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CAPITOLO 1: TEORIE SOCIOLOGICHE ED ETNOLOGICHE

EMILE DURKHEIM

Durkheim si occupò dei fenomeni sociali che decise di indagare con obiettività delle
discipline scientifiche. Auguste Comte gli fornì lo schema delle tre tappe dell’umanità:
la tappa mitica, teologica e positivista. Gli ha fornito anche due idee: la critica
all’individualismo e l’irriducibilità dei fatti sociali. Egli concepisce la società come un
organismo che trascende l’individuo ovvero che attraverso le sue norme, guida i
pensieri e le azioni degli individui. Quindi la società viene prima degli individui. I fatti
sociali hanno un’esistenza propria, ed hanno una realtà indipendente rispetto ai
pensieri psicologici degli individui, esistono al di fuori di noi e hanno il potere di
esercitare una costrizione sugli individui (ex. Limite di velocità di 50 km/h. questo è un
fatto sociale in quanto incide sul comportamento che deve tenere l’individuo. Se
quest’ultimo non rispetta questa regola, sarà sottoposto alla sanzione: la multa).

Secondo Durkheim la religione è un fatto sociale e pubblico e ha il compito di


amministrare il sacro. Il sacro è il patrimonio collettivo/coscienza collettiva che tiene
unita la società. Il sacro per Durkheim ha una genesi di tipo sociale e non
antropologico. Secondo lo studioso, l’aspetto che caratterizza il fenomeno religioso, è il
fatto che presuppone la divisione dell’universo conosciuto e conoscibile in due generi:
sacro e profano. Le cose sacre sono quelle isolate e protette dalle interdizioni mentre
le cose profane sono quelle che si riferiscono a queste interdizioni. La religione non è
altro che l’immagine sacralizzata della società. La religione corrisponde al codice
generativo della società e con ciò vuol dire che tutte le istituzioni sociali hanno come
base un’origine religiosa: diritto, morale, scienza e famiglia. La società civile è
caratterizzata da qualcosa di religioso che non è più divino né assoluto: si parla di
religione senza Dio ovvero la religione del sentimento.

COSCIENZA COLLETTIVA: è l’insieme delle credenze e dei sentimenti comuni


(patrimonio collettivo) che tengono unita la società. (leggi, regole morali, dettami).

Egli scrive “le forme elementari della vita religiosa” 1912 F 0iEn0iziò ad interessarsi delle
religioni primitive quale il Totemismo. Sostiene che le religioni del totem sono quelle
nelle quali la tribù attribuisce ad una presunta divinità delle caratteristiche riguardanti
il controllo delle attività economiche e relazionali della società stessa. Quindi il totem
è la rappresentazione della divinità che protegge e giustifica le caratteristiche delle
società tribali.

Il sacro in conclusione lo ha definito come forza collettiva proveniente dalla società e


sovrapposta al reale per costituire l’elemento essenziale dell’organizzazione sociale.

La religione è l’amministrazione del sacro. Essa è un sistema di nozioni per mezzo


delle quali gli individui si rappresentano la società di cui sono membri. È anche un
sistema di messa in azione delle forze sociali attraverso il culto. Quest’ultimo permette
di realizzare l’esperienza sociale della salvezza.

MAUSS

Mauss, in collaborazione con Hubert, intraprese degli studi riguardo le funzioni sociali
del sacro.
Mauss è fedele a quanto sostiene Durkheim sulla distinzione fra sacro e profano e sul
totemismo come religione originale. Mauss considera il totem come simbolo del sacro
dei clan, in quanto riunisce e concretizza i sentimenti della collettività. Ai suoi occhi il
sacro si concentra nel simbolo ovvero il totem, simbolo del gruppo. Oltre ad essere
oggetto di culto è anche l’elemento della coesione sociale.

Per Durkheim, Mauss e Hubert l’elemento fondatore del sacro è il mana una forza
propria e singolare che è immateriale ed impersonale. Durkheim si era limitato al
mana della religione totemica mentre Mauss ed Hubert hanno cercato di ritrovarlo
anche nelle altre religioni per dimostrarne l’universalità.

L’India ha conservato il fondo mistico del mana infatti viene immortalato nel brahman.
La casta braminica è la casta del sacro. Il brahman è il veicolo attraverso cui agiscono
uomini e dei. Sacro è considerato tutto ciò che per il gruppo e per i suoi membri
qualifica la società.

LAURA LEVI MAKARIUS opera: “il sacro e la violazione dei tabù”

Da una nuova interpretazione del mana e del sacro all’interno delle religioni primitive.
Questa vede l’origine del mana nella violazione del tabù: secondo Makarius, l’impiego
magico del sangue è uno di questi tabù in quanto il violatore si impadronisce del
sangue per mezzo di violazioni ovvero di delitti rituali, questo gli conferisce prosperità
e potere. Per lei, il potere magico così ottenuto, s’identifica con il mana, fonte del
sacro. La violazione del tabù è sia un atto individuale ma anche sociale in quanto è
antisociale.

Il tabù del sangue è stato creato dagli uomini che considerano la donna pericolosa ed
impura. La magia di purezza si concretizza nella sottomissione della donna e la
purezza si sostituisce al mana. L’integrazione della purezza e dell’impurità ha come
risultante il sacro. Nel sacro avremo così il puro e l’impuro. La loro coesistenza nel
sacro è spiegabile con l’evoluzione della società tribale e la rispettiva posizione di
uomini e donne nella società.

Il potere magico che si genera con la trasgressione (il mana) ha tre caratteristiche
principali:

efficacia F 0sE i0 fonda sul potere del sangue e dalla forza che si sprigiona da questo e
agisce anche a distanza.

Ambivalenza F 0lE’0infrazione del sangue impuro ha un potere benefico per chi lo infrange.

Carattere pericoloso F 0sE i0 tratta dell’utilizzo di sangue proibito e impuro poiché il mana
si ottiene mediante la violazione di tabù.

Il percorso del sacro parte dal timore del sangue considerato quindi come tabù, dalla
violazione di esso e si costituisce nel mana trascendente per sfociare poi nelle
religioni.
RENE’ GIRARD opera: “La violenza e il sacro”

Per Renè Girard la violenza e il sacro sono inseparabili e il religioso gira attorno al
meccanismo della vittima espiatoria che ha il compito di tenere la violenza lontana
dalla comunità. La società quando si sente in pericolo tende a deviare la violenza in un
unico essere sacrificabile evitando una violenza intestina capace di colpire i membri
stessi del gruppo. Il sacrificio arriva ad aggregare in un’unica vittima tutto il dissenso
presente eliminando il circolo della vendetta. Secondo Girard, è nelle società dove è
assente il sistema giudiziario che, il sacrificio e i riti svolgono un ruolo essenziale
soprattutto nelle società primitive. La vittima che viene sacrificata, si sostituisce a
tutti i membri della comunità. È la violenza che costituisce l’anima del sacro. Girard
rimprovera Mauss ed Hubert di non aver detto nulla sull’origine e sulla funzione del
sacrificio.

Vi è somiglianza fra i riti sacrificali nelle diverse culture per questo motivo si pensa ad
un avvenimento primordiale: tutti i miti si rifanno al sacrificio di una creatura mitica
sacrificata da altre creature mitiche F 0qE 0uesto avvenimento è percepito come fondatore
dell’ordine culturale. La violenza sarebbe la fondatrice del sacrificio: il sacrificio è una
rievocazione di un omicidio collettivo fondatore. Il sacrificio rituale si fonda su una
duplice sostituzione: la prima è la sostituzione dei membri della comunità con uno solo
attraverso la vittima emissaria e la sostituzione di una vittima sacrificale alla vittima
originaria. La violenza fondatrice appare come un prodotto del sacro stesso. Il sacro è
tutto ciò che domina l’uomo è una sostanza misteriosa che ruota attorno agli uomini, il
sacro comprende tutte le forze che possono nuocere gli uomini. Girard rimane
nell’ottica durkhemiana identificando la vittima emissaria con il mana di Durkheim. La
vittima emissaria, nella violenza rituale fonda il gruppo.

Nel suo secondo volume: “cose nascoste dalla fondazione del mondo” Girard dimostra
che il cristianesimo è la sola religione non sacrificale in quanto il Dio del Vangelo è il
Dio della non violenza predicata da Gesù.

SODERBLOM

Secondo Soderblom sacro è la parola che conta in religione e ha più importanza della
nozione di Dio. Una religione può esistere senza una concezione precisa della divinità
ma non può esistere senza la distinzione fra sacro e profano. Soderblom fa riferimento
al Buddhismo, come religione di salvezza, dove non è presente la nozione di Dio. Ha
studiato Schleiermacher e come lui ha cercato l’essenza del fenomeno religioso. Per
Sorderblom l’essenza risiede nella distinzione fra sacro e profano. Alla base della
credenza, della pietas del culto, noi troviamo il sacro. Il sacro è considerato come
un’entità misteriosa, una forza che legata a certi esseri, cose, avvenimenti ed azioni.
Egli fa una distinzione fra sacro positivo: il mana e sacro negativo: i tabù. Afferma che
il sacro positivo sia presente nelle qualità fisiche o morali di una persona e sulla sua
provenienza dagli esseri spirituali.

RUDOLF OTTO

Opera: il Sacro.
Rudolf Otto va a conoscere le religioni orientali mediante i vari viaggi che intraprese
verso l’Asia. Lui è un teologo cristiano e si apre anche a nuove religioni orientali.

Otto ha posto il suo orientamento tra due correnti di pensiero: da una parte la scuola
storica delle religioni sotto l’influenza della teologia protestante liberale che si limitava
allo studio storico e filosofico dei documenti religiosi e l’altra è la teologia dialettica
che non si interessava neppure alle religioni non cristiane.

Osserva con inquietudine la corrente di dissacralizzazione introdotta da Feuerbach


ritenendo gli dei come una proiezione dell’uomo. Gli dei porteranno in sé tutti i pregi e
i difetti degli uomini. Il mondo degli dei e dei miti corrisponde all’auto-interpretazione
dell’uomo. Otto inizia ad indagare il fenomeno del sacro.

Rudolf Otto ritiene che le idee necessarie non hanno bisogno di nessuna dimostrazione
perché procedono dalla ragion pura che è fonte di conoscenza che non dipende
dall’esperienza (ex. Idea di Dio). La scoperta da parte dell’uomo dell’essere eterno e
libero che chiama Dio è una categoria a priori.

L’idea di Dio, della libertà e dell’anima costituiscono i fondamenti della religione.

Il secondo principio riguarda la religione: il territorio della religione inizia e coincide


con il mistero. Il mistero religioso non si scopre mai e la religione ha il compito di
salvaguardarlo.

Il terzo principio riguarda il simbolo: per mantenere l’integrità del simbolo, la religione
deve servirsi del simbolo, della preghiera e della poesia. In questo linguaggio ha
importanza il linguaggio religioso come modo in cui l’uomo si rapporta a qualcosa non
riconducibile alle categorie dell’intelletto. Grazie ai simboli, la conoscenza religiosa
coglie l’eterno per intuizione. Su ciò si fonda la salvezza che consiste in un’unione
spirituale con Dio. Per Otto, il misticismo è la forma più perfetta di religione: è
l’opposto del razionale, è il non-razionale. Il sacro è quindi qualcosa di ineffabile. Le
varie religioni trovano nel sacro la loro vera vitalità. Otto descrive la strada verso per
la conoscenza del sacro che è caratterizzata da quattro tappe: la prima tappa è quella
del sentimento di dipendenza creatorale: dove noi dipendiamo da qualcosa più grande
di noi e dal fatto che questa entità mi ha posto nel mondo. Noi nel mondo non ci siamo
posti.

La seconda tappa è il tremendum. Per prima cosa la persona prova il tremendum


ovvero quando non riesce ad inserire quello che vedi nelle categorie dell’intelletto. La
persona si sente inadeguata a capire ciò che sta accadendo. Però Mosè non scappa, si
avvicina per vedere quello che sta accadendo. La terza tappa è quella del Mysterium
dove l’oggetto si presenta come un totalmente altro qualcosa che sta al di là del
comprensibile.

Questa alterità misteriosa, lo spaventa ma nel contempo lo affascina e quindi suscita


in lui il fascinans e questa corrisponde alla quarta ed ultima tappa. Dal Fascinans
discendono l’amore, la compassione. È sul piano di questa tappa del fascinans che
Otto colloca ciò che le religioni chiamano salvezza: nirvana per i buddhisti, la visione
beatifica del cristianesimo e l’estasi delle Upanishad.

La categoria del sacro è composita è costituita a più facce: da una parte è colto come
essenza numinosa (Il tutt’altro), dall’altra è considerato come valore numinoso
(sanctum)dove il profano appare come un non-valore e il peccato come antivalore.
Mentre la terza faccia è quella della ragion pura: il sacro è disposizione originaria dello
spirito stesso, che si trova all’origine della rivelazione interiore dell’uomo. Il sacro è un
a priori, cioè che è costitutivamente parte dell’essere uomo. Una persona in quanto
tale è capace di questo atteggiamento: l’uomo è beneficiario di questa rivelazione
interiore che gli permette di accostarsi al tutt’altro. Questo comporta la nascita della
religione personale. Essendo un a priori non è mai del tutto esprimibile dalle religioni.
Quella del sacro è un’intuizione mistica è l’intuizione dell’essere stati gettati nel
mondo. Questo numinoso è immediato nei profeti e mediato nei fedeli. Al concetto di
Durkheim della coscienza collettiva, Otto sostituisce il postulato di una rivelazione
interiore. Il sacro è la struttura fondamentale di ogni uomo e le religioni sono il modo
con cui il sacro si manifesta. L’uomo è religioso perché ha la possibilità dell’esperienza
del sacro. Rudolf Otto fa distinzione fra uomo naturale e quello religioso. L’ateo non è
in grado di comprendere e compiere l’esperienza del sacro. Agli occhi dell’uomo
religioso, il numinoso rappresenta un valore che gli fa vedere il non-valore numinoso
ovvero il profano. Queste manifestazioni della rivelazione sensibile del sacro si
chiamano segni. Abbiamo una doppia manifestazione del sacro: da una parte, la
rivelazione interna del sacro sulla quale si fonda la religione personale e dall’altra la
manifestazione del sacro nella storia mediante dei segni. Gli strumenti di espressione
del numinoso sono: il gesto, la comunità di preghiera, le situazioni sacre, il miracolo e
i libri sacri. Egli ha voluto insistere sull’espressione del numinoso nella Bibbia, nella
liturgia cattolica e nella tradizione luterana. Secondo Rudolf, l’uomo religioso ha la
facoltà di conoscere la manifestazione del sacro nel mondo dei fenomeni: è la
divinazione. L’uomo religioso acquista una visione intuitiva del mondo, ciò che gli
consente di scoprire lo spirituale sotto le apparenze temporali ovvero scopre la qualità
del segno divino nell’oggetto temporale. La teoria della divinazione, viene ripresa da
Otto da Schleiermacher e secondo lui, questa ha due difetti: il primo difetto è che la
divinazione viene presentata come fenomeno universale nell’umanità. Inoltre
Schleiermacher non fa che indicare senza precisare la materia che ne è l’oggetto più
favorevole: il Cristo stesso. Otto riduce l’universalità della divinazione ai profeti che
sono i fondatori delle grandi religioni e dei culti e al Figlio, Gesù Cristo che manifesta il
regno di Dio. Otto attribuisce un’importanza primordiale alla storia delle religioni che
ha il compito di individuare i valori religiosi presenti nel cammino dell’umanità e di
mostrare la difficile marcia degli uomini alla ricerca di Dio. Rudolf ha posto al centro
della scienza delle religioni il fenomeno religioso dimostrando che è inseparabile dallo
studio dell’uomo religioso e dal suo comportamento. L’esperienza del sacro è
l’esperienza dell’ineffabile e del trascendente.

VAN DER LEEUW

Pastore olandese conosciuto per essere autore di un importante trattato dedicato


all’essenza e alle manifestazioni della religione. Tenta di cogliere i fattori religiosi
fondamentali e la loro intenzionalità. Egli si sforza ad illuminare le strutture interne dei
fenomeni religiosi: un fenomeno è che si manifesta. L’uomo coglie il fenomeno in
un’esperienza vissuta, di cui è testimone. Il ruolo della fenomenologia è di
comprendere questa esperienza vissuta.

La religione presenta due facce: quella del mistero e la faccia dell’esperienza vissuta.
L’esperienza religiosa è la risposta dell’uomo che si trova di fronte al mistero e che si
imbatte nella potenza misteriosa. È nell’incontro tra l’uomo e la potenza misteriosa
che risiede la salvezza annunciata dalle religioni: l’acquisizione di una nuova vita. Fra
l’uomo e la potenza si creano dei rapporti che condizionano il comportamento
dell’uomo: nel comportamento si inseriscono la purificazione, il sacrificio, la
divinazione, le feste e la consacrazione. La fenomenologia si occupa di dare un senso
e interpretare questi comportamenti, questi gesti. Il fenomenologo quindi non si
occupa di capire il messaggio dei fenomeni: di questo se ne occupa la teologia. Quindi
il fenomenologo si ferma sul campo dell’ermeneutica. L’uomo religioso viene studiato
dal fenomenologo non dal punto di vista dei sentimenti ma bensì dal suo
comportamento non come faceva invece Otto. Qual è la natura del sacro? Van Der
Leeuw colloca il sacro nel cuore della potenza misteriosa in cui si imbatte l’uomo: si
tratta di qualcosa che stupisce. Questa potenza è il mana presso i melanesiani, il tao
dei cinesi, il karman dell’india. L’uomo ha visto questa potenza all’opera. Questa
potenza contagia le persone e gli oggetti con cui entra in contatto ovvero l’amuleto,
l’idolo, l’arma, l’utensile. Il sacro è una forza trasformatrice proveniente dalla potenza
misteriosa che contagia un essere o un oggetto con cui entra in contatto. Quali sono le
funzioni del sacro nella religione? Il fenomenologo cerca di comprendere le funzioni del
sacro mediante l’osservazione del rapporto fra uomo religioso e potenza misteriosa. Si
chiama tabù tutto ciò che è carico di potenza e lo si prova espressamente. Il tabù è
carico di mana. Esiste un rapporto diretto fra tabù, mana e sacro. Il mana è la forza
che viene dall’altro e che conferisce una nuova vitalità all’oggetto o all’essere con cui
viene in contatto. Questo oggetto o questo essere si carica così di forza sui generis
(particolare, specifica): è sacro, vale a dire tabù. Di fronte a questa forza il
comportamento dell’uomo è fatto di meraviglia, timore o di paura perché è una forza
diversa per la sua natura. Per questo motivo, il sacro può essere pericoloso per lui. Il
profano non è provvisto di questa potenza. Il sacro conferisce, mediante la sua
potenza, una qualità. Quando l’uomo scopre questa qualità in certi esseri o oggetti, li
considera sacri: re, sapienti, angeli, demoni, albero sacro, fuoco e acqua sacra. Come
Otto anche Van der Leeuw, studia il sacro nell’esperienza vissuta dell’uomo ma
diversamente da Otto, che si volge ai sentimenti creati nell’uomo dall’esperienza del
numinoso, egli si interessa al comportamento dell’uomo in presenza del sacro. Come
Soderblom, colloca il sacro nell’altro e gli attribuisce una vitalità creatrice per il
comportamento dell’uomo.

MIRCEA ELIADE

Nasce a Bucarest 1907, egli si trasferisce dapprima in Francia e poi negli Stati Uniti.

Mircea Eliade si interessa molto da vicino al comportamento dell’uomo religioso


seguendo appunto quanto aveva fatto principalmente Otto. Egli distinse due tipi di
uomini: homo religiosus colui che crede a una realtà assoluta (il sacro) perciò assume
nel mondo un modo di vivere specifico. E l’altro tipo di uomo è quello areligioso che
rifiuta ogni trascendenza: è quello che Otto chiamava uomo naturale. Lo storico delle
religioni avrebbe il compito di studiare i fatti religiosi per capire ciò che rivelano.
L’esplorazione del pensiero dell’uomo religioso, spinge Eliade a interessarsi dei popoli
privi di scrittura i popoli primitivi. È convinto che l’uomo religioso di ogni epoca
coincida con quello arcaico e che le strutture psichiche umane rimangano tali in ogni
epoca. Eliade scopre che l’uomo tende periodicamente a tornare all’archetipo e
concluse che in questo, risiede il segreto dell’esperienza e della continuità delle forme
divine. Lo storico delle religioni deve spiegare il fenomeno della permanenza delle
forme nello svolgersi della storia: mutamento e continuità.

Eliade mette in campo uno studio comparato delle religioni in modo tale da
comprenderne i diversi comportamenti e concezioni. Eliade vuole innalzare la storia
delle religioni a scienza autonoma, diversa quindi dalle altre discipline. Il compito dello
storico delle religioni è quello di stabilire i fatti storico-religiosi, di comprenderli e
renderli intellegibili agli altri. Lo storico delle religioni ha tre missioni: ermeneutica,
storica, antropologica.

Approccio storico: ogni fenomeno religioso è un fenomeno storico perché ogni


esperienza religiosa avviene in un contesto storico preciso. Il passo storico è
fondamentale per ricostruire la storia delle forme religiose quindi la ricerca storica
deve abbracciare tutte le forme culturali delle diverse religioni. Le fonti che privilegia
Eliade sono: le grandi religioni dell’Asia e le tradizioni orali dei popoli privi di scrittura.
Ogni fenomeno religioso è un avvenimento della storia umana e deve essere
ricollocato all’interno della storia. Dumézil è fonte di ispirazione per Eliade: ha
dimostrato che solo decifrando il sistema ideologico fondamentale, che funziona da
base alle istituzioni sociali e religiose, è possibile comprendere una figura divina
particolare, un dato mito o un dato rituale.

Approccio fenomenologico: le esperienze religiose non sono riducibili a forme di


comportamento non religiose. L’esperienza religiosa è irriducibile a causa del suo
carattere sacro e perciò deve essere colta nella sua modalità specifica. Un fatto
spirituale ammette l’essere umano nella sua dimensione fisiologica, sociale ed
economica ma ciò non permette di spiegare la vita spirituale. Ogni fatto religioso
rappresenta un’esperienza sui generis provocata dall’incontro tra l’uomo e il sacro.
Otto è riuscito a cogliere il contenuto e i caratteri specifici dell’esperienza religiosa.
Eliade invece cerca di comprendere l’essenza e le strutture dei fenomeni religiosi che
vengono colti al tempo stesso nel loro condizionamento storico. Egli dà una nuova
dimensione all’approccio fenomenologico. L’approccio dello storico deve decifrare i
fatti religiosi come esperienze dell’uomo nel suo tentativo di trascendere (andare
oltre) il temporale e di entrare in contatto con la realtà ultima.

Eliade usa il termine ierofania per affermare che ogni fenomeno religioso è una
manifestazione del sacro. La storia delle religioni ha il compito di individuare la
presenza del trascendente nell’esperienza umana.

Approccio ermeneutico: il ruolo dell’ermeneuta consiste nel fare l’esegesi


(interpretazione critica dei testi) dei fatti, nell’interpretarli e nell’ordinarli in una
prospettiva generale. Partendo da documenti definiti grazie alla ricerca storica e
interpretati correttamente dal fenomenologo, l’ermeneuta ha il compito di decifrare il
contenuto dei fatti religiosi in modo tale da renderlo accessibile all’uomo.
L’ermeneutica, secondo Eliade, ha un potere trasformatorio: emana un messaggio in
grado di cambiare il comportamento umano. Svelando i significati, crea valori nuovi e
mette in contatto l’uomo con il mondo spirituale. Ogni religione, anche la più
elementare, rivela l’essere delle cose sacre. È un’ermeneutica totale in quanto decifra
tutti gli incontri dell’uomo con il sacro. L’ermeneutica è creatrice in quanto mette in
rilievo dei significati che non si riusciva a cogliere: coglie i messaggi e li traduce in un
linguaggio accessibile a tutti.
Ierofania: come Durkheim e Otto, fa del sacro il fondamento della scienza delle
religioni. Durkheim ha identificato il sacro con il mana e il sacro corrisponde al
prodotto della coscienza collettiva. Otto aveva colto tre facce del sacro: l’essenza del
numinoso, il sanctum come valore numinoso opposto alla profanità, il sacro come
categoria a priori che mette l’uomo in grado di scoprire il numinoso, di coglierne il
valore e di vivere l’approccio del totalmente altro. Eliade da Durkheim trattiene la
contrapposizione tra sacro e profano. L’uomo prende conoscenza del sacro perché
esso si manifesta come qualcosa di diverso dal profano. Da Soderblom e Otto prende il
fatto che il Sacro si manifesta come potenza d’ordine diversa dalle forze naturali. Il
sacro si manifesta e può essere percepito dall’uomo perché entra nel mondo
fenomenico F 0iEe0rofania (qualcosa di sacro si mostra all’uomo). Il sacro può essere
descritto perché entra nello spazio e nel tempo. La storia delle religioni sarebbe
costituita da un insieme di ierofanie ovvero di manifestazioni sacre. Ha la struttura di
un atto misterioso, di un totalmente altro che non appartiene alla nostra natura e al
profano. Il sacro è misterioso e si manifesta non allo stato puro ma attraverso simboli,
oggetti o miti ma mai nella sua interezza ed in maniera immediata. Il sacro quindi si
manifesta per mezzo di oggetti o di esseri che diventano il totalmente altro senza
cessare di partecipare al loro ambiente naturale. Ex. L’uomo rivestito di sacralità
(sciamano, sacerdote) resta uomo. La ierofania è quindi un fenomeno religioso
percepito dall’uomo religioso. In ogni ierofania esistono tre elementi: l’oggetto
naturale, la realtà invisibile e l’oggetto mediatore rivestito di sacralità. Il primo
elemento è ad esempio l’albero sacro che nonostante sia rivestito di sacralità rimane
sempre nella sua natura ovvero rimane sempre albero. Il secondo elemento è la realtà
invisibile ovvero il mondo degli dei, il mondo sovraterreno, cielo. Questa realtà è il
tutt’altro, è la realtà suprema, Dio. Otto diceva invece il numinoso. Il terzo elemento è
il mediatore: l’oggetto o essere rivestito di sacralità. Il sacro manifestandosi cessa di
essere assoluto. Dio stesso sceglie di limitarsi, incarnandosi in Gesù Cristo F 0èE 0questo il
mysterium tremendum: il fatto che il sacro decida di limitarsi. Grazie all’operazione di
sacralizzazione, l’oggetto o l’essere vengono separati dal mondo del profano. Il
santuario diviene luogo di scambio tra l’uomo e Dio.

La natura del sacro: lo storico coglie il sacro perché si manifesta. Il teologo riflette sul
divino, sulla natura divina e su Dio basandosi sui lati provenienti dai monoteismi
ebraico, cristiano e musulmano. Lo storico delle religioni invece si occupa delle
ierofanie e cerca di studiare il sacro cogliendolo sotto l’aspetto della sua
manifestazione. Secondo il fenomenologo il sacro si presenta come potenza.
L’elemento numinoso viene compreso in una manifestazione di potenza. Ogni ierofania
è una manifestazione di potenza ma non come forza impersonale ma come una forza
e una potenza che significano realtà, perennità ed efficacia. Il sacro si manifesta in
modi differenti e c’è una differenza di livello fra queste: certe sono visibili facilmente
mentre altre no. Egli cerca di capire la natura di questo potere sacrale. Capisce che
numerose popolazioni primitive credono che gli dei abbiano creato il mondo mediante
il pensiero. Il Dio celesta sa tutto e questa sapienza è una forza. Egli è il signore saggio
che sa tutto. F 0dio creatore, potente. Eliade affronta il problema dell’essere supremo
E0

dei primitivi considerato come un Dio lontano. (detto da Schimdt) Schimdt era contro
alla teoria evoluzionistica di Spencer e di Frazer. L’essere supremo costituirebbe il
rappresentante di un monoteismo arcaico. L’homo religiosus arcaico scopre l’essere
supremo come creatore benevolo e custode di norme. Grazie ai suoi rapporti con il
cielo, l’uomo ha avuto la rivelazione della trascendenza del sacro. Il
simbolismo è un dato immediato della coscienza dell’uomo che si scopre come tale,
che scopre la sua posizione all’interno dell’Universo. Per Eliade la ierofania del cielo fa
scoprire l’homo religiosus la trascendenza, la forza l’immutabilità F 0lEa0 ierofania
primordiale del cielo. Questi esseri supremi vengono sostituiti da figure divine (dei
solari, antenati mitici). Il Dio uranico, tende a cedere il posto a dei atmosferici e
fecondatori che non sono capaci di salvare il cosmo e si limitano ad accrescere vita.
L’essere supremo ha ceduto il posto ad un dio più accessibile. Quando accadono le
catastrofi le persone si rivolgono all’essere supremo. La potenza dell’essere supremo
e degli dei di sostituzione è il segno di sacralità. La caratteristica di questi dei è la
sovranità. In queste religioni della sovranità divina, la potenza non viene più
manifestata nel contesto del sacro ma è la sovranità divina la fonte della potenza
sacra. In India scopre la potenza sacra e la studia nel saktismo. La Sakti è una forza
universale che crea il mondo in permanenza. Eliade afferma che per l’homo religiosus
il sacro appare come una potenza d’ordine diversa da quella naturale. Non è
impersonale come il mana. Eliade ha scoperto che il sacro si rivela all’uomo religioso
come una potenza trascendente che ha la sua fonte in Dio: essere supremo, dei
cosmici, dei della fecondità, Javeh (dio unico per Israele). Il sacro si manifesta come
una potenza che è realtà per eccellenza.

Funzione del sacro: l’oggetto e l’essere rivestiti di sacralità sono indispensabili per
l’uomo per entrare in comunicazione con il sovrannaturale. Il sacro in quanto realtà
trascendente, si manifesta e si limita. Esso comunica la propria forza, rivestendo di
sacralità un oggetto o un essere e ciò permette all’uomo di entrare in comunicazione
con il trascendente. Solo l’esperienza mediata del soprannaturale è possibile per
l’uomo. La mediazione del sacro è studiata sotto tre aspetti: il simbolo, il mito e il rito.

Il simbolo: dà importanza allo studio del simbolismo. Il simbolo consiste in un essere,


una forma divina, un oggetto, un rito, un mito che nel contesto della ierofania rivelano
all’uomo religioso la coscienza e la conoscenza delle dimensioni sociali. L’operatività
del simbolo riguarda non solo la parte cosciente ma anche la totalità della psiche
umana. Egli studia la funzione simbolica di diverse ierofanie: culti solari, pietre sacre,
spazio e tempi sacri. Nella sua opera dà importanza al simbolismo nel comportamento
umano dell’uomo religioso, dall’età della pietra ad oggi. Il simbolo ci permette di
entrare in contatto con il sacro. I simboli sono espressioni del sacro che non ne danno
una conoscenza razionale ma permettono di coglierlo direttamente.

Il mito: egli indaga i miti viventi, le mitologie dei popoli privi di scrittura e facendo ciò
ha capito che il mito è legato al comportamento dell’uomo religioso. Attraverso
l’approccio fenomenologico scopre il significato del mito. Il mito è una storia vera,
sacra che ha un senso specifico e comporta una ripetizione che dà luogo a una
tradizione. Agli uomini, il mito fornisce dei modelli di comportamento. L’esperienza del
mito è l’esperienza del sacro perché mette in contatto l’uomo religioso con il
soprannaturale. I miti cosmogonici costituiscono la storia sacra dei popoli (vita
religiosa, vita culturale e civile) e ci mostra quindi la totalità primordiale. I miti
escatologici narrano di una catastrofe passata esempio un diluvio.

L’ermeneuta tenterà di decifrare il mito in modo tale da individuarne il messaggio. Il


sacro è presente in ogni passo del mito. Il mito racconta un evento primordiale: la
creazione. Il comportamento mitico non è puerile (infantile) ma trova posto nelle
relazioni che l’uomo stabilisce con il sacro. I miti hanno il compito di mantenere la
coscienza di un mondo diverso da quello profano ovvero divino. Per l’uomo il mondo si
fa trasparente e l’azione umana è un’esperienza del sacro. Il mito stabilisce un
rapporto fra mondo attuale e mondo primordiale. La storia biblica lega la salvezza a un
Dio personale. Eliade è contrario a quanto sostiene Freud e Jung nel dire che il mito è
un processo dell’inconscio quando in realtà rivela l’esistenza e l’attività di essere
soprannaturali e diviene regolatore del comportamento umano.

Nel Cristianesimo la fede cristiana è vissuta come esperienza religiosa e la storia viene
valorizzata come manifestazione diretta di Dio nel mondo. Per il cristiano, Gesù Cristo
è una persona storica. Ogni comportamento mitico corrisponde all’imitazione di un
archetipo: l’esperienza religiosa dell’homo religiosus (cristiano) si fonda sull’imitazione
di Gesù Cristo che durante la celebrazione liturgica diviene modello grazie alla
ripetizione della sua vita, della resurrezione e della sua morte.

Il rito: nel mito esiste un archetipo che conferisce potenza ed efficacia all’azione
umana. Per l’uomo arcaico, la realtà è in funzione dell’imitazione d’un archetipo
celeste: tempio di Gerusalemme è costruito su una pianta celeste. L’uomo realizza il
modello sulla terra. Se costruisce un tempio, è con un rituale di consacrazione che gli
conferisce forza ed efficacia ponendolo in armonia con l’archetipo in modo tale che lo
possa abitare. È il ruolo del rituale: dividendolo dal mondo profano, il rito dà valore a
questo tempio, conferendogli una dimensione di realtà. Il reale per eccellenza è il
sacro perché è assoluto, agisce, crea e fa durare le cose. Eliade ha indagato sui riti di
iniziazione che fanno passare l’uomo dalla sua condizione profana a un’esistenza
nuova segnata dal sacro. Tutte le società tradizionali introducono l’adolescente nella
comunità e gli rivelano i valori spirituali dell’esistenza. La cerimonia centrale
simboleggia la morte seguita dall’accesso a una vita nuova. È il passaggio dal profano
al sacro. La morte rituale significa la fine dell’infanzia, dell’ignoranza e della
condizione profana. Un secondo tipo di iniziazione è per esempio: iniziazione militare,
iniziazione per cui il bramano un dviga ovvero due volte nato, iniziazione del
sacerdote. Questi hanno un posto a parte e avranno un rapporto permanente con il
sacro. Eliade ha studiato in questo campo lo sciamanesimo: grazie all’estasi, lo
sciamano viaggia nel mondo soprannaturale in modo di accedere a una zona del sacro
inaccessibile ad altre persone della comunità. Riguardo al cristianesimo, invece, la
grande diffusione dei culti misterici sarebbe dovuta alla reinterpretazione dei riti
antichi alla luce dei nuovi valori religiosi apportati al cristianesimo. Si può accedere a
un modo d’essere superiore solo morendo all’esistenza profana, non illuminata e
rinascendo in una vita nuova.

L’homo religiosus scopre il sacro e arriva alla certezza dell’esistenza di una realtà che
trascende questo mondo.

SOVRANITA’ E SACRO NEL MONDO INDO-EUROPEO ARCAICO

Herder cercava nella poesia orientale arcaica, nella religione dei Persi, nel culto di
Mitra e nel pensiero greco e asiatico, la culla della religione dell’umanità. Herder
individuò nelle idee religiose dei popoli asiatici, egizi e greci gli archivi della creazione
del mondo. I miti religiosi dell’India, dell’Iran e della Grecia insegnerebbero una
dottrina comune su Dio, sull’anima e sull’immortalità. La motivazione profonda degli
studi compiuti dai romantici è duplice: da una parte sono alla ricerca delle prime idee
religiose dell’umanità e dall’altra a interessarli sono l’espressione del messaggio
religioso e la sua trasmissione. Questi interrogativi li spingono verso le fonti orientali: il
Veda e l’Avesta.

Muller che verrà considerato il fondatore della scuola storica, utilizza le risorse
archeologiche, filologiche e storiche. Svolge la sua ricerca sulle antichità greche, sulla
storia della popolazione e sugli elementi storici dei miti. Assistiamo a una critica delle
fonti, estesa attraverso lo studio dei generi e delle tradizioni e interna delle diverse
origini di ogni mito.

Bopp tenta invece di penetrare nel senso religioso del mondo indo-europeo attraverso
la morfologia del nome e del verbo.

Darmesteter rivela l’esistenza di un’antica credenza ariana: la facoltà dell’acque di


dare la salute e di allontanare la malattia. In una sua opera compara i miti dell’Avesta
e scopre nel mazdeismo la presenza del vecchio fondo religioso ariano.

Muller e Bropp formano una scuola di ricerche indo-europee i cui membri si dedicarono
in particolare alla religione germanica.

Kuhn comparatista formato da Bopp studia la formazione dei miti che si


sovrappongono in strati successivi sulla base di un fondo primitivo. La sua opera è la
prima che tratta della civiltà ariana anteriore alle migrazioni.

-lingue indoeuropee e mitologia ariana comparata

Muller insieme a Schelling riflettono sulla filosofia del mito. Muller è considerato il
fondatore della storia comparata delle religioni. Secondo lui, la religione è nata da un
sentimento di dipendenza, da un’intuizione della divinità. Questa idea intuitiva della
divinità spinge l’uomo alla ricerca dell’unicità divina. Questo cammino sfocia
nell’enoteismo ovvero nella credenza in un solo Dio che può essere diverso per ogni
fedele secondo la sua scelta. Agli occhi di Muller, la mitologia è un linguaggio di cui gli
uomini si servono per parlare della divinità e comunicare con essa. L’uomo arcaico
giunge a dare dei nomi attributivi alla divinità. Attorno alle sue azioni, l’uomo elabora
un linguaggio per nominare gli oggetti. Il linguaggio metaforico ha dato origine ai miti.
La mitologia è la personificazione degli oggetti, dovuta all’incapacità originaria del
linguaggio ad esprimere qualcosa di diverso dalle azioni del soggetto pensante. Il
primo mito è un mito solare ciò che ha spinto gli Ariani a creare la nozione deva, il dio
brillante.

La filologia comparata aiuterebbe al ritrovamento degli dei e della religione degli


Ariani. Dal Veda, di cui ne fece una traduzione commentata, egli scopre il pensiero
indoeuropeo primitivo. Il Veda gli permette di comprendere il bramanesimo, il
buddhismo, lo zoroastrismo.

Lo studio comparato dei miti porta alla convinzione dell’esistenza di una civiltà
comune.

-sulle tracce del sacro

1912 F 0AE 0ntoine Meillet ha studiato la corrispondenza fra i termini che nominano le

divinità indoeuropee esempio l’irlandese dia e il latino deus sono parole che
provengono da una radice indoeuropea, de/o che significa luce. Presso gli indoeuropei,
il divino è concepito come un essere luminoso. Afferma inoltre che oltre ai termini che
indicano la divinità ci sono termini riferiti all’uomo che si riferiscono all’idea di terra:
humus.

Vendryes tramite la ricerca comparata scopre l’esistenza di termini religiosi comuni


presso i popoli di indiani, iraniani, italioti e celti. Questi termini religiosi si sono
conservati in due gruppi di popoli: India e Iran da una parte e Italia e Gallia dall’altra.
Queste regioni indo europee hanno continuato a possedere collegi sacerdotali: a Roma
i pontefici, bramani in India, sacerdoti avestici in Iran e druidi in Gallia. Il rituale e il
culto permettono la conservazione di un vocabolario religioso che è espressione del
sacro.

-un retaggio indo-europeo

È a Dumézil che dobbiamo la conoscenza del sacro e delle sue funzioni nel pensiero
indo-europeo primitivo.

È discepolo di Meillet e si dedica allo studio comparato delle religioni indo-europee.


Riprende il dossier di Frazer in modo tale di cogliere oltre ai fatti filologici e linguistici
anche corrispondenze di pensiero che permetterebbero di comprendere l’ideologia di
questi popoli. La sua opera: Flamine-Braman, cerca di definire la figura del sacerdote
romano e vedico. Questo sacerdote non agisce, non parla, è l’ultimo a bere il liquore
sacro, il soma. In caso di errore commesso durante il sacrificio, vi rimedia e scongiura
alla

Ne La preistoria dei flamini maggiori riprende lo studio del vocabolario religioso del
mondo iraniano e del mondo italo-celtico iniziato da Meillet. Tra i due gruppi vi sono
tante corrispondenze: l’offerta agli dei, i nomi degli uomini incaricati alle funzioni
sacre. Grazie all’unzione sacra conferita dal brahman, il re lascia la sua classe di
guerriero e con il brahman costituisce un gruppo permanente. In india come a Roma, il
personaggio sacerdotale è un elemento capitale nella vita della società: è il garante
dell’equilibrio sociale e del sacro. A Roma il flamen non può allontanarsi: la sua
presenza fisica è essenziale alla vita romana. Onde di conquistatori si spinsero verso
l’Atlantico, l’Asia e il Mediterraneo. Questi popoli si esprimono per mezzo di dialetti
derivati da una stessa lingua e ciò presuppone l’esistenza di una cultura comune e
possiedono una tradizione orale. Gli Ittiti hanno conservato i loro archivi attraverso la
scrittura cuneiforme. Nei gruppi che non hanno conservato archivi scritti, si è
mantenuto un vocabolario religioso legato a delle azioni, a degli atteggiamenti, a delle
funzioni. Il mantenimento del sistema di pensiero si spiega con l’esistenza di collegi
sacerdotali custodi della teologia e del rituale.

-ideologia tripartita degli indoeuropei

Attraverso i documenti abbiamo constatato la presenza di tre funzioni sociali nel


mondo indo-europeo antico. In India abbiamo tre classi ariane o varna: i brahmana
sacerdoti incaricati della scienza sacra e del sacrificio. I guerrieri che proteggono il
popolo con le loro armi e i responsabili dell’agricoltura, dell’allevamento e della
produzione dei beni materiali. I primi documenti dell’Avesta (il libro sacro dell’ Iran)
risalgono a Zarathustra. Vi troviamo 3 gruppi di uomini: i sacerdoti, i guerrieri,
agricoltori-allevatori.

Nella Gallia celtica i druidi occupano il sommo della classe sociale. Dumézil attraverso
un’analisi della documentazione a sua disponibilità, ha ricavato l’organizzazione
ideologica della società indo-europea arcaica. La prima funzione è quella del sacro:
rapporto degli uomini con il sacro nel sacrificio e nel culto; rapporto degli uomini fra
loro sotto la garanzia degli dei. La seconda funzione raggruppa l’insieme delle attività
di difesa della società ariana. La terza funzione dove vi troviamo tutte le attività di
fecondità umana, animale, vegetale.

-la teologia delle tre funzioni

La teologia è il discorso sugli dei. Per gli indo-europei gli dei occupano un posto
centrale nella società. Nell’india vedica, il primo livello, ci mostra Mitra-Varuna. Sono le
due facce della sovranità: Varuna è il dio inquietante. Mitra è estraneo alla violenza,
benevolo e protettore delle azioni oneste. Al secondo livello troviamo il dio Indra e i
Marut: la forza, la guerra, la vittoria e il bottino. Indra, salvatore del cosmo, lotta anche
contro i demoni.

Al terzo livello ci sono gli dei elargitori di salute, giovinezza e fecondità.

A Roma la triade Jupiter, Mars, Quirinus è legata a diversi rituali. Jupier è il dio che
presiede all’ordine e all’osservazione del sacro, è il garante della vita, della continuità
e della potenza romana. Mars è il dio guerriero e Quirinus ci indirizza verso un’attività
dedicata alle messi.

LA RELIGIONE ITTITA, TESTIMONIANZA DEL SACRO NEL PENSIERO INDOEUROPEO

Nel III millennio, degli Indoeuropei, si stanziarono presso il paese di Hatti in Anatolia,
abitato da Pre-Ittiti che ignorano la scrittura. Si stabilirono poi dei contatti con i regni
mesopotamici e dai primi secoli del II millennio a.C. appare la scrittura cuneiforme
babilonese. Nel XIX e XVIII secolo a.C., gli agglomerati urbani si moltiplicano e
assistiamo alla comparsa dell’architettura, arti figurative, ceramica e glittica (incisione
su pietra dura e preziosa). Gli Ittiti pur conservando la loro lingua, scrivono
principalmente per mezzo di caratteri cuneiformi, si impongono in tutta l’Anatolia.

-la documentazione ittita

La scoperta degli ittiti è il risultato di una lunga indagine filologica e archeologica. Nel
1906 Winkler rinviene più di diecimila tavolette ad Hattusa la capitale ittita. Sono una
parte degli archivi della grande biblioteca imperiale. La scoperta di queste tavolette
rinnova le nostre conoscenze storiche e religiose dell’Oriente antico. Tra questi archivi
venne ritrovata la lista degli dei ariani: Mitra, Varuna, Indra e i Nasatya. Dumézil vi ha
trovato la chiave che gli ha permesso di penetrare nella civiltà spirituale degli indo-
europei e di scoprire la tripartizione sociale e teologica.

-gli dei ittiti

Il pantheon ittita corrisponde al riflesso delle diverse regioni dell’impero ciascuna


rappresentata dai suoi dei. Nel passato gli dei ittiti sono concepiti come animati da
sentimenti analoghi a quelli degli uomini. Nell’epoca imperiale, si tendeva a collocare
nel mondo divino lo schema della vita di corte. La condizione umana era regolata da
un’armonia contrattuale. Il corretto atteggiamento dei fedeli richiamava su di loro la
benevolenza e la protezione divina. Ogni rottura dell’armonia contrattuale fra uomo e
gli dei, costituiva peccato. Il fondamento del sacro si trova nella divinità. Il vocabolo
siu esprime la nozione di sacro. La parola deriva dalla radice indo europea e significa
essere di luce.

Le idee di intelligenza, perfezione intellettuale e morale sono legate alla nozione di


luce. È questo splendore a far si che gli dei siano superiori agli uomini. Sono esseri
luminosi per eccellenza. Nelle epoche più arcaiche gli Ariani consideravano la luce
come simbolo della sacralità perfetta. Fra i termini che indicano la divinità abbiamo il
vedico che ha veda, gli sciiti hanno conservato la parola daiva, i galli devo, gli irlandesi
dia.

Dumézil ha affermato che la parola deiva corrisponde a un essere individuale,


personale.

-la terminologia del sacro

L’aggettivo suppi- esprime la nozione di sacro. La parola fa riferimento alla


determinazione di una realtà non appartenente al profano. Sottolinea l’appartenenza
al mondo divino. Per essere suppi- è necessaria la parkui- la pulizia materiale o qualità
necessaria per essere sacro. Il primo stadio è il parkui- ovvero la pulizia materiale,
dell’abitazione, correttezza del linguaggio. Da suppi- derivano numerosi verbi: rendere
sacro, rendere riservato. Indica l’appartenenza al mondo divino. Un altro termine è
saklai sostantivo che ha senso profano (abitudine) e sacro (rito). Il rito è volto alla
celebrazione di Dio. L’aggettivo suppi- coinvolge le nozioni di ciò che è riservato agli
dei e vietato agli uomini. La parola parkui- indica la purezza.

-sacralizzazione delle persone

Il re è considerato persona sacra. Alla sua morte conosce l’apoteosi (trasformazione


del re in una divinità) raggiungendo così gli dei e il dio reale. Il re è considerato il
pontefice supremo della religione. Egli presiedi i collegi sacerdotali. Il re nel contempo
è suppi- e parkui sacro e puro. Vive in uno stato di purezza che lo obbliga ad appartarsi
dal mondo umano. Certe parti del corpo del sacerdote vengono consacrate: esempio la
bocca che deve avere uno stato di sacralità poiché deve pronunciare le parole che si
rivolgono agli dei. Il carattere sacro del re e dei grandi sacerdoti si limita allo stato di
suppi- e parkui- il primo conferisce all’uomo una santità che gli permette di stabilire il
contatto con gli dei.

-la sacralità cosmica

Il cosmo era considerato dagli Ittiti come il paese in cui abitavano. Questo paese è
anche suppi- a causa del suo rapporto con gli dei. Ogni città ittita ha il suo dio tutelare
(protettivo), che ama soggiornarvi e quindi se ne riserva una parte. Riservandosi la
città intera, gli dei ne espellono la popolazione tranne i sacerdoti che vi devono
continuare il culto. Certe donne sono divinizzate. La montagna è parte integrante del
tempio. L’acqua melmosa rappresenta il colpevole o indica il rifiuto di ogni perdono. Il
simbolo sacrale dell’acqua è anche un elemento importante dei culti indo-ariani.
-il sacro e il culto

I templi vengono eretti su prominenze rocciose, luoghi privilegiati per il soggiorno degli
dei. Il trono del Dio, il piedistallo per le offerte, la finestra sono sacri. Il comportamento
dei fedeli nei templi è caratterizzato dal rispetto, correttezza, linguaggio ed
educazione. Accanto ai templi abbiamo i betili ovvero degli abitacoli sacri che servono
per il culto in terreno aperto. Il tempio deve essere visibile per gli dei che vogliono
soggiornarvi durante le loro visite terrene. Il tempio deve essere parkui- pulito e puro.
Certi luoghi sono suppi-peda: luoghi sacri.

La statua del dio è divina e nel naos la troviamo al posto d’onore. La maggior parte
erano antropomorfe. I vasi sacri occupavano un posto privilegiato nel culto ittita.

-la natura del sacro

la sacralità trae origine dalla divinità che viene presentata come luminosa. Lo
splendore luminoso della divinità fa si che questa sia trascendente alla condizione
umana. L’uomo è il servitore degli dei. Il sacro è uno stato relazionale dove l’uomo
deve potersi accostare agli dei. Perciò ha bisogno di mediazione. L’intervento di
personaggi consacrati è importante perché conoscono il modo per accostarsi alla
divinità.

Per l’incontro con un dio è necessario che nell’uomo avvenga uno stato di pulizia il cui
modello va cercato nella vita di corte imperiale. Il fedele tiene un atteggiamento di
timore.

-il sacro presso gli ittiti

Sul piano del fedele, il sacro costituisce uno stato di purezza religiosa che permette di
accostarsi alla divinità. Questo stato nell’uomo è necessario ed è necessario anche
negli oggetti ed esseri che partecipano all’accostamento con gli dei. La designazione
del sacro nel mondo indo-europeo ha bisogno di due segni: la faccia positiva del sacro,
ciò che è carico di presenza divina e la faccia negativa ciò che è vietato agli uomini.
Nella religione ittita, il sacro non è una potenza impersonale come il mana ma trae
origine dalla divinità, essere luminoso per eccellenza. La sua funzione è quella di
mettere in contatto il fedele con la divinità.

IL SACRO IN SENO ALLA RELIGIONE GRECA

All’inizio del II millennio a.C. ondate di popolazioni indo-europee invasero la Grecia


trovandovi dei culti che tramandano tradizioni religiose tipiche del neolitico: culti alla
fertilità e fecondità concentrati sulle dee-madri le veneri neolitiche. La religione
cretese, diffusa nel Mediterraneo all’inizio del II millennio, presenta un pantheon dove
dominano le dee. È una religione naturalistica, con la personificazione della
vegetazione, con propri miti e culti. Questa religione segnerà la pietas greca. Gli Achei
(invasori indoeuropei del II millennio) portano con sé delle novità: il cavallo, una
ceramica raffinata. Si tratta di una religione patriarcale con un pantheon maschile di
dei celesti dove domina Zeus. La nascita della civiltà micenea è avvenuta grazie alla
seconda ondata indo-europea. Il periodo miceneo che va dal 1580 al 1100 è
importante nella vita religiosa greca. La religione greca ha fatto una fusione equilibrata
tra il retaggio cretese e quello indo-europeo. La società indo-europea viene influenzata
da quella cretese la cui religione è più spirituale. Il pantheon si forma per fusione delle
divinità cretesi ed indo-europee. Il periodo miceneo pone le basi della civiltà e della
religione greca. Il culto è caratterizzato dalle offerte alle divinità, dalla presenza di
numerosi sacerdoti, da danze e processioni e cerimonie funebri. Le tombe micenee
testimoniano la credenza in una seconda vita.

-la religione dei Dori e della città greca arcaica

Verso il 1100 la civiltà creto-micenea scompare. Arrivano nuovi invasori, i Dori, una
società guerriera indo-europea divisa in 3 tribù. I greci prendono in prestito dai Fenici
l’alfabeto e si formano così le prime città, rette da un tiranno. Zeus passa in primo
piano. Il dio Apollo trova posto in diversi santuari: Delfi, Afrodite. L’iniziazione religiosa
dei giovani occupa un posto sempre più importante presso la società dorica e il ruolo
della donna si riduce.

Verso l’800 in Grecia si formano le polis, città greche caratterizzate dal culto delle
divinità protettrici, onorate nei santuari cittadini. Queste divinità sono chiamate poliadi
e il loro culto ha carattere politico. La religione popolare però si rivolge al culto di
Dioniso e Demetra. Si assiste ad una doppia corrente religiosa: quella delle città con le
divinità poliadi e quella del popolo con i misteri e le iniziazioni. I misteri riguardano la
salvezza personale: identificano l’iniziato con il fanciullo divino nato dalla dea-madre e
pretendono di assicurargli l’immortalità. La mantica (arte della divinazione presso gli
antichi) crea una teologia basata sugli oracoli emessi dagli dei: di Delfi con Apollo e di
Dodona con Zeus. L’Iliade e L’Odissea di Omero sono importanti: egli descrive gli dei
e le dee come potenze che intervengono nella vita degli uomini. Scrive per un pubblico
colto e presenta gli dei sottoforma di due aspetti quello religioso ed epico. Esiodo
mostre Zeus come protettore degli uomini e maestro dei giudici.

-la religione greca classica V e VI secolo

L’unità religiosa diviene la città. La religione domestica viene respinta/allontanata al


focolare, la città organizza delle cerimonie fondate sulle tradizioni religiose antiche:
religione e patriottismo sono un tutt’uno.

Il greco ha sempre più il sentimento di una religione e cultura comuni. I santuari,


gestiti da collegi sacerdotali, conoscono un grande afflusso di fedeli e di ricchezze. Le
divinità arcaiche di Omero sono divenute gli dei della nazione greca. Questa è la
religione di un’élite. Per Sofocle, la felicità dell’uomo risiede nella sottomissione alla
volontà divina. Platone è il testimone di una religione spirituale e mistica che prepara
le anime alla fede. I sofisti attaccarono gli dei e i miti.

La religione popolare resta comunque viva. Dioniso è il dio delle energie vitali: le
dionisiache, feste molto gioiose, si moltiplicano in campagna. Afrodite, dea dell’amore,
viene associata al culto dionisiaco. Alla fine del V secolo, vengono descritti dei riti
spinti nelle celebrazioni dei misteri dionisiaci: sbranamento delle vittime del sacrificio.
I culti misterici, le liturgie dalle vive emozioni, la diffusione dell’astrologia sono segni di
una corrente mistica popolare che sarà il terreno privilegiato per l’incontro tra Grecia
e Oriente. La pietas greca associata all’idea di giustizia, si volge anche alla felicità e
alla gaiezza.

-la religione greca in epoca ellenistica

Epoca: dalla conquista di Alessandro Magno al trionfo del Cristianesimo.


La religione dell’epoca ellenistica subisce l’influenza delle trasformazioni politiche
seguite alle campagne di Alessandro. La città cede il posto agli Stati, la religione della
città diventa cosmopolita. Gli dei orientali fanno il loro ingresso presso gli Elleni. Questi
vengono ammirati oltre che le feste e i rituali. Il mondo greco è sedotto da quello
orientale. Oltre agli dei dell’Olimpo trovano posto gli dei stranieri. Si tratta di una
sintesi fra i culti egizi e greci. L’uomo cerca sempre di più il contatto con un dio
salvifico. Questo culto resta troppo vicino a questioni politiche e non riesce più a
soddisfare i bisogni religiosi del mondo in evoluzione. I culti orientali degli dei salvifici
invece assumono sempre più importanza. L’abbandono dei culti poliadi e il vuoto
religioso creato dalla secolarizzazione e dal culto dei sovrani accelerano la costituzione
di associazioni religiose. Si moltiplicano i tiasi, confraternite in cui uomini e donne,
Greci e stranieri, si dedicano al culto di una divinità. In queste associazioni si
manifestano due caratteristiche: la mescolanza delle età, dei sessi, delle condizioni
sociali e delle nazionalità. Dall’altra un’identità di fede e di pietas ottenuta grazie
all’iniziazione. La ricerca moderna ha individuato une religione greca molto ricca in cui
il sacro occupa un posto centrale nella concezione delle divinità, nel culto,
nell’iniziazione dei misteri, nel comportamento dell’homo religiosus.

-l’espressione greca del sacro

La radice hag ha il senso di venerazione. Il rigveda ovvero più antico testo vedico, è
rivolto agli dei onorati con la celebrazione del sacrificio. Nell’Avesta (libro sacro per
l’Iran) i yazata, coloro ai quali si sacrifica, sono le trenta divinità che presiedono ai
giorni del mese. All’epoca di Omero il vero hazesthai è il timore religioso, il sentimento
di devozione in presenza delle divinità.

Il sacro di maestà

Ci permette di parlare della parola hagnos. Il primo significato di questo vocabolo ci


indirizza verso il sacro di maestà o sacro divino. Nell’Odissea di Omero questo
aggettivo è attribuito ad Artemide e Demetra per designarne le loro essenze. Di fronte
a questa maestà, l’uomo prova un timore sacro perché consapevole di trovarsi in
presenza di esseri divini.

Il sacro di consacrazione

Il secondo aspetto della sacralità espressa da hagnos: il sacro di consacrazione.


Passiamo al rituale e al culto. Secondo Eschilo, l’olio dei sacrifici è sacro. Per Sofocle, le
offerte degli dei sono sacre. Per Euripide lo sono i santuari e gli altari. Questa purezza
rituale è ottenuta mediante atti e parole che pongono gli oggetti in relazione con gli
dei. Ora, gli oggetti di culto, i santuari e gli altari sono utilizzati dall’uomo in maniera
pubblica e ripetuta. Presto si costituiranno sulla terra d’Ellade luoghi ai quali i Greci
daranno l’appellativo hagnos. Sono luoghi consacrati a delle divinità. Il sacro non è il
timore provato dall’uomo in presenza di questi luoghi sacri. Essendo loro riservati
luoghi, boschi gli dei emanano ordini relativi a questi luoghi o oggetti. Per la presenza
di fenomeni soprannaturali, questi oggetti e questi luoghi sono riservati. Sono sacri e
quindi sono inviolabili. Questa dipendenza dalla maestà divina si riflette su degli atti
con i quali l’uomo si lega. Il giuramento è sacro perché si è giurato sulla maestà di Dio,
sulla maestà di Zeus.

Hagnos: la purezza morale


Si tratta per il fedele di rendersi degno di accostarsi a degli dei o dei luoghi a loro
riservati. Bisogna essere innocenti di ogni assassinio e di lordura sessuale. Hagnos
sottolinea lo stato in cui il fedele deve trovarsi. È importante tenersi lontano da ciò che
contamina. Purificare per mezzo di una consacrazione: la cremazione del cadavere lo
purifica per mezzo del fuoco.

Dal sacro alla purezza

La purezza dei luoghi santi e la purezza degli dei rappresentano la loro separazione dal
mondo profano. Hagnos presuppone un complemento: puro da assassinio, dal sangue
versato. Il fedele non è puro per essere entrato nel luogo sacro anzi, deve purificarsi
prima di entrare. La purezza è necessaria per partecipare al culto, per accostarsi alle
divinità e assumerà un senso positivo. Il dio è colui che purifica. Così la nozione
hagneia è una purezza passiva ma una purificazione operata da Dio. Sono gli dei che
cancellano la contaminazione. Questa purezza è religiosa e non risponde a un bisogno
di igiene.

Ciò che esiste in principio sono gli dei, il sacro è una qualità della loro natura e ogni
Dio è una persona individuale. Secondo Moulinier il sacro presenta tre tappe: nel primo
caso è il sacro di maestà fondato sulla natura degli dei concepiti come esseri
personali. Il secondo senso ci porta al sacro di consacrazione che proviene da un
riferimento delle persone e degli oggetti agli dei. Il rituale e il culto si fondano su
questo riferimento. Il terzo senso è quello di purezza dell’uomo e dipende dagli altri
due: gli dei esigono la purezza morale ma la danno anche.

-Hagios come espressione del sacro

Hagios come Hagnos è un altro aggettivo verbale di Hazesthai. La parola denomina i


luoghi sacri: riguarda il tempio o la parte di tempio dedicata ai sacerdoti. Moulinier
afferma che hagios evoca La grandezza e la maestà degli dei nella commedia attica.
Platone si serve della parola Hagios con più frequenza rispetto alla parola hagnos. Per
Platone hagios evoca la superiorità e l’isolamento degli dei. Nel Fedone afferma che
l’anima procede sulla via della virtù e finisce per accostarsi agli dei e passare in un
luogo sacro. È dopo la conquista di Alessandro che la parola assumerà grande
importanza. Il culto delle divinità orientale aumenterà nel mondo greco. Queste
divinità saranno considerate sante e questa loro qualificazione è resa dalla parola
hagios. Hagios qualifica raramente un dio dell’ellenismo pagano. L’uso di essa sembra
essere caratteristico degli dei orientali. Gli dei stranieri appaiono ai greci come dei più
strani rispetto a quelli greci: così ci se ne tiene a distanza. Questi dei erano considerati
trascendenti all’uomo, abitanti di luoghi inaccessibili, hagios diviene la denominazione
della trascendenza divina.

-Hieros il sacro culturale greco

La parola hieros ha origine preellenica e significa forte, vivifico. Nei testi omerici hieros
non era mai riferito a una persona. Non è mai utilizzato per parlare delle divinità come
tali. Il plurale hiera è usato più frequentemente ed è utilizzato per riferirsi a uno
spiegamento/concentramento di forze. I fiumi sacri sono chiamati hiera perché vi si
manifesta una potenza la cui origine va cercata in un’azione divina. Hieros qualifica
degli oggetti che rientrano nella sfera divina: la testa di Zeus nell’Iliade, il campo di
Zeus nella teogonia di Esiodo. Il greco vede in certe città, isole, terre e fiumi un
rapporto con la potenza degli dei.
Nella misura in cui certi personaggi sono in rapporto con la divinità, vengono
qualificati come hieros: è il caso del re e del sacerdote in rapporto con gli dei grazie
alle loro funzioni. Le loro funzioni le mettono in contatto con la potenza divina. Hieros
anthropos è la denominazione dell’iniziato: si tratta di un fedele messo in relazione con
la potenza divina misteriosa. Il concetto di relazione con la potenza divina permetterà
l’applicazione di hieros al culto e farà di questo vocabolo la parola del sacro culturale.

La Bibbia greca la rifiuta: si tratta di evitare di confondere la santità di Javeh e la sua


azione divina con il sacro dei culti pagani in relazione con la potenza delle divinità.

-Hosios

Liddell e Scott danno a hosios il senso di sancito da una legge divina, santo, sacro.
Hosios opposto a dikaios indica ciò che è prescritto dalla legge divina. I dikaia sono le
prescrizioni della legge umana. Si tratta di rapporti tra gli uomini fissati sia dalla legge
divina che dalla legge umana. Secondo Benveniste, hosios ha il senso più preciso di
ciò che è prescritto/permesso agli uomini dagli dei mentre hieros indica il riservato agli
dei. Hosios ha il senso sacro giuridico in riferimento alle disposizioni degli dei che
regolano i rapporti degli uomini nelle loro relazioni.

-il sacro in seno alla religione greca: la percezione del divino in epoca cretese e
micenea

Festugière constata la presenza di pietre sacre: queste sono considerate depositarie di


una forza straordinaria, verranno assimilate a divinità benefiche. Ci imbattiamo in un
culto primitivo dell’albero e del cavallo. Le diverse teorie del mana e del totemismo
sono state abbandonate. Una parola preellenica: thambos tratta del timore sacro in
presenza del numinoso. Vi è inoltre la prova di un culto continuo con preghiere, offerte
e sacrifici a divinità arcaiche. L’uomo greco, all’interno dei luoghi sacri, vi ha percepito
la presenza del divino, personificandola con dei simboli e attribuendo delle intenzioni
all’essere misterioso e potente che ha scoperto. L’insieme di questi fatti primitivi
indica che si percepivano due cose: il kreitton o forza divina e l’intenzione di questa
forza. In epoca classica, la ganosis è l’unzione delle statue: si ricoprono le statue
perché la forza che è presente in esse non si allontani. Secondo Festugière esistono
due elementi importanti: l’epifania delle forze soprannaturali che l’uomo esprime con
tanti simboli e il kreitton, forza divina che sarebbe presente in questi simboli. Il greco
utilizzerà la parola theos ovvero Dio.

Il divino percepito dalle origini assume diversi aspetti. Tutta la storia della religione
greca tramanda questi fattori dalle origini: la percezione del divino come forza
personale, dotata di intenti nei riguardi degli uomini.

-i riti in epoca arcaica e la formazione delle divinità

In Grecia vengono tramandati numerosi riti fra questi c’è quello dell’incubazione: il
fedele o il malato si distende a terra perché quest’ultima è fonte di forze vitali, vivifica
e guarisce. Altre pratiche legate all’acqua, a dei fiumi sacri, sono indizio di credenze
nelle potenze generatrici. Ogni luogo sacro ha un nome: hieron. Gli oggetti, all’interno
del luogo sacro, sono soggetti a venerazione. Il recinto sacro si chiama temenos. Un
atto permesso dalla legge religiosa è hosios. La giustizia è considerata come sacra. La
purezza rituale è essenziale per il culto e il sacrificio. Vengono formati i calendari
sacri. Questi calendari dei santuari e delle città testimoniano l’antichità delle feste.
Queste feste, calendari, periodi sacri sono essenziali per comprendere il pensiero
religioso greco e per identificare la personalità di ogni divinità. Il posto del culto è
essenziale in quanto esprime il pensiero greco e i sentimenti dei fedeli nei confronti
delle loro divinità.

Dopo aver percepito il kreitton ovvero la potenza divina, l’uomo tenta di accostarvisi:
perciò forma l’immagine degli dei. La dea-madre è la più antica. I greci hanno dato
nomi agli dei e alle dee. La parola theos designa la divinità come un essere luminoso
e un essere personale. Zeus è dio della luce, dio del cielo e per eccellenza.

-la formulazione del sacro

Thambos esprime il timore religioso che prova l’uomo nei confronti della presenza
divina. I theoi sono i personaggi divini con i quali l’uomo entra in rapporto. Hag è la
radice indo-europea che mostra il timore sacro di fronte alla potenza divina. All’inizio
del I millennio a.C. la parola hagnos esprime il sacro di maestà e sacro di
consacrazione. Si tratta di una nozione positiva che ha un significato ben diverso da
quello del tabù.

Deriva inoltre la nozione di purezza necessaria a colui che si accosta agli dei. La
conquista di Alessandro permette il contato tra Oriente e Occidente in modo tale da
permettere uno scambio culturale e religioso.

Gli dei orientali appaiono ai greci come trascendenti in rapporto alla condizione
umana. Per parlare di questa qualità divina i greci usano la parola hagios. La parola
herios, anch’essa di origine indo-europea, è utilizzata per esprimere la potenza e la
forza di certe realtà: l’origine di questa forza è presso gli dei.

Hosios è il sacro giuridico che esprime ciò ce è permesso agli uomini da parte della
volontà divina.

IL SACRO, FONDAMENTO DELLA RELIGIONE ROMANA

-le origini e la religione etrusca

Sfuggito dalla distruzione di Troia, Enea sarebbe approdato nel Lazio nel XII secolo a.C.

Nel corso del VIII secolo Romolo e Remo si disputano l’onore di fondare una città.
Romolo diviene il tipo ideale di re. Verso il 700 appare in Italia un popolo di costruttori
di città, di commercianti, di artisti che si impone agli altri e contende ai greci il dominio
dei mari. Esso conquista l’Italia centrale e meridionale: questo popolo è quello degli
etruschi. Ci sono rimaste tre categorie di documenti. L’aruspicina è l’interpretazione
dei dati raccolti dai sacerdoti etruschi esaminando le viscere delle vittime. I rituali
trasmettevano loro i principi religiosi. La scoperta del fegato in bronzo di montone ha
permesso un passo in avanti dello studio delle tecniche divinatorie. Questo
corrisponde al microcosmo di fronte al macrocosmo. I sacerdoti etruschi avevano il
compito di scoprire la volontà degli dei, di determinare il destino.

-il periodo della monarchia

Il primo periodo romano comprende 4 regni. Romolo fa rapire le sabine per dare una
sposa ai suoi compagni. I due popoli si unirono per formare il popolo dei Quiriti. Il re
dei sabini assiste Romolo che scompare misteriosamente: si crea la leggenda della sua
divinizzazione. Il sabino Numa Pompilio diviene re. Egli dà alla religione romana la sua
struttura fondamentale: giorni fasti e giorni nefasti (astenersi dal trattare affari), dodici
mesi all’anno, flamini di Giove, di Marte e di Quirino (sacerdote preposto al culto di
una specifica divinità). Durante il regno di Tarquinio Prisco, si assiste alla costruzione
del tempio di Giove.

Tarquinio il Superbo si farà cacciare dal popolo e verrà proclamata la Repubblica nel
509 a.C.

Sotto i Tarquini, Roma si è ben formata. Il re è il gran sacerdote, il giudice supremo, il


capo della città e dell’esercito. La popolazione è suddivisa in gentes a loro volta
suddivise in familiae raggruppate attorno al pater familias. Il patriziato è formato dalle
gentes più influenti. La plebe è la massa degli stranieri o dei clienti provenienti da
gentes estinte.

Grazie a Dumézil, a Roma, nel periodo più arcaico, si era individuata la presenza di
un’ideologia trifunzionale. All’origine di Roma, vi individuò tre capi: Romolo figlio divino
e beneficiario delle promesse di Giove, Lucumone suo alleato etrusco, tecnico della
guerra e Tito Tazio il capo dei Sabini.

-la religione romana arcaica

A Roma due parole designano la divinità: numen e deus. La parola deus è la più antica
e importante e designa sempre un essere personale, e non un sacro diffuso. La
conservazione di questo vocabolo indica che i romani della preistoria consideravano i
loro dei come esseri personali. Secondo Dumézil se si vuole comprendere la Roma
arcaica, bisogna cercare di cogliervi la religione come un sistema e situarla nel
contesto indo-europeo segnato dalla concezione di equilibrio delle tre funzioni. In
questa religione romana scopriamo la triade Giove-Marte-Quirino espressione romana
dell’ideologia ariana delle tre funzioni. Dumézil analizza le funzioni dei flamines addetti
a questi dei. Il flamen è il funzionario ufficiale del culto. A Roma tre dei quindici
flamines, sono chiamati majores. C’è il flamien dialis legato alla città di Roma e
prigioniero di obblighi, non si toglie mai il copricapo e non può assentarsi più di tre
giorni. Ha diritto alla sedia curule riservata ai primi magistrati. Il flamen martialis ha
lasciato poche tracce. Il flamen quirinalis interveniva in tre cerimonie il quirinalia 17
febbraio, festa del grano. I robigalia 25 aprile sacrificio di un cane e di un montone. I
consualia 21 agosto festa dell’immagazzinaggio nei granai sotterranei. La triade
arcaica: Jupiter è bene comune dei popoli italici corrisponde allo Zeus greco. È il cielo,
la paternità universale. Nella Roma arcaica, esercita le funzioni di testimone e garante
dei patti della vita pubblica e dei giuramenti nella vita privata. Il dio della seconda
funzione è Marte, dio della guerra. Tutti i suoi templi si trovano nel Campo di Marte. Il
dio della terza funzione è Quirino. Era il dio dei convirites ovvero dei cittadini
considerati nella loro organizzazione civile e politica. In epoca storica lo vediamo fuso
con Romolo divinizzato. La fusione tra questi è una fusione fra due gemelli.

-il significato del retaggio indo-europeo a Roma

La Roma arcaica rivela la presenza di un’ideologia ariana e di un’ideologia tripartita. I


romani avevano un pensiero religioso in rapporto con l’ideologia delle tre funzioni:
sovranità, forza, fecondità. È la teologia trifunzionale a strutturare ed a equilibrare
l’organizzazione sociale. Teologia regale romana F 0IlE r0 e riunisce le tre funzioni: sovrano,
guerriero e nutritore del suo popolo. Come sovrano entra in contatto con il cielo, sul
piano della funzione guerriera, comanda l’esercito ed infine è il nutritore del suo
popolo. All’interno della struttura trifunzionale ogni flamine è addetto a un solo dio.
Ogni flamine ospita il sacro delle potenze mistiche che costituiscono la sua funzione.
La religione romana arcaica è molto vicina alla politica, poiché svolge un ruolo
essenziale nell’organizzazione della città. Sotto la Repubblica questa religione
assumerà rispetto alla religione regale una nuova forma. Grande importanza ha il
culto: l’importanza dei fuochi nel culto pubblico. Questo fuoco, situato ad ovest, è
tratto dalla pietra ma può anche provenire da un sacrificio precedente. Questo fuoco è
il fuoco della fecondità. A est c’è il fuoco incaricato di porgere le offerte agli dei.
Accanto vi si colloca la vedi ovvero l’erba sacra sulla quale gli dei prendono posto
misticamente. Questo è un fuoco quadrangolare e lì vi sarà il bramano. A sud c’è il
fuoco che respinge i nemici degli dei e degli uomini. La pratica romana dei fuochi sacri
presenta somiglianze con quella indiana e ci indirizza alla struttura a triade dei fuochi.
In ogni luogo di culto e per ogni operazione sacra si ritrovano due fuochi, quello del
padrone di casa e quello delle offerte. Sull’altare l’offerta viene bruciata e trasmessa
agli dei. Per ricevere l’incenso e il vino si trova un fuoco portatile. Nella casa delle
Vestali (erano sacerdotesse consacrate al culto della Dea Vesta. Erano le vergini sacre
a custodia del fuoco) brucia un fuoco che non deve mai spegnersi, simbolo del
radicamento di Roma alla terra. Dumézil afferma che a Roma compare la
contrapposizione fra tondo e quadro. Dove il rotondo simboleggia la terra mentre il
quadrato simboleggia il cielo. Accanto a questi due fuochi ve ne è un altro: quello che
distrugge e divora. A Roma i tre fuochi rimandano alle tre funzioni ariane: il fuoco delle
vestali è il fuoco della fecondità, il fuoco delle offerte è il fuoco sacro del culto e il
fuoco vulcano è il fuoco guerriero.

-la religione romana sotto la Repubblica

Con la Repubblica viene introdotta la nozione di libertas e la concezione dei diritti


personali e politici del cittadino romano. Due consoli esercitavano la collegialità del
potere supremo. Accanto a questi ci sono i magistrati e le assemblee del popolo. Il
senato è formato dai paters familiarum che censiscono la popolazione e vegliano sui
buoni costumi. Nei primi due secoli della Repubblica, la plebe combatte per i suoi
diritti. Dopo le due guerre puniche del 241 e del 219, la religione è cambiata. Roma
durante la seconda guerra punica, ha cercato la protezione di dei stranieri (Apollo di
Delfi, Venere) il Senato ordina la repressione contro il culto di Dionisio. È il segnale
della conquista del mondo greco. Durante il periodo repubblicano, il numero degli dei
non ha smesso di crescere, malgrado i pontefici e le osservanze liturgiche.

La Repubblica imprime il senso del mistero al corso giornaliero della vita del fedele.
Accanto a questo mistero, c’è il mistero dell’anormale: i fenomeni straordinari, i
fenomeni estranei e contrari alle leggi naturali e i fenomeni che esprimono la volontà
degli dei. Accanto a questo mistero, vi sono il timore e la cautela contro le forze
occulte: bisogna porsi al riparo di fronte a queste. La pietas presuppone il rispetto del
divino e da parte del fedele la volontà di mettersi in condizione di incontrarlo. Ogni
atto religioso esige la pietas. Un primo elemento è la festa che chiama la popolazione
a una partecipazione collettiva. Un secondo elemento è l’ellenizzazione mitologica
della religione romana. Infine abbiamo l’abbandono dell’epicureismo. Negli ultimi anni
della Repubblica il ritualismo troppo spinto portò al richiamo di forze emotive guidate
da culti stranieri e al razionalismo delle classi dirigenti e la tendenza al popolo della
superstizione.
-la religione romana sotto l’impero

Ottaviano assume molti poteri tanto da essere definito augustus: sacro e divino.
Augusto si propone come restauratore della religione nazionale con un ritorno alle
tradizioni, rivaluta il sacerdozio e istituisce diversi collegi. Frenò il progresso dei culti
orientali opponendosi a quelli egiziani e ricostruisce il tempio della Magna Mater. Fa
della casa imperiale la sede amministrativa della religione. Nel suo palazzo innalza una
statua alla dea Vesta. Augusto si presenta come l’imperator e riprende l’ideologia del
soter (salvatore) delle monarchie ellenistiche. Augusto ha così il suo flamine, il suo
collegio sacerdotale e il suo culto F 0fEa0 il suo ingresso il culto dei sovrani nella religione
romana. Ottaviano si dà carattere sacrale. Avendo il titolo di imperator, diviene re
divino, detentore della monarchia universale. L’imperatore si presenta come una
teofania del dio solare: si tratta di una vera sacralizzazione del potere imperiale.
Quando muore Augusto nel 14 d.C. la religione romana è cambiata: il nuovo calendario
delle feste e dei culti aggiunge le commemorazioni di Augusto. Nelle province orientali
dell’Impero si assimilano le divinità greche a quelle di Roma.

-espressione e valori del sacro

Dumézil ha posto in rilievo il retaggio indo-europeo e ha evidenziato l’importanza del


sacro: Romolo è legato direttamente a Giove, il cui flamine esercita le funzioni religiose
nel cuore della comunità romana. Rex et flamen costituiscono la coppia del sacro
secondo la tradizione indo-europea arcaica. Il pomerium ovvero il recinto sacro,
delimita il territorio della sovranità sul quale il soldato in armi non ha diritto di
penetrare. Il pontefice massimo è il custode delle tradizioni sacre. Il rex sacrorum
diviene erede delle funzioni religiose esercitate dal re durante i primi secoli di vita
romana. I feziali legati a Jupiter hanno il compito della sacralizzazione delle
dichiarazioni di guerra e dei trattati di pace. Questa coscienza del valore del sacro
collegato alla funzione sovrana di Jupiter, spinge Roma a praticare l’interpretatio
romana degli dei stranieri: etruschi, egiziani, celtici, germanici. La divinità centrale
rimarrà sempre Giove, detentore della sovranità celeste e giuridica. Religio è
l’atteggiamento dell’uomo che vuole vivere la sua vita e le sue azioni in conformità
con la volontà degli dei: si svela così l’importanza dei rituali, delle feste, delle funzioni
religiose. La religio è anche il rispetto, la venerazione e l’osservazione di tutte le
tradizioni che legano l’uomo romano alle istituzioni delle origini. Il sacro è percepito,
vissuto e mistico.

-sacer nella sua relazione con gli dei

Le persone sacre: sacerdos e imperator

Il sacerdos che è al servizio con gli dei, incaricato al loro culto e a compiere atti rituali,
mette in luce i sacra pone le basi della preghiera e del sacrificio. Il sacerdote deve
essere castus (pratica delle astinenze) e deve essere istruito delle sue funzioni.
L’osservanza del digiuno si trasforma in un’astinenza. Vestali sono caratterizzate dalla
verginità e sono sei che tengono accesso il fuoco del tempio di Vesta. Il sacerdote
deve compiere le sue funzioni mediante la sapienza e deve compiere i sacra. Altro
personaggio importante è l’imperator. Questo si trova in relazione favorevole con gli
dei. Ottaviano quando si fece proclamare Augustus significa che possiede una forza
che lo abilita ad adempiere le funzioni assegnategli dagli dei. Augustus indica un uomo
che ha stabilito rapporti privilegiati con gli dei e che si adopera per il maggior bene dei
cittadini.
-gli oggetti sacri

Una prima categoria è costituita dalle cose sacre: dalle cose che servono a compiere i
doveri verso gli dei: è il sacer nel senso rituale cultuale. Il sacer indica una
separazione. Il sacer distintivo indica i luoghi, delle case che accolgono gli dei e le
montagne. La via sacra a Roma è quella dove si allineano gli edifici in cui pulsa il cuore
della città. Si riferisce anche alle vesti del sacerdote che utilizza quando compie le sue
funzioni e si riferisce anche agli oggetti che servono per la celebrazione: coppa
libatoria, incenso, fiamme dell’altare, acqua lustrale. Una seconda categoria di oggetti
è qualificata come sacro in un senso divino: questi oggetti si trovano in rapporto
diretto con la divinità. Sacer arriva anche a designare la divintà in quanto tale. Può
essere utilizzata anche per indicare una qualità e un’attività di dio. Nel rapporto tra
oggetto e divinità è intervenuto un atto di consacrazione: la cerva è l’animale di Diana.

Il sacerdos ha il compito di compiere i sacra che sono indispensabili per mantenere il


favore degli dei.

-il sacro numinoso

Gli antichi attribuivano effetti numinosi alla terra, alle acque e agli alberi. Alcune
montagne e grotte sono considerate numinose perché l’uomo ha la sensazione di
trovarvi un legame con il divino. L’uomo non crea il sacro, lo scopre. La sacralità è
attribuita anche ai fiumi in quanto la trasparenza delle sorgenti evoca la purezza. A
Roma a molti alberi veniva attribuito valore religioso e venivano associati ad
avvenimenti della storia delle origini. Il romano ha il sentimento del sacro nella natura.

-il sacro magico

L’uso della parola sacer è attribuito a oggetti dotati di forza extra-naturale esempio: le
pietre del fulmine usate per fabbricare asce preistoriche. Nell’epoca arcaica, cui Plinio
il Vecchio, si riferisce, la parola sacer è utilizzata per parlare delle pietre magiche e dei
loro effetti. Sotto la repubblica, il sacro magico non lo troviamo più.

-sacer e il reale

Durante l’impero e la repubblica, sacer aveva il senso di une messa in relazione di


persone e di oggetti con gli dei. Fugier, la studiosa, ha dimostrato che il sacro ha un
doppio significato: da una parte i romani avevano coscienza della presenza di una
forza divina nella natura e dall’altra parte, sacer aveva il senso di sacro magico F 0 E 0
questo è sparito durante la repubblica.

-lapis niger

La Lapis niger è una lapide che si trovava nella tomba di Romolo. Il testo inizia con una
formula esecratoria (di disprezzo) destinata a proteggere l’oggetto e il luogo. Nel testo
d’iscrizione figura la parola sakros. Il valore di questa parola è possibile trovarlo in una
deviazione attraverso sancire.

-sancire

Sancire vuol dire conferire validità, conferire realtà. Sancire è divenuta importante nel
vocabolario giuridico: sancire una legge, far si che qualcosa diventi reale. Alle origini
del pensiero romano aveva così il significato di essere reale.
-conferme

Fas e nefas vengono ritrovate negli usi giuridici dei periodi repubblicani ed imperiali.
Fas indica qualcosa conforme alle prescrizioni religiose. Un’altra indagine è stata
condotta sulla parola che designa la giustizia, in greco themis. Questa parola significa
ordine del mondo. Sakros è la prima parola del vocabolario sacro latino che ci mette in
relazione con il vocabolario del sacro mondo indo-europeo. I sacra costituiscono quindi
le realtà fondamentali. Il loro uso è essenziale nella vita. Il sacerdote contribuisce a
stabilire la società umana sulle sue basi fondamentali. Il sacro costituisce una realtà
fondamentale dell’esistenza.

-il sacro nella continuità romana

La repubblica romana nasce con una rivoluzione che però non rappresenta una rottura
completa con il passato. Roma rompe con il mondo etrusco a tenta di consolidare le
sue caratteristiche tradizionali. Sancire, sanctus e sacer divengono parole di grande
importanza. A Roma, sotto la Repubblica, il pontifex è l’uomo che mantiene i contatti
tra gli dei e gli uomini. Con la sparizione del re, il pontifex diviene il capo del corpo
sacerdotale, il presidente del culto e membro del Senato. La parola religio si forma
durante la repubblica. Si tratta di rendere un giusto culto agli dei secondo l’usanza
degli antenati. Nella religio ci sono gli uomini che cercano i signa divini, l’adempimento
dei riti e del culto degli dei e la conformità alle pratiche degli antenati. La parola
sanctus designerà delle persone. I re sono sancti per essere in conformità con la
volontà degli dei. Nel concetto di sanctus si trova l’imperium una speciale qualifica del
re nell’esercizio delle sue funzioni. Ai magistrati viene conferito l’imperium. I sacerdoti
sono sancti grazie all’inaugurazione da parte degli dei e degli uomini. Le persone dette
sanctae sono rispettate.

IL SACRO FRA I SUMERI, A BABILONIA E NELLE TRADIZIONI BIBLICHE.

Mondo semitico. Questo aggettivo è stato coniato per parlare di tre lingue affini:
aramaico, ebraico e arabo. Le prime impronte dei semiti sono delle tavolette
cuneiformi risalenti al 2600 a.C. verso la fine del III millennio i semiti si trasferirono in
Mesopotamia, sono gli Amoriti.

-il sacro nella religione sumera

I sumeri provengono dalla città di Sumer dove si è formata la loro civiltà. A Sumer, il re
è sia capo di Stato che sacerdote mandatario degli dei. Nel suo palazzo si trova la
dimora divina ovvero il tempio. Lo scultore sumero libera dall’umanità la figura umana
e la rende affine agli dei. L’arte e la religione sono legate sin dalle origini. La ziqqurat
è il prototipo della Torre di Babele del Genesi. L’umanità dalla fine del IV millennio a.C.
aveva voluto innalzare una scala tra terra e cielo per assicurarsi la discesa degli dei. In
cima c’era un santuario speciale, solo i sacerdoti aspettavano che il corteo celeste
arrivasse. Gli erano state presentate delle offerte. Il divino scendeva verso la città per
entrare nella residenza che gli era stata preparata. La divinità avrebbe così abitato tra
gli uomini, manifestandosi. Fanno la loro apparizione diversi oggetti: vasi, cilindri sui
quali sono incise scene cultuali inserite nella vita quotidiana. Il cilindro sigillo
caratterizza la civiltà sumera: questo ha contribuito alla nascita della scrittura, fatto
passare sul coperchio d’argilla ancora umido ne autentica il contenuto e il
proprietario F 0fEu0 nzione economico-sociale.

La funzione religiosa è la protezione accordata dalla divinità rappresentata dal sigillo.


La scrittura introduce il mondo sumero nella storia della Mesopotamia e del vicino
oriente.

-tracce del sacro nelle vestigia sumere

I Guti sono nomadi venuti dal nord-est, invadono il paese sottomettendo gli Accadiani,
ponendo fine all’impero semitico. Il dominio dei guti non durerà più di un secolo e i
sumeri non sono contrari a ciò.

Nel 2132 i sumeri riprendono in mano la situazione restaurando l’organizzazione


politica e culturale che vi era prima dell’egemonia accadiana. Questi neo-sumeri
daranno origine a nuova epoca d’oro durante la quale brilleranno la città reale di Ur e
di Lagash. Dall’invenzione della scrittura fino ai neo-sumeri, i testi religiosi sumeri
coprono un millennio e mezzo. Questa letteratura rappresenta un terreno per una
ricerca sull’espressione del sacro. Sauren ha studiato il sacro nei cilindri A e B di Gudea
di Lagash: si tratta di iscrizioni regali in cui Gudea parla delle sue funzioni dinastiche e
religiose. I 3 termini utilizzati per esprimere il sacro sono: kù-g, mah e zi-d. kù-g ha il
senso del sacro come una purezza originale. Mah insiste sulla supremazia di dei, re,
del cielo F 0iEm
0 portante è la preminenza. Zi-d invece insiste sulla giustizia di un essere.

Questi tre sono aggettivi.

A Lagash, solo due divinità su ottanta sono considerate kù-g. Queste divinità sono
dette sante, sono considerate come elementi costitutivi del cosmo. An rappresenta il
mondo superiore mentre la dea Gatumdu è il simbolo della terra. Kù-g ci presenta la
sacralità divina come legata alla preesistenza. Mah insiste con la superiorità di un dio.
La dea sumera Ninmah è sia kù-g ma anche mah, santissima e superiore agli altri
perché fa parte del pantheon sumero che è superiore a un pantheon locale come
quello di Lagash. Zi-d rimanda alla santità divina ma in una posizione di inferiorità
rispetto al dio del pantheon. Ex. Ningirsu è zi-d in quanto rimane il nipote del dio An.

Gli oggetti del culto sono sacri: vaso, tavolo, ciotola, trono, carro, scettro. Gli oggetti
mah sono quelli del tempio principale. Quelli kù-g sono quelli utilizzati sia nel tempio
principale e sia in altre parti del tempio e sono in relazione con il re Gudea. Ex. La
tavola sacra del banchetto degli dei, dove Gudea partecipa come servitore degli dei.
Gli oggetti cultuali utilizzati per l’incoronazione regale sono qualificati come zi. Il sacro
è inseparabile della cosmogonia sumera. Esso trae origine dallo stato primordiale del
cosmo (kù-g) ed è il riflesso dell’armonia perfetta e dell’ordine del mondo fondato sulla
purezza originaria. Sul piano più elevato (mah) sottolinea la superiorità, la
trascendenza del dio principale. Del sacro primordiale e della santità suprema
partecipa la gerarchia celeste: questa partecipazione è resa da zi-d che fa di un dio o
del re un essere divino.

-I me: il sacro come fondamento del cosmo

I me sono considerati decreti (leggi/prescrizioni) divini o degli ordini scaturiti da


decisioni divine. Questa interpretazione deve essere corretta in quanto devono essere
definiti l’espressione dell’ordine del mondo: stabiliscono ciò che dev’essere e come
sarà. I me sono delle risoluzioni che dipendono da un destino che s’impone agli dei e
agli uomini. Un’altra teoria vede nei me dei modelli, degli archetipi paragonabili alle
idee di Platone. Sono gli dei e i re ad eseguire i me, devono essere in grado di
padroneggiarli. Vengono concepiti come forze divine. Gli dei li ricevono come un
destino prestabilito, come una cornice programmata della loro azione. Le prescrizioni
dello spazio riguardano il cielo e la terra. F 0m
E 0 e cosmici che assicurano il dominio degli

dei nel mondo. Le prescrizioni sono anche nel tempo: possono essere violazioni,
momentaneamente inoperanti e quindi possono essere ristabilite. I me rendono conto
del male che si instaura nel mondo ma indicano il ritorno del mondo a uno stato
originario.

Il tempo sumero sfocia in un mondo dove il passato sarà sempre il modello. Queste
prescrizioni gli dei le ripartiscono: a un tempio, a una città, a un re, a un altro dio. Un
dio superiore può fissare il destino di un dio inferiore: in questo caso egli possiede dei
me subordinati. I me sono norme del reale. I me sono anche in relazione con il culto
sumero: la parola è associata a offerte, preghiere, templi. F 0p E0rescrizioni che si
applicano ai riti di culto. Tutti i destini sono stabiliti dagli dei. Gli dei An, Enlil, Enki
pronunciano i me: mettono in vigore le prescrizioni. La totalità dei me è nelle mani
degli dei: dei e uomini devono sottomettervisi. I me sono kù-g ovvero puri e sacri.
Costituiscono un legame tra gli dei e il cosmo in modo tale da mantenere quest’ultimo
nell’armonica realtà della sua esistenza.

-il sacro a Babilonia

Dei semiti venuti da Amuru, invadono il paese. Il loro capo si insedia in Babilonia,
costruisce le mura di protezione e organizza il pantheon e il culto. Le concezioni
religiose di Sumer e di Akkad vengono raccolte e adattate.

La civiltà babilonese prenderà slancio con Amurabi che mise nell’ombra i Sumeri e
porta i semiti alla supremazia della Mesopotamia. Il dio locale Marduk diverrà il capo
del pantheon. Il poema della creazione sintetizza la dottrina teogonica dei collegi
sacerdotali di Babilonia. Questo si conclude con l’apoteosi (elogio) dei cinquanta nomi
mistici di Marduk che svelano l’insieme delle qualità e dei suoi poteri. Il poema esalta il
dio Marduk che con la sua vittoria sulle divinità primitive, termina la creazione e
l’organizzazione del cosmo. Completa la sua opera dividendo le diverse missioni del
cielo e della terra tra le divinità. Il poema della crezione è stato usato per studiarvi
l’espressione di sacro. Una prima espressione del sacro la si ritrova nel vocabolario
relativo alla natura della divinità. La parola ilutu al plurale ilu (sacro) riguarda l’essenza
degli dei, l’essere sacro in sé stesso. Come mah per i Sumeri, siru e rabu per i
Babilonesi significa trascendenza divina. La trascendenza suprema è espressa
attraverso il termine anutu (carattere di Anu) dove il dio Anu sarebbe simbolo della
trascendenza. È la trascendenza divina ad essere l’aspetto primordiale della sacralità. F
0d imensione trascendentale. I cieli sono ellu ovvero santi perché sono la dimora del dio
E0

Marduk colui che santifica i cieli e la terra e che si manifesta nel suo splendore.
F0dEi0mensione ierofanica. Altra dimensione importante è quella della saggezza che è
campo del dio Ea, creatore dell’uomo. Importante è anche la sacralità degli oggetti in
relazione con la divinità. Due parti del tempio sono particolarmente sacre: il santuario
e la camera nuziale. La partecipazione dell’uomo al sacro si situa unicamente sul piano
della spiritualità. In Marduk il sacro forma una sola e unica entità che si specifica in tre
piani interni: la trascendenza, la manifestazione e la saggezza.

-il sacro nelle tradizioni bibliche


Nell’antico testamento Weiland trova due mondi quello del sacro e del profano: oggetti
sacri, luoghi sacri e templi sacri. Tutto ciò è capace di distruggere l’uomo e di
benedirlo. Weiland si sofferma sul racconto dell’Arca dell’Alleanza. Questa costituisce il
sacro che benedice e dà la salvezza ma che distrugge chiunque violi il tabù.

-il sacro nei libri dell’Antico Testamento

L’Antico Testamento si apre con un insieme di cinque libri che prende il nome di
Pentateuco: Genesi, Levitico, Numeri, Esodo e Deuteronomio.

Il roveto ardente: si ritrova nell’Esodo. Jahveh si manifesta a Mosè in una fiamma di


fuoco, in mezzo al roveto e gli dice: “non avvicinarti, togliti i sandali dai piedi, perché
sei sulla terra santa”. Questa terra prima dell’apparizione di Jahveh non era santa, è
diventata santa con la presenza divina. Jahveh si presenta come Dio della liberazione
dalla schiavitù. F 0iEl 0roveto ardente

Mosè riceve da Jahveh l’ordine di recarsi presso il popolo e di fare in modo che il
popolo si separi dal profano: il popolo deve praticare diversi riti perché sta per
incontrare Jahveh. F 0tEe0 ofania del Sinai

In Numeri: viene chiesto al popolo di santificarsi prima di mangiare le quaglie, come


prima di un sacrificio animale. F 0lEe0 quaglie nel deserto.

Questi tre passaggi rivelano la preparazione a un avvenimento direttamente connesso


a Jahveh.

Il tema della sacralità è usato per parlare della condizione dell’incontro tra l’uomo e
Dio.

-nella Bibbia antica sono quattro gli elementi presi in considerazione: Jahveh stesso, il
culto resogli dal suo popolo, il popolo che egli dirige e per il quale è un salvatoree la
parola di Jahveh.

La nozione di sacro ha conosciuto uno sviluppo nella storia santa:

dal X secolo, il sacro era spesso posto in relazione con il culto di Jahveh. I cantici
celebrano le sue gesta nei riguardi del suo popolo. Importante è la santificazione del
popolo indipsensabile per accostarsi a Dio: ex. Togliere i sandarli e stare in piedi nudi
perché il luogo dove si manifesta Dio è santo come lo è lui quindi è puro. Nel VIII
secolo, si comincia a celebrare Jahveh al centro del popolo che si è scelto al suo
servizio. Questo servizio è caratterizzato dalla santificazione del sabato, il giorno di
Jahveh.

Durante l’esilio babilonese, vita morale e salvezza sono le due dimensioni della santità
di Jahveh. I sacerdoti adatteranno le legislazioni rituali al momento dell’entrata in
funzione del nuovo Tempio. Il periodo greco vede l’estensione della Santità: i sacerdoti
e i leviti partecipano alla santità. Il carattere di santità della comunità del popolo eletto
si fa sempre più marcato. Il Dio libera i peccatori e li salva. I santi si impegnano
nell’alleanza.

IL SACRO NELL’ISLAM
-nascita e dottrina dell’Islam

Maometto è un riformatore religioso, un arabo nutrito delle tradizioni religiose


dell’Arabia e che scopre il Dio unico. Egli proclama attorno a sé un Dio unico, creatore
di tutto. Un giudizio finale e la resurrezione. Esistono dei testimoni che ripetono il
messaggio nel corso della storia: i Patriarchi, i Profeti di cui fanno parte Gesù e Mosè.
Egli fugge dalla Mecca e si trasferisce a Medina. Da Medina riparte per la conquista
della Mecca e poi dell’Arabia intera. Assistiamo alla nascita di uno stato teocratico.
L’Islam è la rivelazione di Maometto: un Dio unico, onnipotente, misericordioso,
creatore del cielo e della terra. Egli si impone con la sua maestà e la sua trascendenza.
Il Corano è la parola di Dio che contiene ciò che deve assicurare all’uomo la sua
felicità. L’Islam ha anche una Legge, la Sunna, basata sul comportamento del profeta.
L’Islam esige l’abbandono a Dio e alla obbedienza alla sua legge. L’Islam ha dato
origine a una mistica: il sufismo: una ricerca interiorizzata di anime innamorate di Dio.
Questa è caratterizzata da tre tappe: la lotta per l’esistenza, nel corso della quale
l’Islam si era opposto con violenza alle mistiche. Poi si è passato a un tentativo di
conciliazione che sfocia nel trionfo del sufismo e infine la diffusione delle grandi opere
letterarie sufiste.

-il contesto socio-religioso del sacro nell’Islam

Maometto è un arabo impregnato di tradizioni religiose arabe. La sua rivelazione


sarebbe universale anche se è rivolta principalmente agli arabi.

-tesi dell’incompatibilità dell’Islam con la vita nomade

La creazione della città musulmana sarebbe un atto religioso. La città musulmana è


divenuta un luogo di culto. È l’onnipresenza di Allah a divenire elemento essenziale del
pensiero e della vita religiosa. Quindi non c’è alcun interesse a cercare elementi del
sacro nel mondo arabo preislamico. Con la conversione all’Islam, il mondo religioso
arabo modifica le proprie concezioni.

-tesi dell’Islam visto come superamento dell’animismo con il monoteismo

La religione di Maometto sarebbe il superamento dell’animismo, nel senso di una


religione monoteistica universale. Nell’Islam gli elementi del sacro, le sue potenze, le
sue manifestazioni, i suoi oggetti come certe credenze, sono in armonia con
l’infrastruttura religiosa dell’Arabia preislamica. Viene ritenuto che Allah si trovi nel
cuore del sacro musulmano. L’Islam assorbe, trasforma e supera l’animismo arabo.
Secondo Gibb il grande segno dell’animismo tribale è il pellegrinaggio attorno a una
pietra che si conclude poi con un sacrificio. Maometto mantiene il pellegrinaggio.
Conserva i simboli antichi: una nuova struttura integra i simboli antichi.

Altra tesi di un Islam monoteista che ha assorbito il sacro preislamico è quella di


Chelbod. La religione di Maometto è vista come un monoteismo segnato dal
nomadismo: tendenza all’abbandono del religioso, religiosità popolare. Inoltre,
troviamo la concezione preislamica della scefferia: eredità e dignità. Il califfo è il
successore dello sceicco. Maometto non ha mai soppresso la vita nomade, ha
incoraggiato la sedentarizzazione con uno scopo: la fedeltà alla terra. Il fatto della
preghiera rituale e dell’assenza del clero dimostrano come Maometto non
considerasse essenziale per l’Islam la fondazione di una città. La vita pastorale
continua. La creazione delle città è un fenomeno militare e un’esigenza della
conquista. La conquista fu seguita da un’urbanizzazione realizzata su principi feudali.
Allah è presenza dappertutto. È l’onnipresenza diffusa dell’Arabia preislamica. Le
mosche diviene luogo della preghiera rituale. Persino la preghiera del venerdi a
mezzogiorno non è obbligatoria da fare in moschea. La riforma religiosa di Maometto
è una riforma dogmatica: egli rovescia gli idoli e impone un monoteismo purificato.

-l’espressione del sacro

L’Islam è al tempo stesso una religione, cultura e comunità. Siamo in presenza di


valori musulmani diversi: l’Islam egiziano, arabo, iraniano, indiano.

-lo statuto di Haram.

Haram significa sia sacro che tabù. La radice semitica hrm ha un senso di base:
mettere in disparte, da ciò derivano due correlativi: sia interdire (divieto) sia il sacro.
Secondo Dhorme nel mondo arabo questa distinzione si basa sul puro e impuro. Con
l’Islam, venne introdotta una modifica radicale: l’haram viene rimesso alla libera
disposizione della volontà divina.

Ci sono tre realtà che vengono considerate come haram. Si tratta di luoghi sacralizzati
dalla presenza divina F 0lEa0 kaaba della Mecca, la Roccia di Gerusalemme, territori di
Medina. Questi luoghi sono vietati ai non musulmani sotto pena di morte. Il
musulmano può recarsi a condizione di essere puro grazie alla sua fede e alle lavande
prescritte. Una seconda categoria di realtà che sono haram: ogni proprietà privata. Il
possesso legittimo è voluto da Allah. Anche le mogli legittime sono proprietà privata.
Una terza serie di cose è haram: è l’impurità: carne di maiale, bevande fermentate,
l’apostasia (tradimento), assassinio, furto, falsa testimonianza. Il divieto si basa
sull’impuro. L’impurità provoca un divieto da parte di Dio. I luoghi sacri sono vietati al
non musulmano e al musulmano impuro, perché sono sacri in seguito ad avvenimenti
religiosi. La proprietà legittima è un decreto di Allah quindi questi oggetti non sono
sacri in sé stessi. È la volontà di Allah a essere sacra. Nel terzo caso vi è un Dio che
ordina il bene e proibisce ciò che è male o impuro.

-i gradi di realizzazione di haram

Un haram esige la morte di colui che osa infrangerlo: il divieto dell’apostasia. Ogni
azione della vita musulmana è sacralizzata perché ogni azione comporta una di queste
definizioni: condannabili, biasimevoli, lecite o permesse, lodevoli e obbligatorie.

Chelbod spiega la nozione di halal, permesso, come una nozione in campo profano,
dove nulla è proibito: ciò che è permesso, ciò che è profano, ciò che non presenta
alcun pericolo per l’uomo, il non proibito. Questa definizione non viene accettata in
quanto nell’Islam si assiste a una fusione dello spirituale con il temporale e non
accetta un campo profano che sfuggirebbe alla legge divina. Gardet afferma che il
fondamento del sacro è Dio, onnipotente, clemente e misericordioso. L’atto religioso
per eccellenza è la preghiera.

-quddus, la santità

Questa nozione è resa da sadiq, il giusto, quando si tratta dell’uomo che si conforma ai
comandamenti divini. Al-quddus, il santissimo, designa Dio e tutto ciò che gli
appartiene: lo Spirito, il libro. L’idea fondamentale è quella della purezza assoluta. I
musulmani chiamano Gerusalemme la Santa. La nozione di quddus designa una messa
in disparte dovuta a una purezza totale. Dio è totalmente puro e lui solo può
santificare la sua creatura. È Dio che santifica per sua volontà, questo giustifica
l’assenza dei sacramenti nell’islam.

La radice qds si trova dieci volte nel corano per designare la trascendenza divina. È la
purezza che sacralizza.

-la baraka

È la benedizione che assicura la prosperità. Significa inginocchiarsi. Questa idea di


accovacciamento dei cammelli avrebbe dato origine al tema della benedizione
passando per l’idea di fecondazione. Nell’Islam la baraka è la benedizione di Allah, il
dono da lui concesso di poter elargire dei benefici. La baraka attribuita alla santità ne
costituisce l’irradiamento voluto da Allah. Riferita ad oggetti, a dei luoghi è come una
forza misteriosa e la sua origine va cercata nel nomadismo anteislamico.

-il senso del sacro

Chebold ha studiato il sacro animista, diffuso e impersonale che porta un nome: jinn.

Gli jinn sono essere invisibili e misteriosi. Di giorno non si vedono. Di notte sono
presenti, sono esseri misteriosi e malefici. Nel mondo preislamico servono a spiegare i
fenomeni che sfuggono. Esistono jinn buoni e cattivi. Quelli che si sottomettono ad
Allah sono buoni. Quelli che si ribellano sono cattivi. Il corano conferma la potenza dei
jinn considerandoli come creati dal fuoco e dalla fornace ardente. L’uomo è posto in
relazione con due categorie di agenti soprannaturali: da una parte le forze benefiche
(angeli) dall’altra le forze ostili.

-Allah fonte del sacro

Allah: divino per eccellenza, il Signore, creatore di tutto. Il sacro avrà come
fondamento l’appartenenza ad Allah. Allah non è un Dio nazionale. La comunità dei
fedeli si raggrupperà attorno ad Allah, che ne diviene il capo e il legislatore. L’Islam
diviene una teocrazia. Questa onnipresenza ed onnipotenza di Allah si situeranno nel
cuore della vita umana e della vita di comunità. Allah si trova anche nel cuore della
vita giuridica: egli impone le sue esigenze di purezza legale, di purificazione. In una
religione come l’Islam, il sacro è un riferimento diretto alla volontà di Allah, il Dio
santo.

-la sacralizzazione degli esseri

Le persone e gli atti

L’Islam ignora le persone consacrate: esso non conosce né clero, né mistero


sacerdotale, né sacramenti. Esiste anche il costume sacro del pellegrino della Mecca,
composto da una fascia di stoffa attorno alle reni e cade sotto il ginocchio. Lo stato di
ihram è uno stato temporaneo di sacralizzazione realizzato all’inizio del pellegrinaggio
e che finisce con il rito di uscita, è indispensabile per il pellegrinaggio. Un’altra
sacralizzazione è quella con cui comincia la preghiera rituale e che mette il fedele in
comunicazione con Allah. Prima di cominciare si mette con il viso rivolto alla Mecca.
Ogni bene viene da Dio. Il nabi è il profeta, il rasul il messaggero.

-lo spazio e il tempo sacri


La kaaba e la moschea sono gli spazi sacri. La kaaba è considerato come dono del
cielo. La santità della kaaba viene da Allah. Che si tratti di esseri o oggetti, il sacro si
manifesta in essi per la sola volontà di Allah. I tempi sacri: il mese del pellegrinaggio. Il
ramadan ovvero il mese della rivelazione discesa sul profeta. È il nono mese del
calendario lunare islamico. Il digiuno del ramadan impegna tutta la comunità: pace,
preghiera.

Il venerdì è un giorno di preghiera, ma non è festivo. Maometto non ha imposto alcun


giorno di riposo assoluto.

-il sacrificio nell’Islam

Il sacrificio ordinario dell’Islam, hady, significa fare dono, designava le offerte


sacrificali del santuario della Mecca. Si sceglie sia un cammello, un bovino, un
montone o un ariete. Deve essere perfetta, grassa, senza difetti. Il pellegrino comincia
con l’offrire l’animale ad Allah. L’immolazione della vittima va fatta a la Mecca, alla
fine del pellegrinaggio. Il pellegrino è il sacrificante. Consuma una parte della carne e
distribuisce il resto ai poveri. L’animale è considerato come puro il gesto sacrificale
deve avvicinare il pellegrino ad Allah.

ACCOSTAMENTI AL SACRO NELLA RELIGIONE CRISTIANA

Nella Bibbia Dio si manifesta come un Dio personale che si rivolge ai suoi fedeli,
facendo loro delle promesse ed essendo la loro guida. Il sacro biblico si differenzia dal
sacro della religione dei cananei. Con Isaia la dottrina del sacro si estende alla santità.
Per essere salvato, Israele deve riconoscere la santità del suo Dio. Gli uomini sono
chiamati a essere santi perché Dio è santo.

-la santità consacrata nel Nuovo Testamento

Il sacro cristiano si distingue da quello delle religioni non cristiane, in quanto fondato
sulla persona di Gesù Cristo, il Santo di Dio che vive una relazione unica con lui, il
mediatore della nuova alleanza. Dio santifica e giustifica gli uomini attraverso Gesù
Cristo, al quale ha comunicato la pienezza della propria santità e giustizia. Come
mediatore Gesù rende vicino il Dio Santo e fa entrare l’uomo in comunione con lui. È
Gesù che conduce gli uomini verso la Santità. Con la resurrezione di Gesù inizia il
tempo dello Spirito Santo, che Gesù comunica ai suoi discepoli. L’alleanza del Sinai
aveva donato la Legge. La nuova alleanza dona lo Spirito Santo. La comunione con Dio
significa una partecipazione alla sua Santità. La chiesa è il popolo santo e il corpo di
Cristo, inseparabile da Gesù, Santo di Dio.

I riti cristiani sono indispensabili per il solo fatto che la chiesa è un popolo cioè una
comunità umana storica. La santificazione degli uomini per opera dello Spirito Santo si
opera mediante mediatori associati a Cristo. Il sacro e la santità, nella vita del
cristiano, cominciano con i riti di iniziazione cristiana per estendersi poi in diversi
ambiti: dominio delle forze cosmiche, sviluppo delle culture, consacrazione del mondo.
Ricoeur, di fronte a un mondo secolarizzato, si domanda se è possibile un
cristianesimo senza sacro e risponde che in realtà non esiste.

-la ricerca sul sacro nel cristianesimo


Un primo elemento di ricerca è costituito dal sacro e dalla santità del Nuovo
Testamento. Un secondo elemento è lo studio del sacro presso i padri della chiesa e
nelle antiche liturgie cristiane. Un terso elemento è l’agiografia cioè la santità
cristiana. E un quarto elemento riguarda la discussione su sacro e profano nel contesto
del sacro.

-l’espressione della santità di Dio

Il sacro appare come la natura di Dio e come l’attributo della sua potenza e della sua
eternità. In Apocalisse, i primi martiri cristiani si rivolgono a Dio e gli chiedono di
vendicare il loro sangue sparso. Questi chiamano Dio “Signore, santo e veridico”
hagios e alèthinos. In questo testo santità e verità sono sinonimi. L’accezione espressa
da hagios esprime l’essenza di Dio. Il sacro divino realizza l’unità del Padre, Figlio e
realizza anche l’unità dei discepoli.

-Gesù è hagios

Nel vangelo di Luca, il vangelo dell’annunciazione è un testo importante: “lo Spirito


Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti prenderà sotto la sua ala”. La
parola hagios è usata per esprimere lo Spirito Santo e il futuro figlio di Maria. È lo
Spirito Santo a far si che quest’essere, dalla sua esistenza, sia un essere santo. La
santità di Dio si trova come essenza nel figlio che nascerà. Gesù è chiamato il Santo di
Dio perché viene da Dio e perché deve compiere nel mondo una missione di santità.

-la linea messianica

Questa si incontra negli Atti degli Apostoli e nell’Etiopia agli Ebrei. Il Messia redentore
è incaricato della santificazione. Da questa missione messianica deriva il sacro
culturale. Nell’Antico Testamento la relazione tra sacro cultuale e sacro trascendente è
mediata dal sacerdote. Nel Nuovo Testamento il sacro cultuale deriva direttamente dal
sacro divino in Gesù Cristo.

-pneuma hagion: Spirito Santo

Nell’Antico Testamento, affonda le sue radici la nozione di Spirito. I settanta che hanno
tradotto i testi ebraici hanno reso meglio l’idea. Ruah, soffio di vita, è una nozione
importante. Lo spirito di Dio è una forza che risiede in alcuni uomini. Il Salmo mostra lo
Spirito come una potenza divina che si trova nell’uomo. Nell’Antico Testamento, lo
Spirito è una forza con la quale Jahveh interviene nella vita degli uomini. Il suo spirito
esercita un’azione simile a quella della bocca, della mano. Lo spirito di Jahveh è il
soffio di Jahveh. Esso ha una consistenza, non è un’ipostasi divina, non è una persona

-nel Nuovo Testamento: questo fonda le proprie radici nell’Antico Testamento. Lo


Spirito viene dall’alto, viene dal Padre, è inviato dal Padre, riempie l’uomo, abita in lui.
Questo simbolismo proviene dall’Antico Testamento. Il pneuma hagion è una forza
divina che agisce nella vita dell’uomo. Questa azione può dar luogo a dei miracoli:
Gesù scaccia i demoni. Il miracolo della Pentecoste è opera dello Spirito Santo: questo
dà anche la saggezza, la scienza, la fede e la salute. Lo Spirito Santo è legato alla
funzione di Apostolo. Gli Atti degli Apostoli ci rivelano che è lo Spirito Santo a guidare
la comunità con la mediazione degli Apostoli e di coloro che li assistono. Lo Spirito
Santo ha conferito a Gesù Cristo la sua funzione di messia. Dio ha unto di Spirito Santo
e di forza Gesù di Nazareth. Il pneuma hagion è una forza che santifica. Lo Spirito
Santo è un dono, è una forza divina che opera nel mondo dal giorno della Pentecoste.
Lo Spirito di Dio è una persona. Dei quattro evangelisti è Luca a servirsi più
frequentemente dell’espressione pneuma hagion.

-il sacro e l’ekklesia nel Nuovo Testamento

Gesù Cristo è hagios pais, il centro della comunità, il sacerdote, il tempio, la vittima.
Gli Atti ci mostrano la comunità di Gerusalemme piena di Spirito Santo. Essa è
immersa nella santità. Il popolo è santo, radicato nella santità di Dio, fondato dal
Cristo, il Messia Santo, animato dallo Spirito Santo. Questo popolo è la chiesa. Si tratta
della presenza di Dio, Cristo, Spirto Santo in mezzo al popolo nuovo. La chiesa
dell’Apocalisse è presentata come una Chiesa santa. Nell’Apocalisse, il sacro cultuale
è presente dappertutto, e la santità è parusia e giudizio. Nel Nuovo Testamento il sacro
è radicato in Dio, l’essenza di Dio. Nel Nuovo Testamento Dio è padre, figlio e spirito
santo. La chiesa è la grande novità rispetto all’Antico Testamento. La chiesa è il popolo
santo unito a Dio nel Cristo grazie allo Spirito.

-il sacro e il profano

Nel corso del congresso di Vanves, nel 1948, gli specialisti di liturgia cristiana si sono
interrogati sul senso attuale del sacro: il sacro è tutto ciò che è irrazionale e tutto ciò
che è segnato dalla trascendenza. Il sacro è il puro spirituale ed è distinto dal profano.
Il sacro è la radice della vita spirituale. Tramite la consacrazione a Dio, tutto può
divenire sacro.

-il sacro e il profano nel cristianesimo

Padre Audet comincia con l’interrogarsi sull’origine del problema del sacro. Questo
problema si colloca sul piano della nostra esperienza con il divino. L’uomo sa che il
divino è al di là della percezione dell’ambito dell’esistenza umana. La storia religiosa
dell’umanità lo dimostra. La natura del sacro va ricercata nell’esperienza che l’uomo fa
del divino, esperienza mediata, inerente alla natura umana. Il sacro esiste nella ricerca
del divino per via di associazione scompare quindi nell’esperienza immediata di Dio e
nella ricerca scientifica di Dio.

La linea di divisione tra il sacro e il profano è empirica poiché il sacro è polimorfo (può
assumere diverse forme) e polivalente (ha più significati) secondo le coscienze e le
culture. Il sacro è frazionato: tempi, luoghi, cose, persone.

-condizioni storiche dell’esistenza del sacro

Il sacro ci viene dalle culture antiche in cui è vissuto. La cultura è l’ambiente di nascita
e di conservazione del sacro. Per gli antichi si aveva un quadro genealogico dinastico
e un quadro cronologico siderale. Per noi il tempo è cosmico e uniforme. Per gli antichi
la rappresentazione dello spazio è molteplice e diversificata mentre per noi è
uniforme e continua. La legge antica sacralizza il potere ed è dipendente da un’origine
divina. Per noi il diritto è desacralizzato. Per gli antichi l’uomo è corpo, anima e anima-
vita, elemento d’accesso al divino attraverso ai sogni. Per noi, tutto è soggetto alla
guida della ragione.

-il sacro cristiano


Dio non è né sacro né profano, è santo. Il sacro sta tra il divino e l’uomo. Boulliard
applica la distinzione sacro-profano e divino. Il sacro è alquanto limitato dal fatto che
la mediazione avviene mediante Gesù Cristo, l’unico mediatore fra Dio e gli uomini.

-sacro pagano, sacro cristiano

Il sacro pagano si riferisce al dio della ragione. Fa si che si eviti tutto ciò che è nocivo,
si regge su leggi negative, è volto alla longevità, ai beni della terra, alla perennità della
stirpe. Mentre il sacro cristiano si riferisce al dio della rivelazione è pieno di felicità, si
regge su leggi positive in vista della congiunzione con Dio e presuppone l’azione
dell’intelligenza e della volontà. Il sacro pagano trae origine dalla religione naturale: i
popoli arrivano a scoprire l’esistente eterno, sostegno costante delle esistenze. L’uomo
etnologico ha come problema fondamentale quello della vita: vivere felice a lungo.
Assicurarsi la perennità. Per questo uomo il sacro si trova dalla parte del
soprannaturale, dalla parte dell’esistente eterno. Il sacro pagano è tutto ciò che
dipende dall’essere supremo.

-il sentimento del sacro nell’uomo moderno

Il sentimento del sacro è il riconoscimento di una potenza trascendente accompagnata


da un’intensa affettività. In questo strato abbiamo lo stupore, la fitta misteriosa, il
sentimento collettivo. In questo primo strato, non c’è rapporto alcuno con un Dio
trascendente. Possiamo giungere al sacro dell’ateismo, in cui l’idolo spinge l’uomo a
rendere tutto profano. Il marxismo è la lotta contro il sacro come esigenza di
trasformazione sociale, perché il marxismo considera l’atteggiamento religioso come
un’alienazione. Feuerbach ha trasformato il sacro e ha sostituito l’uomo a Dio in un
cielo divenuto vuoto. Nietzsche ha proclamato la scomparsa della trascendenza divina
e dei valori che vi si collegano. All’uomo di Feuerbach ha sostituito il superuomo.

-il sacro del dio vivente

Brien tenta di far comprendere in cosa consista il sacro del Dio vivente. L’Antico
Testamento mette l’uomo in presenza di un Dio personale che lo chiama a una nuova
vocazione. Con Gesù Cristo varchiamo una nuova frontiera: Gesù rende alle creature il
loro vero volto e fa della natura Riacquistata un universo divino, capace di introdurre
l’uomo nel sacro. Il sacro diviene una presenza d’amore grazie all’eucarestia, ai
sacramenti, alla liturgia. Nel cristianesimo il sacro non è una potenza che distrugge la
libertà ma si situa tra il Dio che fa vivere e l’uomo che risponde al suo amore. Per
scoprire il sacro bisogna partire dall’Assoluto della loro religione. Accanto al doppio
sacro, quello delle religioni pagane e quello dei cristiani, abbiamo un sacro anonimo.
Questo sacro anonimo deriva da una serie di contenuti di coscienza che hanno
trasformato l’idolo in un assoluto.

Il sacro cristiano è il superamento del sacro delle religioni antiche dovuto alla
mediazione di Gesù Cristo, l’Uomo-Dio.

-il sacro, relazione e partecipazione

Congar studia il sacro in riferimento al fine dell’uomo: il sacro è ciò che noi conosciamo
nelle cose, ciò che conosciamo dall’ordinario, in riferimento al nostro fine d’unione con
Dio. L’Antico Testamento ci mostra un mondo soggetto alla dipendenza di un Dio
trascendente, totalmente libero. Il mondo è una realtà nella quale vive l’uomo. La
Legge porta con sé un regime di consacrazione. Gesù trasforma questo regime di
sacralizzazione con un superamento, una realizzazione di tempo e luogo. Il Vangelo
insegna che per il cristiano nulla è profano, perché tutto è santificabile. Gesù Cristo ha
ammesso e reclamato dei segni speciali di consacrazione a Dio: per il Tempio e per il
suo corpo. La chiesa ha ammesso dei segni del sacro in regime messianico.

-Il problema del sacro nel regime messianico

Il centro del sacro è Gesù Cristo. C’è il suo corpo personale e c’è anche il corpo mistico
che è la chiesa, visibile e al di là del visibile al tempo stesso. Esiste nel mondo una
realtà sacra, il corpo di Cristo: corpo personale di Gesù, corpo eucaristico e corpo
ecclesiale definibile e al tempo stesso parzialmente ignoto.

La riforma protestante e quella calvinista hanno fatto l’errore di rifiutare l’esistenza di


un corpo ecclesiale, di una chiesa come istituzione. C’è anche l’errore di certi cattolici
che pretendono di abolire la distinzione chiesa-mondo. La chiesa, installata al centro
del mondo, se ne distingue nel piano dei suoi principi di esistenza e di operato. Il
campo della grazia non è riconducibile al piano del mondo: esso deve esprimersi con
segni appropriati, con simboli, con mediazioni discendenti e ascendenti. Tutto ciò lo
ritroviamo nei fatti e nelle parole della rivelazione, nei sacramenti, nelle istituzioni,
nella liturgia.

-il sacro messianico

Distinzione di quattro livelli nel campo del sacro messianico:

-sacro sustanziale: il corpo di Cristo ovvero corpo eucaristico nel mistero


dell’Eucarestia celebrata dalla Chiesa.

-sacro sacramentale: sacro dei segni, questo sacro partecipa al sacro sustanziale. I
sacramenti del battesimo, cresima, ordine e matrimonio creano delle situazioni umane
che dipendono direttamente dall’ordine messianico nel mondo: il cristiano, il sacerdote
e gli sposi cristiani. Queste tre situazioni umane sono importanti nella Chiesa.

-sacro pedagogico: insieme dei segni che esprimono il rapporto con Dio in Gesù Cristo
e ci aiutano a realizzarlo. (parole, gesti, usanze, regole di vita, luoghi e tempi).

-la consacrazione delle realtà terrene a Dio e il loro impiego in un’ottica messianica. Il
quotidiano della vita umana pone un riferimento a Dio attraverso il Cristo. È il senso
dei gesti, della preghiera, del simbolismo dei monumenti cristiani.

-conseguenze pratiche del sacro messianico

Il sacro cristiano: tutto vi è positivo, la morale è positiva, le astensioni sono positive, la


croce è inseparabile dalla resurrezione. La seconda conseguenza riguarda il cristiano di
fronte al mondo: si tratta di comprendere il valore dei segni, valore duplice, cioè valore
teologico e pedagogico. La realtà messianica del Nuovo Testamento e della Chiesa ci
pone in presenza dei nuovi valori della salvezza. Si tratta di comprenderli, trasmetterli,
di integrarli nella vita. Una terza conseguenza concerne le forme materiali del sacro
pedagogico: ogni epoca e ogni cultura hanno le proprie forme. In queste forme
abbiamo delle costanti: è il problema delle ierofanie. La grande differenza tra il
cristianesimo e le altre religioni risiede in Gesù Cristo, centro della storia umana e
della storia santa. Audet e Bouillars insistono sulla necessità di distinzione fra sacro,
profano e divino. Il sacro è mediatore fra profano e divino. Nel Cristianesimo, questa
mediazione avviene attraverso Gesù Cristo. In questa mediazione si trovano anche le
funzioni sacrali: eucarestia, sacerdozio, sacramenti.