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Totem e tabù

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Totem e tabù: somiglianze tra vita mentale dei selvaggi e dei


Totem e tabù: somiglianze tra
nevrotici è un libro di Sigmund Freud, pubblicato in lingua
tedesca nel 1913 col titolo Totem und Tabu: Einige vita mentale dei selvaggi e dei
Übereinstimmungen im Seelenleben der Wilden und der nevrotici
Neurotiker. Si tratta di una collezione di quattro saggi pubblicati Titolo originale Totem und Tabu:
originariamente sulla rivista Imago (1912-13). Egli applica la Einige
psicoanalisi nei campi dell'archeologia, dell'antropologia, e nello Übereinstimmungen
studio della religione. I quattro saggi sono intitolati: L'orrore im Seelenleben der
dell'incesto, Il tabù e l'ambivalenza emotiva, Animismo, magia e
Wilden und der
onnipotenza dei pensieri e Il ritorno del totemismo nei bambini.
Neurotiker

Indice
L'orrore dell'incesto
Il tabù e l'ambivalenza emotiva
Animismo, magia e onnipotenza dei pensieri
Il ritorno del totemismo nei bambini
Edizioni italiane
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni

L'orrore dell'incesto Copertina dell'edizione originale


Autore Sigmund Freud
Il primo e più breve dei quattro saggi concerne i tabù dell'incesto 1ª ed. originale 1913
adottati dalle società totemiche.
1ª ed. italiana 1930
Freud trae esempi per lo più dagli aborigeni australiani, raccolti e Genere saggio
discussi dall'antropologo James Frazer, sottolineando, con una
Lingua originale tedesco
certa sorpresa, che sebbene gli aborigeni non sembrino avere
alcuna restrizione sessuale, c'è un'elaborata organizzazione
sociale il cui unico scopo è quello di impedire rapporti sessuali incestuosi.

Freud discute vari modi in cui l'esogamia della società totemica impedisce l'incesto non solo nell'ambito della
famiglia nucleare, ma pure nelle famiglie allargate. Inoltre, il sistema totemico impedisce l'incesto anche tra
membri dello stesso clan non legati dal sangue, e considera incestuose anche le relazioni tra i membri dello
stesso clan che non generino figli. Egli spiega che l'esistenza di restrizioni al matrimonio tra i membri della
stessa tribù, probabilmente risale a quando divennero leciti i matrimoni di gruppo (ma non lo fu l'incesto
all'interno di una famiglia del gruppo).
Conclude il saggio con una discussione sul tabù della suocera e del genero, e affermando che i desideri
incestuosi inconsciamente repressi presso i popoli civilizzati sono ancora un pericolo cosciente per il popolo
non civilizzato oggetto degli studi di Frazer.

Il tabù e l'ambivalenza emotiva


In questo saggio Freud considera il rapporto dei tabù col totemismo. Freud utilizza i concetti di proiezione ed
ambivalenza che ha sviluppato durante il lavoro con pazienti nevrotici a Vienna per analizzare il rapporto tra
tabù e totemismo.

Come il nevrotico, i primitivi hanno dei sentimenti di ambivalenza sia nei confronti delle prescrizioni del tabù e
sia nei confronti dei membri del proprio clan (e dei clan nemici), ma non lo ammettono consapevolmente a se
stessi: non ammetteranno che per quanto amino la propria madre, ci sono cose di lei che odiano. La parte
repressa di questa ambivalenza (l'odio) viene proiettata sugli altri; nel caso dei nativi, le parti odiose sono
proiettate sul totem, ad esempio: «Non volevo che mia madre morisse, è stato il totem che ha voluto che
morisse».

Freud estende questa idea di ambivalenza a comprendere il rapporto dei cittadini col loro governante. Nelle
cerimonie che circondano i re, che sono spesso piuttosto violente, egli considera due livelli che funzionano per
essere insieme il "visibile" (cioè, il re viene onorato) ed il "reale" (cioè, il re è torturato). Le "torture"
riguardano soprattutto le forti prescrizioni a cui i re-sacerdoti sono tenuti. Una rete di proibizioni e osservanze
che annientano la libertà e rendono spesso la vita del re-sacerdote, un peso e una pena.

Il saggio continua con il confronto fra ambivalenza emotiva dei nevrotici (ossessivi) e quella dei selvaggi,
soffermandosi in particolar modo sulla proiezione, per quanto riguarda il tabù dei morti. Il saggio termina con
un'ipotesi sulla nascita della coscienza morale, frutto, probabilmente, del senso di colpa dovuto dall'aver
infranto uno dei tabù originali.

Animismo, magia e onnipotenza dei pensieri


Il terzo saggio prende in esame l'animismo e la fase narcisistica associata ad una primitiva comprensione
dell'universo, e l'inizio dello sviluppo libidico. Nel terzo saggio, infatti, è ammessa l'esistenza di una stretta
connessione tra la magia, la superstizione ed i tabù, sostenendo che le pratiche del sistema animistico sono
schermi che celano la repressione degli istinti. Come già anticipato nel secondo saggio, il totem costituisce per i
popoli delle civiltà tradizionali l’elemento sacro per antonomasia, incarnando un’abile difensore e protettore
per tutti i suoi adepti che seguono rigidamente regole sacre alle quali attenersi. In questo senso è incorretto
affermare che il totem sia un oggetto sacro, bensì è opportuno definirlo come “soggetto sacro” il quale
godendo di vita propria, investe la funzione di guida e capo dei membri del clan (o gruppo totemico) attraverso
la sua rigida volontà, (vitalismo totemico).

In riferimento a ciò, il “gruppo totemico” su cui indaga Freud decodifica la realtà intorno a sé attribuendo ad
essa la presenza di spiriti e demoni, (“archetipi psichici”) identificati come la causa dei processi naturali. Il
gruppo primitivo, inoltre, considera che ad avere un “anima” con una volontà punitiva o di premio non siano
solo gli animali e piante (esseri animati), ma anche le cose inanimate del mondo. La giustificazione di tale
analisi, per Freud trova senso, nel momento in cui i primitivi da egli studiati, immaginano l’anima come entità
indipendente dal corpo, con la possibilità di trasmigrare dal suo involucro materiale e depositarsi in un altro
rappresentando quindi una concezione della vita “animistica”. Nella terza parte, relativamente all’animismo
Freud asserisce che esso pur non essendo ancora una religione, contiene tutte le premesse su cui le religioni
sono costruite, in quanto connesso da un insieme di istruzioni su come avere il controllo di tutto ciò che
circonda il singolo. Le “istruzioni” di cui si serve una mentalità animistica sono l’incantesimo e la magia. Il
principio comune di entrambe è la grande fiducia, da parte del primitivo, che i propri desideri trovino successo,
perché convinto che la propria volontà possa agire concretamente sull’altro da sé (natura, oggetti, uomini).
Questa smodata esaltazione del proprio potere sulla realtà esterna Freud la definisce “onnipotenza dei pensieri”
che riduce l’atto finale degli eventi come un semplice prodotto dell’aver pensato intensamente all’atto
medesimo

Freud rintraccia queste stesse dinamiche nei pazienti nevrotici, nei quali le azioni ossessive diventano dei veri
rituali superstiziosi per allontanare da sé o da un proprio caro la paura di una presunta sciagura imminente.

L’indagine condotta porta dunque ad un comune denominatore tra individui affetti da nevrosi e quelli inseriti in
comunità primitive: l'animismo, il quale, secondo Freud, è il primo passo verso la religione. Nella fase
animistica, infatti, l'uomo attribuisce al proprio io l’onnipotenza , in quella religiosa la cede agli Dei, sebbene
anche in questo stadio egli cerchi di controllare il loro volere ingraziandoseli.

Il ritorno del totemismo nei bambini


Nel saggio finale, Freud sostiene che la combinazione di una delle più speculative teorie darwiniane circa
l'organizzazione delle prime società umane (definite orde, in cui un singolo maschio alfa è circondato da un
harem di femmine), con la teoria del sacrificio rituale (o del "pasto tribale") tratta da William Robertson Smith,
porta a localizzare le origini del totemismo in un unico evento.
In un'orda primitiva, dominata da un padre potente e geloso delle proprie donne, una banda di fratelli
preistorici si organizzò e decise di uccidere il padre che essi tanto temevano e rispettavano. Il corpo del padre
fu in seguito sbranato e divorato da tutti i fratelli, affinché la forza immensa del padre dell'orda passasse,
attraverso il sangue, a coloro che se ne fossero nutriti.
A questo proposito, Freud, tramite analogie, situò l'inizio del complesso di Edipo alle origini della società
umana, e postulò che ogni religione fosse in effetti una forma estesa e collettiva di senso di colpa ed
ambivalenza per far fronte all'uccisione della figura del padre (che egli vedeva come il vero peccato originale).

Edizioni italiane
Totem e Tabù: di alcune concordanze nella vita psichica dei selvaggi e dei nevrotici,
traduzione di Edoardo Weiss, Bari, Laterza, 1930. - Prefazione di Emilio Servadio, Laterza,
1946-1953.
Totem e Tabù, traduzione di Silvano Daniele, Introduzione di Karl Kerényi, Torino, [Bollati]
Boringhieri, 1960.
Totem e Tabù, traduzione di Cecilia Galassi, Introduzione e cura di Flavio Manieri, Roma,
avanzini e torraca [Newton Compton], 1969. - Casa de Libro, 1989.
Totem e Tabù. Come Freud scoprì le «nevrosi collettive» dei selvaggi e il «mito» del parricidio primordiale
sconvolgendo l'etnologia moderna, traduzione di Amina Pandolfi, Collana i Garzanti n.426, Milano,
Garzanti, 1973-1976.
Totem e Tabù, traduzione di Maria Giacometti, Collana Oscar, Milano, Mondadori, 1989.
Totem e Tabù, traduzione di I. Giannì, a cura di Alberto Lucchetti, Collana Classici del
pensiero, Milano, BUR Rizzoli, 2012, ISBN 978-88-170-5829-2.

Voci correlate
Theodor Reik

Altri progetti
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u?uselang=it)

Collegamenti esterni
(EN) Estratto da Totem and Taboo, su books.google.com.
(DE) Totem und Taboo edizione tedesca, su openlibrary.org.
Controllo di BNF (FR ) cb12181580c (https://catalogue.bnf.fr/ark:/12148/cb12181580c) (data) (http
autorità s://data.bnf.fr/ark:/12148/cb12181580c)

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