARI, Logica, TEA, Milano 1997, p. 101.

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essere imposte agli assiomi della teoria degli insiemi entro una logica tradizionale59. Certamente, lassenza di restrizioni che impediscono lautoreferenzialit, come detto al prec, essenziale alla dialettica. Lassociazione fra logiche non scotiane e dialettica appare dunque piuttosto naturale.

6. Dialettica e dialogo
Il Calcolo delle proposizioni per sistemi deduttivi contraddittori di S. Jaskowski60 ha il vantaggio, rispetto a formalizzazioni quali quella di Rogowski, di operare unicamente con concetti della logica bivalente61: di essere cio espresso solo in termini classici di vero e falso. Jaskowski ha di mira, esplicitamente, sia la teoria dei tipi di Russell, sia quello che egli chiama principio della differenziazione dei linguaggi, che impone di distinguere il linguaggio di una data teoria [L-oggetto] dal linguaggio nel quale possiamo parlare delle propriet del primo linguaggio [metalinguaggio]: simili princpi sono in contraddizione con la tendenza naturale ad una formulazione sintetica di tutte le verit a noi conosciute in un solo linguaggio, e perci impediscono la posizione unitaria della totalit delle nostre conoscenze62. La soluzione qui proposta alla questione dello ps. Scoto, sollevata da Popper rispetto alla dialettica, apparsa cos convincente che tale questione stata spesso chiamata, dopo questo scritto, problema di Jaskowski63. Si tratta di un sistema di logica modale travestito (ossia non esplicitamente presentato come tale), coerente e completo, che prevede laggiunta di connettivi dialogici ai cinque connettivi classici: limplicazione discussiva (sia [d] ), lequivalenza o coimplicazione discussiva (sia [d] ) e la congiunzione discussiva (sia [d] ). La motivazione dellaggiunta sta proprio nellintento di introdurre la contraddizione in un sistema altrimenti piuttosto tradizionale; secondo Jaskowski, per introdurla necessario porre un contesto dialogico:
Basta, ad esempio, trarre conseguenze da diverse ipotesi in contrasto fra loro e gi muta il carattere delle tesi [ossia delle proposizioni ammesse entro il sistema], che non saranno espressione di un punto di vista uniforme. Lo stesso otteniamo riunendo in un sistema le tesi espresse da diversi partecipanti ad una discussione []. Chiamiamo tale

. Cfr. D. MARCONI., La formalizzazione cit., p. 55. Abbiamo visto per (I, 3, 7) che Gdel probabilmente non concorderebbe con Marconi su questo punto. 60 . Op. cit., pp. 281 - 303. 61 . Op. cit., p. 289. 62 . Cfr. op. cit., p. 284. 63 . Cfr. op. cit., pp. 49 - 50.

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sistema, di cui non possiamo affermare risolutamente che le sue tesi esprimono punti di vista concordanti, sistema discussivo.64

Questo sistema dovrebbe includere contraddizioni, appunto perch laffermazione e la negazione di una tesi P possono benissimo figurare insieme in un tale contesto di punti di vista discordanti. chiaro per che, ad esempio, lasserzione discussiva di un enunciato P da parte di un partecipante alla discussione equivale, dal punto di vista di un arbitro imparziale65, allaffermazione che P (ecco il taglio modale implicito). Perci, ad esempio, la implicazione discussiva fra due enunciati P e Q (P [d] Q) non che laffermazione che la possibilit di P implica Q, e cos via. Ora, la legge implicativa di sovracompletezza (ossia la legge dello ps. Scoto) qui rifiutata per la semplice ragione che, se P la possibilizzazione di una proposizione P del sistema, ( P P) Q non un teorema del sistema medesimo: non lo perch se P una proposizione che possibile, e Q una proposizione impossibile, allora gli antecedenti P e P sono veri, mentre il conseguente Q falso. E ci rende possibile la coesistenza di tesi discussive contraddittorie senza sovracompletezza del sistema discussivo66, appunto perch non qualunque proposizione pu essere correttamente dedotta, anche se ammettiamo asserzioni contraddittorie. Ma sono davvero contraddittorie? Ed questa effettivamente una formalizzazione della dialettica? In primo luogo, il sistema di Jaskowski funziona, come rileva (ancora una volta, opportunamente) Berti, non grazie alla presenza della contraddizione, bens malgrado questa presenza, il che impedisce di considerarlo, come invece stato fatto - anche se non dal suo autore -, una vera e propria formalizzazione della dialettica67. In secondo luogo, proprio perch si fonda su una logica modale, tale sistema non sarebbe certo stato considerato come autentica negazione del PNC da Aristotele: il quale conosceva gi, peraltro, i problemi della logica modale, come sappiamo dal celeberrimo problema dei futuri contingenti nel cap. 9 del De interpretatione. Le contraddizioni di Jaskowski non sono infatti autentiche contraddizioni (per quanto lessere nella situazione in cui il valore di verit di P indecidibile o problematico sia senzaltro un contraddirsi, nel senso severiniano del termine: cfr. II, 1, 8). Sono tesi certamente contraddittorie, ma sostenute da diversi interlocutori nel contesto di un dialogo, e non da un medesimo interlocutore. Solo se il parlante infatti fosse medesimo, non diverso, Aristotele avrebbe qualcosa da obiettare: e obietterebbe precisamente, come gi visto in II, 1, 6, che impossibile che uno stesso creda, ad un tempo, che la stessa cosa sia e non sia, ossia che allo stesso parlante ineriscano tesi contraddittorie. Ma questa impossibilit, la cui asserzione come abbiamo visto lo stesso PNC, negata solo se si afferma per lappunto la medesimezza del parlante: e non riunendo in un sistema le tesi espresse da diversi partecipanti ad una discussione come accade
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. . 66 . 67 .

Op. cit., p. 291. Cfr. op. cit., p. 292. Op. cit., p. 298. E. BERTI, Contraddizione e dialettica cit., p. 266.

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nelle contraddizioni dialogiche di Jaskowski. Per questo verso, possiamo dire che, fra i tentativi di formalizzazione di tipo (b) (ossia che ammettono la contraddizione), il sistema di Jaskowski il pi simile ai tentativi di tipo (a). In esso infatti la contraddizione ammessa solo in senso fortemente improprio, e in realt aggirata, ancora una volta, mediante la distinzione dei diversi rispetti (qui: i diversi parlanti).

7. Tutte le vacche sono nere, tranne una


Sulla teoria dei sistemi formali contraddittori, di Newton C. A. da Costa68, sintetizza le acquisizioni della c. d. scuola brasiliana di logica formale sul tema della logica paraconsistente. Secondo da Costa, la teoria dei sistemi contraddittori intimamente connessa con la logica dialettica, e pu gettare nuova luce su di essa69. Il linguaggio formale proposto dalla scuola brasiliana non si limita al calcolo proposizionale come in Jaskowski, bens include anche un calcolo dei predicati con identit e una teoria elementare degli insiemi, tutti con assunzione di contraddizioni su livelli diversi (chiamate singolarit di livello, ossia stati di cose nelluniverso del discorso del sistema, che, ad un certo livello del formalismo in cui espressa la teoria, violano il principio di non contraddizione). Lintento quello di costruire un sistema in cui, pur essendo ospitate contraddizioni formali, ci siano teoremi buoni, le cui negazioni non sono dimostrabili: tale cio che possiamo derivare in esso un adeguato numero di paradossi [dunque non tutti i paradossi], al fine di analizzarli e studiarli70. Un sistema, insomma, parzialmente autocontraddittorio ma non sovracompleto o banale. Ebbene, il formalismo di da Costa in effetti compatibile con le sue singolarit di livello, ossia dato un livello n tutte le contraddizioni o singolarit dei livelli n-1 non rendono sovracompleta la teoria per quel livello n. Il che vuol dire, fra laltro, che ogni livello, e ogni calcolo in esso contenuto, strettamente pi forte di quelli che lo seguono71: ossia che, come dice Marconi, le gerarchie di da Costa sono dunque, per cos dire, sensibili al grado di contraddittoriet delluniverso del discorso72. Per ottenere ci, per, si deve ricorrere a una strategia gi vista riguardo alla negazione: intuitivamente (e mi rifaccio allesposizione di Marconi), data una formula A del sistema, A come sua negazione una classe, in cui ciascun elemento corrisponde alla negazione di A, ossia si oppone in qualche modo ad A: ci si adatterebbe ad una certa indeterminatezza della negazione in una teoria
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. In D. MARCONI, La formalizzazione cit., pp. 305 - 323. . Cfr. op. cit., p. 323. 70 . Cfr. op. cit., p. 308; corsivi miei. 71 . Op. cit., p. 312. 72 . Op. cit., p. 53.

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dialettica, perch come se la negazione dialettica non scegliesse fra i vari elementi che, in pi modi, si oppongono ad un elemento dato: un concetto pi generico, meno univocamente determinato del concetto della controparte ontologica della negazione classica73. Dunque si indebolisce, daccapo, la negazione, (a) non intendendola pi monachs, univocamente, e (b) introducendo un concetto di negazione debole o non escludente accanto alla negazione forte tradizionale. Ora, intesa cos la negazione (e assunti ancora come senzaltro corretti i calcoli logici del saggio), le contraddizioni sono gi assai chiaramente poste dal livello I, dove figura, se A unespressione del sistema, che A A (A A): ossia che A e non , e che non vero che A e non . Il sistema, per, riesce effettivamente a sfuggire allinconsistenza o sovracompletezza, poich per i logici un formalismo su un linguaggio L consistente se esiste almeno una formula di L che esso non dimostra74: e nel sistema di da Costa vi almeno una formula non-provabile75. Ma esso non banale appunto per quellindebolimento: infatti se indichiamo con la negazione in senso forte, ossia che ha tutte le propriet della negazione classica, il sistema viene banalizzato da ciascuna formula del tipo A A76. La questione si ripresenta in sede di teoria degli insiemi, ove da Costa muove dalla distinzione quineana fra formule stratificate e non stratificate. Nellintento di aggirare le conseguenze innaturali e scomode della teoria dei tipi di Russell, Quine chiam stratificata ogni formula in cui la relazione di appartenenza sussiste solo fra variabili di livelli consecutivi (ossia in cui ci che si trova al livello o tipo n pu appartenere solo a ci che si trova al livello n+1), e chiam non stratificata ogni altra formula. La teoria dei tipi, nella sua formulazione classica russelliana, ammetterebbe le formule stratificate come le uniche sensate (cfr. I, 3, 1). Nella teoria quineana invece le formule non stratificate sono ammesse, ma con limitazioni che impediscono loro di generare contraddizioni derivabili direttamente dal principio della condizione di appartenenza (P), come invece accadeva per il paradosso di Russell nella teoria c. d. ingenua delle classi77. Da Costa intende abolire anche queste restrizioni, ma, nonostante lintento di costruire un sistema che deve rendere deducibili alcuni (non tutti) i paradossi, non riesce a liberarsi di qualunque restrizione a (P) senza ricadere nella sovracompletezza del sistema. Se prendiamo (esempio di da Costa) il noto paradosso del mentitore, formulabile nellenunciato: (Q) Questo enunciato implica la sua negazione,
. Cfr. op. cit., pp. 53 - 54. Vedremo in III, 1, come anche Severino rimarchi una certa indistinzione fra opposizione di contrariet e di contraddizione nel discorso hegeliano: ma abbia il merito di rintracciare la motivazione profonda dellindistinzione. In quanto invece ci si limita ad affermare il senso indeterminato dellopposizione dialettica, non si fa che ripetere losservazione gi pi volte da noi incontrata: la dialettica non distingue i diversi rispetti aristotelici, ovvero ha una semantica indeterminata o confusa. 74 . E. CASARI, Logica, cit., p. 101; corsivo mio. 75 . Cfr. D. MARCONI, La formalizzazione cit., p. 307. 76 . Op. cit., p. 311. 77 . Cfr. op. cit., pp. 305 - 306.
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se negazione inteso come negazione debole (non escludente), poich nel sistema di da Costa (A A) B (ps. Scoto) non un teorema, appunto perch almeno una proposizione indeducibile in esso, (Q) non causa diretta di alcuna difficolt: il paradosso pu cio essere accolto nel sistema, e studiato nelle sue propriet formali. Ma se (Q) si riformula come (Q1) Questo enunciato implica la sua negazione forte (o classica), allora (Q1) rende banale il nostro linguaggio. E in generale, a qualunque livello n del formalismo corrisponde una formulazione adeguata del paradosso che lo rende banale. Naturalmente questo non significa che si debbano eliminare tutte le affermazioni di forma autoreferenziale (come invece accadeva nella formulazione dura della teoria dei tipi logici), appunto perch forme come la (Q) sono accolte, pur essendo contraddittorie. Ma possono essere accolte, rileviamo noi, solo previo indebolimento della negazione: e poich lindebolimento della negazione lessenza dellindebolimento della logica, vige per da Costa il principio che se si indebolisce la logica sottostante di un certo linguaggio, diventano pi numerosi gli oggetti di cui possibile parlare. Logica e ontologia sono intimamente connesse78. Una logica che ammette contraddizioni deboli come A A, ottenute con una negazione debole, pu ammettere nel suo universo del discorso oggetti debolmente contraddittori, e pu trattare le propriet formali di tali oggetti. Ora, quanto occorre indebolire la logica, per poter trattare, accogliere nel sistema senza negarlo, ad esempio, un circolo quadrato? Se si segue lo spirito delle logiche paraconsistenti, per le quali si pu parlare della contraddizione solo in quanto si indebolisce la logica che ne parla, si dovr concludere che labolizione di ogni restrizione equivale alla debolezza assoluta della logica corrispondente e della negazione che vi compare79. Probabilmente un logico paraconsistente rifiuterebbe tale equivalenza; eppure, sistemi formali come quelli della scuola brasiliana ci liberano quasi di ogni restrizione perch patiscono una debolezza semantica e sintattica quasi assoluta: normalmente non hanno neppure il modus ponendo ponens, oppure vi si pu dedurre come teorema che (x)(y) (x = y), ossia che tutto identico a tutto80. Com noto, questa era anche per Aristotele e per la logica classica una conseguenza della negazione del PNC: se le asserzioni contraddittorie relative al medesimo oggetto sono tutte quante vere nello stesso tempo, risulter ovviamente che tutte le cose sono una cosa sola. [] Verranno ad esempio ad
. Cfr. op. cit., pp. 317 - 318. . Troveremo in II, 4, la proposta di una definizione della dialettica radicalmente opposta a questa: la dialettica come logica che parla della contraddizione, senza indebolirsi rispetto alla logica formale: anzi, rafforzandola proprio dal punto di vista dellesigenza di non contraddittoriet. 80 . Cfr. op. cit., p. 56.
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identificarsi tra loro una trireme e un muro e un uomo 81. E si capisce, visto che il PNC essenzialmente criterio semantico, criterio di determinatezza, identit con s del significato. Occorre dunque concordare con Marconi, allorch afferma che il problema della costruzione di una teoria degli insiemi paraconsistente, libera da restrizioni a (P) (e quindi allautoreferenzialit), e dotata di una struttura inferenziale sufficientemente potente (in cui cio non siano sacrificati troppi principi logici importanti) tuttora aperto82. Per quanto si insista nellintendere la logica dialettica come logica che ospita una certa indistinzione o indeterminatezza semantica e sintattica, ben difficile che costruzioni formali di questo tipo, semanticamente e sintatticamente debolissime, siano assimilabili alla dialettica: se non altro perch, com noto, nella Prefazione di FS Hegel si emancipato piuttosto consapevolmente dal formalismo dellindifferenza, in cui assistiamo al dissolvimento di tutto ci che differenziato e determinato, dato che nellAssoluto, nello A = A, non ci sono certe possibilit, perch l tutto uno83. Ed anche identificando Sein e Nichts al principio di SL, ha sempre negato che questidentit, che lidentit dellassolutamente indeterminato con lassolutamente indeterminato, implicasse la negazione del Dasein, della determinatezza dellessere84, perch qui non si parla di un tal qualcosa, ma unicamente delle pure astrazioni dellessere e del nulla. Fra le conseguenze che non bisogna trarre da tale identit, dice Hegel, vi che dunque lo stesso che io sia o non sia, che questa casa sia e non sia, che questi cento talleri siano, o non siano, nel mio patrimonio85. Le logiche paraconsistenti possono rifiutare il teorema dello ps. Scoto perch in esse qualunque cosa tranne almeno una deducibile, ma difficilmente Hegel si sarebbe accontentato di un Assoluto in cui tutte le vacche, tranne una, sono nere.

8. Lirrazionale non razionale


Logica dialettica, logica classica e non-contraddittoriet del mondo, di R. Routley e R.K. Meyer86, presentato da Berti come il tentativo pi convincente di formalizzare la dialettica o comunque di mostrare la possibilit della contraddizione87. Ai nostri fini, ci che rende estremamente interessante il saggio la sua determinazione del rapporto fra logica formale tradizionale e logica dialettica. Anche per Routley e Meyer, come per Rogowski (cfr. 3) ed altri, la
. Met. , 1007b 17 - 21. . Cfr. D. MARCONI, La formalizzazione cit., p. 306; corsivo mio. 83 . FS, pp. 12 - 13. 84 . Dasein in SL indica infatti lesserci o lessere determinato: Dasein ist bestimmtes Sein (cfr. p. 102). 85 . Cfr. SL, p. 74. 86 . In D. MARCONI, La formalizzazione cit., pp. 324 - 353. 87 . E. BERTI, Contraddizione e dialettica cit., p. 269.
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logica dialettica include in s la logica formale come suo caso particolare: in modo analogo a quello in cui, ad esempio, la fisica relativistica include la fisica newtoniana come sua approssimazione, valida per velocit molto distanti da quella della luce. Sennonch qui non si tratta di velocit, ma di contraddizione: la dialettica infatti intesa senzaltro come quella logica, la quale assume che vi siano contraddizioni reali, ossia che a ogni tempo dato pu sussistere una contraddizione. Essa dunque si estende oltre la logica formale perch, affermando la contraddittoriet (parziale) del mondo, tratta di quelle realt contraddittorie di cui questa non pu dar conto88. Come evitare allora lex falso quodlibet scotiano, che diffonde ciascuna contraddizione ovunque, e trasforma una semplice [ossia parziale, determinata] contraddittoriet, su cui si pu sviluppare la logica dialettica, in contraddittoriet assoluta, che renderebbe la logica senza valore89? Sappiamo anzitutto che questestensione della logica formale non pu essere effettuata nel senso di Rogowski o di qualunque altra logica polivalente, perch la dialettica, come abbiamo gi visto (cfr. 3), manifestamente bivalente:
Una condizione di adeguatezza, quindi, per una logica dialettica (di base) che essa abbia unanalisi semantica non-classica a due valori, essendo i valori proprio il vero e il falso. [] In breve, sebbene la logica dialettica non sia lo stesso che la logica classica, essa non adeguatamente rappresentata come una logica polivalente. Lunica reale alternativa considerare la logica dialettica come una logica intensionale a due valori.90

Una teoria logica dialettica compiuta dovrebbe anche includere il mutamento nel tempo. Routley e Meyer affermano, come Rogowski, che la logica classica statica, ossia o onnitemporale, oppure non relaziona il tempo dato ad altri tempi. Una logica dinamica, che voglia dar conto dei processi, deve invece temporalizzare i connettivi, o introdurne di nuovi a tale scopo. Tuttavia, poich queste procedure sono gi formalizzate, se una soddisfacente logica dialettica statica pu essere progettata, allora essa pu essere direttamente espansa in una logica dinamica91: loperazione di estensione cio meramente tecnica. Se dunque la logica dialettica deve includere il tempo, tuttavia il problema della sua compatibilit con la logica formale non un problema di temporalit, bens di contraddizione. Routley e Meyer, inoltre, hanno senzaltro il merito di porre al centro la semantica, senza disgiungerla dalla sintassi logica. Non solo escogitando nuove forme logiche che si pu dar conto della dialettica:

. Cfr. D. MARCONI, La formalizzazione... cit., p. 326. In II, 4, sosterremo, sfruttando il pensiero di Severino, che la logica dialettica si estende effettivamente oltre la logica formale, perch pone concretamente la contraddizione. Ma si vedr che questaffermazione non ha nulla a che fare con la tesi, secondo cui ci implica la realt della contraddizione, o laccettazione di contraddizioni, anche parziali o isolate, entro il sistema logico. 89 . Op. cit., p. 326. 90 . Op. cit., pp. 328 - 329. 91 . Op. cit., p. 329.

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E ci sono, indipendentemente, buone ragioni per ritenere molto promettente lapproccio semantico, in particolare per il fatto che la semantica rivela meglio della sintassi ad essa associata che cosa capita, in termini filosofici, nella logica dialettica ortodossa. [] La portata principale della logica dialettica, che include la logica formale, dunque semantica.92

La risposta fornita allaporia dello ps. Scoto sulla contraddizione si fonda infatti sulla semantica dellimplicazione, e in particolare su un tipo di logica paraconsistente o non scotiana, la logica della rilevanza, nata negli anni 60 come riformulazione del senso classico del connettivo implicazione. Abbiamo accennato (I, 1, 3) ai paradossi dellimplicazione materiale ( P (P Q); P (P Q) ) e formale ( (x) Fx (x) (Fx Gx); (x) Fx (x) (Fx Gx) ): dallassunzione di una premessa controfattuale, tali sequenze riescono a dedurre qualunque cosa, ossia a trarre conclusioni aspecifiche (es. non piove, quindi se piovesse Severino sarebbe la reincarnazione di Parmenide, etc.). Ci ha spinto molti logici a dubitare della corrispondenza fra limplicazione logica e il senso intuitivo dellinferenza; simili paradossi sono per evitati dalla logica della rilevanza mediante lintroduzione di unimplicazione rilevante molto stretta (sia ), detta anche implicitazione, che pu sussistere solo fra formule reciprocamente pertinenti o rilevanti, ossia che condividono almeno una variabile proposizionale. Ora chiaro che una simile logica non scotiana, perch (P P) Q non ammesso come teorema, ossia una contraddizione determinata non implica (o non implicita) una qualunque conclusione aspecifica: dallammissione di singole contraddizioni determinate (dallautocontraddittoriet parziale), cio, non segue linconsistenza o banalizzazione del sistema93. Perci del tutto naturale che Routley e Meyer pensassero ad una logica rilevante come alla base pi ovvia di una teoria dialettica94. La formalizzazione della dialettica, per, esige non solo una ridefinizione dellimplicazione, ma anche della negazione: e si tratta anche in questo caso di un indebolimento di essa, attuato da un lato rifiutando di intendere la negazione in modo univoco95, e dallaltro attraverso lintroduzione di una negazione debole o non escludente, detta negaziome (sia ). Per capire di che si tratta, occorre addentrarci nella semantica proposta dal saggio. Sul piano semantico, come detto, la logica dialettica devessere anche intensionale; Routley e Meyer infatti propongono uno sviluppo paraconsistente della semantica dei mondi possibili, che potremmo anche chiamare semantica dei mondi impossibili. Lo si capisce: affermare che la dialettica estende la logica formale perch sostiene che vi sono contraddizioni reali, equivale ad affermare che la sua semantica ammette mondi (parzialmente) autocontraddittori, e che fra questi
. Op. cit., p. 328. . Una singola contraddizione [] non genera affatto tutto; cio, la contraddizione non si dilata in una contraddittoriet assoluta (Op. cit., p. 335). 94 . D. MARCONI, La formalizzazione cit., p. 57. 95 . I logici sono tipicamente riduzionisti, e non certo una sorpresa che si siano spese molte risorse nel tentativo di ridurre le teorie della doppia negazione a teorie della negazione singola. La logica classica e il realismo tentano regolarmente di ridurre tutte le negazioni ad una negazione rigorosamente esterna, , che soddisfa la condizione di esclusione (op. cit., p. 331).
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vi anche il mondo reale. Si introduce quindi una struttura-modello cos configurata: un insieme di mondi possibili (sia K); un sottoinsieme (sia O) di mondi regolari, in cui valgono cio i teoremi della logica della rilevanza; un elemento di O, o, che rappresenta il mondo reale; e soprattutto unoperazione monadica di sdoppiamento (sia + ) definita su K. Dato un mondo a (e mi rifaccio ancora allesposizione di Marconi), la logica della rilevanza consente la posizione di un mondo a+, che il suo doppio. Nella logica tradizionale la condizione classica di esclusione per il connettivo negazione che P vera in a se e solo se P falsa in a; nella logica della rilevanza, invece, P vera in a se e solo se P falsa in a+, nel doppio di a96. Ora, affermano Routley e Meyer, il principio di non contraddizione, com formulato ad es. nel De interpretatione aristotelico, si fonda sulla adozione del principio di negazione classico,
Ma ci implica (e di fatto equivalente a) lassunzione che o+ = o [ossia che il mondo reale sia incontraddittorio], e quindi presuppone ci che appunto in discussione. Perch il principio classico di negazione precisamente ci che la logica dialettica rifiuta.97

Le propriet di + e la semantica della negazione debole o negaziome, cio, consentirebbero non solo mondi che sono incompleti98, ma anche mondi che sono impossibili in quanto in essi valgono contraddizioni. Tutti i mondi O, incluso quello reale o, sono senzaltro di questo genere: il mondo-base, dove la verit determinata, un mondo impossibile99. Solo nella negazione classica, infatti, la verit di P nel mondo reale o implica la falsit di P. La negaziome invece afferma soltanto che se P vero in o, P falso in o+. Poich si tratta di preservare la contraddittoriet parziale dei mondi O, in essi saranno ospitate non tutte le contraddizioni, bens solo quelle definite rappresentative, ossia significative o, come direbbero i dialettici, feconde. Come esempi di contraddizioni feconde nel nostro mondo reale o si adducono: le antinomie kantiane (tanto care in effetti anche a Hegel); i paradossi del moto di Zenone; la teoria degli insiemi nella sua formulazione ingenua (ossia con (P) formulato senza restrizioni, russelliane e non); la meccanica quantistica e il calcolo infinitesimale (anchesso caro a Hegel, come abbiamo visto). Potremmo obiettare che la negaziome, o negazione dialettica, o negazione debole, non una vera negazione: e che quindi la contraddizione dialettica o contraddizione debole non una vera contraddizione, perch non conforme alla regola di esclusione classica. Routley e Meyer per rispondono che
questo tentare in modo del tutto illegittimo di attribuire al significato stesso della negazione quella che una condizione di possibilit che si impone ai mondi,

. Cfr. op. cit., pp. 324 - 235. . Op. cit., p. 338. 98 . Se un mondo a contraddittorio rispetto a P, ossia vero in esso sia che P, sia che P, allora il suo doppio incompleto, ossia P in a+ non vale n come affermata, n come negata. 99 . Op. cit., p. 330.
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unassunzione di completezza e noncontraddittoriet. La condizione troppo forte, e nessuna negazione propria del linguaggio naturale pu soddisfarla.100

Ma perch lincontraddittoriet di tutti i mondi possibili (e cio, diremo noi, dellintero campo semantico) una condizione troppo forte? Qui il discorso comincia a vacillare. La logica della rilevanza, si dice infatti, assumendo la contraddittoriet semplice (ossia parziale, non assoluta) del mondo, sarebbe pi razionale delle altre posizioni [che assumono senzaltro lincontraddittoriet del tutto] se si dovesse verificare che la questione della non-contraddittoriet del mondo non pu essere definitivamente decisa. Ebbene lincontraddittoriet dellintero , secondo Routley e Meyer, proprio un problema, e un problema indecidibile, a meno di cadere in una petitio princpi (e qundi, indecidibile simpliciter)101. Si badi che qui non in questione la non-contraddittoriet assoluta del mondo: ossia la tesi che vi sono enti, significati incontraddittori, e quindi che il mondo almeno parzialmente razionale. Questa tesi infatti pu essere verificata empiricamente: posso accertare che lenunciato P (sia: Routley nella stanza di Belnap nelluniversit di Pittsburgh il 2 maggio 1974) empiricamente falso, e allora sapr che la sua negazione (classica, non negaziome) vera, e quindi che il mondo incontraddittorio rispetto a P. Ma laffermazione della noncontraddittoriet [semplice] del mondo, laffermazione che lirrazionale non esiste, ben altra cosa: essa non , a quanto pare, empiricamente decidibile, dato che le tesi universali [metafisiche] possono essere falsificate in linea di principio da un solo controesempio. Se trovassimo una contraddizione profondamente nascosta in qualche teoria matematica essenziale, il classicista sarebbe rovinato. Dunque, sappiamo per certo che il mondo incontraddittorio o razionale localmente, anzi per la maggior parte delle regioni in cui lavoriamo, cos come localmente euclideo. Guardando allintero, per, si deve dire che la credenza nella noncontraddittoriet del mondo un puro atto di fede102. Ebbene, certamente se lincontraddittoriet (semplice) del mondo fosse un problema, allora la persuasione che il mondo sia (semplicemente) incontraddittorio sarebbe una fede. Ma questa una tautologia: c bisogno di fede appunto perch (e solo se) il problema riesce a stare come problema. Un problema per tolto, non riesce a stare, quando appare la struttura semantica, in cui consiste la sua soluzione: e tale struttura, nel caso del problema di Routley e Meyer, appare gi da sempre. Cominciamo col sottolineare qualche inconveniens della teoria. Anzitutto, come rileva Berti, essa si fonda evidentemente sul classico quadrato dopposizione logica della teoria sillogistica aristotelica, che presuppone il PNC: A (tutte le cose sono contraddittorie), E (nessuna cosa contraddittoria), I (alcune cose sono contraddittorie), O (alcune cose non sono contraddittorie); ed curioso che ci accada a dei sostenitori di una logica anti-aristotelica e paraconsistente103. Il logico classicista sostiene (per fede) la E, che sarebbe una tesi metafisica, non
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. . 102 . 103 .

Op. cit., pp. 339 - 340. Cfr. op. cit., p. 346. Cfr. op. cit., pp.347 - 349. E. BERTI, Contraddizione e dialettica cit., p. 270.

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dimostrabile (un problema, appunto). Il dialettico invece sostiene la O (che invece empiricamente decidibile), e anche la sua subcontraria I. La A, poi, confutata, ossia la non-contraddittoriet assoluta del mondo fuori questione, appunto perch la O vera (empiricamente verificata), ed essa contraddittoria rispetto alla A: dunque presupponendo appunto il principio di non contraddizione (in cui il non proprio conforme alla famigerata regola di esclusione classica, alla semantica della negazione escludente). Perch allora Routley e Meyer rifiutano che A e O siano vere insieme, rifiutano questa contraddizione, mentre ne accettano altre? Probabilmente perch questa contraddizione non rappresentativa quanto, ad esempio, le contraddizioni della teoria delle classi, o del calcolo infinitesimale, o della fisica dei quanti. La determinazione di quali siano le contraddizioni feconde e da salvare, per, resta in tal modo alquanto arbitraria (e siamo tentati di tornare a dar ragione a Popper, allorch afferma che la contraddizione certamente feconda, ma solo perch occorre darsi da fare per toglierla). Naturalmente, anche lidea piuttosto tradizionalista di falsificazione e verificazione empirica di un enunciato presupposta da Routley e Meyer piuttosto discutibile. Ma soprattutto, discutibile linterpretazione della dialettica che emerge dalla loro teoria. Sia coloro che accusano la dialettica di negare il PNC, sia coloro che intendono difenderla proprio in quanto lo nega, intendono tradizionalmente la dialettica come affermazione della A, ossia di ci che per Routley e Meyer empiricamente falso. Se infatti Hegel avesse autenticamente negato il PNC, lo avrebbe fatto, ad esempio, affermando che tutte le cose sono in se stesse contraddittorie; e non che nel mondo vi sono contraddizioni isolate, irrazionalit parziali e feconde, mentre esso per la maggior parte razionale, incontraddittorio. Hegel cio - per alterare una sua celebre affermazione - non avrebbe avuto neanche questa tenerezza parziale verso le cose del mondo. Anzi, se egli fosse stato un negatore del PNC (e abbiamo visto nel cap. precedente quali difficolt importi una simile tesi, nella sua formulazione pi ingenua), allora sarebbe stato senzaltro un sottoscrittore del teorema dello ps. Scoto, che esige che la contraddizione si diffonda ovunque: in ci avrebbe visto il segno della sua onnipotenza. In questo caso, la confutazione della dialettica avverrebbe senzaltro mediante lenchos. Nel caso del sistema logico della rilevanza qui in discussione, ossia di una interpretazione (implausibile) della dialettica come negazione parziale o locale del PNC, sufficiente invece domandare a Routley e Meyer: il contraddittorio incontraddittorio? Ovvero: lirrazionale razionale? Verosimilmente, la risposta sar un fermo no. Questo no la negazione (forte, non negaziome) dellidentit di razionale e irrazionale, di contraddittorio e incontraddittorio, ossia laffermazione, integrale, e con regola di esclusione classica inclusa, del PNC. Siamo di fronte, cio, alla situazione logica esplorata da Severino in RP: la prima formulazione, aristotelica, delllenchos della negazione del PNC, poich rileva che la negazione del principio (sia N) affermazione di unindividuazione di esso (ossia affermazione della propria incontraddittoriet, affermazione dellincontraddittoriet di quella zona semantica, che o include la negazione stessa), sembra consentire che la negazione, rinunciando ad essere universale, si riproponga come negazione, relativamente a tutto ci che sta al di l di quella zona. Ossia (N1) Solo in una zona limitata il positivo si oppone al negativo; al di

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II, 2. Tentativi di formalizzazione della dialettica

l di questa zona, invece, non vi si oppone104: il mondo localmente incontraddittorio, direbbero Routley e Meyer. Quando per N si riformula o si limita in N1, essa non intende pi porsi come autocontraddittoria, appunto perch riconosce lincontraddittoriet di una zona semantica dellintero, che o include N1 stessa:
Ci si trova qui, dunque, di fronte a qualcosa di radicalmente diverso dalla negazione universale [N] dellopposizione di essere e non-essere (o negazione dellopposizione universale). [] Quando la negazione, riconoscendo di non poter vivere come negazione pura, rinuncia a porsi come negazione universale e si ripresenta come negazione limitata [N1] (ossia come affermazione che tutto, fuorch il positivo consistente nellaffermazione che qualche positivo non si oppone al proprio negativo, non opposto al proprio negativo) dellincontraddittoriet, anchessa diventa un discorso che, non volendo negare ci su cui si fonda, vuol essere incontraddittorio, lincontraddittoriet essendo appunto la determinatezza del discorso. [] Non ci si trova pi di fronte ad un avversario del principio di non contraddizione, ma ad uno che lo afferma in un certo modo, ossia come avente una portata limitata. Per eliminare questa affermazione basta far vedere che contraddittoria, ossia non riesce ad essere ci che vuole essere.105

Le negazioni di tipo N1 o negazioni parziali, come quella sostenuta da Routley e Meyer (alcune cose sono contraddittorie), sono quindi confutate senza ricorso alllenchos, semplicemente mostrando che sono autocontraddittorie. E lo sono senzaltro. Esse infatti dividono lintero campo semantico (la totalit dei mondi possibili) in due parti, una delle quali (sia I) sarebbe incontraddittoria, razionale, tale che in essa lessere si oppone al non essere, mentre laltra (sia non-I) sarebbe contraddittoria, abitata da contraddizioni feconde, dunque accettabili: la zona del calcolo infinitesimale, o delle antinomie della teoria delle classi, o dei paradossi del moto di Zenone. Perci tali forme di tipo N1 della negazione vengono a dire, ad un tempo, che I non si oppone a non-I (perch altrimenti non-I non sarebbe autocontraddittorio), e che I si oppone a non-I (perch se non si opponesse allora I sarebbe contraddittorio, il razionale non si opporrebbe allirrazionale106: mentre si vuol tener fermo che localmente, in quella zona semantica, il mondo incontraddittorio, com localmente euclideo). La teoria di Routley e Meyer contiene unintuizione profonda: quella per cui la dialettica estende la logica formale perch in qualche modo ammette che la contraddizione sia significante; e cio che si possa pensare, descrivere razionalmente lirrazionale: autocontraddittoriet non implica inintelligibilit affermano i due autori -; le contraddizioni sono significanti anche se, o perch, false107. Su questo punto essenziale torneremo in II, 4. Nel frattempo, per, rileviamo che la significanza della contraddizione non pu essere affermazione (anche parziale) della contraddizione: se possibile pensare e descrivere senza contraddirsi il contraddittorio, e se questa devessere in certo modo la differenza specifica della logica dialettica, ci non pu significare lammissione che vi siano
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. . 106 . 107 .

Cfr. RP, p. 44. RP, pp. 45 - 46. Cfr. RP, p. 46. In D. MARCONI, La formalizzazione cit., p. 342.

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II, 2. Tentativi di formalizzazione della dialettica

mondi autocontraddittori, n reali n possibili, perch questammissione nega se stessa. Anche la logica della rilevanza dunque, quando intende presentarsi come espressione o interpretazione della dialettica, fa patire a questa lestrema debolezza della semantica del tutto formale, algebrica, delle logiche paraconsistenti: le quali, nellintento di ammettere la contraddizione, o devono ridurre la propria forza inferenziale fino allimpotenza, come accade ad es. nei sistemi della scuola brasiliana; oppure sono costrette ad alterare la sintassi logica, introducendo connettivi semanticamente indeterminati come una negazione debole, non escludente, o negaziome, col risultato di produrre solo contraddizioni deboli o apparenti; oppure soccombono al PNC cui volevano in qualche modo sottrarsi; o tutte e tre le cose insieme108. Sono segni importanti del fatto che la strada per difendere la dialettica, e per ripensare il suo rapporto con la logica formale, va cercata altrove.

. Le considerazioni svolte per la logica della rilevanza valgono sostanzialmente anche per il sistema presentato da N. RESCHER in Mondi possibili non-standard (in D. MARCONI, La formalizzazione cit., pp. 354 - 416). Per quanto la logica qui operante sia, dice Marconi, del tutto classica e non paraconsistente, o al massimo solo debolmente paraconsistente (p. 355), Rescher infatti ammette contraddittoriet parziali, che per sono descrivibili dal sistema logico senza produrre sovracompletezza. I mondi non-standard sono la sovrapposizione di pi mondi possibili incontraddittori, che pu dar luogo a contraddizioni locali: in qualche modo perfettamente definito, qualcosa nello stesso tempo e non (p. 359). Dunque a distaccarsi dalla prospettiva classica solo la semantica sottesa al sistema. Ed , come nel caso di Routley e Meyer, una semantica che nega se medesima.

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3. PROPRIAMENTE UNA TAUTOLOGIA

Il metodo dialettico laffermazione pi rigorosa che l possa dare del principio di non contraddizione.

SEVERINO,

1. Contradictio est regula veri

In SD - un testo fondamentale per la logica dialettica - Hegel afferma:

Se lassoluto [il vero, lintero] viene espresso in una proposizione fondamentale valida mediante il pensare e per esso, proposizione di cui forma e materia siano uguali, allora o posta la mera uguaglianza ed esclusa la disuguaglianza di forma e materia, e la proposizione fondamentale condizionata da questa disuguaglianza - nel qual caso la proposizione fondamentale non assoluta, bens imperfetta ed esprime soltanto un concetto dellintelletto, una astrazione - oppure la forma e la materia sono in quanto disuguaglianza contenute ad un tempo nella proposizione fondamentale, la proposizione ad un tempo analitica e sintetica, sicch la proposizione fondamentale unantinomia e quindi non una proposizione; come proposizione sottoposta alla legge dellintelletto, di non contraddirsi, ma di essere qualcosa di posto, come antinomia per essa si toglie.109

Ad esempio, allinizio dellEtica Spinoza definisce la sostanza come causa sui: id, cujus essentia involvit existentiam. Ma ci vuol dire che essa causa, quae est sub eodem effectus sui, ovvero essentia quae involvit existentiam. Ora questi enunciati sono contraddizioni, perch affermano: la causa (ossia ci che non
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. SD, pp. 26 - 27; corsivi miei.

II, 3. propriamente una tautologia

pu essere effetto di s) effetto di s; il concetto (ossia lessenza, lessere possibile, non esistente) esistente. Dunque le considerazioni di Hegel significano: la proposizione che vuol dire il vero, lassoluto, (a) o identit che astrae dalla differenza (esclude la disuguaglianza di forma e materia), e allora una vuota tautologia, che esprime un concetto dellintelletto, una astrazione110; (b) oppure deve identificare, contenere ad un tempo, i diseguali in quanto diseguali, e allora una contraddizione ( ad un tempo analitica e sintetica), una identificazione dei non identici. La riflessione (lintelletto astraente) invece vuole separare ci che uno nellassoluta identit [lassoluta identit lidentit che esprime lassoluto, e cio include in s la differenza] ed esprimere la tesi e la antitesi separatamente..., dice il testo poco sotto. E continua:

[] In A = A, come principio di identit, si riflette allesser-posto-in-rapporto [ossia: alla relazione in quanto tale]; e questo rapportare, questo esser uno, luguaglianza, contenuta in questa pura identit; si fa astrazione da ogni disuguaglianza. [...] Ma la ragione non si trova espressa in questa unilateralit dellunit astratta. [] Essa postula anche il porre di ci da cui nella pura uguaglianza veniva fatta astrazione, il porre lopposto, la disuguaglianza; il primo A soggetto, il secondo oggetto; e lespressione della loro differenza A A o A = B. Questo principio contraddice senzaltro il precedente; in esso si astrae dallidentit pura e si pone la non-identit, la forma pura del non-pensare, mentre il primo principio la forma del pensare puro [il pensare della logica isolante], il quale qualcosa di diverso dal pensare assoluto, dalla ragione. Solo perch il non-pensare pensato e A A posto dal pensare, solo perci questo principio pu in generale venir posto.[...] [] Il primo, il principio di identit, dice che la contraddizione = [ nulla]; il secondo, in quanto viene riferito al primo, dice che la contraddizione altrettanto necessaria quanto la non-contraddizione. Luno e laltro, in quanto princpi, sono per s leggi di uguale potenza. In quanto il secondo espresso in modo che il primo risulta allo stesso tempo ad esso riferito, esso la pi alta espressione possibile della ragione mediante lintelletto. Questo rapporto reciproco la espressione dellantinomia, e come antinomia, come espressione dellassoluta identit indifferente porre A = B [ossia A A] o A = A, sempre che A = B e A = A vengon presi come rapporto di entrambi i princpi. A = A contiene la differenza di A come soggetto da A come oggetto e ad un tempo la loro identit, cos come A = B contiene la identit di A e B insieme con la loro differenza.111

Cominciamo col rilevare che, a parte lesempio eminente della causa sui,
. Non solo: contraddittoria, perch - aggiungiamo noi - condizionata da questa disuguaglianza, da cui astrae, nel qual caso la proposizione fondamentale non assoluta. E quindi sub eodem assoluta e non assoluta: assoluta, in quanto intende porre lassoluto, e non assoluta, in quanto, astraendo dalla differenza, condizionata da ci da cui astrae; dove dunque la contraddizione ha luogo fra ci che si intende essere una proposizione assoluta, e ci che effettivamente si pone quando si astrae, e cio appunto un astratto, un non assoluto. Un caso di concetto astratto dellastratto. 111 . SD, p. 28; corsivi e suddivisione del brano sono miei.
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la proposizione in quanto tale a essere identificazione dei non identici. Infatti, anche la proposizione che dice lidentit di una cosa qualunque (un a) intende dire il vero, lassoluto, e dunque identificazione dei non identici. La logica dialettica muove dalla critica della forma logica della proposizione, la quale (a) pone due determinazioni astratte, ossia isolate, tali che sono ciascuna laltra della sua altra: soggetto e predicato; (b) afferma che una laltra, e identifica cos i non identici (anche quando dice: a = a). Ogni dire contraddizione. La legge di non contraddirsi, ma di essere qualcosa di posto (ossia un positivo, un ente, e cio un non contraddittorio), per la legge dellintelletto, ossia del pensare puro: e lintelletto qualcosa di diverso dal pensare assoluto, dalla ragione, che invece il vero pensare, perch il pensare il vero. E allora si capisce perch contradictio est regula veri, non contradictio, falsi112.

2. Hegel e Aristotele, ovvero la dialettica

In Contraddizione e dialettica negli antichi e nei moderni, Berti riconosce senzaltro che la nuova logica inaugurata da Hegel afferma la necessit della contraddizione113, e si pone come dissoluzione della forma logica tradizionale dellenunciato. Ritiene per che Hegel abbia in vista solo il senso moderno secondo cui la struttura della proposizione stata intesa, non quello classico; e ci perch suppone che (a) astrarre (soggetto e predicato, ma dunque, ogni qualcosa da qualcosa ) significhi isolare, separare, rescindere un nesso; e questo, com noto, non il concetto classico, aristotelico, di astrazione;
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(b) lenunciato esprima sempre lidentit di soggetto e predicato; e ci non di Aristotele, il quale distingue la predicazione essenziale o definizione, che unidentit, dallhyprchein, dallinerenza (inesse, dicono gli scolastici) della propriet, es. del genere allindividuo, che non unidentit.115 Piuttosto, a partire
. Si tratta, com noto, della prima tesi jenese per labilitazione allinsegnamento universitario. 113 . [...] Hegel inaugura una logica nuova, diversa da quella tradizionale, perch fondata direttamente sulla contraddizione, la famosa logica dialettica. (E. BERTI, Contraddizione e dialettica cit., p. 188). 114 . Nonostante quel che pu dirne la logica delle relazioni contemporanea, la relazione di soggetto e predicato, dice Severino in TT, pp. 95 - 97, infatti la forma della relazione in quanto tale: qualcosa qualcosa. Su questo punto, si veda III, 1, 5. 115 . Cfr. op. cit., pp. 177 - 179.
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da Leibniz che il predicato vero, fondato sulla natura del soggetto (la monade, a cui nulla sopraggiunge), da inesse diviene un esse in, incluso nel concetto del soggetto116. Ma davvero cos nuova questa prospettiva? Quanto al punto (a), tutto il presente scritto cerca di mostrare che lastrazione, proprio come isolamento (il concepire astrattamente), una modalit universale del pensiero, cos come lo il non isolamento (il concepire concretamente). C isolamento (intelletto, concetto astratto) in Parmenide, Platone e Aristotele117; ma ve ne anche in Hegel e, massicciamente, in queste pagine. Quanto al punto (b), che il punto essenziale: come rileva Severino in TT, nonostante le buone intenzioni della logica simbolica (e di Aristotele) la predicazione di una propriet include in s lidentit di soggetto e predicato. Gi il linguaggio, pur dicendo che la propriet il proprium, ci che sta prope, nella prossimit del soggetto, dice troppo poco: se infatti, quando Aristotele afferma ad es. che lintelletto divino (thion ho nos)118, questa predicazione (che sarebbe un hyprchein, non unidentit) non includesse in s lidentit, se non esprimesse lidentit fra il nos e il suo essere divino, bens ponesse la pura differenza dei due, allora essa verrebbe a significare che il nos non il divino: ma non certo questo che Aristotele, o la logica contemporanea, intendono significhi lenunciato: il nos divino.119 In Met. , considerando lidentit, Aristotele afferma:

evidente che lidentit una certa unit [hentes], dellessere di pi cose, o anche di una cosa sola, quando questa sia considerata come pi cose, come quando, ad esempio, si afferma che una cosa identica a se stessa [aut haut tautn]: in tal caso infatti lo stesso considerato come due [hos dys] 120

Qui Aristotele, in primo luogo, riconosce che la relazione come tale di


. Ed perci che per Leibniz anche le verit di fatto (i giudizi sintetici a posteriori di Kant) sono verit di ragione, giudizi analitici nascosti: anche in Cesare pass il Rubicone, il predicato non accade, non sopraggiunge da fuori al soggetto, ma incluso ( inest) in esso (nella monade): ma poich noi non abbiamo una conoscenza adeguata della monade Cesare (quale pu essere ad es. la conoscenza che ne ha Dio), lanaliticit dellenunciato, quoad nos, in s, non per s, non appare; e perci per la verificazione dellenunciato occorre percorrere la via sintetica, empirica: occorre andare a vedere come stanno le cose nel mondo. 117 . E ci, anche se il loro pensiero insiste continuamente sulle relazioni reciproche fra i concetti (op. cit., p. 178). 118 . Eth. Nic., 1177b 30; corsivi miei. 119 . Lessere (l che congiunge qualcosa a qualcosaltro) non pu significare altro in ogni caso - che limmedesimazione, lidentificazione, perch se essere non significasse lidentificazione e limmedesimazione, o non le includesse nel proprio significato, e significasse qualcosa che le esclude, dicendo che Socrate bianco si affermerebbe la differenza tra Socrate e bianco, e cio si direbbe che Socrate non bianco. (TT, p. 100). 120 . 1018a 7 -9.
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pi cose (unit dellessere di pi cose): e lo non solo se si tratta della relazione di cose diverse, es. di a a b, ma anche di una cosa sola, es. di a ad a, dellidentit appunto: quando si afferma che aut haut tautn (a = a), lo stesso considerato come due. Ora, riascoltiamo la parola di Hegel:

In A = A, come principio di identit, si riflette allesser-posto-in-rapporto; e questo rapportare, questo esser uno, luguaglianza, contenuta in questa pura identit; [...] A = A contiene la differenza di A come soggetto da A come oggetto...

Come in Aristotele lidentit relazione, e quindi unit dellessere di pi cose, cos in Hegel lidentit (a = a) lesser-posto-in-rapporto, e il rapportare lesser uno; e come in Aristotele laffermazione dellidentit esige che lo stesso sia considerato come due, esige la duplicazione, la differenziazione dellidentico, cos in Hegel essa contiene la differenza di a da a. Se si ritiene che Hegel si riferisca solo alla concezione moderna dellenunciato, si perde la radicalit della posizione dialettica (e la sua nascosta pervasivit nella storia del pensiero).

3. La (il-)logica dellidentit
Si presenta per questa aporia: lidentit-non contraddizione di Aristotele non lidentit-non contraddizione di Hegel, perch questa centrata sulla (il)logica dellidentit eleatica, in cui dire il diverso contraddirsi, quella sulla logica dellanalogia dellessere aristotelica, che salva le differenze, senza contraddizione. Secondo Berti, infatti, lidentit cui si riferisce Hegel fa capo al cosiddetto principio didentit, che formulato dicendo ens est ens, o quicquid est, est (Kant) o a = a: ora questa concezione dellidentit, per un verso, appartiene alla modernit: a Cartesio e a Spinoza, che hanno ridotto il metodo della filosofia alla matematica (di qui lespressione dellidentit mediante il segno di eguaglianza), e a Leibniz e Kant. Per altro verso, risale a Parmenide, anzi il contenuto della prima via: laffermazione dellidentit dellessere con s121. Questa lidentit astratta che, se assunta allinterno di una concezione univocistica dellessere, costringe ad accettare come unica verit laffermazione dellidentit dellessere con se stesso122.
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. Cfr E. BERTI, Contraddizione e dialettica cit., p. 16. . Op. cit., p. 22.

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Berti sostiene che la contraddizione, che Hegel svolge nel punto () del brano di SD citato sopra, tale appunto e solo perch si assunto che la predicazione esprima senzaltro lidentit, cio si assunta in pieno, da parte di Hegel, la logica dellidentit, la logica di Parmenide: dove lunica relazione ammessa come vera quella dellassoluta identit, ogni semplice differenza si trasforma immediatamente in una contraddizione. Dire a b, poich b non a, dire a a. La contraddizione per non necessaria se ci si attiene alla logica platonica e aristotelica, ove la proposizione non esprime solo lidentit, ma anche la differenza123. Qui infatti, poich lessere non inteso monachs, la copula non significa solo identico, ma anche qualificato in tal modo o relativo alla tal cosa o giace in un certo luogo, etc.124. Insomma, stato proprio Hegel ad accettare la logica intellettualistica dellidentit, la logica eleatica dellisolamento!125 E certamente egli rovescia tale logica, sulla base dellesigenza della ragione di pensare le differenze del mondo, ma proprio perch rimane entro la prospettiva non aristotelica, vede la differenza come eo ipso contraddittoria: Lui stesso, Hegel, in fondo daccordo con gli Eleati, vale a dire col sistema dellidentit...126 Ma largomentazione hegeliana pi semplice e radicale: essa si pone a monte anche del dualismo fra logica univocistica dellidentit, e logica analogica aristotelica. I punti che abbiamo indicato con () () () nel testo di SD, sono infatti i momenti del metodo dialettico (cfr. I, 1, 11); in () lintelletto, la riflessione formale, a porre lidentit pura, ossia astratta, isolata dalla differenza: a = a dunque qui significante come identit intellettuale [...] unit che fa astrazione dallopposizione. Ora di questa identit che la ragione rileva, in () (negativo-razionale) che essa un porre lopposto, la disuguaglianza: non perch la ragione non si pu accontentare della sola identit astratta, vuole che si esprimano le differenze, ma, non disponendo di altro linguaggio che di quello fornitole dallintelletto (ecco il punto fondamentale, il motivo che rende necessaria la contraddizione), costretta a rovesciare ci che questultimo aveva affermato ed a porre la differenza, anzi la diseguaglianza, espressa dal segno matematico , tra A e se stesso, la quale precisamente una contraddizione.127; non , si diceva, per questo motivo, che la contraddizione sorge: se infatti fosse per la volont della ragione, di esprimere le differenze che la contraddizione ha luogo, se fosse la ragione a porre la differenza [...] la quale precisamente una contraddizione, sarebbe appunto la ragione a produrre la contraddizione. E, in questo caso, non v dubbio che lunica relazione ammessa come vera sarebbe lidentit, e la differenza, introdotta dalla ragione, sarebbe contraddizione. E allora si potrebbe senzaltro affermare che la ragione non pu
. Cfr. op. cit., pp. 180 - 182. . Cfr. op. cit., p. 181. 125 . Qui [nella Logica e metafisica di Jena] ancor pi evidente che nella Differenza la concezione del tutto intellettualistica e astratta che Hegel ha del principio di non contraddizione, il quale non solo viene da lui ricondotto al principio didentit, ma viene anche interpretato come riduzione di tutti i giudizi a semplici tautologie e quindi come esclusione di qualsiasi predicazione non tautologica in quanto contraddittoria. (Op. cit., p. 192) . 126 . Op. cit., p. 194. 127 . Op. cit., p. 180; corsivi miei.
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esercitarsi, per Hegel, se non sui prodotti dellintelletto, ma in modo da rimanerne schiava128: certamente la ragione, e cio il concetto concreto dellastratto, non pu stare senza lintelletto, senza il concetto astratto, che include in s, come tolto (cfr. parte prima). La relazione fra intelletto e ragione, come pi volte visto, la dialettica stessa; il nodo della questione per, come ora si vedr, in che modo la ragione operi sullintelletto, e se ne resti effettivamente schiava. Infatti per Hegel lidentit dellintelletto, parmenidea, proprio la relazione non vera: e non la ragione a produrre la contraddizione. Questo, come gi anticipato in I, 3, 7, appunto il rimprovero che Hegel muove a Kant. Agli occhi di Hegel, Kant ha un pregio e un difetto: il pregio sta nellaver mostrato, con le antinomie della Critica, che la dialettica unopera necessaria della ragione: nellaver rilevato loggettivit della apparenza e la necessit della contraddizione appartenente alla natura delle determinazioni del pensiero129 (e questo un punto su cui Hegel non deflette mai, fin dal periodo jenese130). Il difetto sta nellaver imputato la contraddizione alla ragione, che pretende di fare un uso trascendentale delle categorie, per conoscere lAssoluto: il resultato semplicemente la nota affermazione che la ragione incapace di conoscer linfinito.131. Nella logica dialettica, per, non la ragione (il concetto concreto dellastratto) a produrre la contraddizione: la contraddizione prodotta () dallintelletto (dal concetto astratto dellastratto), e la ragione () non fa che rilevarlo (a noi resta soltanto il puro stare a vedere, dice lintroduzione di FS). Lintelletto lintenzione di pensare lidentit, ma poich la pensa isolandola dalla non identit, non pensa lidentit. Poich infatti lidentit ed significante solo come negazione della non identit, essa include in s il suo opposto (RSF); porre (concretamente, autenticamente) lidentit porre, come tolta, la non identit: perci la posizione dellidentit lapparire del significato non identit che incluso, come tolto, in essa. Se si pone lidentit (sia I) isolandola dalla sua negazione infinita (non-I), che dunque essa implica necessariamente (per la RSF), ci che in effetti posto una non identit: e se presente la persuasione di porre I (lintelletto di Hegel questa persuasione), allora I (ci che si intende porre) identificato a non-I (ci che in effetti posto, quando I concepito astrattamente): lopera negativa della ragione in () (il negativo razionale) consiste nellesibire questa contraddizione, che prodotta dallintelletto astraente: e che dunque non affatto la contraddizione prodotta dalla ragione, che vuole che si esprimano anche le differenze132.
. Op. cit., p. 198. . SL, pp. 38 - 39. 130 . Cfr. GW, p. 152: Kant ha riconosciuto che questo conflitto [lantinomia] si genera necessariamente solo mediante e nella finitezza, e che perci unillusione necessaria...; e ancora, nelle celebri pagine di ESF, 48: Questo pensiero, che la contraddizione posta dalle determinazioni intellettuali nel razionale, essenziale e necessaria, da considerare come uno dei pi importanti e profondi progressi della filosofia nei tempi moderni.. 131 . SL, p. 39. 132 . Per Berti, invece, la contraddizione della ragione, che la sostiene e afferma come tale; perci egli pu dire: Non condivido linterpretazione [...] secondo cui la contraddizione per
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Per questo motivo, Hegel qualifica il secondo principio come non vero quanto il primo: in esso si astrae dallidentit pura e si pone la non-identit. La verit dei due la loro relazione (), che toglie lisolamento (il positivo razionale): quando il secondo viene riferito [posto in relazione] al primo, e il primo risulta allo stesso tempo ad esso riferito, esso la pi alta espressione possibile della ragione mediante lintelletto. Allora, quando lidentit pensata concretamente, A=A contiene la differenza di A come soggetto da A come oggetto e ad un tempo la loro identit.

4. RSF e opposizione logica

Sembra per che, in questo modo, laporia si ripresenti: se infatti la proposizione che esprime il vero, concretamente pensata, contiene ad un tempo identit e differenza, essa daccapo unantinomia, come lo stesso Hegel ha esplicitamente affermato nel brano di SD. Lobiezione alla dialettica, in questa forma pi compiuta, riconosce che Hegel non un negatore banale, esplicito e immediato del PNC: non c dubbio - afferma Berti - che Hegel ritenga necessario, per dare un senso determinato a quel che si dice, evitare la contraddizione. Vi sarebbe cio, nella ragione del metodo, una assunzione incontraddittoria dellincontraddittoriet, diversa dalla assunzione contraddittoria dellincontraddittoriet prodotta dallintelletto quando pone lidentit astrattamente (ossia previo isolamento)133. Lobiezione sostiene per che, anche se lintelletto a produrre lantinomia, nel metodo dialettico, non vi la rimozione, ovvero leliminazione della contraddizione, bens la sua assunzione, anzi la sua proclamazione ad unica verit concreta. Se cio la ragione a manifestare la contraddizione che non ha prodotto, cionondimeno non la toglie. Al contrario, poich risolvere la contraddizione entro il metodo non significa eliminarla, come per Aristotele, ma mostrarne la possibilit, anzi la necessit, Berti pu affermare che la vera differenza fra ragione e intelletto consiste nel fatto che lintelletto, che produce la contraddizione, poi non la sopporta, cio la respinge, la dichiara falsa, la ragione la sopporta, anzi la assume e la dichiara vera 134. Ma una volta ammesso che contradictio est regula veri, nonostante le buone intenzioni di Hegel (la assunzione incontraddittoria dellincontraddittoriet), non si vede pi che cosa autorizzi ad affermare che le cose stanno in un modo piuttosto che in un altro []. In tal modo la dialettica di Hegel non riesce a dimostrare nulla,
Hegel esiste solo nellintelletto ed rimossa dalla ragione. (E. BERTI, Contraddizione e dialettica cit., p. 205, n. 59). 133 . Cfr. op. cit., p. 206. 134 . Op. cit., pp. 200 - 201.

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perch non riesce a confutare nulla.135. Come si vede, nonostante nel discorso di Berti la logica dialettica venga trattata con grande seriet, lesito non molto diverso da quello della critica popperiana, che fa leva sulla distinzione kantiana del Tentativo. A questa prospettiva non si sottrae neppure D. Marconi, nellintroduzione a La formalizzazione della dialettica, allorch considera quelle interpretazioni pacificanti, secondo le quali la contraddizione nel metodo dialettico ha esattamente la medesima funzione che ha nelle dimostrazioni per assurdo: in cui cio la deduzione della contraddizione ha leffetto di produrre la negazione, il toglimento della premessa. Egli fa notare che cos si trascura laltro aspetto dellAufhebung, quello per cui la contraddizione non viene solo eliminata, ma anche mantenuta. Se infatti nella logica formale da P si deduce Q Q, si avr senzaltro come esito P. Invece nella dialettica, afferma Marconi, la premessa viene anche mantenuta - insieme alle sue conseguenze contraddittorie - come verit parziale, mentre nella logica formale ordinaria viene abbandonata, per cos dire, una volta per sempre: essa non apparterr affatto alla teoria vera, cui appartiene invece la sua negazione. Altrimenti, non vi sarebbe differenza fra la dialettica hegeliana e il procedere kantiano della dialettica trascendentale, dove antinomie e paralogismi conducono appunto allabbandono dellidea da cui derivano136. Il che significa che, anche in questinterpretazione, la ragione mantiene la contraddizione, e non la risolve, appunto perch conserva come posta, mantiene - seppur come verit parziale - la premessa autocontraddittoria. vero che Marconi riconosce la contraddizione come motore del processo dialettico perch impone di essere eliminata: da ci si ricava che una contraddizione non pu costituire lesito finale del processo dialettico. Ma in quanto linadeguatezza della contraddizione non devessere confusa con la radicale falsit, che le attribuita dallintelletto, in quanto cio la falsit della contraddizione non radicale, questa resta verit parziale quanto la premessa da cui stata dedotta137. Alla distinzione kantiana del Tentativo si richiama anche Lucio Colletti. Colletti si impegnato in un confronto diretto con Severino sul tema della dialettica, mettendo in campo un certo approfondimento teorico. Ora, la forma dellobiezione al metodo da lui proposta ha il vantaggio di esibire chiaramente quale sia la interpretazione del metodo, che sottost allobiezione stessa. Come Colletti vede bene, si pu imputare alla dialettica hegeliana e marxiana la confusione fra opposizione logica (con contraddizione) e reale (senza contraddizione), solo in quanto si cominci con lidentificare la opposizione logica con la opposizione dialettica. Per opposizione dialettica, Colletti intende la nostra relazione semantica fondamentale, ossia la relazione in cui gli opposti relati sono il significato a e la sua negazione infinita, il significato non-a: il quale

135 136

. Op. cit., p. 221. . Cfr. D. MARCONI, La formalizzazione cit., pp. 25 - 26. 137 . Cfr. op. cit., p. 43.

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niente in s e per s: soltanto la negazione dellaltro. Per poter dare quindi un significato a non-A, necessario sapere al tempo stesso che cosa A, cio lopposto che esso nega. Ma anche A, a sua volta, negativo. Come non-A la sua negazione, cos A la negazione dellaltro. E poich dire A come dire, in effetti, Non/non-A, anche A, per avere un significato, deve essere riferito allaltro di cui la negazione. [] Ciascuno, per essere s, implica quindi la relazione allaltro: cio lunit (lunit degli opposti). E solo allinterno di questa unit negazione dellaltro. [] Per poter essere quindi s e dare senso al proprio Non, gli necessario riferirsi [RSF] alla natura dellaltro, di cui la negazione.138

La RSF od opposizione dialettica cos ben caratterizzata, in quanto in primo luogo relazione negativa, in cui il significato s in unit con la sua negazione infinita, ma appunto in quanto negato in essa. In secondo luogo, relazione in cui lapertura allaltro richiesta dallesser s del significato (ossia, come gi visto a proposito del nostro principio dellolismo semantico, lapertura allintero funzionale alla determinatezza o esser s del significato). Eppure, secondo Colletti la opposizione dialettica espressa dalla formula a a, ossia opposizione logica o contraddizione. E poich il metodo lessenza di ogni cosa, del significato in quanto tale, dovera la cosa ora subentrata la contraddizione logica139.

5. Unit di metodo e oggetto nellidealismo


Ma lopposizione dialettica o RSF davvero opposizione logica o contraddizione? Prima di considerare la risposta di Severino, necessario recuperare alcuni luoghi, peraltro molto noti, del pensiero hegeliano, che ci consentiranno di intendere al meglio la difesa severiniana della dialettica. Anzitutto, si deve intendere quale sia la pervasivit del metodo nel pensiero hegeliano. In quanto acquisisce lidentit di pensiero ed essere (lelemento del sapere assoluto), lidealismo riconosce lunit di metodo e oggetto. Il pensiero ancora affetto dallopposizione del sapere al contenuto aveva posto il metodo come mera forma del conoscere, la cui messa a punto preliminare allapproccio delloggetto140: ogni metodologia dunque una logica in senso formale, in quanto
138

. L. COLLETTI, Intervista politico-filosofica, Laterza, Bari 1974, pp. 66 - 67; corsivi

miei. . Op. cit., p. 81. . Uno dei punti di vista capitali della filosofia critica , che prima di procedere a conoscer Dio, lessenza delle cose, ecc., bisogni indagare la facolt del conoscere per vedere se sia capace di adempiere quel compito: si dovrebbe apprendere a conoscere lo istrumento, prima dintraprendere il lavoro che per mezzo di esso deve essere portato a termine (ESF, p. 16). Si badi che la scissione fra metodo e oggetto presupposto caratteristico della logica analitica, della logica
140 139

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discorso che verte sulla forma del sapere, astraendo dal contenuto141. Lidealismo toglimento di tale astrazione: il metodo il contenuto assoluto, dunque la forma oggetto a se stessa142. Il toglimento avviene mediante il rilievo che la astrazione dellindagine dal contenuto del conoscere contraddittoria, perch essa stessa un conoscere, che ha un contenuto143. Poich il metodo non scisso dalloggetto, la sua essenza sar lessenza dellente in quanto ente, ossia del concetto144: la sua struttura la struttura dellente come tale, perci trascendentale: nulla sfugge al metodo. Ora, i testi hegeliani offrono, come abbiamo gi visto, numerose occasioni allobiezione di incoerenza, ma un inventario delle considerazioni hegeliane sulla contraddizione mancherebbe della scientificit che si conviene allindagine: questa deve dunque assumere come suo oggetto il metodo, poich esso , come visto, la struttura dellente in quanto ente, o del significato come tale.

6. Il metodo dialettico una tautologia

Fra i luoghi in cui appare lesposizione del metodo dialettico, spicca il notissimo brano di SL, pp. 35 - 37, che mette conto leggere per intero:
dellisolamento: dice ad es. Carnap, nellberwindung, che alla filosofia, cio alla logica che si depurata dalle pseudoproposizioni metafisiche, non resta alcun oggetto o contenuto proprio, perch (Wittgenstein docet) tutte le proposizioni che significano qualcosa sono di natura empirica e appartengono alla scienza reale: Ci che rimane non sono delle proposizioni, n una teoria, n un sistema, ma semplicemente un metodo, cio il metodo dellanalisi logica. (R. CARNAP, Il superamento della metafisica in Il neoempirismo, cit., p. 527). 141 . Lintenzione cartesiana di cercare il vero metodo per arrivare a conoscere tutte le cose, negazione della validit scientifica (nel senso dellepistme) della forma logica tradizionale: i suoi sillogismi e la maggior parte dei suoi precetti servono, piuttosto che ad apprendere, a spiegare ad altri le cose che si sanno, o anche [...] a parlare senza giudizio di quelle che si ignorano (CARTESIO, Discorso sul metodo, tr. it. a c. di I. Cubeddu, Editori riuniti, Roma, 19963, p. 71). Ma proprio per ci, il metodo intende essere una nuova forma logica, nellaccezione sopradetta del termine logica. 142 . Il metodo pu sembrar sulle prime la semplice maniera del conoscere [...]. Come metodo per la maniera non soltanto una in s e per s determinata modalit dellessere, ma qual modalit del conoscere posta come determinata dal concetto e come la forma, in quanto questa la anima di ogni oggettivit e in quanto ogni contenuto daltronde determinato ha la verit sua soltanto nella forma. (SL p. 937). 143 . Lindagine del conoscere non pu accadere altrimenti che conoscendo: dacch indagare questo cosiddetto istrumento non altro che conoscerlo. Voler conoscere dunque prima che si conosca assurdo... (ESF, p. 16). 144 . Perci, esponendo il metodo, Hegel dice dei tre momenti della logicit che essi sono momenti di ogni atto logico reale, cio di ogni concetto o di ogni verit in genere: il cio indica lacquisita unit di concetto ed essere (ESF, p. 95).

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Lunico punto, per ottenere il progresso scientifico, - e intorno alla cui semplicissima intelligenza bisogna essenzialmente adoprarsi -, la conoscenza di questa proposizione logica, che [1a] il negativo insieme anche positivo, ossia che [1b] quello che si contraddice non si risolve nello zero, nel nulla risolve essenzialmente solo nella negazione del suo contenuto particolare, una tal negazione non una negazione qualunque, ma la negazione determinata che si risolve, ed perci negazione determinata. Bisogna, saper riconoscere che astratto, ma si vale a dire che di quella cosa in altre parole,

[2] nel risultato essenzialmente contenuto quello da cui esso risulta - il che propriamente una tautologia, perch, se no, sarebbe un immediato, e non un risultato. [3] Quel che risulta, la negazione, in quanto negazione determinata, ha un contenuto. Cotesta negazione un nuovo concetto, ma un concetto che superiore e pi ricco che non il precedente. Essa infatti divenuta pi ricca di quel tanto, ch costituito dalla negazione, o dallopposto di quel concetto. Contiene dunque il concetto precedente, ma contiene anche di pi, ed lunit di quel concetto e del suo opposto. - Per questa via deve il sistema dei concetti, in generale, costruir se stesso - e completarsi per un andamento irresistibile, puro, senza accoglier nulla dal di fuori145.

La via tracciata dal metodo vale per il sistema dei concetti, ossia per il sistema di tutte le cose, perch ogni cosa concetto: il metodo cio appunto struttura del significato come tale. Ora i tre enunciati che costituiscono il metodo, [1a-b], [2] e [3], sono diverse formulazioni dello stesso contenuto: [1b] afferma che quello [la determinazione o il significato, poniamo a] che si contraddice [ossia che passa nel suo opposto, che si mostra come un non esser s: non-a] non si risolve nello zero, nel nulla astratto [ossia nel negativo indeterminato, nel puro nulla], bens nella negazione del suo [di a] contenuto particolare: tale negazione non una negazione qualunque [ossia astratta, indeterminata], bens di quella cosa determinata che si risolve [ossia di a, che si risolve in altro, nel suo contraddittorio o negazione infinita] ed quindi negazione determinata [appunto perch in non-a viene negato a, e non altro]. Perci [1a] aveva affermato che il negativo [ossia non-a, che il risultato del contraddirsi di a] insieme anche positivo: in quanto non il nulla astratto, bens una negazione determinata, che ha un contenuto positivo. Ora, lenunciato [2] afferma che nel risultato [il negativo-determinato non-a] essenzialmente contenuto quello da cui risulta [ossia il suo cominciamento il significato a]; e [3] ripete lo stesso: che quel che risulta [non-a], in quanto negazione determinata [non il nulla astratto, ma un nulla-concreto, il nulla-di-a], ha un contenuto [che a, quello-da-cui-risulta, contenuto in s come tolto].
145

. I corsivi e la numerazione degli enunciati sono miei.

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Ancora, in SL:

[...] un Primo universale [a] considerato in s e per s, si mostra come laltro di se stesso [ossia si contraddice in non-a]. A prenderla in maniera affatto generale, questa determinazione si pu intender nel senso che qui quello che era prima un immediato [il cominciamento a] sia con ci come un mediato, sia riferito a un altro [...]. Il secondo, che cos sorto [non-a, che sorto come risultato del contraddirsi di a], pertanto il negativo del primo [di a, del cominciamento] [...]. Limmediato, da questo lato negativo, tramontato nellaltro; [4] laltro per [non-a] non essenzialmente il vuoto negativo, il nulla, che si prende come il resultato ordinario della dialettica, ma laltro del primo, il negativo dellimmediato; dunque determinato come il mediato [dal primo a, di cui il negativo] contiene in generale in s la determinazione del primo [ci-da-cui-risulta]. Il primo pertanto essenzialmente anche conservato e mantenuto nellaltro. [5] Tener fermo il positivo [ossia conservare a, ci-da-cui-risulta] nel suo negativo, il contenuto della presupposizione nel resultato [non-a], questo ci che vi ha di pi importante nel conoscere razionale. Basta insieme la pi semplice riflessione per convincersi dellassoluta verit e necessit di questa esigenza, e per quanto riguarda gli esempi di prove in proposito, lintiera logica non consiste in altro.146

Qui gli enunciati [4] e [5] si mostrano, daccapo, come equivalenti ai precedenti. E nella celebre esposizione del metodo, nella triade della logicit di ESF, 79 - 82:

La dialettica ha un risultato positivo, perch essa ha un contenuto determinato, o perch [6] il suo verace risultato non il vuoto e astratto niente, ma la negazione di certe determinazioni [es. a], le quali sono contenute nel risultato [non-a], appunto perch questo non un niente immediato, ma un risultato.

Ebbene, in virt della medesimezza del contenuto, a tutti gli enunciati [1][6] si deve estendere ci che Hegel dice del [2], e cio che una tautologia (ist eine Tautologie). E lo , perch lenunciato il risultato (non-a) contenente in s ci da cui risulta (a) ripete nel predicato ci che gi posto nel soggetto: porre alcunch come risultato, infatti, implica la posizione di un altro, da cui questo risulta, e rispetto al quale un mediato: il risultato contiene in s il riferimento (la mediazione logica) al suo cominciamento. Perci porre un risultato, senza porre ci da cui risulta, significa porre non un risultato, ma un immediato, e quindi produrre una contraddizione: dove la contraddizione ha luogo fra lintenzione di porre alcunch come risultato, e ci che si pone in actu exercito negando che esso contenga in s (come tolto) ci da cui risulta: ci che si pone essendo allora non un risultato, ma un immediato. Il metodo dialettico consiste nella negazione di questa contraddizione, ossia negli enunciati che esprimono la tautologia di semplicissima
146

. SL, p. 946; i corsivi e la numerazione degli enunciati sono miei.

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intelligenza. Perci il metodo dialettico, che la struttura essenziale del significato come tale, consiste nel principio di identit-non contraddizione.

7. La contraddizione si risolve

Come si pu allora affermare, anche quando si riconosce che lintelletto a produrre la contraddizione, che la ragione la sopporta, anzi la assume e la dichiara vera? In realt questa considerazione del metodo, per cui esso, nella ragione (nel concetto concreto dellastratto), ha come esito la contraddizione, era gi stata in buona misura prevista da Hegel: anzi egli aveva affermato che questo il pregiudizio fondamentale a proposito della dialettica147. Nello Zusatz del celebre 79 dellEnciclopedia, dopo aver menzionato la triplicit del metodo nei momenti () astratto o intellettuale, () dialettico o negativo-razionale, () speculativo o positivo-razionale, Hegel dice infatti che questi tre momenti possono essere posti tutti insieme sotto il primo momento, lintellettuale, e per questo mezzo tenuti separati fra loro; ma cos non vengono considerati nella loro verit. Ci significa che la stessa relazione fra concetto astratto e concetto concreto dellastratto pu essere considerata astrattamente, ossia isolando i suoi momenti logici. Per questo verso si deve dire che la forma dellobiezione al metodo, la quale afferma che il risultato della dialettica la contraddizione dichiarata vera, essa stessa lesito di una forma di isolamento semantico o concetto astratto del metodo; e precisamente quel concetto astratto, che isola il contraddirsi della determinazione isolata dallintelletto, contraddirsi manifestato dalla ragione, dal toglimento della contraddizione medesima, in cui consiste il concetto concreto dellastratto. Ora, afferma Hegel, se la dialettica nel suo senso stretto, o propriamente nel momento negativo-razionale del contraddirsi del concetto astratto, viene presa dallintelletto per s separatamente, ossia appunto viene isolata dal toglimento della contraddizione dellintelletto, si cade nellerrore tipico dello scetticismo, il quale contiene la mera negazione come risultato della dialettica148. Nello scritto jenese, intitolato Rapporto dello scetticismo con la filosofia, Hegel mostra di considerare lo scetticismo non soltanto come una filosofia storica bens, nella sua forma teoretica, come un momento del metodo in quanto tale: infatti esso, almeno nei suoi dieci tropi pi antichi, essenzialmente la critica dellintelletto legato al finito, e cio al concetto astratto della determinazione, allisolamento semantico. Perci esso unito nel modo pi intimo con ogni vera filosofia, la quale appunto anzitutto critica dellintelletto, della logica isolante, e cio esibizione del contraddirsi delle posizioni semantiche astratte: Una vera
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. SL, p. 944. . ESF, 81.

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filosofia - sostiene Hegel - ha necessariamente essa stessa anche un lato negativo, il quale rivolto contro la limitatezza, e quindi contro la folla dei fatti della coscienza e la loro innegabile certezza149. I tropi dello scetticismo antico infatti operano sullintelletto che tiene fermo il dato, il fatto, il finito come un che di certo (si ricordi loperazione essenziale dellintelletto, che considera il significato isolato come cosa che e sussiste per s: ESF , 80). Essi sono lopera della ragione, che critica lisolamento semantico riconoscendo lantinomia del finito, ossia esibendo la contraddittoriet dellisolamento: e si fondano sullidea di rapporto in genere, ovvero sullesser ogni reale condizionato da un altro, ossia sulla nostra RSF150. Inteso in questo senso positivo, il momento scettico del metodo cio pienamente razionale, poich, come visto, solo entro la ragione, ovvero entro il concetto concreto dellastratto, pu apparire la necessaria contraddittoriet in cui consiste il concetto astratto dellastratto (cfr. I, 1, 8 e II, 1, 7). La ragione , anzitutto, la manifestazione della contraddizione dialettica, prodotta dallisolamento semantico.

149 150

. SF, p. 77. . Cfr. SF, p. 92.

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Se per il momento negativo-razionale viene considerato, esso, astrattamente o formalmente e viene isolato - afferma la Prefazione di FS -, lo scetticismo diviene un processo logico, che nel resultato [ovvero in ci che si contraddice, che falsificato] vede sempre soltanto il puro nulla. Ossia, essendo il puro nulla la contraddizione come tale, la contraddizione viene vista come lesito ultimo della dialettica; e la ragione diviene allora ci che esibisce s lantinomicit dellintelletto, ma anche la assume e la dichiara vera. Se cio - afferma ancora la sezione finale della Logica - la conclusione che si trae dalla dialettica che il contraddirsi dellastratto sia la nullit delle affermazioni stabilite, ossia che loggetto che si contraddice in cotesto modo in se stesso si tolga via e sia nullo, certamente necessario che questo nulla sia posto come non tolto, nella ragione. Come abbiamo visto nel precedente, per, laltro in cui il primo immediato (la determinazione isolata dallintelletto) si contraddice, non essenzialmente il vuoto Negativo, il nulla, che si prende come il resultato ordinario della dialettica (questo appunto il pregiudizio fondamentale). Esso laltro del primo, il negativo dellimmediato; perci un mediato, conserva in s quello che si contraddetto, come suo altro (ossia come tolto)1. In altri termini ancora, il concetto concreto dellastratto, che risultato della dialettica, conserva in s, come tolto (tolto perch contraddicentesi) il concetto astratto dellastratto che ne cominciamento; e lastratto, come gi visto in I, 1, 7, non neppure tolto e conservato sub eodem (s che neppure questa contraddizione pu essere imputata alla dialettica), bens sub diversis: conservato quanto alla sua materia o contenuto logico, tolto quanto alla forma dellisolamento conferita dallintelletto, che - dice Severino - lo isola dallorizzonte semantico che lo oltrepassa, e quindi originariamente lo comprende2.

1 2

. Cfr. SL, pp. 943 - 946. . Cfr. SO, p. 118.

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Si deve perci affermare senzaltro, con Marconi, che la riduzione allassurdo nella dialettica non ha esattamente la medesima funzione che ha nella logica formale. Ma ci non dipende, ancora una volta, dal fatto che la contraddizione nella dialettica venga conservata come posta, nella forma di premessa che si contraddice, ma che ancora considerata verit parziale: dipende proprio dal fatto che, nella logica dellintelletto, tale premessa viene abbandonata, per cos dire, una volta per sempre: essa non apparterr affatto alla teoria vera, cui appartiene invece la sua negazione, come ha affermato lo stesso Marconi. Nella dialettica invece, proprio perch la negazione continua ad appartenere alla teoria, le appartiene anche la premessa negata, come negata; essa non viene affatto dimenticata, obliata: solo cos infatti, ossia non obliando il cominciamento che si contraddice, lesito della dialettica non il vuoto nulla, ma appunto la negazione di quel cominciamento, di quella premessa. Certamente dunque da un punto di vista dialettico, nel senso di Hegel, largomentazione per assurdo [della logica formale] logicamente contraddittoria (o meglio lo il discorso che a cui largomentazione appartiene); non per perch le tesi contraddittorie [nella dialettica] sono, in qualche senso, mantenute e affermate come vere1: bens perch la considerazione formalistica della reductio ad absurdum pretende che la premessa che si contraddice non appartenga affatto alla teoria vera, non sia (pi) posta: e cos nega che il risultato del contraddirsi sia effettivamente un risultato, sia la negazione determinata di quella premessa che si contraddice. Al contrario lobiezione alla dialettica, che vede la contraddizione come esito del metodo, essa obiezione negazione del principio di identit-non contraddizione, appunto perch astrae dal fatto che questo nulla per certo il nulla di ci da cui resulta, e cio nega la proposizione logica esaminata sopra, nella quale il nulla preso come il nulla di ci da cui resulta non , in effetto, se non il risultato verace; quindi esso stesso un nulla determinato e ha un contenuto1. Lobiezione infatti ad un tempo afferma e nega che lesito del metodo sia un esito, cio un risultato. Lo afferma, in quanto riconosce la ragione dialettica come ci che mostra la contraddizione interna allisolamento semantico (e dunque riconosce che vi sia una posizione astratta del significato ad opera dellintelletto, che cominciamento della dialettica); e lo nega, perch sostiene che il risultato dellopera della ragione la pura contraddizione dichiarata vera, cio il nulla astratto, che un immediato, e non un risultato. E quella proposizione logica negata dallobiezione - la proposizione che dice: nel risultato essenzialmente contenuto quello da cui esso risulta - unidentit, una tautologia. Alla luce di questi chiarimenti intorno al discorso sul metodo di Hegel, possiamo intendere appieno la difesa severiniana della coerenza della logica dialettica. Se infatti - afferma Severino - Hegel ha sostenuto che tutte le cose sono in se stesse contraddittorie, e che la semplice F-immediatezza attesta, nel divenire, la contraddizione stessa come esistente, cionondimeno egli ha anche sostenuto che la contraddizione si risolve. Infatti il divenir altro, concretamente pensato, il superamento della contraddizione che si produce quando il divenir altro
1 1

. Cfr. D. MARCONI, La formalizzazione cit., p. 27. . Cfr. FS, p. 71.

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astrattamente inteso2. Lautentico risultato del movimento dialettico toglie la contraddizione del finito (del significato isolato nel concetto astratto dellastratto), che si manifesta nel divenire altro del significato stesso. Il motivo per cui nella dialettica il significato astratto (che Hegel chiama di volta in volta finito, primo, universale astratto, o determinazione dellintelletto) si mostra come laltro da s, che esso gi, come isolato, laltro da s, gi contraddizione, e perci diviene. contraddizione, per il motivo gi visto in I, 1, 7 - 9, e pi volte ripetuto: che cio la posizione astratta o formale del significato a non posizione di a, ma di un suo altro, di non-a. Lopera negativa della ragione consiste nellesibire questa contraddizione (il concetto concreto manifesta la contraddittoriet del concetto astratto dellastratto), ma quella positiva consiste nel toglierla (il concetto concreto negazione del concetto astratto dellastratto). Il metodo dialettico muove dal contraddirsi dellastratto isolato, e si compie con la risoluzione, o negazione, o toglimento della contraddizione3. Perci Severino pu concludere:
Poich la contraddizione e nullit - il risultato negativo - non il risultato autentico del divenire, il divenire, come esistenza della contraddizione, il divenire considerato non nel suo risultato e dunque nel suo significato concreto e autentico, ma come momento dialettico distinto dal vero risultato della dialettica. Il divenire la contraddizione stessa come esistente, nella misura in cui esso non il vero divenire, ma il divenire in quanto ancora astrattamente inteso.4

E cio, la contraddizione pu essere dichiarata vera solo se il contraddirsi del concetto astratto viene isolato dal suo risultato positivo, s che (come accade nella interpretazione che lobiezione alla dialettica d del metodo), la contraddizione domina perch si pone come il risultato della dialettica. Ma la tautologia in cui, secondo Hegel, consiste il metodo, negazione dellisolamento del risultato da ci da cui risulta, e dunque negazione della tesi che la contraddizione il risultato della dialettica.

8. La dialettica come produzione dellidentit


La opposizione dialettica, o RSF, non opposizione logica: infatti lopposizione logica non ha alcun esito positivo, risolvendosi nel nihil negativum irrepraesentabile (almeno secondo Kant, o Popper, o Colletti: vedremo per in seguito, nel capitolo dedicato allaporia del nulla, come anche della opposizione logica non si pu dire che il suo risultato sia la nullit posizionale). Anzi, lesito
2 3

. TT, p. 29. . Cfr. TT, pp. 37 - 38. 4 . TT, pp. 40 - 41.

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della dialettica di concetto concreto e astratto dellastratto la negazione della opposizione logica, o con contraddizione; su questo dovremo ora soffermarci, sfruttando ancora lanalisi severiniana del metodo sviluppata nella risposta a Colletti contenuta in AT, e soprattutto in TT. Colletti rileva correttamente, come abbiamo visto, che la relazione fra il significato e la sua negazione infinita essenziale alla determinatezza del significato: per avere un significato, che a deve essere riferito allaltro di cui la negazione. Ossia, poich il significato s, determinato mediante laltro, per essere s, implica quindi la relazione allaltro. Ma proprio per questo, afferma Severino, in quanto in relazione al suo altro, riesce ad essere s, riesce ad essere s senza dissolversi nellaltro, riesce ad essere una determinazione5. La opposizione dialettica cio relazione in cui la determinazione non s e insieme il suo altro, ovvero il suo essere in relazione non lidentificarsi a ci con cui in relazione (come si vedr anche nel seg.); e la dialettica non , per ripetere Hegel, larte estrinseca che porta la confusione fra concetti determinati6: lopposizione dialettica invece la stessa posizione concreta dellidentit-non contraddizione.7 La contraddizione cio, afferma il cap. IV di TT, pu dominare o essere dominata. Domina allorch lintelletto isola il contraddirsi dellastratto dal suo risultato positivo. dominata, allorch il pensiero pensiero speculativo (ragione, concetto concreto dellastratto), in cui il contraddirsi non quel semplice tramontare nellaltro, dove esiste soltanto laltro e dove dunque laltro non pu essere laltro (perch non c pi il primo, rispetto a cui laltro altro). Nel risultato autentico del metodo dialettico, in cui la contraddizione dellintelletto isolante tolta, negata, laltro si presenta come altro. Ossia la negazione del cominciamento, in quanto negazione di esso, e cio in relazione ad esso, e cio risultato (siamo sempre, come si vede, nellambito della tautologia), laltro del primo, il negativo dellimmediato, in cui limmediato negato conservato e mantenuto come altro del suo altro. Questo essere altro di un altro cio negazione dellesser altro da s, negazione della negazione dellidentit-non contraddizione. cio negazione, come Platone afferma nel Teeteto, della follia che consiste appunto nellessere persuasi che di due cose, ognuna delle quali altro dellaltra, una sia laltra8. Perci, dice Severino, il metodo dialettico si mostra addirittura come autoproduzione dellidentit o non contraddizione. Non solo una tautologia, ma propriamente la tautologia:
La tauto-logia dire lo stesso, tautn. Lo stesso lesser se stesso del risultato, cio lesser altro, dal parte dellaltro [non-a] in cui il qualcosa [a] si porta: quellesser se stesso, da parte dellaltro, soltanto per il quale laltro riesce a costituirsi come altro e quindi come altro di un altro. Lesser se stesso, da parte dellaltro, il suo esser altro di un altro. [] Nel suo significato pi profondo, la dialettica hegeliana la volont di pensare lo stesso - il tautn, lidem, lidentit dunque - e di pensare il divenir altro come lautoproduzione dello stesso, ossia come lautoproduzione dellidentit. Nel

5 6

. . 7 . 8 .

AT, p. 39. ESF, 81. Cfr. AT, pp. 38 - 40. PLATONE, Teeteto, 190b-c. Cit. in TT, p. 43.

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pensiero di Hegel lOccidente compie lo sforzo pi potente per pensare lo stesso, lidentit.9

9. Essere con essere non


Che la RSF, la relazione dialettica fra gli opposti, sia unidentit, emerge dallo stesso sviluppo autonomo dellindagine severiniana sulloriginario10, e non solo dalla trattazione del metodo dialettico hegeliano. Emerge cio che la determinatezza, o identit, o esser s del significato, si realizza solo in quanto questo posto come relazione alla (determinatezza della) totalit del suo altro (alla sua negazione infinita), e dunque allintero campo semantico: secondo quanto afferma il principio (OS). Nel cap. XVI di Tauttes infatti si esamina la relazione dellessere insieme ad altro (cfr. I, 1, 5), affermando che qualunque significato identico [] al suo essere insieme alla totalit degli essenti, alla totalit assoluta dellessente. Porre un qualunque significato senza porlo come un essere insieme ad altro, significa pensare un niente, ossia contraddirsi: e questo appunto ci che produce lintelletto, quando pensa la determinazione a senza pensarla nella sua relazione alla totalit del suo altro. Essere insieme ad altro non poi un significato formale isolato dalle proprie determinazioni concrete, bens un universale concreto, ossia lunit del significare formale e delle determinazioni concrete e specifiche di esso11. E poich laltro, che figura come momento semantico della relazione consistente nellessere insieme ad altro, appunto la totalit del contraddittorio di a, lessere insieme ad altro non quindi una determinazione che rimanga la stessa nel suo esser riferita a diversi essenti: ossia ogni significato in relazione alla totalit del suo altro, alla propria negazione infinita12. Ma questa relazione della determinazione ad altro, questa opposizione dialettica fra a e non-a, non in alcun modo il mescolarsi o lidentificarsi degli opposti relati:

. TT, pp. 46 - 47. . Come gi anticipato, daltronde, in I, 1, 5: ove si visto che la RSF inclusa nella struttura originaria come proposizione sintetica a priori, la cui negazione immediatamente autocontraddittoria. 11 . E questo anche se, come visto in I, 4, la posizione del contraddittorio di a sempre in qualche misura formale; ossia, poich la totalit dellaltro non appare concretamente, a non mai compiutamente determinato mediante il suo altro. 12 . Cfr. TT, pp. 144 - 148.
10

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II, 3. propriamente una tautologia

Essere insieme (essere con) essere negazione (essere non). Qualcosa pu essere insieme ad altro, perch non laltro: qualcosa pu non esser laltro, perch insieme allaltro. Se il qualcosa non fosse insieme allaltro [] il qualcosa non potrebbe esserne la negazione.13

E questo invece ci che accade nel concetto astratto dellastratto: in quanto la determinazione isolata dal suo altro, essa non riesce ad esser s, ad essere una determinazione, perch non pu essere la negazione del suo altro. Ma dunque, ancora, nellessere insieme ad altro (nellesser posta concretamente), la determinazione riesce ad esser s, ossia ad essere altro dallaltro, e ad evitare la follia denunciata da Platone nel Teeteto. Che dunque il significato a sia, come dice Severino, identico al suo essere insieme ad altro (che cio la RSF sia unidentit), non vuol dire che il significato a sia identico al suo altro, bens al contrario che esso e si manifesta come non identico ad esso, e perci identico allesser altro dal suo altro. Nellunit degli opposti pensata dalla ragione, gli opposti sono uniti, dice appunto Hegel nel celebre 82 dellEnciclopedia, nella loro opposizione. Lidentit fra il significato e il suo essere insieme agli altri significati, ossia la relazione dellessere insieme ad altro, secondo il cap. XVIII di TT appartiene alla struttura originaria della verit. Come gi visto in I, 1, 5, in SO il non essere il proprio altro (ossia appunto la relazione negativa del qualcosa al suo altro) infatti rilevato come costante L-immediata di ogni significato: s che la totalit del contraddittorio del significato considerato (L-mediatamente) costante del significato medesimo14: negare che lidentit dellessente con se stesso sia lessere insieme ad altro (cio sia lidentit dellessente e del suo essere insieme allaltro) contraddittorio15. cio contraddittorio negare che la RSF, lunit degli opposti, sia unidentit.

10. Prospetto

Abbiamo visto (II, 1) in che senso impossibile che Hegel (o Marx, o chiunque altro) sia un negatore esplicito e consapevole del PNC. Anche a prescindere dalla deduzione di quella impossibilit, per, ai critici della dialettica occorre far notare che Hegel, questo nemico dellidentit-non contraddizione e dei supremi princpi della logica e della scienza, ha pur sempre posto esplicitamente, e con piena consapevolezza, il metodo dialettico come una tautologia, unidentit.
13 14

. TT, p. 150; corsivo mio. . Cfr. SO, pp. 407 - 408. 15 . TT, pp. 164 - 165.

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II, 3. propriamente una tautologia

A questo punto, per, il nostro sconcerto pu aumentare. Hegel infatti non ha soltanto affermato genericamente che tutte le cose sono in se stesse contraddittorie, e che il PNC ha per la ragione una cos scarsa verit anche solo formale, che al contrario ogni proposizione di ragione deve contenere, riguardo ai concetti, una trasgressione di esso16. Egli ha anche intrapreso, nella celebre sezione della Logica dedicata alle essenzialit o determinazioni della riflessione, una critica sistematica degli assiomi logici, dei princpi di identit, non contraddizione e terzo escluso. Prima di accusare Hegel - o qualcun altro - di schizofrenia, occorre perci comprendere il senso di quella critica, mostrando come essa concordi con linterpretazione del metodo dialettico fin qui proposta. Per farlo, ci riferiremo ancora una volta al pensiero di Severino: opinione di chi scrive, infatti, che in esso sia contenuta non soltanto una difesa della coerenza della dialettica, ma anche, seppur in nuce, la possibilit di intendere positivamente la relazione fra la logica formale e la logica dialettica: in un modo assai diverso rispetto a quelli proposti nei tentativi di formalizzare la dialettica come logica polivalente o paraconsistente.

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. SF, p. 80.

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4. LA DIALETTICA COME ESTENSIONE DELLA LOGICA FORMALE

Si considera come differente, che sintuisca o pensi qualcosa oppur nulla. Intuire o pensar nulla, ha dunque un significato. I due si distinguono; dunque il nulla (esiste) nel nostro intuire o pensare

HEGEL, Scienza della logica

1. Assunti semantici nella logica formale


Si cerca di separare la semantica dalla sintassi logica: si cerca cio di costruire sistemi formali senza presupposti ontologico-semantici. Non appena la logica oltrepassa il livello elementare del calcolo proposizionale mediante tavole di verit e introduce i quantificatori, si confronta per col dominio delle variabili. Ci non costituisce un problema in matematica, ove le variabili variano sui numeri. La logica invece intende prescindere dal contenuto, dalle cose del mondo, al fine di esibire la forma logica del pensiero e del mondo: ma nonostante nel calcolo dei predicati il dominio delle variabili, o universo, venga trattato con una certa indifferenza, la logica formale non pu esimersi da una considerazione minimale delle propriet semantiche degli universi, dei mondi reali, possibili, standard o non standard, che assoggetta alla forma logica17: si parla infatti di universi finiti,
. Ad esempio, dice Apostel: che cos una logica? un insieme di regole sintattiche di deduzione o di definizione, che mira ad esprimere la relazione di conseguenza o implicazione . Ma subito dopo aggiunge: Questa relazione una relazione semantica tra i modelli che soddisfano le premesse e i modelli che soddisfano le conclusioni, e aggiunge che la logica contemporanea non pi formale nel senso criticato da Hegel, poich divenuta semantica (in D. MARCONI, La formalizzazione cit., pp. 92 - 93; corsivi miei). Abbiamo anche visto che il distacco dai sistemi
17

II, 4. La dialettica come estensione della logica formale

transfiniti, infiniti, e di interpretazione delle formule logiche. Uninterpretazione unassegnazione di oggetti ai termini delle formule, di propriet o predicati (visti come funzioni o classi) alle lettere di predicazione a n posti, e, appunto, di un dominio o universo su cui variano le variabili. Il dominio normalmente considerato, secondo la logica delle classi, come un gruppo di oggetti, di significati. Ora, quando si indica la condizione di appartenenza alla classe universo, ossia alla classe che include ogni oggetto, si sfrutta il principio di identit: U = {x : x = x} Ossia si assume il principio di identit nel suo valore ontologico: poich ogni significato identico a s, lidentit una condizione di appartenenza che pu essere soddisfatta da qualunque oggetto. Quando si prova la coerenza e completezza del calcolo dei predicati classico, ossia che tutti e soli i ragionamenti validi (le sequenze derivabili) hanno forme condizionali corrispondenti tautologiche, non si pu non far ricorso allinterpretazione e alle propriet semantiche degli universi su cui variano le variabili: infatti un ragionamento logicamente valido se, data una qualunque interpretazione in un certo universo, quando tutte le premesse sono vere, la conclusione vera (c. d. criterio di correttezza logica); e la sua forma condizionale corrispondente logicamente vera se vera per tutte le interpretazioni in tutti gli universi: se cio vale in tutti i mondi possibili - direbbe Leibniz - o in tutte le descrizioni di stato - direbbe Carnap -. Eppure, la logica formale pone la restrizione secondo cui una formula L-vera se vera in qualunque universo non vuoto. Per quanto i logici affermino, cio, che la coerenza del sistema pu essere provata con procedure squisitamente manipolativo-combinatorie del tutto indipendenti, almeno in linea di principio, da una qualsiasi valenza semantica, la dimostrazione consiste nel provare che i lemmi logici sono sempre veri in un mondo costituito da un solo individuo18. Dunque si deve dire che nel calcolo dei predicati si assume che, qualunque sia linterpretazione, si faccia sempre riferimento ad un universo non vuoto []. Infatti gli universi vuoti hanno propriet formali cos particolari che bene non considerarli19. Dunque esistono universi vuoti: infatti li si esclude dal discorso sulla coerenza del calcolo logico dei predicati, suggerendo lopportunit di non considerarli, e certo con ci si intende escludere qualcosa, e non il nulla. E poich un universo non vuoto un universo che contiene almeno un oggetto, un universo vuoto un universo che non contiene alcun oggetto. Ora, non contenere alcun oggetto equivale a non contener nulla, ossia alla nullit posizionale del contenuto, o al (positivo) contenere il nulla? Dato che per la logica (x) (x = x) ( questa la condizione di appartenenza alla classe U), pu un universo che non
formali tradizionali avviene anzitutto rivedendo il significato dei connettivi classici, mettendo in discussione la semantica dellimplicazione, della negazione, etc. (cfr. II, 2). 18 . Cfr. E. CASARI, Logica, cit., pp. 101 - 102; corsivi miei. 19 . E.J. LEMMON, Elementi di logica, cit., p. 173.

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II, 4. La dialettica come estensione della logica formale

contiene alcun oggetto x essere contenente un x diverso da s, ossia autocontraddittorio? Se il contenuto della contraddizione il nulla, il necessariamente inesistente, certamente in un universo vuoto non esiste alcun oggetto. Cionondimeno il nulla, o la contraddizione, potrebbe ben essere il contenuto positivo e determinato di un tale universo, perch questo contiene, appunto, nulla, e non un qualche significato come: questa casa, quellalbero, 2, , etc. E tali universi, ammette la teoria in cui consiste il calcolo dei predicati, hanno propriet formali - anche se meglio non considerarle. Abbiamo visto (II, 2) che vi sono logiche, come quelle paraconsistenti, che tentano di considerare positivamente i mondi non standard, incompleti o autocontraddittori, e le propriet formali delle classi antinomiche, ma il prezzo che pagano la estrema debolezza inferenziale, sintattica e semantica. La questione si ripresenta quando si considera la teoria delle classi per s: in essa infatti, come c una classe U, c anche una classe nulla (sia N), la quale indicata stabilendo una condizione di appartenenza che nessun oggetto pu soddisfare: N = {x : x x} Questa classe anche detta classe vuota: ma vuota davvero? O non la classe degli oggetti diversi da s, o autocontraddittori? Poich (x) (x = x), non esistono oggetti autocontraddittori, e cionondimeno la condizione di appartenenza ad N parla di tali oggetti inesistenti, pone appunto un x, diverso da s. Ed esige che N non contenga che questo diverso da s, la contraddizione, e non altro, appunto perch la logica non intende dire che N contenga questo o quelloggetto, questo o quel positivo, determinato significare: questa casa, o 2, etc. Ci troviamo, come si vede, impigliati in un intrico di problemi strettamente semantici. E la logica formale, di fronte a simili problemi, in confusione (nel senso pi autentico del cum-fundere, che il mettere insieme ci che distinto, lidentificare ci che non identico). Un sintomo ne il fatto che la classe nulla anche intesa come una qualunque classe di enti inesistenti, ma non contraddittori: ad esempio, la classe degli uomini con due teste (sia T). La logica formale, cio, usa in modo confuso il concetto metafisico di esistenza, identificando lesistenza nel senso che in precedenza abbiamo chiamato trascendentale (il non essere un nulla, lessere incontraddittorio), con lesistenza intesa come posizione empirica della cosa (esse in rerum natura, direbbe Tommaso; posizione nel contesto globale dellesperienza, direbbe Kant). Per la logica formale, infatti, tutte le classi vuote sono identiche: (x) (x N) ((x) (x T) (x) (x N x T)) e poich due classi che hanno gli stessi membri sono identiche,

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II, 4. La dialettica come estensione della logica formale

(x) (x N) ((x) (x T) N = T) un teorema della logica. Esso afferma che N = T, e cio afferma lidentit dei non identici: infatti la classe N la classe degli x : x x; la classe T invece semplicemente una classe di significati che non esistono in rerum natura, ossia gli uomini a due teste20. E un uomo con due teste non affatto unautocontraddizione, un significato incontraddittorio, identico a s. Affermando lidentit di tutte le classi vuote, la logica formale identifica la classe N degli enti contraddittori (non identici a s), a infinite classi di enti non contraddittori (identici a s).

2. Esiste qualcosa
Che la scienza e la logica formale non siano in grado di pensare il nulla, ossia la contraddizione, ci noto da Heidegger: esse non possono rispondere alla domanda leibniziana: perch vi qualcosa piuttosto che il nulla?. Per realizzare lesperienza del nulla quindi, secondo Heidegger, necessario abbandonare il piano logico e della non contraddizione. Si consideri ad esempio questa semplicissima prova:

(1) (2) (3)

(x) (Fx v Fx) Fa v Fa (x) (Fx v Fx)

IT 1, EU 2, IE

(principio del terzo escluso)

La quale significa che (x) (Fx v Fx) un teorema della logica formale. cio un teorema che esista qualcosa di incontraddittorio (ossia che o ha o non ha una qualunque propriet F). Si capisce allora perch la logica formale consigli di non considerare gli universi vuoti: in un universo vuoto, lenunciato L-vero (x) (Fx v Fx) sarebbe falso. Che tale logica presupponga lesistenza di qualcosa, indica la sua difficolt nel trattare del caso che nulla esista: che la medesima
. Lesempio intenzionalmente ambiguo: infatti si parla di mostri bicefali, nati entro popolazioni colpite da radiazioni atomiche. E se qualcosa esiste o e esistito, ci insegna la logica modale, possibile, cio non contraddittorio.
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II, 4. La dialettica come estensione della logica formale

difficolt osservata nel caso dellindistinzione fra nullit posizionale e posizione del nulla o contraddizione entro la classe N. Si tratta ora di mostrare, in primo luogo, che lesperienza del nulla, e cio della contraddizione, necessaria. E in secondo luogo, che per realizzarla non occorre abbandonare il piano logico come tale (e tantomeno scomodare le logiche paraconsistenti o non scotiane, o i mondi possibili non standard). Occorre piuttosto abbandonare quella certa forma della logica, che Hegel chiamerebbe logica dellintelletto, la quale astrae dalla posizione del nulla o della contraddizione, oppure ha un concetto astratto della contraddizione. Ad esempio, nota la critica rivolta da Carnap proprio a Heidegger nellberwindung: pseudoproposizioni come noi conosciamo il nulla o il nulla esiste sorgono dalla sostanzializzazione della negazione, dal trattare cio il termine nulla come se esso fosse il nome di una cosa (seppur autocontraddittoria), o designasse alcunch. In un linguaggio corretto serve invece allo stesso scopo non gi un nome particolare, ma una certa forma logica della proposizione21, precisamente una proposizione esistenziale negativa: ossia la combinazione delloperatore o connettivo logico della negazione con un quantificatore esistenziale. Ora, come insegna Wittgenstein, i connettivi logici non denotano alcunch, ossia non vi sono oggetti logici (e questo presentato, com noto, quale lassunto fondamentale del Tractatus)22. Sennonch, ricorda Severino, quando consideriamo la proposizione esistenziale negativa (x) Nx, dove N = essere al di fuori della totalit del positivo, se il dominio della variabile x qui lintero (o luniverso, o la totalit del campo semantico) resta da chiarire il significato di quellal di fuori della totalit del positivo, che appunto il nulla, che con la sua presenza provoca laporia. Ossia Il nulla si manifesta, appunto perch in quella proposizione manifesto il significato: al di fuori della totalit del positivo23. Sfruttando ancora una volta il pensiero di Severino, intendo mostrare che la posizione del nulla necessaria, perch il tentativo di eludere il nulla ossia la contraddizione, o di astrarre dal suo manifestarsi, autocontraddittorio. Il piano logico da abbandonare dunque in effetti quello della logica dellintelletto: non per perch si abbandoni il PNC, bens al contrario per lesigenza della non contraddizione. Questo superamento della logica formale compiuto, ancora una volta, dalla logica dialettica.

. R. CARNAP, Il superamento della metafisica cit., in A. PASQUINELLI, Il neoempirismo, cit., p. 518. 22 . Si tratta, come si sar gi inteso, della celebre prop. 4.0312: La possibilit della proposizione si fonda sul principio della rappresentanza doggetti da parte di segni. Il mio pensiero fondamentale che le costanti logiche non siano rappresentanti; che la logica dei fatti non possa avere rappresentanti.. 23 . Cfr. SO, pp. 227 - 228. Sulle presupposizioni semantiche della logica formale, e sullintenzione di eludere il nulla, si veda L. TARCA, Logica Philosophica, Magazzino Editrice, Salerno 1995.

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II, 4. La dialettica come estensione della logica formale

3. Di che cosa parlano i teoremi della logica?


Nellaffermazione hegeliana di quellessenziale brano di SD visto in II, 3, 1, secondo cui la contraddizione altrettanto necessaria quanto la noncontraddizione24, cominciamo ora ad ascoltare un diverso significato. Si riconosce infatti che la logica dialettica afferma la necessit della contraddizione. Abbiamo gi visto come ci non possa significare: necessaria verit della contraddizione, o: necessario non toglimento di essa. Cosa significa allora? noto che per il Tractatus le proposizioni della logica, tautologie e contraddizioni - cio proposizioni che sono vere o false per la loro struttura formale, tali che possiamo riconoscerle vere dal simbolo soltanto (6.113) - , non sono immagini di fatti, bens mostrano la forma logica del linguaggio e del mondo (prop. 6.12). La forma logica, che comune a linguaggio e mondo, e che ci per cui il linguaggio pu essere unimmagine del mondo, non pu dirsi nel linguaggio, bens si mostra in esso. Poich i connettivi logici, che forniscono la struttura formale delle proposizioni, non denotano alcunch (4.0312), le proposizioni della logica sono prive di senso (Sinnlos). Non radicalmente insensate (Unsinn), bens tali che esse appunto non parlano di alcuno stato di cose del mondo, e quindi non dicono nulla (6.11), non trattano di nulla (6.124). Quando Hegel invece afferma che la contraddizione altrettanto necessaria quanto la non contraddizione, intende sostenere che i princpi della logica non parlano di nulla, bens parlano del nulla, della contraddizione. Afferma la sezione di SL dedicata alle essenzialit della riflessione:
Laltra forma del principio di identit: A non pu essere insieme A e non-A, ha una forma negativa: si chiama il principio di contraddizione []. [Questo] contiene nellespressione sua non solo la vuota, semplice eguaglianza con s, sibbene anzi non soltanto laltro in generale di cotesta eguaglianza, ma addirittura la diseguaglianza assoluta, la contraddizione in s. Il principio didentit stesso poi contiene, come vi fu mostrato, il movimento della riflessione, lidentit come dileguarsi [ossia come negazione] dellesser altro [della non identit].25

Quando Aristotele afferma che impossibile che allo stesso convenga e non convenga lo stesso, e per il medesimo rispetto, come gi anticipato in II, 1, 6, parla dellimpossibile, del nulla: lo definisce, dice appunto che cosa limpossibile: che allo stesso convenga e non convenga lo stesso, e per il medesimo rispetto, questo limpossibile. questo, si badi, e non altro: limpossibile, non questa casa, o che fuori piova, o un uomo con due teste, bens appunto che allo stesso convenga e non convenga lo stesso, e per il medesimo rispetto. Nei princpi logici, limpossibile nulla determinato, un positivo,
. SD, p. 29. . SL, p. 463; corsivi miei. Dice Severino in TFT, p. 159, nota: Il principio di non contraddizione (ossia la negazione che la contraddizione esista nella realt) contiene la contraddizione: la contiene appunto come ci che viene negato.
25 24

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II, 4. La dialettica come estensione della logica formale

determinatamente significante. Significa s, e non altro. Dice Severino nel capitolo quarto di SO, dedicato allaporetica del nulla:
La posizione del principio di non contraddizione richiede la posizione del non essere. Non solo, ma il non essere appartiene allo stesso significato essere. [] Laporetica che intendiamo considerare compete al non essere, non in quanto questo un certo non essere - ossia un certo essere (essere determinato) - ma in quanto il non essere nihil absolutum, lassolutamente altro dallessere. [] Proprio perch si esclude che lessere sia nulla [PNC, L-immediatezza], proprio perch questa esclusione sussista, il nulla posto, presente e pertanto .26

Tralasciando (ma solo momentaneamente) la questione dellaporetica, si noti che abbiamo a che fare ancora una volta con la negazione dialettica: che non la negazione debole, o non escludente, o negaziome delle logiche paraconsistenti, bens semplicemente la posizione di qualcosa come tolto27. La negazione anche trascendentale di un contenuto - dice Severino in RP -, in quanto negazione determinata, sempre anzitutto posizione del contenuto negato, affermazione, su un piano diverso, di questo contenuto28 (Hegel dice appunto: il negativo insieme anche positivo). Ora, anche la proposizione che esprime la L-immediatezza od opposizione di positivo e negativo (chiamiamola ancora principio di non contraddizione, nonostante le riserve terminologiche pi volte presentate), per essere negazione della contraddizione, dellidentit di essere e nulla, e non di altro (es. di questa casa, di quellalbero, di 2), sa, ha presente questa identit: e dunque la contraddizione esiste (come contenuto di quel sapere e di quella presenza), e come tale viene affermata:
Lidentit degli opposti pu essere negata solo in quanto affermata. [] Lidentit degli opposti (come il nulla medesimo), in quanto pensata, un positivo, e come positivo non negativo: lidentit degli opposti, come esistente, un positivo significare (cos come un positivo significare il nulla, in quanto pensato)29.

4. Il nulla appartiene al campo persintattico

. SO, p. 207. . SO, p. 117. 28 . RP, p. 47, nota 7: Se di questa superficie verde si nega che sia rossa, questa superficie rossa, in quanto oggetto della negazione, saputa, presente, e quindi esistente. Ma, appunto, presente ed esistente in una dimensione diversa da quella, in relazione alla quale si rileva lassenza e linesistenza della superficie rossa. Se questa non fosse affermata in tale diversa dimensione, non potrebbe nemmeno essere negata nella dimensione, in relazione alla quale appunto negata. 29 . RP, pp. 49 - 50.
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II, 4. La dialettica come estensione della logica formale

Ci vuol dire che il significato nulla, ossia la contraddizione, costante dellens inquantum ens, ossia appartiene al campo persintattico (cfr. I, 1, 5): se il nulla non appare, non posto (riecco la hegeliana necessit della contraddizione), non pu apparire alcunch. Esso appartiene, dice SO, IV, sia al momento noetico (posizione dellessere) sia a quello dianoetico (posizione della non contraddittoriet dellessere) della struttura originaria. Possiamo ora caratterizzare in modo radicale la differenza fra quella ragione e quellintelletto, la cui relazione costituisce la dialettica. Se gi Hegel avvisava che lintelletto consiste nel darsi il fermo proponimento che la contraddizione non sia pensabile, dobbiamo ora dire precisamente che esso o lintenzione di astrarre dalla posizione del nulla, o lindistinzione (la con-fusione) fra steresi posizionale e posizione come tolta della contraddizione, ovvero, e radicalmente, il concetto astratto del nulla. Un chiaro esempio di questa situazione logica ci viene dalla celebre discussione fra Severino e Bontadini sul contraddirsi: discussione in cui Bontadini gioca appunto il ruolo dellintelletto (e ci, naturalmente, non significa affatto che il pensiero di Bontadini, o della neoscolastica, sia pensiero intellettualistico o astratto come tale). Abbiamo gi visto in II, 1, 8, quale essenziale funzione abbia, nella deduzione della possibilit dellerrore, la distinzione fra il contenuto della contraddizione (c1) e il contraddirsi (c2). Ebbene, per Bontadini il contraddirsi annullamento del pensiero: se cio ci che si deve pensare qualcosa, nella contraddizione il qualcosa messo avanti nella tesi soppresso nellantitesi, senza pi (lantitesi, infatti, come tale, consiste tutta nel semplice togliere o negare). Come nellidentit: a a = 0. O come, se si pone una mela sul tavolo e poi la si toglie, sul tavolo non si lasciato nulla [] Si tratta dunque di un nulla di pensiero, che tale come risultato: di un annullamento30. Come si vede, il semplice togliere o negare di Bontadini la negazione non dialettica, in cui il negare inteso come steresi posizionale, ovvero in cui non si distingue fra non posizione e posizione come tolto del contenuto negato. Lopposizione fra tesi e antitesi, cio, vista come analoga alla Realopposition kantiana (II, 1, 2), come lopposizione fra cento talleri guadagnati e perduti: +100-100 = 0; e certamente, se la antitesi operasse in questo modo sulla tesi, lesito di tale opposizione sarebbe un nulla di pensiero, come risultato. Tuttavia, afferma Severino ancora una volta in spirito autenticamente dialettico, il toglimento della tesi nellantitesi non il semplice togliere di Bontadini, non come il toglimento di una mela da un tavolo, o di cento talleri precedentemente aggiunti al mio patrimonio:
Lantitesi non fa scomparire la tesi, cos come il toglier la mela fa scomparire la mela dalla superficie del tavolo: lantitesi nega la tesi (cos come la tesi nega lantitesi), e il negare un togliere conservando, ch se quanto viene negato non fosse anche posto, non potrebbe essere negato, e nellatto in cui non fosse pi posto, non sarebbe pi nemmeno negato.31

30 31

. Cit. in PSRP, p. 128; corsivo mio. . PSRP, p. 129; corsivo mio.

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II, 4. La dialettica come estensione della logica formale

Lantitesi non la semplice non posizione della tesi, ma la posizione della tesi come tolta. Se perci si trattasse semplicemente di dire qualcosa, se questo fosse ci che si deve dire, anche il pensiero che si contraddice avrebbe il suo qualcosa: identificare positivo e negativo pur sempre un pensare, e se il contenuto di tale pensiero nulla (c1), pure questo nulla pensato: il pensiero vive anche quando si contraddice (c2), perch il contraddirsi non un non pensar nulla, ma un pensare il nulla, e il pensiero che si contraddice [c2] guarda il nulla [c1]32. Si tratta per di intendere che il nulla posto non solo nel pensiero che si contraddice, ma anche in quello che non si contraddice, ossia che negazione della contraddizione: il nulla cio si lascia guardare dal pensiero, e il pensiero deve guardarlo, se vuole contrapporre lessere al nulla33 (come gi anticipato al precedente). Il nulla, in quanto significato che appartiene al campo persintattico, si lascia pensare anche nel pensiero che intende negare la sua pensabilit. Chi dice, osserva Severino, che pensare il nulla non pensare (ossia steresi posizionale), pu cos dire solo se la parola nulla ha un certo significato, e se questo significato appare. [] O che forse, in questo discorso, consentito sostituire la parola nulla con unaltra qualsiasi?34

5. La dialettica unestensione della logica formale


Sulla base delle considerazioni fin qui svolte, propongo di considerare la logica dialettica come unestensione della logica formale, che pensa il nulla; oppure: che include la posizione concreta del nulla, della contraddizione ; o ancora: che introduce la distinzione fra steresi posizionale e posizione del nulla. La logica dialettica, cio, mette anzitutto in discussione i presupposti semantici della logica formale ( 1, 2): questa si presenta come logica dellintelletto anzitutto perch non distingue fra steresi posizionale della contraddizione e posizione della contraddizione come tolta; non distingue fra mera assenza di posizione o nullit posizionale, e posizione del nulla. Uno dei pregiudizi fondamentali di tale logica, afferma Hegel, appunto che la contraddizione non sia una determinazione altrettanto essenziale ed immanente
32 33

. Cfr. RP, pp. 56 - 57. . RP, p. 57. 34 . PSRP, p. 132, nota 33.

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II, 4. La dialettica come estensione della logica formale

quanto lidentit: il contraddittorio, si dice, non si pu n rappresentare, n pensare35. La dialettica supera la logica formale, ossia unestensione di essa, appunto perch critica questo pregiudizio e pone, nel senso che ormai dovrebbe essersi chiarito, la necessit della contraddizione. Essere unestensione di altro significa anzitutto accoglierlo in s: per estendersi oltre laltro, occorre cominciare con lincluderlo. Se non teniamo conto di questa relazione positiva della dialettica alla logica formale, non capiremo perch Hegel, questo presunto negatore dei lemmi logici, abbia affermato (e proprio in uno dei luoghi pi noti del suo pensiero) che nella logica speculativa [dialettica] contenuta la mera logica dellintelletto; e che anzi questultima pu essere agevolmente ricavata dalla dialettica, se solo si lascia cadere lelemento dialettico e il razionale, ossia il secondo e il terzo momento del metodo. Allora la dialettica diventa ci che la logica ordinaria36. Ma intanto, perch si deve procedere oltre la logica formale? Ossia, qual la critica dialettica degli assunti della logica formale, che ci obbliga al superamento di questa? E perch questo superamento non affatto un uscire dal piano logico? Per rispondere, oramai, sufficiente tirar le fila di quanto detto fin qui. Se infatti la posizione dei princpi della logica (che, come afferma Wittgenstein, sono tautologie) implica la posizione del nulla, della contraddizione nel suo positivo significare - Hegel dice appunto, nel brano di SD citato in II, 3, 1: solo perch il non-pensare pensato e A A [la contraddizione] posto dal pensare, solo perci questo principio pu in generale venir posto-; se cio la contraddizione , secondo il lessico di SO, costante sintattica del PNC (che la tautologia); allora lintenzione della posizione del PNC (o di qualunque principio logico) che astrae dalla posizione del nulla, della contraddizione, realizza un certo concetto astratto dellastratto: poich il PNC pone la contraddizione, ne parla appunto per negarla, se si pone il PNC astrattamente, ossia isolandolo da ci che sua costante sintattica, ci che si pone non in effetti il PNC: e questo diverso dal PNC ci che viene falsamente identificato al senso autentico del PNC. I princpi della logica formale vanno dunque negati perch sono autocontraddittori: va negata la contraddizione (dialettica) che immanente al loro isolamento o alla loro posizione astratta. Dice ancora Hegel, nella gi citata sezione di SL:
Quel che risulta dunque da questa considerazione che in primo luogo il principio didentit o di contraddizione, in quanto deve esprimere come un vero soltanto lidentit astratta per contrapposto alla differenza, non affatto una legge del pensiero, ma ne anzi il contrario; e che in secondo luogo poi questi princpi contengon pi di quello che con essi si intende, contengon cio questo contrasto, la differenza assoluta stessa.37

. Cfr. SL, pp. 490 - 491. . ESF, p. 97. Daltra parte, c da chiedersi quanti fra i logici che criticano la dialettica abbiano letto davvero il 82 dellEnciclopedia. 37 . SL, p. 463. Dice Severino in TT, p. 122: lapparire dellidentit lapparire del non differire. Il differire dellidentico da se stesso [] appare come negato. Per apparire come negato deve apparire: ma, appunto, appare come negato. [] Come negato, limpossibile appare (e, come positivo significare, ).
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Dunque i princpi logici vanno negati non in quanto tali, ma appunto in quanto esprimono lidentit astratta, ossia in quanto sono intesi e formulati astrattamente dallintelletto. E non c dubbio che , come dice Berti, questa conclusione potrebbe essere sottoscritta benissimo da Aristotele; non per perch egli non ha mai espresso il suo p.d.n.c. nella forma A non pu essere insieme A e non-A, escludendo ogni differenza, ma ha sempre e soltanto detto che A non pu essere insieme B e non-B, assumendo come contenuto della predicazione precisamente la differenza ed escludendo soltanto la contraddizione.38; infatti - a conferma del fatto che Hegel non ha in mente solo la formulazione moderna del principio didentit (II, 3, 3) - largomentazione hegeliana vale anche per le formulazioni del tipo A non pu essere insieme B e non-B: qui infatti essere insieme B e non-B appunto la contraddizione, limpossibile, e perci anche di questo tipo di formulazione si deve dire, come visto al 3, che contiene nellespressione sua [] addirittura la diseguaglianza assoluta, la contraddizione in s39. Ma proprio perch i princpi della logica contengono pi di quello che con essi si intende (ossia pi della vuota, semplice eguaglianza con s, che quel che vi vede lintelletto), che essi sono posti concretamente e coerentemente. Occorre allora fronteggiare, per, quella che sembra la pi radicale delle aporie. Lidentit degli opposti pu essere negata solo in quanto affermata, ha detto Severino: s che sembra che i princpi logici, poich per negare concretamente la contraddizione (per porsi come tautologie) debbono anzitutto porla, ossia pensare il nulla, presuppongano la contraddizione e si fondino su di essa. Sembra che la stessa negazione della contraddizione debba riconoscere lessere del nulla, perch, per negare il nulla, lo deve affermare: per essere s, e cio negazione della contraddizione e non di altro, deve riconoscere il nulla come un positivo, determinatamente significante: si nega il nulla, la contraddizione e non questa casa, o 2. E il nulla viene avanti come un positivo: significante, determinato, incontraddittorio, identico a s. Se invece vogliamo tener fermo lesser nulla del nulla, allora non potremo neppure porre i princpi della logica. S che ci troviamo di fronte ad una duplice aporia: (1) La posizione dei princpi logici implica che il nulla (la contraddizione) sia posto, e dunque sia. (2) Se si deve dire che il nulla non , se cio, come avviene entro la logica dellintelletto, si vuol tener ferma limpensabilit della contraddizione, allora non si possono neppure porre quelle strutture logiche che implicano la posizione del non essere40.

. E. BERTI, Contraddizione e dialettica cit., pp. 195 - 196. . Come daltra parte vede anche Berti, allorch afferma: [] possibile pensare la contraddizione, ma ci non in contrasto col p.d.n.c., il quale parla esso stesso della contraddizione, precisamente per dire che impossibile (op. cit., p. 276). 40 . SO, p. 213.
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6. Laporetica del nulla ne La struttura originaria: ancora un concetto astratto dellastratto


Laporetica sopra menzionata il contenuto del quarto capitolo, probabilmente il pi celebre, di SO. Esso inizia superando da subito la posizione dellintelletto hegeliano che ha orrore della contraddizione, ossia rilevando lineludibilit dellaporia come tale. La distinzione fregeana fra Sinn e Bedeutung, ad esempio, sposta solo il problema, ma non lo risolve: se infatti si assume nulla come un termine che non ha denotazione (perch non esiste alcun oggetto-nulla, alcun oggetto autocontraddittorio) ma ha senso (perch ha senso loperazione logica della negazione), proprio lassenza di significato del nulla ripresenta laporia: ch infatti questassenza assoluta posta, e, come tale, quiddam est, ossia (positivamente, determinatamente) significante come steresi assoluta di significato. Soprattutto, laporia non pu essere risolta mediante le strategie tipiche dellintelletto isolante: quel miscuglio di ovviet e artificio (per riprendere lespressione di Zellini sulla teoria dei tipi di Russell) che consiste ad esempio nel porre regole di formazione che impediscono determinate combinazioni di segni, o nellescludere lautoreferenzialit o lestensione allintero semantico, escludendo al contempo lesclusione stessa (perch gi escludere che si parli di alcunch parlarne). La non posizione del nulla o contraddizione, loblio del nulla, che lintenzione dellintelletto, qui pi che mai quel timore dellantinomia che, come dice Hegel, soccombe nella contraddizione41, si lascia dominare da essa. Poich il nulla o contraddizione costante persintattica,
Se il nulla non posto, non pu essere infatti posto nemmeno il principio di non contraddizione: non porre il nulla significa essere nellimpossibilit di escludere che lessere sia nulla. Non solo, ma non pu essere posto nemmeno lessere. [] Negare la posizione del nulla significa pertanto negare lorizzonte della totalit dellimmediato. [] Se lessere per essenza ci che non non essere, porre lessere senza porre il non essere significa non porre nemmeno lessere.42

Ossia, come visto al prec., quella posizione formale del PNC, la quale astrae dalla contraddizione o nulla che nel PNC appare ( posto e significante), posizione autocontraddittoria. Dunque la soluzione dellaporia del nulla va cercata altrove. E la soluzione gi anticipata nella determinazione del senso dellessere del nulla, della contraddizione; non siamo infatti di fronte alla semplice asserzione che nulla significa essere: bens al rilievo che il nulla, proprio in quanto significante come nulla (e non come essere), : un positivo, determinatamente significante. I termini della contraddizione, dice SO, sono dunque: (a) il significato: nulla, o contenuto, che lassoluta negativit, e (b) la positivit e determinatezza, lessere di (a).
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. SL, p. 493. . SO, p. 211.

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Ora, ogni significato in SO il nesso necessario fra (a) il contenuto determinato che esso , e (b) la positivit di questo significare, lessere formale di (a). Perci chiaro che il significato nulla un significato autocontradditrtorio, ossia una contraddizione1: la contraddizione appunto fra lassoluta negativit, che contenuto del significato nulla, e la positivit o essere formale di questo significare. Occorre dunque distinguere fra (1) Il nulla come significato autocontraddittorio (sia n1), e (2) Il nulla che significante come assoluta negativit (sia n2); si badi per che, nonostante la notazione formale, non siamo di fronte a due nulla, a una duplicazione del senso del nulla. Infatti il nulla, assunto come significato autocontraddittorio [n1], include come momento semantico il nulla [n2] del quale [] si rilevato lessere significante come nulla. (O il nulla [ n2] come significato incontraddittorio momento del nulla [n1], come significato autocontraddittorio)2: ossia momento dellautocontraddittoriet in cui consiste n1, come sintesi fra n2 medesimo, e il positivo significare di n2. Si noti che qui non abbiamo a che fare con quel Nichts, che Hegel al principio della Logica identifica allessere: non si tratta cio della negazione indeterminata o meramente formale, bens della negazione concreta dellintero campo semantico. Il contenuto semantico (n2) di quel significato autocontraddittorio (n1) il negativo assoluto, come altro dallintero semantico: e, secondo il concetto dialettico di negazione e la nostra semantica olistica centrata sulla RSF, dobbiamo dunque ammettere che il nulla si pone come orizzonte del significato come tale. Poich cio ci che viene negato la totalit del campo semantico, lintero posto nel nulla. Nel nihil absolutum posto, come tolto, lintero:
Il significare del nulla implica lo stesso assoluto significare, lo stesso intero semantico. E quindi se laltro dallintero lassoluta negativit, la presenza di questa, come tale, ossia come altro dallintero, implica addirittura la presenza dellintero.3

Ora, la soluzione dellaporia consiste nel rilevare che il PNC non nega il nulla (n1) che significante come significato autocontraddittorio: il non essere che il PNC oppone allessere il non essere [n2] che vale come momento del non essere [n1], inteso come significato autocontraddittorio. Dunque laporetica del nulla sorge, in primo luogo, dal non aver riconosciuto il senso secondo cui in nulla significato autocontraddittorio, e in secondo luogo, ancora una volta, da una forma di isolamento semantico, o concetto astratto dellastratto. Quanto al primo punto, SO fa notare che proprio perch vi contraddizione (in n1) fra lassoluta negativit (n2) e il suo positivo significare, che pu sussistere il principio di non contraddizione. Per poter escludere che lessere sia nulla, necessario che il nulla sia: che cio quel che viene negato nel
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. SO, p. 213. . SO, p. 214. 3 . SO, p. 214.

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PNC, e nei princpi della logica in generale, sia positivamente, determinatamente significante, sia esso e non altro: ovvero che sussista quel significato autocontraddittorio (n1) che sintesi dellassoluta negativit (n2) e del suo positivo significare. Se cos non fosse, il PNC e i princpi logici non potrebbero parlare del nulla, della contraddizione; le proposizioni della logica non potrebbero costituirsi come tali: come quelle tautologie, in cui la contraddizione negata in senso trascendentale. Ma che i princpi della logica parlino del nulla, lo definiscano e pongano in s (ne facciano dunque un positivo) , come gi visto, necessario. Se il nulla fosse solo lassoluta negativit (n2) che, come dice Hegel, secondo la logica dellintelletto non si pu n rappresentare, n pensare, escludere che lessere sia nulla sarebbe un non escluder nulla, poich lesclusione non avrebbe un termine su cui esercitarsi4. Questa necessit di pensare il nulla, perci, non ci costringe affatto ad abbandonare il piano logico e i princpi della logica: che n1, come autocontraddizione, sia la condizione per cui le proposizioni della logica possono costituirsi, significa che tali proposizioni presuppongono che il nulla sia, appunto come significato autocontraddittorio: non significa affermare che la negazione di tale principio [il PNC] sia la condizione del costituirsi di esso, come invece prospettava laporia. Quanto al secondo punto, ossia allisolamento semantico che determina laporetica del nulla, alla base dellaporia n.1 menzionata al termine del precedente - fa notare SO - si trova questa duplice operazione: (a) in primo luogo, si isola n2 dal suo stesso positivo significare, e (b) in secondo luogo, si intende a sua volta n2 come se fosse n1, ossia come quel significato autocontraddittorio, di cui in realt momento: si ripete la posizione del concreto, da cui si fatta astrazione. La prima forma dellaporia quindi, isolando il nulla-momento (n2), ossia avendo un concetto astratto di tale assoluta negativit, lo identifica al concreto (n1): lo prende, dice Severino, per qualcosa che si lascia considerare, e che quindi 5.

7. Ancora sulla logica formale come concetto astratto della contraddizione


La seconda forma dellaporia, che tenendo ferma la negativit del nulla nega la possibilit di porre il PNC, consiste invece nella sola operazione (a): essa il semplice concetto astratto del nulla, che perde completamente di vista il positivo significare del nulla, dal quale ha fatto astrazione. Ebbene, questa forma semplice di isolamento quella che pi ci interessa, perch indica la posizione pi
4 5

. SO, p. 216. . Cfr. SO, pp. 217 - 219.

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propria dellintelletto hegeliano e della logica formale. Lintelletto infatti il rifiuto di pensare il nulla, ovvero il tentativo (fallito) di oblio del nulla, perch astrae lassoluta negativit del nulla (n2) dal suo stesso positivo significare, ossia perch il non vedere la sintesi concreta dei due momenti (n1). Una volta compiuto tale isolamento, certamente necessario affermare che il contraddittorio non si pu n rappresentare, n pensare, e quindi con-fondere il nulla o contraddizione con la semplice non posizione semantica, con la steresi posizionale: come fa appunto, secondo quanto visto sopra, la logica formale. Poich concetto astratto della contraddizione o nulla, la logica dellintelletto tiene ferma solo lassoluta negativit di questo (n2), e deve sostenere che le proposizioni della logica, in quanto tautologie, non dicono nulla, non trattano di nulla. Allorch per lintelletto comincia a vedere di che cosa parlano i teoremi della logica, a riconoscere che la posizione dei teoremi della logica necessariamente posizione della contraddizione o del nulla ( 3 - 4), se esso continua a concepire astrattamente il nulla, ossia ad isolare lassolutamente negativo (n2) dal suo stesso positivo significare, deve concludere, come fa appunto laporia n.2, che allora non possibile porre tali teoremi. Anche in questo caso, la soluzione dellaporia in cui si dibatte lintelletto il toglimento di una contraddizione dialettica, ossia di un certo isolamento semantico: del concetto astratto della contraddizione, o del nulla, in cui questo viene isolato dal suo positivo, determinato significare. Per questa via, la necessit del passaggio alla logica dialettica, la stessa necessit di togliere la contraddizione della logica formale: la quale appunto concetto astratto della contraddizione o nulla. In quanto toglimento di questa contraddizione, la dialettica si conferma, secondo la definizione proposta al 5, come estensione della logica formale, che include la posizione concreta della contraddizione.

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III. LA RIFORMA SEVERINIANA DELLA DIALETTICA

Hegel intende salvare il significato concreto della non contraddizione (e del principio di non contraddizione), ma non vi riesce e non pu riuscirvi, appunto perch per lui la non contraddizione il risultato del divenir altro, ossia il significato concreto e compiuto del divenir altro, e il divenir altro la contraddittoriet impossibile, limpossibile identit dei non identici.

SEVERINO, Tauttes

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1. LA DIALETTICA HEGELIANA COME STRUTTURA DEL MUTAMENTO SEMANTICO

Lunit degli opposti, affermata nella dialettica hegeliana, non un semplice presupposto, una semplice ipotesi, ma lespressione del pensiero che guida, nascosto, lintera storia dellOccidente

SEVERINO, Risposta alla Chiesa

1. Lallontanamento
Se vi evoluzione nel pensiero severiniano, essa consiste nellallontanamento sempre pi spedito dallOccidente ossia, secondo Severino, dalla civilt che in tutte le sue forme pensa e vive lente come un niente. Lallontanamento non che lesplicitazione di quel che era posto fin da principio: il primo passo, cio, prefigura lintero percorso, se vero che gi la prima edizione di SO incomincia a parlare [] un linguaggio che parla una lingua diversa, quella della testimonianza della Necessit6. Ma proprio perch incomincia soltanto a parlare un linguaggio nuovo, SO rimane per buona parte legata al vecchio. Il legame, poi, non puramente verbalistico - per quanto anche lo slittamento semantico di alcuni termini testimoni lallontanamento: ad esempio luso di epistme non pi ad indicare il sapere incontrovertibile (il destino della verit), bens il sapere della tradizione dellOccidente: ossia la posizione degli immutabili, che intendono soggiogare il divenire dellessere7; SO continua infatti a intrattenere un rapporto fortemente positivo col pensiero occidentale: ritiene che alcuni tratti
6 7

. SO, p. 14. . Cfr. RP, p. 45, nota 6.

III, 1. La dialettica hegeliana come struttura del mutamento semantico

delloriginario siano stati effettivamente colti da esso, anzi che la filosofia contemporanea nel suo insieme possa essere vista come realizzante lapertura incontaminata del fondamento8. Naturalmente, come abbiamo visto in breve alla fine di I, 4, la posizione astratta di un singolo momento o tratto della struttura originaria non solo non posizione del fondamento nella sua concretezza, ma negazione del fondamento, in quanto concetto astratto di una determinazione delloriginario: tutti i possibili modi di prendere posizione (esplicitamente o implicitamente) rispetto al fondamento, meno uno - afferma Severino -, costituiscono altrettante negazioni del fondamento. O in altre parole, la forma unitaria, o strutturazione delloriginario, non si aggiunge dallesterno al contenuto, ma lo investe tutto, fino allultima fibra, e lo rinnova9. Ciononostante, la F-immediatezza di SO pur sempre vista come coordinabile alla fenomenologia husserliana e alla fenomenologia dellOccidente in generale, fino allaffermazione che essa attesta lannullamento dellente. E la Limmediatezza viene ancora chiamata: principio di non contraddizione10. Questo atteggiamento di benevolenza verso lOccidente della prima edizione di SO riguarda anche la dialettica hegeliana; lallontanamento, cio, tocca anche il senso complessivo della dialettica. Se infatti, fino a questo punto del nostro discorso, Hegel e Severino hanno proceduto insieme, occorre dire che ci stato possibile solo in quanto noi stessi abbiamo realizzato unastrazione. Abbiamo cio inteso astrarre, prescindere dalla differenza essenziale che sussiste fra la dialettica hegeliana e la dialettica della struttura originaria: una differenza sempre pi consaputa durante lallontanamento. Nellevoluzione concreta del pensiero severiniano (e abbiamo ora chiarito il senso secondo cui si pu parlare di evoluzione - lunico senso, a mio avviso, in cui il pensiero di Severino si evolve), anche Hegel e Severino si sono sempre pi allontanati, fino al punto che il legame fra le due dialettiche si ridotto alla tesi astratta che lisolamento il fondamento della non verit11. Una tesi astratta per, pur essendo negabile in quanto astratta, pur sempre una tesi. E se in questa terza parte del presente scritto si intende dar conto dellastrattezza, ossia elucidare la differenza, nelle due sezioni precedenti si dato conto della tesi, ossia della (pur formale) identit; tali sezioni svolgono infatti proprio quellunico pensiero fondamentale: che lisolamento semantico lessenza dellerrore. E in questo pensiero (formale), la dialettica hegeliana e la dialettica della struttura originaria concordano. Questo modo di leggere il rapporto fra le due dialettiche investe lintero problema della relazione fra il pensiero severiniano e lOccidente. Lallontanamento, infatti, lesplicitazione della negazione: un cammino progressivo, quantificabile, perch quantificabile la confutazione di ci da cui ci si allontana: il punto di partenza del cammino. Ma la negazione (dialettica) posizione del negato, e quanto pi concretamente esso posto, tanto pi
. SO, p. 109. . Cfr. SO, p. 109 - 111. 10 . Su questa tematica, si veda lintera Introduzione alla seconda edizione di SO, e lo stesso cap. XIII, che interamente dominato da questo contrasto tra la lingua della testimonianza della Necessit e la lingua che testimonia lisolamento della terra dalla Necessit (SO, pp. 20 - 21). 11 . SO, p. 57.
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radicalmente negato. Se non fosse anzitutto conoscenza profonda del pensiero dellOccidente, il pensiero severiniano non potrebbe porsi (a torto o a ragione) come sua negazione concreta. In questo senso, e solo in questo, si deve concordare con F.S. Chesi, il quale ha detto: non forse proprio Severino il pi occidentale di tutti i filosofi?12. Ora, la relazione positiva, che permane fra il pensiero severiniano e il pensiero occidentale, a mio avviso essenzialmente una relazione di forma logica dellargomentazione. Se cio il contenuto essenziale dellOccidente la nientit dellente, e il pensiero del destino della verit negazione radicale di questo contenuto, cionondimeno il destino conserva, nellallontanamento, aspetti della forma argomentativa di ci da cui si allontana. E daccapo, se vero che la forma non si aggiunge dallesterno al contenuto ma lo rinnova, come Hegel ben sapeva, vero anche che ne viene rinnovata. S che quando la forma ha un contenuto diverso, non la stessa forma:

Non si parla infatti una lingua diversa da quella del mortale perch si escogitano nuove forme linguistiche, ma perch il linguaggio si espone al bagliore della Necessit e le sue parole restano illuminate da un senso nuovo.13

Eppure, le forme linguistiche e logiche, proprio perch non sono nuove simpliciter, ma sono il nuovo significato che esprimono le vecchie forme quando hanno per contenuto la Necessit, sono in qualche misura ancora le vecchie forme (cos come le morte ossa della logica formale, che Hegel intende vivificare 14, sono pur sempre la sua ossatura, che la dialettica, come visto in II, 4, conserva in s ridandole vita). Identit e differenza, ancora una volta, vanno tenute insieme, e parlando dunque di tali forme secundum rationem partim eandem et partim diversam, parleremo di analogia. Un chiaro esempio di questa situazione analogica ci viene da quanto detto in II, 1, 6: abbiamo visto in quel luogo come Severino mostri, attraverso una attenta lettura di Met. , limpossibilit del contraddirsi come apparire della pura contraddizione, o dellapparire della contraddizione come non tolta, o del puro trovarsi in errore intorno al PNC. Ora, lautentico principio intorno al quale impossibile trovarsi in errore per Severino non ci che Aristotele e la logica occidentale intendono sotto il nome di principio di non contraddizione: questo il principio del nichilismo perch, proibendo che lente non sia quando , consente in effetti un tempo in cui lente non , niente. Lautentico principio che pone Limmediatamente la verit dellessere afferma invece che lessere eterno 15. Eppure, come visto in quel luogo, secondo Severino la struttura logico-formale dellargomentazione aristotelica sul contraddirsi appartiene gi da sempre alla
. F.S. CHESI, Il gioco dellorigine, in Itinerari filosofici, 4, 1992, p. 82. . SO, p. 16. 14 . Cfr. SL, p. 35. 15 . Su questo tema, si veda lintero saggio Ritornare a Parmenide in EN: in certo modo, lo scritto programmatico del pensiero severiniano.
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III, 1. La dialettica hegeliana come struttura del mutamento semantico

struttura della Necessit16; cio unargomentazione valida per la struttura originaria, ma applicata ad un contenuto diverso: la L-immediatezza o lautentico PNC. La medesima situazione analogica si verifica in RP e PSRP, allorch appare che la prima formulazione delllenchos, ossia dellorganismo semantico che esibisce linnegabilit della verit dellessere, ha la medesima struttura formale delllenchos aristotelico del negatore del principio di non contraddizione. A Severino tocca allora mostrare che tale forma argomentativa non copre in effetti quella parte o momento semantico del principio di non contraddizione di Aristotele e dellOccidente, che contiene il riferimento al tempo e alla possibilit che lente non sia (quando non ): ci per cui quel principio principio del nichilismo, non viene protetto o fondato nella sua innegabilit dallautentica forma logica delllenchos aristotelico. Ma anche qui, dunque, se la forma stessa acquista un senso diverso, perch applicata ad un diverso contenuto (anzi, al suo contenuto autentico, direbbe a questo punto Severino), essa cionondimeno in qualche misura la stessa forma. Il modo in cui la logica dialettica stata considerata nelle due parti precedenti di questo scritto si fonda su simili considerazioni. Non abbiamo infatti sfruttato soltanto linterpretazione severiniana della dialettica di Hegel, ad esempio nella difesa della coerenza di questa, bens anche la dialettica della stessa struttura originaria come tale. Ci stato possibile in quanto la struttura formale del metodo dialettico hegeliano, come relazione fra ragione e intelletto, analoga alla struttura della relazione fra concetto astratto e concetto concreto dellastratto in SO. Lanalogia si fonda sulla considerazione della dialettica hegeliana come teoria semantica, proposta fin dallinizio del presente scritto:
Come teoria del significato consiste sostanzialmente nel principio che il significato (cio la determinazione, lastratto), isolato, significante come altro da s, e che questa contraddizione [dialettica] tolta togliendo il significato dallisolamento dal suo altro. , questo, laspetto del metodo hegeliano al quale si riferisce costantemente La struttura originaria.17

invece necessario, a questo punto dellesposizione, non astrarre pi dalla differenza: occorre cio illustrare ora anche quellaltro lato, per cui la dialettica delloriginario (lautentica dialettica, direbbe forse ancora Severino) si differenzia da quella hegeliana.

2. I limiti del contributo dello Hegel


Se SO accoglie il metodo dialettico hegeliano come un che di pienamente valido, cionondimeno lo fa gi dalla sua prima edizione con riserve 18. Una prima riserva riguarda la distinzione fra semplice posizione dellastratto e autentico
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. A , p. 429. . SO, p. 55. 18 . Cfr. SO, p. 390.

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concetto astratto dellastratto. Su questo punto la dialettica hegeliana ambigua, perch talora presenta la semplice posizione dellastratto come il prodursi della contraddizione dialettica: lastratto cio devessere per Hegel ci che si spinge avanti perch ha gi in s il negativo, la contraddizione19, ovvero limmediato del cominciamento devessere in lui stesso il manchevole, ed esser fornito dellimpulso a portarsi avanti20. Il motivo per cui la dialettica hegeliana deve cos affermare sar chiarito fra breve. Nel frattempo, riprendiamo il cap. IX di SO, il capitolo della dialettica, considerando quellindividuazione della RSF, gi esaminata in I, 1, 10, che limplicazione dialettica fra contrari (siano ancora z e k, ove z la sintesi fra la propria forma, , e la negazione dellaltro contrario, k). Occorre qui distinguere fra la semplice posizione di , la posizione della forma del contrario senza la sua materia, ossia senza la posizione di k, e il concetto astratto di tale posizione. Lautentico concetto astratto dellimplicazione fra contrari, infatti, il concetto astratto della posizione astratta di , ossia lidentificazione di non-, che ci che viene posto quando la forma del contrario posta astrattamente, con . Nella semplice posizione astratta di , in quanto questo viene visto come altro dalla posizione concreta di , non vi infatti alcuna contraddizione21. Questa considerazione va estesa alla RSF come tale, che relazione fra contraddittori (siano ancora a e non-a): come gi anticipato in I, 1, 7, nella semplice posizione dellastratto non si d alcuna contraddizione: se cio lastratto appare come astratto, ossia il concetto astratto di a appare come tale, non si realizza quellidentificazione di a e non-a, che la contraddizione dialettica. Essa si realizza, avverte la Prefazione di SO, se a non viene semplicemente isolato (cio concepito astrattamente), ma solo se si concepisce astrattamente lisolamento di a, ossia se presente la persuasione che ci che si posto a nel suo senso concreto:

Perch la contraddizione appaia, e cio A sia identificato a non-A, necessario, appunto, che il non-A che il contenuto effettivo del concetto astratto di A sia affermato come A. Questo affermare che quel non-A A appunto il concetto astratto dellisolamento di A, ossia il concetto astratto del concetto astratto di A.22

Dunque la contraddizione dialettica non pu avere come termini lastratto isolato e laltro da esso come tali, bens da un lato lastratto concretamente distinto (ossia in quanto contenuto del concetto concreto dellastratto), e dallaltro lastratto astrattamente concepito come isolato dal concreto originario. per questo motivo che i termini della contraddizione dialettica sono, in generale, i
. Cfr. SL, p. 38. . SL, pp. 940 - 941. 21 . Cfr. SO, pp. 382 - 386. 22 . SO, p. 57. Abbiamo visto per in I, 1, 9, come anche la dialettica hegeliana si lasci interpretare, talora, come riconoscimento di ci: ad es. quando Hegel afferma del finito che siffatta limitata astrazione vale per lintelletto come cosa che e sussiste per s, se intendiamo cosa che e sussiste per s come il concreto: in tal caso, Hegel avrebbe intravisto che lessenza dellintelletto non solo lastrarre, ma il vedere lastratto isolato come non astratto, non isolato (ossia il concepire astrattamente lastratto). Come si vedr infra, vi comunque una ragione profonda, per cui la dialettica hegeliana tende ad essere ambigua su questo punto.
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contraddittori, non i contrari (se non appunto come individuazione della dialettica dei contraddittori)23. La dialettica hegeliana privilegia i contrari perch Hegel tende ad assumere senzaltro, come esito della posizione astratta di , quel certo contraddittorio di , quel certo non-, che il suo contrario. Abbiamo invece visto in I, 1, 8, che nella dialettica in generale (e non in quanto essa si specifica come aporetica delloriginario: I, 4, 16) problematico che cosa appaia quando a concepito astrattamente, che cosa sia quell che lesito dellisolamento di a. La dialettica cio afferma soltanto, nella sua forma pi generale, che necessario che non sia a, che sia un non esser a: se poi sia effettivamente un contrario di a, o sia nulla, o quale significato entro lorizzonte del contraddittorio di a esso sia, un problema. Perci SO afferma che lesito adottato dallo Hegel una scelta arbitraria, ossia che fra le diverse possibilit la logica hegeliana, che pur costituisce lo studio pi approfondito degli esiti posizionali delle posizioni astratte dei significati, ne sceglie dunque arbitrariamente una24. Se tutto ci gi chiaro fin dalla prima edizione di SO, solo in seguito si manifesta la ragione profonda per cui Hegel tende a privilegiare i contrari come termini del processo dialettico, e soprattutto a vedere il significato, lastratto come tale (e non in quanto astrattamente concepito), come fornito dellimpulso a portarsi avanti. Hegel cio non si limita ad affermare che il negativo insieme anche positivo (tautologia in cui consiste il metodo: II, 3, 6), ma afferma anche che il positivo insieme anche negativo, ossia che la determinazione, lastratto (il positivo, il significato) come tale si contraddice e diviene. Il significato, lastratto, cio visto come ci che ha gi in s il negativo, la contraddizione, prima di essere concepito astrattamente, e quello, per cui si spinge avanti, ossia diviene, quel negativo, dianzi accennato, che ha in s25. Il significato cio , come tale, contraddirsi e divenire: divenire in quanto significato, o astratto, e non solo in quanto concepito astrattamente. Per questo lato, la dialettica hegeliana si configura non solo quale teoria del significato come unit di opposti, ma anche quale teoria della struttura o forma logica del divenire, o teoria semantica che pone il significato come divenire.

3. Contrari e sostrato
Si capisce allora, anzitutto, perch la dialettica hegeliana privilegia i contrari: li privilegia appunto in quanto intende esprimere la forma logica del mutamento semantico. Hegel pone cio i contrari come cominciamento e risultato del processo di toglimento della contraddizione dialettica, perch li intende come terminus a quo e terminus ad quem del divenire, e, dice Aristotele in Phys. , La generazione di tutto ci che si genera e la distruzione di tutto ci che si
. Cfr. SO, p. 56. . Cfr. SO, p. 388. 25 . SL, p. 38: ci troviamo nella pagina successiva a quella in cui Hegel ha dato la pi compiuta esposizione del metodo, cit. in II, 3, 6.
24 23

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distrugge hanno come punto di partenza e come punto di arrivo i contrari o i loro intermedi26. Se infatti il divenire fosse fra contraddittori, allora avrebbe ragione Anassagora, quando dice che tutto in tutto: il divenire che avesse come cominciamento un a qualunque, risulterebbe in un qualunque non-a. Ma un ente qualsiasi non si genera da un ente qualsiasi, e un essere non si dissolve in un essere qualsiasi, se non per accidens, bens si genera e si dissolve dal suo contrario: il bianco si genera dal non-bianco, non per da un qualunque contraddittorio del bianco, bens da quel certo contraddittorio, che gli si oppone entro il suo stesso genere (il nero, o un altro colore diverso dal bianco), quindi secondo opposizione di contrariet27. Non solo: i princpi che determinano la struttura o forma del mutamento, aggiunge Aristotele, non possono essere soltanto i contrari, perch altrimenti il divenire sarebbe la loro contraddittoria identificazione: se fosse il bianco in quanto bianco a divenire nero, nel risultato il bianco sarebbe nero (e questo perch, direbbe Hegel, comunque essenziale che il risultato conservi in s ci da cui risulta, o non sarebbe un risultato: tautologia). Perci occorre porre un terzo principio, e dire che esso, ci di cui si predica il divenire, anche ci che permane: il diveniente il permanente, e questo il sostrato 28. Ora, come illustra il cap. V di TT, il principio hegeliano secondo cui il negativo insieme anche positivo - ossia la tautologia per la quale la dialettica non ha come esito il puro nulla, bens un positivo, una negazione determinata -, come espressione della struttura del mutamento semantico, afferma che il divenire non il semplice passare nel niente, ma il passare in un altro positivo da parte del positivo iniziale, ossia dellastratto che si contraddice. Ora, , questo, il principio stesso che Aristotele fa valere contro il modo in cui leleatismo concepisce il divenire 29. Anche per Aristotele, infatti, il divenire non pu essere un andar nel nihil absolutum, nel puro nulla, perch il significato, di cui si predica il divenire, anche ci che permane nel divenire:
Hegel riproduce il concetto aristotelico del divenire e il suo carattere antieleatico; affermando che nel risultato essenzialmente contenuto quello da cui risulta, Hegel ripropone il concetto aristotelico (essenzialmente connesso a quel primo concetto) del sostrato permanente, giacch quello che contenuto, conservato, mantenuto nel risultato appunto ci che permane nel passaggio dal cominciamento al risultato, che si mantiene al di sotto (e dunque sostrato) della variazione. [] Hegel deduce lesistenza del sostrato, cio del conservarsi di ci da cui il risultato risulta, rilevando che se il contenuto del cominciamento non si conservasse nel risultato, il risultato sarebbe un immediato e non un risultato, ossia il risultato sarebbe un non risultato s che il principio fondamentale della dialettica propriamente una tautologia.30

. ARISTOTELE, I princpi del divenire, (libro primo della Fisica, tr. it. parziale e commento di E. Severino), La Scuola, Brescia 19879, p. 48. 27 . Cfr. op. cit., pp. 44 - 47. 28 . Cfr. op. cit., pp. 52 - 59. 29 . TT, p. 54. 30 . TT, pp. 55 - 56.

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E cio, tale principio la negazione della negazione che il risultato del contraddirsi dellastratto sia un risultato, come visto in II, 3, 7 - 8. Questa struttura logica gi consaputa - afferma ancora Severino - da Platone, allorch nel Fedone fa dire a Socrate che, se ignoriamo le cose che sottendono i contrari, allora necessario che i contrari, generandosi uno dallaltro, si identifichino31. E cos anche per Kant, che nella prima analogia dellesperienza della CRP pone la sostanza come quel permanente, di cui si deve propriamente predicare il divenire: tutto ci che muta resta32, dice Kant. Naturalmente nella prospettiva aristotelica, in quanto realistica, il divenire sussiste indipendentemente dallapparire di esso, dalla coscienza; per lidealismo di Kant e Hegel, invece, non c mutamento se questo non oggetto desperienza. Ma in Kant (e in Hegel) ci significa che il mutamento implica la coscienza della permanenza, di cui si dice che muta, e quindi la permanenza della coscienza; la coscienza del divenire non diviene, perch coscienza di ci che, essendo diveniente, permanente: come la sostanza permane nellalternarsi dei suoi stati, cos permane la coscienza della sostanza33. Intesa in questo modo, la dialettica mostra ancora la propria nascosta pervasivit nella storia del pensiero: la dialettica cio, come struttura o forma logica del mutamento semantico, non solo hegeliana, ma anche platonica, aristotelica, kantiana.

4. Nota: ancora sulla negazione dialettica


Emerge ora anche la differenza fra la negazione dialettica hegeliana e la negazione dialettica della struttura originaria. In ambo i casi siamo di fronte alla posizione di qualcosa come tolto (e non a una negazione debole, o negaziome). Il negare, cio, in ambo i casi un toglier conservando. Il toglimento per, in Hegel, inteso come annientamento, mentre nel pensiero severiniano ci inammissibile, perch contraddice laffermazione delleternit dellessere. (a) In primo luogo, necessario che la negazione in Hegel sia annientamento in quanto il metodo, al pari della teoria aristotelica del divenire e del principio kantiano di permanenza della (coscienza della) sostanza, struttura del mutamento semantico. Se infatti il contraddirsi del cominciamento non un andar nel nulla astratto, necessario che esso sia un andar nel nulla non astratto, nella negazione di quella cosa determinata che si risolve, che perci negazione determinata34. Se dunque il cominciamento del divenire non si annulla (appunto perch lesito del suo divenire non un nulla astratto, che non sarebbe un
31 32

. . 33 . 34 .

Cfr. TT, pp. 57 - 58. CRP, p. 165. Cfr. TT, pp. 86 - 88. Cfr. SL, p. 35.

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risultato), per necessario che qualcosa del cominciamento si annulli. Se infatti nulla del cominciamento si annullasse, non vi sarebbe divenire, ma solo il permanere del cominciamento come tale: Se non esistesse alcunch, del cominciamento, che diviene un niente assoluto, non vi sarebbe per Aristotele, e per l'intero pensiero dellOccidente, alcun divenire: tutto sarebbe un permanente, tutto permarrebbe e sarebbe eterno35. Ci significa che senza dubbio la dialettica della struttura originaria concorda con quella hegeliana, nellaffermare che lastratto isolato dallintelletto, in quanto negato dalla ragione, , insieme, conservato o confermato in ci in cui passato: ci che confermato appunto la materia, o il contenuto logico dellastratto. Ci che tolto, invece la forma che conviene allastratto in quanto esso non passato nellorizzonte che originariamente lo comprende36. La dialettica di SO per non pu concordare con la dialettica hegeliana, in quanto la forma dellisolamento, che tolta, viene in questa annientata. Hegel ci avvisa che il tolto insieme un conservato, il quale ha perduto soltanto la sua immediatezza, ma non perci annullato, e ci perch qualcosa tolto solo in quanto entrato nella unit col suo opposto37; nella dialettica hegeliana per necessario che limmediatezza che si perde, ossia appunto ci che SO chiama la forma che conviene allastratto in quanto esso non passato nellorizzonte che originariamente lo comprende, vada nel nulla. Poich il qualcosa (sia ancora a), che concepito astrattamente producendo la contraddizione dialettica, conservato, nel toglimento della contraddizione, come mediato, ossia divenuto momento semantico dellunit di s e del suo altro, necessario che la forma dellimmediatezza di a, ossia a in quanto immediato o isolato, si annienti. necessario che si annienti lisolamento della determinazione a: questo modo inadeguato e unilaterale di comprenderla - dice Severino -, nel toglimento di essa, cessa e finisce, cio si annulla38. Se cos non fosse, non vi sarebbe divenire dallimmediato al mediato, dal cominciamento al risultato, dallastrattamente al concretamente concepito. (b) In secondo luogo, la dialettica hegeliana, con la sua negazione, annientamento in un senso pi specifico, ossia in quanto dialettica dellempirico e accidentale, ossia , dice il titolo del cap. VI di TT, dialettica delle cose finite. Se infatti il metodo la struttura dellente in quanto ente, del significato come tale (II, 3, 5), altro sono quei significati che costituiscono le categorie della logica, e altro quelli in cui consistono le cose del mondo empirico. Naturalmente anche il finito una categoria della logica (dellessere: cfr. SL, pp. 112 - 138), ma le cose finite non sono la categoria del finito. Ora, abbiamo visto (II, 4) che la logica dialettica critica dellastrattezza o isolamento semantico da cui sono affetti i princpi della logica formale, della logica dellintelletto; ma nel divenire delle determinazioni pure ed eterne dellIdea, tutto il loro contenuto viene conservato. Ad annientarsi, cio, solo il loro essere contenuto dellintelletto che le isola. La forma dellimmediatezza, che si annienta, il modo inadeguato di considerarle. Rimane annullato soltanto lerrore, ossia il concetto astratto di tali determinazioni
35 36

. . 37 . 38 .

TT, p. 59. SO, p. 118. Cfr. SL, pp. 100 - 101. TT, p. 65.

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logiche39. Invece, le cose empiriche si annientano non solo in quanto astrattamente concepite, ma proprio in quanto finite. A differenza delle categorie logiche, nel finito limmediatezza, ossia ci di cui ne va nel divenire, non semplicemente il modo intellettuale e astratto (cio inadeguato) di comprendere la determinazione del finito, ma, appunto, anche la determinazione stessa, lessere40.

5. Qualcosa qualcosa, o i princpi della logica come risultato


Daltra parte, la RSF della dialettica si manifestata come unidentit, come espressione della stessa non contraddizione. E poich la dialettica hegeliana anche la struttura del divenire, si deve affermare che per essa lidentit, la non contraddizione, e dunque i princpi della logica, sono il risultato del divenire. Le proposizioni della logica, che sono tautologie, sono tali che - come dice Wittgenstein - possiamo riconoscerle vere dal simbolo soltanto, perch sono vere per la loro struttura relazionale o forma logica: ossia per il tipo di relazione logicosemantica che in esse manifestata. Ma la relazione logico-semantica in quanto tale (e non solo in quanto relazione identica o analitica espressa nelle proposizioni necessarie o tautologiche) posta dalla dialettica hegeliana come risultato di un mutamento semantico, che procede dallastratto isolato, ossia non relato. Quanto alla relazione semantica come tale, il cap. IX di TT afferma:
Nel suo significato pi ampio e nella sua forma fondamentale, alla quale riconducibile ogni forma specifica di relazione, la relazione lesser qualcosa da parte di qualcosa (lessere un essente da parte di un essente: lessere un significare da parte di un significare - il significare che anzitutto si manifesta nel linguaggio e come linguaggio [] ). In questo suo significato pi ampio, e in questa sua forma fondamentale, la relazione sussiste fra un essente qualsiasi e un qualsiasi essente e quindi non solo fra un essente qualsiasi e un qualsiasi altro essente, ma anche, tra un essente qualsiasi e se stesso.41

Ora, la forma della relazione semantica in generale espressa dalla predicazione, dalla proposizione come nesso di soggetto e predicato: nonostante i rilievi dellermeneutica, o del decostruzionismo, sulle differenze dei linguaggi non indoeuropei, o dei linguaggi privi della copula, dicendo una qualunque relazione

39 40

. Cfr. TT, pp. 66 - 67. . Cfr. TT, pp. 67 - 68. 41 . TT, p. 95.

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semantica si dice qualcosa di qualcosa: ogni dire e ogni pensare sempre un dire e un pensare che qualcosa qualcosa42. Ci accade anche nella logica. Certamente la moderna logica delle relazioni non si arresta qui, perch intende formalizzare (e quindi rendere disponibili al calcolo logico) strutture relazionali pi complesse. Il concetto fregeano-russelliano di funzione proposizionale, per, non esce affatto dalla struttura classica del dire attributivo, anche se, dice SO, la considera come un caso limite della funzione proposizionale43: ossia precisamente come quel caso, in cui la funzione saturabile da un solo argomento, in cui la lettera di predicazione a n posti tale che n = 1. Sia per che si intenda la propriet, con Frege, come una funzione il cui valore sempre un valore di verit, sia che la si intenda, con Church, semplicemente come una classe, quando si predica una propriet di un oggetto individuale o di una variabile si dice, inevitabilmente, che qualcosa qualcosa. Quando ad es. si dice (x) (Fxab), dove F sta per essere situato tra, si dice che vi almeno un x, tale che x situato fra a e b. Si afferma qualcosa di qualcosa: si afferma, di x, che situato fra a e b. Si dice che qualcosa qualcosa: che x un esser situato fra a e b. Dunque, per Severino si deve rovesciare il discorso e sostenere che la funzione proposizionale ad essere un caso della proposizione attributiva classica: quel caso, in cui ci che si predica del qualcosa non un plesso semantico semplice, ma una struttura relativamente complessa (che coinvolge, nellesempio dato, pi oggetti, loro stati, coordinate spaziali, etc.). Ebbene, per la dialettica hegeliana lesser qualcosa da parte di qualcosa, la relazione fra significati come tale (e dunque, anche come quella relazione in cui consistono i princpi della logica), sorge quale risultato del contraddirsi dellastratto isolato, ossia di ci che non in relazione: di ci di cui, in quanto cominciamento, si nega la relazione allaltro, anche quando laltro la determinazione stessa, ossia anche quando la relazione lidentit con s, a = a. Poich il toglimento della contraddizione dialettica toglimento dellisolamento semantico, ossia posizione della relazione del significato al suo altro, se questo toglimento e questa posizione sono intesi come mutamento, come divenire, necessario che la posizione della relazione sia risultato del divenire. O ancora: poich il metodo dialettico il passare dallisolamento (che contraddizione) al non isolamento (che negazione della contraddizione), se questo passare inteso come divenire, necessario che il non isolamento o posizione della relazione semantica, e la non contraddizione, siano intesi come risultato del divenire (e come si vede, ci muoviamo sempre nellambito della tautologia hegeliana). Per Severino, inoltre, la situazione logico-semantica qui delineata onnipervasiva:
Il divenir altro il prodursi di una relazione (la relazione fra il terminus a quo, il cominciamento, e il terminus ad quem, il risultato del divenire - una relazione, peraltro, che una struttura di relazioni); e nel pensiero dellOccidente ogni relazione prodotta da un divenire - in ogni forma del pensiero occidentale, non soltanto nel pensiero hegeliano, per il
42 43

. Cfr. TT, pp. 96 - 98. . Cfr. SO, pp. 27 - 28.

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quale il divenir altro il prodursi stesso della relazione (s che ogni relazione il risultato di un divenire).44

6. Noema, non apofantico, apofantico


La scolastica, ad esempio, distingue fra unoperatio prima e unoperatio secunda intellectus: loperatio prima la posizione (della significanza) dellessere, mentre loperatio secunda lopposizione dellessere al non essere, la posizione del PNC. Questa distinzione, osserva il cap. X di TT intitolato Isolamento e relatio identitatis, affermata da Tommaso nel Commento alla Metafisica di Aristotele, allorch egli sostiene che il principio di non contraddizione s il primo di tutti i princpi, ma nella seconda operazione dellintelletto; lens invece il primo significato in senso assoluto o simpliciter. Ci vuol dire che
In Aristotele lantecedenza e indipendenza della dimensione noetica (oggetto delloperatio prima intellectus) da quella dianoetica (oggetto delloperatio secunda intellectus) appunto lisolamento del noetico [della determinazione, del significato] dal suo esser s [dallidentit-non contraddizione], che si costituisce nella e come dimensione dianoetica.45

Ossia, proprio perch unoperazione prima e laltra secunda, si deve dire che il significato posto (appare, si manifesta) in primo luogo come noema ossia come una dimensione semantica isolata dalla relazione apofantica, e quindi come apofansi, seppur come apofansi originaria o prima, e cio come principio di non contraddizione. Come fa ancora notare TT, questo tema gi sviluppato sin dallinizio del De interpretatione (16a 9 - 11), allorch Aristotele afferma che vi sono situazioni, o tempi, o configurazioni dellorizzonte della presenza, in cui questo coscienza (apparire) del significato isolato, semplice noema separato dallesser vero o dallesser falso, isolato cio da essi. Il significato, lens che il primo simpliciter nellapparire (perch primo in prima operatione intellectus), isolato da tutte le relazioni che possono convenirgli: perch qualunque relazione, e perci anche quella relazione che costituita dallidentit e dalla non contraddizione (dai princpi della logica), posta in secunda operatione intellectus. Dunque il noema - cio lessente, il suo essere un significare, il significare
. TT, p. 95. . TT, p. 103. Cfr. anche SO, p. 27: Andando oltre il nome, il dire non si imbatte in altro che nel verbo, ossia in ci che altro dal nome. Aristotele riprende questo concetto allinizio del De interpretatione: se il verbo (e il verbo per eccellenza per Aristotele lessere) non viene aggiunto al nome [] non esiste un dire. Laggiungersi indica lalterit dellaggiungentesi a ci cui esso aggiunto. Nel De interpretatione si precisa che il dire (), come dire apofantico, un tutto, ognuna delle cui parti, separata (), significativa come (parola), ossia come nome che non costituito da sintesi o diairesi, non come (affermazione, cio sintesi) (16b, 26 - 28.).
45 44

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dellessente - antecedente e isolato dal proprio esser se stesso e dal proprio non esser laltro da s46. Il passare da ci che primo a ci che secondo, il passare dal noema, o significato isolato, non apofantico (che, appunto perch vi un passare , direbbe Hegel, cominciamento del passare), al nesso, o logos originario, o posizione della relazione semantica: anzitutto di quella prima fra le operationes secundae, che il PNC; e che dunque, in quanto prima, originaria, ma in quanto non prima simpliciter, bens prima fra le operationes secundae, un risultato: quel risultato che ha per cominciamento il noema, o significato isolato. Appare qui, dice TT, lanima dialettica dellintero pensiero occidentale:
Anche lidentit e la non contraddizione a cui si riferisce il principio di identit e di non contraddizione risultato di un divenir altro, si produce nel divenire e non ne la condizione originaria.47

7. Al cuore dellallontanamento
Ora, perch occorre passare da ci che primo a ci che secondo? Qui tempo che la dialettica faccia sentire ancora al propria voce. Se Aristotele infatti ha affermato lantecedenza della pura nesis rispetto alla dinoia, del noema o significato isolato rispetto alla relazione logica (ed per questa antecedenza che i princpi della logica sono posti come risultato), stata la dialettica a rispondere alla domanda: a illustrare, cio, la necessit del passare. Come ormai ben sappiamo, infatti, la RSF della dialettica insegna che il significato, isolato dal suo altro, si contraddice. Se il significato, lastratto (sia ancora a), astrattamente concepito, posto come noema isolato dal suo altro (da non-a), ossia posto dallintelletto come cosa che e sussiste per s, esso non riesce ad essere laltro del suo altro, a evitare ci che, come abbiamo visto, secondo Platone la follia: che di due significati, ciascuno dei quali laltro dellaltro, uno sia laltro (cfr. II, 3, 9). Se cio lessere per essenza negazione del non essere, porre lessere come noema, come significato isolato dalla relazione logica che lo oppone al non essere (PNC), significa porre ci che non riesce ad essere identico a s e negazione del proprio altro. E, su questo punto, la dialettica hegeliana e la dialettica della struttura originaria concordano senzaltro:
46 47

. Cfr. TT, pp. 103 - 104. . TT, p. 48.

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In quanto isolato dallidentit con se stesso (e cio dal suo non esser laltro da s), lessente non se stesso []. un nulla. Un nulla, che il pensiero dellOccidente intende come essente (noema, significato) indipendente dal suo esser pensato come esser s e come non esser laltro da s.48

Il punto, invece, intorno al quale la dialettica severiniana si allontana senzaltro dalla dialettica hegeliana (e, secondo Severino, dallintero pensiero occidentale), quello per cui la posizione di qualunque relazione semantica, e quindi anzitutto dei princpi logici, di identit e non contraddizione (la posizione dellesser s e non esser laltro da s del significato), un risultato. Riconoscendo senzaltro che lisolamento del noema, dellastratto, contraddizione, la dialettica della struttura originaria rifiuta per che la posizione di ogni relazione logico-semantica, e anzitutto dei princpi della logica, sia il risultato di un divenire: rifiuta che vi siano risultati perch rifiuta che vi sia divenire. Tutto ci pu stupirci: in primo luogo, perch il metodo dialettico hegeliano, di cui abbiamo rilevato la natura di teoria (della forma logica) del divenire, si mostrato (II, 3) come una tautologia, ossia come ci che lessenzialmente innegabile, che non si pu rifiutare; in secondo luogo, perch esso stato difeso, di fronte ai critici della dialettica, proprio da Severino, e proprio come affermazione concreta dellidentit-non contraddittoriet dellessere. Qui entriamo nel cuore dellallontanamento; e qui si configura una situazione logica analoga a quella prospettata allinizio del presente capitolo, riguardo alllenchos e alla formulazione aristotelica del principio di non contraddizione. Se infatti laffermazione del divenire fosse tautologica, certamente il divenire sarebbe linnegabile. Ma come competeva a Severino mostrare che llenchos aristotelico non fonda il principio di non contraddizione dellOccidente, in quanto principio che include la possibilit del divenire, cos gli compete ora mostrare che lautentica tautologia della dialettica non copre quellaspetto della dialettica di Hegel, per cui essa appartiene al pensiero dellOccidente. Si tratta cio di far vedere che la dialettica hegeliana, per quella parte o momento di s che si distacca dalla struttura originaria (e quella parte appunto laspetto per cui essa teoria del divenire, e affermazione che i princpi logici sono risultato del divenire), non affatto una tautologia: non affatto innegabile.

48

. TT, p. 105.

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2. LA PETITIO PRINCIPII DELLA DIALETTICA HEGELIANA

Nella verit dellessere, lunione dellente e del niente non un risultato del movimento dialettico, ma appartiene alla struttura originaria della verit.

SEVERINO, Risposta alla Chiesa

1. La deduzione del divenire


Abbiamo visto il motivo per cui la dialettica della struttura originaria si discosta da quella hegeliana sul tema dei contrari: poich il metodo hegeliano non solo teoria del significato come unit degli opposti, ma anche teoria della forma logica del divenire o mutamento semantico, esso privilegia i contrari perch questi sono cominciamento e risultato del divenire (III, 1, 3). Questa anche la ragione, per cui esso tende a vedere il significato, lastratto in quanto tale, e non solo in quanto astrattamente concepito o isolato, come fornito dellimpulso a portarsi avanti49. Ad un primo livello dellargomentazione hegeliana, infatti, la struttura del divenire senzaltro una tautologia, posto che vi sia divenire. Ossia, sulla base dellassunto che vi mutamento, il mutamento necessariamente il contraddirsi e il farsi altro da s dellastratto isolato, che cominciamento, terminus a quo: ed il risultato del divenire, terminus ad quem, il toglimento della contraddizione dialettica, nella quale il cominciamento tolto, ma conservato (perch altrimenti, se il risultato non contenesse in s ci da cui risulta, non sarebbe risultato). Se vi divenire, e dunque vi sono cominciamenti e risultati del divenire, necessario (
49

. SL, pp. 940 - 941.

III, 2. La petitio principii della dialettica hegeliana

una tautologia) che il risultato, il negativo determinato, conservi in s ci da cui risulta, ossia il cominciamento, che si contraddetto. Il risultato la negazione della negazione, perch la negazione che il risultato non sia un risultato (cfr. II, 3), e dunque negazione dellautocontraddizione, unidentit. Perci, afferma SO, in quanto teoria del divenire il metodo hegeliano dice:
Poich [P] lastratto, ossia lisolamento intellettuale dellastratto, il cominciamento del movimento del concetto, per questo [Q] lastratto, andando oltre se stesso, si mostra come laltro di se stesso. O anche: poich [P] lastratto - luniversale iniziale il cominciamento del movimento, per questo, [Q] movendosi, luniversale iniziale si determina da lui stesso come laltro da s (Logica, ibid.). O anche: perch [P] lintelletto che isola lastratto il cominciamento del divenire, per questo motivo che [Q] lastratto un sopprimersi da s [] e un passare [] nellopposto (Enciclopedia, 81).50

La dialettica hegeliana affermazione dellimplicazione fra P e Q. Poich si sostiene che P, ossia che vi un cominciamento del divenire, e dunque che vi divenire, allora necessario, tautologico (e lo senzaltro) che Q, ossia che il divenire sia il contraddirsi del cominciamento, il suo mostrarsi come altro da s. Il divenire o mutamento semantico funziona nellargomentazione come un immediato, come levidenza originaria. P cio visto come un enunciato che non deve andare a cercare altrove il fondamento della propria verit: non lo deve cercare in altro, perch assunto come autoevidente, per s noto. Questo, per, accade ad un primo livello dellargomentazione hegeliana. Vi infatti, per Severino, un secondo livello, in cui invece il divenire non assunto come evidenza originaria, perch Hegel tenta di dedurlo, e precisamente di dedurlo dallastratto, dal significato come tale: tenta di presentare il divenire dellente non come un semplice fatto, ma come una necessit. Vien dunque messa da parte limplicazione fra P e Q, che esprime semplicemente la struttura del divenire, e si afferma che il finito, il significato, un sopprimersi e un divenir altro non in quanto il finito appunto il cominciamento del sopprimersi, ma in quanto il finito finito51. Ci accade in particolare in quei luoghi, gi pi volte citati, in cui Hegel sostiene che lastratto si spinge avanti perch ha gi in s il negativo, la contraddizione52, ossia che limmediato del cominciamento devessere in lui stesso il manchevole, ed esser fornito dellimpulso a portarsi avanti53. Quando opera a questo secondo livello, la dialettica hegeliana cerca dunque di presentare la semplice posizione dellastratto come il prodursi della contraddizione dialettica: ed per questo motivo che, come visto in III, 1, 2, tende a non distinguere fra semplice posizione dellastratto e autentico concetto astratto dellastratto. La dialettica hegeliana afferma cio che il positivo insieme anche negativo (ossia che il positivo, lastratto come tale ospita gi in s la negativit, la contraddizione),
50 51

. . 52 . 53 .

SO, p. 52. Cfr. SO, pp. 52 - 53; corsivo mio, Cfr. SL, p. 38. SL, pp. 940 - 941.

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III, 2. La petitio principii della dialettica hegeliana

perch tenta di presentare il contraddirsi e il divenire come conseguenza dellesserci dellastratto come tale: tenta di dedurre il divenire dal significato come tale. Si tratta ora di mostrare che questo tentativo fallisce: ossia che, anche se la RSF o unit degli opposti una tautologia, essa non copre affatto il metodo hegeliano, quando il metodo si pone in questo secondo livello argomentativo.

2. Il circolo vizioso
NellIntroduzione di SO, in RC e in AT, Severino rivolge la propria critica fondamentale alla dialettica hegeliana come teoria del divenire. La critica consiste nella domanda: perch si produce una contraddizione ponendo che una determinazione limitata sia qualcosa che e sussiste per s?. Ora, la risposta di Hegel solo apparente54. Afferma infatti RC:
quindi inevitabile che la logica analitica non si senta soccombente di fronte alla logica dialettica [scil. in quanto dialettica hegeliana]. Ci che questultima non riesce a mostrare alla logica analitica la necessit che la coscienza [posizione, apparire] di una determinazione sia coscienza [posizione, apparire] della sintesi della determinazione e del suo opposto [RSF].

La logica analitica, che Hegel chiamerebbe logica dellintelletto, , come ormai ben sappiamo, negazione della RSF: negazione che la posizione del significato a implichi la posizione della totalit del suo contraddittorio non- a. Ed anche, per ci stesso, negazione che la posizione del PNC e dei princpi logici implichi lapparire (del positivo significare) del nulla, della contraddizione (cfr. II, 4). Ora, la dialettica hegeliana non sa dire
perch la determinazione isolata (ossia concepita come indifferente allapparire del suo opposto) debba sopprimersi da s, cio contraddirsi, passare nel suo opposto. E limplicita indicazione del perch si risolve, nella dialettica [hegeliana], in una petitio principii.55

Essa non sa esibire lautentica motivazione della contraddizione dialettica, perch pretende che la posizione della relazione semantica in quanto tale (della RSF, della relazione logica in cui consistono il PNC e i principi della logica, etc.) sia il risultato del divenire, in cui la contraddizione tolta. Al contrario, solo se la
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. AT, p. 66. . RC, p. 356.

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RSF, la relazione fra opposti, presupposta, loriginario, ed essa una tautologia (anzi, la stessa posizione concreta del PNC), allora la sua negazione produce una contraddizione. La contraddizione dialettica, prodotta dallisolamento semantico, pu sussistere solo se il significato originariamente non isolato: ossia solo se originariamente esso non appare come noema, o come significato, ente isolato dallapofansi originaria che lo oppone al niente e allaltro da s:
Se non si presuppone sin dallinizio che il finito necessariamente unito al suo contesto [ossia, se non si presuppone la RSF], non si vede perch, separato dal contesto cio pensato come indifferente allapparire del suo opposto -, il finito debba avere questo di proprio, di sopprimere se medesimo.56

Hegel invece pretende che la RSF come unit degli opposti, e gli stessi princpi logici, siano risultato del divenire, rispetto a cui loriginario, il cominciamento o terminus a quo il significato isolato, il noema che oggetto delloperatio prima intellectus. In questa pretesa, come visto nel cap. precedente, Hegel non affatto solo: anzi, secondo Severino, in compagnia dellintero pensiero dellOccidente. Perci laffermazione dellunit degli opposti si presenta invece, nella storia del pensiero filosofico, come un grande presupposto57. E poich si presuppone, in actu exercito, ci che si pone, in actu signato, come risultato, si cade in un circolo vizioso, in una petitio principii 58. La deduzione del divenire fallisce, dice SO, perch lo presuppone, e, in quanto teoria della forma logica del divenire, ogni passo del metodo risulta inesplicabile. La dialettica hegeliana non sa spiegare (a) perch, nel momento intellettuale o astratto del metodo, la determinazione che si vuole sia cominciamento, terminus a quo, sta presso di s, indugia nella propria determinatezza e riesce ad essere qualcosa di fisso che ancora non andato oltre di s. Non risponde alla domanda: perch non un originario star oltre di s?. E non sa neppure spiegare perch (b) la contraddizione dialettica, la contraddizione dellisolamento, che la ragione esibisce nel momento negativo razionale o
. RC, p. 356. . Cfr. RC, p. 356. 58 . Cfr. AT, pp. 66 - 67: Nella struttura del metodo dialettico [hegeliano] lunit necessaria (e quindi indivisibile) appare esplicitamente soltanto come risultato del movimento dialettico, cio come toglimento della contraddizione, e quindi essa non pu valere come limmediato, loriginario che viene scisso dallintelletto. Se lunit necessaria non viene presupposta, allora lintelletto, considerando una determinazione limitata come cosa che e sussiste per s, non fa che rispecchiare la situazione effettiva in cui la determinazione si trova, e questo rispecchiamento non pu essere inteso come causa del contraddirsi della determinazione. Se la determinazione isolata posta come un contraddirsi, perch implicitamente stata presupposta lunit necessaria da cui la determinazione stata isolata.. Cfr. anche SO, pp. 47 - 48: Pertanto, se lintento fondamentale del metodo dialettico hegeliano, come teoria semantica, di fondare il nesso necessario delle determinazioni [], questa fondazione si riduce ad una petitio principii: appunto perch il nesso necessario che compare come toglimento della contraddizione dialettica, ed pertanto risultato, insieme loriginario, la cui violazione da parte dellintelletto isolante e separante provoca tale contraddizione, s che il costituirsi di questultima rimane da ultimo senza fondamento.
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propriamente dialettico, riesce a stare come contraddizione non tolta, prima di passare nel suo toglimento59. Naturalmente, la motivazione profonda dellindugiare, della scansione del prima e del poi, la medesima per cui la dialettica hegeliana anzitutto dialettica dei contrari, ed indistinzione fra semplice posizione dellastratto e concetto astratto dellastratto. Se infatti (a) il significato astratto fosse un originario star oltre di s, ci non consentirebbe lapertura del divenire: se il cominciamento non fosse anzitutto uno stare, non potrebbe mutare. perch landar oltre [il divenire] devesserci [ossia, presupposto], che la deduzione del divenire assume limmediato come un indugiare - e cio come cominciamento. Egualmente, se (b) la contraddizione dialettica fosse originariamente tolta nel concetto concreto dellastratto - se cio questo fosse gi da sempre negazione della contraddittoriet in cui il concetto astratto dellastratto consiste -, non vi sarebbe divenire ma, appunto, solo lesser gi da sempre tolta della contraddizione: se la contraddizione non esistesse come non tolta (cio nel suo indugiare, nel suo non essere ancor tolta), ma esistesse come immediatamente tolta, il divenire non esisterebbe60.

3. Originariet della posizione dei princpi logici


La dialettica della struttura originaria, dunque, riforma la logica dialettica hegeliana perch afferma che la RSF o unit degli opposti (che anzitutto unit dei contraddittori, di a e non-a, non dei contrari) non pu essere un risultato, ma devessere originaria, deve apparire originariamente. Solo in questo caso lisolamento intellettuale dellastratto produce contraddizione dialettica; e tale contraddizione gi da sempre (originariamente, senza lindugiare, il prima e il poi del divenire) tolta nel concetto concreto dellastratto. Come visto in I, 1, 7, il passare, da parte dellastratto, in altro: nelleccedenza, o meglio, nella totalit delleccedenza, posto in SO come un originario passare, e dunque come un esser gi da sempre passato61. Ora, la stessa cosa si deve affermare di ogni relazione semantica sottesa alla RSF, e dunque anche di quelle relazioni semantiche che costituiscono i princpi della logica. Nella struttura originaria i princpi logici non possono essere risultato, ma devono apparire originariamente: non pu esservi unoperatio prima intellectus in cui lente posto come noema, e che precede qualunque operatio secunda, inclusa la posizione del PNC: in SO, infatti,

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. Cfr. SO, p. 58. . Cfr. SO, pp. 58 - 60. 61 . Cfr, SO, p. 117.

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la semantica dellessere coincide con lapofansi originaria del logo: loperatio prima intellectus (quella cio che pone la significanza dellessere) si realizza solo nelloperatio secunda intellectus (quella che oppone lessere al nulla).62

Questo lo stesso intreccio di F- ed L-immediatezza: la posizione del significato originariamente posizione della sua identit con s e non contraddittoriet, ossia del (senso autentico del) PNC. Il PNC immediato, sia nel senso dellimmediatezza della connessione, del logo, o appunto immediatezza logica, sia nel senso che esso appare originariamente, immediatamente presente63. Certamente, dunque, si deve tener fermo che la RSF non negazione del PNC, anzi condizione trascendentale della posizione dei princpi logici, essa stessa unidentit, come visto in II, 3, 9 - 10 (ed perch riconosce tutto ci, che il pensiero severiniano pu porsi come autentica difesa dellunit dialettica degli opposti, contro i suoi critici). Lautentica dialettica per, per Severino, non pu essere produzione dellidentit, ossia struttura logica in cui lidentit-non contraddizione solo come un risultato: lesser s dellessente, nella sua unit al non esser laltro da s, - afferma TT - non il prodotto del suo divenir altro da s64.

. PSRP, p. 88, nota. . Cfr. SO, p. 174. Dice TT, p. 121: Lapparire dellessente lapparire dellidentit dellessente. 64 . TT, p. 93.
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