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IL PROBLEMA DEI RAPPORTI TRA SCIENZA E FEDE


E IL CASO GALILEI

PREMESSA: IL PROBLEMA DELLA VERITA DELLA BIBBIA


La questione dei rapporti tra scienza e fede si pose non prima dei secoli XVI-XVII, cio a partire dalla Rivoluzione
Scientifica, perch la scienza precedente non era entrata in significativo contrasto con la fede cristiana. Le difficolt
sorsero quando ricerche scientifiche svolte con nuovi metodi e nuovi strumenti produssero risultati almeno
apparentemente inconciliabili con il testo sacro, in quanto ci sembr costituire una minaccia alla verit della
Bibbia. In questo modo veniva infatti messa in discussione linerranza (cio limpossibilit di sbagliare) della
Scrittura, che secondo la teologia cristiana una conseguenza dellispirazione divina della stessa: se la Bibbia
Parola di Dio, essa non pu errare, perch Dio non inganna gli uomini 1.
Il problema della verit della Scrittura ha radici molto antiche: gi nei primi secoli ci si rese conto delle
contraddizioni interne al testo biblico stesso, quali:
- I due racconti della creazione nella Genesi (1,1-2,4a e 2,4b-3,24).
- I due testi del Decalogo, molto simili ma non identici (Esodo 20 e Deuteronomio 5).
- La differente durata dellattivit pubblica di Ges: per i Sinottici circa un anno, per Giovanni dai due ai tre
anni.
- Lambientazione del Discorso Evangelico: la montagna in Matteo 5,1, la pianura in Luca 6,17.
- Il racconto dellAscensione di Ges: in Matteo assente; in Giovanni accennata ma non descritta (20,17);
in Marco, Luca e Atti degli Apostoli descritta; lo stesso autore, Luca, la situa il giorno di Pasqua (Luca
24,50-53) e quaranta giorni dopo (Atti degli Apostoli 1,3.6-11).
- Le due finali del Vangelo di Giovanni (20 e 21).
Le prime reazioni2 di cui si abbia notizia sono quelle degli apologisti. San Giustino (+165) nel Dialogo con Trifone
afferm di non poter ammettere le contraddizioni delle Scritture, preferendo piuttosto riconoscere di non
comprenderne il significato. SantIreneo (+202) nellopera Contro gli eretici (180-190) dichiar che di fronte alle
incoerenze della Bibbia bisogna affidarsi a Dio e continuare a crederla perfetta. In altri termini, al cospetto della
suprema autorit della Rivelazione divina si assumeva un atteggiamento di umilt, che senza dubbio necessario
per ogni credente che si accosti alla Scrittura, ma nel caso specifico non permette di compiere molti passi avanti.
Sulla questione ebbe modo di riflettere SantAgostino (354-430), anchegli pienamente consapevole delle difficolt
derivanti dalle contraddizioni interne della Bibbia. In una Lettera a San Gerolamo il Vescovo di Ippona afferm che
ad un apparente errore del testo sacro avrebbe reagito pensando ad unimprecisione del codice, o ad un errore del
traduttore, o ammettendo la propria incapacit di capire. Restava esclusa la possibilit che la Bibbia sbagliasse:
nulla di veramente nuovo rispetto alle posizioni degli apologisti. Tuttavia santAgostino non si limit a questo. In
opere quali De actis cum Felice Manichaeo e De Genesi ad litteram egli enunci un principio di fondamentale
importanza, che in altre epoche Galileo Galilei e poi la stessa gerarchia ecclesiastica avrebbero affermato: scopo
della Bibbia non quello di formare degli scienziati, ma di portare gli uomini alla salvezza. In altre parole, la Sacra
Scrittura ha un fine essenzialmente religioso.
San Tommaso dAquino (1225c.-1274), citando SantAgostino, ribad la verit della Bibbia (Tutto ci che
contenuto nella Sacra Scrittura, vero3) e afferm che, nei casi in cui il testo sacro pu essere oggetto di diverse
interpretazioni, bisogna evitare di considerare come assolutamente vera una sola di esse, lasciando spazio a
1

Sul fatto che la Bibbia sia Parola di Dio non esistono dubbi per i credenti, che ne trovano conferma in vari passi della stessa
Scrittura:
- Nel Pentateuco: Esodo 24,3-4a.7: il Decalogo Parola del Signore.
- Nei profeti: Geremia 36,17 (Geremia detta al suo segretario Baruc le Parole del Signore); Isaia 1,2.10; 3,16; etc.
(formule profetiche); Inoltre Geremia 1,4; Osea 1,1; Gioele 1,1; Michea 1,1; Sofonia 1,1 (Parola del Signore rivolta
a ...).
- Nel Nuovo Testamento: Giovanni 10,35 (riferendosi alla Parola di Dio, Ges afferma che la Scrittura non pu essere
annullata); Romani 11,4 (San Paolo, citando un passo dellAntico Testamento (1 Re 19,18), lo definisce voce divina);
2 Pietro 1,20-21 (ogni profezia, e quindi ogni scrittura profetica, frutto dellispirazione dello Spirito Santo); 2
Timoteo 3,14-16 (tutta la Scrittura ispirata da Dio).
2
Cfr. VALERIO MANNUCCI, Bibbia come Parola di Dio, Queriniana, Brescia, 1987, pp.246-247.
3
Quodlibet 12, q.17.

2
successive analisi razionali che chiariscano i punti controversi 4. Inoltre, per quanto riguarda le descrizioni dei fatti
naturali, San Tommaso sostenne che lagiografo ha riferito ci che si manifestava ai suoi sensi 5, vale a dire che lo
scrittore sacro ha esposto i fenomeni per come essi gli apparivano 6, e seguendo le concezioni ed il linguaggio della
sua epoca. Ci significa che non necessario, per salvaguardare lattendibilit complessiva della Bibbia, attribuire
a tali esposizioni un valore assoluto, ma si pu ammettere che il progresso della conoscenza porti a diverse e pi
adeguate descrizioni degli eventi naturali.

I. LA NOVITA DEL COPERNICANESIMO


1. La Rivoluzione Scientifica
La Rivoluzione Scientifica si situa in un periodo di circa un secolo e mezzo: i limiti temporali generalmente
individuati sono il 1543, in cui venne pubblicato il De Revolutionibus Orbium Coelestium di Niccol Copernico, e
il 1687, data della prima edizione dei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica di Isaac Newton. In questo
lasso mutarono profondamente lidea delluniverso e il modo di interpretarlo tipici della cultura occidentale, nei
termini che qui di seguito sintetizziamo.
a. La concezione della natura
La natura intesa come insieme di fenomeni i cui rapporti sono determinati dal principio di causa e quindi regolati
da leggi costanti e necessarie. Si fa strada lidea che il mondo fisico abbia una struttura di tipo matematico (o, per
dirla con Galileo, che la matematica sia la lingua del libro della natura).
b. Il modo di interpretare la natura, o la nuova scienza 7
La nuova scienza prodotta dalla Rivoluzione Scientifica :
- Universale: poich la natura retta da leggi costanti e sempre valide, si pu costruire un sapere che sia
valido sempre e ovunque per ogni uomo.
- Oggettiva: studia luniverso obiettivamente, per come esso realmente , evitando i condizionamenti dovuti
alla soggettivit dellosservatore, vale a dire alle sue credenze, aspirazioni, mentalit, visione del mondo.
- Quantitativa: concentrata non sulle essenze, come la scienza aristotelica, ma sulle grandezze misurabili ed
esprimibili in termini matematici e geometrici.
- Matematica: perch luniverso organizzato sulla base di principi matematici.
- Sperimentale: ricorre ad esperienze razionalmente progettate al fine di verificare le ipotesi teoriche, vale a
dire ad esperimenti.
La nuova scienza ottenne i risultati pi eclatanti in ambito astronomico, grazie a Brahe, Keplero, Galilei, Newton. Il
punto di partenza fu la teoria eliocentrica di Copernico, sorta di spartiacque tra due epoche, che rappresenta
emblematicamente la rivoluzionaria novit della scienza moderna.
2. La Rivoluzione Copernicana
2.1. Caratteri della teoria copernicana
Niccol Copernico termin la sua opera fondamentale, il De Revolutionibus Orbium Coelestium, nel 1532, ma non
la pubblic, malgrado le insistenze di Niccol Schnberg, arcivescovo di Capua. Sar Georg Joachim Lauschen,
detto Rheticus, a persuadere lastronomo polacco a pubblicare il De Revolutionibus, ma solo dopo che lo stesso
Rheticus ne aveva diffuso un compendio nel 1540. Ledizione dellopera di Copernico fu curata dal teologo

Cfr. Summa Theologiae I, q.68, a.1.


Cfr. ROMEO CAVEDO, voce Libro Sacro in Nuovo Dizionario di Teologia, a cura di Giuseppe Barbaglio e Severino Dianich,
San Paolo, Cinisello Balsamo, 1988, p.771.
6
In riferimento al racconto della creazione contenuto nella Genesi, Tommaso scrive che Mos parlava ad un popolo ignorante
e, per rispetto della sua debolezza di comprensione, gli espose soltanto ci che appare manifestamente ai sensi ( Summa
Theologiae, I, q. 68, a. 3).
7
I caratteri qui elencati sono propri del concetto galileiano di scienza, quello destinato ad imporsi nella storia; non tutti i
pensatori dellepoca condividevano in pieno questa visione (ad esempio, nel metodo scientifico elaborato da Francesco Bacone
la matematica non rivestiva unimportanza centrale, mentre scienziati quali Copernico e Keplero nutrivano interesse per
lastrologia).
5

3
protestante Andreas Osiander e vide la luce nel 1543; sembra che lautore abbia ricevuto la prima copia del libro il
24 maggio di quellanno, giorno della sua morte.
A spingere Copernico a ricercare una soluzione diversa da quella del sistema tolemaico fu la constatazione della
sua eccessiva complessit. Convinto che Dio avesse imposto alla natura leggi semplici, egli riteneva che i tentativi,
anche ingegnosi, di riformare il geocentrismo avessero prodotto una struttura teorica estremamente complicata e
disorganica, incapace di raffigurare con efficacia certi fenomeni celesti. Ladozione delleliocentrismo, che gi
alcuni studiosi dellantichit avevano in qualche modo anticipato 8, consentiva di edificare unimmagine
delluniverso pi semplice di quella tradizionale, seppur per il momento priva di unevidenza dimostrativa tale da
soppiantare le altre possibili9.
La novit sostanziale del copernicanesimo sta, com noto, nellaver in pratica invertito le posizioni della Terra e
del Sole: il Sole, immobile, posto al centro delluniverso, mentre la Terra uno dei corpi celesti che gli ruotano
intorno. Il nuovo sistema astronomico, tuttavia, presentava non pochi connotati di derivazione aristotelicotolemaica, contemplando che i pianeti fossero fissati su sfere cristalline solide e animate da un moto circolare, e che
il confine esterno delluniverso fosse segnato dal cielo delle stelle fisse. Esso produsse comunque una rottura
radicale e definitiva con il passato, e innesc un processo irreversibile di mutamento la cui portata avrebbe
travalicato ampiamente i confini dellastronomia, determinando profonde conseguenze in ambiti culturali disparati
e nella stessa mentalit comune. Non sorprende dunque che lespressione Rivoluzione copernicana sia entrata nel
linguaggio delle persone dotte per indicare un capovolgimento totale di prospettiva: nel XVIII secolo Immanuel
Kant avrebbe paragonato la novit della propria gnoseologia a quella introdotta in astronomia dallo scienziato
polacco10.
2.2. Linterpretazione strumentalistica e quella realista
Vale la pena di accennare ad una questione gravida di importanti conseguenze, che ha dato origine ad una duratura
querelle, vale a dire al rapporto tra le idee di Copernico e quelle espresse nella Prefazione del De Revolutionibus,
scritta da Osiander ma da lui non firmata, ed inserita nel libro senza il permesso di Copernico. In particolare
Osiander si sofferm sulla portata da attribuire alle teorie contenute nel De Revolutionibus, sostenendo che esse
non sarebbero descrizioni vere della realt, ma solo strumenti validi per calcolare i movimenti dei corpi celesti. Si
tratta della cosiddetta interpretazione strumentalistica, che tende a depotenziare la carica rivoluzionaria delle idee
copernicane, riducendole a mere ipotesi senza alcuna pretesa di rappresentazione della realt.
Era questa lintenzione di Copernico? Alcuni studiosi ritengono che si possa trovare una risposta negativa nella
Lettera dedicatoria a Paolo III che accompagna il De Revolutionibus. In essa egli previde che la sua opera avrebbe
provocato polemiche e rifiuti da parte di chi fosse rimasto legato alle idee tradizionali; aggiunse che il filosofo ha il
compito di cercare la verit, esprimendo la convinzione che il proprio libro avrebbe saputo proporre delle
dimostrazioni evidenti.
La morte non gli consent chiarire definitivamente il proprio pensiero. Sembra comunque di poter affermare, anche
sulla base delle prese di posizione dei suoi collaboratori 11, che Copernico avesse un atteggiamento realista, cio
ritenesse che il modello di universo da lui proposto corrispondesse veramente alla realt.
2.3. Reazioni al copernicanesimo negli ambienti religiosi
Quanto al problema dei rapporti tra scienza e fede, leliocentrismo copernicano comportava conseguenze
potenzialmente gravi, in quanto sembrava essere in contrasto con alcune asserzioni della Scrittura. In passi del
Qoelet (1,4-5), di Giosu (10,12-13), dei Salmi (93,1; 104,5.19-22) si affermava, o si dava per scontato, che fosse il
Sole a ruotare intorno alla Terra, e non viceversa; il sostenere lipotesi opposta poteva costituire una minaccia
allinerranza12 della Bibbia.
Rapide e ferme furono le prese di posizione dei protestanti: pare che Lutero si esprimesse in termini ben poco
lusinghieri nei confronti di Copernico (in Discorsi conviviali, 1539), ed anche il pacato Melantone ritenne
pericolose le nuove teorie (1549); critiche analoghe giunsero da Calvino (in Commento al Genesi).
La Chiesa cattolica, invece, non intervenne; solo a vari decenni dalla pubblicazione del De Revolutionibus sarebbe
giunta la condanna delleliocentrismo. A che cosa si deve una reazione tanto differita nel tempo? Forse alla
Prefazione di Osiander e allinterpretazione strumentalistica da questa suggerita, che potevano far ritenere la teoria
8

Cfr. Nella Lettera dedicatoria a Paolo III, premessa al De Revolutionibus Orbium Coelestium, Copernico cita tra gli antichi
sostenitori del movimento della terra Iceta di Siracusa (V sec. a.C.), Filolao Pitagorico (V sec. a.C.), Eraclide Pontico (IV sec.
a.C.) ed Ecfanto Pitagorico (IV sec. a.C.).
9
Cfr. STILLMAN DRAKE, Galileo, Il Mulino, Bologna, 1998, p.12.
10
Cfr. IMMANUEL KANT , Critica della Ragion Pura, Laterza, Bari, 1995, p.17.
11
Cfr. SERGIO MORAVIA, Filosofia, vol. II, Le Monnier, Frienze, 1992, p.107; e GIOVANNI REALE DARIO ANTISERI , Il
pensiero occidentale dalle origini ad oggi, La Scuola, Brescia, 1983, p.164.
12
Cfr. sopra la Premessa.

4
copernicana una semplice ipotesi funzionale alla soluzione di certi problemi di calcolo, e non una descrizione del
cosmo. Oppure alla permanenza nel nuovo sistema, accanto alla novit rivoluzionaria delleliocentrismo, di
elementi tradizionali. O allassenza, prima dellutilizzo del cannocchiale in astronomia, di osservazioni persuasive a
sostegno della plausibilit del copernicanesimo 13. O pi in generale al fatto che il Cattolicesimo cinquecentesco
fosse sotto certi aspetti pi tollerante del neonato Protestantesimo.
In ogni caso la presa di posizione della Chiesa cattolica sarebbe giunta soltanto nella prima parte del XVII secolo,
in relazione alle vicende che costituirono il cosiddetto Caso Galilei.

II. IL CASO GALILEI


1. Ladesione di Galileo al copernicanesimo
Sembra che ladesione di Galileo al copernicanesimo possa essere fatta risalire al 1597, quando, trentatreenne,
insegnava matematica alluniversit di Padova. Per la verit in quellanno egli scriveva la Cosmografia, ancora
imperniata sul sistema tolemaico; tuttavia in due lettere inviate a Jacopo Mazzoni e a Keplero si esprimeva a favore
della teoria dellastronomo polacco.
Gli eventi decisivi, quelli che conferirono alle prese di posizione di Galileo particolare rilievo e risonanza, si
verificarono tra il 1609 ed il 1610, quando egli costru il cannocchiale e, puntandolo verso il cielo, pot realizzare
una serie di osservazioni che confermarono ai suoi occhi il sistema copernicano.
Nel 1610 pubblic il Sidereus Nuncius. La fama garantitagli da questopera gli procur la nomina a matematico
straordinario allo Studio di Pisa, ma anche il sospetto degli aristotelici e di certi ambienti ecclesiastici. In essa egli
dava notizia delle scoperte effettuate grazie al cannocchiale, ed in particolare dellesistenza:
- di molte altre stelle oltre alle stelle fisse, che Aristotele aveva fissato in cinquantacinque;
- di irregolarit sulla superficie lunare;
- di quattro satelliti di Giove denominati Pianeti Medicei , mai prima sospettata perch essi risultavano
invisibili ad occhio nudo.
Tali osservazioni costituivano una confutazione del sistema aristotelico-tolemaico, in quanto:
- un maggior numero di stelle comportava un universo pi grande di quanto si fosse in precedenza
immaginato;
- le irregolarit della superficie lunare mostravano che la Luna non ha una natura diversa dalla Terra, in
contraddizione con la teoria aristotelica del quinto elemento, letere (poi detto anche quintessenza), che
avrebbe costituito il mondo celeste a partire dalla sfera della Luna;
- i quattro Pianeti Medicei ruotanti intorno a Giove dimostravano che non tutti i movimenti degli astri hanno
come centro la Terra.
Inoltre nel 1611, nel periodo del suo trasferimento a Firenze, Galileo osserv:
- le fasi di illuminazione di Venere, che provavano che quel pianeta ruota intorno al Sole e non alla Terra 14;
- le macchie solari, che, in quanto indice di irregolarit della superficie del Sole, confermavano lipotesi che
i corpi celesti non siano formati da materia incorruttibile.
E opportuno notare che nessuna di queste scoperte era una prova decisiva a favore del sistema copernicano 15.
Daltra parte, linsieme dei riscontri ottenuti da Galileo in un cos rapido torno di tempo, tutti coerenti con
leliocentrismo, aumentavano considerevolmente le probabilit che lidea base del copernicanesimo risultasse
vincente16.

13

Cfr. STILLMAN DRAKE, Galileo, cit., p.42.


La scoperta delle fasi di Venere, tuttavia, non dimostrava ancora leliocentrismo, perch, oltre che con la teoria copernicana,
si accordava con il sistema astronomico ideato dal danese Tycho Brahe, che ammetteva che i pianeti ruotassero intorno al Sole,
ma anche che il Sole a sua volta orbitasse intorno alla Terra, ferma al centro delluniverso.
15
Lo affermano studiosi quali G.V. Schiaparelli, Nobile, R. Lenoble (in Le origini del pensiero scientifico, Laterza), S. Drake
(in Scientia, vol.117, 1982), citati in Galileo Galilei. Mito e realt, a cura di Franco Tornaghi e Gabriele Mangiarotti, Cesed,
Milano, 1977, pp. 169, 165-170 e 33. La dimostrazione teorica delleliocentrismo si ebbe negli anni 80 del XVII secolo, con
la formulazione della legge della gravitazione universale da parte di Isaac Newton, in Proposizioni sul moto (1684) e Principi
matematici di filosofia naturale (1687). La conferma osservativa giunse nel 1725, quando James Bradley scopr il fenomeno
dellaberrazione della luce proveniente dalle stelle fisse.
16
Cfr. STILLMAN DRAKE , Galileo, cit., pp.71-72.
14

5
2. Le Lettere Copernicane: Galileo teologo
Siamo abituati a ritenere Galileo uno dei pi grandi scienziati di tutti i tempi, ma unanalisi attenta della sua opera
ci porta ad apprezzarne il genio anche da un altro punto di vista, meno considerato, quello dellelaborazione
teologica. Consapevole della portata rivoluzionaria delle proprie osservazioni, lo studioso pisano analizz con
particolare cura le conseguenze che esse comportavano per linterpretazione della Sacra Scrittura. Esaminiamo nei
suoi termini essenziali la tesi che egli, cristiano convinto, espose nelle Lettere Copernicane, scritte negli anni
successivi alle scoperte effettuate allo scopo di affrontare i problemi esegetici a queste legati. In esse vengono
definiti alcuni principi di fondamentale importanza per risolvere la questione dei rapporti tra scienza e fede, dei
quali ancora oggi percepiamo la modernit.
I destinatari delle quattro Lettere Copernicane furono:
- Benedetto Castelli, padre benedettino suo allievo (1613);
- Monsignor Pietro Dini (due) (1615);
- Madama Cristina di Lorena, granduchessa madre di Toscana (1615).
Ci soffermiamo sulla Lettera a Benedetto Castelli, da cui emerge una teoria gnoseologica per la quale la Bibbia e la
natura sono entrambe fonti di conoscenza attendibili in quanto derivanti da Dio: la prima spiega le verit che
riguardano la salvezza dellanima, la seconda le leggi degli eventi naturali. Le difficolt sorgono quando luomo
confonde i due ambiti, e soprattutto se ritiene di poter trovare nella Sacra Scrittura le spiegazioni dei fenomeni
fisici, anche nel caso in cui queste contrastino con i risultati di unindagine razionale e sperimentale della natura.
Un simile fraintendimento dovuto allinterpretazione esclusivamente letterale che alcuni si ostinano ad applicare
alla Bibbia, con conseguenze deleterie per la sua stessa credibilit, perch essa contiene inesattezze scientifiche,
storiche e geografiche. La Scrittura, invece, non un trattato scientifico, ma stata scritta con uno scopo religioso,
quello di guidare gli uomini alla salvezza eterna, ed in questo veramente infallibile. In un celebre passo della
Lettera a Cristina di Lorena, che Giovanni Paolo II ha definito come un piccolo trattato di ermeneutica biblica 17,
Galileo, citando una sentenza attribuita al cardinal Baronio, scrive che l'intenzione dello Spirito Santo, autore
della Bibbia, d'insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il cielo.

3. Le reazioni alle teorie di Galileo e lammonizione del 1616


Le scoperte di Galileo per il significato che esse assumevano in un ambito ben pi ampio di quello strettamente
scientifico, determinando il funerale o pi tosto lestremo giudizio della pseudo filosofia 18 , innescarono
reazioni veementi da parte dei difensori della tradizione, e soprattutto di coloro che ritenevano leliocentrismo un
attentato alla verit della Bibbia e quindi alla fede cristiana.
I Gesuiti che esprimevano allepoca scienziati di grande valore, quali i padri Cristopher Scheiner, Cristopher
Clavius e Orazio Grassi pur considerando molto importanti le osservazioni di Galileo, non le ritennero sufficienti
a dimostrare il copernicanesimo, e preferirono aderire alla teoria di Tycho Brahe 19; essi tentarono di confutare
alcune delle sue affermazioni 20, ma non lo attaccarono direttamente. Autori delle accuse nei suoi confronti furono i
Domenicani. Padre Nicol Larini, nella predica del giorno dei Morti del 1612 tenuta nella chiesa di San Matteo a
Firenze, dichiar che i copernicani erano eretici. Unaltra critica ai copernicani fu mossa da Padre Tommaso
Caccini, nella predica della quarta domenica di Avvento del 1614 tenuta a Firenze in Santa Maria Novella. Il 7
febbraio 1615 si arriv ad unaccusa ufficiale contro Galileo: padre Nicol Larini lo denunci al SantUffizio 21 per
alcuni passaggi della Lettera a Benedetto Castelli, segnalando in particolare le sue opinioni sulla fallibilit delle
Scritture a proposito dei fatti naturali.
Il procedimento contro Galileo giunse allepilogo un anno dopo, quando, il 24 febbraio 1616, i teologi del
SantUffizio, allunanimit, censurarono due proposizioni:
- che il sole sia al centro delluniverso e immobile;
17

GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze del 31 ottobre 1992, n.5
(www.culturanuova.net).
18
GALILEO GALILEI , Lettera a Federico Cesi, 12 maggio 1612.
19
Cfr. WILLIAM V. BANGERT, Storia della Compagnia di Ges, Marietti, Genova, 1990, p.125.
20
Padre Cristopher Scheiner riguardo alle macchie solari, da lui ritenute frutto della presenza di corpi celesti davanti al sole, e
padre Cristopher Clavius riguardo alla superficie della luna, ipotizzando che essa fosse ricoperta da una materia cristallina e
quindi sferica, malgrado le apparenti irregolarit.
21
Il SantUffizio era una della congregazioni romane che assistevano il pontefice nel governo della Chiesa (istituite nel XVI
secolo e, dopo varie riforme, tuttora operanti, sono paragonabili a moderni ministeri). Il suo compito specifico era quello di
custodire la retta dottrina cattolica e combattere il diffondersi delle eresie; dal 1965 denominata Congregazione per la
dottrina della fede.

6
- che la terra non sia al centro delluniverso e non sia immobile.
Il 3 marzo 1616, sulla scorta della sentenza del SantUffizio, la congregazione dellIndice 22 condann il
copernicanesimo.
La vicenda si arricchisce a questo punto dellapporto di un altro protagonista deccezione, il cardinal Roberto
Bellarmino (1542-1621), gesuita, teologo di straordinaria acutezza, poi proclamato santo e dottore della Chiesa,
considerato una della personalit pi eminenti della Controriforma. Per volont del papa Paolo V, Bellarmino
ammon Galileo ordinandogli di rinunciare al copernicanesimo e di non diffonderlo n difenderlo.
Non siamo oggi in grado di sapere con certezza ci che avvenne durante lincontro tra il cardinale e lo scienziato
del 26 febbraio 1616, al quale partecip anche il Commissario generale dellInquisizione, in quanto alcuni studiosi
contestano lautenticit del verbale della seduta 23, in cui si afferma che a Galileo sarebbe stata notificata la
condanna del copernicanesimo e il conseguente divieto non solo di sostenerlo, ma anche di insegnarlo. Esiste per
unaltra fonte che ci consente di chiarire almeno in parte gli eventi, degna di attenzione in quanto si tratta dello
stesso Bellarmino. Poich nei mesi successivi allincontro si era diffusa a Roma la voce che Galileo avesse abiurato
le proprie idee, egli stesso il 26 maggio ottenne dal cardinale una dichiarazione in cui si negava che vi fosse stata
abiura e condanna nei suoi confronti, e si precisava che allo scienziato era stato soltanto notificato che il
copernicanesimo era contrario alle Scritture e quindi non poteva essere accolto e difeso, senza far cenno alla
proibizione di insegnarlo24. Non si tratta, come forse potrebbe sembrare, di una sottigliezza: possibile insegnare
unidea senza per questo aderirvi o garantirne la validit. Su questo punto si ritorner durante il processo del 1633.
Lepisodio si concluse senza danni per Galileo, che anzi, prima di ripartire per Firenze il 4 giugno 1616, ricevette
attestati di stima non soltanto da Bellarmino, ma anche dai cardinali Alessandro Orsini e Francesco Maria Del
Monte e dallo stesso Paolo V.

4. Bellarmino tra strumentalismo e realismo


Anche Bellarmino affront i problemi esegetici sollevati dal copernicanesimo; trattandosi di una voce
particolarmente autorevole della Chiesa del tempo, vale la pena di compiere una rapida digressione per esaminare
le sue idee.
Ci riferiamo alla breve ma teologicamente densa Lettera a Paolo Antonio Foscarini, scritta dal cardinale il 12
aprile 1615. Il carmelitano padre Foscarini, studioso di teologia e matematica, pubblic nel 1615 a Napoli un breve
trattato25 in cui sosteneva, non diversamente da Galileo, che il copernicanesimo non in contrasto con le Scritture.
Lautore chiese al cardinale un parere sulla propria opera; questa loccasione della Lettera a Paolo Antonio
Foscarini.
Le affermazioni salienti di Bellarmino sono le seguenti:
a. Nelleliocentrismo non c nulla di male, purch ci si accontenti di parlare ex suppositione, come a suo
parere aveva fatto Copernico, e non realmente, perch in questo caso si contraddirebbero le Scritture, i
Padri della Chiesa e i moderni esegeti, che interpretano ad litteram i passi che appoggiano il geocentrismo.
b. Le asserzioni bibliche in campo astronomico non sono materia di fede ex parte obiecti, cio in s, per
largomento che trattano, ma sono materia di fede ex parte dicentis, cio a causa di chi ne parla, lo Spirito
Santo (la cui veridicit verit di fede).
c. Non esiste al momento una dimostrazione assolutamente convincente delleliocentrismo, ma, qualora la si
scoprisse, bisognerebbe interpretare i passi della Bibbia che la contraddicono con molta cautela, ed
ammettere che non li comprendiamo piuttosto che negare i risultati certi delle ricerche scientifiche.
Questultima posizione merita di essere sottolineata, perch indice dellapertura mentale di Bellarmino. Come gi
abbiamo ricordato, Galileo in effetti non riusc a provare in maniera definitiva la verit delleliocentrismo; non era
dunque ingiustificata la prudenza del cardinale nei confronti di un sistema astronomico che gli appariva accettabile
sino a quando era considerato una semplice ipotesi teorica (sostenuta ex suppositione), ma che, se ritenuto una
descrizione fedele della realt, avrebbe sollevato spinosi problemi teologici. Con unintuizione di indubbia
modernit Bellarmino, pur non nascondendo le difficolt di una simile operazione, ammetteva che, qualora si fosse
22

Fu istituita da Pio V nel 1571, con il compito di vigilare sulla pubblicazione dei libri e proibire ai fedeli la lettura di opere
ritenute pericolose per i contenuti contrari alla fede e alla morale cattoliche. Il primo elenco di testi vietati lIndex librorum
prohibitorum risale al 1557. LIndice stato abolito nel 1966.
23
Si notano nel verbale irregolarit evidenti, quali lassenza delle firme di Galileo, del notaio e dei testimoni (cfr . G. DE
SANTILLANA, in Processo a Galileo, Mondadori, Milano, 1960).
24
Cfr. LUDOVICO GEYMONAT, Galileo Galilei, Einaudi, Torino, 1969, p.117.
25
Lettera sopra la opinione di Pitagorici e del Copernico, nella quale si accordano e si appaciano i luoghi della Sacra
Scrittura e le proposizioni teologiche, che giammai potessero addursi contro tale opinione.

7
giunti ad una dimostrazione convincente del copernicanesimo, si sarebbe dovuto riconsiderare linterpretazione
tradizionale dei testi biblici piuttosto che contraddire la scienza 26.

5. Il processo a Galileo
Il primo procedimento nei confronti di Galileo e lammonizione rivoltagli nel 1616 non gli avevano procurato,
come abbiamo visto, danni veramente gravi. In ogni caso egli si astenne per alcuni anni dal difendere
pubblicamente il copernicanesimo, rispettando il divieto impostogli da Bellarmino.
La situazione mut, apparentemente in meglio, nel 1623, con lelezione al soglio pontificio del cardinal Maffeo
Barberini, in buoni rapporti con Galileo. Ritenendo che la benevolenza del nuovo papa Urbano VIII gli garantisse
una certa sicurezza, lo scienziato pisano riprese ad occuparsi del confronto tra vecchia e nuova scienza. Lo fece non
senza cautele: nel prologo della sua opera sullargomento il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo,
tolemaico e copernicano, pubblicata nel 1632 precis di ritenere il copernicanesimo niente pi che unipotesi
matematica, e di essersi posto lobiettivo di spiegare agli eretici i validi motivi della condanna dello stesso da parte
della Chiesa cattolica.
La lettura del Dialogo, tuttavia, desta unimpressione differente. Non casuale appare la scelta dei personaggi che
per quattro giorni discutono delle ragioni a sostegno delluno e dellaltro sistema astronomico:
- Salviati lo studioso che difende con prudenza ed efficacia la superiorit del copernicanesimo (si tratta di
Filippo Salviati, 1583-1614, nobile fiorentino amico di Galileo);
- Simplicio laristotelico legato al principio di autorit e incapace di cogliere limportanza delle nuove
teorie;
- Sagredo lo spettatore neutrale, che incarna lintellettuale libero da condizionamenti, interessato alle
ragioni di entrambi ma disposto ad accettare le teorie copernicane (Giovanfrancesco Sagredo, 1571-1620,
nobile veneziano amico di Galileo).
Chi abbia la meglio implicito nella descrizione dei personaggi: le ragioni dello scienziato Salviati prevalgono su
quelle dellantiquato Simplicio.
Gli eventi successivi dimostrarono che Galileo aveva mal calcolato le conseguenze della propria opera. Sembra che
Urbano VIII, su istigazione di alcuni consiglieri che avversavano Galileo ed il copernicanesimo, scorgesse nella
figura di Simplicio una sorta di caricatura di se stesso, e quindi un attentato allautorit del pontefice 27. Altri
ritengono che il papa fosse venuto a conoscenza del verbale non firmato del 1616, e del divieto ivi contenuto di
insegnare il copernicanesimo, che il Dialogo avrebbe manifestamente violato28. In ogni caso la reazione fu rapida
ed energica: linquisitore di Firenze sospese la pubblicazione del Dialogo e nellottobre dello stesso 1632 Galileo
venne chiamato a Roma dal SantUffizio. Dichiaratosi ammalato, ricevette una seconda minacciosa convocazione il
I gennaio 163329; arriv a Roma il 13 febbraio, dove soggiorn presso lambasciatore fiorentino Nicolini, che gli
consigli di sottomettersi.
Il 12 aprile 1633 il SantUffizio gli notific le accuse: non aver rispettato il divieto di difendere ed insegnare il
copernicanesimo comunicatogli nel 1616 e non averne parlato a padre Riccardi, che aveva concesso limprimatur
per il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.
Galileo rispose di non ricordare un precetto che gli vietasse di difendere ed insegnare il copernicanesimo, come
invece risultava dal verbale del 1616 (la cui autenticit, come abbiamo visto, stata poi oggetto di dubbi).
Aggiunse che nella dichiarazione consegnatagli dal cardinal Bellarmino si vietava di difendere o tenere il
copernicanesimo, non di insegnarlo; afferm inoltre che nel Dialogo egli aveva voluto non avallarlo, ma confutarlo.
Gli inquisitori non accettarono questultima tesi, ritenendo che in realt il Dialogo fosse unopera filocopernicana.
La condanna fu emanata il 22 giugno 1633. Immediatamente Galileo abiur le teorie copernicane, ritenute eretiche,
e giur di non sostenerle pi in futuro. La pena del carcere a tempo indeterminato venne commutata nel domicilio
coatto, che egli avrebbe trascorso inizialmente presso il palazzo dellarcivescovo di Siena Ascanio Piccolomini, e
poi, dopo alcuni mesi, nella sua villa di Arcetri.
Ormai settantenne, fu dapprima assistito dalla figlia, suor Maria Celeste, morta prematuramente nel 1634. Affranto
per il dolore, Galileo riusc ancora a reagire, e negli ultimi anni di vita scrisse un nuovo dialogo, i Discorsi e
dimostrazioni matematiche sopra a due nuove scienze (la teoria della resistenza dei materiali e la dinamica), con gli
stessi personaggi del Dialogo sopra i due massimi sistemi. Lopera, un capolavoro della letteratura scientifica, fu
pubblicata a Leida nel 1638.
26

Bisogneria [...] piuttosto dire che non lintendiamo [la Scrittura] che dire che sia falso quello che si dimostra ( ROBERTO
BELLARMINO, Lettera a Paolo Antonio Foscarini, 12 aprile 1615).
27
Cfr. LUDOVICO GEYMONAT, Galileo Galilei, cit. pp.170-171.
28
Cfr. STILLMAN DRAKE, Galileo, cit., p.94.
29
Cfr. LUDOVICO GEYMONAT, Galileo Galilei, cit. pp.175-176.

8
Si spense nel 1642 ad Arcetri, con accanto i suoi allievi Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani.

6. Conseguenze e significato del Caso Galilei


6.1. Tra letture divergenti e contestualizzazione
Il Caso Galilei senza dubbio uno degli episodi pi noti e dibattuti della storia della Chiesa, ed ha prodotto
effetti nella concezione dei rapporti tra scienza e fede che perdurano ancora ai giorni nostri. Non facile, neanche a
distanza di secoli, esprimere un giudizio pacato e sereno, perch la questione si caricata di un valore emblematico
che in un certo senso ne trascende i termini specifici e rischia di condizionare le nostre valutazioni.
Alcuni ritengono che la condanna di Galileo costituisca la prova pi clamorosa della rigida chiusura della Chiesa
nei confronti della ricerca scientifica, manifestatasi con particolare evidenza proprio nella fase in cui prendeva
avvio il processo che avrebbe condotto la scienza e la tecnica a modificare radicalmente il volto della civilt
occidentale: perso a causa del Protestantesimo il controllo dellEuropa settentrionale e di parte di quella centrale, la
gerarchia cattolica non avrebbe potuto tollerare ulteriori minacce alla propria autorit, giungendo ad esercitare una
sorveglianza soffocante ed aggressiva nei confronti di chi dava segni di autonomia nellutilizzare la propria
ragione. Prendendo le mosse da questa ed altre vicende in cui la Chiesa ha assunto posizioni intransigenti in ambiti
diversi, si deduce talvolta la costituzionale antimodernit del Cattolicesimo, interpretato come forza conservatrice
per sua natura nemica del progresso e della libert, impegnata costantemente in battaglie di retroguardia combattute
e regolarmente perse in nome del dogmatismo e della pretesa di imporre un controllo oppressivo sulle
coscienze. Il Caso Galileo, in particolare, segnerebbe la frattura insanabile 30 tra la religione portatrice di una
visione del mondo arazionale, ancorata alle sentenze di antichi testi sacri e al potere della casta sacerdotale abilitata
ad interpretarli e la scienza capace di fare della ragione, non pi assoggettata al principio di autorit, un
formidabile strumento di conoscenza ed anche, conseguentemente, di liberazione delluomo.
Altri tendono invece a ridimensionare la portata della questione sia dal punto di vista scientifico, sia riguardo
allatteggiamento mantenuto dalla Chiesa.
Si afferma cos che lopera di Galileo non nacque dal nulla, ma si inser in una tradizione scientifica che affondava
le proprie radici nel Medioevo e di cui gli studiosi gesuiti dellepoca erano i pi illustri rappresentanti 31; si fa notare
che lo scienziato pisano non riusc mai a produrre una prova scientifica del movimento della Terra intorno al Sole, e
se ne desume che la mancata adesione di molti suoi contemporanei non solo religiosi e non solo cattolici al
copernicanesimo non era priva di motivazioni valide 32; si osserva che, a differenza di quanto normalmente si
ritiene, gli studi scientifici non furono bloccati nellEuropa cattolica dalla sentenza del 1633, ma anzi, seppur con
una certa prudenza nel periodo immediatamente successivo, continuarono a svilupparsi producendo significativi
risultati33.
Si pone inoltre laccento sulla mitezza del trattamento ricevuto da Galileo durante i due procedimenti a suo carico 34,
sottolineando come egli non sia mai stato sottoposto a tortura e nemmeno ad una vera e propria prigionia 35; si
rammenta che, subito dopo labiura, il tribunale ecclesiastico commut la pena detentiva prevista in confino, che il
condannato avrebbe in gran parte trascorso, anche se con alcune limitazioni della libert personale, nella
confortevole villa di Arcetri; si spiega che la sentenza del SantUffizio non aveva carattere definitivo ma
contingente, tanto vero che essa non fu mai estesa ad altri studiosi che pure, magari con qualche cautela,
condividevano le idee di Galileo, divenendo in pratica obsoleta ben prima della presa di posizione di Giovanni
Paolo II36; si ricorda che, dopo la scoperta della prova scientifica del movimento della Terra intorno al Sole da parte
di James Bradley, il SantUffizio, per volont di Benedetto XIV, permise nel 1741 la pubblicazione delle opere di
Galileo.
A fronte di interpretazioni cos diverse, consigliabile studiare questa vicenda tenendo conto della situazione
storica e culturale in cui essa si svilupp: contestualizzando gli eventi che la caratterizzarono si pu favorire una
valutazione pi oggettiva degli stessi e ridurre la virulenza delle contrapposizioni polemiche. Cos occorre ricordare
che nellEuropa del primo Seicento gli uomini erano considerati non cittadini ma sudditi, ed in quanto tali soggetti
a poteri superiori ed assoluti; che le contrapposizioni religiose, in piena Guerra dei Trentanni, erano ancora
fortemente avvertite e vissute con spirito intollerante; che le dichiarazioni dei diritti delluomo erano di l da venire
30

Cfr. LUDOVICO GEYMONAT, Galileo Galilei, cit., p.180.


Cfr. LUCIANO BENASSI , in Galileo Galilei. Mito e realt, cit., pgg.43ss..
32
Cfr. WALTER BRANDMLLER , in Galileo Galilei. Mito e realt, cit., pgg.66-67.
33
Cfr. WALTER BRANDMLLER , in Galileo Galilei. Mito e realt, cit., pgg.65ss..
34
Cfr. LUCIANO BENASSI , in Galileo Galilei. Mito e realt, cit., pgg.54ss..
35
Cfr. VITTORIO MESSORI, Pensare la storia, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 1992, p.315.
36
Vittorio Messori osserva che il Caso Galileo stato lunica occasione in cui a Chiesa intervenuta per ostacolare la ricerca
scientifica (in Pensare la storia, cit., p.388).
31

9
e solo alla fine del secolo John Locke avrebbe elaborato le sue teorie circa i diritti naturali e la libert di
coscienza. Se collochiamo in questo quadro gli avvenimenti del Caso Galileo, essi ci appaiono pi comprensibili,
e possiamo pi facilmente ammettere che i protagonisti fossero soggettivamente convinti della bont delle loro
tesi37.
6.2 Il Caso Galilei e la Chiesa
In questottica dunque, pur senza cadere in relativizzazioni eccessive 38, dobbiamo considerare uno degli aspetti che
maggiormente urtano la sensibilit moderna, vale a dire la pretesa dellautorit, in questo caso religiosa, di stabilire
limiti alla libert di pensiero ricorrendo alla coercizione, sino ad imporre al quasi settantenne Galileo unumiliante
abiura e poi la pena del soggiorno obbligato: i giudici del SantUffizio ritenevano che fosse loro dovere agire per
evitare il diffondersi delleresia, e per salvaguardare lo stesso imputato da opinioni che potevano essere dannose
per la salvezza della sua anima 39, utilizzando mezzi ritenuti allepoca legittimi o addirittura miti in rapporto a
quelli previsti dalla normale procedura giudiziaria 40.
Un altro grave problema sollevato dal Caso Galileo quello esegetico: lo scienziato pisano fu condannato perch
colpevole di sostenere leliocentrismo, tesi considerata eretica in quanto in contrasto con alcune asserzioni della
Bibbia. I teologi che lo giudicarono non seppero andare oltre uninterpretazione letterale di certi passi scritturistici,
finendo per attribuire al testo sacro lobiettivo di istruire gli uomini anche in ambito scientifico. Ci malgrado lo
stesso Galileo nelle Lettere Copernicane riprendendo affermazioni di autori cristiani, tra i quali SantAgostino
avesse elaborato una soluzione tanto semplice quanto brillante dichiarando che la Bibbia stata scritta su
ispirazione divina per un fine soprannaturale, e non per rivelare verit riguardanti il mondo fisico. Essa pertanto
infallibile in tutto ci che ha a che fare con la salvezza degli uomini, ma poich non risulta che parteggiare per
Tolomeo piuttosto che per Copernico avvicini al paradiso 41, di tali questioni converr trattare non con citazioni
scritturistiche, ma avvalendosi di quelle facolt razionali che Dio ci ha donato perch con esse conoscessimo la
natura. Purtroppo a quellepoca La maggioranza dei teologi non percepiva la distinzione formale tra la Sacra
Scrittura e la sua interpretazione, il che li condusse a trasporre indebitamente nel campo della dottrina della fede
una questione di fatto appartenente alla ricerca scientifica 42. Bisogna dunque rilevare che Paradossalmente,
Galileo, sincero credente, si mostr su questo punto pi perspicace dei suoi avversari teologi 43.
E difficile supporre che gli attori della vicenda potessero immaginare quali conseguenze avrebbe avuto un tale
sconfinamento della teologia nel campo della scienza. A partire dellepoca illuministica molti, come da noi gi
accennato, hanno ritenuto che la fede cristiana e la scienza fossero alternative o addirittura nemiche 44. Si tratta di
una contrapposizione che appare in realt priva di fondamento, purch si riconosca, come chiedeva Galileo, una
giusta libert alla ricerca scientifica. Nel corso del XX secolo la Chiesa ha varie volte affermato la legittimit di un
uso autonomo della ragione nella costruzione del sapere terreno. Il Concilio Vaticano II nella Costituzione
Gaudium et Spes (1965), richiamando precedenti documenti magisteriali, dichiara che "esistono due ordini di
37

Come scrive il cardinal Poupard, tutti gli attori di un processo, senza eccezioni, hanno diritto al beneficio della buona fede,
in assenza di documenti extraprocessuali contrari (I risultati di una ricerca interdisciplinare, Discorso alla Pontificia
Accademia delle Scienze del 31 ottobre 1992, in www.culturanuova.net).
38
Giovanni Paolo II ha recentemente dichiarato che Galileo ebbe molto a soffrire non possiamo nasconderlo da parte di
uomini e organismi di Chiesa, ed ha promosso una ricerca che approfondisse la questione nel leale riconoscimento dei torti,
da qualunque parte provengano (in Discorso alla Pontificia Accademie delle Scienze del 10 novembre 1979).
39
Giova a tal proposito ricordare che a Galileo fu anche imposto di recitare i Salmi penitenziali una volta la settimana per tre
anni.
40
Cfr. Sofia Vanni Rovighi, cit. in VITTORIO MESSORI, Pensare la storia, cit., pp.396-397.
41
Nella Lettera a Cristina di Lorena (1615) Galileo riporta la seguente affermazione di SantAgostino: lo Spirito di Dio, che
parlava attraverso loro [gli autori sacri], non volle insegnare agli uomini queste cose [la struttura del firmamento], che
sarebbero state prive di utilit per la loro salvezza (De genesi ad litteram, lib.II, cap.IX).
42
GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze del 31 ottobre 1992, n.9.
43
IDEM, n.5.
44
Giovanni Paolo II, accennando anche alle estremizzazioni polemiche di stampo anticlericale sviluppatesi a cominciare
dallIlluminismo, ha cos descritto le deleterie conseguenze che gli errori e le incomprensioni relativi al Caso Galileo hanno
provocato nei rapporti tra la religione e la scienza: A partire dal secolo dei Lumi fino ai nostri giorni, il caso Galileo ha
costituito una sorta di mito, nel quale l'immagine degli avvenimenti che ci si era costruita era abbastanza lontana dalla realt. In
tale prospettiva il caso Galileo era il simbolo del preteso rifiuto, da parte della Chiesa, del progresso scientifico, oppure
dell'oscurantismo "dogmatico" opposto alla libera ricerca della verit. Questo mito ha giocato un ruolo culturale considerevole;
esso ha contribuito ad ancorare parecchi uomini di scienza in buona fede all'idea che ci fosse incompatibilit tra lo spirito della
scienza e la sua etica di ricerca, da un lato, e la fede cristiana, dall'altro. Una tragica reciproca incomprensione stata
interpretata come il riflesso di una opposizione costitutiva tra scienza e fede. Le chiarificazioni apportate dai recenti studi
storici ci permettono di affermare che tale doloroso malinteso appartiene ormai al passato ( Discorso alla Pontificia
Accademia delle Scienze del 31 ottobre 1992, n. 10).

10
conoscenza" distinti, cio quello della fede e quello della ragione, e che la Chiesa non vieta che "le arti e le
discipline umane (...) si servano, nell'ambito proprio a ciascuna, di propri principi e di un proprio metodo"; perci,
"riconoscendo questa giusta libert", la Chiesa afferma la legittima autonomia della cultura e specialmente delle
scienze. Tutto questo esige pure che l'uomo, nel rispetto dell'ordine morale e della comune utilit, possa
liberamente cercare la verit, manifestare e diffondere le sue opinioni, e coltivare qualsiasi arte (n.59)45. E ancora
Giovanni Paolo II, nel Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze del 31 ottobre 1992: Esistono due campi
del sapere, quello che ha la sua fonte nella Rivelazione e quello che la ragione pu scoprire con le sole sue forze. A
quest'ultimo appartengono le scienze sperimentali e la filosofia. La distinzione tra i due campi del sapere non deve
essere intesa come una opposizione. I due settori non sono del tutto estranei l'uno all'altro, ma hanno punti di
incontro. Le metodologie proprie di ciascuno permettono di mettere in evidenza aspetti diversi della realt (n.12).
Se questi principi fossero stati chiari anche ai teologi che giudicarono Galileo, forse non si sarebbe determinata
alcuna frattura tra scienza e fede; inoltre, venendo a mancare uno dei fattori che hanno portato la religione ad
assumere una posizione prevalentemente difensiva nei confronti della modernit, essa avrebbe potuto pi utilmente
dialogare con forze vitali destinate a mutare profondamente il volto dellEuropa e del mondo 46.

7. La riabilitazione di Galileo
La piena ed esplicita riabilitazione di Galileo da parte della Chiesa avvenuta nel 900; tuttavia gi in precedenza
vi erano state decisioni dellautorit ecclesiastica tali da modificare, in pratica, il giudizio nei suoi confronti.
Ricordiamo qui di seguito alcune tappe di questo secolare processo.
Nel 1741 il papa Benedetto XIV, in base alla prova ottica del moto di rotazione della terra intorno al sole, indusse il
SantUffizio a permettere la pubblicazione dellopera omnia di Galileo.
Nel 1757 la nuova edizione dellIndice non comprese pi le opere che difendevano la teoria copernicana.
Nel 1820 lopera Elementi di ottica e di astronomia del canonico Settele, docente alla Sapienza di Roma, che
sosteneva leliocentrismo, non ottenne limprimatur dal censore ecclesiastico. Lautore si appell con successo al
papa Pio VII: due anni dopo il domenicano padre Olivieri redasse un parere favorevole alla pubblicazione delle
opere che presentavano la dottrina eliocentrica come descrizione della realt e non come semplice ipotesi.
Ledizione dellIndice del 1846 applic tale principio.
Nel 1965 il Concilio Vaticano II si espresse sul tema dei corretti rapporti tra scienza e fede nella costituzione
Gaudium et Spes: ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che talvolta non sono mancati nemmeno
tra i cristiani, derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza. Suscitando
contese e controversie, essi trascinarono molti spiriti fino al punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra
loro (n. 36). Nella nota corrispondente al testo citato si trova un richiamo a Galileo.
Le parole pi esplicite sullargomento sono quelle pronunciate durante il pontificato di Giovanni Paolo II (dal
1978).
Nel Discorso alla Pontificia Accademie delle Scienze del 10 novembre 1979, il papa, ricordando il passo della
Gaudium et Spes da noi riportato, riconosce che Galileo ebbe molto a soffrire non possiamo nasconderlo da
parte di uomini e organismi di Chiesa.
E veramente significativo che nellallocuzione Giovanni Paolo II riprenda alcuni brani degli scritti di Galileo
riguardanti i criteri di interpretazione della Bibbia, mostrando come essi si accordino con i recenti documenti
ufficiali della Chiesa: Colui che chiamato a buon diritto il fondatore della fisica moderna, ha dichiarato
esplicitamente che le due verit, di fede e di scienza, non possono mai contrariarsi "procedendo di pari dal Verbo
divino la Scrittura sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima
esecutrice degli ordini di Dio; come scrive nella lettera al Padre Benedetto Castelli il 21 dicembre 1613 [...]. Non
diversamente, anzi con parole simili, insegna il Concilio Vaticano II: "La ricerca metodica di ogni disciplina, se
procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sar mai in reale contrasto con la fede,
perch le realt della fede hanno origine dal medesimo Iddio (Gaudium et spes, n. 36)47
E poco oltre: Galileo ha enunciato delle importanti norme di carattere epistemologico indispensabili per accordare
la Sacra Scrittura con la scienza. Nella lettera alla Granduchessa Madre di Toscana, Cristina di Lorena, Galileo
riafferma la verit della Scrittura: "non poter mai la Sacra Scrittura mentire, tutta volta che sia penetrato il suo vero
sentimento, il quale non credo che si possa negare essere molte volte recondito e molto diverso da quello che suona
il puro significato delle parole" [...]. Galileo introduce il principio di una interpretazione dei libri sacri, al di l
anche del senso letterale, ma conforme all'intento e al tipo di esposizione propri di ognuno di essi. necessario,
come egli afferma, che "i saggi espositori ne produchino i veri sensi".
45

In www.digilander.iol.it/magistero.
Cfr. CARLO MOLARI, voce Liberazione in Nuovo Dizionario di Teologia, cit., pp.737-738.
47
In Www.culturanuova.net.
46

11
La pluralit delle regole di interpretazione della Sacra Scrittura trova consenziente il magistero ecclesiastico, che
espressamente insegna, con l'enciclica Divino afflante Spiritu di Pio XII, la presenza di diversi generi letterari nei
libri sacri e quindi la necessit di interpretazioni conformi al carattere di ognuno di essi.
Il 3 luglio 1981 il papa istituisce una Commissione Pontificia per lo studio della questione astronomica nel 500 e
nel 600, e quindi anche del Caso Galileo.
Il 31 ottobre 1992 i risultati del lavoro svolto dalla Commissione Pontificia vengono presentati al papa dal cardinal
Poupard. La relazione chiarisce che la sentenza di condanna di Galileo del 1633 non aveva un carattere
irriformabile, come gli eventi successivi avrebbero dimostrato. Ricorda inoltre che Galileo non era riuscito a
provare in maniera inconfutabile il doppio moto della Terra, la sua orbita annuale intorno al sole e la sua rotazione
giornaliera intorno all' asse dei poli, e che Ci vollero pi di 150 anni ancora per trovare le prove ottiche e
meccaniche del moto della Terra. Cita altres lilluminata posizione assunta dal cardinal Bellarmino nella Lettera
a Paolo Antonio Foscarini del 12 aprile 1615: Secondo Roberto Bellarmino, finch non ci fossero state prove
della rotazione della Terra intorno al Sole, bisognava interpretare con molta circospezione i passi della Bibbia che
dichiaravano la Terra immobile. Se mai la rotazione terrestre fosse stata dimostrata come certa, allora i teologi
avrebbero dovuto, secondo lui, rivedere le loro interpretazioni dei passi della Bibbia apparentemente in contrasto
con le nuove teorie copernicane, in modo da non considerare false le opinioni la cui veridicit fosse stata provata.
Si conclude sostenendo che coloro che giudicarono Galileo, incapaci di dissociare la fede da una cosmologia
millenaria, commisero lerrore di credere a torto che ladozione della rivoluzione copernicana, peraltro non
ancora definitivamente provata, fosse tale da far vacillare la tradizione cattolica e che era loro dovere il proibirne
linsegnamento.
Nel da noi gi pi volte citato Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze tenuto in quello stesso 31 ottobre
1992, Giovanni Paolo II rileva la difficolt da parte di Galileo, non meno che dei suoi avversari, di assumere un
atteggiamento pienamente critico e non assolutizzante nei confronti delle teorie scientifiche; egli infatti rifiut il
suggerimento che gli era stato dato di presentare come un'ipotesi il sistema di Copernico, fin tanto che esso non
fosse confermato da prove irrefutabili. Era quella, peraltro, un'esigenza del metodo sperimentale di cui egli fu il
geniale iniziatore (n.5).
Poco oltre il pontefice tesse un nuovo elogio del Galileo interprete delle Scritture: Paradossalmente, Galileo,
sincero credente, si mostr su questo punto pi perspicace dei suoi avversari teologi. "Se bene la Scrittura non pu
errare, scrive a Benedetto Castelli, potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno de suoi interpreti ed espositori, in
vari modi" (Lettera del 21 dicembre 1613[...]). Si conosce anche la sua lettera a Cristina di Lorena (1615) che
come un piccolo trattato di ermeneutica biblica (n. 5). Ricorda inoltre che affermazioni coerenti con la posizione
galileiana erano state effettuate dal cardinal Bellarmino e molto tempo prima da sant'Agostino [...]: "Se ad una
ragione evidentissima e sicura si cercasse di contrapporre l'autorit delle Sacre Scritture, chi fa questo non
comprende e oppone alla verit non il senso genuino delle Scritture, che non riuscito a penetrare, ma il proprio
pensiero, vale a dire non ci che ha trovato nelle Scritture, ma ci che ha trovato in se stesso, come se fosse in esse"
(Epistula 143, n. 7; PL 33, col 588) (n.9).