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HARRY F.

WOLCOTT
A SCUOLA IN UNA VILLAGIO KWAKIUTL

Il villaggio di Blackfish è un minuscolo insediamento, così come la stessa isola:


circa sei miglia in lunghezza e due in larghezza. Nonostante le piccole dimensioni
dell’insediamento, questo studio riguarda 125 indiani adulti e bambini. L’età
media degli abitanti del villaggio è di 16 anni. Nel corso dell’anno 29 risultavano
gli iscritti alla scuola per almeno un periodo. Il numero di bambini e di adulti
presenti nel villaggio in un dato momento è soggetto a forti variazioni. Sebbene
i legami nelle famiglie e nel villaggio siano forti, essi non precludono lo
spostamento dei bambini e dei giovani, che si trasferiscono facilmente da
un’abitazione all’altra e anche da un villaggio all’altro. Il villaggio di Blackfish è
una comunità parziale, dipendente e intimamente legata alla città di Alert Bay.
Gli abitanti del villaggio si sentono parte di un’ampia rete sociale che comprende
in primo luogo il loro gruppo e altre 11 “bande di villaggio”. Viaggi, amicizie e
matrimoni sono limitati essenzialmente al proprio gruppo o alle bande più
vicine.

LA REGIONE

La città di Alert Bay è il centro delle attività della regione sia per la popolazione
Indiana, sia per quella non- Indiana. Un emporio, un piccolo ufficio postale e una
birreria rappresentano i posti più vicini dove gli abitanti del villaggio possono
trovare quello di cui necessitano. Per arrivare ad Alert Bay gli abitanti del
villaggio impiegano due ore in barca. Alert Bay è situata sull’isola di Cormorant,
in British Columbia. Il viaggio diretto in battello da Alert Bay a Vancouver
richiede 15 ore di navigazione, con l’aereo 2 ore. Nel 1962 la popolazione
contava circa 1200 persone, indiane e non-indiane. Alert Bay fornisce un’ampia
gamma di servizi e di comodità , tra cui due scuole: una grande scuola
elementare e secondaria e un’altra a tempo prolungato attivata per i bambini
nativi provenienti dai villaggi circostanti. Durante il periodo scolastico i bambini
vivono nel collegio anglicano. L’”Ufficio Indiano” di Alert Bay è la sezione
ufficiale della Kwawkewlth Indian Agency. La popolazione è occupata
principalmente nel taglio del legname e nella pesca. La popolazione indiana ha
scarso accesso ai modelli comportamentali dei bianchi. Insediamenti più piccoli
di bianchi e indiani sono sparsi intorno a tutta la zona. Andare a vivere a
Vancouver viene considerato un netto rifiuto della vita di villaggio, chi va a
Vancouver non rappresenta un modello di indiano acculturato. Negli ultimi 25
anni si è verificata una continua migrazione degli abitanti di Balckfish verso Alert
Bay. I rimasti al villaggio hanno il desiderio di andare via e di non tornare più .
Vivere ad Alert Bay mette gli indiani a stretto contatto con i bianchi.
IL PRIMO APPROCCIO E LA RACCOLTA DEI DATI

La prima visita di Wolcott nella regione di Alert Bay risale all’aprile del 1962. Solo
gli insegnanti cattolici possono insegnare nelle aree dove predomina questa
fede, così come per gli insegnanti protestanti. Fu assegnato alle scuole dell’area
Kwakiutl, di religione anglicana. L’immagine dell’insegnante,
indipendentemente dal suo carattere e dalle sue prestazioni, è molto
stereotipata e già stabilita. Il lato positivo è che l’insegnante può avere accesso
alla vita del villaggio attraverso quello che scrivono, fanno e dicono i bambini. La
questione della lingua non risulta essere un problema: quasi tutti parlano sia la
lingua nativa che l’inglese, ma nessuno è disponibile a tradurre le conversazioni
che vengono fatte nella prima. Durante la sua esperienza estiva come pescatore
insieme ai nativi su un peschereccio riesce a fare una descrizione più completa
della vita del villaggio.

PARTE PRIMA: IL VILLAGGIO E I SUOI BAMBINI

La parte prima descrive il contesto nel quale i modi di vita del villaggio vengono
trasmessi ai giovani, a eccezione delle attività attinenti alla scuola. Buona parte
di questa descrizione del villaggio viene riferita tramite le vite di cinque ragazzini
e delle loro famiglie. I ragazzi sono: Joseph, 15 anni; Norma, 14; Dorothy, 13;
Walter, 12 e Reggie, 6. Le loro famiglie rappresentano diversi stadi lungo un
immaginario continuum di acculturazione, da uno status relativamente
tradizionale a un modo di vivere relativamente acculturato. L’acculturazione
viene qui intesa come i processi di adattamento che si verificano quando
membri della cultura indiana accettano via via uno stile di vita più caratteristico
della società bianca dominante. Qualsiasi evento, che sia una riunione di banda
o una festa, può diventare esperienza di prima mano per qualche bambino ed
esperienza indiretta per altri.

1. LA VITA QUOTIDIANA

GLI ABITI E L‘ASPETTO

Gli indiani vestono esattamente come i bianchi, comprando i vestiti a poco


prezzo nei supermercati di Alert Bay. Il loro colore di pelle varia dall’abbastanza
chiaro allo scuro deciso, gli uomini hanno poca barba. Gli adolescenti sono
consapevoli del loro aspetto e ci tengono molto, soprattutto ai capelli,
rigorosamente lunghi. La calvizie è praticamente sconosciuta tra gli uomini
indiani ed è considerata una caratteristica dei bianchi che i bambini deridono
apertamente. La loro statura è inferiore a quella dei bianchi e le donne sono
spesso obese, sia per la dieta sbagliata che seguono (ricca di carboidrati e povera
di calcio e ferro), sia per le molte gravidanze. Non si preoccupano della cura dei
denti.

LE ABITAZIONI

Le case del villaggio sono tutte in legno, monofamiliari, staccate dal suolo (lo
spazio sottostante è utilizzato come deposito). Le case dispongono di acqua
corrente, sebbene il villaggio non ne sia fornito in modo completamente
autosufficiente: lungo la strada ci sono diversi rubinetti che vengono riforniti da
una cisterna controllata da un anziano del villaggio. La carenza d’acqua è un
problema di quasi tutti i villaggi isolati. Le case hanno durata breve perché i
bambini ci giocano dentro e le distruggono; gli adulti non dicono niente.

LE FAMIGLIE

Sono numerose; i capifamiglia sono del villaggio e hanno portato le mogli


provenienti dai villaggi vicini, ma sempre di lingua kwakwala: il linguaggio li
identifica come gruppo e ancora oggi è la lingua predominante nel villaggio.
L’inglese è la prima lingua dei bambini. L’appartenenza di banda della donna
cambia a seconda del marito. Entro il gruppo familiare si fa fronte unito a
qualsiasi minaccia; lo spettro combinato delle attività e delle risorse fornisce un
modo di vivere relativamente stabile e autosufficiente.

LE ATTIVITÀ DI SUSSISTENZA E LA DIETA

La pesca viene praticata per permettere la vendita del pesce fuori dai villaggi e
avere soldi per comprare all’emporio. Gli indiani non hanno ancora sostituito del
tutto le attività di raccolta del cibo con quelle di “raccolta del denaro”. La regione
è ancora ricca di risorse alimentari e alcune famiglie sono ancora in grado di
farcela con attività di sussistenza. Durante l’anno si possono raccogliere
vongole, granchi, conchiglie e alghe, pesci come il merluzzo, halibut e salmone.
Anatre e oche, cerbiatti, cervi e frutti di bosco. Zucchero, farina, latte in scatola
e tè sono gli acquisti principali che ogni famiglia fa appena le finanze lo
permettono. Non hanno i frigoriferi quindi niente frutta fresca e verdura.
Quando i genitori sono via, i bambini mangiano con altri parenti o con altre
famiglie del villaggio. Se un esterno capita a casa di una famiglia all’ora dei pasti
viene in automatico invitato a consumare il pasto. Mangiano quattro volte al
giorno (di cui uno spuntino prima di andare a dormire), se lo spazio lo permette
mangiano tutti insieme, altrimenti si mangia a turni.

LA SALUTE E LA SICUREZZA
Alla popolazione nativa il servizio medico e quello religioso venivano offerti dalla
Chiesa Anglicana. Ad Alert Bay ci sono diversi medici e un ospedale bene
attrezzato. L’ufficio indiano paga la maggior parte delle spese mediche dei nativi.
Durante l’anno alcune infermiere bianche si occupano di fare visite
direttamente sul posto, ma i nativi non accettano molto la loro presenza: gli
adulti sono scettici e i bambini ne hanno paura. Non sono molto attenti alla loro
salute, non si preoccupano di ritrovarsi in situazioni pericolose, situazione che
denota un numero elevato di vittime, al confronto con i bianchi. Non si curano
con medicine tipiche indiane.

LA VITA DOMESTICA

La donna si sente realizzata badando al marito e ai figli. Nessuna madre ha avuto


meno di due figli. L’ambiente di ogni bambino del villaggio include rapporti con
persone di tutte le età . La cura del neonato non è compito esclusivo della madre,
viene accudito da qualsiasi adulto vicino o da un altro bambino. Quando sono a
casa, i mariti aiutano le mogli in cucina, con i bambini e le faccende di casa. Le
donne non usano contraccettivi per scetticismo, dando vita a famiglie
numerosissime. Per quanto riguarda la pulizia, alcune famiglie sono sporche e le
case maltenute, i bambini hanno i pidocchi e indossano gli stessi vestiti giorno e
notte per molti giorni. Altre famiglie invece sono molto pulite e attente alla
pulizia sia della casa che dei bambini. Il capo famiglia si occupa della raccolta
della legna per l’inverno, ma anche gli altri membri della famiglia lo aiutano. Gli
abitanti del villaggio prestano più attenzione all’ambiente che alle ore
dell’orologio per molte attività , soprattutto quelle che dipendono dalle maree.

LE ATTIVITÀ DEI BAMBINI

I bambini vengono incoraggiati ad aiutare i genitori nelle varie faccende, ma non


vengono obbligati. I bambini più piccoli vengono lasciati giocare, quelli un po’
più grandi vantano di un rapporto più stretto con i genitori, perché li aiutano in
quasi ogni attività , passando più tempo con loro. I ragazzi più grandi invece,
aiutano meno i genitori. I genitori non condividono mai i divertimenti con i figli
più grandi, si portano i più piccoli che vengono tenuti in braccio e coccolati. Gli
adulti non organizzano mai e non insegnano mai i giochi ai bambini, che a volte
imitano gli adulti per gioco. Avvenimenti come nascite e vacanze non suscitano
particolare interesse. Il compleanno viene trascurato. I bambini non vengono
sgridati quasi mai, i genitori non alzano mai la voce. Il bullismo viene visto come
un fatto della vita e il bambino che lo subisce ne viene quasi considerato il
responsabile.
2. IL CICLO ECONOMICO ANNUALE

La principale attività economica degli abitanti del villaggio varia con la stagione,
e l’importanza di qualunque attività economica varia da famiglia a famiglia.
L’identità viene dalla famiglia e dalla banda, non dal lavoro. La pesca è l’attività
principale da giugno fino a ottobre, mentre la raccolta delle vongole inizia alla
fine della stagione della pesca e va avanti fino a marzo. Occasionalmente
durante l’anno si va a legna e si fanno impegnativi lavori di costruzione.

LA RACCOLTA DEI MOLLUSCHI

La raccolta delle vongole è la fonte primaria di denaro contante. I sacchetti di


vongole vengono ritirati giornalmente dal grossista, che è membro di una banda
della zona. Il compratore paga subito in contanti. Bisogna aspettare le maree
favorevoli per raccoglierle.

LE ATTIVITÀ PRIMAVERILI

In primavera è possibile vendere halibut e merluzzo a compratori che pagano in


contanti. L’allungarsi delle giornate e le temperature miti spingono ad
aumentare le attività all’aperto. Un’altra attività primaverile è la presa del pesce
candela, con annessa produzione di olio di pesce: attività che richiede tempo ed
energie.

LE ATTIVITÀ FORESTALI

Le attività forestali sono quelle che hanno il maggiore potenziale per l’impiego
della manodopera indiana. Il lavoro potenziale per la popolazione indiana è in
funzione della residenza: le attività si spostano lontano dai centri urbani dove i
nativi costituiscono l’unica forza lavoro disponibile. L’attività forestale ha degli
aspetti che la fanno assomigliare alla pesca e la rendono attraente per gli indiani.
Ma la pesca rimane l’attività preferita dai nativi perché considerata la “grande
opportunità ”. Gli indiani preferiscono guadagnare meno ma subito e avere il
tempo per divertirsi, non accettano quindi lavori troppo impegnativi e lunghi.
Non amano dire agli altri cosa fare e allo stesso modo non sopportano chiunque
si comporti in maniera autoritaria nei loro confronti (soprattutto i capisquadra
bianchi).

I NATIVI COME BOSCAIOLI

Si vengono a creare diversi problemi per i nativi che si pongono in transizione


tra la vita del villaggio e uno stile di vita più vicino a quello della società
dominante. Nel libro si prendono in analisi le vite di due uomini del villaggio che
hanno dei buoni rapporti con i bianchi. Vorrebbero che i loro figli seguissero la
scuola lontano dal villaggio perché lo considerano un luogo chiuso dove non è
possibile crescere, sia moralmente che economicamente. C’è disinformazione
per quanto riguarda l’istruzione: la scuola e i corsi formativi sono a carico
dell’Agenzia, ma i nativi spesso credono di dover pagare loro, quindi non
proseguono gli studi. C’è incertezza per quanto riguarda l’impegno a
ottemperare la propria eredità indiana e le proprie aspirazioni verso la società
dominante, che si rispecchia in diversi comportamenti.

LA PESCA

Fuori Alert Bay opera una flottiglia da pesca abbastanza grande e


prevalentemente indiana, che conta molte barche per la pesca col tramaglio e
28 pescherecci a strascico. Nella tarda primavera i comandanti dei pescherecci
arruolano i marinai della stagione precedente, alcuni dei quali lavora sulla stessa
barca di anno in anno, e scelgono nuovi marinai tra uomini con scarsa esperienza
e giovani. Durante gli anni la pesca e il modo in cui viene fatta sono cambiati
molto. Anche per quanto riguarda le spese dei pescherecci, le Aziende tendono
ad aiutare sempre gli indiani. I cambiamenti nell’industria della pesca sono
graduali, e anche coloro che prevedono che i oro figli piccoli avranno bisogno di
altre specializzazioni nel futuro, non vedono in pericolo il proprio lavoro. Il
pessimismo riguarda le previsioni a lungo termine piuttosto che il domani
immediato. Nei tempi andati le donne indiane erano importanti tanto quanto gli
uomini per l’industria della pesca, ora le grandi innovazioni tecnologiche hanno
completamente tagliato fuori le donne locali dall’industria dell’inscatolamento
del pesce.

I NATIVI COME PESCATORI

In questo paragrafo si fa attenzione alle relazioni tra gli individui e l’industria


della pesca. Alcuni bambini entrano in contatto con i pescherecci già in tenera
età (a sei anni imparano già alcuni lavori), e intorno ai 16 (età per iniziare a
lavorare in regola) iniziano a lavorare seriamente (con 10 anni di esperienza).
Esempio: la famiglia di Dorothy è piccola, lei e suo fratello sono vicini d’età e
passano molto tempo con i genitori; la vita sulla piccola imbarcazione offre ai
bambini i modelli della vita adulta nel lavoro e nel tempo libero, da sobri e da
alticci, e in tutta la gamma di stati d’animo che ciascun genitore mostra.
Nonostante i genitori di Dorothy abbiano cercato di incoraggiarla a continuare
gli studi e a trovare un’occupazione migliore magari anche fuori dal villaggio, il
ruolo che lei conosce meglio è quello della donna sulla barca da pesca di
famiglia.

IL POTENZIAMENTO DELLE RISORSE

La pesca, la raccolta delle vongole e l’attività boschiva sono dominanti


nell’economia del villaggio ma ci sono altre risorse importanti per tutti gli
abitanti. Come ad esempio delle piccole attività di costruzione; le pulizie della
scuola alla fine dell’anno; le attività di trasporto da Alert Bay alla scuola del
villaggio; le cerimonie Potlatch: cerimonie dove si festeggia tutti insieme e ogni
membro maschio della comunità riceve in dono denaro e regali di ogni genere.
Ai tempi il potlatch era un mezzo istituzionalizzato per ridistribuire i surplus.
Alcuni abitanti del villaggio evitano di accumulare ricchezze perché le famiglie
più ricche sono quasi obbligate a condividere con le famiglie meno ricche i loro
beni, in caso contrario andrebbero contro il buon costume e verrebbero
chiamati “spilorci”. Anche la prostituzione è stata una sicura fonte di reddito,
ma non è istituzionalizzata. La produzione e la vendita di artigianato indiano
fornisce del reddito nella regione, ma non nel villaggio: gli oggetti tramandati di
generazione in generazione sono stati già venduti e non ne vengono prodotti
altri perché senza i riti e le storie che quegli oggetti aiutavano a simboleggiare,
quelle forme d’arte risultano prive di significato. Gli abitanti del villaggio
mostrano poco interesse per le terre comuni e i denari comuni. I fondi della
comunità sono una specie di ricchezza collettiva sulla quale gli abitanti del
villaggio hanno la sensazione di non avere quasi alcun controllo. Un altro modo
per incrementare le loro risorse è quello di sottrarre ciò che appartiene a un
altro. L’attività che sta attorno al furto non viene nascosta ai bambini delle case
dove è una pratica frequente.

I SUSSIDI GOVERNATIVI

Tra gli introiti in denaro delle famiglie ci sono i sussidi governativi (assegni
familiari). L’assegno di disoccupazione fornisce reddito ad alcune famiglie, ma a
causa dell’aleatorietà della vendita delle vongole, gli abitanti del villaggio
possono truccare i dati dei loro guadagni per ottenere i massimi benefici dalle
previdenze sulla disoccupazione. I risarcimenti forniscono la maggior parte del
reddito di una famiglia. La cattiva amministrazione, particolarmente quella
connessa alla gestione e distribuzione dell’assistenza, sembra un rischio insito
nel lavoro degli Agenti Indiani.

3. LE ATTIVITÀ SOCIALI
Ci sono alcune attività sociali ricorrenti, come riunioni sociali cerimoniali,
bevute, eventi sportivi, viaggi, attività religiose e attività formali di banda.

LE RIUNIONI CERIMONIALI

Sono forme contemporanee dei tradizionali potlatch. La pratica di alienare o


distruggere beni in quantità maggiore dei rivali ha subito nel tempo un notevole
cambiamento, anche se donare regali rappresenta ancora una parte importante
di queste cerimonie. I nativi chiamano queste riunioni “danze indiane”. Questi
raduni hanno sia aspetti formali che informali: un aspetto tradizionale sono i
discorsi tenuti in lingua cerimoniale kwakwala, anche se pochi ormai parlano la
lingua nativa. Quasi tutti i balli sono eseguiti dagli uomini che portano maschere
di legno scolpito e copricapi di pelli o di corteccia di cedro, come prevede la
tradizione. Il potlatch come sistema per affermare il proprio status non è più
universalmente riconosciuto e accettato, tuttavia continua a fornire un mezzo
per affermare l’identità di gruppo, per dimostrare impegno nei confronti delle
antiche usanze, e per mettere in evidenza un evento socialmente importante
come un matrimonio o l’attribuzione di un nome indiano. Gli adulti hanno
sentimenti contrastanti riguardo i potlatch: alcuni dicono che non portano nulla
di buono, ma tutti cercano di parteciparvi. Anche se le danze sono organizzate
di rado, è indubbio il loro impatto sui bambini, per i quali questa attività è una
delle poche grandi occasioni e tipicamente indiana.

IL PROBLEMA DELL’ALCOLISMO

I problemi connessi al bere eccessivo preoccupano ogni famiglia del villaggio e


costituiscono un grave problema per i membri di molte famiglie. L’alcol risulta
essere il responsabile di morti, incidenti, liti e ricoveri. Se un indiano si ubriaca e
si comporta male, la colpa è dell’alcol e non dell’indiano. Il bere fa da incentivo
al guadagno e quindi a trovare lavoro; per alcuni i soldi non hanno quasi altro
uso. I periodi più tranquilli al villaggio sono quelli nei quali nessuno ha lavoro e
di conseguenza non ci sono soldi extra per i liquori.

GLI EVENTI SPORTIVI

Il calcio è lo sport preferito e spesso il gioco è praticato dai giovani nel villaggio.
I tentativi di insegnanti volenterosi di costruire qualcosa sui giochi sportivi
organizzando competizioni interscolastiche non hanno avuto successo: i ragazzi
e gli adulti del villaggio non possono essere allenati da qualcuno che gli dica cosa
fare perché non accettano il sentirsi dare degli ordini.

I VIAGGI
Gli abitanti del villaggio passano molto tempo a viaggiare nei dintorni, mentre
trasferirsi da un posto a un altro è un evento pressoché unico. Il mezzo di
trasporto prevalente è la barca. Gli uomini viaggiano più delle donne, anche se
alcune vengono criticate di essere sempre via al posto di badare ai bambini.
Viaggiare fornisce un importante elemento di varietà ai bambini e agli adulti.
Spesso gli adulti lasciano i bambini a casa perché gli sono di intralcio durante le
compere e le feste. I bambini considerano una cosa naturale l’assenza dei
genitori per periodi anche prolungati.

LE ATTIVITÀ RELIGIOSE

La religione al villaggio viene importata; nel corso dell’anno diversi gruppi


religiosi protestanti propongono diverse attività . I kwakiutl hanno avuto
educazione anglicana per più di ottanta anni, anche se i missionari cattolici sono
stati i primi a introdurre il cristianesimo nella regione. Oggigiorno i nativi
vengono battezzati, sposati e seppelliti con i sacramenti cristiani. La religione
cristiana ha riconoscimento ufficiale nelle scuole provinciali mediante una
lettura giornaliera obbligatoria della Bibbia e la recita di una preghiera.

LE ATTIVITÀ DI BANDA

Il villaggio è formalmente organizzato in una banda con tre consiglieri eletti, uno
dei quali funge da consigliere capo. Le stesse persone vengono rielette mandato
dopo mandato. A Blackfish sono stati eletti sempre uomini. Gli abitanti del
villaggio di solito rifiutano l’incarico. Il capo villaggio non ha “potere” sul
villaggio, non dà ordini e non viene molto ascoltato. Nessuno dà molta
importanza all’organizzazione del villaggio.

IL CONTROLLO SOCIALE

I mezzi indigeni e informali di controllo sociale efficaci nel villaggio devono tener
conto sia dell’organizzazione formale del consiglio di banda e sia delle fonti di
controllo esterne come le Giubbe Rosse. Le maldicenze, più sottili e meno
drammatiche delle minacce proferite, sono meccanismi di controllo sociale più
pervasivi e più importanti. I pettegolezzi sono la conseguenza del cattivo
comportamento, e il disagio e la preoccupazione sono la conseguenza dei
pettegolezzi. Andarsene via per uscire da una situazione scomoda è una
possibilità che gli abitanti del villaggio considerano sempre e essere circondati
dalle maldicenze può rivelarsi una situazione molto scomoda. Il concetto del
“sentito dire” e l’efficacia delle chiacchiere come vendetta contro i torti è
circondata e rinforzata dal folklore, delle credenze e dal comportamento
abituale. Ad esempio, dopo la morte di qualcuno è tradizione bruciare tutti i suoi
vestiti e i suoi oggetti personali. Si crede che la mancanza nell’osservare questa
consuetudine trattenga la partenza dei defunti verso “il luogo dove devono
andare” e si dice che nella notte si possono sentire le voci dei morti, se i loro
effetti personali sono stati lasciati indietro. Un altro gruppo di credenze riguarda
l’orca, il blackfish; a questo animale non bisogna mai fare del male. Valori e
sanzioni indigene e informali servono agli abitanti del villaggio più che
l’organizzazione formale della banda. Fintanto che un uomo non cerca di
imporre la sua rettitudine agli altri, un paesano viene visto come “brav’uomo”,
degno di rispetto. Queste qualità comprendono l’essere tranquillo e parlare
gentilmente, l’essere generoso, non causare preoccupazioni agli altri e farsi gli
affari propri.

PARTE SECONDA: LA SCUOLA DEL VILLAGGIO

I bambini del villaggio accettano la scuola come parte integrante dell’infanzia, la


maggior parte dei genitori è andato a sua volta a scuola e nessun adulto mette
in dubbio l’idea che i bambini la debbano frequentare. La Parte Seconda tratta
la scuola del villaggio e l’educazione formale da diverse prospettive: gli inizi
dell’educazione formale nel villaggio, la descrizione del sistema di istruzione dei
popoli nativi in Canada, gli atteggiamenti e le esperienze degli adulti nei riguardi
della loro stessa educazione e di quella dei bambini, gli atteggiamenti e le
esperienze degli insegnanti bianchi, i comportamenti e i risultati dei bambini a
scuola.

4. L’AMBIENTE EDUCATIVO

LA RESIDENTIAL SCHOOL DI ALERT BAY

Le Residential schools erano scuole regionali strutturate come collegi e gestite


da preti, principalmente cattolici e anglicani. Negli anni Venti e Trenta questi
collegi funzionarono come un vero e proprio strumento di assimilazione forzata,
radunando bambini indiani da varie regioni e separandoli dalle famiglie.
L’obiettivo era quello di “educare” i bambini indiani allo stile di vita
anglosassone, anche attraverso umiliazioni e punizioni corporali, per farne così
dei semplici cittadini americani, sradicati dal loro gruppo di appartenenza, dalla
cultura tradizionale e dalla loro lingua. Il sistema delle Residential schools
americane fu successivamente preso a modello dal regime segregazionista del
Sud Africa. La prima missione fu fondata ad Alert Bay nel 1881 sotto gli auspici
della chiesa anglicana. Ogni anno qualche bambino frequenta la scuola di St.
Michael, anche quasi tutti i genitori del villaggio ci hanno passato un periodo in
gioventù . L’atteggiamento di bambini e adulti di Blackfish verso St. Michael è
essenzialmente positivo. Gli anziani e i genitori vorrebbero che tutti i bambini
frequentassero il collegio, ma allo stesso tempo preferiscono mandare i propri
figli nella scuola del villaggio e tenerli a casa. Gli abitanti che si sono trasferiti
hanno assicurato un’educazione migliore ai figli, hanno aspirazioni più elevate
per le loro carriere scolastiche e li hanno incoraggiati a proseguire gli studi.

LA STORIA DELL’EDUCAZIONE FORMALE A BLACKFISH

Fino al 1928, per ricevere un’educazione formale i bambini del villaggio


dovevano iscriversi ad una Residential School. Due signore inglesi, Miss O’Brian
e Miss Nixon si resero conto che c’era bisogno di cure mediche intermedie per i
casi che non richiedevano il ricovero nell’affollato ospedale statale ma che
necessitavano cure più attente di quelle su cui si poteva contare nelle case
indiane e di una struttura consona all’educazione formale. Decisero quindi di
aprire una struttura al villaggio, dove si occupavano di assistenza medica e
scolastica. Gli Indiani ricordano il periodo con nostalgia e amore. Furono le prime
bianche ad entrare strettamente in contatto con i nativi.

L’EDUCAZIONE INDIANA GESTITA DALL’AGENZIA

Nessun ragazzo di Blackfish frequentò le superiori durante il 1962-63 e nessun


nativo del villaggio aveva mai frequentato una scuola provinciale. Fino a dopo la
Seconda Guerra Mondiale, gli Agenti indiani hanno diretto i programmi locali
per l’educazione. L’Agente ha influenza anche su altri aspetti del funzionamento
della scuola, come la sistemazione degli insegnanti e altri problemi che possono
sorgere e coinvolgerli. Il reclutamento degli insegnanti per le scuole indiane è
sempre stato un problema difficile. Gli insegnanti abilitati per insegnare nelle
scuole provinciali di solito non presentano domanda d’insegnamento alla
Sezione Affari Indiani. Gli insegnanti delle scuole indiane sono spesso molto
meno qualificati in termini di addestramento e di esperienza, e le impressioni
generali che i visitatori si portano via di loro sono tipicamente sfavorevoli. Gli
insegnanti delle scuole indiane ricevono anche un assegno mensile di sede
disagiata che dipende dalla località in cui si trova la scuola e dal numero di
dipendenti. Gli allievi che frequentano le scuole provinciali devono acquistare i
libri e gli ausili ma questi ultimi vengono forniti gratuitamente agli alunni delle
scuole indiane. Le scuole indiane operano sulla base di un curriculum ufficiale
che sviluppa lo stesso corso e usa gli stessi materiali delle scuole provinciali, un
programma centralizzato che manca di sensibilità ai problemi locali ma che si
ritiene sia soddisfacente perché è il medesimo ovunque.
LA SCUOLA INDIANA DI BLACKFISH

Durante i primi due anni di Miss O’Brien a Blackfish, la scuola funzionò a


intermittenza. La carenza a livello nazionale di insegnanti durante e
immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale fu la ragione ufficiale del
perché non c’erano insegnanti disponibili. Al St. Michael non prendevano più
bambini per il sovraffollamento, quindi decisero di mobilitarsi per fa sì che
venisse aperta una scuola nuova nel villaggio. I tre principali problemi delle
scuole indiane erano: l’isolamento, l’edificio inferiore agi standard e la
inadeguatezza della manutenzione ordinaria e straordinaria. L’isolamento
diventa un problema per l’insegnante che non ha rapporti con nessuno se non
con la gente del villaggio; l’edificio è fatiscente e sporco e non ci sono risorse per
pulirlo; i materiali scolastici vengono forniti tardi, quasi alla fine delle lezioni. Gli
insegnanti spesso si ritrovano sia ad insegnare che a cercare di pulire la scuola e
di amministrare lo scarso materiale.

5. I GENITORI E GLI INSEGNANTI

I TRAGUARDI EDUCATIVI DEGLI ADULTI DEL VILLAGGIO

Non è possibile fare un quadro preciso dei traguardi educativi raggiunti dagli
adulti del villaggio. I livelli scolastici formali hanno poco significato tranne quello
di indicare una pecie di gerarchia tra gli alunni. Gli adulti non sanno nemmeno
con certezza quale grado di istruzione possiedono. Il risultato finale dei giovani
è ancora al di sotto della possibilità di accesso a opportunità che richiedono un
titolo di studio. Molti dei villaggi vicini hanno l’impressione che i bambini di
Blackfish siano particolarmente lenti e svogliati a scuola. Ne danno svariate
spiegazioni: i bambini degli altri villaggi parlano di più in inglese, i bambini di
Blackfish non hanno rispetto per le autorità , non amano la scuola e la
abbandonano presto.

GLI ATTEGGIAMENTI VERSO L’EDUCAZIONE

L’educazione anche se concepita in modo vago come qualcosa che è meglio


avere, viene completamente approvata dagli abitanti del villaggio. La decisione
su quanto avanti negli studi andrà un bambino è lasciata al bambino stesso. La
maggior parte dei genitori ha scarse aspirazioni per i figli. In qualche occasione
l’istruzione formale è usata come biasimo verso la gente che è stata a scuola,
“hai una buona istruzione ma non sai fare nulla”. Molti ragazzi hanno finito le
superiori e sono tornati ai villaggi per ritrovarsi fuori dal flusso principale della
vita locale, né adeguatamente prearati per una nuova carriera, né soddisfatti del
vecchio stile di vita. I loro traguardi scolastici non hanno aperto loro strade che
essi possano decidere di percorrere.

COSA GLI ABITANTI DEL VILLAGGIO SI ASPETTANO DALL’INSEGNANTE

Per via delle loro esperienze a scuola, gli adulti sono arrivati ad attendersi certi
comportamenti da parte di un insegnante. Queste aspettative hanno un
notevole impatto sulla natura della relazione insegnante- comunità . Anche
l’insegnante ha delle aspettative su come gli insegnanti dovrebbero agire e come
gli altri dovrebbero comportarsi nei suoi confronti. La sua esperienza però è
radicata nelle tradizioni della società dominante piuttosto che nella vita del
villaggio. Quando le attese delle due parti sono incompatibili si vengono a creare
dei potenziali conflitti. Gli insegnanti sono considerati come una specie di
enciclopedia, mentre la gente del villaggio mostra poco interesse a
padroneggiare i fatti e a saper controllare le informazioni. I tre criteri su cui si
basa il giudizio dell’insegnante sono: l’apertura della scuola tutti i giorni, la
puntualità , e il tenere occupati i bambini; se l’insegnante riesce ad occuparsi di
questi aspetti viene considerato un “buon insegnante”. Un buon insegnante ha
anche il compito di insegnare la disciplina ai ragazzi, spesso sono i genitori stessi
a chiedere all’insegnante di punire i ragazzi. Si aspettano che l’insegnante risolva
i problemi tra i ragazzi e che insegni loro l’educazione. Allo stesso modo però gli
adulti non sono contenti di un insegnante che dà regole troppo dure e si lamenta
dei ragazzi o di come al villaggio la gente conduce la propria vita. I genitori
sfuggono alle prediche in due modi: tengono l’insegnante all’oscuro di quel che
succede nel villaggio ed evitano di mettersi in qualsiasi posizione ufficiale di
fronte all’insegnante che potrebbe far loro la predica su come comportarsi o su
cosa c’è che non va nel loro modo di agire. Questo comportamento sfuggente
non è limitato agli insegnanti, vengono evitati altri bianchi come le infermiere,
le giubbe rosse e l’agente. In aggiunta all’atteggiamento di disprezzo verso la
vita del villaggio che i locali si attendono dall’insegnante, essi sospettano che
come tutti gli altri Bianchi egli si creda superiore agli indiani. La gente si aspetta
che l’insegnante faccia fatica a gestire la classe, che sia onesto e affidabile.

LA COMUNICAZIONE TRA GENITORI E INSEGNANTI

Ci sono diversi modi di comunicazione tra i genitori e l’insegnante: nel primo


caso i genitori si limitano ad ignorare l’insegnante, nel secondo, a mandargli
bigliettini tramite i figli. C’è anche un metodo più formale di comunicazione che
consiste nel colloquio orale tra i due o nella spedizione di comunicazioni in
lettera da parte dell’Agente alle famiglie. Agli adulti non piace parlare di persona
con l’insegnante perché si sentono intellettualmente inferiori e sanno che sarà
l’insegnante ad avere il monopolio della conversazione. Non amano sentirsi
criticare e sentir criticare i propri figli, quindi l’insegante deve saper misurare
molto bene le parole che utilizza nel commentare l’alunno.

IL COMPORTAMENTO E LE IMPRESSIONI DEGLI INSEGNANTI

Molti dei problemi che distorcono l’immagine che l’insegnante ha della vita
indiana e egli allievi indiani non dipendono dalla popolazione indiana in sé. I
problemi sono il risultato dell’isolamento, degli inconvenienti fisici e della
asprezza della vita, dei bassi salari, della carenza di istruzione e delle difficoltà
intrinseche per qualsiasi adulto che lavori con gruppi di bambini nel quadro
altamente strutturato della scuola pubblica. Altre insicurezze affliggono gli
inseganti delle scuole indiane, tra cui la sensazione continua di essere sempre
sulla difensiva e l’insicurezza del posto di lavoro. Queste insicurezze derivano in
parte dall’organizzazione burocratica del sistema federale e in parte dalla
mancanza di comunicazione tra gli inseganti, dalla mancanza di un qualsivoglia
criterio di giudizio comunemente accettato sull’efficacia del loro lavoro e dalla
mancanza di una preparazione formale, che porta gli insegnanti a pensare che
se solo avessero un maggiore addestramento, i loro problemi con la classe
scomparirebbero. Parte del senso di insicurezza personale degli insegnanti
dipende dalla situazione nella comunità indiana: arrivando al villaggio hanno
sperimentato per la prima volta cosa significa essere in un gruppo di minoranza.
Le preoccupazioni dell’insegnante per le sue proprietà personali sono un
problema che si collega direttamente all’interazione Indiani-Bianchi. Una delle
cose che un insegnante competente dovrebbe avere è la perizia necessaria per
stabilire cosa sanno i suoi allievi e cosa dovrebbero sapere, considerando che i
propri standard basati sulla loro esperienza come insegnanti nelle scuole di città ,
possono non essere appropriati come metro di giudizio dei loro allievi indiani.
Senza alcun criterio stabilito per misurare i progressi o i successi la frustrazione
nella classe e nella comunità comincia a palesarsi, accrescendo l’ansietà e il
senso di fallimento dell’insegnante. Gli insegnanti incolpano il Governo e
specialmente il Settore educativo della Sezione Affari Indiani come una delle
cause dei loro problemi. C’è anche insoddisfazione per la mancanza di un
curriculum adatto e di adeguate direttive per gli insegnanti. Gli insegnanti sono
anche convinti di contribuire essi stessi al mancato successo nella classe a causa
della loro insicurezza e della loro inadeguatezza nel rapportarsi con gli allievi
indiani. Un grande problema sono i genitori stessi degli alunni, gli insegnanti
sono consapevoli del fatto che le attività svolte in classe ricevono poco o nessun
rinforzo a casa. Il cattivo comportamento in aula è un altro aspetto delle
impressioni dell’insegnante riguardo ai problemi degli allievi: non accettano che
gli venga detto cosa bisogna fare, rispondono male all’insegnante e sono
totalmente disinteressati e demotivati nei confronti dell’educazione e della
cultura. Un altro problema importante è il bullismo: molti dei ragazzi più piccoli
vengono picchiati e maltrattati dai ragazzi più grandi e spesso questo li porta a
smettere di frequentare la scuola; nessun adulto cerca di risolvere la situazione,
i genitori si limitano a dire ai più piccoli di stare lontani dai grandi e di
comportarsi bene.

6. GLI ALUNNI E LA CLASSE

GLI ATTEGGIAMENTI DEGLI ALUNNI VERSO LA SCUOLA E L’INSEGNANTE

Gli alunni vedono la scuola come un posto noioso in cui sono costretti a passare
del tempo della loro vita. Non c’è nessun diplomato alla scuola del villaggio, i
ragazzi vengono promossi senza troppe pretese ma una volta arrivati all’ottava
classe nessuno continua nelle scuole di Alert Bay. Per i ragazzi la scuola è un
lento trascorrere del tempo, che sarà evitabile solo una volta compiuti 16 anni.
I ragazzi non hanno grandi prospettive per il loro futuro, nessuno aspira a
cercare un lavoro decente, quasi tutti vogliono rimanere al villaggio e vivere
come vivono i loro genitori o fratelli più grandi. Il rapporto con l’insegnante di
solito è negativo. C’è un atteggiamento più ostile verso la scuola tra i ragazzi più
grandi che tra quelli più piccoli. Gli atteggiamenti e i comportamenti degli allievi
di differenti famiglie verso l’autorità dell’insegnante assomigliano agli
atteggiamenti verso l’autorità condivisi nelle loro famiglie. Almeno in parte, la
sensazione che i bambini hanno della scuola come di un luogo noioso può
derivare dalla loro esperienza con compiti lunghi e tediosi assegnati da
insegnanti infastiditi per tenerli occupati a lungo in classe.

LA CLASSSE IN ATTIVITA’

Uno dei modi dell’insegnante per far seguire la disciplina ai ragazzi è quello di
mandarli fuori dalla classe. Questa azione viene vissuta dai più grandi in maniera
più negativa, per la sensazione di esclusione e per le ripercussioni a casa (i
genitori danno degli scapaccioni se lo scoprono). L’attività giornaliera in classe
comincia di solito con un lungo periodo di vari generi di letture e di lavori ad esse
collegati da svolgere sui banchi. Verso mezzogiorno si fa della ginnastica indoor,
seguita da un intervallo all’aperto se il tempo lo permette o da un po’ di tempo
libero nello spazioso seminterrato. Dopo l’intervallo si fa lezione di aritmetica e
attività di scrittura. Usciti i bambini più piccoli (escono prima di quelli più grandi)
c’è un periodo di lavoro conclusivo dedicato genericamente agli studi sociali, alla
scienza, ai giochi al coperto, all’arte e alla lettura individuale. I ragazzi tendono
a svolgere i compiti e a studiare sempre in piccoli gruppi, mai individualmente,
stimolando lo studio reciproco. L’effetto stimolante della loro autoimposta
competizione viene controbilanciato dalla tendenza degli allievi ad aiutarsi
continuamente l’uno con l’altro. La dimensione degli aiuti reciproci è tale da
complicare la possibilità stessa di una valutazione accurata da parte
dell’insegnante, delle abilità di ogni bambino e del suo livello raggiunto.

MISURAZIONI DEL RENDIMENTO DELLA CLASSE

I test standardizzati usati a scuola sono progettati e normalizzati per alunni della
classe media urbana. Quegli argomenti che discriminano gli alunni del villaggio
possono discriminare differenze di abilità mentale, ma possono invece
semplicemente distinguere quale opportunità ha avuto ciascun bambino di fare
esperienze e di entrare in contatto con le correnti principali della società urbana.
Il quoziente di intelligenza medio degli alunni delle scuole provinciali della
Columbia Britannica è 110, nessun bambino del villaggio raggiunge un punteggio
così alto in nessun test. Indipendentemente dall’argutezza dell’insegnante, la
valenza negativa di queste etichette influenza sia la valutazione degli allievi da
parte dell’insegnante e sia il morale dello stesso.

EPILOGO

La scuola del villaggio venne chiusa. La chiusura ebbe conseguenze ben al di là
delle pareti dell’aula. La scuola era servita non solo come istituzione educativa,
ma anche come sede ufficiale della “banda”, collegando formalmente il villaggio
al resto della società contemporanea canadese. La chiusura della scuola ebbe
l’effetto di togliere questo riconoscimento. Le famiglie che non volevano
separarsi dai propri figli dovettero emigrare in altri villaggi o andare ad Alert Bay,
e l’allontanamento di alcune famiglie provocò lo spostamento di altre. Due anni
dopo la chiusura della scuola, solo due famiglie del villaggio continuavano a
vivere lì per tutto l’anno. Mentre la rapidità dell’impatto della chiusura della
scuola poteva non essere stata prevista, le conseguenze furono viste da molti
come la migliore soluzione per il villaggio, o come una cosa inevitabile.

Per quanto riguarda i ragazzi: ogni bambino che frequentava la scuola del
villaggio nel 1962-63 ripeté almeno un anno nei successivi tre; i comportamenti
che sembravano collegati alle personalità individuali ad un certo punto
cominciano ad assomigliare a quelli tipici delle “classi di età ” attraverso le quali
passano i bambini.

7. IN RETROSPETTIVA E IN PROSPETTIVA

UNA VALUTAZIONE FUNZIONALE DEI BISOGNI EDUCATIVI


Nella misura in cui terminare la decima classe in Columbia Britannica è il
prerequisito per qualunque programma di istruzione professionale e per molti
lavori, il bambino del villaggio che viene incoraggiato a rimanere alla scuola
elementare per completare un altro anno o due per i vantaggi di “farsi
un’istruzione”, rappresenta l’accettazione di una promessa educativa che
porterà più probabilmente alla delusione e alla frustrazione piuttosto che a
migliori opportunità . I programmi di educazione formale che non sono
accompagnati da reali opportunità economiche e sociali sono punti di partenza
verso il nulla. Tuttavia, i programmi di istruzione di massa possono fornire
opportunità e strumenti per risolvere alcuni dei problemi relativi
all’acculturazione. Quello che si può fare e il modo in cui procedere dipendono
dalle risposte a domande del tipo: quali sono i bisogni funzionali degli abitanti
del villaggio che l’educazione formale può soddisfare? Quali di questi bisogni
educativi possono essere soddisfatti attraverso il sistema scolastico esistente,
dati i limiti imposti all’attività dell’insegnante in termini di risorse, personale e
consenso locale? Quali altri tipi di programmi educativi potrebbero essere
sviluppati per soddisfare i bisogni che la scuola non riesce a esaudire?
L’educatore assegnato non dovrebbe essere lasciato solo con uno spettro così
ampio di potenziali attività educative o a decidere quale specifico contributo
l’insegnante può dare in classe. A causa dei loro concetti culturalmente orientati
su quali programmi educativi debbano essere nel dominio della classe e quali
no, il personale scolastico non è sempre in grado di riconoscere o identificare le
straordinarie opportunità di offrire aiuto che sono insite nell’educazione.

Può accadere, come mostrato in parte dal caso del villaggio di Blackfish, che la
scuola e l’insegnante siano percepiti come alieni, diversi, forse minacciosi per il
modello di vita tradizionale. In queste condizioni il metodo migliore per
sviluppare un effettivo programma educativo può essere quello di ridurre al
minimo l’istruzione formale e di evitare di vincolare nuove opportunità e nuovi
programmi sempre solo in rapporto alla scuola o all’insegnante. Inoltre il
personale docente deve riconoscere che attraverso il curriculum formale si
possono trasmettere solo elementi della cultura dei Bianchi. Lavorando in
comunità nelle quali gli sforzi compiuti in classe sono costantemente ostacolati
da un clima ostile tra gli alunni e gli insegnanti, dovremmo riuscire a capire
quante ore o anni in classe siano davvero essenziali perché i bambini
raggiungano quei risultati educativi che allievi maldisposti e ostili ora
raggiungono in lunghi e faticosi anni di educazione forzata. Un approccio
funzionale per identificare i problemi e le alternative direttamente collegate al
ruolo della scuola per le popolazioni native è chiedersi: quali sono i bisogni della
gente che possono essere soddisfatti dall’educazione formale? La questione
cruciale è : chi può stabilire quali sono i bisogni educativi?
Guardando la lista dei bisogni funzionali, diventa chiaro che un grave problema
è che molte delle abilità o delle conoscenze richieste dai giovani del villaggio non
sono possedute dall’insegnante. Sembra opportuno sviluppare materiali
didattici speciali e va da sé che l’insegnante da solo non può prendersi la
responsabilità dell’intero programma educativo.

Vi è oggi la tendenza tra gli educatori a usare il termine “deprivazione culturale”


per spiegare le difficoltà di apprendimento di gruppi di bambini lontani dalle
principali correnti culturali della società . Questo termine è inadeguato e
fuorviante. Lo studio presente mostra come bambini che frequentano la scuola
possano non condividere il complesso di presupposti culturali sul quale la scuola
si basa, senza per questo essere “privi di cultura”.

Gli insegnanti che lavorano in un ambiente trans-culturale avranno, per ognuno


dei loro obiettivi educativi, maggiore soddisfazione per sé stessi e un’idea più
precisa di quello che stanno ottenendo i loro alunni, se si sforzeranno di dare
specificità e autonomia a ognuno dei loro traguardi.

I VALORI CULTURALI NELLA CLASSE ALL’INCROCIO DI DUE CULTURE

L’aula non dovrebbe essere il terreno di contro per imporre cambiamenti di


valori. L’insegnante dovrebbe stabilire il comportamento accettabile in classe,
ma non gli si chiede di fornire regole per l’intera comunità . È meglio per
l’insegnante incrementare la crescita individuale piuttosto che il cambiamento
culturale. Per il bambino indiano l’esperienza in classe può rappresentare l’unico
periodo nel quale la distanza tra le correnti culturali principali della società
bianca dominante e il suo mondo quotidiano viene superata attraverso
l’esperienza diretta.

POSTFAZIONE, 1989

A SCUOLA IN UN VILLAGGIO KWAKIUTL 25 ANNI DOPO

Il vecchio modo di vivere sta attraversando una nuova trasformazione. Le


tradizioni indiane restano in vita attraverso la memoria, e rimanendo
abbastanza dinamiche da fornire una sorta di impalcatura culturale per entrare
in contatto con la società canadese in un modo sufficientemente stereotipato
da essere riconoscibile come “indiano”. La politica ufficiale e i luoghi comuni non
contano nulla: l’elemento critico è come la gente indiana considera se stessa e
fino a che punto ritiene che la possibilità di avere successo o di assumere
elementi della società dominante gli venga negata sulla base dell’appartenenza
etnica.
RIFLESSIONI SULLA RICERCA

I problemi relativi alle scadenti prestazioni scolastiche dei giovani nativi


americani entravano nel merito della crescente considerazione per l’educazione
indiana e anche di un sempre maggiore interesse per i problemi dell’educazione
delle minoranze in generale. L’autore ripensa alla ricerca effettuata sul campo
in modo critico, affermando che avrebbe dovuto prestare più attenzione ai
singoli ragazzi kwakiutl e cercare di capire e soffermarsi sul loro modo di sapere
le cose e su cosa effettivamente conoscessero, invece di impuntarsi sul suo
punto di vista e cercare di far imparare loro altre cose (anche previste dai moduli
e dagli standard delle altre scuole della Columbia Britannica). La domanda da
porsi è : che cosa essi sanno? Se non sono interessati a quello che è considerato
importante nel mio mondo, che cosa li interessa nel loro? Il complemento
antropologico a questa ben nota impresa potrebbe essere aiutare gli insegnanti
a capire e apprezzare cosa c’è già nella testa dei loro studenti, la massa
preesistente alla quale una nuova conoscenza deve connettersi, se vuole
diventare conoscenza personale. L’apprendimento scolastico interessa
l’antropologo come processo di acquisizione culturale solo in quanto aspetto di
una questione più ampia: che cosa ogni singolo bambino di una certa età e
appartenente a un particolare gruppo sociale sa?

L’INSEGNAMENTO INTERCULTURALE

L’educazione formale è basata sulla nozione della incompetenza del discente.


L’educazione interculturale estende la sfera della incompetenza, individuando
conoscenze degne di essere acquisite anche al di fuori del sistema culturale dello
studente.